Reperti inalatori della cultura Tiwanaku, Bolivia

La cultura andina di Tiwanaku si è sviluppata fra il 300 e il 1100 d.C. ed ebbe come fulcro di potere il centro cerimoniale omonimo, situato nelle vicinanze del lago Titicaca, dal lato della Bolivia. Nella sua massima fase di espansione radunò un territorio compreso fra la Bolivia occidentale, il Perù orientale e il Cile settentrionale. Ma il suo raggio di influenza religiosa, stilistica e tecnologica raggiunse diverse altre culture andine. I dati archeologici testimoniano l’apparire dei temi e dello stile iconografico tiwanaku nella conca del lago Titicaca verso il 300 a.C., mentre la loro presenza in altre aree boliviane e a San Pedro de Atacama, in Cile, si evidenzia attorno al 200 d.C. (Berenguer, 2000). Parafernali inalatori sono stati ritrovati in quasi tutti gli scavi archeologici relativi a questa cultura e tavolette da fiuto e tubi inalatori in stile Tiwanaku provengono da siti antropici relativi ad altre culture andine con le quali Tiwanaku ha interagito. Sebbene l’epicentro di produzione dei parafernali inalatori tiwanaku – nella maggior parte in legno, più raramente in pietra o in osso – sia stata l’area del bacino del lago Titicaca, per via del livello di umidità presente in quest’area, che non ne ha permesso la conservazione, il bacino-madre della cultura di Tiwanaku ha fornito pochi reperti; quelli meglio conservatisi sono affiorati da scavi archeologici di altre aree andine maggiormente secche, come è il caso del deserto di San Pedro de Atacama, nel Cile settentrionale.

Tavoletta da fiuto in stile tiwanaku, Museo Etnografico di Buenos Aires (da Wassén, 1967, p. 280, fig. 30) Il kit inalatorio tiwanaku più antico sinora noto è datato al 190 ± 140 d.C. e proviene dagli scavi di San Pedro de Atacama. A tutt’oggi sono state recuperate meno di un centinaio di tavolette da fiuto, la maggior parte in legno, e alcune decine di tubi inalatori di produzione tiwanaku, caratterizzati dai medesimi schemi iconografici presenti nell’arte monumentale litica dell’antica capitale Tiwanaku. Uno dei corredi inalatori più noti è quello associato al sito archeologico di Caliicho, vicino a Niño Korin, una cittadina della Bolivia nordorientale. In una sepoltura multipla sono state ritrovate 5 tavolette da fiuto, tubi inalatori di bambù, spatole, cucchiaini e quant’altro utile per l’inalazione di polveri vegetali, insieme a delle siringhe per clisteri.1 Le datazioni di questi reperti oscillano fra il

350 e il 1120 d.C. circa (Wassén, 1972, 1973). A San Pedro de Atacama sono state ritrovate almeno 63 tavolette da fiuto tiwanakoidi (Torres, 2001). Le immagini su di esse intagliate sono associate direttamente alla cosmovisione di chi le ha prodotte e, come ha fatto notare Berenguer (2006: 84), “hanno una connotazione sacra e sono dei veri e propri templi portatili”. I manici delle tavolette da fiuto sono riccamente intagliate e intarsiate con i temi iconografici pan-andini quali figure frontali, figure genuflesse portanti uno scettro, condor e camelidi. I “Personaggi Frontali” e i “Personaggi con Scettro” sembrerebbero corrispondere a quelli incisi sui monoliti e sulla Porta del Sole di Tiwanaku (Llagostera, 2006). Una specifica figura tiwanaku è costituita da una testa raggiata disincarnata collocata sopra una piattaforma a gradini, mentre i camelidi sono adornati con caratteri fitomorfi. Alcuni dei grafemi classificati come biomorfi sono stati interpretati come schematizzazioni dei baccelli di cebil e sarebbero quindi simboli di questa fonte visionaria (Knobloch, 2000).

Disegni nei manici di tavolette da fiuto in stile tiwanaku ritrovate a San Pedro de Atacama (da Torres, 1987, figg. 1, 3,4, 11) A Tiwanaku la documentazione delle pratiche inalatorie è attestata, oltre che dai relativi parafernali ritrovati negli scavi, anche dalla produzione monumentale, in particolare in alcuni grandi monoliti antropomorfi presenti nel sito cerimoniale di Tiwanaku, noti come “monolite di Bennett”, “monolite di Ponce” e “monolite El fraile”. In questi monoliti la figura antropomorfa tiene fra le mani due oggetti, tenuti rovesciati contro l’addome, per cui ne resta visibile solo il lato posteriore, tra l’altro parzialmente coperto dalla mano. Uno dei due oggetti è molto probabilmente un quero, un tipico bicchiere cerimoniale andino; l’interpretazione dell’altro oggetto è stata discussa e un’ipotesi plausibile lo interpreta come una tavoletta da fiuto (Berenguer, 1987).

