L'ambito della psicologia sociale - Stanislao Smiraglia

1.DEFINIZIONI E LIVELLI DI ANALISI Vi   sono   modi   anche   diversi   ma   per   lo   più   equivalenti   per   definire   la   psicologia   sociale.  Consideriamone alcuni ricavati dalla manualistica più diffusa (box 1.). Come si può notare le definizioni si sviluppano intorno a concetti basilari quali interazione e  influenza, comportamento degli individui e contesto.  La psicologia sociale in effetti è  lo studio sistematico delle relazioni tra individui e società, delle   reciproche influenze tra gli individui, del comportamento che le persone manifestano nell'ambito dei diversi   contesti e situazioni della vita quotidiana. Più in particolare il concetto di interazione vuole intendere che ciò che l'individuo percepisce,  pensa,   sente   e   il   suo   stesso   agire   risentono   di   ciò   che   gli   altri   individui   per   lui   significativi  percepiscono,   pensano  e  sentono  e  di   come   si   comportano.   Alla   base   di   questo  postulato  vi   è  l'assunto relativo alla capacità delle persone di elaborare teorie ingenue sugli altri e sul mondo e di  avere capacità di influenzarsi a vicenda, più o meno consapevolmente. Box 1. – alcune definizioni della psicologia socile La psicologia sociale... ..tende ad analizzare e comprendere il comportamento sociale umano (H. Tajfel, C.Fraser) .. è la scienza del comportamento dell'individuo nella società (D. Krech, R. Crutchfield, E.  Ballachey) .. riguarda lo studio della dipendenza ed interdipendenza comportamentale (J.Jaspars) .. è interessata a capire come le persone si influenzano reciprocamente ovvero si occupa dello  studio di come le relazioni interpersonali, reali, immaginarie o anticipate, in un dato contesto  sociale influenzano gli individui che vi partecipano (M. Deutsch, R.M. Krauss) .. si interessa dei processi mentali o del comportamento delle persone, impegnate in rapporti,  presenti o passati, di interreazione con altre persone (R. Brown) .. è lo studio delle esperienze che gli individui sviluppano con gli altri, sia nelle relazioni più  private,   sia   nei   piccoli   gruppi,   sia,   infine,   all'interno   di   istituzioni   più   ampie   della   società  (K.Gergen, M. Gergen) ..   trova   la   sua   ragion   d'essere   in   quanto   scienza   nel   conflitto   tra   individuo   e   società   (S.  Moscovici) .. tenta di capire in che modo il pensiero, le sensazioni e il comportamento degli individui  sono influenzati dalla effettiva, immaginata o implicita presenza degli altri (G. Allport) ..   è   lo   studio   scientifico  dell'esperienza   e   del   comportamento   di   individui   in   relazione   a  situazioni di stimolo sociale (M. Sherif) .. studia l’articolazione tra processi psicologici e processi sociali, tra mondo privato e mondo  pubblico, tra l’agire del singolo e il contesto della società civile e istituzionale (P. Amerio) In effetti ogni individuo, dal momento in cui nasce a quello in cui muore, non può sottrarsi  alla sua condizione di  essere sociale, inserito come egli è in un circuito personale riconducibile a  piccoli gruppi, organizzazioni e comunità. 

