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Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 13 Anno II
6 aprile 2010

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www.arcipelagomilano.org

Editoriale - L.B.G. - LIBERTA DI STAMPA E FUTURO DELLA POLITICA Approfondimenti - Guido Martinotti - DOPO IL BERLUSCA I NARCOS Cultura - Pier Vito Antoniazzi - GRAFFITI. UNA STORIA INFINITA? Citta - Valentino Ballabio - OLTRE LA CINTA DAZIARIA: MILANO DOV'E'?

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Dall' Arcipelago - Guglielmo Lozio - I CIRCOLI DEL PD E LE ELEZIONI COMUNALI Urbanistica - Nino Bosco - SOTTO LA STRADA NULLA: PGT E CITTA SOTTERRANEA Primo Piano - Alessandra Tami - CHI

E CONTRO

L'ABORTO NON

E PER

LA VITA

Mobilita - Maurizio Mottini - FACCIAMOLA FINITA: VIA LE AUTO DA MILANO Societa - Giuseppe Ucciero - DOPO IL VOTO NON TUTTO E' PERDUTO Lavoro - Rita P. Bramante - DONNE E TECNOLOGIA MOBILE Lettera - Enrico Saravalle - MILANO IN BICI

E MEGLIO
A MILANO

Speciale elezioni - Walter Marossi - LAST CALL PER LE AMMINISTRATIVE Video LIBERTA DI STAMPA. LETIZIA GONZALES Musica JOHN CAGE DREAM (1948) Percussionista Justin Solarik ARTE & SPETTACOLI MUSICA - a cura di Paolo Viola TEATRO - a cura di Guendalina Murroni ARTE - a cura di Michele Santinoli

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Editoriale

LIBERTA DI STAMPA E FUTURO DELLA POLITIC<\.
L.B.G. Quest'ultima campagna elettorale da parte del Pdl e stata improntata da continui attacchi al principio della Iiberta di stampa: vittima principale la Rai. La questione per il Pdl non pero tanto il principio stesso della liberta di stampa che, almena a parole, nessuno nega., ma un fatto diverso ossia la questione se un organismo pubblico d'informazione possa in alcune sue trasmissioni esser pili 0 menu violentemente antigovernativo. Berlusconi declina questo principio con una sorta di sillogismo: il servizio pubblico e pagato con i soldi dei contribuenti, la maggioranza dei contribuenti ha votato per me, la televisione pubblica pertanto non puo parlar male di me e del mio governo. Questo dice lui, 10 ripetono sino alIa noia i suoi pin fedeli servitori ma assai pili tiepidi 0 addirittura muti sono gli altri della maggioranza., a cominciare dalla Lega per finire agli uomini vicini a Fini. Per quanto riguarda la Rai, e non solo per questo, Berlusconi ha fatto suo il "teorema Craxi", quello del discorso in parlarnento del luglio del 92: " se 10 fanno tutti gli altri perche non dovremmo farlo noi?" Se dunque la Rai, dice lui, era occupata e condizionata dalla sinistra ora arrivato il nostro turno. Per altro verso, questo modo di vedere che una maggioranza abbia diritto di gestire a suo completo piacimento Ie cose del Paese, e quando dico cose dico tutto, dalla cultura ai comportamenti di forte implicazione morale ci riporta all'annoso problema della dittatura della maggioranza. I padri costituenti di tutte Ie Costituzioni dei grandi Paesi democratici 10 risolsero sia con la Costituzione stessa sia con 1'adozione d'istituzioni pubbliche del tutto indipendenti dal governo, sia con la continua ricerca di un equilibrio dei poteri. Proprio quello che Berlusconi non accetta, non vuole e anzi desidera eliminare. Per il nostro Paese tutto e pin grave e non ho intenzione io qui di riaprire la questione del conflitto di interessi. Voltata la pagina indecorosa della televisione ci resta la carta stampata. L'ultimo brutto segnale e il nuovo consiglio di anuninistrazione del Corriere della Sera, dove ormai siedono solo gli azionisti padroni, tutti con larghissimi interessi economici nel Paese e alcuni proprietari di aziende che gestiscono servizi pubblici, come la telefonia., in regime di concessione. Insomma, salvo rarissime eccezioni, anche la carta stampata si e accomodata. Siamo pero al ridicolo ormai. La cosiddetta vittoria della Lega, vista in se e come inizio del vacillare della strapotere berlusconiano, ci fa assistere al "riposizionamento" di molti quotidiani. Autorevoli editorialisti riscoprono le antiche virtu Ieghiste e pure Ie analisi del voto pin sofisticate somigliano sostanzialmente ad attente ricerche di un nuovo polo politico al cui servizio porsi con il maggior garbo possibile e senza svaccarsi troppo. Nessuno stupore, uno degli sport preferiti nel nostro Paese e il balzo suI carro del vincitore, magari preceduto da alcune pirolette graziose per distrarre il pubblico, e la carta stampata non e da menu nel deserto quasi totale di editori indipendenti, altro nostro male incurabile. A questi mali - televisione e stampa conculcati 0 asserviti - Internet con Ie sue caratteristiche di liberta sara rimedio? Forse, molto se ne dibatte e per parte mia ci credo ma a una condizione: non c'e strumento di comunicazione che serva se non ci sono i contenuti che possano utilizzarlo e sono proprio questi contenuti che in larga parte determinano il successo di penetrazione della stmmento di comunicazione. Insomma bisogna saper usare gli strumenti della liberta non pensando perc che siano la liberta stessa.

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Approfondimcnti

DOPO IL BERLUSCA I NARCOS
Guido Martinotti C' e un convitato di pietra che si aggira nel dibattito politico italiano ed e 10 spettro ultraterreno, questa volta non del Commendatore, rna del Cavaliere. Prima delle regionali si era diffusa la pericolosa illusione che Berlusconi (e per taluni addirittura il berlusconismo, che e tutt'altra cosa) fosse defunto 0 comunque nella sua fase di declino. A partire dal libro di AIdo Schiavone (Schiavone,2009) e dana linea del giornale "La Repubblica" e poggiando su una serie di altre considerazioni, sia vitalisticodemografiche (la salute e l'eta del C.) sia politico-strategiche (Ie difficolta interne e la fine del ciclo del pensiero unico) sia congiunturali (la crisi) si erano tutti un po' convinti (compresi non pochi del PDL), che la fine era vicina. Particolarmente esiziale e stata I' aspettativa che la crisi economica avrebbe favorito l'opposizione: mi ero pennesso di cautelare contro questa particolare illusione un anno fa (Martinotti,2009) facendo semplicemente notare che le crisi devastanti producono anche ondate di fascismo, come e avvenuto negli anni trenta del secolo scorso. Le crisi favoriscono l'opposizione solo la dove c'e una opposizione che ha presentato una sua politica altemativa che offre qualche speranza; dove questa opposizione non c'e 0 non riesce a farsi sentire, e l' agenda la detta chi e al potere, non si vede perche chi e gia nell'incertezza di aver perso 0 di star per perdere il lavoro debba ulteriormente caricarsi di un' incertezza politica, tanto pili se non e un operaio sindacalizzato che ha gia imparato, a sue spese, che l'unione fa la forza, ma e un giovane, un precario, un piccolo imprenditore 0 artigiano 0 commerciante abituato a contare sulle proprie forze e semmai imbevuto della logica economicistica di questa maggioranza. Ci era stato insegnato a scuola che per passare da condizioni oggettive (l 'an sich) alla presa di coscienza delle cause profonde (ilfuer sich) di queste condizioni, ci voleva un bel po' di lavoro politico, ma i guru attuali sembrano aver perso la sensibilita di questi problemi. Prevale la 10gica tipica dell'avventismo "e cambiato il vento" ripeteva Bersani con un sorrisetto bene auspicante, "Berlusconi avril delle sorprese". Aprendo per casu la radio in occasione di un dibattito post-elettorale a Radio Popolare (mi pare mercoledi 31 pomeriggio) can AIdo Schiavone, il politologo Giorgio Galli e il sociologo Ro-

berto Biorcio ho avuto una forte sensazione di estraniamento, nel senso che vi si discuteva serenamente delle recenti regionali come delle "prime elezioni del post-berlusconismo": a dire il vero Roberto Biorcio, abituato a trattare i dati, si difendeva, ma a fatica, da questa impostazione. Mi pare che soltanto Di Pietro, dotato di maggior fiuto cavallino degli altri, abbia qualificato l'idea del declino di Berlusconi, cautelando sui perico1i di questo tanto atteso Gotterdammerung. E credo che Di Pietro abbia tutte le ragioni perche se dobbiamo pensare a una Italia post -berlusconiana, dobbiamo inquadrar1a nei rischi che si profilano nei prossimi anni non solo per i1 nostro, ma anche per molti a1tri paesi. Intanto diciamo che se usciamo dal de1irio post-traumatico, i risultati di queste elezioni sono stati tra i pili previsti degli ultimi anni: l' astensionismo era state annunciato e temuto da entrambe Ie parti; 1a vittoria di Vendo1a era nell'aria, come 1a sconfitta di De Luca e Loiero; l'avanzata della Lega era data per certa da tutti i sondaggi; cosi come l'arretramento del PDL e del PD, e l'avanzamento di IDV, ma forse pili di que1 che si e verificato, mentre che Piemonte e Lazio fossero elezioni altamente competitive era stato detto da tutti. L'unica vera sorpresa e stata Beppe Grillo, ma non e da ieri che si e detto che Ie persone minimamente colte nelle scienze sociali sanno benissimo che i sondaggi non sono molto utili per cog1iere le avanguardie: per chi se 10 vuol ricordare rimando a Nuccio Gilli, Come si fa ricerca,(Gilli,1971) 1etto a suo tempo da migliaia di studenti che oggi sono professori e giornalisti e sondaggisti, ma evidentemente se 10 sono dimenticato come i racconti Pavese. Non sono i sondaggisti che devono essere attenti alle avanguardie ma i politici di professione, e se come e scappato detto a Mercedes Bresso, ci si e sorpresi perche si pensava che Grillo non avesse preso neppure un voto, vuol dire che qualcosa non funziona nell' organizzazione elettorale della Bresso e del PD. Fatto salvo il fume fatto circo1are da stolti e mascalzoni, non e state neppure sorprendente che la Chiesa sia intervenuta a gamba (Ie due gambe) tesa, chi si commuove per le furbate e rimasto incantato del trucco da quattro soldi di attaccare gli abortisti con Ie grancasse e il giorno dopo dare un buffetto ai nemici degli immi-

