Processo d'Appello per la Strage di Piazza della Loggia Udienza 14 febbraio 2012

Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/345741/processo-dappello-per-la-strage-dipiazza-della-loggia-a-brescia-28-maggio-1974 All'inizio dell'udienza ci sono le operazioni preliminari e le costituzioni delle parti. Il magistrato consigliere fa una lunga relazione davanti alla Corte, parla della morte di Silvio Ferrari, dell'omicidio in carcere di Buzzi, dei risultati delle indagini e di come si sono conclusi i vari processi, della collaborazione di Digilio. Si ricorda che Digilio racconta della cena con anche militari americani, racconta della cena a Colognola ai Colli e dell'esplosivo. Parla il magistrato consigliere del casolare di Paese dove il Digilio avrebbe visto esplosivo e tante armi, il Digilio andò al casolare dove trovò Ventura, gli era stato chiesto di andare a Paese dal professor Franco. Il Digilio viene accusato da Zorzi di aver fabbricato ordigni per Ordine Nuovo a Tolosa e poi quando Digilio lo accusa di farlo per vendetta. Digilio in realtà accusa Zorzi prima che egli a Tolosa lo accusasse di fabbricare ordigni. Si parla dei punti in cui la precedente sentenza mette in discussione la credibilità di Digilio. Si parla dei motivi di appello, tra i quali la questione del depistaggio dei funzionari del Sid. Si ricorda anche Aginter Press e la sua attività al tempo della Strage di Brescia. Si parla delle veline della fonte Tritone che la difesa di Zorzi dice che le parte civili hanno ammesso che sono inficiate da manipolazioni e quindi vanno ritenute del tutto inattendibili e che Digilio ha subito pressioni da uomini del Ros. I pm illustrano i motivi di appello alla sentenza di primo grado e chiedono la rinnovazione del dibattimento in merito all'attendibilità di Digilio su: a) casolare di Paese che è stato ritrovato b)rapporti tra Digilio e Ventura nel 1969 c) la questione della Casaccia di Mirano e la valigetta di Soffiati per quanto riguarda l'aspetto della gelignite di Rotelli Il pm poi affronta lungamente la questione del tipo di esplosivo usato nella Strage di Piazza della Loggia e chiede di sentire di nuovo i periti vecchi e nuovi, i consulenti. I pm chiedono la rinnovazione del dibattimento anche per quanto riguarda i rapporti di Tramonte con il Sid, i rapporti tra Delfino e Buzzi, le dichiarazioni di Clara Tonoli su Delfino. L'avvocatura dello Stato si associa alle richieste del Pubblico Ministero. Le parti civili chiedono la rinnovazione del dibattimento, gli avvocati delle difese degli imputati si oppongono. La Corte dichiara di non sciogliere le riserve, rinvia l'udienza per decidere sulla rinnovazione del dibattimento Venerdì 17 febbraio 2012 alle ore 11,30.

Udienza 17 febbraio 2012
Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/346017/processo-dappello-per-la-strage-dipiazza-della-loggia-a-brescia-28-maggio-1974 La Corte di Appello legge l'ordinanza in merito alla richiesta di rinnovazione parziale del dibattimento del Procuratore Generale con opposizione degli avvocati di Zorzi e Delfino. Per il problema del casolare del Paese la Corte ritiene di non accogliere la richiesta di rinnovazione parziale del dibattimento perchè c'erano già prove nel dibattimento di primo grado che esisteva il casolare di Paese. Non accoglie la Corte di Appello la richiesta di rinnovazione del dibattimento per la questione delle cambiali in quanto esse non sono prove nuove per provare i rapporti tra Digilio e Ventura, rapporti peraltro già desumibili dall'agenda del 1969 dello stesso Ventura. Non accoglie la richiesta di rinnovazione del dibattimento per la questione dell'esistenza della Casaccia di Mirano in quanto già desumibile dalle dichiarazioni del Siciliano. Non accoglie la richiesta di rinnovazione del dibattimento per la questione dei rapporti tra Tramonte e Sid in quanto già desumibili dal rapporto informativo di Del Gaudio del 7 giugno 1974. Per la presenza di Zorzi a Mestre la Corte dichiara inammissibile acquisire la memoria di Tringali Stefano, in quanto tale memoria risulta già acquisita nell'udienza di primo grado del 23 settembre 2010. In quanto alle copie del Secolo d'Italia la Corte d'appello ritiene non siano pertinenti in quanto contengono notizie di espulsioni di Ordinovisti tra cui non figurano gli imputati. Anche la richiesta di sentire Altieri per dimostrare i rapporti tra Buzzi e Delfino appare del tutto irrilevante alla Corte d'appello dal momento che tali rapporti sono già provati. La richiesta di sentire dei testi per la questione dell'attendibilità della Tonoli alla Corte d'Appello appare irrelevante, in quanto la Corte deciderà sulle testimonianze sul punto rese in primo grado. Quanto alla richiesta di risentire i vecchi periti balistici Schiavi e Brandone la Corte ritiene che stabilire con certezza il tipo di esplosivo utilizzato per la bomba esplosa in Piazza della Loggia sia utile per valutare l'attendibilità del Digilio. La Corte di appello dunque l'accoglie la richiesta di risentire i vecchi periti balistici Schiavi e Brandone per eliminare dubbi e zone d'ombre sul tipo di esplosivo utilizzato per la bomba che provocò la strage di Piazza della Loggia.

Udienza 21 febbraio 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/346251/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974
C'è l'appello del Presidente della Corte. Si sentono i primi periti Schiavi e Brandone da parte del Presidente della Corte e Pubblici Ministeri. Rispiegano le indagini chimiche fatte che li portarono a concludere che nella bomba utilizzata in Piazza della Loggia è più probabile che sia stata utilizzata la gelignite. Il lavaggio della Piazza della Loggia non ha permesso ai primi periti di arrivare a risultati certi al termine delle loro indagini e analisi. Gran parte dei reperti furono messi in sacchi della spazzatura e portati via per sempre, mentre il perito Schiavi era stato chiamato in Prefettura per un allarme bomba rivelatosi falso, Schiavi dunque non potè mai analizzarli e indagarli. Successivamente fanno domande ai primi periti Schiavi e Brandone gli avvocati di parte civile e gli avvocati degli imputati sul tipo di ordigno e tipo di esplosivo utilizzato in Piazza della Loggia e sulla loro perizia del 1974, sullo studio delle fotografie scattate in Piazza della Loggia dopo la strage. Infine tornano a fare domande sempre sul tipo di esplosivo utilizzato in Piazza della Loggia il giorno della Strage ai primi periti i Pubblici Ministeri e il presidente della Corte. L'avvocato di Delfino e di tutti gli imputati chiedono alla Corte di risentire anche i nuovi periti. La Corte respinge la richiesta degli avvocati degli imputati di risentire i nuovi periti e infine si decide il calendario delle prossime udienze.

Udienza 28 febbraio 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/346704/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello del Presidente della Corte. Requisitoria Pubblici Ministeri Roberto di Martino e Francesco Piantoni Di: Beppe Montanti e Laura Picchi
Parte con parole forti il PM De Martino nella sua requisitoria che inizia alle ore 9.20 di oggi, 28 febbraio 2012: “Tutte le sentenze fatte fino ad oggi sono arrivate al nulla di fatto; la verità sulla strage è una chimera, fino ad oggi irraggiungibile, è un magma che si agita nelle viscere della terra; se non si arriverà alla verità questa città non potrà aver pace ed una macchia scura rimarrà sulla coscienza di noi tutti”; rivolgendosi quindi ai giudici popolari li invita ad esercitare “la possibilità di capire un frammento di questa verità e di raggiungere una sentenza completamente diversa; per arrivarci è necessario ascoltare il vostro animo ed il convincimento libero nel rispetto delle norme e dei diritti degli imputati”. “Siete stati preceduti, continua il pm, da un collegio che in più di 150 udienze ha sviscerato la matassa che avviluppa la strage e che ha raggiunto un risultato negativo; questo dato potrebbe essere demotivante per la nuova corte”. Da qui l’invito di De Martino ai giudici ad usare gli elementi a disposizione della corte: La deposizione e l’incidente probatorio di Carlo Digilio, la deposizione di Martino Siciliano, gli appunti della fonte Tritone, cioè di Maurizio Tramonte, oggi presente in aula, le dichiarazioni di Tramonte prima della ritrattazione, le dichiarazioni di Persic, Battiston, Gerardini ed, in ultimo, le dichiarazioni rese dai periti del primo processo sulla natura dell’esplosivo usato per l’ordigno deflagrato in piazza. Le prime critiche alla sentenza di primo grado del Pm riguardano l'eccessiva polverizzazione degli elementi che sono stati acquisiti: i primi giudici dicono che Digilio e Tramonte sono inattendibili, le dichiarazioni della Tonoli sono

inattendibili. Per il pm i primi giudici hanno commesso l'errore di non valutare se gli altri elementi di riscontro permettevano di recuperare l'attendibilità di Digilio, gli elementi di riscontro andavano valutati per il Pm non uno ad uno ma tutti insieme. Quindi l’arringa del pm, che si è conclusa verso le ore 17.30, tendente ad affermare che Digilio, massimo armiere di Ordine Nuovo negli anni “70 per il Triveneto, è un collaboratore attendibile ed un esperto di armi ed esplosivi; naturalmente il PM si rende conto che le dichiarazioni a distanza di più di 20 anni dai fatti su cui si indaga e l’ictus che ha colpito il collaboratore di giustizia nella primavera del 1995 hanno reso più problematiche le sue deposizioni sulle quali hanno avuto , fino ad oggi, buon gioco le difese nei vari processi, in particolare Piazza Fontana e Piazza Loggia. Il pm Piantoni ha trattato i temi connessi alle deposizioni di Digilio dopo l’ictus che colpì la parte sinistra del corpo nell’aprile del 1995 con l’analisi dei referti degli esperti sulle condizioni psicofisiche del collaboratore, mentre De Martino ha accennato al ruolo di informatore che lo stesso Digilio ha dichiarato di aver svolto, assieme a Soffiati, a favore dell’Intelligence USA, (leggasi CIA) facente capo alle basi NATO di Vicenza e Verona;tema che non riguarda gli atti di questo processo, ma che concerne l’attendibilità del collaboratore di giustizia. Sostanzialmente i PM hanno oggi cercato di dimostrare che Digilio è un testimone che dice il vero. Venerdì, 2 marzo 2012, i pm affronteranno altri temi.

