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N. 2 ANNO III // FEBBRAIO 2011
PRODOTTO & MERCATO t GI DE CNTLA? t PELO E CONTROPELO tBACHECA t VIDEOTECA t BRESCIA BY NIGHT
PENSIERI DI
Marisa Tretti Clementoni
Enrico Ghedi
Francesco Carpani Glisenti
Mariateresa Vivaldini
VIAGGIO IN PROVINCIA
Edolo
Ponte di Legno-Tonale
Tem
Vezza dOglio
STRADE E QUARTIERI
San Faustino
IN CERCA DI LAVORO
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QUALE FUTURO PER QUALE BRESCIA
ENERGIA: C IN GIOCO IL FUTURO
HINTERLAND
Ospitaletto
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SOL O A:
B R E S C I A V E R O N A S I R M I O N E C R E M A
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MESI
FEBBRAIO 2011
DODICI MESI // FEBBRAIO 2011
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Torbole Casaglia: un paese aperto
alla sfda del reale
Viaggio in Provincia. Lalta Valle Camonica
Edolo, Vezza dOglio, Tem,
Ponte di Legno-Tonale
Energia: C in gioco
il futuro dei nostri fgli
Tu e il fsco
Pelo e contropelo
Intercultura: Viaggiare per imparare a vivere
Quel sipario nato da un Telaio bresciano
Aisla: Quella malattia
per cui non resta che amare
Brescia by night
Qui & l
Gi de cntla? Musica e poesia in bress
Gentile Farmacista
Specchio delle mie brame
Videoteca
successo
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Editoriale
Meglio ripartire dalla gavetta
Prodotto & mercato
Mariateresa Vivaldini: Lopera pi urgente?
La manutenzione delle strade
Francesco Carpani Glisenti: Gli italiani
odiano lorganizzazione
Marisa Tretti Clementoni: Il malato
e i suoi diritti
Enrico Ghedi: Rock is dead?
A2A: Pi forte o pi grande?
Strategia dimpresa
Quale futuro per quale Brescia
Bacheca
In cerca di lavoro: Sfda o game over?
(parte seconda)
Strade e quartieri: San Faustino
tra caldarroste e zucchero flato
Hinterland: Ospitaletto
tra urbanizzazione e melting pot
IN QUESTO
NUMERO

editore
Sales Solutions srl
Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia

Registrazione Tribunale di Brescia n. 52 del 24/11/2008
Impaginazione
Sales Solutions srl

Fotografe
Archivio Sales Solutions, Umberto Favretto Agenzia
Reporter, Rolando Giambelli Il Fotogramma, Patrick
Merighi Brescia in Vetrina, Cristina Minini

Stampa
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Pubblicit
Sales Solutions Srl
Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia
tel 030.3758435 - fax 030.3758444
segreteria@salesolutions.it
MESI
DODICI MESI
Mensile di attualit, economia, inchieste,
opinioni e cultura da Brescia e dal mondo.
Febbraio 2011
Anno III - Numero 2
Rivista mensile - 1,00
Viale Duca degli Abruzzi, 163 - 25124 Brescia
tel 030.3758435 - fax 030.3758444
www.dodicimesi.com
redazione@dodicimesi.com

Direttore Responsabile
Roberto Barucco
direzione@dodicimesi.com
Coordinamento
Donatella Car
donatella.care@dodicimesi.com
Hanno collaborato
Alice Aimo, Eva Alessandri, Giovanni Altuni, Luca Anni,
Fiorenzo Bandirali, Roberto Barucco, Luce Bellori, Nicola
Bendinelli, Livio Benassi, Esterino Benatti, Elizabeth
Bertoli, Silvio Bettini, Paoloemilio Bonzio, Donatella
Car, Alessandra Cascio, Lodovico Cherubini, Alessandro
Cheula, Paolo Cittadini, Mario Conserva, Enrico Filippini,
Bruno Forza, Rolando Giambelli, Roberto Giulietti, Viola
Ladi, Lucrezia Lombardi, Riccardo Maffei, Ferdinando
Magnino, Sergio Masini, Enrico Mattinzoli, Cristina
Minini, Giorgio Olla, Antonio Panigalli, Irene Panighetti,
Luciano Ponzi, Massimo Portolani, Francesco Rastrelli,
Federico Rossi, Massimo Rossi, Emanuele Salvi,
Salvatore Scandurra, Alessandra Tonizzo.
Questo periodico associato allUnione Stampa Periodica Italiana
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MESI
FEBBRAIO 2011
di ROBERTO BARUccO
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DITORIALe
CHE NOTIzIE PORTI,
BUONE O CATTIVE?
C
yrano, che
notizie por-
ti, cattive o
buone?.
Ci perdoni Edmond Rostand
se lattacco del pezzo rievoca
le guasconate dei cadetti, ma
altro non poteva essere, feb-
braio bussa alle porte duna
realt che avrebbe grande
bisogno dellallegria scanzo-
nata e beffarda racchiusa nel
sorriso dun Bergerac. Caval-
chiamo londa della crisi, dei
fallimenti aziendali, dei frain-
tendimenti, delle speranze
negate in un sistema che, se
da un lato deve autoalimen-
tarsi, dallaltro deve giustificare se stes-
so. In questa barca, dove il benessere
collettivo deve prevalere sullinteresse
personale, ci siamo tutti, in navigazione
verso i 150 anni dellUnit dItalia.
Che notizie porti, cattive o buone?.
Notizie. Intanto che accade, qui in-
torno, dove si lotta per la soprav-
vivenza quotidiana, dove trecento
aziende chiuse e fallite nel 2010 sono
un bilancio da caporetto bresciana,
dove i seicento e passa adempimenti
annuali dellimpresa non stupiscono
nemmeno pi? Perch la rassegnazio-
ne deve essere il prologo allindiffe-
renza, in una riedizione delluomo
qualunque del secolo scorso? Ci
sono ancora possibilit per cambiare,
senza affidarsi solo allintervento dei
Santi Patroni che ormai non possono
pi parare le palle di piombo roven-
ti che arrivano sulla citt assediata?
Che carte ha, a livello economico,
da giocare ancora la nostra Brescia?
La qualit, leccellenza, le filiere, le
reti. E come le trasformiamo in con-
cretezza? Quali soluzioni, mentre le
aree delleconomia da altre parti pro-
grediscono e noi no? Record di cassa
integrazione, record di chiusure.
febbraio, dicevamo poche righe fa. Le
notizie, anche questo mese, arrivano.
Una sequela di notizie. Cattive e buo-
ne. Molte delle pi drammatiche non
si possono esorcizzare solo a suon di
convegni o tavole rotonde. Solida-
riet e sodalit, morale, etica vivono
opposte a competizione e modelli di
vita superati dai fatti, allombra di una
rabbia sociale che monta, e non senza
ragioni. lo strascico dellinverno, ci
auguriamo, londa lunga dellinverno.
E adesso? San Faustino, dice la vec-
chia tradizione, lultimo mercante di
neve. Linverno va in archivio. Come
il 2010, consegnato alle memorie
da un pezzo. Dice il buon Cyrano, il
nasuto, incompreso, disperato Cyra-
no, allultima toccata della sua lama,
mentre lotta in piedi contro la morte
che arriva, mentre guarda alla luna
e si difende dai nemici peggiori, dal
pregiudizio, dalla stupidit: Non si
combatte solo per vincere. No, assai
pi bello quando inutile!. Non
ancora inutile.
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IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA IN LOMBARDIA
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA (FONTE ISTAT 2011)
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2008
2009
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PINIONI
di ANTONIO PANIGALLI
MEGLIO RIPARTIRE DALLA GAVETTA
E RICOSTRUIRE VALORI GENUINI
S
econdo uno degli ultimi studi
Istat di gennaio 2011, il tasso
di disoccupazione dei giovani
tra i 15 e i 24 anni ha raggiun-
to il 28,9% (uno su tre!): si tratta del dato
pi alto da un decennio, tanto incide la
crisi, ma anche poca passione, mancanza
di entusiasmo e vizi socio-educativi fan-
no sicuramente la loro parte.
Nelle regioni del Mezzogiorno, secondo
il dato fornito dallIstat, linoccupazione
ha toccato il picco del 43,6% per le don-
ne. Non viviamo nel bacino dei paesi che
si affacciano sul mediterraneo, noi sia-
mo quelli del Nord, ma, non c bisogno
di ulteriori dati per comprendere che
il problema rappresenta una piaga che
mese dopo mese accresce di dimensioni
e di potenziale pericolosit sociale.
Nel 2010, il governatore della Banca
dItalia, Mario Draghi, nelle sue consi-
derazioni finali dellAssemblea annuale
dellIstituto centrale, ha dedicato ampio
spazio a questo fenomeno. Viene deline-
ata una preoccupante situazione di lenta
e fragile ripresa e Draghi ha evidenziato
uno dei punti pi cruciali per il nostro
Paese: Una ripresa lenta accresce la pro-
babilit di una disoccupazione persisten-
te. Questa condizione, specie se vissuta
nelle fasi iniziali della carriera lavorativa,
tende ad associarsi a retribuzioni succes-
sive permanentemente pi basse.
Renato Brunetta, ha giudicato la disoc-
cupazione giovanile, in Italia, come una
malattia endemica che, non sempre lega-
ta alla congiuntura economica, ma, anche
ad altri fattori che sono parecchio condi-
zionanti (dal cattivo funzionamento della
scuola agli ammortizzatori sociali che di
fatto danno pi ai padri che ai figli, ecc.).
La disoccupazione o inoccupazione giova-
nile sostiene Brunetta non dunque
strettamente legata solo alla crisi economi-
ca ma anche un dato ed a volte un vizio,
strutturale delleconomia italiana.
Tra i vari paradossi, tutti connotanti le
anomalie del belpaese, LItalia lunico
Paese Europeo nel quale il tasso di disoc-
cupazione dei giovani laureati maschi
maggiore di quello dei coetanei con un li-
vello di istruzione inferiore Tutto dire!
Nel Rapporto Italia 2020 vengono
riportate informazioni che dovrebbero
far riflettere: dopo tre anni dal diploma
l83% dei giovani provenienti dagli isti-
tuti professionali e tecnici, hanno trovato
lavoro, mentre la percentuale decresce al
50% per i liceali e i giovani orientati alle
materie tecniche hanno maggiori pro-
babilit di avere retribuzioni pi elevate.
Nel resto dEuropa, invece, la laurea
rappresenta sempre e comunque un asset
valoriale vantaggioso. Una delle conse-
guenze indotte dallalto tasso di disoc-
cupazione quello dellaumento dei co-
siddetti bamboccioni (termine coniato
nellottobre del 2007 dallallora ministro
dellEconomia, Tommaso Padoa-Schiop-
pa). Il fenomeno bamboccioni riguar-
da in particolar modo i maschi che in un
caso su tre rinviano luscita dalla famiglia,
rispetto alle femmine che invece lo fanno
in un caso su cinque.
Complice di questa particolare si-
tuazione, la difficolt per i giovani di
trovare lavoro nonch di raggiungere
unaccettabile autonomia economica
e siccome per la prima volta dallini-
zio degli anni Novanta, diminuisce il
reddito disponibile in termini correnti
delle famiglie consumatrici e quindi
diminuisce anche la capacit/possi-
bilit delle famiglie di surrogarsi ad
ammortizzatore sociale, bisogna per
forza che nasca un impeto di rivalsa
dal basso e che tutti si diano pi da
fare, con pi umilt e con maggiore
entusiasmo.
Il rischio che le economie cosiddette
emergenti (la Cina anche nel 2010 ha
superato il 10% di Pil), la cosiddetta glo-
balizzazione e la digitalizzazione infor-
matica della cultura e della informazio-
ne abbattano definitivamente qualsiasi
barriera socio/protezionistica. Pensarci
per tempo proprio dobbligo.
Un buon approfondimento pu essere
fatto visitando il sito: http://noi-italia.
istat.it/. Cento statistiche per com-
prendere davvero il paese nel quale si
vive.
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FEBBRAIO 2011
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R
UBRICA
di SILVIO BETTINI
PRODOTTO & MERCATO
DALLA VALLECAMONICA
A SHANGHAI
Quarta e ultima puntata. Termina con
questa parte la narrazione dellesperien-
za che Andrea Domeneghini, giovane
laureando in Bocconi, ha vissuto tra
Berkley e Shanghay durante un anno e
mezzo di studi allestero.
S
hanghai la citt dei contrasti,
tipici dei processi di moder-
nizzazione spinta, ma anche
citt di antica coscienza, che
discende dallintegrazione forzata con
le potenze coloniali europee: le cosid-
dette concessioni fatte dallimpero
alle flotte mercantili tedesche, inglesi e
francesi, le quali in realt le esigevano a
suon di cannonate.
Il suo passato la rende la pi occidentale
delle citt cinesi, Hong Kong a parte. An-
cora oggi vi sono alcuni quartieri di chiara
impronta architettonica occidentale e sono
moltissimi gli occidentali che a Shanghai
vivono mentre sempre pi sono le coppie
miste che la scelgono per stabilirvisi.
Condensare la descrizione di questa me-
tropoli abitata da 16 milioni di individui
impossibile. innanzitutto la citt del-
le merci, nel senso che piena zeppa di
qualsiasi artefatto umano si possa imma-
ginare, dai palmari di ultimo grido ai gril-
li da compagnia, in scatola, dai mercatini
del falso a quelli degli abiti su misura.
Ma anche la citt della concessione
francese; la Perla dOriente con i suoi
giardini sullacqua e con gli anziani che
si dedicano al Tai Chi nel parco il matti-
no presto. il luogo prediletto dei nuovi
ricchi cinesi, che costituiscono il primo
mercato del lusso mondiale, eppure
una citt dove si possono fare due pasti
spendendo un euro solo.
Shanghai talmente vasta e popolata
che spesso, solo perch periferico, ci si
dimentica del suo enorme porto com-
merciale, che primeggia nel mondo in-
sieme a quelli di Rotterdam e Singapore,
oppure delle fabbriche nelle zone indu-
striali. Vi sono strutture e capannoni
enormi, nuovi e ben serviti da strade in
ottimo stato di manutenzione, il tutto, al
solito, in costante espansione. Durante
la permanenza lavorativa che segu la
fine dei miei corsi, feci visita al centro
di ricerca sullenergia solare di uno dei
principali gruppi cinesi del settore (una
compagnia a maggioranza statale quo-
tata in borsa a Shanghai), allora in fase
di ultimazione: un complesso enorme
in cui sarebbero andati a lavorare circa
300 ingegneri, l accanto stavano sor-
gendo altri due centri di ricerca. Visitai
anche le linee di produzione di pannelli
fotovoltaici di unazienda dello stesso
gruppo: la catena di montaggio veniva
s movimentata a mano invece che con
robot, ma la qualit dei macchinari usati
e degli ambienti nulla aveva da invidiare
alle aziende occidentali. E, infatti, il pro-
dotto finale godeva delle pi note certi-
ficazioni internazionali per la qualit.
Ma ecco un nuovo contrasto: mi venne
svelato da un amico e collega ingegnere
italiano che da diversi anni vive e lavo-
ra a Shanghai che questa azienda, come
tante altre in Cina, nascondeva diverse
altre linee di produzione che
non possono ottenere la cer-
tificazione, ma che vengono
attivate, quando necessario, in
caso di picchi di domanda.
Ci sono poi infinite periferie
residenziali, anchesse piene
di gente e di cose da compra-
re, vedere, mangiare. Anche
qui i contrasti sono evidenti:
fuori dai moderni, innume-
revoli centri commerciali
usuale imbattersi nei venditori
ambulanti di cibarie con i quali trattare
il prezzo (a dire il vero, in Cina si tratta
anche nel negozio).
Va poi sfatato un mito: se vero che
molti cinesi sono dei gran lavoratori,
alcuni lo sono molto meno, ma tutti co-
munque amano divertirsi, uscire a cena
con gli amici, andare al cinema oppure a
ballare. Quindi ci sono i locali notturni,
i bar, i ristoranti, il divertimento e quar-
tieri interi che accolgono centinaia di
esibizioni di artisti cinesi che interpre-
tano i cambiamenti in atto nella societ e
nella cultura, e ogni tanto si permettono
qualche afflato, se non rivoluzionario
quantomeno ribelle, spingendosi addi-
rittura a ritrarre il vecchio Mao in pose
e situazioni che solo qualche anno fa sa-
rebbero costate care allautore.
Shanghai insomma una realt com-
plessa, dinamica e aperta a chi la voglia
conoscere: il suo simbolo per tutti
questi motivi lExpo. I prossimi dieci
anni saranno probabilmente quelli del
passaggio di consegne fra USA e Cina e
noi, privilegiati osservatori europei, ab-
biamo il dovere di capire, se ancora non
lo avessimo fatto, cosa stiamo lasciando
nel vecchio Far West e che volto avr il
ringiovanito Vecchio Dragone.
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MESI
FEBBRAIO 2011
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P
ENSIERI DI
l
l bilancio della Provincia,
ormai molto ridimensionato
rispetto a qualche anno fa, sta
modificando anche le risorse
del suo assessorato? Riesce a garanti-
re comunque un adeguato livello di
servizio e di sicurezza?
Il bilancio dellassessorato stato note-
volmente ridotto. Dobbiamo comunque
garantire la manutenzione delle strade:
siamo una delle migliori province in Italia
per qualit e quantit di strade. Questo
comporta ovviamente costi molto eleva-
ti. Abbiamo stanziato 5 milioni nel 2010
per la manutenzione strade. Accanto a
questa priorit interveniamo sulle prin-
cipali urgenze (frane, smottamenti,
ecc.). Nel 2010 abbiamo utilizzato circa
6 milioni di euro. A causa del vincolo del
patto di stabilit e del tasso di indebita-
mento mutui (parte corrente), abbas-
sato dal 15% all8%, saremo costretti a
rinviare diverse opere. Indispensabile,
prima, sar garantire le manutenzioni, le
somme urgenze, e poi realizzare le opere
che lente riterr prioritarie.
Nellimmaginario collettivo, si ritene-
va che le rotonde facilitassero il traffico
ma fossero pi pericolose rispetto alla
regolazione semaforica degli incroci.
Alla luce della sua esperienza su Bre-
scia cosa ci pu dire in proposito?
Le rotonde rallentano la velocit di
picco ma aumentano la velocit media
di crociera e, a differenza del semaforo,
sono pi sicure perch impongono al
guidatore di rallentare. Diversamente,
il semaforo verde invita ad accelerare
aumentando la velocit di picco, su-
perando i limiti consentiti dalla legge
e aumentando esponenzialmente la
pericolosit e il rischio di incidenti. I
dati statistici parlano chiaro: le roton-
de hanno contribuito alla diminuzione
del numero di morti. La Commissione
Europea, i precedenti 10 anni, ha im-
posto il dimezzamento dei morti sulle
strade. In provincia di Brescia abbiamo
rispettato le aspettative e il numero di
morti stato effettivamente dimezza-
to. Dal 2010 al 2020 la Commissione
Europea ripropone il raggiungimento
LOPERA PI URGENTE?
LA MANUTENzIONE
DELLE STRADE
Intervista a Mariateresa Vivaldini,
Assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Brescia.
di FEdERIcO ROSSI
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FEBBRAIO 2011
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dello stesso risultato: dimezzare i morti
sulle strade (ci sono 100 morti al gior-
no in Europa). In provincia di Brescia
siamo a 81 morti nel 2010. A novem-
bre, da sottolineare, non ci sono stati
morti sulle strade bresciane. Lobiet-
tivo dellAssessorato ovviamente
raggiungere il valore zero morti. Per
arrivare a questo importante obiettivo
necessario e indispensabile proseguire
nelleliminazione dei punti pericolo-
si, nella sensibilizzazione della gente
attraverso campagne pubblicitarie sui
mezzi di comunicazione di massa, sulla
formazione nelle scuole e attraverso i
controlli previsti dalla legge.
La rotonda di via Volta (svincolo tan-
genziale/autostrada Brescia centro)
di recente realizzazione si sta rivelan-
do un collo di bottiglia. Il suo assesso-
rato ha in previsione degli interventi
per migliorare la viabilit?
Ci siamo gi attivati. Per migliorare la
viabilit da nord (uscendo dalla citt) a
breve verr realizzata da Centro Pada-
ne (societ di cui la Provincia socia di
maggioranza) una nuova rotatoria tra
quella del Luna Park e quella dellin-
gresso autostradale di Brescia centro.
La rotonda sar collegata con due bre-
telle per consentire laccesso alla tan-
genziale senza intasare la viabilit di chi
entra o esce dallautostrada. Per risol-
vere il problema di chi proviene da sud,
invece, il progetto prevede di far conti-
nuare la tangenziale di San Zeno fino a
collegarsi alla tangenziale sud allaltez-
za dellAlfa Acciai. Il costo del proget-
to di circa 15 milioni di euro. nelle
priorit dellAssessorato trovare i fondi
per realizzarlo. In questo modo verreb-
be alleggerito il traffico dal sedime della
45 bis, portandolo direttamente in tan-
genziale, e migliorata notevolmente la
viabilit che scorre attraverso la rotato-
ria di Brescia centro.
Quali sono le opere che ritiene pi ur-
gente e strategico realizzare nel pros-
simo futuro?
Ritengo alcune opere, pur non di com-
petenza dellEnte Provinciale, assolu-
tamente strategiche per la provincia: la
Brebemi, la SS42 Valle Camonica, lau-
tostrada della Valle Trompia e la Corda
Molle (che finir in primavera 2013). Ci
sono poi altre opere che la Provincia di
Brescia vorrebbe realizzare: la Barghe/
Idro unopera da 75 milioni. Di que-
sti, 38 milioni sono finanziati dalla Pro-
vincia Autonoma di Trento che ritiene
lopera fondamentale per incentivare
il turismo. Altri 35 milioni dovrebbero
arrivare dalla Regione Lombardia che
ha gi dato 1,5 milioni per il progetto; i
restanti 2 milioni li metter la Provincia
di Brescia. Sono arrivati 31 milioni dal-
la Societ Brescia/Padova per il primo
stralcio relativo al potenziamento della
bretella in uscita a Brescia Est che pre-
vede di passare da 1 corsia per senso di
marcia a 3, oltre alla corsia di emergen-
za. Il secondo stralcio, per il quale sono
necessari altri 36 milioni di euro verr
realizzato in un secondo tempo e riguar-
da la realizzazione di un incrocio su tre
livelli. Questo potenziamento estre-
mamente importante perch nel nodo
di Brescia Est convergono la Gardesana
occidentale, lautostrada A4, la Goitese
e la Corda Molle (con 6 corsie). Senza
questo intervento si rischierebbe la for-
mazione di un grosso ingorgo, un pun-
to critico nella viabilit bresciana. Per
quanto riguarda la bretella tra San Zeno
e la tangenziale sud sono stati richiesti
In via Volta, per
migliorare la
viabilit da nord,
verr realizzata una
nuova rotatoria.
Mariateresa Vivaldini nata a Bre-
scia nel 1967. Imprenditrice agricola,
vive a Pavone del Mella dove ricopre
la carica di Vicesindaco con deleghe
al Bilancio, Personale e Agricoltura.
Gi Consigliere Provinciale a Palazzo
Broletto, oggi Assessore ai Lavori
Pubblici della Provincia di Brescia.
Molto attiva nel sociale presiede di-
verse associazioni e onlus presenti
sul territorio della Bassa Bresciana.
15 milioni alla Regione Lombardia tra
le priorit dellEnte. Nelle intenzioni
dellAssessorato ci sono poi numerose
altre opere che consentirebbero una mi-
gliore viabilit nei centri urbani miglio-
rando la qualit della vita degli abitanti
Patto di stabilit permettendo!.
Ritiene necessaria la sopravvivenza
delle Province? Che vantaggi offre ri-
spetto al delegare a Regioni e Comuni
le attuali competenze delle Province?
Non sono favorevole allabolizione
delle province. Ritengo, infatti, che
per realt come Brescia, con i suoi
1.250.000 abitanti, lente provinciale
sia indispensabile soprattutto a garan-
zia della realizzazione e manutenzione
delle infrastrutture. vero per che
in Italia ci sono territori dove, consi-
derato il numero esiguo degli abitanti,
lesistenza di un ente provinciale non
si giustifica. Si veda ad esempio il caso
Sardegna: in tutta la regione ci sono
poco pi di 1.650.000 abitanti distri-
buiti su 8 province.
NUMERO DEI MORTI DOVUTI A INCIDENTI
NELLA PROVINCIA DI BRESCIA
(1/1/2010 31/12/2010)
Pedoni
Biciclette
Ciclomotori
Scooter
Motociclette
Autovetture
Mezzi pesanti
TOTALE
9
6
2
4
16
41
3
81
ET DEI MORTI
< 13
14 - 17
18 - 21
22 - 27
28 - 35
36 - 60
> 61
1
3
8
12
13
27
17
FASCE ORARIE DEGLI INCIDENTI
Fascia oraria mattutina (6 - 12)
Fascia oraria pomeridiana (12 - 17)
Ora di punta (17 - 19)
Fascia oraria serale (19 - 24)
Fascia oraria notturna (24 - 6)
Alcuni dati (orari) non sono reperibili.
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23
6
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11
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MESI
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ENSIERI DI
LORGANIzzAzIONE
GLI ITALIANI ODIANO
A colloquio con Francesco carpani Glisenti, per due volte al vertice di Aib
e per dieci anni presidente della Fondazione Berlucchi. Un ritratto amaro
di una societ incapace di rinnovarsi e con una classe dirigente avara di talenti.
La via duscita? Puntare sulla scuola.
F
rancesco Carpani Glisenti ci
accoglie nella sua splendida
casa di via Moretto. Da poche
settimane ha lasciato la guida
della Fondazione Berlucchi, dopo aver
coronato il sogno dellamico di sempre,
quel Guido Berlucchi a cui stato intito-
lato il Centro di radioterapia della Poliam-
bulanza realizzato grazie al contributo
della Fondazione. Franceschino, come
lo chiamano tutti, racconta con passione i
suoi anni alla guida di Aib (a lui si deve la
costruzione della sede di via Cefalonia), le
tensioni sindacali (a quellepoca cerano
le Brigate Rosse), i progetti industriali.
Ma nella sua voce si legge un retrogusto
amaro per un Paese immobile, avaro di ta-
lenti, dove il senso civico un ricordo e i
problemi sempre gli stessi.
Dopo 10 anni alla guida della Fonda-
zione Berlucchi ha lasciato il timone
per raggiunti limiti det. Qual il
suo bilancio?
I risultati mi confortano. Tutto nato
da unidea di Guido Berlucchi, che ci ha
purtroppo lasciato per una strana com-
binazione, lo stesso giorno in cui rice-
vemmo il documento formale di nascita
della fondazione. Grazie al lavoro del
Comitato tecnico scientifico ci siamo
affermati come un punto di riferimento
internazionale per la ricerca in campo
oncologico. Il nostro obiettivo tenerci
stretti i giovani pi promettenti ed evita-
re la famosa fuga dei cervelli. Si tratta
di una goccia nel mare, ma credo signi-
di dAVIdE BAccA ficativa. Quando poi si presentata loc-
casione della Poliambulanza labbiamo
colta per due motivi: lidea di intestare
qualcosa di perenne a Guido e la possi-
bilit di rendere Brescia leader in Italia
per questo tipo di cure.
Lei ha detto: Queste macchine le do-
niamo a tutti, bresciani e non.
Finora alcuni bresciani erano costret-
ti ad andare a Cremona o Bergamo o
non so dove per effettuare la terapia.
Ora, con il Civile, la Poliambulanza e il
SantAnna, si potranno curare a casa e ci
s
sar posto per altri. Lo pu interpretare
in tutti i modi: italiani e stranieri, ma an-
che per le provincie limitrofe come per
tutta lItalia. Eviterei una cosa, per: le
dietrologie. Non mi piacciono.
Lei per due volte (dal 74 al 78 e
dall83 all85) stato presidente di
Aib, e prima ancora presidente nazio-
nale dei meccanici di Confindustria.
LItalia le sembra un paese in declino?
In declino no, fermo s. Faccio un esem-
pio. Ai miei tempi un operaio costava a
unazienda 3.000 lire ma in busta paga
Francesco Carpani Glisenti.
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MESI
FEBBRAIO 2011
se ne ritrovava solo 1.200; prendeva trop-
po poco e costava troppo per tutta una se-
rie di balzelli (cera ancora il contributo
per il terremoto di Messina del 1908!).
Oggi la stessa cosa, stiamo ancora di-
scutendo degli stessi problemi. Con un
aggravante, il livello della classe dirigente
molto pi basso. A destra come a sini-
stra. Purtroppo in giro di talenti e figure
di spessore ce ne sono poche.
Non c anche un problema di ricam-
bio generazionale? Lei, in un ruolo
strategico della sua azienda, mette-
rebbe un 30enne oppure opterebbe
per lesperienza di un 50enne?
Sicuramente il 30enne. Io mi vanto di
essere stato un talent scout. Giancarlo
Dallera, attuale presidente di Aib, ha ini-
ziato con me. Mario Gibertoni lho fatto
capo del personale quando aveva ancora i
calzoni corti. In Aib ho rinnovato lappa-
rato con gente giovane, Italo Fenu alla di-
rezione, Enzo Vizzari ai rapporti esterni,
Francesco Di Vieto al sindacale.
Eppure, in Italia, sono pochi i giovani
nei posti di comando
Purtroppo cos. Dovremmo imparare
dagli altri e invece, come sempre, siamo
immobili. Basta pensare alla politica dove
non c alcun ricambio. una cosa vergo-
gnosa. Ha ragione Dallera quando parla
di disgusto, ma in me c unamarezza in
pi perch so che non posso tirarmi fuori
da questo giudizio. Io e la mia generazio-
ne non abbiamo ottenuto nulla: il senso
civico, lo spirito di servizio, il senso dello
Stato, tutte cose che sembrano essersi
perse. Un tempo quando una maestra
dava uno scappellotto a uno studente, a
casa ne arrivava un secondo; oggi sono i
genitori ad aggredire i docenti.
Secondo lei quale dovrebbe essere la
priorit della politica?
La scuola. Va riformata. La Gelmini ha
fatto un primo passo. Molti la criticano
ma lunica che ha fatto qualcosa di con-
creto dai tempi di Gentile. Se non par-
tiamo dalla scuola sar difficile cambiare
questo Paese.
E la priorit del mondo dellindustria?
Qui il vero problema che non mai
esistito un sistema Paese. Noi italiani
odiamo lorganizzazione. Penso a quan-
do gli industriali di Lumezzane andava-
no in giro per il mondo a vendere le loro
posate. Venivano quasi presi in giro,
non avevano alcun sostegno. Si era pro-
posto di accorpare nelle sedi diplomati-
che italiane allestero tutti i servizi che
potevano essere utili a un imprenditore:
lambasciata, il consolato, la banca, lIce,
la Confindustria. Quello che da 50 anni
fa la Germania. Non se ne fece nulla.
Perch siamo poco attrattivi per i ca-
pitali stranieri?
Il problema complesso: c il costo
dellenergia, la lentezza della giustizia, la
rigidit dei sindacati, la mancanza di in-
frastrutture (basti pensare allo scandalo
dellautostrada della Valtrompia!). In una
parola direi che manca lambiente, lhu-
mus adeguato perch un imprenditore sia
messo nelle condizioni di operare bene.
Ma lei oggi investirebbe allestero o
nel suo Paese?
In un mondo globalizzato bisogna in-
vestire dove conviene di pi. Mi ricordo
quando a inizio anni 70 alcune aziende
della Valtrompia si trasferirono a Preval-
le. Fu uno shock, si disse: Ecco, sono
andate via. Noi siamo fatti cos, attacca-
ti al campanile.
Come giudica la vicenda di Mirafiori
e la strategia di Marchionne?
Marchionne ha fatto semplicemente
linteresse di Fiat: Restiamo in Italia
solo a certe condizioni. Luscita dal
contratto nazionale, invece, storia an-
tica. Gi nel 1962 la Fiat fece un con-
Ai posti di comando
metterei
i trentenni e non
i cinquantenni.
tratto separato, lasciando per due anni
Confindustria. Gi allora si discuteva su
come fare un contratto che andasse bene
per la grande industria e per la piccola
impresa. Come vede siamo sempre l.
Valletta guadagnava 20 volte un suo
operaio, Marchionne 450 volte. Le
sembra giusto?
Giusto o non giusto una legge di mer-
cato. Quanto guadagna Ibrahimovic? O
Ronaldo? immorale? Forse s, ma quel-
la la loro tariffa. Quella di Marchionne,
poi, una sfida epocale, si tratta del futu-
ro industriale di questo Paese.
Vicenda A2A, la fusione con Milano
stata un errore o stata gestita male?
Partiamo da un dato: Asm doveva cre-
scere. Un matrimonio era quindi inevi-
tabile. Si colta lopportunit di Milano
ma si doveva sapere che, quando fai un
accordo con Milano, comandano loro.
Bisognava proteggersi per bene, cosa
che stata fatta poco.
Ultima domanda. Lei nel 2004 rega-
l alla citt la bandiera tricolore di un
suo antenato che aveva combattuto du-
rante le X Giornate; 150 anni fa si fece
lItalia, quando si faranno gli italiani?
Montanelli diceva che nemmeno la
lingua italiana riesce a unirci del tutto.
Credo avesse ragione.
Oggi il livello della
classe dirigente
molto pi basso.
A destra come a
sinistra.
Francesco Carpani Glisenti
(a destra) con Giancarlo Dallera,
presidente di Aib.
16
P
ENSIERI DI
QRQRQVHLLOSULPR
PDWLLQWHUHVVDGDYYHUR"
Qualcuno la chIama esperIenza,
altrI parlano semplIcemente
dI usato.
NoI che ce ne prendIamo
cura sappIamo che la loro
afdabIlIt e IndIscutIbIle,
lo stIle Immutato, I costI rIdottI.
A volte le certezze
sono meglIo delle novIt.
8rescc \c dellc \oltc, 18J Tel. 0J0 J5JJJ54

