BLOG, SOCIAL SOFTWARE, INTERNET 2

Romolo Pranzetti - via Mortaiolo 32 A – 57019 Vicarello (LI) Stefania Giorello – via Briolera 6 – 10062 Luserna San Giovanni (TO) promolo@libero.it; stefaniagiorello@tin.it

Da Skype ai wikiwiki, il social software sta prendendo sempre più piede, e sembra tratteggiare un nuovo utilizzo di Internet, da mezzo di trasmissione a mezzo di interazione. La cosiddetta Internet 2 trova la sua forma più diffusa e compiuta nel blog, un particolare sito web che consente di partecipare ad una vasta ed articolata “conversazione”, in cui ogni utente di Internet può porsi quale editore in proprio per contribuire alla circolazione delle informazioni, all’accrescimento della conoscenza, alla consapevolezza critica. Nella didattica il blog può trovare diversi impieghi, tutti giustificati dalle teorie costruttivistiche: può essere mezzo di scambio di opinioni, deposito di documenti e di collegamenti ipertestuali, giornalino scolastico, e-portfolio delle conoscenze acquisite... Tutti questi contenuti in una forma tutto sommato facile da gestire e da diffondere. 1. Il blog in classe Quando abbiamo deciso di aprire il nostro “Il blog va a scuola”1 di riflessione e di ricerca sull’impatto educativo di questo nuovo sito web di comunicazione, ci è parso naturale sperimentarne uno con la classe, anche se con un po’ di trepidazione, in quanto, dalla teoria alla pratica, esiste sempre un certo scarto. La realtà scolastica dove uno dei relatori opera, è un paese pedemontano nella quale è inserita una scuola media di piccole dimensioni, che ospita la dirigenza scolastica anche della scuola materna e della scuola elementare, e dove le attrezzature sono ancora modeste, e le nuove tecnologie educative non hanno trovato il loro massimo sviluppo. Qualche esitazione era d’obbligo. Nella proposta che è stata fatta agli alunni, c’era, però, un percorso didattico che affrontava il funzionamento di Internet quale strumento di informazione, di aggiornamento e di ricerca, e poi il passaggio al blog come applicativo che consente ad ogni utente di Internet di diventare subito autore. La proposta piacque immediatamente, anche se alcuni degli alunni della classe non avevano a disposizione una connessione casalinga ad Internet o addirittura un computer. Avremmo cercato di non esagerare con il numero dei post, ma di provarne con calma ed il massimo profitto possibile le effettive potenzialità, per poi farne un utilizzo più intensivo, anche inserito in una programmazione più vasta che coinvolgesse, magari, altre classi nel prossimo anno scolastico.

Così abbiamo inviato dei messaggi, abbiamo atteso qualche commento, abbiamo inserito delle fotografie. Niente di speciale: tuttavia la partecipazione e l’entusiasmo sono apparsi di grande portata, per lo meno quanto la ricaduta didattica. Gli alunni hanno sempre lavorato tutti e tutti contemporaneamente. Collettivamente sono state prese le decisioni importanti e di ordine generale, mentre i post sono stati scritti in piccoli gruppi o da soli, secondo le necessità. Gli stessi argomenti trattati sono stati decisi in modo comunitario e sono stati privilegiati i lavori svolti durante tutto l’anno scolastico, proprio come un piccolo e-portfolio delle attività della classe. Dopo questa prima parte di lavoro e, visto che le reazioni sono state piuttosto positive, si è creato un secondo blog, grazie allo spazio messo, nel frattempo, a disposizione dal MIUR Per questo secondo blog - Pensieri in blue-jeans, Caleidoscopio mitico di giovani frizzanti...2 - sono state coinvolte subito due classi parallele con il progetto di coinvolgerne altre in un secondo tempo, in una sorta di diario collettivo. Questo secondo lavoro, a differenza del primo, privilegia non tanto le attività scolastiche quanto il vissuto quotidiano degli alunni, nel senso che ognuno di essi, o piccoli gruppi, possono scrivere secondo la fantasia del momento. Vista la brevità del ciclo di vita dei nostri blog in classe, ancora non sono state tentate molte delle piste possibili, ma gli alunni hanno avanzato suggerimenti per alcuni utilizzi, che potranno essere attuati a partire dal prossimo anno scolastico. Cosa ci ha spinti, in sostanza, alla sperimentazione ed alla riflessione sul blog? Sicuramente un bisogno inconscio e comunicativo con strumenti non istituzionali o non definitivamente inquadrati in assetti istituzionali, una certa passione per il ciberspazio, una voglia di non essere costretti a subire in maniera passiva strumenti sempre più presenti nella nostra vita… e forse l’una motivazione non esclude le altre. Alla base possiamo individuare una filosofia che si può riassumere con questa formula: “il valore di un oggetto, soprattutto se si tratta di conoscenza, consiste nella sua condivisibilità”. Soffermiamoci ad osservare cosa sia un blog, quale sia la sua cultura, e quale posto occupi di preciso nel social software.