Udienza 2 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/347039/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello del Presidente della Corte Requisitoria Pubblico Ministero Francesco Piantoni di: Beppe Montanti
Giornata importante per l’accusa quella di oggi; di scena il pm Francesco Piantoni con una requisitoria nei confronti di Maurizio Tramonte, la fonte Tritone, uno dei cinque imputati di questo processo, assolto in assise per non aver commesso il fatto. Per il PM Maurizio Tramonte, informatore per conto del SID ed infiltrato in Ordine Nuovo di Mestre , rappresenta una delle figure centrali sulle quali si avviluppa la fitta trama di questo processo. Collaboratore stabile del centro CSI dei carabinieri di Padova dal novembre 1972 alla fine del 1975,riferisce in tempo reale all’allora maresciallo Felli informazioni sulle attività dei gruppi che orbitano a destra del MSI ed in particolare su Ordine Nuovo del Veneto, diretto e capeggiato dal medico veneziano Carlo Maria Maggi, altro imputato assolto in Corte di Assise per la strage del 28 maggio 1974. Nella sua lunga requisitoria il dott. Piantoni si è lungamente soffermato su due elementi fondamentali che coinvolgono Tramonte: le veline in quanto informatore del Sid e le dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, fingendosi collaboratore dal marzo 1993 al maggio 2002 , quando l’ordinovista spione decide di ritrattare. Per i PM fondamentali ai fini dell’accusa sono gli appunti redatti dal maresciallo Felli che la stessa Corte di Assise ha giudicate veritiere; distrutte con lo stesso protocollo negli archivi del CSI di Padova negli anni ’90, sono state rinvenute a Roma nella sede del Servizio Militare con una scheda sull’informatore, in questo caso Maurizio Tramonte .Le informazioni riguardano fatti all’interno del MSI padovano, i rapporti difficili tra Freda ed il FUAN di Massimiliano Fachini: il collaboratore del SID, sebbene giovane, è dal 1973 legato a Giovanni Melioli e ad Ordine Nuovo di Rovigo, ben inserito nell’ambiente riferisce ciò che conosce e vede intorno a sé. A giudizio di

Piantoni tutte le veline di Tramonte presentano una formulazione per la quale le notizie vengono riportate in un’ottica difensiva della fonte, facendo sì che l’autore apparentemente non sia mai presente al narrato. L’errore della Corte d’Assise, a giudizio del PM, è stato quello di aver sminuito la portata delle informazioni riportate, nate in una cultura ed ambiente terroristico, tanto da affermare che alla data del 28 maggio 1974 l’organizzazione non fosse ancora operativa e quindi non in grado di collocare un ordigno; contraddittoria appare poi la valutazione della Corte d’Assise riguardo alle dichiarazioni rese da Tramonte all’autorità giudiziaria e poi ritrattate, effettuate allo scopo di ottenere dei vantaggi processuali e per aver agito sotto l’effetto di alcool e cocaina, arrivando a definirli non utilizzabili nei confronti del dichiarante. Molto spazio il dott. Piantoni ha, poi, dedicato alla ormai famosa velina 4873 del 8 luglio 1974 sia per quanto riguarda l’oggetto del suo contenuto che per le modalità di compilazione e di datazione della stessa:ricordo a proposito che su questa velina era stato richiesta la parziale riapertura del dibattimento, che la Corte non aveva accolto.

Udienza 6 marzo 2012 Audio integrale http://www.radioradicale.it/scheda/347300/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello del Presidente della Corte Requisitoria Pubblico Ministero Roberto di Martino Beppe Montanti:
I PM Roberto Di Martino e Francesco Piantoni non riescono a concludere la loro requisitoria, interrotta alle ore 19.00, dopo 10 ore di udienza:sarà conclusa nella mattinata di venerdì, 9 .3.2012. Si parte con la “famosa “intercettazione ambientale del 26 settembre 1995 in casa di Roberto Raho, tra costui e Piero Battiston, predisposta in verità dal giudice Casson di Venezia, nell’ambito di un’indagine su un traffico di auto rubate operata da ex ordinovisti veneti. Piero Battiston era stato, agli inizi degli anni ’70, uomo di fiducia di Carlo Maria Maggi; ordinovista operante a Milano in contatto con il gruppo La Fenice ( Rognoni, Cavagnoli, Marzorati, De Min, Azzi, Ferri,Zaffoni), si trasferisce in Venezuela perché accusato di banda armata e perché erano stati scoperti nel garage di famiglia armi ed esplosivo, tra cui panetti di tritolo identico a quello usato da Rognoni ed Azzi per l’attentato al treno Torino-Roma del 7.4.1975. Roberto Raho, originario di Treviso e responsabile del locale gruppo di Ordine Nuovo, luogotenente di Massimiliano Fachini, cura i rapporti di Ordine Nuovo tra il Nord e la Capitale, rifornisce di armi i camerati romani e partecipa ai preparativi per l’attentato al giudice Stiz; frequenta lo Scalinetto, il bar- covo di Maggi a Venezia, conosce Digilio da cui riceve lezioni di “falsario”. Dall’intercettazione in casa di Roberto Raho emerge la preoccupazione dei 2 ordinovisti , preoccupati “del loro passato non limpido” di subire delle conseguenze dalla attività di collaborazione e dalle dichiarazioni di Digilio alla procura.”Sta tirando nella merda quelli che gli stanno sui coglioni…..di Massimo(Fachini) non ha parlato…Io sono dentro perché conoscevo il Nonno(Digilio), ma posso dire di non conoscerlo…Manca solo Delfino(Zorzi) a chiudere il conto… Stanno preparando la bomba finale…Se dice la verità sulle piccole cose, potrebbe dirla anche sulle grandi…Soffiati è partito il giorno prima con l’ordigno per Brescia…..Soffiati è morto, il dottore (Maggi) è vivo però…Soffiati gli serve per portarla là…Quando c’è stata Brescia io ero a Venezia ( paura dei 2 di essere coinvolti nella strage)…Se il nonno( Digilio) sta cantando, il Nonno non sa solo una cosa, ma cento…Speriamo che si dimentichi di noi…”. Di Martino passa quindi ad esaminare le intercettazioni in casa Maggi che si sente sollevato perché Raho non ha detto niente, e le dichiarazioni rese da Battiston sul medico veneziano, ossessionato dal perfezionamento del detonatore e del timer, risolto infine da Digilio. Battiston nelle sue dichiarazioni afferma che Maggi non ha mai condannato l’uso delle bombe nella lotta politica, che sostiene l’uso delle stragi come mezzo per creare il caos, di non rivendicare mai attentati fatti da