Egli nasce e cresce in una qualche famiglia (altrimenti è preso in cura da istituti sociali); è  inserito   in   classi   scolastiche;   frequenta   da   adolescente   gruppi   di   coetanei;   lavora   presso  un'impresa,   e   così   via.   Anche   il   meno   integrato   socialmente   tra   gli   individui   ha   una   storia  personale che è inevitabilmente costellata di legami, magari sostenuti dal rancore e alimentati dal  disprezzo, ma pur sempre legami. Da   un   punto   di   vista   generale,   tutte   le   interazioni   che   noi   sviluppiamo   possono   essere  ricondotte a differenti livelli dell'analisi psicosociale. box 2. Livelli dell'analisi psicosociale e relazioni implicate LIVELLI intrapersonale interpersonale intragruppo intergruppo organizzativo­comunitario RELAZIONI IMPLICATE fa riferimento al dialogo interiore, alla relazione che ciascuno ha  con se stesso faccia a faccia tra persone diverse nell'ambito del gruppo ovvero tra gli individui in quanto membri  di un gruppo tra  gruppi  diversi   e,  anche,   tra   individui  in   quanto  membri   di  gruppi diversi nell'organizzazione­comunità ovvero tra individui, tra individui  e   gruppi   e   tra   gruppi   che   tuttavia   condividono   una   comune,  sovraordinata appartenenza ed identità riguarda le dinamiche che scaturiscono dal confronto tra culture  diverse coincide   con   la   globalità   dei   processi   che   toccano   una  popolazione   estesa   e   differenziata   e   attiene   a   dinamiche  complesse   quali   quelle,   ad   esempio,   riferibili   al   mutamento  sociale o all’influenza dei mass­media

interculturale sistemico

I livelli dell’interazione sociale vanno intesi come piani focali di analisi piuttosto che come  piani   realmente   indipendenti;   la   spiegazione   del   comportamento   può   infatti   avvalersi   di  interpretazioni   che   si   riferiscono   contestualmente   a   più   livelli.   Così   l’analisi   dei   processi  interculturali può aiutarci nell’interpretare  la  relazione  tra  gruppi  o tra  persone; analogamente  l’analisi delle relazioni infragruppo  può avvalersi di osservazioni  che riguardano le dinamiche  interpersonali o le relazioni tra gruppi. Ogni livello ci fornisce dati osservativi che possono aiutarci  a meglio interpretare ciò che succede ai livelli superiori o a quelli sottostanti. E' importante osservare che nella prospettiva degli studi psicosociali le interazioni possono  anche   non   realizzarsi   sotto   forma   di   effettivo   contatto   personale.   Esiste   un   ampio   spettro   di  processi cognitivi e comportamenti che corrispondono a processi di interazione simbolica che si  evidenziano allorchè la nostra condotta è riferibile a individui e gruppi cui ci sentiamo vicini per  sentimenti, valori ed ideologie più che in conseguenza della condivisione del tempo e dello spazio  fisici.   A   titolo   esemplificativo,   un   adolescente   può   adottare   come   modello   valoriale,   estetico   o  espressivo personaggi proposti dai media piuttosto che persone con cui è realmente in contatto,  finanche personaggi di fantasia piuttosto che individui reali. In questa prospettiva, non è l’ipotetica realtà oggettiva a determinare il comportamento delle 

persone; piuttosto il comportamento è la risultante di come le persone percepiscono se stesse, gli  altri e il mondo fino a costruire, attraverso l’interazione, la realtà sociale al cui interno la loro  esistenza si svolge.  Va per altro detto che la psicologia sociale è un  corpus teorico  costituito da contributi assai  diversi per prospettiva e modalità di approccio all'oggetto di analisi e per strumenti adottati, sicché  intorno   ad   uno   stesso   tema   si  possono  registrare   posizioni   che   non   è   sempre   agevole   mettere  insieme. Così come vi è complessità nella vita di un individuo e di un gruppo, così vi è complessità  nella vita di una disciplina scientifica. E tale complessità è anche il risultato di una storia. 