Monolito di Bennett, Tiwanaku, Bolivia. Altezza 7 m Il monolito di Bennett fu scoperto nel 1932 nel Tempietto Semisotterraneo della collina artificiale di Akapana, nel cuore di Tiwanaku.2 E’ alto 7 metri e pesa 20 tonnellate. E’ datato alla fase IV della cultura Tiwanaku, altrimenti detta Fase Classica, 375-725 d.C. Quasi tutta la superficie del monolito è ricoperta da un complesso disegno inciso, pieno di teste raggiate frontali e di antropomorfi e zoomorfi visti di profilo, il tutto nel complesso stile geometrico tiwanaku. Nella sua totalità di visione, l’oggetto ipotizzato come tavoletta da fiuto possiede una forma “a U rovesciata terminante con due teste di pesce. Nel suo interno v’è un disegno rettangolare, dal quale escono sei teste di falconidi. Sul segmento orizzontale della “U” vi sono altre tre teste di pesci, con quella al centro molto più larga di quelle che la fiancheggiano. Sotto la mano, il motivo continua in un meandro o una greca, rifinita da quattro teste di falconidi e nel centro, due circoli concentrici” (Berenguer, 1987: 38). Le tre teste di pesce raffigurate nella parte superiore della tavoletta potrebbero rappresentare una decorazione incisa sulla tavoletta, oppure, almeno per un paio di queste, essere la raffigurazione prospettica di parti superiori di tubi inalatori o di spatole che la medesima mano terrebbe stretti dietro alla tavoletta.

Rilievo del complesso sistema grafico inciso sul monolito di Bennett, con evidenziati i due oggetti tenuti nelle mani dall'antropomorfo – Cliccare per ingrandire (da Berenguer, 2001, fig. 3, p. 65)

Anche il monolito di Ponce, ritrovato nel 1957 all’interno del Tempio di Kalasasaya di Tiwanaku, è datato alla fase Classica di questa cultura. Oltre al kero tenuto nella mano destra, in quella sinistra appare il medesimo oggetto, la probabile tavoletta da fiuto. In questo caso “la U rovesciata ha all’interno un rettangolo dal quale escono due teste di pesci e nel suo segmento orizzontale presenta una testa di pesce larga. Sotto la mano vi sono due rettangoli concentrici rifiniti in un elemento con tre appendici affiancato da due teste di pesce.” (Berenguer, 1987: 40).

Monolite di Ponce, Tiwanaku, Bolivia Dal Monolito di Ponce si evince che la parte superiore dell’oggetto, quella a forma di U rovesciata, corrisponde al manico della tavoletta da fiuto, e che la parte inferiore corrisponde alla base dove risiede la zona cava che conteneva le polveri. Tavolette da fiuto con la forma del manico a U rovesciata sono note fra i reperti di San Pedro de Atacama e di altri complessi inalatori andini. A differenza del Monolito di Bennett, quello di Ponce riproduce il medesimo oggetto interpretato come tavoletta da fiuto, essendo tenuto in mano da diversi dei Personaggi di Profilo che sono incisi sulla schiena e sotto le braccia del monolito. Un terzo monolite di Tiwanaku, chiamato El Fraile, parrebbe tenere fra le mani un kero e una tavoletta da fiuto, sebbene la statua sia in un cattivo stato di conservazione proprio nell’area corrispondente a questi due oggetti (Berenguer, 2001).

Monolito El Fraile, Tiwanaku, Bolivia Berenguer (1987) ha individuato un altro interessante documento archeologico, costituito da una statuetta di pietra alta circa 46 cm., proveniente da Puno, nelle vicinanze del lago Titicaca, e ora conservata presso il Metropolitan Museum of Arts di New York. L’oggetto tenuto nella mano destra non sembra essere questa volta il solito kero, bensì potrebbe trattarsi di una tavoletta da fiuto, come quella tenuta nella mano sinistra. Proseguendo l’osservazione iconografica, Berenguer ha proposto una diversa interpretazione da dare agli “scettri” tenuti in mano da tutto un insieme di Personaggi di Profilo incisi nella statuaria e nell’arte tiwanaku e che sono riuniti sotto il comune termine di “Signore dello Scettro”. E’ uno dei generali motivi pan-andini, presente nei contesti religiosi e magici di tutte le epoche pre-ispaniche. Come segno di onnipotenza “ha il potere in entrambe le mani”, che afferrano oggetti interpretati come armi, scettri, o rami fioriti (cfr. López Oliva, 2007: 15).

