BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO

XII Uscita

SPECIALE AMMINISTRATIVE

2012

CHE SENSO HA VOTARE?
Noi giovani siamo spesso lontani dalla politica e non riusciamo a venirne a contatto forse per la sua complessità, forse per l'immagine deleteria che l'accompagna e che ci auguriamo sia solo una falsità. Raggiunta la maggiore età, siamo catapultati nel mondo dei “grandi”: acquisiamo nuovi diritti-doveri e il voto ne è un esempio. Cosa significa, però, realmente voto e in che senso è inteso oggi? Rispondere cercando di interpretare il parere comune non è facile, perché purtroppo il suo significato è spesso frainteso. Partiamo dal confutare l'idea che il voto, vada a determinare semplicemente la vittoria di un partito politico. Se così fosse, infatti il voto non sarebbe altro che una sorta di “pedina” in un gioco che prevede la vittoria di chi ne possiede il maggior numero. La prospettiva, se così fosse, sarebbe alquanto squallida. Qualcun altro lo considera solamente come la chiave del potere. Doppiamente sbagliato perché in primo luogo, il potere in democrazia è la sovranità che appartiene al popolo, come ci suggerisce il primo articolo della nostra Costituzione. Parlare quindi di potere come esclusiva o prerogativa del politico è già un'idea errata; poi, anche se con potere si intendesse la sovranità popolare nel più profondo senso democratico, sarebbe alquanto riduttivo considerare l'esercizio del voto una sorta di “procedimento” che ha come ultimo fine la determinazione di un individuo o di un gruppo di individui il cui compito sarà quello di amministrare e rappresentare la popolazione perché scelti, per vari motivi, dagli aventi diritto al voto. Che il voto sia allora il diritto dei cittadini di esprimere liberamente la propria preferenza politica? Non si può certo dire che sia un'affermazione sbagliata: è chiaro che il voto è il mezzo tramite il quale il cittadino può esprimere liberamente, senza influenze alcune, e solo dopo aver giudicato e soppesato le proposte e le ideologie dei candidati, le proprie preferenze politiche. Ma anche questa definizione è altamente riduttiva, poiché non tiene conto di idee fondamentali e strettamente legate al concetto di democrazia. In verità, esiste un articolo della Costituzione italiana, che parla del diritto di voto e definisce anche cosa con esso si intenda. Lo riportiamo per intero di seguito: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.” (Art. 48 della Costituzione italiana). L'esercizio del voto è chiaramente definito come dovere civico. Dovere perché l'esistenza dello Stato e di tutti i “vantaggi” che da esso derivano dipende dalla coesione, dalla convinzione, dall'impegno e dall'obbligo che ognuno di noi deve sentire nei confronti di una conquista di tale, inestimabile valore quale è appunto la democrazia. Civico perché interessa strettamente la realtà civile ovvero tutti i cittadini italiani. In fondo questo concetto può essere più facilmente espresso se si considera il primo articolo della Costituzione: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. (continua a pag. 2)

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Esprimere tramite il voto la propria preferenza politica è quindi qualcosa che ci spetta e che dobbiamo fare per un senso di democrazia dal significato molto più profondo di quello che comunemente gli viene attribuito. Il senso dell'esercizio del voto va, quindi, oltre il valore materiale del dare un sostegno a una determinata fazione politica o all'ideologia che essa rappresenta. É ovvio che il suo significato non contempla minimamente l'idea che si possano ottenere vantaggi individuali solo perché qualcuno, che vede la politica come potere personale, ha promesso chissà cosa in cambio di un sostegno alle urne. Concludendo possiamo dire che sostanzialmente votare significa accettare e sostenere il senso di democrazia intesa come sovranità popolare e garanzia dei diritti umani. Nessuno può influenzare o obbligare le nostre scelte, che saranno fatte, ci auguriamo, solo dopo un'attenta valutazione del candidato (intendendo con esso il partito, la lista elettorale o chiunque aspiri a rappresentare e amministrare per il bene comune e non a esercitare semplicemente un potere per vantaggio personale!) da un punto di vista ideologico, etico-morale, umano e, infine, anche in base alle sue capacità oratorie e politiche. DOMENICO FILIPPELLO