grati con flauto dolce, anche se questo fa parte della ipocrisia pretesca che ritroviamo per intero nella immagine popolare e denuncia uno stato di degradazione morale nella Chiesa dei potenti, non facilmente riscontrabile in altre organizzazioni. E solo gli sto1ti hanno potuto ripetere con incorreggibile e radicata sempliciotteria che 1a televisione non influenza il voto: difatti il Cavaliere ha potuto tranquillamente tappare la bocca ai suoi critici, accusando per di pili la sinistra di avere imposto una legge (par condicio) che richiede il silenzio, e invadendo tutte Ie bocche televisive del paese come uno tsunami. Credo che il Magic Moment del dibattito su questo tema sia stato quando Velardi, che per mestiere da consulenze ai politici per la loro immagine televisiva, ha dichiarato senza neppure una piega del suo faccino elegante e affilato dalla soleggiatura caprese, che la "televisione non conta". Faccia abbronzata davvero! Ma allora, dove e la sorpresa? La sorpresa, come sempre e una questione psicologica di gestalt: tutti noi siamo abituati a rimpiangere di non essere stati capaci di prevedere situazioni e comportamenti, avendo avuto a disposizione tutti gli elementi che a posteriori si incastrano nel modo giusto esatto. Vediamo i singoli pezzi. Dell'astensione troppo presto per dire qualcosa di sensato. L'astensione e un fenomeno complesso e non pUDessere trattato in modo grossolano: dobbiamo attendere analisi pensate sui flussi, per capire almeno chi si e spostato dove. Ma almeno possiamo dire che, nel generale aumento dell'astensione in tutte le democrazie occidentali esistono due tipi di astenuti, che per riprendere una distinzione scolastica possiamo classificare come "raffinati parigini" e "gli stupidi ottentotti". Gli "stupidi ottentotti" sono quelli che non votano per ignoranza, anaIfabetismo, disinteresse e perifericita al sistema. Nelle tradizionali analisi e1ettorali questa astensione si correlava con analfabetismo, basso livello di istruzione e quindi donne, sud campagna e tendenzialmente aree di destra e con i voti nulli. Poi ci sono i "raffinati parigini": questi sono gli astenuti per troppo impegno e sono quelli che non votano "per protesta", "per far capire" (alIa sinistra in genere) che deve cambiare rotta e cosi via. Tradizionalmente erano voti bianchi, che hanno correlazioni opposte a quelli dei voti nul-

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li, e si correlano con istruzione elevata, uomini, citta, Nord, sinistra. II raffinato parigino e un qualunquista, anche se pensa di non esserlo, perche pur essendolo, 0 considerandosi altamente po1iticizzato, i1 suo ragionamento fallace e si basa su una concezione poltronesca della democrazia. L' elettore, per questi "raffinati parigini" un po' come 10 spettatore televisivo, sta li seduto suI "divano di seta con la coscienza inquieta" e se la pietanza che gli offrono non 10 stimola Ie sue papille del gusto, continua a bersi i1 suo scotch con ghiaccio. Non si considera un soggetto attivo, eventual mente critico delle celte della sua parte politica, ma consapevole delle conseguenze del voto 0 del non voto: lui e blase, le ha viste tutte e aspetta che gli portino il piatto di suo gradimento, altrimenti non alza Ie chiappe. Di solito il raffinato astensionista di sinistra. Vediamo invece a1cune altre affermazioni, che sono risuonate alIa grande. "Berlusconi non ha vinto perche il POL ha perso voti". Affermazione del tutto fuorviante: per Berlusconi il partito conta fmo a un certo punto, morto uno se ne fa un altro. Berlusconi ha vinto queste elezioni giocando come sempre in prima linea e facendo vincere sotto la sua faccia persino candidati di AN, come la Polverini. I voti al POL erano secondari. "Berlusconi ha perso e Bossi ha vinto". E' una sciocchezza: la Lega ha guadagnato suI e dal POL, ma Berlusconi e Bossi sono come una barretta bimetallica e, a seconda delle condizioni, si piegano da una parte 0 dall'altra, ma non si staccano maio Bossi senza Berlusconi sarebbe rimasto un fenomeno da baraccone pedemontano e Berlusconi senza Bossi avrebbe dovuto inventarselo. La genialita di entrambi stata, senza ombra di dubbio, l'aver stretto un patto suI piano personale tenendo separati i partiti. Cosi Bossi e libero di prodursi (sempre meno da quando si sono tutti rimpannucciati con lauti stipendi della Stato e di sottogovemo) nelle sue studiatissime flatulenze e Berlusconi puo cavarsela dicendo che e un birbantello di cui lui non ha responsabilita morale: mentre Berlusconi pUD continuare a pasteggiare a pizzette, champagne e escort (mi sono sempre stupito che mancassero le 0striche, ma con queUe che si accontentano di un mille a notte forse non sono necessarie) mentre i solidi le-

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ghisti continuano con illoro barbera, pane e salame e famiglia tradizionale. Sono come le ali di un aereo che sostengono 10 stesso corpo, ma sono flessibili, mentre se ci mettessero la trave di un partito unico destinate ad andare in pezzi alia prima turbolenza. I seriosi politologi del Carriere si interrogano ponderando se si tratti di borghesia 0 popolo, tutte categorie di due secoli fa e non capiscono che si tratta di segmenti del perbenismo nostrano, di un ceto, strato, classe non importa, che e diventato rieeo mentre "governavano i comunisti" facendo i soldi con svalutazione, lavoro nero ed evasione fiscale. Per questo sono legati, come loro stessi dieono benissimo, da un "idem sentire", una comune coscienza di una classe in formazione, cui la Chiesa dei potenti offre un potente collante, indifferente al grido di dolore delle donne e degli uomini della Chiesa dei giusti. Se vogliamo, la vera novita, che pero non e una novita, rna il eonsolidamento di una tendenza in atto da un certo tempo, che e molto probabile si eonsolidi ulteriormente con l'affermarsi della Lega, e cioe l' attrazione della Lega per UII elettorato ill sinistra costituito da lavoratori dipendenti e autonomi che nella socialdemocrazia rossa avevano trovato supporto e riconoscimento, rna che ora sono minacciati, come del resto buona parte del ceto leghista, dalla crisi e dalla globalita Per queste persone intimorite e terrorizzate, la Lega ha trovato un perfetto capro espiatorio: gli "immigrati". Clandestini 0 no, neri gial1i o slavi sono il parafulmine di tutti i terrori che minacciano 1a "buona vita" di famiglie interamente immerse nella logica di una societa dei consumi, rna minacciate ora dal soffio gelido della poverta. Come era suecesso con gli ebrei, gli immigrati fomiscono una spiegazione semplice per tutti i mali. Non e la prima volta e non sara l'ultima: gli Stati Uniti, pur essendo una societa di imrnigrati ha una lunga traduzione di movimenti xenofobi. E anche oggi continuando a parlare di "territorio" e di "radicamento" della Lega, si perde di vista il dato di fatto cruciale che la Lega (come il PCI e la DC un tempo) puo contare su un numero elevato di persone disponibili a dedicare parte del lavoro politico nel proprio contesto locale motivate da alcune eredenze semplici ma forti, sostenute dalle risorse messe a disposizione dal diffuse sottogoverno esclusivo della Lega, ovvia-

mente destinate oggi ad arricchirsi considerevolmente. Cianciare del territorio come di una entita indistinta e generieamente benevola, non fa che nascondere fatti che andrebbero invece guardati con estrema lucidita Forse passerebbe l'uzzolo di mettersi, in ritardo, a "fare come fa la Lega", per mettersi inveee a "fare qualcosa di diverso dana Lega". Non e utopistico, guardare all'esperienza di Pietrasanta, Lecco, Torino, ma anche Venezia, giusto per dare qualche esempio. Ma soprattutto non facciamoci illusioni con la fine del berlusconismo: se il PDL ha perso, Berlusconi si portato a casa tre regioni, di cui una, quella del Lazio, di importanza strategica per il softfranquismo che si sta costruendo unificando il perbenismo risentito di ceto medio che sta alla base di entrambe queste forze politiche, I' oscurantismo anti conciliare e laicofobico del Vaticano, sostenuto da autorevoli voci intellettuali come Giuliano Ferrara, Ernesto Galli della Loggia, Vittorio Messori e ahime, sia pure indirettamente, Giancarlo Bosetti (Bosetti, 2009) con I'immoralita d' alto bordo del consumismo e del cinismo machiavellico (che tanto piace ai realisti come Ostellino 0 Panebianco) del Berlusconismo puro. Come dice benissimo Giovanni Sartori, Berlusconi non ha alcun problema a pagare qualsiasi prezzo e baciare qualsiasi anello compreso, per sbaglio, quello di Gheddafi (Corriere della Sera, 2 Aprile 2010). Berlusconi vuole una cosa sola, la Presidenza della Repubblica e per arrivarci deve far fuori chiunque minacci Ie sue ricchezze e la sua posizione, a partire dai magi strati. In generale che fare? Nel medio periodo, salvo imprevisti per ora non prevedibili, la sinistra cosiddetta riformista e ingabbiata in un sistema elettorale fintamente bipolare, che garantisce per molto tempo a venire, anche dal punto di vista del sistema elettorale, il premio di maggioranza all'altra parte. Lo garantisce per un semplice calcolo aritmetico: per arriyare alla maggioranza tutti i partiti e movimenti fino all'UDC compresa dovrebbero mettersi assieme, ma questo non e possibile perche se si ingloba rUDC, anche solo come alleanza elettorale e provvisoria, Grillo, Di Pietro e altri gruppi di sinistra se ne vanno, e viceversa. Senza parlare della barriera posta dal Vaticano che, come si e visto aRoma, impedisee la rappresentanza a una grande

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porzione della cultura laica di sinistra. Ha un bel dire Veltroni che non si deve parlare di "sinistra", rna di "centro-sinistra" a "vocazione maggioritaria": stando cosi le cose la vocazione rirnarra tale. L'illusione di conquistare 1'elettorato dell'UDC e irrealistica. Ma la realta minoritaria e garantita anche in modo profondo perche, anche se (ipotesi di terzo grade ) dovesse raggiungere la maggioranza dei voti, farebbe la fine del Prodi II, perche non ha ancora costruito l'aereo con Ie ali flessibili, rna ha al piu una zattera di botti e tronchi tenuta assieme con gomene fradice. Quindi, in primo luogo, un PD che voglia in futuro vincere, deve abbandonare il tennine di riformista, che non significa piu nulla: tanto le riforme le fanno gIi altri. In secondo luogo deve puntare a una coalizione di idee, non di partiti: non uso il termine "valori", rna sono quelli. Nell' area che non accetta il berlusconismo, esistono a disposizione di un partito di sinistra forti idee-guida comuni e condivise sul piano economico, sociale, di sensibilita culturale e civile, che vengono continuamente frammentate dagli interessi di preservazione delle oligarchie interne ai vari gruppi. Se non si trova la concordanza su un "progetto" comune di idee per il domani, nessun accordo funzionera maio Infine si deve abbandonare la difesa cieca di un bipartitismo che e sempre piu imperfetto anche se in modo contrario a quello di Giorgio Galli (Galli, 1967), nel senso che questa volta il bipolarismo c'e nelle sigle, rna non nella realta. Volete convincervi? Dove esiste un vero sistema bipolare come in USA, rna anche in Francia, si capisce subito chi ha vinto 0 perso, sia pure per una manciata di voti. Qui dopo le elezioni hanno sempre vinto tutti. Nell'immediato, che fare a Milano? Qui la sinistra non e maggioritaria, rna e relativamente pin forte che nel resto della regione e la disputa che si e subito aperta tra Lega e Moratti apre una opportunita importante. La rinuncia di Penati a ricandidarsi (atto di cui dobbiamo essergli grati, anche se forse faceva parte del covenant della sua candidatura alIa Regione) apre un'altra opportunita, nel senso che obbliga alla ricerca di un nome nuovo. Non sprechiamola con l'imbroglio delle primariel Le primarie sono un modo per legittimare le scelte degli apparati: qualsiasi candidato scelto dal1'apparato del PD con primarie interne perdera Mi permetto di

riportare quello che ho scritto a Majorino martedi 30,alle 15.26 prima che la parola primarie emergesse dalla nebbia dena batosta: "Ciao Majorino, davvero questa volta la dirigenza del PD non si puo pili permettere un minima errore. Pero prima delle primarie, che sana comunque una elezione con le sue regole e i suoi vincoli, io proporrei che un gruppo avanzato del PD organizzi, con altre forze, una sorta di Stati Generali della sinistra, con una discussione lunga (anche un paio di giorni) aperta a tutti in cui le varie forze progressiste milanesi si facciano avanti, dicano le lora ragioni, si scazzino apertamente. Poi (ovviamente) i partiti e i gruppi organizzati faranno (presto) Ie loro scelte ed eventual mente anche Ie primarie. Facciamo correre un po' di cavalli in pubblico per vedere come si comportano, non alleviamo i puledri di nascosto nelle stalle per tirarne fuori all 'ultimo momenta uno, magari balzano e magari spompato. Cercate di non ripercorrere i vecchi riti. Si e visto che non funzionano pili G".

