Microeconomia – Forme di Mercato

Appunti di lezione.
Gianluca Cassese
Dipartimento di Statistica - Universit` a Milano Bicocca,
Edificio U7, stanza 2097
E-mail address: gianluca.cassese@unimib.it
c _ Dipartimento di Statistica, Universit`a Milano Bicocca
Indice
Elenco delle figure vii
Calendario delle lezioni ix
Prefazione xi
Parte 1. Comportamento individuale 1
Capitolo 1. Preferenze, scelta e domanda 3
1. Introduzione 3
2. Preferenze 3
3. Assiomi 4
4. La rappresentazione numerica delle preferenze 6
Capitolo 2. Domanda individuale 9
1. Il consumatore 9
2. Massimizzazione dei profitti 12
3. Minimizzazione dei costi 13
Parte 2. Il Mercato 15
Capitolo 3. Equilibrio di mercato: concorrenza perfetta 17
1. Il modello competitivo 17
2. Il fallimento della concorrenza 19
Capitolo 4. Equilibrio di mercato: il monopolio 21
1. Il modello monopolistico 21
2. Un’applicazione: il modello Klein-Monti 22
3. La sopravvivenza dei monopoli 27
4. Discriminazione dei prezzi 28
Parte 3. Oligopolio 33
Capitolo 5. Cournot 35
1. Il modello 35
2. I limiti alla capacit`a produttiva 37
Capitolo 6. Stackelberg 39
1. Variazioni congetturali 40
iii
iv INDICE
Capitolo 7. Bertrand 43
1. Il modello 43
2. I vincoli alla capacit`a produttiva 44
3. La scelta della capacit`a 46
Capitolo 8. Hotelling 47
1. Il modello 47
2. La strategia di prezzo 48
3. La strategia della qualit`a 49
4. Collusione 49
5. La localizzazione pura 51
6. Molte imprese 51
Capitolo 9. La differenziazione dei prodotti 53
1. Il modello di Dixit e Stiglitz 53
2. Il modello di Shaked e Sutton 54
Parte 4. Cartelli e Collusione 57
Capitolo 10. La collusione 59
1. Il modello base 59
2. La fragilit`a dei cartelli 61
3. La fragilit`a dei cartelli nel modello lineare 63
4. Collusione multiperiodale 63
Parte 5. L’entrata sul mercato 67
Capitolo 11. I mercati contendibili 69
1. La contendibilit`a 69
2. Le strategie 70
3. Le barriere strategiche all’entrata 72
Parte 6. Esercizi e soluzioni 73
Esercizi dal Capitolo 1 75
Esercizi dal Capitolo 2 77
Esercizi dai Capitoli 3 e 1 81
Esercizi dal Capitolo 5 85
Esercizi dal Capitolo 6 89
Esercizi dal Capitolo 7 93
Esercizi dal Capitolo 8 97
Esercizi dal Capitolo 4 101
INDICE v
Parte 7. Testi d’esame 105
Bibliografia 111
Elenco delle figure
3.1 La determinazione della quantit`a prodotta in concorrenza perfetta 17
3.2 Geometria dei costi 19
3.3 Modello lineare e concorrenza perfetta 20
4.1 La determinazione della quantit`a prodotta in monopolio 22
4.2 La discriminazione dei prezzi 30
8.1 La minimizzazione del massimo di due funzioni 50
11.1Configurazione non sostenibile 70
11.2Configurazione sostenibile 71
11.3La domanda lineare 83
11.4Equilibri di Cournot, Fusione e Stackelberg 90
11.5L’equilibrio del mercato 95
vii
Calendario delle lezioni
Giorno Data Orario Aula Argomento
Mercoled`ı 4/5 13:30 - 16:30 U7 - 17 Introduzione. Preferenze e scelta
Gioved`ı 5/5 10:30 - 12:30 U7 - 17 Preferenze, scelta e domanda
Venerd`ı 6/5 13:30 - 16:30 U7 - 16 Funzione di spesa e funzione di profitto
Mercoled`ı 11/5 13:30 - 16:30 U7 - 17 Esercitazione
Gioved`ı 12/5 10:30 - 12:30 U7 - 17 Equilibrio di mercato: concorrenza
Venerd`ı 13/5 13:30 - 16:30 U7 - 16 Equilibrio di mercato: monopolio
Mercoled`ı 18/5 13:30 - 16:30 U7 - 17 Oligopolio: Cournot
Gioved`ı 19/5 10:30 - 12:30 U7 - 17 Oligopolio: Stackelberg
Venerd`ı 20/5 13:30 - 16:30 U7 - 16 Oligopolio: Bertrand
Mercoled`ı 25/5 13:30 - 16:30 U7 - 17 Esercitazione
Gioved`ı 26/5 10:30 - 12:30 U7 - 17 Oligopolio: Hotelling
Venerd`ı 27/5 13:30 - 16:30 U7 - 16 Oligopolio: Differenziazione
Mercoled`ı 1/6 13:30 - 16:30 U7 - 17 Esercitazione
Venerd`ı 3/6 13:30 - 16:30 U7 - 16 Oligopolio: Cartelli e stabilit`a
Mercoled`ı 8/6 13:30 - 16:30 U7 - 17 La decisione di entrata
Gioved`ı 9/6 10:30 - 12:30 U7 - 17 I mercati contendibili
Venerd`ı 10/6 13:30 - 16:30 U7 - 16 Esercitazione
Esame: l’esame si svolger`a in forma scritta.
ix
Prefazione
In queste pagine ho raccolto, con l’aiuto di Valeria Gattai, gli appunti del corso di Microeconomia (Forme
di mercato) impartito al biennio del corso di laurea magistrale in Statistica dell’Universit`a di Milano-Bicocca
nell’A.A. 2008-09.
´
E quanto mai opportuno specificare che si tratta di appunti di lezione e che sono stati
approntati esclusivamente allo scopo di fornire un adeguato supporto agli studenti. Non ho alcuna pretesa
di originalit`a se non nella scelta delle fonti dalle quali attingere. L’uso di questi appunti non `e consentito
(n´e consigliato) per altre finalit`a che la preparazione dell’esame. Al contrario la segnalazione di qualsivoglia
errore, formale o materiale, sar`a accolta con grande gratitudine.
Chiunque, nonostante la lettura di queste note, avesse maturato un qualche interesse intellettuale per
gli argomenti del corso `e senz’altro incoraggiato ad approfondire gli argomenti trattati su qualcuno dei testi
riportati in bibliografia. Per la mia esperienza il testo di Kreps [3] `e forse quello pi` u completo e istruttivo,
sebbene indiscutibilmente molto prolisso. Il libro di Green, Mas-Colell e Whinston [1] `e indicato soprattutto
per chi prediliga un approccio pi` u formale e meno intuitivo di quello seguito da Kreps. Il manuale di Varian
[5] `e dei tre quello pi` u datato e pi` u semplice: si da gran risalto ai problemi della massimizzazione vincolata e
della dualit`a ma `e molto povero in tema di teoria dei giochi. Infine il volume di Polo [4] `e un libro monografico
dedicato alla teoria dell’oligopolio con un livello di formalizzazione molto contenuto ma un forte accento sugli
aspetti economici.
Una gran parte del limitato valore di questi appunti sta nel fatto che quasi tutti i capitoli sono corredati
con un piccolo numero di esercizi. L’utilit`a degli esercizi sta da un lato nel fatto che essi forniscono una
chiara indicazione delle difficolt`a insite nell’esame e un’opportunit`a per prepararsi a dovere. Dall’altro, gli
esercizi sono spesso parte integrante del programma nel senso che forniscono l’opportunit`a di approfondire
alcuni aspetti o di introdurne altri. In ogni caso quelli che si trovano in queste note sono stati preparati da
Valeria Gattai a cui va tutta la mia riconoscenza per un tale apporto e per aver contribuito a migliorare
almeno un po’ il contenuto di queste pagine.
xi
Parte 1
Comportamento individuale
CAPITOLO 1
Preferenze, scelta e domanda
1. Introduzione
Nonostante la grande praticit`a di poter trattare le decisioni di un agente economico sulla base del
presupposto che egli disponga di una funzione di utilit`a, questa propriet`a risulta difficile da comprendere ed
ha, nella storia del pensiero economico, ingenerato la confusione che la teoria neoclassica si fondasse in modo
preponderante su di un tale presupposto. Una confusione analoga si `e generata a proposito della funzione di
produzione che `e spesso stata considerata un autentico a priori della teoria neoclassica dell’impresa senza
in realt`a esserlo.
La pi` u moderna teoria economica di ispirazione neoclassica, che si sviluppa ad opera di Arrow e Debreu,
ha mostrato come possa farsi a meno di supporre data una funzione di utilit`a o di produzione. Tali concetti
vengono infatti sostituiti da nozioni pi` u intuitive e generali quali quella di ordinamento di preferenza e
insieme delle possibilit`a produttive, rispettivamente.
Nei prossimi paragrafi cercheremo di illustrare brevemente tali concetti e di sviluppare il loro contenuto
economico.
2. Preferenze
Come si `e detto la teoria neoclassica della scelta si basa su di un unico presupposto ossia che l’individuo
considerato – di volta in volta il consumatore, l’impresa, una data collettivit`a – trovandosi di fronte a due
opzioni x, y tra tutte quelle idealmente disponibili, tratte cio`e da un insieme dato X, sappia decidere quale
preferisce. Possiamo immaginare che la relazione binaria ~ emerga da un test effettuato sottoponendo di
volta in volta ad un dato soggetto diverse coppie di alternative e registrando la preferenza dichiarata. In tal
caso la scrittura x ~ y `e un modo sintetico per dire che all’intervistato `e stata sottoposta l’alternativa tra x
e y ed egli ha scelto x.
Tuttavia potremmo trovarci di fronte a risposte che non possono essere classificate comodamente utiliz-
zando il criterio ~. In effetti possiamo pensare che l’intervistato risponda dicendo che conosce bene x e y e
che le considera perfettamente equivalenti. Oppure potrebbe dire che non sa nulla di x e di y e che pertanto
non saprebbe assolutamente cosa scegliere. In tal caso dobbiamo concludere che y x (e che x y) il che
si scrive pi` u comodamente come x _ y. Questo `e un modo sintetico per scrivere che l’intervistato, posto di
fronte alla scelta tra x e y non ha scartato x. Come abbiamo visto le ragioni potrebbero essere molteplici. Si
dice in tal caso che _ rappresenta un ordinamento di preferenza in senso debole. Nei casi visti nell’esempio,
in cui in realt`a si ha tanto x _ y che y _ x scriviamo pi` u sinteticamente x ∼ y il che spesso si indica col dire
che l’agente risulta indifferente tra x e y.
Sebbene risulti perlopi` u equivalente descrivere le preferenze tramite l’ordinamento forte o quello debole,
una differenza si coglie per`o nell’interpretazione del concetto di indifferenza.
Consideriamo due opzioni, x e y, tra le quali il soggetto da noi intervistato non `e in grado di esprimere
alcuna preferenza, ossia non sa scegliere. In tal caso, da quel che si `e detto, dobbiamo concludere x ∼ y.
3
4 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
Tuttavia nel dire che l’agente si dichiara indifferente tra x e y vi `e una certa forzatura poich´e dirsi indifferente
implica comunque la capacit`a di comparare le due alternative mentre, nell’escludere x ~ y e y ~ x, l’agente
potrebbe intendere semplicemente di non essere in grado di dare nessuna valutazione relativa tra x e y. Si
noti infatti che vale necessariamente la propriet`a seguente:
(1.1) per ogni coppia x, y ∈ X si ha x _ y, oppure y _ x oppure entrambe
Ci si riferisce a questa propriet`a dicendo che l’ordinamento di preferenza debole _ `e completo, ossia che
si applica all’intero insieme X delle scelte. Questa prima propriet`a di completezza non appartiene invece
all’ordinamento forte. Quali altre propriet` a possiamo ragionevolmente attenderci che siano soddisfatte?
3. Assiomi
La teoria economica ha suggerito di considerare queste condizioni relativamente all’ordinamento forte:
(S1) irriflessivit`a: non esiste alcun x ∈ X tale che x ~ x
(S2) asimmetria: se x ~ y allora non pu`o aversi y ~ x
(S3) transitivit`a negativa: se x, y, z ∈ X e x ~ y allora o x ~ z o z ~ y.
Utilizzando come punto di partenza le preferenze in senso debole, si considerano in genere le seguenti
propriet`a (oltre alla completezza gi`a vista sopra):
(W1) riflessivit`a: per ogni x ∈ X, x _ x
1
;
(W2) transitivit`a: z _ x e y _ z implicano y _ x
Quanto alla relazione di indifferenza, essa soddisfa le medesime propriet`a di quella di preferenza debole,
ossia riflessivit`a e transitivit`a (ma non completezza).
Evidentemente, ~ `e irriflessiva se e solo se _ e ∼ sono riflessive; la transitivit`a di _ equivale alla
transitivit`a negativa di ~. Si dice che ∼ e ~ rappresentino la parte simmetrica e la parte asimmetrica di _,
rispettivamente.
Queste restrizioni, comunemente indicate come assiomi del corrispondente sistema di preferenze, po-
trebbero a prima vista sembrare ovvie ma meritano comunque qualche commento. La prima condizione `e
tradizionalmente considerata una condizione di consistenza. Per comprenderla immaginiamo che essa sia
violata, ossia che vi sia un’opzione di scelta x ∈ X tale che x ~ x. Questo significa, in termini del nostro
test immaginario, che abbiamo dato la medesima etichetta, x per l’appunto, a due opzioni che il soggetto
in questione considera differenti al punto da sancire una chiara preferenza per l’una verso l’altra. Questo
potrebbe ad esempio accadere se avessimo classificato due PC semplicemente come “computer ”sebbene i
relativi processori appartengano a due generazioni differenti. In altre parole, una violazione del primo assio-
ma indica che la classificazione delle scelte non corrisponde a quella formulata dal soggetto che `e chiamato
a scegliere e vi `e dunque una incongruenza tra i criteri di scelta effettivi e la nostra descrizione di essi.
La propriet`a di transitivit`a `e anch’essa significativa poich´e garantisce che le preferenze espresse effettiva-
mente rappresentino un valido criterio di scelta. Immaginiamo che x, y, z ∈ X rappresentino una violazione
di tale assioma nel senso che x ~ y, y ~ z ma z ~ x. Si ha in tal caso un ciclo nelle preferenze: sottoponendo
1
Questa propriet`a `e in realt`a gi`a implicita nella completezza
3. ASSIOMI 5
di volta in volta una coppia di alternativa al nostro agente economico, ne riceveremmo una risposta sempre
diversa tale che egli non sappia di fatto effettuare una scelta definitiva tra x, y e z.
Non `e difficile osservare nella realt`a una simile, paradossale situazione. Poniamo ad esempio che vi sia
una collettivit`a di tre agenti, a, b e c chiamati a scegliere tra tre opzioni, x, y e z ed aventi il seguente sistema
individuale di preferenze:
x y z
a 1 2 3
b 2 3 1
c 2 1 3
dove il numero indicato nella tabella corrisponde alla posizione relativa della opzione indicata in colonna
nell’ordinamento delle preferenze dell’agente riportato sulla riga. Evidentemente, tale gruppo di individui si
trova in difficolt`a se deve votare secondo una procedura binaria. Infatti se la procedura prevede di votare
dapprima tra x e y e poi l’opzione vincente contro z, si avr`a che alla prima votazione prevale y (poich´e
ottiene i voti di a e di b), alla seconda prevale z che raccoglie i voti di a e c. Tuttavia se l’ordine di votazione
fosse stato y contro z e il vincente contro x nelle due votazioni sarebbero passate in sequenza le mozioni z e
x. Dunque, seguendo la prima procedura si approva l’opzione z; seguendo al seconda, l’opzione x. Due esiti
diversi per lo stesso insieme di alternative: il paradosso del voto maggioritario.
L’esempio chiarisce che violazioni dell’ultimo assioma, quello di transitivit`a, rendono di fatto indecifrabile
il processo decisionale poich´e le sole preferenze del decisore (nell’esempio la collettivit`a) non sono sufficienti
a produrre una decisione univoca. Questa situazione emerge molto frequentemente negli esempi tratti dalla
scienza politica e in particolare nelle teoria del voto. Un classico teorema che si deve ad Arrow afferma che
in una collettivit`a l’unico sistema di voto che garantisca l’assenza di cicli delle preferenze ed una serie di altre
propriet`a che qui non interessa discutere `e un sistema nel quale le decisioni sono prese da un solo agente, il
dittatore. Questo incredibile risultato di Arrow ha originato una vasta letteratura che si occupa, tra le altre
cose, di come debbano essere disegnate le istituzioni della Comunit`a Europea dopo l’allargamento perch´e sia
garantita l’efficienza del processo decisionale.
Altre propriet`a vengono talvolta aggiunte a quelle gi`a viste. La pi` u accettabile sotto il profilo dell’intui-
zione economica `e la
monotonicit`a: x, y ∈ X e x ≥ y implicano x _ y
della quale esiste una versione forte:
monotonicit`a stretta: x, y ∈ X e x ≥ y e x ,= y implicano x ~ y
Spesso si utilizza un concetto ulteriore per la cui formulazione `e per`o necessario supporre che X sia uno
spazio normato
non saziet`a locale: se x ∈ X e ε > 0 allora esiste y ∈ X tale che |x −y| ≤ ε e y ~ x.
Inoltre `e spesso conveniente introdurre anche propriet`a topologiche:
6 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
continuit`a: per ogni x ∈ X gli insiemi V
x
≡ ¦y ∈ X : y ~ x¦ e V
x
≡ ¦y ∈ X : x ~ y¦ sono aperti
in X.
Quest’ultima propriet`a non ha una facile interpretazione economica, ma `e estremamente utile sotto il profilo
analitico, come vedremo.
4. La rappresentazione numerica delle preferenze
Certamente un modo assai semplice di rappresentare le preferenze `e quello di avere una scala numerica.
Se ad esempio le opzioni di scelta - ossia gli elementi di X - sono redditi o comunque hanno una immediata
quantificazione monetaria, allora `e semplice decidere sulla base del criterio del reddito maggiore. In generale,
possiamo chiederci se esista una funzione U : X →R tale che
(1.2) x _ y se e solo se U(x) ≥ U(y), x, y ∈ X
Non `e difficile notare che una tale funzione, se esiste, `e una rappresentazione anche dell’ordinamento
forte, nel senso che
x ~ y se e solo se U(x) > U(y), x, y ∈ X
Inoltre, se esiste una funzione come la U allora le preferenze forti soddisfano le propriet`a viste in pre-
cedenza: irriflessivit`a, asimmetria e transitivit`a negativa. Consideriamo ora il problema inverso ossia di
un ordinamento _ riflessivo, completo e transitivo e ci chiediamo se esso ammetta una rappresentazione
numerica. Dapprima considereremo il caso speciale in cui _ `e anche monotono e continuo.
4.1. Un caso speciale. Immaginiamo che lo spazio X sia lineare e tale che lim
n
t
n
x = tx per ogni
x ∈ X e ogni successione ¸t
n
¸
n∈N
che converga a t in R (questo `e ad esempio il caso se X `e uno spazio
normato). Supporremo inoltre che X ammetta un elemento e ∈ X tale che te ~ t

e se e solo se t > t

e che
per ogni x ∈ X entrambi gli insiemi V
x
e V
x
(definiti pi` u sopra) se non vuoti contengano un elemento della
forma te per t ∈ R. Data l’ipotesi di monotonicit`a questa situazione copre il caso X = R
k
con k > 0 - si
prenda e come vettore unitario. Cerchiamo di rappresentare numericamente le preferenze _. Naturalmente
si tratta di un esercizio molto facile se per caso tutti gli elementi x, y di X sono tali per cui x ∼ y: sar`a
sufficiente porre U(x) = 1 qualunque sia x. Consideriamo il caso in cui via sia una qualche coppia x, y ∈ X
tale che x ~ y.
Fissiamo x ∈ X e consideriamo gli insiemi
(1.3) T
x
= ¦t ∈ R : te ∈ V
x
¦ T
x
= ¦t ∈ R : te ∈ V
x
¦
Consideriamo quegli elementi x ∈ X tali che T
x
, T
x
,= ∅. Sotto l’ipotesi che le preferenze siano continue,
entrambi questi insiemi sono aperti. Infatti se t ∈ T
x
vi `e un intorno U di te incluso in T
x
e un intorno D
di t tale che t

∈ D implica t

e ∈ U ⊂ T
x
ossia t ∈ D ⊂ T
x
. Lo stesso identico argomento si applica a T
x
.
Siccome la retta `e connessa, vi deve essere un elemento t non incluso in T
x
∪ T
x
e dunque tale che te ∼ x;
inoltre, essendo le preferenze monotone, vi pu`o di fatto essere un solo elemento con tali caratteristiche: lo si
indichi come t(x). Definiamo quindi
(1.4) U(x) =
_
¸
¸
_
¸
¸
_
∞ se T
x
= ∅
t(x) se T
x
, T
x
,= ∅
−∞ se T
x
= ∅
4. LA RAPPRESENTAZIONE NUMERICA DELLE PREFERENZE 7
Si noti che questa definizione non genera difficolt`a perch´e il caso T
x
= T
x
= ∅ `e equivalente al caso
V
x
= V
x
= ∅ ed implica x ∼ y per ogni y ∈ X e l’abbiamo escluso in principio.
Per verificare che la funzione U sia una rappresentazione numerica delle preferenze, consideriamo il caso
x ~ y nel quale necessariamente U(x) > −∞ e U(y) < ∞. Se U(y) = −∞ o U(x) = ∞ la disuguaglianza
U(x) > U(y) `e ovvia; altrimenti osserviamo che U(x)e ∼ x ~ y ∼ U(y)e: per la transitivit`a negativa
ci`o implica, U(x)e ~ U(y)e e, per la monotonicit`a, U(x) > U(y). Osserviamo che x ∼ y implica, per la
transitivit`a negativa, (V
x
= V
y
e V
x
= V
y
e dunque) T
x
= T
y
e T
x
= T
y
: dunque U(x) = U(y). Se
quindi si ha U(x) > U(y) possiamo escludere il caso y ~ x cos`ı come il caso x ∼ y e non resta pertanto che
concludere x ~ y il che conclude la dimostrazione. In altre parole la funzione t : X →R `e la rappresentazione
numerica delle preferenze che stavamo cercando. Si noti che tale funzione `e anche continua, poich´e l’insieme
¦y ∈ X : U(y) > U(x)¦ = ¦y ∈ X : y ~ x¦ `e per ipotesi aperto cos`ı come ¦y ∈ X : U(y) < U(x)¦ per ogni
x ∈ X.
Naturalmente ogni trasformazione monotona (e continua) di U `e anch’essa una rappresentazione (con-
tinua) delle preferenze. Ad esempio, U

(x) = arctan(U(x)) che `e anche limitata. Questa osservazione ha
un’importanza notevole poich´e dovrebbe trattenerci dal cadere in un errore assai comune. Il fatto di avere
associato un numero ad ogni possibile scelta, non significa che grandezze quali U(x) − U(y), che pure sono
ora calcolabili, abbiano un concreto significato economico. Non possiamo ad esempio dire che la preferenza
per x `e doppia rispetto a quella per y. Parimenti, non ha significato economico calcolare la preferenza media
o la varianza delle preferenze. Si tratta infatti di quantit`a che non sono invarianti rispetto alla scala della
rappresentazione, mentre le preferenze che stiamo rappresentando hanno per l’appunto questa propriet`a.
Diciamo che l’utilit`a `e da intendersi come una grandezza ordinale e non cardinale, utile cio`e per raffrontare
due oggetti in senso relativo ma non in senso assoluto.
4.2. Il caso generale. Il teorema che abbiamo dato ha una portata limitata, soprattutto per il fatto
che abbiamo utilizzato la propriet`a di continuit`a che non ha un chiaro contenuto economico. Non `e tuttavia
una propriet`a indispensabile. La dimostrazione `e un po’ complicata e si trova in tutti i dettagli nel bellissimo
volume di Kreps [2].
Si pu`o dimostrare che qualunque ordinamento di preferenze _ su un insieme X ammette una rappresen-
tazione numerica purch´e sia completo e transitivo e vi sia un sottoinsieme numerabile Z ⊂ X tale che per
ogni x, y ∈ X con x ~ y esiste un z ∈ Z tale che x _ z _ y. Quest’ultima propriet`a puramente matematica
`e tuttavia importante e non pu`o essere eliminata.
Iniziamo col definire una funzione di utilit`a su Z = ¦z
n
: n ∈ N¦. Poniamo arbitrariamente u
1
= 1/2.
Immaginiamo che l’insieme ¦u
n
: n = 1, . . . , N −1¦ sia tale che 0 ≤ u
n
≤ 1 per n = 1, . . . , N −1 e z
n
~ z
m
se e solo se u
n
> u
m
. Se z
N
∼ z
n
per qualche n = 1, . . . , N − 1, si ponga u
N
= u
n
; altrimenti si scelga
u
N
∈ R compreso strettamente tra i due estremi
(1.5) inf¦u
n
: x
n
~ x
N
, n = 1, . . . , N −1¦ > sup¦u
n
: x
N
~ x
n
, n = 1, . . . , N −1¦
(dove convenzionalmente si pone inf ∅ = 1 e sup ∅ = 0). Non `e difficile concludere che z
n
~ z
m
se e solo
se u
n
> u
m
e che 0 ≤ u
n
≤ 1 per n, m = 1, . . . , N. Definiamo la funzione V : Z → R implicitamente
ponendo V (x
n
) = u
n
, n = 1, 2, . . .. Anche in tal caso non `e difficile concludere che V `e una rappresentazione
delle preferenze limitatamente a Z. Consideriamo ora un generico x ∈ X e poniamo (nuovamente con la
convenzione inf ∅ = ∞)
(1.6) U(x) ≡

{xn∈Z:xxn}
V (x
n
)2
−n
8 1. PREFERENZE, SCELTA E DOMANDA
Per la transitivit`a e l’ipotesi circa Z, x ~ y se e solo se ¦z ∈ Z : y ~ z¦ ¦z ∈ Z : x ~ z¦ il che implica
U(x) > U(y). Viceversa si ipotizzi che y _ x. Allora z ∈ Z e x ~ z implicano y ~ z per la transitivit`a
negativa e dunque ¦x
n
∈ Z : x ~ x
n
¦ ⊂ ¦x
n
∈ Z : y ~ x
n
¦ dunque, per la (1.6), U(y) ≥ U(x): dunque
U(x) > U(y) esclude che possa aversi y _ x e pertanto implica x ~ x. Si noti che 0 ≤ U(x) ≤ 1 per ogni
x ∈ X.
CAPITOLO 2
Domanda individuale
Date le preferenze che assumeremo senz’altro ammettere una rappresentazione numerica `e facile descri-
vere formalmente il problema di ogni agente economico, sia esso un consumatore, un’impresa od altro. Si
tratta semplicemente di risolvere il problema
(2.1) max
x∈B
U(x)
dove B contrassegna l’insieme delle scelte ammissibili per l’agente. Se per esempio si tratta di un consuma-
tore, B rappresenta l’insieme di tutte le scelte di consumo compatibili col suo insieme di bilancio. Pi` u in
generale B descrive l’insieme dei vincoli ai quali l’agente deve sottostare nelle sue scelte e di volta in volta
muta col problema preso in esame.
1. Il consumatore
Dal punto di vista del consumatore, dato un reddito disponibile Y e i prezzi p ∈ R
k
dei beni, il problema
da risolvere `e
(2.2) V (p, Y ) ≡ max
x∈B(p,Y )
U(x) dove B(p, Y ) ≡ ¦x ∈ R
k
+
: p x ≤ Y ¦
Talvolta si ipotizza che il reddito Y provenga da dotazioni ω di beni di cui il consumatore disporrebbe
esogenamente. In tal caso il vincolo di bilancio prende la forma della disuguaglianza p (x −ω) ≤ 0.
Nella (2.2) abbiamo fatto implicitamente una serie di ipotesi. Anzitutto che la scelta coinvolga dei
panieri di k possibili beni. Secondo, che i consumi di ciascuno di questi beni siano quantit`a positive. Inoltre,
circostanza forse ancora pi` u significativa, abbiamo supposto che il consumatore non debba soggiacere ad
alcun altra restrizione se non quella indotta dal proprio potere d’acquisto. Abbiamo cio`e fatto astrazione
dal fatto che su taluni mercati non si pu`o acquistare una quantit`a a piacere per l’esistenza di indivisibilit`a,
cos`ı come abbiamo supposto che la spesa sia una funzione lineare dei prezzi, il che elimina contratti pi` u
complicati che contemplano la possibilit`a di sconti o di tariffe speciali. Nel caso di reddito da dotazioni, il
vettore x −ω viene in genere descritto come consumo netto.
Si noti che, qualora le funzioni implicate siano differenziabili in modo opportuno, allora il problema (2.2)
si risolve massimizzando la funzione Lagrageana seguente
(2.3) Λ(x, p, Y, λ) = u(x) +λ(Y −p x)
la cui condizioni del primo ordine sono
(2.4)
_
¸
¸
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
¸
¸
_
0 =
∂u
∂x
n
−λp
n
n = 1, . . . , N
0 = λ(Y −p x)
0 ≤ λ
p x ≤ Y
9
10 2. DOMANDA INDIVIDUALE
La soluzione del sistema (2.4), se esiste, viene indicata col simbolo x

(p, Y ) e viene denominata funzione di
domanda (o anche funzione di domanda marshalliana). Ovviamente
(2.5) V (p, Y ) = U(x

(p, Y ))
e la funzione V viene denominata funzione valore o anche funzione di utilit`a indiretta.
Come vedremo, la funzione di utilit`a indiretta `e uno strumento piuttosto importante poich´e consente
una descrizione completa del comportamento del consumatore in funzione della variabili di mercato. In linea
di principio, sebbene la cosa prospetti in realt`a notevoli difficolt`a pratiche, l’utilit`a indiretta potrebbe essere
inferita dal comportamento del consumatore sul mercato. Dunque, sempre in linea teorica, la (2.5) potrebbe
consentire di risalire dall’utilit`a indiretta alla funzione di utilit`a originaria, U. Gli esercizi riportati alla fine
di questo capitolo richiedono esattamente di esplicitare tale legame. Il punto, per`o, `e che la (2.5) consente
di valutare l’utilit`a solo in corrispondenza della scelta ottima x

e non fornisce informazioni ulteriori. Se
tuttavia la funzione (p, Y ) → X `e suriettiva ossia se per ogni x ∈ X esiste una coppia (p, Y ) tale che
x = x

(p, Y ) allora lasciando variare i prezzi ed il reddito possiamo ricostruire l’intera funzione di utilit`a.
L’interpretazione del moltiplicatore λ nella (2.4) ha un significato economico particolare sul quale tor-
neremo. Infatti dato che, se le preferenze sono non sazie, deve valere necessariamente p x

(p, Y ) = Y
(altrimenti vorrebbe dire che una parte della capacit`a di acquisto del consumatore rimane inutilizzata),
segue per differenziazione
N

n=1
p
n
∂x

n
∂Y
= 1
si giunge alla conclusione seguente:
(2.6)
∂V
∂Y
=
N

n=1
∂u
∂x
n
¸
¸
¸
¸
xn=x

n
∂x

n
∂Y
= λ
N

n=1
p
n
∂x

n
∂Y
= λ
ossia il moltiplicatore λ non `e che l’utilit`a (indiretta) marginale del reddito ovvero l’incremento marginale
dell’utilit`a massima conseguibile all’aumentare del reddito.
Naturalmente abbiamo sorvolato su taluni aspetti matematici, primo fra tutti che la funzione valore sia
ben definita. Notiamo che se i prezzi sono strettamente positivi, allora il vincolo di bilancio `e un insieme
compatto. Pertanto se la funzione di utilit`a `e continua, tale massimo esiste, dunque la V `e definita. Inoltre
se le preferenze sono non sazie, allora `e facile verificare le propriet`a seguenti:
(1) V `e omogenea di grado zero e quasi-convessa
1
;
(2) strettamente crescente in Y e non crescente in p;
(3) separatamente continua in p per p ¸0 e in Y per Y ≥ 0.
La funzione di utilit`a indiretta non descrive altro che il massimo livello di utilit`a che pu`o raggiungersi
per un dato livello dei parametri. Includendo od escludendo dalla lista dei parametri talune grandezze si
ottengono diversi concetti di utilit`a indiretta. Ad esempio potremmo definire la grandezza
(2.7) V (x
1
, p, Y ) = max
_
u(x
1
, y) : y ∈ R
N−1
+
,
N

n=2
p
n
y
n
≤ Y
_
nella quale cio`e la quantit`a x
1
del bene 1 `e lasciata costante
2
. Nel seguito faremo spesso ricorso ad una
funzione di utilit`a che, oltre alle quantit`a consumate, include il reddito e/o i prezzi. Un tipo particolarmente
1
Ossia, se x, y ∈ X, V (x) ≥ V (y) e α ∈ [0, 1] allora V (αx + (1 −α)y) ≤ V (x).
2
Spesso `e comodo risparmiare sulla notazione ed omettere talune delle variabili che compaiono tra gli argomenti delle
suddette funzioni. Spesso la faremo senza avvertimenti particolari (ad esempio nella (2.9)).
1. IL CONSUMATORE 11
semplice di tali funzioni `e la seguente
(2.8) V (x
1
, p, Y ) = V (x
1
) +Y
Nelle applicazioni, inoltre, la funzione di utilit`a indiretta `e particolarmente utile, a differenza della fun-
zione di utilit`a tout court, poich´e consente di determinare quantit`a quali il massimo prezzo che il consumatore
sarebbe disposto a pagare pur di consumare una data quantit`a del bene. Si tratta semplicemente di risolvere
per p
ris
1
l’equazione
(2.9) p
ris
1
(x
1
, Y ) ≡ sup ¦z ∈ R
+
: V (0, Y ) ≤ V (x
1
, Y −z)¦
ossia il prezzo maggiore che il consumatore `e disposto a pagare in un’opzione prendere o lasciare che l’impresa
intendesse proporgli. Questo prezzo viene spesso indicato con l’espressione prezzo di riserva.
Abbiamo inoltre sorvolato sulla unicit`a della soluzione della (2.4) che abbiamo dato per scontata parlando
di x

(p, Y ) come di funzione di domanda. L’unicit`a `e garantita se la funzione di utilit`a soddisfa inoltre la
seguente propriet`a di concavit`a:
U(αx + (1 −α)y) > αU(x) + (1 −α)U(y) 0 < α < 1
In tal caso la soluzione `e unica e viene indicata come
(2.10) x(p, Y ) ≡ argmax ¦U(x) : x ∈ B(p, Y )¦
Non `e difficile osservare che la funzione di domanda `e omogenea di grado zero.
Associato al problema della massimizzazione dell’utilit`a dato il vincolo di bilancio vi `e quello della
minimizzazione della spesa per dato livello di utilit`a, ossia
(2.11) e(p, u) ≡ min¦p x : U(x) ≥ u¦
La funzione e viene in genere chiamata funzione di spesa e soddisfa le seguenti propriet`a: Inoltre si dimostrano
le seguenti propriet`a:
(1) la funzione e `e omogenea di grado 1 nei prezzi;
(2) e `e strettamente crescente in u e non decrescente in p;
(3) e `e concava in p.
`
E chiaro che i problemi (2.2) e (2.11) sono interdipendenti, o, come si dice tecnicamente, in relazione di
dualit`a. Si noti nuovamente che se la funzione di utilit`a `e continua la funzione di spesa `e necessariamente
ben definita. La soluzione del problema (2.11) viene chiamata funzione di domanda hicksiana e indicata con
h(p, u) ossia
(2.12) h(p, u) ≡ argmin ¦p x : U(x) ≥ u¦
Sussistono alcune importanti relazioni tra le funzioni introdotte in questi paragrafi quanto meno se
le preferenze sono continue ed i prezzi strettamente positivi, come supporremo senz’altro. In particolare
possiamo evidenziare quanto segue:
(2.13) e(p, u) = p h(p, u)
Ci`o segue direttamente dal presupposto dell’esistenza del minimo nella (2.11).
Se le preferenze sono monotone vale inoltre
(2.14) U(h(p, u)) = u
12 2. DOMANDA INDIVIDUALE
dalla (2.14) seguono anche:
(2.15) V (p, e(p, u)) = u
(2.16) e(p, V (p, Y )) = Y
e, infine,
(2.17) h(p, V (p, Y )) = x

(p, Y )
Tutte queste relazioni che bisognerebbe avere la pazienza di dimostrare per bene, contengono alcune
indicazioni nel caso che vi sia un sufficiente grado di differenziabilit`a.
Infatti, differenziando la (2.15) rispetto ai prezzi si ottiene
0 =
∂V
∂p
i
+
∂V
∂Y
∂e
∂p
i
Differenziando la (2.14) e tenendo conto delle condizioni del primo ordine della (2.11) si ha
0 =
k

i=1
∂U
∂x
i
∂h
i
∂p
j
= φ
k

i=1
p
i
∂h
i
∂p
j
j = 1, . . . , k
dunque
∂e
∂p
i
= h
i
(p, u) +p
∂h
∂p
i
= h
i
(p, u)
concludiamo
(2.18) x
i
(p, Y ) =
∂e
∂p
i
= −
∂V /∂p
i
∂V /∂Y
Questa relazione `e meglio nota come legge di Roy o identit`a di Roy. Il significato economico di questa relazione
si pu`o cogliere immaginando di osservare un aumento infinitesimo del prezzo p
i
. Per continuare a comprare
esattamente la medesima quantit`a x
i
(p, Y ) che acquistava prima dell’aumento, il consumatore avr`a bisogno
di aumentare il reddito di x
i
dp
i
unit`a. Naturalmente se potesse disporre di un tale aumento del reddito il
nostro consumatore potrebbe anche scegliere di spenderlo diversamente e cio`e di non acquistare esattamente
lo stesso paniere che comprava prima. Se egli sceglie di modificare i propri acquisti ci`o modificher`a il suo livello
di massima utilit`a. Dunque `e lecito attendersi che una variazione (dp
i
, x
i
dp
i
) accresca l’utilit`a massima. La
legge di Roy ci dice che invece essa rester`a invariata e che dunque possiamo fare astrazione dal problema
della sostituzione tra consumi se questi sono scelti in modo ottimale.
2. Massimizzazione dei profitti
Il problema del consumatore descritto pi` u sopra ha una diretta analogia con quello della produzione. La
differenza `e duplice. Da un lato `e una scelta del tutto condivisibile quella di porre come funzione di utilit`a
dell’impresa semplicemente il profitto. Secondariamente, la produzione a differenza del consumo sottosta
ad alcune restrizioni tecnologiche delle quali `e necessario tenere conto. Ossia non tutte le combinazioni
produttive sono tecnicamente fattibili.
In genere la produzione pu`o essere vista come un processo di trasformazione di input in output. Dunque
ciascun processo produttivo pu`o essere visto come un vettore z ∈ R
d
in cui talune componenti sono positive e
rappresentano le quantit`a prodotte del corrispondente bene; altre sono negative e rappresentano le quantit`a
utilizzate del corrispondente fattore produttivo. L’insieme Z descrive tutte le combinazioni di input ed
3. MINIMIZZAZIONE DEI COSTI 13
output che sono fattibili sotto il profilo tecnico. Se q ∈ R
d
rappresenta il vettore dei prezzi di input ed
output, allora il profitto dell’impresa che decide il piano produttivo y ∈ Y sar`a pari a q y.
Le ipotesi sull’insieme Z delle possibilit`a produttive sono tipicamente le seguenti:
(1) se z ∈ Z e z

≤ z allora z

∈ Z;
(2) 0 ∈ Z;
(3) se z, z

∈ Z e 0 ≤ α ≤ 1 allora αz + (1 −α)z

∈ Z.
Inoltre, `e consuetudine classificare alcune situazioni interessanti. Si dice che la tecnologia presenta
rendimenti di scala:
(1) non crescenti se z ∈ Z e 0 ≤ α ≤ 1 implicano αz ∈ Z;
(2) costanti se z ∈ Z e 0 ≤ α implicano αz ∈ Z;
(3) non decrescenti se z ∈ Z e α ≥ 1 implicano αz ∈ Z;
Inoltre, talvolta il vettore z di input netti viene decomposto in due vettori scrivendo z = (−x, y) di
quantit`a positive x ∈ X e y ∈ Y che rappresentano rispettivamente gli input e gli output del processo
produttivo. Per ogni livello produttivo y ∈ Y `e possibile definire l’insieme dei requisiti produttivi
X(y) ≡ ¦x ∈ X : (−x, y) ∈ Z¦
La scomposizione del vettore di output netti corrisponde alla decomposizione del vettore dei prezzi come
q = (w, p) in cui w `e il vettore dei prezzi degli input e p quello dei prezzi degli output.
In genere l’insieme X(y) soddisfa le seguenti propriet`a:
(1) se x ∈ X(y) e x

≥ x allora x

∈ X(y);
(2) X(y) `e convesso.
Il problema dell’impresa pu`o dunque vedersi come:
(2.19) Π(q) ≡ max¦q z : z ∈ Z¦ o equivalentemente Π(w, p) ≡ max¦p y −w x : (−x, y) ∈ Z¦
Con y(p, w) e x(p, w) indichiamo la soluzione di (2.19), ossia, Π(w, p) = p y(p, w) −w x(p, w)
Sotto le ipotesi fatte pi` u sopra la funzione profitto `e omogenea di grado 1, continua e convessa.
Osserviamo che
∂Π(q)
∂q
i
= q
∂z(q)
∂p
i
+z
i
(q)
=
∂Π
∂z
¸
¸
¸
¸
z=z(q)
∂z(q)
∂q
i
+z
i
(q) (2.20)
= z
i
(q)
Questo risultato `e noto come lemma di Hotelling.
3. Minimizzazione dei costi
Analogamente a quanto fatto per la teoria del consumatore anche per l’impresa esiste una funzione di
spesa che qui si chiama funzione di costo ed `e definita come
(2.21) c(y, w) ≡ min¦w x : x ∈ X(y)¦
La soluzione della (2.21) viene denominata domanda (condizionale) di fattori e si indica con x(w, y). In altri
termini, c(w, y) = w x(w, y).
14 2. DOMANDA INDIVIDUALE
Anche per la funzione di costo esiste una relazione del tutto simile alla (2.20)
∂c(w, y)
∂w
j
= w
∂x(w, y)
∂w
j
+x
j
(w, y) = x
j
(w, y)
=
∂c
∂x
¸
¸
¸
¸
x=x(w,y)

∂x(w, y)
∂w
j
+x
j
(w, y) (2.22)
= x
j
(w, y)
Questo risultato `e noto come lemma di Shepard.
Parte 2
Il Mercato
CAPITOLO 3
Equilibrio di mercato: concorrenza perfetta
1. Il modello competitivo
Le imprese considerano i prezzi dati, ossia reputano di non poter esercitare alcuna influenza sul livello
dei prezzi tramite le proprie decisioni di investimento. Ci`o equivale a supporre che il peso della produzione
individuale sul totale del mercato sia nullo. Un modo per modellare tale situazione `e quello di supporre che
vi sia un continuum di imprese rappresentato dalla distribuzione uniforme sull’intervallo [0, 1].
Il problema delle singola impresa `e dunque il seguente:
(3.1) max
q
pq −c(q)
Immaginando che la funzione di costo sia differenziabile con derivata dc(q) /dq ≡ MC(q), la condizione del
primo ordine diviene:
(3.2) p = MC(q)
La condizione (3.2) si rappresenta comodamente in termini grafici, come nella Figura 3.1 sottostante nella
quale si mostra come un punto nel quale valesse p > MC(q) non potrebbe certo risultare ottimale essendovi
modo di aumentare i profitti tramite un aumento della quantit`a prodotta. Se i costi marginali MC hanno
un andamento infine crescente, allora un tale incentivo ad aumentare la quantit`a prodotta porter`a prima o
poi a raggiungere la soluzione ottimale q

nella quale p = MC(q

).
Possiamo fare al riguardo tre considerazioni

p
q
MC
1
q
0
q
C ∆
∆Π
*
q
Figura 3.1. La determinazione della quantit`a prodotta in concorrenza perfetta
17
18 3. EQUILIBRIO DI MERCATO: CONCORRENZA PERFETTA
(1) la (3.2) non tiene conto della disuguaglianza q ≥ 0, ossia la considera automaticamente vera con
segno stretto. Pi` u in generale la condizione del primo ordine dovrebbe essere
(3.3) p −MC(q) ≤ 0 e (p −MC(q))q = 0
(2) immaginando che i costi marginali siano una funzione monotona della quantit`a prodotta e in par-
ticolare che, per via dei rendimenti di scala decrescenti, dMC(q) /dq > 0, allora dalla (3.2) si
deduce
q = f(p) con
df
dq
=
_
d
2
C
dq
2
_
−1
´
E chiaro che da questa espressione, e sotto le opportune condizioni sui costi, si pu`o dedurre che
effettivamente la quantit`a prodotta sar`a positiva
(3) Il fatto che il profitto venga massimizzato non garantisce che il massimo livello del profitto sia
effettivamente positivo. In effetti nella (3.2) non compaiono i costi fissi, ossia tutti quei costi
sostenuti dall’impresa per poter produrre ma indipendenti dalla quantit`a prodotta. Taluni di
questi costi sono irrecuperabili (sunk costs) nel senso che, anche qualora l’impresa decidesse di
ritirarsi dal mercato, essi rimarrebbero una voce del passivo. Immaginate il mercato delle TLC in
cui gli operatori possono entrare sul mercato solo pagando una licenza. Una volta fatto ingresso sul
mercato tale costo non potr`a pi` u venire recuperato. La decisione di produrre, allora, non dipende
da queste voci di costo. La (3.2) pu`o allora interpretarsi dicendo che fintanto che p > MC(Q) la
decisione di aumentare la produzione di un’unit`a ha senso economico poich´e l’aumento dei costi
che segue `e pi` u che coperto dall’aumento dei ricavi totali. Dunque, anche se i profitti totali fossero
negativi, aumentare la produzione servirebbe a ridurre le perdite.
Un altro modo di considerare quest’ultimo punto `e il seguente. Se q > 0, allora Π > 0 implica
0 <
Π
q
2
=
p
q

C(q)
q
2
=
MC(q)
q

C(q)
q
2
=
d
dq
_
C(q)
q
_
I costi medi, C(q)/q vengono in genere indicati pi` u semplicemente con l’acronimo inglese AC(q). Dunque, in
concorrenza perfetta le imprese hanno profitti positivi solo se i costi medi sono crescenti e questa circostanza
si verifica se e solo se MC > AC. Una rappresentazione grafica del possibile andamento dei costi `e tracciata
nella Figura 3.2
La minimizzazione dei costi medi (e dunque l’esaurimento del tratto nel quale essi decrescono) viene con-
siderato in genere un criterio di efficienza produttiva, nel senso che `e socialmente desiderabile che le imprese
riescano a produrre almeno quanto necessario a raggiungere la scala ottimale di produzione. Diversamente
ci troveremmo nella situazione paradossale di imprese che, a fronte di una riduzione dei prezzi, potrebbero
accrescere la produzione. Si noti che se esistono costi fissi, perch´e i costi medi siano crescenti, `e senz’altro
necessario che lo siano i costi marginali. L’ipotesi che spesso, per ragioni di comodo, faremo di costi marginali
costanti, esclude che un’impresa operante in concorrenza perfetta possa coprire i propri costi fissi.
Il fatto che in concorrenza le imprese potrebbero in linea di principio avere profitti negativi, ossia che
possa valere MC(q) < AC(q) `e una situazione problematica sulla quale dovremo tornare in seguito. Per ora
osserviamo solo che se anche le imprese nel breve preferiscono comunque produrre, ex-ante nessuna di esse
entrerebbe mai in un mercato con queste caratteristiche. Qual `e dunque la forma di mercato adeguata ad
un mercato in cui il livello della domanda `e talmente basso da non consentire ad imprese concorrenziali di
coprire il minimo dei propri costi medi?
2. IL FALLIMENTO DELLA CONCORRENZA 19

q
AC(q),
MC(q)
AC(q)
MC(q)
p
a concorrenz
Π
Figura 3.2. Geometria dei costi
Naturalmente `e sempre possibile aggregare il gran numero di imprese concorrenziali in un’unica impresa.
`
E sufficiente costruire la grandezza seguente
Q(x) =

{i:MCi(qi)=x}
q
i
La funzione Q pu`o essere interpretata come funzione di offerta aggregata o di mercato poich´e misura la
quantit`a complessivamente prodotta da tutte quelle imprese i cui costi marginali sono pari a x ossia che
soddisfano la (3.2) in corrispondenza di un prezzo a pari a x. Questa costruzione `e tuttavia una mera
rappresentazione di comodo poich´e il mercato pu`o ben vedersi come un’unica impresa ma nelle proprie scelte
questa impresa `e inconsapevole dell’impatto esercitato sul mercato.
1.1. Concorrenza nel modello lineare. Consideriamo il caso in cui la domanda (inversa) ed i costi
abbiano forma lineare, ossia
(3.4) p = A−Bq c(q) = F +cq con A > c
Questo semplice modello ci servir`a per numerosi esempi. Applicando i risultati visti precedentemente
otteniamo ossia
(3.5) p = c, q =
A−c
B
, π = −F
dove q indica qui la quantit`a complessivamente prodotta dall’insieme di tutte le imprese. Se le imprese sono
tutte identiche e distribuite uniformemente sull’intervallo [0, 1] allora q coincide anche con la quantit`a dalla
singola impresa.
Il modello lineare e l’equilibrio di concorrenza si rappresentano in termini grafici nella Figura 3.3
2. Il fallimento della concorrenza
Il risultato precedente si pu`o leggere anche in negativo. Se la domanda di mercato `e particolarmente
contenuta tale cio`e da non poter coprire il minimo dei costi medi le imprese in concorrenza perfetta sono
20 3. EQUILIBRIO DI MERCATO: CONCORRENZA PERFETTA

q
p
A
c
B
c A−

B
A

Figura 3.3. Modello lineare e concorrenza perfetta
destinate ad avere profitti negativi ossia non `e possibile nel lungo periodo fornire quel determinato bene in
condizioni concorrenziali. Il modello competitivo richiede dunque una dimensione del mercato sufficiente-
mente ampia rispetto alla scala tecnica efficiente. Se ad esempio la tecnologia produttiva implicasse elevati
costi fissi e dunque richiedesse ampi volumi di produzione per poter coprire i costi medi, la fissazione del
prezzo al costo marginale potrebbe non consentire profitti positivi. Questa situazione si adatta abbastanza
bene a mercati caratterizzati da grandi immobilizzazioni, quali le reti di trasmissione dei dati (tipicamente
la telefonia).
Immaginiamo che il singolo consumatore possa acquistare al pi` u una unit`a del bene in questione e che
la sua funzione di utilit`a (indiretta) sia del tipo
U(x) = u +bx +dy u, b, d > 0
dove x ∈ ¦0, 1¦ e y rappresenta il reddito residuo del consumatore. Se il prezzo di vendita `e p allora l’utilit`a
conseguita del consumatore acquistando il bene ammonta a u +b +d(y −p); se invece non l’acquista la sua
utilit`a `e u + dy. La disponibilit`a ad effettuare l’acquisto `e equivalente alla disuguaglianza dp ≤ b. Se ad
esempio fosse b/d > MC allora i consumatori sarebbero disponibili a pagare un prezzo pi` u elevato di quello
di concorrenza ossia sarebbero ben felici di avere un mercato non concorrenziale purch´e in grado di garantire
la produzione del bene ad un prezzo non superiore a b/d.
CAPITOLO 4
Equilibrio di mercato: il monopolio
1. Il modello monopolistico
A differenza del mercato concorrenziale, in una situazione di monopolio l’impresa `e consapevole di
poter influenzare il prezzo dei beni a seconda della quantit`a che essa decide di produrre. In altre parole,
`e consapevole che il prezzo di mercato si forma sulla base di una funzione del tipo p(q) la quale `e detta
in genere funzione di domanda inversa. Per funzione di domanda si intende infatti in genere la relazione
q = q(p): supporremo che tale relazione possa sempre invertirsi.
L’impresa monopolistica decide il livello della propria produzione sulla base del criterio
(4.1) max
q
p(q)q −c(q)
Al solito, supponendo che la funzione di domanda sia differenziabile si ottiene la condizione
(4.2)
dp
dq
q +p −MC(q) ≤ 0 con uguaglianza se q > 0
Immaginando che valga q > 0 si ottiene quindi
MC = p
_
1 +
dp
dq
q
p
_
= p[1 +η
p
] = p
_
1 +
1
η
q
_
dove η
p
=
dp
dq
q
p
`e l’elasticit`a del prezzo rispetto alla quantit`a e η
q
=
dq
dp
p
q
quella della quantit`a rispetto al
prezzo. Dunque si conclude che
(4.3) p
mon
=
MC
1 +
1
η
q
=
p
cp
1 +
1
η
q
> p
cp
L’ultima disuguaglianza discende η
q
< −1 al di fuori della quale la (4.3) non ha senso compiuto matemati-
camente. Infatti, il caso η
q
≥ −1 non consente di ricavare una soluzione ben fatta. Per capirlo, supponiamo
che η
q
= −1.
`
E facile capire che in tale caso deve necessariamente aversi q = kp
−1
, ossia pq = k. Dunque
i ricavi totali sono costanti; con η
q
> −1 i ricavi costanti sono una funzione crescente dei prezzi e dunque
una funzione decrescente della quantit`a. Dunque una decisione di accrescere la quantit`a non solo accresce i
costi (nella misura in cui, come supponiamo, MC ≥ 0) ma anche riduce i ricavi: converr`a allora all’impresa
ridurre il proprio livello produttivo fintanto che non si abbia η
q
< −1.
Dalla (4.3) notiamo inoltre che in monopolio il livello dei prezzi `e superiore a quello di concorrenza
e dunque quello della produzione inferiore. Inoltre i profitti dell’impresa sono senza dubbio superiori a
quelli conseguiti in concorrenza. Nel caso ad esempio di costi lineari del tipo C(q) = cq + F, i profitti del
monopolista ammontano a cq
|ηp|
1−|ηp|
−F mentre in concorrenza sarebbero pari a −F. In particolare i prezzi
ed i profitti di monopolio si avvicinano a quelli di concorrenza quanto pi` u elevata `e, in termini assoluti,
l’elasticit`a della quantit`a ossia quanto pi` u ridotta quella di prezzo.
21
22 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO

q
p
A
c
B
c A−

B
A

B
A
2

B
c A
2


2
c A+

Figura 4.1. La determinazione della quantit`a prodotta in monopolio
1.1. Monopolio nel caso lineare. Consideriamo il caso in cui la domanda (inversa) di mercato abbia
forma lineare, trattato nel paragrafo 1.1 con domanda e costi come nella (3.4). Applicando i risultati visti
precedentemente otteniamo la condizione del primo ordine
0 = A−2Bq −c
ossia
(4.4) q =
A−c
2B
, p =
A+c
2
, Π =
1
B
_
A−c
2
_
2
−F
Si nota che la quantit`a prodotta `e la met` a di quella prodotta in concorrenza e che i prezzi sono superiori.
Inoltre, per valori numerici ragionevoli, i profitti sono positivi anche in presenza di costi fissi.
Nella Figura 4.1 viene illustrato l’equilibrio monopolistico nel caso lineare
2. Un’applicazione: il modello Klein-Monti
Valuteremo ora l’applicazione del modello monopolistico nell’ambito di un mercato specifico, ossia il
mercato del credito. Il monopolista `e in questo contesto la banca. In particolare la banca esercita un
cospicuo potere di mercato su due mercati contemporaneamente: quello del credito e quello dei depositi. Ci
chiediamo in che modo questo modello sia in grado di spiegare i tassi attivi e passivi della banca.
2.1. Il profitto della banca. L’attivit`a della banca si pu`o riassumere in modo molto sintetico nel
seguente mastrino del conto capitale:
Passivo Attivo
Depositi (D) Prestiti (L)
Capitale (K) Titoli (B)
Riserve (Re)
2. UN’APPLICAZIONE: IL MODELLO KLEIN-MONTI 23
Naturalmente, ciascuna delle voci del conto capitale sar`a remunerata ad un tasso corrispondente: in-
dichiamo con r
D
il tasso sui depositi, con r
L
quello sui prestiti, con r quello sui titoli e con ρ quello sulla
riserva obbligatoria. `e importante distinguere tra riserva libera ed obbligatoria: una data percentuale k
dei depositi deve obbligatoriamente essere detenuta dalla banca sotto forma di riserva, mentre la rimanente
parte viene accantonata per decisione autonoma della banca ed `e remunerata al tasso di mercato, r. Dunque
Re = kD +Re

dove Re

`e la riserva libera.
Si osservi inoltre che nella maggior parte dei casi, l’importanza relativa del capitale rispetto alla raccolta
`e davvero assai modesto di modo che possiamo semplificare ulteriormente ponendo K = 0.
(4.5) D = Re +B +L ossia (1 −k)D = Re

+B +L
Considerando inoltre che la raccolta dei depositi e l’erogazione dei prestiti implica alcuni costi operativi,
l’espressione del profitto della banca diviene:
Π = kD(1 +ρ) + (B +Re

)(1 +r) +L(1 +r
L
) −D(1 +r
D
) −C(L, D)
ossia, tenendo conto della (4.5),
(4.6) Π = D[kρ + (1 −k)r −r
D
] +L(r
L
−r) −C(L, D)
La banca mira a massimizzare i profitti data la domanda di prestiti e l’offerta di depositi. In particolare,
le imprese richiedono fondi a seconda del tasso prevalente cos`ı come i risparmiatori offrono depositi a seconda
del tasso al quale questi sono remunerati. Le corrispondenti funzioni di comportamento possono pertanto
scriversi come
D = D(r
D
) e L = L(r
L
)
la prima funzione crescente e la seconda decrescente. Assumiamo inoltre che
D

=
dD
dr
D
,= 0 e L

=
dL
dr
L
,= 0
Nella massimizzazione del profitto abbiamo dunque le condizioni del primo ordine:
0 =
∂Π
∂r
D
= D

[kρ + (1 −k)r −r
D
] −D −
∂C
∂D
D

(4.7)
0 =
∂Π
∂r
L
= L

(r
L
−r) +L −
∂C
∂L
L

(4.8)
Osserviamo che sotto le nostre ipotesi la (4.7) e la (4.8) possono riscriversi come:
∂C
∂D
= kρ + (1 −k)r −r
D
−r
D
D
r
D
D

= kρ + (1 −k)r −r
D
_
1 +
1
η
D
_
e
∂C
∂L
= r
L
−r +r
L
L
r
L
L

= r
L
_
1 +
1
η
L
_
−r
24 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
ossia
(4.9) r
D
=
kρ + (1 −k)r −C

