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Francesco Adorno: Lo stoicismo e l'epicureismo

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Interviste Francesco Adorno

Lo stoicismo e l'epicureismo
12/2/1988

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Professor Adorno, qual il rapporto fra la filosofia stoica e il dominio politico di Roma, e quale la differenza fra lo stoicismo e la filosofia epicurea? (1) Quando nasce l'alchimia, e che legame sussiste tra questa e le scienze moderne? (2) Chi era Bolo Democrito e qual era, in breve, il suo pensiero? (3) Che cosa vuol dire esattamente "alchimia"? (4) L'epicureismo e lo stoicismo sono due correnti di pensiero che, inizialmente, convivono, per poi giungere a uno scontro molto duro. Come mai? Qual era il rapporto tra queste filosofie? (5) Qual il rapporto tra il concetto di res publica e lo stoicismo? (6) Qual il rapporto tra scetticismo, empirismo e ricerca scientifica? (7)

1 Professor Adorno, qual il rapporto fra la filosofia stoica e il dominio politico di Roma, e quale la differenza fra lo stoicismo e la filosofia epicurea? Quando Roma si trov a dovere giustificare filosoficamente l'ordine dell'impero, tra le varie dottrine greche di cui si era venuti a conoscenza, scelse quella stoica. Secondo lo stoicismo, tutto nel mondo era come doveva essere, tutto era necessario, ognuno si trovava dove doveva necessariamente essere, in quanto particella dell'Universo tutto. Pertanto a Roma conveniva
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Francesco Adorno: Lo stoicismo e l'epicureismo

ispirarsi alla dottrina stoica, poich essa convinceva gli uomini del fatto che combattere e morire in battaglia voleva dire rientrare nell'ordine del tutto. Con Epicuro le cose si presentavano in una luce diversa, poich la sua dottrina, secondo la quale l'ordine del mondo non era dato, ma spettava crearlo all'uomo stesso, costituiva un pericolo per lo Stato ordinato. Per fare un esempio: l'opera di Lucrezio De rerum natura, la pi organica esposizione del pensiero epicureo, fu pubblicata a Roma probabilmente da Cicerone. Tuttavia quest'ultimo sostenne di non avere nulla a che vedere con gli epicurei; anche se considerava Epicuro un grand'uomo, e afferm che la dottrina di questo doveva essere condannata con un decreto legge, in quanto pericolosa per la res publica, per lo Stato in senso romano. La politica epicurea, infatti, si opponeva alla politica tradizionale, in nome di un farsi dell'uomo per proprio conto. L'idea politica si basava sulla fisica epicurea, secondo la quale la realt si costituiva volta per volta, a seconda di come gli atomi si legavano tra di loro: poich per l'epicureismo anche gli uomini erano costituiti di atomi, a seconda di come questi si muovevano, si costruiva il loro mondo. La visione epicurea della politica, e della realt stessa, era dunque marcatamente non teleologica, non finalistica. 2 Quando nasce l'alchimia, e che legame sussiste tra questa e le scienze moderne? Per rispondere a questa domanda vorrei fare riferimento a un papiro di Bolo di Mende, un alchimista greco vissuto in Egitto tra il III e il II secolo a.C., e dunque pi o meno all'epoca di Epicuro. Si tratta di un frammento molto importante, sia per la botanica che per la chimica vera e propria. In esso Bolo, detto anche Bolo Democrito perch, come Democrito, era vicino all'atomismo, afferma che, se si avesse la possibilit di vedere come lo schema degli atomi che costituiscono un metallo come il piombo, sarebbe possibile modificare tale schema, trasformando il piombo in oro. Ora, questa teoria segna la nascita dell'idea della pietra filosofale, e della nuova scienza che faceva della ricerca di tale pietra il suo fulcro: l'alchimia. Facciamo un esempio moderno molto facile: si prendano due elementi quali l'idrogeno - e si tenga presente che possibile paragonare l'idrogeno, elemento non ulteriormente divisibile, all'atomo epicureo, in quanto quest'ultimo non n piccolo n grande, ma "minimo", minimun, o, come diceva Epicuro stesso elachiston e cio non ulteriormente divisibile - e l'ossigeno. L'idrogeno rappresentabile con la lettera H, mentre l'ossigeno rappresentabile con la lettera O. Poich lossigeno bivalente, si pu legare a due atomi di idrogeno, costruendo lo schema chimico H-20, che rappresenta la formula dell'acqua. Quindi, l'acqua non altro che ci che appare phainomai in greco - dello schema di idrogeno e ossigeno. Se si riesce a entrare nella molecola dell'acqua e a inserire un altro atomo, possibile produrre l'acqua ossigenata: si viene cio ad avere un'altra realt. Ecco la modificazione del reale, non pi fatta guardando, ma agendo su di esso, ricercata dagli alchimisti.
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Con l'alchimia, dunque, nasce la differenza tra il conoscere inteso come guardare, e il conoscere come ci attraverso cui si trasforma quello che si vede: dunque il sapere diventa fare. Questo, tra l'altro, un tema che sar ripreso molti secoli dopo da Francesco Bacone, egli infatti si ispirer proprio a questi testi per sostenere, gettando cos le basi della scienza moderna, che non si conosce in quanto si guarda, ma in quanto si fa. 3 Chi era Bolo Democrito e qual era, in breve, il suo pensiero? Bolo era un neo pitagorico vissuto in Egitto tra il III e il II secolo a.C., che aveva molta esperienza dei lavori dei tintori e degli orafi egizi, i quali mantenevano segrete le proprie tecniche per ragioni commerciali, come, d'altra parte, accadeva a Empoli, quando questa citt era il principale centro di produzione degli specchi. Poich la capacit di riflettere dipende dalla quantit di zucchero che si applica alla faccia posteriore del vetro, ogni artigiano possedeva una propria formula, che trasmetteva in segreto ai propri figli. Bolo dunque, ispirandosi a tali esperienze, scrisse che, consapevole della diversit della materia, si esercitava a fare l'alleanza, l'unificazione delle nature in una natura nella sua semplicit, e che una natura dominava l'altra. Quindi l'importante era sapere come le sostanze e le nature si univano in schemi e si combinavano in una nuova sostanza, al fine di riuscire a realizzare la sintesi della materia. 4 Che cosa vuol dire esattamente "alchimia"? Non conosco l'esatta etimologia del termine "alchimia"; c' chi ha sostenuto - forse a ragione che sia di origine araba, o che derivi da una confusione tra arabo e greco: "al" dall'arabo, e "cheimeia" dal greco. Quest'ultima parola potrebbe infatti derivare da cheira, che vuol dire "le mani"; il nome indicherebbe pertanto che, nell'alchimia, non ci si limita a guardare, ma si opera mediante le mani. Quest'idea, per altro, ha un origine pi antica, infatti gi Anassagora sosteneva che pi dell'occhio utile la mano, cio l'esperienza diretta. E' difficile dire se questa etimologia sia vera, ma sarebbe bello e suggestivo che lo fosse, perch la chimica , appunto, ci che si fa con le mani e non con la contemplazione; con la chimica non si guarda, ma si fa, si costruisce. L'alchimia si differenzi dalle altre scienze perch parlava di mondi che si costruivano, del mondo umano e dello stesso mondo materiale che si costituivano, ed da queste concezioni che deriv in seguito la teurgia, cio l'operare su Dio, insieme a Dio, come Dio, nel fare. E' facile intuire come posizioni di questo tipo dessero noia, e come i loro sostenitori, tra i quali c'erano anche astrologi e medici, venissero perseguitati. Infatti l'astrologia in passato coincideva con l'astronomia, e consisteva nel calcolo delle stelle. Ora, poich si riteneva che le stelle fossero illuminate da Dio, coloro i quali facevano tali calcoli venivano per lo meno considerati con un certo sospetto.
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Ci furono poi anche dei medici epicurei che cominciarono a studiare il corpo umano partendo non da teorie astratte, ma dall'esperienza. L'esperienza li port a determinare che anche il corpo umano era fatto di atomi che si articolavano in un modo o in un altro. Grazie a questi medici nacque la medicina empirica, ben diversa dalla teorica stoica basata sugli umori, ma nacque anche la botanica. Anticamente si organizzava la botanica per classi, secondo le divisioni aristotelico-platoniche di Teofrasto. In base a esse non era possibile determinare cos'era un petalo, ma era soltanto possibile riconoscere come uguali una serie di petali, raggrupparli insieme e, in seguito, di divisione in divisione, attuare la classificazione. Nella nuova botanica c'era invece la possibilit di intervenire, di trasformare, come fece, per esempio, Bolo, che trasform le alghe del mar Rosso in medicine. 5 L'epicureismo e lo stoicismo sono due correnti di pensiero che, inizialmente, convivono, per poi giungere a uno scontro molto duro. Come mai? Qual era il rapporto tra queste filosofie? Per una corretta comprensione del problema, occorre partire dalla constatazione che l'epicureismo non ha mai avuto modificazioni dottrinarie, ma sempre rimasto come agli inizi, da Epicuro a Filodemo di Gadara a Lucrezio. Lo stoicismo, invece, nei secoli ha assuto forme diversissime, esiste infatti lo stoicismo dei secoli prima di Cristo e lo stoicismo dell'epoca romana, che arriva fino a Marco Aurelio, a Seneca, a Epitteto. Il termine "stoicismo", quindi, pi una categoria storiografica o cumulativa che non il nome di una tendenza storicamente accertabile. Quando dunque si parla di stoicismo, si deve precisare a quale stoicismo ci si sta riferendo. Per esempio, con Zenone stoico abbiamo una problematica del tutto simile a quella di Epicuro suo contemporaneo, e dunque, in questo caso, non si pu parlare di contrasto tra stoicismo ed epicureismo. Il contrasto, in verit, sorse dopo, quando lo stoicismo venne risistemato. Spesso si considerano Epicuro e Zenone come distanti fra di loro, ma la problematica di questi pensatori era ancora quella di Aristotele. Epicuro infatti combatt contro le idee di Aristotele e Platone, poich questi ultimi avevano costituito una biologia, mentre egli voleva costituire una fisica e una morale. Zenone invece, in opposizione ad Aristotele, svilupp un nuovo e diverso tipo di logica, che fu poi portata avanti in particolare da Crisippo. Non a caso Giovanni Filopono chiam la logica di Aristotele organon, poich non si trattava di una vera e propria logica, ma di uno strumento attraverso il quale discorrere, giudicare; quella di Aristotele era infatti un'analitica, perch vi si analizzavano le parti del discorso per vedere come soggetti e predicati si rapportavano tra di loro. Con gli stoici si ebbe invece una logica intesa come scienza, perch per essi la struttura della realt e la struttura del pensiero logico corrispondevano. Zenone, per esempio, muoveva da un'ipotesi: l'uomo, in quanto apre gli occhi, passivo, patisce, "preso da"; tuttavia occorre
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sentire di sentire, ovvero implicata anche un'azione: ogni sensazione una passione, per ogni sensazione tale in quanto ci si accorge di sentire; quindi bisogna ammettere l'esistenza di due termini, l'attivo, e il passivo, e ogni uomo in quanto passivo e attivo. L'uomo dunque una tensione, un tonos di passivit e attivit. Cosa vieta allora di avanzare l'ipotesi per cui la stessa struttura della realt sia da un lato azione e dall'altro passione, ovvero che non ci sia n l'attivo n il passivo, ma ci che scaturisce dai due termini, il tonos? Da tali termini fondamentali deriva un discorso, che non pi composto di soggetto, verbo e predicato, ma che lo stesso discorso della realt. Dal che si deduce che il soggetto un momento del discorso di tutta la realt: si giunge cos all'eimarmene, il fato stoico. "Fato" tuttavia non traduce bene il termine eimarmene, in quanto deriva da fari, che vuol dire "dettare", quindi il fato corrisponde al dettato di qualcuno, o meglio al dettato divino, mentre eimarmene vuol dire "concatenare" logicamente. Pertanto, come in un teorema di matematica, dalla tensione, ne viene via via, che ogni punto del reale bene che sia l dove . Siccome la realt in quanto forza vitale, ci che discorre tutta la realt il logos, la struttura della realt che corrisponde alla struttura del nostro pensiero. "In principio era il logos", cos comincia il vangelo giovanneo. Ma Giovanni, intendendo logos come forza vitale, si rifaceva allo stoicismo. Egli infatti considerava il Cristo, il Figlio, come il logos di Dio, la forza vitale di Dio che da questo emanava, e riteneva che in principio fosse il logos, perch convinto che lo stesso Dio si manifestasse in un discorso. 6 Qual il rapporto tra il concetto di res publica e lo stoicismo? E' interessante notare che quando, alla fine della Repubblica, Cesare tent di prendere in mano il potere, venne qualificato come un epicureo. Questo non perch si desse alla bella vita, ma perch non riteneva che tutto derivasse dall'ordine, cio dal Senato e dal popolo romano, che erano i due termini che dovevano coordinarsi nell'ordine totale. "Popolo" un termine molto particolare, che deriva da populo - populari, che vuol dire "distruggere". Senato e popolo erano gli elementi che detenevano l'autorit, che muovevano guerra, pertanto quando Cesare dichiar di essere lui a fare la guerra, si trov in contrasto con il Senato e con il popolo, cio con lo Stato costituito, e quindi non pot che essere considerato un epicureo. Per fare una res publica seria ci voleva lo stoicismo, perch, secondo questo, ogni cosa era dove era bene che fosse. Questa, fra l'altro, fu la giustificazione dei regni ellenistici. Quando, per esempio, sorse il regno di Pergamo, i Tolomei non fecero ricorso a un epicureo allo scopo di dare significato all'impero, ma a uno stoico, perch potesse concludere che il re era l'incarnazione della ragion d'essere del tutto: questa l'origine dell'idea del re divino quale incarnazione del logos divino che ordina il tutto. Pi tardi Marco Aurelio afferm che il re un ministro, e quindi un servo, infatti la parola
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"ministro" viene dal termine minister, che vuol dire appunto servo. A tal proposito sarebbe auspicabile che i nostri nobili ministri si ricordassero pi spesso di essere i servi, gli amministratori dell'ordine, che pubblico e che non pu essere mai usato per interesse privato. Infatti, nel momento in cui viene usato per scopi privati diviene dispotico, e sorge dunque la dittatura. Alla fine della Repubblica fu proprio questa problematica a essere dibattuta, e fu Augusto a cercare di introdurre la concezione di un ordine coincidente con ci che . Tanto vero che Nerone, o gli imperatori che ritennero che la cosa pubblica fosse loro propriet, condannarono gli stoici, tra i quali compariva anche Seneca; infatti quest'ultimo voleva mostrare che l'impero era una res publica, e non il dominio dispotico di qualcuno in particolare. In questo senso lo stoicismo divenne cosmopolitismo: il diritto divenne legge universale, che ispirava a sua volta le leggi della citt. Si scorge qui come cominciarono a emergere concezioni religioso-politiche da un lato, religiosocreazionistiche dall'altro, proprie della tradizione ebraica, che si trasformarono poi in Cristianesimo. In principio, infatti, il Cristianesimo era sconosciuto ai romani; per loro si trattava di una setta ebraica, come in effetti era. Quando Nerone, a quanto si dice, incendi Roma, non attribu la colpa ai cristiani, ma agli ebrei. Le persecuzioni vennero dopo, e l'impero si bas su ragioni non arbitrarie nel perseguire i cristiani, in quanto questi attuavano una prevaricazione nei confronti del concetto dell'impero inteso come ordine, poich parlavano di un altro ordine. 7 Qual il rapporto tra scetticismo, empirismo e ricerca scientifica? Alla fine dell'impero sorsero scuole, simili agli attuali ginnasi e licei, dove le materie venivano insegnate, non come ricerca, ma come sapere ormai acquisito, ordinato e dato, dogmatico. In generale, anche oggi, i professori salgono in cattedra ed espongono una loro verit, che la verit, dichiarata, ma non chiarita e dimostrata. In opposizione a questo tipo di atteggiamento si inserirono i grandi scienziati, come Tolomeo e Sesto Empirico. Entrambi infatti scrissero una logica, dove si studiavano le condizioni che permettevano di far progredire le proprie scienze, e che non potevano essere univoche e determinate una tantum. Per fare un esempio: secondo la medicina empirica bisognava, prima di tutto di cogliere attraverso l'esperienza le condizioni che permettevano di poter fare appunto il medico; la semplice raccolta dei sintomi - la semeiotica non era ritenuta sufficiente, perch occorreva poi raccogliere i dati nell'unit e trovare il quadro clinico che spiegava il tutto. Attraverso l'esperienza era dunque possibile trovare il quadro clinico, quadro che, tuttavia, poteva cambiare: pertanto la ricerca doveva rimanere aperta. Sesto Empirico descrisse in maniera splendida l'opera di coloro che, nella storia del pensiero, ebbero un atteggiamento di ricerca invece che di sistema. In questa storia figura addirittura Platone, cosa del tutto comprensibile, in quanto la ricerca di Platone una ricerca aperta, che non ha conclusione, cos come quella di Parmenide, che compare altres in questa storia. Sesto, poi,
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arriv ad affermare che non si morali e non si scienziati se non si scettici, perch ogni ricerca deve essere una ricerca in divenire. Anche la morale, una volta che si costituita, diviene una morale determinata, contemplativa, che tende a conservare il mondo cos com'; ma questa una morale poliziesca, una morale di conservazione, e non una morale scettica, che si apre continuamente. Da questo punto di vista si comprende come il Cristianesimo, affermando il primato della verit divina, abbia chiuso la ricerca e abbia accantonato lo scetticismo e lepicureismo. Adorno spiega l'incidenza politica dello stoicismo e dell'epicureismo: il primo con la sua idea finalistica e giusnaturalistica di un ordine universale meglio si adattava al potere politico di Roma che, al contrario, vedeva nella cosmologia casualistica del secondo una minaccia alla stabilit dell'impero. L'epicureismo, poi, con il suo richiamo alla concretezza dell'esperienza, secondo Adorno, si pone all'origine dell'alchimia, praticata per primo dall'epicureo Bolo di Mende, vissuto in Egitto tra il III e il II secolo a. C., come scienza tesa non alla contemplazione ma alla trasformazione della realt. L'epicureismo anche alla base di una nuova medicina empirica e di una botanica che abbandona le astratte classificazioni aristoteliche. Approfondendo la questione dei rapporti tra epicureismo e scetticismo e del loro scontro nella cultura romana, Adorno si sofferma sulla nozione di logos con cui Zenone di Cizio indica non solo il soggettivo discorso umano, ma la struttura stessa della realt fatalisticamente intesa. Tolomeo e Sesto Empirico sono, secondo Adorno, i massimi interpreti del concetto greco di scienza quale sapere empirico e "scettico" secondo il significato greco del termine (schpsis) che indica una ricerca (zetin) radicata nel dubbio e perennemente aperta. torna all'intervista