2. SVILUPPO ED AFFERMAZIONE DELLA DISCIPLINA La   psicologia   sociale   nasce   e   si   sviluppa   tra   fine   ‘800   ed   inizio   ‘900   in   un   quadro   storico  caratterizzato   dalle   dinamiche   nazionalistiche   e   popolari   e   dall'affermazione   della   società  industriale.   Possiamo   anche   riferirci   alla   nascita   di   una   psicologia   sociale   europea   e   di   una  psicologia sociale statunitense (Smiraglia, 1993). Prescindendo dai riferimenti più remoti alla filosofia sociale, le origini della psicologia sociale  europea   possono   essere   ricondotte   alla   diffusione   della   notissima  Psicologia   delle   folle  (1895)   di  Gustave Le Bon (1841­1931) e della colossale opera in dieci volumi di Wilhelm Wundt (1832­1920)  sulla Psicologia dei popoli, ultimata nell'anno della morte del suo autore. Nell'opera   di   Le   Bon   si   riflette   il   preoccupato   interesse   della   borghesia   francese   per   il  comportamento 'irrazionale' delle masse frequentemente debordante in sommovimenti anarchico­ rivoluzionari. I concetti chiave per interpretare il comportamento delle folle riflettono pienamente  la cultura di fine secolo; così il concetto di contagio mentale trasferisce nelle scienze sociali quello di  contagio batteriologico che rivoluzionò la teoria e la pratica della medicina sociale; il concetto di  suggestione è invece sussunto dal campo dell'ipnosi medica. Il richiamo ai temi dell'ipnosi medica e della suggestione è importante anche per inquadrare le  origini della concezione psicoanalitica di Sigmund Freud e, in particolare, della concezione del  sistema psichico definito da questo autore inconscio. La suggestione è tale perché, analogamente a  quanto avviene con l'ipnosi, l'individuo agisce non essendo consapevole del fatto che le sue azioni  sono ispirate dalla volontà altrui. In sintesi e specificamente per quel che è relativo alla società francese ma anche italiana presso  la quale l'opera di Le Bon ebbe notevole risonanza, si può affermare che la diffusa concezione  epocale   intorno   alla   natura   del   comportamento   collettivo   si   può   interpretare   alla   luce   di   una  prospettiva essenzialmente medicale e criminologica. Tale prospettiva era funzionale all'esigenza,  particolarmente   avvertita   dalle   classi   borghesi,   di   'curare   e   controllare'   ogni   forma   di  comportamento deviante e sovvertitore da parte del proletariato urbano e delle masse aggregate  dall'impetuoso ed anomico impulso allo sviluppo industriale. Similmente, Gabriel Tarde (1843­ 1904), sociologo e criminologo francese, interpretò il comportamento delle masse alla luce delle  "leggi   dell'imitazione"   e   dei   principi   dell'adattamento   opponendosi   alle   dottrine   coeve   che  enfatizzavano l'influenza delle grandi personalità storiche. Diverso è lo sfondo culturale in cui matura l'opera di Wundt. Nella sua Psicologia dei popoli è  possibile riconoscere l'intensa continuità della tradizione filosofica e letteraria tedesca che precede  ­  romanticamente   ­  ed accompagna  ­  politicamente   ­  la  fondazione   dello stato  e  della   nazione 

