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Claus Soraperra

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Claus Soraperra

Istitut Cultural Ladin majon di fascegn

< Pascalin_Project > Claus Soraperra


2009 Istitut Cultural Ladin majon di fascegn Co la colaborazion de Comun de Cianacei Frazion de Gries Tratament digital imagines Alessio Deluca Tes de Cesare Poppi Orietta Berlanda Claus Soraperra Projet grach e foto de la operes Stefano Davarda Strda de Snc Felip e Giacum, 8 38031 Campitello di Fassa (TN) www.davasign.com Stampa Litotipograa Alcione S.r.l. Via Galileo Galilei, 47 38100 Trento Tel.: (+39) 04611732020 Stampa gigantograes e montaje su forex Superwide Srl Via S.s 155 Colle Traiano, 42 03011 Altari (FR) Italia Tel.: (+39) 0775403089 www.superwide.it

< Indice >


4 5 6 7 10 14 20 24 27 46 Paroles dant fora Premessa Comune di Canazei Frazione di Gries Sfatografare la tradizione (Cesare Poppi) Passato e Presente in un Flash (Orietta Berlanda) Ladinism (Claus Soraperra) Franz Dantone Pascalin: cronologia sinottica Operes Banner

< Paroles dantfora >


itut Cultural Ladin Fabio Chiocchetti | Ist

De prum colp podessa somer che l contegn de chest pcol liber, documentazion e testamonech de n percors inteletul e artistich dejout da Claus Soraperra de la Zoch, no abie nia a che veder col lurier port inant te trenta e passa egn da lIstitut Cultural Ladin. Epura la no coscita. Zenza lativit de documentazion e de enrescida su la storia de noscia comunanza e su la formes desferentes de la cultura tradizionla, na esperienza desche < Pascalin_Project > no fossa stat possbol nience se la fegurr. Da lautra prt, se chel lurier de enrescida no dajessa vita e lrga a produzions culturles del dut neves, ferscoles e paruscentes desche chesta, e desche tanta autres de la medema sort, outes a mesurr noscia identit coi tempes de anchecond tel ciamp de lrt, de la musega e de la letradura, emben, dut chel lurier fzile fossa stat fat belel per nia.

L per chest che sion ben contenc de orir, dessema con Claus Soraperra, chest spazie de riescion e discuscion con duc chi che a cher la cultura e lidentit de la jent ladina, con duc chi che se cruzia e se domana che che vel dir esser ladins anch. Chesta l la soula domana che ne aur la strda per l davegnir. Ajache duc s: zenza reijes no l pianta che perpeee, ma se fora de na reisc per tant che sie na rasc desmenteada da zeche ora no rua a jerver n sbrbol nef, vel dir che chela reisc oramai zenza pi vita n vigor. Chesta l la endesda de < Pascalin_Project >, e no l maniera miora per onorr chi che ne prezed, chi che con struscies e fades desche Franz Dantone Pascalin ne or la strda tant tel ciamp de leconoma che te chel del recognosciment de noscia identit ladina. N detalpai de cher a Claus e a duc chi che did a meter a jir chesta scomenzadiva. Sn Jan, Pieif de Fascia, otober 2009.

< Premessa >

A prima vista potrebbe sembrare che il contenuto di questo volumetto, che documenta e d testimonianza di un percorso intellettuale e artistico sviluppato da Claus Soraperra de la Zoch, non abbia nulla a che fare con il lavoro condotto in oltre trentanni dallIstitut Cultural Ladin. Ma non cos. Senza lattivit di documentazione e di ricerca sulla storia della comunit e sulle diverse forme della cultura tradizionale, unesperienza come quella di < Pascalin_Project > non si sarebbe potuta nemmeno immaginare. E daltro canto, se quel lavoro di ricerca non desse vita e spazio a produzioni culturali innovative, vivaci e esuberanti come questa e tante altre di analoga natura, volte a confrontare lidentit ladina con la contemporaneit nel campo dellarte, della musica e della letteratura, ebbene, tutto quel lavoro sarebbe probabilmente quasi vano. per questo che siamo lieti di aprire, insieme a Claus

Soraperra, questo spazio di riessione e discussione con tutti coloro che hanno a cuore la cultura e lidentit della gente ladina, con tutti coloro che si interrogano in modo problematico su che cosa signichi essere ladini oggi. Questa la sola domanda che ci apre la strada verso il futuro. Poich a tutti noto: senza radici nessuna pianta pu prosperare, ma se da una radice per quanto si possa trattare di una radice dimenticata ad un certo punto smettono di spuntare nuovi germogli, signica che quella radice ormai senza vita e senza vigore. questa la sda di < Pascalin_Project >, e non esiste modo migliore per onorare chi ci ha preceduto, chi non senza affanni e fatiche come Franz Dantone Pascalin ci ha aperto la strada sia nel campo delleconomia, sia in quello del riconoscimento della nostra identit ladina. Un grazie sincero a Claus e a tutti coloro che hanno consentito di dare vita a questa iniziativa. San Giovanni di Fassa, ottobre 2009.

> < Comune di Canazei

A nome dellAmministrazione Comunale di Canazei saluto con piacere e soddisfazione luscita di questa nuova pubblicazione che ricorda i centanni dalla morte di un nostro illustre concittadino: Franz Dantone Pascalin. Personaggio eclettico, testimone del suo tempo, che tra i suoi tanti interessi coltiv in particolare la fotograa, per la quale, nei primi anni di attivit, gir mezza Europa imparando presto e bene tutti i segreti del mestiere. Le innumerevoli fotograe delle sue Dolomiti hanno contribuito a far conoscere ed ammirare oltre conne tali spettacoli della natura e a riconoscere in lui il primo grande fotografo delle Dolomiti, come si riporta in una raccolta di sue fotograe pubblicata nel 2001. A riconoscimento dellimportante ruolo che Franz Dantone ha rivestito nella societ fassana di allora e di Canazei in particolare, lAmministrazione comunale di Canazei ha intitolato a lui una via nella frazione di Gries dove egli ha visto i natali. A conclusione di queste poche parole preme ringraziare tutti coloro che hanno ideato, collaborato e sostenuto questa pubblicazione, che aggiunge un ulteriore tassello al riconoscimento dellattivit di Franz Dantone ed aggiunge unulteriore prospettiva di lettura delle sue opere.

Mariano Cloch Vicesindaco del Comune di Canazei


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< Frazione di Gries >

Gries pu considerarsi davvero fortunata ad aver avuto, in un momento storico tanto importante quale quello Asburgico, un abitante cos lungimirante che con immensi sacrici immortal quelle montagne facendole conoscere al mondo e che ora, sono diventate tanto famose quanto belle da meritare la tutela dellUnesco. Per la frazione che rappresento era un dovere ricordare Franz Dantone Pascalin e non solo per il patrimonio di immagini storiche di tutte le Dolomiti, ma anche per il suo impegno allinterno della nostra comunit come organizzatore del primo corpo dei vigili del fuoco, pioniere del turismo e nella difesa delle tradizioni. Infatti, questa iniziativa precede luscita del libro promosso dalla nostra frazione che avr una speciale dedica a questo grande personaggio. Sento il dovere di ringraziare il prof. Claus Soraperra e lIstituto Culturale Ladino per aver promosso il < Pascalin_Projet >, sperando e augurando che questo progetto possa conseguire il successo che merita.

