"Eccomi qui, a raccontare tra la confusione ciò che ha trasformato il mio post parto in un incubo..

Ho partorito Sophia molto velocemente e la mia vagina forse non ha avuto il tempo di distendersi adeguatamente (4 kg..). Il taglio è netto, molto lungo, ma è in alto. Anche in ospedale ci mettono 2 ore per arrivarci. Mi sento tranquilla, ma quando finiscono mi escono dei lacrimoni incontrollabili. Ho avuto paura e ripeto continuamente a me stessa "non voglio morire, devo crescere le mie bambine, non posso morire adesso". L'ostetrica e mio marito mi rassicurano molto, ma fisicamente sono molto debole per riappropriarmi della mia lucidità. C’è un'anestesista che mi tiene la mano tutto il tempo, mi racconta del suo parto, è molto cara. Ma poi il dottore comincia a dire "ma lei di questi tempi va a partorire in casa? Con un'ostetrica poi?...e ride. Mi dice che mi ricovera e io rispondo con un no secco, che devo andare a casa dalla mia piccola. E lui: "la porti qui, così la visitiamo e la ricoveriamo con lei". Io io dico di no, che Sophia ha ancora la placenta attaccata. Lui sobbalza: "ma lei è pazza, ma si muore col cordone non tagliato". Sparisce. Solo dopo capisco che era andato a telefonare alla polizia. Il tempo passa, mio marito e l'ostetrica cercano di spiegare, litigano. Mio marito poverino davvero soffre come un cane, lui è straniero e sa che per il 99% è il primo ad essere accusato. Addirittura anche la polizia pensa a riti vudu, che viviamo in baracche sotto ai ponti vicino all'ikea... vabbè. Ma il tempo passa. Comincio a diventare irrequieta: ho lasciato Sophia da sola. Chiamiamo casa in continuazione a casa, mi dicono stai tranquilla, Sophia ha sempre dormito, non piange, è calda, sta bene, stai tranquilla. Ma io continuo a piangere. Così, alle 8 di sera l'ostetrica decide di tornare da Sophia e mi dice "se dobbiamo portarla in ospedale io devo tagliare il cordone". Ma poi arriva una telefonata da casa: ci sono 10 poliziotti in casa nostra...così corrono subito lì. Nel frattempo il quartiere si era allarmato ed erano tutti fuori casa nostra, pensando al peggio per qualcuno di noi. Fanno mille domande, cercano di capire che persone siamo, addirittura che livello culturale abbiamo! Si accertano che la bambina respira, ma nessuno si prende la responsabilità di confermarlo. Così chiamano il giudice per i minori, il quale invita a portarla in ospedale perchè il pediatra la vuole visitare, e se ci rifiutiamo lui aprirà un fascicolo che passerà poi agli assistenti sociali …e da lì comincerà tutta una trafila penale. A quel punto decidiamo di portarla in ospedale. Fanno arrivare l'ambulanza e obbligano al trasporto in ospedale, ma almeno la lasciano nella sediolina insieme alla sua placenta. Sophia non ha mai pianto, ora è tra le mie braccia, mi sento tranquilla, entra una pediatra molto incuriosita, mi chiede scusa e mi dice "io non voglio rovinare tutto ciò che state facendo. Sento che per voi è importante, ma qui siete obbligati a tagliare il cordone", continua a chiedermi scusa. E’ mortificata. Poi arriva l'ostetrica dell’ospedale e improvvisamente Sophia piange. Le parlo e le dico che è ora di lasciare andare la sua placenta. Mi fanno firmare, tagliano e io e Sophia piangiamo insieme... La portano nel nido, ma credo che la visita consistesse solo nell'accertarsi che questa bambina esistesse. In realtà tutti lì in ospedale avevano avuto il sospetto che l'avessi uccisa o cose del genere, specialmente quando dico che aveva ancora il cordone attaccato... Intanto io sono su una barella in una stanza, ho i punti ancora sanguinanti, ma neanche un assorbente. Chiedo a mio marito, prima di andarsene col suo amico avvocato, di portarmi un tramezzino dai distributori dell’ospedale. Poi vanno tutti via e la mia Sophia è sulla barella con me... per fortuna dormirà tutta la notte. Io sono mischiata nel sangue e nei dolori. Faccio fatica a rigirarmi e per andare in bagno ci metto mezz'ora. Dal giorno seguente è un via vai di personale che mi guarda fuori dalla porta dicendo "è lei, è lei”. Le infermiere, gli inservienti, quelli delle pulizie, tutti tutti sapevano e ognuno si sentiva in diritto di dire la sua, perché ognuno era sicuro di essere nella ragione. Io ero quella che aveva rischiato. La pazza, con un pregresso cesareo. Partorire in casa. La placenta sotto sale. Addirittura mentre ero in bagno entra un'infermiera per svuotare un catetere, ripetendomi sempre che avevo rischiato, che forse mi aveva obbligato mio marito che è musulmano (che cazzo c'entra mi dicevo!)..e poi ogni giorno un ginecologo diverso che gonfia il suo ego

