UNIVERSITA’ CATTOLICA DEL SACRO CUORE DI MILANO Facoltà di Psicologia Corso di Laurea in Psicologia

KNOWLEDGE TECHNOLOGIES E PROCESSI DI NATURALIZZAZIONE: KNOWLEDGE MANAGEMENT REENGINEERING

Relatore: Chiar.mo Prof. Carlo A. Ricci

Tesi di Laurea di: Davide Milone Matr. n. 2803234

Anno accademico 2004 – 2005

I

...ai miei genitori

II

Indice

Introduzione I. VERSO LA KNOWLEDGE SOCIETY: KNOWLEDGE MANAGEMENT
TECHNOLOGIES

VI

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1 1 7 12 15 17 24

1. Computer e Internet 1.1. La nascita e lo sviluppo del persona computer 1.2. Internet 2. Telefonia mobile 3. PDA 4. Televisione digitale e altre tecnologie 5. Alcuni dati

II.

KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E LORO APPLICAZIONI 34
1. Knowledge management technologies e mondo della ricerca 2. Knowledge management technologies e mondo del lavoro 2.1. E-Business 2.1.1. E-Banking 2.2. E-Government 3. Knowledge management technologies e formazione 4. Knowledge management technologies e vita quotidiana 4.1. Relation empowerment 4.1.1. Media testuali asincroni 4.1.2. Media testuali sincroni 4.2. Self-care management 34 35 35 37 38 42 44 45 45 47 49

III

III.

KNOWLEDGE MANAGEMENT REENGINEERING:
LE TRASFORMAZIONI IN ATTO

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54 55 57 59 62 70 71

1. Un cambiamento strutturale 2. Knowledge management reengineering 2.1. Intelligenza “connettiva” e knowledge management 360° 2.2. Riorganizzazione cognitiva e percettiva 2.3. Riorganizzazione relazionale, sociale, culturale 2.4. Nascita di nuove professioni e mutamenti in quelle preesistenti 3. Conclusioni

IV.

L’IMPORTANZA DELLA RELAZIONE CON LA MACCHINA:
I PROCESSI DI NATURALIZZAZIONE E IL CONTRIBUTO DELLA PSICOLOGIA

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73

1. La relazione “uomo- macchina” e i processi di naturalizzazione 2. Psicologia, tecno logie di gestione della conoscenza, e processi di naturalizzazione 2.1. La situazione attuale 2.2. Il caso terapia 2.3. L’importanza del rapporto tra psicologia e KMT 3. Il sondaggio 3.1. Disegno generale della ricerca 3.1.1. Obiettivi conoscitivi 3.1.2. La metodologia 3.1.3. Il campione 3.2. Analisi dei risultati 3.2.1. Sezione “A”: l’impatto delle nuove “tecnologie di gestione della conoscenza” nella società 3.2.2. Sezione “B”: l’impatto delle nuove “tecnologie di gestione della conoscenza” in psicologia 3.3. Conclusioni

79 80 83 85 86 87 87 87 88 88

88

94 103

IV

V.

SCENARI FUTURI
1. Prospettive 1.1 Knowledge management technologies e loro evoluzione 1.1.1. Il ruolo dell’interfaccia 1.1.2. L’evoluzione dell’interfaccia e possibili scenari futuri 2. La società della conoscenza

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Considerazioni finali Appendice

121 126

Bibliografia Sitografia

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V

Introduzione

“…tutti sanno qualcosa e ognuno è potenzialmente, per chiunque altro, una fonte di apprendimento. E' proprio quello che succede in Rete.” Pierre Lévy, 1997

La conoscenza, la cultura, l’informazione, sono patrimonio universale, di tutti, e devono esserlo soprattutto nell’era tecnologica che stiamo vivendo. La grande diffusione del personal computer e delle tecnologie digitali, insieme soprattutto a Internet, ha prodotto e sta producendo cambiamenti significativi nel nostro modo di comunicare e di gestire la conoscenza e l’informazione. Quotidianamente assistiamo a tali cambiamenti, e quotidianamente ne siamo, consapevolmente o meno, protagonisti. Già da tempo infatti, le “tecnologie di gestione della conoscenza” (Knowledge Management Technologies, KMT) occupano in maniera importante il settore lavorativo e quello della ricerca universitaria, settore, tra l’altro, dove Internet ha preso corpo nei primi anni Ottanta. Ma ciò che si avverte ora, è la progressiva diffusione e naturalizzazione dei nuovi media nella pratica quotidiana. Secondo gli ultimi dati Istat1 , l’accesso a Internet, che nel 1997 coinvolgeva solo una nicchia di famiglie italiane, continua ad aumentare in modo sensibile (dal 2,3 % del 1997 al 34,5 % del 2005); oggi il personal computer viene usato dal 39,9 % delle persone (era il 29,6 % nel 2000), mentre l’uso del cellulare coinvolge ormai l’80,8 % della popolazione. La diffusione di queste tecnologie però, pone alla ribalta il problema del rapporto “uomo-macchine cognitive”. Queste permettono infatti di amministrare la conoscenza e l’informazione a 360°, in qualsiasi momento e in qualunque campo del sapere, dal lavoro al
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Dati Istat, 27/12/2005.

VI

tempo libero, dallo studio alla comunicazione, dalla salute psico- fisica alla cultura e alla ricerca, innescando e sostenendo modalità di empowerment individuali, di gruppo, organizzativi ed anche sociali. Tutto ciò comporta mutamenti di ordine socio-culturale, cognitivo, percettivo; cambiamenti negli stili di vita, nelle relazioni, nel modo di comunicare. La nostra società sta divenendo gradualmente una “società della conoscenza”, una “knowledge society ad alto tasso di I& CT2 ”, con conseguenze per tutti noi.

In questa tesi verrà sottolineata l’importanza della relazione con le nuove “tecnologie KMT”, relazione non più soltanto di natura comunicativa e di scambio d’informazioni, bensì, soprattutto grazie al “fattore Internet”, basata sul concetto di “knowledge management 360°”, evidenziando proprio le trasformazioni nei processi cognitivi, relazionali, economici, sociali e culturali che nascono da una diffusione di massa e da una naturalizzazione delle “tecnologie di gestione della conoscenza via-computer” che sta coinvolgendo ormai qualsiasi settore applicativo e campo del sapere. Si va, come accennato prima, dal lavoro alla ricerca, dal tempo libero all’istruzione, dall’economia alla psicologia, dalla sociologia alla filosofia etc. . La diffusione delle KMT sta mutando i complessi processi nella produzione-consumo della conoscenza a livello sociale; grazie ai nuovi spazi di azione organizzativi aperti da Internet, si sta trasformando l’importante relazione circolare tra “esperto-utente” nelle sue diverse accezioni: didattica, formativa, consulenziale, di aiuto, terapeutica, etc. . Più specificatamente, il contributo della psicologia verso l’utilizzo delle “tecnologie della conoscenza” potrà contribuire alla costruzione di una cultura più attenta ed evoluta rispetto alla relazione “man-machine- man”, relazione ancora non del tutto naturalizzata

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Information and Comunication Technologies.

VII

nella nostra società, ancora restia ad una concezione delle knowledge technologies come parte integrante nella costruzione e nella divulgazione del sapere. La naturalizzazione e di conseguenza il “reengineering” dei processi di gestione della conoscenza e di invenzione degli spazi di azione organizzativa del “mondo reale” prospettano un cambiamento anche in questa direzione, con effetto l’integrazione delle “tecnologie via-computer” nella vita quotidiana. Tutto questo procede lungo una linea evolutiva che è in continua espansione e che, al momento attuale, non sembra arrestarsi.

La tesi, nei capitoli primo e secondo, descriverà le principali knowledge technologies, sia dal punto di vista tecnico/storico che dal punto di vista applicativo, facendo attenzione nel delineare le loro peculiarità in seno al concetto di “gestione della conoscenza 360°”. Nel capitolo terzo verrà affrontato l’impatto che i nuovi media stanno avendo sulla società, caratterizzata da processi di naturalizzazione delle nuove tecnologie sempre più importanti ed evidenti, con particolare riguardo ai cambiamenti e alle trasformazioni negli stili di vita, nelle relazioni, nei processi cognitivi e percettivi, e, naturalmente, nel contesto socio-culturale. Il capitolo quarto sottolineerà l’importanza della relazione con le “macchine cognitive” ed Internet, dando particolare rilievo all’apporto della psicologia in questa direzione. Saranno princ ipalmente osservate le posizioni e gli atteggiamenti in atto nei confronti del panorama I&CT, completate dall’analisi e dalla descrizione dei risultati di una pre-indagine effettuata su un campione di studenti di psicologia dell’Università Cattolica di Milano, circa i loro atteggiamenti nei confronti delle “tecnologie di conoscenza”, e del rapporto tra queste e la psicologia.

VIII

Il capitolo quinto si prefiggerà l’obiettivo, non semplice, di delineare i possibili scenari futuri che l’evoluzione tecnologica potrebbe comportare, in linea con i cambiamenti già visibili nell’attuale società.

IX

Capitolo primo VERSO LA KNOWLEDGE SOCIETY: KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES

In questo capitolo verranno descritte le principali tecnologie di gestione della conoscenza, facendo attenzione nel fornire un’analisi storica e tecnica di quelle più significative (come computer e Internet), sottolineandone le peculiarità in relazione ai mutamenti e ai cambiamenti che la loro diffusione sta portando alla nostra società.

1. COMPUTER E INTERNET

1.1. LA NASCITA E LO SVILU PPO DEL PERSONAL COMPUTER

I passi fondamentali che portarono allo sviluppo, nel XX secolo, del personal computer, pongono le proprie radici già nel 1500. Da quel momento in poi l'uomo incominciò ad acquisire enormi capacità sia di pensiero che di abilità costruttiva, e a produrre piccoli congegni, talvolta anche di grande complessità e precisione. Le geniali intuizioni, però, o l'abilità costruttiva di parti meccaniche, non bastavano senza le fondamentali scoperte e le possibilità d'impiego sia del vapore, che dell'energia elettrica. Così, la vera, sconvolgente, rivoluzione avvenne tutta nel secolo scorso e in tutti i campi del sapere umano, compreso, dunque, anche quello del calcolo automatizzato (siamo negli anni ’40 e ‘50). Prima dell'avvento dell'elettronica infatti, ovvero di valvole termoioniche, di transistor e di circuiti integrati, gli ingegneri potevano progettare solamente macchine basate sulla meccanica o sull’elettro- meccanica. In questo modo soltanto all'inizio degli anni ‘70, e solo con l’affinarsi degli studi sul calcolo automatizzato, cominciarono a diffondersi i primi microprocessori. Fu l'inizio di una rivoluzione che avrebbe portato alla nascita del computer e alla sua successiva diffusione nelle università, negli uffici, nelle aziende, nelle case, cambiando definitivamente le nostre abitudini.

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Ma non fu la sola presenza fisica del computer che si sarebbe fatta sentire: sarebbero stati tutti gli oggetti ed i servizi legati all'uso dei microchips che avrebbero offerto nuove possibilità al mondo dell'informazione, dei media, della televisione, del cinema, della ricerca scientifica. Vediamo ora di delineare i momenti più importanti che hanno caratterizzato, circa 30 anni fa, la nascita vera e propria del personal computer.

Siamo nel 1971. Tre ingegneri elettronici della Intel, tra cui l'italiano Federico Faggin, inventano il microprocessore, un pezzetino di silicio capace di contenere centinaia (migliaia, milioni) di transistor 3 . Alla produzione della Intel si affianca quella della Texas Instruments. Nasce così il processore Intel 8008, con una memoria di 1 Kb, utilizzato per la costruzione di uno dei primi computer accessibili al pubblico: lo SCELBI-8H venduto a partire dal 1974. Nello stesso momento, dall'altra parte dell'oceano, in Giappone, alcune aziende iniziano una produzione parallela di microchips, senza rispettare i copyright stabiliti dalle rivali americane. Pochi anni dopo, malgrado una multa miliardaria, il Giappone diventerà il maggiore produttore di microchip al mondo. Viene così annunciata dalla “tigre asiatica” la nascita del primo floppy disk, il primo disco magnetico flessibile disponibile sul mercato, con un diametro di 8 pollici (più di 20 cm) e capace di immagazzinare fino a 120 Kb di dati. In questi anni, uno dei primi personal computer del mondo, il Micral, viene presentato in Francia, basato anch'esso sul processore Intel 8008, cuore dei personal computers che inizieranno la rivoluzione del mercato informatico domestico. Grazie a questi primi sviluppi, il 12 agosto 1981 viene presentato ufficialmente alla stampa specializzata il personal computer di I BM. Dopo anni di ostracismo verso quegli oggetti, la multinazionale americana presenta una macchina dalle dimensioni ridotte e con prestazioni piuttosto modeste, indicata più genericamente come microcomputer. Progettato un anno prima dal gruppo di ingegneri con a capo William Lowe (nome in codice Project Chess), il “personal” era il 5150, basato sul processore 8088 a 4,77 MHz. Era dotato di memoria RAM da 64 Kb, un lettore floppy da 5,25 pollici, tastiera e monitor monocromatico a 12 pollici.

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Il transistor è un dispositivo elettronico costituito da un cristallo di silicio o di germanio in cui vengono opportunamente introdotti atomi di materiale diverso. Esso ha la capacità di trasmettere o meno la corrente, e quindi di rappresentare l’1 o lo 0 che sono alla base del linguaggio digitale della macchina.

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Utilizzava il sistema operativo PC- DOS 1.0 (acquisito su licenza da Microsoft); costava tremila dollari in versione base, mentre la configurazione più ricca con monitor a colori raggiungeva i seimila dollari. Ma la storia del “microcomputer” inizia molti anni prima del lancio ufficiale di IBM. Queste macchine venivano infatti costruite da “hobbisti” appassio nati di informatica, che non avendo accesso alle risorse dei grandi centri di elaborazione (macchine costose, diffuse in poche migliaia di esemplari in tutto il mondo solo presso università e grandi aziende), riuscivano a crearne una versione ridotta nel proprio garage. La fetta di mercato di questi microcomputer era molto modesta: gli elaboratori venivano acquistati da altri appassionati o da piccoli imprenditori attratti dal prezzo veramente irrisorio per l’informatica di quei tempi. Il resto del mercato era diffidente, soprattutto per la mancata standardizzazione delle macchine: ogni modello era diverso da tutti gli altri e veniva spesso costruito da un'impresa che non aveva storia e che rischiava di sparire da un momento all'altro. Il mondo aziendale non poteva permettersi di affidare la gestione della propria contabilità a quelle macchinette stravaganti snobbate o addirittura ignorate dai professionisti. Ma la storia cambiò totalmente con la discesa in campo di I BM. In tutto il mondo questo marchio era sinonimo di serietà, qualità e affidabilità. Il piano di marketing prevedeva una vendita di 200 mila esemplari di Pc I BM in cinque anni, ma se ne vendettero 250 mila nei primi dieci mesi (di cui 50 mila in otto). Un'impressionante massa di clienti si lanciò nella corsa all'acquisto. Ma il passo principale nella diffusione del nuovo computer fu un'importante scelta strategica di I BM, che decise di comprare i componenti del Pc sul libero mercato e di rendere pubblici il suo schema logico e quello circuitale, senza coprirli con brevetti e vincoli legali. In questo modo qualunque produttore di hardware poteva inserirsi sull'onda del successo del Pc IBM e, nello stesso tempo, alimentarne la diffusione. Il previsto sviluppo di produttori terzi per il “personal” fu abbondante e molto articolato. Nacquero apparecchiature periferiche di vario tipo, ma anche macchine di base, veri e propri cloni dell'originale Pc, che venivano venduti a macchia d'olio in tutto il mondo. La stessa logica intrapresa da IBM di acquistare i componenti dell'elaboratore invece di progettarli e costruirli, l’aveva orientata nella scelta del sistema operativo, il software per la gestione della macchina.

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Infatti, lo sviluppo di un nuovo sistema operativo avrebbe richiesto un consumo di risorse eccessivo: non sarebbero bastati un paio d'anni di lavoro di decine e decine di specialisti. Per evitare un'operazione così pericolosa, IBM cercò un possibile fornitore di sistemi operativi adatti al Pc, e nel 1980 la scelta cadde su Microsoft 4 , una piccola società di Seattle. Il nome del sistema operativo era costituito con le iniziali delle parole che ne descrivevano le funzionalità: DOS, da Disk Operating System. La licenza stipulata tra Microsoft e I BM prevedeva che su ogni Pc sarebbe stata installata una copia del DOS, dal nome di PC-DOS . La Microsoft si era riservata di concedere la licenza d'uso dello stesso prodotto ad altri costruttori di macchine “personal”, con un nome diverso: MS-DOS . Di fatto però, a parte la differenza nel nome, i due programmi erano e sono rimasti nei quindici anni successivi, sostanzialmente identici. L'introduzione del Pc comportò una vera e propria rivoluzione nel modo di lavorare: l'informatica personale era sconosciuta nel mondo delle piccole e medie aziende. Pochi utenti selezionati avevano accesso a qualche archivio meccanizzato e, sotto il controllo dei mainframe5 , lanciavano programmi di lettura selettiva dei dati. Queste operazioni venivano svolte attraverso i “terminali stupidi”, macchine formate da un enorme video monocromatico e da una tastiera, asservite a un mainframe dal quale ricevevano i dati e al quale si potevano solo inviare messaggi, raramente istruzioni o comandi. I primi Pc erano migliori dei terminali stupidi, perché dotati ciascuno di una propria CPU6 che ne faceva dei veri e propri centri di elaborazione autonomi. Si diffusero abbastanza rapidamente nel mondo aziendale, anche perché non rappresentavano un cambiamento particolarmente profondo dell'informatica tradizionale. In pratica, i microcomputers erano mainframes in miniatura. Agli occhi di qualcuno, però, apparivano come una forma di riduzione a banale strumento di lavoro di una mitica idea che era nata diversa, più libertaria. I micro (i predecessori dei Pc) erano legati alla generazione dei figli dei fiori e degli hippy. Infatti, il

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Oggi, probabilmente anche grazie a quella scelta, la Microsoft di Bill Gates è il maggiore produttore mondiale di software, monopolizzando il mercato informatico mondiale. 5 Un mainframe è un computer grande e dotato di elevata capacità di elaborazione in grado di supportare l'utilizzo contemporaneo da parte di centinaia o addirittura migliaia di utenti il cui accesso avviene di solito mediante un terminale. 6 Compito della CPU (acronimo di Central Processing Unit, detta comunemente processore) è quello di leggere le istruzioni e i dati dalla memoria ed eseguire le istruzioni; il risultato della esecuzione di una istruzione dipende dal dato su cui opera e dallo stato interno della CPU stessa, che tiene traccia delle passate operazioni.

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computer veramente rappresentativo di questo filone non fu il PC IBM, ma il Macintosh della Apple.

Nei Macintosh tutto era diverso: i comandi venivano impartiti tramite il mouse e non tramite la tastiera, scegliendo tra menù di tutti i tipi che spuntavano fuori ovunque si cliccasse sullo schermo. Era un mondo troppo divertente per essere introdotto nella seria realtà aziendale, che preferì di gran lunga gli austeri Pc ai gioiosi “Mac”. Nel 1978, l'applicazione che puntò l'attenzione sui “personal” fu il Visicalc. Concepito da Daniel Bricklin e commercializzato l'anno seguente, fu il primo foglio elettronico per Pc, dando chiaramente impulso all'età dell'informatica personale. La versione iniziale del programma era stata fa tta su misura per l'Apple II (nella foto in alto a sinistra) e ne determinò in buona parte la grande popolarità. Il Visicalc accelerò enormemente la domanda di “personal”, aprendo la strada al successivo foglio elettronico, il Lotus 1-2-3 di Mitch Kapor e Jonathan Sachs, che verrà poi superato dall' Excel di Microsoft. Quello che con Visicalc era possibile realizzare era l'interattività. Una prestazione che non si poteva ottenere neanche avendo accesso ad un mainframe I BM, era la possibilità di modificare delle cifre sullo schermo e di ottenere immediatamente il ricalcolo. A partire dalla nascita di Visicalc, molti si resero conto della potenza del Pc come strumento di produttività, ampliandosi così la base di utenza “personal”. Base di utenza che si espanse ulteriormente nella seconda metà degli anni Ottanta, quando la posta elettronica, il desktop publishing e le applicazioni di data base si andarono ad aggiungere al menù dei Pc. Ma fu soprattutto a partire dalla fine di quegli anni che presero avvio le più importanti novità in campo informatico. Si sviluppò la Random Access Memory (RAM ), memoria capace di contenere il sistema operativo, i programmi e le altre funzioni di un computer o di un altro dispositivo. Il computer poteva così leggere e scrivere rapidamente in questa memoria “volatile”, che continuava a rimanere attiva finché veniva fornita alimentazione 7 . Per le memorie esterne,

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La RAM è un elemento tuttora assai importante nei Pc.

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sempre più frequentemente si ricorreva ai dischi magnetici, che si caratterizzavano per una grande capacità di memorizzare i dati. L'affidabilità degli elaboratori subì dunque un incremento notevole e la velocità di calcolo aumentò in modo rilevante. Risalgono a questo periodo i primi esperimenti di collegamento tra computer e una grande crescita dei software. Le dimensioni dei computer si ridussero notevolmente e si assistette ad uno sviluppo massiccio di reti tra elaboratori situati anche a distanze notevoli.

Oggi l'informazione è una risorsa essenziale. I computers sono ormai indispensabili nelle aziende, nei centri di ricerca, negli uffici; il loro utilizzo è divenuto più “naturale” e lo sta divenendo sempre più anche nelle nostre case, grazie anche al costo degli elaboratori che si è notevolmente ridotto rispetto al passato, sebbene le tecnologie siano sempre più all'avangua rdia. Uno dei processori per Pc più potenti oggi in circolazione, il G5 della Apple (progettato da I BM), è capace infatti di una potenza e di una velocità di calcolo impensabili solo pochi decenni fa. E' l'era dell’informatica, del digitale, del villaggio globale, del virtuale. E’ l’era di Internet.

Naturalizzazione del computer nella società: bambini al Pc in una scuola moderna

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1.1. INTERNET

Internet è una rete di comunicazione di portata mondiale. Suo scopo originario era quello di garantire comunicazioni stabili ed efficienti tra le sedi delle forze armate statunitensi oltre che tra le università ed i centri di ricerca che lavoravano a progetti di natura militare. La prima apparizione di questa forma d'interconnessione risale al 1969 quando il Ministero della Difesa Statunitense creò un'agenzia, l’ARPA, preposta allo sviluppo di una rete che potesse reggere al bombardamento nucleare, garantendo la continuità di comunicazione tra località diverse. Il progetto coinvolse centri di ricerca, università e qualche azienda privata, tutti in qualche modo legati all'attività militare e dotati di computers che all'epoca costituivano quanto di più moderno la tecnologia informatica americana potesse offrire. Contestualmente i Bell Laboratories (famoso centro di ricerca americano di proprietà della AT&T 8 ) stavano lavorando allo sviluppo del sistema operativo Unix 9 , che sarebbe diventato uno standard per il mondo accademico e della ricerca nonché per molte applicazioni militari. L'unione di questi filoni avrebbe portato a quello che oggi è Internet. Il percorso però è costellato di alcuni eventi determinanti.

Il primo appalto per la costruzione della Rete fu concesso a una società chiamata Bolt, Beranak and Newman (BBN) che collegò quattro università diverse: Stanford University, UCLA (University of California at Los Angeles), UCSB (Univesity of California at Santa Barbara) e la University of Utah, usando linee telefoniche e installando in ciascuna di queste un IMP (Information Message Processor), vale a dire un particolare computer che gestiva il traffico in rete. L' IMP fungeva da intermediario tra linee di connessione e mainframes, i grandi elaboratori centralizzati su cui all'epoca residevano tutte le informazioni e tutti i programmi. L'impianto divenne attivo il 2 settembre 1969 con il nome di “arpanet”. Il primo protocollo sviluppato per la trasmissione dei messaggi su arpanet si chiamava NCP (Network Control Protocol), ma non era particolarmente efficiente. Col passare del tempo i progettisti di arpanet definirono un insieme di circa 100 protocolli per regolare il
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Per maggiori informazioni visitare il sito internet, “www.att.com”. Sistema operativo usato dai grandi mainframe e da molti computer collegati a Internet. Ancora oggi vanta un nutrito seguito di “appassionati” che lo preferiscono a “Windows” di Microsoft nella gestione del proprio computer. Ad esempio, molti computer della NASA , utilizzano Unix come sistema operativo.

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trasferimento dei pacchetti, e questo insieme si è evoluto in quella che oggi è conosciuta con il nome di Internet Protocol Suite: una raccolta di standard trasmissivi che verte su due protocolli primari, il Transmission Control Protocol ( CP) e l'Internet Protocol (IP), più T molti altri secondari che consentono la comunicazione tra computers e reti molto diverse. Tornando un attimo indietro nel tempo, l’anno 1972 rappresentò un'altra tappa importante: l'Università dello Utah realizzò un sistema per controllare un computer a distanza su arpanet rendendo possibile trasferire file da un computer all'altro per mezzo del protocollo FTP (File Transfer Protocol). Combinando TCP /IP ed FTP si era giunti al coronamento dell'obiettivo tecnologico di arpanet: trasferire dati da un punto all'altro della rete 10 . Già nel 1980 arpanet si trasformò in uno strumento vitale per le università e per i centri di ricerca americani, che avevano un bisogno sempre maggiore di scambiare informazioni e di coordinare le proprie attività. Nacque così la posta elettronica (e-mail) affiancandosi al semplice trasferimento di file, che aveva costituito la prima vera applicazione di arpanet.

Arpanet nel 1971

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Questa caratteristica è uno degli elementi fondamentali del successo di Internet oggi: grazie a questa modalità di trasferimento dati è possibile lo scambio di informazioni, di documenti, di programmi; si rende possibile l’open-source, etc., in una parola, viene riorganizzato il modo di gestire la conoscenza e la comunicazione. Una vera e propria rivoluzione.

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Nel 1983 Internet divenne a tutti gli effetti la “rete delle reti”, utilizzando arpanet come dorsale (rete ad alta velocità che univa tra loro altre reti locali). Tuttavia restavano ancora esclusi tutti quegli atenei che non avevano rapporti con il Dipartimento della Difesa. Al fine di risolvere questo problema e di estendere l'accesso a tutti gli interessati, il Dipartimento della Difesa creò una propria rete alternativa, detta MILNET, così da non dover più dipendere esso stesso da arpanet e da lasciare campo libero al mondo accademico, mentre il governo americano istituì la National Science Foundation (NSF) con il duplice scopo di fornire risorse di elaborazione alle università (mediante l'uso centralizzato di supercomputers) e di favorire la crescita di un sistema di comunicazione veloce tra queste ultime. Nei primi anni Ottanta la NSF costruì CSNET , una rete che univa le varie facoltà d'informatica statunitensi; alla fine degli anni Ottanta costituì NSFNET con lo scopo dichiarato di rimpiazzare arpanet per mezzo di una rete dorsale alternativa. La transizione è stata relativamente lunga e in effetti arpanet è stata smantellata definitivamente solo nel 1990. Nel 1991, dall’altra parte dell’oceano, il C ERN (Consiglio Europeo per la Ricerca Nucleare) poneva le basi per una nuova architettura capace di semplificare enormemente la navigazione di Internet, la World Wide Web (“www”), mentre nel 1993 fu inventato il primo strumento grafico per esplorare Internet, il programma Mosaic. Sviluppato da Marc Adreessen, che lavorava presso il NCSA (National Center for Supercomputing Applications) dell’Università dell’Illinois, Mosaic, era in grado di visualizzare immagini grafiche. Il programma girava solo su Unix ma in agosto furono distribuite anche versioni per Macintosh e Windows. Nel 1994 venne stimato che fossero milioni le copie di Mosaic in uso. Fu il grande successo, e l’inizio di qualcosa di nuovo. A metà del 1994 Andreessen lasciava, con altri sviluppatori, il NCSA e fondava Netscape. Subito dopo arrivava Netscape Navigator e nell’agosto 1995 Microsoft Internet Explorer, ancora utilizzati ai giorni nostri. Si può dunque affermare che Mosaic si costituì come “killer application” che fece esplodere il World Wide Web estendendo le potenzialità di Internet oltre il ristretto numero degli specialisti per coinvolgere anche il grande pubblico, ponendo così le basi per quella trasformazione qualitativa della complessa relazione circolare tra produttori e consumatori di conoscenza che sta caratterizzando la nostra società, e si prevede ancor di più la società del futuro. 9

I primi siti commerciali apparvero a cavallo tra il 1994 e il 1995 insieme a providers, browser grafici, motori di ricerca, oltre naturalmente alle forme di sicurezza e di codifica, ai modem veloci e ai sistemi operativi efficienti. A partire dal 1994 la World Wide Web ha trasformato Internet in un fenomeno di massa e oggi esistono dorsali alternative a NSFNET che servono sia per aumentare la quantità di traffico che può circolare su Internet sia per consentire la presenza di servizi commerciali che sono vietati nel contesto accademico definito dalla National Science Foundation.

A differenza delle quattro università che parteciparono alla versione originale di arpanet, l'Internet moderna si compone di migliaia di singole reti, ciascuna delle quali raccoglie a sua volta un numero più o meno grande di host (macchine individuali). Il termine non si riferisce ai singoli oggetti fisici al suo interno, bensì allo spazio complessivo che questo insieme di computer rappresenta e che può essere attraversato in lungo e in largo da chi ricerca notizie, documenti, messaggi e file da scaricare. La natura dei protocolli tcp/ip è tale da consentire l'interconnessione dei network più eterogenei: dalle lan convenzionali (come Ethernet11 ) alle reti geografiche che si spargono sul territorio attraverso l'impiego di linee telefoniche più o meno veloci, governate coi metodi trasmissivi più disparati. Non esiste computer al mondo che non possa dialogare con il protocollo tcp/ip, e questo comprende i personal computers, i mini computers e i grandi mainframes (i “mostri” da centro di calcolo). Il sistema fisico di connessione può essere il più vario: fibra ottica per le grandi distanze, cavo coassiale e doppino telefonico, satellite, onde radio, raggi infrarossi. Si tratta di un mondo in continua trasformazione, con pezzi che si aggiungono e pezzi che scompaiono, ma nel suo insieme lo spazio Internet è sempre disponibile, a qualsiasi ora, a qualsiasi distanza, e la sua esistenza non dipende dall'iniziativa di una singola azienda oppure di un singolo governo. L'universalità di questa Rete consente agli utenti di scegliere il computer e i programmi che preferiscono, di decidere liberamente il tipo di connessione da utilizzare (modem su linea privata, linea isdn, rete locale con collegamento geografico ad alta velocità).

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Ethernet è un protocollo standard di schede e cavi per il collegamento veloce fra computer in rete locale (LAN). Originariamente sviluppato nel 1976 da Xerox, Intel e Digital per le rete locali a 10 Megabit al secondo, è definito nel documento base dello standard Ethernet chiamato IEEE 802.3. I computer in rete Ethernet possono anche essere di diverso tipo o utilizzare diversi sistemi operativi.

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Internet si configura oggigiorno sempre più come potente

tecnologia e spazio gestionale di supporto ai processi decisionali individuali, collettivi,

organizzativi, sociali e culturali; tende a coprire a 360° ogni area problematica quotidiana: formazione, libero, ricerca, personale/sociale, interazione con la pubblica amministrazione, gestione dell'ambiente, editoria, etc. . Le sue applicazioni e le sue funzionalità sono innumerevoli. Si va, a livello comunicativo, dalla comunicazione asincrona 12 tramite posta elettronica (e- mail), alla comunicazione cosiddetta sincrona 13 (chat IRC14 , audio-video chat, weblog15 , forum di discussione). In campo multimediale di notevole importanza è la possibilità di scaricare da Internet immagini o files musicali (Mp3), testi, documenti, informazioni, programmi open source16 , etc. . Infine si sono sviluppate applicazioni come l’e-Business, l’e-Banking, l’e-Learning, l’e-Goverment e altro ancora. successivo. Ma questi argomenti saranno approfonditi nel capitolo della scuola, salute, vita lavoro, tempo finanza, identità politica,

economia,

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Si ha una comunicazione asincrona quando la comunicazione non avviene nello stesso istante tra due o più soggetti (es. siti Web). 13 Si ha una comunicazione sincrona quando la comunicazione avviene nello stesso momento tra due o più soggetti. 14 Internet Relay Chat. Scambio di messaggi testuali in modo istantaneo. 15 Pagina web in cui diversi utenti possono lasciare il proprio contributo in forma testuale, grafica o di collegamento ad altre pagine web. 16 Letteralmente software libero. Il software libero è tale perché si impone di difendere la libertà di tutti gli utenti combattendo la logica del software commerciale, con le sue restrizioni e limiti nella diffusione e nell'utilizzo. Il pensiero di base richiama i principi dell'etica hacker: “se qualche informazione può essere utile per accrescere la conoscenza, allora è giusto che tutti vi possano accedere incondizionatamente”. L’utente diventa un protagonista attivo nel ciclo di sviluppo del software, partecipando al test, alla definizione di specifiche e nuove funzionalità, al miglioramento dei prodotti.

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2. TELEFONIA MOBILE

I primi telefoni cellulari (siamo all’inizio degli anni Ottanta), usavano una tecnologia analogica, che modulava i segnali radio dei telefoni variando le loro frequenze in maniera continua, e permetteva in tal modo di trasferire i suoni delle voci degli utenti. Attualmente i telefoni cellulari più avanzati impiegano una tecnologia digitale, che converte i suoni delle voci degli utenti in flussi di bit 17 che sono poi utilizzati per modulare i segnali wireless (senza fili), e a banda larga, con velocità di trasmissione molto superiore alla media di 10 chilobit al secondo. Le reti digitali (GSM 18 ), e a banda larga (GPRS19 o UMTS20 ), si prestano alla perfezione per la comunicazione e il trasferimento di dati, le videotelefonate (solo UMTS), e l’accesso a Internet con una connessione ad alta velocità (GPRS e UMTS). Negli ultimi anni, grazie dunque anche allo sviluppo della banda larga e del digitale, la telefonia mobile ha visto incrementare notevolmente i propri hardware, con l’immissione nel mercato di modelli tecnologicamente molto avanzati e dal design avveniristico. Ma sono soprattutto i Servizi a Valore Aggiunto ( AS) ad essere interessati maggiormente dallo V sviluppo tecnologico dei cellulari. In realtà, si tratta semplicemente di tutte quelle applicazioni che i possessori di telefonini amano utilizzare. Tra queste, SMS21 , MMS22 , video, giochi Java 23 , suonerie polifoniche, screensaver 24 e browsing su Internet. I semplici messaggini di testo, gli SMS, risultano il servizio più utilizzato. La maggior parte dei servizi offerti dagli SMS è a pagamento. Tra questi fondamentalmente gli utenti scaricano servizi di personalizzazione del proprio cellulare (loghi e suonerie) e di intrattenimento, tutti offerti più che altro dagli operatori di telefonia mobile (Tim, Vodafone, Wind, 3) 25 .

17 18

Binary digiT. Global System for Mobile Communications. 19 General Packet-Radio Service. 20 Universal Mobile Telecommunication Standard. 21 Short Message Service. 22 Multimedia Messaging Service. 23 Giochi che utilizzano i linguaggio di programmazione Java; la tecnologia Java offre agli utenti un mondo di
nuove e interessanti possibilità. Consente di eseguire qualsiasi tipo di applicazione, compresi giochi, strumenti, programmi e servizi di informazione, su ogni computer o dispositivo. Dai Pc desktop ai dispositivi palmari e ai cellulari, la tecnologia Java oggi è praticamente ovunque.
24 25

Salvaschermo. Operatori attualmente presenti sul territorio nazionale Italiano.

