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Giulio Bigliardi

ATLANTE ARCHEOLOGICO DEL COMUNE DI PARMA

PREMESSA

INDICE

1

1. OBIETTIVI DEL PROGETTO

 

3

2. I SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI

 

8

3. CARTOGRAFIA DI BASE

 

11

3.1 CARTA TECNICA REGIONALE IN SCALA 1:5.000

 

11

3.2 CARTA TECNICA REGIONALE IN SCALA 1:10.000

11

3.3 CARTA GEOLOGICA DI PIANURA DELL’EMILIA ROMAGNA IN SCALA 1:250.000

11

3.4 CARTA DELL’USO DEL SUOLO IN SCALA 1:25.000

 

13

3.5 ATLANTE SARDI IN SCALA 1:5.000

 

14

3.6 CARTA STORICA REGIONALE IN SCALA 1:50.000

 

14

3.7 MOSAICO DI ORTOFOTO AEREE IN B/N DEL 1945

17

3.8 MOSAICO DI ORTOFOTO AEREE A COLORI IT2000”™

 

17

3.9 MODELLO DIGITALE DEL TERRENO (DIGITAL TERRAIN MODEL O DTM)

 

17

4. RACCOLTA E ORGANIZZAZIONE DEI DATI: IL GEODATABASE

 

18

4.1. DISEGNO E CREAZIONE DEL GEODATABASE

 

18

4.1.1. Feature datasets

 

18

4.1.2. Feature classes di tipo archeologico

 

19

a

- Aree sottoposte a vincolo archeologico

 

19

b

- Aree di assenza archeologica

 

20

c

- Scavi archeologici di posizionamento incerto

 

20

d

- Scavi archeologici di posizionamento certo

21

e

- Segnalazioni archeologiche di posizionamento incerto

 

22

f

- Segnalazioni archeologiche di posizionamento certo

 

23

g

- Centuriazione romana

 

24

h

- Carta della Potenzialità Archeologica del Centro Storico

 

24

i-

Carta della Potenzialità Archeologica del Comune I: valutazione dei depositi

 

24

l-

Carta della Potenzialità Archeologica del Comune II: sintesi critica

 

25

4.1.3.

Tables

 

25

a – Scavi

26

b – Riferimenti di scavo

 

26

c - Bibliografia

 

27

d

e

– Riferimenti bibliografici

- Siti

27

27

f – Fasi sito archeologico

 

28

g – Riferimenti segnalazioni

 

29

h – Geologia

 

29

i – Uso del suolo

 

29

4.1.4.

– Domains (Domini)

 

30

a – Collocazione documentazione cartacea

 

30

b – Collocazione documentazione grafica e fotografica

 

31

c – Sistema di posizionamento

 

31

d – Precisione del posizionamento

 

31

e – Tipo di indagine archeologica

31

f – Stato di conservazione

 

32

g – Fase n.

 

32

h – Cronologia generica

 

33

i – Sottoperiodo

 

33

– Tipo di sito generico m – Particolare architettonico

l

 

34

36

n

– Materiale edilizio

 

37

o

– Tipo di sito area sacra

 

37

p

– Elemento di viabilità

38

q

– Elemento di viabilità: particolare architettonico

 

38

r

– Tipo di sito connesso con le acque

 

39

s

– Tipo di sito area produttiva

 

39

t

– Tipo di sito contesto funerario

 

40

u

– Modalità di sepoltura

 

42

v

– Riferimento legislativo di vincolo archeologico

 

42

z

– Visibilità archeologica superficiale

 

42

w – Sigle formazioni della Carta Geologia 1:250.000

 

43

x

– Descrizione unità pedostratigrafiche della Carta Geologia 1:250.000

43

y

– Potenzialità archeologica I: depositi noti

 

43

k

– Potenzialità archeologica II: sintesi critica

44

4.2. NORME PER LA COMPILAZIONE DEI CAMPI DELLE FEATURE CLASSES E DELLE TABELLE

44

4.2.1.

Feature classes archeologiche

 

44

a - Aree sottoposte a vincolo archeologico

44

b - Aree di assenza archeologica

 

45

c - Scavi archeologici di posizionamento incerto

 

45

d - Scavi archeologici di posizionamento certo

46

e - Segnalazioni archeologiche di posizionamento incerto

 

46

f - Segnalazioni archeologiche di posizionamento certo

 

46

g - Centuriazione romana

 

46

4.2.2. Tables

47

a – Scavi 47 b – Riferimenti di scavo 47 c - Bibliografia 48 d
a – Scavi
47
b – Riferimenti di scavo
47
c - Bibliografia
48
d – Riferimenti bibliografici
48
e - Siti
48
f – Fasi sito archeologico
48
g – Riferimenti segnalazioni
49
5. CARTA ARCHEOLOGICA
50
5.1.
INDICAZIONI PER LA CONSULTAZIONE DELLE TAVOLE
51
Tavole
52
Tabelle
140
Aree di assenza archeologica
Aree di scavo archeologico di posizionamento certo
Aree di scavo archeologico di posizionamento incerto
Riferimenti di scavo
Fasi sito archeologico
Segnalazioni archeologiche di posizionamento certo
Segnalazioni archeologiche di posizionamento incerto
Bibliografia
Depositi alluvionali e unità pedostratigrafiche
Uso del suolo
Riferimenti segnalazioni
140
143
177
206
241
290
308
317
332
336
339
6. CARTA DI POTENZIALITÀ ARCHEOLOGICA
365
6.1. CARTA DELLA POTENZIALITÀ ARCHEOLOGICA DEL COMUNE DI PARMA
365
6.1.1 La prima suddivisione: valutazione dei depositi archeologici noti
6.1.2 La seconda suddivisione: sintesi critica dei dati raccolti
365
367
6.2. CARTA DELLA POTENZIALITÀ ARCHEOLOGICA DEL CENTRO STORICO
373
Tavole
387
INDICE LOCALITÀ
414
INDICE STRADE
416
BIBLIOGRAFIA
492

PREMESSA

L’Atlante Archeologico del Comune di Parma è stato elaborato nell’ambito del progetto

“Sistema Informativo Territoriale Archeologico del Comune di Parma”, realizzato tra il 2006 e il 2010 e frutto della collaborazione tra Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, Museo Archeologico Nazionale di Parma, Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Parma e Laboratorio di GeoTecnologie per l’Archeologia del Centro di GeoTecnologie-CGT dell’Università

di Siena. Il lavoro è stato sviluppato come progetto di un Dottorato di Ricerca conseguito nel 2010

da colui che scrive, svolto presso la Scuola di Dottorato in Scienze della Terra e Preistoria dell’Università di Siena sotto la supervisione dell’allora Soprintendente Archeologo della Regione Emilia Romagna dr. L. Malnati, attualmente in carica come Direttore Generale alle Antichità, e del prof. L. Carmignani, Presidente del Centro di GeoTecnologie. Il progetto ha portato all’elaborazione di un Sistema Informativo Territoriale a finalità archeologica del territorio comunale di Parma, di una Carta Archeologica e di una Carta di Potenzialità Archeologica. Esso ben si inserisce all’interno di alcuni filoni di ricerca di grande attualità e in costante sviluppo in campo archeologico sia locale che nazionale:

1- lo studio storico/archeologico del territorio parmense, 2- l’applicazione di soluzioni GIS al trattamento dei dati archeologici, 3- lo sviluppo di una cartografia tematica di potenzialità archeologica a scala urbana e a scala territoriale.

1- Il territorio di Parma è stato caratterizzato negli ultimi decenni da un’attività archeologica

massiccia e costante, che ha portato alla scoperta di decine di nuovi siti archeologici e alla raccolta

di una imponente mole di nuovi dati. La mancanza non solo di un Sistema Informativo Territoriale

a finalità archeologica, ma anche di un semplice database o archivio informatico e di una

tradizionale Carta Archeologica del territorio in questione, ha da sempre costituito un sensibile limite sia all’attività di ricerca e studio, sia all’attività di tutela della Soprintendenza archeologica. Limite che grazie a questo progetto ora viene colmato grazie all’elaborazione di alcuni utili

strumenti, quali un SIT, una Carta Archeologica e una Carta della Potenzialità Archeologica. Tali strumenti sono attualmente disponibili in consultazione presso gli uffici del Museo Archeologico Nazionale di Parma e del Comune di Parma, oltre che di prossimo inserimento all’interno del PSC comunale e in un webGIS dedicato.

2- L’applicazione e lo sviluppo di soluzioni GIS nel campo archeologico ha conosciuto un grande sviluppo in Italia già a partire dagli Anni Novanta e nell’ultimo decennio tale tecnologia è diventata una componente fondamentale, se non indispensabile, di qualsiasi progetto di ricerca incentrato sulla raccolta e l’elaborazione di dati geografici e topografici. In questo senso, il Sistema Informativo Territoriale elaborato costituisce un valido esempio di banca-dati territoriale che coniuga da un lato la necessità di raccogliere il maggior numero di informazioni per la caratterizzazione degli elementi archeologici, e dall’altro semplicità di consultazione e d’implementazione dei dati, in previsione anche dell’utilizzo e della consultazione del Sistema da parte di utenti non specialisti.

3- Negli ultimi anni la Regione Emilia Romagna ha iniziato a sostituire ed integrare la tradizionale cartografia di rischio archeologico di livello territoriale e urbano con le più complesse Carte di Potenzialità Archeologica, allo scopo di delineare con maggiore precisione lo stato di conservazione dei depositi archeologici all’interno del paesaggio attuale non solo sulla base degli elementi archeologici, ma anche in relazione agli elementi geologici e geomorfologici del territorio. Nel corso di questo progetto è stata prodotta, già nel 2008, una prima Carta di Potenzialità Archeologica del centro storico ed una del territorio extra-urbano, seguendo le linee guida emesse dalla Soprintendenza. Proprio quest'ultima Carta di Potenzialità, quella a livello territoriale extra- urbano, ha costituito il primo esempio in regione e in campo nazionale.

1

Questo volume nasce con l'intento, innanzitutto, di rendere disponibile la cartografia tematica archeologica elaborata, che può risultare utile sia al semplice appassionato, sia al professionista che opera sul territorio, oltre a ciò si intende presentare nel dettaglio la metodologia alla base dello sviluppo del SIT e di tale cartografia, sperando che possa costituire un valido esempio per chiunque voglia cimentarsi con queste tematiche.

2

1. OBIETTIVI DEL PROGETTO

L’allora direttore del Museo Nazionale di Antichità di Parma, G. Monaco, dando notizia nel 1957 di alcuni rinvenimenti archeologici effettuati negli anni precedenti nel centro della città, scrisse: ”Poiché la nuova costruzione del 1948 era prospiciente la piazza sul lato ovest [in prossimità del foro romano, N.d.A.] a pochi metri di distanza dal punto ove fu trovato il mosaico del Centauro, era indubitabile che gli scavi per le fondazioni avrebbero condotto l’indagine

nell’ambiente adiacente a quello del Centauro. Così che la vigilanza fu assai attiva [

Va

innanzitutto qui notato che, purtroppo, lo sterro seguì trincee obbligate per le fondazioni, e non fu quindi totale, ma parziale, né poteva essere diverso, dovendosi seguire l’economia del lavoro edilizio, e non potendosi guidare il lavoro, se non eccezionalmente, a fini archeologici1 .

].

se non eccezionalmente, a fini archeologici ” 1 . ]. Fig. 1. Un'immagine dello scavo del

Fig. 1. Un'immagine dello scavo del 1928 in Piazza Garibadi che ha portato al ritrovamento del mosaico del Centauro, attualmente conservato presso il Museo Archeologico Nazionale (da Monaco 1957, p. 233).

Queste poche parole, così lontane nel tempo, appaiono straordinariamente attuali nei contenuti e descrivono appieno i concetti e le difficoltà incontrati ancora oggi nella tutela del patrimonio archeologico durante le attività di trasformazione dei centri urbani e del territorio. La sensibilità per tutto ciò che apparteneva al passato, dimostrata già in quegli anni dai funzionari cittadini preposti alla tutela delle antichità parmensi, è bene evidente nelle accurate e dettagliate

1 MONACO 1957, pp. 233-234.

3

esposizioni pubblicate nel Notiziario Archeologico 2 . Queste denotano già una accentuata maturità nei confronti di quello che viene oggi comunemente definito “rischio archeologico” 3 e di quanto esso coinvolga aspetti che superano quelli puramente scientifici, andando ad intaccare anche interessi economici di non inferiore rilevanza. Le considerazioni effettuate da G. Monaco sulla potenzialità archeologica di una zona già interessata da rinvenimenti - il mosaico del Centauro rinvenuto nel 1928 (fig. 1) – può apparire scontata, ma solo ad uno sguardo superficiale di chi ha scarsa esperienza nell’assistenza archeologica urbana: tali considerazioni, infatti, implicano un’esatta conoscenza dei rinvenimenti del passato, soprattutto da un punto di vista topografico, informazioni spesso non facilmente

ricavabili negli Archivi dei Musei e delle Soprintendenze e talvolta affidate alla memoria storica dei funzionari del momento. G. Monaco esprime anche il disappunto per non aver potuto eseguire lo scavo su tutta l’area interessata dalle opere, come avrebbe fortemente voluto, ma di essersi dovuto piegare alle prioritarie esigenze dettate dall’economia del lavoro. É il 1948 e siamo negli anni della ricostruzione seguita alla conclusione del secondo conflitto mondiale ed è certamente impensabile

di poter rallentare i lavori di ricostruzione dell’isolato, bombardato proprio durante la guerra, e di

poter accrescere il costo dei lavori per portare a termine lo scavo archeologico. Anche questa considerazione non può passare inosservata. Tutt’ora le società private che forniscono assistenza archeologica sono di fatto percepite come un vero e proprio ostacolo dalle imprese edili e dalle stesse amministrazioni comunali, poiché i fermi cantiere dovuti ai rinvenimenti archeologici costituiscono per loro una perdita economica rilevante, in certi casi determinante all’annullamento dei lavori. Si crea in tal modo un clima di conflittualità controproducente per entrambe le parti. Ovviamente non esiste una soluzione miracolosa di questo problema, almeno fino a quando anche l’ultimo frammento di ceramica non sarà stato riportato alla luce, ma esistono delle procedure che consentono di evitare lo scontro almeno in parte, procedure che permettono di valutare il potenziale archeologico di un’area in anticipo, in fase programmatoria, consentendo di conseguenza agli archeologi di agire prima dell’avvio dei lavori, riducendo in tal modo gli scavi d’emergenza e i successivi fermi cantiere; insieme di procedure che vanno comunemente sotto il nome di archeologia preventiva. In conclusione, già in quelle parole emerge in modo chiaro la pressante necessità dell’archeologo di conciliare le proprie esigenze di tutela con quelle solitamente opposte dell’impresa esecutrice dei lavori. Ciò può essere compiuto solamente riallacciando quel dialogo perduto tra archeologi, impresari e amministrazioni cittadine, operando affinché le indagini archeologiche preventive diventino il primo passo di qualsiasi lavoro pubblico e privato, in modo che la pianificazione urbanistica avvenga in armonia con i caratteri storici dei luoghi, nel rispetto del patrimonio archeologico che ancora essi conservano.

Negli ultimi decenni Parma ed il suo territorio hanno subito un’incessante opera di urbanizzazione e trasformazione, alla quale si è inevitabilmente accompagnata una crescita esponenziale degli interventi archeologici, con conseguenze non sempre vantaggiose sull’attività della Soprintendenza (fig. 2), il cui compito consiste proprio nel tutelare e conservare i resti archeologici. Infatti, lo sviluppo continuo di competenze e tecnologie nel settore dell’archeologia professionale, cioè quella legata ai cantieri cosiddetti d’emergenza 4 , ha determinato che la quantità

di reperti e d’informazioni che gli archeologi sono oggi in grado di recuperare siano cresciute a

2 Si veda passim “Notizie degli Scavi di Antichità” tra gli anni 1941 e 1957.

3 La dizione “rischio archeologico” è abitualmente utilizzata nel campo della tutela, ma è stata da più parti criticata per la sua valenza negativa proprio nei confronti del patrimonio archeologico. Questa definizione tradisce una posizione riduttiva che mira a tenere distinti i beni da tutelare dagli interventi di trasformazione del territorio, mentre l’obiettivo dovrebbe essere quello non di non interferire con i resti antichi, ma di raggiungere una pianificazione coerente con essi:

tra gli altri D’ANDREA 2000, p. 157; LA REGINA 2001, p. 30; MELUCCO VACCARO 2001.

4 Si tratta di una denominazione ormai d’uso comune per indicare gli scavi archeologici originati non da attività di ricerca vera e propria, come quelli universitari, ma da rinvenimenti occasionali avvenuti durante lavori di scavo o edilizi in generale.

4

dismisura, dando così origine a consistenti raccolte troppo spesso di difficile gestione da parte delle Soprintendenze, a causa di una carenza cronica di personale e risorse. Tra il 1847, anno a cui risale il più antico scavo archeologico noto nel Comune di Parma, e il 2009 sono state individuate 654 evidenze archeologiche e sono stati compiuti 526 scavi archeologici; di questi ben 408 sono stati realizzati solamente dal 1990 in avanti.

ben 408 sono stati realizzati solamente dal 1990 in avanti. Fig. 2. Rapporto tra il numero

Fig. 2. Rapporto tra il numero di scavi e siti archeologici e l'anno dell'intervento.