2. Ipotesi di definizione e storia Il blog o weblog (letteralmente “diario di bordo nel web”) è nato nel 1997 e nel 2004 è stato dichiarato “parola dell’anno”3 proprio mentre guerra in Iraq, elezioni americane e tsunami in Asia, davano occasione al blog di entrare in

concorrenza con agenzie di stampa e televisioni locali, sottolineando l’agilità e la tempestività dei vari messaggi. Il blog diventava fonte per i mass media, e protagonista di campagne per la raccolta di fondi per elezioni politiche, strumento di denuncia di abusi, e fresca informazione che svegliava le coscienze. Ma che cos’è in concreto un blog, al di là delle possibili definizioni? Innanzitutto è un sito Internet personale, che si rifà ai siti che gli appassionati pubblicavano già negli anni Novanta su Geocities, di solito gratuito, facile da gestire, che consente all’utente di essere protagonista dell’intero processo di pubblicazione: dalla scelta del titolo, alle tematiche, allo stile, alla periodicità degli interventi. Essenzialmente, si caratterizza per i suoi messaggi disposti in ordine cronologico inverso, il più recente in alto, per la data e la firma (anche uno pseudonimo) accanto ad ogni messaggio, e per la possibilità per i lettori di inserire un commento. Nei frame laterali trovano posto collegamenti (spesso numerosi) a siti amici, un calendario che richiama gli interventi passati in archivio, e la strumentazione tipica del blog, a volte anche piuttosto complicata da un punto di vista tecnico, ci basti ricordare quelle più utilizzate: casella di ricerca, collegamenti per la gestione, tagboard (una minuscola finestra per la chat). Ogni messaggio presenta, un permalink, o collegamento ipertestuale che lo identifica. I collegamenti alle altre pagine web sono ben accolti, di solito si preferisce il collegamento ad altri blog, che a loro volta ricambiano: in effetti il collegamento ipertestuale è un po’ la moneta corrente che permette agli aggretatori online, come Bloglines4 o Technorati5, di fornire facilmente i contenuti più interesanti. La gestione del sito può avvenire direttamente usando il browser o, a volte, anche il client dell’e-mail o un piccolo programma apposito, strumenti questi che permettono di ignorare completamente linguaggi informatici o codici particolari: tutto ciò che serve è saper scrivere sulla tastiera con un trattamento di testo digitale. D’altra parte la fruizione dei blog è resa più immediata, attraverso la tecnica RSS (Really Simple Syndication) 6, che consente a particolari pagine web o ad appositi client, di scaricare gli aggiornamenti di alcuni blog (quelli che l’utente sottoscrive) direttamente nel proprio computer. Essenzialmente, dicono gli esperti, il blog non è un contenuto, ma un formato. Accettiamo pure tale demarcazione. Ma vediamo che cosa, di fatto, contiene o può contenere questo formato. Sarebbe facile rispondere “qualunque cosa”, ma vale la pena precisare che ogni giorno viene inventato un nuovo utilizzo e qui ricordiamo solo i più popolari: si va dal diario personale online (di gran lunga l’uso più comune), allo zibaldone dei pensieri, al giornale, alla rivista letteraria o cinematografica, al bollettino di pettegolezzi, al magazine di e-learning.