altri. Il PM fa riferimento, quindi, alle dichiarazioni di Martino Siciliano sul gruppo di Mestre e sul ruolo di Maggi, come persona al vertice di Ordine Nuovo, intenta a creare nel Nord Italia una struttura di ampio respiro; ricorda le dichiarazioni di Vinciguerra sulla possibilità di organizzare degli attentati contro Rumor, all’epoca presidente del consiglio, e della proposta di Maggi di collocare un ordigno all’area di sosta Cantagallo per punire il personale dell’area che si era rifiutata di servire Almirante, segretario del MSI. Di Martino ricorda infine come in dibattimento Tramonte abbia dichiarato in una sua velina l’intenzione iniziale di Maggi e Romani di rivendicare la strage di Brescia. Pure dalle dichiarazioni rese in dibattimento da Maurizio Zotto, anche se sempre più sfumate nel corso delle udienze tanto da sembrare delle sconfessioni, e quelle di Gerardini, compagno di cella della fonte Tritone nel carcere di Cremona, emerge il ruolo centrale svolto nella strage dal medico veneziano. Vengono quindi presentati all’attenzione dei giudici le altre figure importanti di questo processo: -Marcello Soffiati, erroneamente ritenuto uno spaccone, godeva della piena fiducia di Maggi, che lo propone quale responsabile di Ordine Nuovo di Verona; anche a giudizio di Stimamiglio, collaborava con la CIA, aveva rapporti con i Carabinieri e Polizia, mentre Spiazzi lo definisce uomo dei Servizi. -Giovanni Melioli, di Ordine Nuovo di Rovigo, chiamato in correità durante l’inchiesta per i suoi compiti nei preparativi di un attentato da effettuarsi a Roma in contemporanea a quello di Brescia; gli sono stati ritrovati fotocopie di un manuale ( su esplosivi) dell’Aginter Press; secondo Siciliano in stretti rapporti con Maggi, è in corrispondenza con Franco Freda con il quale definisce Maggi l’amico cavadenti. -Delfo Zorzi, dalle dichiarazioni di Digilio, nella riunione di Rovigo, si rifiuta di mettere l’ordigno ( a Brescia), ma dichiara la propria disponibilità a procurarlo; per i PM i 2 mestrini presenti il 25 maggio 74 ad Abano, il mestrino e/o i mestrini che vengono a Brescia sono da considerarsi come Delfo Zorzi e la sua attività politica continua fino alla fine del 1974, al contrario di quanto sostiene la difesa che la fa cessare agli inizi del 1971. Zorzi si avvale della coltre fumogena creata da Tramonte nelle veline per scagionarlo e delle sue fortune finanziarie utilizzate nei confronti di Martino Siciliano, per costringerlo a ritrattare le accuse nei suoi confronti, e di Carlo Maria Maggi perché rifiuti la collaborazione propostagli dall’allora capitano Giraudo. Il pm Piantoni illustra come i tempi del servizio militare di Zorzi e i suoi viaggi a Napoli, ove frequenta l’università, siano compatibili con la riunione del 25 maggio 74 e con la venuta a Brescia dei mestrini il 15 giugno 1974, perché il soldato Zorzi era in licenza ordinaria. Le dichiarazione di Fradica, responsabile di Ordine Nuovo del Nord, smentiscono le affermazioni della difesa Zorzi sull’abbandono della politica del loro assistito, in quanto questi partecipa al passaggio di consegne fra Massagrande e Fradica ed il MSI di Mestre, sempre nel 1973, lo sospende dal partito. Le dichiarazioni di Fradica, a giudizio dell’accusa, sono elementi di riscontro alle dichiarazioni di Digilio e conferma della chiave di lettura della fonte Tritone. Nell’ultima parte della sesta udienza del 6.3.2012 la requisitoria del PM Roberto Di Martino ha riguardato le accuse nei confronti di Francesco Delfino, all’epoca dei fatti capitano dei carabinieri a Brescia e capo del gruppo investigativo. L’accusa parte dalle dichiarazioni di alcuni testi: Malcangi ha dichiarato che Delfino, il cui nome di copertura era Palinuro, era contiguo alle SAM milanesi alle quali procurava divise e tesserini dell’arma; il capitano Delfino si incontrava a Milano con Esposti, la cui morte è da addebitare al suo rifiuto di collocare la bomba in piazza della Loggia; Pitarresi afferma che Esposti aveva paura dei carabinieri perché si era rifiutato di collocare l’ordigno; Cecilia Amadio, madre di Gianni Nardi, racconta di aver saputo dalla madre di Esposti che Delfino aveva invitato il figlio ad andare in montagna e che i carabinieri lo avevano tradito. Il PM ha ricordato poi come Delfino abbia condotto le indagini sia sul MAR di Carlo Fumagalli che sulla strage del 28 maggio 74 e condotto a termine l’operazione “Basilico” con l’arresto a Sonico di

Spedini e Borromeo i quali trasportavano in auto 50 kg. di esplosivo che doveva essere barattato con armi; l’operazione era stata portata a termine grazie alla presenza e partecipazione di Gianni Maifredi, uomo di Delfino, già militante in un’organizzazione eversiva bresciana capeggiata dall’ing. Tartaglia. Gianni Maifredi era il quinto imputato per la strage del 28 maggio 1974, ma è morto nel corso di questo processo. L’operazione “Basilico”, a giudizio di Di Martino, presenta elementi di equivocità in quanto l’esplosivo era stato procurato da Maifredi e non da Spedini e/o Borromeo. I rapporti di Delfino con Maifredi, anche dalle dichiarazioni di Carla Tonoli, allora convivente del collaboratore, risalgono al novembre del 1972 e risulta falso il verbale dei carabinieri del 21.12.1973 perché Maifredi ha affermato sempre di non aver mai sottoscritto verbali presso l’arma dei carabinieri, ma solo di fronte all’autorità giudiziaria e di aver conosciuto ed incontrato il cap. Delfino attraverso la mediazione di un ex carabiniere, all’epoca dipendente dall’Idra. Dalle dichiarazioni rese da Carla Tonoli si evince che la bomba di piazza Loggia del 28 maggio 1974 era destinata a far strage tra i carabinieri che solitamente sostavano sotto quelle arcate durante le manifestazioni, e che lo scoppio dell’ordigno aveva avuto conseguenze ben più gravi di quelle previste;in una telefonata notturna con il cap. Giraudo del ROS di Roma, invece, la convivente di Maifredi dà spiegazioni su come era fatto l’ordigno che il convivente aveva portato in casa nel periodo che va dalla morte di Silvio Ferrari alla strage di piazza Loggia; da una telefonata tra il cap. Giraudo e Maifredi, siamo negli anni ’90, emerge poi che costui aveva rapporti con Del Zacco, un ufficiale di polizia, incaricato al ritrovamento di armi, che a Brescia Maifredi conosceva dei ragazzi che, d’accordo con Delfino, erano stati tenuti fuori dalla strage e che a mettere la bomba in piazza era stata una centuria, struttura di base del Mar di Fumagalli. Di Martino ricorda , quindi, la deposizione di Giacomo Ubaldo Lauro, secondo cui Delfino è il punto di collegamento tra destra eversiva e ‘ndrangheta attraverso Zerbi ed il principe Borghese, le dichiarazioni di Vinciguerra sulla copertura promessa a Spedini per il trasporto di armi e gli stretti rapporti del capitano con Buzzi, quelle infine di Carlo Fumagalli che si è sentito tradito da Delfino che gli aveva promesso protezione ed immunità per il trasporto di esplosivo ed armi in provincia di Brescia

Udienza 9 Marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/347652/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia-28maggio-1974 Requisitoria Pm De Martino: parte finale Interventi avvocati parti civili Renzo Nardin, Andrea Ricci, Riccardo Montagnoli, Pietro Garbarino, Luciano Meraviglia Beppe Montanti :
La lunga requisitoria dei PM si chiude nella prima mattinata con la richiesta di condanna per Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino, accusati della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Ma prima della richiesta di condanna degli imputati, il pm Roberto Di Martino conclude la sua requisitoria nei confronti di Francesco Delfino, il capitano capo del nucleo investigativo dei carabinieri, e ricorda i suoi rapporti con Ermanno Buzzi, altra figura centrale di questa vicenda, condannato all’ergastolo nel primo processo in assise, strangolato nel carcere di Novara da Tuti e Concutelli, perché infame spia dei carabinieri ed assolto in appello. Buzzi, dal collaboratore Martino Siciliano, viene indicato come presente alle riunioni in casa di Romani; secondo Stimamiglio conosce Maggi e fa parte del gruppo la Fenice di Milano. Per Di Martino risulta abbastanza strana la posizione di Buzzi e Delfino che accusa ed inquisisce il suo confidente come coinvolto nella strage e che finalizza il suo lavoro investigativo a coartare i testimoni Ombretta Giacomazzi, Angelino Papa ed il confidente Ugo Bonati, del quale si son perse le tracce, per sostenere la sua ipotesi investigativa:la bomba bresciana. A giudizio del pm il comportamento di Delfino appare apparentemente incomprensibile , anche perché, interrogato da Di Martino nel 2000, dichiarò Buzzi incapace di confezionare l’ordigno. Per il magistrato i volantini anonimi del 21 e 27 maggio 1974, ma

