Direttore Luca Beltrami Gadola

Numero 22 Anno II
15 giugno 2010

www.arcipelagomilano.org

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Editoriale - LBG - CACCIA AL SINDACO DI MILANO: CACCIA ALTA 0 CACCIA BASSA? Approfondimenti - Sergio Brenna - IL PGT DI MILANO: LA LEGGE DELLA PRA TERIA Architettura - Jacopo Gardella - A PROPOSITO DEGLI EDIFICI FELTRINELLI A PORTA VOLTA Economia - Artuto Calaminici - PENSARE LA GLOBALIZZAZIONE, FARE L'EUROPA Urbanistica - Mario De Gaspari - L'IMPORTANZA Citta -Pietro DEI COMUNI PER L'ECONUMIA

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Cafiero - VIA PAOLO SARPI, UNA CHINATOWN MAl NATA?

Metropoli - Giulio Rubinelli - SOGNO IN VIA PAOLO SARPI Dal Palazzo - Antonio V. Gelormini - LA LUNGA lVIARCIA: ORIENTEERING TRA VENDOLA E PD Dall' Arcipelago - Valentino Ballabio - ELEZIONI A MILANO E DIRITTO DI CITTADINANZA METROPOLIT ANA Lettera - Riccardo Lo Schiavo - ASPETTANDO UN LEADER Video NICHI VENDOLA E LA SINISTRA A lVIILANO Musica CHOPIN Berceuse Op.57 Pianoforte Maurizio Pollini II magazine offre come sempre Ie sue rubriche di attualita in ARTE & SPETTACOLI l\1USICA - a cura di Paolo Viola TEATRO - a cura di Guendalina Murroni ARTE - a cura di Michele Santinoli CINEMA - a cura di Roberto Castelli DAL MESE in SETTEMBRE IL GIORNALE SARA ONLINE IL MERCOLEDi
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Editorialc

CACCIA AL SINDACO DI MILANO: CACCIA ALTA 0 CACCIA BASSA?
LBG I cacciatori chiamano "caccia alta" la gnanza per il vecchio modo di fare politica. La fiducia nei partiti, tutti i partiti, non ha mai raggiunto un livello cosi basso. Dal punto di vista della percezione gli ultimi sondaggi ci dicono anche che il filone "paura" (dei diversi, degli innnigrati) sta perdendo di appeal sostituito dal filone "occupazione" (il posto in forse, il reddito incerto, l'avvenire dei figli ... ). Questo diverso orientamento avril i suoi effetti anche nella scelta del nuovo sindaco di Milano. "Alto" 0 "basso" che sia, il problema della sua scelta e veramente difficile perche guardando di qua e di la del crinale che divide la societa civile da quella politica, non si vedono personalita emergenti 0, aneor peggio, se si vedono sono quelli che potrenuno definire i piu adatti a declinare per primi la proposta di farsi carico di competere per il posto di primo cittadino. Sino ad oggi una ragione puo essere che sui prirni nomi fatti si e gia aperto i1 tiro al bersaglio - come sempre e soprattutto quello che intriga e la maliziosa analisi degli interessi che andrebbe a coprire. II mito di un uomo al di sopra delle parti del tutto scomparso, qualcuno che equilibratamente tuteli tutti i cittadini sembra proprio non ci possa nemmeno esseQuesto gia di per se e la sconfitta di una citta, perche dimostra quanta essa sia percorsa da interessi contrastanti e da poteri pili 0 meno forti (oggi fortissimi nel far pagare alla collettivita i suoi errori, soprattutto in materia economica), senza possibilita di ragionevoli mediazioni ma destinata a vedere una parte di se prevalere pesantemente sull' altra. Restano suI tavolo gli altri due problemi: la squadra e il programma. Governare una citra e divenuto ormai un problema con uua forte componente ill sapere tecnico e giacche non esiste da noi la consuetudine dello spoil system (mandare a casa dirigenti politicamente non affini per sostituirli con altri), la squadra del sindaco dovrebbe essere fatta da persone che abbiano competenza rispetto agli ambiti che saranno chiamati a gestire per delega: un sindaco prevalentemente politico con assessori fortemente tecnici. Sindaco e squadra dovranno condividere il programma. Tutto questo, l'astratto mondo perfetto, necessita vuole si debba trasformare inevitabilmente solo nel migliore dei mondi possibile, per ora abbiamo avuto il peggiore. Un buon punto di risalita.

caccia agli animali di grande taglia in
montagna - cervi, caprioli, starnbecchi) e caccia bassa ai pennuti. La caccia a un sindaco per Milano e caccia "alta" 0 caccia "bassa"? Stiamo tutti cercando un candidato "alto" gia carico di notorieta e fama 0 pensiamo a un sindaco "basso", forse un outsider che mostri capacita nascoste e note solo a po chi intimi (quelli che 10 propongono)? Non si e capito ancora e nel frattempo tutti i gruppi 0 le organizzazioni che costituiscono la rete sociale di Milano si stanno dando un gran daffare: riunioni pill 0 meno carbonare, convegni a tema sui problemi della citta, dibattiti sul futu-

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Gli argomenti non mancano, anche se a tenere banco sono primi il POT e l'Expo 2015. Le ultime vicende di corruzione e maleducazione (per essere gentili) assessorile fanno un bel contomo. In tutto questo movimento ad un primo colpo d'occhio emerge un dato particolare: tutti si muovono, pili a sinistra che a destra ma certo trasversalmente, con un obbiettivo: costringere i partiti a scegliere un candidato che non rispecchi Ie lora ben note logiche spartitorie e che abbia nel suo DNA un'insopprimibile ripu-

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Approfondimenti

IL PGT DI MILANO: LA LEGGE DELLA PRA TERIA
Sergio Brenna Qualche articolo di stampa ha commentato in maniera un po' scontata e convenzionale che il POT in discussione a Milano ne segnera il destino urbanistico per i prossimi ventitrentanni: i giomali non si sono resi conto, tuttavia, ill accreditare con cia una verita paradossale. Infatti, con una scelta per vero discutibile e assai probabilmente illegittima, la legge urbanistica regionale del 2005 ha deciso di utilizzare in Lombardia solo una pianificazione urbanistica ill durata quinquennale, senza pili alcun orizzonte strategico di medio-lungo periodo, e quindi le previsioni del POT di Milano cesseranno di avere effetto verso il 2016. Cia nonostante le quantita edificatorie messe in gioco corrispondono effettivamente a un ritmo di crescita che e dell' ordine di tre-quaaro volte quello ritenuto sostenibile da realta socio-economiche ben pili solide e strutturate di quella italiana, anche se per qualche verso comparabili con queUa lombarda, come quella della Repubblica Federale Tedesca, che ha imposto alle amministrazioni locali un consumo di suolo massimo di 1,34 mq/abitante/anno (cioe 30 all'anno per I'intera RFT). Se applicassimo quel parametro alla situazione milanese il POT dovrebbe consentire 1a nuova urbanizzazione di 8-9 milioni di mq, mentre ne prevede invece quasi 32 milioni di metri quadri. Vale a dire, appunto, un consumo urbanizzativo di suolo che la Germania riterrebbe sostenibile in un orizzonte temporale ill venti-venticinque anni. Su quelle aree alIa densita geografico-urbanizzativa attualmente in atto a Milano (comprendendo cioe il consumo di suolo per reti infrastrutturali e attrezzature generali), che e di oltre 90 mq/abitante e che, come constatiamo quotidianamente, produce una qualita di vita piuttosto congestionata, si puo stimare una nuova quantita edificatoria dai 10 ai 17 milioni di metri quadri di superficie lorda abitabile (sia residenziale che terziaria), a seconda dell'indice di affollamento previsto (l utente ogni 30 0 50 mq abitabili). Gli stessi dati del POT (in genere piuttosto propensi alla sottovalutazione) stimano una quantita abitabile di nuova realizzazione di 12-13,5 milioni ill metri quadri. E' assai interessante rilevare, inoltre, che l'ulteriore residua superficie di suolo ancora urbanizzabile dopo quella messa in gioco dal POT e di altri 8 milioni ill rnetri quadri.. cioe,

dopo questo PGT ci resta nuovo suo10 urbanizzabile solo per un altro PGT, rna se ci acconciamo a comportarci come la prudente Germania, A queste quantita edificatorie vanno aggiunte le nuove edificazioni negli ambiti gia urbanizzati che, come dimostrano alcune simulazioni recentemente illustrate all' Ordine degli Architetti di Milano, con densita edificatorie superiori ai 7 mc/mq, alcuni stimano possano produrre altri 12 milioni di metri quadri edificatori abitabili. E' assai difficile credere che tutte queste quantita possano davvero realizzarsi nel prossimo quinquennio, anche in considerazione delle iniziative immobiliari gia in atto e della difficile situazione economico-finanziaria. In realm cio che i1 PGT prefigura e una vasta prateria d'iniziative immobiliari nella Quale la finanza possa scorrazzare acquisendo diritti edificatori virtuali (dei veri e propri futures speculativi, cui possono accedere solo coloro che hanno una dimensione economica in grade di attendere nel medio-lungo periodo la ripresa dei mercati), e che con il meccanismo dei cosiddetti scambi perequativi non si sa dove, come e quando si consolideranno in forme insediative. Ma al Comune questo sembra non importare gran che: l 'irnportante e far girare il business. In fondo e quello che gia era accaduto con il sovradimensionamento dei PRG negli anni Cinquanta-Sessanta, e per alcuni la nostalgia sembra davvero irrefrenabile, se si e avuto il coraggio di rievocare, rivalutandolo, il cosiddetto "rito ambrosiano", tempo addietro simbo10 di pratiche consociative deteriori tra amministratori pubblici e interessi speculativi. Basti dire che per garantire l'attuale livello della rendita fondiaria (900-1.200 Euro/mq abitativo realizzabile) basterebbe un indice edificatorio di 0,40 mq/mq a uso privato, mentre il PGT promuove senza alcuna contropartita usi edificatori

