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Teoria dei grafi

Anno Accademico 2007-2008
Marco Burzio
Dipartimento di Matematica - Universit` a di Torino
Via Carlo Alberto 10 - 10123 Torino - ITALY
E-mail address:
marco.burzio@unito.it
Indice
Capitolo 1. Grafi e sottografi 1
¸1. Grafi 1
Esercizi 6
¸2. Sottografi 7
Esercizi 8
¸3. Grafi speciali 8
Esercizi 9
¸4. Operazioni sui grafi 10
Esercizi 11
¸5. Successione dei gradi 11
Esercizi 14
Capitolo 2. Grafi connessi e tracciabilit`a 17
¸1. Cammini e cicli 17
Esercizi 23
¸2. Complemento di un grafo e grafi autocomplementari 23
Esercizi 26
¸3. Vertici separanti e ponti 27
¸4. Blocchi di un grafo 29
¸5. Grafi euleriani 32
Esercizi 37
¸6. Grafi hamiltoniani 38
Esercizi 40
iii
iv Indice
¸7. Il problema del cammino minimo 41
Capitolo 3. Matrici ed alberi 45
¸1. Grafi e matrici 45
Esercizi 48
¸2. Alberi 48
¸3. Il numero degli alberi non identici 51
Esercizi 53
¸4. Alberi ricoprenti 53
Esercizi 59
Capitolo 4. Grafi planari 61
¸1. La formula di Eulero 61
¸2. Condizioni algebriche e planarit`a 63
¸3. Grafi planari e poliedri 66
Esercizi 69
¸4. Omeomorfismo 69
Esercizi 71
¸5. Caratterizzazione dei grafi planari 72
Esercizi 78
Capitolo 5. Colorazioni sui grafi 81
¸1. Il numero cromatico 81
¸2. L’algoritmo k-colorabile 83
Esercizi 85
¸3. Il teorema dei quattro colori 86
¸4. Il polinomio cromatico 89
Esercizi 92
¸5. Colorazioni sui lati 93
Esercizi 95
Capitolo 6. Digrafi, networks e flussi 97
¸1. Digrafi e tornei 97
¸2. Networks e cammini critici 99
Esercizi 103
¸3. Flussi e tagli 103
Esercizi 109
Indice analitico 111
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Capitolo 1
Grafi e sottografi
1. Grafi
Un grafo G consiste di un insieme finito e non vuoto V i cui elementi sono
detti vertici e di un insieme E, eventualmente vuoto, di sottoinsiemi binari
di elementi distinti di V . Gli elementi dell’insieme E sono detti lati. In
generale se si vogliono evidenziare i vertici e i lati del grafo, G si denota con
G(V, E), l’insieme dei vertici con V (G) e quello dei lati con E(G).
Dati due vertici u, v, se e = ¦u, v¦ `e un lato di G, cio`e e ∈ E, il lato
e = ¦u, v¦ `e detto congiungere i vertici u e v, mentre u e v sono detti
vertici adiacenti, e u ed e sono detti incidenti cos`ı come v ed e. Inoltre se
e
1
ed e
2
sono lati distinti di G incidenti un vertice comune, e
1
ed e
2
sono
detti lati adiacenti. E’ conveniente denotare nel seguito un lato con uv
oppure vu invece di ¦u, v¦.
Spesso conviene rappresentare un grafo con un diagramma, dove ogni
vertice `e rappresentato da un punto nel piano e ciascun lato da un segmento,
eventualmente curvilineo, congiungente due punti distinti. Conviene far
riferimento a questo diagramma di G come a G stesso essendo facilmente
individuabili gli insiemi V ed E.
Nella definizione di grafo due vertici distinti sono congiunti da uno o
nessun lato. Se si ammette che due vertici possano essere congiunti da due
o pi` u lati (ma in numero finito), il grafo ottenuto `e detto un multigrafo. Se
due o pi` u lati in un multigrafo congiungono due vertici, questi lati sono detti
lati multipli . Per descrivere un multigrafo, `e quindi necessario specificare
non solo l’insieme dei vertici e quello dei lati, ma anche il numero dei lati
congiungenti due vertici.
1
2 1. Grafi e sottografi
Un grafo pesato G(V, E) `e un grafo con una funzione peso w : E →R
(oppure N) essendo R (risp. N) l’insieme dei numeri reali (risp. naturali).
Per ogni e ∈ E, w(e) `e detto il peso del lato e. Il peso del grafo w(G) `e
la somma dei pesi di tutti i lati di G.
Nel Capitolo 6 tratteremo anche i grafi diretti o digrafi. Un digrafo D
consiste di un insieme finito e non vuoto V i cui elementi sono detti vertici
e di un insieme A, eventualmente vuoto, di coppie (ordinate) di elementi
distinti di V . Gli elementi dell’insieme A sono detti archi .
Esempio 1.1. La signora Rossi e suo marito danno una festa a cui parte-
cipano altre quattro coppie sposate. Durante la festa alcune persone fanno
conoscenza e si stringono la mano, ma ovviamente nessun marito stringe la
mano alla propria moglie. Alla fine della festa il signor Rossi chiede a cias-
cuno a quante persone ha stretto la mano e riceve nove risposte differenti.
Quante persone hanno stretto la mano alla signora Rossi?
Soluzione. Costruiamo un grafo i cui vertici sono i partecipanti alla
festa e i cui lati rappresentano le coppie di persone che si sono strette la
mano. Poich´e ci sono nove persone oltre al sig. Rossi e il massimo numero
di strette di mano che una persona pu`o avere dato `e otto, in quanto non ha
stretto la mano al coniuge e a se stesso, segue che le nove differenti risposte
ricevute dal sig. Rossi devono essere 0, 1, 2, 3, . . . , 8. Denotiamo i vertici con
questi numeri. Il vertice 8 `e adiacente a tutti i vertici meno uno, che `e il
coniuge di 8. Questo coniuge non pu`o che essere 0 (che non `e certamente
adiacente ad 8 non essendo adiacente ad alcuno). Quindi 8 e 0 formano una
coppia e 8 `e adiacente a 1, 2, . . . , 7. In particolare 1 `e adiacente soltanto a 8,
quindi il vertice 7 non `e adiacente soltanto a 0 e 1; segue che 1 e 7 formano
la seconda coppia. Continuando in questo modo vediamo che 6 e 2 formano
la terza e 5 e 3 la quarta coppia. Segue che 4 rappresenta la signora Rossi
che ha quindi stretto la mano a quattro persone.
Esempio 1.2. Si hanno a disposizione tre recipienti A, B, C di capacit`a
rispettivamente 8, 5, 3 litri. A `e pieno di vino. Si deve dividere il vino in
due parti uguali versandolo da un recipiente all’altro, cio`e senza usare altri
strumenti di misura diversi dai tre recipienti.
Soluzione. Ogni distribuzione di vino nei tre recipienti pu`o essere de-
scritta da una coppia (b, c) che rappresenta la quantit`a b di vino contenuta in
B e la quantit`a c contenuta in C. La quantit`a a = 8−(b+c) `e deducibile da b
e c e, quindi, non `e necessario evidenzarla. Inizialmente si ha (b, c) = (0, 0).
La distribuzione da raggiungere `e (4, 0) in quanto si vuole dividere il vino in
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1. Grafi 3
due parti uguali, una in A e l’altra in B (in C non ci possono stare quattro
litri). Il problema consiste nel determinare tutte le coppie (b, c) legate tra
loro nel senso che si pu`o passare da una all’altra versando il vino secondo le
condizioni stabilite. Quindi da (0, 0) si passa a (0, 3) e a (5, 0) con operazioni
ammissibili. Continuando in questo modo si determinano tutte le coppie ot-
tenibili che si posizionano nei punti a coordinate intere di un rettangolo 64
nel primo quadrante.
La soluzione si ottiene compiendo le seguenti operazioni:
(0, 0) → (5, 0) → (2, 3) → (2, 0) → (0, 2) → (5, 2) → (4, 3) → (4, 0).
Si noti che tra le coppie legate che danno la soluzione del problema esistono
entrambi gli archi, ad esempio (0, 2) → (5, 2) e (5, 2) → (0, 2), in quanto
sono ammissibili entrambe le operazioni corrispondenti. Ma questo non vale
in generale. Ad esempio `e ammissibile l’operazione (2, 0) → (5, 0) ma non
(5, 0) → (2, 0). Questa `e la ragione per la quale tra le coppie si utilizzano
archi e non lati.
Spesso due grafi hanno la stessa struttura e differiscono solo dal modo
in cui i vertici e i lati sono numerati oppure solo da come sono rappresentati
geometricamente. Per questo si introduce la nozione di isomorfismo.
Due grafi G
1
e G
2
sono detti isomorfi se esiste una biezione f dall’in-
sieme dei vertici di G
1
all’insieme dei vertici di G
2
che conserva le adiacenze,
cio`e tale che:
uv ∈ E(G
1
) se e solo se f(u)f(v) ∈ E(G
2
).
La biezione f : V (G
1
) → V (G
2
) `e detta un isomorfismo e in questo caso
si scrive G
1

= G
2
.
´
E facile vedere che la relazione isomorfo a `e di equivalenza sui grafi;
questa relazione divide la famiglia dei grafi in classi di equivalenza, due grafi
essendo non isomorfi se stanno in classi diverse.
Dato un grafo G, e considerate le cardinalit`a di V ed E, se [V [ = p e
[E[ = q, G `e detto un (p, q) grafo; il numero p `e detto l’ordine di G e q la
taglia di G.
Per definizione V ,= ∅ e quindi p ≥ 1, mentre E pu`o essere vuoto e al
massimo per ogni due vertici scelti esiste il lato che li congiunge, quindi
0 ≤ q ≤

p
2

=
p(p −1)
2
.
C’`e un solo (1,0) grafo,a meno di isomorfismi, detto il grafo banale. Un
grafo non banale ha quindi p ≥ 2.
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4 1. Grafi e sottografi
Due grafi G
1
e G
2
sono identici, denotati con G
1
= G
2
, se V (G
1
) =
V (G
2
) ed E(G
1
) = E(G
2
). Chiaramente due grafi possono essere isomorfi
ma non identici.
Esercizio 1.3. Disegnare due grafi isomorfi e due non isomorfi.
Soluzione. Consideriamo i grafi G
1
, G
2
e G
3
come in Figura 1. Si ha
G
1

= G
2
, mentre G
1
,

= G
3
in quanto in G
3
esistono triangoli mentre in G
2
non ne esistono.
G2: G1:
G3:
Figura 1. Grafi isomorfi e non isomorfi
Teorema 1.4. Il numero totale dei grafi non identici di ordine p con lo
stesso insieme di vertici V `e 2
p(p−1)
2
.
Dimostrazione. Questo `e ovvio per p = 1. Se p ≥ 2 e G `e un grafo con
insieme di vertici V, allora per ogni coppia di vertici distinti u, v, ci sono
due possibilit`a a seconda che uv sia o no un lato di G. Poich´e ci sono
p(p−1)
2
coppie distinte di vertici, ci sono 2
p(p−1)
2
grafi non identici G con lo stesso
insieme di vertici V.
Esercizio 1.5. Disegnare i 20 grafi non identici di ordine 4 e taglia 3 con
insieme di vertici ¦1, 2, 3, 4¦ e calcolare le classi di isomorfismo.
Soluzione. Supponendo di mantenere fissa la posizione dei quattro
vertici si ottengono i grafi della Figura 2.
Si hanno di conseguenza tre classi di isomorfismo rappresentate dai grafi
della Figura 3.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
1. Grafi 5
Figura 2. I grafi non identici di ordine 4 e taglia 3
Figura 3. Le classi di isomorfismo dei (4,3) grafi
Con l’eccezione dell’ordine e della taglia, i numeri che si incontrano pi` u
frequentemente nello studio dei grafi sono i gradi dei vertici.
Il grado di un vertice v in G `e il numero dei lati di G incidenti con v.
Il grado di un vertice v `e denotato con deg v. Un vertice di grado n `e anche
detto un n-vertice.
Un vertice `e detto dispari o pari a seconda che il suo grado sia dispari
o pari.
Un vertice di grado 0 `e detto un vertice isolato e un vertice di grado 1
un vertice finale.
Con δ (G) (risp. ∆(G)) si denota il minimo (risp. massimo) dei gradi
dei vertici di G.
Teorema 1.6. Sia G un (p, q) grafo con V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦. Allora
p

i=1
deg v
i
= 2q.
Dimostrazione. Ogni lato `e incidente a due vertici, quindi quando si som-
mano i gradi dei vertici ogni lato `e contato due volte.
Corollario 1.7. In ogni grafo c’`e un numero pari di vertici dispari.
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6 1. Grafi e sottografi
Dimostrazione. Sia G un grafo di taglia q. Sia poi W l’insieme dei vertici
dispari di G ed U l’insieme dei vertici pari di G. Per il Teorema 1.6

v∈V (G)
deg v =

v∈W
deg v +

v∈U
deg v = 2q.
Certamente

v∈U
deg v `e pari, quindi

v∈W
deg v `e anch’essa pari. Ma
essendo dispari ogni addendo di

v∈W
deg v , questo implica [W[ pari.
Il Corollario 1.7 `e anche noto come il Lemma delle strette di mano,
nel senso che, dato un qualsiasi insieme di persone, il numero di persone
che stringono la mano ad un numero dispari di altre persone dell’insieme di
partenza `e sempre pari.
Esercizi
(1) Sia G = (V, E) un grafo di ordine p. La taglia massima che G pu`o avere
`e

p
2

. Determinare la taglia massima di un digrafo di ordine p.
(2) Quale `e il numero dei grafi non identici G con V (G) = ¦1, 2, 3, 4¦.
Determinare tutti i (4,4) grafi G non identici con V (G) = ¦1, 2, 3, 4¦.
(3) Determinare tutti i grafi non isomorfi di ordine 4.
(4) Determinare tutti i grafi non isomorfi di ordine 5.
(5) Vero o falso: Sia V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦. Il numero dei (p, q) grafi non
identici con insieme di vertici V `e uguale al numero dei (p,

p
2

−q) grafi
non identici con insieme di vertici V.
(6) Siano p un intero positivo ed m ed n due interi non negativi tali che
m+n = p ed n pari. Mostrare che esiste un grafo G di ordine p che ha
m vertici pari ed n vertici dispari.
(7) Supponiamo che G
1
e G
2
siano grafi isomorfi. Per ogni k ≥ 0 sia n
i
(k)
il numero dei vertici di G
i
di grado k, (i = 1, 2).
Mostrare che n
1
(k) = n
2
(k).
(8) Mostrare che se G `e un grafo con almeno due vertici allora G ha almeno
due vertici con lo stesso grado.
(9) Determinare una funzione tra i vertici di due grafi dello stesso ordine
che sia una biezione ma non conservi le adiacenze, ed una che conservi
le adiacenze ma non sia una biezione.
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2. Sottografi 7
2. Sottografi
Un grafo H = (V (H), E(H)) `e un sottografo di un grafo G = (V (G), E(G))
se V (H) ⊆ V (G) ed E(H) ⊆ E(G); in questo caso G `e anche detto un
sopragrafo di H.
Il pi` u semplice tipo di sottografo di un grafo G`e quello ottenuto togliendo
un vertice o un lato.
Se v ∈ V (G) e [V (G)[ ≥ 2, allora G−v denota il sottografo con insieme
di vertici V (G) ¸ ¦v¦ e i cui lati sono tutti quelli di G non incidenti con v.
Se e ∈ E(G) ed [E(G)[ ≥ 2, G − e denota il sottografo con insieme di
vertici V (G) e insieme di lati E(G) ¸ ¦e¦.
L’eliminazione di un insieme di vertici o un insieme di lati `e definita in
modo analogo.
Esercizio 2.1. Scelto un grafo Ge fissato un vertice v ed un lato e, disegnare
G−v e G−e.
Se u e v sono vertici non adiacenti di un grafo G, allora G + f, dove
f = uv, denota il grafo con insieme di vertici V (G) e insieme di lati E(G)∪f.
Chiaramente G `e un sottografo di G+f.
Dalle definizioni segue che i grafi G + f, G e G − e hanno lo stesso
insieme di vertici. Quando un sottografo H di un grafo G ha lo stesso
ordine di G, cio`e H e G hanno lo stesso insieme di vertici, H `e detto un
sottografo ricoprente di G.
Oltre ai sottografi ricoprenti, i pi` u importanti sottografi che incontrere-
mo sono i sottografi indotti. Se U `e un sottoinsieme non vuoto dell’insieme
dei vertici V (G) di un grafo G, il sottografo ¸U) di G indotto da U `e il
grafo con insieme di vertici U e il cui insieme di lati `e formato da tutti i lati
di G incidenti due elementi di U Un sottografo H di G `e detto indotto per
vertici o indotto, e denotato con H _ G, se ¸U) per qualche sottoinsieme
U di V.
Similmente, se F `e un sottoinsieme non vuoto di E(G), il sottografo ¸F)
indotto da F `e il grafo il cui insieme di vertici consiste di quei vertici di G
incidenti con almeno un lato di F e il cui insieme di lati `e F. Un sottografo
H di G `e detto indotto per lati se H = ¸F) per qualche sottoinsieme F di
E(G).
E’ una semplice conseguenza delle definizioni che ogni sottografo indotto
di un grafo G pu`o essere ottenuto togliendo dei vertici da G mentre ogni
sottografo di G pu`o essere ottenuto con l’eliminazione di vertici e lati.
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8 1. Grafi e sottografi
Esercizi
(1) Determinare tutti i sottografi non isomorfi del grafo della Figura 4. Quali
tra questi sono indotti per vertici? Quali sono indotti per lati?
Determinare tutti i sottografi non isomorfi del grafo G:
1
2
4
3
Figura 4
3. Grafi speciali
Ci sono grafi particolari che intervengono cos`ı spesso che richiedono una
speciale considerazione e in qualche caso notazioni speciali. I pi` u interessanti
sono descritti in questa sezione.
Un grafo G `e regolare di grado r se per ogni vertice v ∈ V (G), deg v =
r; questi grafi sono anche chiamati r-regolari. I grafi 3-regolari sono anche
detti grafi cubici.
Un grafo `e completo se ogni due vertici del grafo sono adiacenti. Un
(p, q) grafo completo `e quindi un grafo regolare di grado p−1 con q =
p(p−1)
2
;
questo grafo si denota con K
p
.
Un sottografo completo di un grafo G `e anche detto una cricca di G.
Esercizio 3.1. Disegnare i grafi completi K
1
, K
2
, K
3
, K
4
, K
5
.
Esercizio 3.2. Disegnare i grafi r-regolari di ordine 4 con r = 0, 1, 2, 3.
Provare a disegnare i grafi r-regolari di ordine 5 con r = 0, 1, 2, 3, 4.
Il complemento G di un grafo G `e il grafo con insieme di vertici V (G)
e tale che due vertici sono adiacenti in G se e solo se questi vertici non sono
adiacenti in G.
Quindi se G `e un (p, q) grafo, G `e un (p, q), dove q +q =

p
2

.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 9
Il complemento di K
p
ha p vertici e nessun lato ed `e detto il grafo vuoto di
ordine p.
Un grafo `e autocomplementare se `e isomorfo al suo complemento. I
grafi autocomplementari saranno studiati pi` u in dettaglio in seguito.
Esercizio 3.3. Disegnare un grafo ed il suo complemento. Disegnare un
grafo autocomplementare.
Un grafo G = (V, E) `e n-partito, n ≥ 1, se esiste una partizione di V
in n sottoinsiemi V
1
, V
2
, . . . , V
n
tali che ogni elemento di E congiunge un
vertice di V
i
ad un vertice di V
j
, con i ,= j.
Il grafo 1-partito di ordine p `e isomorfo al grafo vuoto di ordine p.
Per n = 2, questi grafi sono detti grafi bipartiti; questa classe di grafi
`e particolarmente importante e si incontrer`a spesso.
Esercizio 3.4. Disegnare un grafo bipartito.
Un grafo n-partito completo `e un grafo n-partito con insiemi di par-
tizione V
1
, V
2
, . . . , V
n
con l’ulteriore propriet`a che se u ∈ V
i
e v ∈ V
j
, i ,= j,
allora uv ∈ E(G).
Se [V
i
[ = p
i
, questo grafo `e denotato con K(p
1
, p
2
, . . . , p
n
). (L’ordine dei nu-
meri p
1
, p
2
, . . . , p
n
non `e importante). Si noti che un grafo n-partito completo
`e completo se e solo se p
i
= 1 per tutti gli i.
Se p
i
= t per tutti gli i, allora il grafo n-partito completo `e regolare di grado
(n −1)t ed `e anche denotato con K
n(t)
. In particolare si ha: K
n(1)

= K
n
.
Un grafo bipartito completo con insiemi di partizione V
1
e V
2
, dove [V
1
[ = m
e [V
2
[ = n, `e denotato con K(m, n). Il grafo K(1, n) `e detto un grafo stella.
Esercizi
(1) Disegnare K
3(2)
e K(1, 5).
(2) Determinare la taglia di K(p
1
, p
2
, . . . , p
n
).
(3) Sia G un (p, q) grafo cubico, dove q = 2p−3. Che cosa si pu`o dire su G?
(4) Vero o falso:
Se H `e un sottografo di G segue anche che H `e un sottografo di G?
Se H `e un sottografo ricoprente G segue anche che H `e un sottografo
ricoprente G?
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10 1. Grafi e sottografi
(5) Vero o falso: Se H `e un sottografo di Gsegue anche che H `e un sottografo
indotto per vertici di G?
(6) Disegnare tutti i grafi autocomplementari di ordine p ≤ 5.
(7) Disegnare K(3, 3) e K
3(3)
.
4. Operazioni sui grafi
C’`e una variet`a di modi di combinare grafi per produrne dei nuovi.
Se non stabilito diversamente in questa sezione assumiamo che G
1
e G
2
siano due grafi con insiemi di vertici disgiunti.
L’unione G = G
1
∪ G
2
ha V (G) = V (G
1
) ∪ V (G
2
) ed
E(G) = E(G
1
) ∪ E(G2).
Se un grafo G `e l’unione di n(n ≥ 2) copie disgiunte di un grafo H scriviamo
G = nH.
La giunzione G = G
1
+G
2
ha V (G) = V (G1) ∪ V (G
2
) ed
E(G) = E(G
1
) ∪ E(G
2
) ∪ ¦uv tali che u ∈ V (G
1
) e v ∈ V (G
2
)¦.
Usando l’operazione di giunzione possiamo vedere che K(m, n)

= K
m
+K
n
.
Il grafo W
p
= C
p−1
+ K
1
, `e detto un grafo ruota, dove C
p−1
`e il ciclo di
lunghezza p −1, vedi Cap. 2, ¸ 1.
Il prodotto cartesiano G = G
1
G
2
ha V (G) = V (G
1
) V (G
2
) e due
vertici (u
1
, u
2
) e (v
1
, v
2
) di G sono adiacenti se e solo se
o
u
1
= v
1
e u
2
v
2
∈ E(G
2
)
oppure
u
2
= v
2
e u
1
v
1
∈ E(G
1
).
Una importante classe di grafi, quella dei cubi, `e definita usando i prodot-
ti cartesiani. L’n-cubo Q
n
`e il grafo K
2
se n = 1, mentre per n > 1, Q
n
`e
definito come Q
n−1
K
2
.
Il cubo Q
n
pu`o anche essere considerato come il grafo i cui vertici sono
numerati con le n-ple binarie (a
1
, a
2
, . . . , a
n
) (cio`e a
i
`e 0 o 1 per 1 ≤ i ≤ n)
e tale che due vertici sono adiacenti se e solo se le corrispondenti n-ple
differiscono in una ed una sola posizione. E’ facile osservare che Q
n
`e un
grafo n-regolare di ordine 2
n
e taglia n(2
n−1
).
Nelle operazioni introdotte si `e richiesto che l’insieme dei vertici dei
grafi componenti siano disgiunti. Nell’ultima operazione che introduciamo
le condizioni sono diverse.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Successione dei gradi 11
Siano G
1
e G
2
due grafi con V (G
1
) = V (G
2
) ed E(G
1
) ∩ E(G
2
) = ∅.
La somma per lati `e il grafo G denotato con G = G
1
⊕ G
2
tale che
V (G) = V (G
1
) = V (G
2
) ed E(G) = E(G
1
) ∪ E(G
2
).
Esercizi
(1) Disegnare il grafo 2K
1
∪ 3K
2
∪ K(1, 3).
(2) Descrivere la giunzione P
2
+P
3
, essendo P
2
e P
3
i cammini di ordine 2
e 3 (vedi Cap. 2, ¸ 1).
(3) Descrivere il prodotto cartesiano P
2
K(1, 3).
(4) Disegnare gli n-cubi per n = 1, 2, 3 e numerare i vertici con n-ple binarie.
(5) Illustrare su un esempio la somma per lati.
(6) Sia q (risp. q

) la taglia di un grafo G (risp. G

). Quale `e la taglia di
G∪ G

, G+G

, GG

?
(7) Determinare il grafo G soddisfacente alla seguente equazione:
G+G = K
2
K
2
.
Perch´e non esiste G tale che G+G+G = K
2
K
2
K
2
?
(8) Disegnare le ruote W
5
e W
6
.
5. Successione dei gradi
Studiamo pi` u dettagliatamente il concetto di grado.
Dare una etichettatura sui vertici (risp. sui lati) di un grafo G significa
considerare una funzione iniettiva tra V (G) (risp. E(G)) e un insieme di
numeri o di simboli. Un modo standard per etichettare i vertici ed i lati di
un (p, q) grafo G `e quello di denotare V (G) con ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦ ed E(G) con
¦e
1
, e
2
, . . . , e
q
¦.
Dato un grafo G di ordine p, una successione d
1
, d
2
, . . . , d
p
di interi non
negativi `e detta una successione dei gradi di G se esiste una etichettatura
v
1
, v
2
, . . . , v
p
dei vertici di G in modo tale che deg v
i
= d
i
, ∀i = 1, 2, . . . p.
Dato un grafo G con etichettatura sui vertici, `e facilmente determinata
la successione dei gradi di G.
Viceversa, se una successione s : d
1
, d
2
, . . . , d
p
di interi non negativi `e
assegnata, sotto quali condizioni s `e una successione dei gradi di un qualche
grafo? Se un tale grafo esiste, s `e detta una successione grafica.
Universit`a di Torino
12 1. Grafi e sottografi
Certamente, perch´e s sia grafica, sono necessarie le condizioni:
d
i
≤ p −1, ∀i = 1, 2, . . . , p e
p

i=1
d
i
numero pari,
ma queste non sono sufficienti.
Ad esempio la successione 3, 3, 3, 1 soddisfa le due condizioni precedenti
ma non `e grafica.
Teorema 5.1 (Havel-Hakimi). Una successione s : d
1
, d
2
, . . . , d
p
di interi
non negativi con d
1
≥ d
2
≥ ≥ d
p
, p ≥ 2, d
1
≥ 1, `e grafica se e solo
se `e grafica la successione s
1
: d
2
−1, d
3
−1, . . . , d
d
1
+1
−1, d
d
1
+2
, . . . , d
p
.
Dimostrazione. Supponiamo che s
1
sia grafica. Allora esiste un grafo G
1
con V (G
1
) = ¦v

2
, v

3
, . . . , v

p
¦ tale che
deg v

i
=

d
i
−1, ∀i, 2 ≤ i ≤ d
1
+ 1
d
i
∀i, d
1
+ 2 ≤ i ≤ p.
Possiamo allora costruire un nuovo grafo G aggiungendo un nuovo vertice v
1
e i d
1
lati v
1
v

i
, per i = 2, 3, . . . , d
1
+1. Rietichettiamo i vertici v

i
, 2 ≤ i ≤ p,
come v
i
in G. Si ha allora deg v
i
= d
i
per 1 ≤ i ≤ p. Quindi la successione
s : d
1
, d
2
, . . . , d
p
`e grafica.
Viceversa, sia s : d
1
, d
2
, . . . , d
p
grafica. Esiste quindi un grafo G con
V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦ tale che deg v
i
= d
i
per 1 ≤ i ≤ p.
Possiamo distinguere due casi:
(1) Supponiamo che G contenga un vertice u di grado d
1
tale che u sia
adiacente ai vertici aventi grado d
2
, d
3
, . . . , d
d
1
+1
. Poich´e ci possono
essere pi` u vertici di grado massimo, u pu`o coincidere con v
1
oppure
con uno dei vertici di grado d
1
. In questo caso il grafo G − u ha
successione dei gradi s
1
e quindi s
1
`e grafica. E’ questo il caso in
cui esiste un vertice u di grado massimo tale che la somma dei gradi
dei vertici adiacenti ad u sia massima.
(2) Supponiamo che non esista nessun vertice come nel caso (1). Poich´e
v
1
ha grado massimo, non `e adiacente a tutti i vertici aventi gradi
d
2
, d
3
, . . . , d
d
1
+1
, altrimenti la somma dei gradi dei vertici adiacenti
a v
1
sarebbe massima. Quindi esistono due vertici v
j
e v
k
con
d
j
> d
k
tali che v
1
`e adiacente a v
k
ma non a v
j
. Poich´e il grado di
v
j
`e maggiore di quello di v
k
, esiste un vertice v
n
che `e adiacente
a v
j
ma non a v
k
. Togliendo i lati v
1
v
k
e v
j
v
n
e aggiungendo i
lati v
1
v
j
e v
k
v
n
si ottiene un grafo G

che ha la stessa successione
dei gradi di G. Ovviamente in G

la somma dei gradi dei vertici
adiacenti a v
1
`e maggiore di quella in G.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Successione dei gradi 13
Ripetiamo ora su G

l’esame fatto per G. Se G

rientra nel caso (1) il
teorema `e provato, altrimenti si procede come nel caso (2) fino ad arrivare
ad un grafo con la stessa successione dei gradi di G e che ricade nel caso
(1).
Esercizio 5.2. Come applicazione del teorema vediamo se `e grafica la
successione:
5, 3, 3, 3, 3, 2, 2, 2, 1, 1, 1, 0, 0.
Poich´e 0 pu`o corrispondere solo a vertici isolati, la precedente successione
`e grafica se e solo se `e grafica la successione:
s : 5, 3, 3, 3, 3, 2, 2, 2, 1, 1, 1
Applicando il Teorema 5.1 s `e grafica se e solo `e grafica la successione
s

1
:
s

1
: 2, 2, 2, 2, 1, 2, 2, 1, 1, 1.
Riordinando la successione s

1
, otteniamo:
s
1
: 2, 2, 2, 2, 2, 2, 1, 1, 1, 1.
Non riuscendo a vedere se s
1
`e grafica, riapplichiamo il Teorema 5.1
ottenendo :
s

2
: 1, 1, 2, 2, 2, 1, 1, 1, 1
che riordinata d`a la successione s

2
:
s
2
: 2, 2, 2, 1, 1, 1, 1, 1, 1.
Riapplichicando il Teorema 5.1 otteniamo :
s

3
= s
3
: 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1.
Si vede ora facilmente che la successione s
3
`e grafica dal momento che `e
la successione di gradi del grafo G
3
= 4K
2
.
Per il Teorema 5.1 ciascuna delle successioni s
2
, s
1
ed s `e grafica. Per
costruire un grafo con successione dei gradi s
2
, procediamo a ritroso da s
3
ad
s
2
, osservando che a G
3
si deve aggiungere un vertice che sia adiacente a due
vertici di grado 1. In questo modo otteniamo un grafo G
2
con successione
dei gradi s
2
(o s

2
). Procedendo da s

2
ad s
1
, aggiungiamo ancora un vertice
congiungendolo a due vertici di grado 1 in G
2
. Questo d`a un grafo G
1
con successione dei gradi s
1
(o s

1
). Finalmente otteniamo un grafo G con
successione dei gradi s considerando s

1
, cio`e un nuovo vertice `e aggiunto a
G
1
, congiungendolo a vertici di gradi 2, 2, 2, 2, 1. Il grafo G si completa
inserendo due vertici isolati.
Universit`a di Torino
14 1. Grafi e sottografi
Si deve notare che essendoci pi` u modi di scegliere le adiacenze quando si
aggiunge un vertice, seguendo la costruzione precedente si possono ottenere
grafi G con successioni dei gradi 5, 3, 3, 3, 3, 2, 2, 2, 1, 1, 1, 0, 0 tra loro non
isomorfi. Provare direttamente a determinare graficamente due di questi
grafi non isomorfi tra loro.
Si deve poi anche notare che ci sono grafi che non possono essere prodotti
con il metodo usato per costruire G. Per esempio il grafo H della Figura 5.
Infatti 2,2,1,1,1,1 `e la successione dei gradi di H, quindi 1,0,1,1,1 `e grafica,
infatti il grafo H
1
della Figura 5 `e un grafo con tale successione dei gradi,
ma se si segue la costruzione della dimostrazione del Teorema 5.1 si aggiunge
un vertice v collegandolo con un vertice di grado 1 ed uno di grado 0 e si
costruisce il grafo H
2
della Figura 5 che ha 2,2,1,1,1,1 come successione dei
gradi ma non `e isomorfo ad H.
H H
1 H
2
v
Figura 5. Esempio di un grafo non ricostruibile con il metodo del
Teorema 5.1
Esercizi
(1) Dato il grafo K(3, 2) ∪ 2K
2
∪ K
1
, determinare la sua successione dei
gradi.
(2) Dare un esempio di un grafo in cui esiste un vertice u di grado massimo
tale che la somma dei gradi dei vertici adiacenti ad u sia massima.
Dare un esempio di un grafo in cui non `e soddisfatta la condizione
precedente.
(3) Determinare se le seguenti successioni sono grafiche. In caso positivo
disegnare un grafo che ha tale successione come successione dei gradi:
(a) 4,4,3,2,1,0
(b) 3,3,2,2,2,2,1,1,0
(c) 7,4,3,3,2,2,2,1,1,1,0.
(4) Provare che nessuna successione non banale a termini tutti distinti tra
loro `e grafica.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 15
(5) Costruire il maggior numero di grafi non isomorfi con successione dei
gradi s : 4, 3, 3, 2, 2, 1, 1.
(6) Determinare tutte le successioni grafiche s : d
1
, d
2
, d
3
, d
4
, con d
1
≥ d
2

d
3
≥ d
4
.
Quante sono le successioni grafiche s : d
1
, d
2
, d
3
, d
4
, d
5
con d
1
= 4 ≥ d
2

d
3
≥ d
4
≥ d
5
? E come si possono determinare utilizzando il Teorema
5.1?
(7) Vero o falso:
a) Due grafi isomorfi hanno la stessa successione dei gradi.
b) Due grafi con la stessa successione dei gradi sono isomorfi.
Dimostrare le asserzioni o provarne la falsit`a con un controesempio.
(8) Vero o falso:
Se due grafi hanno la stessa successione dei gradi ma non sono isomorfi
la stessa propriet`a vale per i loro complementi.
(9) Il numero a
n
dei grafi semplici con n vertici non isomorfi tra loro `e:
a
1
= 1, a
2
= 2, a
3
= 4, a
4
= 11, a
5
= 34, a
6
= 156, a
7
= 1044, ...
mentre il numero a

n
delle successioni grafiche per grafi semplici di ordine
n `e:
a

1
= 1, a

2
= 2, a

3
= 4, a

4
= 11, a

5
= 31, a

6
= 102, a

7
= 342, ...
Confronta (http://www.research.att.com/%7enjas/sequences/Seis.html)
le successioni A000088 e A004251 sulla on-Line Encyclopedia of Integer
Sequences.
Utilizzando le classi di isomorfismo di grafi di ordine 5 e l’esercizio
(8) determinare le tre coppie di grafi di ordine 5 che non sono isomorfi
ma hanno a due a due la stessa successione grafica e che giustificano la
differenza a
5
−a

5
= 3.
Universit`a di Torino
Capitolo 2
Grafi connessi e
tracciabilit`a
1. Cammini e cicli
Siano u
0
e u
n
due vertici non necessariamente distinti di un grafo G. Un
u
0
-u
n
cammino di G `e una successione finita di vertici u
0
, u
1
, . . . , u
n
tali
che u
i
ed u
i+1
sono adiacenti, per ogni i = 0, ..., n−1. I lati u
i
u
i+1
, per ogni
i = 0, ..., n −1, sono detti i lati del cammino.
Un cammino banale non contiene lati. Si noti che in un cammino ci
pu`o essere una ripetizione di vertici e lati.
Due u-v cammini, u = u
0
, u
1
, . . . , u
n
= v ed u = v
0
, v
1
, ..., v
m
= v sono
uguali se n = m e u
i
= v
i
per 0 ≤ i ≤ n; altrimenti sono distinti.
Un u-v cammino `e chiuso o aperto a seconda che u = v oppure u ,= v.
Un u
0
, u
1
, . . . , u
n
cammino a lati distinti o cammino semplice `e un
u
0
-u
n
cammino in cui nessun lato u
i
u
i+1
, per ogni i = 0, ..., n−1, `e ripetuto.
Un u-v cammino a vertici distinti o cammino elementare `e un u-v
cammino in cui nessun vertice `e ripetuto. Ogni cammino elementare `e anche
un cammino semplice.
Se non specificato diversamente, d’ora in poi per cammino si intender`a
un cammino elementare.
Il sottografo di un grafo G indotto dai lati di un cammino `e detto un
cammino di G. Osserviamo che due u-v cammini distinti possono anche
indurre lo stesso sottografo di G.
Il numero dei lati in un cammino `e detto la sua lunghezza.
17
18 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Un grafo di ordine n che sia un cammino elementare `e denotato con P
n
.
Quindi P
n
ha lunghezza n −1.
Un cammino chiuso non banale (non necessariamente a vertici o lati
distinti) di G `e detto un circuito. E’ evidente che se un vertice v di grado
2 giace su un circuito C di G, allora C contiene anche i due lati incidenti
con v.
In un grafo G , un circuito elementare C : v
1
, v
2
, . . . , v
n
, v
1
, n ≥ 3, `e
detto un ciclo di G.
Un grafo aciclico non ha cicli.
Il sottografo di G indotto dai lati di un circuito o ciclo `e anche detto un
circuito di G o ciclo di G.
Un ciclo `e pari se la sua lunghezza `e pari. Altrimenti `e dispari.
Un ciclo di lunghezza n `e un n-ciclo. Un 3-ciclo `e anche detto un
triangolo.
Un grafo di ordine n, (n ≥ 3) che sia un ciclo `e denotato con C
n
.
Esercizio 1.1. Disegnare in un grafo un ciclo ed un circuito che non `e un
ciclo.
Esempio 1.2 (Il problema del contadino, del lupo, della capra e del cavolo).
Un contadino deve portare un lupo, una capra ed un cavolo al mercato e
per far ci`o deve attraversare un fiume con una barca che oltre a se stesso
pu`o contenere uno solo dei tre (`e un grande cavolo!). Ma, se il lupo rimane
solo con la capra, se la mangia, e, se la capra rimane sola con il cavolo, se lo
mangia. Il lupo pu`o essere lasciato solo con il cavolo, `e noto che i lupi non
mangiano cavoli. Come pu`o il contadino traghettare i tre intatti?
Soluzione. Il problema pu`o essere risolto abbastanza velocemente per
tentativi, ma cerchiamone un approccio sistematico (cio`e algoritmico).
Denotiamo con W: lupo, G: capra, C: cavolo, F: contadino. Seguendo
le regole stabilite sono ammesse su entrambe le sponde del fiume le seguenti
situazioni:
WCGF, WCF, WGF, CGF, WC, GF, W, C, G, ∅,
dove ∅ rappresenta la situazione in cui nessuno `e sulla sponda in questione.
Notiamo che WF e CF non sono in elenco perch´e anche se ammissibili di
per s´e, WF su una sponda implica GC sull’altra che non `e ammissibile, e
CF implica WG anch’essa inammissibile.
In Figura 1 `e schematizzata la soluzione del problema. Sono indicate le
dieci situazioni ammissibili su ciascuna sponda del fiume, dove i segmenti
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
1. Cammini e cicli 19
WCGF
WC
WCF
W
WGF
G
GF
‡
C
CGF
‡
GF
G
WGF
W
CGF
C
WCF
WC
WCGF
fig a
G
W
G
C
C
G
W
G
Figura 1
WCGF(‡)
G(WCF) WGF(C) W(CGF) GF(WC)
WC(GF) WCF(G) C(WGF) CGF(W)
(WCGF)
‡
G
C
G
W
W
G
C
G
Figura 2
che le congiungono rappresentano un trasbordo del contadino con, eventual-
mente, un passeggero. In ogni caso il trasbordo pu`o avvenire in entrambe le
direzioni. Per esempio il segmento da WCF su una sponda a CGF sull’altra
rappresenta il trasbordo del cavolo in entrambe le direzioni.
Nella Figura 2 si hanno le stesse informazioni senza mostrare diretta-
mente il fiume. Ciascun vertice rappresenta una delle dieci situazioni am-
missibili su una sponda, quella da cui si parte. In parentesi `e indicata la
situazione che si ha in contemporanea sull’altra sponda. Ciascun lato rap-
presenta un trasbordo del contadino da una sponda all’altra, con o senza
passeggeri. L’etichetta sul lato rappresenta chi `e sulla barca insieme al con-
tadino. Poich´e partiamo con WCGF su una sponda e vogliamo finire con ∅
sulla stessa sponda, lo scopo `e trovare un cammino nel grafo da WCGF a
∅ che rappresenter`a una soluzione del problema.
Si hanno due possibili soluzioni:
WCGF → WC → WCF → W → WGF → G → GF → ∅,
WCGF → WC → WCF → C → CGF → G → GF → ∅.
Universit`a di Torino
20 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Teorema 1.3. In un grafo G ogni u-v cammino W contiene un u-v sotto-
cammino elementare.
Dimostrazione. Se W `e chiuso, il risultato `e ovvio in quanto W contiene il
sottocammino banale. Sia allora W : u = u
1
, u
2
, . . . , u
n
= v un u-v cammino
di G. Se nessun vertice di G compare in W pi` u di una volta, W `e un cammino
elementare. Altrimenti ci sono vertici di G che compaiono in W due o pi` u
volte. Siano allora i, j, i < j, due pedici tali che u
i
= u
j
. Se si eliminano da
W i vertici u
i
, u
i+1
, . . . , u
j−1
si ottiene un u-v cammino W
1
con meno vertici
di W. Se W
1
non ha vertici ripetuti , W
1
`e l’ u-v sottocammino elementare
di W cercato. Altrimenti si continua con il procedimento precedente fino ad
ottenere un u-v sottocammino elementare.
Un vertice u `e detto essere connesso ad un vertice v in un grafo G se
esiste un u-v cammino in G.
Un grafo G `e connesso se ogni coppia di vertici sono connessi.
Un grafo non connesso `e sconnesso.
La relazione essere connesso a `e una relazione di equivalenza sull’insieme
dei vertici di un grafo G. Ogni sottografo indotto dai vertici appartenenti
ad una classe di equivalenza `e chiamato una componente connessa di G
o semplicemente una componente di G.
Equivalentemente una componente di un grafo G `e un sottografo connesso
di G che `e massimale rispetto alla propriet`a di essere connesso, cio`e non `e
contenuto propriamente in un altro sottografo connesso di G.
Il numero delle componenti di G `e denotato con k(G).
Ovviamente k(G) = 1 se e solo se G `e connesso.
Per un grafo connesso G definiamo la distanza d(u, v) tra due vertici u
e v come il minimo delle lunghezze degli u-v cammini. Con questa funzione
di distanza l’insieme V (G) `e uno spazio metrico.
L’eccentricit`a e(v) di un vertice v di un grafo connesso G `e la massima
distanza tra v e ogni altro vertice di G.
Il raggio di G, denotato con radG, `e la minima eccentricit`a dei vertici di
G, mentre il diametro di G, denotato con diamG, `e la massima eccentricit`a
dei vertici di G. Segue che diamG = max
u,v∈V (G)
d(v, u).
Un vertice v `e un vertice centrale se e(v) = rad G e il centro di G `e
formato dai suoi vertici centrali.
Esercizio 1.4. Determinare e(x), e(u), radG, diamGe centro di G, essendo
G il grafo della Figura 3.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
1. Cammini e cicli 21
Esercizio: Determinare e(x), e(u), radG, diamG, e centro di G, essendo:
x
v
u
w
y G :
Figura 3
Soluzione. Si ha e(x) = 5, e(u) = 3, diam G = 5, rad G = 3 e centro di
G = ¦u, v, w¦.
Teorema 1.5. Per ogni grafo connesso G si ha:
rad G ≤ diamG ≤ 2 rad G.
Dimostrazione. La diseguaglianza rad G ≤ diamG `e una diretta con-
seguenza delle definizioni.
Per verificare la seconda disuguaglianza, scegliamo due vertici u e v tali che
d(u, v) = diamG. Inoltre sia w un vertice centrale di G. Poich´e d `e una
metrica su V (G) si ha:
d(u, v) ≤ d(u, w) +d(w, v) ≤ 2 rad G.

Teorema 1.6. Un (p, q) grafo G ha almeno p −q componenti.
Dimostrazione. Si noti che se q > p l’asserto dice che il numero delle
componenti `e maggiore di un numero negativo, che `e ovvio anche se non `e
un gran risultato.
Proviamo il teorema per induzione su q.
Per q = 0, l’asserto `e vero in quanto il grafo vuoto di ordine p ha p
componenti banali.
Supponiamo vero l’asserto per ogni (p, q −1) grafo e proviamolo vero per un
(p, q) grafo G. Sia e = uv un lato di G. G − e `e un (p, q − 1) grafo e, per
l’ipotesi induttiva, ha almeno p −q + 1 componenti.
Consideriamo i seguenti due casi:
(1) Se i due vertici u, v incidenti e appartengono alla stessa componente
di G−e, G ha ancora almeno p −q + 1 componenti.
(2) Se invece u, v appartengono a due componenti diverse di G − e,
in G le due componenti diventano una sola e quindi il numero
delle componenti di G si riduce di uno, cio`e G ha almeno p − q
componenti.
Universit`a di Torino
22 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Quindi in entrambi i casi il numero delle componenti di G `e almeno p − q,
cio`e l’asserto `e vero anche per i (p, q) grafi. Segue la tesi.
Corollario 1.7. Se un (p, q) grafo G `e tale che q < p − 1, allora G `e
sconnesso.
Dimostrazione. Si ha:
p −q = p −1 −q + 1 > q −q + 1 = 1, essendo q < p −1.
Dal Teorema 1.6 segue che G ha almeno due componenti, cio`e `e sconnesso.

Esiste la seguente interessante caratterizzazione dei grafi bipartiti ot-
tenuta utilizzando la lunghezza dei cicli contenuti.
Teorema 1.8. Un grafo non banale `e bipartito se e solo se non contiene
cicli dispari.
Dimostrazione. Sia G un grafo bipartito con insiemi di partizione V
1
e
V
2
. Supponiamo che C : v
1
, v
2
, . . . , v
k
, v
1
sia un ciclo di G. Senza perdita di
generalit`a possiamo assumere v
1
∈ V
1
. Quindi v
2
∈ V
2
, v
3
∈ V
1
, v
4
∈ V
2
, e
cos`ı via. Questo implica che i vertici con pedici pari stanno in V
2
. Essendo
poi v
k
adiacente a v
1
e v
1
∈ V
1
si ha v
k
∈ V
2
, da cui k `e pari. Quindi C ha
lunghezza pari.
Per il viceversa `e sufficiente provare che ogni grafo connesso non banale
G senza cicli dispari `e bipartito, dal momento che un grafo non banale `e
bipartito se e solo se ciascuna delle sue componenti non banali `e bipartita.
Sia v ∈ V (G) e consideriamo:
V
1
= ¦u ∈ V (G) / d(v, u) `e pari¦, V
2
= V (G) −V
1
.
Si ha V
1
,= ∅, in quanto v ∈ V
1
. Anche V
2
,= ∅, in quanto G `e connesso e
non banale. Proviamo che la partizione ¦V
1
, V
2
¦ di V (G) ha le propriet`a
necessarie per mostrare che G `e bipartito.
Siano u e w elementi di V
1
e supponiamo che uw ∈ E(G). Allora, neces-
sariamente, n`e u n`e w coincidono con v. Siano v = u
1
, u
2
, . . . , u
2n+1
= u,
n ≥ 1, e v = w
1
, w
2
, . . . , w
2m+1
= w, m ≥ 1, i pi` u corti v-u cammino e,
rispettivamente, v-w cammino di G. Consideriamo il vertice w

comune ai
due cammini tale che il w

-u sottocammino e il w

-w sottocammino abbiano
in comune solo w

. Notiamo che w

potrebbe coincidere con v. I due v-w

sottocammini cos`ı determinati sono v-w

sottocammini di lunghezza minima,
quindi esiste un i tale che w

= u
i
= w
i
.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Complemento di un grafo e grafi autocomplementari 23
Segue che u
i
, u
i+1
, . . . , u
2n+1
, w
2m+1
, w
2m
, . . . , w
i
= u
i
`e un ciclo dispari di
G in quanto di lunghezza 2m+1 −i +1 +2n +1 −i = 2(m+n −i +1) +1
che `e una contraddizione all’ipotesi.
Quindi due vertici di V
1
non sono mai adiacenti.
Analogamente si prova che due vertici di V
2
non sono adiacenti.
Esercizi
(1) Il problema dei mariti gelosi. Due coppie sposate arrivano ad un fiume,
da attraversare su una barca che pu`o contenere o una o due persone (non
pu`o essere vuota perch´e manca il barcaiolo). Gli uomini sono molto
gelosi: non vogliono che la propria moglie stia in presenza dell’altro
uomo se loro non sono presenti (sia sulle sponde del fiume che sulla
barca e sia che sia presente o meno la moglie dell’altro uomo).
Rappresentando un grafo, i cui vertici sono le diverse situazioni am-
missibili sulle sponde del fiume e i cui lati sono i collegamenti tra due
situazioni ammissibili date da un trasbordo, determinare se le due cop-
pie possono attraversare il fiume. In caso positivo dire quale `e il minimo
numero di trasbordi.
(2) Determinare il numero dei 5-cicli distinti (cio`e non contenenti gli stessi
vertici nello stesso ordine) di K
5
.
2. Complemento di un grafo e grafi autocomplementari
Consideriamo pi` u in dettaglio il concetto di complemento di un grafo.
Teorema 2.1. Se G `e un grafo sconnesso, allora G `e connesso.
Dimostrazione. Siano u e v due vertici di G (e quindi anche di G).
Se u e v appartengono a due diverse componenti di G, allora uv ∈ E(G).
Se u e v appartengono alla stessa componente G
1
di G, allora, con-
siderando un vertice w appartenente ad un’altra componente di G, segue
uw ∈ E(G), vw ∈ E(G).
Quindi in entrambi i casi u `e connesso a v in G, cio`e G `e connesso.
Universit`a di Torino
24 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Il Teorema 2.1 stabilisce che un grafo ed il suo complementare non pos-
sono essere entrambi sconnessi. Non `e difficile, invece, dare esempi di grafi
connessi con complementari anch’essi connessi. Una caratterizzazione di
questi grafi `e data dal seguente teorema.
Teorema 2.2. Un grafo G di ordine p, p ≥ 2, e il suo complemento G
sono entrambi connessi se e solo se n`e G n`e G contengono K(m, n) come
sottografo ricoprente, dove m ed n sono interi positivi tali che m+n = p.
Dimostrazione. Si lascia per esercizio.
Vediamo ora alcuni risultati sui grafi autocomplementari.
Notiamo inizialmente che dal Teorema 2.1 segue che un grafo autocomple-
mentare `e sempre connesso.
Teorema 2.3. Sia G un grafo non banale autocomplementare. Allora:
2 ≤ diamG ≤ 3 e rad G = 2.
Dimostrazione. Notiamo inizialmente che G non `e un grafo completo in
quanto G

= G; segue diamG ≥ 2.
Supponiamo per assurdo che diamG ≥ 4. Allora G ha un vertice w tale
che e(w) = k ≥ 4. Proviamo che diamG ≤ 2, ottenendo la contraddizione
G ,

= G.
Consideriamo:
A
i
(w) = ¦v ∈ V (G) [ d
G
(v, w) = i¦, i = 0, 1, . . . , k.
avendo indicato con d
G
(v, w) la distanza tra v e w nel grafo G.
Siano u, v ∈ V (G) = V (G). Allora u ∈ A
i
(w) e v ∈ A
j
(w) per qualche
i, j = 0, 1, . . . , k.
(1) Se [i − j[ ≥ 2, allora uv non pu`o essere un lato di G altrimenti
d
G
(u, w) = d
G
(v, w) ±1. Quindi uv ∈ E(G) cio`e d
G
(u, v) = 1.
(2) Se [i − j[ ≤ 1 e 0 ≤ min¦i, j¦ ≤ 1, allora, per x ∈ A
k
(w), si ha
ux ∈ E(G), xv ∈ E(G). Da cui d
G
(u, v) ≤ 2.
(3) Se [i −j[ ≤ 1 e min¦i, j¦ ≥ 2, allora uw ∈ E(G), wv ∈ E(G). Da
cui d
G
(u, v) ≤ 2.
In ogni caso d
G
(u, v) ≤ 2 che implica diamG ≤ 2, che `e una contrad-
dizione con diamG ≥ 4 e G

= G.
Proviamo ora che radG = 2.
Poich´e G non `e il grafo banale e radG ≤ diamG, segue 1 ≤ rad G ≤ 3.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Complemento di un grafo e grafi autocomplementari 25
(1) Se fosse radG = 1, esisterebbe v ∈ V (G) tale che e(v) = 1, cio`e
v sarebbe adiacente a tutti gli altri vertici in G e quindi sarebbe
isolato in G , che `e assurdo.
(2) Se fosse radG = 3, tutti i vertici avrebbero eccentricit`a maggiore o
uguale a 3 ed esisterebbe un vertice w ∈ V (G) tale che e(w) = 3.
Definiamo A
i
(w), i = 0, 1, 2, 3, come sopra.
a) Se x ∈ A
i
(w), i = 2, 3, xw ∈ E(G) cio`e d
G
(x, w) = 1.
b) Se x ∈ A
1
(w), per y ∈ A
3
(w) si ha wy ∈ E(G), xy ∈ E(G) e
quindi d
G
(x, w) ≤ 2.
Segue che e
G
(w) ≤ 2 e quindi rad (G) ≤ 2 mentre radG = 3.
Assurdo, in quanto G

= G.

