Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

1

Welfare e modelli di welfare 1. Alle origini dello Stato sociale Il welfare state nasce, sul finire dell’ottocento, per dare delle risposte ad una serie di problemi posti dal rapido diffondersi dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione dell’economie, quando le antiche società contadine si trasformano in società industriali. Il progresso tecnico irrompe nell’organizzazione artigianale del lavoro e della produzione determinando nuovi processi produttivi, l’utilizzo di nuove materie prime, di nuove forme contrattuali non regolamentate e prive di restrizioni ( con il lavoro dei minori, delle donne, nelle ore notturne, ecc); la formazione di nuovi e più ampi mercati, nuove vie di comunicazione, lo spostamento di milioni di persone dai centri rurali verso le città industriali che iniziano ad espandersi a macchia d’olio. Questo processo di grande fervore e produzione di ricchezza presenta, come spesso accade, alcuni elementi di debolezza; si moltiplicano gli incidenti sul lavoro, legati all’utilizzo delle nuove macchine a fronte di una formazione inesistente, le malattie, per l’uso di materiali nocivi alla salute, il disagio economico nei momenti di stasi della produzione, il disagio abitativo per il confluire di una massa di popolazione in città non attrezzate ai nuovi flussi migratori con conseguenti effetti di sovraffollamento, carenze di servizi igenici e, quindi, rapida diffusione delle malattie; il disagio sociale determinato dalla crisi del sistema assistenziale tradizionale basato sull’aiuto reciproco e presente nelle piccole comunità. La presenza oggettiva dei diversi problemi economici e sociali - insieme alla formazione dei primi partiti operai e delle prime forme sindacali - fa sì che si determinino le condizioni politiche per le prime leggi di intervento in campo sociale che nate per gruppi ristretti di lavoratori e in singoli paesi, si estendano, più o meno velocemente, agli altri lavoratori e paesi per limitare le tensioni ed i conflitti e, quindi, per non ostacolare lo sviluppo della nuova organizzazione produttiva; per fronteggiare una classe operaia più forte ed organizzata in partiti e sindacati, per un generale processo imitativo. Il primo modello di welfare si fa risalire, usualmente, alla Germania di Otto Von Bismark ( 1815 – 1898 ), il cancelliere “ di ferro” dell’impero di Guglielmo 1 di Prussia, che nell’arco di sei anni getta le fondamenta del welfare con le tre famose leggi : sull’assicurazione contro le malattie ( 1883 ), sugli infortuni sul lavoro ( 1884 ) e sull’assicurazione contro la vecchiaia e l’invalidità ( 1889 ) considerate, allora, come le principali cause di povertà ed indigenza. Viene, invece, attribuito ad un Arcivescovo inglese (1941), William Temple, il termine “ welfare state “, “Stato del benessere”, per contrapporlo allo “Stato di guerra” “warfare state” dei nazisti ( nell’accezione oggi prevalente.
1

). Ed è a partire da questi anni che il termine inizia a diffondersi

1

Stevenson J (1984), British Society 1914-1945, Ed. J.H.Plumb, England, p. 453

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

2

A Lord William Beveridge ( 1879 – 1963 ) (Regno Unito) viene fatta risalire l’accettazione e la diffusione dell’idea di uno Stato capace di farsi carico di tutti i problemi sociali dei suoi cittadini in ogni momento della loro esistenza ( “ dalla culla alla tomba” , come si dirà poi ). Nel suo Rapporto ( noto come Rapporto Beveridge, 1942 ), si delineano i caratteri essenziali di un moderno stato sociale che doveva essere gestito da un’unica entità ( e, quindi, centralizzato per una maggiore efficienza ed economicità ); essere universale ( accessibile a tutte le classi sociali senza alcun limite di reddito e coprire tutte le evenienze ) e finalizzato alla sconfitta di cinque flagelli ( 2 ): • • • • • L’insicurezza del reddito La malattia L’ignoranza La miseria L’ozio determinato dalla disoccupazione

Scopo del Piano di interventi e provvidenze è quello di assicurare un reddito minimo ma sufficiente ( nel senso che l’ammontare definito non dovrebbe aver bisogno di integrazioni se non volontarie ), nel momento in cui la capacità di guadagnare del singolo si interrompe per disoccupazione, malattia, incidente sul lavoro, per l’età del pensionamento e per venir incontro a spese eccezionali quali quelle legate alla nascita, alla morte, al matrimonio. Il reddito minimo è, anche, a tempo indeterminato e, cioè, fin tanto che permane lo stato di bisogno. Un soddisfacente schema di sicurezza sociale dovrebbe, sempre secondo Beveridge, prevedere anche assegni familiari per i figli sino a 15 anni ( e sino a 16 se inseriti in processi educativi ) perché le retribuzioni fanno riferimento all’individuo e non alla dimensione della famiglia ( anche allora erano le famiglie numerose ad avere, insieme agli anziani, la più alta probabilità di cadere in povertà ), servizi per la salute ( perché la malattia implicava perdita di retribuzione e, quindi, povertà), per l’educazione (come processo di mobilità sociale, un bambino che non è messo nelle condizioni di sviluppare il proprio capitale umano ha molte probabilità di divenire povero una volta adulto) e, naturalmente, politiche per la piena occupazione perché nessun Piano sarebbe finanziariamente sostenibile in presenza di una disoccupazione di massa. Il Rapporto Beveridge viene, quindi, a rappresentare la base di importanti provvedimenti legislativi quali il Family Allowances Act del 1945 (assegni familiari), il National Insurance Act del 1946 (assicurazioni obbligatorie ) e del National Health Service del 1948 (sistema sanitario). Per una definizione di welfare , largamente condivisa, si può far riferimento allo storico inglese Asa Briggs (1961) ( 3 ) :

2 3

Beveridge W.H. ( 1942 ) , Social Insurance and Allied Services, Her Majesty’s Office, London, p.6 Briggs A. (1961 ), The Welfare State in Historical Perspective, in “ European Journal of Sociology “ II.

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

3

“ Lo Stato del benessere è quello nel quale il potere organizzato viene impiegato al fine di modificare il funzionamento dei mercati in almeno tre direzioni : 1. Garantire a individui e famiglie un reddito minimo indipendentemente dal valore di mercato delle loro risorse; 2. Ridurre le condizioni di insicurezza, ponendo individui e famiglie in grado di fare fronte ad alcune evenienze sociali (ad esempio, la malattia, la vecchiaia e la disoccupazione), che altrimenti li condurrebbero verso situazioni critiche; 3. Assicurare che tutti i cittadini, senza distinzione di classe o posizione sociale, abbiano a disposizione un certo insieme di servizi sociali, nella migliore qualità disponibile….” In questo senso i servizi e le prestazioni di welfare non devono dipendere dalla bontà del potere organizzato (governo, partiti, sindacati, fondazioni, ecc ) ma devono essere collettivi e, quindi, organizzati e finanziati dallo Stato ed erogati come diritti di cittadinanza e non come assistenza, carità. Lo Stato sociale ( stato del benessere – welfare state ) può quindi essere definito come lo Stato che si assume la responsabilità di coprire i grandi rischi sociali per la generalità della popolazione. Naturalmente i confini del welfare state, come insieme di obiettivi e strumenti, non sono rigidi ma si modificano nel tempo a seconda dello sviluppo delle forze che lo governano ( monarchie e democrazie parlamentari, composizione dei parlamenti e dei governi, sviluppo ed evoluzione dei partiti politici, dei sindacati, delle associazioni, dei valori culturali, delle fluttuazioni cicliche dell’economia, e così via ) o per il verificarsi di eventi particolari come le guerre (tutela degli orfani e delle vedove, ad esempio, ricostruzione delle abitazioni, e così via) o profonde crisi economiche (come la grande crisi del 1929 in termini di disoccupazione, svalutazione dei patrimoni finanziari, ecc ); schematizzando le fasi di sviluppo e i beneficiari coinvolti , è possibile leggere, indirettamente, anche le forze che ne determinano le tendenze. Nella sua evoluzione il welfare state sembra attraversare almeno due grandi fasi di sviluppo ed almeno una di inversione di marcia; dal 1870 e sino alla seconda guerra mondiale i benefici della protezione sociale in termini di copertura per infortuni, malattie, vecchiaia e disoccupazione coprono, essenzialmente, la classe operaia; la legislazione, definita in un determinato paese, si espande, poi, ai paesi a medesimo livello di sviluppo per imitazione o per la coincidenza dei nuovi problemi sociali determinati dal processo di industrializzazione ed urbanizzazione (4).

4

Gli interventi legislativi diretti a coprire i rischi legati alla malattia, ad esempio, si espandono dalla Germania ( 1883 ) all’ Austria ( 1888 ), al Belgio ( 1894 ), alla Gran Bretagna ( 1911 ) e così via; quelli relativi agli infortuni sul lavoro ancora una volta dalla Germania ( 1884 ), e, quindi all’ Austria ( 1887 ), alla Finlandia (1895), all’Italia ( 1898), al Regno Unito (1906), ecc; quelli relativi alla vecchiaia dalla Germania ( 1889 ), alla Danimarca ( 1891 ), al Belgio ( 1900), alla Gran Bretagna ( 1908 ), all’ Italia ( 1919 ), ecc; quelli diretti alla disoccupazione partono dalla Francia ( 1905 ), si estendono alla Danimarca ( 1907 ), alla Gran Bretagna ( 1911), all’ Italia ( 1919 ), alla Germania ( 1927 ), e così via.

infine. 2. come accade in Italia a partire dagli anni ottanta). le prime misure selettive (assegni familiari erogati non più a tutti i lavoratori ma solo a coloro che vengono a trovarsi al di sotto di determinate soglie reddituali. età di pensionamento. di grande ottimismo in termini di sviluppo. trattamento. commercianti. ecc. ecc) quale garanzia di accesso all’educazione. i programmi di protezione sociale si rafforzano e si estendono a settori crescenti della classe media ( impiegati.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. debito pubblico. servizi sociali. di alcuni servizi sociali . ad esempio. artigiani. o. per quanto riguarda. ecc ). Si gettano. di essere in presenza di un diffuso fenomeno di burocratizzazione dei servizi : costi gestionali elevati ed offerta di servizi indifferenziati a fronte di una domanda sociale variegata e in continua evoluzione. ecc ). le ragioni sono diverse e tutte portano a sostenere la spesa pubblica e la spesa in campo sociale come la principale causa di tutti i mali dell’economia (riduzione del tasso di crescita del pil. di rafforzamento del potere sindacale. il tutto attraverso un ruolo molto attivo dei sindacati e in presenza di un clima politico culturale aperto agli interventi dello Stato in campo sociale quale strumento di redistribuzione del reddito e della ricchezza (non a caso questo periodo viene unanimemente definito come l’epoca d’oro dello stato sociale). ad analisi sempre più critiche nei confronti dell’intervento dello Stato nell’economia e nel sociale. cumulo pensione – altri redditi. delle opportunità tra i diversi membri della collettività. l’istruzione superiore si evidenzia la minore probabilità di accesso. negli schemi universali adottati. le premesse per introdurre. insegnanti. messa pesantemente in discussione partendo da alcune analisi che sostengono (a seconda dei diversi paesi ) : un utilizzo particolaristico –categoriale della spesa sociale in cui i costi sono a carico dell’intera collettività mentre i benefici verrebbero distribuiti a singoli gruppi e categorie sociali. o per trasferire i costi dalla fiscalità generale ai diretti fruitori dei servizi (definizione. in Italia. ad esempio. o forme di redistribuzione perversa : a trarre i maggiori vantaggi dal sistema sono le classi a reddito medio – alto. ad esempio. così. Ma la spesa in campo sociale viene. vedi. anche. Carmela D'Apice 4 Dalla fine della seconda guerra mondiale e sino alla fine degli anni sessanta. i diversi regimi previdenziali che avevano / hanno condizioni differenziate in termini di contribuzione. Nella maggior parte dei paesi avanzati la spesa sociale si espande anche perché sono anni di sensibile crescita del Pil. inflazione e disoccupazione elevata. alla salute. degli investimenti. per i figli della classe operaia rispetto ai figli delle classi a reddito medio-alto. analogo discorso per i servizi della salute ove le classi a reddito più elevato hanno maggiori capacità nel comprendere l’opportunità di effettuare visite specialistiche e medicina preventiva rispetto alle classi a minor reddito. ospedali. di valori legati all’equità. edilizia popolare. alla casa. Tendenze recenti Intorno alla metà degli anni settanta il vento cambia e si assiste ad un’inversione di marcia. all’università. Come dire che alti livelli di spesa sociale non realizzano necessariamente una migliore distribuzione del reddito. questi elementi determinano sia una estensione delle provvidenze che lo sviluppo delle grandi infrastrutture sociali (scuole.

prevalentemente. tipico dei paesi scandinavi e dell’Olanda. ecc). così. è la rivincita dei neo-liberisti che ritengono che ciascuno debba far fronte agli eventi della vita con le proprie forze e che uno stato sociale universale rappresenti solo un costo eccessivo per la collettività (crisi fiscale). Le politiche sociali occupano. assistenza alloggiativa. con le loro forze. nella sanità. ecc . e si basano su una combinazione di trasferimenti monetari e di una ricca ed articolata struttura di servizi sociali (è. Modelli di welfare Economisti e sociologi hanno cercato di classificare i diversi modelli di welfare presenti ai nostri giorni proponendo.e. senza alcuna distinzione di classe. la politica sociale interviene solo ex-post quando i tradizionali canali ( mercato e solidarietà familiare ) non sono in grado di far fronte a determinati bisogni. un ruolo del tutto marginale . l’antico conflitto di classe tra chi ha le risorse per accedere ai servizi del mercato (una minoranza) e la maggioranza della popolazione che si ritrova nell’impossibilità di accedervi. 3. e così via. centri diurni. il modello con la più alta incidenza di spesa sociale sul pil). Il sistema si finanzia. case di riposo. si incentiva lo sviluppo delle assicurazioni private. in assoluto. Si riapre. quindi. a farsi carico degli eventi sgradevoli della vita (i perdenti). ad esempio) potranno essere elargiti a coloro che non riusciranno. ad esempio. essenzialmente. Carmela D'Apice 5 quali servizi a domanda individuale . In altri termini. su base individuale nel senso che la famiglia gioca un ruolo marginale e l’obiettivo è quello di minimizzare la dipendenza dalla famiglia ed incoraggiare l’indipendenza individuale. nell’istruzione si assiste ad un sistematico contenimento delle risorse destinate al settore pubblico mentre si amplia il sostegno finanziario all’ istruzione privata. le provvidenze sono. così. I diritti vengono attribuiti. Il modello universale. in campo previdenziale l’obiettivo diviene quello di un progressivo indebolimento del sistema pubblico per indurre la formazione di un secondo e terzo pilastro pensionistico (previdenza complementare). modello corporativo e modello mediterraneo.asili nido. Australia e Nuova Zelanda. prevalentemente. quattro modelli : modello universale (o socialdemocratico). quindi. con la fiscalità generale. Negli anni novanta tale processo si rafforza e si assiste ad un’apertura al mercato nelle diverse aree del sociale. soggiorni estivi. modesti sussidi (reddito minimo. modello residuale. refezione scolastica.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. il contenimento delle risorse centrali da trasferire agli enti locali (decentramento) chiude la strategia andando a ridimensionare quell’insieme di servizi sociali che coprono i bisogni delle fasce più deboli (assistenza domiciliare agli anziani. predisposizione di tariffe sempre più vicine ai costi del servizio stesso). dirette a tutte le componenti sociali. Il modello residuale ( o liberale ) è presente negli USA . si caratterizza per un approccio universalistico nel senso che la protezione sociale è intesa come un vero e proprio diritto di cittadinanza. si assiste ad un graduale processo di internalizzazione dei costi dello stato sociale all’interno dell’unità familiare rispetto all’esternalizzazione sul sistema sociale ed economico.

lo Stato può intervenire. 1998)5.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. su principi di tipo assicurativo: protegge. 4. con sgravi fiscali (detrazioni per gli oneri connessi alle polizze sanitarie. nella libertà di scegliere il modo migliore per soddisfare le loro esigenze in termini di previdenza. ad opera dello Stato. la partita vera sembra giocarsi tra il modello residuale e il modello universale. rispetto ad un’efficiente rete di servizi sociali. sanità. Bologna Nel 1992 ci fu un tentativo di inserire nel Trattato di Maastricht un capitolo sociale teso ad armonizzare la politica sociale europea. in primo luogo. Carmela D'Apice 6 riguardando esclusivamente gli strati più poveri della collettività ( politica assistenziale ) e gli interventi sono soggetti alla “prova dei mezzi” (“means testing”). . allo stato attuale. è basato. il Mulino. ecc). Le politiche sociali in Europa. prevalentemente. al dimostrare dell’essere in condizioni di bisogno. per i “non poveri”. di povertà. in questo senso si può essere in presenza di una pluralità di interventi ed istituti quanti sono i lavoratori dei diversi settori. in una molteplicità di documenti ed analisi. Per gli altri. tipico dell’Italia. un’attenzione ed un impegno diverso sino ad arrivare al Trattato di Amsterdam6 (1997) quando si pone una nuova base giuridica per una strategia europea comune in campo sociale7. alle spese per interessi sui mutui per l’acquisto della prima casa. con la fiscalità generale. Anche questo modello si finanzia. Austria. chi lavora e la sua famiglia (lo status rilevante è quello del lavoro in corso o effettuato nel passato). l’Europa sembra difendere il suo modello ma è anche in corso un ampio dibattito per “ un nuovo modello sociale europeo “ che riduce le universalità ed amplia le selettività. prevalentemente. Si differenzia anche per attribuire alla famiglia uno spiccato ruolo di ammortizzatore sociale. istruzione. Il modello mediterraneo. Francia. il tentativo fallì per l’opposizione del Regno Unito ed al Trattato fu allegato solo un Protocollo sulle politiche sociali sottoscritto da 11 Paesi su 12. Anche questo modello si finanzia. L’Europa e le sfide sociali Per un lungo periodo di tempo la Comunità ha adottato. si presenta come un sotto-caso del modello corporativo in cui è maggiore la frammentazione dei programmi di spesa e in cui prevalgono i trasferimenti monetari. con contributi sociali versati dai datori di lavoro e dai lavoratori. per l’istruzione. Occorre praticamente arrivare agli anni novanta per cogliere. al sistema previdenziale. 5 6 CEPR (Centre for Economic Policy Research)(1998). della Spagna. in campo sociale. Il modello corporativo o meritocratico (il bisogno si coniuga con il merito individuale conseguito nel mercato del lavoro). Belgio e Lussemburgo). al più. Al di là di singole peculiarità. si finanzia. la sicurezza sociale va ricercata attraverso il “mercato” . un atteggiamento fondamentalmente estraneo perché “gli stati europei hanno sempre mostrato una certa riluttanza a rinunciare al loro potere in materia di politiche sociali sebbene uno degli obiettivi del Trattato di Roma (1957) fosse proprio l’armonizzazione delle regolamentazioni sociali” ( CEPR. del Portogallo e della Grecia. In occasione del Consiglio europeo di Amsterdam del 1997 il nuovo governo laburista di T. con contributi sociali. servizi sociali. essenzialmente. prevalentemente. tipico dell’Europa continentale (Germania. A differenza degli altri modelli.

ad esempio. di armonizzazione e di convergenza viene giustificata anche dal fatto che tutti i sistemi europei di protezione sociale debbono confrontarsi con problematiche comuni che appartengono al mondo del lavoro. COM (97. il Mulino. non siano penalizzati dal fatto di dover cambiare paese) ma anche per impedire che una competizione selvaggia determini un succedersi di forme di dumping sociale (meno regolamentazioni e meno tutela ) per incoraggiare afflussi di capitale nei singoli Stati membri. coesione sociale e progresso economico. a framework for a European debate. COM (2000-163). COM (1999-347). Blair pone fine all’autoesclusione del Regno Unito e il Protocollo diviene parte integrante del Trattato. La necessità di predisporre strumenti di coordinamento. COM (95. in sua assenza. Modernising and Improving Social Protecion in the European Union. ad aumentare la produttività del sistema economico ed a sostenere i mutamenti strutturali. (1998). partendo dalla constatazione di essere in presenza non di un unico modello di welfare ma di una molteplicità di modelli. Per cui “ grazie alle sue politiche sociali sviluppate.163)10.” 8 Raccomandazione 92/442/CEE (Convergenza degli obiettivi e delle politiche).379) In secondo luogo si sostiene la difesa delle culture nazionali attraverso il principio della sussidiarietà in base al quale ogni Stato membro rimane responsabile dell’organizzazione e del finanziamento del proprio sistema di protezione sociale.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Bruxelles.Social Protection in Europe(2000). Sempre in tale occasione si decide si inserire nel Preambolo del Trattato un riferimento alla Carta sociale europea del 1961 e alla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali del 1989. Bologna 7 The Treaty of Amsterdam.to promote throughout the Community …a high level of social protection. Bruxelles. Commissione Europea (1997). per evitare che differenze di livello di protezione sociale ostacolino la mobilità delle persone (che i lavoratori. Commissione Europea (1999). 10 Cfr. Le trappole del welfare. non solo ridimensiona la quota di famiglie che verrebbero. Bruxelles . agli aspetti demografici.2 states that “ the Community shall have as its task….347). In terzo luogo. l’Europa è riuscita e riesce tuttora a competere con successo con il resto del mondo: sia con i paesi che possono vantare tecnologie estremamente avanzate che con paesi dai salari molto più bassi “ (Commissione Europea 2000. Carmela D'Apice 7 Ma quali indicazioni si possono trarre da tale documentazione ed in particolare dalle raccomandazioni 8 inviate agli Stati membri ? Intanto un principio importante: la protezione sociale è considerata quale componente fondamentale del modello europeo di società poiché garantisce stabilità politica. si punta ad una convergenza degli obiettivi e delle politiche per ridurre le disparità presenti. La protezione sociale. Agenda for modernising social protecion. in un contesto globale (Patto di Stabilità e di Crescita) in cui l’UE svolge un ruolo di sorveglianza politica (Commissione Europea 2000. Luxemburg 9 In una comunicazione del Consiglio del 1999 si legge. infatti. Cfr.102). Art.466). “in mancanza di trasferimenti sociali circa il 40% delle famiglie vivrebbe in una situazione di povertà relativa mentre tale percentuale scende al 17% grazie appunto ai regimi fiscali e ai sistemi di erogazione di prestazioni “ Commissione Europea (1999. Commissione Europea (1995). Ferrera M. in particolare. a collocarsi in situazioni di povertà 9 ma rappresenta anche un investimento nelle risorse umane nel momento in cui contribuisce a migliorare la qualità della forza lavoro. ai profondi mutamenti sociali. The future of social protecion.

ecc ) anche per l’accresciuta partecipazione delle donne al mercato del lavoro che riduce la componente assistenziale non retribuita del lavoro di cura. introducono forti elementi di incertezza nei bilanci delle famiglie. Più in generale. meno del 40% delle donne di età compresa tra i 25 e i 54 anni aveva un’occupazione o la cercava attivamente. Ma le famiglie divengono anche più fragili. con la solidarietà. i dati più recenti disponibili in materia di reddito negli Stati membri mostrano che il tasso di povertà relativa11. fenomeni evidenti anche in Europa. richiede crescenti e diversificati servizi sociali per conciliare le esigenze familiari con quelle professionali. si riflette. elemento sicuramente positivo e fortemente auspicato. si concilia con grande difficoltà con la cura dei figli per la limitata disponibilità di adeguate reti di servizi sociali per l’infanzia. con politiche di sviluppo capaci di determinare non “soltanto più posti di lavoro. se aiutano la competitività dei singoli Paesi e dell’Europa nel suo insieme. aumentano le separazioni. Carmela D'Apice 8 Per quanto riguarda il mercato del lavoro. i divorzi. Questo significa che l’esigenza di maggiore flessibilità va coniugata con la sicurezza.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. pone. anche e naturalmente. giovani coppie. in una domanda crescente di beni e servizi sanitari e di servizi sociali (assistenza domiciliare. ove è più usuale la presenza delle nuove forme contrattuali. case di riposo. La popolazione invecchia ma si struttura anche in un numero crescente di famiglie .347) e con una buona rete di ammortizzatori sociali. nel contempo. in particolare in quelle che vanno a formarsi. al tempo stesso. Il declino della dimensione media dei nuclei implica. nuovamente. in tutta l’Unione il numero delle famiglie sta aumentando più velocemente della popolazione e questo si riflette in un graduale declino della dimensione media delle famiglie. ma anche buoni posti” (Commissione Europea 1999. l’invecchiamento demografico e l’aumento del tasso di crescita del numero degli anziani dal 2010 in poi. la stessa maggior partecipazione delle donne al mercato del lavoro ( nel 1970. alle famiglie monoreddito. più precarie (contratti atipici). ad esempio. Ma l’aumento della popolazione anziana e della vita media. oggi questo non è più vero e le analisi correnti mostrano come il rischio di povertà si sia sensibilmente spostato (almeno sino ad oggi) dagli anziani (per effetto di un sistema pensionistico retributivo ante riforma) alle giovani coppie. le famiglie monoparentali dove la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è prioritaria ma. la diffusione delle nuove forme contrattuali più flessibili ma. Per quanto riguarda la popolazione. una domanda crescente di servizi sociali essendo le famiglie stesse meno capaci a fornire assistenza e sostegno anche e solo ai propri membri. problemi di sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici. alle famiglie con più figli a carico. ormai. in quasi tutti i Paesi europei. ad esempio. quando la generazione del baby boom raggiungerà l’età del pensionamento. mentre si supera il 70 % sul finire degli anni novanta). Se in passato il lavoro a tempo indeterminato del capofamiglia lasciava le famiglie fuori dalla povertà. La povertà e l’esclusione sociale sono diventati. è 11 In Europa la povertà viene misurata in termini relativi e la linea viene fissata ad un valore pari al 60% del reddito mediano nazionale reso equivalente .

