Theobaldo Antonio Kopp Il partigiano Guglielmo

Michele Becchi

Premessa
Le forze aeree alleate presenti nei cieli italiani si potevano dividere, grossomodo, in quattro grandi reparti. La 15ª Forza aerea americana, cui era aggregato il 2050 gruppo della raf (che a sua volta incorporava tutte le nazionalità del Commonwealth) rappresentava, con i suoi bombardieri a lungoraggio, la componente strategica incaricata di colpire, partendo dalle grandi basi della Puglia, la Germania, i Balcani, e occasionalmente (con risultati modesti dal punto di vista militare e disastrosi dal punto di vista delle perdite civili) gli impianti industriali e le Theobaldo Koop vie di comunicazione nel nord Italia. Le altre due entità (che rappresentavano la componente tattica e di appoggio diretto alle truppe di terra) erano rappresentate dalla Desert air force, composta in massima parte di equipaggi del Commonwealth, e dalla 12ª Air force americana, a cui si appoggiavano anche le forze aeree della Francia libera, e (aggregato al 350° gruppo caccia americano come quarto squadrone dei tre

109

Patch del 1° gruppo caccia brasiliano disegnato da Walt Disney in occasione di una visita dei piloti brasiliani agli studios Disney durante l’addestramento negli Stati Uniti

che solitamente componevano un gruppo) il 1° gruppo da caccia brasiliano. Il 1° gavca (come veniva solitamente indicato nei documenti ufficiali) arriva in Italia nell’ottobre del 1944, nella base di Tarquinia. È un momento particolare, quasi di transizione, per la dottrina d’impiego dei caccia alleati. La minaccia rappresentata dalla Luftwaffe è scomparsa da settembre, con il ritiro in Germania delle ultime Staffeln dello Jagdgeschwader 53, solo gli agguerriti ma numericamente insignificanti aerei dell’anr cercano inutilmente di contrastare gli oltre mille aerei che giornalmente gli alleati sono in grado di mettere in campo, con scorte di benzina e munizioni praticamente illimitate. Questo enorme potenziale, ormai sprecato per quanto riguarda il mantenimento della superiorità aerea, trova nuova è più importante ragione di essere in quella dottrina che, sviluppata dagli inglesi durante la campagna del nord Africa, viene successivamente mutuata e portata ai massimi livelli dai cacciabombardieri americani: l’interdizione del campo di battaglia. Già provata nella primavera precedente nel corso dell’«operazione Strangle» (strangolamento), la nuova dottrina prevede che la grande massa di bombardieri medi e cacciabombardieri monomotori venga sguinzagliata, ogni giorno, sul territorio occupato dal nemico, colpendo inesorabilmente strade, ferrovie, depositi, stazioni, concentramenti di truppe, ponti, traghetti, automezzi, carri, moto e ciclisti.

110

Nulla, o il meno possibile, deve arrivare alle truppe al fronte. La nuova dottrina di impiego darà sicuramente i suoi frutti, contribuendo ad abbreviare la fine della guerra e a impedire l’attestarsi delle truppe tedesche sulla riva nord del Po, ma spesso, come sentiamo ancora nei racconti degli anziani, a farne le spese saranno i civili, mitragliati lungo le strade non per un gioco crudele, come indubbiamente doveva apparire dal basso, ma per il semplice fatto che, al di qua della linea del fronte, ogni movimento doveva essere considerato nemico e immediatamente stroncato. Aggregati al 350th fighter group, e dotati anch’essi dei possenti Republic P-47 Thunderbolt, i piloti brasiliani imparano le nuove regole volando insieme ai colleghi americani prima di venire impiegati come gruppo autonomo. E subito imparano che nei cieli italiani, anche se la minaccia della caccia nemica è quasi scomparsa, i piloti alleati hanno praticamente una sola, grande e giustificata paura: la flak. Dei ventidue aerei perduti in Italia dal 1° Grupo de caça brasiliano, ben sedici caddero ad opera dell’antiaerea tedesca e della rsi, solo sei in incidenti, e nessuno ad opera dei pur sparuti gruppi caccia italo-tedeschi. Questo la dice lunga sul perché la pianura padana e la valle del Brennero venivano correntemente chiamati «flak alleys», viali della flak, dagli equipaggi alleati che giorno e notte percorrevano i nostri cieli nel 1944-45. Costretti ad operare a bassa quota dalla natura stessa dei loro bersagli, gli aerei alleati si espongono al fuoco di centinaia di armi da 20, 37 e 40 mm, a tiro rapido, le cui scorte di munizioni, grazie al fatto di essere prodotte nelle aziende del Nord, non risentono delle difficoltà di comunicazione con la madrepatria, inglobando anche le grandi riserve sequestrate all’ex regio esercito. Sapientemente disposte nei pressi dei possibili bersagli e accuratamente camuffate, le postazioni di contraerea leggera aprono il fuoco all’improvviso, erigendo dei muri mobili di fuoco attraverso cui gli aerei alleati si trovano inaspettatamente a dover passare. Un sistema dispendioContraerea leggera tedesca da 37 mm