Ribadisco: Ie primarie non servono a mobilitare l'elettorato, ma solo i militanti. Anche negli Stati Uniti non sono quel quisisana della partecipazione che il provincialismo del mondo politico italiano da per scontato. In molti casi, anzi, servono proprio a limitare il voto ai "registrati", e poiche spesso queste "registrazioni" sostituiscono il certificato elettorale (che negli USA non e rilasciato dal comune, ma dai singoli partiti) sono, come noto, il fattore principale della bassa partecipazione al voto, con l' esclusione di nuovi elettori (che spesso sono anche i nuovi arrivati). Spero che Arcipe/ago si faccia promotore di una campagna contro le primarie del PD, se non sono precedute da una discussione ampia anche con le altre forze e soprattutto con quelli che non hanno votato. Ann ho preso una decisione, se il PD si ostinera con questo rito magico delle primarie, non andre a votare.

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Riferimenti AA. Per un 'altra campagna. Riflessioni e proposte sull 'agricoltura periur-

vv.

bana, Maggioli, Satarcangelo di Romagna 2009 Robert A.Beauregard, When America Became Suburban, University 0/ Minnesota Press, Minneapolis 2006 Giancarlo Bosetti, II fallimento dei laici furiosi, Rizzoli, Milano 2009 Giorgio Galli, II bipartitismo imperfetto, If Mulino, Bologna 1967 Gian Antonio GiZZi, Come si fa ricerca, Oscar Mondadori, Milano 1971 Nicola Gratteri, Antonio Nicaso, Fratelli di sangue, Mondadori, Milano 2009 Hugues Lagrange, Oberti, Marco, Emeutes urbaines et protestations, une singularite francoise, Presses de Science Po, Paris 2006 (trad.it. La rivolta delle peri/erie, Mondari,Milano 2006). Guido Martinotti, "Gli italiani sono fascisti ma (forse) non 10 sanno ", in Renato Treves, Treves: spirito critico e spirito dogmatico, UNIMIB-Angeli, Milano 2009, pp.123-144; «Autant en emporte le vent.i.Espace et populations dans la metropole de troisieme generation» in Belgeo, 2006-4 Giorgio Ruffolo, II capitalismo ha i secoli contati,gli Struzzi Einaudi, Torino 2008. Aldo Schiavone, L'Italia contesa, Laterza, Roma 2009

Cultura

GRAFFITI. UNA STORIA INFINITA?
Pier Vito Antoniazzi Un pomeriggio di febbraio in piena Iuce. Un "ragazzo" dipinge un muretto che fa da cinta a uno spazio giochi per I'infanzia dentro ai giardinetti della "Fontana" (via Cusio a Milano). Arriva una volante, entra nel parco, scendono agenti "in borghese". II "ragazzo" viene fermato, le bombolette sequestrate, somministrati una multa di 450 Euro e un verbale di apertura di un procedimento penaIe. Sono le 16.10 e pieno giomo, il "ragazzo" non ha tentato fughe, ha fomito i documenti, e rimasto sbigottito. 11 fatto e che dipingere questo muretto sempre state considerato da lui e da altri giovani graffitari uu'azione "legale", anche perche da almena venti anni (me 10 ricordo perche portavo li il figlio all'asilo ... ) periodicamente i ragazzi "10 sbianconano" per sostituire i graffiti piu vecchi 0 sbiaditi con altri pili nuovi e colorati (vedi immagini in copertina). Questo fatto paradossale e simbolico della politica schizofrenica 0 inesistente dell' amministrazione comunale sul tema graffiti. Anni fa Sgarbi organizzo una mostra di graffitari e protagonisti della street art al PAC di via Palestro. Ma anche gli assessori alIa cultura e ai giovani successivi e 10 stesso sindaco hanno promesso spazi alIa creativita giovanile (recentemente ancora una mostra alla Fabbrica del vapore di via Procaccini) ma contemporaneamente si spende per "pulire" e si multa chi dipinge. Sembra una spirale infinita perche risultati dal punto di vista del decoro non se ne vedono. E' sicuramente difficile conciliare l'esigenza di una citta pulita e decorosa con quella dei giovani di esprimersi, farsi conoscere e anche criticare la societa. Ma se non si osa sulla strada della reciproca responsabilita e del reciproco riconoscimento non si andra da nessuna parte. Si e osato (grazie all' emergenza e all'impegno di don Colmegna e Opera nomadi) con il "patto di legalita" con i rom .... Non si puo osare anche con i nostri giovani una chance di dialogo? II Comune (e le sue aziende) potrebbero proporre un "Patto per il decoro" ai giovani graffitari creativi. Lo scambio contrattuale potrebbe essere tra spazi pubblici di espressione e visibilita (muri, tram, metro, ... magari con pellicole protettive sostituibili) per i giovani e lora impegno alla legalita e alla rinuncia all'imbrattamento. Non e un percorso facile ma sono convinto che se un certo numero di "firme" del mondo graffitaro e della street art, pseudonimi che sono un mito per chi inizia 0 si avvicina a questa pratica, sottoscrivessero questo impegno, svolgerebbero un ruolo di traino ed esempio nel confronto degli apprendisti imitatori, Molti ragazzi partono dalle "tag", cioe dalle firme sui muri che sporcano senza valore artistico. Per loro il rischio e poco ed e un modo di far sapere al mondo e agli amici che esistono. Quelli che veramente si appassionano studiano e ristudiano l' arte di scrivere lettere e abbinare colori. Dobbiamo dare la possibilita a chi crede in questa forma di arte di esprimersi in modo legale (anche sui muri e i mezzi di trasporto) e chiedere loro di parlare ai propri coetanei per separare l' espressione artistica dal puro imbrattamento. Se c'e da lavorare a un tavolo con i giovani creativi di strada come Fabbrichetta e arcipelagomilano.org sia-

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mo disponibili. E' un'utopia? Diceva John Fitzgerald Kennedy che "un

passo e solo un passo, rna senza iniziare a fare un passo non percorrere

mo mai cento miglia ... ".

Citta OL TRE LA CINTA DAZIARIA: MILANO DOV'E'?
Valentino L'idea di Arcipelago di ragionare sulla "ricchezza della citra" rimanda intanto a un semplice interrogativo: la citta dov'e? Dove inizia e dove finisce? Per valutare quali e quante ricchezze, ed anche purtroppo carenze e mediocrita, vi sono contenute e infatti necessario definire il contenitore. Qui la discussione rischia di arenarsi subito perche l'interpretazone prevalente della "citta infmita" porta alla resa di fronte ad una realta apparentemente indefinibile. Poiche la citra si propaga verso la Svizzera conviene accontentarsi di una governance fluida, limitarsi a lab ili intese tra gli enti esistenti, affidarsi alle virtu magiche della "rete". Tuttavia la citta infinita, che e il prodotto e non la causa del mancato governo strategico del territorio, copre la carta geografica "fisica", distinta dalla carta "politica" che segna le frontiere e le rispettive pertinenze variamente colorate. Chiaramente la carta politica muta con gli eventi della storia che, mediante guerre e armistizi, annessioni e secessioni, hanno di volta in volta fissato "arbitrariamente" i diversi confini. E' altrettanto vero che la globalizzazione del presente secolo ha travolto molta parte dei confini tradizionali. Questo fenomeno pen') riguarda, per cosi dire, il software del sistema, ovvero la mobilita delle persone e delle merci nonche 18 diffusione di beni immateriali. Diverso il dicorso per l'hardware, ossia la base fisica costituita dal territorio e dalle restanti risorse Ballabio Barbarossa fondando i propri contorni e ampliandoli nei secoli - dalla cerchia viscontea ai bastioni spagnoli - fino alla "cinta daziaria" del primo novecento, geniale espediente di detassazione e sviluppo. Tuttavia il dazio comunale stato abolito nel 1974 e da allora Milano non 11asaputo pin relazionarsi col proprio intorno, sino a subire la "scissione" di Monza e Brianza. Scissione antistorica (a Monza vige il rito romano, mentre Ie parrocchie brianzole sono fieramente ambrosiane) e antieconomica (il mercato del lavoro come il mercato immobiliare insistono nella medesirna dimensione metropolitana) bensi tutta politica: protesta verso il centralismo e unilateralismo del capoluogo. Per non parlare del sistema della rnobilita, analizzando il quale un recente studio di Giuseppe Boatti individua chiaramente gli "spartiacque" dei movimenti quotidiani, ovvero con ottima approssimazione - i contorni della possibile citra metropolitana. Infine Milano se e troppo piccola per governare adeguatamente insediamenti, infrastrutture e ambiente, e in pari tempo troppo grande per gestire democraticamente le proprie periferie in mancanza di un vero decentramento, responsabile a pieno titolo di servizi alla persona, aggregazione sociale, manutenzioni e pulizia, similmente ai comuni dell 'hinterland. Sotto questa profilo, come ebbe a dire a suo tempo il Cardinal Martini "Ia citra e troppo grande per sentirsi una". naturali idriche, energetiche, atmosferiche (guarda caso i quattro elementi empedoclei). Ora se a livello del software non e dannoso e talvolta vantaggioso - qui le scuole di pensiero hanno ampia possibilita di confronto - lasciar fare alla "mano invisibile" del libero mercato non altrettanto si puo dire a livello dell 'hardware, che tratta di risorse primarie limitate. Quindi il consumo del suolo, cosi come l'efficienza energetica, la disponibilita dell'acqua e l'inquinamento dell'aria, devono essere poste sotto controllo da una mana cosciente e responsabile, possibilmente capace di impugnare la matita che disegna a priori la costruzione territoriale e ambientale. Tocca allora alle istituzioni elettive guidare e controllare, esercitando competenze definite dentro ambiti territoriali determinati, i quali peraltro individuano due altri fattori essenziali delle democrazie progredite: il diritto di voto e la tassazione. I diversi livelli istituzionali devono inoltre coordinarsi dentro l'ordinamento generale, evitando doppioni, sovrapposizioni e rimpalli di responsabilita. I principi di sussidiarieta (verticale), di adeguatezza e differenziazione, sanciti dall'art. 118 della vigente Costituzione, offrono criteri precisi per una seria azione politica di riordino e avvicinamento agli standard europei. Tornando allora alIa domanda iniziale (Milano dov'e? ) si ripropone la questione dei confini. Nella storia Milano e risorta dalla distruzione del

