Aut.ne del Tribunale di Livorno n° 683 del 05/03/2001 - Spediz. in abb. postale: D.L. 353/2003 (conv. in L.

27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB LIVORNO Anno XII - n° 121 Aprile 2012

L’Editoriale
di Enrico Dello Sbarba

E’ il momento di vedere in faccia la realtà
Non sappiamo cosa potrà accadere di qui a qualche tempo ma, indubbiamnte, l’impressione crescente è quella che “la primavera” sorta dopo la costituzione del governo Monti, si stia “languidamente” estinguendo. La vicinanza del test elettorale amministrativo del 5 e 6 maggio che mette sempre in agitazione le forze politiche, alcune delle quali condizionate anche dal permanente radicalismo di alcune componenti del sindacato italiano (vedi la FIOM e quindi la CGIL), stanno creando crescenti difficoltà al governo di emergenza nazionale quale deve considerarsi quello formatosi nel novembre scorso sotto la minaccia del “default” per il nostro paese. Il pericolo è rappresentato dal fatto che “quello stato di emergenza indicato” non è affatto superato e quindi rischiare di interrompere, di ritardare o addirittura di compromettere il programma ineludibile di risanamento e di rilancio economico, rappresenterebbe un autentico karakiri. Se è vero che il Presidente del Consiglio dovrebbe esimersi dal
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Le acque carsiche nella politica italiana
E’ passato poco più di un anno dalla pubblicazione di un’intervista telefonica di Antonio Airò (Avvenire) a Mino Martinazzoli. Tra le molte considerazioni, l’ultimo Segretario politico della DC affermò che “c’è da troppo tempo un cattolicesimo politico in esilio che mi sembra non riesca a far intravedere una possibilità di ripresa”. Pochi giorni prima si era tenuto a Treviso (terra che fu democristiana) un dibattito con la partecipazione del direttore di “Avvenire”. Il tema proposto era “I cattolici in politica”. L’incontro era stato organizzato da due Associazioni, entrambe presiedute da donne. Nella presentazione dell’iniziativa le due Presidenti dissero che “i cattolici in politica sembrano acque carsiche”. Un’immagine felice. Ho l’impressione che di queste acque ce ne siano parecchie, ma nessun fiume emerge in superficie. E’ passato più di un anno. Il mondo politico italiano ha subito un terremoto e nemmeno con il terremoto è emerso un fiume. E così, oggi, Giuseppe De Rita dice che c’è “una caduta verticale di ruolo per un mondo (quello cattolico) che, pur avendo una grande vitalità interna, è incapace di metterla in campo nella polemica politica e mediatica”. Si avverte in Italia un cambio di cultura politica nel quale potrebbero venire
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Un articolo dell’On. Ivo Butini

Lunedì 16 Aprile, h. 18 a pag. 2 segue presso la sede del Circolo «Il Centro» Via Trieste 7 - Livorno

Mons. Paolo Razzauti
Vicario del Vescovo per la città parlerà sul tema:

C’è fede a Livorno ?
Venerdì 4 Maggio h. 17.30
presso la Chiesa degli Armeni Via della Madonna - Livorno

presentazione del libro

Suor Lucia De Gasperi
Disarmata di sè
di Francesco Giovannini
Presentazione: dott. Enrico Dello Sbarba Presidente Circolo IL CENTRO Moderatore: Prof. Giangiacomo Panessa Console di Grecia Relatore: Angelo Montonati - giornalista SARÀ PRESENTE L’AUTORE

da parte di tutta la Redazione

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Politica
non deve diventare una parte in causa e in gara, ma deve restare super partes e quindi non è opportuno che esageri nel contrapporsi ai partiti che lo sostengono. Una verità però non si può ignorare ed è quando Monti afferma che, in questo momento, il governo è forte ed i partiti no.Ed i partiti debbono prendere coscienza di questa loro intrinseca debolezza e non scaricare, in alcuni casi con rabbia e stizza, i loro problemi sui provvedimenti che il governo, vedi la riforma sul lavoro o quella sulla giustizia o sulla RAI , ha intenzione di assumere. I partiti, con l’esclusione di quelle componenti minoritarie e rissose, debbono invece seriamente interrogarsi sul perchè godono di così poco consenso ed impegnarsi per provocare, rapidamente, la necessaria inversione di tendenza. A questo riguardo un fattore positivo è costituito, per esempio, dagli incontri in corso per la riforma della legge elettorale, asse portante per restituire al cittadino il senso fecondo della sua “primarietà” nelle scelte del partito e dei candidati, e per assicurare al paese l’inizio di una nuova importante stagione politica che dia finalmente il senso del cambiamento. Ci cadono veramente le braccia osservare che a scagliarsi contro questa riforma elettorale siano proprio “i populisti ed i radicali” di tutte le obbedienze. Affermare, come ha avuto il coraggio di dire Parisi (ex prodiano della prima ora) che si tratta “di un ritorno ai riti decadenti della peggiore prima repubblica” o le smodate dichiarazioni della Rosa Bindi, ormai sul piede di guerra da quando sono iniziati gli incontri per un nuovo sistema elettorale, che rischia di rappresentare, ha dichiarato “la tomba del bipolarismo” significa non voler vedere in faccia la realtà. In effetti,entrambi, hanno un disegno ben preciso e cioè il sogno di portare Romano Prodi al Quirinale in combutta con la sinistra di Vendola e l’IdV di Di Pietro seguendo la linea indicata da “Il Fatto” ed “Il Manifesto”. Questi inquieti nostalgici supporters del Professore ,che non ha mai speso una parola di consenso sul governo Monti, dimostrano di non vedere in faccia la realtà. Intanto sul versante della destra revanchista guidata da Altero Matteoli e dalla pasionaria di destra - l’ex Ministro della Gioventù (sic!) Giorgia Meloni si annuncia una guerra senza quartiere al nuovo sistema elettorale ed hanno preannunciato conseguenze gravissime ove il progetto dovesse andare avanti. In questi tre lustri abbiamo assistito a riti decadenti, ribaltoni, rimpasti, tradimenti e ricatti a non finire senza alcuna visione ideologica in grado di ristabilire “alla politica vera” il senso umano del suo essere”. Ecco perchè dobbiamo veramente augurarci che il tema della riforma elettorale e quello graduale della modifica, in alcune parti, della costituzione, riescono ad andare avanti e d a concretizzarsi prima delle elezioni politiche del prossimo anno. enricodellosbarba@virgilio.it

dalla prima pagina

E’ il momento di vedere in faccia
rilasciare dichiarazioni un po’ fuori misura, specialmene nelle missioni all’estero, è anche vero che i leader dei partiti che lo sostengono sono tenuti a non speculare ed a ricercare più i motivi del consenso che quelli della diaspora. In effetti resta il fatto che se il clima politico dovesse deteriorarsi, le conseguenze sarebbero drammatiche: il mitico spread, anche per l’aggravarsi della crisi della Spagna, è risalito, negli ultimi giorni, a 340 punti e l’accentuarsi delle polemiche interne potrebbe avere serie ripercussioni sui mercati finanziari sempre così stranamente “sensibili” nei confronti del nostro paese. A questo proposito ci permettiamo di rivolgere al Presidente Monti, di cui apprezziamo, oltre alle eccezionali competenze sul piano economico, un indiscusso prestigio sul piano internazionale, un amichevole avvertimento: egli
Periodico mensile del Circolo Culturale

Le acque carsiche
messi in discussione due cardini del pensiero cattolico: lo spazio dei soggetti di base e il ruolo dei soggetti intermedi. Ancora un anno fa (marzo 2011), a commento delle manifestazioni di piazza del tempo, De Rita affermava che “le piazze non costruiscono l’identità in politica, men che meno in Italia. La nostra si è sempre forgiata a livelli intermedi – in parrocchia, nelle sezioni di partito, nei consigli di fabbrica – dove, giorno dopo giorno, si produce un cemento fatto di idee che piano piano si trasforma in identità” (Avvenire). Oggi sembra, invece, che il potere si sposti verso l’alto o che comunque si indurisca concentrandosi. E allora De Rita richiama una sintesi della “complessa verità” che appartiene alla cultura cattolica e cioè che “una società vive di equilibri tra soggetti individuali, corpi collettivi intermedi, responsabilità statali, dinamica internazionale” (Corriere della Sera). A me sembra che sia questo lo scenario da affrontare nelle sue odierne componenti di fatto, nelle sue tensioni, nella necessità di una forza per stare nel giuoco. E’ in corso una dura lotta politica, nella quale si formerà in diverso equilibrio tra la ricchezza, il potere e la libertà. Certo che occorrono regole nuove. Evitiamo, però, di sbagliare un’altra volta. La crisi è tanto nelle regole quanto nella società, nella sua classe dirigente a fronte della confusa insofferenza popolare.

Autorizzazione del Tribunale di Livorno

Redazione ed Amministrazione: Via Trieste 7, tel. 0586/427137 - Livorno www.circoloilcentro-livorno.it

DIRETTORE RESPONSABILE: Enrico Dello Sbarba
COMITATO DI REDAZIONE: Daniela Armani, Fabrizio Burchianti, Massimo Cappelli, Laura Conforti Benvenuti Alberto Conti, Salvatore D’Angelo, Francescalberto De Bari, Davide Livocci, Mauro Paoletti, Marisa Speranza, Franco Spugnesi. Hanno collaborato a questo numero: Cristina Battaglini, Gerardo Bianco, Massimo Cappelli, Bartolo Ciccardini, Beniamino Franceschini, Giovanni Giorgetti, Nicola Graziani, Mario Lorenzini, Silvia Menicagli, Matteo Speranza, Pieracci, Marisa Speranza, Franco Spugnesi, Letizia Villani.