111

so ma pagante in termini di risultati, lo stesso impiegato dai serbi nella recente guerra balcanica, in cui un costosissimo cacciabombardiere «invisibile» Stealth è stato ignominosamente abbattuto da una vecchia flak 20 mm, residuato bellico, ma non per questo meno letale, della seconda guerra mondiale. Come si è visto, il 1° gavca operò inizialmente dalla base di Tarquinia, volando insieme ai piloti americani del 350th fighter group. La durezza della guerra si fece sentire già nel primo giorno di impiego in combattimento, il 6 novembre 1944, quando i brasiliani ebbero la prima perdita, il tenente Cordeiro da Silva, abbattuto dalla flak nei pressi di Pianoro (BO), seguito il giorno seguente dal tenente Olsen Sapucaia, perito a seguito della mancata apertura del paracadute. Sia per le disagiate condizioni del campo di Tarquinia, sia per ampliare il raggio d’azione dei Thunderbolt, nel dicembre 1944 il 350th FG e i brasiliani si spostano sulla base di Pisa San Giusto, iniziando le operazioni il 4 dicembre1. A differenza dei loro colleghi americani, che dopo circa trentacinque missioni di guerra acquisivano il diritto di essere avvicendati e destinati al servizio in patria, per i piloti brasiliani non era previsto nessun cambio, se non in caso di prigionia, ferite o morte. Questo, se da un lato provocava una considerevole usura fisica e mentale, fece acquisire ai piloti brasiliani una considerevole esperienza, notevolmente superiore a quella dei loro colleghi americani, nel riconoscimento dei bersagli, fatto che in più occasioni valse a salvare le vite sia di civili che militari alleati potenziali vittime del cosiddetto «fuoco amico».

Mappa della

flack

sul nord Italia, ad uso dei piloti alleati

1 Sentando a Pua, A História da faB (Força aérea brasileira) na segunda guerra [Senti lo sperone. Storia della faB nella seconda guerra mondiale], www.sentandoapua.com.br/.

112

P-47 del 350th FG e del 1°

gavca

sulla base di San Giusto

Pisa, 7 marzo 1945
Sono le 10:15 del 7 marzo 1945. Otto cacciabombardieri P-47 Thunderbolt rullano sulla pista di San Giusto, apprestandosi al decollo. È la «squadriglia rossa» del 1° gruppo caccia brasiliano, divisa in due sezioni: la prima, comandata dal tenente Lafayette, è composta dai tenenti Armando, Keller e Meneses. La seconda, comandata dal tenente Theobaldo Antonio Kopp, è composta dai tenenti Eustòrgio, Rui e Torres. Ogni aereo porta appese ai piloni alari due bombe da cinquecento chili, destinate al nodo ferroviario di Lavis, poco sopra Trento. La missione è relativamente semplice: devono fornire la scorta a bombardieri medi inviati a colpire lo scalo ferroviario, scaricare in picchiata le proprie bombe sulle installazioni rimaste indenni, e sulla strada del ritorno mitragliare ogni obiettivo degno di nota incontrato sulla rotta di rientro. Un’ora di volo è sufficiente agli otto Thunderbolt, per raggiungere Lavis, scaricare con precisione le sedici bombe sui binari e mettersi sulla strada del ritorno. Sono ormai le 12:00 quando gli aerei brasiliani, passato il Po, notano nei pressi di Suzzara alcuni depositi di munizioni. Tutta la zona brulica di cataste, sapientemente camuffate con zolle erbose nel tentativo di sottrarle agli onni-