Da tale situazione emergono due necessità impellenti: innanzitutto quella di censire gli scavi e i siti archeologici, attraverso strumenti e procedure moderne che ne consentano una gestione agile e all’avanguardia 5 ; in secondo luogo, quella dello studio esaustivo del patrimonio archeologico al fine di ricostruire e comprendere l’evoluzione del paesaggio e della città fino ai giorni nostri. Oltre a ciò, la costante trasformazione del territorio ha fatto emergere la necessità di un controllo del territorio stesso sempre più capillare da parte degli organi preposti alla tutela, oltre alla necessità di agire, il più possibile, attraverso procedure di archeologia preventiva. Tale denominazione, di uso comune da alcuni anni, abbraccia un ventaglio di metodologie il cui obiettivo è determinare le potenzialità archeologiche di un’area nel modo meno invasivo possibile e preventivamente a qualsiasi opera di scavo, al fine di programmare adeguatamente gli interventi archeologici di volta in volta necessari. In tal modo, da un lato si favorisce l’azione di tutela dei funzionari della Soprintendenza archeologica, dall’altro si agevola la programmazione dei lavori da parte delle Amministrazioni Comunali e delle imprese private, mostrando loro ciò che potrebbe attenderle nel corso dei lavori. È ben noto, infatti, come qualunque opera di nuova realizzazione, in funzione della sua ubicazione, possa determinare un impatto sul patrimonio archeologico. Le nuove infrastrutture devono considerare tale patrimonio come un elemento fondamentale di cui tener conto sin dalla prima definizione dell’opera e, in sinergia con la Soprintendenza, i progettisti devono studiare soluzioni per minimizzare il rischio di interferire con i resti del passato. È più che mai indiscutibile, pertanto, la necessità di sviluppare strumenti che sfruttino i dati archeologici a scopi di tutela e prevenzione nel campo della programmazione territoriale e urbanistica, per sostenere e coadiuvare le attività di archeologia preventiva della Soprintendenza. La Legge 25 Giugno 2005 n. 109 6 , in particolare gli articoli 2-ter, 2-quater e 2-quinquies, regolamenta l'attuale procedura per le valutazioni preventive del rischio archeologico e stabilisce che le stazioni appaltanti inviino alle competenti Soprintendenze i progetti preliminari delle opere corredati da indagini geologiche ed archeologiche. Tali indagini prevedono la consultazione del

5 Prima della realizzazione di questo progetto esisteva esclusivamente un archivio cartaceo degli scavi e dei siti archeologici e non esisteva alcuna Carta Archeologica o di Potenzialità Archeologica della città, né del territorio.

6 Si veda Allegato n. 1. Per un commento alla legge si veda MALNATI 2005.

5

materiale d’archivio e bibliografico, la ricognizione dei terreni e la fotointerpretazione, allo scopo

di identificare e localizzare aree interessate da ritrovamenti e di determinare le caratteristiche

archeologiche dell’area oggetto dei lavori. L'insieme delle informazioni desunte da tali fonti permette di valutare il rischio archeologico relativo all'opera in progetto, distinguendo aree a

rischio differente. Tale distinzione consente di suggerire strategie in merito al prosieguo dei lavori, compatibilmente con il rispetto delle eventuali aree in cui la concentrazione dei rinvenimenti lasci presupporre la presenza di strutture sepolte.

In risposta a tutte queste problematiche è nato il progetto “Sistema Informativo Territoriale

Archeologico del Comune di Parma”. Tale progetto è stato avviato in via sperimentale nell’estate del 2006 sull’area campione del centro storico, grazie ad una convenzione tra Museo Archeologico Nazionale di Parma e Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena e con la collaborazione della Compagnia Generale di Ripreseaeree 7 . In seguito esso è proseguito grazie al finanziamento dell’Assessorato ai Lavori Pubblici che ha deciso di inserire nel PSC la Carta Archeologica e la

Carta della Potenzialità Archeologica elaborate nel corso di questo lavoro 8 . Il fine del progetto era

di creare uno strumento utile alla gestione, all’analisi e alla tutela del nostro patrimonio

archeologico, tale da risultare funzionale sia alle esigenze della ricerca storico-archeologica da

parte di specialisti, sia a quelle della Soprintendenza nel campo della tutela, come a quelle dell’amministrazione comunale e delle imprese private nell’ambito della programmazione urbanistica.

Il primo passo di questo lavoro è stato il censimento sistematico di tutti i rinvenimenti

archeologici effettuati nel territorio del Comune di Parma. A questo scopo si è effettuata la revisione della documentazione relativa, iniziando dalla bibliografia edita 9 e proseguendo con l’archivio 10 della Soprintendenza ai Beni Archeologici conservato presso il Museo Archeologico

Nazionale. I dati progressivamente raccolti sono stati inseriti in un Sistema Informativo Territoriale appositamente elaborato, cioè un’applicazione informatica che consente di gestire in associazione sia informazioni di tipo spaziale, quindi relative al posizionamento dei rinvenimenti archeologici,

sia informazioni tematiche, quali le caratteristiche di ogni rinvenimento.

In una fase successiva, sfruttando le potenzialità e gli strumenti del S.I.T., sono stati elaborati i

dati raccolti al fine di produrre cartografie tematiche esplicanti il rischio archeologico del territorio.

Esse costituiscono un valido supporto per le valutazioni di impatto archeologico di progetti edilizi, permettendo di valutare in anticipo il rischio archeologico di una determinata area e riducendo in

tal modo gli onerosi fermi cantiere, oltre ai tempi e ai costi dell’assistenza archeologica.

Il S.I.T. Archeologico è attualmente disponibile per la consultazione presso il Museo Archeologico Nazionale di Parma sia nella versione completa in digitale, che nella versione

cartacea.

All’interno del S.I.T. i dati archeologici possono essere visualizzati, a seconda delle esigenze,

su basi cartografiche di diverso tipo: è possibile scegliere tra la Cartografia Tecnica Regionale in

scala 1:5.000 e in scala 1:10.000, la Carta Geologica Regionale, la Carta di Uso del Suolo, la Carta Storica Regionale, l’Atlante Sardi (1767), le ortofoto in bianco e nero del 1945 e quelle moderne a colori, il Modello Digitale del Terreno (DEM). In associazione a questi livelli è, inoltre, possibile visualizzare i punti quotati con le quote assolute in m s.l.m. e le curve di livello con equidistanza

fino a 1 m.

I dati archeologici che possono essere consultati riguardano gli scavi archeologici,

comprensivi di scavi estensivi e di emergenza, saggi, trincee e carotaggi, ed inoltre le segnalazioni,

frutto di ricerche di superficie di appassionati e professionisti locali, e ancora gli elementi della centuriazione, le aree vincolate per legge e le aree di assenza archeologica, cioè tutte quelle zone che, in seguito a scavi, si sono mostrate prive di qualsiasi preesistenza archeologica.

7 BIGLIARDI 2006. BIGLIARDI 2007.

8 BIGLIARDI 2008. BIGLIARDI 2009A. BIGLIARDI 2009B. BIGLIARDI 2009C. BIGLIARDI 2010.

9 L’aggiornamento dei dati bibliografici è al 2010. 10 L’aggiornamento dei dati d’archivio è al 2008.

6

Infine, è possibile consultare tutte le elaborazioni realizzate: la Carta Archeologica e la Carta

di Potenzialità Archeologica, sia quelle dell’intero Comune che quelle di dettaglio del Centro

Storico, e la Carta della Visibilità Archeologica di Superficie. Le informazioni inserite nel S.I.T. sono suddivise in tabelle differenti al fine di rendere più agevole sia la fase d’inserimento dati, sia quella successiva di consultazione e interrogazione, salvaguardando così la pluralità delle informazioni relative ad ogni rinvenimento e separandole per aree tematiche. Sono inserite le informazioni riguardanti lo scavo: il tipo e l’anno dell’intervento,

l’esecutore tecnico e il direttore scientifico, la posizione della documentazione (relazioni, rilievi e fotografie) nell’archivio della Soprintendenza presso il Museo Archeologico Nazionale, la profondità del rinvenimento e lo stato attuale di conservazione, in altre parole se il rinvenimento è ancora in posto o se l’area è stata “bonificata”. Inoltre, vengono inserite informazioni di carattere strettamente storico/archeologico riguardanti la definizione tipologica del rinvenimento, la cronologia, la bibliografia e per molti siti è disponibile un link che permette di visualizzarne alcune immagini. Infine, per ogni sito sono inserite le indicazioni riguardanti le caratteristiche geologiche del terreno, la destinazione d’uso del suolo e la visibilità archeologica di superficie. In conclusione, il S.I.T. riunisce molteplici funzionalità:

- gestione agile e all’avanguardia dei dati di ogni rinvenimento archeologico, permettendo per ognuno di essi di risalire agevolmente e rapidamente alla rispettiva documentazione cartacea

d’archivio, e presentando di ciascuno una sintesi delle caratteristiche archeologiche elaborata sulla base delle relazioni di scavo;

- supporto alla ricerca storico-archeologica del territorio, permettendo di eseguire ricerche e selezioni in base alla tipologia e alla cronologia del rinvenimento e fornendo l’eventuale

bibliografia edita per ciascuno di essi; risulta così possibile realizzare molteplici carte cronologiche, tematiche, tipologiche, ecc - supporto all’azione di tutela e di pianificazione urbanistica della Soprintendenza Archeologica e dell’Amministrazione Comunale per mezzo di elaborati quali la Carta Archeologica e, in particolare, la Carta di Potenzialità Archeologica; quest’ultima è stata elaborata considerando non solo i rinvenimenti archeologici noti dai dati d’archivio e bibliografici, ma anche esaminando

le caratteristiche geologiche e geomorfologiche del territorio, rendendola, quindi, uno strumento

perfettamente in linea con i dettami della Legge 25 giugno 2005 n. 109 per quel che riguarda le valutazioni di rischio archeologico preventive in sede di progettazione preliminare.