Francesco Mazzel Presidente Asuc di Gries

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ione > < Sfatografare la tradiz

> di Claus Soraperra e al < Pascalin_Project Note a margin Cesare Poppi

Ol este? (dove sei?) chiedeva sospeso fra il preoccupato ed il provocatorio Claus Soraperra in una pubblicazione di alcuni anni fa. Dove sei? forse la domanda pi spesso sentita al cellulare, una richiesta di-, o forse un appello per-, una localizzazione che ad un tempo il tentativo (ormai, e quasi disperato?) di tener salda, di ssare una qualche realt nel magma di un esperire sempre pi liquido e sfuggente. Denire e mettere a fuoco almeno la realt spaziale di quelle kantiane coordinate tempo e spazio precondizione di ogni esperienza che sia umana che oggi invece si presentano alla coscienza de-localizzate, sbandate e disgregate: digitalizzate entrambe in una rappresentazione ormai priva di oggetto concreto. Ma ol este? anche, in un senso secondo ma non secondario, un richiamo morale al dovere di posizionarsi rispetto ad un percorso. Figura del camminare in montagna seguendo la traccia di un sentiero, interpellazione della capacit individuale di riconoscere il pro-gresso n qui ottenuto, valutare quanto resta da fare per decidere poi in coscienza se si hanno o meno forza e volont per proseguire sapendo, comuque, quanta strada resta da fare secondo i piani e le intenzioni stabilite. Con il <Pascalin_Project> Claus rivolge questa domanda a se stesso. Lo fa nei due sensi descritti sopra: uno che tenta di arginare lo smarrimento nel momento in cui ne prende atto e lo denuncia, laltro invece che tenta ancora, anceh se caparbiamente, di attenersi ad un senso del reale, o forse semplicemente di ottenerlo, ripescando dai li scoordinati dellesperienza un qualche senso, una qualche traccia di sentiero che porti verso-. Col peso della tradizione Claus ci nato. Cucita addosso per essere membro oggi in prima la sulla
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scena pubblica di quel ciasal de la Zoch la linea di discendenza alla quale appartiene che uno fra i pi visibili, raccontati e celebrati della Valle. Da padre in glio, obbligatoriamente come obbligatorio stare al mondo, esserci, Claus ha dovuto costantemente chiedersi cosa volesse prima, e cosa dovesse essere poi (perch uno cresce e il peso da fatica diviene consapevolezza e autocoscienza) il fatto di trovarsi a traghettare nel presente un bagaglio culturale di fatto in termini storici e statistici, intendo minoritario e marginale, che per si trovato quasi ed improvvisamente di diritto in termini culturali e poi politici, intendo centrale ed indispensabile alla costruzione del discorso della diversit della Val di Fassa ladina. Il padre Virgilio si posizion a partire dagli Anni Settanta del secolo scorso su quel fronte composito, variegato e problematico nella sua combinazione di spontaneit irriessa ed autocoscienza che, a partire dalAlta Valle per poi congiungersi allestremo opposto nella militanza dellintellighentsia moenese, guid quel revival, culturale prima, ma che doveva poi diventare anche politico, che ormai viene riconosciuto come Aisciuda Ladina, la primavera ladina della Val di Fassa. Il percorso artistico personalissimo di quello che chiamano il Pitor dai colores forc stato impostato, passo dopo passo, sulla relazione ad una tradizione non tanto ereditata dagli antenati, quanto soggettivamente radicata in quanto sostanza stessa della crescita personale, che per Virgilio non ha voluto (o potuto) dire altro se non interpretazione e contributo originale, proprio perch sviluppato in un ambiente maggioritario quello della Val di Fassa culturalmente in fase di delocalizzazione degli Anni Settanta e Ottanta orientato altrimenti.

Poi venuta la fase in cui la tradizione diveniva in qualche modo il mantello sotto il quale si raccoglieva spesso in maniera acritica tutto quanto veniva percepito, a torto o a ragione, come alternativa ad una modernit che cominciava a mostrare la corda. In Fassa linvenzione della tradizione ovvero la riscoperta da un lato e la costruzione ex-novo dallaltro di tratti culturali in contrapposizione alla contemporaneit ha avuto due aspetti. Uno lologico ed accademico che ha cercato di restituire i parametri della (dis)continuit temporale a partire dalla ricostruzione della vicenda storica fassana ed un altro, forse meno lineare e certo pi magmatico, che ha presentato quelle che erano creazioni in linea con le tendenze globali del momento come risposte autentiche di una sorta di essenza tradizionale della quale i Ladini sarebbero stati portatori. Non meraviglia che chi come Claus sia venuto a trovarsi fra lo Scilla di un destino patrimoniale famigliare (se mi passate lespressione) che faceva della tradizione (oggetto, cosa per denizione collettiva) una sorta di marchio individuale e il Cariddi di un concetto operativo di tradizione impigliato (per cos dire) fra unoggettivit accademica a volte sterile ed una creativit (per cos chiamarla) caotica, irriessa e spesso e volentieri ammiccante a mode e desiderata ad usum turistae non meraviglia, si diceva, che costui si sia trovato, come dicono gli inglesi between a rock and a hard place, preso in mezzo fra una roccia ed un posto duro. Oggi, dunque, quell Ol este? diviene un Ol sione?, un dove siamo? che interpella la tradizione e le chiede di localizzarsi tanto nel tempo come nello spazio. I termini del problema della fase post-tradizionale della tradizione li denisce lo stesso Claus: La tradizione diviene spettacolo, performance, happening,

