Giuseppe Bellantonio

La “Massoneria delle Antiche Pietre”
(IL PERCHE' DI UNA SCELTA: parte II°)

“Massoneria delle Antiche Pietre”. Questo il primo e più evidente riferimento storico-ritualistico ed esoterico-iniziatico con cui da più di due lustri si rapporta il Corpo Azzurro degli Antichi Liberi ed Accettati Massoni della Gran Loggia Nazionale Italiana della storica Comunione di Piazza del Gesù. Il secondo, è stato da tempo identificato nell'enorme bagaglio culturale e sociale rappresentato da tutti gli accadimenti che culminarono con la fine del 1600 prendendo avvio da quella che lo storico medievista Charles Haskins definì la “Rinascenza del XII° secolo”. Una posizione – quella della citata Gran Loggia - prima e unica nel panorama massonico italiano, e tale da meritare divulgazione e certamente qualche riga di approfondimento La scelta che negli anni è stata adottata, approfondita e affinata, per renderla meglio coerente allo specifico contesto, non è frutto del caso né rappresenta un banale esercizio intellettuale: è stato semplice accertare come in realtà il Medioevo abbia segnato il momento in cui lo studium si iniziò a svincolare dal potere esclusivo testimoniato da quei conventi, monasteri, vescovadi e piccole corti che, fino a quel momento, avevano gestito in via esclusiva il sapere e l'insegnamento. Fu difatti con la “Rinascenza del XII° secolo” il momento in cui si avviò la lenta quanto inarrestabile diffusione del sapere. La prima “rivoluzione culturale” di cui la Storia ci renda testimonianza ebbe luogo a Bologna (l'Alma Mater Studiorum), dove – nel 1088 – comparve la prima Università: il fertile humus del sapere, e quindi della cultura, iniziò da allora a dare frutti in strati sempre maggiori di popolazione, trovando – negli eventi che la Storia via via registrava – occasioni sociali, artistiche, scientifiche e politiche in cui idee e fermenti si sviluppavano e si concretizzavano a ritmo sempre crescente e con contenuti via via sempre più sofisticati. La nascita di studi intrapresi a livello superiore in ambienti a marcata impronta laica, fu la scintilla che fece letteralmente divampare il fuoco nelle fucine del sapere; in quest'ottica non fu un caso che Bologna si indirizzasse verso l'insegnamento del Diritto: una “scienza profana” in quanto estranea al mondo ecclesiastico e la cui importanza cresceva in modo direttamente proporzionale alla presenza militare e quindi all'espansione dei traffici commerciali (indispensabile, quindi, la formazione di personale amministrativo e burocratico di alto profilo, oltre che di Giuristi di elevato livello: funzionari in grado cioè di aiutare nella definizione dell'ordinamento e nell'esecuzione delle leggi, ma anche utili per indirizzare la gente comune nella formazione culturale Altra “scienza profana” che si sviluppò nelle Università – notissima, a Salerno, l'omonima schola – fu la Medicina, mentre in Inghilterra – a Oxford – ed in Francia – a Parigi – si concentrò e sviluppò lo studio di Filosofica e di Teologia. In detto contesto, è stato impossibile non rilevare come – proprio con riferimento alla comparsa delle prime Università svincolate dal potere ecclesiastico, e quindi laiche – la Storia ci abbia ricondotti a Federico II° di Svevia: l'appassionato di sapere (lo Stupor

