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PROGETTO “OTTO PER MILLE” TAVOLA VALDESE 2007-2008

IL RUOLO DELLE MULTINAZIONALI EUROPEE IN AMERICA LATINA: TRA LIBERO MERCATO E VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

di Giuliana Pisani Ricercatrice Fondazione Basso- Sezione internazionale

<<Corporations have been enthroned and an era of corruption in high places will follow, and the money power of the country will endeavour to prolong its reign by working upon the prejudices of the people until all wealth is aggregated in a few hands and the Republic is destroyed>>. Abraham Lincoln XVI USA President Nov. 21, 1864 (lettera al Col. William F. Elkins) Ref: The Lincoln Encyclopedia, Archer H. Shaw (Macmillan, 1950, NY) <<(..) Il prezzo è che il mondo è chiamato a pagare all’accumulazione capitalistica di un numero sempre più ristretto di grandi società è quello dell’asservimento, della miseria e della fame di miliardi di uomini, o la totale emarginazione o eliminazione per chi si rifiuti di servire. (..) la sterminata maggioranza degli uomini è privata di ogni reale partecipazione consapevole alla determinazione del proprio futuro (…) è ridotta a una condizione subumana. Ma sono le multinazionali che da sole dirigono questo processo? Per quanto esse siano potenti e possono permettersi di corrompere uomini di governo o anche di armare eserciti privati, la sottomissione di un intero continente e di larghe parti di altri continenti non sarebbe pensabile se non ci fosse, dietro di loro, la volontà politica di un governo che utilizza la propria potenza finanziaria e militare per l’attuazione di questo piano di dominio>>. Lelio Basso Avvocato, politico, giornalista e autore dell’Art.3 della Costituzione della Repubblica italiana Ref: Tribunale Russell II (1975): “Multinazionali in America latina”, Coines edizioni, Bruxelles, gennaio. (pp. 11-12) <<una concezione adeguata dello sviluppo deve andare ben oltre l’accumulazione della ricchezza e la crescita del prodotto interno lordo o di altre variabili legate al reddito (…) dobbiamo considerare ed esaminare sia i fini sia i mezzi dello sviluppo se vogliamo capire più a fondo lo sviluppo stesso (…) non è sensato considerare la crescita economica fine a se stessa; lo sviluppo deve avere una relazione molto più stretta con la promozione delle vite che viviamo e delle libertà di cui godiamo. L’espansione di quelle libertà che a buona ragione consideriamo preziose non solo rende più ricca e meno soggetta a vincoli la nostra vita, ma ci permette anche di essere in modo più completo individui sociali, che esercitano le loro volizioni, interagiscono col mondo in cui vivono e influiscono su di esso>>. Amartya Sen Premio Nobel per l’Economia nel 1998, Professore presso la Harvard University Ref: Lo sviluppo è libertà, Mondadori, 2000 (p. 20) <<The power of the State is being threatened by new economic and corporate actors in a globalised economy. International trade agreements and international financial institutions dictate terms and conditions of economic policy; large MNCs set the terms of investment and divestment. There is no proper understanding or accountability here of human rights. (...) In a globalised economy, there is need for stronger and clearer legal accountability for corporate actors. (...) The UN Norms for Business provide an opportunity to gradually build a framework of human rights standards for companies. Globalisation affects human rights transnationally and may need to be address through transnational responsibilities. Otherwise how do we handle the denial of ESCR arising from external debt, or structural adjustment or international trade agreements?>>. Irene Khan Secretary General, Amnesty International Ref.: “Human rights and civil society: the last frontier”, Public Lecture at London School of Economics, 19 January 2005

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INDICE Introduzione----------------------------------------------------------------------------p.4

PARTE 1 Multinazionali e globalizzazione
1.1.Il sistema mercato e le multinazionali------------------------------------------p.11 1.2.Globalizzazione: affermazione delle multinazionali-------------------- ----p. 16 1.3.I problemi della globalizzazione: “deuda ecológica” e “deuda externa” -----------------------------------------p. 21 1.3.1 2000, azzeramento del debito: “illegittimo ed odioso” -----------------p.25 1.4.Le evoluzioni delle istituzioni in Europa e in Sud America ----------------p.31

PARTE 2 Multinazionali e diritti umani: violazioni e responsabilità
2.1. “Corporate social responsability” e “respect human rights”--------------p.35 2.2. “European corporate power” in America latina-----------------------------p.39 2.3. Casi di violazione accertata dei diritti umani e del diritto dei popoli----p. 43 2.3.1 Dettagli particolari di alcune imprese e istituti finanziari: -----------p.47 Unión Fenosa, Unilever, Repsol YPF, Skanska, Roche, Royal Dutch Shell, Suez, Syngenta, Bayer, Banco BBVA, Telecom Italia Conclusioni----------------------------------------------------------------------------p.82 Bibliografia----------------------------------------------------------------------------p.87 Sitografia-------------------------------------------------------------------------------p.96

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Introduzione
Questo studio si propone di analizzare il ruolo delle consociate imprese europee del settore agroalimentare, agrochimico, minerario, delle telecomunicazioni, dei servizi pubblici e della finanza - e le conseguenze del loro operato sul sistema politico, sociale ed economico Sud americano. L’elaborato si articola in due parti: La prima parte, “Multinazionali e globalizzazione”, è centrata sull’evoluzione del protagonismo economico delle grandi imprese nelle fasi di sviluppo della globalizzazione – affermazione (1970-1990), consolidamento (1990-2000) e declino (2000) – dedicando particolare attenzione alle questioni del debito estero e di quello ecologico. Nella seconda parte, “Multinazionali e diritti umani: violazioni e responsabilità”, si formula l’ipotesi di imputabilità alle imprese europee delle violazioni dei diritti umani e in particolare dei diritti sindacali e dell’ambiente degli Stati “ospiti” sud americani. Approfondendo il principio di responsabilità sociale, affermato nelle linee di condotta delle imprese elaborate dall’OECD1, si rileva come le questioni di ridistribuzione della ricchezza, di bene comune e di sviluppo sostenibile sono subalterne al processo di “massimizzazione” del profitto. A questo proposito, l’influenza del potere corporativo europeo nel settore finanziario oltre che produttivo latinoamericano ha determinato l’intrusione europea negli affari interni degli Stati latinoamericani in ambito legislativo (liberalizzazione economica), finanziario (progetti commerciali) e tecnico-produttivo (reti di trasporto terrestre e fluviale, di telecomunicazione e condutture di gas e petrolio). La deregolamentazione del mercato e la liberalizzazione dei flussi di capitale, enunciati dalla teoria neo-liberista, sono stati definiti da Tim Bartley2 come espressioni

Organisation for Economic Cooperation and Development (2000): Guidelines for Multinational enterprises: text, guidelines and commentary, [DAFFE/IME/WPG 15 FINAL]. http://www.oecd.org 2 Bartley, Tim (2007): “Institutional emergence in an Era of Globalization: the Rise of Transnational private regulation of labor and environmental conditions”, in American Journal of Sociology, volume 113 number 2, The University of Chicago, September. (pp.297-358)

