IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (P.C.L.) PARTECIPA ALLE ELEZIONI. PER UN LORO GOVERNO, ANCHE A PISTOIA.

Il Partito Comunista dei Lavoratori partecipa alle elezioni comunali di Pistoia proponendo un suo programma politico-amministrativo, intorno e a sostegno del quale cerca di raccogliere il consenso dei cittadini. Svolgendo la sua azione politica in piena autonomia e in netta contrapposizione ad ogni altro schieramento o partito, di qualunque colore. Ed è normale che sia così. Essendo comunisti, cioè marxisti rivoluzionari, per noi anche occuparsi dell’amministrazione locale, significa far politica d’avanguardia. Per questo anche il nostro programma per Pistoia non può che essere un programma politico rivoluzionario, ma che proprio come tale, non può ridursi all’amministrazione dell’esistente. La sola amministrazione dell’esistente non rientra nei nostri fini, non fa parte della nostra strategia, e la lasciamo volentieri alle altre formazioni politiche. Compreso quei partiti che impudicamente continuano a definirsi “comunisti”. (Non riusciamo, infatti, a immaginarci come un partito possa essere comunista e riformista). Il nostro programma politico-amministrativo per Pistoia è incentrato sull’obiettivo di rimettere tutti i servizi sociali in mano totalmente pubblica, uscendo dall’attuale formula delle “società partecipate” e tornando alle “aziende municipalizzate”. Magari in forme più articolate, cioè estendendo questo modello di gestione, ove necessario, anche a quei servizi che, per varie ragioni, vengono svolti in collaborazione con altre amministrazioni locali. Nell’attuale forma delle “società partecipate” si mette in mano la gestione dei servizi alla logica del profitto. E in quella logica, il socio privato ritiene suo diritto ricavare degli utili da quella partecipazione. Che naturalmente vanno poi a ricadere sui costi e dunque sulle tariffe di quei servizi. Noi riteniamo che tutto questo sia, oltreché antieconomico, anche profondamente ingiusto e immorale. Rendere legale la speculazione sui bisogni primari dei cittadini, specialmente delle fasce più deboli della società, fa parte della logica capitalista che noi vogliamo combattere, anche a livello locale. Facciamo qui alcuni esempi su come noi vogliamo tutelare i veri interessi della popolazione pistoiese, in contrapposizione a ciò che è stato finora fatto: Il servizio idrico deve essere tolto dalle grinfie di Publiacqua, una vera e proprio azienda mangiasoldi. È indisponente, oltreché estremamente grave e dannoso, anche il ritardo con il quale quella SpA. provvede alle riparazioni di un acquedotto colabrodo. Il Trasporto Pubblico deve essere tolto dalla gestione di quelle società “contenitore”, tipo scatole cinesi, come sono ormai diventate le varie aziende del settore, all’interno delle quali è collocato il COPIT. Dove alla fine, non si capisce più chi è il gestore ufficiale ma si sa benissimo chi sono quelli che tirano le fila: CAP e LAZZI, cioè due aziende private.. E sempre nel settore del Trasporto Pubblico, la linea ferroviaria “Porrettana” deve tornare alla piena efficienza. È scandaloso che il Comune di Pistoia subisca in maniera avvilente l’emarginazione, o addirittura la probabile futura dismissione di quella storica linea. A sicuro danno dei lavoratori e studenti pendolari e dei residenti delle zone collinari e montane. Altro che rilancio della Montagna, così si è decretata la sua morte. Come è altrettanto scandaloso che ancora oggi, nel 2012, dopo decenni di chiacchiere, il Comune di Pistoia non sia ancora riuscito a ottenere il raddoppio della ferrovia Pistoia-Lucca-Viareggio. Una situazione che anche qui crea enormi disagi ai pendolari, soprattutto lavoratori e studenti. Anche qui è necessario imporre al gestore della rete ferroviaria di provvedere in tempi rapidissimi. E per quanto attiene più strettamente alle problematiche locali, sempre a titolo d’esempio, vogliamo che sia risolta immediatamente la questione del Bacino di Gello. Da anni ormai siamo avviati verso una preoccupante situazione riguardo alla disponibilità di acqua, e da anni quel Bacino è scandalosamente inoperoso, abbandonato. Vogliamo impedire il continuo espandersi dei terreni riservati al vivaismo, che avviene a scapito del verde pubblico, dell’assetto idrogeologico, della salubrità dell’aria che respiriamo. E magari riconvertire parte di quei terreni ad un uso più specificamente agroalimentare. Vogliamo impedire la continua cementificazione del territorio, anche qui per le ragioni prima descritte. Vogliamo impedire la realizzazione della terza corsia autostradale, che avrebbe un terrificante impatto ambientale in un territorio già al limite di ogni ragionevole sicurezza. Vogliamo fare in modo di evitare quel susseguirsi continuo di cantieri aperti, di ogni tipo e per i più diversi motivi, per le vie della città. Magari anche per rifare la pavimentazione stile antico, sicuramente bella a vedersi. Ma noi quelle risorse le avremmo impiegate per soddisfare le richieste di posti agli asili nido, per esempio. O in altre opere sicuramente più utili sul piano sociale. Magari meno appariscenti, meno luccicanti e sacrificando un po’ di quel narcisismo di Palazzo che ha sempre caratterizzato anche l’attuale Giunta Berti.