privati di 0,65 mq/mq, cui si aggiungono le quantita edificatorie per l' edilizia sociale e per la premialita ambientale, sino a spingere la densita edificatoria a superare 1 mq/mq. Nei casi dei grandi operatori pubblici di rrasforrnazioni urbane (gli ex scali ferroviari, Ie ex caserme, ecc.), bisognerebbe perseguire negli accordi di programma un meccanismo di alienazione dei patrimoni fondiari al ribasso sulla quota di edificazione privata che stabilizza la rendita attuale, anziche al rialzo suI suo val ore. Ma e il Comune stesso, invece, a incentivame I'omologazione al comportamento degli speculatori imrnobiliari nella ricerca della massimizzazione delle rendite. Quella che domina e la legge della prateria: chi e pili rapido a impossessarsene e queUo che detta la legge. Come nei peggiori western, la banda degli allevatori (di rendite) spadroneggia sui cittadini che non sanno pili a chi rivolgersi perche anche 10 sceriffo fa finta di non vedere, quando non e della congrega 0 suI libro paga dei potenti. E' quello che sta accadendo attomo alle aree di Expo, dove gli appetiti speculativi che aleggiavano nella contesa tra Fondazione Fiera/Cabassi e SOGE attomo all'agognato indice edificatorio di 0,65 mq/mq (il che vorrebbe dire ottenere una rendita fondiaria di 600700 milioni di Euro da un'area acquisita a prezzi agricoli e oggi gia rivalutata a 200 milioni), rispuntano in capo alla futura Newco regionale. Per quanto grande possa essere il potere di convincimento/condizionamento dell'istituzione Regione, anche in caso di un Accordo di programma in vista dell' evento Expo 2015, la decisione sull 'uso finale delle aree resta in capo al Comune di Milano, che dovra esprimersi al riguardo gia in occasione del PGT. Ecco un banco di prova concreto per verificare, al di Ia di divisioni ideologiche e schieramenti strumentali, do-

ve risieda la volonta reale delle forze politiche e dei programmi amministrativi di farsi difensori civici dell'interesse collettivo della citra Infatti, se non si vuole ridurre la discussione sull' assetto urbano che si vuol ottenere a mero pettegolezzo sulle personali preferenze estetiche di questo 0 quel pubblico amministratore, di questo 0 di quell'architetto di grido, occorre avere il coraggio di rivendicare alle sceIte dell'amministrazione pubblica la responsabilita che una collettivita si assume nei confronti della conformazione urbana di cui intende dotarsi, e che non puo essere appannaggio delle preferenze e delle convenienze della proprieta irmnobiliare 0 di decisioni burocratiche sulla corrispondenza al valore economico dovuto, sullo sgravio degli uffici tecnici da compiti esecutivi cui sarebbero impari, sulle garanzie "chiavi in mano". Un tempo la sinistra vedeva nel contenimento della rendita fondiaria non solo la possibilita di destinare nuove risorse a usi pill produttivi e socialmente pili utili, ma anche di rivendicare una democrazia nelle decisioni su quel bene primariamente pubblico e collettivo che e 1'uso della citra, del territorio, dell' ambiente. Oggi, in questa frenesia di privatismo che sembra coinvolgere in consiglio comunale sia la maggioranza che gran parte dell'opposizione, nemmeno Ie idee sono pili di libera disponibilita, come accadrebbe in una pianificazione prom ossa da proposte dall'Ente pubblico. Esse, invece, in questo modo appartengono privatamente a qualcuno. II Comune e i cittadini sono, cioe, liberi di discutere solo le impostazioni progettuali e insediative dell'acquirente con cui il proprietario delle aree ha stretto un contratto, di chi - col pili caro prezzo pagato - si comprato anche il diritto di essere padrone delle idee della citta e suo interlocutore unico.

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Architettura A PORPOSITO DEGLI EDIFICI FELTRINELLIA Jacopo Gardella
Si legge con soddisfazione il duro commento del progetto Feltrinelli fatto da Gianni Zenoni (n. 17 di Arcipelago, anno 2010). L'autore ha avuto il coraggio di criticare due architetti noti in tutto il mondo; due primeggianti Archi-star. Sono indubbiamente da condividere Ie critic he rivolte aIle debolissime giustificazioni storiche e topografiche, con le quali i due architetti si sforzano di attribuire un sottostrato culturale alIa lora opera, che in realta Zenoni confuta brillantemente. Cio nondimeno e opportuno mitigare il severo giudizio di Zenoni e mettere in evidenza i lati positivi del progetto. Anzitutto va apprezzata la configurazione volumetrica dei due edifici e la lora convergenza verso i due caselli di Porta Volta. Entrambi presentano un'architettura non volutamente stravagante, non forzatamente spettacolare, non deliberatamente concepita al solo scopo di stupire e di sembrare originale a tutti i costi. Sono queste, al contrario, Ie irritann caratteristiche di tanti recenti edifici milanesi: i grattacieli storti della ex-Fiera; Ie torri inc1inate di Rho; le rigonfie emergcnze di Rozzano. Gli uffici Feltrinellli hanno forma regolare, composta, ordinata; sono disciplinatamente allineati lungo le strade sulle quali si affacciano; si presentano racchiusi entro un perimetro, sia planimetrico che altimetrico, lineare, ininterrotto, continuo. Del profilo altimetrico Zenoni da una pungente definizione e 10 chiama "famolo strano", ossia fanciullo anomalo. Effettivamente la sezione verticale dei due edifici, aguzza e puntata, e gli ultimi pi ani inclinati come se fossero falde di un tetto, sono poco confonni alIa tradizione milanese. Ma gli edifici hanno il grosse merito di non avere coperture piane, di non terminare con terrazzi piatti e lisci; di non essere interrotti improvvisamente da un drastico taglio orizzontale. La parte terminale, disegnata a forma di capanna, denota una visione definita e conclusa del lora profilo, e dimostra che sono concepiti come organismi unitari, aventi un corpo nei piani bassi e una testa nei piani superiori: l'uno e l'altra distinti ma integrati ira loro. Se, al contrario, terminasserol con una copertura piana i due edifici sembrerebbero due cataste di strati sovrapposti, elevabili all'infinito, senza linea di arresto; e quindi pili sjmili a oggetti meccanici che non a progetti organici. Vi e una pbcolarita che subito si nota: la disposizione diagonale dei grandi portali che costituiscono l'unica stm~ura portante dell'intera costruzione. I portali, che si ripetono identici per ~utta la lunghezza dei due edifici, sono disposti di traverso rispetto all'andamento dei due viali verso i quali i due edifici si affacciano. Tale disposizione trasversale e determinata ldal parallelismo che si e voluto ottenere tra le testate dei due edifici, postf l'una di faccia all'altra, e Ia strada provienente dal Cimitero Monumentale, nonche tra le stesse testate e i I due caselli daziari che fiancheggiaio quella strada. Le testate dei due I edifici, emergendo aIle spalle dei due caselli, ne aumentano Ia visibilita, 11' importanza, 1'incidenza nel panorama urbano; e nello stesso tempo sottqlineano con maggiore evidenza l'asse stradale proveniente dal Cimiten Se i portali della struttura portante fossero perpendicolari aIle due strade verso Ie quali si affacciano i due edifici (come sarebbe stato pili logico e pili consuetp), si perderebbe il paralIelismo delle due testate con i due caselli, e si rormerebbe, interposta tra testate e caselli, una residua e inconclusa area tiapezoidale. Per evitare la formazione1di questa incongrua e mal definita area, si dovrebbe applicare aIle testate dei due edifici un corpo aggiunto d~ compensazione, il quale avrebbe - € vero - recuperato il pa-

PORTA VOLTA

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rallelismo con i due caselli, ma avrebbero introdotto un'intollerabile anomalia nella schema diagonale della struttura; e avrebbe compromessa Ia semplicissima idea architettonica dei due progettisti, basata sulla successione unica e ininterrotta di uno stesso portale, ripetuto sempre uguale da un estremo all'altro dei due edifici, e non interrotto da aggiunte 0 intrusioni incongrue. L'impostazione trasversale della struttura e ribadita dalla secca interruzione diagonaIe che taglia l'edificio affacciato su Viale Pasubio, ed e Iarga quanto I'interesse dei portali strutturali. L'interruzione si trova suI proseguimento dell' anti stante Via Maroncelli, Ia quale, quasi per caso, ha 10 stesso orientamento diagonale della strada proveniente dal Cirnitero e quindi dei port ali che formano la struttura. Chi percorre la via Maroncelli vede in lontananza, attraverso I'interruzione aperta nel corpo dell' edificio, l' ampio giardino retrostante: segno dell'attenzione e della cura tenuti presenti nell'inserire l'edificio all'intemo del contesto urbano. Infine non si puo imputare ai progettisti la colpa di aver accorciato l' edificio allineato lungo Viale Montello; di lunghezza molto inferiore rispetto all' edificio complementare allineato lungo Viale Pasubio. E' facile immaginare la maggior forza che avrebbcro avuto i due edifici se fossero stati di lunghezza equivalente, e avessero rappresentato, simmetrici e complementari, un robusto bastione scenografico posto all'ingresso in citra. In realta l'edificio lungo Viale Montello, costretto a tenninare contro il grOSSOgarage in costruzione, si e ridotto a un debole e goffo troncone. La colpa di questa soIuzione "azzoppata" e tutta del Comune di Milano, il quale, se avesse avuto a cuore il decoro e la qualita della nostra citta, avrebbe dovuto adoperarsi per trasferire altrove il garage e consentire