Mundi) che il 5 Giugno 1224, con proprio editto, decretò proprio la costituzione dell'Università di Napoli – lo Studium Generale: l'Università principale del Regno di Sicilia -. Questa Università, a ragione, è considerata la prima Università di stampo laico-statale in Europa giacché fondata in forza di un provvedimento sovrano piuttosto che non costituita da confraternite di studenti, corporazioni o gruppi intellettuali: una scelta, quella di Napoli, cui non furono estranei né motivi culturali né la strategica posizione geografica, commerciale e militare della città. Dopo aver delineato come la “Rinascenza” del XII° secolo abbia fatto da corollario ad una vera e propria fucina di scoperte e invenzioni, è chiaro come la classica e stereotipata definizione di “secoli bui” riferita al Medioevo – ma anche a periodi storicamente ad esso successivi - sia in gran parte da riconsiderare. Prescindendo dalle storture e dalle negatività che ogni fase storica implica (basti pensare a quella che celebriamo ancora come belle époque ma che in realtà tanto bella non fu), la ricerca storica più avanzata ci riferisce che all'apparente torpore ed alle fasi più oscure fece da contrappunto una messe di scoperte e innovazioni tecnologiche al pari di una ripresa economica su sempre più vasta scala. Un progresso cui non furono certo estranee influenze di sapienti musulmani, di maestri cristiani ed anche di dotti ebrei: così come avvenne alla corte di Federico II° di Svevia, dove una numerosa corte di sapienti era all'opera per seguire gli impulsi originati dallo Svevo, trasformandoli in concreti indirizzi culturali e socio-politici. Citando Boezio “l'ultimo giorno della vita è anche l'ultimo della fortuna”, e l'ultima fase del regno di Federico II° non fu delle più fortunate, anche se era riuscito a sedare le ribellioni fomentate da quegli ambienti che – proprio alla sua morte – con tracotanza, crudeltà e scarsissimo sentimento cristiano ebbero ad esclamare “si rallegrino il cielo e la terra”; una morte improvvisa da grande personaggio e non da perdente; una morte cui non poté sottrarsi, come quando – da bambino – la sua rabbiosa reazione lo sottrasse alla lama di Marcovaldo; una morte cui fece da corollario il dolore nella sua genìa: dal suicida Enrico ad Enzo, a Manfredi. Federico II° non ebbe la fortuna di poter contare su testimoni e biografi che narrassero – con rigorosa puntualità, ma anche con la rituale enfasi – della sua vita, delle sue gesta, del come e perché le sue decisioni maturassero: e questa è la chiave per capire come questo grande personaggio abbia attirato i commenti di Dante, taglienti quanto immeritati. La Storia, che pur tantissima bibliografia ha dedicato in questi 760 anni a Federico II° ha spesso tralasciato l'analisi ed il rigore della ricerca, per produrre tomi su tomi farciti di cose in realtà mono-tone e quindi carenti di una qualche novità: negli ultimi anni, sommessamente – ma non troppo, deve dedurre chi scrive, vista una certa esplosione di simposi e informazioni che corrono oggi sulla figura del Grande Svevo – si sono effettuati studi metodici ed approfondimenti approfittando della mole imponente di documenti conservati nella sua cancelleria imperiale come in quella pontificia, negli archivi delle città dove lo Svevo sia anche solo passato, in comunicazioni di nobili e notabili, in fonti letterarie anche non italiane. Un Grande, Federico II° di Svevia, che ben incarna gli Ideali Iniziatici riconducibili all'esoterismo ed al simbolismo massonico, che si dedicò con ardore alla costruzione di un nuovo modello di stato, caratterizzato da una nuova e diversa visione di prerogative e diritti, anche e soprattutto mettendo in discussione quei privilegi di cui avevano pur potuto godere le varie categorie sociali. Un pensiero “giovane” di ca. 800 anni e la cui attualità è evidente: specie per chi non indulge nelle tesi e nei resoconti propostici da testi vecchi e – come sopra accennato – carenti di analisi e rigore storico.

