Giuseppe Bellantonio

“RINASCIMENTO DELLA TRADIZIONE”: APPENDICE Alla luce di qualche quesito formulatomi circa i contenuti dello scritto dedicato al "Rinascimento della Tradizione" - pur se detto elaborato non intendeva cristallizzare alcuna definizione, ma solo porgere alla comune attenzione delle tesi ovvero delle antitesi - ritengo utile evidenziare degli altri concetti tentando di non cadere nel nozionismo di cose già dette e ri-dette, ovvero sapute e ri-sapute: soprattutto nel contesto di quei Massoni che, per favorire la propria crescita interiore e per passione, studiano e si confrontano in modo ampio e costruttivo. Senza preconcetti ed a tutto campo. Iniziamo ab ovo, così da comprenderci: cosa dobbiamo intendere per Tradizione? Innanzitutto l'iniziale maiuscola – com'è prassi nei contesti ad elevato contenuto filosofico intende esaltare le sostanzialità del concetto, evidenziandone contenuti e funzione in stretta relazione con i principi che lo caratterizzano: ciò in considerazione dell'amplissima estensione temporale in cui questi hanno avuto modo di determinarsi e quindi sedimentarsi. Quindi, la Tradizione vista non come concetto statico, ma come un contenitore dai molti comparti ed i cui contenuti sono in continua e dinamica trasformazione: un passato - ed un futuro che ne é la proiezione - senza tempo, e nel cui contesto il pensiero umano ne percorre e ripercorre i contenuti alla luce del mutare dei tempi e delle scienze, pervenendo a nuove e diverse valutazioni che non intendono rinnegare il passato bensì suggerirne rinnovate e più profonde visioni. D'altronde rivelare, dis-velare e ri-velare sono concetti tra loro molto diversi. Ma ci sono di guida quando trattiamo il tema delle Tradizioni: Tradizioni che è bene non prendere a scatola chiusa - quasi che fossero dei dogmi assoluti - ma che devono essere di stimolo alla nostra curiosità di conoscere: è così che nascono quei processi cerebrali che spingono a documentarsi, a moltiplicare le fonti di informazione, a fare dei raffronti e così muovere in continuazione le tessere di un mosaico che, mutando la prospettiva, non dà mai la stessa immagine. E' questo che ci consente di ragionare, di riflettere e quindi di rimodulare – soprattutto dentro di noi - forma e contenuti di rivelazioni ad altri attribuibili; avviene così che facciamo nostro ciò che ci giunge dal tempo, da altre culture, da altre correnti di pensiero, da altre tradizioni, da altri costumi. Il mio concetto di Tradizione? L'insieme delle notizie, memorie, eventi sociali,

usanze, ritualità, credenze anche religiose, costumi e consuetudini che si tramandano da una generazione all'altra attraverso l'esempio, le testimonianze e gli ammaestramenti, tanto orali che scritti. Lo stesso etimo di tradizione porta al significato di tramandare e di consegnare (nel suo senso positivo, di consegnare nel tempo), così assumendo veste di sinonimo del termine consuetudine e per estensione anche di tradizione popolare.
Tradizioni e ricordi hanno una strettissima relazione: è attraverso le memorie di centinaia di milioni di persone che ogni Tradizione si è formata, si è raffinata e quindi sedimentata al punto da divenire energia che travalica i tempi. Ogni Tradizione, con il suo bagaglio di memorie, è una sorta di macchina del tempo dove non è raro che fantasia e realtà possano convivere: sta poi a chi vive il presente (nozione che oggi la Scienza ha reso meno certa: passato, presente e futuro potrebbero costituire un tutt'uno, meno definito di quanto