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della globalizzazione, che Saskia Sassen3 ha precedentemente descritto come “evoluzione strutturale del sistema mercato”. Interpretazione complementare a quella di Amartya Sen4 secondo la quale la globalizzazione non sarebbe un fenomeno “recente ed innovativo” ma un processo, iniziato nell’anno Mille, di condivisione delle conoscenze5 scientifiche e tecnologiche tra Oriente e Occidente. Dalla trasmissione delle conoscenze avrebbero potuto, secondo Sen, beneficiare tutti i popoli ma l’errata distribuzione dei profitti ricavati dallo sfruttamento delle risorse naturali ed energetiche, e il diseguale sviluppo delle risorse umane, hanno generato povertà e disuguaglianza tra le nazioni e nelle nazioni. A questo proposito, Neil Fligstein6 ha definito le istituzioni economiche come prodotti di conflitti politici innescati da “un gruppo di capitalisti”, e di conseguenza il sistema mercato rifletterebbe il primato degli interessi privati su quelli collettivi. Le esperienze di liberalizzazione economica, già iniziate alla fine degli anni Settanta in Sud America, sono state ostacolate dalla prima crisi di indebitamento del 1982 in Messico, poi diffusa in tutta la regione a partire dal 1985. Tuttavia, a partire dagli anni Novanta, con il crollo del sistema politico ed economico di tipo sovietico, un nuovo slancio alla liberalizzazione dei movimenti di capitale è stato determinato dall’adozione di pacchetti strutturali promossi dalle istituzioni di Bretton Woods nel programma del Washington Consensus. La privatizzazione delle imprese pubbliche e la riforma del sistema tributario sono state seguite da un maggiore dinamismo delle esportazioni, dalla modernizzazione di alcuni segmenti produttivi, dall’incremento degli investimenti esteri e dall’aumento dell’offerta di servizi infrastrutturali di migliore qualità7. L’area dell’energia elettrica e quella energetica sono state sottoposte, in particolare, ad una radicale trasformazione e riconversione che hanno interessato tutti i Paesi della regione latinoamericana. Parallelamente, nel panorama finanziario e commerciale, gli istituti internazionali del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale con l’Organizzazione mondiale del commercio hanno favorito la progressiva attribuzione della
Sassen, Saskia (2002): "The State and Globalization", in The emergence of Private authority in Global governance, edited by Rodney Bruce Hall and Thomas J.Bierstecker. Cambridge University Press. New York (pp. 91-112) 4 Sen, Amartya (2003): “Globalizzazione e libertà”, edizione Saggi, Mondadori, Milano (pp.3-7) 5 Scienza e tecnologia cinesi; matematica indiana e araba. 6 Fligstein, Neil (2005): “The Political and Economic Sociology of International Economic Arrangements” in Handbook of Economic Sociology, edited by Neil Smelser and Richard Swedberg. Princeton University Press Princeton, N.J. (pp. 194-95) 7 IILA, CEPAL (2008): “America latina e Caraibi. Tendenze economiche e prospettive di sviluppo”. Collana di Studi latinoamericani - Economia e Società, Roma.
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funzione di decisions’ maker alle lobby imprenditoriali, in luogo degli Stati, accettando che gli accordi di libero scambio - in particolare quelli conclusi nell’ultimo decennio privilegiassero gli interessi privati a quelli collettivi. In linea con questa premessa, il trasferimento di attività produttive e di investimento all’estero, come nel nostro caso delle imprese europee in America Latina, ha garantito grandi profitti alle aziende senza l’obbligo di incoraggiare un adeguato sviluppo locale. La dimensione pubblica identificata nello Stato appare così completamente subordinata alle strategie di mercato. Il ruolo degli Stati nazione nel Sud America è stato, in particolare, progressivamente ridefinito con la fine dell'ordine bipolare segnata dalla caduta del muro di Berlino (1989) e dalla dissoluzione dell’Unione sovietica (1991). Il bipolarismo - espressione della guerra fredda - è tramontato con il vecchio sistema socialista afflitto da squilibri macroeconomici interni ed esterni, il cui crollo ha sancito il trionfo del giovane (temporaneo) macrosistema capitalista. In questo contesto il concetto di New World Order (NWO), promosso nel 1989 dal presidente statunitense George Bush e teorizzato da Francis Fukuyama nella sua opera “La fine della storia”8, ha trovato fondamento. Il nuovo ordine internazionale ha, inoltre, presupposto un impegno senza riserve delle Nazioni Unite9 relativo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, mentre dal punto di vista ideologico, delegittimata l’ideologia marxista, sono stati consolidati i principi di democrazia e di mercato propri del NWO. L’ascesa delle imprese multinazionali nel sistema economico mondiale, avviata già dalla metà degli anni Settanta, è andata così assestandosi agli inizi degli anni Novanta quando la regione latinoamericana, parallelamente a quella dell’Europa orientale, ha intrapreso un graduale processo comunemente chiamato di “transizione”. Parafrasando il

Nello scritto del 1992 Fukuyama rileva come la caduta del muro di Berlino rappresentasse la conferma più vistosa ed epocale di una tendenza a livello globale, rivolta a conformare i sistemi politici ai principi della democrazia liberale. Essa è stata per Fukuyama la meta della vicenda storica di ogni popolo, in quanto arriva dopo il fallimento di altri esperimenti politici, quali monocrazia, oligarchia, o totalitarismo, che hanno ammesso la loro sconfitta proprio trasformandosi in liberalismo. Per Fukuyama la forma di Stato ispirata al liberalismo democratico è l’ultima possibile per l’uomo, ed anche la più perfetta. Visione rivista negli scritti “La grande distruzione” del 1999 e “L'uomo oltre l'uomo” del 2002 che si aprono alla coscienza della crisi. Il progresso tecnologico ed industriale ha, infatti, determinato la disgregazione dell'ordine sociale, attraverso una trasformazione dalla precedente vita aggregata, basata su "comunità" fondate su vincoli di conoscenza, a "società" di estranei, più aperta da un lato a contatti tra persone diverse, che però si fanno più materiali e distanti, con una maggiore possibilità e libertà di disobbligarsi da vincoli. L'industrializzazione, inoltre, ha marcato uno squilibrio più netto tra ricchezza e povertà. (Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Francis_Fukuyama) 9 United Nations Organization (1997): “Renovación de las Naciones Unidas: un programa de reforma” (Informe del Secretario General Kofi A. ANNAN), New York, 14 Julio [A/51/950].

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titolo dell’opera di Karl Polanyi10, la transizione si è presentata come una profonda e complessa “grande trasformazione”. Il risultato di questo processo è stato una coesistenza tra proprietà pubblica e proprietà privata, e lo Stato è diventato attore primo in un sistema gerarchico non più unico protagonista. Inoltre, come rilevato da Joel Bakan11, la deregolamentazione ha liberato le “corporation” dai vincoli legali a protezione dei diritti sociali e dell’ambiente, mentre la privatizzazione ha offerto alle stesse l’opportunità di sfruttare, al fine di realizzare i propri profitti, bisogni sociali precedentemente soddisfatti dai governi. L’odierno sistema economico internazionale si presenta così impostato sul potere decisionale di un’élite imprenditoriale in sostituzione della classe politica, determinando il primato dell’economia sulla politica. A questo proposito, i canali di dialogo biregionali Europa-America Latina, ovvero le conferenze politiche e i vertici imprenditoriali, piuttosto che consolidare un’equa interdipendenza politico-economica – a conferma della costituzione dell’Assemblea interparlamentare europea-latinoamericana12 – hanno rafforzato oltre misura l’ipoteca finanziaria delle élite europee nell’America del Sud, favorendo accordi finanziari e commerciali per la cui attuazione sono eluse norme internazionali di jus cogens, il principio di diritto internazionale generalmente riconosciuto ai popoli indigeni di previa consulta, e le Costituzioni di alcuni Stati, quale la Colombia, disciplinanti la tutela dei diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici dei popoli. Premesse che potrebbero aver ispirato i nuovi processi di nazionalizzazione e i modelli economico-politici in atto in America Latina, in particolare in Bolivia e Venezuela, dopo la decade persa del Consenso di Washington. Il quadro socio-economico che si delinea è particolarmente complesso anche a causa di un’eccessiva articolazione di alleanze interregionali (Gruppo di Rio13, MERCOSUR14, Comunità andina15, ALBA16, Trattato
Polanyi, Karl (1977): “The Great transformation”. Beacon Press, Boston. Bakan, Joel (2008): “Impresa e morale”, Bollati Boringhieri, Torino, settembre. (pag.33) 12 Eurolat (2006): Costituent Act of the Euro-Latin American Parliamentary Assembly, Cartagena de Indias, 5 August. [DV/635730IT.doc PE 376.611v03-00] 13 Il “Gruppo di Rio” è stato fondato nel 1986 da sei Stati latinoamericani ed oggi comprende: Argentina, Bolivia, Brasile, la Comunità caraibica (CARICOM), Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Domenicana, El Salvador, Ecuador, Guyana, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela. L’ultimo Summit si è tenuto a Santo Domingo, Repubblica Domenicana, il 19-20 aprile 2007 e il prossimo si svolgerà a Praga nel 2009. 14 Il 29 ottobre 1991 Carlos Menem, presidente della Repubblica argentina, Fernando Collor, presidente della Repubblica federale del Brasile, Andrés Rodríguez, presidente della Repubblica del Paraguay, e Luís A. La Calle, presidente della Repubblica orientale dell’Uruguay, hanno ratificato il Trattato di Asunción, in vigore dal 1 gennaio 1995. La realizzazione del “Mercato Común del Sur” ha determinato la creazione di una zona di integrazione economica e di libera circolazione di beni e di servizi, con l’abolizione dei dazi interni nel 1999 e l’adozione di uno comune dal 2001 sui prodotti importati da
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commerciale dei popoli17) che hanno determinato un sistema particellizzato, affetto da gravi squilibri interni derivati dai diversi orientamenti di interesse politico ma anche dal mancato esercizio effettivo della sovranità nazionale. Uno stato di subordinazione ad imprese multinazionali - coinvolte nella violazione di diritti umani - tra le quali le consociate europee del settore agroalimentare; agrochimico; minerario e petrolifero; transgenico; delle telecomunicazioni; della finanza; dei servizi pubblici, quali elettricità e di beni comuni come l’acqua. Denunce dettagliate sono state raccolte durante la partecipazione alle sessioni del Tribunale Permanente dei Popoli18 (TPP), “Politiche neoliberali e multinazionali europee in America Latina” sulle responsabilità politiche e sociali delle multinazionali europee in America Latina, realizzate su richiesta della Rete biregionale europea-latinoamericana Enlanzando Alternativas (EA) e dell’organizzazione non governativa olandese Transnational Institute. Nel corso dell’udienza pre-istruttoria svolta nel mese di maggio 2006 a Vienna, il TPP ha concluso che “la complessità e la serietà delle denunce e le corrispondenti violazioni”, richiedevano indagini più approfondite19,
Stati terzi. L’obiettivo delle Repubbliche latino-americane è stato quello di creare un polo politico ed economico regionale autonomo da Washington. (Fonte: Piccinetti, L. (2003): “L’Unione Europea e il Sud America: la sfida di una partnership strategica”, Department of Politics University of Newcastle upon Tyne, United Kingdom). 15 Bolivia, Colombia, Ecuador e Perú costituiscono la Comunità andina. 16 L’Alternativa Bolivariana para América Latina y el Caribe (ALBA) è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela, in alternativa all'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) lanciata dagli Stati Uniti nel dicembre 1994. L'accordo preliminare siglato il 14 dicembre 2004 tra il presidente del Venezuela Hugo Chávez e il presidente cubano Fidel Castro, prevedeva una fornitura a Cuba di 96.000 barili di petrolio venezuelano al giorno ad un prezzo di favore contro l’invio a Caracas di 20.000 medici e migliaia di insegnanti. (Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Alternativa_Bolivariana_per_le_Americhe). 17 In prospettiva del vertice austriaco del marzo 2006 il presidente boliviano Evo Morales ha proposto l’elaborazione dei Trattati di commercio dei Popoli (TCP) alternativi ai consueti accordi commerciali promossi dalle lobby imprenditoriali, poiché i profitti degli scambi e gli investimenti sarebbero impiegati per lo “sviluppo sostenibile” dei popoli boliviano ed europeo. (Fonte: Gobierno de Bolivia (2006): “Bases para un acuerdo de asociación CN_UE en beneficio de los Pueblos: la propuesta boliviana”.http://www.boliviasoberana.org/blog/OtroSTLCs/CANUE/_archives/2006/6/14/2032355.ht m.) 18 Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un tribunale internazionale d’opinione, indipendente da ogni autorità statale. Promosso dalla Fondazione internazionale Lelio Basso per i diritti e la liberazione dei popoli, il TPP è stato fondato il 24 giugno 1979 a Bologna, da un nutrito gruppo di giuristi, scrittori, intellettuali e attivisti provenienti da 31 Stati e annovera tra le sua fila 5 premi Nobel. Il TPP trae le sue radici storiche dall’esperienza dei Tribunali Russell, che si sono occupati della guerra del Vietnam (1966-67) e dei regimi militari in America Latina (1974-1976). I verdetti emessi - 36 dal 1979 - hanno valore morale, e sono riconosciuti dalla Commissione dei diritti umani presso le Nazioni Unite. L’esame dei casi trae spunto dalle denunce delle violazioni dei diritti umani e dei popoli presentate da collettività e individui, ed è prassi del TPP informare dei procedimenti le parti interessate, dando loro la piena opportunità di difesa. 19 A Vienna sono state prese in considerazione le seguenti imprese: Suez, Aguas di Barcellona, Union Fenosa, ING, Rabobank, ABN AMRO, BBVA, British Tabacco, Unilever, Telefonica, Calvo, Marine