Statuetta di Puno, lago Titicaca, alt. 46 cm (da Berenguer, 1987, fig. 9, p. 42) Tuttavia, in alcuni casi piuttosto che di scettro potrebbe trattarsi di una tavoletta da fiuto, eventualmente insieme a tubo e/o spatola inalatoria, disegnati secondo un preciso schema iconografico ripetuto con una certa costanza nei monumenti e nei centri cerimoniali. Non sembra essere casuale il fatto che nella scultura litica di Tiwanaku i Personaggi di Profilo si trovino frequentemente associati a parafernali inalatori (Berenguer, 1987: 44). Per Knobloch (2000) alcuni

di quegli oggetti interpretati come “scettri” sarebbero da identificare come baccelli di Anadenanthera colubrina. Molti Personaggi di Profilo sono disposti in una tipica “posizione inginocchiata o semiinginocchiata”, che è stata interpretata come schematizzazione grafica di una specifica posizione estatica assunta dall’inalatore di polveri da fiuto allucinogene, dove il torso viene fortemente inarcato, con il ventre all’insù. A livello etnografico è una posizione nota ad esempio fra i Desana colombiani (Reichel-Dolmatoff, 1975: 124), dove per trasformarsi in giaguaro, essi si inarcano fortemente poiché è solo in quella posizione che può avvenire la trasformazione sciamanica in felino. Questo schema iconografico, piuttosto che un “Personaggio Inginocchiato”, sarebbe da denominare come uno “Sciamano Estatico”, o comunque un personaggio soggetto all’esperienza estatica conseguita mediante l’inalazione delle polveri da fiuto (Berenguer, 1987: 47-9). In alcuni casi parrebbero essere presenti dei rigoli uscenti dalla bocca degli “antropomorfi inginocchiati”, potendo rappresentare questi dei flussi di saliva o di vomito, effetti collaterali ben riscontrati etnograficamente con l’inalazione di polveri di Anadenanthera. Non sembrano essere rappresentati iconograficamente flussi fuoriuscenti dalle narici, pur essendo anche questo un noto effetto collaterale. Come evidenziato dall’analisi iconografica di Torres, alcuni disegni incisi sul monolite di Bennett riproducono il grafema già interpretato da Knobloch (2000) come simbolo del cebil; in particolare, il pendente inciso sul suo petto sarebbe una raffigurazione schematica dell’albero del cebil (Torres & Repke, 2006: 42). Il fatto che i monoliti di Tiwanaku tengano fra le mani come importanti oggetti rituali un contenitore associato a una bevanda da assumere oralmente (il kero) e una tavoletta associata alla pratica dell’inalazione, induce a pensare a una coppia di “enteogeni” o comunque a una coppia di metodi di assunzione, in probabile associazione mitologica, rituale e psicofarmacologica fra di loro.

Personaggi di profilo, nella posizione “inginocchiata”: sx: scolpiti sul monolito tiwanaku “Kochamama” (da Posnansky, 1945, fig. 100c); centro: inciso in un manico di tavoletta da fiuto in stile tiwanaku dal sito Coyo Oriente, San Pedro de Atacama, Cile (da Torres, 1998, p. 58, fig. 8); dx: inciso sulla Porta del Sole a Tiwanaku (da Berenguer, 1987, p. 47, fig. 18) Torres (2004) ha sviluppato uno studio approfondito sulla morfologia dei segni iconografici tiwanaku, individuandone aspetti “sintattici”, ovvero un sistema gerarchico di significanti elaborato sulle molteplici combinazioni (“agglomerati”) di un insieme di grafemi semplici, definiti come “segni primari”. Più specificatamente, “i segni primari modificano il significato in base al loro modo di associarsi con gli altri [segni primari], alla loro posizione dentro all’anatomia, e al contesto tematico nel quale sono espressi” (Torres & Repke, 2006: 39-40 e tavv. 34, 35). Osservando la tipologia di differenze stilistiche regionali incontrate nei parafernali inalatori tiwanaku e tiwanakoidi, il medesimo studioso ha intuito una possibile modalità d’influenza sociopolitico di Tiwanaku sulle altre regioni andine, anzi di “non-influenza”, in quanto un forte controllo centrale difficilmente avrebbe permesso l’evolversi di una siffatta produzione autonoma dell’iconografia tiwanaku (Torre, 2004: 71).3

Note 1 – La pratica di assumere per via rettale le droghe psicoattive è diffusa presso le culture tribali ed è spesso concomitante con altre tecniche di assunzione; si veda: Clisteri psicoattivi precolombiani. 2 – Questo monumento litico ha una storia alquanto complessa dal momento del suo ritrovamento, essendo stato preso come simbolo del nazionalismo boliviano, portato a La Paz poco dopo la sua scoperta e solo negli anni ‘90 ricollocato a Tiwanaku. Si veda Loza, 2008. 3 – Questa analisi socio-politica si integra con il Modello dell’Iconografia Compartecipativa, che prevede che luoghi etnici portanti i medesimi emblemi iconografici non devono per forza suggerire un affine sistema di credenze (cfr. Torres, 1995: 99).