STAMPA: Editrice «Il Quadrifoglio», Via Pisacane 7, tel. 0586/814033 - Livorno

Giornale chiuso in tipografia il 2/4/2012

Politica

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Prove tecniche di Terza Repubblica
di Nicola Graziani

Pier Luigi Bersani

Pier FerdiandoCasini

Angelino Alfano

Con il decrescere del consenso al governo Monti (niente di spettacolare,siamo al 44%, ma il trend esiste e forse aumenterà) la politica ha una grande occasione per riprendere fiato. Lo tiene sospeso da novembre, è ora che espiri e torni a immettere ossigeno nei polmoni. Finora era stata bloccata da un lato dall’iperattivismo decisionista del potere esecutivo. Poi però la sana impuntatura sulla riforma del mercato del lavoro non solo ha mandato un segnale necessario ai tecnici, ma ha anche smosso le acque. Non è un caso che prima i rapporti tra queste erano arenati sulla questione della Rai e della giustizia, mentre subito dopo è stata trovata l’intesa sulla legge elettorale. Un’intesa, dunque, il cui significato politico va al di là dei contenuti della bozza di sistema escogitato, sia esso spagnolo, tedesco o che altro. I partiti si sono rimessi in moto, e questa di per sè è una bella notizia. Il grosso pericolo, si leggeva su questo mensile la

volta scorsa, è l’abitudine di affidarsi al “podestà straniero” per risolvere l’insoluto. Con i rischi di non riuscire più a farlo tornare, più tardi, nei ranghi che gli competono. Ora Bersani, Casini ed Alfano hanno fatto sapere che le elezoni del prossimo anno potrebbero anche svolgersi senza il “porcellum”. La cosa è eccellente, ma a certe condizioni. La prima è che si tratti di una riforma vera, che restituisca lo scettro al Principe, cioè al popolo. Premessa necessaria per questo è che si riconosca il fallimento dell’idea che, semplificando il sistema, ne avrebbe guadagnato la stabilità. Si dirà: il governo Berlusconi, primo secondo o terzo, ha resistito ben più dei governicchi della Prima Repubblica. Non è questo il punto: l’Italia esce squassata dalla Seconda Repubblica perchè ogni cambiamento ai vertici comportava il radicale rovesciamento del lavoro fatto in precedenza. La longevità dei governi è stata salvata, non quella della linea politica.

La seconda idea cui rinunciare è il bipolarismo: la sua crisi è evidente, con buona pace di chi ritiene che un polo di centrodestra ed uno di centrosinistra siano in grado di interpretare le istanze della società civile. La partecipazione sempre minore alle elezioni da parte dell’elettorato attivo vale meglio di mille spiegazioni. Da ultimo: ammettiamo che è finita l’epoca dei leader. Il caso Lusi, da questo punto di vista, è sintomatico. Un male, il leaderismo, che incubava nell’organismo del Paese fin dai tempi di Craxi, ma che gli emuli del “Socialista” hanno portato alla perfezione. La legge elettorale, se mai verrà rinnovata, dovrà rinettere in circolazione la sana forma del partito, inteso come momento di elaborazione della politica e di selezione della classe dirigente. Altrimenti le attuali saranno solo prove tecniche di Terza Repubblica, e presto saremo costretti ad iniziare a sperare nella Quarta.

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Politica

Una nuova Dc? Se e come?
di Gerardo Bianco

da www.camaldoli.org
Bisogna partire da una rassegna bibliografica, rigorosamente critica, che sgombri il campo dai persistenti idola, dai pregiudizi e dai luoghi comuni che continuano ad alimentare l’interpretazione storica della cosiddetta “Prima Repubblica”. Solo per fare un esempio faccio riferimento alla teoria del “doppio Stato”, alimentata anche da ambienti giudiziari, che non regge perfino ad un’analisi superficiale del corso storico, ma che per molti studiosi e giornalisti resta la chiave interpretativa della “Prima Repubblica”. Che il fenomeno di Tangentopoli sia stata una patologia grave del sistema politico italiano è un fatto indubbio, ma non si può ridurre tutta la complessa costruzione dello Stato democratico italiano ad una storia di malaffare. Continuano, comunque, ad essere scritti libri con questa ottica che invece di valutare, per esempio, sulla base dei dati economici ed istituzionali, il biennio 1992-1994 come un periodo che salvò l’Italia dal naufragio finanziario, gettando le basi per restare agganciata all’Europa, e che avviò una seria opera anche di risanamento morale, giudicano quel tempo fondandosi sul voto dell’autorizzazione a procedere di Bettino Craxi la cui disanima si fonda, peraltro, su dati poco analizzati ed anche oggettivamente sbagliati. Questa troppo lunga premessa prima di entrare nel merito della domanda, mi è parsa necessaria perché c’è molto da dissodare e da vangare per liberare il terreno da macigni ed ingombri che rendono difficoltosa una lettura sine ira ac studio della nostra storia. La questione diventa ancora più spinosa quando si tratta di studi che riguardano la Democrazia Cristiana, la cui peculiare formazione (cultura e prassi politica) è ancora lontana dall’essere ben compresa, malgrado gli scritti di Gabriele De Rosa forniscano criteri e percorsi interpretativi quanto mai preziosi. Convengo sull’affermazione contenuta nella domanda che la scomparsa della democrazia Cristiana dal panorama politico italiano sia avvenuta in modo “anomalo”; meno concordo sulla considerazione che altri partiti si siano rinnovati e ricostituiti, transitando verso la “Seconda Repubblica”. Questa a me pare, piuttosto, “l’isola che non c’è”, poiché il quindicennio circa che ci separa dal 1994 può essere definito solo come “transizione incompiuta”, non essendo emersa alcuna forma riconoscibile di vero approdo. Si può anzi affermare perfino che si è trattato di un cammino a ritroso, essendo riemerso un antico male, pressocchè corretto negli anni ’90, dalla reciproca delegittimazione, che è il cancro di ogni sistema politico. La controprova che nulla di realmente nuovo si sia verificato dopo la grande crisi del biennio ’92-’94, che non trovò il suo positivo sbocco, come pure era possibile, per la precipitazione verso le elezioni anticipate, è dimostrata dalla nascita del Governo Monti, classico esempio di tregua per consentire alle forze politiche in campo di prendere ossigeno, ma soprattutto di definire orientamenti che non sono mai stati seriamente studiati né individuati. L’ “anomalia” del tramonto democristiano consiste soprattutto nel dato storico, difficilmente contestabile, che la crisi non è stata determinata dal fallimento della concezione politica del partito, né dalle fondamentali concrete scelte economiche ed internazionali operate nell’arco di oltre mezzo secolo. Si può perfino, affermare che mentre gli indirizzi politici costitutivi della repubblica, fissati fin dagli albori da Alcide De Gaspe
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Un cartellone pubblicitario apparso in Lombardia

Politica

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ri, e sostanzialmente perseguiti negli anni successivi, venivano ritenuti validi anche da forze politiche originariamente anti-sistema, proprio in quel tempo, si manifestavano in modo sempre più grave, i sintomi di crisi della Democrazia Cristiana. Per capire il fenomeno bisogna tener conto dei fattori storici e sociali in profondo mutamento in Italia e nel mondo, a cominciare dalla fine del blocco sovietico. Con la caduta del Muro di Berlino calava anche la grande paura e veniva, quindi, meno la funzione di scudo esercitata dalla DC, che si era giovata anche di consensi elettorali che andavano oltre la condivisione di principi e dei programmi propri del partito. A questo è un punto perfino scontato. Ciò che è meno scontato è che la stessa crescita sociale ed economica di ceti sociali “subalterni”, sviluppatasi per impulso delle politiche democristiane, spingeva queste classi emergenti verso opzioni di rappresentanza diretta, ma anche più egoistiche e localistiche, alimentate peraltro, da una cultura e da un’informazione sempre più partigiana e radicaleggiante. La DC veniva presentata come il partito degli esangui ed untuosi protagonisti di una storia passata e superata e l’attitudine alla mediazione politica veniva screditata come debole, impotente azione di governo. Più in profondità ancora agiva il processo di secolarizzazione che, con i referendum sul divorzio e ancor più sull’aborto, ebbe la sua evidente conferma, distanziando mentalità e costumi della società italiana dalla concezione originaria del movimento politico dei cattolici italiani. Sotto certi aspetti fu lo stesso partito ad essere toccato da questa ondata, mi si passi un neologismo, “sconsacrante”, smorzando così gli slanci ideali, riducendo a formule ripetitive principi una volta vitali, affievolendo l’interesse per la elaborazione dottrinale, riducendo l’impegno politico a prassi di mera gestione dle potere. In un sistema bloccato, come quello italiano per l’insuperato fattore K del PCI, aspetto che viene troppo spesso ignorato e sottovalutato, l’atmosfera politi-

ca veniva percepita come soffocante ed il governo democristiano come un regime, con la conseguenza di vedere schierato contro la DC la quasi totalità del mondo intellettuale e giornalistico italiano, fino al punto estremo di dichiarsi neutralia verso il terrorismo. C’era, dunque, una varietà di tarli in azione che andavano erodendo la grande nave che aveva traghettato l’Italia tra i grandi Paesi sviluppati del mondo e, quando scoppiò Tangentopoli, la struttura portante era parecchio corrosa, ma non distrutta. A completare la demolizione furono decisioni sbagliate della stessa classe dirigente democristiana nella convinzione che un tempo si era ormai concluso e che bisognava voltare pagina, senza considerare che quel patrimonio di cultura politica restava ancora vitale, animando il movimento rinato come Partito Popolare Italiano. Occorreva solo la pazienza di ricominciare, ricollegandosi anche ai generosi tentativi che da S.Pellegrino, a Sorrento, a Roma, a Perugia, ad Assago erano stati compiuti per rivitalizzare il partito. Si preferì la divisione e la diaspora, realizzando così l’ “anomalia” di un partito che si decomponeva, mentre la storia ne convalidava le fondamentali scelte politiche. È una storia fatta con i se, ma non per questo, a mio parere, meno valida, per-

ché essa non fu determinata da fattori ineluttabili, ma da decisioni umane che avrebbero potuto essere diverse da quelle assunte e che determinarono, poi, la sparizione della DC che, diversamente dal MRP francese, non aveva sbagliato politica. Per quanto riguarda il movimento politico dei cattolici italiani quelle deliberazioni, maggioritariamente approvate, di scioglimento del partito per confluire in altre formazioni artificialmente concepite non solo hanno creato un’ “Anomalia” storica, hanno anche determinato un evidente vuoto politico e culturale. Oggi se ne percepisce tutta la gravità, per cui, a fasi alterne, si immagine di poter riempire quella lacuna ricostruendo ciò che pure esisteva e si è voluto invece distruggere. Ma non può bastare né la consapevolezza del vuoto politico, né la buona volontà per rimediare, essendo ormai profondamente mutato il contesto storico e politico. A mio parere la strada della Democrazia Cristiana non è più percorribile, ma non è vano chiarirne la storia, individuandone i valori fondanti per riproporli come lievito di un nuovo possibile inizio per cattolici che intendano proporsi, in modo organizzato, come protagonisti di una proposta politica riconoscibile come ispirata ai principi cristiani del popolarismo.

