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LOCKE Ragione ed esperienza Per Locke, che si ispira a Hobbes, la ragione non possiede nessuno di quei caratteri che

Cartesio le aveva attribuito. Non è unica o uguale in tutti gli uomini perché essi ne partecipano in misura diversa. Non è infallibile perché spesso le idee di cui dispone sono in numero troppo limitato o sono oscure o non si lasciano concatenare tra loro nella forma di ragionamenti; e anche perché può essere tratta in inganno da falsi principi e dallo stesso linguaggio, del quale non può fare a meno. Inoltre la ragione non può ricavare da sé idee e principi: deve ricavarli dall'esperienza che ha sempre limiti e condizioni. Ma debole e imperfetta com'è, la ragione è l'unica guida efficace di cui l'uomo dispone e tutta l'opera di Locke è diretta a estendere il campo della sua azione a tutto ciò che interessa l'uomo, quindi alla morale, alla politica e alla religione. La stessa idea dell'opera maggiore di Locke, il Saggio sull'intelletto umano, nacque dal bisogno di affrontare problemi non strettamente filosofici, come Locke stesso dichiara in una "Epistola al lettore" premessa al Saggio. In una riunione di cinque o sei amici (avvenuta probabilmente nell'inverno del 1670) si discuteva di argomenti che non avevano nulla a che fare con quello che fu poi l'oggetto dell'opera. Nella discussione si incontravano difficoltà da ogni parte e non si riusciva a trovare una soluzione ai dubbi. Venne allora in mente a Locke che, prima di incamminarsi verso indagini di quella natura, era necessario esaminare le capacità proprie dell'uomo e vedere quali oggetti il suo intelletto fosse o non fosse capace di considerare. Da allora Locke iniziò il lavoro per il Saggio. E da allora, si può dire, è nata la prima indagine critica della filosofia moderna, la prima indagine cioè diretta a stabilire le effettive possibilità umane con il riconoscimento dei limiti che sono propri dell'uomo. Questi limiti sono propri dell'uomo perché sono propri della sua ragione; ma sono propri della sua ragione perché essa deve fare i conti con l'esperienza. È l'esperienza, infatti, che fornisce alla ragione il materiale che essa adopera. Le idee semplici sono gli elementi di ogni sapere umano. La ragione può bensì combinare e ordinare questo materiale a suo modo, formando idee complesse e ragionamenti; ma anche in questa sua attività dev'essere controllata dall'esperienza, perché altrimenti le sue costruzioni sono arbitrarie o fantastiche. E la ragione controllata dall'esperienza impedisce all'uomo di avventurarsi in problemi che sono al di là delle sue capacità, come per esempio quelli della metafisica tradizionale. Ed è sempre la ragione, guidata dall'esperienza, che consente all'uomo di intendere i fondamenti della morale e della politica, nonché l'essenza permanente della religione, al di fuori della superstizione e dei miti cui quest'ultima è andata soggetta.

il ragionamento. E qui subito Locke introduce la prima fondamentale limitazione: le idee derivano esclusivamente dall'esperienza. le idee complesse sono prodotte dal nostro spirito mediante la riunione di varie idee semplici. ma poiché da queste persone non sono pensate. perciò non possono considerarsi innate. Locke si mantiene fedele al principio cartesiano che avere un'idea significa percepirla. ma piuttosto della sua passività di fronte alla realtà. quindi. Le idee innate dovrebbero esistere in tutti gli uomini. Pensare e avere idee sono la stessa cosa. L'esperienza ci fornisce soltanto idee semplici. cioè esserne cosciente. quindi anche nei bambini. riunirle in modi infinitamente vari. le idee possono derivare dall'una o dall'altra di queste realtà e si chiameranno idee di sensazione se derivano dal senso esterno e idee di riflessione se derivano dal senso interno. Qui è il limite insuperabile dell'intelletto umano. quando l'intelletto è provvisto. il giallo. e di questo principio si avvale nella critica delle idee innate esposta nel primo libro del Saggio. di idee semplici. ma nell'età della ragione si giunge anche a conoscenze che non sono ritenute innate: nulla vieta dunque che si possa giungere anche a quelle che si ritengono tali. La conoscenza umana è la costruzione che risulta da questa capacità di combinazione che è propria dell'intelletto.Le idee semplici e la passività della mente Locke desume da Cartesio il punto di partenza della sua indagine: l'oggetto della nostra conoscenza è l'idea. paragonarle. il caldo. il dubbio. Difatti. esso ha la capacità di riproporle. per esempio. Questa critica si riduce sostanzialmente a un unico argomento. la conoscenza e in generale tutte le idee che si riferiscono a operazioni del nostro spirito. l'analisi della nostra capacità conoscitiva dovrà in primo luogo fornire una classificazione (cioè un inventario sistematico) di tutte le idee che l'esperienza ci fornisce. Sono idee di sensazione. il duro. l'amaro ecc. «è impossibile che la stessa cosa sia e non sia») e ripete la stessa critica per i principi morali che egli ritiene abbiano tutti bisogno di dimostrazione e tanto meno. negli idioti e nei selvaggi. . possano considerarsi innati. dalla sensazione e dalla riflessione. Si dice che i bambini giungono alla coscienza di esse nell'età della ragione. giacché. Ma neppure l'intelletto più potente può inventare o creare un'idea semplice nuova. cioè non derivante dall'esperienza. Locke adduce come esempi di principi pretesi innati i principi logici di identità e di non-contraddizione («tutto ciò che è è». Sono idee di riflessione la percezione. e in generale tutte le qualità che attribuiamo alle cose. esistere significa essere pensata. cioè sono il frutto non di una spontaneità creatrice dell'intelletto umano. Le idee non ci sono quando non sono pensate. esse non esistono in loro. o distruggere qualcuna di quelle che l'esperienza fornisce. per l'idea. E poiché per l'uomo la realtà o è realtà esterna (le cose naturali) o è realtà interna (il suo spirito). Se tutta la nostra conoscenza risulta di idee e se le idee derivano dall'esperienza. o più semplicemente sensazioni. il pensiero.