Biografia di Francesco Adorno Interviste dello stesso autore Gorgia e la retorica Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica La nascita della scienza I Sofisti Protagora: l'umanit della sofistica La matematica e la fisica nel pensiero antico La fisica di Epicuro
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Platone. La Repubblica L'etica di Epicuro Partecipa al forum "I classici" Relazioni con brani Sesto Empirico,La logica proposizionale degli stoici
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Francesco Adorno

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Francesco Adorno

Siracusa, 1921
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VITA Francesco Adorno, nato a Siracusa il 9 aprile 1921, ha sempre vissuto a Firenze dove si laureato in filosofia nel 1944. Ha insegnato Storia della filosofia, Storia della filosofia medioevale e Storia della filosofia antica presso le universit di Firenze, Bari, Bologna. Attualmente ordinario di Storia della filosofia antica all'universit di Firenze. E' membro di varie Accademie scientifiche italiane e straniere, presidente dell'Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria e membro dell'Unione Accademica Nazionale. OPERE La "cultura" ionica tra il VII e il VI secolo a. C., in Storia e civilt dei Greci, I, Milano, 1978; Introduzione a Socrate, Bari, 1970; I Sofisti e Socrate, Torino, 1952; Studi sul pensiero greco, Firenze, 1966; Introduzione a Platone, Bari,1978, 1991 (II); La cultura filosofica ellenistica, in Storia e civilt dei greci, IX, MIlano 1977; La filosofia antica, 4 voll., Milano, 1991, 1992 (nuova ed. aggiornata); L'eredit greco-latina e la formazione della "cultura" europea tra il XV e il XVIII secolo, in Studi politici in onore di L. Firpo, II, Torino, 1990; Il pensiero politico di Platone, Torino, 1990. Francesco Adorno ha contribuito alla traduzione delle opere di Platone (UTET e Laterza) e ha curato l'edizione critica di alcuni testi umanistici fiorentini. Ha promosso e coordina l'edizione di un Corpus dei Papiri filosofici greci e latini in dieci volumi e la pubblicazione di carteggi e scritti inediti di pensatori e letterati cha hanno operato in Toscana tra l'800 e il '900. PENSIERO Gli interessi di Adorno sono rivolti,in primo luogo, ad una ricostruzione filologicamente rigorosa di alcuni momenti e figure del pensiero antico : la formazione della scuola ionica, Socrate, Platone,

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Francesco Adorno

la prima Accademia,le scuole ellenistiche, Epicuro, Seneca, ecc. Determinante per la sua formazione stato il clima culturale e politico fiorentino negli anni tra il 1930 e il 1945 e lo storicismo crociano, che lo ha indotto a concepire la filosofia come riflessione storico-critica mai separata dalla vita. Contro gli arbitri di un pensiero metafisico lontano dalla concretezza delle cose e privo di rigore storico, Adorno ha fatto propria la lezione del metodo marxista e della pi recente filosofia del linguaggio, per realizzare una lettura attenta dei testi classici capace di farli vivere e parlare nel loro contesto politico e culturale. Contributi dell'autore all'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche: Aforismi Parole chiave della filosofia - la verit Gorgia, la seduzione della parola Interviste Gorgia e la retorica Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica La nascita della scienza Lo stoicismo e l'epicureismo I Sofisti Protagora: l'umanit della sofistica La matematica e la fisica nel pensiero antico La fisica di Epicuro Platone. La Repubblica L'etica di Epicuro
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Francesco Adorno: Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica

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Interviste Francesco Adorno

Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica


31/5/1988

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Adorno ricorda che la parola metafisica ha designato in origine il gruppo di libri che, nell'ordinamento dato alle opere di Aristotele, venivano "dopo" (met) quelli della Fisica; spiega quindi che il termine essere in Aristotele ha soltanto un valore verbale, mentre il t n, il "ci che in quanto quello che " non indica l'essere come sostantivo e oggetto metafisico, ma la ragione logica o essenza di una cosa; analogamente, l'opposizione parmenidea e platonica di essere e non-essere, secondo Adorno, risulta dal duplice modo di considerare la realt, come oggetto di fede (pstis) o di verit(aletheia), come molteplice o come unitaria, come ambito della fisica che conosce le "cose" (pragmata) o dei "logoi" che delle cose attingono la ragione . Dopo alcune rapide considerazioni sul termine "corpo" (soma) che Platone, sulla base di un'assonanza acustica, avvicina a "tomba" (sema) e sul termine soggetto (hypokemenon) che indica ci che nel giudizio "soggiace" al predicato, Adorno si sofferma dapprima sulla poetica di Aristotele, spiegando il significato del termine poiesis, e poi sull'estetica, ricordando che questo termine, nel significato tecnico che oggi possiede, stato coniato da Baumgarten . Respingendo lo storicismo hegeliano e marxiano come deteriore metafisica della storia, ma sottolineando la necessit di pensare storicamente le idee e gli autori, Adorno, in conclusione, afferma che lo storico del pensiero, attraverso lo studio delle parole, deve ricostruire la storia della cultura umana . Napoli - Biblioteca Marotta: 31 maggio 1998

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Francesco Adorno: Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica

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Francesco Adorno: Gorgia e la retorica

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Interviste Francesco Adorno

Gorgia e la retorica
6/3/1987

Documenti correlati Per Adorno quando parliamo dei Greci ci riferiamo a un insieme eterogeneo di popolazioni, con diverse culture e religioni. Dopo questa precisazione, parla di Gorgia e della tecnica retorica sofistica. L'intuizione gorgiana consiste nel fatto che il mondo degli uomini fatto con le parole e che quindi il lgos ha una funzione poietica. Il rapporto con gli uomini infatti non viene creato una volta per tutte, ma deve essere sempre rinnovato. Per il valore della parola emblematico il caso di Elena in Elogio di Elena. Adorno sottolinea l'importanza dell'ironia, che coincide in Gorgia con il momento di distacco dalla passione. La tecnica della retorica consiste nel saper usare a seconda delle circostanze e del fine che si persegue, determinate parole. Tale capacit di adattamento venne criticata da Platone, che tuttavia adott una retorica psicologica, o arte del guidare le anime. Questa tesi filosofica ebbe molta fortuna. Biografia di Francesco Adorno Aforismi derivati da quest'intervista Gorgia, la seduzione della parola Interviste dello stesso autore Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos

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Francesco Adorno: Gorgia e la retorica

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Francesco Adorno: Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos

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Interviste Francesco Adorno

Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos


31/5/1988

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Dopo aver spiegato il nesso profondo che lega la critica filologica e la ricostruzione storiografica, la "storia delle parole" e la "storia dei concetti", Francesco Adorno delinea una sorta di dizionario delle parole-chiave del pensiero antico. Del termine filosofia illustra l'origine etimologica, i diversi usi storici e la prima teorizzazione che esso riceve con Platone. Profondamente diverso, a parere di Adorno, il valore semantico della parola greca aletheia rispetto a quello del suo equivalente latino veritas che ha origini balcaniche. Adorno spiega poi l'uso diverso che del termine logos fanno Eraclito ed Aristotele, per il quale il "discorso" si configura come giudizio; il termine platonico idea, invece, deriva dal verbo "orao" che significa "vedere" ed indica l'oggetto di una rappresentazione mentale. Interessante risulta l'origine etimologica del termine nous, normalmente tradotto con "intelletto": esso deriva dal verbo "noein" che in Omero ha il significato di "annusare" e solo successivamente passer ad indicare la capacit di legare intellettualmente i concetti . Per il termine techne Adorno propone un'etimologia inconsueta, ritenendo che derivi da "tictein" che significa "creare". Adorno traccia l'evoluzione del concetto di logos che con lo stoicismo pass ad indicare la struttura stessa della realt. Napoli, biblioteca Marotta, 31 maggio 1988 Biografia di Francesco Adorno Aforismi derivati da quest'intervista

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Francesco Adorno: Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos

Parole chiave della filosofia - la verit Interviste dello stesso autore Gorgia e la retorica Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica La nascita della scienza Lo stoicismo e l'epicureismo I Sofisti Protagora: l'umanit della sofistica La matematica e la fisica nel pensiero antico La fisica di Epicuro Platone. La Repubblica L'etica di Epicuro Partecipa al forum "I classici"
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Francesco Adorno: Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica

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Interviste Francesco Adorno

Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica


31/5/1988

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Adorno ricorda che la parola metafisica ha designato in origine il gruppo di libri che, nell'ordinamento dato alle opere di Aristotele, venivano "dopo" (met) quelli della Fisica; spiega quindi che il termine essere in Aristotele ha soltanto un valore verbale, mentre il t n, il "ci che in quanto quello che " non indica l'essere come sostantivo e oggetto metafisico, ma la ragione logica o essenza di una cosa; analogamente, l'opposizione parmenidea e platonica di essere e non-essere, secondo Adorno, risulta dal duplice modo di considerare la realt, come oggetto di fede (pstis) o di verit(aletheia), come molteplice o come unitaria, come ambito della fisica che conosce le "cose" (pragmata) o dei "logoi" che delle cose attingono la ragione. Dopo alcune rapide considerazioni sul termine "corpo" (soma) che Platone, sulla base di un'assonanza acustica, avvicina a "tomba" (sema) e sul termine soggetto (hypokemenon) che indica ci che nel giudizio "soggiace" al predicato, Adorno si sofferma dapprima sulla poetica di Aristotele, spiegando il significato del termine poiesis, e poi sull'estetica, ricordando che questo termine, nel significato tecnico che oggi possiede, stato coniato da Baumgarten . Respingendo lo storicismo hegeliano e marxiano come deteriore metafisica della storia, ma sottolineando la necessit di pensare storicamente le idee e gli autori, Adorno, in conclusione, afferma che lo storico del pensiero, attraverso lo studio delle parole, deve ricostruire la storia della cultura umana. Napoli, Biblioteca Marotta, 31 maggio 1988 Biografia di Francesco Adorno