si possa avere fin qui ritenuto) far scattare la sua curiosità e premiarla con studi ed approfondimenti, oltre che con confronti concettuali e soprattutto documentali. A chi possa chiedermi di offrirgli una sola ed unica definizione di Tradizione Massonica, sorrido divertito: costoro sicuramente scherzano! Ma se la Tradizione – in quanto insieme delle varie Tradizioni: proprio quelle, che hanno interessato più di 100 miliardi di esseri umani, dalla comparsa dell'Uomo sulla Terra – investe la Storia, l'Arte, la Magia, l'Antropologia, le Religione, la Filosofia, la Poesia, il Simbolismo, le Allegorie, l'Alchimia, la Metafisica, la Letteratura, la Sociologia e quant'altro, come può esserci un'unica, semplice e banale definizione anche per la Tradizione Massonica? Come può un'unica valigia contenere tanto, tantissimo, quando non buona parte del Tutto? Senza tenere conto che ciascuno dei concetti sopra ricordati ha le sue sfumature, le sue complessità, le sue correnti, le sue scuole di pensiero, i vari soggetti che li hanno caratterizzati ed i seguaci che ne hanno seguito l'orma, dilatandola e portandola fino a noi: tutto cose, queste, che non possono essere ignorate ovvero sottovalutate. Bisogna poi calcolare una variabile tra le variabili: il modo individuale di pensare ed elaborare i dati. Gli Uomini, in quanto esseri pensanti e raziocinanti, non sono dei robot programmati per rispondere in modo uguale agli impulsi e quindi agire allo stesso modo: il Libero Pensiero porta ciascuno là dove la propria sensibilità, la propria cultura scolastica, il proprio bagaglio culturale, lo conducono. E' bene – anche a futura memoria – sgomberare il campo da supponenze ed equivoci di fondo: Gli atteggiamenti individuali verso la religione, l'ambiente, il lavoro, la morale, la famiglia, la politica, la cultura in generale e quant'altro, stimolano delle risposte: ad un rapido esame queste appaiono inquadrabili in due segmenti principali. Il primo può includere quei valori tradizionali riconducibili a concetti di tipo religioso in uno ai valori di tipo secolare la cui impronta sia decisamente laica. Il secondo, può includere i valori primari legati alla sopravvivenza - ossia alla sicurezza fisica ed economica – insieme ai valori riconducibili a quelle forme di auto-espressione che presiedono alla realizzazione delle potenzialità personali. Più avremo a cuore i problemi ed i diritti comuni, più sapremo riconoscere i nostri bisogni in quegli degli altri, più apprezzeremo i valori della tolleranza, della responsabilità e della fiducia interpersonale. Questo atteggiamento mentale – cui certamente concorre il luogo in cui siamo: una società laica, dai forti principii e socialmente coesa, é maggiormente libera da problemi di ordine e di sopravvivenza –, è direttamente correlato allo sviluppo del pensiero umano, alla crescita della coscienza – tanto individuale che collettiva -, ai forti stimoli che presiedono quei processi cerebrali che sfociano in espressioni palesi della propria intelligenza. Può tutto ciò sintetizzarsi in un unicum? Può essere tutto ciò racchiuso da un'unica etichetta? Credo che sarebbe come tentare di far entrare il mare in un incarto, pretendendo che non ne esca neanche una goccia! Io per primo sarei un folle se pretendessi di collocare il mare (la Tradizione) in un unico incarto (la Massoneria)! Ma cosa significano allora i miei ripetuti richiami alla Tradizione o, meglio, alle Antiche Tradizioni? Credo che sia chiaro come la c.d. Massoneria Moderna - per intenderci, quella che, made in England, data dal 1717 – si nutra di Tradizioni piuttosto giovani alimentate da molteplici memorie antiche. Per chi è liberamente allineato a questa concezione, i tuffi nelle Antiche Tradizioni sono solo richiami limitati a quanto possa utilmente costituire un

rafforzamento dello spirito e della lettera della medesima Massoneria Moderna. Ma se è questo il concetto generale è anche vero che non si può non prendere atto dello stato in cui versa la Massoneria d'Italia, dilaniata da lotte intestine, divisioni, irregolarità e irritualità di rilevante portata: fatti alla mano, lo testimoniano le oltre 350 sigle che echeggiano dalla cronache, le notizie scandalistiche e scandalose della stampa quotidiana, i troppi capi ed i pochi soldati delle tantissime piccole e micro-realtà, il copia-incolla di chi attinge dalla Storia per crearsi verginità insostenibili, le storielle ridicole diffuse con seriosità da azzeccagarbugli e mestieranti animati dal protagonismo e dall'avidità personale. Di fronte a quello che personalmente considero uno scempio difficilmente reversibile – quantomeno nel breve e medio periodo – sono anche giunto alla conclusione che siano in molti, e per i più diversi motivi, a non volere apportare cambiamenti, come pure sono in molti a subire un'appartenenza a contesti in cui sentono poco il giusto sentire Iniziatico.

Spendere parole e concetti per stimolare una reazione da parte di chi si pone passivamente, costituisce certamente un dispendio di energie; tendere la mano a chi la sottrae non lasciandosi aiutare, è esercizio di Amore Fraterno quanto di scarsa utilità; cercare di donare conoscenze a chi annaspa nell'equivocità di insegnamenti frettolosi e imprecisi – quando non sommariamente ricavati da pseudo-cultura internettiana -, preferendo pascolare a testa bassa nei prati avvizziti dell'impreparazione e dell'incompetenza, è tempo che dev'essere invece dedicato a chi merita.