Studiamo ora per quali interi p esistono grafi autocomplementari di
ordine p.
Ovviamente K
1
`e autocomplementare ed anche P
4
lo `e. Non esistono
invece grafi autocomplementari di ordine 2 e 3, mentre, come si pu`o diret-
tamente verificare, gli unici grafi autocomplementari di ordine 5 sono C
5
, di
diametro 2 ed il grafo G della Figura 4, di diametro 3.
Figura 4. Il grafo G autocomplementare di ordine 5 e diametro 3
Queste osservazioni si generalizzano nel seguente teorema.
Teorema 2.4. Esiste un grafo autocomplementare di ordine p se e solo se
p ≡ 0 (mod 4) oppure p ≡ 1 (mod 4), cio`e p = 1, 4, 5, 8, 9, 12, 13, . . . .
Inoltre per ogni p ≥ 5, soddisfacente alla condizione precedente, esiste
un grafo autocomplementare di ordine p con diametro 2 ed uno con diametro
3.
Dimostrazione. Se G `e un grafo autocomplementare di ordine p, allora
G

= G ed ha taglia
p(p−1)
4
.
Universit`a di Torino
26 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Poich´e uno ed uno solo tra p e p −1 `e pari o 4 divide p oppure 4 divide
p −1. Da cui p ≡ 0 (mod 4) oppure p ≡ 1 (mod 4).
Proviamo il viceversa per induzione su n,con n tale che p = 4n oppure
p = 4n + 1.
Per n = 1, abbiamo visto che esistono grafi autocomplementari di ordine 4 e
5. Inoltre per p = 5 esistono due grafi autocomplementari , uno di diametro
2 e l’altro di diametro 3.
Supponiamo che per n−1 valga il risultato, cio`e che esista un grafo autocom-
plementare H di ordine p = 4n −4 oppure p = 4n −3 e definiamo un grafo
G
1
che consiste di una copia di H, una copia di P
4
e di tutti i lati incidenti
i vertici di grado 1 di P
4
con tutti i vertici di H.
Il complemento G
1
consiste allora di una copia di H (H

= H), una copia di
P
4
(P
4

= P
4
) e di tutti i lati incidenti i vertici di grado 2 in P
4
con i vertici
di H, cio`e di tutti i lati incidenti i vertici di grado 1 in P
4
con i vertici di H.
Quindi G
1

= G
1
. Inoltre diamG
1
= 2.
Se invece definiamo un grafo G
2
che consiste di H, di una copia di P
4
e
di tutti i lati incidenti i vertici di grado 2 di P
4
con tutti i vertici di H, G
2
risulta autocomplementare e diamG
2
= 3.
Si noti che la costruzione utilizzata nel Teorema 2.4 per determinare grafi
autocomplementari non fornisce tutti i possibili grafi autocomplementari
(vedi Esercizio (5) seguente).
Esercizi
(1) Determinare a meno di isomorfismi tutti i grafi 4-regolari di ordine 7.
(Suggerimento: considerare i complementi di tali grafi).
(2) Determinare due grafi autocomplementari non isomorfi di ordine 9 con
diametro 3 e due autocomplementari non isomorfi di ordine 9 con di-
ametro 2.
(3) Provare il Teorema 2.2.
(4) Verificare su un controesempio che non vale il viceversa del Teorema 2.1.
(5) Sia G il grafo autocomplementare di ordine 8 ottenuto utilizzando due
copie del cammino P
4
e congiungendo ogni vertice di una copia con i
vertici finali dell’altra copia. Provare che G

di ordine 16 ottenuto con-
siderando due copie di G e congiungendo ogni vertice di una copia con
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Vertici separanti e ponti 27
ogni vertice della seconda copia di grado maggiore di 3 `e autocomple-
mentare e non `e ottenibile con la costruzione utilizzata nel Teorema 2.4.
Confronta (http://www.research.att.com/%7enjas/sequences/Seis.html)
la successione A000171 sulla on-Line Encyclopedia of Integer Sequences
che d`a il numero dei grafi autocomplementari in funzione dell’ordine.
3. Vertici separanti e ponti
Ci sono grafi che possono essere sconnessi togliendo un solo vertice o un solo
lato. In questa sezione trattiamo questi vertici e questi lati che giocano un
ruolo speciale nella teoria dei grafi.
Un vertice v di un grafo G `e detto un vertice separante di G se
k(G − v) > k(G), cio`e se la sua eliminazione aumenta il numero delle
componenti del grafo di partenza.
In particolare segue che un vertice di un grafo connesso `e un vertice
separante se la sua eliminazione rende sconnesso il grafo.
Si ha la seguente caratterizzazione dei vertici separanti.
Teorema 3.1. Un vertice v di un grafo connesso G `e un vertice separante
di G se e solo se esistono due vertici u e w distinti da v tali che v `e su ogni
u-w cammino di G.
Dimostrazione. Sia v un vertice separante di G; segue che G − v `e scon-
nesso. Se scegliamo due vertici u e w in componenti distinte di G−v, non
ci sono u-w cammini in G − v; mentre, essendo G connesso, esistono u-w
cammini in G. Quindi ogni u-w cammino di G contiene v.
Viceversa, supponiamo che esistano due vertici u, w ∈ V (G) tali che il
vertice v giaccia su ogni u-w cammino di G. Allora non ci sono u-w cammini
in G−v, cio`e G−v `e sconnesso e quindi v `e un vertice separante di G.
Occupiamoci ora del numero m dei vertici separanti presenti in un grafo
di ordine p.
I grafi completi non hanno vertici separanti mentre un cammino non
banale di ordine p contiene p−2 vertici separanti (tutti i vertici del cammino
escluso i due finali). Inoltre aggiungendo lati al cammino di ordine p si
possono ottenere grafi con m vertici separanti , per ogni m tale che 0 ≤ m ≤
p −2.
Per vedere che la disuguaglianza m ≤ p − 2 non pu`o essere migliorata,
proviamo il seguente teorema.
Universit`a di Torino
28 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Teorema 3.2. Ogni grafo non banale contiene almeno due vertici non
separanti.
Dimostrazione. Dimostriamo il teorema per assurdo. Sia allora G un grafo
non banale contenente al pi` u un vertice non separante, cio`e ogni vertice di G,
escluso al pi` u uno, `e separante. Possiamo supporre G connesso, altrimenti
lavoriamo su una componente di G.
Siano u e v due vertici di G tali che diam(G) = d(u, v). Almeno uno tra
u e v `e un vertice separante, diciamo v, per l’potesi fatta. Sia allora w un
vertice appartenente alla componente di G − v non contenente u. Poich´e
ogni u-w cammino in G contiene v, segue d(u, w) > d(u, v) = diamG, che `e
impossibile. Segue il teorema.
Analogo al concetto di vertice separante `e il concetto di ponte.
Un ponte di un grafo G `e un lato e tale che k(G−e) > k(G).
Se e `e un ponte di G segue immediatamente che k(G−e) = k(G) + 1.
Inoltre, se e = uv `e un ponte, u `e un vertice separante di G se e solo se
deg u > 1.
Il grafo completo K
2
`e il solo grafo connesso contenente un ponte e nessun
vertice separante.
I ponti sono caratterizzati in modo simile ai vertici separanti.
Teorema 3.3. Un lato e di un grafo connesso `e un ponte di G se e solo se
esistono vertici u e w tali che e `e su ogni u-w cammino di G.
Dimostrazione. Si lascia per esercizio.
Per i ponti esiste un’altra utile caratterizzazione.
Teorema 3.4. Un lato di un grafo `e un ponte se e solo se non sta su nessun
ciclo del grafo.
Dimostrazione. Proviamo che se e `e un ponte e non sta su nessun ci-
clo. Possiamo supporre che G sia connesso, altrimenti lavoriamo su una
componente di G.
Procediamo per assurdo supponendo che e = uv sia un ponte di G e
che giaccia su un ciclo di G. Per ogni coppia di vertici distinti w
1
e w
2
di
G, consideriamo un w
1
-w
2
cammino P di G. Se e non sta su P, allora P `e
anche un w
1
-w
2
cammino di G − e. Se invece e giace su P, rimpiazzando e
con l’u-v cammino (o il v-u cammino) su C non contenente e, si ottiene un
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Blocchi di un grafo 29
w
1
-w
2
cammino in G − e. Quindi G − e `e connesso. Segue che e non `e un
ponte.
Viceversa, supponiamo che e = uv sia un lato di G che non stia su nessun
ciclo di G, e assumiamo che e non sia un ponte. Quindi G − e `e connesso,
ed esiste allora un u-v cammino P in G−e. Segue che P +e forma un ciclo
in G contenente e, che `e una contraddizione.
4. Blocchi di un grafo
Studiamo ora i grafi che non possiedono vertici separanti.
Un grafo connesso non banale senza vertici separanti `e detto un blocco.
Grafi che non sono blocchi possono avere sottografi che lo sono.
Un blocco di un grafo G`e un sottografo di Gche `e esso stesso un blocco
ed `e massimale rispetto a questa propriet`a. Necessariamente un blocco di un
grafo `e un sottografo indotto per vertici e i blocchi formano una partizione
dell’insieme dei lati.
G :
v v
v
v
v
v
v v
v
v
1 2
3
5
6 7
8
9
10
4
B :
1
v
v
v
1
2
3
8
B
:
2
v
v
3
5
B :
4
v
v
v
v
6
7
5
B :
3
v v
4 5
v
v
v
8
9
10
B
5
:
Figura 5. Un grafo G con 5 blocchi
In Figura 5 `e dato un esempio di un grafo con cinque blocchi.
Due qualsiasi blocchi di G hanno al pi` u un vertice in comune, che `e
un vertice separante in G. Se infatti due blocchi B
1
e B
2
di G avessero in
comune due o pi` u vertici, B
1
∪ B
2
sarebbe anch’esso un blocco di G contro
la massimalit`a di B
1
e B
2
.
Universit`a di Torino
30 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Vediamo ora un utile criterio per stabilire se un grafo `e un blocco.
Teorema 4.1. Un grafo G di ordine p, p ≥ 3, `e un blocco se e solo se ogni
due vertici di G stanno su uno stesso ciclo di G.
Dimostrazione. Sia G un grafo tale che ogni due suoi vertici stanno su
uno stesso ciclo. Segue che G `e connesso. Supponiamo che G non sia un
blocco, quindi esiste un vertice separante v ∈ V (G). Se G
1
e G
2
sono due
componenti di G−v, scelti u ∈ V (G
1
) e w ∈ V (G
2
), non esiste nessun ciclo
contenente u e w : assurdo.
Viceversa, sia G un blocco con p vertici, p ≥ 3. Sia u un qualsiasi vertice
di G e denotiamo con U l’insieme di tutti i vertici che stanno su un ciclo
contenente u.
Supponiamo per assurdo che esista un vertice v ∈ V (G) −U. Poich´e G `e un
blocco, non contiene vertici separanti, inoltre, poich´e p ≥ 3, G non contiene
ponti. Per il Teorema 3.4 ogni lato di G sta su un ciclo di G, quindi ogni
vertice adiacente ad u `e un elemento di U.
Poich´e G `e connesso esiste un u-v cammino W : u = u
0
, u
1
, . . . , u
n
= v in
G. Sia i, 2 ≤ i ≤ n, il pi` u piccolo intero tale che u
i−1
∈ U e u
i
,∈ U. Sia C
un ciclo contenente u ed u
i−1
. Poich´e u
i−1
non `e un vertice separante di G
esiste un u
i
-u cammino P : u
i
= v
0
, v
1
, . . . , v
m
= u che non contiene u
i−1
.
Se il solo vertice comune a P ed a C `e u, esiste un ciclo contenente u ed u
i
e
questo produce una contraddizione. Quindi P e C hanno almeno un vertice
in comune oltre ad u. Sia j, 1 ≤ j < m, il pi` u piccolo intero tale che v
j
appartenga sia a P che a C. Possiamo allora costruire un ciclo contenente
u ed u
i
iniziando con l’u
i
-v
j
sottocammino di P, procedendo lungo C da
v
j
ad u fino ad u
i−1
e finalmente, attraverso il lato u
i−1
u
i
, raggiungendo
nuovamente u
i
. Segue ancora una contraddizione e quindi non pu`o esistere
un vertice v ∈ V (G) − U, cio`e ogni due vertici di G stanno su un ciclo
comune.
Un vertice interno ad un u-v cammino P `e ogni vertice di P differente
da u e da v.
Un insieme di cammini ¦P
1
, P
2
, . . . , P
n
¦ `e detto internamente dis-
giunto se ogni vertice interno di P
i
, i = 1, 2, . . . , n, non sta su nessun altro
P
j
con j ,= i. In particolare due u-v cammini sono internamente disgiunti se
non hanno vertici in comune oltre ad u e v.
Due u-v cammini sono disgiunti per lati se non hanno lati in comune.
Il Teorema 4.1 si pu`o allora riformulare nel modo seguente:
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Blocchi di un grafo 31
Corollario 4.2. Un grafo G di ordine p (p ≥ 3) `e un blocco se e solo se per
ogni due vertici distinti u, v di G esistono due u-v cammini internamente
disgiunti.
Il Teorema 4.1 suggerisce le seguenti definizioni.
Un blocco di ordine p (p ≥ 3) `e detto un blocco ciclico mentre il blocco
K
2
`e detto il blocco aciclico.
Se ora G `e un grafo connesso con uno o pi` u vertici separanti e B `e un
blocco di G, almeno uno dei vertici separanti di G `e anche vertice di B,
altrimenti B non sarebbe massimale rispetto alla propriet`a di essere blocco.
Quindi ogni blocco di G contiene uno o pi` u vertici che sono separanti in G.
Se B contiene esattamente un vertice separante in G, B `e detto un blocco
finale di G. Sul numero minimo di blocchi finali si ha il seguente risultato:
Teorema 4.3. Ogni grafo connesso G con almeno un vertice separante
contiene almeno due blocchi finali.
Dimostrazione. Proviamo la tesi per induzione sul numero m dei vertici
separanti in G.
Per m = 1, sia v il vertice separante di G e siano G
1
, . . . , G
k
(k ≥ 2)
le componenti di G−v. Ogni blocco di G `e il sottografo indotto da v e dai
vertici di una particolare componente G
i
, non essendoci in G altri vertici
separanti. Quindi ogni blocco contiene esattamente un vertice separante ed
esistono almeno due blocchi finali in G.
Supponiamo ora che ogni grafo connesso con meno di m vertici separanti
contenga almeno due blocchi finali. Sia poi G un grafo connesso con m
vertici separanti e sia v uno di questi. G−v ha almeno due componenti G
1
e G
2
. Consideriamo H
1
(risp. H
2
) il sottografo indotto da v e dai vertici
di G
1
(risp. G
2
). Ogni vertice separante di H
1
`e anche vertice separante
in G e quindi i blocchi di H
1
sono anche blocchi di G. Ora H
1
`e connesso
ed ha meno di m vertici separanti, quindi per l’ipotesi induttiva ha almeno
due blocchi con esattamente un vertice separante in H
1
e quindi anche in
G. Indichiamo con B
1
uno di questi blocchi che non contiene il vertice v.
Analogamente lavoriamo su H
2
ottenendo il blocco B
2
di H
2
, e quindi di G,
non contenente v e con esattamente un vertice separante. Segue che B
1
e
B
2
sono blocchi di G contenenti esattamente un vertice separante.
Concludiamo questo paragrafo con le seguenti definizioni.
Universit`a di Torino
32 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Un blocco critico G `e un blocco tale che, per ogni suo vertice v, G−v
non `e un blocco. Quindi un blocco G non `e critico se e solo se esiste un
vertice v in G tale che G−v `e ancora un blocco.
Un blocco minimale `e un blocco G tale che, per ogni suo lato e, G−e
non `e un blocco.
G
1
: G
2
:
Figura 6. I blocchi G
1
minimale e non critico e G
2
critico e non minimale
In Figura 6 si hanno un blocco G
1
minimale e non critico ed un blocco
G
2
critico e non minimale. Si noti che sia in G
1
che in G
2
esistono vertici
di grado 2, si pu`o infatti provare per ogni blocco critico (risp. minimale) il
seguente risultato:
Teorema 4.4. Ogni blocco critico (risp. minimale) di ordine almeno 4
contiene almeno un vertice di grado 2.
5. Grafi euleriani
In questa sezione trattiamo quei cammini e quei circuiti che sono, storica-
mente, i pi` u famosi in teoria dei grafi.
E’ difficile dire precisamente quando `e stato introdotto per la prima
volta il concetto di grafo, ma non `e azzardato affermare che la teoria dei
grafi ha avuto inizio in Svizzera all’inizio del 18

secolo. Infatti il grande
matematico svizzero Leonardo Eulero utilizz`o concetti della teoria dei grafi
quando consider`o il problema dei sette ponti di K¨onisberg. La Figura 7
schematizza la pianta di K¨onisberg come appariva nel 18

secolo. Il fiume
Pregel era attraversato da sette ponti che collegavano le due sponde opposte
e i due isolotti in mezzo al fiume, dove le quattro regioni di terra sono state
denotate con le lettere A, B, C e D.
Si racconta che gli abitanti di K¨onisberg si divertissero nel tentare di
tracciare un percorso che attraversasse ciascun ponte una sola volta.
Eulero prov`o che era impossibile costruire un tale percorso. Egli osserv`o
che un tale percorso si poteva rappresentare con una successione di otto
lettere, scelte tra A, B, C e D. Un termine della successione rappresentava
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Grafi euleriani 33
C
A
D
B
Figura 7. Lo schema della pianta di K¨onisberg
quella particolare terra raggiunta dal percorso, mentre due termini consecu-
tivi rappresentavano un ponte. Poich´e ogni ponte doveva essere attraversato
una sola volta, le lettere A e B avrebbero dovuto apparire nella successione
come termini consecutivi due volte, cos`ı come A e C. Inoltre, poich´e cinque
ponti portavano alla regione A, Eulero not`o che la lettera A doveva apparire
nella successione un totale di tre volte, due per indicare una entrata ed
una uscita da A e una per indicare o una entrata in A o una uscita da A.
Analogamente ciascuna delle lettere B, C e D dovevano comparire due volte
nella successione. Questo implicava che la successione doveva contenere pi` u
di otto lettere, cio`e un assurdo.
Il problema dei ponti di K¨onisberg `e essenzialmente il problema di deter-
minare un particolare cammino in un grafo. Se infatti supponiamo che ogni
regione sia rappresentata da un vertice e due vertici siano congiunti da un
numero di lati uguale al numero di ponti che collegano le due corrispondenti
regioni, si ottiene il multigrafo della Figura 8.
A
C
D
B
Figura 8. Il multigrafo ottenuto dalla pianta di K¨onisberg
Il problema dei ponti di K¨onisberg `e quindi equivalente al problema di
determinare se il multigrafo della Figura 8 ha un cammino a lati distinti (o
cammino semplice) che contenga tutti i suoi lati.
Un cammino euleriano di un grafo connesso G `e un cammino semplice
cio`e a lati distinti contenente tutti i lati di G, mentre un circuito euleriano
di G `e un circuito semplice contenente tutti i lati di G.
Universit`a di Torino
34 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Un grafo euleriano `e un grafo che possiede un circuito euleriano.
Esercizio 5.1. Disegnare un grafo euleriano e un grafo non euleriano con
un cammino euleriano.
Esistono semplici ma utili caratterizzazioni dei grafi euleriani e dei grafi
con cammini euleriani.
Teorema 5.2 (Eulero). Sia G un grafo connesso non banale. Allora G `e
euleriano se e solo se ogni vertice di G `e pari.
Dimostrazione. Sia G un grafo euleriano con circuito euleriano C, e sia v
un arbitrario vertice di G.
• Se v non `e il vertice iniziale di C (e quindi non `e neppure il vertice
finale) ogni volta che si incontra v su C, si entra e si esce da v con
due lati distinti, quindi ogni volta che si incontra v in C si ha un
contributo di due al grado di v, cio`e v ha grado pari.
• Se v `e il vertice iniziale di C, allora C comincia e finisce in v,
e ognuna delle due volte d`a un contributo di uno al grado di v,
mentre ogni altra volta che si incontra v in C si ha un contributo
di due al suo grado, quindi v ha grado pari.
In entrambi i casi segue che v `e pari.
Viceversa, supponiamo che G sia un grafo connesso non banale in cui
ogni vertice sia pari.
Lavoriamo per induzione sulla taglia q di G.
Per q = 3, il pi` u piccolo valore possibile, c’`e un solo grafo connesso con
tutti i vertici pari, precisamente K
3
, e questo grafo `e euleriano.
Supponiamo che tutti i grafi connessi non banali che hanno solo vertici
pari e meno di q lati (q ≥ 4), siano euleriani. Sia poi G un grafo connesso
non banale con vertici pari e q lati. Scegliamo un vertice u in G, e sia W
un u-u circuito a lati distinti di G. Un tale circuito esiste in G poich´e se
W

`e un u-v cammino a lati distinti, dove u ,= v, allora necessariamente un
numero dispari di lati di G incidenti v sono presenti in W

, che implica che
W

pu`o essere esteso ad un cammino W

a lati distinti, contenente pi` u lati
di quelli di W

. E poich´e questo procedimento non pu`o continuare all’infinito
perch´e la taglia di G `e finita, necessariamente W

pu`o essere esteso ad un
u-u circuito W a lati distinti di G. Se il circuito W contiene ogni lato di G,
W `e un circuito euleriano di G e G `e euleriano. Altrimenti, esistono dei lati
di G non in W. Eliminiamo da G tutti quei lati che sono in W insieme con
i vertici isolati eventualmente risultanti, ottenendo il grafo G

. Poich´e ogni
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Grafi euleriani 35
vertice di W `e incidente con un numero pari di lati di W, ogni vertice di G

`e pari. Ogni componente di G

`e un grafo non banale con meno di q lati ed
`e euleriano per ipotesi induttiva. Poich´e G `e connesso, ogni componente di
G

ha un vertice che appartiene anche a W. Quindi pu`o essere costruito un
circuito euleriano di G inserendo un circuito euleriano per ogni componente
connessa H

di G

in un vertice di H

che appartiene anche a W.
Utilizzando il teorema precedente si ottiene anche una caratterizzazione
dei grafi contenenti cammini euleriani.
Teorema 5.3. Sia G un grafo connesso non banale. Allora G contiene un
cammino euleriano se e solo se G ha esattamente due vertici dispari. Inoltre
il cammino inizia in uno di questi due vertici e termina nell’altro.
Dimostrazione. Se G contiene un u-v cammino euleriano, allora, come
nella dimostrazione del Teorema 5.2, ogni vertice di G differente da u e v `e
pari. Analogamente `e immediato verificare che u e v sono dispari.
Viceversa, sia G un grafo connesso che ha esattamente due vertici dispari
u e v.
• Se uv ,∈ E(G), allora il grafo G+e `e euleriano. Se si elimina il lato
e da un circuito euleriano di G+e, si ottiene un cammino euleriano
di G.
• Se invece uv ∈ E(G), si pu`o aggiungere a G un nuovo vertice w
con i lati uw e vw, ottenendo un grafo H in cui ogni vertice `e
pari. Quindi H `e euleriano e contiene un circuito euleriano C. Il
circuito C contiene necessariamente uw e vw come lati consecutivi,
e quindi la loro eliminazione da C fornisce un cammino euleriano di
G. Inoltre questo cammino inizia in u oppure in v e finisce nell’altro.

Descriviamo ora un algoritmo che utilizza il ragionamento svolto nella
dimostrazione del Teorema 5.2 per determinare un circuito euleriano in un
grafo connesso G con tutti i vertici pari.
Algoritmo E-Cycle
Siano G un grafo connesso con tutti i vertici pari ed u un vertice di G.
Universit`a di Torino
36 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
(1) Si aggiungono lati (sempre nuovi) e vertici ad u fino a ritornare
al vertice u di partenza ottenendo un circuito a lati distinti C che
contiene u;
(2) se C `e euleriano l’algoritmo termina,
(3) altrimenti si eliminano i lati di C da G e si considerano le compo-
nenti connesse non banali G
1
, G
2
, . . . , G
k
del grafo ottenuto; ogni
G
i
ha ancora tutti i vertici pari ed ha almeno un vertice v
i
sul
circuito C perch´e G `e connesso;
(4) per ogni i = 1, 2, . . . , k, si considera su G
i
un circuito a lati distinti
che contiene v
i
e si ripete su G
i
la procedura svolta per G, fino ad
ottenere un circuito euleriano C
i
su ogni componente G
i
.
(5) Il circuito su G che parte da u, percorre C, arriva in v
1
, percorre
C
1
, va in v
2
, percorre C
2
, . . . ,va in v
k
, percorre C
k
e ritorna in u `e
il circuito euleriano cercato.
Esempio 5.4. Consideriamo il grafo G con
V (G) = ¦1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12¦
E(G) = ¦¦1, 2¦, ¦1, 5¦, ¦2, 3¦, ¦2, 4¦, ¦2, 5¦, ¦2, 9¦, ¦2, 10¦, ¦3, 4¦, ¦3, 6¦,
¦3, 8¦, ¦4, 7¦, ¦4, 8¦, ¦6, 7¦, ¦9, 10¦, ¦10, 11¦, ¦10, 12¦, ¦11, 12¦¦.
Determiniamo il circuito euleriano su G usando l’algoritmo E-Cycle
rispettando le seguenti regole:
i) si parte dal vertice 1;
ii) se c’`e una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre il
vertice pi` u piccolo.
I passi dell’algoritmo sono i seguenti:
(1) Si determina inizialmente C : 1, 2, 3, 4, 2, 5, 1, che non `e euleriano.
(2) Si eliminano da G i lati di C e i vertici isolati 1 e 5, ottenendo le
due componenti G
1
e G
2
, dove:
V (G
1
) = ¦2, 9, 10, 11, 12¦;
E(G
1
) = ¦¦2, 9¦, ¦2, 10¦, ¦9, 10¦, ¦10, 11¦, ¦10, 12¦, ¦11, 12¦¦;
V (G
2
) = ¦3, 4, 6, 7, 8¦;
E(G
2
) = ¦¦3, 6¦, ¦3, 8¦, ¦4, 7¦, ¦4, 8¦, ¦6, 7¦.
(3) Si considerano i vertici 2 ∈ V (G
1
) ∩ V (C) e 3 ∈ V (G
2
) ∩ V (C).
(4) Si determina su G
1
il circuito 2, 9, 10, 2 che non `e euleriano.
(5) Ripetendo su G
1
ricorsivamente il ragionamento fatto su G si de-
termina C
1
: 2, 9, 10, 11, 12, 10, 2 euleriano su G
1
.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 37
(6) Analogamente per G
2
si ottiene subito il circuito euleriano C
2
:
3, 6, 7, 4, 8, 3.
(7) Segue che 1, 2, 9, 10, 11, 12, 10, 2, 3, 6, 7, 4, 8, 3, 4, 2, 5, 1 `e il circuito
euleriano su G.
Esercizi
(1) Quale `e il minor numero di ponti da costruire a K¨onisberg, cio`e quale `e il
minor numero di lati da aggiungere al multigrafo corrispondente perch´e
G sia euleriano? Quali sono le soluzioni possibili?
(2) Provare che ogni grafo euleriano `e senza ponti.
(3) Quali sono gli alberi, cio`e i grafi connessi e aciclici, che ammettono un
cammino euleriano?
(4) a) Disegnare un grafo euleriano autocomplementare.
b) Disegnare un grafo euleriano che non sia autocomplementare e con
complemento euleriano.
(5) Usare l’algoritmo E-Cycle per determinare un circuito euleriano del grafo
G, con:
V (G) = ¦1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12¦;
E(G) = ¦¦1, 2¦, ¦1, 5¦, ¦2, 3¦, ¦2, 4¦, ¦2, 5¦, ¦2, 9¦, ¦2, 10¦, ¦3, 4¦, ¦3, 6¦,
¦3, 8¦, ¦4, 7¦, ¦4, 8¦, ¦6, 7¦, ¦9, 10¦, ¦10, 11¦, ¦10, 12¦, ¦11, 12¦¦;
rispettando le seguenti regole:
i) si parte dal vertice 1;
ii) se c’`e una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre il
vertice pi` u piccolo.
(6) Usare l’algoritmo E-Cycle per determinare un circuito euleriano del grafo
G, con:
V (G) = ¦1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10¦;
E(G) = ¦¦1, 2¦, ¦1, 4¦, ¦1, 5¦, ¦1, 6¦, ¦2, 3¦, ¦2, 7¦, ¦2, 8¦, ¦2, 9¦, ¦2, 10¦,
¦3, 4¦, ¦5, 6¦, ¦7, 8¦, ¦8, 9¦, ¦8, 10¦¦;
a) rispettando le seguenti regole:
i) si parte dal vertice 1;
ii) se c’`e una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre
il vertice pi` u piccolo.
b) rispettando le seguenti regole:
i) si parte dal vertice 1;
ii) se c’`e una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre
il vertice pi` u grande.
Universit`a di Torino
38 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
(7) Dato il ciclo C : v
1
, v
2
, v
3
, v
4
, v
5
, v
6
, v
1
e il grafo G(V, E) cos`ı definito:
V (G) = ¦v
1
, v
2
, v
3
, v
4
, v
5
, v
6
¦
E(G) = ¦¦v
i
, v
j
¦ / i ≡ j (mod 2)¦;
dire se sono euleriani i seguenti grafi:
a) C;
b) G;
c) C ⊕G (somma per lati di C e G).
In caso positivo determinarne un circuito euleriano.
6. Grafi hamiltoniani
Nel 1857 il matematico Sir William Hamilton propose il seguente problema:
dato un dodecaedro, determinare un ciclo lungo gli spigoli del dodecaedro
passante esattamente una volta per tutti i vertici. E’ abbastanza facile
controllare che un ciclo cos`ı fatto esiste.
Dato ora un qualsiasi grafo connesso G, ci si pu`o chiedere se la stessa
condizione vale anche in G. E’ ovvio che se G non `e connesso, non esister`a
nessun ciclo in G passante per tutti i vertici.
Si danno quindi le seguenti definizioni.
Un cammino hamiltoniano di un grafo G connesso `e un cammino che
passa per ogni vertice di G una ed una sola volta. Un cammino hamiltoniano
che `e anche un ciclo `e detto un ciclo hamiltoniano.
Un grafo G`e un grafo hamiltoniano se contiene un ciclo hamiltoniano.
Chiaramente un grafo hamiltoniano contiene un cammino hamiltoniano,
ma non vale il viceversa. Per esempio il grafo della Figura 9 ha un cammino
hamiltoniano ma non `e hamiltoniano.
Figura 9. Un grafo non hamiltoniano, ma con un cammino hamiltoniano
Al contrario di quanto succede per i grafi euleriani, non esiste una carat-
terizzazione dei grafi hamiltoniani e neppure esistono metodi efficienti per
ottenere un cammino o un ciclo hamiltoniano.
Si possono per`o fare delle osservazioni di buon senso per verificare se grafi
di taglia sufficientemente piccola sono hamiltoniani. Ad esempio, per ogni
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
6. Grafi hamiltoniani 39
vertice v di un grafo G con ciclo hamiltoniano C, esistono due, e solo due,
lati incidenti v che stanno su C, altrimenti il vertice v o non comparirebbe o
sarebbe ripetuto nel circuito. Questo consente, ad esempio, di dire che non `e
hamiltoniano il grafo G della Figura 10 in quanto ogni suo ciclo hamiltoniano
dovrebbe includere i lati ag, ge, af, ef: in questo modo si sarebbe creato
un ciclo che non contiene tutti i vertici di G.
b
a
f
g
e d
c
Figura 10. Un grafo G non hamiltoniano
Si hanno solo risultati parziali riguardo al fatto che un grafo sia o meno
hamiltoniano. Vediamo al riguardo alcune condizioni sufficienti perch´e un
grafo sia hamiltoniano.
Teorema 6.1. Ogni grafo G completo di ordine p (p ≥ 3) `e hamiltoniano.
Dimostrazione. Sia v un vertice qualsiasi di G e vu un lato di G incidente
v. Poich´e G `e completo si pu`o prolungare il cammino vu ad un nuovo vertice
w e iterare il procedimento fino ad esaurire tutti i vertici, determinando un
cammino hamiltoniano su G. Collegando poi l’ultimo vertice del cammino
con v si ottiene il ciclo hamiltoniano.
Teorema 6.2. Ogni grafo bipartito completo K(n, n), con n ≥ 2, `e hamil-
toniano.
Dimostrazione. Sia ¦U, V ¦ la partizione dei vertici ed uv un lato di K(n, n),
con u ∈ U e v ∈ V . Poich´e G `e bipartito completo si pu`o prolungare il cam-
mino uv alternando vertici in U con vertici in V , fino ad esaurire tutti i
vertici di U e di V , essendo [U[ = [V [. Collegando poi l’ultimo vertice del
cammino in V con u si ottiene il ciclo hamiltoniano.
Universit`a di Torino
40 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Teorema 6.3. Se G `e un grafo di ordine p, con p ≥ 3, tale che:
deg u + deg v ≥ p, ∀u, v ∈ V (G), u ,= v,
allora G `e hamiltoniano.
Dimostrazione. Procediamo per assurdo. Esiste quindi un grafo non hamil-
toniano H soddisfacente alla condizione precedente sui gradi.
Aggiungiamo in H lati tra vertici non adiacenti fino ad ottenere un grafo
G tale che l’aggiunta di un qualsiasi nuovo lato determini un grafo hamil-
toniano. Cio`e G `e massimale come taglia rispetto alla propriet`a di essere
non hamiltoniano. Notiamo che sicuramente G esiste perch´e l’aggiunta di
tutti i lati porta al grafo completo che `e hamiltoniano per p ≥ 3. Inoltre G
conserva la condizione sui gradi in quanto ad H si sono aggiunti dei lati.
Scegliamo allora in G due vertici distinti e non adiacenti u, v. Segue che
G + uv `e hamiltoniano e tale che ogni suo ciclo hamiltoniano contiene uv.
Quindi in G c’`e un u-v cammino hamiltoniano u = u
1
, u
2
, . . . , u
p
= v.
Notiamo ora che se, per un generico k, 2 ≤ k < p, u
1
u
k
`e un lato di
G, segue che u
k−1
u
p
non `e un lato di G, altrimenti
u
1
, u
k
, u
k+1
, . . . , u
p
, u
k−1
, u
k−2
, . . . , u
1
sarebbe un ciclo hamiltoniano di G. Quindi per ogni vertice u
k
adiacente ad
u c’`e un vertice differente non adiacente a v in G. Quindi se deg u = m, con
1 ≤ m ≤ p −2, si ha deg v ≤ p −(m+ 1). Segue che
deg u + deg v ≤ p −1,
che `e una contraddizione.
Esercizi
(1) Determinare:
i) un grafo euleriano e hamiltoniano;
ii) un grafo hamiltoniano e non euleriano;
iii) un grafo euleriano e non hamiltoniano;
iv) un grafo n´e euleriano n´e hamiltoniano.
(2) a) Quali tra i grafi della Figura 11 hanno un cammino hamiltoniano?
In caso positivo determinarlo.
b) Quali poi sono hamiltoniani tra quelli che hanno un cammino hamil-
toniano?
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
7. Il problema del cammino minimo 41
Quali poi sono hamiltoniani tra quelli che hanno un cammino hamiltoniano?
Figura 11
7. Il problema del cammino minimo
In un grafo la lunghezza di un cammino `e il numero dei lati che lo compon-
gono e la distanza tra due vertici v
0
e v
n
`e il minimo delle lunghezze dei
v
0
-v
n
cammini.
Similmente in un grafo pesato la lunghezza pesata di un cammino `e la
somma dei pesi dei lati che lo compongono e la distanza pesata d(v
0
, v
n
)
tra due vertici v
0
e v
n
`e il minimo delle lunghezze pesate dei v
0
-v
n
cammini.
Il pi` u corto cammino tra due vertici ha lunghezza pesata uguale alla
distanza pesata tra i due vertici. Il vertice u `e il pi` u vicino a v
0
se la
distanza pesata d(v
0
, u) `e la minima possibile tra le distanze pesate d(v
0
, v),
al variare del vertice v.
Dato un grafo pesato, il problema di determinare il pi` u corto cammino
tra due vertici `e un problema molto comune. Consideriamo, ad esempio, una
rete stradale come la rete delle strade statali ed autostrade del Norditalia.
Se si vuole andare da Biella a Mantova e si vogliono solo utilizzare strade
statali e/o autostrade `e importante conoscere quale `e il pi` u corto percorso tra
le due citt`a, dove il peso dei lati della rete pu`o rappresentare o la lunghezza
chilometrica o il tempo medio di percorrenza o quant’altro.
A volte il miglior modo di risolvere un problema `e quello di generaliz-
zarlo. E’ questo il caso. Qui la generalizzazione consiste nel trovare il pi` u
corto cammino da v
0
a tutti gli altri vertici che sono pi` u vicini di v
n
a v
0
.
Per fare ci`o, per prima cosa, determiniamo
• il vertice v
1
che `e il pi` u vicino vertice a v
0
e poniamo U
1
= ¦v
0
, v
1
¦,
• poi il successivo v
2
pi` u vicino a v
0
dopo v
1
, avendo preso in con-
siderazione solo v
0
-v
2
cammini i cui vertici interni stanno in U
1
, e
poniamo U
2
= ¦v
0
, v
1
, v
2
¦,
• poi il successivo v
3
pi` u vicino a v
0
dopo v
1
e v
2
, avendo preso in
considerazione solo v
0
-v
3
cammini i cui vertici interni stanno in U
2
,
e poniamo U
3
= ¦v
0
, v
1
, v
2
, v
3
¦,
• e cos`ı via.
Universit`a di Torino
42 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
Prima o poi il nostro vertice v
n
sar`a il successivo pi` u vicino a v
0
. In questo
modo avremo determinato il pi` u corto cammino tra v
0
e v
n
i cui vertici
interni stanno in U
n−1
.
Notiamo che per determinare il pi` u corto cammino tra v
0
e v
k
`e sufficiente
considerare il pi` u corto cammino tra v
0
e v
k
i cui vertici interni stanno in
U
k−1
. Se, infatti, supponiamo di aver trovato i k −1 vertici v
1
, v
2
, . . . , v
k−1
pi` u vicini a v
0
e consideriamo U
k−1
= ¦v
0
, v
1
, . . . , v
k−1
¦, il pi` u corto v
0
-v
k
cammino deve passare solo attraverso vertici di U
k−1
. Infatti se ci fosse un
vertice x / ∈ U
k−1
sul pi` u corto v
0
-v
k
cammino, x sarebbe pi` u vicino di v
k
che `e una contraddizione in quanto v
k
`e proprio il vertice pi` u vicino a v
0
che
non sta in U
k−1
.
Per determinare il k-esimo vertice v
k
pi` u vicino a v
0
, consideriamo quindi
le distanze pesate tra v
0
ed ogni vertice v / ∈ U
k−1
avendo considerato solo
cammini i cui vertici intermedi stanno in U
k−1
. Indichiamo tali distanze con
d
k−1
(v), per ogni v / ∈ U
k−1
. Se non c’`e alcun v
0
-v cammino i cui vertici
intermedi stanno in U
k−1
, poniamo d
k−1
(v) = ∞. Determiniamo poi v
k
come il vertice v con d
k−1
(v) minima tra le precedenti distanze.
All’inizio, quando k = 0, poniamo d(v) = ∞, per ogni v ,= v
0
. Una volta
che si `e trovato il pi` u corto cammino da v
0
ad un vertice v e quest’ultimo
diventa un elemento di U
k
la sua distanza pesata da v
0
non varier`a pi` u.
Perch´e invece d
k
(v) pu`o essere minore di d
k−1
(v) quando si aggiunge v
k
ad
U
k−1
? Questo dipende dal fatto che ci pu`o essere un v
0
-v cammino pi` u
corto passante per v
k
. Precisamente d
k
(v) diminuisce se v
k
`e adiacente a
v ed esiste un v
0
-v cammino pi` u corto passante per v
k
. La distanza d
k
si
aggiorna quindi secondo la seguente regola:
d
k
(v) = min¦d
k−1
(v), d
k−1
(v
k
) +w(v
k
v)¦.
essendo w(v
k
v) il peso del lato v
k
v.
Il ragionamento svolto pu`o essere espresso in forma algoritmica fornendo
il seguente:
Algoritmo ShortestPath
Siano G un grafo connesso e pesato e v
0
, v
n
due vertici di G.
(1) Si pone d(v
0
) = 0, d(v) = ∞ per ogni v ,= v
0
ed U = ¦v
0
¦;
(2) si pone v
0
= u (u come l’ultimo vertice aggiunto ad U);
(3) si ripetono i passi (4), (5) e (6) fino a quando u = v
n
:
(4) si aggiorna d(v), per ogni v adiacente ad u ponendo
d(v) = min¦d(v), d(u) +w(uv)¦
essendo w(uv) il peso del lato uv;
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
7. Il problema del cammino minimo 43
(5) si determina il vertice x / ∈ U tale che d(x) `e minima (se ci sono pi` u
possibilit`a si sceglie a caso);
(6) si pone x = u. Se u ,= v
n
si aggiunge u ad U;
(7) quando u = v
n
, d(v
n
) rappresenta la lunghezza del pi` u corto cam-
mino da v
0
a v
n
.
Vediamo come lavora l’argoritmo su un esempio.
Esempio 7.1. Sia G il grafo pesato con:
V (G) = ¦v
0
, v
1
, v
2
, v
3
, v
4
, v
5
, v
6
, v
7
¦,
E(G) = ¦v
0
v
1
, v
0
v
2
, v
1
v
3
, v
1
v
4
, v
2
v
3
, v
2
v
4
, v
3
v
4
, v
3
v
5
, v
3
v
6
, v
3
v
7
, v
4
v
5
, v
4
v
6
,
v
4
v
7
, v
5
v
6
, v
5
v
7
, v
6
v
7
¦,
e con i pesi dati da:
w(v
0
v
1
) = 2, w(v
0
v
2
) = 4, w(v
1
v
3
) = 3, w(v
1
v
4
) = 4, w(v
2
v
3
) = 3,
w(v
2
v
4
) = 1, w(v
3
v
4
) = 2, w(v
3
v
5
) = 1, w(v
3
v
6
) = 5, w(v
3
v
7
) = 5,
w(v
4
v
5
) = 2, w(v
4
v
6
) = 3, w(v
4
v
7
) = 4, w(v
5
v
6
) = 1, w(v
5
v
7
) = 3,
w(v
6
v
7
) = 1.
La tabella seguente contiene la risposta completa con i valori d(v) forniti
dall’algoritmo alla fine di ogni iterazione. Nell’ultima colonna `e indicato il
vertice v con d(v) minima che viene aggiunto ad U:
k d(v
1
) d(v
2
) d(v
3
) d(v
4
) d(v
5
) d(v
6
) d(v
7
) U
0 ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ v
0
1 2 4 ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ v
1
2 2 4 5 6 ∞ ∞ ∞ v
2
3 2 4 5 5 ∞ ∞ ∞ v
3
4 2 4 5 5 6 10 10 v
4
5 2 4 5 5 6 8 9 v
5
6 2 4 5 5 6 7 9 v
6
7 2 4 5 5 6 7 8
Note:
• Il fatto che nel passo k-esimo il vertice aggiunto ad U sia proprio v
k
`e del tutto fortuito e dipende da come sono stati denotati i vertici.
• Nel passo k = 3, d(v
3
) = d(v
4
), quindi si sarebbe potuto scegliere
anche v
4
al posto di v
3
.
• Se ci focalizziamo su v
6
, notiamo che, nel passo 4, d(v
6
) = 10 ed
`e calcolato utilizzando il cammino v
0
v
1
v
3
v
6
che `e effettivamente
il solo cammino da v
0
a v
6
che ha come vertici interni v
1
, v
2
e
v
3
. Ma nel passo k = 5 il cammino v
0
v
1
v
2
v
4
v
6
ha lunghezza 8 e
Universit`a di Torino
44 2. Grafi connessi e tracciabilit`a
diventa il pi` u corto. Infine nel passo k = 6 il cammino v
0
v
1
v
3
v
5
v
6
ha lunghezza 7 e diventa il pi` u corto.
• Il metodo ora descritto non d`a direttamente il pi` u corto cammino,
ma solo la lunghezza del pi` u corto cammino, precisamente d(v
7
) =
8. Per trovare il pi` u corto cammino dobbiamo, per ogni nuovo
vertice v che si aggiunge ad U, tenere conto del vertice u precedente
v sul pi` u corto cammino da v
0
a v. Per fare ci`o possiamo operare
nel modo seguente. Ogni volta che nella tabella precedente d(v)
cambia, cio`e diminuisce perch´e si utilizza un vertice u adiacente
a v ed il lato uv, dobbiamo tener conto del vertice u. Quando
l’algoritmo termina, cio`e v
n
diventa il vertice successivo pi` u vicino a
v
0
che non sta in U (nell’esempio v
n
= v
7
) dobbiamo solo ritornare
indietro a v
0
utilizzando questi vertici precedenti. Nella tabella
seguente `e evidenziato il vertice u che precede ogni vertice v, per
ogni passo dell’algoritmo:
k d(v
1
) d(v
2
) d(v
3
) d(v
4
) d(v
5
) d(v
6
) d(v
7
)
0 v
0
v
0
1 v
1
v
1
2 v
2
3 v
3
v
3
v
3
4 v
4
v
4
5 v
5
6 v
6
Quindi, sul pi` u corto cammino a v
7
, il vertice precedente v
7
`e
v
6
; sul pi` u corto cammino a v
6
, il vertice precedente v
6
`e v
5
; sul pi` u
corto cammino a v
5
, il vertice precedente v
5
`e v
3
; ecc. Tornando
indietro si ottiene allora, come pi` u corto cammino da v
0
a v
7
, il
cammino v
0
v
1
v
3
v
5
v
6
v
7
.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Capitolo 3
Matrici ed alberi
1. Grafi e matrici
Dato un grafo G con V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦ , la matrice di adiacenza A
di G `e la matrice (a
ij
) quadrata di ordine p, dove:
a
ij
=

1 se v
i
v
j
∈ E(G),
0 altrimenti.
La matrice A ha le seguenti propriet`a:
(1) A `e una matrice simmetrica con elementi 0 o 1;
(2) A ha diagonale principale formata da tutti 0.
Queste condizioni sono sufficienti ad una matrice per essere una matrice
di adiacenza di un qualche grafo; quindi l’insieme di tutte queste matrici per
tutti gli interi positivi p rappresenta la classe di tutti i grafi.
Esercizio: Assegnare un grafo e determinare la sua matrice di adiacenza.
Gli elementi dell’n-esima potenza A
n
di A hanno l’interessante interpre-
tazione seguente.
Teorema 1.1. Se A `e la matrice di adiacenza di un grafo G con V (G) =
¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦, allora l’elemento a
(n)
ij
di posto (i, j) di A
n
`e il numero dei
differenti v
i
-v
j
cammini di lunghezza n in G.
45
46 3. Matrici ed alberi
Dimostrazione. Dimostramolo per induzione sull’esponente n.
Il risultato `e ovvio per n = 1, poich´e esiste un v
i
-v
j
cammino di lunghez-
za 1 se e solo se v
i
v
j
∈ E(G).
Sia A
n−1
= (a
(n−1)
ij
) e assumiamo, come ipotesi induttiva, che a
(n−1)
ij
sia
il numero dei differenti v
i
-v
j
cammini di lunghezza n −1 in G.
Poich´e A
n
= A
n−1
A, si ha:
a
(n)
ij
=
p

k=1
a
(n−1)
ik
a
kj
.
Ora ogni v
i
-v
j
cammino di lunghezza n in G consiste di un v
i
-v
k
cammino di
lunghezza n −1, dove v
k
`e adiacente a v
j
, seguito dal lato v
k
v
j
e dal vertice
v
j
. Quindi il numero dei v
i
-v
j
di lunghezza n `e dato da:
# (v
i
-v
j
cammini di lunghezza n )
=

(#(v
i
-v
k
cammini di lunghezza n −1)), con k tale che v
j
v
k
∈ E(G),
=

a
(n−1)
ik
, con k tale che v
j
v
k
∈ E(G), per l’ipotesi induttiva,
=

p
k=1
a
(n−1)
ik
a
kj
, per come `e definita la matrice di adiacenza,
= a
(n)
ij
, per il prodotto tra matrici.
Il precedente teorema ha alcune conseguenze immediate. Ricordando
che la traccia tr(M) di una matrice quadrata M `e la somma degli elementi
sulla diagonale principale di M, si ha:
Corollario 1.2. Se A
n
= (a
(n)
ij
) `e la n-esima potenza della matrice di
adiacenza A di un grafo G con V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦, allora:
(1) a
(2)
ij
, i ,= j, `e il numero dei v
i
-v
j
cammini elementari di lunghezza
2;
(2) a
(2)
ii
= deg v
i
;
(3)
1
6
tr(A
3
) `e il numero dei triangoli (o sottografi completi K
3
) di G.
Dimostrazione. (1) Ogni cammino di lunghezza 2 tra vertici distinti
`e necessariamente un cammino elementare.
(2) Ogni v
i
-v
i
cammino di lunghezza 2 si ottiene percorrendo due volte
un lato incidente v
i
.
(3) Ogni v
i
-v
i
cammino di lunghezza 3 individua uno ed un solo tri-
angolo, mentre ogni triangolo `e individuato da 6 v
i
-v
i
cammini di
lunghezza 3.

Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
1. Grafi e matrici 47
Dato un grafo G con V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦ ed E(G) = ¦e
1
, e
2
, . . . , e
q
¦,
la matrice di incidenza B = (b
ij
) di G `e la matrice p q, dove:
b
ij
=

1 se v
i
`e incidente e
j
,
0 altrimenti.
La matrice B ha le seguenti propriet`a:
(1) `e una matrice ad elementi 0 e 1;
(2) la somma degli elementi in ogni colonna `e 2;
(3) non ha due colonne uguali.
Queste condizioni si provano essere necessarie e sufficienti perch´e una
matrice p q sia una matrice di incidenza di un qualche grafo.
Si noti anche che in B la somma degli elementi di ogni riga `e il grado
del corrispondente vertice, come nel caso della matrice di adiacenza.
Esercizio: Assegnare un grafo e determinare la sua matrice di incidenza.
Una terza matrice pu`o essere associata ad un grafo G con V (G) =
¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦. E’ questa la matrice C = (c
ij
) quadrata di ordine p dove:
c
ij
=

deg v
i
se i = j,
0 altrimenti.
La matrice C `e detta la matrice dei gradi di G.
Le tre matrici A, B e C sono legate tra loro dalla seguente relazione.
Teorema 1.3. Se G `e un grafo non vuoto, allora B B
t
= A+C.
Dimostrazione. L’elemento di posto (i, j) di B B
t
`e il prodotto delle righe
i e j di B, quindi:
• se i = j, l’elemento di posto (i, i) di B B
t
`e uguale al deg v
i
;
• se i ,= j e v
i
v
j
∈ E(G), allora l’elemento di posto (i, j) di B B
t
`e 1 in quanto la riga i-esima e quella j-esima di B hanno valore
comune 1 in una ed una sola posizione corrispondente;
• se i ,= j e v
i
v
j
/ ∈ E(G), allora l’elemento di posto (i, j) di B B
t
`e 0
in quanto la riga i-esima e quella j-esima di B non assumono mai
valore 1 contemporaneamente nella stessa posizione.
Quindi B B
t
= A+C.

Universit`a di Torino
48 3. Matrici ed alberi
Esercizi
(1) Provare che un grafo G `e sconnesso se e solo se i vertici di G possono
essere etichettati in modo che la matrice di adiacenza A di G abbia la
seguente forma:
A =

A
11
0
0 A
22

.
(2) Provare che un grafo G `e bipartito se e solo se V (G) pu`o essere etichet-
tato in modo che la matrice di adiacenza A abbia la seguente forma:
A =

0 A
12
A
21
0

.
dove A
12
e A
21
sono due sottomatrici di A una trasposta dell’altra.
(3) Provare che il prodotto di due righe distinte qualsiasi della matrice di
adiacenza A di un grafo G `e al pi` u 1 se e solo se G non contiene nessun
4-ciclo.
(4) Determinare il grafo G con matrice di adiacenza A tale che A
2
ha
diagonale principale 4, 3, 3, 4, 3, 3 ed a
(2)
14
= 4.
(5) Determinare il numero ed i v
2
-v
3
cammini di lunghezza 3 nel grafo G con
V (G) = ¦v
1
, v
2
, v
3
, v
4
¦ ed E(G) = ¦v
1
v
2
, v
2
v
3
, v
2
v
4
, v
3
v
4
¦, seguendo la
dimostrazione del Teorema 1.1.
(6) Assegnati due vertici u e v, (u ,= v), del grafo completo K
4
, quanti sono
gli u-v cammini di lunghezza 4? Risolvere l’esercizio sia utilizzando
tecniche combinatoriche che il Teorema 1.1.
2. Alberi
Un albero `e un grafo connesso e aciclico. Una foresta `e un grafo aciclico.
Quindi ciascuna componente di una foresta `e un albero.
Molte osservazioni elementari possono essere fatte riguardo gli alberi.
Per prima cosa, per il Teorema 3.4 segue che ogni lato di un albero `e un
ponte. Viceversa, se ogni lato di un grafo connesso G `e un ponte, G `e un
albero.
C’`e un albero per ciascuno degli ordini 1, 2 e 3; mentre ci sono due alberi
di ordine 4, tre di ordine 5, e sei alberi di ordine 6.
Esercizio: Disegnare i sei alberi di ordine 6.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Alberi 49
Se u e v sono due vertici non adiacenti di un albero G, allora G + uv
contiene esattamente un ciclo C; se poi e `e un qualsiasi lato del ciclo C in
G+uv, allora il grafo G+uv −e `e ancora un albero.
Teorema 2.1. Ogni albero non banale ha almeno due vertici finali.
Dimostrazione. Se un vertice di un albero ha grado maggiore o uguale a
2 `e separante. Segue che se un vertice di un albero non `e separante `e finale.
Ma per il Teorema 3.2 in ogni grafo non banale esistono almeno due vertici
non separanti, da cui la tesi.
Ci sono pi` u modi di caratterizzare gli alberi. I seguenti sono particolar-
mente utili.
Teorema 2.2. Un (p, q) grafo `e un albero se e solo se `e aciclico e p = q +1.
Dimostrazione. Se G `e un albero, G `e aciclico per definizione.
Per verificare l’uguaglianza p = q + 1, usiamo l’induzione su p.
Per p = 1, il risultato (e il grafo) sono banali.
Assumiamo allora che l’uguaglianza p = q + 1 valga per tutti i (p, q)
alberi con p vertici (p ≥ 1), e sia G
1
un albero con p + 1 vertici. Sia v un
vertice finale di G
1
. Il grafo G
2
= G
1
− v `e un albero di ordine p, e quindi
p = q(G
2
) + 1. Poich´e G
1
ha un vertice e un lato in pi` u di G
2
,
p(G
1
) = p + 1 = (q(G
2
) + 1) + 1 = q(G
1
) + 1.
Viceversa, sia G un (p, q) grafo aciclico con p = q + 1. Per vedere che G `e
un albero, dobbiamo soltanto verificare che G `e connesso. Denotiamo con
G
1
, G
2
, . . . , G
k
le componenti connesse di G, con k ≥ 1. Inoltre denotiamo
con p
i
(risp. q
i
) ordine (risp. taglia) di G
i
, per ogni i = 1, . . . , k. Poich´e
ciascun G
i
`e un albero, p
i
= q
i
+ 1. Quindi:
p −1 = q =
k

i=1
q
i
=
k

i=1
(p
i
−1) = p −k.
e quindi k = 1, cio`e G `e connesso.
Corollario 2.3. Una foresta G di ordine p ha p −k(G) lati.
Universit`a di Torino
50 3. Matrici ed alberi
Dimostrazione. In ogni componente G
i
di ordine p
i
ci sono p
i
− 1 lati,
quindi
q =
k

i=1
(p
i
−1) = p −k(G).