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riconoscendo la necessità di convocare una sessione formale, realizzata a Lima nel mese di maggio 2008. Entrambi i processi sono stati realizzati parallelamente ai vertici dei capi di Stato e di Governo Europa-America Latina, con lo scopo specifico di proporre un percorso alternativo alle strategie di espansione industriale e finanziaria europea. Dai due incontri istituzionali è emerso chiaramente che il dialogo politico e i programmi europei di cooperazione allo sviluppo replicano la prospettiva neo-coloniale nord americana, e sebbene al sistema bilaterale statunitense si opponga quello multilaterale promosso dall’Europa sono ambedue espressione del primato dell’economia sulla politica. Le testimonianze hanno rivelato, infatti, come i flussi finanziari e gli investimenti diretti europei abbiano allargato la forbice delle disuguaglianze sociali, concentrando la ricchezza a livelli inaspettati a favore delle multinazionali. Le istituzioni private - multinazionali attive nell’estrazione e lavorazione delle risorse energetiche così come le istituzioni finanziarie – hanno nell’ultimo ventennio, in particolare, consolidato la loro influenza sulla sfera di interesse pubblico20 (istruzione, sanità, acqua) con l’attuazione dei programmi di riforme strutturali promossi dalle istituzioni di Bretton Woods. L’utilizzo di strumenti legali da parte delle multinazionali per eludere le responsabilità sociali è ormai prassi generalizzata, anche attraverso la creazione di organizzazioni influenti, quali lobby, con la funzione di esercitare pressioni sulle procedure decisionali degli organismi politici, raggirando i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti. Lo Stato e le società preservano, con fatica, un determinante ruolo nazionale ed internazionale, dal momento che la distribuzione degli utili ricavati dall’interdipendenza economica mondiale dipende da una serie di intese globali di cui sono solo i destinatari: ovvero accordi commerciali; leggi sui brevetti; programmi sanitari; scambi formativi; vincoli ecologici ed ambientali; strumenti per la diffusione della tecnologia; equa risoluzione della questione del debito estero accumulato. A questo riguardo, Giorgio Ruffolo21 ha rilevato come “la comparsa delle corporation ha sollevato oltre al problema della disuguaglianza economica e della sostenibilità ambientale, quello della sovranità

Harvest, Andritz, Botnia, Ence, Aracruz Celulosa, Monterrico Metals, Benetton, Bayer, Cargill, Bunge, Hendris-Nutreco, Vion Food Group, BP, Repsol-YPF, Consorcio OCP, Riu Resort, Ibero Star, Oasis, Gaia, Viva, l’agenzia di cooperazione tedesca GTZ – per maggiori informazioni: http://peoplesdialogue.org/es/node/41 20 Tribunale Permanente dei Popoli (2000): “Società transnazionali e diritti umani”(p.25). www.internazionaleleliobasso.it. 21 Ruffolo, Giorgio (2008): “Il capitalismo ha i secoli contati”, Einaudi, Trento, marzo (pp. 190-191).

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politica. Un sistema in cui più della metà delle grandi potenze mondiali è costituita dalle corporation e in cui la somma dei loro redditi supera quella degli Stati nazionali difficilmente potrebbe essere rappresentato dalla distinzione convenzionale tra il mercato, fondato sulla logica oggettiva dello scambio, e lo Stato, fondato sulla logica discrezionale del potere. Le corporation sono grandi poteri privati con una struttura basata su una gamma di politiche - interna, estera, di difesa, e di informazione - ma che mancano di legittimazione politica, al contrario degli Stati, e quindi il grado di arbitrarietà del sistema nel suo complesso aumenta”. I trattati commerciali conclusi nell’ultimo decennio tra attori pubblici, e tra questi e soggetti privati hanno, quindi, notevolmente contribuito all’avanzamento della “globalizzazione degli interessi economici e finanziari” a favore delle grandi imprese ma non dei popoli.

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PARTE 1

La globalizzazione delle multinazionali

1.1.

Verso il sistema mercato. Le multinazionali 9 novembre 1989 caduta del muro di Berlino, data ed icona associate al crollo del sistema economico e politico di tipo sovietico. La fine dell’esperienza sovietica si è, tuttavia, verificata ufficialmente dopo il fallito golpe dell’agosto 1991 a cui sono rapidamente seguite la disintegrazione dell’Unione22, le dimissioni natalizie di Micheal Gorbacev e le riforme russe del 1992. La disfatta del sistema sovietico - solitamente attribuito all’inefficienza della pianificazione economica e dell’impresa dello Stato per le difficoltà di raccogliere e di elaborare rapidamente l’informazione economica a livello centrale - è stata interpretata da Domenico Mario Nuti23 come conseguenza dell’endemico eccesso di domanda dovuto alla fissazione amministrativa dei prezzi a livelli artificialmente bassi, e all’inerzia di un sistema incapace di rispondere ai cambiamenti relativi ai gusti dei

consumatori, della domanda mondiale e della tecnologia.

21 dicembre 1991: l’Unione Sovietica si è sgretolata in 11 Repubbliche indipendenti note come “Comunità degli Stati Indipendenti - CSI”. 23 Nuti, Domenico Mario (1999): “1989- 1999: la grande trasformazione dell’Europa centro-orientale”. Europa Europe n. 4/99, aprile. Il crollo del muro di Berlino è avvenuto a seguito dell’apertura della “cortina di ferro”, divisorio tra Ungheria ed Austria. Tra gli effetti immediati si sono verificati la cospicua emigrazione di cittadini tedeschi dalla Repubblica Democratica verso la Repubblica Federale. Gorbacev, dal 1985 fervido assertore del processo riformatore politico-ideologico sovietico (perestrojka -ristrutturazione- e glastnost -finestra cristallina sull’Occidente-), è anche ricordato come il promotore del processo di riunificazione tedesca.

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Il crollo del socialismo reale ha comportato processi di disintegrazione e di reintegrazione internazionale. Nel 1991 si è, difatti, disintegrato il blocco commerciale comunista (il Consiglio di mutua assistenza economica o Comecon), seguito dallo scioglimento del Patto di Varsavia24 e da processi di secessione nella Federazione con la nascita della Comunità degli Stati indipendenti25 (CIS); nel 1992 è esplosa sanguinosamente la Federazione jugoslava mentre nel 1993 si è dissolta pacificamente quella cecoslovacca. Il bipolarismo, espressione della Cold War, è quindi tramontato inesorabilmente alla fine degli anni Ottanta con la dissoluzione del vecchio sistema socialista, afflitto - secondo Kolodko26 - da squilibri macro-economici interni ed esterni, sancendo il trionfo del giovane macro-sistema capitalista. La rimodulazione delle alleanze politiche e militari all’interno del blocco socialista ha ispirato la formulazione da parte dell’amministrazione americana di un nuovo ordine internazionale. Il concetto di New World Order (NWO), adottato dal presidente repubblicano degli Stati Uniti George Bush nel 1989, è stato ufficialmente lanciato a Washington nel 1990 dall’economista John Williamson27 che ha associato l’espressione Washington Consensus ai pacchetti di riforme strutturali promossi dal Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale (BM)28 per i Paesi dell’America Latina affetti da cicliche crisi economiche. A questo riguardo, gli istituti di Bretton Woods avevano già promosso, in occasione della prima crisi del debito in Messico del 1982, aggiustamenti strutturali (privatizzazioni degli enti pubblici e liberalizzazione dei flussi di capitale, merce e servizi), a seguito dei pesanti debiti

Trattato ventennale di amicizia e di alleanza militare firmato nel 1955 tra otto Stati dell’Europa orientale: Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Repubblica Democratica Tedesca, Ungheria e URSS. Trattato “orientale” stipulato col fine di controbilanciare gli effetti dell’alleanza militare occidentale: Patto Atlantico. Il Patto Atlantico, trattato militare difensivo, è stato sottoscritto a Washington il 4 aprile 1949 da nove Paesi europei (Regno Unito, Belgio, Danimarca, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi e Portogallo), gli Stati Uniti d’America ed il Canada. Vi hanno aderito, in seguito, la Turchia e la Grecia nel 1951, la Germania occidentale nel 1955. Da esso trae origine l’organizzazione politico-militare della NATO: North Athlantic Treaty Organization. 25 Il 21 dicembre 1991 alla dissoluzione dell’Unione sovietica è coincisa l’affermazione della Comunità degli Stati indipendenti (CIS) da parte di otto Repubbliche socialiste: Armenia, Belarussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia, Tajikistan, Ucraina e Turkmenistan. Nel 1993 hanno aderito Azerbaijan e Georgia; nel 1994 Moldavia e nel 2000 Uzbekistan. 26 Kolodko, G. (1999): “Transition to a market economy and sustained growth. Implications for the Post Washington Consensus”. Communist and Post Communist Studiesn 32 (pp. 233- 261). 27 Dal 1981 responsabile dell’Institute for International Economics. “After the Washington Consensus. Restrating growth and Reform in Latin America” a cura di Pedro-Pablo Kuczynski e John Williamson. Institute for International Economics, Washington DC. March 2003. 28 Entrambi gli istituti finanziari internazionali hanno sede a Washington.

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contratti negli anni Sessanta e Settanta dagli USA, schizzati alle stelle dopo la rottura del sistema monetario internazionale voluta dalla Casa Bianca. A partire dagli anni Novanta, il Washington Consensus è stato, così, identificato come il manifesto del pensiero neoliberale espresso nell’equazione: transizione = liberalizzazione + privatizzazione. Le strategie finanziarie degli emergenti attori privati in ambito economico sono state esaltate ai danni dell’intervento regolatore dello Stato, indispensabile secondo John Maynard Keynes29 per compensare gli squilibri del mercato. Nel 1990 il complesso delle politiche del Washington Consensus è stato riassunto da Williamson in sette punti basilari: • finanza pubblica e deficit di bilancio: contenimento delle imposte fiscali e delle passività della bilancia dei pagamenti tra indici medi a valori positivi negativi, affinché non risultasse necessario un incremento delle imposizioni fiscali; • priorità della spesa pubblica: la priorità della spesa pubblica non sarebbe dovuta più esser concentrata sullo sviluppo del settore strategico ma diretta verso settori economici secondari dei beni di consumo, poiché garanzie di un’equa e reale redistribuzione dei guadagni; • • riforma fiscale: imposizione universale di una tassa di base; “deregulation”: liberalizzazione dell’economia mondiale mediante la

liberalizzazione dei prezzi e del commercio estero, adottando tariffe doganali in luogo delle restrittive quote commerciali. Obiettivo finale: un’uniforme legge tariffaria con dazi del 10% o al massimo del 20%; • investimenti diretti all’estero: investimenti finanziari in attività straniere che definissero nuovi tassi di interesse di mercato, favorendo l’abolizione delle barriere protezioniste nazionali;

Su “La Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta” (The General Theory of Employment, Interest and Money), la più importante opera dell'economista inglese John Maynard Keynes, si fonda il moderno pensiero macroeconomico. L'opera pubblicata per la prima volta nel 1936 ha dato avvio alla cosiddetta "rivoluzione keynesiana" che prevede l'opportunità dell'intervento pubblico nell'economia nazionale agendo sulla domanda aggregata, ossia sulla domanda di beni e servizi inquadrata in un dato periodo temporale, a potenziamento della capacità produttiva globale di un certo sistema economico.

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tassi di cambio: parificazione dei tassi di cambio nazionali a valori

competitivi nel lungo periodo, affinché si favorissero le esportazioni con riduzione della passività della bilancia dei pagamenti; • privatizzazione: diritto di proprietà privata.

Le riforme strutturali annoverate nel programma sono state concentrate sullo sviluppo del settore privato, a garanzia degli investimenti diretti stranieri e della crescita economica. I due istituti finanziari internazionali, che avrebbero dovuto garantire rispettivamente la liquidità, la convertibilità valutaria, la sicurezza fiscale e la stabilizzazione economica (FMI) accompagnate da un’equa crescita e da uno sviluppo sostenuto (BM), si sono mostrate - secondo Kolodko - incapaci di perseguire i propri obiettivi. Se tali fini, infatti, fossero stati perseguiti, le politiche economiche non sarebbero state espressioni di “pacchetti di stabilizzazione”, ma prodotti di uno “strategico programma di sviluppo” secondo il quale le politiche fiscali e monetarie sarebbero state subordinate ad una “politica di sviluppo” e non l’inverso. Le discutibili strategie di assistenza tecnica del FMI e della BM alle economie in transizione - sostanzialmente sottoforma di crediti commerciali30 e “pacchetti di misure deflazionistiche”31 – avrebbero inoltre, in parte, inciso sulla crisi finanziaria asiatica del baht tailandese (1997), su quella russa del rublo (1998) con riflessi su quella latinoamericana del real brasiliano (1998), del sucre ecuadoriano (1999), del peso argentino (2001), e anche su quella in corso negli Stati Uniti32. La fine dell’ordine bipolare ha, al contempo, anche segnato il superamento delle teorie di relazioni internazionali diventate inadeguate ad interpretare un cambiamento storico-politico così complesso, che ha determinato l’affermazione di nuove teorie tra le quali quella di Samuel Huntington, “Scontro di civiltà” di matrice realista, e di Francis Fukuyama, “La fine della storia” di matrice liberale. Tuttavia, sin dalla fine degli anni Settanta teorie sull’economia di mercato erano già state elaborate da menti lungimiranti,
30 31

Cfr. Kolodko, G. (1999) L’alto livello d’inflazione ha avuto effetti negativi – particolare è stato il caso russo - sia sui tassi di interesse, scoraggiando il risparmio, sia sul cambio reale del rublo, erodendo così la competitività delle esportazioni. 32 Quest’ultima è in particolare conseguenza di una forte speculazione determinata da un’inversione dei finanziamenti dalle imprese di produzione alle imprese finanziarie, con un aumento dei tassi di interesse ed una concentrazione dei creditori internazionali, tra i quali spicca la Cina.

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quale quella di Immanuel Wallerstein33, che con approccio neomarxista ha identificato le grandi imprese come emergenti protagonisti delle relazioni politiche ed economiche internazionali a discapito del ruolo degli Stati. La connotazione multinazionale delle imprese, come sottolineato da Wallerstein34, segnerebbe la profonda dicotomia tra i fattori capitale e lavoro. L’inarrestabile accumulazione di capitale esemplificherebbe gli attriti esistenti all’interno del moderno sistema capitalistico profondamente eterogeneo in termini culturali, politici ed economici, e dunque portatore di gravi differenze di sviluppo civile e di distribuzione del potere politico ed economico. Conseguenze e, al contempo, concause di una discutibile struttura produttiva secondo la quale il processo di specializzazione su scala mondiale si fonderebbe su una permanente tripartizione del mondo in centro, semi-periferia e periferia. Divisione qualificata in relazione alle sedi amministrative o legali delle grandi imprese, ovvero “centro”, e a quelle operative delle consociate, ossia “periferia”.

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Brenner, R. (1977): “The Origins of Capitalist Development: A Critique of Neosmithian Marxism”, in New Left Review, n.104, 1977; Itzcovich O., Lepre A. (1979): “L'opera di Wallerstein sul sistema economico mondiale”, in Quaderni storici, n. 40. Per Wallerstein il capitalismo storico è un sistema mondiale in cui produzione ed accumulazione sono determinate non dalla coercizione politica, ma dalle leggi del mercato. La sua formazione si articola in quattro fasi: origini europee (1450-1640), consolidamento (1640-1815), planetarizzazione (1815-1917), crisi e nuova fase di sviluppo (dal 1917 in poi). L'avvio è dato dalla crisi della rendita feudale nel XIV secolo, che spinge le classi dominanti europee verso nuove modalità di arricchimento basate sull'espansione geografica e mercantile, e sull'aumento della produttività interna connesso alla possibilità di sfruttare lavoro esterno a basso costo e di importare merci a poco prezzo. Si forma così un meccanismo di scambio e sviluppo ineguale che richiede la gerarchizzazione territoriale e la divisione internazionale del lavoro e dei rapporti di produzione: manodopera libera, alti salari e manifattura al centro (Europa nord occidentale), schiavitù e servaggio nella periferia (America del sud ed Europa orientale), mezzadria ed economia contadina nella semiperiferia (Europa meridionale). La proposta interpretativa di Wallerstein ha prodotto un radicale cambiamento di prospettiva nella ricerca storiografica sul mondo moderno, dimostrando l'impossibilità di comprendere le storie nazionali e settoriali senza fare riferimento a più complessi sistemi di relazione su scala interstatale. La distinzione fondamentale sulla quale poggia il pensiero neomarxista wallerstiano è quella tra gli "imperi mondiali" ("World Empires") e le "economie mondiali". Gli "imperi mondiali" sono quelli creati a seguito di grandi conquiste militari, il cui fine è lo sfruttamento delle risorse degli Stati sconfitti: modello dell'Impero romano all’interno del quale finché le province o Paesi sottomessi hanno versato i tributi imposti, hanno mantenuto un certo grado di autonomia. Secondo Wallerstein, gli “imperi mondiali” sono stati tipici delle epoche anteriori al XV-XVI secolo, quando il capitalismo moderno non era ancora affermato: è nel 1400, in particolare con le banche toscane, che nascono il moderno sistema capitalistico e la sua nuova mentalità hegeliana, il nuovo “Zeitgeist”. Wallerstein ha evidenziato come l'organizzazione degli imperi sia stata ardua e caratterizzata da un'intrinseca debolezza: il gravoso “costo di mantenimento” che ne ha causato la fine. Il "sistema dell’economia" mondiale è strutturato diversamente: il "centro" è costituito da un limitato numero di Stati “forti” in competizione da un punto di vista economico e militare; la "periferia" è composta da Stati “deboli” che forniscono a quelli del “centro” risorse materiali e manodopera a basso costo. La distinzione tra Stati centrali e Stati periferici rispecchia la distinzione marxiana tra la classe degli sfruttatori (i borghesi) e quella degli sfruttati (i proletari), ancorché la prospettiva è traslata su scala mondiale a livello "macro" degli Stati. 34 Wallerstein, Immanuel (1978): Il sistema mondiale dell’economia moderna, Il Mulino, Bologna, vol.I; vol.II, 1982; – The Modern World-system, New York, vol. I, 1974; vol. II, 1980; vol. III, 1988.

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L’affermazione del sistema mercato a livello mondiale avrebbe determinato, secondo Wallerstein, regimi di produzione altamente concorrenziali con una diminuzione complessiva dei profitti, e avrebbe incentivato il trasferimento della produzione dal “centro” verso la “periferia” dove il relativo monopolio esercitato da imprese leader sarebbe stato incoraggiato dal basso costo della manodopera locale e dalla maggiore disponibilità di materie prime e risorse naturali. Il divario tra “centro e periferia” sarebbe, poi, stato progressivamente attenuato dal delinearsi di una "semiperiferia" finanziariamente instabile e poco industrializzata. A questo riguardo, l’adattamento della formula del Washington Consensus in America Latina (Argentina, Brasile, Nicaragua), Asia (Cina) e in Europa orientale (Russia) ha definito il ruolo “cerniera” tra gli Stati industrialmente avanzati e quelli relegati alla dimensione di “terzo mondo”35. Infine, in linea con il pensiero di Wallerstein, in una prospettiva di lungo periodo il sistema capitalistico è ineluttabilmente destinato a crollare dopo avere raggiunto la massima espansione per mezzo del fenomeno della globalizzazione, ossia quando la saturazione dei mercati, l'abbassamento della produzione e il crescente impoverimento generalizzato ne determineranno l’implosione.

1.2 Globalizzazione: affermazione delle multinazionali L’espressione globalizzazione, introdotta nel linguaggio economico nel 1981, è stata definita da Nicola Acocella36 come <<il grande fenomeno che vede al suo interno tipicamente svilupparsi le imprese transnazionali. Non è altro che la crescita su scala tendenzialmente mondiale delle interrelazioni fra i diversi sistemi economici e sociali nazionali, mediata da istituzioni economiche e private e favorite, da un lato, dalla riduzione dei costi di trasporto e comunicazione e, dall’altro, dalle politiche economiche liberiste attuate in questo secondo dopoguerra dai governi nazionali e dalle istituzioni internazionali>>. Le multinazionali sono indicate come i soggetti che opportunamente
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Agli inizi degli anni Cinquanta l'economista francese Alfred Sauvy ha coniato il termine “terzo mondo” su ispirazione della definizione di "Terzo Stato" - che identificava i sudditi francesi, posti alla monarchia di Luigi XVI prima della rivoluzione del 1789, estranei al clero e alla nobiltà – per indicare gli Stati “non allineati” nell’ordine bipolare. L’espressione “terzo mondo” è stata, poi, lanciata nel 1955 durante la Conferenza di Bandung, in Indonesia, per distinguere i Paesi meno industrializzati dai Paesi ad economia di mercato (Stati di “primo mondo”: sviluppati, democratici e capitalisti) e da quelli ad economia centralizzata (Stati di “secondo mondo”, socialisti e comunisti parte del sistema sovietico). 36 Ietto-Gillies, Grazia (2005): “Imprese transnazionali: concetti, teorie, effetti”, Carocci, Roma. (pp.1314)

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investono capitali all’estero per costituire o acquisire centri di produzione, favorendo la specializzazione o razionalizzazione della produzione di un bene o servizio su scala mondiale. Questo processo permette di sfruttare le differenze nei costi di produzione, ovvero anche il salario, in luogo della sostituzione delle esportazioni dal Paese di origine. Acocella ha, inoltre, commentato il crescente ruolo delle imprese transnazionali ricorrendo alla “teoria della nuova geografia economica” di Paul Krugman37, secondo la quale lo spazio assume un ruolo imprescindibile nell’economia regionale ed internazionale, perdendo l’usuale espressione economica di “spazio uniforme” per cui è indifferente la localizzazione delle attività. La “nuova geografia economica” enfatizza, dunque, il ruolo dello spazio “non specificato” in cui sono localizzati diversi centri di produzione di un’unica impresa transnazionale. A questo proposito, lo spazio avrebbe, secondo Grazia Ietto-Gillies38, un ruolo strategico dato dall’interazione tra diversi soggetti (imprese transnazionali, Stati nazionali, organizzazioni governative e non governative) che conducono a situazioni alterne di conflitto e di cooperazione. Riflettendo se la condotta e la presenza delle imprese transnazionali possano o devano essere analizzate da una teoria specifica diversa da quella dell’impresa, Ietto-Gillies ha sottolineato come l’impresa transnazionale si differenzia dall’impresa nazionale non per gli obiettivi, che sono identici, quanto per l’adozione di strategie che ne determinano la loro stessa esistenza. L’economista sostiene che le imprese transnazionali non possano essere considerate semplicemente come “soggetti di efficienza”, perché capaci di utilizzare al meglio uno “spazio non uniforme”, ma soggetti politici ed economici, la cui attività più rilevante è data dalla produzione internazionale e dall’investimento diretto estero. La caratteristica distintiva di operazioni internazionali, che distingue le società transnazionali da quelle nazionali, è quindi la conduzione di operazioni commerciali o di produzione direttamente all’estero, stabilendo delle consociate di cui acquisiscono la proprietà e il controllo delle attività. L’impresa transnazionale è, dunque, caratterizzata dal possesso di un’adeguata percentuale del capitale di imprese estere, e dalla capacità di dirigere strategicamente, a distanza, l’affiliata straniera, purché siano presenti due “condizioni sufficienti”: l’innovazione tecnologica nelle comunicazioni e l’innovazione organizzativa. Pensiero che trae ispirazione dalle teorie di Stephen Herbert Hymer e Alfred D. Chandler con particolare riferimento alla relazione
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Ibidem Cfr. Ietto-Gillies, Grazia (2005) (pp.31-32)

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tra evoluzione nella struttura interna dell’impresa e internazionalizzazione attraverso tre principali stadi di sviluppo: • l’impresa marshalliana del secondo dopo guerra dedicata ad un’unica funzione e posta sotto il controllo di uno o pochi individui; • la “struttura unitaria” (U-form) o “struttura a divisioni funzionali sotto la guida di un ufficio centrale”, rappresentate da grandi imprese verticalmente integrate dall’organizzazione interna basata sulla produzione di massa, incoraggiata dalla costruzione e gestione delle ferrovie con la diffusione delle attività in più aree geografiche e il facilitato reperimento delle risorse; • la “forma multidivisionale” (M-form), struttura organizzativa flessibile, capace di sostenere la diversificazione produttiva e geografica: all’evoluzione dell’organizzazione interna è conseguita una nella divisione del lavoro, definendo una “grid structures” (struttura a reticolo) espressione del binomio prodotto-area geografica. Il pensiero degli economisti Acocella e Ietto-Gillies è coerente con il parere giurisprudenziale espresso dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee nella sentenza 270/83 del 198639, che definisce l’impresa multinazionale come una società costituita in conformità alla legislazione di uno Stato di bandiera, ma che opera in un Paese terzo trasferendo la produzione attraverso investimenti diretti, destinati alla creazione di società sussidiarie o filiali nel rispetto della legislazione dello “Stato ospite”. L’espansione degli scambi internazionali, l’incremento dei flussi di investimento, l’evoluzione della tecnologia di comunicazione e di trasporto sono, dunque, considerate come le componenti necessarie alle grandi imprese per operare oltre ai confini nazionali attraverso il trasferimento dei fattori di produzione (capitale, tecnologia e tecniche di gestione), di beni e servizi. A questo proposito, la decade 1989-1999 ha rappresentato un periodo vantaggioso all’affermazione internazionale delle grandi imprese, poiché all’insegna dell’apertura e trasparenza dei
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Sentenze del 28 gennaio 1986, Commissione/Francia, 270/83, racc. pag. 273, in materia di inammissibilità, dal punto di vista della libertà di stabilimento, del rifiuto di concedere il beneficio del debito fiscale alle succursali e agenzie in Francia di società assicuratrici stabilite in un altro Stato membro; e del 15 maggio 1997, Futura Participations SA et Singer, C-250/95, racc. pag. I-2471, sulle condizioni di ammissibilità di una legislazione come quella lussemburghese che subordina il riporto delle perdite subite da una succursale di una società non residente all’esistenza di un rapporto economico fra queste perdite e i redditi indigeni.

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cosiddetti “monopoli naturali nazionali” determinando in America Latina quanto in Europa orientale la privatizzazione delle compagnie elettriche ed energetiche, delle comunicazioni e dei trasporti statali: Gas Ban, impresa estrattiva argentina, acquistata dalla spagnola Gas Natural nel 1993; Pan American Energy LLC Suc.Arg, impresa estrattiva argentina il cui maggiore azionista dal 1998 è l’industria petrolifera anglo-americana British Petroleum; Yacimientos Petroliferos Fiscales (YPF), impresa petrolifera argentina, gradualmente privatizzata tra il 1997 e il 1999 a favore dell’impresa spagnola Repsol; Disnorte (Distribución de Electricidad del Norte S.A) e Dissur (Distribución de Electricidad del Sur S.A), imprese nicaraguesi, concesse nel 2000 con decreto esecutivo all’impresa spagnola Unión Fenosa. Gli effetti delle strategie di produzione delle transnazionali sulle economie “ospiti” si tradurrebbero, complessivamente, in processi di fusione e acquisizione degli impianti esistenti oppure di investimento “greenfield40”, diretti alla creazione di nuove strutture. Gli investimenti “greenfield” incentiverebbero, inoltre, nella maggior parte dei casi la produzione nel Paese “ospite” sud americano mediante un apposito addestramento della forza lavoro, la creazione di posti di lavoro, l’introduzione e la diffusione di migliori pratiche manageriali, e di innovazioni tecnologiche più avanzate. Tuttavia, gli impatti delle strategie industriali sui governi locali, e in particolare delle manovre gestionali che incidono sulle finanze degli Stati - come la manipolazione dei prezzi di trasferimento da parte delle grandi imprese - che sul lato delle entrate determinano distorsioni negli introiti fiscali e nel reinvestimento del “surplus” dalla sfera pubblica in quella privata. Parallelamente, in alcuni casi sono stati i governi - come quello di Chamorro (1992), Alemán (1998) e Balaños (2000) in Nicaragua - i promotori di incentivi finanziari, ovvero sgravi fiscali, mediante l’introduzione di riforme strutturali, incoraggiate dalle istituzioni di Bretton Woods, con lo scopo di attrarre investimenti stranieri. Manovre che hanno determinato riflessi sui bilanci statali in termini di spesa pubblica ed entrate fiscali. Al contempo, alti profitti e maggiori investimenti sono stati spesso ottenuti a seguito del raggiungimento di altrettanti elevati livelli di produttività e competitività, espressi in una buona “performance” delle esportazioni. Sono, poi, indiscutibili gli effetti positivi derivati dal carattere “multinazionale” delle imprese sull’innovazione e sulla tecnologia dei Paesi “ospiti”, attraverso un “fluido” trasferimento di conoscenza, definito come spillover of know how. A questo proposito, l’equilibrio tra la struttura organizzativa dell’impresa e il
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Cfr. Ietto-Gillies, Grazia (2005) (pp.31-32)

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suo livello di centralizzazione, il grado di integrazione delle sussidiarie nell’economia locale e quello della capacità di accoglienza del Paese ospite rappresentano contemporaneamente i vantaggi e gli ostacoli al trasferimento del “know how”. In riferimento agli effetti positivi del “dinamico sistema delle multinazionali” Dennis Rondinelli41 ha sottolineato l’aspetto relativo alla capacità di sostenere lo sviluppo economico e sociale di governi sprovvisti dei mezzi finanziari e tecnologici necessari. Le multinazionali svolgerebbero, infatti, un ruolo parallelo o aggiuntivo a quello di organizzazioni non governative e sociali a favore dei popoli di Stati meno sviluppati. La “raison d’être” delle multinazionali sarebbe, dunque, di natura “filantropica”. Di comune accordo, Salil Tripathi42 ha evidenziato come il trasferimento di conoscenza e di tecnologia siano gli strumenti necessari all’accelerazione dello sviluppo dei Paesi meno avanzati. In opposizione a queste tesi, nel 2003 la Fondazione Rockefeller43 ha promosso una tavola rotonda sui rapporti di dipendenza nel sistema globale mondiale tra Stati, organizzazioni non governative, società civili e imprese multinazionali. Il rapporto conclusivo del dibattito è stato elaborato sullo studio di sei Stati dove grandi imprese energetiche, in particolare petrolifere, hanno influenzato il regime politico “ospite”, come rileva il caso della Colombia44: un regime autoritario o militarizzato non è garanzia della tutela dei profitti delle imprese, ma al contrario determina l’inasprimento dei conflitti interni ai Paesi. Nel rapporto sulla Colombia il paramilitarismo è definito come il “fenomeno” ideato da imprenditori che puntano a salvaguardare gli investimenti elargiti nei Paesi particolarmente “instabili”, ma è condannato per le ripercussioni che determina sui profitti aziendali e sull’integrità delle fonti energetiche - giacimenti di petrolio e gas naturale - piuttosto che per le accertate violazioni dei diritti dei popoli locali, esprimendo la prassi diffusa di anteporre gli interessi privati delle imprese a quelli collettivi comunitari e della classe dei lavoratori. La globalizzazione ha, in effetti, favorito l’affermazione del potere economico delle multinazionali sulle sovranità politiche nazionali, perché le grandi imprese, anche se composte da più filiali, sono identificate come “soggetto economico con un unico centro di
Rondinelli, Dennis A. (2003): “TNCs: international citizens or new sovereigns? ”, Business Strategy Review volume 14, issue 4. Blackwell Publishing, December (pp.13-21) 42 Tripathi, Salil (2005): “International regulation of Multinational Corporation”, Oxford Development Studies volume 33 n.1 (pp. 117-131). 43 Centre for the Study of Global Governance (2003): Bellagio Report, meeting on Oil and Conflict at the Rockefeller Foundation’s Study and Conference in Bellagio, Italy. 19-21 November. http://www.lse.ac.uk/Depts/global/Publications/oilandconflictbellagioreport.pdf 44 Angola, Azerbaijan, Colombia, Indonesia, Niger Delta e Russia.
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potere decisionale” a cui si riconosce “personalità giuridica” internazionale per le attività svolte su scala mondiale. A questo riguardo, Alejandro Teitelbaum45 commenta tale consuetudine rilevando la differenza tra personalità giuridica pubblica e privata. Lo Stato nazionale, le province, le municipalità e le organizzazioni interregionali sono soggetti di diritto pubblico perché espressione della sovranità popolare e della volontà generale, come prescritto nel “contratto sociale” russoniano. Al contrario, le imprese multinazionali sono manifestazioni di interessi particolari di un ristretto gruppo di individui, e per questo soggetti di diritto privato nazionale. Il giurista rimarca l’inesistenza di norme scritte che demandino a un organismo sopranazionale il potere di riconoscere personalità internazionale a un soggetto di diritto privato nazionale. Le multinazionali sono, dunque, soggetti privati che per le attività di produzione svolte oltre i confini nazionali possono essere considerate soggetti economici internazionali ma non godono dei requisiti necessari per il riconoscimento della piena soggettività pubblica internazionale, propria agli Stati46.