D
1 +
1
η
D
e r
L
=
r +C

L
1 +
1
η
L
dove abbiamo posto C

D
= ∂C /∂D, C

L
= ∂C /∂L e
η
L
=
r
L
L

L
e η
D
=
r
D
D

D
ossia l’elasticit`a delle due funzioni L(r
L
) e D(r
D
) rispettivamente.
Dunque il nostro semplice modello ci fornisce indicazioni piuttosto precise sulla struttura dei tassi bancari
attivi e passivi e del corrispondente differenziale o spread. Cerchiamo di evidenziare li aspetti di maggior
rilievo.
Anzitutto, come `e ben noto dalla teoria del monopolio/monopsonio, i tassi vengono fissati tramite
l’applicazione di un coefficiente di mark-up sui costi marginali dei prestiti e di un coefficiente di mark-down
sui ricavi marginali dei depositi. L’entit`a di tali coefficienti dipende dalla relativa elasticit`a della funzione
di domanda od offerta – dunque, in ultima analisi, dal grado di concorrenzialit`a dei mercati. Quanto
maggiore `e l’elasticit`a su uno dei due mercati, tanto minore risulter`a essere il coefficiente applicato ossia
tanto pi` u il corrispondente tasso si avviciner`a ai relativi costi marginali. Per il mercato dei depositi, il
ricavo marginale, astraendo dai costi operativi, consiste nel tasso medio sulle riserve bancarie (libera ed
obbligatoria), kρ +(1 −k)r; parimenti, il costo marginale per il mercato dei prestiti consiste principalmente
nel tasso sui titoli.
In secondo luogo i due mercati, quello dei prestiti e quello dei depositi, sono quasi del tutto autonomi
l’uno dall’altro. Se infatti ∂
2
C /∂D∂L = ∂
2
C /∂L∂D = 0 – come peraltro `e economicamente plausibile –
allora non vi `e nessun termine nel valore di equilibrio di uno dei due tassi che dipenda dall’altro
1
. Se ad
esempio la banca subisse un innalzamento dei costi relativi alla erogazione del credito, il tasso sui depositi non
ne risentirebbe. Parimenti, un innalzamento del coefficiente di riserva obbligatoria, k, lascerebbe invariato
il tasso praticato alle imprese. L’unica componente che influenza entrambi i tassi bancari, e nella stessa
direzione, risulta essere il tasso sui titoli. Un innalzamento di questo tasso, dovuto ad esempio ad una
politica monetaria restrittiva, determina un pi` u elevato tasso di interesse tanto sui depositi che sui prestiti,
sebbene lo spread tra i due tassi aumenti in quanto
∂r
D
∂r
=
1 −k
1 + 1 /η
D
<
1
1 + 1 /η
L
=
∂r
L
∂r
Osserviamo inoltre che il coefficiente di riserva obbligatoria ha effetto (negativo) sul tasso sui depositi solo
nella misura in cui essa venga remunerata ad un tasso, ρ, inferiore al tasso di mercato, r. Poich´e il caso
ρ > r non ha senso economicamente, osserviamo che remunerando la riserva obbligatoria al tasso di mercato,
la distinzione tra riserve libere e obbligatoria sarebbe ininfluente dal punto di vista dei profitti della banca
(come si vede chiaramente dalla (4.6)) e dunque non avrebbe rilevanza ai fini della determinazione dei tassi.
1
Questa caratteristica verr` a meno nel paragrafo successivo, una volta abbandonata l’ipotesi di massimizzazione del profitto
2. UN’APPLICAZIONE: IL MODELLO KLEIN-MONTI 25
2.2. Il mercato dei prestiti e dei depositi. Proviamo ora ad analizzare il comportamento della ban-
ca laddove il suo obiettivo primario non sia la massimizzazione del profitto. In effetti, la moderna economia
dell’impresa suggerisce con chiarezza che l’obiettivo del profitto massimo `e pi` u verosimile laddove l’ammini-
strazione e la propriet`a dell’impresa coincidano poich´e `e l’azionista a voler vedere massimizzato il valore di
mercato della propria partecipazione. Diversamente, laddove propriet`a e controllo siano chiaramente separa-
ti, gli amministratori si preoccupano del livello del profitto solo nella misura in cui esso risulti eccessivamente
basso. In tal caso, infatti, gli azionisti potrebbero cedere le proprie quote e l’impresa potrebbe essere scalata
(e dunque il management rimosso) ovvero gli azionisti potrebbero essi stessi promuovere la sostituzione degli
amministratori
2
. Molto spesso gli amministratori mirano a massimizzare l’importanza del proprio ruolo la
quale si identifica con la quota di mercato dell’impresa.
Per tradurre questa semplice considerazione in termini del nostro modello, la banca potrebbe essere
interessata ad espandere il volume del credito erogato, pur facendo salvo un livello minimo del profitto. In
altri termini, indicando con Π(r
L
, r
D
) la funzione del profitto descritta nella (4.6), il problema diviene ora
max
r
L
,r
D
L(r
L
) sotto il vincolo Π(r
L
, r
D
) ≥ Π
0
dove con Π
0
abbiamo indicato una soglia minima di profitti, esogenamente fissata.
Dal punto di vista matematico si tratta di un problema di massimizzazione vincolata che si pu`o affrontare
col metodo dei moltiplicatori di Lagrange ossia risolvendo il seguente problema
max
r
L
,r
D
,λ≥0
L(r
L
) +λ(Π(r
L
, r
D
) −Π
0
) sotto il vincolo λ(Π(r
L
, r
D
) −Π
0
) = 0
Le condizioni del primo ordine sono pertanto
0 = L


∂Π
∂r
L
= L


_
L

(r
L
−r) +L −
∂C
∂r
L
L

_
(4.10)
0 = λ
∂Π
∂r
D
= λ
_
D

[kρ + (1 −k)r −r
D
] −D −
∂C
∂r
D
D

_
(4.11)
0 = λ(Π(r
L
, r
D
) −Π
0
) (4.12)
Osserviamo anzitutto che, poich´e per ipotesi, L

> 0 dalla (4.10) ricaviamo la conclusione che necessa-
riamente λ > 0 e dunque, dalla (4.12), che Π(r
L
, r
D
) = Π
0
e, dalla (4.11), che ∂Π/∂r
D
= 0. Pertanto, dal
paragrafo precedente sappiamo che
r
D
=
kρ + (1 −k)r −C

D
1 + 1 /η
D
La (4.10) pertanto si trasforma nella
(4.13) r
L
=
r +C

L
−λ
−1
1 + 1 /η
L
2
Si vedano a tale proposito le considerazioni svolte nella parte di queste note dedicata alla corporate governance
26 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
dove il valore della variabile λ si calcola utilizzando la (4.12)
3
.
Osserviamo per paragone con la (4.9) ricavata pi` u sopra, che il tasso sui prestiti sar`a certamente inferiore
a quello che consente di massimizzare i profitti, ossia che la banca offre uno sconto alle imprese allo scopo di
incrementare il pi` u possibile il volume dei prestiti erogati.
Per rendere la nostra analisi ancora pi` u generale, supporremo che la banca intenda massimizzare tanto
il volume dei prestiti che dei depositi. Il problema precedente diviene pertanto
max
r
L
,r
D
,λ≥0
αL(r
L
) + (1 −α)D(r
D
) +λ(Π(r
L
, r
D
) −Π
0
)
dove α indica il peso relativo del mercato dei prestiti rispetto a quello dei depositi. Si ottengono le condizioni
seguenti:
0 = αL


∂Π
∂r
L
(4.14)
0 = (1 −α)D


∂Π
∂r
D
(4.15)
0 = λ(Π(r
L
, r
D
) −Π
0
) (4.16)
Nuovamente osserviamo che in equilibrio deve aversi λ > 0 e dunque Π(r
L
, r
D
) = Π
0
. Inoltre,
(4.17) r
L
=
r +C

L
−αλ
−1
1 + 1 /η
L
e r
D
=
kρ + (1 −k)r −C

D
+ (1 −α)λ
−1
1 + 1 /η
D
Evidentemente, il tasso di interesse sui depositi `e superiore a quello relativo alla condizione di massimo
profitto, cos`ı come il tasso sui prestiti risulta essere inferiore. L’entit`a dello scostamento rispetto ai valori
risultanti dalla massimizzazione del profitto dipende dall’importanza assegnata dalla banca alla propria
posizione sul corrispondente mercato. Inoltre, a differenza che nel caso precedente, anche in assenza di costi
operativi (dunque assumendo C = 0) i due tassi r
D
e r
L
risultano tra loro legati. Infatti differenziando la
(4.16) rispetto a r
D
e r
L
si ottiene:
0 =
∂Π
∂r
L
dr
L
+
∂Π
∂r
D
dr
D
da cui si conclude infine (secondo il teorema della funzione implicita) che
∂r
L
∂r
D
= −
∂∂Π/∂r
D
∂∂Π/∂r
L
> 0
Osserviamo infatti che r
D
risulta superiore al valore che massimizza il profitto, di modo che ∂Π/∂r
D
< 0;
in modo speculare si conclude che ∂Π/∂r
L
> 0. Un innalzamento, ad esempio, del coefficiente della riserva
obbligatoria, riduce il tasso sui depositi e con esso quello sui prestiti.
3
Naturalmente per poter calcolare in modo esplicito λ sarebbe necessario conoscere esplicitamente le funzioni D(r
D
) e
L(r
L
). Tuttavia possiamo osservare che, essendo il tasso r
L
inferiore al valore che massimizza i profitti, si ha ∂Π/∂r
D
> 0.
Pertanto, un innalzamento di λ, determinando un aumento di r
D
, produce un aumento dei profitti, ossia ∂Π/∂λ > 0. Inoltre,
se Π
0
`e inferiore al massimo livello del profitto, allora per λ sufficientemente alto Π > Π
0
. Pertanto, la (4.12) ammette sempre
una soluzione
3. LA SOPRAVVIVENZA DEI MONOPOLI 27
3. La sopravvivenza dei monopoli
La teoria trattata pi` u sopra `e perfettamente adeguata a descrivere l’equilibrio di un mercato in cui
gi`a esista un monopolio. Non `e invece adeguata a spiegare da dove nasca il monopolio e se esso possa
sopravvivere nel corso del tempo. La domanda non `e irrilevante poich´e la necessit`a di proteggere un mercato
monopolistico dall’ingresso di altre imprese potrebbe far s`ı che la politica di mercato seguita dal monopolista
si discosti da quella descritta dalla teoria.
Consideriamo il caso di un’impresa che stia valutando la possibilit`a di entrare in un mercato ad esempio
quello della telefonia nel quale opera un monopolista. Naturalmente una questione cruciale `e quella relativa
alla reazione del monopolista ad un eventuale ingresso. Sebbene non abbia un gran senso dal punto di
vista strategico, immaginiamo che l’ipotesi sia che la quantit`a prodotta attualmente dal monopolista rimarr`a
invariata anche dopo l’eventuale ingresso sul mercato di una nuova impresa. Una circostanza nella quale una
tale assunzione non `e del tutto campata per aria `e quella nella quale la variazione delle decisioni produttive
richiedano un lungo periodo di tempo per poter essere attuate.
Poniamo dunque che il monopolista, indicizzato con 0, abbia scelto di produrre la quantit`a q
0
= (A −
c
0
)/2B propria del caso lineare. Se adesso dovesse entrare una nuova impresa essa si troverebbe ad affrontare
il seguente problema
max
q
_
A+c
0
2
−Bq
1
_
q
1
−C
1
(q
1
) −F
1
dove F
1
+ c
1
q
1
`e la funzione di costo dell’entrante. Ponendo A
1
=
A+c0
2
e supponendo A
1
> c
1
, si nota
facilmente come il nuovo entrante si ritrova ad essere a sua volta monopolista sebbene soltanto per la parte
residua del mercato. La soluzione ottimale `e pertanto data da
q

1
=
A
1
−c
1
2B
Si noti che i prezzi si modificano ora poich´e la quantit`a totale prodotta `e
Q =
A+A
1
−c
0
−c
1
2B
P =
A+c
0
+ 2c
1
4
Di conseguenza i profitti del vecchio monopolista diventano ora
Π
0
=
(A−c
0
)
2
+ 2(A−c
0
)(c
1
−c
0
)
8B
−F
Se si raffronta questa grandezza con quella calcolata nella (4.4) non possiamo che concludere che il monopo-
lista ha subito delle perdite dall’ingresso dell’impresa concorrente sul mercato. In effetti tenendo conto della
disuguaglianza
A+c0
2
> c
1
si conclude che
Π
0
<
(A−c
0
)
2
+ 2(A−c
0
)(
A+c0
2
−c
0
)
8B
−F =
(A−c
0
)
2
4B
−F
dove il lato di destra raffigura, come si ricorder`a, i profitti originari del monopolista.
Tuttavia tale ingresso potrebbe essere scoraggiato fissando una quantit`a q diversa da quella di monopolio.
Il profitto della nuova entrante in funzione della quantit`a prodotta dal monopolista `e infatti:
Π
1
(q
0
) = (A−B(q
0
+q
1
))q
1
−c
1
q
1
−F
1
ed il suo valore massimo
Π

1
(q
0
) =
1
B
_
A−Bq
0
−c
1
2
_
2
−F
1
Per scoraggiare l’ingresso sar`a pertanto sufficiente fissare la produzione q al livello
q
ex
0
=
A−c
1
−2

F
1
B
B
28 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO
che `e certamente meno di quanto si produce in concorrenza perfetta ma senza dubbio superiore a quanto
produrrebbe di norma il monopolista in quanto, applicando la disuguaglianza (
A1−c1
2
)
2 1
B
−F
1
> 0 si ottiene
q
ex
0
>
A−A
1
B
=
A−c
0
2B
Il prezzo diviene
p
ex
= c
1
+ 2
_
F
1
B
ossia leggermente superiore ai costi marginali del nuovo entrante.
Tuttavia questa scelta non `e indolore per il monopolista poich´e gli consente di conseguire un livello del
profitto inferiore, pari a
Π

=
(A−c
0
)(A−c
1
−2

F
1
B) −(A−c
1
−2

F
1
B)
2
B
−F
0
Consideriamo il caso in cui c
0
= c
1
= B = F
1
= 2, F
0
= 0 e A = 8. Se il monopolista segue la regola
originale consegue profitti pari a 36/16 = 2, 25; se cerca di ostacolare il nuovo entrante consegue profitti pari
a 4.
Dunque, il timore di nuovi concorrenti potrebbe indurre il monopolista a deviare dalla massimizzazione
del profitto. Incontriamo qui per la prima volta il concetto di concorrenza potenziale. Sulle politiche di
prevenzione della concorrenza potenziale dovremo tornare nel seguito.
4. Discriminazione dei prezzi
In questo capitolo come in tutti i precedenti e in tutti i successivi abbiamo fatto una importante as-
sunzione: che i prezzi fossero lineari ossia che venisse fissato un prezzo unitario indipendente dalla quantit`a
acquistata. Ci sono numerosi esempi del fatto che non sempre questa politica `e la migliore. Essenzialmente
tutte le tariffe prevedono costi fissi e fasce di prezzo cosicch´e il prezzo unitario pagato dai consumatori `e
differente a seconda della quantit`a acquistata. Si parla in tal caso di discriminazione del prezzo.
Immaginiamo che vi siano N consumatori e che ciascuno di essi abbia un’utilit`a indiretta per il singolo
bene in questione pari a V
n
(x, Y
n
−z) definita come nella (2.7). Ammettiamo che il monopolista disponga
di molte informazioni e in particolare conosca esattamente le funzioni V
n
ed anche i redditi Y
n
e poniamo
che contempli la possibilit`a di vendere a ciascun consumatore la quantit`a x
n
. Naturalmente `e anche in grado
di calcolare il prezzo di riserva di ciascun consumatore e pertanto `e in grado di proporre a ciascuno l’offerta
prendere o lasciare rappresentata dal prezzo di riserva. In altre parole, di risolvere il problema
(4.18) max
_
N

n=1
z
n
−C
_
N

n=1
x
n
_
: V
n
(0, Y
n
) ≤ V (x
n
, Y
n
−z
n
)
_
Come ci ricorda Kreps, le condizioni del primo ordine di questo problema sono:
1 = λ
n
∂V
n
∂Y
n
e MC
_
N

n=1
x
n
_
= λ
n
∂V
n
∂x
n
ossia
(4.19) MC
_
N

n=1
x
n
_
=
∂V
n
/∂x
n
∂V
n
/∂Y
n
Dunque il monopolista agisce in modo da uguagliare il rapporto tra utilit`a marginale del consumo e del
reddito per ogni consumatore esistente sul mercato. Tale rapporto misura in un certo senso la disponibilit`a
a pagare dei consumatori ed `e evidente che se qualcuno avesse un valore pi` u elevato di tale disponibilit`a,
allora il monopolista troverebbe conveniente spostare la produzione verso di lui. La disponibilit`a a pagare
4. DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI 29
dovr`a inoltre uguagliare il costo marginale della produzione per le stesse ragioni per le quali costo marginale
e prezzo si uguagliano in concorrenza perfetta.
In effetti c’`e una certa analogia con il mercato concorrenziale. In un mercato concorrenziale, mettendo
insieme la (2.4), la (3.2) e la (2.6) si ottiene
MC
_
N

n=1
x
n
_
=
∂V
n
/∂x
n
∂V
n
/∂Y
n
= λ
−1
du
n
dx
n
= p
Questo risultato ci porta alla conclusione che utilizzando una discriminazione completa del prezzo il mo-
nopolista finisce in realt`a non solo per accrescere i propri profitti ma, sorprendentemente, per produrre
esattamente la medesima quantit`a che produrrebbe in concorrenza perfetta. Il punto `e che con prezzi lineari
produrre quanto in concorrenza non `e profittevole per un monopolista (nonostante i prezzi eccedano i costi
marginali) poich´e accrescere la produzione significa abbassare i prezzi non solo dell’ultima unit`a prodotta ma
di tutte le unit` a precedenti. Ci`o ovviamente non accade se il monopolista pu`o discriminare e quindi vendere
ad esempio la quantit`a di monopolio al prezzo di monopolio e le unit`a aggiuntive a prezzi pi` u bassi ma pur
sempre superiori ai costi marginali.
Notiamo che in questo contesto i prezzi saranno altamente non lineari in quanto essi potranno variare
da consumatore a consumatore ed anche a seconda delle quantit`a acquistate. Si parla in tal caso di discri-
minazione di prezzo del terzo tipo, cio`e appunto di prezzi che possono dipendere tanto dal criterio oggettivo
della quantit`a acquistata quanto da quello soggettivo della persona che acquista (e della sua disponibilit`a a
pagare). Si parla in tal caso di discriminazione dei prezzi del primo tipo. Si ha discriminazione del secondo
tipo allorch´e il prezzo unitario differisce a seconda del numero di unit`a acquistate; si ha discriminazione del
terzo tipo quando il prezzo unitario pagato non dipende dal numero delle unit`a ma non dall’identit`a del
consumatore.
Quest’ultimo criterio `e in realt`a spesso problematico perch´e molti mercati (ma non tutti) sono anonimi,
ossia il venditore non conosce l’identit`a dell’acquirente. In tal caso la politica di prezzo descritta implicita-
mente dalla (4.19) non pu`o essere applicata. I casi in cui `e possibile discriminare sulla base dell’identit`a dei
consumatori sono quelli in cui il produttore `e in grado di tenere ben separati i diversi mercati su cui opera,
come la diversificazione dei prezzi del cinema sulla base dell’et`a.
Una illustrazione assai semplice delle conclusioni precedenti si ha nel caso lineare, come rappresentato
nella Figura 4.2. Immaginiamo che la vendita del bene in questione possa essere organizzata con una serie
di contrattazioni distribuite nel tempo. In effetti non `e insolito verificare che un determinato prodotto venga
dapprima offerto sul mercato a certe condizioni di prezzo ma che, ad un’offerta successiva, queste condizioni
vengano riviste al ribasso. Si crea in tal modo una discriminazione dei prezzi in cui consumatori diversi pagano
prezzi diversi a seconda del momento in cui effettuano il proprio acquisto. Graficamente, il monopolista vende
dapprima la quantit`a q
1
=
A−c
2B
realizzando i profitti Π
1
che nella Figura 4.2 sono rappresentati con l’area
grigia tratteggiata. Conclusasi questa contrattazione, il monopolista si trova di fronte una quota residua
del mercato che si rappresenta ancora come una domanda lineare dopo aver spostato l’asse verticale in
corrispondenza del punto q
1
. Su questa porzione del mercato che ha come intercetta verticale A
1
=
A+c
2
> c,
il monopolista pu`o ancora realizzare profitti positivi pari a Π
2
fissando la quantit`a q
2
=
A1−c
2B
=
A−c
4B
. Questo
processo iterativo `e tale per cui alla fase n il monopolista fissa la quantit`a q
n
=
A−c
2
n
B
. Complessivamente la
quantit`a prodotta nei diversi stadi della contrattazione ammonta a
q =

n≥1
q
n
=
A−c
2B

n≥1
1
2
n
=
A−c
B
30 4. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO

q
p
A
c
conc
q
B
A

mon
q q =
1

2
q
3
q
1
Π
2
Π
3
Π
Figura 4.2. La discriminazione dei prezzi
Dunque si giunge anche in questo semplice esempio alla conclusione che un monopolista che discriminasse
i prezzi tramite offerte successive finisce per produrre complessivamente quanto in concorrenza perfetta.
Dunque una forma di mercato monopolistica in assenza di discriminazione porta ad un equilibrio che `e
socialmente inefficiente nel senso che `e possibile accrescere la produzione senza danneggiare i consumatori
ed accrescendo i profitti del produttore.
Questa conclusione `e l’argomento principale per il quale, nella teoria cos`ı come nella pratica, il monopolio
viene considerato un sinonimo dell’inefficienza e si ritiene desiderabile promuovere la concorrenza laddove
possibile. L’istituzione di autorit`a per la concorrenza e il mercato, ad esempio nel contesto comunitario,
trova giustificazione in questa semplice analisi.
4.1. Discriminazione del primo tipo. Un esempio classico e significativo di discriminazione del terzo
tipo `e quello nel quale un monopolista all’ingrosso vende a un certo numero di monopolisti al dettaglio i
quali operano su mercati perfettamente segmentati sui quali possono ben prevalere prezzi del tutto differenti
(ad esempio potrebbe trattarsi di Coca Cola e dei suoi rivenditori nei diversi paesi)
4
. Immaginiamo che
i dettaglianti siano n = 1, . . . , N e che su ciascun mercato al dettaglio prevalga una domanda lineare del
tipo p
n
= A
n
− B
n
x
n
. Il dettagliante n ha costi C
n
(x
n
) = (c
n
+ q
n
)x
n
dove c
n
`e il costo produttivo vero
e proprio e q
n
`e il prezzo pagato al monopolista all’ingrosso. Come sappiamo dai paragrafi precedenti, il
prezzo praticato, la quantit`a fornita e i profitti conseguiti sul mercato al dettaglio saranno (si veda la (4.4))
(4.20) x
n
=
A
n
−c
n
−q
n
2B
n
, p
n
=
A
n
+c
n
+q
n
2
, Π
n
=
(A
n
−c
n
−q
n
)
2
4B
n
Per il monopolista all’ingrosso, la domanda inversa proveniente dal mercato n-mo ammonta dunque a
q
n
= A
n
− c
n
− 2B
n
x
n
= A

n
− B

n
x
n
con A
n
− c
n
= A

n
e 2B
n
= B

n
. Pertanto, egli intender`a fissare i
prezzi, le quantit`a (e dunque i profitti del dettagliante) nel modo seguente (immaginando che vi sia un costo
4
Seguiamo qui [3, pp. 362 e ss.] abbastanza da vicino.
4. DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI 31
variabile costante pari a c)
(4.21) q
n
=
A

n
+c
2
=
A
n
−c
n
+c
2
x
n
=
A
n
−c
n
−c
4B
n
Π
n
=
(A
n
−c
n
−c)
2
16B
n
Si noti che il monopolista all’ingrosso diversifica i prezzi tra i vari mercati se e solo se la quantit`a
A
n
−c
n
varia tra l’uno e l’altro. Tuttavia, se egli pu`o praticare prezzi lineari potr`a accrescere ulteriormente
il proprio profitto. Il modo pi` u facile di fare ci`o `e di aggiungere al costo unitario fissato come sopra una tassa di
concessione ossia un pagamento fisso F
n
che ciascun dettagliante dovr`a pagare per il solo fatto di aver diritto
a vendere al dettaglio i suoi prodotti. Ci sono molti esempi nel settore della distribuzione che si avvicinano a
questo esempio. Come verr`a fissato allora F
n
? Ovviamente sar`a il pi` u alto possibile ma dovr`a essere tale da
lasciare profitti non negativi al dettagliante. Poich´e questi ammontano ora a Π
n
= (A
n
−c
n
−q
n
)
2
/4B
n
−F
n
si potr`a allora fissare
F
n
=
(A
n
−c
n
−q
n
)
2
4B
n
ed estrarre in tal modo tutto il profitto possibile dal dettagliante. In tal modo il profitto totale conseguito
dal monopolista all’ingrosso sul mercato n-mo ammonterebbe a
(q
n
−c)x
n
+F
n
= (q
n
−c)
A
n
−c
n
−q
n
2B
n
+
(A
n
−c
n
−q
n
)
2
4B
n
Massimizzando tale espressione rispetto a q
n
si ottiene
0 =
−q
n
+c
2B
n
ossia q
n
= c
Il fatto sorprendente di quest’ultimo risultato `e che il monopolista all’ingrosso finisce per praticare il
prezzo di concorrenza al rivenditore al dettaglio. Questo perch´e ci`o consente di massimizzare le vendite senza
dover rinunciare ai profitti grazie alla tassa di concessione F
n
. Si noti che i profitti del dettagliante sono per
definizione nulli e il prezzo e la quantit`a al dettaglio diventano ora
x
n
=
A
n
−c
n
−c
2B
n
p
n
=
A
n
+c
n
+c
2
cio`e gli stessi valori che risulterebbero se il monopolista all’ingrosso potesse commercializzare direttamente
i propri prodotti.
Parte 3
Oligopolio
In precedenza abbiamo trattato i casi della concorrenza perfetta e del monopolio. Si tratta evidentemente
di casi estremi ed `e ragionevole pensare che la quasi totalit`a dei mercati si trovi in una posizione intermedia
tra i due. In particolare `e ragionevole pensare che le imprese dispongano di un qualche potere di mercato
pi` u o meno rilevante sebbene solo in casi specifici si trovino ad essere le uniche a produrre. Ed anche in
tali casi particolari spesso non `e consentito loro di seguire le politiche monopolistiche descritte pi` u sopra
poich´e i mercati caratterizzati dalla presenza di una sola impresa sono spesso attentamente regolamentati e
monitorati da specifiche autorit`a.
Non `e per`o solo per ragioni di realismo che `e importante abbandonare i due casi polari della concorrenza
e del monopolio. In un contesto oligopolistico si pone anche un problema decisionale per certi aspetti
nuovo: le decisioni di ciascuna singola impresa non possono prescindere dalle decisioni che ci si attende dalle
imprese concorrenti. Gli effetti sul profitto individuale delle decisioni di produzione dipenderanno infatti
dalle analoghe decisioni prese dalle altre imprese. Dunque ciascuna impresa, prima di fare le proprie scelte,
dovr`a elaborare una ragionevole congettura circa il comportamento delle imprese rivali. Cosa significhi che
una congettura sia ragionevole `e naturalmente una questione assai complessa. Certamente, per`o, possiamo
dire che `e irragionevole supporre che le altre imprese agiscano senza tenere conto del proprio livello di profitto.
In realt`a l’equilibrio di mercato in un contesto oligopolistico `e una nozione assai pi` u complessa che
nei semplici casi della concorrenza e del monopolio e chiama direttamente in causa i concetti di soluzione
elaborati dalla Teoria dei Giochi e particolarmente il concetto di soluzione dovuto a Nash. La pi` u ampia
e completa trattazione della teoria dei giochi fatta ad un livello elementare si trova nel manuale di Kreps
[3], al quale senz’altro rimandiamo non avendo modo di approfondire questo tema in poche pagine. Diciamo
solo che l’equilibrio di Nash `e un concetto di equilibrio minimale: si richiede solamente che nessuno dei
giocatori abbia alcun concreto incentivo, una volta nota la scelta degli altri partecipanti, a modificare le
proprie decisioni. Si tratta di un criterio minimale in due sensi. Primo, perch´e il concetto di equilibrio ha a
che fare per sua natura con l’idea che la situazione, in mancanza di elementi nuovi, non debba modificarsi
e dunque che i partecipanti non debbano rivedere le proprie decisioni. Ma `e minimale anche nel senso che
spesso nelle situazioni analizzate emergono molteplici equilibri di Nash. In tal caso, evidentemente, un tale
concetto di equilibrio non `e sufficiente a fornire delle predizioni univoche ed `e necessario introdurre ulteriori
criteri che consentano di selezionare una particolare soluzione rispetto ad un’altra. Nei giochi sequenziali
il criterio che pi` u frequentemente adotteremo `e quello di perfezione nei sottogiochi o, equivalentemente, di
consistenza dinamica.
CAPITOLO 5
Cournot
Il modello di Cournot `e una semplicissima estensione dl modello di monopolio basata sull’ipotesi che il
mercato sia popolato da un numero finito di imprese, N. Ciascuna di queste agisce autonomamente dalle
rimanenti. Evidentemente, nel caso N = 1 questo modello coincide con quello del monopolio, mentre ci
attendiamo che con N →∞ dovrebbe aversi la convergenza verso il modello concorrenziale.
1. Il modello
Abbiamo dunque q =

N
n=1
q
n
e il problema della singola impresa diviene:
(5.1) max
qn
p
_
N

n=1
q
n
_
q
n
−c
n
(q
n
)
Si noti che in linea di principio ammettiamo la possibilit`a che le diverse imprese abbiano differenti strutture
di costo. Al solito la condizione del primo ordine, in tutto simile alla (4.2), `e:
0 = p
_
1 +
dp
dq
q
n
p
_
−MC
n
(q
n
) +λ
n
= p(1 +η
p
π
n
) −MC
n
(q
n
) +λ
n
ossia
(5.2) p(1 +η
p
π
n
) −MC
n
(q
n
) ≤ 0 e (p(1 +η
p
π
n
) −MC
n
(q
n
))q
n
= 0
dove abbiamo posto π
n
=
qn
q
, la quota di mercato dell’impresa n-ma. Facciamo senz’altro l’ipotesi che vi sia
produzione, ossia q > 0, poich´e il caso opposto non riveste grande interesse. Dunque,
(5.3) p =
MC
n
−λ
n
1 +η
p
π
n
con λ
n
≥ 0, λ
n
π
n
= 0
La (5.3) consente di derivare numerose conclusioni, in particolare circa il rapporto tra questa specifica
forma oligopolistica e, alternativamente, concorrenza e monopolio.
Cominciamo col determinare quali siano le imprese che producono e quali no. Ricordando che η
p
< 0 e
osservando che 0 = π
n
λ
n
= π
n
MC
n
−p(π
n

p
π
2
n
) si conclude
π
2
n
=
p −MC
n
p[η
p
[
π
n
ossia
(5.4) π
n
=
_
_
_
p −MC
n
p
1

p
[
se p > MC
n
0 se p ≤ MC
n
Dunque vengono escluse dalla produzione tutte e sole quelle imprese i cui costi marginali minimi risultino
superiori al prezzo fissato sul mercato. In altre parole non producono quelle imprese che si troverebbero al
di fuori del mercato anche in concorrenza perfetta. Inoltre un indicatore osservabile del potere di mercato `e
dato dal parametro
P−MCn
P
che misura il mark-up dei prezzi sul costo marginale.
In secondo luogo, le quote produttive di ciascuna impresa sono determinate esclusivamente dai costi
marginali: le imprese con costi pi` u bassi avranno la quota maggiore. Se i costi fossero i medesimi, allora
35
36 5. COURNOT
necessariamente π
n
= N
−1
, il peso economico della singola impresa `e pari al suo peso campionario. In
quest’ultimo caso speciale, ossia di imprese identiche, possiamo anche ottenere qualche conclusione circa il
ruolo del numero di imprese sul meccanismo di mercato. Infatti, il prezzo si avvicina a quello di concorrenza
(resp. di monopolio) quanto maggiore (resp. minore) `e il numero delle imprese presenti sul mercato.
Infine osserviamo che la (5.3) `e perfettamente definita tranne nel caso che vi sia qualche n = 1, . . . , N
tale che η
p
< −π
−1
n
: il caso η
p
< −1 risulta pi` u problematico. Addirittura nel caso di imprese simmetriche
`e sufficiente che sia verificata la condizione η
p
> −N.
Le conclusioni raggiunte circa il livello dei prezzi hanno, ovviamente, una diretta implicazione circa la
quantit`a prodotta, dato che la domanda di mercato `e una funzione decrescente dei prezzi. In un mercato
caratterizzato dal comportamento alla Cournot ed imprese identiche si produce un quantit`a complessiva
intermedia tra quella che caratterizza la concorrenza e quella che caratterizza il monopolio.
1.1. Cournot nel modello lineare. Si torni al modello lineare esposto nella (3.4). La condizione del
primo ordine (5.2) diviene ora
A−B
N

n=1
q
n
−Bq
n
−c = 0
ossia, ponendo ˆ q
n
=

j=n
q
j
,
(5.5) q
n
=
A−Bˆ q
n
−c
2B
La (5.5) raffigura la funzione di reazione dell’impresa n ossia la sua risposta ottimale alle scelte delle imprese
concorrenti.
Dunque,
(5.6)
q
n
=
1
N + 1
A−c
B
q =
N
N + 1
A−c
B
p =
1
N + 1
A+
N
N + 1
c Π
n
=
1
B
_
A−c
N + 1
_
2
Dunque la quantit`a `e funzione crescente del numero N di imprese e converge alla quantit`a prodotta in
concorrenza perfetta per N →∞; i profitti decrescono con N e tendono a 0.
Si noti che la soluzione `e simile anche nel caso che i costi marginali, sempre costanti, possano differire
tra un’impresa e l’altra. Infatti sommando rispetto a n si ha
0 = NA−NBq −Bq −
N

n=1
c
n
= NA−NBq −Bq −N¯ c
dove si `e posto ¯ c = N
−1

N
n=1
c
n
. Dunque
q =
NA−N¯ c
(N + 1)B
ed anche,
q
n
=
A+N(¯ c −c
n
) −c
n
(N + 1)B
=
A− ¯ c
(N + 1)B
+
¯ c −c
n
B
Concludiamo che ciascuna impresa produce in media la quantit`a
A−¯ c
(N+1)B
pi` u una componente che `e diretta-
mente proporzionale a ¯ c −c
n
ossia alla riduzione dei costi marginali rispetto al valore medio.
Calcoliamo quindi i prezzi ed i profitti i quali ammontano rispettivamente a
p =
A+N¯ c
N + 1
Π
n
=
_
A+N(¯ c −c
n
) −c
n
N + 1
_
2
1
B
−F
n
2. I LIMITI ALLA CAPACIT
`
A PRODUTTIVA 37
I profitti sono positivi se e solo se
_
F
n
B +c
n
<
A+N¯ c
N + 1
L’espressione dei profitti diviene poi particolarmente semplice nel caso di un’identica struttura dei costi:
Π
n
=
_
A−c
N + 1
_
2
1
B
−F
e dunque i profitti sono positivi in tale caso se e solo se
(5.7) N + 1 <
A−c

FB
La (5.7), sebbene ottenuta sotto condizioni moto speciali, ci consente alcune considerazioni piuttosto
generali circa l’evoluzione dei monopoli. Consideriamo anzitutto il caso F = 0.
`
E evidente in tal caso
che i profitti delle imprese operanti in un mercato alla Cournot saranno sempre positivi (purch´e A < c) il
che implica un certo ottimismo circa il prevalere della forma concorrenziale su quella monopolistica. Salvo
che vi siano restrizioni legali o comunque di natura extra-economica (quali ad esempio l’esclusivit`a della
tecnologia), la possibilit`a di realizzare profitti positivi `e destinata ad attrarre un numero via via maggiore di
imprese il cui progressivo ingresso sul mercato implica una graduale riduzione del profitto e la convergenza
alla concorrenza perfetta. Oltre all’esistenza di barriere generali all’entrata, questo processo `e destinato ad
interrompersi se vi sono significativi costi fissi. Infatti se vi sono costi fissi, allora il mercato potr`a sopportare
solo un numero massimo N

di imprese. Il valore di N

dipende in modo positivo da A, ossia dal livello
della domanda, e da B
−1
, ossia dalla sensibilit`a della domanda al prezzo ed in modo negativo dai costi, sia
fissi F che variabili c. Se trascuriamo il vincolo dei numeri interi possiamo dunque concludere che nel corso
del tempo le imprese operanti sul mercato raggiungeranno il lato di destra della (5.7). In tal caso la quantit`a
prodotta e il prezzo prevalente saranno rispettivamente
(5.8) q

=
A−c
B

_
F/B p

= c +

FB
Questi valori, come `e facile intuire, approssimano abbastanza bene quelli prevalenti in un mercato per-
fettamente concorrenziale ed anzi coincidono con essi nel caso in cui non vi siano costi fissi. Si ricorder`a,
tuttavia, che il modello concorrenziale che prescrive l’uguaglianza tra prezzi e costi marginali non consente
alle imprese di sopravvivere in presenza di costi fissi. Dunque possiamo interpretare la (5.8) come una sorta
di equilibrio di concorrenza sostenibile, nella quale cio`e la concorrenza tra imprese non giunge al punto da
distruggere il mercato, con i costi di benessere che questa eventualit`a comporta per i consumatori e per
l’intero sistema economico.
2. I limiti alla capacit`a produttiva
Abbiamo visto che talune imprese potrebbero finire fuori del mercato se in equilibrio si trovassero ad
avere costi marginali superiori al prezzo: si tratta di un esito endogeno che dipende dalla struttura della
domanda.
Vi possono essere per`o anche ragioni specifiche perch´e l’impresa sia esclusa dal mercato. Qui in partico-
lare ci interessa discutere dei limiti derivanti dalla capacit`a produttiva. Immaginiamo che l’impresa n non
possa produrre pi` u del quantitativo k
n
> 0 che `e dato dalla tecnologia di cui essa attualmente dispone. Il
problema visto precedentemente si trasforma ora leggermente poich´e dobbiamo tenere conto di un vincolo
di non negativit`a nella forma q
n
≤ k
n
. Se indichiamo con µ
n
il moltiplicatore di Lagrange ad esso relativo
38 5. COURNOT
otteniamo la condizione del primo ordine seguente:
(5.9)
_
p[1 +π
n
η
p
] −MC
n
−µ
n
= 0
µ
n
(k
n
−q
n
) = 0
Per comprendere il senso economico della (5.9) poniamoci nel caso in cui i costi marginali sono i medesimi
per tutte le imprese.
`
E evidente che in tale caso se il vincolo di capacit`a `e stringente, ossia µ
n
> 0, si avr`a
una riduzione della quota di mercato rispetto a quelle imprese per che producono al disotto della propria
capacit`a massima. Comprensibilmente.
CAPITOLO 6
Stackelberg
Una delle caratteristiche del modello di Cournot visto in precedenza `e la simmetria tra le imprese. Non
necessariamente, a dire il vero, le imprese debbono avere gli stessi costi ma esse risultano simmetriche dal
punto di vista strategico, poich´e nessuna di esse ha alcun vantaggio sulle altre. Il modello di Stackelberg
che ora prenderemo in esame si propone di superare questo modo di vedere. Effettivamente la concorrenza
oligopolistica raramente si svolge tra imprese di pari importanza: in generale spesso vi `e una tra queste che
vanta un qualche vantaggio strategico rispetto alle altre.
Immaginiamo che un’impresa n = 1 sia leader, ossia possa scegliere il proprio livello dell’output prima
degli altri. Le sue decisioni avranno pertanto influenza su quelle delle imprese cosiddette followers. Di tale
influenza l’impresa leader cercher`a di approfittare. Si noti che siamo inpresenza di una diversa struttura
strategica ed il concetto di risoluzione del gioco opportuno `e differente da quello precedente.
In particolare, per n > 1 il problema `e quello consueto visto nella (5.2)
p[1 +π
n
η
p
] = MC
n
Si noti che ci`o definisce implicitamente una funzione q
n
(q
1
). Infatti se q
1
cresce q
n
deve diminuire poich´e
altrimenti si avrebbe una variazione del membro di sinistra rimanendo costante quello di destra. In particolare
immaginando che il termine pη
p
π
n
= dp /dq q
n
rimanga pressoch´e costante, ogni aumento di q
1
inducendo
un ribasso del prezzo di mercato, deve accompagnarsi ad una riduzione dei costi marginali e se, come stiamo
supponendo in queste pagine, ci troviamo nel tratto crescente ci`o significa una riduzione della quantit`a
prodotta. Il leader `e dunque consapevole che un aumento di q
1
induce una riduzione di q
n
per n = 2, . . . , N.
Indichiamo con ˆ q
1
la quantit`a prodotta da tutte le imprese diverse dalla 1, ossia ˆ q
1
=

n≥2
q
n
. Il leader `e
in grado di conoscere la funzione ˆ q
1
= ˆ q
1
(q
1
). Dunque il suo problema di massimizzazione del profitto da
luogo alla seguente condizione del primo ordine
(6.1) MC
1
= p +dp /dq [1 +dˆ q
1
/dq
1
]q
1
= p[1 +η
p

1
+ (1 −π
1

ˆ q1
)]
dove η
ˆ q
`e l’elasticit`a della somma della quantit`a prodotta dalle altre imprese rispetto alla scelta produttiva
del leader. Dunque
(6.2) p =
MC
1
1 +η
p

1
+ (1 −π
1

ˆ q1
)
0.1. Il modello lineare. Anche per questo modello possiamo calcolare la soluzione nel semplice caso
di un modello lineare. Come abbiamo visto nella (5.5) a pagina 36, la quantit`a ottimale da produrre per i
followers ammonta a
q
n
=
A−c
2B

1
2
ˆ q
n
n = 2, . . . , N
39
40 6. STACKELBERG
Sommando rispetto a n = 2, . . . , N si ottiene
ˆ q
1
= (N −1)
A−c
2B

1
2
N

n=2
ˆ q
n
= (N −1)
A−c
2B

1
2
N

n=2
(q −q
n
)
= (N −1)
A−c
2B

1
2
((N −1)q − ˆ q
1
)
= (N −1)
_
A−c
B
−q
_
= (N −1)
_
A−c
B
−q
1
− ˆ q
1
_
=
N −1
N
_
A−c
B
−q
1
_
ossia
q = ˆ q
1
+q
1
=
N −1
N
A−c
B
+
q
1
N
Per sostituzione otteniamo l’espressione della funzione del profitto del leader,
Π
1
=
_
A−
N −1
N
(A−c) −
B
N
q
1
−c
_
q
1
=
1
N
(A−c −Bq
1
)q
1
da cui si ricava la condizione del primo ordine seguente:
0 = A−c −2Bq
1
ossia
q
1
=
A−c
2B
In altre parole il leader produce esattamente la medesima quantit`a del monopolista e dunque assai pi` u del
follower il quale produce invece
q
n
=
1
N
A−c
2B
Complessivamente si ha inoltre
q =
2N −1
N
A−c
2B
, p =
A+ (2N −1)c
2N
, Π
1
=
_
A−c
2
_
2
1
BN
, Π
n
=
_
A−c
2N
_
2
1
B
I profitti del leader e dei followers vanno paragonati con quelli ottenuti nella (5.6) per il modello di Cournot
nel caso lineare. Si osserva facilmente che il leader fa profitti pi` u elevati mentre il follower pi` u ridotti; inoltre
i profitti del leader sono comunque pari a quelli del monopolista ma divisi per N.
1. Variazioni congetturali
La condizione del primo ordine (6.1) ricavata sopra consente una interessante generalizzazione. In fondo
in tutti i modelli visti finora la variabile discriminante riguarda la reazione che le imprese si aspettano da
parte delle imprese concorrenti quando esse modificano la propria quantit`a prodotta. Possiamo riferirci a
tale grandezza come variazione congetturale e indicarla con f(q
1
). In tal caso la condizione del primo ordine
dell’impresa 1 `e semplicemente
(6.3) MC
1
= p +p

(1 +f

)q
1
1. VARIAZIONI CONGETTURALI 41
Nel modello di Stackelberg la variazione congetturale pu`o essere calcolata esattamente dalla funzioni di
reazioni delle imprese follower. Imprese operanti in concorrenza perfetta immaginano che la quantit`a com-
plessivamente prodotta muti al variare della propria produzione, dunque f

= −1. Nel caso di monopolio ed
anche in quello di Cournot, le imprese non considerano di avere influenza sulle scelte produttive altrui, dun-
que f

= 0. Infine nel caso di collusione che tratteremo tra breve, possiamo supporre f

= ˆ q
1
/q
1
ottenendo
quindi la condizione MC
1
= p +p

q.
L’applicazione della teoria dei giochi ai modelli di oligopolio nasce dal desiderio di non lasciare indeter-
minate la variazioni congetturali ma di fornire, piuttosto, un’adeguata spiegazione.
CAPITOLO 7
Bertrand
Il modello di Bertrand `e per molti versi un modello classico. Non tanto per il realismo delle ipotesi quanto
piuttosto per le conclusioni assai nette che esso consente di raggiungere e i problemi che esse sollevano. In
poche parole il modello di Bertrand afferma che in situazioni specifiche la presenza di un numero assai
limitato di imprese, anche solo 2, `e sufficiente per ottenere una configurazione di equilibrio identica a quella
concorrenziale vista precedentemente. In particolare il livello del profitto si riduce ai minimi e diviene, in
presenza di costi fissi perfino negativo. L’elemento cruciale di questo modello `e la duplice ipotesi per la
quale le imprese hanno un’ampia capacit`a produttiva, essendo ciascuna in grado di servire l’intero mercato,
la variabile strategica `e il prezzo e i beni sono tra loro omogenei. Il mercato dei servizi telefonici risponde
abbastanza bene a queste ipotesi.
1. Il modello
Immaginiamo il caso estremo in cui vi siano due sole imprese sul mercato e che esse producano il medesimo
bene, ovvero che gli agenti considerino le due produzioni come perfettamente omogenee. La variabile prezzo
`e dunque discriminante per i consumatori. In particolare la domanda q
1
del bene prodotto dall’impresa 1
dipender`a dai prezzi praticati dalle due imprese nel modo seguente:
q
1
(p
1
, p
2
) =
_
¸
¸
_
¸
¸
_
q(p
1
) se p
1
< p
2
0 se p
1
> p
2
1
2
q(p
1
) se p
1
= p
2
L’ipotesi che in caso di prezzi identici le imprese si dividano equamente il mercato `e naturalmente una
semplificazione del tutto irrilevante.
Immaginiamo per comodit`a che i costi marginali delle imprese siano costanti di modo che
c
i
(q
i
) = F
i
+c
i
q
i
Per identificare l’equilibrio di Nash dobbiamo considerare vari scenari e valutare se in ciascuno di essi sussista
o meno l’incentivo per le imprese a comportarsi in modo diverso. Consideriamo le cose dal punto di vista
dell’impresa 1.
(1) p
1
≤ c
1
. In questa situazione quanto pi` u l’impresa produce quanto pi` u essa perde. I suoi profitti
infatti ammontano a π
1
= −F
1
−(c
1
−p
1
)q
1
dove q
1
`e la quantit`a eventualmente prodotta dall’im-
presa 1. I profitti saranno dunque sempre non superiori a −F
1
il livello che si consegue scegliendo
p
1
= c
1
che risulta pertanto la scelta ottima;
(2) c
1
≥ p
2
. In questo caso l’impresa 1 fisser`a p
1
= c
1
. Infatti in tal modo copre i costi marginali e,
qualora p
2
= c
1
, si prende met`a del mercato mentre se p
2
< c
1
non riesce comunque a competere;
(3) p
2
> c
1
. In tal caso l’impresa ha mercato solo se fissa un prezzo intermedio tra p
2
e c
1
, ad esempio
1
2
(p
2
+c
1
): esso garantisce comunque la copertura dei costi marginali (dunque non implica perdite)
e, nel caso p
2
> c
1
, consente di accaparrarsi l’intero mercato.
43
44 7. BERTRAND
Mettendo insieme i tre casi esaminati non `e difficile rendersi conto che l’unico intervallo di prezzi ragionevoli
per l’impresa 1 `e c
1
< p
1
< p
2
se p
2
> c
1
oppure p
1
= c
1
; parimenti il prezzo dell’impresa 2 verr`a a trovarsi
nell’intervallo c
2
< p
2
< p
1
oppure p
2
= c
2
. Poich´e i due intervalli sono incompatibili tra loro, bisogner`a
che una delle due imprese produca al proprio costo marginale, ad esempio p
2
= c
2
, e che l’altra si collochi
nell’intervallo (c
1
, c
2
) se c
1
< c
2
oppure p
1
= c
1
nel qual caso l’impresa 2 potr`a ulteriormente rivedere le
proprie scelte e porre p
2
∈ (c
1
, c
2
). Se invece dovesse valere c
1
= c
2
= c allora l’unica soluzione possibile ´e
p
1
= p
2
= c.
In altre parole, se le imprese sono tra loro identiche la concorrenza di prezzo le porta a fissare il prezzo
al proprio costo marginale, uguale tra le due. Se invece dovesse valere c
2
< c
1
, allora si avrebbe p
1
= c
1
e
c
2
< p
2
< c
1
. In tal caso l’impresa meno efficiente viene eliminata dal mercato e non produce nulla. Tuttavia
la sua presenza non `e irrilevante poich´e l’impresa che rimane non `e libera di fissare il prezzo a proprio piacere,
come farebbe invece un autentico monopolista, ma deve comunque rispettare il vincolo p
2
< c
2
violando il
quale la concorrenza dell’altra impresa tornerebbe ad essere effettiva.
Dunque anche in un contesto molto prossimo a quello monopolistico si hanno esiti del tutto comparabili
con quelli concorrenziali. In particolare, come gi`a notato parlando di concorrenza perfetta, l’esistenza di
costi fissi implica che le imprese debbano conseguire profitti negativi e che dunque l’equilibrio di mercato
sia in realt`a sostenibile. Inoltre, la concorrenza alla Bertrand seleziona le imprese pi` u efficienti e consente
di esercitare una pressione concorrenziale anche ad imprese che non siano attualmente operanti sul mercato.
Si introduce cos`ı il concetto di concorrenza potenziale sul quale torneremo parlando di mercati contendibili.
In realt` a rimane una piccola incertezza. Laddove c
2
< p
2
< p
1
l’impresa 2 `e libera di fare quel che
vuole e i suoi profitti sono funzione crescente del prezzo. Conviene fissare il prezzo pi` u alto possibile ma
tale valore `e appunto p
1
che rimette l’impresa 1 in condizioni di competere. Tuttavia `e evidente che p
1
= p
2
non sar`a mai una soluzione ottimale per l’impresa 2. In termini strettamente matematici dovremo allora
concludere che non esiste soluzione; pi` u creativamente immagineremo che l’impresa 2 fissi il prezzo a livello
p
1
-50 centesimi.
2. I vincoli alla capacit`a produttiva
Immaginiamo ora che le due imprese descritte pi` u sopra debbano rispettare un vincolo di capacit`a
produttiva, ossia q
n
≤ k
n
. Per semplicit`a poniamo uguali i costi marginali. Ci chiediamo quali conseguenze
abbia un tale vincolo sulle strategie di prezzo delle due imprese.
La novit`a sta nel fatto che in tale situazione potrebbe risultare perfettamente plausibile la politica
dell’impresa 1 di fissare p
1
> p
2
perch´e cos`ı facendo l’impresa concorrente potr`a comunque produrre pi` u di
k
2
lasciando pertanto libera una parte del mercato sulla quale l’impresa 1 `e di fatto monopolista. Nel caso
in esame, l’impresa 2 si troverebbe monopolista su quella quota di mercato che `e descritta dalla funzione di
domanda residua p
k2
(q) ≡ p(k
2
+q)
1
.
Si tratta di valutare se i profitti di monopolio cos`ı conseguiti siano sufficienti a compensare l’impresa 1
per la perdita della quota k
2
del mercato. In caso contrario, l’impresa 1 troverebbe preferibile competere
con l’impresa 2 sui prezzi, come gi`a visto nel paragrafo precedente. Evidentemente la risposta dipende
dall’ammontare della capacit`a produttiva dell’impresa concorrenziale.
Indichiamo con q(c) la dimensione del mercato qualora le due imprese vendano la propria produzione ad
un prezzo corrispondente al costo marginale. Indichiamo inoltre con q

i
(k
j
) la quantit`a ottimale da produrre
1
Si noti che implicitamente abbiamo assunto che la produzione dell’impresa 2 si ripartisca uniformemente tra tutti i
consumatori.
2. I VINCOLI ALLA CAPACIT
`
A PRODUTTIVA 45
per l’impresa i qualora l’impresa j produca in corrispondenza della propria capacit`a massima. Ossia q

i
(k
j
)
risolve l’equazione
dP
dq
q

i
(k
j
) +P(q

i
(k
j
) +k
j
) = c
Teniamo inoltre in evidenza il prezzo p(k
1
+k
2
) stabilito dal mercato qualora le imprese vendano entrambe
l’intera capacit`a produttiva. Si tratta in sostanza del minimo prezzo che il mercato potr`a mai offrire di
pagare, in corrispondenza del massimo livello di offerta.
La soluzione che stiamo cercando richiede di ragionare su alcuni casi separatamente. Una conclusione
generale si pu`o tuttavia formulare: l’equilibrio di Nash, se esiste, si ha nel caso
(7.1) p
1
= p
2
= max¦p(k
1
+k
2
), c¦
Per dimostrare questa affermazione procediamo per esclusione. Innanzitutto osserviamo che la strategia
p
i
< max¦p(k
1
+k
2
), c¦ non ha senso economico poich´e implica che l’impresa produca o al disotto del proprio
costo marginale oppure al disotto del minimo prezzo che il mercato `e disposto a offrire. Poniamo dunque
il caso che p
2
> p
1
≥ max¦p(k
1
+ k
2
), c¦. Questo non pu`o essere un equilibrio nel senso di Nash. Infatti,
se 1 ne ha la possibilit`a vorr`a espandere quanto pi` u possibile la produzione finendo o col coprire l’intera
domanda di mercato (ed obbligando 2 a non produrre nulla) oppure con l’essere razionata. Nel primo caso
sar`a l’impresa 2 a voler cambiare strategia; nel secondo l’impresa 1 pu`o comunque alzare leggermente il
prezzo senza superare quello fissato dall’impresa 2: in tal modo continuer`a a produrre k
1
ma ad un prezzo
pi` u alto. Consideriamo invece il caso che p
2
= p
1
> max¦p(k
1
+ k
2
), c¦. In questa circostanza non pu`o
essere che siano entrambe le imprese razionate dunque ve n’`e almeno una che potrebbe incrementare i propri
profitti diminuendo i prezzi in modo impercettibile ed incrementando di conseguenza la produzione. Dunque
neppure questo pu`o essere un equilibrio di Nash. Ovviamente non abbiamo ancora mostrato se e sotto quali
condizioni la condizione (7.1) effettivamente corrisponda ad un equilibrio.
Caso 1: k
i
≤ q

i
(k
j
) per entrambe le imprese. Osserviamo che in corrispondenza della (7.1) si
ha che o entrambe le imprese sono necessariamente razionate (e dunque non possono aumentare la propria
produzione) oppure producono in corrispondenza del proprio costo marginale. In entrambi i casi ridurre il
prezzo non avrebbe senso poich´e non porterebbe che ad una riduzione dei profitti. Un aumento del prezzo,
invece, potrebbe risultare ottimale solo se l’impresa deviante, poniamo la 1, si avvicinasse in tal modo alla
quantit`a ottimale q

1
(k
2
). Tuttavia ci`o non pu`o essere poich´e, per ipotesi, q

1
(k
2
) ≥ k
1
. Dunque l’equilibrio `e
senz’altro rappresentato dalla (7.1): entrambe le imprese producono in corrispondenza della propria capacit`a
massima ed hanno il medesimo prezzo, ossia p
1
= p
2
= max¦p(k
1
+k
2
); c¦.
Caso 2: k
i
≥ q(c) per entrambe le imprese. Questo `e senza dubbio il caso pi` u semplice poich´e
corrisponde al modello di Bertrand originale: ciascuna impresa `e in grado di coprire l’intera domanda di
mercato ai propri costi marginali. Come si `e visto l’unico equilibrio `e p
1
= p
2
= c (infatti, p(k
1
+k
2
) < c).
Caso 3: q

i
(k
j
) < k
i
< q(c) per almeno una delle due imprese. Si tratta del caso pi` u difficile da
trattare: infatti non esiste alcun equilibrio di Nash. Infatti, la configurazione (7.1) non `e ora un equilibrio
poich´e l’impresa 1 ha incentivo a deviare essendo per ipotesi in grado di produrre la quantit`a q

1
(k
2
) che `e
ottimale qualora q
2
= k
2
. Il fatto che non vi sia alcun equilibrio in strategie pure non esclude che vi possa
essere un equilibrio in strategie miste. Questo punto esula dal nostro specifico interesse. Tuttavia gli autori,
Kreps e Scheinkman, dimostrano che nel caso in esame l’equilibrio in strategie miste da luogo ad un livello
del profitto atteso inferiore a quello del follower nel gioco di Stackelberg.
46 7. BERTRAND
3. La scelta della capacit`a
Veniamo ora alla scelta della capacit`a produttiva immaginando che essa avvenga in una fase precedente
quella nella quale vengono determinati i prezzi. Abbiamo visto che l’esito di Betrand si ha in realt`a solo in
un caso.
Immaginiamo che la funzione di costo dell’impresa sia ora
c(q
i
) = F +rk
i
+cq
i
dove r `e dunque il costo relativo alla installazione della capacit`a produttiva.
Anche ora conviene suddividere il problema in alcuni casi particolari.
caso 1. In questo caso, come si `e visto, le due imprese producono in corrispondenza della propria
capacit`a massima, al prezzo p(k
1
+k
2
) e conseguono pertanto profitti pari a
(7.2) π
i
(k
i
, k
j
) = p(k
i
+k
j
)k
i
−F −(c +r)k
i
La massimizazione del profitto `e in tutto e per tutto simile a quanto avviene nel modello di Cournot, in
quanto entrambe le imprese decidono simultaneamente la propria quantit`a. Dobbiamo ovviamente verificare
che la soluzione di tale caso effettivamente appartenga alla regione che stiamo considerando in questo caso.
Osserviamo che l’espressione (7.2) `e in tutto simile a quella rilevante per calcolare la quantit`a q

i
(k
j
) con
la differenza che i costi marginali sono ora maggiori e, per conseguenza, il livello ottimale della produzione
necessariamente inferiore: ossia, k

i
≤ q

i
(k
j
) il che garantisce che effettivamente ci troviamo nel caso 1.
Quanto ai rimanenti casi 2 e 3 `e facile osservare che i profitti conseguiti in entrambi sono pari rispetti-
vamente a quelli di Bertrand (e dunque negativi) e del follower di Stackelberg. In entrambi i casi inferiori
ai profitti di Cournot e decrescenti nel livello della capacit`a produttiva istallata. Le due imprese, di conse-
guenza, hanno incentivo a trovarsi in queste regioni e decideranno di investire il minimo possibile in capacit`a
produttiva, dunque k
i
= k

i
.
CAPITOLO 8
Hotelling
Come abbiamo visto nel modello di Bertrand la concorrenza pu`o avere esiti distruttivi qualora vi sia
elevata elasticit`a dell’offerta e della domanda. Quest’ultimo elemento deriva in quel modello dalla ipotesi che
i beni offerti sul mercato dalle diverse imprese siano perfetti sostituti e che dunque debba necessariamente
prevalere un unico prezzo. Tuttavia, cos`ı come abbiamo visto che l’investimento in capacit`a produttiva pu`o
rappresentare una via d’uscita dal paradosso di Bertrand, cos`ı anche l’investimento in qualit`a, generando la
differenziazione dei prodotti pu`o attenuare l’elasticit`a della domanda e modificare il risultato di Bertrand.
Questo tema `e l’oggetto del modello di Hotelling che, pur essendo un contributo assai vecchio alla teoria
economica, ha avuto una certa riscoperta in tempi relativamente recenti. D’altronde, che le imprese investano
in modo cospicuo al solo scopo di differenziare il proprio prodotto `e un fatto assai evidente. In qualche misura
il modello di Hotelling pu`o considerarsi la giustificazione offerta dalla teoria economica al marketing.
1. Il modello
Due imprese operano sul mercato scegliendo due variabili cruciali: la collocazione del prodotto sul
mercato e il prezzo di vendita. Queste scelte avvengono in tempi successivi, dapprima la collocazione e poi
il prezzo. Si tratta quindi di un gioco sequenziale nel quale il concetto di soluzioni maggiormente adeguato `e
quello di equilibrio perfetto nei sottogiochi. Per ottenere questa soluzione `e utile adottare un procedimento
a ritroso ossia di induzione all’indietro. Dapprima si analizza la miglior politica di prezzo per ogni dato
collocamento, e poi si valuta quale sia la scelta migliore circa il posizionamento del prodotto.
Anzitutto va chiarito che tanto i prodotti quanto i consumatori si caratterizzano per un elemento che
chiameremo tipo e che rappresentiamo come una variabile distribuita sull’intervallo [0, 1]. L’utilit`a, ad
esempio, che il consumatore di tipo t deriva dal consumo del bene i (i = 1, 2) `e data dall’espressione:
(8.1) U
t
(P
i
, x
i
) = u
t
−p
i
−φ(x
i
−t)
2
Si tratta di una funzione di utilit`a monetaria in cui l’utilit`a diminuisce quanto pi` u il prodotto si allontana
dal tipo ideale del consumatore, t. La variabile x
i
pu`o alternativamente essere 0 o 1: la decisione da
prendere `e solo se acquistare o meno il prodotto. Ogni scostamento dal tipo ha la medesima importanza,
indipendentemente dalla circostanza che sia una deviazione in difetto o in eccesso.
Possiamo pensare al tipo come ad una specifica caratteristica del prodotto che pu`o essere assente t = 0
o presente in vari gradi. Si pensi alla presenza di conservanti nei prodotti alimentari. Ciascun consumatore
gradisce una determinata proporzione di tali sostanze. Tuttavia `e possibile offrire un’interpretazione geo-
grafica del modello in cui t identifica la dislocazione del consumatore il quale vorr`a senz’altro rivolgersi al
produttore a lui pi` u prossimo (ad esempio per minimizzare i costi di trasporto).
Dobbiamo ricordare che questo modello di Hotelling ha conosciuto anche numerose applicazioni alla
teoria politica, nella quale i produttori sono in realt`a schieramenti politici, i consumatori gli elettori e la
dislocazione ha a che fare con l’opinione degli elettori su di una specifica questione.
47
48 8. HOTELLING
La forma quadratica del costo che appare nella (8.1) `e ovviamente solo una delle possibili rappresentazioni
matematiche del costo della distanza. Un’altra sarebbe ad esempio la distanza assoluta, [x
i
−t[. Il vantaggio
della distanza quadratica `e la differenziabilit`a; tuttavia una certa parte dei risultati che si ottengono in questo
modello dipendono da questa scelta. Un’altra assunzione che ha un significato economico specifico ma che
non `e neutra, `e quella secondo la quale i consumatori sono distribuiti in modo uniforme sull’intervallo [0, 1].
La funzione di frequenza cumulata sar`a indicata con G(t). Supporremo convenzionalmente che sia l’impresa
1 quella che si colloca pi` u a sinistra, ossia assumeremo x
1
< x
2
. Usiamo inoltre la notazione x = x
1
+x
2
Dalla (8.1) `e facile concludere che il consumatore t-mo decider`a di acquistare il bene 1 se e solo se
p
1
+φ(x
1
−t)
2
≤ p
2
+φ(x
2
−t)
2
ossia se e solo se
t ≤
1
2
_
p
2
−p
1
φ(x
2
−x
1
)
+x
_
=
1
2
_
δ
p
φδ
x
+x
_
dove abbiamo scelto di semplificare un po’ la notazione ponendo δ
p
= p
2
−p
1
e δ
x
= x
2
−x
1
. La domanda
che l’impresa 1 si trova di fronte `e dunque data dalla somma delle quantit`a acquistate da tutti i consumatori
e, poich´e ciascuno di questi pu`o solo acquistare o non acquistare, dalla percentuale di consumatori che sceglie
il prodotto dell’impresa 1. Dunque,
(8.2) D
1
=
1
2
_
δ
p
φδ
x
+x
_
e D
2
= 1 −D
1
=
1
2
_
2 −x −
δ
p
φδ
x
_
Si tratta evidentemente di scegliere p
1
e x
1
in modo da massimizzare i profitti.
2. La strategia di prezzo
Come abbiamo detto sopra, consideriamo momentaneamente dati i tipi x
1
< x
2
e concentriamo l’atten-
zione sulla strategia del prezzo. Dalle condizioni del primo ordine
(8.3)
0 = D
1
+ (p
1
−MC
1
)dD
1
/dp
1
=
1
2
_
δ
p
φδ
x
+x
_

p
1
−MC
1
2φδ
x
0 = D
2
+ (p
2
−MC
2
)dD
2
/dp
2
=
1
2
_
2 −x −
δ
p
φδ
x
_

p
2
−MC
2
2φδ
x
Dalla (8.3) otteniamo le funzioni di reazione delle due imprese, ossia la scelta del prezzo ottimo dell’una in
funzione del prezzo fissato dall’altra. In particolare:
(8.4)
_
p