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Interviste Francesco Adorno

La nascita della scienza


21/2/1988

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- Professor Adorno, quando e come si stabilita la distinzione tra filosofia e scienza nel mondo greco? (1) - E' corretto dire che la filosofia in principio solo una messa in discussione, una critica della doxa , dell'opinione comune, dell'abitudine a ragionare sulle cose cos come appaiono immediatamente? (2) - Per noi la distinzione tra filosofia e scienze esatte un fatto scontato; quando sorta questa distinzione? (3) - E' possibile affermare che le scienze si costituiscono nella storia? E se vero ci, per Platone cosa era la scienza? (4) - Che rapporto c' per Platone tra matematica e verit? (5) - Comunemente si crede che la fisica, come tutte le altre scienze naturali, sia nata dalla filosofia; d'altra parte i primi filosofi, come Anassimene e Anassimandro, furono dei fisici. E' nata quindi prima la fisica, e poi la necessit di superare la mera osservazione dei fatti naturali, grazie alla filosofia, o nata prima quest'ultima? (6) - Qual la critica che Epicuro mosse alla fisica aristotelica? (7) - E' noto che Epicuro abbia anticipato in qualche modo le scoperte fondamentali della chimica. Come mai queste geniali intuizioni sono rimaste nell'oblio per secoli e secoli? (8)

1. Professor Adorno, quando e come si stabilita la distinzione tra filosofia e scienza nel mondo greco?
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

Si tratta di un argomento piuttosto complesso, poich, in genere, nell'epoca moderna, filosofia e scienza naturale sono sempre state considerate come due discipline ben distinte. In verit esse sono nate e si sono sviluppate insieme, come dimostra il termine stesso "filosofia", che fin dall'origine ha indicato il "desiderio di sapere", il desiderio di conoscere le condizioni che permettono un tipo o l'altro di sapere, e quindi le condizioni che permettono un tipo o l'altro di scienza. La divisione fra le due discipline avvenne in epoca tarda, quando ormai la filosofia aveva assunto il significato di "concezione generale", significato che ancora oggi ha, tanto vero che si usano espressioni del tipo: "la filosofia di una partita di calcio", per indicare solamente un modo di concepire un incontro calcistico. All'origine la situazione non era questa. Il termine filosofia, o desiderio - "filia" - di sapere "sofia" - nacque, infatti, in Grecia, e venne usato per la prima volta dagli storici, che facevano appunto "storia", o "istoria" , termine che in greco vuol dire letteralmente "le cose viste". Dunque, il ragionamento sulle cose viste e il rendersi conto di cosa esse fossero, rappresentava il "desiderio di sapere" perch e come tali cose erano avvenute. La filosofia, all'origine, non aveva pertanto nessun contenuto; era l'esigenza di rendersi conto, di non accettare supinamente nulla, e di conoscere le condizioni che permettevano i vari tipi di sapere. Da qui prese origine la scienza; ma la filosofia non la scienza, bens il desiderio di sapere come nasce la scienza stessa, la quale, in questo senso, acquista un significato storico. Platone usa un'espressione splendida per indicare la filosofia: egli dice che la filosofia la figlia della meraviglia; essa la curiosit, il non accettare le cose come sono e il tentare di rendersi conto di tutto; il gioco del "perch?", del "cos'?" dello "a che serve?", e quindi, in questo senso, il metodo comune a tutte le scienze. Naturalmente di qui si sviluppa la logica, che studia quali sono le condizioni che permettono il discorso, o logos ( in greco, intorno ai singoli argomenti, poich una cosa il discorso della matematica, un'altra quello della fisica, e un'altra cosa ancora il discorso sul come sia possibile il rapporto umano. Infatti tale rapporto costituisce un "costume", un "uso", in latino mos, moris e in greco ethos : si dunque nell'ambito della morale, che studia le condizioni che permettono i rapporti tra gli uomini. 2. E' corretto dire che la filosofia in principio solo una messa in discussione, una critica della doxa , dell'opinione comune, dell'abitudine a ragionare sulle cose cos come appaiono immediatamente? Ritengo che questo sia il punto essenziale. Noi infatti siamo costantemente presi dalle cose, dalle mode, dalle opinioni comuni. Ora, anche una corrente scientifica, nel momento in cui diventa moda, si trasforma in un'opinione, o doxa in greco, che viene accettata supinamente, "patita". Se fossi, per esempio, un razionale puro, innamorato della ragione, farei della ragione una "passione", sarei un patito, e non considererei tanti altri aspetti dell'uomo che pure esistono.
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

Quando chiudo il mio giudizio solo in una determinata forma, e ne sono tutto preso, sono fuori dal "nous "; poich nous, in greco, significa "saper articolare tra di loro gli aspetti diversi", a differenza di "dianoia" che indica il passaggio dall'uno all'altro aspetto nel discorso stesso; quando sono preso da un solo aspetto, sono fuori, accanto, o "para" in greco, al "nous", e sono quindi "paranoico". Paranoia , come il termine latino "delirio", vuol dire appunto essere preso da un solo giudizio, senza saperlo articolare con gli altri giudizi nella loro totalit. Il filosofare, quindi, il tentativo di rendersi conto di tutti gli aspetti, per poi saper giudicare, criticare. La filosofia, dunque, va intesa non come passione, come "doxa", bens come dialettica, ci mediante cui - "dia" - si ragiona, si calcola - "legesthai". Il motivo per il quale proprio nella cultura greca sia sorto un cos sviluppato desiderio di conoscenza in termini razionali, rimane uno dei misteri pi grandi nella storia dell'uomo. Tuttavia, ritengo che la causa di ci risieda, probabilmente, nei linguaggi. Si prenda come esempio l'Egitto: il mondo egiziano si basava su di un linguaggio ideogrammatico. Se si doveva scrivere "uomo", in Egitto, non si usavano delle lettere, ma si realizzava un disegno stilizzato, una sorta di asta attaccata ad altre due. Ora, l'ideogramma porta con s una visione statica, contemplativa, non storica. Da questa constatazione nasce la tesi per cui, di fatto, i popoli che ricorrono a scritture ideogrammatiche, come i Cinesi o i Giapponesi, non avrebbero una storia, sarebbero fermi, e sarebbero quindi pi vicini a posizioni religiose, contemplative, sacerdotali. La scrittura greca, invece, alfabetica, e l'alfabeto implica dei segni che vanno interpretati attivamente: la visione implicata dunque dinamica e, in questo senso, storica. L'utilizzo di un alfabeto composto da suoni che con-suonano con altri, e quindi di un linguaggio interpretativo, potrebbe spiegare le ragioni della disposizione intellettuale degli antichi greci.

3. Per noi la distinzione tra filosofia e scienze esatte un fatto scontato; quando sorta questa distinzione? Ritengo che sia stata la nostra mentalit ad aver diviso le scienze esatte dalla filosofia, verso il I, II secolo a.C.. Ci accaduto in un'epoca in cui si andavano affermando varie correnti religiose, derivanti in parte dal mondo semitico e in parte da quello arabo. In realt tutte le discipline filosofiche sono scienze, poich il problema comunque quello di determinare quali sono le condizioni che rendono possibile un discorso corretto. Tuttavia, se si cercano le condizioni che rendono possibile un discorso di tipo aritmo-geometrico, si dovr ragionare in termini aritmo-geometrici, e i principi ai quali si giunger saranno connessi a tali
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termini; se invece si ricerca nel campo della metafisica, ci si baser su altri principi e si giunger ad altri fini: questo ci che rende diverse le scienze. Per questo oggi si distingue tra l'attivit del guardare la realt quale in base alle nostre capacit conoscitive - cio la teoretica, da theoreo , che in greco vuol dire "guardare", tanto che ancora oggi abbiamo dei "teatri", cio dei luoghi dove si va a guardare - e l'atteggiamento dell'uomo verso un mondo non da guardare, ma da fare, da costruire - cio la prassi, o praxis, che in greco vuol dire "azione". La distinzione che oggi intercorre tra filosofia, fisica e matematica diversa e al contempo simile. Aristotele, a tal proposito, distingue la teoretica, la scienza del guardare, in tre filosofie: la "filosofia prima", la "fisica" e la "matematica". Per "filosofia prima", Aristotele intende la ricerca delle condizioni che permettono di pensare l'esistente, cio la "metafisica". Occorre sottolineare, per, che i greci di quell'epoca non disponevano del termine "metafisica", infatti tale parola nacque nel II secolo d.C., quando furono editi i libri di Aristotele, e il curatore ritenne che i libri che aveva riunito dovessero essere quelli scritti "dopo i libri della fisica" "ta meta ta fysika". La "fisica", o "filosofia seconda", invece, la ricerca delle condizioni e dei principi che permettono l'esistente. Infine, la "matematica" la ricerca delle condizioni che permettono di astrarre dall'esistente. Si tratta, in altre parole, della geometria e dell'aritmetica: esse infatti costituiscono un modo di apprendere che in greco viene denominato manthano , termine dal quale deriva appunto la parola mathesis .

4. E' possibile affermare che le scienze si costituiscono nella storia? E se vero ci, per Platone cosa era la scienza? Ritengo che ogni singola scienza sia nata storicamente nel momento in cui stata riconosciuta come la condizione prima per poter conoscere. Per esempio, Platone ritenne possibile la scienza etica perch costituita dall'uomo stesso, quale arte del saper pensare bene, in modo che tutto andasse dove era bene che andasse, mentre non ritenne possibile una fisica, perch convinto che per realizzarla, si sarebbe dovuto cogliere, per esempio, l'uomo, o il pidocchio, o il cane per quello che erano, mentre, in realt, ci che si vedeva era sempre la definizione di queste cose. In greco definire si dice orizomai, donde deriva il termine "orizzonte", che indica il circondare qualcosa. Ora, per Platone era impossibile pensare o vedere qualcosa che non fosse esteso,
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

definito. Pertanto, per vedere, per pensare, si aveva bisogno di una definizione o di una rappresentazione mentale, concetto che in greco si traduce con il termine idea. Dunque, per Platone, non era possibile cogliere l'essenza di una cosa perch si frapponeva il diaframma dell'idea che chiudeva, che definiva la cosa stessa, e siccome non c'era un'idea se non la si determinava, se non la si denominava, la cosa si trasformava in un nome, dietro al quale non si coglieva l'essenza. Geometria e aritmetica erano invece possibili, per Platone, perch appunto, per poter ragionare, per, non si potevano unire delle qualit, ma si dovevano congiungere delle quantit. Noi pensiamo geometricamente e aritmeticamente proprio perch abbiamo bisogno di determinare le cose quantitativamente. Per esempio non possibile sommare cappelli e cavalli, ma tanti cappelli e tanti cavalli danno un certo numero, che possibile calcolare. Il termine italiano "pensare" viene da "pondo", che vuol dire "ponderare", "soppesare"; la parola "ragionare" deriva invece dal termine latino "reri", che vuol dire "calcolare". Dunque, pensare equivale a calcolare, tuttavia occorre sapere cosa possibile calcolare, sottrarre e sommare e cosa no. Si arriva cos alla capacit di giudizio. Secondo Platone si trattava di vedere se davvero l'uomo avesse gi in s le condizioni per poter giudicare, per poter pensare con la propria testa. Infatti, fino a che si presi da qualcosa si passivi, mentre, nel pensare con la propria testa, si giudica; non si pi dominati, ma si domina nel giudizio. Normalmente, nella vita quotidiana, non si pensa, ma si pensati, in quanto si pensa secondo la morale corrente, o i modi di pensare correnti. Secondo Platone questo accadeva perch tutto il sapere era stato obliato, era diventato "lethe", termine che deriva dal greco "lanthano" , che d anche il nome al fiume dell'oblio, e che vuol dire letteralmente "copertura". Si trattava dunque di rientrare dentro se stessi, per cogliere i modi del ragionare, e cos dominare, possedere il giudizio, la "a-letheia" , che in greco vuol dire letteralmente "verit". Nel Menone, Platone mostr che anche a uno schiavetto che non sapeva nulla, se ben condotto, era possibile far cogliere, mediante la maieutica socratica, una certa verit. Questa verit per non era estratta dal ragazzo, come credono coloro i quali sono abituati alla vecchia tradizione delle idee innate; il personaggio di Socrate, infatti, non tira fuori nulla dal giovanetto, ma semplicemente lo porta a costruire un teorema di geometria, costruzione alla quale potremmo arrivare tutti, in quanto uomini dotati di ragione. Per esempio, quando vediamo una figura geometrica che racchiude uno spazio entro tre lati, comprendiamo immediatamente che si vengono a costituire tre angoli, abbiamo l'intuizione, o noeseis, che ci non contraddittorio. Allo stesso modo, dall'analisi del triangolo risulta che la somma degli angoli interni uguale a un angolo piatto: ci non qualcosa di aggiunto, ma una necessaria conseguenza de-ducibile analiticamente dalla definizione stessa di triangolo. Tuttavia non possibile pensare nulla senza determinare una certa estensione; questo implica che
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

ogni cosa sia fatta di tanti punti, i quali implicano a loro volta un numero concettuale, quello che i greci chiamavano il "numero matematico", l'uno. In altre parole, se si vuole pensare al numero dieci non si richiamer alla mente l'immagine di dieci palline, ma quella dell'unit-dieci; l'essenza del dieci risiede dunque nell'essere "un" dieci. Pertanto quando si pensa al dieci concettualmente, esso sar un numero matematico; quando invece lo si pensa fisicamente, esso diverr un numero-idea, costituito da punti. Una serie di punti rappresenta una retta; una serie di rette diventa un piano, una serie di piani dei parallelepipedi, cio delle forme geometriche. Secondo questo principio possibile tradurre, per esempio, la figura umana in una sfera, un cilindro, eccetera, in altre parole possibile tradurla in termini geometrici e matematici, termini che rappresentano la condizione per poter pensare. Non si potr pensare mai un pendolo in se stesso, sia esso di ferro o di legno, mentre invece possibile pensare alla formula 2 p Vn/g, che pu essere considerata l'essenza del pendolo, in quanto la legge geometrica e matematica la condizione che permette di pensarlo. E' alla luce di ci che Platone afferm che geometricamente e aritmeticamente si pu cogliere la realt.