113

Deposito di munizioni e colonne tedesche sotto attacco da parte di aerei brasiliani. Immagini estratte dalla cinepresa accoppiata alle mitragliatrici

presenti aerei alleati. Anche se l’obiettivo è pericoloso, perchè difeso da numerose batterie di armi automatiche, la tentazione è troppo forte, e la squadriglia decide di attaccare. L’aereo di Kopp, il P-47D serial 42-26776, codice A2, viene colpito gravemente. I controlli sono inutilizzabili, tutto quello che Theo può fare è sganciare le cinghie, il tettuccio, rovesciare l’aereo e lasciarsi cadere nel vuoto2. L’aereo, ormai abbandonato a se stesso si schianta nei pressi di San Bernardino, fra i filari di una vigna, dove lo ricorda Amedeo Lasagni, allora ragazzino: «c’era sto buco fra gli olmi, ed era tutto pieno di pezzi d’aereo. Le ali erano staccate e in mezzo c’era la carlinga...». Dalla testimonianza del tenente Rui Moreira Lima:
ero nella sezione con Kopp, Eustorgio e Torres. A circa 15 minuti seguiva la sezione di Lafayette, con Keller e Menezes. Kopp decise di attaccare un obiettivo “proibito”, i tedeschi vi avevano installato parecchia antiaerea; era un deposito di munizioni, molto ben visibile. Improvvisamente vidi l’aereo di Kopp girarsi sul dorso, fuori controllo, e lui (Kopp) lanciarsi col paracadute, noi quattro contrariamente alla norma ci abbassammo rasoterra...3.
«Daily Operation Report», 7 marzo 1945, missione n. 260 del 350th Fighter group, Air force historical research agency, Maxwell afB, usa. 3 Entrevista com Brigadeiro Rui Moreira Lima – 94 Missões [Intervista con il brigadiere... – 94 missioni], tratto da cnor. Conselho Nacional dos Oficiais da Reserva do Brasil [Consiglio nazionale degli ufficiali della riserva brasiliana], intervista gentilmente fornita da Louis Gabriel, traduzione dell’autore.
2

114

Primo a destra, Amedeo Lasagni

Per dare tempo a Kopp di arrivare a terra e nascondersi, i suoi compagni corrono il rischio di essere a loro volta colpiti, ma contano sul fatto che, ormai spaventati a morte dall’aviazione alleata, i tedeschi rimangano nascosti il tempo sufficiente perché Kopp riesca a nascondersi. «I tedeschi non misero il naso fuori... ma (sulla strada) apparvero due ciclisti e Lafayette, che era parecchio stressato, virò per colpirli. Gli gridammo di non sparare, perché potevano essere partigiani... Lafayette non sparò e i due presero Kopp sulla bicicletta fuggendo in direzione di alcuni alberi...»4. Rui aveva ragione: i due ciclisti, e un’altro non visto dagli aviatori, facevano parte del distaccamento locale della sap che si era messo in moto per raggiungere il paracadutista prima dei nazifascisti. Sono Oscar Consolini (nome di battaglia Drox), Giovanni Pazzi e Giuseppe Montanari, che ignari del rischio corso vanno incontro all’aviatore brasiliano che scende lentamente verso il podere Carolina, non lontano dalla strada Novellara-Guastalla.

4

Ibidem.

