You are on page 1of 1

Primo piano

Sabato 15 dicembre 2006

7

Il piccolo si chiamava Federico Patania. Era stato ricoverato due giorni fa. I genitori sono originari di Vibo

Operato di tonsille, muore
La tragedia si è verificata all’ospedale di Pistoia. Vittima un bimbo di quasi sei anni
di GIANLUCA PRESTIA

PISTOIA - Ancora una morte assurda in ospedale. Ancora una giovane vita che lascia questa terra e ancora una volta per problemi alle tonsille. Dopo la tragica scomparsa di Eva Ruscio, la 16enne di Polia deceduta il 5 dicembre scorso all'ospedale di Vibo, a causa di un ascesso tonsillare, ieri ha perso la vita un bimbo di soli 5 anni, Federico Patania, che due giorni prima si era sottoposto ad un'operazione alle tonsille. Mercoledì, papà Pietro Patania, 33 anni, operaio tessile e mamma Giuseppina Fusca (31), impiegata in uno studio commerciale, entrambi trasferitisi anni fa da Vibo nella provincia pistoiese, avevano portato il piccolo all'ospedale “Il Ceppo”. I sanitari, dopo gli accertamenti, avevano optato per l'intervento chirurgico. Un'operazione banale che avrebbe consentito al piccolo di trascorrere il weekend a casa con i suoi familiari, nel comune di Quarrata a 15 chilometri da Pistoia, e con la sorellina di un anno e mezzo. Il decorso post operatorio è stato regolare, il bimbo, ricoverato nel reparto di pediatria, stava bene, reagiva positivamente alle cure. Ma giovedì sera l'imprevisto. Federico ha iniziato sentirsi male, a tossire sangue, a respirare con difficoltà. Il quadro clinico è precipitato velocemente e verso la mezzanotte il bimbo è deceduto, probabilmente per un'emorragia. Vano l'intervento dei medici. Federico è morto tra le braccia della madre che disperata cercava un dottore: "Non c'era e quando è arrivato e ha tentato di rianimarlo, mio figlio era già morto", ha accusato. Ma la Asl si difende: “I medici sono intervenuti immediatamente insieme al per-

Il piccolo Federico Patania

La disperazione del padre del piccolo Federico all'ingresso dell'ospedale di Pistoia dove suo figlio è morto la notte scorsa

Interpellanza della parlamentare a Prodi e ai ministri di Salute, Interno e Giustizia

La Napoli: «Gli ispettori dell’As di Vibo sono gli stessi responsabili dell’incuria»
La pralamentare Angela Napoli presenta un’interpellanza al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri della Salute, dell'Interno e della Giustizia sulla situazione della sanità in Calabria e di Vibo in particolare: “Appare inspiegabile ed assurda scrive la parlamentare di An - la notizia in base alla quale l'attuale commissario dell'AS n. 8 di Vibo avrebbe creato un gruppo di lavoro con incarico di ispezione, controllo, monitoraggio ed impulso, costituito dalle stesse persone che sarebbero responsabili o, quanto meno avrebbero dimostrato incuria, delle gravi carenze che i Nas stanno facendo emergere; i componenti del citato gruppo di lavoro, da anni in servizio presso la Struttura Ospedaliera di Vibo, dovrebbero infatti monitorare le forti carenze igienico - sanitarie, tra le quali quelle relative all'impiantistica elettrica e di sicurezza antincendio, all'inadeguatezza del servizio di mensa, ai rifiuti speciali parcheggiati in ogni dove, ed altro; tra i componenti del gruppo di lavoro c'è senz'altro chi, fino ad oggi, non ha monitorato se tra i dipendenti di quella AS, colpiti da ordinanza di custodia cautelare, c'è qualcuno che continua tranquillamente a percepire lo stipendio mensile; così come appare inaccettabile che nell'ambito delle visite ispettive la Regione Calabria faccia affiancare l'ispettore ministeriale da persone che comunque hanno avuto importanti ruoli dirigenziali nelle AS calabresi; alcuni incarichi di dirigenti nelle AS della Calabria, durante l'attuale legislatura regionale, sono apparsi ingiustificati e lasciano pensare a preoccupanti collegamenti con i settori della sanità di altre Regioni; appare, infatti, inspiegabile l'affidamento della principale Azienda Sanitaria calabrese, “Pugliese - Ciaccio” di Catanzaro, ad Antonio Palumbo, ex direttore generale dell'Azienda Ospedaliera San Filippo Neri e poi arrestato con l'accusa di corruzione e peculato nell'inchiesta “Lady ASL” sulla sanità romana; sempre tutto nel mentre è risaputo che il settore della sanità rappresenta in Calabria il business della 'ndrangheta, la cui presenza traspare anche nell'AS n. 8 di Vibo Valentia dalla relazione dell'Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione e che avrebbe, già da tempo, dovuto comportare il commissariamento di quella AS, così come richiesto dall'interpellante nei primi giorni dello scorso mese di novembre”.

sonale infermieristico”. Fin dalle prime ore dell'alba, il direttore generale della Asp Alessandro Scarafuggi, insieme al direttore sanitario Chiara Gherardeschi e alla responsabile dell'area materno infantile e della pediatria Stefania Sani, hanno sentito tutti i medici di guardia e gli infermieri. Alla fine hanno concluso che i genitori del bambino sono stati vittima di un equivoco: “Credevano che il personale intervenuto non fosse specializzato solo perché indossava una cappa colorata anziché bianca. Invece erano medici - hanno reso noto dall'ospedale - solo che avevano la stessa cappa con i disegni della Carica dei 101 degli infermieri pediatrici. Un'emorragia “anomala” dopo l'intervento la probabile causa della morte del piccolo Federico Patania. Un'emorragia che negli interventi di tonsillectomia un'eventuale emorragia sopraggiunge o subito dopo l'operazione, e comunque entro le 24 ore, o a distanza di sette-otto giorni. La procura di Pistoia ha aperto un'inchiesta penale e già nella mattinata di ieri un ispettore del ministero della Salute ha raggiunto l'ospedale “Il Ceppo” per acquisire informazioni e raccogliere le cartelle cliniche del bambino. Il ministro della salute Livia Turco si è unita “al dolore immenso dei genitori del piccolo Federico ai quali assicuro tutto il mio impegno per un rapido e completo accertamento di quanto accaduto”. E anche l'Azienda sanitaria n3 vuole ha avviato un'indagine interna. Federica, Eva e ora Federico, tre giovani vite spezzate prematuramente, tre tragedie che hanno sconvolto tre famiglie calabresi e inferto un altro, durissimo colpo ad una sanità che gode ormai davvero poco della fiducia della gente.

L’INTERVENTO
di NUCCIO IOVENE*

L'

informativa del Ministro della Salute Livia Turco resa in Commissione Sanità al Senato sulla morte di Eva Ruscio a Vibo Valentia conferma le più gravi preoccupazioni. I problemi strutturali da tempo noti che affliggono l'ospedale di Vibo Valentia si accompagnano a gravi criticità emerse sia nel funzionamento dell'unità operativa di otorinolaringoiatria che nell'organizzazione generale del presidio ospedaliero, tra cui l'assenza di un approccio di governo clinico integrato e l'assenza di protocolli diagnostico-terapeutici, così come sottolineato dagli ispettori del Ministero della Salute. L'Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia ed in particolare l'Ospedale Iazzolino sono da anni al centro di gravi fatti di cronaca. Solo dieci mesi fa la morte di Federica Monteleone, sei anni fa l'omicidio di un medico ritenuto responsabile, da parte dei fa-

I MALANNI DEL SETTORE E LE CONTRADDIZIONI DELLA REGIONE
miliari di una paziente deceduta, di un altro caso di malasanità, nonché le indagini giudiziarie relative alle infiltrazioni delle cosche locali della 'ndrangheta in tutte le attività collegate all'ospedale e alla costruzione del nuovo complesso ospedaliero con relative tangenti in cui sono stati coinvolti esponenti politici del centro destra. In una situazione del genere appare singolare e contraddittoria la posizione della Regione Calabria che in un primo tempo, con il Vicepresidente Spaziante, ha teso a sminuire la gravità di quanto accaduto mentre l'Azienda Sanitaria di Vibo, così come le altre, è ancora provvisoriamente commissariata, non c'è più un assessore regionale alla sanità e la delega è stata trattenuta, insieme a molte altre, direttamente dal Presidente Loiero e tutto questo dopo ben due anni e otto mesi di governo regionale. Lo stato della sanità in Calabria è drammaticamente uno dei più evidenti punti di crisi dell'attuale giunta. C'è un’ASL, quella di Locri, commissariata dopo l'omicidio Fortugno per infiltrazione mafiosa; c'è la più alta emigrazione sanitaria che continua; si sono susseguiti numerosi e drammatici casi di malasanità in diverse aree della regione, dall'ispezione dei NAS con conseguente chiusura di ospedali mentre irresponsabilmente si dichiarava che tutto andava per il meglio fino alla tragica vicenda del dodicenne di Scido morto nei giorni scorsi; c'è una protesta diffusa tra gli operatori, nei sindacati, tra i cittadini sullo stato in cui continua a versare la sanità in Calabria; si sono ridotte le ASL in una notte senza che l'assessore al ramo, a suo dire, fosse informato né d'accordo; i conti consuntivi degli anni passati di alcune ASL non sarebbero disponibili, mettendo seriamente sotto ipoteca il deficit sanitario della regione ed in discussione l'affidabilità dei conti; all'indomani delle elezioni regionali si nomina in una delle principali ASL della regione un manager voluto dal centrodestra e cacciato dal centrosinistra nella regione Lazio, anche per le inchieste giudiziarie che lo avevano investito, e lo si tiene al suo posto fino a che non viene arrestato; c'è il giallo degli assistiti fantasma che prima ci sono, poi non ci sono , poi sono di meno, lasciando tutti nella confusione più totale; c'è l'incarico dato a Cognetti proprio nel momento in cui era più acuto il suo scontro con il Ministro della Sanità; c'è un piano sanitario regionale che da mesi è oggetto di scontro, basato solo su logiche di campanile e di potere, e sul quale la sinistra presente in Consiglio regionale ha avanzato fortissime critiche. La dichiarazione dello stato di emergenza socio-sanitaria nella regione Calabria fatta oggi dal Consiglio dei Ministri così come la commissione ministeriale, che dovrebbe essere presieduta dall'ex prefetto di Roma Achille Serra, per verificare lo stato complessivo dei servizi sanitari calabresi, sono finalmente una prima risposta di fronte al fallimento della Regione, ma a nostro avviso non bastano. Per quanto riguarda Vibo, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione in base al quale “il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni nel caso di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”, il Governo dovrebbe nominare un Direttore Generale di indubbia professionalità e capacità in grado di portare l'azienda in una situazione di normalità svincolando la gestione della salute dalle logiche di appartenenza politica o lobbistica che hanno segnato negativamente nella sua storia la sanità calabrese, compresi purtroppo gli ultimi anni. Per quanto riguarda le altre ASP calabresi si proceda con il criterio del concorso pubblico attraverso la selezione delle migliori professionalità in grado di riportare le prestazioni e i livelli di assistenza della sanità in Calabria a condizioni degne di un paese civile. Solo atti chiari e forti, in grado di rimettere al centro gli interessi dei cittadini malati e delle loro famiglie, possono dare il senso di quella svolta vera di cui la regione avrebbe urgentemente bisogno. *Senatore Sd Commissione Sanità