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Bersani: attenzione a certi compagni!
Forse Oliviero Diliberto, titolare di un pulviscolo della sinistra antagonista, e la sua amica ritratta in questa foto, non si sono nemmeno resi conto di quello che stavano facendo. Ma l’ignoranza non è una scusante: la maglietta che inneggia alla morte del ministro Fornero è un’offesa - grave - alla dignità. Soprattutto a quella di Diliberto e della sua amica.

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Politica

Nostalgia dei comitati civici
di Letizia Villani di Bartolo Ciccardini

da www.camaldoli.org
Queste cose che sto per scrivervi non sono il resoconto della presentazione del libro di Publio Fiori “Qualche volta ritornano”, ma piuttosto le impressioni svagate di un’atmosfera di attesa non soddisfatta. Già Emilio Colombo trova che il titolo speranzoso che Publio ha dato alla raccolta delle sue esperienze politiche sia ambiguo e che possa esprimere una speranza (qualche volta ritornano), ma anche una delusione (e qualche altra, non ritornano). E mi sembra che questa amarezza sia il condensato delle attese deluse di questi ultimi giorni che mancano alla scadenza del 2 Aprile, giorno ultimo per la presentazione di quelle liste civiche dei cattolici impegnati nella carità sociale, invocata da Benedetto, nelle elezioni amministrative, liste che non saranno mai presentate. Emilio Colombo osserva con apprensione la grande fioritura di piccole iniziative cattoliche che vogliono riscoprire la politica e si lamenta che tutti questi gruppi sembrano costruiti più per difendere la loro diversità che per unirsi agli altri. E cerca persino di darsi una spiegazione risalendo all’inizio della diaspora per denunciare l’origine del male, che fu quella di aver intrapreso la via della scissione per ottenere il risultato politico di portare il partito a destra, tentativo che – sostiene Colombo – “abbiamo pagato caro ritrovandoci nel bunga-bunga e nella sregolatezza sull’orlo del baratro”. Parole severe che il Senatore a vita,

Emilio Colombo dall’alto della sua saggezza e dei suoi novant’anni, può permettersi il lusso di pronunciare. Ma anche Gerardo Bianco non è tranquillo ed il libro di Publio sembra ispirare anche a lui amare considerazioni. Accenna ad un suo tema ricorrente (a proposito del quale pubblichiamo in questo stesso numero un’importante suo articolo): quello della damnatio memoriae. Quando Salvati dice che la Prima Repubblica è tutta da buttare, dice il falso. “La storia della Prima Repubblica è un lungo cammino per creare una base più larga della democrazia, partendo da una situazione difficilissima di un Paese spaccato in due, sull’orlo di una guerra civile, sull’orlo di uno scontro internazionale che sarebbe stato apocalittico. Eppure pazientemente la speranza di De Gasperi di acquisire alla democrazia Nenni,

Gerardo Bianco il difficile cammino del centro-sinistra, l’apertura ad un dialogo più largo con le forze dell’arco costituzionale, fino al giungere in mezzo ad ardue difficoltà, ad un sistema aperto di una democrazia sbloccata è la grande opera storica della Democrazia Cristiana. E la democrazia era “bloccata” non per colpa della DC, ma per le scelte delle
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A Rosignano una voce fuori dal coro ora c’è:

CONFINDUSTRIA LIVORNO
Sezione Costruttori Edili

www.ilcambio.com Il sito che informa il cittadino!

Politica

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sinistre, che si proponevano una posizione internazionale impossibile e che forse troppo tardi hanno accettato ed utilizzato. La lunga marcia per una democrazia completa passò in mezzo a grandi tensioni ed a grandi pericoli. Ma anche Gerardo viene al punto dolorante invocato da Colombo: nel momento della crisi, l’inseguire la destra fu grande errore e fu grande errore l’illusione di Buttiglione di dirigere la destra. Ed anche oggi non è possibile pensare che si possano utilizzare i resti della degenerazione berlusconiana per fare qualcosa che sia coerente con la dottrina sociale cristiana, qualche cosa che parta dalla vitalità delle “piccole patrie” e non dal falso cimitero dei partiti inesistenti”. Alfano evoca il grande pensiero cristiano sociale (insegna Filosofia della Politica all’Università Lateranense, che lui chiama Università del Papa) e la necessità di un tessuto etico. Ha scritto un libro su Gedda e lo ricorda come un uomo, che pur non sapendo di politica aveva una forte dimensione morale. (E dice a Colombo: “Tu l’hai conosciuto bene Luigi Gedda!”. E Colombo fa sì con la testa. E mi sovviene di Gedda e delle perdute stagioni! “E come il vento odo stormir tra queste piante/, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno/ e le morte stagioni,/ e la presente e viva, e il suon di lei”). Anche allora il grande pericolo era l’astensionismo dei cattolici delusi e scorati, forse scottati da un troppo frettoloso cedimento al fascismo, conquistati ed illusi dalla concessione del Concordato. C’era bisogno che il mondo cattolico partecipasse alla politica per salvare l’Italia da un nuovo difficilissimo destino e senza fare un partito, ma tuttavia mobilitando tutte le parrocchie, portarono i cattolici votare. Sì, li portarono materialmente, con qualche esagerazione organizzativa ed attivistica, con barelle ed autoambulanze, con cestini per rifocillare gli attenti scrutatori, con manifesti ingenui fino alla commozione: “Tutti a votare! Perché chi non vota è un coniglio!”. È mai possibile che un antico democratico cristiano disperato, senta nostalgia

di Luigi Gedda, il nemico di De Gasperi, l’intransigente oltranzista, frenetico assertore di un cattolicesimo arrogante e massiccio? No, non era così. C’era una cosa importante da fare e la fece. Ed oggi ci accorgiamo che, essendoci una cosa importante da fare e non essendoci nessuna che la voglia, la possa e la sappia fare, stiamo qui a parlare del bunga-bunga! Ma cosa è che ci opprime tutti in questa bella riunione fatta per parlare della storia, delle memorie, delle speranze di un amico ritrovato, al punto da trovare ambiguo il titolo del suo libro, da trovare disperante la damnatio memoriae, da trovare stupida e goffa la nascita di tan-

ti piccoli gruppetti autoreferenziali? Cosa è che ci spaventa e ci avvilisce? Lo sappiamo cosa è. E dicendolo facciamo un errore. Ma abbiamo il coraggio di dircelo: una minoranza misteriosa, potente e nascosta, ha deciso di fermare il lievito che stava fermentando la massa, di rimandare le iniziative preannunciate a dopo le elezioni amministrative, di preservare l’astensionismo cattolico perché vuole imporre il riciclo cattolico del berlusconismo. Intanto, Berlusconi fa le liste civiche che avrebbero dovuto fare i cattolici, e in noi scatta la nostalgia per Luigi Gedda che portò i cattolici a votare per salvare l’Italia.

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Politica

I recenti fatti esteri mostrano la drammatica carenza di peso dell’Italia nella politica mondiale

Relazioni internazionali: Italia non pervenuta
di Beniamino Franceschini India e Nigeria sono terre amare per l’Italia, poiché entrambe confermano l’inconsistenza internazionale del nostro Paese. Anni di predilezione per gli affari interni da parte della classe politica e di diseducazione dell’opinione pubblica alle dinamiche mondiali hanno esasperato il provincialismo superbo e illusorio. Stretti dallo scontro ideologizzato, gli italiani si sono convinti che le relazioni internazionali possano essere condotte senza eccessivo danno affidandosi ad altri soggetti, o che, comunque, la priorità sia sempre la cura del proprio giardino. Certamente, pur essendo casi differenti, in India e in Nigeria emerge la posizione di secondo piano dell’Italia nella percezione della comunità internazionale e nella risposta del governo. Sia chiaro: i problemi non dipendono dall’esecutivo attuale, ma derivano da una tendenza di lungo corso. Ogni qual volta sia stato necessario intervenire, le fazioni politiche e d’opinione sono sempre state i peggiori nemici della politica estera italiana. Basti

Il Palazzo della Farnesina a Roma

pensare alle nostre missioni all’estero, riguardo alle quali lo sforzo più acre non è stato tanto nell’individuazione del quadro operativo, quanto nel convincimento circa il ruolo dei nostri soldati, sempre e solo impegnati in incarichi di pace. Il timore del volto militare dell’Italia, - non citiamo la

Lo ha chiarito l’A.d. Gina Giani del “Galilei”

Grandi potenzialità per Pisa e Firenze
In margine al dibattito in corso sugli Aeroporti di Pisa e Firenze, Gina Giani (nella foto), a.d. del Galilei, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Alla luce dei dati di bilancio presentati negli ultimi giorni da SAT e da ADF, credo che ci siano grandi potenzialità per entrambe le società. Non entro e non voglio entrare nel merito dell’operazione e delle sue prospettive, cosa di competenza esclusiva degli azionisti delle due società” ha chiarito Gina Giani, amministratore delegato di SAT, a margine della conferenza stampa di presentazione dei risultati finanziari della società pisana.