Abbiamo lasciata per ultima la questione della Breda, non certo per ordine d’importanza. Ribadiamo ancora una volta che AnsaldoBreda deve rimanere in mano pubblica, nella maniera più assoluta. Indulgere a soluzioni compromissorie, come ha fatto l’ultima Giunta comunale per bocca del sindaco Berti, in ordine ad una sua possibile vendita a privati, non è operare per il bene dei lavoratori e della città. Sappiamo bene cosa significa subordinare alla logica del profitto, il vivere sociale dei lavoratori e la loro stessa vita personale. Noi pensiamo che il problema di AnsaldoBreda possa essere risolto positivamente soltanto con un intervento più diretto dello Stato, cioè rendendo quell’Azienda funzionale ad una visione strategica del settore ferroviario. Attualmente AnsaldoBreda è di proprietà di Finmeccanica, una holding pubblica con il Tesoro come maggiore azionista, che agisce e risponde dunque non solo a logiche economiche ma anche e soprattutto politiche. Ecco che viene fuori il senso della nostra proposta politica di un governo dei lavoratori. Solo quel governo, infatti, è in grado di operare in favore degli interessi della grande maggioranza della popolazione, cioè degli interessi di classe del moderno proletariato e secondo una visione solidaristica del vivere sociale. Ma un tale governo può essere realizzato soltanto se i lavoratori riusciranno ad emanciparsi dal giogo del capitalismo. Un capitalismo ormai giunto al fallimento, non avendo più niente da dare a questa società, ma solo da prendere, soprattutto grazie allo smantellamento dei diritti economici e sociali delle fasce più deboli della popolazione. Ma proprio per questo è diventato molto più pericoloso. Vediamo, infatti, come anche l’attuale governo Monti, espressione diretta dei grandi poteri economici e finanziari – e sorretto dai maggiori partiti di ogni colore politico e sponsorizzato da Napolitano – sta portando avanti un vero e proprio massacro sociale nei confronti dei cittadini; in maniera diretta attraverso le sue leggi, e in maniera indiretta attraverso le misure che le varie amministrazioni locali costringe, o vorrebbe costringere, a praticare. La nostra azione politica è tutta volta a contrastare e negare nella maniera più assoluta e con ogni mezzo possibile, quella politica. Cercando, nella fase attuale, di far convergere la grande maggioranza della popolazione intorno ai nostri perentori e incondizionati propositi di: Rifiutare di subordinarsi al Patto Finanziario di Stabilità che sta strangolando i Comuni a vantaggio delle banche, e ripudiare il debito pubblico nei loro confronti. Abolire i finanziamenti di guerra, al Vaticano e alla Chiesa, alle opere inutili quanto costose, oltreché estremamente dannose, come Il TAV Torino-Lione. Abolire il finanziamento pubblico alle scuole private, laiche o confessionali, devolvendo le risorse così risparmiate all'istruzione pubblica e agli asili. Opporsi al finanziamento regionale delle cliniche private, a vantaggio della sanità pubblica e della cancellazione dei tickets. Rifiutare l'applicazione dell'IMU sulla prima casa popolare di abitazione (tanto più insopportabile per chi sta pagando mutui da rapina) e applicare un prelievo progressivo sulle seconde e terze case. Requisire le case sfitte, a partire da quelle detenute dalle grandi società immobiliari, e porle a disposizione della popolazione povera e bisognosa. Requisire le grandi proprietà immobiliari del Clero (esclusi i luoghi di culto) e usarle a fini sociali sotto controllo pubblico, a partire da strutture autogestite per i giovani e di strutture di ritrovo per anziani. Promuovere un autonomo controllo popolare sul territorio, col pieno coinvolgimento di comitati di quartiere e strutture sindacali, per censire in modo capillare tutti i casi di sfruttamento odioso del lavoro nero e irregolare, e di evasione fiscale e contributiva: imponendo la regolarizzazione dei lavoratori sfruttati (o la requisizione delle aziende responsabili) e investendo le risorse così recuperate nell'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della pubblica amministrazione. Abbattere i privilegi istituzionali, anche a livello locale: sindaco, assessori, consiglieri, dirigenti del Comune e delle aziende comunali dovranno avere uno stipendio non superiore a quello di un operaio specializzato. E, più in generale, agire per impedire in ogni campo lo sperpero di risorse pubbliche. Solo così è possibile liberare quelle risorse necessarie alla salvaguardia del vivere sociale. E allora, anche i problemi riguardanti Pistoia che abbiamo portato ad esempio, possono essere risolti positivamente e nella maniera che abbiamo succintamente indicato, soltanto sconfiggendo definitivamente il sistema capitalista e le sue dirette espressioni politiche all’interno delle istituzioni borghesi. Per questo chiediamo ai cittadini pistoiesi di darci forza e sostegno votando per il Partito Comunista dei Lavoratori. Una eventuale elezioni del nostro candidato, anche come semplice consigliere, significherebbe per noi avere a disposizione un’ulteriore strumento per combattere, dall’interno delle loro istituzioni, quei poteri contro i quali è costantemente diretta la nostra azione politica. Ma anche, al di là della sfera istituzionale, aiutandoci nella costruzione e nella promozione del conflitto sociale nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle strade, nelle piazze e in ogni luogo del vivere sociale: perché è solo in quei luoghi che si può parlare di vera democrazia e solo la vittoria in quei conflitti può decidere chi comanda e chi obbedisce nella società italiana. Noi vogliamo che al posto di comando vadano finalmente i lavoratori. PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI