3. Lo sviluppo economico nella prospettiva secolare A.

Le Epoche Economiche e la loro interpretazione
Introduzione
Dal 1820, il prodotto totale dei 16 paesi capitalistici avanzati è aumentato di 70 volte, la popolazione di 5 volte, il prodotto pro-capite di 14 volte e consumo reale pro-capite di quasi 10 volte. Le ore lavorative annuali sono adesso quasi la metà di allora, mentre l’attesa di vita si è raddoppiata. Il motore principale dello sviluppo è stato il progresso tecnologico, in cui la formazione di capitale ne è stato lo strumento principale da cui ne è stata sfruttata per aumentare l’output. Questa è la lettura più sintetica degli ultimi 180 anni di storia economica. Tuttavia, le ragioni di un tale e vigoroso sviluppo del capitalismo si possono comprendere meglio se analizzati in una prospettiva storica di lungo periodo, secolare se non millenaria. Se applichiamo il semplice schema della funzione di produzione aggregata neoclassica che combina i fattori di produzione (risorse naturali, lavoro e capitale), possiamo leggere la storia dell’economia mondiale in una chiave evolutiva che vede i fattori di produzione elementari progressivamente “aumentati” nel corso dei secoli dal progresso tecnologico e dall’istruzione e qualificazione della forza lavoro. Le maggiori determinanti delle performance economiche nelle varie epoche si possono così evidenziare e, a seconda del contributo relativo di ciascuna di esse, potremo distinguere le varie epoche tra loro. Nel corso dei secoli, l’efficienza dell’allocazione delle risorse è stata migliorata da una migliore divisione del lavoro. Di tanto in tanto, alcuni paesi hanno aumentato il loro reddito saccheggiando o sfruttando altri, specialmente nel periodo del primo imperialismo coloniale e del capitalismo mercantile, ma questi non sono comunque stati fattori importanti nel progresso capitalistico.

Descrizione
Con l’eccezione del Giappone, tutti i paesi capitalistici avanzati (oggi) sono europei o di derivazione europea (come l’Australia, il Canada, gli USA). A datare approssimativamente dal 500 AD, i paesi europei hanno attraversato quattro epoche: l’epoca agraria(500-1500), l’epoca agraria avanzata (1500-1700), l’epoca del capitalismo mercantile (1700-1820) e infine l’epoca capitalistica (1820-corrente). La differenza tra l’epoca pre-agraria (nomade) e quella agraria vera e propria (che comincia con gli insediamenti delle prime civiltà nelle zone temperate dell’Egitto e della Mesopotamia) è fondamentalmente quella di un utilizzo di strumenti per la produzione agricola (introduzione di “capitale” corrente ma non accumulato), un minimo di “skills” per la manodopera e l’uso di risorse naturali che vengono appropriate e mantenute (non solo sfruttate e poi abbandonate). La fase agraria è caratterizzata da lentissimo progresso tecnologico e un sistema istituzionale non prono all’assorbimento di nuova tecnologia. La fase agraria si protrae per lunghi secoli sino alla fase imperialistica romana e poi medievale, in cui accanto ad una forza lavoro con un minimo di skills si affianca un’elite burocratica e militare efficiente, e l’investimento in capitale corrente viene affiancato dall’investimento in strade e infrastrutture. La fase imperialistica—sempre all’interno della fase agraria—beneficia anche dei proventi di prelievi fiscali iniqui, sfruttamento, schiavizzazione e rapina dei territori colonizzati (un input aggiuntivo al processo di produzione del reddito). Nella tarda fase agraria e poi nella fase agraria avanzata si ha un sempre maggiore—anche se molto graduale—investimento in capitale fisso (non solo corrente). Le esplorazioni geografiche e poi la nuova colonizzazione delle americhe e dell’Oceania danno poi gradualmente vita al commercio transoceanico, sostenuto anche da innovazioni tecnologiche considerevoli nei trasporti e da investimenti consistenti in capitale fisso. La fase del capitalismo mercantile è caratterizzata da una manodopera generalmente con un minimo di skills, in parte con istruzione formale e ap-

prendimento sul lavoro, un’elite burocratica, militare e scientifica. Uno stock moderato di capitale corrente viene, in questa fase, affiancato dal uno stock molto maggiore (in volume e valore) di capitale fisico. Nella fase mercantile, tuttavia, il maggiore reddito viene integrato con i nuovi proventi dello sfruttamento coloniale, sia in termini di risorse depredate che di schiavizzazione. La fase capitalistica, infine, è caratterizzata soprattutto da accumulazione di capitale e progresso tecnico. L’investimento in tutti i tipi di capitale (sostituzione di capitale obsoleto, ampliamento dello stock, nonché miglioramento del valore dello stock) è il principale veicolo del progresso tecnico, che diviene sempre più “tangibile” e percettibile.
Tabella 1 Caratteristiche delle quattro epoche in termini di crescita (tassi di crescita medi annuali composti in percentuale) Popolazione Agraria (500-1500) 0.1 Agraria avanzata (1500-1700) 0.2 Capitalismo mercantile (1700-1820) 0.4 Capitalismo (1820-2000) 0.9
Fonte: A. Maddison, Phases of Capitalist Development, Oxford, 1982.

PIL Pro-capite 0.0 0.2 0.2 1.6

PIL Totale 0.1 0.4 0.6 2.5

L’epoca agraria
Dopo il crollo dell'impero romano e del relativo sistema di comunicazione, l’Europa ricadde in una lunga epoca agraria (in termini economici) con relativi pochi commerci per molti secoli. Per un millennio ci fu un lievissimo aumento netto della popolazione ed nessun aumento del reddito pro-capite complessivi. All’interno di questo quadro complessivamente stagnante ci furono fluttuazioni importanti. Ci furono due declini importanti della popolazione, con recuperi successivi. Il primo calo violento di popolazione avvenne dopo la caduta del’impero in un’ondata della malattie epidemiche nel VI e VII secolo. Il secondo avvenne nel XIV secolo, dopo l’epidemia di peste bubbonica conosciuta come la morte nera. Esiste una certa evidenza che quando la popolazione crollava dopo queste catastrofi demografiche, gli standard di vita miglioravano temporaneamente, poiché per varie decadi successive vi era più terra fertile disponibile. La diminuzione di popolazione aveva però anche l’effetto di diminuire l’offerta di prodotti alimentari, che peggiorava l’iniziale effetto negativo delle catastrofi demografiche, con accompagnati effetti inflazionistici. Le fluttuazioni demografiche e quelle negli standard di vita per lungo tempo sono dunque state come antitetiche.

L’epoca agraria avanzata
Tra il 1500 e 1700 il tasso di progresso fu comunque basso rispetto agli standard attuali, ma chiaramente migliore che nell’intero millennio precedente. Non vi furono ulteriori battute d'arresto demografiche sulla scala della Morte Nera, benché il tasso di sviluppo della popolazione fosse magro nonostante l’alta fertilità (si accompagnava comunque ad un’alta mortalità). L’output procapite si sviluppò ad un passo troppo lento per essere percettibile ai contemporanei. Tuttavia, la popolazione di questi paesi crebbe della metà in questi due secoli e l’output pro-capite aumentò di poco meno della metà, sebbene la produttività aumentò di poco in quanto il maggiore output fu solo dovuto a un maggiore aumentare di ore lavorative (maggiore uso di forza lavoro più che progresso tecnico labour-saving). In definitiva, l’epoca agraria avanzata tra il 1500 e il 1700 fu un’epoca in cui il progresso tecnico, accanto ad un modicum di formazione di capitale hanno svolto un certo ruolo.

L’epoca del Capitalismo Mercantile
Nell’epoca del capitalismo mercantile, i paesi europei principali sfruttarono la loro superiore tecnologia nella navigazione, nella costruzione navale ed in armamenti per sviluppare il commercio internazionale mediante imprese commerciali monopolistiche. Nel precedente caso della Spagna, gli obiettivi mercantili e la politica coloniale non erano capitalisti mercantili ma più simili a quelli dell’antico imperialismo. Una volta esaurito il depredamento delle colonie, la Spagna cominciò a declinare. Ma nei Paesi Bassi, in Francia e nel Regno Unito, l’impero d’oltremare del periodo capitalistico mercantile ebbe un effetto più benefico sulla capacità produttiva delle rispettive

economie, perché esso aumentò non soltanto risorse di capitale, ma contribuì considerevolmente ad espandere i mercati. Nel periodo capitalistico mercantile ci fu inoltre un miglioramento in trasporto interno, che contribuì a rompere l’isolamento delle economie autosufficienti “del villaggio” e creò nuove possibilità di economie di scala e specializzazione. Per il Regno Unito, l’esperienza capitalistica mercantile fu una necessaria rampa di lancio per dare il via ad un’accelerazione del progresso tecnico nei tessili, poiché ne aprì un mercato particolarmente ampio. Adam Smith, nel suo famoso libro su La ricchezza delle nazioni, descrisse brillantemente le forze che guidarono il capitalismo mercantile: egli sottolineò l’importanza del miglioramento dello stock di capitale mediante investimento, le opportunità offerte dalle economie di scala e dalla specializzazione, e il ruolo che le politiche economiche potevano avere nell’accelerare lo sviluppo. Il mercantilismo si stabilì agli inizi dell’epoca moderna (tra il XVI e il XVIII secolo), più o meno in corrispondenza dell’emergere degli Stati-nazione. Esso portò ad alcune delle prime forme di significativo intervento governativo e di controllo sulle economie di mercato, nonché al sorgere del capitalismo vero e proprio. Il mercantilismi favorì però anche molte delle guerre europee del periodo, e alimentò l’imperialismo europeo, nella guerra delle potenze europee per il controllo delle risorse e dei mercati “disponibili”. Tuttavia, con l’avvento del capitalismo vero e proprio, la rivoluzione industriale, gli argomenti di Adam Smith e di altri economisti classici ebbero la meglio nel cambiare la politica dell’Impero Britannico e di altri paesi europei. Il mercantilismo si sviluppò ad un tempo in cui l’economia europea era in transizione. Gli stati feudali medievali venivano sostituiti da Stati-nazione centralizzati. L’introduzione di navi da trasporto interoceanico, il flusso di beni successivo alla scoperta delle Americhe, la crescita dei centri urbani portarono all’aumento rapido dei flussi di commercio internazionale. Il mercantilismo si concentrò su come tale commercio poteva meglio essere vantaggioso per gli Stati. Venne introdotta la contabilità doppia (anche nelle finanze pubbliche), che fu così in grado di mostrare il chiaro flusso in entrata e in uscita del commercio e un migliore controllo della bilancia commerciale. Il flusso di beni inter-nazionale aumentò enormemente, e con esso i prezzi e il flusso di oro e di argento (mezzi di pagamento).

L’epoca capitalistica
La differenza principale fra l’epoca capitalistica e quella capitalistica mercantile fu l’accelerazione del tasso di progresso tecnico, che richiese un considerevole aumento nel tasso di formazione del capitale fisso. Lo sviluppo dello stock di capitale per lavoratore aumentò notevolmente e tutti i tipi di capitali (sostituzione, ampliamento, e miglioramento) furono resi più produttivi perché le nuove “annate” di capitale contennero un continuo e sostanziale sviluppo nella conoscenza tecnica. Una differenza significativa dal capitalismo mercantile è che le performance economiche dei principali paesi capitalistici non sono dipese generalmente da politiche di sfruttamento e depredamento di altri paesi del tipo “beggar-your-neighbor”. Ciò non significa che tali pratiche sono sparite, ma sono state via via molto meno significative, tranne nel caso del Regno Unito quando il suo relativo sviluppo capitalistico cominciò. Un’altra caratteristica importante dell’epoca capitalistica è stata il livello di formazione generale della forza lavoro costantemente in aumento. Se nel 1820 un membro medio della forza lavoro nel gruppo di paesi capitalistici non aveva probabilmente ricevuto più di due anni di istruzione, nel 1989 la media era aumentata fino undici anni. Ciò è stato necessario per adattarsi con successo al rapido cambiamento economico, ma è stato anche di aiuto nello sviluppo dello stock di conoscenza economica utile. Le economie di scala e la specializzazione hanno continuato ad essere le forze principali dietro alla crescita della produttività nell’epoca capitalistica, ma il loro contributo relativo al progresso economico è stato più modesto che non nell’epoca mercantile, quando l’importanza del progresso tecnico fu molto minore.

Lo Sviluppo Economico Mondiale
Tra l’anno 1000 e il 1998 la popolazione mondiale è aumentata di 22 volte, a fronte di un aumento del reddito pro-capite di 13 volte. Tra l’inizio dell’Era Cristiana e l’anno Mille, invece, la popolazione era aumentata di un sesto, mentre il reddito pro-capite medio mondiale era addirittura diminuito. Il secondo millennio si compone di due distinte epoche. Tra il 1000 e il 1820 il

movimento verso l’alto del reddito pro-capite fu lento, e per il mondo nel suo complesso l’aumento non è stato di più del 50%. La crescita fu più che altro “estensiva”, e servì ad accomodare un aumento della popolazione di 4 volte tanto. Dopo il 1820, lo sviluppo mondiale è stato molto più dinamico, e più “intensivo”. Il reddito pro-capite è cresciuto ben più rapidamente della popolazione, tale che alla fine del millennio era 8,5 volte più alto che non nel 1820, a fonte di una popolazione maggiore di 5,6 volte. Vi è stata un’ampia disparità nella performance delle varie regioni del mondo nelle varie epoche. Il gruppo più dinamico è stato quello dei paesi “occidentali”, cioè L’Europa Occidentale, il Canada, Gli Stati Uniti d’America, l’Australia, la Nuova Zelanda, e il Giappone. Nel periodo 10001820 il reddito pro-capite medio è cresciuto circa 4 volte più rapidamente che nel resto del mondo. Il differenziale è continuato tra il 1820 e il 1998, allorché il reddito dei paesi occidentali è cresciuto di 19 volte, a fronte di un aumento di 5,4 volte per il resto del mondo. In altre parole, la distanza in termini di reddito pro-capite tra paesi occidentali e resto del mondo è aumentata. Il gap è molto più ampio oggi di quanto non sia mai stato in passato. Duemila anni fa il livello medio del reddito era più o meno simile nei paesi occidentali e nel resto del mondo. Attorno all’anno 1000, il reddito medio dei paesi occidentali fu in realtà inferiore di quello del resto del mondo, principalmente per via degli effetti duraturi della caduta dell’Impero Romano, a fronte di un relativo progresso economico del mondo islamico, dei paesi dell’Asia Centrale e della Cina. Ma attorno al 1820, i paesi occidentali nel loro complesso avevano già raggiunto un livello circa doppio rispetto al resto del mondo, e nel 1998 tale divario è diventato in alcuni casi drammatico (si vedano le tabelle sotto).

ma non è ancora stato raggiunto in termini di produttività. economicamente. Inoltre. che divennero il paese leader attorno al 1600. il Giappone ha raggiunto e superato la Cina in termini di reddito pro-capite. ma le istituzioni spagnole e portoghesi erano meno propizie allo sviluppo capitalistico che quelle olandesi. L’ordine sociale. tale obiettivo fu raggiunto attorno al 1980. Nel . ma fu poi rafforzata dallo sfruttamento coloniale espresso dall’egemonia occidentale. la migrazione dei coloni europei. Nel 1820 le proporzioni erano del 56% e del 24%. e) Il Giappone è stato un’eccezione alla norma asiatica. La presa del potere dei Meiji nel 1868 provocò un radicale cambiamento istituzionale il cui scopo era quello di raggiungere l’Occidente. Nel 1998. inglesi e francesi. Attorno all’anno 1000. Nel corso dei secoli XVII. La leadership economica nel corso dei secoli è cambiata di luogo e di caratteristiche. Questa ha sicuramente avuto un passo lento per secoli. e l’Europa Occidentale meno del 9%. la quota asiatica era attorno al 30%. Verso la fine del XIX gli Stati Uniti d’America era già il leader economico mondiale. Da allora. e inferiore a quello della Cina. e in particolare la Repubblica di Venezia. In termini di reddito. l’Asia (escluso il Giappone) produceva più di due terzi del PIL mondiale. Spagna e Portogallo hanno successivamente aperto le rotte commerciali marittime verso le Americhe e l’Asia. tuttavia. d) L’appropriazione delle risorse naturali del Nord America da parte dell’Europa Occidentale. Mentre le Città Stato dell’Italia settentrionale. Contours of the World Economy. allorché il suo livello fu significativamente più basso che non all’inizio dell’Era Cristiana. l’America Latina aveva una popolazione indigena molto più numerosa che fu trattata come una sottoclasse. XVIII e XIX. Spagna e Portogallo furono però meno dinamiche. l’economia della Cina e dell’Asia è rimasta più o meno stagnante in termini pro-capite sino alla seconda metà del XX secolo.Fonte: Maddison . seguiti poi dalla Gran Bretagna alla fine del XVIII secolo. Angus Maddison ha recentemente messo a punto una serie di statistiche e studi molto accurati sull’andamento del reddito nel lungo periodo per le varie regioni del mondo. a fronte del 46% dell’insieme dei paesi occidentali. senza alcun accesso né alla terra né all’istruzione. c) L’Europa Occidentale superò la Cina (l’economia leader in Asia) in termini di reddito pro-capite nel XIV secolo. non cambiò gran ché dopo l’indipendenza. b) Vi è stato un punto di svolta attorno all’XI secolo. dell’India e di altri paesi Asiatici. ma già nel 1820 il reddito era triplicato. A questa va aggiunta la spinta economica del mercantilismo e lo sfruttamento delle colonie tropicali. e fu più marcata dal XVIII secolo in avanti. f) La dominazione coloniale dell’America Latina ebbe qualche analogia rispetto a quella dell’America del Nord. dei Paesi Bassi. Tale stagnazione fu inizialmente dovuta alle istituzioni indigene e alle loro politiche. la tecnologia e l’organizzazione aggiunsero una sostanziale nuova dimensione all’ascensione economica occidentale dal XVII secolo in avanti. rispettivamente. Vi sono anche stati cambiamenti nella distribuzione del reddito tra le varie aree del mondo nel corso della storia. quando è cominciata l’ascesa economica dell’Europa Occidentale. Nel suo Contours of the World Economy egli raggiunge le seguenti conclusioni: a) Il reddito dell’Europa Occidentale ha avuto il suo nadir attorno all’anno 1000. hanno dato il via al processo di crescita e riaperto il commercio mediterraneo dopo la caduta dell’Impero Romano e la conquista araba.

I risultati e le osservazioni di Maddison gettano una luce in qualche modo nuova sull’interpretazione della storia economica del mondo. In particolare. La tendenza generale in passato è stata quella di datare l’inizio dell’ascesa attorno al 1500. Fonte: Maddison . Max . h) Il grande aumento del reddito si è avuto comunque negli ultimi due secoli: il reddito è aumentato di 19 volte nei paesi occidentali e più di 5 volte nel resto del mondo nel suo insieme.lungo periodo. essi differiscono da alcune precedenti interpretazioni circa la durata e la velocità dell’ascensione economica dell’Europa occidentale. quando gli europei scoprirono l’America e fecero la loro entrata nei mercati asiatici. Nel 1998. L’aumento della popolazione è ora il più rapido di ogni altra regione ed è 8 volte più veloce di quello europeo. anche se più rapido di quello asiatico o africano. Contours of the World Economy. g) Il reddito pro-capite dell’Africa nel suo insieme fu più basso nel 1820 che nel primo secolo dell’Era Cristiana e da allora l’aumento è stato molto più contenuto che in ogni altra parte del globo. l’aumento del reddito pro-capite fu molto più contenuto di quello del Nord America. il livello di reddito è stato appena migliore di quello dell’Europa Occidentale nel 1820.

il tasso di crescita del reddito pro-capite nell’epoca del capitalismo mercantile non fu in realtà di molto superiore a quello registrato tra i secoli XI e XV e per tale ragione non ha molto senso distinguere un epoca “feudale” da quella “mercantile”. I mercantilisti sostenevano che uno stato doveva esportare più beni di quanti ne importava perché così gli stranieri avrebbero dovuto pagare la differenza in metalli preziosi. sussidi e monopoli. almeno dal punto di vista economico dell’aumento del reddito. Cap. non sembra esserci stato una vera e propria “rottura” o un punto di svolta nel 1500 che lasci pensare che fu allora che cominciò l’ascesa. Inoltre. Una differenza importante tra Maddison e Kuznets sta anche nella datazione dell’inizio della fase capitalistica. il che contribuisce a sfatare il mito dell’eccezionalità britannica. “il mercantilismo fu l’apertura e il bilanciamento del commercio. con una fase agraria avanzata ed una capitalistico-mercantile. Nelle parole di Francio Bacon. avvenne attorno al 1820. 1963) sottolinearono entrambi l’idea che i “decolli” avvennero in modo asincrono e sequenziale lungo il XIX secolo nei paesi europei. Simon Kuznets (1996. non attorno al 1760 (quando piuttosto cominciarono ad affermarsi le primissime imprese capitalistiche in Inghilterra). che Maddison (1995) poi fece propria. il gioire dei manifattori. secondo i mercantilisti. secondo Maddison. la regolazione dei prezzi…”. deve allora acquisire territori e colonie da do- . Kuznets avanzò un’idea accettabile circa lo sviluppo del reddito pro-capite durante l’era mercantilistica. a Bairoch (1991). I proponenti del mercantilismo sottolinearono l’importanza del potere statale e delle conquiste d’oltremare come lo scopo principale della politica economica. La transizione. Nel suo volume del 1973. Si può invece caratterizzare l’intera fase tra il 1000 e il 1820 come proto-capitalistica. Kuznets (1979) condivise questa impostazione. il quale fu preceduto da un epoca di organizzazione feudale. Il mercantilismo dava molta importanza all’accumulazione di oro e argento e metalli preziosi. 1992) ha certamente contribuito a sfatare la convinzione generalizzata di un improvviso decollo nella seconda metà del XVIII in Inghilterra. da Landes (1972) che enfatizza secoli di accumulazione di conoscenza e investimenti in Europa Occidentale che favorirono lo sfruttamento delle risorse che diede all’Europa la leadrship. Gershenkron (1965) e Rostow(1960. sostenuti da controlli statali. Tuttavia. che vede nello sfruttamento coloniale la ragione prima per la susseguente primazia dell’Europa Occidentale. I mercantilisti asserivano che solo le materie prime che non potevano essere prodotte internamente dovevano essere importate e promossero pertanto sussidi governativi. Se un paese non può fornire le sue proprie materie prime. la fine dell’apatia e dell’inattività. La regimentazione economica era cominciata già nel tardo medioevo e si era affermata nel periodo rinascimentale nelle città. quella che Kuznets chiama della “moderna crescita economica”. cominciarono a fare profitti ne commercio internazionale e transoceanico semplicemente comprando e vendendo beni e materie prime. ma fu con il mercantilismo e la contemporanea ascesa dell’assolutismo che lo Stato prese il posto delle corporazioni come regolatore dell’economia. Maddison (2007) discute queste posizioni con il contributo di una corposa evidenza empirica. protezione dei grandi monopoli e tariffe protettive per incoraggiare la produzione interna di beni manufatti. Tuttavia. I mercanti europei. i dati recenti mostrano come l’Olanda avesse alla fine del XVIII secolo un reddito maggiore della Gran Bretagna. Il Mercantilismo e la Nascita del Capitalismo Moderno Lo sviluppo del mercantilismo Il mercantilismo stabilì un sistema di commercio a fini di profitto.Weber attribuì l’ascesa europea al protestantesimo e la sua tesi ha trovato consenso perché ha anche coinciso nella datazione con l’ascesa economica dell’Europa. anche se secondo Maddison i dati mostrano invece che l’accelerazione nella crescita fu infatti molto più sincrona di quanto sino ad oggi creduto. Il lavoro di Crafts (1983. il miglioramento e la cura del suolo e dei terreni. la repressione dello spreco e dell’eccesso provocato da leggi sontuose. L’interpretazione della crescita dell’economia mondiale vede naturalmente varie posizioni. sebbene merci e materie prime venissero ancora in larga parte prodotte secondo metodi di produzione non capitalistici. 1) suggerì che la “moderna crescita economica” contraddistingue un’epoca ben precisa che fu preceduta dal capitalismo mercantile in Europa Occidentale “tra la fine del XV secolo e la seconda metà del XVIII secolo”.