RYANAIR: NUOVI COLLEGAMENTI
DA PISA PER BRESLAVIA, HAUGESUND, MALMÖ, KOS E CHANIA (CRETA). VOLI A PARTIRE DA E. 10.99. Ryanair, la compagnia aerea preferita al mondo, ha inaugurato nei giorni scorsi le nuove rotte da Pisa verso Breslavia, Haugesund, Malmö, Kos e Chania (Creta).

parola “guerra”, - non è soltanto uno scrupolo nei confronti della Costituzione, bensì è l’esaltazione di una cultura spesso ipocrita che maschera l’avversione ai soldati in quanto tali, con la contrarietà alla decisione politica dell’impiego di truppe. L’Italia potrebbe assumere posizioni forti in politica internazionale solo a costo di sprofondare in dilanianti dibattiti che hanno l’unico risultato di allungare i tempi: anche questo è segno della mancanza di un sistema di valori condiviso. Entrando nel merito, Nigeria e India mostrano due caratteristiche dell’immagine dell’Italia contemporanea. Infatti, se l’episodio del blitz anglo-nigeriano ha ribadito ciò che già si sapeva, ossia che Londra considera Roma ontologicamente in subordine, la questione dei marò apre scenari ben più inquietanti, rendendo manifesti i vuoti sia della diplomazia italiana, sia della capacità di gestione politica della sfera estera: mancanza di risposta rapida alla sollecitazione, sottovalutazione dei fatti, ristrettezza nella lettura geopolitica sono limiti, oltre che del governo, anche di ampia parte della nostra classe dirigente. Ricordiamoci che non di solo spread muore l’Italia.

Attualità

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IL TABÙ DELL’ART.18
di Massimo Cappelli Quando le parti si siedono al tavolo della trattativa con lo scopo di raggiungere un accordo,i mali peggiori che possono insidiare il buon esito del confronto sono le questioni “pregiudiziali” e quelle di “principio”. Le prime antepongono all’inizio della trattativa una difficolta’ da superare e quindi determinano la necessità di una pre-trattativa prima di quella vera e propria,le seconde sono veri e propri macigni sulla strada del confronto sovente posti con il retro pensiero di non volere raggiungere alcun accordo. Queste considerazioni riguardano ogni forma di confronto dialettico tra parti che tutelano diversi interessi ad ogni livello. La situazione che si è venuta a creare sulla riforma del mercato del lavoro tra parti sociali e Governo sta risentendo negativamente di quanto prima detto. Dopo l’accordo registrato sulle nuove norme per favorire l’accesso al lavoro dei giovani ed eliminare il loro precario utilizzo quali : cessazione della pratica degli stage non retribuiti per giovani già diplomati e laureati e limitazione degli stessi solo per chi ancora studia; disincentivazione dell’uso del contratto a tempo determinato incrementandone il costo per il datore di lavoro;incentivazione delle assunzioni a tempo indeterminato per ridurre il precariato ; migliore regolamentazione dell’apprendistato cercando di favorire la stabilizzazione del rapporto di lavoro, il confronto si è incagliato sulla nuova disciplina dell’art.18. Davanti alla rigidità del sindacato CGIL bene ha fatto il Governo a non dare forza di decreto alla nuova normativa ma di proporla come Disegno di Legge al Parlamento per eventuali correttivi che comunque mantengano l’equilibrio da questa raggiunto in un clima di non contrapposizione. Una considerazione occorre fare. E’ ormai evidente il condizionamento che la CGIL,il più forte sindacato italiano,subisce dalla Fiom ,sindacato di una categoria importante come quella dei metalmeccanici ma pur sempre rappresentante di una categoria di lavoratori. La politicizzazione di questa componente spesso la porta a sposare posizioni di principio che allontanano dagli accordi ed in effetti pochi sono gli accordi da questa sottoscritti, proseguendo con Landini la linea che a suo tempo fu di Rinaldini ed ancor prima del socialista massimalista Bertinotti. Dispiace vedere come l’influenza di una componente complessivamente di minoranza ma combattiva riesca a coinvolgere anche la maggioranza della CGIL e quindi,con un effetto trascinamento,anche altre sigle sindacali,quasi in un processo democratico all’incontrario. Ecco allora che la mediazione esce dal campo sindacale e torna in Parlamento dove sono rappresentati gli interessi generali del Paese. L’augurio è che i partiti che sostengono il Governo in questo particolare e drammatico momento dell’Italia sappiano affrontare questa sfida e riconoscere i punti di equilibrio della riforma del mercato del lavoro. Non dimentichiamoci che gli esami non sono ancora finiti e l’Europa ed i mercati ci stanno osservando. Non dimentichiamo neanche cosa ha detto Monti ovvero che lui non ci sta a”tirare a campare” ma ha il preciso scopo nell’interesse del Paese di rimettere in discussione le vecchie logiche di potere e darci una Italia più credibile,se anche noi cittadini lo vogliamo.

10 Spigolature

Disperata e delusa!
Martedì 13 marzo la Cancelleria Angela Merkel è stata ospite del Presidente del Consiglio Mario Monti per un incontro ufficiale sulle tematiche dell’Europa. E’ apparsa, hanno riportato alcuni inviati, preoccupata, incerta, quasi disattenta durante la conferenza stampa conclusiva. Sembrava, hanno commentato alcuni giornalisti, stranamente assente ed in cerca di qualcuno che non vedeva. Alla fine “ il drammatico ed amletico dubbio” è stato chiarito. Ha cercato, ha sperato, fino all’ultimo (è ripartita nella stessa giornata), di incontrare il volto amico del “Cavaliere” ma tutto è stato inutile. Delusa e addolorata, prima di salire sull’areo di stato, ha dato un’ultima occhiata ma Lui non c’era!!!

re tu la go pi S
ta del marchio casual con sede a Verona, finora nel perimetro del gruppo 3A Antonini che controlla anche Alexander. Una dolorosa conferma della involuzione che il nostro paese sta drammaticamente vivendo nella stagione in cui ha trionfato il bipolarismo!

I nostri ultras ambisesso
I recenti incontri tra gli esponenti dei partiti che sostengono il governo Monti in relazione alla esigenza imprescindibile di una modifica dell’attuale legge elettorale meglio conosciuta come “legge porcata” hanno immediatamene sollevato le ire e le proteste degli “ultras” presenti all’interno sia del Pd che del PdL. La prospettiva, solo abbozzata, della cancellazione dell’abominevole bipolarismo estremista, che ha contribuito, in misura notevole, al disastro del paese, è stata sufficiente per scatenare le proteste degli ultras presenti nei due partiti. E chi sono? Ma è estremamente facile intuirlo ed indovinarlo: nel PD la pasionaria rossa, la nostra incommensurabile Rosy Bindi; nel PdL naturalmente l’ex ministrone (inconsolabile dopo avere perduto “la poltronissima”) e cioè Altero Matteoli. Hanno minacciato tuoni e fulmini se quella indecente proposta andrà avanti.!!

Una crisi annunciata!
Era inevitabile, il falso matrimonio o la pseudo alleanza tra il PD e l’IdV livornesi è fragorosamente crollato dopo scontri, dissidi, polemiche che hanno concorso a “destabilizzare” la maggioranza in comune: hanno assicurato. Quelli dell’IdV hanno assicurato la continuità dell’alleanza! Per favore gradiremmo un bagliore di onestà intellettuale prima che politica! Adesso restano, in giunta, quelli del SEL anche se il loro rappresentane in consiglio non si è capito bene se sta dentro o fuori. Nel frattempo sembra che stia crollando anche la prospettiva “Rossignol”: Coraggio Livorno ed avanti così che il futuro è assicurato!!

a vicenda. Intanto la ex parlamentare Marida Bolognesi - sponsorizzata dall’ex ministro della Pubblica Istruzione on. Fioroni (è già venuto a Livorno dove ha preso contatti anche con altolocati personaggi della Chiesa Livornese) - sembra sia seriamente intenzionata a lanciare la sua candidatura a Sindaco di Livorno. - Manovre anche all’interno della componente ex Margherita - in vista delle elezioni amministrative ma, in ordine sparso. In proposito, di rilievo, l’incontro dei “lettiani” avvenuto recentemente a Livorno ed impreziosito proprio dalla presenza di Enrico Letta. - No! Non chiedeteci notizie sul PdL uscito da un congresso trionfale. Le cronache parlano che su circa 1500 iscritti abbiano votato in 500, quasi tutti fedeli della pasionaria legata al sindaco di Roma Alemanno. In crisi nera “la pasionaria bionda” meglio conosciuta come “sfascia partiti”!!