Teorema 2.4. Un (p, q) grafo `e un albero se e solo se `e connesso e
p = q + 1.
Dimostrazione. Sia G un (p, q) albero. Per definizione G `e connesso e per
il Teorema 2.2 si ha anche p = q + 1.
Per il viceversa, assumiamo che G sia un (p, q) grafo connesso con la
condizione p = q+1. E’ sufficiente mostrare che G`e aciclico. Se G contenesse
un ciclo C ed e fosse un lato di C, allora G−e sarebbe un grafo connesso di
ordine p con p −2 lati. Questo `e impossibile per il Corollario 1.7 e quindi G
`e aciclico.
Segue che un (p, q) albero G `e caratterizzato da due delle tre propriet`a:
(1) G `e connesso,
(2) G `e aciclico,
(3) p = q + 1.
C’`e un’altra interessante propriet`a degli alberi che conviene ricordare.
Teorema 2.5. Un grafo G `e un albero se e solo se ogni due vertici distinti
di G sono congiunti da un unico cammino di G.
Dimostrazione. Se G `e un albero, poich´e `e connesso, allora certamente
ogni due vertici u e v sono congiunti da un cammino. Se u e v fossero
congiunti da due differenti u-v cammini, considerando il primo vertice x che
i due cammini hanno in comune e utilizzando i due u-x sottocammini, si
determinerebbe un ciclo di G e quindi una contraddizione.
Viceversa, supponiamo che G sia un grafo in cui ogni due vertici distinti
sono congiunti da un unico cammino. Questo implica che G`e connesso. Se G
avesse un ciclo, considerando due vertici u e v del ciclo, si possono costruire
due u-v cammini utilizzando i due rami del ciclo. Questo contraddice la
nostra ipotesi. Quindi G `e aciclico cio`e `e un albero.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Il numero degli alberi non identici 51
3. Il numero degli alberi non identici
Conoscere propriet`a degli alberi `e spesso utile per tentare di provare certi
risultati sui grafi in generale. A causa della semplicit`a della struttura degli
alberi, ogni grafo contiene un certo numero di alberi come sottografi.
Ovviamente ogni albero di ordine minore o uguale a p `e un sottografo del
grafo completo K
p
.
Sebbene non `e nota alcuna formula elementare che dia il numero degli
alberi non isomorfi di ordine p, esiste invece una formula per il numero degli
alberi non identici di ordine p.
Teorema 3.1 (Formula di Cayley per gli alberi). Il numero di alberi non
identici di ordine p `e p
p−2
.
Dimostrazione. Sia N il numero degli alberi, a due a due non identici, su
p vertici etichettati con v
1
, v
2
, . . . , v
p
.
Per d = 1, 2, . . . , p − 1 denotiamo con N
d
il numero di tali alberi con
deg v
p
= d. Faremo riferimento a questi N
d
alberi come agli alberi di tipo
d. Notiamo inoltre che
N =
p−1

d=1
N
d
.
Per d = 2, 3, . . . , p −1, sia G

un albero di tipo d −1 e sia v
i
(v
i
,= v
p
) uno
dei p −d vertici di G

non adiacente a v
p
. Supponiamo che v
j
sia il vertice
sull’unico v
i
-v
p
cammino che sia adiacente a v
i
.
Definiamo un legame tra un albero di tipo d e un albero di tipo d − 1
come una coppia ordinata (G, G

) di alberi per cui G

un albero di tipo d−1
e G = G

+ v
i
v
p
− v
i
v
j
. Si noti che nel legame, essendo G

`e di tipo d − 1,
per come `e definito, G `e di tipo d.
Poich´e ogni albero di tipo d −1 `e legato a p −d alberi di tipo d a due a
due non identici, il numero totale dei legami tra alberi di tipo d e alberi di
tipo d −1 `e (p −d)N
d−1
.
Ricaviamo ora un’altra espressione per il numero dei legami tra alberi di
tipo d e alberi di tipo d−1. Sia G un albero di tipo d per d = 2, 3, . . . , p−1,
e assumiamo che i vertici adiacenti a v
p
siano v
1
, v
2
, . . . , v
d
. Denotiamo con
G
i
la componente di G−v
p
contenente v
i
, i = 1, 2, . . . , d, e poniamo che G
i
abbia ordine p
i
. Ogni albero di tipo d − 1 legato a G pu`o essere ottenuto
aggiungendo a G − v
i
v
p
(per i = 1, 2, . . . , d) un lato congiungente v
i
ed un
vertice v
j
non in G
i
. Il numero di tali lati differenti tra loro `e dato dal numero
dei vertici in V (G)−V (G
i
) differenti da v
p
, quindi questo numero `e p−1−p
i
;
Universit`a di Torino
52 3. Matrici ed alberi
segue che il numero degli alberi legati all’albero G `e

d
i=1
(p − 1 − p
i
) e a
due a due questi alberi non sono identici. Poich´e:
d

i=1
(p −1 −p
i
) = (p −1 −p
1
) + (p −1 −p
2
) + + (p −1 −p
d
) =
= d(p −1) −(p
1
+p
2
+... +p
d
) = d(p −1) −(p −1) = (d −1)(p −1),
segue che il numero totale dei legami `e (d −1)(p −1)N
d
.
Si arriva quindi alla formula ricorsiva:
(1) (p −d)N
d−1
= (d −1)(p −1)N
d
, per d = 2, 3, . . . , p −1.
Ponendo d + 1 al posto di d nella formula (1) e ricavando N
d
, la formula
precedente diventa:
(2) N
d
=
(p −1)(d)
(p −d −1)
N
d+1
.
Ponendo d + 2 al posto di d nella formula (1) e ricavando N
d+1
in funzione
di N
d+2
, la formula (2) diventa:
N
d
=
(p −1)
2
(d)(d + 1)
(p −d −1)(p −d −2)
N
d+2
.
Ricorsivamente, dopo p −d −2 passaggi, otterremo:
N
d
=
(p −1)
p−d−1
(d)(d + 1) . . . (p −2)
(p −d −1)(p −d −2) . . . (2)(1)
N
p−1
.
Usando il fatto che N
p−1
= 1 e moltiplicando a numeratore ed a
denominatore per (d −1)!, si ottiene:
(3) N
d
=

p −2
d −1

(p −1)
p−d−1
.
Quindi
N =
p−1

d=1

p −2
d −1

(p −1)
p−d−1
=
p−2

d=0

p −2
d

(p −1)
p−d−2
,
l’ultima espressione essendo uguale all’espansione binomiale:
p−2

d=0

p −2
d

(p −1)
p−d−2
1
d
= ((p −1) + 1)
p−2
= p
p−2
,
che completa la dimostrazione.
La dimostrazione della Formula di Cayley fornisce inoltre la seguente
informazione.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Alberi ricoprenti 53
Corollario 3.2. Il numero degli alberi non identici di ordine p che hanno
un vertice v tale che deg v = d, per d intero fissato, 1 ≤ d ≤ p −1, `e
N
d
=

p −2
d −1

(p −1)
p−d−1
.
Dimostrazione. E’ sufficiente scegliere un etichettatura dei vertici in cui
il vertice v `e denotato con v
p
e utilizzare la formula (3) del Teorema 3.1.
Esercizi
(1) Considerati gli alberi non identici di ordine 4, calcolarne il numero e
determinare i legami tra gli alberi di tipo 1 e tipo 2.
(2) Considerati gli alberi non identici T di ordine 5 con V (T) = ¦v
1
, v
2
, v
3
,
v
4
, v
5
¦, determinare il numero degli alberi con deg v
2
= 3 o direttamente,
o utilizzando il Corollario 3.2.
(3) Un albero T `e grazioso se `e possibile etichettare i vertici di T con
gli interi 1, 2, . . . , p in modo che l’etichettatura indotta sui lati che
assegna l’intero [i − j[ al lato incidente i vertici i e j `e la seguente:
1, 2, . . . , p −1.
E’ stato congetturato che ogni albero `e grazioso.
Verificare che:
• ogni albero di ordine minore p con p ≤ 6 `e grazioso;
• ogni cammino `e grazioso;
• ogni caterpillar `e grazioso, dove un caterpillar `e un albero che
privato dei vertici finali `e un cammino.
4. Alberi ricoprenti
Dato un grafo G, un albero ricoprente G (spanning tree) `e un sottografo
ricoprente G che `e anche albero, cio`e `e un sottografo connesso e aciclico
contenente tutti i vertici di G.
Il Teorema 3.1 pu`o essere considerato come una formula per determinare
il numero degli alberi non identici ricoprenti il grafo completo etichettato
K
p
.
Consideriamo ora la stessa questione per grafi qualsiasi, cio`e, dato un
grafo G (non necessariamente K
p
), vediamo se G contiene come sottografi
Universit`a di Torino
54 3. Matrici ed alberi
alberi ricoprenti e in caso positivo vediamo come `e possibile determinare il
numero degli alberi ricoprenti G.
Notiamo che la connessione del grafo G `e condizione necessaria e suffi-
ciente per l’esistenza di alberi ricoprenti G. Vale infatti il seguente risultato.
Proposizione 4.1. Un grafo G `e connesso se e solo se ha un albero rico-
prente.
Dimostrazione. Se esiste un albero T ricoprente G, ogni due vertici di G
sono anche vertici di T, ed essendo connessi in T lo sono anche in G. Quindi
G `e connesso.
Proviamo il viceversa per induzione sulla taglia q di G.
Per q = 0, G `e il grafo banale ed il risultato `e ovvio.
Facciamo ora l’ipotesi induttiva che ogni grafo connesso di taglia q − 1
abbia un albero ricoprente, e sia G un grafo connesso di taglia q. Se G `e
aciclico `e esso stesso un albero ricoprente G. Altrimenti, se esiste un ciclo C
in G, consideriamo un lato e di C e consideriamo G

= G−e. G

`e un grafo
connesso di taglia q − 1, quindi ha un albero ricoprente che `e anche albero
ricoprente G.
Dato ora un grafo connesso, vediamo come `e possibile determinare un
albero ricoprente il grafo. Per esempio, se consideriamo il grafo G della
a
b
c
d
e
f
g
h
G:
Figura 1
Figura 1, un albero ricoprente G pu`o essere costruito a partire da un vertice
qualsiasi, pensato come albero parziale iniziale e aggiungendo lati uno alla
volta in modo che ogni lato congiunga un nuovo vertice all’albero parziale
precedentemente costruito. Ad esempio, partendo dal vertice a, si pu`o ag-
giungere il lato ac e collegando l’albero parziale ottenuto via via con gli altri
vertici d, b, e, f, h, g per mezzo dei lati cd, ab, ae, cf, fh, hg si ottiene un
albero ricoprente.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Alberi ricoprenti 55
In generale dopo p − 1 passi, se G ha ordine p, si ottiene un albero
ricoprente. Si noti che la costruzione descritta determina sicuramente un
albero ricoprente in quanto ad ogni passo intermedio, se V

`e l’insieme dei
vertici dell’albero parziale, si ha V

,= ∅, V

,= V (G), ed essendo G connesso,
esiste un lato incidente un vertice di V

con un vertice di V (G) −V

.
Il ragionamento svolto pu`o essere espresso in forma algoritmica fornendo
il seguente:
Algoritmo SpanTree
Sia G un grafo connesso.
(1) Si sceglie un vertice arbitrario v ∈ V (G);
(2) si pone V

= ¦v¦ ed F = ∅;
(3) si ripetono i passi 4), 5) e 6) fino a quando il passo 4) non `e pi` u
applicabile;
(4) si sceglie un lato e = xy in E(G) con x ∈ V

e y / ∈ V

, (se ci sono
pi` u possibilit`a si sceglie a caso);
(5) si aggiunge y a V

;
(6) si aggiunge e ad F;
poich´e l’ordine del grafo `e finito, quando il passo (4) non `e pi` u applicabile il
sottografo indotto per lati da F rappresenta l’albero ricoprente G.
Saper determinare gli alberi ricoprenti un grafo, in particolar modo se il
grafo `e pesato, `e utile in molte applicazioni.
Ad esempio, se si deve costruire un oleodotto che colleghi tra loro alcune
citt`a, il modello da utilizzare `e quello di un grafo connesso i cui vertici
siano le citt`a e i cui lati i possibili collegamenti tra due citt`a diverse. Pu`o
succedere che alcune citt`a non possano essere collegate direttamente per
ragioni geografiche nel qual caso i vertici corrispondenti non sono adiacenti.
Se `e noto il costo di costruzione di ogni possibile collegamento tra due
citt`a, il problema di determinare il minor costo possibile di costruzione del-
l’intero oleodotto consiste nel determinare un albero ricoprente il grafo di
peso minimo.
L’algoritmo che si utilizza, derivato dall’algoritmo SpanTree, `e il seguente:
Algoritmo MinSpanTree
Siano G un grafo connesso e pesato.
Universit`a di Torino
56 3. Matrici ed alberi
(1) Si sceglie un vertice arbitrario v ∈ V (G);
(2) si pone V

= ¦v¦ ed F = ∅;
(3) si ripetono i passi 4), 5) e 6) fino a quando il passo 4) non `e pi` u
applicabile;
(4) si sceglie un lato e = xy in E(G) di peso minimo tra quelli con
x ∈ V

e y / ∈ V

, (se ci sono pi` u possibilit`a si sceglie a caso);
(5) si aggiunge y a V

;
(6) si aggiunge e ad F;
poich´e l’ordine del grafo `e finito, quando il passo 4) non `e pi` u applicabile il
sottografo indotto per lati da F rappresenta l’albero ricoprente G di peso
minimo.
Qualsiasi sia il vertice iniziale da cui si parte, si pu`o provare che l’algorit-
mo precedente determina effettivamente l’albero ricoprente di peso minimo.
Esempio 4.2. Sia G il grafo pesato seguente:
V (G) = ¦u, v, x, y, z¦,
E(G) = ¦uv, ux, uy, uz, vy, xy, xz, yz¦,
e con i pesi dati da:
w(uv) = 2, w(ux) = 4, w(uy) = 5, w(uz) = 6, w(vy) = 7, w(xy) = 7,
w(xz) = 5, w(yz) = 3 .
Un albero ricoprente G di peso minimo pu`o essere determinato, utiliz-
zando l’algoritmo MinSpanTree, partendo da u, e aggiungendo i lati uv, ux,
uy, oppure xz e yz.
I due alberi ricoprenti T, cos`ı ottenuti, hanno peso minimo w(T) = 14.
Occupiamoci ora del problema di determinare il numero degli alberi non
identici ricoprenti un qualsiasi grafo connesso.
La soluzione al problema `e data dal Teorema 4.5, dovuto a Kirchoff, e la
sua dimostrazione fa uso del seguente risultato sulle matrici di cui omettiamo
la dimostrazione.
Teorema 4.3 (Teorema di Binet-Cauchy). Siano M una mn matrice ed
M

una nm matrice, con m ≤ n. Una mm sottomatrice S di M `e detta
corrispondere ad una mm sottomatrice S

di M

se i numeri delle colonne
di M che determinano S sono gli stessi dei numeri delle righe di M

che
determinano S

.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Alberi ricoprenti 57
Nelle condizioni precedenti si ha:
det (M M

) =

(det S)(det S

),
dove la somma `e estesa su tutte le m m sottomatrici S di M e alle
corrispondenti S

di M

.
I numeri det S e det S

sono chiamati i determinanti maggiori di M
ed M

rispettivamente.
Esempio 4.4. Verificare la formula precedente per
M =

1 −2 3
2 0 4

M

=


2 −1
3 1
0 2


Teorema 4.5 (Teorema degli alberi e delle matrici). Se G `e un grafo non
banale con etichettatura V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦ sui vertici ed etichettatura
E(G) = ¦e
1
, e
2
, . . . , e
q
¦ sui lati, allora il numero degli alberi non identici
ricoprenti G `e il valore di un qualsiasi cofattore della matrice C−A, essendo
A la matrice di adiacenza e C la matrice dei gradi di G.
Dimostrazione. Dalla teoria delle matrici risulta che, se in una matrice
quadrata la somma degli elementi di una qualsiasi riga o colonna `e zero,
tutti i cofattori della matrice hanno lo stesso valore. Notiamo inizialmente
che la matrice C −A soddisfa a questa propriet`a in quanto la somma degli
elementi della riga i-esima (colonna i-esima) di A `e il deg v
i
, cosicch´e la
somma degli elementi di ogni riga (colonna) di C − A `e zero. Quindi in
C −A tutti i cofattori hanno lo stesso valore.
Assumiamo inizialmente che G sia un grafo sconnesso di ordine p, e,
cambiando eventualmente l’etichettatura sui vertici, che G
1
sia una compo-
nente di G con V (G
1
) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
n
¦.
Calcoliamo il p-esimo cofattore principale di C−A, cio`e il cofattore dell’ele-
mento di posto (p, p).
Sia C

la (p − 1) (p − 1) sottomatrice ottenuta togliendo da C − A
l’ultima riga e l’ultima colonna. Notiamo che la somma delle prime n righe
di C

`e il vettore nullo con p − 1 componenti (le prime n componenti del
vettore somma sono uguali a 0 in quanto G
1
`e una componente mentre le
altre p −1 −n sono ancora 0 in quanto G
1
e G−G
1
sono sconnessi).
Segue che le righe di C

sono linearmente dipendenti, che implica det C

= 0.
Quindi ogni cofattore di C −A ha valore zero. Ma zero `e ovviamente anche
il numero degli alberi ricoprenti G. Il teorema vale quindi per ogni grafo
sconnesso.
Universit`a di Torino
58 3. Matrici ed alberi
Assumiamo ora che G sia un (p, q) grafo connesso, e quindi che q ≥ p−1.
Consideriamo la matrice B di incidenza di G e in ciascuna colonna di B
rimpiazziamo uno dei due elementi non nulli con -1. Denotiamo la matrice
risultante con M = (m
ij
).
Vediamo che il prodotto di M con la sua trasposta M
t
`e C −A.
Infatti l’elemento di posto (i, j) di M M
t
`e
q

k=1
m
ik
m
jk
,
che ha valore:
• deg v
i
se i = j;
• il valore -1 se v
i
v
j
∈ E(G);
• 0 altrimenti.
Quindi M M
t
= C −A.
Consideriamo ora una sottomatrice di M formata da p−1 colonne scelte a
caso tra quelle di M. Questa p(p−1) matrice corrisponde ad un sottografo
ricoprente H di G con p − 1 lati nel senso che `e la matrice di incidenza di
H a cui `e stato cambiato uno dei due 1 in ogni colonna con un -1.
Vogliamo provare che togliendo un’arbitraria riga da questa matrice,
diciamo la k-esima, si ottiene una matrice quadrata M

di ordine p−1 il cui
determinante `e in valore assoluto 1 o 0 a seconda che H sia o no un albero.
• Se H non `e un albero, cio`e non `e connesso, allora H ha una compo-
nente H
1
non contenente v
k
. La somma dei vettori riga di M

cor-
rispondenti ai vertici di H
1
`e il vettore nullo con p −1 componenti.
Segue allora det M

= 0.
• Se H `e un albero, cio`e H `e connesso, possiamo rietichettare i suoi
lati e i suoi vertici nel seguente modo:
– denotiamo con v

1
(v

1
,= v
k
) un vertice finale di H e con e

1
il
lato incidente con v

1
;
– denotiamo poi con v

2
(v

2
,= v
k
) un vertice finale dell’albero
H −v

1
e con e

2
il lato di H −v

1
incidente con v

2
;
– continuiamo questo procedimento fino a quando non rimane
che v
k
che chiamiamo v

p
.
Questa nuova etichettatura dei vertici e dei lati di H determina una
nuova matrice M

= (m

ij
) che pu`o essere ottenuta permutando le
righe e le colonne di M

, quindi
[detM

[ = [detM

[.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 59
Ma per il modo in cui `e definita M

, ogni vertice v

i
`e incidente
solo con lati e

j
dove j ≤ i, cio`e M

`e triangolare inferiormente, ed
essendo [m

ii
[ = 1, ∀i = 1, . . . , p −1, segue che det M

= ±1.
Poich´e ogni cofattore di C −A ha lo stesso valore, calcoliamo solo l’i-esimo
cofattore principale, cio`e il determinante della matrice ottenuta da C − A
eliminando la riga e la colonna i-esima.
Denotiamo con M
i
la matrice ottenuta da M eliminando la i-esima riga.
Cosicch´e il precedente cofattore diventa uguale al det (M
i
M
t
i
) che per il
Teorema di Binet-Cauchy `e uguale alla somma dei prodotti dei corrisponden-
ti determinanti maggiori di M
i
e di M
t
i
. Ora questi determinanti maggiori
corrispondenti hanno lo stesso valore e il loro prodotto `e 1 se le colonne che
li definiscono corrispondono ad un albero ricoprente di G e 0 altrimenti.
Segue il risultato.
Esercizi
(1) Sia G il grafo pesato con V (G) = ¦x, a, b, c, d, e, f¦ ed i cui lati pesati
sono dati dalla seguente tabella:
xa xb xc xd xe xf ab bc cd de ef fa
6 3 2 4 3 7 6 2 3 1 8 6
Trovare tutti i minimi alberi ricoprenti e determinarne il loro peso
utilizzando l’algoritmo MinSpanTree.
(2) Determinare i minimi alberi ricoprenti non isomorfi del grafo pesato G
con V (G) = ¦a, b, c, d, e, f, g¦ ed i cui lati pesati sono dati dalla seguente
tabella:
ab ad bc be ce cg de df ef fg
6 5 8 7 8 1 3 3 2 10
(3) Determinare il minimo albero ricoprente il grafo pesato seguente G con
insieme di vertici V (G) = ¦a, b, c, d, e, f, g, h, i, j, k¦ e i cui lati pesati
sono dati dalla seguente tabella:
ab ac ad bc be cd ce cf cg dg ef
2 8 1 6 1 7 5 1 2 9 3
eh ei fg fi gi gj hi hk ij ik jk
2 9 4 6 3 1 7 9 1 2 4
Universit`a di Torino
60 3. Matrici ed alberi
In questo caso il minimo albero ricoprente `e unico?
(4) Calcolare il numero e determinare gli alberi ricoprenti G, seguendo la
dimostrazione del Teorema 4.5, avendo etichettato i vertici nella forma:
V (G) = ¦v
1
, v
2
, v
3
, v
4
¦
ed i lati nella forma:
E(G) = ¦e
1
= v
1
v
2
, e
2
= v
2
v
3
, e
3
= v
3
v
4
, e
4
= v
1
v
4
, e
5
= v
1
v
3
¦.
(5) Determinare alcuni alberi ricoprenti il 3-cubo Q
3
= K
2
K
2
K
2
.
Impostare il calcolo per calcolare il numero totale N degli alberi non
identici ricoprenti Q
3
. (Si ha: N = 348).
(6) Utilizzare il Teorema 4.5 per dedurre la formula di Cayley (Teorema
3.1).
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Capitolo 4
Grafi planari
1. La formula di Eulero
Un (p, q) grafo G `e detto immergibile in una superficie S se `e possibile
determinare p punti di S che corrispondano ai vertici di G e q curve su S,
a due a due disgiunte eccetto eventualmente gli estremi, che corrispondano
ai lati di G tali che se una curva A corrisponde ad un lato e = uv, allora gli
estremi di A corrispondano ai vertici u e v di G.
Intuitivamente G `e immergibile su S se G pu`o essere disegnato su S, in
modo che lati (pi` u precisamente curve corrispondenti a lati) o non si inter-
secano o si intersecano solo in un vertice (cio`e in un punto corrispondente
ad un vertice). Nel seguito di questa sezione supporremo esclusivamente che
S sia un piano od una sfera.
Un grafo `e planare se pu`o essere immerso nel piano (o equivalentemente
sulla sfera). Se un grafo planare `e immerso nel piano `e detto grafo piano.
G
1
: G
2
: G
3
:
a b c
d e f
Figura 1
Il grafo G
1

= K(2, 3) della Figura 1 `e planare anche se cos`ı disegnato
non `e piano; G
2

= K(2, 3) `e planare e piano; G
3

= K(3, 3) `e non planare.
61
62 4. Grafi planari
Per provare che G
3
non `e planare si pu`o utilizzare il seguente metodo
che fa uso di un ciclo di G
3
sufficientemente lungo. Se G
3
fosse planare,
si potrebbe disegnare il ciclo C : a, d, b, e, c, f, a nel piano. I rimanenti lati
di G
3
sono ae, bf e cd. Ma non `e possibile disegnare questi tre lati senza
almeno una intersezione. Infatti se disegniamo ae all’interno del ciclo, bf
va disegnato esternamente al ciclo, e quindi non c’`e possibilit`a di inserire
cd senza intersecare un altro lato. Se disegniamo ae all’esterno del ciclo la
dimostrazione `e analoga.
Dato un grafo piano G, una regione R di G `e la massima parte del
piano tale che ogni due punti di R possono essere congiunti da una curva A
per cui ogni punto di A non corrisponde ad un vertice di G e non giace su
nessuna curva corrispondente ad un lato di G. Intuitivamente le regioni di
G sono le porzioni connesse del piano dopo avere tolto le curve ed i punti
del piano corrispondenti ai lati e ai vertici di G.
Dato un grafo piano G, il bordo o contorno di una regione R `e for-
mato da tutti i punti x, corrispondenti a vertici od appartenenti a curve
corrispondenti a lati di G, aventi la propriet`a che x pu`o essere congiunto ad
un punto di R con una curva i cui punti diversi da x appartengono tutti ad
R.
Ogni grafo piano G contiene una regione non limitata chiamata la re-
gione esterna di G. Se G `e immerso sulla sfera nessuna regione di G pu`o
essere pensata come esterna. D’altra parte, dato un grafo piano G, si pu`o
sempre costruire una nuova immersione di G nel piano in modo che una data
regione di G diventi la regione esterna. Quindi un grafo piano G pu`o essere
sempre realizzato nel piano in modo che ogni vertice o lato giaccia sul bordo
della sua regione esterna. Il grafo G
2
della Fig. 4.1 ha tre regioni ed il bordo
di ciascuna regione `e un 4-ciclo.
Una interessante caratteristica dei grafi planari `e che possono essere
immersi nel piano in modo che ogni lato sia un segmento rettilineo.
L’ordine, la taglia e il numero delle regioni di un grafo piano connesso
che sono legate da una ben nota formula scoperta da Eulero.
Teorema 1.1 (Formula di Eulero). Se G `e un grafo piano connesso con p
vertici, q lati ed r regioni allora:
p −q +r = 2.
Dimostrazione. Proviamolo per induzione su q.
Se q = 0, segue p = 1, r = 1 ed il risultato `e vero.
Supponiamo vero il risultato per tutti i grafi connessi piani con meno di
q lati (q ≥ 1) e supponiamo che G abbia q lati.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Condizioni algebriche e planarit`a 63
• Se G `e un albero allora p = q + 1 ed r = 1 e quindi la formula
segue.
• Se G non `e un albero, sia e un lato su un ciclo di G. Consideriamo
G−e. Il grafo connesso G−e ha p vertici, q −1 lati ed r −1 regioni
e quindi, per l’ipotesi induttiva, p − (q − 1) + r − 1 = 2 da cui
p −q +r = 2.

Dal precedente teorema segue che due qualsiasi immersioni nel piano
di un grafo planare connesso formano due grafi piani che hanno lo stesso
numero di regioni. Si pu`o quindi parlare direttamente del numero delle
regioni di un grafo planare connesso, in quanto questo numero non dipende
dalla rappresentazione piana del grafo.
Per grafi planari non necessariamente connessi si ha il seguente risultato.
Corollario 1.2. Se G `e un grafo piano con p vertici, q lati, r regioni e k
componenti connesse, allora:
p −q +r = 1 +k.
Dimostrazione. Per ogni componente connessa G
i
di G, i = 1, 2, . . . , k, si
ha p
i
−q
i
+r
i
= 2, essendo p
i
(risp. q
i
, r
i
) ordine (risp. taglia, numero delle
regioni ) di G
i
. Ora:
p =
k

i=1
p
i
, q =
k

i=1
q
i
, mentre
k

i=1
r
i
= r +k −1,
avendo ogni componente una regione esterna mentre in G ne esiste una
soltanto. Segue:
k

i=1
(p
i
−q
i
+r
i
) = p −q +r +k −1 = 2k,
da cui la tesi.
2. Condizioni algebriche e planarit`a
E’ naturale chiedersi se esiste una caratterizzazione algebrica della planarit`a
di un grafo, ma nessuna caratterizzazione di questo tipo `e nota. Possiamo
per`o descrivere alcuni risultati in questa direzione.
Considerando i grafi planari massimali, si ottiene un primo risultato che
fornisce una condizione necessaria alla planarit`a.
Universit`a di Torino
64 4. Grafi planari
Un grafo G `e detto planare massimale se per ogni coppia di vertici
non adiacenti u e v di G il grafo G + uv `e non planare. Segue che in ogni
immersione di un grafo planare massimale G di ordine p ≥ 3 il bordo di ogni
regione di G`e un triangolo. Per questa ragione i grafi planari massimali sono
anche detti grafi planari triangolati o pi` u semplicemente triangolazioni.
Esempio 2.1. K
4
`e un grafo planare massimale mentre H, con V (H) =
¦v
1
, v
2
, v
3
, v
4
¦ ed E(H) = ¦v
1
v
2
, v
1
v
3
, v
1
v
4
, v
2
v
3
, v
3
v
4
¦ non lo `e.
Per un dato numero p di vertici, il numero q dei lati di un grafo planare
massimale ha il seguente valore.
Teorema 2.2. Se G `e un (p, q) grafo planare massimale, con p ≥ 3, allora
q = 3p −6.
Dimostrazione. Denotiamo con r il numero delle regioni. In G il bordo di
ogni regione `e un triangolo e ciascun lato `e sul bordo di due regioni. Quindi
se si sommano i lati che stanno sul bordo di tutte le regioni si ottiene come
somma 3r. D’altronde questo numero `e anche uguale a 2q in quanto in questa
somma ogni lato `e contato due volte.
Il grafo G, essendo planare massimale, `e anche connesso. Quindi se si
ricava r dalla formula di Eulero e si sostituisce nell’identit`a 3r = 2q si
ottiene:
3r = 3(2 −p +q) = 6 −3p + 3q,
da cui:
6 −3p + 3q = 2q,
e quindi:
q = 3p −6.

Corollario 2.3. Se G `e un (p, q) grafo planare con p ≥ 3 allora:
q ≤ 3p −6.
Dimostrazione. Se si aggiungono a E(G) un numero sufficiente di lati in
modo da renderlo planare massimale il (p

, q

) grafo risultante G

`e tale che
p = p

e q ≤ q

.
Da cui:
q ≤ q

= 3p

−6 = 3p −6.

Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Condizioni algebriche e planarit`a 65
Una importante conseguenza del Corollario 2.3 `e il seguente:
Corollario 2.4. Ogni grafo planare contiene un vertice di grado al pi` u 5.
Dimostrazione. Sia G un (p, q) grafo planare con V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦.
Se p ≤ 6 il risultato `e ovvio.
Altrimenti da q ≤ 3p −6 segue:
p

i=1
deg v
i
= 2q ≤ 6p −12.
Se tutti i vertici di G avessero grado maggiore o uguale a 6 seguirebbe
2q ≥ 6p, da cui l’assurdo 6p ≤ 2q ≤ 6p −12.
Quindi G contiene un vertice di grado al pi` u 5.
Consideriamo ora un altro risultato che riguarda i gradi di un grafo
planare massimale.
Corollario 2.5. Sia G un (p, q) grafo planare massimale con p ≥ 4 e sia
p
i
il numero dei vertici di G di grado i, con i = 3, 4, . . . , m, dove m `e il
massimo grado dei vertici di G. Allora:
3p
3
+ 2p
4
+p
5
= p
7
+ 2p
8
+... + (m−6)p
m
+ 12.
Dimostrazione. Notiamo inizialmente che se G ha ordine p ≥ 4, tutti
i vertici hanno grado ≥ 3. Infatti, se esistesse un vertice u di grado 2,
adiacente a v e w, poich´e p ≥ 4, esisterebbe un quarto vertice w

adiacente a
v oppure a w, altrimenti G non sarebbe connesso e quindi neppure planare
massimale. Quindi anche uw

sarebbe un lato di G, essendo G triangolato,
e quindi deg u ≥ 3.
Ora, per il Teorema 2.2, q = 3p −6. Inoltre essendo:
p =
m

i=3
p
i
e 2q =
m

i=3
ip
i
segue:
m

i=3
ip
i
= 6
m

i=3
p
i
−12,
e quindi:
3p
3
+ 4p
4
+ 5p
5
+ +mp
m
= 6p
3
+ 6p
4
+ + 6p
m
−12
da cui:
3p
3
+ 2p
4
+p
5
= p
7
+ 2p
8
+ + (m−6)p
m
+ 12.

Universit`a di Torino
66 4. Grafi planari
3. Grafi planari e poliedri
La teoria dei grafi planari `e strettamente collegata con quella dei poliedri.
Un poliedro `e un solido la cui superficie consiste di facce poligonali.
Per esempio un cubo `e un poliedro mentre una sfera non lo `e.
Un solido `e semplice se `e senza buchi cio`e se la sua superficie pu`o essere
deformata in modo continuo nella superficie di una sfera. Sono, ad esempio,
solidi semplici le piramidi ed i cubi, ma non il toro.
Un poliedro regolare `e un poliedro semplice con tutte le facce formate
da poligoni regolari congruenti tra loro e con tutti i vertici con lo stesso
numero di lati incidenti. Per esempio un cubo `e un poliedro regolare, mentre
una piramide a base quadrata oppure un doppio tetraedro non lo sono.
Ad ogni poliedro P si pu`o associare un grafo G(P) connesso e planare.
E’ sufficiente pensare alla superficie del poliedro fatta di gomma, bucare
una delle sue facce e, allargando il buco, deformare elasticamente (in modo
continuo) la superficie fino a farla aderire ad un piano. La regione bucata
diverr`a la regione esterna, ed i vertici, i lati e le facce di P formeranno i
vertici, i lati e le regioni del grafo piano associato G(P). Segue che ogni
vertice di G(P) ha grado almeno 3.
Si `e soliti denotare il numero dei vertici, lati e facce di un poliedro P
con V, E ed F rispettivamente. Ovviamente questi sono anche il numero
dei vertici, lati e regioni di G(P) e per la formula di Eulero si ottiene la
seguente formulazione.
Teorema 3.1 (Formula di Eulero per i poliedri). Se V, E ed F sono i
numeri dei vertici, lati e facce di un poliedro, allora
V −E +F = 2.
Quando si lavora con un poliedro P (cos`ı come con il grafo G(P) ) si
usa rappresentare il numero dei vertici di grado n con V
n
e il numero delle
facce (regioni) con contorno un n-ciclo con F
n
. Segue che
2E =

n≥3
nV
n
=

n≥3
nF
n
.
Per il Corollario 2.4 ogni poliedro ha almeno un vertice di grado 3 o 4 o 5.
Come analogo di questo risultato abbiamo:
Teorema 3.2. Almeno una faccia di ogni poliedro ha come contorno un
n-ciclo con n = 3 o 4 oppure 5.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Grafi planari e poliedri 67
Dimostrazione. Supponiamo che F
3
= F
4
= F
5
= 0.
Segue:
2E =

n≥3
nF
n

n≥3
6F
n
= 6

n≥3
F
n
= 6F
e quindi:
E ≥ 3F.
Inoltre:
2E =

n≥3
nV
n

n≥3
3V
n
= 3

n≥3
V
n
= 3V.
Dalla formula di Eulero per i poliedri si ottiene allora la contraddizione:
E = V +F −2 ≤
2
3
E +
1
3
E −2 = E −2.

Consideriamo ora un poliedro regolare P. Essendo tutte le facce di P
congruenti ed avendo P tutti i vertici con lo stesso grado, dato P esisteranno
due interi fissati k ed h tali che:
V = V
k
e V
i
= 0, ∀i ,= k,
F = F
h
e F
i
= 0, ∀i ,= h.
Per esempio il cubo `e un poliedro regolare con V = V
3
ed F = F
4
. Oltre
al cubo ci sono solo altri quattro poliedri regolari. Questi cinque poliedri
regolari sono anche chiamati i solidi platonici. Gi`a pi` u di duemila anni fa i
Greci erano a conoscenza che c’erano sono questi cinque poliedri regolari.
Teorema 3.3. Ci sono esattamente 5 poliedri regolari.
Dimostrazione. Sia P un poliedro regolare. Allora V −E+F = 2. Quindi:
−8 = 4E −4V −4F = 2E + 2E −4V −4F =
=

n≥3
nF
n
+

n≥3
nV
n
−4

n≥3
V
n
−4

n≥3
F
n
=
=

n≥3
(n −4)F
n
+

n≥3
(n −4)V
n
.
Poich´e P `e regolare esistono gli interi h (h ≥ 3) e k (k ≥ 3) tali che:
F = F
h
e V = V
k
.
Quindi:
−8 = (h −4)F
h
+ (k −4)V
k
.
Universit`a di Torino
68 4. Grafi planari
Inoltre notiamo che:
• per il Teorema 3.2 si ha 3 ≤ h ≤ 5,
• per il Corollario 2.4 si ha 3 ≤ k ≤ 5,
• hF
h
= 2E = kV
k
.
Questo porta a considerare i seguenti nove casi:
(1) h = 3, k = 3.
Si ha −8 = −F
3
−V
3
e 3F
3
= 3V
3
da cui F
3
= V
3
= 4.
Quindi P `e il tetraedro.
(2) h = 3, k = 4
Si ha −8 = −F
3
e 3F
3
= 4V
4
, da cui F
3
= 8 e V
4
= 6.
Quindi P `e l’ottaedro.
(3) h = 3, k = 5.
Si ha −8 = −F
3
+V
5
e 3F
3
= 5V
5
, da cui F
3
= 20 e
V
5
= 12.
Quindi P `e l’icosaedro.
(4) h = 4, k = 3.
Si ha −8 = −V
3
e 4F
4
= 3V
3
da cui F
4
= 6 e
V
3
= 8.
Quindi P `e il cubo.
(5) h = 4, k = 4.
Questo `e impossibile essendo −8 ,= 0.
(6) h = 4, k = 5.
Questo `e impossibile essendo −8 ,= V
5
.
(7) h = 5, k = 3.
Si ha −8 = F
5
− V
3
e 5F
5
= 3V
3
da cui F
5
= 12 e
V
3
= 20.
Quindi P `e il dodecaedro.
(8) h = 5, k = 4.
Questo `e impossibile essendo −8 ,= F
5
.
(9) h = 5, k = 5.
Questo `e impossibile essendo −8 ,= F
5
+V
5
.
La prova risulta cos`ı completa.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Omeomorfismo 69
Esercizi
(1) Ci pu`o essere un grafo planare con 7 vertici e 16 lati?
(2) Disegnare il grafo 3-regolare planare con 5 regioni.
(3) Determinare le altre quattro immersioni nel piano del grafo :
G : v
4
v
1
v
2
v
5
v
3
in modo che ognuna delle cinque regioni di G risulti la regione esterna
per ognuna delle immersioni determinate.
(4) Disegnare le immersioni nel piano dei cinque poliedri regolari. Quali tra
i precedenti grafi planari associati sono planari massimali?
(5) Provare che si possono costruire poliedri regolari solo usando come facce
triangoli, quadrati o pentagoni regolari, cio`e n-poligoni regolari con
3 ≤ n ≤ 5.
(Suggerimento: si determini l’angolo interno α di un n-poligono regolare
e si usi il fatto che 3α < 2π, avendo ogni vertice del poliedro grado ≥ 3).
(6) Provare che se G `e un (p, q) grafo planare e bipartito con p ≥ 3 si ha
q ≤ 2p − 4, tenendo presente la dimostrazione del Teorema 2.2 e le
propriet`a dei grafi bipartiti.
4. Omeomorfismo
Una suddivisione elementare di un grafo non vuoto G`e un grafo, ottenuto
da G togliendo un lato e = uv ed aggiungendo un nuovo vertice w e i due
lati uw e vw.
Una suddivisione di G `e un grafo ottenuto da G con la composizione
di un numero finito di suddivisioni elementari.
Un grafo H `e detto omeomorfo da G se o H

= G oppure H `e isomorfo
ad una suddivisione di G.
Universit`a di Torino
70 4. Grafi planari
Segue che se H `e omeomorfo da G, l’ordine di H `e maggiore o uguale a
quello di G, essendo il numero dei vertici di grado 2 in H maggiore o uguale
a quello di G, mentre rimane invariato il numero dei vertici di grado diverso
da 2.
Un grafo G
1
`e omeomorfo con un grafo G
2
se esiste un grafo G
3
tale
che sia G
1
che G
2
sono omeomorfi da G
3
, cio`e se entrambi possono essere
ottenuti da G
3
con una suddivisione di lati.
Segue che se G
1
`e omeomorfo con G
2
i due grafi hanno ordine in generale
diverso, ma hanno il numero dei vertici di grado diverso da 2 coincidente.
Nella figura seguente i grafi G
1
e G
2
sono omeomorfi l’uno con l’altro
in quanto entrambi sono omeomorfi da G
3
. D’altronde n`e G
1
n`e G
2
sono
omeomorfi l’uno dall’altro.
G
1
:
G
2
:
G
3
:
Si pu`o provare che la relazione essere omeomorfo con `e una relazione
di equivalenza sui grafi, quindi diremo che due grafi sono omeomorfi tra
loro se l’uno `e omeomorfo con l’altro. Quindi l’insieme dei grafi pu`o essere
ripartito in classi di omeomorfismo.
Teorema 4.1. In ogni classe ( di grafi omeomorfi, esiste un unico grafo H,
a meno di isomorfismi, tale che se G ∈ (, allora G `e omeomorfo da H.
Dimostrazione. Sia ( una classe di grafi omeomorfi, e sia H ∈ ( un grafo
con il minimo numero di vertici tra i grafi in (.
Se G ∈ (, H e G sono omeomorfi, quindi esiste un grafo H
1
∈ ( tale
che sia H che G sono omeomorfi da H
1
. Poich´e H `e omeomorfo da H
1
o
H

= H
1
oppure H `e isomorfo ad una suddivisione di H
1
, ma quest’ultima
possibilit`a implica che H
1
abbia meno vertici di H che `e una contraddizione,
in quanto H
1
∈ (. Quindi H

= H
1
e G `e omeomorfo da H.
Supponiamo ora che esistano due grafi H, H

∈ ( tali che se G ∈ (, G `e
omeomorfo da H e contemporaneamente da H

. Allora H `e omeomorfo da
H

ed anche H

`e omeomorfo da H.
Quindi H

= H

, cio`e H `e unico a meno di isomorfismi.
Il precedente risultato suggerisce la seguente definizione.
Un grafo H `e omeomorficamente irriducibile se, ogniqualvolta un
grafo G `e omeomorfo con H, G risulta anche omeomorfo da H. Per il
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 71
Teorema 4.1 ogni classe di grafi omeomorfi contiene esattamente un grafo
omeomorficamente irriducibile.
I grafi omeomorficamente irriducibili sono caratterizzati nel seguente
modo.
Teorema 4.2. Un grafo H `e omeomorficamente irriducibile se e solo se
ogni vertice di grado 2 di H giace su un triangolo di H.
Dimostrazione. Se un grafo H contiene un vertice v di grado 2 adiacente
con u e w, supposti non adiacenti, segue che H −v +uw `e omeomorfo con
H ma non omeomorfo da H, cio`e H non `e omeomorficamente irriducibile.
Viceversa, supponiamo che H sia un grafo in cui ogni vertice di grado
2 giaccia su un triangolo e supponiamo inoltre che H non sia omeomorfica-
mente irriducibile. Allora esiste un grafo G che `e omeomorfo con H ma non
da H. Quindi esiste un grafo H
1
tale che H e G sono omeomorfi da H
1
.
Poich´e H
1
,

= H, altrimenti G sarebbe omeomorfo da H, il grafo H
`e isomorfo ad una suddivisione di H
1
cio`e H `e ottenuto da H
1
con una
successione di suddivisioni elementari. Ma ogni nuovo vertice introdotto in
una suddivisione elementare ha grado 2 ed `e adiacente a due vertici non
adiacenti. Questa `e una contraddizione all’ipotesi che ogni vertice di H di
grado 2 giaccia su un triangolo.
Quindi H `e omeomorficamente irriducibile.
Corollario 4.3. Se un grafo H non ha vertici di grado 2, H `e omeomorfi-
camente irriducibile.
Esercizi
(1) Provare che due cicli di lunghezza qualsiasi sono omeomorfi tra loro e
determinare il rappresentante omeomorficamente irriducibile della classe
dei cicli.
(2) Provare che i grafi completi sono omeomorficamente irriducibili.
(3) Provare che K(3, 3) `e omeomorficamente irriducibile.
(4) Determinare tutti gli alberi omeomorficamente irriducibili di ordine 6.
Universit`a di Torino
72 4. Grafi planari
5. Caratterizzazione dei grafi planari
Ci sono due grafi, precisamente K
5
e K(3, 3), che giocano un ruolo impor-
tante nello studio dei grafi planari.
Studiamo allora le propriet`a di questi due grafi.
Teorema 5.1. I grafi K
5
e K(3, 3) sono non planari.
Dimostrazione. Supponiamo, per assurdo, che K
5
sia un grafo planare.
Poich´e K
5
ha p = 5 vertici e q = 10 lati, si ha:
q = 10 > 9 = 3p −6,
che contraddice il Corollario 2.3. Quindi K
5
`e non planare.
Analogamente supponiamo, per assurdo, che K(3, 3) sia un grafo planare
e consideriamo una sua immersione nel piano.
Poich´e K(3, 3) `e bipartito, non ha cicli dispari e quindi non ha triangoli;
quindi tutte le sue regioni hanno come bordo almeno quattro lati.
Consideriamo il numero totale N dei lati che stanno sul bordo delle r
regioni di K(3, 3). Segue 4r ≤ N. Poich´e nella somma N ogni lato `e contato
due volte e K(3, 3) contiene q = 9 lati, N = 18 e quindi r ≤ 9/2. Ma, per la
formula di Eulero, r = 5, e questo `e una contraddizione.
Quindi K(3, 3) `e non planare.
Teorema 5.2. Se un grafo G contiene un sottografo omeomorfo o con K
5
o con K(3, 3) allora G `e non planare.
Dimostrazione. Sia H il sottografo di G omeomorfo con K
5
o con K(3, 3).
Non avendo vertici di grado 2, K
5
e K(3, 3) sono omeomorficamente ir-
riducibili (vedi Corollario 4.3). Segue che H `e omeomorfo da K
5
o da K(3, 3).
Poich´e un grafo G
1
omeomorfo da G
2
`e planare se e solo se G
2
`e planare,
segue che H `e non planare. Poich´e poi se un grafo contiene un sottografo
non planare `e anch’esso non planare, segue che G `e non planare.
Esempio 5.3. Il grafo G della Figura 2 `e detto il grafo di Petersen.
Il grafo di Petersen `e non planare, infatti anche se non contiene sottografi
omeomorfi con K
5
, in quanto tutti i suoi vertici hanno grado 3, G contiene
il sottografo G

della Figura 3 che `e omeomorfo da K(3, 3) (vedi Figura 4).
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Caratterizzazione dei grafi planari 73
G :
Figura 2. Il grafo di Petersen.
suoi vertici hanno grado 3, G contiene il sottografo G':
G' :
Figura 3. Il sottografo G’ del grafo di Petersen.
K(3,3) :
fig. 3.7
Figura 4. G

`e omeomorfo da K(3, 3).
La propriet`a interessante `e che vale anche il viceversa del Teorema 5.2.
In questo modo si ottiene una caratterizzazione dei grafi planari che `e
sicuramente uno dei risultati pi` u noti in teoria dei grafi.
Ma prima di presentare questo teorema, ottenuto da Kuratowski, `e
necessario un ulteriore risultato sui grafi planari.
Teorema 5.4. Un grafo `e planare se e solo se ogni suo blocco `e planare.
Dimostrazione. Certamente un grafo `e planare se e solo se ogni sua com-
ponente `e planare, quindi possiamo supporre che G sia connesso.
E’ anche chiaro che se G `e planare ogni suo blocco `e planare.
Universit`a di Torino
74 4. Grafi planari
Proviamo il viceversa per induzione sul numero n dei blocchi di G.
Se Gha un solo blocco e questo blocco `e planare, ovviamente G`e planare.
Assumiamo che ogni grafo con meno di n , n ≥ 2, blocchi planari sia un
grafo planare.
Supponiamo ora che G abbia n blocchi, ciascuno dei quali sia planare.
Sia B un blocco finale di G. Denotiamo con v il vertice separante di G che
sta in B. Eliminiamo da G tutti i vertici di B differenti da v e chiamiamo G

il grafo risultante. Per l’ipotesi induttiva G

`e un grafo planare. Possiamo
allora considerare una immersione nel piano di G

tale che v appartenga al
bordo della regione esterna. Poich´e il blocco B `e anch’esso planare pu`o essere
immerso nel piano in modo che v stia sul bordo della regione esterna. Si pu`o
allora opportunamente posizionare il blocco piano B nell’immersione di G

in modo che i due vertici di G

e B etichettati con v risultino identificati.
Il risultato `e una immersione di G nel piano.
Possiamo ora arrivare alla caratterizzazione dei grafi planari.
Teorema 5.5 (Teorema di Kuratowski). Un grafo `e planare se e solo se
non contiene sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3).
Dimostrazione. Se G `e planare, G non contiene sottografi omeomorfi da
K
5
o K(3, 3) per il Teorema 5.2.
Per il viceversa, usando il Teorema 5.4 `e sufficiente provare che se un
blocco non contiene sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3) allora `e planare.
Assumiamo il contrario, cio`e che esistano blocchi non planari non con-
tenenti sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3) e sia G

un blocco di taglia
minima tra i blocchi soddisfacenti alla propriet`a precedente. Arriveremo
all’assurdo provando che G

contiene sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3).
Considerato il grado minimo dei vertici di G

, verificiamo inizialmente
che δ(G

) ≥ 3.
Poich´e G

`e non planare, `e un blocco ciclico e non contiene quindi vertici
finali. Segue che δ(G

) ≥ 2.
Supponiamo che δ(G

) = 2, cio`e che G

contenga un vertice v di grado
2, e indichiamo con u e w i vertici adiacenti a v.
Si hanno due possibilit`a:
• Se uw ∈ E(G

), allora G

− v `e ancora un blocco in quanto ogni
due vertici di G

−v continuano a stare su uno stesso ciclo C (vedi
Teorema 4.1). Infatti se il ciclo C in G

non contiene i lati uv e vw
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Caratterizzazione dei grafi planari 75
`e anche un ciclo di G

− v. Altrimenti si pu`o utilizzare il ciclo C

ottenuto da C sostituendo i lati uv e vw con il lato uw.
Poich´e G

−v `e un sottografo di G

, anche G

−v non contiene
sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3); ma essendo G

un blocco non
planare di taglia minima con questa propriet`a, segue che G

− v
`e planare. Ma in ogni immersione piana di G

− v si possono
aggiungere il vertice v ed i lati uv e vw ottenendo che il grafo
risultante G

`e anch’esso piano.
Questo contraddice il fatto che G

non `e planare.
• Se uw / ∈ E(G

), allora il grafo G

= G

−v +uw `e ancora un blocco
in quanto ogni due vertici continuano a stare su uno stesso ciclo ed
ha taglia minore di G

.
Proviamo che G

non contiene sottografi omeomorfi da K
5
o
K(3, 3). Supponiamo che F sia un sottografo di G

omeomorfo da
K
5
o K(3, 3). Se uw / ∈ E(F), segue che F `e anche sottografo di G

,
che `e impossibile; quindi uw ∈ E(F). Aggiungendo ad F − uw il
vertice v ed i lati uv e vw, il grafo risultante F

sarebbe omeomorfo
da F e quindi da K
5
o K(3, 3) e sarebbe un sottografo di G

, che
`e impossibile.
Quindi G

`e un blocco di taglia minore di G

che non contiene
sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3). Segue che G

`e planare.
Ma essendo G

omeomorfo da G

anche G

`e planare, che `e una
contraddizione.
Quindi G

non pu`o contenere un vertice di grado 2, cio`e δ(G

) ≥ 3.
Dalla Proposizione 4.4 segue che G

non `e un blocco minimale, quindi
esiste un lato e = uv tale che G

−e `e ancora un blocco.
Indichiamo con H il blocco G

−e.
Poich´e H non ha sottografi omeomorfi da K
5
o K(3, 3) ed H ha taglia
minore di G

, segue che H `e planare.
Poich´e H `e un blocco ciclico, dal Teorema 4.1 segue che H possiede cicli
contenenti sia u che v. Assumiamo quindi che H sia un grafo piano con un
ciclo C contenente u e v tale che il numero delle regioni interne a C sia
massimo e sia:
C : u = v
0
, v
1
, . . . , v
i
= v, . . . , v
n
= u, dove 1 < i < n −1.
Definiamo ora due sottografi speciali di H. Il sottografo esterno (risp.
sottografo interno) di H `e il sottografo di G

indotto da quei lati che sono
esterni (risp. interni) al ciclo C.
Si possono allora fare le seguenti considerazioni sul grafo piano H.
Universit`a di Torino
76 4. Grafi planari
a) Per prima cosa, essendo G

non planare, esistono lati di H interni
ed esterni a C, cio`e esiste sia il sottografo esterno che quello in-
terno, perch´e altrimenti il lato e potrebbe essere aggiunto ad H
(o all’interno o all’esterno di C) ed il grafo G

risultante sarebbe
planare.
b) In secondo luogo si pu`o notare che due vertici distinti dell’insieme
¦v
0
, v
1
, . . . , v
i
¦ non sono mai connessi da un cammino nel sottografo
esterno di H, perch´e questo contrasterebbe con la scelta di C come
ciclo contenente u e v e avente il massimo numero di regioni interne.
Una analoga condizione segue anche per due vertici distinti dell’in-
sieme ¦v
i
, v
i+1
, . . . , v
n
¦.
c) Infine, poich´e H `e planare e H +e non `e planare, deve esistere nel
sottografo esterno di H un v
j
-v
k
cammino P, 0 < j < i < k < n,
tale che nessun vertice di P differente da v
j
e v
k
appartenga a C.
Notiamo inoltre che nessun vertice di P differente da v
j
o v
k
`e
adiacente ad un vertice di C differente da v
j
o v
k
per b).
La situazione descritta `e illustrata nella Figura 5.
C
P
v=v
i
v
j
u=v
0
=v
n
v
k
Figura 5
Se ora consideriamo la componente connessa H
1
contenente P del sot-
tografo ottenuto da H eliminando tutti i vertici di C diversi da v
j
e v
k
,
poich´e C `e massimale rispetto al numero di regioni interne , H
1
non pu`o
essere immerso nell’interno di C in modo piano. Questo, insieme all’assunto
che G

`e non planare implica che nel sottografo interno di H deve presentarsi
una delle seguenti situazioni:
(a) Esiste un v
r
-v
s
cammino Q, con 0 < r < j, e i < s < k, (o
equivalentemente j < r < i e k < s < n) tale che nessun vertice
di Q differente da v
r
e v
s
appartiene a C;
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Caratterizzazione dei grafi planari 77
Caso (d)
w
Caso (c)
w v
t
r = j
Caso (b)
s = k
rzj, szk
v
j
P
C
v
k
v
s
v
i
v
r
v
0
=v
n
Caso (a)
Figura 6
(b) Esiste un vertice w non in C che `e connesso a C con tre cammini
disgiunti, eccetto che per w, per i quali si presenti la situazione
seguente (o situazioni similari) :
i vertici finali di due dei cammini siano v
r
e v
s
, dove j ≤ r < i e
i < s ≤ k, ma tali che non valga contemporaneamente che r = j e
s = k, e il vertice finale del terzo cammino sia v
0
;
(c) Esiste un vertice w non in C che sia connesso a C con tre cammini
P
1
, P
2
, P
3
, a due a due disgiunti internamente tali che i verti-
ci finali (diversi da w) dei cammini siano tre dei quattro vertici
Universit`a di Torino
78 4. Grafi planari
v
0
, v
j
, v
i
, v
k
, diciamo v
0
, v
i
, v
j
, rispettivamente, insieme con un
v
t
-v
k
cammino P
4
(v
t
,= v
0
, v
t
,= v
i
, v
t
,= w) dove v
t
`e su P
1
o P
2
, e
P
4
`e disgiunto da P
1
, da P
2
e da C eccetto che per v
t
e v
k
;
(d) Esiste un vertice w non in C che `e connesso ai vertici v
0
, v
j
, v
i
e
v
k
con quattro cammini a due a due internamente disgiunti.
Questi quattro casi esauriscono tutte le possibilit`a. In ciascuno
dei primi tre casi il grafo G

ha un sottografo omeomorfo da K(3, 3),
mentre nel quarto caso G

ha un sottografo omeomorfo da K
5
come
`e possibile verificare direttamente dalla Figura 6.
In ogni caso questo contraddice l’assunto, quindi non esiste nessun grafo
G

del tipo scelto e la prova `e completa.