1
(p
2
) = 1/2[p
2
+MC
1
+φδ
x
x]
p

2
(p
1
) = 1/2[p
1
+MC
2
+φδ
x
(2 −x)]
ossia
(8.5)
_
p

1
= 1/3[2MC
1
+MC
2
+φδ
x
(2 +x)]
p

2
= 1/3[2MC
2
+MC
1
+φδ
x
(4 −x)]
Dunque abbiamo calcolato il livello ottimale dei prezzi il quale, come ben si vede dalla (8.5) dipende
dalla scelta del tipo di prodotto. Calcoliamo ora il livello dei profitti
(8.6)
Π

1
= 18
−1
[(δ
2
c
/φδ
x
) + 2(2 +x)δ
c
+φδ
x
(2 +x)
2
]
Π

2
= 18
−1
[(δ
2
c
/φδ
x
) −2(4 −x)δ
c
+φδ
x
(4 −x)
2
]
Il caso speciale MC
1
= MC
2
= c `e particolarmente interessante. Si ricava allora dalla (8.4)
p

1
= c + 1/3φδ
x
(2 +x) e p

2
= c + 1/3φδ
x
(4 −x)
4. COLLUSIONE 49
e
(8.7)
Π

1
= 18
−1
φδ
x
(2 +x)
2
Π

2
= 18
−1
φδ
x
(4 −x)
2
`
E facile concludere che i profitti sono funzione crescente del parametro φ che pu`o legittimamente inter-
pretarsi come espressione della preferenza per la diversit`a. Infatti l’intero modello si basa sul fatto che se
il mercato gradisce la diversificazione dei prodotto questo consente alla imprese di ridurre l’elasticit`a della
domanda al prezzo che, come visto nel modello di Bertrand, `e l’elemento che distrugge ogni possibilit`a di
profitto. Si noti infatti che nel caso x
1
= x
2
necessariamente p
1
= p
2
= c e dunque si torna al modello di
Bertrand.
3. La strategia della qualit`a
Consideriamo ora il problema di come scegliere nel modo migliore il tipo di prodotto. Non `e difficile
dalla (8.7) derivare la seguente espressione:
∂Π

1
∂x
1
= 18
−1
(x
2
−3x
1
−2)(2 +x) < 0
Ci`o significa che per l’impresa 1 `e desiderabile differenziarsi al massimo dall’impresa 2 e cio`e porre x

1
= 0.
Al contempo, data una tale scelta si ha
∂Π

2
∂x
2
¸
¸
¸
¸
x1=0
= 18
−1
φ(4 −x
2
2
) > 0
Dunque anche per l’impresa 2 sar`a desiderabile differenziarsi quanto pi` u possibile scegliendo la collocazione
x

2
= 1.
I prezzi e i profitti di equilibrio divengono:
p

1
= p

2
= c +φ e Π

1
= Π

2
=
φ
2
Si noti che questa conclusione rimane vera anche nel caso pi` u generale ma solo se l’impresa 2 `e quella
ad avere una struttura di costi meno efficiente, ossia se δ
c
> 0. Infatti ad entrambi i profitti marginali
dovremmo aggiungere il medesimo termine
δ
c
_
1
2φδ
2
x
+ 2
_
che `e positivo se l’impresa 2 `e quella con costi maggiori. In tal caso l’impresa 2 avr`a un incentivo ancora
maggiore a differenziarsi accrescendo x
2
, mentre l’impresa 1 potrebbe non averne affatto. Per un valore
sufficientemente elevato di quest’ultimo termine, infatti, si potrebbe avere come scelta ottima x

1
= 1 e
x

2
= 0. In altri termini, la differente struttura dei costi risolve un’ambiguit`a del modello di Hotelling, ossia
quale delle due imprese debba trovarsi nella parte alta del mercato. Con costi identici questo problema non
ha soluzione perch´e ciascuna delle due imprese potrebbe trovarsi indifferentemente sui due lati del mercato.
Vi `e quindi un problema di coordinamento da risolvere.
4. Collusione
Anche nel caso di costi identici, la soluzione vista pi` u sopra coincide con quella che prevarrebbe in
condizioni collusive, ossia se vi fosse un unico soggetto a decidere il posizionamento sul mercato delle due
50 8. HOTELLING

1
x
2
1
x
2
1 2
2





 − x x

Figura 8.1. La minimizzazione del massimo di due funzioni
produzioni. Assumiamo p
1
= p
2
= p. Chiaramente sceglieranno il prodotto x
1
tutti coloro per cui vale
t ≤ x/2, purch´e l’utilit`a complessivamente conseguita sia positiva, ossia purch´e
p ≤ u

−φ(x
1
−t)
2
0 ≤ t ≤ x/2
Analogamente per il bene 2 deve valere la disuguaglianza:
p ≤ u

−φ(x
2
−t)
2
x/2 ≤ t ≤ 1
Poich´e entrambe le disuguaglianze devono valere per ogni t nel supporto, avremo
(8.8) p ≤ u

−max
_
x
2
1
;
_
x
2
−x
1
2
_
2
; (1 −x
2
)
2
_
Se, ad esempio, si avesse x
1
> 1 − x
2
, δ
x
, allora sarebbe possibile ridurre x
1
ottenendo con ci`o di
ridurre il valore del massimo che figura sul lato destro della (8.8). Poich´e il profitto massimo si consegue
in corrispondenza del prezzo massimo, la scelta delle quote x
1
e x
2
in condizioni di collusione implica
x
1
= δ
x
. Seguendo il medesimo ragionamento fatto sopra osserviamo che se 1 − x
2
> δ
x
= x
1
, allora `e
possibile accrescere x
1
e x
2
in modo da avere 1 − x
2
= δ
x
e, inconseguenza di ci`o, aumentare i profitti.
Questo argomento `e facilmente comprensibile guardando la Figura 8.1 nella quale la linea spessa rappresenta
il massimo tra le due funzioni raffigurate ed il minimo si trova, evidentemente, nel punto in cui esse si
intersecano.
In sintesi la massimizzazione dei profitti porta necessariamente con se la conclusione
x
1
= 1 −x
2
=
x
2
−x
1
2
ossia x
1
= 1/4, x
2
= 3/4, p = u

−φ/16
Dunque se fosse un unico soggetto a scegliere il posizionamento dei prodotti sul mercato la differenzia-
zione sarebbe pi` u contenuta di quanto accada nel modello di Hotelling. In effetti ci`o si verifica perch´e la
differenziazione implica delle esternalit`a: quando un’impresa accresce il proprio differenziale rispetto all’altra
le sottrae delle quote di mercato di modo da accrescere il proprio profitto ma non necessariamente il profitto
6. MOLTE IMPRESE 51
aggregato. In condizioni competitive vi `e dunque un eccesso di differenziazione che favorisce i consumatori
estremi rispetto a quelli mediani.
5. La localizzazione pura
Esamineremo ora il medesimo modello, lasciando tuttavia alle imprese il solo strumento della scelta della
localizzazione, essendo i prezzi dati. L’interesse per questo caso `e duplice. Da un lato potremmo considerare
questa situazione come il secondo stadio di un gioco multiperiodale nel quale le imprese scelgono dapprima
i prezzi e, dati questi, la localizzazione. D’altro canto, abbiamo gi`a ricordato che il modello di Hotelling si
utilizza anche nella scienza politica identificando gli schieramenti politici con le imprese. Un partito pu`o
tuttavia decidere unicamente come collocarsi nello schieramento politico ma la variabile prezzo non trova
alcun corrispettivo in questo contesto.
In tal caso l’impresa/partito 1, che si colloca a sinistra dello schieramento, riceve profitti pari a
Π
1
=
1
2
(p −c)x
Tale quantit` a `e massima in corrispondenza di x
1
= x
2
cosicch´e l’unico equilibrio simmetrico `e caratterizzato
da piattaforme identiche con x
1
= x
2
= 1/2. I due partiti si concentrano pertanto sull’elettore mediano.
La ragione di questo risultato, simmetricamente opposto a quello del classico modello di Hotelling, `e che i
consumatori/elettori che si trovano nelle code della distribuzione non cambiano preferenza in seguito ad uno
spostamento verso il centro poich´e questo non modifica la distanza relativa bens`ı quella assoluta: per un
elettore di sinistra votare un partito di centro-sinistra `e pur sempre preferibile all’alternativa di votare un
partito di centro-destra, nonostante le distanze tra i due partiti si siano fatte minori.
6. Molte imprese
Il gioco di Hotelling pu`o essere esteso senza troppe complicazioni per considerare un numero arbitrario
di imprese, N. Avremo dunque le variet` a x
1
, . . . , x
N
con l’impresa n che produce una variet`a intermedia
tra n − 1 e n + 1. Perch´e la posizione delle imprese sia pienamente simmetrica, poniamo anche che la
variet`a prodotta dall’impresa N sia intermedia tra quella dell’impresa N − 1 e dell’impresa 1. In tal modo
la rappresentazione geometrica non potr`a pi` u essere quella lineare vista in precedenza bens`ı quella circolare.
Se la funzione di utilit`a del’agente t `e del tipo (8.1), allora egli preferir`a la variet`a n alla n + 1 se e solo
se
t ≤
1
2
_
p
n+1
−p
n
φ(x
n+1
−x
n
)
+x
n+1
+x
n
_
e preferir`a la variet`a n alla n −1 se e solo se
t ≥
1
2
_
p
n
−p
n−1
φ(x
n
−x
n−1
)
+x
n−1
+x
n
_
Assumendo come prima che la distribuzione dei consumatori sulla circonferenza sia uniforme, la domanda
complessiva per la variet`a n ammonta a
(8.9) D
n
=
1
2
_
x
n+1
−x
n−1
+
p
n+1
−p
n
φ(x
n+1
−x
n
)
+
p
n−1
−p
n
φ(x
n
−x
n−1
)
_
La condizione del primo ordine diviene dunque
0 =
1
2
_
x
n+1
−x
n−1
+
p
n+1
−2p
n
+MC
n
φ(x
n+1
−x
n
)
+
p
n−1
−2p
n
+MC
n
φ(x
n
−x
n−1
)
_
52 8. HOTELLING
da cui si ricava infine il prezzo ottimale per l’impresa n:
(8.10) p

n
(p
n−1
, p
n+1
) =
1
2
_
MC
n
+
p
n+1
(x
n
−x
n−1
) +p
n−1
(x
n+1
−x
n
)
x
n+1
−x
n−1
+φ(x
n+1
−x
n
)(x
n
−x
n−1
)
_
Nell’ipotesi di costi identici le imprese vorranno fissare il medesimo prezzo e distanziarsi uniformemente l’una
dall’altra, come nel modello a 2 sole imprese. La (8.10) diviene allora
(8.11) p

n
= MC +
φ
N
2
, x
n
=
n
N
, D

n
=
1
2N
, Π

n
=
φ
2N
3
L’interesse per questa conclusione sta nel fatto che troviamo conferma dell’osservazione gi`a fatta a
proposito del modello di Cournot e per la quale l’aumento del numero delle imprese presenti sul mercato
riconduce l’equilibrio verso la concorrenza perfetta.
CAPITOLO 9
La differenziazione dei prodotti
Il modello di Hotelling descritto nel capitolo precedente ci offre l’opportunit`a di trattare con solo qualche
minore variazione matematica il tema della differenziazione verticale. Come abbiamo visto, nel modello di
Hotelling le imprese sono differenti per localizzazione, ossia non esiste una gerarchia assoluta tra i prodotti
poich´e ciascun consumatore preferisce scostarsi il meno possibile dal proprio tipo. Possiamo parlare in tal
caso di differenziazione orizzontale nel senso che la qualit`a dei prodotti non `e pi` u o meno elevata bens`ı pi` u
o meno vicina al tipo del consumatore. La situazione cambia ovviamente nel caso in cui tutti preferiscano,
a parit`a di prezzo, la qualit`a pi` u elevata ovvero se esiste una chiara gerarchia nella qualit`a dei prodotti.
La prima differenza rispetto al modello di Hotelling `e che ora la qualit`a `e una caratteristica per cos`ı dire
oggettiva e non pi` u una variabile strategica.
1. Il modello di Dixit e Stiglitz
Nel modello di Dixit e Stiglitz l’aspetto preso in esame `e quello della differenziazione orizzontale. I
consumatori presentano una funzione di utilit`a nella quale rientra in modo esplicito la preferenza per la
variet`a. Infatti vi sono N beni ed i consumatori hanno preferenze descritte dalla funzione di utilit`a seguente
(9.1) U(x
1
, . . . , x
N
) =

N
n=1
x
ρ
n
ρ
ρ ≤ 1
Essi si trovano inoltre ad affrontare un vincolo di bilancio che prende la forma
(9.2)
N

n=1
p
n
x
n
= γM
Il parametro γ (che nel seguito non rivestir`a un interesse particolare) compare nella versione originale di
Dixit e Stiglitz ed indica che solo una parte del reddito potrebbe essere disponibile per finanziare i consumi.
Evidentemente, nel caso ρ = 1, per il consumatore non fa alcuna differenza la composizione della produ-
zione aggregata poich´e conta esclusivamente il totale,

N
n=1
x
n
. Questo `e il caso dei beni perfetti sostituti.
Al contrario, per ρ < 1 vale come noto la disuguaglianza

N
n=1
x
ρ
n
>
_

N
n=1
x
n
_
ρ
1
.
Massimizzando la funzione di utilit`a si trova le seguenti condizioni del primo ordine:
x
ρ−1
n
= λp
n
n = 1, . . . , N
dalla quali otteniamo x

n
= (λp
n
)

1
1−ρ
ed anche
N

n=1
x
ρ
n
= λ
N

n=1
p
n
x
n
= λγM
Ricaviamo cos`ı la funzione di domanda
(9.3) x

n
= p

1
1−ρ
n
γM

N
n=1
p

ρ
1−ρ
n
1
Si consideri, a titolo d’esempio, N = 10 e xn = 10 per n = 1, 2, . . . , 10. Si ha

N
n=1
x
ρ
n
= 10 × 10
ρ
= 10
1+ρ
e

N
n=1
xn

ρ
= 100
ρ
= 10

53
54 9. LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI
Dunque l’elasticit`a di prezzo della domanda del bene n ammonta a 1/(1 − ρ) (in valore assoluto).
Applichiamo ora questo modello di domanda ad una struttura di mercato nella quale per ogni variet`a vi
`e un solo monopolista, ossia in cui ciascuna impresa produce un bene differenziato da quello delle altre.
Applicando la formula di prezzo propria del monopolio, si ottiene che il prezzo verr`a fissato dall’impresa n
al livello
(9.4) p
n
= ρ
−1
MC
n
La (9.4) indica che, laddove vi sia preferenza per la diversit`a (ossia ρ < 1), il prezzo eccede il costo
marginale. Se invece i beni sono perfettamente sostituibili gli uni agli altri, allora il prezzo viene fissato al
livello del costo marginale, conformemente a quanto visto nel modello di Bertrand. In effetti in quest’ultimo
caso, i consumatori sceglieranno di consumare il bene che costa meno e dunque i produttori vorranno fissare
il prezzo pi` u basso possibile senza scendere al disotto dei costi marginali.
In presenza di costi fissi e con costi marginali e medi costanti e pari a c
n
, i profitti saranno positivi se e
solo se F
n
≤ (p
n
−c
n
)x
n
= p
n
x
n
(1 −ρ). In termini aggregati ci`o implica

N
n=1
F
n
≤ γM(1 −ρ) ossia
N ≤ γM
1 −ρ
F
N
dove abbiamo posto F
N
= N
−1

N
n=1
F
n
. Poniamo il caso speciale nel quale i costi siano identici per tutte
le imprese, dunque F
n
= F e c
n
= c. In tal caso si avr`a p
n
= ρ
−1
c e
x

n
=
γM
N
ρ
c
Inoltre, se il numero N delle imprese operanti `e cresciuto fino al punto di annullare ogni profitto, si deriva
(9.5) F = (ρ
−1
−1)cx = px(1 −ρ)
da cui si conclude
N = γM
1 −ρ
F
e x

n
=
ρ
1 −ρ
F
c
2. Il modello di Shaked e Sutton
L’accezione un po’ speciale in cui gli autori di questo modello intendono il concetto di differenziazione
verticale `e racchiuso nella funzione di utilit`a seguente:
(9.6) U
m
(x
n
= 1, p
n
) = (m−p
n
)u
n
dove u
i
indica l’utilit`a ricavata dal consumo del bene n-mo e m `e il tipo che misura l’importanza della qualit`a
rispetto al prezzo e che supporremo sia distribuito uniformemente sull’intervallo [a, b]. Si noti che m pu`o
equivalentemente interpretarsi come il livello del reddito di cui dispone l’individuo: in quest’ultima accezione
il termine m−p indica il reddito residuo.
Poich´e supporremo 0 < u
1
< . . . < u
N
e vogliamo considerare il caso in cui la qualit`a possa anche essere
molto bassa, ossia u
1
< a, `e necessario modificare leggermente il modello di Hotelling introducendo l’ipotesi
di un limite inferiore alla distribuzione del reddito. u
0
contrassegna il livello dell’utilit`a conseguito se non si
effettua alcun consumo.
Anzitutto, il consumatore preferir`a acquistare il tipo 1 anzich´e non fare alcun acquisto se e solo se
mu
0
< (m−p
1
)u
1
ossia
m >
p
1
u
1
u
1
−u
0
≡ p
1
r
1
≡ m
1
2. IL MODELLO DI SHAKED E SUTTON 55
dove abbiamo implicitamente definito
(9.7) r
n
=
u
n
u
n
−u
n−1
e m
n
= p
n−1
(1 −r
n
) +p
n
r
n
n = 1, . . . , N
e p
0
= 0.
Naturalmente la scelta potrebbe volgere verso beni di altro tipo e in particolare il consumatore preferir`a
il tipo n rispetto al tipo n −1 se e solo se
m >
p
n
u
n
−p
n−1
u
n−1
u
n
−u
n−1
= m
n
e dunque se e solo se l’agente `e sufficientemente ricco.
Osserviamo che, come sarebbe ovvio aspettarsi, una struttura dei prezzi nella quale p
n
≥ p
n+1
non
avrebbe alcun senso economico poich´e lascerebbe l’impresa n-ma senza mercato alcuno potendosi avere un
maggior livello di utilit`a ad un prezzo inferiore
2
. Restringiamo allora l’attenzione a strutture dei prezzi
strettamente crescenti rispetto alla qualit`a. Parimenti possiamo limitarci a considerare il caso in cui m
n
>
m
n−1
poich´e nel caso opposto m > m
n−1
implicherebbe m > m
n
: gli unici consumatori disponibile a
scegliere il bene n−1 contro il bene n−2 sarebbero tuttavia pi` u inclini ad acquistare il bene n anzich´e n−1
ed anche in tal caso non ci sarebbe mercato per il bene n −1.
Venendo alla massimizzazione del profitto dobbiamo osservare che in questo modello produrre una qualit`a
superiore consente un vantaggio ossia di indurre, col ribasso del proprio prezzo, anche il ribasso del prezzo
dell’impresa che produce la quantit`a immediatamente inferiore. Portando tale strategia al limite, le imprese
di maggior qualit`a possono giungere ad escludere quelle di qualit`a inferiore. Immaginiamo che le imprese non
sopportino alcun tipo di costi e consideriamo anzitutto le condizioni del primo ordine dell’impresa leader, la
quale conta su di un segmento di mercato pari a (m
N
, b] ed ha pertanto profitti pari a
Π
N
= p
N
b −m
N
b −a
Da questa si deriva la condizione del primo ordine seguente:
0 =
b −p
N−1
(1 −r
N
) −2p
N
r
N
b −a
da cui a sua volta si ottiene la soluzione
(9.8) p

N
=
1
2
b(u
N
−u
N−1
) +p
N−1
u
N−1
u
N
Si noti che
p

N

1
2
b(u
N
−u
N−1
) +bu
N−1
u
N
=
1
2
b
Parimenti, l’impresa di qualit`a n avr`a profitti pari a
Π
n
= p
n

_
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
_
m
n+1
−m
n
b −a
m
n
≥ a
m
n+1
−a
b −a
m
n+1
≥ a > m
n
0 m
n+1
< a
Il lato di destra rappresenta la domanda per i beni di qualit`a n. Evidentemente, se m
n+1
< a tutti i
consumatori preferiscono il bene n +1 al bene n e dunque per i beni di qualit`a uguale o inferiore a n non vi
`e mercato.
2
Sostituendo pn ≤ p
n−1
nella (9.7) si ottiene mn ≥ p
n−1
. Poich´e i consumatori con reddito inferiore a p
n−1
preferiscono
accontentarsi del livello di riserva u
0
e non comprare nulla anzich´e acquistare n −1, si conclude che per ognuno di essi c’`e una
alternativa strettamente preferibile all’acquisto di n −1.
56 9. LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI
Massimizzando i profitti si ottiene la condizione del primo ordine seguente:
0 = m

n+1
+ 2m

n
[(1 −r
n+1
) −r
n
] −(1 −r
n
)p
n−1
Dunque l’impresa fisser`a i prezzi secondo la regola
p

n
=
1
2
p

n+1
u
n+1
(u
n
−u
n−1
) +p
n−1
u
n−1
(u
n+1
−u
n
)
u
n+1
(u
n+1
−u
n−1
)
Si noti che
p

n
<
1
2
p

n+1
u
n+1
(u
n
−u
n−1
) +p

n+1
u
n−1
(u
n+1
−u
n
)
u
n+1
(u
n+1
−u
n−1
)
=
1
2
p

n+1
<
_
1
2
_
(N−n)
b
Si noti inoltre che, dalla condizione del primo ordine si deduce
0 = m

n+1
−2m

n
+ (1 −r
n+1
)p

n
+ (1 −r
n
)p

n−1
< m

n+1
−2m

n
ossia
m

n
<
1
2
m

n+1
<
_
1
2
_
(N−n)
b
Questo risultato `e interessante poich´e la distanza tra i prezzi ed anche tra le soglie di reddito m
n
`e di
tipo geometrico ossia i prezzi decrescono in modo esponenziale al decrescere della qualit`a. Ci`o `e necessario
affinch´e ciascuna impresa non soffra troppo della concorrenza dell’impresa che la domina direttamente e
sapendo che l’impresa da questa dominata dovr`a supinamente accettare un tale tetto ai propri prezzi se
vorr`a operare sul mercato.
Un’implicazione rilevante `e che alcune imprese potrebbero essere escluse dal mercato. In particolare
tutte quelle il cui indice n soddisfa la disuguaglianza
_
1
2
_
(N−n+1)
b < a
ossia
(9.9) n < N −
ln(a/b)
ln(1/2)
Dunque se ad esempio a = 2
−K
b allora l’impresa n < N − K `e esclusa dal mercato. In questo caso
dunque l’aumento del numero dei prodotti, ossia di N, non ha alcun effetto oltre una certa soglia poich´e le
imprese che si aggiungono rimarranno fuori dal mercato o si sostituiranno ad altre gi`a operanti. Altra cosa
sarebbe invece se per ogni qualit`a di beni prodotti vi fossero pi` u imprese in concorrenza tra loro.
Parte 4
Cartelli e Collusione
Abbiamo finora considerato situazioni nelle quali le imprese seguono il paradigma della teoria dei giochi
non cooperativi, ossia ciascuna segue un proprio criterio sebbene spesso, in analogia col dilemma del prigio-
niero, questo approccio produca esiti non efficienti per la collettivit`a. D’altro canto, la stessa realt`a empirica
suggerisce che talvolta le imprese si uniscono in un cartello per ottenere condizioni maggiormente favorevoli.
L’esistenza di cartelli `e tuttavia un elemento problematico e solleva numerose questioni interessanti relative
alla sostenibilit`a.
CAPITOLO 10
La collusione
L’idea del comportamento collusivo si riassume nell’obiettivo di rendere massimi non gi`a i propri profitti
individuali bens`ı i profitti aggregati. In qualche modo `e come se le N imprese esistenti sul mercato si
comportassero alla stregua di un’unica impresa. La forma esplicita di tali accordi collusivi pu`o variare
notevolmente nella realt`a, andando dalla fusione ad una semplice pratica non esplicitata tra le imprese. Il
pi` u delle volte per poter partecipare ad un cartello le imprese devono sottoscrivere taluni accordi nei quali
viene esplicitamente regolato il comportamento di ciascuna. La necessit`a di una forma scritta, come si vedr`a,
nasce dalla considerazione che i cartelli sono soggetti al rischio del comportamento opportunistico di alcune
imprese partecipanti.
1. Il modello base
L’obiettivo `e dunque quello seguente
(10.1) max
q1≥0,...,q
N
≥0
N

n=1
_
p
_
N

n=1
q
n
_
q
n
−c
n
(q
n
)
_
Come vedremo subito, i vincoli di non negativit`a hanno un ruolo importante da giocare in questo modello ed
`e dunque bene tenerne conto esplicitamente. Dalla (10.1) deriviamo le condizioni del primo ordine seguenti:
(10.2)
_
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
_
p +
dp
dq
q −MC
n

n
= 0
λ
n
q
n
= 0
λ
n
, q
n
≥ 0
dove q =
N

n=1
q
n
, i = 1, . . . , N
La (10.2) consente un certo numero di conclusioni. Anzitutto consideriamo il caso MC
n
= c, ossia il
caso in cui le imprese hanno i medesimi costi. Se ne deduce
(10.3) p =
c
1 +η
p
ossia la medesima condizione ottenuta in condizioni di monopolio. Ovviamente se il profitto aggregato
corrisponde a quello del monopolista, quello individuale sar`a presumibilmente pari ad un N-mo di tale
quantit`a. Dobbiamo sottolineare che questo `e in realt`a solo un esito verosimile poich´e non vi `e nulla nella
(10.1) che dica in che modo il profitto totale vada ripartito tra le imprese partecipanti. Anzi, questo `e
senz’altro uno dei problemi maggiori all’interno di un cartello di imprese. Come gi`a visto dal raffronto tra
monopolio e Cournot, la quantit`a prodotta in condizioni di collusione `e inferiore a quella prodotta nel modello
di Cournot. Infatti in quest’ultimo schema ciascuna impresa avendo come obiettivo il proprio profitto non
tiene conto del fatto che le proprie scelte produttive implicano un’esternalit`a: l’aumento della quantit`a
prodotta riduce il prezzo e quindi i profitti per tutte. Pertanto nel modello di Cournot le imprese finiscono
per produrre troppo nel senso che si danneggiano l’un l’altra senza aver alcuno strumento per concordare
preventivamente le proprie decisioni di produzione.
59
60 10. LA COLLUSIONE
Torniamo al caso generale in cui le imprese possono avere costi diversi. Non `e difficile ricavare dalla
(10.2) la conclusione
(10.4) MC
n
−MC
m
= λ
n
−λ
m
n ,= m
Nonostante la sua semplicit`a, la (??) ci dice che in un cartello la produzione viene effettuata solamente
da quelle imprese il cui costo marginale corrisponde al minimo di tutto il cartello. Infatti, MC
n
> MC
m
implica λ
n
> λ
m
≥ 0 e dunque q
n
= 0. Le altre imprese infatti non sono sufficientemente efficienti per poter
produrre poich´e lo spostamento della produzione dalle imprese con alti costi a quelle con costi pi` u bassi
di per s´e accresce il profitto collettivo. Questa situazione particolare rende evidente quale sia il problema
della suddivisione dei profitti all’interno dei cartelli. Poich´e ad alcune imprese potrebbe essere chiesto di non
produrre affatto, a quale titolo potrebbero queste partecipare alla spartizione dei profitti? C’`e da attendersi
infatti che la distribuzione dei profitti avvenga in ragione del contributo alla produzione.
Si osservi che se venissero escluse dal cartello le imprese con costi marginali pi` u elevati le quantit`a
prodotte dalle imprese rimanenti continuerebbero a soddisfare la (10.2) se i prezzi rimanessero invariati al
livello dato dalla (10.3). Tuttavia per quel livello dei prezzi potrebbero esservi imprese tali che p > MC
i
>
MC. Per queste, in assenza di costi fissi rilevanti, produrre una quantit`a positiva `e comunque redditizio.
Tuttavia, la produzione di imprese meno efficienti modificherebbe il prezzo e abbasserebbe i profitti anche
per le imprese efficienti consorziate in un cartello per ipotesi.
Dunque, sebbene sia inverosimile che imprese che non partecipano alla produzione del cartello ricevano
una quota proporzionale dei profitti totali, tuttavia non `e verosimile neppure che queste possano essere
escluse senz’alcun costo. Potrebbe infatti verificarsi il caso che ai prezzi fissati dal cartello qualcuna delle
imprese escluse dal cartello abbia incentivo a produrre alterando in tal modo le condizioni del mercato. In
tal caso per convincere le imprese meno efficienti a rimanere fuori dal mercato `e necessario che esse siano
debitamente remunerate.
Infine, si torni al problema (10.1). Si noti che il problema si pu`o riscrivere in modo equivalente nel modo
seguente
(10.5) max
q≥0
p(q)q − min
{q1≥0,...,qn≥0:

N
n=1
qn=q}
N

n=1
C
n
(q
n
)
ossia nel modo
(10.6) max
q≥0
p(q)q −C(q)
dove abbiamo definito
(10.7) C(q) = min
{q1≥0,...,qn≥0:

N
n=1
qn=q}
N

n=1
C
n
(q
n
)
Da questa riscrittura impariamo che il problema affrontato dalle imprese che partecipano ad un cartello
si suddivide naturalmente in due problemi distinti. Il primo, come determinare la quantit`a complessivamente
prodotta, `e del tutto analogo a quello del monopolista. Una volta stabilita la quantit`a aggregata, si pone il
problema di come minimizzare il costo complessivo necessario per produrre tale quantit`a, ossia il problema
(10.7). Dunque, la quota produttiva assegnata a ciascuna impresa risponde solo ed unicamente ad un
problema di minimizzazione dei costi complessivi, ossia di efficienza.
2. LA FRAGILIT
`
A DEI CARTELLI 61
Si osservi che le condizioni del primo ordine della (10.7) sono
_
¸
¸
_
¸
¸
_
MC
n

n
= ψ
λ
n
q
n
= 0
ψ(q −

N
n=1
q
n
) = 0
da cui si ricava il valore del moltiplicatore ψ, pari a
ψ =

N
n=1
MC
n
q
n
q
ossia alla media dei costi marginali, ponderata per la quantit`a prodotta dalle singole imprese.
1.1. Collusione nel modello lineare. Poniamoci una volta di pi` u nel contesto del modello lineare
visto nel paragrafo 1.1 nel quale la funzione di domanda e di costo hanno la forma (3.4).
Consideriamo due tipi di imprese, l’una con costi c
1
q e c
2
q rispettivamente, con c
2
> c
1
. Per semplificare
le cose supponiamo che vi sia una sola impresa per ciascuno dei due tipi. Come si `e visto pi` u sopra la
soluzione di collusione `e identica a quella di monopolio (ad eccezione dei costi fissi), dunque
q
2
= 0, q = q
1
=
A−c
1
2B
, p =
1
2
(A+c
1
), Π
m
=
1
B
_
A−c
1
2
_
2
Dunque l’impresa 2 rimane essenzialmente fuori dal mercato. Dobbiamo per`o immaginare che essa partecipi
comunque agli utili. Infatti se le due imprese operassero individualmente si avrebbe, secondo il modello di
Cournot,
(10.8) q
1
=
A−2c
1
+c
2
3B
, q =
2A−c
2
−c
1
3B
, p =
A+c
2
+c
1
3
, Π
C
1
=
1
B
_
A−2c
1
+c
2
3
_
2
Osserviamo che la quantit`a prodotta `e superiore nel caso le due imprese agiscano separatamente e dunque
i profitti inferiori. Infatti
_
A−2c
1
+c
2
3
_
2
+
_
A−2c
2
+c
1
3
_
2

_
A−c
1
−c
2
3
_
2

_
A−c
1
2
_
2
L’impresa 1 `e dunque disponibile a pagare all’impresa 2 un ammontare pari a
α
min

1
B
_
A−2c
2
+c
1
3
_
2
purch´e questa si astenga dal partecipare al mercato. Contemporaneamente, l’impresa 2 sa di poter chiedere
all’impresa 1 fino a
α
max

1
B
_
_
A−c
1
2
_
2

_
A−2c
1
+c
2
3
_
2
_
Tra questi due estremi, α
min
< α
max
, si svolge la trattativa tra le due imprese.
2. La fragilit`a dei cartelli
Sebbene i cartelli rappresentino una soluzione efficiente al problema di come allocare la produzione
all’interno di un determinato insieme di imprese operanti sullo stesso mercato, tuttavia non `e una soluzione
nel senso di Nash. Ci`o praticamente significa che non `e verificata la condizione per la quale, date le scelte
degli altri componenti il cartello, la singola impresa ha incentivo a modificare le proprie scelte. In altre
parole, nonostante l’efficienza, le imprese partecipanti ad un cartello hanno un incentivo a violare gli accordi
produttivi.
62 10. LA COLLUSIONE
Consideriamo infatti il caso di costi identici (dunque tutte le imprese producono). Ricordiamo dalla
(10.1) che i prezzi ammontano a
p =
MC
1 +η
p
Ricalcolando il livello ottimale della produzione per la singola impresa si ottiene la condizione seguente del
primo ordine:
(10.9) p[1 +η
p
π
n
] −MC > p[1 +η
p
] −MC = 0
Ci`o significa che in corrispondenza dell’equilibrio collusivo esiste un forte incentivo per le imprese che parte-
cipano al cartello ad accrescere la produzione. La ragione sta nuovamente nel fatto che, laddove prevalga il
criterio del profitto individuale, nascono delle esternalit`a: il cartello non accresce la produzione poich´e tiene
conto del complessivo impatto di tale decisione sui prezzi ma la singola impresa riversa parte di tale impatto
sui profitti delle rimanenti imprese e dunque dalla decisione di accrescere la produzione sopporta un costo
assai minore, proporzionato alla propria quota di mercato.
La formazione di cartelli `e dunque un elemento problematico per la teoria economica, una sorta di
paradosso. E non solo nel caso in cui alcune imprese siano meno efficienti di altre, visto in precedenza. Di
quali strumenti deve dotarsi un cartello per poter bilanciare gli incentivi individuali a rompere gli accordi?
Si noti che il problema ha una portata assai pi` u ampia e ricade nel vasto capitolo dei beni pubblici.
L’accordo collusivo considerato qui non `e diverso da molte situazioni nelle quali esiste un bene comune ed un
costo individuale che `e necessario sostenere affinch´e tale bene sia reso disponibile. L’esempio pi` u evidente `e
quello nel quale, dato il contributo c
n
sostenuto dall’individuo n-mo, l’ammontare del bene fornito `e pari a
N
−1

N
n=1
x
n
, la media dei contributi di tutti i partecipanti. Possiamo allora immaginare che la funzione di
utilit`a dell’individuo ennesimo sia
U
n
(x
1
, . . . , x
N
) = b

N
n=1
x
n
N
−cx
n
Dovendo scegliere quanto contribuire, si terr`a conto della condizione
b
N
−c
Dunque anche se il beneficio conseguito dal bene pubblico ammonta a b > c pu`o ben darsi il caso in
valga b < Nc per cui nessun individuo desideri, sul piano individuale, partecipare alla produzione. Questa
situazione pu`o considerarsi paradigmatica di tutte le istituzioni politiche e sociali e si incontra spesso nella
applicazioni della teoria dei giochi alla scienza politica.
L’analisi svolta fino a qui si `e basata sul comportamento di una singola impresa, supponendo che le
altre tengano fede agli impegni collusivi. In altre parole non abbiamo dato una nozione di equilibrio ma
semplicemente abbiamo mostrato che la soluzione collusiva non `e un equilibrio di Nash. Possiamo per`o
immaginare che l’alternativa al cartello sia che ciascuna impresa decida autonomamente quanto produrre,
ed in tal caso si perviene all’equilibrio corrispondente al modello di Cournot.
La domanda che vogliamo ora affrontare `e se vi sia qualche mezzo per rendere stabili gli accordi collusivi.
Intuitivamente vi deve essere qualche costo derivante dalla rottura degli accordi affinch´e questi ultimi risultino
stabili. Parte di tali costi richiede di analizzare un contesto multiperiodale poich´e in un solo periodo di tempo
per definizione al comportamento scorretto della singola impresa non pu`o seguire alcuna ritorsione.
4. COLLUSIONE MULTIPERIODALE 63
3. La fragilit`a dei cartelli nel modello lineare
Ritorniamo ulteriormente sul modello (3.4) di pagina 19. Il profitto di collusione corrisponde a quello
monopolistico ed ammonta dunque per la singola impresa a
Π

n
=
1
BN
_
A−c
2
_
2
Consideriamo il caso in cui la prima impresa prenda in esame la possibilit`a di deviare da un tale accordo.
In tal caso essa prende per data la produzione ˆ x
1
=
N −1
N
A−c
2B
realizzata dalle imprese concorrenti. La
massimizzazione del profitto produce come risultato la condizione seguente:
c = A−Bˆ x
1
−2Bx
1
da cui si ricava
x
1
=
A−c −Bˆ x
1
2B
=
A−c
4B
N + 1
N
Dunque la quantit`a complessiva e il prezzo sono pari rispettivamente a
x =
A−c
4B
3N −1
N
e p =
A(N + 1) +c(3N −1)
4N
Conseguentemente il profitto di deviazione per l’impresa 1 ammonta a
¯
Π
1
=
1
4B
_
A−c
2
_
2
_
N + 1
N
_
2
= Π

1
(N + 1)
2
4N
= Π

1
(N −1)
2
+ 4N
4N
> Π

1
Dunque l’incentivo a deviare, commisurato al rapporto
¯
Π
1


1
cresce quante pi` u sono le imprese coinvolte
nel cartello.
4. Collusione multiperiodale
Consideriamo ora un contesto nel quale le decisioni produttive debbano essere ripetute ad ogni periodo
t = 1, . . . , T. Il profitto intertemporale conseguito dall’impresa ammonta a
(10.10) Π(T) =
T

t=1
Π
t
(1 +r)
t
dove Π
t
`e il profitto conseguito in ogni singolo periodo e r `e il tasso di interesse che supporremo costante nel
tempo. L’obiettivo dell’impresa `e dunque il valore attuale del flusso di profitti futuri. Poniamo δ = (1+r)
−1
.
L’esistenza di una serie di periodi futuri, ossia della ripetizione del gioco, modifica le conclusioni rag-
giunte precedentemente perch´e ora, a differenza del gioco uniperiodale, le conseguenze delle azioni correnti
potrebbero aversi nei periodi successivi. Se ad esempio un’ impresa viola gli accordi di cartello potrebbe nei
periodi successivi subire costi che non si colgono nell’ambito di un solo periodo.
Consideriamo ad esempio la strategia cosiddetta tit-for-tat o anche trigger strategy. L’impresa segue
la strategia collusiva fintanto che non si verifica una violazione e la abbandona in favore del criterio della
massimizzazione del profitto individuale appena si verifica una violazione. Ci chiediamo se giocare una simile
strategia sia un equilibrio di Nash.
La risposta dipende dalla durata del gioco, in particolare dal fatto che l’orizzonte sia finito o meno. Se
`e finito, la risposta `e negativa come `e facile comprendere dal seguente ragionamento. Il gioco che si gioca
nell’ultimo periodo `e a tutti gli effetti un gioco uniperiodale, dunque se anche nessuna impresa ha violato i
patti precedentemente, senz’altro lo faranno tutte nell’ultimo periodo. Il penultimo periodo, essendo noto
l’esito del gioco in quello successivo, `e anch’esso assimilabile ad un gioco uniperiodale e pertanto nessuna
impresa ha incentivo a rispettare i patti. Ragionando in questo tipico procedimento all’indietro si giunge alla
64 10. LA COLLUSIONE
conclusione che le imprese non rispetterebbero mai l’accordo di cartello. In effetti questo comportamento
sleale `e un equilibrio di Nash poich´e, se perseguito da tutte le altre imprese, nessuna, individualmente
considerata, avrebbe interesse a comportarsi diversamente. Dunque anche nel contesto multiperiodale al
collusione non `e un equilibrio di Nash se il gioco si ripete un numero finito di volte.
Consideriamo ora il caso del gioco di durata infinita, in cui la funzione obiettivo `e dunque
(10.11) Π =

t=1
Π
t
δ
t
La differenza, rispetto al caso con orizzonte finito considerato in precedenza, sta nel fatto che non esiste ora
un periodo finale nel quale le azioni delle imprese sono prive di conseguenze successive e dunque il problema
non pu`o vedersi come la somma di tanti giochi uniperiodali. Per verificare se giocare la trigger strategy sia
un equilibrio di Nash, identifichiamo tre distinti livelli di profitto uniperiodale. Il profitto di collusione, di
deviazione e individualistico, Π

,
¯
Π e Π

rispettivamente. Si noti che, dall’analisi precedente, Π

corrisponde
all’equilibrio di Cournot, Π

a quello di collusione e
¯
Π a quello conseguito violando l’accordo che viene invece
rispettato dagli altri. Naturalmente, come abbiamo gi`a visto,
¯
Π > Π

> Π

.
Immaginiamo che tutte le imprese giochino la trigger strategy e valutiamo se ad una singola impresa
risulti conveniente allontanarsi dalle regole del cartello ad una qualche data futura, T. In tal caso, fino alla
data T nessuno ha ancora deviato e quindi il profitto conseguito `e quello cooperativo; alla data T l’impresa
rompe gli accordi conseguendo il profitto
¯
Π per ricevere Π

da T + 1 in poi, causa la strategia giocata dagli
altri. Dunque
Π
t
=
_
¸
¸
_
¸
¸
_
Π

per t < T
¯
Π per t = T
Π

per t > T
da cui si ottiene
1
,
Π = Π

δ −δ
T
1 −δ
+
¯
Πδ
T
+ Π

δ
T+1
1 −δ
=
δ
1 −δ
Π

+
δ
T
1 −δ
[(
¯
Π−Π

) −δ(
¯
Π−Π

)]
La risposta sta dunque nel segno della grandezza (
¯
Π − Π

) − δ(
¯
Π − Π

) la quale si interpreta come il
guadagno netto scontato di una deviazione dagli accordi di cartello. In particolare il profitto intertemporale
`e funzione crescente di T se e solo se (si ricordi che δ < 1)
(10.12)
¯
Π <
Π

−δΠ

1 −δ
= Π

+
Π

−Π

r
ossia
(10.13) r <
Π

−Π

¯
Π−Π

ovvero δ >
¯
Π−Π

¯
Π−Π

In tal caso la strategia ottimale prevede che si ponga T = ∞ossia che si rispettino gli accordi e dunque si segua
la trigger strategy la quale risulta pertanto un equilibrio di Nash. Nel caso opposto, se la (10.12) `e violata,
allora converr`a violare gli accordi e, in particolare, farlo quanto prima possibile: in effetti in presenza di un
tasso di sconto conviene conseguire subito l’extraprofitto relativo alla rottura del cartello anzich´e attendere.
Si noti che il lato destro della (10.12) dipende in modo inverso dal tasso di interesse. Un innalzamento di
quest’ultimo di entit`a sufficiente a invertire la disuguaglianza rende conveniente abbandonare la strategia
del colpo su colpo per allontanarsi dal cartello. L’orizzonte temporale infinito e il taso di interesse basso
contribuiscono a rendere maggiormente oneroso il costo di abbandonare il cartello.
1
Utilizzando la nota formula per la quale

T
t=j
δ
t
=
δ
j
−δ
T+1
1 −δ
.
4. COLLUSIONE MULTIPERIODALE 65
L’analisi precedente potrebbe dare l’impressione che la stabilit`a dei cartelli dipenda in modo esclusivo
dal tasso di interesse e non dalle misure poste in essere dal cartello stesso. Ci`o tuttavia non `e del tutto
corretto in quanto la durata del periodo t, t + 1 pu`o interpretarsi come il tempo necessario al cartello per
verificare eventuali deviazioni e procedere a punirle. Quanto pi` u breve si fa questo periodo tanto inferiore
dovr`a essere il tasso di interesse da applicare e dunque quanto pi` u efficace la deterrenza e stabile il cartello.
4.1. Il modello di Bertrand. Nel caso ad esempio del modello di Bertrand, la collusione consente
alle imprese di fissare il prezzo al livello di monopolio e dunque conseguire profitti complessivi pari a quelli
del monopolista. Consideriamo un cartello di N imprese: Π

= N
−1
Π
mon
. Rompendo gli accordi l’impresa
deviante abbassa di pochissimo il prezzo e si accaparra l’intero mercato percependo pertanto profitti pari
approssimativamente a
¯
Π = Π
mon
. Infine se nessuna impresa coopera ciascuna vende al costo marginale e i
profitti sono nulli Π

= 0. La (10.12) diventa pertanto
r <
1
N −1
da cui si comprende che la possibilit`a di mantenere gli accordi dipende in modo (inverso) dal numero delle
imprese partecipanti. Questa conclusione ripristina almeno in parte un principio che pareva contraddetto
dal modello statico di Bertrand e cio`e quello per il quale l’esito concorrenziale `e maggiormente verosimile
in presenza di numerose imprese. In effetti parlando del modello di Bertrand non avevamo considerato in
modo esplicito la possibilit`a per le imprese di colludere tra loro.
4.2. Il modello di Cournot. Nel caso di concorrenza alla Cournot abbiamo in caso di collusione, come
nel caso visto pi` u sopra, le imprese riescono a produrre in corrispondenza della configurazione di monopolio.
Il profitto individuale ammonta dunque a
Π

=
1
BN
_
A−c
2
_
2
Se una delle imprese devia da tale accordo far`a senz’altro profitti pi` u elevati. Consideriamo il caso del
modello lineare (3.4) visto sopra.
Se le imprese non colludono ed operano secondo il tradizionale modello di Cournot, allora il loro profitto
sar`a, come gi`a visto, Π

=
1
B
_
A−c
N + 1
_
2
. Pertanto il cartello potr`a sopravvivere se e solo se
r <
4N
(N + 1)
2
(N −1)
2
N
2
+ 3
<
4
N
Possiamo notare che il termine di destra `e senz’altro minore di 1 per ogni N ≥ 1 e che tende a 0 quando N
aumenta. Dunque anche nel caso del modello di collusione con strategie di quantit`a l’aumento del numero
delle imprese rende sempre pi` u difficile mantenere gli accordi di collusione. Si noti che la conclusione non
dipende n´e dai parametri del mercato (e particolarmente dalla dimensione A del mercato) n´e dalla struttura
dei costi marginali. Naturalmente parte di queste conclusioni potrebbe mutare al di fuori del modello lineare
considerato qui.
Parte 5
L’entrata sul mercato
Abbiamo gi`a avuto alcune occasioni di osservare nei capitoli precedenti che il prezzo prevalente sul
mercato `e influenzato non solo dalla concorrenza delle imprese che operano in esso ma anche da quella
esercitata da imprese che potrebbero farvi ingresso. Si tratta di un tema cruciale dell’economia industriale
sia sul lato della teoria che delle applicazioni.
Questa osservazione ci introduce al tema oggetto di quest’ultima parte nella quale vogliamo studiare un
mercato caratterizzato da imprese in posizione asimmetrica, alcune gi`a operanti o, come si dice, insediate ed
altre potenziali entranti. In molti casi sar` a sufficiente limitarsi a considerare due sole imprese. Le domande
che ci interessa porre sono: quale influenza esercita la presenza di imprese potenziali entranti sul mercato?
esistono strategie tramite le quali le imprese insediate possono scoraggiare l’ingresso di nuove imprese e quali
sono i relativi costi?
Tre sono i punti cruciali da tenere a mente. Primo: la decisione di entrare o meno in un mercato
sta a monte di qualunque altra quali quelle inerenti la quantit`a prodotta o il prezzo di vendita. Pertanto,
nella logica degli equilibri perfetti nei sottogiochi `e la decisione che deve essere presa per ultima, una volta
determinate le scelte ottime nel caso l’impresa entri o non entri. Secondo, la scelta di entrare dipende in
modo cruciale dal comportamento che ci si attende dalle imprese gi`a operanti in risposta all’ingresso di
un nuovo concorrente. Questo punto `e determinante e caratterizza le differenze che intercorrono tra i vari
approcci. Terzo, il problema perde ogni interesse se l’impresa insediata ha la possibilit`a di rivedere le proprie
strategie di prezzo/quantit`a in modo istantaneo. Infatti in tal caso essa non `e tenuta a prendere nessuna
decisione prima dell’ingresso dell’impresa potenziale concorrente potendo aspettare l’effettivo ingresso sul
mercato.
CAPITOLO 11
I mercati contendibili
La contendibilit`a
1
vuole essere una nozione diversa da quella di concorrenza, sebbene ad essa correlata.
In questo approccio le imprese non operanti sul mercato possono esercitare un modo assai specifico di
competere con quelle insediate ossia possono decidere di partecipare temporaneamente al mercato secondo
una strategia comunemente detta hit and run. Se le imprese insediate producono al di sopra dei propri costi
medi (e dunque realizzano profitti), allora una nuova impresa che pure non potrebbe stabilmente operare sul
mercato riuscirebbe tuttavia ad entrare sul mercato e vendere la propria produzione ad un prezzo inferiore
rispetto a quello fissato dall’impresa insediata. Cos`ı facendo essa si accaparrerebbe un’ampia parte di mercato
e conseguirebbe profitti positivi. Naturalmente i presupposti perch´e una tale strategia risulti fattibile sono
necessari alcuni requisiti: (i ) che non vi siano rilevanti costi irrecuperabili (o sunk costs) i quali inciderebbero
sulla profittabilit`a di una simile strategia e (ii ) che quanto meno nel breve periodo le imprese insediate non
abbiano la possibilit`a di modificare i propri prezzi e rendere cos`ı inefficace l’iniziativa della nuova entrante.
Vediamo di rendere maggiormente precisi questi concetti con una semplice formalizzazione.
1. La contendibilit`a
Definiamo anzitutto una configurazione di mercato ¦q
n
; p : n = 1, . . . , N¦ come ammissibile se
N

n=1
q
n
= q(p) e pq
n
−C(q
n
) ≥ 0
ossia il mercato viene soddisfatto e ciascuna impresa ha profitti non negativi. Si osservi che immaginiamo
un’identica struttura dei costi.
Una configurazione di mercato ¦q
n
; p : n = 1, . . . , N¦ `e sostenibile se non esiste alcuna coppia (q

, p

)
quantit`a prezzo tale che q

≤ q(p

), p

≤ p e p

q

− C(q

) ≥ 0. In altre parole affinch´e la configurazione sia
sostenibile non deve essere possibile che un’impresa offrendo un prezzo inferiore riesca a coprire una parte
del mercato e fare profitti positivi.
Un mercato si dice contendibile se non ammette equilibri che non siano sostenibili. Non `e difficile
concludere che in un mercato contendibile i prezzi di equilibrio devono trovarsi in corrispondenza del minimo
dei costi medi e che pertanto i profitti devono essere nulli. Evidentemente questa `e la stessa conclusione valida
per la concorrenza perfetta. La differenza per`o rispetto al modello concorrenziale sta nel fatto che in un
equilibrio contendibile, cos`ı come nell’equilibrio del modello di Bertrand, il numero delle imprese potrebbe
in linea di principio anche essere assai limitato.
`
E altres`ı ovvio che un equilibrio concorrenziale `e anche
sostenibile.
Dunque l’uguaglianza tra prezzo e costo medio `e un condizione necessaria. Possiamo osservare che anche
altre condizioni necessarie devono valere. Notiamo anzitutto che se la configurazione ¦q
n
; p : n = 1, . . . , N¦ `e
sostenibile e q =

N
n=1
q
n
, allora necessariamente deve valere p ≤
C(q

)
q

per qualunque livello di produzione
1
In questa parte seguiamo abbastanza da vicino il testo di Polo [4]
69
70 11. I MERCATI CONTENDIBILI

p
q
Costi Medi
Figura 11.1. Configurazione non sostenibile
tale che q

≤ q il che implica tra l’altro
C(q
n
)
q
n
≤ p ≤ inf
q

≤q
C(q

)
q

Naturalmente vale la disuguaglianza q
n
≤ q, dalla quale si trae la conclusione
(11.1)
C(q
n
)
q
n
= p = inf
q

≤q
C(q

)
q

n = 1, . . . , N
In una configurazione sostenibile, dunque, tutte le imprese si trovano a produrre in corrispondenza del
minimo dei costi medi sul tratto [0, q]. Nella Figura 11.1, ad esempio, viene illustrata una configurazione di
mercato che non `e sostenibile, in quanto il prezzo non corrisponde al minimo dei costi medi sul tratto [0, q].
Ci`o significa che non vi possono essere inefficienze dal lato dei costi
2
. Inoltre, necessariamente,
N

n=1
C(q
n
) = inf
q

≤q
C(q

)
N

n=1
q
n
q

≤ inf
q

≤q
C(q

)
ed, in particolare,

N
n=1
C(q
n
) ≤ C(q). Dunque la funzione di costo deve soddisfare una propriet`a di
superadditivit`a per la quale la suddivisione dell’output tra pi` u imprese produce una riduzione dei costi
complessivamente sostenuti dal mercato. Dunque la contendibilit`a promuove l’efficienza anche in presenza di
costi medi decrescenti e dunque di rendimenti di scala crescenti. Si veda la Figura 11.2 per una illustrazione
grafica. In tal senso si tratta di un ampliamento delle classiche propriet`a del modello competitivo.
2. Le strategie
Immaginiamo due imprese che producano con costi variabili costanti e pari a c e costi fissi totali pari a
F. Una delle due imprese `e gi`a insediata sul mercato ed `e indicata col suffisso i; l’altra decide se entrare per
un solo periodo e viene indicata col suffisso e.
2
Si raffronti questa conclusione con quella raggiunta a proposito della distribuzione delle quote produttive all’interno di
un cartello.
2. LE STRATEGIE 71

p
q
Costi Medi
Figura 11.2. Configurazione sostenibile
I costi operativi delle due imprese per la durata di un anno ammontano dunque a
(11.2) C
i
(q) = cq +F C
e
(q) = cq +F +δ
dove δ `e il costo in cui incorre l’impresa entrante quando, al momento di smobilizzare i popri investimenti,
tenta di recuperare i costi fissi sostenuti. Potremmo pensare a δ come ad un costo di liquidazione o anche
come ad un costo di uscita dal mercato.
La sequenza delle mosse `e la seguente: inizialmente l’impresa i sceglie il prezzo p
i
; in seguito la seconda
impresa sceglie se entrare; infine e, se entra, fissa il proprio prezzo p
e
. Per trovare un equilibrio di Nash
perfetto nei sottogiochi procediamo a ritroso.
Supponiamo che e abbia deciso di entrare. Fissare p
e
≥ p
i
naturalmente non consente alcun profitto,
mentre per c < p
e
< p
i
l’impresa avr`a interesse, col la struttura dei costi vista pi` u sopra, a produrre
quanto pi` u possibile perch´e ci`o riduce i costi medi: dunque q
e
= q(p
e
) e i profitti conseguiti saranno Π
e
=
(p
e
−c)q
e
−F −δ dunque saranno positivi se e solo se
p
i
≥ p
e
≥ c +
F +δ
q(p
e
)
> c +
F +δ
q(p
i
)
≡ p
min
Dunque entrando l’impresa e realizza profitti positivi se e solo se p
i
> p
min
; se tale disuguaglianza non vale,
allora, potendo comunque conseguire profitti nulli senza entrare sul mercato, l’impresa e preferir`a restare
fuori dal mercato.
Quanto all’impresa i essa sa che se fissa p
i
> p
min
allora l’impresa entrante potr`a mettere in atto una
strategia hit and run ed accaparrarsi tutto il mercato, lasciando all’impresa i di sostenere i costi fissi pari a
F: dunque Π
i
= −F. Diversamente, per p
i
≤ p
min
, l’impresa i sa di aver scongiurato l’ingresso di e e che
dunque pu`o fissare i prezzi a piacere. Essa dunque sceglier`a p
i
= min¦p
min
, p
m
¦ ≡ p

i
dove p
m
`e il prezzo di
monopolio. Immaginando che i profitti realizzati in corrispondenza a p
i
= p

i
siano positivi si conclude che
la scelta ottimale sar`a p
i
= p

i
e l’impresa e non entra.
Naturalmente potrebbe benissimo darsi il caso in cui p

i
= p
m
in cui l’impresa insediata `e libera di fissare
il prezzo al suo livello di monopolio senza incorrere nel rischio di un’entrata hit and run sul mercato. Ci`o
72 11. I MERCATI CONTENDIBILI
accade se p
min
> p
m
e in particolare quando δ `e sufficientemente elevato. All’estremo opposto potremmo
trovare il caso in cui i profitti realizzati in corrispondenza di p

i
sono negativi, sebbene necessariamente
maggiori di −F, e dunque la configurazione di mercato risulterebbe non sostenibile.
Spesso tra gli esempi citati a supporto della teoria dei mercati contendibili si ritrova quello delle rot-
te aeree nel quale l’ingresso su di una particolare rotta non implica in genere costi fissi
3
. In assenza di
regolamentazioni eccessivamente protettive, l’ingresso anche solo temporaneo di una compagnia su di una
determinata tratta `e pressoch´e privo di impedimenti. Tuttavia questo stesso esempio non soddisfa una delle
condizioni della teoria dei mercati contendibili ossia che per l’impresa insediata occorra del tempo per ri-
vedere le proprie strategie di prezzo. Chiaramente se una tale revisione `e istantanea, allora non vi `e alcun
bisogno di ribassare preventivamente il prezzo paventando l’ingresso di una nuova concorrente.
3. Le barriere strategiche all’entrata
La teoria dei mercati contendibili ci offre l’esempio di una situazione nella quale l’impresa gi`a insediata
riesce ad impedire l’ingresso di una nuova concorrente grazie ad una profonda asimmetria che contraddistin-
gue le due imprese e che, in ultima istanza, si risolve nel fatto che l’impresa insediata ha il vantaggio della
prima mossa e pu`o farne uso per influenzare il gioco a proprio vantaggio.
Questa osservazione richiama un tema importante nella teoria dei giochi, ossia quello della credibilit`a e
della differenza tra minaccia e impegno irreversibile.
3
Quanto meno per una compagnia che gi`a opera su altre rotte e che decida semplicemente di spostare un aereo da una
rotta ad un’altra.
Parte 6
Esercizi e soluzioni
Esercizi dal Capitolo 1
Esercizio 1. , [3, pp. 88-89] Sia ~ una relazione di preferenza su X e siano _ e ∼ le corrispondenti relazioni
di preferenza debole e di indifferenza. Si dimostri quanto segue:
(1) ~ `e asimmetrica se e solo se _ `e completa;
(2) ~ `e negativamente transitiva se e solo se _ `e transitiva;
(3) ~`e asimmetrica, irriflessiva e negativamente transitiva solo se ∼`e riflessiva, simmetrica e transitiva.
Soluzione dell’esercizio 1. Si ricordi che: (i ) x ∼ y `e equivalente a x _ y e y _ x; (ii ) che x _ y `e equivalente
a y x e (iii ) che x y `e equivalente a y ~ x. L’esercizio non `e che un’applicazione di queste definizioni.
(1) x y equivale a y ~ x e dunque implica, se ~ `e asimmetrica, x y ovvero y _ x: _ `e dunque
completa. Viceversa, se _ `e completa e x ~ y, ossia y x, allora necessariamente x _ y o,
equivalentemente, y x.
(2) Assumiamo che ~ sia negativamente transitiva e che x _ y e y _ z. Se allora x z, ossia z ~ x,
deve anche valere o y ~ x (il che contraddice x _ y) oppure z ~ y (il che contraddice y _ z). Se
invece _ `e transitiva, z _ x e y _ z implicano y _ x ovvero x y. Dunque necessariamente x ~ y
implica x ~ z o z ~ y.
(3) x ∼ x `e equivalente a x _ x ossia a x x: dunque ∼ `e riflessiva se e solo se ~ `e irriflessiva. ~ `e
negativamente transitiva se e solo se _ `e transitiva il che implica che ∼ sia a sua volta transitiva.
Esercizio 2. , [3, pp. 90] Si consideri l’insieme X = [0, 1] [0, 1] e le preferenze forti ~ definite
implicitamente su X col dire che (x
1
, x
2
) ~ (x

1
, x

2
) se ricorre una di queste due circostanze:
(1) x
1
> x

1
;
(2) x
1
= x

1
e x
2
> x

2
.
Si mostri che queste preferenze sono asimmetriche e negativamente transitive ma non ammettono una
rappresentazione numerica.
Soluzione dell’esercizio 2. Anzitutto x
1
> x

1
esclude x
1
= x

1
e dunque esclude x

~ x. D’altronde, anche
x
1
= x

1
e x
2
> x

2
esclude tanto x

1
> x
1
che x?
2
> x
2
e dunque nuovamente esclude x

~ x. L’ordinamento
`e dunque asimmetrico. Poniamo che x ~ y e che z sia arbitrario. Allora o si ha x
1
> y
1
nel qual caso deve
valere anche z
1
> y
1
(e dunque z ~ y) oppure z
1
< x
1
(e dunque x ~ z) oppure x
1
= y
1
ma x
2
> y
2
nel
qual caso deve anche aversi o z
1
> y
1
(e dunque z ~ y) oppure z
1
< x
1
(e dunque x ~ z) oppure ancora
x
1
= z
1
= y
1
e x
2
> z
2
(e dunque ancora x ~ z) oppure z
2
> y
2
( e dunque ancora z ~ y). Tuttavia `e
75
76 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
evidente che questo ordinamento non pu` o contenere un sottoinsieme numerabile e denso. Per ogni x ∈ R
consideriamo un numero razionale r
x
tale che
U(x, x) < r
x
< U(x, x + 1)
Dato che le preferenze sono lessicografiche, allora r
x
> r
y
se e solo se x > y il che implica che ad ogni x ∈ R
corrisponda uno ed un solo numero razionale r
x
ossia che vi sia una relazione biunivoca tra R e i razionali,
il che `e impossibile in quanto `e noto che R non `e numerabile.
Esercizi dal Capitolo 2
Esercizio 3. , [5, p. 118] Un consumatore ha una funzione di utilit`a indiretta del tipo:
V (p
1
, p
2
, Y ) =
Y
min¦p
1
, p
2
¦
(1) Quale sar`a la funzione di utilit`a di questo consumatore?
(2) Quale sar`a la funzione di spesa?
(3) Quale sar`a la funzione di domanda?
Soluzione dell’esercizio 3. Scriviamo piuttosto
V (p, Y ) =
_
¸
¸
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
¸
¸
_
Y
p
1
se p
1
< p
2
Y
p
se p
1
= p = p
2
Y
p
2
se p
1
> p
2
Notiamo che per p
1
,= p
2
la funzione `e differenziabile sia rispetto a Y che a p
1
e a p
2
. Si pu`o pertanto
utilizzare la relazione nota come legge di Roy (2.18) per determinare la funzione di domanda di ciascuno dei
due beni:
x

i
(p, Y ) = −
∂V (p, Y ) /∂p
i
∂V (p, Y ) /∂Y
i = 1, 2
Si ottiene pertanto:
x

1
(p, Y ) =
_
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
_
Y
p
1
se p
1
< p
2
? se p
1
= p = p
2
0 se p
1
> p
2
x

2
(p, Y ) =
_
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
_
Y
p
2
se p
1
> p
2
? se p
1
= p = p
2
0 se p
1
< p
2
In altri termini l’intero reddito viene speso nel bene meno costoso. Gi`a da questa formulazione verbale
emerge come il consumatore sia del tutto indifferente tra i due beni ma si limiti a considerare i rispettivi
prezzi.
La funzione di spesa si ottiene dalla (2.15) ponendo
e(p, u)
min¦p
1
, p
2
¦
= u
e dunque
e(p, u) = umin¦p
1
, p
2
¦
Per quel che concerne la funzione di utilit`a diretta, osserviamo che x

i
(p, Y ) non `e definita per p
1
= p
2
mentre in ogni altra situazione vale la relazione
min¦p
1
, p
2
¦ =
Y
x

1
+x

2
77
78 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
Poich´e in ogni caso con preferenze non sazie p
1
x

1
+ p
2
x

2
= Y si vede facilmente che tale relazione vale in
realt`a per ogni coppia di prezzi positivi. Dunque concludiamo
V (p, Y ) =
Y
Y/(x

1
+x

2
)
= x

1
+x

2
e siccome V (p, Y ) = U(x

1
, x

2
) possiamo congetturare che U(x
1
, x
2
) = x
1
+ x
2
sia una possibile rappre-
sentazione delle preferenze. In effetti, se sostituiamo il vincolo di bilancio (con segno di uguaglianza) nella
funzione di utilit`a otteniamo
x
1
_
1 −
p
1
p
2
_
+
Y
p
2
La derivata rispetto a x
1
`e sempre crescente (risp. decrescente) se e solo se p
1
< p
2
(risp. p
1
> p
2
) il che
porta alla scelta di massimizzare la spesa in x
1
ponendo uguale a 0 la quantit`a acquistata di x
2
.
Esercizio 4. , ibidem Considerate la funzione di utilit`a indiretta:
V (p
1
, p
2
, Y ) =
Y
p
1
+p
2
(1) Quali sono le funzioni di domanda?
(2) Qual `e la funzione di spesa?
(3) Qual `e la funzione di utilit`a diretta?
Soluzione dell’esercizio 4. Si procede come nel caso precedente, per determinare la funzione di domanda di
ciascuno dei due beni:
x

i
(p, Y ) = −
∂V (p, Y ) /∂p
i
∂V (p, Y ) /∂Y
= −
−Y/(p
1
+p
2
)
2
1/(p
1
+p
2
)
=
Y
p
1
+p
2
i = 1, 2
Notiamo implicitamente che ∂V (p, Y ) /∂Y > 0 e che dunque le preferenze dovranno essere monotone. Inoltre,
sfruttando la (2.15) si conclude che la funzione di spesa avr`a la forma seguente
e(p, u) = (p
1
+p
2
)u
Consideriamo il caso di preferenze continue, prendiamo il reddito per dato e scriviamo p
n
2
= 2
−n
e p
n
1
=
1 − 2
−n
. Evidentemente, p
n
1
+ p
n
2
= 1 e dunque la quantit`a domandata dei due beni rimane invariata al
variare dei prezzi e pari a Y . Poniamo y
n
1
= Y − 2
−n
, y
n
2
= Y +
p
n
1
p
n
2
2
−n
e y
n
= (y
n
1
, y
n
2
). Evidentemente
p
n
1
y
n
1
+ p
n
2
y
n
2
= Y . Siccome il paniere x `e il migliore tra quelli che soddisfano il vincolo di bilancio si ha
x _ y
n
; inoltre y
n
→(Y, Y + 1) > (Y, Y ). Ne risulta, se le preferenze sono continue, che (Y, Y + 1) ∼ (Y, Y )
e dunque che U(x
1
, x
2
) = min¦x
1
, x
2
¦ `e una possibile rappresentazione delle preferenze. Non `e difficile
verificare che in effetti `e questo il caso.
Esercizio 5. , [3, p. 91-2] Considerate la funzione di domanda marshalliana seguente:
x

i
(p
1
, p
2
, Y ) =
Y
p
i
+ 2p
j
i, j = 1, 2, i ,= j
ed assumete che il paniere x

1
(p, Y ), x

2
(p, Y ) sia strettamente preferito ad ogni altro x tale che p x ≤ Y .
(1) Qual `e la funzione di utilit`a diretta?
(2) Quali le preferenze?
ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 79
Soluzione dell’esercizio 5. Anche in questo caso si tratta di risalire dalla funzione di domanda marshalliana
alla funzione di utilit`a. Nuovamente facciamo uso della definizione
Esercizi dai Capitoli 3 e 1
Esercizio 6. Considerate un mercato caratterizzato da funzione di domanda lineare del tipo: q = a − bp,
dove q indica la quantit`a complessivamente prodotta e p il prezzo. L’unica impresa presente sul mercato
presenta costi marginali (e medi) costanti e pari a c.
(1) Determinate il prezzo e la quantit`a d’equilibrio ed offritene una rappresentazione grafica.
(2) Calcolate l’elasticit`a della domanda al prezzo (intesa come numero positivo). Come varia l’elasticit`a
al variare del parametro b?
(3) Spiegate se l’equilibrio di monopolio, di cui al punto 1), cade nel tratto elastico o anelastico della
curva di domanda. Questo risultato ha valenza generale? Perch´e?
Soluzione dell’esercizio 6.
(1) Il monopolista risolve il seguente problema di massimizzazione
4
:
max
p
(p −c)(a −bp)
da cui si ricavano le condizioni di primo ordine per il prezzo:
a −bp −b(p −c) = 0
e il prezzo d’equilibrio di monopolio:
p =
a +bc
2b
=
A+c
2
con B = b
−1
, A = a/b
che, sostituito nella funzione di domanda, consente di ricavare la quantit`a offerta sul mercato dal
monopolista:
q =
a −bc
2
=
A−c
2B
come nella Figura 4.1.
(2) L’elasticit`a della domanda al prezzo, intesa come numero positivo, viene calcolata in base alla
formula:
≡ [η
q
[ = −
dq
dp
p
q
dunque, nel nostro caso:
=
bp
a −bp
=
p
A−p
da cui si vede chiaramente che, all’aumentare di b, il numeratore della frazione aumenta ed il
suo denominatore diminuisce: l’elasticit`a della domanda al prezzo `e dunque funzione crescente del
parametro b. Questo risultato poteva essere ricavato anche in modo pi` u intuitivo: Ricordiamo,
4
L’impostazione di questo problema `e diversa da quella vista in classe poich´e la massimizzazione avviene rispetto al prezzo
anzich´e alla quantit`a. Tuttavia la differenza `e irrilevante poich´e il monopolista, controllando la quantit`a, esercita un pieno
controllo sul prezzo. Si noti che la funzione di domanda inversa `e p = A−Bq con B = b
−1
e A = a/b
81
82 ESERCIZI DAI CAPITOLI ?? E ??
infatti, che la pendenza della curva di domanda inversa `e nel caso in esame `e −1/b = −B e che, a
parit`a di unit`a di misura, date due curve di domanda, quella con pendenza inferiore presenta una
maggiore elasticit`a.
(3) Calcoliamo

, ovvero l’elasticit`a della domanda nel punto d’equilibrio:


=
a +bc
a −bc
=
A+c
A−c
Dal momento che il numeratore della frazione `e chiaramente maggiore del denominatore e quest’ul-
timo `e positivo,

> 1: il punto d’equilibrio cade sul tratto elastico della curva di domanda. Questo
risultato ha valenza generale. Infatti il ricavo marginale nel nostro caso `e MR = p − (pa − p)q.
Sfruttando la formula per il calcolo dell’elasticit`a al prezzo, il ricavo marginale pu`o essere riscritto
come
MR = p(1 −1/)
Dal momento che, in equilibrio, il monopolista uguaglia il beneficio marginale del produrre un’unit`a
aggiuntiva (MR) con il costo addizionale che ci`o comporta (MC), e che il costo marginale `e maggiore
o uguale a 0, abbiamo che:
p(1 −1/) = MR = MC ≥ 0
ovvero 1−1/ ≥ 0 che equivale alla condizione ≥ 1. In altre parole, l’equilibrio di monopolio cade
sempre nel tratto elastico della curva di domanda dove, cio`e, l’elasticit`a della domanda al prezzo
supera l’unit`a.
Esercizio 7. Considerate un mercato con funzione di domanda lineare del tipo p =
a
b

q
b
dove q indica la
quantit`a complessivamente prodotta e p il prezzo, e funzione di costo C(q) = cq.
(1) Rappresentate graficamente la curva di domanda, avendo cura di specificare le sue intercette e la
pendenza.
(2) Calcolate l’equilibrio di concorrenza perfetta ed indicatelo sul grafico.
(3) Determinate il surplus del consumatore, del produttore e totale. A quali aree corrispondono sul
grafico?
(4) Supponete, ora, che sul mercato operi una sola impresa e calcolate l’equilibrio di monopolio.
(5) Determinate il surplus del consumatore, del produttore e totale in questa nuova situazione, ed
offritene una rappresentazione grafica.
(6) Mostrate come varia la perdita secca di monopolio al variare del parametro b.
Soluzione dell’esercizio 7. La curva di domanda si rappresenta come segue:
(1) Si veda la Figura 11.3.
(2) In concorrenza perfetta le imprese, price taker, fissano un prezzo pari al costo marginale: p = c.
Sostituiamo la funzione di domanda e otteniamo:
a
b

q
b
= A−Bq = c
Da cui si ricavano facilmente la quantit`a ed il prezzo d’equilibrio in concorrenza perfetta: q = a−bc
e p = c. Graficamente la situazione `e raffigurata nella Figura 3.1.
ESERCIZI DAI CAPITOLI ?? E ?? 83
A = a/b
a = A/B
p
q
−B = −
1
b
Figura 11.3. La domanda lineare
(3) Il surplus (o sovrappi` u) del consumatore (CS) `e definito come l’area compresa tra la curva di
domanda ed il prezzo d’equilibrio. Nel nostro caso (si veda la Figura 3.1):
CS = (A−c)
A−c
2B
=
(A−c)
2
2B
Il surplus del produttore `e pari al suo profitto. Dal momento che le imprese perfettamente concor-
renziali applicano un prezzo pari al costo medio e marginale, ottengono profitti nulli: Π = 0. Il
surplus totale (W) `e dato dalla somma del sovrappi` u del consumatore e del produttore. Nel nostro
caso esso coincide con CS:
W =
(A−c)
2
2B
(4) Si veda la soluzione dell’Esercizio 1.(1).
(5) Il surplus del consumatore `e ora:
CS = (A−
A+c
2
)
A−c
4B
=
(A−c)
2
8B
quello del produttore
Π =
(A−c)
2
4B
dunque quello totale
W =
3(A−c)
2
8B
(6) La perdita secca di monopolio (WL) `e la differenza di surplus totale tra l’equilibrio di concorrenza
perfetta e quello di monopolio:
WL =
(A−c)
2
2B

3(A−c)
2
8B
=
(A−c)
2
8B
=
(a −bc)
2
8b
84 ESERCIZI DAI CAPITOLI ?? E ??
All’aumentare di b aumenta il denominatore e diminuisce il numeratore della frazione, dunque
WL diminuisce. Il risultato `e certamente compatibile con quelli ricavati all’Esercizio 1.(1). Infatti
all’aumentare di b abbiamo dimostrato che aumenta l’elasticit`a, il mercato `e meno concentrato o,
in altre parole, pi` u vicino ad un regime concorrenziale, quindi il sovrappi` u totale `e maggiore.
(7) Con discriminazione di primo tipo il surplus totale coincide con quello concorrenziale; la differenza
`e che `e diversamente ripartito (infatti va tutto al monopolista sotto forma di profitto, mentre CS
`e nullo). Dunque non vi `e perdita netta.
Esercizio 8. Considerate un mercato monopolistico con costi marginali (e medi) costanti e pari a c e
funzione di domanda, non lineare, del tipo q = p
−α
, dove q indica la quantit`a, p il prezzo e α > 1.
(1) Determinate il prezzo e la quantit`a d’equilibrio.
(2) Determinate il prezzo e la quantit`a d’equilibrio nell’ipotesi che lo stesso mercato operi in concorrenza
perfetta.
(3) Calcolate la perdita secca di monopolio e rappresentatela graficamente.
Esercizio 9. Un monopolista fronteggia la seguente curva di domanda: p = a−b ln q, dove p indica il prezzo
e q la quantit`a.
(1) Determinate l’elasticit`a della domanda al prezzo.
(2) Supponendo che i costi marginali (e medi) siano costanti e pari a c, determinate il prezzo e la
quantit`a d’equilibrio Determinate l’elasticit`a della domanda al prezzo.
Soluzione dell’esercizio 9.
(1) L’elasticit`a ammonta a
=
dq
dp
p
q
= −
q
b
a −b ln q
q
=
a −b ln q
b
(2) Si ha

b
q
q +p = c ossia p = c +b q = e
a −c −b
b
Esercizi dal Capitolo 5
Esercizio 10. Considerate un mercato sul quale sono presenti tre imprese, che offrono un prodotto omogeneo
con costi marginali (e medi) nulli. La funzione di domanda inversa `e p = 1−q dove q rappresenta la quantit`a
e p il prezzo. Le imprese competono alla Cournot.
(1) Calcolate le quantit`a, i profitti ed il benessere sociale in equilibrio. Rappresentate graficamente.
(2) Nell’ipotesi che le imprese 1 e 2 si fondano, dando origine ad una nuova impresa 0 (che compete
alla Cournot con la restante impresa 3, calcolate le quantit`a, i profitti ed il benessere sociale in
equilibrio. Rappresentate graficamente.
(3) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione? La fusione `e auspicabile dal punto di vista sociale?
Perch´e?
(4) Nell’ipotesi che tutte e tre le imprese si fondano, dando origine ad un’unica realt`a produttiva,
calcolate la quantit`a, il profitto ed il benessere sociale. Rappresentate graficamente.
(5) Confrontate i punti (1), (2) e (4) in termini di sovrappi` u del consumatore e commentate
Soluzione dell’esercizio 10.
(1) Ciascuna delle tre imprese (infatti esse presentano costi uguali, dunque possiamo ragionare per
simmetria) che competono alla Cournot, risolve il seguente problema di massimizzazione, rispetto
alla quantit`a:
max
qn
(p −AC
n
)q
n
= (1 −q
n
− ˆ q
n
)q
n
da cui si ricavano le condizioni di primo ordine per la quantit`a:
0 = 1 −2q
n
− ˆ q
n
Risolvendo si ottiene la funzione di reazione (o di risposta ottima) dell’impresa n, che esprime la
q
n
ottimale in funzione delle quantit`a prodotte dalle altre imprese:
q

1
=
1 − ˆ q
1
2
=
1 −q
2
−q
3
2
, q

2
=
1 −q
1
−q
3
2
, q

3
=
1 −q
1
−q
2
2
Mettendo a sistema le tre funzioni di reazione, e risolvendo per la quantit`a, si ottiene: q

1
= q

2
=
q

3
= 1/4.
In equilibrio, il surplus dei consumatori, dei produttori e sociali risultano pari, rispettivamente,
a: CS

= 9/32, Π

n
= 1/16 e W

= 15/32.
(2) Ciascuna delle due imprese (imprese 0 e 3) che competono alla Cournot, risolve il precedente
problema di massimizzazione, rispetto alla quantit`a dal quale si ottiene la funzione di reazione gi`a
vista prima, ossia
q

i
=
1 −q
j
2
85
86 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
Mettendo a sistema le due funzioni di reazione, e risolvendo per la quantit`a, si ottiene:
q

0
= q

3
=
1
3
(ovviamente, essendo le imprese simmetriche sul lato dei costi, esse producono la stessa quantit`a)
Sostituendo nella funzione di domanda si conclude:
p

=
1
3
, CS

=
2
9
, Π
i
=
1
9
, W
∗∗
=
4
9
(3) Per capire se ci sono incentivi alla fusione, occorre considerare il punto di vista delle imprese 1
e 2, ovvero quelle coinvolte dalla fusione stessa. Confrontando i loro profitti al punto 1) e 2),
concludiamo che non vi `e incentivo alcuno, in quanto 1/16 > 1/18. Inoltre, confrontando W

e
W
∗∗
, notiamo che la fusione non aumenta il benessere sociale, infatti 15/32 > 4/9.
(4) Se tutte le imprese con costi uguali si fondono in un’unica realt`a produttiva, il mercato diventa
monopolistico. Il monopolista, secondo quanto visto nel testo, produrr`a la quantit`a q =
A−c
2B
=
1
2
da cui si conclude
p
∗∗∗
=
1
2
, CS
∗∗∗
=
1
8
, Π
∗∗∗
=
1
4
, W
∗∗∗
=
3
8
(5) Mano a mano che il numero di imprese si riduce, il mercato diventa sempre pi` u concentrato e,
dunque, il sovrappi` u dei consumatori diminuisce: CS

= 9/32 > CS
∗∗
= 2/9 > CS
∗∗∗
= 1/8.
Esercizio 11. Considerate un mercato nel quale N > 1 imprese competono alla Cournot. La domanda di
mercato `e p = A−Bq, dove p indica il prezzo, q la quantit`a complessivamente prodotta, mentre A e B sono
parametri positivi; l’impresa i-esima presenta costi totali C
i
= cq
i
, con c > 0.
(1) Calcolate il prezzo e la quantit`a d’equilibrio.
(2) A quanto ammontano i profitti della i-esima impresa in equilibrio? Mostrate che essi sono funzione
decrescente di N.
(3) Supponete, ora che le n imprese si fondano, dando origine ad un’unica impresa. Calcolate il prezzo
e la quantit`a d’equilibrio.
(4) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione, dal punto di vista della i-esima impresa? Perch´e?
Soluzione dell’esercizio 11.
(1) Ciascuna delle tre imprese (infatti esse presentano costi uguali, dunque possiamo ragionare per
simmetria) che competono alla Cournot, risolve il problema di massimizzazione gi`a visto dal quale
si ottiene, la funzione di reazione (si veda la (5.5) a pagina 36)
q

n
=
A−Bˆ q
n
−c
2B
Dal momento che le N imprese presentano gli stessi costi, possiamo procedere per simmetria e
porre ˆ q
n
= (N −1)q

n
ottenendo (si veda la (5.6)):
q

n
=
A−c
B(1 +N)
p

=
A+Nc
1 +N
ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 87
(2) In base ai risultati precedenti, i profitti della generica impresa i, in equilibrio, risultano pari a
Π

i
=
_
A−c
N + 1
_
2
1
B
Dalla formula risulta chiaro che, all’aumentare di N diminuiscono i profitti della i-esima impresa,
poich´e N si trova al denominatore.
(3) Se le N imprese con costi uguali si fondono, il mercato diventa monopolistico e dunque, come
sappiamo,
q =
A−c
2B
, p =
A+c
2
(4) Per capire se ci sono incentivi alla fusione, da parte della i-esima impresa, dobbiamo confrontare i
suoi profitti nel caso di Cournot e di monopolio. Il profitto complessivo di monopolio `e
Π =
_
A−c
2
_
2
1
B
dunque quello individuale
Π
n
=
_
A−c
2
_
2
1
BN
Non `e difficile verificare che questa quantit`a `e sempre strettamente maggiore del corrispondente
livello di profitto conseguito in assenza di fusione, calcolato al punto precedente.
Esercizio 12. Considerate due imprese che competono sulla quantit`a, fronteggiando una funzione di do-
manda p = 4 − q, dove p indica il prezzo e q = q
1
+ q
2
. L’impresa 1 presenta costi totali C
1
= q
1
,
C
2
= 2q
2
.
(1) Determinate prezzo, quantit`a e profitti delle due imprese in equilibrio ed offritene una rappresen-
tazione grafica.
(2) A quanto ammontano surplus dei consumatori e benessere sociale? Rispondete graficamente ed
analiticamente.
Esercizio 13. Considerate un mercato caratterizzato dalla seguente funzione di domanda: p = 8 −q.
(1) Determinate l’equilibrio di un monopolista i cui costi totali di produzione siano C = 2q. A quanto
ammontano i profitti del monopolista in equilibrio?
(2) Determinate ora l’equilibrio nell’ipotesi che nel mercato operino due imprese, A e B, che competono
sulla quantit`a e presentano costi totali di produzione uguali: C
A
= 2q
A
e C
B
= 2q
B
. A quanto
ammontano i profitti dei duopolisti?
(3) Supponente che le imprese A e B si fondano. Determinate il nuovo equilibrio ed i profitti.
(4) Considerate ora il caso in cui i duopolisti abbiano costi diversi. In particolare: C
A
= q
A
e C
B
= 2q
B
.
Determinate l’equilibrio del duopolio ed i profitti dei duopolisti.
(5) Determinate l’equilibrio del mercato nell’ipotesi che i duopolisti di cui al punto 4) decidano di
fondersi. A quanto ammontano i profitti in questo caso?
Esercizio 14. Un turista che desideri raggiungere le Canarie da Milano pu`o scegliere tra due compagnie
aeree: AriaEuropa (AE) e Iberica (I). Esse offrono un servizio assolutamente identico e competono sulla
quantit`a (ovvero, in questo caso, sul numero di passeggeri trasportati). I costi totali per le due imprese sono:
88 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
C
AE
= 2q
AE
e C
I
= 4q
I
, dove q
AE
e q
I
indicano, rispettivamente, il numero di passeggeri trasportati da
AriaEuropa e Iberica.
(1) Sapendo che la domanda di mercato `e p = 12 − q, dove q = q
AE
+ q
I
, determinate l’equilibrio e
rappresentatelo graficamente.
(2) A quanto ammontano i profitti delle due imprese in equilibrio? Calcolateli ed indicate sul grafico
le aree corrispondenti.
(3) Determinate l’equilibrio nell’ipotesi che AriaEuropa e Iberica competano nei prezzi, invece che nelle
quantit`a.
(4) Se le imprese potessero scegliere, quale tipo di competizione preferirebbero? Perch´e?
Esercizio 15. Due imprese competono sulla quantit`a nel mercato A, caratterizzato da funzione di domanda
lineare del tipo: p = 1 −q. I costi di produzione sono pari a C(q
i
) =
q
2
i
2
con i = 1, 2.
(1) Calcolate l’equilibrio di Cournot.
(2) Supponete, ora, che l’impresa 2 abbia la possibilit`a di vendere lo stesso bene, in quantit`a x
2
, anche
sul mercato B. In questo caso, i suoi costi di produzione, ammontano a
(q
2
+x
2
)
2
2
. La funzione di
domanda, sul mercato B, `e lineare e pari a p = b − x
2
. Calcolate le quantit`a d’equilibrio nel caso
in cui l’impresa 1 sceglie q
1
e l’impresa 2, simultaneamente, x
2
e q
2
.
Esercizio 16. Considerate un duopolio di Cournot con domanda lineare p = 1 − q, in cui le imprese
producono con costi marginali (e medi) nulli.
(1) Rappresentate graficamente le funzioni di risposta ottima e calcolate l’equilibrio di Cournot con
riferimento alle quantit`a, al prezzo ed al profitto delle due imprese.
(2) Il proprietario della prima impresa (proprietario A) acquista dal proprietario della seconda impresa
(proprietario B) una partecipazione finanziaria nella seconda impresa per una quota α ∈ [0, 1] del
capitale. In base a questa partecipazione, il proprietario A percepisce una frazione α dei profitti
dell’altra impresa, ma non partecipa alla gestione di questa.
(a) Scrivete le funzioni di profitto totale dei proprietari A e B.
(b) Calcolate le funzioni di risposta ottima delle due imprese, rappresentatele graficamente ed
evidenziate la variazione rispetto al caso precedente.
(c) Calcolate l’equilibrio di Cournot con riferimento alla quantit`a, al prezzo ed ai profitti delle due
imprese e dei due proprietari.
(d) Analizzate come variano le quantit`a, il prezzo ed i profitti delle due imprese e dei due proprietari
al variare di α.
Esercizi dal Capitolo 6
Esercizio 17. Il mercato delle biciclette `e popolato da due imprese, la Ride (R) e la Bike (B), che fronteg-
giano una curva di domanda del tipo: p = 10 − q, dove p indica il prezzo, q la quantit`a complessivamente
prodotta. Le due imprese sono simmetriche sul lato dei costi, con C
i
= 2q
i
, i = R, B.
(1) Considerate in seguente gioco di mercato: al tempo 1 la Ride decide quanto produrre; al tempo 2
la Bike sceglie il suo volume di produzione. Determinate l’equilibrio di mercato.
(2) Supponete, ora, che le due imprese scelgano simultaneamente il loro volume di produzione. Deter-
minate il nuovo equilibrio.
(3) Partendo dalla situazione descritta al punto precedente, ritenete che una fusione sarebbe auspicabile
per la Ride? E per la Bike? Spiegate.
(4) Rappresentate graficamente gli equilibri di cui al punto (1), (2), (3) e indicate quale `e preferibile
dal punto di vista dei consumatori.
Soluzione dell’esercizio 17.
(1) Si tratta del modello di Stackelberg: risolvo per induzione a ritroso, partendo dal secondo stadio in
cui l’impresa B (follower) risolve il seguente problema di massimizzazione, rispetto alla quantit`a
q
B
:
max
q
B
(8 −q
B
−q
R
)q
B
da cui ricaviamo
q

B
=
8 −q
R
2
Al primo stadio, l’impresa R (leader) massimizza il suo profitto rispetto alla quantit`a q
R
, data la
funzione di reazione di B
max
q
R
= (8 −(4 −q
R
/2) −q
R
)q
R
Ricaviamo q

R
= 4. Dunque
q

B
= 2, q

= 6, p

= 4, Π
R
= 8, Π
B
= 4
Pur avendo costi uguali, l’impresa leader (R), grazie al vantaggio della prima mossa, riesce ad
ottenere un profitto maggiore.
(2) Se le imprese scelgono simultaneamente il loro volume di produzione, applichiamo il modello di
Cournot. Ciascuna verr`a a trovarsi lungo la propria curva di reazione
q

i
=
8 −q
j
2
dunque risolvendo per sostituzione, q
∗∗
i
= 8/3, p
∗∗
= 14/3 e Π
i
∗∗ = 64/9.
89
90 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
Fusione
Cournot
Stackelberg
6
14/3
4
4
16/3
6
p
q
Figura 11.4. Equilibri di Cournot, Fusione e Stackelberg
Ora che le imprese giocano simultaneamente, la simmetria iniziale sul alto dei costi si riflette
in termini di output e profitto.
(3) Se i duopolisti con costi uguali si fondono, dando origine ad un’unica impresa, il mercato diventa
monopolistico. Il monopolista, come abbiamo visto nella (4.4) a pagina 22, produce la quantit`a
q = 4. Dunque:
q
∗∗∗
B
= q
∗∗∗
R
= 2, p
∗∗∗
= 6, Π
∗∗∗
B
= Π
∗∗∗
R
= 8
Confrontando i livelli del profitto vediamo che la fusione `e auspicabile per entrambe, in quanto
consente di ottenere profitti maggiori.
(4) Il surplus dei consumatori `e pari all’area della funzione di domanda in corrispondenza del punto
di equilibrio. Essa risulta chiaramente maggiore nel caso dell’equilibrio di Stackelberg anzich´e di
Cournot. Dunque, per i consumatori `e preferibile l’equilibrio di Stackelberg.
Esercizio 18. Considerate un duopolio con prodotto omogeneo: le imprese competono sulla quantit`a e
hanno costi nulli. L’impresa L (Leader) sceglie q
L
per prima e l’impresa F (Follower) sceglie q
F
per seconda.
La curva di domanda di mercato `e p = 1 −q.
(1) Individuate la funzione di risposta ottima dell’impresa F, le quantit`a prodotte, il prezzo ed i profitti
delle due imprese in equilibrio.
(2) Supponete, ora, che le due imprese scelgano le quantit`a simultaneamente. Prima che ci`o avvenga, il
proprietario di L (continuiamo a chiamare le imprese L e F anche se, giocando simultaneamente, ha
pi` u senso parlare di Leader e Follower) assume un manager che decide q
L
al suo posto, competendo
con il proprietario di F che decide q
F
in prima persona. Il proprietario di L offre al suo manager una
ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 91
retribuzione s
L
cos`ı definita: s
L
= (p −β)q
L
−k dove β `e un parametro qualunque e k rappresenta
una sorta di franchise fee che il manager paga al proprietario. L’utilit`a del manager, in caso non
accetti il contratto offerto dal proprietario, `e nulla. Individuate l’equilibrio di Nash nelle quantit`a.
Come il proprietario fisser`a inizialmente il parametro β?
(3) Confrontate l’equilibrio cos`ı raggiunto con quello del punto 1) e commentate.
Esercizio 19. La funzione di domanda `e lineare e pari a: p = 18 −q
1
−q
2
−q
3
.
(1) Supponete che il timing sia il seguente: al tempo 1 l’impresa 1 sceglie q
1
; al tempo 2 l’impresa 2
sceglie q
2
; al tempo 3 l’impresa 3 sceglie q
3
. Di quale modello di oligopolio si tratta?
(2) Calcolate le quantit`a ed il prezzo d’equilibrio.
(3) Supponete, ora, le imprese scelgano simultaneamente il loro volume di produzione. Di quale modello
di oligopolio si tratta?
(4) Calcolate le quantit`a ed il prezzo d’equilibrio.
(5) Ritenete che l’impresa 1 benefici di questa nuova situazione? Perch´e?
Esercizio 20. Considerate un mercato nel quale operano tre imprese, che fronteggiano una funzione di
domanda del tipo: p = 1 −q e producono con costi marginali (e medi) nulli.
(1) Supponete che le imprese competano nelle quantit`a e che scelgano il volume di produzione ottimale
secondo il timing seguente: al tempo t = 1 l’impresa 1 sceglie q
1
; al tempo t = 2 l’impresa 2 sceglie
q
2
, avendo osservato q
1
; al tempo t = 3, l’impresa 3 sceglie q
3
, avendo osservato q
1
e q
2
. Calcolate
le quantit`a ed il prezzo d’equilibrio.
(2) Supponete, ora, che il gioco avvenga in modo simultaneo. Calcolate le quantit`a ed il prezzo
d’equilibrio.
(3) Quale delle tre imprese `e indifferente tra le situazioni descritte ai punti 1) e 2)? Perch´e?
(4) Se la competizione avvenisse nei prezzi, anzich´e nelle quantit`a, quale delle tre imprese preferirebbe
questa situazione alle precedenti?
Esercizi dal Capitolo 7
Esercizio 21.
Considerate un mercato nel quale N > 1 imprese competono alla Bertrand. La domanda di mercato `e
p = A−Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta, mentre A e B sono parametri
positivi; l’impresa i-esima presenta costi totali C
i
= cq
i
, con c > 0.
(1) Calcolate il prezzo e la quantit`a d’equilibrio.
(2) A quanto ammontano i profitti della i-esima impresa in equilibrio?
(3) Supponete, ora che le n imprese si fondano, dando origine ad un’unica impresa. Calcolate il prezzo
e la quantit`a d’equilibrio.
(4) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione, dal punto di vista della i-esima impresa? Perch´e?
Esercizio 22.
Considerate due imprese che competono sui prezzi, fronteggiando una funzione di domanda p = 6 − q,
dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta; i costi marginali (e medi) delle due imprese
sono pari a 2.
(1) Determinate i prezzi, le quantit`a e i profitti delle due imprese in equilibrio.
(2) Supponete ora che, a seguito dell’introduzione di un’innovazione, l’impresa 2 riesca ad abbattere i
propri costi marginali, portandoli ad 1. Determinate i nuovi prezzi, quantit`a e profitti in equilibrio.
Soluzione dell’esercizio 22.
(1) Le due imprese che competono `a la Bertrand fissano un prezzo pari al costo marginale, quindi:
p

1
= p

2
= 2, q

1
= q

2
= 2, Π

1
= Π

2
= 0
(2) Ora l’impresa 2 si trova in una posizione di vantaggio rispetto alla rivale in quanto, avendo costi
inferiori, pu`o decidere di abbassare il prezzo al di sotto di 2 (cio`e al di sotto dei costi marginali
dell’impresa 1, senza incorrere in una perdita (cosa che avverrebbe, invece, per l’impresa 1. In altre
parole, mentre l’impresa 1 pu`o fissare solo un prezzo p ≥ 2, l’impresa 2 ha a sua disposizione anche
il range di prezzi [1, 2]. Come si comporter`a, dunque, l’impresa 2? Se il suo prezzo di monopolio
cade nell’intervallo [1, 2), essa sceglier`a tale prezzo, in quanto il monopolio `e la forma di mercato
che garantisce maggior profitto all’impresa. Altrimenti l’impresa 2 sceglier`a un prezzo leggermente
inferiore a 2 (lo indicheremo con 2 − ), accaparrandosi l’intero mercato, cio`e producendo 4 + .
Per capire quale delle due strategie sceglier`a l’impresa 2, cominciamo a calcolare il suo prezzo
di monopolio, per vedere in quale range cade. Dalla massimizzazione del profitto dell’ipotetico
monopolista 2, otteniamo p
m
2
= 7/2.
93
94 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
Essendo p
m
2
> 2, `e evidente che, se l’impresa fissasse tale prezzo, non si avrebbe un equilibrio,
bens`ı scatterebbe una guerra di ribasso prezzo con l’impresa 1, fino a quando quest’ultima non
uscirebbe dal gioco per valori poco pi` u bassi dei suoi costi marginali, cio`e per p = 2 −. L’impresa
2 adotter`a, quindi, la seconda delle strategie precedentemente descritte e, in equilibrio fisser`a:
p ∗ ∗ = 2 −, q ∗ ∗ = 4 +, Π
∗∗
≈ 4
L’impresa 1, al contrario, non produrr`a nulla e otterr`a un profitto pari a 0. Questo esercizio mostra
un ulteriore risvolto del paradosso di Bertrand: non solo due imprese che competono nei prezzi,
con costi marginali uguali, pur operando in un mercato estremamente concentrato, ottengono un
profitto pari a quello di concorrenza perfetta, ma la guerra di prezzi `e cos`ı forte che, qualora una
delle due riesca ad abbassare i propri costi ed a rimanere sola sul mercato, in talune circostanze
(come la nostra) non pu`o comunque operare da monopolista e deve accontentarsi di applicare un
prezzo inferiore rispetto a quello che massimizzerebbe la sua funzione obiettivo.
Esercizio 23. Considerate un mercato caratterizzato da una curva di domanda inversa p = 1 − q. Tale
mercato `e popolato da due imprese, egualmente efficienti, che producono con costi marginali (e medi) nulli.
(1) Calcolate prezzo, quantit`a, profitti e surplus dei consumatori nel caso le imprese competano alla
Bertrand.
(2) Supponete, ora, che una delle due imprese offra un contratto di esclusiva ai consumatori, che li
impegna ad acquistare solamente da lei, in cambio di una compensazione t. Calcolate il prezzo
d’equilibrio, il surplus dei consumatori e la compensazione nel caso in cui i consumatori accettino
il contratto d’esclusiva. Ritenete che l’impresa abbia incentivo ad offrire questo tipo di contratto?
Perch´e?
(3) Supponete, ora, che le imprese competano alla Cournot. Calcolate quantit`a, prezzo, profitti e
surplus dei consumatori in equilibrio.
(4) Ritenete che una delle due imprese avrebbe convenienza ad offrire un contratto di esclusiva, in
questa nuova situazione? Perch´e?
(5) Rappresentate graficamente gli equilibri di cui al punto 1), 2) e 3).
Soluzione dell’esercizio 23.
(1) Risolviamo l’equilibrio di Bertrand:
p

= 0, q

= 1, Π

1
= Π

2
= 0, CS

=
1
2
(2) Risolviamo l’equilibrio di monopolio, con contratto di esclusiva:
max
q
(1 −q)q
da cui si ricava
p
∗∗
=
1
2
, q
∗∗
=
1
2
, Π
∗∗
=
1
4
, CS
∗∗
=
1
8
Per indurre i consumatori all’acquisto, l’impresa deve offrire loro una compensazione t
∗∗
pari alla
perdita di surplus rispetto al caso precedente
t
∗∗
= CS

−CS
∗∗
=
3
8
ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 95

q
p
1/2
1/3
1
1/2 1/3 1
Monopolio
Cournot
Bertrand
Figura 11.5. L’equilibrio del mercato
In base a questi risultati, il profitto del monopolista, al netto della compensazione, `e negativo e,
dunque, l’impresa non ha convenienza ad offrire un contratto di esclusiva.
(3) Risolviamo l’equilibrio di Cournot:
q

i
(q
j
) =
1 −q
j
2
Mettendo a sistema le funzioni di reazione dell’impresa 1 e dell’impresa 2, otteniamo:
q
∗∗∗
1
= q
∗∗∗
2
= p
∗∗∗
=
1
3
, Π
∗∗∗
1
= Π
∗∗∗
2
=
1
9
(4) Per indurre i consumatori all’acquisto, la compensazione dovrebbe essere pari a:
t
∗∗∗
= CS
∗∗
−CS
∗∗∗
=
7
72
Il profitto del monopolista, al netto della compensazione, risulterebbe pari a 11/72 e dunque gli
conviene offrire il contratti d’esclusiva.
(5) Graficamente il problema `e illustrato nella Figura 11.5
Esercizio 24. Considerate un mercato nel quale due imprese offrono un prodotto omogeneo e competono
nei prezzi, con costi marginali (e medi) costanti e pari a c
i
, i = 1, 2 con c
1
< c
2
.
(1) Dimostrate che, se il prezzo di monopolio per l’impresa 1 ( p
m
1
) risulta compreso tra c
1
e c
2
,l’impresa
1 fissa tale prezzo e l’impresa 2 non produce nulla.
(2) Cosa accade, invece se p
m
1
> c
2
?
(3) Confrontate i punti 1) e 2) e commentate quale situazione `e preferibile per l’impresa 1.
Esercizi dal Capitolo 8
Esercizio 25. Considerate la versione lineare del modello di Hotelling, su di un mercato di lunghezza
unitaria, dove un monopolista offre due variet`a, localizzate agli estremi del segmento. Le preferenze dei
consumatori per la variet`a i `e descritte dalla funzione di utilit`a u − p
i
− (x
i
− t)
2
, dove p
i
indica il prezzo,
x
i
la variet`a acquistata, u `e grande e t, la variet`a ideale del consumatore, `e distribuita uniformemente
sull’intervallo. I costi marginali sono nulli.
(1) Calcolate i prezzi di monopolio.
(2) Supponete, ora, che una nuova impresa E entri, offrendo una variet`a x
2
= 1/2, cos`ı che nel mercato
siano presenti, in totale, tre variet`a: quelle collocate agli estremi (x
1
= 0 e x
3
= 1) e quella
posizionata al centro del segmento unitario. Ricavate la domanda per ciascuna variet`a, i prezzi
d’equilibrio ed i profitti dell’impresa entrante e di quella che gi`a operava sul mercato.
(3) Calcolate i prezzi d’equilibrio ed i profitti delle imprese nel caso in cui E scelga di posizionarsi al
punto 1 (ovvero offrendo x
2
= 1).
Soluzione dell’esercizio 25.
(1) Il monopolista, non potendo discriminare, applica un prezzo uniforme a tutti i consumatori; dunque,
per massimizzare il suo profitto, l’impresa fissa il prezzo pi` u alto compatibile con il vincolo di
partecipazione del consumatore pi` u distante, cio`e quello localizzato a 1/2. Azzerando l’utilit`a del
consumatore localizzato a 1/2:
u

−p −(1/2)2 = 0
Otteniamo p

= u

−1/4.
(2) Per trovare le funzioni di domanda per le tre variet`a occorre, innanzitutto, ricavare il consumatore
indifferente tra la 1 e la 2 (lo chiamiamo t
1,2
), tra la 2 e la 3 (lo chiamiamo t
2,3
):
_
¸
¸
_
¸
¸
_
t
1,2
: u

−p
1
−t
2
1,2
= u

−p
1

_
1
2
−t
1,2
_
2
t
2,3
: u

−p
2

_
1
2
−t
2,3
_
2
= u

−p
3
−(1 −t
2,3
)
2
Da cui ricaviamo:
t
1,2
= p
2
−p
1

1
4
e t
2,3
= p
3
−p
2
+
3
4
97
98 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
A questo punto siamo in grado di esprimere le domande per le tre variet`a (rispettivamente D
1
,
D
2
e D
3
) in funzione dei prezzi:
_
¸
¸
¸
¸
_
¸
¸
¸
¸
_
D
1
= t
1,2
= p
2
−p
1

1
4
D
2
= t
2,3
−t
1,2
= p
3
−2p
2
+p
1
+
1
2
D
3
= 1 −t
2,3
= p
2
−p
3
+
1
4
Per trovare i prezzi d’equilibrio, massimizziamo il profitto delle due imprese:
Impresa entrante:
max
p2
Π
2
= p
2
_
p
3
−2p
2
+p
1
+
1
2
_
da cui
p

2
(p
1
, p
3
) =
p
1
+p
3
4
+
1
8
Impresa gi`a operante sul mercato:
max
p1,p3
Π
1+3
= p
1
_
p
2
−p
1

1
4
_
+p
3
_
p
2
−p
3
+
1
4
_
da cui:
p

1
(p
2
) = p

3
(p
2
) = p

(p
2
) =
p
2
2
+
1
8
Mettendo a sistema otteniamo:
p

= p

2
= 1/4 Π

= Π
2
=
1
8
(3) In questo caso l’impresa entrante offre una variet`a identica a quella dell’impresa gi`a operante sul
mercato in 1; dunque esse competono alla Bertrand in 1, fissando p
∗∗∗
2
= p
∗∗∗
3
= 0 ed ottenendo
un profitto Π
∗∗∗
2
= Π
∗∗∗
3
= 0. Dobbiamo tener presente, per`o, che la vecchia impresa continua ad
offrire la variet`a in 0, da cui presumibilmente, ottiene un profitto da sommare a Π
∗∗∗
3
.
Procediamo come al punto 2), trovando il consumatore indifferente tra la variet`a offerta in 0 e
la variet`a offerta in 1 (lo chiamiamo t
1,2
):
t
1,2
: u

−p
1
−t
2
1,2
= u

(1 −t
1,2
)
2
e cio`e
D
1
= t
1,2
=
1 −p
1
2
Da queste condizioni ricaviamo quindi
p
∗∗∗
1
=
1
2
, Π
∗∗∗
1
=
1
2

1
4
=
1
8
Concludendo, l’impresa entrante ottiene un profitto Π
∗∗∗
2
= 0, l’impresa che gi`a operava sul mercato
ottiene complessivamente: Π
∗∗∗
= Π
∗∗∗
1
+ Π
∗∗∗
3
=
1
8
.
Esercizio 26. Considerate la versione lineare del modello di Hotelling: consumatori con massa unitaria
sono disposti lungo un segmento di lunghezza pari ad 1. Le preferenze dei consumatori per la variet`a i sono
descritte dalla famiglia di funzioni di utilit`a: 8 −p
i
−(x
i
−t)
2
dove p
i
`e il prezzo, x
i
la variet`a acquistata e
t la variet`a ideale. I costi di produzione sono nulli.
(1) Supponete che siano presenti su questo mercato due imprese - l’impresa 0 e l’impresa 1 - che offrono,
rispettivamente, le variet`a x
0
e x
1
, posizionate agli estremi del segmento. Calcolate le domande, i
prezzi ed i profitti delle due imprese in equilibrio.
ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 99
(2) Supponete, ora, che una nuova impresa entri e si posizioni nel punto 0, offrendo la stessa variet`a
dell’impresa 0. Calcolate le domande, i prezzi ed i profitti delle tre imprese in equilibrio.
(3) Nel caso in cui le tre imprese si fondano e sia, dunque, un unico produttore ad offrire x
0
e x
1
, quale
prezzo fisserebbe in equilibrio? Ritenete che ci siano incentivi alla fusione? Perch´e?
Esercizio 27. Considerate la versione lineare del modello di Hotelling: consumatori di massa pari a 1 sono
uniformemente distribuiti lungo un segmento unitario e due imprese - l’impresa 1 e l’impresa 2 - localizzate
nei punti a e 1 −b, con 1 −a −b ≥ 0 competono nei prezzi.
(1) Offrite una rappresentazione grafica della situazione sopra descritta e discutete per quali valori di
a e b i beni offerti dalle due imprese sono differenziati o perfettamente sostituibili.
(2) Supponete che i consumatori sopportino un costo di trasporto pari a t per unit`a di lunghezza al
quadrato. Trovate le funzioni di domanda per i due beni, in funzione dei prezzi.
(3) Calcolate l’equilibrio nei prezzi, sapendo che i costi marginali (e medi) delle due imprese sono
costanti e pari a c.
Esercizio 28. Considerate un duopolio alla Hotelling nel quale i prezzi sono fissati esogenamente da un
regolatore allo stesso livello p
1
= p
2
= p, cosicch´e le imprese scelgono solo la variet`a/localizzazione x
i
,
con i = 1, 2. Supponete, inoltre, che i costi marginali (e medi) siano nulli e che x
1
∈ [0, 1/2], x
1
≤ x
2
(ovvero x
1
`e la variet`a a sinistra). Le preferenze dei consumatori sono descritte dalla seguente famiglia
di funzioni di utilit`a: u − p
i
− (x
i
− t
)
2, dove p
i
indica il prezzo di vendita, x
i
la variet`a/localizzazione
offerta e t la variet`a/localizzazione ideale, con t uniformemente distribuito sul segmento [0, 1]. Determinate
le variet`a/localizzazioni ottimali x

1
e x

2
.
Esercizi dal Capitolo 4
Esercizio 29. Considerate due imprese impiegate nel seguente gioco. Al tempo t = 0, esse decidono se
unire le proprie conoscenze tecnologiche (realizzando, cio`e, un cross-licensing) oppure no: questo stadio si
concretizza in una proposta di cross-licensing da parte dell’impresa 1 ed in una risposta da parte dell’impresa
2, che pu`o accettare o rifiutare. Al tempo t = 1, se la proposta di cross-licensing `e stata accettata, l’impresa
1 propone una quota c
L
per ogni unit`a prodotta con la tecnologia comune e l’impresa 2 accetta o rifiuta.
E’ importante tener presente che si realizza cross-licensing se e solo se l’impresa 1 lo propone e l’impresa 2
lo accetta, unitamente al fatto che la quota c
L
, suggerita dall’impresa 1, viene approvata dall’impresa 2. In
caso di mancato cross-licensing, le due imprese competono sulla quantit`a, con costi marginali (e medi) nulli
e domanda di mercato p = 1 − q
1
− q
2
. In caso di cross-licensing, invece, entrambe le imprese pagano una
royalty alla rivale (ovvero l’impresa i riceve dall’impresa j un pagamento R
i
= c
L
q
j
e competono sull’output.
(1) Determinate output, prezzo e profitti di equilibrio delle due imprese in caso di mancato cross-
licensing.
(2) Determinate output, prezzo e profitti di monopolio.
(3) Determinate output, prezzo e profitti di equilibrio delle due imprese, in funzione di c
L
, in caso di
cross-licensing.
(4) Calcolate la quota ottimale c

L
.
Esercizio 30. Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Cournot. La domanda di
mercato `e p = A−Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta; l’impresa i-esima
presenta costi totali C(q
i
) = cq
i
, con c > 0. Supponendo che il gioco venga ripetuto un numero infinito di
volte, e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti all’equilibrio di Nash, trovate il fattore di
sconto critico che rende sostenibile la piena collusione.
Soluzione dell’esercizio 30. Il nostro obiettivo `e trovare il fattore di sconto critico che rende sostenibile la
collusione per l’impresa i-esima, ovvero:
δ

=
¯
Π−Π

¯
Π−Π

dove
¯
Π, Π

e Π

indicano, rispettivamente, il profitto dell’impresa i-esima in caso di deviazione, collusione e
punizione. Per trovare δ

, quindi, procediamo per gradi cominciando a ricavare i valori da assemblare nella
formula scritta sopra.
Collusione: questo caso equivale alla situazione di monopolio. Dall’esercizio 2.3, sappiamo che il profitto
dell’i-esima impresa ammonta a:
Π

=
1
BN
_
A−c
2
_
2
101
102 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
Punizione: questo caso equivale all’equilibrio di Cournot a N imprese. Dall’esercizio 2.3, sappiamo che il
profitto dell’i-esima impresa ammonta a:
Π

=
1
B
_
A−c
1 +N
_
2
Deviazione: in questo caso dobbiamo ricavare il profitto dell’impresa i quando essa devia e tutte le altre
continuano a colludere. Quindi cominciamo a trovare la risposta ottima dell’impresa i al comportamento
collusivo delle altre N −1 imprese. Dall’esercizio 2.3, sappiamo che:
q

i
=
(A−c)(N + 1)
4BN
p =
A(N + 1) +c(3N −1)
4N
¯
Π =
1
4B
_
A−c
2
_
2
_
N + 1
N
_
2
A questo punto abbiamo tutte le informazioni per trovare il fattore di sconto critico
δ

=
(N −1)
2
(N + 1)
2
(N + 1)
4
−16N
2
Esercizio 31. Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Bertrand. La domanda di
mercato `e p = A−Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente prodotta; l’impresa i-esima
presenta costi totali C(q
i
) = cq
i
, con c > 0. Supponendo che il gioco venga ripetuto un numero infinito di
volte, e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti all’equilibrio di Nash, trovate il fattore di
sconto critico che rende sostenibile la piena collusione.
Soluzione dell’esercizio 31. 3 Come per l’esercizio precedente,
Π

=
1
BN
_
A−c
2
_
2
Π

= 0
¯
Π =
1
B
_
A−c
2
_
2
ovvero
δ

= 1 −
1
N
Esercizio 32. Considerate N imprese, che competono nei prezzi con costi marginali (e medi) costanti e pari
a c. La funzione di domanda di mercato `e q = D(p) ed il fattore di sconto `e δ. Supponete che il gioco venga
ripetuto un numero infinito di volte e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti all’equilibrio
di Nash.
(1) Calcolate il valore attuale dei profitti dell’impresa i-ma derivanti dalla collusione.
(2) Calcolate il valore attuale dei profitti dell’impresa i-ma derivanti dalla deviazione.
(3) Qual `e il fattore di sconto critico, che rende sostenibile la piena collusione?
Esercizio 33. Considerate un duopolio con prodotto omogeneo e costi marginali (e medi) costanti e pari
a c, nel quale le imprese operano per infiniti periodi con strategie di prezzo e utilizzano un fattore di sconto
δ. In ciascun periodo, le imprese fissano simultaneamente il prezzo e osservano, con un periodo di ritardo,
il prezzo scelto dal concorrente. La domanda di mercato `e q = D(p), decrescente e limitata. Se le imprese
fissano lo stesso prezzo, la domanda si ripartisce tra l’impresa 1 e 2 secondo le quote di mercato λ e 1−λ con
λ ∈ (1/2, 1)
5
. Se un’impresa fissa un prezzo inferiore all’altra, naturalmente, tutti i consumatori acquistano
5
Ai fini della soluzione dell’esercizio non ci interessa spiegare perch´e, con prezzi uguali, i consumatori si ripartiscono in
quote di mercato diverse tra i due produttori
ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 103
da lei. Le imprese utilizzano trigger strategies, con punizioni corrispondenti all’equilibrio di Nash del gioco
costituente.
(1) Individuate le condizioni affinch´e l’impresa 1 e 2 trovino conveniente deviare da una collusione
tacita che implementa il prezzo collusivo ˆ p.
(2) Individuate la condizione affinch´e esista un equilibrio nel gioco ripetuto che implementa il prezzo ˆ p
e dimostrate che la condizione diviene pi` u stringente al divergere delle quote di mercato (al crescere
di λ).
(3) Dimostrate che queste condizioni risultano essere le stesse per qualunque prezzo collusivo ˆ p appar-
tenente all’intervallo (c, p
mon
), dove p
mon
`e il prezzo di monopolio.
Soluzione dell’esercizio 33.
(1) Ragioniamo sui profitti che l’impresa 1 e 2 registrano nei tre casi di Punizione, Collusione e
Deviazione, in modo tale da ricavare i due fattori di sconto critici δ

1
e δ

2
.
Punizione: Questo caso equivale all’equilibrio di Bertrand a 2 imprese. Le imprese fissano lo
stesso prezzo, pari a c. Dunque
Π

(1) = Π

(2) = 0
Collusione: in questo caso le imprese fissano lo stesso prezzo, pari a ˆ p e si spartiscono il mercato
secondo le quote λ e 1 −λ. Dunque
Π

(1) = λΠ Π

(2) = (1 −λ)Π
Deviazione: nell’ipotesi che l’impresa 1 devii, essa fissa un prezzo p
1
= ˆ p−ε. L’impresa 2, invece,
continua a fissare il prezzo collusivo p
2
= ˆ p. Dunque
¯
Π(1) = Π
In base ai risultati precedenti, la condizione affinch´e l’impresa 1 non trovi conveniente deviare
`e:
δ

1
= 1 −λ δ

2
= λ
(2) Affinch´e esista un equilibrio nel gioco ripetuto, `e necessario che entrambe le condizioni, trovate
sopra, valgano insieme, ovvero che
δ ≥ λ e contemporaneamente δ ≥ 1 −λ
Dal momento che, per ipotesi, 1/2 < λ < 1, le due condizioni si riassumono in δ ≥ λ. E’ chia-
ro, quindi, che all’aumentare di r, la condizione per la sostenibilit`a della collusione, diventi pi` u
stringente.
(3) Per dimostrare che le stesse condizioni valgono per qualunque prezzo compreso tra c ed il prezzo
di monopolio, basta svolgere esattamente gli stessi passaggi dei punti 1) e 2) con p
M
al posto di ˆ p.
Esercizio 34. Considerate un mercato nel quale tre imprese competono nei prezzi, con costi di produzione
nulli. La funzione di domanda `e p = 1 −q, dove p indica il prezzo e q la quantit`a complessivamente offerta.
(1) Supponendo che le imprese operino per infiniti periodi, ed utilizzino trigger strategies con punizione
corrispondente all’equilibrio di Nash del gioco costituente, dite se un fattore di sconto pari a 13/21
renderebbe sostenibile la collusione.
104 ESERCIZI DAL CAPITOLO ??
(2) Come varierebbe la vostra risposta se le imprese competessero nella quantit`a?
Soluzione dell’esercizio 34.
(1) Ipotizzando concorrenza alla Bertrand, si ottiene facilmente che
Π

=
1
12
Π

= 0
¯
Π =
1
4
Dunque, in base ai risultati precedenti
δ

=
2
3
>
13
21
Quindi, un fattore di sconto pari a 13/21 non renderebbe sostenibile la collusione
(2) Ipotizzando concorrenza alla Cournot, si ottiene facilmente che:
Π

=
1
12
Π

=
1
16
¯
Π =
1
9
ossia
δ

=
4
7
<
13
21
Esercizio 35. Considerate due imprese che operano su mercati separati. Nel primo gli scambi avvengono
ogni periodo (t = 0, 1, 2, . . .) mentre nel secondo avvengono solo nei periodi pari (t = 0, 2, 4, . . .). Le imprese
tentano di colludere in entrambi i mercati, usando trigger strategies con punizioni corrispondenti all’equilibrio
di Nash.
(1) Supponete che le imprese competano alla Bertrand e che adottino trigger strategies separatamente
in ciascun mercato; qualora la collusione non avvenga, dimostrate che, con un fattore di sconto pari
a 0, 6, le imprese riusciranno a colludere nel primo mercato, ma non nel secondo.
(2) Considerate, ora, il caso in cui le imprese utilizzino trigger strategies che fanno scattare la punizione
in entrambi i mercati, anche qualora la deviazione avvenga in uno solo. Dimostrate che la collusione
diviene sostenibile con un fattore di sconto pari a 0, 6.
Parte 7
Testi d’esame
Esame del 26/01/2009
Domanda 1. Si consideri la seguente funzione di utilit`a indiretta:
V (p
1
, p
2
, Y ) =
Y
2p
1
+ 3p
2
Si calcoli
(1) la funzione di domanda per i due beni;
(2) la funzione di spesa;
(3) la funzione di utilit`a diretta.
Domanda 2. Si consideri un mercato caratterizzato dalla funzione di domanda p =
A
q
con A > 0.
Supponete che vi siano N imprese, ciascuna con costi C
n
(q) = cq.
(1) Calcolate quantit`a prodotta, prezzo di equilibrio e profitti individuali nel modello di Cournot;
(2) Considerate il caso N = 3. Come cambierebbe la risposta al punto precedente se l’impresa n = 3
avesse costi C
3
(q) =
c
2
q?
(3) Quale sarebbe l’equilibrio del mercato se vi fosse un unico produttore con costi C(q) = aq
2
−bq?
Domanda 3. Considerate un mercato alla Hotelling in cui i consumatori, con variet`a ideale t distribuita
sul segmento [0, 1], derivano utilit`a pari a u

−p
i
−(x
i
−t)
2
quando acquistano la variet`a x
i
al prezzo p
i
.
(1) Derivate le curve di domanda quando vengono offerte le variet`a x
1
= 0 e x
2
= 1.
(2) Supponete che sul mercato operi un monopolista che produce con costi nulli e offre entrambe le
variet`a. In che modo sceglier`a le variet`a x
1
e x
2
e come fisser`a i rispettivi prezzi?
107
Esame del 13/02/2009
Domanda 1. Considerate un consumatore caratterizzato dalla seguente funzione di utilit`a indiretta:
V (p
1
, p
2
, Y ) =
Y
p
α
1
p
β
2
α, β > 0, α +β = 1
(1) calcolate la funzione di domanda di ciascuno dei due beni;
(2) dopo averne fornito la definizione, calcolate la funzione di spesa;
Domanda 2. Considerate il modello di comportamento della banche di Klein-Monti
(1) Scrivete la funzione del profitto della banca, chiarendo il significato delle singole voci;
(2) Calcolate il tasso sui prestiti e sui depositi in assenza di costi operativi e riserva obbligatoria;
(3) Come si modifica il differenziale sui tassi ad un aumento del tasso di mercato?
Domanda 3. Considerate due imprese che competono sui prezzi in un mercato con domanda p = A−Bq.
I costi marginali (e medi) delle due imprese sono pari a c.
(1) Determinate i prezzi, le quantit`a e i profitti delle due imprese in equilibrio.
(2) Supponete ora che, a seguito dell’introduzione di un’innovazione, l’impresa 2 riesca a dimezzare i
propri costi marginali. Determinate i nuovi prezzi, quantit`a e profitti in equilibrio.
(3) Se K `e il costo fisso sostenuto dall’impresa per introdurre l’innovazione di cui al punto precedente,
quale sar`a il massimo livello di costo sostenibile per l’impresa?
108
Esame del 29/06/2009
Domanda 1. Considerate la funzione di domanda marshalliana seguente:
x

i
(p
1
, p
2
, Y ) =
Y
2p
i
i = 1, 2
ed assumete che il paniere x

1
(p, Y ), x

2
(p, Y ) sia strettamente preferito ad ogni altro x tale che p x ≤ Y .
(1) Qual `e la funzione di utilit`a diretta?
(2) Qual `e la funzione di spesa?
Domanda 2. Considerate un mercato sul quale sono presenti tre imprese, che offrono un prodotto omogeneo
con costi marginali (e medi) nulli. La funzione di domanda inversa `e p = A − Bq e le imprese competono
alla Cournot.
(1) Calcolate le quantit`a, il prezzo ed i profitti delle tre imprese.
(2) Supponete ora che le imprese 1 e 2 si fondano. Calcolate le medesime quantit`a del punto precedente.
Domanda 3. Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Cournot e la domanda di
mercato `e p = A−Bq. L’impresa i-esima presenta costi totali C(q
i
) = cq
i
, con c > 0. Il gioco viene ripetuto
un numero infinito di volte.
(1) Calcolate il livello del profitto individuale intertemporale nel caso in cui le imprese si coalizzino
dando luogo ad un cartello.
(2) Calcolate il profitto dell’impresa i-ma qualora questa abbandoni il cartello alla data t = 2 e le altre
imprese, in risposta, competano alla Cournot.
109
Esame del 9/09/2009
Domanda 1. Considerate N imprese identiche con costi marginali e medi pari a c. La domanda di mercato
`e p = A−Bq.
(1) supponete che le N imprese formino un cartello e calcolate, prezzo, quantit`a e profitti in equilibrio.
(2) supponete che un’ulteriore impresa, con i medesimi costi delle altre, entri sul mercato. Calcolate
l’equilibrio nel caso si formi un cartello di N + 1 imprese.
(3) indicate se e in che modo il cartello potrebbe fissare la produzione in modo da escludere l’ingresso
dell’impresa N + 1 e se tale strategia sia ottimale.
Domanda 2. L’utilit`a che un consumatore con reddito m ricava dal consumo (in quantit`a fissa) del bene
prodotto dall’impresa n-ma `e mn−p
n
, dove n = 1, 2. Supponete che il reddito sia distribuito uniformemente
sull’intervallo [0, 1].
(1) Individuate la funzione di domanda relativa a ciascun bene.
(2) Calcolate il prezzo ed il profitto di equilibrio di ciascuna impresa.
(3) Come cambierebbe la vostra risposta al punto precedente se il reddito fosse distribuito sempre in
modo uniforme ma sull’intervallo [0, 2]?
Domanda 3. Considerate il problema della collusione multiperiodale tra imprese.
(1) Mostrate quale sia l’equilibrio di Nash se il cartello si estende ad un numero finito di periodi;
(2) Indicate se sia ottimale per l’impresa abbandonare il cartello ad una data futura.
Bibliografia
[1] J. Green, A. Mas-Colell, M. D. Whinston, Microeconomic Theory, Oxford University Press: Oxford, 1995.
[2] D. M. Kreps, Notes on the Theory of Choice, Westview Press: Boulder, 1988.
[3] D. M. Kreps, Corso di Micoreconomia, Il Mulino: Bologna, 1993.
[4] M. Polo, Teoria dell’Oligopolio, Il Mulino: Bologna, 1993.
[5] H. Varian, Analisi Microeconomica, Ca Foscarina: Venezia,
111

c Dipartimento di Statistica, Universit` Milano Bicocca a

Indice
Elenco delle figure Calendario delle lezioni Prefazione Parte 1. Capitolo 1. 1. 2. 3. 4. Comportamento individuale Preferenze, scelta e domanda vii ix xi 1 3 3 3 4 6 9 9 12 13 15 17 17 19 21 21 22 27 28 33 35 35 37 39 40
iii

Introduzione Preferenze Assiomi La rappresentazione numerica delle preferenze Domanda individuale

Capitolo 2. 1. 2. 3.