Le antiche forme di esclusione sociale (disoccupazione. con le politiche fiscali. Come dire che solo se le società sono in grado di offrire adeguati livelli di protezione sociale. per la disoccupazione. Si parla così. per il sostegno alla famiglia. per la previdenza. gli individui saranno più disposti ad assumersi i rischi dei cambiamenti imposti dal progresso economico in termini di formazione continua. di mobilità. dipendenze da alcol e droga) si stanno consolidando con lo sviluppo delle nuove forme: disoccupazione dei capifamiglia scarsamente qualificati e spiazzati dall’innovazione tecnologica. si ricercano strumenti d’intervento che non fanno capo né al mercato né allo Stato ma alle organizzazioni del volontariato e del Terzo settore per ridurre i costi dei servizi e rendere più flessibili i servizi stessi. perdita di competitività e difficoltà nell’incrementare la buona occupazione. handicap. attraverso opportuni dosaggi tra provvedimenti di politica sociale. si delineano i caratteri generali della spesa per la protezione sociale 12 13 attraverso i dati dell’ESSPROS (European System of integrated Social Il modello sociale europeo viene definito. delle famiglie con più figli minori. processi di riqualificazione. di universalismo selettivo : le prestazioni rimangono universali ma l’accesso effettivo è condizionato alla disponibilità delle risorse pubbliche sempre più scarse. più che in passato. Le politiche per l’occupazione dovrebbero. la competitività e il dinamismo dell’economia senza i quali diviene più complesso ricercare risorse da destinare alla coesione sociale. con le politiche sociali. nel contempo si innestano. il modello sociale europeo12 inizia ad incrinarsi a favore di un “nuovo” modello sociale europeo in cui il welfare prevalentemente universale tende a divenire un welfare prevalentemente selettivo. 13 Le spese considerate sono quelle incluse nella voce protezione sociale costituita dalle spese per la salute. per ridurre la dipendenza dalle politiche assistenziali. coordinarsi. come quel modello in cui “il progresso economico e il progresso sociale procedono di pari passo e si rafforzano a vicenda in quanto la protezione sociale non fornisce soltanto una rete di sicurezza per i poveri ma contribuisce anche a garantire la coesione sociale”. per mantenere e migliorare le competenze della forza lavoro. e così via. e così via. Carmela D'Apice 9 al 18% circa della popolazione: si tratta di oltre 60 milioni di persone (Eurostat. La spesa sociale in Europa Per meglio individuare il modello/ i modelli europei di welfare. malattia. politica per l’occupazione e politica per la competitività. nei diversi documenti della Comunità. su impianti universalistici schemi privatistici ( pensione pubblica minima di base e schemi privatistici per pensioni integrative ). in un contesto di bassa crescita. 5. Per far fronte a queste sfide comuni. 2002). così. con le politiche dell’istruzione e della formazione. delle famiglie con un solo reddito. . per migliorare l’occupabilità dei lavoratori a debole qualificazione (fiscalizzazione degli oneri sociali per i lavoratori a bassa produttività). per il sostegno ai gruppi più deboli e per la locazione . E poi adottando una strategia globale capace. disagio economico dei giovani assunti con le nuove forme contrattuali. gli Stati membri si sono impegnati a sviluppare una crescita economica sostenibile e un’occupazione di qualità che possa ridurre i rischi di povertà e di emarginazione sociale. Ma nel corso di questi ultimi anni. di determinare un circolo virtuoso tra progresso economico e progresso sociale. sempre più sovente.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Con quali strumenti? Intanto sostenendo la crescita. e così via. si espande la compartecipazione degli utenti ai costi dei servizi resi.

le quote più rilevanti vanno. A seguire le spese per l’invalidità (2. la Francia (31. l’Eurostat stima un costo della vita del 39% in più rispetto all’Italia. per comprendere anche la direzione e le ragioni delle riforme portate avanti a partire dagli anni novanta e.7%). alla previdenza ( 12.4%). la Grecia (EL). Se il confronto fosse effettuato più correttamente al netto del prelievo.998 del Portogallo (vedi tabella n.8%) (vedi tabella n. variando dalle 8. ancora in corso.35) in più per la Danimarca (Eurostat.0% del Pil della Svezia al 18. naturalmente. in termini di PPS il differenziale tra i due Paesi si riduce al 35% (188/139=1.4%). 2000.7%) e l’abitazione-esclusione sociale (0. divergenze ancora significative tra i diversi Paesi variando la spesa dal 32. operazione ancora oggi estremamente complessa ed esclusa dalle elaborazioni ESSPROS.8% del Pil . le funzioni . la Svezia (SE) e il Regno Unito (UK) 15 PPS : Purchasing Power Standards : unità indipendenti dalle monete nazionali e serve a rimuovere le distorsioni dovute ai diversi livelli dei prezzi.1%) e la famiglia (2. alle spese per la protezione sociale rappresentano il 27. le differenze tra Paesi. sarebbero nettamente inferiori.1). 1999). l’Italia (26. ad esempio. in quanto tale. Le differenze permangono anche quando si considera la spesa media pro-capite espressa in termini di parità di potere d’acquisto (Purchasing Power Standards PPS) Svezia alle 3. il Lussemburgo (LU). il Belgio (29. la Spagna (ES). Il confronto della spesa pro-capite per la protezione sociale potrebbe essere effettuato anche in euro ma il confronto stesso perderebbe di significatività nel momento in cui esistono ancora differenze di rilievo.9%). nello specifico presentano valori superiori al valore medio europeo.1). in termini di potere d’acquisto.2%). hanno valori inferiori al valore medio otto paesi su quindici: la Grecia (24. Per la Danimarca.8%).9%) (vedi tabella n. la Francia (FR). il Portogallo (PT). esistono.1 ). in tutti i Paesi dell’Unione. la Finlandia (FI). rappresenta solo un’approssimazione delle differenze tra Paesi. nell’Unione Europea a 1514.1%).163 ). si avvicinerebbe molto a quella della Germania. si può iniziare l’analisi considerando la spesa per la protezione sociale nel suo aggregato e la sua evoluzione dal 1990 al 2003. tra i diversi paesi. Nell’anno 2005 le risorse destinate. i Paesi Bassi (NL). la Danimarca (DK). il Lussemburgo (21. oltre alla Svezia.2%). la Finlandia (26.2%). In attesa di elaborazioni più puntuali. la Germania (DE).5%). ad esempio.7%) e il Regno Unito (26. la Spagna (20. l’Austria (AT). la Danimarca (30. il Portogallo (24. l’Irlanda (IE). . secondo alcune stime realizzate dalla OCSE nel 1995 (Willem. l’Italia (IT). 2002). quindi. 15 dei singoli Paesi. La spesa sociale netta della Svezia. l’Austria (28. la disoccupazione (1.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. la Germania (29. è opportuno ricordare che la spesa sociale presa in considerazione dall’ ESSPROS è al lordo del prelievo fiscale e. I valori in PPS si derivano dal PPPs (parità di potere d’acquisto) che si ottiene dalla media ponderata dei prezzi in relazione ad un paniere omogeneo di merci e servizi comparabile e rappresentativo per ogni Stato Membro.2% dell’Irlanda. essendo la tassazione sui trasferimenti abbastanza diversa da paese a paese.7% del pil come valore medio). anno più recente di disponibilità di dati. quella della Danimarca e quella della Finlandia a quella del Regno Unito e quella dell’Italia e dell’Irlanda a questi ultimi paesi ( Commissione Europea. Ma.2% del pil come valore medio) ed alla salute (7.7%). l’Irlanda (18.8%) e i Paesi Bassi (28. in parte.2%). prima di entrare nell’analisi dei singoli dati e nei modelli nazionali di welfare.529 PPS della 14 L’Europa a 15 comprende il Belgio (BE). Se si considerano i diversi segmenti che compongono la spesa sociale e. Carmela D'Apice 10 PROtection Statistics). esprimendo la spesa pro-capite in euro la Danimarca avrebbe una spessa dell’ 88% in più rispetto all’Italia.

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. si può sostenere che una parte significativa delle risorse destinate alla protezione sociale è diretta ad un segmento della popolazione. non cambia nel senso che le spese per le pensioni e la salute rimangono le poste più importanti rappresentando. i due terzi della spesa totale. l’immagine.2%) e l’abitazione-esclusione sociale (3. da sole. .9%).5%) ( vedi tabella n. naturalmente. E poichè una gran parte della spesa per la salute riguarda le persone anziane.2 ). Carmela D'Apice 11 Se si considera la struttura della spesa. Risorse relativamente contenute finanziano i trasferimenti alle famiglie (assegni familiari) ( 8%). quella anziana. la disoccupazione (6. la disabilità (7.

8 31.5 1.5 1.6 1.5 11.5 8.0 8.4 0.1 7.4 24.5 15.2 1.8 3.8 7.7 30.7 7. Carmela D'Apice 12 Tabella n.1 1.5 1.7 6.3 2.6 1.6 11.226 12.2 0.2 1.6 1.1 .529 5.5 1.9 1.8 29.1 7.176 Fonte : Eurostat 2007 ( dati 2005 provvisori) .2 1.8 0.5 8.833 8.0 6.8 6.1 1.998 6.2 2.7 3.305 8.4 7.0 0.0 0. Invalidià Salute Famigli a Disoccp azione Abitazio ne ed esclus.2 20.0 1.8 1.946 12.1 2.8 1.7 0.2 1.5 2.2 26.0 1.8 5.776 8.2 2.8 2.2 28.4 12.0 3.9 28.9 2.3 3.4 7.8 6.4 8.8 1.7 26.2 3.139 4. Ammi n.7 0.5 13.5 GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITALIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA Portogallo FINLANDIA SVEZIA Regno Unito 8.7 32.4 1.9 1.8 24.8 9.0 1.6 10.856 6.6 12.1 1.6 2.2 12.4 21.9 0.4 4.1 13.8 1.6 0.3 0.5 6.7 7.8 11.529 7. altro % PIL Media Eu 17 15 BELGIO DANIMARCA PPS 16 27.1 2.1 0.5 2.7 0.1 Paesi Spesa Spesa per protezione sociale % PIL per funzioni anno 2005 Spesa pro capite in Previd.1 2.1 7.249 8.8 2.0 12.9 0.2 1.2 2.5 1.0 4.9 6.5 2.268 3.5 18.1 3.2 0.005 8.7 0.5 2.1 29.4 1.2 2. Tabella n.4 0.9 1.5 1.044 5.5 1.7 1.0 3.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.0 0.0 26.9 0.0 4.498 7.8 0.5 2.4 3.5 1.3 0.7 1.

0 100.2 2.0 100.3 11.1 3.2 1.0 100.9 25.7 27.0 100.1 9.2 12.9 10.7 6.7 4.3 5.9 11.6 27.7 44. 3.5 44.3 5.3 2.7 36. 45.0 Fonte : Eurostat 2007 .4 7.9 4.0 100.3 27.9 5.0 100.9 Disabilità 7.6 4.5 1.0 100.4 9.7 30.0 0.8 5.5 2.5 1.0 Famiglia 8.3 6.9 7.6 Abitaz.5 43.0 100.2 8. anno 2005 Previden.9 8.0 14.9 24.7 25.7 37.4 12.9 13.9 26.0 7.4 5.1 12.0 5.0 Salute 28.5 51.4 16.8 31.7 9.5 7.3 30.3 Disoccup 6.0 26.4 7.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.8 2.0 100.5 1.2 41.3 5. esclusione.3 40.5 30.9 5. Carmela D'Apice 13 Tabella n.2 48.5 14.2 PAESI Media Eu 15 BELGIO DANIMARCA GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITA LIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA PORTOGALLO FINLANDIA SVEZIA Regno Unito Spesa per la protezione sociale.3 Totale 100.6 42.9 4.4 44.7 60.3 5.0 100.8 6.3 37.2 6.0 100.8 6.7 5.6 8.0 100.1 20.0 10.8 5.0 100.6 9.0 100.0 5.0 3.6 29.6 47.9 15.0 100.8 40.4 25.2 12.9 7.6 7.7 4.

dell’1. la quota aumenta anche a parità di risorse destinate alla protezione sociale.6% per il periodo 1999-2003 a fronte del 3.7 al 3. L’inversione di tendenza appartiene.6 del 1990 a 3. trend analoghi per paesi che non fanno parte dell’area euro (per il Regno Unito il tasso di crescita passa.8 % per il periodo 1994-1999. se il pil cresce più lentamente della spesa. la spesa pro-capite tende a convergere.5 % all’ 3.0% del 2005). ad esempio.7% del 2005) rispetto ai Paesi che si collocavano su valori superiori al valore medio ( in Svezia.2 e per la Svezia dal 3.8% (vedi tabella n.0). Anche la spesa pro-capite. ma anche al consolidamento del pensiero liberista che spiega.3) anche se a tassi via via inferiori a quelli registrati in precedenza. rispettivamente. ad esempio. all’esigenza di risanamento delle finanze pubbliche. al termine del periodo considerato. espressa in valore costante. si passa dal 33.1% del 1990 al 32.9 % degli anni 1990 – 1994. in vista dell’attuazione della moneta unica. ad esempio.9. ad esempio. si passa dal 15. cresce e poiché la crescita è abbastanza differenziata tra i diversi Stati membri e maggiore nei paesi a più basso livello di spesa. risulta essere. ad esempio. Il tasso medio annuo reale di crescita della spesa sociale. il rapporto tra il paese che spendeva di più (Lussemburgo) e quello che spendeva di meno (Portogallo) passa da 3. . del 2. Carmela D'Apice 14 Se si dà uno sguardo agli anni che vanno dal 1990 al 2005 .2 allo 2. il sistema sociale europeo sembra tenere18 e convergere nel senso che la quota di spesa sul pil continua a crescere in quasi tutti i paesi dell’Unione passando dal 25.0 nel 2005. in parte.2% del 1990 al 24.5% del 1990 al 27. come media europea. Elementi di convergenza si possono rilevare notando come la spesa aumenti più nei Paesi che avevano una quota sul Pil nettamente inferiore al valore medio ( in Portogallo. per la Danimarca dal 5. 18 E’ bene ricordare che la quota di spesa sociale sul pil è un rapporto tra la spesa stessa e il pil. dal 7.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.

8 29.5 28.4 30.2 26.9 31.8 29.6 17.2 28.5 28.9 27.2 28.6 31.9 31.7 22.3 29.1 20.5 26.5 26.2 29.1 15.4 22.4 22.0 23.7 25.7 15.4 33.4 33.1 21.5 …… 26.7 29.7 33.9 21.8 35.1 33.0 24.7 24.6 20.7 26.1 30 28.2 Anni 2003 27.6 21.7 25.1 31.6 24.8 29.8 31.8 24.1 23.4 19.5 20.7 26.9 20.7 26.7 30.8 20.3 28.3 21.2 22.7 24.3 22.0 Anni 1997 27.3 20.2 Anni 2000 27.4 24.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.7 21.7 28.0 24.9 14.6 23.1 28.0 30.8 28.6 Anni 1995 28.9 29.3 Anni 200 5 27.0 32.5 28.8 22.2 22.1 22.9 19.5 28.0 22.3 24.7 28.4 26. 3 Spesa per la protezio ne socia le come quota sul Pil 1990 .0 17. Carmela D'Apice 15 Tabella n.5 27.2 26.8 21.9 27.9 16.9 21.0 26.4 28.3 27.4 30.1 30.1 21.8 30.8 30.4 22.7 19.9 21.7 26.7 19.7 Anni 1999 27.2 24.0 29.0 26.8 29.3 25.9 25.8 28.4 30.2005 Paesi Anni 199 0 Anni 1991 26.7 30.2 Anni 2004 27.7 32.9 20.5 27.0 22.0 Finlandia SVEZIA Regno Unito .6 27.1 28.4 24.8 20.7 22.1 27.0 27.7 26.4 28..5 33.3 23.6 31.6 21.6 29.2 28.3 Anni 1998 27.7 26.6 32.2 29. 26.4 21.5 25.2 30.2 Anni 1996 28.2 22.7 20.4 29.8 34.3 30.8 20.8 24.9 18.4 15.6 22.6 39.6 33.9 30.7 18.2 27.8 28.6 18.2 22.3 28.9 28.1 32.0 29.3 29.2 27.1 30.1 24.6 26.5 32.4 27.4 28.0 23.3 29.2 27.2 19.8 20.4 28.1 26.6 15.7 32.3 23.1 32.5 27.9 26.3 30.3 29.8 29.4 16.9 22.9 28.6 28.0 29.5 14.6 32.1 29.8 24.6 25.2 26.2 25.3 33.4 22.9 29.4 23.2 20.7 Anni 1992 27.6 21.0 Anni 1994 28.2 31.1 24.3 20.8 23.8 36.7 25.3 29.7 26.6 27.7 30.6 20.7 27.3 31.0 26.1 29.9 29.1 30.6 20.6 37.8 Europa a 15 BELGIO Danimarca Germania GRECIA SPAGNA FRANCIA Irlanda ITA LIA Lussembur go Paesi Bassi AUSTRIA Portogallo 25.3 Anni 2002 27.4 31.7 27.1 27.3 ….9 Anni 2001 27.0 34.9 21.4 24.2 28.9 30.4 28.1 32.0 29.9 24.2 29.1 27.9 Anni 1993 28.1 28.3 26.1 30.7 20.

o una diversa modalità strutturale di finanziamento dello Stato sociale.3%).2 al 41. i Paesi Bassi e la Spagna .9 % (dal 27.8% per la Danimarca (vedi tabella 4 ). il Portogallo (47. il sistema di finanziamento si modifica in tutti i paesi considerati per far fronte all’intensificarsi della concorrenza e guadagnare gradi di competitività.5 al 15.0 % ( per la quota a carico dei datori di lavoro si passa dal 54.9%). quando la quota è relativamente bassa significa che si è in presenza di un sistema fortemente basato su una copertura universalistica dei cittadini (tutti hanno accesso alle prestazioni indipendentemente dall’essere o meno lavoratori ) e il sistema si finanzia. A livello europeo il 60 % circa del finanziamento totale della spesa deriva dai contributi sociali ma esistono sensibili differenze tra Paesi : superano tale valore medio la Francia. con la fiscalità generale (contributi governativi). Dal confronto internazionale emergono. Il ridimensionamento è particolarmente sensibile per l’Italia ove la quota complessiva dei contributi sociali passa dal 70. quando la quota di finanziamento da contributi sociali è relativamente elevata significa che è stato privilegiato un approccio di tipo assicurativo con uno stretto legame tra posizione lavorativa e diritto di accesso ai benefici. Come media europea i contributi sociali passano. il Belgio. di ridurre il costo del lavoro trasferendo il finanziamento della protezione sociale dai contributi al prelievo fiscale generale servendosi.3 %). sino ad arrivare al 28. anche di tasse specifiche come la tassa di solidarietà in Francia introdotta nel 1991 e l’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) introdotta in Italia nel 1998 per compensare i minori introiti derivanti dalla soppressione dei contributi sociali diretti al finanziamento del sistema sanitario nazionale. inducono a ritenere la compensazione più che una diversa modalità di finanziamento. Le differenze nella tipologia di finanziamento riflettono.6% al 20. la Finlandia (50. Nel periodo considerato (1990-2005).4 % per l’Italia ) (vedi tabella n.0 %). si cerca. così. in alcuni casi. una riduzione delle entrate.5 % del finanziamento totale al 38. l’Irlanda (40.2%).4 ). . un graduale ritiro dello Stato dall’attività di redistribuzione. due fonti di finanziamento : la tassazione generale e i contributi sociali sulle retribuzioni corrisposti sia dai lavoratori che dai datori di lavoro. Carmela D'Apice 16 Un’ultima annotazione riguarda il sistema di finanziamento delle politiche sociali. dal 67 % del finanziamento al 58.2% sia quella dei lavoratori che scende dal 24.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. e la riduzione coinvolge sia la quota a carico dei datori di lavoro che passa dal 42. prevalentemente. Le riforme del sistema fiscale in atto nei diversi Paesi e che avranno come conseguenza .7 %.7 % e per i lavoratori dal 15. in media. il Lussemburgo (51. essenzialmente. il modo in cui storicamente si sono formati i sistemi di protezione sociale. essenzialmente.4%). ad esempio.0%).4 al 47. il Regno Unito (47. Con riferimento alle modifiche introdotte nel sistema di finanziamento della spesa sociale.9 al 41. Alla riduzione della quota relativa dei contributi sociali fa riscontro un aumento dei contributi governativi che passano.9%.8 al 37. si collocano al di sotto del valore medio l’Italia (47. almeno nel breve periodo. viene da chiedersi se tale compensazione rappresenti una strategia di breve periodo per evitare un opposizione da parte dei sindacati. dal 28. così.