Esercizi
(1) Usando eventualmente il teorema di Kuratowski dire se sono planari i
grafi seguenti grafi. In caso positivo disegnarli nel piano.
G
1
:
G
2
:
G
3
:
G
4
:
(2) Determinare i grafi cubici e planari di ordine p ≤ 6.
(3) Quale `e il massimo intero q per cui `e vera la seguente proposizione: ogni
grafo finito di taglia q `e planare?
(4) Siano e
1
ed e
2
lati del grafo completo K
5
.
• Quando K
5
−¦e
1
, e
2
¦ `e piano?
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 79
• Quando K
5
−e
1
`e piano?
• Quando K
5
−¦e
1
, e
2
¦ `e euleriano?
• Quando K
5
−¦e
1
, e
2
¦ ha un cammino euleriano?
(5) Dato il grafo seguente H e il grafo di Petersen Gcostruire un isomorfismo
tra H e G e determinare i sottografi di H omeomorfi con K
5
o K(3, 3):
H :
(6) Quali tra i seguenti grafi sono isomorfi tra loro? Quali sono planari?
G:
H:
K:
(7) Disegnare un grafo planare ed uno non planare con successione dei gradi
4, 4, 4, 4, 4, 3, 3.
Universit`a di Torino
Capitolo 5
Colorazioni sui grafi
1. Il numero cromatico
Una colorazione sui vertici di un grafo G `e una funzione c : V (G) →N tale
che vertici adiacenti non abbiano la stessa immagine (lo stesso colore) cio`e
tale che c(u) ,= c(v) per ogni uv ∈ E(G). Una colorazione c in cui si sono
usati n colori cio`e tale che [c(V (G)[ = n `e detta una n-colorazione.
Un grafo `e n-colorabile quando si pu`o colorare con al pi` u n colori, cio`e
quando esiste una m-colorazione di G per qualche m ≤ n.
E’ ovvio che se G ha ordine p, G `e p-colorabile.
Il minimo intero n tale che G sia n-colorabile `e detto il numero cro-
matico di G e denotato con χ(G).
Se χ(G) = n, G `e detto n-cromatico.
Per alcuni grafi particolari `e facile determinare il numero cromatico:
• χ(C
2n
) = 2; χ(C
2n+1
) = 3; essendo C
2n
(risp. C
2n+1
) un ciclo di
lunghezza pari (risp. dispari);
• χ(K(p
1
, p
2
, . . . , p
n
)) = n, essendo K(p
1
, p
2
, . . . , p
n
) un grafo n-
partito completo;
• χ(K
p
) = p, essendo K
p
il grafo completo di ordine p.
• χ(G) ≤ n, se G `e un grafo n-partito;
• χ(T) = 2, se T `e un albero non banale.
81
82 5. Colorazioni sui grafi
Esempio 1.1 (Lo scheduling o calendarizzazione di eventi). Supponi-
amo di dover stabilire un orario delle lezioni dei corsi da tenere, ad esempio,
agli studenti iscritti al terzo anno di Matematica.
Consideriamo i corsi da tenere. Ci possono essere alcune limitazioni da
osservare: due o pi` u corsi non possono essere tenuti nello stesso orario o
perch´e ci sono studenti che vogliono seguire entrambi o perch´e sono tenuti
dallo stesso professore.
Consideriamo un grafo G i cui vertici rappresentano i diversi corsi e tale
che due vertici sono adiacenti se i corsi rappresentati dai vertici non possono
svolgersi nello stesso orario. Stabiliamo poi le ore della settimana in cui si
possono tenere le lezioni, ad esempio i periodi 8-9, 9-10, 10-11, 11-12, 12-13
di ogni giorno della settimana ad esclusione del sabato e della domenica.
Pensiamo a questi periodi come ai colori a disposizione.
Ogni colorazione di G rappresenter`a un orario settimanale nei corsi.
Notiamo che corsi che non si devono sovrapporre come orario vengono
effettivamente svolti in orario differente in quanto i vertici da essi rappresen-
tati non hanno lo stesso colore, mentre corsi corrispondenti a vertici colorati
con lo stesso colore sono tenuti nello stesso orario.
Se succedesse che il numero cromatico di G fosse maggiore del numero
dei periodi disponibili, nessun orario settimanale sarebbe possibile con le
date restrizioni.
Facciamo un esempio concreto. Supponiamo per semplicit`a di voler sta-
bilire soltanto l’orario di una mattinata. Siano v
1
, v
2
, . . . , v
6
i corsi da tenere
nella mattinata e supponiamo che v
1
e v
2
, v
1
e v
4
, v
1
e v
6
, v
2
e v
6
, v
4
e v
5
,
v
5
e v
6
, v
3
e v
5
non possano essere tenuti contemporaneamente o perch´e
tenuti dallo stesso professore o perch´e seguiti degli stessi studenti. Vediamo
quante ore sono necessarie per non avere sovrapposizioni. Rappresentiamo
la situazione con il grafo seguente:
v
5 v
4
v
6
v
1 v
2
G :
v
3
dove i lati indicano le sovrapposizioni delle lezioni da evitare.
Un possibile orario cio`e una possibile colorazione di G potrebbe essere:
c(v
1
) = c(v
3
) = 1,
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. L’algoritmo k-colorabile 83
c(v
2
) = c(v
4
) = 2,
c(v
5
) = 3,
c(v
6
) = 4.
Si pu`o pero’ notare che `e possibile stabilire un orario usando soltanto le
prime tre ore in quanto χ(G) = 3. Infatti si pu`o colorare G con la colorazione
c

data da:
c

(v
1
) = 1,
c

(v
2
) = c

(v
5
) = 2,
c

(v
3
) = c

(v
4
) = c

(v
6
) = 3.
Essendo v
1
, v
2
, v
6
adiacenti a due a due, almeno tre colori sono necessari
per colorare G.
Si ha la seguente facile caratterizzazione dei grafi 2-colorabili.
Teorema 1.2. Un grafo G `e 2-colorabile se e solo se `e bipartito.
Dimostrazione. Il grafo G `e 2-colorabile se e solo se gli insiemi V
1
e V
2
dei
vertici colorati con colori 1 e 2 rispettivamente formano una partizione di
V (G) con la propriet`a che ogni lato di G ha un vertice in V
1
e l’altro in V
2
cio`e se e solo se `e bipartito.
Esempio 1.3. Una 2-colorazione del grafo bipartito Q
3
:
Q
3
:
1 2
2
1
2
1
1
2
2. L’algoritmo k-colorabile
Il problema di determinare il numero cromatico di un dato grafo `e in generale
molto difficile.
Per determinare χ(G) = k si dovrebbero poter compiere i due passi
seguenti:
(1) determinare una k-colorazione di G;
Universit`a di Torino
84 5. Colorazioni sui grafi
(2) mostrare che non `e possibile fare uso di meno di k colori.
Non `e noto alcun algoritmo che determini χ(G). Esiste invece un sem-
plice algoritmo per costruire una colorazione di G usando un numero ra-
gionevole di colori.
Il metodo consiste nell’assegnare colori a vertici in modo che a ciascun
vertice sia assegnato il pi` u piccolo colore che non `e stato assegnato ai vertici
a lui adiacenti. In pratica ad ogni passo facciamo la scelta migliore possibile
senza guardare se questa scelta creer`a problemi nel seguito. Un algoritmo di
questo tipo `e detto un algoritmo goloso in quanto compie ad ogni passo
la scelta ritenuta migliore al momento ed `e descritto nel seguente modo.
Algoritmo k-colorabile
Siano G un grafo e V (G) = ¦v
1
, v
2
, . . . , v
p
¦ una etichettatura sui vertici
di G.
(1) Si assegna il colore 1 a v
1
;
(2) per ciascun vertice v
i
(2 ≤ i ≤ p) si forma l’insieme S
i
dei colori
assegnati ai vertici v
j
, (1 ≤ j < i) che sono adiacenti a v
i
e si
assegna a v
i
il pi` u piccolo colore non in S
i
.
In generale il numero dei colori usati con l’algoritmo precedente `e mag-
giore del minimo possibile.
Per esempio l’algoritmo applicato al grafo dell’Esempio 1.1 fornisce la
prima colorazione c (con 4 colori).
Usiamo ora l’algoritmo k-colorabile per ottenere il risultato seguente.
Teorema 2.1. Se G `e un grafo di ordine p con massimo grado dei vertici
∆(G) = k, allora:
i) c(G) ≤ χ(G) ≤ k + 1, dove c(G) `e l’ordine del pi` u grande sottografo
completo contenuto in G, anche chiamato una cricca massimale di G;
ii) se inoltre G `e connesso e non regolare, χ(G) ≤ k.
Dimostrazione. i) Ogni vertice del pi` u grande sottografo completo con-
tenuto in G deve essere colorato in modo diverso dagli altri, quindi c(G) ≤
χ(G).
Sia ora v
1
, v
2
, . . . , v
p
una qualsiasi etichettatura dei vertici di G.
Ciascun vertice v
i
ha al massimo k vertici adiacenti, quindi l’insieme S
i
dei
colori assegnati dall’algoritmo k-colorabile ai vertici v
j
che sono adiacenti a
v
i
, 1 ≤ j < i, ha cardinalit`a al pi` u k.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 85
Segue che almeno uno dei colori 1, 2, . . . , k +1 non sta in S e l’algoritmo
assegna a v
i
il pi` u piccolo tra questi.
In questo modo l’algoritmo fornisce una colorazione dei vertici di G
usando al pi` u k + 1 colori, e quindi χ(G) ≤ k + 1.
ii) Per dimostrare questa seconda parte, consideriamo una particolare
etichettatura dei vertici.
Poich´e ∆(G) = k e G non `e regolare c’`e almeno un vertice di gra-
do minore di k, chiamiamolo v
p
. Etichettiamo i vertici adiacenti a v
p
con
v
p−1
, v
p−2
, . . . , v
p−r
(al pi` u sono in numero di k − 1). Etichettiamo poi i
vertici adiacenti a v
p−1
, non ancora etichettati, con v
p−r−1
, . . . ecc., notan-
do che, poich´e il grado di v
p−1
`e al pi` u k, ci sono al pi` u k − 1 vertici da
etichettare tra quelli adiacenti a v
p−1.
Continuiamo in questo modo per i
vertici v
p−2
, v
p−3
, . . . .
Notiamo che, essendo G connesso, in questo modo si etichettano tutti
i vertici; inoltre ogni vertice `e adiacente ad almeno un vertice con pedice
maggiore nell’etichettatura costruita e quindi `e adiacente ad al pi` u k −1 tra
i predecessori nell’ordine v
1
, v
2
, . . . , v
p
.
Se ora per colorare il grafo usiamo l’algoritmo k-colorabile con l’etichet-
tatura sopra considerata, notiamo che l’insieme S
i
dei colori assegnati ai
vertici v
j
adiacenti a v
i
, (1 ≤ j < i) ha cardinalit`a al pi` u k − 1 e quindi
almeno uno dei colori 1, 2, . . . , k non `e in S
i
e l’algoritmo assegna a v
i
il pi` u
piccolo tra questi.
Quindi sono richiesti soltanto al pi` u k colori cio`e χ(G) ≤ k.
Esercizi
(1) Descrivere tutti i grafi G per cui χ(G) = 1.
(2) Determinare i numeri cromatici dei grafi seguenti:
Universit`a di Torino
86 5. Colorazioni sui grafi
(3) a) Calcolare χ(K
3
K
3
).
b) Quanto vale χ(K
3
C
n
), se C
n
`e un ciclo di lunghezza n?
(4) I grafi ottaedrali O
n
sono definiti ricorsivamente come segue:
i) O
1
`e il grafo vuoto di ordine 2;
ii) O
n+1
`e ottenuto da O
n
aggiungendo due nuovi vertici e connettendo
ciascuno di questi ad ogni vertice di O
n
.
a) Disegnare O
1
, O
2
, O
3
e giustificare perch´e sono chiamati grafi
ottaedrali.
b) Determinare χ(O
1
), χ(O
2
), χ(O
3
) e χ(O
n
) per n > 3.
3. Il teorema dei quattro colori
Supponiamo di voler colorare una carta geografica politica usando per ogni
nazione un colore e utilizzando il minor numero di colori possibile, in modo
che due nazioni con un confine in comune non abbiano lo stesso colore (`e
invece ammesso che due nazioni con un solo punto in comune abbiano lo
stesso colore). Questo problema `e ricollegabile ad un problema di colorazione
dei vertici di un grafo planare. Infatti se si fa corrispondere un vertice ad ogni
nazione e si pone che due vertici sono adiacenti se le corrispondenti nazioni
hanno un confine in comune, il grafo corrispondente diventa un grafo planare
G e la colorazione della carta geografica corrisponde a dare una colorazione
sui vertici di G.
Il problema fu studiato dalla seconda met`a del diciannovesimo secolo da
matematici come De Morgan, Cayley, Kempe ma la congettura che quattro
colori fossero sufficienti rimase tale fino al 1976, quando due ricercatori amer-
icani annunciarono una dimostrazione che richiedeva per`o l’uso massiccio del
calcolatore per analizzare tutti i casi ottenuti.
Teorema 3.1 (Teorema dei quattro colori (Appel-Haken, 1976)). Ogni grafo
planare `e 4-colorabile.
Dimostriamo inizialmente il seguente risultato pi` u debole.
Teorema 3.2 (Teorema dei cinque colori). Ogni grafo planare `e 5-colorabile.
Dimostrazione. Possiamo assumere che il grafo sia connesso, altrimenti
si pu`o utilizzare l’argomento della dimostrazione su ciascuna componente
connessa, ottenendo una colorazione con 5 colori di ogni componente e quindi
anche del grafo di partenza.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Il teorema dei quattro colori 87
Procediamo per induzione sull’ordine p del grafo. Ovviamente il grafo
banale (p = 1) pu`o essere colorato con un solo colore e quindi l’asserto `e
vero per p = 1.
Facciamo l’ipotesi induttiva che ogni grafo connesso e planare di ordine
p −1 sia 5-colorabile e sia G un grafo connesso e planare di ordine p.
Per il Corollario 2.4 e per il fatto che G `e connesso, G contiene almeno
un vertice v tale che 1 ≤ deg v ≤ 5.
Quindi G contiene come sottografo almeno uno dei grafi seguenti:
v
v
v v
v
Consideriamo G

= G−v di ordine p−1. G

`e planare e G

`e 5-colorabile
in quanto ogni sua componente lo `e per l’ipotesi induttiva. Coloriamo G

con una 5-colorazione. In questo modo abbiamo anche colorato con 5 colori
tutti i vertici di G diversi da v.
Ora se v ha grado al pi` u 4 possiamo assegnare a v uno dei colori non
usati sui vertici adiacenti a v.
Possiamo fare la stessa cosa se deg v = 5, ma i vertici adiacenti a v sono
colorati solo con al pi` u quattro colori.
Rimane da considerare il caso in cui deg v = 5 e tutti e cinque i colori
c
1
, c
2
, c
3
, c
4
, c
5
sono utilizzati per colorare i vertici w
1
, w
2
, w
3
, w
4
, w
5
adiacen-
ti a v. Supponiamo per semplicit`a che w
i
sia colorato con c
i
, i = 1, ..., 5.
Consideriamo tutti i cammini che partono da w
1
i cui vertici sono colorati
alternativamente con c
1
e c
3
(chiameremo tali cammini c
1
-c
3
cammini).
Supponiamo che nessuno di tali cammini contenga w
3
. Su tutti questi
cammini possiamo allora cambiare i colori dei vertici nel senso che ogni
vertice colorato con c
3
ora viene colorato con c
1
e viceversa. In questo modo
si ottiene ancora una colorazione di G

in cui w
1
e w
3
hanno entrambi colore
c
3
. Possiamo allora colorare v col colore c
1
, ottenendo in questo caso una
colorazione di G con 5 colori.
Se invece c’`e almeno un c
1
-c
3
cammino che parte da w
1
e arriva in w
3
,
consideriamo tutti i cammini che partono da w
2
i cui vertici sono colo-
rati alternativamente con c
2
e c
4
(chiameremo tali cammini c
2
-c
4
cammini).
Nessuno di tali cammini conterr`a w
4
, dal momento che c’`e un cammino
congiungente w
1
con w
3
e G `e planare.
Universit`a di Torino
88 5. Colorazioni sui grafi
Scambiamo allora i colori c
2
con c
4
e c
4
con c
2
su tutti i c
2
-c
4
cammini
uscenti da w
2
. Questi scambi non cambiano il colore di w
4
e forniscono un
nuova colorazione di G

in cui w
2
e w
4
hanno entrambi colore c
4
.
Possiamo allora assegnare il colore c
2
al vertice v, ottenendo anche in
questo secondo caso una colorazione di G con 5 colori.
La dimostrazione del Teorema dei quattro colori data da Appel ed Haken,
utilizza lo stesso tipo di procedimento induttivo usato nella dimostrazione
del Teorema dei cinque colori, cio`e si cerca di colorare un grafo planare G
con quattro colori utilizzando il fatto che deve contenere un sottografo di
ordine minore che `e 4-colorabile ed ha opportune propriet`a.
La difficolt`a nasce dal fatto che ora il numero dei casi da esaminare
diventa molto grande (circa duemila sono i casi da considerare) e la verifica
richiede un grande numero di ore di lavoro di un potente processore (circa
1000 ore nel 1976).
Quando Appel ed Haken presentarono il loro lavoro ai membri del-
l’American Mathematical Society l’accoglienza fu piuttosto fredda e molti
matematici espressero i loro dubbi nell’accettare una dimostrazione in cui il
calcolatore giocava un ruolo preponderante.
La controversia nasceva principalmente dall’uso che si pu`o fare del cal-
colatore in matematica.
E’ in generale ben accetto che i dati empirici ottenuti con un calcola-
tore possano essere utilizzati per suggerire nuove congetture matematiche.
Questo caso si presenta spesso, ad esempio, in teoria dei numeri o in com-
binatorica enumerativa costruendo esempi numerici che a mano sarebbe
difficoltoso od impossibile creare.
La controversia invece riguardava principalmente l’uso del calcolatore
nelle dimostrazioni matematiche.
I matematici sono convinti che una asserzione `e vera cio`e diventa un
teorema attraverso un processo che principalmente consta di due punti.
Per primo si d`a una dimostrazione dell’asserzione, per secondo la di-
mostrazione `e esaminata ed ripetuta e quindi una dimostrazione diventa
tale solo dopo essere stata accettata dalla comunit`a matematica come tale.
Questo secondo punto corrisponde in fisica alla verifica strumentale di un
dato teorico. Ovviamente questo non pu`o succedere se la dimostrazione
richiede l’uso del calcolatore: di qui le ragioni della controversia.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Il polinomio cromatico 89
4. Il polinomio cromatico
Occupiamoci ora del problema di determinare il numero delle colorazioni
differenti che possiamo ottenere per un grafo assegnato utilizzando n colori.
Esempio 4.1. Consideriamo il grafo G seguente:
G:
a
b
c
d
e
Supponiamo di avere a disposizione i tre colori 1, 2, 3 e di voler deter-
minare il numero delle colorazioni differenti di G usando i tre colori.
Si hanno le seguenti 12 colorazioni:
1
2
3
1
2
1
2
3
2
1
1
3
2
1
3
1
3
2
3
1
2
1
3
1
2
2
1
3
2
1
2
3
1
3
2
2
3
1
2
3
3
1
2
1
3
3
1
2
3
1
3
2
1
2
3
3
2
1
3
2
Se invece si hanno a disposizione n, n > 3, colori e si vuole determinare il
numero delle colorazioni differenti di G usando gli n colori, si pu`o procedere
in modo analogo:
• a pu`o essere colorato con n colori,
• b pu`o essere colorato con n −1 colori,
• c pu`o essere colorato con n −2 colori,
• d pu`o essere colorato con n −1 colori,
• e pu`o essere colorato con n −2 colori.
Se si contano le scelte indipendenti, per il principio del prodotto si hanno
n(n −1)
2
(n −2)
2
colorazioni diverse.
Universit`a di Torino
90 5. Colorazioni sui grafi
Il risultato ottenuto dipende ovviamente da n.
Per n = 2 d`a 0, come era prevedibile in quanto in G esiste una cricca di
ordine 3.
Per n = 3 d`a 12 come abbiamo direttamente verificato.
In generale si pu`o vedere che il numero di modi differenti di colorare
con n colori un grafo G `e un polinomio nella variabile n, che `e chiamato il
polinomio cromatico del grafo G, ed `e denotato con χ
G
(n).
E’ facile provare, seguendo quanto fatto nell’esempio precedente, i seguen-
ti risultati:
R
1
: Il polinomio cromatico di un grafo vuoto G di ordine p `e χ
G
(n) = n
p
.
R
2
: Il polinomio cromatico del grafo completo K di ordine p `e
χ
K
(n) = n(n −1) (n −p + 1).
R
3
: Il polinomio cromatico del cammino P di lunghezza q `e
χ
P
(n) = n(n −1)
q
.
R
4
: Se il grafo G `e sconnesso e G
1
, G
2
, . . . , G
k
sono le sue componenti
connesse allora:
χ
G
(n) = χ
G
1
(n) χ
G
2
(n) χ
G
k
(n).
Vediamo ora un semplice risultato che consente di determinare il poli-
nomio cromatico di un grafo utilizzando i polinomi cromatici dei grafi com-
pleti, che si calcolano utilizzando R
2
.
Sia G un grafo e siano u, v due suoi vertici non adiacenti.
Il grafo G

ottenuto da G identificando u con v e tale che w `e adiacente
ad u = v in G

se uw ∈ E(G) oppure vw ∈ E(G), per ogni w ,= u, w ,= v, `e
detto il grafo contratto ottenuto da G identificando u con v.
Teorema 4.2. Dato un grafo G e due suoi vertici u, v non adiacenti, si
ha:
χ
G
(n) = χ
G+uv
(n) +χ
G

(n),
essendo G

il grafo contratto ottenuto da G identificando u con v.
Dimostrazione. Considerando i vertici u e v in questione, le n-colorazioni
di G possono essere solo di due tipi:
i) n-colorazioni in cui u e v hanno colori differenti;
ii) n-colorazioni in cui u e v hanno lo stesso colore.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
4. Il polinomio cromatico 91
Ad ogni n-colorazione di Gdi tipo i) corrisponde una ed una sola n-colorazione
del grafo G + uv, in quanto l’esistenza o meno del lato uv `e ininfluente,
essendo u e v colorati differentemente.
Ad ogni n-colorazione di G di tipo ii) corrisponde una ed una sola
n-colorazione del grafo contratto G

, in quanto i vertici w adiacenti ad al-
meno uno tra i vertici u e v in G hanno colore diverso dal colore comune
attribuito ad u e v e sono per definizione anche i vertici adiacenti ad u = v
in G

.
Da queste considerazioni segue la tesi.
Esempio 4.3. Diamo un esempio illustrativo del teorema precedente e ve-
diamo come, iterando il procedimento, `e possibile calcolare il polinomio
cromatico utilizzando i polinomi cromatici dei grafi completi.
A questo scopo identifichiamo il polinomio cromatico di G direttamente
con G stesso.
Calcoliamo il polinomio cromatico del seguente grafo:
F
G
(n):
a
b c
d
b c
Notiamo inizialmente in questo caso semplice χ
G
(n) si pu`o anche calco-
lare direttamente con il ragionamento gi`a usato:
• a pu`o essere colorato con n colori;
• b pu`o essere colorato con n −1 colori;
• c pu`o essere colorato con n −1 colori;
• d pu`o essere colorato con n −2 colori.
Quindi χ
G
(n) = n(n −1)
2
(n −2).
Se invece utilizziamo il metodo del teorema abbiamo:
Se invece utilizziamo il metodo del teorema abbiamo:
= +
+ =
+ =
= n(n −1)(n −2)(n −3) + 2n(n −1)(n −2) = n(n −1)
2
(n −2).
Universit`a di Torino
92 5. Colorazioni sui grafi
Corollario 4.4. Se G `e un grafo di ordine p il suo polinomio cromatico
χ
G
(n) `e un polinomio monico di grado p nella variabile n.
Dimostrazione. Dal teorema precedente segue che il polinomio cromatico
di un grafo G qualunque `e la somma del polinomio cromatico di K
p
, che `e
un polinomio nella variabile n di grado p, e di un numero finito di polinomi
cromatici di grafi completi di ordine minore di p, che sono polinomi in n di
grado minore di p. Segue che anche χ
G
(n) `e un polinomio di grado p nella
variabile n. χ
G
(n) `e poi monico in quanto `e monico χ
K
p
(n).
Dal teorema precedente si potrebbero anche trarre le seguenti ulteriori
considerazioni:
• il coefficiente di χ
G
(n) di grado p−1 rappresenta in valore assoluto
la taglia di G;
• il polinomio χ
G
(n) non ha termine noto;
• il polinomio cromatico non identifica univocamente un grafo: grafi
diversi possono avere lo stesso polinomio cromatico.
Esercizi
(1) Calcolare il polinomio cromatico dei seguenti grafi:
(2) Verificare che il polinomio cromatico di un albero T di ordine p `e
χ
T
(n) = n(n −1)
p−1
.
Utilizzare il risultato per provare che esistono grafi non isomorfi con lo
stesso polinomio cromatico.
(3) Dato il grafo H con successione dei gradi 3,2,2,1, verificare che G
1
=
K
2
∪K
3
e G
2
= K
1
∪H non sono isomorfi ma hanno lo stesso polinomio
cromatico.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
5. Colorazioni sui lati 93
5. Colorazioni sui lati
Una colorazione sui lati di un grafo G `e una funzione c : E(G) → N tale
che se due lati sono adiacenti hanno colori differenti.
Nella Figura 1 `e assegnato un grafo ed una sua colorazione sui lati.
1
3
2 3
1
2
2
1
3
3
1
1
2 2
3
Figura 1. Una colorazione sui lati di un grafo
Se v `e un vertice di grado k, sono necessari almeno k colori sui lati, quindi
in generale almeno ∆(G) colori sono necessari per una colorazione sui lati
di G. Non `e pero’ detto che ∆(G) colori siano sufficienti per ottenere una
colorazione sui lati di G, lo diventano nei caso dei grafi bipartiti. Si ha
infatti il seguente risultato.
Teorema 5.1. Se G `e un grafo bipartito il minimo numero di colori neces-
sari per una colorazione sui lati di G `e il massimo grado ∆(G) di G.
Dimostrazione. Proviamo il risultato per induzione sulla taglia q di G.
Se q = 1, G ha ∆(G) = 1 e ovviamente `e sufficiente un colore per colorare
l’unico lato.
Supponiamo il risultato vero per ogni grafo bipartito con q lati e consi-
deriamo un grafo bipartito G con insiemi di partizione U e V , di taglia q +1
e massimo grado ∆(G).
Togliamo un lato uv da G ottenendo un grafo bipartito G

di taglia
q. Segue dall’ipotesi induttiva che c’`e una colorazione c sui lati di G

che
usa ∆(G

) colori, e poich´e ∆(G

) = ∆(G) oppure ∆(G

) = ∆(G) − 1, la
colorazione c usa al pi` u ∆(G) colori. Il grado di u in G

`e al pi` u ∆(G) −1,
avendo tolto il lato uv da G, e quindi deve esserci un colore, diciamo r, non
usato sui lati incidenti u nella colorazione c. Analogamente deve esserci un
colore, diciamo s, non usato sui lati incidenti v.
Si hanno allora due casi :
(1) Se i due colori r ed s coincidono possiamo colorare il lato uv con
r = s ottenendo una colorazione sui lati di G.
Chiamiamo questo il caso semplice.
Universit`a di Torino
94 5. Colorazioni sui grafi
(2) Se r ,= s, vediamo come `e possibile modificare la colorazione di G

in modo da riottenere il caso semplice.
Definiamo un cammino u, v
1
, u
1
, v
2
, . . . come segue:
• uv
1
`e il lato incidente u colorato con s, sicuramente esistente
altrimenti sia in u che in v mancherebbe un lato colorato con
s;
• se esiste un lato incidente v
1
colorato con r chiamiamolo u
1
v
1
,
altrimenti il cammino termina;
• se esiste un lato incidente u
1
colorato con s chiamiamolo u
1
v
2
,
altrimenti il cammino termina;
• continuiamo cos`ı costruendo il cammino che risulta colorato
sui lati alternativamente con r ed s.
Notiamo che:
(i) il cammino non contiene v in quanto arriva ad ogni vertice di
V con un lato colorato s;
(ii) il cammino non ripassa per u in quanto arriva ad ogni lato di
U con un lato colorato r;
(iii) se il cammino termina con un vertice v
i
, v
i
non `e incidente un
lato colorato r;
(iv) se il cammino termina con un vertice u
j
, u
j
non `e incidente
un lato colorato s.
Possiamo allora ottenere una nuova colorazione di G

cambiando r
con s su tutto il cammino e lasciando lo stesso colore sugli altri lati
di G

.
Nella nuova colorazione sia in u che in v manca un lato colorato s.
Ricadiamo quindi nel caso semplice.
Possiamo allora ottenere una colorazione anche per G colorando il
lato uv con s.
Per il principio di induzione il risultato allora vale per tutti i grafi bipartiti.

Seguendo la traccia dell’algoritmo k-colorabile `e possibile ottenere un
algoritmo che dia una colorazione sul lati di un grafo G nel seguente modo.
Algoritmo k-colorabile sui lati
Siano G un grafo ed E(G) = ¦e
1
, e
2
, . . . , e
q
¦ una etichettatura sui lati di
G.
(1) Si assegna il colore 1 ad e
1
;
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 95
(2) per ciascun lato e
i
(2 ≤ i ≤ q) si forma l’insieme S

i
dei colori
assegnati ai lati e
j
, (1 ≤ j < i) che sono adiacenti ad e
i
e si assegna
ad e
i
il pi` u piccolo colore non in S

i
.
Esercizi
(1) Quale `e il minor numero di colori richiesti per ottenere una colorazione
sui lati di K
4
, K
5
, Q
3
?
(2) Provare che per ogni intero positivo n il grafo bipartito completo K(n, n)
ha una colorazione sui lati con n colori.
(3) Dare un esempio di un grafo G in cui ∆(G) colori non sono sufficienti
per ottenere una colorazione sui lati di G.
Universit`a di Torino
Capitolo 6
Digrafi, networks e
flussi
1. Digrafi e tornei
In questo paragrafo introduciamo alcuni concetti fondamentali sui digrafi e
ci occupiamo principalmente dei diversi tipi di connessione e dei problemi
di traversabilit`a in un digrafo.
Ricordiamo che un digrafo, o grafo diretto D consiste di un insieme
finito e non vuoto V i cui elementi sono detti vertici e di un insieme A,
eventualmente vuoto, di coppie (ordinate) di elementi distinti di V . Gli
elementi dell’insieme A sono detti archi . Se esiste in D l’arco (u, u), questo
`e detto un cappio basato in u.
Come i grafi, anche i digrafi possono essere rappresentati con un dia-
gramma, in cui ora una freccia da u verso v indica l’arco (u, v).
Assegnare un digrafo `e un modo di descrivere una relazione binaria R
tra elementi dell’insieme V . Invece di dire che v `e in relazione con w con
la relazione R, possiamo dire che (v, w) `e un arco del digrafo con insieme
di archi R. Le propriet`a delle relazioni possono essere facilmente tradotte
in propriet`a dei digrafi. Per esempio, se una relazione `e simmetrica il cor-
rispondente digrafo ha la propriet`a che i suoi archi intervengono in coppia,
cio`e o (v, w) e (w, v) sono entrambi archi o nessuno dei due lo `e.
Il grafo o multigrafo sottostante un digrafo `e il grafo che si ottiene
sostituendo ogni freccia (u, v) con il lato uv.
97
98 6. Digrafi, networks e flussi
Di qui segue che un digrafo `e completo se `e completo il grafo sot-
tostante.
Dato un vertice u, il grado in uscita di u, denotato con outdeg u, `e il
numero degli archi di A della forma (u, v), mentre il grado in entrata di
u, denotato con indeg u, `e il numero degli archi di A della forma (w, u).
Un digrafo completo e antisimmetrico `e detto un torneo.
I tornei sono il modello per rappresentare i cosiddetti tornei all’italiana
in cui ogni giocatore o squadra gareggia contro ogni altro una ed una sola
volta e non sono ammessi pareggi. Si pu`o pensare, ad esempio, ad un torneo
di tennis in cui c’`e l’arco (x, y) (risp. (y, x)) se x batte y (risp. y batte x).
L’outdeg x (risp. l’indeg x) rappresenta il numero di vittorie (risp. sconfitte)
di x.
Le definizioni di cammino, circuito e ciclo date per i grafi si generalizzano
facilmente ai digrafi.
Siano u
0
e u
n
due vertici non necessariamente distinti di un digrafo
D. Un u
0
-u
n
cammino diretto di D `e una successione finita di vertici
u
0
, u
1
, . . . , u
n
tali che, per ogni i = 0, ..., n −1 esiste in D l’arco (u
i
, u
i+1
). I
vertici u
0
ed u
n
sono detti gli estremi del cammino ed u
n
`e detto raggiun-
gibile da u
0
.
Un digrafo `e debolmente connesso se il grafo sottostante `e connesso.
Un digrafo `e fortemente connesso se, per ogni due vertici u, v, il
vertice u `e raggiungibile da v e il vertice v `e raggiungibile da u, cio`e se
esistono sia l’u-v cammino diretto che il v-u cammino diretto.
Un cammino diretto `e semplice se non ripete archi, `e elementare se
non ripete vertici.
Un circuito diretto `e un cammino chiuso semplice.
Un ciclo diretto `e un cammino chiuso elementare.
Un cammino diretto `e euleriano se `e semplice e contiene tutti gli archi
di D; D `e detto euleriano se contiene un circuito diretto che sia euleriano.
Seguendo la dimostrazione data per i grafi si pu`o provare che:
Teorema 1.1. Un digrafo debolmente connesso `e euleriano se e solo se
indeg u = outdeg u, per ogni vertice u ∈ V.
Un cammino diretto elementare `e hamiltoniano se contiene tutti i
vertici di D. Se D contiene un ciclo hamiltoniano `e detto hamiltoniano.
Come nel caso non diretto non ci sono caratterizzazioni per l’esistenza
di cammini diretti hamiltoniani. Ma vale la seguente condizione sufficiente
per i tornei.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Networks e cammini critici 99
Teorema 1.2. Ogni torneo ha un cammino hamiltoniano.
Dimostrazione. Proviamo la tesi per induzione sull’ordine p del torneo.
Se p = 1 il risultato vale in quanto esiste il cammino banale.
Supponiamo ora che ogni torneo con p − 1 vertici abbia un cammino
hamiltoniano e consideriamo un torneo D con p vertici. Sia poi w ∈ V (D).
Consideriamo D−w, che per l’ipotesi induttiva ha un cammino hamiltoniano
x
1
, x
2
, . . . , x
p−1
, x
p
.
Poich´e D `e completo o (w, x
1
) ∈ A oppure (x
1
, w) ∈ A.
Se (w, x
1
) ∈ A, possiamo aumentare il cammino con w ottenendo il
cammino hamiltoniano w, x
1
, x
2
, ..., x
p−1
, x
p
di D.
Altrimenti (x
1
, w) ∈ A. Sempre per il fatto che D `e completo, si ha che
o (w, x
2
) ∈ A e allora possiamo ottenere il cammino x
1
, w, x
2
, . . . , x
p−1
, x
p
,
oppure (x
2
, w) ∈ A.
Ora, o esiste un pedice i tale che (x
i−1
, w) ∈ A e (w, x
i
) ∈ A, nel qual
caso possiamo aumentare come sopra il cammino, oppure si ha (x
p
, w) ∈ A.
In quest’ultimo caso possiamo considerare il cammino x
1
, x
2
, . . . , x
p−1
, x
p
, w.
Quindi in ogni caso D possiede un cammino hamiltoniano.
Vale anche la seguente caratterizzazione dei tornei hamiltoniani.
Teorema 1.3. Un torneo `e hamiltoniano se e solo se `e fortemente connesso.
2. Networks e cammini critici
In molte situazioni pratiche `e meglio utilizzare digrafi come modelli piuttosto
che grafi. Ad esempio questo succede quando gli archi rappresentano vie a
senso unico o, pi` u in generale, legami tra due vertici solo in una direzione.
Spesso il modello richiede anche di associare ad ogni arco un peso che pu`o
rappresentare costi o distanze o altro ancora e di supporre che esistano un
vertice s con indeg s = 0, detto sorgente, ed un vertice t con outdeg t = 0,
detto pozzo. Utilizzeremo allora il termine network per indicare un digrafo
D(V, A) con una funzione peso w : A →N e che contenga una sorgente e un
pozzo.
Un tipico esempio di problema che richiede l’utilizzo di un network `e il
problema di coordinare le diverse fasi di avanzamento di un progetto detto
anche il cronoprogramma di avanzamento dei lavori di realizzazione di
un dato progetto.
Universit`a di Torino
100 6. Digrafi, networks e flussi
Ad esempio in edilizia il progetto di una costruzione richiede di essere
suddiviso in diverse fasi costruttive, che sono correlate tra loro nel senso
che prima che una o pi` u fasi inizino alcune altre devono terminare: queste
ultime le chiameremo prerequisiti delle altre fasi. Ad esempio, costruire
una casa richiede, come fasi costruttive, lo scavo delle fondazioni, il getto
delle solette, la posa delle tramezze in mattoni, altre opere di carpenteria,
la costruzione del tetto, gli impianti elettrico, idraulico ecc., posa dei pavi-
menti, piastrellature, ecc. ed `e facile capire quali fasi sono prerequisiti di
altre.
Nel programmare un progetto come il precedente si usa un network in
cui gli archi rappresentano le diverse fasi costruttive e ogni vertice uno stato
di avanzamento dei lavori, cio`e lo stato in cui sono terminate una o pi` u fasi
e tutte le fasi costruttive che sono prerequisiti di queste.
Il peso di ciascun arco (x, y) rappresenta il tempo richiesto per portare
a termine la fase (x, y).
Il problema consiste allora nel programmare le diverse fasi in modo che
il tempo totale di realizzazione del progetto sia minimo.
Facciamo un esempio numerico.
La tabella seguente elenca le fasi α
1
, α
2
, α
3
, α
4
, α
5
, α
6
, α
7
, α
8
in cui `e
suddiviso un certo progetto dove `e specificato, per ogni fase, il tempo, in
giorni, necessario per completare la fase, ed i prerequisiti per ogni fase.
fase α
1
α
2
α
3
α
4
α
5
α
6
α
7
α
8
tempo di realizzazione 4 3 7 4 6 5 2 5
prerequisiti - - α
1
α
1
α
2
α
4
, α
5
α
3
, α
6
α
4
, α
5
Costruiamo il network delle fasi.
Indichiamo con s l’inizio lavori e con t la fine lavori.
Dal vertice s usciranno tanti archi quanti sono la fasi che non hanno
prerequisiti (nell’esempio si hanno gli archi α
1
e α
2
), e si determinano in
conseguenza i primi stati di avanzamento lavori (i vertici r ed p).
Da r (risp. da p) escono tanti archi quante sono le fasi che richiedono
come prerequisito α
1
(risp. α
2
), tenendo per`o presente che tra gli archi
precedenti devono convergere nello stesso vertice quelli che sono prerequisiti
comuni di fasi successive (nell’esempio, delle tre fasi α
3
, α
4
, α
5
, le fasi α
4
e
α
5
convergono nello stesso stato di avanzamento q, mentre α
3
determina lo
stato di avanzamento z).
Da q escono gli archi α
6
e α
8
che hanno gli stessi prerequisiti α
4
e α
5
.
Poich´e poi α
3
e α
6
sono prerequisiti di α
7
convergono entrambi nello
stesso vertice z.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
2. Networks e cammini critici 101
Per finire, poich´e α
7
e α
8
non sono prerequisiti di altre fasi convergeranno
alla fine lavori t.
Si ottiene quindi il network della Figura 1.
s
r
p
z
q
t
4
7
3
4
6
5
2
5
Figura 1
Vediamo ora di trarre alcune informazioni dal network costruito.
Per ogni vertice v, denotiamo con E(v) il primo giorno utile per ar-
rivare allo stato di avanzamento v dei lavori, cio`e il primo giorno utile in
cui sono terminate tutte le fasi che convergono a v e tutte le fasi che sono
prerequisiti di queste.
Inizialmente abbiamo E(s) = 0. Chiaramente E(p) = 3, in quanto
l’unica fase interessata `e α
2
che richiede 3 giorni. Analogamente E(r) = 4.
In q le fasi α
4
e α
5
devono essere entrambe completate insieme ai loro
prerequisiti, quindi dobbiamo considerare il maggiore tra il numero di giorni
per completare α
4
(ed α
1
) e il numero di giorni per completare α
5
(ed α
2
).
Cio`e: E(q) = max¦E(p) + 6, E(r) + 4¦ = 9.
Ripetendo il ragionamento fatto per q su un vertice qualsiasi si ha la
seguente formula ricorsiva:

E(v) = max¦E(u) +w(u, v)¦,
E(s) = 0.
dove il massimo `e preso sopra tutti i vertici u per cui (u, v) `e un arco.
Si ottengono quindi i valori
E(s) = 0, E(p) = 3, E(q) = 9, E(r) = 4, E(z) = 14, E(t) = 16.
In particolare, dal ragionamento fatto si ottiene che per realizzare l’intero
progetto sono necessari almeno 16 giorni.
Per ogni vertice v denotiamo ora con L(v) l’ultimo giorno utile per
completare i lavori senza ritardi (cio`e in 16 giorni) partendo dallo stato di
avanzamento v.
Universit`a di Torino
102 6. Digrafi, networks e flussi
E’ ovvio che L(t) = 16 e, ragionando a ritroso, abbiamo che L(z) = 14
in quando da z deve essere solo completata la fase α
7
di durata 2.
Da q bisogna che siano completate la fase α
8
di durata 5, cio`e:
L(q) ≤ 16 −5 = L(t) −5
e indipendentemente la fase α
6
di durata 5 seguita dalla fase α
7
di durata
2, cio`e:
L(q) ≤ 16 −(5 + 2) = (16 −2) −5 = L(z) −5.
Quindi:
L(q) = min¦L(z) −5, L(t) −5¦ = min¦14 −5, 16 −5¦ = 9.
Ripetendo il ragionamento fatto per q su un vertice qualsiasi, si ha la
seguente formula ricorsiva:

L(v) = min¦L(u) −w(v, u)¦,
L(t) = 16.
dove il minimo `e preso sopra tutti i vertici u per cui (v, u) `e un arco.
Si ottengono quindi i valori:
L(t) = 16, L(z) = 14, L(q) = 9, L(r) = 5, L(p) = 3, L(s) = 0.
Se ora consideriamo le informazioni ottenute sulla singola fase (u, v) si
ha:
• non pu`o iniziare prima del giorno E(u);
• non pu`o terminare dopo il giorno L(v), perch´e il progetto non
subisca ritardi;
• ha una durata di w(u, v) giorni.
Possiamo allora definire il tempo di fluttuazione F(u, v) della fase
(u, v) come:
F(u, v) = L(v) −E(u) −w(u, v).
Conoscere F(u, v) consente di decidere in quale giorno compreso tra E(u)
ed E(u) +F(u, v) `e possibile far iniziare la fase (u, v) senza che il progetto
subisca ritardo.
Una fase (u, v) `e detta fase critica se il suo tempo di fluttuazione `e 0;
essa deve iniziare esattamente il giorno E(u).
In ogni network delle fasi di un progetto c’`e almeno un cammino da s a t
che `e formato tutto con fasi critiche. Questo cammino `e detto un cammino
critico e bisogna porre la massima attenzione che ogni sua fase abbia inizio
nell’unico giorno consentito.
Tornando all’esempio si ha:
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Flussi e tagli 103
F(s, p) = 0, F(s, r) = 1, F(p, q) = 0, F(r, z) = 3,
F(r, q) = 1, F(q, z) = 0, F(z, t) = 0, F(q, t) = 2.
Da cui il cammino critico
s, p, q, z, t.
Si ottiene allora il seguente cronoprogramma dei possibili tempi di inizio
e termine delle diverse fasi:
fase da giorno a giorno
(s,r) 0 1
(s,p) 0 0
( r,z ) 4 7
(r,q) 4 5
(p,q) 3 3
(q,z ) 9 9
(z,t) 14 14
(q,t) 9 11
Esercizi
(1) Fare l’analisi completa dei cammini critici e determinare il cronopro-
gramma dei possibili tempi di inizio e fine delle diverse fasi per il seguente
progetto:
fase α
1
α
2
α
3
α
4
α
5
α
6
α
7
α
8
α
9
α
10
α
11
durata 6 2 10 1 4 2 7 7 9 2 4
prereq. - - α
1
α
1
α
1
α
5
α
2

4
α
3

6
α
2

4
α
7
α
8

10
3. Flussi e tagli
Pensiamo agli archi di un network come a tubazioni attraverso cui scorra
un qualche liquido. I pesi sugli archi possono essere interpretati come la
capacit`a delle tubazioni, dando delle limitazioni alla quantit`a di liquido che
pu`o scorrere lungo i diversi archi.
Richiediamo cio`e che i networks presi in considerazione siano formati da:
Universit`a di Torino
104 6. Digrafi, networks e flussi
i) un digrafo D(V, A);
ii) una funzione capacit`a c : A →N;
iii) una sorgente s ed un pozzo t.
5
4 2
3
6
3
4
7
5
s
a
c
b
d
t
Figura 2. un esempio di network con sorgente s ed pozzo t
Supponiamo ora che un liquido scorra lungo gli archi di un network
D(V, A) rispettando le seguenti regole:
i) regola di conservazione: per ogni vertice v ∈ V , con v ,= s e
v ,= t, la quantit`a di liquido che arriva in v sia uguale alla quantit`a
di liquido che esce da v;
ii) regola di fattibilit`a: per ogni arco di A, la quantit`a di liquido
che scorre lungo l’arco non superi la capacit`a dell’arco.
Le considerazioni precedenti portano alla seguente definizione.
In un network D(V, A) un flusso dalla sorgente s al pozzo t `e una
funzione f : A →N per cui:
i) inflow(v) = outflow(v), per ogni v ∈ V tale che v ,= s e v ,= t,
essendo:
inflow(v) =

(x,v)∈A
f(x, v) ed outflow(v) =

(v,y)∈A
f(v, y);
ii) f(u, v) ≤ c(u, v), per ogni arco (u, v) ∈ A.
Ad esempio un flusso per il network della Figura 2 `e il seguente:
arco (s,a) (s,b) (s,c) (a,d) (b,d) (c,d) (a,t) (c,t) (d,t)
flusso f 3 2 3 1 2 1 2 2 4
Poich´e non `e ammesso che si accumuli liquido nei vertici intermedi `e
chiaro che la quantit`a di liquido in uscita dalla sorgente s deve essere uguale
alla quantit`a di liquido in entrata al pozzo t.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Flussi e tagli 105
Il valore comune di queste due quantit`a misura la quantit`a totale di
liquido che scorre nel network ed `e chiamata il valore del flusso f, e
denotata con val (f).
Si ha quindi:
val (f) = outflow(s) =

(s,y)∈A
f(s, y) = inflow(t) =

(x,t)∈A
f(x, t).
Nell’esempio precedente si ha:
outflow(s) = 3 + 2 + 3 = 8 = 2 + 4 + 2 = inflow(t).
Poniamoci ora il problema di calcolare il massimo valore che pu`o avere un
flusso per un dato network.
Cominciamo a trovare un confine superiore di questo valore in termini
di capacit`a.
Nella Figura 2 notiamo che la capacit`a totale degli archi in uscita dalla
sorgente `e 5 + 4 + 3 = 12.
Segue che nessun flusso pu`o avere valore maggiore di 12.
Pi` u generalmente, data una partizione dei vertici ¦S, T¦ in due sottoin-
siemi di V tali che s ∈ S e t ∈ T, il flusso da S a T `e per la regola di
conservazione lo stesso del flusso da s a t, cio`e `e il valore di f.
Segue che:
val(f) =

x∈S,y∈T
f(x, y) −

u∈T,v∈S
f(u, v),
dove la prima sommatoria misura il flusso totale da S verso T e la seconda
misura il flusso totale da T verso S, detto anche controflusso da T ad S.
Poich´e ciascun termine della seconda sommatoria `e non negativo certa-
mente si ha:
val(f) ≤

x∈S,y∈T
f(x, y).
Inoltre f(x, y) ≤ c(x, y), per ogni arco (x, y) ∈ A. Quindi:
val(f) ≤

x∈S,y∈T
c(x, y).
Segue che

x∈S,y∈T
c(x, y) `e un confine superiore per il valore di ogni
flusso.
Nell’esempio della Figura 2 se S = ¦s, b¦ e T = ¦a, c, d, t¦ gli archi da S
a T sono (s, a), (b, d), (s, c) con capacit`a totale 10.
Universit`a di Torino
106 6. Digrafi, networks e flussi
Deduciamo quindi che val (f) ≤ 10, per ogni flusso del network.
Formalmente possiamo dare le seguenti definizioni.
Un taglio ¦S, T¦ separante s e t `e una partizione dei vertici del network
in due sottoinsiemi tali che la sorgente s stia in S e il pozzo t in T.
La capacit`a del taglio ¦S, T¦, denotata con cap (S, T) `e data data:
cap(S, T) =

x∈S,y∈T
c(x, y).
Utilizzando queste notazioni abbiamo allora stabilito che:
Teorema 3.1. Sia D(V, A) un network con sorgente s e pozzo t, f : A →N
un qualsiasi flusso da s verso t e ¦S, T¦ un qualsiasi taglio separante s e t.
Allora:
val(f) ≤ cap(S, T).
Proviamo nel seguito il fondamentale teorema che assicura che le due
espressioni sono effettivamente uguali per un particolare flusso ed un parti-
colare taglio.
A questo scopo descriviamo un metodo per aumentare il valore di un
dato flusso, nel caso in cui il flusso non abbia il massimo valore possibile.
Questo metodo non `e solo alla base di un algoritmo ma porta alla
dimostrazione del teorema.
Riconsideriamo l’esempio di Figura 2 e il flusso di valore 8 definito prece-
dentemente. Per ogni arco (x, y) indichiamo la coppia (c, f) rappresentante
la capacit`a e il valore del flusso sull’arco in questione :
(5,3)
(4,2)
(2,2)
(3,3)
(6,1)
(3,2)
(4,4)
(5,2)
(7,1)
s
a
b
c
d
t
Figura 3. Le coppie (c, f) sui lati indicano capacit`a e flusso.
Consideriamo il cammino diretto s, a, t. N´e l’arco (s, a) , n´e l’arco (a, t)
sopportano un flusso pari alla loro capacit`a e quindi possiamo aumentare
il flusso su entrambi i lati fino a quando si raggiunge la capacit`a di uno di
questi.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
3. Flussi e tagli 107
Se definiamo f
1
(s, a) = 4 ed f
1
(a, t) = 3, l’arco (a, t) `e saturato cio`e il
flusso raggiunge la capacit`a del lato; inoltre, poich´e il flusso su entrambi i
lati `e stato aumentato della stessa quantit`a, continua a valere la regola di
conservazione nel vertice a. Definendo f
1
(x, y) = f(x, y) sui rimanenti archi
si ha il nuovo flusso:
arco (s,a) (s,b) (s,c) (a,d) (b,d) (c,d) (a,t) (c,t) (d,t)
flusso f
1
4 2 3 1 2 1 3 2 4
il cui valore `e:
val(f
1
) = val(f) + 1.
Per determinare, se possibile, un flusso con valore maggiore di f
1
a partire
da f
1
, dobbiamo raffinare il ragionamento precedente considerando non pi` u
un cammino diretto da s a t nel network, ma un cammino non diretto da s a
t nel grafo G sottostante D. Consideriamo allora un tale cammino s, a, d, c, t.
Per ogni arco (x, y) del cammino indichiamo la coppia (c, f
1
) rappresentante
la capacit`a e il valore del flusso f
1
sull’arco in questione :
s
(5,4)
−→ a
(6,1)
−→ d
(7,1)
←− c
(5,2)
−→ t
e i cui valori sugli altri archi sono gli stessi che per f
1
.
Poich´e il flusso su (c, d) `e contrario alla direzione del cammino, possiamo
ridurre il flusso su (c, d) di 1 ed aumentare il flusso sugli altri archi del
cammino della stessa quantit`a senza violare la regola di conservazione.
In questo modo otteniamo un nuovo flusso f
2
i cui valori sul cammino
sono:
s
(5,5)
−→ a
(6,2)
−→ d
(7,0)
←− c
(5,3)
−→ t
e i cui valori sugli altri archi sono gli stessi che per f
1
.
Notiamo che non possiamo fare alcun altro cambio del tipo precedente
su questo cammino perch´e ora (s, a) `e saturato (e inoltre il flusso su (c, d)
non pu`o essere minore di 0).
Ora val (f
2
) = val (f
1
) + 1 = 10.
Ma precedentemente abbiamo trovato un taglio con capacit`a 10, e quindi
per il Teorema 3.1 sappiamo che nessun flusso pu`o avere valore pi` u grande
di 10. Quindi f
2
`e un flusso massimo.
I cammini s, a, t ed s, a, d, c, t che abbiamo usato per aumentare i flussi
f ed f
1
sono esempi di cammini maggioranti il flusso. Diamo quindi la
seguente definizione.
Universit`a di Torino
108 6. Digrafi, networks e flussi
Dato un flusso f, un cammino da s a t nel grafo G sottostante D dato
da:
s = x
1
, x
2
, . . . , x
k−1
, x
k
= t
`e detto un cammino maggiorante il flusso se:
f(x
i
, x
i+1
) < c(x
i
, x
i+1
), e (x
i
, x
i+1
) ∈ A, 1 ≤ i ≤ k −1,
oppure
f(x
i+1
, x
i
) > 0, e (x
i+1
, x
i
) ∈ A, 1 ≤ i ≤ k −1.
In altre parole, gli archi del cammino nella direzione verso t non devono
essere utilizzati al pieno delle loro capacit`a mentre quelli del cammino nella
direzione verso s devono avere un controflusso non nullo. Dato un tale
cammino possiamo aumentare il flusso sugli archi in avanti e diminuirlo sugli
archi opposti della stessa quantit`a senza violare la regola di conservazione
ottenendo un nuovo flusso con valore maggiore.
Utilizzando allora cammini maggioranti il flusso incompleti, cio`e che non
terminano in t, possiamo ottenere il seguente teorema.
Teorema 3.2 (Teorema del massimo flusso e minimo taglio). Dato un net-
work con sorgente s e pozzo t, esiste un flusso da s a t il cui valore `e uguale
alla capacit`a di un taglio ¦S, T¦ separante s da t.
Dimostrazione. Sia f un flusso di valore massimo.
Definiamo un taglio ¦S, T¦ separante s da t nel seguente modo. S `e
l’insieme formato dalla sorgente s e da tutti i vertici x per cui esista un
cammino incompleto maggiorante f da s a x e T `e l’insieme complementare
in V di S.
La sorgente s appartiene ad S, e quindi S ,= ∅. Il pozzo t appartiene a T,
e quindi T ,= ∅, in quanto altrimenti esisterebbe un cammino maggiorante
f da s a t cio`e f potrebbe essere aumentato, contro l’ipotesi che f abbia
valore massimo. Quindi ¦S, T¦ `e un taglio separante s da t.
Proviamo che:
val(f) = cap(S, T).
• Sia (x, y) un arco con x ∈ S ed y ∈ T. Poich´e x ∈ S, per definizione
di S c’`e un cammino incompleto da s a x maggiorante f.
Se fosse f(x, y) < c(x, y), potremmo estendere questo cammino ad
y, contravvenendo al fatto che y ∈ T. Quindi f(x, y) = c(x, y).
• Similmente, dato un arco (u, v) con u ∈ T e v ∈ S, c’`e un cammino
incompleto da s a v maggiorante f.
Se fosse f(u, v) > 0, potremmo estendere questo cammino ad u,
contravvenendo al fatto che u stia in T. Quindi f(u, v) = 0.
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Esercizi 109
Segue allora :
val(f) =

x∈S,y∈T
f(x, y) −

u∈T,v∈S
f(u, v) =
=

x∈S,y∈T
c(x, y) = cap(S, T).
Supponiamo ora che ¦S

, T

¦ sia un altro taglio. Per il Teorema 3.1 e
per quanto provato ora si ha:
cap(S

, T

) ≥ val(f) = cap(S, T).
Quindi ¦S, T¦ `e un taglio minimo.
Esiste quindi un flusso massimo il cui valore coincide con la capacit`a di
un taglio minimo. Di qui la tesi.
Esercizi
(1) Sia D(V, A) un network con V = ¦s, a, b, c, d, e, t¦ ed A dato dalla
seguente tabella dove sono indicate in colonna le capacit`a sui lati:
arco (s, a) (s, b) (s, c) (a, b) (a, d) (b, c)
capacit`a 5 6 8 4 10 2
arco (b, d) (b, e) (c, e) (, t) (e, t)
capacit`a 3 11 6 9 4
Sia poi f un flusso da s a t definito da:
arco (s, a) (s, b) (s, c) (a, b) (a, d) (b, c)
flusso 5 6 0 0 5 1
arco (b, d) (b, e) (c, e) (d, t) (e, t)
flusso 2 3 1 7 4
a) Quale `e il valore del flusso f?
b) Trovare un cammino maggiorante f e calcolare il valore del flusso
maggiorato utilizzando il cammino.
c) Trovare un taglio separante s da t di capacit`a 12.
d) Quale `e il massimo flusso in D(V, A)?
Universit`a di Torino
Indice analitico
Albero(i), 48
ditipo d, 51
grazioso, 53
ricoprente, 53
Algoritmo k-colorabile, 84
Algoritmo k-colorabile sui lati, 94
Algoritmo E-cycle, 35
Algoritmo goloso, 84
Algoritmo MinSpanTree, 55
Algoritmo ShortestPath, 42
Algoritmo SpanTree, 55
Arco, 2, 97
Blocco, 29
aciclico, 31
ciclico, 31
critico, 32
di un grafo, 29
finale, 31
minimale, 32
Bordo, 62
Calendarizzazione, 82
Cammino(i), 17
a lati distinti, 17
a vertici distinti, 17
aperto, 17
banale, 17
chiuso, 17
come sottografo di un grafo, 17
critico, 102
diretto, 98
diretto elementare, 98
diretto euleriano, 98
diretto hamiltoniano, 98
diretto semplice, 98
disgiunti per lati, 30
elementare, 17
estremi del, 98
euleriano, 33
hamiltoniano, 38
internamente disgiunti, 30
lunghezza di, 17
maggiorante il flusso, 108
pi` u corto, 41
semplice, 17
uguali, 17
Capacit`a, 104
Cappio, 97
Caterpillar, 53
Centro, 20
Ciclo, 18
3-ciclo, 18
pari, 18
ciclo di un grafo, 18
diretto, 98
dispari, 18
hamiltoniano, 38
Circuito, 18
circuito di un grafo, 18
diretto, 98
euleriano, 33
Colorazione
sui lati, 93
sui vertici, 81
Componente connessa, 20
Contorno, 62
Controflusso, 105
Cricca, 8
massimale, 84
Cronoprogramma di avanzamento lavori, 99
Cubo, 68
111
112 Indice analitico
Determinanti maggiori, 57
Diametro, 20
Digrafo, 2
completo, 98
debolmente connesso, 98
euleriano, 98
fortemente connesso, 98
hamiltoniano, 98
Distanza, 20
pesata, 41
Dodecaedro, 68
Eccentricit` a, 20
Etichettatura, 11
Fase critica, 102
Flusso, 104
valore del, 105
Foresta, 48
Funzione peso, 2
Giunzione , 10
Grado(i), 5
in entrata, 98
in uscita, 98
massimo grado, 5
minimo grado, 5
successione dei, 11
Grafo(i), 1
n-colorabile, 81
n-cromatico, 81
n-cubo, 10
n-partito, 9
n-partito completo, 9
r-regolare, 8
aciclico, 18
autocomplementare, 9
banale, 3
bipartito, 9
complemento di un, 8
completo, 8
connesso, 20
contratto, 90
cubici, 8
di Petersen, 73
diretto, 2
euleriano, 34
hamiltoniano, 38
identici, 4
immergibile, 61
isomorfi, 3
omeomorfi tra, 70
omeomorficamente irriducibile, 71
omeomorfo con, 70
omeomorfo da, 69
ottedrali, 86
pesato, 2
piano, 61
planar2 triangolato, 64
planare, 61
planare massimale, 64
ruota, 10
sconnesso, 20
sottostante, 97
stella, 9
Icosaedro, 68
Incidenti
vertici e lati incidenti, 1
Isomorfismo
di grafi, 3
Lato(i), 1
adiacenti, 1
multipli, 1
togliere un, 7
aggiungere un, 7
Legame tra alberi, 51
Lunghezza
pesata, 41
Lunghezza di un cammino, 17
Matrice dei gradi, 47
Matrice di adiacenza, 45
Matrice di incidenza, 47
Multigrafo, 1
Network, 99
Numero cromatico, 81
Omeomorfismo con, 70
Omeomorfismo da, 69
Ordine di un grafo, 3
Ottaedro, 68
Peso
funzione peso, 2
peso del grafo, 2
peso di un lato, 2
Poliedro, 66
regolare, 66
Polinomio cromatico, 90
Ponte, 28
Pozzo, 99
Primo giorno utile, 101
Prodotto cartesiano, 10
Raggio, 20
Regione, 62
esterna, 62
Regola di conservazione, 104
Regola di fattibilit`a, 104
Scheduling, 82
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica
Indice analitico 113
Solidi platonici, 67
Solido semplice, 66
Somma per lati, 10
Sopragrafo, 7
Sorgente, 99
Sottografo, 7
indotto da un insieme di vertici, 7
ricoprente, 7
esterno, 76
indotto da un insieme di lati, 7
indotto per lati, 7
indotto per vertici, 7
interno, 76
Spanning tree, 53
Successione dei gradi, 11
Suddivisione, 69
elementare, 69
Taglia di un grafo, 3
Taglio, 106
capacit`a del, 106
Tempo di fluttuazione, 102
Tetraedro, 68
Torneo, 98
Triangolazioni, 64
Triangolo, 18
Ultimo giorno utile, 101
Unione di due grafi, 10
Vertice(i), 1
n-vertice, 5
adiacenti, 1
dispari, 5
finale, 5
isolato, 5
pari, 5
centrale, 20
congiungere due , 1
connessi tra loro, 20
pi` u vicino, 41
raggiungibile da, 98
separante, 27
togliere un, 7
Universit`a di Torino

Indice

Capitolo 1. §1. Grafi Esercizi

Grafi e sottografi

1 1 6 7 8 8 9 10 11 11 14 17 17 23 23 26 27 29 32 37 38 40 iii

§2. Sottografi Esercizi §3. Grafi speciali Esercizi §4. Operazioni sui grafi Esercizi §5. Successione dei gradi Esercizi Capitolo 2. Esercizi §2. Complemento di un grafo e grafi autocomplementari Esercizi §3. Vertici separanti e ponti §4. Blocchi di un grafo §5. Grafi euleriani Esercizi §6. Grafi hamiltoniani Esercizi Grafi connessi e tracciabilit` a §1. Cammini e cicli

Flussi e tagli Esercizi Indice analitico 41 45 45 48 48 51 53 53 59 61 61 63 66 69 69 71 72 78 81 81 83 85 86 89 92 93 95 97 97 99 103 103 109 111 Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Il problema del cammino minimo Capitolo 3. Grafi planari e poliedri Esercizi §4.iv Indice §7. Omeomorfismo Esercizi §5. L’algoritmo k-colorabile Esercizi §3. Alberi ricoprenti Esercizi Capitolo 4. Grafi planari §1. Caratterizzazione dei grafi planari Esercizi Capitolo 5. Alberi §3. Digrafi. Il teorema dei quattro colori §4. Matrici ed alberi §1. Colorazioni sui lati Esercizi Capitolo 6. Il numero cromatico §2. Grafi e matrici Esercizi §2. Digrafi e tornei §2. Il polinomio cromatico Esercizi §5. networks e flussi §1. La formula di Eulero §2. Condizioni algebriche e planarit` a §3. Colorazioni sui grafi §1. Il numero degli alberi non identici Esercizi §4. Networks e cammini critici Esercizi §3.