sicuramente attribuiti a Buzzi, in cui si fa riferimento ad Anno Zero, Ordine Nero, sono fatti sintomatici che fanno capire che Buzzi fosse a conoscenza di quello che si stava preparando per Brescia; il comportamento abbastanza spavaldo, tanto da atteggiarsi ad agnello sacrificale, dalle dichiarazioni del suo avvocato difensore Lodi, erano in relazione alle assicurazione ricevute dal cap. Delfino e mostravano un Buzzi per nulla intimorito dalle accuse che gli venivano mosse tanto da dichiarare di essere stato presente nei pressi di piazza del Mercato allo scoppio della bomba trasportata da Silvio Ferrari, mentre sua madre testimoniava che quella notte il figlio si trovava in casa. Di Martino, infine, ha ricordato altri momenti significativi dell’indagine di Delfino sulla strage: le dichiarazioni di Ombretta Giacomazzi , minacciata dal capitano dei carabiniere di mutare le accuse di falsa testimonianza in quelle di complice della strage; le dichiarazioni dell’appuntato Sandrini sul ritrovamento dell’esplosivo in casa di Silvio Ferrari; quelle dell’avvocato Tedeschi, difensore di Buzzi, sulla riunione nella caserma dei carabinieri di Rovato tra il giudice Arcai, Delfino ed il senatore del MSI Pisanò, durante la quale il capitano dichiarò:”io ho l’uomo da lavorare ai fianchi”; le dichiarazioni di Trappa Ferdinando,amico di Buzzi, che la mattina del 28 maggio riceve una telefonata dallo stesso per andare a Livorno, e la lettera che riceve dal carcere di Termini Imerese sempre da Buzzi che lo invita a non far cenno ai magistrati della sua telefonata. Su richiesta del presidente della Corte, Enzo Platè, Di Martino sintetizza quindi punti fondamentali su cui poggia l’ accusa: l’attendibilità delle dichiarazioni di Carlo Digilio, le intercettazioni ambientali Raho-Battiston e quelle in casa di Carlo Maria Maggi,le veline di Tramonte e le sue dichiarazione poi ritrattate tese solo a salvare se stesso, le dichiarazioni di Carla Tonoli nei confronti di Francesco Delfino e gli stretti rapporti di costui con Manlio del Gaudio, comandante del gruppo carabinieri di Padova, dal quale emergerebbe non tanto l’accusa non tanto di favoreggiamento, ma di coinvolgimento nella strage di piazza della Loggia del capitano Delfino. Il Pm chiede la condanna all'ergastolo x i 4 imputati. Di Laura Picchi: l'avvocato Renzo Nardin parla della società civile creditrice di sapere e giustizia, accusa i giudici di primo grado di miopia, la strage ha un movente politico, essa è un attentato alla Repubblica italiana, alla Costituzione del 1948, Repubblica e Costituzione nati dalla Resistenza, la causa di essa è il mancato smantellamento degli apparati fascisti, l'anticomunismo e lo spirito revanscista dei terroristi neofascisti.

L'avvocato Nardin parla della storia del neonazismo e fascismo, parla delle librerie come carburante ideologico per un immediata azione politica di estremismo di destra. Nardin parla della guerra non ortodossa e della guerra psicologica,parla dei vari tentativi di golpe. Negli anni '70 nasce il senso di vendetta contro quello stato che fino ad allora aveva coperto l'estremismo di destra e aveva fatto in modo che rimanesse impunito. Si colpisce l'asse Pci-Dc e si punisce lo stato per lo scioglimento di Ordine Nuovo. Di Beppe Montanti: Andrea Ricci, avvocato di tutti i processi sulla strage, dopo aver sottolineato che la perizia Coppe non si pone in contrapposizione alle dichiarazioni rese da Schiavi e da Brandone sull'ordigno davanti alla Corte d'appello, ha trattato il comportamento del cap.Delfino durante la prima inchiesta sulla strage; sottolineando che l'ufficiale non fosse un semplice investigatore, ma uomo di grande capacità professionali (arresto di brigatisti), che apparentemente si dimostra incapace rispetto a Piazza Loggia nonostante avesse condotto tutte le indagini sugli episodi verificatisi nel bresciano di matrice eversiva: operazione Basilico,, arresto MAR, morte di Silvio Ferrari, diversi attentati a sedi sindacali e di partito. Assurda la condotta tenuta su Cesare Ferri, arrestato e rilasciato prima del riconoscimento di don Gasparotto; nonostante le info del 7.6.74 dei CC di Padova, porta avanti la pista Buzzi per allontanare le indagini dalle SAM e dai veri autori della strage; incredibile la situazione dell'ordine pubblico a BS la mattina del 28 maggio, nonostante gli anonimi minacciosi volantini: Delfino è in arrivo dalla Sardegna, gli altri ufficiali dei CC sono fuori sede, in piazza il tenente Ferrari e i carabinieri ignari di tutto...chi vuol capire capisca. Di Laura Picchi: L'avvocato Riccardo Montagnoli interviene su Carlo Digilio che ritiene attendibile. L'avvocato Montagnoli, l'avvocato Pietro Garbarino chiedono la condanna di tutti gli imputati, così come l'avvocato Meraviglia.

Udienza 13 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/347905/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello Presidente Corte Intervento Avvocato Sinicato Federico Di Beppe Montanti: Federico Sinicato è l'avvocato di parte civile che difende i familiari di Natali, una delle vittime della strage del 28 maggio, e la CGIL. Nella sua arringa, completa ed articolata che ha occupato l'intera udienza, ha esordito con l'affermazione di Digilio figura centrale di questo processo complesso e difficile; la Corte d'appello dovrà esprimere un giudizio su un uomo finito in carrozzella per l'ictus, collaboratore di giustizia con un bagaglio di conoscenze straordinarie, e dovrà dire se si tratta di un uomo coraggioso o di un vile. Sinicato, che ha partecipato, come difensore di parte civile, al processo di Piazza Fontana e a quello della questura di Milano con l'attentato di Gianfranco Bertoli, imputati sempre la cellula veneta di Ordine Nuovo di Maggi e Zorzi, ha ricordato come il dispositivo di quella sentenza riporta che il gruppo veneto di Ordine Nuovo aveva collaborato alla preparazione degli attentati, ma mancano gli elementi di una loro partecipazione fisica. Le dichiarazioni di Digilio, rese tra il 1994 ed il 2001, trovano un riscontro oggettivo nel colloquio tra Maggi e Digilio alla questura di Venezia, dove entrambi sono

consapevoli di essere microfonati, e dove emerge il ruolo di Maggi e Zorzi negli attentati ai treni della primavera del 1973: altro che organizzazione in fieri come scrivono i giudici del processo di I°grado. Per Sinicato la credibilità di Digilio si fonda sul ruolo importante ricoperto, come massimo esperto di armi ed esplosivi, nell'organizzazione veneta di Ordine Nuovo; nell'individuazione del casolare di Paese, ove nel 1969 incontra Zorzi e Pozzan che preparavano gli ordigni per gli attentati ai treni; nel ritrovamento dell'agenda di Ventura con le annotazioni riportate; sopratutto nell'intercettazione ambientale Raho-Battiston di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. Molto spazio, poi, il difensore ha dedicato ad illustrare ed esaminare le probabili obiezioni di inaffidabilità del dichiarante da parte della difesa Maggi e Zorzi, in particolare rispetto al mancato riconoscimento di Carret, ufficiale americano con cui Digilio sarebbe stato in contatto, in una foto fornita da Persic; molto efficaci e chiari, infine, i riscontri presentati a conferma del ruolo e della strategia politica messa in campo da Maggi e Zorzi, due degli imputati di questo processo.

Udienza 14 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/348000/processo-dappello-per-lastrage-di-piazza-della-loggia-a-brescia-28-maggio-1974

Appello Presidente Corte. Interventi avvocati Giovanni Salvi, Piergiorgio Vittorini, Gianluigi Abrandini, Michele Bontempi, Silvia Guarneri, Alessandra Barbieri, Francesco Menini di Beppe Montanti: L'avv. Giovanni Salvi ha sviluppato la sua arringa motivando la sua richiesta di condanna nei confronti di Pino Rauti, capo riconosciuto di Ordine Nuovo, uno degli elementi fondanti del triangolo ordinovista con Romani e Maggi. Dopo aver criticato la sentenza per aver affermato che Ordine Nero di Maggi era ancora un'organizzazione in fieri, sulla base delle dichiarazione di Digilio si evince che la struttura che fa riferimento a Maggi era operante ed effettiva prima della strage di piazza Loggia, e Rauti è un concorrente morale di un reato, quale quello di strage, che ha continuato ad avere rapporti con Romani e le figure più significative della destra eversiva e la cui presenza influenzava l'opera di Maggi e dello stesso Romani; quanti hanno avuto un ruolo nella strage del 28 maggio hanno avuto nel comportamento di Pino Rauti un sostegno alla loro azione ed il suo comportamento , prima e dopo l'eccidio, dimostra la sua complicità e responsabilità .

"In piazza Loggia il 28 maggio '74 c'è stato fumo bianco", da questa frase è partito Piergiorgio Vittorini, avv. di parte civile, per ricordare nella sua arringa ai giudici popolari che le nuove regole del giusto processo non vietano di valutare ed acquisire dati e prove del processo Buzzi ritenute fondamentali, quali la perizia Schiavi-Brandone sull'ordigno esploso in piazza Loggia. I delitti di strage, per Vittorini, non danno mai la possibilità di ricostruire i vari passaggi che portano all'esplosione dell'ordigno, ma consentono una approssimazione al luogo, al tempo, al mondo della strage. Per questo è fondamentale dar credito a chi, come Schiavi, ha potuto indagare sui pochi reperti "salvati" della strage piuttosto che a coloro che sono arrivati alle loro conclusioni lavorando sulle carte, i periti nominati dalla corte d'Assise. Ricostruiti tutti i momenti che precedono il lavaggio della piazza, avvenuto alle ore 12.25, l'avv. ricorda come buona parte del materiale raccolto e compresso viene inviato in una discarica, mentre tra quello repertato, la cui destinazione rimane sconosciuta, non viene ritrovato neanche una molla, un frammento di uno dei tanti orologi che sicuramente, come risulta da testimonianze, molti dei morti e dei feriti quella mattina portavano al polso; da qui la deduzione logica che il timer dell'ordigno fosse un orologio o sveglia di cui si sono volute cancellare le tracce; mentre poi si conosce la provenienza dell'esplosivo che era stato utilizzato in tutti gli attentati accaduti a Brescia nella primavera del 1974,, di quello utilizzato in piazza Loggia non se ne conosce la provenienza, ma si sa, dalla perizia Schiavi,