7

2. I SISTEMI INFORMATIVI TERRITORIALI

Una Sistema Informativo Territoriale, o S.I.T., è un’applicazione informatica basata su un

software G.I.S., acronimo di Geographic Information System, che consente di gestire ed elaborare dati riferibili ad elementi geograficamente riferiti, cioè localizzabili sulla superficie terrestre. In sintesi, un’applicazione GIS consente di gestire in modo combinato due tipologie diverse di dati (fig. 1):

- dati spaziali, cioè elementi che possiedono caratteristiche geografiche, che potremmo

riassumere in posizione, forma e dimensione; ad esempio, in archeologia, dimensione e forma delle strutture archeologiche o delle unità stratigrafiche o, più semplicemente, delle aree archeologiche;

- dati alfanumerici, che descrivono le caratteristiche degli elementi spaziali e per questo

denominati attributi; ad esempio le informazioni riguardanti le strutture archeologiche, le unità stratigrafiche o le aree archeologiche.

le unità stratigrafiche o le aree archeologiche. Fig. 1. Un esempio della struttura del SIT Archeologico

Fig. 1. Un esempio della struttura del SIT Archeologico del Comune di Parma.

Le principali componenti di un S.I.T. sono tre:

- il software: un software G.I.S. deve possedere strumenti per visualizzare, sia in 2D che in

3D, gli elementi spaziali, deve possedere un database geografico, o geodatabase, dove vengono

raccolti e gestiti tutti i dati, sia quelli spaziali che i rispettivi attributi, e, infine, deve possedere strumenti di analisi spaziale, o geoprocessing, per elaborare, analizzare e presentare i dati che sono stati raccolti all’interno del geodatabase;

- l’hardware: il componente principale è ovviamente il computer su cui funziona il software,

ma in aggiunta possono essere utili molti altri componenti: ad esempio scanner a rullo per l’inserimento di cartografie di grandi dimensioni, tavolette per la digitalizzazione complessa, memorie esterne per l’archiviazione dei dati e plotter a colori per la stampa di cartografie;

- le persone: i programmatori costituiscono la parte cruciale, in quanto essi sono i responsabili

della progettazione del S.I.T. e dell’analisi dei dati. La creazione e la gestione di un S.I.T., infatti,

non è mai un procedimento oggettivo e per questo motivo è essenziale che gli utenti che dovranno lavorare con il sistema siano coinvolti dai programmatori fin dalle prime fasi del lavoro e che i

8

programmatori stessi possiedano un’adeguata conoscenza del settore nel quale il S.I.T. verrà impiegato. In caso contrario sono concreti i rischi di creare un Sistema inutile ai fini degli obiettivi originari del progetto in questione, qualora i programmatori siano estranei al settore tematico del progetto, oppure di non riuscire a sfruttare appieno le funzionalità del Sistema stesso, qualora gli utenti non siano stati minimamente coinvolti nelle fasi di progettazione. Dal punto di vista operativo i Sistemi Informativi Territoriali sono nati dall’esigenza di disporre di potenti strumenti per la raccolta e l’elaborazione di informazioni complesse ed eterogenee, al fine di mettere a disposizione dei responsabili di decisioni operative tutte le informazioni necessarie per effettuare le migliori scelte possibili. Un S.I.T. raccoglie dati relativi al mondo reale attraverso una serie di fonti, li acquisisce con una serie di procedure, li gestisce rendendoli consultabili all’interno di un database, li elabora attraverso le analisi che il programma permette di effettuare, ottenendo così ulteriori informazioni a partire dai dati disponibili: in questo modo il S.I.T. si configura come uno strumento di supporto alle decisioni, poiché fornisce agli utenti, ad esempio le Soprintendenze o le Amministrazioni Comunali, le informazioni necessarie per pianificare gli interventi da effettuare sul territorio.

Il SIT è stato interamente sviluppato utilizzando la moderna tecnologia ESRI ArcGIS™ che

sfrutta le grandi potenzialità di gestione dei dati in un unico ambiente integrato: il geodatabase, abbreviazione di database geografico, che costituisce un’applicazione di archiviazione e gestione di

dati spaziali georeferenziati e alfanumerici. La scelta di tale applicazione ha alla base alcuni motivi

di ordine pratico: innanzitutto, perché è il software utilizzato dall’Amministrazione Comunale di

Parma per la gestione del proprio Sistema Informativo Territoriale, in secondo luogo perché si

tratta di una delle applicazioni commerciali più diffuse tra gli operatori di S.I.T., garantendo, così, una sicura e facile comunicazione anche con altri sistemi grazie ai numerosi formati di interscambio disponibili. ESRI ArcGIS Desktop™ è la denominazione consueta per indicare tre diversi prodotti software che si caratterizzano per il fatto di possedere identiche interfacce grafiche e funzionalità comuni, ma si differenziano per la quantità ed il tipo di operazioni in grado di eseguire. Dal più semplice al più complesso essi sono:

• ESRI ArcView™: permette di realizzare mappe, interrogare dati geografici, stabilire

relazioni spaziali fra entità, effettuare operazioni sulla forma grafica degli elementi spaziali e sugli

attributi;

• ESRI ArcEditor™, oltre a garantire tutte le funzionalità già presenti in ArcView, è

principalmente orientato alla creazione e alla gestione del geodatabase. Con ArcEditor™ è

possibile creare ed aggiornare database e database schema per shapefile, personal ed enterprise geodatabase. ArcEditor™ è inoltre uno strumento completo per la produzione di mappe e per l’interrogazione dei dati; • ESRI ArcInfo™ è il prodotto che annovera il maggior numero di funzionalità tra i prodotti della famiglia ArcGIS™. Esso include tutte le funzionalità di ArcView™ e ArcEditor™ e permette

di gestire una maggiore quantità di tipi di dati ed effettuare analisi più avanzate, soprattutto per

quanto riguarda la topologia.

A completamento del sistema ArcView™, ArcEditor™ ed ArcInfo™ dispongono di una serie

di moduli aggiuntivi (estensioni) per l’utilizzo di funzionalità specifiche. Tra le estensioni sono

disponibili: ArcGIS™ Spatial Analyst per la gestione e l’analisi dei dati raster; ArcGIS™ 3D Analyst per la gestione e l’analisi dei dati tridimensionali, ArcGIS™ Geostatistical Analyst per l’interpolazione e l’analisi delle superfici, ArcGIS™ Image Analysis per l’elaborazione delle immagini, ArcGIS™ ArcPress per la rasterizzazione delle mappe e la stampa di alta qualità. ArcView™, ArcEditor™ e ArcInfo™ sono costituiti da quattro applicazioni integrate tra loro e denominate ArcCatalog™, ArcMap™, ArcToolbox™ e ArcScene™:

- ArcCatalog™ è l’applicazione che permette all’utente di organizzare e gestire i dati del GIS (il geodatabase): include strumenti per visualizzare i dati geografici e l’informazione descrittiva a loro associata, visualizzare e gestire i metadati;

9

- ArcMap™ è l’applicazione che permette all’utente di effettuare modifiche dei dati

cartografici e le operazioni di allestimento di cartografie. Consente di realizzare mappe a partire da informazioni di tipo geografico organizzate in livelli informativi, attribuire colori e simboli a ogni entità costituente un determinato livello, eseguire selezioni di entità per via grafica o tramite interrogazioni SQL (Structured Quaery Language), stabilire ed analizzare eventuali relazioni

spaziali intercorrenti tra entità diverse appartenenti allo stesso livello o a livelli diversi, creare layout di stampa.

- ArcToolBox™ è l’applicazione che permette all’utente di utilizzare gli strumenti di

elaborazione (geoprocessing) che sono resi disponibili o che l’utente si può essere creato utilizzando Visual Basic for Application. È importante notare che ArcToolbox™ per ArcInfo™

comprende un insieme di strumenti completi per il geoprocessing (più di 170), conversione dati, gestione della mappa, analisi di sovrapposizione, proiezioni e molto altro. ArcToolbox™ per ArcView™ ed ArcEditor™ comprende 36 strumenti utilizzati comunemente per la conversione e gestione dei dati. L’ArcToolbox™ comprende inoltre anche i comandi per alcune estensioni, come il 3D Analyst, lo Spatial Analyst e la Data Interoperability

- ArcScene™ è l’applicazione destinata alla visualizzazione tridimensionale delle entità

contenute nei livelli informativi di lavoro; attraverso tale applicazione è possibile creare ed analizzare superfici (pendenza, esposizione ed illuminazione dei versanti) da dati vettoriali tridimensionali.

10

3. CARTOGRAFIA DI BASE

La prima fase fondamentale per la creazione di una banca dati geografica è quella di acquisizione delle cartografie di base già disponibili per il territorio oggetto dell’indagine. La base cartografica, acquisita in formato cartaceo e/o raster e/o vettoriale, è ovviamente indispensabile per la contestualizzazione dei numerosi livelli informativi archeologici successivamente elaborati. Accanto alla verifica nell’ambito delle banche dati commerciali, si è proceduto all’analisi e all’eventuale acquisizione di quanto disponibile presso gli uffici competenti della Regione e degli Enti gestori. Tutta la documentazione digitale acquisita è stata sottoposta ad un’attenta fase di analisi e verifica dei requisiti di georeferenziazione per allinearla ad un unico sistema di coordinate geografiche comune a tutti i livelli informativi presenti nel geodatabase. Il sistema di riferimento geografico prescelto è coerente con quello adottato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Parma (generalmente definito UTM* o UTM-R o UTM-RER): ED_1950_UTM_Zone_32N, false easting: 500000, false northing: 0.