Germania (1871). La tesi fondamentale di tale tradizione vedeva nella comunità culturale (Gemeinschaft) e nel  popolo (Volk) i fondamenti dell'appartenenza sociale degli individui. Anche in ragione di questa  prospettiva culturale, Wundt, che pure può essere a diritto considerato uno dei padri fondatori  della psicologia di laboratorio, riteneva inapplicabile alla psicologia sociale il metodo sperimentale  e necessario lo studio comparato dei prodotti e dei processi superiori quali il linguaggio, il mito, il  costume, la religione, l'arte e il diritto. Per tali posizioni e assunti, il contributo di Wundt è apparso  rapidamente superato soprattutto dalla concezione individualista e funzionalista angloamericana,  più   vicina   alle   esigenze   di   comprensione   pragmatica   del   comportamento   nel   quadro   dello  sviluppo della società industriale. Nel mondo anglosassone sono del 1908 le prime due introduzioni sistematiche alla disciplina:  la Psicologia sociale di Edward A. Ross (1866­1951), che si congiunge alla tradizione della psicologia  delle folle e afferma una visione tendenzialmente sociologista, e l'Introduzione alla psicologia sociale  di William McDougall (1871­1938). In   McDougall   si   rileva   una   propensione   individualistica   che   concepisce   il   comportamento  sociale come risultante delle tendenze e capacità innate della mente umana. Per la sua concezione ­  la  psicologia   ormica  (da  parola   greca  significante   impulso,   pulsione)   ­   tutto  il   comportamento  è  fondato sulle dotazioni istintive degli organismi, su schemi caratterizzati da ininterrotta continuità  tra comportamento animale ed umano. In effetti il grande  impulso che la psicologia  sociale  conobbe  nei  primi  decenni  del secolo  soprattutto   negli   Stati   Uniti   si   accompagna   ­   paradossalmente   ­   all'abbandono   dei   temi   di  grandissimo respiro antropo­sociale che pure, come abbiamo visto, ne avevano segnato le origini. Ciò avviene in conseguenza del fatto che nella psicologia sociale la prospettiva individualistica  poggia   oltre   che   su   una   forte   tradizione   culturale   (l'evoluzionismo   darwiniano,   mediato   da  Herbert Spencer, a cui lo stesso McDougall  ­ al pari di altri ­ si richiama), su una sentitissima  esigenza di incrementare la scientificità degli assunti teorici, distaccandosi del tutto dalla filosofia  sociale   ed   adottando   sistematicamente   il   metodo   sperimentale;   la   conseguenza   è   quella   di  orientarsi verso paradigmi di analisi tanto più 'ristretti' quanto più verificabili. Questa propensione pragmatica e funzionalista è alimentata nella psicologia sociale americana  dalla   convergenza   tra   individualismo   e   comportamentismo   e   dalla   stretta   adesione   alla  sperimentazione di laboratorio (che è alla base dell'approccio comportamentista).1 
 Con Floyd H. Allport (1890­1978), a cui si deve un'importante opera di sistematizzazione della disciplina (Social   psychology, del 1924) e fratello di Gordon W. Allport (1897­1967), studioso della personalità ed autore del fondamentale  studio  La   natura   del   pregiudizio,   la   concezione   individualista   venne   a   coincidere   con   l'indirizzo   sperimentale  comportamentista   e   ad   assimilarsi   ad   esso.   La   psicologia   sociale   diventò   "la   scienza   che   studia   il   comportamento  dell'individuo, nella misura in cui tale comportamento stimola altri individui o ne costituisce una reazione". (F. Allport,  citazione ripresa da Carl F. Graumann; [1988]  Introduzione ad una storia della psicologia sociale, in: M. Hewstone e al.;  Introduzione alla psicologia sociale; Il Mulino, 1991, p. 25). Per interpretare storicamente la propensione sperimentale della psicologia sociale tutta ci si deve richiamare alle  origini europee e tedesche della psicologia scientifica ed in particolare al fondamentale contributo fornito dagli studiosi  che afferivano al laboratorio di psicologia  di Lipsia fondato da Wundt nel 1879 (ciò nonostante le convinzioni dello  stesso Wundt, di cui si è detto, in ordine alla non applicabilità del metodo sperimentale ai temi della cultura e della   società). Per quel che è relativo all'influenza non solo tedesca sullo sviluppo della cultura psicologica statunitense va  ricordato   l'inglese   Francis   Galton   (1822­1911)   che   gettò   le   basi   dell'approccio   metrico   in   psicologia   (inglese   è   anche  William   McDougall,   successivamente   trasferitosi   oltreoceano),   il   lavoro  pionieristico   di  Alfred  Binet   (1857­1911)  che  fondò   nel   1884   il   primo   laboratorio   francese   di   psicologia,   interessandosi   in   particolar   modo   di   processi   mentali   e  contribuendo alla diffusione dei tests psicodiagnostici che tanto rilievo hanno assunto nella società nordamericana.