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Dall' Arcipelago I CIRCOLI DELPD E LE ELEZIONI COMUNALI Guglielmo Lozio Le correnti costituiscono uno dei pili gravi limiti del PD: impediscono la formazione di un partito dalla forte identita e minano la sua credibilita presso gli elettori. Lo Statuto recita: "II Partito Democratico riconosce e rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica." Invece, e sotto gli occhi di tutti che siamo in presenza di vere e proprie correnti organizzate che vanno ben aldila del pluralismo delle opzioni culturali. Gia il partito e diviso nelle tre componenti uscite dalle primarie cui si aggiungono le correnti interne a ogni componente. Correnti che privilegiano la difesa del proprio orticello, la ricerca di visibilita, la pretesa di posti in ogni elezione e la lottizzazione di poltrone in ogni organismo. Cosi, il dibattito schietto e approfondito che dovrebbe elaborare un serio progetto di societa scade in meschine diatribe interne. A danno della credibilita del PD e con 1a crescita della disaffezione fra gli elettori. A Milano, alle primarie per l'elezione di Cornelli si sono presentate tre liste separate, e bloccate, rappresentanti le tre componenti. E ogni lista era suddivisa fra le diverse correnti. E' vero che una sciagurata norma della Statuto, prevede che pili liste possano appoggiare un singolo candidato, ma visto che tutte sostenevano 10 stesso coordinatore, sarebbe stato logico presentarne una sola. Non voglio immaginare le lotte intestine per le candidature aile Regionali. Le elezioni comunali, possono essere l' occasione per superare, almeno in parte, queste logiche spartitorie rilanciando la partecipazione dei cittadini attraverso i circoli. I quali, individualmente 0 accorpati a livello di zona, dovrebbero organizzare assernblee, con diritto di voto, di cittadini, organizzazioni, associazioni, comitati presenti sul territorio. Da ogni assemblea dovrebbero uscire indicazioni relative al candidato/i sindaco (anche pili di uno se non si accordano su un solo nome), ad alcuni candidati al Consiglio comunale, a pezzi di progrannna che partano dalle esigenze del territorio, nell'ottica di costruire un progetto di citta e della sua amministrazione. Tutto cio a prescindere dal fatto che alle elezioni siano previste le preferenze di candidati imposti dall' alto. Inoltre, si dovrebbe costituire un Coordinamento cittadino dei circoli, eletto dai circoli stessi e non nominato dall'alto, che raccolga le indicazioni emerse dai circoli, ne faccia una sintesi e proponga il candidatoli sindaco (2-3 persone se non si accordano su un solo nome), una parte dei candidati al Consiglio e ampi pezzi di programma da discutere con gli organismi superiori, per giungere a una sintesi condivisa, ma non imposta dall'alto. 11 tutto dovrebbe concludersi con le primarie. Ogni candidato sindaco dovrebbe essere appoggiato da una sola lista. A proposito del prograrnma, da esso dovrebbero derivare le indicazioni per le alleanze. Altrimenti ci troveremmo di fronte a semplici accordi di potere. I candidati ai C.d.Z. (consigli di zona), invece, dovrebbero essere eletti fra quelli indicati dalle assemblee dei circoli. Nelle assemblee chiunque puo candidarsi. Tuttavia, i circoli dovrebbero predisporsi a proporre e presentare persone gia contattate e che abbiano gia espresso un orientamento di disponibilita a candidarsi. Persone non proposte perche appartenenti a questa 0 a quella corrente, rna perche di valore, perche conosciute, perche godono di fiducia, di prestigio e, possibilmente, perche esperte dei meccanismi della pubblica amministrazione. II dibattito delle assemblee potrebbe incrinare le logiche correntizie e, soprattutto, ricreare un clima di fiducia verso i partiti. Non e detto che tutti i circoli aderiscano a questo percorso. Ma cio non deve impedirne la realizzazione. Si parte con chi ci sta. Basta un numero di circoli sufficientemente ampio, anche se non necessariamente maggioritario. La costruzione di una partecipazione dal basso e troppo importante per non essere perseguita ad ogni costo. Manca un anno alle elezioni. Nell'areo di un mese si dovrebbe essere in grado di indicare, nei circoli, i candidati e alcuni punti del programma per procedere, poi, rapidamente a riunioni di coordinamento, e quindi aile primarie.

Urbanistica SOTTO LA STRADA NULLA: PGT E CITTA SOTTERRANEA Nino Bosco Milano sta elaborando il Piano di Governo del Territorio con l'obiettivo dichiarato di ripensare la citra in tutti i suoi aspetti territoriali, urbanistici e dei servizi. II settore delle reti tecnologiehe (acqua, energia, comunicazione) e uno dei comparti strategici per il rinnovo della citta. Le reti sono una maglia intrecciata che si estende nel sottosuolo stradale, fa vivere la citta e migliora la qualita urbana. La sua creseita nel tempo e stata in parte caotica, in molte aree i sistemi sono vecchi e ineffieienti e presentano notevoli disservizi con l'attivazione di tanti cantieri per la lora manutenzione. II funzionamento giornaliero non sempre e effieiente e incide sul fiuire della vita cittadina. Esso arreea alti costi soeiali (bIoeeo del traffico, inquinamento, ritardi e

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aumento dei costi del servizio in bolletta) e detennina una bassa qualita urbana con notevoli sprechi dovuti aIle perdite e alla vetusta delle reti che ricadono sulla bolletta dei cittadini. Nuove regole. II DPCM Micheli del 3/3/99 ha posto la necessita di conoscere i sottosistemi, di pianificare il sottosuolo urbano e gestirlo attraverso il Piano Urbano del Sottosuolo (PUGSS) per combattere il degrado e i disservizi presenti nella citta Le reti svolgono un servizio di pubblica utilim, esse devono rispondere aile necessita dei cittadini e non a semplici logiche aziendali dei gestori. La Regione Lombardia con la legge n.26/03 completata dal regolamento regionaIe n.6/10 ha fatto suoi questi punti e Ii ha norman a livello legislativo. La legge regionale stabilisce che tutti i comuni devono pianificare l'uso del sottosuolo stradale e governare 10 sviluppo delle infrastrutture per I'aIloggiamento dei sottosistemi a rete. II concetto di servizio alla citta stato maggionnente precisato daIla nuova legge urbanistica lombarda "Governo del Territorio" (n 12/05), dove viene prevista l'elaborazione del Piano dei Servizi. II Piano dei Servizi (art 9 c 8) e integrato, per quanto riguarda l'infrastrutturazione del sottosuolo, con le disposizioni del PUGSS, (art 38 della l.r. 12112/03 n026). Questo e il nuovo percorso nonnativo ehe la Regione Lombardia si e data e che i Comuni sono tenuti a

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reaIizzare per govemare il lora territorio in sintonia con le strategie della Provincia di riferimento. La IV dimensione urbana. II PGT di Milano in discussione nel Consiglio Comunale e privo del Piano del Sottosuolo che e obbligatorio e rappresenta la IV dimensione urbana che va govemata. Bisogna recuperare, elaborando il PUGSS nell'ambito del Piano dei Servizi. La proposta del Piano di Governo del Territorio di attirare a Milano 500 mila persone in pili (come dire Monza, Brescia, Bergamo, Como messe insieme) deve far riflettere. Le nuove costruzioni determineranno la richiesta di nuovi apporti di risorse energetiche, idriche e di comunicazione che dovranno essere soddisfatte dalle reti tecnologiche che non sempre sono adeguate. Le fognature di Milano sono al limite idraulico e quindi rischiano di non reggere gli apporti idrici dovuti agli scarichi dei nuovi immobili che sono previsti in alcune aree della citra, Non basta, quindi, decidere di costruire nuovi immobili, bisogna pensare come dotarli di adeguati servizi a rete sia superficiali che sotterranei per rispondere aIle richieste di efficienza e di economicita, La funzione dei sottoservizi ed elementi del PUGSS. II sottosuolo e un patrimonio naturaIe che per molti anni e state sottovalutato 0 trascurato. Nel momenta in cui si pensa la trasformazione e il miglioramento della

citra bisogna pensare in paraIlelo al governo del sottosuolo e del soprassuolo stradale che resta come nn'area bianca nei Piani Urbanistici. La IV dimensione che "nascosta"e non immediatamente visibile e aItrettanto importante per la vita della citra e quindi va " scoperta" e normata. La presenza di supporti logistici, di servizi aile attivita e di sottoservizi efficienti in un'area favorisce la crescita delle imprese e la coesione della vita sociaIe e valorizza il territorio urbano creando sviluppo economico, occasioni occupazionali e qualita urbana. Attira gente e imprese. L'uso del sottosuolo urbano e fortemente condizionato dalle sue caratteristiche geologiche e sismiche. Milano una citra d'acqua con un diffuso reticolo idrico e una falda idrica superficiale. Questa risorsa e una delle maggiori ricchezze naturali della citta e storicamente ha inciso sullo sviluppo socia - economico di Milano. Pertanto la scelta d'infrastrutturazione deve essere effettuata evitando di posizionare le opere aI limite 0 dentro la falda idrica per non detenninare degradi idrogeologici e attivare Ie inevitabili impenneabilizzazioni. Gli errori del passato siano d'insegnamento. La predisposizione del Piano del Sottosuolo e un obbligo di legge e un' opportunita che bisogna cogliere per coniugare la sperimentazione con la ricerca della qualita e dell'efficienza urbana di Milano.

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CHI
Di nuovo si parla di aborto e soprattutto s' interviene sulle modalita con cui l'aborto viene procurato: pillola 0 intervento chirurgico sana modalita dell' aborto e quindi e oltremodo propagandistico attaccare la pillola RU, in luogo di affrontare la modifica della legge sull'aborto. Mi pare che tomi a farsi sentire in modo preoccupante la mentalita maschilista dell'u-

t CONTRO

L' ABORTO NON t PER LA VITA
Alessandra Tanli
un trauma. Vi ricordate il libro della Fallaci: "lettera a un bambino mai nato"? La mia eta mi pone al di sopra del problema, perche dopo i 50 anni il problema non si pone pili. Intanto i figli si fanno in due: quindi come prevenire gli aborti. Ne Cota ne Zaia nella loro crociata stanno parlando di prevenzione. Prevenzione

Primo Piano

omo italiano, che non collabora in casa, che lascia la cum dei figli tutti alla donna, che non modifica la legislazione per rendere la nascita di un figlio un evento che di fatto rimane tutto sul1e spalle della donna.Per prima cosa bisogna chiedersi perche si abortisce e chi abortisce. Intanto non credo che nessuna donna prenda la decisione a cuor leggero: sempre

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significa educazione sessuale, significa "valori", rna significa anche servizi per le mamme. Avere un bambino, in una sinzazione di famiglie mononucleari 0 addirittura di donne single, significa, se il coniuge 0 compagno non collaborative, spesso per le donne rinunciare alla lora carriere, che dieo, rinunciare al lavoro tout court. Infatti in Italia il tasso di attivita delle donne il pili basso d'Europa. D'altra parte se I'asilo nido costa pili dell'Universita, non possiamo scandalizzarci se il tasso di natalita in ltalia e 1, 39 per donna. II risultato e un invecchiamento della popolazione, con gli ultra sessantacinquenni superiori al 20% della popolazione. Mi pare strano che nessuno, quando di parla del tasso di sviluppo dell'Italia, richiami il problema dell'invecchiamento della popolazione. Per fortuna che ci sono gli imrnigrati, che sono giovani e lavorano per noi! Dicevo prevenzione. Ma quale prevenzione e possibile se i modelli dei nostri giovani sono "il grande fratel10", mentre la castita, la vecchia "purezza di Maria Goretti" sono ideali non pili presenti. Cosa vedono i nostri ragazzi? Da cosa sono educati? Anche se vanno nelle scuole cattoliche, cosi care alla gerarchia, per cui i Vescovi appoggino un modello di leader che proprio della castita non sa che farsene, poi i giovani sono frastomati da spettacoli televisivi che

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annullano completamente i messaggi ricevuti in casa e a scuola. Richiamare al valore della persona, al fatto che l'amore non significa sesso, e Ia sfida perduta di questa generazione. Vorrei ricordare che trent'anni fa Iegge sull'aborto voleva eliminare una pratica molto diffusa, quella degli aborti clandestini, che facevano morire le donne. E' a questo che i politici della Lega vogliono ritomare? Alla messa al bando, fino alla morte, delle donne che abortiscono. Ma per il figlio non e intervenuto anche un uomo? E questo partner perche non si prende le sue responsabilita? La lotta all'aborto si ottiene con Ia prevenzione, sull'educazione sessuale prima, e poi con istituti e servizi per favorire la natalita. Tenendo con che i figli fanno bene non solo ai genitori, ma a tutta la collettivita, e che Ie pensioni di domani potranno essere pagate solo se ci saranno giovani che lavorano (la capitalizzazione e una pura illusione, in quanto se i capitali, risorse finanziarie, non sono valorizzati col lavoro, risorse umane, non producono autonomamente ricchezza! Abbiamo visto corne la sovrastruttura finanziaria dei primi anni 2000 abbia portato a una crisi gravissirna). Quindi servizi per la natalita. Se gli asili nido fossero gratuiti, e soprattutto ci fossero, se ci fossero servizi per le mamme nei prirni mesi di vita dei bambini, quando la mamma, dopo il parto, rirnane spossata e

dare da mangiare 6 volte al giomo a un bimbo non una passeggiata, probabilmente nascerebbero pili bambini. La Francia e un esempio in questo campo. Purtroppo forse il ricordo di politiche del ventennio per le culle piene, per avere "came per la guerra", e forse troppo presente in alcuni politici, con il risultato che mancano politiche per la farniglia e gli stessi assegni farniliari sono "un'elemosina". Per evitare l'aborto ci sono molte vie. Anche la Chiesa ammette la paternita responsabile: i metodi naturali, che si associano a una concezione di una persona "responsabile" sono accettati, rna non ditemi che in Italia tutti sono seguaci della Chiesa: Ie chiese sono vuote, chi va a messa e una rninoranza e soprattutto la prevalenza e di persone anziane! Quindi prevenire I'aborto con le pratiche anticoncezionali, con educazione, evitando che Ie ragazze si "regalino", corne fanno Ie protagoniste delle trasmissioni televisive: forse meno veline e meno calciatori in TV, direi meno TV tout court, sarebbe la cura rnigliore contro l'aborto.

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E alIa Chiesa chiedo, invece di parlare solo di aborto, di insistere per la tutela della vita non solo prima che nasca, rna anche dopo: gli immigrati sono persone nate, perche a essi meno attenzione che a un feto?

Mobilita FACCIAMOLA FINITA: VIA LE AUTO DA MILANO Maurizio Mottini
La vicenda dei parcheggi e un'altra testimonianza dell' inconsistenza del Sindaco Moratti e della sua Giunta. Dopo lunghi anni di attesa nella prosciugata Darsena sono cresciuti alberi e ora il parcheggio non si fa pin (e si dovranno pagare danni). Non si poteva decidere prima? A S. Ambrogio invece, dopo anni di "stop and go" il parcheggio invece si fara, In P.za Meda i lavori stanno procedendo (rna era proprio necessario un parcheggio?). Mentre in P.za )L'{V Aprile non si capisce cosa succedera, mentre il Teatro Smeraldo e andato in crisi come pure molti commercianti della piazza. In via Gavirate, l'area di fronte al Liceo Vittorio Veneto e all'istituto Ettore Conti, e recintata da12005. Gli esempi potrebbero continuare. A volte ci sono delle proteste contro i parcheggi. A volte sono anche giustificate. Ma non sempre. Perche non sentire anche l'opinione di quei cittadini che con i Ioro soidi vogliono togliere dalla strada la lora automobile, facendo quindi un piacere a tutti? Di solito la protesta per difendere Ie piante. Ma in genere a lavori finiti, Ie pi ante aumentano. Perche invece nessuno difende gli alberi e le aiuole dei nostri viali che sono aggrediti dalle auto in sosta? Le aiuole sono scomparse e ci sono solo sterrati fangosi 0 polverosi dove le macchine

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sono addossate alle povere piante. Tutti i pili bei viali di Milano sono ridotti cosi. I viali Canova e Melzi d'Eril, tutto Corso Sempione, Foro Bonaparte, via Marina come pure Via Washington, via Sardegna, via Elba, via Morgagni, Via Benedetto Marcello (a parte l'ultimo tratto riqualificato da un parcheggio sotterraneo). Gli esempi della sconcio delle belle vie trasformate in parcheggio all'aperto potrebbe continuare a lungo. E tutto do non genera protesta alcuna! Ma consideriamo il tema parcheggi distinguendo le diverse tipologie. Ci sono gli utilissimi parcheggi d'interscambio col metro alIa periferia e forse in futuro anche fuori Milano alle stazioni delle ferrovie. Sono ancora pochi e sono cari. Potrebbero essere gratuiti, almeno per gli abbonati all' ATM! Sono gia in gestione a quest'azienda! I parcheggi a rotazione sono necessari solo in qualche caso. II parcheggio realizzato molti anni fa per il Policlinico/MangiagaIli, in via San Barnaba risponde a giuste esigenze. Cosi pure per quello di via Vittor Pisani anche se aneora un po' Iontano dalia Stazione Centrale. Quelli realizzati in via Mascagni e vicino al Dal Verme erano meno necessari. Ma ci sono altri parcheggi a rotazione in programma molto discutibili. Insomma i parcheggi a rotazione hanno un difet-

to: possono attrarre traffico e proprio non ne abbiamo bisogno. II vero problema di Milano e la mancanza di parcheggi per i residenti. Parcheggi che non servono per il terna del traffico, della sua fluidificazione. Servono per il decoro e la vivibilita della citra, Non ci puo essere una politica d'isole pedonali senza affrontare il problema parcheggi per residenti. Non si puo ridare dignita a tante parti della citta senza far sparire tutti i parcheggi all'aperto che occupano anche 10 spazio dei pedoni e rendono impossibili tracciare i percorsi per Ie biciclette. Non basta cercare in questa 0 quella parte della citta qualche piccola area che si reputi sufficiente per un parcheggio. Si deve puntare sulle piazze idonee e soprattutto sui grandi viali, sufficientemente ampi da rendere praticabile l'interramento di migliaia di auto di residenti per ciascun intervento. Occorre un progetto di grande respiro, per dare una svolta radicale all'uso del suolo pubblico, che non puo essere riservato aIle auto in sosta. Quindi mettiamole sottoterra senza spender soldi dei contribuenti rna con Ie risorse dei proprietari di automobiIi! Le auto a Milano ci sono e se anche i milanesi non ne comprassero pili neppure una, occorrerebbe metterne sottoterra 300-400 mila per respirare e far respirare gli alberi delle piazze e dei viali della citra. Scorag-

giare l'uso delle auto dove c'e un abbondante servizio pubblico di trasporto e adottare una severa politica della sosta in superfieie quando c'e possibilita di sosta in parcheggi interrati per residenti. E' utile procedere alIa chiusura del traffico entro la cerchia dei Bastioni 0 quanto meno passare alla "congestion charge" vale dire l'ingresso in centro a pagamento. Ma ci vogliono posti di parcheggio per i residenti se vogliamo liberare il centro della citra dalle auto in sosta. Perche non usare via Palestro per un grande parcheggio per senza toccare un albero? Di P.za Sant' Ambrogio si e gia detto. II parcheggio a un solo piano. di via Zecca Vecchia perche trasformarlo in un pluripiano per residenti con un progetto di qualita? Nella via Calatafimi oggi c'e gia un (brutto) parcheggio alI'aperto. Interriamolo! Riconsegnamo parti importanti del centro citra ai pedoni. Per i nuovi macro-interventi di Garibaldi lex Varesine e City Life, non dovrebbero avere neppure un posto auto a rotazione. Ci si arrivi solo con mezzi pubblici gia esistenti 0 programmati! Impossibile? Non credo. Certo non si puo progettare come si e sempre progettato. Non possiamo pili permettercelo se vogliamo liberare Milano dalla rnorsa delle auto.