Ignorare o disconoscere questo limite significa. Questa attività dello spirito può dar luogo a idee complesse o a idee generali. Locke in primo luogo compila un catalogo delle idee semplici che derivano dalla sensazione e dalla riflessione. pecora ecc. 4 sostanze sono le idee complesse che vengono considerate come esistenti di per sé: ad esempio "uomo". che costituisce la sostanza. Locke riprende la distinzione tra qualità oggettive e qualità soggettive che già Galilei e Cartesio avevano fatto e che egli desume dal fisico Boyle. si lasciano ricondurre a tre categorie fondamentali.. abbandonarsi a sogni chimerici.. Considerando che varie idee semplici sono costantemente unite tra loro (a formare per esempio ciò che chiamiamo un uomo o un tavolo o un pezzo di piombo). "piombo". cioè nel riunire e organizzare in vario modo le idee semplici. secondo Locke. Non ogni idea o sensazione è la copia o immagine di una qualità oggettiva. ma solo come manifestazioni di una sostanza: ad esempio "triangolo". Locke distingue la sensazione stessa dalla qualità della cosa che la produce in noi. chiamando qualità primarie quelle oggettive. Per ciò che riguarda le idee di sensazione. "gratitudine". "delitto" ecc. e cioè i modi. qualità secondarie le altre. L'attività della mente e le idee Nel ricevere le idee semplici lo spirito è puramente passivo: diventa attivo nel servirsi di tali idee come di un materiale per le sue costruzioni. per quanto infinite di numero. si abitua a supporre un qualche substratum che ne sia la base. . 4 relazioni sono le idee che scaturiscono dal mettere a confronto più idee. Locke afferma chiaramente il carattere arbitrario di questo sostrato. istituendo tra esse un rapporto. e poiché non arriva a immaginare come un'idea semplice possa sussistere di per sé. Su questa base. la nostra mente è portata inavvertitamente a considerarle come un'unica idea semplice. le sostanze e le relazioni: 4 modi sono quelle idee non considerate sussistenti di per sé. Di tutti questi vari tipi di idee complesse Locke si ferma a considerare le forme principali. La sua analisi è particolarmente importante per ciò che concerne l'idea complessa di sostanza. Le idee complesse.

L'attività dello spirito si manifesta anche nel porre o nel riconoscere le relazioni. Formatasi l'idea . ed è perciò il fondamento dell'unità della persona. Egli scorge questa identità nella coscienza che accompagna gli stati o i pensieri che si succedono nel senso interno. noi appunto riferiamo il termine "uomo". e le idee generali sono segni di un gruppo di cose particolari. al che rispose: su una grande tartaruga. Questa coscienza fa in modo che le varie sensazioni o percezioni costituiscano un unico io. la seconda è il substrato altrettanto sconosciuto delle operazioni dello spirito. il nome. ma procede sempre al di là di essa per riconoscere i rapporti in cui essa sta con le altre. Tali idee secondo Locke non indicano alcuna realtà. L'attività dello spirito si manifesta. Alle idee generali non corrisponde quindi una realtà generale o universale. dopo di lui. tra le quali è possibile riconoscere una certa somiglianza. sia per la sostanza spirituale: la prima è il substrato sconosciuto delle qualità sensibili.in quanto esso supera la testimonianza dell'esperienza: «Se qualcuno chiederà che cosa è il sostrato al quale il colore o il peso ineriscono. Berkeley per ciò che riguarda la sostanza materiale. se si domanda a che cosa ineriscano la solidità e l'estensione. l'idea generale di uomo sono segni di quegli esseri ai quali. Nascono così le relazioni e i nomi relativi con cui si indicano le cose che sono poste in relazione. non si potrà rispondere che come quell'indiano il quale. L'idea alla quale noi diamo il nome generale di sostanza non è altro che tale supposto ma sconosciuto sostegno delle qualità effettivamente esistenti». e di identità e diversità. che sono le sole esistenti. ma soltanto un certo rapporto di somiglianza tra le cose particolari. lo faranno. L'uomo non solo percepisce. nella formazione di idee generali. dopo aver affermato che il mondo è sostenuto da un grande elefante. Locke non ha fatto questo passo. Locke affronta il problema dell'identità della persona. fu richiesto su che cosa l'elefante poggiasse. assai diversa da quella tradizionale che Locke critica. e a proposito di queste ultime. ma percepisce di percepire: a tutte le sue sensazioni e percezioni si accompagna la coscienza che è il suo io a sentirle o a percepirle. Da questa critica della sostanza alla negazione della sostanza. L'intelletto. Hume per ciò che riguarda anche la sostanza spirituale. ma sono soltanto segni delle cose particolari. non c'è che un passo. non si limita mai alla considerazione di una cosa nel suo isolamento. Non c'è una realtà universale "uomo". I nomi generali sono segni delle idee generali. Ciò vale sia per la sostanza corporea. si risponderà che tale sostrato sono le stesse parti estese e solide. infatti. cioè di ogni realtà soggiacente ai fenomeni del senso interno e del senso esterno. ma essendogli ancora domandato quale appoggio avesse la tartaruga rispose: su qualcosa che io non conosco affatto. E in realtà il concetto di sostanza è estraneo all'empirismo e potrà avere una nuova impostazione. dati i loro comuni caratteri. Tra le relazioni sono fondamentali quelle di causa ed effetto. anche. solo nella dottrina di Kant.

ce n'è un'altra ed è la conoscenza delle cose esistenti al di fuori delle idee. ma non si riduce alle idee perché consiste nella percezione di un accordo o di un disaccordo delle idee tra di loro. Accanto a queste due specie di conoscenze. Questa conoscenza è la più chiara e la più certa che l'uomo possa raggiungere ed è quindi il fondamento della certezza e dell'evidenza di ogni altra conoscenza. La certezza della dimostrazione si fonda su quella dell'intuizione. Così si percepisce immediatamente che il bianco non è nero. quando le prove sono molto numerose. la conoscenza può essere di due specie diverse. l'errore diventa possibile. La specie "uomo" è quindi soltanto un segno. Ma specialmente nelle lunghe dimostrazioni.generale di uomo. non ha da fare se non con idee. cioè una parola adoperata nei discorsi in luogo di un gruppo di cose particolari. ma non è la conoscenza stessa. È conoscenza intuitiva quando l'accordo o il disaccordo di due idee è visto immediatamente e in virtù di queste idee stesse. perciò la conoscenza dimostrativa è assai meno sicura di quella intuitiva. Difatti. Se lo spirito. Questa ha sempre a che fare con idee. se la conoscenza consiste nel . mediante l'osservazione delle somiglianze che sussistono tra gli uomini. La conoscenza è invece dimostrativa quando l'accordo o il disaccordo tra due idee non è percepito immediatamente ma viene reso evidente mediante l'uso di idee intermedie che si chiamano "prove". che tre sono più di due ecc. La conoscenza dimostrativa consiste evidentemente in una catena di conoscenze intuitive. in tutti i suoi pensieri e ragionamenti. la Logica del francescano inglese era ancora letta e studiata ai tempi di Locke. ogni passo di un ragionamento che tende a dimostrare la relazione di due idee a prima vista lontane tra loro è fatto mettendo in rapporto queste due idee con idee intermedie che a loro volta sono tra loro in rapporto intuitivo. senza l'intervento di altre idee. Locke è consapevole del problema che emerge dalla stessa impostazione della sua dottrina. La conoscenza e le sue forme L'esperienza fornisce il materiale della conoscenza. Come tale. il nostro intelletto attribuisce alla specie "uomo" tutti gli individui somiglianti. È questa sostanzialmente la dottrina nominalistica che era stata esposta nel XIV secolo da Guglielmo di Ockham.

Locke si avvale del procedimento cartesiano. potentissimo e intelligentissimo. Ma il fatto che noi riceviamo attualmente l'idea dall'esterno ci fa conoscere che qualcosa esiste in questo momento fuori di noi e produce in noi l'idea. Dio e le cose. dubito e con ciò intuisco la mia propria esistenza e non posso dubitare di essa. come ci può essere un'immagine o un dipinto senza che esista o sia mai esistita la persona o la cosa che l'immagine o il dipinto rappresenta. a garantire la realtà della cosa esterna. ma da una causa esterna. secondo Locke. e non potendosi risalire all'infinito. non la si è ridotta a un puro castello in aria. Locke. ritiene che essa possa essere confermata da alcune ragioni supplementari: 4 le idee vengono a mancarci quando ci manca l'organo di senso adeguato: il che è una prova che le sensazioni sono prodotte da cause esterne che colpiscono i nostri sensi. vuol dire che è stata prodotta da un'altra cosa. in che modo si può giungere a conoscere una realtà diversa dalle idee? Ridotta la conoscenza a idee e rapporti di idee. si deve ammettere un essere eterno che ha prodotto ogni cosa. Io penso. dell'esistenza di Dio attraverso la dimostrazione. Locke rielabora la prova causale della tradizione. non può produrre nulla. a una fantasia non diversa dal più chimerico sogno? È certo. Noi abbiamo la conoscenza dell'esistenza del nostro io attraverso l'intuizione. ragiono. se qualcosa c'è. Quanto all'esistenza delle cose. una fiducia nelle nostre facoltà è indispensabile dal momento che non possiamo conoscere queste stesse facoltà se non adoperandole. Per ciò che riguarda l'esistenza di Dio. egli dice. se le cose reali ci sono conosciute solo attraverso le idee? Ora. Poiché questo essere rappresenta la fonte di ogni potenza e di ogni intelligenza. La certezza che la sensazione attuale ci dà dell'esistenza delle cose esterne.percepire l'accordo o il disaccordo tra le idee. è Dio. secondo Locke. siamo certi che esiste la cosa che la produce in noi. che la conoscenza è vera solo se c'è una conformità tra le idee e le cose reali. e questa certezza basta. Il nulla. 4 le idee sono prodotte nel nostro spirito senza che noi le possiamo evitare: il che vuol dire che non sono prodotte da noi. tuttavia. ci sono tre ordini di realtà: l'io. e dell'esistenza delle cose attraverso la sensazione. l'uomo non ha altro mezzo di conoscerla tranne che la sensazione e precisamente la sensazione attuale. Ma come può essere verificata questa conformità. Nel momento in cui noi riceviamo una sensazione. e ci sono tre modi diversi di giungere alla certezza di queste tre realtà. sarà onnipotente e onnisciente. . Non c'è alcun rapporto necessario tra l'idea e la cosa a cui essa si riferisce: l'idea potrebbe esserci anche se non ci fosse la cosa. Non è ammissibile che le nostre facoltà ci ingannino a tal punto. Questo essere eterno. Per ciò che riguarda l'esistenza dell'io. pur non essendo assoluta. è sufficiente per tutti gli scopi umani.

ma solo condurla là dove non potrebbe arrivare da sola. non già per la sua evidenza (che manca). La conoscenza certa e quella probabile costituiscono il dominio della ragione. come la prima e fondamentale certezza della realtà esterna dovuta alla sensazione. che è fondata soltanto sulla rivelazione. tra essi. La ragione rimane tuttavia il criterio della fede stessa perché solo essa può decidere sull'attendibilità e sul valore della rivelazione. valgono soltanto per l'istante in cui la sensazione è ricevuta. esistano anche quelli di cui non ho mai avuto una tale percezione. accanto al dominio della conoscenza certa. Queste ragioni.4 molte idee sono prodotte in noi con piacere o con dolore. la certezza della sua esistenza sparisce ed è sostituita da una semplice probabilità. Perciò la fede non può né turbare né negare la ragione. Se essa prescindesse dalla ragione. Ma tutto ciò costituisce probabilità. tutte le stravaganze e tutti i fanatismi sarebbero inconfutabili. mentre quando sono soltanto ricordate non sono più accompagnate da piacere o da dolore: il che vuol dire che solo l'oggetto esterno produce in noi piacere o dolore quando colpisce i nostri sensi. Perciò Locke. . che è assai più esteso. per esempio il tatto e la vista confermano l'esistenza di una cosa e così rafforzano la certezza dell'esistenza delle cose. 4 i sensi si fanno testimonianza reciproca. ammette il dominio della conoscenza probabile. È ragionevole supporre che le cose e gli uomini continuino a esistere anche quando io non ne ho una percezione attuale e che. Quando l'oggetto non è più testimoniato dai sensi. Dalla ragione si distingue la fede. Conoscenza probabile è quella nella quale si afferma la verità o la falsità di una proposizione. alla dimostrazione (esistenza di Dio) e alla sensazione attuale (esistenza delle cose). che è limitato all'intuizione (esistenza dell'io). non conoscenza certa. ma per la sua conformità con l'esperienza o con la testimonianza di altri uomini (oppure per analogia: ad esempio dal fatto che io penso ipotizzo che anche gli altri pensino).