gioco, prodotto ne a se stesso, costretta a misurarsi stagionalmente con la morte della tradizione stessa. In quello senso di una temporalit stagionale, scandita dalle e subalterna alle presenze turistiche, risiede il nesso problematico di una temporalit disgregata e disgregante, problematicit della categorizzazione di spazio e tempo di cui si parlava sopra. Ecco allora il senso del nesso delloperazione che Claus compie sulle rappresentazioni classiche di Franz Dantone Pascalin: se la tradizione ormai nientaltro che immagine di se stessa, lultimo strumento di denuncia che resta a chi resiste non e non pu essere che rappresentare la rappresentazione. Ma nel senso di sgurarne la gura, deformarne le deformazioni. Compiere, insomma, una sorta di meta-mimesi, una riproduzione della riproduzione che copia e ricalco cos come sono o credono di essere certi recuperi e certe ristrutturazioni del passato del vissuto primario, originale ed autentico. Metamimesi volutamente brutta sul registro estetico. Invadente, dissacrante ed incongruente. S-gurazioni che obbligano a tornare alloriginale per evitare lo schiaffo percettivo. De-formazioni che, nel denunciare la liquefazione dellesperienza autentica, sono allo stesso tempo momenti di resistenza, dighe al pelo del livello, consapevoli e provvisori impedimenti a che il tutto liquidato scorra poi e sparisca anchesso oltre lorizzonte della memoria. Viene alla mente il verso di Montale: Oggi soltanto questo posso dirti / ci che non siamo, ci che non vogliamo. La negazione di Claus, le sue de-gurazioni si propongono allora come lultima, estrema forma possibile dellautocoscienza nellet della rappresentazione. Se la fotograa di Pascalin visse allora nellillusione positiva e positivista (poich la fotograa costituisce
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Ol este o ol sione?
cronologicamante, concettualmente e losocamante il braccio armato del Positivismo) di poter oggettivamente, ovvero secondo verit e giustizia, rappresentare la realt, oggi Claus ne chiama il bluff e ci dice che non (pi? per transitorio accidente storico? per sempre, invece?) la realt a condizionare lo sguardo ma al contrario nellet della rappresentazione lo sguardo e la sua intenzione accecata a condizionare la realt. E quando la rappresentazione rappresenta nullaltro che se stessa, ovvero quando il messaggio il medium come scriveva McLuhan, allora altro non ci resta che intervenire sul medium a fargli male, danneggiarlo, scalggerlo col punteruolo di una soggettivit ferita. Essa stessa grafata, che ha visto lo svuotarsi di senso di ci che eppure un tempo la costitu in quanto tale. A me pare che quel Geniale la risposta riutilizzando la forma, resasi leggera non avendo contenuti oggettivi con la realt, nella messa in scena della tradizione come prodotto dasporto, legandola al mondo dellimmagine, che chiude la dichiarazione dintenti di questa rappresentazione, altro non sia che uno statement dArtista ironico ed anche auto-ironico. Una coniugazione dellintuizione di Walter Benjamin ed una parafrasi di Theodor Adorno che trovano strada anche oltre i mille metri: possibile fare Arte dopo lEt della Rappresentazione? E se cos, a quale intollerabile prezzo? Il che, nelle contingenze speciche, equivale a domandarsi quale sia il senso del legato estetico, culturale ed anche affettivo-creativo della tradizione. E Claus ci ricorda ci obbliga ovvero a confrontarci che quel tradere latino che il senso etimologico di tradizione, trasmettere, comunicare, passare oltre ad altri anche e mai come oggi vicino, troppo vicino, a tradire. Appunto, chiedevamo: Ol sione?
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un Flash > Passato e Presente in <


Orietta Berlanda

Nonostante labilit del fotografo, losservatore sente il bisogno irresistibile di cercare nellimmagine quella scintilla magari minima di caso, di hic et nunc, con cui la realt ha folgorato il carattere dellimmagine, il bisogno di cercare il luogo invisibile in cui nellessere in un certo modo di quellattimo lontano si annida ancora oggi il futuro, e con tanta eloquenza che noi, guardandoci indietro, siamo ancora capaci di scoprirlo. (Walter Benjamin) La commemorazione di un anniversario occupa un ruolo importante nella societ presente, se non altro perch offre alle persone, provate dalla affannosa corsa contro il tempo, di accorgersi di temi o personaggi che altrimenti si perderebbero nella moltitudine di fatti e notizie. il caso di Franz Dantone Pascalin (1939-1909), oggi ricordato a centanni dalla sua scomparsa, ricorrenza che curiosamente coincide con quella dellinaugurazione della strada della Val di Fassa, costruita allora e da lui stesso documentata fotogracamente. Di lui purtroppo rimangono poche notizie biograche e alcune immagini, che testimoniano la sua professione di fotografo, o pi precisamente di fotografo-coloritore, come egli stesso indic sul suo passaporto. Ciononostante, scorrendo le tappe della vita di Pascalin, salta subito allocchio la singolarit del comportamento di un giovane uomo che, partito da Gries in Valle di Fassa a met Ottocento per dirigersi verso i paesi del Nord in cerca di lavoro, si ritrov a fare lapprendista presso uno studio fotograco di Monaco. Probabilmente non sono note le circostanze che lo portarono a seguire una professione cos insolita rispetto alle consuetudini del tempo per una comunit montana come quella ladina, particolarmente lontana e quindi protetta dalle dinamiche della vita urbana.
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Ma proprio questa scelta di vita a suggerci i tratti di una personalit temeraria al cospetto di un societ tendenzialmente conservatrice. Se dovessimo inquadrare la sua professione, cos come veniva considerata allora, potremmo paragonarla a quella di un artista, giacch il lavoro di un fotografo di quegli anni, per via dei lunghi procedimenti di impressione e di stampa, stato assimilato a quello di un pittore. In questa logica Pascalin appare come uomo dingegno che oltretutto godeva dello status di colui che, allontanatosi dalla sua terra per poi ritornarvi, vi rientrato arricchito di una capacit analitica favorita dalla presa di distanza. Lesempio pi evidente dellalterit del ruolo Pascalin entro la societ di quel tempo viene rivelata da una delle sue fotograe, quella dedicata allinaugurazione della strada, dove egli stesso ci offre la sua immagine, o meglio - da abile professionista - limmagine che voleva dare di s. Qui ritrae se stesso in abito e copricapo modesti, modo che ha poco a che spartire con limmagine risoluta delle personalit vestite con abiti consoni ad una circostanza ufciale. Grazie a questo particolare Pascalin si dimostra essere un professionista, che certo conosceva bene le regole del ritratto fotograco in vigore allora, ma soprattutto una personalit conscia dei risvolti sociali del nuovo strumento, dato che la fotograa consentiva ai ceti meno abbienti di potersi permettere un ritratto. Per questi motivi le immagini fotograche che Pascalin ci ha lasciato rappresentano in primo luogo uninteressante testimonianza su vari aspetti della comunit ladina, a cavallo tra Ottocento e Novecento, fornendocene un ritratto allalba della modernit. Che tipo di testimonianza e quale grado di realt immortalano le immagini di Pascalin il tema di

riessione di Claus Soraperra, in senso lato suo discendente e, in qualit di artista, collega di oggi. Il progetto di Soraperra parte dalle immagini del fotografo di Gries, selezionando alcuni aspetti di vita del passato e raffrontandoli con il presente della gente ladina, cercando di accorciare le distanze tra allora e oggi, e interrogandosi su come la cultura ladina dei suoi conterranei si stia trasformando in ladinismo, ovvero su come, in nome della gallina dalle uova doro rappresentata dal turismo, essa rischia di venire travolta da un processo di massicazione di facciata che, insieme al resto del mondo, rischia di condurre alla deriva. Nel rielaborare le fotograe di Pascalin, Claus Soraperra indaga i punti critici dellimmaginario di cento anni fa e di quello odierno. Non la prima volta, lo ha gi fatto con un bellarticolo pubblicato questestate (2009), dove ha messo in guardia sulla crisi didentit che interessa la comunit ladina. Con questo progetto espositivo pone la querelle su un piano diverso, quello delle linguaggio visivo, ripescando fotograe che documentano la vita fassana a cavallo tra Ottocento e il cosiddetto secolo breve. Interviene sulle immagini secondo cinque modalit apportandovi sostanziali modiche di varia natura: trasferimento su supporto digitale, ingigantimento degli originali, sdoppiamento impercettibile di personaggi, sovrascrittura fatta di segni e campiture di colore, aggiunta nale di collage e oggetti reali. Le ragioni socioculturali che innervano il progetto di Soraperra rendono opportuno seguire un percorso di continuo confronto tra fotograe originali e loro versioni digitali ritoccate, fatto che render chiaro lo smontaggio dellimmaginario secondo un procedimento di s-denizione. Soraperra prende in considerazione

quattro fotograe che documentano temi su cui si impernia la vita della valle: famiglia, debutto in societ, stato e religione. convinzione comune che la fotograa possieda una straordinaria capacit di restituire il reale in modo fedele. Sulla confutazione di questa apparente certezza si sono scritti umi di parole, ma unattenta disamina di unimmagine fotograca pu chiarire meglio tale visione e proprio linnaturalezza dei personaggi ritratti da Pascalin ne offre una conferma. Va preso atto tuttavia che probabilmente lobiettivit non interessava Pascalin, cos come nemmeno i pionieri della fotograa della sua generazione, questo concetto avrebbe trovato infatti compimento solo intorno al primo decennio del Novecento. Con questo non si vuole negare che limmagine fotograca, per sua stessa natura e per quanto ritoccata, conservi una capacit di produrre, se non la realt effettiva, un innegabile effetto di realt. I ritratti di gruppo in particolare, per via delle necessit di messa in scena, restituiscono un senso perno pi ampio di unimmagine fedele, ovvero unimmagine mentale. Accade questo nel ritratto di famiglia che Pascalin ha scattato in occasione di un matrimonio tra due contadini, dove n da subito emerge una ripartizione dei ruoli tra donne e uomini, padri/madri e gli: a sinistra i parenti della sposa, a destra quelli dello sposo (le somiglianze suffragano questa ipotesi), al centro, dietro gli sposi, in alto in piedi il parroco e uno dei due padri, ai loro lati le madri, poi nonni e parenti. Accanto agli sposi sono forse i testimoni oppure i fratelli, o presumibilmente entrambe le cose. Sotto siedono i bambini. Le espressioni sono serie, come era duso nelle occasioni importanti, soprattutto allora, quando non capitava tutti i giorni di farsi fare un ritratto fotograco. Soraperra interviene su
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questa simmetrica griglia scompigliandola. Se dapprima si notano gli interventi pi evidenti, attraverso un altro espediente che giunge alla reale s-denizione dellimmagine: laddove interviene impercettibilmente. E, guardando meglio, si nota che ripete tre volte la gura di una bambina che, per rendere lintervento meno intrusivo, inverte. Questo espediente dimostra come sia semplice falsicare la realt, oggi come ieri. In passato si riteneva che leccessiva realt della fotograa abbassasse la qualit delle immagini, se paragonate a quelle della pittura e dunque era consueto abbellire il reale mediante pose dei personaggi, messe in scena o ancora ritocchi nali. Oggi, con lavvento delle fotograe digitali, in pratica si fa lo stesso, solamente in modo tecnicamente diverso. La moltiplicazione dellimmagine non vuole solo sbugiardare la presunta realt offerta dal ritratto, ma denuncia anche un processo di spersonalizzazione e di crisi di identit che coinvolge il presente in generale, ma che grava particolarmente sulle minoranze etniche o linguistiche, tanto che si sentito il bisogno di arginare il dilemma tra dispersivit tipica della globalizzazione e settorialismo della cultura locale, cercando una loro sintesi nellidea di glocal. Gli interventi a cui Soraperra ricorre pi frequentemente sono tuttavia di tipo simbolico. Il bello dei suoi ritocchi che spaziano dalliconograa del passato a quella contemporanea, saltellando disinvoltamente tra cultura bassa e alta. cos che qui ci sbatte in faccia il mostro di Hieronymus Bosch, simboli religiosi (laureola o il cuore ardente), accanto a citazioni pescate da libri di psicanalisi. Lincorniciamento del volto del parroco riprende certo la tradizione delle maschere fassane, trasformandolo nel personaggio del Barbiere che taglia la testa allo sposo (a questo si riferiscono gli occhi
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cancellati dello stesso), ma che poi, per fortuna, fa risuscitare. Il gesto di inquadrare questo volto si rif inoltre a unicona contemporanea, quella relativa al segno che Andy Warhol tracci sulla fotograa originaria per selezionare limmagine della sua Marilyn. Nello stesso genere citazionista delle icone di massa rientra il ritocco viola che Soraperra pone sul volto del padre dello sposo, nendo cos per farlo assomigliare al ritratto di Giuseppe Verdi delle vecchie banconote da mille Lire. Assumendo un tono satirico che mette sotto accusa il ruolo secondario ricoperto dalle donne nella cultura ottocentesca, Soraperra cancella la sposa, sostituita da un suo simulacro spigoloso e androgino che al contempo fa riettere sulla confusione circa lidentit femminile di oggi. Riguardo a questa fotograa va inne notato che Soraperra azzera i segni sfuggiti al controllo del fotografo, e per questo pi autentici, come le ombre in basso oppure lo sfondo della parete in sasso che, al di l della messa in scena di Pascalin, tradiscono le origini umili delle due famiglie, insomma elimina proprio quei particolari che probabilmente, con il senno del poi, lo stesso fotografo avrebbe abbellito. La fotograa che ritrae un gruppo di militari in posa rappresenta un tipo di ritratto corale di natura diversa rispetto a quello precedente. Essa non stata realizzata da Pascalin, ma da un fotografo coevo. Qui, nelle intenzioni del fotografo, o dei committenti, linsieme dei guranti funzionale ad immortalare il gesto simbolico della stretta di mano tra un militare e il parroco, tra lEsercito e la Chiesa. Sono gli antichi valori di Fede e Patria (dellallora Impero Asburgico) che questa immagine incarna, gli stessi che oggi troviamo ribaditi su certi volantini diffusi dai seguaci di Andreas Hofer, la cui icona Soraperra posiziona sulla sinistra dei militari

accanto ad un Samurai. Lassociazione che Soraperra fa tra gure militari cos distanti tra loro trova spiegazione pi su base emotiva che storico-scientica. Lartista stesso sostiene che entro il fantasmagorico mondo mediatico delle immagini tutte le icone si equivalgono. Il modus operandi di Soraperra ricalca la modalit apparentemente leggera di miscelare cultura colta e popolare, caratteristica dellarte pop. Tra i ritocchi attuati da Soraperra domina la scena quello della bandiera americana, modicata a sua volta, visto che i colori originali sono stati sostituti da quelli della bandiera ladina. Questa volta Soraperra si preoccupa di individuare una tipologia di simboli rientranti in una stessa categoria di senso, quella relativa alla guerra: la bandiera statunitense, i teschi, le mine antiuomo vendute in Internet (come Gus Van Sant denuncia nel suo lm sulla strage del Columbine Elephant). Il simbolo di Amnesty International. Soraperra, in questo caso, interviene sullimmagine senza cancellare quei particolari, che Roland Barthes nel libro La camera chiara denisce punctum, ovvero quei dettagli soggettivi che smuovono losservatore. Il punctum di questa fotograa consiste nei particolari pi curiosi non previsti dallinquadratura di Pascalin, ovvero il contadino sullo sfondo, il quale non si capisce se sia voluto o se sia l per sbaglio, oppure la contadina, tagliata per i tre quarti, che appare sullestrema sinistra, anche lei apparentemente fuori luogo e comunque curiosamente non del tutto compresa o esclusa dalla scena. E forse ancora, come sembra di scorgere, un cane, coperto dalla balaustra delle scale. Nel confrontarsi con un altro evento ciclico della tradizione popolare, quello della Festa dei coscritti,

Soraperra ritorna ad un gusto pi narrativo della citazione. Nello scatto fortograco di Pascalin alla ne dellOttocento vediamo un gruppo di giovani che posano in occasione di un rituale popolare tuttora in uso, che in origine nelle Valli di Fiemme e Fassa aveva la funzione di ufcializzare il passaggio dallet giovanile a quella adulta. Nellimmagine originale gurano solo uomini, in quanto probabilmente in passato solo i maschi erano ammessi al rituale. A parte lassenza di donne, per tutto il resto la fotograa documenta il permanere di alcune usanze nel presente, dalle decorazioni oreali dei copricapi allimpiego del carro trainato da cavalli. Quasi a voler controbilanciare una tradizione patriarcale, Soraperra fa saltare le teste di alcuni giovanotti, sostituite da immagini simboliche. Al posto dei volti dei due cavalieri vengono posizionate la testa del Monumento alla Vittoria di Canazei e la gi citata maschera fassana del Barbiere. Nel gruppo di fondo, accanto al volto di un personaggio fumettistico che ricorda Top Gun, viene inserita la scultura classica del Doriforo, una delle opere che per antonomasia incarnano la virilit, virt doppiamente sottolineata dal simbolo del genere maschile. Questo intruso, rispetto alla fotograa di Pascalin, regge la maschera del Lach, altra gura tratta dalle tradizionali maschere fassane, caratterizzata dai lineamenti asessuati e simbolo della giovinezza. In opposizione al gioco del mascheramento che coinvolge i due cavalieri, Soraperra mette a nudo i crani dei due cavalli, mentre il giovane che guida il carro viene a rafgurare la Morte. Linsieme della composizione produce un ribaltamento del senso originario della foto di Pascalin, che Soraperra trasforma nellallegoria del Carro della vita che, lungo la strada intitolata posticciamente a Franz Dantone Pascalin, giunge al presente. Passato
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e presente in un ash. E lattualit viene riassunta ricorrendo a due gure che Soraperra inserisce sulla linea diagonale basso-sinistra/ alto-destra della fotograa: un galletto in legno e una vista delle Dolomiti da cartolina, immagini-clich della Val di Fassa che assecondano il favore di un gusto populista. A coronare il presente delle zone dolomitiche viene richiamato il riconoscimento come Patrimonio dellUmanit da parte dellUnesco, di cui Soraperra cita non tanto il logo, quanto una sua labile traccia. Ma attenzione ai facili entusiasmi! Sembra ribadire Soraperra con i suoi interventi che trasformano la foto-ricordo di un gruppo di giovani immortalati da Pascalin in un duro monito, un memento mori.

nello scimmiottamento di decori urbani, quali lobelisco o il decoro della pavimentazione. Questi ultimi elementi, gi nella foto di Pascalin, dicono molto nel loro stridore che non regge il confronto con la forza indomita delle pareti dolomitiche. Si tratta di una testimonianza dellarrivo del gusto kitsch, cio dellinautentico. Gli stessi personaggi sono messi in posa scenograca, alcuni guardano in camera, altri sono girati di prolo, c perno un bambino appoggiato sullasta dellinsegna. [il fanciullo Francesco Dezulian del Garber, futuro imprenditore e poeta ladino, ndr.]. Non pu mancare lo strumento di congiunzione tra mondo cittadino e valligiano: lautobus. Nellinquadratura di Pascalin tutto calcolato, nulla lasciato al caso. Compaiono signori di classi sociali diverse, i signori Altrettanto straticati sono i riferimenti simbolici con e i comuni cittadini. A questo proposito interessante cui Soraperra si confronta rielaborando la fotograa di notare come proprio Pascalin, che si inserisce nel gruppo, Pascalin del 1908, che documenta linaugurazione della indossi un abito da lavoro, forse per sottolineare il suo strada della Val di Fassa, portata a compimento grazie ruolo di autore, come facevano i pittori del passato che allimpegno di un medico di origini greche [Theodor celavano il loro autoritratto nellinsieme dellaffresco. Christomannos, ndr.]. I dubbi che Soraperra avanza sui Soraperra, stravolgendo la composizione dinsieme, beneci che quellevento ha rappresentato per la sua punta il dito proprio contro la teatralit dellimmagine terra sono molti e ce li esprime a partire dallincoronare il delloriginale in un gioco di rimandi tra passato e benefattore con un triangolo che echeggia quello divino, presente. Lambientazione subisce unironica inversione posto non a caso poco sopra. Come negli altri casi la tra giorno e notte, cielo e terra, secondo cui questultima stessa fotograa originale a risultare densa di spunti di immersa nel cosmo, mentre il terreno in basso si riessione. Essa sancisce larrivo in Val di Fassa del mondo trasforma in suolo lunare, ricordato dallimpronta del esterno, dei villeggianti, termine oggi sostituito dal pi primo uomo sulla luna. Lobelisco sostituto da una generico turisti. Al tempo stesso lo scatto fotograco colonna vertebrale, un simbolico sostegno per la valle. immortala il desiderio di abbracciare in modo un po Lautobus viene ricoperto da sponsor, gli stessi che oggi impacciato il gusto cittadino, giacch mentre nelle gestiscono e alimentano il turismo in valle, identicato metropoli europee si erigevano le insegne in stile liberty con la Gallina dalle uova doro. Laccostamento casuale dei metro, qui la fermata dellautobus svelava un senso di ideogrammi, delle gure del tigre e del Buddha estetico, che nel migliore dei casi rappresentato dalla sottolineano la cacosemia che contraddistingue il nostro tabella afssa su un palo di legno e, in quello peggiore, presente. Il particolare pi curioso degli interventi di
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Soraperra costituito dal listino prezzi depoca per il trasporto dei bagagli, secondo il quale il costo veniva stabilito in base al peso e alle misure, proprio come accade oggi nei check-in. Entro il tono di satirico lunico cenno di ottimismo rappresentato dal bambino, protetto dal segno graco circolare Corona linsieme delle immagini lautoritratto di Pascalin che Soraperra non solo trasforma in icona sacra, ma accosta al grande fotografo francese Auguste Nadar. A discolpa di Pascalin va comunque precisato che il modo in cui ritrasse la sua gente, sebbene possedesse lo sguardo privilegiato di chi ha conosciuto il mondo, rispecchiava un atteggiamento verso la fotograa in linea con la sua epoca. La stessa gura di Nadar, considerato una pietra miliare nella storia della fotograa, fu inizialmente propugnatore dellimportanza della fedelt al reale che escludeva ritocchi e pose articiose, ma poi fu costretto, a causa del successo di una concorrenza dai costi minori e alimentata dal cattivo gusto, ad adeguarsi ad una prassi lavorativa, che interessava soprattutto il ritratto, improntata a modicare il reale con qualche inganno. Questo modo di intendere sia limmagine fotograca sia la realt si protratto no ad oggi causando le nefaste conseguenze che tutti conosciamo. Con le gigantograe il progetto espositivo di Soraperra si rivolge ad un pubblico particolare, quello dei musei, incline al dibattito. Pi temerario, se non ardito, lintervento che Soraperra prevede per il pubblico generico della strada. Per lesterno sono previsti alcuni striscioni stradali che riproducono parti delle opere, accompagnate da frasi emblematiche in ladino dal duplice signicato. Ed qui che Soraperra gioca la sua vera scommessa, ricercando una relazione diretta proprio