5. Che rapporto c' per Platone tra matematica e verit? La geometria e l'aritmetica esistevano sicuramente gi prima di Platone, infatti, a parte Pitagora del quale non si sa molto -, si possono certamente ricordare grandissimi matematici, quali Filolao e Archita. Ai tempi di Platone, poi, operarono Teeteto e Teodoro, che, all'Accademia, tenevano seminari su argomenti aritmetico-geometrici, come la duplicazione del cubo. E fu all'Accademia che nacque il primo studio sistematico della radice quadrata, con la scoperta dei numeri razionali e irrazionali. A Platone spett comunque il merito di aver trovato le condizioni che rendevano possibile la geometria e l'aritmetica. Ora, il termine aritmetica deriva dal greco "arithmos", che significa "numero", mentre geometria deriva dal greco "geometria", che vuol dire "agrimensura", pertanto essa la scienza delle misure, o meglio della misurazione della terra. Platone, quindi, individu le condizione necessarie per studiare la terra, o meglio, la realt stessa, attraverso un discorso di tipo matematico piuttosto che fisico. Non un caso che Platone non scrisse mai una fisica, come, d'altra parte, ribad egli stesso nella Settima lettera, mentre di geometria e matematica s. Ecco perch sulla porta dell'Accademia si dice ci fosse scritto: "qui non entri nessuno che non sappia di geometria e di aritmetica". La matematica era, per Platone, soltanto una delle forme del conoscere, che certo non escludeva le altre, come, per esempio, la fisica. Tuttavia riteneva che il filosofo avesse bisogno di rifugiarsi nei "logoi" e non nelle cose fisiche. Egli infatti nel Fedone afferm di aver bisogno di rifugiarsi nei
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

"logoi" perch la verit stava nel logos , cio stava nel giudizio, non nella cosa. La cosa in se stessa non era n vera n falsa, ma il vero e il falso stavano nel giudizio, nel saper giudicare. Per egli dunque, la geometria e la matematica stavano nei logoi; la verit, l'aletheia , delle cose stava nel giudizio stesso che la veniva esprimendo.

6. Comunemente si crede che la fisica, come tutte le altre scienze naturali, sia nata dalla filosofia; d'altra parte i primi filosofi, come Anassimene e Anassimandro, furono dei fisici. E' nata quindi prima la fisica, e poi la necessit di superare la mera osservazione dei fatti naturali, grazie alla filosofia, o nata prima quest'ultima? Ritengo che questa sia una domanda molto intelligente, poich in effetti i naturalisti Ionici Talete, Anassimandro, Anassimene - sono sempre stati considerati dei fisici, ma ci in parte vero e in parte non lo . In origine, Talete, Anassimandro e Anassimene non sono stati considerati nemmeno filosofi. Platone, per esempio, non fa menzione n di Anassimandro n di Anassimene, e ricorda solo una volta Talete, per dire che era un "eumechanos", espressione che in greco vuol dire un "buon ingegnere", una persona abile nel realizzare le cose. Questi pensatori, in verit, cercavano di descrivere la realt in termini naturalistici; ma, in greco, la parola "natura" trae origine dal termine "phyo" , che vuol dire letteralmente "produrre". Dunque essi andavano alla ricerca di ci che permetteva l'esistere, di ci che permetteva la produzione. Inoltre, andando alla ricerca delle essenze, di ci che permetteva il nascere delle cose, essi descrivevano la natura. Da questo punto di vista quindi, gli ionici non erano dei fisici ma dei descrittori. Ora, in greco "descrivere" si dice "mythein"; ci spiega perch, pi tardi, si disse che gli ionici avevano generato soltanto miti, e non teorie fisico-scientifiche. Loro infatti si erano limitati a una descrizione della natura, e non avevano trovato le condizioni, le leggi fisiche della natura stessa. Qual , dunque, la condizione affinch lo studio della natura diventi fisica? Aristotele, nel tentativo di superare Platone, cerc una risposta a tale quesito. Ora, Platone fu un grande matematico, o perlomeno colui che ordin la scienza aritmo-geometrica, che poi ebbe i suoi sviluppi con Senocrate e Speusippo, sulla linea del cosiddetto "pitagorismo platonico". Aristotele, invece, si ripropose di comprendere la realt attraverso la fisica piuttosto che la matematica. Di qui nacque la sua problematica secondo la quale non si poteva pensare qualcosa che non fosse un tutt'uno di materia e forma. Se fosse vero, si domandava Aristotele, che la cavallinit separata dai cavalli, come sosteneva Platone, quando si incontra un cavallo come si
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

fa a riconoscerlo come tale? Per questo un cavallo pensabile soltanto come un insieme di forma e di materia, di forma e contenuto, cio a dire un "sinolo". A. questo punto, al posto di una definizione, era possibile impiegare un termine, una parola, che diveniva la definizione della cosa: la parola "cavallo" stava per il cavallo, non esprimeva la natura del cavallo, e grazie a essa era possibile operare congiunzioni, articolare un termine con l'altro. Se, per, ogni cosa era quello che era perch si realizzava in un fine, si delineava una concezione per cui l'essenza era forza vitale. Non un caso che, quando Aristotele defin la natura, afferm che il termine "natura" derivava da "phyo" , che vuol dire appunto "produzione", come d'altra parte la parola italiana "natura" che deriva dal latino "nascor". Le condizioni erano date da una "natura naturans" che diventava una "natura naturata", che ne rappresentava l'opposto, ma che a essa era unita. Se phyo era una forza vitale, la sua produzione era la vita, e, invece di scrivere una "fisica", parlando della natura si veniva a scrivere una teleologia, e insieme una "biologia", una scienza della vita. Se Platone us come modello l'aritmo-geometria, Aristotele us la biologia: i suoi libri pi grandi, infatti, erano dedicati agli animali, al loro movimento, allo studio del loro funzionamento e alla finalit della vita. La fisica vera e propria nacque dopo, con Epicuro, nel quadro della critica ad Aristotele e a Platone. 7 Qual la critica che Epicuro mosse alla fisica aristotelica? Epicuro si rese conto di come Aristotele avesse inteso proporre la problematica relativa alla fisica sul piano linguistico. Se "fisica", come Aristotele dice nel V libro della Metafisica, viene da "phyo" , che vuol dire "attivit produttiva", la condizione perch ci sia l'esistere su di un piano logico, e non ontologico, che ci sia da una parte una materia, una forma, ma dall'altra anche un "qualcosa che fa s" che la cosa sia. Si tratta di chiedersi - e si tenga presente che "chiedere" in greco "aiteo", donde deriva il termine "aitia" che noi traduciamo come "causa" - che cosa fa s che la cosa sia, in altre parole occorre dare la colpa a qualcuno - in quanto "aiteo" vuol dire anche "incolpare" - dell'esistenza della cosa. Quale la condizione perch ci sia una cosa? Da un lato c' una causa materiale, dall'altro c' una causa formale; ma che cosa unisce tali cause? E' necessario un "efficit", una causa efficiente. Ora, la causa efficiente, col suo operare, tende a realizzare un proprio fine; ecco quindi una quarta causa, la causa finale. Ma se causa finale, la causa efficiente in quanto tale attivit, produce, "phyo", vita.
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

Quindi il principio della fisica, secondo Aristotele, l'attivit, la vita, che tende sempre a realizzare un fine. Vita in greco si dice "bios", e il discorso intorno a come si realizza la vita la biologia, come si dice ancora oggi. La biologia consiste dunque nel rendersi conto dei fini a cui tende un certo organismo. La critica che Epicuro mosse ad Aristotele fu quella di non aver colto la realt, ma di aver costruito un ragionamento, di aver fatto fisica mediante la dialettica, e di aver realizzato cos una fisica fatta a tavolino, da professori universitari, e non da scienziati, perch non sperimentava come stavano effettivamente le cose. Diogene Laerzio offre una testimonianza su Epicuro che giudico di grande importanza. Egli infatti afferma che gli epicurei ritenevano superflua la dialettica nel campo della fisica, in quanto bastava avere l'umilt di sapere ascoltare le voci delle "cose esistenti", dei "pragmata". Ora in greco si fa una distinzione tra l'esistente e l'essente: io che sono qui e ora sono esistente, sono "pragmata ", mentre ci che "fa s che" io sia la mia essenza, il "to on" , la "ousia". "Ousia" deriva da "einai" - voce del verbo essere, participio passato femminile- e quindi significa "essenza". Quando Epicuro parlava della dialettica si riferiva alla dialettica di Aristotele, che confrontava tra di loro posizioni, opinioni, o "doxai" , diverse, fino a trovare quella meno contraddittoria, dalla quale far discendere tutto il discorso scientifico. L'utilit di questa dialettica, in ambito morale, era riconosciuta anche da Epicuro, che comunque insisteva sul fatto che se si voleva costituire la scienza fisica, non si doveva ricorrere alla biologia, all'aritmetica o alla geometria, ma si doveva ascoltare ci che giungeva dall'esperienza. Epicuro stesso, nella Lettera a Erodoto, spieg come questo avvenisse: per pensare a qualsiasi cosa, si ha bisogno della testimonianza dei sensi poich occorre conoscere le cose cos come appaiono, e non si pu pensare nulla che appaia nell'immediatezza che non sia un corpo, o "soma" , in un luogo, o "topos". Naturalmente, occorre poi trovare le condizioni che permettono di pensare i corpi e i luoghi. A proposito dei luoghi, Epicuro afferm che a essi si pu giungere anche "meta logo" , cio mediante un ragionamento, e non pi attraverso l'esperienza. Firenze, per esempio, un luogo che si trova in una regione, la Toscana, che a sua volta un luogo collocato in una pi ampia zona; quindi, affinch esistano tutti i luoghi, si deve poter pensare a un luogo che non ha luogo, cio lo spazio. Epicuro, rifacendosi al modo in cui Platone, nel Timeo, chiamava lo spazio, defin il luogo senza luogo il "vuoto" o "chora", che in greco vuol dire letteralmente "regione". Inoltre, per Epicuro, i corpi potevano essere pensati come una retta in quanto aventi un'estensione. Ora, la retta non pu essere pensata se non come divisibile all'infinito. Infatti possibile dividere una retta in A-B, ma tra A e B ci sono infiniti punti, quali A1, A2, A3, e altrettanti punti intercorrono tra A e A1. Tuttavia, accettare l'infinita divisibilit paradossalmente
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Francesco Adorno: La nascita della scienza

implica l'accettare l'infinita indivisibilit, gli infiniti non passaggi da un punto all'altro. Occorre quindi riconoscere, come condizioni logiche, da una parte l'infinita divisibilit, il vuoto, e dall'altra l'infinita insecabilit, i non passaggi. L'idea di non passaggio in greco espressa dal termine "atemno" (a-temno) che vuol dire "intagliabile", "insecabile", donde la parola "atomo". Pertanto le condizioni affinch esistano i corpi sono rappresentate dagli atomi, e dalla c"hora", che la regione dove gli atomi si possono legare insieme costituendo i luoghi nei luoghi. In tal modo Epicuro giunse a individuare l'origine della realt non nelle sostanze, nelle essenze, divine o non divine, nei principi che tendono a un fine, ma negli atomi, dai cui incontri nascevano per egli le cose. Tuttavia egli non studi il motivo per il quale si incontrano gli atomi, poich lo studiarlo avrebbe voluto dire ricadere nella ricerca di una finalit. In altre parole il mondo per egli doveva essere posto a caso, perch, se cos non fosse stato, sarebbe esistita una ragione finale, e la fisica avrebbe dovuto essere sostituita dalla teologia. Tutta la realt scaturiva dunque dall'incontro degli atomi, che, per Epicuro, possedevano un movimento. Il processo atomico era pertanto meccanico. L'acqua o il fuoco non erano viste come sostanze, essenze prime che rimangono eterne e tendono a un loro fine, ma come schemi di atomi. A seconda di come gli atomi si "mettevano insieme", si aveva l'acqua o il fuoco. Il mondo dunque non era altro che un incontro di atomi che andavano a creare una struttura; quando questa struttura cambiava, cambiava anche il mondo: in questo consisteva la teoria epicurea degli infiniti mondi possibili. La scoperta che tutto avviene secondo un moto meccanico, e che quindi non c' bisogno di ricorrere a spiegazioni teologiche o finalistiche, rappresenta la nascita della fisica intesa in senso moderno. Ma la meccanicit anche la condizione prima per poter pensare logicamente come si leghino tra di loro le cose. Questo potr apparire anche come materialismo, ma rappresenta una posizione molto pi logica di quella razionalistica. Chi garantisce, infatti, che la struttura razionale sia uguale alla struttura che si pu verificare nei fatti? Questa identificazione era, secondo Epicuro, un atto illecito, un passaggio irrazionale, egli non a caso afferm che non era possibile trovare nessuna ulteriore ragione al di l dei fatti, perch se la si fosse trovata, il passaggio compiuto sarebbe stato illogico.

8. E' noto che Epicuro abbia anticipato in qualche modo le scoperte fondamentali della chimica. Come mai queste geniali intuizioni sono rimaste nell'oblio per secoli e secoli?