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1ROHJJLRD/XQJR7HUPLQH
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QUALIT MILLENNIUM. PREZZO BLINDATO.
TUTTA LA PALESTRA
O LA PISCINA CHE VUOI:
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2
MESI
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19
P
ENSIERI DI
IL MALATO
E I SUOI DIRITTI
A colloquio con Marisa Tretti clementoni, presidente
del Movimento per i diritti del Malato.
T
utelare il diritto alla sa-
lute del cittadino malato
nel rispetto della sua di-
gnit, libert ed esigen-
ze umane e sociali, questa la mission
del Movimento per i Diritti del Malato di
Brescia. Nato nel 1987, grazie alla buo-
na volont di alcuni medici e persone di
cultura attive tra Brescia e Desenzano,
il Movimento, che si configura come
movimento dopinione, si pone come
stimolo alle istituzioni nelladempiere i
propri obblighi, fornendo supporto tec-
nico, legislativo e giuridico allutente, al
cittadino malato. Punto di partenza la
legge regionale 48 del 1988, indicante
gli effettivi diritti dei cittadini, che ha
fatto da spunto per la compilazione della
Carta dei Diritti del Malato: una qua-
rantina di articoli, stilati nel 1995 e ag-
giornati nel 2003, che costituiscono un
valido strumento per conoscere diritti e
doveri in ambito sanitario.
Lattivit svolta dal Movimento vo-
lontariato puro ed ha come metodo la
politica dei piccoli passi, estranea agli
scontri forti e alle rotture, spiega la pre-
sidente Marisa Tretti Clementoni. Un
gruppo di 12 volontari che, seguendo
orari precisi e regole da ufficio, fanno
servizio dascolto allOspedale Civile,
alla Poliambulanza, al Richiedei di Gus-
sago e allOspedale Ronchettino, sede
del movimento, fiancheggiati da una
commissione medica, un nucleo per le
iniziative culturali e il gruppo anziani
handicap e psichiatria.
Qual la sua visione del volontariato?
Il volontariato non deve essere la pezza
per coprire le falle della struttura pubbli-
ca, ma quel di pi da offrire ai cittadini.
Il volontario, per definizione, una per-
sona che d la sua disponibilit in manie-
ra saltuaria, senza uno stretto rapporto di
continuit. Per questo non dovrebbe tro-
varsi a svolgere un servizio che invece do-
vrebbe essere gi garantito ai cittadini.
Quali le reali necessit, oggi, in ambi-
to sanitario?
Il volontariato negli ospedali un affare
delicato, la preparazione importantis-
sima, mentre, molte volte, si rivela nulla.
Il guaio, poi, si verifica quando queste
persone, in accordo con alcune strutture,
come ad esempio le case di riposo, si so-
stituiscono agli infermieri: si creano cos
delle situazioni sgradevoli, proprio a
di ALESSANdRA TONIzzO
s
Marisa Tretti Clementoni.
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MESI
FEBBRAIO 2011
causa dellimpreparazione di queste per-
sone che, credendo di aiutare, possono
invece fare danno. La mia opinione che
ci sia estremo bisogno di professionisti.
Cosa pensa del 5 per mille?
Per me non ha ragione desistere, e
noi, infatti, non ne abbiamo mai usufru-
ito; non siamo onlus, ci avvaliamo solo
dei locali pubblici, perch cos prevede
la legge 48, inoltre ci autotassiamo.
Quando un utente si rivolge a voi per-
ch ritiene di aver subito un torto,
cosa fate?
Lo supportiamo in tutto: cartella cli-
nica, verifica documenti, commissione
tecnico scientifica sono i primi 3 steps.
Se questultima ritiene che qualcosa non
abbia funzionato, nellintervento o nella
terapia, consiglia il medico legale che va-
luta gratuitamente, in primis, e poi, nel
caso, emette la perizia. Ottenuta questa,
si pu procedere con lavvocato che,
solo sulla scorta dei documenti della pe-
rizia medico legale, decide se procedere
o meno. Ma noi non facciamo mai azio-
ni penali, perch in realt quello che ci
preme ottenere il risarcimento.
Parliamo degli anziani, una delle tante
fasce deboli.
Per loro ci siamo battuti molto in
merito alle rette altissime delle RSA:
larticolo 25 della legge sullassisten-
za n. 328/200, e i decreti legislativi
109/1998 e 130/2000, stabiliscono
che lospite deve pagare soltanto con il
suo reddito personale, che non ci si pu
rivolgere a parenti fino ad arrivare al ter-
zo, quarto o quinto grado di parentela,
come spesso succede, causando proble-
mi grossissimi alle famiglie. ll consiglie-
re regionale Margherita Peroni, davanti a
questo fatto, ha risposto che, di fronte a
leggi carenti di norme applicative (come
quelle sopraelencate), le stesse non van-
no applicate: i nostri avvocati hanno pre-
sto smentito, perch la legge promulgata
ha comunque valore. seguito un dibat-
tito conflittuale con lassessore Maione,
senza risvolti. Il Comune intima lin-
giunzione di pagamento ai parenti degli
ospiti, i quali, anche se non dovrebbero
pagare, spaventati, alla fine cedono.
Una necessit di stretta attualit che
state affrontando?
Il disease morgening, la cosiddetta
fabbrica delle malattie. necessario
che qualcuno fermi i creatori di malattie
e renda consapevoli i cittadini che non
devono farsi abbacinare dalle pubblicit
e da tutto ci che le case farmaceutiche
sponsorizzano creando una sorta di
bisogno di salute che va al di l del ra-
gionevole stato di buona salute. Luso
indiscriminato della farmacia, uno degli
effetti del disease morgening, molto
pericoloso: invece che parlare con il
proprio medico di famiglia si va in far-
macia a farsi misurare pressione, densit
ossea ecc.. Benedetti siano i farmaci, ma
solo quando il nostro medico ce li con-
siglia dopo aver parlato con noi e capito
il problema che ci affligge. Bisogna dire
no allautomedicazione.
Il Movimento come registra il rappor-
to paziente-medico curante durante le
ospedalizzazioni?
Registriamo una mancanza di complian-
ce, che dovrebbe essere insegnata alluni-
versit, come umanizzazione dellatto
medico. Questo si collega al grosso pro-
blema del consenso informato, che non
un puro atto burocratico, ma quello
strumento che consente al medico di rap-
portarsi al cittadino mettendolo a cono-
scenza di tutto liter curativo, a maggior
ragione nellintervento chirurgico. Pur-
troppo c ancora un timore reverenzia-
le, una delega in bianco verso il medico,
per giunta in un momento di fragilit. C
bisogno di fiducia reciproca.
La figura del medico di famiglia, tra
esautorazione e delega. Ce ne parli.
Il medico di famiglia basilare per la
struttura sanitaria, ma purtroppo esiste
una sottocultura da entrambe le parti, me-
dico e paziente: il primo cerca di lavarsene
le mani pi rapidamente possibile, man-
dando spesso il malato al pronto soccor-
so con troppa leggerezza. Il paziente, dal
suo canto, a volte aggira il medico, spesso
a causa della non reperibilit dello stesso.
Ricordiamo che esiste una specifica con-
venzione che stabilisce, tra le altre cose,
proprio la rintracciabilit del medico di
famiglia, dalle ore 8 alle 20. Noi ci stiamo
impegnando per far applicare il Contratto
Collettivo di Lavoro dei medici di fami-
glia, che sancisce proprio delle condotte
in merito, ed abbiamo predisposto un
Vademecum relativo ai compiti di questa
categoria, nonch del pediatra.
Oggi attiva la figura del case mana-
ger, volta a sperimentare, implemen-
tare e diffondere un nuovo sistema di
assistenza al paziente: sarebbe un aiu-
to in pi per il malato.
LInfermiere Case Manager (Icm) un
importante agente di cambiamento allin-
terno della struttura assistenziale, in par-
ticolare nel delicato rapporto con i paren-
ti, fondamentale anche nel momento in
cui il degente non sia in grado di badare a
se stesso una volta dimesso. Esistono, in-
fatti, le dimissioni improprie: casi in cui il
paziente viene dimesso nellimpossibilit
di essere autosufficiente, sprovvisto di
assistenza. Come Movimento per i Diritti
del Malato, in questo caso ci siamo avvalsi
dellesperienza della regione Piemonte,
la quale da tempo propone una lettera
dopposizione alle dimissioni: i familiari
della persona ricoverata possono quindi
compilare questo modulo, recuperabile
presso le nostre sedi.
Che differenza c tra voi e il Tribuna-
le del Malato di Roma?
Mentre il Tribunale del Malato manda
avanti tutte le richieste dintervento, il
Movimento per i Diritti del Malato ef-
fettua una grande scrematura alla base:
su 130 casi lanno, solo il 20% viene ac-
cettato e il 90% delle controversie viene
risolto, senza ricorrere ai tribunali.
Ma in caso di soprusi veri e propri, a
chi altri rivolgersi?
Esiste per questo anche lufficio rela-
zioni con il pubblico, presente, per ob-
bligo di legge, in ogni struttura.
necessario che
qualcuno fermi i
creatori di malattie
e renda consapevoli
i cittadini che
non devono farsi
abbacinare dalle
pubblicit.
WWW.MOVIMENTODIRITTIMALATO.IT
20
P
ENSIERI DI
HQWXVLDVPRFRQWDJLRVR
A Brescia la mostra dellanno!
Henri Matisse, Il lanciatore di coltelli (Jazz, tavola XV), 1947 - Succession H. Matisse by SIAE 2010.
Museo di Santa Giulia - 11 febbraio / 12 giugno 2011
info e prenotazioni: 800 775083 - www.matissebrescia.it
con il patrocinio di
Ministero degli Affari Esteri
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
23
P
ENSIERI DI
Tra musica, lavoro, famiglia, passioni:
Enrico Ghedi, ex componente dei Timoria, si racconta.
S
e rock reazione, cultura che
si fonda su modelli, eroi da
seguire. Se oggi esiste con-
fusione, disillusione, e tutto
perde importanza nel momento in cui lo
dici. Se questo vero, chiedersi Rock is
dead? il rock forse morto? una
domanda legittima. La fa a tutti noi En-
rico Ghedi, tastierista e voce di quei Ti-
moria che hanno creato la storia del rock
italiano, facendolo diventare popolare:
essere un international pop grup, infatti,
stata da sempre la loro sfida dichiarata,
con un linguaggio basato sulla mesco-
lanza di musica e arte figurativa, poesia,
filosofia. Ogni membro della nota band
ha preso la sua strada (Omar Pedrini e
Francesco Renga tra gli altri), ed Enrico
sta facendo il proprio percorso di vita al
contrario: prima una passione che di-
venta lavoro, la musica, la quale, adesso,
ridiventa passione. Oggi Enrico lavora in
unazienda informatica bresciana, sul co-
modino il suo racconto (In fondo mi as-
somiglia, per lAntologia tributo a Luigi
Tenco del 2006, Non sono io il principe
azzurro), nel cassetto un progetto di cui
ci parler. E mentre fuori scorre la vita
di una societ alienata, in cui sono tutti
delle star, gli studenti vengono ancora
a casa sua in pellegrinaggio per sfiorare i
dischi doro e Viaggio senza vento vende
costantemente dal 93, noi ci sediamo al
caldo a parlare di profezie, memorie e
rassegnazioni. Cercando di capire quan-
to cambiato quel ragazzo che andava a
Milano a montare i palchi per le bands
inglesi, per carpire il segreto della gran-
de musica, tornando in tempo al liceo
per il compito in classe delle 9.
di ALESSANdRA TONIzzO
s
ROCK IS DEAD?
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
Nella vita hai fatto di tutto: dal tastie-
rista, al caporedattore, al tecnico in-
formatico. Esiste un filo conduttore,
nelle tue esperienze?
Le connessioni sono soprattutto le per-
sone. Non esiste ho fatto questo e quello,
per me, ma io ho lavorato con: questo
limportante. Del resto lantropologia da
sempre la mia passione, e mi rendo conto
che ancora oggi lei che torna a incastrare
una vita fatta di cose ed esperienze. Per-
ch i dischi in sostanza sono feticismo,
sono morti viventi!.
Quanto ti rimasto addosso, di que-
sta vendetta (Timoria, in greco,
significa vendetta, ndr.), con cui hai
vissuto per 17 anni?
Per me non esistono presente e pas-
sato, tutto memoria, questa intervista
gi passato Quello che stato, che
ti ha fatto, tutto l, nella memoria, e
non puoi dimenticartene. Non ho mai
fatto niente da solo e i Timoria, se non
fossero stati quelle cinque persone, non
sarebbero stati nulla, non ci sarebbe
nessuno di loro artisticamente, e ognu-
no di noi, questo, lo sa.
Come band siete stati dei precursori,
avete seminato anche per le genera-
zioni a venire. innegabile una carica
profetica, nei vostri testi, che li rende
sempre vivi: penso a Sole spento, ad
esempio, che si adatta benissimo alla
sensazione di stasi che stanno vivendo
le generazioni pi giovani. Ti ci ritro-
vi ancora, in queste canzoni?
Ne Il Guerriero si parlava profetica-
mente di ci che sto vivendo io ora, nel
quotidiano: ad un certo punto le cose
finiscono e tu ti devi reinventare, ed in
quel momento che diventi un guerrie-
ro. solo facendo gli sbagli che ho fatto
che oggi posso vivere limportanza di
cose come laddormentare mia figlia alla
sera; sto imparando ad essere coerente.
Ed proprio questo senso di sfida, del
ricominciare da capo, lesperienza pi
straordinaria della mia vita.
Giovani di allora, giovani doggi: le
tue impressioni.
Noi, figli degli anni 60, eravamo
borghesi e, come tutti gli adolescenti
del mondo, coccolati, ma i nostri geni-
tori avevano fatto grandi sacrifici e ci
facevano capire limportanza di quel-
lo che stavamo facendo. Anche nella
musica, mio padre voleva i risultati
diceva se vuoi suonare, lo fai dav-
vero, niente cazzeggi , e ricordo la
costante presenza dei genitori di tutto
il gruppo nellesperienza dei Timoria.
La famiglia cera, dava obiettivi, anche
se socialmente cominciava a sfaldarsi;
oggi in casa non c confronto, non si
parla, la famiglia oggi finta, uno
psicodramma.
Quindi adesso pi difficile fare della
propria passione un mestiere, come
avete fatto voi.
La determinazione era importantissima,
ed oggi non pi come una volta. Certo,
il panorama dello spettacolo cambia-
to (internet, radio, programmi come X
Factor), ma mentre noi, a ventanni,
volevamo essere i nuovi Pink Floyd, i gio-
vani musicisti di adesso suonano solo per
uscire di casa, forse per rassegnazione,
forse per consapevolezza.
In unintervista online hai detto
nella musica dovuta intervenire la
televisione per creare fenomeni mu-
sicali che possano finalmente vivere
di musica. Ne abbiamo citato uno, X
Factor: cosa ne pensi?
X Factor un fenomeno agghiacciante:
prendono delle persone e gli fanno fare in
un mese quello che i musicisti veri hanno
maturato in ventanni, facendoli salire
su un palco che dovrebbe essere sudato,
guadagnato. Poi, una volta l, sbagliano,
poveretti, perch come fossero stati al-
levati in fretta, ingozzati con i mangimi,
ed difficile che trasmettano qualcosa.
Tutto virtuale, surrogato ed infine de-
solante.
Dato il tuo contatto continuo con il
mondo dellarte si pu dire che hai
sviluppato un occhio clinico a ri-
guardo. Come vedi Brescia, il circui-
to delle grandi mostre, ci che gravita
attorno ad arte e creativit?
Penso che a Brescia larte sia vissuta in
maniera molto formale. Il fenomeno delle
grandi mostre nella nostra citt permette
populisticamente a molte persone di ve-
dere cose che altrimenti non potrebbero
vedere, per mi ricorda i pellegrini che
vanno a Roma, a San Pietro: si va perch
ci si deve andare. Sarebbe bello visitare
anche i musei storici di Brescia, come la
Pinacoteca, respirare pi arte, in genera-
le. Ricordo che ho organizzato, allepoca
di America!, una mostra mercato sulla
libera editoria, in cui piccoli editori pre-
sentavano i loro stand, con workshop e
conferenze alle quali era presente anche
Matteo Guarnaccia, lo stesso che oggi
ha messo in piedi il museo a Milano sul
900: era unopportunit unica, eppure
di quei pellegrini migranti in America!,
pur passando da Brescia, alla mia mostra
si sono soffermati quattro gatti.
Il tuo progetto nel cassetto.
Sto realizzando un disco rock, senza
budget, grazie ai contributi degli amici
con cui ho collaborato (non solo musici-
sti, anche poeti), con il motto chi vuol
venire venga. Giulio Colosio un allie-
vo che ha messo a disposizione lo studio,
Andrea Bellorini alla chitarra, Matteo
Breschi alla batteria, io sono al basso e
alla tastiera. Per ora lavoriamo nel tem-
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ci crediamo.
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
A2A
PI FORTE O PI GRANDE?
27
E
CONOMIA
Arretramento, mantenimento, superamento. Sono tre, in buona sostanza,
le posizioni a confronto: ritorno allo statu quo ante, conservazione dellattuale
situazione, allargamento a ovest e a sud nella prospettiva della grande multiutility
del Nord tramite lingresso di realt lombarde, piemontesi ed emiliane.
Tre posizioni che si identifcano in tre differenti opzioni: extra-istituzionale,
centro destra, centro sinistra.
di ALESSANdRO chEULA
A
nche Brescia, California
del nord, piccola Svizzera
nel diffuso marasma, isola
felice delle maggioranze
assolute nonch aperte ma alloccorren-
za quasi blindate, citt di servoassistiti e
teleriscaldati con bilanci privati in utile
e rendiconti pubblici in pareggio, ha
dovuto fare i conti con il capriccio della
congiuntura. Questa volta non pi ci-
clica ma sistemica ovvero strutturale (si
spera reversibile). Ragion per cui anche
A2A, risultato della fusione tra Aem mi-
lanese e Asm di Brescia un tempo non
lontano la municipalizzata pi efficiente
dItalia negli ultimi tre anni ha dovuto
erogare oltre 500 milioni attinti alle ri-
serve per far fronte alla fame di dividen-
di degli azionisti privati e pubblici (in
particolare i due soci di maggioranza,
Brescia e Milano, che con quote parite-
tiche del 27,5% ciascuna detengono il
55% delle azioni, quotate in Borsa circa
1 euro rispetto al valore di ingresso di
3 euro). Il che la dice lunga su un fatto
evidente: mentre Asm non ha mai avuto
bisogno di vendere il patrimonio per
sostenere gli utili, A2A per garantire i
livelli di redditivit ha dovuto alienare
parte dellargenteria. Con il risultato di
scontentare tutti, indebolendo il valore
del titolo e penalizzando i risparmiatori
senza gratificare gli utenti, che al posto
della competizione globale vedreb-
bero pi volentieri una competizione
locale mirata a un miglioramento delle
tariffe. Approccio forse semplicistico
ma immediato e pertinente, nonostante
il discorso sia pi complesso, come
dicono autorevoli addetti ai lavori.
MENO dEBITO PI EdISON
A prescindere dal problema della gove-
rance sollevato da Giuliano Zuccoli, sono
due i nodi da sciogliere nellimmediato
futuro prima di affrontare eventuali pro-
getti di sviluppo: la riduzione del debito
(4,5 miliardi di euro) e la soluzione del
nodo Edison, dove A2A convive con il
gigante francese Edf. Condizioni indi-
spensabili per recitare un ruolo di prota-
gonista sul piano internazionale. Anche
per tali ragioni il superamento di A2A,
se di questo si pu parlare dicono i po-
litici bresciani di maggioranza e di oppo-
sizione non pu andare nel senso di un
ritorno indietro ma nella direzione di un
salto in avanti. Il cui secondo passo, dopo
Edison, potrebbe essere la multiutility
del nord. O si fa retromarcia o si con-
dannati a crescere. Tutti sono daccordo
sui limiti della fusione. Ma tutti conven-
gono che non si pu pi tornare allo statu
quo ante. Ammesso che rieditare la vec-
chia e cara Asm non sia pi possibile, ma
visto che stare fermi sarebbe peggio, la
strada da battere un salto di efficienza.
Il rischio di A2A dice Paroli non
che comandino i milanesi, ma che non
comandi nessuno.
Non confortate per i bresciani scopri-
re che A2A la grande multiutility lom-
barda sortita tre anni fa dalla fusione tra
Asm di Brescia e Aem di Milano stata
plasmata dai milanesi a loro immagine
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
29
E
CONOMIA
e somiglianza, grazie al loro oggettivo
peso politico, nei primi decisivi 90 gior-
ni dalla sua nascita. Non che fosse cosa
del tutto ignota, ma venire a saperlo nero
su bianco dal massimo rappresentante
di uno dei due partner, nella fattispecie
il sindaco di Brescia Adriano Paroli,
quantomeno sorprendente. Lammis-
sione stata fatta dallo stesso Paroli
nel corso di uno stimolante confronto
recentemente organizzato al Novotel da
Popolarismo Europeo, associazione cul-
turale presieduta da Paolo Fontana, sul
tema Il Comune di Brescia e le sue par-
tecipate: quale futuro?. A conferma di
come la questione A2A sia diventata,
nellagenda politica cittadina del prossi-
mo biennio, uno dei nodi da sciogliere.
O quantomeno da affrontare.
SUPERARE LA dIcOTOMIA
cON MILANO
Dobbiamo discutere sullandamento di
A2A, la cui conduzione ha creato enor-
me malcontento. Laffermazione di
Emilio Del Bono, esponente di spicco
del Pd bresciano nonch sostenitore
del ripensamento su A2A insieme
ad Aldo Rebecchi e Claudio Bragaglio.
Ma Del Bono pone unaltra priorit: il
tema degli investimenti e delle reti sul
territorio. Investiamo in Montenegro
dice ma dismettiamo le reti locali.
E lindotto? Quello bresciano stato
strangolato. Infine Edison. Chi ha
detto che noi non possiamo comprare
Edison con Linea Group, i piemontesi,
i genovesi e gli emiliani? A me non in-
teressa entrare nel merito della gestione
tecnica di A2A, mi interessa invece veri-
ficare che le scelte di fondo e le linee di
indirizzo programmatico siano fatte dal-
la politica. Il problema non solo salva-
guardare lidentit di A2A ma andare ol-
tre, focalizzandone la duplice vocazione
ossia la sua caratterizzazione glocale,
come dire globale e locale ad un tem-
po. Ossimoro suggestivo, ma allo stato
dei fatti astratto, cui Paroli non inten-
de indulgere preferendo insistere sulla
concretezza del presente. Dobbiamo
smettere di parlare di A2A in Consiglio
comunale invece che in commissione
dice il primo cittadino il fatto che
le discussioni nellorgano consiliare,
di cui ho peraltro il massimo rispetto,
rischiano di essere spesso teoriche e
fuorvianti, e spesso estemporanee, per
il semplice fatto che da A2A non si torna
indietro. Anche se lo stesso sindaco
ad ammettere con franchezza che nei
primi novanta giorni della fusione stata
Milano a plasmare A2A a sua immagine
e somiglianza. Ma anche Paroli, pur
non parlando esplicitamente di grande
multiutility del Nord, non esclude lal-
largamento degli attuali confini. A2A
troppo importante per Brescia, per cui
non intendiamo mollare la presa: Asm
non torner pi ma non escludo che po-
trebbe tornare qualcosa di pi grande.
Certo che la concezione milanese pi
multinazionale che territoriale, pi
proiettata alla dimensione continentale
che a quella locale. Ma anche su questo
terreno Brescia, dopo lavvento della
nuova Giunta di centro-destra, ha recu-
perato significative posizioni con lazze-
ramento delliniziale Consiglio di Sorve-
glianza e la sostituzione di Renzo Capra
con Graziano Tarantini. Chi comanda in
A2A? Se i milanesi hanno comandato
nella fase di start up la risposta di Pa-
roli oggi il vero rischio un altro.
Quale? Che non comandi nessuno.
Come dire una multiutility acefala, il cui
vertice, pur ben rappresentato, non sia
allaltezza della complessit dei proble-
mi che una grande realt di servizi deve
saper gestire pena la perdita di competi-
tivit sul mercato.
PRIVATIzzARE cON GIUdIzIO
Le societ partecipate dal Comune di
Brescia sono 21, mentre circa 5.000
sono complessivamente quelle parte-
cipate dai Comuni italiani. Nella fatti-
specie di cui si parla, A2A ovviamente
la pi importante delle societ parte-
cipate da Brescia. La legge statale che
regola la materia non tiene conto delle
diverse situazioni. Mentre a Nord le
ex municipalizzate sono spa che fanno
utili, nel Sud producono perdite. Ecco
perch, dice Paolo Fontana, presidente
di Popolarismo europeo e in quanto tale
portavoce della societ civile, la pri-
Paroli: Il rischio
di A2A non che
comandino i
milanesi, ma che
non comandi
nessuno.
Qui a sinistra, Paolo Fontana.
Sotto, il sindaco Adriano Paroli.
s
Fontana: La
privatizzazione
non deve essere
un dogma o un
imperativo assoluto.
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
31
E
CONOMIA
vatizzazione non deve essere un dogma
o un imperativo assoluto che va bene in
ogni circostanza. Anche per levidente
ragione spiega Fontana che il libe-
rismo mercatista stato sconvolto da
una crisi la cui profondit e dilatazione
ha riportato in auge lo statalismo. Di
parere contrario Achille Farina, con-
sigliere comunale del PdL, secondo il
quale bisogna guardare al mercato: ho
sempre visto con favore le privatizzazio-
ni, anche se occorre valutare il caso per
caso. Ma la storia di Brescia quella di
un ente locale che ha sempre allargato il
patrimonio dilatando progressivamente
larea della municipalizzazione, forte di
una capacit ed efficienza amministrati-
ve di tipo svizzero. Il fatto che oggi per la
prima volta ci si trovi a discutere di priva-
tizzazioni un segno dei tempi. Per cui
si pone il problema della selezione: quali
societ dismettere e quali no? Il patto di
stabilit, coi suoi vincoli draconiani, im-
pone alloccorrenza di vendere largen-
teria. Saremo per ci costretti a reperire
risorse straordinarie? Pu darsi che in
un futuro relativamente vicino sia ne-
cessario, per ragioni cogenti di bilancio,
seguire la strada aperta da A2A. Fino
ad ora dice Del Bono abbiamo votato
no alle privatizzazioni con lescamotage
che tutte sono funzionali alle finalit
dellente pubblico, ma fino a quando?
Laggressione privatistica e mercatisti-
ca sta attaccando le municipalizzate. Il
paradosso che nel momento in cui si
parla di federalismo non si fa nulla per
difendere le municipalizzate, che delle
autonomie locali sono da sempre lem-
blema pi democratico e rappresenta-
tivo. La soluzione? Privatizzare, cio
dismettere, selettivamente, e pubbliciz-
zare altrettanto selettivamente.
STATALISMO
BEN TEMPERATO
Mi accusano di statalismo osserva Pa-
roli ma si dimentica che a Brescia, con
la consolidata e conclamata dimostra-
zione di trasparenza da parte dellente
pubblico, oggi pi che mai ha senso
che vi sia sul mercato un imprenditore
pubblico: sono contrario ai monopoli
statali, ma per lo stesso principio libera-
le sono contro quelli privati. Paroli ha
ragione. Le privatizzazioni in Italia non
sono sempre diventate altrettante libe-
ralizzazioni, nel senso che dal monopo-
lio e semimonopolio statale si passati
allequivalente privato. Altro paradosso
conseguente al patto di stabilit il fat-
to che il Comune capoluogo non possa
spendere 100 milioni di liquidit di cui
dispone. La filosofia di Paroli affine a
quella di Del Bono: prevedere possibili
dismissioni ma evitare quelle importanti
che possono impoverire il patrimonio
municipale. Privatizzare con giudizio,
insomma, e solo se necessario. Tutte la
partecipate bresciane sono utili dice il
primo cittadino basti pensare allOr-
tomercato o alla Centrale del Latte,
tranne la San Filippo. la filosofia che
sta alla base della municipalizzazione
di Omb, lazienda privata produttrice di
sistemi per rifiuti urbani salvata dal falli-
mento con 10 milioni di soldi municipa-
li tramite Brescia Mobilit. Tutti discor-
si validi ma che lasciano senza risposta
la domanda di fondo: come superare la
dicotomia, leggi latente conflittualit,
tra Brescia e Milano in vista di una go-
vernance realmente bipartisan come il
capitale e quindi di reciproca utilit?
Aldo Rebecchi del Pd ha la riposta pron-
ta: Andando oltre A2A con la grande
multi utility del Nord. Obiettivo che,
al di l del consenso non scontato tra i
possibili partner, presuppone un pas-
saggio quasi obbligato: lacquisizione
di Edison, tassello indispensabile per
realizzare quella grande realt interre-
gionale e multiprovinciale in grado di
competere sul mercato europeo delle
utilities. Obiettivo encomiabile quanto
fascinosamente suggestivo. Ma si di-
mentica che, insieme al superamento
della antinomia tra Milano e Brescia,
sar questultima ad essere superata
per sempre.
Rebecchi: Per
superare il dualismo
Brescia-Milano
occorre una grande
multiutility del
Nord.
A sinistra, Emilio Del Bono.
A destra, Achille Farina.
Del Bono: Chi ha
detto che noi non
possiamo comprare
Edison con Linea
Group, i piemontesi,
i genovesi e gli
emiliani?.
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MESI
FEBBRAIO 2011
LINDUSTRIA DELLA FONDERIA
SI INTERROGA
di MARIO cONSERVA
STRATEGIA DI IMPRESA
R
UBRICA 32
D
urante un recente in-
contro organizzato nel
bresciano dallAmafond,
lAssociazione Italiana
dei fornitori di macchine e prodotti per
fonderia, si parlato dei nodi che da
tempo interessano il comparto in Italia
ed in Europa. Dopo le contrazioni delle
produzioni registrate dalla fonderia dei
metalli nel 2009, oggi si guarda con
una certa trepidazione alle possibilit
di rilancio del settore. Come ha rilevato
Pietro Starita, presidente di Amafond,
va preso atto di un netto cambio di rot-
ta nel 2010, con una evidente tendenza
al meglio delle condizioni del mercato,
per nulla sar pi come prima, c sta-
to un cambiamento epocale articolato
su due elementi di base, il crollo del
sistema finanziario nord americano ed
europeo e il prepotente balzo in avanti
di sistemi economici sino a pochi anni
fa di secondo piano, la Cina, ma anche
India, Brasile, Corea ed estremo Orien-
te in genere; questi paesi hanno saputo
tesaurizzare le conoscenze tecnologiche
attinte dal mondo occidentale e le hanno
applicate a unindustria manifatturie-
ra che si pone oggi come fornitore del
mondo intero.
La fonderia ha subito effetti partico-
larmente rilevanti da questa mutazione
strutturale, perch si tratta di un settore
mediamente caratterizzato in Europa da
costi del lavoro pi alti, da condizioni
non sempre favorevoli per gli investi-
menti, da istituzioni che non sempre
vedono di buon occhio il manifatturie-
ro, infine da restrizioni per le norme an-
tinquinamento obiettivamente pesanti
per la competitivit. Lo sbilanciamento
delle condizioni operative ha offerto
un formidabile vantaggio alla fonderia
dei paesi low-cost, con effetti che per il
momento appaiono di possibile lunga
durata, ed chiaro che tutto questo deve
far riflettere sui futuri approcci indu-
striali da assumere. Come ha sostenuto
nelle conclusioni dellincontro Gabriele
Galante, past president di Amafond e
attuale chairman dellassociazione eu-
ropea dei costruttori di impianti di fon-
deria Cemafon, il tema come affronta-
re il nuovo mercato globale che oggi
completamente diverso da quello che
conoscevamo. Occorre pianificare con
lungimiranza le strategie, ad esempio,
la rincorsa dei prezzi al ribasso, spesso
vista come la scelta obbligata per contra-
stare laggressivit dei paesi emergenti,
pu rivelarsi una scelta debole e perden-
te, se fine a se stessa; guardiamo piutto-
sto a quanto stanno facendo le imprese
della filiera in Germania, dove si ribal-
tato il concetto, puntando sullofferta
qualitativa. Con il patrimonio di cono-
scenze del nostro sistema nazionale, la
via da percorrere quella dellinnova-
zione e dellallargamento della gamma
di offerta, migliorando non solo il pro-
dotto ma tutto quanto lo accompagna:
servizio, assistenza, condizioni di forni-
tura; senza trascurare le nicchie di pro-
dotto oppure le alternative geografiche,
soluzioni che a seconda dei casi possono
offrire interessanti opportunit.
C infine la delocalizzazione, uno dei
temi pi caldi per il mondo della fonde-
ria, un tipo di evoluzione, o involuzione,
che da tempo interessa tutti i segmenti
della filiera, dai produttori di macchi-
ne e impianti alla produzione di getti e
componenti finiti. Il tempo dir se sia
stato un errore di prospettiva accettare,
o subire, questa logica, talvolta fondata
solo su calcoli economici superficiali e
di breve periodo; di sicuro i fenomeni
innestati non sono reversibili, chiaro
che i paesi ove si sono installate nuove
fonderie nucleate dallEuropa oppor-
ranno forti resistenze prima di rinuncia-
re al valore aggiunto che ha significato
impulso di modernizzazione e di cresci-
ta economica e sociale.
Per concludere, non del tutto chiaro
quali potranno essere gli effetti di lungo
periodo di questo straordinario cam-
biamento industriale, sociale culturale;
per certo che il mondo della fonderia
in Europa obbligato da subito a rive-
dere molte delle logiche e delle strate-
gie produttive e commerciali sulle quali
sono state impostate per anni consoli-
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MESI
FEBBRAIO 2011
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CONOMIA
QUALE FUTURO
PER QUALE BRESCIA
di ALESSANdRO chEULA
Aggregare, cooperare, interagire, unire. come dire solidarizzare,
poich la solidariet lunica strada per guadare e guardare oltre la globalizzazione.
Lo dice Bauman, grande sociologo della modernit; lo afferma Fitoussi,
noto economista della globalit; lo dichiara Ulrich Beck, autorevole studioso delle
criticit dellattualit. Lo dicono importanti e autorevoli personalit bresciane. E lo
diciamo pure noi: senza solidariet siamo condannati a fornire risposte individuali,
e le risposte individuali ai problemi generali non possono che essere perdenti.
uella che segue una bre-
ve quanto attendibile rico-
gnizione su alcune prossi-
me scadenze dellagenda
politico-economica bre-
sciana. Agenda le cui
operazioni hanno nomi e cognomi poich
vedono protagonisti imprenditori e ope-
ratori locali. Si tratta di programmi e pro-
getti fattibili che vanno oltre lambito pro-
vinciale quindi di respiro e dimensioni
nazionali che riguardano lindustria, la
banca, la finanza, la cultura e hanno come
driver iniziative bresciane e come leader
personalit bresciane.
PROGETTI NAzIONALI
solo, ripetiamo, una sommaria ben-
ch eloquente sintesi che concerne
percorsi probabili e ipotesi realisti-
che, alcune gi cantierate, altre in
fieri o in gestazione, altre ancora in
itinere. Ma non gratuite n peregrine
e soprattutto non oniriche. Laspetto
pi importante, inoltre, che tali stra-
tegie sono il segnale di una mutazione
in atto, un cambiamento non epocale
ma significativo, non antropologico
ma psicologico e culturale. Forse Bre-
scia, da sempre vittima di unanomala
o meglio dicotoma che ne fa da una
parte un gigante economico e dallal-
tra un nano politico, per la prima volta
nella sua storia tenta di uscire dalla
sua minorit culturale per entrare nel-
la maggiorit politica. Diciamo forse
poich il condizionale, trattandosi di
una speranza, dobbligo. E tuttavia
questa volta potrebbe essere qualcosa
di pi di una speranza trattandosi del-
la conferma di una raggiunta maturit
allaltezza della modernit, ossia della
consolidata continuit e complessi-
t economica. Anche se altrettanto
obbligatorio ricordare che il progetto
qualunque progetto di qualsiasi na-
tura importantissimo sul piano del
metodo prima ancora che del merito
poich infonde coesione e determina-
zione anche al di l della sua effettiva
realizzabilit. Ma altrettanto perti-
nente rammentare che qualunque pro-
getto per diventare realt ha bisogno
di tre condizioni: un catalizzatore, la
politica; un carburatore, la cultura; un
contenitore, letica.
cONTRO LA dERIVA
cONTRO IL dEcLINO
Franco Bettoni, presidente della Cdc, ha
parlato recentemente alla nostra testata
della necessit di coniare un simbolo
per Brescia, un richiamo che possa
fungere da attrattiva a livello interna-
zionale. Narcisa Brassesco, prefetto di
Brescia, ha dichiarato nel corso di unin-
tervista concessa a 12 Mesi dellop-
portunit di elaborare una idea guida
per la nostra provincia, aggregando
Cavalieri del lavoro e i maggiori impren-
ditori bresciani per focalizzare quella
idea-forza che possa fungere da traino
contro la crisi per la crescita. Gianfranco
Dallera, presidente di Aib, insiste sulle
occasioni da non perdere, vale a dire
infrastrutture, innovazione, informazio-
ne, internazionalizzazione. Per inciso,
noi da tempo parliamo di una consulta
o una costituente capace di aggregare
imprese, partiti, professioni, istituzioni
(pi chiaramente: una alleanza operativa
tra imprese, banche, universit e istitu-
zioni, ben oltre i dimenticati Stati Ge-
nerali di corsiniana memoria).
Quattro imprenditori bresciani, presi-
denti di altrettante grandi associazioni
industriali nazionali Enrico Frigerio
di Assofond, Giuseppe Pasini di Fe-
deracciai, Sandro Bonomi di Anima e
Mario Bertoli di Assomet stanno pen-
sando ad unalleanza funzionale, una
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MESI
FEBBRAIO 2011
37
E
CONOMIA
strategia comune, una pi incisiva unit
dazione. Oggi per un obiettivo imme-
diato ossia contare di pi a livello di
Confindustria al fine di riuscire ad espri-
mere una rappresentanza industriale
per il dopo-Marcegaglia onde evitare
lipoteca (leggi candidatura presiden-
ziale) delle grandi utilities energetiche
come Terna (Cattaneo), Enel (Conti) e
soprattutto Eni (Scaroni, il pi papabi-
le) domani per fare di meglio sul ter-
reno della competitivit e della crescita
del sistema-Paese nel suo insieme.
Giuseppe Pasini (Feralpi), Giacomo
Stabiumi ed Ettore Lonati (Alfa Acciai),
Ruggero Brunori (Ferriere Valsabbia) e
Andrea Pittini (Acciaierie Nord) si stan-
no da tempo misurando e confrontando
con un grande progetto che potrebbe
dare alla siderurgia bresciana la leader-
ship continentale (quella nazionale c
gi) nei prodotti lunghi. Ultima e imper-
dibile occasione imposta anche dallesi-
genza di reagire e superare la crisi per
garantire non solo la sopravvivenza ma
le residue possibilit di sviluppo a una
delle eccellenze storiche della manifattu-
ra bresciana razionalizzandone lattuale
surplus produttivo (30-40% rispetto alla
domanda), cosa possibile solo con un co-
mando unificato. Ossia unaggregazione
organica (fusione e/o incorporazione)
per dare vita ad ununica realt industria-
le dalla formidabile e irripetibile disloca-
zione geoeconomica. Prendete la carta
geografica dellEuropa: dalla Basilicata
con Siderpotenza per il Mezzogiorno e
dalla Sicilia con lAcciaieria Megara per
lemergente mercato del Maghreb in gra-
do di competere con la Turchia, a Brescia
(Lonato, Calvisano, Odolo) e Udine per
il crescente mercato dei Balcani su su
fino in Germania (Acciaieria di Riesa in
Sassonia) per rifornire il fiorente merca-
to dellEuropa centro-orientale. Senza
contare, dettaglio importantissimo, lap-
provvigionamento della materia prima
tramite il 20% detenuto in Germania da
Alfa Acciai nella maggiore societ euro-
pea di raccolta e commercio del rottame
di ferro. Un kombinat, insomma, che
va dal Maghreb (in un futuro prossimo
forse anche lAlgeria dove Pasini sta pen-
sando, progetto che risale ad ancor prima
della crisi, di realizzare unacciaieria) al
cuore dellEuropa centrale, in Germania,
passando per Catania, Potenza, Brescia,
Udine e la Sassonia. Senza contare, lo
ripetiamo essendo un aspetto impor-
tantissimo della possibile aggregazione,
lapprovvigionamento del rottame, che
per lacciaieria al forno elettrico quanto
il petrolio per lautomobile.
dALLA BANcA ALLA FINANzA
(dA SPINELLI A BAzOLI)
Ma non finita. Franco Spinelli, docen-
te di economia monetaria, Aldo Bonomi,
uno dei vicepresidenti di Confindustria,
e Franco Ziliani, patron della maggiore
impresa italiana di spumante classico,
stanno realizzando il Credito Lombar-
do-Veneto, istituto di credito ordinario
che intende giocare un ruolo intermedio
e interstiziale tra le grandi banche nazio-
nali o multinazionali e le piccole realt
cooperative locali. Giovanni Bazoli, pre-
sidente di Banca Intesa, del quale uscir
a primavera un volume sulla sua trenten-
nale esperienza di banchiere a cura
A sinistra, Enrico Frigerio,
presidente di Assofond.
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diventare realt
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nellallestimento
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di feste e fiere
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MESI
FEBBRAIO 2011
di un docente della Cattolica di Milano,
forse il maggiore carisma dopo Draghi
nel mondo bancario italiano, parla da
tempo della necessit di fecondare la re-
alt bresciana operando concretamente
su due versanti con due conseguenti
strumenti: quello economico con Hopa
(Mittel) e quello culturale con lAccade-
mia di cultura cattolica (non Accademia
cattolica di cultura, a conferma di un
approccio laico e interconfessionale al
confronto culturale, affidata alla figlia
Francesca, avvocato e membro del Cda
dellEditoriale Bresciana nonch pos-
sibile candidata alle prossime elezioni
comunali). Il versante economico di
tale strategia si fonda anche sul rilancio
di Hopa, ovviamente su basi diverse da
quelle del passato. La finanziaria fondata
da Chicco Gnutti oggi presieduta da An-
gelo Rovati, ex staff di Romano Prodi, e
diretta da Angelo Facchinetti, ex team di
Gnutti, controllata fifty-fifty da Mittel ed
Equinox, lo strumento operativo con
cui Mittel intende rimarcare a Brescia
una nuova presenza. A tal fine la finan-
ziaria milanese presieduta da Bazoli di-
spone del controllo al 55% della Draco
di Mario Dora e Giuseppe Taini, grazie
a un patto parasociale nel quale sono sta-
te sindacate le quote della stessa Hopa,
quella di Alessandro Faustini (asfalti
e grandi opere) e di Luciano Marinelli
(Metra). La riorganizzazione degli asset
della Draco prevede la gestione degli
outlet in carico alla controllata Fashion
District guidata da Facchinetti (uomo di
Mittel) e degli immobili a Mario Dora.
Il secondo versante della rimonta (po-
tremmo dire di marcatura del territo-
rio) di Bazoli a Brescia quello cultu-
rale, che si concretizza nella creazione
della Accademia di cultura, affidata alla
figlia Francesca e al teologo Giacomo
Canobbio in funzione anti-ciellina e
anti-tarantiniana (Graziono Tarantini,
ex presidente ma riconosciuto patron
della Compagnia delle Opere, che ha
in Giuseppe Camadini un dichiarato
estimatore e sostenitore e in Adriano
Paroli un attento continuatore). Anche
qui si tratta di unoperazione culturale
con ambizioni nazionali e connessioni
internazionali (lAccademia omonima di
Monaco di Baviera). Per dire che anche
qui la vista lunga e, a differenza delle
opere sociali di Camadini, le operazioni
culturali di Bazoli vogliono inscriversi
in un orizzonte non provinciale e non
angusto ma di ampio respiro e di lungo
periodo. Come si conviene alla migliore
cultura cattolica montiniana (e martinia-
na) non integralista e non fondamenta-
lista ma aperta al dialogo dentro e fuori
il mondo cattolico e lecumene cristiano
(il dialogo infatti la finalit precipua
della Accademia di cultura).