Non è questa la sede per un trattato storico, mestiere che – volentieri – chi oggi scrive lascia ad altri più competenti: ma per capire le motivazioni alla base del perchè di una scelta vanno offerte indicazioni qualificate e qualificanti. Chiarito quindi il sensibile e marcato riferimento al periodo della Rinascenza, e la rinnovata importanza attribuita allo Svevo Federico II° - sovrano dall'intensa e vivace personalità, appassionato e lungimirante al punto da essere giustamente considerato un precursore di quegli scenari sociali e culturali a forte valenza politica che avrebbero contrassegnato ancor più i secoli successivi – passerei agli altri due concetti conseguenziali ed intimamente ad essa correlati: l'Umanesimo ed il Rinascimento, veri patrimoni del nostro Popolo, che, attraverso una costante spinta all'efficienza, ne hanno certamente caratterizzato, qualificato e migliorato l'esistenza. Posto che nel 1300 e 1400 l'Italia era uno dei Paesi in assoluto più progrediti del Mondo (di allora), non bisogna tralasciare che già nel XIII° secolo alcune città italiane avevano vittoriosamente difeso la propria indipendenza contro l'impero tedesco. Proprio intorno al 1250 in molte città-stato di animo repubblicano era avvenuto l'avvio all'emancipazione dei contadini: un movimento che agli inizi del 1300 assunse i toni della ribellione, vedendo tra i protagonisti Frate Dolcino. Fu nel 1400 che si ebbe una forte spinta culturale incentrata sulla ri-scoperta del mondo classico greco e latino: era l'Umanesimo che si faceva largo, e non a caso nacque in Italia. Qui – prima o maggiormente che altrove – esistevano le condizioni favorevoli alla nascita di questo vero e proprio processo evolutivo socio-economico su base eminentemente culturale ma con il forte e propulsivo concorso delle scienze. Quindi, dallo studio di retorica e grammatica – tipici del periodo medievale – si passa alla valorizzazione dell'uomo quale soggetto di “nuova umanità”: non solo nel senso di un soggetto studioso di poesia, retorica, etica e politica (le humanae litterae) che non ha più l'obbligo di riferirsi alla teologia scolastica, ma anche nel senso che lo studioso è svincolato dalla tradizionale autorità, acquisendo così – grazie alla propria elevata cultura - autonomia critica e senso storico. Riferendosi a Cicerone, Orazio e Virgilio, l'umanista divenne un intellettuale nel senso più evoluto e dinamico del termine: erano ricercatori eruditi, collezionisti di codici antichi che venivano studiati con nuovi metodologie (in modo tale da stabilirne autenticità, provenienza e coerenza storica). Alcuni di questi metodi sono tuttora validi: ad esempio, il carattere disinteressato della ricerca, svolta per amore di verità. Fu proprio in questo spirito che nacquero nuovi mestieri – ad esempio il libraio, il tipografo, il mercante di libri e codici – ed ebbero rinnovato vigore le scienze – specie quelle incentrate sull'esperienza e sul calcolo, indispensabili alla produzione e al commercio dei beni di consumo -, la medicina, la botanica, l'astronomia, la matematica. Il dinamismo culturale, espandendosi, determinò la nascita e di centri del sapere – le Università – e di luoghi dove conservarne le testimonianze storiche - le biblioteche : una citazione per la prima nel nostro Paese (la Malatestiana a Cesena, nel 1447) ma anche per la prima a sorgere a Napoli nel 1586 (la non meno famosa Biblioteca dei Girolamini, di cui fu assiduo frequentatore il Vico). Se è l'Umanesimo a riscoprire il valore dell'autonomia creativa dell'uomo, superando i concetti tradizionali di autorità, manifestazione superiore, pensiero personale, critica, spiritualità, tradizione – andando così ad infrangere la compattezza enciclopedica del Medioevo – è vero che è da questo momento che inizia lo sviluppo autonomo delle singole discipline. E' una nuova e diversa visione, più ampia e quindi