L’esempio di Casini
Il leader centrista rinuncia, da subito, ai privilegi riservati agli ex presidenti dei due rami del Parlamento. “Ho avuto l’onore di servire la Camera dei Deputati dal 2001 al 2005, rinuncio con effetto immediato ai benefit previsti a seguito delle decisioni assunte dall’ufficio di presidenza della Camera”: queste le dichiarazioni rilasciate dall’on.Casini. Luciano Violante PD e Fausto Bertinotti - ex Rifondazione Comunista sembrano invece propensi a mantenersi “i benefit” fino alla loro scandenza e cioè trascorsi dieci anni dalla cessazione dell’incarico di Presidente. Al di là delle simpatie che nutro per Pier Ferdinando Casini che ho conosciuto, insieme a Marco Follini, allorchè erano giovani esponenti della D.C, mi sembra trattarsi di un bel segnale. La decisione assume un significato ben preciso e cioè l’aver fatto prevalere “il senso dello Stato ed il senso di responsabilità verso la nazione”. Per il momento sembra trattarsi di un gesto isolato. È augurabile e sperabile che non sia così ma quello di Casini resta comunque un gesto di grande dignità politica e morale ed anche di “contegno” in un momento cosè grave e difficile per il paese.

Le grandi strategie dell’intellighentizia politica livornese
All’insegna del rinnovamento ed in particolare del “ringiovanimento” della classe politica livornese stanno nascendo, come funghi ( anch’essi in crisi per la permanente siccità) gruppi e gruppetti nella esaltante ed illuminata politica livornese: Ve li riassumiamo brevemente. - I Lamberti - padre e figlio - insieme al redivivo avv. Giuseppe Batini - in conto API - con grande spolvero di iniziative di livello. - L’Avv. Angelo Mancusi ed il già vicesindaco Massimo Bianchi (degli anni ‘80): si sono già incontrati un paio di volte. Stanno progettando qualcosa ma non sappiamo cosa.... - Le diverse anime del PD che si studiano

Arrivano “li turchi”
Un marchio italiano, noto nel mondo, sta per finire nelle mani - di chi ? - dei turchi. Secondo quanto riporta il sito in lingua inglese di Hurryet (un quotidiano di Istanbul) la prestigiosa azienda, pruduttrice di scarpe per il tempo libero -Lumberjackstarebbe per essere venduta al gruppo Ziylan. Se l’operazione andrà in porto sarebbe l’ennesima azienda italiana della moda che passa a gruppi stranieri. Dopo Bulgari, Ferrè, Fendi, Gucci è la vol-

Livorno

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UFFICIO ANAGRAFE - In vigore l’annotazione della convivenza basata su profondi vincoli affettivi

Livorno città ‘piantata’…
Servono idee e forze nuove per farla ripartire
di Franco Spugnesi

Da lunedì scorso chiunque può, presentandosi all’anagrafe, far apporre sul proprio certificato di residenza l’annotazione che l’eventuale convivenza riportata sul documento, è basata su profondi vincoli affettivi; così ha deliberato il Sindaco… concedendosi un breve momento di “assertività” sull’unico argomento che ancora non ha sollevato opposizione o distinguo da parte dei suoi alleati. Non ho ben capito, ma la colpa é certamente mia che sono preso da altre preoccupazioni, a cosa mai possa servire questo romantico post scriptum anagrafico: forse a qualche recriminazione al momento della “scoppiatura” - il nostro era un vincolo profondo …lo sapeva anche il Sindaco - oppure a nobilitare alcune convivenze di disinteressati nipoti con nonnine centenarie in attesa del subentro nel contratto d’affitto della casa popolare come succedeva una volta.L’ipotesi più probabile è piantare una bandierina nel percorso dell’affermazione di improbabili riconoscimenti di coppie “non convenzionali” visto che non si riesce a fare altro. Eppure di cose da fare ce ne sarebbero: il piano strutturale, il PGR del porto, l’emergenza casa, il nuovo ospedale, la reindustrializzazione del nostro territorio, sono solo alcuni dei temi che chiamano questa maggioranza ad una sollecita operosità. Chiamata purtroppo senza risposta, poiché ogni energia viene impiegata nel con-

Il Palazzo Comunale di Livorno

Il Centro on line
Ricordiamo ai nostri lettori che è possibile visionare online o scaricare il nostro periodico visitando il sito internet del circolo:

www.circoloilcentro-livorno.it

fronto (talvolta nella rissa) con gli “alleati” dell’ IDV impegnati a conquistare spazi e visibilità con una notevole disinvoltura ma anche, bisogna riconoscere, con una certa abilità. La crisi della Giunta è però figlia naturale del Partito Democratico all’interno del quale il consenso e l’occupazione del potere locale (dallo storico P.C.I. in poi) hanno favorito una mentalità poco disposta al confronto e che ora soffre la consapevolezza che alle elezioni del 2014 non sarà più così facile indicare il sindaco né tantomeno eleggerlo al primo turno. Aggiungiamo che, anche legittimamente, affiorano nel PD possibili candidature che, a loro volta, mettono in gioco alleanze e strategie, certamente poco compatibili con il sostegno incondizionato all’Amministrazione in carica. E’ certamente assai più problematico governare una città, come la nostra, in momenti di ristrettezze, quando la crisi attanaglia le famiglie e le poche imprese che ancora insistono sul nostro territorio. Molti dei mezzi e mezzucci con cui la sinistra ha acquisito e mantenuto il consenso non sono più praticabili e quando una

benevola politica dei diritti per tutti non trova più coperture adeguate, le scelte, anche difficili, si impongono ed è inevitabile che qualche “compagno”, diversamente abituato, faccia mancare il suo sostegno. Il Partito Democratico deve darsi un nuovo orizzonte che lo liberi dai residui della democrazia bloccata di cui ha goduto per tanti anni e confrontarsi sinceramente con le forze moderate che sono presenti in città, riconoscendo, e sarà la cosa più difficile, che anche esse possono avere idee e progetti positivi. Le scelte necessarie a favore dei veri poveri, delle famiglie, degli anziani, le scelte a favore del lavoro, contro la rendita di chi non vuole aprire la città a coloro che vogliono intraprendere, creare lavoro e ricchezza, saranno ampiamente condivise. Solo cosi questa città si potrà rimettere in cammino, costruire percorsi di inclusione, recuperare risorse uscire da un pericoloso immobilismo che la condanna ad essere una città di pensionati abbronzati e sportivi, ma senza prospettive per i nostri (pochi) giovani.

12 Livorno Da uno studio dello storico concittadino Carlo Adorni

La presenza svizzera a Livorno
di Silvia Menicagli Nessuna definizione è più calzante per Livorno che quella di “città delle nazioni”. Livorno ha un substrato multiculturale questo substrato è ciò che ormai resta di una città costruita, strutturata e funzionante sulla presenza straniera. Grazie alle leggi “Livornine”, cioè la costituzione emanata da Ferdinando I Dè Medici, a Livorno era garantita una casa con bottega per iniziare il commercio, la libertà di culto e di preghiera a tutti gli stranieri che volevano venire nella costituenda città. Tra il 1500 ed il 1600, la città conobbe uno sviluppo inimmaginabile, le attività commerciali ben organizzate ed avviate ne fecero un polo economico tra i più importanti nel commercio marittimo. Tanto che valse a Livorno l’appellativo di “porta d’Oriente”. Ben presto quindi i consolati delle nazioni si spostarono nella città labronica ed alle nazioni si consentì l’elezione dei rappresentanti consolari, i quali facevano da tramite fra i loro luoghi d’origine ed il Governo centrale. Della Svizzera non si è mai sentito parlare come presenza di una vera e propeia nazione perché era nascosta ed inclusa in quella Olandese Alemanna, ma sia per il numero che per l’importanza di fatto era una vera e propria comunità strutturata. Già nel 1631 una grossa presenza svizzera era costituita dal gruppo dei facchini che avevano ottenuto dalla Dogana il privilegio di operare in esclusiva nel trasporto delle merci a terra. Quindi è chiaro comprendere come inizialmente il flusso migratorio in città sia stato spinto da necessità di lavoro, con il passare dei secoli la necessità di venire a lavorare a Livorno era dettata da interessi economici grandi che spostavano dalla Svizzera in città le forti famiglie di imprenditori che vedevano in Livorno la possibilità di ampliare i loro traffici grazie alla liberalità di professione religiosa “riformata” e soprattutto alle franchigie del porto. Nella seconda metà dell’ottocento protestanti ed ebrei strinsero una alleanza e fondarono la “Banca di Livorno” diretta da svizzeri ed israeliti, nata dall’apporto
segue a pag. 13

La copertina del libro di Carlo Adorni.

Il Bar-Pasticceria dei Fratelli Bezzola che agli inizi del 1900 era posto all’angolo fra piazza Guerrazzi e via Vittorio Emanuele (oggi via Grande): foto tratta dal libro “Dalle Alpi al Mare” di C. Adorni.