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Francesco Adorno: La nascita della scienza

Tale oblio si fonda su una duplice ragione: da un lato la mancanza degli strumenti adatti per realizzare il progetto scientifico di Epicuro, dall'altro la concorrenza da parte dello stoicismo, il cui sviluppo inizi con Zenone di Cizio. Zenone non era di origine greca, ma semitica, e port con s concezioni religiose simili a quelle semitiche, basate sull'idea di un ordine del tutto. Egli era un commerciante, proprietario di una flotta che, a seguito di un enorme nubifragio, perse le sue navi e rimase ad Atene ridotto alla miseria. Cominci cos a interessarsi di filosofia. Chiesto a un libraio chi potesse offrirgli degli insegnamenti, fu indirizzato alla scuola di Cratete platonico, dove rimase e si dedic agli studi, traducendo le proprie concezioni in un linguaggio filosofico. Zenone, e dopo di lui Cleante e tutti gli stoici, ordinarono il mondo in una visione totalitaria, dove tutto si scandiva come era giusto e bene che fosse. Su questa base si svilupparono, soprattutto in seno alla cultura ebraico-cristiana, altre esperienze filosofico-religiose, quali quella di Filone l'ebreo. Filone visse in Egitto, e tradusse l'esperienza ebraica in termini greci, restando fedele alla visione di un ordine del tutto. La sua religiosit non era dunque quella di un Dio uno e trino, di un Dio creatore, ma quella di un Dio che era l'ordine del tutto, e a cui si arrivava attraverso la ragione. E' chiaro che, da questo punto di vista, Epicuro, che affermava che il mondo fatto dall'uomo, che il mondo si modifica, e che non esistono l'essenza e i fini, cominci a essere visto come un ateo, come un nemico. Inoltre, a Roma, l'epicureismo non ebbe fortuna in quanto sia Lucrezio sia Filodemo di Gadara, commentatori di Epicuro, facevano parte dell'ambiente dei Pisoni, vale a dire di una fazione contrapposta al Senato Romano. Tanto pi che lo stoicismo si adattava meglio a quelli che erano gli interessi di Roma, poich grazie a tale filosofia era possibile persuadere i soldati a morire in guerra. Abstract Dopo aver illustrato l'etimologia del termine "filosofia" che indica non il sapere ma il "desiderio di sapere" e aver ricordato l'immagine platonica della filosofia come "figlia della meraviglia", Francesco Adorno la definisce come problematizzazione dell'ovvio e dell'opinione comune, come superamento della "para-noia" nella "dia-noia" quale capacit di articolare il discorso. Nel linguaggio alfabetico meno statico del linguaggio ideogrammatico Adorno indica la ragione ultima dell'origine della filosofia nell'area culturale della Grecia. La distinzione tra filosofia e scienza, per, il frutto della moderna epistemologia che ha separato nettamente le cosiddette "scienze esatte" dalle discipline morali e filosofiche, che al contrario, in origine, erano tutte "scienze" filosofiche nel senso di indagini sulle condizioni che rendono possibile un discorso corretto. Aristotele, spiega Adorno, si limita a distinguere tra prassi e teoria e, all'interno di quest'ultima, tra filosofia prima o
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metafisica e filosofia seconda (3). Adorno passa, poi, a spiegare il significato dei termini platonici "idea", "ragione", "verit" e accenna alla dottrina dell'anamnesi esposta da Platone nel Menone per dimostrare che possibile fondare non una fisica, ma solo una scienza matematica, la quale, bench esistesse prima di Platone,solo in lui ha trovato una rigorosa fondazione. Platone si ispira ad un modello aritmo-geometrico di tipo pitagorico, al quale Aristotele, rivolgendo il suo interesse verso la physis ed elaborando una spiegazione dell'esperienza fondata su quattro cause, sostituisce un modello medico con cui fonda la biologia ed Epicuro un modello atomistico con cui fonda la scienza fisica. La fisica epicurea, configurandosi in termini meccanicistici e non finalistici e fondando l'esperienza su due condizioni- l'atomo e il vuoto - concepisce il mondo come la combinazione casuale di elementi semplici, dentro la quale si realizza la libert umana e la sua capacit di trasformare la realt. Vai all'inizio del'intervista

Biografia di Francesco Adorno Interviste dello stesso autore Gorgia e la retorica Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica Lo stoicismo e l'epicureismo I Sofisti Protagora: l'umanit della sofistica La matematica e la fisica nel pensiero antico La fisica di Epicuro Platone. La Repubblica L'etica di Epicuro Partecipa al forum "I classici"
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Francesco Adorno: I Sofisti

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Interviste Francesco Adorno

I Sofisti
6/3/1987

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Francesco Adorno parla dell'origine della sofistica e ne delinea i caratteri principali. Partendo dalla filosofia parmenidea, Protagora e Gorgia sostengono l'impossibilit di parlare dell'ente, a meno di non cadere in contraddizione. Il pensiero ionico influenz i sofisti, che adottarono come parola d'ordine non uscire dal fenomeno e quindi dai rapporti umani, che sono fatti di parole. L'atteggiamento di Socrate e di Platone nei confronti dei sofisti caratterizzato da una forte ambiguit; la loro polemica non rivolta tanto alla sofistica delle origini, quanto alla sofistica degenerata. Il legame di Platone con Parmenide rappresent un fattore determinante nel distacco platonico dalla sofistica. Adorno affronta il tema della virt nei sofisti, cofrontando la posizione di Gorgia con quella di Platone. Per Adorno la sofistica delle origini ricorda in alcuni aspetti la temperie dell'Illuminismo. Biografia di Francesco Adorno Interviste dello stesso autore Gorgia e la retorica Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica La nascita della scienza

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Interviste Francesco Adorno

Protagora: l'umanit della sofistica


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Francesco Adorno: La matematica e la fisica nel pensiero antico

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Interviste Francesco Adorno

La matematica e la fisica nel pensiero antico


12/2/1998

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Francesco Adorno: La matematica e la fisica nel pensiero antico

Firenze- La Colombara ; 12 febbraio 1988

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Francesco Adorno: La fisica di Epicuro

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Interviste Francesco Adorno

La fisica di Epicuro
7/3/1987

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Vai all'abstract
- Professor Adorno, l'opinione comune presenta Epicuro come il filosofo dedito ai piaceri sfrenati, che nega qualunque forma di conoscenza. Ci corrisponde al vero? E se cos non , di cosa si occupava fondamentalmente tale filosofo? (1) - Qual il legame di Epicuro con Democrito e con Anassagora? (2) - Qual per Epicuro il rapporto tra l'infinito e il finito? (3) - Qual , nell'epicureismo, la relazione tra l'atomismo e la vita umana? (4) Che cosa la teoria del clinamen, e perch la si attribuisce a Epicuro? (5) - Qual la differenza tra l'atomismo di Epicuro e quello di Democrito? (6) - Epicuro anticipa quelli che saranno i fondamenti della fisica moderna. Come stato possibile ci? (7) Che ruolo ha la figura di Epicuro all'interno della storia della filosofia antica? (8) - In che modo Epicuro distingue la fisica dall'astronomia? (9) - Qual la differenza tra la fisica epicurea e quella moderna? (10) - Spesso si parla di Illuminismo greco, facendo riferimento soprattutto ai sofisti. Ma non ritiene che il vero illuminista dell'antichit sia stato piuttosto Epicuro? (11) - Qual la concezione del linguaggio di Epicuro? (12)

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Francesco Adorno: La fisica di Epicuro

1. Professor Adorno, l'opinione comune presenta Epicuro come il filosofo dedito ai piaceri sfrenati, che nega qualunque forma di conoscenza. Ci corrisponde al vero? E se cos non , di cosa si occupava fondamentalmente tale filosofo? Vedere Epicuro dedito al piacere un topos, ma la realt molta diversa. Epicuro, infatti, si inserisce in pieno in quella che era l'atmosfera culturale del suo tempo. L'aspetto fondamentale del suo pensiero sulla linea platonico-aristotelica: Epicuro si prefigge di individuare le condizioni che permettono le singole scienze, cercando di cogliere come e se sia possibile parlare della natura, o della vita morale, oppure del cielo, o dell'astronomia. Epicuro, questo credo sia fondamentale, era convinto che n Platone n Aristotele avessero costituito una vera scienza fisica. A suo parere i due predecessori hanno descritto una fisica, ma non una fisiologia, cio non hanno studiato come realizzare la fisica. Questo risulta da un testo conservatoci da Diogene Laerzio il quale, nella Vita di Epicuro, ricorda anche come il filosofo abbia scritto un libro intitolato Canonica. Il termine greco canonica (kanonika) deriva dalla parola canone, che indica il regolo misuratore; canonica pertanto indica l'insieme delle regole della discussione, del pensare, quindi anche la logica. Epicuro, a proposito della logica, considera la dialettica superflua e sostiene che ai fisici basta seguire le voci delle sensazioni, le voci delle cose. Epicuro dunque si oppone alla dialettica intesa in senso aristotelico. Per Aristotele, per dedurre una teoria fisica, occorre contrapporre le tesi A e B per determinare l'ipotesi migliore. Epicuro, invece, sostiene che per gli studiosi di fisica questo metodo dialettico superfluo: infatti devono ascoltare la voce delle cose, i suoni delle cose, ovvero l'esperienza sensibile. dunque attraverso l'esperienza sensibile che, accantonando ogni teoria, ci si deve rendere conto della possibilit di costruire una scienza della natura.

2. Qual il legame di Epicuro con Democrito e con Anassagora? Epicuro dichiara la propria indipendenza da Democrito, poich il suo atomismo una concezione ben diversa da quello democriteo. D'altro canto, pur criticandolo, si rivolgeva all'Anassagora riformulato da Aristotele, a proposito delle omeomerie. L'accordo con Anassagora riguarda il metodo di studio della natura, che per quest'ultimo non si poteva indagare se non attraverso la natura stessa, ovvero spiegando il fenomeno col fenomeno. Per Epicuro i sensi testimoniano dellesistenza di qualche cosa. E questo indubbio: quando apriamo gli occhi, ci troviamo di fronte alla realt; tale realt quella che : estesa, e occupa un luogo, determinata in un luogo. In altre parole incontriamo dei corpi in dei luoghi. A questo punto mediante il ragionamento, come dice Epicuro meta logo (meta logo), possibile trovare per analogia le condizioni che permettono di pensare i corpi e i luoghi. Non si ha un luogo se non si ha una serie di luoghi l'uno accanto all'altro; ogni luogo, infatti, delimitato da un altro luogo,
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Francesco Adorno: La fisica di Epicuro

e quindi occorre avanzare l'ipotesi che esista un luogo dove stiano tutti i luoghi, un luogo che, essendo ci in cui stanno tutti i luoghi, il vuoto, o meglio lo spazio assoluto. Epicuro, nella Lettera a Erodoto, afferma che, affinch ci siano i corpi che sono nei luoghi, bisogna pensare un luogo dei luoghi che non ha luogo, il kenon (kenon), cio il vuoto. In un altro brano si corregge, affermando che kenon (kenon) chora (cwra). Kenon (kenon) il termine aristotelico che indica il vuoto, ma per Aristotele il vuoto in realt uno spazio pieno; per Epicuro, che si rif a Platone, il vuoto la chora (cwra), cio lo spazio geometrico. Platone usa il termine chora (cwra) nel senso di regione, ma le diverse regioni devono stare in una regione delle regioni che non ha regione, ovvero nello spazio geometrico. Da qui l'uso epicureo di chora (cwra).

3. Qual per Epicuro il rapporto tra l'infinito e il finito? Per Epicuro, se vi sono dei corpi in un luogo, e i corpi sono definiti in quanto definiscono lo spazio, ogni corpo, per essere pensato, deve essere portato al limite, all'estremo limite logico. Quando si giunge a dire che i corpi sono corpi, questo significa che sono un'immagine; ogni immagine ha un'estensione, e si pu quindi supporre che tutti i corpi si possano ridurre al limite, alla retta. Rifacendosi a Zenone di Elea, Epicuro afferma che la retta, per sua natura, divisibile all'infinito, per cui tra il punto A e il punto B c' A 1, A 2, A 3, all'infinito; inoltre tra A 1 e A 2 c' ugualmente l'infinito, o meglio la divisibilit all'infinito. La chimica, a esempio, insegna che non si giunge mai allo zero assoluto; dunque, non possibile pensare il divisibile all'infinito se non si pone una serie altrettanto infinita di non passaggi. Un'infinita serie di divisibilit implica un'infinita serie di non passaggi, e questo un limite percettibile. Non un caso dunque che Epicuro dir che nella divisibilit c' bisogno di supporre un infinito numero di non divisibili. In greco, temno (temnw) vuol dire tagliare; non dividere si dice invece atemno (a-temnw), da cui atomo. Per Epicuro, dunque, vi un'infinita serie di atomi e un'infinita serie di divisibilit, che sono nello spazio, inteso come spazio geometrico, o chora (cwra), e non come kenon (kenon).

4. Qual , nell'epicureismo, la relazione tra l'atomismo e la vita umana? Una volta posto l'atomo come condizione per poter pensare la realt, ogni atomo preso a se stesso quello che , ovvero non altro che un elemento, come, per esempio l'elemento idrogeno. L'idrogeno, da un punto di vista logico, non ulteriormente divisibile e, in questo senso, l'idrogeno potrebbe essere un atomo, in quanto l'atomo non necessariamente piccolo, ma
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Francesco Adorno: La fisica di Epicuro

ci che non ulteriormente divisibile, ci che semplice in se stesso. Se per Democrito l'atomo mikros , Epicuro lo definisce elakiston (elakiston), ovvero minimo, quello che non ulteriormente riducibile, quello che, percettivamente e mentalmente, non riducibile. Se si pensa che l'idrogeno un atomo, possibile pensare anche che l'ossigeno un altro atomo, un altro elemento. Poich l'ossigeno bivalente, possibile unire due atomi di idrogeno e legarli con l'ossigeno, e ottenere cos l'acqua. L'acqua il phainomai (jainomai), ci che appare, dell'articolarsi di idrogeno e ossigeno. Si pu quindi scrivere la formula H2 O, che rappresenta ci che appare del modo in cui gli atomi si incontrano, ma non l'essenza dell'acqua. Oggi inoltre possibile entrare nel legame tra ossigeno e idrogeno e cambiare quel rapporto di atomi, ottenendo, per esempio, l'acqua ossigenata. Le varie cose dunque non esistono, non sono essenze immutabili, ma degli schemi mutabili. Tutto ci ha dei riflessi impressionanti sul piano umano, poich fa comprendere che l'uomo non pi condizionato da ordini prestabiliti. La grandezza di Epicuro consiste nell'affermare, di fatto, che non esiste alcuna ragion d'essere: non bisogna trovare la ragione per la quale i gruppi di atomi si dispongono in un modo piuttosto che in un altro, poich se si trovasse tale principio, si dovrebbe poi individuare la ragione superiore che produce le cose in un certo modo, e si verrebbe a cadere nella teologia, o nella biologia, ma non certo nella fisica; cercare delle ragioni supreme un illecito logico. Nasce da qui l'affermazione secondo la quale Epicuro mette il mondo a caso; ma Epicuro vuole risolvere il problema della fisica, perch se si dicesse che le cose si dispongono necessariamente in una certa maniera e solo in quella, si avrebbe un finalismo e un universo chiuso, da cui non si potrebbe pi uscire. Con Epicuro si ha dunque per la prima volta la teoria degli infiniti mondi possibili: questo mondo nato cos perch certi atomi si sono incontrati in un certo modo; in futuro, tali atomi si disintegreranno e assumeranno un altro schema, creando un altro mondo possibile. Lucrezio dir che la grandezza di Epicuro quella di aver reso l'uomo libero, avendo reso libero l'universo. Ci sicuramente vero e consente di passare dall'aspetto fisico all'aspetto etico della filosofia epicurea. Mentre in Platone e Aristotele si ha un ordine universale e necessario al quale anche l'uomo deve adeguarsi, per Epicuro, che considera conservatrice la morale platonica e aristotelica, non c' nulla da conservare: l'ordine lo fa l'uomo e l'universo nasce da incontri non necessari di atomi.

5. Che cosa la teoria del clinamen, e perch la si attribuisce a Epicuro? Secondo la teoria del clinamen. Secondo tale teoria gli atomi che scendono perpendicolarmente si incrociano e si legano dando vita ai corpi, perch alcuni gruppi di atomi deviano dalla loro perpendicolare, acquisendo una certa inclinazione, o clinamen, che permette tale incrocio. Il
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Francesco Adorno: La fisica di Epicuro

problema che nei testi di Epicuro finora noti, il clinamen non figura. Tale teoria invece indubbiamente presente in Lucrezio che, con il suo De rerum natura, ha dato la pi organica esposizione del pensiero epicureo. Lucrezio infatti, trovandosi alle prese con un pubblico indotto e dal lessico povero, ha dovuto far ricorso alla teoria del clinamen in quanto era un'immagine pi esemplificativa. Se si considera la concezione originale di Epicuro si trova soltanto che i corpi sono l'articolarsi degli atomi. Ogni atomo in s non n grande n piccolo e si muove in tutte le direzioni, perch se si afferma che va in una certa direzione, gi si presuppone un rapporto. Si pu dire sopra o sotto se c' un sopra e un sotto; ma quando si considera l'atomo per s, questo non ha n un sopra n un sotto, n una destra n una sinistra, ma si muove in tutte le direzioni. Se dunque gli atomi si spostano in tutte le direzioni, facile comprendere come si incontrino continuamente. Per Epicuro non esistono da una parte gli atomi e il vuoto, e dall'altra le cose che si incontrano. Le cose sono quelle che sono; esistono, sono sempre, e consistono sempre in schemi. La condizione affinch esistano le cose che ci siano atomi e vuoto, ma ci non vuol dire che il vuoto stia da una parte e gli atomi dall'altra, dunque, non c' alcun bisogno del clinamen.. Quando gli atomi si incontrano, si dispongono in una figura piuttosto che in un'altra: per esempio, nel pensiero di Epicuro l'uomo un incontro di atomi, ma se si fosse verificato un altro incontro, sarebbe sorta un'altra cosa. Comunque, questo incontro che ha dato vita all'uomo prima o poi si romper, e sorger qualcosa di diverso. Non ci sar pi l'uomo, ma questo non importa, perch ci sar un'altra realt: questa la teoria degli infiniti mondi possibili di Epicuro.

6. Qual la differenza tra l'atomismo di Epicuro e quello di Democrito? Epicuro propone effettivamente un ragionamento simile a quello di Democrito. Democrito, ancora gravato dalla posizione di Parmenide che aveva messo in crisi la possibilit di conoscere le cose, afferma che non potendosi cogliere l'essere che , l'ipotesi possibile rimane quella di porre una infinita serie di punti indivisibili. Se si ammettono la lontananza e la vicinanza, si disegna un punto e lo si allontana, esso diventa piccolissimo; se invece lo si avvicina, diviene grande: nel momento in cui diventa grande, diviene anche divisibile all'infinito. Quindi, per trovare ci che non divisibile, non si pu ipotizzare un punto fisico, ma un punto che fisico non . Per Epicuro la condizione prima che permette di pensare alla realt l'atomo, atomo che per lui come sperma. In tal modo Epicuro non presenta l'atomo fisico, ma il seme, cio la forza vitale da cui nasce la realt: esso infatti non ha estensione, ma attivo, in movimento. Nel principio attivo, dunque, c' la capacit di determinare tutte le possibili realt. Democrito, invece, legato alla tradizione pitagorica, per la quale i numeri sono i grani del pallottoliere, numeri che pi tardi saranno chiamati numeri-idea in quanto rappresentazioni mentali. Secondo tale prospettiva si
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Francesco Adorno: La fisica di Epicuro

vede il numero quando ce lo si rappresenta mentalmente, divenendo in tal modo un punto. Ma la vera unit non pu essere un punto, in quanto questo divisibile: la vera unit deve essere invece ci che permette il punto, l'essere uno dello 1. Per esempio, il 10 in realt consta di dieci punti, tuttavia la sua essenza quella di essere un dieci, una decade. Al di l dei punti fisici, occorre dunque trovare la condizione che permette il punto fisico, che per Epicuro la forza vitale. Come ha dimostrato un frammento ritrovato recentemente, anche Anassagora diceva qualcosa di molto simile. Attraverso Aristotele si credeva che Anassagora ponesse come base una struttura costituita da omeomerie, cio da particelle similari; omos (omoV) vuol dire simile, meros (meroV) vuol dire parte: omeomeria vuol dire dunque costituito da particelle similari. Aristotele afferma che le cose sono divisibili all'infinito: per criticare Anassagora, aveva bisogno di mostrare come per questo le particelle simili non potessero essere divisibili, e cos coglierlo in fallo. Tuttavia, sebbene la formula delle omeomerie fosse probabilmente gi in Anassagora, nel frammento ritrovato si vede bene che questi poneva come essenze prime le forze seminali. Anche egli infatti, in questo caso, usa il termine spermata (spermata). Ecco perch Epicuro vicino ad Anassagora, e non a Democrito. In Democrito i punti sono geometrici: dalla loro unione si avr la retta, il quadrato, ma non una realt fisica. L'accusa rivolta a Democrito quella di non essere stato un fisico, ma un grande matematico.

7. Epicuro anticipa quelli che saranno i fondamenti della fisica moderna. Come stato possibile ci? Epicuro riconobbe come Platone avesse posto le condizioni che resero poi possibile una matematica e una geometria, mentre ad Aristotele si dovesse la nascita della biologia, in quanto cercava di individuare le condizioni che permettevano la realt nella sua essenza. Ci fu l'esito della discussione che era in corso in quel periodo, per merito degli scritti di Aristotele. Epicuro sottoline la necessit di determinare una scienza fisica. Per far ci si rifece ad Anassagora e a una certa fisica presocratica postparmenidea. Di conseguenza Epicuro svilupp una serie di temi ripresi dalla fisica moderna. Il vuoto che separa Epicuro da Cartesio, Bacone e Galilei dovuto a un terzo modo di concepire ed interpretare la realt, nato attraverso tutta la cultura e le teorie che si sono diffuse a partire dal II secolo a. C. e da cui deriv quella che viene definita et medioevale. Attraverso l'Umanesimo si tornati a cogliere il pensiero degli antichi, attraverso il significato e luso delle loro parole, per andare alle radici delle scienze. Sono nati cos da una parte personaggi quali Campanella e Telesio, dall'altra studiosi come Galileo, che si preoccupavano del metodo.
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Non un caso, dunque, che Cartesio abbia scritto un Discorso sul metodo, non una descrittiva. In esso Cartesio descrive un metodo matematico-geometrico basato su analisi, sintesi, intuizione e numerazione. Il metodo matematico-geometrico comunemente chiamato razionalista. Con la matematica si vedono infatti quali sono le condizioni razionali dei calcoli, tanto pi che il termine razionalit viene da reri che in latino vuol dire calcolare. Opposto al razionalismo vi l'empirismo. Empiristi sono stati Epicuro, e successivamente Hume e Locke, i quali hanno detto che il razionalismo andava bene per la matematica, ma se si voleva fare della fisica, occorreva rifarsi all'esperienza, che in greco si dice appunto empeiria (empeiria).

8. Che ruolo ha la figura di Epicuro all'interno della storia della filosofia antica? Epicuro segna la rottura contro ogni costruzione metafisica della realt, contro una realt costituita, impalcata in sillogismi necessari, passando dal piano verticale a quello orizzontale. Non a caso si detto che Epicuro ha restituito l'uomo a se stesso, e che, in questo, stato vicino a Socrate e ai sofisti. Epicuro stato un grande fisico perch ha disincagliato l'uomo dalle strutture eterne del tutto e perch ha fatto vedere che la stessa natura nasce a caso ed quella che . Per esempio, il fatto che in natura si produca l'oro non vuole dire per forza che esiste l'essenza oro: l'oro uno schema di x atomi. Tuttavia l'oro, cos come l'uomo, pu essere modificato. Nel quadro generale della storia del pensiero antico, da Platone in poi, la filosofia divenuta la ricerca delle condizioni che permettono il dire e le scienze; con Aristotele in particolare, la filosofia divenuta scienza delle scienze. Il merito di Epicuro di aver notato che in quel quadro filosofico da poco costituitosi, mancava la fisica: ha proposto una scienza fisica che portava con s anche un nuovo modo di interpretare il mondo degli uomini. Per lui infatti il rapporto degli uomini era costruito dall'uomo e non era pi contemplato nell'ordine prestabilito.

9. In che modo Epicuro distingue la fisica dall'astronomia? Nell'Epistola a Pitocle, sui fenomeni celesti, Epicuro, seguendo Platone ed Aristotele in una visione ormai stabilita, distingue l'astronomia, ovvero lo studio dei fenomeni celesti, dalla fisica. Platone aveva affermato che una fisica, su un piano di contemplazione dell'essere che , impossibile, mentre sono possibili la matematica e la geometria, perch fatte dall'uomo. Platone, dunque, aveva dato un fondamento della matematica, accantonando necessariamente la fisica e scrivendo il Timeo, una cosmologia, un'astronomia, ovvero una matematica-geometria applicata alla natura, ma non una fisica. Prima della possibilit di fare esperienze dirette grazie alle sonde spaziali, originando una fisica
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astronomica, si potevano solo fare calcoli, ovvero l'astronomia nel suo complesso veniva tradotta in termini matematici e geometrici. E questo era anche ci che faceva Platone. La storia occidentale, dal II secolo in poi, condizionata dalla tradizione cristiana, che ha dato una concezione religiosa della Terra: per tale tradizione, infatti, Dio che ha creato il mondo e l'uomo, dandogli l'anima. Tuttavia scienziati seri come gli umanisti hanno teso a far rientrare l'uomo in se stesso e si sono resi conto che, dal punto di vista della fede, era possibile credere a tutto, ma dal punto di vista scientifico no. Per tali filosofi, infatti, occorre guardare dentro l'uomo e trovare in esso le condizioni del sapere. Quando si parla di rivoluzione scientifica, occorre ricordare che non si tratt di una rivoluzione in quanto rottura col passato, ma in quanto ritorno alla giusta evoluzione. L'esempio viene dalle stelle: la rivoluzione stellare indica il processo attraverso il quale una stella ripercorre la sua orbita. Cartesio dunque, quando critic la filosofia che gli veniva insegnata dai Barnabiti, lo fece per tornare alle origini, dove era nata la scienza, compiendo cos la sua rivoluzione scientifica. Epicuro rappresentava l'origine a cui si tornava per ritrovare le condizioni che permettevano la scienza. Lo stesso Galileo studiava Epicuro e Tolomeo, in quanto questi offrivano comunque degli spunti per poter andare avanti nella ricerca.

10. Qual la differenza tra la fisica epicurea e quella moderna? La fisica moderna non migliore di quella epicurea. Quest'ultima rappresenta l'inizio del metodo di lavoro della fisica ed molto diversa dalla fisica di oggi, ma le condizioni che attualmente rendono possibile la fisica sono rimaste le stesse dei tempi di Epicuro. Mi spiego con un esempio: se si deve costruire un ponte, si user la fisica di Galileo; se si deve andare sulla Luna, si user la fisica di Einstein. Non che Einstein sia andato oltre Galileo, o che Galileo, essendo venuto prima, sia stato meno bravo o meno vicino alla verit. Si tratta di due modi di concepire la natura, sorti in una precisa situazione di esperienza. Col cambiare delle esperienze cambiano le ipotesi, perch ogni ipotesi deve servire per meglio intendere e rendersi conto dei fenomeni. Se una nuova ipotesi rende meglio conto dei fenomeni, prevale.

11. Spesso si parla di Illuminismo greco, facendo riferimento soprattutto ai sofisti. Ma non ritiene che il vero illuminista dell'antichit sia stato piuttosto Epicuro? In un certo senso possibile dire che il termine Illuminismo sia pi adatto a Epicuro che non ai sofisti suoi predecessori; nel senso che in Epicuro molto chiara l'esigenza di trovare, attraverso
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la ragione, i limiti e le condizioni della ragione stessa. Affermo questo pensando a Kant, il quale ha definito l'Illuminismo come l'esigenza di uscire fuori dalla minore et per passare alla maggiore, dove la maggiore et consisterebbe nel pensare con la propria testa, definendo i limiti delle proprie possibilit, anche conoscitive. In un passo della Lettera a Pitocle Epicuro dice che una cosa la fisica, che ha bisogno delle proprie condizioni, dei propri principi; un'altra sono la matematica e la geometria; unaltra cosa l'etica; un'altra cosa ancora l'astronomia. Infatti, mentre per la fisica si ha bisogno degli atomi e del vuoto, per l'astronomia si ha bisogno di molteplici spiegazioni possibili. A tal proposito Epicuro dice in tutta chiarezza che la scienza non si pu mai basare su una sola spiegazione, ma che ci sono spiegazioni possibili in base alla situazione dell'esperienza. Questo il significato del rendersi conto di come funziona la ragione, di quali siano i lumi della ragione. Cos come non parlerei di un Umanesimo sofistico, poich riconosco al termine Umanesimo solo un valore storiografico, allo stesso modo chiamerei Illuminismo solo quello del '700. Tuttavia se tale analogia pu servire per comprendere meglio, allora si pu anche dire che Epicuro sia stato un illuminista.