Se questa è quindi la realtà, se modificarla è difficilissimo, se questi guasti sono anche ascrivibili all'impostazione c.d. Moderna della Massoneria in Italia, se è fatica improba e poco fruttuosa contrastare e smentire i tanti “falsari” in circolazione, tanto vale prendere le distanze da tutto ciò non facendosi più coinvolgere in questioni che poco o nulla hanno a che fare con i Nobili Ideali dell'Arte Reale. Una soluzione pratica ce la offre la Storia ed il suo studio approfondito: quella Storia che proprio la concezione Moderna ha strumentalmente accantonato: e di fronte alla Storia io ed un folto numero di buoni Fratelli abbiamo riflettuto, discusso e deciso. E aver deciso significa avere rivolto il volto ed il cuore alle Tradizioni più Antiche e quindi originali, vere: ritrovare la migliore passione e la gioia più genuina nell'Opera, significherà voler esaltare il grandissimo patrimonio culturale specialmente dell'Italia. Un patrimonio Antico, millenario, costituito da Storia, Cultura e Tradizioni, costellato di fatti e di testimonianze concrete. Ecco quindi che trattare di Antiche Tradizioni “per noi” significherà mettere a fuoco e ri-valutare ciò che Moderno non è, riannodando un filo conduttore che era stato spezzato (o reso ingarbugliato) proprio dal 1720 e che l'Uomo Massone – distratto dai suoi vuoti di memoria, ovvero dalle proprie utilità – ha contribuito a complicare ancora di più. Tradizione è passato, ma il passato – specie nel nostro caso - è anche ricordo, memoria: dei ricordi “moderni” vogliamo conservare la parte migliore, anche se personalmente non intendo derogare dall'esigenza di riconsiderare profondamente quanto pubblicamente quelle parti anche fondanti che sono oggi antistoriche, culturalmente e scientificamente sbagliate. Chi ha già letto o leggerà, forse reputandosi in grado di sapere “non tutto ma di tutto” sulle Tradizioni o desiderando di entrare in possesso di formule pre-confezionate e di rapidissimo apprendimento, sarà in grado di poter e volere offrire chiarimenti – ad esempio – su quelle Tradizioni riconducibili a Leonardo da Vinci, Dante Alighieri, Cagliostro, S. Francesco d'Assisi, S. Bonaventura, Frate Elia?

Sarà in grado di insegnare a “tuffarsi” nella lettura, nella comprensione e nel raffronto della Carta di Bologna o del manoscritto Cooke o nei documenti che prima e dopo l'anno 1000 contrassegnarono anche la vita degli Antichi Mestieri? Sarà in grado di tracciare affinità e collegamenti tra Umanesimo e Rinascimento, tra Ermetismo e Realismo Magico, tra Illuminismo e Cultura della Magna Grecia? Sarà in grado di riallacciare almeno in parte le fila che segnano il percorso del Logos attraverso le culture dell'Indo, della Mesopotamia, dell'Egitto, della Palestina, di Maya e Aztechi, dei nativi d'America, di Eliopoli e di Alessandria come di Angkor e di Gobekli Tepe? Sarà in grado di valutare, comprendere e spiegare la comunanza dei richiami contenuti in allegorie, simboli, scritti e processi costruttive? Sarà in grado di interpretarne i linguaggi, razionalizzandoli e spiegandoli? Sarà in grado di conoscere se la c.d. Leggenda di Hiram, che è fondante della nostra storiografia ritualistica, è corretta - e in quale misura - o se è un costrutto per lo più basato su significati allegorico-simbolici? Sarà in grado di spiegare per quale vero motivo il Venerabile siede ad Oriente: forse perché anche Salomone, nel Tempio, dicono che sedesse in analoga posizione? Avrà compreso e saprà spiegare la via che, attraverso la Gnosi, porta dalla Miseria dell'Uomo alla Conoscenza Salvifica? A tal proposito sono in grado di tracciare tale percorso fino ai giorni nostri, sposandolo – se e ove possibile - agli insegnamenti dei Grandi Iniziati? Non so se così potrà essere, ma sono sicuro di una cosa: sono consapevole della mia ignoranza al pari della mia volontà di continuare a studiare per approfondire e quindi conoscere il più possibile, in questa vita. E preferisco la mia ignoranza alla prosopopea di chi sia costipato intellettualmente, paralizzato dall'incapacità di spostarsi dall'ovvietà dell'acquisito a nuovi traguardi. Quanto al concetto di rinascimento (nel senso di “nascere di nuovo” o – in senso figurato – di “riprendere forza e slancio vitale”, in un nuovo “germogliare” per “fiorire di nuovo”), ho trovato naturale sposarlo all'altro concetto di “tradizione”. Prescindendo in questa sede dall'elevatissimo valore sociale e culturale del periodo rinascimentale (per me superiore per sostanza a quello dell'epoca dell'Illuminismo di matrice francese, poiché io penso che, fatte salve le debite differenze, i primi lumi culturali, sociali e politici per l'Italia, e per l'Europa scaturirono dalla Magna Grecia), proprio chi pratica la ritualità massonica sa che il concetto di rinascita si sposa al simbolismo della rinascita interiore dalle ceneri del proprio ego, come sa anche che i Lavori di ogni Loggia prendono forza e vigore ogni volta che i Fratelli si ri-trovano (ossia, si trovano nuovamente) insieme. I Fratelli si ri-trovano, i Lavori ri-prendono, i Fratelli ri-nascono dopo essersi ritualmente rifocillati l'uno nell'afflato fraterno dell'altro. Ecco perchè il rifarsi alle Antiche Tradizioni pretende la “ripresa con – nuova - forza e – nuovo - slancio vitale” di quei Lavori che si vuole dedicare ai nostri Valori: originari ed originali. Ritengo più che esaurita questa “appendice”, aspettandomi contributi costruttivi e significativi da parte dei Lettori. Che fin da ora ringrazio.
Roma, 14 Marzo 2012

Giuseppe Bellantonio

e-mail: giuseppebellantonio@infinito.it

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