Smith criticò le due fondamentali dottrine mercantilistiche che l’ammontare della ricchezza mondiale è costante—e va quindi acquisito a spese di altri—e che un paese può aumentare la propria ricchezza solo a spese di un altro paese. ma fu solo con La ricchezza delle nazioni del 1776 di Adam Smith che il mercantilismo ricevette una severa e completa critica. la bilancia commerciale e i tassi di interesse sono importanti per l’economia. l’offerta di oro e argento interna aumenta e il suo valore tende quindi a diminuire relativamente agli altri beni. non è più economico esportare beni dal paese a basso prezzo a quello ad alto prezzo. e la bilancia commerciale finisce per invertirsi. Nel paese che esporta oro e argento (cioè paga per le importazioni). e che la vera causa della prosperità sta nel consumo di beni e nelle istituzioni che lo favoriscono. sottolineò che la produzione è importante tanto quanto il consumo e che è importante che il governo mantenga un controllo e la capacità di intervenire attivamente nel funzionamento dell’economia. Eventualmente. l’offerta di oro e argento diminuisce. e fu la base per l’adesione al gold standard e le politiche protezionistiche e di sostituzione delle importazioni per proteggere la nascente economia americana dalla dominazione inglese. Dacché non era nell’interesse dello Stato promuovere la concorrenza. Prussica e Russia. sostenevano i mercantilisti. La critica anti-mercantilistica Adam Smith e David Hume possono essere considerati come i padri del pensiero antimercantilista. sostenendo che un aumento dell’offerta di moneta semplicemente significava che ognuno diventa più ricco. Imponendo restrizioni alle importazioni e tariffe. anche se vari studiosi avevano messo in luce importanti difetti nel mercantilismo prima che Adam Smith sviluppasse l’ideologia che ne permise il definitivo superamento. il commercio non è un gioco a somma zero di concorrenza spietata e selvaggia. Le colonie costituirono così non solo una fonte di materie prime ma anche un mercato per i prodotti finiti. All’aumentare del flusso di oro e argento (il bullion) dovuto al flusso commerciale attivo. Keynes. Nel famoso esempio di Ricardo. il Portogallo era un produttore di vino ben più efficiente dell’Inghilterra. Nella teoria economica moderna. alle colonie non deve essere consentito di produrre beni manufatti e commerciare con potenze straniere. in quanto entrambi i contraenti possono guadagnarci. mentre in Inghilterra era più economico produrre tessili. porta solo all’impoverimento reciproco. Fu David Hume che mise in luce l’impossibilità di avere una bilancia commerciale costantemente attiva. I mercantilisti non capirono le nozioni di vantaggi assoluti e comparati (che furono pienamente sviluppate da David Ricardo nel 1817) e i benefici del commercio libero. come ritenevano i mercantilisti. Se Adam Smith sostenne che l’importanza data all’offerta di moneta era eccessiva.ve queste possono essere estratte. In Francia. il processo fu molto più lento. secondo il credo mercantilista. come sostenuto dai mercantilisti. aumentandone il valore (prezzo in oro e argento dei beni). il mercantilismo fu accettato e difeso da figure come Alexander Hamilton. d’altro lato. e dai presidenti Abraham Lincoln e Thomas Jefferson. con Raymond Quesnais. La rivoluzione industriale Il capitalismo industriale — il cui inizio viene datato da Karl Marx e Karl Polany attorno attorno alla seconda metà del XVIII in Inghilterra— fu reso possibile dall’accumulazione di vasti . In Gran Bretagna le normative mercantilistiche vennero gradualmente abolite e sostituite nel corso del XIX. Negli Stati Uniti. Così. Adam Smith rifiutò l’attenzione data dai mercantilisti alla produzione. allorché il governo britannico abbracciò in modo convinto l’idea del libero commercio e del laissez faire difesa da Smith. allora meno sviluppate. se il Portogallo si fosse specializzato nella produzione di vino e l’Inghilterra nella produzione di tessili. I mercantilisti per lungo tempo non compresero tale meccanismo. sostenendo che è molto più importante mantenere certi livelli di consumo per far crescere l’economia. entrambi i paesi ne avrebbero guadagnato se avessero commerciato e scambiato vino contro tessili: un esempio di vantaggi assoluti. Keynes nel XX secolo sostenne invece che qualcosa di buono nel pensiero mercantilista c’era e che l’offerta di moneta. La prima scuola di pensiero che rifiutò apertamente il mercantilismo fu quella fisiocratica francese. e l’importazione mercantilistica continuò a prevalere nella protezione della nascente industria manifatturiere. Il libro di Smith sviluppò le basi di quella che oggi viene considerata l’economia classica e la prima sistematizzazione del capitalismo allora nascente.

ovvero vende il suo tempo e la sua forza: nasce il mercato del lavoro. David Landes — insiegne storico dell’economia — ha studiato e descritto questo passaggio nel suo libro Unbound Prometheus (Prometeo Liberato – Cambiamento tecnologico e sviluppo industriale nell’Europa Occidentale dal 1750 ad oggi). Il datore di lavoro non è più solo l’artigiano: è capitalista che fornisce i capitali e paga il lavoro dei lavoratori. con nuove forme di organizzazione industriale. in tutti i modi il cambiamento portò altro cambiamento. il quale non solo assumeva il lavoro e commercializzava il prodotto finito. nonché la disponibilità di forza lavoro. commerciante che vende i suoi prodotti. La fabbrica divenne più di un’unità produttiva: era un sistema di produzione. (3) miglioramento marcato dell’approvvigionamento e della disponibilità di materie prime. La Rivoluzione Industriale vede il Capitalista Industriale sostituire il Capitalista Mercante come attore dominante sulla scena sociale: mentre il primo ottiene i suoi profitti dagli enormi ricavi dovuti ad una produzione crescente ottenuta a costi relativamente bassi e reinveste tali profitti nell’acquisto di nuovi macchinari e in nuovi impianti. senza vera supervisione. Nelle parole di Landes. Gli avanzamenti materiali avvennero in tre aree: (1) la sostituzione di abilità umane con attrezzi meccanici. che cominciò in Inghilterra nel XVIII secolo e si diffuse nei paesi dell’Europa Continentale e in pochi altri paesi oltremare. La macchina a vapore è un esempio: non fu possibile produrre vapore e incanalare questa energia in un motore fino a che non fu possibile disporre di accurati cilindri metallici. trasformò nell’arco di due generazioni la vita dell’uomo occidentale. reinvestendo solo nelle attrezzature necessarie al trasporto. “Il cuore della rivoluzione industriale fu una successione interrelata di cambiamenti tecnologici. con le sue abilità manuali e artigianali ma non più in grado di possedere e fornire i mezzi di produzione e ridotto allo stato di mano d’opera—la definizione è significativa e simbolizza bene tale trasformazione da produttore a puro lavoratore—. la natura della sua società e le sue relazioni con gli altri popoli del mondo”. Questo senz’altro favorì anche la razionalizzazione del lavoro e la sua regimentazione completa. La dimensione dell’unità produttiva crebbe: macchine ed energia richiedevano e rendevano possibile la concentrazione della manifattura. (2) la sostituzione della forza umana e animale con forza inanimata—in particolare del vapore. la riorganizzazione dell’officina e della fornitura di materiali e materie prime. La . Dall’altro lato c’era il lavoratore. ma forniva le attrezzature e i capitali e ne controllava l’uso nella sua funzione di supervisore. Da un lato c’era il datore di lavoro. Allo stesso tempo. il secondo ottiene i suoi profitti semplicemente comprando a basso prezzo e rivendendo a un prezzo più alto. ed ogni cambiamento fu possibile grazie ai miglioramenti complessivi. piegato ai ritmi inesorabili della macchina e dell’orologio. è la prima volta nella storia che il lavoro non viene remunerato in natura e che il lavoratore è totalmente espropriato dei mezzi e fornisce la sua sola forza lavoro. La disciplina della fabbrica era tutt’altra cosa e richiese un nuovo tipo di lavoratore. la rivoluzione industriale fu “il primo caso nella storia di un passaggio di rottura da un’economia agricola e artigianale ad una dominata dall’industria e dalla manifattura meccanica.ammontari di capitale della fase mercantilistica e dall’investimento in nuove tecnologie a scopo produttivo e industriale. In ogni caso. cosicché l’officina e il laboratorio diedero via a stabilimento e fabbrica. Allorché si sviluppa il sistema della fabbrica manifatturiera caratterizzata da un’articolata e sempre più complessa divisione del lavoro che si afferma il modo capitalistico di produzione. Allora però la disciplina era in qualche modo lasca.” Parallelamente ai cambiamenti nelle attrezzature e nei processi avvenne un cambiamento nelle forme organizzative del lavoro e della produzione. La disciplina non è cosa nuova: grandi progetti nel passato avevano sempre richiesto la direzione e il coordinamento di un vasto numero di persone e anche prima della rivoluzione industriale vi erano grandi officine e laboratori artigianali nelle quali lavoratori tradizionalmente non meccanizzati operavano sotto supervisione. ma fu solo grazie all’applicazione di alcune fondamentali innovazioni tecnologiche alla produzione che si avviò il capitalismo industriale. Come sottolinea Polanyi. funzioni e responsabilità dei diversi partecipanti. in particolare per quelle che oggi chiamiamo industrie metallurgiche e chimiche. L’accumulazione di capitale da parti di grandi capitalisti e compagnie monopolistiche era avvenuta in modo crescente per tutto il XVII e il XVIII secolo. le macchine poterono avere un impatto sulla produzione solo quando anche l’organizzazione della produzione stessa ne venne affetta. La rivoluzione industriale. supervisore del processo produttivo. A legare datore di lavoro e lavoratore una relazione economica—il nesso salariale—e la relazione funzionale di supervisione e disciplina. con proprie caratteristiche.

carbone. del vapore e dei trasporti ferroviari—cominciò ad arrestarsi verso la fine del XIX secolo in molti paesi europei. era praticamente completata in quei paesi). mentre nel 1951 tale quota era scesa ad un irrimediabile 5%. nel corpo delle conoscenze e in comportamenti e valori. elettriche e del motore a combustione interna. per quanto impressionanti—si pensi ai galeoni che solcavano gli oceani—erano stati essenzialmente superficiali: più ricchezza e più merci. Grandi quantità di sostanze chimiche furono anche introdotte e utilizzate. nel governo. nel 1912 solo il 12% della forza lavoro era occupata in agricoltura. la proporzione era più o meno la stessa ancora nel 1866 ed era scesa al 33% nel 1950. richiamando masse crescenti di lavoratori dalle campagne. Fu la Rivoluzione Industriale che diede luogo ad un avanzamento cumulativo e auto-sostenuto nella tecnologia le cui ripercussioni si manifestarono in ogni aspetto della vita economica e sociale. cui si accompagnò l’inquinamento atmosferico — il fumo grigio di Londra — e un ben scarso controllo dei rifiuti. Fino a quel punto. chimiche. in quanto la tecnologia moderna non solo produce di più e più velocemente ma soprattutto produce oggetti (“beni”) che non esistevano prima. non ci poteva essere garanzia che i meri guadagni quantitativi sarebbero stati accumulati e consolidati. una maggiore disponibilità di carbone fu provvidenziale per l’industria del ferro che necessitava di combustibile. Il sistema dei trasporti fu quindi una componente importante della rivoluzione industriale: la nave a vapore e la locomotiva a vapore ne furono il veicolo fondamentale. Vi sono stati momenti di espansione e recessione. fabbriche a più piani e sistemi di trasporto dell’acqua e delle fognature.” Bisogna poi anche dire che i miglioramenti e le opportunità non sono sempre stati lineari e progressivi. intellettuali e culturali— . un apolitica protezionistica ritardò il declino del settore agricolo: se nel 1789 più del 55% della forza lavoro era occupata in agricoltura. Le invenzioni e le innovazioni non sono sempre arrivate “al momento giusto” e anzi. prodotti chimici — dipendevano da movimenti di beni e materie prime su terra e mare di larga scala. di miglioramenti della produttività. quella basata sulle spettacolari scoperte chimiche. Alcuni ritennero anche che l’economia capitalista non era più capace di creatività sostenuta e di continuare a crescere. tessili. l’espansione di quelle industrie che furono il cuore della Rivoluzione Industriale— tessili. al punto che taluni pensarono che l’intero sistema stava per fermarsi (ma la Rivoluzione Industriale. che naturalmente si aggiunsero all’enorme domanda di ferro e carbone. sociali. Questa è la trasformazione che chiamiamo industrializzazione. In Francia. gli avanzamenti del commercio e dell’industria. amministrativi. Nell’assenza di cambiamenti qualitativi. il ferro e l’acciaio resero possibili la città fabbrica. Durante la Rivoluzione Industriale e poi in seguito. Il mondo aveva già visto periodi di prosperità industriale—nell’Italia medievale e nelle Fiandre—ma aveva anche visto in seguito la linea dell’avanzamento economico recedere ogni volta. non sempre coordinati e auto-sostenuti. Le nuove industrie tessili e della manifattura richiesero una disponibilità di energia che il carbone da solo non sarebbe stato in grado di soddisfare se non si fosse accompagnato alla macchina a vapore. Allo stesso tempo. ove il libero scambio portò all’abolizione di ogni protezione di contadini e agricoltori. Ma fu allora che sopraggiunse la cosiddetta Seconda Rivoluzione Industriale. Il miglioramento quantitativo è però solo un aspetto della Rivoluzione Industriale.domanda di carbone richiese miniere più profonde. I miglioramenti materiali hanno a loro volta provocato e promosso una serie di complessi cambiamenti economici. a seconda dei vantaggi comparati e della resistenza istituzionale. una domanda mai vista prima di carbone e ferro. L’industrializzazione si accompagno ad un processo di modernizzazione. Gli avanzamenti si sono avuti in alcuni settori con alti e bassi. la Rivoluzione Industriale segnò un fondamentale punto di svolta nella storia dell’umanità. Tutti questi prodotti — ferro. “In questo senso. In Gran Bretagna. Il passaggio variò da paese a paese. il carbone. Il vapore. politici e culturali che hanno reciprocamente influenzato il passo e il corso dello sviluppo tecnologico. metallurgiche. Ma la stessa macchina a vapore fu possibile solo grazie alla disponibilità di ferro e poi di acciaio. l’industria si sviluppò aumentando la sua quota di ricchezza e prodotto nazionale. a quel punto. città prosperose e mercanti nababbi. che rende una società auto-sostenuta e che si adatta a cambiamenti ulteriori. un paese di piccole aziende contadine. una combinazione di cambiamenti nei modi di produzione. con una grande domanda di combustibile. ma ciò richiese che il problema delle infiltrazioni di acqua fosse affrontato e che pompe più efficienti fossero disponibili. La modernizzazione include l’urbanizzazione—ovvero la concentrazione di popolazione nelle città che divengono nodi produttivi. nell’ordine istituzionale e sociale.

Contours of the World Economy and the Art of Macromeasurement (1500-2001). l’attività industriale. In Europa centrale—Germania e Austria . La Rivoluzione Industriale generò anche cambiamenti nella struttura del potere e delle istituzioni. di lavoro e di vita. David (1972). Maddison. Angus (2001).. L’urbanizzazione e la proletarizzazione della società si accompagnarono a città e periferie dove le condizioni di vita era miserevoli: ciò. Prometeo Liberato. dopo una serie di rivoluzioni e sommovimenti politici in gran parte d’Europa. Essa produsse una classe di industriali—capitalisti—che finì per contrapporsi presto alla classe dei proprietari terrieri—redditieri che vivevano di rendita—. Einaudi. The World Economy: A Millennial Perspective.Ungheria le rivoluzioni fallirono nel XIX secolo e l’aristocrazia continuò a governare fino all’alba del XX secolo. principalmente motivata dalla necessità di garantirsi un sicuro approvvigionamento di materie prime e mercati. sindacati e movimenti per il miglioramento delle condizioni di lavoro e i diritti civili. Angus (2007). L’era capitalistica sarà contrassegnata da tutti questi movimenti. Angus (2001). Landes. Donzelli Editore. Maddison. generarono un’ostilità di classe fortissima. La favola del cavallo morto ovvero la rivoluzione industriale rivisitata. Angus (2001). con l’affermarsi degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Sovietica. in una situazione dove la classe lavoratrice aumentò a dismisura a fronte di un numero relativamente limitato di datori di lavoro capitalisti. la scolarizzazione di massa. con l’alleanza della finanza e del commercio. che erano sempre stati minacciati dalle variabili fortune delle classi mercantili senza mai venire definitivamente eliminati. E portò anche alla spinta colonialista ed imperialista. Maddison. The World Economy: A Millennial Perspective. from the OECD web-site. OECD Development Centre. Nella prossima lezione. unito a salari vicini ai livelli di sussistenza. particolarmente nei suoi stadi iniziali. diede la spinta per la formazione di partiti dei lavoratori. Torino. laddove in Europa occidentale la nuova borghesia imprenditoriale capitalistica invece fu in grado di plasmare i nuovi regimi democratici ai suoi interessi. David (1994). La fabbrica e le condizioni salariali. la transizione demografica—la riduzione nei tassi di mortalità prima e poi nei tassi di natalità—. . Maddison. che poi porterà alla Guerra Mondiale. Economic Epochs and Their Interpretation. Cambridge University Press. La Rivoluzione portò con sé un cambiamento nella bilancia del potere tra le classi. David (2000). tese ad allargare il gap tra i ricchi e i poveri e ad acutizzare la contrapposizione tra datori di lavori—i padroni—e lavoratori—la classe operaia—aprendo la strada ad un conflitto di classe di un’asprezza mai vista prima. finirono per divenire la classe dominante in grado di esprimere le forze di governo. Gli “aristocratici della ciminiera” diedero l’assalto finale ai redditieri e così. vedremo più da vicino come l’era capitalistica si è sviluppata. Prometheus Unbound – Technological Change and Industrial development in Western Europe from 1750 to the Present. con o senza l’establishment terriero. La struttura di classe della società si polarizzò. Essa portò ad un cambiamento nella bilancia del potere a livello continentale e mondiale. La Rivoluzione Industriale. la burocratizzazione. Paris. ISBN 8806155016. Per saperne di più: approfondimenti Landes. Riferimenti e bibliografia Landes.

Carreras.2.: si vedano i seguenti paragrafi del primo capitolo intitolato Il punto di partenza (pp. Società con alti livelli di consumo 1. Torino.6.1.8. Crescita e trasformazione dell’economia internazionale nel XX secolo per questa parte si rimanda al manuale P. Il ruolo propulsore del progresso tecnologico 1. . 2005. con il coordinamento di Antonio Di Vittorio. Il reddito pro-capite 1. Bracco – A. Il cambiamento strutturale: industrializzazione e deindustrializzazione. L. Il cambiamento strutturale: la decadenza dell’agricoltura 1. Massa – G. La crescita secolare 1. L’evoluzione demografica ( 1.4.7. Il potenziale economico 1. in particolare. Giappichelli. A. Una storia economica d’Europa. nella parte quinta. Fontana – A.3.5. Davis – G.B. Dall’espansione allo sviluppo. Guenzi – J. 335-367): 1.