Societa

DOPO IL VOTO NON TUTTO E' PERDUTO
Giuseppe Ucciero
Leggendo Ie analisi della recentissirna tornata regionale si ha come l'impressione di un clima di disfatta, di generale scoramento, di perdurante apnea elettorale. Come se, con il passare del tempo, anno su anno, restasse al centrosinistra e al suo pilastro centrale, il PD, solo una condizione per cosi dire, strutturalmente e definitivamente minoritaria, di fronte al dilagare delle armate della destra bossiana e berIusconiana. Ma, perdonate il puntiglio, Ie cose stanno davvero cosi? I numeri, che hanno la testa pili dura di qualsiasi percezione, idea, analisi 0 ipotesi, legittimano effettivamente i clamori trionfali della destra e il ripiegare malinconico del centrosinistra? Davvero siamo messi cosi male, da non poter pensare ad altro orizzonte, per i prossimi anni, che non sia il rifugiarsi nelle ridotte appenniniche dell' ex PCI e attendere che passi la tormenta? Per non saper ne Ieggere ne scrivere, con qualche amico, mi sono allora messo a fare qualche modesto conticino, di quelli propri della "serva" fatti su11a carta del droghiere, nulla ache vedere con Ie sofisticate analisi inforrnatiche degli istituti di ricerca e dei politologi esperti di flussi e controflussi, cosi coinvolti nel loro vortice che alIa fine rischiano di perdere il senso generale delle cose. Ci siamo limitati a fare qualche modesta addizione aritmetica e qualche altrettanto modesto calcolo percentuale sui voti registrati nelle ultime ele-

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zioni regionali e guardate cosa viene fuori: a) totale dei voti del centro sinistra (compreso anche il Movimento 5 stelle): 10.273.246 voti; b) totale dei voti del centro destra: 10.651.670 voti; c) differenza: 378.424 voti pari all'l,69% sui totale dei votanti. Il dato e oggertivamente stupefacente e contraddice in modo patente, as soluto e quindi incomprensibile, la percezione diffusa dell'esito del voto: tra i 2 schieramenti passa su base nazionale una leggerissima differenza, assolutamente marginale e del tutto recuperabile, quantitativamente, in sede di elezioni politiche generali. Qualche Pierino, del tipo Brunetta ammesso che il poveretto ne abbia aneora voglia e fiato, potrebbe anehe sollevare dubbi suI fatto che i voti del Movimento 5 stelle siano ascrivibili al centro sinistra: personalmente credo di S1, credo che gli elettori che l'hanno sostenuto siano espressione prevalente di questo schieramento, rna anche se si escludessero (rna, ripeto, non si dovrebbe) questi voti, la percentuale di differenza passerebbe dall'1.69 al 3,46 %, insomrna tutt'altro che una voragine su base nazionaIe. Diviene allora chiaro che il cosiddetto plebiscito a favore di Berlusconi e del suo govemo non solo non si e verificato, rna del tutto inventato, e solo una gran balla. Ma, se cosi stanno le cose, come si e generata questa leggenda "metropolitana", questa esuberante suffle informativo che lascia pero tracce pesanti nella digestione del risuItato elettorale, con pesanti efferti sull'immaginario collettivo della nazione intera e sui morale delle due opposte fazioni? Due Ie motivazioni. La prima ha a che vedere con la diversa abilita nel gestire la comunicazione. La seconda con le aspettative sorte nel corso dell'ultimo mese di campagna elettorale. Non vi e dubbio che il centrode-

stra possegga,

tra Ie sue principali

armi, una particolare capacita di raeconto politico, di affabulazione, di
marketing dell'immaginario: Berlusconi e Bossi posseggono entrambi la capacita tutta politica di raccontare al mondo, essendone creduti, quello che fa pili comodo, in una visione spregiudicata della relazione politica con I'elettorato del Paese. In questo, si deve proprio ammettere, sono decisamente moderni, coerenti ed espressione di un clima socia culturale che non premia la trasparenza e la correttezza, rna piuttosto la capacita di rnanipolazione del rapporto. D'altra parte, l'uno si e inventato dal nulla la pili grande industria della comunicazione italiana, il secondo, non riuscendo neppure a diplomarsi alIa Seuola Elettra, si e baloccato fin dal principio con miti ineffettuali, rna testardamente proclamati e difesi con enfasi bertoldesca. Insomma due ballisti di genio. Di contro il PD non solo continua a portarsi dietro, e c'e comunque del buono in questo, la moralistica tradizione cattocomunista, che impedisce al suo personale dirigente approcci strumentali e falsificatori nella descrizione della realta, prassi arrivata al suo top con il buon Prodi, che del resto negli uItimi tempi neppure si capiva pili bene cosa dicesse, salvo comunicare subliminalmente agli italiani una insopportabile serieta da tedioso tecnocrate brusselliano. C'e di pili, c'e anche I'incapacita di cogliere l'attimo fuggente e di comunicare con "gesti, parole e opere" quei feeling che pili facilitano la gestione del momenta politico. Cosi, e ce 10 dobbiamo pur ricordare, se qualche mese prima delle elezioni era del tutto prevalente il senso di una durissima battaglia di resistenza alle regionali, ci si e lasciati via via abbindolare da un seducente, quanto incauto, profumo di avanzate sempre pili leggere e felici, dimentichi dei

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disastri elettorali appena precedenti come della recentissima vicenda Marrazzo. Ci si e lasciati cullare dal dolce sciabordio delle speranze, questi dolcissimi fior di loto della politica, tanto stordenti quanto pericolosi, coinvolgendo prima iscritti e i militanti, e poi gli elettori. Il risveglio soprattutto per questo e stato duro, rna se non avessimo abusato dei fior di Ioto, il 7 a 6 delle regionali sarebbe parso per quello che e: un ottimo risuItato che avrebbe impedito, se ben comunicato, a Berlusconi di raccontare per l'ennesima volta il suo trionfo, convincendo di questo, e qui sta davvero il suo capolavoro, non solo i suoi elettori e i media, rna anche e soprattutto i suoi avversari. Insomma, il PD come una banda d'incapaci comunicatori. E ora? E ora, resta sul terreno sia l'oggettiva forza dei numeri che la soggettiva forza di raccontarli e farli val ere. Qui vale proprio quanto diceva Gianni Agnelli: i voti non si contano, si pesano. E per farli pesare, occorre proprio che nasca qualcuno nel centrosinistra che li sappia prima di tutto ben raccontare, nel prima, nel durante e nel dopo. Qualcuno, non si dice manipolatorio, che non ci si riuscirebbe neppure a provarci cent' anni, tale e il retaggio culturale, rna quantomeno avvertito, diciamo pure scaltro.

La partita politico elettorale prossima

non quindi e chiusa, anzi e apertissirna, proprio per la natura dell'ultimo successo del centrodestra, dove il regno berlusconiano si avvia al tramonto, lasciando intravedere i bagliori di conflitti interni pressoche ingestibili. Al centrosinistra e al PD il compito di leggere lucidamente la partita e soprattutto, per una volta almeno, di ben raccontare la propria parte in commedia: non tutto perduto ... neanche il futuro.

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Lavoro

DONNE E TECNOLOGIA MOBILE Rita P. Bramante
Al Teatro Derby e andata in scena la seconda edizione di 'Donne e tecnologia mobile', evento promosso da futuro@lfemminile, progetto di Responsabilita Sociale di Microsoft Italia in collaborazione con Acer per le Pari Opportunita. L'iniziativa si propone di valorizzare l'influenza che l'innovazione della tecnologia mobile di ultima generazione produce sul 'business al femminile' e di dimostrarne le opportunita nella dimensione familiare e sociale. Spunti di riflessione interessanti sono stati offerti dallintervento del sociologo, Presidente di Future Concept Lab (istituto di ricerca specializzato in analisi delle tendenze) Francesco Morace, '11 femminile e i paradigmi della post-opulenza', orientato ad accompagnare i1 pubblico alla scoperta di nuove sfide, paradigmi e trend dettati daIla diffusione delle tecnologie mobili nell'universo femminile. II futuro e femminile gia nella realta dell' oggi, come emerge dalle nuove tendenze della quotidianita, dal cambiamento di regole e dagIi orientamenti dei nuovi 'consum-autori', non solo consumatori passivi che si adeguano alle offerte, ma protagonisti anche in termini creativi. E' sempre pili difficile distinguere tra cio che consumiamo e cio che produciamo noi stessi: una visione creativa che porta anche ad autoprodurci attraverso le tecnologie quello che poi utilizzeremo nella nostra vita quotidiana. Ricerche mirate, come quella a cura dell'Osservatorio Multicanalita Nielsen 2009, ci dicono che ci sono oltre 20 milioni di consumatori multicanale in Italia - tra Reloaded, consumatori propriamente multicanale, fortemente coinvolti nei processi di relazione attraverso una molteplicita di canali di contatto (quasi 9 milioni) e Open Minded, consumatori fortemente aperti all'innovazione, che conoscono le nuove tecnologie, ma ne fanno un uso prevalentemente individualista, (quasi 12 milioni) -, con un incremento del 7% soltanto nell 'ultimo anno e si tratta di una crescita al femminile; un fenomeno globale quantificabile in 127 milioni di blog nel mondo, 1 milione di commenti postati in 24 ore e 1 utente di telefonia mobile su 4 che possiede uno smartphone (*). Una rivoluzione epocale che ha per protagoniste tre generazioni di donne: la prima, le posh-tweens, preadolescenti alla moda, precoci utilizzatrici di tecnologia, che gia a 12 anni vivono la propria identita come 'esposizione', avvertono il bisogno di appartenere a un circuito generazionale, di condividere foto e di costruirsi una propria credibilita in Facebook Per questa fascia di eta la tecnologia e un passaggio iniziatico, che segna una nuova autonomia relazionale, estetica e di pensiero. La seconda, le sense-girls, giovani adulte di 25 - 30 anni, dotate di spiccata raffinatezza sensoriale, attratte da oggetti tecno belli, con una loro dignita anche dal punto di vista del design, che ne sfruttano le capacita per amplificare la propria sensibilita e seduzione e che sono grandi sperimentatrici di comportamenti tecnologici e protagoniste di consumi personalizzati. La fascia demografica delle 16-35enni si afferma come la generazione pili 'geek', pili affascinata dalla tecnologia in Italia, E infine le singular women, ultraquarantenni con una forte propensione all'identita di genere, orientate a comportamenti etici e ritmi di vita sostenibili, per le quali cio che ha valore non ha necessariamente un costo e che imparano a conoscere la tecnologia in autonomia per esprimere al meglio 1'unicita del proprio punto di vista. Diversi universi femminili, tante consum-autrici diverse per eta e competenza, comunque protagoniste della trasformazione dei processi di consumo, che coinvolgono anche le over 60, capaci di rilanciare utopie giovanili anche grazie alla dimestichezza con Ie tecnologie.