che si concilia con l'esplosivo della valigetta di Soffiati. Dopo aver sottolineato che l'organizzazione facente capo a Maggi era in essere da tempo e che il neofascismo stragista aveva riempito le pagine dei quotidiani con i loro attentati dinamitardi nel biennio 1973/74, l'avv, Gigi Abrandini ricorda la sentenza del giudice Zorzi e l'anomalia di alcuni fatti che riguardano la scoperta della fonte Tritone, la richiesta da parte del giudice del nominativo della fonte, il diniego del SID alla richiesta, l'interrogatorio del maresciallo Felli, CS carabinieri di Padova, manipolatore della fonte Tritone, che ne rivela l'identità, la convocazione da parte di Zorzi di Tramonte che risponde della sua militanza politica e dei rapporti con il CS Carabinieri di Padova. Tutto questo avviene nel momento in cui il giudice sta chiudendo l'inchiesta su Cesare Ferri e rappresenta oggettivamente una copertura dei servizi segreti e dilata nel tempo lo svelamento dell'attività stragista del gruppo veneto di Maggi e Zorzi. L'arringa dell'avv. Bontempi si articola in due momenti: nel primo ha inteso esplicitare ai giudici popolari come la colpevolezza del reato può essere dimostrata attraverso la prova diretta o indiretta; la prima più tranquillizzante sia della colpevolezza che dell'innoccenza dell'imputato, la seconda è costituita da un indizio, un fatto secondario di collegamento che consente di risalire al fatto di reato. Il processo di piazza Loggia si basa su prove indirette perchè nessuno ha visto Cesare Ferri transitare per la piazza, perchè dimostrarono abilità gli autori della strage, per il

lavaggio della piazza, per le attività di depistaggio messi in opera da Bozzallo, Maletti, Delfino, servitori infedeli dello stato. Fondamentale, a giudizio dell'avvocato, che le prove indirette, secondo l'art.192, comma 2, presentino la caratteristica di essere "gravi, precise, concordanti", e nei confronti di Maggi esemplifica come la disponibilità di esplosivo, la sua funzione direttiva all'interno di ordine Nuovo sono fatti diversi atraverso i quali arrivare alla colpevolezza dell'imputato. Nella seconda parte della sua arringa Bontempi parla di Maggi, colpevole per il susseguirsi di una serie impressionante di avvenimenti prima e dopo il 28 maggio 1974: le riunioni a Rovigo, Colognola, Abano terme, le sue dichiarazioni sull'attentato del 28 maggio, il volantino di rivendicazione; " nella mia attività forenze, aggiunge Bontempi, "Non ho mai assistito ad un processo in cui davanti a tanti elementi di accusa l'imputato sia stato prosciolto". L'anomalia di questo processo sta in una sentenza che non ha saputo cogliere il dato che Ordine Nuovo/Nero nella primavera del 1974 agisce con una strategia stragista e che giudica gli imputati, nonostante la quantità degli indizi, sulla base dell'art. 530, comma 2, dimenticando che, se la strage è una sola, ogni posizione individuale deve essere ponderata sulla base degli indizi che la coinvolgono. Bontempi si augura che la prossima sentenza risponda al bisogno di verità e giustizia e che i giudici dovranno essere consapevoli che dopo di loro non ci sarà nessuna corte a giudicare la strage di piazza Loggia del 28

maggio 1974. Silvia Guarneri, avvocato di parte civile, stigmatizza l'"irragionevole"dubbio della Corte di I°grado nei confronti di Carlo Maria Maggi, crocevia di questa vicenda processuale, che nel 1993 il giudice istruttore Zorzi aveva individuato come punto centrale del terrorismo veneto; i tre errori della corte nei riguardi del medico veneziano riguardano la struttura non operativa dell'organizzazione, la mancanza di legami tra Maggi e l'ordinovista rovigiano Melioli, , l'ambiguità dei discorsi dello stesso Maggi, errori definiti macroscopici dal legale di parte civile. In verità la posizione di Carlo Maria Maggi è gravata da una serie di indizi probanti dei collaboranti, dei testimoni, delle intercettazioni ambientali, dei suoi rapporti con la realtà milanese, in un contesto particolare ed in evoluzione.Il ruolo di Maggi nel panorama stragistico dell'Italia degli anni '70 emerge dalle dichiarazioni di Martino Siciliano, sul ruolo di responsabilità per l'alta Italia; di Dedemo non solo sulla teoria , ma sulla pratica terrorista propugnata da Maggi ad una riunione di reduci repubblichini a Milano, ai quali chiede sostegno economico per finanziare l'attività bombarola; di Battiston che rivela e la pratica di maggi che propugnava l'attentato come strumento di lotta politica, ma rifiutava di rivendicare quello compiuto da altri gruppi. Il ruolo di capo di ordine nuovo di Carlo Maria Maggi appare evidente e ricorrente nelle intercettazioni ambientali di casa Maggi, della questura di Venezia,

nell'ambientale Rao-Battiston, nelle quali emerge la paura che il nonno possa aver parlato, cioè Digilio, che il nonno sapeva che Maggi era implicato in fatti molto gravi, la certezza che se lo stesso ha detto la verità sulle piccole cose, lo potrebbe dire sulle grandi. Esistono pertanto elementi gravi e concordanti nei confronti del medico veneziano per la condanna del reato di strage. Per l'avvocato Alessandra Barbieri le attività di depistaggio presenti nella storia di questo processo costituiscono elementi probanti di indizi gravi nei confronti degli imputati per il reato di strage contestato, ed assieme alle veline di Tramonte, la fonte Tritone, presentano la caratteristica di aver voluto convogliare in una direzione errata le indagini investigative fin dal giugno 1974 ad opera del CS Carabinieri di Padova, del SID di Roma, dell'arma carabinieri di Brescia. Per il legale di parte civile gli appunti di Tramonte, comunicati tempestivamente, avrebbero permesso di intraprendere da subito la raccolta delle prove sulla strage; le veline sono la testimonianza della volontà dei servitori "infedeli" dello stato di allontanare le indagini sulla strage di piazza Loggia dal gruppo veneto di Ordine Nuovo, di non portarle a conoscenza dell'autorità giudiziaria; esse sono redatte con l'intento di celare i rapporti tra cellula veneta ed aderenti bresciani di Ordine Nuovo, ma rappresentano comunque un indizio "grave e conclamante" del ruolo di Maggi nella strage. La acclarata infedeltà degli apparati dello stato è stata negata nella sentenza della Corte, così come negata

risulta in quanto prova probante e come veste giudica di indizio. La genesi delle veline di Tramonte è venuta a galla nel 1985 grazie ad un giudice di Bologna, mentre al 1993 risale l'individuazione di Maurizio Tramonte quale fonte Tritone; i suoi appunti, manipolati dal maresciallo Felli , visionati dal maggiore Bottallo del Cs carabinieri Padova, venivano inviati al generale Maletti, SID di Roma. Nel processo di I°grado , Felli e Maletti, chiamati a depore, mentono davanti ai giudici e/o non danno risposte plausibili; a giudizio dell'avvocato Barbieriuna lettura delle veline della primavera del 1974 in sequenza temporale avrebbe consentito ai giudici di individuare nel gruppo veneto di Ordine Nuovo, non una cellula in fase organizzativa impossibilitata ad operare, bensì un'organizzazione intenta da anni a perseguire una politica eversiva con l'uso delle bombe. L'arringa di Francesco Menini, avvocato di parte civile, è tesa a "sconfessare" la sentenza di I° grado, che non spende una parola di spiegazione, nè fa alcun riferimento al depistaggio operato dal generale Maletti, SID di Roma; a giudizio dell'avv. la figura di Maletti e l'operato dei srvizi segreti sono un dato processualmente rilevante sul quale la Corte doveva spiegare i comportamenti tenuti, rispondere alle richieste di questi comportamentie e della loro condotta. Sono 9 i punti sui quali il legale si sofferma per chiarire il depistaggio operato in riferimento alla strage di piazza Loggia, dando copia della traccia della sua arringa ai giudici della Corte. Menini è partito

dall'appunto informale del maggiore Bottallo del CSI di Padova a Maletti, sulla possibilità di individuare gruppi terroristici nella zona di Ferrara, per passare alla velina del 5 giugno 1974, secondo la quale Melioli avrebbe rapporti stretti con un gruppo di Ferrara, ed alla velina 4141, che porta in allegato il volantino di rivendicazione dell'attentato di piazza Loggia , firmato Ordine Nero. Esaminata la "ormai famosa" velina 4873 del 6 luglio 1974, nella quale si documenta della riunione del 25 maggio 1974 ad Abano Terme, del viaggio a Brescia del mestrino del 16 giugno 1973, del viaggio a Roma di Romani, l'avvocato ricorda come il 10 giugno 1974 Maletti scrive a Genovesi, suo sottoposto, un appunto in cui dichiara che era necessario, rispetto ai fatti di Brescia, fare 2 nomi all'autorità giudiziaria; la risposta di Genovesi del 10 luglio 1974 riporta la necessità di riferire all'autorità giudiziaria competente e di relazionare al generale Miceli su Ordine Nuovo, sulla strage di Brescia, sull'attendibilità della fonte Tritone. Il 14.6.2012 Miceli, nella risposta, scrive a Maletti di riferire quanto a conoscenza all'autorità giudiziaria ed il 17 luglio '74 Maletti esegue l'ordine di informare i carabinieri di Padova del contenuto della velina 4873 e di esplicitare le connessioni con piazza Loggia. Per Francesco Menini non esiste traccia di invio al PG della velina da parte dei carabinieri di Padova, nè Maletti controlla che l'ordine sia stato eseguito, perchè in verità l'ordine non era stato eseguito; in un manoscritto di Maletti del 3 agosto '74, in riferimento al foglio del 23 maggio '74 si legge"a seguito dei recenti fatti(piazza Loggia) sarebbe opportuno far cadere la