12. Qual la concezione del linguaggio di Epicuro? Epicuro ha sviluppato una teoria sul linguaggio dalla quale derivano anche certi aspetti della linguistica moderna e contemporanea. Nella Lettera ad Erodoto; Epicuro, riprendendo una vecchia problematica derivante da Prodico di Ceo, dai sofisti, e dal Cratilo di Platone, si domanda: il linguaggio per natura o per convenzione? physei (jusei) o nomo (nomw), cio per natura o per legge? La risposta di Epicuro che il linguaggio per natura e insieme per legge. Riallacciandosi a tutta la sua concezione, distingue fra gli atomi linguistici e i rapporti di atomi linguistici, da cui nasce il linguaggio. Come i corpi e la realt nascono da atomi che, in base a come si incontrano, determinano una realt o unaltra, un mondo o un altro, cos, in base a come si legano tra di loro gli atomi linguistici, nasce un linguaggio o un altro. Quindi l'atomo linguistico per natura, mentre il linguaggio per convenzione. Pertanto, anche se in diversi paesi si parlano diverse lingue, gli atomi linguistici sono uguali per tutti. Il sentire di sentire sempre un'espressione che si rivela in una vox, in un suono, in un soffio che batte, come dice Epicuro. Subendo affezioni particolari, a seconda dei singoli popoli, e cogliendo particolari differenti, i vari uomini fanno uscire in modo particolare l'aria, dietro l'impulso di ciascuna di tali affezioni, che sono per natura. In base a come questi suoni si articolano tra di loro in un certo paese, diventano dei nomi, delle parole che hanno degli elementi. Si tratta di suoni che, legati in un determinato modo, significano determinate cose, per convenzione. Quindi, la differenza dei suoni non arbitraria, ma convenzionale. Pertanto le
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impressioni che si ricevono sono le stesse nei vari linguaggi, anche se cambia la fonetica. In tal modo Epicuro riesce a spiegare la differenza dei linguaggi e a considerare la lingua barbara non pi come tale, ma solo come un diverso linguaggio. Per lui, infatti, ogni lingua razionale quanto un'altra, poich il modo di pensare alla base lo stesso. Abstract Nell'intento di superare il luogo comune che ritrae Epicuro come il filosofo dell'edonismo sfrenato, Francesco Adorno prospetta l'epicureismo come il tentativo di individuare, sulla scia di Aristotele, le condizioni delle varie scienze. Se Aristotele pu considerarsi il fondatore della logica e della biologia e Platone il filosofo della matematica, Epicuro fonda la fisica ispirandosi ad Anassagora e basandosi su un concetto di atomo ben distinto da quello di Democrito; in tal modo Epicuro intende spiegare la natura attraverso la natura stessa , rintracciando le condizioni dell'esperienza nei corpi, nell'estensione geometrica divisibile all'infinito e nell'atomo, quale limite logico non ulteriormente divisibile, l'atomismo di Epicuro cerca di spiegare la realt come combinazione casuale di atomi , capaci di produrre infiniti mondi possibili . Con i suoi atomi, concepiti non in termini pitagorico-geometrici come quelli di Democrito, ma come spermata o principi attivi, in analogia alla omeomerie di Anassagora , Epicuro, secondo Adorno, rappresenta la fonte remota della moderna rivoluzione scientifica culminata in Galilei e Cartesio ) e che si fonda sulla distinzione introdotta proprio da Epicuro tra razionalismo ed empirismo: le due correnti della filosofia moderna culminanti in Kant . Epicuro anticipa di fatto l'esigenza kantiana ed illuministica di indagare i limiti e le condizioni di possibilit della ragione. Nella teoria del linguaggio Epicuro ritiene il singolo fonema per natura mentre le lingue storico-naturali, combinando arbitrariamente gli stessi suoni, producono significati convenzionali . Torna all'intervista completa

Biografia di Francesco Adorno Interviste dello stesso autore Gorgia e la retorica Storia di parole e di concetti. metafisica, ontologia, estetica Storia di parole e di concetti: filosofia, verit, logos Storia di parole e di concetti: metafisica e poetica La nascita della scienza Lo stoicismo e l'epicureismo I Sofisti
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Interviste Francesco Adorno

Platone. La Repubblica
14/2/1987

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La Repubblica di Platone, secondo Francesco Adorno, prima ancora che un libro sullo stato, un'opera sulla giustizia che consente di porre le condizioni per un giusto rapporto, quindi per un buono Stato; tale opera scritta nello stile tipico del dialogo platonico che cerca di riprodurre con la scrittura il metodo dialogico socratico come arte "dialettica". Il tema della giustizia venne affrontato da Platone in un'opera giovanile, Trasimaco, che diviene l'introduzione a La Repubblica ; i personaggi della Repubblica sono simboli e interpreti di due diverse concezioni politiche: da una parte Cefalo, esponente della tradizione conservatrice e dall'altra Trasimaco, intellettuale spregiudicato ed anticonformista, uno dei cosiddetti "uomini nuovi" o "sofisti" tra i quali Aristofane, ne Le Nuvole, annovera anche Socrate. Platone nell'intento di superare l' astratta unilateralit delle due tesi opposte, smonta sia la tesi di Cefalo, secondo la quale la giustizia consiste nel fare il bene agli amici e il male ai nemici , sia quella di Trasimaco che fa consistere la giustizia nell'utile del pi forte, per dimostrare che non esiste la giustizia come essenza universale, ma solo il "sapere" di volta in volta come bene e giusto agire ; pertanto Platone afferma che l'uomo che conosce la giustizia, pu operare solo secondo giustizia . La giustizia non ha un contenuto materiale ma la condizione formale di un razionale rapporto tra gli uomini, come ogni altra "idea" che l'uomo attinge attraverso l'anamnesi e che non va intesa come mitologica entit metafisica, ma etimologicamente, come unificante visione mentale, condizione, da una parte della verit intesa come aletheia, disvelamento dell'essenza della cosa e non come "veritas", termine che vuol dire "fede" e, dall'altra, del giudizio. Secondo Adorno La Repubblica un'opera filosofica o fondativa e non semplicemente letteraria o descrittiva: essa indaga le condizioni formali di un possibile Stato giusto. Il concetto platonico di Stato si basa sul fatto che il

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Francesco Adorno: Platone. La Repubblica

singolo svolge la sua funzione nell'armonia del tutto, "temperando" il proprio egoismo privato; lo Stato diventa cos la condizione logica dell'individuo secondo una relazione di reciprocit in cui individuo e Stato, virt e legge, anima e classi sociali vengono a coincidere. La Repubblica culmina nella celebre definizione del bene che non coincide con nessuna virt ma la condizione che le permette tutte, come il sole non nessuna delle cose che illumina, ma condizione del loro esistere ed essere conosciute . Adorno prende in esame anche quelle ricostruzioni storiografiche, tra cui quella di Popper, che vedono in Platone il padre dello statalismo autoritario; Adorno invita gli interpreti ad una lettura filologicamente pi rigorosa e attenta al contesto politico del tempo. Lo Stato platonico rappresenta il tentativo, ripreso da Rousseau, di fondare una democrazia non sulla legge formale della maggioranza, o democrazia quantitativa, ma su un organico Stato "assoluto", sciolto,cio, dagli interessi privati . L'utopia platonica l'espressione della decadenza politica della Grecia e ha rappresentato la fonte remota di gran parte del pensiero politico moderno, come per Machiavelli .
Firenze-La Colombara, 14 febbraio 1987

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Francesco Adorno: L'etica di Epicuro

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Interviste Francesco Adorno

L'etica di Epicuro
20/3/1989

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Francesco Adorno: L'etica di Epicuro

Come quando nega la vita politica, Epicuro, nel criticare la cultura, ha di mira una certa cultura, poich per lui la cultura in astratto non esiste. Francesco Bacone ha sottolineato che la cultura il passaggio da una realt a un'altra. Facciamo un esempio: il vino in natura non esiste, n esiste l'olio. Occorre dunque avere abbastanza sapienza ed esperienza per poter strutturare la materia in modo che vengano fuori il vino e l'olio, che sono quindi frutto della tecnica. In natura non si trova niente del genere, o meglio si trova soltanto qualcosa di astratto, che non si riesce a cogliere. L'uomo uomo proprio perch processo, perch farsi, storia, cio cultura. Cultura, infatti, vuol dire coltivare qualcosa che diviene altro da quello che era in natura. Quindi la cultura in astratto non c'. La cultura , via via, l'esperienza di come si forma l'uomo pensando nella storia. Dallo scontro delle varie culture se ne creer una nuova, che non sar pi n quella vecchia, n quella nuova, ma un'altra, n superiore n inferiore, ma diversa. La storia fatta di cose "altre", non di cose superiori o inferiori, altrimenti si dovrebbe postulare una sua mta, un suo progressivo raggiungimento della verit. In molte storie della filosofia non si trova della cultura, ma soltanto notizie su Tizio che ha superato Caio. Ma ci falso: nessuno supera nessun altro. Si pu superare se c' una mta fissa, e dunque quando si dice che Aristotele ha superato Platone, si presuppone che questo si sia avvicinato di pi alla verit. Ma Platone quello che , e parlare di un superamento sarebbe come dire che l'automobile ha superato la carrozza. La carrozza non stata affatto superata dall'automobile, poich carrozza e automobile sono due cose diverse, che rappresentano qualcosa di compiuto in loro stesse, e che hanno due scopi diversi, cos come le scienze. 2 Perch Epicuro stato un grande nemico della retorica e della dialettica intesa al modo dei sofisti? Qual per lui il rapporto tra dialettica e felicit? Quando Epicuro dice che i fisici non amano la dialettica in quanto superflua per fare della fisica, non nega che la dialettica possa servire per altro: afferma soltanto che non serve per fare la fisica. Se invece si fa della morale, serve benissimo, in quanto la retorica e la dialettica non esistono al livello dello studio della realt, ma esistono a livello dei rapporti tra gli uomini. Non un caso dunque che Epicuro tragga gran parte delle analogie dalla dialettica platonica, ma non dalla dialettica relativa alla struttura della realt, quanto dalla dialettica del vivere, del saper parlare, del saper porre una misura. Quel famoso piacere epicureo di cui tanto si parla, in realt era un mettere l'uomo in rapporto con l'altro in modo da costituire una misura, un ordine. Naturalmente, non essendo dato, tale ordine si costituiva volta per volta, senza prevaricazioni, in una misura che realizzava pienamente gli uomini, diventando cos piacere o eudaimonia, cio felicit. Il termine "eudaimonia" viene dal greco eudaimon (eudaimwn), che vuol dire realizzare pienamente il proprio demone, lindole che ci congeniale, in un rapporto che quello che . Ecco perch Epicuro esorta a non pensare alla morte: quando c' la morte non ci siamo noi,
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Francesco Adorno: L'etica di Epicuro

quando ci siamo noi non c' la morte. Non bisogna pensare a un al di l per paura degli di, poich agli di non importa nulla degli uomini. Epicuro non nega gli di, ma dice che al dio di Platone o di Aristotele, Atto Puro e Ordine del tutto, preferisce gli antichi di, perch sono quelli che meglio rispondono all'esperienza umana. Essi dunque esistono perch esistono dentro l'uomo, come esigenza umana. Tuttavia occorre porli come ideali privi di squilibri, fratture e dolore. Se infatti vero che i mondi nascono da incontri e scontri e sono dolore e pace, un dio, per essere tale, deve essere esente dal dolore ed esistere fra i mondi, non nel mondo. 3 Per Epicuro il mondo ha una sua finalit? Per Epicuro il mondo non ha finalit, quindi meccanicistico. Tuttavia occorre considerare che solo un mondo meccanicistico implica la libert. Per quanto ci possa sembrare contraddittorio, in verit non lo . Infatti, vero che, una volta nato, questo mondo meccanico, ma pur vero che le macchine si possono sempre costruire in una maniera differente, mentre la necessit no. Se tutto va come deve andare necessariamente, l'uomo non ha nessuna speranza che in futuro le cose vadano in maniera diversa. Se davvero fossimo dei metafisici, se avessimo davvero colto tutta la struttura della realt per quella che , il mondo dei rapporti umani sarebbe spacciato, perch non ci sarebbe pi la speranza che le cose possano andare diversamente da come vanno. Pertanto, per Epicuro, solo accantonando la struttura eterna della realt che diviene possibile restituire l'uomo all'uomo, dandogli la possibilit di costruire il proprio mondo. Per Epicuro, infatti, un mondo necessario, eterno, indistruttibile, dove rimane solo la contemplazione e la conservazione dell'ordine che , diventa il mondo della poiesis (poihsiV). 4 Che valore ha l'amicizia per Epicuro? Quando Epicuro nega la politica prevaricante dei politicanti, sottolinea allo stesso tempo che l'uomo non pu che essere politico, o meglio non pu non avere rapporti umani. Ma quello a cui allude non un rapporto politico come lo si intende ora, bens un rapporto di philia, cio di amore, di amicizia. Al posto del termine "politica", che al suo orecchio suonava come "prevaricazione", come qualche cosa di privato, Epicuro impiega la parola "utile": l'uomo uomo in quanto instaura rapporti dove vi sia reciproca utilit. Quindi la molla dell'uomo l'utile, da non confondersi con l'utilitarismo immediato. Ci che infatti chiamato "utilitarismo epicureo" non altro che l'amicizia. Dal punto di vista epicureo, dunque, il rapporto interpersonale, quando prevaricazione, un rapporto doloroso; quando segnato dalla misura diviene un rapporto piacevole e di realizzazione di s stessi. 5 A che cosa servono, per Epicuro, la filosofia e la scienza?
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Francesco Adorno: L'etica di Epicuro

Sia all'inizio della Lettera a Erodoto che nella Lettera a Meneceo, Epicuro sostiene che, in fondo, il filosofare e lo studio della natura devono servire per liberare l'uomo. Un tuono un tuono e non viene da Dio; il fulmine un fulmine e non viene da Dio; non bisogna quindi avere timore di essere fulminati da Dio per le proprie azioni. Quindi liberare l'uomo dalle paure vuol dire fare una seria fisica, una scienza seria. A tal proposito occorre tener presente che la madre di Epicuro era un'indovina e faceva continui vaticini. dunque possibile che Epicuro fosse stanco di questo genere di cose, tanto da voler rompere con tutto quello che era teologia. Gi Platone chiamava "preti truffaldini" quelli che raccontavano dei misteri orfici, affermando che, se si compivano determinate azioni, si sarebbe andati incontro a un castigo certo nell'aldil. Platone infatti era aspramente critico contro questo tipo di religiosi, anche se, come Epicuro, riconosceva il valore della religiosit come religione aperta, come spirito aperto. In breve, questi due pensatori hanno negato le religioni, ma non hanno negato la religiosit dell'uomo, dove per religiosit si intende il sentirsi spiritualmente dipendenti da una forza superiore, che pu essere la natura o il Padre Eterno, ma della quale comunque non bisogna aver paura, perch quello che . 6 Da cosa viene l'importanza del sentimento della paura in Epicuro? Per Epicuro la paura in gran parte dovuta all'ignoranza. Quando dice che occorre arrivare a un equilibro, afferma anche che il piacere il vero bene e che la virt suprema l'atarassia. Un'altra scuola, in origine vicinissima a quella di Epicuro, ovvero la scuola stoica, usa il termine apatia. L'apatia il liberarsi dalle passioni, dal patire, dall'essere passivo, riconoscendo s come attivit e giudizio. Quindi per gli stoici, l'apatico colui che, mancando di passivit, diventa attivo nel giudizio. Tarasso (tarassw) in greco vuol dire "affanno", quindi l'atarassia la mancanza dell'affanno, o, in termini moderni, la mancanza dell'angoscia. La paura di cui parla Epicuro, propria di ogni uomo, l'ignoranza. Infatti, quanto pi si ignoranti, tanto meno si sa come vanno a finire le cose: questo crea una situazione di affanno. L'angoscia dunque il sentimento del non sapere che cosa sar di noi: il timore di una punizione divina determina la paura della morte. Questa dovuta al non sapere che la morte nulla perch, fino a quando c' la morte non ci siamo noi, quando noi ci siamo non c' la morte. Quindi, dato che siamo in questo mondo, occorre cercare di realizzarsi in esso, senza pensare a un domani che si ignora e che non c' ora. Occorre costruire insieme, in amicizia, questo mondo. La fisica, dunque, porta a rendersi conto che non bisogna avere paura dell'universo, dei tuoni, dei fulmini. Purtroppo, gli scritti di Epicuro ci sono giunti in stato frammentario: tuttavia in Diogene Laerzio abbiamo delle lettere di Epicuro che, pur non essendo opere organiche, sono comunque uno strumento di propaganda. Sul problema della paura, vanno citate due epistole: la Lettera a
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Francesco Adorno: L'etica di Epicuro