con quella realt che egli stesso mette in discussione, andando cos a sollecitare una possibile reazione del valligiano incuriosito oppure del turista distratto. 1. < tu este familia? > (Tu hai una famiglia? / Tu sei famiglia?); 2. < la vera des_grazia! > (La guerra distrugge/La vera disgrazia / La guerra da onore grazia); 3. < prejent e passa > (Il presente passato / Il presente passa); 3. < cre_r te se enstes > (Credere in se stessi / Creare in se stessi); 4. < jent osserva > (ascoltare la gente / Attenzione gente!); 5. < peis_a la religion? > (Pensa alla religione? / Pesa la religione?). Nella sua accorata denuncia contro la supercialit della vita presente Claus Soraperra potrebbe essere associato ad un don Quijote che lotta contro i mulini a vento. Ciononostante la rilettura che egli propone del passato alla ricerca, come bene sintetizzano le parole di Benjamin, del futuro annidato in esso, un progetto encomiabile in quanto consapevolmente provocatorio e per niente consolatorio. In questo senso la sua modalit di intervento si allinea con una tendenza di pensiero condivisa dalla maggioranza di chi si occupa darte contemporanea, che considera obiettivo dellarte, non tanto quello di dare risposte, ma quello di porre interrogativi, o almeno, quello di smuovere le coscienze.

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< Ladinism >


Claus Soraperra

Noscia ladinit do a se tramudr te n moviment sozioculturl contemporan che se podessa chiamr LADINISM, belimpont, mudan su mesura i valores e la richeza culturla de na mendranza etnica, i contegnui che zacan moea s la usanzes e la tradizions i dovent biota estetica duran la forma desche soul segnicat del fr, se narloan do a la azions tipiches de la globalisazion, olache al post de loget vegn met limagna de el medemo. Aldidanch la tradizions e la usanzes vegn proponetes a na vida estetica olache les doventa spetacol, performance, happening, jech, prodot destin a se enstes, che cogn esser spilen de sajon, se mesuran co la mort de la tradizion enstessa. Belimpont pi che trasformazion culturla l dut somea esser na fujion anter cultura e spas, doventan deviazion de la cultura e banalisazion del jech. Dut chest somea esser na mascherda de anchecond che recorda i mecanismes de la reclam olache loget no l pi ma resta sia imagna, fajan creer ai teleosservadores che l dem chel che ic veit e nia pi realt ogetiva. Chesta vida de comunicazion la a de largagn mediatich de la reclam che con sie sistemes che adorbes e embarlumea, sostituesc ence te la ladina Fascia ( ge menciassa auter!) la teora sozila con chela de la parbuda. Coscita te la soziet la persona doventa soget e l soget doventa oget, perdan l contat co la realt ogetiva, metan en crisa i valores fondamenti de na comunanza. I resultac trasversi se i pel lejer te la deboleza del leam sozil e familir, te la gordeona perduda de identit e solidariet, te la tebia partezipazion zivila e culturla, ma soraldut te la desfanta e ingoernabola perduda de teren del lengaz ladin. Miora alincontra la union anter la desvaliva sociazions, belebon ledes al teritorie, ma che ben de che doventa ence eles argagn per meter a jir l spetacol ladinist.
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I medemes organs de promozion turistica, che laora ald de la pianicazion e de la programazion economica semenan la segureza del benstr di sentadins e del melaur liberist, i no pert ocajion de durr (de giusta!!) limagna freida, da color e televisiva desche strument de reclam, duran l dut desche roba da baratr e prodot culturl, fetic de n consumism che prest e bolintiera destin a jir n schies o doventr n de el medemo. L gran spetacol del Ladinism e de sia tradizion ladinica culturalmenter doc, l dedant doi sorts de spetatores, chi fores , che chier tradizionalismes pures a bon marci, e i medemi ladins. Lascian da na prt lanalisa di messajes mediatics e la percezion del Ladinism, da prt di fores , la sensazions di medemi ladins les ciapa forma te na sort de molinel olache ic doventa atores de ic enstesc, contenc pi che de ic medemi de la imagna virtula , consumistica e da color che ic i bogn de dr Tras la neva identit, chestouta no ladina, ma de icones mediatiches, i atores del spetacol ladinist, consumistich, sostegn da n consens populr oramai gran e prevalent moet da n sens de partegnuda a zeche de desvalif, anter lom dal bosch, l salvan, lom tirolensis mngol baiuvarie, mngol similaun ma soraldut vardian de na sort de dureza encontamineda, primitivista da mont, i ladins vif malamenter e i stranten l sens de identit vera de partegnuda a na mendranza etnica, vivan l dut desche nef style of life che fsc prt de sia storia, zenza se nascorjer che ic medemi a la n fsc prt di sistemes de pianicazion che la globalisazion met a jir e che la jent chier. Encomai svetda di contegnui e doventda lijiera e piena de color, la tradizion ladina la doventa sorida da esportr te DVD, I-pod, CD rom, sorida desche n palmar, serda s te pec gigas de memoria virtula, ma vertia per esser

salvda da sia mort, senoauter desche imagna ( sessaben in JPG!!) per esser lascda en arpejon a chi che vegnar d, magari ence no pi ladins. Somea esser nazion da supereroes, n teorem lur fora e pianic avisa, per fermr la erojions de la globalisazion, coscita la tradizion doventda encomai imagna de se enstessa la podar soraviver duran la medema rmes de destruzion globala de pensier. Duran chisc strumenc mediatics-consumistics, oramai a la leta de duc, noscia tradizions troar lrga te larchivie virtul de la re, ge arseguran ai ladins medemi de restr n ebicait imagna di ladins. De d via resta i atores del Ladinism, interprec ones , moec da sentimenc de segur positives, che se mef te la selva de la pianicazion globala. Verejan anter na endesda aricegola, e na piajegola partezipazion che i li fsc doventr portadores segn de na nobola tradizion che se lea a auc valores sozio-culturi, ma che alincontra chesta soziet da aldidanch no pi de besegn. Che fr de chest patrimonie coscita originl, e rich che se desmostra incompatibol col sistem operatif da anchecond? Ascorta la resposta, duran la forma, encomai lijiera dalaj che no l pi contegnui ogetives co la realt, metan a jir n scena la tradizion desche prodotto dasporto, la lean al mond de limagnes. Fosc chesta l la soula strda ti motores engati de enrescida de la soziet da anchecond, per fr sci che la tradizions e la usanzes, te sia parbuda miora les posse esser re-durdes desche soul segn virtul de na antica partegnuda al popul ladin. Aboncont se ris ia de dezider j anch de esser imagna de se enstes, ris ian de passr a la Storia co la mondures de nesc veies e no, amncol con chela neves de anchecond. Traduzion Loreta Florian
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< Ladinismo >