9 2005 20.5 42.4 51.4 Lavoratori 1990 24.0 39.4 45.4 19.1 8.4 30.4 6.8 2.9 33.1 36.4 15.7 26.2 33.3 1.9 29.0 2.8 43.7 11.9 41.9 15.5 1.3 35..1 2.0 .9 28.2 7.3 19.5 41..5 21.1 25. 4 Entrate della protezione sociale Paesi Contributi govertanivi 1990 2005 Datori di lavoro 1990 Media Eu – 15 BELGIO DANIMARCA GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITALIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA PORTOGALLO FINLANDIA SVEZIA Regno Unito 28.9 33.7 39..0 38.6 10.9 15..1 42..0 18.0 2.2 41.5 8.4 27.6 20.6 Fonte : Eurostat 2007 .8 6.6 .0 50.7 38. 2.4 2005 3.3 24.1 20.7 22.5 5.6 16. 26...7 41.0 58.5 3.0 2.5 25.9 0.7 22.1 9..2 35.8 15.1 25.6 3.9 9.4 54.1 15.0 1.5 Altre entrate 1990 4.0 35.9 27.4 8.6 15.1 1.7 48. Carmela D'Apice 17 Tabella n.0 24.3 28.0 35.3 15.9 33.8 41.2 1.2 17.3 .5 15.0 32..6 53.6 37..5 27.7 63.4 34.2 6.1 .9 24.6 25. 42.4 12..7 8.4 37..3 1.9 44.6 30.7 11.5 20.7 24.8 23.2 43.0 26.8 80.8 40.9 44.7 33.1 2005 38.9 8.9 31.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.4 10.5 54.1 3.5 48.2 51. 28.5 7.

l’Italia. del TFR e del prelievo fiscale. invece. il primo dato che emerge. in realtà. dal 1981. C’è anche da tenere presente che l’Italia ha la più alta quota. Se l’Italia destina in media e per l’insieme delle prestazioni sociali una quantità di risorse inferiore al valore medio e 19 Il Tfr è pari al 6. in Italia tale valore sale al 15. intanto sembra opportuno ricordare che nel calcolo della spesa pensionistica italiana vengono incluse le erogazioni relative al cosiddetto “Trattamento di Fine Rapporto” (TFR)19.1 per cento del pil. un istituto non presente negli altri Paesi e che se la relativa spesa fosse esclusa. un valore di poco superiore al valore medio (6.4 per cento del pil. La spesa sociale in Italia Per quanto riguarda L’Italia e facendo sempre riferimento alle elaborazioni ESSPROS. Probabilmente. come per gli altri paesi europei. in Europa e nel mondo. cioè. a tenere conto della diversa struttura della popolazione. e che rappresenta anche il punto su cui si è incentrato il dibattito interno ed internazionale. pensioni di invalidità come indennità di disoccupazione ). ad esempio ) (vedi tabella n. Per quanto riguarda.2 % contro il 16% del Regno Unito e della Francia. Il secondo dato di interesse.5% contro il 7. l’12% dell’Irlanda.012). Nell’anno 2003.5) e che spesso la spesa previdenziale è stata e viene utilizzata.5 degli Stati Uniti. riguarda il peso che la spesa per la previdenza assume sia come quota sul pil che all’interno della spesa per la protezione sociale.9% della retribuzione lorda e viene accantonato presso le aziende in cui si lavora. quattro punti e mezzo in più.1% come valore medio europeo). di persone con un’età superiore ai 65 anni (19.9 ). in termini di spesa media pro – capite l’Italia presenta. Carmela D'Apice 18 6. due punti percentuali circa in termini di peso sul pil (Pizzuti. la spesa previdenziale sul pil perderebbe. 2002). in termini di spesa sociale in rapporto al pil valori inferiori al valore medio e questo da quando sono pubblicati dati armonizzati e. la salute anche per l’Italia rappresenta. e questo aspetto viene usualmente indicato come la grande anomalia del sistema sociale italiano essendo la quota non solo superiore al valore medio ma anche più alta di quella presente nella stessa Svezia (12.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. . è che l’Italia presenta.5 per cento del pil contro un valore medio europeo dell’1. invece. in un confronto europeo. se si riuscisse a separare la componente assistenziale dalla spesa per pensioni. la seconda posta in termini di peso sul pil (6. la spesa previdenziale italiana cesserebbe dall’essere considerata come la grande incongruenza del welfare italiano. per fini assistenziali o come ammortizzatori sociali (integrazioni al minimo e pensioni sociali come forme assistenziali. Se in media la Comunità destina alla spesa per la previdenza il 11. destina alla protezione sociale il 26.024 PPS contro una media europea pari a 6. come già visto. diverse ragioni che possono spiegare tale differenza.9%). sempre con riferimento all’anno 2003 e per un ‘Europa a 15. Esistono. Quest’ultimo elemento spiega anche perché l’Italia è il paese europeo che destina ai trattamenti di disoccupazione la quota più piccola: 0. il 12. 7 %. considerata come il paese che dispone del sistema a più alta protezione sociale. secondo alcune stime. più che negli altri paesi.

sulla struttura della spesa sociale.8 per cento del totale contro una media europea del 45. come si è visto. carenze si rilevano per gli aiuti alle famiglie (assegni familiari). Carmela D'Apice 19 contemporaneamente presenta un valore superiore per la spesa previdenziale. portatori di handicap. compiti affidati. significa che alcune aree del sociale hanno ricevuto e ricevono minori risorse rispetto a quanto sarebbe stato. al 43. In questo senso e rispetto alla situazione media dell’Europa. probabilmente. per le donne separate/divorziate.1 per la Svezia.9 ) per un paese che presenta. all’intervento pubblico. non solo la relativa bassa partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro (ad oggi permangono. in Italia.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. ponendo pari a cento la spesa per la protezione sociale. peso dei lavoratori autonomi. e da motivazioni socio culturali. naturalmente. Per un lungo periodo di tempo in Italia. al 42. la struttura della spesa sociale italiana risulta. la famiglia ha giocato – attraverso una bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro – un significativo ruolo di supplenza in una molteplicità di lavori di cura ( nei confronti degli anziani. fortemente sbilanciata a favore della spesa previdenziale con alcuni settori palesemente sottosviluppati quali quelli costituiti dal trattamento di disoccupazione e dall’assistenza sociale. un tasso di povertà relativa superiore al valore medio europeo .5 per cento e valori pari al 40. e così via (vedi tabella 3 ). Carenze si rilevano per gli aiuti alle famiglie a cui si destina solo il 4% del totale della spesa contro un valore medio dell’8% e per il sostegno alle spese per affitto ed esclusione sociale: 0. Senza tenere conto del gap presente nella spesa per la disoccupazione e che si può. Il confronto tra il sistema di welfare italiano e quello degli altri paesi europei. minori. comunque. la spesa pensionistica copre. pur nei limiti della non completa omogeneità dei dati e nel ridimensionamento della “anomalia” riferita all’eccessivo peso della spesa pensionistica. e così via). ecc. all’evolversi delle componenti socio economiche della popolazione (invecchiamento.5% come valore medio europeo ( per quanto riguarda il finanziamento vedi quanto detto in precedenza). ancora. delle specificità che appartengono al modo stesso con cui si sono costruiti. e così via). i welfare nazionali. invalidi. pensioni di invalidità). partecipazione al mercato del lavoro. prepensionamenti. il 61.9 per la Germania. per le ragazze madri. rispetto ai giovani in cerca di prima occupazione. necessario.4 e per il sostegno alle spese per affitto ed esclusione sociale pressoché irrilevante ( 0 contro 0. . ma anche la particolare tutela riservata ai disoccupati adulti ( in termini di fruizione della Cassa Integrazione Retribuzione. negli altri Paesi. tra l’altro. con una quota dell’ 1% sul pil contro un valore medio del 2.). tra l’altro. quasi 15 punti di differenziale negativo in termini di tasso di occupazione rispetto alla media europea). giustificare con l’utilizzo improprio delle pensioni di invalidità come indennità di disoccupazione. ad esempio. e di redistribuzione del reddito al suo interno ( per i giovani in cerca di occupazione.2% contro il 3. esclusi da ogni forma di sostegno. in parte. Il diverso peso sul pil si riflette. evidenzia. nel tempo. Tale atteggiamento spiega.3 per la Francia.

6 61.4 61.3 6.1 71.6 73.7 65.1 66.000) 10.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.6 Fonte : European Commission 2005.038 60.5 9.2 17.529 5.3 4. Luxembourg .0 59.5 4. 5 Alcuni indicatori demografici ed occupazionali Alcuni indicatori demografici ed occupazionali Paesi Popolazione all’1.8 67.462 455 16.411 82.9 9.1 67.4 10.0 20 BELGIO DANIMARCA GERMANIA GRECIA SPAGNA FRANCIA IRLANDA ITALIA Lussemburgo PAESI BASSI AUSTRIA PORTOGALLO FINLANDIA SVEZIA Regno Unito 17% 15% 18% 18% 17% 16% 12% 19% 14% 13% 15% 17% 16% 17% 16% 5.237 9.6 72.9 8.3 8.4 4.306 8.3 75.446 5.109 58.8 67.1 63.076 43. Joint Report on Social Protection and Social Inclusion.7 5.035 % popolazione 65 anni e più % occupati su popolazione 15-64 (2004) 60. Carmela D'Apice 20 Tabella n.6 Tasso di disoccupazione ( 2005) 8.3 4.1.501 11.011 60.561 4.207 10.2005 (.3 57.2 9.

socialdemocratici. una pensione nettamente inferiore a quella prevista dal sistema retributivo (indebolimento del sistema pubblico). ecc) dalla sfera delle decisioni pubbliche a quella delle decisioni individuali. si possono cogliere alcune tendenze comuni alla generalità degli Stati membri. per l’edilizia pubblica. con un collegamento stretto fra contributi e prestazioni. le riforme del sistema previdenziale. malattia. prevalentemente. a regime. Con le riforme pensionistiche. si riduce la copertura per gli aumenti dei prezzi e/o rispetto alla dinamica retributiva. E poiché il nuovo sistema determinerà. democratici. aveva contribuito a determinare un sistema di norme per far sì che il tenore di vita dell’età del non lavoro non fosse drammaticamente diverso da quello dell’età del lavoro. In questa direzione sembrano muoversi. ad esempio.2. pensionati che. a partire dagli anni novanta e sino ad oggi. al di là delle affermazioni di principio presenti nei diversi documenti comunitari. in una logica assicurativa (pensione contributiva ). ad esempio. 20 21 . si auspica la costituzione di un secondo pilastro pensionistico (previdenza integrativa). Carmela D'Apice 21 7. Le innovazioni degli ultimi anni Come visto nel prs. In una situazione di questo genere non è difficile ipotizzare. con un generale processo di aumento della disuguaglianza nella distribuzione personale del reddito. in un quadro fortemente evolutivo a seconda della forma di governo presente nei diversi Paesi e della sua evoluzione (destra. Di fatto. in corso nella generalità dei paesi europei. Anno 2004 Per rendere i sistemi di protezione sociale più incentivanti sotto il profilo del lavoro. più o meno gradualmente. mediamente. 21 del sistema sanitario. solo sul primo pilastro. le indennità per la disoccupazione si riducono nel loro ammontare e nei tempi di erogazione sino ad annullarsi se la persona disoccupata non segue oppositi programmi di formazione o riqualificazione o se non accetta opportunità di lavoro offerte dai centri per l’occupazione. si stanno creando le premesse per riportare ai margini della distribuzione del reddito un gruppo importante della popolazione che. delle indennità per disoccupazione (dal welfare al workfare ). Ma poiché sembra probabile che anche questo secondo pilastro possa non essere in grado di ristabilire un adeguato rapporto tra risorse disponibili nell’età del lavoro e del non lavoro. e che sembrano muoversi verso uno stato sociale più residuale che universale. Una prima tendenza è quella di indebolire la protezione derivante dalle culture universalistiche spostando. si ricercano incentivi per la formazione di un terzo pilastro (previdenza completamente privata). disoccupazione. saranno in grado di assicurarsi adeguati livelli pensionistici (con un mix di pensione obbligatoria – contrattuale – volontaria) a differenza dei lavoratori più deboli (in particolare gli atipici e quelli inseriti nelle piccole imprese) che potranno contare. si innalza l’età pensionabile. ecc . la copertura dei rischi sociali (vecchiaia. sinistra. forti sul mercato del lavoro. centro-destra. dei sussidi per l’istruzione.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. centro-sinistra. e combinazioni diverse). repubblicani. indipendentemente dalle proprie aspirazioni professionali o vincoli familiari. si trasforma il sistema da retributivo (pensione pari ad una certa quota dell’ultima retribuzione o della media delle retribuzioni di un determinato periodo di tempo) a contributivo. con difficoltà.

si sta espandendo coinvolgendo. a livello locale. come sta accadendo in Italia. Una seconda tendenza è quella di ridurre la tassazione basata sulla capacità contributiva (sono in corso in tutti i paesi europei processo di riforma della tassazione personale tesi ad abbassare i livelli di imposizione a partire da quelli più bassi) ed aumentare il peso della tassazione in base al principio del beneficio. C’è da dire. verso le strutture private22 e/o a dotarsi di polizze assicurative (in alcuni rinnovi contrattuali stanno entrando polizze assicurative sanitarie con costi condivisi tra aziende e lavoratori). risposte fortemente differenziate in funzione delle preferenze politiche locali e/o delle risorse che possono essere messe a disposizione in campo sociale. che le regioni economicamente più forti e/o più attente alla dimensione sociale portino avanti un’articolata politica sociale a differenza di quelle più deboli.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. di mantenimento dei minori inseriti in 22 Nel 1997 la spesa privata per l’assistenza sanitaria rappresentava. Anche in questo caso non è difficile prevedere un aumento della disuguaglianza nell’accesso al diritto alla tutela della salute così come non è difficile prevedere un indebolimento della struttura pubblica nel momento in cui si perde la fruizione dei servizi da parte dei pazienti appartenenti alla classe media e medio-alta che svolgono un importante funzione di controllo nella qualità e nella tipologia delle prestazioni sanitarie. almeno in Italia. una chiara discriminazione tra soggetti che presentano parità di bisogni. più o meno benestanti. Sembra facile prevedere. agli ospedali budget da rispettare e contenendo. iniziato negli anni ottanta. Belgio. rafforzando la partecipazione degli utenti al costo dei servizi ( ed anche questo sembra essere un tentativo di risposta alla mobilità del fattore capitale. ad esempio. modulata in funzione della capacità contributiva dei soggetti (Indicatore Situazione Economica Equivalente . visite specialistiche. determinando. Il processo. soprattutto in un paese come l’Italia in cui è ancora elevato il grado di evasione fiscale e il reddito prodotto nell’economia sommersa. molto selettiva (sostegno alle spese d’affitto.ISEE) determinando non pochi problemi nella gestione burocratica delle procedure e nei necessari controlli. La contribuzione viene. anche in questo caso. infine. La tendenza. piccoli e grandi interventi con il risultato di indurre i pazienti. di per sé positiva. quindi. l’imporre. in assenza di una definizione a livello nazionale dei diritti e dei doveri minimi e di un trasferimento di risorse dallo Stato alle Regioni sempre più ridimensionato. resa più agevole dal completamento del Mercato Comune Unico). anche. l’istruzione. le prestazioni sanitarie. che queste tendenze trovano un marginale aggiustamento nella tenuta o nell’ampliamento ( a seconda del Paese considerato) della spesa prettamente assistenziale e. già. a parità di bisogni. presenta. Danimarca e solo l’8% in Lussemburgo . i trasferimenti alle strutture stesse. di acquisto di libri scolastici. Regno Unito. Carmela D'Apice 22 In un medesima direzione si muovono. a sua volta. province e comuni) la gestione e il finanziamento di quote crescenti di prestazioni e servizi sociali. il grave rischio che. le misure dirette a contenere la dinamica delle spese per la salute. in ogni caso. la generalità dei servizi sociali. così. ci siano. il 30% della spesa sanitaria totale contro il 15% in Svezia. Una terza tendenza è quella di trasferire a livello locale (regioni. in Italia. determina lunghe code di attesa per analisi.

. orfani ed invalidi. il metodo di finanziamento della spesa (a ripartizione o a capitalizzazione): il metodo di calcolo delle prestazioni :retributivo – contributivo.P. 24 Cfr.ecc) . Il sistema a ripartizione. Piccoli interventi che sembrano molto lontani da un modello sociale in cui tutti dovrebbero poter condurre una esistenza dignitosa così come è usuale leggere nei documenti della Comunità ed in quelli governativi dei singoli Paesi. nel 1969 viene introdotta la pensione sociale per i cittadini privi di reddito26. oppure può essere contributivo quando le pensioni sono collegate all'ammontare dei contributi ( montante contributivo ) versati durante il periodo lavorativo ( situazione attuale). quando previsto. operai dei cantieri navali e delle zolfatare siciliane)24.. 8. poi. la Cassa di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia si trasforma in Cassa nazionale delle assicurazioni sociali e il sistema da volontario si trasforma in obbligatorio per i lavoratori dipendenti con una triplice contribuzione : degli operai..P. Nel 1969 l'INPS passa. Sepe Stefano 1999. Milano 25 L’Inps gestisce le pensioni di vecchiaia.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Durante il ventennio fascista la Cassa nazionale delle assicurazioni sociali si trasforma in ente pubblico (1933) ed assume la denominazione di Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale ( I. e. Ed Giuffrè. Carmela D'Apice 23 nuclei numerosi. All’origine. coltivatori diretti. può essere retributivo quando le pensioni erogate sono collegate alla retribuzione percepita dal lavoratore durante la sua attività lavorativa (solitamente le pensioni sono calcolate come percentuale della retribuzione media di n anni lavorativi o dell’intera vita lavorativa. commercianti.. il sistema si finanzia assumendo la forma della capitalizzazione ( le pensioni pagate nel corso di ogni anno vengono finanziate attraverso i fondi accumulati dai lavoratori durante gli anni precedenti) e l’importo della pensione riflette l’ammontare dei contributi versati e capitalizzati. dal sistema a capitalizzazione al sistema a ripartizione : i contributi versati in un anno da tutti i lavoratori attivi finanziano le pensioni pagate nel corso dello stesso anno. I sistemi pensionistici Il sistema pensionistico23 italiano inizia a formarsi nel 1898 con l’istituzione della prima Cassa di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia la cui iscrizione era facoltativa per la maggior parte dei lavoratori ed obbligatoria solo per alcune categorie (dipendenti dello Stato. artigiani. il carattere pubblico o privato dell’istituzione che lo gestisce. sistema vigente sino alla riforma Dini). nel contempo si era in presenza di 23 Il sistema pensionistico di un paese è determinato dalla combinazione di caratteri diversi che riguardano l’obbligatorietà della partecipazione. come era accaduto nella maggior parte dei paesi europei. .N. di dipendenti da imprese private. Nel 1919. partendo dalle conseguenze devastanti del primo conflitto mondiale in termini di vedove. Nel 1961 l'assicurazione obbligatoria viene estesa anche agli artigiani e nel 1967 ai commercianti. di reddito minimo.S. L’abbandono del sistema a capitalizzazione a favore di quello a ripartizione derivava dalla necessità di tener conto del fatto che gli alti tassi di inflazione del secondo dopoguerra avevano eroso le riserve detenute dagli istituti previdenziali ed eroso il potere d’acquisto delle pensioni stesse. Le Amministrazioni della Sicurezza Sociale nell’Italia Unita.F.S)25 . degli imprenditori e dello Stato.. .N. a differenza di quello a capitalizzazione.... I..

sugli oneri previdenziali nel senso che le prestazioni pensionistiche devono essere erogate per un periodo medio più lungo nel tempo) nonché l’aumento dell’età scolare ( si entra più tardi nel mercato del lavoro e si versano. calcolata sulla base della retribuzione annua media degli ultimi cinque anni. con il governo di G. demografica e sociale si riflette in un crescente deficit del sistema pensionistico pubblico e nel peso sempre maggiore della spesa pubblica per pensioni rispetto al Pil: due indici che concorrono a spianare la strada alle riforme degli anni novanta che cercano di rendere compatibile la spesa previdenziale con il bilancio dello Stato. dall’1. la revisione del meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni al costo della vita28 A partire dal . si sostiene che il sistema a capitalizzazione evita i rischi legati a trend demografici sfavorevoli (incremento delle persone non attive rispetto a quelle attive) e consente un controllo finanziario tra contribuzione/prestazione. di strutture demografiche in equilibrio.2008) e per le pensioni pari a cinque volte l’importo minimo (dal 2008) ( importo della pensione sino a 2. Di fronte all'invecchiamento della popolazione e al calo delle nascite. incidendo profondamente su quella relazione numerica tra contribuenti e percettori di pensioni che è alla base dei sistemi a ripartizione. si prevede. 27 In generale.59 euro mensili mentre la pensione minima risulta pari a 443. 395. il diffondersi dei casi di prepensionamento. dei salari e delle entrate contributive che avevano garantito gli impegni di spesa assunti con gli assicurati. A mato (D. 28 Per le pensioni minime (443.Lgs.2008.180 euro) è previsto un adeguamento pari alla variazione dei prezzi stimata dall’Istat.12 euro. non c'è solidarietà intergenerazionale e il rischio di maturare una pensione insufficiente ad uno standard medio di vita grava interamente sull'assicurato. nel 1992.1.. per i contributi versati dal gennaio 1993 in poi. Carmela D'Apice 24 un'economia in rapida crescita. Ma a partire dalla metà degli anni settanta. la crescita del tasso di disoccupazione. contributi per un tempo inferiore). Nello specifico si ha una prima riforma. interventi diretti al contenimento della spesa pubblica) che ridisegna il metodo di calcolo della pensione in base ad un criterio di determinazione della pensione che prevede due quote: la prima. calcolata sulla base degli ultimi dieci anni di retribuzione (la base pensionabile viene determinata facendo una media delle retribuzioni percepite nel tempo e rivalutate) (per i nuovi assunti il riferimento varrà per l’intera vita lavorativa). con la modifica della formula di computo della pensione stessa. un innalzamento graduale dell'età pensionabile (da 60 a 65 per gli uomini e da 55 a 60 per le donne). per la continua diminuzione del tasso di natalità e il parallelo aumento della vita media ( l’allungamento della vita media si riflette. per le 26 . inoltre. di contro è vulnerabile a trend demografici sfavorevoli e alla bassa crescita economica. la seconda.. che determinano una progressiva diminuzione del rapporto lavoratori e pensionati. di un aumento del monte salariale e dell’occupazione27. di buon equilibrio finanziario del bilancio dello Stato. il modello pensionistico pubblico inizia ad essere messo in discussione per la caduta del tasso medio annuo di crescita del pil. la pensione sociale prende il nome di “assegno sociale” pari a. tutti elementi rassicuranti in termini di equilibrio finanziario tra prestazioni e contributi. si risponde con l'innalzamento dell'età pensionabile per accedere alle pensioni di vecchiaia.. I problemi provocati da questa evoluzione economica. con l’aumento della contribuzione.12 euro mensili all’1. per i contributi versati fino al dicembre 1992. naturalmente. con la revisione dei meccanismi automatici di indicizzazione delle pensioni. quindi. 503 del 30 dicembre 1992. Il sistema a ripartizione ha il vantaggio di un'ampia solidarietà intergenerazionale e di assicurare livelli pensionistici concordati tra le parti sociali.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare..1.

Dini (L.5 anni dal 1995 al 2005 il Ministero del Lavoro (Ministro Cesare Damiano) dovrebbe rivedere i coefficienti di trasformazione che implicherebbero una riduzione delle pensioni future del 6-8% . la formazione di una pensione aggiuntiva attraverso la previdenza complementare quale secondo pilastro del sistema pensionistico. incoraggia. ogni dieci anni. governo Berlusconi. infine. I parasubordinati versano ( al 21 ottobre 2006) il 18.136% se va in pensione a 65 anni di età. l’aliquota percentuale di aumento è pari al 75% della variazione dei prezzi mentre non si adeguano all’aumento dei prezzi le pensioni di importo superiore a otto volte l’importo minimo. Il diritto all’integrazione per una pensione minima viene legato non più al reddito personale del richiedente ma a quello familiare.20%. Carmela D'Apice 25 (viene sospeso e non più riattivato quello relativo alla dinamica dei salari e reso più morbido quello relativo alla dinamica dei prezzi). Con la riforma di L. Alla fine della carriera lavorativa il montante contributivo viene moltiplicato per un “coefficiente di trasformazione” che rapporta il trattamento all’età del pensionato premiando chi arriva sempre più vicino alla soglia dei 65 anni di età30. i coefficienti di trasformazione in funzione dell’andamento della speranza media di vita.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.490 euro. partendo dalla considerazione che l' ingresso nel mondo del lavoro avviene sempre più tardi e in modo precario. attraverso la destinazione del Tfr – trattamento di fine rapporto – a fondi pensione ( di categoria.720%. si aumentano le aliquote contributive. aziendali o territoriali). pensioni comprese tra 2. per avere. non essendoci stata. 29 I lavoratori dipendenti versano ( al 21 ottobre 2006) il 32. livelli di copertura previdenziale più adeguati rispetto a quelli assicurati dal solo primo pilastro.1. L’andata a regime del nuovo sistema è prevista in modo graduale nel senso che il nuovo metodo di calcolo viene applicato immediatamente ai nuovi assunti ( 1 gennaio 1996) e a coloro che non avevano maturato almeno 18 anni di contribuzione ( il sistema di calcolo rimane retributivo per gli anni precedenti all’1. si introduce. Correttivi migliorativi vengono previsti per chi effettua lavori usuranti. Si armonizzano le normative tra pubblico e privato. quindi. 335 dell’8 Agosto 1995). per ragioni di opportunità politica. per cui le prestazioni pensionistiche future sono destinate a ridimensionarsi rispetto al passato. quindi.1996). esclusi tutti i lavoratori che avevano maturato più di 18 anni di contribuzione per i quali la pensione rimane calcolata con il metodo retributivo. La riforma prevede anche di rivedere. dovrebbe esserci con il governo Prodi. un divieto parziale di cumulo tra pensione e lavoro autonomo. il sistema pensionistico subisce una seconda e più radicale riforma attraverso l’introduzione del sistema a capitalizzazione per il calcolo delle pensioni che saranno pari alla sommatoria dei contributi versati29 nel corso dell’intera vita lavorativa rivalutati ad un tasso di rendimento pari al tasso medio annuo di variazione nominale del PIL ( montante contributivo).81 a carico del datore di lavoro. poichè la speranza di vita si è allungata di 2. una prima modifica di tali coefficienti ci sarebbe dovuta essere nel 2005.7% della retribuzione : 8. Il nuovo sistema.89 a carico del lavoratore e 23. ad esempio. 30 Il montante contributivo individuale viene moltiplicato per 4. per chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo. . se il lavoratore va in pensione a 57 anni di età e per 6. e trasformato in una rendita vitalizia che rappresenta la pensione che viene pagata fin quando il pensionato o i suoi superstiti sono in vita. ecc. vengono.180 e 3.