(*) http://.www.multicanalita.comliscriviti-a1convegno-2/scarica-le-presentazioni-delconvegnol

Lcttera

MILANO IN BICI

E MEGLIO
angoli pili 0 meno nascosti del "nost Milan". Ad aiutare i milanesi indaffarati, distratti e lontani nella scoprire i tesori della metropoli viene Ia lettura di due volumetti, due "guides de poche" (letteralmente), dal titolo-manifesto Milano e bella in. bici ed Evviva Milano in bici, pubblicate per i tipi di Edizioni Milanoexpo e creati dalla fantasia, dalla curiosita e dalla penna

Enrico Saravalle Ma davvero la "capitale morale" del Bel Paese e cosi brutta come la si dipinge 0 si tratta solo di una banalita diffusa, di un bla bla da Bar Sport, di una delle tante verita del "casalingadivogherapensiero"? Tolti "el Domm", il Cenacolo e il Castello - e opinione comune - resta ben poco da vedere nella metropoli meneghina E, invece assicura qualcuno, non e cosi: basta non avere fretta, allontanarsi dal "centro storico", seminare le torme di giapponesi e scoprire quanto di bello sa nascondere la citta, tra palazzi e slarghi, chiese e oratori, viali e giardini, Piccoli capolavori e opere dellingegno di celebri archistar del passato 0 nati dalla fantasia di artigiani talentuosi sono disseminati (a volte anche dissimulati) a piene mani in citra e a loro va il merito di avere arricchito, impreziosito, valorizzato

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di Anna Pavan, ciclobbyca dentro e autrice elegante e originale. Costati due anni di pedalate lungo i Navigli e le Circonvallazioni, tra Mura Spagnole e memorabilia romane, tra Broletti e periferie trascurate, i due libri conducono per mano (0 per manubrio) i cicloturisti che amano, ancora e nonostante tutto, la loro citta e a loro l'autrice suggerisce micro (e macro) percorsi da effettuare pedalando a naso all'insu. Gli itinerari sono in totale quasi una cinquantina (sono 25 nel primo volume e 22 nel secondo) e sviluppano temi e soggetti che pin eclettici non si puo. Seguendo Ie dettagliate indicazioni di Anna Pavan (che, tra l' altro, guida gruppi di ciclobbyci ana scoperta di Milano e quindi fornisce suggerimenti precisi e "testati") si scopre, per esempio, una Milano ... in crisi d'identita, con architetture che suggeriscono bifore e finestre degne del Canal Grande, atrnosfere

nordiche e giardini provenzali. Tra finestre, architravi e fregi, poi, si divertono, a decine, angioletti, putti e bambini daIl'aria innocentemente maliziosa. Un ripasso di storia dell'arte? Facile: tra il neoromanico di Santa Maria di Caravaggio e il neogotico della Cappella del Monastero delle Benedettine, dal neorinascimento della Ca' de Sass al neorococo di Palazzo Bolagnos Visconti (per citare qualche esempio), c'e solo l'imbarazzo della scelta. Per i tiratardi c'e anche un itinerario che scopre Milano by night, che snobba (ca va sans dire) i Iuoghi canonici della movida velinara e si snoda tra vie e vicoli scoprendo le lunette in ferro battuto dei portoni (che con l'illuminazione sembrano merletti), i soffitti a cassettoni delle case di via Butinone e via Terraggio, I'illuminazione soft di San Lorenzo, i viali romanticamente in penombra dei Giardini Pubblici.

Non sono trascurati neppure i lettori under 14: a loro sono dedicati percorsi tematici e indovineUi, "giochi" e scoperte tarate sulla loro giovane eta. Tutti gli itinerari sono corredati da cartine (anche queste precise e dettagliate), brevi note di curiosita storiche e indicazioni per raggiungere ed effettuare i percorsi. Non mancano le immagini uscite dagli obiettivi di Guia Biscaro: dei suggestivi bianchi&neri che corredano il testo con una presenza molto understated. Sarebbe bello poter vedere tutti gli scatti realizzati per i due libri che "sono oltre 400 - assicura Biscaro - e per ragioni di spazio non sono state pnbblicaie". In occasione dell'uscita del primo volume, ricordano le autrici, il corpus delle imrnagini era stato offerto come "mostra chiavi in mano" all'aUora assessore Sgarbi, che, sgarbatamente, rispose che la cosa non interessava... Chissa se in vista dell'Expo ...

Speciale

elezioni

LAST CALL PER LE AMMINISTRATIVE A MILANO
Walter Marossi Come a ogni elezione i commenti del giomo dopo, per chi ha perso, si dividono tra bartaliani ("e tutto sbagliato e tutto da rifare") e saragattiani (''noi abbiamo ragione rna il destine e cinico e baro") e quelli che come frankestein junior dicono: "poteva andare peggio. Poteva piovere". Poco essendoci da argomentare sul risultato regionale, dove il centro sinistra e numericamente arretrato, politicamente piu isolato, amministrativamente govema solo in qualche periferia; il Pd et similia, per una volta tanto compatto, parla di Milano e delle elezioni del prossimo anno viste come last call. Come dopo Borghini, Formentini, Albertini. Diffusa e la convinzione che, essendo la popolarita del sindaco Moratti bassa e non avendo Formigoni superato il 50% dei voti, le possibilita di vittoria sono intatte. Sulla popolarita misurata dai sondaggi vi e poco da dire, e un parametro che in politica, [ serve solo quando e comparato ad altri nomi. Oggi e di relativa utilita, essendo che gran parte degli elettori sceglie il meno peggio tra i candidati e decide nell'ultima settimana. Il fatto che Formigoni non ha superato il 50% (rna le sue liste si) un dato positivo per il centro sinistra, rna era gia successo aUe regionali del 2005. Le cose su cui riflettere pensando all' anno prossimo secondo me sono altre: L'astensione aIle comunali e pili bassa che alle altre elezioni amministrative; in periferia I' astensione si riduce pili che nel centro citra L'elettorato moderato si mobilita maggiormente alle politiche che alle amministrative; Ie percentuali del centro destra sono pili aIte alle politiche che alle amministrative Gli elettori che votano solo il candidato alIa carica monocratica e non votano le liste sono in costante aumento I candidati di centrodestra alle cariche monocratiche prendono sempre meno voti che la somma delle liste che 10 sostengono (Moratti, Formigoni, Podesta) Il bipolarismo e sempre piu accentuato anche in ragione del voto utile. Le liste di centro tendono piu facilmente a schierarsi al secondo tumo con il candidato di centro destra che con queUo di centro sinistra. Le liste di sinistra al secondo tumo tendono in sensibile verso misura I' astensionismo II candidato di centro destra puo contare su uno schieramento pili compatto, apparentemente meno contradditorio. Il candidato di centro sinistra risulta spesso essere obbligato alIa mediazione tra diversi La scelta del candidato e nel centro destra relativamente semplice: basta l'investitura del leader nazionale. Nel centro sinistra it candidato passa attraverse tappe e gradi di giudizio interminabili offrendo all'avversario un vantaggio La franunentazione dei candidati e delle liste ha un effetto indifferente in relazione allo schieramento

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• Il passaggio al secondo tumo non automaticamente favorisce il centro sinistra. • Le caratteristiche del candidate: genere, religione, professione, provenienza politica, abitudini sessuali sono indifferenti per l' elettorato • Il numero delle preferenze espresse rispetto ai voti di lista in continuo aumento senza variabili significative tra centro destra e centro sinistra. Le liste del sindaco sono pili un regolamento di conti all'intemo della schieramento che un appeal per I'elettorato, i candidati di centro destra e di centro sinistra spendendo gran parte del loro lavoro nella lotta sulle preferenze • La campagna elettorale e le modalita del suo svolgimento influenzano l'elettorato nelle elezioni comunali molto pili che nelle elezioni politiche. Il centro destra ha una strategia fissa: tende alla politicizzazione delle amministrative (scelta di campo). II centro sinistra quando accetta questo terreno (se vinciamo Berlusconi va in crisi) generalmente perde. In sostanza l' elettorato di appartenenza e nelle elezioni amministrative meno saldo e pili influenzabile ma solo in presenza di fatti amministrativamente rilevanti e di candidature significative. L'elettorato di scambio ovviamente e pili attratto da chi govema. L'elettorato d'opinione tende a scegliere il candidato pili che 10 schieramento. L'astensione penalizza maggiormente 10 sfidante che vede ridursi la platea meno schierata. Milano c quindi contcndibilc, come 10 era 5 anni f~ rna con alcuni paletti 1) Per poter battere il centro destra e necessario che tutte le opposizioni siano coalizzate ovvero che un candidato sia capace di coalizzarle ovvero che ci siano pili candidati di peso per andare al secondo tumo Questo pone al Pd alcuni problemi: • Dopo aver scelto di non cercare alleanze a sinistra per incompatibilita programmatica (cosa peraltro realizzatasi nelle lontane provincie del Piemonte e della Liguria) l'attuale gruppo dirigente non puo certo riproporre l'Unione • Dopo aver ricevuto due no tra pro

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vinciali e regionali e visto anche il peso numerico dell 'UDe milanese il corteggiamento al centro serve a poco La risposta del Pd e: "non parliamo di schieramenti rna di contenuti". Giustissimo rna un po' naif, dopo decenni di opposizione 10 schieramento nelle cose e i contenuti con un'elezione ogni 6 mesi, forse ovvi. 10 credo invece che la risposta dovrebbe essere: "cerchiamo un nome che abbia queste caratteristiche": un candidato completamente autonoma dai partiti e dallo schieramento che 10 sostiene: con uno slogan del tipo: "non parlo di politica voglio amministrare". Non ho nulla (anzi) contro i candidati di partito, il problema e che a Milano nel centro sinistra, non mi pare ci siano i partiti un candidato che si impegna ad ignorare l'esistenza di Berlusconi e del quadro politico nazionale. Per quanto incredibile possa apparire alIa sinistra pili il confronto e svolto tra berlusconiani e antiberlusconiani pili questi ultimi perdono e s' incasinano da soli un candidato dal basso profilo identitario che obblighi i malpancisti di sinistra a votarlo in base al voto utile rna consenta anche ai moderati di votarlo un candidato che lavori sull'astensione. Impostando una campagna elettorale un po' meno elitaria di quelle che vediamo di solito (avete presente quelle curiose facce con problemi ai calli che avrebbero dovuto spingere a votare Pd nolle scorse settimane?) Un candidato che non si preoccupa della sua lista rna che favorisca la presentazione di tutte le liste possibili e immaginabili. Pili il menu e vasto meno il candidato appare condizionato dal main COurse Un candidato, soprattutto, consapevole che si vince e si perde con la campagna elettorale e che a questa si dedichi anima e corpo, da leader, nulla delegando Un candidato consapevole che le campagne elettorali si vincono con la giusta strategia rna anche con mezzi economiciadeguati

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Un candidato scelto con Ie primarie? Non saprei e riforruulerei cosi la domanda: "Le primarie aiutano elettoralmente il candidato del centro sinistra"? In Lombardia non ci sono precedenti di primarie ad esclusione di quelle del 29 gennaio 2005. Le primarie infatti per Veltroni Martina/Sarfatti Bindi, Bersani MartinalFiano Franceschini per non parlare di quelle Casati! Antoniazzi erano faccende interne dall' effetto trascurabile sulle elezioni. Le primarie di Ferrante hanno avuto un indubbio effetto logorante sul candidato del centro sinistra sottoposto a un confronto di coalizione con soggetti pili noti e pili abili (Fo) pili ricchi (Moratti) pili giovani (Corritore). La legittimazione del candidato e stata cosi pagata con un suo appannamento. Le primarie avevano portato anche alIa convinzione che il candidato dovesse sub ire un maquillage per renderlo un po' pili "di sinistra". Si assistito cosi a quella de courtisiana campagna elettorale in cui il prefetto, gia vicecapo della polizia, veniva descritto come un tardo settanttotardo. Tuttavia l'effetto primarie dipende dal candidato e dalle condizioni in cui si svolgono, in altre realta hanno dato effetti diversi e positivi. Al minima occorrerebbe: .limitare il numero di concorrenti e sottoporli a uno sbarramento d'ingresso (ormai tutti pensano che partecipare alle primarie sia un utile strumento di diffusione del proprio nome) • fissare delle incompatibilita sul dopo (chi partecipa alle primarie non va in lista) • definire prima un programma minimo, un minima comun denominatore che limiti il confronto a proposte compatibili e non sia una scimmiottatura delle elezioni vere e proprie rna soprattutto occorre • avere date certe e rapide rifuggendo dalla tendenza ad aprire "laboratori", che consentano di avviare il prima possibile la campagna di found raising e di mobilitazione dell'elettorato di appartenenza. Prevedo invece che

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Scrive Vito Antonio Ayroldi
11pezzo di Franco Morganti e del tutto condivisibile, tranne che nel finale : "Una sinistra che pensa che I'unico problema italiano sia difendere i posti di Iavoro a Termini Imerese" esso pare dettato da un tipico vizio dialettico della sinistra che brevemente si puo sintetizzare nella celeberrima locuzione "il problema e un altro".Ma e possibile che non si riesca a fare sintesi di problematiche che sono strettamente cormesse come infrastrutture digitali, livello di istruzione e politiche industriali nel mezzogiomo? Perche bisogna chiosare un ottimo pezzo con un sterile polemica?Ci guadagnerebbe forse qualcuno nel dimenticare che esiste A N C H E una questione operaia? Cioe di una classe che volente 0 nolente e veramente sul mercato e affronta con grande dignita gli aspetti pili violenti e negativi della globalizzazione in tutto il paese e non solo al sud. Spero tanto che la mia non sia l'interpretazione autentica del pensiero dell'autore e tuttavia l'impressione, quella resta, ed e veramente triste! P.S. Magari la SX riuscisse veramente a difenderli sti posti di lavoro!!!!! farebbe semplicemente una parte del suo mestiere. Anche il Nord e faIeidiato dalla chiusura di aziende che dopo aver incassato contributi pubblici delocalizzano dopo aver saccheggiato anche Ie nostre migliori e pregiate Risorse Umane leggasi i casi Glaxo, Ericsonn, Motorola, Nokia, Siemens. V.A Ayroldi

RUBRICHE
Questa rubrica e curata da Paolo Viola mbriche@arcipelagomilano.org

MUSICA

Venerdi di Pasqua
Nell'ultimo numero di Arcipelagomilana abbiamo raccontato di un'eccezionale esecuzione, tutta tedesca (arrivava da Stoccarda), della grande "Messa in si minore" di Bach alla chiesa della Passione; oggi, appena conclusasi la settimana pasquale, eben difficile allontanarci dall' argomento e dunque dobbiamo riferire - con la stessa soddisfazione di una bella e "italianissima" Johannespassion ascoltata venerdi scorso, 2 Aprile, all' Auditorium di Milano, eseguita dalla Orchestra e dal Coro Giuseppe Verdi che li vi hanno sede. Smaitito il week end elettorale - in cui la fierezza di essere italiani e milanesi era finita letteralmente sotto i piedi - mentre la citta si svuotava come sempre per la vacanza pasquale, ci siamo trovati in una sala strapiena di gente profondamente assorta nell'ascolto di una sacra rappresentazione, vecchia di quasi trecento anni (fu eseguita per la prima volta a Lipsia nella cattedrale di San Tommaso il venerdi santo del 1724), che raecontava di truci e oscuri tradimenti, di processi sommari, di torture e di atroci sofferenze. La raccontiamo cosi - laicamente - perche, discendendo Ie Passioni bachiane dalla tradizione luterana, il loro interesse da parte di una platea presumibilmente cattolica non poteva che prescindere da qualsiasi intendimento religioso; per di pili sono state scritte ed erano giustamente cantate in tedesco, vale a dire in una lingua che - a dispetto della sua meravigliosa musicalita - e notoriamente poco amata e poco praticata dagli italiani. Dunque vi erano tutti gli ingredienti per farci sentire lontani mille miglia dalla deprimente nostra quotidianita, per due magnifiche ore europei a tutto tondo, appartenenti al mondo senza confini - e proprio per questa fortemente identitario - della cultura intemazionale ... Abbiamo detto "italianissima" perche la produzione, la direzione, l'orchestra e il coro erano tutti milanesi, rna curiosamente i solisti venivano da tutto il mondo: dalla Bulgaria (la soprano Sonya Yoncheva), dall' Australia (il tenore Steve Davislim e il controtenore - rna in realta un vero e proprio contralto, con una voce straordinaria - David Hansen), dal Cile e dalla Norvegia (i bassi Christian Senn e Havard Stensvold), di volta in volta introdotti da un "evangelista" giapponese (il tenore Makodo Sakurada, assolutamente perfetto non solo dal punto di vista della musicalita bachiana, rna persino nella dizione e nella pronuncia del tedesco). Ad amalgamare il gruppo cosi apparentemente eterogeneo, e a fonderlo con i due cori preparati dalla bravissima Erina Gamberini, ha provveduto con grande rigore e passione Rubens Jais, gia "Maestro del Core" e ora "Direttore Residente" della Verdi. Jais ha messo assai bene in evidenza la diversita della Passione secondo Matteo rispetto a questa secondo Giovanni - la prima drammatica e potente, la seconda commossa e riflessiva - e la grande partecipazione del pubblico (meravigliosamente assorto e silenzioso) gli ha dato pienamente ragione; perfino il "Ruht wohl" del penultimo Corale - canticchiato in tutto il mondo da quando il musical "Jesus Christ Superstar" I'ha reso famoso per aveme assunto I'incipit come leitmotiv - ha perso con Jais la sua enfasi e la sua teatralita per diventare un momenta di intimo e commosso raccoglimento. Nel momenta culminante di questa Passione - quel "Es ist vollbracht! Und neiget das Haupt und verschied" (" ... Tutto e compiuto! E, chinato il capo, spiro ... "), affidato prima alla voce del contralto in duetto con la viola da gamba (la parigina Amelie Chemin) e poi, nelle ultime drammatiche parole, al recitativo dellevangelista con accompagnamento di un esiguo basso continuo - un brivido

Arte Questa rubrica e curata da Michele Santinoli

II Grande
Tre mostre per fare una panorarnica sulla storia italiana dal secondo dopoguerra alIa caduta del muro di Berlino, mettendo in rete tre importanti realta del territorio lombardo: la Besana di Milano, la GAMeC di Bergamo e il nuovo Museo d' Arte Contemporanea di Lissone. II titolo della mostra, "11 Grande Gioco" , e stato scelto per evidenziare la ricchezza di quegIi anni di scoperta e sperimentazione, caratterizzati da un'intensa collaborazione tra gli artisti e quanti operavano in territori affini, come l'architettura, il cinema, il design, l'editoria, il teatro, la televisione e la pubblicita, Storia e arte spesso vanno di pari passo, e analizzare tutti gli elementi culturali di una societa in un deterrninato tempo puo essere un 'utile chiave di lettura per farci com-

Gioco. Forme

d'arte

in Italia.

1947 - 1989
Tutto fa da contomo a un'esposizione labirintica anche in senso fisico, che si snoda tra Manzoni, l' Arte Povera, gli specchi di Pistoletto, i manifesti di Rotella e le installazioni che pendono dal soffitto 0 che il visitatore e quasi costretto a scavalcare. Un'occasione preziosa per assaporare la vita di una societa italiana vitale, culturalmente propositiva e coraggiosa.

prendere e interpretare cio che e stato. II criterio scelto per la distribuzione delle opere nei diversi spazi e di tipo cronologico. Si inizia con Lissone, 1947-1958, si passa a Milano con gli anni 1959-1972 per poi giungere a Bergamo agli anni 1973-1989. A Milano tocca quindi rappresentare gli anni che vanno dal boom economico alle contestazioni studentesche. La generazione artistica di quegli anni si svincola dalle nozioni di tela, dipinto 0 scultura per approdare a uno spregiudicato uso di forme, spazi e materiali. Le larniere di Burri, i libri tagliati di Munari, Kounellis che espone un pappagallo vivo. Ma anche oggetti di design (la radio Brionvega e i Moon Boots), le canzoni di Adriano Celentano eMina, il carosello, Ie pubblicita di Armando Testa.

II Grande Gioco. Forme d'arte in Italia. 1959 - 1972. Rotonda di Via Besana, 12. Orari: 9.30-19.30. Giovedi 9.30-22.30. Lunedi 14.30-19.30. Biglietti: intern € 8; ridotto € 6. Abbonamento tre sedi: € 10,50; ridotto € 9. Fino a1 9 maggio.

Schiele

e il suo tempo.

Schiele e il suo tempo: nome azzeccato per una mostra che non solo permette di vedere una quarantina di opere del maestro austriaco, rna che ci conduce attraverso la storia e la vitalita della Vienna degli u1tirni anni dell'Ottocento e dei primi del Novecento: attomo alla figura di Schiele, infatti, viene ricostruita la vita politica e culturale della capitale austriaca. Partendo dalla fondazione della Secessione e attraverso Ie opere dei pili grandi artisti esponenti di questa movimento (Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Richard Gersti, Koloman Moser), il percorso ci conduce fino al 1918, anno segnato dalla fine delle Grande Guerra e dalla morte

prematura di Schiele e Klimt. Possiamo cosi seguire l' infanzia di Schiele nella campagna austriaca, la sua naturale predisposizione per il disegno, l'arnicizia sincera che 10 lego sempre a Klimt, le sue storie d'amore, la prigionia dovuta a un'ingiusta accusa, il servizio di leva a Vienna. Tutto questo segna la sua produzione, dai quadri che ritraggono sua sorella minore, a quelli sulle sue fidanzate, fino a quello che e stato definito come il suo omaggio a Klimt CGli eremiti"). Schiele il primo artista a essere spregiudicato nel ritrarre la fisicita umana e le pulsioni pili intime: il punto di vista sui suoi soggetti e spes so inconsueto e le po-

sture disarticolate. Della stessa intensita i paesaggi proposti. Completano il percorso, oItre alle foto e alle testimonianze della decadenza dell'Impero Asburgico, una piccola didascalia su un giovane Hitler che, al tempo, si aggirava ai margini di quella societa, mentre Ie note di Mahler e Strauss accompagnano i visitatori lungo tutto il percorso.

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Schiele e it suo tempo. Palazzo Reale. Piazza del Duomo, 12. Orari: 9.30-19.30. Lunedi 14.30-19.30. Giovedi e sabato 9.30-22.30. Biglietti: intern € 9; ridotto € 7,50; ridotto scuole € 4,50. Fino al6 giugno.

Roy Lichtenstein. Dopo i1 successo delle mostre su Warhol, Haring e Basquiat, la Triennale di Milano presenta un altro grande nome dell' arte contemporanea, l'artista Pop Roy Lichtenstein. Una mostra antologica che sara visitabile dal 26 gennaio al 30 maggio e che sam poi ospitata al Ludwig Museum di Colonia. Una retrospettiva suddivi-

Meditations

on art. scene di storia americana e in generale di opere famose di artisti del passato pili 0 meno recente, come Monet, Carra, Dali, Magritte, Picasso e Matisse. A partire dalla riproduzione di un'immagine celebre, una banale copia, Lichtenstein trasfigurava e reinterpretava il soggetto negli stilerni

sa in sezioni tematiche che partono dalle opere pre-pop degli anni '50 e arrivano agli ultimi lavori dell' artista, morto nel 1997. La mostra non espone le classiche icone pop 0 i famosi "fumetti"in formato gigante, rna esplora la produzione legata al lavoro di rivisitazione che l'artista feee dell'iconografia medievale, delle

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