cosa, salvo che il marconigramma non sia stato inviato". In casa Maletti, poi, viene trovato un documento, datato 6 agosto '74, nel quale il maggiore Bottallo del CSI di Padova chiede spiegazione su come eseguire il marconigramma del 17 luglio '74. Il 27 agosto '74 Maletti, interrogato dal giudice Trovato, che conduce l'indagine sulla strage di Brescia, dichiara che al momento non esistono elementi tali da allertare l'autorità giudiziaria e la strage di Brescia si potrebbe inquadrare in un'azione di matrice eversiva di estrema destra operante in Valtellina ed in collegamento con il MAR di Fumagali. Vergognoso depistaggio per indirizzare verso una pista sbagliata.

Udienza 16 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/348207/processo-dappello-per-lastrage-di-piazza-della-loggia

Appello Presidente della Corte. Interventi avvocati Alessandro Magoni, Andrea Vigani, Fausto Cadeo, Mauro Ronco Di Beppe Montanti: L'avvocato Alessandro Magoni inizia la sua arringa osservando che le parti civili non pretendono dalla Corte una ricostruzione storica della strage, ma lamentano come la sentenza sia venuta meno alla sua funzione di verifica prevista dall'ordinamento rispetto agli addebiti mossi agli imputati;per Magoni il contesto in cui operarono i servitori "infedeli" dello stato non è una parola vuota ed il processo, risultato inadeguato a cogliere fatti così complessi, deve comunque assolvere la sua funzione nel momento in cui, in quel contesto, vengono commessi dei delitti. Dopo aver rammendato gli elementi di prova a carico dell'imputato Delfino illustrati nel corso del dibattimento, il legale precisa che i giudici di I° grado, nell'affermare che il comportamento del cap. Delfino possa essere classificato come reato di favoreggiamento e non di strage, non spiegano se all'imputato debba essere addebitato questo reato. Aggiunge , quindi, che l'azione di Delfino, tra il giugno '74 e la primavera '75 si muove con l'obiettivo di

orientare e determinare le indagini e di allontanare da sè i sospetti; la falsa ipotesi Buzzi, che da confidente noto dell'arma dei carabinieri e ladro di quadri diventa esperto di esplosivi, ha la finalità di costruire le condizioni per far diventare la strage di piazza Loggia il momento della vendetta dei neri per la morte di Silvio Ferrari e di allontanare le indagini dagli estremisti veneti di Ordine Nero; due sono le date significative di questo disegno: la riunione del 3 giugno '74 a Rovato, nella caserma dei carabinieri, con Pisanò ed il giudice Arcai, in cui all'ipotesi Pisanò come di una strage collegata al MAR ed alla Valtellina, Delfino dichiara: "io ho l'uomo da lavorare ai fianchi", e l'incontro casuale (?) davanti a casa Ferrari del 9 giugno '74 di Delfino e del giudice Vino con Buzzie e A Papa, nel mentre della perquisizione che porterà al ritrovamento di esplosivo molto contestato dalla Questura e dalla famiglia Ferrari,e la frase di Delfino al giudice: "Quei due ci saranno utili". Esaminati i momenti salienti che portano all'abbandono della prima pista Ferri ed alla incriminazione di Buzzi ed A Papa per strage, l'avvocato rievoca la violenza inquisitoria dell'imputato nei confronti dei testi del primo processo,, Angiolino e Luigi Papa,Arturo Gussago, Cosimo Giordano,Ombretta Giacomazzi ed altri, da configurarsi oggi come reato . Per Magoni il cap. Delfino nelle indagini costruisce e favorisce elementi di prove false, ostacolando nei fatti la possibilità di indagare in altre direzioni, in accordo con l'attività depistatoria del CSI di Padova, della caserma Pastrengo di Milano, del SID di Roma; questo implica ,

per il legale, la pregressa conoscenza di fatti e di elementi, di copertura e di condivisione del piano eversivo, amplificando nei fatti l'effetto che i terroristi vogliono: enfatizzare il risultato politico della loro strategia eversiva ed il fallimento dello stato democratico. L'avvocato Andrea Vigani, di parte civile, dà un'ulteriore chiave di lettura sull'attività di indagine e sul ruolo svolto nelle indagini sulla Strage di Piazza Loggia dal cap. Francesco Delfino, teso a coprire le proprie responsabilità e ad evitare che le indagini arrivassero agli autori materiali della strage. L'attività del capitano dei carabinieri, nel contesto del '74, si muove nell'alveo prodotto dalle pompe dei vigili del fuoco in piazza e dalle veline della fonte Tritone. Evidenti sono i collegamenti di Delfino con i programmi eversivi di quegli anni, con i settori e gli uomini "infedeli" dello stato, in collegamento con la destra eversiva, e che agivano a copertura delle loro azioni criminose. A questo proposito Vigani ricorda gli stretti rapporti con Brescia della caserma carabinieri Pastrengo di Milano, snodo dell'attività eversiva, e del generale Palumbo, iscritto alla P2 , che, a termine della sua audizione alla commissione parlamentare di inchiesta, per le falsità dette, a parere dei componenti, avrebbe meritato l'arresto; per il generale Bozzo, sentito in dibattimento nel corso di questo processo, alla Pastrengo si era costituito nel 1974 un gruppo di potere fuori dalle gerarchie previste. Ricordato un incredibile parallelismo tra la strage di Peteano e quella di Brescia, sopratutto nella conduzione

delle indagini, , e la figura del capitano Palinuro, secondo molte testimonianze da identificare con Delfino,figura che a giudizio della Corte risulta ininfluente ai fini processuali perchè non in collegamento con la strage di Brescia, Andrea Vigani sofferma la sua analisi su Ermanno Buzzi, l'imputato principale del primo processo, condannato in I° grado all'ergastolo e poi assolto da defunto,; Buzzi in questo processo emerge non più come ladruncolo di quadri d'opere d'arte, ma come un personaggio politico, magari eccentrico, che si rapporta con Carlo Maria Maggi, che ha collegamenti con il gruppo La Fenice di Rognoni, Milano, , ma che continua anche ad essere un confidente del cap. Delfino, testimoniato anche dai marescialli Arli e Siddi in dibattimento, mentre l'imputato nega di conoscerlo prima dell'aprile '74. In realtà Delfino nega il fatto perchè sa che la lettera del 21 maggio '74 ai giornali, sicuramente di Buzzi, sulla possibilità di una strage a Brescia, rappresenterebbe un atto di accusa nei suoi stessi confronti e lo stesso arresto di Buzzi, ad inizio '75, si muove nella stessa direzione. Buzzi con i suoi accoliti, sui quali Delfino eserciterà una fortissima pressione, diventa parte integrante per inquinare le indagini, individuare una pista finalizzata alla sua sicurezza, allontanare i sospetti e gli indizi dai veri autori della strage. La condotta di Delfino, abilissimo investigatore, comunque la si giudichi, presenta un dato oggettivo: siamo ancora qui a domandarci chi siano gli autori della strage del 28 maggio 1974 di Piazza della Loggia.

Note amare contiene l'arringa di Fausto Cadeo, che si considera memoria storica di questo processo dal 1978, e gli piace definire qesto come il processo Delfino, dopo quello Buzzi e l'altro Ferri. Dopo aver ricordato come l'operazione Bailico, nella quale vennero arrestati Spedini e Borromeo su una macchina imbottita di esplosivo, mentre Maifredi che li precedeva fu lasciato libero, fu progettata e condotta dal capitano dei carabinieri con lo scopo di condurre a Brescia le indagini sul MAR di Fumagalli, con il rischio che i 50 kg di esplosivo, trasportato attraverso i paesi della Valcamonica, potessero provocare una carneficina; il legale si interroga, siamo al 9 marzo '74, su quali pericoli furono corsi, quali riflessi e quali ricadute avrebbe avuto un tale disastro nell'opinione pubblica, in un contesto identico a quello di piazza della Loggia. La bomba che uccise Silvio Ferrari e la vantata presenza falsa di Buzzi in piazza Mercato, nelle immediate vicinanze dello scoppio della bomba che il giovane terrorista nero trasportava, per il capitano Delfino rappresentava la traccia che le indagini su piazza Loggia dovevano passare per piazza del Mercato; se Ermanno Buzzi con il volantino del 21 maggio '74 dimostrava di essere a conoscenza dell'imminente attentato, in quanto militante dello stesso gruppo eversivo veneto, Delfino negava davanti ai magistrati di aver conosciuto l'indizione dello sciopero e della manifestazione del 28 maggio '74 perchè ne era a conoscenza, perchè sospettava che gli autori fossero individuabili, e Buzzi, che era stato scartato come esecutore dell'attentato in quanto ritenuto inaffidabile,

cercava di impedire quanto si stava preparando; per questo egli inviò Bonati dal giudice Arcai la mattina del 28 maggio e si creò un alibi rispetto alla strage, in quanto depositario di un segreto di cui era partecipe. Buzzi divenne testimone scomodo da eliminare; ci penseranno , strangolandolo e infossandogli gli occhi , colpevole di aver visto troppo, Concutelli e Tuti nel carcere fatale di Novara. Di Laura Picchi: l'avvocato di Maggi Ronco dice che la sentenza di primo grado è perfetta, dice che la prova Digilio e la prova Tramonte sono false, lo storico Giannuli è farneticante; i servizi italiani, la Cia e il governo americano è certo non hanno responsabilità nelle stragi, Carrett(o Garrett) non esiste, è una invenzione di Digilio, Maggi è perseguitato dal giudice Salvini e da Giraudo. Maggi è malandato a casa e non riesce più a parlare, ma è certo che Ordine Nuovo non ha mai avuto alcun rapporto con Freda e Ventura, con il loro gruppo.