3.1. CARTA TECNICA REGIONALE IN SCALA 1:5.000 (fig. 4)

I vari livelli informativi della Carta Tecnica Regionale sono stati importati nel geodatabase

dal formato shapefile e organizzati come feature classes in un distinto feature dataset 11 denominato

“CTR_5K”: CTR_5K_Località; CTR_5K_Fabbri (alias: Edifici); CTR_5K_Quote; CTR_5K_Numeri_civici; CTR_5K_Scarpate; CTR_5K_Veslin (alias: Linee di vestizione); CTR_5K_Vespol (alias: Poligoni di vestizione); CTR_5K_Vuovia (alias: Viabilità); CTR_5K_Viab02nomi_agg (alias: Nomi viabilità); CTR_5K_Quote. Fonte: Ufficio SIT del Comune di Parma.

3.2. CARTA TECNICA REGIONALE IN SCALA 1:10.000 (fig. 5)

Rilevamento: 1973-1979. Edizione: 1975 - in corso. Si tratta di sette tavole in formato raster TIFF: 181_NEa4.tif; 181_SEa4.tif; 182_SOa4.tif; 199_NEa4.tif; 199_SEa4.tif; 200_NOa4.tif; 200_SOa4.tif. Fonte: Archivio Cartografico della Regione Emilia-Romagna.

3.3. CARTA GEOLOGICA DI PIANURA DELL’EMILIA ROMAGNA IN SCALA 1:250.000 (fig. 6)

Rilevamento: 1982-1997. Edizione: 1999. Questa carta è stata scansionata ad una risoluzione di 400 dpi e successivamente georeferenziata e digitalizzata. Sono stati in tal modo creati vari livelli informativi sottoforma di feature classes organizzate all’interno del feature dataset denominato “Geologia_e_Uso_del_Suolo”. Fonte: Archivio Cartografico della Regione Emilia-Romagna.

Le feature classes create sono:

- Geol_250K_lines (alias: Limiti del bacino di provenienza e deposizione del sedimento):

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Tipologia_elemento_geologico

Text

Tipologia dell’elemento geologico

-

60

Text Tipologia dell’elemento geologico - 60 Fig. 4. Carta Tecnica Regionale in scala 1:5.000. Fig. 5.

Fig. 4. Carta Tecnica Regionale in scala 1:5.000.

- 60 Fig. 4. Carta Tecnica Regionale in scala 1:5.000. Fig. 5. Carta Tecnica Regionale in

Fig. 5. Carta Tecnica Regionale in scala 1:10.000.

12

- Geol_250K_paleoalvei (alias: Paleoalvei):

 

SHAPE Geometry: Line

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Riferimento_bibliografico

Text

Riferimento bibliografico

-

50

- Geol_250K_poly (alias: Depositi alluvionali e Unità pedostratigrafiche):

 

SHAPE Geometry: Poly

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Sigla_formazione

Short Integer

Sigla formazione

GEOL_250K_SFL_FRM

-

Descrizione

Text

Descrizione

 

2147483647

Sistema_deposizionale

Text

Sistema deposizionale

-

50

Unità_Pedostratigrafica

Text

Unità Pedostratigrafica

GEOL_250K_UNIT_PEDO

50

Riferimento_bibliografico

Text

Riferimento bibliografico

-

50

Geologia_sigla

Text

Geologia sigla

-

10

Questa ultima feature class è stata collegata alla tabella “Riferimenti_bibliografici” tramite una relationship class e sfruttando il campo comune “Riferimento_bibliografico” 12 . In questo ultimo campo, infatti, sono presenti esclusivamente i riferimenti bibliografici in forma abbreviata, mentre nella tabella “Riferimenti_bibliografici” sono presenti gli scioglimenti di tutte le abbreviazioni bibliografiche presenti nel geodatabase. I campi “Sigla formazione”, “Sistema deposizionale”, “Unità Pedostratigrafica” e “Riferimento bibliografico” della feature class contengono le definizioni presenti nella legenda della Carta in questione. Mentre il campo “Geologia sigla” costituisce il campo in cui è presente il codice che contraddistingue il poligono in termini di formazione geologica e unità pedostratigrafica e che è successivamente utilizzato, come si vedrà, per caratterizzare le aree di scavo in termini geologici.

3.4. CARTA DELL’USO DEL SUOLO IN SCALA 1:25.000 (fig. 7)

I sei fogli della Carta corrispondenti al Comune di Parma sono stati importati dal formato

shapefile e, sfruttando le funzioni Union e Dissolve dell’ArcToolBox™, sono stati unificati in un’unica feature class denominata “Uso_del_Suolo_25K_2003” e posizionata nel feature dataset “Geologia_e_Uso_del_Suolo”:

- Uso_del_Suolo_25K_2003 (alias: Carta di uso del suolo 25K (Edizione 2006):

 

SHAPE Geometry: Poly

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

PRECISION

COD_TOT

Short Integer

Sigla (Corine LC 2003)

-

0

12 Si veda il paragrafo 4.1.3.

13

Nel campo denominato “Sigla (Corine LC 2003)” sono riportati i codici del sistema di classificazione dell’uso del suolo CORINE Land Cover utilizzati nella Carta e nel database dell’Uso del Suolo della Regione Emilia Romagna. Fonte: Archivio Cartografico della Regione Emilia-Romagna.

Fonte: Archivio Cartografico della Regione Emilia-Romagna. Fig. 6. Carta Geologica di pianura dell'Emilia Romagna

Fig. 6. Carta Geologica di pianura dell'Emilia Romagna in scala 1:250.000.

3.5. ATLANTE SARDI IN SCALA 1:5.000 (fig. 8)

Fig. 7. Carta dell'uso del suolo in scala 1:25.000.

Rilevamento: 1767. Si tratta di una planimetria della città di Parma realizzata dal cartografo Pietro Sardi nel 1767. L’opera è composta da una carta generale della città realizzata alla scala 1:5.000 e da 27 tavole di dettaglio a colori. Per il presente lavoro è stata inserita esclusivamente la carta generale: essa è stata scansionata e successivamente georeferenziata attraverso una rettifica polinomiale che ha sfruttato l’individuazione di punti omologhi sull’immagine e sulla cartografia attuale di riferimento. Fonte: Museo Archeologico Nazionale di Parma.

3.6. CARTA STORICA REGIONALE IN SCALA 1:50.000 (fig. 9)

Rilevamento: dal 1828 al 1853. Edizione: 1999. È tratta dalla produzione topografica austriaca (scala 1:86.400) e piemontese (scala 1:50.000) della prima metà dell’Ottocento. L’area d’interesse è suddivisa in 5 tavole in formato TIFF georeferenziato organizzate nella cartella “Carta_Storica_Regionale_50K”: 181a4.tif, 182a4.tif, 181_4.tif, 199a4.tif, 200a4.tif. Fonte: Archivio Cartografico della Regione Emilia-Romagna.

14

Fig. 8. Atlante Sardi del 1767 in scala 1:5.000. Fig. 9. Carta storica regionale in

Fig. 8. Atlante Sardi del 1767 in scala 1:5.000.

Fig. 8. Atlante Sardi del 1767 in scala 1:5.000. Fig. 9. Carta storica regionale in scala

Fig. 9. Carta storica regionale in scala 1:50.000.

15

Fig. 10. Fotografie aeree del 1945 (© Blom – CGR Parma) Fig. 11. Fotografie aeree

Fig. 10. Fotografie aeree del 1945 (© Blom – CGR Parma)

Fig. 10. Fotografie aeree del 1945 (© Blom – CGR Parma) Fig. 11. Fotografie aeree del

Fig. 11. Fotografie aeree del 2000 (Immagine “TerraItaly™ - © Blom – CGR Parma).

16

3.7.

MOSAICO DI ORTOFOTO AEREE IN B/N DEL 1945 (fig. 10)

Acquisizione: 1945. Si tratta di un mosaico di ortofoto in B/N realizzate il 16 aprile 1945 dall’esercito americano in seguito ai bombardamenti sulla città. Fonte: Compagnia Generale di Ripreseaeree di Parma.

3.8. MOSAICO DI ORTOFOTO AEREE A COLORI IT2000”™ (fig. 11)

Acquisizione: 1998/99. Consiste in un mosaico di ortofoto digitali a colori ottenuto dalle riprese del 1998/99 realizzate nel contesto del programma “it2000”™ (TerraItaly™ 1998/99). Fonte: Compagnia Generale di Ripreseaeree di Parma.

3.9. MODELLO DIGITALE DEL TERRENO (DIGITAL TERRAIN MODEL O DTM)

Attraverso il modulo Spatial Analist dell’applicazione ESRI ArcScene™ i punti quotati disponibili sono stati utilizzati come mass points per la creazione del Digital Terrain Model dell’intero territorio comunale, prima in formato TIN 13 e successivamente trasformato nel formato raster TINGRID 14 . Un Digital Terrain Model è una rappresentazione numerica di una porzione

della superficie naturale del terreno (esclusi quindi gli elementi che lo coprono, come boschi, case,

ecc

),

costituita dall’insieme delle quote dei punti del terreno.

13 Un TIN (Triangulated Irregular Network) rappresenta una superficie attraverso una serie di triangoli che si appoggiano a dei vertici, tali vertici sono i dati di input che forniscono i valori di quota (mass points, breaklines, exclusion polygons).

14 Il TINGRID è la trasformazione del TIN dal formato vettoriale al formato raster. La superficie descritta dal TIN viene suddivisa in una maglia di celle regolari ad ognuna delle quali viene attribuito un valore di quota interpolato a partire dai dati di input del TIN.