Non è mica una pipa
Ceci n'est pas une pipe. Questa non è una pipa. E allora? È la rappresentazione di una pipa. È facile fraintendere, sbagliarsi: c'è differenza tra ciò che semplicemente vediamo e ciò che possiamo concretamente toccare con mano. Basterebbe solo la giusta chiave di lettura che ci permetta di comprendere appieno, di non travisare. Ergo, questa non è la Consulta Giovanile, né questo è Communis. Non vorrei peccare di autoreferenzialità, ma questo parlare di noi fa parte di un sistema comunicativo che crea significato. È importante mettersi a nudo e svelare un funzionamento interno a chi ancora non ci conosce bene, stabile un rapporto di complicità, forse utile a far crollare quelle immaginarie barriere psicologiche che l'essere prevenuti innalza. Correndo il rischio di annoiare i nostri lettori più affezionati, scriverò di questo meccanismo interno, cercando di fornire quella chiave di lettura già accennata. La Consulta dei Giovani nasce nel 2008, da quel momento tante cose sono cambiate; la sua morfologia ha naturalmente subito mutamenti: gente nuova si è addentrata, altra si è allontanata, ma voglio comunque pensare che questo faccia parte di un naturale ciclo di vita. L'obiettivo principale è però rimasto intatto: scuotere le nuove generazioni in modo da non scavarsi una fossa con la propria apatia. Tra feste e festini sono passati ben quattro anni. Ma non si tratta solo di feste e festini. La gente ci ricorda per i nostri veglioni di Natale e Capodanno, per il baccano in piazza a Carnevale: si lamenta della nostra poca fantasia o della troppa ispirazione artistica, mormora ancora se ci prendiamo un Capodanno o un Carnevale sabbatico, se lasciamo spazio ad altri gruppi o associazioni. Insomma, come diceva un vecchio saggio, qualunque cosa fai, ovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai.

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI MARZO Forse, a volte, diamo per scontate cose che non lo sono affatto, è una constatazione che si testimonia in maniera lampante. Ricordiamoci che una festa non è solo una festa. Una Strada degli Artisti non è solamente quello. Non è voler apparire, né ostentare bravure varie ed eventuali: è creare armonia nel nostro paese, dare risalto a giovani musicisti che pur di esternare la propria passione si accontentano di esibirsi per due ore di fila gratis, senza pretendere nemmeno una pizza. Il voler rimanere nel nostro paese piuttosto che prendere la macchina ed arrivare lontano, inquinando l'ambiente, mettendo mani a portafogli e mettendo in conto i rischi che il viaggiare di notte in certe occasioni comporta. Senza contare i mesi di duro lavoro: riunioni ed incontri per tirar su anche una sola serata, telefonate, messaggini, tempo tolto allo studio, sbattimenti vari tra caserma e Polizia Municipale, SIAE e materiali firme o sigilli di responsabilità sulle spalle di due o tre persone. Non è mai come sembra, oltre alla burocrazia (fin troppo ed inutilmente complicata!), c'è un lavoro mentale dietro, di idee: tutto ciò che si è fatto ha sempre avuto un senso, ma soprattutto ogni cosa è stata sinonimo di economicità (la crisi c'è e se ne deve tener conto!). La Consulta non va ricordata solo per le feste, ci sono altre cose di cui i palazzesi dovrebbero andare fieri: l'iniziativa Informati sul Referendum dello scorso 5 maggio, il progetto New Cinema of Human Rights, la raccolta fondi per i terremotati dell'Abruzzo e non ultima, l'iniziativa relativa alle prossime amministrative 2012. Non è da sottovalutare questa novità. Quale novità? Le amministrative si ripetono ogni cinque anni, sono una normale routine. Però forse qualcosa di nuovo c'è: l'interesse da parte dei giovani (spero la maggior parte e non solo quelli che scrivono su Communis!) riguardo questo argomento. Abbiamo molto da chiedere alla classe politica, che non può tirarsi indietro e deve anzi rafforzare sempre più questo ponte di collegamento. La Consulta Giovanile si è fatta promotrice di iniziative anche fuori da Palazzo Adriano, instaurando rapporti con le varie Consulte della Sicilia e anche del resto d'Italia attraverso i social network quali Facebook; ha partecipato al progetto Consulta in Tour legandosi agli altri giovani del nostro entroterra che fanno parte di uguali realtà associative. Inoltre, mantenendo i rapporti con giornali locali o a tiratura regionale, quali Magaze.it, Giornale di Sicilia o altri siti di informazione e blog, ha promosso l'immagine del paese, pubblicizzandolo e facendo in modo che altri lo conoscessero o non dimenticassero. Tutto ciò non è poco se considerate che tutti noi non viviamo solo di e a Palazzo Adriano. Il nostro paese ha una dimora nel ricordo di una cinepresa diretta dal grande Tornatore, ma non possiamo più accontentarci di questo. Lo hanno già fatto i nostri genitori ed è causa loro se ci troviamo in questo noioso limbo. Adesso vogliamo riprenderci tutto, la libertà di esprimerci, di proporre e, perché no, mettere in pratica. Lo abbiamo fatto in questi quattro anni e vogliamo continuare a farlo con più entusiasmo, eliminando cavilli e bastoni fra le ruote. Vogliamo il sostegno dei grandi, che ci hanno già dato, ma che non basta più. Vogliamo crescere e rimanere in questo posto che può solo produrre ricchezza, ma se verranno messe in atto scelte coraggiose. Vogliamo e pretendiamo che voi futuri amministratori ci facciate promesse che verranno mantenute. Quello che avete letto non è un articolo, non è semplicemente un foglio fotocopiato pieno d'inchiostro: è un urlo di rabbia che vuole essere ascoltato. Communis non è solo Communis, è uno spazio metafisico con il quale parliamo alla Piazza. È così metafisico che lo trovate anche su Communis -Il Blog della Consulta Giovanile di Palazzo Adriano: per sfogliarlo e rileggere le vecchie edizioni basta collegarsi all'indirizzo http://communisblog.blogspot.it/. È il nostro progetto più ambizioso, arrivato al suo quarto anno di vita e per il quale speriamo un futuro longevo.
EPIFANIA LO PRESTI