ridicolizzando tutto quanto...solo l'infermiere che mi ha seguita in sala operatoria viene a svegliarmi il giorno dopo, rassicurandomi sul fatto che le lacerazioni avvengono pure in ospedale, di stare tranquilla, perché sono incidenti di percorso naturalissimi. Poi mi chiede della placenta e che cosa ne avrei fatto, mi racconta della sua tesi sul taglio del funicolo e sulle preparazioni che i romani ne facevano. Io devo dire sono sempre stata sicura di me e di ciò che abbiamo fatto io e la mia bambina, ho sempre dato risposte secche a tutti, mi sono così preparata in questi mesi e soprattutto ne ho compreso la necessità di nascere senza violenza, che non ho mai dato la possibilità a nessuno di sopraffarmi. Le mie risposte sono chiare e inconfutabili, per cui prima o poi si zittiscono, soprattutto quando toccano l'argomento soldi-convenienza. Ma avere così tante pressioni quotidiane ti sfianca tanto... in più quando il corpo comincia a cedere... lì si’ che ancora una volta ho penso di poter morire… di lasciare le mie bimbe... di aver osato insomma un po’ troppo e che forse questa è una specie di punizione. Non so, credo veramente che il mio corpo si sia indebolito troppo per sostenermi... in realtà a tutto ciò si aggiunge il fatto che la mia famiglia, saputo della nascita, prende le distanze, nessuno viene a vedere la mia bambina. Solo una sorella mandata in avamposto per riferire, ma si trova tra polizia, bimba senza mamma... Anche qui il loro ego viene prima del miracolo della vita, prima di eventuali problemi penali anche... addirittura mio fratello si chiede sconvolto come si possa partorire in casa nel 2012.... l'altra sorella dice che stavolta ho esagerato. Insomma si è creato un vortice intorno a questa nascita così aggrovigliato... che da una parte mi fa quasi sorridere... così tanto rumore per una nascita avvenuta poi nella grazia di Dio... ma dall'altra mi crea non poco scompiglio, perché a nessuno è venuto in mente di chiedere "ma come hai partorito, è andato tutto bene?". Cavolo! Ma non è questo che conta? Una nuova vita! Ditemi com'è la procedura nei vostri paesi, nei vostri ospedali, perché davvero qualcosa mi sfugge, dove ho sbagliato? Certo qui siamo nel profondo sud, l’Ospedale di Frattaminore è il primo in Europa con l'80% di cesarei, la gente è chiusa. Ma tutti, tutti, tutti hanno così terrore del parto, tanto da leggerlo come la cosa più pericolosa al mondo, addirittura un medico ha detto che se moriva mia figlia io passavo un guaio con la legge... Una ginecologa mi ha detto "signora. Ma per piacere, la placenta sotto sale, e intanto sempre in h è finita e adesso le faccio fare un emocromo, vuole vedere che ha bisogno di un'altra trasfusione! l'h di Castellammare ha il 23% di bambini nati con problematiche legate al parto naturale, ma siamo impazziti". Insomma, sembravo proprio l'aliena senza cervello da abbattere. Nei giorni seguenti il primario ci ha voluto conoscere e quasi quasi ci ha chiesto scusa. Ma credo più per un fatto legato a possibili denunce che potrei fare a tutto l'h. La verità è che un sistema così ben organizzato, dove si gestisce pure la pipì di un paziente, ha trovato la mia presenza un vero e proprio elemento di disturbo, da annientare sul nascere. Certo è che con queste prospettive bisogna solo andare via da qui. Come potrei pensare a un prossimo parto nelle condizioni in cui versa questo posto! Ho bisogno delle vostre testimonianze, non è possibile che le cose debbano andare sempre così. Mentre ognuno diceva la sua, a me venivano sempre in mente le parole di Giovanni Paolo II..."NON ABBIATE PAURA,APRITE I CONFINI DEGLI STATI, I SISTEMI ECONOMICI,COME QUELLI POLITICI,I VASTI CAMPI DI CULTURA,DI CIVILTA’, DI SVILUPPO, NON ABBIATE PAURA"...e quanto è importante essere da quest'altra parte del fiume, dalla nostra parte, è importante testimoniare ed essere unite, così da diventare l'argine di questo mondo alterato, senza anima e così pieno di pregiudizi. Che non sono altro che paure profonde inespresse. Grazie a tutte voi di leggermi e aspetto testimonianze, baci