17

4. RACCOLTA E ORGANIZZAZIONE DEI DATI: IL GEODATABASE

4.1. DISEGNO E CREAZIONE DEL GEODATABASE

Un geodatabase, abbreviazione di geographic database, è un database che contiene

informazioni geografiche di vario tipo e ne permette l’organizzazione e la gestione mediante le normali funzionalità offerte da un database relazionale.

Il modello di base per la gestione di un archivio si fonda sulla teoria matematica delle matrici

e si esplicita in campo informatico con il concetto di tabella suddivisa in righe e in colonne. Una

riga rappresenta un’unità di informazione all’interno dell’archivio ed è composta da un numero predefinito e variabile di colonne. La riga di una tabella è detta record, mentre la colonna è detta campo (o attributo). In definitiva una tabella è un database semplice, bidimensionale; in questo senso è spesso definito come archivio lineare. Una simile organizzazione può risultare molto farraginosa con l’aumentare della complessità e della diversificazione delle informazioni. La soluzione è rappresentata da una gestione relazionale dei dati, attraverso la quale più archivi lineari (tabelle) sono messi in relazione per mezzo di una colonna comune. La teoria relazionale si basa su tre concetti fondamentali: le tabelle appena descritte, gli identificatori (ovvero i campi comuni a più

tabelle che permettono di stabilire le relazioni), le relazioni. La teoria relazionale classica prevede tre categorie di relazioni:

- 1:1, si tratta della relazione che collega un record di un archivio ad uno ed un solo record di un altro archivio;

- 1:N; N:1, mette in relazione un record di un archivio (detto principale o master) con N

record di un altro archivio (detto secondario), o viceversa. Per gli archivi del SIT archeologico si avrà, ad esempio, una relazione di tipo 1:N dall’elemento Area di scavo verso la tabella Fasi sito (per una ed una sola area archeologica si possono avere n schede di sito);

- N:N, si tratta delle relazioni più complesse da gestire. Tramite questa relazione vengono

messi in collegamento n record di un archivio con n record di un altro archivio, secondo un criterio

logico aderente all’architettura globale del database relazionale.

I due elementi principali che compongono un geodatabase sono le feature classes e le tables:

Le prime contengono gli elementi geografici rappresentati sottoforma di punti, linee o poligoni con

i loro attributi (campi) e possono essere organizzate in feature datasets, che altro non sono che

gruppi di feature classes che condividono il medesimo sistema geografico di riferimento; le seconde, le tables, sono tabelle standard di un database organizzate in righe e colonne, che contengono attributi (campi) alfanumerici aggiuntivi delle feature classes (fig. 12). Gli elementi contenuti in un geodatabase possono essere relazionati tra loro, table con feature class, feature class con feature class oppure table con table, attraverso la creazione di una relationship class, che sfrutta la presenza di un campo chiave comune. Questo, ad esempio, permette di effettuare analisi e ricerche in una feature class interrogando gli attributi di una o più tables/feature classes correlate.

4.1.1. Feature datasets

Nel S.I.T. sono presenti 5 feature datasets principali:

a - “Archeologia”: contiene tutte le feature classes di tipo archeologico;

b - “CTR_5K”, contiene tutte le feature classes relative alla Carta Tecnica Regionale in scala

1:5.000;

c - “Geologia_e_Uso_del_Suolo”, contiene tutte le feature classes relative alla Cartografia

Geologica e di Uso del Suolo;

d - “Layout”: contiene tutti gli elementi di griglia per la suddivisione in fogli utilizzati nei

layout.

18

e – “Elaborazioni_cronologiche_COMUNE”: contiene tutte le feature classes utilizzate

nell’elaborazione delle carte cronologico-tematiche relative al territorio comunale. f – “Elaborazioni_cronologiche_CS”: contiene tutte le feature classes utilizzate nell’elaborazione delle carte cronologico-tematiche relative al centro storico della città di Parma.

relative al centro storico della città di Parma. Fig. 12. Sintesi dei principali elemen ti contenuti

Fig. 12. Sintesi dei principali elementi contenuti all’interno del SIT Archeologico: tables e feature classes.

4.1.2. Feature classes di tipo archeologico

Esse costituiscono i livelli grafici in cui vengono inseriti tutti gli elementi archeologici d’interesse e, per questo, possono essere considerate il cuore del S.I.T. Esse sono:

a

- Aree sottoposte a vincolo archeologico;

b

- Aree di assenza archeologica;

c

- Scavi archeologici di posizionamento incerto;

d

- Scavi archeologici di posizionamento certo;

e

- Segnalazioni archeologiche di posizionamento incerto;

f

- Segnalazioni archeologiche di posizionamento certo;

g

- Centuriazione romana;

h

- Carta della Potenzialità Archeologica del Centro Storico;

i

- Carta della Potenzialità Archeologica del Comune I;

l

- Carta della Potenzialità Archeologica del Comune II.

a

- Aree sottoposte a vincolo archeologico

In questo livello sono inserite le aree archeologiche vincolate dallo stato ai sensi della Legge 1

giugno 1939 n. 1089 o del Decreto Legislativo 29 ottobre 1999 n. 490.

SHAPE Geometry: Poly FIELD NAME DATA TYPE ALIAS DOMAIN LENGHT
SHAPE Geometry: Poly
FIELD NAME
DATA TYPE
ALIAS
DOMAIN
LENGHT

19

Nome

Text

Nome area

 

- 50

COD

Text

Riferimento d’archivio

 

- 50

Riferimento_legislativo

Text

Riferimento legislativo

VINCOLO

50

b – Aree di assenza archeologica

In questo livello sono inserite le aree nelle quali sono stati effettuati scavi archeologici o saggi di scavo che hanno verificato l’assenza totale di qualsiasi tipo di entità archeologica.

 

SHAPE Geometry: Poly

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID

Short Integer

ID

- 50

 

Località

Text

Località

- 50

 

Indirizo_postale

Text

Indirizzo postale

- 50

 

Tipo_posizionamento

Text

Tipo posizionamento

POS_TIPO

50

Precisione_posizionamento

Short Integer

Precisione posizionamento

POS_PREC

50

SHAPE_Area

Double

Dimensione area mq

-

50

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARCH_I

5

depositi noti

Potenzialita_archeologica_II

Text

Potenzialità archeologica II:

POTENZ_ARCH_II

5

sintesi

Data_compilazione_

Text

Data compilazione/ ultimo aggiornamento scheda

-

50

ultimo_aggiornamento_scheda

Nome_compilatore

Text

Nome compilatore

-

50

Relationship classes create:

-

con la tabella “Scavi” 15 attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-N).

c

- Scavi archeologici di posizionamento incerto

In questo livello sono raccolti gli scavi archeologici per i quali non è disponibile nei documenti d’archivio l’esatto posizionamento dell’area oggetto dell’indagine e neppure l’esatta estensione di essa.

 

SHAPE Geometry: Point

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID

Short Integer

ID

- 50

 

Località

Text

Località

- 50

 

Indirizzo_postale

Text

Indirizzo postale

- 50

 

Tipo_posizionamento

Text

Tipo posizionamento

POS_TIPO

50

15 Per tutte le tabelle si veda il paragrafo 4.1.3.

20

Precisione_posizionamento

Short Integer

Precisione posizionamento

POS_PREC

50

Quota_massima_area_m

Float

Quota massima dell’area in m s.l.m.

- -

 

Quota_minima_area_m

Float

Quota minima dell’rea in m s.l.m.

- -

 

Profondità_massima_relativa_m

Float

Profondità massima relativa in

- -

 

m

Profondità_rinvenimento_m

Float

Prondità del rinvenimento in

- -

 

m

Stato_di_conservazione

Text

Stato di conservazione attuale

CONS

-

Uso_del_suolo_sigla

Short Intger

Uso del suolo (sigla Corine LC 2003)

-

10

Geologia_sigla

Text

Geologia sigla

-

10

Visibilità

Text

Visibilità archeologica superficiale

VISIBILITÀ

10

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARCH_I

5

depositi noti

Potenzialita_archeologica_II

Text

Potenzialità archeologica II:

POTENZ_ARCH_II

5

sintesi

Data_compilazione_ultimo

Text

Data compilazione/ ultimo aggiornamento scheda

-

50

_aggiorna-mento_scheda

Nome_compilatore

Text

Nome compilatore

-

50

Relationship classes create:

- con la tabella “Scavi” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-N);

- con la tabella “Siti” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-N);

- con la tabella “Uso_del_suolo” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1);

- con la tabella “Geologia” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1).

d - Scavi archeologici di posizionamento certo In questo livello sono raccolti gli scavi archeologici per i quali è disponibile nei documenti d’archivio l’esatto posizionamento dell’area oggetto dell’indagine e l’esatta estensione di essa.

 

SHAPE Geometry: Poly

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID

Short Integer

ID

- 50

 

Località

Text

Località

- 50

 

Indirizo_postale

Text

Indirizzo postale

- 50

 

Tipo_posizionamento

Text

Tipo posizionamento

POS_TIPO

50

Precisione_posizionamento

Short Integer

Precisione posizionamento

POS_PREC

50

Quota_massima_area_m

Float

Quota massima dell’area in m s.l.m.

-

-

21

Quota_minima_area_m

Float

Quota minima dell’area in m s.l.m.