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SE IL FARE FOSSE FACILE …
“… Se il fare fosse facile come il sapere quel che è bene fare, le cappelle sarebbero chiese e le casupole dei poveri sarebbero palazzi dei principi …” Ma pensare che non sia facile non preclude la possibilità che qualcosa possa essere fatto! Fu così che all’inizio, sembrava fosse impossibile realizzare quell’idea che poi sarebbe diventata Communis. Torniamo indietro … La Consulta Giovanile si era appena istituita e in una delle prime riunioni, mentre ancora si cercava di capire come muovere i primi passi in un’esperienza del tutto nuova per quei ragazzi, fu lanciata un’idea : creare un giornale (diverso dalla comune idea) a Palazzo Adriano. Due ragazze si guardarono in faccia, anzi negli occhi e sorridendo pensarono “… dai!!Si può fare! ”. Quella sera finì così. La bozza per Communis era pronta, bisognava capire e trovare il modo per realizzarlo, la voglia non mancava né le idee. All’inizio non fu facile, quest’ idea non trovava un riscontro pratico per la sua realizzazione e per un anno rimase così: un file Publisher in un angolino del desktop. In vista della manifestazione “La Strada degli Artisti” che si sarebbe realizzata il 30 Luglio 2009, quel file venne ripreso. Con impegno e caparbietà, pagina per pagina si riempì di articoli e grazie ad una fotocopiatrice era nato Communis. Ma cos’era Communis? Un’ambiziosa idea, non per promettenti giornalisti, ma per un gruppo di giovani che avevano solo voglia di comunicare qualcosa, in un contesto dove non volevano essere solo spettatori ma parte integrante. Perché è stato chiamato Communis? Dal latino “Communis” deriva il verbo comunicare ovvero mettere in comune tra due o più persone esperienze, informazioni, pensieri, emozioni, … Comunicare è un atto implicito della natura dell’uomo! Un uomo non decide di essere comunicante, perché lo è fin dalla nascita. Un giornale rappresentava la possibilità di esprimere nero su bianco, ciò che ognuno di noi era per natura! Cos’è diventato? Communis è diventato il nostro mezzo per esprimere il nostro pensiero, affrontando temi in grado di poter suscitare un qualcosa in coloro che l’avrebbero letto. Da qui la diversa impostazione rispetto ad un “comune giornale”, sia per la periodicità (per l’appunto giornaliera), sia per i contenuti: non ci sono notizie, non c’è cronaca, non si occupa di determinati settori. Communis è un bimestrale nel quale, scelto un tema, lo si cerca di affrontare da tutte o quasi le angolature, con l’unico scopo di suscitare una qualsiasi reazione, in chi, fermandosi in piazza durante la distribuzione abbia voglia di leggerlo. Il nostro punto di vista altro non è che un incipit per creare un confronto tra noi giovani su temi che riguardano la nostra realtà. Il nostro obiettivo? Far nascere discussioni e creare dialogo tra la gente , mettere a confronto le persone, perché confrontarsi pone le basi affinché una società possa crescere. La nostra soddisfazione? Sapere che, con Communis in mano, un gruppo di persone stia parlando e riflettendo sul tema da noi trattato, comodamente sul divano di casa. Questo continuerà ad alimentare il motore che ci spingerà a portare avanti la nostra idea su carta fotocopiata! Creare riflessioni, dialogo, voglia di fare, voglia di cambiare … Cambiare il modo di vedere, di intendere e di amare il vero centro dal quale partono tutte le nostre iniziative, ciò che muove il nostro spirito: Palazzo Adriano. Perché il progetto ambizioso è stato solo quello di far nascere Communis , rendere qualcosa che resti, che valorizzi e che aiuti a far crescere il nostro paese è solo un atto d’amore dovuto … una naturale attitudine!! Faremo delle cappelle splendide chiese e le casupole diventeranno palazzi dei principi, faremo della nostra piccola realtà il nostro palcoscenico sul quale ciascuno di noi reciterà la propria parte. E Communis? … Communis sarà il nostro canovaccio, farà da traccia per sviluppare le nostre idee e aspettative, anche se farlo può sembrare non facile. Illusione? No, progetto!!!! ANGELA CAVALLARO

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AMMINISTRATIVE A PALAZZO ADRIANO: LA RESA DEI CONTI

È tempo di amministrative, è tempo di politica e puntualmente Palazzo Adriano e nello specifico la sua piazza, diventa un parlamento, mentre i palazzesi degli esperti politici. Tutti a guardarsi, tutti a capire, a discutere, ad indagare su chi si candiderà e con chi. E non appena le liste saranno ufficiali, automaticamente si faranno i conti sui voti che riceveranno i singoli canditati, cosicché le votazioni diventeranno delle vere e proprie formalità. I pronostici su chi acquisirà più o meno preferenze, solitamente si basano su semplici regole: chi ha la famiglia larga, chi ce l’ha stretta, chi ha il suo giro di amicizie, chi per il lavoro che fa, porterà i voti di specifiche categorie e così via. I palazzesi lo sanno, i voti che emergeranno il 7 Maggio sono per lo più ottenuti in famiglia e tra gli amici più stretti … purtroppo!!! Purtroppo, a conti fatti, le preferenze espresse per le capacità politiche dei candidati rappresentano appena il 10%. Tradotto vuol dire che i primi eletti non sempre sono degli eccelsi politici, ma, per l’appunto, soggetti dal largo parentato e dai numerosi amici fidati. Per quanto riguarda la designazione del primo cittadino la situazione migliora leggermente, poiché gli aspiranti sono solitamente due o tre e quindi oltre che per parentela o amicizia, nel 75% dei casi, un sindaco lo si sceglie perché si pensa possa essere un buon amministratore del paese. Prendiamo per esempio in considerazione le scorse elezioni. Cinque anni fa furono create tre liste, ognuna composta da 12 candidati, per un totale di 36 ambenti alla carica di assessore o consigliere. Distribuiti sui 2034 votanti, in teoria avremmo un rappresentante ogni 56 cittadini votanti!!! A questi 56 cittadini possiamo sottrarre il candidato stesso, una media di 20 parenti circa e gli amici più intimi; così facendo avremmo addirittura un delegato ogni 35 cittadini ( praticamente come un professore che segue la sua classe). Chi se la sarebbe aspettata tutta questa considerazione? Chi l’avrebbe mai detto di essere così ben rappresentato? Peccato si tratti soltanto di un’illusoria e semplice teoria o meglio, la teoria della campagna elettorale palazzese. Addirittura stando a quello che viene promesso, ogni cittadino potrebbe avere dai tre ai cinque rappresentanti personali.