tale da consentire all'uomo di conoscere e avere padronanza delle leggi che dominano la Natura attraverso lo sviluppo delle scienze esatte e applicate. Questo fermento fece da introduzione ad un'ulteriore fase di sviluppo e di crescita, nel XVI° secolo: il Rinascimento. Perché gli storici ed i letterati coniarono questo termine? Perché i valori all'origine dell'Umanesino – la ri-scoperta dei valori intrinseci alla classicità greca e latina – assumevano aspetti e contenuti sempre più raffinati, sostanzialmente più ricchi ed appariscenti. Fu una “cultura nuova” - o, meglio, un “modo nuovo e intenso di vivere e fare cultura” - che vide la nascita di una nuova borghesia improntata a razionalità, concretezza ed efficienza – e di un diverso modo di sentire e vivere la realtà. Fu proprio la sempre più marcata dissonanza tra il sapere classico, ufficiale e la realtà che fece vacillare le Università, prima che le stesse trovassero la giusta spinta per un radicale rinnovamento. Questo fu il momento in cui si svilupparono contenitori culturali alternativi e autonomi: le Accademie, ove si svilupparono forme intellettuali avulse da condizionamenti e tese alla vita sociale e civile delle loro città. Da notare che , ca. alla fine del 1400, sorsero con più frequenza delle associazioni di tipo professionale qualificate come università (nel significato di “aggregazione di coloro che pratichino una stessa attività”). La Rinascenza del 1100, l'Umanesimo ed il Rinascimento furono sì dei fenomeni e delle epoche storiche a forte contenuto oggettivo, ma ciò che va energicamente sottolineato è che fu l'opera di una moltitudine di uomini valenti a fare la differenza. E' innegabile che furono italiane le principali menti di allora, come fu italiano il più vasto e qualificato scenario dove costoro operarono: anche se l'importanza delle loro opere e della loro azione travalicò i nostri confini, stimolando le menti e l'ingegno di altri uomini in altri Paesi. Furono proprio questi insigni personaggi furono maestri di pensiero, di cultura, di scienze e d'arte, e rappresentarono il collegamento unico e diretto – una vera e propria cerniera - con gli insegnamenti che riconducevano alla cultura greca e latina, come pure a quelle che avevano potuto influenzarle. Naturale quindi che i Massoni del Corpo Azzurro degli Antichi Liberi ed Accettati Massoni della Gran Loggia Nazionale Italiana della storica Comunione di Piazza del Gesù, di fronte alle arcinote anomalie contemporanee e certi della rigorosa analisi che riconduceva il tutto all'angusto ambito degli ultimi 300 anni, si chiedessero del perché mai il cane dovesse sempre mordersi la coda, quasi fosse una prescrizione ineludibile: cioè perché mai la Massoneria Italiana debba essere lacerata da spasmodiche ricerche di (utili, inutili?) riconoscimenti, da gruppi e gruppuscoli che si scervellano per copiare l'un l'altro lembi di una storia complessa ma che comunque non appartiene loro, da un avvilupparsi su se stessi nel seguire una storia, una ritualità create “su misura” pur se con abili ricami e richiami. Si chiedevano, i nostri Fratelli, cosa si potesse fare per interrompere la spirale di questa proliferazione, vista come l'espandersi di metastasi maligne: si poteva perdere tempo – parafrasando una frase del Grande Josemaria Escrivà de Balaguer - “...a gettare pietre contro i cani che abbaiano...”? No, decisamente no; non valeva proprio la pena di perdere ancora tempo per dimostrare di “non essere soli: ma unici, sì”, confrontandosi con una massa di pigri e indolenti che non intendevano così come non intendono abbandonare irregolarità ed irritualità, che alimentano l'oltraggio, il tradimento e la vergogna verso le nobili tradizioni iniziatiche. Perchè perdersi nel trito e ri-trito di cose dette e ri-dette, e quindi nell'ovvietà, senza che la ricerca, l'analisi ed il contraddittorio possano essere concretamente produttivi, toccando anche la conoscenza di fasce temporali precedenti?