Si veda anche: Bibliografia sulle tavolette da fiuto archeologiche del sud America BERENGUER R. JOSÉ, 1987, Consumo nasal de alucinógenos en Tiwanaku: una aproximación iconográfica, Boletín del Museo Chileno de Arte Precolombino, vol. 2, pp. 33-53. BERENGUER R. JOSÉ, 2000, Tiwanaku. Señores del lago sagrado, Museo Chileno de Arte Precolombino, Santiago. BERENGUER R. JOSÉ, 2001, La documentazione delle pratiche inalatorie e dello sciamanesimo nella sultura in pietra pre-ispanica di Tiwanaku / Evidence for Snuffing and Shamanism in Prehispanic Tiwanaku Stone Sculpture, Eleusis. Journal of Psychoactive Plants & Compounds, vol. 5, pp. 61-83. BERENGUER R. JOSÉ, 2006, Contextualización e iconografa de las tabletas psicotrópicas Tiwanaku de San pedro de Atacama, Chungara, vol. 38, pp. 83-111. KNOBLOCH J. PATRICIA, 2000, Wari ritual power at Conchopata: An interpretation of Anadenanthera colubrina iconography, Latin American Antiquity, vol. 11, pp. 387-402. LLAGOSTERA AGUSTÍN, 2001, Archeologia degli allucinogeni in San Pedro de Atacama (Cile settentrionale) / Archaeology of Hallucinogens in San Pedro de Atacama (Northern Chile), Eleusis, n.s., vol. 5, pp. 101-122. LLAGOSTERA AGUSTÍN, 2006, Contextualización e iconografía de las tabletas psicotrópicas Tiwanaku de San Pedro de Atacama, Chungara, vol. 38, pp. 83-111. LÓPEZ OLIVA MACARENA, 2007, Interpretación Simbólica de la Iconografía del Sacrificador y el Señor de los Cetros: Una Visión Desde los Mitos, Tesis Universidad de Chile, Facultad Ciencias Sociales, Departamento de Antropología y Arqueología. LOZA BEATRIZ CARMEN, 2008, Un “fiera del piedra” Tiwanaku, fallido símbolo de la nación boliviana, Estudios Atacameños, vol. 36, pp. 93-115. Reichel-Dolmatoff G., 1975, The Shaman and the Jaguar. A Study of Narcotic Drugs Among the Indians of Colombia, Temple University Press, Philadelphia. POSNANSKY ARTHUR, 1945, Tihuanacu, la cuna del hombre americano, 2 voll., Agustin Publ., New York. TORRES M. CONSTANTINO, 1998, Psychoactive substances in the Archaeology of Northern Chile and NW Argentina. A Comparative review of the Evidence, Chungara, vol. 30(1), pp. 49-63. TORRES M. CONSTANTINO, 2001, Iconografía Tiwanaku en la parafernalia inhalatoria de los Andes Centro-Sur, Boletín de Arqueología PUCP, vol. 5, pp. 427-454. TORRES M. CONSTANTINO, 1987, The Iconography of the Prehispanic Snuff Trays from San

Pedro de Atacama, Northern Chile, Andean Past, vol. 1, pp. 191-245. TORRES MANUEL CONSTANTINO, 2004, Imagine legibles: la iconografía Tiwanaku como significante, Boletín del Museo Chileno de Arte Precolombino, vol. 9, pp. 55-73. TORRES MANUEL CONSTANTINO & WILLIAM J. CONKLIN, 1995, Exploring the San Pedro de Atacama/Tiwanaku Relationship, in: Penny Dransart (Ed.), Andean Art: Visual Expression and its Relation to Andean Beliefs and Values, Avebury, Aldershot, pp. 78-108. TORRES M. CONSTANTINO & DAVID P. REPKE, 2006, Anadenanthera. Visionary Plant of Ancient South America, The Haworth Herbal Press, New York. WASSÉN S. HENRY, 1967, Anthropological survey of the use of South American snuffs, in: D.H. Efron et al. (Eds.), Ethnopharmacologic search for psychoactive drugs, Public Health Service 1645, Washington, DC., pp. 233-289. WASSÉN S. HENRY, 1973, Ethnobotanical follow-up of Bolivian Tiahuanacoid tomb material and of Peruvian shamanism, psychotropic plant constituents, and espingo seeds, Årstryck, pp. 35-52. Si veda anche: Bibliografia sulle tavolette da fiuto archeologiche del sud America

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