1995 almeno 18 anni di contributi al 31. la quota del primo anno rivalutata risulterà pari a 5. 4. complessivamente.950 più 173.000 euro) e. quindi. occorrerà. Alla fine del terzo anno di lavoro. E così via nel tempo. viene rivalutata in relazione al tasso medio annuo nominale del Pil degli ultimi cinque anni. infatti.5 euro rappresentano. 4.1995 lavoratori assunti a partire dall’1.5%. la quota versata nel 2007. l’ammontare di contributi versati e. Alla fine del secondo anno di lavoro. quindi. naturalmente nel momento in cui la retribuzione dovesse aumentare per scatti di anzianità. Nel corso del secondo anno il lavoratore e il datore di lavoro continueranno a versare.25 : 4. Ipotizzando una variazione media del pil pari al 3%.1996 Schema n. Sistema di calcolo della pensione Contributivo a partire dal 1. Alla fine della carriera lavorativa si determinerà il montante contributivo individuale inteso come somma dei contributi via via accreditati e rivalutati. rinnovi contrattuali. il 33% della retribuzione e. i 5. 31 dicembre 2008.1996 e retributivo per gli anni precedenti retributivo Solo contributivo . Ipotizzando una variazione media del pil pari al 3. quindi. quindi. si modificherebbe anche la base imponibile e.25 euro rappresentano. i 5. la prima quota di quella sommatoria di quote che andranno a costituire il montante contributivo.950.950 euro. 31 dicembre 2007.950 euro su base annuale e versati mensilmente dal lavoratore e dal datore di lavoro.950 euro. la quota del secondo anno rivalutata risulterà pari a 5.950 euro. quindi. Per determinare l’importo annuo della pensione bisognerà compiere un’ulteriore operazione.127. la seconda quota del montante contributivo. 4.5 : 4.5 pari al 3% di 4.950.000 euro.127. ecc. Al 31 dicembre 2006 si definisce la prima quota di contribuzione da considerare ai fini del calcolo della pensione e tale prima quota sarà pari al 33% della retribuzione imponibile (15. anche la quota che andrà a costituire il montante contributivo.1. passaggi di carriera. quindi. moltiplicare il montante contributivo per dei La revisione dei coefficienti dovrebbe partire dal 2010 ed essere inserita nel protocollo sul welfare approvato dal Parlamento a dicembre 2007.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.25 pari al 3. 4. la quota maturata nell’anno precedente.2 Esempio di metodo di calcolo della pensione per un lavoratore che inizia la sua attività il primo gennaio 2006 con una base retributiva annua imponibile pari a 15.950 più 148.098. Carmela D'Apice 26 Schema n.098.1.5% di 4. viene rivalutata sempre in relazione al tasso medio annuo nominale del Pil degli ultimi cinque anni.1 Dal sistema retributivo al contributivo – riforma Dini del 1995 Lavoratori con meno di 18 anni di contributi Al 31.12.12.

dal 1 luglio 2009 e sino al 2010 per andare in pensione bisognerà avere almeno 59 anni e raggiungere quota 95 che può essere rappresentata da 59 anni e 36 di contributi o da 60 anni e 35 di contributi . in tal modo si incoraggia la permanenza nel mercato del lavoro.7%.06136 per un lavoratore che decide di andare in pensione a 65 anni. luglio ed ottobre) fino a 61 anni dal 2013.2008 (il famoso scalone Maroni in discussione nel 200731) (in presenza di 40 anni di contributi non è 31 All’alba del 21 luglio 2007 i sindacati firmano con il governo un accordo per modificare la riforma Maroni : dallo scalone agli scalini. inoltre tale risparmio è esente dall’imposta personale sul reddito). eliminazione progressiva del divieto di cumulo tra pensioni e redditi da lavoro. Una fase ulteriore di riforma generale del sistema pensionistico si ha con il primo governo di R. Prodi ( legge 27 dicembre 1997 n. essendo l’aliquota contributiva fissata al 32. il passaggio da 57 a 60 anni ( più tre anni di lavoro) per poter andare in pensione di anzianità con 35 anni di contribuzione a partire dall’1. I coefficienti di trasformazione partono da 0. una salita graduale che alzerà i requisiti anagrafici per avere accesso alla pensione di vecchiaia ( l’innalzamento dell’età non opera per chi matura 40 anni di contributi nel senso che chi ha versato 40 anni di contributi . al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento. di continuare a lavorare con un “super bonus” che si traduce nell’esenzione totale dal pagamento dei contributi pensionistici e nel congelamento in termini reali dell’ammontare della pensione maturata. ed arrivano a 0. Dal 2008 per andare in pensione bisognerà avere almeno 58 anni ( e non 60) e 35 di contributi. da gennaio 2013 l’età minima di pensionamento sarà di 61 anni e la quota sarà pari a 97 ( 61 anni e 36 di contributi o 62 e 35). aprile.1. che prevede l’equiparazione dei requisiti di accesso alla pensione di anzianità del pubblico impiego a quelli previsti per i lavoratori del privato.243 – (governo Berlusconi – ministro R. si innalza l’età di pensionamento (per le donne si fissa una fascia da 60 a 65 anni mentre per gli uomini il pensionamento è consentito solo al raggiungimento dei 65 anni) si prevedono incentivi a rimanere al lavoro per il periodo 2004-2007 (la norma prevede l’opzione per i dipendenti privati. Per i lavoratori autonomi si dovrà aumentare. Carmela D'Apice 27 coefficienti di trasformazione che consentono di trasformare il capitale accumulato (montante) in una rendita vitalizia. da gennaio 2011 e 2012 il lavoratore dovrà avere almeno 60 anni e raggiungere quota 96 ( 60 anni e 36 di contributi o 61 anni e 35 di contributi ). si istituisce un fondo pensione per le casalinghe. per un lavoratore che decide di andare in pensione a 57 anni.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.04720. Eleva le aliquote contributive di artigiani e commercianti. Le pensioni di invalidità e reversibilità si riducono in presenza di altri redditi.potrà andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica raggiunta e lo potrà fare in quattro periodi dell’anno – finestre – gennaio. Maroni). di volta in volta.449 – finanziaria 1998) che accelera l'inasprimento dei requisiti minimi per il pensionamento di anzianità previsto da Dini per i lavoratori dipendenti del settore privato (tranne operai e lavoratori precoci). La riforma prevede anche una graduale abolizione delle pensioni di anzianità ( pensione che matura indipendentemente dall’età e che è legata agli anni di contribuzione – 39 anni di contribuzione nel privato e 40 se è un lavoratore autonomo) entro il 2008 ed introduzione della flessibilità dell’età pensionabile ( 5767 per maschi e donne). Il risparmio fiscale viene interamente versato in busta paga e si concretizza in un aumento valutabile in almeno un terzo in più dello stipendio. l’ equiparazione dei pensionati ex dipendenti a quelli ex autonomi in materia di cumulo fra pensione e redditi da lavoro autonomo.pensione d’anzianità . Con la legge delega in materia previdenziale – 23 agosto 2004 n. di un anno sia per l’età anagrafica richiesta .

nella sospensione dell’indicizzazione per le pensioni superiori otto volte il minimo (1. lavoratori delle miniere. sia nel caso in cui rimanga in azienda che nel caso in cui confluirà al Fondo presso la Tesoreria dello Stato gestito dall’INPS: la rivalutazione. L’accordo prevede anche l’anticipo della decorrenza della previdenza complementare dal 2008 all’1. comunque. che per le annualità contributive richieste. il lavoratore avrà sei mesi di tempo.4 miliardi) e nell’armonizzazione dei fondi speciali (0.4 milioni di lavoratori. 33 Il governo stima in sei miliardi di euro la somma che potrebbe confluire nel fondo. Resta salva l’età delle donne per aver accesso alla pensione di vecchiaia : 60 anni. dalla data di assunzione. per i lavoratori. ne discuterà un’apposita Commissione di esperti ed i nuovi parametri entreranno in vigore nel 2010.5 miliardi)..1 per la revisione dello scalone e 2.1. Per quanto riguarda i coefficienti di trasformazione ( da rivedere per adeguarli alle maggiori aspettatitive di vita). lavoratori su tre turni. può cambiare idea e trasferire il suo Tfr ad un fondo. .8 miliardi). la scelta di destinare il Tfr ai fondi è irreversibile mentre il lavoratore che ha scelto di mantenere il proprio Tfr. In base al principio del silenzio-assenso. il 23 ottobre 2006. per loro resterà il mix 57 anni e 35 di contributi. le fonti di copertura saranno trovate nella riorganizzazione degli enti di previdenza ( 3. di risorse accantonate per fini previdenziali) 33 e le aziende che non avranno più il Tfr a disposizione per il proprio autofinanziamento saranno compensate dallo Stato con una serie di benefici fiscali.2007 : i lavoratori avranno.500 euro mensili.7 miliardi). 32 Se la data di assunzione è successiva al primo gennaio 2007.3% dei dipendenti) dovranno dirottare il Tfr non destinato alla previdenza integrativa (non optato dai lavoratori) in un fondo specifico della Tesoreria istituito presso l’INPS ( trattandosi.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. nell’aumento delle aliquote contributive dei parasubordinati non esclusivi (0. Nel contempo viene sospeso l’adeguamento delle pensioni alle variazioni del costo della vita ( per un anno?) per le pensioni che superano i 3. le anticipazioni e la liquidazione al termine del rapporto di lavoro continueranno ad essere erogati dall’azienda secondo le attuali (2006) disposizioni normative e contrattuali.5 miliardi in 10 anni). addetti alle catene di montaggio. . se non esplicita la sua volontà.. quindi. in un qualsiasi momento. le parti sociali (Confindustria e Sindacati) firmano.9 per il fondo lavori usuranti. Per reperire risorse da destinare ad investimenti in infrastrutture. L’accordo verrà inserito nella Finanziaria 2008 e soggetto all’approvazione del Parlamento. Se il lavoratore non decide entro i sei mesi (1° gennaio 2007-30 giugno 2007) scatta il silenzio assenso e il datore di lavoro trasferisce il Tfr maturando in un fondo collettivo di previdenza complementare per i lavoratori inseriti in imprese con meno di 50 addetti ed al fondo Inps per quelle con più di 50 addetti.) circa 1. sei mesi di tempo per decidere se destinare il Tfr ad un fondo pensionistico complementare o mantenerlo presso il proprio datore di lavoro.6% del totale delle imprese per il 46. In ogni caso. un accordo ( inserito nella legge finanziaria 2007) con il governo in base al quale le aziende con più di 50 dipendenti ( lo 0. non cambia nulla rispetto alla titolarità del Tfr. per esplicitare o meno la sua scelta. Il costo dell’accordo viene stimato pari a 10 miliardi di euro in 10 anni: 7. Carmela D'Apice 28 previsto alcun limite di età). il Tfr maturando confluisce nei fondi pensione. nell’aumento delle aliquote contributive dei parasubordinati (3. Dalle modifiche sono esclusi i lavoratori che hanno lavori usuranti (conducenti di mezzi pubblici. il lavoratore (già in servizio al primo gtennaio 200732) ha sei mesi di tempo dall’entrata in vigore dei decreti attuativi per dire no all’uso del Tfr ai fini pensionistici. ed infine il rilancio della previdenza complementare destinando il Tfr maturando ai fondi pensione..

di integrare la futura rendita con la pensione complementare. quindi.5%. invece. I coefficienti di trasformazione in rendita sono collegati alla speranza di vita media rilevata dall'Istat. I giovani quindi avranno bisogno. con almeno sessantuno anni di età anagrafica). Per quanto riguarda il montante contributivo. per esempio. Il sistema contributivo da una parte ha il vantaggio della trasparenza che è garantita dal fatto che ciascuno deve contribuire personalmente a finanziare le prestazioni future. mentre i lavoratori che beneficiano del vecchio calcolo retributivo possono arrivare fino all’80% dell’ultima busta paga. ma non è dato sapere se la crescita economica passata si ripeterà negli anni futuri. dall’altra però ha lo svantaggio di esporre il lavoratore ad una serie di incertezze circa la reale consistenza della pensione poiché l'importo effettivo della stessa dipenderà da tre variabili: a) la propria storia contributiva. vale a dire quanti contributi ha versato. Quello retributivo è un sistema che presenta poche incertezze: tutto si basa sugli anni di lavoro e sulla media dei redditi percepiti nel tempo. Nel sistema contributivo. è il fatto che si andrà in pensione più anziani . con lo stesso montante contributivo si potrebbe percepire una pensione sensibilmente inferiore. b) la rivalutazione del montante contributivo. al netto dell'inflazione. come minimo dovrà lavorare quattro anni in più per raggiungere. più degli anziani. Un altro svantaggio legato alle riforme via via introdotte. con la riforma Dini.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. un giovane che aveva cominciato a lavorare a venticinque anni nel 1996 poteva ritirarsi a cinquantasette anni nel 2028. Uno scostamento della rivalutazione dell'1% può significare una pensione superiore o inferiore anche del 20% (confronta Boeri). collegata alla crescita economica del paese. esso è rivalutato con la media della crescita economica dell'intera nazione. Si tratta di ipotesi basate sulla storia pregressa. Inoltre la pensione percepita dai giovani viene stimata intorno al 60% dell’ultima retribuzione. Carmela D'Apice 29 Dal retributivo al contributivo La riforma Dini ha segnato il passaggio da un sistema a ripartizione di tipo retributivo a un regime di tipo contributivo. nel 2032. . Adesso. collegati alla speranza di vita media. Se al momento della pensione la speranza di vita media sarà molto più lunga. la pensione d’anzianità (quota 97. si ha lo svantaggio di avere una pensione molto incerta rispetto al sistema retributivo perché molto più difficile è la sua stima. Nei calcoli che di solito sono fatti per stimare le pensioni future si ipotizza una crescita dell'1. c) i coefficienti di conversione in rendita che saranno in vigore al momento della pensione.

4 comma 1 del D. quindi. consentire il mantenimento di un tenore di vita non molto diverso da quello raggiunto durante il periodo lavorativo. L’adesione a tali fondi può essere individuale o collettiva. I fondi chiusi. disciplinati dall'art. Con l’espressione previdenza complementare si fa. quindi. possono essere dedotti in una misura massima annua pari a 5.3% all’anno e scendere fino al 9%. Possono aderire a fondi pensione aperti i lavoratori dipendenti. i professionisti e i soci lavoratori di cooperative. ad esempio. riferimento a tutti quegli istituti previdenziali che prevedono l'erogazione di trattamenti pensionistici complementari a quelli del regime obbligatorio con lo scopo principale di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale e. società di gestione del risparmio. versa dei contributi e il gestore.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. sono. quella complementare e quella individuale attraverso le quali i lavoratori potranno costituirsi più pensioni aggiuntive. a scopi socialmente rilevanti e. I fondi aperti.Lgs. La previdenza complementare è una forma di risparmio gestito professionalmente che differisce dal puro e semplice risparmio finanziario in quanto finalizzata.n. società di intermediazione mobiliare (SIM). consegue un rendimento finanziario che si cumula con i contributi versati. se i destinatari sono lavoratori dipendenti. Carmela D'Apice 30 La previdenza complementare : il nuovo sistema previdenziale (riforma Dini) si regge su due – tre pilastri: la previdenza pubblica.Lgs. grazie alla propria specifica attività. i promotori sono di solito organizzazioni imprenditoriali 34 Il regime fiscale della previdenza complementare è più vantaggioso rispetto all’erogazione del Tfr poichè le prestazioni del fondo pensione sono soggette ad una tassazione separata del 15% fisso ( e non soggetto ad aliquota progressiva come accade per il Tfr) che dopo quindici anni di iscrizione ad un fondo può ridursi di uno 0. 124/93. – piani individuali di previdenza attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita (PIP). i lavoratori autonomi. senza alcuna limitazione derivante dalla propria occupazione. in qualità di risparmiatore previdenziale. stipulano un accordo per l’adesione collettiva ad uno o più fondi aperti. possono essere istituiti e gestiti dai soggetti abilitati alla gestione di un fondo pensione: banche. 124/93. è collettiva quando i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. 9 del D.57 euro così come più vantaggiosa risulta essere la tassazione rispetto a quella prevista per il Tfr 34). – fondi pensione aperti. si ha nella stretta correlazione tra i destinatari e i promotori del fondo nel caso dei fondi chiusi. invece. i fondi negoziali dei lavoratori autonomi e liberi professionisti sono invece istituiti dalle rispettive associazioni di categorie. dal legislatore. Il lavoratore. disciplinati dall'art. sono. La principale differenza tra fondi chiusi e aperti. fiscalmente incoraggiata (i contributi versati. sono quegli strumenti finanziari a cui si può accedere solo se si appartiene ad una determinata categoria di lavoratori. quindi. . quindi.164. Le forme di previdenza complementare sono tre: – fondi pensione chiusi o negoziali o di categoria. istituiti sulla base di contratti o accordi tra lavoratori di un determinato settore oppure tra i rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. invece di istituire un fondo chiuso. n. compagnie di assicurazione e società di gestione dei fondi comuni di investimento. sottoscrivibili da chiunque.

sarà penalizzato sotto il profilo della prestazione mentre i datori di lavoro. i soggetti promotori sono banche. Al massimo. mentre l'elemento variabile è rappresentato dall'ammontare delle contribuzioni. invece. Carmela D'Apice 31 e sindacati mentre il gestore è una entità diversa ed estranea. In questa tipologia di fondi il rischio d'investimento è. I soggetti gestori devono attenersi alla disposizioni del Ministro del Tesoro che fissa limiti agli investimenti ed altre regole. IL REGIME DI CONTRIBUZIONE I fondi pensione possono prevedere due diversi regimi di contribuzione: FONDI PENSIONE A contribuzione definita A prestazione definita Per entrambi i regimi è possibile prevedere la garanzia di un reddito minimo (garanzia finanziaria). sa di poter contare su una certa prestazione. sono sollevati dai rischi degli investimenti. Nei fondi a contribuzione definita vi è un elemento fisso. assicurazioni. finalizzate all’ottenimento di un adeguato grado di diversificazione degli investimenti e dei rischi e di un’ efficace gestione del patrimonio. SIM. ecc. ed un elemento variabile. l'elemento fisso è rappresentato dalla prestazione finale. ma non può sapere con certezza quale sarà la prestazione finale. non avendo contratto alcun obbligo di prefissate prestazioni finali. quindi. L'ammontare della prestazione è. Questo significa che l'iscritto al fondo pensione. Attualmente l’adesione ad un fondo negoziale è più vantaggiosa perchè nella maggior parte dei casi l’accordo contrattuale che lo ha istituito prevede una quota di contribuzione a carico del datore di lavoro che altrimenti non sarebbe disponibile per il lavoratore. a fronte di cattivi risultati di gestione. Il modello dei fondi aperti. ma sempre quantificabile. dunque. nel momento in cui aderisce. ad esempio. rappresentato dalla prestazione. al momento dell'adesione sa di dover versare un certo contributo per più anni. l'elemento di riferimento dell'iscritto: essa viene determinata in relazione al livello . a differenza delle forme a prestazione definita. si basa sulla identificazione tra promotore e gestore: sono i destinatari delle prestazioni ad essere un'entità completamente distaccata. legata ad alcuni parametri. rappresentato dal contributo. ma non potrà sapere quanto dovrà versare nel corso degli anni. Nei fondi a prestazione definita. come nell'ipotesi di una sua indicizzazione alla retribuzione o al reddito di riferimento. a carico dell'aderente che.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. invece. Tale caratteristica comporta che l'associato.. il contributo potrà subire qualche variazione.

3% per un periodo di 35 anni. Carmela D'Apice 32 di reddito o a quello del trattamento pensionistico obbligatorio. ad esempio. apparentemente non eclatanti.7% per i lavoratori under 30). di pensione integrativa. un lavoratore avrà un montante pari a 173 mila euro circa con costi pari allo 0. anno per anno. un lavoratore tipo di un’azienda privata assunto nel 2006 e che andrà in pensione nel 2040 a 60 anni di età e 35 di contributi. al 25% (9. l’istituzione e la partenza della previdenza integrativa rappresenta un colossale business per le banche e le assicurazioni che si contenderanno un flusso enorme di risparmio ( si stima un flusso annuo di 19 miliardi di euro) ma potrebbe anche rappresentare aspetti positivi se una parte dei fondi raccolti andrà a finanziare la formazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese che si affacciano o si affacceranno sul mercato dei capitali poichè la destinazione di tale flusso finanziario verrà decisa da chi sarà chiamato a gestire tale fetta di risparmio delle famiglie36. La diretta conseguenza è che. in funzione dei risultati di gestione ed è inversamente proporzionale a questi. in temini di montante finale e. Un aspetto importante e da non sottovalutare è quello relativo ai costi di gestione dei diversi fondi. per i Pip i costi medi sarebbero intorno al 2. pari al 65% dell’ultima retribuzione.2% per un periodo di 35 anni. di quanto diminuirà la prestazione finale di una determinata forma di previdenza complementare per effetto dei costi di gestione rispetto ad un’ipotetica forma di previdenza complementare priva di costi di gestione. secondo la Covip ( Commissione di vigilanza sui fondi pensione). l'associato dovrà effettuare versamenti aggiuntivi. potrà ricevere un pensione integrativa pari al 16. diversamente da quanto avviene nella contribuzione definita. Ad un anno dalla riforma il tasso di adesione dei dipendenti privati rimane alquanto basso e pari. ad un medio periodo (2003-2007) le performance dei fondi chiusi ed aperti (intorno al 25%) sono state nettamente superiori a quelle del TFR (14. Le differenze. per riequilibrare la situazione. L'entità del contributo è fissata.50% e a 127 mila circa con costi pari al 2%35.5% dell’ultima retribuzione per un totale. dopo 35 anni di contribuzione. quindi. mediamente.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.9% e scenderebbero all’1.500 euro ed un rendimento annuo lordo costante pari al 4%. In conclusione. aumenta in caso di performance deludenti. l’1. quanto ci si può attendere dalla previdenza integrativa in termini di pensione futura? Secondo simulazioni della Covip. Ma. invece. quindi. mediamente. cioè per riportare il rendimento in linea con quello garantito. lo diventano. per cui. per i fondi aperti e per una gestione almeno triennale i costi medi sarebbero intorno all’1.6%) risulta nettamente superiore ai rendimenti dei diversi fondi che perdono. invece. Se ci si riferisce. 35 36 La Covip ipotizza un versamento annuo costante e pari a 2.6% dell’ultima retribuzione mentre la pensione pubblica dovrebbe essere pari al 48.5% del patrimonio quale onerosità della partecipazione del lavoratore ai fondi). .35%). Ad un anno dal trasferimento del TFR alla pensione integrativa (giugno 2008) la pensione integrativa non decolla mentre il rendimento del TFR (più 3.9%. nell’anno 2005 i costi medi annui di gestione amministrativa e finanziaria più vantaggiosi si sono riscontrati nella gestione dei fondi negoziali (0.

la gestione e l’organizzazione dei sistemi previdenziali è di esclusiva competenza degli Stati membri.6 Numero pensionati e distribuzione per classi di ammontare.647.9 100 Fonte : Cfr. il grado di adesione risulta differente e in particolare superiore al 50% dei lavoratori in Germania e in Irlanda.879 % sul totale pensionati 23.134. anno 2005 Classi di ammontare Sino a 499. Istat 2007.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Portogallo. Spagna. si è osservato una tendenza generalizzata ad estendere il numero di annualità di salario con l’eccezione dell’Irlanda. meno del 20%. Grecia.500 a 1. In tutti i paesi membri i lavoratori possono inoltre aderire a fondi pensione integrativi privati.8 31.0 23. Le diverse istituzioni pensionistiche possono essere distinte in funzione di quattro dimensioni specifiche: 1) obbligatorietà della partecipazione individuale : contribuzione. in Italia.090 5. nel quale l’entità della rendita dipende dalla retribuzione pensionabile e dall’aliquota di rendimento di ogni anno di contribuzione (in alcuni paesi si applicano aliquote diverse per livello di reddito. o età anagrafica.940.867. almeno in parte. o anzianità contributiva individuale).99 Da 1.4 11.1 Italia – Europa Per meglio comprendere le caratteristiche del sistema pensionistico italiano possiamo dare uno sguardo all’ Unione Europea tenendo presente che. che fornisce un diverso grado di copertura agli individui.941 3.541 16. I beneficiari delle prestazioni pensionistiche nell’anno 2005. come indicato nei trattati e nella Costituzione Europea.971.499. Negli ultimi anni. intorno al 30% in Lussemburgo e in maniera limitata.190 1.000 Totale Numero pensionati 3.117 1.99 Da 1000 a 1.9 9. Austria. tutti i paesi membri prevedono la partecipazione obbligatoria a piani in cui la prestazione è.99 euro mese Da 500 a 999. Francia e Finlandia. 3) metodo di finanziamento della spesa (a ripartizione o a capitalizzazione): nelle nazioni europee è stato prevalentemente adottato il sistema a ripartizione 4) metodo di calcolo delle prestazioni : all’interno del sistema pubblico la maggior parte dei paesi applica un metodo di calcolo delle prestazioni a beneficio definito. 2) caratteristica istituzionale dell’ente (pubblico o privato) che le gestisce: tutti i sistemi pensionistici sono caratterizzati dalla presenza di una componente pubblica obbligatoria.999.99 Oltre 2.560. 8. dipendente dalla . Carmela D'Apice 33 Tabella n.