C. Più concretamente. Il concetto di differente grado di sviluppo va ovviamente utilizzato con grande cautela e consapevolezza. Il concetto di “imperialismo” è invece riconducibile a due interpretazioni: una più ristretta (d’impronta marxista-leninista) che definisce dai primi anni del Novecento il presunto ultimo stadio del capitalismo. giacché rischia di apparire. sull’orlo del suo disfacimento. come un’impostazione sostanzialmente razzista. identifica semplicemente il processo di fondazione di colonie. Il colonialismo Che cos’è il colonialismo? Il concetto di “colonialismo” – spesso associato a quello di “imperialismo” – sta a indicare il dominio esercitato da una nazione su un’altra nazione (o di un popolo su un altro popolo) mediante lo sfruttamento economico. sia sotto il controllo del territorio d’origine dei coloni. infatti. politico e ideologico del differente grado di sviluppo esistente tra le due. a loro volta soggetti a numerose varianti: * Sintesi basata sui Materiali di lettura a cura di Stefano Magagnoli. In altre parole. una più ampia che comprende tutte le forme di volontà espansionistica ed egemonica di una data comunità. culturale. l’utilizzo corretto di questo concetto esclude l’esistenza di un sentiero obbligato per lo sviluppo dell’umanità (alla cui sommità troneggia l’Occidente cristiano). Con “imperialismo”. e dall’altra come una deformazione “eurocentrica” dell’ipotetica esistenza di un’unica modalità di sviluppo. possiamo indicare tutte le iniziative che hanno l’obiettivo di realizzare un rapporto di dominio coloniale. e rigorosamente avalutativo (cioè astenendosi da giudizi di valutazione delle differenze). Nell’esperienza storica si possono così determinare tre modelli fondamentali di colonia. All’interno di questo quadro concettuale assolutamente fondamentale è la definizione degli elementi di estraneità e differente grado di sviluppo. perché. Dal colonialismo al neocolonialismo* 1. possiamo anche dire che il termine “imperialismo” rappresenta l’estensione dinamica del concetto – in sé più statico – di “colonialismo”. la dominazione russa sulla DDR nel secondo dopoguerra può essere attribuita a questa seconda categoria). Il termine colonizzazione. e si articola in gradi diversi: da quello minimo (insediamento o dominio) a quello massimo (insediamento e dominio. Il colonialismo trae i propri presupposti logici dai concetti di colonia e colonizzazione (di derivazione romana). In senso traslato. che può essere realizzato sia autonomamente. . È quindi necessario considerare questo concetto in modo assolutamente descrittivo (necessario per descrivere le condizioni che si stanno analizzando). mentre con il termine colonia si indica la realizzazione di un nuovo insediamento. in senso proprio. specie se si tratta di un possedimento d’oltremare. e anche quest’ultimo concetto può distinguersi in differenti livelli). il termine colonia indica invece qualsiasi possedimento separato dalla madrepatria. così come nega che sia più “evoluto” e “pregevole” possedere le armi atomiche invece delle asce o degli archi. sottolinea la differenza linguistica. L’utilizzo di questa chiave di lettura permette infatti di differenziare tra imperi coloniali (esemplificati dai tipici rapporti tra Europa e Terzo Mondo) e non coloniali (ad esempio. Tuttavia. da un parte. in questo senso. razziale. L’unica implicazione che deriva dalla definizione di simili differenti gradi di sviluppo è che da essi discendano delle precise conseguenze storiche. va anche ricercata nell’esistenza – o meno – della categoria del differente grado di sviluppo. Per essere colonialista la dominazione deve essere percepita come estranea. Il concetto di colonia è ovviamente molto esteso. ecc. ad esempio. non tutte le egemonie o i domini stranieri possono definirsi “colonialisti”: la discriminante concettuale tra ciò che è dominio coloniale e ciò che non lo è.

da una certa pressione demografica interna. Gli imperi coloniali incominciarono a sgretolarsi solo negli anni Venti del XX secolo. ma soprattutto dalla volontà di sfruttare le risorse economiche delle colonie (minerali. Poco fu fatto per alleviare le pessime condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione. iniziò la grande espansione degli europei nel mondo e la formazione degli imperi coloniali. Tale tipologia – che caratterizza tutta la prima fase della colonizzazione ispanica delle Americhe – rivela numerose analogie con il modello coloniale d’insediamento: un gruppo numeroso di emigrati si insedia in modo permanente. In ogni caso. ad esempio in Asia. che di solito rappresentano l’élite sociale e culturale. 3. Colonie d’insediamento: rappresenta il prototipo della colonia. Una quota crescente di persone proveniente da altri territori “popola” un dato territorio. ma gli ultimi atti di indipendenza risalgono a un periodo ancora più recente. Olandesi. Italia e Germania avevano occupato militarmente gran parte di quello che oggi noi chiamiamo Terzo Mondo. prodotti agricoli. raccoglitori e nomadi che vengono scacciati dall’arrivo di agricoltori stanziali. Portogallo e in minor misura Belgio. che va dagli anni Cinquan- . e che nella maggioranza dei casi erano invece abitate da altre popolazioni. Una delle principali varianti di questo modello di dominio (caratteristica dell’India britannica) è rappresentato dall’enorme squilibrio numerico tra i dominatori (pochi. Erano spinti da ambizioni di potenza. o utilizzandole come manodopera nelle grandi piantagioni. Vennero create piantagioni specializzate in prodotti come il caffè. ma che fa normalmente i conti col fatto che – al momento della fondazione delle colonie. Maya e Azteco e resero schiave le popolazioni locali impegnandole nell’estrazione di oro e argento di cui poi caricavano i loro galeoni diretti in Europa. L’America del Nord venne colonizzata prevalentemente da inglesi e francesi che vi si stabilirono coltivando le terre e sfruttando le miniere. richiamati dalle enormi quantità di minerali preziosi del Sud America. o a essere ridotte in schiavitù. Portoghesi e Inglesi avevano invece stabilito le loro basi in Asia. che erano richiesti in Europa. che anzi spesso peggiorarono: in alcuni casi. costrette ad abbandonare le proprie terre. Furono dapprima gli Spagnoli. gran parte della popolazione fu sterminata militarmente. Esempi emblematici – che hanno comportato l’allontanamento o il genocidio delle popolazioni indigene – è quello inglese in Oceania e nel Nord America. Distrussero i grandi imperi Inca. Tutti i paesi che subirono la colonizzazione furono profondamente condizionati nel loro sviluppo proprio perché la crescita economica rispondeva solo ai bisogni dei colonizzatori. fondando però la propria esistenza sull’assoluto assoggettamento della maggioranza indigena. Francia. il cacao e il the. Si possono citare quali esempi le colonie commerciali dei mercanti italiani del Medioevo nelle città del Levante. dopo la scoperta delle Americhe. Nel XVI secolo. ma inizialmente si limitarono a rapporti di tipo commerciale. Spagna. accompagnate dalla sanzione del diritto privato di proprietà. senza tuttavia nessun obiettivo di ripopolamento integrale. Dall’Africa arrivavano invece gli schiavi: le navi negriere approdavano sulle coste africane e caricavano migliaia e migliaia di persone. 2. meno “sviluppate”. Di norma sono popolazioni di cacciatori. Colonie d’appoggio: hanno normalmente fini prevalentemente economici (commercio). l’efficace funzionamento di queste tipologie di colonialismo è reso possibile unicamente dall’esistenza di una solida base di collaborazione da parte di elementi indigeni. che impongono forme più avanzate di coltivazione della terra. ma si estende al controllo diretto dell’intero paese. la rete mondiale di basi d’appoggio create dagli Inglesi. mentre per le colture di sussistenza delle popolazioni locali vennero adibiti piccoli appezzamenti poco produttivi. biblico. Oceania e America – ben poche terre erano “spopolate”. possono rispondere alla necessità di assicurare una presenza militare.1. È un concetto antico. a fondare delle basi coloniali. e quasi mai residenti in permanenza) e gli indigeni (che sono la preponderante maggioranza). Nel corso dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento gli Stati europei si erano divisi il mondo: Inghilterra. o morì a causa dei maltrattamenti e di malattie infettive come il morbillo e il vaiolo contro cui non aveva anticorpi. Domini coloniali: in questo caso la colonizzazione non è limitata all’acquisizione di basi d’appoggio commerciali. cui viene lasciata la propria forma originaria di economia. vendute come schiavi nelle grandi piantagioni americane. come nell’America del Sud e del Nord. L’artigianato locale venne sottoposto alla dura concorrenza dei prodotti delle industrie europee e nel giro di poco tempo andò scomparendo. o assolvere a entrambi gli obiettivi. schiavi) e di trovare uno sbocco alla sovrapproduzione manifatturiera creatasi nel frattempo in Europa. le colonie commerciali create soprattutto dal Portogallo lungo le coste dell’Oceano Indiano. Olanda.

sulla base dell’assoggettamento politico ed economico delle regioni produttrici. è un fenomeno che risale ai Fenici e ai Greci. spesso. l’Inghilterra e la Francia – è destinata ad acquistare importanza decisiva nella storia. Il problema fondamentale è rappresentato dal bisogno di manodopera per sfruttare le risorse agricole e minerarie locali.C. Privi di regolari contatti con la Spagna. nelle regioni del Mediterraneo occidentale. L’espansione. dopo la Spagna e il Portogallo. al suo massimo fulgore. sostenuta anche dalla crescita contemporanea delle istituzioni pubbliche e delle strutture culturali. lotte politiche o ragioni di espansione commerciale. Attualmente le colonie sono quasi tutte scomparse. solo in periodo imperiale. successivamente. rimasti spopolati per il fenomeno dell’inurbamento. Lo stesso Colombo introduce il sistema delle encomiendas. che si fondevano con quella delle popolazioni locali. nuove e immense risorse. in base al quale uno o più villaggi indigeni (encomiendas) vengono assegnati a ogni colono (encomendero) che è autorizzato a riscuotere tributi dalla popolazione sotto forma di prodotti agricoli e manifatturieri o di lavoro coatto non retribuito. l’anno successivo a quello della “scoperta” dell’America. prevedeva la fondazione di insediamenti stabili nei quali i cittadini che immigravano trasferivano il loro modo di vita. l’attività mercantile e finanziaria europea si svolge infatti in uno spazio geografico assai più vasto e può usare. fondando via via un impero che. dell’acquisizione di terre da distribuire ai veterani e. Nel 1502. Roma sottomette popolazioni non italiche. originando una nuova subordinazione economica. dal Marocco al Mar Nero.200 uomini iniziano la costruzione di fattorie agricole. si riduce rapidamente per le violenze cui è sottoposta. è determinata dall’esigenza di controllo dei confini. Gli aspetti più sorprendenti sono senza dubbio la rapidità con cui la conquista è realizzata e l’esiguità di mezzi e di uomini impiegati. per il rifornimento di materie prime di cui la madrepatria era carente. attraversano una nuova fase di sviluppo. attuata attraverso annessioni o sottomissioni. La formazione dell’impero spagnolo in America è la vicenda più clamorosa ed esemplare di tutto il colonialismo della prima età moderna. proprio quando esse si rivelano . le città. i coloni affrontano nel primo periodo in modo autonomo i problemi dell’insediamento. La popolazione indigena. sono protagoniste l’Olanda.ta ad oggi. il cosiddetto neocolonialismo. con le guerre puniche. si espande dalla penisola iberica al Reno. già esigua. dando origine a centri che sarebbero diventati fiorenti città.. che in gruppi numerosi si spostavano dalle terre d’origine e andavano a vivere nei territori vicini e. Il colonialismo è quindi il fattore fondamentale della creazione di un nuovo sistema mondiale di scambi e di rapporti economici dominato dagli Stati europei e da forti gruppi di mercanti e operatori finanziari. ma in molti di questi Paesi permane una forte dipendenza economica aggravata spesso dalle prepotenze della nuova classe dirigente locale. lontani dalla madrepatria. Il colonialismo antico La colonizzazione. Già dal III secolo a. viene istituita una vera e propria rappresentanza del governo spagnolo. Diverse sono invece le forme del colonialismo romano. più che economico o demografico. Le sedi dei traffici. per le malattie. Questo primo tipo di colonizzazione. Il colonialismo in età moderna (secoli XIV-XVIII): la scoperta e la conquista L’espansione coloniale – di cui. non avendo a disposizione capitali e personale tecnico specializzato. danno avvio a ricerche minerarie e avviano la costruzione della prima città (Santo Domingo. sono stati costretti a chiedere aiuto al mondo sviluppato. per motivazioni economiche e di ripopolamento dei territori conquistati. cioè la fondazione di colonie su territori diversi e. determinato soprattutto da carestie. con la spedizione di Nicolás de Ovando. Circa 1. che è prevalentemente politicomilitare. le conquiste e l’apertura di nuove rotte marittime. La mancanza di manodopera ostacola gravemente l’utilizzazione delle risorse americane. Divenuti indipendenti si sono infatti trovati di fronte al compito di promuovere il proprio sviluppo economico e. 1496-1497) nell’area caraibica interessata dalle prime fase della conquista. la loro civiltà. le fughe e lo sfruttamento spietato: già nel 1510 essa è quasi completamente scomparsa. Dopo le scoperte. L’insediamento dei primi coloni ha inizio con il secondo viaggio compiuto da Colombo nel 1493.

Di qui le sue truppe. scarsamente leale e privo di dirittura morale. non conoscono il cavallo né l’uso della ruota. Nel saccheggio dell’antica capitale Cuzco. L’esigenza di uomini. muovono poco dopo contro la capitale e. specializzato in modo particolare nella fabbricazione di oggetti d’oro. comincia la penetrazione nell’interno del continente. Cortés si trova di fronte a un compito assai difficile. dopo un lungo assedio. guidata da Hernán Cortés. la popolazione si ribella. partito con meno di 200 uomini e soli 27 cavalli. che fa capo alla città di Tenochtitlan. Sbarcato nei pressi dell’attuale Vera Cruz. Egli però sa approfittare di una crisi dinastica che sta lacerando l’impero degli Inca. seppure in condizioni molto difficili (la loro opera è violentemente contraddetta dallo . Pizarro fonda nel 1535 una nuova capitale in un luogo diverso. in un continente che offre spazi vuoti immensi ai pochi coloni emigrati dall’Europa. A parte le rivolte degli indigeni e le difficoltà di stabilire rapporti con essi. ai quali si aggiungono via via nuovi territori (Messico meridionale. contribuendo a mutare la struttura razziale della popolazione di alcune zone latino-americane (oggi. strappati alle popolazioni Maya. impressionati dalle armi da fuoco e dai cavalli spagnoli – cose del tutto sconosciute – gli Aztechi non oppongono resistenza. Una spedizione di modeste dimensioni (600 uomini e 11 navi) muove verso le coste messicane nel 1519. Come gli Aztechi. La numerosa popolazione azteca abitante il vasto territorio del Messico non è disorganizzata e dispersa come le tribù incontrate nelle isole dai primi coloni. la popolazione di Haiti è costituita per il 90 per cento da neri). Gli aztechi hanno un’organizzazione statale. L’organizzazione sociale degli Inca è basata sulla proprietà comune della terra. Durante la marcia dalla costa verso l’interno egli può rendersi conto del malcontento esistente nei villaggi contro i signori aztechi e contro l’amministrazione pubblica e riesce a sfruttarlo a proprio vantaggio. oltre che di terre da sfruttare. ad esempio. del Perù e una parte del Cile muove un altro gruppo di conquistadores capeggiati da Francisco Pizarro. i conquistadores realizzano un bottino immenso. lascia nelle popolazioni indigene un vuoto spirituale e psicologico. essi hanno un fiorente artigianato. e un esercito regolare. Cortés punta direttamente verso la capitale dello Stato. Montezuma. un territorio immenso comprendente gli Stati degli Aztechi e degli Inca. È questa l’impresa che pone la prima solida base dell’impero spagnolo nel Nuovo Continente. e Cortés è costretto a rifugiarsi nel territorio alleato di Tlaxcala. Mentre è in atto la colonizzazione delle isole del Mar dei Caraibi. Pizarro si trova coinvolto in una serie di lotte feroci tra i conquistadores. aumentato dall’oro che il sovrano consegna sperando di riuscire a riconquistare la libertà. vicino alla costa. la presenza di missionari cattolici ha un ruolo importante. spiega l’indirizzo che prendono le ulteriori conquiste. La riorganizzazione politica ed economica viene avviata dallo stesso Cortés. sino a questo momento tollerante verso gli stranieri. la conquista si sviluppa verso il sud. e riesce a fare prigioniero il sovrano. rafforzate da un contingente di soldati venuto da Cuba. In questo modo si è costituito il corpo fondamentale dell’impero ispano-americano. Guatemala. condotto dal sovrano Montezuma. La distruzione. viene ucciso dagli insorti.corrispondenti alle attese dei colonizzatori. Ma quando gli spagnoli cominciano a distruggere i templi e imporre tributi molto onerosi. un colono già possessore di un’encomienda nella zona di Panamá. Le scarse capacità militari di queste popolazioni rendono facile l’impresa di Pizarro. spodestando l’antica aristocrazia terriera locale. dell’antica organizzazione religiosa e spirituale. Si cerca di fronteggiare questo inconveniente con la tratta degli schiavi neri che ha inizio nel 1503 per poi intensificarsi sino a diventare uno dei più importanti settori del traffico sull’Atlantico. l’attuale Lima. caduto nelle mani di un pugno di conquistadores animati da una grande sete di ricchezza e da uno straordinario spirito di avventura. che i missionari riescono almeno in parte a colmare. I problemi più difficili li incontra tuttavia nell’amministrazione dei nuovi territori. L’insediamento di Cortés nella capitale è dapprima relativamente pacifico. In questo modo. poiché sarà ucciso nel 1541. da parte dei conquistadores. In tutta la vicenda della conquista e nel successivo svolgimento dei rapporti tra la Spagna e le colonie. giungendo sino a stringere alleanze con importanti forze ribelli. la conquistano e la distruggono. Finisce così l’impero azteco. Honduras). La notizia dell’esistenza di un altro popoloso impero che si estende in una regione comprendente gli attuali territori dell’Ecuador. che distribuisce agli uomini del suo seguito i villaggi con la forma dell’encomienda. Contemporaneamente. provocate anche dal suo stesso comportamento. Egli infatti non potrà godere a lungo dei frutti delle sue imprese.

poco a poco. La fragilità dell’impero portoghese deriva dalla sua stessa struttura: esso è infatti costituito da scali commerciali senza trasferimenti di popolazione e senza una permanente attrezzatura difensiva locale. In Africa si installano già nel corso del ’400 e possono perciò diventare i principali protagonisti della tratta degli schiavi quando aumenta la loro richiesta nel mercato americano. attraverso il sistema della encomienda.sfruttamento e dal saccheggio operato dai coloni). Quest’organizzazione politico-amministrativa si diffonde poi in tutte le colonie. che rimane però a lungo limitata ad alcune zone della fascia costiera. Col suo tentativo di limitare il potere dei conquistadores nelle colonie. In seguito si sviluppano le piantagioni di canna da zucchero. Il territorio è diviso nel 1533 in dodici circoscrizioni ripartite tra proprietari che avrebbero dovuto colonizzarle. quando i territori coloniali raggiungono estensioni vaste. Per questi motivi le postazioni portoghesi in Asia saranno successivamente scalzate con relativa facilità da Spagnoli e Olandesi. il brasil. il sovrano spagnolo mira soprattutto a impedire che i nuovi territori si sottraggano alla sua autorità. nelle quali la manodopera è costituita in gran parte da schiavi importati dall’Africa. Oltre le miniere delle Antille e del Messico. il centro più importante di produzione dell’argento diventano le miniere peruviane di Potosí. L’immensa regione. da cui prende nome il paese. Essi penetrano in Malesia e da lì si spingono sino in Cina. da una divisione profonda tra i detentori della ricchezza e la massa dei lavoratori. Il potere è affidato a governatori e successivamente. . a viceré. con la funzione di Corte suprema e di ministero per gli affari coloniali. militare) senza alcun controllo. L’azione della corona ha invece diverse motivazioni rispetto a quella ecclesiastica. e rimangono semplici encomenderos. Un carattere più duraturo ha invece il dominio portoghese in Brasile (raggiunto nel 1500 dal navigatore Pedro Alvarez Cabral). scoperte nel 1545. caratterizzata dalla concentrazione della ricchezza e della terra. rispetto a quella spagnola. nel territorio indiano. Prime ripercussioni dell’espansione coloniale Una parte cospicua della ricchezza prodotta nelle colonie americane viene trasferita nella madrepatria attraverso gli scambi commerciali. In Spagna. che non mira alla conquista di vasti domini territoriali ma alla creazione di scali. Vasco de Gama crea una base permanente a Calcutta nel 1502. La maggior parte di essi sono privati della loro autorità. dove ottengono di creare un insediamento a Macao. Viene così creato un apparato politico-amministrativo che. economico. In alcune colonie (Santo Domingo. sostituisce ai conquistadores un gruppo di funzionari fedeli. I successivi insediamenti nei punti strategici del traffico nell’Oceano Indiano danno ai Portoghesi la possibilità di monopolizzare il commercio marittimo con l’Oriente. in seguito trasformato in Consiglio autonomo. subito dopo Albuquerque organizza scali portoghesi sulla costa araba e nel Golfo Persico. all’entrata della baia di Canton (1530). Per sovrintendere all’intenso traffico tra la madrepatria e le colonie viene istituita a Siviglia sin dal 1503 la Casa de Contratación. è conquistata nel 1510 e diviene il più importante centro commerciale del Portogallo in Oriente. dei quali la Spagna si riserva il monopolio. sebbene su un piano diverso. ha l’espansione coloniale portoghese. ha all’inizio interesse commerciale quasi esclusivamente per il legname da tintura. porti e piazzeforti specialmente in Africa e in India. Lo sfruttamento avviene attraverso il sistema del lavoro forzato degli indios. nel Consiglio di Castiglia (organismo collegiale di governo che tratta gli affari generali della corona) viene costituito un comitato permanente per le Indie. Si conclude così l’epoca in cui i conquistadores hanno concentrato nelle loro mani tutto il potere (politico. La necessità di difendere il territorio da Francesi e Spagnoli spinge poi il sovrano portoghese nel 1530-1540 a estendere l’occupazione del Brasile. stipendiati dallo Stato. e soprattutto attraverso il prelievo dei prodotti minerari. popolata da tribù primitive. si formi nelle colonie una nuova grande feudalità. I tentativi di negare l’ereditarietà delle encomiendas e di limitare il potere degli encomenderos non hanno successo. già praticato nell’organizzazione economica degli Inca. Caratteri diversi. Goa. Da allora si viene dunque formando nell’America Latina una struttura di tipo feudale. da fortissimi squilibri sociali. le tendenze anarchiche della feudalità europea. Meno efficace è invece l’azione della monarchia per impedire che. essi stabiliscono un legame robusto tra conquistatori e popolazione autoctona. Alcuni non accettano facilmente l’operazione e danno vita a episodi di rivolta che ricordano. Messico e Panamá) sono creati centri di amministrazione giudiziaria e civile (audiencias) sul modello di quelli esistenti nella madrepatria.