Perché – se la Massoneria è realmente l'esaltazione della libera scelta – si deve essere di fatto obbligati ad accettare una realtà che si è dimostrato essere stata costruita “a tavolino” con ricostruzioni zoppicanti e lacunose, pronandosi a regole e regolette che – alla luce dei dati in possesso degli studiosi – rappresentano una codificazione utilitarista che, pur dichiarandosi ispirata all'antico e dall'antico, scrive di fatto ex novo, rinunciando alla libertà, all'autonomia delle Logge ed alla loro sovranità? Anziché confutare in modo logorante quanto inutile – vista la proliferazione che ha portato ad oltre 350 le sigle e siglette che si contendono uno scenario ormai impoverito e carente di sostanzialità iniziatica -; anziché sindacare sull'operato di chi inventò la “modernità” dell'Ordine e la “singolarità e unicità” di un Rito Scozzese altrettanto “modernamente” nato oltreoceano, si è semplicemente deciso che – tutto volendo riconoscere alla libertà di come altri si vogliano gestire e/o vogliano gestire gli altri, nonché della pari libertà individuale di decidere dove dirigersi ed a chi riferirsi, esercitando la propria libera scelta – la strada intrapresa è ormai diversa e difforme. Lontana ed anzi opposta a inesattezze ed incompletezze storiche; lontana e sicuramente opposta a irregolarità e irritualità; lontana dai patemi nel dover dissuadere e contrastare gli abusi di nomi e nomignoli, perpetrati dai tanti, troppi, saltimbanchi e prestigiatori in circolazione, la Gran Loggia Nazionale Italiana ha quindi deciso di “girare le spalle” alle realtà certamente non edificanti poco sopra indicate, prendendone le distanze e riferendosi non alla complessiva “modernità”, bensì a tutta la Storia antecedente il 1700 ivi incluse le sue radici. Questo ha portato a profonde rivisitazioni, prima tra tutte la ri-lettura di quanto è oggi considerato immodificabile o invalicabile: ma come si fa a parlare ancora di tutela dalle discriminazioni basate sulla “differenza di razza”, quando la paleoantropologia ha inequivocabilmente stabilito che la razza umana è una sola? Una sola razza – quella umana, quindi – e tante etnie, tanti popoli, tante genti: mantenere definizioni antiquate quanto errate non è di alcun aiuto per chi voglia migliorarsi! “Massoneria delle Antiche Pietre”, dunque. Per crescere. Non a caso abbiamo voluto chiamare così quella Massoneria alla quale intendiamo rifarci: espressione di valori e di insegnamenti che nell'antichità hanno trovato terreno fertile tra gente che possedeva il dono delle diverse conoscenze, e quindi della sapienza. Non come Valore Assoluto – pertinente solo al Divino – ma come Valore Terreno, spesso in grado di spaziare nel Tempo. Se è vero che la Massoneria non è nata nel 1717; se è vero che quella è solo la data in cui antiche Regole e antiche Tradizioni sono state profondamente riconsiderate e codificate secondo diverse, quando non nuove, impostazioni; è anche vero che noi Massoni – ancor prima che scopriamo di avere tali caratteristiche iniziatiche - ci portiamo dentro antiche iscrizioni cerebrali, all'insegna della Giustizia e della Solidarietà, per il Bene delle Genti. Queste “iscrizioni” riconducono alle Energie che furono lasciate da Chi tracciò la Via, e da Chi la seppe percorrere dedicandovi tutto se stesso. Moltissimo di quanto fatto è stato smarrito, ma le tracce di questi percorsi ci sono state tramandate nei modi che sappiamo: brani di pergamene, iscrizioni su argille, lastre di pietra e tavole, storie tramandateci attraverso i monumenti. Le Antiche Pietre. Qui, vennero lasciate tracce “visibili” e tracce “non visibili” - ma non meno certe – pronte per essere correttamente interpretate da chi aveva cuore, intelligenza e la giusta conoscenza: tracce basate sul linguaggio misterioso dei simboli.

Con elevata frequenza, specie per le Conoscenze particolari – quelle legate al Sapere, ed alla sua trasmissione – un messaggio celava altri messaggi: solo la mente in possesso delle giuste Energie era in condizione di giungere al macro attraverso la visione e l'interpretazione dei simboli e del loro singolo significato. Paragonandolo alla mole di Sapere prodotto in millenni di studi e di cultura anche iniziatica, ciò che a noi Uomini del nostro tempo è giunto rappresenta solo delle schegge; ma questi importantissimi frammenti del passato, in ogni caso mal si coniugano con il presente: anzi ne mettono in luce le plurime carenze ed i molteplici aspetti negativi, specie se – tendendo i sensi – non riusciamo a cogliere le tracce della giusta Parola né ad individuare dove e quando essa sia stata smarrita. Si ascolta invece un forte cicaleccio, un chiacchiericcio indistinto e confuso nelle mille voci, nelle mille lingue, nei mille dialetti: testimonianza arcaica di una Antica Parola oggi smarrita. Ma strenuamente cercata. Specie nell'Era dell'Acquario: quella del