La previdenza complementare in Europa in Messori M. Spagna. Un’indicizzazione basata sul tasso di inflazione fa sì che la rendita sia costante in termini reali. I contributi vengono versati in parti uguali dai datori di lavoro e dai lavoratori. in molti paesi la pensione dipende dal salario medio dell’intera carriera. L’età pensionabile del regime generale di base è di 60 anni sia per gli uomini che per le donne. ( a cura di). Slovenia e Malta la prestazione è legata all’andamento salariale. Con una prima riforma del 1994 si è progressivamente innalzato il numero degli anni per il calcolo della retribuzione media annua portandolo dai dieci anni ai 25 anni (dal 2008). i contributi vengono versati in parti uguali dai datori di lavoro e dai lavoratori. Carmela D'Apice 34 da considerare per il calcolo della retribuzione pensionabile (riforme in questa direzione sono state adottate nell’ultimo decennio in Italia.2002). Finlandia.1. la pensione complementare è obbligatoria e il sistema è a ripartizione : i lavoratori acquisiscono dei “ punti ” in base all’ammontare dei contributi versati. In molti paesi (fra gli altri Italia.2004 entrano in vigore i primi correttivi con l’obiettivo di garantire. tali punti determinano. è possibile ottenere la pensione prima dei 60 anni per le persone che maturano 42 anni di contribuzione ( pensione di anzianità). Il sistema è a ripartizione e si finanzia con un contributo pari a circa il 20% della retribuzione mensile lorda. Francia : primo pilastro.1. In Francia. entro il 2020. unicamente in Germania37. Austria. ma se i salari dovessero crescere più dei prezzi. dal 2029 si andrà in pensione a 67 anni. ai 67 anni si arriva con un mese di lavoro in più l’anno dal 2012 e sino al 2024. invece. poi. l’equilibrio finanziario dei diversi regimi pensionistici tenendo conto dell’evoluzione della struttura demografica ed assicurare ( tra pensione di base e pensione complementare) un tasso di sostituzione pari al 75% dell’ultima retribuzione. Un simile obiettivo dovrebbe essere conseguito attraverso l’allungamento degli anni di contribuzione e l’incremento dell’aliquota contributiva. Gallo R e Piatti L (2006). pensione pubblica di base. La prima riforma Riester (1. In molti fra i nuovi membri si applicano. negli ultimi 10-20 anni si è passati da un’indicizzazione ai salari a una ai prezzi (rivalutazione in base al tasso di inflazione integrale o parziale). 38 Cfr. un’eccezione è prevista solo per chi a 65 anni avrà versato 45 anni di contributi. l’assicurato che continua a lavorare dopo i 60 anni può ottenere un bonus 38. Portogallo e Finlandia). Dall’1. e poi con due mesi l’anno. ha ridotto le prestazioni pubbliche ( tasso di rimpiazzo dal 70% al 67% 37 Nel marzo 2007 il Parlamento tedesco approva una riforma previdenziale presentata dal governo in cui si prevede un graduale innalzamento dell’età pensionabile dai 65 ai 67 anni entro il 2029.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. il livello della prestazione pensionistica da erogare alla fine del piano. al fine di ridurre la spesa previdenziale. Francia e Regno Unito). si genera un impoverimento relativo dei pensionati rispetto ai lavoratori. La previdenza complementare in Italia. Bologna . Lussemburgo. a differenza di molti altri Paesi. Germania : gli schemi pensionistici di base obbligatori variano a seconda della categoria di lavoratori e dei settori produttivi. formule di indicizzazione miste fra salari e prezzi. Ed Il Mulino. Un ulteriore elemento fondamentale per valutare le condizioni di vita dei pensionati concerne il metodo di indicizzazione delle prestazioni.

per un periodo di 40 anni di contribuzione. sono previsti degli incentivi per ogni anno di lavoro in più. Se un lavoratore opta per un regime pensionistico complementare. può abbandonare il secondo livello e versare . deve rimanere sotto il tetto del 18. Il basso tasso di sostituzione fa sì che la previdenza complementare ( volontaria ma il Ministro per gli Affari sociali può dichiarare obbligatoria la partecipazione ad un fondo per tutti i dipendenti di uno stesso settore) sia molto diffusa tra i lavoratori ( intorno al 90%) con l’obiettivo di raggiungere un tasso di sostituzione. I contributi gravano sui datori di lavoro e sui lavoratori e le prestazioni dipendono dall’ammontare e dal tipo di reddito percepito (il tasso di sostituzione. ecc). ricevono un’integrazione). le pensioni si adeguano in base alla dinamica dei salari medi lordi. L’età pensionabile è di 65 anni sia per gli uomini che per le donne.9%. Il secondo livello è percepito dai soli lavoratori dipendenti con un reddito superiore a una soglia minima e viene commisurata al reddito.25 e 1). Le pensioni sono pagate generalmente a 65 anni ma è possibile ottenere una pensione anticipata con una riduzione d’importo.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. i contributi ad un fondo privato. Il primo livello ha una natura esclusivamente pubblica ed è una pensione di base uguale per tutti (i pensionati che dovessero avere un reddito inferiore ad una certa soglia minima. Carmela D'Apice 35 del salario medio netto previsto per un lavoratore con 45 anni di anzianità. Regno Unito : il primo pilastro del sistema previdenziale è costituito da due livelli. Il sistema è finanziato con un’aliquota che. tra base e addizionale. viene stimato intorno al 40% dell’ultima retribuzione). adeguamento alla dinamica salariale al 100% sino al 2010 e pari al 90% a partire dal 2011) ed ha introdotto nuove forme di previdenza integrativa (volontaria) a capitalizzazione incentivate dallo Stato con incentivi che tengono conto della condizione familiare dell’assicurato in termini di reddito e ammontare dei contributi versati. tre anni per l’educazione di ogni figlio. i fattori di riequilibrio per diversi tipi di pensione ed età diverse di pensionamento ( variano tra lo 0. servizio di leva. il primo livello è rappresentato da una pensione a base fissa mentre il secondo è dato da un regime di previdenza addizionale. Olanda : il sistema olandese è obbligatorio per tutti i lavoratori e fornisce una prestazione minima di base legata al salario minimo ( il tasso di sostituzione viene stimato intorno al 45% dell’ultima retribuzione). università.25%.5 punti salario corrisponde al 50% del salario medio e 2 punti salario corrispondono al doppio del salario medio in un anno). tra pensione base e pensione complementare pari al 70% dell’ultimo stipendio. 0. attualmente dovrebbe essere pari al 17. per legge. Nel determinare la pensione di base si tiene conto dei cosiddetti “punti salario” che riflettono la posizione salariale relativa del lavoratore (un punto salario corrisponde al salario medio. L’età pensionabile è di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne (65 dal 2020). gli anni di anzianità contributiva (comprendono gli anni di servizio effettivi più la contribuzione figurativa per disoccupazione.

la pensione completa si raggiunge dopo 35 anni di contribuzione e il pensionamento a 65 anni. perdite di professionalità e conflitti sindacali interni all’impresa e dei lavoratori in quanto non vengono licenziati e ricevono una indennità. privato di tipo aziendale e privato di tipo individuale. Gli ammortizzatori sociali Gli ammortizzatori sociali sono quelle misure di politica passiva del lavoro che consentono di assicurare un reddito ai lavoratori in caso di perdita del posto di lavoro. può essere pubblico. lo Stato integra con il 75% della retribuzione persa. quindi. I regimi di previdenza complementare si fondano su accordi collettivi stipulati tra datori di lavoro e lavoratori dipendenti e coprono il 90% dei lavoratori. Carmela D'Apice 36 Il secondo pilastro. Come si vede e come si vedrà meglio in seguito. in ogni momento il lavoratore può passare dal sistema privato al pubblico e viceversa. il sistema italiano degli ammortizzatori sociali è molto variegato e presenta degli . e l’altro non contributivo basato su pensioni di anzianità garantite. Il contratto di solidarietà è un particolare tipo di accordo a livello aziendale che prevede la riduzione dell’orario di lavoro e delle retribuzioni di tutti i lavoratori dell’azienda.7% a carico del datore di lavoro. cioè. Spagna : gli schemi pensionistici di base obbligatori variano a seconda della categoria di lavoratori e dei settori produttivi. quindi. Il sistema previdenziale complementare è volontario. i lavoratori licenziati da imprese che hanno meno di 15 dipendenti . I lavoratori in mobilità godono di alcuni vantaggi in termini di assunzioni nella pubblica amministrazione o in altre imprese private (sgravi contributivi). è una condizione a cui possono accedere i lavoratori licenziati da imprese con più di 15 dipendenti. i contratti di solidarietà. un numero relativamente elevato di dipendenti. La mobilità e.5%.3% : 4. Svezia : il primo pilastro è costituito da due regimi: uno contributivo. l’indennità di disoccupazione. la possibilità di ricevere un’indennità di mobilità. La pensione garantita di anzianità prevede una rendita minima per i contribuenti con almeno 65 anni di età e con 40 anni di residenza in Svezia ed è finanziata dal gettito fiscale. Il sistema è a ripartizione e si finanzia con contributi versati dai datori di lavoro e dai lavoratori. Nessuna scelta previdenziale è irreversibile. La cassa integrazione è una misura a vantaggio dei datori di lavoro che possono. in alcuni casi obbligatorio. evitare licenziamenti e. L’aliquota è pari al 28. la mobilità. Il regime contributivo si finanzia con un’aliquota pari al 18. legato al reddito. 9. essenzialmente. L’indennità di disoccupazione riguarda. può essere di due tipi : ordinaria (crisi transitoria delle imprese) e straordinaria (crisi strutturale delle imprese). Le pensioni vengono calcolate sulla base della contribuzione degli ultimi 15 anni . così. la durata del provvedimento dipende dall’età del lavoratore (con possibilità di scivolare verso il pensionamento) e dalla zona in cui è collocata l’impresa. La normativa italiana prevede almeno quattro tipologie di ammortizzatori : la cassa integrazione. il licenziamento deve essere collettivo riguardare. Le pensione vengono rivalutate annualmente in base alla variazione dei prezzi.7% a carico del lavoratore e 23.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. 10. La cassa integrazione può essere concessa per un massimo di 1 3 settimane. copre.2 La Cassa Integrazione Retribuzione Straordinaria ( CGIS) La Cassa Integrazione Retribuzione Straordinaria è un intervento che vuole sostenere le imprese in situazioni di crisi o di difficoltà per processi di ristrutturazioni e riorganizzazione dei processi produttivi. spetta agli operai. in caso di sospensione o contrazione dell'attività produttiva per situazioni aziendali dovute ad eventi temporanei di difficoltà non imputabili all’attività produttiva dell’impresa o a cadute temporanee della domanda. più eventuali proroghe fino a 1 2 mesi. esclusi gli apprendisti e gli assunti con contratto di formazione e lavoro. La scelta dei lavoratori da porre in Cassa integrazione deve essere effettuata in base al criterio della . l'intervento ordinario. ecc. Spetta agli operai. impiegati e quadri delle imprese industriali anche edili.23 nette. esclusi gli apprendisti.07). una disoccupazione temporanea (alcuni mesi) o parziale (alcune ore). crisi aziendali. entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso nella settimana in cui è iniziata la sospensione o la riduzione dell'orario di lavoro. le imprese devono presentare domanda alle sedi dell'INPS.826.84 . decade dal diritto alla prestazione. per lo stesso periodo. 7 7 al netto del contributoprevidenziale del 5. di spedizione e trasporto e agenzie di viaggio e turismo che occupano più di 50 dipendenti. come si è detto.06 pari a 7 9 4 .014. è un intervento a sostegno delle imprese in difficoltà che garantisce al lavoratore un reddito sostitutivo della retribuzione. Non si può chiedere l'intervento straordinario per le unità produttive per le quali è stato richiesto. 9. in determinate aree territoriali il limite è elevato a 24 mesi. Esse devono aver occupato più di 15 dipendenti nel semestre precedente la presentazione della domanda. imprese commerciali. Se il lavoratore in Cassa integrazione svolge contemporaneamente attività retribuita senza averlo prima comunicato alla propria sede INPS. L'importo del trattamento ordinario non può però superare un limite massimo mensile stabilito di anno in anno (per il 2007 è di € 844. impiegati e quadri delle imprese industriali in generale e delle imprese industriali e artigiane del settore edile e lapideo. quindi. imprese appaltatrici di servizi di mensa o ristorazione e dei servizi di pulizia. ed è elevato a € 1.48 per 955. garantire il lavoratore dalla perdita della retribuzione. in caso di comunicazione preventiva la prestazione è sospesa per la durata dell'attività lavorativa.1 La Cassa Integrazione Retribuzione Ordinaria (CIGO) La cassa integrazione retribuzione o r d i n ar i a . in caso di retribuzione mensile superiore a € 1. Per ottenere la CIGO. e. Carmela D'Apice 37 istituti che garantiscono livelli adeguati di sicurezza economica (con trattamenti vicini alla media europea) nei periodi di non lavoro ed istituti ove la copertura è del tutto insufficiente. nel contempo. l’importo della CIGO corrisponde all'8 0 % della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non prestate. I periodi di Cassa integrazione retribuzione sono utili per il diritto e per la misura della pensione.

in misura pari . o per essere stati licenziati per riduzione di personale o trasformazione dell’attività. l'importo del trattamento straordinario non può però superare un limite massimo mensile uguale a quello previsto per la CGIO . anche a carattere transitorio. 24 mesi per la riorganizzazione. sono peraltro intervenute varie disposizioni di legge. far valere almeno 6 mesi di effettivo lavoro. infortuni. Età del lavoratore Fino a 39 anni da 40 a 49 anni da 50 anni Aziende del centro-nord 12 mesi 24 mesi 36 mesi Aziende del mezzogiorno 24 mesi 36 mesi 48 mesi Generalmente l'indennità non può essere corrisposta per un periodo superiore alla anzianità aziendale del lavoratore. i periodi di Cassa integrazione retribuzione sono utili per il diritto e per la misura della pensione. Per aver diritto all’indennità il lavoratore deve essere iscritto nelle liste di mobilità compilate dai Centri per l’impiego. La Cassa integrazione straordinaria dura al massimo 12 mesi per le crisi aziendali. ristrutturazione e riconversione aziendale. Gli interventi ordinari e straordinari non possono nel complesso superare 36 mesi in un quinquennio. è una prestazione che spetta ai lavoratori che sono stati collocati in mobilità dalla loro azienda a seguito dell’esaurimento del periodo passato in CGIS. per i primi 12 mesi. decade. che hanno modificato i limiti temporali suddetti. Carmela D'Apice 38 rotazione tra coloro che svolgono le stesse mansioni. Se l'azienda non ritiene di poter applicare la rotazione. in presenza di determinati requisiti di età e di contribuzione viene pagata fino al conseguimento del diritto alla pensione. comprese ferie. Se il lavoratore in CIGS svolge contemporaneamente attività retribuita senza averne prima dato notizia alla propria Sede dell'INPS. che rappresenta il trattamento di maggiore tutela in caso di licenziamento. L’indennità di CGIS corrisponde all'80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non svolte. La durata varia in relazione all'età del lavoratore al momento del licenziamento e all'ubicazione dell'azienda (vedi schema). in caso di comunicazione preventiva. La domanda di indennità va indirizzata all'INPS e presentata alla Sezione circoscrizionale per l'impiego entro 68 giorni dal licenziamento. per i periodi successivi l’ 80% del predetto importo.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. L’indennità viene adeguata. 18 mesi per i casi di procedure esecutive concorsuali. Come per la CGI. festività. come per la CGI. con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno. avere un'anzianità aziendale complessiva di almeno 12 mesi. pari al 100% del trattamento di Cassa integrazione straordinaria percepito o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento. la prestazione viene sospesa per il periodo di lavoro. deve indicarne i motivi nella domanda di ammissione al trattamento speciale di Cassa integrazione. 9. nell’ambito dei consueti limiti di importo massimo mensile.3 L'indennità di mobilità L'indennità di mobilità. L’indennità di mobilità è. dal diritto alla prestazione.

anche degli assegni per il nucleo familiare. oltre che di queste indennità.80 si sono introdotte delle novità importanti in merito agli importi. L’indennitL’indennità di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti è rivolta a quanti non hanno 52 contributii settimanali negli ultimi due anni (lavoratori stagionali e precari). tuttavia . ovvero di pensione di inabilità o di assegno di invalidità senza aver optato per l'indennità di mobilità. l’indennità ordinaria viene estesa anche ai lavoratori sospesi per eventi transitori non imputabili nè a loro nè al datore di lavoro. tale importo può arrivare a 1. viene assunto con contratto a tempo indeterminato.ed hanno almeno 78 giornate di lavoro nell’anno precedente la disoccupazione. . Con il protocollo sul welfare del dicembre 2007 l’indennità viene portata al 60% della retribuzione per i primi sei mesi. o diventa titolare di pensione di anzianità o anticipata. i lavoratori remunerati esclusivamente con una quota dei profitti o dei prodotti di una impresa. il trattamento speciale per l’edilizia e per r l’agricoltura e il sussidio straordinario. Esistono tre tipi di indennità di disoccupazione: l’indennità ordinaria. i lavoratori autonomi. Carmela D'Apice 39 all’aumento dell’indennità di contingenza dei lavoratori dipendenti. L’indennità viene corrisposta dall’INPS attraverso un assegno mensile. nei limiti di un importo massimo mensile lordo pari a 844. non esiste assicurazione obbligatoria per : i lavoratori occasionali che lavorano meno di 78 giorni all’anno.07 euro ( dati aggiornati al 1 gennaio 2007). In particolare. spetta a coloro che hanno un’anzianitàtà contributiva di almeno due anni all’assicurazione contro la disoccupazione e di almeno un anno durante i due anni immediatamente precedenti alla perdita del posto di lavoro39. Se il disoccupato ha persone a carico può beneficiare. Il trattamento si interrompe quando l'interessato: viene cancellato dalle liste di mobilità.risultano assicurati da due anni .826. Con la legge del 14 maggio 2005 n. al 50% dal settimo all’ottavo mese e al 40% per gli ulteriori mesi per gli over 50 che hanno diritto al sussidio per 12 mesi ( otto mesi per i più giovani). alle durate e all’ambito di applicazione dell’indennità ordinaria di disoccupazione.48 euro se il disoccupato può far valere una retribuzione mensile lorda superiore a 1. L’ indennità ordinaria (che presenta il tasso di sostituzione più basso) viene corrisposta per 180 giorni. l’importo è pari al 50% della retribuzione per un numero massimo di 65 giornate. L’indennità è corrisposta nella misura del 40% della retribuzione media percepita nei tre mesi precedenti la cessazione del lavoro.4 L’indennità di disoccupazione Tutti i lavoratori dipendenti sono obbligatoriamente assicurati contro il rischio di disoccupazione. raggiunge il diritto alla pensione di vecchiaia. gli artisti del cinema e del teatro. i giovani in cerca di prima occupazione.06 euro al mese. dal primo aprile 2005 la durata è elevata a 7 mesi per i lavoratori di età inferiore ai 50 anni e 10 mesi per gli altri. al 40% nei tre mesi successivi e al 30% per gli ulteriori mesi. l’importo passa dal 40% al 50% della retribuzione per i primi sei mesi. L’indennità è pagata ogni mese dall'INPS direttamente al lavoratore ed è sospesa quando l'interessato è assunto con contratto a tempo determinato o a tempo parziale.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.014. 9.

Il beneficio viene erogato generalmente per novanta giorni. Anche i lavoratori agricoli possono beneficiare di trattamenti speciali nel caso in cui si sono prestate almeno 151 giornate lavorative nell’anno a cui si riferisce la prestazione e l’importo è pari al 66% della retribuzione media. : estendere le tutele fornite . Per i periodi successivi spetta l’80% di tale importo.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. l’interessato deve espletare le stesse formalità previste per l’indennità ordinaria. Per ottenere il sussidio straordinario. la domanda deve essere corredata dalla lettera di licenziamento del datore di lavoro e da uno stato di famiglia. In una prospettiva di riforma ( di cui si discute almeno da un decennio) occorerebbe. esso appare disorganico ( nei criteri di eleggibilità. specificando nella domanda di aver diritto al trattamento speciale. . ecc). deve aver maturato almeno 10 contributi mensili o 43 contributi settimanali per il lavoro prestato nel settore dell’edilizia. ecc.viene ultimato il cantiere e/o delle singole fasi lavorative. Carmela D'Apice 40 Tale beneficio non è concesso a quanti si licenzino volontariamente dal lavoro ad eccezione di quanti lo facciano per una giusta causa. quanto meno. I trattamenti speciali sono rivolti agli occupati nel settore dell’edilizia che vengono licenziati nei seguentiti casi: . occorre inoltre che sia iscritto nelle liste di disoccupazione. nei limiti di un importo massimo mensile stabilito dalla legge. ed iniquo dal momento in cui esclude i gruppi e i soggetti meno rappresentati (giovani in cerca di prima occupazione. La domanda deve essere corredata degli stessi documenti previsti per l’indennità ordinaria.). La domanda deve essere presentata entro due anni dalla data di licenziamento. l’interessato deve iscriversi presso l’ufficio di collocamento del comune di residenza e presentare domanda sull’apposito modulo all’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. lavoratori autonomi. Per ottenere il trattamento speciale. ammontare dei benefici. Per ottenere l’indennità ordinaria. se l’interessato ha familiari a carico. . L’importo erogato nei primi 100 giorni è pari al 100% del trattamento di Cassa Integrazione Straordinaria percepito o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento. Il sussidio straordinario si applica in casi molto eccezionali e spetta a chi non ha diritto all’indennità ordinaria. nei due anni precedenti la disoccupazione.si procede ad una riduzione del personale. Per ottenere il beneficio previsto il lavoratore. per un periodo di tre mesi. risiede in determinate zone e rientra in specifiche categorie occupazionali.cessa l’attività dell’azienda per la quale lavorano. durata. in alcuni casi particolari però può durare anche 18 o 27 mesi. l’interessato deve (1) iscriversi presso l’Ufficio di collocamento del comune di residenza e (2) presentare domanda all’ufficio INPS o al locale ufficio di collocamento entro 67 giorni dalla data in cui ha perso il posto di lavoro. poco efficiente (manca un collegamento tra le misure di sostegno al reddito e le politiche per il reinserimento lavorativo). Dall’analisi dei diversi strumenti di sostegno al reddito è possibile trarre le caratteristiche del sistema italiano degli ammortizzatori sociali.

500 775.400 137.000 1.889.000 36. Cgs e prepensionamenti Persone in cerca di lavoro – media 2005 Tasso di copertura (beneficiari/potenziali) 82.0 00 28. lavoratori tipici ed atipi.Ministero del lavoro) Cassa integrazione retribuzione ordinaria Cassa integrazione retribuzione straordinaria Indennità di mobilità Indennità di disoccupazione speciale edile Indennità di disoccupazione ordinaria nell’edilizia Indennità di disoccupazione ordinaria non agricola Indennità di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti ridotti Indennità di disoccupazione ordinaria agricola Indennità di disoccupazione ordinaria agricola con requisiti ridotti Indennità di disoccupazione speciale agricola (40%) Indennità di disoccupazione speciale agricola (66%) Pensionamenti anticipati Totale Totale meno Cigo. Tabella n.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.700 43. durata.300 128.900 51.400 28.700 1. ad esempio.000 1. piccola e grande impresa.7 Beneficiari di politiche passive nel 2005 (stock medio annuo.600 95. un datore di lavoro di ultima istanza per le situazioni più complesse in alternativa a schemi assistenziali soggetti alla prova dei mezzi. omogeneizzare i trattamenti nei loro diversi aspetti (criteri di eleggibilità.5% che porterebbe ad istituzionalizzare situazioni di povertà ed . ecc). infine. prevedere.400 539. stabilire un collegamento stretto tra le prestazioni monetarie erogate e le politiche attive e. Carmela D'Apice 41 dagli ammortizzatori a settori e situazioni attualmente non coperti e ai giovani in cerca di prima occupazione. il Reddito Minimo esclusione sociale. quali. ammontare dei benefici.800 110.100 58.