infine. la cui stazza complessiva è superiore di dieci volte a quella inglese e di venti volte a quella spagnola. poi. la Compagnia delle Indie Orientali inizia a controllare anche la produzione dei centri. in Europa. L’aspetto di gran lunga più importante del traffico col Nuovo Mondo è l’importazione in Spagna di un’ingente quantità di metalli preziosi. esercitato dapprima dai Portoghesi e successivamente da Francesi. nella prima età moderna prevale un colonialismo mercantile. l’importazione aumenta notevolmente sino a toccare la punta massima di circa 35 milioni di pesos nell’ultimo decennio del secolo. A loro volta. Inca e Atzeca. Fa eccezione la colonizzazione Spagnola in America Latina. Ben presto il conflitto commerciale anglo-olandese si trasforma in scontro militare. che hanno costituito la base principale del commercio intercontinentale dell’età medievale. è il centro finanziario più importante del tempo. tessuti. a danno del principio della libertà di commercio. Gli Spagnoli conquistano quasi tutta l’America del Sud. Nascono perciò nuove e assai più numerose possibilità di arricchimento e quindi anche di trasformazione delle strutture sociali. tuttavia. le colonie costituiscono un mercato di esportazione per i prodotti europei. che riserva alle navi inglesi il commercio con le colonie dell’America settentrionale e proibisce l’accesso ai porti britannici alle navi straniere che non provengano dai paesi produttori dei beni commerciati. Al commercio internazionale e alle attività finanziarie si unisce poi lo sviluppo dell’agricoltura dovuto alle opere di ingegneria idraulica e di bonifica e alla sperimentazione di nuove tecniche di coltivazione. Le richieste coloniali sono quindi soddisfatte in parte attraverso il contrabbando. Nel 1651 viene emanato l’Atto di navigazione. fondato sulla supremazia della propria flotta commerciale e sul ruolo centrale di Amsterdam nella finanza internazionale. si fa sentire la concorrenza dell’Inghilterra. inoltre. Più a fondo. Spagna e Portogallo finanziano viaggi di esplorazione in Africa e nelle Indie. Il Portogallo. . Le tre guerre – del 1652-54. se si fa eccezione per il Brasile. e l’Australia. attraverso diversi sistemi. le due grandi compagnie delle Indie detengono il monopolio dei commerci delle spezie asiatiche. la concorrenza tra le nazioni si fa più intensa. Ai prodotti di lusso. Amsterdam. tendono ad assimilare e sottomettere le popolazioni locali.un’istituzione che ha il compito di riscuotere i dazi sul commercio coloniale (che passa obbligatoriamente per il porto di Siviglia) e riceve per conto della corona i metalli preziosi delle miniere americane. lì è possibile chiedere denaro a prestito per le iniziative più audaci e reinvestire i propri capitali. Nel XV sec. anche come colonie di popolamento. Dalla lotta per la supremazia coloniale alla formazione dell’impero britannico in Oriente Alla metà del Seicento. ecc. indirizzata decisamente verso una politica di sviluppo economico e di espansione sui mari ai danni dell’Olanda. olio e schiavi: prodotti che la Spagna è in grado di fornire solo in parte. cacao. zucchero. le tradizionali spezie. più interessato agli scambi commerciali che al vero dominio politico. Sin dalla metà del Seicento. In sintesi. dei metalli preziosi. Essa preleva infatti una tassa del 20 per cento sui metalli importati. Gli Olandesi si sostituiscono gradualmente ai Portoghesi. vino. non limitandosi più al semplice commercio. si affiancano prodotti coloniali meno preziosi ma di più largo consumo (tabacco. In quest’epoca la flotta olandese conta ben diecimila navi. ma cambia la sua stessa natura. istituendo dei viceregni e distruggendo le civiltà Maya.). utensili vari. Inglesi e Olandesi. pratica un colonialismo commerciale costituito in tutto da una dozzina di basi mercantili fortificate dislocate in Africa e in Asia. ricorrendo all’“importazione” dall’Africa di schiavi neri per farli lavorare nelle piantagioni. operano altri fattori: il commercio internazionale non soltanto amplia il suo orizzonte. del legname e del cotone americano. si cominciano a profilare nuovi contrasti provocati dall’espansione coloniale. Così facendo si pongono le basi per l’egemonia marittima inglese. Esse abbisognano di armi. accanto ai conflitti tradizionali. però. prima. Nei secoli XVII-XVIII l’Inghilterra inizia a utilizzare gli Stati Uniti. Per la monarchia spagnola – impegnata in diversi teatri di guerra e tesa ad affermare la propria egemonia politico-militare sull’Europa – questo apporto finanziario ha un valore assai elevato. l’Olanda gode in Europa di un indiscusso predominio economico. la cui quantità è molto elevata. Negli anni successivi. peraltro.

si sviluppano molto rapidamente grazie al commercio oceanico sino a fare concorrenza a Londra. al contrario. la Francia sarebbe sprofondata dopo alcuni anni nella rivoluzione. cadute sin dalla seconda metà del XVI secolo sotto la dominazione spagnola. in grado di approntare grandi eserciti. Queste sono circondate dai domini del re di Francia. soprattutto l’area tedesca. I traffici francesi interessano tutti i paesi europei.1665-67 e 1672-74 – si concludono con la vittoria dell’Inghilterra. l’Inghilterra mantiene saldamente il monopolio sino al 1750. Le uniche eccezioni di rilievo sono rappresentate dalle Filippine. grazie anche all’alleanza con le più bellicose tribù indiane. ruolo che avrebbe mantenuto per circa due secoli. Nantes e Le Havre. ma dotata di notevoli potenzialità. mentre. Sumatra. che ne proibiscono però la fortificazione. sul commercio del tè con la Cina. Nella prima metà del Settecento. ma la superiorità navale inglese ha sempre frustrato le sue ambizioni. dissestata finanziariamente dalle spese di guerra e con un sistema politico refrattario a qualsiasi riforma. È un grande paese. che conquista anche la base americana di Nuova Amsterdam. del tabacco e soprattutto dello zucchero. . lascia immutato il quadro geopolitico europeo. il Canada. Questi due fattori risultano perciò decisivi e assicurano la vittoria agli inglesi anche in Nord America. Nello scontro in Nord America la Francia oppone maggiore resistenza. si impone come massima potenza coloniale. durante la quale Francia e Austria. Negli anni Quaranta. dove i prodotti coloniali sono distribuiti dal porto di Amburgo. mentre in India riottiene alcuni scali occupati dagli inglesi. Il confronto si sposta così dall’Europa alle colonie. Bristol e Liverpool. nonostante che la rivoluzione americana la priverà di lì a poco delle colonie americane settentrionali. la concorrenza tra inglesi e francesi è particolarmente accanita in India. Lo scontro coloniale con l’Inghilterra è così definitivamente perso per la Francia e a nulla vale l’appoggio fornito successivamente ai coloni americani ribelli durante la rivoluzione americana. e dai possedimenti olandesi di Ceylon. gli inglesi si giovano però di una schiacciante superiorità numerica e di una maggiore forza navale. la Francia rappresenta per l’Inghilterra una rivale temibile. durante la guerra di secessione austriaca. Francia e Inghilterra si affrontano in Europa e nelle colonie. che esportano in tutta Europa e persino nelle colonie inglesi del Nord America. il governatore francese ha concepito già prima del 1756 il grandioso piano di creare un impero finanziariamente indipendente dalla madrepatria assicurandosi il controllo della regione di Madras. alleatasi precedentemente con l’Inghilterra. l’Inghilterra resta l’unico arbitro europeo del subcontinente indiano. l’Inghilterra decide una condotta di guerra a tutela degli interessi commerciali degli inglesi. che sancisce la fine della guerra. i francesi contrastano gli inglesi nella produzione del caffè. capace di farle concorrenza in tutto il mondo. ma rivoluziona l’assetto delle colonie a vantaggio dell’Inghilterra: la Francia perde tutti i territori nordamericani e parte delle Antille. L’India diviene così la via maestra per la penetrazione economica e politica degli europei in Estremo Oriente. presto ribattezzata New York. con un’economia più arretrata. Giava e Borneo. Bordeaux. Dopo una prima fase in cui inglesi e francesi si fronteggiano sul continente. ma senza rilevanti conseguenze. dopo la conquista del Bengala del 1765. creando avamposti commerciali e militari in punti chiave delle rotte marittime o impadronendosi di porti e città di particolare rilevanza economica. che minacciano di soffocare l’espansione dei coloni inglesi. con una popolazione doppia rispetto all’Inghilterra. l’Illinois e la ricca Lousiana. All’inizio della guerra dei Sette anni riprendono le ostilità franco-inglesi. Il trattato di Parigi del 1763. L’Inghilterra. si schierano assieme alla Russia contro la Prussia. Sconfitta dall’Inghilterra. L’egemonia inglese sull’India porta allo sviluppo di una rete commerciale destinata a rafforzarsi sempre più negli anni successivi. Nei Caraibi. Di fatto. Nel settore asiatico. Molto più importanti sono invece gli esiti della guerra dei Sette anni (1756-1763). I porti francesi della costa atlantica. che hanno come esito la conquista per mano inglese di tutte le piazzeforti precedentemente tenute dai francesi. e quella mediterranea. In India. tradizionali avversarie nelle guerre dei Sei-Settecento. Sino alla metà del Settecento la penetrazione occidentale in Asia è quasi esclusivamente di tipo economico: in genere le potenze europee si accontentano di assumere il controllo dei traffici e dei commerci. attraverso il porto di Marsiglia.

e in particolare l’Inghilterra. il saldo commerciale tra India e Inghilterra è nettamente a favore della prima. rifiuta ogni legame con meticci e mulatti. I mulatti e i meticci lavorano nei settori del commercio o dell’artigianato. la popolazione dell’America Latina è diventata multietnica: nelle colonie spagnole a fianco di circa 200. Specie nella seconda metà del Settecento. nel giro di pochi anni la produzione artigiana locale di prodotti tessili viene praticamente azzerata. che alla fine del Settecento è suddiviso tra l’impero Moghul. e che. e gli Stati dei Maratha. fondando la città portuale di Singapore (1819) e annettendo la bassa Birmania (1826) e il Punjab (1849). malgrado il rigido controllo britannico. riesce nel corso di un secolo a creare un vasto impero coloniale. Il tramonto dell’impero coloniale spagnolo All’inizio dell’Ottocento l’America Latina è divisa tra possedimenti portoghesi – limitati al solo ma immenso Brasile – e spagnoli. però. nel nome di una supposta superiorità razziale. Questi vasti territori sono abitati da circa diciannove milioni di abitanti. imponendo un nababbo di loro gradimento. Portorico e Messico. La conquista delle nuove colonie non è intrapresa direttamente dalla corona inglese.000 emigrati iberici. che si estendono su quasi tutta la parte centrale e meridionale del continente. Indipendente è invece. Mentre le esportazioni inglesi in India sono pressoché nulle. la repubblica di Haiti. Alcune di queste acquisizioni avvengono in maniera quasi casuale. L’economia indiana è così costretta a orientarsi verso l’esportazione di prodotti non lavorati come il tè o il cotone grezzo che sarebbe poi stato reimportato dall’Inghilterra sotto forma di prodotto finito. si conclude con l’annessione di tali territori ai possedimenti coloniali britannici.Nella seconda metà del XVIII secolo gli Stati europei. tè. Il possesso della maggior parte delle terre è concentrato nelle mani della minoranza creola. gelosamente arroccata a difesa dei propri privilegi. tra i creoli. Alle differenze etniche corrispondono profonde disparità sociali. A causa dei flussi migratori dalla Spagna e della tratta degli schiavi di colore. terminato nel 1818. grazie anche alla crisi della Spagna e alla diminuita presenza dei mercanti portoghesi e olandesi. una dinastia turca di religione islamica. Nell’enorme Brasile vivono appena tre milioni di uomini. ma viene affidata. In genere. profittando delle lotte interne a questo o quel paese. sotto il controllo del Parlamento. porcellane e cotonate. cinque milioni tra mulatti (nati da matrimoni tra bianchi e neri) e meticci (nati dall’incontro tra neri e indi). Gli inglesi sanno approfittare dei conflitti che oppongono i Moghul alle popolazioni induiste e già durante la guerra dei Sette anni riescono a limitare la presenza francese in India e ad assumere il controllo della ricca regione del Bengala. Nei decenni seguenti l’opposizione alla penetrazione britannica si polarizza attorno agli Stati dei Maratha che sono defnitivamente sconfitti solo dopo tre conflitti. a orientare le scelte politiche dell’Inghilterra è la volontà di creare attorno all’India degli Stati cuscinetto e di controllare le rotte commerciali che collegano la madrepatria con le colonie asiatiche. Nei primi decenni dell’Ottocento gli inglesi consolidano la propria presenza in Asia ponendo un protettorato sul Nepal (1816). iniziano ad assumere direttamente l’amministrazione degli Stati asiatici costituendo un vero e proprio impero coloniale. La guerra dei Sette anni rappresenta un momento fondamentale nella storia dell’espansione europea in Asia: la sconfitta della Francia lascia di fatto mano libera all’Inghilterra che. si contano tre milioni di creoli (bianchi nati da genitori spagnoli residenti nelle colonie). dal 1804. Il colonialismo inglese ha pesanti ripercussioni sulla società indiana: sino a questo momento. l’ultimo dei quali. Grazie anche a un sistema di tariffe doganali che ostacola l’esportazione delle cotonate indiane nel Regno Unito e che lascia invece indifesa l’India di fronte alla penetrazione dei prodotti inglesi. si afferma un’élite economica e culturale che ha esteso i propri interessi al settore commerciale e che cerca un riscontro al proprio ruolo economico in un parallelo aumento di peso politico. mentre la popolazione di colore e gli indios sono im- . oltre sette milioni di indios nativi e circa un milione di neri. Oggetto delle mire inglesi è soprattutto il subcontinente indiano. A partire dagli anni Venti dell’Ottocento la piena affermazione della rivoluzione industriale rende per la prima volta competitivi i prodotti tessili europei rispetto a quelli indiani. a una compagnia privata – la East India Company – che sui possedimenti indiani ha pieni poteri amministrativi e militari. la metà dei quali schiavi di colore. una confederazione di cinque regni induisti dell’India centro-settentrionale. dai porti indiani partono alla volta dell’Europa navi cariche di spezie. su Cuba.

corrispondenti al Venezuela e alla Colombia. Nel 1808 l’occupazione della Spagna da parte delle truppe napoleoniche costituisce la spinta decisiva verso lo sfaldamento dell’impero coloniale iberico. Nel 1807. nel 1822. Grazie ad alcune vittorie militari. in patria. Nel 1826 a Panamá è convocato un congresso degli Stati latino-americani che. nelle intenzioni di Simón Bolívar. avrebbe dovuto portare alla nascita di una repubblica federale comprendente. dove è stato mandato dalla famiglia a studiare e da dove ritorna definitivamente nel 1810 per schierarsi a fianco dei rivoluzionari venezuelani. Ecuador e Colombia e a dare vita alla Repubblica federale della Grande Colombia. All’interno dell’élite creola protagonista della lotta contro la Spagna permane. nella parte meridionale del continente. proclama l’indipendenza del paese facendosi nel contempo incoronare imperatore. il generale Miranda proclama la nascita della Repubblica. corrispondente all’attuale Argentina e al Cile. Bolívar sogna uno Stato democratico nel quale i contadini godano di condizioni di vita migliori di quelle nelle quali hanno vissuto sino a quel momento. Il tentativo autocratico ha tuttavia vita breve: nel 1823 Itúrbide è destituito da un colpo di Stato. Un percorso ben diverso da quello del resto dell’America Latina è quello seguito dal Brasile. Il congresso si chiude con un sostanziale fallimento: i particolarismi e le tradizioni locali non solo impediscono la costituzione dello Stato vagheggiato da Bolívar ma. portano allo sfaldamento della Grande Colombia e delle altre repubbliche federali nate nei mesi successivi all’indipendenza. Bolivia (così chiamata in onore di Bolívar) e Uruguay ottengono l’indipendenza. alcune riforme sociali gli valgono il sostegno dei piccoli contadini e degli strati inferiori della società. In questa prima fase della lotta di liberazione i paesi latino-americani possono contare sull’appoggio degli Stati Uniti e dall’Inghilterra che intravedono nello sfaldamento dell’impero coloniale spagnolo l’occasione per accrescere la propria penetrazione economica nel Sud America. dei moti liberali costringe re Giovanni VI a fare ritorno in Europa. una repubblica degli Stati Uniti del Sud. Negli anni successivi anche Perù. una forte . i ribelli cileni e argentini. Nel 1821 lo scoppio. Nel 1816 riprende la lotta contro gli spagnoli radicalizzando le proprie posizioni politiche e riuscendo così ad accrescere la base sociale della rivolta: la messa al bando della schiavitù guadagna a Bolívar l’appoggio degli indios e degli schiavi liberati. I possidenti creoli assumono di fatto il potere creando delle giunte provvisorie ed esautorando i rappresentanti della corona. a differenza che nel resto del Sud America. agli enti ecclesiastici o ai possidenti creoli. Qui. Questo esempio è presto seguito in altre aree sottoposte al dominio spagnolo: nella parte meridionale del paese. Grazie anche all’aiuto dell’Inghilterra e allo scoppio dei moti di Spagna che impediscono alla corona di inviare nuove truppe in America Latina. nel 1822 e in sostanziale accordo con il padre. riescono ad avere la meglio sulle truppe spagnole. Il pericolo spinge i creoli e gli spagnoli ad accantonare le divergenze reciproche e a far fronte comune. nelle province settentrionali. si fa proclamare imperatore del Messico. In Brasile resto il figlio Pietro che. Simón Bolívar trascorre molti anni in Europa. nei grandi latifondi appartenenti al demanio regio. i primi a iniziare la guerra di liberazione dagli spagnoli sono le popolazioni indios e meticce delle campagne che danno alla rivolta una chiara connotazione sociale chiedendo la redistribuzione delle terre.piegati. in seguito all’invasione del Portogallo da parte delle truppe napoleoniche. che rappresenti per l’America Latina ciò che gli Stati Uniti rappresentano per l’America settentrionale. Di lì egli diffonde il suo programma che prevede la nascita di una confederazione. in condizioni di schiavitù o semischiavitù. guidati rispettivamente da Bernard O’Higgins e San Martín. infatti. le forze dei rivoltosi sono organizzate da un ex ufficiale spagnolo José de San Martín. ma il suo progetto naufraga. Il primo paese a proclamare la propria indipendenza dalla Spagna è il Venezuela dove. contrasti tra creoli e corona portano allo scoppio di una ribellione di orientamento conservatore guidata dal generale Augustín de Itúrbide. anzi. Bolívar riesce a liberare Caracas ma la controffensiva spagnola lo costringe a riparare nei Caraibi. il 5 luglio 1811. a liberare i territori che corrispondono agli attuali Venezuela. che. Un percorso diverso è invece quello seguito dal Messico. almeno gran parte dell’America Latina. Una volta stroncata la sollevazione dei contadini. egli riesce a sconfiggere più volte l’esercito spagnolo. Contemporaneamente. Nato a Caracas nel 1783. la guida dell’esercito è assunta da Simón Bolívar. la casata regnante dei Braganza trova rifugio nella colonia sudamericana. cui fa seguito la proclamazione di una repubblica federale modellata sull’esempio costituzionale nordamericano. se non tutta.