Claus Soraperra

La ladinit sta lasciando il posto al LADINISMO (inteso come movimento artistico-culturale contemporaneo, vivo e vegeto), modellando su misura i valori e la ricchezza culturale di una minoranza etnica, sostituendo i contenuti con la forma, azione tipica della globalizzazione, dove alloggetto si sostituisce limmagine di esso. La tradizione diviene spettacolo, performance, happening, gioco, prodotto ne a se stesso, costretta a misurarsi stagionalmente con la morte della tradizione stessa. Infatti pi che trasformazione culturale sembra fusione tra cultura e svago, attuandosi come deviazione della cultura e banalizzazione dello svago. Una messa in scena che ricorda la pubblicit dove in effetti non esiste pi loggetto ma la sua immagine, restringendo lorizzonte dei telespettatori facendo loro credere che esiste solo ci che si vede. Questo meccanismo comunicativo glio dellinvenzione mediatico-pubblicitaria che con i suoi sistemi inibitori ed anestetizzanti sostituisce, anche nella ladina val di Fassa (ci mancherebbe altro!!) la teoria dellestetica a quella sociale. Qui lindividuo diviene soggetto ed il soggetto diviene oggetto, perdendo il contatto con la realt oggettiva, mettendo in crisi i valori basilari di una comunit. I risultati collaterali sfociano nella debolezza del tessuto sociale e familiare, la perdita di identit e solidariet, la fragilit linguistica del ladino, migliora invece la coesione in associazionismo, molto diffusa, ma che assume spesso e volentieri il ruolo di strumento per la messa in opera dello spettacolo ladinista. Gli stessi organi di promozione turistica, a cui spetta la pianicazione economica e la cosiddetta disseminazione
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del benessere, non perdono occasione di utilizzare (a questo punto giustamente!!) limmagine fredda, colorata, televisiva e spettacolare come mezzo pubblicitario, trasformandola in merce di scambio e prodotto culturale, feticcio di un consumismo nalizzato alla rapida deperibilit. La messa in onda della tradizione ladinica targata culturale si trova di fronte due tipi di spettatori, la societ esterna, alla ricerca di tradizionalismi mordi e fuggi, e gli stessi ladini. Evitando di incamminarci nellanalisi del tipo di messaggio mediatico e della percezione del cosiddetto Ladinismo imperversante, che la societ esterna coglie, prendono forma le sensazioni degli stessi autoctoni, attori di se stessi, sempre pi compiaciuti, pi che di loro stessi, dellimmagine virtuale e consumistica che loro riescono a dare. Attraverso la rilettura di loro stessi come icone medianiche, sostenute da un consenso popolare ormai diffuso, dallorgoglio, non tanto ladino, ma di appartenenza a qualcosa comunque sia di diverso, i ladini captano di rimando un senso di identit deviato e ttizio di loro stessi come etnia e come minoranza linguistica, vivendolo ormai come qualcosa di esclusivo, uno style of life, che fa parte della loro storia, non accorgendosi inversamente di essere parte dei sistemi pianicatori messi in atto dalla globalizzazione. Svuotata di contenuti e resa maneggevole la tradizione oggi, risulta esportabile in formato VHS, Ipod, CD rom ecc, pratica quanto un palmare, racchiusa in pochi giga di memoria virtuale, ma pronta per essere salvata dalla sua ne se non altro in termini di immagine (probabilmente in formato jpg), ed essere lasciata in eredit ai posteri, (magari non ladini!!). Un azione degna da supereroi, una strategia sembra

pianicata a tavolino per arginare le erosioni della globalizzazione, la tradizione resasi ormai immagine di se stessa, riuscir cos a salvarsi con gli stessi strumenti di distruzione di massa. Utilizzando i canali mediatico-consumistici la nostra tradizione trover un nobile spazio nellarchivio virtuale della rete, rassicurando i ladini stessi di rimanere anche in futuro ladini. Sicuramente unonest dazione sincera, muove i giovani attori nella selva della pianicazione globale, che da loro un incauto ruolo ed una piacevole responsabilit, quella di portatori sani di una nobile tradizione che richiama alti valori socio-culturali, ma che inavvertitamente la societ di oggi non da loro lo spazio motivato di azione. Cosa farne di un patrimonio cosi originale, ma che risulta incompatibile nel sistema operativo di oggi. Geniale la risposta, riutilizzando la forma, resasi leggera non avendo contenuti oggettivi con la realt, nella messa in scena della tradizione come prodotto dasporto, legandola al mondo dellimmagine. Forse questa lunica via percorribile nei labirintici motori di ricerca, per far si che la tradizione, nella sua immagine migliore possa essere ri-utilizzata come unico virtuale segno di un antica appartenenza al popolo ladino. Il rischio rimane quello di decidere gi oggi di essere immagine di se stessi, e di rischiare di passare alla storia con gli abiti antichi e non almeno con labito di oggi.

Ladinismo Elaborazione graca di Manuel Riz.

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Vita di Franz Dantone Pascalin

Anno
1790 1791 1820 1826 1833 1835 1837

Storia della fotograa


Prima impressione di unimmagine chimica su carta di Thomas Wedgwood A Parigi nasce Gaspard-Felix Nadar Prima eliograa di Joseph Niepce Louis Jacques M. Daguerre con il contributo di Niepce inventa il dagherrotipio William Fox Talbot realizza la prima sciadograa Louis Jacques M. Daguerre realizza la prima natura morta di pregio Enrico F. Jest e Antonio Rasetti conducono i primi esperimenti basandosi sugli studi di Daguerre Sir John Herschel introduce il termine fotograa, negativo e positivo William Fox Talbot trasforma la sciadograa in calotipia Pencil of Nature, primo libro fotograco, contenente 24 calotipi

Principali avvenimenti storici ed artistici europei

Primi esperimenti di trasmissione telegraca

Francesco Dantone nasce il 23 novembre a Gries di Canazei

1839 1839 1841 1844 1846 1848

Rivoluzione a Vienna. Rivoluzione in Germania. Vittoria austriaca a Custozza Frederick Scott Archer introduce le prime lastre in vetro o metallo Nadar scatta le sue prime foto Giovanni Battista Unterveger apprendista ritoccatore presso Ferdinand Brosy a Trento. Joseph Muhlmann apre uno studio fotograco a Campo Tunes Unterveger apre il primo studio fotograco a Trento Charles Baudelaire scrive Les Fleurs du Mal Prima fotograa aerea di Nadar a bordo di un pallone aerostatico Charles Darwin pubblica Dellorigine della specie Spedizione dei mille Proclamazione del Regno dItalia Bismarck eletto cancelliere Victor Hugo scrive I Misreabili Josef Gugler formatosi a Vienna e Monaco apre uno studio fotograco a Bolzano. Peter Moosbrugger apre uno studio fotograco a Bolzano Peter Moosbrugger assieme al fratello August apre uno studio fotograco a Merano Peter Henry Emerson introduce la tecnica della sfocatura controllata Guerra della Prussia e dellItalia contro lAustria. Karl Marx scrive Il Capitale

Negli anni 50 (?) emigra nellImpero in cerca di lavoro

1851 1853 1854

1856 1857 1858 In questi anni apprendista presso uno studio fotograco a Monaco di Baviera E probabile il suo apprendistato nello Studio fotograco di Leybold ad Augsburg Con la qualica di fotografo viaggia per mezza Europa 1859 1860 1861 1862 1864

1565 1866 1867 E gia attivo in Fassa come fotografo, lo testimoniano le prime riproduzioni fotograche ed il suo passaporto che riporta la professione di fotografo e coloritore 1868

E informatore del Ludwig von Hoermann per la stesura dei Mythologische Beitraege aus Waelschtirol.