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.00 25.58 3.27 14.00 17.00 34.84 5.21 30.00 Cigo Cigs mobilità edile non agricola agricola Pensionamenti anticipati .00 0.00 7.19 15.59 10.32 10.00 12.00 20. Carmela D'Apice 42 Beneficiari in % di politiche passive anno 2005 35.

l’indennità. 8. Per quasi tutti i paesi. Nella maggior parte dei paesi il sistema è strutturato su due .5 Sistemi di protezione sociale per i disoccupati in Europa: un’analisi comparata Prima di procedere ad una schematizzazione dei principali elementi dei sistemi di protezione sociale dei disoccupati contro la disoccupazione paese per paese. in altri no. in Lussemburgo . essere abile al lavoro . 6. 1. sembra opportuno sintetizzare alcuni caratteri generali. Danimarca. Danimarca. può oscillare entro un limite minimo e massimo. 2. I tassi di compensazione 40 e di durata variano sensibilmente da paese a paese e possono essere funzione dei periodi di occupazione e dell’età del beneficiario. 7. Belgio. Nella generalità dei paesi. l’indennità di base viene integrata con assegni familiari. 4. 5. Svezia. legato ai contributi versati negli anni di lavoro. Lussemburgo) anche le persone in cerca di prima occupazione (giovani) e dopo il completamento degli studi possono ricevere l’indennità di disoccupazione. Lussemburgo e Gran Bretagna). o di provvedimenti particolari come avviene in Italia con l’indennità di mobilità. Paesi Bassi e Norvegia) ove i sistemi assicurativi contro la disoccupazione sono caratterizzati da volontarietà di adesione. In quasi tutti paesi (con l’esclusione della Gran Bretagna e Grecia) esistono forme di aiuto per i disoccupati di età avanzata sotto forma di prepensionamenti come avviene in Danimarca. Nella maggior parte dei paesi è presente un sistema assicurativo contro la disoccupazione obbligatorio tranne nei paesi nordici (Danimarca. 3. Finlandia. disoccupati e non. in alcuni paesi è soggetta a tassazione e contribuzione. in Germania. relativamente poveri che non riescono ad inserirsi nel mercato e l’indennità dura sino a quando perdura lo stato di bisogno. giornaliera.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. uno sociale che interviene al termine del periodo previsto dallo schema assicurativo o quando non si soddisfano tutti i requisiti richiesti per poter accedere allo schema assicurativo e dura sino a quando perdura lo stato di disoccupazione ed uno assistenziale ( con l’esclusione di Grecia ed Italia ). essere iscritto all’ufficio di collocamento come persona in cerca di lavoro. 9. o di prolungamenti delle indennità come avviene in Svezia. in tutti i paesi. che copre i soggetti. nei Paesi Bassi. Usualmente i lavoratori autonomi sono esclusi dai sistemi assicurativi contro la disoccupazione tranne che in alcuni paesi (Svezia.tre pilastri : uno assicurativo. in Belgio. l’indennità di disoccupazione principale è quella correlata ai retribuzione percepiti nel periodo precedente la disoccupazione. ad eccezione di quelli sassoni ( Gran Bretagna e Irlanda). spesso il prolungamento della durata rispetto ad un periodo standard è soggetto all’obbligo di partecipazione a misure di politiche attive del lavoro (corsi di formazione e aggiornamento). Solo in alcuni Paesi ( Svezia. settimanale o mensile. in Austria ed in Francia. Norvegia e Finlandia. Carmela D'Apice 43 9. : • • • essere disoccupato involontariamente. in Irlanda. In termini di condizioni generali di accesso occorre. Finlandia.

l’indennità di disoccupazione consiste di tre pilastri: . L’erogazione del beneficio dura 300 giorni. periodo questo che può essere prolungato fino a 600 giorni. L’indennità di base viene pagata ai soggetti con età compresa tra i 20 ed i 65 anni che presentino una delle seguenti caratteristiche: . . Le indennità concesse sono sottoposte a tassazione. Per i disoccupati in età avanzata non esiste un vero e proprio prepensionamento. è gestita da casse che operano in diversi settori e generalmente è rivolta a lavoratori dipendenti anche se esistono delle casse per gli autonomi. .non siano assicurati contro la disoccupazione. in cui l’assegno è senza limiti temporali nel senso che dura sino a quando permane lo stato di bisogno. fino ad un massimo di 85 euro al giorno durante i primi 100 giorni di godimento del beneficio e 72 euro al giorno durante il resto del periodo. periodo questo che può essere prolungato fino a 600 giorni. quanti però siano autorizzati ad andare in pensione prima dei 65 anni di età.indennità correlata ai retribuzione. la prima volta è previsto una riduzione dell’indennità del 25% per 40 giorni. indennità base.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. hanno diritto a percepire l’indennità di disoccupazione per un importo pari al 65% del reddito iniziale e la pensione è ridotta per un importo pari all’indennità di disoccupazione giornaliera prima del pagamento. Finlandia Anche in Finlandia come in Svezia. indennità opzionale correlata ai retribuzione. Il beneficio è forfettario.non abbiano ancora raggiunto il requisito dei dodici mesi di appartenenza al fondo di assicurazione contro la disoccupazione. al termine del quale se il disoccupato non riesce a trovare lavoro ricade nel sistema generale di assistenza sociale (28 euro al giorno per il singolo ed integrazioni per persone a carico). Per gli autonomi il beneficio viene calcolato in base al reddito tassato durante gli ultimi tre anni. L’importo del beneficio per i lavoratori dipendenti è pari all’80% dei retribuzione medi giornalieri precedenti la disoccupazione. ed è generalmente pari a 34 euro giornalieri (748 euro al mese). la seconda del 50% per ulteriori 40 giorni e la terza volta la sospensione per 60 giorni. 3. Nel caso in cui il disoccupato rifiuti un lavoro accettabile. l’erogazione del beneficio dura 300 giorni. Carmela D'Apice 44 • • Svezia ricercare attivamente un impiego aver lavorato e versato dei contributi per un certo periodo L’indennità di disoccupazione si basa su tre pilastri: 1. 2. assegno sociale. L’indennità correlata ai retribuzione è volontaria.

a seconda dei contributi erogati da Stato e associazioni imprenditoriali). Danimarca In Danimarca. Per poter accedere all’assegno sociale è necessario trovarsi nella condizione di necessità. Possono iscriversi ai Fondi di disoccupazione sia i lavoratori dipendenti che i lavoratori autonomi. L’indennità di disoccupazione è soggetta a normale tassazione e contribuzione. L’indennità base è finanziata dallo Stato e dai lavoratori.assegno sociale. e della gestione diretta dei fondi destinati a sussidi. è calcolato in forma forfettaria dopo aver fatto gli opportuni accertamenti circa i mezzi economici e la situazione familiare del disoccupato. Per poter accedere all’indennità correlata ai retribuzione occorre essere occupati ed assicurati presso un fondo di categoria.indennità base. . . L’ammontare del beneficio per un giovane che vive con i genitori è in parte dipendente dal reddito di questi ultimi. percepiscono 314 euro. l’importo del beneficio erogato è calcolato tenendo conto dei redditi medi percepiti dal disoccupato nel periodo immediatamente precedente la disoccupazione. L’ammontare del beneficio è costituito da una parte uguale per tutti (21 euro al giorno) e da una parte legata alla retribuzione (42% della differenza tra la retribuzione giornaliera e l’indennità base).Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 45 . L’indennità può essere pagata sino a quattro anni (nel primo anno il disoccupato è libero nella ricerca di una nuova occupazione mentre nei tre anni successivi è obbligato a partecipare a programmi di rinserimento al lavoro). come per i paesi visti in precedenza. il periodo può estendersi al compimento del loro sessantesimo anno di età.persone che hanno completato periodi di prova o tirocinio e rimangono disoccupati. o i militari terminato il servizio di leva. generalmente l’ammontare del beneficio giornaliero è di 20 euro. L’indennità erogata è pari al 90% delle retribuzioni di riferimento. L’importo completo è pagabile se il reddito mensile è inferiore ai 252 euro per un single e agli 848 euro per una famiglia (il limite viene incrementato di 106 euro per ogni figlio con meno di 18 anni ). . anche se per coloro che abbiano compiuto 55 anni . I lavoratori disoccupati non iscritti ad un sindacato ricadono nel sistema assistenziale e percepiscono un sussidio. Il beneficio ha durata illimitata. I giovani disoccupati. caratterizzata dall’iscrizione volontaria ad un Fondo di disoccupazione di categoria di natura privatistica gestito dal sindacato di appartenenza Il sindacato si fa carico della raccolta presso gli iscritti delle quote assicurative (più o meno consistenti.soggetti disoccupati che non soddisfano le condizioni per il sistema di assicurazione di disoccupazione o che hanno ricevuto l’indennità di disoccupazione per il periodo massimo previsto. questo tipo di indennità è finanziato dallo Stato e dai Municipi ed è rivolto a: . ma non può superare i 383 euro settimanali ( anno di riferimento?dovrebbe essere il 2000-2001). Le diverse forme di indennità di disoccupazione sono soggette a tassazione. l’indennità di disoccupazione è di natura volontaria. lo Stato paga il costo dell’indennità base per una durata di 500 giorni ai lavoratori dipendenti ed autonomi in età compresa tra i 17 ed i 64 anni e nel caso in cui il disoccupato abbia compiuto i 57 anni l’erogazione dell’indennità può durare fino a 60 anni di età. al termine dei 18 mesi di formazione.

che dà accesso ad un’integrazione salariale. può essere concesso un beneficio supplementare.indennità correlata alla retribuzione. sono altresì previste una serie di misure (politiche attive ) dirette al reinserimento del disoccupato nel mercato del lavoro: o Formazione professionale ordinaria. o Formazione professionale individuale per i disoccupati che non possono essere occupati in condizioni normali. previa verifica dei mezzi. il lavoratore disoccupato ha diritto a beneficiare dell’indennità di proseguimento . come nella maggior parte dei paesi in esame. Paesi Bassi Nei Paesi Bassi l’indennità di disoccupazione si basa sui contributi versati da lavoratori e datori di lavoro e non prevede alcuna partecipazione delle autorità pubbliche. L’importo di questo tipo di beneficio è pari al 70% del salario minimo sindacale e la sua durata è di due anni. Le indennità vengono incrementate dai supplementi familiari. non dipende dalla retribuzione precedentemente percepita dal lavoratore ma è pari al 70% del salario minimo sindacale. alla cessazione del diritto all’ indennità proporzionale alla retribuzione.indennità di proseguimento. Carmela D'Apice 46 In Danimarca. ad esempio. L’indennità di proseguimento è concessa a quanti soddisfino tutti i requisiti previsti per l’indennità correlata al salario e abbiano esaurito il periodo di fruizione di quest’ultima. Anche in Olanda sono previste delle limitazioni che si traducono nella riduzione o abolizione del beneficio e che vengono applicate se il soggetto interessato rifiuta. un lavoro accettabile o rifiuta di partecipare ad un programma di reinserimento. per i disoccupati che possono svolgere mansioni ordinarie in aziende private o nel settore pubblico. Un trattamento particolare è rivolto ai disoccupati in età avanzata ( più di 57 anni) con un prolungamento . o Istruzione (compreso il congedo di formazione per disoccupati) con o senza sussidio da parte delle autorità del mercato del lavoro. L’assicurazione comprende tre tipi di indennità: . Nel caso in cui le indennità di disoccupazione siano inferiori al minimo sociale. .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. La formazione professionale individuale può essere impartita in aziende private o nel settore pubblico (in genere nei comuni). L’ indennità correlata ai retribuzione è pari al 70% dell’ultimo stipendio percepito ed ha un livello massimo pari a 145 euro al giorno e la durata della sua erogazione può variare dai 6 mesi ai 5 anni in funzione degli anni di lavoro. L’indennità a breve termine viene erogata per un massimo di sei mesi. parallelamente ai sussidi per la disoccupazione.indennità a breve termine .

nel caso di conviventi senza persone a carico l’assegno di disoccupazione è pari al 55% dei retribuzione di riferimento nel primo anno con un massimo di 31 euro ed un minimo pari a 17. trattenuti i contributi sociali. gestito a livello locale. Il disoccupato relativamente povero che non riesce ad inserirsi nel mercato del lavoro ricade nel sistema generale di assistenza sociale gestito a livello locale e percepisce un assegno senza limiti temporali nel senso che dura sino a quando permane lo stato di bisogno. l’indennità è pari al 60% dei retribuzione di riferimento con un massimo di 34 euro ed un minimo di 22. . Tale assicurazione copre i lavoratori assicurati contro la disoccupazione ed i giovani che abbiano terminato un periodo di istruzione (obbligatoria) e risultino contemporaneamente disoccupati. il prepensionamento è concesso a quanti abbiano compiuto i 52 – 55 anni di età. dal secondo anno in poi. invece. su di esse sono. è previsto un limite massimo ed uno minimo all’interno del quale il livello giornaliero del beneficio può oscillare tenendo anche conto della situazione familiare. lo Stato belga prevede l’erogazione di un sussidio sociale .nel caso. . Le indennità di disoccupazione non vengono tassate nei limiti di una determinata soglia oltre la quale sono soggette ad imposizione fiscale. L’ammontare del beneficio giornaliero è calcolato in percentuale del reddito precedentemente percepito. da contributi annuali dello Stato e .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. L’indennità di disoccupazione e quella di prepensionamento sono sottoposte a tassazione. dei single è prevista una suddivisione per periodi: nel primo anno. invece. Carmela D'Apice 47 dell’indennità di proseguimento fino al raggiungimento dell’età pensionabile o con il prepensionamento là dove sia concesso dagli accordi collettivi settoriali. Nel caso in cui il lavoratore venga messo in cassa integrazione. Lussemburgo L’indennità è finanziata dal Fondo dell’Occupazione alimentato. tra l’altro. La durata del pagamento dell’indennità generale di disoccupazione non ha limite tranne che in casi eccezionali (disoccupazione di lungo periodo).nel caso di conviventi con persone a carico l’assegno di disoccupazione sarà pari al 60% dei retribuzione di riferimento. invece. infatti. a quanti non dispongano di mezzi sufficienti alla loro sopravvivenza.reddito minimo. Belgio Il sistema belga di assicurazione contro la disoccupazione è organizzato su base obbligatoria e finanziato da contributi sociali versati dai lavoratori e dai datori di lavoro. con un massimo di 34 euro ed un minimo di 30 euro. la percentuale si abbassa al 42% ed il livello massimo scende a 24 euro mentre quello minimo rimane a 22. Per i lavoratori regolarmente assicurati si possono distinguere tre situazioni diverse: . Accanto a queste misure di sostegno al reddito.

Carmela D'Apice 48 contributi sociali contenuti nel prezzo del combustibile. sono comunque previsti 182 giorni in più per le persone che mostrano una particolare difficoltà nel trovare lavoro. Anche in Lussemburgo è prevista una indennità di prepensionamento che consente alle aziende il licenziamento dei lavoratori strutturalmente in soprannumero. la durata varia ( 12 – 36 mesi) in funzione della copertura assicurativa e dell’età del beneficiario. indennità di disoccupazione. tale percentuale sale all’85% se il disoccupato ha figli a carico. Per poter accedere a tale indennità occorre: avere compiuto 57 anni di età e non esercitare alcuna attività professionale.758. L’indennità di disoccupazione viene erogata nella misura del 60% della retribuzione netta ai beneficiari senza figli ed in quella del 67% a quelli con figli. Le indennità concesse sono soggette a tassazione ed al pagamento di contributi sociali. un assegno iniziale per l’avvio di un appartamento includendo tutto ciò che è relativo ad una casa. L’assegno minimo di sussistenza si rivolge a tutti coloro che si trovano in uno stato di bisogno e che generalmente non sono in grado di lavorare ed ai membri della loro famiglia.006. assegno minimo di sussistenza.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Coloro che soddisfano tali requisiti. la durata del sussidio è . e prestiti per necessità Il beneficio viene in genere accreditato automaticamente. L’indennità non può comunque superare i 3. assegno sociale. l’ indennità non è soggetta a tassazione né a contribuzione sociale. genitore single. i soggetti che ricevono tale beneficio devono essere disposti a partecipare alle politiche attive del mercato del lavoro. dopo i dovuti accertamenti reddituali e patrimoniali. disabilità. 3. così da assicurare il livello minimo di sussistenza.85 nel caso in cui lo stato di disoccupazione duri per un periodo superiore ai 182 giorni nell’arco di 12 mesi. L’indennità di disoccupazione spetta anche ai giovani disoccupati che abbiano terminato il periodo di formazione ed ai lavoratori autonomi che abbiano abbandonato la loro attività e sono in cerca di lavoro salariato. l’indennità viene erogata per 24 mesi. Per gli adulti l’ammontare dell’indennità è stabilito nella misura dell’80% degli stipendi lordi guadagnati negli ultimi tre mesi antecedenti la disoccupazione. Germania Anche in Germania l’indennità di disoccupazione è organizzata secondo tre pilastri: 1. Accanto alle indennità previste esiste un sussidio sociale. L’assegno sociale viene erogato alle persone disoccupate che non hanno i requisiti per accedere all’indennità di disoccupazione ed è pari al 53% della retribuzione netta ai beneficiari senza figli ed al 57% a quelli con figli. 2. hanno diritto a percepire: una indennità che assicuri loro la sussistenza ( l’indennità varia a seconda della condizione familiare dell’interessato: se il disoccupato è single ha diritto a 331 euro mensili nei nuovi Lender e a 345 nei vecchi) e la copertura di costi ragionevoli per sistemazione e riscaldamento.56 euro mensili o i 3. nel quale ricadono i disoccupati che non riescono a rientrare nel mercato del lavoro e quanti non dispongono di risorse sufficienti alla loro sussistenza. la copertura dei crescenti bisogni in caso di gravidanza.

In particolare l’indennità erogata è pari al 55% del reddito giornaliero netto con un tetto minimo di 23 euro se l’indennità di disoccupazione non supera. Tale somma varia in base all’importo della . I vari tipi di indennità analizzati non sono sottoposti a tassazione né a contribuzione sociale. pertanto viene considerato il reddito personale del beneficiario e quello del coniuge. il 60% dello stipendio netto giornaliero o. L’ammontare del beneficio giornaliero deve comunque essere compreso tra 4. l’80% dello stipendio netto giornaliero. Anche in Austria infine è prevista la possibilità di prepensionamenti. prendendo in considerazione tali supplementi.360 euro.l’assegno sociale. o l’indennità di transizione dopo il part-time per i lavoratori più anziani. ha comunque diritto a percepire l’indennità. L’ammontare del beneficio è calcolato prendendo come riferimento il guadagno medio dell’ultimo anno fino ad un n limlimite massimo di 3. se il reddito è superiore il beneficio non viene concesso. La durata del pagamento varia in base al periodo assicurativo e all’età del soggetto interessato ( da 20 a 52 settimane ) e può essere estesa se il beneficiario partecipa a misure di reintegrazione. Accanto all’indennità di disoccupazione è prevista un assegno sociale cui accedono coloro che hanno esaurito il periodo di godimento dell’indennità di disoccupazione e si trovano in stato di bisogno. L’ammontare dell’indennità erogata è pari al 92% (in alcuni casi al 95%) dell’indennità di disoccupazione (dopo sei mesi di godimento del beneficio è prevista una riduzione per i tassi giornalieri più alti). Carmela D'Apice 49 illimitata fino a quando perdura lo stato di bisogno. Francia L’assicurazione contro la disoccupazione è obbligatoria ed è finanziata attraverso i contributi versati da lavoratori e datori di lavoro. L L’indennità di disoccupazione viene erogata solo dopo l’esecuzione di alcuni accertamenti patrimoniali.25 e 36 euro. la durata del pagamento è illimitata.l’indennità di transizione o indennità di transizione dopo il part-time per i lavoratori più anziani.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. . . l’ammontare del beneficio è calcolato tenendo conto dei redditi da lavoro su cui sono stati pagati i contributi nei dodici mesi antecedenti la disoccupazione.16 euro al mese.l’indennità di disoccupazione. Austria La legislazione austriaca prevede tre tipi di indennità: . l’ ammontare è pari a quello previsto dall’indennità di disoccupazione aumentato di 255 euro e di possibili supplementi familiari e viene erogato fin quando il soggetto non raggiunge i requisiti previsti per l’erogazione della pensione di anzianità. viene erogata dopo i dovuti accertamenti patrimoniali. senza considerare i supplementi familiari. L’indennità di transizione. se il disoccupato percepisce un reddito41 fino a 333.

l’indennità viene pagata per sei mesi ed è soggetta a tassazione ma non a contribuzione sociale. il beneficio viene erogato per un tempo illimitato. L’ammontare del beneficio viene calcolato nella misura del 56% della retribuzione di riferimento. ai rifugiati politici e a quanti chiedono asilo. fin quando sono soddisfatte le condizioni previste per l’erogazione. L’importo erogato dipende dall’età. Carmela D'Apice 50 retribuzione di riferimento e va dal 40. e non è soggetto a tassazione nè . l’assegno sociale L’indennità legata ai contributi riguarda tutti i lavoratori subordinati ed alcune categorie di lavoratori autonomi.4% della retribuzione giornaliera.000 sterline ( pari a circa 13.000 euro) e con un partner che lavora per meno di 24 ore settimanali. Gran Bretagna In Gran Bretagna le prestazioni previste in caso di disoccupazione sono tre: 1.4% più un importo fisso di 10 al giorno euro oppure il 57. aver svolto un lavoro presso un’azienda per almeno un anno completo. per poter accedere al prepensionamento anticipato occorre: avere almeno 57 anni di età . in forma forfettaria e per un totale di 14. per coloro che svolgono attività logoranti. Il sussidio di solidarietà specifica è rivolto a quanti abbiano terminato il periodo di godimento dell’indennità di disoccupazione e stiano ricercando attivamente un lavoro. Il sussidio di integrazione si rivolge a quanti tornano in Francia dopo aver svolto un periodo di lavoro in un altro Stato e non dispongono di altre forme di sostegno. Anche in Francia esiste. L’importo della prestazione è indipendente dalla retribuzione precedentemente percepita ed è differenziata per fasce di età (coloro che hanno dai 25 anni in su percepiscono una indennità di 82 euro alla settimana).25 euro al giorno.04 euro. la definizione della durata dipende da una combinazione dell’età del lavoratore e dell’anzianità contributiva. viene erogato. Accanto a questa indennità il sistema di sicurezza francese prevede delle forme di assistenza di disoccupazione che si dividono in un sussidio di solidarietà specifica e in un sussidio di integrazione e sono destinate alle categorie escluse dal mercato del lavoro. l’indennità di disoccupazione basata sul reddito. la possibilità di: prepensionamento finanziato dallo Stato e beneficio per cessazione di attività. per i disoccupati in là con gli anni. non aver diritto alla pensione di vecchiaia. 2. dai carichi familiari e dai livelli di reddito. dopo gli opportuni accertamenti patrimoniali42.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. con risparmi inferiori a 8. l’indennità di disoccupazione basata sui contributi. viene erogato per un anno dopo gli opportuni controlli patrimoniali43 e l’ammontare giornaliero è di 10. 3. I diversi tipi di indennità analizzati sono sottoposti a tassazione e a contribuzione sociale. aver pagato i contributi sociali per 10 anni. per sei mesi rinnovabili. L’indennità di disoccupazione può essere pagata per un minimo di sette fino ad un massimo di quarantadue mesi. L’indennità legata al reddito si applica ai lavoratori con un reddito inferiore ad un importo minimo stabilito.