Il nuovo colonialismo imperialista e la spartizione dell’Africa Diretta conseguenza della crescita dell’economia internazionale e dello sviluppo industriale è l’emergere. sebbene la schiavitù sia stata formalmente abolita nella maggior parte degli Stati. accompagnato da guerre civili e dittature militari. di fatto i contadini continuano a vivere in condizioni di semilibertà. decide di annettere lo Stato minerario e diamantifero del Transvaal. protagonisti della guerra di liberazione. la storia dell’America Latina. Tensioni ancora più aspre si sviluppano nel 1882 tra Gran Bretagna e Francia in seguito all’occupazione dell’Egitto da parte di truppe del governo di Londra. Lo sviluppo industriale aumenta a dismisura la loro forza economia. tutte le potenze europee puntano a dare un assetto “imperiale” alle loro relazioni con i paesi extraeuropei nei quali hanno in precedenza conquistato possedimenti o acquisito un forte potere di influenza a scopi economici o strategico-commerciali. Contrari alla democrazia. l’ingresso di altre potenze nella competizione coloniale (il Belgio afferma il proprio dominio sul bacino del Congo scontrandosi col Por- . quando il governo britannico della provincia del Capo. essi si arrogano il diritto di intervenire direttamente nella vita pubblica al fine di dirimere le contese politiche. la caratteristica principale dell’imperialismo è la tendenza da parte delle potenze europee a pianificare la spartizione del mondo e ad accordarsi a tavolino sulla creazione di sfere di influenza. nel tentativo di risolvere sulla base di negoziati diplomatici gli immancabili conflitti derivanti dal sovrapporsi delle rispettive direttrici di espansione coloniale. pone fine al controllo congiunto anglo-francese sulle finanze egiziane e soprattutto sul canale di Suez. la creazione di un protettorato militare britannico sul paese. e parallelamente si intensificano le sue ripercussioni sulla politica interna dei paesi colonizzatori. Da questo punto di vista. che diviene repubblica Sudafricana. che dal 1877 ha rafforzato i legami politici e istituzionali con i suoi domini d’oltremare. Ancora intorno al 1840 la conoscenza del continente africano da parte degli europei è assai imprecisa. sicché il passaggio all’indipendenza non comporta nessun miglioramento per le popolazioni delle campagne. e del tutto ignota risulta la maggior parte delle zone interne. La manifestazione più eclatante delle tendenze imperialistiche interessa l’Africa. Anzi. Tale tendenza comporta ovunque l’esaltazione dei sentimenti di potenza nazionale e di superiorità della razza bianca. nel 1881. a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. in Tunisia e dal Senegal verso il Niger. che pure giunge a interessare quasi la metà della superficie terrestre. diventano importanti anche come mercati. sul modello americano. La penetrazione francese dell’Algeria (conquistata nel 1830). Da un lato. che sino a ora hanno assicurato la fornitura di materie prime e assorbito la popolazione in sovrannumero. facendo crescere la competizione per l’allargamento delle sfere di influenza. nel corso della lotta contro la Spagna hanno spesso aggiunto ai poteri militari anche quelli civili. Il carattere decisivo che distingue l’età dell’imperialismo (1880-1914) dal periodo precedente non va dunque individuato semplicemente nell’inedita estensione geografica raggiunta dall’espansione coloniale. quasi tutti i nuovi Stati si sono date al momento dell’indipendenza. giustificato dalla necessità di sedare la rivolta della popolazione egiziana contro le pesanti interferenze straniere. il conflitto anglo-boero sancisce. Le mancate riforme sociali o la loro esigua portata rendono fragili le istituzioni democratiche che. in parte ancora oggi. una crescente presenza militare e politica è considerata una condizione necessaria per la tutela degli investimenti. in numerosi casi la conquista coloniale viene giustificata come “missione civilizzatrice”. Di contro cresce l’importanza dei generali che. A risultare vincenti sono gli interessi dei proprietari. Negli anni tra il 1850 e il 1870 una serie di spedizioni geografiche – guidate da esploratori come David Livingstone ed Henry Stanley – hanno consentito di individuare le sorgenti del Nilo e il percorso dei fiumi Congo. dall’altro. Questo atteggiamento è quindi alle origini del clima di instabilità politica. L’espansione coloniale si trasforma così in uno dei fattori decisivi delle relazioni internazionali. nell’Africa del Sud. Sull’esempio della Gran Bretagna. i territori colonizzati. di forti tensioni politiche tra le principali potenze europee. Frizioni sulla conquista delle regioni africane cominciano a emergere nel 1877. che caratterizza. governato da coloni boeri (di origine olandese).divisione tra i ceti urbani. impiegati nei commerci. e trasforma i caratteri del colonialismo europeo. contrari a ogni riforma sociale. Niger e Zambesi. la sconfitta inglese e il riconoscimento dell’autonomia del Transvaal. ma piuttosto nelle nuove forme assunte dal dominio coloniale stesso. e i grandi proprietari terrieri.

nello stesso tempo. con il parallelo tentativo di ristabilire gli equilibri di potenza attraverso la spartizione del mondo e la competizione coloniale tra le grandi nazioni industriali. guidando la politica economica e la vita interna dei paesi dominati. a formare delle aree di mercato privilegiate per raggiungere l’autarchia e per esportare capitali e conseguente spostamento della concorrenza tra gli Stati dal piano economico a quello politico-militare nelle zone extraeuropee. che da sistema di egemonia prettamente commerciale passa a indicare il controllo politico diretto sulle colonie e lo sfruttamento massiccio delle loro risorse. La fase imperialista è volta a garantire prestigio internazionale. Gran Bretagna. basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione. che finiscono però per scontrarsi con le ambizioni di penetrazione francese nella regione dell’Alto Nilo. soprattutto nel Sudan. durata sino a tutto il primo decennio del Novecento. ricordata dagli storici come “età dell’imperialismo”. il governo tedesco si propone come arbitro delle rivalità internazionali. mentre la periferia sembra sempre più condannata alla dipendenza totale e all’impoverimento senza rimedio. potranno finanziare il proprio sviluppo e il proprio bilancio statale. come sarà consentito dai trattati imposti a molti paesi. Anche dopo la conferenza di Berlino rimangono però sul tappeto nodi irrisolti. e poi del Tanganica in una zona che ha già visto affermarsi il dominio britannico su Kenya e Uganda) moltiplica le aree di frizione. Per tutto l’Ottocento i domini coloniali si ampliano e si rafforzano: l’interesse è ormai spostato definitivamente sulla conquista territoriale e gli stessi Stati si preoccupano di acquisire. che possono realizzare enormi ricchezze a condizione che i costi di produzione rimangano bassi. In sintesi. come polo dell’economia mondiale. impongono i loro modelli culturali e politico-istituzionali. ritenute ben lontane dal raggiungerla. e sancisce la libertà di navigazione sui fiumi Congo e Niger. anche con . Il paese è lentamente riconquistato dagli inglesi. L’imperialismo si realizza in tre forme: attraverso il controllo diretto (colonie). oppure protettorati. Sviluppo dell’ideologia di una missione civilizzatrice e protettrice nei confronti di civiltà “barbare”. Vendendo a prezzi elevati e comprando a prezzi bassi. accentua e impone la logica del profitto: l’intero mondo diviene un unico mercato manipolato dagli imprenditori. i cui componenti sono simili a fanciulli. Ovunque. mentre la Germania acquisisce il controllo del Togo e del Cameroun. la “madrepatria”. che avrebbe dovuto portare la civiltà alle popolazioni indigene. ma diventa una politica nazionale sostenuta fortemente dagli Stati centrali. sconvolto nel 1885 dalla violenta insurrezione antibritannica e antiegiziana della setta musulmana dei dervisci. È quella frenetica “corsa” dei diversi paesi alla colonizzazione militare ed economica del mondo. in una prima fase dell’età contemporanea (1874-1914) l’evoluzione del colonialismo ottocentesco sfocia nell’imperialismo. dall’altra la trasformazione del concetto stesso di colonialismo.togallo. sul sistema salariato e sul primato del valore di scambio. Per evitare un conflitto. Con tale definizione si evidenziano due rilevanti fenomeni: da una parte lo spostamento delle tensioni e dei conflitti d’interessi europei fuori dell’Europa. Francia e Olanda. La conferenza pone in tal modo fine agli effetti destabilizzanti che l’espansione coloniale in Africa minaccia di avere sulle relazioni internazionali. attraverso il controllo indiretto. o appropriandosi delle loro ricchezze col sistema delle imposte. L’affermarsi del modello di produzione capitalistico. si amplino i mercati di vendita e le aree di investimento dei capitali accumulati.proprietari di fabbriche. in Europa e negli USA. Gli obiettivi economico-produttivi dell’imperialismo europeo si confondono peraltro molto spesso con l’affermazione di una presunta “missione civilizzatrice” dei bianchi. convocando nel 1884-85 la conferenza di Berlino. Le regioni sottoposte al controllo europeo diventano colonie. attraverso cioè organi locali (protettorati) e attraverso lo sfruttamento economico (come la colonizzazione “informale” dell’America Latina da parte degli Stati Uniti). gli europei investono somme crescenti di denaro. terre e denaro. che corrispondono a una situazione molto fluida in cui la “concorrenza” sul fronte coloniale da parte delle maggiori potenze europee appare quanto mai dinamica. ricavano quantità sempre maggiori di materie prime. La ricerca di nuovi mercati non è più limitata solamente a imprese e compagnie. Questa si conclude con un accordo che fissa le regole per la spartizione dell’Africa. costituendosi. monopolizzando i commerci e le risorse dei paesi colonizzati. Non mancano in seguito episodi di tensione. finanziata con fondi pubblici e gestita da appositi apparati amministrativi. con locali governi-fantoccio sostenuti dal paese dominante.

nondimeno. Sconfitti i Boxer. Anche l’URSS – come più tardi l’ONU – si esprime contro il colonialismo. Vengono seguite tre diverse politiche coloniali: i paesi di antica industrializzazione (Regno Unito. La divisione del continente africano fu fatta sulla base di una terribile violenza geografica e ideologica. Dal 1947 la linea USA si fa più cauta a causa della radicalizzazione dei rapporti con URSS. La competizione economica innescatasi tra le potenze imperialistiche europee. caratterizzata da uno stretto intreccio di fattori economici e militari. Alcuni leader assumono l’iniziativa. divenendo ben presto una delle cause predominanti della prima guerra mondiale. le grandi potenze favoriscono il processo di indipendenza. Guidati da persone formate nelle università degli Stati coloniali i movimenti si ispirano sia ai principi democratici delle tradizione europea sia alla necessità di recuperare un’identità nazionale annullata dal processo di colonizzazione (Ghandi. spesso devono prendere il posto dei vecchi paesi coloniali per impedire l’espansione dell’influenza comunista (Taiwan. antropologiche. Burghiba. culturali. Italia. Permane forte il preconcetto che la loro potenza dipenda in larga parte dai territori coloniali. nuove aree del mercato europeo.le armi. garantendo la più ampia penetrazione commerciale all’Occidente. incapace di mantenere il controllo sugli ampi territori. La Corea venne strappata con la guerra del 1894-95 dal Giappone. una forma di controllo indiretto che garantisce i vantaggi della dominazione coloniale abbattendone al contempo i costi: il neocolonialismo. L’immensa popolazione costituiva un ricco mercato e l’Impero era ormai in decadimento. mentre altre. Ma è sulla questione della Cina – Il Celeste Impero – che si concentrarono gli appetiti delle potenze imperialiste. Giappone) perseguono una politica di espansione. vennero costrette a convivere. Sulla scena internazionale. Tramonta l’ideologia della missione civilizzatrice e protettrice della colonizzazione precedente e si profila un nuovo modello di penetrazione economica senza responsabilità politiche né coinvolgimento militare. Subito alla fine della guerra il processo di indipendenza parte approfittando della debolezza degli Stati coloniali e delle opportunità suggerite dalla contrapposizione Est-Ovest. da sempre rivali. divenne ben presto competizione politico-militare. infine. Corea e Vietnam del Sud). In un secondo periodo dell’età contemporanea (1914-1945) il colonialismo conosce una fase di trasformazione del sistema coloniale. la rivolta dei Boxer (movimento nazionalistico per la cacciata degli stranieri) offrì l’occasione alle potenze europee per allestire una spedizione punitiva internazionale che intervenne militarmente in Cina. Francia. Questa nuova fase del colonialismo. D’altra parte proprio dagli anni Venti prendono corpo i movimenti che si battono per l’indipendenza. poi. che proclama l’indipendenza dell’Indonesia nell’agosto del 1945 e come Ho Chi-minh che il mese dopo proclama quella del Vietnam. L’Inghilterra occupò la Birmania (1886). vide in quegli anni il completamento dell’espansione coloniale già avviata in precedenza dalle potenze europee. come Sukarno. Nel 1900. seguendo cioè le coordinate geografiche o il corso dei fiumi e l’orografia. quelli di più recente industrializzazione (Germania. Soprattutto gli USA che fin dalla fine della prima Guerra mondiale raccomandavano che le rivendicazioni di indipendenza fossero accolte. La Francia completò l’occupazione dell’Indocina (1893). Ho Chi-minh). L’Africa è l’area che ne fa maggiormente le spese. economiche dei popoli che vi abitavano. La Conferenza di Berlino (1884-1885). Belgio e soprattutto Francia) l’opinione pubblica percepisce come troppo costoso il mantenimento del sistema. D’altra parte nei paesi coloniali (Olanda. ma non tenendo minimamente conto delle caratteristiche storiche. è più propriamente detto imperialismo. francese inglese e belga. Intere formazioni nazionali vennero così smembrate. scatenando contrasti sanguinosi che stanno alla radice dei conflitti del nostro secolo. Nella Carta atlantica (1942) USA e GB si impegnano a promuovere in pieno l’autodeterminazione dei popoli. Olanda) cercano di mantenere le colonie come mercato per le proprie merci e fonte di materie prime. . Dagli anni Trenta i movimenti sono particolarmente attivi in India e in Tunisia. I due imperi coloniali che escono vincitori dalla Prima Guerra Mondiale (Francia e Gran Bretagna) confermano il loro ruolo in sede di regolazione postbellica. L’Africa diventò uno spazio tedesco. La Manciuria venne minacciata dalla Russia. si svolse sotto l’ideologia che assegnava solo alle potenze europee e ai popoli bianchi d’oltreoceano il diritto alla sovranità: le altre aree erano considerate territori vuoti liberamente occupabili e spartibili. gli Stati Uniti sviluppano invece una politica di dominio neocoloniale. la Cina fu costretta a una politica di servilismo a porte aperte. L’Asia.

La distruzione della comunità locale produce la nascita di borghesie locali interessate alla ricchezza e al potere. I miglioramenti sanitari hanno determinato esplosioni demografiche non compensate da politiche di generale sviluppo economico. in certi casi in maniera esclusiva. che non esisteva ancora nel Settecento. marxismo) ai valori tradizionali. Dopo il 1945 il prestigio sovietico. In regime di guerra fredda il comunismo internazionale ha interesse a sostenere movimenti che destabilizzano i paesi europei occidentali. Ha distrutto la società tradizionale. Il processo di decolonizzazione si realizza in fasi successive. Le tensioni sociali e politiche che si scatenano in tutti i paesi coloniali. Le popolazioni autoctone percepiscono ormai che il proprio impoverimento è frutto dello sfruttamento metropolitano. i colonizzati possono disporre di argomentazioni appartenenti ai colonizzatori. a causa del crollo dei prezzi delle materie prime. il diffondersi del comunismo e l’alleanza tra USA e potenze coloniali portano all’avvicinamento tra comunisti e nazionalisti. Ciò contribuisce a spiegare perché nei nuovi nazionalismi l’aspirazione all’indipendenza politica si accompagna alla lotta contro lo sfruttamento economico. Un altro elemento di crisi è rappresentato da una crescita demografica estremamente rapida: la popolazione dei paesi in via di sviluppo cresce infatti di oltre un miliardo dal 1940 al 1970. ha modificato un’agricoltura pensata per il consumo interno con piantagioni di prodotti destinati all’esportazione. I movimenti nazionalisti sono già presenti tra le due guerre e il loro sviluppo si collega alle vicende europee. Sono questi intellettuali che si pongono a capo dei movimenti di liberazione pronti se necessario ad aprire guerre rivoluzionarie. e con modalità sostanzialmente diverse da paese a paese. “facoltà di parola” per la prima volta nella storia. e che danno luogo a movimenti che propugnano l’indipendenza nazionale. Decolonizzazione e neocolonialismo Il processo di decolonizzazione Dopo la fine della seconda guerra mondiale prende il via una delle più importanti e profonde trasformazioni che abbiano caratterizzato la storia mondiale del XX secolo: il tramonto definitivo degli imperi coloniali e la conquista dell’indipendenza da parte dei popoli sino ad allora soggetti alle potenze europee. dell’impero austro-ungarico è compiuto in nome del diritto di autodeterminazione dei popoli dell’Europa centrale. Causa di questa vera e propria esplosione demografica è essenzialmente il drastico abbassamento del tasso di mortalità. Talora il nazionalismo sostiene l’abolizione del colonialismo. è stata in realtà una grande operazione di sfruttamento. come ha scritto l’economista francese Alfred Sauvy. nel 1918. passando dal 64 al 72 per cento dell’intera popolazione mondiale. ma è solo dopo il secondo conflitto mondiale che la decolonizzazione entra nella sua fase più importante. reso possibile dall’introduzione di nuovi ritrovati medici (soprattutto gli antibiotici) in società in cui si continua a registrare un elevato tasso di natalità. La crisi del dominio coloniale europeo affonda le sue radici nel rapido peggioramento. ufficialmente lo sfruttamento per portare progresso e civilizzazione. È allora che i molti popoli sottoposti a dominio coloniale conquistano. hanno alla loro origine diverse cause. La colonizzazione. Basti ricordare come lo smembramento. In molti paesi l’importazione di beni manufatti aveva impedito lo sviluppo di industrie locali e la maggior parte dei terreni coltivabili era utilizzata per produrre beni da esportare in Occidente. alleato della Cina e dell’URSS. Al rifiuto della dipendenza economica si accompagna anche il rifiuto dell’assoggettamento culturale. In molti paesi le religioni tradizionali – come l’induismo (nel caso dell’India) e soprattutto l’islamismo – svolgono un ruolo importante nella diffusione dei movimenti di emancipazio- . All’interno della borghesia locale si fa avanti un ceto intellettuale che combina ideologie occidentali (nazionalismo. Calcutta. Le origini di questa trasformazione epocale risalgono agli anni tra le due guerre. una consapevolezza che sviluppa un sentimento di ostilità che si traduce in vere e proprie forme di resistenza. l’economia di queste regioni. Così la Francia in Indocina si scontra con Ho Chi-minh.2. è oggi una delle più grandi città del mondo. Così. mentre nei paesi islamici si collegano a movimenti religiosi. sulla cui esportazione si basava prevalentemente. Impoverimento e imborghesimento trovano un humus ideale nel processo di urbanizzazione violento e rapido. D’altra parte non tutti i movimenti nazionalisti sono comunisti. negli anni tra le due guerre. della situazione economica dei paesi colonizzati. La crisi degli anni Trenta aveva messo in serie difficoltà le colonie. lungo l’arco del primo trentennio che segue la seconda guerra mondiale.

tutti condividono l’idea che spetti allo Stato promuovere lo sviluppo economico e tecnico. le grandi potenze liberali hanno più che mai bisogno di conservare i propri possedimenti. sino al punto di provocarvi – questo è il caso soprattutto dell’America Latina – opportune quanto pilotate rivoluzioni. sino all’aperto richiamo alle idee del movimento comunista internazionale). Cina e democrazie popolari europee). libertà di esportare capitali e profitti. e nel dopoguerra appoggia. Rinunciando al rapporto coloniale si fa ricorso a metodi di espansione meno evidenti. in Asia e in Africa. continuano a governare indirettamente il paese. La guida di questi movimenti viene assunta ovunque da minoranze di formazione europea. in numerosi paesi. rappresenta un terreno molto favorevole per la diffusione della propaganda comunista. presentandosi come elemento ostile all’Europa e al suo potere coloniale. soprattutto dopo che il loro spazio economico si è bruscamente ridotto in seguito alla semi-chiusura di un mercato di quasi un miliardo di persone (URSS. conservando però basi militari e vantaggi economici. A questa impostazione di matrice razionalistica. lo sviluppo di movimenti nazionalistici. che riconoscono la validità di valori occidentali come il principio di autodeterminazione dei popoli. con le loro lotte appassionate. La vita politica agitata e spesso tumultuosa dei paesi “giovani” dove ancora tutto è da organizzare. conseguenza del fatto che queste non avevano possedimenti coloniali. ecc. ignoranti. al di là delle differenti inclinazioni (dal nazionalismo autoritario a un generico democraticismo. Sin dagli inizi del secolo. la religione musulmana era in rapida espansione. del resto. USA e URSS. Per allontanare questo pericolo e per aiutare questi territori a restaurare un’economia stabile. e mantenendo sul posto missioni di consiglieri e di tecnici che. Questa nuova politica consiste nel riconoscere l’indipendenza o l’autonomia dei governi. economici e socio-culturali è all’origine della nascita e della diffusione. si affiancano in certi casi elementi religiosi. Non si tratta di una novità asso- . A sua volta l’URSS considera da sempre la liberazione dei popoli oppressi come uno dei principali obiettivi della lotta contro l’imperialismo. Dal canto loro le potenze coloniali prendono coscienza dell’impossibilità di sopportare ancora a lungo i gravami militari e finanziari della dominazione coloniale diretta e dell’irresistibile ascesa delle idee favorevoli al processo di indipendenza. L’insieme di questi fattori politici. offrono numerose occasioni di intervenire nella vita interna dei nuovi Stati. ma anche per assicurarsi quei mercati di cui gli USA hanno bisogno per procurarsi materie prime destinate alla loro industria in espansione. le rivendicazioni delle colonie. esposte a tutte le malattie e soprattutto prive di qualsiasi speranza. E siccome i territori coloniali che passano all’autonomia o all’indipendenza mancano effettivamente di tecnici e di capitali – che possono essere forniti solo dalle vecchie potenze – la contropartita di questi aiuti consiste spesso in concessioni che permettono di continuare a esercitare un certo controllo sulla vita economica del paese: privilegi fiscali o doganali. come l’esportazione di capitali e investimenti nei settori-chiave dell’economia.ne e come espressione del rifiuto di uniformarsi alla cultura occidentale. cercando di fare leva sui movimenti nazionalisti conservatori. Tuttavia. Questa necessità impone dunque la trasformazione della vecchia politica coloniale di controllo diretto. L’estrema miseria delle popolazioni. di fatto. estromettendo il capitale straniero e sostituendosi ad esso con la nazionalizzazione delle risorse. creando un’industria nazionale e diversificando la produzione agricola. nel 1949 viene varato dal presidente Truman il primo piano di aiuto ai paesi in via di sviluppo. e gli americani incoraggiano con decisione. in sede ONU. controllo degli investimenti. il progresso economico e il benessere sociale. l’inesperienza del nuovo personale dirigente e la mancanza di maturità politica delle masse hanno dato vita a vari partiti politici che. denutrite. Nel 1941 la Carta Atlantica proclama solennemente il diritto di tutti i popoli a scegliere autonomamente la propria forma di governo. aveva conquistato e convertito le popolazioni di vaste regioni dell’Africa e dell’Asia. L’obiettivo principale dei nazionalismi è in primo luogo la modernizzazione dell’economia e la formazione di strutture politiche ispirate al modello occidentale e per questo motivo. di agguerriti movimenti politici che contestano il dominio coloniale e rivendicano una piena indipendenza. All’affermazione dei movimenti di emancipazione contribuisce peraltro anche l’atteggiamento “non colonialista” delle due superpotenze.

• le élite locali educate nelle nazioni occidentali colonizzatrici ai valori di libertà. anche quando la rottura con la potenza dominante avviene con la violenza.luta per la politica estera statunitense. in Asia come in Africa. la prima conferenza internazionale dei popoli di colore nella storia dell’umanità. creazione di banche indigene. Coerentemente con quest’ultima considerazione la Conferenza enuncia i principi di una politica d’indipendenza economica che dovrà mettere fine all’egemonia del mondo bianco: cooperazione economica tra le potenze asiatiche e africane per scambio di assistenza tecnica e finanziaria. Le popolazioni dominate. abitati da più della metà della popolazione della terra. • la perdita della legittimità morale e della necessità economica di mantenere dei possedimenti coloniali. L’evoluzione generale dei nuovi Stati Pressappoco dovunque. del razzismo e della politica di segregazione e discriminazione tra le razze. e il ritmo della trasformazione è più o meno rapido a seconda delle circostanze o della forza delle tradizioni. rischi di interferenze nei loro affari interni. i nuovi governi seguono un’evoluzione identica. il processo di decolonizzazione si verifica per i seguenti fattori: • la partecipazione dei paesi colonizzati alla seconda guerra mondiale. • la divisione del mondo in due blocchi egemonizzati da due potenze non coloniali: USA e URSS. sospettando l’esistenza di moventi politici e militari a lunga scadenza. A tale conferenza – alla quale non è stata invitata nessuna potenza bianca – prendono parte i rappresentanti di 29 paesi asiatici e africani. nel 1947 l’ONU crea una Commissione economica per l’Asia e l’Estremo Oriente. la Conferenza proclamò che gli Stati asiatici e africani rifiutavano di essere trascinati in una guerra per l’una o l’altra delle due grandi potenze mondiali: posizione “neutralista” importante in quella congiuntura politica. democrazia. il nuovo Stato si costituisce all’interno delle frontiere – talvolta artificiali – degli antichi territori coloniali. In sintesi. Per fronteggiare i problemi del sottosviluppo asiatico. una sorta di “ministero economico” della regione. che hanno gli stessi doveri e gli stessi bisogni. il cui compito è lo studio delle condizioni dell’economia e l’elaborazione di raccomandazioni per migliorare la situazione alimentare attraverso lo sviluppo della produzione agricola e una lenta e progressiva industrializzazione. soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza economica e sociale. che sino a dieci anni prima erano colonie o semicolonie dipendenti da Stati europei. . ecc. mano a mano che prendono coscienza delle possibilità di reale indipendenza. che comporta una pianificazione e un impegno anche economico di entità rilevante. ma più importante ancora perché contiene l’affermazione di una politica ormai indipendente da parte di quelle nazioni asiatiche e africane che sino a questo momento hanno sempre visto le potenze bianche disporre liberamente dei loro destini. e tentativi per impedire loro di porsi il più rapidamente possibile sulla via dell’industrializzazione. ecc. In linea generale. uguaglianza. trasformazione sul posto delle materie prime sinora acquistate ai prezzi stabiliti dal mercato occidentale. • l’inferiorità numerica delle popolazioni occidentali. oppongono rifiuti sempre più decisi ad essere “rappresentati” dalle grandi potenze “bianche”: questo risveglio della piena coscienza della propria forza e delle proprie possibilità è l’elemento dominante e più importante della Conferenza afro-asiatica riunitasi a Bandung nel 1955. incoraggiamento alla creazione di industrie nazionali. Sul terreno della politica internazionale. Le risoluzioni della Conferenza di Bandung – tappa importantissima sulla strada della decolonizzazione – tracciano una ferma condanna del colonialismo. i quadri amministrativi e le istituzioni giudiziarie esistenti. • i costi per adottare delle riforme nelle colonie e per reprimere i movimenti indipendentisti. che si configura come lotta contro la tirannide e per i diritti dei popoli oppressi. di cui conserva la struttura. ma con Truman diviene un intervento di portata universale. Le pressioni dirette e indirette cui sono sottoposti i paesi in via di sviluppo spiegano come essi accolgano le offerte di aiuto con molte riserve.

per trasformare le strutture sociali in modo da agevolare lo sviluppo economico controllando al contempo l’ordine pubblico. alla ricerca di facili guadagni nelle pieghe della corruttela. uguali a quelli degli antichi funzionari coloniali. per mobilitare e ottenere da loro la disciplina e i sacrifici necessari per la realizzazione dei piani di lavoro.D’altra parte. del clan o dell’etnia. di sentimenti di frustrazione e di sfida ai paesi sviluppati. elemento che genera sprechi scandalosi. Il funzionariato e la politica sono dunque le sole carriere aperte alle élite dei paesi in via di sviluppo. dove l’autorità coloniale aveva incominciato a reclutare nella popolazione autoctona anche i funzionari di livello superiore. per disciplinare gli interessi e i conflitti. e mancano quindi di quel minimo di omogeneità necessario per formare una nazione. ma che non di meno vivono ancora nel cuore di un universo materiale e morale che nulla ha in comune con uno Stato moderno. e che praticano massicciamente lo spoil system. si trovano di fronte a enormi masse rurali che è stato facile sollevare contro la dominazione straniera. Questo moltiplicarsi di funzionari si può spiegare col prestigio della funzione pubblica ereditato dall’era coloniale. In breve tempo questi paesi si trovano dotati di un apparato burocratico del tutto spropositato. la loro ossessione di “difendere l’ordine” li porta spesso a frenare ogni occasione di crescita e a disvelare la loro identità conservatrice. i funzionari coloniali sono sostituiti quasi immediatamente da un personale spesso incompetente e incapace di assumersi responsabilità. Essa percepisce stipendi considerevoli. il pluralismo dei partiti. formata da intellettuali occidentalizzati. ma ignorano tutto ciò che non appartiene al gruppo. sono del tutto inadeguate per affrontare i problemi dei nuovi Stati. l’unica strada che viene praticata è quella di una forte e salda autorità. o. come nell’America Latina e nel Vicino Oriente. la mistica dell’africanità o della negritudine. Per organizzare le masse e dare loro il senso di identità nazionale. nel caso dell’Africa. i domestici. e che hanno dunque adottato le concezioni e le maniere di vita della civiltà europea. che tentano di trarre da questo ruolo quanti più vantaggi è possibile. elaborate lentamente nel XIX secolo in funzione di strutture sociali ed economiche radicalmente differenti da quelle dell’Asia e dell’Africa. la libertà dell’opposizione. . Rapidamente si forma una classe di politici professionisti. Esse praticano una stretta solidarietà nel quadro limitato del villaggio. composte di somme di comunità locali. Un’autorità sociale e politica che non può però contare sul reale appoggio delle masse se non coniugandosi a una mistica altrettanto radicata: il nazionalismo asiatico. che cerca di accaparrarsi le funzioni più “remunerative”: la polizia e la dogana. Queste popolazioni sono del tutto estranee alla nozione di coesione nazionale. ma la loro indole antidemocratica li porta a essere molto raramente costruttori di qualcosa. i lavori pubblici e la difesa nazionale. l’automobile e gli autisti pagati con risorse pubbliche. Tuttavia. Miscela – nello stesso tempo – di credenze del presunto mito dell’età dell’oro precoloniale e di rivendicazioni del diritto a uno sviluppo immediato. ai quali si aggiungono le residenze di lusso. il personale che prende in mano il governo e l’amministrazione è composto nella quasi totalità di antichi funzionari e di professionisti di formazione europea. Tranne che in qualche possedimento britannico. Le élite che prendono in mano le sorti dei nuovi Stati. Generalmente antifeudali e ostili all’aristocrazia. Quest’insieme di situazioni portano spesso a respingere come lusso inutile e freno pericoloso le istituzioni democratiche. si propongono di promuovere lo sviluppo dell’economia. Si tratta di società nient’affatto integrate. volontà di distinguere tra una modernizzazione capace di integrare la tradizione e un’occidentalizzazione vista come nuova forma di alienazione. che si propongono di combattere la corruzione e difendere la nazione contro la disintegrazione. questa borghesia amministrativa forma una casta privilegiata e pletorica. Sempre più sovente si profila una nuova categoria di dirigenti nazionalisti: i militari. È un’élite spesso corrotta. una nuova aristocrazia del denaro che distoglie dal circuito produttivo risorse umane e finanziarie considerevoli. diviene evidente assai presto che le istituzioni liberali di stampo occidentale. Inoltre. sono ancora rette da un sistema comunitario di relazioni quasi feudali – paragonabile a quello dell’Europa medievale – basate su una relazione da padrone a cliente. spesso cristianizzati. L’insufficienza del personale aggrava peraltro lo stato d’inadeguatezza delle istituzioni. ma anche col fatto che i settori principali dell’attività economica sono spesso ancora monopolizzati da minoranze straniere.

Si tratta di quello che è stato convenzionalmente definito il “colonialismo del dollaro”. sono “autentiche potenze coloniali” (la Unilever in Africa. e che obbligano i governi dei nuovi Stati a stipulare onerosi accordi finanziari e politici con gli antichi colonizzatori. deficienza di tecnici competenti e manodopera qualificata. Queste grandi unità economiche interterritoriali. ad esempio). perché sono preoccupati di ottenere profitti rapidi e immediatamente esportabili. gravati dai vincoli degli accordi economici bilaterali. Molto spesso vengono anche imposte condizioni politiche: si tratta nel più frequente dei casi di impedire a un nuovo Stato di “pendolare” nel campo avversario (è il caso della gran parte degli aiuti militari e finanziari offerti dagli . ma non li integrano mai nell’economia nazionale.Il problema dell’indipendenza economica Le potenze coloniali rimangono presenti non soltanto nel campo politico e amministrativo. e sono. come pure nel Kenya. Lo stesso avviene per gli aiuti e prestiti di cui beneficiano i nuovi Stati. ad esempio. Sono dunque gli investimenti statali quelli che predominano. ferrovie. i fornitori dei beni strumentali indispensabili. in Uganda e in Tanzania. possono possedere importanti sfruttamenti nei paesi ex coloniali. sono in concorrenza le une con le altre. reinvestono i profitti sul posto. Essi fanno apparire anacronistici gli interventi armati alla maniera di un tempo. rinuncia a effettuare nazionalizzazioni. come è stato affermato. libertà all’esportazione di capitali e profitti. giocano sulla concorrenza dei diversi paesi senza preoccuparsi della loro crescita e del loro interesse. ma soprattutto in quello economico. contribuiscono a mantenere i vincoli di dipendenza mentre l’impianto di aziende straniere limita l’efficacia degli sforzi tentati per affrancarsi. dipendono quindi dalle grandi potenze industriali che possono scegliere tra i loro clienti. Questi vincoli con i paesi industrializzati creano quindi rapporti di dipendenza che derivano dall’ineguaglianza delle strutture economiche tra i diversi paesi. l’orientamento delle correnti commerciali organizzate in funzione degli interessi del colonizzatore non possono essere modificati con un semplice tratto di penna. come quelli che avvengono nel Gabon. Circostanze che aggiungono nuove difficoltà a quelle già esistenti. tutto il sistema dei trasporti. la Alucam nel Cameroun. D’altra parte i paesi colonizzati si scontrano con ostacoli considerevoli per lo sviluppo di un’economia autonoma: penuria di capitale autoctono. subordinano interamente la loro attività alla propria politica generale senza nessun vincolo con l’economia locale. Gli investimenti privati sono di norma insufficienti e di mediocre utilità. il cui centro è sempre localizzato in un grande paese industriale. nell’Africa Orientale e nel Congo belga. un comportamento praticato da tutte le potenze industriali. Ma per la maggior parte di questi prodotti. La necessità di fare appello ai capitali stranieri. Il fatto è che questi prodotti di base sono controllati da monopoli e da cartelli internazionali che. In termini generali (ma il concetto verrà ripreso in seguito) si assiste a un progressivo degrado dei termini dello scambio a spese dei paesi esportatori di prodotti agricoli. Da una parte. e. che rende impossibile la messa in opera di una produzione redditizia. porti. controllano la produzione. impegni di effettuare determinati livelli di acquisti nei paesi creditori. le compagnie petrolifere nel Medio Oriente. A questi elementi di debolezza si aggiungono peraltro la progressione di un settore terziario improduttivo smisurato. alla mancanza di capitali e tecnici. un ventaglio dei salari molto aperto (che genera ineguaglianze stridenti). costretti a concedere concessioni che permettono di esercitare un certo controllo sulla loro economia: privilegi doganali e fiscali. continuano a vendere i propri prodotti anche dopo l’indipendenza in larga misura nell’area del franco). deve aggiungersi la concorrenza delle merci europee o americane. Inoltre. la United Fruit nell’America Centrale. strade. e importatori di prodotti industriali dei paesi occidentali. nello stesso tempo. che prevedono sempre delle pesanti contropartite. gli esorbitanti costi dell’indipendenza che assottigliano enormemente i bilanci nazionali. quasi mai. come pure la partecipazione a una “zona monetaria” (le ex colonie francesi. e la ristrettezza del mercato interno conseguenza del frazionamento territoriale. all’infuori che nei casi estremi. Ne consegue perciò una situazione di vassallaggio cui solo un processo di industrializzazione potrebbe permettere di sfuggire. La divisione internazionale del lavoro (che è una parte di eredità del patto coloniale) e la stretta dipendenza dalla congiuntura pongono così le antiche colonie in una situazione molto sfavorevole: esse sono produttrici di uno o di qualche prodotto grezzo i cui costi sono molto instabili e hanno tendenza al ribasso.

In quanto alla cooperazione tecnica che si realizza sia con l’invio di esperti. una circostanza che rende ancora più marcate le ineguaglianze sociali. quelli di cui l’importanza è maggiore sono evidentemente gli Stati Uniti da una parte. Tuttavia. di medici. purché esse accettino di negoziare con Londra i modi e i tempi della loro emancipazione e di mantenere i legami politici – e soprattutto economici – con la ex madrepatria. più noto come Mahatma (Grande anima). Pur facendo uso in varie occasioni di violente misure di repressione. di ottenere l’appoggio internazionale degli ex paesi coloniali. vero centro nervoso dell’impero coloniale britannico. Viceversa. si è aggiunta un’ala nazionalista radicale e socialista.USA). e prevede di norma la concessione di mutui a lungo termine (12 o anche 25 anni) a basso interesse (dal 2 al 3 per cento) e restituibili in valuta o in prodotti locali. divenendo perciò il bersaglio dell’opposizione del nazionalismo più radicale. La dissoluzione degli imperi coloniali europei in Asia: il caso dell’India Oltre alla Cina. particolarmente con il loro voto all’ONU. Simbolo del pragmatico equilibrio tra repressione e liberalismo sono le vicende che portano all’indipendenza dell’India. sia con la concessione di borse che attirano gli studenti nelle università straniere. il processo di emancipazione delle colonie francesi si scontrò a Parigi con una concezione molto rigida dell’indivisibilità dell’impero e con una difesa strenue della grandeur nazionale. La politica di Gandhi. favorevole alla conservazione di una società ordinata in caste. Di fronte all’impossibilità di mantenere con la forza i possedimenti coloniali. di acquistare un influsso sui quadri autoctoni. Se è vero che molti Stati appartenenti all’area dello sviluppo partecipano alle diverse forme di questi aiuto. l’URSS e la Cina dall’altra. di orientamento moderato. l’India annovera anche significative risorse industriali (soprattutto nel settore tessile) che hanno consentito la formazione. che oltre all’indipendenza propugnava anche l’emancipazione sociale delle classi inferiori. anche quando l’instabilità dei governi e le difficoltà economiche consiglierebbero un atteggiamento più conciliatorio. Alla principale forza politica del nazionalismo indiano. sebbene con modalità estremamente diverse. il Partito del congresso. i governi britannici evitano infatti di impegnarsi in lunghe e costose guerre e finiscono per accettare come fatto inevitabile la conquista dell’indipendenza da parte delle colonie. di diffonderne i prodotti (export follow experts. l’atteggiamento della Gran Bretagna fu in generale più flessibile e pragmatico di quello della Francia. guidata da Jawaharlal Nehru. di ingegneri. l’India britannica e il Vietnam francese. alle marce di protesta e alle campagne di disobbedienza civile organizzate dal movimento indipendentista (come nel caso del boicottaggio dei prodotti britannici o del rifiuto di pagare le imposte) partecipano milioni di indiani. il massimo ispiratore e vero capo spirituale del nazionalismo indiano è Mohandas Karamchand Gandhi. La sua dottrina – detta satyagraha (abbraccio della verità) – si ispirava al tradizionalismo religioso e si basava sul rifiuto della violenza e sulla non-collaborazione con il potere coloniale. di esclusivo appannaggio delle élite dirigenti. Paese interessato da una enorme crescita demografica. secondo l’espressione inglese). L’allargamento della cerchia dei clienti e dei fornitori consente meglio di sfuggire alle pressioni che la potenza dominante esercita su di essi. di una moderna classe operaia organizzata in sindacati e di un vasto ceto impiegatizio. In ogni modo. due grandi colonie occidentali in Asia. e il diffondersi della non-collaborazione nella burocrazia e nella polizia mette in seria difficoltà il potere coloniale inglese. Egli inoltre fallisce nei suoi tentativi di favorire la cooperazione tra la grande maggioranza degli indiani induisti e la . il loro scopo è di diffondere la lingua del paese industriale. è sovente sprecato o è destinato a investimenti o acquisti improduttivi. ma questo aiuto è il meno efficace: disperso tra un gran numero di paesi principalmente in funzione degli interessi strategici della geopolitica. conquistano l’indipendenza. Agli scioperi. comporta solo raramente aiuti a fondo perduto. La Francia di conseguenza non è capace di evitare alcuni sanguinosi conflitti coloniali (soprattutto in Algeria). di professori. lascia tuttavia insoddisfatte le più profonde esigenze di rinnovamento sociale. L’ammontare degli aiuti americani è di gran lunga il più elevato. nei principali centri urbani. i paesi che hanno raggiunto recentemente l’indipendenza preferiscono gli accordi multilaterali a quelli bilaterali. L’aiuto “orientale” è per converso assai meglio coordinato. dai quali esce solamente grazie all’intervento americano o a prezzo di gravissime crisi politiche interne.

In realtà. a differenza dell’Algeria. che. che si concludono a Ginevra nel 1954. sotto la guida di Nehru. il Pakistan. L’indipendenza delle colonie francesi: Indocina e Nord Africa L’indipendenza del Vietnam è conseguita solo dopo una sanguinosa guerra che impegna senza successo le truppe francesi dal 1946 al 1954. Gli accordi. al contrario. guidato dal partito Destur di Habib Bourguiba. alle richieste di indipendenza. La Lega musulmana si afferma gradualmente come la forza politica più rappresentativa nelle province orientali a prevalente religione islamica e radicalizza progressivamente le proprie posizioni autonomiste. diventando uno degli scenari del conflitto che vede contrapporsi il blocco occidentale e quello socialista. Solo le pesanti sconfitte militari subite dalla Francia per mano dell’esercito vietnamita di Ho Chi-mihn inducono il governo di Parigi a trattare la pace. tra cui quelli delle popolazioni sikh del Punjab e tamil nel sud del Paese) continuano a minacciare la pace sociale dell’immenso subcontinente indiano e la stabilità delle sue istituzioni. dopo la vittoria comunista in Cina (1949) lo scontro si trasforma rapidamente. mentre gli scontri tra oltranzisti indù e musulmani diventano sempre più violenti e sanguinosi. l’India (a maggioranza induista) e il Pakistan (a maggioranza musulmana) da cui in seguito (1971) si sarebbe staccato il Bangladesh. Iniziato come guerra di liberazione dal dominio coloniale. traggono ulteriore forza dagli errori e dalle oscillazioni del governo francese che. che sostengono anche la maggior parte dell’onere finanziario della guerra. nei quali. vengono così costituiti due Stati autonomi. a sud un regime di ispirazione cattolica e filoamericano. Gli effetti della divisione sono però drammatici. in realtà. Qui i movimenti nazionalisti. La disfatta politico-militare in Vietnam accelera in maniera decisa il tramonto del colonialismo francese in Nord Africa. Ancora oggi vecchie tensioni religiose e nuovi conflitti etnici (con la nascita di movimenti estremisti indipendentisti. L’esercito Viet Mihn è infatti sostenuto. già protagonista della resistenza contro i giapponesi. addestrato e rifornito di armi dai cinesi. contro la quale egli. mentre le truppe francesi godono del massiccio appoggio militare degli Stati Uniti. Jinnah. soprattutto nei protettorati di Tunisia e Marocco. in attesa che elezioni generali consentano l’unificazione del paese. nel quale trovano rifugio oltre un milione di cattolici vietnamiti in fuga dalle regioni settentrionali. L’esodo incrociato di 6 milioni di indù e di 8 milioni di musulmani da un paese all’altro provoca infatti massacri spaventosi. sviluppa un’agricoltura e un’industria moderne e istituzioni democratiche sufficientemente solide (nonostante qualche breve parentesi autoritaria). il cui separatismo è invece appoggiato dalla Gran Bretagna con l’obiettivo di dividere e indebolire il movimento nazionalista. condizioni che garantiscono uno sviluppo robusto che pure non risolve i problemi dell’approvvigionamento alimentare. nel 1956 il governo di Parigi è costretto infine a concedere la piena indipendenza a entrambi i paesi. . Negli anni successivi i due paesi conoscono evoluzioni profondamente diverse: l’India. mantenendo una politica sostanzialmente filo-occidentale. non era particolarmente consistente la presenza di coloni europei. la divisione diviene presto definitiva: a nord si instaura il regime socialista della Repubblica democratica del Vietnam. nel 1953 depone con un maldestro colpo di mano il re del Marocco che richiedeva l’indipendenza e tenta inutilmente di reprimere con la forza il movimento nazionalista tunisino. e lo stesso Gandhi cade vittima di un attentato da parte di un fanatico indù.minoranza musulmana. Per quest’ultimo viene decisa la separazione lungo la linea provvisoria del 17° parallelo. stabiliscono la completa ritirata dei francesi dall’Indocina e la sua spartizione in tre Stati: Laos. Cambogia e Vietnam. dopo avere promesso l’indipendenza. In Indocina il regime coloniale francese – particolarmente duro e iniquo. Ciò rende inevitabile la divisione del paese: quando nel 1947 la Gran Bretagna accetta di riconoscere l’indipendenza dell’India. si oppone sino all’ultimo. cade rapidamente sotto il controllo di violente dittature militari. Sia la Tunisia – guidata dal 1957 al 1987 dal presidente Bourguiba – che il Marocco – retto dal 1961 dal re Hassan II – danno vita a sistemi politici autoritari e di fatto monopartici. unisce decise rivendicazioni sociali a favore dei contadini. dopo l’improvvisa morte del leader carismatico della Lega musulmana. convinto che il Mahatma abbia acconsentito alla spartizione del paese. già rafforzatisi negli anni dell’anteguerra. Di fronte alla sollevazione popolare e all’intensificarsi della spirale terroristica.tenta inutilmente di piegare militarmente l’agguerrito movimento comunista del Viet Mihn (Fronte per l’indipendenza del Vietnam).