Erodoto e la Lettera a Pitocle. Nella Lettera a Erodoto, Epicuro scrive a una comunit per avvicinarla a s, parlando di fisica ed afferma: "Per coloro che, o Erodoto, non possono penetrare a fondo in ogni particolare la dottrina sulla natura esposta nei nostri scritti e ripercorrere con estremo impegno i libri maggiori della mia opera a questo scopo composta, ho io stesso preparato un'epitome dell'intero sistema dottrinario perch possano conservare in saldo ricordo e in modo sufficiente i princpi pi importanti e siano nella condizione di sostenersi in ogni circostanza sui capisaldi della dottrina, per quanto almeno intraprendano lo studio scientifico della natura. E anche coloro che hanno compiuto un sufficiente progresso nella contemplazione dell'universo devono sempre richiamare alla memoria gli elementi fondamentali di tutto il sistema dottrinario. (...) Dacch anche per chi abbia conseguito una perfetta maturit il requisito fondamentale per ogni esatta cognizione costituito dalla facolt di adottare con acuta rapidit le concezioni principali, in quanto ogni particolare viene ricondotto ad elementi semplici e a termini altrettanto semplici.". Per Epicuro in tal modo si supera il timore di una natura cattiva. Nella Lettera a Pitocle Epicuro scrive: "Apprendi bene questi precetti, tienili a mente e ripercorrili acutamente col pensiero insieme con gli altri che affidammo alla piccola Epitome ad Erodoto. Anzitutto bisogna credere che il fine che si ricava dalla conoscenza dei fenomeni celesti, sia considerati in relazione tra di loro sia autonomamente, non altro se non l'atarassia e la salda fiducia, cos come anche dalle altre indagini.". Pertanto, per Epicuro l'unico scopo autentico dello studio dei fenomeni celesti la tranquillit e la sicura fiducia dell'animo nei confronti delle paure che suscita la natura. 7 Che analogia c' fra gli stoici ed Epicuro? Epicuro non conosceva gli stoici, ma conosceva il primo stoico, suo contemporaneo, ovvero Zenone di Cizio. Zenone di Cizio sostiene che l'uomo da un lato passivit, dall'altro attivit. Fino a quando passivit, preso da passione; nel momento in cui prende coscienza di s, attraverso il giudizio, comincia a dominare teoreticamente, quindi conoscitivamente, le cose e passa dalla passivit allattivit. Infatti, la virt propria dell'uomo, la capacit dell'uomo, quella di liberarsi dal patire per diventare attivo: tale virt prende il nome di apatia. Per Zenone ci si libera dalla passivit per cogliere l'ordine razionale entro cui rientra l'uomo; non si tratta dunque di un liberarsi dall'errore, n di una "libert di", perch, una volta conosciuto l'ordine, ci si deve adeguare a esso. Epicuro afferma pi o meno lo stesso, ma la sua non una morale teoretica, intellettuale. Anche per lui, infatti, ci si deve liberare dalla passione, ma la passione l'ignoranza, mentre la conoscenza non conoscenza di un ordine che , ma conoscenza di un ordine che viene fatto dall'uomo. Pertanto non bisogna aver paura della realt, poich la libert dall'ignoranza porta
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Francesco Adorno: L'etica di Epicuro

l'uomo alla possibilit di ricostruire liberamente, tranquillamente, il proprio mondo, in amicizia, senza affanni, atarassicamente. 8 Per Epicuro che rapporto c' tra di e giustizia? Per Epicuro gli di esistono, ma si occupano dei loro problemi: se si occupassero di quelli umani, sarebbero simili agli uomini. Tuttavia possibile aspirare a essere come loro, in quanto rappresentano, nell' intermundia, una misura, un ordine, mentre in questo mondo che luomo deve costruire la sua realt. Epicuro, dunque, elimina del tutto le essenze, le idee, le forme necessarie, affermando che il mondo umano nasce liberamente da scontri-incontri di atomi. Ci significa che l'uomo ha la consapevolezza di potersi inserire nella serie delle cause e degli effetti, essendo causa prima, determinando dei rapporti che vengono a patti tra di loro. Un testo epicureo che giudico fondamentale rappresentato da una delle Massime capitali, in cui si dice che la giustizia non esiste. Il testo greco leggermente diverso: infatti, traducendolo alla lettera, si dovrebbe dire: "La giustizia non era, la giustizia esiste.". una sottigliezza, ma molto importante. Il termine "era", infatti, ripreso da Aristotele, per il quale le essenze delle cose "erano": per esempio, tutte le navi, sia antiche che moderne ci sono perch c'era fin dall'origine la legge del galleggiamento; l'essenza della nave, dunque, non quella di essere di ferro o di legno, ma quella di rispondere alla legge del galleggiamento, che dunque "era" anche prima delle singole navi. Quando Aristotele spiega l'essenza, la ousia (ousia), usa la formula to ti en einai (to ti hn einai ), "Il ci che era l'essere". Pertanto, da Aristotele in poi, quando si vuol parlare delle essenze, si usa l'imperfetto, che in greco ha un valore continuativo. Quando Epicuro afferma che la giustizia non era per s, vuole dire che non esiste la giustizia come essenza universale, in quanto la giustizia qualcosa che nasce nei rapporti reciproci e nei patti, attraverso i quali si stringe l'accordo di non arrecarsi danno reciproco. Quando ci si appella alla giustizia, in genere si dice che questa uguale per tutti. Ma in realt la giustizia non pu essere uguale per tutti, perch la giustizia di un paese non detto che corrisponda alla giustizia di un altro. Epicuro dunque considera la giustizia nello spazio, nel tempo, nelle differenti culture e non come un'essenza universale, ma come qualcosa che si costruisce via via. 9 vero che Epicuro uno dei fondatori del positivismo giuridico, cio della concezione della legge intesa come pura convenzione fra uomini e non come legge di natura o legge universale di ragione? Mentre con gli stoici nasce il giusnaturalismo, con Epicuro nasce il diritto come possibilit storica. Per gli stoici il diritto diritto naturale poich la struttura del tutto una struttura legale e quindi, quanto pi ci si adegua all'ordine del tutto, tanto pi ci si adegua alla legge del tutto, che legge di natura: da qui il giusnaturalismo.
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Cesare fu detto epicureo non perch si dedicasse ai bagordi, ma perch era legato alla posizione dei Pisoni e di Filodemo di Gadara, in base alla quale era l'uomo che, di volta in volta, costruiva le sue leggi: il passaggio del Rubicone fu un atto in pieno contrasto con l'ordine di Roma, con il Senato e il popolo romano. Al contrario, con Augusto, gli stoici divennero i filosofi ufficiali di Roma, in quanto il loro diritto naturale prevedeva una legge uguale per tutti e ci faceva gioco all'imperatore. Cicerone, nelle Tuscolane, non solo contesta gli epicurei in quanto filosofi, ma li condanna da un punto di vista politico, ritenendoli capaci di corrompere l'ordine sociale. Ne propone la condanna con un decreto in quanto rappresentano una minaccia, poich per loro l'ordine non l'ordine costituito, ma l'ordine che fa l'uomo. Cicerone vive in una situazione storica in cui lo Stoicismo simboleggia l'ordine di Roma, la res publica, dove ciascuno ha il posto che gli compete ed obbedisce al diritto naturale. Non un caso che Augusto prese come suo "confessore" di corte Ario Didimo, uno stoico. Nerone, invece, condann gli stoici insieme ai cristiani: questi ultimi perch eversivi nei confronti dello Stato e adoranti un Dio unico; gli stoici perch negavano il potere di Nerone, interpretandolo come clemenza della res publica, ordine del tutto. Nel corso della storia, dunque, Epicureismo e Stoicismo rappresentano delle problematiche politiche: l'ordine costituito contro l'ordine fatto dagli uomini; il mondo della libert contro il mondo della chiusura nella urbs romana, che diventa orbe, il mondo nella sua totalit; il cosmopolitismo contro il giusnaturalismo. Naturalmente, il motivo stoico ha avuto sempre la tendenza a riaffermarsi nel momento in cui si verificata una prevaricazione. Dopo la conquista definitiva della Grecia con la battaglia di Pidna, i vinti vennero condotti a Roma come ostaggi: tra loro c'era lo storico Polibio, che entr a far parte della famiglia degli Scipioni. Scipione Emiliano, uomo molto fine, sent il bisogno di trovare un ordine e una misura che giustificassero il proprio impero e la propria forza: questa funzione poteva essere assolta dalla concezione stoica. Polibio, da parte sua, conscio della fine del mondo greco e del predominio violento di Roma, afferma che quanto i Greci deridono, il fondamento della grandezza romana: la superstizione. Questa presente in ogni aspetto della vita pubblica e privata a un grado tale che non se ne potrebbe concepire uno pi alto. Polibio ritiene che la superstizione serve ad impressionare e controllare le masse. Questo non accadrebbe in uno Stato in cui tutti i cittadini fossero filosofi; ma in uno Stato in cui le masse sono instabili, piene di desideri illeciti, di violente passioni, non esiste mezzo migliore. Le masse vengono tenute a freno col timore dell'invisibile e attraverso idee sugli di, sulla vita ultraterrena e su una giustizia che esiste per s. Polibio conclude che la follia e l'incapacit sono dei Greci, poich credono di disperdere tali illusioni e di avere insegnato la libert. Questa un momento di svolta nella nascita della cultura greco-romana, destinata a scontrarsi con l' emergente cultura giudaico-cristiana.
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10 Quando si parla di Epicuro e della sua morale si pensa immediatamente al porco epicureo, alla persona che cerca a tutti i costi i piaceri sfrenati; eppure noto che laspirazione di Epicuro era la tranquillit della vita. In cosa consiste dunque il piacere per Epicuro? Per Epicuro il piacere consiste nella misura, nella capacit di costituire un ordine misurato, in amicizia. Questo implica che la nota immagine del porco epicureo non ha significato, perch quello del porco un modello di piacere discutibile. Epicuro, infatti, riprendendo Socrate e Platone, sottolinea che il mangiar troppo o il bere troppo un male, mentre il bene e il piacere stanno nella giusta misura. Il punto essenziale per quello colto da Marx, il quale, tornando su Epicuro, mostra come l'ignoranza sia il grande male dei popoli, in quanto consente ad altri di dare a intendere molte cose. Marx, dunque, risentendo profondamente dell'influenza di Epicuro, afferma che occorre abbandonare le religioni, le costruzioni astratte, al fine di vedere l'uomo com' e restituirlo a se stesso, dandogli una cultura, nel senso buono della parola. Rovesciando i termini del rapporto, l'uomo a costruire il suo mondo secondo giusta misura. 11 L'aforisma di Marx secondo il quale la libert coscienza della necessit, pu essere fatto risalire ad Epicuro? Quella di considerare la libert come coscienza della necessit una posizione pi stoica che epicurea. Ritengo che Marx abbia ripreso tale idea da una tesi di Spinoza, il quale, a questo proposito, era stoico. Spinoza sosteneva infatti che sebbene sia Nerone che Oreste avessero ucciso la madre, Nerone lo aveva fatto credendo di essere libero di farlo, mentre Oreste sapeva di non poterne fare a meno, ovvero di non essere libero dalla necessit della sua natura. Per Spinoza, dunque, la libert stava nel liberarsi dall'errore per adeguarsi all'ordine, e questa non una posizione epicurea, ma stoica. Marx ha scritto una splendida tesi di dottorato su Democrito ed Epicuro, che importante non tanto per quanto vi si dice, poich l'interpretazione di Marx avvicina moltissimo questi due pensatori, secondo gli schemi della storiografia ottocentesca e secondo lo schema hegeliano, ma per il fatto che Marx ritiene che sia Democrito sia Epicuro fossero materialisti e rappresentassero il rovesciamento dell'idealismo; che, dunque, per essi non si dovesse partire dall'idea che procede da se medesima e fa la storia alle spalle dell'uomo, attraverso l'astuzia della ragione. Marx, riprendendo Feuerbach, sostiene che le idee dell'uomo nascono dai suoi tubi digerenti. Il materialismo marxista consiste pertanto nell'idea che la nostra condizione viene dai dati materiali, da quello che siamo. Siamo come siamo perch viviamo in una certa cultura, in un certo ambiente e la nostra materia fatta di questo; se mangiamo bene abbiamo certe idee, se mangiamo male ne abbiamo delle altre; se viviamo in una certa societ abbiamo un tipo di idea,
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se viviamo in un'altra societ abbiamo un altro tipo di idea. La condizione di partenza dunque la materia. Occorre pertanto rovesciare il discorso idealista e ammettere che non esiste una necessit ideale. Prima, con lidealismo, si camminava sulla testa e coi piedi per aria; con Marx si dovr camminare con i piedi per terra, costruendo le idee e le ideologie. Lo scontro, dunque, per Marx, non fra tesi e antitesi, ovvero fra idee come per Hegel, ma tra le culture, tra le opinioni, tra le classi, tra i modi di ordinarsi insieme. Inoltre, la tesi e l'antitesi non hanno una risultante necessaria, dunque occorre giungere alla rivoluzione per ottenere una soluzione. per questo che Marx, in Epicuro e in Democrito, ha visto dei rivoluzionari.

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