Se si ammette che due vertici possano essere congiunti da due o pi` lati (ma in numero finito). mentre u e v sono detti e vertici adiacenti. il grafo ottenuto ` detto un multigrafo. se e = {u. Inoltre se ı e1 ed e2 sono lati distinti di G incidenti un vertice comune. v. 1 . v} ` detto congiungere i vertici u e v. e1 ed e2 sono detti lati adiacenti. dove ogni vertice ` rappresentato da un punto nel piano e ciascun lato da un segmento. Spesso conviene rappresentare un grafo con un diagramma. congiungente due punti distinti. e u ed e sono detti incidenti cos` come v ed e. Per descrivere un multigrafo. v} ` un lato di G. questi lati sono detti u lati multipli . Se u e due o pi` lati in un multigrafo congiungono due vertici. Conviene far riferimento a questo diagramma di G come a G stesso essendo facilmente individuabili gli insiemi V ed E. Grafi Un grafo G consiste di un insieme finito e non vuoto V i cui elementi sono detti vertici e di un insieme E. ma anche il numero dei lati congiungenti due vertici. E). cio` e ∈ E. In generale se si vogliono evidenziare i vertici e i lati del grafo. l’insieme dei vertici con V (G) e quello dei lati con E(G). ` quindi necessario specificare e non solo l’insieme dei vertici e quello dei lati. il lato e e e = {u. e eventualmente curvilineo. Gli elementi dell’insieme E sono detti lati. Nella definizione di grafo due vertici distinti sono congiunti da uno o nessun lato. di sottoinsiemi binari di elementi distinti di V . v}. eventualmente vuoto. E’ conveniente denotare nel seguito un lato con uv oppure vu invece di {u. G si denota con G(V.Capitolo 1 Grafi e sottografi 1. Dati due vertici u.

. c) che rappresenta la quantit` b di vino contenuta in a B e la quantit` c contenuta in C. Si hanno a disposizione tre recipienti A. Un digrafo D consiste di un insieme finito e non vuoto V i cui elementi sono detti vertici e di un insieme A. cio` senza usare altri e strumenti di misura diversi dai tre recipienti. Inizialmente si ha (b. A ` pieno di vino. La quantit` a = 8−(b+c) ` deducibile da b a a e e c e. Ogni distribuzione di vino nei tre recipienti pu` essere deo scritta da una coppia (b. Quante persone hanno stretto la mano alla signora Rossi? Soluzione. Rossi e il massimo numero e di strette di mano che una persona pu` avere dato ` otto. Alla fine della festa il signor Rossi chiede a ciascuno a quante persone ha stretto la mano e riceve nove risposte differenti. . Il vertice 8 ` adiacente a tutti i vertici meno uno. Durante la festa alcune persone fanno conoscenza e si stringono la mano. . C di capacit` a rispettivamente 8. naturali). Esempio 1. Per ogni e ∈ E. Poich´ ci sono nove persone oltre al sig. N) l’insieme dei numeri reali (risp. segue che 1 e 7 formano e la seconda coppia. 3 litri. . . in quanto non ha o e stretto la mano al coniuge e a se stesso. Nel Capitolo 6 tratteremo anche i grafi diretti o digrafi. Continuando in questo modo vediamo che 6 e 2 formano la terza e 5 e 3 la quarta coppia. 5. Esempio 1. Denotiamo i vertici con questi numeri. e La distribuzione da raggiungere ` (4. Grafi e sottografi Un grafo pesato G(V. 7. 0) in quanto si vuole dividere il vino in e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . In particolare 1 ` adiacente soltanto a 8. Il peso del grafo w(G) ` e e la somma dei pesi di tutti i lati di G. . Rossi devono essere 0. 2. eventualmente vuoto. 3.1. di coppie (ordinate) di elementi distinti di V . segue che le nove differenti risposte ricevute dal sig. e e quindi il vertice 7 non ` adiacente soltanto a 0 e 1. 2. B.2.2 1. 0). 1. Gli elementi dell’insieme A sono detti archi . Quindi 8 e 0 formano una coppia e 8 ` adiacente a 1. quindi. E) ` un grafo con una funzione peso w : E → R e (oppure N) essendo R (risp. . La signora Rossi e suo marito danno una festa a cui partecipano altre quattro coppie sposate. 8. che ` il e e coniuge di 8. Soluzione. ma ovviamente nessun marito stringe la mano alla propria moglie. non ` necessario evidenzarla. . Costruiamo un grafo i cui vertici sono i partecipanti alla festa e i cui lati rappresentano le coppie di persone che si sono strette la mano. Si deve dividere il vino in e due parti uguali versandolo da un recipiente all’altro. Questo coniuge non pu` che essere 0 (che non ` certamente o e adiacente ad 8 non essendo adiacente ad alcuno). Segue che 4 rappresenta la signora Rossi che ha quindi stretto la mano a quattro persone. w(e) ` detto il peso del lato e. c) = (0.

Quindi da (0. Universit` di Torino a . Per questo si introduce la nozione di isomorfismo. 0) → (5. q) grafo. si scrive G1 = ´ E facile vedere che la relazione isomorfo a ` di equivalenza sui grafi. in quanto sono ammissibili entrambe le operazioni corrispondenti. c) legate tra loro nel senso che si pu` passare da una all’altra versando il vino secondo le o condizioni stabilite. 0) con operazioni ammissibili. 0). 3) e a (5. Ma questo non vale in generale. e considerate le cardinalit` di V ed E. 2) → (5. Per definizione V = ∅ e quindi p ≥ 1. e questa relazione divide la famiglia dei grafi in classi di equivalenza. quindi 0≤q≤ p 2 = p(p − 1) . 0) → (2. 0) si passa a (0. 0) → (2. cio` tale che: e uv ∈ E(G1 ) se e solo se f (u)f (v) ∈ E(G2 ). 0) ma non e (5. Dato un grafo G. 3) → (4. 2) → (5. Due grafi G1 e G2 sono detti isomorfi se esiste una biezione f dall’insieme dei vertici di G1 all’insieme dei vertici di G2 che conserva le adiacenze. La soluzione si ottiene compiendo le seguenti operazioni: (0. 0). La biezione f : V (G1 ) → V (G2 ) ` detta un isomorfismo e in questo caso e ∼ G2 . 2) → (4. 2) e (5. Un e grafo non banale ha quindi p ≥ 2. Ad esempio ` ammissibile l’operazione (2. ad esempio (0. mentre E pu` essere vuoto e al o massimo per ogni due vertici scelti esiste il lato che li congiunge.0) grafo. 2 C’` un solo (1. 0) → (5.1. due grafi essendo non isomorfi se stanno in classi diverse. Spesso due grafi hanno la stessa struttura e differiscono solo dal modo in cui i vertici e i lati sono numerati oppure solo da come sono rappresentati geometricamente. il numero p ` detto l’ordine di G e q la e e taglia di G. 3) → (2.a meno di isomorfismi. se |V | = p e a |E| = q. Questa ` la ragione per la quale tra le coppie si utilizzano e archi e non lati. una in A e l’altra in B (in C non ci possono stare quattro litri). Il problema consiste nel determinare tutte le coppie (b. Continuando in questo modo si determinano tutte le coppie ottenibili che si posizionano nei punti a coordinate intere di un rettangolo 6×4 nel primo quadrante. Grafi 3 due parti uguali. 2) → (0. Si noti che tra le coppie legate che danno la soluzione del problema esistono entrambi gli archi. 2). detto il grafo banale. G ` detto un (p. 0) → (0.

3. Consideriamo i grafi G1 . Grafi isomorfi e non isomorfi Teorema 1. Questo ` ovvio per p = 1. Esercizio 1. Il numero totale dei grafi non identici di ordine p con lo p(p−1) stesso insieme di vertici V ` 2 2 . e Dimostrazione. denotati con G1 = G2 . Disegnare i 20 grafi non identici di ordine 4 e taglia 3 con insieme di vertici {1. p(p−1) 2 grafi non identici G con lo stesso Esercizio 1. Soluzione. Se p ≥ 2 e G ` un grafo con e e insieme di vertici V.4. ci sono due possibilit` a seconda che uv sia o no un lato di G. mentre G1 ∼ G3 in quanto in G3 esistono triangoli mentre in G2 G1 = = non ne esistono. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . 4} e calcolare le classi di isomorfismo.5. Poich´ ci sono p(p−1) a e 2 coppie distinte di vertici. 3. ci sono 2 insieme di vertici V. Si hanno di conseguenza tre classi di isomorfismo rappresentate dai grafi della Figura 3. Grafi e sottografi Due grafi G1 e G2 sono identici. G2 e G3 come in Figura 1.4 1. se V (G1 ) = V (G2 ) ed E(G1 ) = E(G2 ). Si ha ∼ G2 . G1: G2: G3: Figura 1. Disegnare due grafi isomorfi e due non isomorfi. v. 2. Soluzione. Supponendo di mantenere fissa la posizione dei quattro vertici si ottengono i grafi della Figura 2. Chiaramente due grafi possono essere isomorfi ma non identici. allora per ogni coppia di vertici distinti u.

In ogni grafo c’` un numero pari di vertici dispari. Le classi di isomorfismo dei (4. i numeri che si incontrano pi` u frequentemente nello studio dei grafi sono i gradi dei vertici. Un vertice ` detto dispari o pari a seconda che il suo grado sia dispari e o pari. vp }. Con δ (G) (risp. e e Corollario 1. Ogni lato ` incidente a due vertici. Allora p deg vi = 2q. Un vertice di grado n ` anche e e detto un n-vertice. I grafi non identici di ordine 4 e taglia 3 Figura 3. Il grado di un vertice v in G ` il numero dei lati di G incidenti con v. Teorema 1.1. Universit` di Torino a . Sia G un (p. ∆ (G)) si denota il minimo (risp. v2 . .3) grafi Con l’eccezione dell’ordine e della taglia.6. . . Un vertice di grado 0 ` detto un vertice isolato e un vertice di grado 1 e un vertice finale. massimo) dei gradi dei vertici di G. . quindi quando si some mano i gradi dei vertici ogni lato ` contato due volte. e Il grado di un vertice v ` denotato con deg v.7. Grafi 5 Figura 2. i=1 Dimostrazione. q) grafo con V (G) = {v1 .

ed una che conservi le adiacenze ma non sia una biezione. (5) Vero o falso: Sia V (G) = {v1 . 2. Il numero dei (p. Mostrare che esiste un grafo G di ordine p che ha m vertici pari ed n vertici dispari. questo implica |W | pari. (7) Supponiamo che G1 e G2 siano grafi isomorfi. Per il Teorema 1. (i = 1. . 2 (2) Quale ` il numero dei grafi non identici G con V (G) = {1. Determinare la taglia massima di un digrafo di ordine p. e Determinare tutti i (4. (3) Determinare tutti i grafi non isomorfi di ordine 4. La taglia massima che G pu` avere o p ` e . . 3. Sia G un grafo di taglia q. Per ogni k ≥ 0 sia ni (k) il numero dei vertici di Gi di grado k. Certamente e e v∈U deg v ` pari. Ma essendo dispari ogni addendo di v∈W deg v . 2). Il Corollario 1. 4}. q) grafi non identici con insieme di vertici V ` uguale al numero dei (p. p − q) grafi e 2 non identici con insieme di vertici V. (9) Determinare una funzione tra i vertici di due grafi dello stesso ordine che sia una biezione ma non conservi le adiacenze. E) un grafo di ordine p. Sia poi W l’insieme dei vertici dispari di G ed U l’insieme dei vertici pari di G.6 deg v = v∈V (G) v∈W deg v + v∈U deg v = 2q. (4) Determinare tutti i grafi non isomorfi di ordine 5. e Esercizi (1) Sia G = (V. e (8) Mostrare che se G ` un grafo con almeno due vertici allora G ha almeno due vertici con lo stesso grado. vp }. e nel senso che. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . v2 . Grafi e sottografi Dimostrazione. 4}.6 1. quindi v∈W deg v ` anch’essa pari. Mostrare che n1 (k) = n2 (k). 2. il numero di persone che stringono la mano ad un numero dispari di altre persone dell’insieme di partenza ` sempre pari.7 ` anche noto come il Lemma delle strette di mano. 3. . dato un qualsiasi insieme di persone.4) grafi G non identici con V (G) = {1. (6) Siano p un intero positivo ed m ed n due interi non negativi tali che m + n = p ed n pari. .

Se u e v sono vertici non adiacenti di un grafo G. E’ una semplice conseguenza delle definizioni che ogni sottografo indotto di un grafo G pu` essere ottenuto togliendo dei vertici da G mentre ogni o sottografo di G pu` essere ottenuto con l’eliminazione di vertici e lati. i pi` importanti sottografi che incontrereu mo sono i sottografi indotti. Il pi` semplice tipo di sottografo di un grafo G ` quello ottenuto togliendo u e un vertice o un lato. Quando un sottografo H di un grafo G ha lo stesso ordine di G. il sottografo F e indotto da F ` il grafo il cui insieme di vertici consiste di quei vertici di G e incidenti con almeno un lato di F e il cui insieme di lati ` F. disegnare G − v e G − e. in questo caso G ` anche detto un e sopragrafo di H. Oltre ai sottografi ricoprenti. e Dalle definizioni segue che i grafi G + f. denota il grafo con insieme di vertici V (G) e insieme di lati E(G)∪f.2. Se e ∈ E(G) ed |E(G)| ≥ 2. G e G − e hanno lo stesso insieme di vertici. G − e denota il sottografo con insieme di vertici V (G) e insieme di lati E(G) \ {e}. H ` detto un e e sottografo ricoprente di G. il sottografo U di G indotto da U ` il e grafo con insieme di vertici U e il cui insieme di lati ` formato da tutti i lati e di G incidenti due elementi di U Un sottografo H di G ` detto indotto per e vertici o indotto. Se U ` un sottoinsieme non vuoto dell’insieme e dei vertici V (G) di un grafo G. Esercizio 2. o Universit` di Torino a . Sottografi Un grafo H = (V (H). L’eliminazione di un insieme di vertici o un insieme di lati ` definita in e modo analogo. Un sottografo e H di G ` detto indotto per lati se H = F per qualche sottoinsieme F di e E(G). Sottografi 7 2. dove f = uv. se U per qualche sottoinsieme U di V.1. allora G + f. e denotato con H G. Scelto un grafo G e fissato un vertice v ed un lato e. E(G)) e se V (H) ⊆ V (G) ed E(H) ⊆ E(G). allora G − v denota il sottografo con insieme di vertici V (G) \ {v} e i cui lati sono tutti quelli di G non incidenti con v. Chiaramente G ` un sottografo di G + f. Similmente. se F ` un sottoinsieme non vuoto di E(G). cio` H e G hanno lo stesso insieme di vertici. E(H)) ` un sottografo di un grafo G = (V (G). Se v ∈ V (G) e |V (G)| ≥ 2.

8 1. dove q + q = e e p 2 . e Esercizio 3. Esercizio 3. Quali tra questi sono indotti per vertici? Quali sono indotti per lati? Determinare tutti i sottografi non isomorfi del grafo G: 2 3 1 4 Figura 4 3. Grafi speciali Ci sono grafi particolari che intervengono cos` spesso che richiedono una ı speciale considerazione e in qualche caso notazioni speciali. q) grafo. q).2. 4. Un grafo ` completo se ogni due vertici del grafo sono adiacenti. 1. Disegnare i grafi completi K1 . K3 . 3. K2 . Un grafo G ` regolare di grado r se per ogni vertice v ∈ V (G). deg v = e r. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Provare a disegnare i grafi r-regolari di ordine 5 con r = 0. K4 . 2. e 2 questo grafo si denota con Kp . Un sottografo completo di un grafo G ` anche detto una cricca di G. Grafi e sottografi Esercizi (1) Determinare tutti i sottografi non isomorfi del grafo della Figura 4. Il complemento G di un grafo G ` il grafo con insieme di vertici V (G) e e tale che due vertici sono adiacenti in G se e solo se questi vertici non sono adiacenti in G. Disegnare i grafi r-regolari di ordine 4 con r = 0. K5 . Quindi se G ` un (p. Un e (p. q) grafo completo ` quindi un grafo regolare di grado p−1 con q = p(p−1) . 2. questi grafi sono anche chiamati r-regolari. I pi` interessanti u sono descritti in questa sezione. 3. 1. G ` un (p.1. I grafi 3-regolari sono anche detti grafi cubici.

In particolare si ha: Kn(1) ∼ Kn . (L’ordine dei nue meri p1 . Un grafo n-partito completo ` un grafo n-partito con insiemi di pare tizione V1 . . . dove |V1 | = m e |V2 | = n. Se |Vi | = pi . questo grafo ` denotato con K(p1 . . Il grafo K(1. q) grafo cubico. n) ` detto un grafo stella. .Esercizi 9 Il complemento di Kp ha p vertici e nessun lato ed ` detto il grafo vuoto di e ordine p. . . . V2 . . e e Esercizi (1) Disegnare K3(2) e K(1. questa classe di grafi ` particolarmente importante e si incontrer` spesso.4. a allora uv ∈ E(G). Vn tali che ogni elemento di E congiunge un vertice di Vi ad un vertice di Vj . Un grafo G = (V. Un grafo ` autocomplementare se ` isomorfo al suo complemento. . u Esercizio 3. Che cosa si pu` dire su G? o (4) Vero o falso: Se H ` un sottografo di G segue anche che H ` un sottografo di G? e e Se H ` un sottografo ricoprente G segue anche che H ` un sottografo e e ricoprente G? Universit` di Torino a . (3) Sia G un (p. . dove q = 2p − 3. . . p2 . allora il grafo n-partito completo ` regolare di grado e (n − 1)t ed ` anche denotato con Kn(t) . . ` denotato con K(m. se esiste una partizione di V e in n sottoinsiemi V1 . Si noti che un grafo n-partito completo e ` completo se e solo se pi = 1 per tutti gli i. Vn con l’ulteriore propriet` che se u ∈ Vi e v ∈ Vj . . pn ). con i = j. p2 . n ≥ 1. . pn ). p2 . 5). E) ` n-partito. Disegnare un grafo bipartito. I e e grafi autocomplementari saranno studiati pi` in dettaglio in seguito. e Se pi = t per tutti gli i. . e Per n = 2. (2) Determinare la taglia di K(p1 . . pn non ` importante). e = Un grafo bipartito completo con insiemi di partizione V1 e V2 . V2 . e a Esercizio 3. . . . Disegnare un grafo ed il suo complemento. i = j. n). Il grafo 1-partito di ordine p ` isomorfo al grafo vuoto di ordine p. Disegnare un grafo autocomplementare. questi grafi sono detti grafi bipartiti.3.

v2 ) di G sono adiacenti se e solo se o u1 = v1 e u2 v2 ∈ E(G2 ) oppure u2 = v2 e u1 v1 ∈ E(G1 ). mentre per n > 1. e a Se non stabilito diversamente in questa sezione assumiamo che G1 e G2 siano due grafi con insiemi di vertici disgiunti. dove Cp−1 ` il ciclo di e e lunghezza p − 1. Grafi e sottografi (5) Vero o falso: Se H ` un sottografo di G segue anche che H ` un sottografo e e indotto per vertici di G? (6) Disegnare tutti i grafi autocomplementari di ordine p ≤ 5. .10 1. ` definita usando i prodote ti cartesiani. Nell’ultima operazione che introduciamo le condizioni sono diverse. La giunzione G = G1 + G2 ha V (G) = V (G1) ∪ V (G2 ) ed E(G) = E(G1 ) ∪ E(G2 ) ∪ {uv tali che u ∈ V (G1 ) e v ∈ V (G2 )}. Il prodotto cartesiano G = G1 × G2 ha V (G) = V (G1 ) × V (G2 ) e due vertici (u1 . 2. (7) Disegnare K(3. an ) (cio` ai ` 0 o 1 per 1 ≤ i ≤ n) e e e tale che due vertici sono adiacenti se e solo se le corrispondenti n-ple differiscono in una ed una sola posizione. . quella dei cubi. Nelle operazioni introdotte si ` richiesto che l’insieme dei vertici dei e grafi componenti siano disgiunti. 4. vedi Cap. Operazioni sui grafi C’` una variet` di modi di combinare grafi per produrne dei nuovi. n) ∼ Km + Kn . 3) e K3(3) . E’ facile osservare che Qn ` un e grafo n-regolare di ordine 2n e taglia n(2n−1 ). Usando l’operazione di giunzione possiamo vedere che K(m. = Il grafo Wp = Cp−1 + K1 . Il cubo Qn pu` anche essere considerato come il grafo i cui vertici sono o numerati con le n-ple binarie (a1 . ` detto un grafo ruota. L’n-cubo Qn ` il grafo K2 se n = 1. u2 ) e (v1 . Se un grafo G ` l’unione di n(n ≥ 2) copie disgiunte di un grafo H scriviamo e G = nH. . L’unione G = G1 ∪ G2 ha V (G) = V (G1 ) ∪ V (G2 ) ed E(G) = E(G1 ) ∪ E(G2). Una importante classe di grafi. a2 . . § 1. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Qn ` e e definito come Qn−1 × K2 .

. . (5) Illustrare su un esempio la somma per lati. . . essendo P2 e P3 i cammini di ordine 2 e 3 (vedi Cap. 3 e numerare i vertici con n-ple binarie. Quale ` la taglia di e G∪G. . . (6) Sia q (risp. 3). . Perch´ non esiste G tale che G + G + G = K2 × K2 × K2 ? e (8) Disegnare le ruote W5 e W6 . q) grafo G ` quello di denotare V (G) con {v1 . . . d2 . s ` detta una successione grafica. (2) Descrivere la giunzione P2 + P3 . § 1). . 2. d2 . vp dei vertici di G in modo tale che deg vi = di . Viceversa. 3). v2 . una successione d1 . (3) Descrivere il prodotto cartesiano P2 × K(1. v2 . . . 5. (4) Disegnare gli n-cubi per n = 1. . La somma per lati ` il grafo G denotato con G = G1 ⊕ G2 tale che e V (G) = V (G1 ) = V (G2 ) ed E(G) = E(G1 ) ∪ E(G2 ). G×G? (7) Determinare il grafo G soddisfacente alla seguente equazione: G + G = K2 × K2 . Dato un grafo G di ordine p. Un modo standard per etichettare i vertici ed i lati di un (p. 2. eq }. Dato un grafo G con etichettatura sui vertici. . . se una successione s : d1 . vp } ed E(G) con e {e1 . E(G)) e un insieme di numeri o di simboli. . e2 . Successione dei gradi 11 Siano G1 e G2 due grafi con V (G1 ) = V (G2 ) ed E(G1 ) ∩ E(G2 ) = ∅. u Dare una etichettatura sui vertici (risp. Successione dei gradi Studiamo pi` dettagliatamente il concetto di grado.5. G ). ∀i = 1. G+G. . sui lati) di un grafo G significa considerare una funzione iniettiva tra V (G) (risp. dp di interi non negativi ` detta una successione dei gradi di G se esiste una etichettatura e v1 . . . 2. . Esercizi (1) Disegnare il grafo 2K1 ∪ 3K2 ∪ K(1. e Universit` di Torino a . sotto quali condizioni s ` una successione dei gradi di un qualche e grafo? Se un tale grafo esiste. dp di interi non negativi ` e assegnata. . . . q ) la taglia di un grafo G (risp. ` facilmente determinata e la successione dei gradi di G. p.

2. p ≥ 2. p e i=1 di numero pari. Supponiamo che s1 sia grafica. . dp grafica. . . 3. Esiste quindi un grafo G con V (G) = {v1 . . ∀i. vp } tale che deg vi = di − 1. . d3 . . altrimenti la somma dei gradi dei vertici adiacenti a v1 sarebbe massima. esiste un vertice vn che ` adiacente e e a vj ma non a vk . di ∀i. Ad esempio la successione 3. dp . . Una successione s : d1 . Quindi esistono due vertici vj e vk con dj > dk tali che v1 ` adiacente a vk ma non a vj . dp ` grafica. 1 soddisfa le due condizioni precedenti ma non ` grafica. . dp di interi non negativi con d1 ≥ d2 ≥ · · · ≥ dp .12 1. vp } tale che deg vi = di per 1 ≤ i ≤ p. Rietichettiamo i vertici vi . . . ma queste non sono sufficienti. . . . . . d3 − 1. e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . e Viceversa. come vi in G. Si ha allora deg vi = di per 1 ≤ i ≤ p.1 (Havel-Hakimi). Poich´ il grado di e e vj ` maggiore di quello di vk . E’ questo il caso in e cui esiste un vertice u di grado massimo tale che la somma dei gradi dei vertici adiacenti ad u sia massima. sia s : d1 . . . d2 . Ovviamente in G la somma dei gradi dei vertici adiacenti a v1 ` maggiore di quella in G. d2 . v2 . . . dd1 +2 . . perch´ s sia grafica. 2 ≤ i ≤ p. ` grafica se e solo e se ` grafica la successione s1 : d2 − 1. . . . d1 +1. . Possiamo distinguere due casi: (1) Supponiamo che G contenga un vertice u di grado d1 tale che u sia adiacente ai vertici aventi grado d2 . e Teorema 5. non ` adiacente a tutti i vertici aventi gradi e d2 . . . v3 . e Dimostrazione. . . . u pu` coincidere con v1 oppure u o con uno dei vertici di grado d1 . Grafi e sottografi Certamente. . . per i = 2. . . dd1 +1 . Poich´ ci possono e essere pi` vertici di grado massimo. . d1 ≥ 1. 2 ≤ i ≤ d1 + 1 d1 + 2 ≤ i ≤ p. dd1 +1 − 1. d2 . dd1 +1 . . . . d3 . 3. . . Togliendo i lati v1 vk e vj vn e aggiungendo i lati v1 vj e vk vn si ottiene un grafo G che ha la stessa successione dei gradi di G. . . . In questo caso il grafo G − u ha successione dei gradi s1 e quindi s1 ` grafica. e (2) Supponiamo che non esista nessun vertice come nel caso (1). Quindi la successione s : d1 . Allora esiste un grafo G1 con V (G1 ) = {v2 . . Possiamo allora costruire un nuovo grafo G aggiungendo un nuovo vertice v1 e i d1 lati v1 vi . ∀i = 1. . 3. Poich´ v1 ha grado massimo. sono necessarie le condizioni: e p di ≤ p − 1.

2. 2. 2. 1. Riapplichicando il Teorema 5. 1 Applicando il Teorema 5. 1.2. Poich´ 0 pu` corrispondere solo a vertici isolati.1 e ottenendo : s2 : 1. 1. 1. otteniamo: s1 : 2. Come applicazione del teorema vediamo se ` grafica la e successione: 5. Questo d` un grafo G1 a con successione dei gradi s1 (o s1 ). 1 che riordinata d` la successione s2 : a s2 : 2. 1. 3. aggiungiamo ancora un vertice congiungendolo a due vertici di grado 1 in G2 .5. Universit` di Torino a . 2. 2. cio` un nuovo vertice ` aggiunto a e e G1 . 1. 1. 1. 2.1 s ` grafica se e solo ` grafica la successione e e s1 : s1 : 2. 2. 1. Finalmente otteniamo un grafo G con successione dei gradi s considerando s1 . 2.1 otteniamo : s3 = s3 : 1. 1. 3. Per e costruire un grafo con successione dei gradi s2 . 3. 3. 2. 1. 1. 1. 2. Esercizio 5. 2. 2. 1. 1. Il grafo G si completa inserendo due vertici isolati. 1. Si vede ora facilmente che la successione s3 ` grafica dal momento che ` e e la successione di gradi del grafo G3 = 4K2 . 1. 1. 1. 0. 1. Successione dei gradi 13 Ripetiamo ora su G l’esame fatto per G. 2. la precedente successione e o ` grafica se e solo se ` grafica la successione: e e s : 5. 1. 2. 2. 2. 3. osservando che a G3 si deve aggiungere un vertice che sia adiacente a due vertici di grado 1. procediamo a ritroso da s3 ad s2 . 2. Se G rientra nel caso (1) il teorema ` provato. 3. riapplichiamo il Teorema 5. 2. 1. 0. 1. 3. Per il Teorema 5. 2. 2. 2. s1 ed s ` grafica. 1.1 ciascuna delle successioni s2 . 1. 2. altrimenti si procede come nel caso (2) fino ad arrivare e ad un grafo con la stessa successione dei gradi di G e che ricade nel caso (1). 2. 1. 1. 3. 1. 1. Non riuscendo a vedere se s1 ` grafica. congiungendolo a vertici di gradi 2. 2. Procedendo da s2 ad s1 . In questo modo otteniamo un grafo G2 con successione dei gradi s2 (o s2 ). 1. 1. Riordinando la successione s1 .

Provare direttamente a determinare graficamente due di questi grafi non isomorfi tra loro.1.1. 1. 3. determinare la sua successione dei gradi.0 (b) 3. Dare un esempio di un grafo in cui non ` soddisfatta la condizione e precedente.4. (3) Determinare se le seguenti successioni sono grafiche.0 (c) 7.4. 3. e e infatti il grafo H1 della Figura 5 ` un grafo con tale successione dei gradi.2.2. Esempio di un grafo non ricostruibile con il metodo del Teorema 5. quindi 1.1. Grafi e sottografi Si deve notare che essendoci pi` modi di scegliere le adiacenze quando si u aggiunge un vertice.1 ` la successione dei gradi di H.1.2.3.2. 1. e v H H1 H2 Figura 5. 2.0. In caso positivo disegnare un grafo che ha tale successione come successione dei gradi: (a) 4. 0 tra loro non isomorfi.1 si aggiunge un vertice v collegandolo con un vertice di grado 1 ed uno di grado 0 e si costruisce il grafo H2 della Figura 5 che ha 2.2.14 1. 3.3.1. (2) Dare un esempio di un grafo in cui esiste un vertice u di grado massimo tale che la somma dei gradi dei vertici adiacenti ad u sia massima.1. Si deve poi anche notare che ci sono grafi che non possono essere prodotti con il metodo usato per costruire G. 2) ∪ 2K2 ∪ K1 . 1. e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Per esempio il grafo H della Figura 5. 2. seguendo la costruzione precedente si possono ottenere grafi G con successioni dei gradi 5.0. 0.1 ` grafica.2.3.3.2. Infatti 2.1 Esercizi (1) Dato il grafo K(3. e ma se si segue la costruzione della dimostrazione del Teorema 5.1.1.2.1 come successione dei gradi ma non ` isomorfo ad H.2. 3.2.1.1.1. (4) Provare che nessuna successione non banale a termini tutti distinti tra loro ` grafica.1.1. 2.1.

con d1 ≥ d2 ≥ d3 ≥ d4 . a7 = 342. Confronta (http://www. a6 = 156. Utilizzando le classi di isomorfismo di grafi di ordine 5 e l’esercizio (8) determinare le tre coppie di grafi di ordine 5 che non sono isomorfi ma hanno a due a due la stessa successione grafica e che giustificano la differenza a5 − a5 = 3. . d3 . a6 = 102. a (8) Vero o falso: Se due grafi hanno la stessa successione dei gradi ma non sono isomorfi la stessa propriet` vale per i loro complementi. a (9) Il numero an dei grafi semplici con n vertici non isomorfi tra loro `: e a1 = 1. . 1. 2. 3. b) Due grafi con la stessa successione dei gradi sono isomorfi. d4 .. d4 . d2 . a4 = 11.research. a5 = 34.. 3. a2 = 2. mentre il numero an delle successioni grafiche per grafi semplici di ordine n `: e a1 = 1..html) le successioni A000088 e A004251 sulla on-Line Encyclopedia of Integer Sequences. Dimostrare le asserzioni o provarne la falsit` con un controesempio.Esercizi 15 (5) Costruire il maggior numero di grafi non isomorfi con successione dei gradi s : 4.. (6) Determinare tutte le successioni grafiche s : d1 .com/%7enjas/sequences/Seis. a5 = 31. Quante sono le successioni grafiche s : d1 . a2 = 2. d3 . a4 = 11. 2. a7 = 1044. Universit` di Torino a .att. 1. d2 . a3 = 4. d5 con d1 = 4 ≥ d2 ≥ d3 ≥ d4 ≥ d5 ? E come si possono determinare utilizzando il Teorema 5. a3 = 4.1? (7) Vero o falso: a) Due grafi isomorfi hanno la stessa successione dei gradi.

.

. . per ogni i = 0.. . Se non specificato diversamente... u1 . . ` ripetuto. u1 . n − 1. Ogni cammino elementare ` anche e e un cammino semplice. o Due u-v cammini. . Osserviamo che due u-v cammini distinti possono anche indurre lo stesso sottografo di G. . e Un u-v cammino a vertici distinti o cammino elementare ` un u-v e cammino in cui nessun vertice ` ripetuto.Capitolo 2 Grafi connessi e tracciabilit` a 1. .. Il sottografo di un grafo G indotto dai lati di un cammino ` detto un e cammino di G.. .. un = v ed u = v0 . . . Si noti che in un cammino ci pu` essere una ripetizione di vertici e lati. u1 . un cammino a lati distinti o cammino semplice ` un e u0 -un cammino in cui nessun lato ui ui+1 . Un u-v cammino ` chiuso o aperto a seconda che u = v oppure u = v.. e Un u0 .. per ogni i = 0. . n − 1. d’ora in poi per cammino si intender` a un cammino elementare. Un cammino banale non contiene lati. n − 1. v1 .. vm = v sono uguali se n = m e ui = vi per 0 ≤ i ≤ n. . per ogni i = 0. u = u0 . Cammini e cicli Siano u0 e un due vertici non necessariamente distinti di un grafo G. altrimenti sono distinti. Un u0 -un cammino di G ` una successione finita di vertici u0 . . e 17 . . un tali e che ui ed ui+1 sono adiacenti. Il numero dei lati in un cammino ` detto la sua lunghezza. I lati ui ui+1 . sono detti i lati del cammino. .. .. .

W GF. C: cavolo. W CF. e. E’ evidente che se un vertice v di grado e 2 giace su un circuito C di G. e e e Un ciclo di lunghezza n ` un n-ciclo. Il sottografo di G indotto dai lati di un circuito o ciclo ` anche detto un e circuito di G o ciclo di G. Seguendo le regole stabilite sono ammesse su entrambe le sponde del fiume le seguenti situazioni: W CGF. W C. G. Un ciclo ` pari se la sua lunghezza ` pari. se lo mangia. . Esempio 1. v2 . Sono indicate le e dieci situazioni ammissibili su ciascuna sponda del fiume. Il problema pu` essere risolto abbastanza velocemente per o tentativi. allora C contiene anche i due lati incidenti con v. . dove ∅ rappresenta la situazione in cui nessuno ` sulla sponda in questione. W. Un grafo aciclico non ha cicli. . Ma. CGF. e Esercizio 1. ma cerchiamone un approccio sistematico (cio` algoritmico). ` e detto un ciclo di G. una capra ed un cavolo al mercato e per far ci` deve attraversare un fiume con una barca che oltre a se stesso o pu` contenere uno solo dei tre (` un grande cavolo!). e Quindi Pn ha lunghezza n − 1. se la capra rimane sola con il cavolo. In Figura 1 ` schematizzata la soluzione del problema. Un cammino chiuso non banale (non necessariamente a vertici o lati distinti) di G ` detto un circuito. se il lupo rimane o e solo con la capra. F : contadino. v1 . un circuito elementare C : v1 . In un grafo G . se la mangia. della capra e del cavolo). Il lupo pu` essere lasciato solo con il cavolo. e Denotiamo con W : lupo. ` noto che i lupi non o e mangiano cavoli. Grafi connessi e tracciabilit` a Un grafo di ordine n che sia un cammino elementare ` denotato con Pn . Un contadino deve portare un lupo. dove i segmenti Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica .1. Un grafo di ordine n. Disegnare in un grafo un ciclo ed un circuito che non ` un e ciclo. Come pu` il contadino traghettare i tre intatti? o Soluzione. Altrimenti ` dispari. n ≥ 3. .2 (Il problema del contadino.18 2. W F su una sponda implica GC sull’altra che non ` ammissibile. del lupo. G: capra. e Notiamo che W F e CF non sono in elenco perch´ anche se ammissibili di e per s´. e e e CF implica W G anch’essa inammissibile. vn . ∅. Un 3-ciclo ` anche detto un e e triangolo. (n ≥ 3) che sia un ciclo ` denotato con Cn . GF. C.

Universit` di Torino a . L’etichetta sul lato rappresenta chi ` sulla barca insieme al cone tadino. Cammini e cicli 19 WCGF WC WCF C CGF W WGF G GF G GF W C G C G W G G WGF W CGF C WCF WC WCGF fig a Figura 1 WCGF( ) G WC(GF) W(CGF) C G W WGF(C) W G(WCF) C GF(WC) G (WCGF) G CGF(W) WCF(G) C(WGF) Figura 2 che le congiungono rappresentano un trasbordo del contadino con. lo scopo ` trovare un cammino nel grafo da W CGF a e ∅ che rappresenter` una soluzione del problema. In parentesi ` indicata la e situazione che si ha in contemporanea sull’altra sponda. un passeggero. Ciascun lato rappresenta un trasbordo del contadino da una sponda all’altra. Ciascun vertice rappresenta una delle dieci situazioni ammissibili su una sponda.1. con o senza passeggeri. W CGF → W C → W CF → C → CGF → G → GF → ∅. Per esempio il segmento da W CF su una sponda a CGF sull’altra rappresenta il trasbordo del cavolo in entrambe le direzioni. quella da cui si parte. a Si hanno due possibili soluzioni: W CGF → W C → W CF → W → W GF → G → GF → ∅. eventualmente. Poich´ partiamo con W CGF su una sponda e vogliamo finire con ∅ e sulla stessa sponda. Nella Figura 2 si hanno le stesse informazioni senza mostrare direttamente il fiume. In ogni caso il trasbordo pu` avvenire in entrambe le o direzioni.

Determinare e(x). e L’eccentricit` e(v) di un vertice v di un grafo connesso G ` la massima a e distanza tra v e ogni altro vertice di G. . e La relazione essere connesso a ` una relazione di equivalenza sull’insieme e dei vertici di un grafo G. u2 .v∈V (G) d(v. Il raggio di G. e Un grafo non connesso ` sconnesso.3. Altrimenti si continua con il procedimento precedente fino ad ottenere un u-v sottocammino elementare. .4. essendo G il grafo della Figura 3. . Se W1 non ha vertici ripetuti . In un grafo G ogni u-v cammino W contiene un u-v sottocammino elementare. v) tra due vertici u e v come il minimo delle lunghezze degli u-v cammini. .20 2. Il numero delle componenti di G ` denotato con k(G). Ogni sottografo indotto dai vertici appartenenti ad una classe di equivalenza ` chiamato una componente connessa di G e o semplicemente una componente di G. . Un grafo G ` connesso se ogni coppia di vertici sono connessi. Un vertice v ` un vertice centrale se e(v) = rad G e il centro di G ` e e formato dai suoi vertici centrali. ` la minima eccentricit` dei vertici di e a G. Esercizio 1. mentre il diametro di G. . diamG e centro di G. denotato con diam G. Segue che diam G = maxu. Con questa funzione di distanza l’insieme V (G) ` uno spazio metrico. Un vertice u ` detto essere connesso ad un vertice v in un grafo G se e esiste un u-v cammino in G. ` la massima eccentricit` e a dei vertici di G. radG. Dimostrazione. Sia allora W : u = u1 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . ui+1 . uj−1 si ottiene un u-v cammino W1 con meno vertici di W. u). Siano allora i. j. Equivalentemente una componente di un grafo G ` un sottografo connesso e di G che ` massimale rispetto alla propriet` di essere connesso. W ` un cammino u e elementare. i < j. e(u). Se W ` chiuso. . Grafi connessi e tracciabilit` a Teorema 1. il risultato ` ovvio in quanto W contiene il e e sottocammino banale. e Ovviamente k(G) = 1 se e solo se G ` connesso. due pedici tali che ui = uj . e Per un grafo connesso G definiamo la distanza d(u. denotato con rad G. cio` non ` e a e e contenuto propriamente in un altro sottografo connesso di G. Altrimenti ci sono vertici di G che compaiono in W due o pi` u volte. . un = v un u-v cammino di G. W1 ` l’ u-v sottocammino elementare e di W cercato. Se si eliminano da W i vertici ui . Se nessun vertice di G compare in W pi` di una volta.

scegliamo due vertici u e v tali che d(u.1. e centro di G. Cammini e cicli 21 Esercizio: Determinare e(x). in G le due componenti diventano una sola e quindi il numero delle componenti di G si riduce di uno. Dimostrazione. Poich´ d ` una e e metrica su V (G) si ha: d(u. Consideriamo i seguenti due casi: (1) Se i due vertici u. v incidenti e appartengono alla stessa componente di G − e. v) ≤ 2 rad G. w}. Teorema 1. ha almeno p − q + 1 componenti. e(u). essendo: u G: x v Figura 3 w y Soluzione. Proviamo il teorema per induzione su q. q − 1) grafo e proviamolo vero per un (p.5. che ` ovvio anche se non ` e e e un gran risultato. e(u) = 3. Dimostrazione. Inoltre sia w un vertice centrale di G. q − 1) grafo e. Universit` di Torino a . q) grafo G ha almeno p − q componenti.6. v. v appartengono a due componenti diverse di G − e. cio` G ha almeno p − q e componenti. l’asserto ` vero in quanto il grafo vuoto di ordine p ha p e componenti banali. radG. w) + d(w. Per verificare la seconda disuguaglianza. diam G = 5. Un (p. q) grafo G. v) ≤ d(u. rad G = 3 e centro di G = {u. v) = diam G. G − e ` un (p. (2) Se invece u. Supponiamo vero l’asserto per ogni (p. Per q = 0. Si noti che se q > p l’asserto dice che il numero delle componenti ` maggiore di un numero negativo. Sia e = uv un lato di G. Teorema 1. diamG. G ha ancora almeno p − q + 1 componenti. Per ogni grafo connesso G si ha: rad G ≤ diam G ≤ 2 rad G. per e l’ipotesi induttiva. La diseguaglianza rad G ≤ diam G ` una diretta cone seguenza delle definizioni. Si ha e(x) = 5.

e e Corollario 1. u2n+1 = u. Si ha V1 = ∅. v3 ∈ V1 . ee Esiste la seguente interessante caratterizzazione dei grafi bipartiti ottenuta utilizzando la lunghezza dei cicli contenuti. e a cos` via. e Teorema 1. u rispettivamente. . . . allora G ` e e sconnesso. . in quanto v ∈ V1 . Supponiamo che C : v1 . V2 } di V (G) ha le propriet` a necessarie per mostrare che G ` bipartito. Essendo ı poi vk adiacente a v1 e v1 ∈ V1 si ha vk ∈ V2 . Sia G un grafo bipartito con insiemi di partizione V1 e V2 . Si ha: p − q = p − 1 − q + 1 > q − q + 1 = 1. e Siano u e w elementi di V1 e supponiamo che uw ∈ E(G). i pi` corti v-u cammino e. e Sia v ∈ V (G) e consideriamo: V1 = {u ∈ V (G) / d(v. . u) ` pari}.22 2. Se un (p. Senza perdita di generalit` possiamo assumere v1 ∈ V1 . v2 . v-w cammino di G. Notiamo che w potrebbe coincidere con v. Anche V2 = ∅. q) grafo G ` tale che q < p − 1. . e v = w1 . in quanto G ` connesso e e non banale. ı quindi esiste un i tale che w = ui = wi . essendo q < p − 1. . u2 . Dimostrazione. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Per il viceversa ` sufficiente provare che ogni grafo connesso non banale e G senza cicli dispari ` bipartito. v1 sia un ciclo di G. vk . w2 . Siano v = u1 . I due v-w sottocammini cos` determinati sono v-w sottocammini di lunghezza minima. m ≥ 1. e V2 = V (G) − V1 . Proviamo che la partizione {V1 . . Un grafo non banale ` bipartito se e solo se non contiene cicli dispari. . Dal Teorema 1. e cio` l’asserto ` vero anche per i (p.8. q) grafi. n` u n` w coincidono con v. Segue la tesi. v4 ∈ V2 . Questo implica che i vertici con pedici pari stanno in V2 . Dimostrazione. necessariamente. Consideriamo il vertice w comune ai due cammini tale che il w -u sottocammino e il w -w sottocammino abbiano in comune solo w . . e e n ≥ 1.7. . cio` ` sconnesso. . w2m+1 = w. Allora. Quindi C ha e lunghezza pari. Quindi v2 ∈ V2 . da cui k ` pari. dal momento che un grafo non banale ` e e bipartito se e solo se ciascuna delle sue componenti non banali ` bipartita.6 segue che G ha almeno due componenti. Grafi connessi e tracciabilit` a Quindi in entrambi i casi il numero delle componenti di G ` almeno p − q.

Complemento di un grafo e grafi autocomplementari Consideriamo pi` in dettaglio il concetto di complemento di un grafo. cio` G ` connesso. .2. . w2m . da attraversare su una barca che pu` contenere o una o due persone (non o pu` essere vuota perch´ manca il barcaiolo). In caso positivo dire quale ` il minimo e numero di trasbordi. Rappresentando un grafo. allora. . . wi = ui ` un ciclo dispari di e G in quanto di lunghezza 2m + 1 − i + 1 + 2n + 1 − i = 2(m + n − i + 1) + 1 che ` una contraddizione all’ipotesi. . Analogamente si prova che due vertici di V2 non sono adiacenti. segue uw ∈ E(G). . e e e Universit` di Torino a . considerando un vertice w appartenente ad un’altra componente di G. Quindi in entrambi i casi u ` connesso a v in G. determinare se le due coppie possono attraversare il fiume.1. u2n+1 . Complemento di un grafo e grafi autocomplementari 23 Segue che ui . allora uv ∈ E(G). Se u e v appartengono a due diverse componenti di G. Se u e v appartengono alla stessa componente G1 di G. 2. Esercizi (1) Il problema dei mariti gelosi. w2m+1 . Due coppie sposate arrivano ad un fiume. Dimostrazione. (2) Determinare il numero dei 5-cicli distinti (cio` non contenenti gli stessi e vertici nello stesso ordine) di K5 . u e e Teorema 2. allora G ` connesso. . i cui vertici sono le diverse situazioni ammissibili sulle sponde del fiume e i cui lati sono i collegamenti tra due situazioni ammissibili date da un trasbordo. e Quindi due vertici di V1 non sono mai adiacenti. vw ∈ E(G). ui+1 . Se G ` un grafo sconnesso. . Gli uomini sono molto o e gelosi: non vogliono che la propria moglie stia in presenza dell’altro uomo se loro non sono presenti (sia sulle sponde del fiume che sulla barca e sia che sia presente o meno la moglie dell’altro uomo). Siano u e v due vertici di G (e quindi anche di G).

Vediamo ora alcuni risultati sui grafi autocomplementari. Allora: 2 ≤ diam G ≤ 3 e rad G = 2.3. avendo indicato con dG (v. Da cui dG (u. Allora u ∈ Ai (w) e v ∈ Aj (w) per qualche i. w) la distanza tra v e w nel grafo G. allora. In ogni caso dG (u. e (2) Se |i − j| ≤ 1 e 0 ≤ min {i. Si lascia per esercizio. . Notiamo inizialmente che G non ` un grafo completo in e quanto G ∼ G.1 segue che un grafo autocomplementare ` sempre connesso. per x ∈ Ak (w). w) = i}. p ≥ 2. = Supponiamo per assurdo che diam G ≥ 4. i = 0. Sia G un grafo non banale autocomplementare. Allora G ha un vertice w tale che e(w) = k ≥ 4. dare esempi di grafi e connessi con complementari anch’essi connessi. k. k. . Poich´ G non ` il grafo banale e rad G ≤ diam G. e e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Non ` difficile. Dimostrazione. ottenendo la contraddizione G ∼ G. Da cui dG (u. j = 0. Grafi connessi e tracciabilit` a Il Teorema 2. v ∈ V (G) = V (G). che ` una contrade dizione con diam G ≥ 4 e G ∼ G. = Consideriamo: Ai (w) = {v ∈ V (G) | dG (v. (3) Se |i − j| ≤ 1 e min {i.2. Dimostrazione. wv ∈ E(G). v) ≤ 2.1 stabilisce che un grafo ed il suo complementare non possono essere entrambi sconnessi. n) come e e sottografo ricoprente. . Quindi uv ∈ E(G) cio` dG (u. = Proviamo ora che rad G = 2. Un grafo G di ordine p. allora uw ∈ E(G). . (1) Se |i − j| ≥ 2. 1. Siano u. dove m ed n sono interi positivi tali che m + n = p. w) = dG (v. e Teorema 2. j} ≤ 1. allora uv non pu` essere un lato di G altrimenti o dG (u. si ha ux ∈ E(G). . j} ≥ 2. . v) = 1. Una caratterizzazione di questi grafi ` data dal seguente teorema. segue 1 ≤ rad G ≤ 3. 1. . xv ∈ E(G). invece. e il suo complemento G sono entrambi connessi se e solo se n` G n` G contengono K(m. w) ± 1. v) ≤ 2. Proviamo che diam G ≤ 2. segue diam G ≥ 2. e Teorema 2. v) ≤ 2 che implica diam G ≤ 2.24 2. . Notiamo inizialmente che dal Teorema 2.