A2A E MULTIUTILITY
dEL NORd
Non c solo lindustria e la finanza. Nei
possibili scenari deputati a disegnare il
futuro di A2A c anche, come hanno di-
chiarato recentemente Adriano Paroli ed
Emilio del Bono, la grande Multiutility
del Nord. Probabilmente lo strumento
non esclusivo ma decisivo per superare
il dualismo Brescia-Milano, assorben-
done la latente conflittualit in un oriz-
zonte pi ampio in grado di rimuovere
la dicotomia tra legemone peso politico
meneghino e la vincente efficienza eco-
nomica di Brescia.
Torniamo alla domanda iniziale posta
allesordio delle nostre riflessioni. Per-
ch una provincia che d alleconomia
del Paese una decina di presidenti tra
associazioni industriali, realt bancarie-
finanziarie, entit culturali ed enti mo-
rali non riesce ad esprimere unidea, un
progetto, una strategia o uniniziativa
allaltezza delle sue ricchezze materia-
li, dei suoi mezzi finanziari, delle sue
risorse valoriali e della sua oggettiva
forza socio-economica? Mancano i
mezzi o mancano le idee? O manca
Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai.
s
Quattro
imprenditori
bresciani stanno
pensando a una
strategia comune.
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1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
41
E
CONOMIA
la volont di tradurre le risorse in idee?
Forse qualcosa sembra muoversi, alme-
no a livello dei leader bresciani di alcune
grandi organizzazioni imprenditoriali
nazionali. Per ora sul piano delle rappre-
sentanze di interessi, per contare di pi
a livello di rappresentanza nazionale.
Ma potrebbe essere il primo passo verso
traguardi di natura pi alta. A patto che
vi sia un disegno, poich dagli interessi
delleconomia alle idee della politica,
e da queste agli ideali della cultura e ai
valori delletica il passo lungo ma pu
diventare breve solo in presenza di un
progetto collettivo e condiviso.
SOLIdARIET E GLOBALIT
C qualcosa di pi vasto e di pi alto
della globalizzazione. Qualcosa che va
oltre gli interessi delleconomia, le idee
della politica e gli ideali della cultura.
la solidariet, ovvero i valori delletica.
Senza solidariet, siamo costretti a dare
risposte individuali, quindi perdenti,
a problemi generali. Per un progetto
allaltezza dei problemi e delle aspetta-
tive occorre coalizzare quattro addendi:
leconomia, la politica, la cultura, letica.
Ovvero gli interessi delleconomia, le
idee della politica, gli ideali della cultura
e i valori delletica. Quattro coefficienti
che sul piano programmatico si traduco-
no in liberismo economico, riformismo
politico, progressismo culturale, solida-
rismo sociale. Pi chiaramente, significa
mettere insieme il profitto delle imprese
(leconomia ovvero il liberismo econo-
mico), il consenso dei partiti (la politica
ovvero il riformismo politico), il meri-
to delle professioni (la cultura ovvero
il progressismo culturale) e il servizio
delle istituzioni (letica ovvero il solida-
rismo sociale).
Quadratura del cerchio? Non bisogna mai
dimenticare che le borghesie produttive
sono sempre oggettivamente progressive
e propulsive, anche se soggettivamente
senza saperlo o senza volerlo. Per questo
qualsiasi progetto di non angusto respiro
deve saper coniugare i primordiali ani-
mal spirits, cio la prassi o dialettica
(pulsione) degli interessi conflittuali del
mercato, con la best practice, ossia
lepica o dinamica (passione) degli ideali
concorsuali della societ e con il poli-
tically correct, cio letica o dialogica
(ragione) dei valori consensuali nello
Stato. Ebbene, la borghesia che a Bre-
scia intende dare inizio a tale ambizioso
disegno forse non manca, non pi ca-
rente ma cosciente del proprio ruolo e
della propria funzione. Non solo come si
visto sul piano economico, ma pure sul
versante politico, sul terreno culturale e
infine su quello morale.