Nuovo Inizio. Da tali constatazioni, la scelta ardua – e innovativa, rispetto al piattume dei molti – di ri-scoprire gli Antichi Valori e le Vere Tradizioni attraverso un'opera di approfondimento iniziatico e di studio. In quest'azione, ci siamo prefissati di eliminare il superfluo, tutto ciò che appesantisce inutilmente chi sta “dentro”, e non agevola la corretta comprensione di “cosa sia realmente l'Arte Reale” a chi è al di “fuori”, magari regolandosi solo su ciò che è lecito e ciò che non lo è, e che è chiamato ad applicare le leggi e non a discutere e filosofare. A noi interessa che si ritrovi il senso – oggi smarrito – del modo giusto e corretto di “essere” Massoni, riscoprendo quelle antiche iscrizioni cerebrali che ci portiamo dentro da millenni, come pure ci sta a cuore che si ritrovi il piacere di distinguersi attraverso il “saper vivere” la Massoneria: ri-conoscendola attraverso lo studio, l'approfondimento culturale, la crescita interiore, ritrovandone l'integrità del pensiero, concentrandosi sui valori condivisi piuttosto che soffermandosi sulle interpretazioni e sui motivi delle laceranti divisioni. Non ci sentiamo “unti” e pertanto depositari di una sola e particolare Verità, quindi non ci prefiggiamo di parlare a tutti i Massoni o in nome di tutti i Massoni, magari forti di un qualche pezzo di carta da sbandierare a dritta ed a manca (come taluno potrebbe forse fare, forte del potere di un “io” o di un “noi” arrogante e supponente: razzista, poiché esclude gli altri in modo aprioristico); del pari, non ci interessa indicare questo o quel contesto, prendendone le distanze o – ancor peggio – ergendoci a giudici circa la loro giustezza costitutiva e/o la correttezza operativa. Vi fornisco un'anticipazione ed il tempo sarà galantuomo: vedrete quanti si daranno da fare con un copia-incolla cartaceo e concettuale, quali se-dicenti fautori delle Antiche Tradizioni antecedenti il 1717 e per auto-qualificarsi figli-eredi spirituali del Grande Svevo Federico II° con la stessa nonchalance con cui si dicono tutti figli di Saverio Fera, o altro. E vedrete anche la confusione mentale che contraddistinguerà quanti, in tale tentativo di scopiazzare, confonderanno il Prussiano con lo Svevo e viceversa: così equivocandone le rispettive figure e la portata delle loro distinte azioni. Ci interessa, invece, ritrovarci assieme ad altri Uomini di Buona Volontà, che vogliano perfezionarsi e crescere nello Spirito attraverso la cultura e l'approfondimento filosofico di tematiche e problematiche comuni all'umano sentire. Già, crescere in

Spiritualità: vero e proprio farmaco dell'anima di atei e credenti! Ma attenzione: che non si confonda la Spiritualità con la Religione. Non ci interessa un qualche umano potere, ma ci interessa ritrovare l'Essenza, la Spiritualità, la giusta Energia delle cose e delle menti, dei cuori e delle azioni: la Massoneria ha una sua grammatica, ciò vuol dire che ci deve essere una Scuola in grado di insegnarla correttamente, come pure significa che nella Scuola debbano operare Insegnanti idonei e preparati. Ci interessa, con particolare riguardo, che i Fratelli nelle loro Tornate, abbiano a riempire lo spazio drammaticamente vuoto di concretezza che intercorre tra l'apertura e la chiusura degli Architettonici Lavori; così come ci interessa la loro crescita culturale ancorché interiore attraverso un vero e proprio Cenacolo che li accolga con calore! Solo così si potrà superare l'attuale momento amaro; la mancanza di sogni, la ricerca di un piccolo potere, l'inseguimento di meschini vantaggi, la noia e l'indifferenza che ammantano l'assenza di insegnamenti, l'inquinamento degli ideali esoterici a vantaggio degli intrallazzi e delle combine; tutto ciò che ha fatto smarrire la vera essenza della Massoneria. Oggi si celebra la Giornata della Terra: soffermiamoci su quest'evento e pensiamo a quanto siamo piccoli, infinitamente piccoli, nella maestosità del Tutto. Ecco, forse un simile pensiero ci potrà aiutare a riflettere ed a farci sentire molto più umili, quanto grati all'Unico Principio Creatore. Dio: in tutte le Sue forme.
Roma, 22 Aprile 2012 f.to Giuseppe Bellantonio

e-mail: bellantoniogius@gmail.com

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