Livorno
da pag. 12

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di risorse finanziarie di varie nazionalità oltre che con i mezzi dei commercianti livornesi. Tante le famiglie presenti in città che costruirono palazzi di città e ville nella adiacente campagna di Montenero, dove tra l’altro si recavano in pellegrinaggio per l’adorazione della vergine del santuario. Adorazione che fu esportata nella loro terra di provenienza. Molte famiglie non sono più presenti nella nostra città altre hanno ancora dei rappresentati e qualcuna ha lasciato tracce indelebili. Il libro dal titolo “Dalle Alpi al mare”, presentato alla “Edison bookstore” dall’autore stesso e dal professore Giangiacomo Panessa, insieme alla signora Margherita Wassmuth è un utile strumento per entrare nella storia di una comunità che ha contribuito insieme ad altre alla costruzione di Livorno. “La cultura ci fa ricchi” è uno slogan inventato per un congresso di due anni fa nel Trentino, dove parteciparono premi Nobel, economisti, politici, studiosi, imprenditori ma anche urbanisti, filosofi ed artisti. Incontro nato per promuovere la cultura come mezzo di sviluppo, ne nacque la proposta di fare dell’intero nordest la capitale europea della cultura 2010, nel 2019 spetterà all’Italia, ma saremo preparati? Il PIL relativo al settore cultura, per l’Italia rappresenta il 4% e lo stato investe lo 0,8% delle finanze, questo potrebbe aumentare se si aprissero nuovi siti storici o si potessero incentivare altri settori del nostro ricco patrimonio culturale. Ed ecco la necessità di trasmettere la nostra cultura storica, la nostra derivazione multietnica per comprendere il “caso Livorno” unico nella storia, di

La Famiglia Zanda nel giardino in Borgo Cappuccini in una foto del 1913 mentre celebra la Festa nazionale Svizzera. (Foto tratta dal libro “Dalle Alpi al Mare” di Carlo Adorni).

come si costruisce attraverso le interculture un tessuto sociale, economico ed artistico da tramandare alle generazioni future. Dobbiamo investire sulla storia come op-

portunità per il risveglio di Livorno. Come ha citato il professor Panessa: -“noi livornesi siamo seduti su di un forziere pieno di perle, ma non c’è nessuno al momento in grado di aprirlo.”-

L’autore Carlo Adorni

14 Livorno Prevale la scelta liceale ma si affaccia anche quella professionale

La situazione delle scuole a Livorno
di Mario Lorenzini

C’è una novità nella scelta del “dopo scuola media” per il prossimo anno scolastico da parte degli studenti livornesi e delle loro famiglie. La novità è rappresentata dai nuovi indirizzi dell’Istituto Professionale Colombo favorito dall’inserimento nell’Istituto Tecnico Commerciale Vespucci. Ben 90 alunni si sono iscritti alla prima classe(per lo più,femmine come è tradizione di quell’istituto) mentre l’altro Istituto Professionale Orlando è in crisi nera con appena 41 iscritti(e la fusione con l’ITG e il Nautico, voluta l’anno scorso dalla Provincia, non ha giovato). Per il resto niente di nuovo. I licei sono ancora i preferiti, e questa scelta sarebbe da esaminare dettagliatamente ma nessuno esame può essere fatto visto che la scuola gode dell’autonomia. Marcia spedito il Cecioni con 365 iscritti, che supera nettamente l’Enriques con 190; tiene il Palli con 119 mentre il Classico, carico di storia, conferma la crisi ormai da anni dell’istruzione classica.

e pensare che fino a pochi anni fa si temeva per la sua sorte. Ricordiamo ancora le vicende che insieme ad altri, nelle quali sostenemmo la presenza dell’Istituto, caro al preside Mummolo per una città che vive sul mare.

Propeller e Olt
di Cristina Battaglini In occasione di un incontro del Propeller club, ospiti del presidente Fiorenzo Milani e dei soci l’amministratore delegato di Olt Offshore Lng Toscana, Peter Carolan, e l’operation manager Giovanni Giorgi si è discusso per illustrare il progetto Olt. Il rigassificatore - ha spiegato Giorgi arriverà a Livorno dopo avere lasciato il cantiere di Dubai ed attraversato il Canale di Suez, alla fine del 2012. A marzo 2013 inizieranno i primi test con il gas liquefatto a bordo e l’anno commerciale inizierà invece il primo ottobre. E’ prevista l’occupazione di 120130 persone tra personale impiegatizio e di bordo; Olt intende rimanere sul territorio per almeno 20 anni; 18 milioni di euro l’anno i costi operativi; 400 milioni di euro di ricaduta economica sul territorio; raggiungimento del break even point (punto di equivalenza tra costi e ricavi)-come spiega l’amministratore delegato Peter Carolan- in non meno di due anni, ma probabilmente di più, dipenderà dalle condizioni generali di mercato. I ritardi nella realizzazione del progetto - ha spiegato Giorgi - sono dovuti alle fasi di assemblaggio. Per la massima trasparenza, Olt ha recentemente ottenuto i certificati qualità ISO 9001, responsabilità sociale SA8000, sicurezza e salute dei lavoratori OHSASI8001 e ambiente ISO14001. Presenti all’incontro il prefetto Domenico Mannino, il presidente della provincia Giorgio Kutufà, il presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi, gli assessori comunali Walter Nebbiai, Giovanna Colombini e Mauro Grassi.

L’ingresso dell’Istituto Tecnico Commerciale “A. Vespucci” di via G.B. Guarini.

Nell’istruzione tecnica l’ITI (industriale) con 289 si conferma l’istituto di fiducia per chi al termine del quinquennio si accingerà ad affrontare il mondo del lavoro (e speriamo che fra cinque anni la situazione sia migliore di quella di oggi), segue il Vespucci (commerciale) pur in leggera diminuzione di iscritti 196 rispetto ai 231 dell’anno in corso) mentre il Buontalenti (geometri) conferma la crisi con appena 45 iscrizioni. Il Nautico va forte con 120 iscritti

Livorno

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Quest’anno ricorre il centenario della morte del famoso poeta che ebbe importanti trascorsi nella nostra città

Giovanni Pascoli e Livorno
di Mario Lorenzini Giovanni Pascoli insegnò Latino e Greco al Liceo di Livorno dal 1887 al 1895 e in una lettera al Preside Ottaviano Targioni Tozzetti, al termine dell’anno scolastico, denunciò “una certa fiacchezza” nell’applicazione degli studenti dell’ultimo anno nelle due materie come fossero “mostri apparsi sulla loro strada” e auspicò l’affidamento ad un solo insegnante delle tre letterature italiana, latina e greca. Perché abbiamo voluto ricordare del Pascoli il momento dell’insegnamento a Livorno? Perché trattasi di una nostra “scoperta” durante la mostra che il Liceo classico ha organizzato con l’aiuto dell’Archivio di Stato. La lettera al preside non era proprio in vista ma quasi nascosta.E invece era una lettera importante specialmente in un momento, come questo, in cui si parla di riforma della scuola, di riordino dei cicli,di liceo classico si, liceo classico no. Il Pascoli intanto aveva già notato la “fiacchezza” degli studenti. Una simile affermazione è da sottolineare perché trattasi di una situazione di un secolo fa e gli studenti del liceo classico si potevano contare sulle dita di una mano. Si poteva pensare che fossero tutti motivati, invece no,erano “fiacchi”. Evidentemente il latino e greco sono state bestie nere, in qualunque tempo. Poi il Pascoli si fece paladino di una riforma che non ha mai trovato accoglienza: quella di una unico docente per l’italiano, latino e greco.E tutto sommato non aveva torto. Una lapide lo ricorda docente ai po-

Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 855 – Bologna 1912)

Ottaviano Targioni Tozzetti (Mercatale di Vernio 1833 - Livorno 1899).

steri nell’atrio del Liceo di Livorno su cui sta scritto “anima fervida di libertà e di umanità che espresse nel suo canto le voci della natura e della vita,la se-

renità nel dolore e fraterne consolatrici speranze nei cuori e illuminò poesie e magistero con senso e intelletto d’arte di classiche bellezze”

Via Aurelia 7 - Tel. 0586/940134 Stagno - Livorno

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Rosignano

A proposito dello sciopero contro l’art. 18 dei lavoratori del complesso Solvay

Caro Ugo Tarchi, ma cosa stai dicendo?
Non era un messaggio isolato quello del sindacalista Stefano Santini della Rsu Ineos lanciato alcuni giorni fa: l’assemblea dei lavoratori, tenutasi venerdì 30 marzo, ha deciso forme di lotta diversificate tra cui, al limite, anche il blocco delle strade. Evidentemente anche le forme di lotta sindacale sono mutate. Non importa se il blocco delle strade significa interrompere altre attività o impedire ai cittadini il diritto del libero transito o magari l’accesso alle proprie abitazioni: il feticcio del mitico art.18 (uno strumento nato insieme allo statuto dei lavoratori nel lontano 1970) e su cui si è aperto un acceso dibattito per alcune modifiche utili a facilitare lo sviluppo economico del paese, vale la violazione di diritti essenziali, quale è quello della libertà di movimento. Sconvolgente la postilla in chiusura di Ugo Tarchi, un sindacalista a vita che non va mai in pensione. Con una esilirante battuta ha detto “dobbiamo essere pronti a introdurre l’art.19. Ovvero se Monti vuole andarsene che lo faccia pure,non saremo noi a fermarlo!” (dalla cronaca de IL TIRRENO di sabato 31 marzo). Caro Tarchi anche tu, evidentemente stai invecchiando: con quell’affermazione sembra quasi che tu rimpianga i governi del Cavaliere. Ed infine un’altra nota di colore. A quale titolo è intervenuto il compagno Giacomo Luppichini - consigliere comunale di Sinistra e Libertà - presidene dell’ANPI e già sfortunato segretario del partito della Rifondazione Comunista? Sono stati invitati anche i responsabili comunali degli altri partiti (pensiamo al Pd, al PSI ed anche all’IdV)? Saremmo curiosi di saperlo!

In attesa di una decisione della Soc.Edison

Il gassificatore di Rosignano
La comunicazione resa pubblica dal Sindaco Franchi della soc.EDISON che si riserva, a breve, una decisione definitiva sulla costruzione del gassificatore ed il raddoppio dell’etilene apre, forse una tenue speranza, per un investimento che resta fondamentale per la ripresa dell’atonica economia della zona resa ancora più incerta dai problemi riguardanti il complesso Solvay. L’opera rientra nel Progetto Rosignano ed è fondamentale per le scelte strategiche del futuro come, in una breve dichiarazione, ha affermato il Sindaco Alessandro Franchi. Naturalmente IL CENTRO riconferma la “priorità” per quest’opera non assolutamente in contrasto con lo sviluppo del turismo che, purtroppo, anche a causa della grave crisi economica che ha colpito il paese, non può rappresentare l’unica alternativa all’economia della zona. Questa volta, se il progetto andrà avanti, ci ritroveremo insieme ad Ugo Tarchi, da sempre convinto sostenitore dei quell’investimento. Nnon sarà certamente dei nostri Giacomo Luppichini, strenuo oppositore da sempre e in contrasto, questa volta, con la grandissima maggioranza dei lavoratori Solvay, favorevoli alla costruzione del terminale. Cosa che accadono!