TRA ANIMAL SPIRITS
BEST PRAcTIcE
E POLITcALLY cORREcT
Marchionne ha spezzato il rapporto
biunivoco che da Agnelli in poi, cio da
quarantanni a questa parte, legava in un
nesso indissolubile bench conflittuale
gli animal spirits del mercato al poli-
tically correct dello Stato. Rapporto che
nemmeno la marcia dei quarantamila
del lottobre 1980 era riuscito a spezza-
re, costituendone invece una tempora-
nea ma reversibile variabile. Ricordate
il dibattito aperto una decina di anni
or sono sulla stampa locale a proposito
del declino delleconomia bresciana?
Dibattito non peregrino in quanto per-
tinente ma forse troppo in anticipo sui
tempi, considerato che allora poteva
essere prematuro ed estemporaneo ri-
spetto a un contesto al cui confronto
quello di oggi appare di gran lunga pi
preoccupante e denso di incognite. Ep-
pure, nonostante una crisi che ne giusti-
ficherebbe ampiamente lapertura, oggi
non si assiste a un confronto pubblico
sui modi per rispondere alla crisi o sugli
strumenti per superarne gli aspetti pi
drammatici. Invece di qualche doveroso
scatto di fantasia, silenzio assoluto per
non dire assordante. Niente di niente,
n dalle associazioni imprenditoriali, n
da quelle sindacali, non dalle consocia-
zioni politiche n da quelle istituziona-
li, non dai circoli culturali e nemmeno
dalle consorterie bancarie o finanziarie.
Niente di paragonabile a quello che sta
accadendo, ad esempio, in realt come
Milano, dove le migliori forze morali e
culturali stanno reagendo ponendosi il
problema della responsabilit sociale
delle lite dirigenti e della loro funzione
progressiva e propulsiva.
A sinistra, Mario Bertoli,
presidente di Assomet.
A destra, Sandro Bonomi,
presidente di Anima.
Perch una
provincia come
Brescia non riesce
ad esprimere una
strategia allaltezza
della sua forza socio-
economica?.
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43
B
ACHeCA
Green Metal, un marchio
per le aziende che si migliorano
La ricchezza industriale delle nostre valli ha richiesto il pa-
gamento di un prezzo ecologico altissimo, a carico dei nostri
umi, in cui sono niti scarti industriali della peggior specie, da quelli delle
cartiere a quelli delle aziende chimiche. Diversi enti e categorie, tra i quali
la regione Lombardia e il comune di Lumezzane, citt simbolo dellindu-
stria manifatturiera, hanno formato un Comitato per promuovere un mi-
glior rapporto tra industrie e ambiente, attraverso un servizio che offre alle
aziende una consulenza nanziata dallUnione Europea, per individuare
le strategie attuabili nel campo ambientale e della sicurezza sul lavoro.
Le aziende che investono nella direzione tracciata dai consulenti potranno
utilizzare il marchio Green Metal nelle proprie insegne. Solo poche imprese
hanno aderito, a dispetto dei notevoli nanziamenti europei, che aspetta-
no di essere indirizzati e che dureranno no al 2012. Per informazioni:
Universit degli Studi di Brescia, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e
Industriale, tel. 030.3715506, daniele.cantaboni@ing.unibs.it.
Borse di studio offerte da QCom
Al via il concorso Internet e il futuro in rete rivolto agli
studenti delle classi quinte degli Istituti Tecnici Superiori
con indirizzo informatico-telecomunicazioni ed economico-
aziendale delle province di Bergamo e Brescia, promosso da Qcom,
operatore indipendente di telecomunicazioni su rete fissa con sede a
Treviglio.
Le scuole coinvolte nel progetto hanno ricevuto il materiale informativo
necessario per coinvolgere e informare gli studenti. Inoltre, allinterno
di Facebook, stata creata una pagina web. Le iscrizioni sono
aperte sino al 28 febbraio 2011. Gli studenti hanno tempo
fino al 30 aprile 2011 per inviare i loro elaborati. Una commis-
sione composta tra gli altri da rappresentanti di Confindustria e degli
Uffici Scolastici Provinciali di Brescia e Bergamo valuter i lavori perve-
nuti. Entro il 15 maggio 2011 i dirigenti degli istituti scolastici saranno
informati sui i nominativi dei vincitori. Tutte le informazioni su www.
qcom.it/borsedistudio.html.
Terme e Benessere
Luomo ha sempre ricercato la salute e il benessere nellac-
qua. Questo quanto emerso dallintroduzione al convegno
di Francesco Rastrelli, presidente dellOrdine dei Farmacisti
della Provincia di Brescia, e Carmelo Scarcella, direttore generale dellAsl
di Brescia. Il convegno, dedicato a Benessere. Tra mito e realt, idee
moderne e nuove cultura, organizzato in collaborazione con le Terme di
Sirmione, si svolto il 18 dicembre 2010 a Brescia. La stazione termale
un presidio medico a tutti gli effetti e ad alta efcacia in quanto con-
corre a favorire il ristabilirsi dellomeostasi sica e psichica. In stazione
termale si recuperano motivazioni e incentivi determinanti per la precoce
risoluzione delle patologie e degli stati invalidanti; vengono riscoperte
anche le proprie esigenze di salute e di conseguenza la necessit della
prevenzione, motivo per il quale gli interventi di educazione sanitaria
hanno una particolare incisivit.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
Mattinzoli: un interlocutore unico
e pi equit sociale
Superamento dellindividualismo e aggregazione a tutti i co-
sti, con lobiettivo di creare un unico interlocutore del mondo
delle imprese, per potere contare di pi, senza tuttavia fare scomparire le
singole realt di appartenenza. Ma anche pi tutele per i lavoratori auto-
nomi e a tempo determinato, in un sistema di welfare italiano che va rivisto
e che deve diventare pi equo nellutilizzare e ridistribuire le risorse della
collettivit. Questo in sintesi il messaggio lanciato Enrico Mattinzoli, presi-
dente dellAssociazione Artigiani di Brescia, in occasione del tradizionale
incontro di inizio anno con la stampa, insieme ai vice presidenti Alberto
Vidali (vicario) e Bortolo Agliardi e al direttore Paolo Gerardini.
Su versante aggregazione, la speranza che Rete Imprese Italia possa
rafforzarsi e crescere, passando dallattuale unione a cinque, di Confcom-
mercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti e Casartigiani, a un accordo
a otto, che comprenda anche Assopadana, CdO e Fai. Sul fronte welfare,
invece, Mattinzoli ha ribadito la necessit di garantire laccesso alla Cassa
integrazione in deroga anche ai lavoratori autonomi e ha annunciato una
nuova iniziativa dellAssociazione, che si prepara a presentare una propo-
sta di legge per creare un fondo di garanzia da utilizzare per le piccole
imprese in difcolt. Un fondo a cui i lavoratori autonomi contribuirebbero
volontariamente, sulla base del reddito.
I numeri dellAssociazione Artigiani
Nel corso del 2010, lAssociazione bresciana, attraverso ArtFidi Lombardia, ha
concesso nanziamenti per 101,4 milioni di euro (di cui 40,7 per nanziare
la liquidit di cassa, 40,5 per investimenti, 18,9 per loperazione Conducia e
1,1 come fondo Antiusura). Considerando larea di credito della Lombardia, il
totale dei nanziamenti approvati ha raggiunto quota 180,7 milioni.
Le aziende iscritte allAssociazione Artigiani di Brescia nel 2010 sono risul-
tate 13.305, con una prevalenza di imprese dei servizi (3.958), di metal-
meccanici (2.624), installatori (1.703) ed edili (16.41). Complessivamente,
il numero dei dipendenti delle imprese associate di 31.932.
Sul fronte dellattivit, lorganizzazione di via Cefalonia ha messo a segno
12.321 pratiche nellarea assistenza normativa/amministrativa e registra-
to circa 3.500 partecipanti ai corsi di formazione organizzati nellanno.
Da sinistra Paolo Gerardini, Alberto Vidali, Enrico Mattinzoli
e Bortolo Agliardi.
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1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
45
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
CRISI E MERCATO DEL LAVORO
SFIDA O GAME OVER?
La crisi come mostro inafferrabile e in continua trasformazione.
Le diffcolt del mercato del lavoro e le responsabilit di chi non ha saputo
guidare le nuove generazioni su binari di matura consapevolezza e concretezza.
Il parere di alcuni esperti.
F
orse al ministro Tremonti
piacciono i videogiochi. Al
di l dellinnocente provoca-
zione prendiamo atto della
dissacrante sincerit dello stesso
Capo del Dicastero dellEconomia che
proprio nei primi giorni del nuovo anno
ha esordito con frasi che parlano di crisi
non ancora terminata, di crisi simile a
un videogioco per cui ucciso un mostro
ecco presentarsene un altro (magari
pi temibile e pericoloso). E non c da
meravigliarsi, in tal senso, se il discorso
dello stesso Tremonti abbia involonta-
riamente seminato zizzania (poi smen-
tita) tra la maggioranza. S, poich da
quando siamo entrati nel vortice della
crisi abbiamo sempre udito parole vaga-
mente incoraggianti, espressioni edul-
corate da profetiche date di rinascita.
Invece non cos. Il cammino della ri-
presa ancora lungo e fare previsioni
ancora azzardato. Come direbbe Spock,
il celebre protagonista della fortunata
serie di Star Trek, eliminato limpossi-
bile ci che resta, per quanto improba-
bile, la verit. E una di queste verit
il problema del lavoro: una questio-
ne che si spiega da sola con esempi di
disarmante chiarezza. Il signor Gino,
mio vicino di casa, anche stamane si
alzato unicamente per forza di consue-
tudine, ma il suo incerto perlustrare gli
anditi del cortile ha il tipico non so che
del pensionato per forza: in realt
uno dei tanti disoccupati senza facili
speranze di ripescaggio. Cercare
lavoro alla mia et come rimbalzare su
muri di gomma, mi dice scoraggiato. E
se, davvero, la proporzione crisi ugua-
le disoccupazione la verit nuda e
cruda della situazione attuale, ben ven-
ga, a questo punto, la sincerit di chi,
dallalto dellazione politica, pu dare
un autorevole giudizio sullo stato reale
delle cose. Ma che si fa, ora? Lasciamo
la consolle del nostro videogioco per un
certo quanto prossimo game over o
raccogliamo la sfida reinventandoci da
nuovo con differenti strategie in grado
di disorientare anche la macchina? Di
certo occorre compiere una svolta ra-
dicale rispetto alla semplice analisi del
problema. Forse dobbiamo iniziare a
ragionare come se ci trovassimo dinanzi
a un sinistro: non si osserva semplice-
mente la scena. Si chiamano i soccorsi,
si agisce.
di MASSIMO ROSSI
s
PARTE SECONDA
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
Secondo i dati provvisori diffusi a gennaio dallIstat, a novembre 2010 in
Italia si toccato il picco pi alto di disoccupazione giovanile con punte di
poco inferiori al 29% (+0,9% rispetto a ottobre 2010; +2,4% rispetto a no-
vembre 2009), a fronte di un tasso complessivo di disoccupazione sostan-
zialmente stabile, pari all8,7% (-0,1% rispetto al mese precedente; +0,4%
rispetto a novembre 2009). Il numero di donne disoccupate aumentato
(+1,5% rispetto a ottobre 2010 e +5% rispetto a novembre 2009). Il nu-
mero delle persone in cerca di occupazione risulta in diminuzione (-0,4%)
rispetto a ottobre e in aumento (+5,3%) rispetto a novembre 2009. Il tasso
di inattivit, pari al 37,8%, rimasto invariato rispetto al mese precedente
e in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre 2009.
OCCUPATI E DISOCCUPATI: LE STIME DELLISTAT
FAMIGLIA, ScUOLA, AzIENdA
UN dIALOGO MANcATO
Arrivati a questo punto non resta che or-
ganizzare questa congrie di riflessioni,
di dati e di fatti in una serie di provoca-
zioni che piace sottoporre allintelligen-
za di alcuni volti noti del panorama pro-
duttivo bresciano: professionisti delle
imprese e del lavoro ai quali si chiesto
non solo un contributo analitico e inter-
pretativo al problema occupazionale, ma
anche una proiezione in termini ideali su
quanto potenzialmente si potrebbe ope-
rare per un effettivo rilancio del mercato
del lavoro. Dalle interviste si evince un
unico comune denominatore: le piste
di lavoro vanno a parare in tutti i casi su
due elementi: in primo luogo vi la que-
stione di una pi robusta e auspicabile
volont politica in grado di sostenere
con un programma concertato a livello
europeo limpresa medio piccola che,
senza dubbio, costituisce il tessuto pro-
duttivo pi vascolarizzato del nostro
Paese. In secondo luogo vi la scuola,
chiamata in via urgente a colmare un gap
di competenze professionali troppo ob-
solete e inadeguate rispetto alle nuove
tecnologie e alle nuove sfide del merca-
to internazionale. Una riflessione seria,
questa della scuola, poich intimamente
legata al discorso della famiglia, laltra
grande incognita connessa al problema
della disoccupazione giovanile. In che
senso? del 27 dicembre dello scorso
anno uninteressante dichiarazione del
ministro Sacconi che riporta, tra le ra-
gioni dellelevata disoccupazione tra i
giovani in Italia, lerrato orientamento
ad opera di cattivi maestri e di cattivi
genitori, nonch una tendenziale svalu-
tazione del lavoro manuale e dellistru-
zione tecnica e professionale. I giovani,
ha detto Sacconi, sono particolarmente
esposti alla disoccupazione, soprattutto
perch pagano il conto di cattivi maestri
e qualche volta di cattivi genitori che li
hanno condotti a competenze che non
sono richieste dal mercato del lavoro
(Roma, 27 dic., Apcom). In parole po-
vere si torna a ribadire un concetto: per
troppo tempo le famiglie hanno ritenuto
listruzione liceale e il titolo accademi-
co come gli unici in grado di conferire
prestigio sociale ed economico ai pro-
pri figli, mentre in realt hanno allevato
una generazione in molti casi senza n
arte n parte, giovani insufficienti sotto
il profilo professionale ed economico.
Ma attenzione: la strada non sempre
e necessariamente un vicolo cieco. La
via duscita pu chiamarsi formazione
continua e permanente ossia la spe-
cializzazione ulteriore rispetto a quella
secondaria acquisita sui banchi di scuo-
la in giovane et. Abilit e competenze
eterogenee possono essere procurate
in tempi diversi della vita. Quindi vero
che gli studi possono dare molto, ma
non tutto e non in ununica soluzione. A
conferma di ci un fenomeno significati-
vo: sono sempre pi numerose le scuole
della stessa Provincia bresciana che dalle
18 alle 23 della sera si animano di alunni
particolari. Parliamo di padri e madri
di famiglia, occupati e disoccupati, gio-
vani gi diplomati, anche laureati, titolari
di aziende, curiosi: tutti a caccia di nuove
competenze professionali pi immedia-
tamente spendibili per un mercato del
lavoro orientato, ancora una volta, alle
specialit artigianali e industriali con un
occhio di riguardo alle nuove tecnolo-
gie. Un modo, anche questo, per sfidare
la crisi e per dare a se stessi opportunit
diversamente recuperabili.
s
46
I
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
47
IntervIsta a enrIco MattInzolI
PresIdente assocIazIone artIgIanI
Le statistiche inerenti il mondo del
lavoro parlano di grave sofferenza
per il popolo dei laureati, soprat-
tutto per quelli della riforma 3+2,
mentre pare che il settore artigia-
nale e industriale fatichi addirittura
nel reperire le fgure professionali
pi tradizionali. Lei in grado di
confermare questo dato?
sicuramente vero che c una
richiesta per fgure professionali
come fornai, pasticceri, installatori
di infssi, ecc., ma non mi spingerei a
defnirla abbondante. Quella che
rileviamo tra le nostre imprese una
necessit distribuita e costante che
non sta trovando soluzioni da diver-
si anni. In questa fase di crisi per il
contrasto con il resto del mondo del
lavoro diventa pi evidente e dun-
que oggi la diffcolt ad assumere
per mancanza di candidati di un cer-
to tipo ha una risonanza maggiore.
Si tratta di fgure professionali verso
cui non c pi slancio e aspirazio-
ne da parte dei giovani: professioni
forse poco appetibili nella lista
dei desideri per cui il numero di
nuovi candidati decisamente esi-
guo. Questa la spiegazione ad una
domanda da parte del settore arti-
gianale che permane sempre insuff-
ciente nella risposta e che si pone in
antitesi con un mercato del lavoro in
generale standby.
Qual , a tal proposito, la situazio-
ne occupazionale a Brescia?
Da quello che vediamo esaminan-
do i dati forniti nelle ultime settima-
ne dai nostri centri studi possiamo
confermare quello che da sempre
sappiamo. Ovvero che Brescia non
solo rispecchia la tendenza naziona-
le, ma spesso la anticipa di qualche
mese ed per questo che da tutta
Italia ci guardano anche come pos-
sibile laboratorio di nuove soluzioni
o strategie per luscita dalla crisi, e
come banco di prova delle tendenze
generali. Negli ultimi mesi del 2010
calata la domanda di cassa integra-
zione in deroga ma non solo: anche
molte delle ore chieste preventiva-
mente in precedenza non sono state
utilizzate. Ovvero la situazione, per
le imprese artigiane, non rosea n
tranquilla, non ancora possibile
parlare compiutamente di ripresa,
ma va detto che la realt meno pe-
sante di certe previsioni.
Scuola e formazione professionale:
uno degli errori pi gravi sarebbe
quello di aver considerato per trop-
po tempo il lavoro artigianale e
manuale come occupazione di serie
B per cui famiglia, scuola e giovani
hanno inseguito il miraggio liceale e
accademico come lunica strada per
la propria affermazione sociale ed
economica, mentre alla lunga que-
sto calcolo si rivelato alquanto
fatale. come vede, in tal senso, la
scuola e luniversit italiane? condi-
vide il parere di chi le dipinge come
troppo teoriche e per nulla o assai
poco professionalizzanti?
Il tema della formazione in generale
e della scuola in particolare a mio
avviso molto delicato e merita per
questo una rifessione attenta. La
prima considerazione da fare quel-
la relativa a una certa scollatura tra
le aspirazioni di studio di ragazzi e
famiglie e la reale necessit del mon-
do del lavoro. Ma questo credo vada
letto in modo propositivo: sicura-
mente signifcativo e positivo il fatto
che la gran parte dei ragazzi punti a
un percorso di studi di alto livello,
universitario. Il passo del lavoro
successivo: qualsiasi studio si sia fat-
to bisognerebbe orientarsi su quello
che il mercato del lavoro richiede.
Sarebbe riduttivo pensare che chi
ha conseguito un determinato titolo
di studio possa o debba trovare im-
piego solo in quel campo. Purtroppo
succede, ma una distorsione del
sistema complessivo e una mancan-
za culturale: quella cio di accettare
che anche dopo una laurea si faccia-
no lavori considerati meno nobili.
Con lAssociazione Artigiani siamo
da anni impegnati al fanco dellUni-
versit. Crediamo davvero che la
stretta collaborazione tra istituzioni
scolastiche e imprese sia decisiva e
vantaggiosa per entrambi. I ragazzi
che si avvicinano alle nostre aziende
hanno un contatto diretto con le f-
gure professionali e il mondo della
produzione. I nostri imprenditori
C una richiesta,
anche se non
abbondante,
di fgure
professionali come
fornai, pasticceri,
installatori di infssi,
ecc.
s
Qualsiasi tipo di studio si sia fatto bisognerebbe orientarsi su quel-
lo che il mercato del lavoro richiede.
49
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
allo stesso tempo contribuiscono a
formare i lavoratori di domani, sug-
gerendo aree di sviluppo e settori
di interesse ma accogliendo anche
allinterno vivacit intellettuale e
brillantezza che possono tradursi in
innovazioni in tempi brevi.
Formazione professionale e ap-
prendistato: gli imprenditori si la-
mentano dei carichi e degli oneri f-
scali per laccettazione dei giovani
in corso di formazione e i giovani
spesso si lamentano dei contratti
capestro: quali sono, dunque,
i punti critici per un rilancio della
formazione professionale a 360?
che cosa bisognerebbe cambiare
in termini di legge per accontenta-
re tutti un po di pi?
Il fatto che il mondo del lavoro
proponga inizialmente quasi esclu-
sivamente contratti a tempo deter-
minato il sintomo evidente di una
diffusa incertezza sul futuro, rifette
la percezione di molti che sul doma-
ni le prospettive siano limitate e che
si debba quindi procedere un passo
alla volta, navigando a vista e con i
collaboratori che servono in quel
momento. La politica e le istituzioni
per potrebbero fare qualcosa di pi
per stimolare luscita da situazioni
atipiche: la prima proposta potreb-
be essere quella di prevedere una
serie di agevolazioni fscali della du-
rata magari di un anno per quelle im-
prese che trasformino un contratto a
tempo determinato in uno a tempo
indeterminato, come si fece per lap-
prendistato con la legge 56/87. Sul
tema della formazione poi mi sento
di ribadire quanto gi detto per la
scuola anche rispetto allapprendi-
stato. Il contatto costante tra le di-
verse realt fondamentale e per
questo credo che anche una modif-
ca legislativa che consenta la forma-
zione interna anche durante il perio-
do obbligatorio dellapprendistato
sarebbe un buon passo avanti.
Vuole suggerire alcune piste di la-
voro per il futuro?
Parlare di tutto sarebbe molto lun-
go. Mi permetto solo una puntualiz-
zazione. sicuramente importante
che le istituzioni sostengano lim-
prenditoria giovanile, coloro che no-
nostante tutto hanno il coraggio di
buttarsi. Ma non si possono dimenti-
care le imprese artigiane, quelle che
mediamente hanno 3-4 dipendenti
e che da anni resistono e tengono
duro per non licenziare, che fanno
i conti con commesse altalenanti e
ricapitalizzano di tasca propria per
non dover lasciare a casa i collabora-
tori e perdere dunque un patrimonio
di tutto un sistema produttivo. Saper
far sentire la vicinanza e il sostegno
delle istituzioni anche a chi abitua-
to a fare da solo e ora pi che mai
in diffcolt un buon passo per non
perdere il patrimonio che ha fatto
lattuale forza del nostro sistema.
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
51
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
IntervIsta a FabrIzIo rIccI
dIrIgente scolastIco del cFP dI clusane dIseo
Professore, che cosa cambia, in-
nanzitutto, in questi ultimi anni,
dal punto di vista dellordinamento
scolastico in merito ai centri di For-
mazione Professionale (cFP) e qua-
li sono le conseguenze e le ricadute
pratiche di tali cambiamenti?
Fino alla Riforma Moratti lobbligo
scolastico era da assolvere allinter-
no della scuola di Stato e non nei
CFP, per intenderci, che fanno capo
alla Regione Lombardia. Con la Rifor-
ma Moratti, invece, questo distinguo
viene a mancare per cui assistiamo
ad una sempre pi marcata coinci-
denza dellIstruzione professionale
con la Formazione professionale. I
ragazzi possono ora assolvere lob-
bligo scolastico anche allinterno dei
CFP. La conseguenza pi diretta di
tali disposizioni il cambiamento,
allinterno delle nostre scuole, del
target degli alunni: una popolazione
scolastica in esponenziale aumen-
to senza, tuttavia, in casi frequenti,
le motivazioni adeguate, limpegno
e la consapevolezza di una scelta
non priva di diffcolt e sacrifcio. Il
rischio, insomma, quello di creare
degli inopportuni salon de refuss
per coloro che, a torto, sono spesso
classifcati come ragazzi inadeguati
per lo studio e per qualsivoglia per-
corso formativo. Insomma, vi ler-
rata convinzione che gli insuffcienti
debbano, per forza di cose, andare a
parare unicamente nella formazione
professionale.
Quali sono i risultati della vostra
offerta formativa in relazione a
questi alunni spesso demotivati e
fragili?
Viviamo, spesso, la riscoperta di
questi ragazzi pi diffcili e diso-
rientati nel momento in cui, per gli
stessi, avvengono i primi successi in
ambito lavorativo attraverso gli sta-
ge aziendali: ragazzi che si trasfor-
mano letteralmente nel recupero di
unautostima che sembrava perduta.
Per questi casi pi delicati e merite-
voli di particolare considerazione vi
una personalizzazione del percorso.
In tal senso devo dire che i numeri
ci danno ragione: il dato relativo alle
assunzioni entro lanno dalla fne del
percorso formativo nettamente
superiore rispetto alla tradizionale
scuola di Stato. I nostri ragazzi tro-
vano lavoro presto e nel settore nel
quale si sono formati.
Un successo, dunque, che merita,
dal punto di vista politico, una se-
ria rifessione
S, se non altro perch la volon-
t politica a dettare la differenza in
questo senso. Volont che dovrebbe
tradursi in investimenti. Abbiamo un
trend di crescita notevole: da 8 corsi
inizialmente previsti, oggi siamo a 13
e per lanno prossimo la previsione
di 15: il problema diviene, a questo
punto unicamente strutturale: aule,
laboratori, personale formatore.
Parliamo di crisi e di disoccupazio-
ne, soprattutto giovanile: qual
il suo pensiero, al riguardo? che
ruolo pu assumere la formazione
professionale, in tal senso?
Io userei al riguardo due parole
dordine: formazione continua e
permanente. Ogni sera questa strut-
tura un pullulare di gente adulta
proveniente da aziende e da situa-
zioni di disoccupazione. Lobiettivo
per tutti rimane comunque uno e
uno solo: aggiornamento e forma-
zione. Abbiamo persone che stan-
no letteralmente ristrutturando le
loro competenze professionali, al-
tre che ne stanno acquisendo delle
nuove per dare a se stessi opportu-
nit che al momento non hanno. A
chiunque diamo loccasione di corsi
brevi di aggiornamento o corsi per
acquisizione di obblighi di legge,
corsi tipici di formazione in ambito
socio-assistenziale o nel settore (ov-
viamente) alberghiero e della risto-
razione. Lofferta davvero ampia
e diversifcata. C solo limbarazzo
della scelta.
CFP: i nostri
ragazzi trovano
lavoro presto
e nel settore
nel quale si sono
formati.
crisi e disoccupazione giovanile. due parole dordine: formazione
continua e permanente.
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MESI
FEBBRAIO 2011
53
II
NCHIESTA
I giovani e il lavoro
IntervIsta ad arIstIde PelI
assessore ProvIncIale alla PubblIca IstruzIone e allunIversIt
Scuola, formazione professionale
ed esigenze del mercato del lavo-
ro: come cambia, negli anni, il qua-
dro formativo professionale del
sistema scolastico rispetto alle esi-
genze attuali della produzione? La
scuola italiana in grado di suppor-
tare i cambiamenti e le nuove sfde
internazionali dei mercati? come si
colloca, in tal senso, la formazione
professionale a Brescia?
Le esigenze delle nostre imprese
bresciane, piccole o grandi che siano,
per quanto riguarda il personale di-
pendente e dirigenziale sono sempre
pi orientate alla qualit e alla profes-
sionalit, oltre che alla specifcit e alla
settorialit. unesigenza imposta in
primis dai nuovi mercati e dalla con-
correnza. Partir, quindi, dallaspetto
lavorativo per arrivare a quello scola-
stico e lo far attraverso un esempio:
uno studente che si diplomava anche
solo 25 anni fa non aveva alcuna diff-
colt a trovare un posto di lavoro. La
prima occupazione arrivava in tempi
reali e anche cambiare lavoro era fa-
cile, bench la tendenza fosse di pas-
sare lintera vita lavorativa nel medesi-
mo posto con una scarsa fessibilit. Ai
pi capitava di essere contattati ben
prima del termine del percorso sco-
lastico. Oggi invece un neo-laureato,
dopo aver spesso faticato a trovare
un impiego, diventa pienamente pro-
duttivo non prima di un paio danni di
attivit. In passato lambiente scola-
stico e la relativa preparazione erano
molto simili alla condizione lavorativa,
cos come la tecnologia insegnata a
scuola era del tutto analoga a quella
che si trovava sul posto di lavoro. La
concorrenza dei prodotti era molto
meno pressante e lambientamento
in azienda e nel mondo del lavoro da
parte di neolaureati e neodiplomati
era immediata.
La scuola italiana in grado di sup-
portare i cambiamenti e le nuove
sfde internazionali dei mercati?
Ai giorni nostri gran parte del si-
stema formativo non in linea col
mondo del lavoro. Il gap dettato
da pi fattori. Lingresso nel mer-
cato mondiale di molti paesi dove
il costo del lavoro bassissimo ha
determinato lo spostamento di di-
verse produzioni allestero. A Bre-
scia, sino a poco tempo fa, la mag-
gior parte degli impieghi richiedeva
basse professionalit, attivit che
oggi si sono quasi tutte trasferite
nei paesi dellest o asiatici. A noi
rimasta soprattutto la tecnologia
avanzata, lalta qualit, il marchio, il
lusso, la specifcit. Le nostre azien-
de si sono dovute riqualifcare e la
tecnologia ha fatto passi da gigan-
te. Questo atteggiamento quanto
mancato al mondo scolastico che
non si mai adeguato, sia per quan-
to il personale docente che per le
strutture. come se il mondo pro-
duttivo avesse ingranato la quarta,
mentre la scuola fosse rimasta in
prima o in seconda. A mio avviso
la differente velocit tra le due re-
alt dovuta in parte ad alcuni in-
segnanti che non si sono aggiornati
e adeguati nella loro formazione e
in parte alle strutture tecnologiche
delle scuole (a esempio i laboratori)
che non rispecchiano pi le esigen-
ze del mercato lavorativo.
Qual , in tal senso, la situazione
bresciana relativamente a scuola e
formazione professionale?
Ci sono dei settori dove la scuo-
la prepara molto bene, come per
esempio la ristorazione. Brescia,
poi, in questo senso un po unec-
cellenza. Questo perch si colta
lopportunit di collegare la forma-
zione con le aziende: gi da tempo
la Provincia di Brescia attua questo
intervento (ad esempio con lazien-
da Feralpi e col settore della risto-
razione alberghiera, ma anche in
scuole paritarie dove il privato ha
investito molto e bene, vedi le mol-
te scuole cattoliche o la Famiglia
Lonati). Nelle scuole professionali e
tecniche del bresciano si colmato
il distacco tra banchi e macchine
grazie agli stage e allo stretto colle-
gamento scuola-lavoro, nonch allo
stesso sistema Brescia che molti
criticano, ma che molti di pi auspi-
cano e che nella scuola funziona.
Le esigenze delle
imprese bresciane
per quanto riguarda
il personale
dipendente e
dirigenziale sono
sempre pi orientate
alla qualit e alla
professionalit.
Nelle scuole professionali e tecniche del bresciano si colmato il
distacco tra banchi e macchine grazie agli stage e allo stretto
collegamento scuola-lavoro.
TRA CALDARROSTE
E zUCCHERO FILATO
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
55
S
TRADE E QUARTIERI
SAN FAUSTINO
TRA CALDARROSTE
E zUCCHERO FILATO
E
sistono luoghi speciali per
pochi e insignificanti per tan-
ti, altri che entrano nel cuore
di una moltitudine di persone
per non uscirne pi. San Faustino uno
di questi, e non potrebbe essere diver-
samente, forse perch questo dedalo di
viuzze tappezzato da edifici variopinti e
incastonato nellanima pi profonda del-
la citt, riuscito ad essere una spugna
in grado di assorbire completamente il
flusso della storia, restituendo a chiun-
que vi mettesse piede, anche solo per un
attimo, i riflessi tipici della brescianit.
Il 15 febbraio, in occasione della festa
patronale dei Santi Faustino e Giovita,
il dna bresciano diventa visibile, udibile,
palpabile, fiutabile e gustabile. Sar quel
capitello romano o quel muretto sgreto-
lato su cui si appoggia una vecchietta che
sussurra Che strachsa. Oppure quella
candela che brilla nel silenzio della chie-
sa, o lo zucchero filato che quel bambino
troppo piccolo per districarsi dalla cor-
rente umana della fiera sta incollando
sul cappotto di un inconsapevole signo-
rotto baffuto. C anche lambulante del-
la bassa, che mette in mostra i suoi salami
e urla a pi non posso: Salm, salm,
l nostr, l el p b!, mentre il profu-
mo di caldarroste e vin brul si sprigio-
na nellaria. Intanto, mentre la folla si fa
sempre pi fitta e pressante c chi inizia
ad allungare mani furtive verso tasche e
borsette altrui. Poi ci sono gli ambulan-
ti mobili, quelli per i quali fiera tutto
lanno, che stendono i loro teli bianchi
a terra appena fuori dal circuito tradi-
zionale. Anche loro sono gi storia di un
capitolo chiamato immigrazione iniziato
nei primi anni 90 e ancora in corso in al-
tri modi, con altri impatti, problematiche
e speranze, mentre Brescia si colora di
nuove culture e religioni diverse da quel-
le di Faustino e Giovita, due gnari che, se
fossero qui direbbero ai loro concittadini
vecchi e nuovi la cosa pi semplice: S
le manghe. Costruite insieme la Bre-
scia del futuro.
di BRUNO FORzA
s
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
CI RACCONTANO
SAN FAUSTINO
dON RAFFAELE MAIOLINI
(cURATO PARROcchIA
SS. FAUSTINO E GIOVITA)
La festa patronale sentita dagli abi-
tanti di S. Faustino o pi un fenome-
no cittadino?
Gli abitanti e la parrocchia tendono ad
entrare a far parte della macchina orga-
nizzativa sentendosi in dovere di elargire
servizi piuttosto che godersi levento. I
residenti non sempre vivono bene il mare-
moto di gente che si riversa nella zona.
Sono vissute le celebrazioni? Qualcu-
no pensa ancora ai Santi?
Le Messe sono molto sentite e stra-
colme di persone legate ai nostri patro-
ni, con fedeli che arrivano anche dalla
provincia. loccasione giusta per rac-
contare il grande esempio di Faustino
e Giovita. Quando arriva la sera bel-
lissimo vedere qualche giovane che fa
capolino in chiesa, anche solo per dare
unocchiata o accendere una candela.
Cosa resta durante lanno dello spiri-
to di questa festa e cosa invece va per-
dendosi?
Resta limportante connessione che ci
lega ai patroni. Va mantenuta attraverso
la responsabilit che chiama la nostra
parrocchia ad essere da esempio per le
altre, con testimonianze concrete e quo-
tidiane di fede.
Alla luce dei recenti fatti di cronaca
accaduti proprio a S. Faustino cosa
pu portare di positivo questa festa?
La consapevolezza che si debbano ana-
lizzare seriamente i problemi della citt
con equilibrio, convinti della possibilit
di un mondo umano e giusto.
Se i santi Faustino e Giovita apparis-
sero nuovamente quale messaggio da-
rebbero al quartiere e alla citt intera?
lassessore al coMMercIo MaurIzIo MargarolI
Dimensione religiosa, sociale e com-
merciale. Quale prevale sulle altre il
15 febbraio?
I bresciani sono molto legati ad
origini e tradizioni, di conseguenza
il 15 febbraio una data che tutti
aspettano con trepidazione perch
un momento importante dal punto
di vista religioso attorno alla quale
ruotano una serie di iniziative che
coinvolgono diverse realt: concorsi
di poesia, premi letterari e incontri
organizzati dalle associazioni. chia-
ro che nellimmaginario collettivo di
tutta la provincia e non solo, signif-
ca anche fera e occasione di ritrovo.
Ogni anno si riversano sulle strade di
Brescia pi di 250.000 persone.
Che signifcato ha, secondo lei, lo
svolgersi della festa patronale in un
luogo che rappresenta il cuore di Bre-
scia e che oggi anche locomotiva
del futuro tessuto sociale cittadino?
unoccasione per dare vita al no-
stro centro storico e far scoprire le
bellezze della nostra citt anche a
chi non la conosce o a chi, vivendo
in provincia, ha poche occasioni per
frequentarla. La festa patronale non
, infatti, limitata a via San Faustino,
ma si articola per tutto il ring, da
piazza Loggia a via X Giornate, fno
a piazza Vittoria e corso Zanardelli.
Alla luce dei recenti fatti di cronaca
accaduti proprio a S. Faustino, cosa
pu portare di positivo questa festa?
La fera di San Faustino un momen-
to positivo perch tende a riunire le
persone che compongono una comu-
nit ed quindi uno spunto importan-
te di integrazione e aggregazione.
Quali sono le previsioni sul numero
delle bancarelle di questanno? E
sui partecipanti allevento?
Fare previsioni sempre rischio-
so, perch ci sono numerosi fattori
che condizionano landamento della
giornata, in primis la situazione me-
teorologica. I numeri delledizione
dello scorso anno sono stati davve-
ro importanti: pi di 600 operatori
hanno coperto con le proprie banca-
relle oltre 3 km di strada. Dati che
confgurano la nostra fera come la
pi grande in Lombardia e una delle
maggiori a livello nazionale.
I dati sugli ambulanti stranieri, inve-
ce, cosa ci dicono? Quali nazionali-
t sono le pi presenti?
Mi preme precisare che il 70% de-
gli espositori sono bresciani. La per-
centuale degli stranieri non ancora
cos alta, ma di sicuro non trascura-
bile. Le nazionalit pi presenti sono
quella cinese e quella senegalese, ma
abbiamo anche alcuni ambulanti che
56
S
TRADE E QUARTIERI
vengono dallEst Europa. Diciamo che
vengono mantenuti i rapporti numeri-
ci rispetto ai dati sullimmigrazione.
Cosa si vende di pi?
Sul 30% delle bancarelle sono espo-
sti prodotti alimentari, ma alla fera si
pu trovare di tutto: abbigliamento,
casalinghi e accessori di ogni tipo.
Come accolgono questo evento i
commercianti della zona?
I commercianti di Via S. Faustino e
delle zone limitrofe certo non trag-
gono grandi vantaggi, in quanto
il fume dei visitatori e il posiziona-
mento dei banchi impedisce, in molti
casi, il regolare svolgimento delle at-
tivit in sede fssa.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
Troverebbero parecchia gente pron-
ta ad ascoltarli e a chiedere soluzioni.
Credo che parlerebbero alla bresciana,
dicendo a tutti di avere sempre speranza
e di rimboccarsi le maniche.
chI cI ABITA
SILVIA, 30 ANNI
Come vivi la festa patronale?
La fiera diventa problematica per chi ha
bambini, quindi di solito evitiamo il caos.
Ora a Messa non ci vado pi, ma mi ca-
pita ancora di pensare ai Santi Faustino e
Giovita, che ho conosciuto pi tramite le
lezioni di storia che di catechismo.
Se pensi a questa ricorrenza cosa ti
viene in mente?
La fiumana di gente che osservo ogni
anno dalla finestra riconoscendo spesso
qualcuno dallalto, il profumo delle cal-
darroste e la voce del venditore di pen-
tole sotto casa.
Cosa significa vivere a S. Faustino?
Significa tante cose: orgoglio per il sen-
so di appartenenza alla citt, comodit di
avere tutto sotto casa, scomodit del par-
cheggio, respirare laria della storia, ma
anche incontrare gli amici per caso quan-
do scendi a fare due passi, sentire che
siamo cittadini del mondo qui pi che da
ogni altra parte e vivere lemozione delle
giornate della gru, ma anche sapere che
vivi nel centro storico pi inquinato dIta-
lia preoccupandoti per la salute di tua fi-
glia e vedere i tossicodipendenti vagare e
star male sotto casa tua.
chI cI LAVORA
EMMA, 26 anni
Un pregio e un difetto del 15 febbraio?
Non amo molto andare alla fiera nel
caos della folla, ma mi piace ricordare
i santi Patroni della nostra citt e tro-
vo molto bella la pesca di beneficenza
delloratorio.
Cosa evoca questa festa nella tua me-
moria?
Lo zucchero filato, i primi giretti senza
genitori da sola con le amiche ai tempi
delle medie e la mamma che mi racco-
mandava: Attenta al portafoglio che ci
sono quelli che alla fiera ci vengono solo
per rubare!. Allora non parlava certo di
stranieri....
Cosa d S. Faustino a chi lo vive quo-
tidianamente?
Qui si vive quotidianamente la di-
mensione della societ attuale, fatta di
incontri tra diversit talvolta piacevoli
ed arricchenti e altre volte dolorosi e
degradanti. una realt in cui si gioca
il futuro della citt e sono contenta di
viverla in prima persona.
LAMBULANTE
FRANcA, 39 ANNI
Da quanti anni fai questo lavoro?
Cosa vendi?
Ormai sono 20 anni, vendo calze e faz-
zoletti.
Descrivi la giornata tipo di chi ha
una bancarella.
Sveglia alle 4 e partenza. Giunti sul posto,
dopo il controllo, si scarica la merce e si
prepara il banco. I clienti iniziano a girova-
gare intorno alle 9 e si lavora fino alle 20.
Poi si raccoglie tutto e si torna a casa.
In quali fiere hai lavorato?
Quelle pi importanti del nord Italia:
Milano, Parma, Torino e, ovviamen-
te, quella di Brescia di S. Faustino, che
senza dubbio quella organizzata me-
glio, pi vissuta e alla quale sono pi le-
gata per ovvie ragioni: la mia citt.
Un pregio e un difetto di questo la-
voro.
Nelle fiere buone si pu guadagnare
bene. La parte difficile sono i sacrifici,
soprattutto alzarsi presto al mattino, ma
ne vale la pena.
57
Campagne pubblicitarie
Organizzazione ere ed eventi
Immagine coordinata
Web design
Stampa digitale
Adesivi
Stampa grandi formati
Duplicazione cd
Cd multimediali
Gadget
Archiviazione dati
Hardware software
Campagne pubblicitarie
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
I due santi patroni della citt di Brescia,
tra iconografa e folklore.
S
ui due santi bresciani, vis-
suti nel II secolo, esiste
una bibliografia sterminata
nella quale si sono distinti
moltissimi studiosi, fra i quali mon-
signor Antonio Fappani, Valentino
Volta, Luciano Anelli, Ivo Panteghini
e altri. Si discusso a lungo sui due:
fratello e sorella? Questo importa
poco. Ci che interessa la grande
diffusione del culto che ormai non
solo bresciano, ma europeo, e an-
che oltre perch stata scoperta una
chiesa dedicata ai due Santi persino
in Uruguay.
Possiamo dire che dal tempo del vesco-
vo Ramperto, nell843 della nostra era,
i due santi sono entrati nel vivo della tra-
dizione bresciana, al punto di figurare, a
partire dal 1921, sul labaro della nostra
citt. Forse, molti non sanno che nella
stessa Brescia sono almeno una dozzina
le chiese che hanno la loro titulatio:
San Faustino ad sanguinem, San Fausti-
no in castro, San Faustino in riposo, ma
a partire dal fatidico 843 San Faustino
Maggiore che ne ha il glorioso deposito.
La cosa pi straordinaria che troviamo
il loro culto nelle localit pi impensate
come Colle Val dElsa, in provincia di
Siena, o a Cceres in Estremadura. L,
in Spagna, potrebbe essere stato il fa-
di GIANcARLO PIOVANELLI
I SANTI
FAUSTINO E GIOVITA
s
moso generale bresciano Giuseppe Le-
chi a portare il culto nel 1808, durante
le campagne napoleoniche.
Ad ogni modo, furono i monaci bene-
dettini i principali promotori. Infatti,
labbazia maior era gemellata con quella
prestigiosa di Reichenau sul lago di Co-
stanza, circostanza scoperta dal profes-
sor Billanovich. San Faustino maggiore
sorge poi in quello che era il pi impor-
tante quartiere industriale di Brescia,
vicino alla porta Pile, dove le acque del
Bova e Celato fornivano lenergia mo-
trice alle concerie ( rimasta ancora la
Rua Confettora). Sui tetti delle case si
possono ancora vedere le altane, dove si
stendevano i panni.
61
S
TRADE E QUARTIERI
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
63
Liconografia, poi, interessantissi-
ma perch allinizio i santi Faustino
e Giovita non sono soli ma in compa-
gnia di santAfra che sarebbe stata de-
capitata con loro o santApollonio, il
vescovo da cui furono convertiti. Fino
al 1438, sono rappresentati in abito
talare: Faustino era sacerdote, San
Giovita diacono. Dopo quella
data, famosa per lassedio del
Piccinino, sono quasi sempre
rappresentati in abito militare.
Sarebbero, infatti, apparsi cos
sulle mura del Roverotto (dove
una edicola li ricorda ancora
oggi) sconcertando le milizie
milanesi nel fatidico 13 dicem-
bre 1438. Si dice che proprio il
Piccinino abbia pronunciato la
famosa frase, divenuta prover-
biale Scherza con i fanti, ma
lascia stare i santi. Talvolta san
Faustino fa la parte del leone.
Appare solo, persino a cavallo,
in un rilievo di porta Pile, oggi
al museo di Santa Giulia, nelle
vesti del podest bolognese Bo-
nifacio Guizzardi dei Castellani
che, nel 1254, fece selciare le
strade di Brescia, una sorta di primato
europeo. I due santi sono scolpiti dal
veronese Marco del Rigino persino sul
bellissimo sarcofago di Berardo Maggi
nel nostro Duomo vecchio, sulla tor-
re campanaria di Sarezzo e dipinti dal
Romanino in Santa Maria in Calchera
in compagnia di SantApollonio.
La Chiesa dei Ss. Faustino e Giovita, in cui sono conservate le reliquie
dei due santi che furono decapitati il 15 febbraio, tra il 120 e il 134.
La festa dei santi Faustino e Giovita un giorno particolare per Brescia.
Oltre alla Messa solenne celebrata dal Vescovo, si svolge la storica fera,
che un tempo segnava linizio dellanno per quanto riguardava
il pagamento degli afftti, mentre i contadini vi si recavano per acquistare
attrezzi e sementi in vista della nuova stagione agricola.
Quanto alla festa, interessante notare
che il 15 febbraio coincide con i Lupercali
romani, ben noti per le loro orge sfrenate.
Il Carcopino ha ampiamente dimostrato
come la chiesa purificasse gli antichi riti
pagani con feste sue proprie. Cos gli an-
tichi protettori celtici di Brescia Bergimo
e Tellino furono per cos dire coperti
dai santi Faustino e Giovita. La fie-
ra divenuta, una delle pi famose
dItalia, straripando fin quasi a piaz-
za della Loggia, con venditori che
vengono dappertutto.
Celebri sono i proverbi: San Fau-
stino ultimo mercante di neve,
San Faustino braghe di Nanchino,
alludendo alla seta che veniva dalla
Cina.
Pare che la festa sia stata fissata de-
finitivamente iI 21 gennaio 1673;
proprio il 15 febbraio 1944 fu
distrutta labbazia di Montecassi-
no con la quale San Faustino era
stata gemellata. Infatti, il nostro
abate Petronace nellVIII secolo
aveva portato l un braccio di San
Faustino in cambio di un braccio
di San Benedetto. Cera la mania
degli scambi delle reliquie.
Sotto, Madonna fra i santi
Faustino e Giovita,
di Vincenzo Foppa.
S
TRADE E QUARTIERI
rbz srl 12 mesi gennaio 2010.psd
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MESI
FEBBRAIO 2011
65
H
INTERLAND
TRA URBANIzzAzIONE
E melting pot
OSPITALETTO
resistono vecchi muri di cinta che, come
bocche sdentate, sorridono al paesaggio
che cambia, al futuro, ai terreni coltivati
gradualmente rimpiazzati da abitazioni
e grandi fabbriche. Nemmeno il Seriola
gorgheggia, oggi, fa troppo freddo. Cos
lingresso nel centro del paese ha un che
di surreale, avvolto nel silenzio, lo scric-
chiolio dei passi sul marciapiedi brina-
to. Un anziano ci affianca in bicicletta,
il naso arrossato e la pedalata stanca,
facendosi largo sbuffando flebili cum
perms. Gli lasciamo strada, ci guar-
diamo intorno, incrociando gli occhi di
due donne minute, forse madre e figlia,
che ricordano nei tratti il sole dellAme-
rica latina: avvolte in sciarpe color zaf-
ferano, salutano zelanti e proseguono
svelte. Passiamo davanti ad unedicola,