12

Gli MMS, che stentano ancora a decollare (il costo ancora troppo elevato scoraggia gli utenti a farne largo consumo), invece, rappresentano il presente ed il futuro. Un domani saranno sfruttati per tutte le loro potenzialità, in particolare per quelle legate al video. La maggior parte di questi servizi viene attivata tramite telefono fisso e non via cellulare, costando tra i due e i sei euro ciascuno. Ultimamente, però, vi si accede anche attraverso il mobile portal 26 (come quello di 3, per esempio). E' proprio grazie al portale mobile che sono esplosi i servizi di browsing, basati cioè sulla navigazione dei portali (in Italia ad esempio, “3” e “Vodafone Live!” dell'omonimo gestore). Recentemente sono nati anche i primi servizi di consultazione a pagamento, un obiettivo che gli operatori si erano prefissati fin dai tempi del WAP 27 . Un altro trend in crescita è rappresentato dall’utilizzo dei numeri brevi (es. 49494 di TIM , 42949 di Vodafone etc.) da parte di molte aziende che offrono servizi via cellulare. Il numero breve è stato ampiamente sfruttato per iniziative di diverso genere, dal televoto, al versamento di un contributo per venire in aiuto alle popolazioni colpite da particolari disastri naturali, e via dicendo. Un servizio in forte espansione nei prossimi anni, prevedono gli esperti. C'è così ancora spazio per ulteriori applicazioni, come i sistemi di localizzazione (GPS 28 ) e lo sviluppo di servizi per le auto. Intanto però, ogni operatore ha e continua a credere nella propria filosofia, consentendo sì all'utente di scegliere la linea che più preferisce, ma creando al contempo ancora più confusione dovuta alla mancanza di interazione e di compatibilità l'una con l'altra. Pertanto, osservando il panorama italiano, Vodafone ha e promuove il suo Vodafone Live!, un portale mobile che offre servizi a pagamento, un WAP abbellito, insomma. TIM punta su MMS e sul nuovo servizio di Tv sul cellulare, mentre 3 regala il videofonino (la sua filosofia è “cellulare gratis per tutti”) per usufruire dei servizi video (videochiamata, videomessaggio, videogoal, etc.) che differenziano il quarto operatore italiano dai restanti

26 27

Portale dedicato agli utenti di telefonia mobile. Il W AP analogamente a internet è un protocollo (Wireless Application Protocoll) per lo scambio delle informazioni, che usa internet come infrastruttura. 28 Global Positioning System. Il sistema permette, grazie ad un collegamento satellitare, di identificare la propria posizione sul territorio e di suggerire un percorso per raggiungere una meta specifica.

13

competitors. Wind, infine, ha importato il sistema “i- mode”29 dal Giappone, puntando tutto sul traffico telefonico. Ognuno per la sua strada. Il futuro naturalmente è condizionato dall'evoluzione della tecnologia informatica, e dal costo di alcuni servizi che attualmente sono troppo elevati perché siano sfruttati dalla massa.

Diffusione e naturalizzazione delle nuove tecnologie: donna orientale al telefono

29

Information Mode: è un servizio multimediale innovativo che ti permette di accedere ad una ricchissima offerta di siti tematici: giochi, loghi, suonerie, astri, eros e chat per il tuo divertimento ma anche servizi di news, meteo, mappe, banking, finanza e tanto altro per soddisfare le tue esigenze in mobilità.

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3. PDA

Negli anni ‘80 nessuna persona importante viaggiava senza la sua agenda in pelle. Alla fine degli anni ‘90 l’agenda è stata sostituita dal suo equivalente digitale, il Personal Digital Assistant (PDA ). Un PDA è effettivamente un Pc portatile, capace di svolgere tutte le funzioni della sua antenata in pelle (indirizzi, blocco note, appuntamenti ed elenco telefonico).

In più la maggior parte dei palmari (altro nome per i PDA , che mette in risalto la loro caratteristica di stare sul palmo di una mano) offre molte altre applicazioni, come word processor, database, orologio, calcolatrice, giochi, software di gestione economica, etc. . Ma ciò che rende il PDA così attraente per molti utenti Pc è la capacità di trasferire dati dal palmare al desktop 30 e viceversa, e di convertire tali dati da o verso le applicazioni del palmare stesso (in altre parole la sincronizzazione tra il mobile e il desktop). Tale connessione all’inizio avveniva solamente tramite cavo seriale, ora ciò può avvenire anche tramite infrarossi. In aggiunta alla capacità di collegare un PDA al desktop o al portatile per sincronizzare dati, in moltissimi casi è possibile anche collegare altri dispositivi, come cellulare, stampante, memorie addizionali, modem etc. . La maggior parte di questi strumenti dispone di una porta infrarossi con tecnologia IrDA, oppure di Bluetooth (connessione radio a basso costo). In altri casi la connessione può avvenire tramite porta USB o, naturalmente, porta seriale. Combinato con il telefonino il PDA può offrire moltissimi vantaggi (connessione WAP o HTML, invio e ricezione e- mail etc.). A causa della sua dimensione contenuta, per elaborare dati su un PDA si richiede o una piccola tastiera (es. Psion) o un tipo di sistema di riconoscimento di scrittura manuale (es. Palm, Pocket-Pc). Lo scopo per entrambe le soluzioni è di garantire un lavoro veloce e senza complicazioni. I primi PDA avevano funzioni e programmi molto differenti tra loro, ma col passare del tempo tali differenze sono quasi del tutto scomparse a favore di uno standard di base comune a molti.

30

Personal computer, fisso o notebook (“portatile”).

15

Questi

sono:

diario/appuntamenti,

promemoria,

rubrica, blocco note, applicazioni di disegno, gestione finanziaria, calcolatrice, allarme, orologio, file manager, sincronizzazione dei dati,

collegamento con la stampante. Oggi ci sono altre applicazioni che stanno diventando standard sui PDA , come: e- mail, browser Internet, telefono. Allo stato attuale però i PDA necessitano ancora di una “killer application”31 che li lanci definitivamente sul mercato e che li renda veramente indispensabili per gli utenti. I browser WAP dovevano avere tale funzione, ma la loro scarsa innovazione non ha comportato tale evento. I programmi GPS che permettono di avere direttamente dal palmare, e con errore veramente basso, la posizione satellitare, si sta rivelando veramente utile ed interessante dal punto di vista del mercato e dell’innovazione tecnologica, e può essere considerata, senza dubbio, l’applicazione più innovativa degli ultimi anni nei termini dei PDA , insieme, come specificato precedentemente, alla capacità dei palmari di unire le caratteristiche dei Pc con le peculiarità proprie del mondo della telefonia mobile. Grazie a questa integrazione, oggi i PDA sono in grado anche di ricevere e trasmettere MMS, SMS, effettuare fotografie o piccoli filmati, riprodurre file musicali Mp3, etc. . A questo punto i palmari possono ult eriormente specializzarsi come veri e propri Pc portatili con le stesse funzioni di un desktop. In questo senso i Pocket-Pc sono sicuramente un inizio dell’evoluzione in tale direzione 32 . E’ facile dunque prevedere l’importanza, e quindi la diffusione, che nei prossimi anni avranno queste tecnologie, e l’integrazione con i telefoni cellulari in un unico prodotto è la sfida più importante per arrivare allo sviluppo capillare dell’informatica da passeggio e della cosiddetta “Internet in piedi”.

31

Una “killer application” è un’applicazione in grado di “rivoluzionare” uno specifico mercato in relazione alle sue specifiche e particolari caratteristiche. 32 Molto interessanti sono gli “ultimi nati” in casa Toshiba, la serie Potégé M300, e in casa Holbe Dialogue, Flybook , entrambi molto compatti (solo 8,9 pollici per Flybook!) ma estremamente potenti e versatili. SMAU, ottobre 2005.

16

4. TELEVISIONE DIGITALE E ALTRE TECNOLOGIE

Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente proliferare, nella casa, di oggetti elettronici digitali che, in maniera sempre più sofisticata, assistono l’utente nello svolgimento delle attività di tutti i giorni. Infatti una delle caratteristiche principali delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza è che sono tecnologie digitali. La digitalizzazione 33 offre numerose opportunità:

- Consente una più facile memorizzazione dell’informazione (le informazioni possono essere compresse per occupare minor spazio);

- L’informazione digitale può essere modificata più facilmente (traducendo le informazioni in numeri risulta più facile modificarle);

- Consente una facile integrazione tra i diversi canali (rendendo uguali le informazioni grazie al formato numerico, esse sono leggibili da qualsiasi medium digitale);

- La trasmissione dell’informazione è meno sensibile alla presenza di disturbi (l’informazione digitale non è più legata al segnale che la trasporta).

Oggi, oltre alle tecnologie sopra descritte, computer, PDA , cellulari ed Internet, si sta assistendo all’integrazione di vecchi media, come televisione e radio, con i nuovi media, in particolar modo Internet. Per fare ciò, le vecchie tecnologie devono essere trasformate da analogiche a digitali: stanno così nascendo la televisione digitale, la radio digitale, la telefonia digitale, la fotografia digitale, etc. . Un discorso a parte vale per i concetti di domotica e robotica, che, pur non presentandosi “in toto” come knowledge technologies, permettono un miglioramento della
33

Digitale è il procedimento che permette una rappresentazione di un fenomeno in maniera discontinua. Si dice di dispositivo o tecnica che sfrutta le variazioni discrete di tensione, frequenza, ampiezza, posizione, etc. per codificare, elaborare o trasmettere segnali binari (bit= Binary digiT; zero e uno) per dati audio, video, computerizzati o di altro tipo. E’ l’opposto di analogico.

17

qualità della vita, anche attraverso l’inserimento, nella vita quotidiana, di strumenti KMT integrati e comunicanti tra loro. Questo è un fenomeno da tenere ben presente, soprattutto se si vogliono comprendere al meglio i processi di naturalizzazione delle tecnologie che stanno trasformando la nostra società in una “knowledge society ad alto tasso di KMT”. Vediamo ora di analizzare alcuni dei più importanti cambiamenti avvenuti nel mondo delle tecnologie analogiche, e di accennare ai concetti di “casa intelligente” e di robotica.

Televisione digitale : la tecnologia televisiva è rimasta per lungo tempo immutata; l'unico cambiamento importante è stato l'introduzione del colore. Da allora nulla è cambiato, probabilmente per mancanza di stimoli nel modificare un sistema così esteso che già appagava le aspettive degli utenti (divertimento, intrattenimento, informazione, etc.). Con il concetto di Tv digitale s’intendono tutte le tecnologie di trasmissione audio/video di tipo digitale. Si contrappone alla tecnologia televisiva classica, quella analogica, in voga già da più di 50 anni, rispetto alla quale presenta notevoli vantaggi sia in termini di qualità che di prestazioni. Le tipologie di Tv digitale sono quattro, e più precisamente:

-

Via cavo: tecnologia di trasmissione televisiva basata sul cavo coassiale anziché sulle antenne; con questa tecnologia è necessario che l'utente finale sia connesso direttamente via-cavo all'emittente, con conseguente aumento dei costi per l'emittente stessa che deve raggiungere singolarmente ogni utente, ma con grandi vantaggi dell'utente finale, che può usufruire delle potenzialità della trasmissione digitale, non ultima anche della possibilità di contemporaneo accesso Internet a banda larga;

-

Satellitare: con questa tecnologia l'emittente invia i dati video ad un satellite posto in orbita geostazionaria, il quale ritrasmette il segnale ad un'area (footprint) molto vasta, comprendente parecchie Nazioni; per ricevere queste trasmissioni, l'utente finale deve dotarsi di un'apposita antenna parabolica che raccoglie e amplifica il debole segnale proveniente dal satellite posto a 36000 Km di quota, e lo invia al decoder collegato a sua volta al televisore;

-

Digitale terrestre: analoga per prestazioni e qualità alla televisione satellitare, questa tecnologia permette però un più facile accesso da parte di tutti gli utenti, in quanto non 18

richiede l'installazione di un'antenna parabolica, ma utilizza le strutture preesistenti, create per la televisione analogica, per trasmettere e ricevere i segnali; in questo modo, l'utente deve solo dotarsi dell'apposito decoder, senza dover in genere intervenire sull'impianto antenna preesistente;

-

Web Tv: tecnologia non ancora molto diffusa in Italia, che sfrutta la banda larga di internet ( DSL o connessione via-cavo) per consentire all'utente finale di ricevere A contenuti multimediali direttamente sulla Tv di casa (tramite apposito decoder) o sul computer, con una qualità variabile da quella della televisione analogica a quella della televisione digitale, a seconda della capacità della linea di trasmissione usata per connettersi a internet.

Ciò che sembra interessante notare, è la diffusione e la naturalizzazione del digitale terrestre, che sta avvenendo alquanto velocemente, forse perchè in realtà si tratta di un evolversi di una tecnologia, la televisione, già da tempo naturalizzata nella società. Il digitale terrestre (anche noto con l'acronimo DTT, dall'inglese Digital Terrestrial Television) è una tecnologia che permette di ricevere sul televisore di casa trasmissioni televisive del livello qualitativo e prestazionale della Tv satellitare, senza però dover ricorrere all'installazione dell'antenna parabolica, ma utilizzando l'impianto ricevente preesistente, affiancato da un decoder. Il cuore della televisione digitale è lo standard di codifica video MPEG-2 (Moving Pictures Experts Group), insieme al progetto DVB, Digital Video Broadcasting, il cui obiettivo è quello di definire un unico standard di trasmissione video: DVB-S, via satellite; DVB-T, via terra; DVB-C, via cavo.

I vantaggi offerti dalla televisione digitale, rispetto al passato, sono principalmente tre:

-

Il miglioramento della qualità di trasmissione: la qualità dell'immagine dipende non solo dalla qualità del segnale ma anche dal supporto di visione, cioè il televisore. Anche con i comuni televisori in rapporto standard 4:3 è possibile notare la superiorità qualitativa del segnale digitale, ma per sfruttare al meglio il sistema l'ideale è utilizzare 19

un televisore dedicato all'alta definizione (HDTV): questo perché questo tipo di televisore consente di riprodurre le immagini con qualità cinematografica, tanto che uno dei possibili sviluppi sarà quello dell'offerta cinematografica “digitale terrestre”, evitando l'affitto dei DVD.

-

L’aumento del numero di canali disponibili: la possibilità di comprimere le informazioni permette di trasmettere da quattro a sei canali per ogni frequenza (multiplex);

-

La possibilità di fornire servizi interattivi: il segnale digitale consente di interagire con la televisione; ciò consiste nella possibilità di dialogare attraverso il decoder, munito di modem, con l'emittente. Con le trasmissioni analogiche gli impianti funzionano da semplici ricevitori. Per il segnale digitale è possibile interagire con l'emittente attraverso un decoder che adotta lo standard compatibile con il digitale terrestre, detto MHP. In futuro si potrà partecipare a programmi televisivi o a quiz, rispondere a domande e sondaggi, interrogare il portale su alcuni servizi come quelli del proprio comune, eseguire operazioni bancarie, eccetera.

La radio digitale: annunciata sin dagli anni '80, la radio digitale esce dalla sua eterna fase di sperimentazione e il DAB (Digital Audio Broadcast, basato sui sistemi di compressione digitale “MPEG Audio 1 Layer II” e “MPEG Audio 2 Layer II”), si avvia così a diventare lo standard europeo di trasmissione audio a banda larga. Negli Usa però, Paese nel quale è presente una forte identificazione delle stazioni radio con le frequenze di ricezione, il DAB è stato già accantonato da tempo. Oltreoceano la tecnologia Fm digitale (o Hd Radio Systems) si è comportata diversamente nei confronti degli utenti (il sistema è compatibile con la ricezione Fm anaologica) e delle stesse emittenti, con una “migrazione” al digitale che ha permesso di conservare le frequenze storiche dei network attraverso la convergenza in Fm delle trasmissioni, sia analogiche che digitali, con la creazione di standard come l’Inband on-channel (IBOC), o il Multimedia Broadcasting System (MMBS).

I principali vantaggi offerti dalla radio digitale sono i seguenti:

-

Maggiore qualità: la qualità del suono è paragonabile a quella di un CD ;

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-

Maggior numero di frequenze: il digitale permette un maggior e migliore sfruttamento delle frequenze;

-

Isofrequenza: il digitale permette di mantenere costante, su tutto il territorio nazionale, la frequenza di una radio, evitando la continua sintonizzazione dei canali durante un viaggio;

-

Servizi aggiuntivi: può essere trasmessa una grande quantità di dati aggiuntivi, informazioni e contenuti di vario genere, aumentando i servizi disponibili.

Domotica: il termine “domotica” deriva dall’importazione del neologismo francese domotique, a sua volta contrazione della parola greca domos (casa, edificio) e di automatique (automatica, o secondo alcuni, “informatique”, informatica), quindi letteralmente, casa automatica. La domotica ha come oggetto di studio privilegiato l’home automation (automazione della casa), una scienza che studia particolari sistemi per

automatizzare l’abitazione e facilitare l’adempimento di

molte azioni che di solito si svolgono in casa. Con casa intelligente si indica un ambiente domestico

opportunamente progettato e tecnologicamente attrezzato al fine di rendere più agevoli le attività all’interno dell’abitazione (quali accensione luci, attivazione e comando elettrodomestici, gestione climatizzazione, apertura di porte e finestre, etc.), di aumentarne la sicurezza (controllo antiintrusione, fughe di gas, incendi, allagamenti, etc.), e di consentire la connessione a distanza con servizi di assistenza (tele-soccorso, tele-assistenza, tele-monitoraggio, etc.). L’interfaccia utente (interfaccia “uomo-macchina”) deve, in base a tutte le precedenti considerazioni, essere consistente (non deve creare conflitti fra i comandi), essere di facile

21

impiego (si pensi ai bambini o agli anziani), ed essere gradevole (la difficoltà di interazione con il sistema non deve essere una barriera al suo utilizzo). Le aree di automazione possibili in una casa sono: gestione dell’ambiente (microclima e requisiti energetici); gestione degli apparecchi; comunicazione e informazione; sicurezza. Il settore dei cosiddetti elettrodomestici “bianchi” è quello in maggior evoluzione, grazie alla massiccia introduzione di componenti elettroniche che ne consentono il miglioramento delle prestazioni, delle funzionalità, dell’affidabilità, e che rendono possibile la telegestione e la telediagnostica manutentiva per ogni singolo apparecchio (lavastoviglie, forno, lavatrice, frigorifero, etc.). La comunicazione e l’informazione di una casa intelligente riguardano apparecchi quali il telefono, il citofono o il videocitofono (anche per comunicazioni interne telefoniche o citofoniche), l’accesso Internet a banda larga (ADSL, fibra ottica, etc.), la trasmissione dati per controllo remoto, le informazioni e lo svago con sistemi audio- video (televisori, radio, dvd player, cd player, mp3 player, ricevitore satellitare, pay Tv, etc.). Per il futuro, secondo alcune ricerche 34 , lo sviluppo di Internet a velocità maggiori, potrà dare un grande impulso allo sviluppo della domotica: negli Stati Uniti, per esempio, grazie alla banda larga, si sta sviluppando una vivace offerta di reti telematiche da casa, cosa che peraltro inizia già a diffondersi anche in Europa. Gli sviluppi maggiori del networking domestico potrebbero venire da soluzioni basate sull'utilizzo della rete elettrica e delle onde radio, perché solo con mezzi di questo tipo sarà possibile collegare i diversi dispositivi domestici che, in futuro, potranno integrare al loro interno un browser Internet specifico. Si ritiene che la diffusione di connessioni permanenti a banda larga con tariffe flat a basso costo aprirà nuove frontiere per il telelavoro, diffonderà l'utilizzo di servizi multimediali e di intrattenimento, favorirà lo sviluppo di servizi di telegestione e di telecontrollo, nonché di home-Banking ed e-Commerce. Gli sviluppi per i prossimi anni sono diretti verso la ricerca di comfort e di abitabilità sempre maggiori abbinate a semplicità di utilizzo che possano far giungere il “futuro” negli ambienti di tutti.

L’edificio intelligente: ad un livello superiore rispetto alla domotica, si parla di building automation o automazione degli edifici. Con il supporto delle nuove tecnologie, permette la gestione coordinata, integrata e computerizzata degli impianti tecnologici

34

LabDom, 2002.

22

(climatizzazione, distribuzione acqua, gas ed energia, impianti di sicurezza), delle reti informatiche e delle reti di comunicazione, allo scopo di migliorare la flessibilità di gestione, il comfort, la sicurezza, il risparmio energetico degli immobili e per migliorare la qualità dell’abitare e del lavorare all’interno degli edifici. A differenza della home automation, settore in f se di piena espansione, la building a automation è già consolidata da diversi anni, e, anche per questo, è opinione diffusa che prodotti di questo settore adattati su scala ridotta possano essere applicati nella domotica. Tutte queste caratteristiche, se no n sviluppate singolarmente ma nel loro insieme, portano alla creazione di un sistema di home automation integrato che può semplificare la vita all’interno delle abitazioni. La casa diventa intelligente non perché vi sono installati sistemi intelligenti, ma perché il sistema intelligente di cui è dotata è capace di controllare e gestire in modo facile il funzionamento degli impianti presenti. Attualmente le apparecchiature tecnologiche sono poco integrate tra loro ed il controllo è ancora ampiamente manuale; nella casa domotica gli apparati sono comandati da un unico sistema automatizzato che ne realizza un controllo intelligente.

Robotica: Contrariamente alle tecnologie informatiche, le tecnologie robotiche non sono ancora tecnologie “di massa”. In altri termini la robotica è ancora oggi una materia di cui si occupano relativamente pochi specialisti, chiusi in centri di ricerca pubblici o privati, ma che non ha un grosso impatto sulla vita quotidiana. Ma forse questa situazione sta, proprio adesso, per cambiare profondamente.

In effetti oggi esistono almeno due applicazioni per le quali diversi produttori hanno realizzato prodotti che propongono al grande pubblico del mercato consumer: il taglio dell’erba e l’aspirazione della polvere. In entrambi i casi l’idea è di rendere totalmente automatica un’operazione che finora coinvolgeva due attori principali: un apparecchio “non intelligente” (tagliaerba, aspirapolvere) e un essere umano. I due problemi considerati possono essere risolti da apparecchi poco complessi, che si muovono su semplici ruote ed usano sensori poco costosi.

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Sono alimentati da normali batterie e sfruttano in gran parte la componentistica usata per costruire i loro parenti “stupidi” (tagliaerba ed aspirapolvere). In più questi robot possiedono l’intelligenza necessaria per aggirare gli ostacoli, assicurare di coprire per intero la superficie di un prato o di una stanza con più passate (un problema più complesso di quello che può sembrare, ma non troppo), ed evitare di cadere dalle scale o in un fosso. Un’altra interessante applicazione consumer dei robot è quella della sorveglianza automatica. Esistono aziende che producono piccoli robot autonomi che il proprietario può lasciare attivi a casa propria; i robot si muovono per l’ambiente, percepiscono eventuali movimenti (anche al buio: ad esempio con sensori ad infrarossi) e segnalano i tentativi di intrusione (per esempio tramite un messaggio SMS sul cellulare del proprietario). In più possono attivare allarmi ed eventualmente… anche abbaiare! Forse questi primi prodotti di domotica e robotica saranno ricordati, nei decenni a venire, come quelli che hanno aperto la strada ad una vasta diffusione della robotica nelle nostre case. Di sicuro c’è solo un fatto: mentre i primi consumer robot erano prodotti da piccole aziende, spesso legate agli ambienti universitari, oggi anche i grossi gruppi multinazionali stanno muovendosi in questa direzione: dunque qualcuno ha fiutato l’affare, e anche altre applicazioni tecnologiche oltre a quelle citate nei paragrafi precedenti, entreranno in un prossimo futuro nelle nostre case.

5. ALCUNI DATI

Vediamo ora di osservare il “fenomeno Internet e nuove tecnologie KMT” rispetto alla loro presenza e diffusione, in Italia e all’estero, attraverso l’ausilio dei numeri35 e dei grafici.

Per quanto concerne Internet, si nota innanzitutto una forte differenza fra l’uso “domestico” e quello “lavorativo”. In passato il Web in Italia si era sviluppato soprattutto negli uffici (fino al 1998 anche l’uso “da scuola” era superiore a quello “da casa”). Dall’inizio del 2000 questa tendenza è cambiata: la presenza di Internet nelle case è aumentata considerevolmente, sottolineando così quanto verrà esposto nel proseguimento

35

Fonte dati: studio del Censis e di Eurisko.

24

della tesi, ossia la progressiva diffusione e naturalizzazione delle tecnologie KMT e di Internet anche nella pratica quotidiana. Nonostante sembrasse che nel 2004 ci fosse un rallentamento nell’uso “domestico”, in una prospettiva più estesa si conferma la continuità di crescita, e anche in fasi di apparente staticità l’evoluzione continua.

“Utenti” internet in Italia 1997-200536
Numeri in migliaia

Uso dell’internet da casa
Migliaia di persone

La parte rossa delle barre indica il cambiamento in un anno (dalla fine del 2003 all’inizio del 2005). Dati Eurisko.

I dati presentati da questi grafici, se confrontati con quelli di precedenti ricerche, descrivono la presenza di tendenze contrastanti: alcuni iniziano o aumentano la loro attività on-line, mentre altri la interrompono o la riducono. Che sia lenta o veloce la crescita totale,

36

Eurisko, 2005.

25

il quadro è sempre in continuo cambiamento: ciò che è evidente resta comunque che non c’è e non c’è mai stata alcuna “crisi di Internet”. Rispetto alla presenza di Internet nel mondo si può osservare come la grande Rete sia distribuita ancora in modo eterogeneo, sottolineando ancor di più la necessità da parte dei Paesi tecnologicamente non sviluppati37 di supportare le risorse KMT, per inserirsi al meglio nella futura “società della conoscenza”.

Presenza Internet in 13 paesi del mondo

Si noti come l’Italia si collochi indietro, alla maniera di molti altri Paesi europei, rispetto agli Stai Uniti, che rappresentano il Paese con il più alto numero di “utenti Internet” al mondo. Meglio il nostro Paese se confrontato nell’ambito europeo, dove per “presenza Internet” si trova ai primi posti, anche se per “utenti Internet” si colloca invece a metà classifica, evidenziando ancora la non completa naturalizzazione di questa tecnologia nella società. Per “utenti Internet” si posizionano prima dell’Italia ben 10 Nazioni: Svezia, Danimarca, Norvegia, Olanda, Svizzera, Finlandia, Gran Bretagna, Austria, Germania, Belgio

37

Vedi concetto di “digital divide”, capitolo quarto.

26

Presenza Internet in 18 paesi europei

“Utenti” internet in 20 paesi europei
percentuali sulla popolazione

27

Allargando il discorso alle altre “tecnologie di gestione della conoscenza”, si può notare come tutte le risorse siano in crescita, meno i quotidiani e i periodici. Sembra però esserci una recente crescita nella lettura “occasionale” dei libri. Perfino la televisione sembra avere un leggero aumento 38 . L’aumento più forte, come facilmente prevedibile, è nell’uso “freque nte” del telefono cellulare. Nel complesso la crescita percentuale più elevata (+ 78 %) è quella di Internet. Anche questo studio conferma che Internet abbia una presenza ancora modesta, ma non più “marginale”, nel patrimonio di informazione e comunicazione degli italiani.

Uso di risorse di informazione e comunicazione in Italia
Percentuali su totale popolazione

La parte più scura delle barre rappresenta l’uso “abitual e”. In questo studio la definizione è “penalizzante” per risorse di disponibilità meno frequente come i settimanali e i mensili.

Lo studio del Censis conferma inoltre l’uso non sostitutivo della Rete, che convive con l’utilizzo di altri strumenti, e che gli utenti Internet sono soggetti che leggono di più ed usano più spesso le altre risorse informative e comunicative (quotidiani, settimanali, libri, radio, Tv satellitare, cellulare e televisione).

38

Forse dettato dalla diffusione della Tv satellitare o digitale terrestre.

28

Risorse di informazione e comunicazione disponibili nelle famiglie
Percentuali su totale popolazione

Uso “abituale” di risorse di informazione e comunicazione in Italia
Per genere
Percentuali sul totale in ciascuna categoria

29

E’ poi interessante notare, dal punto di vista delle differenze di genere, come gli uomini siano maggiori utenti del Web e le donne dei libri, mentre non vi siano sostanziali differenze nell’uso delle altre tecnologie e risorse informative. Esiste dunque ancora una differenza rilevante nel caso d Internet, ma è in diminuzione: nel 2005 rispetto al 2001 la presenza femminile nell’uso “abituale” della Rete è aumentata del 124 %, quella maschile del 57 %. C’è inoltre una forte divisione fra le persone di livello culturale e scolastico più elevati (sono maggiori fruitori di “tecnologie dell’informazione e della comunicazione”) e chi invece posseggono un livello d’istruzione “meno ricca” (la cui “risorsa d’informazione” dominante è la televisione).

“Utenti” Internet per livello scolastico
Percentuali

5.1 MOTIVAZIONI D’USO :

I grafici successivi presentano le motivazioni di utilizzo di alcune delle principali “tecnologie e risorse di comunicazione e di gestione della conoscenza”. Lo studio, realizzato dal Censis, riguarda le “motivazioni dichiarate”, ossia ciò che le persone dicono e pensano, non necessariamente i motivi “reali”, che possono essere di varia natura, più o meno accessibili agli stessi utenti.

30

La televisione è il mezzo con l’indice più alto di “abitudine”. Il valore “interesse” è abbastanza elevato, ma è meno della metà della somma di “svago” più “abitudine”.

Televisione
Percentuali

In questo grafico, come in quelli che seguono, la somma delle percentuali è superiore a 100 perché gli intervistati potevano indicare più di una risposta

Viene dato scarso peso al motivo “noia” per tutte le risorse. Forse proprio perché c’è abbondanza di strumenti ed è raro che una tecnologia venga scelta “perché non si sa che cos’altro fare”.

Radio
Percentuali

Non è sorprendente che la radio abbia il valore più alto di “compagnia”. Suscita un po’ più “passione” della televisione, ma meno di altre tecnologie. Basso il valore di “interesse”:

31

benché sia veloce e aggiornata, la radio sembra sottovalutata come mezzo di informazione. È tipicamente ascoltata “mentre si sta facendo qualcos’altro”. Un’altra ovvia differenza è che l’ascolto della radio è prevalentemente individuale, mentre la televisione è spesso un’esperienza collettiva.

Telefono cellulare
Percentuali

Per quanto concerne le motivazioni sottese all’utilizzo del telefonino, sembra prevalere una visione “utilitaristica”. Naturalmente il concetto di “necessità” può essere molto soggettivo: ciò che una persona considera necessario, per un’altra può essere superfluo, inutile o fastidioso. Ma non c’è “passione”, né emozione, né entusiasmo per la telefonia mobile. Una tecnologia che si usa quando serve, e nulla più, anche se, come vedremo nel prossimo capitolo, il futuro della telefonia mobile e degli “Smart Phone” sarà caratterizzato sempre più dalla possibilità di gestire comunicazione, informazione e conoscenza, ovunque, nel cosiddetto concetto di “Internet in piedi”.

Computer e internet
Percentuali

32

Il rapporto Censis qui raggruppa due comportamenti non del tutto omogenei: l’uso del computer e quello di Internet. Tuttavia emergono alcune considerazioni interessanti: c’è una componente non irrilevante di “necessità” e di “svago” (anche se quest’ultima è metà della somma “necessità” più “interesse”); la motivazione per “passione” è piuttosto alta, il che sottolinea la presenza di emozioni suscitate dall’uso di questi strumenti; ed infine sono bassi i valori di “abitudine” e “compagnia” (contrariamente alla televisione, dove l’utente è più “passivo”). Un’ennesima conferma del fatto che l’uso del computer e di Internet è molto più ragionevole e funzionale di come lo dipinge una vasta letteratura dell’immaginario. Non si colgono, almeno in questo studio, quei comportamenti tanto dissertati: fuga dalla realtà, tendenze a rifugiarsi in un immaginario mondo “virtuale”, perdita della socialità, etc. . Sono relativamente ancora poche le persone che usano abitualmente un computer o Internet, ma sembra che abbiano idee abbastanza chiare sul perché lo fanno.

Nel capitolo secondo verranno descritte e analizzate le applicazioni derivate dallo sviluppo delle “tecnologie di gestione della conoscenza”, mentre nei capitoli successivi si sottolineerà l’importanza relativa alla loro diffusione e naturalizzazione nella società e nella vita di tutti i giorni.

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Capitolo secondo KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E LORO APPLICAZIONI

In questo capitolo verranno delineati gli spazi più significativi occupati dalle knowledge technologies nella nostra società. Saranno distinte quattro aree principali: il mondo della ricerca, il mondo del lavoro, il settore della formazione, e la vita quotidiana. Per ciascuna di queste inoltre si descriveranno e si analizzeranno le modalità attraverso cui le tecnologie di gestione della conoscenza stanno gradualmente prendendo corpo. 1. KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E MONDO DELLA RICERCA

Il rapporto tra le tecnologie di gestione della conoscenza ed il mondo della ricerca è un rapporto che affonda le proprie radici nel tempo. Internet per esempio, nasce e si sviluppa in seno alla ricerca universitaria, e tuttora le tecnologie informatiche, comunicative e di knowledge management sono parte essenziale dei processi stessi di ricerca.

Non esiste centro di ricerca o università che non sia fornito delle più importanti “tecnologie cognitive via-computer”. Basti pensare, per fornire un modello significativo, alla stessa Università Cattolica di Milano, dove sono disponibili aule informatiche dotate di computer di ultima generazione e di connessioni Internet a banda larga, garantendo così a studenti e professori la possibilità di effettuare ricerche via-Web e di apprendere l’utilizzo della Rete e delle risorse informatiche 39 .

39

Soprattutto negli ultimi anni, il mondo accademico ha intuito l’importanza delle tecnologie informatiche e di Internet per la preparazione dello studente all’ingresso nella “società dell’informazione e della comunicazione”, sia a livello lavorativo, che di pratica quotidiana.

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Ma l’uso delle “tecnologie via-computer” è fondamentale anche per effettuare calcoli e particolari studi, altrimenti impossibili senza il loro ausilio. Si pensi alle ricerche

matematiche, fisiche, chimiche, mediche, ingegneristiche, architettoniche, etc. . Dagli elaboratori elettronici dei centri di ricerca e di calcolo, ai personal computer adibiti alla gestione dati nei lavori “front e back office”, a Internet come sistema di comunicazione e di conoscenza, le tecnologie informatiche sono ormai estremamente importanti nell’ambito “ricerca” di ogni centro universitario o di ogni istituto di sperimentazione e sviluppo. Senza soffermarci troppo su questi aspetti, si può pertanto affermare che la naturalizzazione delle tecnologie KMT nel mondo della ricerca è avvenuta già a livelli importanti e che, ad oggi, esse siano divenute indispensabili sia per il ricercatore che per lo studente.

2. KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E MONDO DEL LAVORO

Per quanto concerne il mondo del lavoro, è d’obbligo sottolineare le molteplici opportunità applicative che l’IC&T ieri, e il settore KMT oggi, stanno portando con sé: oltre alle numerose potenzialità comunicative offerte dalla Rete (e-mailing, intranet 40 , videoconferenza etc.), sono sorti nuovi e redditizi ambiti di utilizzo. Basti pensare all’e-Business, all’e-Banking, all’e-Goverment, o ancora alla nascita di nuove professioni rese possibili dalla New Economy.

2.1. e -BUSINESS

Un nuovo modello di business si sta affermando in modo complementare, ma, a volte, anche in alternativa al business tradizionale: si parla di e-Business o e-Commerce, l'ambiente in cui le aziende comunicano tra loro e con i consumatori di tutto il mondo attraverso la Rete, 24 ore su 24, in un'unica business community. L’e-Business sfrutta le tecnologie Internet per trasformare i processi aziendali e produrre risultati pratici e misurabili. Ma l’e-business non è soltanto una questione di tecnolo gia; vuol dire migliorare il modo di fare business delle aziende, ampliarne il raggio d’azione per raggiungere nuovi mercati, nuovi clienti.
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Rete locale, tipicamente aziendale, cha fa uso delle tecnologie e delle funzioni tipiche di Internet (protocollo

TCP / IP, e-mail, trasferimento file, etc.).