Udienza 20 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/348447/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Interventi avvocato Tommaso Bortoluzzi e Antonio Franchini Di Laura Picchi: L'avvocato Bortoluzzi parla di concetti giuridici fantasiosi perchè c'è la giuria popolare. La difesa Zorzi non ha nulla a che fare con il concetto del ragionevole dubbio. Gli avvocati di parte civile secondo l'avvocato Bortoluzzi hanno violato norme processuali. Molti elementi portati nel processo di primo grado secondo l'avvocato Bortoluzzi erano irrilevanti. Non c'è prova che Zorzi ha messo la bomba e quindi va assolto. Digilio e Tramonte sono inattendibili, va confermata in toto la sentenza di primo grado. L'avvocato Franchini dice che la sentenza di primo grado va confermata in toto perchè straordinaria. Zorzi è innocente, Tramonte e Digilio sono inattendibili.

Udienza 23 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/348746/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello Presidente della Corte Intervento avvocato Antonio Franchini Di Laura Picchi: La difesa di Zorzi conclude il suo intervento. Ribadisce la difesa Zorzi l'inattendibilità di Digilio anche sull'esplosivo utilizzato in Piazza della Loggia nella strage. Ribadisce la difesa Zorzi che la sentenza di primo grado è straordinaria in tutti i suoi punti(la valutazione delle cene dei neofascisti, dell'intercettazione Raho Battiston, il dichiarare Digilio e Tramonte inattendibili) e ovviamente l'innocenza assoluta di Delfo Zorzi.

Udienza 26 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/348838/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello Presidente della Corte Intervento avvocato Mauro Ronco. Di Laura Picchi: L'avvocato di Carlo Maria Maggi signor Mauro Ronco termina il suo intervento iniziato il 16 marzo 2012. Per l'avvocato Ronco Maggi è innocente, la sentenza di primo grado perfetta.

Udienza 27 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/349027/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello del Presidente della Corte. Interventi dell'avvocato Mauro Agosti, dell'avvocato Leonardo Peli, dell'avvocato Maria Battaglini. Di Beppe Montanti: Ieri, nell'udienza del 26 marzo 2012, a cui non ho partecipato, ha concluso la sua arringa l'avvocato Mauro Ronco, difensore di Carlo Maria Maggi, il quale ha portato un riscontro secondo il quale la trattoria di Colognola è stata acquisita dalla moglie di Marcello Soffiati nel 1978, ciò non significa, a mio avviso, che la stessa non potesse essere intestata al padre di Marcello e che, comunque, non impedisca che in quel luogo non si possa essere svolta la riunione di cui parla Digilio nelle sue dichiarazioni. Oggi di scena la difesa di Maurizio Tramonte, la fonte Tritone, l'unico degli imputati quasi sempre presente in aula. In corte d'Assise era stato difeso dall'avv. Mita Mascialino, mentre in appello dagli avvocati Marco Agosti e Leonardo Peli. L'avvocato Agosti ha tentato di presentare Tramonte come un "penoso caso umano" che ha abusato dello strumento della parola per portare offesa alla memoria delle vittime della strage, al dolore dei parenti, per sviare ed intralciare il lavoro degli

inquirenti, ragion per cui le indagini si sono allungate per ben 38 anni; il legale manifesta un sentimento di timore e di riverenza di fronte al processo perchè fatto più grave e terribile nella storia di questa città e perchè ritiene la sua conoscenza degli atti solo cartacei in oltre 14.000 pagine. Da qui Agosti è passato ad affrontare i temi veri del processo come percorso che accerta la verità attraverso la verifica dei capi di imputazione e la risposta se esistono le prove nei riguardi dei singoli imputati. Per Maurizio Tramonte l'accusa consiste in " aver partecipato alla riunione in cui l'attentato veniva organizzato ( concorso di reato), e di essersi offerto come volontario per porre l'ordigno in piazza della Loggia". Va da sè che per il difensore non ci sono documenti che possano affermare la presenza o l'impronta del Tramonte. e che esistono 3 storie sul trasporto della bomba da Venezia-Mestre a Brescia , quella di Digilio,quella di Maurizio Tramonte, quella di Carla Tonoli, tutte in contraddizioni tra di loro. Come pure 3 sono i comportamenti dell'imputato in questa terribile storia, quello del ventenne , "corrotto da Felli" a diventare spia a cui viene rubata l'innocenza, quello dal 1993 al 2002 della collaborazione con gli inquirenti e del castello di bugie costruite, ed infine quello che va dalla ritrattazione ai tempi di questo processo, di un Tramonte consapevole dei danni che il suo comportamento ha provocato. Ad effetto la chiusa del difensore di Tramonte, naturalmente diretta ai giudici popolari. "Una sentenza di non aver saputo individuare le colpe degli imputati è

comunque una sentenza di verità. L'altro legale dell'imputato, in un breve intervento, ha cercato di rafforzare alcuni temi già illustrati in precedenza. Nel pomeriggio è intervenuta l'avvocato Maria Battaglini, difensore di Pino Rauti, nei confronti del quale in assise c'era stata la richiesta di assoluzione dei PM, ma in appello è stata presentata richiesta di condanna dalle parti civili rappresentate dagli avvocati Garbarino, Salvi e Sinicato.In effetti nel dispositivo di sentenza della corte d'assise emerge che l'assoluzione di Rauti è legata alla non colpevolezza accertata nei riguardi di Maggi e di Zorzi, una verifica in negativo delle proprie responsabilità secondo prassi giuridica. Il legale lamenta come dagli atti presentati dalle difese delle parti civili non emergano nè vengano indicati gli atti secondo i quali la corte d'assise doveva condannare l'imputato; buona parte dell'arringa dell'avv. Battaglini è stata impiegata ad illustrare il concetto di "concorso morale" come capo di imputazione e quale debbano essere gli elementi che lo possano comprovare, facendo riferimento ad un dispositivo della sentenza della Corte di Cassazione sull'omicidio Calabresi.

Udienza 30 marzo 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/349153/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia Appello Presidente della Corte Interventi avvocati Stefano Forzani, Paolo Sandrini Intervento del Presidente della Corte. Di Beppe Montanti: L'ultima udienza, dedicata alla difesa degli imputati , è stata occupata dalle arringhe degli avvocati Stefano Forzani e Paolo Sandrini, difensori di Francesco Delfino, all'epoca della strage capitano dei carabinieri, comandante del nucleo investigativo dell'arma. Delfino, condannato nel sequestro Soffiantini per aver estorto un miliardo alla famiglia del sequestrato, in questo processo è accusato fondamentalmente di non essersi adoperato per evitare la strage di piazza della Loggia, di cui era a conoscenza, e per aver depistato le indagini. Toccherà alla corte, ha esordito l'avvocato Forzani, verificare se l'ufficiale dei carabinieri di Brescia sia stato o no una personalità disonesta nella sua funzione professionale; attraverso il metodo valutativo, strettamente razionale e non spinta dalle emozioni, la corte dovrà dirci se Francesco Delfino risponde, come affermano i PM , alla persona delineata dalle dichiarazione di Maurizio Tramonte, dalle testimonianze rese in corte d'assise da personaggi-testi di infima moralità, all'inquirente che hanno descritto in aula Ombretta Giacomazzi, Angelino Papa, Cosimo

Giordano, testi del primo processo "brutalizzati " perchè rendessero dinanzi agli inquirenti una testimonianza rispondente alla pista Buzzi. I giurati, per il legale, dovranno decidere se Delfino è Palinuro, il capitano legato ai servizi ed alla Ndrangheta calabrese di fronte al fatto che nessuna prova è stata provata rispetto agli addebiti che gli sono stati mossi. Da qui l'avvocato Forzani è passato a dimostrare come l'operato del suo assistito sia stato molto diverso da come viene presentato dall'accusa; ad iniziare dalla primavera del 1973 egli inizia a raccogliere informazioni sul MAR di Carlo Fumagalli, grazie anche al contributo di Gianni Maifredi, membro del gruppo con la funzione di esperto di armi, che svolge il ruolo del doppio gioco; spiega quindi i motivi per i quali , nell'operazione Basilico, i carabinieri aspettano di fermare la macchina carica di 55 kg di esplosivo condotta da Borromeo e Spedini a Sonico, con la scusa poco plausibile, che volevano essere sicuri che l'auto trasportasse esplosivo; aggiungendo poi che il materiale sequestrato era in pessimo stato di conservazione, che rischiava di esplodere e che venne subito fatto brillare in una cava di San Polo, vicinanze di Brescia. Tale esplosivo comunque, ha sottolineato Forzani, non è compatibile con quello usato in piazza Loggia. Ha proseguito l'audizione con Pian del Rascino e con l'uccisione del milanese Giancarlo Esposti, "vittima secondo fortissime illazioni"dei carabinieri perchè il terrorista si era rifiutato di mettere la bomba in piazza della Loggia; aggiunge poi che i testimoni sfilati in corte d'assise hanno raccontato una storia inverosimile

sull'episodio e che obiettivo dell'Esposti era quello di realizzare una strategia per portare il paese al golpe;ha smentito quindi che Delfino sia stato garante per il trasporto di armi ed esplosivo nel territorio bresciano e che abbia collaborato alla costruzione dell'identikit di Esposti quale autore presunto della strage, in quanto era stata la questura di Brescia ad incaricare un funzionario della questura di milano a formulare i 2 identikit apparsi sulla stampa. Preso atto che Delfino, nonostante le sue eccezionali capacità investigative, ha toppato nelle indagini su piazza loggia, l'avvocato ha ricordato come il lavaggio della piazza, definito una "bestialità" , imputato inizialmente al capitano sia stato ordinato dal vicequestore Diamare; ha accennato , infine, a tutti gli episodi della prima inchiesta che hanno visto coinvolto il suo assistito : l'incontro di Rovato e la testimonianza dell'avvocato Tedeschi,, le dichiarazione della Giacomazzi in aula, la perquisizione in casa di Silvio Ferrari e l'incontro con Buzzi e Bonati, i rapporti tra il confidente Buzzi ed il nucleo investigativo dei carabinieri, le pressioni di Delfino su Angelino Papa, il trasferimento di Buzzi, dopo la condanna, dal carcere di Brescia a quello di Novara, la figura di Ugo Bonati, don Gasparotto e il riconoscimento mancato di Cesare Ferri. A seguire l'avvocato Paolo Sandrini, difensore sempre di Delfino, ha svolto la sua arringa sui seguenti punti: le dichiarazioni di Clara Tonoli, all'epoca convivente di Gianni Maifredi; gli appunti del giudice Arcai, della Tonoli e dell'avvocato Pinna dell'ottobre 1977; le telefonate di Carla Tonoli all'allora capitano dei ROS

Giraudo; Palinuro non è il capitano Delfino. martedì, 3.4.2012 le repliche.

Udienza 3 aprile 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/349555/processodappello-per-la-strage-di-piazza-della-loggia-a-brescia28-maggio-1974 Appello Presidente del Tribunale Repliche Pm Francesco Piantoni e Roberto di Martino, avvocati parti civili Piergiorgio Vittorini, Francesco Menini,Michele Bontempi, Silvia Guarneri,Andrea Ricci, Federico Sinicato, avvocato difesa Zorzi Tommaso Bortoluzzi, avvocati difesa Delfino Stefano Forzani, Paolo Sandrini, avvocato Maggi Mauro Ronco, avvocato Tramonte Sonia Michelacci Di Beppe Montanti: Udienza dedicata alle repliche dei PM, delle parti civili e delle difese degli imputati; udienza conclusa alle ore 19.30 per esaurimento capacità di attenzione da parte dei giurati e che avrà una coda il 10.4.2012, giorno in cui replicheranno le difese di Carlo Maria Maggi con l'avvocato Mauro Ronco, il quale dovrà ultimare la sua replica e dell'avvocato Antonio Franchini, difensore "storico" di Delfo Zorzi, il quale ha promesso che avrà bisogno di un'ora e mezza per replicare ai PM ed alle parti civili. Il presidente della corte d'appello, Enzo Platè, ha informato che la lettura della sentenza avverrà nella mattinata e sarà annunziata da una comunicazione alle parti nel pomeriggio del giorno precedente. Martedì, 10.4.2012, dopo la conclusione delle repliche, sarà dato spazio per eventuali

spontanee dichiarazioni degli imputati e subito dopo, la Corte d'Appello si ritirerà in camera di consiglio. Devo premettere che questa udienza , dedicata alle repliche delle varie parti in causa, non ha portato elementi nuovi e significativi rispetto a quanto già prodotto sia in Corte d'Assise che in questa Corte d'Appello per cui sarò molto sintetico e succinto. Naturalmente l'udienza è stata aperta con le repliche dei PM; il pm Francesco Piantoni si è soffermato sull'esposto presentato dalla difesa Maggi , nel 1995, contro Salvini e Giraudo e sull'incontro Maggi-Digilio finalizzato ad un'eventuale collaborazione del primo con la giustizia; a seguire il PM Roberto Di Martino, sempre sul colloquio Maggi-Digilio, sulla descrizione dell'ordigno fatta da Digilio compatibile con l'ordigno descritto in questo processo dal generale Schiavi, sull'intercettazione ambientale Rao-Battiston come riscontro fondamentale alle accuse di zio Otto, il ruolo dei mestrini così come emerge dalle dichiarazione di Digilio, sulla famiglia Soffiati e la trattoria a Colognola e l'appartamento a Verona in via Stretta, ed i rapporti di Ermanno Buzzi con Marcello Soffiati, Maggi e la sua frequenza di casa Romani. Le parti civili: l'avvocato Piergiorgio Vittorini sulla bomba esplosa in piazza Loggia, il fumo bianco, il timer scomparso come scomparsi quasi tutti gli orologi dei feriti tranne 3 di cui uno quello della vittima Trebeschi perchè sbalzato dallo scoppio ad alcuni metri di distanza dalla colonna. Francesco Menini, avv., ha replicato sulle veline di Tramonte, in particolare in quelle nelle quali si evince che Tramonte era presente al fatto raccontato, quindi sono prove a suo carico; l'avvocato Michele Bontempi sulle

responsabilità di Maggi nella macchinazione dell'attentato, l'avvocato Silvia Guarneri ha dato una lettura attenta di alcuni passi dell'intercettazione ambientale Raho-Battiston ed ha richiamato i legami tra ordinovisti veneti e milanesi, a cominciare da Dedemo. Infine l'avvocato Andrea Ricci ha ricordato la memoria del cap. Delfino del 2002, nella quale parla di un gruppo di ufficiali golpisti escluso lui, e dell'atteggiamento tenuto nella costruzione della pista Buzzi e nel ritardato riconoscimento di Cesare Ferri da parte di don Gasparotti, mentre l'avvocato Federico Sinicato il ruolo di Maggi all'interno di Ordine Nuovo, la disponibilità continua da parte del gruppo veneto di gelignite sin dal 1969 ed il mancato riconoscimento di Carret da parte di Digilio per la sua scarsa memoria visiva. Le difese degli imputati: l'avvocato Tommaso Bortoluzzi, sul dato che gli attentati di Ordine Nero nella primavera del '74 hanno scopo dimostrativo (?), sul mancato ritrovamento in piazza Loggia di frammenti di timer, sulla scarsa credibilità delle veline di Tramonte, sulla cena di Rovigo ed il compito assegnato a Zorzi di mettere la bomba a Brescia, sulla mancanza di una data certa della cena a Codignola ai Colli, e sulle dichiarazione di Fallica, reggente organizzativo di Ordine Nuovo dalla fine del '73 al maggio '74; gli avvocati Stefano Forzani e Paolo Sandrini, difensori di Francesco Delfino, hanno replicato sull'inattendibilità di molti testi portati dall'accusa, sul "falso verbale" di Delfino, su don Gasparotti, pian del Rascino e le dichiarazioni di Carla Tonoli, la convivente di Gianni Maifredi, inizialmente imputato in questo processo e deceduto durante il suo svolgimento in Corte d'Assise.

L'avvocato Mauro Ronco, difensore di Carlo Maria Maggi, ha respinto l'accusa di mercimonio operata da Zorzi per invogliare Maggi a respingere le lusinghe di collaborazione di Giraudo e a presentare un esposto al tribunale di Venezia nei riguardi di Salvini e Casson e sull'inesistenza di rapporti tra la cellula veneta di Freda e Ventura e gruppo ordinovista di Mestre -Venezia. Ha concluso la giornata il difensore di Maurizio Tramonte, l' ormai famosa fonte Tritone del CSI di Padova, con l'avvocatessa Michelazzi.

Udienza 10 aprile 2012 Audio integrale: http://www.radioradicale.it/scheda/349778 Appello del Presidente della Corte Repliche avvocati Mauro Ronco e Antonio Franchini Di Laura Picchi: In quest'ultima udienza c'è la conclusione delle repliche degli avvocati Ronco e Franchini di Delfo Zorzi. I giudici si ritirano in camera di consiglio.

14 aprile 2012: I giudici alle ore 11.10 assolvono tutti gli imputati: