Bosnia-Erzegovina

Ritratto in breve
Una nazione al centro della storia europea e delle culture, delle religioni e dei conflitti. La Bosnia Erzegovina, terra di passaggio tra Croazia e Serbia, luogo dove Oriente e Occidente si incontrano, è un mix culturale e artistico difficilmente replicabile altrove. La guerra ha distrutto quasi tutto. Infrastrutture, opere e anche quella convinzione di far parte di una grande nazione jugoslava. Ma oggi tutto si sta ricostruendo. Passo dopo passo. E i turisti hanno ricominciato a tornare in questa terra. Le mete principali sono la capitale, Sarajevo, luogo dal fascino particolare; e Medjugorje, dove milioni di pellegrini cristiani, ogni anno, fanno visita al santuario mariano. Il passato medievale resiste nella splendida cittadella di Jajce, così come non mancano le attrattive naturalistiche. La Bosnia Erzegovina vanta diverse montagne e le stazioni sciistiche sono attrezzate e visitate ogni anno di più.

Capitale
Sarajevo. Negli anni ’90 Sarajevo stava per scomparire. Oggi è una capitale ricca di vita, fatta a misura d’uomo, con caffè accoglienti, un profilo gradevole e un’atmosfera sospesa tra Oriente e Occidente che contribuisce a renderla una meta ambita, soprattutto nei mesi estivi. In inverno è il centro da cui partire per le vicine località sciistiche. Insomma, si può dire che Sarajevo sia rinata. Immergetevi negli incantevoli meandri di Bascarsija, l’antico quartiere turco. Qui, scegliete un caffè a caso e sedetevi un po’. Prendete il tram per girare la città. Una tappa al Museo Nazionale è doverosa, come al luogo dove l’erede al trono dell’Austria-Ungheria, Francesco Ferdinando, e sua moglie Sofia furono uccisi, dando inizio alla Prima guerra mondiale. Imperdibile anche il Teatro Nazionale. Di storia da vedere e visitare ce n’è, eccome. E allora fate un salto alla cittadella di Vratnik, che un tempo si estendeva per oltre 500mila metri quadrati. Oggi, sui resti più visibili della cittadella d’epoca asburgica, sorge la Torre Kula Ploce, dove, oltre a godere di una bella vista, si possono spesso visitare mostre temporanee. Infine, il bel lungo fiume, chiamato Miljaca.

Lingua
La lingua ufficiale è il bosniaco, anche se si parla correntemente croato, serbo e inglese.

Religione
In Bosnia convivono – più o meno pacificamente – la religione musulmana, quella ortodossa e quella cattolica.

Sport
Il calcio è sicuramente lo sport più amato. La stella bosniaca è il calciatore Edin Dzeko, attaccante del Manchester City. Anche il basket e il tennis sono molto praticati.

Fuso orario
Stessa ora dell’Italia.

Distanza dall'Italia
La Bosnia può essere raggiunta con un volo di circa 4 ore (con scalo), oppure via terra con un viaggio in macchina di 14

ore.

Moneta
La moneta ufficiale è il Marco bosniaco, detto anche Marco convertibile. L’Euro, tuttavia, è accettato dai principali esercizi commerciali e dalle strutture alberghiere.

Documenti
Per recarsi in Bosnia Erzegovina, è sufficiente un documento di identità in corso di validità, con almeno 90 giorni di validità residua.

Salute e assicurazione
Le strutture sanitarie della Bosnia, sebbene in continuo miglioramento, sono al di sotto degli standard italiani ed europei in generale. Non ci sono vaccinazioni o profilassi da eseguire prima della partenza.

Quando andare
Primavera (aprile e maggio) o autunno (settembre e ottobre) sono i mesi migliori in cui recarsi in Bosnia. Tutto però dipende da cosa volete fare. Perché da Sarajevo si possono raggiungere le più importanti mete sciistiche della regione. Oppure le spiagge della costa.

Come arrivare
Aereo. Si può arrivare in Bosnia in aereo, anche se non è il mezzo più comodo. I voli fanno almeno uno scalo a Vianna, Monaco, Budapest o Belgrado. Tra le compagnie aeree che servono il paese segnaliamo: Austrian Airlines, Lufthansa, Malev e Jat. Auto. Sebbene la rete stradale non versi in condizioni soddisfacenti, La Bosnia Erzegovina è raggiungibile in auto. Da Milano a Sarajevo sono circa 1.200 chilometri, con 14 ore di viaggio, se non ci sono impedimenti lungo la strada. Traghetto. Forse la soluzione migliore sono i traghetti. Da Ancona sono attivi collegamenti marittimi con i porti di Dubrovnik e Spalato dai quali è possibile proseguire su strada. Volendo, è attivo un servizio di traghetto che impiega una notte per la traversata. Tuttavia nel periodo estivo i collegamenti marittimi vengono effettuati anche con navi veloci che impiegano meno di 5 ore.

Indirizzi utili
Ambasciata d’Italia in Bosnia-Erzegovina: Cekalusa, 39, Sarajevo,tel. 00387. 33.218021. Guarda il sito. Ambasciata di Bosnia-Ezegovina a Roma: piazzale Clodio 12, tel. 06.39742817.

Come telefonare
Prefisso per l’Italia: 0039 Prefisso dall’Italia: 00387

In valigia
Portate con voi vestiti in cotone con qualche capo più caldo per la sera. In inverno è necessario qualcosa di più pesante, soprattutto se decidete di passare in Bosnia la settimana bianca. D’estate, fondamentale, è la crema protettiva.

Da visitare
Tra Sarajevo e Zagabria, la capitale della Croazia, si trova Jaice, città medievale , davvero suggestiva. Ricca di vicoli lastricati con sanpietrini e ciottoli, è stata al centro di diverse dominazioni, che hanno lasciato traccia negli edifici della città. Così, l’atmosfera turca – del XV secolo – convive con quella cristiana, di poco successiva. Da vedere la Chiesa di San Luca. Nei dintorni di Jajce si trovano, alla confluenza del Vrbas e della Pliva, le Cascate della Pliva che costituiscono una delle maggiori attrattive della città. Una foto lì è quasi doverosa. Anche se è stata duramente bombardata, merita una visita anche Mostar. La città ha mantenuto intatte le sue principali attrattive: la Città Vecchia, chiamata Stari Gard, prima di tutto, e poi il suo ponte più rappresentativo, lo Stari Most, ricostruito dopo il conflitto. A Mostar, oltre alla moschea di Karadozbeg, visitate anche la Franjevacka crkva, la chiesa con il più alto campanile del Paese. Dopo aver salito i suoi gradini si può vedere la città da un punto davvero privilegiato. Ma Mostar è anche natura: il suo parco naturale ospita diverse specie di piante, tra cui – ed è famosissimo per questo – la varietà di giglio bosniaco. Un’ultima tappa per gli amanti della cultura: un salto alla casa di Aleksa Šanti, poeta serbo tra i più famosi. Infine Medjugore. Il 24 giugno 1981 sei adolescenti sostennero di aver assistito all’apparizione della Vergine Maria, dando il via all'improvviso boom economico della città. Da allora, i pellegrinaggi sono decuplicati e oggi Medjugore è una delle mete più visitate del turismo religioso. Ogni giorno, migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo, assistono a benedizioni e incontri. Presso la Chiesa di S. Giacomo si possono avere informazioni sul programma della giornata.

Tradizioni e folklore
Il lungo conflitto e la composizione della regione, con diverse etnie, tradizioni e religioni, fanno della Bosnia un luogo dove diverse feste – anche apparentemente lontane tra loro – convivono. Le celebrazioni cattoliche, infatti, si affiancano a quelle ortodosse e musulmane. Tra queste ultime, spiccano il Bajram e il Kurban Bajram, un periodo di tre giorni che si ripete due volte all'anno, secondo il calendario lunare, durante il quale le scuole sono chiuse, si organizzano visite a tutti i membri delle famiglie e si prepara il baklava, dolce tipico della cucina turca e balcanica (una sfoglia ripiena e coperta di sciroppo di zucchero e miele). Nel corso del conflitto, tuttavia, la comunità bosniaca non celebra più le festività come un’unica comunità. Solo la Bosanska Korrida, ovvero un combattimento tra tori, riesce – anche se a fatica – a mescolare le diverse etnie presenti nella regione.

A tavola
Come nel resto della zona, la cucina bosniaca è molto simile a quella degli altri Paesi balcanici. Ovvero: ricca di influenze di tipo orientale, con qualche spruzzata di tradizione ottomana. Insomma, c’è un po' di tutto. Molto facile da trovare è il kebab e il bosanski lonac, piatto simile a uno stufato nel quale la carne di montone è mescolata a cavolo e paprica. Oppure il burek, una torta composta da strati di formaggio e carne; e la pida, una specie di piadina ripiena di carne trita. C’è poi tutto un capitolo sulle minestre. Come la trahana (con la pasta fatta a mano in casa); la pasulj corba (con fagioli, in alcuni casi anche con salumi); la kupus corba (minestra di cavolo dal sapore acido); la begova corba (con pollo, uova e verdure); il bosanski lonac (con diversi tipi di verdure e di carne, tranne il maiale, tagliatti a pezzi di dimensione non piccola); la bamija (con una verdura tipica del luogo).

Prodotti tipici
Una delle peculiarità della zona è il formaggio. È quello detto “del sacco”, con latte crudo di pecora o vacca, conservato – appunto – in un sacco di pelle di pecora affumicata, da cui prende il nome. Può pesare da 30 a 60 chili, a seconda delle dimensioni dell’ovino. In Bosnia si può trovare anche dell'ottima acquavite di prugna, la slivovica. Nell'artigianato, meritano gli oggetti in legno e rame o le camicie e le tovaglie ricamate con trame particolari.

Lo sapevi che...
… secondo Semir Osmagic in Bosnia sorgono delle piramidi? A Visoko, a nord-ovest di Sarajevo, sorgono delle colline dalla perfetta forma piramidale. Alcuni scavi avrebbero portato alla luce dei gradoni in pietra, ma il mondo scientifico è scettico.

Personaggi celebri
Lo scrittore bosniaco più noto è Ivo Andric (Travnik 9 ottobre 1892–Belgrado, 13 marzo 1975), vincitore del premio Nobel e autore de Il ponte sulla Drina, primo libro di una trilogia di romanzi storici.

Da leggere
La tradizionale letteratura bosniaca, e serba in generale, è intrisa di racconti nazionalistici e patriottici. Non è però il caso di Predrag Matvejevi, autore di diversi saggi (Breviario mediterraneo, 2004) e opere di narrativa che in parte riflettono sull'improvvisa esplosione di un mondo che sembrava assestato nella sua pacifica convivenza. Riflette sull’attuale situazione della zona, con toni calmi e pacati, il poeta Izet Sarajli, autore di una trentina di raccolte, tra le quali spiccano Il libro degli addii e Diario di guerra di Sarajevo. Entrambi gli auturi sono fondamentali per provare a entrare in una cultura che ha vissuto divisioni e sofferenze. E per capirne, anche, l’orgoglio e la tenacia.

Da ascoltare
Con la fine della guerra, la produzione musicale bosniaca è tornata sulla scena internazionale, grazie soprattutto alle produzioni cinematografiche di Emir Kusturica, il quale si è avvalso per le colonne sonore delle sue opere soprattutto del musicista Goran Bregovi. La musica di Bregovi mescola i ritmi degli ottoni tzigani, le polifonie popolari di origine bulgara a elementi del rock internazionale. Bregovi è considerato una vera e propria star, non solo in Bosnia, ma in tutti i Balcani. Di tutt’altro genere è la band Zabranjeno pušenje, che nelle sue performance mescola il garage rock a sonorità e ritmi folk tradizionali.

Da vedere
La produzione cinematografica bosniaca è senza dubbio vivace. Basti pensare che il regista e mostro sacro della settima arte Emir Kusturica è bosniaco. Le sue opere affrontano temi forti, come gli orrori della guerra, con un approccio documentaristico. Ma non è l'unico cineasta degno di nota: Danis Tanovi, che ha vinto l'Oscar per No man’s Land (2001), e Pjer Zalica, autore di Benvenuto Mr. President (2003). Da vedere, Il cerchio perfetto di Ademir Kenovic (1997), il primo film girato in Bosnia ed Erzegovina dopo la fine della guerra.

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