Analogamente. dell’egiziano Nasser e dello jugoslavo Tito. spesso incoraggiati dalle potenze coloniali. è destinata a sfociare in una grave crisi regionale dalle conseguenze decisive per l’intero Occidente. dichiarandosi neutrali rispetto allo scontro Est-Ovest. il riconoscimento dell’integrità territoriale. La Conferenza di Bandung costituisce inoltre il presupposto per la creazione del movimento dei cosiddetti paesi non-allineati. sicurezza collettiva e autonomia politica. Nonostante il forte sentimento di unità culturale diffuso tra tutte le popolazioni di cultura araba e di religione islamica. cioè di quelli che. della non-ingerenza nelle questioni interne di altri Stati e dell’intensificazione degli scambi economici tra i paesi partecipanti. alla quale partecipano. Etiopia e Libia). Il processo di decolonizzazione in effetti si traduce nella creazione di nuovi focolai di tensione internazionale: India e Pakistan giungono ripetutamente allo scontro militare.La rapida diffusione dei movimenti nazionalisti e l’estendersi della guerra fredda in Asia convince i governi di India. che nel 1936 ha dovuto concedere l’indipendenza all’Egitto. della reciproca non-aggressione. da circoscrivere e talvolta addirittura da corrompere a opera delle potenze “mandatarie”. ma dalle scarse conseguenze politiche. aspri conflitti sia per questioni territoriali (come nel caso delle tensioni tra India e Cina e India e Pakistan). come già quella della Corea. Da un lato. causano un’ulteriore frattura all’interno del movimento. Profondamente diverse sono infatti le posizioni di coloro che intendono il non-allineamento come una politica finalizzata ad allentare le tensioni tra Est e Ovest e i sostenitori di un aperto schieramento a fianco dei movimenti di indipendenza contro l’imperialismo e il neo-colonialismo occidentale. talora in tumulti sanguinosi. la regione diviene un’area di crisi permanente. tra i quali. rifiutano la logica dei blocchi e privilegiano obiettivi di disarmo. La Conferenza si conclude con la condanna di ogni forma di colonialismo e la proclamazione di una serie di principi-guida. con la fine del protettorato britannico e francese sulle monarchie arabe del Medio Oriente. la Palestina (vale a dire l’area approssimativamente compresa tra il Libano a nord. come s’è detto. la collaborazione degli inglesi con il sionismo – il movimento nazionalista ebraico – all’indomani della prima guerra mondiale ha portato . continua a presidiare militarmente il canale di Suez e considera il mantenimento della sua influenza nella regione un obiettivo essenziale per garantire la sicurezza delle comunicazioni con i suoi possedimenti in Estremo Oriente. Esso costituisce quindi un fenomeno facile da reprimere. sia in merito alle relazioni con URSS e Cina. Le potenze europee riescono tuttavia a mantenere intatta la propria influenza sino al secondo dopoguerra. 29 paesi. il movimento dei non-allineati nasce ufficialmente nel 1961 nel corso della Conferenza di Belgrado. Il nazionalismo arabo resta quindi per lungo tempo frammentato in diverse fazioni. La Gran Bretagna. Le origini della crisi del Medio Oriente e del conflitto arabo-israeliano La principale conseguenza a livello internazionale della conquista dell’indipendenza da parte dei paesi coloniali consiste senza dubbio nella sua carica destabilizzante. infatti. il fiume Giordano a est e la regione del Sinai a sud – uno dei maggiori focolai di guerra del pianeta. Promosso dall’iniziativa comune dell’indiano Nehru. sin dagli anni tra le due guerre. tra cui anche la Cina e alcuni paesi africani indipendenti (Egitto. giova ricordarlo. indipendente dal 1936 e principale centro culturale del risorgimento arabo. ma il suo limite è quello di non riuscire mai a presentarsi sulla scena internazionale come una forza unita e un’alternativa reale alla politica dei blocchi. L’ambigua politica britannica non riesce a mitigare le tensioni nazionaliste. La sola parziale eccezione è costituita dall’Egitto. alimentate dalla rivalità tra le grandi e piccole dinastie feudali dell’area. A questo scopo viene convocata la Conferenza di Bandung. ma soprattutto per controllare le vie di accesso agli immensi giacimenti petroliferi della regione del Golfo Persico. Pakistan e Indonesia della necessità di creare una più forte unità politica tra i paesi dell’Asia e dell’Africa. mentre la divisione del Vietnam. Per di più. L’affermazione del nazionalismo arabo costituisce sin dagli anni tra le due guerre una delle manifestazioni più forti dell’aspirazione all’indipendenza del mondo colonizzato e la più diretta minaccia alla tradizionale supremazia europea. Forti tensioni interessano anche i sostenitori dell’universalismo islamico – che aspira a riunire tutti i paesi islamici in un’unica “nazione araba” – e i numerosi e agguerriti particolarismi locali. le aspirazioni all’emancipazione dalla tutela occidentale sfociano in iniziative spesso disordinate. in particolare. che finiscono per rendere.

dotato di armi modernissime (negli anni Sessanta Israele verrebbe anche in possesso di armi atomiche). Questa situazione implica non solo il mantenimento di un esercito efficiente. Siria. unità produttive agricole e postazioni militari. di fronte al netto rifiuto di entrambe le parti. il 15 maggio 1948 (scadenza del mandato britannico) le truppe inglesi abbandonano il territorio palestinese lasciandolo privo di amministrazione e di difesa. uno ebraico (pari al 55 per cento dell’intero territorio palestinese) e uno arabo. poveri e spesso analfabeti. la società israeliana – largamente organizzata secondo principi cooperativistici e comunitari – è capace di sviluppare un forte spirito di coesione. vengono avvertite perciò dagli arabi palestinesi – la maggioranza della popolazione – come una minaccia (tabella 3). Contemporaneamente il Consiglio nazionale ebraico. l’Egitto ottiene il controllo della striscia costiera di Ghaza e la Transgiordania l’annessione della Cisgiordania. La nascita dello Stato d’Israele Durante il secondo dopoguerra.000 abitanti nel 1920 a circa 450. tocca all’ONU approvare nel 1947 un piano per la spartizione della Palestina in due Stati indipendenti. e l’istituzione di un protettorato internazionale sulla città santa di Gerusalemme. come “una piccola isola in un mare di ostilità” – diventa una democrazia parlamentare solida ed efficace. decidono di limitare l’immigrazione ebraica (che però continua clandestinamente) e promettono di riconoscere entro dieci anni l’indipendenza della Palestina.alla nascita in Palestina di un Centro nazionale ebraico e alla proliferazione di numerose colonie di immigrati di origine ebraica: i kibbutzim. inasprite ulteriormente dal fatto che alla fine della guerra molti immigrati clandestini. Di conseguenza durante la seconda guerra mondiale il sionismo assume posizioni violentemente antibritanniche. per non perdere l’appoggio degli arabi del Vicino Oriente – corteggiati. proclama unilateralmente la nascita dello Stato di Israele (immediatamente riconosciuto da USA e URSS) mentre truppe della Lega araba occupano varie zone della Palestina. villaggi che fungono contemporaneamente da comunità sociale. vengono inviati nei campi di prigionia britannici nell’isola di Cipro. ma anche una crescente “militarizzazione” di tutti i cittadini. rafforzato dalla condizione di stato d’assedio permanente in cui si svolge la vita del paese. e dagli arabi palestinesi. Queste tensioni sono all’origine di periodiche rivolte degli arabi palestinesi. il nuovo Stato di Israele controlla quasi l’80 per cento del territorio dell’ex Palestina britannica. dalla Germania nazista con l’offerta di aiuti economici e di sostegno politico alla causa nazionalista – dapprima propongono la costituzione di due Stati separati. sfuggiti ai lager nazisti. approvano un piano in base al quale il paese avrebbe dovuto essere diviso tra arabi e israeliani. Nonostante la sconfitta. Iraq) riuniti dal 1945 nella Lega araba. La crescita massiccia dell’immigrazione ebraica in seguito alle persecuzioni antisemite scatenatesi in Europa (la comunità ebraica passa da 85. Tra il maggio 1948 e il gennaio 1949 si svolge il primo conflitto tra le truppe arabe e l’esercito israeliano: la guerra si protrae per diversi mesi. La proposta viene però respinta dai palestinesi e dagli Stati della Lega araba. con un’articolata vita politica dominata per quasi trent’anni dal Partito laburista di orientamento socialista. Libano. . temporanee tregue e tentativi di mediazione dell’ONU (il cui inviato è assassinato da terroristi sionisti) e si conclude con la vittoria israeliana. Nel 1939 gli inglesi. Dall’altro. ossia da un decimo a un terzo del totale della popolazione palestinese) e la crescente organizzazione statuale assunta dagli insediamenti ebraici. il cui presidente è Davide Ben Gurion. Lo Stato di Israele – nato. secondo un’efficace definizione. talvolta con successo. Nel 1947 le Nazioni Unite.000 alla vigilia della seconda guerra mondiale. poi. Falliti i tentativi di mediazione elaborati da britannici e americani. i mandatari britannici non hanno smesso di promettere agli arabi di Palestina la formazione di uno Stato indipendente a prevalenza araba. in Palestina s’inasprisce lo scontro tra la comunità ebraica e quella araba. reso ancora più violento dall’emergere al loro interno di agguerrite formazioni terroristiche. Questa soluzione di compromesso viene tuttavia respinta dai principali paesi arabi (Egitto. duramente represse dalle truppe britanniche. Transgiordania. Nonostante le difficoltà di integrazione culturale e religiosa tra immigrati provenienti da realtà enormemente diverse e una gerarchia sociale fortemente segnata dal prevalere dei ricchi e colti ebrei “europei” su quelli giunti dalle regioni medioorientali e dal Nord Africa. tra scontri. Per quasi vent’anni tale situazione rimane immutata. Dopo l’armistizio (firmato nel 1949).

solo a una piccola parte dei profughi palestinesi viene consentito di integrarsi nei paesi arabi nei quali si rifugiano. terreni. con il quale il nuovo regime nasseriano intende sbarrare parzialmente il corso del Nilo per creare un enorme bacino idrico in grado di produrre l’energia elettrica necessaria al paese e di irrigare. Dopo che gli USA rifiutano un prestito attraverso la Banca Mondiale. L’iniziativa è però duramente condannata sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Sovietica. per le aspettative suscitate nel mondo arabo. grazie anche ai massicci aiuti inviati dal governo degli Stati Uniti. minata dalla corruzione e politicamente sempre più sottomessa alla Gran Bretagna. con la quale avvia un programma di collaborazione militare. Significativo a questo proposito è il progetto della diga di Assuan.000 ebrei) e sull’espulsione di quasi 800.000 arabi e 555. in condizioni di estrema miseria e deprivazione sociale. Francia e Israele (quest’ultimo accusa Nasser di appoggiare i terroristi palestinesi della striscia di Ghaza e teme la crescita della forza militare egiziana) reagiscono organizzando un attacco che punta a infliggere un duro colpo al regime di Nasser. diretti a ottenere l’espulsione del contingente britannico dal canale di Suez. spesso rivolte contro i villaggi palestinesi sorti ai confini del paese. Viceversa. mentre nel 1945 c’erano 1. prevalentemente britannici – per finanziare la costruzione della diga. La radicalizzazione del movimento nazionalista e la ripresa di sommosse e tumulti popolari. Il nuovo regime nazionalista vara una riforma agraria. rendendoli coltivabili.700. sfociano nel luglio 1952 in un colpo di Stato effettuato da un gruppo di militari guidato da Gamal Abdel Nasser. Nasser proclama la nazionalizzazione del canale di Suez (26 luglio 1956) con l’intenzione di utilizzarne gli immensi profitti derivanti essenzialmente dal trasporto del petrolio – andati sino ad ora a beneficio degli azionisti della compagnia proprietaria del canale. Tutto ciò rende inevitabile l’accumularsi. case. Alla nazionalizzazione del canale i governi di Gran Bretagna (le cui truppe hanno lasciato il canale un anno prima). in realtà per riconquistare il controllo del canale. occorre ricordare che il “miracolo israeliano” viene realizzato sulla segregazione di fatto della minoranza araba rimasta in Israele (a metà degli anni Cinquanta. I loro agrumeti. in Giordania. e al sostegno finanziario della ricca comunità ebraica internazionale. Per la sua politica decisionista e il suo grande carisma. Le due superpotenze infatti non hanno alcuna intenzione di venire coinvolte nell’eventuale escalation di un conflitto arabo-israeliano e impongono perciò il ritiro (l’URSS ricorre anche al monito . Le incursioni di guerriglieri palestinesi all’interno del territorio israeliano. in Siria e nel Libano meridionale.000 abitanti. Il fatto però di essere considerato un eroe era anche ragione di maggiori pericoli e responsabilità. appena il 10 per cento è costituito da arabi palestinesi. e in politica estera mantiene una posizione anticolonialista e si avvicina all’URSS. L’esercito israeliano occupa a sorpresa la regione del Sinai (29 ottobre 1956).000 ettari di deserto. Nel contempo Israele comincia a guardare all’Egitto come al principale rivale esterno. costretti dopo la guerra ad abbandonare tutte le loro proprietà. ai fondi versati dalla Germania occidentale come risarcimento per le persecuzioni naziste. su una popolazione di 1. ufficialmente per riportare la pace tra israeliani ed egiziani.000 arabi palestinesi. che un anno più tardi proclama la repubblica e instaura un regime autoritario. Nasser attira inoltre su di sé l’ostilità degli Stati Uniti. aziende e negozi in tal modo fanno la fortuna dei cittadini israeliani e dei nuovi immigrati affluiti dopo la guerra. diventano da allora in poi il tragico sviluppo del conflitto tra i due popoli. In politica interna i suoi obiettivi principali sono la modernizzazione di un paese sino a questo momento male amministrato e la rapida crescita della produzione agricola per fare fronte a una esplosione demografica senza precedenti. come quello dei fedayin.Nonostante il boicottaggio commerciale organizzato ai suoi danni dagli arabi. soprattutto nelle generazioni più giovani. Abbracciando la causa del neutralismo nella guerra fredda. Tuttavia. il paese conosce uno sviluppo economico eccezionale. più di 800. che vanno ad alimentare le fila di movimenti di guerriglia. di sentimenti di frustrazione. oliveti.250. e le violente rappresaglie dell’esercito di Tel Aviv. di odio e di rivincita. la sua immagine è visibile in tutto lo scacchiere mediorientale. infatti. talvolta strumentalizzati dai governi arabi della regione a vantaggio dei propri interessi. La modernizzazione dell’Egitto e la crisi del canale di Suez La sconfitta araba nella guerra del 1948 contro Israele provoca il crollo della debole monarchia egiziana. Nasser diviene rapidamente un simbolo del nazionalismo arabo. mentre truppe aviotrasportate francesi e britanniche sono paracadutate nella zona di Suez. essi sono costretti a vivere nei campi profughi allestiti a Ghaza. seppure parziale. In massima parte.

che dichiara l’Islam religione di stato e riconosce l’Egitto come appartenente alla “nazione araba”. con successo. che si propone di abbattere le frontiere coloniali. nonostante le promesse di “assimilazione” – ossia di parificazione giuridica. L’Egitto mantiene così il controllo del canale. mentre il confine israeliano-egiziano viene presidiato da truppe dell’ONU. Il conflitto con Israele viene così “congelato”: il suo riaccendersi dieci anni più tardi (1967: terza guerra arabo-israeliana. e la più importante. In politica estera. Il governo di Parigi risponde con la repressione (la cosiddetta “battaglia di Algeri” del 1956-57). dove i partiti indipendentisti hanno dato vita all’Unione democratica africana. delle colonie nelle quali l’indipendenza viene conquistata solo a prezzo di una guerra sanguinosa. alla Cecoslovacchia e all’URSS. hanno dato vita a un vasto movimento panafricano. Il suo ascendente sugli arabi – soprattutto della nuova generazione – è notevole. La guerra d’Algeria e la decolonizzazione in Africa Tra il 1956 e il 1965 in Africa si assiste al rapido smantellamento degli imperi coloniali costruiti dagli Stati europei e alla nascita di 35 nuovi paesi indipendenti. Inoltre. che per molti occidentali diviene sinonimo di “filosovietismo” a causa degli accordi economici che l’Egitto stipula con i paesi dell’area socialista. senza tenere conto delle distribuzioni etniche.nucleare) di francesi e inglesi dall’Egitto. Parallelamente Nasser si dedica all’edificazione di uno Stato a propria misura: nel giugno 1956 viene promulgata la nuova costituzione repubblicana. Sin dall’immediato dopoguerra Francia e Inghilterra avevano indetto nelle colonie africane consultazioni elettorali. che incarnano le aspirazioni all’emancipazione delle emergenti borghesie locali e la protesta anticoloniale dei ceti popolari. USA e altri governi occidentali. e di realizzare l’unità di tutti i popoli del continente. sia il rafforzamento dei gruppi sostenitori dell’insurrezione armata. l’intenso sviluppo postbellico dell’economia algerina è andato a quasi esclusivo beneficio della minoranza francese. La decolonizzazione in Africa ha nel suo complesso un carattere pacifico e si realizza prevalentemente attraverso la collaborazione dei partiti africani con i governi delle rispettive madrepatrie. mentre la popolazione musulmana ha subito un progressivo impoverimento a causa di una crescita demografica eccezionale. il Parlamento viene eletto in base a un sistema che assegna agli europei (meno di 1 milione su 8 milioni di abitanti) la metà dei rappresentati. Solo dopo l’avvento al potere del generale Charles De Gaulle il governo francese. già radicato nei ceti popolari. Tuttavia. segregazione della popolazione e torture. nonostante la diffusione del nasserismo in tutto il Medio Oriente. che tra il 1954 e il 1956 organizza una lunga serie di attentati. l’Unione nazionale. tanto da essere considerato un moderno “saladino” che avrebbe unito il popolo arabo per cacciare gli israeliani dal Medio Oriente. Gli anni tra il 1956 e il 1959 segnano l’apice del nasserismo. sommosse e operazioni di guerriglia. si . in quanto questi ultimi non accolgono la richiesta di armamenti avanzata da Nasser. Nasser è confermato presidente con un mandato di sei anni e i partiti politici sono sostituiti da un’organizzazione politica unica. mentre la comunità francese si oppone duramente a ogni tipo di riforma. Nasser prosegue la lotta contro Israele. i rapporti tra Egitto e paesi occidentali registrano un netto deterioramento. che avevano visto il successo dei partiti e dei movimenti indipendentisti. L’Algeria francese è la prima. mentre il progetto di Assuan viene finanziato grazie ai prestiti concessi da URSS. compreso il diritto al voto – fatte alla popolazione locale. Esistono tuttavia eccezioni – drammatiche eccezioni – soprattutto nei paesi dove più estesi sono gli insediamenti di coloni occidentali e più forti gli interessi economici delle potenze europee. la cosiddetta “guerra dei sei giorni”) sarebbe però stato destinato a influire pesantemente sulle vicende politiche ed economiche mondiali. rivalità personali e una serie di colpi di Stato in Siria e in Iraq all’inizio degli anni Sessanta allontanano la prospettiva della creazione di una “nazione araba”. Questa tendenza si concretizza soprattutto nell’Africa francese. sostenuto e armato dall’Egitto di Nasser e dagli altri Stati arabi. Qui. e soprattutto della massiccia espropriazione di terre a favore dei coloni francesi. il quale si rivolge allora. mantenendo un atteggiamento neutrale verso le grandi potenze. impiegando l’esercito e ricorrendo a ogni mezzo: arresti in massa. I partiti autonomisti. Tutto ciò favorisce sia la diffusione tra le classi medie e gli intellettuali di un nazionalismo estremista. tracciate artificialmente. Tra questi si distingue il Fronte di liberazione nazionale (FLN). vista l’impossibilità di ogni margine di mediazione anche per l’intransigente posizione dei coloni. Nel 1956.