4. Se G ` un grafo autocomplementare di ordine p. e b) Se x ∈ A1 (w). Figura 4. Il grafo G autocomplementare di ordine 5 e diametro 3 Queste osservazioni si generalizzano nel seguente teorema. w) = 1. . 13. Esiste un grafo autocomplementare di ordine p se e solo se p ≡ 0 (mod 4) oppure p ≡ 1 (mod 4). 3. come si pu` direto tamente verificare. gli unici grafi autocomplementari di ordine 5 sono C5 . . Segue che eG (w) ≤ 2 e quindi rad (G) ≤ 2 mentre rad G = 3. Assurdo. a) Se x ∈ Ai (w). in quanto G ∼ G. 4. = Studiamo ora per quali interi p esistono grafi autocomplementari di ordine p. Definiamo Ai (w). mentre. soddisfacente alla condizione precedente. i = 0. w) ≤ 2. esisterebbe v ∈ V (G) tale che e(v) = 1. allora ∼ G ed ha taglia p(p−1) . e Dimostrazione. . di diametro 3. 9. xw ∈ E(G) cio` dG (x. di diametro 2 ed il grafo G della Figura 4. 1. Teorema 2. Complemento di un grafo e grafi autocomplementari 25 (1) Se fosse rad G = 1. G= 4 Universit` di Torino a . 2. che ` assurdo. . cio` e v sarebbe adiacente a tutti gli altri vertici in G e quindi sarebbe isolato in G . i = 2. xy ∈ E(G) e quindi dG (x. Ovviamente K1 ` autocomplementare ed anche P4 lo `. 3.2. e Inoltre per ogni p ≥ 5. Non esistono e e invece grafi autocomplementari di ordine 2 e 3. esiste un grafo autocomplementare di ordine p con diametro 2 ed uno con diametro 3. 8. 5. come sopra. 12. per y ∈ A3 (w) si ha wy ∈ E(G). cio` p = 1. tutti i vertici avrebbero eccentricit` maggiore o a uguale a 3 ed esisterebbe un vertice w ∈ V (G) tale che e(w) = 3. e (2) Se fosse rad G = 3.

Per n = 1. Esercizi (1) Determinare a meno di isomorfismi tutti i grafi 4-regolari di ordine 7. cio` di tutti i lati incidenti i vertici di grado 1 in P4 con i vertici di H. Grafi connessi e tracciabilit` a Poich´ uno ed uno solo tra p e p − 1 ` pari o 4 divide p oppure 4 divide e e p − 1. Provare che G di ordine 16 ottenuto considerando due copie di G e congiungendo ogni vertice di una copia con Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . = Se invece definiamo un grafo G2 che consiste di H.4 per determinare grafi autocomplementari non fornisce tutti i possibili grafi autocomplementari (vedi Esercizio (5) seguente). (Suggerimento: considerare i complementi di tali grafi). Si noti che la costruzione utilizzata nel Teorema 2. (5) Sia G il grafo autocomplementare di ordine 8 ottenuto utilizzando due copie del cammino P4 e congiungendo ogni vertice di una copia con i vertici finali dell’altra copia. (3) Provare il Teorema 2. Proviamo il viceversa per induzione su n. Inoltre per p = 5 esistono due grafi autocomplementari . G2 risulta autocomplementare e diam G2 = 3. e Quindi G1 ∼ G1 . (2) Determinare due grafi autocomplementari non isomorfi di ordine 9 con diametro 3 e due autocomplementari non isomorfi di ordine 9 con diametro 2. una copia di = ∼ P4 (P4 = P4 ) e di tutti i lati incidenti i vertici di grado 2 in P4 con i vertici di H.1. abbiamo visto che esistono grafi autocomplementari di ordine 4 e 5.26 2. Il complemento G1 consiste allora di una copia di H (H ∼ H). uno di diametro 2 e l’altro di diametro 3. cio` che esista un grafo autocome plementare H di ordine p = 4n − 4 oppure p = 4n − 3 e definiamo un grafo G1 che consiste di una copia di H. Da cui p ≡ 0 (mod 4) oppure p ≡ 1 (mod 4). una copia di P4 e di tutti i lati incidenti i vertici di grado 1 di P4 con tutti i vertici di H.con n tale che p = 4n oppure p = 4n + 1. (4) Verificare su un controesempio che non vale il viceversa del Teorema 2. di una copia di P4 e di tutti i lati incidenti i vertici di grado 2 di P4 con tutti i vertici di H. Supponiamo che per n−1 valga il risultato. Inoltre diam G1 = 2.2.

non ci sono u-w cammini in G − v.com/%7enjas/sequences/Seis. Teorema 3. Un vertice v di un grafo connesso G ` un vertice separante e di G se e solo se esistono due vertici u e w distinti da v tali che v ` su ogni e u-w cammino di G. Dimostrazione. mentre. I grafi completi non hanno vertici separanti mentre un cammino non banale di ordine p contiene p−2 vertici separanti (tutti i vertici del cammino escluso i due finali). Viceversa. esistono u-w cammini in G. cio` G − v ` sconnesso e quindi v ` un vertice separante di G. e e e Occupiamoci ora del numero m dei vertici separanti presenti in un grafo di ordine p.1. Inoltre aggiungendo lati al cammino di ordine p si possono ottenere grafi con m vertici separanti . segue che G − v ` scone nesso. Allora non ci sono u-w cammini in G − v. Per vedere che la disuguaglianza m ≤ p − 2 non pu` essere migliorata. Se scegliamo due vertici u e w in componenti distinte di G − v.4.att. a 3. cio` se la sua eliminazione aumenta il numero delle e componenti del grafo di partenza. Vertici separanti e ponti Ci sono grafi che possono essere sconnessi togliendo un solo vertice o un solo lato. Vertici separanti e ponti 27 ogni vertice della seconda copia di grado maggiore di 3 ` autocomplee mentare e non ` ottenibile con la costruzione utilizzata nel Teorema 2. Un vertice v di un grafo G ` detto un vertice separante di G se e k(G − v) > k(G). Universit` di Torino a . essendo G connesso. In particolare segue che un vertice di un grafo connesso ` un vertice e separante se la sua eliminazione rende sconnesso il grafo. In questa sezione trattiamo questi vertici e questi lati che giocano un ruolo speciale nella teoria dei grafi.3. supponiamo che esistano due vertici u.research. o proviamo il seguente teorema.html) la successione A000171 sulla on-Line Encyclopedia of Integer Sequences che d` il numero dei grafi autocomplementari in funzione dell’ordine. Quindi ogni u-w cammino di G contiene v. e Confronta (http://www. Si ha la seguente caratterizzazione dei vertici separanti. per ogni m tale che 0 ≤ m ≤ p − 2. Sia v un vertice separante di G. w ∈ V (G) tali che il vertice v giaccia su ogni u-w cammino di G.

Siano u e v due vertici di G tali che diam (G) = d(u. u ` un vertice separante di G se e solo se e e deg u > 1. Per i ponti esiste un’altra utile caratterizzazione. Poich´ e ogni u-w cammino in G contiene v. cio` ogni vertice di G. Analogo al concetto di vertice separante ` il concetto di ponte. e Se e ` un ponte di G segue immediatamente che k(G − e) = k(G) + 1.2. Un lato e di un grafo connesso ` un ponte di G se e solo se esistono vertici u e w tali che e ` su ogni u-w cammino di G. altrimenti lavoriamo su una componente di G. allora P ` e anche un w1 -w2 cammino di G − e. Possiamo supporre G connesso. Dimostrazione. Almeno uno tra u e v ` un vertice separante. Dimostrazione. Segue il teorema. che ` e impossibile. Il grafo completo K2 ` il solo grafo connesso contenente un ponte e nessun e vertice separante. Un lato di un grafo ` un ponte se e solo se non sta su nessun e ciclo del grafo. rimpiazzando e con l’u-v cammino (o il v-u cammino) su C non contenente e. Possiamo supporre che G sia connesso. ` separante. v). diciamo v.28 2. w) > d(u. e Dimostrazione. u e escluso al pi` uno.3. e Un ponte di un grafo G ` un lato e tale che k(G − e) > k(G).4. I ponti sono caratterizzati in modo simile ai vertici separanti. Teorema 3. segue d(u. Per ogni coppia di vertici distinti w1 e w2 di G. e Teorema 3. Se invece e giace su P. Sia allora G un grafo non banale contenente al pi` un vertice non separante. Se e non sta su P. per l’potesi fatta. Si lascia per esercizio. se e = uv ` un ponte. Sia allora w un e vertice appartenente alla componente di G − v non contenente u. Proviamo che se e ` un ponte e non sta su nessun cie clo. altrimenti u e lavoriamo su una componente di G. consideriamo un w1 -w2 cammino P di G. Ogni grafo non banale contiene almeno due vertici non separanti. si ottiene un Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . e Inoltre. Grafi connessi e tracciabilit` a Teorema 3. Dimostriamo il teorema per assurdo. Procediamo per assurdo supponendo che e = uv sia un ponte di G e che giaccia su un ciclo di G. v) = diam G.

Blocchi di un grafo 29 w1 -w2 cammino in G − e. Quindi G − e ` connesso. Un grafo G con 5 blocchi In Figura 5 ` dato un esempio di un grafo con cinque blocchi. e 4.4. e ed esiste allora un u-v cammino P in G − e. che ` u e un vertice separante in G. Un grafo connesso non banale senza vertici separanti ` detto un blocco. e Due qualsiasi blocchi di G hanno al pi` un vertice in comune. supponiamo che e = uv sia un lato di G che non stia su nessun ciclo di G. v1 v4 G: v6 v8 v9 v2 v3 v5 v7 B1 : v1 v3 B3 : v2 B : 2 v3 v5 v5 v4 v5 B : 4 v 6 v8 v8 v7 v10 B5 : v9 v10 Figura 5. B1 ∪ B2 sarebbe anch’esso un blocco di G contro u la massimalit` di B1 e B2 . Segue che P + e forma un ciclo in G contenente e. Se infatti due blocchi B1 e B2 di G avessero in comune due o pi` vertici. e assumiamo che e non sia un ponte. che ` una contraddizione. Quindi G − e ` connesso. Blocchi di un grafo Studiamo ora i grafi che non possiedono vertici separanti. Viceversa. Necessariamente un blocco di un e a grafo ` un sottografo indotto per vertici e i blocchi formano una partizione e dell’insieme dei lati. e Grafi che non sono blocchi possono avere sottografi che lo sono. a Universit` di Torino a . Un blocco di un grafo G ` un sottografo di G che ` esso stesso un blocco e e ed ` massimale rispetto a questa propriet`. Segue che e non ` un e e ponte.

scelti u ∈ V (G1 ) e w ∈ V (G2 ). vm = u che non contiene ui−1 . non esiste nessun ciclo contenente u e w : assurdo. ` un blocco se e solo se ogni e due vertici di G stanno su uno stesso ciclo di G. Supponiamo per assurdo che esista un vertice v ∈ V (G) − U. n.1 si pu` allora riformulare nel modo seguente: o Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . un = v in e e G. non contiene vertici separanti. . Poich´ G ` un e e blocco. P2 . Un grafo G di ordine p. p ≥ 3. In particolare due u-v cammini sono internamente disgiunti se non hanno vertici in comune oltre ad u e v. v1 . . Viceversa. Poich´ ui−1 non ` un vertice separante di G e e esiste un ui -u cammino P : ui = v0 . . poich´ p ≥ 3. Grafi connessi e tracciabilit` a Vediamo ora un utile criterio per stabilire se un grafo ` un blocco. . Sia G un grafo tale che ogni due suoi vertici stanno su uno stesso ciclo. p ≥ 3. sia G un blocco con p vertici. inoltre. Sia i. . il pi` piccolo intero tale che ui−1 ∈ U e ui ∈ U. . Un insieme di cammini {P1 . Dimostrazione. Segue ancora una contraddizione e quindi non pu` esistere o un vertice v ∈ V (G) − U. Segue che G ` connesso. procedendo lungo C da vj ad u fino ad ui−1 e finalmente. Sia u un qualsiasi vertice di G e denotiamo con U l’insieme di tutti i vertici che stanno su un ciclo contenente u.1. e Teorema 4. . Due u-v cammini sono disgiunti per lati se non hanno lati in comune. Un vertice interno ad un u-v cammino P ` ogni vertice di P differente e da u e da v. Sia j. . esiste un ciclo contenente u ed ui e e questo produce una contraddizione. Sia C u un ciclo contenente u ed ui−1 . . i = 1. il pi` piccolo intero tale che vj u appartenga sia a P che a C. Per il Teorema 3. Se il solo vertice comune a P ed a C ` u. . quindi esiste un vertice separante v ∈ V (G). Quindi P e C hanno almeno un vertice in comune oltre ad u. 1 ≤ j < m. 2 ≤ i ≤ n. non sta su nessun altro Pj con j = i. . 2. Il Teorema 4. Se G1 e G2 sono due componenti di G − v. Possiamo allora costruire un ciclo contenente u ed ui iniziando con l’ui -vj sottocammino di P . . u1 . . raggiungendo nuovamente ui . attraverso il lato ui−1 ui .30 2. . . .4 ogni lato di G sta su un ciclo di G. Pn } ` detto internamente dise giunto se ogni vertice interno di Pi . e Poich´ G ` connesso esiste un u-v cammino W : u = u0 . Supponiamo che G non sia un e blocco. G non contiene e ponti. quindi ogni vertice adiacente ad u ` un elemento di U. cio` ogni due vertici di G stanno su un ciclo e comune.

Proviamo la tesi per induzione sul numero m dei vertici separanti in G. u Se B contiene esattamente un vertice separante in G. Indichiamo con B1 uno di questi blocchi che non contiene il vertice v. sia v il vertice separante di G e siano G1 . G − v ha almeno due componenti G1 e G2 . quindi per l’ipotesi induttiva ha almeno due blocchi con esattamente un vertice separante in H1 e quindi anche in G. Segue che B1 e B2 sono blocchi di G contenenti esattamente un vertice separante. Analogamente lavoriamo su H2 ottenendo il blocco B2 di H2 . Universit` di Torino a . almeno uno dei vertici separanti di G ` anche vertice di B. Un blocco di ordine p (p ≥ 3) ` detto un blocco ciclico mentre il blocco e K2 ` detto il blocco aciclico. Quindi ogni blocco contiene esattamente un vertice separante ed esistono almeno due blocchi finali in G. e Se ora G ` un grafo connesso con uno o pi` vertici separanti e B ` un e u e blocco di G. Gk (k ≥ 2) le componenti di G − v. . . v di G esistono due u-v cammini internamente disgiunti. H2 ) il sottografo indotto da v e dai vertici di G1 (risp. Ogni grafo connesso G con almeno un vertice separante contiene almeno due blocchi finali. Blocchi di un grafo 31 Corollario 4. Sul numero minimo di blocchi finali si ha il seguente risultato: Teorema 4.1 suggerisce le seguenti definizioni. e quindi di G. non contenente v e con esattamente un vertice separante. Dimostrazione. . Concludiamo questo paragrafo con le seguenti definizioni. e altrimenti B non sarebbe massimale rispetto alla propriet` di essere blocco. G2 ). . Ora H1 ` connesso e ed ha meno di m vertici separanti. Per m = 1. Un grafo G di ordine p (p ≥ 3) ` un blocco se e solo se per e ogni due vertici distinti u. Sia poi G un grafo connesso con m vertici separanti e sia v uno di questi.3. Consideriamo H1 (risp. Il Teorema 4. B ` detto un blocco e finale di G. non essendoci in G altri vertici separanti.4. Supponiamo ora che ogni grafo connesso con meno di m vertici separanti contenga almeno due blocchi finali.2. a Quindi ogni blocco di G contiene uno o pi` vertici che sono separanti in G. Ogni blocco di G ` il sottografo indotto da v e dai e vertici di una particolare componente Gi . Ogni vertice separante di H1 ` anche vertice separante e in G e quindi i blocchi di H1 sono anche blocchi di G.

4. e Un blocco minimale ` un blocco G tale che. Ogni blocco critico (risp. e G1 : G2 : Figura 6. ma non ` azzardato affermare che la teoria dei e grafi ha avuto inizio in Svizzera all’inizio del 18◦ secolo. Si noti che sia in G1 che in G2 esistono vertici di grado 2. minimale) di ordine almeno 4 contiene almeno un vertice di grado 2. Quindi un blocco G non ` critico se e solo se esiste un e e vertice v in G tale che G − v ` ancora un blocco. per ogni suo lato e. C e D. Grafi euleriani In questa sezione trattiamo quei cammini e quei circuiti che sono. minimale) il o seguente risultato: Teorema 4. Eulero prov` che era impossibile costruire un tale percorso. si pu` infatti provare per ogni blocco critico (risp. i pi` famosi in teoria dei grafi. Il fiume o Pregel era attraversato da sette ponti che collegavano le due sponde opposte e i due isolotti in mezzo al fiume. B.32 2. storicamente. B. La Figura 7 o o schematizza la pianta di K¨nisberg come appariva nel 18◦ secolo. Egli osserv` o o che un tale percorso si poteva rappresentare con una successione di otto lettere. C e D. I blocchi G1 minimale e non critico e G2 critico e non minimale In Figura 6 si hanno un blocco G1 minimale e non critico ed un blocco G2 critico e non minimale. G − v e non ` un blocco. Grafi connessi e tracciabilit` a Un blocco critico G ` un blocco tale che. dove le quattro regioni di terra sono state denotate con le lettere A. Un termine della successione rappresentava Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . G − e e non ` un blocco. Si racconta che gli abitanti di K¨nisberg si divertissero nel tentare di o tracciare un percorso che attraversasse ciascun ponte una sola volta. u E’ difficile dire precisamente quando ` stato introdotto per la prima e volta il concetto di grafo. Infatti il grande matematico svizzero Leonardo Eulero utilizz` concetti della teoria dei grafi o quando consider` il problema dei sette ponti di K¨nisberg. 5. per ogni suo vertice v. scelte tra A.

mentre due termini consecutivi rappresentavano un ponte. Il multigrafo ottenuto dalla pianta di K¨nisberg o Il problema dei ponti di K¨nisberg ` quindi equivalente al problema di o e determinare se il multigrafo della Figura 8 ha un cammino a lati distinti (o cammino semplice) che contenga tutti i suoi lati. Poich´ ogni ponte doveva essere attraversato e una sola volta. le lettere A e B avrebbero dovuto apparire nella successione come termini consecutivi due volte. Inoltre. C e D dovevano comparire due volte nella successione. Grafi euleriani 33 C A D B Figura 7. e Universit` di Torino a . Se infatti supponiamo che ogni regione sia rappresentata da un vertice e due vertici siano congiunti da un numero di lati uguale al numero di ponti che collegano le due corrispondenti regioni. C A D B Figura 8. cos` come A e C. Analogamente ciascuna delle lettere B. Lo schema della pianta di K¨nisberg o quella particolare terra raggiunta dal percorso. e Il problema dei ponti di K¨nisberg ` essenzialmente il problema di detero e minare un particolare cammino in un grafo. poich´ cinque ı e ponti portavano alla regione A. si ottiene il multigrafo della Figura 8. cio` un assurdo. Questo implicava che la successione doveva contenere pi` u di otto lettere. due per indicare una entrata ed una uscita da A e una per indicare o una entrata in A o una uscita da A. Eulero not` che la lettera A doveva apparire o nella successione un totale di tre volte.5. mentre un circuito euleriano e di G ` un circuito semplice contenente tutti i lati di G. Un cammino euleriano di un grafo connesso G ` un cammino semplice e cio` a lati distinti contenente tutti i lati di G.

1. e Esercizio 5. E poich´ questo procedimento non pu` continuare all’infinito e o perch´ la taglia di G ` finita. esistono dei lati e e di G non in W . Un tale circuito esiste in G poich´ se e W ` un u-v cammino a lati distinti. e Dimostrazione. Lavoriamo per induzione sulla taglia q di G. supponiamo che G sia un grafo connesso non banale in cui ogni vertice sia pari. Sia G un grafo euleriano con circuito euleriano C. allora necessariamente un e numero dispari di lati di G incidenti v sono presenti in W . e Teorema 5. Sia poi G un grafo connesso non banale con vertici pari e q lati. contenente pi` lati o u di quelli di W . Esistono semplici ma utili caratterizzazioni dei grafi euleriani e dei grafi con cammini euleriani. Altrimenti.34 2. Poich´ ogni e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . W ` un circuito euleriano di G e G ` euleriano. • Se v non ` il vertice iniziale di C (e quindi non ` neppure il vertice e e finale) ogni volta che si incontra v su C. dove u = v. Per q = 3. Scegliamo un vertice u in G. quindi v ha grado pari. il pi` piccolo valore possibile. siano euleriani. e sia W un u-u circuito a lati distinti di G. e Viceversa. a mentre ogni altra volta che si incontra v in C si ha un contributo di due al suo grado. Disegnare un grafo euleriano e un grafo non euleriano con un cammino euleriano. e e ognuna delle due volte d` un contributo di uno al grado di v. e Supponiamo che tutti i grafi connessi non banali che hanno solo vertici pari e meno di q lati (q ≥ 4). In entrambi i casi segue che v ` pari. Grafi connessi e tracciabilit` a Un grafo euleriano ` un grafo che possiede un circuito euleriano. Sia G un grafo connesso non banale. ottenendo il grafo G . c’` un solo grafo connesso con u e tutti i vertici pari.2 (Eulero). e sia v un arbitrario vertice di G. e • Se v ` il vertice iniziale di C. precisamente K3 . Se il circuito W contiene ogni lato di G. si entra e si esce da v con due lati distinti. e questo grafo ` euleriano. necessariamente W pu` essere esteso ad un e e o u-u circuito W a lati distinti di G. che implica che W pu` essere esteso ad un cammino W a lati distinti. allora C comincia e finisce in v. quindi ogni volta che si incontra v in C si ha un contributo di due al grado di v. Allora G ` euleriano se e solo se ogni vertice di G ` pari. cio` v ha grado pari. Eliminiamo da G tutti quei lati che sono in W insieme con i vertici isolati eventualmente risultanti.

Allora G contiene un cammino euleriano se e solo se G ha esattamente due vertici dispari. si pu` aggiungere a G un nuovo vertice w o con i lati uw e vw. ogni vertice di G differente da u e v ` e pari. Ogni componente di G ` un grafo non banale con meno di q lati ed e e ` euleriano per ipotesi induttiva.2.5. e Viceversa. Se G contiene un u-v cammino euleriano. allora il grafo G + e ` euleriano. sia G un grafo connesso che ha esattamente due vertici dispari u e v. ottenendo un grafo H in cui ogni vertice ` e pari. ogni componente di e e e G ha un vertice che appartiene anche a W. Algoritmo E-Cycle Siano G un grafo connesso con tutti i vertici pari ed u un vertice di G. Utilizzando il teorema precedente si ottiene anche una caratterizzazione dei grafi contenenti cammini euleriani. Dimostrazione.3. ogni vertice di G e ` pari. come nella dimostrazione del Teorema 5. Quindi H ` euleriano e contiene un circuito euleriano C. allora. Poich´ G ` connesso. Sia G un grafo connesso non banale. Analogamente ` immediato verificare che u e v sono dispari.2 per determinare un circuito euleriano in un grafo connesso G con tutti i vertici pari. Se si elimina il lato e e da un circuito euleriano di G + e. e quindi la loro eliminazione da C fornisce un cammino euleriano di G. Il e circuito C contiene necessariamente uw e vw come lati consecutivi. • Se invece uv ∈ E(G). Teorema 5. Quindi pu` essere costruito un o circuito euleriano di G inserendo un circuito euleriano per ogni componente connessa H di G in un vertice di H che appartiene anche a W. Grafi euleriani 35 vertice di W ` incidente con un numero pari di lati di W. Inoltre il cammino inizia in uno di questi due vertici e termina nell’altro. Inoltre questo cammino inizia in u oppure in v e finisce nell’altro. Descriviamo ora un algoritmo che utilizza il ragionamento svolto nella dimostrazione del Teorema 5. Universit` di Torino a . • Se uv ∈ E(G). si ottiene un cammino euleriano di G.

12}. {4. 3. 10}. {3. 4. dove: V (G1 ) = {2. 11. 8}. (4) Si determina su G1 il circuito 2. 11. 10. G2 .36 2. e (3) altrimenti si eliminano i lati di C da G e si considerano le componenti connesse non banali G1 . 11}. {11. 12. fino ad ottenere un circuito euleriano Ci su ogni componente Gi . e (5) Ripetendo su G1 ricorsivamente il ragionamento fatto su G si determina C1 : 2. u I passi dell’algoritmo sono i seguenti: e (1) Si determina inizialmente C : 1. {2. 6}. 9. 10}. {2. . 7}. percorre C1 . . 8}. 12}. (5) Il circuito su G che parte da u.4. arriva in v1 . si considera su Gi un circuito a lati distinti che contiene vi e si ripete su Gi la procedura svolta per G. Consideriamo il grafo G con V (G) = {1. 7. {3. 12}}. 11. 2. 9. (2) Si eliminano da G i lati di C e i vertici isolati 1 e 5. 2. {6. V (G2 ) = {3. Grafi connessi e tracciabilit` a (1) Si aggiungono lati (sempre nuovi) e vertici ad u fino a ritornare al vertice u di partenza ottenendo un circuito a lati distinti C che contiene u. 5. 12}}. 2 euleriano su G1 . {3. .va in vk . (2) se C ` euleriano l’algoritmo termina. {10. 8}. 5}. 7}. . percorre C2 . E(G1 ) = {{2. 8}. {2. ottenendo le due componenti G1 e G2 . 4. 9}. Determiniamo il circuito euleriano su G usando l’algoritmo E-Cycle rispettando le seguenti regole: i) si parte dal vertice 1. {10. 10}. ii) se c’` una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre il e vertice pi` piccolo. va in v2 . 6. Gk del grafo ottenuto. {10. 3. {4. percorre C. {3. 7. 12}. 9}. 4}. 5. 1. 2}. E(G2 ) = {{3. . 11}. {1. . . . 10. 4. {4. . 8}. 4}. {11. {2. {6. (3) Si considerano i vertici 2 ∈ V (G1 ) ∩ V (C) e 3 ∈ V (G2 ) ∩ V (C). {2. {4. {2. 6. 2. 12} E(G) = {{1. 2 che non ` euleriano. 3}. 5}. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . che non ` euleriano. percorre Ck e ritorna in u ` e il circuito euleriano cercato. 10. . 9. {10. 10. k. 9. ogni Gi ha ancora tutti i vertici pari ed ha almeno un vertice vi sul circuito C perch´ G ` connesso. {9. e e (4) per ogni i = 1. 10. 2. 7}. 6}. 10}. . 8. 7}. . Esempio 5. {9.

7}. 8}. 4}. {2. 6. a) rispettando le seguenti regole: i) si parte dal vertice 1. E(G) = {{1. 8. 4. 8. 6}. 5}. {11. 5. 3. e ii) se c’` una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre il vertice pi` piccolo. 9}. E(G) = {{1. 3}. {3. {8. 10. 10. 8}. 4. 6}. {2. 4. 10. {1. 9}. 3. {3. 10}. rispettando le seguenti regole: i) si parte dal vertice 1. {3. 3. 5}. {2. 9}. 4. 6. u b) rispettando le seguenti regole: i) si parte dal vertice 1. 1 ` il circuito e euleriano su G. 10}. 11. {1. {10. 10}}. {2. con: V (G) = {1. 7. 7}. 4}. (7) Segue che 1. 4}. u (6) Usare l’algoritmo E-Cycle per determinare un circuito euleriano del grafo G. {2. 11. 8}. {1. u Universit` di Torino a . 2. 5. 7}. 11}. {1. 2}. 12. {10. 12}}. {2. ii) se c’` una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre il e vertice pi` piccolo. {5. 7. cio` quale ` il e o e e minor numero di lati da aggiungere al multigrafo corrispondente perch´ e G sia euleriano? Quali sono le soluzioni possibili? (2) Provare che ogni grafo euleriano ` senza ponti. 6. {9. 8. 10}. ii) se c’` una scelta da fare sui vertici si sceglie per primo sempre e il vertice pi` grande. 3. 12}. 2. {2. Esercizi (1) Quale ` il minor numero di ponti da costruire a K¨nisberg. che ammettono un cammino euleriano? (4) a) Disegnare un grafo euleriano autocomplementare. 3}. 7. 2. {4. {2. 9. 4}. 5}. b) Disegnare un grafo euleriano che non sia autocomplementare e con complemento euleriano. e e (3) Quali sono gli alberi. {3. cio` i grafi connessi e aciclici. 9. 12}. 6}. con: V (G) = {1. 2. 2. 7. 4. {7. {6. {2.Esercizi 37 (6) Analogamente per G2 si ottiene subito il circuito euleriano C2 : 3. 8. 9. (5) Usare l’algoritmo E-Cycle per determinare un circuito euleriano del grafo G. 5. 10}. 6. 2}. {4. 8}. {2. {8. 3.

ma con un cammino hamiltoniano Al contrario di quanto succede per i grafi euleriani. Un grafo non hamiltoniano.38 2. c) C ⊕ G (somma per lati di C e G). v2 . Si danno quindi le seguenti definizioni. Un cammino hamiltoniano di un grafo G connesso ` un cammino che e passa per ogni vertice di G una ed una sola volta. non esister` e a nessun ciclo in G passante per tutti i vertici. v5 . v4 . v6 . v4 . e e Un grafo G ` un grafo hamiltoniano se contiene un ciclo hamiltoniano. ci si pu` chiedere se la stessa o condizione vale anche in G. e Figura 9. per ogni Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . v5 . ı Dato ora un qualsiasi grafo connesso G. 6. Si possono per` fare delle osservazioni di buon senso per verificare se grafi o di taglia sufficientemente piccola sono hamiltoniani. In caso positivo determinarne un circuito euleriano. vj } / i ≡ j (mod 2)}. e Chiaramente un grafo hamiltoniano contiene un cammino hamiltoniano. ma non vale il viceversa. Ad esempio. dire se sono euleriani i seguenti grafi: a) C. v3 . v2 . b) G. E’ ovvio che se G non ` connesso. Grafi hamiltoniani Nel 1857 il matematico Sir William Hamilton propose il seguente problema: dato un dodecaedro. non esiste una caratterizzazione dei grafi hamiltoniani e neppure esistono metodi efficienti per ottenere un cammino o un ciclo hamiltoniano. determinare un ciclo lungo gli spigoli del dodecaedro passante esattamente una volta per tutti i vertici. E’ abbastanza facile controllare che un ciclo cos` fatto esiste. v1 e il grafo G(V. v6 } E(G) = {{vi . v3 . E) cos` definito: ı V (G) = {v1 . Per esempio il grafo della Figura 9 ha un cammino hamiltoniano ma non ` hamiltoniano. Grafi connessi e tracciabilit` a (7) Dato il ciclo C : v1 . Un cammino hamiltoniano che ` anche un ciclo ` detto un ciclo hamiltoniano.

Dimostrazione.2. Vediamo al riguardo alcune condizioni sufficienti perch´ un e grafo sia hamiltoniano. Dimostrazione. n). fino ad esaurire tutti i vertici di U e di V . Ogni grafo G completo di ordine p (p ≥ 3) ` hamiltoniano. di dire che non ` e hamiltoniano il grafo G della Figura 10 in quanto ogni suo ciclo hamiltoniano dovrebbe includere i lati ag. Sia {U. Questo consente.1. con u ∈ U e v ∈ V . Poich´ G ` completo si pu` prolungare il cammino vu ad un nuovo vertice e e o w e iterare il procedimento fino ad esaurire tutti i vertici. ` hamile toniano. Collegando poi l’ultimo vertice del cammino in V con u si ottiene il ciclo hamiltoniano. ef : in questo modo si sarebbe creato un ciclo che non contiene tutti i vertici di G. Teorema 6.6. Un grafo G non hamiltoniano Si hanno solo risultati parziali riguardo al fatto che un grafo sia o meno hamiltoniano. V } la partizione dei vertici ed uv un lato di K(n. n). e Teorema 6. Grafi hamiltoniani 39 vertice v di un grafo G con ciclo hamiltoniano C. af. Poich´ G ` bipartito completo si pu` prolungare il came e o mino uv alternando vertici in U con vertici in V . lati incidenti v che stanno su C. e solo due. altrimenti il vertice v o non comparirebbe o sarebbe ripetuto nel circuito. essendo |U | = |V |. Collegando poi l’ultimo vertice del cammino con v si ottiene il ciclo hamiltoniano. c g b a f e d Figura 10. ge. ad esempio. Ogni grafo bipartito completo K(n. determinando un cammino hamiltoniano su G. esistono due. Sia v un vertice qualsiasi di G e vu un lato di G incidente v. con n ≥ 2. Universit` di Torino a .

con p ≥ 3. up = v. u = v. . G. . e Notiamo ora che se. n´ euleriano n´ hamiltoniano. up . Scegliamo allora in G due vertici distinti e non adiacenti u. Segue che G + uv ` hamiltoniano e tale che ogni suo ciclo hamiltoniano contiene uv. Cio` G ` massimale come taglia rispetto alla propriet` di essere e e a non hamiltoniano. e e a) Quali tra i grafi della Figura 11 hanno un cammino hamiltoniano? In caso positivo determinarlo. Se G ` un grafo di ordine p. .3. uk+1 . segue che uk−1 up non ` un lato di G. uk−1 . Grafi connessi e tracciabilit` a Teorema 6. . Procediamo per assurdo. con e 1 ≤ m ≤ p − 2. . e Quindi in G c’` un u-v cammino hamiltoniano u = u1 . e u1 uk ` un lato di e ∀u. u2 . v. Quindi se deg u = m. . Segue che deg u + deg v ≤ p − 1. . u1 sarebbe un ciclo hamiltoniano di G. . .40 2. e Dimostrazione. Aggiungiamo in H lati tra vertici non adiacenti fino ad ottenere un grafo G tale che l’aggiunta di un qualsiasi nuovo lato determini un grafo hamiltoniano. altrimenti e u1 . v ∈ V (G). euleriano e non hamiltoniano. Esercizi (1) Determinare: i) un grafo ii) un grafo iii) un grafo iv) un grafo (2) euleriano e hamiltoniano. Esiste quindi un grafo non hamiltoniano H soddisfacente alla condizione precedente sui gradi. . Quindi per ogni vertice uk adiacente ad u c’` un vertice differente non adiacente a v in G. Notiamo che sicuramente G esiste perch´ l’aggiunta di e tutti i lati porta al grafo completo che ` hamiltoniano per p ≥ 3. che ` una contraddizione. Inoltre G e conserva la condizione sui gradi in quanto ad H si sono aggiunti dei lati. . si ha deg v ≤ p − (m + 1). . b) Quali poi sono hamiltoniani tra quelli che hanno un cammino hamiltoniano? Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . per un generico k. 2 ≤ k < p. allora G ` hamiltoniano. uk−2 . hamiltoniano e non euleriano. uk . tale che: e deg u + deg v ≥ p.

e poniamo U3 = {v0 . E’ questo il caso. Il problema del cammino minimo Quali poi sono hamiltoniani tra quelli che hanno un cammino hamiltoniano? 41 Figura 11 7.7. v1 }. v2 . ı • e cos` via. v). u) ` la minima possibile tra le distanze pesate d(v0 . dove il peso dei lati della rete pu` rappresentare o la lunghezza a o chilometrica o il tempo medio di percorrenza o quant’altro. A volte il miglior modo di risolvere un problema ` quello di generalize zarlo. una e rete stradale come la rete delle strade statali ed autostrade del Norditalia. il problema di determinare il pi` corto cammino u tra due vertici ` un problema molto comune. v2 }. u Per fare ci`. vn ) tra due vertici v0 e vn ` il minimo delle lunghezze pesate dei v0 -vn cammini. determiniamo o e u • il vertice v1 che ` il pi` vicino vertice a v0 e poniamo U1 = {v0 . e poniamo U2 = {v0 . per prima cosa. Il vertice u ` il pi` vicino a v0 se la e u distanza pesata d(v0 . Dato un grafo pesato. • poi il successivo v3 pi` vicino a v0 dopo v1 e v2 . Il problema del cammino minimo In un grafo la lunghezza di un cammino ` il numero dei lati che lo compone gono e la distanza tra due vertici v0 e vn ` il minimo delle lunghezze dei e v0 -vn cammini. v1 . e al variare del vertice v. v3 }. ad esempio. • poi il successivo v2 pi` vicino a v0 dopo v1 . Universit` di Torino a . Se si vuole andare da Biella a Mantova e si vogliono solo utilizzare strade statali e/o autostrade ` importante conoscere quale ` il pi` corto percorso tra e e u le due citt`. e Il pi` corto cammino tra due vertici ha lunghezza pesata uguale alla u distanza pesata tra i due vertici. Qui la generalizzazione consiste nel trovare il pi` u corto cammino da v0 a tutti gli altri vertici che sono pi` vicini di vn a v0 . v1 . avendo preso in u considerazione solo v0 -v3 cammini i cui vertici interni stanno in U2 . Consideriamo. Similmente in un grafo pesato la lunghezza pesata di un cammino ` la e somma dei pesi dei lati che lo compongono e la distanza pesata d(v0 . avendo preso in conu siderazione solo v0 -v2 cammini i cui vertici interni stanno in U1 .

Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . vk−1 pi` vicini a v0 e consideriamo Uk−1 = {v0 . Se. per ogni v adiacente ad u ponendo d(v) = min{d(v). Notiamo che per determinare il pi` corto cammino tra v0 e vk ` sufficiente u e considerare il pi` corto cammino tra v0 e vk i cui vertici interni stanno in u Uk−1 . Una volta che si ` trovato il pi` corto cammino da v0 ad un vertice v e quest’ultimo e u diventa un elemento di Uk la sua distanza pesata da v0 non varier` pi`. . dk−1 (vk ) + w(vk v)}. poniamo d(v) = ∞. In questo a u modo avremo determinato il pi` corto cammino tra v0 e vn i cui vertici u interni stanno in Un−1 . (1) Si pone d(v0 ) = 0. Indichiamo tali distanze con dk−1 (v). All’inizio. . v1 . per ogni v = v0 . . d(u) + w(uv)} essendo w(uv) il peso del lato uv. (5) e (6) fino a quando u = vn : (4) si aggiorna d(v). Per determinare il k-esimo vertice vk pi` vicino a v0 . consideriamo quindi u le distanze pesate tra v0 ed ogni vertice v ∈ Uk−1 avendo considerato solo / cammini i cui vertici intermedi stanno in Uk−1 . il pi` corto v0 -vk u u cammino deve passare solo attraverso vertici di Uk−1 . d(v) = ∞ per ogni v = v0 ed U = {v0 }. . infatti. . x sarebbe pi` vicino di vk / u u che ` una contraddizione in quanto vk ` proprio il vertice pi` vicino a v0 che e e u non sta in Uk−1 . supponiamo di aver trovato i k − 1 vertici v1 . Il ragionamento svolto pu` essere espresso in forma algoritmica fornendo o il seguente: Algoritmo ShortestPath Siano G un grafo connesso e pesato e v0 .42 2. a u Perch´ invece dk (v) pu` essere minore di dk−1 (v) quando si aggiunge vk ad e o Uk−1 ? Questo dipende dal fatto che ci pu` essere un v0 -v cammino pi` o u corto passante per vk . poniamo dk−1 (v) = ∞. Determiniamo poi vk come il vertice v con dk−1 (v) minima tra le precedenti distanze. Infatti se ci fosse un vertice x ∈ Uk−1 sul pi` corto v0 -vk cammino. essendo w(vk v) il peso del lato vk v. (3) si ripetono i passi (4). vk−1 }. La distanza dk si u aggiorna quindi secondo la seguente regola: dk (v) = min{dk−1 (v). v2 . quando k = 0. . Grafi connessi e tracciabilit` a Prima o poi il nostro vertice vn sar` il successivo pi` vicino a v0 . Precisamente dk (v) diminuisce se vk ` adiacente a e v ed esiste un v0 -v cammino pi` corto passante per vk . (2) si pone v0 = u (u come l’ultimo vertice aggiunto ad U ). per ogni v ∈ Uk−1 . . . Se non c’` alcun v0 -v cammino i cui vertici / e intermedi stanno in Uk−1 . vn due vertici di G.

Vediamo come lavora l’argoritmo su un esempio. v1 v3 . v5 . v3 v4 . e • Nel passo k = 3. w(v3 v4 ) = 2. a (6) si pone x = u. Nell’ultima colonna ` indicato il e vertice v con d(v) minima che viene aggiunto ad U : k d(v1 ) d(v2 ) d(v3 ) d(v4 ) d(v5 ) d(v6 ) d(v7 ) 0 ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ 1 2 4 ∞ ∞ ∞ ∞ ∞ 2 2 4 5 6 ∞ ∞ ∞ 3 2 4 5 5 ∞ ∞ ∞ 4 2 4 5 5 6 10 10 5 2 4 5 5 6 8 9 6 2 4 5 5 6 7 9 7 2 4 5 5 6 7 8 Note: • Il fatto che nel passo k-esimo il vertice aggiunto ad U sia proprio vk ` del tutto fortuito e dipende da come sono stati denotati i vertici. w(v3 v5 ) = 1. w(v4 v7 ) = 4. Il problema del cammino minimo 43 (5) si determina il vertice x ∈ U tale che d(x) ` minima (se ci sono pi` / e u possibilit` si sceglie a caso). quindi si sarebbe potuto scegliere anche v4 al posto di v3 . v1 . e con i pesi dati da: w(v0 v1 ) = 2. Esempio 7. v6 v7 }. v3 v6 .1. v6 . d(v6 ) = 10 ed ` calcolato utilizzando il cammino v0 v1 v3 v6 che ` effettivamente e e il solo cammino da v0 a v6 che ha come vertici interni v1 . v7 }. w(v1 v4 ) = 4. w(v5 v7 ) = 3. La tabella seguente contiene la risposta completa con i valori d(v) forniti dall’algoritmo alla fine di ogni iterazione. w(v0 v2 ) = 4. w(v2 v3 ) = 3. w(v4 v5 ) = 2. w(v3 v7 ) = 5. v3 v5 . w(v2 v4 ) = 1. d(v3 ) = d(v4 ). (7) quando u = vn . v4 . v4 v5 . v2 v3 . w(v4 v6 ) = 3. v5 v7 . w(v3 v6 ) = 5. Sia G il grafo pesato con: V (G) = {v0 . Se u = vn si aggiunge u ad U . v0 v2 . E(G) = {v0 v1 . notiamo che. Ma nel passo k = 5 il cammino v0 v1 v2 v4 v6 ha lunghezza 8 e Universit` di Torino a U v0 v1 v2 v3 v4 v5 v6 . v3 v7 . w(v6 v7 ) = 1. w(v5 v6 ) = 1. v2 v4 .7. v4 v6 . nel passo 4. v3 . v1 v4 . v5 v6 . w(v1 v3 ) = 3. • Se ci focalizziamo su v6 . v2 e v3 . v2 . d(vn ) rappresenta la lunghezza del pi` corto camu mino da v0 a vn . v4 v7 .

sul pi` corto cammino a v6 . il vertice precedente v7 ` u e v6 . come pi` corto cammino da v0 a v7 . Per trovare il pi` corto cammino dobbiamo. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . per e ogni passo dell’algoritmo: k d(v1 ) d(v2 ) d(v3 ) d(v4 ) d(v5 ) d(v6 ) d(v7 ) 0 v0 v0 1 v1 v1 2 v2 3 v3 v3 v3 4 v4 v4 5 v5 6 v6 Quindi. Nella tabella seguente ` evidenziato il vertice u che precede ogni vertice v.44 2. Ogni volta che nella tabella precedente d(v) cambia. il vertice precedente v6 ` v5 . tenere conto del vertice u precedente v sul pi` corto cammino da v0 a v. Quando l’algoritmo termina. cio` diminuisce perch´ si utilizza un vertice u adiacente e e a v ed il lato uv. il u cammino v0 v1 v3 v5 v6 v7 . il vertice precedente v5 ` v3 . u • Il metodo ora descritto non d` direttamente il pi` corto cammino. cio` vn diventa il vertice successivo pi` vicino a e u v0 che non sta in U (nell’esempio vn = v7 ) dobbiamo solo ritornare indietro a v0 utilizzando questi vertici precedenti. Grafi connessi e tracciabilit` a diventa il pi` corto. a u ma solo la lunghezza del pi` corto cammino. Infine nel passo k = 6 il cammino v0 v1 v3 v5 v6 u ha lunghezza 7 e diventa il pi` corto. precisamente d(v7 ) = u 8. ecc. dobbiamo tener conto del vertice u. sul pi` u e u corto cammino a v5 . Per fare ci` possiamo operare u o nel modo seguente. sul pi` corto cammino a v7 . per ogni nuovo u vertice v che si aggiunge ad U . Tornando e indietro si ottiene allora.

Se A ` la matrice di adiacenza di un grafo G con V (G) = (n) {v1 . j) di An ` il numero dei e differenti vi -vj cammini di lunghezza n in G. . . Esercizio: Assegnare un grafo e determinare la sua matrice di adiacenza.1. . Gli elementi dell’n-esima potenza An di A hanno l’interessante interpretazione seguente. e Teorema 1.Capitolo 3 Matrici ed alberi 1. 45 . quindi l’insieme di tutte queste matrici per tutti gli interi positivi p rappresenta la classe di tutti i grafi. Queste condizioni sono sufficienti ad una matrice per essere una matrice di adiacenza di un qualche grafo. . dove: e aij = 1 se vi vj ∈ E(G). vp } . . La matrice A ha le seguenti propriet`: a (1) A ` una matrice simmetrica con elementi 0 o 1. Grafi e matrici Dato un grafo G con V (G) = {v1 . . vp }. e (2) A ha diagonale principale formata da tutti 0. . . allora l’elemento aij di posto (i. 0 altrimenti. v2 . la matrice di adiacenza A di G ` la matrice (aij ) quadrata di ordine p. v2 .

(3) 1 3 6 tr(A ) (2) (2) (n) ` il numero dei triangoli (o sottografi completi K3 ) di G. dove vk ` adiacente a vj . si ha: Corollario 1.2. per l’ipotesi induttiva. . seguito dal lato vk vj e dal vertice e vj . con k tale che vj vk ∈ E(G). che aij il numero dei differenti vi -vj cammini di lunghezza n − 1 in G. e Dimostrazione. mentre ogni triangolo ` individuato da 6 vi -vi cammini di e lunghezza 3. Ricordando che la traccia tr(M ) di una matrice quadrata M ` la somma degli elementi e sulla diagonale principale di M . ` il numero dei vi -vj cammini elementari di lunghezza e 2. si ha: e p (n) aij (n−1) (n−1) sia = k=1 aik (n−1) akj . allora: (1) aij . Poich´ An = An−1 × A. (n−1) = p aik akj . . Il risultato ` ovvio per n = 1. (3) Ogni vi -vi cammino di lunghezza 3 individua uno ed un solo triangolo. vp }. (1) Ogni cammino di lunghezza 2 tra vertici distinti ` necessariamente un cammino elementare. poich´ esiste un vi -vj cammino di lungheze e za 1 se e solo se vi vj ∈ E(G). Dimostramolo per induzione sull’esponente n. e k=1 (n) = aij .46 3. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . con k tale che vj vk ∈ E(G). v2 . Se An = (aij ) ` la n-esima potenza della matrice di e adiacenza A di un grafo G con V (G) = {v1 . Quindi il numero dei vi -vj di lunghezza n ` dato da: e # (vi -vj cammini di lunghezza n ) = (#(vi -vk cammini di lunghezza n − 1)). per il prodotto tra matrici. e (2) Ogni vi -vi cammino di lunghezza 2 si ottiene percorrendo due volte un lato incidente vi . per come ` definita la matrice di adiacenza. Il precedente teorema ha alcune conseguenze immediate. Sia An−1 = (aij ) e assumiamo. (2) aii = deg vi . i = j. Matrici ed alberi Dimostrazione. . Ora ogni vi -vj cammino di lunghezza n in G consiste di un vi -vk cammino di lunghezza n − 1. come ipotesi induttiva. . (n−1) = aik .

j) di B · B t ` 0 in quanto la riga i-esima e quella j-esima di B non assumono mai valore 1 contemporaneamente nella stessa posizione. . . vp } ed E(G) = {e1 . Queste condizioni si provano essere necessarie e sufficienti perch´ una e matrice p × q sia una matrice di incidenza di un qualche grafo. L’elemento di posto (i. j) di B ·B t ` il prodotto delle righe e i e j di B. i) di B · B t ` uguale al deg vi . . j) di B · B t ` 1 in quanto la riga i-esima e quella j-esima di B hanno valore e comune 1 in una ed una sola posizione corrispondente. . E’ questa la matrice C = (cij ) quadrata di ordine p dove: cij = deg vi se i = j. Si noti anche che in B la somma degli elementi di ogni riga ` il grado e del corrispondente vertice. l’elemento di posto (i. Grafi e matrici 47 Dato un grafo G con V (G) = {v1 . . Una terza matrice pu` essere associata ad un grafo G con V (G) = o {v1 . Se G ` un grafo non vuoto. eq }.1. B e C sono legate tra loro dalla seguente relazione. Esercizio: Assegnare un grafo e determinare la sua matrice di incidenza. allora B · B t = A + C. e Dimostrazione. e Le tre matrici A. dove: e bij = 1 se vi ` incidente ej . 0 altrimenti. . v2 . . v2 . e (3) non ha due colonne uguali. / e • se i = j e vi vj ∈ E(G). come nel caso della matrice di adiacenza. Universit` di Torino a . . e • se i = j e vi vj ∈ E(G). allora l’elemento di posto (i. . vp }. allora l’elemento di posto (i. e 0 altrimenti. . la matrice di incidenza B = (bij ) di G ` la matrice p × q. La matrice C ` detta la matrice dei gradi di G.3. Teorema 1. . La matrice B ha le seguenti propriet`: a (1) ` una matrice ad elementi 0 e 1. e (2) la somma degli elementi in ogni colonna ` 2. . quindi: • se i = j. e2 . Quindi B · B t = A + C.

v2 v4 . (3) Provare che il prodotto di due righe distinte qualsiasi della matrice di adiacenza A di un grafo G ` al pi` 1 se e solo se G non contiene nessun e u 4-ciclo. 3. e sei alberi di ordine 6. v2 v3 . v2 . del grafo completo K4 . e Molte osservazioni elementari possono essere fatte riguardo gli alberi. Alberi Un albero ` un grafo connesso e aciclico. 4. (6) Assegnati due vertici u e v. (u = v). seguendo la dimostrazione del Teorema 1. C’` un albero per ciascuno degli ordini 1. tre di ordine 5. Viceversa. Per prima cosa. (4) Determinare il grafo G con matrice di adiacenza A tale che A2 ha (2) diagonale principale 4. 0 A22 (2) Provare che un grafo G ` bipartito se e solo se V (G) pu` essere etichete o tato in modo che la matrice di adiacenza A abbia la seguente forma: A= 0 A12 A21 0 . Matrici ed alberi Esercizi (1) Provare che un grafo G ` sconnesso se e solo se i vertici di G possono e essere etichettati in modo che la matrice di adiacenza A di G abbia la seguente forma: A11 0 A= . 3 ed a14 = 4. v3 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . quanti sono gli u-v cammini di lunghezza 4? Risolvere l’esercizio sia utilizzando tecniche combinatoriche che il Teorema 1. per il Teorema 3. v3 v4 }. 2 e 3. G ` un e e albero. Esercizio: Disegnare i sei alberi di ordine 6.4 segue che ogni lato di un albero ` un e ponte. mentre ci sono due alberi e di ordine 4. 3. dove A12 e A21 sono due sottomatrici di A una trasposta dell’altra. v4 } ed E(G) = {v1 v2 . se ogni lato di un grafo connesso G ` un ponte.1. e e Quindi ciascuna componente di una foresta ` un albero. Una foresta ` un grafo aciclico.48 3. (5) Determinare il numero ed i v2 -v3 cammini di lunghezza 3 nel grafo G con V (G) = {v1 .1. 2. 3.

. Quindi: e k k p−1=q = i=1 qi = i=1 (pi − 1) = p − k. Teorema 2. G2 . . Dimostrazione. q) grafo aciclico con p = q + 1.2. sia G un (p. . taglia) di Gi . e e Per verificare l’uguaglianza p = q + 1. . . Il grafo G2 = G1 − v ` un albero di ordine p. e e e Ma per il Teorema 3. . I seguenti sono particolaru mente utili. Poich´ G1 ha un vertice e un lato in pi` di G2 . e Teorema 2. dobbiamo soltanto verificare che G ` connesso. da cui la tesi. Se un vertice di un albero ha grado maggiore o uguale a 2 ` separante. pi = qi + 1.1. Alberi 49 Se u e v sono due vertici non adiacenti di un albero G. Se G ` un albero. e sia G1 un albero con p + 1 vertici. con k ≥ 1. e u p(G1 ) = p + 1 = (q(G2 ) + 1) + 1 = q(G1 ) + 1. e e Dimostrazione. . Sia v un vertice finale di G1 . allora il grafo G + uv − e ` ancora un albero. Poich´ e ciascun Gi ` un albero. Inoltre denotiamo con pi (risp. Universit` di Torino a . se poi e ` un qualsiasi lato del ciclo C in e G + uv. Una foresta G di ordine p ha p − k(G) lati. qi ) ordine (risp. Un (p. Ogni albero non banale ha almeno due vertici finali. q) alberi con p vertici (p ≥ 1). . il risultato (e il grafo) sono banali.2. Ci sono pi` modi di caratterizzare gli alberi. usiamo l’induzione su p. cio` G ` connesso. e quindi e p = q(G2 ) + 1. e quindi k = 1.3. Assumiamo allora che l’uguaglianza p = q + 1 valga per tutti i (p.2 in ogni grafo non banale esistono almeno due vertici non separanti. Segue che se un vertice di un albero non ` separante ` finale. Per vedere che G ` e un albero. per ogni i = 1. Denotiamo con e G1 . allora G + uv contiene esattamente un ciclo C. e e Corollario 2. G ` aciclico per definizione. Per p = 1. Gk le componenti connesse di G. k. Viceversa. q) grafo ` un albero se e solo se ` aciclico e p = q + 1.

considerando due vertici u e v del ciclo. poich´ ` connesso. Per definizione G ` connesso e per e il Teorema 2. q) grafo connesso con la condizione p = q+1. q) albero G ` caratterizzato da due delle tre propriet`: e a (1) G ` connesso. e a e Teorema 2. Dimostrazione.4. Viceversa. Questo contraddice la nostra ipotesi. Dimostrazione. Per il viceversa. quindi k q= i=1 (pi − 1) = p − k(G). considerando il primo vertice x che i due cammini hanno in comune e utilizzando i due u-x sottocammini. allora certamente e e e ogni due vertici u e v sono congiunti da un cammino. e e (2) G ` aciclico. Quindi G ` aciclico cio` ` un albero. Sia G un (p. In ogni componente Gi di ordine pi ci sono pi − 1 lati. allora G − e sarebbe un grafo connesso di ordine p con p − 2 lati. Questo ` impossibile per il Corollario 1.2 si ha anche p = q + 1. q) grafo ` un albero se e solo se ` connesso e e e p = q + 1. q) albero. Se G contenesse e un ciclo C ed e fosse un lato di C. C’` un’altra interessante propriet` degli alberi che conviene ricordare. Un grafo G ` un albero se e solo se ogni due vertici distinti di G sono congiunti da un unico cammino di G. e ee Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica .5.7 e quindi G e ` aciclico. Se G ` un albero. si determinerebbe un ciclo di G e quindi una contraddizione. E’ sufficiente mostrare che G ` aciclico. Matrici ed alberi Dimostrazione. supponiamo che G sia un grafo in cui ogni due vertici distinti sono congiunti da un unico cammino. assumiamo che G sia un (p.50 3. Se u e v fossero congiunti da due differenti u-v cammini. (3) p = q + 1. Teorema 2. e Segue che un (p. Questo implica che G ` connesso. Un (p. Se G e avesse un ciclo. si possono costruire due u-v cammini utilizzando i due rami del ciclo.

e e Poich´ ogni albero di tipo d − 1 ` legato a p − d alberi di tipo d a due a e e due non identici. sia G un albero di tipo d − 1 e sia vi (vi = vp ) uno dei p − d vertici di G non adiacente a vp .3. su p vertici etichettati con v1 . Il numero degli alberi non identici Conoscere propriet` degli alberi ` spesso utile per tentare di provare certi a e risultati sui grafi in generale. . . . d) un lato congiungente vi ed un vertice vj non in Gi . G ) di alberi per cui G un albero di tipo d − 1 e G = G + vi vp − vi vj . . esiste invece una formula per il numero degli alberi non identici di ordine p. . Teorema 3. Faremo riferimento a questi Nd alberi come agli alberi di tipo d. e Dimostrazione. v2 . . Il numero degli alberi non identici 51 3. . . Sia N il numero degli alberi. . G ` di tipo d. Il numero di tali lati differenti tra loro ` dato dal numero e dei vertici in V (G)−V (Gi ) differenti da vp . . A causa della semplicit` della struttura degli a alberi. Per d = 2. d. p − 1 denotiamo con Nd il numero di tali alberi con deg vp = d. . . 2. . . e Universit` di Torino a . e per come ` definito. Sia G un albero di tipo d per d = 2. vd . Supponiamo che vj sia il vertice sull’unico vi -vp cammino che sia adiacente a vi . . vp . quindi questo numero ` p−1−pi . . p − 1. . . 3. e assumiamo che i vertici adiacenti a vp siano v1 . Ogni albero di tipo d − 1 legato a G pu` essere ottenuto o aggiungendo a G − vi vp (per i = 1. p − 1. a due a due non identici. 2. Notiamo inoltre che p−1 N= d=1 Nd . Definiamo un legame tra un albero di tipo d e un albero di tipo d − 1 come una coppia ordinata (G. i = 1. . e poniamo che Gi abbia ordine pi . Si noti che nel legame.1 (Formula di Cayley per gli alberi). . . 2. . Il numero di alberi non identici di ordine p ` pp−2 . essendo G ` di tipo d − 1. . . . . e Ricaviamo ora un’altra espressione per il numero dei legami tra alberi di tipo d e alberi di tipo d − 1. Denotiamo con Gi la componente di G − vp contenente vi . . 3. Per d = 1. Sebbene non ` nota alcuna formula elementare che dia il numero degli e alberi non isomorfi di ordine p. il numero totale dei legami tra alberi di tipo d e alberi di tipo d − 1 ` (p − d)Nd−1 . . Ovviamente ogni albero di ordine minore o uguale a p ` un sottografo del e grafo completo Kp . ogni grafo contiene un certo numero di alberi come sottografi. v2 .