Può sembrare assurdo, ma è questa la campagna elettorale, si vendono sogni in cambio di segni o di un nome da scrivere su una scheda bianca. Di conseguenza, se pensiamo che a Palazzo Adriano ci sono soli 2000 votanti, sarebbero illogiche anche tre liste, ma questa è la Democrazia e ce la dobbiamo prendere così com’è, con tutte le sue libertà! Tornando al discorso delle tre liste e quindi ai tre candidati Sindaco, altro grave rischio è quello che colui che assumerà la carica potrebbe non essere il Sindaco votato dalla maggioranza dei palazzesi. Ad esempio, con 2034 votanti basterebbero idealmente 680 voti per essere eletto, ipotizzando che gli altri due candidati riceverebbero “soltanto” 677 preferenze ciascuno. Quindi a conti fatti si vincerebbero le elezioni raggiungendo perfino il minimo 34% dei consensi, a discapito del 66% ottenuto dagli altri due candidati messi insieme. Sacrosanto sarebbe che i primi due eletti andassero al ballottaggio, ma la nostra democrazia garantisce si la libertà, ma fino ad un certo punto. Oltre alle statistiche, le previsioni, le percentuali, i pronostici e tutti i conti, bisogna tuttavia registrare un ulteriore dato. Tra tutti i candidati a sindaco, ad assessore ed a consigliere, c’è davvero chi rappresenta bene i palazzesi. C’è gente in gamba, gente con esperienza, gente che sa ascoltare e raccogliere i bisogni dei cittadini, gente giovane e con nuove idee, donne capaci di fare una buona politica. A tutti loro si rivolge la Consulta Giovanile, che oltre ai propri membri rappresenta tutti i giovani di Palazzo Adriano. La campagna elettorale non serve a vendere sogni, la nostra piazza non è la location di una fiera e i palazzesi non sono di certo dei pecoroni. È importante credere che si possa migliorare il proprio paese, guai se non fosse così, ma ciò di cui Palazzo Adriano ha bisogno è che questa convinzione non muoia il 7 Maggio o con la chiusura della campagna elettorale, ma che continui ogni giorno di ogni mese di ogni anno…di questo la Consulta Giovanile, con infinita umiltà, chiede si essere presa come esempio. FRANCESCO MARINO

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VOTANTONIO VOTANTONIO VOTANTONIO………..

“Italiani, elettori, inquilini, coinquilini, condomini, casigliani quando sarete chiamati alle urne, a compiere il vostro dovere, ricordatevi un nome solo Antonio La Trippa …. italianooo vota La Trippa! Siii a sugo!”Con questo “succoso”discorso-comizio Totò firma uno dei pezzi storici del nostro Cinema. Con un’ eccezionale invenzione, ovvero con un imbuto-megafono si affaccia alla finestra cercando di convincere i condomini a votarlo. Elezioni amministrative di maggio … mmmmh chi ha detto trippa??? Ecco che partono le lunghe cene o “manciatedde”, come vogliamo definirle, per convincere amici, parenti mezzi conoscenti e “bannere” a votare, approfittando di illustrare i brillanti programmi politico-sociali … eh si, il cibo unisce i popoli ma non penso che unirà un paese ridotto a pezzi, un puzzle. Qualcuno fa a gara per cercare di recuperare i tasselli mancanti, ma non c’è trippa per gatti! Non voglio fare polemiche, non oso rovinare la gioiosa atmosfera di cui gode la polis. Visi sorridenti e sapienti, schiena dritta e mani strette dentro le tasche dei pantaloni, ecco l’atteggiamento tipico di chi si accinge a “politicare”e diventare così il celebre protagonista “dell’agorà”che fa da coreografia a sogni, programmi e anche qualche bella “fissaria”!!! Osservo le espressioni di chi lo ascolta, sono una via di mezzo tra riso e pianto, perplessi basiti, consapevoli che una nave inabissata può portare a galla solo marciume. A chi toccherà ripulire queste acque? Lo so, è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!Si vocifera un “tris”… di assi o di cavalli che a lunga corsa saranno destinati al macello? Il dubbio è immane! L’unica certezza è che i balconi aspettano impazienti di essere calcati per portare a poppa un invitante discorso. Non credo affatto che siano rimasti degli ideali politici, questo mi dispiace, tutto corre verso dove tira il vento, verso le famiglie numerose … del resto è stato sempre così e non posso pretendere che cambi il mondo … purtroppo! Noi cittadini vorremmo un sindaco che sia in grado di rappresentarci con destrezza, determinazione, trasparenza, impegno e serietà, che sia pronto ed aperto verso i cittadini e per i cittadini, che collabori con la nostra consulta giovanile usando anche un pizzico di iniziativa! “Dormite pure borghesi pantofolai tanto qui c’è l’insonne che vi salva, mentre voi dormite La Trippa lavoraaa votantonio votantonio votantonio …”affinché possiate godere di una nuova alba! GIUSY VAIANA

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ELEZIONI – PERCHE’ NON CAPISCO?!