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alIa Feltrinelli di completare l'edificio rimasto tronco. La difesa dei due edifici FeltrinelIi non significa ammirazione incondizionata per i lora progettisti. Cogliendo l'occasione offerta da Arcipelago si puo aggiungere un COl11mento, tutt'altro che favorevole, su di una loro recente opera, tanto decantata quanto discutibile,: 10 stadio di Pechino, soprannominato, con inconsapevole sarcasmo, "il nido"; a causa sia della sua forma simile a un cestino, sia della sua struttura fermata da poutrelle incrociate disordinatamente, come enonni pagliuzze intrecciate da un gigantesco volatile. La critica a questo sconcertante edificio, prima di essere architettonica, e

antropologica; riguarda l'nomo e la storia della sua evoluzione. L'uomo, per centinaia di migliaia di anni, si e impegnato in uno sforzo immane per uscire dallo stato di bestia ed elevarsi alla condizione di "homo sapiens". In architettura il suo obiettivo e stato quello di abbandonare il rifugio naturale, creato dall'istinto; e costruire un'opera artificiale, voluta dall'intel-letto. Rifiutata la tana, la caverna, in nido, l'uomo divenuto civile, crea un'architettura, cioe un'opera di valore artistico. Un'opera nella Quale all'utilita pratica si aggiunge la finalita estetica; cioe la presenza di ordine, regola, rigore. Nello stadio di Pechino non si avverte ordine, ma caos; non si vede

regola, ma confusione; non compare rigore, ma gratuita improvvisazione, Dopo secoli di lento e difficile progresso, e di faticoso perfezionamento nell'arte della costruzione, perche rinnegare le conquiste; tomare indietro, imitare gli uccelli? II "nido" di Pechino rappresenta una retrocessione nel corso della storia; un ritomo aIle barbarie; un regresso alleta che precede la comparsa dell'uomo. Che la retromarcia tuttavia non sia inarrestabile 10 fa sperare questo progetto milanese, suscettibile di critiche, sicuramente; rna non di stroncature,

Economia
PENSARE LA GLOBALIZZAZIONE, Arturo Calaminici
II mondo, dev'essere ancora interpretato? 0 puo essere cambiato senzessere interpretato? II mondo, a dire il vero, pub essere ne cambiato ne interpretato. II mondo cambia da solo, se vuole, e va dove gli pare. Ma dove gli pare a lui non e detta che paia anche a me. II mondo, poi, a dire il vero, non va proprio dove gli pare, va dove 10 sospingono gli interessi 0, come dicono, illibero mercato. II libero (l) rnercato, pero, va contro la "sostanza umaria", ammoniva Polanyi. E a me, siccome credo che le cose grosse modo stiano cosi, cioe che il libero mercato rimpicciolisca e offenda la "sostanza umana", non sta bene che il mondo vada dove vuole. Dovrebbero, quindi, quelli che la pensano come me, cercare di cambiare il cambiamento del rnondo e fargli prendere un'altra strada. Ma possiamo, insisto, cambiarlo senza interpretarlo? Cioe sforzarci di capirlo, di darcene una ragione e una rappresentazione, di raccontarlo in un qualche modo coerente? Gramsci chiamava I' azione rivoluzionaria del partito comunista filosofia della prassi, per indicare questo inscindibile composto, .0 meglio questa completa

FARE L'EUROPA
to, si esce dal recinto della politica italiana e si coglie il legame che c'e tra il nostro agire "locale" e le forze che agiscono, e in modo quanto dirompente 10 stiamo vedendo ora per ora, nella scenario globale. Niente, attesa delusa. Subito il leader di A. D. ricade nella solita minestra: berlusconismo, troppo, troppo poco ... La crisi, parola che, ci rammenta 10 stesso Franceschini, in greco vuol dire discontinuita e apre quindi a nuove opportunita, la crisi (greca?) e ancora li e batte come furiosa tempesta anche contro di noi che ci siamo chiusi nelle nostre torpideabitudini. La crisi batte, ora qualcuno ne e allarmato: com'e possibile che osino (gli speculatori) sfidare la regione pili ricca del mondo? Che minaccino di far saltare addirittura l'euro ... Ha ragione Franceschini, senza istituzioni sovranazionali, la globalizzazione rende liberi di spadroneggiare le grandi forze economiche. II regime di (libero) mercato nazionale, che abbiamo avuto fino a vent'anni fa (e in parte ancora abbiamo), siamo riusciti in certa rnisura ad addomesticar10, a conteneme la carica negativa, lesiva della "sostanza umana". Que-

soluzione dell 'una nell' altro, filosofia e prassi. La politica se non e laisse faire, se anela a guidare il cambiamento, deve assurnersi la responsabilita di tentare di spiegarlo il mondo. Certo, ben sapendo che ogni interpretazione e provvisoria e anche arbitraria, ma questo e un altro discorso. La politica del Partito Democratico sembra voler prescindere da una qualsiasi idea del mondo. Ma nella stesso tempo sembrerebbe nutrire una (vaga) intenzione e ambizione di cambiarlo! E' per questo, a mio parere, che pesta acqua net mortaio: non avendo un'idea, non ha un progetto, e percio neppure una politica. Si domanda Dario Franceschini, avviando la relazione introduttiva all'assemblea di Area Democratica di Cortdna: "Possono ancora riuscire i goveI1f1ia dare una risposta a quella forte Idomanda di istituzioni sovranazionali capaci di dettare regole alla glob,lizzazione?" E poi aggiunge: "Ci si puo rifugiare dentro i confini politid, in un mondo in cui non ci sono p~li i confini economici?" Mi sembravano domande chide e promettenti. Finalmente, mi son ~et-

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sto finche era chiuso e custodito entro 10 spazio giuridico, economico, culturale della Nazione e della StatoNazione, ma ora il mercato m011diale, globale e, "in un mondo in cui non ci sono confini economici", e libero di imperversare, di ridurre in polvere I' opera iniziata dopo le due guerre mondiali, l' opera lenta e difficile del suo disciplinamento, Ora, nel nuovo mondo senza confini economici, ill. m. infuria selvaggio. Di uno Stato forte non possiamo fare a meno. La modernita e stata innanzitutto la creazione delle Stato. Nazionale, forte e, col tempo, democra-

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tico. Lo Stato di diritto. Nellera globale e in mancanza delle Stato Mondiale, abbiamo rivolto le nostre speranze all 'Europa, alIa creazione di uri'entita sopranazionale che avesse la dimensione, i mezzi, la volonta di imporsi nell' epoca nuova. Chiedevo, qualche settimana fa, prima che si scatena sse questo secondo tempo della crisi, se il PD e un partito europeo, se 10 e coerentemente e intimamente. Purtroppo, come si vede, non pare cosi e non da segni, che almena io veda, neppure ora che anche il cieco vedrebbe.

Essere europeisti, e non solo nella chiacchiera, sarebbe una vera rivoluzione, culturale e politi ca. Esigerebbe un nuovo paradigma e un nuovo programma di ricerca, per dirla con il linguaggio degli epistemologi. II mondo, insomma, e profondamente cambiato, e ora pili vasto e tremendo di prima: se noi non vogliamo esserne travolti, dobbiamo cercare di capirlo, osare di interpretarlo e, quindi, di invent are una politica che guardi pill al nuovo in ascesa, anche se poco gradito, piuttosto che al vecchio pili residuale, anche se pili consolante.

L'IMPORTANZA
Ho molto apprezzato I' articolo di LEG su La Repubblica dell'S giugno. L'ho apprezzato sia nel contenuto, sia nel tono che, in sostanza, invita a una certa radicalita di visione che, soprattutto in tema di politiche territoriali, farebbe solo bene. Non si tratta nemmeno, forse, di fare Ie barricate, rna di esprimere una visione compiuta, limpida. E quindi radicale. Ci saranno mille occasioni per i compromessi, ma vogliamo una buona volta dire come 1a pensiamo? Intanto provo a dire come la penso io, prendendo spunto proprio dall'articolo di LEG. In estrema sintesi penso che questo sia il tempo delle politiche trasversali, soprattutto in un paese come il nostro che deve sa1vaguardare, e possibilmente mig1iorare, i suoi fondamentali economici, rna contemporaneamente ridurre Ie disuguaglianze, far crescere I' occupazione, migliorare la competitivita delle imprese, ristrutturare il territorio, ridurre il debito pubblico e far crescere gli investimenti. Non so se basta riportare la Moratti al Ministero dello sviluppo per risolvere questo rebus. Dicevamo, pelitiche trasversali. Mi soffermo solo sull'intreccio tra politiche economiche, politiche del territorio e politiche sociali. Credo che in un'epoca di finanza pubblica debole, territorio devastato, disoccupazione e

Urbanistica DEI COMUNI PER L'ECONOMIA Mario De Gaspari
l'intervento della finanza pubblica a favore delle imprese e delle politiche sociali. Questo significa che nelle scelte urbanistiche (ricordiamo che tutto cia che e immobiliare e in qualche modo il sottoprodotto delle politiche territoriali dei comuni) andranno scoraggiate le dismissioni industriali e gli spostamenti su posizioni di rendita fondiaria e che tutta la parte residenziale di nuovo conio deve rapidamente trasmigrare dalla speculazione immobiliare in senso stretto (valorizzazione di un terreno - realizzazione - vendita - nuova speculazione) a una rendita di tipo tradizionale. Rendita, in economia, e in pratica sinonimo di affitto. Che rendita e quella che vediamo allopera nelle nostre citta? Questo significa politiche trasversali. I comuni possono real mente coniugare cura del territorio, benessere civico e interesse economico nazionaIe. Possono ad esempio favorire una politica degli affitti. E qualcosa puo metterci anche la sinistra: a proposito perche la cooperazione edilizia, invece di costruire e vendere a prezzi contenuti rispetto a presunti valori di mercato del tutto irrealistici e virtuali (tipo i 10.000 € a1 mq di Santa Giulia dell' edilizia libera, dove infatti non si e costruito ancora niente) non tornano a costruire a proprieta indivisa e a dare le case in affitto?

ma1esseri socia1i crescenti bisognerebbe considerare le politiche di settore nei lori riflessi sulle altre componenti: i provvedimenti di carattere economico vanno valutati in considerazione delle ricadute sull'ambiente e suI benessere della popolazione; Ie decisioni che riguardano gli assetti del territorio vanno valutate per gli effetti, anche di medio e lungo periodo, che producono sulleconomia e 1a coesione sociale; e cosi le politiche sociali vanno considerate in relazione ai riflessi che hanno sull ' economia e sull'assetto del territorio. Forse non e tanto originale, rna comunque non si fa, ne a livello locale, ne a livella nazionale. Tomiamo aIle politiche territoriali del comune di Milano. Questo PGT e figlio della bolla finanziaria e immobiliare come pure il quadro nonnativo delineate in questi anni dalla regione Lombardia. II Problema, oggi, e la crescita economica, 111aoccorre una crescita non speculativa, che non incrementi la quota del settore immobiliare nel PIL, altrimenti tra qualche mese 0 qualche anno, saremo come la Spagna nel 2008. Occorre quindi che I'attivita di programmazione e di pianificazione territoriale dei comuni italiani venga indirizzata a favore delle politiche industriali e delle politiche sociali, proprio perche sara sempre pili difficile

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Ai giovani si puo chiedere di pili, gli si puo anche chiedere di uscire di casa prima dei quarant' anni e di fare pili figli, gli si puc chiedere di essere flessibi1i e imprenditori di se stessi.