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Stando agli ultimi dati Istat del 2004, le imprese italiane sfruttano sempre di più Internet per attrarre nuovi clienti (57, 2 %), per migliorare la qualità dei servizi offerti (48,9 %), ma anche per espandere geograficamente il proprio mercato (48,6 %), e per migliorare la propria immagine (46,1%). Molti imprenditori hanno capito che non si tratta di adottare nuove t cniche per e migliorare vecchi processi, ma li hanno riprogettati o ne hanno inventati di nuovi facendo leva sulle potenzialità offerte dal Web. Dunque un nuovo, grande mondo di opportunità per qualunque attività, per qualunque azienda, ma per contro, se ignorato, anche un enorme rischio dato dal fattore “concorrenza” in continuo, veloce avanzamento.

I vantaggi offerti da soluzioni e-Business sono numerosi, innanzitutto:

-

una maggiore competitività in un ambiente molto concorrenziale; la continuità dei rapporti con la clientela; la razionalizzazione delle attività di marketing e di commercializzazione; la possibilità di gestire rapporti continuativi basati sulla fiducia dei clienti; le relazioni con una fitta rete di distributori e partners; una migliore collaborazione tra i gruppi di lavoro: lo snellimento dei processi aziendali per consentire ai dipendenti di concentrarsi sulle proprie attività senza perdere tempo con procedure burocratiche;

-

abbassare i costi e arrivare col prodotto sul mercato nel minor tempo possibile.

E-Business vuol dire, in una parola, comunicare. Vuol dire raggiungere nuovi mercati, nuovi clienti, nuove regioni del mondo, e sicuramente nuove fonti di guadagno, incrementando in maniera importante il fatturato. Significa estendere la collaborazione ad abbracciare non solo ogni più remoto angolo dell’organizzazione, ma anche i fornitori esterni, i partners commerciali e la schiera sempre più nutrita di utenti che lavorano a distanza, collegare fonti di informazioni di ogni tipo, così che gli individui possano accedervi e utilizzarle contemporeaneamente on-line, ovunque si trovino. Significa portare gli affari direttamente dove sono i clienti, in qualunque parte del mondo; creare una piattaforma di messaggistica che non si limiti alla gestione della posta elettronica ma supporti anche la pianificazione e la gestione del tempo di interi gruppi di 36

persone, l’accesso al Web, i “newsgroup” e i “forum” di discussione. Tenere le informazioni più importanti al sicuro da occhi indiscreti. Supportare l’utenza mobile in qualsiasi ora del giorno e in qualunque luogo. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che l’e-Business può fare oggi, le potenzialità per le aziende e per i privati sono dunque numerose e da non sottovalutare.

2.1.1. e -BANKING Il 20,6 % degli utenti Internet, utilizza il Web per accedere a servizi bancari41 . Sono 7,8 milioni i conti on-line italiani, di cui 2,5 attivi 42 ; la clientela usa sempre di più l’eBanking sia per operazioni bancarie sia per l’acquisto di prodotti e servizi non finanziari43 . Quasi un terzo dei 7,8 milioni di conti on-line sottoscritti nel sistema bancario italiano, è dunque ormai operativo (il 32,5%). In linea con questa tendenza, sono anche i dati relativi ai volumi. KPMG stima che nel secondo semestre 2004 siano state effettuate on-line circa 34 milioni di disposizioni: 6 milioni sono operazioni alimentate da clientela definibile come “small business” (artigiani, commercianti, imprenditori e piccole aziende), 14,2 milioni sono disposizioni e-Banking effettuate da clientela prevalentemente retail, mentre 13,5 milioni come trading on-line. La clientela usa sempre di più il canale bancario on-line per effettuare operazioni d’incasso e pagamento (pari a 10,3 milioni di operazioni; + 22 % rispetto al primo semestre del 2004), ma anche per le ricariche di cellulari (+24 %), per l’acquisto di carte pre-pagate e di prodotti e di servizi non finanziari (quali ad esempio biglietti, viaggi, etc.).

Sono questi alcuni risultati di sintesi che emergono dal periodico rapporto sulla finanza on-line in Italia a cura di KPMG Advisory, giunto alla sua decima edizione. Lo studio raccoglie ed elabora i dati forniti da 59 intermediari, tra cui le principali Banche e SIM italiane. Per Anna Ponziani, Senior Manager KPMG e curatrice del rapporto, “I risultati confermano, ancora una volta, il successo dei canali on-line in termini di diffusione e di utilizzo presso la clientela. Per le banche inoltre, è particolarmente conveniente orientare la propria clientela verso il web. Il trasferimento di operatività dallo sportello al canale on41 42

Dati Istat, 27 dicembre 2005. Nel secondo semestre 2004, circa 2,5 milioni di conti sono stati attivi, hanno cioè fatto registrare almeno un’operazione di e-Banking. 43 Dati KPMG advisory, 05 maggio 2005.

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line porterà nei prossimi anni graduali, ma sostanziali, contrazioni nei costi operativi delle banche. In questa prospettiva l’e-Banking rappresenta una risposta concreta all’esigenza, sempre più avvertita dal sistema bancario italiano, di contenimento dei costi di gestione del cliente.”

2.2. e -GOVERNMENT

Se

settori

quali

l’e-Business

o

l’e-Banking

vedono

incrementare il loro sviluppo in maniera esponenziale, l’eGovernment, fino a poco tempo fa, non godeva della stessa importanza e dello stesso progresso. Oggi gli utenti utilizzano Internet nel 38,5 % dei casi per relazionarsi con la Pubblica Amministrazione, ottendo informazioni, spedendo e scaricando moduli on-line.

L’e-Government permette allo Stato e di conseguenza alla P.A. di avvicinarsi al cittadino, snellendo le pratiche burocratiche e fornendo comunicazioni agli utenti in maniera semplice e voloce, diminuendo così costi e trafile inutili agli sportelli. Certamente questo settore
è destinato a crescere in maniera considerevole nei prossimi anni, aprendo prospettive interessanti, come l'obbligo per le Amministrazioni di scambiarsi on-line le informazioni, che potranno così essere rese disponibili agli interessati. Strumenti come la Carta d’identità elettronica, la Carta Nazionale dei Servizi
44 45 46

, le nuove applicazioni di e-Democracy

e di t-Government

sono, nelle previsioni, le

“chiavi” di accesso ad una serie di servizi in grado di migliorare la qualità della vita e di snellire le lunghe pratiche burocratiche.

In aggiunta a queste componenti, le tecnologie oggi disponibili sono utilizzabili anche per migliorare l'efficienza dei processi interni della Amministrazione pubblica (ad esempio acquisti di beni e servizi della P.A.) e per valorizzare le proprie risorse umane, aumentandone le competenze ed il know-how.
44

La Carta Nazionale dei Servizi (CNS), è uno strumento di identificazione in Rete riconosciuto giuridicamente dal DPR 445/2000, che attraverso una carta a microprocessore contenente un certificato di autenticazione, permette al titolare di usufruire dei servizi erogati per via telematica dalle Pubbliche Amministrazioni. 45 L’e-Democracy, oltre a permettere la partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni alla vita politica, può garantire una maggiore apertura ed una maggiore trasparenza nelle decisioni di un governo. Internet infatti, può essere usata dai cittadini per osservare i propri governanti, esattamente come può essere usata da chi governa per osservare i propri cittadini. Ciò vuol dire che la democrazia elettronica non è solo uno strumento in più in mano al navigatore, ma è un vero e proprio “Rafforzamento della Democrazia”. 46 Con t-Government s’intendono tutti quei servizi legati alla P.A. disponibili attraverso la televisione digitale terrestre.

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Nonostante questi risultati però, resta ancora molto da fare. Per aumentare la diffusione e l’utilizzo di Internet, lo Stato può svolgere un ruolo fondamentale. Ancora troppo spesso i siti della Pubblica Amministrazione sono fermi alla fase del “sito vetrina”, e ancora poco diffusi, salvo lodevoli eccezioni, sono i siti in grado di offrire dei servizi che abbiano un’utilità reale per il grande pubblico. Nell’insieme, si può dire che attualmente la rete è sfruttata dalla Pubblica Amministrazione a meno del quaranta-cinquanta per cento delle sue potenzialità. Si dovrebbe superare questo ritardo accelerando il passaggio dalla fase del sito-vetrina, strumento per far vedere agli altri chi siamo e che cosa vogliamo, alla fase in cui i gestori del sito si preoccupano piuttosto di capire chi sono e che cosa vogliono i loro utenti, fase in cui il sito opera come una banca di informazioni realmente utili per il cittadino. Al punto estremo di questa evoluzione si colloca la fase in cui il sito non offre solo informazioni ma anche e soprattutto applicazioni interattive e servizi. Gli utenti (sempre più numerosi) che ormai si stanno abituando a fare degli acquisti on-line, non capiscono perché in Rete non possano pagare le tasse, non possano iscriversi all’Università o, una volta iscritti, scegliere il piano di studi, segnalare all’Anagrafe comunale il cambio di indirizzo, chiedere il duplicato della patente smarrita. Anche se alcuni siti ministeriali già oggi offrono numerosi servizi interattivi, che permettono di risparmiare fastidiose code agli uffici, si tratta di iniziative ancora insufficienti. Questo processo di sviluppo dell’interattività dovrebbe estendersi alla globalità delle Amministrazioni, a cominciare dalla scuola (consentendo, ad esempio, allo studente disabile o malato di seguire le lezioni o inviare i compiti in Rete) e dall’Università, e a tutte 39

le altre strutture che da Internet potrebbero trovare giovamento in termini organizzativi e strutturali concependo la Rete come una vera e propria interfaccia globale tra gli uffici ed il cittadino. E’ chiaro che tutto questo richiede adeguati investimenti finanziari insieme a innovazioni organizzative in grado di consentire che le comunicazioni che arrivano attraverso il sito possano essere processate come quelle che vengono presentate agli sportelli, contribuendo all’abbandono della cultura burocratica degli uffici. E’ tuttavia un percorso indispensabile se si vogliono snellire i rapporti con l’Amministrazione, ridurre le distanze che oggi separano lo Stato dal cittadino e dare contenuti reali al passaggio verso la knowledge society.

È anche attraverso questi percorsi, facendo di Internet uno strumento utile da un punto di vista burocratico, sviluppando contemporaneamente atteggiamenti positivi nei confronti di una sua diffusione e venendo incontro ai bisogni pratici e concreti del cittadino, che la nostra società progredisce e compete, sul piano dello sviluppo dei servizi e delle tecnologie, con gli altri Paesi europei. Per altro verso, occorre attrezzarsi sviluppando sinergie tra pubblico e privato e incoraggiare le grandi aziende di servizi a sostenere lo sviluppo dell’attività commerciale sul web. Per poter realizzare questi obiettivi è indispensabile sostenere, e in qualche modo guidare, il processo di evoluzione dei siti web della Pubblica Amministrazione, processo realizzato fino a poco tempo fa all’insegna del più totale spontaneismo. Spontaneismo nella decisione di essere o non essere in Rete; spontaneismo e spesso improvvisazione nella decisione di “come” esserci, e in tutte le scelte riguardanti gli aspetti tecnici e della comunicazione; spontaneismo e confusione nella scelta e nell’assegnazione dei domini (solo recentemente si è scelto il tipo .gov che identifica con certezza i siti della Pubblica Amministrazione). Non molto tempo fa, sia la decisione di apertura di un sito web che la sua gestione da parte delle Pubbliche Amministrazioni non erano soggette ad alcuna regola. Di fatto, le autorità che hanno il compito di dirigere la funzione pubblica o di sovrintendere allo sviluppo dell’informatica nelle Pubbliche Amministrazioni erano state completamente inerti nei confronti del fenomeno Internet. Non ponevano divieti o obblighi ma non davano neanche sostegni. Salvo sotto l’aspetto normativo (firma digitale), il fenome no Internet è stato semplicemente ignorato.

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La rete è dunque nata e si è sviluppata nelle strutture pubbliche all’insegna della più totale improvvisazione. I siti non avevano nulla di omogeneo né per quanto riguardava il look, né per quanto riguardava la struttura, i contenuti, le modalità di navigazione. In pratica, ogni gestore di sito pubblico ha dovuto farsi sul campo le proprie esperienze, provando e riprovando, sbagliando o indovinando. Soltanto ora, lo Stato ha emanato alcune direttive volte a soddisfare le suddette mancanze (si pensi al portale www.italia.gov.it, da dove è possibile connettersi a diversi siti regionali, provinciali e comunali). Infatti, la necessità di orizzontarsi tra migliaia di sigle che non si sa spesso se siano pubbliche o private e l’impossibilità di effettuare una ricerca mirata sui siti pubblici determinano gravi difficoltà per chiunque desideri documentarsi sulla Pubblica Amministrazione o utilizzare al meglio i suoi servizi. Sarebbe quindi utile lavorare per esempio alla costruzione di un “portale” delle amministrazioni in Rete che consenta un’agevole navigazione tra la miriade di siti di amministrazioni centrali e locali, enti pubblici, scuole, università, con ciò stesso fornendo anche una garanzia che il sito cui si accede è gestito da un organismo pubblico. Per altro verso il portale dovrebbe consentire di effettuare una ricerca a tutto campo tra le informazioni presenti sui siti pubblici in relazione a un determinato argomento (una sorta di “management 360°”per la Pubblica Amministrazione). Si tratta quindi di un progetto che non solo metterebbe ordine nella dispersione dei siti, ma consentirebbe di costruire un’ immagine e un’ interfaccia unitaria dello Stato e delle sue articolazioni e, nello stesso tempo, di offrire un valore aggiunto reale al cittadino.

Adesso si può dire che lo sviluppo della Rete nelle strutture pubbliche è, almeno dal punto di vista quantitativo, a un livello confrontabile con quello di altri Paesi a noi vicini. Anche se un certo grado di spontaneismo è inevitabilmente collegato alla dimensione pioneristica e ancora in buona parte sperimentale della comunicazione telematica, non c’è dubbio che oggi è indispensabile trasformare il nostro approccio alla gestione della Rete. Se si vuole che il Paese si presenti con le carte in regola all’appuntamento con la società dell’informazione, dopo la fase dello sviluppo improvvisato e anarchico del sistema pubblico on- line, occorre assolutamente avviare una fase di sviluppo sostenuto e guidato. Uno sviluppo sostenuto dalla formazione, da iniziative e da scambi di esperienze, seminari tecnici, pubblicazioni, oltre che da investimenti e supporti tecnologici finalizzati a

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mettere anche i piccoli enti in condizioni di organizzare al meglio la propria presenza in Internet. E, progressivamente, è quello che sta accadendo.

3. KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E FORMAZIONE

Il concetto di formazione a distanza non è certo nato assieme alle tecnologie digitali; le scuole e i corsi che offrivano diplomi di vario genere utilizzando un sistema di dispense inviate agli iscritti, sono certo noti a tutti. Quali allora le principali caratteristiche di un corso e-Learning ?

Oltre ad abbattere le frontiere spazio-temporali, l’e-Learning offre la possibilità che altri tipi di formazione non possono garantire: la personalizzazione dei percorsi formativi in base alle esigenze del singolo utente. Inoltre attraverso tale tipo di formazione, grazie al supporto delle tecnologie informatiche e di Internet, anche i contenuti proposti possono essere estremamente vari anche in seno alla convergenza di codici comunicativi differenti (immagini, suoni, simulazioni interattive, etc.). Ad essersi accorti di tali potenzialità per ora, nel nostro Paese, sono state in primo luogo le aziende. Questo perché si sono accorte che formazione non è solo motivo di “vanto” per un’impresa, ma è anche un investimento che costituisce un importante fattore strategico anche dal punto di vista della produttività economica. Inoltre pensando alle specifiche esigenze dei collaboratori aziendali, che possono incontrare difficoltà nel partecipare ad incontri formativi fuori sede o in orari non compatibili con la propria attività, la possibilità di avvalersi di corsi on-line personalizzabili quindi, anche da un punto di vista pratico ed organizzativo, è di certo un vantaggio. Le aziende stanno investendo sempre di più in questo settore anche perché, stando ai dati, utilizzare tale strumento di formazione costituisce un no tevole risparmio a livello di costi (si parla di una riduzione di circa il 35%).

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Le soluzioni e-Learning possibili sono diverse, ad esempio utilizzare un metodo misto che preveda alcuni incontri in aula oltre alla formazione on- line; oppure, se questo non fosse possibile, creare comunque delle aule virtuali in cui ogni partecipante possa interagire sia con il formatore che con gli altri partecipanti. Strumenti sempre utili per mantenere una continuità di contatto, sono le chat, le e- mail, i forum e soprattutto le chat audio-video che garantirebbero lo sviluppo di una vera e propria lezione “virtuale”. Questi strumenti assolvono infatti sia la funzione di supporto in caso di difficoltà da parte del formatore, sia uno strumento di interazione, discussione e confronto sui temi trattati tra gli alunni del corso 47 .

I vantaggi che tale sistema di apprendimento offre sono diversi, in parte già evidenziati.

-

assoluta flessibilità sia spaziale che temporale: lo studente non deve recarsi in alcun posto, ma può studiare dove preferisce, senza che vi siano orari fissi da rispettare;

-

migliore gestione e possibilità di condivisione del materiale: certamente tali caratteristiche fanno parte anche di un buon corso in aula, ma la tecnologia permette di condividere, modificare e migliorare i materiali formativi con più facilità, garantendo ad essi maggiore accessibilità (questo permette quindi di aggiornare i corsi in modo più semplice ed anche meno costoso);

-

i costi vengono ridotti: tale aspetto è uno dei motivi per cui le aziende investono in questo settore (gli oneri derivanti dalle trasferte dei propri collaboratori per seguire un corso di formazione possono essere eliminati).

L'e- learning favorisce anche un percorso di auto-apprendimento; infatti non soltanto l'allievo può, e deve, gestire in modo autonomo il proprio percorso di studi (scegliendo tempi, luoghi e percorsi di apprendimento personalizzati), ma grazie a strumenti quali
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L’aumento delle connessioni a banda larga anche in Italia, se le ultime previsioni sono esatte, renderà tale strumento sempre più appetibile ed accessibile da parte di privati o aziende.

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forum, chat o newsgroup creati sul tema del corso, è possibile un rapporto tra chi segue il medesimo corso. Ciò significa anche, in ambito aziendale, creare una relazione con chi evidentemente fa parte del medesimo settore; questo, oltre a favorire confronti sul corso stesso, può stimolare contatti proficui anche a lungo termine tra ind ividui che possiedono lo stesso tipo di professionalità

Per quanto riguarda i possibili svantaggi di un corso e-Learning, se si parla di formazione aziendale, un primo problema può essere legato all'accesso alle tecnologie necessarie per tale tipo di corsi. I lavoratori meno giovani, o comunque meno esperti, potrebbero incontrare difficoltà pratiche nel seguire una formazione on- line; altro aspetto è quello legato a fattori psicologici coinvolti nel processo di apprendimento. Se chat, forum o newsgroup possono evitare l'eccessivo isolamento e una situazione di non supporto a chi apprende, può comunque esservi una minore motivazione all'apprendimento. È esperienza comune che la relazione diretta con chi l’insegnante e con gli altri “allievi”, stimola maggiormente alla partecipazione attiva all'apprendimento. Inoltre il fattore di maggior vantaggio dell'e-learning, la personalizzazione del percorso di studi, dei tempi e dei luoghi, può anche trasformarsi in uno svantaggio. Perché tale personalizzazione sia efficace infatti, occorre che lo studente sia in grado di organizzare il proprio studio con metodo e costanza, elementi non sempre presenti. Nonostante queste problematiche, comunque superabili, il settore e-Learning appare estremamente interessante ed in espansione.

4. KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E VITA QUOTIDIANA

E’ soprattutto l’area relativa alla vita quotidiana ad essere maggiormente caratterizzata dai cambiamenti più evidenti offerti dalle nuove tecnologie di gestione della conoscenza. Stanno sorgendo infatti nuovi modi di comunicare e di conoscersi (relation empowerment); domotica e robotica sono sempre più presenti nelle nostre case; grazie allo sviluppo dell’e-Business, sta prendendo corpo l’e-Shopping, mentre in seguito alla crescita dell’e-Goverment, il cittadino è agevolato nelle pratiche burocratiche che definiscono il suo rapporto con la Pubblica Amministrazione e con lo Stato; l’apprendimento e la formazione on- line a distanza (e-Learning) sta coinvolgendo sempre più famiglie e studenti; si sta

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sviluppando una nuova forma di gestione della salute psico- fisica personale, il self-care management. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat, il bene tecnologico più diffuso è la televisione, presente nel 95,5 % delle famiglie; seguono il cellulare (80,8 %), il personal computer (43,9 %), e l’accesso a Internet (34,5 %), mentre l’11,6 % utilizza una connessione a banda larga. E le percentuali sono in continuo aumento rispetto agli anni precedenti.

4.1. RELATION EMPOWERMENT

Diverse sono le modalità attraverso cui, nella pratica quotidiana, le persone possono interagire, conoscersi e comunicare tra loro sviluppando nuove vie di empowerment, individuali, organizzativi e sociali. Descriveremo queste modalità partendo dai media testuali asincroni, dove la comunicazione tra due o più soggetti non avviene contemporaneamente, per poi arrivare ai media testuali sincroni, dove invece lo scambio comunicativo avviene simultaneamente.

4.1.1. MEDIA TESTUALI ASINCRONI

La posta elettronica: nata nel 1971 per opera di Ray Tomlinson, che stabilirà poco dopo anche l’uso del simbolo “@” (in inglese si legge “at”), per separare il nome utente dal server, l’e- mail si basa sul protocollo SMTP (Simple Mail Transfer Protocol), che permette a un soggetto di spedire un me ssaggio testuale (ora anche sonoro, visivo o ipertestuale) ad un altro soggetto che può leggerlo ed eventualmente rispondere. L’e- mail presenta tre principali vantaggi: consente di comunicare in modo poco costoso (il costo si limita a quello della connessione Internet); consente di comunicare con il soggetto ricevente indipendentemente dalla sua locazione fisica (a condizione che il soggetto ricevente sia in grado di accedere a Internet); consente di comunicare velocemente (la comunicazione via e- mail può avvenire in pochi secondi). Riva, Galimberti e Mantovani (1997), hanno definito rarefazione del processo interattivo, quando lo strumento, in questo caso l’e- mail, cerca di riprodurre gli elementi metacomunicativi presenti nella comunicazione faccia-a-faccia.

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Ebbene, il principale svantaggio della posta elettronica è rappresentato da una comunicazione non completa, ponedosi come “medium ibrido che mescola elementi retorici tipici sia della comunicazione scritta, sia di quella orale, a metà strada tra il telefono e la lettera” (Riva, 2004).

SMS (Shot Message System) : protocollo di comunicazione tipico della telefonia mobile, ma ormai tipico anche della telefonia fissa e dei palmari, l’SMS, nasce nel 1995 senza troppa convinzione da parte delle compagnie telefoniche. Oggi, il 39 % degli italiani usa gli SMS per comunicare. Poco costosi, veloci, gli SMS permettono di segnalare la propria presenza con comunicazioni prima svolte da bigliettini o cartoline postali; trasmettono comunicazioni di servizio, come indirizzi, luoghi d’incontro, orari, numeri di telefono, o comunizazioni private ed intime; sono nuove forme di messaggistica tra fidanzati per segnalare al compagno i propri pensieri; infine, come per la posta elettronica, consentono di comunicare con il soggetto ricevente indipendentemente dalla sua locazione fisica. Evoluzione degli SMS, sono gli MMS, che permettono, oltre alla trasmissione di messaggi testuali, anche l’invio di immagini, video, file audio.

Forum o Newsgroup : un newsgroup o forum di discussione, è una bacheca elettronica che contiene dei messaggi chiamati news, inviati da diversi utenti in relazione ad uno specifico argomento. Il soggetto può limitarsi a leggere gli articoli o inviarne di propri, sotto il controllo o meno di un moderatore. Consentono di ottenere velocemente delle informazioni specifiche circa determinate tematiche, senza iscrizione, a basso costo (solo il costo della connessione ad Internet), e multidirezionale, ossia “ogni utente può decidere se esprimere la propria opinione o svilupparla in risposta a un determinato messaggio secondo modalità che di volta in volta possono essere di appoggio, contrasto, traduzione o complicità” (Riva, 2004). Allargano la dimensione interattiva propria dei media testuali permettendo di dar vita a delle vere e proprie comunità virtuali, uno spazio elettronico in grado di consentire la creazione di relazioni interpersonali, definendosi così come “luogo elettronico” organizzativo che condivida impegni sociali reciproci.

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Probabilmente il newsgroup si rivelerà molto importante nel prossimo futuro, soprattutto con una sempre più matura naturalizzazione delle tecnologie KMT, all’interno di una società della conoscenza. Evoluzione dell’integrazione tra newsgroup e pagine web, è poi il Weblog, composto da una pagina web in cui gli utenti possono lasciare il proprio messaggio testuale o multimediale, che poi sarà archiviato ed organizzato a seconda dell’argomento e del tipo di contenuto.

4.1.2. MEDIA TESTUALI SINCRONI

Chat: l’Internet Relay Chat (IRC), normalmente abbreviato in “chat”, nasce nel 1988 grazie al lavoro del programmatore finlandese Jarkko Oikarinen. In una chat, una volta connessi a uno dei numerosi client dedicati48 e a uno dei tanti server disponibili, gli utenti possono scambiarsi messaggi in forma testuale. Possono scegliere un canale, channel, dedicato ad un argomento specifico, topic, oppure possono crearne uno nuovo. Naturalmente però, per poter “ciattare”, devono scegliersi un soprannome, il nickname.

Le caratteristiche principali offerte dalla chat sono:

-

Sincronia, si comunica in tempo reale;

-

Sono poco costose, si paga il solo costo della connessione ad Internet, ma si può parlare con utenti di tutto il mondo;

-

Anonimato, in una chat non bisogna necessariamente “scoprirsi”. Questo comporta la possibilità di rivelare solo in parte la propria identità (“pesudoanonimato”), o di crearne una nuova, osservando le reazioni degli altri a livello interpersonale;

-

Esclusività, in una chat si può comunicare con tanti utenti oppure con uno specifico in forma privata.

48

Ad esempio “BigFun”.

47

Gli svantaggi di questa forma mediatica sono principalmente due, in primo luogo non si hanno informazioni sui propri interlocutori, in secondo luogo le chat richiedono forme comunicative nuove e diverse. Quest’ultimo concetto si traduce nell’utilizzo di emoticons49 , abbreviazioni, eccesso di punteggiatura, organizzazione delle sequenze comunicative, sviluppo di più linee parallele di discorso anche prima che sia arrivata una risposta ai messaggi inviati, frammentazione del turno conversazionale in più sottounità rispetto ad una comunicazione faccia-a-faccia, scrittura simultanea (non esiste competizione per la presa del turno).

Oggi, oltre alle webchat, che consentono di partecipare ad una chat attraverso una pagina di Internet, si sono sviluppate diverse evoluzioni della chat IRC : l’Internet Phone , nel quale la conversazione avviene tramite messaggi vocali; la SHY (Shared Hypermedia), una piattaforma d’ipermedia condivisi, che consente di applicare l’I RC alla navigazione sul Web, permettendo, per esempio, a due persone che stanno visitando contemporaneamente lo stesso sito di confrontarsi o lavorarci sopra, oppure ad un leader di condurre un piccolo gruppo di utenti, che lo seguono in un’esplorazione guidata, con commenti e confronti in tempo reale; le chat grafiche 50 , dove il soggetto, oltre che dal consueto nickname, è identificato anche da un personaggio grafico stilizzato, chiamato avatar, inserito in ambienti bidimensionali o tridimensionali, simili agli sfondi grafici dei videogiochi. Ma la prima evoluzione è rappresentata dall’Audio/Video Chat (o videoconferenza), che integra il canale testuale con quello sonoro e quello visivo,

avvicinandosi così alla tradizionale comunicazione faccia-a-faccia. Infine, il risultato

dell’integrazione tra le chat e la posta elettronica, ha prodotto l’Instant Messaging 51 , conversazione che permette la

sincrona,

testuale,

audio, video, tra due o più utenti connessi a Internet ed inclusi in una lista di persone predefinite, ad esempio una lista di amici o colleghi.
49

Simboli grafici che, simulando la mimica facciale, permettono di esprimere delle emozioni (elementi metacomunicativi). 50 Ad esempio la chat grafica di “www.duedipicche.it”. 51 Ad esempio MSN Messenger, yahoo! Messenger o ICQ.

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MUD (Multi User Dimension) : esprimere una nuova forma di identità all’interno di un contesto regolato, essere qualcun altro senza che nessuno metta in discussione questa affermazione: questa è la principale caratteristica di un MUD, dove gli utenti sono inseriti in un ambiente condiviso, formato da stanze, uscite ed altri oggetti di arredamento. Un MUD è così una sorta di “realtà virtuale di natura testuale in cui i partecipanti possono sia parlare tra di loro, sia visitare gli ambienti in cui si trovano e interagire con gli oggetti” (Riva, 2002).

4.2. SELF- CARE MANAGEMENT

Il 26% delle ricerche e delle consultazioni svolte su Internet riguarda argomenti legati alla salute e al benessere 52 . Con lo sviluppo delle tecnologie di gestione della conoscenza, ed in particolar modo di Internet, è esploso, prima nel settore medico, ora anche in quello psicologico, un processo di e-everything che ha coinvolto ogni ambito disciplinare e che dà la possibilità di effettuare counseling, psicoterapie, e ricerche on-line attraverso diversificati canali: chat, forum, emailing, videoconferenza, etc. . Tali terapie e consulti on-line vengono definiti di “self-care management”, termine che descrive la possibilità da parte dei singoli individui di gestire autonomamente la propria conoscenza e la propria salute psico-fisica attraverso l’ausilio della Rete.

Diverse sono le modalità attraverso cui può definirsi il self-care management on-line:

-

Ricerca: il soggetto può effettuare una ricerca, di ordine medico, psicologico o di altra natura, con lo scopo di gestire autonomanente il proprio o altrui disagio, oppure con lo scopo di documentarsi preliminarmente prima di effettuare una vera e propria visita dal professionista;

-

Consulenza : una consulenza on- line si può sviluppare come una semplice ricerca, ma differenziandosi da quest’ultima per il canale utilizzato. Se una ricerca si volge

52

Dato estrapolato dall’indagine Censis -Forum per la ricerca biomedica che ha esaminato 190 tra i principali siti sulla salute, suddivisi in quattro categorie (generalisti, istituzionali, farmaceutici, e delle associazioni dei malati) con lo scopo di effettuare un'analisi dell'offerta a disposizione dei cittadini. 13 luglio 2005.

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visitando un sito Web 53 o un portale (ad esempio, dica33.it o psicoanalisi.it), una consulenza si realizza entrando in contatto con esperti o altri soggetti colpiti dal medesimo problema per il quale si sta effettuando un counseling on-line. Questo si sviluppa tramite chat, e-mailing, forum. Raramente questa forma di self-care management è a pagamento;

-

Terapia: la psicoterapia on-line, o una terapia on-line medico-generica, solitamente a pagamento, si realizza con un professionista, in alternativa o come complemento di una terapia tradizionale, attraverso chat, e- mailing, e, soprattutto, video-audio chat, dove si ricrea il tipico setting faccia-a- faccia.

Svantaggi: tempo fa si sottolineava, come limite più evidente di tali terapie e consulti via-Internet, quello dell'impossibilità di interagire fisicamente con il consulente e di comunicare con lui senza condividere lo stesso setting ambientale e di contesto. Si diceva che il professionista e la persona che ha richiesto il servizio non avrebbero potuto in alcun modo stringersi la mano, né tantomeno condividere le percezioni sensoriali originate dall'ambiente immediatamente circostante; il consulente e il consultante avrebbero potuto eventualmente solo sforzarsi di immaginare tali dimensioni di contesto nascoste alla loro percezione diretta. Oggi si potrebbe rispondere per esempio che le chat audio-video permettono di superare, se non completamente almeno in gran parte, queste limitazioni; inoltre si ritiene che in un futuro non troppo lontano si svilupperanno tecnologie ancora più sofisticate, atte a diminuire ancor più tali piccoli disagi 54 . Si possono poi definire “superabili” o estrinseci quei limiti che possono essere eventualmente ridotti o annullati, adottando nuove e più avanzate tecnologie e/o sviluppando nuove competenze rispetto ad un loro più adeguato utilizzo.

53

Un sito Internet che ho trovato molto interessante è “www.psicoonline.it”. Al suo interno si possono trovare tematiche inerenti il mondo della psicologia e di quello medico, dibattiti, news, sondaggi, chat con esperti, forum di discussione, link ad altri siti o a riviste specializzate, etc. . 54 Vedi capitolo quinto. Vedi principalmente i concetti di “interpretazione incarnata” e di “realtà virtuale”.

50

Fra questi limiti estrinseci si ricorda la lieve desincronizzazione tra l'ascolto della voce e la percezione delle immagini che può verificarsi durante il collegamento diretto della consulenza on-line. Tecnicamente, la consulenza e la terapia on-line in collegamento diretto audio-video si servono di una Web Camera per la cattura delle immagini video. Pertanto il fenomeno della desincronizzazione audio-video o della rappresentazione dell'immagine poco definita, troppo piccola o “a scatti”, si può evitare o ridurre al minimo adottando sistemi tecnologici più avanzati di trasmissione come l' ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line) invece dell'ISDN55 (Integrated Services Digital Network). Un altro limite descritto in letteratura è il limite sociale, costituito dall'esclusione di tutte quelle persone che, per i più svariati motivi (legati agli atteggiamenti verso queste tecnologie, le conoscenze e i loro costi economici, etc.), non possiedono un Pc o, pur avendolo, non raggiungono i requisiti minimi necessari per poter usufruire di un servizio online in collegamento audio- video. A questo limite si potrebbe replicare sottolineando come nel prossimo futuro la diffusione delle tecnologie via-computer e di Internet sarà sempre più capillare, andando a coprire anche quelle fasce della popolazione che oggi ancora non le possiedono; per di più ritengo che un limite sociale più “forte” rispetto a quello appena accennato, sia rappresentato dall’impossibilità finanziaria di quelle persone che non possono permettersi di pagare terapie face-to-face negli studi privati dei professio nisti; o ancora di tutti quegli utenti che, per motivi di handicap fisici o di lavoro (tempi ristretti, distanze, etc.), non avrebbero la possibilità di recarsi fisicamente nelle “stanza” dello psicoterapeuta. Le pratiche di “self-care management” sopra descritte potrebbero invece risolvere questi, a mio parere, veri limiti sociali.

Vantaggi: il self-care management attraverso Internet è un trend in continuo aumento, legato anche alla progressiva naturalizzazione e diffusione delle tecnologie KMT nella pratica quotidiana, ed i principali vantaggi offerti da una terapia o da una consulenza online, che spiegano la loro sempre più importante presenza tra pratiche di gestione autonoma della salute psico- fisica, sono i seguenti:

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Tipologia di connessione Internet ormai superata, soprattutto in termini di velocità di trasferimento dati.

51

1. Effettuare una consulenza o una ricerca psicologica, medica o sessuologica on-line può essere, se realizzata in modo deontologicamente corretto, una nuova ed importante opportunità per tutti, sia per le persone che ne fanno richiesta sia per i professionisti. Infatti, chiunque abbia le motivazioni adeguate per un lavoro di questo tipo, premesso che abbia a sua disposizione i requisiti tecnici di base e una sufficiente dimestichezza nell'utilizzo di un personal computer, potrà farlo direttamente dalla propria abitazione.

2. Il fatto che il professionista e la persona realizzino una seduta psicologica, medica o di altro tipo comunicando tra loro a distanza, è una risorsa in più che si aggiunge al repertorio degli interventi clinici già esistenti che hanno come caratteristica comune quella della seduta faccia-a-faccia con il professionista nella stanza di consultazione o nell'ambulatorio. In altre parole, il self-care management on-line, soprattutto attraverso la modalità audio-video (cosa che avviene ad esempio nella psicoterapia online), può prevenire e promuovere la salute psicologico-medica e relazionale, diagnosticare, sostenere emotivamente, favorire l'abilitazione e la riabilitazione di persone che vivono un certo disagio (o bisogno) che spesso è di natura complessa, biologica-psicologica e sociale.

3. Poter fare una consulenza direttamente dalla propria abitazione e in orari maggiormente flessibili, può facilitare la realizzazione di un primo contatto con il professionista, alleviando in questo modo il consultante da emozioni quali la vergogna sociale o l'imbarazzo di doversi esporre pubblicamente come “paziente con problemi di mente”. Inoltre la consulenza on-line potrebbe anche costituire un primo incontro-contatto, un colloquio clinico preliminare a cui eventualmente si potrà far seguire un incontro tradizionale in ambulatorio o stanza di consultazione.

4. Infine, tra le risorse più concrete che accompagnano l'utilizzo delle consulenze on-line, si ricorda anche il risparmio economico e di tempo, a vantaggio soprattutto del consultante.

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Capitolo terzo KNOWLEDGE MANAGEMENT REENGINEERING: LE TRASFORMAZIONI IN ATTO

La società odierna è caratterizzata da processi di gestione della conoscenza e da sistemi di relazione interpersonale sempre più virtuali. Se negli anni Novanta si doveva parlare, in relazione alle tecnologie mediatiche ed informatiche, di Information and Comunication Technologies (I&CT), e prima ancora di Information Technologies (IT, anni Settanta), sottolineando il diverso “potere gestionale” delle tecnologie rispetto alla comunicazione e all’informazione, oggi si deve necessariamente parlare di Knowledge Management Technologies (KMT). Questo “passaggio” dall’I& CT ad una “società ad alto tasso di KMT”, va in buona parte addebitato alla crescita di Internet, che ha portato, soprattutto dal finire degli anni Novanta ad oggi, allo sviluppo di tecnologie capaci di gestire la conoscenza in maniera innovativa e globale, permettendo di amministrare le informazioni a “360°”, in qualsiasi momento e in qualunque campo del sapere, dal lavoro al tempo libero, dallo studio alla comunicazione, dalla salute psico- fisica alla cultura e alla ricerca, innescando e sostenendo modalità di empowerment individuali, organizzativi sociali. Questi parte avvenimenti, già descritti in nel di ed gruppo, anche

capitolo secondo, sono sotto gli occhi di tutti; quelli che invece non sembrano così evidenti sono i cambiamenti cognitivi, relazionali, percettivi e sociali che risultano dalla

naturalizzazione delle tecnologie KMT nella nostra società; ma anche questi avvengono, ogni giorno, in modo più o meno tangibile.

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1. UN CAMBIAMENTO STRUTTURALE

Nella storia delle tecnologie mediatiche si sono verificate diverse rivoluzioni, distinguibili in strutturali e tecniche: le rivoluzioni strutturali danno luogo a cambiamenti fondamentali nelle coordinate di spazio e tempo; le rivoluzioni tecniche realizzano invece un cambiamento fondamentale nella struttura delle connessioni, delle memorie artificiali, nella riproduzione dei loro contenuti. Le nuove tecnologie di gestione della conoscenza possono a tutti gli effetti considerarsi una rivoluzione strutturale, in quanto segnano la fine della distinzione tra i “media fissi nello spazio e nel tempo” e quelli che superano queste dimensioni: “i nuovi media sono infatti una combinazione “di media in linea e di media che non lo sono”56 . D'altra parte si è avuta anche una rivoluzione tecnica con l'introduzione delle memorie artificiali, delle trasmissioni, e delle riproduzioni digitali: sempre per Van Dijk 57 , “l'essenza della rivoluzione attuale può essere riassunta nei termini integrazione e interattività” (2002). Un cambiamento molto importante infatti è l'integrazione delle telecomunicazioni, della comunicazione/gestione dati e delle comunicazioni di massa in un solo medium58 , secondo quello che è stato definito “processo di convergenza”. Il digitale e la “convergenza tecnologica”, ovvero la progressiva integrazione in formato digitale dei diversi media, hanno spazzato via le barriere fra le diverse discipline e le forme di comunicazione fino a trasformare alla radice le modalità e lo statuto epistemologico stesso dei tradizionali vettori della cultura, della comunicazione, della formazione. Internet, è l'esempio più compiuto di tale “convergenza digitale”. Un altro mutamento è la svolta della “comunicazione mediale interattiva”: con le nuove tecnologie interattive è possibile stabilire comunicazioni sia bidirezionali che multidirezionali (si pensi ai Weblog); è cambiato il sistema di consultazione/gestione delle informazioni e si è allargato il modello della conversazione/comunicazione, dando la

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Van Dijk, 2002. “La comunicazione via-computer si configura come una "mossa", una inevitabile scelta tra diversi "course of actions", capace di provocare processi di interattività indipendentemente dal livello di consapevolezza degli attori del gioco in atto ed è in grado di produrre differenti interpretazioni spaziotemporali che sono anche funzione della complessità dei "media" utilizzati”. Ricci 1995 57 Van Dijk, olandese, è ritenuto una figura molto importante all’interno della “Psicologia della Comunicazione” soprattutto per aver descritto ed analizzato l’impatto dei nuovi media nella società e per aver effettuato la ricerca sull’analisi del discorso etichettata “Analisi Critica del Discorso” (ACD), volta a far risaltare “la tensione demistificatrice che dovrebbe animare qualsiasi indagine sul nesso tra le pratiche enunciative di senso e l’ideologia dell’organizzazione sociale di appartenenza”. Mininni-Anolli, 2002. 58 Si pensi ai telefonini o ai palmari, capaci di permettere comunicazione, gestione dati e connessione Internet alla pari di un personal computer.

54

possibilità di combinare voci, dati, testo e immagini nella comunicazione mediale, rendendola competitiva nei confronti della comunicazione faccia-a-faccia. Vediamo ora di approfondire queste ed altre trasformazioni in atto.

2. KNOWLEDGE MANAGEMENT REENGINEERING

Un cambiamento molto importante indotto dalla nuove tecnologie mediatiche, è innanzitutto il nostro rapporto con la conoscenza, in particolar modo con la gestione del sapere e delle informazioni. Da un lato il primo elemento che sta mutando è la velocità: mai come oggi le conoscenze si sono sviluppate così rapidamente, né hanno subìto una così celere obsolescenza, rimpiazzate dalle nuove. Ad esempio, il patrimonio di conoscenze di cui una persona dispone all'inizio della propria carriera lavorativa è destinato a diventare, al termine della sua vita professionale, in tutto, o in parte sorpassato. Sotto questo aspetto ci troviamo in una situazione del tutto nuova nella storia dell'umanità, una trasformazione di grande importanza che è necessario tenere in assoluta considerazione. Questo cambiamento e di conseguenza i processi di riorganizzazione attivati, coinvolgono ogni settore, lavorativo, formativo, della vita quotidiana, e ogni ambito disciplinare (matematica, fisica, sociologia, psicologia, architettura, biologia, medicina, filosofia, etc.). E' una situazione in cui si apprende continuamente e in cui il sapere, anche specialistico, non è più riservato ad un’élite di ricercatori o di specialisti della conoscenza, ma concerne tutti gli individui che abbiano una qualche dimestichezza con le nuove knowledge technologies o che siano divenuti, in seguito ad una maggiore naturalizzazione delle stesse nella pratica quotidiana, attori “knowledge professional”59 . Si tratta di una vera e propria rivoluzione nella gestione del sapere rispetto al passato. Attraverso le tecnologie digitali ed Internet gli uomini possono, e potranno sempre di più nel prossimo futuro, gestire le informazioni in maniera nuova, in qualsiasi momento ed in qualunque campo del sapere. Con i nuovi media l’utente ha la possibilità di organizzare la propria conoscenza, apprendere, approfondire, ampliare il proprio bagaglio culturale, comunicare e scambiare

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Vedi ultimo paragrafo di questo capitolo.

55

informazioni, trovare ciò che è di suo interesse. Tutto il lavoro consiste essenzialmente in un filtraggio, in una scelta, in una selezione dei contenuti. Inoltre, in un futuro ormai vicino, nascerà una nuova generazione di strumenti, i famosi “age nti intelligenti”60 , che aiuteranno ancor di più in questa operazione di filtraggio, e permetteranno poi di dar vita ad una sorta di “cartografia dinamica della conoscenza”, che consentirà all’utente di dirigersi verso le zone di Internet in cui si troveranno le informazioni desiderate. Per di più, all’interno di forum o newsgroup, già adesso si trovano persone specializzate in determinati campi del sapere con le quali è possibile scambiare informazioni e contenuti su specifici argomenti61 . Naturalmente, come in qualsiasi altro settore, ci vuole tempo per entrare in contatto, per apprendere e per familiarizzarsi con questi mezzi. Ed è quello che sta accadendo alla nostra società.

Un altro importante elemento di cambiamento è costituito dalla nascita di nuove tecniche, specialmente digitali ed informatiche, che forniscono i supporti delle tecnologie intellettuali, che trasformano ed estendono cioè le capacità cognitive: la memoria con le banche-dati, gli ipertesti e gli iperdocumenti; l’immaginazione con tutti i sistemi di simulazione; la percezione con gli strumenti per produrre immagini a partire dai dati, come si vede per esempio in medicina 62 , e così via: adesso, l’utente ha a disposizione un gran numero di tecnologie cognitive che trasformano i suoi modi di pensare. L'altro approccio, o meglio, l'altra dimensione del cambiamento, è che non si hanno soltanto strumenti per estendere le capacità cognitive individuali, ma le tecnologie digitali, l'interconnessione mondiale via-Internet, costituiscono anche un nuovo spazio di comunicazione particolarmente propizio a ciò che viene definito da Pierre Lévy “intelligenza collettiva”. L'intelligenza collettiva è la messa in comune delle capacità mentali,

dell'immaginazione, delle competenze che permettono alla gente di collaborare, di lavorare e di apprendere insieme. Se si guardano al tempo stesso la velocità con cui le conoscenze si evolvono, l'estensione delle capacità cognitive individuali mediante le tecnologie, e le nuove
60 61

Vedi capitolo quinto. Ciò che è rilevante sottolineare, e che gli utenti devono capire, è che la selezione dei contenuti tramite le nuove tecnologie di gestione della conoscenza, è operata dall'individuo: è lui che ha in mano gli strumenti per farla. Con i media tradizionali, giornali, radio e televisione analogiche, e anche scuola, la selezione la fa un centro tecnico, un'autorità gerarchica o persone specializzate che la operano per un vasto pubblico, non per una persona o per un piccolo gruppo specializzato in questo o quel campo. 62 “Telemedicina”.

56

possibilità di apprendimento cooperativo e di collaborazione tra la gente e al livello intellettuale, ci si trova davanti ad una concezione nuova nel rapporto con il sapere e si è contemporaneamente obbligati a constatare che molte concezioni pedagogiche circa l'apprendimento e l'insegnamento, molte delle istituzioni scolastiche e dei metodi per riconoscere o convalidare le competenze sono stati elaborati in un periodo in cui il rapporto con la conoscenza era molto diverso da quello che è divenuto oggi grazie all’apporto delle nuove tecnologie mediatiche. Anche secondo il filosofo Derrick De Kerckhove le tecnologie operano profonde modificazioni nel modo di pensare dell'uomo, che viene concepito dall’autore come un ecosistema biologico, in continuo dialogo con la tecnologia e la cultura. Partendo da questa concezione De Kerckhove ha sviluppato il concetto di “intelligenza connettiva”, che ben si inserisce in un dibattito sui cambiamenti operati dalle nuove tecnologie.

2.1. INTELLIGENZA “CONNETTIVA ” E KNOWLEDGE MANAGEMENT 360°

Le reti informatiche stese tra i computer non avrebbero solo reso infinitamente più rapida la circolazione di dati ma starebbero anche creando una nuova forma di sapere e di autocoscienza umana grazie alla sintonia tra “la macchina e la mente”, l'una resa supporto “docile” del pensiero generato dall'altra. De Kerckhove afferma: “Internet ci fa accedere a un ambiente vivo, pressoché organico, di milioni di intelligenze umane perpetuamente al lavoro su qualcosa o su tutto con potenziale rilevanza per qualcuno e per tutti”. Gli archivi di ogni genere si smaterializzano trasferendosi dalla carta alla Rete, nascono il libro elettronico (e-Book), le biblioteche digitali, i siti informativi, i giornali online 63 , etc., tanto che adesso si può accedere a qualunque informazione o contenuto del sapere umano (dalla medicina alla psicologia, dall’economia alla giurisprudenza, dalla matematica alla fisica etc.), concretizzandosi così il concetto di “knowledge management 360°”. Con questo concetto “si vuole sottolineare proprio questa trasformazione nei processi cognitivi, relazionali, economici, sociali e culturali che nasce dagli attuali trend di diffusione di massa e di naturalizzazione delle tecnologie di gestione della conoscenza viacomputer” (Ricci, 2005).

63

Ad esempio “www.corriere.it”, sito Web del Corriere della Sera.

57

L'effetto di questo fe nomeno sarebbe una nuova condizione cognitiva che De Kerckhove definisce “webness”, cioè connessione : “non una semplice sommatoria di bit o di intelligenze, ma un nuovo tessuto culturale, che vive di un intreccio di contatti in tutte le direzioni” (De Kerckhove, 1997). In antitesi alle moderne strategie di innovazione nella gestione delle conoscenze in reti telematiche interattive, basti pensare come ogni precedente sistema di comunicazione mediatica, ottenuto tramite la composizione di libri ed altre forme di carta stampata, o più di recente tramite programmi della radio o della la televisione, siano stati fondati su un flusso di informazione “unidirezionale”, pre-organizzato centralmente. “L’intelligenza connettiva” sarà la reale premessa di un’effettiva “democrazia culturale” che potrà svilupparsi nel prossimo futuro, sulla base di una costruzione coscientemente interattiva e quindi non più gerarchizzata della condivisione del sapere. Infine è importante considerare come le trasformazioni in atto sul piano della gestione della conoscenza, abbiano oggigiorno un forte impatto sulla necessità di cambiamento del sistema educativo, ottenibile mediante l’utilizzo appropriato delle moderne knowledge technologies, per dar vita ad un rinnovamento delle conoscenze finalizzato allo sviluppo della futura “società della conoscenza”.

Quanto sopra favorisce lo sviluppo di una rinnovata tipologia di “Intelligenza Connettiva” che in pratica viene ad essere la risultante della composizione dell’ “Intelligenza Sociale Collettiva” e dell’ “Intelligenza Creativa Individuale. Dobbiamo oggi constatare però che la realizzazione di una necessità di cambiamento propria di un’epoca di trasformazione sociale ed economica nella quale stiamo vivendo, per quanto già abbia a disposizione gli strumenti tecnologici interattivi, si sviluppa in un contesto formativo nel quale sono ancora carenti le competenze ed abilità necessarie per generare una ampia integrazione tra reti tecnologiche e reti sociali. Pertanto lo strumento “Internet” va considerato ancora come una condizione necessaria, ma non sufficiente per attuare un rapido cambiamento cognitivo ed acquisire quelle raffinate capacità e professionalità innovative, proprie della gestione creativa delle conoscenze via-Web, che rappresentano l’effettiva esigenza primaria per organizzare lo sviluppo della futura knowledge society. In ogni caso il processo di trasformazione volto alla formazione di una nuova “intelligenza connettiva” si sta già verificando, quale frutto composito dell’intero genere umano interagente in Rete. 58

2.2. RIORGANIZZAZIONE COGNITIVA E PERCETTIVA

Le knowledge management technologies vengono concepite come “dilatazione” della mente umana, in riferimento alla loro capacità cognitiva e computazionale sempre più vicina ai processi cognitivi propri dell’uomo. I nuovi media sono da considerarsi tecnologie cognitive, ovvero dispositivi in grado di coinvolgere i processi interni della mente. Le innovazioni nella tecnologia della comunicazione e di gestione della conoscenza, comportano riorganizzazioni sensoriali e cognitive che in generale si accompagnano a un trasferimento di compiti e funzioni interne, mentali, su supporti esterni, fisici64 . Per Calvani 65 l'utilizzo dei nuovi media ha comportato e comporterà nuove possibilità per la mente umana:

-

l'alleggerimento del carico cognitivo: grazie alle elevate capacità di elaborazione e di immagazzinamento delle tecnologie informatiche di ultima generazione, trasferendo parte del carico cognitivo di lavoro alla macchina, il lavoro cognitivo umano viene notevolmente semplificato e velocizzato, con notevoli vantaggi;

-

la valorizzazione di alcune funzioni cognitive: attraverso le nuove macchine cognitive, vengono esaltate alcune funzioni proprie della mente umana, come la strategia inferenziale;

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l'ampliamento dell'area di conoscenza;

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l'apertura di nuovi spazi e funzionalità della mente se il contesto socio-culturale lo consentirà.

Seguendo questa linea di pensiero si può affermare che la diffusione e la naturalizzazione delle knowledge technologies sta comportando mutamenti significativi all’interno dei processi cognitivi e percettivi. Nel tentativo di descrivere tali mutamenti, Patricia Greenfield, direttrice del Children's Digital Media Center dell'Ucla, afferma che ciascun medium tecnologico stimola processi

64 65

Calvani, 1999. Antonio Calvani, docente di “Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento” presso l'Università degli Studi di Firenze.

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sensoriali e di pensiero specifici, sottolineando così come ciascun artefatto tecnologico, a ragione delle sue intrinseche caratteristiche tecniche e del proprio particolare codice, privilegi uno o più canali cognitivi ed accentui tipologie diverse di informazioni stimolando processi sensoriali e di pensiero, nonché stili comunicativi, peculiari. Spiro 66 ha elaborato la “Teoria della Flessibilità Cognitiva”, che è “l'abilità di ristrutturare spontaneamente le proprie conoscenze in molti modi, in risposta adattiva al cambiamento radicale delle richieste situazionali”. Affinché si giunga a questa flessibilità è necessario saper rappresentare la conoscenza mediante dimensioni multiple. Attraverso l'utilizzo dei casi è possibile rendere la complessità e la variabilità concettuale legata a un dominio di conoscenza. Un medesimo materiale per esempio può essere esplorato da differenti prospettive concettuali e lo sviluppo di ambienti d'istruzione multimediali può permettere la generazione automatica di sequenze di casi. Secondo Bettetini 67 , la simulazione via-computer rimanda al fenomeno di significazione, in quanto interessa sia l'ambito mentale che quello sensoriale. Ma nella realtà virtuale68 l'immagine non ha necessariamente un referente reale e quindi il passo ulteriore conduce alla considerazione della virtualità del reale. I nuovi media, e soprattutto l'ipertesto, hanno anche fatto evolvere la scrittura (e lo stanno facendo sempre di più), modificando il rapporto stesso tra autore e lettore, che è ora chiamato a interagire maggiormente col testo e con lo scrittore stesso, potendo scegliere il suo percorso di lettura all'interno delle possibilità date69 . Come afferma Landow: “man mano che i lettori procedono attraverso una tela o rete di testi, spostano continuamente il centro, dunque il principio focale e organizzativo, della loro indagine ed esperienza”. L'organizzazione e la gerarchia interna delle parti del testo non hanno più una strutturazione lineare, bensì “a rete”, e consente quindi molteplici attraversamenti al lettore, che diviene più attivo di quanto non sia mai stato nel passato. In altre parole, l'ipertesto fornisce un sistema infinitamente “rientrabile” il cui punto di focalizzazione provvisorio dipende dal lettore, che diventa così un vero lettore “attivo e dinamico”70 .

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Spiro, Jehng, 1990. Professore di “Teoria e tecnica della comunicazione sociale” presso l’Università Cattolica di Milano. 68 Per un maggiore approfondimento del concetto di realtà virtuale vedere il capitolo quinto. 69 Si pensi all’interattività che contraddistingue alcune biblioteche digitali. 70 Landow, 2000.

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Seguendo gli studi e le posizioni rispetto ad una riorganizzazione cognitiva e percettiva della mente umana operata dalle nuove tecnologie, importante paradigma teorico, il determinismo tecnologico degli “psicotecnologi” della “Scuola di Toronto”, che vede in Marshall Mc Luhan il suo più valido sostenitore, afferma che l’introduzione di una nuova tecnologia mediatica nella società modifica i processi sensoriali e cognitivi coinvolti dal processo comunicativo sviluppando un nuovo modo di pensare, sentire, interagire; inoltre, ogni singolo mezzo tecnologico può produrre effetti precisi sull’utente, a livello percettivo e cognitivo. Esiterebbe dunque un legame tra i supporti tecnologici utilizzati per la comunicazione e la gestione delle informazioni e i processi cognitivi che si mettono in atto. Per McLuhan, che concepisce “il medium come messaggio”71 , il contenitore influenza il contenuto e la sua percezione. In questa direzione Lister e colleghi 72 parafrasano il suo pensiero: “l’importanza di un medium (visto come estensione corporea), non è relativa solo alla possibilità di estendere fisicamente un arto o un sistema anatomico (la ruota come estensione del piede etc.). E’ anche legata alla possibilità di alterare il rapporto tra le caratteristiche dei diversi sensi (vista, udito, tatto, gusto) influenzando il nostro funzionamento mentale (la possibilità di avere idee, percezioni, emozioni, esperienze, etc.)”. Queste alterazioni sono tanto importanti quanto maggiore è il numero dei canali sensoriali impiegati nell’utilizzo di una specifica tecnologia, mentre più il messaggio è “intenso” (complesso), minore sarà l’opera di integrazione richiesta da questo all’utente durante la percezione. Contrariamente all’approccio del determinismo tecnologico, il costruzionismo sociale di Williams, concepisce lo sviluppo della conoscenza come un fenomeno sociale: se per gli “psicotecnologi” è la specifica tecnologia mediatica che apporta mutamenti nelle interazioni e nella sfera cognitiva e percettiva degli utenti, per Williams 73 ed il costruzionismo sociale, il medium nasce sempre come risultato di determinate forze sociali e culturali. Infine, nell'approccio tecno-antropologico, Pierre Lévy, parla di “tecnologie dell'intelligenza” riferendosi alle knowledge tecnologies, sottolineando l’influenza di queste sui processi cognitivi degli individui. Per “tecnologie dell’intelligenza” l’autore intende quelle tecnologie collettive della percezione, del pensiero e della comunicazione che derivano da “un mondo variegato, mescolato, i cui effetti di soggettività emergono da processi locali e transitori” (Lévy, 1990). In questo mondo la tecnica si definisce in
71 72

McLuhan, 1962. Lister e collaboratori, 2003. 73 “Tutte le tecnologie sono state sviluppate e migliorate per supportare delle pratiche umane esistenti o delle pratiche future e desiderate” (Williams, 1974).

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relazione alle modalità sociali d'uso delle sue potenzialità, ed è un forte fa ttore di trasformazione delle possibilità di produzione cognitiva. L'atteggiamento di Lévy di fronte alla conoscenza è costruttivista e situato: l’autore è l'atto comunicativo che definisce la situazione, che dà senso ai messaggi e alla comunicazione, e la situazione è ridefinita ininterrottamente dal processo di interpretazione collettiva in atto. Così la struttura ipertestuale spiega tutti quegli aspetti della realtà in cui entrano in gioco le significazioni, come la comunicazione e i processi “socio-tecnici”. Ogni persona, attribuendo a un messaggio un suo senso, costruisce un suo ipertesto, ed il senso comune è l'elaborazione collettiva di un ipertesto.

2.3. RIORGANIZZAZIONE RELA ZIONALE, SOCIALE , CULTURALE

L'introduzione nel lavoro e nel tempo libero delle knowledge technologies sta determinando trasformazioni che coinvolgono livelli sociali diversi. L'impiego dei nuovi strumenti di comunicazione tecnologica coinvolge infatti sia i comportamenti dei “micro” sistemi umani (individui, coppie, famiglie) sia quelli “macroscopici” (gruppi di persone con storia e identità non parentali, che funzionano come sistemi di appartenenza sociale e comunitaria). In altri termini, le nuove tecnologie mediatiche stanno modificando l'assetto e la complessità delle connessioni, ampliando di fatto le possibilità dei sistemi umani di relazionarsi tra loro, potenziando i tempi e i modi dello sviluppo sociale comunitario e globale. Pertanto, i contesti entro cui possono dispiegarsi i processi comunicativi si sono ampliati e diversificati molto negli ultimi tempi, tanto da vederci tutti coinvolti in continui e sempre più rapidi aggiornamenti terminologici e quindi concettuali. Per di più la cultura e la comunicazione rappresentano le forme più universali di partecipazione alla società, soprattutto in un momento di acuta transizione culturale, sociale e storica come quello che stiamo vivendo. Nell’ultimo decennio infatti il mondo dei media è cambiato, così come è cambiato il modo in cui i soggetti gestiscono la comunicazione e la conoscenza, maturando modalità diverse di confrontarsi con la realtà. L’exploit tecnologico ha aumentato le opportunità di accesso alla disponibilità e alla competenza comunicativa, contribuendo allo sviluppo di quella che De Kerckhove definiva una “democratizzazione culturale”.

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È chiaro dunque come le nuove tecnologie di gestione della conoscenza stiano modificando, insieme alla dimensione cognitiva e percettiva, anche quella comunicativa e quindi relazionale e socio-culturale. Nuove opportunità comunicative e di interazione vengono riconosciute e praticate dalle nuove generazioni, se si considera che i giovani sono sicuramente il simbolo del cambiamento e il motore del rinnovamento dei consumi culturali: attivi, esplorativi, competitivi e capaci di decodificare il bombardamento comunicativo, sanno muoversi sull’asse generalismo-personalizzazione dei consumi nella ricca e variegata offerta di input mediali e culturali, e sperimentano nuove forme di comunicazione e di socializzazione come quelle legate a Internet e al cellulare. Ma i giovani non sono i soli a muoversi con dimestichezza nel panorama delle nuove tecnologie mediatiche: anche gli adulti, e persino gli anziani 74 (che per non rimanere “indietro” rispetto ai nipoti, si adattano e imparano ad usare computer, Internet e telefonini), stanno modificando le proprie abitudini relazionali e sociali, adeguandosi al rinnovamento culturale indotto dalle nuove tecnologie.

“Utenti” internet per età75
Percentuali

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Secondo l’analis del Censis, il segmento tradizionalmente più forte (25-44 anni) rappresenterebbe ora poco più della metà delle persone on-line. Una fascia più estesa di adulti, dai 25 ai 54 anni, è il 65 % del totale (87 % nel caso dei collegamenti dal luogo di lavoro). Rimane ancora molto debole la diffusione della rete fra gli anziani, ma si cominciano a notare piccoli segni di miglioramento (naturalmente non è facile capire quanto ciò dipenda dall’afflusso di persone anziane che decidono di collegarsi o dall’invecchiamento di chi era già in rete anni fa – ma, anche se non numerose, ci sono persone con più di settant’anni che imparano per la prima volta a usare l’internet e dimostrano di saperlo fare con abilità non inferiore a quella dei giovani). 75 Dati Censis.

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KMT e identità: le nuove tecnologie mediatiche influenzano i processi cognitivi, percettivi, relazionali. È facile dunque intuire come la loro diffusione e naturalizzazione nella società possa avere ripercussioni anche rispetto al concetto di identità, sia individuale che sociale. Ma in che modo il progresso tecnologico e le trasformazioni del moderno si riflettono sui processi di socializzazione e di costruzione delle identità? Quali percorsi formativi sono preannunciati da queste dinamiche? I media penetrano nel vissuto e nelle abitudini degli individui e favoriscono processi di interiorizzazione di stili comunicativi e comportamentali 76 , di chiavi di lettura di diversi percorsi interpretativi della realtà. In tal senso, fungono da vettori valoriali e assurgono a simbolo di quegli spazi dell’agire comunicativo spesso trascurati dalle tradizionali agenzie di socializzazione 77 . Contribuirebbero così allo sviluppo di un’identità individuale e sociale in maniera diversa rispetto al passato.
Mai come negli ultimi quindici anni infatti, l’identità in quanto tale, dei singoli come dei gruppi, è parsa diventare episodica, plurima e diluita. Di qui, la metafora della “liquidità”, presa in prestito dal sociologo Zygmunt Barman per indicare il concetto di identità. Resa liquida, l’identità individuale appare per certi versi inafferrabile, “ineffabile”, “plastica”, ma anche molteplice e soggetta all’influenza culturale e comunicativa, di mondi e di culture sentiti vicini e prossimi.

Un'identità non rigida, senza fissa dimora, meno unitaria, più complessa, prodotta da diversificate componenti in rapporto dinamico tra loro. Le più recenti teorie della personalità concepiscono la mente come la concepiva Jung: multi-polare, con un Sé complesso come simbolo della totalità psichica. Le knowledge management technologies sembrano proprio spingere verso una mente con questo genere di organizzazione. I processi di cambiamento innescati dalla naturalizzazione delle tecnologie di gestione della conoscenza, vanno così ricercati anche in relazione ad una concezione dell’identità individuale e sociale completamente diversa da quanto si credeva nel passato: i confini tra il reale e il virtuale, che si stanno via via assottigliando grazie alla diffusione e alla naturalizzazione delle tecnologie via-computer, e l’anonimato degli spazi virtuali, stanno rendendo possibile la costruzione di nuovi Sé dando la possibilità di vivere vite parallele
76

Una nota a parte merita il concetto di stile comportamentale. Le nuove tecnologie di gestione della conoscenza stanno mutando i nostri modi di comportarci nella vita quotidiana. Stiamo imparando ad usare il cellulare, il computer, Internet e le nuove tecnologie digitali per comunicare, per gestire ed organizzare sapere e conoscenza. Queste nuove modalità comportamentali sono certamente diverse rispetto ad un passato in cui la comunicazione, le relazioni interpersonali, la socializzazione, la gestione del tempo libero, l’organizzazione del lavoro e della conoscenza/informazione, etc., assumevano caratteristiche diverse, evidentemente non legate ad un’interazione e ad una comunicazione mediate o quasi mediate ipermediali con le macchine cognitive, ma strettamente connesse a rapporti face to face. 77 Le agenzie di socializzazione, scuola, famiglia, gruppo di amici, mediano tra l’individuo e la società: i nuovi media rivoluzionano l’idea della reciprocità tra socializzatori e socializzandi dell’azione socializzativa e aprono la strada ad una socializzazione senza mediazioni, che si traduce in una sorta di “auto-socializzazione”, dove la trasmissione di valori e norme viene spogliata di autorità.

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(come nei MUD 78 , domini a più utenti); da qui la concezione di un Io che stiamo scoprendo, anche grazie ai nuovi media, “ipertestuale, frammentato, complesso, e relativo come la realtà esterna”(Turkle, 1997). Il Sé, con le nuove possibilità offerte dal mondo virtuale, diviene più flessibile e “proteiforme”. Per Sherry Turkle 79 infatti, le tecnologie KMT sono mezzi costruttivi e proiettivi, che sollecitano riflessioni sui propri processi cognitivi, affettivo-emotivi e motori. In particolare Turkle si è occupata della cultura della simulazione, nata con l'introduzione sul mercato di sistemi che utilizzavano l'interfaccia grafica, interessandosi al problema delle plurime identità e del Sé molteplice e flessibile. Anche per Walther, Spears e Lea 80 , che hanno sviluppato la “Teoria dell'Identità Sociale”, la comunicazione via-computer e quella faccia-a-faccia finiscono per divenire equivalenti, in quanto le persone trasportano la propria identità sociale, culturale e personale nelle comunicazioni, compensando così gli eventuali limiti del medium.

Tornando al concetto dei nuovi media come agenzie di socializzazione, il loro “valore aggiunto” non è leggibile solo in termini di linguaggio in quanto stimolo per nuove forme di espressione e comunicazione, bensì come simboli di un cambiamento epocale della comunicazione e del knowledge management. K.E. Rosengren81 sottolinea proprio il ruolo delle tecnologie come agenzie di socializzazione, poiché trasferiscono la cultura dal livello della società a quello dell'individuo. L’autore afferma che in quanto agenzie di socializzazione, le moderne tecnologie mediatiche possiedono diverse caratteristiche uniche:

-

agiscono per diverse ore al giorno, praticamente ogni giorno dell'anno, e raggiungono potenzialmente tutti i componenti della società: questo concetto sarà ancora più vero nel momento in cui le tecnologie digitali e Internet avranno raggiunto un’importante e globale diffusione e naturalizzazione nella società;

-

offrono un flusso potenzialmente infinito di intrattenimento, informazione, e conoscenza: è quanto affermato precedentemente circa le potenzialità di “knowledge management” delle tecnologie KMT;

78 79

Vedi capitolo secondo. Studiosa di identità virtuali ed “antropologa del cyberspazio”. 80 Walther, Spears e Lea, 1992. 81 K.E. Rosengren, 2001.

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-

stabiliscono l'agenda del dibattito politico, economico e culturale;

-

forniscono una socializzazione formale ed orientata all'educazione;

-

contribuiscono a conservare le strutture esistenti del potere e, contemporaneamente, preparano il terreno ai processi di mutamento vitali per ogni società moderna, industriale e postindustriale, e probabilmente per tutte le società postmoderne.

I cambiamenti tecnologici tuttavia non procedono con la stessa velocità e la stessa intensità di quelli educativi: le tradizionali agenzie formative non si sono adeguate alle trasformazioni in atto, non hanno saputo coordinare i mutamenti socio-culturali e filtrare le abitudini fruitive degli utenti. In tal modo, queste agenzie hanno naturalmente ricoperto un ruolo marginale nelle esperienze e nel vissuto dei giovani, finendo per svolgere una funzione periferica nella società. Alla scuola è mancato il coraggio di strumentalizzare i linguaggi del moderno, di cui i nuovi media sono il simbolo e il motore, non ha voluto rinnovare i suoi contenuti espressivi e le strategie comunicative. Ha invece volontariamente eretto una specie di barriera fra i saperi alfabetico-grafici (di cui era ed è titolare) e que lli della comunicazione e delle nuove tecnologie emergenti. Oggi questa incompatibilità sta volgendo al tramonto: la formazione sembra aver accettato la scommessa di ridimensionare la divisione fra cultura del tempo libero e cultura dell’impegno, prerogativa della tradizionale trasmissione culturale. La sempre più importante diffusione e naturalizzazione delle knowledge technologies sta dando vita ad una nuova visione anche in questo settore, in cui l’apertura alle nuove tecnologie ed il possesso di strumenti e di competenze minime rappresenta il primo passo da compiere per ridurre lo squilibrio fra i cambiamenti sociali e quelli formativi. I nuovi media non necessariamente sostituiscono o riducono i rapporti interpersonali come molta letteratura sostiene da tempo, al contrario diventano agenti di promozione e di stimolazione del mutamento perché accelerano i processi comunicativi e incentivano lo scambio di simboli, idee, sapere e significati culturali con più reticolarità e flessibilità. La percezione delle nuove tecnologie della conoscenza, dunque, va oltre la tradizionale interpretazione che li considera ostacoli alla formazione, proprio perché promuovono una nuova disponibilità all’apprendimento e al confronto. 66

Sta iniziando allora ciò che Nipper e Kaufman82 chiamano “l’era di terza generazione” (Formazione on-Line , FoL): essa si caratterizza appunto per aver fatto della rete telematica lo strumento elettivo, prospettando così in primo luogo una rivoluzione a livello tecnologico, ma soprattutto andando a mettere in discussione quelle dimensioni pedagogiche, sociali e culturali, che le precedenti generazioni sembravano non aver saputo rinnovare. L’utilizzo di Internet infatti, mantenendo la possibilità di emancipazione dai vincoli dello spazio e del tempo, consentirebbe di recuperare i valori della “presenza sociale”83 , del contatto e dello “scambio dialogico”84 , fortemente penalizzati se non annullati nell’impiego dei precedenti strumenti per la comunicazione a distanza 85 . Risulta pensabile allora un radicale cambiamento nella concezione stessa di apprendimento, concepibile come “ processo sociale che prevede la costruzione attiva di nuove conoscenze attraverso l’interazione di gruppo e la discussione tra pari” 86 , processo reso possibile dunque dalla diffusione e dalla naturalizzazione delle tecnologie di gestione della conoscenza nella pratica quotidiana e nella pratica formativa. KMT, relazioni interpersonali e creazione di nuove comunità: per Thompson87 , lo sviluppo delle knowledge management technologies induce a “creare nuovi tipi di azione e interazione e nuove forme di relazioni sociali” e determina “una complessa
82

Nipper e Kaufman (1989) propongono di distinguere tre generazioni, in cui il mezzo che le caratterizza, porta con se’ un peculiare universo di modi di agire, pensare e sentire. La prima generazione si basa sul meccanismo della corrispondenza, ovvero lo scambio di materiale cartaceo per mezzo del canale postale; la seconda generazione, bisogna aspettare gli anni Cinquanta-Sessanta, vede la diffusione dei mezzi elettronici, del telefono, della radio, della televisione, dei sistemi computerizzati, delle videocassette, delle memorie ottiche (quali videodisco e CD-ROM), dei softwares didattici, dei coursewares e dei sistemi di broadcasting ad integrazione di materiale stampa (è l’era di ciò che Nipper definisce “insegnamento a distanza multimediale”, il quale dovrebbe permettere di sviluppare, secondo McLuhan, un’espansione e un coinvolgimento della totalità dei sensi, facendo nuovamente tendere il pensiero all’azione e alla pluriprospetticità, in contrasto alla semplice razionalità lineare favorita dai metodi didattici della “civiltà paper and pencil”); la terza generazione è quella che stiamo vivendo ora, grazie all’avvento delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza, ed in particolar modo grazie a Internet. 83 Per molti, il concetto a cui fare riferimento, per indicare ciò che un utente potrebbe sperimentare attraverso l’utilizzo di Internet, è quella di “telepresenza”, ovvero l’esperienza di sentirsi presente nell’ambiente mediato dalla tecnologia, piuttosto che in quello fisico (J.Steuer, 1997). Reeves, in un dibattito televisivo del 1991, descrisse questa condizione come la sensazione di “essere là”. Affermò che una combinazione di processi percettivi automatici, una forte concentrazione e processi consci come una narrazione accurata, contribuiscono tutti insieme a far percepire le nostre esperienze come se fossero reali. 84 L’importanza di questo concetto è stata ben sottolineata nella teoria del dialogismo, elaborata all’interno del circolo di Bachtin, secondo la quale il significato di un testo (dal singolo enunciato ad un intero romanzo) non è determinato dal solo autore, bensì dalla relazione con il suo destinatario. Tra l’autore e il destinatario si instaura un “dialogo” che rappresenta il luogo di elaborazione del significato. 85 Posta tradizionale, telefono, radio e televisione analogiche, CD-ROM, etc. . 86 Harasim, 1989. 87 Thompson, 1995.

67

riorganizzazione dello spazio e del tempo”. Ed è sempre Thompson88 ad esaminare i diversi tipi di relazione prodotti dall'uso delle nuove tecnologie mediatiche, proponendo una distinzione fra tre tipi di interazione:

1. l'interazione faccia-a-faccia (face-to-face), che si svolge in un contesto di compresenza (in cui è condiviso un comune sistema di riferimento spazio-temporale), e che assume la caratteristica della dialogicità;

2. l'interazione mediata, che si svolge con l'ausilio di un mezzo tecnico, tra individui lontani nello spazio e/o nel tempo, limitando la serie di indirizzi simbolici a disposizione dei partecipanti (esempio di comunicazione mediata è il telefono);

3. l’interazione quasi mediata, che consente di scambiare contenuti simbolici tra partecipanti lontani nello spazio e/o nel tempo, secondo un flusso di comunicazione unidirezionale, rivolto a un insieme indefinito di riceventi potenziali (esempio di comunicazione quasi mediata è la televisione).

La comunicazione mediata dal computer introduce un’ulteriore forma d’interazione: la comunicazione quasi mediata ipermediale. Questa nuova modalità d’interagire, tipica delle forme multimediali, vede i soggetti coinvolti attivamente, in grado di gestire autonomamente i messaggi ed i contenuti attraverso un numero maggiore di canali comunicativi rispetto alle altre tipologie d’interazione. Ora, attraverso la comunicazione quasi mediata ipermediale, propria delle nuove tecnologie via-computer, si sta rendendo possibile la creazione di nuove relazioni interpersonali. In Rete nascono nuove amicizie, nuovi amori, nuove collaborazioni, in una parola nuove interazioni sociali. Siamo in presenza di una mediazione del contatto con la realtà sociale, che fa sì che si creino rapporti simili ai legami personali diretti. “Le nuove tecnologie, infatti, possono portare a cambiamenti rivoluzionari dove l'intermediazione sostituisce o integra il processo di mediazione” (McQuail, 2001). Sono mutati anche la nostra percezione dello spazio e il nostro senso di appartenenza: apparteniamo infatti a comunità e gruppi sociali costituiti almeno parzialmente dagli stessi

88

Thompson, 1995.

68

media 89 : come specificato già nel capitolo secondo, alcune applicazioni mediatiche, come i forum, i Weblog, o i MUD, permettono la creazione di comunità e gruppi sociali più o meno importanti, più o meno numerosi. In particolare i blog 90 stanno divenendo uno degli strumenti di comunicazione preferiti dalle sub-culture e dalla controcultura poiché con essi è possibile criticare i modelli culturali persino alternativi. Attraverso i blog gli utenti sono attivi partecipanti alle discussioni che si animano al loro interno, aumentando così la coesione della dominanti elaborarne e di

comunità virtuale che viene spontaneamente a crearsi con il loro sviluppo. Se con le chat possono nascere nuove relazioni sociali, attorno ai blog, ai forum, ai MUD, o ai siti peer to peer91 , possono sorgere le cosiddette “folle intelligenti” 92 , in cui vengono a ricrearsi delle vere e proprie reti sociali in cui i soggetti interagenti sviluppano collegamenti con altre persone. Secondo alcuni studiosi, le comunità virtuali così create, sarebbero fortemente solidali e disinteressate, poiché si baserebbero sulla comunanza di interesse intellettuale e non sugli interessi materiali, sulla territorialità o sui vincoli di razza. Inoltre le smaterializzazione dell'interazione consentirebbe di superare tutti gli ostacoli e le diffidenze
89

Il concetto di comunità nel senso moderno del termine è stato introdotto nella riflessione sociologica da Ferdinand Tönnies (fine '800). Il sociologo tedesco intendeva descrivere la comunità tradizionale pre-moderna e la formazione sociale moderna e industriale, e analizzare le trasformazioni in corso dall'una all'altra. Da allora la fortuna di questo termine è stata notevole, e di conseguenza la sua estensione semantica si è progressivamente dilatata, fino a comprendere collettività sociali di natura assai diversa. Ciò che tutti questi usi del termine hanno in comune è l'idea che una comunità sia un gruppo di persone unite da solidarietà e riconoscimento reciproco, rapporti interpersonali, valori, interessi a lungo termine, e azioni condivise. I due fattori che favoriscono l'emergere di una comunità sarebbero dunque la prossimità spazio-temporale, la condivisione di un territorio che rende possibile la conoscenza e le relazioni personali, e la comunicazione tra i membri (non a caso i due termini 'comunità' e 'comunicazione' hanno radice comune), lo scambio simbolico sia a fini rituali sia a fini utilitaristici (dove l'utilità è quella collettiva, che talvolta può anche contrastare con quella dei singoli membri). Tuttavia l'elemento della “co-territorialità” e della conseguente “interazione fisica” non è sempre indispensabile affinché si diano processi di costituzione di una comunità: è il caso appunto delle comunità virtuali on-line, dove talvolta tra i partecipanti si creano vincoli così profondi da dare origine a vere e proprie comunità “reali”. 90 Abbreviazione di Web Log. 91 Da pari a pari. Per un maggiore chiarimento vedi il capitolo quinto. 92 Vedi capitolo quinto.

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fondate sulle differenze, di genere, razza o classe, che invece rendono conflittuale la convivenza sociale nel mondo reale. La comunicazione telematica sarebbe dunque democratica ed egualitaria per sua intrinseca natura.

2.4. NASCITA DI NUOVE PROFESSIONI E MUTAMENTI IN QUELLE PREESISTENTI

Con lo sviluppo e la diffusione delle “tecnologie cognitive via-computer” e di Internet, sono sorte, nel recente passato, nuove professioni. La new economy stessa ha prodotto nuovi settori lavorativi, e con essi nuovi knowledge worker93 . Le figure di web-designer, webmaster, web-engineer, etc., sono, ad esempio, note a tutti. Ciò che in questo paragrafo si vuole sottolineare, sono però soprattutto i mutamenti che la naturalizzazione delle tecnologie KMT ha portato e sta portando nelle professioni esistenti. Trasformazioni che sono sotto gli ochi di tutti. Negli uffici, nelle aziende, nelle università, persino ormai nelle piccole attività, sono presenti knowledge technologies come computer o Internet. Un empowerment via-computer che sta attraversando qualsiasi professione, qualsiasi settore lavorativo, offrendo nuove, più veloci, funzionali e pratiche modalità gestionali, organizzative, operative, comunicative, senza parlare naturalmente dei vantaggi di ordine economico. È quanto accennato nel capitolo secondo rispetto al rapporto tra KMT e mondo del lavoro. Il tutto, non in alternativa ai sistemi già esistenti, ma con l’obiettivo di integrare le applicazioni tradizionali con le applicazioni “web based”. Già oggi, in molte imprese, questa è una realtà che si arricchisce quotidianamente di nuove applicazioni (e-Business, eBanking, nuovi supporti informatici ed organizzativi via-computer94 , etc.). Sono applicazioni di tipo diverso, che stanno divenendo tra loro sempre più integrate 95 e che stanno portando l’impresa a realizzare, in maniera quasi inconsapevole, una vera e propria gestione della conoscenza. In quest’ottica il settore lavorativo, così come ogni altro

93

Knowledge worker è un termine utilizzato per la prima volta da Peter Drucker, in Landmark of Tomorrow (1959), per descrivere gli addetti ai lavori nell’ambito delle tecnologie dell’informazione (IT ): programmatori, analisti di sistemi, scrittori tecnici, docenti universitari, ricercatori, ecc. Il termine è utilizzato anche per includere persone all’esterno dell’IT “per coinvolgere tutti coloro che lavorano professionalmente per sviluppare o utilizzare conoscenza, ad esempio coloro che operano nella pianificazione, acquisizione, ricerca, analisi, stoccaggio, distribuzione, marketing, trasformazione, utilizzo, etc.” (Ricci, 2005). 94 Alcuni esempi di supporti applicativi via-computer sono: Enterprise Resource Planning (ERP), Supply Chain Management (SCM), Customer Relation Management (CRM), Business Intelligence (BI), Knowledge Management (KM), Data Warehousing (DW), Data Mining (DM). 95 Per il concetto di integrazione delle nuove tecnologie vedere capitolo quinto.

70

settore della vita quotidiana o branca del sapere, sta subendo continue trasformazioni dovute al fenomeno KMT, una realtà alla quale, in un mondo globalizzato, non resta che adeguarsi, adottando proprio le sue potenzialità di sistema di gestione della conoscenza. Qui inoltre, è opportuno aggiungere il concetto di knowledge professional, proponendo di favorire l’estensione della necessità di un aumento di professionalità e di cultura gestionale dell’alta virtualità prodotta dall’IC&T a tutti e per ogni ambito quotidiano e, in questo caso, professionale. In sintesi, il termine knowledge professional è proposto, “al di là delle diversità dei contenuti dei vari domini di conoscenza, come un nuovo attore dinamico e flessibile e con una cultura gestionale coerente con la sua appartenenza attiva alla knowledge society: un attore capace di gestire professionalmente la riorganizzazione degli spazi-tempi della vita quotidiana e di integrare in forme nuove, lavoro, studio, professione, tempo libero, etc., con conseguenze che potranno modificare profondamente i processi dell’identità personale, di gruppo e la stessa qualità della vita” (Ricci, 2002). Il passaggio ad una “società ad alto tasso di KMT” sta avvendendo proprio tramite una naturalizzazione ed una familiarizzazione con le nuove tecnologie che comporta i cambiamenti descritti precedentemente e dunque lo sviluppo di quello che è forse il mutamento più importante: l’acquisizione delle competenze necessarie per un uso maturo e consapevole dei nuovi strumenti di gestione della conoscenza.

3. CONCLUSIONI

Le influenze delle tecnologie “cognitive via-computer e di Internet” sulle relazioni interpersonali, sulla società e sulla cultura, presentano un andamento fluttuante nel tempo, dovendo rispondere in modo sensibile ai continui aggiornamenti del progresso della tecnica e della scienza. Il progresso tecnologico e scientifico non è legato però soltanto alla ricerca di nuove possibilità per il miglioramento dello stile di vita e di benessere della popolazione umana, ma è anche “stimolato” dal fatto di dipendere ed essere determinato da un mercato divenuto globale e dalle sue leggi economiche. Da un punto di vista “antropomorfico” sembra che anche attraverso la socializzazione tecnologica si siano modificate le rappresentazioni mentali individuali e sociali e i vissuti emotivi ad esse legati. Più precisamente, l’utilizzo quotidiano e domestico di strumenti ad alto contenuto tecnologico, quali il personal computer, i telefoni cellulari, i dispositivi satellitari, la 71

televisione digitale ed altri ancora, ha radicalmente modificato i tempi e i modi di comunicare fra gli uomini. Pertanto, aver cambiato (o aver assistito al cambiamento di) alcune delle regole e delle qualità della comunicazione umana, significa anche aver “costruito” (o vedersi costruire intorno a sé) nuove modalità relazionali. La coscienza sociale e la conoscenza del nostro tempo ci orientano a considerare i nuovi strumenti tecnologici di comunicazione come delle risorse comunitarie. E' sufficiente dare un rapido sguardo intorno a noi per renderci conto di come tali risorse appaiano distribuite nella popolazione in maniera però ancora sbilanciata. Da una parte abbiamo una minoranza di esperti o competenti che usufruisce delle nuove opportunità tecnologiche legate soprattutto a Internet, dall'altra, si evidenziano persone che ancora fanno fatica a cogliere la complessità e la continuità di questo importante cambiamento sociale. Risulta dunque molto importante lo sviluppo di un adeguato processo di reengineering dei consueti modi di gestire la conoscenza, ma non solo. Come accennato precedentemente le trasformazioni in atto riguardano anche la sfera cognitiva, percettiva, relazionale e socioculturale; naturalizzazione significa proprio familiarizzare con le nuove tecnologie in modo che questi cambiamenti, i concetti, le istituzioni, le modalità di organizzazione, si adattino a questa nuova fase e si attuino pienamente, permettendo lo sviluppo in maniera matura e consapevole di una vera e propria società della conoscenza. Nel prossimo capitolo vedremo come il rapporto “uomo- macchina”, e dunque la naturalizzazione delle tecnologie nella società sia un elemento dal quale, oggi, difficilmente si può prescindere.

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Capitolo quarto L’IMPORTANZA DELLA RELAZIONE CON LA MACCHINA: I PROCESSI DI NATURALIZZAZIONE E IL CONTRIBUTO DELLA PSICOLOGIA

1. LA RELAZIONE “ UOMO- MACCHINA” E I PROCESSI DI NATURALIZZAZIONE

Nei capitoli precedenti si è spesso accennato alla relazione “uomo- macchine cognitive”: questa relazione è, nell’attualità, sempre più presente ed importante all’interno della nostra società. Già nel capitolo terzo si è parlato dei cambiamenti e delle trasformazioni che la diffusione delle knowledge technologies sta introducendo nella vita di tutti i giorni, nel mondo del lavoro, nelle abitudini, nel comportamento e via dicendo. Il rapporto dell’uomo con le “macchine”, ovvero con le tecnologie in generale ed in particolare con le macchine cognitive (Knowledge Management Technologies, KMT) è sempre stato un tema di difficile trattazione, poiché ha sempre suscitato forti resistenze, paure ed entusiasmi in tutti colori i quali si fossero cimentati con questo argomento, psicologi, informatici, futurologi, filosofi, scienziati, etc. . Nel passato, anche recente, sono sorte, praticamente in ogni ambito disciplinare, teorie ed atteggiamenti “pro” o “contro” lo sviluppo delle “tecnologie cognitive”, visioni più o meno fantascientifiche o cinematografiche 96 , in taluni casi anche catastrofiche, che proponevano dicotomie tra “virtuale e reale” o scenari futuri in cui l’essere umano sarebbe stato sopraffatto dalle macchine e dalle loro applicazioni 97 , con conseguenti perdita
96

Si pensi ad alcuni film hollywoodiani che hanno trattato questo tema. Da “2001, odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, in cui strumento ultimo della scienza è il calcolatore di bordo dell’astronave protagonista del film, “Hal 9000” che, dotato di una intelligenza artificiale paragonabile, in quanto a capacità, a quella dell'uomo, si ribellerà agli astronauti durante l’intreccio del film; alla saga “Terminator”, film cult degli anni ‘80, in cui l’uomo è costretto a nascondersi e a combattere le macchine, le quali, avendo acquisito nel tempo una sempre maggiore autonomia e coscienza, sono riuscite a divenire la “specie” dominante del pianeta terra. La medesima idea costituisce l’impalcatura della trilogia di “Matrix”, film che racconta come le macchine, anche qui impadronitesi della terra, sfruttino la razza umana quale fonte di energia biochimica, imprigionando la loro coscienza in un mondo virtuale costruito sulla falsa riga della realtà degli anni ‘90. 97 Basterebbe prendere in considerazione l’intera produzione di un maestro della science fiction come Philip K. Dick, che, per esempio, in uno dei suoi migliori romanzi come “I simulacri” (1964), immagina e presenta un allucinante mondo futuro dominato dai grossi monopoli industriali (coloro che detengono conoscenze, tecnologie e potere economico) e dalla Polizia nazionale, un’organizzazione elitaria e onnipresente, la quale

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d’identità, annichilimento sociale, impoverimento relazionale, politico e culturale (si pensi a quando nacquero la radio o la televisione, con tutte le polemiche e i dibattiti circa le conseguenze negative che la loro diffusione avrebbe comportato alla società). Tutto questo evidentemente non è avvenuto, ma tuttavia si assite ancora oggi al proliferare di atteggiamenti negativi ed “impauriti” nei confronti delle tecnologie, e più specificamente delle knowledge technologies: tecnodistopici98 , tecnopluralisti99 , sociologi, psicologi, e filosofi ancora legati ad una trasmissione e gestione del sapere e della comunicazione su carta (libri, riviste, etc.) o faccia-a-faccia 100 . Tra queste espressioni è opportuno citare l’approccio distopico, che si caratterizza per una forte nostalgia per il passato e per un forte pessimismo nei confronti del futuro e dei cambiamenti prodotti dalle nuove tecnologie. In aggiunta a questi atteggiamenti, si ripropone ancora oggi quello che sembra un retaggio del secolo scorso, la contrapposizione tra cultura umanistica e scientifica, che si ripresenta anche nei confronti delle tecnologie e delle macchine cognitive, compromettendo così lo sviluppo di un’adeguata cultura gestionale rispetto ai complessi ed anche controintuitivi effetti promossi dalla centralità ed importanza della relazione “uomomacchina” nella gestione dei processi della conoscenza. Una relazione, quella con la macchina, molto profonda che coinvolge archetipi di base riferiti alla stessa costruzione dell’identità personale e relativi aspetti cognitivi, emotivi, relazionali ed organizzativi, che ha sempre avuto una forte connotazione negativa e che

mantiene il controllo sui propri avversari poiché dispone della macchina del tempo, strumento che permette di prevedere gli avvenimenti futuri e controllare il passato. Il Presidente degli USEA (United States of Europe and America) è ormai una figura di secondo piano, rispetto alla First Lady, una figura semi divina idolatrata dalle masse, ignare che in realtà ella è solo un’androide, progettata per essere la facciata del vero potere occulto. Un altro romanzo che ipotizza le più estreme e nefaste conseguenze dello sviluppo tecnologico poi, è senza dubbio il celeberrimo “1984” (1948) di George Orwell, dove l’intera società è organizzata, o meglio costretta e rinchiusa, nella forma immutabile del Socing, una sorta di partito unico e onnicomprensivo incarnato dalla figura del Grande Fratello, che mediante l’applicazione di una filosofia basata essenzialmente sul controllo dell’informazione (permessa ancora una volta da una certa tecnologia) incanala il comportamento e il pensiero (e la vita stessa alla fine!) dei suoi membri, trasformandoli in oggetti totalmente condizionati e aderenti ai bisogni del partito stesso. La tecnologia diviene dunque mezzo per una completa e brutale alienazione della natura umana. Cappellini, 2005. 98 Coloro che vedono le nuove tecnologie come strumento di oppressione e controllo. 99 Per loro, le nuove tecnologie non possono sostituire l’esperienza face-to-face, ma si collocano come nuovo spazio di esplorazione e di relazione, facendo valere così l’autonomia morale e psicosociale dell’esperienza del nuovi media. 100 Seguendo questa linea di pensiero, sono molti gli studiosi che hanno contrapposto la comunicazione facciaa-faccia con la comunicazione mediata dalle nuove tecnologie. Ad esempio, per Short (1976), seguendo l'approccio oggettivo in ambito sociopsicologico, il concetto di presenza sociale mette in risalto la socievolezza, il calore, l'informazione personale e la sensibilità della comunicazione faccia-a-faccia rispetto ai media, che sono in grado di trasmetterli solo in modo limitato.

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sembra, ancora oggi, gestita con paradigmi e stereotipi del passato, piuttosto che con una cultura gestionale evoluta ed aperta nei confronti di un futuro che si prospetta ad alta presenza di KMT. Naturalmente esistono atteggiamenti opposti, come l’approccio futurista, che vede le nuove tecnologie come strumento per ottenere un miglioramento generale, annullando scarti, differenze e distanze tra le persone, o ancora come l’approccio tecnorealista, che vede nella riflessione pubblica sulle tecnologie lo strumento per formare utenti attenti e consapevoli, in grado di valutare in maniera obiettiva i vantaggi e gli svantaggi prodotti dalle nuove macchine cognitive e dalla crescente digitalizzazione delle stesse. Come si può osservare dunque, questo dibattito vive oggi di nuova linfa, in relazione ad una sempre maggiore diffusione e naturalizzazione delle tecnologie nella società, e ad un progresso tecnologico e scientifico apparentemente inarrestabile, che sembrerebbe indirizzato alla costituzione della cosiddetta società della conoscenza ad alto tasso di KMT che si prospetta per il XXI secolo; “ secolo che si annuncia essere caratterizzato dalla un relazione forte, diffusa, distribuita in ogni ambito professionale e della vita quotidiana, con le macchine I&CT” (Ricci, 2005). Oggi infatti la relazione man-machine -man (3M), in seno alla crescente diffusione delle tecnologie nella società, non riguarda più solo il mondo del lavoro o della ricerca, degli esperti o del mondo accademico, ma coinvolge, ed è questa la vera novità rispetto ai decenni passati, la stessa vita quotidiana. La progressiva diffusione, familiarizzazione e naturalizzazione delle tecnologie KMT in ogni settore della società sta comportando mutamenti101 negli stili di vita, nei processi cognitivi, nelle relazioni sociali, e soprattutto nei tempi e nei modi dei processi di gestione della conoscenza che costituiranno le condizioni per il passaggio alla cosiddetta knowledge society. In questa direzione diventa perciò importante la costruzione di una capacità gestionale della conoscenza, della comunicazione, dell’informazione, differente rispetto al passato, trasformando quelli che sono i dubbi e le incertezze in atteggiamenti e mentalità certamente aperti nei confronti di uno sviluppo tecnologico che sta rivoluzionando la nostra vita. Questo non significa allontanarsi da uno spirito critico, che invece dovrebbe

caratterizzare comunque il punto di vista di chiunque si affacci alle novità, ma significa abbandonare quei pregiudizi e quegli stereotipi che si frappongono tra un progresso maturo

101

Il concetto di trasformazione è stato già ampiamente affrontato nel capitolo precedente.

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della collettività e del singolo, e un cammino verso il futuro che veda ancora il mondo e la società con uno sguardo al passato invece che al domani. L’importanza della promozione di una cultura gestionale adeguata ai processi in atto si presenta come processo complesso, che coinvolge settori e aree multi-disciplinari, dalla politica all’economia, dalla psicologia alla sociologia, dalla filosofia alle scienze matematiche, etc., fino ad arrivare all’I& CT. Anche tramite un lavoro trans-disciplinare, ciascun campo dovrebbe incentivare una nuova visione del progresso tecnologico, e con i propri determinati mezzi, contribuire alla creazione di un’utenza knowledge professional e dunque alla naturalizzazione della relazione man-machine-man nella società e nella cultura. Se così non si farà potranno sorgere divari importanti tra le persone, le società e/o gli Stati, in relazione agli specifici livelli di contatto, diffusione e presenza delle nuove tecnologie della conoscenza raggiunti: è il concetto di “digital divide 102 ”, con il quale si intende che “ogni medium produce delle resistenze che hanno come conseguenza uno squilibrio, una divisione, indipendentemente dal livello culturale del soggetto o di una specifica società e dalla possibilità di accesso alle tecnologie. Più in generale questo concetto indica la mancanza di accesso e di fruizione delle nuove tecnologie di comunicazione e informatiche” (Riva, 2004). Come sostiene Van Dijk 103 , esiste un problema di equità sociale, dal momento che alcune categorie di persone partecipano più di altre alla “società dell'informazione”, con un'intensificazione conseguente delle disuguaglianze sociali già esistenti104 . Inoltre, come afferma Kubicek, i nuovi media possono modificare le qualità delle comunicazioni faccia-afaccia, rendere le relazioni di lavoro più formali e, più in generale alterare l'ecologia sociale (l'ambiente sociale)105 . Anche per quanto riguarda la democrazia quindi, l'utilizzo dei nuovi media potrebbe consentirne un rafforzamento, oppure viceversa, se ignorate, un indebolimento.
102

La velocità dell’innovazione tecnologica informativa e via-Web costituisce una vera sfida nei confronti della ricerca e dell’analisi sociologica in quanto i media modificano la geografia situazionale della vita sociale trasformando la tradizionale relazione ambiente fisico e situazione sociale. Essi infatti possono favorire lo sviluppo del senso di condivisione e di appartenenza o del senso di esclusione e di isolamento. Meyrowitz, 1993. 103 Van Dijk, 2002. 104 C’è inoltre un “handicap” m olto insidioso che grava sui paesi meno sviluppati, ed è un handicap di tipo culturale. Molte innovazioni tecnologiche per essere usate richiedono una cultura di base informatica, o almeno una manualità, una confidenza con il calcolatore, non sempre posseduta dal cittadino medio. Questo handicap, comune a molti paesi che non investono sufficientemente in formazione, rischia di allargare ulteriormente il divario con le nazioni più evolute, accentuando sempre più la contrapposizione inter-sociale e intra-sociale. Si rischia così di riprodurre questa spaccatura all'interno di ogni singola nazione, creando due classi distinte di cittadini: quelli che sanno “usare il computer e hanno un modem”, e tutti gli altri, veri e propri “neo-analfabeti” della società della conoscenza. 105 Kubicek, 1988.

76

La “divisione digitale”106 naturalmente, può essere ridotta man mano che l’atteggiamento nei confronti delle tecnologie diventi “di accettazione”, grazie evidentemente al progredire dei processi di naturalizzazione d elle stesse nella società. Questi processi richiedono generalmente tempo e dinamiche piuttosto complesse. Per essere utilizzate e quindi naturalizzate nelle pratiche d’uso quotidiane, le nuove tecnologie devono innanzitutto possedere una determinata affordance 107 , una caratteristica, una risorsa, che supporti un particolare tipo di azione, in altre parole un’opportunità che una tecnologia porta con sé offrendola all’utente. In questa direzione risulta molto importante definire il concetto di “metatecnologie”: esse sono gli “algoritmi sociali” che governano gli usi delle tecnologie. Secondo Wright 108 l’introduzione nella società di una nuova metatecnologia è persino più importante dell’introduzione della tecnologia stessa, dato che sono le metatecnologie e non le tecnologie a modificare i comportamenti e l’organizzazione sociale. “Nel momento in cui una tecnologia è riuscita a penetrare all’interno di una società e si consolida nell’uso quotidiano, questa cambia il suo ruolo e da determinata diventa determinante109 : a consentire questo passaggio sono le metatecnologie, ossia le pratiche che regolano l’uso sociale della tecnologia medesima” (Riva, 2004). A definire una “metatecnologia” sono tre fattori110 : un evento di rottura 111 che rende possibile utilizzare una nuo va tecnologia in modo nuovo (ad esempio l’aumento della dimensione dei file e la nascita di hard disk di

-

106

Il “digital divide” si può distinguere in tre categorie: divisione sociale, legata alla possibilità di accesso all’informazione; divisione culturale, legata all’uso e alla rielaborazione delle informazioni; squilibrio politico, legato alle opportunità di partecipazione e mobilitazione rese possibili dalle nuove tecnologie. Bentivegna, 2002. 107 Il concetto di affordance venne introdotto per la prima volta dallo psicologo cognitivo Gibson: “la teoria della affordance prende le m osse con una nuova definizione di che cosa sono valore e significato. La percezione di un’affordance non è un processo di percezione di un oggetto fisico privo di valori a cui il significato è qualcosa di aggiunto in un modo in cui nessuno è in grado di concordare; è un processo di percezione di un oggetto ecologico ricco di valore. Ogni sostanza, ogni superficie, ogni layout ha qualche affordance che può avere effetto positivo o negativo su qualcuno” (Gibson, 1979). “Ho coniato questo termine come elemento sostitutivo del concetto di “valore”, filosoficamente parlando concetto assai difficile da esprimere. Con il concetto di affordance intendo semplicemente dire ciò che gli oggetti di positivo o di negativo, forniscono. In che modo possono servire all'osservatore, dopo tutto, dipende dalle loro proprietà” (Gibson, 1983, liberamente tradotto da D. Milone). 108 Wright, 2000. 109 Hughes definisce questa situazione, “momento tecnologico”. Hughes, 1994. 110 Wright, 2000; definizioni estrapolate dal volume “Psicologia dei Nuovi Media”, Riva, 2004, ed. Il Mulino, Bologna. 111 In altre parole un’affordance.

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dimensione sempre più compatte, ha rappresentato l’evento di rottura per la diffusione di chiavi USB);

-

la possibilità di sfruttare la nuova pratica per risolvere in modo più efficace un problema o per facilitare il raggiungimento di un bisogno (le prime applicazioni di una nuova tecnologia sono di tipo replicativo del passato ed a basso tasso di innovatività, e gli errori sono contemplati e di routine; ma le rivoluzioni prodotte dalla tecnologia sono soprattutto salti, discontinuità, trasformazioni qualitative in nuovi spazi di azione organizzativa a maggiore complessità, che solitamente portano allo sviluppo di innovazione e di creazione di nuovi strumenti più funzionali e adeguati);

-

la condivisione della conoscenza della nuova pratica all’interno di un contesto sociale specifico (attraverso l’interazione sociale la nuova pratica d’uso della tecnologia si consolida e la tecnologia stessa finisce per influenzare la stessa società portando allo sviluppo di eventuali altri cambiamenti o alla nascita di altre tecnologie).

Così facendo, le nuove tecnologie si consolidano all’interno della società attraverso una progressiva naturalizzazione/normalizzazione delle stesse che non vengono più percepite come diverse ed estranee, ma entrano semplicemente tra le possibilità a disposizione dell’individuo e della collettività senza scatenare forti reazioni pro/contro perché ci si scopre cambiati ed in grado di padrone ggiarle. Un buon indicatore dell’inizio del processo di naturalizzazione può essere lo sparire dei prefissi112 , dei suffissi particolari, delle aggiunte “cyber”113 , della dicotomia virtuale/reale, del concetto di “on- line”, etc., oggi invece ancora alla ribalta. Questi elementi infatti, tanto utilizzati ed abusati nelle applicazioni I& CT, sono tutti destinati a sparire in seguito al processo di naturalizzazione di quelle tecnologie che li hanno prodotti. In un futuro non troppo lontano, esse diverranno familiari, naturali ed indispensabili.

112

Ad esempio, il prefisso “e” in: e-business, e-commerce, e-learning, e-publishing, e-book, e-university, emagination, e-everythings, etc. . 113 Ad esempio “cyber-psicologia”, “cyber-scienze”, etc. .

78

2.

PSICOLOGIA , TECNOLOGIE DI GESTIONE DELLA CONOSCENZA, E PROCESSI DI

NATURALIZZAZZIONE

Come specificato nei capitoli precedenti, le influenze relative alla diffusione delle tecnologie di gestione della conoscenza vanno ricercate anche all’interno della psicologia, intesa nella sua totalità, dalla branca della psicologia generale a quella clinica, dall’area sociale a quella della comunicazione. Il rapporto tra psicologia e KMT è infatti storicamente complesso e ricco di sfumature: in primo luogo la psicologia, negli anni ’50 e ’60, nel gestire la relazione con l’emergente tecnologia informatica (si elaboravano i primi computer), contribuì alla nascita della Computer Science, dell’Intelligenza Artificiale, e di applicazioni quali la Computer Assisted Diagnosis (CAD), il Test Tajloring e nuove applicazioni nella ricerca e nella psicometria, che a loro volta diedero un forte impulso allo sviluppo del cognitivismo come importante corrente psicologica moderna ed alle sue successive evoluzioni; in secondo luogo, tuttavia, “la maggioranza degli psicologi non impegnati nella ricerca, si è sostanzialmente chiamata fuori dall’impatto e dalle innovazioni tecnologiche relegandole nell’artificiale, nel “virtuale”, ponendo invece al c entro dell’interesse e della strumentazione il momento “naturale” dell’incontro e della relazionalità faccia a faccia (face to face) scevra da ogni artefatto tecnologico” (Ricci, 2005). Successivamente, negli anni ’70, poche furono le eccezioni rispetto a questo atteggiamento, come per esempio l’accrescimento in Italia della Cybernetica, grazie al lavoro di Silvio Ceccato 114 , o ancora all’opera del prof. Mario Groppo, il quale si distinse, fin dal 1969, anno in cui fondò a Milano il Centro di Ricerca delle Tecnologie dell’Istruzione, come uno dei primi studiosi italiani a focalizzare l’attenzione sul ruolo che giocano l’alfabetizzazione e le altre tecnologie del linguaggio nello sviluppo delle capacità mentali, ponendosi già allora in modo costruttivo il problema della gestione tecnologica della conoscenza. Gli anni ’80 segnarono poi un ulteriore distacco tra la psicologia e l’I& CT, nonostante proprio in questi anni incominciassero a diffondersi in maniera importante, negli uffici come nelle case, i primi personal computer.
114

Negli anni ’70 Ceccato portò per la prima volta all’attenzione dell’opinione pubblica italiana la “Cybernetica”. Fra i libri di Silvio Ceccato si possono ricordare: “Un tecnico fra i filosofi”, 2 volumi; “Corso di linguistica operativa”; “Linguistic analysis and programming for mechanical translation”; “Il linguaggio con la Tabella di Ceccatieff”; “Il maestro inverosimile”, 2 volumi; “La mente vista da un cibernetico”; “Il teocono”.

79

Con gli anni ’90, quando accanto al computer si sono sviluppate altre tecnologie cognitive ed è diventata di massa la diffusione di opportunità comunicative, relazionali e conoscitive veramente rivoluzionarie (basti pensare a Internet), la psicologia (insieme alla sociologia e ad altre discipline), ha ricominciato ad occuparsi di I&CT (o meglio di KMT), in maniera certamente più attenta rispetto al passato. Questo cambiamento di tendenza rispetto agli anni ’70, ’80, e ai primi anni ’90, va principalmente individuato nel settore della ricerca (psicologia sociale, cognitiva, della comunicazione, etc.), e certamente additato alla diffusione in particolare di Internet, che ha indotto psicologi ed osservatori del comportamento e della società a iniziare a porsi “in termini non più rinviabili il problema della conoscenza e delle tecnologie necessarie alla sua gestione” (D’Ettorre, 2005). Ciò però non valse per il mondo clinico, il cui modello dominante dell’interazione con l’utente/soggetto è que llo “medico” delle sedute terapeutiche e del formatore nel momento d’aula, dove dominano le pratiche della parola, dei silenzi, degli sguardi, del comportamento non verbale, delle sensazioni, delle emozioni, delle intuizioni, etc., piuttosto che il calcolo e la relazione via-computer. Così, ad oggi, l’impatto delle nuove knowledge technologies è sostanzialmente confinato nell’ambito degli specialisti della ricerca e le potenzialità computazionali, quando accettate per aumentare la potenza dei modelli teorici/diagnostici/decisionali, è però sostanzialmente relegata nel “ back office” delle attività dello psicologo, mentre il “front office” della relazionalità con l’utente ha continuato ad essere gestito con tecnologia classica paper&pencil&face to face115 . Tuttavia questo isolamento rischia oggi di essere messo in discussione dal “fattore Internet” e dalla sempre maggiore diffusione e naturalizzazione delle tecnologie mediatiche e multimediali di gestione della conoscenza in una società che vede l’utente finale sempre più esperto nell’utilizzo di questi nuovi strumenti, e sempre più collegato on-line.