Il consumatore Massimizzazione dei profitti Minimizzazione dei costi Il Mercato Equilibrio di mercato: concorrenza perfetta

Parte 2. Capitolo 3. 1. 2.

Il modello competitivo Il fallimento della concorrenza Equilibrio di mercato: il monopolio

Capitolo 4. 1. 2. 3. 4.

Il modello monopolistico Un’applicazione: il modello Klein-Monti La sopravvivenza dei monopoli Discriminazione dei prezzi Oligopolio Cournot

Parte 3. Capitolo 5. 1. 2.

Il modello I limiti alla capacit` produttiva a Stackelberg

Capitolo 6. 1.

Variazioni congetturali

5. 2. 1. Il modello di Dixit e Stiglitz Il modello di Shaked e Sutton Cartelli e Collusione La collusione Parte 4. 3.iv INDICE Capitolo 7. 2. 2. Il modello La strategia di prezzo La strategia della qualit` a Collusione La localizzazione pura Molte imprese La differenziazione dei prodotti Capitolo 9. 6. 4. 3. 3. Bertrand 43 43 44 46 47 47 48 49 49 51 51 53 53 54 57 59 59 61 63 63 67 69 69 70 72 73 75 77 81 85 89 93 97 101 Il modello I vincoli alla capacit` produttiva a La scelta della capacit` a Hotelling Capitolo 8. 1. 1. Esercizi dal Capitolo 1 Esercizi dal Capitolo 2 Esercizi dai Capitoli 3 e 1 Esercizi dal Capitolo 5 Esercizi dal Capitolo 6 Esercizi dal Capitolo 7 Esercizi dal Capitolo 8 Esercizi dal Capitolo 4 . 3. Il modello base La fragilit` dei cartelli a La fragilit` dei cartelli nel modello lineare a Collusione multiperiodale L’entrata sul mercato I mercati contendibili Parte 5. 1. Capitolo 10. La contendibilit` a Le strategie Le barriere strategiche all’entrata Esercizi e soluzioni Parte 6. 2. 4. Capitolo 11. 1. 2.

INDICE v Parte 7. Bibliografia Testi d’esame 105 111 .

.

1 La determinazione della quantit` prodotta in monopolio a 4.Elenco delle figure 3.3 Modello lineare e concorrenza perfetta 4.1 La minimizzazione del massimo di due funzioni 11.1 La determinazione della quantit` prodotta in concorrenza perfetta a 3.5L’equilibrio del mercato 17 19 20 22 30 50 70 71 83 90 95 vii .2Configurazione sostenibile 11.4Equilibri di Cournot.3La domanda lineare 11.2 La discriminazione dei prezzi 8.2 Geometria dei costi 3.1Configurazione non sostenibile 11. Fusione e Stackelberg 11.

.

scelta e domanda 6/5 13:30 .Calendario delle lezioni Giorno Mercoled` ı Gioved` ı Venerd` ı Mercoled` ı Gioved` ı Venerd` ı Mercoled` ı Gioved` ı Venerd` ı Mercoled` ı Gioved` ı Venerd` ı Mercoled` ı Venerd` ı Mercoled` ı Gioved` ı Venerd` ı Data Orario Aula Argomento 4/5 13:30 .17 Introduzione.17 Preferenze.12:30 U7 .12:30 U7 . Preferenze e scelta 5/5 10:30 .16 Esercitazione Esame: l’esame si svolger` in forma scritta.16:30 U7 .16:30 U7 .16:30 U7 .16:30 U7 .17 Esercitazione 3/6 13:30 .17 Esercitazione 10:30 . a ix .16 Oligopolio: Cartelli e stabilit` a 8/6 13:30 .17 Esercitazione 10:30 .16 Equilibrio di mercato: monopolio 13:30 .12:30 U7 .16 Oligopolio: Differenziazione 1/6 13:30 .16 Oligopolio: Bertrand 13:30 .12:30 U7 .16:30 U7 .12:30 U7 .17 Oligopolio: Hotelling 13:30 .16:30 U7 .16:30 U7 .16:30 U7 .17 Oligopolio: Cournot 10:30 .16:30 U7 .17 Oligopolio: Stackelberg 13:30 .16 Funzione di spesa e funzione di profitto 11/5 12/5 13/5 18/5 19/5 20/5 25/5 26/5 27/5 13:30 .17 La decisione di entrata 9/6 10:30 .16:30 U7 .17 Equilibrio di mercato: concorrenza 13:30 .16:30 U7 .17 I mercati contendibili 10/6 13:30 .16:30 U7 .

.

Una gran parte del limitato valore di questi appunti sta nel fatto che quasi tutti i capitoli sono corredati con un piccolo numero di esercizi. gli appunti del corso di Microeconomia (Forme di mercato) impartito al biennio del corso di laurea magistrale in Statistica dell’Universit` di Milano-Bicocca a ´ quanto mai opportuno specificare che si tratta di appunti di lezione e che sono stati nell’A. Per la mia esperienza il testo di Kreps [3] ` forse quello pi` completo e istruttivo. e u sebbene indiscutibilmente molto prolisso. Il manuale di Varian u [5] ` dei tre quello pi` datato e pi` semplice: si da gran risalto ai problemi della massimizzazione vincolata e e u u della dualit` ma ` molto povero in tema di teoria dei giochi. Infine il volume di Polo [4] ` un libro monografico a e e dedicato alla teoria dell’oligopolio con un livello di formalizzazione molto contenuto ma un forte accento sugli aspetti economici. E approntati esclusivamente allo scopo di fornire un adeguato supporto agli studenti. Mas-Colell e Whinston [1] ` indicato soprattutto e per chi prediliga un approccio pi` formale e meno intuitivo di quello seguito da Kreps.A. avesse maturato un qualche interesse intellettuale per gli argomenti del corso ` senz’altro incoraggiato ad approfondire gli argomenti trattati su qualcuno dei testi e riportati in bibliografia. nonostante la lettura di queste note. Dall’altro. sar` accolta con grande gratitudine.Prefazione In queste pagine ho raccolto. L’uso di questi appunti non ` consentito a e (n´ consigliato) per altre finalit` che la preparazione dell’esame. In ogni caso quelli che si trovano in queste note sono stati preparati da Valeria Gattai a cui va tutta la mia riconoscenza per un tale apporto e per aver contribuito a migliorare almeno un po’ il contenuto di queste pagine. a Chiunque. xi . con l’aiuto di Valeria Gattai. Non ho alcuna pretesa di originalit` se non nella scelta delle fonti dalle quali attingere. gli a a esercizi sono spesso parte integrante del programma nel senso che forniscono l’opportunit` di approfondire a alcuni aspetti o di introdurne altri. Al contrario la segnalazione di qualsivoglia e a errore. Il libro di Green. formale o materiale. 2008-09. L’utilit` degli esercizi sta da un lato nel fatto che essi forniscono una a chiara indicazione delle difficolt` insite nell’esame e un’opportunit` per prepararsi a dovere.

.

Parte 1 Comportamento individuale .

.

CAPITOLO 1 Preferenze. In tal caso dobbiamo concludere che y si scrive pi` comodamente come x u dice in tal caso che y. questa propriet` risulta difficile da comprendere ed a a ha. scelta e domanda 1. ossia non sa scegliere. Oppure potrebbe dire che non sa nulla di x e di y e che pertanto non saprebbe assolutamente cosa scegliere. In tal y ` un modo sintetico per dire che all’intervistato ` stata sottoposta l’alternativa tra x e e e y ed egli ha scelto x. y che y x scriviamo pi` sinteticamente x ∼ y il che spesso si indica col dire u in cui in realt` si ha tanto x a che l’agente risulta indifferente tra x e y. posto di e fronte alla scelta tra x e y non ha scartato x. Come abbiamo visto le ragioni potrebbero essere molteplici. rispettivamente. Una confusione analoga si ` generata a proposito della funzione di e produzione che ` spesso stata considerata un autentico a priori della teoria neoclassica dell’impresa senza e in realt` esserlo. a Nei prossimi paragrafi cercheremo di illustrare brevemente tali concetti e di sviluppare il loro contenuto economico. Introduzione Nonostante la grande praticit` di poter trattare le decisioni di un agente economico sulla base del a presupposto che egli disponga di una funzione di utilit`. una data collettivit` – trovandosi di fronte a due a opzioni x. Possiamo immaginare che la relazione binaria caso la scrittura x emerga da un test effettuato sottoponendo di volta in volta ad un dato soggetto diverse coppie di alternative e registrando la preferenza dichiarata. Tuttavia potremmo trovarci di fronte a risposte che non possono essere classificate comodamente utilizzando il criterio . x e y. nella storia del pensiero economico. u una differenza si coglie per` nell’interpretazione del concetto di indifferenza. tratte cio` da un insieme dato X. o Consideriamo due opzioni. da quel che si ` detto. a La pi` moderna teoria economica di ispirazione neoclassica. Nei casi visti nell’esempio. y tra tutte quelle idealmente disponibili. Tali concetti a vengono infatti sostituiti da nozioni pi` intuitive e generali quali quella di ordinamento di preferenza e u insieme delle possibilit` produttive. l’impresa. Si rappresenta un ordinamento di preferenza in senso debole. u ha mostrato come possa farsi a meno di supporre data una funzione di utilit` o di produzione. che si sviluppa ad opera di Arrow e Debreu. In effetti possiamo pensare che l’intervistato risponda dicendo che conosce bene x e y e x (e che x y) il che che le considera perfettamente equivalenti. tra le quali il soggetto da noi intervistato non ` in grado di esprimere e alcuna preferenza. Sebbene risulti perlopi` equivalente descrivere le preferenze tramite l’ordinamento forte o quello debole. sappia decidere quale e preferisce. ingenerato la confusione che la teoria neoclassica si fondasse in modo preponderante su di un tale presupposto. Questo ` un modo sintetico per scrivere che l’intervistato. dobbiamo concludere x ∼ y. e 3 . 2. In tal caso. Preferenze Come si ` detto la teoria neoclassica della scelta si basa su di un unico presupposto ossia che l’individuo e considerato – di volta in volta il consumatore.

ossia che vi sia un’opzione di scelta x ∈ X tale che x x. rappresentino la parte simmetrica e la parte asimmetrica di 1Questa propriet` ` in realt` gi` implicita nella completezza ae a a . In altre parole. e La propriet` di transitivit` ` anch’essa significativa poich´ garantisce che le preferenze espresse effettivaa ae e mente rappresentino un valido criterio di scelta. Si dice che ∼ e e ∼ sono riflessive. SCELTA E DOMANDA Tuttavia nel dire che l’agente si dichiara indifferente tra x e y vi ` una certa forzatura poich´ dirsi indifferente e e implica comunque la capacit` di comparare le due alternative mentre. Queste restrizioni. x a (W2) transitivit`: z a xey x1 . la transitivit` di a equivale alla . Questo potrebbe ad esempio accadere se avessimo classificato due PC semplicemente come “computer ”sebbene i relativi processori appartengano a due generazioni differenti. transitivit` negativa di a rispettivamente. Immaginiamo che x. z ∈ X e x a x y allora o x Utilizzando come punto di partenza le preferenze in senso debole. x z implicano y Quanto alla relazione di indifferenza. Assiomi La teoria economica ha suggerito di considerare queste condizioni relativamente all’ordinamento forte: (S1) irriflessivit`: non esiste alcun x ∈ X tale che x a (S2) asimmetria: se x y allora non pu` aversi y o x zoz y. y. x per l’appunto. essa soddisfa le medesime propriet` di quella di preferenza debole. a due opzioni che il soggetto in questione considera differenti al punto da sancire una chiara preferenza per l’una verso l’altra. a ossia riflessivit` e transitivit` (ma non completezza). Si ha in tal caso un ciclo nelle preferenze: sottoponendo ` irriflessiva se e solo se e . Questa prima propriet` di completezza non appartiene invece a all’ordinamento forte. una violazione del primo assioma indica che la classificazione delle scelte non corrisponde a quella formulata dal soggetto che ` chiamato e a scegliere e vi ` dunque una incongruenza tra i criteri di scelta effettivi e la nostra descrizione di essi. y ∈ X si ha x y. Si Ci si riferisce a questa propriet` dicendo che l’ordinamento di preferenza debole a si applica all’intero insieme X delle scelte.1) per ogni coppia x. PREFERENZE. si considerano in genere le seguenti propriet` (oltre alla completezza gi` vista sopra): a a (W1) riflessivit`: per ogni x ∈ X. che abbiamo dato la medesima etichetta. ossia che e yey x. Quali altre propriet` possiamo ragionevolmente attenderci che siano soddisfatte? a 3. l’agente potrebbe intendere semplicemente di non essere in grado di dare nessuna valutazione relativa tra x e y. comunemente indicate come assiomi del corrispondente sistema di preferenze. Per comprenderla immaginiamo che essa sia violata. nell’escludere x a noti infatti che vale necessariamente la propriet` seguente: a (1. (S3) transitivit` negativa: se x. potrebbero a prima vista sembrare ovvie ma meritano comunque qualche commento. in termini del nostro test immaginario. z ∈ X rappresentino una violazione di tale assioma nel senso che x y. y z ma z x. Questo significa. y. oppure y x oppure entrambe ` completo. La prima condizione ` e tradizionalmente considerata una condizione di consistenza. a a Evidentemente.4 1.

x. b e c chiamati a scegliere tra tre opzioni. Tuttavia se l’ordine di votazione fosse stato y contro z e il vincente contro x nelle due votazioni sarebbero passate in sequenza le mozioni z e x. Non ` difficile osservare nella realt` una simile. y e z ed aventi il seguente sistema a individuale di preferenze: x a b c 1 2 2 y 2 3 1 z 3 1 3 dove il numero indicato nella tabella corrisponde alla posizione relativa della opzione indicata in colonna nell’ordinamento delle preferenze dell’agente riportato sulla riga. Evidentemente. tra le altre cose. ne riceveremmo una risposta sempre diversa tale che egli non sappia di fatto effettuare una scelta definitiva tra x. a. y ∈ X e x ≥ y implicano x a della quale esiste una versione forte: monotonicit` stretta: x. y ∈ X e x ≥ y e x = y implicano x a y y Spesso si utilizza un concetto ulteriore per la cui formulazione ` per` necessario supporre che X sia uno e o spazio normato non saziet` locale: se x ∈ X e ε > 0 allora esiste y ∈ X tale che x − y ≤ ε e y a Inoltre ` spesso conveniente introdurre anche propriet` topologiche: e a x. Questa situazione emerge molto frequentemente negli esempi tratti dalla scienza politica e in particolare nelle teoria del voto. si avr` che alla prima votazione prevale y (poich´ a e ottiene i voti di a e di b). . Infatti se la procedura prevede di votare a dapprima tra x e y e poi l’opzione vincente contro z.3. il a e dittatore. y e z. ASSIOMI 5 di volta in volta una coppia di alternativa al nostro agente economico. seguendo al seconda. L’esempio chiarisce che violazioni dell’ultimo assioma. Questo incredibile risultato di Arrow ha originato una vasta letteratura che si occupa. Un classico teorema che si deve ad Arrow afferma che in una collettivit` l’unico sistema di voto che garantisca l’assenza di cicli delle preferenze ed una serie di altre a propriet` che qui non interessa discutere ` un sistema nel quale le decisioni sono prese da un solo agente. Poniamo ad esempio che vi sia e a una collettivit` di tre agenti. Dunque. seguendo la prima procedura si approva l’opzione z. Altre propriet` vengono talvolta aggiunte a quelle gi` viste. alla seconda prevale z che raccoglie i voti di a e c. rendono di fatto indecifrabile a il processo decisionale poich´ le sole preferenze del decisore (nell’esempio la collettivit`) non sono sufficienti e a a produrre una decisione univoca. di come debbano essere disegnate le istituzioni della Comunit` Europea dopo l’allargamento perch´ sia a e garantita l’efficienza del processo decisionale. l’opzione x. Due esiti diversi per lo stesso insieme di alternative: il paradosso del voto maggioritario. paradossale situazione. tale gruppo di individui si trova in difficolt` se deve votare secondo una procedura binaria. La pi` accettabile sotto il profilo dell’intuia a u zione economica ` la e monotonicit`: x. quello di transitivit`.

completo e transitivo e ci chiediamo se esso ammetta una rappresentazione ` anche monotono e continuo. 4.si a prenda e come vettore unitario. Consideriamo il caso in cui via sia una qualche coppia x. nel senso che x y se e solo se U (x) > U (y). ` una rappresentazione anche dell’ordinamento e e forte. se esiste una funzione come la U allora le preferenze forti soddisfano le propriet` viste in prea cedenza: irriflessivit`. e numerica. e Se ad esempio le opzioni di scelta . e inoltre. In generale. y ∈ X Inoltre. Data l’ipotesi di monotonicit` questa situazione copre il caso X = Rk con k > 0 . y di X sono tali per cui x ∼ y: sar` a sufficiente porre U (x) = 1 qualunque sia x. Lo stesso identico argomento si applica a Tx . Fissiamo x ∈ X e consideriamo gli insiemi (1. come vedremo.1. vi pu` di fatto essere un solo elemento con tali caratteristiche: lo si o indichi come t(x). Tx = ∅. vi deve essere un elemento t non incluso in T x ∪ Tx e dunque tale che te ∼ x. Dapprima considereremo il caso speciale in cui 4. Supporremo inoltre che X ammetta un elemento e ∈ X tale che te per ogni x ∈ X entrambi gli insiemi V e Vx (definiti pi` sopra) se non vuoti contengano un elemento della u . y ∈ X tale che x y. y ∈ X Non ` difficile notare che una tale funzione. Immaginiamo che lo spazio X sia lineare e tale che limn tn x = tx per ogni x ∈ X e ogni successione tn n∈N che converga a t in R (questo ` ad esempio il caso se X ` uno spazio e e t e se e solo se t > t e che x normato). x.3) T x = {t ∈ R : te ∈ V x } Tx = {t ∈ R : te ∈ Vx } Consideriamo quegli elementi x ∈ X tali che T x . Un caso speciale. La rappresentazione numerica delle preferenze Certamente un modo assai semplice di rappresentare le preferenze ` quello di avere una scala numerica.4) U (x) = t(x) −∞ se . Sotto l’ipotesi che le preferenze siano continue. se esiste. SCELTA E DOMANDA continuit`: per ogni x ∈ X gli insiemi V x ≡ {y ∈ X : y a in X. Naturalmente forma te per t ∈ R. Consideriamo ora il problema inverso ossia di a a un ordinamento riflessivo. essendo le preferenze monotone.2) x y se e solo se U (x) ≥ U (y). ma ` estremamente utile sotto il profilo a e analitico. Infatti se t ∈ T x vi ` un intorno U di te incluso in T x e un intorno D e di t tale che t ∈ D implica t e ∈ U ⊂ T x ossia t ∈ D ⊂ T x . asimmetria e transitivit` negativa.6 1. Definiamo quindi   ∞      se se Tx = ∅ T x .ossia gli elementi di X .sono redditi o comunque hanno una immediata quantificazione monetaria. Tx = ∅ Tx = ∅ (1. x. Siccome la retta ` connessa. e possiamo chiederci se esista una funzione U : X → R tale che (1. x} e Vx ≡ {y ∈ X : x y} sono aperti Quest’ultima propriet` non ha una facile interpretazione economica. allora ` semplice decidere sulla base del criterio del reddito maggiore. entrambi questi insiemi sono aperti. Cerchiamo di rappresentare numericamente le preferenze si tratta di un esercizio molto facile se per caso tutti gli elementi x. PREFERENZE.

. Il fatto di avere e associato un numero ad ogni possibile scelta. . Naturalmente ogni trasformazione monotona (e continua) di U ` anch’essa una rappresentazione (cone tinua) delle preferenze. Questa osservazione ha e un’importanza notevole poich´ dovrebbe trattenerci dal cadere in un errore assai comune. Poniamo arbitrariamente u1 = 1/2. .. Se zN ∼ zn per qualche n = 1. U (x) = arctan(U (x)) che ` anche limitata. . . poich´ l’insieme e e {y ∈ X : U (y) > U (x)} = {y ∈ X : y x ∈ X. . . Parimenti. N − 1} > sup{un : xN xn . . Il caso generale. U (x) > U (y). N − 1 e zn uN ∈ R compreso strettamente tra i due estremi (1. Il teorema che abbiamo dato ha una portata limitata. abbiano un concreto significato economico. consideriamo il caso x y nel quale necessariamente U (x) > −∞ e U (y) < ∞. Per verificare che la funzione U sia una rappresentazione numerica delle preferenze. per la a x cos` come il caso x ∼ y e non resta pertanto che ı U (x) > U (y) ` ovvia.5) inf{un : xn xN . 4. .2. La dimostrazione ` un po’ complicata e si trova in tutti i dettagli nel bellissimo a e volume di Kreps [2]. Si noti che tale funzione ` anche continua. n = 1. soprattutto per il fatto che abbiamo utilizzato la propriet` di continuit` che non ha un chiaro contenuto economico. per la monotonicit`. n = 1.6) U (x) ≡ {xn ∈Z:x xn } V (xn )2−n . In altre parole la funzione t : X → R ` la rappresentazione x} ` per ipotesi aperto cos` come {y ∈ X : U (y) < U (x)} per ogni e ı numerica delle preferenze che stavamo cercando. . . U (x)e o transitivit` negativa. e o Iniziamo col definire una funzione di utilit` su Z = {zn : n ∈ N}. N − 1} sia tale che 0 ≤ un ≤ 1 per n = 1. Se a quindi si ha U (x) > U (y) possiamo escludere il caso y concludere x e y il che conclude la dimostrazione. . si ponga uN = un . Non possiamo ad esempio dire che la preferenza per x ` doppia rispetto a quella per y. . Anche in tal caso non ` difficile concludere che V ` una rappresentazione e e delle preferenze limitatamente a Z. 2. utile cio` per raffrontare ae e due oggetti in senso relativo ma non in senso assoluto. altrimenti si scelga (dove convenzionalmente si pone inf ∅ = 1 e sup ∅ = 0). Osserviamo che x ∼ y implica. non significa che grandezze quali U (x) − U (y). che pure sono ora calcolabili. . . . Definiamo la funzione V : Z → R implicitamente ponendo V (xn ) = un . . . LA RAPPRESENTAZIONE NUMERICA DELLE PREFERENZE 7 Si noti che questa definizione non genera difficolt` perch´ il caso T x = Tx = ∅ ` equivalente al caso a e e V x = Vx = ∅ ed implica x ∼ y per ogni y ∈ X e l’abbiamo escluso in principio. N − 1. . N − 1} zm se e solo zm se e solo se un > um . Quest’ultima propriet` puramente matematica a ` tuttavia importante e non pu` essere eliminata. N . altrimenti osserviamo che U (x)e ∼ x e ci` implica. . . a Diciamo che l’utilit` ` da intendersi come una grandezza ordinale e non cardinale. mentre le preferenze che stiamo rappresentando hanno per l’appunto questa propriet`.4. y ∈ X con x y esiste un z ∈ Z tale che x z su un insieme X ammette una rappresentazione numerica purch´ sia completo e transitivo e vi sia un sottoinsieme numerabile Z ⊂ X tale che per e y. Si pu` dimostrare che qualunque ordinamento di preferenze o ogni x. Si tratta infatti di quantit` che non sono invarianti rispetto alla scala della a rappresentazione. . a Immaginiamo che l’insieme {un : n = 1. Non ` tuttavia a a e una propriet` indispensabile. m = 1. (V x = V y e Vx = Vy e dunque) T x = T y e Tx = Ty : dunque U (x) = U (y). . Non ` difficile concludere che zn e se un > um e che 0 ≤ un ≤ 1 per n. n = 1. . non ha significato economico calcolare la preferenza media e o la varianza delle preferenze. . Se U (y) = −∞ o U (x) = ∞ la disuguaglianza y ∼ U (y)e: per la transitivit` negativa a U (y)e e. Consideriamo ora un generico x ∈ X e poniamo (nuovamente con la convenzione inf ∅ = ∞) (1. . Ad esempio. .

Si noti che 0 ≤ U (x) ≤ 1 per ogni . Allora z ∈ Z e x x e pertanto implica x z} {z ∈ Z : x z} il che implica z implicano y z per la transitivit` a xn } ⊂ {xn ∈ Z : y xn } dunque. U (x) > U (y) esclude che possa aversi y y se e solo se {z ∈ Z : y x. Viceversa si ipotizzi che y negativa e dunque {xn ∈ Z : x x ∈ X. x a U (x) > U (y). SCELTA E DOMANDA Per la transitivit` e l’ipotesi circa Z.6). per la (1.8 1. PREFERENZE. U (y) ≥ U (x): dunque x.

Nella (2. . Anzitutto che la scelta coinvolga dei panieri di k possibili beni. un’impresa od altro. il a vettore x − ω viene in genere descritto come consumo netto. Si noti che.2) V (p. . o a a cos` come abbiamo supposto che la spesa sia una funzione lineare dei prezzi. allora il problema (2. N . λ) = u(x) + λ (Y − p · x) la cui condizioni del primo ordine sono  ∂u  0  = − λpn   ∂xn   0 = λ (Y − p · x) (2. Y ) ≡ {x ∈ Rk : p · x ≤ Y } + Talvolta si ipotizza che il reddito Y provenga da dotazioni ω di beni di cui il consumatore disporrebbe esogenamente. Se per esempio si tratta di un consumatore. Si tratta semplicemente di risolvere il problema (2. Pi` in u generale B descrive l’insieme dei vincoli ai quali l’agente deve sottostare nelle sue scelte e di volta in volta muta col problema preso in esame. Abbiamo cio` fatto astrazione e dal fatto che su taluni mercati non si pu` acquistare una quantit` a piacere per l’esistenza di indivisibilit`.2) abbiamo fatto implicitamente una serie di ipotesi. che i consumi di ciascuno di questi beni siano quantit` positive. il problema da risolvere ` e (2. a circostanza forse ancora pi` significativa. p. sia esso un consumatore. il che elimina contratti pi` ı u complicati che contemplano la possibilit` di sconti o di tariffe speciali. dato un reddito disponibile Y e i prezzi p ∈ Rk dei beni. Inoltre. abbiamo supposto che il consumatore non debba soggiacere ad u alcun altra restrizione se non quella indotta dal proprio potere d’acquisto.Y ) U (x) dove B(p.3) Λ(x.CAPITOLO 2 Domanda individuale Date le preferenze che assumeremo senz’altro ammettere una rappresentazione numerica ` facile descrie vere formalmente il problema di ogni agente economico. Y.1) max U (x) x∈B dove B contrassegna l’insieme delle scelte ammissibili per l’agente. qualora le funzioni implicate siano differenziabili in modo opportuno. Y ) ≡ max x∈B(p. .2) si risolve massimizzando la funzione Lagrageana seguente (2. 1. Il consumatore Dal punto di vista del consumatore. . Secondo. In tal caso il vincolo di bilancio prende la forma della disuguaglianza p · (x − ω) ≤ 0. B rappresenta l’insieme di tutte le scelte di consumo compatibili col suo insieme di bilancio.4)   0 ≤ λ     p·x ≤ Y 9 n = 1. Nel caso di reddito da dotazioni.

viene indicata col simbolo x∗ (p. a L’interpretazione del moltiplicatore λ nella (2. ` che la (2. La funzione di utilit` indiretta non descrive altro che il massimo livello di utilit` che pu` raggiungersi a a o per un dato livello dei parametri.5) potrebbe consentire di risalire dall’utilit` indiretta alla funzione di utilit` originaria. la funzione di utilit` indiretta ` uno strumento piuttosto importante poich´ consente a e e una descrizione completa del comportamento del consumatore in funzione della variabili di mercato. Spesso la faremo senza avvertimenti particolari (ad esempio nella (2. tale massimo esiste. y ∈ X. Y ) → X ` suriettiva ossia se per ogni x ∈ X esiste una coppia (p. Includendo od escludendo dalla lista dei parametri talune grandezze si ottengono diversi concetti di utilit` indiretta. Infatti dato che.5) consente o e di valutare l’utilit` solo in corrispondenza della scelta ottima x∗ e non fornisce informazioni ulteriori. Dunque. oltre alle quantit` consumate. e (2) strettamente crescente in Y e non crescente in p.4). (3) separatamente continua in p per p 0 e in Y per Y ≥ 0.6) ∂V ∂u = ∂Y ∂xn n=1 N xn =x∗ n ∂x∗ ∂x∗ n =λ pn n = λ ∂Y ∂Y n=1 N ossia il moltiplicatore λ non ` che l’utilit` (indiretta) marginale del reddito ovvero l’incremento marginale e a dell’utilit` massima conseguibile all’aumentare del reddito. DOMANDA INDIVIDUALE La soluzione del sistema (2. allora ` facile verificare le propriet` seguenti: e a (1) V ` omogenea di grado zero e quasi-convessa 1.10 2. sebbene la cosa prospetti in realt` notevoli difficolt` pratiche. include il reddito e/o i prezzi. a Naturalmente abbiamo sorvolato su taluni aspetti matematici. U . n=2 pn yn ≤ Y nella quale cio` la quantit` x1 del bene 1 ` lasciata costante2. primo fra tutti che la funzione valore sia ben definita. a Come vedremo. dunque la V ` definita. Y ) allora lasciando variare i prezzi ed il reddito possiamo ricostruire l’intera funzione di utilit`. Ad esempio potremmo definire la grandezza a N (2. Se a tuttavia la funzione (p. Y )) e la funzione V viene denominata funzione valore o anche funzione di utilit` indiretta. Y ) = max u(x1 . Un tipo particolarmente a a 1Ossia. l’utilit` indiretta potrebbe essere a a a inferita dal comportamento del consumatore sul mercato. se le preferenze sono non sazie. 2Spesso ` comodo risparmiare sulla notazione ed omettere talune delle variabili che compaiono tra gli argomenti delle e suddette funzioni. se esiste. . Gli esercizi riportati alla fine a a di questo capitolo richiedono esattamente di esplicitare tale legame. Pertanto se la funzione di utilit` ` continua. Inoltre ae e se le preferenze sono non sazie. y) : y ∈ N R+ −1 . sempre in linea teorica. a segue per differenziazione N pn n=1 ∂x∗ n =1 ∂Y si giunge alla conclusione seguente: (2. Nel seguito faremo spesso ricorso ad una e a e funzione di utilit` che. 1] allora V (αx + (1 − α)y) ≤ V (x).5) V (p. per`. In linea di principio. allora il vincolo di bilancio ` un insieme e compatto.7) V (x1 .4) ha un significato economico particolare sul quale torneremo. Y ) = U (x∗ (p. deve valere necessariamente p · x∗ (p. se x. Notiamo che se i prezzi sono strettamente positivi. Il punto. Y ) tale che e x = x∗ (p. Ovviamente (2. la (2. Y ) = Y (altrimenti vorrebbe dire che una parte della capacit` di acquisto del consumatore rimane inutilizzata). Y ) e viene denominata funzione di domanda (o anche funzione di domanda marshalliana). V (x) ≥ V (y) e α ∈ [0.9)). p.

e (3) e ` concava in p.9) pris (x1 .10) x(p. u) ≡ argmin {p · x : U (x) ≥ u} Sussistono alcune importanti relazioni tra le funzioni introdotte in questi paragrafi quanto meno se le preferenze sono continue ed i prezzi strettamente positivi. inoltre. p.11) e(p. u)) = u . In particolare possiamo evidenziare quanto segue: (2. u) ossia (2. e ` E chiaro che i problemi (2. come supporremo senz’altro. u) Ci` segue direttamente dal presupposto dell’esistenza del minimo nella (2. Y ) = V (x1 ) + Y Nelle applicazioni.13) e(p. o Se le preferenze sono monotone vale inoltre (2.4) che abbiamo dato per scontata parlando a di x (p. Abbiamo inoltre sorvolato sulla unicit` della soluzione della (2. e e Associato al problema della massimizzazione dell’utilit` dato il vincolo di bilancio vi ` quello della a e minimizzazione della spesa per dato livello di utilit`. poich´ consente di determinare quantit` quali il massimo prezzo che il consumatore a e a sarebbe disposto a pagare pur di consumare una data quantit` del bene.12) h(p. in relazione di dualit`. e (2) e ` strettamente crescente in u e non decrescente in p. L’unicit` ` garantita se la funzione di utilit` soddisfa inoltre la ae a seguente propriet` di concavit`: a a U (αx + (1 − α)y) > αU (x) + (1 − α)U (y) In tal caso la soluzione ` unica e viene indicata come e (2. a differenza della funa e zione di utilit` tout court. Y − z)} 1 ossia il prezzo maggiore che il consumatore ` disposto a pagare in un’opzione prendere o lasciare che l’impresa e intendesse proporgli. Y )} 0<α<1 ∗ Non ` difficile osservare che la funzione di domanda ` omogenea di grado zero. Y ) ≡ sup {z ∈ R+ : V (0.2) e (2. u) = p · h(p. ossia a (2. o.1.11) sono interdipendenti. u) ≡ min{p · x : U (x) ≥ u} La funzione e viene in genere chiamata funzione di spesa e soddisfa le seguenti propriet`: Inoltre si dimostrano a le seguenti propriet`: a (1) la funzione e ` omogenea di grado 1 nei prezzi. Si tratta semplicemente di risolvere a per pris l’equazione 1 (2. come si dice tecnicamente.11). Y ) ≡ argmax {U (x) : x ∈ B(p.14) U (h(p. Y ) ≤ V (x1 . Si noti nuovamente che se la funzione di utilit` ` continua la funzione di spesa ` necessariamente a ae e ben definita. IL CONSUMATORE 11 semplice di tali funzioni ` la seguente e (2. la funzione di utilit` indiretta ` particolarmente utile.8) V (x1 . Y ) come di funzione di domanda. La soluzione del problema (2. Questo prezzo viene spesso indicato con l’espressione prezzo di riserva.11) viene chiamata funzione di domanda hicksiana e indicata con h(p.

Y ) Tutte queste relazioni che bisognerebbe avere la pazienza di dimostrare per bene. differenziando la (2.17) e(p. u)) = u (2. la produzione a differenza del consumo sottosta ad alcune restrizioni tecnologiche delle quali ` necessario tenere conto. u) + p · = hi (p. Y ) che acquistava prima dell’aumento. Massimizzazione dei profitti Il problema del consumatore descritto pi` sopra ha una diretta analogia con quello della produzione. (2. Ossia non tutte le combinazioni e produttive sono tecnicamente fattibili. . .15) rispetto ai prezzi si ottiene 0= ∂V ∂e ∂V + ∂pi ∂Y ∂pi Differenziando la (2. V (p. k dunque ∂e ∂h = hi (p. DOMANDA INDIVIDUALE dalla (2. Y )) = Y h(p.15) V (p. altre sono negative e rappresentano le quantit` a a utilizzate del corrispondente fattore produttivo. Da un lato ` una scelta del tutto condivisibile quella di porre come funzione di utilit` e e a dell’impresa semplicemente il profitto. contengono alcune indicazioni nel caso che vi sia un sufficiente grado di differenziabilit`. il consumatore avr` bisogno a a di aumentare il reddito di xi dpi unit`. La u differenza ` duplice. Naturalmente se potesse disporre di un tale aumento del reddito il a nostro consumatore potrebbe anche scegliere di spenderlo diversamente e cio` di non acquistare esattamente e lo stesso paniere che comprava prima. infine. 2.18) xi (p. xi dpi ) accresca l’utilit` massima. e(p. Dunque ` lecito attendersi che una variazione (dpi . In genere la produzione pu` essere vista come un processo di trasformazione di input in output. . .12 2. Dunque o ciascun processo produttivo pu` essere visto come un vettore z ∈ Rd in cui talune componenti sono positive e o rappresentano le quantit` prodotte del corrispondente bene. Y )) = x∗ (p. V (p. u) ∂pi ∂pi concludiamo (2. La a e a legge di Roy ci dice che invece essa rester` invariata e che dunque possiamo fare astrazione dal problema a della sostituzione tra consumi se questi sono scelti in modo ottimale. Y ) = ∂e ∂V /∂pi =− ∂pi ∂V /∂Y Questa relazione ` meglio nota come legge di Roy o identit` di Roy.14) e tenendo conto delle condizioni del primo ordine della (2.16) e.14) seguono anche: (2. Se egli sceglie di modificare i propri acquisti ci` modificher` il suo livello o a di massima utilit`. Il significato economico di questa relazione e a si pu` cogliere immaginando di osservare un aumento infinitesimo del prezzo pi . L’insieme Z descrive tutte le combinazioni di input ed . Per continuare a comprare o esattamente la medesima quantit` xi (p. a Infatti.11) si ha k 0= i=1 ∂hi ∂U ∂hi =φ pi ∂xi ∂pj ∂pj i=1 k j = 1. Secondariamente.

p) ≡ max{p · y − w · x : (−x. In altri termini. Minimizzazione dei costi Analogamente a quanto fatto per la teoria del consumatore anche per l’impresa esiste una funzione di spesa che qui si chiama funzione di costo ed ` definita come e (2. w) indichiamo la soluzione di (2. w) − w · x(p. y). e 3.3. (3) se z. Se q ∈ Rd rappresenta il vettore dei prezzi di input ed output. Inoltre.19). y). talvolta il vettore z di input netti viene decomposto in due vettori scrivendo z = (−x. y) di quantit` positive x ∈ X e y ∈ Y che rappresentano rispettivamente gli input e gli output del processo a produttivo. (2) costanti se z ∈ Z e 0 ≤ α implicano αz ∈ Z. z ∈ Z e 0 ≤ α ≤ 1 allora αz + (1 − α)z ∈ Z. (2) X(y) ` convesso. Inoltre. e Il problema dell’impresa pu` dunque vedersi come: o (2. w) e x(p.19) Π(q) ≡ max{q · z : z ∈ Z} o equivalentemente Π(w. Π(w. . p) in cui w ` il vettore dei prezzi degli input e p quello dei prezzi degli output. Per ogni livello produttivo y ∈ Y ` possibile definire l’insieme dei requisiti produttivi e X(y) ≡ {x ∈ X : (−x. (2) 0 ∈ Z. y) = w · x(w. Si dice che la tecnologia presenta e rendimenti di scala: (1) non crescenti se z ∈ Z e 0 ≤ α ≤ 1 implicano αz ∈ Z. a Le ipotesi sull’insieme Z delle possibilit` produttive sono tipicamente le seguenti: a (1) se z ∈ Z e z ≤ z allora z ∈ Z. c(w. ossia.21) c(y. p) = p · y(p. y) ∈ Z} Con y(p. (3) non decrescenti se z ∈ Z e α ≥ 1 implicano αz ∈ Z.21) viene denominata domanda (condizionale) di fattori e si indica con x(w. e In genere l’insieme X(y) soddisfa le seguenti propriet`: a (1) se x ∈ X(y) e x ≥ x allora x ∈ X(y). w) Sotto le ipotesi fatte pi` sopra la funzione profitto ` omogenea di grado 1.20) = q· = ∂z(q) + zi (q) ∂pi ∂Π ∂z(q) + zi (q) ∂z z=z(q) ∂qi = zi (q) Questo risultato ` noto come lemma di Hotelling. y) ∈ Z} La scomposizione del vettore di output netti corrisponde alla decomposizione del vettore dei prezzi come q = (w. w) ≡ min{w · x : x ∈ X(y)} La soluzione della (2. u e Osserviamo che ∂Π(q) ∂qi (2. continua e convessa. ` consuetudine classificare alcune situazioni interessanti. MINIMIZZAZIONE DEI COSTI 13 output che sono fattibili sotto il profilo tecnico. allora il profitto dell’impresa che decide il piano produttivo y ∈ Y sar` pari a q · y.

y) ∂wj = xj (w. e . y) + xj (w.20) ∂c(w.y) ∂x(w. y) = xj (w.14 2. y) + xj (w. DOMANDA INDIVIDUALE Anche per la funzione di costo esiste una relazione del tutto simile alla (2. y) ∂wj (2. y) ∂wj · x=x(w.22) = w· = ∂c ∂x ∂x(w. y) Questo risultato ` noto come lemma di Shepard.

Parte 2 Il Mercato .

.

Il modello competitivo Le imprese considerano i prezzi dati. come nella Figura 3. la condizione del primo ordine diviene: (3. allora un tale incentivo ad aumentare la quantit` prodotta porter` prima o a a poi a raggiungere la soluzione ottimale q ∗ nella quale p = M C(q ∗ ). Possiamo fare al riguardo tre considerazioni MC p ∆Π ∆C q0 q1 q* q Figura 3. ossia reputano di non poter esercitare alcuna influenza sul livello dei prezzi tramite le proprie decisioni di investimento.1) max pq − c(q) q Immaginando che la funzione di costo sia differenziabile con derivata dc(q) /dq ≡ M C(q).CAPITOLO 3 Equilibrio di mercato: concorrenza perfetta 1.1 sottostante nella quale si mostra come un punto nel quale valesse p > M C(q) non potrebbe certo risultare ottimale essendovi modo di aumentare i profitti tramite un aumento della quantit` prodotta.2) si rappresenta comodamente in termini grafici. Un modo per modellare tale situazione ` quello di supporre che e vi sia un continuum di imprese rappresentato dalla distribuzione uniforme sull’intervallo [0.1. Ci` equivale a supporre che il peso della produzione o individuale sul totale del mercato sia nullo. La determinazione della quantit` prodotta in concorrenza perfetta a 17 . Se i costi marginali M C hanno a un andamento infine crescente. Il problema delle singola impresa ` dunque il seguente: e (3. 1].2) p = M C(q) La condizione (3.

allora Π > 0 implica e 0< Π p C(q) M C(q) C(q) d = − 2 = − 2 = q2 q q q q dq C(q) q I costi medi. dM C(q) /dq > 0. anche se i profitti totali fossero e u negativi. potrebbero accrescere la produzione. Si noti che se esistono costi fissi. Taluni di a questi costi sono irrecuperabili (sunk costs) nel senso che.18 3. in u concorrenza perfetta le imprese hanno profitti positivi solo se i costi medi sono crescenti e questa circostanza si verifica se e solo se M C > AC. La decisione di produrre. aumentare la produzione servirebbe a ridurre le perdite. In effetti nella (3. Una rappresentazione grafica del possibile andamento dei costi ` tracciata e nella Figura 3. ` senz’altro e e necessario che lo siano i costi marginali.3) p − M C(q) ≤ 0 e (p − M C(q))q = 0 (2) immaginando che i costi marginali siano una funzione monotona della quantit` prodotta e in para ticolare che. nel senso che ` socialmente desiderabile che le imprese e riescano a produrre almeno quanto necessario a raggiungere la scala ottimale di produzione. L’ipotesi che spesso. ex-ante nessuna di esse entrerebbe mai in un mercato con queste caratteristiche. EQUILIBRIO DI MERCATO: CONCORRENZA PERFETTA (1) la (3. C(q)/q vengono in genere indicati pi` semplicemente con l’acronimo inglese AC(q). anche qualora l’impresa decidesse di ritirarsi dal mercato. faremo di costi marginali costanti. Dunque. ossia la considera automaticamente vera con segno stretto. Qual ` dunque la forma di mercato adeguata ad e un mercato in cui il livello della domanda ` talmente basso da non consentire ad imprese concorrenziali di e coprire il minimo dei propri costi medi? . Immaginate il mercato delle TLC in cui gli operatori possono entrare sul mercato solo pagando una licenza.2) non tiene conto della disuguaglianza q ≥ 0. ossia che possa valere M C(q) < AC(q) ` una situazione problematica sulla quale dovremo tornare in seguito. perch´ i costi medi siano crescenti. Dunque.2) pu` allora interpretarsi dicendo che fintanto che p > M C(Q) la o decisione di aumentare la produzione di un’unit` ha senso economico poich´ l’aumento dei costi a e che segue ` pi` che coperto dall’aumento dei ricavi totali. Un altro modo di considerare quest’ultimo punto ` il seguente. allora.2) si deduce q = f (p) con df = dq d2 C dq 2 −1 ´ E chiaro che da questa espressione. non dipende a u da queste voci di costo. Il fatto che in concorrenza le imprese potrebbero in linea di principio avere profitti negativi. allora dalla (3.2) non compaiono i costi fissi. esclude che un’impresa operante in concorrenza perfetta possa coprire i propri costi fissi. Per ora e osserviamo solo che se anche le imprese nel breve preferiscono comunque produrre. Una volta fatto ingresso sul mercato tale costo non potr` pi` venire recuperato. Pi` in generale la condizione del primo ordine dovrebbe essere u (3. per via dei rendimenti di scala decrescenti. essi rimarrebbero una voce del passivo. a fronte di una riduzione dei prezzi. e sotto le opportune condizioni sui costi. Diversamente ci troveremmo nella situazione paradossale di imprese che. per ragioni di comodo.2 La minimizzazione dei costi medi (e dunque l’esaurimento del tratto nel quale essi decrescono) viene considerato in genere un criterio di efficienza produttiva. ossia tutti quei costi sostenuti dall’impresa per poter produrre ma indipendenti dalla quantit` prodotta. si pu` dedurre che o effettivamente la quantit` prodotta sar` positiva a a (3) Il fatto che il profitto venga massimizzato non garantisce che il massimo livello del profitto sia effettivamente positivo. La (3. Se q > 0.

1] allora q coincide anche con la quantit` dalla a singola impresa. Concorrenza nel modello lineare. Consideriamo il caso in cui la domanda (inversa) ed i costi abbiano forma lineare.1.5) p = c. Geometria dei costi Naturalmente ` sempre possibile aggregare il gran numero di imprese concorrenziali in un’unica impresa. q= A−c . e ` E sufficiente costruire la grandezza seguente Q(x) = {i:M Ci (qi )=x} qi La funzione Q pu` essere interpretata come funzione di offerta aggregata o di mercato poich´ misura la o e quantit` complessivamente prodotta da tutte quelle imprese i cui costi marginali sono pari a x ossia che a soddisfano la (3. Il fallimento della concorrenza Il risultato precedente si pu` leggere anche in negativo. Se la domanda di mercato ` particolarmente o e contenuta tale cio` da non poter coprire il minimo dei costi medi le imprese in concorrenza perfetta sono e . e 1. Se le imprese sono a tutte identiche e distribuite uniformemente sull’intervallo [0. a otteniamo ossia (3.3 2. Il modello lineare e l’equilibrio di concorrenza si rappresentano in termini grafici nella Figura 3.2.4) p = A − Bq c(q) = F + cq con A > c Applicando i risultati visti precedentemente Questo semplice modello ci servir` per numerosi esempi. Questa costruzione ` tuttavia una mera e rappresentazione di comodo poich´ il mercato pu` ben vedersi come un’unica impresa ma nelle proprie scelte e o questa impresa ` inconsapevole dell’impatto esercitato sul mercato. B π = −F dove q indica qui la quantit` complessivamente prodotta dall’insieme di tutte le imprese.2) in corrispondenza di un prezzo a pari a x. MC(q) AC(q) MC(q) p Π concorrenza q Figura 3. IL FALLIMENTO DELLA CONCORRENZA 19 AC(q). ossia (3.2.

Questa situazione si adatta abbastanza bene a mercati caratterizzati da grandi immobilizzazioni. Il modello competitivo richiede dunque una dimensione del mercato sufficientemente ampia rispetto alla scala tecnica efficiente. EQUILIBRIO DI MERCATO: CONCORRENZA PERFETTA p A c A−c B A B q Figura 3. la fissazione del prezzo al costo marginale potrebbe non consentire profitti positivi. La disponibilit` ad effettuare l’acquisto ` equivalente alla disuguaglianza dp ≤ b. Se ad esempio la tecnologia produttiva implicasse elevati costi fissi e dunque richiedesse ampi volumi di produzione per poter coprire i costi medi. . Se il prezzo di vendita ` p allora l’utilit` e a conseguita del consumatore acquistando il bene ammonta a u + b + d(y − p). b.20 3. Modello lineare e concorrenza perfetta destinate ad avere profitti negativi ossia non ` possibile nel lungo periodo fornire quel determinato bene in e condizioni concorrenziali. quali le reti di trasmissione dei dati (tipicamente la telefonia). Se ad a e a e esempio fosse b/d > M C allora i consumatori sarebbero disponibili a pagare un prezzo pi` elevato di quello u di concorrenza ossia sarebbero ben felici di avere un mercato non concorrenziale purch´ in grado di garantire e la produzione del bene ad un prezzo non superiore a b/d.3. d > 0 dove x ∈ {0. Immaginiamo che il singolo consumatore possa acquistare al pi` una unit` del bene in questione e che u a la sua funzione di utilit` (indiretta) sia del tipo a U (x) = u + bx + dy u. se invece non l’acquista la sua utilit` ` u + dy. 1} e y rappresenta il reddito residuo del consumatore.

ossia pq = k. u e l’elasticit` della quantit` ossia quanto pi` ridotta quella di prezzo. E facile capire che in tale caso deve necessariamente aversi q = kp−1 . Nel caso ad esempio di costi lineari del tipo C(q) = cq + F . In particolare i prezzi |η | ed i profitti di monopolio si avvicinano a quelli di concorrenza quanto pi` elevata `.CAPITOLO 4 Equilibrio di mercato: il monopolio 1. Dunque si conclude che dove ηp = (4. in una situazione di monopolio l’impresa ` consapevole di e poter influenzare il prezzo dei beni a seconda della quantit` che essa decide di produrre. Inoltre i profitti dell’impresa sono senza dubbio superiori a quelli conseguiti in concorrenza. a a u 21 . il caso ηq ≥ −1 non consente di ricavare una soluzione ben fatta. i profitti del p monopolista ammontano a cq 1−|ηp | − F mentre in concorrenza sarebbero pari a −F . in termini assoluti. supponiamo ` che ηq = −1. Infatti.2) dp q + p − M C(q) ≤ 0 dq con uguaglianza se q > 0 Immaginando che valga q > 0 si ottiene quindi MC = p 1 + 1 dp q = p[1 + ηp ] = p 1 + dq p ηq dq p dp q ` l’elasticit` del prezzo rispetto alla quantit` e ηq = e a a quella della quantit` rispetto al a dq p dp q prezzo. In altre parole. M C ≥ 0) ma anche riduce i ricavi: converr` allora all’impresa a ridurre il proprio livello produttivo fintanto che non si abbia ηq < −1. a ` consapevole che il prezzo di mercato si forma sulla base di una funzione del tipo p(q) la quale ` detta e e in genere funzione di domanda inversa.3) pmon = MC pcp = > pcp 1 1 1+ 1+ ηq ηq L’ultima disuguaglianza discende ηq < −1 al di fuori della quale la (4. come supponiamo.3) non ha senso compiuto matematicamente.1) max p(q)q − c(q) q Al solito.3) notiamo inoltre che in monopolio il livello dei prezzi ` superiore a quello di concorrenza e e dunque quello della produzione inferiore. supponendo che la funzione di domanda sia differenziabile si ottiene la condizione (4. Il modello monopolistico A differenza del mercato concorrenziale. con ηq > −1 i ricavi costanti sono una funzione crescente dei prezzi e dunque una funzione decrescente della quantit`. Per capirlo. Dunque i ricavi totali sono costanti. Dalla (4. Per funzione di domanda si intende infatti in genere la relazione q = q(p): supporremo che tale relazione possa sempre invertirsi. L’impresa monopolistica decide il livello della propria produzione sulla base del criterio (4. Dunque una decisione di accrescere la quantit` non solo accresce i a a costi (nella misura in cui.

Ci chiediamo in che modo questo modello sia in grado di spiegare i tassi attivi e passivi della banca.22 4. Il monopolista ` in questo contesto la banca. Nella Figura 4. trattato nel paragrafo 1.1. 2. Il profitto della banca. La determinazione della quantit` prodotta in monopolio a 1. In particolare la banca esercita un e cospicuo potere di mercato su due mercati contemporaneamente: quello del credito e quello dei depositi.4) q= A−c .1 con domanda e costi come nella (3.1. L’attivit` della banca si pu` riassumere in modo molto sintetico nel a o seguente mastrino del conto capitale: P assivo Depositi (D) Attivo Prestiti (L) Riserve (Re) Capitale (K) Titoli (B) . a e a Inoltre. 2B p= A+c . Applicando i risultati visti precedentemente otteniamo la condizione del primo ordine 0 = A − 2Bq − c ossia (4. Consideriamo il caso in cui la domanda (inversa) di mercato abbia forma lineare. ossia il mercato del credito. per valori numerici ragionevoli. i profitti sono positivi anche in presenza di costi fissi.4). EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO p A A+c 2 c A−c 2B A 2B A−c B A B q Figura 4. Monopolio nel caso lineare. Un’applicazione: il modello Klein-Monti Valuteremo ora l’applicazione del modello monopolistico nell’ambito di un mercato specifico.1. 2 Π= 1 B A−c 2 2 −F Si nota che la quantit` prodotta ` la met` di quella prodotta in concorrenza e che i prezzi sono superiori.1 viene illustrato l’equilibrio monopolistico nel caso lineare 2.

le imprese richiedono fondi a seconda del tasso prevalente cos` come i risparmiatori offrono depositi a seconda ı del tasso al quale questi sono remunerati.7) e la (4. mentre la rimanente parte viene accantonata per decisione autonoma della banca ed ` remunerata al tasso di mercato. l’importanza relativa del capitale rispetto alla raccolta ` davvero assai modesto di modo che possiamo semplificare ulteriormente ponendo K = 0. Dunque e Re = kD + Re∗ dove Re∗ ` la riserva libera. con rL quello sui prestiti. UN’APPLICAZIONE: IL MODELLO KLEIN-MONTI 23 Naturalmente.6) Π = D [kρ + (1 − k)r − rD ] + L(rL − r) − C(L. D) La banca mira a massimizzare i profitti data la domanda di prestiti e l’offerta di depositi. r. Assumiamo inoltre che D = dD =0 drD e L = dL =0 drL Nella massimizzazione del profitto abbiamo dunque le condizioni del primo ordine: ∂Π ∂C = D [kρ + (1 − k)r − rD ] − D − D ∂rD ∂D ∂Π ∂C = L (rL − r) + L − L ∂rL ∂L ∂C ∂D D rD D 1 1+ ηD (4.8) 0 0 = = Osserviamo che sotto le nostre ipotesi la (4. con r quello sui titoli e con ρ quello sulla riserva obbligatoria. In particolare. (4. ciascuna delle voci del conto capitale sar` remunerata ad un tasso corrispondente: ina dichiamo con rD il tasso sui depositi.8) possono riscriversi come: = kρ + (1 − k)r − rD − rD = kρ + (1 − k)r − rD e ∂C ∂L = = rL − r + rL rL 1 + 1 ηL L rL L −r . e (4.5).5) D = Re + B + L ossia (1 − k)D = Re∗ + B + L Considerando inoltre che la raccolta dei depositi e l’erogazione dei prestiti implica alcuni costi operativi. e Si osservi inoltre che nella maggior parte dei casi. l’espressione del profitto della banca diviene: Π = kD(1 + ρ) + (B + Re∗ )(1 + r) + L(1 + rL ) − D(1 + rD ) − C(L. D) ossia.7) (4.2. tenendo conto della (4. ` importante distinguere tra riserva libera ed obbligatoria: una data percentuale k e dei depositi deve obbligatoriamente essere detenuta dalla banca sotto forma di riserva. Le corrispondenti funzioni di comportamento possono pertanto scriversi come D = D(rD ) e L = L(rL ) la prima funzione crescente e la seconda decrescente.

r.24 4. un innalzamento del coefficiente di riserva obbligatoria. tanto minore risulter` essere il coefficiente applicato ossia e a a tanto pi` il corrispondente tasso si avviciner` ai relativi costi marginali. a Dunque il nostro semplice modello ci fornisce indicazioni piuttosto precise sulla struttura dei tassi bancari attivi e passivi e del corrispondente differenziale o spread. Se infatti ∂ 2 C /∂D∂L = ∂ 2 C /∂L∂D = 0 – come peraltro ` economicamente plausibile – e allora non vi ` nessun termine nel valore di equilibrio di uno dei due tassi che dipenda dall’altro1. k. astraendo dai costi operativi. il tasso sui depositi non ne risentirebbe. come ` ben noto dalla teoria del monopolio/monopsonio.6)) e dunque non avrebbe rilevanza ai fini della determinazione dei tassi. risulta essere il tasso sui titoli. Anzitutto. in ultima analisi. Quanto a maggiore ` l’elasticit` su uno dei due mercati. quello dei prestiti e quello dei depositi. lascerebbe invariato il tasso praticato alle imprese. kρ + (1 − k)r. il costo marginale per il mercato dei prestiti consiste principalmente nel tasso sui titoli. CL = ∂C /∂L e rL L L rD D D ηL = e ηD = ossia l’elasticit` delle due funzioni L(rL ) e D(rD ) rispettivamente. 1Questa caratteristica verr` meno nel paragrafo successivo. osserviamo che remunerando la riserva obbligatoria al tasso di mercato. dovuto ad esempio ad una politica monetaria restrittiva. Un innalzamento di questo tasso. determina un pi` elevato tasso di interesse tanto sui depositi che sui prestiti. In secondo luogo i due mercati. inferiore al tasso di mercato. ρ. sono quasi del tutto autonomi l’uno dall’altro. consiste nel tasso medio sulle riserve bancarie (libera ed obbligatoria). e nella stessa direzione. il u a ricavo marginale. la distinzione tra riserve libere e obbligatoria sarebbe ininfluente dal punto di vista dei profitti della banca (come si vede chiaramente dalla (4. Poich´ il caso e ρ > r non ha senso economicamente. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO ossia (4. u sebbene lo spread tra i due tassi aumenti in quanto ∂rD 1−k 1 ∂rL = < = ∂r 1 + 1 /ηD 1 + 1 /ηL ∂r Osserviamo inoltre che il coefficiente di riserva obbligatoria ha effetto (negativo) sul tasso sui depositi solo nella misura in cui essa venga remunerata ad un tasso. parimenti. Se ad e esempio la banca subisse un innalzamento dei costi relativi alla erogazione del credito. L’entit` di tali coefficienti dipende dalla relativa elasticit` della funzione a a di domanda od offerta – dunque. i tassi vengono fissati tramite e l’applicazione di un coefficiente di mark-up sui costi marginali dei prestiti e di un coefficiente di mark-down sui ricavi marginali dei depositi. L’unica componente che influenza entrambi i tassi bancari. Per il mercato dei depositi. una volta abbandonata l’ipotesi di massimizzazione del profitto a . Cerchiamo di evidenziare li aspetti di maggior rilievo. dal grado di concorrenzialit` dei mercati. Parimenti.9) rD = kρ + (1 − k)r − CD 1 1+ ηD e rL = r + CL 1 1+ ηL dove abbiamo posto CD = ∂C /∂D .

2.rD . che ∂Π /∂rD = 0. rD ) ≥ Π0 dove con Π0 abbiamo indicato una soglia minima di profitti. L > 0 dalla (4. dalla (4. Per tradurre questa semplice considerazione in termini del nostro modello. poich´ per ipotesi. In tal caso.6). gli azionisti potrebbero cedere le proprie quote e l’impresa potrebbe essere scalata (e dunque il management rimosso) ovvero gli azionisti potrebbero essi stessi promuovere la sostituzione degli amministratori2. laddove propriet` e controllo siano chiaramente separaa ti. Il mercato dei prestiti e dei depositi. rD ) − Π0 ) sotto il vincolo λ(Π(rL .12) 0 0 0 = = = L +λ λ ∂C ∂Π = L + λ L (rL − r) + L − L ∂rL ∂rL ∂Π ∂C = λ D [kρ + (1 − k)r − rD ] − D − D ∂rD ∂rD λ(Π(rL . In altri termini.10) pertanto si trasforma nella (4. infatti. In effetti. Diversamente.10) ricaviamo la conclusione che necessae riamente λ > 0 e dunque.2.λ≥0 Le condizioni del primo ordine sono pertanto (4. Dal punto di vista matematico si tratta di un problema di massimizzazione vincolata che si pu` affrontare o col metodo dei moltiplicatori di Lagrange ossia risolvendo il seguente problema max L(rL ) + λ (Π(rL . la moderna economia dell’impresa suggerisce con chiarezza che l’obiettivo del profitto massimo ` pi` verosimile laddove l’amminie u strazione e la propriet` dell’impresa coincidano poich´ ` l’azionista a voler vedere massimizzato il valore di a ee mercato della propria partecipazione.12).11). Molto spesso gli amministratori mirano a massimizzare l’importanza del proprio ruolo la quale si identifica con la quota di mercato dell’impresa. la banca potrebbe essere interessata ad espandere il volume del credito erogato.11) (4. esogenamente fissata.rD max L(rL ) sotto il vincolo Π(rL . Pertanto.13) rL = r + CL − λ−1 1 + 1 /ηL 2Si vedano a tale proposito le considerazioni svolte nella parte di queste note dedicata alla corporate governance .10) (4. gli amministratori si preoccupano del livello del profitto solo nella misura in cui esso risulti eccessivamente basso. Proviamo ora ad analizzare il comportamento della banca laddove il suo obiettivo primario non sia la massimizzazione del profitto. pur facendo salvo un livello minimo del profitto. rD ) − Π0 ) Osserviamo anzitutto che. dalla (4. rD ) la funzione del profitto descritta nella (4. rD ) − Π0 ) = 0 rL . UN’APPLICAZIONE: IL MODELLO KLEIN-MONTI 25 2. dal paragrafo precedente sappiamo che kρ + (1 − k)r − CD 1 + 1 /ηD rD = La (4. indicando con Π(rL . il problema diviene ora rL . rD ) = Π0 e. che Π(rL .

produce un aumento dei profitti.16) rispetto a rD e rL si ottiene: 0= ∂Π ∂Π drL + drD ∂rL ∂rD da cui si conclude infine (secondo il teorema della funzione implicita) che ∂∂Π /∂rD ∂rL =− >0 ∂rD ∂∂Π /∂rL Osserviamo infatti che rD risulta superiore al valore che massimizza il profitto. ossia ∂Π /∂λ > 0. Un innalzamento. u Per rendere la nostra analisi ancora pi` generale. cos` come il tasso sui prestiti risulta essere inferiore. Osserviamo per paragone con la (4. Infatti differenziando la (4. si ha ∂Π /∂rD > 0. del coefficiente della riserva obbligatoria.rD . Inoltre.15) (4. rD ) = Π0 . rD ) − Π0 ) rL .9) ricavata pi` sopra. EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO dove il valore della variabile λ si calcola utilizzando la (4.26 4. determinando un aumento di rD . Pertanto. anche in assenza di costi operativi (dunque assumendo C = 0) i due tassi rD e rL risultano tra loro legati.17) rL = e rD = Evidentemente.14) (4.12) 3. ossia che la banca offre uno sconto alle imprese allo scopo di incrementare il pi` possibile il volume dei prestiti erogati. Pertanto.12) ammette sempre e una soluzione . r + CL − αλ−1 1 + 1 /ηL kρ + (1 − k)r − CD + (1 − α)λ−1 1 + 1 /ηD (4. Il problema precedente diviene pertanto max αL(rL ) + (1 − α)D(rD ) + λ (Π(rL . supporremo che la banca intenda massimizzare tanto u il volume dei prestiti che dei depositi. 3Naturalmente per poter calcolare in modo esplicito λ sarebbe necessario conoscere esplicitamente le funzioni D(r ) e D L(rL ). Inoltre. in modo speculare si conclude che ∂Π /∂rL > 0. a differenza che nel caso precedente. la (4. Tuttavia possiamo osservare che. Si ottengono le condizioni seguenti: (4. rD ) − Π0 ) (1 − α)D + λ Nuovamente osserviamo che in equilibrio deve aversi λ > 0 e dunque Π(rL . riduce il tasso sui depositi e con esso quello sui prestiti. ad esempio. essendo il tasso rL inferiore al valore che massimizza i profitti.16) 0 0 = αL + λ = ∂Π ∂rL ∂Π ∂rD 0 = λ (Π(rL . se Π0 ` inferiore al massimo livello del profitto. L’entit` dello scostamento rispetto ai valori ı a risultanti dalla massimizzazione del profitto dipende dall’importanza assegnata dalla banca alla propria posizione sul corrispondente mercato. Inoltre. allora per λ sufficientemente alto Π > Π0 . che il tasso sui prestiti sar` certamente inferiore u a a quello che consente di massimizzare i profitti. un innalzamento di λ. di modo che ∂Π /∂rD < 0.λ≥0 dove α indica il peso relativo del mercato dei prestiti rispetto a quello dei depositi. il tasso di interesse sui depositi ` superiore a quello relativo alla condizione di massimo e profitto.

Naturalmente una questione cruciale ` quella relativa e alla reazione del monopolista ad un eventuale ingresso. indicizzato con 0.3. a Il profitto della nuova entrante in funzione della quantit` prodotta dal monopolista ` infatti: a e Π1 (q0 ) = (A − B(q0 + q1 ))q1 − c1 q1 − F1 ed il suo valore massimo Π∗ (q0 ) = 1 1 A − Bq0 − c1 − F1 B 2 Per scoraggiare l’ingresso sar` pertanto sufficiente fissare la produzione q al livello a √ A − c1 − 2 F1 B ex q0 = B 2 . come si ricorder`. Ponendo A1 = e residua del mercato. Non ` invece adeguata a spiegare da dove nasca il monopolio e se esso possa a e sopravvivere nel corso del tempo. Consideriamo il caso di un’impresa che stia valutando la possibilit` di entrare in un mercato ad esempio a quello della telefonia nel quale opera un monopolista. Poniamo dunque che il monopolista. La sopravvivenza dei monopoli La teoria trattata pi` sopra ` perfettamente adeguata a descrivere l’equilibrio di un mercato in cui u e gi` esista un monopolio. Una circostanza nella quale una tale assunzione non ` del tutto campata per aria ` quella nella quale la variazione delle decisioni produttive e e richiedano un lungo periodo di tempo per poter essere attuate. Se adesso dovesse entrare una nuova impresa essa si troverebbe ad affrontare il seguente problema max q A + c0 − Bq1 q1 − C1 (q1 ) − F1 2 A+c0 2 dove F1 + c1 q1 ` la funzione di costo dell’entrante. La soluzione ottimale ` pertanto data da e e supponendo A1 > c1 . La domanda non ` irrilevante poich´ la necessit` di proteggere un mercato e e a monopolistico dall’ingresso di altre imprese potrebbe far s` che la politica di mercato seguita dal monopolista ı si discosti da quella descritta dalla teoria.4) non possiamo che concludere che il monopoΠ0 = lista ha subito delle perdite dall’ingresso dell’impresa concorrente sul mercato. si nota facilmente come il nuovo entrante si ritrova ad essere a sua volta monopolista sebbene soltanto per la parte A1 − c1 2B Si noti che i prezzi si modificano ora poich´ la quantit` totale prodotta ` e a e ∗ q1 = A + A1 − c 0 − c 1 A + c0 + 2c1 P = 2B 4 Di conseguenza i profitti del vecchio monopolista diventano ora Q= (A − c0 )2 + 2(A − c0 )(c1 − c0 ) −F 8B Se si raffronta questa grandezza con quella calcolata nella (4. abbia scelto di produrre la quantit` q0 = (A − a c0 )/2B propria del caso lineare. immaginiamo che l’ipotesi sia che la quantit` prodotta attualmente dal monopolista rimarr` a a invariata anche dopo l’eventuale ingresso sul mercato di una nuova impresa. a Tuttavia tale ingresso potrebbe essere scoraggiato fissando una quantit` q diversa da quella di monopolio. In effetti tenendo conto della disuguaglianza A+c0 2 > c1 si conclude che Π0 < (A − c0 )2 + 2(A − c0 )( A+c0 − c0 ) (A − c0 )2 2 −F = −F 8B 4B dove il lato di destra raffigura. Sebbene non abbia un gran senso dal punto di vista strategico. LA SOPRAVVIVENZA DEI MONOPOLI 27 3. i profitti originari del monopolista.

EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO che ` certamente meno di quanto si produce in concorrenza perfetta ma senza dubbio superiore a quanto e −c 1 produrrebbe di norma il monopolista in quanto. Si parla in tal caso di discriminazione del prezzo. Y n − z) definita come nella (2.28 4. di risolvere il problema N N (4.18) max n=1 zn − C n=1 xn : V n (0. 4.7).19) MC n=1 xn = ∂V n /∂xn ∂V n /∂Y n Dunque il monopolista agisce in modo da uguagliare il rapporto tra utilit` marginale del consumo e del a reddito per ogni consumatore esistente sul mercato. 25. Y n ) ≤ V (xn . Se il monopolista segue la regola Π◦ = originale consegue profitti pari a 36/16 = 2. Incontriamo qui per la prima volta il concetto di concorrenza potenziale. Discriminazione dei prezzi In questo capitolo come in tutti i precedenti e in tutti i successivi abbiamo fatto una importante assunzione: che i prezzi fossero lineari ossia che venisse fissato un prezzo unitario indipendente dalla quantit` a acquistata. Tale rapporto misura in un certo senso la disponibilit` a a pagare dei consumatori ed ` evidente che se qualcuno avesse un valore pi` elevato di tale disponibilit`. applicando la disuguaglianza ( A1 2 1 )2 B − F1 > 0 si ottiene ex q0 > A − c0 A − A1 = B 2B F1 B Il prezzo diviene pex = c1 + 2 ossia leggermente superiore ai costi marginali del nuovo entrante. se cerca di ostacolare il nuovo entrante consegue profitti pari a 4. Naturalmente ` anche in grado a a e di calcolare il prezzo di riserva di ciascun consumatore e pertanto ` in grado di proporre a ciascuno l’offerta e prendere o lasciare rappresentata dal prezzo di riserva. a Immaginiamo che vi siano N consumatori e che ciascuno di essi abbia un’utilit` indiretta per il singolo a bene in questione pari a V n (x. le condizioni del primo ordine di questo problema sono: 1=λ ossia N n ∂V n N ∂Y n e MC n=1 xn = λn ∂V n ∂xn (4. Essenzialmente e tutte le tariffe prevedono costi fissi e fasce di prezzo cosicch´ il prezzo unitario pagato dai consumatori ` e e differente a seconda della quantit` acquistata. La disponibilit` a pagare a . Y n − z n ) Come ci ricorda Kreps. Ammettiamo che il monopolista disponga di molte informazioni e in particolare conosca esattamente le funzioni V n ed anche i redditi Y n e poniamo che contempli la possibilit` di vendere a ciascun consumatore la quantit` xn . F0 = 0 e A = 8. e u a allora il monopolista troverebbe conveniente spostare la produzione verso di lui. Ci sono numerosi esempi del fatto che non sempre questa politica ` la migliore. il timore di nuovi concorrenti potrebbe indurre il monopolista a deviare dalla massimizzazione del profitto. Dunque. Sulle politiche di prevenzione della concorrenza potenziale dovremo tornare nel seguito. In altre parole. pari a √ √ (A − c0 )(A − c1 − 2 F1 B) − (A − c1 − 2 F1 B)2 − F0 B Consideriamo il caso in cui c0 = c1 = B = F1 = 2. Tuttavia questa scelta non ` indolore per il monopolista poich´ gli consente di conseguire un livello del e e profitto inferiore.

In tal caso la politica di prezzo descritta implicitaa mente dalla (4. queste condizioni vengano riviste al ribasso. In effetti non ` insolito verificare che un determinato prodotto venga e dapprima offerto sul mercato a certe condizioni di prezzo ma che. = A−c 4B . come rappresentato nella Figura 4. Ci` ovviamente non accade se il monopolista pu` discriminare e quindi vendere a o o ad esempio la quantit` di monopolio al prezzo di monopolio e le unit` aggiuntive a prezzi pi` bassi ma pur a a u sempre superiori ai costi marginali.6) si ottiene N MC n=1 xn = dun ∂V n /∂xn = λ−1 n = p ∂V n /∂Y n dx Questo risultato ci porta alla conclusione che utilizzando una discriminazione completa del prezzo il monopolista finisce in realt` non solo per accrescere i propri profitti ma. A1 −c 2B A+c 2 > c.2 sono rappresentati con l’area grigia tratteggiata. Il punto ` che con prezzi lineari a e produrre quanto in concorrenza non ` profittevole per un monopolista (nonostante i prezzi eccedano i costi e marginali) poich´ accrescere la produzione significa abbassare i prezzi non solo dell’ultima unit` prodotta ma e a di tutte le unit` precedenti. Quest’ultimo criterio ` in realt` spesso problematico perch´ molti mercati (ma non tutti) sono anonimi. Notiamo che in questo contesto i prezzi saranno altamente non lineari in quanto essi potranno variare da consumatore a consumatore ed anche a seconda delle quantit` acquistate. In un mercato concorrenziale. la (3.2. il monopolista vende dapprima la quantit` q1 = a A−c 2B realizzando i profitti Π1 che nella Figura 4. DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI 29 dovr` inoltre uguagliare il costo marginale della produzione per le stesse ragioni per le quali costo marginale a e prezzo si uguagliano in concorrenza perfetta. Graficamente. mettendo e insieme la (2. si ha discriminazione del e a terzo tipo quando il prezzo unitario pagato non dipende dal numero delle unit` ma non dall’identit` del a a consumatore. ad un’offerta successiva. per produrre a esattamente la medesima quantit` che produrrebbe in concorrenza perfetta. Su questa porzione del mercato che ha come intercetta verticale A1 = il monopolista pu` ancora realizzare profitti positivi pari a Π2 fissando la quantit` q2 = o a processo iterativo ` tale per cui alla fase n il monopolista fissa la quantit` q = e a quantit` prodotta nei diversi stadi della contrattazione ammonta a a q= n≥1 n A−c 2n B .2) e la (2. a Una illustrazione assai semplice delle conclusioni precedenti si ha nel caso lineare. Si ha discriminazione del secondo tipo allorch´ il prezzo unitario differisce a seconda del numero di unit` acquistate.4). Conclusasi questa contrattazione. cio` appunto di prezzi che possono dipendere tanto dal criterio oggettivo e della quantit` acquistata quanto da quello soggettivo della persona che acquista (e della sua disponibilit` a a a pagare). e come la diversificazione dei prezzi del cinema sulla base dell’et`. e a e ossia il venditore non conosce l’identit` dell’acquirente. Questo Complessivamente la qn = A−c 2B n≥1 1 A−c = n 2 B .4. I casi in cui ` possibile discriminare sulla base dell’identit` dei o e a consumatori sono quelli in cui il produttore ` in grado di tenere ben separati i diversi mercati su cui opera. In effetti c’` una certa analogia con il mercato concorrenziale. Immaginiamo che la vendita del bene in questione possa essere organizzata con una serie di contrattazioni distribuite nel tempo. sorprendentemente.19) non pu` essere applicata. Si parla in tal caso di discriminazione dei prezzi del primo tipo. Si parla in tal caso di discria minazione di prezzo del terzo tipo. Si crea in tal modo una discriminazione dei prezzi in cui consumatori diversi pagano prezzi diversi a seconda del momento in cui effettuano il proprio acquisto. il monopolista si trova di fronte una quota residua del mercato che si rappresenta ancora come una domanda lineare dopo aver spostato l’asse verticale in corrispondenza del punto q1 .

Il dettagliante n ha costi Cn (xn ) = (cn + qn )xn dove cn ` il costo produttivo vero e e proprio e qn ` il prezzo pagato al monopolista all’ingrosso.2. nella teoria cos` come nella pratica. Discriminazione del primo tipo. Dunque una forma di mercato monopolistica in assenza di discriminazione porta ad un equilibrio che ` e socialmente inefficiente nel senso che ` possibile accrescere la produzione senza danneggiare i consumatori e ed accrescendo i profitti del produttore. . le quantit` (e dunque i profitti del dettagliante) nel modo seguente (immaginando che vi sia un costo a 4Seguiamo qui [3. egli intender` fissare i a prezzi. . il monopolio e ı viene considerato un sinonimo dell’inefficienza e si ritiene desiderabile promuovere la concorrenza laddove possibile. 2Bn pn = An + c n + q n .] abbastanza da vicino.20) xn = An − c n − q n . La discriminazione dei prezzi Dunque si giunge anche in questo semplice esempio alla conclusione che un monopolista che discriminasse i prezzi tramite offerte successive finisce per produrre complessivamente quanto in concorrenza perfetta. . 362 e ss. N e che su ciascun mercato al dettaglio prevalga una domanda lineare del tipo pn = An − Bn xn . a trova giustificazione in questa semplice analisi. 2 Πn = (An − cn − qn )2 4Bn Per il monopolista all’ingrosso. Pertanto. la quantit` fornita e i profitti conseguiti sul mercato al dettaglio saranno (si veda la (4.1.30 4. . Un esempio classico e significativo di discriminazione del terzo tipo ` quello nel quale un monopolista all’ingrosso vende a un certo numero di monopolisti al dettaglio i e quali operano su mercati perfettamente segmentati sui quali possono ben prevalere prezzi del tutto differenti (ad esempio potrebbe trattarsi di Coca Cola e dei suoi rivenditori nei diversi paesi)4. ad esempio nel contesto comunitario. il e prezzo praticato. la domanda inversa proveniente dal mercato n-mo ammonta dunque a qn = An − cn − 2Bn xn = An − Bn xn con An − cn = An e 2Bn = Bn . EQUILIBRIO DI MERCATO: IL MONOPOLIO p A Π1 Π2 Π3 c q1 = q mon q 2 q3 q conc A B q Figura 4. Questa conclusione ` l’argomento principale per il quale.4)) a (4. Come sappiamo dai paragrafi precedenti. 4. Immaginiamo che i dettaglianti siano n = 1. L’istituzione di autorit` per la concorrenza e il mercato. pp. .

Come verr` fissato allora Fn ? Ovviamente sar` il pi` alto possibile ma dovr` essere tale da a a u a lasciare profitti non negativi al dettagliante.4. Il modo pi` facile di fare ci` ` di aggiungere al costo unitario fissato come sopra una tassa di u oe concessione ossia un pagamento fisso Fn che ciascun dettagliante dovr` pagare per il solo fatto di aver diritto a a vendere al dettaglio i suoi prodotti. se egli pu` praticare prezzi lineari potr` accrescere ulteriormente o a il proprio profitto.21) An + c An − c n + c An − cn − c (An − cn − c)2 = xn = Πn = 2 2 4Bn 16Bn Si noti che il monopolista all’ingrosso diversifica i prezzi tra i vari mercati se e solo se la quantit` a qn = An − cn varia tra l’uno e l’altro. Ci sono molti esempi nel settore della distribuzione che si avvicinano a questo esempio. Tuttavia. Questo perch´ ci` consente di massimizzare le vendite senza e o dover rinunciare ai profitti grazie alla tassa di concessione Fn . In tal modo il profitto totale conseguito Fn = dal monopolista all’ingrosso sul mercato n-mo ammonterebbe a (An − cn − qn )2 An − cn − qn + 2Bn 4Bn Massimizzando tale espressione rispetto a qn si ottiene −qn + c 0= ossia qn = c 2Bn Il fatto sorprendente di quest’ultimo risultato ` che il monopolista all’ingrosso finisce per praticare il e (qn − c)xn + Fn = (qn − c) prezzo di concorrenza al rivenditore al dettaglio. DISCRIMINAZIONE DEI PREZZI 31 variabile costante pari a c) (4. Si noti che i profitti del dettagliante sono per definizione nulli e il prezzo e la quantit` al dettaglio diventano ora a An − cn − c An + cn + c pn = 2Bn 2 cio` gli stessi valori che risulterebbero se il monopolista all’ingrosso potesse commercializzare direttamente e xn = i propri prodotti. Poich´ questi ammontano ora a Πn = (An − cn − qn )2 /4Bn − Fn e si potr` allora fissare a (An − cn − qn )2 4Bn ed estrarre in tal modo tutto il profitto possibile dal dettagliante. .

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Parte 3 Oligopolio .

equivalentemente. dovr` elaborare una ragionevole congettura circa il comportamento delle imprese rivali. a Non ` per` solo per ragioni di realismo che ` importante abbandonare i due casi polari della concorrenza e o e e del monopolio. Diciamo solo che l’equilibrio di Nash ` un concetto di equilibrio minimale: si richiede solamente che nessuno dei e giocatori abbia alcun concreto incentivo. Ma ` minimale anche nel senso che e spesso nelle situazioni analizzate emergono molteplici equilibri di Nash. una volta nota la scelta degli altri partecipanti. Ed anche in u tali casi particolari spesso non ` consentito loro di seguire le politiche monopolistiche descritte pi` sopra e u poich´ i mercati caratterizzati dalla presenza di una sola impresa sono spesso attentamente regolamentati e e monitorati da specifiche autorit`. Dunque ciascuna impresa. un tale concetto di equilibrio non ` sufficiente a fornire delle predizioni univoche ed ` necessario introdurre ulteriori e e criteri che consentano di selezionare una particolare soluzione rispetto ad un’altra. Si tratta di un criterio minimale in due sensi. Gli effetti sul profitto individuale delle decisioni di produzione dipenderanno infatti dalle analoghe decisioni prese dalle altre imprese. Primo. In particolare ` ragionevole pensare che le imprese dispongano di un qualche potere di mercato e pi` o meno rilevante sebbene solo in casi specifici si trovino ad essere le uniche a produrre. evidentemente. In tal caso. prima di fare le proprie scelte. La pi` ampia u e completa trattazione della teoria dei giochi fatta ad un livello elementare si trova nel manuale di Kreps [3]. Cosa significhi che a una congettura sia ragionevole ` naturalmente una questione assai complessa. Si tratta evidentemente di casi estremi ed ` ragionevole pensare che la quasi totalit` dei mercati si trovi in una posizione intermedia e a tra i due. in mancanza di elementi nuovi. Nei giochi sequenziali il criterio che pi` frequentemente adotteremo ` quello di perfezione nei sottogiochi o. possiamo e o dire che ` irragionevole supporre che le altre imprese agiscano senza tenere conto del proprio livello di profitto.In precedenza abbiamo trattato i casi della concorrenza perfetta e del monopolio. e In realt` l’equilibrio di mercato in un contesto oligopolistico ` una nozione assai pi` complessa che a e u nei semplici casi della concorrenza e del monopolio e chiama direttamente in causa i concetti di soluzione elaborati dalla Teoria dei Giochi e particolarmente il concetto di soluzione dovuto a Nash. a modificare le proprie decisioni. . perch´ il concetto di equilibrio ha a e che fare per sua natura con l’idea che la situazione. al quale senz’altro rimandiamo non avendo modo di approfondire questo tema in poche pagine. Certamente. In un contesto oligopolistico si pone anche un problema decisionale per certi aspetti nuovo: le decisioni di ciascuna singola impresa non possono prescindere dalle decisioni che ci si attende dalle imprese concorrenti. per`. non debba modificarsi e dunque che i partecipanti non debbano rivedere le proprie decisioni. di u e consistenza dinamica.

Dunque. in particolare circa il rapporto tra questa specifica forma oligopolistica e. 1.3) consente di derivare numerose conclusioni. alternativamente. allora u 35 . Evidentemente. in tutto simile alla (4. concorrenza e monopolio.2) p(1 + ηp πn ) − M Cn (qn ) ≤ 0 qn q .1) N n=1 qn e il problema della singola impresa diviene: N max p qn n=1 qn qn − cn (qn ) Si noti che in linea di principio ammettiamo la possibilit` che le diverse imprese abbiano differenti strutture a di costo. poich´ il caso opposto non riveste grande interesse.3) p= con λn ≥ 0. Facciamo senz’altro l’ipotesi che vi sia M Cn − λn 1 + η p πn produzione. Inoltre un indicatore osservabile del potere di mercato ` e dato dal parametro P −M Cn P che misura il mark-up dei prezzi sul costo marginale. le quote produttive di ciascuna impresa sono determinate esclusivamente dai costi marginali: le imprese con costi pi` bassi avranno la quota maggiore.CAPITOLO 5 Cournot Il modello di Cournot ` una semplicissima estensione dl modello di monopolio basata sull’ipotesi che il e mercato sia popolato da un numero finito di imprese.4)   p − M Cn 1 p |ηp | πn =  0 se p > M Cn se p ≤ M Cn Dunque vengono escluse dalla produzione tutte e sole quelle imprese i cui costi marginali minimi risultino superiori al prezzo fissato sul mercato. dp qn − M Cn (qn ) + λn = p(1 + ηp πn ) − M Cn (qn ) + λn dq p e (p(1 + ηp πn ) − M Cn (qn ))qn = 0 dove abbiamo posto πn = la quota di mercato dell’impresa n-ma. `: e 0=p 1+ ossia (5. Cominciamo col determinare quali siano le imprese che producono e quali no. λn πn = 0 La (5. Se i costi fossero i medesimi. Al solito la condizione del primo ordine. mentre ci attendiamo che con N → ∞ dovrebbe aversi la convergenza verso il modello concorrenziale. e (5. ossia q > 0. N . Ricordando che ηp < 0 e 2 osservando che 0 = πn λn = πn M Cn − p(πn + ηp πn ) si conclude 2 πn = p − M Cn πn p|ηp | ossia (5.2). Il modello Abbiamo dunque q = (5. nel caso N = 1 questo modello coincide con quello del monopolio. In altre parole non producono quelle imprese che si troverebbero al di fuori del mercato anche in concorrenza perfetta. In secondo luogo. Ciascuna di queste agisce autonomamente dalle rimanenti.

La condizione del primo ordine (5. dato che la domanda di mercato ` una funzione decrescente dei prezzi. Infatti. N e −1 tale che ηp < −πn : il caso ηp < −1 risulta pi` problematico. di monopolio) quanto maggiore (resp.36 5. e Le conclusioni raggiunte circa il livello dei prezzi hanno. i profitti decrescono con N e tendono a 0. qn = A − B qn − c ˆ 2B La (5. ovviamente. ¯ Calcoliamo quindi i prezzi ed i profitti i quali ammontano rispettivamente a p= A + Nc ¯ N +1 Πn = A + N (¯ − cn ) − cn c N +1 2 1 − Fn B . sempre costanti. ossia di imprese identiche. . In e quest’ultimo caso speciale. ponendo qn = ˆ (5. Addirittura nel caso di imprese simmetriche u ` sufficiente che sia verificata la condizione ηp > −N .3) ` perfettamente definita tranne nel caso che vi sia qualche n = 1. qn = A + N (¯ − cn ) − cn c A−c ¯ c − cn ¯ = + (N + 1)B (N + 1)B B A−¯ c (N +1)B Concludiamo che ciascuna impresa produce in media la quantit` a pi` una componente che ` direttau e mente proporzionale a c − cn ossia alla riduzione dei costi marginali rispetto al valore medio. COURNOT necessariamente πn = N −1 . e Infine osserviamo che la (5. . Si noti che la soluzione ` simile anche nel caso che i costi marginali. il peso economico della singola impresa ` pari al suo peso campionario. 1.5) j=n qj . minore) ` il numero delle imprese presenti sul mercato. Si torni al modello lineare esposto nella (3. una diretta implicazione circa la quantit` prodotta. possiamo anche ottenere qualche conclusione circa il ruolo del numero di imprese sul meccanismo di mercato. Dunque q= NA − Nc ¯ (N + 1)B ed anche. .4).1. In un mercato a e caratterizzato dal comportamento alla Cournot ed imprese identiche si produce un quantit` complessiva a intermedia tra quella che caratterizza la concorrenza e quella che caratterizza il monopolio. qn (5. Infatti sommando rispetto a n si ha N 0 = N A − N Bq − Bq − n=1 cn = N A − N Bq − Bq − N c ¯ dove si ` posto c = N −1 e ¯ N n=1 cn . possano differire e tra un’impresa e l’altra.6) p = = 1 A−c N +1 B 1 N A+ c N +1 N +1 q Πn = = N A−c N +1 B 2 1 A−c B N +1 Dunque la quantit` ` funzione crescente del numero N di imprese e converge alla quantit` prodotta in a e a concorrenza perfetta per N → ∞.5) raffigura la funzione di reazione dell’impresa n ossia la sua risposta ottimale alle scelte delle imprese concorrenti. Cournot nel modello lineare. Dunque. .2) diviene ora N A−B n=1 qn − Bqn − c = 0 ossia. il prezzo si avvicina a quello di concorrenza (resp.

7). Se trascuriamo il vincolo dei numeri interi possiamo dunque concludere che nel corso del tempo le imprese operanti sul mercato raggiungeranno il lato di destra della (5. con i costi di benessere che questa eventualit` comporta per i consumatori e per a l’intero sistema economico. Dunque possiamo interpretare la (5. Se indichiamo con µn il moltiplicatore di Lagrange ad esso relativo a . Si ricorder`. come ` facile intuire.8) q∗ = A−c − B F/B p∗ = c + √ FB Questi valori. sia a fissi F che variabili c. sebbene ottenuta sotto condizioni moto speciali. I limiti alla capacit` produttiva a Abbiamo visto che talune imprese potrebbero finire fuori del mercato se in equilibrio si trovassero ad avere costi marginali superiori al prezzo: si tratta di un esito endogeno che dipende dalla struttura della domanda. ci consente alcune considerazioni piuttosto ` generali circa l’evoluzione dei monopoli. Il u e problema visto precedentemente si trasforma ora leggermente poich´ dobbiamo tenere conto di un vincolo e di non negativit` nella forma qn ≤ kn . I LIMITI ALLA CAPACITA PRODUTTIVA 37 I profitti sono positivi se e solo se Fn B + cn < A + Nc ¯ N +1 2 L’espressione dei profitti diviene poi particolarmente semplice nel caso di un’identica struttura dei costi: Πn = A−c N +1 1 −F B e dunque i profitti sono positivi in tale caso se e solo se (5. Il valore di N ∗ dipende in modo positivo da A. approssimano abbastanza bene quelli prevalenti in un mercato pere fettamente concorrenziale ed anzi coincidono con essi nel caso in cui non vi siano costi fissi. Salvo che vi siano restrizioni legali o comunque di natura extra-economica (quali ad esempio l’esclusivit` della a tecnologia). la possibilit` di realizzare profitti positivi ` destinata ad attrarre un numero via via maggiore di a e imprese il cui progressivo ingresso sul mercato implica una graduale riduzione del profitto e la convergenza alla concorrenza perfetta. questo processo ` destinato ad e interrompersi se vi sono significativi costi fissi. 2. Consideriamo anzitutto il caso F = 0. che il modello concorrenziale che prescrive l’uguaglianza tra prezzi e costi marginali non consente alle imprese di sopravvivere in presenza di costi fissi. a tuttavia.` 2.8) come una sorta di equilibrio di concorrenza sostenibile. In tal caso la quantit` a prodotta e il prezzo prevalente saranno rispettivamente (5. e da B −1 . nella quale cio` la concorrenza tra imprese non giunge al punto da e distruggere il mercato. Infatti se vi sono costi fissi. Vi possono essere per` anche ragioni specifiche perch´ l’impresa sia esclusa dal mercato. ossia dal livello della domanda. E evidente in tal caso che i profitti delle imprese operanti in un mercato alla Cournot saranno sempre positivi (purch´ A < c) il e che implica un certo ottimismo circa il prevalere della forma concorrenziale su quella monopolistica. ossia dalla sensibilit` della domanda al prezzo ed in modo negativo dai costi.7) A−c N +1< √ FB La (5.7). Oltre all’esistenza di barriere generali all’entrata. Immaginiamo che l’impresa n non a possa produrre pi` del quantitativo kn > 0 che ` dato dalla tecnologia di cui essa attualmente dispone. allora il mercato potr` sopportare a solo un numero massimo N ∗ di imprese. Qui in particoo e lare ci interessa discutere dei limiti derivanti dalla capacit` produttiva.

COURNOT otteniamo la condizione del primo ordine seguente: (5.9) p[1 + πn ηp ] − M Cn − µn µn (kn − qn ) = = 0 0 Per comprendere il senso economico della (5. a . ossia µn > 0.9) poniamoci nel caso in cui i costi marginali sono i medesimi ` per tutte le imprese. si avr` ae a una riduzione della quota di mercato rispetto a quelle imprese per che producono al disotto della propria capacit` massima.38 5. E evidente che in tale caso se il vincolo di capacit` ` stringente. Comprensibilmente.

. ogni aumento di q1 inducendo e un ribasso del prezzo di mercato.CAPITOLO 6 Stackelberg Una delle caratteristiche del modello di Cournot visto in precedenza ` la simmetria tra le imprese. . . Si noti che siamo inpresenza di una diversa struttura a strategica ed il concetto di risoluzione del gioco opportuno ` differente da quello precedente. ci troviamo nel tratto crescente ci` significa una riduzione della quantit` o a prodotta. ossia possa scegliere il proprio livello dell’output prima degli altri. le imprese debbono avere gli stessi costi ma esse risultano simmetriche dal punto di vista strategico. In particolare immaginando che il termine pηp πn = dp /dq qn rimanga pressoch´ costante. Il leader ` e in grado di conoscere la funzione q1 = q1 (q1 ).5) a pagina 36. Il modello di Stackelberg e che ora prenderemo in esame si propone di superare questo modo di vedere. Infatti se q1 cresce qn deve diminuire poich´ o e altrimenti si avrebbe una variazione del membro di sinistra rimanendo costante quello di destra. N . come stiamo supponendo in queste pagine. Dunque (6. Di tale influenza l’impresa leader cercher` di approfittare. Il modello lineare. la quantit` ottimale da produrre per i a follower s ammonta a qn = A−c 1 − qn ˆ 2B 2 39 n = 2.2) e p[1 + πn ηp ] = M Cn Si noti che ci` definisce implicitamente una funzione qn (q1 ). Anche per questo modello possiamo calcolare la soluzione nel semplice caso di un modello lineare. per n > 1 il problema ` quello consueto visto nella (5. Le sue decisioni avranno pertanto influenza su quelle delle imprese cosiddette followers. ossia q1 = ˆ a ˆ luogo alla seguente condizione del primo ordine (6.1) M C1 = p + dp /dq [1 + dˆ1 /dq1 ]q1 = p[1 + ηp (π1 + (1 − π1 )ηq1 )] q ˆ n≥2 qn . . . Non e necessariamente.2) p= M C1 1 + ηp (π1 + (1 − π1 )ηq1 ) ˆ 0. Come abbiamo visto nella (5. Il leader ` dunque consapevole che un aumento di q1 induce una riduzione di qn per n = 2. e In particolare. e Indichiamo con q1 la quantit` prodotta da tutte le imprese diverse dalla 1. deve accompagnarsi ad una riduzione dei costi marginali e se. . Effettivamente la concorrenza oligopolistica raramente si svolge tra imprese di pari importanza: in generale spesso vi ` una tra queste che e vanta un qualche vantaggio strategico rispetto alle altre. . N . Dunque il suo problema di massimizzazione del profitto da ˆ ˆ dove ηq ` l’elasticit` della somma della quantit` prodotta dalle altre imprese rispetto alla scelta produttiva a a ˆ e del leader.1. poich´ nessuna di esse ha alcun vantaggio sulle altre. Immaginiamo che un’impresa n = 1 sia leader. a dire il vero. .

inoltre u u i profitti del leader sono comunque pari a quelli del monopolista ma divisi per N . . N 2B p= A + (2N − 1)c . STACKELBERG Sommando rispetto a n = 2.6) per il modello di Cournot nel caso lineare. . . BN Πn = A−c 2N 1 B I profitti del leader e dei followers vanno paragonati con quelli ottenuti nella (5. Si osserva facilmente che il leader fa profitti pi` elevati mentre il follower pi` ridotti. q = q1 + q1 = ˆ Π1 = A− N −1 B 1 (A − c) − q1 − c q1 = (A − c − Bq1 )q1 N N N da cui si ricava la condizione del primo ordine seguente: 0 = A − c − 2Bq1 ossia A−c 2B In altre parole il leader produce esattamente la medesima quantit` del monopolista e dunque assai pi` del a u q1 = follower il quale produce invece qn = Complessivamente si ha inoltre q= 2N − 1 A − c .40 6.1) ricavata sopra consente una interessante generalizzazione. Possiamo riferirci a a tale grandezza come variazione congetturale e indicarla con f (q1 ). 1. Variazioni congetturali La condizione del primo ordine (6. N si ottiene q1 ˆ = (N − 1) A−c 1 − qn ˆ 2B 2 n=2 A−c 1 − (q − qn ) 2B 2 n=2 N N = = = = = ossia (N − 1) (N − 1) A−c 1 − ((N − 1)q − q1 ) ˆ 2B 2 A−c (N − 1) −q B (N − 1) N −1 N A−c − q1 − q1 ˆ B A−c − q1 B N − 1 A − c q1 + N B N Per sostituzione otteniamo l’espressione della funzione del profitto del leader. In fondo in tutti i modelli visti finora la variabile discriminante riguarda la reazione che le imprese si aspettano da parte delle imprese concorrenti quando esse modificano la propria quantit` prodotta. 2N Π1 = A−c 2 2 1 A−c N 2B 2 1 . . In tal caso la condizione del primo ordine dell’impresa 1 ` semplicemente e (6.3) M C1 = p + p (1 + f )q1 .

VARIAZIONI CONGETTURALI 41 Nel modello di Stackelberg la variazione congetturale pu` essere calcolata esattamente dalla funzioni di o reazioni delle imprese follower. . possiamo supporre f = q1 /q1 ottenendo ˆ quindi la condizione M C1 = p + p q. dunque f = −1. le imprese non considerano di avere influenza sulle scelte produttive altrui. piuttosto. Imprese operanti in concorrenza perfetta immaginano che la quantit` coma plessivamente prodotta muti al variare della propria produzione.1. Infine nel caso di collusione che tratteremo tra breve. L’applicazione della teoria dei giochi ai modelli di oligopolio nasce dal desiderio di non lasciare indeterminate la variazioni congetturali ma di fornire. dunque f = 0. un’adeguata spiegazione. Nel caso di monopolio ed anche in quello di Cournot.

.

` sufficiente per ottenere una configurazione di equilibrio identica a quella e concorrenziale vista precedentemente. In questo caso l’impresa 1 fisser` p1 = c1 . p2 ) =  1   q(p ) se p = p 1 1 2 2 L’ipotesi che in caso di prezzi identici le imprese si dividano equamente il mercato ` naturalmente una e semplificazione del tutto irrilevante. I suoi profitti u u infatti ammontano a π1 = −F1 − (c1 − p1 )q1 dove q1 ` la quantit` eventualmente prodotta dall’ime a presa 1. Infatti in tal modo copre i costi marginali e. Non tanto per il realismo delle ipotesi quanto e piuttosto per le conclusioni assai nette che esso consente di raggiungere e i problemi che esse sollevano. a (3) p2 > c1 . anche solo 2. ovvero che gli agenti considerino le due produzioni come perfettamente omogenee. (1) p1 ≤ c1 . In poche parole il modello di Bertrand afferma che in situazioni specifiche la presenza di un numero assai limitato di imprese. Il modello Immaginiamo il caso estremo in cui vi siano due sole imprese sul mercato e che esse producano il medesimo bene. a qualora p2 = c1 . in presenza di costi fissi perfino negativo. I profitti saranno dunque sempre non superiori a −F1 il livello che si consegue scegliendo p1 = c1 che risulta pertanto la scelta ottima. La variabile prezzo ` dunque discriminante per i consumatori. nel caso p2 > c1 . L’elemento cruciale di questo modello ` la duplice ipotesi per la e quale le imprese hanno un’ampia capacit` produttiva. consente di accaparrarsi l’intero mercato. Immaginiamo per comodit` che i costi marginali delle imprese siano costanti di modo che a ci (qi ) = Fi + ci qi Per identificare l’equilibrio di Nash dobbiamo considerare vari scenari e valutare se in ciascuno di essi sussista o meno l’incentivo per le imprese a comportarsi in modo diverso. essendo ciascuna in grado di servire l’intero mercato. 43 . In tal caso l’impresa ha mercato solo se fissa un prezzo intermedio tra p2 e c1 . si prende met` del mercato mentre se p2 < c1 non riesce comunque a competere. Il mercato dei servizi telefonici risponde e abbastanza bene a queste ipotesi. In particolare la domanda q1 del bene prodotto dall’impresa 1 e dipender` dai prezzi praticati dalle due imprese nel modo seguente: a   q(p1 ) se p1 < p2   0 se p1 > p2 q1 (p1 . (2) c1 ≥ p2 . Consideriamo le cose dal punto di vista dell’impresa 1. In questa situazione quanto pi` l’impresa produce quanto pi` essa perde. ad esempio 1 2 (p2 + c1 ): esso garantisce comunque la copertura dei costi marginali (dunque non implica perdite) e. In particolare il livello del profitto si riduce ai minimi e diviene. a la variabile strategica ` il prezzo e i beni sono tra loro omogenei. 1.CAPITOLO 7 Bertrand Il modello di Bertrand ` per molti versi un modello classico.

Laddove c2 < p2 < p1 l’impresa 2 ` libera di fare quel che a e vuole e i suoi profitti sono funzione crescente del prezzo. Per semplicit` poniamo uguali i costi marginali. Tuttavia la sua presenza non ` irrilevante poich´ l’impresa che rimane non ` libera di fissare il prezzo a proprio piacere. Se invece dovesse valere c1 = c2 = c allora l’unica soluzione possibile ´ e p1 = p2 = c. Nel caso e in esame. bisogner` e a che una delle due imprese produca al proprio costo marginale. ma deve comunque rispettare il vincolo p2 < c2 violando il quale la concorrenza dell’altra impresa tornerebbe ad essere effettiva. In caso contrario. uguale tra le due. Poich´ i due intervalli sono incompatibili tra loro. come gi` visto nel paragrafo precedente. l’impresa 2 si troverebbe monopolista su quella quota di mercato che ` descritta dalla funzione di e domanda residua pk2 (q) ≡ p(k2 + q)1. I vincoli alla capacit` produttiva a Immaginiamo ora che le due imprese descritte pi` sopra debbano rispettare un vincolo di capacit` u a produttiva. l’esistenza di a costi fissi implica che le imprese debbano conseguire profitti negativi e che dunque l’equilibrio di mercato sia in realt` sostenibile. Si tratta di valutare se i profitti di monopolio cos` conseguiti siano sufficienti a compensare l’impresa 1 ı per la perdita della quota k2 del mercato.44 7. Dunque anche in un contesto molto prossimo a quello monopolistico si hanno esiti del tutto comparabili con quelli concorrenziali. parimenti il prezzo dell’impresa 2 verr` a trovarsi e a nell’intervallo c2 < p2 < p1 oppure p2 = c2 . e e e come farebbe invece un autentico monopolista. Si introduce cos` il concetto di concorrenza potenziale sul quale torneremo parlando di mercati contendibili. se le imprese sono tra loro identiche la concorrenza di prezzo le porta a fissare il prezzo al proprio costo marginale. 2. ı In realt` rimane una piccola incertezza. la concorrenza alla Bertrand seleziona le imprese pi` efficienti e consente a u di esercitare una pressione concorrenziale anche ad imprese che non siano attualmente operanti sul mercato. . e che l’altra si collochi nell’intervallo (c1 . Indichiamo inoltre con qi (kj ) la quantit` ottimale da produrre a 1Si noti che implicitamente abbiamo assunto che la produzione dell’impresa 2 si ripartisca uniformemente tra tutti i consumatori. Ci chiediamo quali conseguenze a abbia un tale vincolo sulle strategie di prezzo delle due imprese. Tuttavia ` evidente che p1 = p2 e e non sar` mai una soluzione ottimale per l’impresa 2. In tal caso l’impresa meno efficiente viene eliminata dal mercato e non produce nulla. c2 ) se c1 < c2 oppure p1 = c1 nel qual caso l’impresa 2 potr` ulteriormente rivedere le a proprie scelte e porre p2 ∈ (c1 . Conviene fissare il prezzo pi` alto possibile ma u tale valore ` appunto p1 che rimette l’impresa 1 in condizioni di competere. a Indichiamo con q(c) la dimensione del mercato qualora le due imprese vendano la propria produzione ad ∗ un prezzo corrispondente al costo marginale. l’impresa 1 troverebbe preferibile competere con l’impresa 2 sui prezzi. In termini strettamente matematici dovremo allora a concludere che non esiste soluzione. c2 ). Inoltre. ossia qn ≤ kn . allora si avrebbe p1 = c1 e c2 < p2 < c1 . In altre parole. La novit` sta nel fatto che in tale situazione potrebbe risultare perfettamente plausibile la politica a dell’impresa 1 di fissare p1 > p2 perch´ cos` facendo l’impresa concorrente potr` comunque produrre pi` di e ı a u k2 lasciando pertanto libera una parte del mercato sulla quale l’impresa 1 ` di fatto monopolista. In particolare. Evidentemente la risposta dipende a dall’ammontare della capacit` produttiva dell’impresa concorrenziale. come gi` notato parlando di concorrenza perfetta. ad esempio p2 = c2 . BERTRAND Mettendo insieme i tre casi esaminati non ` difficile rendersi conto che l’unico intervallo di prezzi ragionevoli e per l’impresa 1 ` c1 < p1 < p2 se p2 > c1 oppure p1 = c1 . pi` creativamente immagineremo che l’impresa 2 fissi il prezzo a livello u p1 -50 centesimi. Se invece dovesse valere c2 < c1 .

Una conclusione generale si pu` tuttavia formulare: l’equilibrio di Nash. Caso 2: ki ≥ q(c) per entrambe le imprese. . Il fatto che non vi sia alcun equilibrio in strategie pure non esclude che vi possa essere un equilibrio in strategie miste. c} non ha senso economico poich´ implica che l’impresa produca o al disotto del proprio e costo marginale oppure al disotto del minimo prezzo che il mercato ` disposto a offrire. Innanzitutto osserviamo che la strategia pi < max{p(k1 + k2 ). nel secondo l’impresa 1 pu` comunque alzare leggermente il a o prezzo senza superare quello fissato dall’impresa 2: in tal modo continuer` a produrre k1 ma ad un prezzo a pi` alto. c}. I VINCOLI ALLA CAPACITA PRODUTTIVA 45 ∗ per l’impresa i qualora l’impresa j produca in corrispondenza della propria capacit` massima. q1 (k2 ) ≥ k1 . in corrispondenza del massimo livello di offerta. Infatti. ossia p1 = p2 = max{p(k1 + k2 ). Dunque l’equilibrio ` a o o e e senz’altro rappresentato dalla (7.1) si ha che o entrambe le imprese sono necessariamente razionate (e dunque non possono aumentare la propria produzione) oppure producono in corrispondenza del proprio costo marginale. si avvicinasse in tal modo alla ∗ ∗ quantit` ottimale q1 (k2 ). Come si ` visto l’unico equilibrio ` p1 = p2 = c (infatti. Questo ` senza dubbio il caso pi` semplice poich´ e u e corrisponde al modello di Bertrand originale: ciascuna impresa ` in grado di coprire l’intera domanda di e mercato ai propri costi marginali. dimostrano che nel caso in esame l’equilibrio in strategie miste da luogo ad un livello del profitto atteso inferiore a quello del follower nel gioco di Stackelberg. Dunque neppure questo pu` essere un equilibrio di Nash. In questa circostanza non pu` u o essere che siano entrambe le imprese razionate dunque ve n’` almeno una che potrebbe incrementare i propri e profitti diminuendo i prezzi in modo impercettibile ed incrementando di conseguenza la produzione. Kreps e Scheinkman.1): entrambe le imprese producono in corrispondenza della propria capacit` a massima ed hanno il medesimo prezzo. c} Per dimostrare questa affermazione procediamo per esclusione. Un aumento del prezzo. e invece. p(k1 + k2 ) < c). c}. Si tratta del caso pi` difficile da u trattare: infatti non esiste alcun equilibrio di Nash. Osserviamo che in corrispondenza della (7. Questo non pu` essere un equilibrio nel senso di Nash. In entrambi i casi ridurre il prezzo non avrebbe senso poich´ non porterebbe che ad una riduzione dei profitti. Tuttavia gli autori. Ossia qi (kj ) a risolve l’equazione dP ∗ ∗ q (kj ) + P (qi (kj ) + kj ) = c dq i Teniamo inoltre in evidenza il prezzo p(k1 + k2 ) stabilito dal mercato qualora le imprese vendano entrambe l’intera capacit` produttiva. c}. Poniamo dunque e il caso che p2 > p1 ≥ max{p(k1 + k2 ). Tuttavia ci` non pu` essere poich´.` 2. Consideriamo invece il caso che p2 = p1 > max{p(k1 + k2 ).1) effettivamente corrisponda ad un equilibrio. o se 1 ne ha la possibilit` vorr` espandere quanto pi` possibile la produzione finendo o col coprire l’intera a a u domanda di mercato (ed obbligando 2 a non produrre nulla) oppure con l’essere razionata. se esiste. e e ∗ Caso 3: qi (kj ) < ki < q(c) per almeno una delle due imprese.1) p1 = p2 = max{p(k1 + k2 ). Questo punto esula dal nostro specifico interesse. per ipotesi. Infatti. potrebbe risultare ottimale solo se l’impresa deviante. Si tratta in sostanza del minimo prezzo che il mercato potr` mai offrire di a a pagare. si ha nel caso o (7. La soluzione che stiamo cercando richiede di ragionare su alcuni casi separatamente. la configurazione (7.1) non ` ora un equilibrio e poich´ l’impresa 1 ha incentivo a deviare essendo per ipotesi in grado di produrre la quantit` q1 (k2 ) che ` e a ∗ e ottimale qualora q2 = k2 . Nel primo caso sar` l’impresa 2 a voler cambiare strategia. Ovviamente non abbiamo ancora mostrato se e sotto quali o condizioni la condizione (7. poniamo la 1. ∗ Caso 1: ki ≤ qi (kj ) per entrambe le imprese.

Quanto ai rimanenti casi 2 e 3 ` facile osservare che i profitti conseguiti in entrambi sono pari rispettie vamente a quelli di Bertrand (e dunque negativi) e del follower di Stackelberg. in e quanto entrambe le imprese decidono simultaneamente la propria quantit`. In questo caso. caso 1. le due imprese producono in corrispondenza della propria e capacit` massima. La scelta della capacit` a Veniamo ora alla scelta della capacit` produttiva immaginando che essa avvenga in una fase precedente a quella nella quale vengono determinati i prezzi. Le due imprese. e a Anche ora conviene suddividere il problema in alcuni casi particolari. come si ` visto. ki ≤ qi (kj ) il che garantisce che effettivamente ci troviamo nel caso 1. al prezzo p(k1 + k2 ) e conseguono pertanto profitti pari a a (7.2) πi (ki . di consea guenza. hanno incentivo a trovarsi in queste regioni e decideranno di investire il minimo possibile in capacit` a ∗ produttiva. kj ) = p(ki + kj )ki − F − (c + r)ki La massimizazione del profitto ` in tutto e per tutto simile a quanto avviene nel modello di Cournot. BERTRAND 3. dunque ki = ki . il livello ottimale della produzione ∗ ∗ necessariamente inferiore: ossia. In entrambi i casi inferiori ai profitti di Cournot e decrescenti nel livello della capacit` produttiva istallata. Osserviamo che l’espressione (7. Abbiamo visto che l’esito di Betrand si ha in realt` solo in a un caso. Immaginiamo che la funzione di costo dell’impresa sia ora c(qi ) = F + rki + cqi dove r ` dunque il costo relativo alla installazione della capacit` produttiva. Dobbiamo ovviamente verificare a che la soluzione di tale caso effettivamente appartenga alla regione che stiamo considerando in questo caso.2) ` in tutto simile a quella rilevante per calcolare la quantit` qi (kj ) con e a ∗ la differenza che i costi marginali sono ora maggiori e. . per conseguenza.46 7.

Ciascun consumatore gradisce una determinata proporzione di tali sostanze.1) Ut (Pi . i consumatori gli elettori e la a dislocazione ha a che fare con l’opinione degli elettori su di una specifica questione. Si tratta quindi di un gioco sequenziale nel quale il concetto di soluzioni maggiormente adeguato ` e quello di equilibrio perfetto nei sottogiochi. Si pensi alla presenza di conservanti nei prodotti alimentari. cos` anche l’investimento in qualit`. generando la ı a differenziazione dei prodotti pu` attenuare l’elasticit` della domanda e modificare il risultato di Bertrand. Ogni scostamento dal tipo ha la medesima importanza. Tuttavia. Possiamo pensare al tipo come ad una specifica caratteristica del prodotto che pu` essere assente t = 0 o o presente in vari gradi. Tuttavia ` possibile offrire un’interpretazione geoe grafica del modello in cui t identifica la dislocazione del consumatore il quale vorr` senz’altro rivolgersi al a produttore a lui pi` prossimo (ad esempio per minimizzare i costi di trasporto). ad a esempio. ha avuto una certa riscoperta in tempi relativamente recenti. pur essendo un contributo assai vecchio alla teoria e economica. 47 . Anzitutto va chiarito che tanto i prodotti quanto i consumatori si caratterizzano per un elemento che chiameremo tipo e che rappresentiamo come una variabile distribuita sull’intervallo [0. xi ) = ut − pi − φ(xi − t)2 Si tratta di una funzione di utilit` monetaria in cui l’utilit` diminuisce quanto pi` il prodotto si allontana a a u dal tipo ideale del consumatore. t. o a Questo tema ` l’oggetto del modello di Hotelling che. 2) ` data dall’espressione: e (8. In qualche misura e il modello di Hotelling pu` considerarsi la giustificazione offerta dalla teoria economica al marketing. u Dobbiamo ricordare che questo modello di Hotelling ha conosciuto anche numerose applicazioni alla teoria politica. che le imprese investano in modo cospicuo al solo scopo di differenziare il proprio prodotto ` un fatto assai evidente. che il consumatore di tipo t deriva dal consumo del bene i (i = 1. L’utilit`. e poi si valuta quale sia la scelta migliore circa il posizionamento del prodotto. nella quale i produttori sono in realt` schieramenti politici. Il modello Due imprese operano sul mercato scegliendo due variabili cruciali: la collocazione del prodotto sul mercato e il prezzo di vendita. Quest’ultimo elemento deriva in quel modello dalla ipotesi che a i beni offerti sul mercato dalle diverse imprese siano perfetti sostituti e che dunque debba necessariamente prevalere un unico prezzo. o 1. Dapprima si analizza la miglior politica di prezzo per ogni dato collocamento. cos` come abbiamo visto che l’investimento in capacit` produttiva pu` ı a o rappresentare una via d’uscita dal paradosso di Bertrand. e indipendentemente dalla circostanza che sia una deviazione in difetto o in eccesso. 1].CAPITOLO 8 Hotelling Come abbiamo visto nel modello di Bertrand la concorrenza pu` avere esiti distruttivi qualora vi sia o elevata elasticit` dell’offerta e della domanda. D’altronde. La variabile xi pu` alternativamente essere 0 o 1: la decisione da o prendere ` solo se acquistare o meno il prodotto. Per ottenere questa soluzione ` utile adottare un procedimento e a ritroso ossia di induzione all’indietro. dapprima la collocazione e poi il prezzo. Queste scelte avvengono in tempi successivi.

Il vantaggio della distanza quadratica ` la differenziabilit`. ossia la scelta del prezzo ottimo dell’una in funzione del prezzo fissato dall’altra. consideriamo momentaneamente dati i tipi x1 < x2 e concentriamo l’attenzione sulla strategia del prezzo. Si ricava allora dalla (8. Supporremo convenzionalmente che sia l’impresa a 1 quella che si colloca pi` a sinistra. HOTELLING La forma quadratica del costo che appare nella (8. Dalle condizioni del primo ordine 0 (8. |xi − t|. come ben si vede dalla (8.1) ` facile concludere che il consumatore t-mo decider` di acquistare il bene 1 se e solo se e a p1 + φ(x1 − t)2 ≤ p2 + φ(x2 − t)2 ossia se e solo se p2 − p1 1 δp 1 +x = +x 2 φ(x2 − x1 ) 2 φδx dove abbiamo scelto di semplificare un po’ la notazione ponendo δp = p2 − p1 e δx = x2 − x1 . (8. Un’altra sarebbe ad esempio la distanza assoluta.4) ossia (8. 2. ` quella secondo la quale i consumatori sono distribuiti in modo uniforme sull’intervallo [0.3) otteniamo le funzioni di reazione delle due imprese. ossia assumeremo x1 < x2 .2) D1 = 1 2 δp +x φδx e D2 = 1 − D1 = 1 2 2−x− δp φδx Si tratta evidentemente di scegliere p1 e x1 in modo da massimizzare i profitti. 1].3) 0 = D2 + (p2 − M C2 )dD2 /dp2 = = D1 + (p1 − M C1 )dD1 /dp1 = 1 2 1 2 δp p1 − M C 1 +x − φδx 2φδx δp p2 − M C2 2−x− − φδx 2φδx Dalla (8. La strategia di prezzo Come abbiamo detto sopra. Dunque. e e La funzione di frequenza cumulata sar` indicata con G(t). In particolare: (8.48 8. Un’altra assunzione che ha un significato economico specifico ma che non ` neutra.5) p∗ 1 p∗ 2 = = 1/3[2M C1 + M C2 + φδx (2 + x)] 1/3[2M C2 + M C1 + φδx (4 − x)] p∗ (p2 ) 1 p∗ (p1 ) 2 = = 1/2[p2 + M C1 + φδx x] 1/2[p1 + M C2 + φδx (2 − x)] Dunque abbiamo calcolato il livello ottimale dei prezzi il quale.1) ` ovviamente solo una delle possibili rappresentazioni e matematiche del costo della distanza. Calcoliamo ora il livello dei profitti Π∗ 1 Π∗ 2 2 18−1 [(δc /φδx ) + 2(2 + x)δc + φδx (2 + x)2 ] 2 18−1 [(δc /φδx ) − 2(4 − x)δc + φδx (4 − x)2 ] (8. La domanda t≤ che l’impresa 1 si trova di fronte ` dunque data dalla somma delle quantit` acquistate da tutti i consumatori e a e.6) = = Il caso speciale M C1 = M C2 = c ` particolarmente interessante.4) e p∗ = c + 1/3φδx (2 + x) 1 e p∗ = c + 1/3φδx (4 − x) 2 . poich´ ciascuno di questi pu` solo acquistare o non acquistare. dalla percentuale di consumatori che sceglie e o il prodotto dell’impresa 1. Usiamo inoltre la notazione x = x1 + x2 u Dalla (8. tuttavia una certa parte dei risultati che si ottengono in questo e a modello dipendono da questa scelta.5) dipende dalla scelta del tipo di prodotto.

si potrebbe avere come scelta ottima x∗ = 1 e 1 x∗ = 0.4. Infatti ad entrambi i profitti marginali dovremmo aggiungere il medesimo termine δc 1 +2 2 2φδx che ` positivo se l’impresa 2 ` quella con costi maggiori. In tal caso l’impresa 2 avr` un incentivo ancora e e a maggiore a differenziarsi accrescendo x2 . infatti. ossia se δc > 0. o e e 1 Al contempo. 2 I prezzi e i profitti di equilibrio divengono: p∗ = p∗ = c + φ 1 2 e Π∗ = Π∗ = 1 2 φ 2 Si noti che questa conclusione rimane vera anche nel caso pi` generale ma solo se l’impresa 2 ` quella u e ad avere una struttura di costi meno efficiente.7) derivare la seguente espressione: ∂Π∗ 1 = 18−1 (x2 − 3x1 − 2)(2 + x) < 0 ∂x1 Ci` significa che per l’impresa 1 ` desiderabile differenziarsi al massimo dall’impresa 2 e cio` porre x∗ = 0. 3. mentre l’impresa 1 potrebbe non averne affatto. e 4. Non ` difficile e dalla (8. data una tale scelta si ha ∂Π∗ 2 ∂x2 = 18−1 φ(4 − x2 ) > 0 2 x1 =0 Dunque anche per l’impresa 2 sar` desiderabile differenziarsi quanto pi` possibile scegliendo la collocazione a u x∗ = 1. COLLUSIONE 49 e (8. Con costi identici questo problema non ha soluzione perch´ ciascuna delle due imprese potrebbe trovarsi indifferentemente sui due lati del mercato. La strategia della qualit` a Consideriamo ora il problema di come scegliere nel modo migliore il tipo di prodotto. Infatti l’intero modello si basa sul fatto che se a il mercato gradisce la diversificazione dei prodotto questo consente alla imprese di ridurre l’elasticit` della a domanda al prezzo che. ossia a 2 quale delle due imprese debba trovarsi nella parte alta del mercato. la differente struttura dei costi risolve un’ambiguit` del modello di Hotelling. ` l’elemento che distrugge ogni possibilit` di e a profitto. come visto nel modello di Bertrand. la soluzione vista pi` sopra coincide con quella che prevarrebbe in u condizioni collusive. e Vi ` quindi un problema di coordinamento da risolvere. Collusione Anche nel caso di costi identici. Per un valore sufficientemente elevato di quest’ultimo termine.7) Π∗ 1 Π∗ 2 = = 18−1 φδx (2 + x)2 18−1 φδx (4 − x)2 ` E facile concludere che i profitti sono funzione crescente del parametro φ che pu` legittimamente intero pretarsi come espressione della preferenza per la diversit`. Si noti infatti che nel caso x1 = x2 necessariamente p1 = p2 = c e dunque si torna al modello di Bertrand. In altri termini. ossia se vi fosse un unico soggetto a decidere il posizionamento sul mercato delle due .

si avesse x1 > 1 − x2 .50 8. ad esempio. evidentemente.8). purch´ l’utilit` complessivamente conseguita sia positiva. inconseguenza di ci`. Assumiamo p1 = p2 = p. allora sarebbe possibile ridurre x1 ottenendo con ci` di o ridurre il valore del massimo che figura sul lato destro della (8. HOTELLING x12  x 2 − x1     2  2 x1 Figura 8. nel punto in cui esse si intersecano. La minimizzazione del massimo di due funzioni produzioni. Chiaramente sceglieranno il prodotto x1 tutti coloro per cui vale t ≤ x/2.8) p ≤ u∗ − max x2 . (1 − x2 )2 Se. avremo e (8. x2 = 3/4. p = u∗ − φ/16 Dunque se fosse un unico soggetto a scegliere il posizionamento dei prodotti sul mercato la differenziazione sarebbe pi` contenuta di quanto accada nel modello di Hotelling. Seguendo il medesimo ragionamento fatto sopra osserviamo che se 1 − x2 > δx = x1 . o Questo argomento ` facilmente comprensibile guardando la Figura 8. allora ` e possibile accrescere x1 e x2 in modo da avere 1 − x2 = δx e. δx .1.1 nella quale la linea spessa rappresenta e il massimo tra le due funzioni raffigurate ed il minimo si trova. In sintesi la massimizzazione dei profitti porta necessariamente con se la conclusione x1 = 1 − x2 = x2 − x1 2 ossia x1 = 1/4. In effetti ci` si verifica perch´ la u o e differenziazione implica delle esternalit`: quando un’impresa accresce il proprio differenziale rispetto all’altra a le sottrae delle quote di mercato di modo da accrescere il proprio profitto ma non necessariamente il profitto . Poich´ il profitto massimo si consegue e in corrispondenza del prezzo massimo. aumentare i profitti. ossia purch´ e a e p ≤ u∗ − φ(x1 − t)2 Analogamente per il bene 2 deve valere la disuguaglianza: p ≤ u∗ − φ(x2 − t)2 x/2 ≤ t ≤ 1 0 ≤ t ≤ x/2 Poich´ entrambe le disuguaglianze devono valere per ogni t nel supporto. la scelta delle quote x1 e x2 in condizioni di collusione implica x1 = δx . 1 x2 − x1 2 2 .

simmetricamente opposto a quello del classico modello di Hotelling. MOLTE IMPRESE 51 aggregato. allora egli preferir` la variet` n alla n + 1 se e solo a e a a se t≤ 1 2 pn+1 − pn + xn+1 + xn φ(xn+1 − xn ) e preferir` la variet` n alla n − 1 se e solo se a a t≥ 1 2 pn − pn−1 + xn−1 + xn φ(xn − xn−1 ) Assumendo come prima che la distribuzione dei consumatori sulla circonferenza sia uniforme. L’interesse per questo caso ` duplice. 5. In tal modo a la rappresentazione geometrica non potr` pi` essere quella lineare vista in precedenza bens` quella circolare. . che si colloca a sinistra dello schieramento. In condizioni competitive vi ` dunque un eccesso di differenziazione che favorisce i consumatori e estremi rispetto a quelli mediani.9) Dn = 1 2 xn+1 − xn−1 + pn+1 − pn pn−1 − pn + φ(xn+1 − xn ) φ(xn − xn−1 ) La condizione del primo ordine diviene dunque 0= 1 2 xn+1 − xn−1 + pn+1 − 2pn + M Cn pn−1 − 2pn + M Cn + φ(xn+1 − xn ) φ(xn − xn−1 ) . La localizzazione pura Esamineremo ora il medesimo modello. Perch´ la posizione delle imprese sia pienamente simmetrica. xN con l’impresa n che produce una variet` intermedia a a tra n − 1 e n + 1. N . la domanda complessiva per la variet` n ammonta a a (8. Un partito pu` o tuttavia decidere unicamente come collocarsi nello schieramento politico ma la variabile prezzo non trova alcun corrispettivo in questo contesto. La ragione di questo risultato. la localizzazione. lasciando tuttavia alle imprese il solo strumento della scelta della localizzazione. dati questi. nonostante le distanze tra i due partiti si siano fatte minori. Avremo dunque le variet` x1 . riceve profitti pari a Π1 = 1 (p − c)x 2 Tale quantit` ` massima in corrispondenza di x1 = x2 cosicch´ l’unico equilibrio simmetrico ` caratterizzato ae e e da piattaforme identiche con x1 = x2 = 1/2. . ` che i e consumatori/elettori che si trovano nelle code della distribuzione non cambiano preferenza in seguito ad uno spostamento verso il centro poich´ questo non modifica la distanza relativa bens` quella assoluta: per un e ı elettore di sinistra votare un partito di centro-sinistra ` pur sempre preferibile all’alternativa di votare un e partito di centro-destra.6. essendo i prezzi dati. a u ı Se la funzione di utilit` del’agente t ` del tipo (8. abbiamo gi` ricordato che il modello di Hotelling si a utilizza anche nella scienza politica identificando gli schieramenti politici con le imprese. D’altro canto. . poniamo anche che la e variet` prodotta dall’impresa N sia intermedia tra quella dell’impresa N − 1 e dell’impresa 1.1). Da un lato potremmo considerare e questa situazione come il secondo stadio di un gioco multiperiodale nel quale le imprese scelgono dapprima i prezzi e. 6. In tal caso l’impresa/partito 1. . Molte imprese Il gioco di Hotelling pu` essere esteso senza troppe complicazioni per considerare un numero arbitrario o di imprese. I due partiti si concentrano pertanto sull’elettore mediano.

.11) φ n 1 φ ∗ . Π∗ = n N2 N 2N 2N 3 L’interesse per questa conclusione sta nel fatto che troviamo conferma dell’osservazione gi` fatta a a p∗ = M C + n proposito del modello di Cournot e per la quale l’aumento del numero delle imprese presenti sul mercato riconduce l’equilibrio verso la concorrenza perfetta.10) diviene allora (8. La (8. Dn = .10) p∗ (pn−1 . pn+1 ) = n 1 2 M Cn + pn+1 (xn − xn−1 ) + pn−1 (xn+1 − xn ) + φ(xn+1 − xn )(xn − xn−1 ) xn+1 − xn−1 Nell’ipotesi di costi identici le imprese vorranno fissare il medesimo prezzo e distanziarsi uniformemente l’una dall’altra. HOTELLING da cui si ricava infine il prezzo ottimale per l’impresa n: (8. x n = . come nel modello a 2 sole imprese.52 8.

e Al contrario. . Infatti vi sono N beni ed i consumatori hanno preferenze descritte dalla funzione di utilit` seguente a a (9. u 1. n N n=1 ρ xρ = 10 × 10ρ = 101+ρ e n xn = 100ρ = 102ρ 53 . . . I e consumatori presentano una funzione di utilit` nella quale rientra in modo esplicito la preferenza per la a variet`. . nel caso ρ = 1. 2. 10. . ossia non esiste una gerarchia assoluta tra i prodotti poich´ ciascun consumatore preferisce scostarsi il meno possibile dal proprio tipo. a parit` di prezzo. Il modello di Dixit e Stiglitz Nel modello di Dixit e Stiglitz l’aspetto preso in esame ` quello della differenziazione orizzontale. . nel modello di Hotelling le imprese sono differenti per localizzazione. . N xρ = λ n n=1 n=1 pn xn = λγM Ricaviamo cos` la funzione di domanda ı (9. . Come abbiamo visto. Massimizzando la funzione di utilit` si trova le seguenti condizioni del primo ordine: a xρ−1 = λpn n dalla quali otteniamo x∗ = (λpn )− 1−ρ ed anche n N N 1 n = 1. . Possiamo parlare in tal e caso di differenziazione orizzontale nel senso che la qualit` dei prodotti non ` pi` o meno elevata bens` pi` a e u ı u o meno vicina al tipo del consumatore. per ρ < 1 vale come noto la N e n=1 xn . la qualit` pi` elevata ovvero se esiste una chiara gerarchia nella qualit` dei prodotti. .CAPITOLO 9 La differenziazione dei prodotti Il modello di Hotelling descritto nel capitolo precedente ci offre l’opportunit` di trattare con solo qualche a minore variazione matematica il tema della differenziazione verticale. per il consumatore non fa alcuna differenza la composizione della produzione aggregata poich´ conta esclusivamente il totale. a titolo d’esempio. La situazione cambia ovviamente nel caso in cui tutti preferiscano.3) x∗ = pn 1−ρ n − 1 γM N n=1 pn 1−ρ Si ha N n=1 − ρ 1Si consideri. . Evidentemente.1) U (x1 . . a a u a La prima differenza rispetto al modello di Hotelling ` che ora la qualit` ` una caratteristica per cos` dire e ae ı oggettiva e non pi` una variabile strategica.2) n=1 pn xn = γM Il parametro γ (che nel seguito non rivestir` un interesse particolare) compare nella versione originale di a Dixit e Stiglitz ed indica che solo una parte del reddito potrebbe essere disponibile per finanziare i consumi. n=1 xn beni perfetti sostituti. xN ) = N n=1 xρ n ρ ρ≤1 Essi si trovano inoltre ad affrontare un vincolo di bilancio che prende la forma N (9. N = 10 e x = 10 per n = 1. Questo ` il caso dei ρ N N 1 ρ disuguaglianza n=1 xn > .

ossia in cui ciascuna impresa produce un bene differenziato da quello delle altre. In tal caso si avr` pn = ρ−1 c e a x∗ = n Inoltre. LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI Dunque l’elasticit` di prezzo della domanda del bene n ammonta a 1/(1 − ρ) (in valore assoluto). dunque Fn = F e cn = c. i consumatori sceglieranno di consumare il bene che costa meno e dunque i produttori vorranno fissare il prezzo pi` basso possibile senza scendere al disotto dei costi marginali. In termini aggregati ci` implica o N ≤ γM dove abbiamo posto F N = N −1 N n=1 N n=1 Fn ≤ γM (1 − ρ) ossia 1−ρ FN Fn . Se invece i beni sono perfettamente sostituibili gli uni agli altri. b]. pn ) = (m − pn )un dove ui indica l’utilit` ricavata dal consumo del bene n-mo e m ` il tipo che misura l’importanza della qualit` a e a rispetto al prezzo e che supporremo sia distribuito uniformemente sull’intervallo [a. a Applichiamo ora questo modello di domanda ad una struttura di mercato nella quale per ogni variet` vi a ` un solo monopolista. u0 contrassegna il livello dell’utilit` conseguito se non si a effettua alcun consumo. se il numero N delle imprese operanti ` cresciuto fino al punto di annullare ogni profitto. Poniamo il caso speciale nel quale i costi siano identici per tutte γM ρ N c le imprese. u In presenza di costi fissi e con costi marginali e medi costanti e pari a cn . In effetti in quest’ultimo caso. ` necessario modificare leggermente il modello di Hotelling introducendo l’ipotesi e di un limite inferiore alla distribuzione del reddito. Poich´ supporremo 0 < u1 < . . .5) da cui si conclude N = γM 1−ρ F e x∗ = n ρ F 1−ρ c F = (ρ−1 − 1)cx = px(1 − ρ) 2.6) Um (xn = 1.4) pn = ρ−1 M Cn La (9. allora il prezzo viene fissato al livello del costo marginale. laddove vi sia preferenza per la diversit` (ossia ρ < 1). Si noti che m pu` o equivalentemente interpretarsi come il livello del reddito di cui dispone l’individuo: in quest’ultima accezione il termine m − p indica il reddito residuo. Il modello di Shaked e Sutton L’accezione un po’ speciale in cui gli autori di questo modello intendono il concetto di differenziazione verticale ` racchiuso nella funzione di utilit` seguente: e a (9. i profitti saranno positivi se e solo se Fn ≤ (pn − cn )xn = pn xn (1 − ρ). conformemente a quanto visto nel modello di Bertrand. il consumatore preferir` acquistare il tipo 1 anzich´ non fare alcun acquisto se e solo se a e mu0 < (m − p1 )u1 ossia m> p1 u1 ≡ p1 r1 ≡ m1 u1 − u0 .54 9.4) indica che. < uN e vogliamo considerare il caso in cui la qualit` possa anche essere e a molto bassa. si deriva e (9. si ottiene che il prezzo verr` fissato dall’impresa n a al livello (9. Anzitutto. il prezzo eccede il costo a marginale. ossia u1 < a. e Applicando la formula di prezzo propria del monopolio.

. una struttura dei prezzi nella quale pn ≥ pn+1 non avrebbe alcun senso economico poich´ lascerebbe l’impresa n-ma senza mercato alcuno potendosi avere un e maggior livello di utilit` ad un prezzo inferiore2. IL MODELLO DI SHAKED E SUTTON 55 dove abbiamo implicitamente definito (9. e 2Sostituendo p ≤ p e n n−1 nella (9.2. Poich´ i consumatori con reddito inferiore a pn−1 preferiscono b − pN −1 (1 − rN ) − 2pN rN b−a 1 b(uN − uN −1 ) + pN −1 uN −1 2 uN p∗ = N accontentarsi del livello di riserva u0 e non comprare nulla anzich´ acquistare n − 1. col ribasso del proprio prezzo. b] ed ha pertanto profitti pari a ΠN = pN b − mN b−a Da questa si deriva la condizione del primo ordine seguente: 0= da cui a sua volta si ottiene la soluzione (9. l’impresa di qualit` n avr` profitti pari a a a  m  n+1 − mn mn ≥ a    b−a mn+1 − a Πn = p n × mn+1 ≥ a > mn  b−a    0 mn+1 < a p∗ ≤ N Il lato di destra rappresenta la domanda per i beni di qualit` n. anche il ribasso del prezzo dell’impresa che produce la quantit` immediatamente inferiore. Immaginiamo che le imprese non a a sopportino alcun tipo di costi e consideriamo anzitutto le condizioni del primo ordine dell’impresa leader. Restringiamo allora l’attenzione a strutture dei prezzi a strettamente crescenti rispetto alla qualit`.7) e p0 = 0. N e dunque se e solo se l’agente ` sufficientemente ricco. . Evidentemente. Naturalmente la scelta potrebbe volgere verso beni di altro tipo e in particolare il consumatore preferir` a il tipo n rispetto al tipo n − 1 se e solo se m> pn un − pn−1 un−1 = mn un − un−1 rn = un un − un−1 e mn = pn−1 (1 − rn ) + pn rn n = 1.8) Si noti che 1 b(uN − uN −1 ) + buN −1 1 = b 2 uN 2 Parimenti. Parimenti possiamo limitarci a considerare il caso in cui mn > a mn−1 poich´ nel caso opposto m > mn−1 implicherebbe m > mn : gli unici consumatori disponibile a e scegliere il bene n − 1 contro il bene n − 2 sarebbero tuttavia pi` inclini ad acquistare il bene n anzich´ n − 1 u e ed anche in tal caso non ci sarebbe mercato per il bene n − 1. e Osserviamo che. . la quale conta su di un segmento di mercato pari a (mN . . come sarebbe ovvio aspettarsi. Portando tale strategia al limite.7) si ottiene mn ≥ pn−1 . Venendo alla massimizzazione del profitto dobbiamo osservare che in questo modello produrre una qualit` a superiore consente un vantaggio ossia di indurre. le imprese a di maggior qualit` possono giungere ad escludere quelle di qualit` inferiore. se mn+1 < a tutti i a consumatori preferiscono il bene n + 1 al bene n e dunque per i beni di qualit` uguale o inferiore a n non vi a ` mercato. . si conclude che per ognuno di essi c’` una e e alternativa strettamente preferibile all’acquisto di n − 1.

a u . dalla condizione del primo ordine si deduce 0 = m∗ − 2m∗ + (1 − rn+1 )p∗ + (1 − rn )p∗ < m∗ − 2m∗ n+1 n n n−1 n+1 n ossia m∗ < n 1 ∗ 1 m < b 2 n+1 2 Questo risultato ` interessante poich´ la distanza tra i prezzi ed anche tra le soglie di reddito mn ` di e e e tipo geometrico ossia i prezzi decrescono in modo esponenziale al decrescere della qualit`. ossia di N . a Un’implicazione rilevante ` che alcune imprese potrebbero essere escluse dal mercato.56 9. LA DIFFERENZIAZIONE DEI PRODOTTI Massimizzando i profitti si ottiene la condizione del primo ordine seguente: 0 = m∗ + 2m∗ [(1 − rn+1 ) − rn ] − (1 − rn )pn−1 n+1 n Dunque l’impresa fisser` i prezzi secondo la regola a p∗ n Si noti che 1 p∗ un+1 (un − un−1 ) + p∗ un−1 (un+1 − un ) n+1 n+1 2 un+1 (un+1 − un−1 ) 1 ∗ p 2 n+1 1 2 (N −n) = 1 p∗ un+1 (un − un−1 ) + pn−1 un−1 (un+1 − un ) n+1 2 un+1 (un+1 − un−1 ) p∗ n < = < b Si noti inoltre che. non ha alcun effetto oltre una certa soglia poich´ le e imprese che si aggiungono rimarranno fuori dal mercato o si sostituiranno ad altre gi` operanti. In questo caso e dunque l’aumento del numero dei prodotti.9) n<N− ln(a/b) ln(1/2) (N −n+1) (N −n) b<a Dunque se ad esempio a = 2−K b allora l’impresa n < N − K ` esclusa dal mercato. In particolare e tutte quelle il cui indice n soddisfa la disuguaglianza 1 2 ossia (9. Ci` ` necessario a oe affinch´ ciascuna impresa non soffra troppo della concorrenza dell’impresa che la domina direttamente e e sapendo che l’impresa da questa dominata dovr` supinamente accettare un tale tetto ai propri prezzi se a vorr` operare sul mercato. Altra cosa a sarebbe invece se per ogni qualit` di beni prodotti vi fossero pi` imprese in concorrenza tra loro.

Parte 4 Cartelli e Collusione .

Abbiamo finora considerato situazioni nelle quali le imprese seguono il paradigma della teoria dei giochi non cooperativi, ossia ciascuna segue un proprio criterio sebbene spesso, in analogia col dilemma del prigioniero, questo approccio produca esiti non efficienti per la collettivit`. D’altro canto, la stessa realt` empirica a a suggerisce che talvolta le imprese si uniscono in un cartello per ottenere condizioni maggiormente favorevoli. L’esistenza di cartelli ` tuttavia un elemento problematico e solleva numerose questioni interessanti relative e alla sostenibilit`. a

CAPITOLO 10

La collusione
L’idea del comportamento collusivo si riassume nell’obiettivo di rendere massimi non gi` i propri profitti a individuali bens` i profitti aggregati. In qualche modo ` come se le N imprese esistenti sul mercato si ı e comportassero alla stregua di un’unica impresa. La forma esplicita di tali accordi collusivi pu` variare o notevolmente nella realt`, andando dalla fusione ad una semplice pratica non esplicitata tra le imprese. Il a pi` delle volte per poter partecipare ad un cartello le imprese devono sottoscrivere taluni accordi nei quali u viene esplicitamente regolato il comportamento di ciascuna. La necessit` di una forma scritta, come si vedr`, a a nasce dalla considerazione che i cartelli sono soggetti al rischio del comportamento opportunistico di alcune imprese partecipanti. 1. Il modello base L’obiettivo ` dunque quello seguente e
N N

(10.1)

q1 ≥0,...,qN ≥0

max

p
n=1 n=1

qn

qn − cn (qn )

Come vedremo subito, i vincoli di non negativit` hanno un ruolo importante da giocare in questo modello ed a ` dunque bene tenerne conto esplicitamente. e   p + dp q − M C + λ   n n  dq (10.2)  λn qn    λ , q
n n

Dalla (10.1) deriviamo le condizioni del primo ordine seguenti: = = 0 0 dove q=
n=1 N

qn ,

i = 1, . . . , N

≥ 0

La (10.2) consente un certo numero di conclusioni. Anzitutto consideriamo il caso M Cn = c, ossia il caso in cui le imprese hanno i medesimi costi. Se ne deduce (10.3) p= c 1 + ηp

ossia la medesima condizione ottenuta in condizioni di monopolio. Ovviamente se il profitto aggregato corrisponde a quello del monopolista, quello individuale sar` presumibilmente pari ad un N -mo di tale a quantit`. Dobbiamo sottolineare che questo ` in realt` solo un esito verosimile poich´ non vi ` nulla nella a e a e e (10.1) che dica in che modo il profitto totale vada ripartito tra le imprese partecipanti. Anzi, questo ` e senz’altro uno dei problemi maggiori all’interno di un cartello di imprese. Come gi` visto dal raffronto tra a monopolio e Cournot, la quantit` prodotta in condizioni di collusione ` inferiore a quella prodotta nel modello a e di Cournot. Infatti in quest’ultimo schema ciascuna impresa avendo come obiettivo il proprio profitto non tiene conto del fatto che le proprie scelte produttive implicano un’esternalit`: l’aumento della quantit` a a prodotta riduce il prezzo e quindi i profitti per tutte. Pertanto nel modello di Cournot le imprese finiscono per produrre troppo nel senso che si danneggiano l’un l’altra senza aver alcuno strumento per concordare preventivamente le proprie decisioni di produzione.
59

60

10. LA COLLUSIONE

Torniamo al caso generale in cui le imprese possono avere costi diversi. Non ` difficile ricavare dalla e (10.2) la conclusione (10.4) M C n − M C m = λn − λm n=m

Nonostante la sua semplicit`, la (??) ci dice che in un cartello la produzione viene effettuata solamente a da quelle imprese il cui costo marginale corrisponde al minimo di tutto il cartello. Infatti, M Cn > M Cm implica λn > λm ≥ 0 e dunque qn = 0. Le altre imprese infatti non sono sufficientemente efficienti per poter produrre poich´ lo spostamento della produzione dalle imprese con alti costi a quelle con costi pi` bassi e u di per s´ accresce il profitto collettivo. Questa situazione particolare rende evidente quale sia il problema e della suddivisione dei profitti all’interno dei cartelli. Poich´ ad alcune imprese potrebbe essere chiesto di non e produrre affatto, a quale titolo potrebbero queste partecipare alla spartizione dei profitti? C’` da attendersi e infatti che la distribuzione dei profitti avvenga in ragione del contributo alla produzione. Si osservi che se venissero escluse dal cartello le imprese con costi marginali pi` elevati le quantit` u a prodotte dalle imprese rimanenti continuerebbero a soddisfare la (10.2) se i prezzi rimanessero invariati al livello dato dalla (10.3). Tuttavia per quel livello dei prezzi potrebbero esservi imprese tali che p > M Ci > M C. Per queste, in assenza di costi fissi rilevanti, produrre una quantit` positiva ` comunque redditizio. a e Tuttavia, la produzione di imprese meno efficienti modificherebbe il prezzo e abbasserebbe i profitti anche per le imprese efficienti consorziate in un cartello per ipotesi. Dunque, sebbene sia inverosimile che imprese che non partecipano alla produzione del cartello ricevano una quota proporzionale dei profitti totali, tuttavia non ` verosimile neppure che queste possano essere e escluse senz’alcun costo. Potrebbe infatti verificarsi il caso che ai prezzi fissati dal cartello qualcuna delle imprese escluse dal cartello abbia incentivo a produrre alterando in tal modo le condizioni del mercato. In tal caso per convincere le imprese meno efficienti a rimanere fuori dal mercato ` necessario che esse siano e debitamente remunerate. Infine, si torni al problema (10.1). Si noti che il problema si pu` riscrivere in modo equivalente nel modo o seguente
N

(10.5) ossia nel modo (10.6) dove abbiamo definito

max p(q)q −
q≥0

min
{q1 ≥0,...,qn ≥0:

N n=1

Cn (qn )
qn =q} n=1

max p(q)q − C(q)
q≥0

N

(10.7)

C(q) =

min
{q1 ≥0,...,qn ≥0:

N n=1

Cn (qn )
qn =q} n=1

Da questa riscrittura impariamo che il problema affrontato dalle imprese che partecipano ad un cartello si suddivide naturalmente in due problemi distinti. Il primo, come determinare la quantit` complessivamente a prodotta, ` del tutto analogo a quello del monopolista. Una volta stabilita la quantit` aggregata, si pone il e a problema di come minimizzare il costo complessivo necessario per produrre tale quantit`, ossia il problema a (10.7). Dunque, la quota produttiva assegnata a ciascuna impresa risponde solo ed unicamente ad un problema di minimizzazione dei costi complessivi, ossia di efficienza.

4). 2 Πm = 1 B A − c1 2 2 Dunque l’impresa 2 rimane essenzialmente fuori dal mercato. Collusione nel modello lineare. l’impresa 2 sa di poter chiedere e all’impresa 1 fino a αmax ≡ 1 B A − c1 2 2 − A − 2c1 + c2 3 2 Tra questi due estremi. Come si ` visto pi` sopra la e u soluzione di collusione ` identica a quella di monopolio (ad eccezione dei costi fissi). date le scelte o e degli altri componenti il cartello. secondo il modello di Cournot. LA FRAGILITA DEI CARTELLI 61 Si osservi che le condizioni del primo ordine della (10. In altre parole. αmin < αmax . Poniamoci una volta di pi` nel contesto del modello lineare u visto nel paragrafo 1. 3B p= A + c2 + c1 . nonostante l’efficienza. con c2 > c1 . 2. (10. q = q1 = A − c1 . Infatti A − 2c1 + c2 3 2 2 2 2 + A − 2c2 + c1 3 ≤ A − c1 − c2 3 ≤ A − c1 2 L’impresa 1 ` dunque disponibile a pagare all’impresa 2 un ammontare pari a e αmin ≡ 1 B A − 2c2 + c1 3 2 purch´ questa si astenga dal partecipare al mercato. La fragilit` dei cartelli a Sebbene i cartelli rappresentino una soluzione efficiente al problema di come allocare la produzione all’interno di un determinato insieme di imprese operanti sullo stesso mercato. ponderata per la quantit` prodotta dalle singole imprese. a 1. tuttavia non ` una soluzione e nel senso di Nash. la singola impresa ha incentivo a modificare le proprie scelte. pari a ψ= N n=1 M Cn qn q ossia alla media dei costi marginali. Contemporaneamente. Consideriamo due tipi di imprese. .` 2. l’una con costi c1 q e c2 q rispettivamente. 2B p= 1 (A + c1 ). Infatti se le due imprese operassero individualmente si avrebbe. le imprese partecipanti ad un cartello hanno un incentivo a violare gli accordi produttivi. Ci` praticamente significa che non ` verificata la condizione per la quale.7) sono   M Cn + λn = ψ   λ q  n n   ψ(q − = 0 N n=1 qn ) = 0 da cui si ricava il valore del moltiplicatore ψ. 3 ΠC = 1 1 B A − 2c1 + c2 3 2 Osserviamo che la quantit` prodotta ` superiore nel caso le due imprese agiscano separatamente e dunque a e i profitti inferiori. Dobbiamo per` immaginare che essa partecipi o comunque agli utili.1.1 nel quale la funzione di domanda e di costo hanno la forma (3. 3B q= 2A − c2 − c1 . dunque e q2 = 0. Per semplificare le cose supponiamo che vi sia una sola impresa per ciascuno dei due tipi.8) q1 = A − 2c1 + c2 . si svolge la trattativa tra le due imprese.

L’analisi svolta fino a qui si ` basata sul comportamento di una singola impresa. dato il contributo cn sostenuto dall’individuo n-mo. . E non solo nel caso in cui alcune imprese siano meno efficienti di altre. xN ) = b N n=1 xn N − cxn Dovendo scegliere quanto contribuire. ed in tal caso si perviene all’equilibrio corrispondente al modello di Cournot.62 10. . L’esempio pi` evidente ` e e u e quello nel quale. partecipare alla produzione. Possiamo per` e o immaginare che l’alternativa al cartello sia che ciascuna impresa decida autonomamente quanto produrre. o . Di quali strumenti deve dotarsi un cartello per poter bilanciare gli incentivi individuali a rompere gli accordi? Si noti che il problema ha una portata assai pi` ampia e ricade nel vasto capitolo dei beni pubblici.1) che i prezzi ammontano a p= MC 1 + ηp Ricalcolando il livello ottimale della produzione per la singola impresa si ottiene la condizione seguente del primo ordine: (10. In altre parole non abbiamo dato una nozione di equilibrio ma semplicemente abbiamo mostrato che la soluzione collusiva non ` un equilibrio di Nash. Questa situazione pu` considerarsi paradigmatica di tutte le istituzioni politiche e sociali e si incontra spesso nella o applicazioni della teoria dei giochi alla scienza politica.9) p[1 + ηp πn ] − M C > p[1 + ηp ] − M C = 0 Ci` significa che in corrispondenza dell’equilibrio collusivo esiste un forte incentivo per le imprese che parteo cipano al cartello ad accrescere la produzione. proporzionato alla propria quota di mercato. e Intuitivamente vi deve essere qualche costo derivante dalla rottura degli accordi affinch´ questi ultimi risultino e stabili. Parte di tali costi richiede di analizzare un contesto multiperiodale poich´ in un solo periodo di tempo e per definizione al comportamento scorretto della singola impresa non pu` seguire alcuna ritorsione. La formazione di cartelli ` dunque un elemento problematico per la teoria economica. si terr` conto della condizione a b −c N Dunque anche se il beneficio conseguito dal bene pubblico ammonta a b > c pu` ben darsi il caso in o valga b < N c per cui nessun individuo desideri. laddove prevalga il criterio del profitto individuale. LA COLLUSIONE Consideriamo infatti il caso di costi identici (dunque tutte le imprese producono). Possiamo allora immaginare che la funzione di utilit` dell’individuo ennesimo sia a Un (x1 . visto in precedenza. nascono delle esternalit`: il cartello non accresce la produzione poich´ tiene a e conto del complessivo impatto di tale decisione sui prezzi ma la singola impresa riversa parte di tale impatto sui profitti delle rimanenti imprese e dunque dalla decisione di accrescere la produzione sopporta un costo assai minore. l’ammontare del bene fornito ` pari a e N −1 N n=1 xn . u L’accordo collusivo considerato qui non ` diverso da molte situazioni nelle quali esiste un bene comune ed un e costo individuale che ` necessario sostenere affinch´ tale bene sia reso disponibile. supponendo che le e altre tengano fede agli impegni collusivi. . una sorta di e paradosso. Ricordiamo dalla (10. la media dei contributi di tutti i partecipanti. La ragione sta nuovamente nel fatto che. sul piano individuale. . La domanda che vogliamo ora affrontare ` se vi sia qualche mezzo per rendere stabili gli accordi collusivi.

le conseguenze delle azioni correnti e potrebbero aversi nei periodi successivi. T . Se ` finito. La risposta dipende dalla durata del gioco. dunque se anche nessuna impresa ha violato i e patti precedentemente. L’impresa segue la strategia collusiva fintanto che non si verifica una violazione e la abbandona in favore del criterio della massimizzazione del profitto individuale appena si verifica una violazione. Ci chiediamo se giocare una simile strategia sia un equilibrio di Nash. L’obiettivo dell’impresa ` dunque il valore attuale del flusso di profitti futuri. Collusione multiperiodale Consideriamo ora un contesto nel quale le decisioni produttive debbano essere ripetute ad ogni periodo t = 1. essendo noto l’esito del gioco in quello successivo. a differenza del gioco uniperiodale. commisurato al rapporto Π1 /Π∗ cresce quante pi` sono le imprese coinvolte u 1 (10. Il gioco che si gioca e e e nell’ultimo periodo ` a tutti gli effetti un gioco uniperiodale. Il profitto intertemporale conseguito dall’impresa ammonta a T A−c 2 2 N +1 N 2 = Π∗ 1 (N + 1)2 (N − 1)2 + 4N = Π∗ > Π∗ 1 1 4N 4N ¯ Dunque l’incentivo a deviare. ` anch’esso assimilabile ad un gioco uniperiodale e pertanto nessuna e impresa ha incentivo a rispettare i patti. Consideriamo ad esempio la strategia cosiddetta tit-for-tat o anche trigger strategy.4. 4. a N −1A−c In tal caso essa prende per data la produzione x1 = ˆ realizzata dalle imprese concorrenti. Il penultimo periodo. e L’esistenza di una serie di periodi futuri. Il profitto di collusione corrisponde a quello monopolistico ed ammonta dunque per la singola impresa a Π∗ = n 1 BN A−c 2 2 Consideriamo il caso in cui la prima impresa prenda in esame la possibilit` di deviare da un tale accordo. . . la risposta ` negativa come ` facile comprendere dal seguente ragionamento. . Poniamo δ = (1+r)−1 . senz’altro lo faranno tutte nell’ultimo periodo.4) di pagina 19. La N 2B massimizzazione del profitto produce come risultato la condizione seguente: c = A − B x1 − 2Bx1 ˆ da cui si ricava A − c − B x1 ˆ A−cN +1 = 2B 4B N Dunque la quantit` complessiva e il prezzo sono pari rispettivamente a a x1 = A(N + 1) + c(3N − 1) A − c 3N − 1 e p= 4B N 4N Conseguentemente il profitto di deviazione per l’impresa 1 ammonta a x= 1 ¯ Π1 = 4B nel cartello. Se ad esempio un’ impresa viola gli accordi di cartello potrebbe nei periodi successivi subire costi che non si colgono nell’ambito di un solo periodo.10) Π(T ) = t=1 Πt (1 + r)t dove Πt ` il profitto conseguito in ogni singolo periodo e r ` il tasso di interesse che supporremo costante nel e e tempo. . La fragilit` dei cartelli nel modello lineare a Ritorniamo ulteriormente sul modello (3. in particolare dal fatto che l’orizzonte sia finito o meno. Ragionando in questo tipico procedimento all’indietro si giunge alla . modifica le conclusioni raggiunte precedentemente perch´ ora. COLLUSIONE MULTIPERIODALE 63 3. ossia della ripetizione del gioco.

Dunque anche nel contesto multiperiodale al collusione non ` un equilibrio di Nash se il gioco si ripete un numero finito di volte. causa la strategia giocata dagli rompe gli accordi conseguendo il profitto Π altri. se perseguito da tutte le altre imprese. Π∗ . dall’analisi precedente. In effetti questo comportamento sleale ` un equilibrio di Nash poich´. in particolare. se la (10. farlo quanto prima possibile: in effetti in presenza di un a tasso di sconto conviene conseguire subito l’extraprofitto relativo alla rottura del cartello anzich´ attendere. e Si noti che il lato destro della (10.12) ` violata. 1−δ . e allora converr` violare gli accordi e. Π∗ a quello di collusione e Π a quello conseguito violando l’accordo che viene invece ¯ rispettato dagli altri. a Immaginiamo che tutte le imprese giochino la trigger strategy e valutiamo se ad una singola impresa risulti conveniente allontanarsi dalle regole del cartello ad una qualche data futura.12) ossia (10. Nel caso opposto. identifichiamo tre distinti livelli di profitto uniperiodale. nessuna.12) dipende in modo inverso dal tasso di interesse. Il profitto di collusione.11) Π= t=1 Πt δ t La differenza. LA COLLUSIONE conclusione che le imprese non rispetterebbero mai l’accordo di cartello. Si noti che. di ¯ deviazione e individualistico. fino alla data T nessuno ha ancora deviato e quindi il profitto conseguito ` quello cooperativo. Π > Π∗ > Π∗ . e Consideriamo ora il caso del gioco di durata infinita. avrebbe interesse a comportarsi diversamente. Naturalmente. In tal caso. in cui la funzione obiettivo ` dunque e ∞ (10. Dunque   Π∗   ¯ Πt = Π    Π ∗ per t < T per t = T per t > T da cui si ottiene . δ T +1 δ δT δ − δT ¯ ¯ ¯ + Πδ T + Π∗ = Π∗ + [(Π − Π∗ ) − δ(Π − Π∗ )] 1−δ 1−δ 1−δ 1−δ ¯ ¯ La risposta sta dunque nel segno della grandezza (Π − Π∗ ) − δ(Π − Π∗ ) la quale si interpreta come il Π = Π∗ guadagno netto scontato di una deviazione dagli accordi di cartello. alla data T l’impresa e ¯ per ricevere Π∗ da T + 1 in poi. T .13) Π∗ − Π∗ r< ¯ Π − Π∗ ovvero ¯ Π − Π∗ δ> ¯ Π − Π∗ Π∗ − δΠ∗ Π∗ − Π∗ ¯ Π< = Π∗ + 1−δ r 1 In tal caso la strategia ottimale prevede che si ponga T = ∞ ossia che si rispettino gli accordi e dunque si segua la trigger strategy la quale risulta pertanto un equilibrio di Nash. L’orizzonte temporale infinito e il taso di interesse basso contribuiscono a rendere maggiormente oneroso il costo di abbandonare il cartello. individualmente e e considerata. sta nel fatto che non esiste ora un periodo finale nel quale le azioni delle imprese sono prive di conseguenze successive e dunque il problema non pu` vedersi come la somma di tanti giochi uniperiodali. Π∗ corrisponde ¯ all’equilibrio di Cournot. In particolare il profitto intertemporale ` funzione crescente di T se e solo se (si ricordi che δ < 1) e (10. come abbiamo gi` visto. Π e Π∗ rispettivamente. Un innalzamento di quest’ultimo di entit` sufficiente a invertire la disuguaglianza rende conveniente abbandonare la strategia a del colpo su colpo per allontanarsi dal cartello. rispetto al caso con orizzonte finito considerato in precedenza. Per verificare se giocare la trigger strategy sia o un equilibrio di Nash. 1Utilizzando la nota formula per la quale T t=j δt = δ j − δ T +1 .64 10.

la collusione consente alle imprese di fissare il prezzo al livello di monopolio e dunque conseguire profitti complessivi pari a quelli del monopolista. Ci` tuttavia non ` del tutto o e corretto in quanto la durata del periodo t. le imprese riescono a produrre in corrispondenza della configurazione di monopolio. Quanto pi` breve si fa questo periodo tanto inferiore u dovr` essere il tasso di interesse da applicare e dunque quanto pi` efficace la deterrenza e stabile il cartello. Pertanto il cartello potr` sopravvivere se e solo se a B N +1 r< (N − 1)2 4 4N < 2 N2 + 3 (N + 1) N Possiamo notare che il termine di destra ` senz’altro minore di 1 per ogni N ≥ 1 e che tende a 0 quando N e aumenta.1. Rompendo gli accordi l’impresa deviante abbassa di pochissimo il prezzo e si accaparra l’intero mercato percependo pertanto profitti pari ¯ approssimativamente a Π = Πmon . Nel caso di concorrenza alla Cournot abbiamo in caso di collusione. a 4. Infine se nessuna impresa coopera ciascuna vende al costo marginale e i profitti sono nulli Π∗ = 0. u Il profitto individuale ammonta dunque a Π∗ = 1 BN A−c 2 2 Se una delle imprese devia da tale accordo far` senz’altro profitti pi` elevati. come nel caso visto pi` sopra. Se le imprese non colludono ed operano secondo il tradizionale modello di Cournot. Questa conclusione ripristina almeno in parte un principio che pareva contraddetto dal modello statico di Bertrand e cio` quello per il quale l’esito concorrenziale ` maggiormente verosimile e e in presenza di numerose imprese.12) diventa pertanto 1 N −1 da cui si comprende che la possibilit` di mantenere gli accordi dipende in modo (inverso) dal numero delle a r< imprese partecipanti. Dunque anche nel caso del modello di collusione con strategie di quantit` l’aumento del numero a delle imprese rende sempre pi` difficile mantenere gli accordi di collusione.4) visto sopra. come gi` visto. Naturalmente parte di queste conclusioni potrebbe mutare al di fuori del modello lineare considerato qui. Π∗ = a a .4. La (10. Il modello di Bertrand. Si noti che la conclusione non u dipende n´ dai parametri del mercato (e particolarmente dalla dimensione A del mercato) n´ dalla struttura e e dei costi marginali. Il modello di Cournot. Consideriamo un cartello di N imprese: Π∗ = N −1 Πmon . allora il loro profitto 2 1 A−c sar`. Nel caso ad esempio del modello di Bertrand. . Consideriamo il caso del a u modello lineare (3. In effetti parlando del modello di Bertrand non avevamo considerato in modo esplicito la possibilit` per le imprese di colludere tra loro.2. COLLUSIONE MULTIPERIODALE 65 L’analisi precedente potrebbe dare l’impressione che la stabilit` dei cartelli dipenda in modo esclusivo a dal tasso di interesse e non dalle misure poste in essere dal cartello stesso. t + 1 pu` interpretarsi come il tempo necessario al cartello per o verificare eventuali deviazioni e procedere a punirle. a u 4.

.

Parte 5 L’entrata sul mercato .

Questa osservazione ci introduce al tema oggetto di quest’ultima parte nella quale vogliamo studiare un mercato caratterizzato da imprese in posizione asimmetrica. come si dice. Infatti in tal caso essa non ` tenuta a prendere nessuna a e decisione prima dell’ingresso dell’impresa potenziale concorrente potendo aspettare l’effettivo ingresso sul mercato. Pertanto. a nella logica degli equilibri perfetti nei sottogiochi ` la decisione che deve essere presa per ultima. Si tratta di un tema cruciale dell’economia industriale sia sul lato della teoria che delle applicazioni. Questo punto ` determinante e caratterizza le differenze che intercorrono tra i vari e approcci. la scelta di entrare dipende in modo cruciale dal comportamento che ci si attende dalle imprese gi` operanti in risposta all’ingresso di a un nuovo concorrente. . Le domande a che ci interessa porre sono: quale influenza esercita la presenza di imprese potenziali entranti sul mercato? esistono strategie tramite le quali le imprese insediate possono scoraggiare l’ingresso di nuove imprese e quali sono i relativi costi? Tre sono i punti cruciali da tenere a mente. insediate ed a altre potenziali entranti. Terzo.Abbiamo gi` avuto alcune occasioni di osservare nei capitoli precedenti che il prezzo prevalente sul a mercato ` influenzato non solo dalla concorrenza delle imprese che operano in esso ma anche da quella e esercitata da imprese che potrebbero farvi ingresso. una volta e determinate le scelte ottime nel caso l’impresa entri o non entri. Secondo. alcune gi` operanti o. In molti casi sar` sufficiente limitarsi a considerare due sole imprese. il problema perde ogni interesse se l’impresa insediata ha la possibilit` di rivedere le proprie a strategie di prezzo/quantit` in modo istantaneo. Primo: la decisione di entrare o meno in un mercato sta a monte di qualunque altra quali quelle inerenti la quantit` prodotta o il prezzo di vendita.

. Evidentemente questa ` la stessa conclusione valida e per la concorrenza perfetta. Naturalmente i presupposti perch´ una tale strategia risulti fattibile sono e necessari alcuni requisiti: (i ) che non vi siano rilevanti costi irrecuperabili (o sunk costs) i quali inciderebbero sulla profittabilit` di una simile strategia e (ii ) che quanto meno nel breve periodo le imprese insediate non a abbiano la possibilit` di modificare i propri prezzi e rendere cos` inefficace l’iniziativa della nuova entrante. a In questo approccio le imprese non operanti sul mercato possono esercitare un modo assai specifico di competere con quelle insediate ossia possono decidere di partecipare temporaneamente al mercato secondo una strategia comunemente detta hit and run. . sebbene ad essa correlata. Non ` difficile e concludere che in un mercato contendibile i prezzi di equilibrio devono trovarsi in corrispondenza del minimo dei costi medi e che pertanto i profitti devono essere nulli. . . N } ` e C(q ) N sostenibile e q = n=1 qn . La contendibilit` a Definiamo anzitutto una configurazione di mercato {qn . allora una nuova impresa che pure non potrebbe stabilmente operare sul mercato riuscirebbe tuttavia ad entrare sul mercato e vendere la propria produzione ad un prezzo inferiore rispetto a quello fissato dall’impresa insediata. .CAPITOLO 11 I mercati contendibili La contendibilit`1 vuole essere una nozione diversa da quella di concorrenza. p : n = 1. a ı Vediamo di rendere maggiormente precisi questi concetti con una semplice formalizzazione. . . . La differenza per` rispetto al modello concorrenziale sta nel fatto che in un o equilibrio contendibile. N } come ammissibile se N qn = q(p) n=1 e pqn − C(qn ) ≥ 0 ossia il mercato viene soddisfatto e ciascuna impresa ha profitti non negativi. cos` come nell’equilibrio del modello di Bertrand. E altres` ovvio che un equilibrio concorrenziale ` anche ı e sostenibile. Possiamo osservare che anche e altre condizioni necessarie devono valere. p ≤ p e p q − C(q ) ≥ 0. p : n = 1. p ) e quantit` prezzo tale che q ≤ q(p ). 1. . . . Un mercato si dice contendibile se non ammette equilibri che non siano sostenibili. . Notiamo anzitutto che se la configurazione {qn . il numero delle imprese potrebbe ı ` in linea di principio anche essere assai limitato. Se le imprese insediate producono al di sopra dei propri costi medi (e dunque realizzano profitti). Dunque l’uguaglianza tra prezzo e costo medio ` un condizione necessaria. Si osservi che immaginiamo un’identica struttura dei costi. Cos` facendo essa si accaparrerebbe un’ampia parte di mercato ı e conseguirebbe profitti positivi. N } ` sostenibile se non esiste alcuna coppia (q . In altre parole affinch´ la configurazione sia a e sostenibile non deve essere possibile che un’impresa offrendo un prezzo inferiore riesca a coprire una parte del mercato e fare profitti positivi. p : n = 1. Una configurazione di mercato {qn . allora necessariamente deve valere p ≤ per qualunque livello di produzione q 1In questa parte seguiamo abbastanza da vicino il testo di Polo [4] 69 .

o N N C(qn ) = inf C(q ) n=1 q ≤q qn ≤ inf C(q ) q ≤q q n=1 ed. In tal senso si tratta di un ampliamento delle classiche propriet` del modello competitivo. dunque.70 11. . .2 per una illustrazione grafica. tutte le imprese si trovano a produrre in corrispondenza del minimo dei costi medi sul tratto [0. dalla quale si trae la conclusione (11. Dunque la contendibilit` promuove l’efficienza anche in presenza di a costi medi decrescenti e dunque di rendimenti di scala crescenti. ad esempio. N In una configurazione sostenibile. necessariamente. I MERCATI CONTENDIBILI p Costi Medi q Figura 11. Si veda la Figura 11. . 2Si raffronti questa conclusione con quella raggiunta a proposito della distribuzione delle quote produttive all’interno di un cartello.1. q]. in quanto il prezzo non corrisponde al minimo dei costi medi sul tratto [0.1) C(q ) C(qn ) = p = inf q ≤q qn q n = 1. a 2. q].1. . in particolare. Inoltre. Nella Figura 11. Configurazione non sostenibile tale che q ≤ q il che implica tra l’altro C(qn ) C(q ) ≤ p ≤ inf q ≤q qn q Naturalmente vale la disuguaglianza qn ≤ q. Una delle due imprese ` gi` insediata sul mercato ed ` indicata col suffisso i. e Ci` significa che non vi possono essere inefficienze dal lato dei costi2. Dunque la funzione di costo deve soddisfare una propriet` di a superadditivit` per la quale la suddivisione dell’output tra pi` imprese produce una riduzione dei costi a u complessivamente sostenuti dal mercato. viene illustrata una configurazione di mercato che non ` sostenibile. Le strategie Immaginiamo due imprese che producano con costi variabili costanti e pari a c e costi fissi totali pari a F . . l’altra decide se entrare per e a e un solo periodo e viene indicata col suffisso e. N n=1 C(qn ) ≤ C(q).

Ci` o . mentre per c < pe < pi l’impresa avr` interesse.2. l’impresa i sa di aver scongiurato l’ingresso di e e che dunque pu` fissare i prezzi a piacere. e tenta di recuperare i costi fissi sostenuti. per pi ≤ pmin . in seguito la seconda e impresa sceglie se entrare. Quanto all’impresa i essa sa che se fissa pi > pmin allora l’impresa entrante potr` mettere in atto una a strategia hit and run ed accaparrarsi tutto il mercato. LE STRATEGIE 71 p Costi Medi q Figura 11. Configurazione sostenibile I costi operativi delle due imprese per la durata di un anno ammontano dunque a (11. se tale disuguaglianza non vale. a produrre a u quanto pi` possibile perch´ ci` riduce i costi medi: dunque qe = q(pe ) e i profitti conseguiti saranno Πe = u e o (pe − c)qe − F − δ dunque saranno positivi se e solo se pi ≥ pe ≥ c + F +δ F +δ >c+ ≡ pmin q(pe ) q(pi ) Dunque entrando l’impresa e realizza profitti positivi se e solo se pi > pmin . Per trovare un equilibrio di Nash perfetto nei sottogiochi procediamo a ritroso. al momento di smobilizzare i popri investimenti. Potremmo pensare a δ come ad un costo di liquidazione o anche come ad un costo di uscita dal mercato. potendo comunque conseguire profitti nulli senza entrare sul mercato. infine e. Immaginando che i profitti realizzati in corrispondenza a pi = p∗ siano positivi si conclude che i la scelta ottimale sar` pi = p∗ e l’impresa e non entra. l’impresa e preferir` restare a fuori dal mercato. Essa dunque sceglier` pi = min{pmin . fissa il proprio prezzo pe .2) Ci (q) = cq + F Ce (q) = cq + F + δ dove δ ` il costo in cui incorre l’impresa entrante quando. La sequenza delle mosse ` la seguente: inizialmente l’impresa i sceglie il prezzo pi . Supponiamo che e abbia deciso di entrare. col la struttura dei costi vista pi` sopra. lasciando all’impresa i di sostenere i costi fissi pari a F : dunque Πi = −F . se entra. Diversamente. Fissare pe ≥ pi naturalmente non consente alcun profitto. pm } ≡ p∗ dove pm ` il prezzo di o a e i monopolio.2. allora. a i Naturalmente potrebbe benissimo darsi il caso in cui p∗ = pm in cui l’impresa insediata ` libera di fissare e i il prezzo al suo livello di monopolio senza incorrere nel rischio di un’entrata hit and run sul mercato.

. si risolve nel fatto che l’impresa insediata ha il vantaggio della prima mossa e pu` farne uso per influenzare il gioco a proprio vantaggio. 3. In assenza di regolamentazioni eccessivamente protettive. e dunque la configurazione di mercato risulterebbe non sostenibile. Spesso tra gli esempi citati a supporto della teoria dei mercati contendibili si ritrova quello delle rotte aeree nel quale l’ingresso su di una particolare rotta non implica in genere costi fissi3. l’ingresso anche solo temporaneo di una compagnia su di una determinata tratta ` pressoch´ privo di impedimenti. Chiaramente se una tale revisione ` istantanea. allora non vi ` alcun e e bisogno di ribassare preventivamente il prezzo paventando l’ingresso di una nuova concorrente. in ultima istanza. ossia quello della credibilit` e a della differenza tra minaccia e impegno irreversibile. o Questa osservazione richiama un tema importante nella teoria dei giochi. All’estremo opposto potremmo e trovare il caso in cui i profitti realizzati in corrispondenza di p∗ sono negativi. Le barriere strategiche all’entrata La teoria dei mercati contendibili ci offre l’esempio di una situazione nella quale l’impresa gi` insediata a riesce ad impedire l’ingresso di una nuova concorrente grazie ad una profonda asimmetria che contraddistingue le due imprese e che. 3Quanto meno per una compagnia che gi` opera su altre rotte e che decida semplicemente di spostare un aereo da una a rotta ad un’altra. sebbene necessariamente i maggiori di −F . I MERCATI CONTENDIBILI accade se pmin > pm e in particolare quando δ ` sufficientemente elevato.72 11. Tuttavia questo stesso esempio non soddisfa una delle e e condizioni della teoria dei mercati contendibili ossia che per l’impresa insediata occorra del tempo per rivedere le proprie strategie di prezzo.

Parte 6 Esercizi e soluzioni .

.

(ii ) che x y ` equivalente e x. x2 ) (1) x1 > x1 . allora necessariamente x yey z. se equivalentemente. z e zoz y. 1] × [0. (2) x1 = x1 e x2 > x2 . Si ricordi che: (i ) x ∼ y ` equivalente a x ay x e (iii ) che x (1) x y ` equivalente a y e yey x. implica x x. Si mostri che queste preferenze sono asimmetriche e negativamente transitive ma non ammettono una rappresentazione numerica. 90] Si consideri l’insieme X = [0. e Esercizio 2. Anzitutto x1 > x1 esclude x1 = x1 e dunque esclude x x1 = x1 e x2 > x2 esclude tanto x1 > x1 che x?2 > x2 e dunque nuovamente esclude x ` dunque asimmetrico. Se y. y (2) Assumiamo che invece deve anche valere o y ` transitiva. e ` transitiva. simmetrica e transitiva. Allora o si ha x1 > y1 nel qual caso deve z) oppure x1 = y1 ma x2 > y2 nel z) oppure ancora y). e ` asimmetrica. L’ordinamento y e che z sia arbitrario. Tuttavia ` e y) oppure z1 < x1 (e dunque x qual caso deve anche aversi o z1 > y1 (e dunque z x1 = z1 = y1 e x2 > z2 (e dunque ancora x z) oppure z2 > y2 ( e dunque ancora z 75 . Si dimostri quanto segue: (1) (2) (3) ` asimmetrica se e solo se e ` completa. completa. x2 ) se ricorre una di queste due circostanze: definite implicitamente su X col dire che (x1 . Se allora x z. 88-89] Sia una relazione di preferenza su X e siano e ∼ le corrispondenti relazioni di preferenza debole e di indifferenza. [3. e (3) x ∼ x ` equivalente a x e x ossia a x x: dunque ∼ ` riflessiva se e solo se e negativamente transitiva se e solo se ` transitiva il che implica che ∼ sia a sua volta transitiva. x e y. irriflessiva e negativamente transitiva solo se ∼ ` riflessiva. y ` e y equivale a y x e dunque implica. x. . Poniamo che x e valere anche z1 > y1 (e dunque z y) oppure z1 < x1 (e dunque x x. [3.Esercizi dal Capitolo 1 Esercizio 1. pp. anche x. ossia y y ovvero y x: ` dunque e y o. L’esercizio non ` che un’applicazione di queste definizioni. . e e e Soluzione dell’esercizio 1. Dunque necessariamente x ` irriflessiva. pp. se ` completa e x e x. ossia z sia negativamente transitiva e che x x (il che contraddice x xey z implicano y y) oppure z x ovvero x y (il che contraddice y z). Soluzione dell’esercizio 2. Viceversa. e ` negativamente transitiva se e solo se e ` asimmetrica. D’altronde. 1] e le preferenze forti (x1 .

x) < rx < U (x. e e e . allora rx > ry se e solo se x > y il che implica che ad ogni x ∈ R corrisponda uno ed un solo numero razionale rx ossia che vi sia una relazione biunivoca tra R e i razionali.76 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? evidente che questo ordinamento non pu` contenere un sottoinsieme numerabile e denso. x + 1) Dato che le preferenze sono lessicografiche. il che ` impossibile in quanto ` noto che R non ` numerabile. Per ogni x ∈ R o consideriamo un numero razionale rx tale che U (x.

p2 } e dunque e(p. [5. 118] Un consumatore ha una funzione di utilit` indiretta del tipo: a V (p1 . Y ) non ` definita per p1 = p2 a e i mentre in ogni altra situazione vale la relazione min{p1 . . Y ) =  ?    0 se p1 < p2   Y    p2 ∗ x2 (p. osserviamo che x∗ (p. p2 } Per quel che concerne la funzione di utilit` diretta. Y ) =  ?    0 se p1 > p2 ∂V (p. Scriviamo piuttosto   Y    p1   Y V (p. u) =u min{p1 . p2 } (1) Quale sar` la funzione di utilit` di questo consumatore? a a (2) Quale sar` la funzione di spesa? a (3) Quale sar` la funzione di domanda? a Soluzione dell’esercizio 3. La funzione di spesa si ottiene dalla (2. Si pu` pertanto e o utilizzare la relazione nota come legge di Roy (2.18) per determinare la funzione di domanda di ciascuno dei due beni: x∗ (p. Y ) = − i Si ottiene pertanto:   Y    p1 ∗ x1 (p. p2 } = 77 Y x∗ + x∗ 1 2 . u) = u min{p1 . 2 se p1 = p = p2 se p1 > p2 se p1 = p = p2 se p1 < p2 In altri termini l’intero reddito viene speso nel bene meno costoso. Y ) /∂Y i = 1. Y ) /∂pi ∂V (p. Gi` da questa formulazione verbale a emerge come il consumatore sia del tutto indifferente tra i due beni ma si limiti a considerare i rispettivi prezzi.15) ponendo e(p. Y ) = Y min{p1 . p2 .Esercizi dal Capitolo 2 Esercizio 3. p. Y ) =  p   Y    p2 se se se p1 < p2 p1 = p = p2 p1 > p2 Notiamo che per p1 = p2 la funzione ` differenziabile sia rispetto a Y che a p1 e a p2 .

x2 ) = min{x1 . 2. [3. p1 > p2 ) il che e porta alla scelta di massimizzare la spesa in x1 ponendo uguale a 0 la quantit` acquistata di x2 . se le preferenze sono continue. se sostituiamo il vincolo di bilancio (con segno di uguaglianza) nella funzione di utilit` otteniamo a x1 1 − p1 p2 + Y p2 La derivata rispetto a x1 ` sempre crescente (risp. pn + pn = 1 e dunque la quantit` domandata dei due beni rimane invariata al a 1 2 pn n n n n variare dei prezzi e pari a Y . y2 ). Y ) /∂Y > 0 e che dunque le preferenze dovranno essere monotone. x∗ ) possiamo congetturare che U (x1 . Ne risulta. a Esercizio 4. Y ) = i Y pi + 2pj i. 2 Notiamo implicitamente che ∂V (p. per determinare la funzione di domanda di ciascuno dei due beni: x∗ (p. Y ) /∂pi −Y /(p1 + p2 )2 Y =− = ∂V (p. . y2 = Y + 1 2−n e y n = (y1 . Y ) sia strettamente preferito ad ogni altro x tale che p · x ≤ Y . 91-2] Considerate la funzione di domanda marshalliana seguente: x∗ (p1 . Y ) = − i ∂V (p. In effetti. che (Y. e Esercizio 5. Y ) = U (x∗ . i = j ed assumete che il paniere x∗ (p. Y ) = Y = x∗ + x∗ 1 2 Y /(x∗ + x∗ ) 1 2 e siccome V (p. sfruttando la (2. inoltre y n → (Y. Y ) = (1) Quali sono le funzioni di domanda? (2) Qual ` la funzione di spesa? e (3) Qual ` la funzione di utilit` diretta? e a Y p1 + p2 Soluzione dell’esercizio 4. ibidem Considerate la funzione di utilit` indiretta: a V (p1 . Y + 1) > (Y. . Inoltre. Si procede come nel caso precedente. Evidentemente. Y ) /∂Y 1/(p1 + p2 ) p1 + p2 i = 1. Evidentemente pn 2 n n e pn y1 + pn y2 = Y . x2 } ` una possibile rappresentazione delle preferenze.15) si conclude che la funzione di spesa avr` la forma seguente a e(p.78 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? Poich´ in ogni caso con preferenze non sazie p1 x∗ + p2 x∗ = Y si vede facilmente che tale relazione vale in e 1 2 realt` per ogni coppia di prezzi positivi. Y ). Y ) e dunque che U (x1 . p. decrescente) se e solo se p1 < p2 (risp. Non ` difficile e e verificare che in effetti ` questo il caso. j = 1. u) = (p1 + p2 )u Consideriamo il caso di preferenze continue. p2 . 1 2 (1) Qual ` la funzione di utilit` diretta? e a (2) Quali le preferenze? . Y + 1) ∼ (Y. x2 ) = x1 + x2 sia una possibile rappre1 2 sentazione delle preferenze. x∗ (p. Siccome il paniere x ` il migliore tra quelli che soddisfano il vincolo di bilancio si ha 1 2 x y n . Dunque concludiamo a V (p. Y ). Poniamo y1 = Y − 2−n . prendiamo il reddito per dato e scriviamo pn = 2−n e pn = 2 1 1 − 2−n . p2 .

Nuovamente facciamo uso della definizione a . Anche in questo caso si tratta di risalire dalla funzione di domanda marshalliana alla funzione di utilit`.ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 79 Soluzione dell’esercizio 5.

.

Si noti che la funzione di domanda inversa ` p = A − Bq con B = b−1 e A = a/b e 81 . a (2) Calcolate l’elasticit` della domanda al prezzo (intesa come numero positivo). viene calcolata in base alla a formula: ≡ |ηq | = − dunque. controllando la quantit`.1. u 4L’impostazione di questo problema ` diversa da quella vista in classe poich´ la massimizzazione avviene rispetto al prezzo e e a − bc A−c = 2 2B dq p dp q anzich´ alla quantit`. di cui al punto 1). dove q indica la quantit` complessivamente prodotta e p il prezzo. A = a/b 2b 2 che. consente di ricavare la quantit` offerta sul mercato dal a p= monopolista: q= come nella Figura 4. (1) Determinate il prezzo e la quantit` d’equilibrio ed offritene una rappresentazione grafica. nel nostro caso: bp p = a − bp A−p da cui si vede chiaramente che. (2) L’elasticit` della domanda al prezzo. esercita un pieno e a e e a controllo sul prezzo. Considerate un mercato caratterizzato da funzione di domanda lineare del tipo: q = a − bp.Esercizi dai Capitoli 3 e 1 Esercizio 6. all’aumentare di b. intesa come numero positivo. Come varia l’elasticit` a a al variare del parametro b? (3) Spiegate se l’equilibrio di monopolio. il numeratore della frazione aumenta ed il = suo denominatore diminuisce: l’elasticit` della domanda al prezzo ` dunque funzione crescente del a e parametro b. Questo risultato ha valenza generale? Perch´? e Soluzione dell’esercizio 6. cade nel tratto elastico o anelastico della curva di domanda. Tuttavia la differenza ` irrilevante poich´ il monopolista. (1) Il monopolista risolve il seguente problema di massimizzazione4: max(p − c)(a − bp) p da cui si ricavano le condizioni di primo ordine per il prezzo: a − bp − b(p − c) = 0 e il prezzo d’equilibrio di monopolio: a + bc A+c = con B = b−1 . sostituito nella funzione di domanda. L’unica impresa presente sul mercato a presenta costi marginali (e medi) costanti e pari a c. Questo risultato poteva essere ricavato anche in modo pi` intuitivo: Ricordiamo.

(2) Calcolate l’equilibrio di concorrenza perfetta ed indicatelo sul grafico. del produttore e totale. in equilibrio. e che il costo marginale ` maggiore o e o uguale a 0. cio`. Graficamente la situazione ` raffigurata nella Figura 3. e Sfruttando la formula per il calcolo dell’elasticit` al prezzo. a e e parit` di unit` di misura. A quali aree corrispondono sul grafico? (4) Supponete. del produttore e totale in questa nuova situazione. La curva di domanda si rappresenta come segue: (1) Si veda la Figura 11. ed offritene una rappresentazione grafica. quella con pendenza inferiore presenta una a a maggiore elasticit`. e funzione di costo C(q) = cq. a (3) Calcoliamo ∗ . il ricavo marginale pu` essere riscritto a o come M R = p(1 − 1/ ) Dal momento che. che sul mercato operi una sola impresa e calcolate l’equilibrio di monopolio. date due curve di domanda. Soluzione dell’esercizio 7. Considerate un mercato con funzione di domanda lineare del tipo p = quantit` complessivamente prodotta e p il prezzo. (2) In concorrenza perfetta le imprese. abbiamo che: p(1 − 1/ ) = M R = M C ≥ 0 ovvero 1 − 1/ ≥ 0 che equivale alla condizione ≥ 1. il monopolista uguaglia il beneficio marginale del produrre un’unit` a aggiuntiva (M R) con il costo addizionale che ci` comporta (M C). (5) Determinate il surplus del consumatore. l’elasticit` della domanda al prezzo e a supera l’unit`. che la pendenza della curva di domanda inversa ` nel caso in esame ` −1/b = −B e che. e ∗ > 1: il punto d’equilibrio cade sul tratto elastico della curva di domanda.3. Sostituiamo la funzione di domanda e otteniamo: a q − = A − Bq = c b b Da cui si ricavano facilmente la quantit` ed il prezzo d’equilibrio in concorrenza perfetta: q = a − bc a e p = c. ora. Questo risultato ha valenza generale.1.82 ESERCIZI DAI CAPITOLI ?? E ?? infatti. (3) Determinate il surplus del consumatore. a a q − dove q indica la b b (1) Rappresentate graficamente la curva di domanda. fissano un prezzo pari al costo marginale: p = c. In altre parole. (6) Mostrate come varia la perdita secca di monopolio al variare del parametro b. e . ovvero l’elasticit` della domanda nel punto d’equilibrio: a ∗ = A+c a + bc = a − bc A−c Dal momento che il numeratore della frazione ` chiaramente maggiore del denominatore e quest’ule timo ` positivo. a Esercizio 7. Infatti il ricavo marginale nel nostro caso ` M R = p − (pa − p)q. l’equilibrio di monopolio cade sempre nel tratto elastico della curva di domanda dove. avendo cura di specificare le sue intercette e la pendenza. price taker.

Nel nostro e u caso esso coincide con CS: W = (4) Si veda la soluzione dell’Esercizio 1.3. (5) Il surplus del consumatore ` ora: e CS = (A − quello del produttore Π= dunque quello totale 3(A − c)2 8B (6) La perdita secca di monopolio (WL) ` la differenza di surplus totale tra l’equilibrio di concorrenza e W = perfetta e quello di monopolio: WL = (A − c)2 3(A − c)2 (A − c)2 (a − bc)2 − = = 2B 8B 8B 8b (A − c)2 4B A+c A−c (A − c)2 ) = 2 4B 8B (A − c)2 2B . ottengono profitti nulli: Π = 0. La domanda lineare (3) Il surplus (o sovrappi`) del consumatore (CS) ` definito come l’area compresa tra la curva di u e domanda ed il prezzo d’equilibrio.ESERCIZI DAI CAPITOLI ?? E ?? 83 p A = a/b −B = − 1 b q a = A/B Figura 11. Il surplus totale (W ) ` dato dalla somma del sovrappi` del consumatore e del produttore. Dal momento che le imprese perfettamente concore renziali applicano un prezzo pari al costo medio e marginale.(1). Nel nostro caso (si veda la Figura 3.1): CS = (A − c) A−c (A − c)2 = 2B 2B Il surplus del produttore ` pari al suo profitto.

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ESERCIZI DAI CAPITOLI ?? E ??

All’aumentare di b aumenta il denominatore e diminuisce il numeratore della frazione, dunque W L diminuisce. Il risultato ` certamente compatibile con quelli ricavati all’Esercizio 1.(1). Infatti e all’aumentare di b abbiamo dimostrato che aumenta l’elasticit`, il mercato ` meno concentrato o, a e in altre parole, pi` vicino ad un regime concorrenziale, quindi il sovrappi` totale ` maggiore. u u e (7) Con discriminazione di primo tipo il surplus totale coincide con quello concorrenziale; la differenza ` che ` diversamente ripartito (infatti va tutto al monopolista sotto forma di profitto, mentre CS e e ` nullo). Dunque non vi ` perdita netta. e e

Esercizio 8. Considerate un mercato monopolistico con costi marginali (e medi) costanti e pari a c e funzione di domanda, non lineare, del tipo q = p−α , dove q indica la quantit`, p il prezzo e α > 1. a (1) Determinate il prezzo e la quantit` d’equilibrio. a (2) Determinate il prezzo e la quantit` d’equilibrio nell’ipotesi che lo stesso mercato operi in concorrenza a perfetta. (3) Calcolate la perdita secca di monopolio e rappresentatela graficamente. Esercizio 9. Un monopolista fronteggia la seguente curva di domanda: p = a−b ln q, dove p indica il prezzo e q la quantit`. a (1) Determinate l’elasticit` della domanda al prezzo. a (2) Supponendo che i costi marginali (e medi) siano costanti e pari a c, determinate il prezzo e la quantit` d’equilibrio Determinate l’elasticit` della domanda al prezzo. a a Soluzione dell’esercizio 9. (1) L’elasticit` ammonta a a = (2) Si ha b − q + p = c ossia q p=c+b a−c−b b q=e dq p q a − b ln q a − b ln q =− = dp q b q b

Esercizi dal Capitolo 5

Esercizio 10. Considerate un mercato sul quale sono presenti tre imprese, che offrono un prodotto omogeneo con costi marginali (e medi) nulli. La funzione di domanda inversa ` p = 1 − q dove q rappresenta la quantit` e a e p il prezzo. Le imprese competono alla Cournot. (1) Calcolate le quantit`, i profitti ed il benessere sociale in equilibrio. Rappresentate graficamente. a (2) Nell’ipotesi che le imprese 1 e 2 si fondano, dando origine ad una nuova impresa 0 (che compete alla Cournot con la restante impresa 3, calcolate le quantit`, i profitti ed il benessere sociale in a equilibrio. Rappresentate graficamente. (3) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione? La fusione ` auspicabile dal punto di vista sociale? e Perch´? e (4) Nell’ipotesi che tutte e tre le imprese si fondano, dando origine ad un’unica realt` produttiva, a calcolate la quantit`, il profitto ed il benessere sociale. Rappresentate graficamente. a (5) Confrontate i punti (1), (2) e (4) in termini di sovrappi` del consumatore e commentate u

Soluzione dell’esercizio 10. (1) Ciascuna delle tre imprese (infatti esse presentano costi uguali, dunque possiamo ragionare per simmetria) che competono alla Cournot, risolve il seguente problema di massimizzazione, rispetto alla quantit`: a max(p − ACn )qn = (1 − qn − qn )qn ˆ
qn

da cui si ricavano le condizioni di primo ordine per la quantit`: a 0 = 1 − 2qn − qn ˆ Risolvendo si ottiene la funzione di reazione (o di risposta ottima) dell’impresa n, che esprime la qn ottimale in funzione delle quantit` prodotte dalle altre imprese: a
∗ q1 =

1 − q1 ˆ 1 − q2 − q3 = , 2 2

∗ q2 =

1 − q1 − q3 , 2

∗ q3 =

1 − q1 − q2 2

∗ ∗ Mettendo a sistema le tre funzioni di reazione, e risolvendo per la quantit`, si ottiene: q1 = q2 = a ∗ q3 = 1/4.

In equilibrio, il surplus dei consumatori, dei produttori e sociali risultano pari, rispettivamente, a: CS ∗ = 9/32, Π∗ = 1/16 e W ∗ = 15/32. n (2) Ciascuna delle due imprese (imprese 0 e 3) che competono alla Cournot, risolve il precedente problema di massimizzazione, rispetto alla quantit` dal quale si ottiene la funzione di reazione gi` a a vista prima, ossia
∗ qi =

1 − qj 2
85

86

ESERCIZI DAL CAPITOLO ??

Mettendo a sistema le due funzioni di reazione, e risolvendo per la quantit`, si ottiene: a
∗ ∗ q0 = q3 =

1 3

(ovviamente, essendo le imprese simmetriche sul lato dei costi, esse producono la stessa quantit`) a Sostituendo nella funzione di domanda si conclude: p∗ = 1 , 3 CS ∗ = 2 , 9 Πi = 1 , 9 W ∗∗ = 4 9

(3) Per capire se ci sono incentivi alla fusione, occorre considerare il punto di vista delle imprese 1 e 2, ovvero quelle coinvolte dalla fusione stessa. Confrontando i loro profitti al punto 1) e 2), concludiamo che non vi ` incentivo alcuno, in quanto 1/16 > 1/18. Inoltre, confrontando W ∗ e e W ∗∗ , notiamo che la fusione non aumenta il benessere sociale, infatti 15/32 > 4/9. (4) Se tutte le imprese con costi uguali si fondono in un’unica realt` produttiva, il mercato diventa a monopolistico. Il monopolista, secondo quanto visto nel testo, produrr` la quantit` q = a a da cui si conclude p∗∗∗ = 1 , 2 CS ∗∗∗ = 1 , 8 Π∗∗∗ = 1 , 4 W ∗∗∗ = 3 8
A−c 2B

=

1 2

(5) Mano a mano che il numero di imprese si riduce, il mercato diventa sempre pi` concentrato e, u dunque, il sovrappi` dei consumatori diminuisce: CS ∗ = 9/32 > CS ∗∗ = 2/9 > CS ∗∗∗ = 1/8. u

Esercizio 11. Considerate un mercato nel quale N > 1 imprese competono alla Cournot. La domanda di mercato ` p = A − Bq, dove p indica il prezzo, q la quantit` complessivamente prodotta, mentre A e B sono e a parametri positivi; l’impresa i-esima presenta costi totali Ci = cqi , con c > 0. (1) Calcolate il prezzo e la quantit` d’equilibrio. a (2) A quanto ammontano i profitti della i-esima impresa in equilibrio? Mostrate che essi sono funzione decrescente di N . (3) Supponete, ora che le n imprese si fondano, dando origine ad un’unica impresa. Calcolate il prezzo e la quantit` d’equilibrio. a (4) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione, dal punto di vista della i-esima impresa? Perch´? e

Soluzione dell’esercizio 11. (1) Ciascuna delle tre imprese (infatti esse presentano costi uguali, dunque possiamo ragionare per simmetria) che competono alla Cournot, risolve il problema di massimizzazione gi` visto dal quale a si ottiene, la funzione di reazione (si veda la (5.5) a pagina 36)
∗ qn =

A − B qn − c ˆ 2B

Dal momento che le N imprese presentano gli stessi costi, possiamo procedere per simmetria e
∗ porre qn = (N − 1)qn ottenendo (si veda la (5.6)): ˆ ∗ qn =

A−c B(1 + N )

p∗ =

A + Nc 1+N

sul numero di passeggeri trasportati). Determinate il nuovo equilibrio ed i profitti. A quanto a ammontano i profitti dei duopolisti? (3) Supponente che le imprese A e B si fondano. A quanto ammontano i profitti in questo caso? Esercizio 14. dove p indica il prezzo e q = q1 + q2 . 2 A−c 2 2 1 B Esercizio 12. (5) Determinate l’equilibrio del mercato nell’ipotesi che i duopolisti di cui al punto 4) decidano di fondersi. Considerate un mercato caratterizzato dalla seguente funzione di domanda: p = 8 − q. (1) Determinate prezzo. A quanto ammontano i profitti del monopolista in equilibrio? (2) Determinate ora l’equilibrio nell’ipotesi che nel mercato operino due imprese. dobbiamo confrontare i q= suoi profitti nel caso di Cournot e di monopolio. (2) A quanto ammontano surplus dei consumatori e benessere sociale? Rispondete graficamente ed analiticamente. calcolato al punto precedente. il mercato diventa monopolistico e dunque. Un turista che desideri raggiungere le Canarie da Milano pu` scegliere tra due compagnie o aeree: AriaEuropa (AE) e Iberica (I). L’impresa 1 presenta costi totali C1 = q1 . A e B. in equilibrio.ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 87 (2) In base ai risultati precedenti. poich´ N si trova al denominatore. come sappiamo. Determinate l’equilibrio del duopolio ed i profitti dei duopolisti. Esse offrono un servizio assolutamente identico e competono sulla quantit` (ovvero. in questo caso. che competono sulla quantit` e presentano costi totali di produzione uguali: CA = 2qA e CB = 2qB . i profitti della generica impresa i. I costi totali per le due imprese sono: a . Il profitto complessivo di monopolio ` e Π= dunque quello individuale A−c 1 2 BN Non ` difficile verificare che questa quantit` ` sempre strettamente maggiore del corrispondente e a e Πn = livello di profitto conseguito in assenza di fusione. all’aumentare di N diminuiscono i profitti della i-esima impresa. C2 = 2q2 . da parte della i-esima impresa. p= 2B 2 (4) Per capire se ci sono incentivi alla fusione. e (3) Se le N imprese con costi uguali si fondono. (1) Determinate l’equilibrio di un monopolista i cui costi totali di produzione siano C = 2q. Considerate due imprese che competono sulla quantit`. Esercizio 13. quantit` e profitti delle due imprese in equilibrio ed offritene una rappresena tazione grafica. A−c A+c . (4) Considerate ora il caso in cui i duopolisti abbiano costi diversi. fronteggiando una funzione di doa manda p = 4 − q. In particolare: CA = qA e CB = 2qB . risultano pari a Π∗ = i A−c N +1 2 1 B Dalla formula risulta chiaro che.

. (2) Supponete. dove qAE e qI indicano. 2 (1) Calcolate l’equilibrio di Cournot. il numero di passeggeri trasportati da AriaEuropa e Iberica. a (2) Il proprietario della prima impresa (proprietario A) acquista dal proprietario della seconda impresa (proprietario B) una partecipazione finanziaria nella seconda impresa per una quota α ∈ [0. 1] del capitale. simultaneamente. La funzione di 2 domanda. (a) Scrivete le funzioni di profitto totale dei proprietari A e B. (2) A quanto ammontano i profitti delle due imprese in equilibrio? Calcolateli ed indicate sul grafico le aree corrispondenti. al prezzo ed ai profitti delle due a imprese e dei due proprietari. ma non partecipa alla gestione di questa. determinate l’equilibrio e e rappresentatelo graficamente. Esercizio 16. x2 e q2 . Due imprese competono sulla quantit` nel mercato A. rappresentatele graficamente ed evidenziate la variazione rispetto al caso precedente. sul mercato B. (1) Sapendo che la domanda di mercato ` p = 12 − q. Considerate un duopolio di Cournot con domanda lineare p = 1 − q. Calcolate le quantit` d’equilibrio nel caso e a in cui l’impresa 1 sceglie q1 e l’impresa 2. In base a questa partecipazione. che l’impresa 2 abbia la possibilit` di vendere lo stesso bene. ` lineare e pari a p = b − x2 . il prezzo ed i profitti delle due imprese e dei due proprietari a al variare di α. il proprietario A percepisce una frazione α dei profitti dell’altra impresa. ora. I costi di produzione sono pari a C(qi ) = i con i = 1. anche a a (q2 + x2 )2 sul mercato B. (d) Analizzate come variano le quantit`. dove q = qAE + qI . In questo caso. al prezzo ed al profitto delle due imprese. (3) Determinate l’equilibrio nell’ipotesi che AriaEuropa e Iberica competano nei prezzi. caratterizzato da funzione di domanda q2 lineare del tipo: p = 1 − q. (1) Rappresentate graficamente le funzioni di risposta ottima e calcolate l’equilibrio di Cournot con riferimento alle quantit`. 2. in quantit` x2 . i suoi costi di produzione. ammontano a .88 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? CAE = 2qAE e CI = 4qI . (c) Calcolate l’equilibrio di Cournot con riferimento alla quantit`. quale tipo di competizione preferirebbero? Perch´? e a Esercizio 15. rispettivamente. in cui le imprese producono con costi marginali (e medi) nulli. a (4) Se le imprese potessero scegliere. (b) Calcolate le funzioni di risposta ottima delle due imprese. invece che nelle quantit`.

riesce ad ottenere un profitto maggiore. (2) Supponete. la Ride (R) e la Bike (B). l’impresa R (leader ) massimizza il suo profitto rispetto alla quantit` qR . (1) Considerate in seguente gioco di mercato: al tempo 1 la Ride decide quanto produrre. rispetto alla quantit` a qB : max(8 − qB − qR )qB qB da cui ricaviamo 8 − qR 2 Al primo stadio. Il mercato delle biciclette ` popolato da due imprese. q la quantit` complessivamente a prodotta. Determinate il nuovo equilibrio. Determinate l’equilibrio di mercato.Esercizi dal Capitolo 6 Esercizio 17. che le due imprese scelgano simultaneamente il loro volume di produzione. data la a ∗ qB = funzione di reazione di B max = (8 − (4 − qR /2) − qR )qR qR Ricaviamo ∗ qR = 4. applichiamo il modello di Cournot. Ciascuna verr` a trovarsi lungo la propria curva di reazione a ∗ qi = 8 − qj 2 ∗∗ dunque risolvendo per sostituzione. (2) Se le imprese scelgono simultaneamente il loro volume di produzione. p∗ = 4. ora. (3) e indicate quale ` preferibile e dal punto di vista dei consumatori. q ∗ = 6. Soluzione dell’esercizio 17. grazie al vantaggio della prima mossa. qi = 8/3. l’impresa leader (R). (4) Rappresentate graficamente gli equilibri di cui al punto (1). partendo dal secondo stadio in cui l’impresa B (follower ) risolve il seguente problema di massimizzazione. (1) Si tratta del modello di Stackelberg: risolvo per induzione a ritroso. (3) Partendo dalla situazione descritta al punto precedente. ΠB = 4 Pur avendo costi uguali. che frontege giano una curva di domanda del tipo: p = 10 − q. i = R. 89 . B. Dunque ∗ qB = 2. Le due imprese sono simmetriche sul lato dei costi. con Ci = 2qi . (2). dove p indica il prezzo. ritenete che una fusione sarebbe auspicabile per la Ride? E per la Bike? Spiegate. al tempo 2 la Bike sceglie il suo volume di produzione. ΠR = 8. p∗∗ = 14/3 e Πi ∗∗ = 64/9.

le quantit` prodotte. per i consumatori ` preferibile l’equilibrio di Stackelberg. e Esercizio 18. Considerate un duopolio con prodotto omogeneo: le imprese competono sulla quantit` e a hanno costi nulli. competendo u con il proprietario di F che decide qF in prima persona. Prima che ci` avvenga. il prezzo ed i profitti a delle due imprese in equilibrio.90 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? p 6 Fusione 14/3 Cournot 4 Stackelberg 4 16/3 6 q Figura 11. (3) Se i duopolisti con costi uguali si fondono. che le due imprese scelgano le quantit` simultaneamente. Il proprietario di L offre al suo manager una . e (1) Individuate la funzione di risposta ottima dell’impresa F . (4) Il surplus dei consumatori ` pari all’area della funzione di domanda in corrispondenza del punto e di equilibrio. Il monopolista. La curva di domanda di mercato ` p = 1 − q. Dunque. ora. giocando simultaneamente. Equilibri di Cournot. il a o proprietario di L (continuiamo a chiamare le imprese L e F anche se. Π∗∗∗ = Π∗∗∗ = 8 B R Confrontando i livelli del profitto vediamo che la fusione ` auspicabile per entrambe. p∗∗∗ = 6.4. dando origine ad un’unica impresa. L’impresa L (Leader ) sceglie qL per prima e l’impresa F (Follower ) sceglie qF per seconda. il mercato diventa monopolistico. in quanto e consente di ottenere profitti maggiori.4) a pagina 22. (2) Supponete. Fusione e Stackelberg Ora che le imprese giocano simultaneamente. Essa risulta chiaramente maggiore nel caso dell’equilibrio di Stackelberg anzich´ di e Cournot. Dunque: ∗∗∗ ∗∗∗ qB = qR = 2. ha pi` senso parlare di Leader e Follower ) assume un manager che decide qL al suo posto. come abbiamo visto nella (4. la simmetria iniziale sul alto dei costi si riflette in termini di output e profitto. produce la quantit` a q = 4.

` nulla. a (2) Supponete. avendo osservato q1 e q2 . a (5) Ritenete che l’impresa 1 benefici di questa nuova situazione? Perch´? e Esercizio 20. l’impresa 3 sceglie q3 . che fronteggiano una funzione di domanda del tipo: p = 1 − q e producono con costi marginali (e medi) nulli. La funzione di domanda ` lineare e pari a: p = 18 − q1 − q2 − q3 . quale delle tre imprese preferirebbe e a questa situazione alle precedenti? . ı e Esercizio 19. in caso non a accetti il contratto offerto dal proprietario. anzich´ nelle quantit`. Di quale modello di oligopolio si tratta? (4) Calcolate le quantit` ed il prezzo d’equilibrio. al tempo 3 l’impresa 3 sceglie q3 . al tempo t = 2 l’impresa 2 sceglie q2 . a (3) Supponete. Individuate l’equilibrio di Nash nelle quantit`. (3) Quale delle tre imprese ` indifferente tra le situazioni descritte ai punti 1) e 2)? Perch´? e e (4) Se la competizione avvenisse nei prezzi. che il gioco avvenga in modo simultaneo. Calcolate le quantit` ed il prezzo d’equilibrio. Calcolate le quantit` ed il prezzo a d’equilibrio. L’utilit` del manager. al tempo 2 l’impresa 2 sceglie q2 .ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 91 retribuzione sL cos` definita: sL = (p − β)qL − k dove β ` un parametro qualunque e k rappresenta ı e una sorta di franchise fee che il manager paga al proprietario. al tempo t = 3. e a Come il proprietario fisser` inizialmente il parametro β? a (3) Confrontate l’equilibrio cos` raggiunto con quello del punto 1) e commentate. ora. (1) Supponete che il timing sia il seguente: al tempo 1 l’impresa 1 sceglie q1 . avendo osservato q1 . Considerate un mercato nel quale operano tre imprese. (1) Supponete che le imprese competano nelle quantit` e che scelgano il volume di produzione ottimale a secondo il timing seguente: al tempo t = 1 l’impresa 1 sceglie q1 . Di quale modello di oligopolio si tratta? (2) Calcolate le quantit` ed il prezzo d’equilibrio. ora. le imprese scelgano simultaneamente il loro volume di produzione.

.

Determinate i nuovi prezzi. Altrimenti l’impresa 2 sceglier` un prezzo leggermente a inferiore a 2 (lo indicheremo con 2 − ). Considerate un mercato nel quale N > 1 imprese competono alla Bertrand. pu` decidere di abbassare il prezzo al di sotto di 2 (cio` al di sotto dei costi marginali o e dell’impresa 1. l’impresa 2 ha a sua disposizione anche o il range di prezzi [1. 2]. dunque. portandoli ad 1. Calcolate il prezzo e la quantit` d’equilibrio. dove p indica il prezzo e q la quantit` complessivamente prodotta. Π∗ = Π∗ = 0 1 2 1 2 (2) Ora l’impresa 2 si trova in una posizione di vantaggio rispetto alla rivale in quanto. le quantit` e i profitti delle due imprese in equilibrio. quindi: a ∗ ∗ p∗ = p∗ = 2. invece. quantit` e profitti in equilibrio. La domanda di mercato ` e p = A − Bq. e Per capire quale delle due strategie sceglier` l’impresa 2. fronteggiando una funzione di domanda p = 6 − q. (1) Calcolate il prezzo e la quantit` d’equilibrio. (1) Le due imprese che competono ` la Bertrand fissano un prezzo pari al costo marginale. cio` producendo 4 + . con c > 0. a (4) Ritenete che ci siano incentivi alla fusione. dal punto di vista della i-esima impresa? Perch´? e Esercizio 22. accaparrandosi l’intero mercato. avendo costi inferiori. senza incorrere in una perdita (cosa che avverrebbe. cominciamo a calcolare il suo prezzo a di monopolio. otteniamo pm = 7/2. ora che le n imprese si fondano. mentre l’impresa 1 pu` fissare solo un prezzo p ≥ 2. in quanto il monopolio ` la forma di mercato a e che garantisce maggior profitto all’impresa. per l’impresa 1. a (2) A quanto ammontano i profitti della i-esima impresa in equilibrio? (3) Supponete. l’impresa 2 riesca ad abbattere i propri costi marginali. Dalla massimizzazione del profitto dell’ipotetico monopolista 2. 2). a Soluzione dell’esercizio 22. (1) Determinate i prezzi. Considerate due imprese che competono sui prezzi. l’impresa 2? Se il suo prezzo di monopolio a cade nell’intervallo [1. q1 = q2 = 2. 2 93 . essa sceglier` tale prezzo.Esercizi dal Capitolo 7 Esercizio 21. mentre A e B sono parametri a positivi. Come si comporter`. per vedere in quale range cade. l’impresa i-esima presenta costi totali Ci = cqi . a (2) Supponete ora che. i costi marginali (e medi) delle due imprese a sono pari a 2. In altre parole. dove p indica il prezzo e q la quantit` complessivamente prodotta. a seguito dell’introduzione di un’innovazione. dando origine ad un’unica impresa.

se l’impresa fissasse tale prezzo. Questo esercizio mostra a a un ulteriore risvolto del paradosso di Bertrand: non solo due imprese che competono nei prezzi. L’impresa u e 2 adotter`. al contrario. con contratto di esclusiva: max(1 − q)q q da cui si ricava 1 1 1 1 ∗∗ . Esercizio 23. (4) Ritenete che una delle due imprese avrebbe convenienza ad offrire un contratto di esclusiva. che una delle due imprese offra un contratto di esclusiva ai consumatori. pur operando in un mercato estremamente concentrato. il surplus dei consumatori e la compensazione nel caso in cui i consumatori accettino il contratto d’esclusiva. in equilibrio fisser`: a a p ∗ ∗ = 2 − . profitti e a surplus dei consumatori in equilibrio. q ∗ = 1. prezzo. in talune circostanze (come la nostra) non pu` comunque operare da monopolista e deve accontentarsi di applicare un o prezzo inferiore rispetto a quello che massimizzerebbe la sua funzione obiettivo. Considerate un mercato caratterizzato da una curva di domanda inversa p = 1 − q. non si avrebbe un equilibrio. ` evidente che. fino a quando quest’ultima non ı uscirebbe dal gioco per valori poco pi` bassi dei suoi costi marginali. qualora una e ı delle due riesca ad abbassare i propri costi ed a rimanere sola sul mercato. cio` per p = 2 − . quindi. ora. Soluzione dell’esercizio 23. CS ∗ = 1 2 1 2 (2) Risolviamo l’equilibrio di monopolio. che producono con costi marginali (e medi) nulli. Calcolate il prezzo d’equilibrio. che li impegna ad acquistare solamente da lei. (2) Supponete. Calcolate quantit`. Ritenete che l’impresa abbia incentivo ad offrire questo tipo di contratto? Perch´? e (3) Supponete. in questa nuova situazione? Perch´? e (5) Rappresentate graficamente gli equilibri di cui al punto 1).94 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? Essendo pm > 2. e (1) Calcolate prezzo. la seconda delle strategie precedentemente descritte e. ora. ottengono un profitto pari a quello di concorrenza perfetta. egualmente efficienti. Π∗∗ = . che le imprese competano alla Cournot. con costi marginali uguali. e 2 bens` scatterebbe una guerra di ribasso prezzo con l’impresa 1. non produrr` nulla e otterr` un profitto pari a 0. l’impresa deve offrire loro una compensazione t∗∗ pari alla p∗∗ = perdita di surplus rispetto al caso precedente t∗∗ = CS ∗ − CS ∗∗ = 3 8 . Tale mercato ` popolato da due imprese. (1) Risolviamo l’equilibrio di Bertrand: p∗ = 0. q = . quantit`. Π∗ = Π∗ = 0. 2) e 3). q ∗ ∗ = 4 + . in cambio di una compensazione t. profitti e surplus dei consumatori nel caso le imprese competano alla a Bertrand. CS ∗∗ = 2 2 4 8 Per indurre i consumatori all’acquisto. Π∗∗ ≈ 4 L’impresa 1. ma la guerra di prezzi ` cos` forte che.

Π∗∗∗ = Π∗∗∗ = 1 2 3 9 (4) Per indurre i consumatori all’acquisto.l’impresa 1 1 fissa tale prezzo e l’impresa 2 non produce nulla. con costi marginali (e medi) costanti e pari a ci . (3) Risolviamo l’equilibrio di Cournot: 1 − qj 2 Mettendo a sistema le funzioni di reazione dell’impresa 1 e dell’impresa 2. al netto della compensazione. (2) Cosa accade. e dunque.ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 95 p 1 1/2 Monopolio 1/3 Cournot Bertrand 1/2 1/3 1 q Figura 11.5 e Esercizio 24. il profitto del monopolista. ` negativo e.5. i = 1. 2 con c1 < c2 . la compensazione dovrebbe essere pari a: ∗ qi (qj ) = 7 72 Il profitto del monopolista. l’impresa non ha convenienza ad offrire un contratto di esclusiva. Considerate un mercato nel quale due imprese offrono un prodotto omogeneo e competono nei prezzi. L’equilibrio del mercato In base a questi risultati. al netto della compensazione. e . (5) Graficamente il problema ` illustrato nella Figura 11. risulterebbe pari a 11/72 e dunque gli t∗∗∗ = CS ∗∗ − CS ∗∗∗ = conviene offrire il contratti d’esclusiva. invece se pm > c2 ? 1 (3) Confrontate i punti 1) e 2) e commentate quale situazione ` preferibile per l’impresa 1. se il prezzo di monopolio per l’impresa 1 ( pm ) risulta compreso tra c1 e c2 . (1) Dimostrate che. otteniamo: 1 1 ∗∗∗ ∗∗∗ q1 = q2 = p∗∗∗ = .

.

dunque.3 ) 2 t2. localizzate agli estremi del segmento.2 ). (2) Per trovare le funzioni di domanda per le tre variet` occorre. non potendo discriminare. tra la 2 e la 3 (lo chiamiamo t2.3 ):     t1. i prezzi a d’equilibrio ed i profitti dell’impresa entrante e di quella che gi` operava sul mercato. cos` che nel mercato a ı siano presenti.2 = p2 − p1 − 1 4 e 97 : : u∗ − p1 − t2 = u∗ − p1 − 1. Soluzione dell’esercizio 25. Ricavate la domanda per ciascuna variet`. offrendo una variet` x2 = 1/2. l’impresa fissa il prezzo pi` alto compatibile con il vincolo di u partecipazione del consumatore pi` distante. (2) Supponete. ricavare il consumatore a indifferente tra la 1 e la 2 (lo chiamiamo t1. I costi marginali sono nulli. innanzitutto.3 2 2 1 − t1. su di un mercato di lunghezza unitaria. dove un monopolista offre due variet`.2 u∗ − p2 − 1 − t2. (1) Il monopolista. (1) Calcolate i prezzi di monopolio. Considerate la versione lineare del modello di Hotelling.Esercizi dal Capitolo 8 Esercizio 25. applica un prezzo uniforme a tutti i consumatori. cio` quello localizzato a 1/2. u ` grande e t. la variet` ideale del consumatore. a e a xi la variet` acquistata. ora.2 2 2 = u∗ − p3 − (1 − t2.2   t  2. per massimizzare il suo profitto. dove pi indica il prezzo. che una nuova impresa E entri. Azzerando l’utilit` del u e a consumatore localizzato a 1/2: u∗ − p − (1/2)2 = 0 Otteniamo p∗ = u∗ − 1/4. ` distribuita uniformemente a e a e sull’intervallo. in totale.3 Da cui ricaviamo: t1. Le preferenze dei a consumatori per la variet` i ` descritte dalla funzione di utilit` u − pi − (xi − t)2 .3 = p3 − p2 + 3 4 . a (3) Calcolate i prezzi d’equilibrio ed i profitti delle imprese nel caso in cui E scelga di posizionarsi al punto 1 (ovvero offrendo x2 = 1). tre variet`: quelle collocate agli estremi (x1 = 0 e x3 = 1) e quella a posizionata al centro del segmento unitario.

xi la variet` acquistata e a e a t la variet` ideale. Le preferenze dei consumatori per la variet` i sono a descritte dalla famiglia di funzioni di utilit`: 8 − pi − (xi − t)2 dove pi ` il prezzo.2 ): a t1. Considerate la versione lineare del modello di Hotelling: consumatori con massa unitaria sono disposti lungo un segmento di lunghezza pari ad 1.2 = Da queste condizioni ricaviamo quindi 1 1 1 1 ∗∗∗ . posizionate agli estremi del segmento. fissando p∗∗∗ = p∗∗∗ = 0 ed ottenendo 2 3 un profitto Π∗∗∗ = Π∗∗∗ = 0. a (1) Supponete che siano presenti su questo mercato due imprese . 8 p∗∗∗ = 1 Esercizio 26. massimizziamo il profitto delle due imprese: Impresa entrante: max Π2 = p2 p3 − 2p2 + p1 + p2 1 2 da cui p∗ (p1 .2 2 . a D2 e D3 ) in funzione dei prezzi:   D = t =p −p − 1  1 1. che la vecchia impresa continua ad o 2 3 offrire la variet` in 0. i a prezzi ed i profitti delle due imprese in equilibrio.2 2 1   4  1 D2 = t2. l’impresa che gi` operava sul mercato a 2 1 ∗∗∗ ∗∗∗ ∗∗∗ ottiene complessivamente: Π = Π1 + Π3 = . Dobbiamo tener presente. trovando il consumatore indifferente tra la variet` offerta in 0 e a la variet` offerta in 1 (lo chiamiamo t1.3 − t1. a 3 Procediamo come al punto 2). l’impresa entrante ottiene un profitto Π∗∗∗ = 0. da cui presumibilmente. dunque esse competono alla Bertrand in 1.2 : e cio` e D1 = t1.98 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? A questo punto siamo in grado di esprimere le domande per le tre variet` (rispettivamente D1 .3 = p2 − p3 + 1 4 Per trovare i prezzi d’equilibrio. Calcolate le domande.2 ) 1. per`.2 = p3 − 2p2 + p1 +  2     D3 = 1 − t2. I costi di produzione sono nulli. ottiene un profitto da sommare a Π∗∗∗ . le variet` x0 e x1 .che offrono.Π = × = 2 1 2 4 8 Concludendo. rispettivamente. 1 − p1 2 u∗ − p1 − t2 = u∗ (1 − t1. p3 ) = 2 Impresa gi` operante sul mercato: a max Π1+3 = p1 p2 − p1 − p1 .l’impresa 0 e l’impresa 1 .p3 1 p1 + p3 + 4 8 1 4 1 4 + p3 p2 − p3 + p2 1 + 2 8 da cui: p∗ (p2 ) = p∗ (p2 ) = p∗ (p2 ) = 1 3 Mettendo a sistema otteniamo: 1 8 (3) In questo caso l’impresa entrante offre una variet` identica a quella dell’impresa gi` operante sul a a p∗ = p∗ = 1/4 2 Π∗ = Π2 = mercato in 1.

quale prezzo fisserebbe in equilibrio? Ritenete che ci siano incentivi alla fusione? Perch´? e Esercizio 27. xi la variet`/localizzazione a a offerta e t la variet`/localizzazione ideale. che i costi marginali (e medi) siano nulli e che x1 ∈ [0. offrendo la stessa variet` a dell’impresa 0. a 1 2 . 2. con t uniformemente distribuito sul segmento [0.localizzate nei punti a e 1 − b. con 1 − a − b ≥ 0 competono nei prezzi. un unico produttore ad offrire x0 e x1 . (2) Supponete che i consumatori sopportino un costo di trasporto pari a t per unit` di lunghezza al a quadrato. Calcolate le domande. i prezzi ed i profitti delle tre imprese in equilibrio. Determinate a le variet`/localizzazioni ottimali x∗ e x∗ . dove pi indica il prezzo di vendita. sapendo che i costi marginali (e medi) delle due imprese sono costanti e pari a c. Considerate un duopolio alla Hotelling nel quale i prezzi sono fissati esogenamente da un regolatore allo stesso livello p1 = p2 = p. (1) Offrite una rappresentazione grafica della situazione sopra descritta e discutete per quali valori di a e b i beni offerti dalle due imprese sono differenziati o perfettamente sostituibili. Trovate le funzioni di domanda per i due beni. (3) Nel caso in cui le tre imprese si fondano e sia.l’impresa 1 e l’impresa 2 . Considerate la versione lineare del modello di Hotelling: consumatori di massa pari a 1 sono uniformemente distribuiti lungo un segmento unitario e due imprese . e a con i = 1. dunque. cosicch´ le imprese scelgono solo la variet`/localizzazione xi . 1/2]. in funzione dei prezzi. ora. che una nuova impresa entri e si posizioni nel punto 0.ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? 99 (2) Supponete. inoltre. Le preferenze dei consumatori sono descritte dalla seguente famiglia e a di funzioni di utilit`: u − pi − (xi − t) 2. (3) Calcolate l’equilibrio nei prezzi. x1 ≤ x2 (ovvero x1 ` la variet` a sinistra). Esercizio 28. 1]. Supponete.

.

Esercizi dal Capitolo 4

Esercizio 29. Considerate due imprese impiegate nel seguente gioco. Al tempo t = 0, esse decidono se unire le proprie conoscenze tecnologiche (realizzando, cio`, un cross-licensing) oppure no: questo stadio si e concretizza in una proposta di cross-licensing da parte dell’impresa 1 ed in una risposta da parte dell’impresa 2, che pu` accettare o rifiutare. Al tempo t = 1, se la proposta di cross-licensing ` stata accettata, l’impresa o e 1 propone una quota cL per ogni unit` prodotta con la tecnologia comune e l’impresa 2 accetta o rifiuta. a E’ importante tener presente che si realizza cross-licensing se e solo se l’impresa 1 lo propone e l’impresa 2 lo accetta, unitamente al fatto che la quota cL , suggerita dall’impresa 1, viene approvata dall’impresa 2. In caso di mancato cross-licensing, le due imprese competono sulla quantit`, con costi marginali (e medi) nulli a e domanda di mercato p = 1 − q1 − q2 . In caso di cross-licensing, invece, entrambe le imprese pagano una royalty alla rivale (ovvero l’impresa i riceve dall’impresa j un pagamento Ri = cL qj e competono sull’output. (1) Determinate output, prezzo e profitti di equilibrio delle due imprese in caso di mancato crosslicensing. (2) Determinate output, prezzo e profitti di monopolio. (3) Determinate output, prezzo e profitti di equilibrio delle due imprese, in funzione di cL , in caso di cross-licensing. (4) Calcolate la quota ottimale c∗ . L

Esercizio 30. Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Cournot. La domanda di mercato ` p = A − Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit` complessivamente prodotta; l’impresa i-esima e a presenta costi totali C(qi ) = cqi , con c > 0. Supponendo che il gioco venga ripetuto un numero infinito di volte, e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti all’equilibrio di Nash, trovate il fattore di sconto critico che rende sostenibile la piena collusione.

Soluzione dell’esercizio 30. Il nostro obiettivo ` trovare il fattore di sconto critico che rende sostenibile la e collusione per l’impresa i-esima, ovvero: ¯ Π − Π∗ δ∗ = ¯ Π − Π∗ ¯ Π∗ e Π∗ indicano, rispettivamente, il profitto dell’impresa i-esima in caso di deviazione, collusione e dove Π, punizione. Per trovare δ ∗ , quindi, procediamo per gradi cominciando a ricavare i valori da assemblare nella formula scritta sopra. Collusione: questo caso equivale alla situazione di monopolio. Dall’esercizio 2.3, sappiamo che il profitto dell’i-esima impresa ammonta a: Π∗ = 1 BN
101

A−c 2

2

102

ESERCIZI DAL CAPITOLO ??

Punizione: questo caso equivale all’equilibrio di Cournot a N imprese. Dall’esercizio 2.3, sappiamo che il profitto dell’i-esima impresa ammonta a: Π∗ = 1 B A−c 1+N
2

Deviazione: in questo caso dobbiamo ricavare il profitto dell’impresa i quando essa devia e tutte le altre continuano a colludere. Quindi cominciamo a trovare la risposta ottima dell’impresa i al comportamento collusivo delle altre N − 1 imprese. Dall’esercizio 2.3, sappiamo che:
∗ qi = 2 2

(A − c)(N + 1) 4BN

p=

A(N + 1) + c(3N − 1) 4N (N − 1)2 (N + 1)2 (N + 1)4 − 16N 2

1 ¯ Π= 4B

A−c 2

N +1 N

A questo punto abbiamo tutte le informazioni per trovare il fattore di sconto critico δ∗ =

Esercizio 31. Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Bertrand. La domanda di mercato ` p = A − Bq, dove p indica il prezzo e q la quantit` complessivamente prodotta; l’impresa i-esima e a presenta costi totali C(qi ) = cqi , con c > 0. Supponendo che il gioco venga ripetuto un numero infinito di volte, e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti all’equilibrio di Nash, trovate il fattore di sconto critico che rende sostenibile la piena collusione.

Soluzione dell’esercizio 31. 3 Come per l’esercizio precedente, Π∗ = ovvero δ∗ = 1 − 1 N 1 BN A−c 2
2

1 ¯ Π∗ = 0 Π = B

A−c 2

2

Esercizio 32. Considerate N imprese, che competono nei prezzi con costi marginali (e medi) costanti e pari a c. La funzione di domanda di mercato ` q = D(p) ed il fattore di sconto ` δ. Supponete che il gioco venga e e ripetuto un numero infinito di volte e che le imprese utilizzino trigger strategies corrispondenti all’equilibrio di Nash. (1) Calcolate il valore attuale dei profitti dell’impresa i-ma derivanti dalla collusione. (2) Calcolate il valore attuale dei profitti dell’impresa i-ma derivanti dalla deviazione. (3) Qual ` il fattore di sconto critico, che rende sostenibile la piena collusione? e

Esercizio 33. Considerate un duopolio con prodotto omogeneo e costi marginali (e medi) costanti e pari a c, nel quale le imprese operano per infiniti periodi con strategie di prezzo e utilizzano un fattore di sconto δ. In ciascun periodo, le imprese fissano simultaneamente il prezzo e osservano, con un periodo di ritardo, il prezzo scelto dal concorrente. La domanda di mercato ` q = D(p), decrescente e limitata. Se le imprese e fissano lo stesso prezzo, la domanda si ripartisce tra l’impresa 1 e 2 secondo le quote di mercato λ e 1 − λ con λ ∈ (1/2, 1) 5. Se un’impresa fissa un prezzo inferiore all’altra, naturalmente, tutti i consumatori acquistano
5Ai fini della soluzione dell’esercizio non ci interessa spiegare perch´, con prezzi uguali, i consumatori si ripartiscono in e

quote di mercato diverse tra i due produttori

ESERCIZI DAL CAPITOLO ??

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da lei. Le imprese utilizzano trigger strategies, con punizioni corrispondenti all’equilibrio di Nash del gioco costituente. (1) Individuate le condizioni affinch´ l’impresa 1 e 2 trovino conveniente deviare da una collusione e tacita che implementa il prezzo collusivo p. ˆ (2) Individuate la condizione affinch´ esista un equilibrio nel gioco ripetuto che implementa il prezzo p e ˆ e dimostrate che la condizione diviene pi` stringente al divergere delle quote di mercato (al crescere u di λ). (3) Dimostrate che queste condizioni risultano essere le stesse per qualunque prezzo collusivo p apparˆ tenente all’intervallo (c, pmon ), dove pmon ` il prezzo di monopolio. e

Soluzione dell’esercizio 33. (1) Ragioniamo sui profitti che l’impresa 1 e 2 registrano nei tre casi di Punizione, Collusione e
∗ ∗ Deviazione, in modo tale da ricavare i due fattori di sconto critici δ1 e δ2 .

Punizione: Questo caso equivale all’equilibrio di Bertrand a 2 imprese. Le imprese fissano lo stesso prezzo, pari a c. Dunque Π∗ (1) = Π∗ (2) = 0 Collusione: in questo caso le imprese fissano lo stesso prezzo, pari a p e si spartiscono il mercato ˆ secondo le quote λ e 1 − λ. Dunque Π∗ (1) = λΠ Π∗ (2) = (1 − λ)Π

Deviazione: nell’ipotesi che l’impresa 1 devii, essa fissa un prezzo p1 = p − ε. L’impresa 2, invece, ˆ continua a fissare il prezzo collusivo p2 = p. Dunque ˆ ¯ Π(1) = Π In base ai risultati precedenti, la condizione affinch´ l’impresa 1 non trovi conveniente deviare e `: e
∗ δ1 = 1 − λ ∗ δ2 = λ

(2) Affinch´ esista un equilibrio nel gioco ripetuto, ` necessario che entrambe le condizioni, trovate e e sopra, valgano insieme, ovvero che δ≥λ e contemporaneamente δ ≥ 1 − λ

Dal momento che, per ipotesi, 1/2 < λ < 1, le due condizioni si riassumono in δ ≥ λ. E’ chiaro, quindi, che all’aumentare di r, la condizione per la sostenibilit` della collusione, diventi pi` a u stringente. (3) Per dimostrare che le stesse condizioni valgono per qualunque prezzo compreso tra c ed il prezzo di monopolio, basta svolgere esattamente gli stessi passaggi dei punti 1) e 2) con pM al posto di p. ˆ Esercizio 34. Considerate un mercato nel quale tre imprese competono nei prezzi, con costi di produzione nulli. La funzione di domanda ` p = 1 − q, dove p indica il prezzo e q la quantit` complessivamente offerta. e a (1) Supponendo che le imprese operino per infiniti periodi, ed utilizzino trigger strategies con punizione corrispondente all’equilibrio di Nash del gioco costituente, dite se un fattore di sconto pari a 13/21 renderebbe sostenibile la collusione.

6. Dimostrate che la collusione diviene sostenibile con un fattore di sconto pari a 0. Le imprese tentano di colludere in entrambi i mercati. dimostrate che. Nel primo gli scambi avvengono ogni periodo (t = 0. (1) Supponete che le imprese competano alla Bertrand e che adottino trigger strategies separatamente in ciascun mercato. . con un fattore di sconto pari a 0. anche qualora la deviazione avvenga in uno solo. qualora la collusione non avvenga. ora. .) mentre nel secondo avvengono solo nei periodi pari (t = 0. Considerate due imprese che operano su mercati separati. (1) Ipotizzando concorrenza alla Bertrand. . (2) Considerate. il caso in cui le imprese utilizzino trigger strategies che fanno scattare la punizione in entrambi i mercati. un fattore di sconto pari a 13/21 non renderebbe sostenibile la collusione δ∗ = (2) Ipotizzando concorrenza alla Cournot.104 ESERCIZI DAL CAPITOLO ?? (2) Come varierebbe la vostra risposta se le imprese competessero nella quantit`? a Soluzione dell’esercizio 34. si ottiene facilmente che: Π∗ = ossia δ∗ = 1 12 Π∗ = 1 16 1 ¯ Π= 9 4 13 < 7 21 Esercizio 35. . 6. in base ai risultati precedenti Π∗ = 1 ¯ Π∗ = 0 Π = 4 13 2 > 3 21 Quindi. 2. 2. ma non nel secondo. le imprese riusciranno a colludere nel primo mercato. 1. . . usando trigger strategies con punizioni corrispondenti all’equilibrio di Nash. . 4.). si ottiene facilmente che 1 12 Dunque.

Parte 7 Testi d’esame .

Y ) = Si calcoli (1) la funzione di domanda per i due beni. a (2) Supponete che sul mercato operi un monopolista che produce con costi nulli e offre entrambe le variet`. Come cambierebbe la risposta al punto precedente se l’impresa n = 3 c avesse costi C3 (q) = q? 2 (3) Quale sarebbe l’equilibrio del mercato se vi fosse un unico produttore con costi C(q) = aq 2 − bq? Domanda 3. a a (1) Derivate le curve di domanda quando vengono offerte le variet` x1 = 0 e x2 = 1. con variet` ideale t distribuita a sul segmento [0. 1]. a Domanda 2. p2 . derivano utilit` pari a u∗ − pi − (xi − t)2 quando acquistano la variet` xi al prezzo pi . (2) la funzione di spesa.Esame del 26/01/2009 Domanda 1. q Y 2p1 + 3p2 Supponete che vi siano N imprese. ciascuna con costi Cn (q) = cq. Si consideri la seguente funzione di utilit` indiretta: a V (p1 . a (2) Considerate il caso N = 3. prezzo di equilibrio e profitti individuali nel modello di Cournot. Considerate un mercato alla Hotelling in cui i consumatori. Si consideri un mercato caratterizzato dalla funzione di domanda p = A con A > 0. (1) Calcolate quantit` prodotta. In che modo sceglier` le variet` x1 e x2 e come fisser` i rispettivi prezzi? a a a a . (3) la funzione di utilit` diretta.

e quale sar` il massimo livello di costo sostenibile per l’impresa? a . α + β = 1 (1) calcolate la funzione di domanda di ciascuno dei due beni. (1) Determinate i prezzi. quantit` e profitti in equilibrio. Considerate il modello di comportamento della banche di Klein-Monti (1) Scrivete la funzione del profitto della banca. (2) dopo averne fornito la definizione. a (2) Supponete ora che. Considerate un consumatore caratterizzato dalla seguente funzione di utilit` indiretta: a V (p1 . (2) Calcolate il tasso sui prestiti e sui depositi in assenza di costi operativi e riserva obbligatoria. Considerate due imprese che competono sui prezzi in un mercato con domanda p = A − Bq. le quantit` e i profitti delle due imprese in equilibrio. p2 . chiarendo il significato delle singole voci. β > 0. Determinate i nuovi prezzi. Y ) = Y pα pβ 1 2 α.107 Esame del 13/02/2009 Domanda 1. l’impresa 2 riesca a dimezzare i propri costi marginali. I costi marginali (e medi) delle due imprese sono pari a c. a (3) Se K ` il costo fisso sostenuto dall’impresa per introdurre l’innovazione di cui al punto precedente. calcolate la funzione di spesa. Domanda 2. a seguito dell’introduzione di un’innovazione. (3) Come si modifica il differenziale sui tassi ad un aumento del tasso di mercato? Domanda 3.

Considerate un mercato sul quale sono presenti tre imprese. il prezzo ed i profitti delle tre imprese. Considerate un mercato nel quale N imprese competono alla Cournot e la domanda di mercato ` p = A − Bq. a (2) Supponete ora che le imprese 1 e 2 si fondano. Y ) sia strettamente preferito ad ogni altro x tale che p · x ≤ Y . competano alla Cournot. che offrono un prodotto omogeneo con costi marginali (e medi) nulli. (1) Calcolate il livello del profitto individuale intertemporale nel caso in cui le imprese si coalizzino dando luogo ad un cartello. (2) Calcolate il profitto dell’impresa i-ma qualora questa abbandoni il cartello alla data t = 2 e le altre imprese. x∗ (p.108 Esame del 29/06/2009 Domanda 1. La funzione di domanda inversa ` p = A − Bq e le imprese competono e alla Cournot. Considerate la funzione di domanda marshalliana seguente: x∗ (p1 . 1 2 (1) Qual ` la funzione di utilit` diretta? e a (2) Qual ` la funzione di spesa? e Domanda 2. 2 ed assumete che il paniere x∗ (p. con c > 0. Il gioco viene ripetuto e un numero infinito di volte. (1) Calcolate le quantit`. p2 . L’impresa i-esima presenta costi totali C(qi ) = cqi . Y ) = i Y 2pi i = 1. . a Domanda 3. Calcolate le medesime quantit` del punto precedente. in risposta. Y ).

2]? Domanda 3. a (2) supponete che un’ulteriore impresa. L’utilit` che un consumatore con reddito m ricava dal consumo (in quantit` fissa) del bene prodotto dall’impresa n-ma ` mn − pn . Considerate N imprese identiche con costi marginali e medi pari a c. Considerate il problema della collusione multiperiodale tra imprese. (3) Come cambierebbe la vostra risposta al punto precedente se il reddito fosse distribuito sempre in modo uniforme ma sull’intervallo [0. quantit` e profitti in equilibrio. e (1) supponete che le N imprese formino un cartello e calcolate. (3) indicate se e in che modo il cartello potrebbe fissare la produzione in modo da escludere l’ingresso dell’impresa N + 1 e se tale strategia sia ottimale. 2. La domanda di mercato ` p = A − Bq. con i medesimi costi delle altre. 1]. Calcolate l’equilibrio nel caso si formi un cartello di N + 1 imprese. (1) Mostrate quale sia l’equilibrio di Nash se il cartello si estende ad un numero finito di periodi. . (1) Individuate la funzione di domanda relativa a ciascun bene. prezzo. a a Domanda 2. Supponete che il reddito sia distribuito uniformemente e sull’intervallo [0. entri sul mercato.109 Esame del 9/09/2009 Domanda 1. (2) Indicate se sia ottimale per l’impresa abbandonare il cartello ad una data futura. (2) Calcolate il prezzo ed il profitto di equilibrio di ciascuna impresa. dove n = 1.

.

[3] D. Kreps. M. M. 1993. Green. A. 111 . Whinston. Oxford University Press: Oxford. Notes on the Theory of Choice. [5] H. [4] M. 1988. M. Kreps. Microeconomic Theory. Polo. Analisi Microeconomica. [2] D. Corso di Micoreconomia. Mas-Colell. Varian. Ca Foscarina: Venezia. Il Mulino: Bologna. 1995. Westview Press: Boulder. D.Bibliografia [1] J. 1993. Il Mulino: Bologna. Teoria dell’Oligopolio.

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