Quello che non si puo chiedere loro e di acquistare una casa senza avere un reddito, 0 di mettere su famiglia e diventare imprenditori senza avere una casa. Nei comuni si costruisce la

salute economica e ambientale del paese e si producono Ie possibilita di benessere per i cittadini. Non e proprio il caso di Iasciar fare tutto alIa Moratti.

Citta VIA PAOLO SARPI, UNA CHINATOWN MAl NATA? Pietro Cafiero
Alcune doverose premesse. 11 terna di quest'articolo e piuttosto complesso e non ho la pretesa di esaurirlo in poche righe. Inoltre non sono un sociologo, ne un antropologo - mi occupo di architettura e urbanistica -, quindi ccrchero di muovermi con cautela in un territorio non del tutto mio. E chiariamo fin da subito che il mio interesse primario e quello di porre questioni, sol1evare interrogativi. Non ho risposte precostituite 0 ideologiche, e lascio ben volentieri ad altri questo scomodo ruolo. Nei primi mesi del 2011 dovrebbe tenninare la pedonalizzazione di via Paolo Sarpi, una delle poche vie milanesi con nome e cognome. Avete mai sentito qualcuno dire: "Ci vediamo domani in via Sarpi"? 10 no. Nell'immaginario collettivo dei milanesi, rna non solo loro, via Paolo Sarpi e identificata come la Chinatown di Milano, pur essendo molto differente dalle altre Chinatown sparse per il mondo. I primi cinesi arrivano a Milano attomo a1 1920 e si stabiliscono in una zona allora periferica, tra via Canonica e via P. Sarpi, insediando le loro attivita legate al tessile e alIa seta ("Clavatte, due lilel", questo 10 slogan di vendita degli ambulanti), nei cortili interni tra queste due vie. E in quegli anni che la zona prende il nome di "quartier generale dei cinesi". L' espansione continua nel secondo dopoguerra can la sostituzione dei dettaglianti italiani con i grossisti cinesi, che pagano anche grosse cifre per gli immobili (e la domanda sulla provenienza di quei capitali rni pare legittima). Gli attriti e i dissidi tra i residenti, per la maggior parte italiani, e i commercianti cinesi (sfociati nei disordini del 12 aprile 2007) derivano in gran parte dall'incompatibilita tra Ie necessita dei grossisti (orari di carico e scarico, i carrellini, etc.) e

Ie comprensibili esigenze di tranquilIita e di qual ita della vita dei residenti. La proposta di delocalizzazione delle attivita all'ingrosso e la pedonalizzazione di via P. Sarpi dovrebbero portare a una normalizzazione dei problemi, rna anche alIa dissoluzione della Chinatown meneghina, proprio ora che inizia a essere inserita anche nelle guide turistiche intemazionali. Ma e corretto chiamarla Chinatown? Certo per comodita di discorso continueremo a chiamarla cosi, rna rispetto aIle Chinatown sorte nel resto del mondo e un po' tutte uguali tra loro, quella di Milano appare molto diversa, peculiare, milanese appunto. Una Chinatown (letteralmente "citra cinese") in molte grandi citra americane, europee, ma anche asiatic he, e un quartiere dove nel corso del tempo a partire dalla meta dell' ottocento si e insediata una comunita cinese, trasformando quel quartiere in un pezzetto di Cina, ovviamente mediato dalle caratteristiche morfologiche e identitarie della citra ospitante e diventando per questo spesse volte un'attrazione commerciale e turistica. Tra le Chinatown pili famose ricordiamo quella di San Francisco fondata a partire dal 1850 ai tempi della Corsa all'oro, quelle di New York (ben 6, tra cui quella di Manhattan), che ospitano la comunita cinese pili numerosa fuori dall' Asia e quelle europee come Londra e Liverpool (la pili antica del vecchio continente, fondata all'inizio dell'Ottocento quando la citta comincia a importare cotone e seta da Shanghai). Queste Chinatown presentano alcune caratteristiche che le accomunano: i residenti sono (quasi) tutti cinesi; le atti-

vita commerciali sono al dettaglio, caratteristiche e frequentate da turisti (ristoranti cinesi, pescherie cinesi, negozi di oggettistica, etc ... ); vi e spesso la presenza di elementi architettonici che segnalano l'ingresso nel quartiere (porte con draghi 0 leoni, colonne laccate di rosso) e il tessuto edilizio, pur rimanendo quello della citra ospitante, appare modificato (con semplici operazioni di coloritura delle facciate, scritte decorazioni 0 insegne) a simboleggiare una differente identita locale. Invece in via P. Sarpi, le case sono quelle della vecchia Milano, ancora in giallo lombardo con i loro cortili e ballatoi, il commercio all'ingrosso e sostanzialmente monotematico, concentrato altrove e I'unico vero momento suggestivo e durante il capodanno cinese quando una coppia di dragoni sfila per la via. Non e un po' poco per parlare di Chinatown? In attesa di trovare una risposta, provo a porre altre domande. Cos'e Chinatown per Milano? Un ghetto etnico? No, perche i cinesi lavorano li, rna risiedono in altre zone. Un fenomeno di folklore buono per attirare i turisti? Un luogo d'identita e tradizione diverse da quelle nazionali? Una zona franca dove esercitare attivita commerciali molto -troppo?concorrenziali? D'altra parte e difficile parlare d'integrazione vista la storia e la cronaca rccente. E se non c'e integrazione c'e il rischio di creare un terreno fertile per criminalita e sfruttamento. Se guardiamo aIle Chinatown estere possiamo dire qualcosa di pili. Queste sono paradigmatiche dei lirniti del multiculturalismo, che al massimo crea nelle metropoli lIDO zoning etnico (qui i cinesi, li gli ispanici, pili avanti gli africani) ma non fa ne inte-

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grazione ne melting pot come va di moda dire ora. Nel caso delle Chinatown forse la cosa e voluta. La politica della Cina sembra volta a una sorta di colonizzazione sottile: disperdere i cittadini cinesi in tutto il mondo, sostenerli nella creazione di numerose citta nelIe citta, cornu nita concentrate e compatte, in grado di attuare gradualmen-

te una pressione e un'influenza sui governi degli stati ospitanti. Tomando a Milano va rilevato che nel caso delle aItre nazionalita un fenomeno cosi forte dal punto di vista identitario tanto da avere ricadute urbanistiche e molto raro, se non del tutto assente. Ma non per questo il livello d'integrazione appare pili elevato. Sembra di assistere a una ripro-

posizione di quello che e accaduto al tempo dei fenomeni migratori dal mezzogiomo d'Italia subito dopo 1a guerra. Vedremo se gli esiti saranno i medesimi.

Le fotografie di Via Paolo Sarpi sono di: Patrick Toomey-Neri e Marco Menghi

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Metropoli

SOGNO IN VIA PAOLO SARPI Giulio Rubinelli
Esco di casa. Nessuno ehe piange. E un giomo come tutti gli altri, nulla di particolare. E continuo a non vedere nessuno per strada che si commuova. Di niente. Nessun ragazzo ehe e stato lasciato dalla fidanzata, nessun precario che ha appena perso il posto di lavoro. Passo perfino di fronte a una chiesa di fronte aUa quale e appena uscita la salma di lIDdefunto. GIi occhi dei presenti sono asciutti. Impassibilita. Nella mia zona i volti sono bianchi. Caucasiei. L'abbigliamento e occidentale e le chiese cattoliche non si contano. Nella mia zona. Vado al lavoro. Sto in ufficio Ie mie otto ore e faecio pili 0 meno quello che faccio tutti i giomi da dieci anni a questa parte. Non chiedetemi nulla perche non saprei spiegarvelo. Tutto scorre nella mia citta a compartimenti smgr.i. Scivola Iiscio come l'olio. Nella mia citra che non teme la morte, nemmeno per malattia. Perche la liberta di lila zona e la liberta di tutte le altre, II federalismo si e fatto cittadino, l'indipendenza e condominiale e l'amministrazione soperche divento definitivo e pennanente. Riusci cosi bene che si decise di racchiudere il mondo in una stanza: Milano. Perche spendere soldi inutilmente per prendere aerei e treni e affaticarsi fuori dal paese. E tutto qui, in casa. E anche pill bello. Milano e un grande Expo. Decido di visitare un'altra zona. Sono indeciso tra il Sud Italia e mangiarmi un arancino 0 qualcosa di nuovo. Non sono mai stato in Cina. Si, la Cina deve essere bella. Come diceva quel tale? "La Cina andava piano, ma lontano." Lontano. E solo a dieci minutil Vado. Per raggiungere la Chinatown devo attraversare la Scandinavia e la Groenlandia e cosi e tutto un via vai di Carta dIdentita. "Salve. La ragione del suo viaggio?" "Volevo mangiare cinese." "Per quanto pensa di soggiomare?" "II tempo di mangiare." "Chiaro. Una firma qui e un'altra qui. Grazie. Buona permanenza!" "Grazie a lei." Pas so la dogana ed eccomi finalmente in Cina. Incredibile quanto poco si conosca la propria citra Improvvisamente mi trovo immerso in uno scampanellio continuo di bicielette e qualche migliaio di nanetti con gli occhi a mandorla. Prendo una cartina. Cerco di fermare qualcuno per fanni consigliare un buon ristorante, ma nessuno capisce la mia lingua e tantomeno accenna a volersi soffermare a darmi indicazioni. Incontro pochi turisti. Qui solo il cielo e quel10 milanese. E cambiato anche il suo10, le case. Eppure mi ricordavo tanti palazzi d'epoca quando ero venuto da piccolo. Li avrarmo spostati da noi. Buffi i cinesi. Non si guardano, n011 si parlano, sembrano macchinine, giocattoli. Carnminano dritti per la loro strada e guai a chi li distrae. Dopo dieci minuti credo gia di essermi perso. Nemmeno un cartello in Italiano. Strano come cambiano Ie cose in poco tempo. Papa si lamentava sempre dei cinesi. Diceva che erano ovunque. Aprivano sempre pili negozi in giro per Milano. Parlava continuamente di certi centri per massaggi. E ora sono tutti qua, ben raggruppati. In effetti non mi ero pili posto il problema di dove fossero finiti, tutti quanti. Mi arrendo a ricevere un buon consiglio e mi fenno nel primo ristorante che trovo, quello che mi sembra pili pulito e a modo. Peccato che ci sia un ristorante ogni tre civici. Ma che civici? Ora che ci faccio caso non ne ho visto neanche uno! Ma come fanno questi a orientarsi? Insomma entro e quattro cinesi sorridenti si prendono la briga di accompagnanni a uno dei tanti tavoli liberi. Parlano tutti cinese si fa11110 capire (0 per 10 meno ci provano) a gestio Tanto che finisco il dessert e ancora non so bene cosa abbia mangiato, sebbene debba ammettere che fosse tutto abbastanza buono. Mi alzo, faccio per andare a pagare e poi la vedo. Li in un tavolino in fondo alIa sala. Una giovane ragazza cinese. Con la testa appoggiata suI legno piange. A singhiozzi, come una

vrana,

Insomma faccio Ie mie otto ore e improvvisamente, come sono entrato, esco dall'ufficio ed e sera. Mia moglie con i bambini e fuori citta, Sono andati al mare per sottrarsi al cal ore milanese qualche giomo. Non ho voglia di tomare a casa. Faccio due passi. E tanto che non viaggio, L'Expo ci ha cambiati. 10 me 10 ricordo bene, l'Expo. Improvvisamente non c'e stato pili bisogno di uscire,

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bambina, silenziosamente, impercettibilmente. Mi rimetto il portafoglio in tasca e vado adagio verso di lei. Da quanta tempo non vedevo nessuno piangere. E come sono belle le persone quando si commuovono. Non capisci se sono felici 0 no e in quel momento sono genuine. Mi accomodo di fianco a lei, senza dire una parola e mi accor-

go che e proprio bella. Mi sembra di conoseerla da una vita. Le passo dolcemente una mana sui capelli e lei alza la testa e mi guarda. La abbraccio e lascio che le sue lacrime righino la mia divisa da rondista. Non sono poi cosi male questi einesi ... sorrido. E mi sveglio. E domenica mattina. Sono in camera mia. Tra le lenzuola bianche e il silenzio di una Milano

assonnata e candida. Mi volta e scopro di fianco a me un corpo femminiIe. Tra Ie lacrime. Le do un colpetto per svegliarsi. Apre gli oeehi. E la ragazza del ristorante. E mia moglie. "Yu Lin. E stato solo un brutto sogno." Lei si aseiuga le lacrime. lola stringo forte a me. "Un bmtto sogno".

LA LUNGA MARCIA:

Dal Palazzo ORIENTEERING TRA VENDOLA E PD Antonio V. Gelonnini
nire l'autoreferenzialita". Che le riflessioni di Franco Cassano: "Non c'e futuro nell'integralismo di partito ne in quello dei movimenti. L'esperienza pugliese ci dice che si governa bene solo se si segue un programma che non appartiene a una sola cultura poIitica, ma mescola insieme elementi della tradizione liberale, cattolica e socialista. Gli elementi pili avanzati di questa esperienza stanno proprio qui, non nel predominio della componente radicale, ma nella capacita di sottrarre questa mediazione fra Ie diverse culture al!a logica mortale della spartizione delle poltrone". In entrambi e evidente 10 sguardo ammonitore verso il Pd e il pensiero verso la rivoluzione culturale possibile e una leadership forte come queUa di Vendola. Lo stesso Romano Prodi doveva avere ben presente la realta pugliese, oltre quella veneta di Galan 0 lombarda di Formigoni, quando ha lanciato in chiave federalista 10 spariglio dei venti "uomini forti". L'esecutivo nazionale del partito formato dai segretari regionali, eletti con primarie dagli iscritti, rna dotati di maggiore 0 minore peso politico in base ai voti ottenuti dal Pd nelle loro regioni. Che eleggono a lora volta il segretario nazionale, per decidere insieme linea politica, strategie e candidature. Una zampata destinata a lasciare il segno. La marcia di Nichi Vendola e cominciata, la bussola indica direzione nazionale, la compagnia di viaggio al fianco s'incrementa passo dopo pas-

Per chi la galleria degli appellativi della sinistra pili radicata l'ha attraversata tutta, col piglio orgoglioso di uomo del Sud. Passando dal primo piano formato "rosso", nella sua accezione pili ampia, al taglio deeisamente pili schematico di comunista doc. Dalla prospettiva revisionista all'orizzonte idealista. Dallimbo della frontiera estrema fino al battesimo, addirittura, di eatto-comunista. Per chi ha respirato sin da piccolo aria di rivoluzione, nel sen so pili autentico e filosofieo del termine, fino a dirsi nemico dichiarato della stalinismo e convinto sostenitore delle tesi gramsciane. Pur rimanendo saldamente ancorato alle pietre d'angolo del cattolicesimo praticante. La predisposizione alIa "lunga marcia" diventa elemento intrinseco e culturale, d'identita e di testimonianza, per un percorso da leader largamente riconosciuto e pervicacemente perseguito. La marcia verso il 2013 intrapresa da Nichi Vendola, presidente riconfermato della Regione Puglia, nonche candidato vincente "a garanzia diffusa" del centrosinistra, e lontana anni luce dalla mitica tattica di arretramento, che segno i desrini Iontani della Repubblica Popolare Cinese. La sua ha tutta l'aria di un'avanzata coinvolgente che, forte di un consenso e di una popolarita a progressione geometrica, sembra avere un' ambizione ben pili lunga che l'accredito del suo leader presso i1 PD, 1a maggiore forza della coalizione.

Quella di una scientifica azione di spinta, verso questo partito e la sua classe dirigente, a decidersi a trovare una propria malleabilita, per meglio adattarsi alle nuove forme di architettura politica che il sistema maggioritario favorisce. Un partito liquido magari no, ma un partito aperto e leggero e il solo che possa sperare di affermarsi in un contesto moderno, caratterizzato dalla velocita della fibra ottica e dalla prospettiva Iarga della globalizzazione. Da un pezzo il pensiero lungo ha smesso di essere mono-tono e si e reso agile come il nastro svolazzante di una ginnasta ritmica. A sentire gran parte degli entusiasrni delusi all'interno del Pd, la sensazione e quella di un partito che dun tratto ha perso 10 smalto giovane e accattivante, acquisito dall'idea eli un "partite nuevo" negli auspici dell 'avvento veltroniano. Per rimanere, in realta, la risultante della tanto esorcizzata fusione fredda (Ds + Margherita) e dar vita gattopardescamente soltanto a un nuovo partito. Per di pili percepito neanche tanto come tale. Condizione alquanto inadatta ad affrontare dignitosamente il cosiddetto ciclone Vendola. Lapidarie, a tal proposito, sia le punzecehiature di Sergio Chiamparino: "Lo sbando nel Pd e la riprova che tutto va storto. E la classe dirigente proveniente dalle vecchie esperienze si dimostra ormai inadeguata. E' indispensabile ritrovare un metodo, per valorizzare la realta territoriale e pu-

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so e gli entusiasmi accesi 5i moltiplicano giomo per giomo. All'ulteriore paradosso nei confronti del centrosinistra, tutto intemo al Pd, dove attrae attenzioni e appoggi dal fronte un tempo Popolari/Margherita, mentre e avversato da quello pili consanguineo degli ex Pci, che corteggia invece i moderati dell 'Udc, il presidente cerca di porre rimedio riqualificando il dialogo a sinistra. Testimonia la maturazione responsabile e assertiva di una sinistra di governo, che per certi versi prende le distanze dall' obsoleta sponda della lotta fine a se stessa. Raccoglie ovazioni, incitamenti e accrediti dalle

assemblee dell' Arci e da quella pili nevralgica della Cgil. Ma soprattutto s'impossessa del tema del "lavoro", riportandolo al centro della sua strategia programmatica. II lavoro come "val ore costituzionale essenziale". Quale fondamento del val ore riconosciuto dalla Repubblica italiana in luogo di altri fattori in passato determinanti, come la nobilta di nascita 0 di ricchezza, ai fini del ruolo sociale dell'individuo (Y. Onida). Perche: "Se il lavoro non torna al centro della scena pubblica", ha ribadito con detenninazione al congresso della Cgil a Rimini, "la sinistra non potra ricostruire 1a propria

capacita di egemonia, non potra rimettere in piedi il cantiere dell'alternativa e rimettere in piedi un'altemativa a1berlusconismo che 11a trionfato in questi anni". No, non e una marcia da libretto rosso. La marcia di Nichi Vendola e un percorso indicato piuttosto dai quademi. A illuminarla non sono pili le occhiate taglienti del vecchio Mao, ma 10 sguardo profondo e i riflessi lungimiranti degli occhiali di Antonio Gramsci. Su cui con leggerezza svo1azza 1a do1cezza ammaliante di un rivoluzionario evangelico come don Tonino Bello.

Dall' Arcipelago ELEZIONI A MILANO E DIRITTO DI CITT ADINANZA METROPOLITANA Valentino Ballabio
Ci risiamo. Rica1cando un copione consolidato (se non sbaglio siamo alla quinta replica) e iniziata la sacra rappresentazione della ricerca del Santo Taumaturgo che, con 0 senza "primarie", si candidi a compiere il miracolo di offrire un'alternativa di govemo alIa citra di Milano. Dunque "coazione a ripetere" e riproduzione di W1a impasse quasi ventennale da cui e difficile uscire se non sperimentando una "idea laterale", provando a sparigliare le carte di un gioco divenuto scontato e noioso (nonche perdente). Inoltre anche 11tema del programma che dovrebbe supportare il candidato appare un'arma spuntata dopo l'abbraccio suI principa1e argomento programmatico, il PGT, con cui si chiude l'attuale legislatura. Proviamo allora a candidare un 'idea che riesca a fare la differenza, un'idea-forza che riguardi direttamente i diritti di cittadinanza a partire dal fondamentale: il diritto di voto. Si tratta di ricomporre 1a "citra reale" con la "citta legale", responsabilizzare e impegnare insieme alla pur essenziale quota dei residenti anagrafici I'altra ecceziona1e porzione di abitatori di fatto della citra. Sotto questo profilo occorre riconoscere e correggere una doppia anomalia che coinvolge persone in came ed ossa che ogni giorno convivono, studiano,

producono, sprecano insieme ma sono giuridicamente separati e privati ciascuno di una meta della propria funzione di elettorato attivo. Da un lato i "mi1anesi di notte" in particolare delle periferie (circa un milione) deprivati del diritto di eleggere un Sindaco prossimo e raggiungibile dai cittadini, cui sottoporre i problemi anche minuti ma molteplici inerenti la vivibilita dei quartieri e i servizi alla persona. Dall'altro i "milanesi di giomo" (circa un altro milione) deprivati della possibilita di infiuire sulle scelte di ampia portata in materia di mobilita, ambiente, grandi infrastrutture, cultura e innovazione. Gli uni e gli altri sono poi chiamati a eleggere, questa volta con uguale peso del voto, gli organi di una Provincia debole e quasi inutile. In conclusione tutti i cittadini dispongono di un voto dimezzato sulle cose che contano, e un voto pieno su quelle che non contano (da un lato "una testa, mezzo veto", dall' altro un "voto fuori di testa"!). Rovesciare quest'anomalia, riconoscere un uguale diritto di "cittadinanza metropolitana" puo invece essere fondamento e cons en so per un profondo ma necessario riordino istituzionale che comporti l'abolizione delle province che insistono nell'area metropolitana nonche di un capoluo-

go elefantiaco, da decentrarsi in Municipalita finalmente vere, dedicate alla gestione e partecipazione delle periferie, analogamente ai comuni dell'hinterland. La Citta Metropolitana potrebbe allora uscire dal limbo della "ingegneria istituzionale" per riconciliare Milano col proprio sistema socio-economico-territoriale effettuale, ed esercitare poche ma decisive funzioni di govemo strategico dell'area centrale della Lombardia. Non sappiamo infatti come sarebbero oggi Milano e dintomi se, a vent' anni esatti dalla sua promulgazione, la legge n. 142 del 12 giugno 1990 fosse stata attuata nelle sue parti qualificanti; conosciamo pero i risultati della sua disapplicazione (nonche delle successive analoghe che si sono susseguite col ritmo delle grida manzoniane, dalle "Bassanini" sl Titolo yo della Costituzione, ecc.): perdita di qualita ambientale, di competitivita, di ruolo e peso politico. Infine si puo obiettare che le elezioni incombono e comunque bisogna trovare un candidato nei tempi ristretti del prossimo autunno. Poiche mi pare che il metodo delle primarie sia stato riconfermato solennernente provo allora a rifare tal Quale una proposta gia avanzata in occasione delle precedenti del 2006 (ovviamente bocciata dalla allora competente commissione parti-

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tizia-prefettizia) che potrebbe pero ora creare un "valore aggiunto", forse decisivo, all'indispensabile mobilitazione e1ettorale: "Visto il regolamento per l'elezione "primaria" del candidato Sindaco di Milano e al fine di non escludeme dalla partecipazione i numerosi cittadini metropolitani che frequentano quotidianamente la citra per lavoro e studio, che condividono in gran parte le attivita econo-

miche, sociali e culturali nonche le condizioni di ambiente, servizi e qualita di vita; ma che sono tuttavia privi del diritto di voto amministrativo per mera ripartizione burocratica della residenza anagrafica, si propongono i seguenti emendamenti aggiuntivi: I) Sono istituiti, nei principali centri della Provincia e nei capoluoghi delle Province limitrofe, appositi seggi dedicati ai cittadini "pendolari'', corri-

spondenti a predetenninata suddivisione territoriale. 2) Hanno diritto al voto tutti coloro che - oltre a rispondere ai restanti requisiti regolamentari - esibiscono un documento di abbonamento mensile 0 annuale al trasporto pubblico (ATM, FNM, Trenitalia, linee in concessione), nominativo e valido, avente destinazione la fascia urbana di Milano."

Lettera ASPETTANDO UN LEADER Riccardo Lo Schiavo
La mancanza di un leader ovvero un enonne senso di smarrimento mi pervade. Spesso quando incontro i vecchi compagni del pcr confluiti nel partito democratico, mi capita di citare l'Armando Kossutta.Che oggi sara contentissimo perche la "sua" Inter finalmente ha fatto la tripletta. L 'ultimo leader milanese di sinistra, specie rara in via di estinzione.Mi domando La poIitica di sinistra sara mai till problema evoluzionistico, dimostrabile con la teoria darwiniana? Ho cenato di recente con alcuni vecchi compagni, gente con la schiena diritta, mi e stato graziosamente fatto not are che 10 stato attuale del PD e decisamente funzionale al disegno romano centrico. Le frasi dette dai "vecchi" sono sempre estremamente illurninanti, ti schiudono seenari di cui si ha una certa percezione ma non ne si ha la necessaria nitidezza. Tutti gli attori su piazza recitano a soggetto etero diretti da Roma e chiedono diligentemente il pennesso anche di andare a fare 1a pipi. Cameade a pezzettoni! Ve 10 immaginate un partito democratico lombardo e in specifico un partite milanese con un leader locale pensante ehe magari riesce pure a catalizzare sulla sua figura una serie d'interessi economici di un certo peso e scende a Roma a negoziare strategie politiche? Ve 10 immaginate un partito milanese con un paio di leader che presentano mozioni contrapposte magari di livello europeo e che duellano nei convegni C aRoma il vuoto pneumatico "on Berlusconi che giace sulla riva del Tevere in attesa dell'ennesimo presunto leader della sinistra da passare nel tritacarne? Ve 10 immaginate un leader che propone tesi innovative in termini d' industria e eontratti di lavoro e che riesee a dialogare fattivamente con gli industriali lombardi riereando quel clima earo ai Falk ai Pirelli? Ve 10 immaginate lill leader ehe riesee a concertare una strategia d'integrazione degli immigrati senza danneggiare gli italiani in difficolta disinnescando la strategia leghista? Ve 10 immaginate un leader che propone delle alternative locali alla politica energetica nazionale visto che in Lombardia si produce il 20 % del PIL nazionale? Ve 10 immaginate un leader ehe apre a una soluzione condivisibile con il centro destra della questione morale? Sarebbe una tragedia. Chi usa il cervello sempre un problema. E quindi che fare? Protestare, inimicarsi qualcuno? Ma no, non e it caso di andare a fare inutili battaglie citando tizio eaio 0 il solito sempronio, non ha senso litigare con personale politico funzionale a un disegno di respiro nazionale. Individui che fanno della permalosita l' arma letale per tenere lontano chiunque cerchi un dialogo a cui costoro non sono adeguatamente preparati. La leadership di questi personaggi vestigiale. Costoro hanno perso del tutto "il ruo10 politico"che invece avevano i predecessori. Leader blob: protagonista, punto di polarizzazione, centro focale di gruppo-Alcune persone pili capaci di altre nell'esercitare la leadership l'abilita di manipolare le persone cosi da otteneme il meglio con i minimi contrasti-Un individuo orientato aIle attivita di gruppo -Leadership come forma di persuasione-Leadership come relazione di potere-la leadership come forza principale per stimolare, motivare e coordinare-la leadership viene considerata un effetto dell'azione del gruppo e non pili un suo elemento formante-la funzione di leadership e indispensabile per l'avvio di una struttura e per il suo mantenimento. Scrivendo, leggendo e rileggendo queste parole magari senza senso non un nome mi viene alla mente, la cosa mi genera immensa tristezza e non scatta in me nessun sussulto. Cito impropriamente alcuni versi: Di quei leader del passato non e rimasto che qualche brandello . La base non sussulta, non oscilla non sbanda, non si muove. Si propongono sulla seena una serie di figure minori con aspirazioni medio alte ma senza prospettive, dai tecnocrati freddi ai residui dei topi di sezionc PCI.Basterebbe qualcuno che catalizza su di se il meglio delle idee attuali di sinistra e sarebbe un grande passo avanti.Mai nessuno che parla alIa pancia dei cittadini, mai nessuno riesce a stimolare l'adrenalina di una base che sicuramente ha delle venature giustizialiste ma che resta in at-

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tesa dell' erede di Berlinguer leader popolare e progressista.

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Come diceva mia nonna: gratta gratta esce il cosacco, aggiungo, magari!

Almeno quelli cavalcavano steppe siberiane a - 20!

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Scrive Gregorio Praderio
Trovo interessante l'intervento di Andreas Kipar sull'ultimo "Arcipelago" sui tema del verde a Milano, cosi come il progetto dei "raggi verdi", che riprende e precisa idee progettuali gia ipotizzate nel passato, ma mai attuate. Credo pero che una maggiore attenzione vada posta al tema cruciale dell'attuazione di questo progetto. Se guarda ad esempio la relazione economica del PGT, noto purtroppo che nessuna risorsa del Piano dei Servizi e dedicata all'attuazione dei "raggi verdi", e che difficilmente questi potranno essere realizzati con i proventi degli oneri di urbanizzazione (pill eventuali extraoneri) perche i soli costi delle infrastrutture previste come indispensabili per Ie trasformazioni urbanistiche sono di molto superiori agli oneri stessi. In conc1usione ritengo che eventuali futuri interventi sull'argomento non possano prescindere da una seria valutazione del tema di quali risorse siano disponibili per la realizzazione di questo progetto. G.Praderio

Scrive Vito Ayroldi
"La Giunta dell'Anm, riconoscendosi nelle dichiarazioni del presidente Luca Palamara, ribadisce che il tema della credibilita della magistratura non puo essere disgiunto da queUo dell'inopportunita della partecipazione alIa vita politica dei magi strati nei luoghi dove abbiano esercirato la giurisdizione, per evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell'attivita svolta. II diritto all'elettorato passivo non puo essere negato ai rnagistrati. Tuttavia, la Giunta auspica una seria riflessione, anche attraverso Ia programmata revisione del codice deontologico, sulle modal ita di accesso del magistrato alIa vita politica e amministrativa e suI rientro in servizio di coloro che abbiano svolto un mandato elettorale. Roma, 17 febbraio 2010". Quanto sopra e stato dichiarato alIa vigilia delle consultazioni in cui un Giudice, che aveva svolto delicate indagini a Bari, era stato candidato dall'IdV alle amministrative regionali in Puglia. Trovo sconsiderato pensare di poter affidare la candidatura a Sindaco per il Centro Sinistra all'ennesimo magistrato di cui sconosciuto il profilo politico come la Dr.ssa Livia Pomodoro, attuale Presidente del Tribunale di Milano. Ma quando questa citra e Ie sue forze politiche di Sinistra capiranno che 1'ora delle scorciatoie e delle candidature "rapprensentative" e finita. Che bisogna prendersi delle responsabilita a partire dalla promozione di una classe dirigente di partito che solo nella competizione elettorale puo temprarsi? Dirigenti politici selezionati a partire da un processo democratico e non cooptati. No, magari va bene anche cosi: turiamoci il naso e sosteniamo l'ultima sensazione di un PD con I'acqua alIa gola. Ovviamente perderemo, e questa sconfitta sara politicamente inutile, perche la dr.ssa Pomodoro tornera alle sue faccende e la Sx avra perso l'ennesima occasione di provare a camrninare con Ie proprie gambe. Sempre in attesa del prossimo "salvatore". Continuiamo cosi che andiamo bene. V Ayroldi

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RUBRICHE
Questa rubrica e curata da Paolo Viola mbriche0!arcipelagomilano.org

MUSICA

Due Chopin a confronto
Per anni non abbiamo pill sentito Chopin, se non qua1che perla disseminata qua e 1a nei programmi potpourri in cui va bene tutto, oppure nei bis per i quali i suoi brevi pezzi adamantini sembrano fatti apposta. Questanno, grazie a1 bicentenario della nascita (I? marzo del 2010, come si festeggiava lui, 0 22 febbraio come scritto nei suoi atti di nascita e di battesimo"), 10 stiamo riscoprendo ed gioia per tutti. Un musicista grandissimo, amato in modo sbagliato (forse per colpa delle svenevoli fanciulle imposteci dal cinematografo e dagli sceneggiati televisivi) di cui occorre ricostruire l'immagine collettiva che ce 10 rende molle ed

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esangue,
Bene hanno fatto dunque le Serate Musicali a proporci due concerti, lIDO dopo l'altro, interamente dedicati alIa sua musica, con due programmi molto ben congegnati e tali da offrire un spaccato ampio della sua ricca e generosa produzione. Sopratutto bene hanno fatto ad affidarli a due pianisti che pin diversi di cosi non si possono immaginare: il cinquantenne francocanadese Louis Lortie - che ha basato il programma su un'alternanza di Ballate e Notturni con l'aggiunta della Berceuse e della Barcarola opera 60 - e la trentaduenne, cinese di Sezuan (ricordate Brecht"), Sa Chen, che ha eseguito i 24 Preludi dell' opera 28 e poi, anche lei, la Berceuse opera 57 - la do1cissima musica che sta accompagnando la lettura di queste note - e la Barcarola opera 60, sicche si e potuto fare un confronto ravvicinato fra i due interpreti. Mai raffronto si e presentato cosi significativo e istruttivo, con due Chopin talmente diversi tra loro che non si sarebbe neppure detto trattarsi del-

10 stesso autore. Diciamo subito che Lortie - che abbiamo tanto apprezzato in altre occasioni, sopratutto in Beethoven - ci parso in una serata negativa: greve, senza quelle trasparenze e liquidita che rendono unica la musica di Chopin (le famose "caseate di perle ..."), una senorita molto tedesea e nient'affatto francese, per nulla in sintonia con cio che stava suonando, tanto che non riusciamo proprio a capire come il Financial Times possa avere scritto di lui che "un Chopin migliore di questo non puo essere sentito da nessun'altra parte". Succede. La Sa Chen e stata al contrario smagliante: non possiamo dire perfetta (troppo impetuosa e poco controllata nelle parti concitate della partitura, qualche asprezza nel fraseggio, llll eccesso di pedale che 11atolto limpidezza al suono), ma quanta dolcezza, quanta riflessione, quanta nostalgia, sopratutto quale sentimento del dolore nelle sue note ... La differenza e diventata macroscopica nel confronto fra Ie due Berceuses. Come tutti sanno la berceuse e una ninna-nanna nata dalla tenerezza che Chopin - che non ha avuto figli ha provato nei confronti di una bimbetta ospite, come lui, nella casa di campagna della adorata George Sand a Nohant, nel cuore della Francia. Arturo Benedetti Michelangeli, Arthur Rubistein, Maurizio Pollini ci hanno consegnato meravigliose e intramontabili interpretazioni della Berceuse, una pagina sublime della musica romantica; tutti e tre, pur con Ie Ioro enormi differenze di carattere e di temperamento, affidano all'arpeggio della mano sinistra il ritmo rigoroso eppure carico di affetto della culla mossa dalla mana materna, mentre Ia mana destra insegue il so-

e

gno della bambina, si alza fino alla vertigine per afferrame il candore e la fantasia. L'interpretazione di Lortie di sublime non aveva assolutamente nulla: era cosi poco partecipata e intiI~a che sull'ultima nota, in pianissimo, sulla quale sembra addormentarsi anche la mamma e in un magico s~1enzio si spegne il movimento della culla, ha ritenuto di caricare I'immediato avvio della Barcarola, creando una sorta di confusione fra il dorldolio della culla e quello della gondola! Due mondi che non hanno n~lla a che fare !'uno con I' altro, due atmosfere e due mondi sonori ch¢ non possono essere messi a confronto ne tantomeno omologati attraversol la banale contiguita dei due ritmi. Tutt'altra musica, e il caso di dirlo, la Berceuse di Sa Chen che - incantata, commossa, intensa, anche cristallina nel cruciale passaggio centrale quando si ha 1'acme dellernozione - ha ripercorso le grandi interpretazioni del passato con una sua marcia in pill, que~la particolare do1cezza orientale (forse, chissa, l'anima buona di SezJan ...) con qualche eco dell'aninjo polacco che Chopin ha coltivato ~ungo tutta la sua breve vita. E' sempre sorprendente ascoltare questi artisti con gli occhi a mandorla che rnagari non riescono a esprimersi correttamente nelle lingue occidentali rna poi s~ siedono al pianoforte e ci parlano 4lttraverso la musica esattamente nella nostra lingua, con grande proprietal di Iinguaggio, ne diventano interpret] fedeli, addirittura ci aiutano
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a capirlal
Anche q~esto fa parte dei miracoli di cui e capace la grande musica, per cui ci sembra sempre nuova e non finiremmo mai di ascoltarla.

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Questa mbrica e curata da Guendalina Murroni mbrichei7il.arcipelagomilano.org Debutta il 18 giugno Questi amati orrori nell'ambito del festival "Da vicino nessuno e normale" di Renato Gabrielli con regia e interpretazione di Massimiliano Speziali, due figure importanti del teatro Italiano contemporaneo. Lo spettacolo andra in scena al Teatro La Cucina dell'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. Descritto come "anti-monologo per attore solo", "Questi amati orrori non ha personaggi, rna promette apparizioni; nan ha trama, rna vuole sensa; non ha scena, rna si fa spazio; non ha budget, rna vanta una ricchezza, Non rappresenta nulla, pero cerca di far aeeadere qualcosa, e per questo ha bisogno della presenza attiva del pubblieo. E' solo grazie a tale presenza che il nostro "lui" puo evocare frammenti di vita, ricordati 0 immaginati, che potrebbero appartenere a chiunque. Questi frammenti scaturiscono da figure bifronti, ectoplasrni tenuti assieme dal desiderio e che svaniscono in un soffio d'abbandono: una madre e il suo bambino; un cane e il suo padrone; una coppia di amanti; un dottore e il suo paziente; un attore e chi 10 osserva ... ". Finisce questa settimana il Luoghi comuni Festival alia Triennale Bovisa e Teatro Ringhiera dopo un mese di festival delle presentazioni di residenze lombarde e laboratori tra parola, immagine e movimento. Mercoledi 16 giugno andra in scena Non sopporto pili ... della compagnia e.s.t.i.a. al Teatro Ringhiera, uno "sfogo semi serio di serie questioni di ogni giorno". Da vedere questa settimana: L'Elfo Puccini organizza Odin Teatret. Questa settimana, il 16 giugno andra in scena Judith, il 17 Itsi Bitsi, il 18 IIlibro di Ester e Sabatol9, Si mangia! Un baratto culturale brutto, sporeo e cattivo al Piccolo Teatro Grassi. Dal 25 al 27 giugno Kafka sulla spiaggia - II viaggio di un Edipo quindicenne al Teatro Arsenale. Continua l'appuntamento con Masterclass al Piccolo Teatro con l'incontro tra diverse scuole di teatro intemazionali.