- -

 

Profondità_massima_relativa_m

Float

Profondità massima relativa in m

- -

 

Profondità_rinvenimento_m

Float

Prondità del rinvenimento in m

- -

 

Stato_di_conservazione

Text

Stato di conservazione attuale

CONS

-

Uso_del_suolo_sigla

Short Intger

Uso del suolo (sigla Corine LC

-

10

2003)

Geologia_sigla

Text

Geologia sigla

-

10

Visibilità

Text

Visibilità archeologica superficiale

VISIBILITÀ

10

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARCH_I

5

depositi noti

Potenzialita_archeologica_II

Text

Potenzialità archeologica II:

POTENZ_ARCH_II

5

sintesi

Data_compilazione_ultimo_

Text

Data compilazione/ ultimo aggiornamento scheda

-

50

aggiornamento_scheda

Nome_compilatore

Text

Nome compilatore

-

50

Relationship classes create:

- con la tabella “Scavi” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-N);

- con la tabella “Siti” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-N);

- con la tabella “Uso_del_suolo” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1);

- con la tabella “Geologia” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1).

e - Segnalazioni archeologiche di posizionamento incerto Segnalazioni archeologiche per le quali non è disponibile nei documenti d’archivio l’esatto posizionamento e neppure l’esatta estensione dell’area caratterizzata dai rinvenimenti. Le segnalazioni sono in massima parte il frutto di rinvenimenti fortuiti ovvero di semplici ricerche di superficie, senza scavo, intraprese generalmente senza alcun carattere di scientificità da soggetti privati esterni alla Soprintendenza, quali archeologi professionisti o semplici appassionati locali.

 

SHAPE Geometry: Point

 

FIELD NAME

DATA

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

TYPE

ID

Short

ID

- 50

 

Integer

Località

Text

Località

- 50

 

Indirizo_postale

Text

Indirizzo postale

- 50

 

Tipo_posizionamento

Text

Tipo posizionamento

POS_TIPO

50

Precisione_posizionamento

Short

Precisione posizionamento

POS_PREC

50

Integer

Quota_area_m

Float

Quota dell’area in m s.l.m.

-

-

22

Uso_del_suolo_sigla

Short

Uso del suolo (sigla Corine LC

- 10

 

Intger

2003)

Geologia_sigla

Text

Geologia sigla

- 10

 

Visibilità

Text

Visibilità archeologica superficiale

- 10

 

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARCH_I

5

depositi noti

Potenzialita_archeologica_II

Text

Potenzialità archeologica II:

POTENZ_ARCH_II

5

sintesi

Data_compilazione_ultimo_

Text

Data compilazione/ ultimo aggiornamento scheda

-

50

aggiornam-ento_scheda

Nome_compilatore

Text

Nome compilatore

-

50

Relationship classes create:

- con la tabella “Riferimenti_segnalazioni” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1);

- con la tabella “Uso_del_suolo” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1);

- con la tabella “Geologia” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1).

f - Segnalazioni archeologiche di posizionamento certo Segnalazioni archeologiche per le quali è disponibile nei documenti d’archivio l’esatto posizionamento e l’esatta estensione dell’area caratterizzata dai rinvenimenti. Le segnalazioni sono in massima parte il frutto di rinvenimenti fortuiti ovvero di semplici ricerche di superficie, intraprese generalmente senza alcun carattere di scientificità da soggetti privati esterni alla Soprintendenza, quali archeologi professionisti o semplici appassionati locali.

 

SHAPE Geometry: Poly

FIELD NAME

DATA

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

TYPE

Nome

Text

NOME

- 50

 

ID

Short

ID

- 50

 

Integer

Località

Text

Località

- 50

 

Indirizzo_postale

Text

Indirizzo postale

- 50

 

Tipo_posizionamento

Text

Tipo posizionamento

POS_TIPO

50

Precisione_posizionamento

Short

Precisione posizionamento

POS_PREC

50

Integer

Quota_area_m

Float

Quota dell’area in m s.l.m.

-

-

Uso_del_suolo_sigla

Short

Uso del suolo (sigla Corine LC

-

50

Intger

2003)

Geologia_sigla

Text

Geologia sigla

-

10

Visibilità

Text

Visibilità archeologica superficiale

-

10

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARCH_I

5

depositi noti

23

Potenzialita_archeologica_II

Text

Potenzialità archeologica II: sintesi

POTENZ_ARCH_II

5

Data_compilazione_

Text

Data compilazione/ ultimo aggiornamento scheda

- 50

 

ultimo_ag-giornamento_scheda

Nome_compilatore

Text

Nome compilatore

- 50

 

Relationship classes create:

con la tabella “Riferimenti_segnalazioni” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1);

-

con la tabella “Uso_del_suolo” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1);

-

con la tabella “Geologia” attraverso il campo “ID” (Cardinality: 1-1).

-

- Centuriazione romana

g

In questo livello sono inseriti gli elementi del paesaggio moderno che ricalcano il percorso degli antichi assi della centuriazione di età romana.

 

SHAPE Geometry: Line

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Riferimento_bibliografico

Text

Riferimento_bibliografico

-

50

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARC

5

depositi noti

H_I

Relationship classes create:

- con la tabella “Riferimenti bibliografici” attraverso il campo “Riferimento bibliografico” (Cardinality: 1-1).

h - Carta della Potenzialità Archeologica del Centro Storico

Questo livello contiene tutti gli elementi costituivi la Carta di Potenzialità Archeologica del Centro Storico 16 .

 

SHAPE Geometry: Poly

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

N_AREA

Short Intger

Area n.

 

- 50

N_FASI

Short Intger

N. fasi archeologiche note

 

- 50

i - Carta della Potenzialità Archeologica del Comune I: valutazione dei depositi Questo livello contiene gli elementi costituivi la prima suddivisione della Carta di Potenzialità Archeologica del territorio comunale extra-urbano 17 .

 

SHAPE Geometry: Poly

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

16 Si veda il paragrafo 6.2.

17 Si veda il paragrafo 6.1.1.

24

Potenzialita_archeologica_I

Text

Potenzialità archeologica I:

POTENZ_ARC

5

depositi noti

H_I

l - Carta della Potenzialità Archeologica del Comune I: sintesi critica

Questo

livello

contiene

gli

elementi

costituivi

la

seconda

suddivisione

della

Carta

di

Potenzialità Archeologica del territorio comunale extra-urbano 18 .

 

SHAPE Geometry: Poly

 

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Potenzialita_archeologica_Ii

Text

Potenzialità archeologica II:

POTENZ_ARCH_II

10

sintesi critica

4.1.3. Tables

La creazione di tabelle differenti si è resa necessaria al fine di rendere più agevole sia la fase

di inserimento dati sia quella successiva di consultazione e interrogazione, salvaguardando così la

pluralità delle informazioni relative ad ogni rinvenimento e separandole per aree tematiche. Nel censimento delle evidenze archeologiche il primo problema che si pone è di ordine metodologico: il modello utilizzato per la raccolta e l’organizzazione dei dati, vale a dire il geodatabase e le sue componenti, costituisce l’elemento cardine del sistema che verrà creato e che dovrà essere utilizzato, ne consegue che la sua programmazione costituisce la fase più delicata. Modifiche possono essere sempre apportate anche in corso d’opera, ma accorgersi a lavoro

compiuto di non poter effettuare tra i dati raccolti interrogazioni determinanti significa aver buttato

al vento mesi di lavoro. Inizialmente, ci si era posti l’obiettivo di utilizzare le schede standard

elaborate dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, per due motivi: il primo di ordine pratico, perchè esso costituisce uno strumento già ampiamente collaudato, il secondo di ordine, per così dire, morale, poiché si parla tanto della mancanza in archeologia di standard universalmente condivisi, finendo poi, quei pochi esistenti, per disattenderli sistematicamente. Nell’approccio al lavoro ci si è però resi conto che la scheda dell’ICCD da una parte presentava un eccessivo numero di voci, molte delle quali inutili al fine che questa ricerca si proponeva, dall’altra si sentiva l’esigenza di aggiungere o precisare alcuni campi che la scheda non contemplava. Si è, quindi, deciso di elaborare in proprio alcune schede apposite, ma sempre con un occhio di riguardo agli standard dell’ICCD. È importante sottolineare che non esiste una scheda di raccolta dati perfetta per ogni situazione, di universale efficacia. Questo perchè il GIS non dovrebbe essere visto, come purtroppo spesso accade, come un semplice “contenitore” di informazioni, che una volta implementato ha esaurito il suo motivo d’essere. In realtà, il GIS è soltanto il mezzo attraverso il quale è possibile elaborare una serie di informazioni per ottenere determinate finalità. Nel caso di un GIS archeologico le finalità principali riguardano la possibilità di elaborare cartografie tematiche che permettano di effettuare analisi di tipo quantitativo, cronologico e previsionale. Considerando un GIS in questi termini, come un mezzo, appare chiaro che esso deve innanzitutto essere adattato all’obiettivo che di volta in volta ci si prefigge. Inoltre, nelle schede si è cercato di creare il più possibile campi con valori codificati, attraverso la creazione di appositi domini, cioè repertori di valori e definizioni predefinite, al fine di uniformare il più possibile l’inserimento dati, condizione necessaria allo scopo di poter, alla fine del lavoro, impostare efficacemente delle interrogazioni.