2.1. LA SITUAZIONE ATTUALE

Come specificato sopra, grazie alle tecnologie di conoscenza, sta coinvolgendo anche la psicologia un processo di e-everything che abbraccia ogni ambito disciplinare ed applicativo e che sta contribuendo a produrre, rispetto al rapporto tra psicologia e tecnologie

115

Ricci, 2005.

80

KMT, un importante processo di empowerment via-computer dello psicologo attraverso modelli diagnostici/decisionali computerizzati più articolati e di facile/veloce consultazione ed elaborazione, anche con l’introduzione dell’interattività uomo-macchina; vengono migliorati i processi organizzativi, operativi, comunicativi, di knowledge empowerment e di knowledge management, così come è già avvenuto in molti altri settori lavorativi e disciplinari dove risulta ormai importante la presenza di tecnologie cognitive116 . Ma non è tutto: rispetto al recente passato, attraverso Internet ed i nuovi media lo psicologo comunica con i suoi colleghi e con gli utenti/clienti, interagendo con essi per mezzo di chat, e- mailing, forum, e siti Web sostanzialmente suddivisibili nelle seguenti categorie:

-

Portali Web: siti web gestiti da più psicologi o enti, che spesso uniscono diversi servizi e caratteristiche: forniscono informazioni sul mondo della psicologia (psicologia sociale, clinica, dello sviluppo, della comunicazione, etc.), permettono agli utenti di comunicare tra loro attraverso chat e forum, danno la possibilità di interagire con gli esperti tramite chat, e- mailing, forum, etc. (talvolta questo servizio è a pagamento), presentano un motore di ricerca interno che permette di ricercare informazioni legate alla salute psico- fisica, etc.; esempi di portale Internet sono “www.ilmiopsicologo.it” o “www.psychomedia.it”;

-

Siti personali: condotti da individui o piccoli gruppi (come uno psicologo o un ente con finalità terapeutiche), contengono informazioni legate al mondo della psicologia e di quello specifico psicologo o ente; spesso mettono a disposizione dell’utente alcuni servizi di terapia on-line, che, nella maggior parte dei casi risultano a pagamento (ad esempio “www.drvadala.it”, sito Internet di uno psicologo-psicoterapeuta romano che, oltre a fornire consulenza on- line, offre servizi informativi, forum, news, etc.);

-

Siti informativi: ospita contenuti che sono intesi semplicemente a informare il visitatore, ma non necessariamente per scopi commerciali, come la vendita di un servizio di terapia on-line; esempio di sito informativo è “www.psicoterapie.org”, sito gratuito su tutto ciò che riguarda la psicoterapia;

116

Basti pensare alle imprese, soprattutto di media -grande dimensione, in cui le tecnologie informatiche e Internet permetto da tempo una migliore gestione del lavoro, del cliente e dei dipendenti, con vantaggi per tutti.

81

-

Siti comunitari: siti in cui delle persone con interessi o problematiche simili possono comunicare assieme, normalmente tramite chat e virtuale (ad esempio “www.ipsico.org/forum.htm”); forum, formando una comunità

-

Siti “wiki” : siti in cui la gente può contribuire ai contenuti e allo scambio di idee (come “wikipedia.org”);

-

Siti misti: siti che, come i portali Internet, possono presentare caratteristiche diverse non riconducibili necessariamente ad un’unica categoria di sito Web; sono cioè un misto di due o più delle precedenti tipologie.

Inoltre in psicologia oggi, nei confronti del concetto di naturalizzazione e diffusione delle knowledge technologies nella società, stanno sorgendo nuove aree di presenza on-line e nuove figure professionali. Accanto agli psicologi/psicoterapeuti che utilizzano il Web e le tecnologie KMT col fine di migliorare la relazione con il paziente/utente, attuando un empowerment dei tradizionali canali terapeutici o consulenziali attraverso

counseling/psicoterapie via-Internet, oppure contribuendo allo sviluppo della società della conoscenza attraverso siti Web dedicati alla psicologia, sono nate e si stanno ampliando sempre più nuove branche della psicologia, come la “Psicologia della Comunicazione”, la “Psicologia dei Consumi”, la “Psicologia dei Nuovi Media”, e la “Web-psychology”. Questo mentre terreni tradizionali come la “Psicologia del Lavoro”, la “Psicologia dei Gruppi e delle Organizzazioni”, la “Psicologia Sociale”, la “Psicologia Cognitiva”, etc., stanno incominciando ad occuparsi dello studio e dell’analisi, più attenta rispetto a questi ultimi anni, delle trasformazioni e delle dinamiche che la naturalizzazione delle knowledge technologies sta inducendo in tutti noi, a livello socio-culturale, percettivo, cognitivo, relazionale, attraverso gli strumenti che le sono propri o tramite le stesse tecnologie KMT, contribuendo allo sviluppo di una visione e di una concezione delle tecnologie via-computer e di Internet più mature rispetto al passato, cooperando così attivamente alla creazione di una società della conoscenza consapevole dei propri mezzi e costituita da attori “knowledge professional”117 .

117

Vedi capitolo terzo.

82

In particolare, la psicologia del web (Web-psychology), così come viene intesa nella sua accezione originale, “Web-psychology dinamica”, rappresenta un modello integrato di conoscenze psicologiche nonché grafiche ed informatiche. Ne deriva la nascita di una nuova figura di psicologo, lo “psicologo del Web 118 ” (Web-psychologist), che è soprattutto un dottore in psicologia, con conoscenze in psicologia clinica, psicologia dinamica, psicologia delle dinamiche di gruppo, psicologia sociale, psicologia di comunità, psicologia dell'arte e della letteratura, psicologia della percezione, psicologia della comunicazione, psicologia generale, ergonomia, psicologia del marketing, psicologia cognitiva, psicopatologia generale, etc. con in più conoscenze informatiche e grafiche e Internet based. Il lavoro del Web-psychologist è rivolto principalmente alla valutazione e progettazione di siti web e di applicazioni altamente professionali, indirizzate soprattutto ad aziende, enti ed istituzioni; si occupa inoltre della gestione e dell’organizzazione del gruppo di lavoro, cioè di chi realizzerà fisicamente le pagine web. Le variabili che uno psicologo del web tiene in considerazione non si limitano al tipo di target, ovvero agli obiettivi della specifica azienda/ente per cui lavora, ma a tutte que lle variabili che vanno dalle motivazioni dell'internauta, alle dinamiche interne al gruppo di lavoro, tenendo conto degli approcci teorici fondanti la psicologia del Web, dove spiccano “Le Teorie Sistemiche, “I Modelli Psicodinamici”, “La Teoria dei Sistemi Motivazionali”, “La Psicologia dei Bisogni e Desideri”. Tutto questo evidentemente sta avvenendo in un contesto, quello della psicologia, che dovrebbe guardare con positività ed entusiasmo alla diffusione e alla naturalizzazione delle tecnologie della conoscenza nella società, e dunque anche nel proprio settore, evitando di demonizzare il rapporto con le macchine cognitive, cosa che, fino a poco tempo fa avveniva con regolarità, in un settore tipicamente chiuso alla dimensione tecnologica e alle nuove tecnologie KMT, che invece sembrano caratterizzare il futuro trend della knowledge society.

2.2. IL CASO TERAPIA

Nonostante quanto emerso finora, il tradizionale distacco tra psicologia e mondo delle tecnologie della conoscenza, è ancora abbastanza sentito: il recente incremento delle applicazioni on-line non ha certo risolto il loro difficile rapporto. Gli psicologi, e ancor più gli psicoterapeuti, sono infatti spesso refrattari a interessarsi di knowledge management
118

Il Web-psychologist mira ad essere una delle più innovative figure professionali legate all'uso delle nuove tecnologie (internet e web, applicazioni multimediali, nuovi modelli di comunicazione).

83

technologies, ritenendo la psicologia e la psicoterapia ancora legate ad una concezione della conoscenza di tipo umanistico, raramente tecnologico o scientifico. Per comprendere meglio questa posizione, basti pensare che soltanto pochi mesi fa, sul sito Internet dell’Ordine Nazionale degli Psicologi Italiani, era ancora presente una delibera del 23 marzo del 2002 119 che, rispetto al “fenomeno Internet”, emanava un provvedimento sanzionatorio contro coloro i quali avessero praticato “terapie on- line”, modificando il provvedimento solo poco tempo dopo attraverso un documento intitolato “Linee guida per le prestazioni psicologiche via Internet a distanza 120 ”, tuttavia poco conosciuto tra gli addetti ai lavori, e soprattutto ancora poco sensibile ai concetti di “psicoterapia on-line” e di “counseling on-line” che, come descritto precedentemente, si prospettano oggi come importanti strumenti al servizio e del professionista, e del paziente, proponendo nuove modalità di gestione della salute fisica e mentale (sull’onda del cosiddetto “self-care management”). Un documento poi in antitesi con la presa di posizione da parte della Commissione Etica dell’APA 121 (American Psychological Association) che fin dal 1995 si è attrezzata per gestire al meglio l’impatto delle nuove tecnologie. Questo scenario però sembra stia mutando profondamente: al di là dei contenuti delle “Linee guida” infatti, stanno crollando gradualmente i pregiudizi nei confronti delle knowledge tecnologies in ambito psicologico, e incominciano a diffondersi i primi modelli di terapia on-line e il rapporto tra la psicologia e le nuove tecnologie di gestione della conoscenza sta divenendo meno conflittuale rispetto al recente passato. “Si sta realizzando così una sorta di sdoganamento dell’interattività via-computer, che consente di affermare come la psicologia stia compiendo i primi passi verso una trasformazione profonda che occorrerà gestire ed anche inventare con grande cura” (Ricci, 2005). Se si considera poi il settore della sanità come precursore di un futuro trend anche in quello psicologico, e soprattutto, se si considera l’esempio degli Stati Uniti, Paese in cui la naturalizzazione delle tecnologie KMT sta avvenendo con maggiore velocità ed attenzione,

119

L’Ordine Nazionale degli Psicologi Italiani, Visto l’art. 28, comma 6 lettera d) della L. 56/89; Vista la legge comunitaria 2001/31 CEE sul commercio elettronico; Ritenuto che le pratiche di attività psicodiagnostica e psicoterapeutica via internet non sono conformi ai principi espressi negli art. 6,7 e 11 del vigente codice deontologico, DELIBERA, Di ritenere l’esercizio di tali attività sanzionabili ai sensi degli art. 26 e 27 della legge 56/89. Si invitano pertanto tutti i Consigli Regionali e Provinciali a fare osservare la presente deliberazione dandone ampia diffusione agli iscritti. Si dispone la pubblicazione della presente deliberazione sul Sito web e sul giornale dell’Ordine Nazionale degli Psicologi. 120 Per maggiori informazioni visitare il sito “http://www.psy.it” oppure l’appendice posizionata a conlusione della tesi. 121 Per maggiori informazioni visitare il sito “http://www.apa.com”.

84

non si può fare a meno di ritenere importante e fondamentale un processo di naturalizzazione dei nuovi media anche in psicologia, settore storicamente assai restio ad una rivoluzione interna e a cambiamenti rispetto ai suoi meccanismi di funzionamento tradizionali (terapie face-to-face, etc.).

2.3. L’IMPORTANZA DEL RAPPORTO TRA PSICOLOGIA E KMT

È importante allora sottolineare il ruolo che la psicologia può assumere rispetto alla naturalizzazione delle nuove tecnologie nella società. Innanzitutto, come evidenziato nei capitoli precedenti, rispetto al rapporto professionale “medico-paziente”, con lo sviluppo di nuove tecniche di ricerca e di intervento via-Internet, per il professionista si apriranno sempre più nuove strade e nuovi sbocchi lavorativi (psicoterapia on-line, counseling on-line, etc.), mentre per il paziente, si delineeranno maggiormente nuove risorse (“self-care management”, knowledge empowerment, possibilità di effettuare terapie on-line, etc.). In un futuro non troppo lontano infatti, si potranno osservare trasformazioni nella classica relazione “esperto-utente” con conseguenza un knowledge empowerment dell’utenza diffuso e produttivo; “trasformazioni che non devono essere considerate in un’ottica di contrapposizione esperto-utente, ma di riorganizzazione ed evoluzione delle modalità della relazione consulenziale in nuovi spazi dell’azione organizzativa di maggiore complessità ed astrazione che richiederà un aumento di professionalità degli stessi esperti e promuoverà anche una maggiore trasparenza” (Ricci, 2005). In questi termini il “reengineering” della relazione e delle modalità consulenziali con lo psicologo assume un’importanza fondamentale, naturalmente anche nei confronti delle organizzazioni e delle imprese, dove il lavoro di counseling del professionista consisterà sempre più nel fornire/produrre le risorse tecnologiche adeguate per la gestione della conoscenza di cui hanno bisogno per la risoluzione dei problemi. La psicologia (in parte lo sta già facendo ma non ancora in maniera importante), può cooperare con altre discipline a creare le basi teoriche per una diffusione di consapevolezza nell’uso delle nuove tecnologie cognitive, evitando così di creare falsi allarmismi nella società, e al contempo contribuendo allo sviluppo di un’utenza capace di gestire con maturità ed “expertise” i nuovi strumenti tecnologici. Per fare questo però, gli “addetti ai lavori” dovrebbero abbattere le barriere ed i pregiudizi ancora esistenti sul mondo KMT, promuovendo uno scambio reciproco che realizzi a pieno titolo la “società della conoscenza”, costruendo anche modelli 85

epistemologici che vi aderiscano il più possibile, sempre passibili di continue “revisioni” e pronti ad abbracciare l’incertezza, nella convinzione che questo atteggiamento, che C.Kaneklin definisce argutamente “logica del nano”122 , sia il più idoneo a guidare l’esistenza dell’uomo nei rapporti con il mondo odierno e alla fine con se stesso. 3. IL SONDAGGIO 123

Sul filo di queste considerazioni, è stata effettuata una pre- indagine per rilevare il rapporto tra le nuove tecnologie di gestione della conoscenza e gli studenti di psicologia, considerati, in quanto giovani, “termometro” della naturalizzazione delle knowledge management technologies nella società, ed in quanto psicologi di domani, ottimi indicatori degli atteggiamenti futuri del mondo della psicologia nei confronti della relazione con le macchine cognitive e con Internet. La pre- indagine, che si concretizza in un sondaggio-questionario, non ha la pretesa di rappresentare adeguatamente la popolazione scelta 124 , ma si pone come principale scopo la descrizione del panorama KMT all’interno del variegato mondo della psicologia, lasciando poi eventualmente il passo ad una ricerca sperimentale più ampia ed articolata. Al di là degli specifici obiettivi conoscitivi, l’indagine mira dunque ad affrontare un tema di estrema attualità, e a sensibilizzare psicologi e “tecnici” alle tematiche approfondite dalla tesi, e promuovere così, oltre ad uno spirito critico di osservazione, anche nuove iniziative di analisi ed eventuali azioni sul campo, in particolar modo nel settore accademico. Iniziative volte a incrementare l’utilizzo di Internet e delle new technologies quali strumenti di conoscenza e dunque di sviluppo, e per il singolo individuo o professionista, e per l’intera classe degli psicologi. Pertanto il sondaggio, sebbene non assuma titolo di vera e propria ricerca sperimentale, può essere definito come quali-quantitativo: quantitativo perchè mira a individuare nel campione la presenza delle tecnologie della conoscenza, quali siano più distribuite e quali servizi più sviluppati; qualitativo, poiché mira a evidenziare gli

122

Questo concetto è stato usato da C.Kaneklin, professore di “Psicosociologia Clinica dei Gruppi e delle Organizzazioni” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per spiegare agli studenti la mentalità che dovrebbe guidare il professionista nell’intervento psicosociale. 123 Il sondaggio, nella versione somministrata agli studenti, è visibile nella sezione “appendice” della tesi. 124 Il campione è esiguo, solo 50 studenti, nessun professore o professionista. Sarebbero inoltre serviti strumenti di ricerca più sofisticati e complessi.

86

atteggiamenti e le modalità di accostamento al mondo KMT degli studenti, intesi sia come cittadini della prossima società della conoscenza, sia come futuri psicologi.

3.1 DISEGNO GENERALE DELLA RICERCA

3.1.1. OBIETTIVI CONOSCITIVI

Analizzare i dati in relazione al rapporto tra studenti di psicologia e knowledge management technologies per quanto concerne:

-

Conoscenze; Orientamenti pratici; Atteggiamenti; Competenze;

3.1.2

LA METODOLOGIA

-

Tipo di indagine: quantitativo-qualitativa;

-

Strumento: questionario realizzato da 23 items, costituiti da risposte a scelta multipla, e dalla possibilità, in taluni casi, di fornire un commento scritto; il sondaggio-questionario è stato suddiviso in due sezioni, ciascuna introdotta da una breve descrizione scritta: sezione A “L’impatto delle nuove tecnologie di gestione , della conoscenza nella società”; sezione B, “L’impatto delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza in psicologia”.

-

Rilevazione : questionari somministrati in forma anonima a 50 studenti di psicologia.

87

3.1.3. IL CAMPIONE

Il campione è costituito integralmente da 50 studenti di psicologia di età compresa tra i 21 e i 29 anni. L’età media del campione è di 24 anni.

In totale i maschi sono 18, con un’età media di 25 anni. In totale le femmine sono 32, con un’età media di 23 anni.

(Nota introduttiva all’analisi dei risultati: L’analisi dei risultati sarà integrata con le verbalizzazioni, in corsivo, degli intervistati)

3.2. ANALISI DEI RISULTATI

3.2.1. SEZIONE “A”: L’IMPATTO DELLE NUOVE “TECNOLOGIE DI GESTIONE DELLA
CONOSCENZA” NELLA SOCIETÀ

Da un punto di vista prettamente quantitativo, diverse sono le considerazioni da fare. Innanzitutto, il dato più evidente, è rappresentato dal fatto che all’item 4, “Utilizza Internet?”, l’intero campione ha risposto in maniera affermativa, senza differenze di genere e alla domanda successiva, “Se si, principalmente per cosa?”, “tempo libero”, “comunicazione” e “studio” sono le risposte più freque nti (68, 70, e 74 % dell’intero campione) con evidenti differenze tra uomini e donne: i primi preferiscono usare Internet soprattutto per il “tempo libero” ma anche per il “lavoro” (rispettivamente il 72 % e il 50 % contro il 66 % e il 25 % delle femmine), le seconde invece amano Internet prevalentemente per “studio” e “comunicazione” (l’84 % e il 72 %, contro il 56 % e il 67 % dei maschi). Da notare che le donne rispondo anche alla categoria “altro” (6 %), con affermazioni del tipo “ricerco informazioni”.

88

Principali usi di Internet
90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Lavoro Tempo libero/svago Gioco Comunicazione Studio Altro

Campione Totale

Donne

Uomini

Altri dati interessanti sono riscontrabili alle domande 1, e 2, rispettivamente “Che tipo di tecnologia di gestione della conoscenza possiede?”e “Quale tra le tecnologie di gestione della conoscenza usa con più frequenza?”. Alla prima domanda, il 98 % del campione risponde “computer”, il 96 % “telefonino”, il 74 % “Internet” (di cui il 54 % ne possiede la versione “a banda larga 125 ”), e i restanti 12 e 8 % rispondono rispettivamente “ Smart Phone” e “ palmare” (con una sostanziale differenza di genere: PDA e Smart Phone sono posseduti prevalentemente dai maschi, con percentuali dell’11 % e del 22 %, contro il 6 % delle femmine, sia per i palmari che per i telefonini di ultima generazione); mentre alla seconda domanda, 34 studenti su 50 (68 %) rispondono che usano con più frequenza il “telefonino” (per la maggior parte però sono femmine, il 72 % contro il 61 % dei maschi), seguito da “Internet ” (40 %), “computer” (24 %), e “palmare” (solo 2 %). I maschi sembrano gradire maggiormente rispetto alle femmine queste ultime tre categorie (rispettivamente il 50 %, il 39 % e il 6 %, contro il 34% e il 16 % delle donne, che addirittura non rispondono per la categoria “PDA ”). Questi dati sottolineano come le tecnologie di gestione della conoscenza siano molto diffuse nella popolazione, almeno in quella del campione analizzato, con una nota molto interessante: la presenza del computer nella vita quotidiana sembrerebbe paragonabile

125

Voce “Internet veloce”.

89

quanto quella del cellulare, a dimostrazione dell’ormai “naturale” familiarità del moderno calcolatore nella quotidianità, se non altro nella sua versione “Internet free”126 . Ciò che differenzia ancora il computer dal telefonino, sarebbe invece la frequenza d’uso: “vince” il secondo 68 % a 24 %.

Che tipo di "tecnologie di gestione della conoscenza" possiede?
120% 100% 80% 60% 40% 20% 0%
Computer. Internet Internet veloce (adsl o superiore) Telefonino Smart Phone (cellulari di ultima generazione) Pda (palmare)

Campione Totale

Donne

Uomini

Quale tra le seguenti "tecnologie di gestione della conoscenza" usa con più frequenza?
80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Internet Computer Telefonino/ Smart Phone Donne Uomini Palmare

Campione Totale
126

Internet è comunque posseduto da un alto numero di studenti, 37 su 50 (74 %).

90

Alla successiva domanda 3, “ Principalemte per cosa?”, il 78 e il 74 % dell’intero campione risponde “comunicazione” e “tempo libero” (le donne però comunicano di più con le nuove tecnologie, l’88 % rispetto al 66 % degli uomini, i quali tuttavia le usano maggiormente per lavorare e giocare, il 28 e il 33 %, contro il 19 e il 16 % del sesso opposto); i soggetti quindi usano le tecnologie soprattutto per comunicare, non ancora in modo importante per attività di “knowledge management”.

Principali usi delle "tecnologie di gestione della conoscenza"
100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Lavoro Tempo libero/svago Gioco Comunicazione Studio Altro

Campione Totale

Donne

Uomini

Sotto il profilo qualitativo, si evidenzia un atteggiamento generalmente ottimista nei confronti della diffusione nella società delle nuove tecnologie KMT (item 7, “Ritiene importante per la società lo sviluppo e la diffusione a 360° delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza?”), in quanto 47 soggetti su 50 (94 %), risponde in maniera affermativa alla domanda (senza sostanziali differenze di genere), sottolineando però (domanda 8) che bisogna mantenere comunque una certa indipendenza da esse (64 %, soprattutto donne, il 69 % contro il 56 % degli uomini, i quali sottolineano maggiormente la necessità di mantenere una certa indipendenza della società dalla nuove tecnologie, il 33 % contro il 13 % del campione femminile).

Alla categoria “altro”, alcuni soggetti rispondono:
“si, penso che la società deve essere educata al corretto utilizzo di queste tecnologie di gestione della conoscenza fin da tenere età”

o ancora “si, ma non se diventano di uso eccessivo ed esclusivo”

91

Ritiene importante per la società lo sviluppo e la diffusione a 360° delle "tecnologie di gestione della conoscenza?
100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Sì No Campione Totale Donne Uomini Altro

Chi ha risposto in modo negativo ha dato rilievo al fatto che “le tecnologie si possono diffondere ma è fondamentale porre dei limiti alla loro diffusione e al loro sviluppo per salvaguardare l’integrità dell’essere umano e della società”, ma, come detto sopra, le risposte negative all’item 7 rappresentano solo il 6 % del totale.

Alle domande: 10, “ qual è il suo atteggiamento nei confronti dello sviluppo, della diffusione e della naturalizzazione delle tecnologie di gestione della conoscenza nella società?”, e 11, “qual è il suo personale bilancio circa l’impatto delle tecnologie della conoscenza nella società?”, il 72 % del campione risponde alla prima domanda, “positivo. Migliorano, semplificano e permettono una maggiore diffusione della conoscenza e dell’informazione”, mentre alla seconda, la maggioranza della popolazione (78 %), risponde “abbastanza positivo” e “molto positivo” (22 %), non rispondendo dunque alle altre possibili risposte “poco positivo”, “negativo” e “altro”.

92

Qual è il suo atteggiamento nei confronti dello sviluppo, della diffusione e della naturalizzazione delle "tecnologie di gestione della conoscenza" nella società?
90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Positivo. Migliorano, semplificano e permettono una maggiore diffusione della conoscenza e dell’informazione Negativo. Impoveriscono le relazioni sociali e la comunicazione face to face E’ superfluo porsi il problema Altro

Campione Totale

Donne

Uomini

Qual è il suo personale bilancio circa l'impatto delle "tecnologie della conoscenza" nella società?
100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Molto positivo Abbastanza positivo Poco positivo Negativo Altro

Serie1

Serie2

Serie3

I maschi sembrano più ottimisti (il 44 % contro il 9 % delle femmine per l’item “molto positivo”), mentre le femmine sono più caute (il 91 % contro il 56 % per l’item “abbastanza positivo”).

93

Questa differenza di genere si evidenzia anche rispetto ai commenti segnalati circa gli atteggiamenti nei confronti della domanda 10 i maschi si limitano a dire ad esempio:
“positivo, ma non a 360°”, mentre le femmine sono più articolate nel rispondere, “positivo, perché migliorano la conoscenza/diffusione etc., però in parte negativo in quanto impoveriscono il contatto tra le persone”

o ancora,

“le tecnologie sono utili, rendono più veloce la fruizione delle informazioni, che però diviene anche una fruizione più superficiale e talvolta incerta (spesso su Internet si trovano affermazioni prive di fondamento”127 .

3.2.2. SEZIONE

“B”:

L’ IMPATTO DELLE NUOVE

“TECNOLOGIE DI GESTIONE DELLA

CONOSCENZA” IN PSICOLOGIA

Per quanto concerne l’aspetto quantitativo, è interessante notare come, sebbene siano in maggioranza coloro che conoscono la possibilità di poter effettuare “self-care management on-line” in psicologia (66 %), è comunque importante la fetta di coloro che non ne sono al corrente (17 soggetti su 50 e senza significative divisioni tra uomini e donne).

Gli studenti rientranti in quel 66 %, ritengono che il self-care management on-line sia da intendersi principalmente come “solo consulenza on-line attraverso chat, forum videoconferenza, e-mailing” (18 %), “ solo psicoterapia on-line attraverso chat, forum , videoconferenza, e-mailing” (14 %), e “solo ricerche di ordine informativo circa argoment e problematiche legate al mondo della psicologia” (12 %). Da notare come 13 soggetti su 50 (26 %) fanno rientrare il “self-care management online” in psicologia in tutte le definizioni prima esposte (quindi il 26 % sa effettivamente cos’è), e altrettanti soggetti “ne hanno solo sentito parlare e non saprebbero dire con esattezza in che cosa consiste” (per la maggioranza femmine, 31 %).
127

Rispetto a quest’ultima affermazione, è opportuno sofferma rsi. Il commento più significativo in questa circostanza è del filosofo Pierre Lévy. Ecco le sue parole: “Secondo il mio modo di vedere tutti sanno qualcosa e ognuno è potenzialmente, per chiunque altro, una fonte di apprendimento. E' proprio quello che succede in rete. Molta gente dice: su Internet ci sono siti completamente stupidi dove si trovano solo delle sciocchezze. Sono sciocchezze per loro, ma forse per quelli che le hanno inserite non lo erano, forse altri le potranno trovare interessanti. La gente comincia a comunicare reciprocamente e a scambiarsi le informazioni che ritiene interessanti. Si sta andando verso una situazione in cui il mercato della conoscenza sarà un mercato libero e aperto, mentre finora eravamo in una situazione di monopolio, in una situazione estremamente chiusa, in cui non c'era libero scambio” Lévy, 1997.

94

E' a conoscenza della possibilità di poter sviluppare processi di"selfcare management" in psicologia attraverso Internet?
70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Si Campione Totale Donne No. Non ne ero a conoscenza Uomini

Cos'è il "self-care management" in psicologia attraverso Internet?
35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0%
Solo psicoterapia on-line attraverso chat, forum, videoconferenza, e-mailing Solo consulenza Solo ricerche di Tutte le tematiche Ne ho sentito solo on-line attraverso ordine informativo parlare e non chat, forum, circa argomenti e saprei dire con videoconferenza, problematiche esattezza cos’è il e-mailing legate al mondo “self-care della psicologia management” Campione Totale Donne Uomini

Ad ogni modo, il 78 % del campione che afferma di essere a conoscenza di questa opportunità, sostiene di non averne mai fatto ricorso, solo il 12 % risponde “si. Qualche volta” (tra i maschi sembrerebbe più diffusa la pratica, il 17 % contro il 9 % delle donne); scopo di chi rientra nel 22 % dei fruitori di questo servizio, sono principalmente la

95

“formazione” (12 % del campione totale, 22 % tra i maschi, solo 6 % tra le femmine), e la “cultura personale” (10 % del campione totale, 11 % tra gli uomini, e 9 % tra le donne).

Ha mai fatto ricorso al "self-care management" in psicologia attraverso Internet?
90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Sì. Almeno una volta Sì. Qualche volta Sì. Spesso Sì. Ogni qual volta sento il bisogno di un sostegno psicologico Uomini No, mai

Campione Totale

Donne

Se si, principalmente per cosa?
25%

20% 15%

10%

5% 0%
Formazione Cultura personale Consulenza online Donne Psicoterapia online Uomini Altro

Campione Totale

96

I canali attraverso cui si realizzano tali pratiche sono, in ordine di utilizzo, “consultazione di siti web” (28 %), “ forum di discussione, blog” (14 %), “ e-mailing” (10 %), “chat ” (6 %), e “videoconferenza” (2 %). Gli uomini preferiscono consultare siti Internet (39 %) e forum (22 %), mentre le donne, che per la maggioranza usano anch’esse i siti per le consultazioni e la ricerca di informazioni (22 %), amano anche le chat (9 %) e la videoconferenza (3 % contro nessuno tra gli uomini).

Attraverso quali canali ha avuto esperienza di "self-care management on-line" in psicologia?
45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0%
Chat Videoconferenza Forum di discussione, blog Donne Siti Internet E-mailing

Campione Totale

Uomini

Alla domanda 17, “ a conoscenza delle normative previste dall’Ordine Nazionale E’ degli Psicologi Italiani e/o dell’ A.P.A. circa la regolamentazione delle psicoterapia online?”, la maggior parte del campione risponde di non esserne a conoscenza (88 %), lasciando intuire una non chiara circolazione di informazioni (anche se queste regolamentazioni sono indirizzate ai professionisti e non agli studenti), che si evidenzia pure nell’item successivo, “Se ne è a conoscenza, ritiene siano giuste o debbano essere modificate?”, al quale gli studenti rispondono (“sono giuste”, 8 %, “devono essere modificate”, 6 %). Gli uomini ritengono più delle donne che le norme siano giuste (il 17 % contro il 3 % delle studentesse).

97

E' a conoscenza delle normative previste dell'ordine degli psicologi italiani e/o dell'A.P.A. circa la regolamentazione della "psicoterapia online"?
120% 100% 80% 60% 40% 20% 0%
Sì. Da diverso tempo (qualche mese o più) Sì. Da poco tempo (qualche settimana o meno) Campione Totale Donne Uomini No

Se si, ritiene siano giuste o debbano essere modificate?
18% 16% 14% 12% 10% 8% 6% 4% 2% 0%
Sono giuste Campione Totale Devono essere modificate. Perché? Donne Uomini

Alla domanda “ perché devono essere modificate”, il campione risponde in maniera decisa:

“non concepisco possibili le terapie on-line”

o sul versante opposto, 98

“sono un po’ restrittive”, “devono essere aggiornate”

Infine, all’item 20, “Ritiene che in futuro gli psicologi utilizzeranno sempre di più le tecnologie di gestione della conoscenza?”, 31 studenti su 50 (62 %), rispondono “si, sempre di più”, con una maggioranza di uomini (72 % rispetto al 56 % delle donne).

Ritiene che in futuro gli psicologi utilizzeranno sempre di più le "tecnologie di gestione della conoscenza"?
80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Sì, sempre di più No, sempre di meno Probabilmente la situazione resterà stabile Donne Uomini Altro

Campione Totale

Dal lato qualitativo, rispetto al concetto di “terapia on-line”, emerge un dato rilevante: il 50 % del campione (53 % le donne, 44 % gli uomini, item 19 128 ) la ritiene già uno strumento utile per lo psicologo e per chi ne usufruisce, ma deve essere sempre legato ad un incontro face-to-face, mai come strumento a sé. Il restante 50 % si divide in “è uno strumento fondamentale e importante, sostitutivo di una terapia “classica” faccia-a-faccia” (4 %), “è uno strumento fondamentale, ma deve essere usato con moderazione” (4 %), “ non è uno strumento importante” (42 %):
“secondo me la terapia on-line può essere uno strumento utile, ma non sostituisce del tutto la relazione face-to-face che a mio parere costituisce il fondamento del cambiamento in terapia”, o ancora, “è uno strumento per avvicinare chi desidera avviare una terapia ma non ne ha il coraggio, ma può essere solo una fase iniziale alla quale deve seguire un incontro”

128

Domanda 19: “Ritiene che la “terapia on-line” sia uno strumento rilevante per lo psicologo e per chi ne usufruisce?”

99

Inoltre un altro studente ha risposto che la “terapia on-line” non è uno strumento utile per lo psicologo e per chi ne usufruisce perché:
“risulterebbe più difficile la relazione terapeutica, in quanto si perderebbe molto del comportamento non verbale, e mancherebbe di fisicità”

Ora, se si sommano gli atteggiamenti positivi con quelli negativi rispetto alla domanda 19, si nota come i primi superano i secondi di 8 punti percentuali, il che evidenzia come vi sia ancora una certa “spaccatura” tra psicologia e tecnologie di gestione della conoscenza.

Ritiene che la "terapia on-line" sia uno strumento rilevante per lo psicologo e per chi ne usufruisce?
60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Sì, cambiando il setting terapeutico, la “terapia on-line” diventa uno strumento fondamentale… Sì, fondamentale. Sì. Ma deve essere No, cambiando il Ma deve essere sempre legato ad setting usato con una terapia face to terapeutico, la moderazione face, mai come terapia perde di strumento a sé efficacia No. Perché?

Campione Totale

Donne

Uomini

In linea con questa considerazione sono i risultati alla domanda 23 che chiede un personale bilancio circa l’impatto delle knowledge technologies in psicologia. La maggioranza delle risposte si concentra sugli items “ abbastanza positivo” (42 %) e “ poco positivo” (36 %), con i maschi che assumono un atteggiamento meno pessimistico rispetto alle colleghe femmine le quali si dividono in visioni catastrofiche del tipo “spero di no”, ad posizioni meno pessimistiche e comunque più critiche:
“credo che il cambiamento più significativo possa essere la maggiore diffusione di argomenti, ricerche e interessi verso la psicologia, ma non credo molto in nuove forme di terapia che escludano la specificità di scelta del settino terapeutico in ambito clinico e sociale e culturale. Per la psicologia del lavoro invece l’impatto avrà sicuramente risvolti positivi, allargando gli orizzonti di impiego”

100

Inoltre, è opportuno sottolineare come l’84 % del campione sostenga di non possedere le competenze per poter gestire i processi di trasformazione che stanno attraversando la società con lo sviluppo delle tecnologie di gestione della conoscenza, affermando di “aver bisogno di ulteriori informazioni e/o di un corso di formazione” (30 % del totale), o che “l’Università dovrebbe porre maggiore attenzione a questi cambiamenti e preparare al meglio gli studenti ad affrontarli per quando entreranno nel mondo del lavoro” (54 % del totale).

Qual è il suo personale bilancio circa l'impatto delle "tecnologie di gestione della conoscenza" in psicologia?
60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Molto positivo Abbastanza positivo Poco positivo Negativo Altro

Campione Totale

Donne

Uomini

In questa direzione un soggetto, alla domanda se possieda o meno le competenze per gestire l’impatto delle tecnologie della conoscenza, risponde:
“si, ma ritengo che l’Università dovrebbe maggiormente adeguarsi all’avanzare delle conoscenze tecnologiche”

101

Ritiene di possedere le competenze per poter gestire i processi di trasformazione che stanno attraversando la società con lo sviluppo delle nuove"tecnologie di gestione della conoscenza"?