La crescita del fenomeno è stata subito considerevole, soprattutto negli Stati Uniti, ma il successo vero e proprio è arrivato intorno ai primi anni del nuovo millennio; attualmente anche in Europa, soprattutto in Francia, il fenomeno conosce il suo acme, e qualcuno si chiede se la moda non stia ormai volgendo al tramonto. Intanto sono sempre più preoccupate le mamme dei quasi due milioni di ragazzi che ogni giorno postano i loro messaggi più o meno sgrammaticati, più o meno espliciti, sulle pagine di Skyblog7, che, sia pure raramente, sono nelle cronache per casi di sospensione di alunni dalle scuole. Dopo quello del diario intimo, l’utilizzo più frequente e più riconosciuto, ma anche il più controverso, è quello giornalistico. Se per ciascuno è così semplice improvvisarsi editore, la tentazione o il bisogno di cimentarsi in qualche esperienza nel campo dell’informazione o della contro informazione è abbastanza logico: ne abbiamo avuto degli esempi, scorrendo i blog da luoghi di operazioni militari o di catastrofi: spesso i blogger, muniti o no di macchina fotografica o di videocamera digitale, sono arrivati sul campo prima dei giornalisti ufficiali e hanno fornito agli stessi materiali ricchi e di prima mano. Comprensibili le polemiche fra il mondo dei giornalismo ufficiale e quello dei blogger, quasi a reclamare di fatto quello statuto che per professione non può essere detenuto. Ma, in concreto, si vedono giornalisti di notte lavorare in redazione e di giorno scrivere – con altri toni e anche su altri temi – sul blog personale. Esistono esempi di blog all’insegna della cittadinanza: blog di quartiere, blog di denuncia, blog di associazioni. L’attrazione del mezzo e la sua duttilità è quindi ampiamente sperimentata. Ma se il blog tramonterà (dubitiamo che ciò possa avvenire tanto presto) ormai appare chiaro che al suo posto ci sarà un altro applicativo, altrettanto o più facile da usare e l’inversione di tendenza ormai è nata: ciascun utente di Internet può diventare editore di se stesso . 3. Il social software ed Internet 2 Di fatto esiste un rapporto abbastanza stretto fra i blog e gli altri oggetti che vanno sotto il nome di social software8. Piattaforme per chattare, piattaforme di educazione degli adulti e di educazione a distanza, ricerca di amici, telefonia via Internet, applicativi per deporre-scambiare foto, audio, video, ed interazione fra pari, questi ed altri oggetti possono oggi confluire facilmente anche nel blog. Essi sono pensati per rendere Internet un luogo dove potersi incontrare e discutere liberalmente, condividendo pensieri, sentimenti, emozioni, riflessioni: questa esigenza viene raccolta dalla cosiddetta “Internet 2”9 Il più rilevante oggetto sul quale soffermarsi è il wiki10, un sito particolarmente adatto alla redazione di documenti collaborativi o di progetti che implichino gruppi piuttosto affiatati. Vorremmo fare un esempio italiano, questa volta, di wiki proteso alla redazione ed all’utilizzo educativo di pagine web: Porte Aperte sul Web11 , a cura del Gruppo di lavoro per l'accessibilità dei siti scolastici - USR Lombardia.

Altro strumento molto valido per la didattica è il webquest, o percorso in rete, che consente di organizzare velocemente delle ricerche con una griglia metodologico-contenutistica già predisposta e bidimensionale: dal lato docente con un’enfasi per gli obiettivi e per la metodologia; dal lato studente con una sottolineatura per le risorse da esplorare e per l’autovalutazione. Si tratta di strumenti usati sempre più spesso e documentati ampiamente anche nel web formativo italiano. Diamo superficialmente conto delle caratteristiche proprie dell’Internet 2, cercando di capire in cosa si diversificherebbe da Internet 1. Il periodo tipico di Internet 1 copre il decennio 1993-2003, mentre negli anni successivi e in quelli che stiamo vivendo sembra affermarsi, sia pure con qualche scarto e qualche tentennamento, Internet 2: cerchiamo di vederne – sia pure in maniera schematica, le similitudini e le differenze. Quanto alle modalità tipiche di utilizzo, Internet 1 veniva vista come una grande biblioteca o enciclopedia consultabile spesso gratis, a volte anche a pagamento, ma comunque in “lettura”, mentre invece Internet 2 consente sia la lettura che la scrittura: se nella prima fase tutti i media, e quindi anche Internet, cercavano di impadronirsi dell’attenzione, nella fase attuale si è ormai compreso che l’attenzione è un bene scarso12, e che, bisogna saperne meritare anche faticosamente piccoli frammenti: il meccanismo che viene più frequentemente usato attualmente è l’RSS (Really Simple Syndication)13 in qualche modo basato sugli algoritmi dei motori di ricerca più autorevoli e, conseguentemente, sui collegamenti che ciascun sito è capace di catturare, esistono sempre più client (noti, ma ancora non sempre sfruttati) che puntano alla lettura di quei siti. Il documento tipico di Internet 1 era la pagina statica, realizzata da chi aveva interesse a promuoversi o a convincere, il sito veniva considerato un po’ una “vetrina”, mentre in Internet 2 tende a prevalere il messaggio, la registrazione, inviati dal comune utente, che potrà convincere, divertire, o persuadere soltanto suoi simili che avranno interesse o simpatia per “quel” messaggio. Per quanto riguarda la condizione fisica, in Internet 1 prevaleva, pur riconoscendo la necessità di aggiornamenti continui, la staticità, mentre in Internet 2 si ha un rapido incremento del movimento e della dinamicità. Un solo esempio: sono sempre più i blog anche “tradizionali” che adottano le tecnologie di Flickr14 sulla propria pagina per diapositive animate o per semplici gallerie fotografiche. Quanto alla progettazione delle pagine web, il ruolo del webmaster era incontrastato in Internet 1, mentre diventa una possibilità per ciascun utente Internet realizzare un proprio sito, una pagina, un punto d’incontro sul web, un “hub” personale con Internet 2. Internet, naturalmente, cambia né più né meno come gli oggetti che abbiamo in casa, come gli elettrodomestici: la tecnologia si evolve e l’uso talvolta risulta più semplice: in effetti il patrimonio delle conoscenze tecnologiche necessario per