18 Si veda il paragrafo 6.1.2.

25

Le Tabelle elaborate sono:

a – Scavi;

b – Riferimenti_scavo;

c - Bibliografia;

d – Riferimenti_bibliografici;

e - Siti;

f – Fasi_sito;

g – Riferimenti_segnalazioni;

h - Geologia;

i – Uso_del_suolo.

a – Scavi

In questa tabella viene assegnato un codice univoco (“ID_SCAVO”) ad ogni indagine realizzata nell’area corrispondente. Si tratta semplicemente di una tabella di passaggio, indispensabile per creare il rapporto di relazione molti-a-molti (N:N) tra le feature classes che ospitano gli scavi archeologici (“Aree_scavi_archeologici_point”, “Aree_scavi_archeologici_poly”, Aree_assenza_archeologica”) e la tabella “Riferimenti_ scavo” descritta di seguito.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID

Short Integer

ID

-

-

ID_SCAVO

Text

ID SCAVO

-

50

Relationship classes create:

-

con la tabella “Riferimenti_scavo” attraverso il campo “ID_SCAVO” (Cardinality: 1-1).

b

Riferimenti_scavo

Questa tabella è stata creata per ospitare informazioni sulla posizione negli archivi di tutta la documentazione di riferimento, sul posizionamento topografico e sull’indagine che è stata condotta nel sito. Inoltre, è presente un campo in cui può essere inserito un link alle immagini disponibili del sito e presenti in una cartella sul PC.

FIELD NAME

DATA

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

TYPE

ID

Short

ID

- -

 

Integer

ID_SCAVO

Text

ID_SCAVO

- 50

 

Collocazione_documentazione

Text

Collocazione documentazione

DOC

50

Riferimento_archivio

Text

Riferimento d’archivio

-

20

Collocazione_fotografie

Text

Collocazione fotografie/diapositive

IMMAGINI_C

20

OLL

Collocazione_disegni

Text

Collocazione disegni

IMMAGINI_C

50

OLL

Riferimento_archivio_disegni

Text

Codice di riferimento dell’archivio disegni

-

150

Tipo_indagine

Text

Tipo d’indagine

IND_TIPO

50

26

Responsabile_scientifico

Text

Responsabile scientifico dell’indagine

- 75

 

Esecutore_indagine

Text

Eseutore/i indagine

- 150

 

Data_indagine

Text

Data dell’indagine

- 20

 

Link_immagini

Text

Link alle immagini

 

100

Relationship classes create:

-

con la tabella “Bibliografia” attraverso il campo “ID_SCAVO” (Cardinality: 1-1).

c

- Bibliografia

Questa tabella ospita per ogni scavo i riferimenti bibliografici in forma abbreviata. Nella tabella “Riferimenti_bibliografici” ad essa collegata sono presenti tutti gli scioglimenti delle abbreviazioni bibliografiche presenti nel geodatabase.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID

Short Integer

ID

-

-

ID_SCAVO

Text

ID_SCAVO

-

50

Riferimento_bibliografico

Text

Riferimento bibliografico

-

2147483647

Pagine

Text

Pagine

-

50

Relationship classes create:

- con la tabella “Riferimenti_bibliografici” attraverso il campo “Riferimento_ bibliografico” (Cardinality: 1-1).

d – Riferimenti_bibliografici

In questa tabella sono presenti tutti gli scioglimenti delle abbreviazioni bibliografiche presenti nel geodatabase.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Riferimento

Text

Riferimento bibliografico

-

50

Titolo

Text

Titolo

-

2147483647

e – Siti

In questa tabella viene assegnato un codice univoco (“ID_SITO”) ad ogni sito archeologico individuato nell’area corrispondente. Si tratta semplicemente di una tabella di passaggio, indispensabile per creare il rapporto di relazione molti-a-molti (N:N) tra le feature classes che ospitano gli scavi archeologici (“Aree_scavi_archeologici_point” e “Aree_scavi_archeologici_poly”) e la tabella “Fasi_sito” descritta di seguito.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID

Short Integer

ID

- -

 

ID_SITO

Text

ID SITO

 

- 50

27

Relationship classes create:

-

con la tabella “Fasi_sito” attraverso il campo “ID_SITO” (Cardinality: 1-N).

f

Fasi_sito

Questa tabella è stata elaborata per raccogliere gli attributi relativi alla cronologia e alla definizione tipologica del rinvenimento. Per ogni rinvenimento essa viene ripetuta in base al numero di fasi individuate, considerando naturalmente fasi relative e molto generiche, facendo riferimento alle fasi indicate nel campo Cronologia Generica e Sottoperiodo.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Nome_sito

Text

Nome sito

-

50

ID_SITO

Text

ID SITO

-

50

Fase_n°

Text

Fase n°

-

50

Cronologia_generica

Text

Cronologia generica

CRON_GEN

50

Cronologia_generica_specificata

Text

Sottoperiodo

CRON_GEN_SPEC

50

Da_a_C

Short Integer

Da a.C.

- -

 

A_a_C

Short Integer

A

a.C.

- -

 

Sec_a_C

Text

Sec. a.C.

- 20

 

Da_d_C

Short Integer

Da d.C.

- -

 

A_d_C

Short Integer

A

d.C.

- -

 

Sec_d_C

Text

Sec. d.C.

- 50

 

Elemento_generico

Text

Elemento generico

TIPO_GEN

50

Elemento_generico_materiale

Text

Elemento generico: materiale

MATER

50

edilizio

Elemento_ generico _particolare

Text

Elemento generico:

ELE_URB_PART

50

particolare architettonico

Elemento_area_sacra

Text

Elemento di area sacra

TIPO_SAC

50

Elemento_di_viabilità

Text

Elemento di viabilità

TIPO_VIA

50

Elemento_di_viabilità_materiale

Text

Elemento di viabilità:

MATER

50

materiale edilizio

Elemento_di_viabilità_particolare

Text

Elemento di viabilità:

TIPO_VIA_PART

50

particolare architettonico

Elemento_connesso_con_acque

Text

Elemento connesso con le

TIPO_ACQ

50

acque

Elemento_connesso_con_acque_mat

Text

Elemento connesso con le acque: materiale edilizio

MATER

50

eriale

Elemento_connesso_con_acque_

Text

Elemento connesso con le acque: particolare architettonico

ELE_URB_PART

50

particolare

Elemento_di_area_produttiva

Text

Elemento di area produttiva

TIPO_PRO

50

28

Elemento_di_area_produttiva_

 

Elemento di area produttiva:

ELE_URB_PART

50

particolare

particolare architettonico

Elemento_di_necropoli

Text

Elemento di necropoli

TIPO_NEC

50

Modalità_di_sepoltura

Text

Modalità di sepoltura

TIPO_TOM

50

g – Riferimenti_segnalazioni

Questa tabella è stata creata per ospitare tutte le informazioni riguardanti ogni segnalazione.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

ID_SEGNALAZIONE

Short Integer

ID SEGNALAZIONE

-

50

Collocazione_documentazione

Text

Collocazione documentazione

DOC

50

Riferimento_archivio

Text

Riferimento d’archivio

-

20

Tipo_indagine

Text

Tipo d’indagine

IND_TIPO

50

Esecutore_indagine

Text

Eseutore/i indagine

- 150

 

Data_indagine

Text

Data dell’indagine

- 20

 

Cronologia_generica

Text

Cronologia generica

CRON_GEN

50

Cronologia_generica_2

Text

Cronologia generica 2

CRON_GEN

50

Cronologia_generica_3

Text

Cronologia generica 3

CRON_GEN

50

Tipo_rinvenimento

Text

Descrizione del rinvenimento

-

255

Note

Text

Note

-

75

h – Geologia

In questa tabella sono riassunti i dati geologici per ciascun sito desunti dalla cartografia di riferimento disponibile.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

Geologia_sigla

Text

Geologia sigla

-

10

Sigla_formazione

Short Integer

Sigla formazione

GEOL_250K_SFL_FRM

-

Descrizione

Text

Descrizione

-

2147483647

Sistema_deposizionale

Text

Sistema deposizionale

-

50

Unità_Pedostratigrafica

Text

Unità Pedostratigrafica

GEOL_250K_UNIT_PEDO

50

Riferimento_bibliografico

Text

Riferimento bibliografico

-

50

i – Uso_del_suolo In questa tabella sono riassunti i dati sull’uso del suolo per ciascun sito desunti dalla cartografia di riferimento disponibile.

FIELD NAME

DATA TYPE

ALIAS

DOMAIN

LENGHT

29

Sigla

Short Integer

Sigla (Corine LC 2003)

-

-

Descrizione

Text

Descrizione

-

2147483647

4.1.4. – Domains (Domini)

Un dominio è una lista o una gamma di valori assegnabili ad un determinato campo (o attributo). Si tratta di una componente del geodatabase che può essere applicata ad un qualsiasi

campo di una feature class o di una tabella contenuta nel geodatabase. Più feature class o tabelle possono condividere lo stesso dominio, così come possono esistere campi privi di riferimenti verso qualsiasi dominio.

In generale esistono due tipi di dominio:

range domain : si tratta di un tipo di dominio che specifica un intervallo continuo di valori

per un attributo di tipo numerico; coded domain : si tratta di un tipo di dominio applicabile a qualsiasi datatype e consiste in un elenco di valori discreti.

In questo lavoro tutti i domini sono del secondo tipo e sono:

a

– DOC: Collocazione documentazione cartacea;

b