70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Sì No. Avrei bisogno di maggiori informazioni e/o di un corso di formazione. Ritengo che l’Università dovrebbe… Campione Totale No. Avrei bisogno di maggiori informazioni e/o di un corso di formazione Altro

Donne

Uomini

Come ultima considerazione, risulta interessante analizzare le risposte alla domanda 21, “Cosa cambierà nel futuro rispetto alla professione di psicologo con lo sviluppo e la diffusione sempre più importante delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza?”. In ordine di risposta, il campione ha segnalato rispettivame nte, “nasceranno nuove branche della psicologia legate all’evolversi delle nuove tecnologie” (68 %), “i cambiamenti saranno soprattutto qualitativi” (26 %). “ cambiamenti saranno soprattutto i quantitativi” (20 %), “diminuiranno i consulti face-to-face/aumenteranno le terapie on-line” (18 %), “ figura dello psicologo assumerà un’importanza sempre maggiore” (12 %), la “particolari software sostituiranno la figura dello psicologo” (6 %), “non vi saranno cambiamenti significativi rispetto alla situazione presente” (6 %).

Nella categoria “altro” (6 %) si trovano risposte del tipo:
“vi saranno maggiori possibilità di scambio di informazioni” “spero non accada nulla”

o addirittura un soggetto risponde:

probabilmente nella speranza che il sapere e le pratiche della psicologia si cristallizzino nel presente.

102

Queste

risposte

evidenziano

sostanzialmente

come

i

cambiamenti

futuri,

prevalentemente qualitativi ma anche quantitativi, sono percepiti dal campione come importanti e presenti nella società, tanto da dover descriverli e considerarli anche con gli strumenti propri della psicologia,

Cosa cambierà nel futuro rispetto alla professione di psicologo con la diffusione sempre più importante delle nuove"tecnologie di gestione della conoscenza"?
90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0%
Diminuiranno i consulti face to face/ aumenteranno le terapie online La figura di psicologo assumerà un’importanza sempre maggiore Non vi saranno cambiamenti significativi rispetto alla situazione presente Donne Uomini I cambiamenti saranno soprattutto quantitativi

Campione Totale

3.3. CONCLUSIONI

La ricerca effettuata, sebbene come specificato all’inizio presenti dei limiti oggettivi in relazione soprattutto alla non rappresentatività del campione, alla luc e dei risultati emersi, può essere interpretata con una duplice chiave di lettura. In primo luogo la sezione “A”, sia da un punto di vista quantitativo che da un punto di vista qualitativo, mostra segnali ottimistici rispetto alla diffusione e alla naturalizzazione delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza (ed in particolar modo di Internet129 ) nella società:
“le tecnologie di gestione della conoscenza sono utili, rendono più veloce la fruizione delle informazioni”

129

Item 4: “Utilizza Internet?”: “si” 100 %, “no” 0 %.

103

“migliorano la diffusione del sapere”

Infatti alle prime domande, volte ad evidenziare l’impatto dei nuovi media nel corpo sociale, il campione dimostra di possedere ed utilizzare frequentemente le più svariate “tecnologie della conoscenza”, sottolineandone con generale positività la presenza nella vita quotidiana. Questa considerazione, nonostante vi siano ancora delle zone d’ombra che s’inseriscono all’interno di quelle posizioni “pregiudiziali” e pessimistiche circa le influenze delle knowledge technologies sul singolo e sulla colle ttività, risulta molto importante in vista del prefigurato ingresso nella “società della conoscenza ad alto tasso di I& CT”. Certamente però, il campione analizzato avverte i fenomeni di cambiamento indotti dalle “macchine KMT” come non più trascurabili e marginali, principalmente all’interno delle pratiche di vita quotidiana, nel lavoro, nella ricerca e nella gestione del sapere 130 . In secondo luogo, se da un lato il campione sottolinea positivamente l’avvento delle nuove tecnologie mediatiche nella società (items 10 e 11 131 ), nella sezione “B” della preindagine realizzata, la posizione degli studenti rispecchia per lo più quanto esposto nel presente capitolo circa l’atteggiamento del mondo psicologico in relazione al rapporto con le “macchine”, ed in particolar modo con le “macchine/tecnologie cognitive”. Anche i ragazze e le ragazze del campione, nonostante siano nella maggioranza dei casi fruitori abituali di tecnologie nella pratica quotidiana, quando interpellati come futuri psicologi, tentennano nel fornire risposte chiare e precise sul rapporto tra psicologia e KMT, oppure si dividono nettamente quando si chiede loro un parere sul concetto di “terapia online” o di “self-care management via-Internet”132 . Sono ancora troppo evidenti le posizioni contrarie a questo tipo di pratiche, considerate “tabù” dalla maggior parte degli studenti, ricalcando in questo modo la posizione prevalente nel mondo della psicologia, in particolar modo dell’area clinica e psicoterapeutica.

130 131

Vedi items 1, 2, 3, 4, 5, e 7 del sondaggio. Il campione, alla domanda 11 (“ Qual è il suo personale bilancio circa l’impatto delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza nella società?”), avendo a disposizione una scala di risposta così costituita: 1) Molto positivo; 2) Abbastanza positivo; 3) Poco positivo; 4) Negativo 5) Altro, si divide tra opzioni comunque positive: il 28 % “molto positivo” e l’ 78 % “abbastanza positivo”, non scegliendo quelle rappresentanti gli atteggiamenti negativi. 132 Alla domanda 23 “Qual è il suo personale bilancio circa l’impatto della nuove tecnologie di gestione della conoscenza in psicologia?”, il 4 % risponde “molto positivo”, il 42 % del campione “abbastanza positivo”, mentre il 36 % risponde “poco positivo” e il 2 % “negativo”, evidenziando così una netta “spaccatura” di opinioni.

104

Il dato più rilevante però, resta comunque quel 78 % del campione che dichiara “abbastanza positivo” l’impatto delle “tecnologie della conoscenza” nella società (item 11), e ancora soprattutto quel 72 % che si schiera all’interno degli atteggiamenti positivi circa la loro diffusione e naturalizzazione (item 10): questi numeri fanno ben sperare relativamente ad un cambiamento di tendenza, rispetto al passato, da parte della futura generazione di psicologi anche all’interno del loro ambito professionale, in ogni caso in un domani non così vicino. Per concludere resta da segnalare un dato rilevante, legato ad una differenza di genere emersa dai risultati del sondaggio: gli uomini, rispetto alle donne, sembrano generalmente più propensi ad un atteggiamento positivo ed ottimistico circa l’impatto delle tecnologie di gestione della conoscenza sia nella società che in psicologia; dal canto loro le donne sembrano più caute e riflessive. Si rimanda ad un’eventuale futura ricerca sperimentale per analizzare e confermare o meno questo interessante fenomeno.

105

Capitolo quinto SCENARI FUTURI

1. PROSPETTIVE

Negli ultimi quindici anni il panorama scientifico e tecnologico è stato caratterizzato da un continuo ed inarrestabile progresso. I risultati di questo cammino sono sotto gli occhi di tutti: telefonini, computers, Internet, domotica, robotica, etc. . Interessante ed allo stesso tempo stimolante, è cercare di immaginare e delineare i possibili scenari futuri di una società che, anche grazie all’influenza delle knowledge technologies, si sta avviando a divenire una “società dell’informazione e della conoscenza”.

Le dinamiche che sembrerebbero influenzare tale processo trasformativo socioculturale sono da ricercare principalmente all’interno di quattro fattori di sviluppo:

-

La globalizzazione a 360° di beni, servizi e conoscenza: la globalizzazione gioca un ruolo non secondario nell’influenzare i mutamenti socio-culturali innescati dalla modernizzazione, omogeneizzando le culture, sfumando le specificità,

universalizzando le appartenenze, dissociando l' individuo dalle sue solidarietà sociali primarie ed offrendogli in cambio la partecipazione ad entità sociali più ampie, diffuse

106

e potenti, così da aumentare significativamente i gradi di libertà del singolo attore sociale nella scelta dei propri ambiti relazionali;

-

I progressi delle biotecnologie: lo sviluppo di biotecnologie e nanotecnologie pone prospettive nuove rispetto alla creazione di tecnologie ed applicazioni innovative; questo riguarderà tutti i settori della vita, dal lavoro al tempo libero, dalla formazione alla pratica quotidiana. Ad esempio, con il passaggio dalla microelettronica alla nanoelettronica, che sfrutta componenti dell'ordine del miliardesimo (o bilionesimo) di metro, si potranno realizzare calcolatori mille volte più piccoli. Gli oggetti creati con la microelettronica si possono trovare già oggi appesi al corpo o indossati, mentre quelli creati con le nanotecnologie e la nanoelettronica potranno essere introdotti direttamente nel corpo umano o dispersi nell'aria come “polveri” con lo scopo di rilevare vari parametri del corpo umano o dell'ambiente e trasmetterli a sistemi di controllo: potremo quindi, in futuro, utilizzare funzioni di calcolatori invisibili 133 ;

-

La sostenibilità ambientale: anche l’ambiente, con le sue intrinseche caratteristiche, può sostenere il progresso scientifico e tecnologico, creando un terreno “fertile” per lo sviluppo della knowledge society e delle sue peculiarità; naturalmente il progresso scientifico, nel suo cammino evolutivo, non dovrebbe causare danni all’ambiente, che anzi sarebbe tenuto a salvaguardare;

-

L’evoluzione del mondo KMT e delle sue applicazioni: con l’evolversi delle knowledge technologies si svilupperanno nuove applicazioni e nuove opportunità, semplificando ancora più le operazioni di tutti i giorni, e rendendo possibili processi di gestione della conoscenza ancora più avanzati;

Quest’ultimo fattore di sviluppo sembrerebbe un elemento significativo rispetto alla creazione degli scenari di una “società della conoscenza” che si prospetta nel domani come più matura, progredita e consapevole dei propri mezzi. Vediamo di delinearne le linee evolutive più importanti.

133

V. Miori, 2005.

107

1.1. KNOWLEDGE MANAGEMENT TECHNOLOGIES E LORO EVOLUZIONE

Il progresso delle tecnologie di gestione della conoscenza sembrerebbe definito da quattro principali tendenze:

1. L’ulteriore sviluppo di Internet; 2. L’evoluzione dei nuovi media testuali (chat, e- mailing, istant messaging, blog, etc.); 3. La fusione tra comunità reali e comunità virtuali; 4. La digitalizzazione e l’integrazione dei media tradizionali.

1. L’ulteriore sviluppo di Internet: l’evoluzione della grande Rete va concepita prevalentemente nella creazione, sempre più sofisticata (il che significa, per l’utente, semplice ed immediata), di nuove affordances 134 , da intendersi come nuovi portali, sempre più ricchi di informazioni e di contenuti, e nuove tipologie di siti, più adatti alla ricerca e alla divulgazione di conoscenza. Questo si traduce nell’offerta di nuovi siti informativi 135 , nuovi siti “di comunicazione” (web mail 136 , etc.), nuovi siti strumentali (siti e-Commerce, e-Banking , etc.), ed ancora nuovi siti orientativi. Per quanto riguarda questi ultimi, la nascita, recente, del linguaggio XML (Extensible Markup Language), caratterizzato da ma rcatori (“tag”) capaci di separare un documento in singole parti e sottoparti, ha permesso la nascita del Semantic Web 137 . Questa nuova estensione del Web, è elaborata in modo che le informazioni siano strutturate con un senso compiuto, in modo da facilitare l’interazione “uomo-computer”: tutto ciò si traduce nella creazione di agenti intelligenti in grado di trovare per l’utente le iperinformazioni presenti nella Rete 138 . La diffusione del linguaggio XML e di altri linguaggi specifici per il Semantic Web, come il protocollo RDF Site Summary o Really Simple Syndication (RSS), ha prodotto siti o programmi orientativi come i news aggregator, capaci di analizzare ed organizzare le notizie e le informazioni pubblicate con linguaggio RSS da fonti differenti139 .
134 135

Vedi capitolo quarto. Ad esempio i cosiddetti giornali on-line, come “Il Nuovo.it”. 136 Caselle di posta consultabili attraverso un browser. Si pensi ad esempio a “Tiscali Webmail Plus”. 137 Sviluppato da Tim Berners Lee. 138 In grado cioè di recuperare, analizzare e selezionare dati e files. 139 Ad esempio, in Italia, “http://news.google.it”, news aggregator di Google, utilizzato come fonte bibliografica anche per questa tesi.

108

2. L’evoluzione dei nuovi media testuali: grazie all’integrazione con il Web e all’aumento della velocità di connessione (banda larga o superiore), stanno nascendo e nasceranno nuovi media testuali “ibridi”, in parte già analizzati nel capitolo secondo. Tra quelli appena nati, si menzionano le chat ipermediali, caratterizzate da interfaccie grafiche di ultima generazione e da avatar 140 ; le audio-video chat, dove la componente testuale è arricchita da quella audio- visiva non consentendo la rarefazione della comunicazione tipica delle vecchie chat testuali, ed avvicinandosi così sempre più alla comunicazione faccia-a-faccia; la messaggistica istantanea o Instant Messaging 141 , che consente una comunicazione sincrona con utenti conosciuti inseriti in apposite contact list; i Weblog, pagine Web gestite autonomamente, che consentono di pubblicare in tempo reale notizie, informazioni o storie di ogni genere mescolando testo, grafica e collegamenti ad altre pagine Internet142 . L’importanza dei “blog”, come accennato anche nel capitolo secondo, si ritiene aumenterà nel prossimo futuro se si cosidera che sono veri e propri spazi di aggregazione virtuali, attorno e grazie ai quali si potrà, ed in parte si sta già verificando, realizzare lo sviluppo di una knowlwdge society dotata di coscienza critica ed attenta alle problematiche sociali, culturali, storiche, politiche, economiche, etc. .

3. La fusione tra comunità reali e comunità virtuali: grazie alle nuove tecnologie KMT, nel prossimo futuro sarà sempre più evidente la fusione tra comunità reali e comunità virtuali. Nasceranno le “smart mobs ” (folle intelligenti), “veri e propri gruppi di soggetti che collaboreranno tra loro per trarre frutto dalle opportunità offerte dai nuovi media” (Rheingold, 2002). Il potere di queste ultime, nel prossimo futuro, sarà estremamente interessante, se si pensa che le smart mobs utilizzeranno le nuove tecnologie via-Internet in gruppo, moltiplicandone i vantaggi: se si applica infatti la legge di Reed 143 alle “folle intelligenti”, si comprende come una comunità di tal genere possa amplificare il potere di alcune applicazioni “peer to peer” che già oggi caratterizzano il Web. Applicazioni di questo tipo vanno ricercate in eEmule 144 , in iMesh145 , o nel precursore Napster, ma l’esempio più significativo è rappresentato da eBay (www.ebay.it), una delle
140 141

Personaggio grafico stilizzato che, in chat, rappresenta il proprio nickname. Ad esempio Msn Messenger, Yahoo! Messenger, Icq etc. . 142 Carelli, 2004; Di Rocco, 2003. 143 Legge di Reed: La formazione di gruppi spontanei di persone in rete (Group Forming Networks) non segue una legge quadratica bensì esponenziale: ovvero 2 elevato N, dove N=nodi dei networks. 144 eMule è un programma di scambio file fra utenti il cui utilizzo è perfettamente legale ed in molti casi indispensabile a piccoli produttori di software freeware od opensource, che non hanno la possibilità di pagare

109

applicazioni “da pari a pari” di maggior successo nel mondo e-Commerce, attorno alla quale si è sviluppato il più importante esempio di folla intelligente finalizzata alla compravendita on-line nel mondo. Accanto alle folle intelligenti, sembra che in un futuro non troppo lontano, un modo per condividere le proprie conoscenze ed amicizie, sia il social networking : questo servizio permette di allargare la propria “rete sociale”, creandone una di tipo “chiuso” (possono entrarvi solo le persone invitate). Il concetto, simile al sistema di reputazione sviluppato da eBay146 , permette agli utenti di creare legami di fiducia anche con persone sconosciute, previo invito da parte di un componente del “social network” specifico. Queste dinamiche danno la possibilità “di svolgere attività “critiche”, come il corteggiamento o lo scambio commerciale” (Riva, 2004). Esempi di social networking sono da ricercarsi in Friendster.org147 , Meetic.it, o ancora in Eurekster.com, un motore di ricerca che unisce il social networking con il sistema di reputazione tipo-eBay. E’ probabile che nel futuro, la fusione tra comunità reali e comunità virtuali sarà sempre più diffusa, creando nuove possibiltà d’incontro, nuove relazioni interpersonali, nuovi modi di comunicare e di interagire socialmente, modificando ulteriormente le prospettive socio-culturali, politiche ed economiche dell’intera collettività.

4. La digitalizzazione e l’integrazione dei media tradizionali: la digitalizzazione delle tecnologie tradizionali e lo scambio dei contenuti tra quelle vecchie e nuove sta portando e porterà alla crezione di media “ibridi”, caratterizzati da modularità (possibilità di scomporre il contenuto in una serie di elementi discreti, detti “moduli”), variabilità (possibilità di riutilizzare e modificare i contunuti producendo diverse versioni dello stesso oggetto), interattività (possibilità di fruire del contenuto mediante la navigazione tra una serie di nodi, immagini, video o suoni, collegati tra loro, lasciando l’utente libero di interagire con essi), e automazione (possibilità, da parte del medium, di svolgere in modo automatico, rapido ed invisibile all’utente una serie di operazioni sui propri contenuti).
le linee necessarie per distribuire al pubblico i loro prodotti. Per maggiori informazioni visitare il sito web: “www.emule.it”. 145 Programma di scambio file meno noto di eMule. E’ legato al marchio Apple. Per maggiori informazioni e downloading, visitare il sito web: “www.imesh.com/languages.php?lang=it”. 146 Per maggiori informazioni visitare il sito web: “www.ebay.it”. 147 Realizzato nel 2003, obiettivo di Friendster era di realizzare incontri on-line evitando la diffusione di false notizie circa i partecipanti all’iniziativa.

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Come esempi della digitalizzazione, basti pensare alla televisione e alla radio digitali, già ampiamenti descritte nel capitolo primo, alla telefonia multimediale, ed infine al libro elettronico, e-Book: un’opera letteraria monografica consultabile on-line in forma digitale.

Accanto al concetto di digitalizzazione delle tecnologie, occorre inoltre individuare all'interno del progresso tecnologico-informatico odierno tre aspetti, tre prospettive principali. Da una parte vi sono coloro che che si occupano di innovare, realizzando nuove “release” di hardware e software capaci di far progredire le potenzialità informatiche attuali; poi vi sono coloro che si occupano di rendere più sicuri i computer, assieme a tutte le transazioni, le operazioni e i lavori che tramite essi si svolgono; come ultima, ma forse è il fattore più importante, viene l'opera di coloro che si sforzano di creare computer più semplici da usare. All’interno di questo scenario sta prendendo corpo la completa separazione tra tecnologia e contenuto, la possibilità cioè di consultare lo stesso contenuto

indipendentemente dalla specifica knowledge technology utilizzata. Con il termine “ubiquitos computer”, si sottolinea proprio tale concetto, simbolo dell’ormai prossima “società della conoscenza”, dove gli individui saranno attori dinamici e flessibili 148 , capaci di gestire professionalmente le trasformazioni in atto nella vita quotidiana, attraverso la possibiltà di usare tecnologie diverse per soddisfare la domanda di uno stesso servizio di knowledge management 360°, con conseguenze di ordine cognitivo, sociale e culturale, già in parte descritte nel capitolo terzo. Da un punto di vista prettamente tecnologico, nel prossimo futuro probabilmente non ci sarà più un televisore, un computer, un cellulare, un palmare, etc., già oggi in parte integrati nel concetto di “ubiquitos computer”149 , ma un’interfaccia unica, un solo apparato che consenta all’utente di sfruttare le opportunità offerte da Internet e da tutto ciò che ne consegue 150 .

148 149

Si veda il concetto di knowledge professional, delineato nel capitolo terzo. Basti pensare ai nuovi prodotti tecnologici già in commercio o a quelli che si apprestano ad essere inseriti sul mercato. Nokia ed altre case produttrici l’anno prossimo produrrà un telefonino (“Nokia N92”, riportato nella pagina seguente) capace di trasmettere la Tv digitale terrestre; sempre la Nokia già uno “smartphone” in grado di trasformarsi anche in una potente console per videogames (“Nokia N-Gage QD”); ARCHOS ha immesso sul mercato alcuni videoregistratori digitali mobili in grado di effettuare foto, girare filmati audiovideo, riprodurre Dvd e connettersi a qualsiasi altra tecnologia digitale per mezzo della porta U SB; televisori ed elettrodomestici in grado di connettersi alla Rete, etc. . 150 Un esempio di “interfaccia unica” già visibile attualmente è “GeReMi”, software sviluppato dall’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Informazione ( STI) “A. Faedo” di Pisa. “GeReMi” permette di continuare a I lavorare dal Pc al palmare o al telefonino senza interruzione, semplicemente installandolo nel Pc dell’ufficio o di casa e chiedendogli di poter continuare ad operare su un altro dispositivo. Il software non farà altro che

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1.1.1. IL RUOLO DELL’ INTERFACCIA

Come accennato sopra, l’evoluzione delle tecnologie KMT, sembra essere dettata, in parte, dal futuro dell’interfaccia: “l’elemento che determina nell’utente la sua capacità di analizzare l’elevata quantità di informazione disponibile permettondogli di trovare quella che gli interessa” (Riva, 2004). In altre parole, più un’interfaccia è in grado di trovare, nel minor tempo possibile, le informazioni richieste dall’utente, più il medium può essere considerato efficace. A caratterizzare l’interfaccia dei nuovi media rispetto a quelli vecchi, “è la sua relativa indipendenza dalla componente fisica del medium stesso” (Riva, 2004). Ma per essere efficace un’interfaccia deve, in prima istanza, rappresentare le caratteristiche del medium attraverso un modello che permetta al soggetto di interagire con la macchina stessa, rendendo così visibili gli oggetti digitali contenuti al suo interno (ad esempio file Mp3, documenti di testo, file video etc.).

Per quanto concerne l’ambito “Internet”, che si dice influenzerà sempre più gli scenari tecnologici del prossimo futuro, il ruolo dell'interfaccia assume una rilevanza assai notevole. Per l'utente medio infatti, Internet si identifica essenzialmente con l'interfaccia, perché non si preoccupa, non “vede” e non ha certo la competenza necessaria per “comprendere” la complessa tecnologia che sta dietro alla “videata” con cui, in modo esclusivo, dialoga: una singola pagina Web non può essere giudicata solo in base alla sua potenzialità informativa, ma anche e soprattutto, in base alla potenzialità comunicativa.

mantenere memoria delle interazioni con l’applicazione appena lasciata, adattandone poi l’interfaccia alle caratteristiche del dispositivo che si andrà ad adoperare. “GeReMi” per ora è solo un prototipo sperimentato con successo su applicazioni web, XHTML, Voice XML, per sistemi desktop, palmari e cellulari e per dispositivi vocali, ma nel prossimo futuro potrebbe divenire una realtà versatile ed interessante.

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Luogo virtuale dove ha luogo lo scambio, l’interazione, il dialogo tra uomo e computer, l'interfaccia è un sistema interattivo fondamentale per il successo di ogni sito che debba essere pubblicato in Rete. Ora, andando indietro nel tempo, si può notare come l’interfaccia, agli albori della storia delle tecnologie via-computer, fosse di tipo elettrico in relazione alla presenza di macchine analogiche (per poter intergagire con la macchina bisognava modificarne i circuiti). Solo con la nascita del computer digitale (fine anni ’40), si è passati prima alla fase simbolica (per interagire con la macchina bisognava utilizzare una combinazione di codici); poi, con il sorgere del sistema operativo, alla fase testuale (si doveva usare un linguaggio informatico testuale per interagire col computer); ed infine alla fase grafica, grazie alla nascita di sistemi operativi come “Windows” di Microsoft o “Os X” di Apple, ma anche grazie allo sviluppo del mouse (passaggio dalla “monodimensionalità” alla

“bidimensionalità” e ad interfacce grafiche nell’interazione).

Uno studio molto interessante rispetto al futuro dell’interfaccia, sembra quello sviluppato, in Italia, a cura del Dott. Sandro Nigris, “responsabile psicologia e formazione” dell’Internet Competence Center di Siemens-Nixdorf Informatica e NE&T S.r.l. . Questa ricerca, partendo da una prospettiva psicodinamica, è finalizzata allo studio delle peculiarità del funzionamento psichico dell'uomo di fronte alle nuove tecnologie. L'obiettivo è capire come funziona la mente umana davanti al monitor di Internet per poter progettare interfacce più adatte alla capacità di comprensione e ai bisogni specifici dell'utente. Analizzando aspetti centrali quali la pulsione scopica, il processo primario, la regressione, l'identificazione, la frustrazione, si pongono le basi per lo sviluppo e l’ideazione dell' “interfaccia utente di qualità” che in termini generali, secondo questo studio, dovrebbe risultare: estremamente semplice da usare; quanto più possibile comunicativa; estremamente trasparente; estremamente funzionale; esteticamente efficace. Tutto questo con il principale scopo di rendere l'uso dei computer più pratico, più gradevole e soprattutto più semplice.

1.1.2. L’EVOLUZIONE DELL’INTERFACCIA E POSSIBILI SCENARI FUTURI

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Come accennato prima, il futuro dell’ancora acerba società della conoscenza sembrerebbe legato da una parte, all’evoluzione delle knowledge technologies, ed in particolar modo all’evoluzione dell’interfaccia, dall’altra alla naturalizzazione delle stesse “tecnologie di gestione della conoscenza”, con conseguenze di ordine socio-culturale, psicologico, ed economico, già ampiamente analizzate nei capitoli precedenti. Partendo da questa sempre maggiore diffusione e naturalizzazione delle tecnologie cognitive nella società, e analizzando la ricerca in questo settore, si può osservare come il futuro dell’interfaccia grafica, e indirettamente quindi della knowledge society, possa essere principalmente dettato da una nuova area di ricerca, “l’interpretazione incarnata” (embodied interaction), che mira a rendere l’interazione con la macchina il più possibile simile a quella che ciascuno di noi ha all’interno di un ambiente reale, attraverso l’utilizzo della corporeità per facilitarla. Da qui lo sviluppo di nuovi possibili paradigmi di interfaccia che caratterizzaranno il futuro della relazione “man- machine- man”: la realtà virtuale, l’affective computer, il persuasive computing, e l’ambient intelligence. Vediamo di analizzarli.

La realtà virtuale può essere definita come “un ambiente tridimensionale generato dal computer in cui il soggetto o i soggetti interagiscono tra loro e con l’ambiente come se fossero realmente al suo interno” (Riva, 2004). Per “immergersi” completamente all’interno di una realt à virtuale sono necessari l’ausilio di un casco, in grado di visualizzare gli ambienti virtuali e di isolare l’utente dall’ambiente esterno, e di un sensore di posizione che rileva i movimenti dell’utente e li trasmetta al computer. Oggi la realtà virtuale “è un luogo simulato in cui un percettore sperimenta la telepresenza, intesa come l’esperienza della presenza di un ambiente attraverso un mezzo cibernetico di comunicazione” (Riva, 2002). In questa direzione bisogna distinguere la realtà virtuale “cond ivisa” (in cui sono presenti contemporaneamente più utenti che interagiscono tra loro), da quella, viceversa, “non condivisa”. Evoluzione della realtà virtuale sono poi la realtà mista, dove reale e virtuale si integrano e si fondono insieme, e la realtà aumentata, dove l’utente, che interagisce in un

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ambiente reale, può a suo piacimento visualizzare elementi virtuali che integrano la sua percezione del reale e lo supportano nell’interazione 151 . I settori applicativi della realtà virtuale sono tra i più disparati: dall’ambito medico, a quello militare, dal settore sportivo a quello formativo, ed altri ancora. È un’area molto florida, basti pensare che i ricercatori stanno già sperimentando e studiando concetti come ambient intelligence o affective computing, dove macchine cognitive “intelligenti” potranno interagire con gli esseri umani giocando sulle caratteristiche emotive, persuasive, percettive e cognitive, proprie dell’uomo; o ancora si stanno realizzando computer indossabili (wearable computer), capaci di integrarsi pienamente in modo trasparente con le nostre attività quotidiane.

L’affective computing descrive quell’area di studi volti alla progettazione di macchine cognitive capaci di riconoscere, esprimere, e comunicare emozioni. Se è vero che le emozioni costituiscono una dimensione primaria dell’esistenza umana, in quanto sono dispositivi relazionali e di adattamento, ed il sistema emotivo può essere definito come interfaccia nella mediazione fra il soggetto e l’ambiente 152 , ecco che l’affective computing diviene estremamente importante per comprendere le emozioni dell’utente e adattare ad esse l’interfaccia, oppure per far comprendere al soggetto, attraverso specifici canali emotivi, come utilizzare l’interfaccia.

La “captologia” (captology) o persuasive computing invece, è la progettazione di interfacce e tecnologie interattive in grado di persuadere e modificare gli atteggiamenti e i comportamenti degli individui.

In questa direzione, nel 2003, Fogg, descrisse sette modalità attraverso cui un computer potrebbe diventare persuasivo nei confronti di un essere umano: 1. la semplificazione (reduction technology): semplificare operazioni complesse mediante opportune interfacce;

2. l’indirizzamento (tunneling technology): indirizzare il soggetto in compiti in cui poi si sentirà costretto a completarne le tappe (ad esempio, l’iscrizione ad un sito web comporta una serie di operazioni non direttamente correlate al compito);
151 152

Si pensi ad alcune operazioni chirurgiche effettuate grazie all’ausilio della realtà virtuale aumentata. Anolli, 2002.

115

3. la personalizzazione (tailoring technology): il medium fornisce informazioni personalizzate per convincere il soggetto ? psicologia della persuasione:

un’informazione contestualizzata è più efficace di una generica;

4. il suggerimento (suggestion technology): al momento propizio il medium fornisce al soggetto un suggerimento in modo che possa attivare uno specifico comportamento;

5. l’automonitoraggio (self-monitoring technology): il medium monitorizza una specifica caratteristica del soggetto fornendogli un riscontro, soddisfacendo il naturale bisogno dell’uomo di autocomprendersi;

6. il monitoraggio (surveillance technology): uso di tecniche di osservazione del comportamento per indurre dei cambiamenti nelle persone consce di essere monitorate;

7. il condizionamento (conditioning technology): uso dei principi del condizionamento operante per modificare il comportamento degli individui.

Infine, in un futuro non molto lontano, si dovrà parlare di ambient intelligence : un ambiente digitale “consapevole” della presenza dell’utente e del contesto in cui si trova, in grado di comprendere le caratteristiche e i bisogni dell’ utente stesso. Il concetto su cui si basa questo paradigma di ricerca, è strettamente legato a quello di iperrealtà (hyperreality), già descritta precedentemente. Attraverso un “ambient intelligence” strutturato in modo da riuscire a percepire le diverse caratteristiche del soggetto, si possono modellare il comportamento, gestire la sicurezza dell’utente ed assicurare la qualità del servizio percepito dal soggetto stesso, e soprattutto interagire con lui. L’interazione dovrebbe avvenire tramite gesti, comandi vocali o tattili, sostituendo così tastiera e mouse.

Un accenno a parte, nell’introdurre il prossimo paragrafo, merita il concetto di “transumanesimo”. Il transumanesimo si configura come un approccio totalmente nuovo

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alla futurologia e si basa sul concetto che l’essere umano non è il prodotto finale della nostra evoluzione, ma ne rappresenta solo una tappa. In questo progresso inesorabile verso la condizione “post-umana”, teorizzata in diversi ambiti (dalla fantascienza alle scienze cognitive, dalla futurologia alle nanotecnologie), si passerà inevitabilmente attraverso uno o più stadi intermedi: il termine “transumano” sta proprio a indicare questa accezione di un “umano transizionale”, ovvero di un essere senziente, descritto in origine dal futurologo F.M. Esfandiary153 come un passo nell’evoluzione verso una condizione di “post-umano”.

Il transumanesimo può essere descritto come un’estensione dell’umanesimo, dal quale è

parzialmente derivato e col quale condivide un ampio retroterra concettuale (fondato

sull’importanza del singolo essere umano, del pensiero razionale, della libertà, della tolleranza, della democrazia e del rispetto delle libertà individuali). Rispetto all’umanesimo tuttavia, il transumanesimo enfatizza le capacità di progresso e miglioramento del genere umano, rivelando per questo ulteriori affinità con il futurismo e

sottolineando l’importanza della relazione con le macchine cognitive. Da qui il valore nel promuovere lo sviluppo della fiducia nel progresso e nelle “tecnologie della conoscenza”, fiducia naturalmente non cieca e indiscriminata, ma critica, consapevole dei rischi e delle distorsioni come dei vantaggi, ma capace di incentivare e permettere il cammino dell’uomo e quindi della società in un domani più evoluto (knowledge society) 154 .

2. LA SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA
153

Docente presso la New School for Social Research dello stato di New York negli anni Sessanta e poi fondatore dell’istituto di futurologia “UpWingers”. 154 Si rimanda ad un approfondimento del concetto di “transumanesimo” al di fuori dei contenuti di questa tesi, per esempio visitando il sito Internet “www.estropico.com”, all’interno del quale sono presenti diversi ed autorevoli saggi riguardanti l’impatto delle tecnologie di oggi e di domani sulla condizione umana.

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Gli scenari che si prospettano nel prossimo futuro, sono scenari di una società della conoscenza matura e consapevole; questo grazie al continuo progresso tecnologico e scientifico e anche grazie alla naturalizzazione delle nuove tecnologie KMT, processo che già oggi, in molti settori, può vantare un certo sviluppo. La conoscenza, che non si identifica con l'informazione (anche se ovviamente non si può affatto negarne la reciproca complementarità), ma che appare anzi come una delle principali risorse economiche e sociali del secolo che abbiamo appena iniziato, è un elemento di arricchimento individuale e collettivo. Grazie, in gran parte, alle tecnologie che in tempi e modi diversi hanno aiutato a gestire la complessità dell’informazione e del sapere, la riorganizzazione delle modalità di “gestione della conoscenza” si delinea oggi come elemento fondante la “società postmoderna”155 che non trova il suo senso pieno se non in un’inestricabile relazione con la comunicazione, la cultura della conoscenza, e ovviamente con i mezzi che le fanno da sostrato:

-

nella società dell’informazione, erano le macchine a gestire automaticamente l’informazione formalizzata attraverso l’uso di codici predefiniti e a renderne possibile il trasferimento facile e a basso costo;

-

nella “società della conoscenza” si va oltre: il computer e Internet si fanno carico di ridurre la difficoltà di interpretazione delle informazioni, agevolarne le aggregazioni, le elaborazioni e i confronti per favorire lo sviluppo di vera e propria conoscenza 156 . Da un punto di vista prettamente sociologico, lo scenario futuro più probabile

sembrerebbe quello di una “società della conoscenza” in cui ognuno potrà, grazie ai nuovi media e alle nuove tipologie di interfaccia, scambiare informazioni e comunicare con

155

Nell’ambito della sociologia, si è recentemente sviluppato il concetto di “postmoderno”, da intendersi come una prospettiva culturale postindustriale e antiutopica, in antitesi ed opposizione ai grandi miti dell’età moderna come il progresso, la ragione, la rivoluzione ecc…(Kumar, 1995). Tale concetto si delinea altresì come riconoscimento dell’importanza della comunicazione e dell’informazione come mezzo di scambio, come accettazione dell’ambivalenza di un processo di disincantamento e di disancoramento da un sistema razionale e universale di norme e di certezze, come aumento della riflessività sociale e individuale, nonché come globalizzazione da un lato e frammentazione dall’altro. Anolli, 2002. 156 E. Guidotti, 2003.

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chiunque, in qualsiasi luogo e riguardo a qualsiasi aspetto della vita (knowledge management 360°). Diventerà sempre più possibile trasformare queste informazioni in conoscenze che potremo poi impiegare per divenire più “efficaci”, più competitivi o più produttivi da un punto di vista sociale, relazionale, economico, politico, etc. . Il sociologo spagnolo Manuel Castells parla di una “Network society”: una società, cioè, che si sposta dall'impostazione sostanzialmente verticale delle burocrazie che hanno governato l'umanità per millenni, eserciti, stati, grandi aziende, per progredire invece verso un'organizzazione “a rete”: “le reti sono sempre esistite; la novità sta nelle tecnologie di cui dispongono, che sono tecnologie elettroniche, Internet, tecnologie informatiche: questi dispositivi rendono le reti molto più efficienti nel coordinare le loro attività simultanee e nel decentrare concretamente quello che sono in grado di fare” (Castells, 2001). In linea con il concetto di rete, è il fattore comunicativo: già oggi, e sempre di più nel prossimo futuro, saremo in presenza di un pianeta fatto di unità spaziali molto grandi, che saranno collegate l'un l'altra, tra paese e paese e tra continente e continente, collegamento che è già visibile oggigiorno, facendosi sempre più stretto. Vivremo in un mondo che assomiglierà sempre più ad un'unica grande megalopoli 157 .

In sintesi si può affermare che le nuove tecnologie di gestione della conoscenza si naturalizzeranno sempre più nella prassi quotidiana, promuovendo modalità “empowered” di gestione della conoscenza a 360°, che, partendo dai processi di naturalizzazione e di “reengineering” tuttora avviati nel mondo del lavoro, in que llo della ricerca, ed in parte nella vita quotidiana, diverrano processi emergenti complessi in grado di produrre profonde trasformazioni qualitative, attraverso lo sviluppo di sempre più nuovi spazi/tempi dell’azione organizzativa che in futuro sarà caratterizzata da maggiore complessità ed astrazione. Si delinerà dunque una knowledge society contraddistinta da un

mercato/comunità della conoscenza ad alto tasso di KMT. Le esperienze oggi in atto nei vari ambiti forniscono già informazioni interessanti sugli scenari in formazione anche se esse sono ancora in bilico tra semplici strategie informative, promozionali, manipolative, o semplicemente replicative dei modelli del passato, in opposizione ad una vera e propria promozione di modelli organizzativi e culturali nuovi nei processi di gestione della conoscenza.

157

Castells, 2001.

119

Siamo ovviamente ancora all’inizio ma la partecipazione della psicologia alla convergenza disciplinare verso l’utilizzo delle “tecnologie della conoscenza via-computer” potrà contribuire alla costruzione di una cultura più evoluta. Il risultato sarà che l’area della relazione con le macchine cognitive (“man- machine- man”) non potrà più essere semplicemente demonizzata, esorcizzata nell’artificialità delle relazioni, perché essa a 360° sarà in grado di divenire strumento di generazione e di riorganizzazione dei processi di gestione della conoscenza e di invenzione degli spazi di azione organizzativa del “mondo reale”. Si prospettano infatti scenari di sviluppo con un’economia- mercato della conoscenza che presentano caratteristiche e dinamiche di forte innovatività rispetto al passato. Già oggi Internet è responsabile delle molte trasformazioni in atto 158 nell’attuale società e, nel futuro, con la sua evoluzione, si prospetta diventerà una delle maggiori “driving forces” che contribuiranno a produrre cambiamenti sociali importanti.

158

Vedi capitolo terzo.

120

COSIDERAZIONI FINALI

Oggi, e sempre di più nel prossimo futuro, la conoscenza, l’informazione, la comunicazione, sono e saranno elementi importanti e fondamentali per il progresso dell’umanità. Nel capitolo quarto, evidenziando l’importanza della relazione con le macchine cognitive, si è parlato di “digital divide”: in una società che si sta evolvendo come knowledge society, nessun individuo, e nessuna disciplina, dovrebbe ignorare o demonizzare le tecnologie via-computer, che anzi permettono, se correttamente usate, la diffusione del sapere in un ottica sociale di appiattimento delle differenze culturali, sociali e geografiche. Il diritto all'informazione è quindi un tema che diventa quanto mai attuale. È auspicabile allora che un'adeguata politica di investimenti in formazione, soprattutto dei più giovani, consenta di evitare che si formi una casta di eletti, unici depositari di conoscenza e di know-how159 . La naturalizzazione delle tecnologie di gestione della conoscenza e di conseguenza il knowledge management reengineering 160 dovrebbero avvenire, come è già accaduto in campo lavorativo e nel settore della ricerca 161 , anche nella vita di tutti i giorni, e ancor più in quei settori professionali 162 che possono contribuire in maniera forte allo sviluppo di una futura società di knoweldge professional 163 , ma che per il momento stentano nell’abbracciare in modo completo. È il caso della psicologia, in particolar modo del campo clinico/psicoterapeutico che, pur essendo “terreno fertile” per lo sviluppo di applicazioni KMT164 , è portavoce di una
159

Nel sondaggio presentato nel capitolo precedente, all’item 22, 44 studenti su 50 hanno sottolineato la necessità di un’adeguamento del settore formativo universitario rispetto all’impatto delle “tecnologie della conoscenza” nella società ed in psicologia. Questa ed altre iniziative, ad esempio da parte del sistema governativo di ciascuno Stato, dovrebbero impedire la formazione di divisioni intra ed extra sociali, tra individui o collettività, esperti o meno nell’uso delle nuove tecnologie. 160 Vedi capitolo terzo. 161 Vedi capitolo secondo. 162 Prevalentemente di impronta umanistica. 163 Vedi capitolo secondo. 164 “Terapia on-line”, “self-care management on-line”, etc. . Vedi capitolo secondo, terzo e quarto.

121

concezione “knowledge management” di stampo umanistico e legata strettamente ad una cultura della relazione e del rapporto terapeutico di tipo “face-to- face”. Nonostante si osservino significativi mutamenti165 in tale atteggiamento

“pregiudiziale” nei confronti delle nuove tecnologie, riscontrabili prevalentemente nella nascita di nuove branche di studio che analizzano le influenze prodotte sul singolo e sulla collettività, o di timidi tentativi di istituire risorse terapeutiche o consulenziali via-Web, la psicologia resta ancora una di quelle poche aree tuttora fortemente contrarie a pratiche online d’incontro col paziente166 . Lo dimostrano gli stessi dati riportati dal sondaggio presentato nel capitolo quarto: circa la metà del campione intervistato si schiera contro l’impiego delle “tecnologie cognitive” in ambito clinico, cifra ancora importante se si pensa che gli studenti, quando interpellati invece come “cittadini” e non come ottimisticamente circa l’impatto KMT nella società. Se da un lato la società sta cambiando, e con essa le abitudini, i comportamenti, le identità, le percezioni, le relazioni di tutti noi, è dunque importante non sottovalutare il rapporto uomo-macchina 167 , inteso nei termini di progresso non solo scientifico ma anche e soprattutto umanistico, riferendo questo concetto alla sua originaria e più vera accezione di sapere razionale, le gato all’importanza dell’essere umano e della sua libertà. 168 Non a caso infatti, nel descrivere le trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie nella società, ho scelto di utilizzare, con Van Dijk 169 , la parola “rivoluzione”, concetto più volte accostato a quello di Internet, strumento che addirittura si potrebbe ritenere rappresentante e segno del presente (e futuro) momento storico, avendo la sua ideazione e concretizzazione così pesantemente influenzato ogni dimensione della vita. Ma non finisce qui. C’è chi sostiene che il Web 170 possa diventare, a motivo delle sue intrinseche e costitutive caratteristiche, supporto primario di un epocale cambiamento riguardo i più basilari schemi di lettura della realtà e dell’uomo stesso, “retroagendo” così “futuri psicologi”, rispondo

165

Vedi par. 2.1: “La situazione attuale”, nel capitolo quarto, riguardante il rapporto odierno tra psicologia e tecnologie di gestione della conoscenza. 166 Il settore sanitario stesso, contrariamente a quello psicologico, in modo sempre più frequente, sta vvicinando il paziente al medico, attraverso meccanismi comunicativi e di gestione della salute via-Internet. 167 Vedi capitolo quarto. 168 Mi viene in mente la figura di Leonardo da Vinci, scienziato, pittore e scrittore. Egli può essere considerato vero grande umanista se si pensa che le sue ricerche e le sue attenzioni spaziarono dalla matematica alla filosofia, dalle scienze naturali all’arte, permettendo così il progresso dell’uomo, senza distinzioni tra sapere scientifico o umanistico. 169 Van Dijk, 2002. 170 Si potrebbero aggiungere tutte le tecnologie “Computer and Internet based”

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sullo stesso contesto socioculturale che lo ha partorito in un rapporto di reciproca interazione produttrice di potenti effetti emergenti. In questo contesto apparentemente disorientante dunque, le knowledge technologies potrebbero divenire veicolo di una nuova concezio ne culturale, permettendo processi di apprendimento, riorganizzazioni cognitive, relazionali, sociali, e di gestione della conoscenza e dell’informazione fortemente personalizzati e attivi da parte del singolo e della collettività, soprattutto facendo perno sulla dimensione sociale, interattiva e costruttiva della conoscenza 171 . A fronte di una sempre crescente sovrabbondanza di informazioni infatti, le nuove funzioni, che bisogna faticosamente cercare di costruire, constano nelle capacità di saper gestire la complessità dei dati costantemente a disposizione in funzione di un particolare contesto socio-culturale nel quale ci si viene a trovare, di essere costantemente aperti alla negoziazione ed aggiustamento del proprio sapere, di comprendere diversi punti di vista nella consapevolezza dei loro limiti e di riuscire quindi a tollerare incertezza e indeterminatezza circa se stessi ed il proprio ambiente. Ciascun individuo dovrebbe in questa direzione familiarizzare con le nuove tecnologie se vorrà approfittare dei benefici della telematica e divenire a pieno titolo cittadino della “società della conoscenza”. Internet e le tecnologie KMT sono formidabili mezzi di comunicazione, di interconnessione e di gestione della conoscenza a livello planetario. Non bisogna lasciarsi sfuggire l'occasione di tirarne fuori il meglio e di padroneggiarle. Non bisogna subirle passivamente, ma esserne protagonisti avendo acquisito gli strumenti per farlo. Divenire dunque, a tutti gli effetti, ciò che più volte ho sottolineato in questa tesi: attori knowledge professional. Ha senso dunque schierarsi “pro” o “contro” lo sviluppo tecnologico? Credo di no. Le stesse persone che si considerano “nemiche” della tecnologia probabilmente non hanno alcun desiderio reale di rinunciare ai vantaggi che la tecnologia stessa offre (molti dei quali sono così abituali e “naturalizzati” che non si pensano più in termini di “tecnologia”, si veda la luce elettrica, il riscaldamento, il frigorifero, il telefono, l’automobile, lo stesso computer, etc.) .

171

E' evidente come in questa prospettiva, oggi, dato il livello di complessità organizzativa in cui l'uomo si trova a vivere, solo lo sviluppo di adeguate knowledge technologies può consentire un concreto utilizzo della conoscenza come modalità per l'accesso alla complessità e alla sua conseguente riduzione.

123

Ancora, ha senso essere “pro” o “contro” Internet? Naturalmente è comprensibile che, ancora oggi, molti vivano la Rete con fastidio: o perché non hanno le motivazioni adeguate per intraprendere un cammino apparentemente faticoso e dispendioso da un punto di vista tecnico; o perché infastiditi dalle fissazioni e dalle esagerazioni dei “tecnomani”; o perché, se hanno potere nell’economia, nella politica o nell’informazione, temono di perdere una parte dei loro privilegi. Anche all’interno dello stesso mondo tecnologico/informatico esistono schieramenti più o meno visibili: i sostenitori di Windows contro quelli di Unix, i fan di Microsoft contro quelli di Apple, e via discorrendo 172 . In questo turbolento sviluppo non ha senso essere “di parte”, questi “schieramenti” a mio avviso sono pretestuosi e inutili, ed ostacolano il difficile processo di capire non se, ma come il progresso tecnologico dovrebbe continuare. Ognuno di noi, ovviamente, ha diritto ad avere le sue personali simpatie o antipatie, e anche di cambiarle, ma qualsiasi posizione preconcetta “pro” o “contro” serve solo a confondere le idee. La via d’uscita è guardare avanti, capire dove sono i nessi che portano a soluzioni semplici, chiare, utili e coerenti173 .

Alla luce delle considerazioni appena fatte, si può sostenere che è arrivato il momento di ridurre i pregiudizi e allentare opinioni o idee troppo radicate per lasciare il posto a prospettive più analitiche. Sebbene permangano i rischi legati ad un utilizzo spropositato dei nuovi media, si dovrebbe cercare di andare oltre i giudizi eccessivamente apocalittici e catastrofici, uscire dal binomio rischi/opportunità e ridurre lo scetticismo e l’atteggiamento di retroguardia nei confronti delle nuove tecnologie, per arrivare finalmente a progettare la società di domani intervenendo concretamente con sperimentazioni e iniziative. È quanto ho sottolineato nel capitolo precedente circa il rapporto tra psicologia e tecnologie di gestione della conoscenza. Il mondo della psicologia (ma non solo) dovrebbe abbracciare le potenzialità offerte dalle nuove “macchine cognitive”, non soltanto in un’opera di miglioramento delle attività di organizzazione del lavoro (“back office”), ma anche in quelle di “front office” (quali la “terapia on-line”) in cui un “empowerment via-

172

Di questi “schieramenti”ne parlava Umberto Eco alcuni anni fa affermando, in un famoso articolo, che: “il Mac è cattolico, il Dos protestante e Unix talmudico”. 173 Ci sono cose su cui è bene essere “schierati” con determinazione e senza cedimenti: la libertà di opinione e di espressione, il diritto alla riservatezza, i valori della diversità, l’indispensabile gerarchia che vuole sempre le tecnologie al servizio dell’uomo (e dell’ambiente in cui viviamo) e mai viceversa. Ma servire con continuità e determinazione questi principi significa tenersi fuori dalle dicotomie buono/cattivo, giusto/sbagliato pro/contro, etc., che tutto fanno fuorché aiutare a capire.

124

computer” dello psicologo potrebbe essere molto redditizio nella relazione con il cliente/paziente. Questo in aggiunta naturalmente ad un incremento dell’attenzione nell’analizzare le knowledge technologies a tutti i livelli: sociale, cognitivo, comunicativo, lavorativo, etc., creando eventualmente nuovi strumenti d’indagine, oppure migliorando, per mezzo delle risorse che le sono proprie, le stesse tecnologie o il rapporto di queste con la società.

Grazie anche al contributo della psicologia dunque, il “fenomeno Internet/tecnologie KMT” potrà trasformarsi in una rivoluzione culturale compiuta, e solo così si potrà entrare, a pieno titolo, nella knowledge society.

“Come il Pc, Internet è un'onda gigante che si andrà a infrangere sull'industria del computer portandosi via quelli che non impareranno a nuotare.” Bill Gates

125

APPENDICE

1.

SONDAGGIO

2.

LINEE GUIDA PER LE PRESTAZIONI VIA- INTERNET E A DISTANZA

126

Sondaggio

Il presente sondaggio viene somministrato in forma anonima. Il campione è costituito integralmente da studenti di psicologia. I dati raccolti verrano utilizzati esclusivamente ai fini della tesi di laurea in psicologia: “Knowledge technologies e naturalizzazione: knowledge reengineering” processi di management

nel pieno rispetto della legge sulla protezione dei dati personali.

127

? M

? F

Età =

A. L’ IMPATTO DELLE NUOVE “TECNOLOGIE DI GESTIONE DELLA CONOSCENZA”
NELLA SOCIETÀ

L’attuale diffusione di Internet sta aprendo la strada allo sviluppo di molteplici applicazioni e di numerose tecnologie definite “tecnologie di gestione della conoscenza (knowledge technologies). La diffusione di queste tecnologie pone alla ribalta il problema del rapporto uomo- macchine cognitive. Esse permettono infatti di amministrare la conoscenza e l’informazione a 360°, in qualsiasi momento e in qualunque campo del sapere, dal lavoro al tempo libero, dallo studio alla comunicazione, dalla salute psico-fisica alla cultura e alla ricerca, innescando e sostenendo modalità di empowerment individuali, di gruppo, organizzativi ed anche sociali.

1. Che tipo di tecnologia di gestione della conoscenza possiede? (è possibile segnare più di
una risposta)

? Computer. ? Internet. ? Internet veloce (adsl o superiore). ? Telefonino. ? Smart Phone (cellulari di ultima generazione). ? Pda (palmare). ? Nessuna.

2. Quale tra le seguenti tecnologie di gestione della conoscenza usa con più frequenza?
(segnare solo la tecnologia più utilizzata)

? Internet. ? Computer. ? Telefonino/ Smart Phone. ? Palmare.

128

3. Principalmente, per cosa? (è possibile segnare più di una risposta)

? Lavoro. ? Tempo libero/svago. ? Gioco. ? Comunicazione. ? Studio. ? Altro ………………………………………………………………………….………………

4. Utilizza internet?
? S ì. ? No.

5. Se sì, principalmente, per cosa? (è possibile segnare più di una risposta)

? Lavoro. ? Te mpo libero/svago. ? Gioco. ? Comunicazione. ? Studio. ? Altro …...……………………………………..

6. Se no, perché? (è possibile segnare più di una risposta)

? Non ho tempo. ? Non lo ritengo utile e preferisco utilizzare i canali di gestione della conoscenza “tradizionali”. ? E’ troppo costoso. ? Non so come si usa e avrei bisogno di un corso di formazione. ? Altro …………………………………………………………………………………………. …………………………………………………………………………………………………... …………………………………………………………………………………………………... …………………………………………………………………………………………………

129

7. Ritiene importante per la società lo sviluppo e la diffusione a 360° (dall’ambiente lavorativo a quello domestico, scolastico e del tempo libero) delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza?

? S ì. ? No. ? Altro ……………………………………………………………………………………….. ……………………………………………………………………………………………… ……… ………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………

8. Se sì, in che termini?

? S ì, le tecnologie di gestione della conoscenza sono fondamentali, la società dipende ormai da esse. ? Sì. le tecnologie di gestione della conoscenza sono necessarie ma è rilevante mantenere una certa indipendenza dalle stesse. ? Sì, ma le tecnologie di gestione della conoscenza non sono necessarie, la società fruisce delle knowledge technologies ma prescinde da esse. ? Altro ………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………

9. Se no, in che termini?

? No, le tecnologie di gestione della conoscenza non sono molto importanti, la società può farne a meno. ? No. Le tecnologie di gestione della conoscenza si possono diffondere ma è fondamentale porre dei limiti alla loro diffusione e al loro sviluppo per salvaguardare l’integrità dell’essere umano e della società. ? No, le tecnologie di gestione della conoscenza sono pericolose, la nostra società deve farne a meno. ? Altro ………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………

130

10. Qual è il suo atteggiamento nei confronti dello sviluppo, della diffusione e della naturalizzazione delle tecnologie di gestione della conoscenza nella società?

? Positivo. Migliorano, semplificano e permettono una maggiore diffusione della conoscenza e dell’informazione. ? Negativo. Impoveriscono le relazioni sociali e la comunicazione face to face. ? E’ superfluo porsi il problema. ? Altro ………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………

11. Qual è il suo personale bilancio circa l’impatto delle tecnologie di gestione conoscenza nella società?

della

? Molto positivo. ? Poco positivo.

? Abbastanza positivo. ? Negativo.

? Altro ………………………………………………………………………………………. ……………………………………………………………………………………………… ………… …………………………………………………………………………………………

B. L’ IMPATTO DELLE NUOVE “TECNOLOGIE DI GESTIONE DELLA CONOSCENZA” IN PSICOLOGIA

Con lo sviluppo delle tecnologie di gestione della conoscenza e principalmente di Internet, si stanno diffondendo applicazioni di e-Learning, di servizi di counseling, di web marketing, di e -Business, di e -Goverment, etc. . E’ esploso dunque anche in psicologia un processo di e-everything che ha coinvolto ogni ambito disciplinare e che dà la possibilità di effettuare counseling, psicoterapia on- line, ricerca, attraverso diversificati canali: chat, forum, e- mailing, videoconferenza. Tali terapie e consulti online vengono definiti di “self-care management”g, termine che descrive la possibilità da parte dei singoli individui di gestire autonomamente la propria conoscenza e la propria salute psico- fisica attraverso l’ausilio della Rete.

12. E’ a conoscenza della possibilità di poter sviluppare processi di “self-care management” in psicologia attraverso Internet?

? S ì.

? No. Non ne ero a conoscenza.

131

13. Se sì, in che termini?

? Solo psicoterapia on-line attraverso chat, forum, videoconferenza, e-mailing. ? Solo consulenza on-line attraverso chat, forum, videoconferenza, e-mailing. ? Solo ricerche di ordine informativo circa argomenti e problematiche legate al mondo della psicologia. ? Tutte le tematiche. ? Ne ho sentito solo parlare e non saprei dire con esattezza cos’è il “self-care management”.

14. Ne ha mai fatto ricorso?

? S ì. Almeno una volta. ? S ì. Qualche volta. ? S ì. Spesso. ? S ì. Ogni qual volta sento il bisogno di un sostegno psicologico. ? No, mai.

15. Se sì, principalmente per cosa? (è possibile segnare più di una risposta)

? Formazione. ? Cultura personale. ? Consulenza on-line. ? Psicoterapia on-line. ? Altro ………………………………………………………………………………………….

16. Attraverso quali canali ha avuto esperienza di “self-care management”? (è possibile
segnare più di una risposta)

? Chat. ? Forum di discussione, blog. ? E-mailing.

? Videoconferenza. ? Siti Internet.

132

17. E’ a conoscenza delle normative previste dall’ordine degli psicologi italiani e/o dell’A.P.A. circa la regolamentazione della psicoterapia on-line?

? S ì. Da diverso tempo (qualche mese o più). ? S ì. Da poco tempo (qualche settimana o meno). ? No.

18. Se sì, ritiene siano giuste o debbano essere modificate?

? Sono giuste. ? Devono essere modificate. Perché? …………………………………………………………

19. Ritiene che la “terapia on- line” sia uno strumento rilevante per lo psicologo e per chi ne usufruisce?

? Sì, cambiando il setting terapeutico, la “terapia on-line” diventa uno strumento fondamentale e importante, sostitutivo di una terapia “classica” face to face. ? S ì, fondamentale. Ma deve essere usato con moderazione. ? S ì. Ma deve essere sempre legato ad una terapia face to face, mai come strumento a sé. ? No, cambiando il setting terapeutico, la terapia perde di efficacia. ? No. Perché? ………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………

20. Ritiene che in futuro gli psicologi utilizzeranno sempre di più le tecnologie d gestione della conoscenza ?

? S ì, sempre di più. ? No, sempre di meno. ? Probabilmente la situazione resterà stabile. ? Altro ………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………… ………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………

133

21.

Cosa cambierà nel futuro rispetto alla professione di psicologo con lo sviluppo e la diffusione sempre più importante delle nuove tecnologie di gestione della conoscenza? (è possibile barrare più di una risposta).

? Diminuiranno i consulti face to face/ aumenteranno le terapie on-line. ? Nasceranno nuove branche della psicologia legate all’evolversi delle knowledge technologies. ? La figura di psicologo assumerà un’importanza sempre maggiore. ? Particolari software “sostituiranno” la figura dello psicologo. ? Non vi saranno cambiamenti significativi rispetto alla situazione presente. ? I cambiamenti saranno soprattutto qualitativi. ? I cambiamenti saranno soprattutto quantitativi. ? Altro ……………………………………………………………………………………….. ………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………

22. Ritiene di possedere le competenze per poter gestire i processi di trasformazione che stanno attraversando la società con lo sviluppo delle tecnologie di gestione della conoscenza?

? S ì. ? No. Avrei bisogno di maggiori informazioni e/o di un corso di formazione. Ritengo che l’Università dovrebbe porre maggiore attenzione a queste trasformazioni e preparare al meglio gli studenti ad affrontarle per quando entreranno nel mondo del lavoro. ? No. Avrei bisogno di maggiori informazioni e/o di un corso di formazione. ? Altro ………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………

23. Qual è il suo personale bilancio circa l’impatto delle tecnologie di gestione conoscenza in Psicologia?

della

? Molto positivo. ? Poco positivo.

? Abbastanza positivo. ? Negativo.

? Altro ……………………………………………………………………………………….. ………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………

134

“LINEE GUIDA PER LE PRESTAZIONI PSICOLOGIC HE VIA-INTERNET E A DISTANZA”
nelle more di una codificazione deontologica nei termini di cui all’articolo 41 del Codice Deontologico degli psicologi italiani

PRINCIPI GENERALI

1. I principi etici e le regole di deontologia professionale dello psicologo si applicano anche nei casi in cui le prestazioni, o parti di esse, vengono effettuate a distanza, via Internet o con qualunque altro mezzo. L’utilizzo di tali mediazioni per la pratica professionale richiede particolare attenzione e cautela da parte dello psicologo, soprattutto laddove esse sono non usuali, innovative o sperimentali e comunque in carenza di conoscenze sulle implicazioni secondarie del loro utilizzo sia sul piano della teoria e della tecnica professionale, che sul piano relazionale.

2. La conoscenza del Codice Deontologico è ind ispensabile per una attenta riflessione sullo sviluppo dell’intervento professionale dello psicologo, soprattutto nei casi di utilizzo di mezzi di comunicazione nuovi per tale ambito e nei casi di limitata esperienza professionale.

3. Ogni nuovo o innovativo mezzo di comunicazione utilizzato nell’esercizio della professione di psicologo necessita dell’identificazione del profilo delle sue specifiche caratteristiche e quindi delle sfide professionali che pone sul piano dell’appropriatezza epistemologica, teorica, tecnica e deontologica.

4. Al momento attuale, in base alla deliberazione n. 19 del 23 marzo 2002 del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi Italiani, le pratiche di attività psicodiagnostica e psicoterapeutica effettuate via Internet potrebbero risultare non conformi ai principi espressi negli artt. 6, 7 e 11 del vigente Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, ed in tal caso sarebbero sanzionabili.

135

ASPETTI SPECIFICI

1. SICUREZZA

1.1 Identità degli psicologi

1.1.1 Gli psicologi devono essere riconoscibili in modo da poterne verificare l’identità e il domicilio.

1.1.2 Gli psicologi associati che sviluppano siti Web devono facilitarne l'identificazione come siti appartenenti a psicologi iscritti all’Ordine professionale.

1.1.3 Lo psicologo singolo o associato che offre prestazioni via internet è tenuto a segnalare al proprio ordine professionale di appartenenza l’indirizzo web del sito presso il quale eroga tali prestazioni.

1.1.4 Gli psicologi sono tenuti a specificare la loro iscrizione all’Ordine professionale. Se specificano anche l’appartenenza ad associazioni scientifiche devono rendere identificabili e contattabili tali associazioni e reperibili i relativi statuti.

1.1.5 Dove un servizio è fornito da più psicologi, questo deve essere chiaramente specificato. In ogni caso deve essere identificabile l’autore della prestazione.

1.1.6 Se i professionisti coinvolti afferiscono a professionalità diverse queste devono essere chiaramente identificabili. Nel sito web in cui vengono offerte prestazioni psicologiche devono essere fornite informazioni relative alle norme professionali e al codice deontologico vigenti, ed alle modalità di consultazioni dei medesimi.

1.2 Identificazione degli utilizzatori

1.2.1 Di norma va richiesta l’identificazione dell' utente.

1.2.2 Anche nei casi in cui una data prestazione preveda in generale la possibilità di garantire l'anonimato dell' utente, lo psicologo deve sempre valutarne la compatibilità caso 136

per caso. La garanzia dell’anonimato dovrà comportare sempre, da parte dello psicologo, l’adozione di precauzioni supplementari, in relazione anche alla possibilità che gli utilizzatori possano necessitare di specifiche tutele o avere uno specifico stato giuridico (per esempio un minore).

1.2.3 Gli psicologi che garantiscono l’accesso anonimo a prestazioni professionali devono specificare chiaramente quali prestazioni sono compatibili con l’anonimato e quali non lo sono.

1.2.4 Le prestazioni professionali che garantiscono l’anonimato sono allo stesso modo soggette alle regole sul consenso informato ancorché acquisibile solo con un identificativo del cliente.

1.2.5 Le prestazioni professionali a distanza rivolte a minori o a clienti soggetti a tutela necessitano di particolare attenzione e maggiori misure di sicurezza. Va prestata particolare attenzione alla autenticità del consenso da parte di coloro che esercitano la potestà genitoriale o la tutela.

1. 3 Protezione della transazione

1.3.1 Gli psicologi devono accertarsi della sicurezza delle transazioni, comprese le operazioni finanziarie, e della riservatezza delle informazioni psicologiche e personali, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie finalizzate.

1.3.2 Va comunque ricercata la massima sicurezza sul sito Internet, sulla linea telefonica o su altri mezzi elettronici utilizzati, attraverso idonea strumentazione (hardware e software) e compreso l' uso dei servizi cifrati. 1.3.3 I livelli di sicurezza devono essere sempre aggiornati.

137

2. RISERVATEZZA

2.1 Riconoscimento dei limiti 2.1.1 Gli psicologi devono assicurarsi che gli utenti siano informati sulla legislazione relativa alla protezione di dati su qualsiasi tipo di supporto siano registrati, alla comunicazione delle informazioni e sui limiti alla riservatezza, per esempio nei casi in cui ricorre obbligo di referto o di denuncia.

2.1.2 Gli utenti vanno informati circa i dati custoditi e i loro diritti su di essi.

2.2 Conservazione dei dati

2.2.1 Le regole sulla custodia dei dati e delle informazioni si applicano anche per le prestazioni a distanza per qualsivoglia tipologia di supporto o tecnologia venga utilizzata.

2.2.2 Gli psicologi devono tenere conto della possibilità che l’interazione attraverso mezzi telematici può comportare la registrazione e la memorizzazione delle informazioni anche da parte dell’utente.

3. RELAZIONE CON LE CARATTERISTICHE DI SPECIALI SERVIZI OFFERTI DA INTERNET

3.1 Gli psicologi che offrono prestazioni a distanza devono tenere conto che il servizio è utilizzabile anche al di fuori dei confini nazionali e che gli utenti possono afferire a nazionalità, etnie, religioni, costumi e riferimenti normativi disomogenei rispetto a quelli del professionista, nonché del fatto che regolamentazioni diverse (o assenti) della professione di psicologo in altre nazio ni possono indurre aspettative inadeguate, incongrue o errate da parte dell’utilizzatore.

138

4. APPROPRIATEZZA

4.1 La ricerca di base

4.1.1 In considerazione del rapido sviluppo dei sistemi di comunicazione e delle ricadute di questi sulla pratica professionale a distanza, gli psicologi devono utilizzare con cautela soprattutto quelli ancora mancanti di una base di ricerca consolidata. 4.1.2 È un dovere professionale dello psicologo che opera a distanza di informarsi sulle caratteristiche e sui limiti dei mezzi utilizzati e di tenere conto della ancora ridotta disponibilità di informazioni sulle differenze con l’interazione diretta.

4.1.3 Lo psicologo tiene conto dei limiti della propria competenza sugli strumenti e sulla tecnologia che utilizza e, conseguentemente, attiva servizi ed intraprende solo attività compatibili con tali limiti.

5. COMPITI DEGLI ORDINI TERRITORIALI

5.1.1 È opportuno che ciascun Ordine territoriale tenga un registro aggiornato dei siti in cui gli iscritti offrono prestazioni psicologiche.

5.1.2 È opportuno che ciascun Ordine territoriale istituisca un gruppo di studio allo scopo di monitorare le attività psicologiche svolte, via internet e a distanza, nel proprio territorio di competenza.

139

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(area

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e

www.davhp.da.ru (pagina Web personale sviluppata con il contributo del Prof. C. A. Ricci, dove sarà possibile consultare la tesi in formato HTML, nonché altre tematiche e ricerche legate al mondo della psicologia)

www.digital-business.it (sito dell’omonima rivista specializzata in tecnologie digitali)

147

www.ebay.it (sito dell’omonima casa d’aste “virtuale”)

www.ecn.org (spazio di visibilità su Internet nato per mettere in relazioni “il popolo della Rete” con i soggetti attivi nel mondo dell’autogestione, sottolineando l’importanza dell’accesso libero ed indipendente ai mezzi di comunicazione; per il concetto di gestione della conoscenza 360°)

www.electro netmodena.it (per la definizione di GPS)

www.emergingcommunication.com (sito Web dove è possibile scaricare alcuni volumi sulla comunicazione e le nuove tecnologie)

www.estropico.com (per il concetto di “transumanesimo”)

www.forumpa.it/archivio/1000/1500/1520/1523/democratia.html (per il concetto di eDemocracy)

www.friendster.org (sito d’incontro on-line)

www.gandalf.it (sito Internet ricco di saggi, pensieri, ed informazioni sulla Rete e sulla comunicazione)

www.geocities.com/cnalin21205/media-internet/media-internet.htm (per la legge di Reed)

www.google.it (motore di ricerca grazie al quale ho costruito buona parte della bibliografia e della sitografia della tesi)

www.google.it/immagini (per alcune delle immagini presenti nella tesi)

www.i-dome.com/statistiche -in-pillole (per i dati statistici circa la diffusione delle “tecnologie della conoscenza nella società”)

148

www.ilsecolodellarete.it/fks (un interessante articolo intitolato “verso la società della conoscenza)

www.innovazione.gov.it/ita/struttura/ministro/ministro.shtml (per il concetto di eGovernment)

www.ipse.it (il mondo dell’informazione on-line)

www.isti.cnr.it (sito Internet dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione)

www.java.com (per il concetto di “java”)

www.mayking.com/open_source (per il concetto di “open source”)

www.mediamente.rai.it (per diverse tematiche legate alla diffusione delle nuove tecnologie nella società; “mediamente” è un esempio importante di “biblioteca digitale”)

www.neuroscienze.net (per alcuni concetti legati all’influenza delle nuove “tecnologie della conoscenza” sui processi cognitivi)

www.mulino.it/aulaweb (sito di approfondimento su tematiche legate alla psicologia della comunicazione e dei nuovi media)

www.neural.it (sito dell’omonima rivista specializzata in tecnologie digitali e nuovi media)

www.numedionline.it/numedi/document/borgo.html (per il concetto di psicoterapia online)

www.paviaquarto.it/pedagogia/tecprcon.ppt (pedagogia e nuove tecnologie, e-Learning)

www.pc-facile.com/glossario/unix (per il concetto di “Unix”)

www.pc-facile.com/glossario/ethernet (per il concetto di “Ethernet”)

149

www.psicolab.net (sito laboratorio di psicologia)

www.psyreview.org/index.htm (per il concetto di “Web-psychology”)

www.pro-digi.org (sito Internet che raccoglie informazioni e saggi sull’importanza delle nuove tecnologie KMT nella società)

www.psy.it (sito dell’Associazione dell’Ordine degli Psicologi Italiani)

www.psychomedia.it (portale di psicologia)

www.psyconline.it (altro portale di psicologia, dove sono presenti articoli riguardanti la “terapia on-line”)

www.ra.camcom.it/fetchattach.php?F=cns.pdf (per il concetto di “Carta Nazionale dei Servizi”)

www.repubblica.it/copertine/scienza_e_tecnologia/copertina.htm?ref=hphead “scienza e tecnologia” del sito dell’omonima testata giornalistica)

(area

www.salus.it/psicologia (portale di medicina e psicologia)

www.sciam.com (sito Web della rivista “scientific american”)

www.scienzaonline.com/informatica/domotica.html (per il concetto di domotica e di “casa intelligente”)

www.sesa.it (sito del Gruppo Sesa, che, in collaborazione con I BM, offre servizi I& CT alle piccole e medie aziende; il Gruppo Sesa è il “player” globale leader nel mercato I&CT italiano)

www.storiadellinformatica.it (per la storia di Internet e del computer)

150

www.tecnichenuove.com (sito della casa editrice “HOPS ”, che nasce nel 1999 per l’interesse nei confronti di Internet e delle nuove tecnologie)

www.tecnoteca.it (sito in cui è possibile approfondire tematiche riguardant i le nuove tecnologie)

www.televisionedigitaleterrestre.it (per i concetti di Tv digitale e t-Government)

www.unicatt.it/docenti/ricci (sito del Prof. C. A. Ricci)

www.unicatt.it/docenti/riva (sito del Prof. G. Riva)

www.virgilio.it (motore di ricerca italiano)

151

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