La dimostrazione della Formula di Cayley fornisce inoltre la seguente informazione. d che completa la dimostrazione. + pd ) = d(p − 1) − (p − 1) = (d − 1)(p − 1). e Si arriva quindi alla formula ricorsiva: (1) (p − d)Nd−1 = (d − 1)(p − 1)Nd . 3. Matrici ed alberi segue che il numero degli alberi legati all’albero G ` e due a due questi alberi non sono identici. . dopo p − d − 2 passaggi. (p − 2) Np−1 . . per d = 2. . Ponendo d + 1 al posto di d nella formula (1) e ricavando Nd . . Poich´: e d d i=1 (p − 1 − pi ) e a (p − 1 − pi ) = (p − 1 − p1 ) + (p − 1 − p2 ) + · · · + (p − 1 − pd ) = i=1 = d(p − 1) − (p1 + p2 + . (p − d − 1)(p − d − 2) Ricorsivamente. . (2) Nd = (p − d − 1) Ponendo d + 2 al posto di d nella formula (1) e ricavando Nd+1 in funzione di Nd+2 . si ottiene: (3) Quindi p−1 Nd = p−2 (p − 1)p−d−1 . la formula precedente diventa: (p − 1)(d) Nd+1 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . (p − d − 1)(p − d − 2) . . segue che il numero totale dei legami ` (d − 1)(p − 1)Nd . la formula (2) diventa: (p − 1)2 (d)(d + 1) Nd+2 . d l’ultima espressione essendo uguale all’espansione binomiale: p−2 d=0 p−2 (p − 1)p−d−2 · 1d = ((p − 1) + 1)p−2 = pp−2 .. p − 1. .52 3. otterremo: Nd = Nd = (p − 1)p−d−1 (d)(d + 1) . .. (2)(1) Usando il fatto che Np−1 = 1 e moltiplicando a numeratore ed a denominatore per (d − 1)!. d−1 N= d=1 p−2 (p − 1)p−d−1 = d−1 p−2 d=0 p−2 (p − 1)p−d−2 .

(2) Considerati gli alberi non identici T di ordine 5 con V (T ) = {v1 . ` e Nd = p−2 (p − 1)p−d−1 . un albero ricoprente G (spanning tree) ` un sottografo e ricoprente G che ` anche albero.4. . Consideriamo ora la stessa questione per grafi qualsiasi. calcolarne il numero e determinare i legami tra gli alberi di tipo 1 e tipo 2. v4 .1 pu` essere considerato come una formula per determinare o il numero degli alberi non identici ricoprenti il grafo completo etichettato Kp . (3) Un albero T ` grazioso se ` possibile etichettare i vertici di T con e e gli interi 1. cio` ` un sottografo connesso e aciclico e e e contenente tutti i vertici di G. 1 ≤ d ≤ p − 1. Alberi ricoprenti 53 Corollario 3. e e • ogni cammino ` grazioso. e Esercizi (1) Considerati gli alberi non identici di ordine 4. v5 }. . v2 . . E’ sufficiente scegliere un etichettatura dei vertici in cui il vertice v ` denotato con vp e utilizzare la formula (3) del Teorema 3. 2.1. E’ stato congetturato che ogni albero ` grazioso. p in modo che l’etichettatura indotta sui lati che assegna l’intero |i − j| al lato incidente i vertici i e j ` la seguente: e 1. . per d intero fissato.2.2. e Verificare che: • ogni albero di ordine minore p con p ≤ 6 ` grazioso. 2. Il Teorema 3. d−1 Dimostrazione. p − 1. dove un caterpillar ` un albero che e e privato dei vertici finali ` un cammino. dato un e grafo G (non necessariamente Kp ). • ogni caterpillar ` grazioso. . v3 . . e 4. determinare il numero degli alberi con deg v2 = 3 o direttamente. o utilizzando il Corollario 3. Il numero degli alberi non identici di ordine p che hanno un vertice v tale che deg v = d. cio`. Alberi ricoprenti Dato un grafo G. . . vediamo se G contiene come sottografi Universit` di Torino a .

e e Facciamo ora l’ipotesi induttiva che ogni grafo connesso di taglia q − 1 abbia un albero ricoprente. partendo dal vertice a. ed essendo connessi in T lo sono anche in G. un albero ricoprente G pu` essere costruito a partire da un vertice o qualsiasi. Vale infatti il seguente risultato. Altrimenti. G ` un grafo e connesso di taglia q − 1. Se G ` e aciclico ` esso stesso un albero ricoprente G. G ` il grafo banale ed il risultato ` ovvio. si pu` ago giungere il lato ac e collegando l’albero parziale ottenuto via via con gli altri vertici d. Quindi G ` connesso.1. pensato come albero parziale iniziale e aggiungendo lati uno alla volta in modo che ogni lato congiunga un nuovo vertice all’albero parziale precedentemente costruito. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Un grafo G ` connesso se e solo se ha un albero ricoe prente. Proposizione 4. Dimostrazione. ogni due vertici di G sono anche vertici di T . e sia G un grafo connesso di taglia q. hg si ottiene un albero ricoprente. vediamo come ` possibile determinare un e albero ricoprente il grafo. h. Per q = 0. ae. f h. Se esiste un albero T ricoprente G. consideriamo un lato e di C e consideriamo G = G − e. Ad esempio. f. Matrici ed alberi alberi ricoprenti e in caso positivo vediamo come ` possibile determinare il e numero degli alberi ricoprenti G. ab. Notiamo che la connessione del grafo G ` condizione necessaria e suffie ciente per l’esistenza di alberi ricoprenti G. se consideriamo il grafo G della a b G: c f g d e h Figura 1 Figura 1. e Proviamo il viceversa per induzione sulla taglia q di G. Per esempio. e. g per mezzo dei lati cd.54 3. se esiste un ciclo C e in G. b. cf. Dato ora un grafo connesso. quindi ha un albero ricoprente che ` anche albero e ricoprente G.

si ottiene un albero ricoprente. (3) si ripetono i passi 4). esiste un lato incidente un vertice di V con un vertice di V (G) − V . (4) si sceglie un lato e = xy in E(G) con x ∈ V e y ∈ V . derivato dall’algoritmo SpanTree. Si noti che la costruzione descritta determina sicuramente un albero ricoprente in quanto ad ogni passo intermedio. Universit` di Torino a . (6) si aggiunge e ad F . poich´ l’ordine del grafo ` finito. in particolar modo se il grafo ` pesato. ` il seguente: e Algoritmo MinSpanTree Siano G un grafo connesso e pesato. Saper determinare gli alberi ricoprenti un grafo. e e Ad esempio. il problema di determinare il minor costo possibile di costruzione dela l’intero oleodotto consiste nel determinare un albero ricoprente il grafo di peso minimo. (1) Si sceglie un vertice arbitrario v ∈ V (G). 5) e 6) fino a quando il passo 4) non ` pi` e u applicabile. Alberi ricoprenti 55 In generale dopo p − 1 passi. Pu` a a o succedere che alcune citt` non possano essere collegate direttamente per a ragioni geografiche nel qual caso i vertici corrispondenti non sono adiacenti. ` utile in molte applicazioni. quando il passo (4) non ` pi` applicabile il e e e u sottografo indotto per lati da F rappresenta l’albero ricoprente G. se V ` l’insieme dei e vertici dell’albero parziale. Il ragionamento svolto pu` essere espresso in forma algoritmica fornendo o il seguente: Algoritmo SpanTree Sia G un grafo connesso. u a (5) si aggiunge y a V . si ha V = ∅. se G ha ordine p. V = V (G). (2) si pone V = {v} ed F = ∅. Se ` noto il costo di costruzione di ogni possibile collegamento tra due e citt`. (se ci sono / pi` possibilit` si sceglie a caso).4. se si deve costruire un oleodotto che colleghi tra loro alcune citt`. L’algoritmo che si utilizza. il modello da utilizzare ` quello di un grafo connesso i cui vertici a e siano le citt` e i cui lati i possibili collegamenti tra due citt` diverse. ed essendo G connesso.

(2) si pone V = {v} ed F = ∅. con m ≤ n. y. Matrici ed alberi (1) Si sceglie un vertice arbitrario v ∈ V (G). uz. poich´ l’ordine del grafo ` finito. w(vy) = 7. Siano M una m × n matrice ed M una n × m matrice.5. I due alberi ricoprenti T. (6) si aggiunge e ad F . dovuto a Kirchoff. w(uz) = 6. si pu` provare che l’algorito mo precedente determina effettivamente l’albero ricoprente di peso minimo. 5) e 6) fino a quando il passo 4) non ` pi` e u applicabile. e con i pesi dati da: w(uv) = 2. e la e sua dimostrazione fa uso del seguente risultato sulle matrici di cui omettiamo la dimostrazione. ı Occupiamoci ora del problema di determinare il numero degli alberi non identici ricoprenti un qualsiasi grafo connesso. ux. v.3 (Teorema di Binet-Cauchy). (3) si ripetono i passi 4). w(xy) = 7. (4) si sceglie un lato e = xy in E(G) di peso minimo tra quelli con x ∈ V e y ∈ V . Un albero ricoprente G di peso minimo pu` essere determinato. cos` ottenuti. vy. w(uy) = 5. xz. quando il passo 4) non ` pi` applicabile il e e e u sottografo indotto per lati da F rappresenta l’albero ricoprente G di peso minimo. z}. w(xz) = 5. xy. utilizo zando l’algoritmo MinSpanTree. uy. Una m × m sottomatrice S di M ` detta e corrispondere ad una m × m sottomatrice S di M se i numeri delle colonne di M che determinano S sono gli stessi dei numeri delle righe di M che determinano S . yz}. partendo da u. Qualsiasi sia il vertice iniziale da cui si parte. / u a (5) si aggiunge y a V . x. Sia G il grafo pesato seguente: V (G) = {u. e aggiungendo i lati uv.56 3.2. uy. hanno peso minimo w(T ) = 14. La soluzione al problema ` data dal Teorema 4. ux. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . w(yz) = 3 . oppure xz e yz. E(G) = {uv. Esempio 4. w(ux) = 4. (se ci sono pi` possibilit` si sceglie a caso). Teorema 4.

allora il numero degli alberi non identici ricoprenti G ` il valore di un qualsiasi cofattore della matrice C −A. Ma zero ` ovviamente anche e il numero degli alberi ricoprenti G. Quindi ogni cofattore di C − A ha valore zero. Sia C la (p − 1) × (p − 1) sottomatrice ottenuta togliendo da C − A l’ultima riga e l’ultima colonna. . . e2 . eq } sui lati. Alberi ricoprenti 57 Nelle condizioni precedenti si ha: det (M · M ) = (det S)(det S ). cio` il cofattore dell’elee mento di posto (p. . Dalla teoria delle matrici risulta che. I numeri det S e det S sono chiamati i determinanti maggiori di M ed M rispettivamente.4. cambiando eventualmente l’etichettatura sui vertici. Notiamo che la somma delle prime n righe di C ` il vettore nullo con p − 1 componenti (le prime n componenti del e vettore somma sono uguali a 0 in quanto G1 ` una componente mentre le e altre p − 1 − n sono ancora 0 in quanto G1 e G − G1 sono sconnessi). Calcoliamo il p-esimo cofattore principale di C − A. Se G ` un grafo non banale con etichettatura V (G) = {v1 .4. dove la somma ` estesa su tutte le m × m sottomatrici S di M e alle e corrispondenti S di M . v2 . . e tutti i cofattori della matrice hanno lo stesso valore. Verificare la formula precedente per   2 −1 1 −2 3 M= M = 3 1  2 0 4 0 2 e Teorema 4. essendo e A la matrice di adiacenza e C la matrice dei gradi di G. Dimostrazione. .5 (Teorema degli alberi e delle matrici). che implica det C = 0. vp } sui vertici ed etichettatura E(G) = {e1 . . v2 . cosicch´ la e e somma degli elementi di ogni riga (colonna) di C − A ` zero. Assumiamo inizialmente che G sia un grafo sconnesso di ordine p. Universit` di Torino a . Notiamo inizialmente che la matrice C − A soddisfa a questa propriet` in quanto la somma degli a elementi della riga i-esima (colonna i-esima) di A ` il deg vi . . . . vn }. . Esempio 4. . Il teorema vale quindi per ogni grafo sconnesso. Quindi in e C − A tutti i cofattori hanno lo stesso valore. . Segue che le righe di C sono linearmente dipendenti. che G1 sia una componente di G con V (G1 ) = {v1 . p). se in una matrice quadrata la somma degli elementi di una qualsiasi riga o colonna ` zero. e.

allora H ha una componente H1 non contenente vk . e Vogliamo provare che togliendo un’arbitraria riga da questa matrice. • il valore -1 se vi vj ∈ E(G). – continuiamo questo procedimento fino a quando non rimane che vk che chiamiamo vp . Questa nuova etichettatura dei vertici e dei lati di H determina una nuova matrice M = (mij ) che pu` essere ottenuta permutando le o righe e le colonne di M . quindi |detM | = |detM |. La somma dei vettori riga di M corrispondenti ai vertici di H1 ` il vettore nullo con p − 1 componenti. – denotiamo poi con v2 (v2 = vk ) un vertice finale dell’albero H − v1 e con e2 il lato di H − v1 incidente con v2 . possiamo rietichettare i suoi e e e lati e i suoi vertici nel seguente modo: – denotiamo con v1 (v1 = vk ) un vertice finale di H e con e1 il lato incidente con v1 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Denotiamo la matrice risultante con M = (mij ). Vediamo che il prodotto di M con la sua trasposta M t ` C − A. cio` H ` connesso. • 0 altrimenti. k=1 che ha valore: • deg vi se i = j. si ottiene una matrice quadrata M di ordine p − 1 il cui determinante ` in valore assoluto 1 o 0 a seconda che H sia o no un albero. e e e e • Se H non ` un albero. e t ` Infatti l’elemento di posto (i. Questa p×(p−1) matrice corrisponde ad un sottografo ricoprente H di G con p − 1 lati nel senso che ` la matrice di incidenza di e H a cui ` stato cambiato uno dei due 1 in ogni colonna con un -1. q) grafo connesso. e quindi che q ≥ p−1. cio` non ` connesso. diciamo la k-esima.58 3. Quindi M · M t = C − A. • Se H ` un albero. Matrici ed alberi Assumiamo ora che G sia un (p. j) di M · M e q mik mjk . Consideriamo la matrice B di incidenza di G e in ciascuna colonna di B rimpiazziamo uno dei due elementi non nulli con -1. Consideriamo ora una sottomatrice di M formata da p−1 colonne scelte a caso tra quelle di M . e Segue allora det M = 0.

g} ed i cui lati pesati sono dati dalla seguente tabella: ab ad bc be ce cg de df 6 5 8 7 8 1 3 3 ef 2 fg 10 (3) Determinare il minimo albero ricoprente il grafo pesato seguente G con insieme di vertici V (G) = {a. ogni vertice vi ` incidente e e solo con lati ej dove j ≤ i. cio` il determinante della matrice ottenuta da C − A e eliminando la riga e la colonna i-esima. h. d. Esercizi (1) Sia G il grafo pesato con V (G) = {x. b. Denotiamo con Mi la matrice ottenuta da M eliminando la i-esima riga. . i. c. p − 1. Cosicch´ il precedente cofattore diventa uguale al det (Mi · Mit ) che per il e Teorema di Binet-Cauchy ` uguale alla somma dei prodotti dei corrispondene ti determinanti maggiori di Mi e di Mit . . j. e. e. . ∀i = 1.Esercizi 59 Ma per il modo in cui ` definita M . d. c. b. . Ora questi determinanti maggiori corrispondenti hanno lo stesso valore e il loro prodotto ` 1 se le colonne che e li definiscono corrispondono ad un albero ricoprente di G e 0 altrimenti. a. (2) Determinare i minimi alberi ricoprenti non isomorfi del grafo pesato G con V (G) = {a. Poich´ ogni cofattore di C − A ha lo stesso valore. f. f. ed e e essendo |mii | = 1. k} e i cui lati pesati sono dati dalla seguente tabella: ab ac ad bc be cd ce cf 2 8 1 6 1 7 5 1 cg dg ef 2 9 3 eh ei f g f i gi gj hi hk ij ik jk 2 9 4 6 3 1 7 9 1 2 4 Universit` di Torino a . cio` M ` triangolare inferiormente. calcoliamo solo l’i-esimo e cofattore principale. f } ed i cui lati pesati sono dati dalla seguente tabella: xa xb xc xd xe xf 6 3 2 4 3 7 ab bc cd de ef 6 2 3 1 8 fa 6 Trovare tutti i minimi alberi ricoprenti e determinarne il loro peso utilizzando l’algoritmo MinSpanTree. c. d. g. segue che det M = ±1. e. b. Segue il risultato.

(5) Determinare alcuni alberi ricoprenti il 3-cubo Q3 = K2 × K2 × K2 . v4 } ed i lati nella forma: E(G) = {e1 = v1 v2 . e2 = v2 v3 .5. (6) Utilizzare il Teorema 4. v3 . avendo etichettato i vertici nella forma: V (G) = {v1 . seguendo la dimostrazione del Teorema 4.5 per dedurre la formula di Cayley (Teorema 3. e4 = v1 v4 . e3 = v3 v4 . (Si ha: N = 348).1). Impostare il calcolo per calcolare il numero totale N degli alberi non identici ricoprenti Q3 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . e5 = v1 v3 }. v2 .60 3. Matrici ed alberi In questo caso il minimo albero ricoprente ` unico? e (4) Calcolare il numero e determinare gli alberi ricoprenti G.

allora gli estremi di A corrispondano ai vertici u e v di G. in e o modo che lati (pi` precisamente curve corrispondenti a lati) o non si interu secano o si intersecano solo in un vertice (cio` in un punto corrispondente e ad un vertice). q) grafo G ` detto immergibile in una superficie S se ` possibile e e determinare p punti di S che corrispondano ai vertici di G e q curve su S. Un grafo ` planare se pu` essere immerso nel piano (o equivalentemente e o sulla sfera). 3) ` non planare. a due a due disgiunte eccetto eventualmente gli estremi. e e a G1: G2: G3: d e f b c Figura 1 Il grafo G1 ∼ K(2.Capitolo 4 Grafi planari 1. Se un grafo planare ` immerso nel piano ` detto grafo piano. 3) ` planare e piano. Nel seguito di questa sezione supporremo esclusivamente che S sia un piano od una sfera. e e e = = 61 . Intuitivamente G ` immergibile su S se G pu` essere disegnato su S. 3) della Figura 1 ` planare anche se cos` disegnato e ı = non ` piano. G3 ∼ K(3. G2 ∼ K(2. La formula di Eulero Un (p. che corrispondano ai lati di G tali che se una curva A corrisponde ad un lato e = uv.

Ma non ` possibile disegnare questi tre lati senza e almeno una intersezione. aventi la propriet` che x pu` essere congiunto ad a o un punto di R con una curva i cui punti diversi da x appartengono tutti ad R. segue p = 1. D’altra parte. e Dato un grafo piano G. bf va disegnato esternamente al ciclo. f. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Quindi un grafo piano G pu` essere o sempre realizzato nel piano in modo che ogni vertice o lato giaccia sul bordo della sua regione esterna. a nel piano. Il grafo G2 della Fig. il bordo o contorno di una regione R ` fore mato da tutti i punti x.1 ha tre regioni ed il bordo di ciascuna regione ` un 4-ciclo. la taglia e il numero delle regioni di un grafo piano connesso che sono legate da una ben nota formula scoperta da Eulero.1 (Formula di Eulero). Intuitivamente le regioni di G sono le porzioni connesse del piano dopo avere tolto le curve ed i punti del piano corrispondenti ai lati e ai vertici di G. r = 1 ed il risultato ` vero. Se G ` immerso sulla sfera nessuna regione di G pu` e o essere pensata come esterna. Teorema 1. q lati ed r regioni allora: p − q + r = 2. Infatti se disegniamo ae all’interno del ciclo. una regione R di G ` la massima parte del e piano tale che ogni due punti di R possono essere congiunti da una curva A per cui ogni punto di A non corrisponde ad un vertice di G e non giace su nessuna curva corrispondente ad un lato di G. b. dato un grafo piano G. Se disegniamo ae all’esterno del ciclo la dimostrazione ` analoga. Proviamolo per induzione su q. Se q = 0.62 4. Se G ` un grafo piano connesso con p e vertici. e Supponiamo vero il risultato per tutti i grafi connessi piani con meno di q lati (q ≥ 1) e supponiamo che G abbia q lati. 4. Grafi planari Per provare che G3 non ` planare si pu` utilizzare il seguente metodo e o che fa uso di un ciclo di G3 sufficientemente lungo. Se G3 fosse planare. d. si potrebbe disegnare il ciclo C : a. e quindi non c’` possibilit` di inserire e a cd senza intersecare un altro lato. L’ordine. Dimostrazione. si pu` o sempre costruire una nuova immersione di G nel piano in modo che una data regione di G diventi la regione esterna. corrispondenti a vertici od appartenenti a curve corrispondenti a lati di G. I rimanenti lati di G3 sono ae. e Una interessante caratteristica dei grafi planari ` che possono essere e immersi nel piano in modo che ogni lato sia un segmento rettilineo. e. c. bf e cd. Dato un grafo piano G. Ogni grafo piano G contiene una regione non limitata chiamata la regione esterna di G.

. q lati. q − 1 lati ed r − 1 regioni e quindi. Consideriamo e G − e. . • Se G non ` un albero. numero delle regioni ) di Gi . Possiamo e per` descrivere alcuni risultati in questa direzione. k. Corollario 1. r regioni e k e componenti connesse. taglia. 2.2. in quanto questo numero non dipende dalla rappresentazione piana del grafo. Dimostrazione. Condizioni algebriche e planarit` a E’ naturale chiedersi se esiste una caratterizzazione algebrica della planarit` a di un grafo. qi . Segue: k (pi − qi + ri ) = p − q + r + k − 1 = 2k. Si pu` quindi parlare direttamente del numero delle o regioni di un grafo planare connesso. Condizioni algebriche e planarit` a 63 • Se G ` un albero allora p = q + 1 ed r = 1 e quindi la formula e segue. per l’ipotesi induttiva. Per grafi planari non necessariamente connessi si ha il seguente risultato. sia e un lato su un ciclo di G. q = i=1 qi . . si ha pi − qi + ri = 2. ma nessuna caratterizzazione di questo tipo ` nota. 2. Se G ` un grafo piano con p vertici. essendo pi (risp. a Universit` di Torino a . Dal precedente teorema segue che due qualsiasi immersioni nel piano di un grafo planare connesso formano due grafi piani che hanno lo stesso numero di regioni. Il grafo connesso G − e ha p vertici. o Considerando i grafi planari massimali. p − (q − 1) + r − 1 = 2 da cui p − q + r = 2. mentre i=1 ri = r + k − 1. i=1 da cui la tesi. ri ) ordine (risp. Ora: k k k p= i=1 pi . si ottiene un primo risultato che fornisce una condizione necessaria alla planarit`. . Per ogni componente connessa Gi di G.2. avendo ogni componente una regione esterna mentre in G ne esiste una soltanto. i = 1. allora: p − q + r = 1 + k.

1. Teorema 2. Se G ` un (p. Dimostrazione. v3 v4 } non lo `. Se si aggiungono a E(G) un numero sufficiente di lati in modo da renderlo planare massimale il (p . v4 } ed E(H) = {v1 v2 . e Per un dato numero p di vertici. v1 v4 . il numero q dei lati di un grafo planare massimale ha il seguente valore.64 4. D’altronde questo numero ` anche uguale a 2q in quanto in questa e somma ogni lato ` contato due volte. Quindi se si e ricava r dalla formula di Eulero e si sostituisce nell’identit` 3r = 2q si a ottiene: 3r = 3(2 − p + q) = 6 − 3p + 3q. Segue che in ogni e immersione di un grafo planare massimale G di ordine p ≥ 3 il bordo di ogni regione di G ` un triangolo.3. Da cui: q ≤ q = 3p − 6 = 3p − 6. u Esempio 2. v3 . Per questa ragione i grafi planari massimali sono e anche detti grafi planari triangolati o pi` semplicemente triangolazioni. Grafi planari Un grafo G ` detto planare massimale se per ogni coppia di vertici e non adiacenti u e v di G il grafo G + uv ` non planare. ` anche connesso. v2 v3 . Denotiamo con r il numero delle regioni. Se G ` un (p. con V (H) = e {v1 . v1 v3 . In G il bordo di ogni regione ` un triangolo e ciascun lato ` sul bordo di due regioni.2. q) grafo planare massimale. da cui: 6 − 3p + 3q = 2q. e quindi: q = 3p − 6. q) grafo planare con p ≥ 3 allora: e q ≤ 3p − 6. con p ≥ 3. v2 . allora e q = 3p − 6. Dimostrazione. e Il grafo G. Corollario 2. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Quindi e e se si sommano i lati che stanno sul bordo di tutte le regioni si ottiene come somma 3r. K4 ` un grafo planare massimale mentre H. essendo planare massimale. q ) grafo risultante G ` tale che e p=p eq≤q.

q = 3p − 6. Quindi G contiene un vertice di grado al pi` 5. dove m ` il e massimo grado dei vertici di G. Ogni grafo planare contiene un vertice di grado al pi` 5. u Dimostrazione. v2 . ... q) grafo planare con V (G) = {v1 . Notiamo inizialmente che se G ha ordine p ≥ 4. . e Altrimenti da q ≤ 3p − 6 segue: p deg vi = 2q ≤ 6p − 12.3 ` il seguente: e Corollario 2. se esistesse un vertice u di grado 2. Se p ≤ 6 il risultato ` ovvio. essendo G triangolato. . q) grafo planare massimale con p ≥ 4 e sia pi il numero dei vertici di G di grado i. e quindi: 3p3 + 4p4 + 5p5 + · · · + mpm = 6p3 + 6p4 + · · · + 6pm − 12 da cui: 3p3 + 2p4 + p5 = p7 + 2p8 + · · · + (m − 6)pm + 12. adiacente a v e w. . . vp }. Dimostrazione. Infatti. Corollario 2. con i = 3. Sia G un (p. da cui l’assurdo 6p ≤ 2q ≤ 6p − 12. . Ora. altrimenti G non sarebbe connesso e quindi neppure planare massimale. Allora: 3p3 + 2p4 + p5 = p7 + 2p8 + . esisterebbe un quarto vertice w adiacente a e v oppure a w. poich´ p ≥ 4. per il Teorema 2.5. . Inoltre essendo: m m p= i=3 pi m e m 2q = i=3 ipi segue: ipi = 6 i=3 i=3 pi − 12. Quindi anche uw sarebbe un lato di G. i=1 Se tutti i vertici di G avessero grado maggiore o uguale a 6 seguirebbe 2q ≥ 6p.2. m. tutti i vertici hanno grado ≥ 3. Sia G un (p. Condizioni algebriche e planarit` a 65 Una importante conseguenza del Corollario 2. e quindi deg u ≥ 3.2. u Consideriamo ora un altro risultato che riguarda i gradi di un grafo planare massimale. Universit` di Torino a . 4. . + (m − 6)pm + 12.4.

lati e facce di un poliedro P e con V. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . e e Un solido ` semplice se ` senza buchi cio` se la sua superficie pu` essere e e e o deformata in modo continuo nella superficie di una sfera. Grafi planari e poliedri La teoria dei grafi planari ` strettamente collegata con quella dei poliedri. solidi semplici le piramidi ed i cubi. i lati e le regioni del grafo piano associato G(P ). Se V. e Un poliedro ` un solido la cui superficie consiste di facce poligonali. deformare elasticamente (in modo continuo) la superficie fino a farla aderire ad un piano. Sono. Grafi planari 3.2. La regione bucata diverr` la regione esterna. Ovviamente questi sono anche il numero dei vertici. lati e regioni di G(P ) e per la formula di Eulero si ottiene la seguente formulazione. Segue che ogni vertice di G(P ) ha grado almeno 3. Ad ogni poliedro P si pu` associare un grafo G(P ) connesso e planare. Un poliedro regolare ` un poliedro semplice con tutte le facce formate e da poligoni regolari congruenti tra loro e con tutti i vertici con lo stesso numero di lati incidenti. Come analogo di questo risultato abbiamo: Teorema 3. Teorema 3. allora V − E + F = 2. Per esempio un cubo ` un poliedro regolare. ed i vertici.66 4. Si ` soliti denotare il numero dei vertici. Almeno una faccia di ogni poliedro ha come contorno un n-ciclo con n = 3 o 4 oppure 5. ma non il toro. allargando il buco. Per il Corollario 2. E ed F sono i numeri dei vertici. lati e facce di un poliedro. Quando si lavora con un poliedro P (cos` come con il grafo G(P ) ) si ı usa rappresentare il numero dei vertici di grado n con Vn e il numero delle facce (regioni) con contorno un n-ciclo con Fn . bucare una delle sue facce e. Segue che 2E = n≥3 nVn = n≥3 nFn . ad esempio.4 ogni poliedro ha almeno un vertice di grado 3 o 4 o 5. E ed F rispettivamente. o E’ sufficiente pensare alla superficie del poliedro fatta di gomma. mentre e una piramide a base quadrata oppure un doppio tetraedro non lo sono.1 (Formula di Eulero per i poliedri). e Per esempio un cubo ` un poliedro mentre una sfera non lo `. i lati e le facce di P formeranno i a vertici.

.3. Fi = 0. Supponiamo che F3 = F4 = F5 = 0. n≥3 Poich´ P ` regolare esistono gli interi h (h ≥ 3) e k (k ≥ 3) tali che: e e F = Fh Quindi: −8 Universit` di Torino a = (h − 4)Fh + (k − 4)Vk . Questi cinque poliedri regolari sono anche chiamati i solidi platonici. Essendo tutte le facce di P congruenti ed avendo P tutti i vertici con lo stesso grado. e V = Vk .3. Sia P un poliedro regolare. Teorema 3. ∀i = h. Oltre e al cubo ci sono solo altri quattro poliedri regolari. Dimostrazione. Gi` pi` di duemila anni fa i a u Greci erano a conoscenza che c’erano sono questi cinque poliedri regolari. Grafi planari e poliedri 67 Dimostrazione. Per esempio il cubo ` un poliedro regolare con V = V3 ed F = F4 . Allora V −E +F = 2. Dalla formula di Eulero per i poliedri si ottiene allora la contraddizione: 1 2 E + E − 2 = E − 2. dato P esisteranno due interi fissati k ed h tali che: V = Vk F = Fh e e Vi = 0. ∀i = k. Segue: 2E = n≥3 nFn ≥ n≥3 6Fn = 6 n≥3 Fn = 6F e quindi: E ≥ 3F. Ci sono esattamente 5 poliedri regolari. Quindi: −8 = = n≥3 4E − 4V − 4F nFn + n≥3 = n≥3 2E + 2E − 4V − 4F = Vn − 4 n≥3 nVn − 4 (n − 4)Fn + Fn = = n≥3 (n − 4)Vn . E = V +F −2 ≤ 3 3 Consideriamo ora un poliedro regolare P . Inoltre: 2E = n≥3 nVn ≥ n≥3 3Vn = 3 n≥3 Vn = 3V.

k = 3. Quindi P ` il dodecaedro. k = 4. 3F3 = 5V5 . Questo ` impossibile essendo −8 = V5 . (2) h = 3. Quindi P ` l’icosaedro. e (7) h = 5. Si ha −8 = −F3 + V5 e V5 = 12. k = 4 Si ha −8 = −F3 e 3F3 = 4V4 . k = 3. e (4) h = 4. e La prova risulta cos` completa. Si ha −8 = −V3 e V3 = 8. e 3F3 = 3V3 da cui F3 = V3 = 4. Questo porta a considerare i seguenti nove casi: (1) h = 3. e (9) h = 5. e (3) h = 3. Si ha −8 = F5 − V3 e 5F5 = 3V3 V3 = 20. k = 5.4 si ha • hFh = 2E = kVk . Grafi planari Inoltre notiamo che: • per il Teorema 3. Quindi P ` l’ottaedro. Quindi P ` il cubo. k = 5. k = 5. k = 3. da cui F3 = 20 e 4F4 = 3V3 da cui F4 = 6 e (5) h = 4. e (8) h = 5. Questo ` impossibile essendo −8 = 0. 3 ≤ h ≤ 5. e da cui F3 = 8 e V4 = 6. k = 4. Si ha −8 = −F3 − V3 e Quindi P ` il tetraedro. e (6) h = 4. 3 ≤ k ≤ 5. Questo ` impossibile essendo −8 = F5 + V5 . ı da cui F5 = 12 e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica .2 si ha • per il Corollario 2. Questo ` impossibile essendo −8 = F5 .68 4.

(3) Determinare le altre quattro immersioni nel piano del grafo : v1 v3 G: v4 v2 v5 in modo che ognuna delle cinque regioni di G risulti la regione esterna per ognuna delle immersioni determinate. q) grafo planare e bipartito con p ≥ 3 si ha e q ≤ 2p − 4.4. (4) Disegnare le immersioni nel piano dei cinque poliedri regolari. (Suggerimento: si determini l’angolo interno α di un n-poligono regolare e si usi il fatto che 3α < 2π. Universit` di Torino a . Una suddivisione di G ` un grafo ottenuto da G con la composizione e di un numero finito di suddivisioni elementari. a 4. (6) Provare che se G ` un (p. avendo ogni vertice del poliedro grado ≥ 3). ottenuto e da G togliendo un lato e = uv ed aggiungendo un nuovo vertice w e i due lati uw e vw. Quali tra i precedenti grafi planari associati sono planari massimali? (5) Provare che si possono costruire poliedri regolari solo usando come facce triangoli. quadrati o pentagoni regolari. ∼ Un grafo H ` detto omeomorfo da G se o H = G oppure H ` isomorfo e e ad una suddivisione di G.2 e le propriet` dei grafi bipartiti. cio` n-poligoni regolari con e 3 ≤ n ≤ 5. Omeomorfismo 69 Esercizi (1) Ci pu` essere un grafo planare con 7 vertici e 16 lati? o (2) Disegnare il grafo 3-regolare planare con 5 regioni. Omeomorfismo Una suddivisione elementare di un grafo non vuoto G ` un grafo. tenendo presente la dimostrazione del Teorema 2.

quindi esiste un grafo H1 ∈ C tale che sia H che G sono omeomorfi da H1 .1. Nella figura seguente i grafi G1 e G2 sono omeomorfi l’uno con l’altro in quanto entrambi sono omeomorfi da G3 . In ogni classe C di grafi omeomorfi. Allora H ` omeomorfo da e H ed anche H ` omeomorfo da H. ma quest’ultima H = e possibilit` implica che H1 abbia meno vertici di H che ` una contraddizione.70 4. quindi diremo che due grafi sono omeomorfi tra loro se l’uno ` omeomorfo con l’altro. H ∈ C tali che se G ∈ C. l’ordine di H ` maggiore o uguale a e e quello di G. Quindi H = e Supponiamo ora che esistano due grafi H. Un grafo H ` omeomorficamente irriducibile se. e Quindi H ∼ H . esiste un unico grafo H. mentre rimane invariato il numero dei vertici di grado diverso da 2. Se G ∈ C. essendo il numero dei vertici di grado 2 in H maggiore o uguale a quello di G. cio` H ` unico a meno di isomorfismi. Teorema 4. in quanto H1 ∈ C. Grafi planari Segue che se H ` omeomorfo da G. ma hanno il numero dei vertici di grado diverso da 2 coincidente. Segue che se G1 ` omeomorfo con G2 i due grafi hanno ordine in generale e diverso. e e = Il precedente risultato suggerisce la seguente definizione. ogniqualvolta un e grafo G ` omeomorfo con H. a meno di isomorfismi. Quindi l’insieme dei grafi pu` essere e o ripartito in classi di omeomorfismo. Un grafo G1 ` omeomorfo con un grafo G2 se esiste un grafo G3 tale e che sia G1 che G2 sono omeomorfi da G3 . e sia H ∈ C un grafo con il minimo numero di vertici tra i grafi in C. G1 : G2 : G3: Si pu` provare che la relazione essere omeomorfo con ` una relazione o e di equivalenza sui grafi. tale che se G ∈ C. Per il e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . allora G ` omeomorfo da H. Sia C una classe di grafi omeomorfi. H e G sono omeomorfi. G risulta anche omeomorfo da H. G ` e omeomorfo da H e contemporaneamente da H . e Dimostrazione. cio` se entrambi possono essere e ottenuti da G3 con una suddivisione di lati. a e ∼ H1 e G ` omeomorfo da H. D’altronde n` G1 n` G2 sono e e omeomorfi l’uno dall’altro. Poich´ H ` omeomorfo da H1 o e e ∼ H1 oppure H ` isomorfo ad una suddivisione di H1 .

altrimenti G sarebbe omeomorfo da H.3. segue che H − v + uw ` omeomorfo con e H ma non omeomorfo da H. e (4) Determinare tutti gli alberi omeomorficamente irriducibili di ordine 6. il grafo H e = ` isomorfo ad una suddivisione di H1 cio` H ` ottenuto da H1 con una e e e successione di suddivisioni elementari. supponiamo che H sia un grafo in cui ogni vertice di grado 2 giaccia su un triangolo e supponiamo inoltre che H non sia omeomorficamente irriducibile. Dimostrazione.2. (3) Provare che K(3. Se un grafo H contiene un vertice v di grado 2 adiacente con u e w. Teorema 4. Universit` di Torino a . e e Viceversa. Allora esiste un grafo G che ` omeomorfo con H ma non e da H. Esercizi (1) Provare che due cicli di lunghezza qualsiasi sono omeomorfi tra loro e determinare il rappresentante omeomorficamente irriducibile della classe dei cicli. Poich´ H1 ∼ H. 3) ` omeomorficamente irriducibile. Un grafo H ` omeomorficamente irriducibile se e solo se e ogni vertice di grado 2 di H giace su un triangolo di H. supposti non adiacenti. e Corollario 4. (2) Provare che i grafi completi sono omeomorficamente irriducibili.Esercizi 71 Teorema 4. Se un grafo H non ha vertici di grado 2. Quindi esiste un grafo H1 tale che H e G sono omeomorfi da H1 . Quindi H ` omeomorficamente irriducibile. Ma ogni nuovo vertice introdotto in una suddivisione elementare ha grado 2 ed ` adiacente a due vertici non e adiacenti. cio` H non ` omeomorficamente irriducibile.1 ogni classe di grafi omeomorfi contiene esattamente un grafo omeomorficamente irriducibile. Questa ` una contraddizione all’ipotesi che ogni vertice di H di e grado 2 giaccia su un triangolo. H ` omeomorfie camente irriducibile. I grafi omeomorficamente irriducibili sono caratterizzati nel seguente modo.

Poich´ K(3.72 4.2. infatti anche se non contiene sottografi e omeomorfi con K5 . 3) ` bipartito.1. 3). per assurdo. Sia H il sottografo di G omeomorfo con K5 o con K(3. non ha cicli dispari e quindi non ha triangoli. Quindi K5 ` non planare.3). Consideriamo il numero totale N dei lati che stanno sul bordo delle r regioni di K(3. a Teorema 5. e e quindi tutte le sue regioni hanno come bordo almeno quattro lati. r = 5. Dimostrazione. Poich´ K5 ha p = 5 vertici e q = 10 lati. I grafi K5 e K(3. 3) sono omeomorficamente irriducibili (vedi Corollario 4. Segue 4r ≤ N. 3). per assurdo. precisamente K5 e K(3. che K5 sia un grafo planare. G contiene il sottografo G della Figura 3 che ` omeomorfo da K(3. K5 e K(3. che contraddice il Corollario 2. 3) (vedi Figura 4). e Dimostrazione. e e e segue che H ` non planare. 3) sono non planari. 3). Se un grafo G contiene un sottografo omeomorfo o con K5 o con K(3. 3) contiene q = 9 lati. che giocano un ruolo importante nello studio dei grafi planari. e Quindi K(3. Poich´ poi se un grafo contiene un sottografo e e non planare ` anch’esso non planare. 3) sia un grafo planare e consideriamo una sua immersione nel piano. per la formula di Eulero. 3) allora G ` non planare. e Poich´ un grafo G1 omeomorfo da G2 ` planare se e solo se G2 ` planare. e e e Esempio 5. e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica .3. Caratterizzazione dei grafi planari Ci sono due grafi. e Analogamente supponiamo. si ha: e q = 10 > 9 = 3p − 6. Segue che H ` omeomorfo da K5 o da K(3. Il grafo G della Figura 2 ` detto il grafo di Petersen. Studiamo allora le propriet` di questi due grafi.3. Non avendo vertici di grado 2. Grafi planari 5. e Teorema 5. 3) ` non planare. che K(3. Il grafo di Petersen ` non planare. N = 18 e quindi r ≤ 9/2. in quanto tutti i suoi vertici hanno grado 3. Ma. Supponiamo. e questo ` una contraddizione. segue che G ` non planare. Poich´ nella somma N ogni lato ` contato e e due volte e K(3. 3).

Il grafo di Petersen.3) : fig. ` e necessario un ulteriore risultato sui grafi planari. Teorema 5. a e In questo modo si ottiene una caratterizzazione dei grafi planari che ` e sicuramente uno dei risultati pi` noti in teoria dei grafi. suoi vertici hanno grado 3. G ` omeomorfo da K(3.7 Figura 4. 3). Certamente un grafo ` planare se e solo se ogni sua componente ` planare. e e Universit` di Torino a .4. e e e Dimostrazione. K(3. G contiene il sottografo G': G' : Figura 3. quindi possiamo supporre che G sia connesso. Il sottografo G’ del grafo di Petersen.2. Un grafo ` planare se e solo se ogni suo blocco ` planare. 3. e E’ anche chiaro che se G ` planare ogni suo blocco ` planare.5. ottenuto da Kuratowski. u Ma prima di presentare questo teorema. e La propriet` interessante ` che vale anche il viceversa del Teorema 5. Caratterizzazione dei grafi planari 73 G: Figura 2.

` un blocco ciclico e non contiene quindi vertici e e e finali. Supponiamo ora che G abbia n blocchi. Arriveremo a all’assurdo provando che G∗ contiene sottografi omeomorfi da K5 o K(3. Se G ha un solo blocco e questo blocco ` planare. Per il viceversa. Grafi planari Proviamo il viceversa per induzione sul numero n dei blocchi di G. n ≥ 2. e Teorema 5. Possiamo e allora considerare una immersione nel piano di G tale che v appartenga al bordo della regione esterna. Poich´ G∗ ` non planare. blocchi planari sia un grafo planare. cio` che esistano blocchi non planari non cone tenenti sottografi omeomorfi da K5 o K(3. 3). Un grafo ` planare se e solo se non contiene sottografi omeomorfi da K5 o K(3. verificiamo inizialmente che δ(G∗ ) ≥ 3. e Assumiamo il contrario. Denotiamo con v il vertice separante di G che sta in B. e e Assumiamo che ogni grafo con meno di n .74 4.4 ` sufficiente provare che se un e blocco non contiene sottografi omeomorfi da K5 o K(3. e Possiamo ora arrivare alla caratterizzazione dei grafi planari. Poich´ il blocco B ` anch’esso planare pu` essere e e o immerso nel piano in modo che v stia sul bordo della regione esterna. e indichiamo con u e w i vertici adiacenti a v.1).2.5 (Teorema di Kuratowski). Dimostrazione. Segue che δ(G∗ ) ≥ 2. Supponiamo che δ(G∗ ) = 2. 3) e sia G∗ un blocco di taglia minima tra i blocchi soddisfacenti alla propriet` precedente. allora G∗ − v ` ancora un blocco in quanto ogni e due vertici di G∗ − v continuano a stare su uno stesso ciclo C (vedi Teorema 4. usando il Teorema 5. Il risultato ` una immersione di G nel piano. 3) allora ` planare. 3). 3) per il Teorema 5. Si hanno due possibilit`: a • Se uw ∈ E(G∗ ). Eliminiamo da G tutti i vertici di B differenti da v e chiamiamo G il grafo risultante. cio` che G∗ contenga un vertice v di grado e 2. Si pu` o allora opportunamente posizionare il blocco piano B nell’immersione di G in modo che i due vertici di G e B etichettati con v risultino identificati. ovviamente G ` planare. Se G ` planare. Sia B un blocco finale di G. G non contiene sottografi omeomorfi da e K5 o K(3. Infatti se il ciclo C in G∗ non contiene i lati uv e vw Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Per l’ipotesi induttiva G ` un grafo planare. ciascuno dei quali sia planare. Considerato il grado minimo dei vertici di G∗ .

Aggiungendo ad F − uw il e vertice v ed i lati uv e vw. . dal Teorema 4. segue che G∗ − v a ` planare. 3). Poich´ H non ha sottografi omeomorfi da K5 o K(3. 3) ed H ha taglia e minore di G∗ . Proviamo che G non contiene sottografi omeomorfi da K5 o K(3. Altrimenti si pu` utilizzare il ciclo C e o ottenuto da C sostituendo i lati uv e vw con il lato uw. quindi e ∗ − e ` ancora un blocco. dove 1 < i < n − 1. sottografo interno) di H ` il sottografo di G∗ indotto da quei lati che sono e esterni (risp. vn = u. il grafo risultante F sarebbe omeomorfo da F e quindi da K5 o K(3. .4 segue che G∗ non ` un blocco minimale. esiste un lato e = uv tale che G e Indichiamo con H il blocco G∗ − e. e Quindi G ` un blocco di taglia minore di G∗ che non contiene e sottografi omeomorfi da K5 o K(3. Si possono allora fare le seguenti considerazioni sul grafo piano H. Poich´ G∗ − v ` un sottografo di G∗ . . Segue che G ` planare. . 3) e sarebbe un sottografo di G∗ . interni) al ciclo C. cio` δ(G∗ ) ≥ 3. 3). Caratterizzazione dei grafi planari 75 ` anche un ciclo di G∗ − v. segue che H ` planare. che ` impossibile. che ` una e e contraddizione. Quindi G∗ non pu` contenere un vertice di grado 2.1 segue che H possiede cicli e e contenenti sia u che v. Supponiamo che F sia un sottografo di G omeomorfo da K5 o K(3. Assumiamo quindi che H sia un grafo piano con un ciclo C contenente u e v tale che il numero delle regioni interne a C sia massimo e sia: C : u = v0 . e Ma essendo G∗ omeomorfo da G anche G∗ ` planare. 3). Universit` di Torino a . 3). Ma in ogni immersione piana di G∗ − v si possono e aggiungere il vertice v ed i lati uv e vw ottenendo che il grafo risultante G∗ ` anch’esso piano. Se uw ∈ E(F ). / e che ` impossibile. anche G∗ − v non contiene e e sottografi omeomorfi da K5 o K(3. e Questo contraddice il fatto che G∗ non ` planare. o e Dalla Proposizione 4. segue che F ` anche sottografo di G∗ . quindi uw ∈ E(F ). ma essendo G∗ un blocco non planare di taglia minima con questa propriet`. allora il grafo G = G∗ − v + uw ` ancora un blocco / e in quanto ogni due vertici continuano a stare su uno stesso ciclo ed ha taglia minore di G∗ . Definiamo ora due sottografi speciali di H. e Poich´ H ` un blocco ciclico. v1 . . e • Se uw ∈ E(G∗ ). Il sottografo esterno (risp. . . vi = v. .5.

Grafi planari a) Per prima cosa. poich´ C ` massimale rispetto al numero di regioni interne . poich´ H ` planare e H + e non ` planare. vi } non sono mai connessi da un cammino nel sottografo esterno di H. . . . H1 non pu` e e o essere immerso nell’interno di C in modo piano. .76 4. c) Infine. b) In secondo luogo si pu` notare che due vertici distinti dell’insieme o {v0 . vi+1 . e vj C P v=vi u=v0=vn vk Figura 5 Se ora consideriamo la componente connessa H1 contenente P del sottografo ottenuto da H eliminando tutti i vertici di C diversi da vj e vk . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . essendo G∗ non planare. vn }. Questo. . insieme all’assunto che G∗ ` non planare implica che nel sottografo interno di H deve presentarsi e una delle seguenti situazioni: (a) Esiste un vr -vs cammino Q. cio` esiste sia il sottografo esterno che quello ine terno. esistono lati di H interni ed esterni a C. . con 0 < r < j. deve esistere nel e e e sottografo esterno di H un vj -vk cammino P. Una analoga condizione segue anche per due vertici distinti dell’insieme {vi . . La situazione descritta ` illustrata nella Figura 5. e i < s < k. perch´ altrimenti il lato e potrebbe essere aggiunto ad H e (o all’interno o all’esterno di C) ed il grafo G∗ risultante sarebbe planare. . 0 < j < i < k < n. Notiamo inoltre che nessun vertice di P differente da vj o vk ` e adiacente ad un vertice di C differente da vj o vk per b). perch´ questo contrasterebbe con la scelta di C come e ciclo contenente u e v e avente il massimo numero di regioni interne. tale che nessun vertice di P differente da vj e vk appartenga a C. (o equivalentemente j < r < i e k < s < n) tale che nessun vertice di Q differente da vr e vs appartiene a C. v1 .

P3 . P2 . a due a due disgiunti internamente tali che i vertici finali (diversi da w) dei cammini siano tre dei quattro vertici Universit` di Torino a . ma tali che non valga contemporaneamente che r = j e s = k. s k Caso (c) Caso (d) w vt w Figura 6 (b) Esiste un vertice w non in C che ` connesso a C con tre cammini e disgiunti. e il vertice finale del terzo cammino sia v0 . dove j ≤ r < i e i < s ≤ k. per i quali si presenti la situazione seguente (o situazioni similari) : i vertici finali di due dei cammini siano vr e vs . Caratterizzazione dei grafi planari 77 Caso (a) vj vr P vi vs C vk v0=vn Caso (b) r=j s=k r j. eccetto che per w. (c) Esiste un vertice w non in C che sia connesso a C con tre cammini P1 .5.

vt = vi . e e P4 ` disgiunto da P1 . e2 } ` piano? e Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . vj .78 4. vi . In caso positivo disegnarli nel piano. da P2 e da C eccetto che per vt e vk . vi . vj . vt = w) dove vt ` su P1 o P2 . • Quando K5 − {e1 . quindi non esiste nessun grafo G∗ del tipo scelto e la prova ` completa. Questi quattro casi esauriscono tutte le possibilit`. 3). (3) Quale ` il massimo intero q per cui ` vera la seguente proposizione: ogni e e grafo finito di taglia q ` planare? e (4) Siano e1 ed e2 lati del grafo completo K5 . rispettivamente. e Esercizi (1) Usando eventualmente il teorema di Kuratowski dire se sono planari i grafi seguenti grafi. G1: G2 : G3: G4: (2) Determinare i grafi cubici e planari di ordine p ≤ 6. vk . e (d) Esiste un vertice w non in C che ` connesso ai vertici v0 . insieme con un vt -vk cammino P4 (vt = v0 . Grafi planari v0 . diciamo v0 . e In ogni caso questo contraddice l’assunto. In ciascuno a dei primi tre casi il grafo G∗ ha un sottografo omeomorfo da K(3. mentre nel quarto caso G∗ ha un sottografo omeomorfo da K5 come ` possibile verificare direttamente dalla Figura 6. vi e e vk con quattro cammini a due a due internamente disgiunti. vj .

Esercizi 79 • Quando K5 − e1 ` piano? e • Quando K5 − {e1 . 3. 4. e2 } ha un cammino euleriano? (5) Dato il grafo seguente H e il grafo di Petersen G costruire un isomorfismo tra H e G e determinare i sottografi di H omeomorfi con K5 o K(3. 3. e2 } ` euleriano? e • Quando K5 − {e1 . 3): H: (6) Quali tra i seguenti grafi sono isomorfi tra loro? Quali sono planari? G: H: K: (7) Disegnare un grafo planare ed uno non planare con successione dei gradi 4. 4. 4. Universit` di Torino a . 4.

Capitolo 5

Colorazioni sui grafi

1. Il numero cromatico

Una colorazione sui vertici di un grafo G ` una funzione c : V (G) → N tale e che vertici adiacenti non abbiano la stessa immagine (lo stesso colore) cio` e tale che c(u) = c(v) per ogni uv ∈ E(G). Una colorazione c in cui si sono usati n colori cio` tale che |c(V (G)| = n ` detta una n-colorazione. e e Un grafo ` n-colorabile quando si pu` colorare con al pi` n colori, cio` e o u e quando esiste una m-colorazione di G per qualche m ≤ n. E’ ovvio che se G ha ordine p, G ` p-colorabile. e Il minimo intero n tale che G sia n-colorabile ` detto il numero croe matico di G e denotato con χ(G). Se χ(G) = n, G ` detto n-cromatico. e Per alcuni grafi particolari ` facile determinare il numero cromatico: e • χ(C2n ) = 2; χ(C2n+1 ) = 3; essendo C2n (risp. C2n+1 ) un ciclo di lunghezza pari (risp. dispari); • χ(K(p1 , p2 , . . . , pn )) = n, essendo K(p1 , p2 , . . . , pn ) un grafo npartito completo; • χ(Kp ) = p, essendo Kp il grafo completo di ordine p. • χ(G) ≤ n, se G ` un grafo n-partito; e e • χ(T ) = 2, se T ` un albero non banale.