TEATRO

Arte
Questa rubrica e curata da Michele Santinoli

Fundacio Joan Miro - Barcellona
Se avete intenzione di fare un viaggio a Barcellona, una delle tappe che non potete saltare e sieuramente la Fundacio Joan Mira. Creata nel 1981 dallo stesso Mira, la fondazione voleva essere un centro di aggregazione e di studio dell'arte contemporanea. In essa sono riuniti pili di 11.000 pezzi: 5.000 disegni, pili di 200 dipinti, opere grafiche, 150 sculture, ceramiche, arazzi e altre testimonianze di quell'artista poliedrieo e sperimentatore che fu Mira. La maggior parte di queste opere furono donate alla Fundaci6 direttamente dall'artista, altre invece provengono dalle collezioni di Joan Prats, amico fraterno, e di Pilar Juncosa, vedova di Mira. Anche I'edificio e degno di nota. Si tratta infatti di un blocco in cementa armato a vista, opera di Josep LIuis Sert, strutturato attomo a 2 giardini con sculture di Mire e alberi mediterranei. Innovativa l'impostazione delle sale, progettate con grandi vetrate e colle gate con i giardini esterni per sfmttare l'abbagliante luce mediterranea e nel contempo per permettere al visitatore di avere, tra un' opera e l'altra, una vista mozzafiato della citta, II percorso espositivo si snoda su tre piani e procede per ordine cronologico. E' possibile seguire i suoi primi passi nel mondo dellarte, i suoi contatti con le avanguardie di inizio secolo, fino ad arrivare aIle sperimentazioni pili estreme con ogni tipo di materiale, passando attraverso I'esilio vol ontario a Parigi durante la guerra civile spagnola. Pannelli descrittivi in ogni sala permettono al visitatore di capire 10 sviluppo del suo stile, molto lirico, gestuale, libero ma a110 stesso tempo rigoroso nell'uso del colore e delle telc di grande formato. Una parte dell'edificio e dedicata aIle mostre di arte contemporanea, e un apposito spazio, I'Espai 13, e un lab oratorio di sperimentazione e innovazione che permette di far conoscere gli artisti emergenti pili originali. Troverete un ulteriore pretesto per fare una passeggiata fino alia Fondazione Mira, nel verde e nei panorami che si POSS0110 odere dalla collina di g Montjuic. Fundacio Joan Mira. Barcellona. 0rari: da ottobre a giugno 10-19; da Iuglio a settembre 10-20. Giovedi 1021.30. Domenica 10-14.30. Chiuso lunedi. Biglietti: intero 8,50 €; ridotto 6 €.

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Segnalazioni

della settimana

Pig Island - Paul McCarthy. Fino al 41uglio. Fondazione Trussardi - Palazzo Citterio, Via Brera 14. Ogni giomo dalle 10 alle 20. Ingresso libero

Mercoledi - domenica dalle 11 aile 19 Giovedi dalle 11 aile 22 Ingresso libero la seconda domenica delmese. Intero: 8,00 € I Due Imperi. Fino al 5 settembre. Goya e ilmondo modemo. Fino al 27 giugno. Palazzo Reale. Piazza Duomo, 12. Lunedi 14.30-19.30 Martedi/mercoledi/venerdi/domenica 9.30-19.30

Giovedi e sabato 9.30-22.30 Intero: 9,00 € Ridotto: 7,50 € Stanley Kubrick. Fotografo 1945 1950. Fino a141uglio. Palazzo della Ragione, Piazza dei Mercanti Lunedi 14.30 - 19.30 Giovedi 9.30 - 22.30 Martedi/mercoledi/venerdi/sabato/domenic a 9.30 - 19.30 Intero: 8,50 €

Ars - Artists in Residence Show. Fino al l l luglio. Fondazione Pomodoro. Via Andrea Solari,35

CINEMA & TV
Questa rubrica e curata da Roberto Castelli

"RIFLESSIONI SUL FILM AGORA"
Vi e un episodio di particolare intensita nell'ultimo film di Alejandro Amenabar "Agora", che narra la travagliata storia di Ipazia, la scienziata vissuta ad Alessandria d'Egitto tra il IV e il V Sec. d.C., vittima dell'integralismo ideologico che trasforma la citta, da simbolo della cultura, a luogo d'inaudita violenza. Mentre la setta cristiana del Parabolani sta per conquistare i'egemonia politica, piegando Ie resistenze dei pagani e della comunita ebraica, anche il luogo che sembra essere I'unico inviolabile, la biblioteca del Serapeo, dove Ipazia e i suoi discepoli si sono rifugiati, viene oltraggiato. E' in questo rapido susseguirsi dei fotogrammi, che si manifesta un evento apparentemente inverosimile. Le immagini a campo lungo inquadrano l'angosciosa fuga disordinata dei cittadini, restringendosi poi all'intemo della biblioteca, ove Ipazia, incurante degli eventi, raduna i suoi allievi esortandoli a raccogliere dagli scaff ali i preziosi scritti. Le sequenze del film, a questa punto, trasportano 10 spettatore dai fatti, al sentimento della protagonista; un atto spirituale che evoca Ia consapevolezza del pensiero: salvare il sapere dall' ondata irrazionale dell' into lleranza ideologica, incline a distruggere violentemente tutto cia che non e conforme aIla propria concezione. L' episodio, inducendo 10 spettatore alIa commozione, diventa nel contempo il terna centrale dell' opera: il dualismo tra scienza e integralismo dogmatico. A questo punto tra i protagoniosti del film, s'inserisce il libro, inteso come memoria consolidata, espressione del primario agire umano, 1'atto del pensare, impresso sul papiro. II pensiero e concepito come fonte di civilta che Ipazia personifica attraverso il desiderio di conservare quanto realizzato, tramandandolo ai posteri, affinche daIla conoscenza del passato, scaturiscano nuovi saperi finalizzati al miglioramento del consorzio umano e del suo habitat. Assistendo alle intense scene dell 'assalto alla biblioteca di Alessandria, toma alla mente il capolavoro di Umberto Eco, "II nome della rosa": anche qui vi e un evento anaIogo. Guglielmo e il suo giovane discepo10, Adso, riescono a giungere nella parte inaccessibile della biblioteca dell' abazia, ove sono custoditi i libri ritenuti sacrileghi, quindi illeggibili. E' qui che Guglielmo scopre in padre Jorge, l'artefice di una serie di delitti perpetrati per sottrarre al mondo Ia conoscenza. Di fronte all'improvviso incendio, emblematicamente inteso come ecpirosi, ossia, una distruzione universale, Guglielmo e Adso, incuranti delle fiamme, cercheranno di salvare almeno pochi libri, piccoli frammenti di conoscenza, ma incommensurabile valore dell'umana virtu che si contrappone a ogni forma di oscurantismo. Analogo concetto evidente in Agora, un' opera che invita a riflettere su diverse tematiche, ove emerge il concetto di relativizzazione della ragione umana, nella consapevolezza che il sapere non e un assoluto da porre aprioristicamente, ne tanto meno da imporre, ma un filamento di luce da scoprire e trasmettere. Nell'epoca della comunicazione virtuale, che nel Web trova il suo veico10 primario, v' e da chiedersi se i due punti centrali di Agora, possano essere proposti. Innanzitutto la capacita di consolidare, cioe memorizzare e quindi avere una modalita in grado di trasmettere aile future generazioni, quanto ora viene realizzato. Il libro, in quanto materia, maIgrado l'imperversare spietato del tempo e le vicende umane che portano anche alIa sua distruzione, e tuttavia sopravissuto, diventando per I'appunto memoria consolidata. La comunicazione virtuale, e altra cosa: per la tecnologia non sara un problema trovare il modo di conseryare i documenti digitaIi, quantunque I'argomento e complesso, non tanto sotto il profilo organizzativo, ma concettuale. II libro e un oggetto che si tiene in mana e il rapporto tra la mano che regge e I' occhio che vede, e un evento non riducibile a IDla modalita cinestesica, bensi antropologica. Sara la stessa evoluzione della civilta a trasportare questa forma di modalita, in un'espressione ove il rapporto tra video e occhio, diverra sempre pill un evento spontaneo, quindi normale. Anzi, per certi aspetti, il Web, ha una maggiore capacita

e

di diffusione, per la sua natura "Iiquida". L'impulso informatico, a differenza del libro, in un attimo attraversa il globo intero, trasmettendo conoscenze nuove. II secondo punto che il film propone, riguarda il principio di democrazia, su cui si fonda I'edificio della conoscenza. La storia evidenzia epoche in cui determinate forme di potere, tendono a sottrarre la libera comunicazione. Internet, rappresenta a tale proposito, un'interfaccia: da un lato la forza

tecnologica penetrativa in grado di oltrepassare ogni censura; dall'altro lato, vi e il rischio di un'incontrollata diffusione di dati. Come sernpre, la questione e risolvibile attraverso l' attuazione di quel principio che e poi la base della civilta: ossia la costituzione e il rispetto di regole condivise. In questo modo la conoscenza non diventa ne un problema, ne tanto meno un lato oscuro da temere, allorche it fine e l'acquisizione del bene comune.

La strada che conduce al progresso, attraverso I' incontro tra passato e presente, non e lineare e spesse volte contraddittoria: la storia ne e testimone. Poco pili di un secolo dopo Ie vicende di cui Ipazia fu vittima dell'intolleranza dei parabolani, antepostisi alla scienza, ai monaci amanuensi, spettera l'alto compito di sottrarre all' imperversare dell' orda barbarica, i segni estremi della cultura classica, da cui sarebbe nata una nuova civilta.

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YOUTUBE NICHI VENDOLA E LA SINISTRA A MILANO http://www.youtube.comlwatch?v=ljWjnxyaNBU

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