“affrontare” da protagonisti la prima fase era molto più ricca di quanto non pretenda la fase 2, che ammette alla sua mensa anche i dilettanti interessati15. 4. La cultura del blog, il blog per la cultura e l’educazione Ora abbiamo strumenti più o meno gratuiti, più facili da usare, che possono aiutare o facilitare la collaborazione e la creazione di comunità. Ma in classe che bisogno ce n’è, visto che bene o male la comunità esiste? Proviamo a rispondere in modo superficiale, rimandando agli studi che evidenziano le similitudini e differenze fra il lavoro in presenza e il lavoro a distanza…16 Intanto, non è un risultato da poco diventare editori di se medesimi, diventarlo gratis e poter raggiungere tutto il mondo in tempi così veloci. Poi, l’apprendimento è davvero collaborativo: sia per il docente che per gli alunni si tratta di apprendere un linguaggio nuovo, un modo di esprimersi basato essenzialmente sulla testualità, ma che può arricchirsi di documenti iconici, intertestuali ed ipertestuali, e anche tipici di altri mezzi, come il cinema e la televisione. Si tratta di applicare quella “costruzione delle conoscenze” tratteggiata da Vygostsky (1978), e da altri rielaborata, tesa alla “realizzazione di significato” incentrata sul linguaggio, ma aperta ai contributi più diversi, che sfocia in una più grande “conversazione” di cui la classe nel suo insieme, la comunità educante e territoriale fanno parte, con voci ed accenti tutti “personali”. Il processo di costruzione è importante, in quanto non si ferma alla collocazione dei vari “elementi” di sapere, ma può avvenire di fronte a tutti, in particolare è di fronte ad un pubblico adulto, più o meno interessato, più o meno partecipe, se vogliamo anche critico, che viene coinvolto con le proprie emozioni, il proprio retroterra culturale, i propri bisogni di conoscenza espressi in modo ogni volta spontaneo. Vi sono altri strumenti che hanno analoga potenza rispetto ai blog, ma hanno caratteristiche tecniche differenti: per esempio il forum ha una sua ricchezza di coinvolgimento e di riflessione e attira giustamente sempre molti frequentatori, tuttavia esso sta alla bacheca delle pubbliche affissioni come il blog sta al proprio giornalino, stampato di fresco ed impaginato con un taglio personale da parte dei piccoli editori. Ci sono dietro il senso di appartenenza, l’interattività spontanea e cercata, il rapporto che cementa il gruppo dei realizzatori e fra essi ed il mondo “esterno”. E’ da considerare, inoltre, il potente ruolo dei collegamenti ipertestuali in tutto il procedimento, che andrebbe approfondito: come abbiamo accennato, è attraverso il collegamento ipertestuale, ma questo può interessare meno il blog della classe, che si entra nel vasto mondo della blogosfera e di tutto un apparato tecnico che, volendo, si

potrebbe sfruttare per avere un posto nella lista dei blog più letti o comunque di far rilevare una qualche presenza da un punto di vista del significato dei messaggi, il collegamento ipertestuale arricchisce la lettura in quanto dispensa il lettore da una pista obbligata, consentendogli di seguire una propria impostazione concettuale, inoltre consente la verifica di quanto affermato attraverso l’esame di fonti o di eventuali diversi approcci.