l’assistenza contro la disoccupazione. sono previsti dei supplementi per adulti e bambini a carico. sussidi. l’indennità viene pagata senza limiti temporali fino al compimento dei 66 anni di età. L’assistenza è finanziata attraverso la tassazione ed è rivolta a tutte le persone con più di 18 anni prive di reddito. Carmela D'Apice 51 a contribuzione sociale. soddisfano le condizioni patrimoniali richieste ed hanno percepito per 15 mesi o più il beneficio di assistenza di disoccupazione. creando. In Irlanda è prevista la possibilità di prepensionamento per coloro che: hanno una età compresa tra i 55 ed i 66 anni. durante i primi 180 giorni di disoccupazione. I due tipi di indennità generalmente sono soggette a tassazione e possono essere incrementate grazie all’erogazione di alcuni benefici relativi all’affitto ed al riscaldamento della casa. Irlanda L’assicurazione contro la disoccupazione si basa su tre pilastri: 1. l’ammontare del beneficio è calcolato in forma forfettaria ed è esattamente uguale a quello previsto per gli assicurati. un legame diretto tra politiche passive e politiche attive. dall’altra. L’assegno sociale (Income Support) si rivolge ai disoccupati che non dispongono di un lavoro a tempo pieno. così. Il beneficio è erogato per 390 giorni. l’attività di intermediazione tra domanda ed offerta di lavoro e. si occupano della raccolta e gestione delle richieste di prestazione sociale (indennità di disoccupazione. al 70% del reddito percepito nei 180 giorni precedenti la disoccupazione. Il beneficio erogato in questo caso varia in relazione ai mezzi di cui dispone il beneficiario e può arrivare ad un massimo di 93 euro settimanali. l’assicurazione contro la disoccupazione. ecc). Spagna L’assicurazione contro la disoccupazione si basa su uno schema obbligatorio finanziato attraverso i contributi versati da lavoratori e datori di lavoro. Anche in Gran Bretagna operano i Centri per il lavoro e per il reddito che svolgono. L’importo dell’indennità di disoccupazione è pari.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. da un lato. 2. l’ammontare dell’assegno dipende dalle condizioni economiche della persona e dai carichi familiari. se il disoccupato ha 65 anni l’indennità viene pagata fino al compimento dei 66 anni. e successivamente al 60% del guadagno di . l’assegno sociale L’assicurazione è organizzata secondo uno schema obbligatorio. l’importo cui si ha diritto è stabilito in forma forfettaria in un ammontare di 93 euro settimanali. In Gran Bretagna non sono previste agevolazioni per i disoccupati in età avanzata. non hanno richiesto di registrarsi come disoccupati e non dispongono di fonti sufficienti al loro sostentamento. 3.

lavoratori che non soddisfano i requisiti contributivi richiesti. Il periodo di godimento del beneficio è di sei mesi rinnovabili fino ad un totale di diciotto mesi. 2. L’ammontare dell’indennità può variare dall’80% al 100% del minimo retributivo a seconda della composizione del nucleo familiare del soggetto interessato. dopo che siano stati eseguiti i dovuti accertamenti patrimoniali. l’importo erogato non può. può ricevere una indennità sociale. disoccupati senza famiglia a carico: .disoccupati con 45 anni di età che hanno esaurito il loro diritto a percepire l’indennità. l’indennità è soggetta a tassazione e al prelievo di contributi sociali. essere inferiore al minimo retributivo né superiore al triplo di tale importo. Portogallo L’ammontare dell’indennità giornaliera è pari al 65% della retribuzione media giornaliera percepita nei dodici mesi antecedenti.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. disoccupati con famiglia a carico . Oltre ai sussidi appena analizzati esistono in Spagna altre forme di integrazione del reddito che fanno parte del sistema assistenziale. ma che hanno almeno sei mesi di contribuzione. La durata dell’erogazione del beneficio dipende dal periodo di contribuzione e può variare da sei mesi a due anni. . Una volta terminato il periodo di fruizione di tale indennità se il disoccupato non trova un altro lavoro. Carmela D'Apice 52 riferimento entro dei limiti minimi e massimi. a quanti dispongano di un reddito mensile non superiore all’80% del minimo retributivo. L’indennità viene concessa. beneficiari di pensione di invalidità per i quali un miglioramento del loro stato di salute determina il riconoscimento della capacità a lavorare e l’interruzione dell’erogazione della pensione stessa. .disoccupati che non hanno diritto a percepire l’indennità di disoccupazione. dopo i dovuti accertamenti. 3. la durata delle indennità varia in base all’età del lavoratore (da 12 a 30 mesi). Quando il soggetto interessato abbia 52 anni di età. per un importo pari all’80% del salario minimo. per i disoccupati di lunga durata con oltre 45 anni di età e 720 giorni di contribuzione. A questo ultimo beneficio possono accedere anche tutti coloro che non hanno terminato il periodo di contribuzione richiesto per poter usufruire dell’indennità di disoccupazione. Accanto all’indennità di disoccupazione è previsto un sussidio di disoccupazione rivolto a: 1. Anche in Portogallo è prevista la possibilità di prepensionamento per i disoccupati più anziani che abbiano esaurito il periodo di godimento dell’indennità di disoccupazione e abbiano fatto domanda per avere la pensione di . la durata del beneficio può essere prolungata fino al raggiungimento dell’età pensionabile. è previsto un beneficio speciale il cui importo varia a seconda dei carichi familiari dal 75% al 125% del salario minimo. ecc) Il sussidio viene erogato.che hanno esaurito il periodo di fruizione dell’indennità di disoccupazione. altri gruppi (persone che hanno lasciato il carcere dopo aver scontato la pena per un periodo di almeno sei mesi. però. L’indennità è soggetta a tassazione e al pagamento di alcuni contributi sociali.

il beneficio base è pari al 40% della retribuzione percepita al momento del licenziamento mentre gli impiegati percepiscono il 50% dell’ultimo stipendio. nei quali esistono dei sussidi che sono rivolti a quanti o non soddisfano tutti i requisiti richiesti per poter accedere all’indennità di disoccupazione correlata ai retribuzione (come accade in Svezia e Finlandia con l’indennità base. del sussidio di solidarietà specifica in Francia. esiste una indennità sociale (il reddito minimo di inserimento): vi ricadono quanti mostrano delle difficoltà a trovare un impiego e non hanno risorse sufficienti ad assicurarsi il sostentamento. infine. L’importo base viene incrementato del 10% per ogni familiare a carico.in quasi tutti i Paesi (vedi tabella n. Portogallo e Spagna. In sintesi Dalla analisi coparativa svolta paese per paese si evince che: . in Belgio. il massimo è invece pari al 70% del reddito fittizio di riferimento per la relativa classe di disoccupazione. del sussidio di disoccupazione in Spagna). è il caso questo di Svezia. Anche in Portogallo. Tutte le indennità erogate sono soggette a tassazione. Austria. nei Paesi Bassi. in Austria ed in Francia. o di prolungamenti delle indennità come avviene in Svezia e Finlandia . in Germania. dell’indennità di proseguimento nei Paesi Bassi. dove l’indennità di disoccupazione è erogata in forma forfettaria ed indipendente rispetto ai redditi da lavoro percepiti prima della disoccupazione. Per quanto riguarda poi l’indennità correlata ai retribuzione le legislazioni euopee prevedono criteri di accesso di . la durata del pagamento è generalmente proporzionale ai periodi di occupazione. in tutti i casi è possibile percepire l’indennità per altri tre mesi ad un tasso ridotto. ma non a contribuzione sociale. In Grecia (come in Italia) a differenza di quanto avviene negli altri Paesi dell’UE non è prevista alcuna forma di assistenza sociale a tempo indeterminato per quanti sono disoccupati e privi di risorse. esistono due diversi tipi di indennità l’una rivolta a quanti soddisfino determinati criteri contributivi e l’altro rivolto a quanti dispongano di risorse limitate o non sufficienti ad assicurare il loro sostentamento. in Irlanda. nei Paesi Bassi con l’indennità a breve termine e in Germania con il sussidio minimo per persone in cerca di impiego) o hanno esaurito i periodi di godimento di tale beneficio e continuano a trovarsi senza un reddito che possa assicurargli la sussistenza (è questo il caso dell’indennità sociale in Finlandia. . dell’assegno sociale in Austria. Anche in Gran Bretagna e in Irlanda. Grecia In Grecia. o di provvedimenti particolari come avviene in Italia con l’indennità di mobilità.in quasi tutti i paesi esistono forme di aiuto per i disoccupati di età avanzata sotto forma di prepensionamenti come avviene in Danimarca. L’importo minimo previsto è pari a non meno dei due terzi del salario di un operaio non qualificato. in Lussemburgo . ) il sistema di indennizzo si struttura su tre pilastri. Francia.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 53 anzianità. dell’indennità sociale in Portogallo. Le indennità analizzate non sono soggette né a tassazione né a contribuzione sociale. Finlandia. Paesi Bassi. Germania.

comprese tra il 60 e l’80% (la Spagna ha un tasso di copertura relativamente elavato – 70% . variabile è invece quella prevista nei Paesi del gruppo continentale. questa è piuttosto elevata nei Paesi scandinavi soprattutto in Danimarca dove arriva sino a quattro anni e nei Paesi Bassi dove può raggiungere un massimo di cinque anni in relazione al periodo di lavoro svolto dal beneficiario. ): i Paesi del Nord Europa. in Lussemburgo ed in Gran Bretagna inoltre è assicurata la copertura dalla disoccupazione anche per i lavoratori autonomi. le indennità di disoccupazione coprono anche i giovani che hanno terminato un periodo di studio o di tirocinio e che si affacciano sul mercato del lavoro. Nei Paesi del sud Europa il tasso di copertura oscilla tra il 40% della Grecia e il 65% del Portogallo. I Paesi dell’Europa Continentale mostrano percentuali variabili. Finlandia. Tuttavia. così come diversi sono anche i criteri utilizzati per stabilire i redditi presi come riferimento nel calcolo del beneficio da erogare. Piuttosto breve è la durata dell’erogazione del beneficio in Gran Bretagna ed Irlanda e nei Paesi dell’Europa meridionale. In Danimarca. possiamo comunque trarre delle considerazioni ed evidenziare le differenze esistenti per quanto riguarda il calcolo dell’indennità di disoccupazione (vedi tabella n.Svezia. con la Danimarca in testa. Nei Paesi scandinavi. Belgio e Lussemburgo a differenza di quanto avviene nel resto dell’UE. mostrano generalmente delle percentuali di copertura piuttosto elevate.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.ma solo per primi 180 giorni di disoccupazione). Carmela D'Apice 54 tipo contributivo che variano da Stato a Stato. Per quanto riguarda la durata dei benefici. .

Carmela D'Apice 55 Tabella n.eu/employment_social/missoc Tabella n.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.7 Comparazione delle forme di sostegno al reddito dei disoccupati PAESE Danimarca Svezia FORME DI SOSTEGNO AL REDDITO • • • • • • • • • Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità base Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità base Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennità base Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità illimitata e correlata alla retribuzione Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale illimitato Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità correlata alla retribuzione Assegno sociale Indennità correlata alla retribuzione Indennità correlata alla retribuzione Finlandia Paesi Bassi • • Belgio Lussemburgo Germania Austria Francia Gran Bretagna Irlanda Spagna Portogallo • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Grecia Italia Fonte: www. europa.8 Comparazione delle indennità correlate alle retribuzioni .

4% retribuzione di riferimento 82 euro al giorno per un’età maggiore di 25 anni e 65 euro per un’età inferiore ai 25 anni 93 euro a settimana Finlandia Indennità base (21 euro al Gran Bretagna giorno)+45%(retribuzione giornaliera – ind base) 62.4% retribuzione di riferimento più un supplemento per le vacanze 70% retribuzione di riferimento con un tetto massimo di 145 euro al giorno 50-55-60% retribuzione di riferimento a seconda della composizione del nucleo familiare entro dei limiti minimi e massimi 80% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi Irlanda Norvegia Paesi Bassi Spagna 70% per i primi 180 giorni e poi 60% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi 65% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi Belgio Portogallo Lussemburgo Grecia 40% per gli operai e 50% retribuzione di riferimento per gli impiegati entro dei limiti minimi e massimi 80% per l’indennità di mobilità e 50% retribuzione di riferimento per l’indennità ordinaria Germania 60-67% retribuzione netta di riferimento a seconda della presenza o meno di figli Italia Fonte: www. Carmela D'Apice 56 PAESE Danimarca Tasso di rimpiazzo o livello dell’indennità 90% retribuzione di riferimento entro un tetto masssimo di 383 euro a settimana e 314 euro per i giovani 80% retribuzione di riferimento con un tetto massimo di 85 euro al giorno PAESE Austria Tasso di rimpiazzo o livello dell’indennità 56% retribuzione di riferimento entro dei limiti minimi e massimi Svezia Francia 40. IL PROTOCOLLO D’INTESA DEL 23 LUGLIO 2007 .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.4% retribuzione di riferimento + 10 euro al giorno oppure 57. le indennità e il tasso di rimpiazzo dovrebbero far riferimento all’anno 2005) 10.eu/employment_social/missoc (nella fonte non è indicato l’anno di riferimento ma. europa. probabilmente.

al raggiungimento nel 2008 e nel 2009. Per i lavoratori dipendenti dal 1° luglio 2009 il requisito per il diritto alla pensione di anzianità è costituito dal raggiungimento della cosiddetta “quota 95” ottenuta sommando età anagrafica e anzianità contributiva. I lavoratori autonomi. Per quanto concerne la riforma previdenziale viene abrogato l’attuale brusco innalzamento dell’età di accesso alla pensione di anzianità a sessanta anni dal 1° gennaio 2008. Dal 1° gennaio 2013 la quota per l’accesso è invece fissata a 97. devono invece raggiungere quota 96 con almeno sessant’anni di età anagrafica. competitività (quinto capo). mercato del lavoro (terzo capo). dal 1° luglio 2009 per ottenere tale pensione. Carmela D'Apice 57 Governo. il protocollo tradotto in legge dovrebbe essere approvato dal Parlamento come disegno di legge collegato alla Finanziaria e. con un’età anagrafica comunque non inferiore ai sessantuno anni. stipulano il 23 luglio 2007 un Protocollo d’Intesa sul welfare per modificare la legge Maroni eliminando le parti della legge considerate inique come l’ormai famoso “scalone”.9 Quote per l'accesso alla pensione di anzianità . ammortizzatori sociali (secondo capo). Confindustria e Sindacati. Il percorso in trentadue articoli introduce diverse novità relative ai seguenti temi: previdenza (primo capo). quindi. dal 2011 quota 97 con un minimo di età di sessantuno anni e dal 2013 quota 98 con sessantadue anni (vedi tabella 9). Tabella n. entro il 31 dicembre 2007 ( approvato). lo scalone.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. occupazione femminile (settimo capo). Dal 1° gennaio 2011 la quota necessaria per richiedere la pensione di anzianità è posta a 96. I lavoratori dipendenti e autonomi potranno pertanto accedere alla pensione di anzianità. ottenuta sommando gli anni di contribuzione con l’età anagrafica. dei 58 anni se dipendenti e dei 59 se lavoratori autonomi. mercato agricolo (quarto capo). la quale non potrà comunque essere inferiore ai sessant’anni. Viene definito in conseguenza di ciò un percorso più graduale fatto di “scalini” e quote costituite dalla somma di età anagrafica e anni di contribuzione. giovani (sesto capo). fermo restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni. Per definire tale quota l’età anagrafica da sommare non potrà comunque essere inferiro a cinquantanove anni.

Tabella n. In fase di prima rideterminazione dei coefficienti di trasformazione dal 1° gennaio 2010 verranno applicati quelli riportati nella tabella che segue. tabella B La nuova disciplina prevede tuttavia il pensionamento anticipato di tre anni per i lavoratori impegnati in attività usuranti ( lavoratori impegnati nei lavori con turni notturni. Attraverso l’articolo 3 del primo capo viene costituita una commissione con il compito di proporre entro il 31 dicembre 2008 modifiche dei criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione che tengano conto delle nuove condizioni economiche e del mercato del lavoro al fine di tutelare la pensioni più basse e le carriere discontinue dei giovani e di favorire il raggiungimento di un tasso di sostituzione al netto della fiscalità non inferiore al 60%.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 58 Lavoratori dipendenti pubblici e privati Lavoratori autonomi iscritti all'Inps Età anagrafica Età anagrafica (2) Somma di età minima per la minima per la (1) Somma di età anagrafica maturazione del anagrafica e anzianità maturazione del e anzianità contributiva requisito indicato contributiva requisito indicato nella colonna 1 nella colonna 2 2009 (dal 1°luglio al 31 dicembre) 95 59 96 60 2010 95 59 96 60 2011 96 60 97 61 2012 96 60 97 61 2013 97 61 98 62 Fonte: Disegno di Legge sul welfare. comma 1.10 Coefficienti di trasformazione sbabiliti dal disegno di legge sul welfare . allegato 1. essi mantengono dunque la possibilità di accedere alla pensione di anzianità a cinquantasette anni con trentacinque di contributi. articolo 1. i lavoratori addetti a linee a catena e ai mezzi pubblici pesanti).

04419 58 0. della libera iniziativa e del futuro pensionistico. Per il contratto a tempo determinato in particolare si stabilisce il limite dei trentasei mesi alla possibilità di reiterazione comprese proroghe e rinnovi. riguardante il mercato del lavoro. comma 3. appartenenza settoriale. un incremento del suo importo fissandolo al 60% dell’ultima retribuzione per sei mesi. articolo 3. tabella A Infine un’altra modifica in tema di riforma previdenziale è la definizione di alcuni interventi solidaristici quale ad esempio il blocco della rivalutazione automatica delle pensioni superiori a otto volte il minino (articolo 5).04940 62 0. È anche prevista una rimodulazione degli incentivi economici a favore dell’occupazione attraverso l’attivazione di corsi di formazione e di riqualificazione professionale. In caso di mancato rispetto della procedura. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali le principali modifiche prevedono: un aumento della durata dell’indennità di disoccupazione da sei a otto mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a cinquanta anni e a dodici mesi per gli ultracinquantenni. Dal 1° gennaio 2008 sono istituiti tre Fondi per un importo di circa 150 milioni di euro. al 50% dal settimo all’ottavo mese e al 40% nei mesi successivi. la creazione di uno strumento unico per il sostegno e il reinserimento lavorativo delle persone disoccupate senza distinzioni di qualifica. allegato 2. si segnala la predisposizione di misure di sostegno alle persone ultracinquantenni (Piano Nazionale per l’invecchiamento attivo).Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. per . dimensione dell’impresa e tipologia di contratto di lavoro.04798 61 0.05257 64 0. i cambiamenti apportati sono intesi a migliorare la qualità dell’occupazione e a contrastare gli abusi e i contratti di lavoro particolarmente precarizzati: viene abolito il lavoro intermittente previsto dal decreto legislativo numero 276 del 10 settembre 2003 e viene modificata la disciplina del contratto a termine e del contratto a tempo parziale. Per quanto concerne il capo terzo.05620 Fonte: Disegno di Legge sul welfare. il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato. Scaduto tale termine un ulteriore successivo contratto a termine tra gli stessi soggetti può essere accordato per una sola volta e a condizione che la stipula avvenga davanti alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio e con l’assistenza sindacale. il cui tasso di attività resta tra i più bassi dell’Unione Europea.04538 59 0. Carmela D'Apice 59 Età al momento del pensionamento Coefficienti di trasformazione 57 0.04664 60 0. Per i giovani le misure delineate dal disegno di legge sono in buona parte orientate al sostegno del reddito.05432 65 0. In quest’ottica.05093 63 0. con particolare riferimento alle situazioni di discontinuità lavorativa. per l’anno 2008.

si pensò di ridurre l’orario di lavoro degli operai da 48 a 40 ore settimanali in modo da ripartire le occasioni di lavoro tra un maggior numero di lavoratori.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Altre novità introdotte dal disegno di legge sono: • iniziative di sostegno ai servizi per l’infanzia. del turismo e dell’agricoltura e per l’avvio di nuove attività in tali ambiti. un Fondo per il credito ai giovani lavoratori autonomi che offrirà condizioni particolarmente vantaggiose per le esigenze di passaggio generazionale delle piccole imprese che operano nel campo dell’artigianato. A partire dal 1936 gli assegni familiari vengono estesi alla generalità dei lavoratori44 Gli assegni familiari sono. Infine il capo settimo del disegno di legge si occupa delle norme in materia di occupazione femminile. Carmela D'Apice 60 favorire l’accesso a finanziamenti agevolati ai soggetti di età inferiore a venticinque anni o ventinove se laureati: • un Fondo credito per il sostegno dell’ attività intermittente dei lavoratori a progetto che consente di accedere in assenza di contratto a un credito fino a 600 euro mensili per dodici mesi con restituzione posticipata a ventiquattro o trentasei mesi. del commercio. • potenziamento delle azioni per avitare forme discriminatorie in materia di lavoro salari e carriere. Per non determinare aumenti nel costo del lavoro si ridussero le paghe settimanali e le si integrarono con gli assegni familiari per i lavoratori con figli a carico. istituita a favore . Ulteriori nuovi interventi sono predisposti per il cumulo di tutti i periodi contributivi e per il riscatto degli anni di laurea. 11. prestazioni monetarie tese ad indennizzare il lavoratore con carichi familiari (coniuge. 153/1988) gli assegni familiari si trasformano in “assegno per il nucleo familiare” (noto con la sigla Anf) e rappresenta una prestazione aggiuntiva allo stipendio o alla pensione. nel tentativo di ridurre la disoccupazione. quindi. Vi sono poi misure orientate a incentivare l’uso del part time e per dare alle donne priorità di accesso al Fondo microcredito. Gli assegni familiari Per quanto riguarda l’Italia una prima applicazione – a carattere provvisorio e sperimentale – di erogazione degli assegni familiari (trasferimento monetario per adeguare le retribuzioni alle necessità delle persone a carico dei lavoratori) si ha durante il ventennio fascista quando nel 1934. Il Governo viene delegato a definire sgravi contributivi mirati a sostenere i regimi di orari flessibili legati alla necessità della conciliazione tra lavoro e vita familiare. Viene poi aumentato l’importo degli assegni di ricerca e sostegno dei giovani ricercatori impegnati nelle Università. A par A partire dal 1988 (legge n. con priorità per le donne. figli o altri familiari eventualmente risultanti a carico) e quindi dell’incidenza che questi possano avere sul benessere del nucleo familiare. • programmazione di fondi comunitari a supporto non solo delle attività formative ma anche di quelle di accompagnamento e inserimento al lavoro per le donne. • • un Fondo microcredito per incentivare le attività innovative dei giovani.

650 euro se il reddito familiare è ≤ a 12. Con la legge Finanziaria 2007 si assiste alla riscrizione delle regole e delle misure di attribuzione degli assegni familiari.39 euro mensili per il 2006. ecc.500 euro di reddito familiare in avanti.891. se spettante nella misura intera).499 euro. questo è corrisposto direttamente dall'Inps (e non direttamente dal datore di lavoro). l’importo decresce di 9.3 euro per ogni 100 di maggior reddito familiare fino a 25. i lavoratori assenti per malattia o maternità. La distinzione tra nucleo monoparentale e biparentale continua ad avere rilevanza invece ai fini dell'assegno aggiuntivo. vi siano almeno altri tre componenti. integrativa della retribuzione. ed erogato dall’Inps (pari a 120. esclusi i lavoratori autonomi). i titolari di pensione e delle prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente. residenti nel comune. ai fini del diritto all'assegno. Per ottenere l'assegno. definito assegno di sostegno. i soci di cooperative. tanto che per quanto riguarda il pagamento dell'assegno. A partire dal 1° gennaio 2007 infatti entra in vigore la nuova tabella unica (vedi tabella n. . La prima novità introdotta dal decreto è la scomparsa delle differenze tra i nuclei monoparentali (ovvero con solo un genitore) e quelli composti da entrambi i genitori.799 euro. i lavoratori in mobilità e impiegati in lavori socialmente utili. stabiliti ogni anno dalla legge. riservato a quei casi in cui. distinzione che diventa irrilevante ai fini dell'assegno base. Questo particolare intervento è destinato a tutti i nuclei familiari composti da cittadini italiani o comunitari. quindi. a condizione che non superino i tetti reddituali prestabiliti (per l’anno 2004 20. compresi quelli esenti da imposta e quelli soggetti a ritenuta alla fonte. i lavoratori cassintegrati. Hanno diritto all'assegno per il nucleo familiare45 i lavoratori dipendenti. i disoccupati indennizzati. l'esatto importo dell'assegno viene calcolato sottraendo all'importo dell'assegno una cifra variabile a seconda dei diversi scaglioni di reddito ( gli assegni diminuiscono gradualmente per ogni 100 euro di aumento del reddito e non più per scaglioni di reddito che portava alla riduzione o alla perdita della prestazione in presenza di aumenti anche minimi del reddito familiare). a coloro cioè che sono iscritti alla gestione separata Inps.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 61 dei lavoratori dipendenti e pensionati (sono. è necessario che il reddito familiare non superi determinati limiti di reddito. L’assegno per il nucleo familiare spetta anche al nucleo a composizione reddituale mista (lavoro dipendente ed autonomo) che raggiunga il requisito del 70% del reddito complessivo sommando i redditi derivanti da lavoro dipendente con i redditi derivanti da lavoro autonomo. Dal 1999 i nuclei familiari con almeno tre figli minori possono ottenere un assegno aggiuntivo. oltre al genitore. L'assegno per il nucleo familiare e' una prestazione previdenziale e assistenziale. ). tutti con età inferiore ai 18 anni. da 2. in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti la famiglia e al loro reddito complessivo superi determinati limiti di reddito. con tre o più figli. si considera la somma dei redditi complessivi assoggettabili all'Irpef e dei redditi di qualsiasi natura. stabiliti ogni anno dalla legge. cui hanno diritto i lavoratori dipendenti con carico familiare.60 euro per un nucleo di 5 persone). La nuova tabella contiene importi personalizzati in funzione degli specifici livelli di reddito che variano da nucleo a nucleo. Un nucleo familiare composto dai due coniugi ed un figlio riceve un assegno annuo di 1. L'assegno per il nucleo familiare spetta anche ai lavoratori con contratto di part-time e dal gennaio del 1998 spetta anche ai lavoratori parasubordinati.

Tabella n.800.2 euro per ogni 100 di maggior reddito familiare fino ad azzerarsi a 61.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 62 da 25.960 euro di reddito annuo). l’importo decresce di 1.000 euro di reddito l’anno (prima invece si fermavano a 41.11 Assegni familiari per dimensione del nucleo familiare e livello di reddito .

L’ISEE : indicatore situazione economica equivalente .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 63 11.

così come il patrimonio. n. dichiarano al fisco redditi incredibilmente bassi. ecc). ad esempio. Lo strumento che si intende predisporre si configura come una sorta di misuratore di reddito convenzionale che opererà solo nei confronti di coloro che chiedono il riconoscimento di un beneficio……. dove la U finale significa università) al netto di una franchigia pari all’eventuale spesa per canone d’affitto (entro un massimale di 5.98. 449 del 27. il patrimonio mobiliare (depositi e c/c bancari. pur essendo titolari di patrimonio. inserito come maxi-emendamento alla finanziaria 1998 (L. nonché per i mutui immobiliari. ecc). Rispetto al passato (riccometro). L’ISEE è. regolamentato in via sperimentale dal Dlgs. accanto al reddito. ai contributi universitari. prevedendo una franchigia relativamente al patrimonio finanziario……. L’obiettivo è quello di evitare sprechi e abusi e di riservare esenzioni e agevolazioni ai soggetti e ai nuclei familiari che ne abbiano effettivamente titolo.. Per quanto riguarda. Al punto 3. Commissione Onofri ( Paolo Onofri. vedi tabella n. il primo strumento. ) o graduare la partecipazione ai costi dei servizi destinati all’intera collettività (dagli asili nido alle tariffe del trasporto urbano. Carmela D'Apice 64 L’ISEE trova un primo punto di riferimento nei lavori della c. 130 del 3 maggio del 2000 e ulteriormente regolamentato con i DPCM del 4 aprile e del 18 maggio del 2001. mentre per il patrimonio immobiliare la franchigia è pari a .2 dell’accordo è.” L’ISEE viene. possibile leggere : “ Il governo e le parti sociali convengono di razionalizzare l’erogazione della maggior parte dei benefici dello Stato sociale sulla base della sussistenza di determinate condizioni economiche e della capacità di accertarne l’effettiva portata. disciplinato dal Dlgs.d. viene prevista una franchigia pari a 15. a valenza generale. e così via.12.1 ). 109 del 31. titoli.97). partecipazioni in società. di una quota ( 20% ) di patrimonio ( mobiliare ed immobiliare ). quindi. economista e presidente della Commissione per l’analisi delle compatibilità macroeconomiche della spesa sociale. Roma 1997 ) e nel successivo accordo governo .165 euro annui) e compreso il rendimento delle eventuali attività finanziarie (patrimonio mobiliare) della famiglia calcolato ad un tasso definito annualmente dal Ministro dell’Economia (vedi schema n. .sindacati sul welfare del novembre 1997 in cui si ritrovano gli elementi costitutivi del nuovo strumento ed i suoi obiettivi. quindi. L’ipotesi sottostante sembra essere quella di mitigare. l’ISEE prevede l’inserimento. viene incluso per un valore pari al 50% del suo valore dando origine ad un indicatore definito ISEEU.03. n. invece. il riferimento è al reddito complessivo lordo ai fini IRPEF di tutti i componenti il nucleo familiare ( per gli studenti universitari il reddito dei fratelli.. attraverso i valori patrimoniali. adottato nel nostro paese per includere/escludere i potenziali beneficiari alle diverse prestazioni ( dall’assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori alla fornitura gratuita di libri di testo.si intende prevedere un procedimento di calcolo che tenga conto di elementi reddituali e patrimoniali con abbattimenti specifici per la casa di abitazione o in locazione. alle borse di studio per gli studenti universitari. l’eventuale gap tra condizione economica effettiva e condizione fiscalmente dichiarata e questo per la consapevolezza della presenza di soggetti che.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Per quanto riguarda il reddito.494 euro.

500. il sistema informativo dell’ INPS ha già acquisito. pari all’11. INPS territoriale etc.) e ottenere l’attestazione ISEE.646 euro. 130/2000. Il cittadino ha più sportelli a cui rivolgersi per presentare la dichiarazione sostitutiva unica (CAF. dicembre 2004.lgs. di quanto dichiara. L’ISE viene. popolazione e selettività dell’Indicatore della Situazione Economica). Tangorra e P. l’indicatore effettivamente utilizzato nelle diverse forme di intervento sociale. quindi. 109/98 come modificato dal d. o del capitale residuo del mutuo contratto per l’acquisto di immobili posseduti dai componenti del nucleo familiare (vedi schema n. il richiedente è tenuto a presentare una dichiarazione con i dati necessari al calcolo dell’indicatore all’ente erogatore la prestazione. Rapporto ISEE 2004. dando origine all’ISEE ( Indicatore Situazione Economica Equivalente _ ISEEU per gli studenti universitari nel caso in cui i fratelli abbiano forme di reddito e/o di patrimonio ). per il valore della casa di abitazione in proprietà . più di 2. corretto per tener conto delle economie di scala derivanti dalla convivenza – così come delle situazioni di particolare disagio presenti nella famiglia (ad esempio presenza di portatori di handicap oppure di un solo genitore) . In base ad un recente Rapporto governativo sull’ ISEE (Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali . Carmela D'Apice 65 51.800. I contenuti della dichiarazione sostitutiva sono inviati per via informatica ad un’apposita banca dati costituita e gestita dall’INPS che rende disponibili i parametri all’utente e agli enti cui esso richiede una prestazione agevolata.lgs.2 ). come prescrive la legge. pari a circa 2.8% delle famiglie residenti.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Implementazione.attraverso l’uso di una scala di equivalenza per permettere un confronto tra soggetti appartenenti a nuclei diversi per numerosità e presenza di particolari condizioni di disagio ( vedi schema n. che il cittadino presenta assumendosi la responsabilità anche penale.000 famiglie. La dichiarazione sostitutiva unica è un atto importante.1 ).000 “Dichiarazione sostitutiva unica” (DSU) (nel corso dell’anno 2003). L’iter per la richiesta di prestazioni agevolate con criteri di selettività su base ISEE è disciplinato dallo stesso d. oppure al comune o anche ai centri di assistenza fiscale convenzionati. PRINCIPALI PRESTAZIONI E SERVIZI CUI SI APPLICANO CRITERI SELETTIVI CON E SENZA ISEE Prestazioni Principali Prestazioni la cui Principali . Sestito. a cura di R.

Carmela D'Apice nazionali con ISEE prestazioni locali con ISEE a discrezione dell’ente normativa nazionale prevede altri criteri. maggiorazione sociale delle pensioni. assegno e pensione sociale e ogni altra prestazione previdenziale Assegno e pensione di invalidità civile Indennità di accompagnamento e assimilate Assegno per il terzo figlio Agevolazioni per servizi di pubblica utilità (Telecom) Mense scolastiche Servizi socio sanitari domiciliari e residenziali per anziani e per portatori di handicap gravi Agevolazioni per tasse universitarie Agevolazioni acquisto libri scolastici Borse di studio scolastiche Fornitura gratuita o parziale dei libri di testo Prestazioni del diritto allo studio universitario Assegni al nucleo familiare e bonus per il secondo figlio • Assegnazione posti nei centri vacanze Agevolazioni su tasse e contributi Esenzione pagamento dei ticket sanitari Trasporto scolastico Sostegno economico in situazioni di disagio Sostegno all’acquisto della casa per giovani coppie Sostegni alle famiglie Buoni scuola • • • • • • • .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. ma con possibilità di introdurre l’ISEE a livello locale. Contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione prestazioni escluse dalla disciplina ISEE 66 Assegno di maternità Asili nido e latri servizi per l’infanzia Integrazione al minimo.

130 Componente reddituale Reddito complessivo Irpef (reddito lordo) + r* attività finanziarie – deduzione integrale affitto fino a 5. 3 MAGGIO 2000 N.646 euro (o mutuo). mobiliare: 15.494 euro ( b ) Schema n. immobiliare: Valore abit. ecc . Rendita catastale rivalutata del 5% moltiplicata per 100 ( a ) Patr.46 2.20 genitori entrambi lavoratori con figli minori 0.85 0.165 euro (10 milioni ) Componente patrimoniale = 0.A.1 ISEE : INDICATORE SITUAZIONE ECONOMICA EQUIVALENTE D. LGS.2 * P P = Patrimonio – Franchigie Franchigie Patr.04 2.57 2.35 Maggiorazioni alla scala di equivalenza: 0.proprietà fino a 51.2 Scala di equivalenza 1 2 3 4 5 5+ 1 1.20 genitore solo con figli minori 0. Schema n.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 67 • Avviamento alla selezione nella P.50 presenza di un componente con handicap all’interno del nucleo.

moglie.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.35) = 3. per il quale il valore della numerosità riportato in tabella è pari a 2. ⇒ valore patrimonio 105. . La tabella arriva fino a cinque componenti e ci dice che ogni componente aggiuntivo oltre al quinto “vale” (2.2+0.20.46+0. In più sono presenti. Secondo caso: marito e moglie 2 figli.2) = 3.2 in più.5. Carmela D'Apice 68 Patrimonio : ( a ) un patrimonio mobiliare inferiore a 15.000 euro.46. nel nucleo. Nel primo esempio si ha : marito. di cui uno minorenne. particolari condizioni : uno dei due figli è handicappato.000 euro Con qualche esempio cerchiamo di capire il funzionamento della scala di equivalenza : Primo caso: marito e moglie e 2 figli maggiorenni.85+0. quindi spetta un ulteriore +0.5) = 2. moglie e due figli: un nucleo composto da quattro persone. due figli più il suocero e la suocera per un totale di sei componenti.494 euro (franchigia) non entra nel calcolo del patrimonio ma entra in quello del reddito in termini di rendimento Esempio patrimonio immobiliare : rendita catastale 1. l’indice finale sarà : (3.96. di cui uno handicappato. in conclusione l’indice sarà pari a (2. Secondo esempio: marito. poiché i due genitori lavorano e ci sono figli minori spetta un altro 0.050. entrambi i suoceri . Lavorano entrambi i genitori. Lavorano entrambi i genitori. rivalutazione del 5% ⇒ 1.40.

Carmela D'Apice 69 .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.

71. A9 Franchigia da applicare al patrimonio mobiliare: si detrae.57 (esempio:con un canone annuo di 4700euro. fino a concorrenza.000 euro. la detrazione è di 10. per un ammontare massimo di euro 5. per 490 scrivere 0).000. azioni. A6BIS Detrazione per altri immobili (diversi dall’abitazione in residenza). la detrazione è pari a 4700euro.000 PATRIMONIO MOBILIARE Patrimonio mobiliare: depositi e c/c bancari e postali. A4 TOTALE DEL REDDITO DA CONSIDERARE AI FINI Euro 23. scrivere 5000. si detrae. al netto delle rispettive franchigie.000 X 3. la detrazione è pari a euro 5. contratto per l’acquisto dell’immobile.43 ISEE(=A1+A2. Va indicato il valore degli immobili ai fini ICI posseduti al 31/12/05 A6 DETRAZIONE PER ABITAZIONE DI RESIDENZA: per i nuclei familiari . altre attività finanziarie.71(esempio: se il valore del patrimonio mobiliare è di 20. obbligazioni.493. in alternativa. quota del patrimonio netto riferita a partecipazioni in società e patrimonio netto delle imprese individuali. scrivere 5500.000euro. Si determina applicando il Euro 531 3.43 canone annuo.645.146. fino a concorrenza del suo valore.Euro 15000 una franchigia di euro 15.000 EURO DEPOSITO BANCARIO PER 15.493. il mutuo residuo al 31/12/2005 contratto per l’acquisto dell’immobile. Il totale va approssimato per difetto ai 500 euro o ai suoi multipli (esempio:per euro 5900.A6BIS) Euro 0 A8 Euro 15. A5 Euro 0 PATRIMONIO IMMOBILIARE Abitazioni e terreni edificabili e agricoli intestati a persone fisiche. titoli di stato .000). per 5400.000 EURO.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Dal valore di . Si detrae il valore del . .54%) A3 Detrazione per residenza in abitazione presa in affitto.Euro 0 ciascun immobile si detrae.69 (esempio : se il valore della casa è di euro 60. quote di fondi comuni. A2 Reddito delle attività finanziarie del nucleo familiare. fino a concorrenza del rispettivo valore.164.Euro 0 che possiedono la casa in cui abitano.366. se il valore del patrimonio mobiliare è di 10. la detrazione è di 51.A6. MADRE CASALINGA. ABITAZIONE PRESA IN AFFIITO CANONE DI LOCAZIONE ANNUO PARI A 6.Euro 5. fino a concorrenza.645.366.57).000 EURO.A3) PA TRI MO NI O DE L NU C LEO FA MI LARE DA CO NSI DE RAR E AI FI NI ISEE Il patrimonio da considerare ai fini ISEE è pari al 20% del patrimonio immobiliare e del patrimonio mobiliare. la detrazione è di 15. un massimo di euro 51. A10 TOTALE DEL PATRIMONIO MOBILIARE (A8-A9) Euro 0 A11 TOTALE DEL PATRIMONIO (A7+A10) Euro 0 A12 TOTALE DEL PATRIMONIO DA CONSIDERARE AI FINI ISEE ( Euro 0 20% di A11) A13 TOTALE INDICATORE DELLA SITUZIONE ECONOMICA Euro 23. con un canone annuo di 6000 euro. FIGLIO DI ANNI 20 e FIGLIO DI ANNI 15.164.54 % al valore del patrimonio mobiliare al 31/12/2005 (15. si può detrarre il valore del mutuo residuo al 31/12/05. PADRE LAVORATORE DIPENDENTE CON REDDITO COMPLESSIVO Lordo DI 28.69). fino a concorrenza. Carmela D'Apice 70 SIMULAZIONE CALCOLO ISEE Primo caso NUCLEO FAMILIARE COMPOSTO DA 4 PERSONE.43 . REDDITO DEL NUCLEO FAMILIARE DA CONSIDERARE AI FINI ISEE A1 Reddito complessivo ai fini IRPERF del nucleo familiare. A7 TOTALE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE (A5. relativo all’anno Euro 28000 2005.

Reddito delle attività finanziarie del nucleo familiare.772 . Carmela D'Apice (A4+A12) Parametro corrispondente alla composizione del nucleo familiare (scala di 2.860 .46 equivalenza per numero di componenti ed eventuali maggiorazioni). INDICATORE ISEE (=A13 DIVISO A14) Euro 9. relativo all’anno 2005.4 Euro 210.A9) TOTALE DEL PATRIMONIO (A7+A10) Euro 25.354.Euro 15.645.52 Parametro corrispondente alla composizione del nucleo familiare (madre sola che lavora con figlio minore : 2.123 2. Si determina applicando il 3.000 -FIGLIO DI ANNI 10 -FIGLIO DI ANNI 1 -CASA DI ABITAZIONE DI PROPRIETA’ CAT.Euro 0 Euro 25.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.000 .24 invece che 2. .29 Euro 163.000 REDDITO DEL NUCLEO FAMILIARE DA CONSIDERARE AI FINI ISEE A1 A2 Reddito complessivo ai fini IRPERF del nucleo familiare.69 .498 71 A14 A15 Secondo caso -NUCLEO FAMILIARE COMPOSTO DA 3 PERSONE -MADRE LAVORATRICE DIPENDENTE CON REDDITO COMPLESSIVO DI EURO 25.506. CATASTALE A/3 rendita catastale 2. A6BIS) PATRIMONIO MOBILIARE Franchigia TOTALE DEL PATRIMONIO MOBILIARE (A8 .515 .Euro 51.A6.493.100 euro.31 Euro 21.6 TOTALE DEL PATRIMONIO DA CONSIDERARE AI FINI ISEE (20%DI A11) Euro 32.12 TOTALE INDICATORE DELLA SITUZIONE ECONOMICA (A4+A12) Euro 58.71 Euro 5.000 A6 A6BIS A7 A8 A9 A10 A11 A12 A13 A14 A15 .743.04) INDICATORE ISEE (=A13 DIVISO A14) Euro 26.24 . A4 TOTALE DEL REDDITO DA CONSIDERARE AI FINI ISEE (=A1+A2A3) PA TRI MO NI O DE L NU C LEO FA MI LARE DA CO NSI DE RAR E AI FI NI ISEE A5 PATRIMONIO IMMOBILIARE Rendita catastale rivalutata moltiplicata per 100 DETRAZIONE PER ABITAZIONE DI RESIDENZA Detrazione per altri immobili TOTALE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE (A5.54 % al valore del patrimonio mobiliare al 31/12/2005 A3 Detrazione per residenza in abitazione presa in affitto.4 . -DEPOSITO BANCARIO di euro 21.000 Euro 743.Euro 0 Euro158.

Mutuo residuo 20.86 CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE .86 11.86 = 52.000 – SITUAZIONE REDDITUALE Ultimo reddito lordo Irpef del nucleo: Reddito figurativo delle attività finanziarie (5.000 56. Carmela D'Apice 72 Ulteriori esemplificazioni IL CALCOLO DELL’ISE Esempio riferito a un nucleo di 4 persone con figli minori.04)% Totale situazione reddituale: 40.000 euro: Patrimonio mob da considerare Totale patrimonio imm e mob 20% Totale situazione patrimoniale al 20% 105.270.66 = 19.000 (-) 51.31 18.000 15.20 40.178.4 persone .66 CALCOLO DELL’ISEE 40.2 SITUAZIONE PATRIMONIALE Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% Mutuo residuo (o franchigia 100 milioni): opzione più favorevole Patrimonio immob da considerare Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 3.354.06 : 2.354.270.645.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.entrambi i genitori lavorano con figli minori Coefficiente 2.46 0.000 euro– Titoli di Stato per 18. Residenza in casa di proprietà (rendita catastale non rivalutata 1.20 + 11.270.69 53.907.000 euro – Reddito nucleo 40.000 euro).31 11.907.81 .000 907. entrambe i genitori lavorano.615.20 2.

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

73

(1) il tasso di rendimento viene definito annualmente dal Ministro del Tesoro

IL CALCALCOLO DELL’ISE

Esempio riferito ad una madre separata con figlio minore; la madre ha un reddito da lavoro pari a 12.306 euro ( l’ex marito versa, per il figlio, un assegno mensile di 250 euro : non entra nel conteggio ISE); un’abitazione di proprietà al 50% - rendita catastale non rivalutata 1.030 euro; Titoli di Stato per 4.500 –

UAZIONE REDDITUALE
Ultimo reddito Irpef del nucleo: Reddito figurativo delle attività finanziarie (5,04)% 4.500 X 5,04 = 226,80 Totale situazione reddituale: 12.306,00 226,80 12.532,80

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% 1.030+5%=1081,50=108150 50%=54075,00 Mutuo residuo (o franchigia 51.645,69): opzione più favorevole Valore del patrimonio imm da considerare Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 Valore del patrimonio mobiliare da considerare Totale 20% di 2429,31 Totale situazione patrimoniale

54.075,00 (-) 51.645,69 2429,31 4.500 4.000 0 2429,31 485,86 485,86

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE
Nucleo di due Genitore solo con figlio minore coefficiente 1,57 0,20 1,77

CALCOLO DELL’ISEE
12.532,80 + 485,86 = 13.018 diviso 1,77 = 7.355,18

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

74

IL CALCOLO DELL’ISE

Esempio riferito ad un nucleo familiare composto da un singolo individuo che lavora ed ha un reddito pari a 15.002 euro; paga un canone d’affitto pari a 3.200 euro ( c’è una franchigia pari a sino 5.164,56 euro; le spese d’affitto vanno detratte dal reddito); Titoli di Stato per 8.000 –

SITUAZIONE REDDITUALE
Ultimo reddito Irpef del nucleo: Meno canone d’affitto Reddito figurativo delle attività finanziarie (5,04)% Totale situazione reddituale: 15.002 - 3.200 403,20 12.205,20

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% Mutuo residuo (o franchigia 100 milioni): opzione più favorevole Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 euro: Totale 20% Totale situazione patrimoniale 0

(-) 51.645,69 8.000 8.000 0

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE
Nucleo di uno 1

CALCOLO DELL’ISEE
12.205,20 diviso uno = 12.205,20

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare, Carmela D'Apice

75

IL CALCOLO DELL’ISE

Esempio riferito ad un nucleo familiare composto da tre componenti con un reddito pari a 30.000 euro; la famiglia paga un canone d’affitto pari a 7.000 euro ( c’è una franchigia pari a sino 5.164,56 euro; le spese d’affitto vanno detratte dal reddito);

SITUAZIONE REDDITUALE
Ultimo reddito Irpef del nucleo: Meno canone d’affitto Reddito figurativo delle attività finanziarie (5,04)% Totale situazione reddituale: 30.000 5.164,56 0 24.835,44

SITUAZIONE PATRIMONIALE
Valore Ici fabbricati nucleo: rendita rivalutata del 5% Mutuo residuo (o franchigia 100 milioni): opzione più favorevole Valore patrimonio mobiliare: Franchigia 15.000 euro: Totale 20% Totale situazione patrimoniale

(-) 51.645,69 0 15.000 0 0 0

CALCOLO COEFFICIENTE DENOMINATORE
Nucleo di tre 2,04

CALCOLO DELL’ISEE
24.835,44 diviso 2,04 = 12.174,24

anche sulla qualità dei servizi. in quanto permette alle unità di offerta e al personale in esse impiegato di assumere i comportamenti tipici del monopolista )(Savas. ( atteggiamento burocratico . di norma. si scontra. prodotti standardizzati.mutamenti nelle tipologie contrattuali – immigrazione. mutamenti nelle strutture familiari. Nel contempo. enormemente inferiori a quelli che si possono cogliere nell’industria manifatturiera. cosi via) . Nella produzione dei servizi alla persona ( tipici servizi di welfare ). nell’emersione di nuovi rischi sociali .. che vanno dalla presunta insostenibilità economica. gli incrementi di produttività – che consentirebbero di ridurre o non far aumentare i costi – sono. ma anche escogitare modelli di fornitura dei servizi più concorrenziali (pluralità di fornitori ) ( maggiori margini di scelta per i cittadini ) e che rispondano ad esigenze diverse (elevata flessibilità ). sono andati incontro a notevoli difficoltà. ancora oggi. e la natura dei servizi resi per i quali si parla di “malattia dei costi”.1987). Ma l’aumento della spesa può essere anche una conseguenza dell’assenza di competizione tra produzione pubblica e produzione privata.Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. la quota delle risorse (cioè la percentuale del prodotto interno lordo) destinata alla produzione dei servizi (e di quelli di welfare in particolare ) è destinata a crescere progressivamente nel tempo. Da qui le necessità di ridisegnare. ad una insufficiente differenziazione dell’offerta. trasporti. il ricorso a modelli organizzativi di tipo burocratico ( offerta pubblica ) che erogano. nel corso degli anni Settanta. Il Terzo Settore Premessa alle ipotesi di sviluppo del Terzo settore I diversi modelli di welfare. A determinare l’insostenibilità economica dei sistemi di welfare sembrano aver contribuito i diversi fattori visti in precedenza (invecchiamento della popolazione. intermediazione finanziaria. sempre secondo alcuni. ecc ). sempre più spesso. ad esempio. oltre che sui costi. o in altri rami dell’area servizi ( comunicazioni. fino alla realizzazione di distorsioni nella redistribuzione del reddito e delle opportunità ( a trarre vantaggio dalla spesa pubblica sarebbero soprattutto le classi a reddito medio – alto ). Carmela D'Apice 76 12. un sistema di welfare non solo meno costoso e perciò più accettabile dai contribuenti. Questo significa che la spesa di welfare e. mancanza di concorrenza che può incidere. con una domanda sempre più differenziata e mutevole nel tempo a cui occorre dare delle risposte / servizi che non possono essere governati dalla burocrazia. quindi.

Carmela D'Apice 77 Nell’ambito di tale dibattito si inserisce il non profit . .Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare.

Economia e Politica Sociale 2009-10 Terzo modulo: welfare e modelli di welfare. Carmela D'Apice 78 .