COVER STORY Imprenditori, non siete soli

di Antonio Sgobba Gli ultimi sono stati Ivano Polita, artigiano di Noventa di Piave, alle spalle della laguna di Venezia, e Giovanni di Tinco, commerciante di Ginosa Marina, provincia di Taranto. Si sono tolti la vita nello stesso giorno, lo scorso 10 marzo. Il primo alle prese con creditori che non pagavano da psicologi troppo tempo, il secondo stremato da in trincea un contenzioso con una banca locale. In questi primi mesi del 2012 ci sono già stati quattro imprenditori suicidi, oltre a due tentativi segnalati. «Mi sento solo», le parole lasciate su un bigliettino da Polita. Una condizione probabilmente comune a molti in questo periodo. Qualcuno inizia a reagire. Si parte dal chiedere aiuto. Per questo nelle ultime settimane sono partiti servizi di supporto psicologico per imprenditori in di coltà. Iniziative spesso spontanee, nata dalla volontà degli stessi che hanno vissuto da vicino i drammi dei circa 50 casi di suicidi di imprenditori nel Nord-Est dal 2008 ad oggi, di cui 30 solo in Veneto.

23 MARZO 2012

VITA

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Già quattro suicidi nel 2012: dal Veneto alla Sicilia, si sviluppano i network di psicologi specializzati
così di costruire una rete di sostegno», spiega Zanatta. Nei casi presi in esame, allo psicologo si afancano specialisti del ramo scale o nanziario. Finora hanno ricevuto in media una chiamata al giorno: «Non è facile, chi si trova in queste situazioni non ne parla neanche in famiglia, tende a chiudersi in sé stesso». Il problema non è certo limitato al Veneto, come dimostra il fatto che un progetto analogo era già stato avviato a Varese, su iniziativa del network nazionale “Imprese che resistono”, rete di imprenditori che non si riconoscono nelle tradizionali sigle di rappresentanza. Si chiama “Terraferma”, l’idea è venuta a Massimo Mazzuchelli, artigiano di Busnate. Attivo da inizio 2012, il servizio in pochi mesi ha coinvolto tra i 15 e i 20 psicologi. Ciascuno mette a disposizione il suo numero di cellulare sul sito dell’associazione. «È qualcosa di diverso da un “telefono amico”», spiega Laura Sanna, psicologa coordinatrice del progetto, «diamo la nostra disponibilità pressoché totale». Gli specialisti sono distribuiti in quasi tutte le regioni italiane. «L’ostacolo più di cile da superare è il senso di colpa. Cerchiamo di far capire che se le cose vanno male, non è dovuto solo a loro. Non è semplice, l’imprenditore ha una mentalità molto pratica, il rischio è che riduca tutto all’aspetto economico».

Chiusi nel silenzio

Proprio in Veneto è nato l’ultimo esperimento di questo tipo. Si chiama “Life Auxilium”, ed è stato voluto dalla Confartigianato di Asolo-Montebelluna. «Questa è una delle zone a più alta densità imprenditoriale d’Italia. Ogni 8 o 9 abitanti c’è un imprenditore», dice il presidente Stefano Zanatta. «Negli anni 80 a Montebelluna eravamo i più ricchi d’Europa, ora sempre più aziende, soprattutto quelle più piccole, si ritrovano senza lavoro e senza credito. I titolari si vedono crollare il mondo addosso». Per questo dagli inizi di marzo è stato attivato un numero verde, in collaborazione con la Asl locale e la Caritas. «Risponde un’équipe di psicologi: l’obiettivo è o rire un servizio di assistenza sociale, per supplire alla latitanza delle istituzioni. Cerchiamo

È cambiato il paradigma. Per tutti

Di coltà che conoscono bene a Padova. Nel 2010 era stato attivato il “numero verde anticrisi”; nella prima fase il centralino viene sommerso di chiamate, 25 al giorno. La situazione si tranquillizza nella seconda metà dell’anno, al punto che il servizio viene sospeso. I campanelli d’allarme tornano a farsi sentire a ne 2011, così la Camera di Commercio di Padova ora pensa di farlo ripartire. Marco Nicolussi, presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto, è il coordinatore scienti co del progetto: «L’analisi economica dei problemi non è su ciente», spiega Nicolussi. «Per questo noi accompagniamo i soggetti in di coltà che si rivolgono a noi anche dal punto di vista emotivo», continua Nicolussi. «I problemi non sono solo legati alla recessione, dobbiamo capire che ci troviamo di fronte a un cambio strutturale di paradigma, per questo deve cambiare anche il ruolo dello psicologo: è il momento di mettere da parte lo stereotipo del lettino e riscoprire il mandato sociale della nostra professione».