Perché il blog di classe abbia una sua riuscita ed un impatto, è auspicabile che anche l’insegnante abbia fatto la propria esperienza di blogger. La pratica insegna, infatti, a misurare la giusta lunghezza del singolo messaggio, la sua articolazione, i suoi titoli, ed anche la frequenza e la posizione dei collegamenti. La pratica consentirà, poi, di arricchire anche di eventuali aggiunte multimediali, che abbisognano in genere di apposite tecniche espressive che richiedono diverse competenze. Altra precauzione utile potrebbe rivelarsi quella di visitare i blog altrui, sia per i contenuti, sia per considerare “l’oggetto” da un punto di vista diverso, quello dell’osservatore, che permette di prendere le distanze in maniera più obiettiva da questa forma espressiva di solito molto coinvolgente. Senza contare che, per le varie discipline, fare ricerche in Internet, potrebbe portarci a scoprire anche dei percorsi già sperimentati la cui visita e valutazione potrebbero almeno diventare un’utile fonte di riferimento per la progettazione. Prima di coinvolgere la classe nell’esperimento, il docente può, inoltre, fare una propria selezione delle piattaforme e delle condizioni di ospitalità fornite: anche fra quelle gratuite, spesso le differenze sono importanti e scoprirle in anticipo può evitare futuri pentimenti o disagi. Anche la pianificazione del blog potrebbe richiedere un momento di riflessione: è il caso di organizzarlo in categorie, di fornirlo di strumenti accessori, di dotarlo di immagini, ecc.? La decisione finale può essere presa insieme alla classe, ma questi elementi non possono essere ignorati del tutto in partenza. Si tenga presente che, sia pure frutto di una piccola comunità scolastica come la classe, una volta pubblicato, il blog può diventare un punto di riferimento anche per la comunità circostante, ma è possibile che possa essere preso in considerazione anche da esperti disciplinari o da ricercatori, che di fronte ad una pagina web potrebbero accettare volentieri di dare un contributo disciplinare o metodologico, anche gratuito. Leggendo i blog francesi, difficilmente può essere sfuggita l’indagine lanciata, in seguito ad una intervista a lui fatta, da Loic Le Meur17 a proposito dell’esistenza della cultura dei blog. I risultati sono interessanti; ma anziché sintetizzare le

numerose riposte, ci piace riportare la riformulazione della domanda che il boss dei blog francesi ha postato ad altri blogger: - il desiderio di condividere le proprie esperienze e conoscenze con altri; - l’importanza crescente di avere l’opinione dei propri lettori sulle proprie idee (tramite i commenti); da quando costruiscono una loro piccola comunità, i blogger sentono spesso il bisogno di chiedere loro un’opinione su tutto; - un aiuto mutuo molto importante tra blogger. I blogger sono capaci di condividere insieme dei progetti di collaborazione spesso lunghi o impossibili da condurre bene da soli; - una cultura dell'informazione molto importante, veloce e con numerose fonti (la maggior parte dei blogger leggono decine di blog ogni giorno, alcuni, in qualche caso, centinaia); - il bisogno di incontrasi "veramente": non c’è quasi ormai una sola settimana senza il suo ritrovo di blogger a Parigi o in provincia, tematico o generalistico.