1.2.1. I problemi della globalizzazione: “deuda ecologica” e “deuda externa” Nel 1956 a fronte dei riflessi della crisi valutaria argentina sulle borse internazionali è stato istituito il Club di Parigi47 con lo scopo di disporre soluzioni coordinate e sostenibili

Teitelbaum, Alejandro (2007): “Al margen de la ley. Sociedas Transnacionales y derechos humanos”, Publicaciones ILSA, Bogotá, agosto. (pag. 29). 46 Gli Stati, principali soggetti del diritto internazionale, godono di due requisiti basilari, l’effettività e l’indipendenza, presentando tre caratteristiche sostanziali: 1) popolo: gli Stati devono esercitare il loro controllo su di una popolazione stanziata in un dato territorio e con una propria coscienza politica senza la necessità che risultino omogenei aspetti quali la cultura, la religione; 2) territorio: gli Stati devono esercitare il loro controllo su di uno specifico territorio. Non è importante che i confini di questo territorio siano esattamente delineati quanto riconosce un nucleo territoriale nel quale gli Stati abbiano un reale controllo; 3) sovranità reale sul territorio e sul popolo: sovranità interna, la capacità di uno Stato di esercitare il proprio “imperio” all'interno del proprio territorio; sovranità esterna, la capacità di esercitare il governo di una regione e di un popolo indipendentemente da ingerenze di altri Stati. Controaltare di questa caratteristica è il dovere di ogni Stato di “non ingerenza” nelle competenze governative di un altro Stato. Affinché questa caratteristica sia rispettata occorre che l'ordinamento statale trovi in se stesso la fonte delle propria legittimazione, ovvero senza dipendere giuridicamente da un altro Stato. L'indipendenza si riconosce anche nel caso in cui lo Stato risulti dipendente economicamente o politicamente da un altro Stato: l'importante è comunque che lo Stato conservi però la propria autonomia giuridica. Diverso è peraltro il caso in cui la dipendenza economica sia così forte da tradursi in un vero e proprio rapporto di vassallaggio fra i due Stati. 47 Il Club opera in base al principio del “consensus” in: verifica della “condizionalità”, secondo cui il debitore deve avere in atto un programma con il FMI che dimostri la necessità di ottenere dalle istituzioni finanziarie internazionali e dai creditori bilaterali un "debt relief"; solidarietà, tutti i membri

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alle difficoltà di pagamento da parte di Stati48 indebitati: cancellazione, recupero e riprogrammazione dei crediti. A partire dalla metà degli anni Novanta, i “piani di aggiustamento strutturale e di stabilizzazione economica”, promossi dalle istituzioni di Bretton Woods, sono stati accantonati dal Club di Parigi a favore di “tavole rotonde”, espressioni di democrazia partecipativa, per un confronto pubblico sulla questione del debito, delle esigenze finanziarie e degli Obiettivi del Millennio49. La cancellazione del debito proposta dal gruppo parigino è stata affiancata dall’iniziativa Heavily Indebted Poor Countries50 - HIPC, del FMI e della BM, adottata dai Paesi G7 nel vertice di Lione del 1996, poi rilanciata nel 1999 a Colonia dove si è negoziato sul numero dei Paesi e sull'ammontare del debito eleggibili a cancellazione, e sulla conversione del debito in programmi nazionali di sviluppo sociale ed economico, Poverty Reduction Strategy Papers – PRSP. Dal 2005 i Programmi di riduzione della povertà sono stati rafforzati dalla Multilateral Debt Relief Iniziative –MDRI51 relativa alla conversione totale del debito dei Paesi HIPC, categoria in cui è inclusa anche l’America Latina. Erik Toussaint52 ha rilevato come il “ciclo di indebitamento” della regione sudamericana sia stato innescato a partire
creditori applicano in modo uniforme e bilaterale il contenuto delle intese firmate dal Club; comparabilità di trattamento da parte del debito a Stati membri e non del Club. http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Economia/Cooperaz_Econom/Debito_Estero/SACE/Gloss ario.htm#4 48 Diciannove Stati fondatori: Austria, Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Federazione Russa, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera e Stati Uniti. Negli ultimi anni il Club ha invitato a partecipare a singole ristrutturazioni: Abu Dhabi, Argentina, Brasile, Corea, Israele, Kuwait, Marocco, Messico, Nuova Zelanda, Portogallo, Sud Africa, Trinidad e Tobago e Turchia. 49 United Nations Organization (2000): United Nations Millennium Declaration, New York, 18 September. [A/55/L.2] 50 Grupo Banco Mundial, Propuesta HIPC, 1997. Nell’ambito dell’iniziativa HIPC la Legge italiana che disciplina la cancellazione del debito è la Legge n. 209 del 25 luglio 2000, in vigore dal 20 giugno 2001. Nel periodo ottobre 2001 – agosto 2006 sono stati firmati 41 Accordi bilaterali con Paesi HIPC, di cui 40 di cancellazione debitoria e 1 di ricadenzamento concessionale (con il Ghana): 1) 19 Accordi bilaterali di “interim debt relief” (con Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Etiopia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Honduras, Madagascar, Malawi – al quale è stato cancellato l’intero debito “de minimis”- Mali, Mauritania, Nicaragua, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sierra Leone, Tanzania e Zambia); 2) 7 Accordi bilaterali pre-HIPC (con Burundi - al quale è stato cancellato l’intero debito “de minimis”- Costa d’Avorio, Etiopia, Ghana, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo e Sierra Leone); 3) 15 Accordi bilaterali di cancellazione finale -100% dei crediti commerciali e di aiuto “pre” e “post-COD”- (con Benin, Bolivia, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Honduras, Madagascar, Mali, Mauritania, Mozambico, Nicaragua, Senegal, Tanzania, Uganda e Zambia). 51 In occasione del Vertice G8 di Gleneagles nel luglio 2005 i capi di Stato e di governo hanno accolto la proposta dei ministri delle Finanze di cancellare il 100% del debito dei Paesi HIPC. Le modalità di attuazione della Multilateral Debt Relief Iniziative sono state approvate: il 21 dicembre 2005 dal FMI; il 28 marzo 2006 dalla BM; il 19 aprile 2006 dalla Banca Africana di Sviluppo. La Banca Interamericana di Sviluppo sta elaborando la definizione delle modalità. 52 Millet, Damien; Toussaint Erik (2004): “Who owes who?, CADTM. (pag.19)

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degli anni Settanta dalla crisi petrolifera. I Paesi produttori hanno depositato in riserve bancarie grandi quantità di dollari, poi investiti in progetti di sviluppo nei Paesi latinoamericani a tassi di interesse variabili in proporzione alla liquidità del biglietto verde. Tra i principali Stati europei promotori della conversione del credito, elargito ai Paesi latinoamericani, in programmi di sviluppo e di alfabetizzazione c’è la Spagna, che ha concordato con: Ecuador la conversione di 38,9 milioni di dollari; Honduras l’ammontare di 138,3 milioni di dollari; El Salvador la somma di 10 milioni di dollari; Bolivia la quota di 72 milioni di dollari; Perú una percentuale pari a 17 milioni di dollari. La good practice del governo spagnolo è stata affiancata da altri Stati europei come la Francia che nel biennio 2005-2007 ha promosso in Nicaragua un programma di conversione di 2,4 milioni di dollari53. La conversione del debito estero, contratto da parte dei Paesi latinoamericani nei confronti di partner europei, ha favorito investimenti nel settore pubblico con un complessivo miglioramento della bilancia dei pagamenti. Le procedure di conversione sono state definite in base a criteri di: • • • • • riduzione della povertà: investimento dei fondi finanziari in settori meno sovranità e uguaglianza: la sovranità delle parti beneficiarie degli aiuti addizionalità: gli investimenti devono essere diretti allo sviluppo coerenza e sostenibilità: principi basilari nella strategia generale della partecipazione: intervento dei ministeri dell’Istruzione, dell’Economia e

sviluppati; deve essere tutelata e non dimessa dalle condizioni imposte dal donatore; “materiale” ma anche culturale dei Paesi beneficiari; gestione del debito volta alla conversione dei finanziamenti; della Cooperazione in constante confronto con organizzazioni non governative e società;

Serrani, Esteban (2007): “Desarrollo y evaluación de los Canjes de Deuda por desarrollo en la Región”. Fundación Ses/Latindadd, Roma, Noviembre. La Germania è il secondo Paese leader degli investimenti in programmi di alfabetizzazione: dal 2003 al 2008 in Indonesia ha reinvestito 33 milioni di dollari, cancellandone circa 68 milioni; in Pakistan ha annullato il debito di 75 milioni di dollari, convertendone 25 milioni in piani di istruzione primaria; in Giordania i 30 milioni di dollari pendenti sono stati impegnati in programmi di sostegno a favore della fascia povera della società, in servizi sanitari e a promozione dell’Università giordana-tedesca.