1870

1871 Consegue a Bolzano la patente di Capitano dei Pompieri Partecipa alla storica ascensione della Marmolada 1873 1874 1875 E ipotizzabile la collaborazione con Sebastian August Knoll nello studio Dantone & Knoll a Bolzano in Dreifaltigkeitsplatz n 4 Organizza e fonda il Corpo dei Vigili del Fuoco di Canazei Comincia a collaborare attivamente con il Tiroler Volksbund di cui diviene fervido sostenitore E presente nelle valli dolomitiche occidentali, documentando gli aspetti fotograco-paesaggistici Acquista una camera oscura Confort Camera serie B Bernard Wachtl, Vienna, ed effetti fotograci della fabbrica CA Steinheil Sohne di Monaco. Viene nominato Capofrazione di Gries Apre a Gries di Canazei lo Studio Fotograco presso la Gasthaus-Osteria zum fotograf F.Dantone Continua il peregrinare nelle valli limitrofe e nel Trentino meridionale, documentando aspetti fotograco-paesaggisti Viene premiato alla mostra fotograca del Tirolo ad Innsbruck 1879

Unteveger pubblica lAlbun delle vedute del Trentino Josef March apre uno studio Fotograco a Bressanone

Nasce lImpero Tedesco Arnold Boecklin dipinge Lotta di centauri Prima esposizione degli Impressionisti nello studio di Felix Nadar a Parigi Julie Verne scrive Il giro del Mondo in ottanta giorni.

Sebastian August Knoll apre uno studio fotograco a Bolzano ed uno ad Innsbruck

Edison inventa la lampadina elettrica.

1882 1883 1886 1889 1890 Bernard Johannes di Monaco apre uno studio fotograco a Merano

Triplice Alleanza, Germania, Austria-Ungheria ed Italia. Friedrich W. Nietzesche pubblica Cos parl Zarathustra Georges Seurat dipinge La Grande Jatte. Costruzione della Torre Eiffel e Prima Esposizione Universale a Parigi

1891 1892

The Photographic Salon esposizione fotograca annuale organizzata dal circolo Linked Ring Secessioni di Monaco, Berlino e Vienna

1893 1894 Franz Peter proveniente da Karlsbad apre uno studio fotograco a Merano Albert Wachler e Theodor Christomannos presentano a Monaco di Baviera il progetto della Strada delle Dolomiti da Bolzano a Cortina dAmpezzo Prima proiezione cinematograca dei fratelli Lumire

Viene premiato per le sue foto a Salzburg Diviene primo gestore per in D.u Oe. Alpenverein della Contrinhaus Continua la collaborazione come informatore di Karl Felix Wolff

1895 1897 1899 1900 1902 Alfred Stieglitz insieme ad Eduard Steichen, Clarence White ed Edmund Stirling fonda il circolo fotograco Photo-Secession

Marconi inventa il telegrafo senza li. Sigmund Freud pubblica Linterpretazione dei sogni.

1903 1907 Viene citato nella monograa sulla Strada delle Dolomiti di K.F. Wolff Muore il 2 marzo 1908 1909 1910 4 1914 M Muore Felix Nadar

Primo Volo dei fratelli Wright Picasso dipinge Les demoiselles dAvignon Karl Felix Wolff pubblica la monograa della Strada delle Dolomiti Terminano ufcialmente i lavori della Strada delle Dolomiti Manifesto dei pittori Futuristi Scoppia la Grande Guerra

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< Operes >


Note tecniche

Lazione di scomposizione e riformazione delle rappresentazioni fotograche di Franz Dantone Pascalin, ha richiesto pi tipi di interventi esecutivi, che sommariamente incidono nellosservatore con tempi di elaborazione sensoriale diversi. Oltre a processi mentali inconsci, pulsioni istintive e la messa in gioco di processi di sublimazione la condotta del lavoro ha richiesto principalmente tre tipi di azioni: 1. Elaborazione dei le dellimmagine originale attraverso lalterazione, lintroduzione, lo sdoppiamento la trasformazione ecc. di elementi nuovi o gi presenti in bianco e nero. 2. Immissione del colore nelle immagini precedentemente modicate attraverso la presenza di simbologie, gure, campiture ecc. 3. Elaborazione manuale della gigantograa attraverso lapplicazione di collage, oggetti, disegni, scritture, grafti ecc.

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79.5 x 59.5 x 2

< Pascalin_Nadar >

Franz Dantone Pascalin (F.Dantone) archivio ASUC Gries, Canazei

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< Familia_Persona >

Famiglia di Gries (F.Dantone) archivio famiglia Franco Dezulian, Canazei

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198.5 x 249.5 x 2

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< Tradizion_Jogn >

Coscritti fassani (F.Dantone) archivio famiglia Franco Dezulian, Canazei

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198.5 x 249.5 x 2

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< Vera_Religion >

Veterani ad Alba (autore ignoto) archivio Virgilio Soraperra, Canazei

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198.5 x 249.5 x 2

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< Turism_Ambient >

Inaugurazione Obelisco della Strada delle Dolomiti Passo Pordoi (F.Dantone) archivio famiglia Franco Dezulian, Canazei

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198.5 x 249.5 x 2

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< Banner >

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300 x 100

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Lobiettivo del progetto di ricordare Franz Dantone Pascalin attraverso losservazione degli aspetti iconograci ed iconologici presenti iconograci nella sua produzione fotograca, rivisitandoli e fotograca, presentandoli in chiave attuale e contemporanea. Attraverso unazione di scomposizione e rilettura delle rappresentazioni fotograche, immortalate fotograche, nelle lastre di Franz Dantone Pascalin, cento e pi anni fa, il progetto vuole analizzare i diversi mutamenti intercorsi nella societ fassana, capire dov e forse percepire dove sta andando. Strumento di questo percorso volto a dare delle risposte, la mia consapevolezza biologica intesa nella maniera pi ampia, che spesso tenta a trovare le risposte nel passato, nella storia, senza accorgersi che il presente se non vissuto, non si sedimenta e non diviene memoria. La celebrazione del centenario, della morte di Franz Dantone Pascalin unoccasione irripetibile di autoanalisi e di autocritica della/nella societ fassana, attraverso lutilizzo ed il consumo del linguaggio delle immagini. Claus Soraperra