un impiegato dell’amministrazione coloniale. offre loro l’autonomia. che approdano nel 1962 al riconoscimento dell’Algeria come Stato sovrano. procede rapidamente alla nazionalizzazione delle materie prime (metano e petrolio soprattutto) e delle principali industrie e. Il Belgio. dal predominare di sistemi a partito unico e dalla nascita di regimi dispotici. cosciente della forza raggiunta dai movimenti nazionalisti del Congo. fonda l’MNC (Movimento nazionale congolese). Alla prospettiva di un’Algeria libera si oppongono tuttavia con violenza i francesi d’Algeria e una parte dell’esercito. è quello in cui l’industrializzazione guidata dallo Stato ha maggiore successo. dalla prevalenza di tendenze autoritarie. L’illusione di potere istaurare regimi costituzionali solidi creati sul modello della madrepatria (parlamentare nell’Africa britannica. che continuano a sfruttare le risorse di molti Stati africani e a dominarne l’economia secondo un rapporto di tipo neocoloniale. temendo rappresaglie. Instabilità e neocolonialismo nell’Africa postcoloniale Nel processo di decolonizzazione le originarie aspirazioni panafricaniste e federaliste lasciano rapidamente il posto a tendenze sempre più nazionaliste. che vedono la vittoria dei partiti nazionalisti. favorisce l’ingresso di funzionari africani nelle pubbliche amministrazioni. spesso semplice copertura di rivalità etniche e tribali. in passato. spesso controllati dalle élite militari. che rendono l’Africa indipendente un continente assai turbolento. Allo scopo di evitare l’apertura di un secondo fronte di conflitti. e. paese della immense ricchezze minerarie in mano a multinazionali belghe. con un programma decisamente indipendentista. scandita da ripetuti colpi di Stato militari. britanniche e americane. rinuncia a tutte le sue colonie nel 1960. negando però ogni forma di indipendenza. il governo francese concede il suffragio universale ai cittadini delle colonie dell’Africa occidentale ed equatoriale. Si apre così una crisi ai vertici dello Stato sulle prospettive future del Congo: da una parte la linea continuista e vi- . Quasi tutti i coloni francesi. In questo clima difficile sono così avviati i negoziati con il Fronte di liberazione nazionale. tra i paesi di nuova indipendenza. ben presto si manifestano profonde diversità ideologiche. Nell’Africa britannica. La nuova Algeria.000 morti ai francesi e circa 400. il Belgio concede l’indipendenza e Lumumba diviene primo ministro. comporta una radicalizzazione degli scontri tra etnie. Ciò contribuisce ad accelerare da parte di Londra l’abbandono della politica del “dominio indiretto” (basato sul controllo delle classi dirigenti nazionali) e il riconoscimento del principio dell’autogoverno delle colonie. Qui le popolazioni. spalleggiati da un’organizzazione di ispirazione fascista. la prevalente connotazione etnica assunta dai partiti. governata da un regime a partito unico di orientamento socialista.piega a riconoscere il diritto del popolo algerino all’autodeterminazione. In molti paesi. I problemi del Congo indipendente risultano però subito gravissimi: nel luglio 1960 Moise Ciombé. Patrice Lumumba. Dopo le elezioni del 1960. con una estesa colonia europea). l’OAS (Organizzazione armata segreta). guidata da Jomo Kenyatta e dal movimento dei Mau Mau (1952-56) è violentemente repressa dalle truppe inglesi. Questi accordi sono ratificati in seguito a un referendum vinto con margini schiaccianti dai sostenitori dell’indipendenza. dietro il quale sta la Union Minière (una società che ha il monopolio delle miniere di rame). dopo avere inutilmente tentato di costituire una Comunità federale franco-africana. la rivolta dei contadini di etnia kikuyu in Kenya (paese ricchissimo di risorse agricole e minerarie. Nonostante molti paesi abbiano sottoscritto la “carta africana” e sia stata creata l’Organizzazione per l’unità africana (1963).000 agli algerini. presidenziale in quella francese) tramonta perciò molto rapidamente di fronte a una realtà contrassegnata da una endemica instabilità. lasciano intanto il paese. sono state sottoposte a un duro sfruttamento senza nessuna preoccupazione. che fomentano divisioni e conflitti. Ha così fine una guerra costata 35. proclama l’indipendenza della ricchissima regione mineraria del Katanga. finalizzata alla cooperazione e assistenza reciproca. della loro emancipazione. Scoppiano così violenti scontri di personalità e di interessi economici. nemmeno formale. Intanto nel 1958. spesso fomentati dai potenti interessi economici dei paesi occidentali. rivendicazioni territoriali tra governi di orientamento conservatore ed esponenti del cosiddetto “socialismo africano”. Più drammatica è la situazione del Congo belga (ribattezzato Zaire nel 1967). che si rende protagonista di ripetuti attacchi terroristici contro la popolazione musulmana.

tradizionale alleato degli USA. nel 1967. Questa situazione. Il focolaio del Medio Oriente: il conflitto arabo-israeliano Gli anni Sessanta vedono anche la violenta recrudescenza del conflitto arabo-israeliano. armati e finanziati dagli Stati Uniti e dal Sud Africa. Dopo il ritiro delle truppe ONU nel 1964. dove la crisi del regime etiopico del negus Hailé Selassié. la crisi si conclude con la definitiva presa del potere da parte del generale Mobutu. povero e di religione musulmana. favorevole a un regime rivoluzionario socialista che rompa ogni contatto con l’esperienza colonialista. nasserismo e movimenti nazionalisti arabi una potenziale minaccia in una regione altamente strategica. sostenuti dal governo somalo). al quale cerca di porre un freno l’ONU. La guerra civile si protrae per tre anni e dà vita a una tragedia immane che provoca un milione di morti e si conclude con la capitolazione incondizionata del Biafra nel 1970 e con la riunificazione del paese. Gli aiuti militari concessi dall’Unione Sovietica all’Egitto di Nasser nel 1956 e il sostegno sovietico al nazionalismo arabo hanno fortemente allarmato il governo di Washington. Lo scontro conduce. che porta alla formazione di regime di stampo socialista a partito unico – il Movimento popolare di liberazione (MPLA) guidato da Agostinho Neto in Angola e il Fronte di liberazione del Mozambico (FRELIMO) di Samora Machel – sostenuti finanziariamente e militarmente dall’URSS e da Cuba.cina alla madrepatria belga. La prima occasione per l’applicazione di questa nuova strategia – battezzata “dottrina Eisenhower” – è l’invio nel 1958 dei marines americani in Libano in appoggio al governo filo-occidentale di Bei- . durato sino al 1988 in Angola e sino al 1990 in Mozambico. che agli occhi degli Stati Uniti rappresenta il principale baluardo contro l’espansione sovietica e cubana nell’Africa australe. e allo scoppio di una guerra tra il governo centrale nigeriano e quello biafrano. fa dell’Africa australe una fonte costante di tensione nelle relazioni USA-URSS. giustificandola con la necessità di contrastare l’espansionismo sovietico e allo stesso tempo intensificarono il sostegno allo Stato di Israele. al termine di una serie di colpi di Stato e destituzioni. guerra destinata a concludersi col raggiungimento dell’indipendenza solo nel 1975. Mozambico e Guinea) ricchissime di risorse. Negli stessi anni la Nigeria viene sconvolta da una sanguinosa guerra civile che vede il durissimo scontro tra il Nord del paese. L’uccisione di Lumumba nel 1961 da parte delle milizie di Ciombé apre la strada a una violenta guerra civile. dopo il crollo del regime autoritario di Salazar in Portogallo. con un intervento militare nel 1963. in quanto porta d’accesso al Golfo Persico e ai suoi immensi giacimenti petroliferi. regione ricchissima di petrolio e dominata dagli ibo. dall’altra quella di Lumumba. e il Corno d’Africa – sconvolto da ripetute guerre tra Etiopia e Somalia (quest’ultima tradizionale alleato dell’URSS ma passata successivamente al campo occidentale) – diviene uno dei punti caldi dello scontro Est-Ovest. in larga parte di religione cristiana. Per questo motivo gli USA adottano in Medio Oriente una politica d’intervento diretto. esso resiste ancora a lungo nei paesi dell’Africa australe. Mentre nel resto del continente il dominio coloniale europeo può dirsi sostanzialmente tramontato nel corso degli anni Sessanta. tra l’altro. Un altro fronte si apre nel 1974 nell’Africa orientale. che precipita il paese nel caos. favorisce la sopravvivenza del regime razzista del Sud Africa. L’attivismo dell’Organizzazione delle nazioni unite nella crisi congolese incontra tuttavia la forte opposizione di Belgio. che trasforma il Medio Oriente in uno dei principali scenari periferici del confronto USA-URSS. che instaura un regime militare filo-occidentale. Nelle colonie portoghesi (Angola. Il conflitto. che vede nella potenziale alleanza tra Unione Sovietica. L’indipendenza. e il Sud. In tal modo l’Etiopia. economico e militare. la politica di discriminazione nei confronti della popolazione nera e di violenta repressione dei movimenti politici sfocia nel 1961 in una lunga e sanguinosa guerra tra l’esercito portoghese (sostenuto dagli Stati Uniti) ei locali movimenti nazionalisti. provocata dalla guerra contro la secessione dell’Eritrea (ex colonia italiana annessa all’Etiopia come provincia nel 1962) e dalla rivolta di altri gruppi etnici (come i somali della regione dell’Ogaden. porta all’instaurazione di un regime nazionalista-marxista guidato dal sanguinario colonnello Menghistu e sostenuto dall’Unione Sovietica. alla secessione del Biafra. Francia e Inghilterra. è immediatamente seguita dall’esplosione di una guerra civile tra i nuovi regimi e i guerriglieri di orientamento filo-occidentale. ricco di risorse e dominato dalle etnie ibo e yoruba. si trasforma in un caposaldo dell’influenza sovietica in Africa.

organizzate in un forte cartello internazionale che mantiene artificialmente elevati i prezzi. accelera la colonizzazione delle zone occupate e rifiuta l’ipotesi di uno Stato arabo in Cisgiordania. insieme all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) guidata da Yasser Arafat. l’intensificarsi degli attacchi terroristici dell’OLP. Il rischio di allargamento del conflitto viene evitato grazie alle pressioni di Washington sugli israeliani per il raggiungimento di una tregua con l’Egitto (11 novembre 1973). di convincere il governo israeliano a restituire i territori occupati nel 1967 ai paesi arabi confinanti: Tel Aviv. Il petrolio. ottenendo però il risultato di estromettere completamente i sovietici dalle trattative di pace per il Medio Oriente. respingono a loro volta una risoluzione dell’ONU che chiede il ritiro israeliano e afferma il diritto di tutti gli Stati della regione a vivere in pace entro confini “sicuri e riconosciuti”. i paesi industrializzati. Dopo alcuni iniziali successi arabi. È così per il conflitto arabo-israeliano del 1967. i trasporti e le attività produttive. Gulf. Le “sette sorelle”. Tuttavia. Gli arabi. Sin dal dopoguerra il mercato petrolifero mondiale è stato dominato da sette grandi compagnie multinazionali (le americane Esso. Merito dell’azione diplomatica statunitense è anche la distensione ufficiale delle relazioni tra Israele ed Egitto. Texaco. ovvero il diritto di questo popolo a una patria indipendente. Mobil. ha infatti sostituito il carbone come principale fonte di energia per il riscaldamento. dal 1970. Nonostante il conflitto medio-orientale sia uno dei principali terreni dello scontro tra i due blocchi. per questo motivo. mentre è in corso la festa di Yom Kippur (giorno dell’espiazione). nei decenni precedenti. A questo punto gli Stati Uniti esercitano pressioni sul governo di Tel Aviv per arrestare l’avanzata israeliana in Siria. i due paesi si accordano per il ritiro delle truppe israeliane dal Sinai. ma segna anche una svolta fondamentale per l’economia di tutti i paesi occidentali. Ma nel timore che il prolungamento dell’occupazione israeliana in seguito alla guerra dei sei giorni si tramuti in annessione. rendendo. Alle tensioni provocate dall’occupazione israeliana dei territori egiziani e siriani si aggiunge infine. sempre più dipendenti dalle forniture provenienti dagli immensi giacimenti del Medio Oriente. resta irrisolto e continua ad affollare anche oggi le agende della diplomazia internazionale. senza successo. tanto da meritare l’appellativo di “Svizzera del Medio Oriente” – minacciato dall’insorgere di un movimento nazionalista sostenuto dalla Siria. l’Egitto prende le distanze dall’Unione Sovietica e assume posizioni sempre più moderate. In tale occasione l’URSS si dimostra incapace di tutelare adeguatamente i suoi alleati. Chevron. gli israeliani sferrano una controffensiva che rovescia la situazione e consente alle truppe di Tel Aviv di cominciare ad avanzare in territorio egiziano. Washington tenta. detto “guerra dei se giorni” a causa della sua durata. La guerra dello Yom Kippur del 1973 non rappresenta soltanto il culmine di tensioni decennali nei rapporti arabo-israeliani. il terzo. La storica conferenza di pace organizzata a Ginevra da USA e URSS (dicembre 1973) si risolve tuttavia in un totale fallimento. e soprattutto l’Europa e il Giappone. in base ai quali. La successiva azione diplomatica americana per la soluzione del conflitto consegue risultati solo marginali. Dopo la morte di Nasser e l’ascesa al potere di Sadat. a partire dagli anni Cinquanta. al contrario. con attentati rivolti contro obiettivi israeliani e dirottamenti aerei. grazie all’energica opera di mediazione del presidente americano Carter. la questione palestinese. Anche per questo motivo. ed evitare così un coinvolgimento diretto nella guerra di Mosca. senza che le due potenze si impegnino in un intervento militare diretto. in quanto implicherebbe il riconoscimento dello Stato di Israele. Il conflitto che ne segue (il quarto araboisraeliano) è noto. siriane e giordane e assume il controllo dei territori egiziani del Sinai e di Ghaza. così . Egitto e Siria attaccano a sorpresa le truppe israeliane nel Sinai e nel Golan. fatto che provoca una profonda incrinatura nelle sue relazioni con i governi arabi. negli anni successivi. i fattori locali sono sempre prevalenti e la partecipazione attiva di USA e URSS si limita negli anni successivi al piano diplomatico e all’assistenza militare ai propri alleati. della Cisgiordania e delle alture siriane del Golan. come guerra del Kippur. il 6 ottobre 1973. scatenata da un attacco israeliano per rappresaglia contro il blocco delle navi a Suez decretato dall’Egitto (appoggiato dall’URSS). sancita dagli accordi di Camp David del 1979. La guerra. costa agli Stati arabi una sconfitta disastrosa: in soli sei giorni l’efficiente esercito israeliano travolge le truppe egiziane. la britannica BP e la anglo-olandese Shell).rut – città che all’epoca rappresenta un importantissimo centro finanziario.

dove la riforma agraria assicura una parziale redistribuzione della terra. mantenuto anche dopo la revoca dell’embargo (blocco totale degli scambi economici e commerciali) e il ritorno alla normalità. Vengono così sospese le forniture di greggio agli USA e agli altri paesi che hanno fornito sostegno militare a Israele. la coesione all’interno dell’organizzazione è però debole e soltanto dal 1970 l’OPEC riesce a presentarsi con un fronte compatto e a ottenere consistenti aumenti del prezzo del greggio. esso viene generalmente accettato dalle oligarchie possidenti come garanzia d’ordine e stabilità. un periodo di forte sviluppo economico. viene ridotta la produzione e pressoché quadruplicato il prezzo del petrolio. I principali paesi produttori di petrolio – Arabia Saudita. Il dopoguerra è stato per molti paesi latino-americani. nel 1960. che gli Stati Uniti si sono abituati a considerare come area esclusiva del loro dominio economico e politico. dal nazionalismo. sebbene artefici di una politica di impronta laica e socialista. Il principale obiettivo dell’OPEC è di ottenere una ripartizione più favorevole dei profitti e di sottrarre alle “sette sorelle” il controllo della produzione e dei prezzi. continuano a detenere buona parte della ricchezza e a esercitare il potere. In Egitto. e l’Argentina. caratterizzati da un forte leader (Perón in Argentina e Vargas in Brasile). di Getulio Vargas. e persino in Turchia (alleata occidentale. perdono la propria credibilità per l’incapacità di uscire dalla logica dei blocchi e di avviare uno sviluppo e una riduzione delle enormi sacche di povertà e di miseria.sono anche chiamate. È quest’ultimo provvedimento. Iran. tutti più o meno ispirati a modelli autoritari di presidenzialismo. zucchero e caffè). favorendo le esportazioni e assicurando i capitali necessari per liberarsi dalla dipendenza dall’Occidente. Nonostante per certi versi il populismo. I vecchi ceti possidenti. le campagne continuano a essere dominate dal grande latifondo. l’OPEC (Organizzazione dei paesi produttori di petrolio). duramente ostili ai gruppi dirigenti del nazionalismo arabo e sostenitori di una rigida applicazione del codice di comportamento musulmano (shariah). . I processi di modernizzazione che investono il continente non riescono tuttavia a superare i limiti strutturali della società latino-americana: l’industria pesante rimane fragile e l’urbanizzazione ha più il carattere di fuga dalla miseria contadina che di corsa verso il lavoro industriale. ad avere conseguenze determinanti per l’economia mondiale. mettendo in difficoltà i paesi più industrializzati e ancor più quelli in via di sviluppo. che lasciano ai governi locali soltanto la metà degli enormi profitti ricavati. Negli anni Sessanta le ripercussioni della guerra fredda si estendono anche all’America Latina. alla quale aderiscono successivamente altri paesi tra cui anche l’Algeria e la Libia. i partiti nazionalisti al governo. che ha notevolmente rafforzato i regimi dell’area. sotto la guida. allo scoppio della guerra arabo-israeliana del 1973 i paesi dell’OPEC decidono di utilizzare il petrolio come arma di rappresaglia nei confronti dei paesi occidentali. controllano i giacimenti dei principali paesi produttori del Golfo Persico sulla base di accordi per loro molto vantaggiosi. diventano i rappresentanti del fondamentalismo religioso. tenti di essere appannaggio della sinistra. L’America Latina dopo la decolonizzazione: tra dittature e rivoluzione La seconda guerra mondiale rappresenta anche per l’America Latina un’occasione di sviluppo. Iraq e Kuwait. sino al 1954. Eccetto il Messico. tradizionalmente. nelle mani delle antiche oligarchie terriere. da uno stile di governo autoritario. Sempre più consapevoli della propria forza. una nuova organizzazione. Siria e Iraq. In questi paesi i movimenti islamici. uniti ora alle nuove ristrette borghesie industriali. Dal punto di vista politico il secondo dopoguerra fu segnato dall’affermazione di movimenti populistici. guidata sino al 1955 da Juan Domingo Perón. In questo modo guadagnano un fortissimo seguito di massa. esportatori di materie prime (petrolio e rame soprattutto) e di prodotti agricoli (cotone. e dal 1952 membro della NATO). e assumono un ruolo politico di spicco. anche se il più delle volte sono violentemente repressi dai vari governi. Oltre a dover fare fronte alle conseguenze del conflitto tra israeliani e arabi. oltre al Venezuela – per difendersi dallo strapotere delle multinazionali fondano. dall’interventismo statale in economia e dalla mobilitazione delle masse e dei sindacati per ottenere il consenso. talvolta anche attraverso attività terroristiche. come ad esempio il Brasile. i cui governi hanno proceduto alla nazionalizzazione dei pozzi petroliferi. dalla fine degli anni Sessanta i paesi dell’area medio-orientale e del Golfo devono fronteggiare un nuovo fattore di instabilità e tensione: l’emergere nei paesi islamici di agguerriti movimenti di opposizione di ispirazione religiosa.

protagonista di una politica di spietata repressione. Questa politica incontra però forti resistenze e non ottiene alcun risultato di rilievo. ottenendo in cambio ingenti prestiti dagli USA e dalle organizzazioni finanziarie internazionali. spiccatamente nazionalisti. e riforma agraria – contrastano direttamente con gli interessi economici degli USA. e movimenti radicali dell’estrema sinistra. di ispirazione autoritaria. Nel corso degli anni Sessanta perciò l’America Latina. dalla repressione anche violenta delle opposizioni e da strumenti di organizzazione del consenso tipica dei regimi autoritari. che temono siano il segnale dell’imminente instaurazione di un regime socialista e costituiscano un’evidente espressione della minaccia comunista in America Latina. di matrice marxista e rivoluzionaria. In questo quadro il Cile rappresenta a lungo una fortunata eccezione. che puntano a modernizzare l’economia soprattutto attraverso la nazionalizzazione dei settori fondamentali – come quello petrolifero – e l’intervento diretto dello Stato nel processo di industrializzazione. apre la strada a una lunga fase di instabilità. vede progressivamente allontanarsi sia la democrazia sia la stabilità politica. . e si sono addirittura rafforzate durante la presidenza del democraticocristiano Eduardo Frei (1964-1970). stretta tra continui colpi di Stato militari (più o meno ispirati e sostenuti dagli Stati Uniti) e l’emergere di aspirazioni rivoluzionarie. dopo l’elezione alla presidenza della repubblica del socialista Salvador Allende. che prevede la concessione di aiuti ai governi latino-americani in cambio di una serie di riforme democratiche e di provvedimenti economici volti ad attenuare le profonde diseguaglianze sociali. La coalizione di Allende è inoltre gravemente indebolita dalla fuga massiccia di capitali all’estero. Tutto ciò porta infine alla paralisi del paese e al sanguinoso colpo di Stato del generale Augusto Pinochet dell’11 settembre 1973. rafforzata anche dalla diffusione nel continente di numerosi gruppi di guerriglia rurale e urbana.Si tratta di regimi di orientamento populista. L’amministrazione Nixon esercita perciò forti pressioni sulle forze politiche moderate (liberali e democristiane) affinché il Parlamento cileno non ratifichi l’elezione di Allende. e successivamente sospende ogni collaborazione tecnica e finanziaria col governo di Santiago. sostenendo le azioni terroristiche di gruppo paramilitari e incoraggiando i piani golpisti di alcuni ambienti militari. ala riformista della Democrazia cristiana. a capo di un’ampia coalizione tra Partito socialista. mentre il deterioramento delle condizioni economiche di numerosi paesi alimenta il malessere e la rivolta sociale. Anche la democrazia cilena tuttavia entra in crisi nel 1970. La caduta di Vargas e Perón a opera di colpi di Stato militari. sia dalle associazioni di imprenditori dei trasporti e del commercio). il presidente americano Kennedy lancia nel 1961 il programma della “Alleanza per il progresso”. Il regime militare cileno. da contrasti tra moderati e rivoluzionari e da una crescente spirale di scioperi (alimentati sia dalla sinistra radicale. dalla crescente inflazione. che causa migliaia di vittime tra i dirigenti e i militanti dei partiti democratici e dei sindacati. ispirati da gruppi conservatori e sostenuti in vari modi dalla CIA americana. Per contrastare la crescente influenza dell’esempio rivoluzionario cubano. che provoca la morte del presidente Allende. con qualche tratto di analogia con l’esperienza del fascismo europeo. Qui le istituzioni democratiche sono sopravvissute agli sconvolgimenti degli anni tra le due guerre e alle tensioni del secondo dopoguerra. Essi sono inoltre caratterizzati da una forte mobilitazione delle masse popolari. provvede immediatamente a ripristinare la grande proprietà latifondista e a restituire alle multinazionali americane i loro tradizionali privilegi. Da parte sua la CIA cerca in ogni modo di destabilizzare il paese. I primi provvedimenti adottati dal nuovo governo – nazionalizzazione delle miniere di rame (controllate da decenni da multinazionali americane) e dei servizi telefonici (sino a ora in mano alla multinazionale IT&T).

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