spedalt, luogo ospita-
le. Ci arriviamo la matti-
na presto, quando il gelo
avvolge tutto e dospitale
restano le tazze di t bollente servite ai
banconi dei bar. Questo paese una ve-
trina che si snoda su una via principale
che omaggia la citt, dalla quale dista solo
una decina di chilometri, proseguen-
do ad ovest. Il comune, nel giro di 7-8
anni, passato da 9 mila a 14 mila abi-
tanti. Parte del territorio dOspitaletto
compreso nei limiti storici della Francia-
corta, il cui confine sud, corrispondente
alla SS 11, taglia a met il paese. Lo at-
traversiamo in auto, seguendo il traffico
lento ma scorrevole; a lato della strada
cui linverno ha sbiadito linsegna. Ci
ricordiamo che sui giornali, poco fa, si
parlava della spada di Damocle della di-
scarica Bosco Stella, la cui ombra torna
ad allungarsi sulla Franciacorta occiden-
tale. Qui la gente non ci pensa, non ne
parla, ancorata a ci che ha sottocchi
giorno dopo giorno: la convivenza con
gli stranieri, tutta da costruire, e la terra
che se ne va, erosa dallabitato. Allora
risaliamo in auto, andiamo a vedere que-
ste case, i focolari dOspitaletto. Accan-
to alle classiche dimore bresciane dun
tempo, con qualche intarsio ligneo, il
cortiletto con lorticello, inchinate sulla
propria terra, svettano piccoli condomi-
ni, palazzine nuove, segno dello svilup-
po verticale di un territorio in crescita,
ancora non omogeneo.
di ALESSANdRA TONIzzO
s
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
CI RACCONTANO
OSPITALETTO
66
H
INTERLAND
dON RENATO MUSATTI
(PARROcO chIESA
dI S. GIAcOMO APOSTOLO)
Il paese visto come luogo dincontro
o come rifugio dal lavoro?
Quello che io chiamo vecchio cep-
po, vale a dire le famiglie che sono qui
da sempre ed hanno costruito ad Ospi-
taletto la loro storia e le proprie radici,
ha una forza dunione impressionante:
una comunit compatta, che vive in
paese in un clima di collaborazione e
pochi pettegolezzi. Sono i nuovi arri-
vati non solo i 2.500 extracomunitari
regolari, ma anche molti bresciani che
non riuscendo ad allacciare rapporti
in una comunit cos coesa, tornano ai
propri affetti e alle proprie abitudini; ad
esempio, chi viene dalla bassa, spesso,
nel fine settimana, ci torna, o addirittura
mantiene interessi ed attivit quotidiane
nel proprio luogo di origine.
Le famiglie: chi sono, come vivono?
Ospitaletto un paese di periferia
vicino alla citt, e questo lo ha reso ap-
petibile a molti, inoltre ci sono diverse
fabbriche che, grazie a Dio, lavorano
tanto, anche in tempo di crisi: ci ha
portato indirettamente a un problema,
che la necessit per Ospitaletto di ri-
pensarsi culturalmente. Un processo
che va costruito passo passo e che ora
vissuto con tensione e fatica.
La questione pi sentita, pi urgente
per la comunit.
Dare spessore culturale a tutto il pa-
ese, rimettendolo in moto e facendolo
pensare. Prima di far venire la gente
in chiesa necessario far incontrare la
gente, ed la comunit cristiana, prima
ancora della realt politica e civile
pur presente ed efficace ad Ospitaletto
quella che pu molto, che ha questo
compito essenziale.
ANNALISA MONTEVERdI
(PANETTERIA) Via Brescia
Come descriverebbe il paese?
Ospitaletto offre molto per quanto ri-
guarda la viabilit e la comunicazione
con Brescia, ma non un paese giovane,
non d tanto ai ragazzi.
Un pregio e un difetto di Ospitaletto.
Sono contenta di abitare qui, ho il mio
lavoro e la mia famiglia, ma per il resto
potrei anche trasferirmi.
Se potesse chiedere qualcosa al Sin-
daco?
Gli chiederei maggiore disponibilit
per noi commercianti, perch per ora
c poca apertura.
ANNAMARIA LANcINI
(ANNA TESSUTI)
Via V. Veneto
Da quanto lavora qui?
Da ben 17 anni.
La sua clientela?
Sicuramente donne, una clientela clas-
sica, prevalentemente di paese. Le pi
giovani hanno esigenze modaiole e fre-
quentano maggiormente i centri com-
merciali.
Cosa non funziona molto in paese?
Non sento un grande senso di prote-
zione, di sicurezza.
Alcuni scorci di Ospitaletto:
piazza Roma, via Brescia
e via Monsignor Rizzi.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
GIOVANNI BATTISTA
MARchETTI
(EdIcOLA cARTOLERIA
TABAcchI) Via Brescia
Chi viene nel suo negozio?
Il bacino dutenza di Ospitaletto
cresciuto molto in pochi anni, il 30%
composto da stranieri.
Un aggettivo per descrivere Ospita-
letto?
Un bel paese, tranquillo.
Un pregio ed un difetto del paese
Ospitaletto ha una bellissima posizio-
ne, vicino a Brescia e Iseo, ma forse si
ingrandito un po troppo, anche se que-
sto fa parte del destino demografico dei
paesi: tanta gente, anche dalla citt, ora
si sposta pi in periferia.
GIOVANNA cUccIOL
(IL MIGLIO, ALIMENTI
BIOLOGIcI) Via Brescia
Ha aperto da poco: come sta andan-
do?
Ho questattivit da 5 mesi, consapevo-
le che questo un settore che devessere
ancora conosciuto. Inizio ad avere dei
clienti fissi, molti entrano a curiosare.
Com via Brescia, larteria di Ospi-
taletto?
Trafficata, sia da auto che da pedo-
ni. C un bel via vai, il pomeriggio
prevalentemente di extracomunitari.
Pessima la pista ciclabile che anche
pedonale: scatena battibecchi. Infi-
ne, qualche parcheggio in pi non
guasterebbe.
Ha visto cambiare il paese, nel tem-
po?
Sono nata qui, quindi direi di s: dalla
viabilit alla gente, cambiato un po
tutto.
67
Giovanni Battista Marchetti
voce aI PassantI
Alda, 54, e Maria, 60 anni Nate
e cresciute qui, per noi ad Ospita-
letto non manca davvero nulla.
Lisa, 48 anni In paese si avver-
te un degrado generale. Basta
guardare la condizione delle
strade e dei muri.
Gina, 45 anni Come sono gli
abitanti di Ospitaletto? Sono
tutti stranieri.
Simona, 32 anni Com Ospi-
taletto? Prima era un mortorio,
ora c pi vita.
carlo, 61 anni Una scelta sba-
gliata stata sicuramente la pi-
sta ciclabile sul marciapiedi di
via Brescia: pericolosissima.
Gianni, 57 anni Cosa non va?
Questa viabilit, fatta di sensi
unici, che ha allontanato il 30%
dellaffusso di gente in paese.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
UN PAESE APERTO
ALLA SFIDA DEL REALE
Dario Giannini, sindaco di Torbole dal
2006, ci racconta la contemporaneit
del suo paese, integrando e risponden-
do a ci che emerso dal servizio pub-
blicato sul numero di novembre di 12
Mesi, dedicato a Torbole Casaglia.
Parliamo di viabilit: la tangenziale e
le pedonalizzazioni hanno portato si-
curezza e vivibilit in paese, ma alcuni
commercianti ne soffrono, lamentan-
do la scomparsa della spesa mordi e
fuggi.
La tangenziale stato un intervento
volto a deviare il traffico pesante, e pe-
ricoloso, allesterno del paese. Abbiamo
cercato di fare il possibile, per motivi
ecologici e ambientali, affinch anche
il traffico normale passasse sulla tan-
genziale, ma senza obblighi: evidente-
mente, la maggior parte della gente lo
fa, per nostra fortuna. Probabilmente
ci ha portato qualche euro in meno ai
commercianti, ma anche la clientela di
passaggio, se fidelizzata, torna. Tutto
questo ha restituito il paese agli abitanti,
prima costretti ad attraversamenti peri-
colosi e lunghi, ora incentivati a vivere la
propria realt.
Cosa ne pensa della difficolt degli
esercizi commerciali ad innestarsi sul
territorio? Diversi paesani notano
frequenti apri-e-chiudi.
Le potenzialit per aprire nuove atti-
vit, in paese, ci sono, e noto che, no-
nostante le difficolt di oggi, i negozi
storici non hanno chiuso: ci significa
che tutto dipende dal tipo di attivit che
si vuole intraprendere, che deve essere
appropriata alle reali necessit del pae-
se, e soprattutto dalla qualit proposta.
Lamministrazione aperta ad ogni ini-
ziativa volta ad aiutare i commercianti,
ma purtroppo, ad oggi, sono stati in po-
chi a farsi vivi.
Come gestire la mancanza di un cen-
tro aggregante che non faccia vivere
il paese come laccostamento di due
realt a s, Torbole e Casaglia?
A mio parere, questo sentire non di-
pende dalle strutture, ma dalla menta-
lit di ognuno. Avendo due parrocchie,
esistono di fatto due comunit: un po
di campanilismo, in fondo, fa bene, ma
lamministrazione ha comunque deci-
so, gi 10 anni fa, di costruire le scuole
elementari e medie in una zona baricen-
trica, cos che le nuove generazioni si
aggregassero maggiormente. Sempre in
questo perimetro, in progetto un nuo-
vo grande centro sportivo-ricreativo,
comprensivo di zona sportiva, con cam-
po da calcio e da tennis, centro civico
con biblioteca, un parco di 60 mila mq,
pista ciclabile, bar sar un bel polmo-
ne verde.
Com cresciuto il paese nel tempo?
Come si costruito?
cresciuto in una percentuale di nor-
malit rispetto alla provincia. Torbole
Casaglia un paese cintura, e noi ab-
biamo deciso di contenere lafflusso di
gente, anche se negli ultimi 10 anni sia-
mo comunque passati da 3.000 a 6.000
abitanti. Le costruzioni sono state fatte,
ovviamente, ma non a scapito del verde:
ricordiamo che Torbole ha ben 6 parchi
attrezzati. Limmigrazione, non solo
quella straniera (il 10% della popola-
zione), non pu essere bloccata, ma va
gestita.
A colloquio con dario Giannini, Sindaco di Torbole casaglia.
di ALESSANdRA TONIzzO
69
V
IAGGIO IN PROVINCIA
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
71
V
IAGGIO IN PROVINCIA
LALTA VALLE
CAMONICA
P
er molti anni milanesi, ber-
gamaschi e bresciani si sono
ritrovati a Ponte di Legno
sulla pista del Corno DAola,
sul Serodine in Tonale o sul ghiacciaio
del Presena. Era quasi scontato, per gli
appassionati dello sci, arrivare in Alta
Valle Camonica dopo ore di macchina
per sciare sulle pi belle piste da disce-
sa della Lombardia. Impianti sempre
pieni, code interminabili sulle strade
e sulle piste. Come funghi spuntavano
condomini che occupavano i molti spazi
ancora liberi e che dovevano ospitare un
numero di turisti sempre maggiore, an-
che durante il periodo estivo.
Erano gli anni del boom economico
dove tutto sembrava dover continuare
a crescere e non dover finire. Eppure
molto cambiato da allora e ritornando
in quegli stessi posti molti anni dopo,
parlando con gli operatori del turismo,
con gli amministratori e con i dalignesi,
impossibile non accorgersene. E allora
se si sorvola sulla pedonalizzazione del
centro, sulla riqualificazione urbana e
viabilistica necessaria e quindi quasi
scontata, sullapertura e sulla chiusura
di qualche attivit commerciale, Ponte
di Legno e tutto il suo comprensorio
sembra essere cambiata dentro. O
meglio, si sta adeguando ai cambiamen-
ti che il complesso mercato del turismo
non chiede ma pretende.
Sono finiti gli anni in cui non occorreva
promuovere il proprio territorio per far
arrivare i turisti, dove bastava la neve per
rendere bellissime le piste da sci, cunet-
te comprese; dove chi voleva imparare a
sciare doveva fare la scaletta. Oggi se si
vuole che i bambini imparino a stare sugli
sci, come ci ha confermato un maestro, si
devono avere i tapirulan sulle piste. Da
anni poi la neve quasi un optional, es-
senziale il freddo che consenta durante
la notte linnevamento artificiale, saranno
poi i gatti delle nevi a rendere le piste
lisce come un biliardo. Di certo oggi
quello che non pu mancare il marke-
ting territoriale e per potersi proporre
in termini concorrenziali in un mercato
globale come quello del turismo, servono
scelte strategiche e numeri.
Ecco perch nel 2004, anno di avvio
del piano di rilancio del sistema turisti-
co dellAlta Valle Camonica, sono state
individuate quattro priorit che preve-
devano la realizzazione di una cabinovia
che collegasse Ponte di Legno e il To-
nale; lammodernamento e il potenzia-
mento degli impianti di risalita esisten-
ti con lintroduzione, dove mancava,
dellinnevamento artificiale; la creazio-
ne di nuove piste da discesa (vedi Tem)
ed infine la creazione di infrastrutture
complementari, leggi parcheggi.
Un investimento di 80 milioni di euro
(60 in Lombardia e 20 in Trentino) che
ha consentito lampliamento del demanio
sciabile dellAlta Valle Camonica (Tem,
Ponte di Legno, Tonale e Vermiglio) fino
ad arrivare agli attuali 100 km di piste
con 44 impianti di risalita in grado di sod-
disfare una capacit ricettiva che ha rag-
giunto i 48 mila passaggi orari. Numeri
che oggi consentono al comprensorio di
competere con le primarie stazioni scii-
stiche europee, ma non solo.
Lanalisi dei bilanci delle tre societ di
gestione degli impianti segnala, infatti,
come al potenziamento del demanio
sciabile abbia corrisposto una significa-
tiva crescita del turismo bianco gi a
partire dalla stagione 2007.
Lincremento di turisti invernali ha gene-
rato poi un parallelo sviluppo del sistema
ricettivo ma, a detta di alcuni operatori
e soprattutto a Ponte di Legno, non
di ROBERTO GIULIETTI
s
Foto: Tita Secchi Villa
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
ancora adeguato al livello degli impian-
ti. Infatti, al Tonale molti sono stati gli
hotel che hanno adeguato i loro standard
alle nuove richieste del turismo interna-
zionale. A soffrire sembrano essere gli
alberghi senza particolari eccellenze e
che negli anni non hanno fatto adeguati
investimenti. Di certo scontano le diffi-
colt di un mercato italiano in difficolt
per la crisi generale e un mercato estero
(soprattutto dellEst) non particolar-
mente ricco e poco propenso alla spesa.
Per quanto riguarda poi il settore delle
seconde case, con il potenziamento
e lammodernamento del comprensorio
sciistico, gli operatori immobiliari hanno
registrato riscontri pi che positivi, con i
prezzi che non sembrano aver sentito la
crisi, una domanda che tiene e unofferta
che forse inizia ad essere eccessiva.
Per tanti, bresciani e non, lAlta Valle
Camonica, o meglio Ponte di Legno e
il Passo del Tonale, era sinonimo di sci
e quindi di turismo invernale. Le stesse
localit sono molto meno note a chi gli
sci non li usa ma preferisce camminare
in montagna. Ed in questa differenza,
di tempi e di stagioni, che trova sostanza
lo slogan Un turismo per tutte le stagio-
ni utilizzato dallUnione dei Comuni
dellAlta Valle Camonica per il rilancio
turistico dellintero comprensorio. Eh s,
perch se vero che questo spicchio del-
la Valle nella sua storia ha sempre avuto
una prevalente vocazione turistica, al-
trettanto vero che nel corso degli anni si
era affievolita ed appannata. Almeno fino
a quando i Camuni hanno deciso che era
ora di invertire la tendenza.
Dopo la tappa della Media Valle Camo-
nica (pubblicata nello scorso numero
di gennaio), il Viaggio in Provincia
di 12 Mesi raggiunge Edolo, di fatto la
porta dellAlta Valle, non senza qualche
difficolt che da sempre caratterizza la
viabilit di quelle zone. Laccessibilit
comunque migliorata con il prolunga-
mento del tratto di superstrada da Breno
a Capo di Ponte e la percorribilit tra
Brescia e Ponte di Legno diventata pi
agevole (90/100 minuti). Si attende il
completamento dei lotti programmati
da Capo di Ponte a Edolo e, come ci ha
ricordato il sindaco Vittorio Marniga, la
tangenziale che consentir di evitare il
centro del paese. Lasciato alle spalle il
comune pi popoloso della zona e cen-
tro dei principali servizi alla popolazione
(scuole e ospedale) inizia la salita che
porta al Tonale e incontrando il paese di
Vezza dOglio si pu cominciare a vede-
re che lo sviluppo turistico del compren-
sorio si fondamentalmente basato sulle
seconde case. Un turismo quindi di
tipo regionale, di milanesi, bergamaschi
e bresciani che avevano scelto questa val-
le per venire a trascorrerci soprattutto le
vacanze invernali ma anche quelle estive.
Pochissime, infatti, le strutture recetti-
ve e le attivit commerciali che sostan-
zialmente soddisfano un mercato quasi
esclusivamente locale. Continuando la
salita verso Ponte di Legno si passa Tem
che, a partire dal 2006, con lingresso
nel comprensorio sciistico dellAdamel-
lo e lanno successivo con linaugurazio-
ne delle prime piste, si dovuto in qual-
72
V
IAGGIO IN PROVINCIA
Il territorio dellAlta Valle Camonica conosciuto nel panorama interna-
zionale come comprensorio sciistico ma mette a disposizione del turista
anche un patrimonio ambientale, naturale e culturale di primissimo ordine.
Il turismo risulta dunque essere il principale elemento/fattore di sviluppo
socio-economico e a confermarlo sono i principali settori economici presen-
ti sul territorio come quello delle costruzioni (24% del totale) favorito dallo
sviluppo della richiesta di residenzialit stagionale in chiave turistica. Segue
il settore del commercio (19% del totale) anchesso sostenuto dal settore
turistico oltre che dai consumi interni al territorio. Il settore alberghiero
e della ristorazione (15% del totale) e quello immobiliare (entrambi con il
15% del totale) sono poi lespressione pi diretta della connessione con il
turismo. In estrema sintesi si pu quindi affermare che le attivit comunque
legate al turismo rappresentino oltre i delleconomia locale. Un altro dato
che risulta evidente considerando il numero comunque rilevante di imprese
registrate (746) su una popolazione di circa 6.000 abitanti, lassoluta pre-
valenza di imprese di piccole e piccolissime dimensione.
UnECOnOMIA DA SEMPrE bASATA SUL TUrISMO
UN TURISMO PER TUTTE LE STAGIONI
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
che modo adeguare. Pur continuando a
costruire case e appartamenti, infatti, si
cominciano a vedere anche gli alberghi
che comunque sono ancora insufficien-
ti. Fra i Comuni del sistema turistico
dellAlta Valle Camonica, Ponte di
Legno-Tonale sicuramente quello che
tradizionalmente esprime la maggiore e
pi significativa vocazione turistica. Qui
si registrano i maggiori flussi turistici e la
maggiore concentrazione di strutture ri-
cettive alberghiere e di posti letto. Qui
presente anche la pi alta concentrazio-
ne delle case di vacanza e da qui, come
ha spiegato a 12 Mesi il sindaco Mario
Bezzi, si invertita la rotta. La scelta di
ridurre il rapporto percentuale di secon-
de case (circa 25 mila posti letto in tutto
il comprensorio) rispetto alla presenza di
strutture recettive alberghiere (circa 6
mila posti letto) deriva dai profondi mu-
tamenti che sono avvenuti in questi anni
nel mercato del turismo. Soggiorni pi
brevi, scarsa fidelizzazione a una locali-
t, concorrenza e globalizzazione, nuove
esigenze nella domanda turistica hanno
trasformato profondamente il turista in-
vernale che arriva in zona. Oggi, come
ci ha spiegato il direttore del Consorzio
Adamello Sky, Maurizio Andreotti, circa
il 60% dei turisti straniero (polacchi,
della repubblica Ceca, belgi, inglesi e
russi), si ferma a sciare per una settimana
e predilige i residence.
Ma se la stagione invernale regge e sono
state individuate le strategie per conti-
nuare nel cambiamento, la vera sfida dei
prossimi anni sembra essere quella di
recuperare la stagione estiva e di ridurre
al minimo i periodi morti. Lobiettivo
, infatti, quello di realizzare un polo
turistico a livello nazionale e internazio-
nale per tutto il corso dellanno anche
perch gli abitanti dellAlta Valle Camo-
nica si sono ben resi conto del ruolo pri-
mario ed essenziale del settore turistico,
per leconomia locale. Lo sviluppo del
turismo, particolarmente in unarea
montana, , infatti, garanzia e premessa
della nascita e conservazione di attivit
e servizi imprenditoriali rivolti diretta-
mente o indirettamente al turismo e di
conseguenza di lavoro, occupazione e
reddito oltre a favorire il radicamento
degli abitanti al proprio territorio.
Il patrimonio turistico ambientale e na-
turalistico, culturale e storico e ovvia-
mente quello sportivo, era, e rimane il
punto di forza di questo territorio ed
per questo che la valorizzazione e la sal-
vaguardia di queste eccellenze diventa
la strategia pi forte per lo sviluppo e
la promozione turistica dellAlta Valle
Camonica.
73
Negli ultimi anni, soprattutto nei
comuni e nelle frazioni limitrofe
a Ponte di Legno, si assistito a
fenomeni di rilevante edifcazio-
ne. Molti sono stati gli immobili
costruiti (o in via di realizzazione)
e destinati per lo pi alla vendita.
Questo fenomeno suffragato, ol-
tre che dalla stabilit generale del
settore delle costruzioni, dallau-
mento esponenziale del peso
delle societ di vendita immobi-
liare. E proprio loro confermano
a 12 Mesi che le compravendite
e i prezzi tengono sui valori del
pre-crisi. I prezzi al metro quadro
vanno dai 2/3 mila euro di Vezza
ai 3/4,5 mila di Tem per arrivare
ai 4,5/6 mila di Ponte. Poca diffe-
renza se limmobile nuovo o no e
la domanda rivolta soprattutto ai
trilocali vicini al centro (per Ponte)
mentre nei comuni limitrof, essen-
doci prezzi pi bassi, si vende an-
cora bene. Il rischio che si rompa
lequilibrio tra domanda e offerta
con questultima che negli ultimi
cinque anni sembra essere aumen-
tata troppo. Gli afftti tengono so-
prattutto nella stagione invernale
mentre soffrono in quella estiva.
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A sinistra, una delle piste del Tonale.
Qui sopra, uno scorcio di Edolo.
Sotto, una veduta di Ponte di Legno.
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MESI
FEBBRAIO 2011
75
V
IAGGIO IN PROVINCIA
vIttorIo MarnIga, sIndaco dI edolo
Edolo la porta di ingresso nellAlta
Valle Camonica ma, come lo stesso
sindaco Vittorio Marniga lo defni-
sce, ha un turismo residuale. il
centro pi popolato della media-alta
Valle e anche per questo, negli anni,
ha confermato la sua vocazione di
sede dei principali servizi alla popo-
lazione come, ad esempio, lospeda-
le traumatologico o il polo scolastico
che comprende tutti i gradi di istru-
zione compresa lunica sede in Italia
dellUniversit della Montagna. Ma
non per questo ha rinunciato ad in-
vestire nel turismo. La nostra idea
del turismo da sviluppare a Edolo
precisa il sindaco Marniga parte
dalla realt: non abbiamo piste da
sci perch troppo bassi come alti-
tudine e quindi impossibilitati a ga-
rantire un innevamento costante ma
in compenso abbiamo una natura
bellissima e disponibile in quantit
illimitata. Per questo puntiamo sulla
valorizzazione delle bellezze natu-
ralistiche e ambientali presenti nel
nostro territorio. Se a questo ag-
giungiamo la qualit della vita che
possiamo offrire e i costi ridotti de-
gli immobili rispetto alle pi famose
localit turistiche dellalta valle, che
comunque restano raggiungibili in
trenta minuti di auto, arriviamo a
quel turismo residuale che ho de-
fnito prima. Per Edolo, un nuovo
impulso turistico potrebbe anche
arrivare, se dalle parole si passasse
ai fatti, nella realizzazione della co-
siddetta Circolare delle Orobie, il
progetto che prevede di allungare
il tratto ferroviario che oggi arriva
in paese fno a Tirano, terminale dei
treni delle Ferrovie dello Stato che
arrivano dalla Lombardia, in provin-
cia di Sondrio e che potrebbe met-
terebbe in comunicazione Mal con
il Passo del Tonale. Ma se sognare
non peccato, molto pi concreta
e vicina nei tempi, sembra essere la
realizzazione di una tangenziale che
consenta di evitare il centro di Edo-
lo per chi vuole raggiungere lAlta
Valle Camonica.
In attesa della circolare delle Orobie
Il fume Oglio a Edolo.
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
MarIo bezzI, sIndaco dI Ponte dI legno
Per troppi anni, come amministra-
zione, abbiamo puntato su uno svi-
luppo turistico basato quasi esclu-
sivamente sulle seconde case e, nel
lungo periodo, questa scelta non si
rivelata vincente. Da alcuni anni
abbiamo invertito la tendenza e oggi
ci stiamo attrezzando per risponde-
re allevoluzione del mercato turisti-
co che privilegia periodi di vacanza
brevi e quindi ha bisogno di struttu-
re alberghiere ed extra alberghiere
che abbinino cio appartamenti con
i servizi tipici degli hotel.
Dura e lucida lanalisi del sindaco
di Ponte di Legno Mario Bezzi, che
parte da un dato di fatto: Abbiamo
verifcato che il turista delle secon-
de case le vive, in media, 20 giorni
lanno. Un periodo troppo breve per
una localit che nel turismo e nel suo
indotto trova la sua principale fonte
di reddito. Al contrario gli alberghi
hanno una stagionalit pi lunga e si
sono dimostrati un volano migliore
per superare quella crisi nella quale
in tanti ci vedevano relegati. Nes-
suna diffcolt a riconoscere alle se-
conde case, in passato, un ruolo im-
portante. La vendita dei terreni, le
imprese di costruzioni, lintermedia-
zione immobiliare, i servizi legati alla
manutenzione delle case fanno par-
te della nostra storia turistica. Oggi
serve altro. Sono lontani gli anni in
cui Ponte, insieme a Campiglio, era
considerata la seconda casa dei bre-
sciani sia nel periodo invernale sia
in quello estivo. Appena arrivava la
neve, quasi tutti i fne settimana, ol-
tre alle tradizionali festivit natalizie,
erano loccasione per andare a scia-
re mentre in estate, appena chiuse le
scuole e per due mesi, tutti al fresco
dellalta Valle Camonica. Altri tempi,
oggi il turismo e il turista sono unal-
tra cosa.
Laver puntato con grandi inve-
stimenti pubblici e privati sullam-
modernamento delle infrastrutture
legate allo sci aggiunge il sindaco
stato linizio della svolta. Oggi
siamo tornati a competere con le
localit turistiche di alto livello e, a
conferma di questa inversione di
tendenza, da un paio di anni i pri-
vati hanno ricominciato ad investire
in nuove strutture ricettive. Di certo
non abbiamo intenzione di svende-
re il nostro territorio e per questo
nel nuovo Pgt (Piano di governo del
territorio) abbiamo fssato paletti
precisi affnch ci possa essere uno
sviluppo equilibrato tra immobili
residenziali e strutture ricettive. E
se il turismo invernale trova nuovo
vigore, quello estivo continua a sof-
frire. Stiamo puntando a valorizzare
ulteriormente la bellezza del nostro
territorio che ricorda il sindaco
mette a disposizione dei turisti due
Parchi come quello dellAdamello e
dello Stelvio. Crediamo molto nel
recupero degli itinerari della Gran-
de Guerra in un percorso a ritroso
nella nostra storia, nelle potenziali-
t di un turismo enogastronomico e
nella creazione di un centro benes-
sere termale con il quale completare
lofferta turistica di Ponte di Legno.
Nellimmediato futuro dei piani del
sindaco c sicuramente il completa-
mento della riqualifcazione urbana
per razionalizzare la viabilit interna
decongestionando ulteriormente il
Paese dalle macchine ma soprattutto
una riqualifcazione ambientale che
punta a raggiungere, in pochi anni,
lautosuffcienza energetica da fonti
rinnovabili grazie allestensione del
teleriscaldamento a biomasse e alla
creazione di centraline idroelettriche
dalle quali ricavare utili da reinvestire
a favore della collettivit. Unidea
nel cassetto? Lampliamento del
comprensorio sciistico verso la Val-
tellina che se sul piano tecnico
realizzabile, credo incontrer molte
diffcolt su altri livelli.
77
V
IAGGIO IN PROVINCIA
Oggi siamo tornati a competere con le grandi localit turistiche.
Uno scorcio di Ponte di Legno.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
Investimenti continui e una costante
crescita professionale da parte di tut-
ti gli attori che compongono il siste-
ma turistico dellAlta Valle Camonica.
Questa la strategia indicata dal di-
rettore del Consorzio Adamello Sky,
Maurizio Andreotti, per proseguire
nel recupero di quella considerazio-
ne che aveva portato negli anni 60
e 70 Ponte di Legno e il Tonale ad es-
sere tra le principali stazioni sciistiche
dellintero arco alpino italiano.
Un processo lungo e complesso ini-
ziato con un investimento di circa 80
milioni di euro per il potenziamento
e lammodernamento degli impianti
di risalita esistenti che hanno con-
sentito di elevare lo standard quali-
tativo del comprensorio portandolo
ad un livello superiore ricorda Mau-
rizio Andreotti . Grazie poi a nuove
piste e nuovi impianti integrati tra
di loro dalla telecabina tra Ponte di
Legno e il Tonale, siamo arrivati a
proporre ai turisti un demanio scia-
bile che si sviluppa per oltre 100 km
di piste, completamente dotate di
innevamento artifciale e compre-
se fra unaltitudine minima di 1.200
metri agli oltre 3.000 del ghiacciaio
Presena e collegate da 44 impianti
di risalita. Queste dimensioni ci con-
sentono di competere alla pari con le
principali stazioni sciistiche anche eu-
ropee, ma per continuare a crescere
si deve cambiare passo e devono in-
tervenire anche altri fattori. Infatti,
se per quanto riguarda gli impianti di
risalita le cose vanno bene con una
crescita costante negli ultimi anni del
fatturato che oggi ha raggiunto i 18
milioni di euro (di cui 1 nel periodo
estivo), le criticit hanno altri nomi:
al primo posto precisa il direttore
di Adamello Sky metterei una non
adeguata disponibilit di posti letto
di qualit. Anche se negli ultimi anni
qualcosa si mosso con la creazione
di circa 800 nuovi posti letto, di cui
circa la met in Tonale, per il futuro si
dovrebbero almeno raddoppiare cre-
ando strutture recettive al livello de-
gli impianti. Si deve poi creare unof-
ferta pi accattivante per il turismo
estivo puntando, ad esempio, sugli
utilizzatori delle mountain-bike e in-
fne proseguire con gli investimenti
sugli impianti. A questo proposito
abbiamo gi in programma il pro-
getto Presena 3000 con il quale nel
2013, quando per legge scadranno
gli impianti del ghiacciaio, daremo il
via a una riqualifcazione ambientale
e alla creazione di una telecabina che
raggiunger la cima Presena.
Vero che la competizione nazionale
e internazionale, la crisi economica, i
profondi mutamenti del mercato tu-
ristico in generale e di quello della
montagna in particolare, costringono
gli operatori del settore a continui in-
vestimenti, a rivedere costantemen-
te le proprie strategie, a crescere in
professionalit. Un percorso lungo
conclude Andreotti che presup-
pone anche un salto di mentalit,
dove nulla viene pi dato per sconta-
to e acquisito defnitivamente. Dare
ospitalit a 360 gradi e a certi livel-
li impegnativo e presuppone una
grande professionalit verso la quale
tutti dobbiamo tendere.
79
V
IAGGIO IN PROVINCIA
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vasta clientela.
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con una tta rete di distribuzione e la diponibilit
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1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
A
MBIENTE 81
ENERGIA
C IN GIOCO IL FUTURO
DEI NOSTRI FIGLI
i
f you tolerate this than youre
children will be next. Se tolle-
rate questo i vostri figli saranno
i prossimi. O forse i primi a pa-
garne le conseguenze. La celebre can-
zone del Manic Street Peachers suona
come un tetro presagio per le generazio-
ni future. Fu scritta dal gruppo gallese
come inno contro la guerra, ma madre
natura, se potesse, la suonerebbe quoti-
dianamente per risvegliare le coscienze
degli uomini, in nome di un progresso
che rispetti la vita di chi abiter il pianeta
negli anni a venire.
Nel numero di novembre di 12 Mesi ab-
biamo introdotto il tema dellambiente
delineando uno scenario generale della
situazione di Brescia, senza tralasciare
qualche accenno alla situazione naziona-
le. Abbiamo parlato dei comportamenti
virtuosi da mettere in atto, abbiamo
interrogato cittadini, esperti e politici.
Ora vogliamo approfondire il discorso e
lo facciamo parlando di energia.
La nostra citt malata e, come il resto
del Paese, soffre della sindrome del vor-
rei ma non posso, aggravata sia dalla
tendenza a nascondere lo sporco sotto
il tappeto, sia dalla superficialit con cui
si sottovalutano tematiche di primordi-
ne. I motivi? Interessi, incompetenza o
semplice menefreghismo.
Quello ambientale un problema che
trova difficilmente spazio nellagenda
politica italiana e locale. LUnione Eu-
ropea se ne accorta ed ora, come per
magia, fioccano incentivi sullacquisto
di pannelli solari e impianti fotovoltaici.
Il nostro Paese, infatti, ha poco pi di
nove anni di tempo per mettersi in car-
reggiata ed evitare le sanzioni di Bruxel-
les scongiurando laumento del divario
con le nazioni che hanno attivato serie
politiche ambientali.
LA VIA dEL FUTURO
ESISTE GI,
BASTA VOLERLA SEGUIRE
Perch si parla tanto di energie rinno-
vabili? La risposta semplice: il livel-
lo attuale di produzione e consumo di
energia, materie prime e servizi non
supportabile dal nostro pianeta per un
tempo infinito e le risorse utilizzate
attualmente stanno esaurendosi. Una
fonte rinnovabile di energia, invece,
non si esaurisce con lutilizzo e non
pregiudica le risorse naturali per le
generazioni future. Si tratta delle co-
siddette energie pulite, quelle che non
rilasciano scorie o gas pericolosi per
luomo e lambiente.
Per capire bene di che cosa si tratta
facciamo un excursus sulle fonti di
energia a nostra disposizione e sce-
gliamo le vie da imboccare per regala-
re un futuro radioso alle nuove gene-
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
A
MBIENTE 83
Termoelettrica
Lacqua viene scaldata ed immessa in
una condotta forzata. Il vapore che si
sprigiona, muove delle turbine e produ-
ce energia elettrica. unidea del 1884
di Charles A. Parsons. Questo sistema
produce gas inquinanti o ad effetto serra
e utilizza soprattutto combustibili fossi-
li a disponibilit limitata, perci non
considerata fonte rinnovabile. Lo se si
predilige lutilizzo di scarti dellagricol-
tura (legna, oli e gas dorigine agricola,
residui agropastorali), ma se prevale
il criterio del profitto, la maggior pro-
duzione di combustibile rinnovabile,
causa squilibri economici mondiali che
coinvolgono soprattutto i paesi poveri,
costretti a snaturare i loro territori per
diventare competitivi sul mercato. Non
sono rinnovabili, n tantomeno pulite,
fonti quali il carbone fossile, il gas e il
petrolio. Anche i rifiuti possono essere
bruciati, ma solo se allinterno vi sono
materiali composti di carbonio come
legna, carta e plastica con evidenti riper-
cussioni sulla qualit dellaria.
Fissione nucleare
Latomo di un elemento pesante, come
luranio, viene bombardato affinch si
divida. Questa operazione produce mol-
to calore, che applicato al consueto
meccanismo della turbina a vapore. La
fissione nucleare non produce gas di sca-
rico, rende molto ma costa anche molto
e necessita di uranio, fonte preziosa e a
disponibilit limitata, di cui lItalia pri-
va. Inoltre c il problema delle scorie,
che rimangono radioattive per tempi
enormi, per non parlare della comples-
sit dei siti necessari per la costruzione
delle centrali, il prezzo delle tecnologie,
i rischi e le relative assicurazioni.
Geotermoelettrica
Questa fonte denergia utilizza il calore
sotterraneo per compiere lo stesso lavo-
ro dellenergia termoelettrica, senza in-
quinare e senza esaurire alcuna risorsa.
sfruttata molto in Islanda, che ha cos
provveduto a buona parte del proprio
fabbisogno energetico e ancora poco in
Italia, dove potrebbe dare ottimi risultati
soprattutto nelle zone vulcaniche, come
stato previsto ai Campi Flegrei, vicino
a Napoli.
Idroelettrica
Utilizzare la forza dellacqua per pro-
durre energia unidea antica. Con-
dotte, cascate, torrenti, fiumi, maree e
correnti sottomarine sono utilizzate per
produrre la maggior parte dellenergia
elettrica da fonte rinnovabile in tutto il
mondo. Ci a prezzo della costruzio-
ne di grandi dighe che, tuttavia, hanno
spesso minacciato la sicurezza di interi
paesi e popolazioni, come accaduto
in Cina, India, Brasile e anche in Italia,
nella lontana ma indimenticata strage
del Vajont del 1963.
una fonte su cui puntare, ma che deve
essere usata con saggezza e nella tutela
del paesaggio. Meglio pi impianti di
ridotte dimensioni che poche ed impo-
nenti strutture.
Eolica
Le grandi torri bianche dotate di pale
rotanti collegate a una turbina sono
mosse dal vento, generando corrente
elettrica. Questa una fonte pulita e
rinnovabile di semplice concezione,
ma le pale eoliche dovrebbero essere
installate in modo da non rovinare pa-
esaggi unici al mondo o i centri delle
citt.
Solare
Attraverso le radiazioni solari si pu pro-
durre energia elettrica, sia con il sistema
a turbina, sia con i pannelli fotovoltaici.
una fonte pulita e rinnovabile, utiliz-
zabile soprattutto nei paesi caldi, con
largo irraggiamento. In Europa la Ger-
mania detiene il primato come produt-
trice di elettricit dal sole, mentre i pae-
si della fascia mediterranea sono lontani
anni luce dai livelli teutonici nonostante
il sole, a loro, proprio non manchi.
Risparmio energetico
Se le nostre case, industrie e uffici fosse-
ro restaurati nel segno della modernit e
del risparmio energetico diminuiremmo
la necessit di energia e laffannosa ricer-
ca di nuove fonti di approvvigionamento.
Le soluzioni per abbassare i consumi
domestici si sono moltiplicate negli ul-
timi anni: pannelli solari, riscaldamento
a pavimento, lampadine eco-alogene e
fluorescenti. Per gli esperti di edilizia,
comunque, la principale fonte di energia
pulita resta lisolamento, con cappotti e
vetri isolanti a farla da padroni.
Guardando al domani
La ricerca zoppica a causa della scarsit
di fondi a disposizione, ma in continuo
movimento, con nuove fonti in via di svi-
luppo. La fusione nucleare, ad esempio,
unenergia completamente diversa dal-
la fissione nucleare, perch non produce
scorie radioattive ed rinnovabile, aven-
do bisogno di idrogeno anzich di ura-
nio. Il problema che gli studi a riguardo
sono ancora carenti e occorrono finan-
ziamenti per perfezionarne la conoscen-
za, lo sviluppo e lutilizzo. A che punto
sta lItalia? Molto indietro, ovviamente,
soprattutto per la mancanza di una poli-
tica energetica efficace e libera dalla ne-
cessit di fare cassa immediatamente.
ovvio, tuttavia, che una sola fonte di
energia non possa risolvere tutti i pro-
blemi, per questo dobbligo cercare
di diversificare le forze a disposizione
investendo nella ricerca e nelle nuove
tecnologie. Puntare su petrolio, carbo-
ne, rifiuti, uranio e gas come scaldarsi
dando fuoco ad un bosco: ti scaldi per
un po, ma poi muori di fame. Siamo
davvero cos stolti?
s
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
A
MBIENTE 85
LENERGIA
chE VIENE dAL SOLE
Lo scorso ottobre si svolto a Brescia,
presso Ambiente Parco, Solar Festi-
Voltaico, la 1 edizione di una rasse-
gna, patrocinata tra gli altri dal Co-
mune, per fare il punto della situazione
rispetto alla diffusione del fotovoltaico
in Italia ed in particolare nella provincia
di Brescia.
Termico, termodinamico
e fotovoltaico
Iniziamo facendo dei distinguo. Il solare
termico prende spunto dalle serre. I rag-
gi del sole attraversano i vetri e vengono
in parte assorbiti dalle superfici interne,
eccezion fatta per la componente infra-
rossa, che riscalderebbe laria allinter-
no della struttura ma viene trattenuta
dai vetri. leffetto serra, la stessa causa
dellinnalzamento globale della tempe-
ratura che, tuttavia, pu essere sfruttato
per scaldare lacqua ad uso domestico
applicandolo ai pannelli solari termici,
formati da tubi in vetro riempiti di un
fluido che assorbe calore trasmettendo-
lo allacqua di casa.
Il solare termodinamico, invece, un
sistema che utilizza la luce del sole per
produrre calore, mentre il pannello
solare fotovoltaico formato da ma-
teriali che, a contatto dei raggi solari,
riescono a produrre energia elettrica
accumulabile.
Dotare una fabbrica o un centro com-
merciale di una copertura di pannelli
solari, non sufficiente a coprire linte-
ro fabbisogno dello stabile, ma pu cer-
tamente contribuire alla diminuzione
della bolletta, provvedendo ai consumi
degli uffici e dellilluminazione. La sfida
per la produzione di elettricit per fini
industriali, quindi, avr bisogno dellin-
tervento di altre fonti di energia, ma
questa fonte pulita pu risultare prezio-
sa sul piano del risparmio energetico.
Germania batte Italia 6-0
La regione italiana con il maggior nu-
mero di impianti fotovoltaici installati
la Lombardia, con il 15,2%, poi ven-
gono Veneto ed Emilia Romagna, ma la
regione con la maggior produttivit la
Puglia, che vanta il 20% di impianti, data
la maggior esposizione al sole, il meteo
pi stabile e soprattutto gli investimenti
effettuati in impianti di grandi dimen-
sioni con la creazione di vere proprie
distese di pannelli solari. In Lombardia
sarebbe difficile fare lo stesso a causa
dellalta densit di popolazione, perci
bisogna puntare sui piccoli e medi im-
pianti, installabili un po ovunque, cos
come ha fatto la Germania, che detiene il
primato mondiale di megawatt installati
con circa 10.000mw di capacit di pro-
duzione, contro i ridicoli 1.630 italiani
(nel 2009).
Cosa fare per risparmiare con il sole?
Prendiamo ad esempio unabitazione
comune. Ecco alcuni semplici consigli:
liberare le finestre da tende ed oggetti
che impediscono ai raggi solari di illu-
minare la stanza o piantare alberi a foglie
caduche che possano lasciare filtrare i
raggi del sole in inverno e fungano da
schermo in estate.
Quanto allinstallazione di un pannel-
lo solare termico, considerando anche
i lavori elettrici ed idraulici, si arriva
a spendere una cifra intorno ai 2.000
euro, che viene ammortizzata con laz-
zeramento delle spese elettriche o del
gas.
Limpianto solare fotovoltaico casalin-
go, invece, richiede spese non inferiori
a 15.000 euro e pu rappresentare un
investimento vantaggioso solo a patto
che usufruisca del Conto Energia, in-
centivo statale per linstallazione dim-
pianti fotovoltaici, o nel caso in cui si
instauri un contratto di Scambio sul
Posto.
COnTO EnErgIA
Durante il Festivoltaico stato pre-
sentato il nuovo Conto Energia.
In sintesi si tratta di un incentivo
statale che viene conferito alle fa-
miglie ed alle aziende che installe-
ranno dal 31/12/2010 un impianto
fotovoltaico. Non un regalo dello
Stato, bens un provvedimento ne-
cessario per aumentare la produ-
zione denergia da fonti rinnovabili
nel Paese fno al 20% entro il 2020,
pena pesanti sanzioni da parte
dellUnione Europea. Multe a par-
te raggiungere questo traguardo
fondamentale per evitare ripercus-
sioni negative a livello ambientale
ed economico. Con il Conto Ener-
gia, il Gse (Gestore Servizi Ener-
getici) applicher al proprietario
dellimpianto fotovoltaico un incen-
tivo corrispondente ai chilowatt per
ora prodotti, per un periodo di 20
anni, che diminuisce in base allau-
mentare della potenza ed alla data
di messa in funzione. Gli impianti di
media potenza che entreranno in
funzione entro il 30/05/2010 avran-
no il miglior rapporto quantit/in-
centivo. Sar fondamentale anche
loccultabilit dellimpianto, che se
installato parallelamente ai tetti de-
gli edifci, far salire lincentivo per
chilowattora.
SCAMbIO SUL POSTO
un contratto che si stipula con il
gestore elettrico locale, con il qua-
le un possessore di un impianto di
produzione elettrica di qualsiasi
genere immette lenergia prodotta
istantaneamente e non consumata
nella rete elettrica pubblica.
Lenergia immessa e quella prele-
vata hanno prezzi differenti. Quel-
la che si passa al gestore viene
remunerata o va ad accrescere un
credito energetico, mentre quella
che si utilizza non conteggia-
ta. Lenergia prodotta allesterno
dellimpianto, invece, subisce una
maggiorazione di tasse e costi di
gestione. Se il consumatore con-
centra il consumo nel momento di
maggior produzione utilizzando
direttamente la propria energia
risparmia i costi dallacciamento,
quelli del servizio e lIva.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
di FERdINANdO MAGNINO
TU E IL FISCO
LAVORO, PREVIDENzA E FISCO DANNO VITA A
GIOVANI CITTADINI DI SERIE B
I
l discorso di fine anno del Presi-
dente della Repubblica Italiana,
come da tradizione, ha toccato
moltissime tematiche, ma ha
avuto come filo conduttore il disagio
giovanile. Sperando che la scelta non
sia stata dettata dal fatto incidentale di
un incontro avuto pochi giorni prima
con i rappresentanti del movimento
studentesco che protesta contro la ri-
forma dellUniversit; non fosse altro
perch, delle tante proteste giovanili,
questa appare la meno trasversale, la
pi strumentalizzata e la meno condi-
visa (e condivisibile) tra i giovani stes-
si. un dato comunque che in questo
Paese esista unimportante questione
giovani.
Pochi giorni prima, durante un conve-
gno, i dottori commercialisti avevano
anticipato il discorso del Presidente del-
la Repubblica, soffermandosi in partico-
lare sulle problematiche del lavoro, della
previdenza e del fisco, temi che mettono
oltremodo in evidenza come il Paese in
cui viviamo non sia una comunit na-
zionale, ma una grande, decadente ca-
serma, dove lunico principio che non
viene mai derogato quello del chi c,
c e dove si applica il pi sistematico e
il pi spietato nonnismo nei confronti di
chi ha come unica colpa di essere arriva-
to dopo: i giovani, appunto.
Pensiamo ai contratti nazionali di lavo-
ro. Presentano rigidit e tutele non pi
compatibili con il nuovo assetto econo-
mico mondiale risultante a seguito della
globalizzazione? Chi se ne frega: si lotta
comunque allo stremo per difendere an-
che il minimo diritto di chi gi nel re-
cinto e si lasciano i nuovi arrivati in bala
di se stessi.
E la previdenza? Per definizione, in
questo ambito, anche quando si attuano
riforme, lo si fa lasciando il conto da pa-
gare ai giovani.
E il fisco? Sembra fatto apposta per
premiare chi gi possiede e penalizza-
re chi, come i giovani, possiede invece
solo la sua voglia di lavorare e produrre,
creando magari lavoro anche per altri.
C purtroppo un filo rosso tra questi
tre diversi ambiti che, in modo sicura-
mente involontario, ma non per que-
sto meno evidente, traccia la linea di
demarcazione tra i cittadini di serie A,
coloro che avevano trenta o quarantan-
ni negli anni 70 o 80, e i cittadini di
serie B, quelli che hanno trenta o qua-
rantanni adesso.
Prendiamo il cittadino di serie A: primi
passi in un sistema in cui trovare un la-
voro era sicuramente non automatico,
ma quando accadeva significava avere
una ragionevole prospettiva di stabilit;
se invece si provava la via della libera
professione, si aveva davanti a s anni
di impegno e grandi sacrifici, ma anche
una ragionevole prospettiva di raggiun-
gere una vera autonomia. Ha maturato,
sempre il cittadino di serie A, trattamen-
ti previdenziali slegati dalla sua contri-
buzione effettiva e agganciati ai ben pi
generosi metodi di calcolo che conside-
rano le ultime retribuzioni, lasciando ad
altri ai giovani di oggi il piacevole
compito di metterci la differenza. Il cit-
tadino di serie A, infine, ha conseguito
i propri redditi in un contesto in cui il
fisco li discriminava qualitativamente,
favorendo per quelli di lavoro; e in un