A Fulvio Fontanelli
prestigioso riconoscimento
Il nostro caro amico e concittadino Fulvio Fontanelli - comandante del nucleo anticrimine carabinieri di Livorno - già decorato della medaglia di lungo comando e della medaglia d’argento al merito Melitense, ha ricevuto la onoreficenza di Cavaliere Ufficiale al merito della Repubblica. All’amico Fulvio le più affettuose congratulazioni personale e dell’intera redazione.

ARMUNIA

Preoccupazioni sul futuro
Le dichiarazioni del Presidente della Provincia Giorgio Kutufà che mette seriamente in forse l’eventualità di impegni finanziari in favore di ARMUNIA a causa dei dolorosi tagli che impongono una “rivisitazione” delle partecipazioni finanziarie dell’Ente, acuiscono le nubi sul futuro di ARMUNIA. Dopo le rinunce di tutti i Comuni della Bassa Val di Cecina, trova il solo comune di Rosignano impegnato nella sopravvivenza di un organismo che ha fatto la storia della cultura del nostro territoria fin dagli anni ottanta. Del resto, la probabile “fuga” della provincia è giustificata anche dal fatto che, alla luce delle decisioni del governo, è in discussione, addirittura, la permanenza dell’ente provincia. Resta pertanto incerto il futuro di ARMUNIA che dovrebbe essere trasformata in fondazione ed il cui iter, dopo l’approvazione del Consiglio Comunale di Rosignano, è ora sottoposto all’esame della Regione. Attendiamo il responso regionale e poi....?

Acli Labor
SOCIETÀ COOPERATIVA

Edilizia Pulizie civili e industriali Giardinaggio
Via del Mondiglio 18, loc. Le Morelline Tel. 0586.790.751 - Fax 0586.790.604 www.aclilabor.it ROSIGNANO SOLVAY

Cultura

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Una conferenza organizzata dal Club La Carta al Caffè Ginori sull’arte del Caravaggio

Il paradosso cristiano
L’Amm. Giovanni Balestra, prestigioso cultore nel mondo dell’arte, noto non solo a Livorno, ha tenuto, invitato dal club rosignanese La Carta, presso il Caffè Ginori di Castiglioncello, una conferenza, con proiezione sul tema “Il Paradosso Cristiano nelle luci e nelle ombre del Caravaggio”. Partendo dall’omicidio che il Caravaggio ha commesso a Roma il 28 maggio del 1606, il relatore ha inteso dimostrare come, negli ultimi quattro anni di vita (la morte sopraggiunge a Porto Ercole nell’estate del 1610) l’artista abbia coniugato in modo quasi viscerale la sua produzione artistica con quelle che erano le sue vicende esistenziali. Illustrando e spiegando con dovizia di particolari alcuni dipinti di questo periodo tormentato che vede il Caravaggio in fuga perenne da tutto e da tutti, il relatore è infine arrivato ad analizzare il dipinto che a buon diritto può essere considerato il testamento pittorico ed umano del Caravaggio: DAVID CON LA TESTA DI GOLIA, in cui la testa mozzata del gigante filisteo presenta il volto che è l’autoritratto del Caravaggio, l’ultima tragica immagine che l’artista ha lasciato di sé. E’ un quadro tremendo, realizzato con una pittura estremamente essenziale, in cui è quasi palpabile lo scoramento, la disperazione e il terrore per quello che poteva essere l’epilogo della sua fuga: la decapitazione, come del resto era scritto sul Bando Capitale a emesso a carico del Caravaggio dal Tribunale Pontificio il giorno successivo all’omicidio. Anche e soprattutto in questa opera, l’artista ha messo a confronto le tenebre e la luce, scontro costante nella sua pittura, intese come simbolo rispettivamente del peccato e della salvezza. Questo contrasto è quindi la ragione del titolo della relazione: un tremendo incontro scontro tra il Caravaggio e Dio in cui prende forma appunto il paradosso cristiano sempre presente nella pittura disperata dell’ultimo periodo di vita di uno tra i più grandi rivoluzionari della storia dell’arte.

Il Davide e Golia del grande Caravaggio

18 Cultura MONTECATINI VAL DI CECINA.

La scuola femminile della miniera
di Letizia Villani

Franceso Giuseppe Sloane , Orazio e Alfredo Hall, Pietro Igino Coppi e Vincenzo Ghilli, dirigenti della miniera di Rame di Montecatini val di Cecina, eressero una scuola femminile ufficializzata da un Regio Decreto il 5 settembre 1903. La scuola femminile era considerata un ente morale e aveva come fine l’istruzione femminile della comunità di Montecatini val di Cecina in conformità alle norme date dai fondatori e in armonia con i regolamenti e i programmi governativi per l’istruzione elementare. La scuola non poteva rimanere chiusa per per un periodo continuativo di oltre due mesi, l’insegnamento veniva diviso in due parti distinte: l’istruzione elementare e l’insegnamento dei lavori domestici. La scuola veniva finanziata grazie all’affitto di alcuni alloggi di proprietà della Miniera e dallo Stato italiano che contribuiva con 1,200 lire lorde l’anno. Tutte le rendite andavano impiegate esclusivamente per la manutenzione e per pagare i maestri ma se avanzava una piccola cifra era destinata come premio alle migliori alunne. L’amministrazione e la direzione della scuola era affidata ad un comitato direttivo composto dal sindaco del paese, dall’arciprete della chiesa di san Biagio e dal direttore della miniera di rame che

Paesaggio di Montecatini Val di Cecina

svolgevano questa funzione gratuitamente. Il comitato direttivo inoltre doveva occuparsi di presentare i bilanci e il rendimento annuo della scuola al consiglio comunale di Montecatini nei termini e nei modi previsti dalle leggi del tempo, aveva l’onere di nominare una maestra per l’istruzione elementare e una per i lavori domestici. La prima veniva stipendiata con le tariffe

comunali l’altra con uno stipendio che veniva deciso dal comitato direttivo stesso. Ogni anno inoltre il comitato doveva presentare lo statuto della scuola e sottoporlo all’approvazione del consiglio scolastico provinciale . Una realtà quindi che ha formato tante ragazze nella prima metà del’900, un’opportunità per i tempi unica , un decisione che fece di Montecatini un esempio da seguire.

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Cultura

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Gli apparati effimeri nel settecento livornese
di Marisa Speranza Una borsa di studio (2.500 euro) di cui ha beneficiato una giovane livornese , laureata presso l’Università di Pisa, merita attenzione perché è un fatto nuovo e rilevante. E se il Premio porta il nome di “Carlo Mangio”, si raggiunge un duplice scopo: il ricordo associato al beneficio. L’ha rammentato Annamaria Tomassi, presidente dell’associazione “Amici dei Musei e dei Monumenti Livornesi”, a cui va il merito dell’iniziativa. Che si è concretizzata in un bando di gara per il conferimento della borsa a una tesi di ricerca su un tema inerente “Le arti figurative a Livorno dal ‘600 al ‘900". Ha vinto Alice Panella con “Gli apparati effimeri nella Livorno del Settecento”. “Una tesi,la sua, che avrebbe catturato l’attenzione di Carlo Mangio”, ha spiegato il prof. Carlo Venturini, presidente della Commissione giudicatrice, che ha ricordato l’amico scomparso come “una persona che non si dimentica”. Docente di Storia Moderna presso l’Università di Pisa, Mangio era un gran frequentatore di Archivi. Legatissimo a Livorno, ne ha scritto a più riprese scavando nel suo passato. “L’idea di una borsa di studio a suo nome è merito di Annamaria : non fa parte, infatti, delle abitudini della città”, ha osservato Venturini, che ha poi lodato “una tesi di laurea concentratissima”, diversa dalle altre e “fatta nell’archivio”. Una conferma positiva dell’attività svolta dagli “Amici dei Musei” è venuta dalla direttrice del Museo Fattori, Francesca Giampaolo, che ha ricordato collaborazioni importanti con l’Associazione. “Onore al merito”, ha poi aggiunto Mauro Del Corso, presidente della FIDAM (Federazione Italiana delle Associazioni degli Amici dei Musei), sottolineando l’importanza dell’evento : “E’ la strada da seguire”, quella con cui “gli Amici livornesi hanno vinto una scommessa”. Ma cos’erano gli “apparati effimeri”? . A spiegarlo è intervenuta Alice Panella. Si trattava di complessi decorativi situati in punti strategici (piazze, chiese …) per qualche evento speciale e destinati, poi, allo smantellamento. Il cantiere dell’effimero, era, dunque, una grande macchina scenica messa in piedi da artisti. E poiché era la manifestazione visibile del potere, niente era lasciato al caso (“Il programma ideologico veniva affidato ad esperti”). Grazie alle immagini proiettate sullo schermo, si è avuta un’idea della magnificenza degli apparati labronici settecenteschi di cui resta testimonianza, oltre che nella documentazione iconografica, in libretti a stampa, lettere, fonti manoscritte, testimonianze successive. Un esempio? Le feste per l’arrivo a Livorno del granduca Pietro Leopoldo (1766) e di Maria Luisa di Borbone. Nella piazza Grande sfilavano i carri effimeri in pompa magna : ogni Nazione aveva allestito il suo, contribuendo a creare un grandioso effetto d’insieme. Un dipinto del Gherardini raffigura il palio di fregate organizzato dalla Nazione Olandese per contribuire ai festeggiamenti. Che furono fastosissimi. L’iconografia d’epoca è molto ricca : nel 1690 si incorona l’immagine della Madonna di Montenero e l’arredo si arricchisce di enormi drappi che pendono dal soffitto; nel 1774 si ingrandisce il Duomo con arca-

PREMIO CARLO MANGIO

te laterali che fanno pensare a un’estensione fisica dello spazio ecclesiale. Ricco e decorativo, l’arco allestito nel 1732 dalla Nazione inglese per l’ingresso di don Carlos (figlio di Filippo V° di Spagna ) a Livorno. L’imponenza era tale che l’arco (con anima in legno) non differiva da un’architettura reale. Di sicuro effetto, e assai popolare, la “macchina della cuccagna”, con un corpo piramidale che suscitava meraviglia. Anche le cerimonie funebri avevano i loro apparati effimeri. Ce ne fu uno grandioso in Duomo in occasione della morte del Gran Delfino di Francia (1711), figlio di Luigi XIV° e cugino di Margherita d’Orleans, moglie di Cosimo III°. Altrettanto scenica la macchina funebre, ad andamento piramidale, allestita per la morte del granduca Francesco Stefano (1765). Ci si stupisce oggi per la magnificenza di quegli apparati che richiedevano tanto impegno artistico. “Come si fa a parlare di “cose” destinate a non durare ? si è chiesta Alice Panella. Ma esse ci restituiscono lo spirito del tempo : quel secolo d’oro che fu, per i labronici, il Settecento livornese.