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5. Colorazioni sui grafi

Esempio 1.1 (Lo scheduling o calendarizzazione di eventi). Supponiamo di dover stabilire un orario delle lezioni dei corsi da tenere, ad esempio, agli studenti iscritti al terzo anno di Matematica. Consideriamo i corsi da tenere. Ci possono essere alcune limitazioni da osservare: due o pi` corsi non possono essere tenuti nello stesso orario o u perch´ ci sono studenti che vogliono seguire entrambi o perch´ sono tenuti e e dallo stesso professore. Consideriamo un grafo G i cui vertici rappresentano i diversi corsi e tale che due vertici sono adiacenti se i corsi rappresentati dai vertici non possono svolgersi nello stesso orario. Stabiliamo poi le ore della settimana in cui si possono tenere le lezioni, ad esempio i periodi 8-9, 9-10, 10-11, 11-12, 12-13 di ogni giorno della settimana ad esclusione del sabato e della domenica. Pensiamo a questi periodi come ai colori a disposizione. Ogni colorazione di G rappresenter` un orario settimanale nei corsi. a Notiamo che corsi che non si devono sovrapporre come orario vengono effettivamente svolti in orario differente in quanto i vertici da essi rappresentati non hanno lo stesso colore, mentre corsi corrispondenti a vertici colorati con lo stesso colore sono tenuti nello stesso orario. Se succedesse che il numero cromatico di G fosse maggiore del numero dei periodi disponibili, nessun orario settimanale sarebbe possibile con le date restrizioni. Facciamo un esempio concreto. Supponiamo per semplicit` di voler staa bilire soltanto l’orario di una mattinata. Siano v1 , v2 , . . . , v6 i corsi da tenere nella mattinata e supponiamo che v1 e v2 , v1 e v4 , v1 e v6 , v2 e v6 , v4 e v5 , v5 e v6 , v3 e v5 non possano essere tenuti contemporaneamente o perch´ e tenuti dallo stesso professore o perch´ seguiti degli stessi studenti. Vediamo e quante ore sono necessarie per non avere sovrapposizioni. Rappresentiamo la situazione con il grafo seguente:
v1 G: v6 v5 v4 v3 v2

dove i lati indicano le sovrapposizioni delle lezioni da evitare. Un possibile orario cio` una possibile colorazione di G potrebbe essere: e c(v1 ) = c(v3 ) = 1,
Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica

Per determinare χ(G) = k si dovrebbero poter compiere i due passi seguenti: (1) determinare una k-colorazione di G. v6 adiacenti a due a due. c (v2 ) = c (v5 ) = 2.2. e e e Dimostrazione. Essendo v1 . Si ha la seguente facile caratterizzazione dei grafi 2-colorabili. e e Esempio 1. L’algoritmo k-colorabile 83 c(v2 ) = c(v4 ) = 2. c(v5 ) = 3. Universit` di Torino a . Il grafo G ` 2-colorabile se e solo se gli insiemi V1 e V2 dei vertici colorati con colori 1 e 2 rispettivamente formano una partizione di V (G) con la propriet` che ogni lato di G ha un vertice in V1 e l’altro in V2 a cio` se e solo se ` bipartito. c (v3 ) = c (v4 ) = c (v6 ) = 3. Un grafo G ` 2-colorabile se e solo se ` bipartito. almeno tre colori sono necessari per colorare G. L’algoritmo k-colorabile Il problema di determinare il numero cromatico di un dato grafo ` in generale e molto difficile. Una 2-colorazione del grafo bipartito Q3 : 1 2 Q 3: 1 2 2 1 1 2 2.2.3. Infatti si pu` colorare G con la colorazione o c data da: c (v1 ) = 1. c(v6 ) = 4. Teorema 1. Si pu` pero’ notare che ` possibile stabilire un orario usando soltanto le o e prime tre ore in quanto χ(G) = 3. v2 .

Esiste invece un seme plice algoritmo per costruire una colorazione di G usando un numero ragionevole di colori. i) Ogni vertice del pi` grande sottografo completo conu tenuto in G deve essere colorato in modo diverso dagli altri. (1) Si assegna il colore 1 a v1 . Se G ` un grafo di ordine p con massimo grado dei vertici e ∆(G) = k. e Algoritmo k-colorabile Siano G un grafo e V (G) = {v1 . Usiamo ora l’algoritmo k-colorabile per ottenere il risultato seguente. v2 . . (2) per ciascun vertice vi (2 ≤ i ≤ p) si forma l’insieme Si dei colori assegnati ai vertici vj . . Ciascun vertice vi ha al massimo k vertici adiacenti. Per esempio l’algoritmo applicato al grafo dell’Esempio 1. e Non ` noto alcun algoritmo che determini χ(G).1 fornisce la prima colorazione c (con 4 colori). ha cardinalit` al pi` k. ii) se inoltre G ` connesso e non regolare. .1. In pratica ad ogni passo facciamo la scelta migliore possibile senza guardare se questa scelta creer` problemi nel seguito. vp una qualsiasi etichettatura dei vertici di G. . u In generale il numero dei colori usati con l’algoritmo precedente ` mage giore del minimo possibile. anche chiamato una cricca massimale di G. Teorema 2. quindi c(G) ≤ χ(G). Colorazioni sui grafi (2) mostrare che non ` possibile fare uso di meno di k colori. 1 ≤ j < i. vp } una etichettatura sui vertici di G. Sia ora v1 . . v2 . quindi l’insieme Si dei colori assegnati dall’algoritmo k-colorabile ai vertici vj che sono adiacenti a vi . Un algoritmo di a questo tipo ` detto un algoritmo goloso in quanto compie ad ogni passo e la scelta ritenuta migliore al momento ed ` descritto nel seguente modo.84 5. Il metodo consiste nell’assegnare colori a vertici in modo che a ciascun vertice sia assegnato il pi` piccolo colore che non ` stato assegnato ai vertici u e a lui adiacenti. dove c(G) ` l’ordine del pi` grande sottografo e u completo contenuto in G. . e Dimostrazione. a u Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . χ(G) ≤ k. . allora: i) c(G) ≤ χ(G) ≤ k + 1. . (1 ≤ j < i) che sono adiacenti a vi e si assegna a vi il pi` piccolo colore non in Si .

notiamo che l’insieme Si dei colori assegnati ai vertici vj adiacenti a vi . . consideriamo una particolare etichettatura dei vertici. vp−2 . k + 1 non sta in S e l’algoritmo assegna a vi il pi` piccolo tra questi. . non ancora etichettati. 2. in questo modo si etichettano tutti i vertici. e quindi χ(G) ≤ k + 1. chiamiamolo vp . . . Etichettiamo i vertici adiacenti a vp con vp−1 . . Notiamo che. inoltre ogni vertice ` adiacente ad almeno un vertice con pedice e maggiore nell’etichettatura costruita e quindi ` adiacente ad al pi` k − 1 tra e u i predecessori nell’ordine v1 . (2) Determinare i numeri cromatici dei grafi seguenti: Universit` di Torino a . con vp−r−1 . (1 ≤ j < i) ha cardinalit` al pi` k − 1 e quindi a u almeno uno dei colori 1. essendo G connesso. . . ecc. . u In questo modo l’algoritmo fornisce una colorazione dei vertici di G usando al pi` k + 1 colori. . poich´ il grado di vp−1 ` al pi` k. Etichettiamo poi i u vertici adiacenti a vp−1 . Continuiamo in questo modo per i vertici vp−2 . ci sono al pi` k − 1 vertici da e e u u etichettare tra quelli adiacenti a vp−1. 2. vp . Quindi sono richiesti soltanto al pi` k colori cio` χ(G) ≤ k. . . . Se ora per colorare il grafo usiamo l’algoritmo k-colorabile con l’etichettatura sopra considerata. vp−3 . Poich´ ∆(G) = k e G non ` regolare c’` almeno un vertice di grae e e do minore di k. u e Esercizi (1) Descrivere tutti i grafi G per cui χ(G) = 1. . vp−r (al pi` sono in numero di k − 1).. . . .Esercizi 85 Segue che almeno uno dei colori 1. u ii) Per dimostrare questa seconda parte. . . . . v2 . . k non ` in Si e l’algoritmo assegna a vi il pi` e u piccolo tra questi. . . notando che.

Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . O2 .1 (Teorema dei quattro colori (Appel-Haken. χ(O3 ) e χ(On ) per n > 3. O3 e giustificare perch´ sono chiamati grafi e ottaedrali. Cayley. in modo che due nazioni con un confine in comune non abbiano lo stesso colore (` e invece ammesso che due nazioni con un solo punto in comune abbiano lo stesso colore). Il problema fu studiato dalla seconda met` del diciannovesimo secolo da a matematici come De Morgan. e ii) On+1 ` ottenuto da On aggiungendo due nuovi vertici e connettendo e ciascuno di questi ad ogni vertice di On . quando due ricercatori americani annunciarono una dimostrazione che richiedeva per` l’uso massiccio del o calcolatore per analizzare tutti i casi ottenuti. Ogni grafo planare ` 5-colorabile. Ogni grafo planare ` 4-colorabile. χ(O2 ). e Dimostriamo inizialmente il seguente risultato pi` debole. Il teorema dei quattro colori Supponiamo di voler colorare una carta geografica politica usando per ogni nazione un colore e utilizzando il minor numero di colori possibile. il grafo corrispondente diventa un grafo planare G e la colorazione della carta geografica corrisponde a dare una colorazione sui vertici di G. Kempe ma la congettura che quattro colori fossero sufficienti rimase tale fino al 1976. e Dimostrazione. Possiamo assumere che il grafo sia connesso. Teorema 3. Colorazioni sui grafi (3) a) Calcolare χ(K3 × K3 ). u Teorema 3. 1976)). se Cn ` un ciclo di lunghezza n? e (4) I grafi ottaedrali On sono definiti ricorsivamente come segue: i) O1 ` il grafo vuoto di ordine 2.86 5. Questo problema ` ricollegabile ad un problema di colorazione e dei vertici di un grafo planare. 3. Infatti se si fa corrispondere un vertice ad ogni nazione e si pone che due vertici sono adiacenti se le corrispondenti nazioni hanno un confine in comune. b) Quanto vale χ(K3 × Cn ). altrimenti si pu` utilizzare l’argomento della dimostrazione su ciascuna componente o connessa. b) Determinare χ(O1 ). ottenendo una colorazione con 5 colori di ogni componente e quindi anche del grafo di partenza.2 (Teorema dei cinque colori). a) Disegnare O1 .

w5 adiacenti a v. Supponiamo che nessuno di tali cammini contenga w3 . Ovviamente il grafo banale (p = 1) pu` essere colorato con un solo colore e quindi l’asserto ` o e vero per p = 1. a Consideriamo tutti i cammini che partono da w1 i cui vertici sono colorati alternativamente con c1 e c3 (chiameremo tali cammini c1 -c3 cammini). G ` planare e G ` 5-colorabile e e in quanto ogni sua componente lo ` per l’ipotesi induttiva. ma i vertici adiacenti a v sono colorati solo con al pi` quattro colori. 5. c3 . u Rimane da considerare il caso in cui deg v = 5 e tutti e cinque i colori c1 . Possiamo allora colorare v col colore c1 .. Quindi G contiene come sottografo almeno uno dei grafi seguenti: v v v v v Consideriamo G = G − v di ordine p − 1. w3 . dal momento che c’` un cammino a e congiungente w1 con w3 e G ` planare.3. Il teorema dei quattro colori 87 Procediamo per induzione sull’ordine p del grafo.. Su tutti questi cammini possiamo allora cambiare i colori dei vertici nel senso che ogni vertice colorato con c3 ora viene colorato con c1 e viceversa. c4 . i = 1. Possiamo fare la stessa cosa se deg v = 5. Facciamo l’ipotesi induttiva che ogni grafo connesso e planare di ordine p − 1 sia 5-colorabile e sia G un grafo connesso e planare di ordine p. Per il Corollario 2.4 e per il fatto che G ` connesso. In questo modo abbiamo anche colorato con 5 colori tutti i vertici di G diversi da v. . Ora se v ha grado al pi` 4 possiamo assegnare a v uno dei colori non u usati sui vertici adiacenti a v. w2 . Se invece c’` almeno un c1 -c3 cammino che parte da w1 e arriva in w3 . G contiene almeno e un vertice v tale che 1 ≤ deg v ≤ 5. c2 . Supponiamo per semplicit` che wi sia colorato con ci . e consideriamo tutti i cammini che partono da w2 i cui vertici sono colorati alternativamente con c2 e c4 (chiameremo tali cammini c2 -c4 cammini). Coloriamo G e con una 5-colorazione. In questo modo si ottiene ancora una colorazione di G in cui w1 e w3 hanno entrambi colore c3 . ottenendo in questo caso una colorazione di G con 5 colori.. Nessuno di tali cammini conterr` w4 . c5 sono utilizzati per colorare i vertici w1 . w4 . e Universit` di Torino a .

ad esempio. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Questo caso si presenta spesso. Possiamo allora assegnare il colore c2 al vertice v. Per primo si d` una dimostrazione dell’asserzione. ottenendo anche in questo secondo caso una colorazione di G con 5 colori. a Questo secondo punto corrisponde in fisica alla verifica strumentale di un dato teorico. utilizza lo stesso tipo di procedimento induttivo usato nella dimostrazione del Teorema dei cinque colori. in teoria dei numeri o in combinatorica enumerativa costruendo esempi numerici che a mano sarebbe difficoltoso od impossibile creare. I matematici sono convinti che una asserzione ` vera cio` diventa un e e teorema attraverso un processo che principalmente consta di due punti. per secondo la dia mostrazione ` esaminata ed ripetuta e quindi una dimostrazione diventa e tale solo dopo essere stata accettata dalla comunit` matematica come tale. La controversia invece riguardava principalmente l’uso del calcolatore nelle dimostrazioni matematiche. E’ in generale ben accetto che i dati empirici ottenuti con un calcolatore possano essere utilizzati per suggerire nuove congetture matematiche.88 5. e a La difficolt` nasce dal fatto che ora il numero dei casi da esaminare a diventa molto grande (circa duemila sono i casi da considerare) e la verifica richiede un grande numero di ore di lavoro di un potente processore (circa 1000 ore nel 1976). Ovviamente questo non pu` succedere se la dimostrazione o richiede l’uso del calcolatore: di qui le ragioni della controversia. cio` si cerca di colorare un grafo planare G e con quattro colori utilizzando il fatto che deve contenere un sottografo di ordine minore che ` 4-colorabile ed ha opportune propriet`. La dimostrazione del Teorema dei quattro colori data da Appel ed Haken. Quando Appel ed Haken presentarono il loro lavoro ai membri dell’American Mathematical Society l’accoglienza fu piuttosto fredda e molti matematici espressero i loro dubbi nell’accettare una dimostrazione in cui il calcolatore giocava un ruolo preponderante. Questi scambi non cambiano il colore di w4 e forniscono un nuova colorazione di G in cui w2 e w4 hanno entrambi colore c4 . Colorazioni sui grafi Scambiamo allora i colori c2 con c4 e c4 con c2 su tutti i c2 -c4 cammini uscenti da w2 . La controversia nasceva principalmente dall’uso che si pu` fare del calo colatore in matematica.

Il polinomio cromatico Occupiamoci ora del problema di determinare il numero delle colorazioni differenti che possiamo ottenere per un grafo assegnato utilizzando n colori.4. Consideriamo il grafo G seguente: b G: a c d e Supponiamo di avere a disposizione i tre colori 1. si pu` procedere o in modo analogo: o • a pu` essere colorato con n colori. 2. per il principio del prodotto si hanno n(n − 1)2 (n − 2)2 colorazioni diverse. • b pu` essere colorato con n − 1 colori. o • d pu` essere colorato con n − 1 colori. Esempio 4. Si hanno le seguenti 12 colorazioni: 3 3 3 2 2 3 3 2 2 3 1 2 3 3 2 2 1 2 1 2 1 3 3 2 1 2 2 1 2 1 3 1 3 1 1 1 1 3 3 1 1 3 2 2 3 2 1 3 3 1 2 2 1 1 3 2 2 3 1 1 Se invece si hanno a disposizione n. o Se si contano le scelte indipendenti. colori e si vuole determinare il numero delle colorazioni differenti di G usando gli n colori. 3 e di voler determinare il numero delle colorazioni differenti di G usando i tre colori. n > 3.1. Il polinomio cromatico 89 4. o • c pu` essere colorato con n − 2 colori. Universit` di Torino a . o • e pu` essere colorato con n − 2 colori.

seguendo quanto fatto nell’esempio precedente. G2 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Gk sono le sue componenti e connesse allora: χG (n) = χG1 (n) · χG2 (n) · · · χGk (n). .2. . Colorazioni sui grafi Il risultato ottenuto dipende ovviamente da n. Il grafo G ottenuto da G identificando u con v e tale che w ` adiacente e ad u = v in G se uw ∈ E(G) oppure vw ∈ E(G). e E’ facile provare. i seguenti risultati: R1 : Il polinomio cromatico di un grafo vuoto G di ordine p ` χG (n) = np . v non adiacenti. che si calcolano utilizzando R2 . essendo G il grafo contratto ottenuto da G identificando u con v. Teorema 4. R3 : Il polinomio cromatico del cammino P di lunghezza q ` e χP (n) = n(n − 1)q . e R2 : Il polinomio cromatico del grafo completo K di ordine p ` e χK (n) = n(n − 1) · · · (n − p + 1). Vediamo ora un semplice risultato che consente di determinare il polinomio cromatico di un grafo utilizzando i polinomi cromatici dei grafi completi.90 5. Dato un grafo G e due suoi vertici u. Dimostrazione. v due suoi vertici non adiacenti. come era prevedibile in quanto in G esiste una cricca di a ordine 3. Sia G un grafo e siano u. . che ` chiamato il e e polinomio cromatico del grafo G. Considerando i vertici u e v in questione. R4 : Se il grafo G ` sconnesso e G1 . ed ` denotato con χG (n). . Per n = 2 d` 0. si ha: χG (n) = χG+uv (n) + χG (n). per ogni w = u. ii) n-colorazioni in cui u e v hanno lo stesso colore. ` e detto il grafo contratto ottenuto da G identificando u con v. a In generale si pu` vedere che il numero di modi differenti di colorare o con n colori un grafo G ` un polinomio nella variabile n. Per n = 3 d` 12 come abbiamo direttamente verificato. le n-colorazioni di G possono essere solo di due tipi: i) n-colorazioni in cui u e v hanno colori differenti. w = v.

o Quindi χG (n) = n(n − 1)2 (n − 2). o o • c pu` essere colorato con n − 1 colori. Universit` di Torino a .3. e essendo u e v colorati differentemente. Calcoliamo il polinomio cromatico del seguente grafo: a G(n): b d c Notiamo inizialmente in questo caso semplice χG (n) si pu` anche calcoo lare direttamente con il ragionamento gi` usato: a • a pu` essere colorato con n colori. Se invece utilizziamo il metodo del teorema abbiamo: Se invece utilizziamo il metodo del teorema abbiamo: = + = + + = = n(n − 1)(n − 2)(n − 3) + 2n(n − 1)(n − 2) = n(n − 1)2 (n − 2).4. o • b pu` essere colorato con n − 1 colori. Ad ogni n-colorazione di G di tipo ii) corrisponde una ed una sola n-colorazione del grafo contratto G . A questo scopo identifichiamo il polinomio cromatico di G direttamente con G stesso. iterando il procedimento. in quanto l’esistenza o meno del lato uv ` ininfluente. Il polinomio cromatico 91 Ad ogni n-colorazione di G di tipo i) corrisponde una ed una sola n-colorazione del grafo G + uv. in quanto i vertici w adiacenti ad almeno uno tra i vertici u e v in G hanno colore diverso dal colore comune attribuito ad u e v e sono per definizione anche i vertici adiacenti ad u = v in G . Esempio 4. ` possibile calcolare il polinomio e cromatico utilizzando i polinomi cromatici dei grafi completi. • d pu` essere colorato con n − 2 colori. Diamo un esempio illustrativo del teorema precedente e vediamo come. Da queste considerazioni segue la tesi.

e e Dal teorema precedente si potrebbero anche trarre le seguenti ulteriori considerazioni: • il coefficiente di χG (n) di grado p − 1 rappresenta in valore assoluto la taglia di G. Colorazioni sui grafi Corollario 4. e di un numero finito di polinomi cromatici di grafi completi di ordine minore di p. Utilizzare il risultato per provare che esistono grafi non isomorfi con lo stesso polinomio cromatico. che ` e e un polinomio nella variabile n di grado p. Esercizi (1) Calcolare il polinomio cromatico dei seguenti grafi: (2) Verificare che il polinomio cromatico di un albero T di ordine p ` e χT (n) = n(n − 1)p−1 .4. χG (n) ` poi monico in quanto ` monico χKp (n).92 5. • il polinomio cromatico non identifica univocamente un grafo: grafi diversi possono avere lo stesso polinomio cromatico. (3) Dato il grafo H con successione dei gradi 3. • il polinomio χG (n) non ha termine noto. Se G ` un grafo di ordine p il suo polinomio cromatico e χG (n) ` un polinomio monico di grado p nella variabile n.1. Segue che anche χG (n) ` un polinomio di grado p nella e variabile n. e Dimostrazione. Dal teorema precedente segue che il polinomio cromatico di un grafo G qualunque ` la somma del polinomio cromatico di Kp . verificare che G1 = K2 ∪ K3 e G2 = K1 ∪ H non sono isomorfi ma hanno lo stesso polinomio cromatico.2.2. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . che sono polinomi in n di grado minore di p.

Chiamiamo questo il caso semplice.1. la e colorazione c usa al pi` ∆(G) colori. Analogamente deve esserci un colore. Nella Figura 1 ` assegnato un grafo ed una sua colorazione sui lati. diciamo r. Se G ` un grafo bipartito il minimo numero di colori necese sari per una colorazione sui lati di G ` il massimo grado ∆(G) di G.5. Universit` di Torino a . Supponiamo il risultato vero per ogni grafo bipartito con q lati e consideriamo un grafo bipartito G con insiemi di partizione U e V . di taglia q + 1 e massimo grado ∆(G). quindi e in generale almeno ∆(G) colori sono necessari per una colorazione sui lati di G. Si ha infatti il seguente risultato. Non ` pero’ detto che ∆(G) colori siano sufficienti per ottenere una e colorazione sui lati di G. non usato sui lati incidenti u nella colorazione c. Il grado di u in G ` al pi` ∆(G) − 1. Togliamo un lato uv da G ottenendo un grafo bipartito G di taglia q. Se q = 1. Colorazioni sui lati Una colorazione sui lati di un grafo G ` una funzione c : E(G) → N tale e che se due lati sono adiacenti hanno colori differenti. non usato sui lati incidenti v. sono necessari almeno k colori sui lati. Teorema 5. e poich´ ∆(G ) = ∆(G) oppure ∆(G ) = ∆(G) − 1. Una colorazione sui lati di un grafo Se v ` un vertice di grado k. u e u avendo tolto il lato uv da G. e quindi deve esserci un colore. Segue dall’ipotesi induttiva che c’` una colorazione c sui lati di G che e usa ∆(G ) colori. lo diventano nei caso dei grafi bipartiti. e 1 2 3 2 1 3 1 2 1 3 2 2 1 3 3 Figura 1. Si hanno allora due casi : (1) Se i due colori r ed s coincidono possiamo colorare il lato uv con r = s ottenendo una colorazione sui lati di G. e Dimostrazione. G ha ∆(G) = 1 e ovviamente ` sufficiente un colore per colorare e l’unico lato. Proviamo il risultato per induzione sulla taglia q di G. diciamo s. Colorazioni sui lati 93 5.

. . altrimenti il cammino termina. u1 . Possiamo allora ottenere una nuova colorazione di G cambiando r con s su tutto il cammino e lasciando lo stesso colore sugli altri lati di G . Possiamo allora ottenere una colorazione anche per G colorando il lato uv con s. • continuiamo cos` costruendo il cammino che risulta colorato ı sui lati alternativamente con r ed s. vediamo come ` possibile modificare la colorazione di G e in modo da riottenere il caso semplice. Ricadiamo quindi nel caso semplice. (ii) il cammino non ripassa per u in quanto arriva ad ogni lato di U con un lato colorato r. . v1 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . (iii) se il cammino termina con un vertice vi . come segue: • uv1 ` il lato incidente u colorato con s. Nella nuova colorazione sia in u che in v manca un lato colorato s. • se esiste un lato incidente u1 colorato con s chiamiamolo u1 v2 .94 5. . uj non ` incidente e un lato colorato s. Seguendo la traccia dell’algoritmo k-colorabile ` possibile ottenere un e algoritmo che dia una colorazione sul lati di un grafo G nel seguente modo. Definiamo un cammino u. v2 . . . Per il principio di induzione il risultato allora vale per tutti i grafi bipartiti. sicuramente esistente e altrimenti sia in u che in v mancherebbe un lato colorato con s. . (iv) se il cammino termina con un vertice uj . Colorazioni sui grafi (2) Se r = s. eq } una etichettatura sui lati di G. (1) Si assegna il colore 1 ad e1 . • se esiste un lato incidente v1 colorato con r chiamiamolo u1 v1 . vi non ` incidente un e lato colorato r. Notiamo che: (i) il cammino non contiene v in quanto arriva ad ogni vertice di V con un lato colorato s. Algoritmo k-colorabile sui lati Siano G un grafo ed E(G) = {e1 . e2 . altrimenti il cammino termina.

(3) Dare un esempio di un grafo G in cui ∆(G) colori non sono sufficienti per ottenere una colorazione sui lati di G. Universit` di Torino a . K5 . (1 ≤ j < i) che sono adiacenti ad ei e si assegna ad ei il pi` piccolo colore non in Si .Esercizi 95 (2) per ciascun lato ei (2 ≤ i ≤ q) si forma l’insieme Si dei colori assegnati ai lati ej . Q3 ? (2) Provare che per ogni intero positivo n il grafo bipartito completo K(n. u Esercizi (1) Quale ` il minor numero di colori richiesti per ottenere una colorazione e sui lati di K4 . n) ha una colorazione sui lati con n colori.

.

Per esempio. anche i digrafi possono essere rappresentati con un diagramma. Le propriet` delle relazioni possono essere facilmente tradotte a in propriet` dei digrafi. w) ` un arco del digrafo con insieme e di archi R. v). in cui ora una freccia da u verso v indica l’arco (u. possiamo dire che (v. 97 . o grafo diretto D consiste di un insieme finito e non vuoto V i cui elementi sono detti vertici e di un insieme A. Se esiste in D l’arco (u. w) e (w. Assegnare un digrafo ` un modo di descrivere una relazione binaria R e tra elementi dell’insieme V . eventualmente vuoto. u). Digrafi e tornei In questo paragrafo introduciamo alcuni concetti fondamentali sui digrafi e ci occupiamo principalmente dei diversi tipi di connessione e dei problemi di traversabilit` in un digrafo.Capitolo 6 Digrafi. a cio` o (v. v) con il lato uv. Gli elementi dell’insieme A sono detti archi . se una relazione ` simmetrica il cora e rispondente digrafo ha la propriet` che i suoi archi intervengono in coppia. e e Il grafo o multigrafo sottostante un digrafo ` il grafo che si ottiene e sostituendo ogni freccia (u. a Ricordiamo che un digrafo. v) sono entrambi archi o nessuno dei due lo `. questo ` detto un cappio basato in u. networks e flussi 1. e Come i grafi. Invece di dire che v ` in relazione con w con e la relazione R. di coppie (ordinate) di elementi distinti di V .

circuito e ciclo date per i grafi si generalizzano facilmente ai digrafi. y batte x). ` il e numero degli archi di A della forma (u. Un cammino diretto ` semplice se non ripete archi. u). Se D contiene un ciclo hamiltoniano ` detto hamiltoniano. D ` detto euleriano se contiene un circuito diretto che sia euleriano. (y.1. u1 .. denotato con outdeg u. x)) se x batte y (risp. l’indeg x) rappresenta il numero di vittorie (risp. Un digrafo debolmente connesso ` euleriano se e solo se e indeg u = outdeg u. I vertici u0 ed un sono detti gli estremi del cammino ed un ` detto raggiune gibile da u0 . cio` se e e e esistono sia l’u-v cammino diretto che il v-u cammino diretto. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Dato un vertice u. Siano u0 e un due vertici non necessariamente distinti di un digrafo D. networks e flussi Di qui segue che un digrafo ` completo se ` completo il grafo sote e tostante.. Ma vale la seguente condizione sufficiente per i tornei. n − 1 esiste in D l’arco (ui . . un tali che. . il e vertice u ` raggiungibile da v e il vertice v ` raggiungibile da u. e Seguendo la dimostrazione data per i grafi si pu` provare che: o Teorema 1. ui+1 ). e Un ciclo diretto ` un cammino chiuso elementare. Si pu` pensare.98 6. v. mentre il grado in entrata di u. . v). e e Un digrafo ` fortemente connesso se. Digrafi. per ogni due vertici u. e L’outdeg x (risp. ` il numero degli archi di A della forma (w. denotato con indeg u. il grado in uscita di u. ad un torneo o di tennis in cui c’` l’arco (x. Un cammino diretto elementare ` hamiltoniano se contiene tutti i e vertici di D. Un digrafo ` debolmente connesso se il grafo sottostante ` connesso. e Come nel caso non diretto non ci sono caratterizzazioni per l’esistenza di cammini diretti hamiltoniani. y) (risp. Un circuito diretto ` un cammino chiuso semplice. e Un digrafo completo e antisimmetrico ` detto un torneo. . ` elementare se e e non ripete vertici.. per ogni i = 0. e Un cammino diretto ` euleriano se ` semplice e contiene tutti gli archi e e di D. ad esempio. sconfitte) di x. Un u0 -un cammino diretto di D ` una successione finita di vertici e u0 . e I tornei sono il modello per rappresentare i cosiddetti tornei all’italiana in cui ogni giocatore o squadra gareggia contro ogni altro una ed una sola volta e non sono ammessi pareggi. . per ogni vertice u ∈ V. Le definizioni di cammino.

si ha che e o (w. In quest’ultimo caso possiamo considerare il cammino x1 . x2 .. legami tra due vertici solo in una direzione. u Spesso il modello richiede anche di associare ad ogni arco un peso che pu` o rappresentare costi o distanze o altro ancora e di supporre che esistano un vertice s con indeg s = 0..2. xi ) ∈ A. che per l’ipotesi induttiva ha un cammino hamiltoniano x1 . . Utilizzeremo allora il termine network per indicare un digrafo D(V. ed un vertice t con outdeg t = 0. xp−1 . . Un torneo ` hamiltoniano se e solo se ` fortemente connesso. w) ∈ A. w. Teorema 1. Quindi in ogni caso D possiede un cammino hamiltoniano. w) ∈ A. A) con una funzione peso w : A → N e che contenga una sorgente e un pozzo. oppure si ha (xp . xp−1 . e e 2. Networks e cammini critici In molte situazioni pratiche ` meglio utilizzare digrafi come modelli piuttosto e che grafi. Supponiamo ora che ogni torneo con p − 1 vertici abbia un cammino hamiltoniano e consideriamo un torneo D con p vertici. xp . possiamo aumentare il cammino con w ottenendo il cammino hamiltoniano w. detto sorgente. Ora. Proviamo la tesi per induzione sull’ordine p del torneo. Consideriamo D−w. . . . x1 . .2. Ad esempio questo succede quando gli archi rappresentano vie a senso unico o. Vale anche la seguente caratterizzazione dei tornei hamiltoniani. xp−1 . . x2 ) ∈ A e allora possiamo ottenere il cammino x1 . oppure (x2 . Universit` di Torino a . o esiste un pedice i tale che (xi−1 . Ogni torneo ha un cammino hamiltoniano. xp−1 .3. xp . Sempre per il fatto che D ` completo. w) ∈ A. . xp . x1 ) ∈ A oppure (x1 . x1 ) ∈ A. . . w. w) ∈ A. x2 . . x2 . Altrimenti (x1 . pi` in generale. Dimostrazione. x2 . Poich´ D ` completo o (w. detto pozzo. . nel qual caso possiamo aumentare come sopra il cammino. e e Se (w. xp di D. w) ∈ A e (w.. Un tipico esempio di problema che richiede l’utilizzo di un network ` il e problema di coordinare le diverse fasi di avanzamento di un progetto detto anche il cronoprogramma di avanzamento dei lavori di realizzazione di un dato progetto. Sia poi w ∈ V (D). . Networks e cammini critici 99 Teorema 1. Se p = 1 il risultato vale in quanto esiste il cammino banale.

il tempo. lo scavo delle fondazioni. Il problema consiste allora nel programmare le diverse fasi in modo che il tempo totale di realizzazione del progetto sia minimo. la posa delle tramezze in mattoni. ed i prerequisiti per ogni fase. α3 . α6 α4 . La tabella seguente elenca le fasi α1 . α5 . tenendo per` presente che tra gli archi o precedenti devono convergere nello stesso vertice quelli che sono prerequisiti comuni di fasi successive (nell’esempio. y). altre opere di carpenteria. piastrellature. idraulico ecc. Da r (risp. Poich´ poi α3 e α6 sono prerequisiti di α7 convergono entrambi nello e stesso vertice z. gli impianti elettrico. Da q escono gli archi α6 e α8 che hanno gli stessi prerequisiti α4 e α5 . α2 . α4 . posa dei pavimenti. α5 . α2 ). α4 .α1 α1 α2 α4 . α8 in cui ` e suddiviso un certo progetto dove ` specificato. Ad esempio. da p) escono tanti archi quante sono le fasi che richiedono come prerequisito α1 (risp. Nel programmare un progetto come il precedente si usa un network in cui gli archi rappresentano le diverse fasi costruttive e ogni vertice uno stato di avanzamento dei lavori.. fase α1 α2 α3 α4 α5 α6 α7 α8 tempo di realizzazione 4 3 7 4 6 5 2 5 prerequisiti . α5 Costruiamo il network delle fasi. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Indichiamo con s l’inizio lavori e con t la fine lavori. Facciamo un esempio numerico. necessario per completare la fase. la costruzione del tetto. networks e flussi Ad esempio in edilizia il progetto di una costruzione richiede di essere suddiviso in diverse fasi costruttive. costruire una casa richiede. ed ` facile capire quali fasi sono prerequisiti di e altre. delle tre fasi α3 . e si determinano in conseguenza i primi stati di avanzamento lavori (i vertici r ed p). α6 . Il peso di ciascun arco (x. cio` lo stato in cui sono terminate una o pi` fasi e u e tutte le fasi costruttive che sono prerequisiti di queste. che sono correlate tra loro nel senso che prima che una o pi` fasi inizino alcune altre devono terminare: queste u ultime le chiameremo prerequisiti delle altre fasi. il getto delle solette. ecc. mentre α3 determina lo stato di avanzamento z).100 6. per ogni fase. α7 . Digrafi. in e giorni. y) rappresenta il tempo richiesto per portare a termine la fase (x. le fasi α4 e α5 convergono nello stesso stato di avanzamento q. come fasi costruttive. Dal vertice s usciranno tanti archi quanti sono la fasi che non hanno prerequisiti (nell’esempio si hanno gli archi α1 e α2 ). α5 α3 .

Cio`: E(q) = max{E(p) + 6. E(t) = 16. Analogamente E(r) = 4. e Ripetendo il ragionamento fatto per q su un vertice qualsiasi si ha la seguente formula ricorsiva: E(v) = max{E(u) + w(u. 7 4 3 p 6 q 5 5 z 2 4 s t r Figura 1 Vediamo ora di trarre alcune informazioni dal network costruito. Si ottiene quindi il network della Figura 1. Inizialmente abbiamo E(s) = 0. Networks e cammini critici 101 Per finire. v) ` un arco. denotiamo con E(v) il primo giorno utile per arrivare allo stato di avanzamento v dei lavori. poich´ α7 e α8 non sono prerequisiti di altre fasi convergeranno e alla fine lavori t. E(r) = 4. Chiaramente E(p) = 3.2. dal ragionamento fatto si ottiene che per realizzare l’intero progetto sono necessari almeno 16 giorni. Per ogni vertice v. e In q le fasi α4 e α5 devono essere entrambe completate insieme ai loro prerequisiti. Universit` di Torino a . E(r) + 4} = 9. E(s) = 0. E(p) = 3. E(q) = 9. In particolare. v)}. quindi dobbiamo considerare il maggiore tra il numero di giorni per completare α4 (ed α1 ) e il numero di giorni per completare α5 (ed α2 ). E(z) = 14. Per ogni vertice v denotiamo ora con L(v) l’ultimo giorno utile per completare i lavori senza ritardi (cio` in 16 giorni) partendo dallo stato di e avanzamento v. in quanto l’unica fase interessata ` α2 che richiede 3 giorni. dove il massimo ` preso sopra tutti i vertici u per cui (u. e e Si ottengono quindi i valori E(s) = 0. cio` il primo giorno utile in e cui sono terminate tutte le fasi che convergono a v e tutte le fasi che sono prerequisiti di queste.

Conoscere F (u. v) ` detta fase critica se il suo tempo di fluttuazione ` 0. v) consente di decidere in quale giorno compreso tra E(u) ed E(u) + F (u. o • non pu` terminare dopo il giorno L(v). ragionando a ritroso. v) come: F (u. Tornando all’esempio si ha: Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica . Possiamo allora definire il tempo di fluttuazione F (u. u)}. v) della fase (u. abbiamo che L(z) = 14 in quando da z deve essere solo completata la fase α7 di durata 2. si ha la seguente formula ricorsiva: L(v) = min{L(u) − w(v. e e essa deve iniziare esattamente il giorno E(u). v) senza che il progetto e subisca ritardo. Una fase (u. v) si ha: • non pu` iniziare prima del giorno E(u). Quindi: L(q) = min{L(z) − 5. • ha una durata di w(u. v) = L(v) − E(u) − w(u. u) ` un arco.102 6. dove il minimo ` preso sopra tutti i vertici u per cui (v. L(q) = 9. v) giorni. L(z) = 14. Questo cammino ` detto un cammino e e critico e bisogna porre la massima attenzione che ogni sua fase abbia inizio nell’unico giorno consentito. Digrafi. In ogni network delle fasi di un progetto c’` almeno un cammino da s a t e che ` formato tutto con fasi critiche. L(p) = 3. Se ora consideriamo le informazioni ottenute sulla singola fase (u. e e Si ottengono quindi i valori: L(t) = 16. v). L(r) = 5. cio`: e L(q) ≤ 16 − (5 + 2) = (16 − 2) − 5 = L(z) − 5. L(t) = 16. Ripetendo il ragionamento fatto per q su un vertice qualsiasi. 16 − 5} = 9. v) ` possibile far iniziare la fase (u. perch´ il progetto non o e subisca ritardi. L(t) − 5} = min{14 − 5. networks e flussi E’ ovvio che L(t) = 16 e. cio`: e L(q) ≤ 16 − 5 = L(t) − 5 e indipendentemente la fase α6 di durata 5 seguita dalla fase α7 di durata 2. Da q bisogna che siano completate la fase α8 di durata 5. L(s) = 0.

t) = 0. q) = 0. Si ottiene allora il seguente cronoprogramma dei possibili tempi di inizio e termine delle diverse fasi: fase da giorno a giorno (s. Da cui il cammino critico s. o Richiediamo cio` che i networks presi in considerazione siano formati da: e Universit` di Torino a .t) 9 11 Esercizi (1) Fare l’analisi completa dei cammini critici e determinare il cronoprogramma dei possibili tempi di inizio e fine delle diverse fasi per il seguente progetto: fase α1 α2 α3 α4 α5 α6 α7 α8 α9 α10 α11 durata 6 2 10 1 4 2 7 7 9 2 4 prereq. F (r. Flussi e tagli 103 F (s. q) = 1. F (q. z.r ) 0 1 (s. F (r. Flussi e tagli Pensiamo agli archi di un network come a tubazioni attraverso cui scorra un qualche liquido. z) = 0.α6 α2 .α4 α3 . I pesi sugli archi possono essere interpretati come la capacit` delle tubazioni.α10 3.p) 0 0 ( r.z ) 9 9 (z. F (p.3.α4 α7 α8 . dando delle limitazioni alla quantit` di liquido che a a pu` scorrere lungo i diversi archi. . r) = 1. t) = 2.q) 3 3 (q. q. F (q. t. z) = 3.t) 14 14 (q. F (z.α1 α1 α1 α5 α2 . F (s. p. p) = 0.z ) 4 7 (r.q) 4 5 (p.

t) (c. a Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica .d ) (a. y).c) (a.d ) (c.v)∈A f (x. un esempio di network con sorgente s ed pozzo t Supponiamo ora che un liquido scorra lungo gli archi di un network D(V. v) ≤ c(u.b) (s. networks e flussi i) un digrafo D(V. con v = s e v = t.d ) (b. per ogni arco (u. la quantit` di liquido che arriva in v sia uguale alla quantit` a a di liquido che esce da v.t) 3 2 3 1 2 1 2 2 4 Poich´ non ` ammesso che si accumuli liquido nei vertici intermedi ` e e e chiaro che la quantit` di liquido in uscita dalla sorgente s deve essere uguale a alla quantit` di liquido in entrata al pozzo t. v) ed outflow(v) = (v.t) (d. A) un flusso dalla sorgente s al pozzo t ` una e funzione f : A → N per cui: i) inflow(v) = outflow(v). ii) f (u. ii) una funzione capacit` c : A → N. essendo: inflow(v) = (x. a iii) una sorgente s ed un pozzo t. per ogni v ∈ V tale che v = s e v = t. A).104 6. ii) regola di fattibilit`: per ogni arco di A. A) rispettando le seguenti regole: i) regola di conservazione: per ogni vertice v ∈ V .a) (s. Digrafi. a Le considerazioni precedenti portano alla seguente definizione. la quantit` di liquido a a che scorre lungo l’arco non superi la capacit` dell’arco. v).y)∈A f (v. a 5 4 s 3 c b 7 5 6 2 d 3 4 t Figura 2. Ad esempio un flusso per il network della Figura 2 ` il seguente: e arco flusso f (s. In un network D(V. v) ∈ A.

Inoltre f (x.t)∈A f (x. Poniamoci ora il problema di calcolare il massimo valore che pu` avere un o flusso per un dato network. c) con capacit` totale 10. Si ha quindi: val (f ) = outflow(s) = (s.3.v∈S f (u. Segue che flusso. ee Segue che: val(f ) = x∈S. dove la prima sommatoria misura il flusso totale da S verso T e la seconda misura il flusso totale da T verso S. Nell’esempio precedente si ha: outflow(s) = 3 + 2 + 3 = 8 = 2 + 4 + 2 = inflow(t).y)∈A f (s. y). y).y∈T c(x.y∈T f (x. y) − u∈T. t). data una partizione dei vertici {S. cio` ` il valore di f. a Universit` di Torino a . y) ≤ c(x. t} gli archi da S a T sono (s. v). (s. Quindi: val(f ) ≤ x∈S. y) = inflow(t) = (x. Poich´ ciascun termine della seconda sommatoria ` non negativo certae e mente si ha: val(f ) ≤ x∈S. x∈S. c. per ogni arco (x. y). Cominciamo a trovare un confine superiore di questo valore in termini di capacit`. y) ∈ A. a Nella Figura 2 notiamo che la capacit` totale degli archi in uscita dalla a sorgente ` 5 + 4 + 3 = 12. il flusso da S a T ` per la regola di e conservazione lo stesso del flusso da s a t. y) ` un confine superiore per il valore di ogni e Nell’esempio della Figura 2 se S = {s. b} e T = {a. (b. Flussi e tagli 105 Il valore comune di queste due quantit` misura la quantit` totale di a a liquido che scorre nel network ed ` chiamata il valore del flusso f . o Pi` generalmente. detto anche controflusso da T ad S. d. a).y∈T c(x. e Segue che nessun flusso pu` avere valore maggiore di 12.y∈T f (x. T } in due sottoinu siemi di V tali che s ∈ S e t ∈ T. d). e e denotata con val (f ).

106 6.y∈T c(x. A questo scopo descriviamo un metodo per aumentare il valore di un dato flusso.4) s (4. a.3) (5. Sia D(V. a Consideriamo il cammino diretto s.1) (2. networks e flussi Deduciamo quindi che val (f ) ≤ 10. Riconsideriamo l’esempio di Figura 2 e il flusso di valore 8 definito precedentemente. A) un network con sorgente s e pozzo t. Digrafi. f ) rappresentante la capacit` e il valore del flusso sull’arco in questione : a a (3. Proviamo nel seguito il fondamentale teorema che assicura che le due espressioni sono effettivamente uguali per un particolare flusso ed un particolare taglio. Allora: val(f ) ≤ cap(S.2) (5.1. t. Un taglio {S.2) (6. La capacit` del taglio {S. y) indichiamo la coppia (c. N´ l’arco (s. Formalmente possiamo dare le seguenti definizioni. Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica .2) (4.1) (3. T ) ` data data: a e cap(S. T }. T } un qualsiasi taglio separante s e t. y). denotata con cap (S. n´ l’arco (a. Questo metodo non ` solo alla base di un algoritmo ma porta alla e dimostrazione del teorema.3) c t Figura 3. T ). Utilizzando queste notazioni abbiamo allora stabilito che: Teorema 3. Le coppie (c. Per ogni arco (x. f ) sui lati indicano capacit` e flusso. per ogni flusso del network. T } separante s e t ` una partizione dei vertici del network e in due sottoinsiemi tali che la sorgente s stia in S e il pozzo t in T. T ) = x∈S. nel caso in cui il flusso non abbia il massimo valore possibile.2) d b (7. t) e e sopportano un flusso pari alla loro capacit` e quindi possiamo aumentare a il flusso su entrambi i lati fino a quando si raggiunge la capacit` di uno di a questi. a) . f : A → N un qualsiasi flusso da s verso t e {S.

l’arco (a. Notiamo che non possiamo fare alcun altro cambio del tipo precedente su questo cammino perch´ ora (s. t ed s. Quindi f2 ` un flusso massimo. inoltre. d. Per determinare. dobbiamo raffinare il ragionamento precedente considerando non pi` u un cammino diretto da s a t nel network. a.2) (7. t che abbiamo usato per aumentare i flussi f ed f1 sono esempi di cammini maggioranti il flusso.1) (7. a. a) ` saturato (e inoltre il flusso su (c.1 sappiamo che nessun flusso pu` avere valore pi` grande o u di 10.t) flusso f1 4 2 3 1 2 1 3 2 4 il cui valore `: e val(f1 ) = val(f ) + 1. e I cammini s. Diamo quindi la seguente definizione.d ) (a. un flusso con valore maggiore di f1 a partire da f1 . Flussi e tagli 107 Se definiamo f1 (s. se possibile. a In questo modo otteniamo un nuovo flusso f2 i cui valori sul cammino sono: s −→ a −→ d ←− c −→ t e i cui valori sugli altri archi sono gli stessi che per f1 . Universit` di Torino a (5.3) (5.2) . f1 ) rappresentante la capacit` e il valore del flusso f1 sull’arco in questione : a s −→ a −→ d ←− c −→ t e i cui valori sugli altri archi sono gli stessi che per f1 .0) (5.b) (s. d. y) sui rimanenti archi si ha il nuovo flusso: arco (s. possiamo e e ridurre il flusso su (c.t) (d. t. poich´ il flusso su entrambi i a e lati ` stato aumentato della stessa quantit`.1) (5. y) del cammino indichiamo la coppia (c. continua a valere la regola di e a conservazione nel vertice a. Poich´ il flusso su (c. d) e e non pu` essere minore di 0). Per ogni arco (x. a. Consideriamo allora un tale cammino s. d) di 1 ed aumentare il flusso sugli altri archi del cammino della stessa quantit` senza violare la regola di conservazione. t) ` saturato cio` il e e flusso raggiunge la capacit` del lato.4) (6.t) (c.5) (6. t) = 3. e quindi a per il Teorema 3. c. c. d) ` contrario alla direzione del cammino.d ) (c. ma un cammino non diretto da s a t nel grafo G sottostante D.c) (a. Definendo f1 (x.a) (s. a) = 4 ed f1 (a. o Ora val (f2 ) = val (f1 ) + 1 = 10.d ) (b.3. Ma precedentemente abbiamo trovato un taglio con capacit` 10. y) = f (x.

gli archi del cammino nella direzione verso t non devono essere utilizzati al pieno delle loro capacit` mentre quelli del cammino nella a direzione verso s devono avere un controflusso non nullo. S ` e l’insieme formato dalla sorgente s e da tutti i vertici x per cui esista un cammino incompleto maggiorante f da s a x e T ` l’insieme complementare e in V di S. • Sia (x. Dato un tale cammino possiamo aumentare il flusso sugli archi in avanti e diminuirlo sugli archi opposti della stessa quantit` senza violare la regola di conservazione a ottenendo un nuovo flusso con valore maggiore. Quindi {S.108 6. xi+1 ) ∈ A. potremmo estendere questo cammino ad u. Quindi f (u. Definiamo un taglio {S. xk−1 . e quindi T = ∅. v) > 0. e quindi S = ∅. Poich´ x ∈ S. 1 ≤ i ≤ k − 1. • Similmente. c’` un cammino e incompleto da s a v maggiorante f . e Se fosse f (x. Dato un network con sorgente s e pozzo t. a Dimostrazione. .2 (Teorema del massimo flusso e minimo taglio). Quindi f (x. Il pozzo t appartiene a T. v) = 0. v) con u ∈ T e v ∈ S. T } ` un taglio separante s da t. in quanto altrimenti esisterebbe un cammino maggiorante f da s a t cio` f potrebbe essere aumentato. T } separante s da t. xi ) ∈ A. contro l’ipotesi che f abbia e valore massimo. y) < c(x. possiamo ottenere il seguente teorema. Teorema 3. T ). . T } separante s da t nel seguente modo. potremmo estendere questo cammino ad y. cio` che non e terminano in t. e (xi+1 . xk = t ` detto un cammino maggiorante il flusso se: e f (xi . e Proviamo che: val(f ) = cap(S. y). . Se fosse f (u. esiste un flusso da s a t il cui valore ` uguale e alla capacit` di un taglio {S. Digrafi. xi ) > 0. y) un arco con x ∈ S ed y ∈ T. La sorgente s appartiene ad S. xi+1 ). . In altre parole. 1 ≤ i ≤ k − 1. x2 . contravvenendo al fatto che y ∈ T. un cammino da s a t nel grafo G sottostante D dato da: s = x1 . dato un arco (u. xi+1 ) < c(xi . y). per definizione e di S c’` un cammino incompleto da s a x maggiorante f . networks e flussi Dato un flusso f . y) = c(x. contravvenendo al fatto che u stia in T. oppure f (xi+1 . Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica e (xi . Utilizzando allora cammini maggioranti il flusso incompleti. Sia f un flusso di valore massimo. .

e. c) (a. c) capacit` a 5 6 8 4 10 2 arco (b. d) (b. Esercizi (1) Sia D(V. b) (s. T ). d) (b. a e d) Quale ` il massimo flusso in D(V. Quindi {S. Di qui la tesi. Supponiamo ora che {S . T ) ≥ val(f ) = cap(S.v∈S f (u. e) (d. d) (b. t} ed A dato dalla seguente tabella dove sono indicate in colonna le capacit` sui lati: a arco (s.y∈T c(x.Esercizi 109 Segue allora : val(f ) = x∈S. c) Trovare un taglio separante s da t di capacit` 12. e) (c. a. d) (b. Per il Teorema 3. t) (e. c) (a. t) flusso 2 3 1 7 4 a) Quale ` il valore del flusso f ? e b) Trovare un cammino maggiorante f e calcolare il valore del flusso maggiorato utilizzando il cammino. a) (s. c) flusso 5 6 0 0 5 1 arco (b. d. c. b. y) − u∈T. b) (a. t) (e. t) capacit` a 3 11 6 9 4 Sia poi f un flusso da s a t definito da: arco (s. b) (s. T } ` un taglio minimo. A)? Universit` di Torino a . b) (a.y∈T f (x. e Esiste quindi un flusso massimo il cui valore coincide con la capacit` di a un taglio minimo. T ). T } sia un altro taglio. A) un network con V = {s. v) = = x∈S.1 e per quanto provato ora si ha: cap(S . y) = cap(S. e) (c. e) (. a) (s.

Indice analitico

Albero(i), 48 ditipo d, 51 grazioso, 53 ricoprente, 53 Algoritmo k-colorabile, 84 Algoritmo k-colorabile sui lati, 94 Algoritmo E-cycle, 35 Algoritmo goloso, 84 Algoritmo MinSpanTree, 55 Algoritmo ShortestPath, 42 Algoritmo SpanTree, 55 Arco, 2, 97 Blocco, 29 aciclico, 31 ciclico, 31 critico, 32 di un grafo, 29 finale, 31 minimale, 32 Bordo, 62 Calendarizzazione, 82 Cammino(i), 17 a lati distinti, 17 a vertici distinti, 17 aperto, 17 banale, 17 chiuso, 17 come sottografo di un grafo, 17 critico, 102 diretto, 98 diretto elementare, 98 diretto euleriano, 98 diretto hamiltoniano, 98 diretto semplice, 98

disgiunti per lati, 30 elementare, 17 estremi del, 98 euleriano, 33 hamiltoniano, 38 internamente disgiunti, 30 lunghezza di, 17 maggiorante il flusso, 108 pi` corto, 41 u semplice, 17 uguali, 17 Capacit`, 104 a Cappio, 97 Caterpillar, 53 Centro, 20 Ciclo, 18 3-ciclo, 18 pari, 18 ciclo di un grafo, 18 diretto, 98 dispari, 18 hamiltoniano, 38 Circuito, 18 circuito di un grafo, 18 diretto, 98 euleriano, 33 Colorazione sui lati, 93 sui vertici, 81 Componente connessa, 20 Contorno, 62 Controflusso, 105 Cricca, 8 massimale, 84 Cronoprogramma di avanzamento lavori, 99 Cubo, 68

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Indice analitico

Determinanti maggiori, 57 Diametro, 20 Digrafo, 2 completo, 98 debolmente connesso, 98 euleriano, 98 fortemente connesso, 98 hamiltoniano, 98 Distanza, 20 pesata, 41 Dodecaedro, 68 Eccentricit`, 20 a Etichettatura, 11 Fase critica, 102 Flusso, 104 valore del, 105 Foresta, 48 Funzione peso, 2 Giunzione , 10 Grado(i), 5 in entrata, 98 in uscita, 98 massimo grado, 5 minimo grado, 5 successione dei, 11 Grafo(i), 1 n-colorabile, 81 n-cromatico, 81 n-cubo, 10 n-partito, 9 n-partito completo, 9 r-regolare, 8 aciclico, 18 autocomplementare, 9 banale, 3 bipartito, 9 complemento di un, 8 completo, 8 connesso, 20 contratto, 90 cubici, 8 di Petersen, 73 diretto, 2 euleriano, 34 hamiltoniano, 38 identici, 4 immergibile, 61 isomorfi, 3 omeomorfi tra, 70 omeomorficamente irriducibile, 71 omeomorfo con, 70 omeomorfo da, 69 ottedrali, 86 pesato, 2

piano, 61 planar2 triangolato, 64 planare, 61 planare massimale, 64 ruota, 10 sconnesso, 20 sottostante, 97 stella, 9 Icosaedro, 68 Incidenti vertici e lati incidenti, 1 Isomorfismo di grafi, 3 Lato(i), 1 adiacenti, 1 multipli, 1 togliere un, 7 aggiungere un, 7 Legame tra alberi, 51 Lunghezza pesata, 41 Lunghezza di un cammino, 17 Matrice dei gradi, 47 Matrice di adiacenza, 45 Matrice di incidenza, 47 Multigrafo, 1 Network, 99 Numero cromatico, 81 Omeomorfismo con, 70 Omeomorfismo da, 69 Ordine di un grafo, 3 Ottaedro, 68 Peso funzione peso, 2 peso del grafo, 2 peso di un lato, 2 Poliedro, 66 regolare, 66 Polinomio cromatico, 90 Ponte, 28 Pozzo, 99 Primo giorno utile, 101 Prodotto cartesiano, 10 Raggio, 20 Regione, 62 esterna, 62 Regola di conservazione, 104 Regola di fattibilit`, 104 a Scheduling, 82

Quaderni Didattici del Dipartimento di Matematica

53 Successione dei gradi. 101 Unione di due grafi. 20 congiungere due . 5 centrale. 67 Solido semplice. 7 indotto per lati. 7 indotto da un insieme di vertici. 69 elementare. 1 dispari. 5 adiacenti. 10 Vertice(i). 76 indotto da un insieme di lati. 7 interno. 68 Torneo.Indice analitico 113 Solidi platonici. 18 Ultimo giorno utile. 7 esterno. 10 Sopragrafo. 3 Taglio. 7 ricoprente. 20 pi` vicino. 11 Suddivisione. 106 a Tempo di fluttuazione. 64 Triangolo. 99 Sottografo. 98 Triangolazioni. 7 Sorgente. 98 separante. 76 Spanning tree. 5 pari. 5 finale. 1 n-vertice. 27 togliere un. 5 isolato. 66 Somma per lati. 106 capacit` del. 7 indotto per vertici. 102 Tetraedro. 1 connessi tra loro. 41 u raggiungibile da. 7 Universit` di Torino a . 69 Taglia di un grafo.