-"Sai, quello vuole candidarsi a sindaco" -"A si? Anche quell'altro sta facendo la lista!" -"Ma secondo me vince quello!" -"No, secondo me vince l'altro!" Ed io:"Cosa?? Ma di che parlate?". Sto per compiere diciotto anni e fino ad adesso nessuno è riuscito a farmi capire bene cos'è la politica. Un punto interrogativo che appare sulla faccia di noi ragazzi quando siamo messi davanti a questa parola Mi fa ridere come certe persone con aria colta si fermano in mezzo alla piazza a parlare di candidatura, ti spiegano o almeno ci provano, quello che vorrebbero fare se diventassero il sindaco di Palazzo Adriano. Scelgono assessori, consiglieri ed iniziano a parlare una lingua diversa dalla tua. Ma, perchè non capisco? Perchè non mi interesso a questi discorsi? Forse, perché queste persone non fanno in modo di suscitare interesse in noi ragazzi, non ti colpiscono al cuore, ecco! Non siamo noi ad essere completamente disinteressati ma sono coloro che ne parlano a non catturare la nostra attenzione, perché è questo che noi vogliamo. Vogliamo dei discorsi interessanti su cui scervellarci come matti. Quindi di questa forma di apatia qualcuno la colpa ce l'ha, no? Perciò, voi uomini saccenti di politica, rendete partecipi dei vostri pensieri anche noi ragazzi che viviamo nel nostro mondo. Se è vero che noi siamo il futuro, allora spiegateci il presente e cosa sta succedendo nel nostro paese, perché da ora in poi vedremo solo fogliettini con le facce dei nostri compaesani sparsi per le strade di tutto il paese! ELISA MARINO

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ASCOLTA QUESTA….

La libertà Giorgio Gaber (1972)
Vorrei essere libero, libero come un uomo. Vorrei essere libero come un uomo. Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura, sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale, incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia, che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza, con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.

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IL DISAGIO DELLA LIBERTA' (Corrado Augias - ed. Rizzoli)
Ripercorrendo la Storia dell’Italia, si evince facilmente che gli italiani hanno sempre preferito, tutto sommato, farsi comandare da uomini almeno apparentemente molto forti e non scevri di una certa prepotenza. Perché questo è accaduto? Augias indaga, scoprendo come questa caratteristica degli italiani fosse già stata amaramente commentata da poeti e letterati come Dante Alighieri e Francesco Guicciardini. Riusciremo mai ad imparare a gestire una libertà vera, con la piena coscienza di quanto vale, smettendo di decidere di affidarci ad uomini che ci appaiono quasi come se fossero mandati da Dio?

UN FILM DA VEDERE
Vogliamo i Colonnelli Regia :Mario Monicelli Data di uscita:1973 Genere:Comico/Commedia TRAMA Un deputato e dei generali organizzano un colpo di Stato di destra, ma qualcuno più alto saprà approfittare a suo vantaggio della loro impresa!

COMMUNIS-IL BLOG

Visitate la nostra pagina facebook ed il nostro blog, Communis-il blog della Consulta Giovanile di Palazzo Adriano, per rispondere al nostro sondaggio sulle Elezione Amministrative del 6 e 7 Maggio 2012.

Non lasciate che siano gli altri a decidere per voi, siate propositivi e dite la vostra!!
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La direzione del Giornale è a cura di : CONSULTA GIOVANILE di PALAZZO ADRIANO Ognuno è responsabile di ciò che dice … lo spirito comune è quello di essere propositivi per la crescita di quello che insieme siamo: Palazzesi!!

Il primo degli assiomi della comunicazione dice che non è possibile non comunicare: qualunque cosa facciamo appare agli altri come comunicazione e ogni comportamento altrui, ogni stato del mondo, ci appare dotato di senso, quindi ci comunica qualcosa……………..
Il Giornale quindi non è altro che un mezzo di comunicazione che permette di relazionarci, potendo scambiare vicendevolmente: informazioni , curiosità ,opinioni e tutto ciò che si propone positivamente alla nostra crescita personale e del nostro paese. Siamo pertanto aperti alle vostre critiche e alle vostre idee, aiutandoci a migliorare il nostro lavoro!!
Inviate il vostro materiale (Foto, articoli, suggerimenti ,…..) direttamente alla nostra redazione o alla casella e-mail:

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Invialo entro il 6 APRILE 2012 alla nostra casella e-mail

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