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Se ciò consentì alla psicologia sociale di acquisire identità disciplinare d'altra parte portò, negli  Stati Uniti più che altrove ­ sostiene Carl Graumann ­ ad un certo "allontanamento dallo studio dei  problemi sociali. Almeno nella pratica sperimentale essa ha isolato i soggetti dal contesto sociale;  finché, in occasione delle crisi economiche e politiche, quali la Depressione del '29 o la Seconda  Guerra Mondiale, l'urgenza dei problemi sociali travolse i puristi nei loro laboratori".2  Fu il contributo di studiosi europei (in particolare di una folta schiera di ricercatori tedeschi  che si erano dovuti allontanare dal loro paese a seguito dell'avvento del nazismo) a fornire nuove  direzioni alla psicologia sociale americana. In particolare, di indiscutibile rilievo è il contributo di  Kurt Lewin (1890­1947), profugo ebreo già docente presso l'Università di Berlino e membro della  scuola della Gestalt.3 L'appartenenza   di   Lewin   alla   scuola   gestaltista   costituisce   un   elemento   essenziale   per  comprendere le ragioni della straordinaria influenza sul nuovo corso della psicologia sociale. La  Gestalt si è da sempre caratterizzata per una spiccata propensione empirica che ha comportato un  notevole sviluppo delle tecniche e metodologie sperimentali. Inoltre la Gestalt ­ anche in ragione  della stessa natura dei problemi a cui è stata massimamente interessata (la percezione, in primo  luogo)  ­  si è   caratterizzata  in senso  marcatamente  fenomenologico  e  quindi   anche   di   massima  continuità con l'esperienza quotidiana.4 Lewin, noto per la sua teoria di campo, trasferì nella psicologia sociale (in special modo nella  psicologia   dei   gruppi)   il   principio   dell'interdipendenza   tra   gli   elementi   presenti   in   un   certo  contesto   sociale,   sottolineando   la   supremazia   del   tutto   (situazione   o   campo)   sulle   singole  componenti.  L'impostazione lewiniana è stata di enorme importanza perché il suo modello teorico ed il  complesso impianto metodologico che lo sostiene ha consentito notevoli, concrete applicazioni in  diversi ambiti organizzativi e sociali in termini di studio ed intervento. Lewin rappresenta un autentico rinnovatore  della psicologia  sociale e  la sua  importanza   è  testimoniata   non   solo   dalla   diffusione   e   qualità   specifica   delle   sue   opere   quanto   anche   dalla  consistenza e risonanza delle iniziative riconducibili alla scuola da lui avviata. Un   importante   cambiamento   che   è   in   non   piccola   parte   attribuibile   all'influenza   della  concezione lewiniana concerne il superamento nell'ambito della psicologia sociale americana del  paradigma comportamentista e il conseguente approdo all'approccio cognitivista.  Al riguardo del superamento delle posizioni comportamentistiche radicali e della valorizzazione  dei processi cognitivi, un altro autore imprescindibile è George H. Mead. Con lui il  comportamento ­ non più mera risposta adattativa all'ambiente ma fondamento della  comunicazione interpersonale (interazione simbolica) ­ diventa un importante strumento della  costruzione sociale. La psicologia sociale di Mead è la psicologia del Self, dell'intersezione tra la  dimensione individuale e quella sociale; con lui e con Lewin e a partire da loro si perviene 
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 Carl F. Graumann, cit., in: M. Hewstone e al. (1991), cit., p. 26.

 Numerosi furono gli studiosi di origine tedesca emigrati negli Stati Uniti dopo il 1933. Oltre a Lewin ricordiamo  Heider, Köhler, Wertheimer e i coniugi Brunswik.   Anche   i   teorici   del   rinforzo   hanno   seguito   un   approccio   sperimentale,   ma   non   sono   partiti   dall'esperienza  quotidiana. Per questo, come rilevano M. Deutsch e R. M. Krauss, il loro lavoro è rimasto lontano dai temi più attuali  della psicologia  sociale analizzati e sviluppati da Lewin e dagli altri studiosi di estrazione gestaltista (Heider, Asch,  Festinger, Newcomb tra i più famosi)  quali leadership, comunicazione, atteggiamenti e loro cambiamento, influenza  sociale,   tra   i   più  importanti.   (M.   Deutsch   e  R.   M.   Krauss;   [1965]  La  psicologia  sociale  contemporanea;   Il  Mulino,   1972,  p.29/30)

all'attualità della psicologia sociale.