contesto in cui, diciamolo, levasione
fiscale era ben pi dilagante di quanto
non lo sia oggi, che pure non scherza. In
questo modo, tra laltro, il cittadino di
serie A pure riuscito a risparmiare pi
di quanto non sia possibile oggi, a parit
di livello di reddito.
Prendiamo ora il cittadino di serie B,
cio i giovani di oggi. Muove i suoi
primi passi e probabilmente anche i
secondi e i terzi in un sistema in cui
trovare lavoro non solo difficile, ma
quasi sempre illusorio e comunque pre-
cario; se invece prova la via della libera
professione, ora come allora ha davanti
a s anni di impegno e grandi sacrifici,
ma con la beffa che il risultato finale
nella grandissima maggioranza dei casi
non sar quello di una vera autonomia,
bens quello di una diversa forma di pre-
cariet: la precariet con la partita IVA.
I trattamenti previdenziali, il cittadino di
serie B li matura ancorati alla sua misera
e discontinua contribuzione effettiva:
giusto, non fosse che vive con il tarlo del
dubbio che non vedr nemmeno quelli,
perch intanto i suoi contributi servono
a pagare le pensioni di chi gli ha scarica-
to addosso il debito previdenziale laten-
te e lo guarda dallalto del suo diritto ac-
quisito: se il banco dovesse saltare, per
lui che salter. I suoi redditi, il cittadino
di serie B li consegue in un contesto in
cui il fisco discrimina ancora, ma que-
sta volta allincontrario, tassando molto
di pi quelli di lavoro e produzione e
molto di meno quelli di derivazione pa-
trimoniale. In questo modo, il cittadino
di serie B, quando non ha direttamente
il problema della sopravvivenza, fa pure
pi fatica a risparmiare: proprio lui che,
avendo futuri trattamenti pensionistici
assai meno generosi, avrebbe maggiore
bisogno di quel risparmio.
Serie A e serie B; per i nostri figli la se-
rie C? Se poi i giovani saranno soltanto
capaci di piangersi addosso, peggio per
loro; ma cominciamo con lammettere
che il quadro attuale questo: la consa-
pevolezza sempre il primo passo verso
la soluzione.
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MESI
FEBBRAIO 2011
P
OST-IT 88
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Giancarlo Dallera, presidente del-
lAIB, ha battuto un colpo! Era ora, ha
commentato qualcuno. Qualche politi-
co si anche inviperito, ed ben com-
prensibile. trascorsa ormai mezza
legislatura e lazione del Governo an-
cora non si percepisce, secondo molti
degli imprenditori bresciani, e secondo
molti altri trascorsa met della nuova
presidenza AIB senza che se ne sia sen-
tita la voce. Il colpo di Dallera ha fatto
rumore, nel silenzio imbarazzato e im-
barazzante di questa provincia senza
pi idee, che sta perdendo man mano il
rispetto di se stessa. Bel colpo, chiaro,
forte e ben assestato, come non si ve-
deva da tempo. Un colpo solido e ben
diretto, che ha raggiunto il bersaglio.
Qualcuno, del bersaglio, ha reagito,
stizzoso, indispettito, ma il coro del
consenso stato alto e forte. Il ritorno
dellAssociazione Industriali Bresciani
tra i protagonisti era molto atteso, dopo
tanto silenzio, ed un buon segno.
Purch il colpo sia il primo, e cio quel-
Tra poco scadranno gli organi di A2A.
Ai bresciani andato, nella prima con-
siliatura di questa multiprovinciale
dei servizi, il Consiglio di Sorveglian-
za, con la presidenza di un brescia-
no. Al di l dei meriti o dei demeriti
molte nomine sono sembrate ai pi
come dettate da mere logiche di schie-
ramento apparso evidente che gli
astuti milanesi sono riusciti a fare le
nozze con i fchi secchi, nel senso che
la polpa, i dan, come dicono in me-
neghino, lhanno portata i bresciani
con Asmea, mentre Aem ha portato i
debiti, i fchi secchi, appunto. Ma non
solo, in verit. I milanesi hanno messo
in campo anche cervelli fni, profes-
sionalit di tutto rispetto, gente con le
scarpette da corsa, insomma, a fronte
delle quali il Consiglio di Sorveglianza
giocava una partita persa, calzando gli
scarponi. Quei cervelli fni, appunto,
che ora tentano di affossare la gover-
nance duale. Certo, mica sono stupi-
di, ora che tocca agli altri comandare,
A2A: ULTIMA chIAMATA PER PAROLI
meglio cambiare le carte in tavola,
cos il mazziere pu restare lo stesso,
cio sempre i milanesi svelti!
Cosa far ora Paroli? Sapr o meglio,
vorr reclamare per i bresciani il
Consiglio di Gestione? E se lo otterr,
vorr o meglio, potr scegliere le
scarpette, o dovr ancora accontentar-
si degli scarponi? Paroli, per ora, si
limitato a dire che ad Asm non si pu
pi tornare. Per il resto, regna il silen-
zio. Pu darsi che sia un buon segna-
le, che si stia lavorando nellombra per
rimettere a posto le cose, in una cor-
retta logica di alternanza e secondo il
buon senso, che al sindaco Paroli non
manca. Ma pu darsi anche, e il timore
forte, che la pressione di mille altre
cose induca a una possibile sottova-
lutazione della situazione. O, peggio,
che vuolsi cos col dove si puote ci
che si vuole. Non ci vogliamo cre-
dere, ma la saggezza popolare insegna
che il cane scottato dallacqua calda
scappa anche dallacqua fredda.
lo che apre lo spettacolo pirotecnico,
come avviene alla festa grande. Brescia
in attesa, dopo questo primo segnale
di vitalit, lungamente aspettato. Ma il
timore serpeggia, perch sono trascorsi
ormai due mesi, e lo spettacolo pirotec-
nico non ancora iniziato. E se il colpo
rimanesse isolato non sarebbe servito a
nulla, se non a risvegliare la speranza ed
a rendere pi cocente la delusione.
AIB BATTE UN cOLPO!
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011
89
A2A: ULTIMA chIAMATA PER PAROLI
Marchionne frma laccordo separa-
to, quello famoso delle deroghe al
Contratto nazionale, delluscita delle
Newco da Confndustria. Ma sape-
te dove di discute questo contratto?
Chiss dove, penseranno i benpen-
santi, forse a Detroit, o presso la Fiat,
o presso la presidenza del Consiglio,
o presso uno dei ministeri interessati.
Macch, si discusso presso lAsso-
ciazione degli Industriali di Torino,
una delle maggiori di Confndustria, e
la frma, sotto questo accordo, ce lha
messa pure il numero uno dellAs-
sociazione di Torino. Come a dire:
quello che hanno fatto Confndustria
e Federmeccanica non va bene per la
Newco, e lo dichiaro anchio, che di
Confndustria a Torino sono il nume-
ro uno. E dico anche, e frmo anche
questo, che la Newco resta fuori da
Confndustria. Nel frattempo, Alberto
Bombassei, che di Confndustria il
vice presidente ed persona di grande
competenza e di alta rispettabilit, en-
tra nel Consiglio di Amministrazione
della Newco, che sta fuori da Confn-
dustria, mentre John Elkan resta alla
vice presidenza di Confndustria. Una
bella sceneggiatura, in ogni caso, con
i protagonisti che recitano pi parti in
commedia. Che cose strambe! Chiss
cosa ne pensano i lavoratori, e chiss
cosa ne penseranno coloro che saran-
no chiamati a valutare, se e quando
verr il momento.
chE cOSE STRAMBE!
Quel giorno, ormai pi di dieci anni
or sono, Ugo Gussalli Beretta scrive-
va cos al presidente di Confndustria
Giorgio Fossa: La contrattazione na-
sce con un vizio di origine, relativo al
livello aziendale, che sta diventando
sempre pi evidente. Mentre la regola-
mentazione della contrattazione nazio-
nale ha funzionato, pur con le storture
a tutti note, la contrattazione aziendale
andata per i fatti suoi, senza regole.
Cosicch, mentre a Roma si discutono
il decimale o le mille lire, nelle azien-
de vengono presentate piattaforme da
250.000 lire (tre volte lultimo contatto
dei meccanici), in larga parte fsse, con
consolidamento del premio di risul-
tato pregresso e peggioramenti della
normativa gi defnita nel contratto.
Federmeccanica dice, lavandosene in
sostanza le mani, che la normativa non
chiara, che mancano sanzioni giuri-
diche, e che quindi ricade sulla singola
azienda lonere di mantenere il nego-
ziato nellambito di soluzioni compati-
bili. E cio, in parole povere, ognuno si
arrangi. Ma se cos, perch abbiamo
frmato un siffatto contratto? Perch
non abbiamo introdotto le opportune
regole e le necessarie certezze? Come
vengono tutelate le nostre aziende? A
cosa serve questo nostro cos complesso
sistema di rappresentanza? Non si sa
cosa ha risposto Fossa, ammesso che
abbia risposto. certo che, se il buon
senso di Ugo Gussalli Beretta avesse
trovato orecchie pi attente, oggi la si-
tuazione sarebbe diversa, Marchionne
sarebbe di l da venire, quel buon uomo
di Ceccardi, presidente di Federmec-
canica, non si consumerebbe le unghie
arrampicandosi sugli specchi, e forse la
Fiat produrrebbe ancora in Italia tutte
le sue automobili, e con il marchio sto-
rico, senza bisogno di newco.
accordi in deroga solo per la Fiat o per
altri grandi aziende che possiedono
strumenti di pressione. necessario
che al tavolo Confndustria e i Sindacati
si siedano per frmare un nuovo Con-
tratto di lavoro, moderno, che permetta
a tutti gli imprenditori (grandi e piccoli)
di competere, gestendo le loro imprese
in modo dinamico, fessibile, moderno.
E permetta anche di ritornare in Italia
a quella decina di migliaia di impren-
ditori che, ben prima di Marchionne,
se ne sono andati oltre frontiera, in
cerca di migliori opportunit. Perch
soltanto di grandi aziende non si vive,
perch c bisogno di Sindacati veri e di
Confndustria vera, prima che si sfaldi il
corpo sociale. I risultati del referendum
di Mirafori parlano da soli. Il s ha vin-
to, ma solo 54 a 46. E senza le truppe
cammellate degli impiegati, largamente
estranee alla contesa, i s avrebbero vin-
to con un margine dello 0,17%. Questo
il fatto vero, e cos, realisticamente,
nessuno pu andare lontano.
6 OTTOBRE 1999
Nel sillogismo di Aristotele, la logi-
ca conclusione scaturisce, con logica
stringente, dalla premessa maggiore e
dalle premessa minore. Nel teorema
Marchionne la premessa maggiore
che unimpresa competitiva ha necessi-
t di una gestione dinamica, fessibile,
moderna. La premessa minore che il
contratto di lavoro frmato da Confn-
dustria non permette un siffatto tipo di
gestione. La conclusione, inevitabile,
che, se stare in Confndustria impedi-
sce di fare impresa moderna, allora si
fanno nuove aziende che ereditano
le vecchie e che stanno fuori da Con-
fndustria. Per queste nuove aziende
si fa un contratto moderno con chi ci
sta, altrimenti si va via dallItalia! Una
cosa certa. Se fosse corretto, anche
soltanto in parte, il sillogismo di Ari-
stotele applicato alle relazioni indu-
striali in atto in Italia, necessario che
Confndustria e Sindacati di siedano e
restino a lungo al tavolo, segregati fno
alla fumata bianca. Ma non per frmare
ARISTOTELE, MARchIONNE, SINdAcATI,
cONFINdUSTRIA E REFERENdUM
SHARM EL SHEIKH 500,00
AGADIR MARE MAROCCO 552,00
MARSA ALAM 557,00
CROCIERE MSC 494,00
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CUBA 1.100,00
ZANZIBAR 1.126,00
MAURITIUS 1.548,00
KENYA 1.790,00
MALDIVE 1.859,00
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
C
ULTURA 91
VIAGGIARE
PER IMPARARE A VIVERE
Intercultura, associazione internazionale di
volontari, si pone lobiettivo di formare i cittadini del
mondo attraverso linternazionalizzazione della scuola.
pregiudizi, quelle piccolezze che prima,
inconsciamente, stringevano il petto
, altre persino sorprendenti, per dei
ragazzini di 16 anni: Ci sono dei posti
in cui vorresti rimanere per sempre. Ma
sai che solo un capriccio. Ci sono poi
posti in cui senti che il caso di restare.
E non fuga. Non nascondiglio. sem-
plicemente il posto pi adatto (Claudia,
della Repubblica Dominicana).
A seguire una tavola rotonda dal titolo
La scuola italiana aperta allinterna-
zionalit? in cui si cercato di sondare
il grado di apertura del nostro sistema
scolastico oltre i confini nazionali e il ri-
conoscimento del lavoro degli insegnan-
ti, spesso vessati e disillusi. Ancorarsi alla
logica del tappeto ha detto Giuseppe
Colosio, direttore generale dellUSR
Lombardia quella del programma sco-
lastico che si svolge non porta alla vi-
sione del cambiamento come novit, ma
come un rischio. Anteporre invece la
metafora del puzzle in cui niente mono-
litico, ma si compongono tasselli despe-
rienza, aiuterebbe i professori ad avvici-
narsi al progetto di Intercultura, al quale
fanno spesso resistenza. una ricerca di
Donatella Palomba, presidente della Si-
cese/ Universit di Roma Tor Vergata,
a dipanare i dati di questa opposizione
sottile,dovuta a una formazione molto
autocentrata, al diktat del programma. La
chiave per strutturare nei ragazzi sapere
e saper fare ha affermato Palomba
puntare sullistituzionalizzazione del va-
lore degli aspetti relazionali e socio affet-
tivi. Quello che guadagnano questi gio-
vani, infatti, non si pu misurare con un
voto, n rientra ancora in una casella
curricolare definita.
In un momento in cui simporta ma-
nodopera e si esportano talenti, Inter-
cultura in trincea, al posto giusto nel
momento giusto, ha esordito France-
sco Favotto. Vivere e studiare, da un
mese a un anno, in paesi quali Brasile,
Cina, Finlandia, Sud Africa, Honduras,
Egitto, Costa Rica, Olanda, Stati Uniti,
Australia e molti altri, lopportunit
concreta che lAssociazione offre, tra-
mite borse di studio selezionate, a quasi
1.500 studenti delle scuole superiori
lanno, 25 solo nel bresciano.
Allincontro di inaugurazione della tre
giorni di congresso erano presenti anche
11 dei 18 studenti stranieri attualmente
ospitati gratuitamente dalle famiglie
bresciane e diversi studenti bresciani,
da poco rientrati da un anno di studio
allestero, che stanno proseguendo con
successo la propria carriera: dal pilota
daerei, alla volontaria in Centro Ame-
rica. Positive le testimonianze, a tratti
accorate: Si parte timorosi e si torna
pi grandi, in tutti i sensi, liberi da quei
R
agazzi che si abbracciano, si
strattonano, si commuovo-
no e sorridono. Il 63 Con-
gresso nazionale dIntercul-
tura (5-7 novembre 2010) si aperto
cos, con un video multicolore proietta-
to nella sala congressi del Museo Santa
Giulia, alla presenza dellassessore alla
Cultura Andrea Arcai, del presidente
nazionale di Intercultura Francesco Fa-
votto e del neorettore dellUniversit di
Brescia Sergio Pecorelli.
Intercultura, lAssociazione onlus che
rappresenta in Italia lAmerican Field
Service (AFS), non tornava a Brescia da
quasi 50 anni, quando scelse proprio la
nostra citt come palcoscenico per tirare
le fila della sua storia italiana. Oggi, gra-
zie al lavoro di oltre 4.000 volontari pre-
senti in 134 centri locali in Italia, pro-
muove gli scambi di studenti delle scuole
superiori in 50 Paesi in tutto il mondo.
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
93
C
ULTURA
QUEL SIPARIO
NATO DA UN TELAIO BRESCIANO
Viaggio dietro le quinte del Teatro Telaio, alla scoperta
dei progetti di unassociazione che da trentanni vive la
dimensione artistica come strumento didattico ed educativo.
Il Telaio ha festeggiato 30 anni di attivit
lo scorso giugno affermando la sua pre-
senza in un settore in cui sopravvivere
sempre pi difficile, come ci racconta il
suo presidente: Essere ancora vivi dopo
30 anni non poco. Ora guardiamo al
futuro con lintento di rafforzarci svilup-
pando delle dimensioni che storicamen-
te si sono rivelate centrali: educazione,
gestione e qualit artistica. Per quanto
riguarda questultima, ci prefiggiamo di
incrementare un percorso produttivo ri-
volto anche a un pubblico adulto, quindi
allespressione di tentativi di dialogo,
confronto e dialettica fra visioni cultura-
li di origine diversa. Si tratta di esperi-
menti basati soprattutto sul recupero di
una coscienza identitaria, opzione che
ci pare sempre pi necessaria nel clima
confuso e frammentato che viviamo.
Spostare il tiro anche sugli adulti la mis-
sione di domani. Guardando al passato e
al presente, invece, risaltano gli sforzi
profusi nel mondo dellinfanzia, dove
stata messa in atto una visione del teatro
come rito in cui una comunit si racco-
glie a celebrare aspetti, anche mitici, di
avvenimenti che la riguardano mettendo
in rilievo la dimensione emozionale ed
affettiva, importante nella percezione
dei bambini. Una via imboccata anche
in relazione allofferta di altre forme di
spettacolo come cinema, tv e musica dal
vivo, che costringono il teatro a ricerca-
re il suo valore nellesperienza diretta
attraverso i laboratori scolastici o nella
mimesi che pu suscitare la comunica-
zione relazionale dello spettacolo.
spazio trovandosi a competere con for-
me pi veloci, immediate e superficiali.
Ne parliamo con Angelo Pennacchio,
presidente del Teatro Telaio, con lin-
tento di raccontare unimportante realt
bresciana promotrice di cultura, soprat-
tutto tra i pi giovani. Lidea di Angelo
sui nuovi media tanto secca quanto
esauriente: Se ci si espande a certi li-
velli orizzontalmente si costretti a ri-
durre la profondit.
Diverso il discorso che riguarda il Tela-
io, una compagnia che si muove soprat-
tutto ma non solo nellambito teatrale
e che si occupa dellinfanzia, della famiglia
e della scuola, con un taglio professionale
e una struttura di impresa attenta al servi-
zio sociale. Tutto questo avviene vivendo
la dimensione artistica come strumento
didattico ed educativo, con attenzione
alla crescita umana nelle sue relazioni
intergenerazionali. Spettacoli, program-
mazioni e interventi di laboratorio nelle
scuole vertono sempre su tali obiettivi.
C
os limmagine? Per i ca-
vernicoli dei giorni nostri
apparenza, spesso fine a
se stessa. comunicazio-
ne veloce e dimpatto, pubblicit, mar-
keting e fonte di denaro. Per i moderni
ateniesi di tremila anni fa era diverso.
Il modello sociale delle polis sfruttava
il potere dellimmagine per altri fini,
strettamente connessi al mondo della
cultura, concepita come rappresenta-
zione mirata ad educare i cittadini e a
risolvere i grandi e piccoli problemi del
tempo. Il teatro costituiva lessenza di
questa filosofia, un rito collettivo che
trov la sua massima espressione nella
tragedia, dove larte sapeva coinvolgere,
estendere lesperienza dello spettatore,
insegnare e purificare.
Oggi un meccanismo simile risulta di
difficile comprensione, quasi fuori dal
tempo. Il teatro vede ridotto il proprio
di BRUNO FORzA
s
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
Una fetta di antica Grecia, dunque, esi-
ste ancora nella torta del mondo teatrale
odierno, sebbene sia stato inevitabil-
mente contaminato dai tentacoli di mar-
keting e pubblicit, giunti anche dietro
le quinte: Lo spettacolo considerato
come prodotto, prima che come esito di
arte afferma Pennacchio e il prolife-
rare di scuole, corsi, master un segno
non sempre positivo di tale indirizzo. In
ultimo considerata, eccezionalmente,
anche la natura profonda dellattore.
Questa non una critica, una semplice
constatazione che esprime una neces-
sit di equilibrio fra le due dimensioni
dellattivit teatrale, quella creativa e
quella distributiva. Senza tale equilibrio
la professione dellattore si sbilancia ec-
cessivamente.
Ma il panorama culturale bresciano pu
definirsi allavanguardia? Il termine
cultura, a mio parere, esprime tutto ci
che rivolto a una crescita della perso-
na. Ci suppone una valutazione an-
che in senso etico: fa crescere ci che
rivolto al bene mentre scarta ci che
influisce in senso contrario, quindi
richiesta una scelta, una decisione. La
nostra cultura va in tale direzione? Ho
forti dubbi al riguardo. Credo di non
saper rispondere per la specifica situa-
zione bresciana, che mi pare confusa e
contraddittoria.
Intanto il Telaio va per la sua strada,
che lo ha condotto ai primi di novembre
scorso ad inaugurare la rassegna Storie
Storie Storie, giunta alla 14 edizione.
Il primo spettacolo si svolto nellisti-
tuto penitenziario di Brescia. I pro-
blemi di singoli individui e di gruppi
non possono essere dimenticati spie-
ga Pennacchio e in qualche modo ci
riguardano, perch influiscono su di
noi e sulla qualit del nostro vivere. Il
nostro un modestissimo apporto, una
briciola restituita alla comunit, senza
la presunzione che risolva alcunch.
La rassegna proseguir fino a fine mar-
zo, senza un filo conduttore preciso,
ma con la profonda convinzione che il
teatro debba innanzitutto raccontare
una storia, indipendentemente dalla
forma espressiva che adotta. Largo
quindi a leggende e fiabe della tradi-
zione classica o letteraria, in versioni
fedeli o, in qualche caso, reinterpretate
secondo letture e sensibilit diverse, o
contestualizzate in situazioni originali.
Un secondo filone, invece, presta atten-
zione a temi didattici o sociali, tra cui la
rielaborazione fantastica di fenomeni
naturali. La punta di diamante sar Il
Bambino Oceano, tratto dal racconto
di Jean Claude Mourlevat, uno dei pi
interessanti scrittori contemporanei per
ragazzi. una rilettura moderna e sur-
reale della fiaba di Pollicino, in cui un
bambino piccolo e apparentemente fra-
gile riesce, con intelligenza e determi-
nazione, a raggiungere la sua meta dopo
un viaggio in cui incontrer numerosi
personaggi che, in seguito, non saranno
pi gli stessi. Un racconto di crescita e
di iniziazione, una storia raccontata da
diversi punti di vista, un modo per affer-
mare che la vera forza sta, a volte, dove
non si direbbe mai.
Lavventura del Teatro Telaio, dunque,
prosegue verso i prossimi trentanni
vivendo nella societ odierna con con-
sapevolezza e realismo: Lantica Gre-
cia? Le forme di intrattenimento (ma
solo intrattenimento di cui abbiamo
bisogno?) si sono naturalmente evolute.
Ma loggi rivela anche segni di impoveri-
mento, per lo meno sul piano pubblico,
dal punto di vista di chi, in forza dei mez-
zi di cui dispone, in grado di influen-
zare leconomia, e quindi il pensiero e il
costume di tutti noi.
Una vera e propria tragedia
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ULTURA 94
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MESI
FEBBRAIO 2011
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ALUTe 95
QUELLA MALATTIA
PER CUI NON RESTA
CHE AMARE
S
iamo come una candela
che pian piano si spegne.
Ma, fino alla fine, la no-
stra fiamma brucia. Chi
parla Paolo Marchiori, referente per
la sezione bresciana dellAssociazione
Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica,
e lo fa con vigore, sovrastando il brusio
del contesto. Siamo alla palestra Millen-
nium, cornice non nuova allospitalit e
alla divulgazione di temi sensibili, e Pa-
olo si racconta guardandosi attorno, tra
tapis roulant e vogatori, con un pizzico
di nostalgia per il suo passato di sporti-
vo; anche se, subito, dalla sua carrozzi-
na, spiega che umiliazioni (chi insegna,
infatti, al malato ad abbandonarsi alle
cure degli altri, farsi spogliare e lavare?
nda.), limiti, fragilit e debolezze diven-
tano alla fine la tua forza, perch ammet-
ti ed accetti ci che sei.
Nata un anno e mezzo fa, con sede a
Bedizzole, lAssociazione bresciana,
ad oggi, conta 38 associati, di cui 12
malati, a fronte di unottantina di per-
sone colpite da Sla sul nostro territorio.
Scopo principale far conoscere questa
malattia tremenda, che porta lentamente
alla paralisi totale, ma anche dare aiuti
concreti, come tendere una mano alle
famiglie con problemi economici (diver-
se le spese non coperte dallAsl, come
lacquisto dei materassi anti-piaghe da
decubito), o la possibilit di ricevere
supporto psicologico, quasi mai offerto
dalle strutture ospedaliere; anche se,
quando ti fanno questa diagnosi, una
condanna a morte: entri nella disperazio-
ne. Paolo, malato da 4 anni e mezzo, se-
parato durante questa dura fase della sua
esistenza, confessa che nella malattia,
o c lunicit della coppia, oppure;
dice di aver prima toccato il fondo e
poi dessersi re-innamorato della vita.
Un sorriso lo strappano i progressi
scientifici, che fanno ben sperare: a
di ALESSANdRA TONIzzO
La sezione bresciana dellAssociazione Italiana
Sclerosi Laterale Amiotrofca (Aisla)
fa passi avanti, e non lascia solo nessuno.
s
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2
MESI
FEBBRAIO 2011
gennaio, i primi esperimenti con le cel-
lule staminali applicate alluomo danno
fiducia, non tanto di una guarigione,
quanto di un freno alla malattia. Vita-
mine, antiossidanti, farmaci ritardanti,
rilassanti muscolari, ma nessuna cura
concreta per la Sla, contro la quale ri-
sulta ottima la riabilitazione, una fisiote-
rapia monitorata, che aiuta sia sul piano
fisico che morale, perch distrae il ma-
lato. Questi, spesso, non vuole lasciare
il lavoro, a tutti i costi, ma la rabbia e il
rancore di non poter svolgere le proprie
attivit con lefficienza di prima fanno
male: bisogna pensare a se stessi dice
Paolo non ai soldi o allimpiego, quan-
to allamore di chi ti sta vicino. Lamore
come antidoto alla solitudine, alla paura,
come motore, tanto che Paolo porta una
t-shirt con scritto in stampatello vivo
perch qualcuno mi ama, e ce lo spie-
ga: la prima guarigione di ogni malattia
interiore. Per me, stata la fede, che
prima non avevo. Tornato da Lourdes
stato tutto diverso. Ci si aspetterebbe
di sentir parlare di ricerca, di fondi, con
una vena di stizza da chi stato messo in
croce dalla vita, invece Paolo sottolinea
che i soldi servono, ma le vere risorse
sono le persone: i primi finiscono, le se-
conde restano. Abbiamo bisogno das-
sistenza, certo, ma c chi, anche con
gli ausili, non riesce a vivere la propria
condizione.
Il vero crollo, nella Sla, si ha quando
viene a mancare la parola, perch espri-
mersi vivere, anche se oggi siamo
gi extracomunitari nel nostro paese,
non comunichiamo pi. Per questo
lAssociazione di Paolo ha pensato al
progetto viva voce, attivo nella Rsa
Almici di Rezzato, che addestra il perso-
nale alluso del comunicatore, uno stru-
mento computerizzato che permette al
degente, tramite impulsi, di esprimersi
nonostante limmobilit, tornando a
sentirsi utile, vitale.
Ma chi non assistito da una struttura
pubblica attrezzata per i malati di Sla,
che assicura un controllo continuo,
come fa, ad esempio, il Maugeri a Lu-
mezzane? Le strutture pubbliche fan-
no il possibile, ma sempre poco, dice
Paolo, cos, come Associazione, abbia-
mo stanziato 30 mila euro per il servizio
di monitoraggio di tutti i malati, con un
occhio sempre puntato sul capitale uma-
no. Infatti, essenziale formare molti
volontari, che diano sostegno e libert
alle famiglie che devono curare a casa il
malato, continua, perch lassistenza,
soprattutto nellepilogo della malattia,
di 24 ore su 24 (per laspirazione della
saliva, nda.). Ci logorante, e non tutti
possono pagare qualcuno per farsi aiu-
tare. La regione, per questo, ci d 500
euro, che sono una boccata dossigeno,
ma non bastano. Chi si scopre malato,
contattando lAisla onlus, viene subito
aiutato molto: spieghiamo come muo-
versi in tutte le procedure burocratiche,
come, ad esempio, la pensione. In pochi
mesi possiamo risolvere situazioni che,
altrimenti, necessiterebbero un anno di
iter, com successo a me, che ho affron-
tato tutto da solo.
Paolo un fiume in piena a me co-
sta fatica ogni cosa, ma non rinuncio
a niente: viaggio, incontro, parlo, mi
tengo attivo al 100% delle mie possi-
bilit e, dellesposizione mediatica
delle varie onlus in campo sanitario,
dice dessere contento perch, oltre ai
vari incassi, il vero evento sempre la
sensibilizzazione e, se su mille persone
presenti due mi fanno una telefonata,
per me gi un successo. Che sia in
piazza o in tv, limportante parlare
di questa malattia che, come spesso si
crede, non la malattia dei calciatori:
in questo sport si riscontrata unin-
cidenza maggiore, ma a tante ipotesi
(tra cui i pesticidi dei campi da calcio,
o i numerosi traumi), non segue alcun
nesso scientifico. Nessuna spiegazio-
ne, nessuna cura: anche la prevenzione
utopia? Secondo la mia esperienza,
racconta Paolo, posso dire che una
vita corretta, con la giusta alimentazio-
ne, dello sport, ma soprattutto una vita
felice, il miglior antidoto alla Sla. Una
situazione psichica difficile, unita ma-
gari a uno sforzo fisico, pu contribu-
ire a sviluppare prima questa malattia,
per la quale ci devessere comunque
una predisposizione genetica.
Il sorriso che fa bene, per s e per gli
altri. Quello che vediamo sul viso stanco
di Paolo, che parla ancora e, nel salutar-
ci, ci stringe piano la mano e dice: si
pu vivere e gioire anche di questa vita,
ed io ne sono lesempio.
S
ALUTe
AISLA ONLUS,
sezione Brescia.
Referente Paolo Marchiori
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a tutti i farmacisti del nord Italia
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MESI
FEBBRAIO 2011
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enerd sera, che si aprano
le danze. Proviamo ad im-
medesimarci in un turista
per caso che arrivando da
fuori desideri passare una serata in cit-
t. Che immagine d la Brescia ad occhi
non abituati alla nostra, personalissima
realt? Perch i punti di ritrovo non
cambiano mai e rendono alcune zone
congestionate mentre altre risultano
del tutto abbandonate? Dallhappy hour
in poi sono tante le sfaccettature della
movida nostrana che noi diamo ormai
per scontate, consolidate, ma che non lo
sono affatto.
Il punto di ritrovo parrebbe essere Piaz-
za Arnaldo, con i suoi mille pub e lin-
cessante struscio che la connota dal calar
della sera fino a notte fonda. Di contro,
il cuore del centro storico, per chi bre-
sciano non , deve per forza di cose
apparire un luogo pi ameno, solitario:
tolti i pochi bar che reggono ancora,
tra Piazza Duomo e la Loggia neanche
lombra di un brindisi notturno.
Tranquillit uguale a senso di abbando-
no per: fin troppo freddo il cuore della
Leonessa, nonostante il contesto stori-
co e monumentale, nonostante i negozi
e gli spazi aperti pi belli. Deve sembrar
strano per forza, ma a guardar bene dei
motivi ci sono.
Di fatto regna una legge non scritta, fat-
ta di compagnie fin troppo chiuse, che
spesso, per noia o per pregiudizio non
si sognano nemmeno di sfiorarsi. Chi
frequenta Piazza Arnaldo passa allArea
Docks o alla nuovissima quanto futuri-
stica Concessionaria Fiat Lux, magari fa
una capatina al Seconda Classe, al limite
si inerpica fino in castello, al Pagodino o
Spago che dir si voglia. Brescia per que-
sto popolo finisce qui, il resto provin-
cia, lago o montagna.
Di contro c chi evita assolutamente
Piazza Arnaldo, si incontra alleterno
Lio bar e colleziona tessere sempre
pi improbabili per ascoltare musica in
circoli chiusi o House Music pi spinta
al Disco Volante (ex Pacha). E deve far
riflettere, in questo senso, la chiusura
inaspettata a met gennaio della Latteria
Molloy, in fondo vittima della propria
politica di tesseramento obbligatorio.
Una pessima notizia per i molti amanti
della buona musica alternativa dal vivo,
un vuoto che si spera possa essere col-
mato in fretta.
I locali borderline si contano sulle dita
di una mano, e fare nuove conoscenze,
confondersi un po, una missione qua-
si impossibile. Da una parte chi ostenta
per farsi accettare, con il bolide fiam-
mante rigorosamente in doppia fila con
le quattro frecce dordinanza e il capan-
nello di facili conquiste del venerd tutte
attorno, dallaltra gli alternativi ad ogni
costo, che disprezzano il denaro, ma so-
vente non il conto in banca del papi.
Che si decida di stare da una parte o
dallaltra, il risultato non cambia: il sen-
so di appartenenza non regge pi, gli
anni 70 sono finiti da un pezzo, e non
sono le idee politiche che possono giu-
stificare questa o quella scelta, semmai
il senso di chiusura a mettere i brivi-
di, un provincialismo acuto che ormai
difficile da sradicare. E cos le facce che
si incontrano sono sempre le stesse, il
mito del divertimento notturno sempre
pi una chimera: si fanno sempre le stes-
se cose, e prima o poi non si scampa alla
noia.
Sembrano tutti vestiti con lo stampino i
giovani e i meno giovani che scelgono di
bere prosecco o birra, e per passare da
una zona allaltra non basta la curiosit,
n la voglia di esserci, ci vogliono abiti
alla moda o tessere arci da mostrare a
improvvisati buttafuori.
Diversificati, chiusi dentro i propri
feticci mentali: ventenni, trentenni,
persino quarantenni. Ma della globaliz-
zazione nessuno ha mai sentito parlare?
Caro 2011, portaci in dono pi voglia di
metterci in gioco e rendici pi inclini a
socializzare e a non fermarci alle appa-
renze. Quelle s che dividono davvero,
molto pi del senso glamour di destra o
della buona musica di sinistra.
Parola dordine, divertimento diversifcato.
Apparire, essere o sembrare: i tre cardini di una movida da interpretare.
di LIVIO BENASSI
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OSTUME E SOCIET 98
BRESCIA By NIGHT
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MESI
FEBBRAIO 2011
nASCE A brESCIA
AUTO PEDAL CLUb ITALIAnO
Il 31 dicembre 2010 a Brescia stata costituita
unassociazione sportiva dilettantistica denominata Auto
Pedal Club Italiano-Bresciacorse 10,00 Miglia che ha lo scopo
di mantenere attivo luso delle automobili a pedali antiche e
moderne sia a scopo collezionistico che sportivo/competitivo,
promuovendo mostre di auto a pedali depoca, gare di Formula
Auto a Pedali secondo i regolamenti uffciali internazionali
vigenti ed altre manifestazioni e convegni sul tema. Sono gi
stati presentati i progetti di alcune gare che si terranno in
primavera.
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UI E L
a cura di ROLANdO GIAMBELLI
QUI & l
27 FEbbrAIO: COnCErTO
PEr gEOrgE HArrISOn
Per ricordare George Harrison, il grande chitarrista solista
di Liverpool che fece parte dei Beatles, Beatlesiani dItalia
associati propone la settima edizione del Concert for George
Harrison - All things must pass, un incontro musicale che
prevede la proiezione di flmati, una mostra iconografca e la
partecipazione di musicisti, artisti e ospiti importanti.
Il concerto si terr domenica 27 febbraio dalle ore 16.30
presso la Nave di Harlock, Brescia, localit San Polo.
I musicisti e tutte le Bands beatlesiane sono invitati a
partecipare.
Per prenotazioni, telefonare in Associazione al numero
030.303092.
FIAT LUX OSPITA UnA MOSTrA DI CAVELLInI
La Concessionaria - Fiat Lux, la nuova galleria darte che
ha aperto i battenti lo scorso dicembre in Viale Venezia,
20, allinterno delledifcio storico, gi sede della prima
concessionaria Fiat di Brescia, la Bertolotti, ha inaugurato
la sua prima esposizione. La mostra, curata da Ken Damy,
dedicata, non a caso, a uno dei pi grandi artisti bresciani,
Achille Cavellini, padre della mail art e tra i protagonisti
della pop art.
Fiat Lux, realizzata da Ottavio Ferri e Giovanni Togni,
comprende uno spazio polifunzionale per la realizzazione di
eventi, mostre, sflate, conventions, un bar e tutti i servizi
per lintrattenimento serale.
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FEBBRAIO 2011
LICEO CALInI: STUDIArE IngLESE
COn I bEATLES
Uniniziativa utile e con ottimi risultati per lo studio
della lingua inglese stata quella di fare ascoltare la
musica dei Beatles agli alunni del Liceo Calini per favorire
lassimilazione dellidioma pi diffuso nel mondo, ma
che, soprattutto a noi italiani, crea qualche diffcolt
nellapproccio reso pi complicato dalla pronuncia. Nel
laboratorio linguistico del liceo, intorno ai banchi dotati di
cuffe, microfoni, collegati con i registratori per lo studio dei
testi beatlesiani e i computers per le tabelle video proiettate,
gli studenti hanno anche allestito lungo le pareti una mostra
iconografca dedicata ai Beatles.
IL CICLISMO A brESCIA: I PrIMI 100 AnnI
DELLA LIbErTAS 1911
Presentato a Palazzo Loggia Il Ciclismo a Brescia - I Primi 100
anni della Libertas 1911. Il libro, curato da Sandro Sellari,
Gian Carlo Cerutti, Domenico Profeta e Stefano Ferretti,
ripercorre i cento anni di vita dellistituzione sportiva e gli
avvenimenti che la comunit degli sportivi ha potuto vivere
ed apprezzare. Il testo ripercorre dal punto di vista storico i
vari momenti della vita di una delle societ pi antiche nel
panorama ciclistico bresciano, nazionale ed europeo.
InAUgUrATO bUOnISSIMO In COrSO MAMELI
Buonissimo-LArcipelago del gusto, un nuovo polo bresciano
dellalimentazione di qualit, stato inaugurato a gennaio
in centro citt, negli spazi dellex Oviesse di Corso Mameli.
Limmobile, di propriet del Comune che con questo progetto
intende ridare vitalit al centro storico stato ristrutturato
dal Gruppo Martini di Rovereto, che ne gestisce anche lattivit.
Nello store di tre piani, pi seminterrato, il pubblico pu trovare
specialit alimentari, fresche e confezionate, vini da enoteca,
gastronomia, piccoli casalinghi, servizio di ristorazione (aperto
fno alle 23) e bar. Allultimo piano il Caff letterario, uno spazio
dove poter sostare, leggere e incontrarsi davanti a una bevanda.
LE MOSTrE MATISSE ED ErCOLE
SPIEgATE DAI CUrATOrI
A meno di un mese dallapertura delle mostre Matisse.
La seduzione di Michelangelo ed Ercole il fondatore.
Dallantichit al Rinascimento , il Comune di Brescia, insieme
a Fondazione Brescia Musei e Artematica, ha offerto alla citt
lopportunit di conoscere, in anteprima e direttamente dalla
voce dei curatori, alcuni segreti delle mostre in programma
dall11 febbraio al Museo di Santa Giulia. Claudia Beltramo
Ceppi, curatrice della mostra Matisse, e Marco Bona
Castellotti, curatore della mostra Ercole, hanno illustrato gli
aspetti salienti del percorso espositivo presentando le opere di
eccezionale valore provenienti dai musei di tutto il mondo, che
costituiranno il cuore di entrambe le mostre.
Nella foto, Odalisca con il cofanetto rosso, di Henri Matisse.
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Viale Italia, 31 Brescia
Tel. 030 2807461
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FEBBRAIO 2011
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ULTURA
GI DE CNTLA?
MUSICA E POESIA IN BRESS
nelle edicole, per lannuale appuntamento,
il cd pi bresciano che esista con qualche novit destinata a fare storia.
S
ono passati dieci anni da quan-
do, con Palcogiovani, ha pre-
so il via lavventura in musica
e dialetto che ogni anno non
manca di conquistare e divertire nuovi
ascoltatori e di confermarsi in grado di
stupire appassionati e neofiti. Colpisce
per loriginalit dei suoi contenuti, per
la travolgente simpatia degli interpreti
(moderni menestrelli rock, giovani re-
divivi cantastorie e non pi giovani
cantori popolari) e, non ultimo, per la
ricchezza culturale delliniziativa. La
pubblicazione, che questanno sostiene
lAnt, promuove la brescianit, racconta
la nostra terra e, per festeggiare il decen-
nale, si arricchisce di un secondo CD di
autoctona poesia contemporanea. Non
resta che educare i nostri hi-fi allascolto
en dialt bress. E per chi non cono-
sce bene la nostrana parlata? Nessun
problema: ai CD-audio si accompagna
un libricino con testi e traduzione. Tra
le sue pagine si pu trovare anche qual-
che informazione sui simpatici protago-
nisti dellopera: conoscere gli istrionici
Luf, quel Richy Modena, un tempo
maglia nera dei portieri poi vignettista,
da sempre artista della parola; accanto a
loro i giovani Valtrumplini, il poeti-
co Minelli, il barbiere Corbucci (gi
gloria musicale anni 70), lex maestro-
cantore Francesco Braghini, Ki del
furmai, incontenibili soncinesi
Voci ruspanti e autoironiche, originarie
di tutta la provincia (ad eccezione di quel-
la del Bepi, celebre cantautore professio-
nista bergamasco), a loro agio con rock,
pop, con musicalit tradizionali come col
rap. Voci a tratti cariche di nostalgia per
il passato, capaci di far ridere, come gli
Italian Farmer con quellUfo de cam-
pagna che ha fatto tanto parlare di s sui
quotidiani, di affascinare, come Gozzetti
col suo Cantarin cantarin o Zua-
PALcOGIOVANI: UN PROGETTO PER SALVARE IL dIALETTO
La battaglia perch il dialetto non muoia pu essere combattuta anche sulle
note di un CD, fssando nel tempo voci altrimenti destinate ad essere dimen-
ticate o perdute, dice Cristian Delai, presidente dellassociazione Palcogio-
vani e ideatore della collana Gi de cntla?. Le canzoni e le poesie popolari
possono contribuire a creare un ponte tra bambini/ragazzi e nonni/padri.
unoccasione unica per partecipare dellesperienza di persone eccezionali,
che sanno raccontare Brescia e, se possibile, farla amare ancora di pi Rin-
grazio le istituzioni che ci hanno patrocinato (Comune, Provincia di Brescia
e Circoscrizione Centro) e, con loro, quanti hanno collaborato, sostenuto e
apprezzato questo nostro progetto, spronandoci cos a continuare e a fare
sempre meglio.
s
di SERGIO MASINI
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MESI
FEBBRAIO 2011
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ULTURA
nelli (al secolo pasticcere di Sal) col suo
Balenga, e molti altri. Tra gli autori
(che portano lustro alla bassa come alle
valli o al capoluogo) si riconoscono veri
e propri premi nazionali, specchi di una
memoria altrimenti persa.
Il progetto Gi de cntla? si arric-
chito questanno della penna e della viva
voce di nove poeti dialettali bresciani,
raccolti in un CD dal titolo Us de
poesia. Viaggio nella geografia poetica
bresciana che risuona di curiosit e
bravura tutte da scoprire, come quella di
Elena Alberti Nulli autrice de La mort
del dialt. Tra i poeti della nuova col-
lana (destinata, nelle intenzioni di Pal-
cogiovani, a continuare), commuove la
presenza della voce di Memo Bortolozzi,
classe 1936, di Manerbio, morto poco
dopo lincisione di due componimenti,
di cui uno, intitolato A m fiol, che
suona come una sorta di testamento.
Liniziativa, come ogni anno, si chiuder
in festa a dicembre al teatro Santa Giulia
del villaggio Prealpino, una sorta di San
Remo d no alter, con la differenza che
a questo evento nostrano si potr arrivare
gi fischiettando i motivetti A patto di
procurarsi il prima possibile i CD.
UN SOSTEGNO AI PROGETTI dELLANT
LAssociazione Nazionale Tumori dal 2001 coordina e fornisce assistenza
domiciliare ai malati. Sinora abbiamo potuto aiutare ben 1.600 famiglie,
ma la crescente necessit, in attesa di un sostegno istituzionale, ci obbliga
a contare sul buon cuore dei bresciani dice Andrea Longo, referente bre-
sciano dellAnt . LAnt ringrazia Palcogiovani per la sua sensibilit. Siamo
felicissimi che questo progetto che racconta e d voce alla nostra terra aiuti
a far sentire anche quella di chi soffre e abbia scelto di sostenere col ricava-
to la nostra missione.
I cANTANTAUTORI
Il Bepi, Paolo Cicuta, Sergio Minelli, Marco Zuanelli, Daniele Gozzetti, Selvag-
gi band, I Luf, La cantina di Ermete, Kei del furmai, Italian Farmer, Valtrum-
plini, Ennio Corbucci, Francesco Braghini, Malghesetti, Hofoch & Hstofech,
Renato Bertelli ed Emanuela Biancardi, Richy Modena.
I POETI dI US dE POESA
Elena Alberti Nulli, Lino Marconi, Memo Bortolozzi, Giuliana Bernasconi, Fa-
brizio Galvagni, Dino Marino Tognali, Velise Bonfante, Dario Tornago, Angelo
Giovanni Trotti.
dOVE TROVARE IL cd
Gi de cntla? in edico-
la (rivista + 2 CD) a 14 euro,
sempre in edicola possibile
prenotare gli arretrati (dal n. 1
al 9) a un costo di 12 euro ca-
dauno. Su www.diffusionear-
te.com c lelenco dei negozi
di dischi che aderiscono allini-
ziativa. Per ogni altra informa-
zione sulla collana rivolgersi a
Cristian, tel. 335-7797944.
IL REGNO DEL SAPORE
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MESI
FEBBRAIO 2011
di FRANcEScO RASTRELLI
Presidente dellOrdine dei Farmacisti
della Provincia di Brescia
GENTILE FARMACISTA...
D// Gentile Farmacista, le scrivo per esprimere una mia
preoccupazione nata dalla riessione sulluso fai da te dei
medicinali, oggi molto diffuso grazie anche alla loro facile
reperibilit. Non si va incontro a numerosi rischi? Matteo
R// Caro Matteo, i rischi del fai da te quando si parla di
medicinali sono enormi perch in gioco la salute del
cittadino. Oggi si riscontra una crescente superfcialit
nellutilizzo delle medicine, favorita, come da te
sottolineato, anche dalla facilit di reperimento dei
farmaci in canali diversi dalla farmacia. Per non parlare
del pericolo internet, che in Italia un fenomeno
contenuto, ma certo non sottovalutabile. Fondamentale
nella vigilanza delluso del farmaco il ruolo del
Farmacista che ha unattenzione costante alla salute dei
propri pazienti contribuendo a ridurre al minimo i rischi
connessi allattivit di cura.
D// Gentile Farmacista, le scrivo per chiederle se vero che
chi soffre di acne non pu usare cosmetici per il trucco e
quali rimedi mi consiglia. Grazie, Silvana
R// Cara Silvana, il fatto che chi soffre di acne non possa
usare cosmetici per il trucco non affatto vero: esistono
in commercio prodotti appositamente formulati.
Chiedi consiglio al tuo farmacista. Inoltre, per quanto
riguarda lapproccio naturale allacne, sono indicati:
bardana (che ha funzione antisettica), viola del pensiero
(ottimo antibatterico e antinfammatorio), estratti
di ortica (antinfammatoria) e di betulla (antisettica),
creme a base di manuka e olio di melaleuca che
vantano propriet antimicrobiche, immunostimolanti e
antinfammatorie.
Manda la tua domanda a:
francesco.rastrelli@dodicimesi.com
Q
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L
O
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A
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UBRICA 106
IL FARMACISTA
RISPONDE
AcNE E FUMO
Il fumo aumenta lacne nella donna. Lo
afferma uno studio italiano pubblicato sul
British journal of dermatology. Gli autori
hanno messo sotto osservazione un migliaio
di donne dai 25 ai 50 anni e hanno stabilito
che le fumatrici che soffrivano di acne in et
adulta erano quattro volte pi numerose
rispetto alle non fumatrici. I ricercatori
hanno interpretato i risultati spiegando
la possibilit che i livelli di nicotina e di
altri agenti chimici aumentino il turnover
delle cellule cutanee, con vasocostrizione
e diminuzione del rilascio di ossigeno nella
pelle e conseguenti reazioni di alterazione
del contenuto di sebo.
cOSMESI: ANchE LIMBALLAGGIO cONTA Lattenzione a inquinare il meno possibile passa anche attraverso la scelta dei
contenitori e degli imballaggi per creme e trattamenti di igiene e bellezza.
importante cercare prodotti con astucci in cartone riciclato o direttamente
senza imballaggi secondari. Per quanto riguarda limballaggio primario (il
contenitore che racchiude il prodotto), il materiale pi ecologico il vetro,
ma non sempre indicato. Quindi va bene anche la plastica, ma dopo lutiliz-
zo bisogna smaltire correttamente il acone vuoto, gettandolo negli appositi
contenitori.