115

La situazione è molto pericolosa. L’aviatore è stato sicuramente avvistato dai presidi nazifascisti e occorre fare presto. Infatti, una squadra della Brigata nera di Novellara si avvicina velocemente. Nascosto il paracadute sotto un ponte, Kopp viene avviato verso il podere Rustica, mentre Consolini, con eccezionale sangue freddo, tenta di sviare gli inseguitori. Così ricorda l’episodio l’ex partigiano sabotatore Anselmo Bigi:
Kopp ha avuto culo! Consolini si è messo la sua tuta, che era verde con un papero sulla schiena [l’emblema del 1° gavca, NdA] si è fatto vedere dai fascisti e si Oscar Consolini è messo a correre fra i canali. Gli ha fatto fare il giro dell’oca per un’ora abbondante, conosceva tutti i passaggi, poi quando si è stufato è andato sulla riva del canale dove teneva la bilancia da pesca, si è tolto la tuta, l’ha messa nella bilancia, sott’acqua, e ha aspettato i fascisti. Quando sono arrivati gli han chiesto se aveva visto uno che correva, e lui gli fa: “mo sè per dio, è appena passato, è andato di là”, e quelli sono corsi fino a Santa Vittoria!5.

Allontanatosi momentaneamente il pericolo dei fascisti, Kopp viene spostato nella casa della famiglia Rossi, rifugio partigiano da cui sono passati anche altri aviaGiovanni Pazzi tori alleati caduti nella zona. A casa dei Rossi avviene un piccolo episodio che sottolinea l’abisso, non tanto culturale quanto materiale, che la guerra ha creato fra chi vive da una parte o dall’altra del fronte, ce lo racconta sempre Anselmo Bigi:
A casa dei Rossi, un po’ per riguardo e un po’ per tirargli un po’ su il morale, gli hanno cucinato una gallina. Allora una gallina era tanto! Gli portano sta

Bruno Consolini

5

Intervista rilasciata da Anselmo Bigi a Michele Becchi e Mario Frigeri, Guastalla gennaio 2007.

116

Theobaldo Koop, Curtiba, 28/05/1918-Rio de Janeiro, 16/09/1996

P-47 Thunderbolt del 1°

gavca

117

P-47 Thunderbolt del 1°

gavca

gallina tutta per lui, e mentre mangia lo stanno a guardare. Sto figlio di puttana cosa fa? comincia a togliere la pelle e la butta! Rossi si è incazzato ed è andato via! Per noi buttare la pelle era un peccato, c’era una fame... a me però mi ha regalato la pistola, la bussola e le carte di seta, tutta roba che mi è servita in montagna...6.

Anche dai resti dell’aereo, che giace in pezzi poco lontano, viene recuperata una mitragliatrice ancora in buono stato: sono Armando Olivi e Bruno Morselli che, eludendo la sorveglianza dei tedeschi, riescono a fare il colpo7. Theobaldo, dopo essere passato per diverse case di latitanza, viene assegnato stabilmente al distaccamento partigiano Aldo di Rolo, dove gli viene assegnato il nome di battaglia Guglielmo8 e dove rimane fino al giorno della Liberazione, il 22 aprile 1945. L’ultima emozione Guglielmo la vive proprio quel giorno, sulla strada Carpi-San Benedetto. Tutti i distaccamenti partigiani della Bassa sono affluiti nella zona, dove ingaggiano diversi combattimenti contro grosse formazioni tedesche in ritirata verso il Po, e in uno degli ultimi combattimenti viene coinvolto anche il partigiano Guglielmo, proprio poco prima dell’arrivo dei mezzi corazzati americani. Ricongiuntosi agli alleati, Theobaldo raggiunge finalmente la sua base a Pisa, da dove era decollato quaranta giorni prima.
Ibidem. R. cavandoli, Antifascismo e Resistenza a Novellara. 1919-1946, Tecnostampa, Reggio Emilia 1981, p. 203. 8 G. laghi, Rolo nella resistenza e nella lotta per la libertà, Tipografia Lugli, Reggio Emilia 1990, p. 136.
6 7

118

350th fighter group, daily opertation report del 7 marzo 1945, missione n. 260

119