5. Conclusione Realizzare un blog nella classe è, ed è stato anche per noi, un evento abbastanza interessante, che ci ha aperto soglie comunicative inusuali ed affascinanti. Ci rendiamo conto, però, che ci siamo anche dovuti porre diversi quesiti, solo alcuni dei quali qui riassunti. Nel corso della nostra riflessione, ci siamo accorti che vi possono essere anche delle controindicazioni: vi sono problemi di protezione della privacy e questi saltano immediatamente agli occhi; ma vi sono anche interrogativi sulla opportunità di usare una formula espressiva che di sua natura sarebbe esplosivamente libera, per incanalarla in qualche modo nei limiti di un curricolo scolastico. Riteniamo che sia possibile raggiungere un giusto compromesso, che ci consenta di cogliere nel blog alcuni aspetti positivi, quali quello della collaborazione e della creazione collettiva di contenuti, del confronto e della correzione reciproca. Il blog oggi rappresenta, in sé, la sintesi degli strumenti disponibili nell’Internet 2: la chat, o ancora meglio i messenger multimediali, come Skype, MSN Messenger, ed altri software che aiutano a cercare persone o a creare amicizie, che permettono di diffondere messaggi audio, video attraverso procedure di compressione prima difficilmente utilizzabili. Il blog, in una parola, è solo lo strumento ospite di forme di espressione per lo più gratuite e quasi sempre innovative, in quanto cambiano la direzione di uso di Internet: dalla trasmissione all’interazione e alla comunicazione.

Riferimenti bibliografici Barrett C., Anatomy of a Weblog, CamWorld (1999), disponibile in http://www.camworld.com/journal/rants/99/01/26.html Blood R., The Weblog Handbook: Practical Advice on Creating and Maintaining Your Blog, Perseus Publishing, 2002. Blood R., Weblogs: a history and perspective, Rebecca's pocket, (2000) disponibile in: http://www.rebeccablood.net/essays/weblog_history.html Granieri G., Blog generation, Laterza, Bari, 2005. Hiler J., Blogsphere: the emerging media Ecosystem. How Weblogs and Journalists work together to Report, Filter and Break the News, (2002), disponibile in: http://www.microcontentnews.com/articles/blogosphere.htm Orihuela J., Blogging and the eCommunication paradigms: 10 principles of the new media scenario, per il BlogTalk (2003), A european weblog conference Vienna, disponibile in http://mccd.udc.es/orihuela/blogtalk/ Paquet, S., Personal knowledge publishing and its uses in research, Seb's open re-search (2002), disponibile in: http://radio.weblogs.com/0110772/stories/2002/10/03/personalKnowledgeP ublishingAndItsUsesInResearch.html .
(collegamenti ipertestuali verificati il 15 giugno 2005

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, Il blog va a scuola, Ricerche ed esperienze nella didattica, è all’url: http://blog.libero.it/ComeBlog http://www.e-didateca.it/edidablog/blogs/index.php?blog=26 3 Merrian-Webster: http://www.m-w.com/ 4 http://www.bloglines.com/ 5 What's happening on the Web right now: http://www.technorati.com 6 RSS - Really Simple Syndication (o Rich Site Summary, o ancora RDS Site Summary). Standard per la creazione di flussi (feed) informativi in XML, in grado di offrire in modo strutturato e indipendente da particolari scelte di impaginazione le notizie comparse su un sito. Le notizie così fornite potranno essere riprese da altri utenti o da altri siti (syndication). http://www.laterza.it/Internet/leggi/Internet2004/online/12_glossario.htm 7 http://www.skyblog.com/ 8 Cfr dossier The Power of Us di Business Week : http://www.businessweek.com/magazine/toc/05_25/B393805it100.htm 9 Non a caso un commento nel blog Read/Write Web http://www.readwriteweb.com/archives/002741.php dello scorso giugno 2005, recitava: “Always good to read how non techies are using Web 2.0: Teachers need to give Web 2.0 tools "to students and to members of our community, to stop speaking only to other teachers, to stop behaving as an expert class, and to find a way to have a stake in the interests and knowledge of the community 10 Cfr http://it.wikipedia.org/wiki/Wiki 11 http://www.porteapertesulweb.it 12 Cfr Granieri G., 2005, Blog generation, Laterza, 13 Roncaglia G., Blogosfera e feed RSS: una palestra per il Semantic Web?, http://lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/ai/networks/03-2/roncaglia.pdf 14 http://www.flickr.com 15 Cuene J, 2005, Web 2.0: Is it a Whole New Internet?, disponibile in http://cuene.typepad.com/MiMA.1.ppt 16 Interessante la sintesi fatta da M. Beatrice Ligorio dell’Università degli Studi di Bari nella sua presentazione Aspetti psico-sociali dell’apprendimento in ambienti di comunicazione mediata, al Convegno presso l’Istituto Mazzatinti di Gubbio, 29-30 aprile 2005. 17 http://www.loiclemeur.com/france/2005/05/existe_til_une_.html