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FEBBRAIO 2011
a cura di ENRIcO FILIPPINI
SPECCHIO DELLE MIE BRAME
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UBRICA 108
INTESTINO IRRITABILE
LE TERAPIE
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o letto recentemente uno
studio scientifico svolto
da due validissimi colle-
ghi, il piemontese prof.
G. Minoglio e il romano prof. C.Rizzo,
sul confronto tra terapie tradizionali da
una parte e dallaltra una dieta escluden-
te alimenti intolleranti, associata a idro-
colonterapia, nella patologia definita
sindrome dellintestino irritabile.
Bisogna ricordare che la sindrome da
intestino irritabile, o SII, una patolo-
gia gastrointestinale cronica continua o
remittente, caratterizzata da frequenti
sintomi comprendenti dolore addomi-
nale, meteorismo e disturbi intestinali
che possono manifestarsi con diarrea,
stipsi o alvo alternante, che presenta la
caratteristica di entrambe.
Il 40% dei pazienti con SII presenta sin-
tomi cos frequenti e severi da costringe-
re allastensione dal lavoro e allassunzio-
ne esagerata di farmaci, rappresentando
un notevole costo sociale. Le cause fisio-
patologiche non sono ancora del tutto
chiare, ma sicuramente giocano un im-
portante ruolo disturbi della motilit in-
testinale, aumentata sensibilit viscerale,
una sensibilizzazione post infettiva (per
esempio dopo una gastroenterite virale),
allergie, intolleranze alimentari, stress
emotivi con associazione tra emozioni e
motilit intestinale. Il reclutamento
stato condotto seguendo rigorosi criteri
diagnostici e clinici, escludendo attra-
verso esami ematologici e strumentali
(coprocoltura, ecotomografia, colon-
scopia, ecc.) patologie infiammatorie
croniche intestinali, malattie divertico-
lari, neoplasie. Lintento degli studiosi
stato quello di individuare un protocollo
clinico efficace nella SII.
Ma quale la terapia tradizionale nel-
la SII? In passato si fatto largo uso di
antispastici, antidiarroici, lassativi, an-
timeteorici, ansiolitici e antidepressivi.
Recenti pubblicazioni scientifiche han-
no promosso i probiotici (attenzione,
non tutti uguali tra loro) e fibre idro-
solubili come lidropsillium. Obiettivo
dello studio stato analizzare lefficacia
clinica di due procedimenti terapeutici,
da soli e abbinati tra loro: la dieta per
esclusione dopo test citotossico e lidro-
colonterapia. Il disegno dello studio, su
80 pazienti, stato fatto prospettico,
osservazionale e multicentrico; cio
lanalisi durata per circa sei settimane,
con osservazione durante il trattamento
e valutati con opportune scale di riferi-
mento, e hanno partecipato allo studio
diversi centri di ricerca. Vi tralascio tutti
i dati tecnici particolari, molto comples-
si, a vostra disposizione contattandomi,
ma alla fine lo studio ha evidenziato ri-
sultati migliori e duraturi associando, al
posto delle terapie tradizionali, lidro-
colonterapia con previo test citotossico
e conseguente (eventuale) terapia die-
tetica per esclusione. La regressione di
addominoalgie, diarrea, stipsi, tenesmo
meteorismo stata significativa. In par-
ticolare lastensione per il periodo dello
studio dagli alimenti risultati intolleran-
ti ha permesso una riduzione di diarrea e
meteorismo, mentre lidrocolonterapia
ha favorito miglioramento delle addomi-
noalgie, della stipsi e dellalvo alternato.
Con la terapia tradizionale, al contrario,
non si sono raggiunti risultati significa-
tivi in nessuno dei sintomi esaminati,
come si deduce, per esempio, dal dato
relativo alla consistenza delle feci (liqui-
de), in cui non si rilevata alcuna ridu-
zione della diarrea nei pazienti affetti da
tale disturbo. Il mio commento finale
che troppo importante si dimostra lo
studio delle delicate interazioni tra cibo,
intestino, flora batterica intestinale e si-
stema immunitario; la mia convinzione,
ma anche di altri miei illustri colleghi,
che molte patologie, spesso croniche,
spesso non solo intestinali ma siste-
miche, possano avere una significativa
concausa in una alterazione di questo
delicatissimo sistema.
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FEBBRAIO 2011
a cura di ELIzABETh BERTOLI
Regia: Aureliano Amadei
Cast: Vinicio Marchioni, Carolina
Crescentini, Giorgio Colangeli,
Orsetta De Rossi, Alberto
Basaluzzo
Genere: drammatico
Durata: 94 minuti
Produzione: Italia, 2010
Uscita nelle sale: 8 settembre 2010
A noleggio: 2 dicembre 2010
In vendita: 18 gennaio 2011
Trama: Aureliano ha 28 anni, antimilitarista e ha un lavoro
precario. Gli viene offerto di andare a lavorare come aiuto
regista alla preparazione di un lm che si svolge in Iraq al
seguito della missione di pace dei militari italiani. Non fa
in tempo a nire un pacchetto di sigarette che si ritrova
protagonista dellattentato di Nassiriya del 12 novembre 2003,
unico civile sopravvissuto tra 19 soldati morti.
Regia: John Turteltaub
Cast: Nicolas Cage, Jay Baruchel,
Teresa Palmer, Alfred Molina,
Monica Bellucci
Genere: azione/ fantasy
Durata: 111 minuti
Produzione: USA 2010
Uscita nelle sale: 18 agosto 2010
A noleggio: 1 dicembre 2010
In vendita: 21 dicembre 2010
Trama: Nellodierna New York uno
studente di sica scopre di essere
lerede di Merlino ed costretto
ad accettare un lavoro come assistente e apprendista per uno
stregone di nome Balthazar Blake. Il ragazzo sar addestrato suo
malgrado a combattere contro le forze del male che incombono
su Manhattan, orchestrate da un altro stregone, il perdo Hor-
vath, a sua volta aiutato da un giovane illusionista.
Alessandra, 36 anni, insegnante: Un bel lm, riapre una
ferita ancora aperta.
carlo, 37 anni, impiegato: Un punto di vista diverso su una
storia che mi aveva colpito molto. Da vedere.
Vittoria, 31 anni, parrucchiera: Bellissima e toccante storia,
mi sono emozionata molto a ripensare a cosa era successo
allora.
Pietro, 45 anni, bancario: La storia era gi nota, il punto di
vista nuovo e non lascia indifferenti.
Mara, 23 anni, studentessa: Bello e intelligente, girato
molto bene, prima conoscevo poco la storia dellattentato.
Teresa, 33 anni, disoccupata: Lo dovrebbero vedere tutti,
bello e istruttivo.
Stefano, 48 anni, dirigente: Bello, asciutto e diretto, leggero
e profondo allo stesso tempo.
Tommaso, 25 anni, fotografo: Un po macchinoso ma la
sceneggiatura e i protagonisti non sono male.
daniele, 28 anni, libero professionista:
Pensavo fosse un lm sulla guerra, non il solito elogio ai soldati
italiani.
Marzia, 44 anni, casalinga: Si poteva fare di meglio, non ha
aggiunto niente a quanto sapevo gi.
20 SIGARETTE
VIDEOTECA
111
T
EMPO LIBERO
Marco, 33 anni, imprenditore: Storia classica con
ambientazione metropolitana, ben realizzato. Unica nota
negativa la Bellucci!.
carlo, 37 anni, impiegato: Bravo Cage e molto divertente
la storia.
Sarah, 29 anni, commessa: Non amo il genere ma la storia
mi piaciuta, simpatica e ironica.
Giacomo, 14 anni, studente: Mi piaciuto tanto, un po
fantasy, un po dazione e fa ridere.
Antonio, 26 anni, elettricista: Noia e poco altro,
non una storia originale.
Giovanna, 41 anni, commerciante: Ci sono solo effetti
speciali, la trama non esiste. Il parrucchino di Cage almeno
fa ridere.
Angelo, 32 anni, infermiere: Non ho mai visto un lm pi
brutto della Disney, terribile.
Mattia, 45 anni, operaio: La storia non male ma gli attori
sono tremendi, dalla Bellucci al protagonista.
Antonia, 27 anni, impiegata: Un lm banale con dei
pessimi attori, soprattutto il ragazzino apprendista.
davide, 51 anni, artigiano: Potevano scegliere attori pi
espressivi, mi stavo addormentando, peccato.
LAPPRENdISTA
STREGONE
PROMOSSO