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Cultura

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Il regista sceneggiatore francese fu il pioniere della nouvelle vague

Truffaut: cinema, donne, bambini
di Matteo Pieracci Pioniere della nouvelle vague, sguardo attento su ciò che i bambini esprimono, fedele hitchcockiano e permetteteci di aggiungere, amante romantico e passionale di alcune delle più belle attrici francesi dell’epoca. Ecco, la descrizione che più si addice al “maestro” Francois Truffaut. Mentre in Italia il Neorealismo stava lentamente chiudendo il suo periodo di massima produzione, in Francia la “nuova ondata” della Nouvelle Vague iniziava a far conoscere i precursori della corrente cinematografica che avrebbe rivoluzionato il mondo del cinema. L’infanzia per Truffaut è difficile, bambino estroverso e molto sensibile che accusa il malessere di colui che “c’è ma non è voluto”. Ciò che cambia radicalmente la vita del regista è l’incontro con il critico cinematografico André Bazin che gli offre l’opportunità di occuparsi di cinema sulle pagine di alcuni giornali. Da qui in poi iniziò la sua ascesa, facilitata anche dal sodalizio con alcuni registi emergenti dell’epoca come Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e Jacques Rivette. Nasce ufficialmente la Nouvelle Vague,
François Truffaut (Parigi1932 – Neuilly-surSeine 1984) è stato un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e critico

arte cinematografica essenziale, a basso costo e caratterizzata dalla presenza di alcuni attori non professionisti in ruoli di prim’ordine. Ne “I quattrocento colpi” (1959) ci sono tutti i vissuti, le paure, e i ricordi del regista che attraverso la storia del Doinel ancora bambino, ripercorre anche la propria infanzia (successivamente il personaggio

Le locandine di Finalmente domenica (1983) e L’ultimo metrò (1980) , due tra le pellicole più note di Francois Truffaut.

di Antoine Doinel sarà il protagonista dei film “Baci rubati”, “Non drammatizziamo...è solo questione di corna” e “L’amore fugge”). Ma lo sguardo attento e cauto verso i problemi dei bambini, si ripropone con delicata perfezione in pellicole quali “Il ragazzo selvaggio” (1969) e ne “Gli anni in tasca” (1976), dove le voci, i pensieri e in alcuni casi il disagio dei piccoli la dice lunga sull’arroganza degli adulti che evitano di porsi domande sui problemi dell’adolescenza. Eppoi c’è la parte hitchcockiana di Truffaut, la venerazione verso il “maestro dei maestri”, che riuscirà ad intervistare nel libro “Il cinema secondo Hitchcok”. La lezione di Hitchcock sembra aver giovato al regista francese, che riesce negli anni a girare film con accenti noir: “La sposa in nero” (1967) e “Finalmente domenica” (1983) ne testimoniano il successo. Infine l’amore: contrastante, contrastato e a tinte melò di cui Truffaut è la superba mente nella storia del cinema. Storie coraggiose (e censurate!) come quella raccontata in “Jules e Jim”(1960) prima e ne “Le due inglesi” (1971) poi, e persino storie d’amore “sotto l’occupazione” ne “L’ultimo metrò” (1980). E sempre di amore si tratta se pensiamo ad “Effetto notte” (1973), come il film con cui Truffaut omaggia il cinema.

22 11 Cultura Un viaggio nel tempo lungo grandi e piccoli centri nel volume L'arte dell'abitare in Toscana

Grand Tour fra palazzi e ville di città e campagne toscane
di Giovanni Giorgetti

I coniugi Paolo Bertoncini Sabatini e Emilia
Daniela, entrambi architetto e dottore di ricerca in Storia dell'Architettura e dell'Urbanistica, docenti all'Università di Pisa, autori dell'elegante volume L'arte dell'abitare in Toscana.

Il giorno 9 marzo scorso è stato presentato alla Sala Balì della Cassa di Risparmio, in via Borra il libro L’ARTE DELL’ABITARE IN TOSCANA forme e modelli della residenza fra città e campagna (Edizioni Polistampa) L'elegante volume, arricchito di oltre 250 bellissime foto, è un viaggio nel tempo, lungo grandi e piccoli centri della Toscana, alla scoperta delle for-

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me e dei modelli di abitazione che hanno fatto di questa regione una delle più belle del mondo. Il libro nasce dalla collaborazione dell’OMA (Osservatorio dei mestieri dell’Arte) e dell’ADSI (Associazione Dimore Storiche Italiane) della Toscana. L’OMA ha come scopo la ricerca e la conservazione dell’identità del territorio, di valutare e promuovere i mestieri delLa copertina del libro L'arte dell'abitare in Toscana l’arte e di approfondire la qualità delle produzioni del- descritta dal lato architettonico e nel l’economia e della formazione. suo contesto storico. L’ADSI non ha scopi di lucro e si pro- Della nostra città (sotto il titolo "Lipone di agevolare la conservazione, la vorno: nascita ed evoluzione di una valorizzazione e la gestione delle dimore città sul mare")sono accuratamente storiche, contribuendo in tal modo alla descritti il palazzo Brassat, il palazzo tutela di un patrimonio culturale, la cui Gamberini, la villa Mimbelli, il palazzo conservazione e conoscenza sono di de Larderel e la villa Fabbricotti. interesse pubblico. Gli autori hanno concluso la presentaIl libro, frutto di due anni di lavoro, dei zione dicendosi piacevolmente sorpresi coniugi Paolo Bertoncini Sabatini ed dalla collaborazione dei privati che atEmilia Daniela, docenti universitari a tualmente abitano le dimore e dalla loro Pisa, è strutturato come il viaggio di volontà di preservare le stesse. Al proun attento turista che attraversa la To- getto e alla stampa del libro hanno conscana partendo da Pontremoli, prose- tribuito varie Fondazioni (quelle del gue per Massa e Carrara, Lucca, Pisa, Monte Paschi Siena, delle Casse di RiLivorno, devia per Pistoia e la Valdi- sparmi di Livorno, Prato, Volterra, San nievole, Prato e Firenze per discende- Miniato, della Banca del Monte di Lucre a Arezzo, Siena e la Maremma. ca) nonché Ente Cassa di Risparmio Ogni abitazione viene accuratamente di Firenze.

Attualità IN UNA SELEZIONE NARRATA IN FORMA SEMISCENICA

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La Tosca
a S.Vincenzo e Vada
In programma rispettivamente il 12 e il 14 aprile
Tosca, il capolavoro di Giacomo Puccini, andrà in scena nella terza settimana di aprile in due teatri della provincia e precisamente giovedì 12 al “Verdi” di San Vincenzo e sabato 14 all’“Ordigno” di Vada, con inizio entrambi alle ore 21,15. Si tratta di due appuntamenti molto attesi che vedranno all’opera affermati cantanti lirici della nostra zona. Protagonisti di questa selezione narrata in forma scenica saranno difatti il soprano Chiara Panacci nel ruolo di Tosca, il giovane tenore Mario Del Bravo nel ruolo di Mario Cavaradossi , il baritono Paolo Morelli nel ruolo del terribile Barone Scarpia e il giovane baritono Didier Pieri nei ruoli del sacrestano, Sciarrone e carceriere che curerà anche la regia dell’opera. Al pianoforte Laura Pasqualetti, narratore sarà Franco Bocci direttore artistico dell’intera stagione lirica del teatro Verdi. I costumi sono curati dalla Sartoria Panciatici di Livorno. Per prenotazioni: Teatro Verdi, via Vittorio Emanuele 2, San Vincenzo: Biblioteca 0565/707273 oppure Teatro 0565/701918 (prezzi: platea 1° settore E. 12, ridotto E. 10; platea 2° settore e galleria E. 10, ridotto 8). Teatro dell’Ordigno, via Aurelia Nord 146, Vada: Pro Loco, P.zza Garibaldi tel. 0586/ 788373 (prezzi: intero E. 9, ridotto E. 7).

I restanti appuntamenti di Aprile
Giovedi 12 aprile, ore 21 (Prosa – fuori abb.) NewStar presenta

Tre cuori in affitto
commedia con musiche di Giovanni Maria Lori con Paolo Ruffini, Arianna Bergamaschi, Justine Mattera regia Claudio Insegno

Paolo Ruffini

Giovedi 19 aprile, ore 21 (Danza – in abbonamento) AterBalletto presenta Le sacre musica Igor Stravinsky - coreografia Mauro Bigonzetti Sabato 28 aprile, ore 21 (Concerti – fuori abb.) In occasione del XXIX Trofeo Accademia Navale e Città di Livorno

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Giornata Mondiale della Danza
in collaborazione con l’Associazione Danza Livorno