Psicologi anticrisi
Di psicologo nelle scuole si parla da anni e almeno in 3mila già ci lavorano. In Parlamento sono transitate 13 proposte di legge. Solo Puglia e Abruzzo hanno una legge regionale in materia, mentre il Comune di Milano e l’Ordine degli psicologi della Lombardia hanno predisposto un protocollo di intesa che lo «auspica» in ogni scuola. «La scuola è il luogo della prevenzione per eccellenza», spiega Mauro Grimoldi, presidente dell’ordine lombardo. Tra Milano e Rho, sono 125 i ragazzi che partecipano al progetto “Non solo compiti” della cooperativa Età insieme. Tutti sono inviati dai servizi sociali, vengono da contesti di emarginazione. «Tanto lavoro lo fanno gli educatori», dice Matteo Tersigni, psicologo responsabile del progetto, «ma quando si lavora così in frontiera è indispensabile un punto di vista sistemico, a cominciare dai servizi e dalle famiglie». È la scelta che ha fatto anche Save the Children. Silvia Allegro, psicologa, lavora sulla prevenzione della pedopornogra a: «Lo psicologo deve aiutare gli educatori, i genitori, la scuola ad avere i linguaggi giusti per relazionarsi con i ragazzi. I ragazzi sono consapevoli dei rischi, ma non li avvertono come deterrente. Per questo io lavoro con degli adolescenti “consulenti”, in un progetto che si chiama “Youth Panel”».

La task force di Con ndustria Veneto dopo i dipendenti soccorre i “padroni”
Un servizio di assistenza attivato da tre anni, scatta alle prime avvisaglie di crisi
«Gli imprenditori in lacrime li vediamo nei corridoi della sede di Con ndustria in cui lavoriamo». Quello che racconta Cristina Ghiringhello, direttrice di Forema, ente che si occupa di formazione per Con ndustria Padova, non era mai capitato prima. «Il nostro ente esiste da trent’anni, ma abbiamo iniziato ad occuparci di assistenza psicologica solo negli ultimi tre». Finora l’attenzione è stata rivolta soprattutto verso i dipendenti che perdevano il posto di lavoro, ma per i prossimi mesi Forema ha messo in cantiere un progetto rivolto agli imprenditori. È la prima volta per Con ndustria, «perché noi in Veneto ci troviamo da più tempo a fare i conti con questi problemi. Da questo autunno ci sono stati tre casi di suicidi...», spiega la Ghiringhello. A partire dal 2008, infatti, sono aumentati i casi di aziende costrette alla chiusura dopo un fallimento, e Forema aveva così approntato servizi di assistenza da parte di specialisti. Psicologi, ma anche life-coach e motivatori, che si sono occupati del disagio di operai e impiegati licenziati. «Abbiamo seguito centinaia di casi di cassa integrazione e mobilità, ma no a ieri non si poneva il problema di un’assistenza psicologica che riguardasse anche l’imprenditore». Qualcosa è cambiato. «Siamo partiti dall’ascolto quotidiano», continua la direttrice, «ci troviamo di fronte sempre più casi di persone in di coltà: gente di una certa età, che fa impresa da decenni e che ad un certo punto si trova a pensare “non ce la faccio più”. Non sanno come agire, gli sembra impossibile pensare di chiudere un’azienda e licenziare le persone con cui hanno lavorato». La task force di Forema si muove già in fase preventiva, non appena giunge la notizia di un’azienda che sta avviando le procedure di mobilità. «Così siamo subito pronti a fare un’analisi dei fabbisogni e dare una risposta. Questo è possibile grazie a un ottimo rapporto con la Provincia e i sindacati: da parte loro c’è sempre stata grande disponibilità e collaborazione su questi problemi». L’iniziativa sarà operativa tra maggio e giugno. «Purtoppo il fenomeno si sta di ondendo, non possiamo arrivare con una risposta tardiva». [A.S.]

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