PROMOSSO
BOCCIATO
BOCCIATO
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2
MESI
FEBBRAIO 2011

SUCCeSSO 112
MONDO
//31.dicembre
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1 //09.gennaio //05.gennaio
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//8.novembre
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//07.gennaio
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//10.gennaio
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1 //14.gennaio
successo...

Gerusalemme Est, abbattuto hotel arabo


Cos va in frantumi anche il dialogo. Hillary Clinton,
Abu Mazen, la Ue uniti nella condanna della demolizio-
ne dellHotel Sheperd, simbolo della presenza araba, per
far posto a nuovi insediamenti. Un danno a ogni sforzo
di pace dice il segretario di Stato Usa.
Tunisia, la polizia spara sulla folla
Uccisi 50 manifestanti. Lopposizione
attacca il governo: Cos soffocate il dissen-
so. Il governo: Legittima difesa. Epicen-
tro di questo ultimo tragico capitolo della
guerra del pane, due piccole citt dellin-
terno, Thala e Kesserine, a circa 300 km a
sud di Tunisi.
Eta annuncia tregua ge-
nerale e permanente
sul sito del quotidiano
Gara. Lorganizzazione ter-
roristica basca sottolinea
la necessit di dare una so-
luzione giusta e democra-
tica a un confitto politico
secolare. Il premier Za-
patero: Non accetteremo
imbrogli.
Gran Bretagna Anche la
birra vittima della crisi.
E la pinta diventa pi
piccola. Storica decisione
del governo Cameron, che
autorizza i pub a diminuire
la dimensione dei boccali
regolata per legge fn dal
1698. Un modo per ridurre
anche il consumo di alcol.
Vaticano: Wojtyla beatifcato il primo maggio 2011.
Papa Ratzinger frma il decreto che riconosce il miracolo.
Sar il Pontefce, che ha derogato alle norme canoniche
che prevedono si aspettino cinque anni dalla morte per
avviare il processo canonico, a presiedere al rito previsto
per la prima domenica successiva alla Pasqua.
Tragica alluvione in Brasile. Almeno 237 morti
nellarea di Rio. Colpite alcune importanti citt
della zona come Teresopolis e Petropolis. Decine di disper-
si. In 24 ore sono caduti 340 millimetri dacqua.
Ora si temono epidemie.
USA, Tucson (Arizona),
uomo spara e fa una strage:
deputata in fn di vita, morte
5 persone. Un uomo di 22
anni colpisce alla testa la par-
lamentare democratica Ga-
brielle Giffords, 40 anni, che
stava parlando a uniniziativa
pubblica.
La svolta di San Francisco:
un sindaco cinese nella Si-
licon Valley. Primo asiatico
alla guida di una metropoli
USA, Ed Lee il fglio di im-
migrati sbarcati sulla West
Coast per sfuggire alla fame.
Afghanistan, morto
un militare italiano
Ucciso dal colpo di un
cecchino. Lalpino Matteo
Miotto stato colpito mentre
era di guardia a una torretta
nel Gulistan (provincia di
Farah).
//12.gennaio
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011

SUCCeSSO 113
2
0
1
1
ITALIA
successo...

//02.gennaio
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1 //10.gennaio
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//13.gennaio
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1 //12.gennaio
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1 //06.gennaio
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1 //18.gennaio
Il messaggio di Giorgio Napolitano:
LItalia investa sui giovani. Nel
discorso di fne anno il presidente della
Repubblica si detto preoccupato del
malessere delle nuove generazioni e
avverte: se non apriamo ai giovani, la
partita del futuro persa non solo per
loro, ma per lItalia intera.
Tessera del tifoso, il Garante bacchetta le societ.
Lautorit di garanzia per la privacy arriva in soccorso
dei tifosi. Ai club, infatti, viene chiesta maggiore
trasparenza, in particolare sul trattamento dei dati
personali per fnalit di marketing.
Calendario: il 2011
sar avaro di ponti;
con meno feste, si produrr
di pi. Molte festivit
cadranno il sabato o la
domenica. Lunico vero ponte
quello del 2 giugno, festa
della Repubblica.
Fiat Mirafiori, il referendum si chiude con il 54% dei
s a favore dellaccordo Fiat-sindacati sul contratto di
lavoro. Una scelta coraggiosa, la definisce la.d. del Lingotto,
Marchionne, mentre il presidente Elkann invita ad archiviare
le polemiche e garantisce il sostegno della famiglia. Ora si
rispettino gli impegni sullinvestimento, dicono il ministro del
Lavoro, Sacconi, e dellInterno, Maroni.
La Consulta dimezza lo
scudo. Il verdetto della
Corte costituzionale ha
indebolito il legittimo
impedimento, la legge
nata per mettere al riparo
Berlusconi dalla ripresa dei
tre processi a suo carico.
Genova milionaria, Brescia resta a secco. La Lotteria
Italia premia la citt di Genova. Il biglietto da 5
milioni, primo premio dellestrazione tradizionalmente
legata alla giornata della Befana, stato venduto nel
capoluogo ligure.
Carovita: ancora rialzi per la benzina.
La verde sfonda 1,5 euro al litro.
Secondo le associazioni dei consumatori
i rincari costano agli italiani circa 200
euro lanno. Ma lUnione Petrolifera
replica che gli attuali prezzi dei
carburanti sono assolutamente in linea
con quelli degli altri Paesi europei.
Grande Fratello: tre
cacciati per le bestemmie
Hanno offeso milioni di
fedeli. Pietro, Massimo
e Matteo puniti per un
linguaggio giudicato
da Mediaset non pi
tollerabile.
Da Valentino alla Gregoraci, ecco
i vip della lista Falciani. Stilisti,
attrici e gioiellieri: quasi seimila
persone invisibili al fsco nellelenco
di conti svizzeri trafugato nel
2007 da un dipendente del colosso
bancario Hsbc. Molti i volti noti, si
indaga per evasione fscale.
1
2
MESI
FEBBRAIO 2011

SUCCeSSO
BRESCIA
successo...

//11.gennaio
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1 //13.gennaio //12.gennaio
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//05.gennaio
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1 //08.gennaio
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//07.gennaio
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//03.gennaio
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1
1
Adiano Paroli: in tre anni pedonalizzeremo il centro.
Il sindaco parla del progetto di chiudere una fetta del
centro storico partendo da piazza Paolo VI, per poi passare
a Piazza Loggia, Corso Zanardelli e Via X Giornate ed
infne Piazza Vittoria, una volta conclusi i lavori della
metropolitana.
Da San Polo al Pgt, tutte le sfde del Comune per il
2011. Labbattimento della Torre Tintoretto e il Piano
per il governo del territorio. E poi il risanamento
ambientale e il riassetto cittadino sopra il metr. Questi
gli impegni con i quali lAmministrazione comunale dovr
confrontarsi questanno.
A Brescia sparisce la
Rai. La Tv di Stato: Presto
sar tutto a posto La Rai
non si vede pi. Lo switch-
off ci ha portato nella tv del
terzo millennio, ma per ora i
problemi la fanno ancora da
padrone. Entro il 31 gennaio
dovrebbe essere tutto risolto.
Palazzolo. Uccide il padre
e tenta il suicidio. Mario
Leone, 28 anni, ha colpito
il padre Michele, 53 anni,
con una lama in pieno petto,
poi ha dato alle famme
lappartamento e si gettato
dal balcone.
Tariffe, con gli aumenti le famiglie
pagheranno 1.000 euro in pi. Stando alle previsioni
delle associazioni dei consumatori la stangata in arrivo
per i cittadini arriver facilmente ai 1.000 euro. I rincari
toccheranno le autostrade, i trasporti, il gas, lacqua, la
tariffa dei rifuti, benzina, rc auto e materie prime.
Lo scalo merci Piccola
velocit entra nel Piano
nazionale strategico.
Il documento, che verr
sottoposto al Consiglio
dei ministri, consentir a
Brescia di candidarsi per
incassare fondi e contributi.
Brescia. Sempre pi
giovani senza lavoro: il
28,9%, secondo i dati dif-
fusi dallIstat. Quasi uno
su tre. Il tasso tornato
ai livelli del gennaio del
2004, e la preoccupazione
di sindacati, economisti e
associazioni di consumatori
torna a salire.
Pralboino. Muore schiac-
ciato dalla legna. Mario
Giovanetti, 81 anni, fonda-
tore insieme al fratello della
falegnameria in cui ha perso
la vita, morto travolto da
un bancale di legname.
114
//04.gennaio
Vigili del fuoco, il
personale al collasso.
Il soccorso a rischio.
A dirlo sono i sindacati
bresciani che denunciano
la carenza di fgure
qualifcate come ispettori
antincendio, capireparto e
capisquadra al comando di
via Scuole.
8 . # B J S B O P J T T F D O P $ B D J N B O J % 1 1 0 5 9 5 3 0 3 0 . | e - A l C S L l B - 4 , e v e r B a | V
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