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trasparenza: la legittimità delle transazioni deve essere garantita dalla

trasparenza con cui queste sono compiute: origine del debito; negoziazioni e firma degli accordi; esecuzione dei patti; • rendicontazione economica: istituzione di un’entità di monitoraggio con la funzione di elaborare resoconti di valutazione e di impatto in rapporto ad una scala di indici fissi. Il successo dei programmi di conversione non è, tuttavia, ovvio. Gli effetti positivi sono stati, infatti, resi nulli dal rapporto inversamente proporzionale tra diminuzione del debito e sovraindebitamento. L’attuazione di strategie di sviluppo ha, infatti, determinato la contrazione di un ulteriore debito pubblico o privato da parte di Stati già fortemente gravati. La nazionalità e il numero dei creditori (bilaterale o multilaterale), il metodo di erogazione (donazione o commerciale) ne qualificano la natura interna o estera. Le gravi condizioni di povertà nella regione andina sono state indicate da Hugo Arias54 come le conseguenze del pesante debito estero. A questo proposito, l’80% del debito equadoregno sarebbe “illegittimo”, come denunciato da Arias, perché causato dalla corruzione dei funzionari di Stato, già nota anche alle istituzioni finanziarie internazionali. La promozione di politiche commerciali protezioniste potrebbero, secondo Susan George55, rappresentare una soluzione per l’assolvimento al servizio del debito. Al contempo, l’adozione di strategie di intervento sul tasso di cambio attraverso un deprezzamento valutario da parte dei Paesi creditori favorirebbe, come sostenuto da George, un’attenuazione del divario tra Stati creditori e debitori aggravato dall’imposizione di “aggiustamenti strutturali” da parte del FMI e della BM. Riforme che avrebbero gravato sulle conseguenze delle disposizioni dell’OMC56 relative all’assistenza ai Paesi in via di sviluppo, “ingerendo negli affari interni agli Stati recepenti” e impedendo l’adozione di “misure protezioniste per la ricostruzione e il progresso locale”.

Fondazione Giustizia e Solidarietà (2006): “Giustizia e Solidarietà”, Notiziario n.13, dicembre. (pag.6) 55 George, Susan (2007): “Une autre organisation du commerce international était possibile..”, Le Monde Diplomatique, Janvier. (pp. 12-13) http://www.mondediplomatique.fr/2007/01/GEORGE/14321 56 World Trade Organization: Assistance for Developing Countries Developing Countries. http://www.wto.int/english/tratop_e/devel_e/teccop_e/tct_e.htm

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1.3.1 2000, azzeramento del debito “illegittimo ed odioso” Dal 2000, anno del Giubileo, iniziative per l’azzeramento del debito estero dei Paesi meno avanzati sono state presentate ai G8 da parte di organizzazioni internazionali e civili. Appelli a cui l’Italia ha risposto con la Legge 209/200057, disciplinante la cancellazione dei crediti governativi attraverso la creazione di un Fondo di conversione, FOGUIRED, a favore di progetti di sviluppo. Il successo del programma italiano è stato ostacolato da: eccedenza dei 3 anni previsti per la cancellazione del debito; incoerenza e addizionalità in riferimento alla mancata cancellazione totale del debito, vincolando le procedure di conversione bilaterali all’approccio multilaterale imposto dal FMI e dalla BM. A fronte della soglia minima prevista dei 4.000 milioni di euro, e dei 12.000 milioni complessivi, fino ad oggi è stata convertita la somma di 2 milioni di euro, mentre gli articoli qualificanti la Legge, mediante un Human Rights based approach, non sono stati pienamente applicati, come l’articolo 5 regolatore della cancellazione del debito dei Paesi colpiti da disastri naturali58 e l’articolo 7, che impegna il governo italiano ad attivarsi per promuovere nelle sedi internazionali il coinvolgimento della Corte Internazionale di Giustizia. Inoltre, nel 2005 il governo italiano di centro-destra (premier Silvio Berlusconi) ha imputato ai contributi APS (aiuto pubblico allo sviluppo59) le voci della cancellazione e conversione del servizio del debito disciplinati nel regolamento60 attuativo del 2001, contravvenendo al
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Legge 28 luglio 2000, n.209 "Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.175 del 28 luglio 2000. 58 Rimasto inapplicato quando il 26 dicembre 2006 lo tsunami ha devastato il Sud est asiatico e l’Africa orientale. 59 Al pari degli altri Paesi membri del DAC (Comitato di Aiuto allo Sviluppo) costituito nell'ambito dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), l'Italia è tenuta a presentare ogni anno un Memorandum, corredato di dettagliate tavole statistiche, sugli aiuti ai Paesi in via di Sviluppo (PVS) e ai Paesi dell'Europa centrale ed orientale (definiti come Paesi con economia in transizione) finanziati con fondi pubblici. I dati sull'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) contenuti nel Memorandum vengono pubblicati, insieme con quelli forniti dagli altri Paesi membri, in un Rapporto annuale dell'OCSE che costituisce una delle più qualificate fonti sull'argomento a livello internazionale. 60 Regolamento attuativo (Decreto del 4 Aprile 2001, n.185 Pubblicato sulla G.U. n.116 del 21 maggio 2001) Titolo I - Disposizioni generali - Articolo 1) ambito di applicazione: 1. Il presente regolamento fissa, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 25 luglio 2000, n.209, i criteri e le modalità per la stipula degli accordi intergovernativi bilaterali con i singoli Paesi interessati dagli interventi di annullamento, riduzione, rinegoziazione o conversione del debito previsti dalla citata legge n.209 del 2000, nonché le modalità per la sospensione degli interventi medesimi nei confronti dei Paesi beneficiari nei quali risulti accertato un uso illecito degli aiuti, fermo restando il rispetto delle condizioni indicate all’articolo 1, comma 2, della stessa legge. Articolo 2) Definizioni: 1. Ai fini del presente regolamento si intendono per: a) "accordi intergovernativi bilaterali": gli accordi stipulati in base agli articoli 3, 4, 6 e 7; b) "Paesi interessati": i Paesi di cui all’articolo 1, commi 2, 3 e 4 della legge 25 luglio 2000, n.209, come definiti

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principio dell’ “addizionalità” delle spese e determinando un taglio nella Legge Finanziaria61 ai fondi rivolti alla cooperazione internazionale ridotti all’0,11%. L’esperienza italiana differisce di poco da quella spagnola iniziata nel luglio 2006, quando il Congresso ha approvato la Legge62 122/000019 che regola programmi di conversione per la promozione di investimenti, o progetti di sviluppo, nei settori ritenuti prioritari da parte dei Paesi beneficiari nel rispetto della sovranità nazionale. Secondo

dalle lettere m), n) e o) del presente comma; c) "annullamento": la cancellazione totale o parziale, in conto capitale ed interessi, del debito estero del settore pubblico dei Paesi interessati; d) "riduzione": l'annullamento parziale del debito effettuato nei confronti dei Paesi di cui all’articolo 1, comma 4, e all’articolo 2, comma 2, della legge n.209 del 2000; e) "rinegoziazione": la nuova programmazione delle scadenze in conto capitale e la rideterminazione dei tassi di interesse del debito; f) "conversione": la nuova destinazione dei flussi finanziari relativi al rimborso del debito, verso investimenti o comunque interventi a favore dello sviluppo e per la riduzione della povertà che siano valutati compatibili con l’ecosistema e prevedano forme di partecipazione delle popolazioni interessate, sia nella fase dell’individuazione degli investimenti o interventi da finanziare che nei momenti del monitoraggio e controllo; g) "debito": il debito estero del settore pubblico originato dalla concessione di crediti di aiuto, ossia i crediti a condizioni agevolate con elemento dono non inferiore al 35% di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a) della menzionata legge n.209 del 2000, o dai crediti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b) della medesima legge, assicurati, in base alla normativa interna ed alla disciplina internazionale al momento vigente, dall’Istituto SACE e nella cui titolarità quest'ultimo è subentrato con effetto dal pagamento dell'indennizzo conseguente al verificarsi del sinistro previsto nella polizza; h) "programma HIPC": il programma di alleggerimento del debito estero pubblico approvato nel 1996 dalla Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), facente parte del gruppo della Banca Mondiale (BM), e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) in favore dei Paesi più poveri ed indebitati (Heavily Indebted Poor Countries - HIPC), e successivamente rivisto ed aggiornato, in stretta collaborazione con i principali Paesi creditori, nel 1999; i) "intesa tra i Paesi creditori partecipanti al Club di Parigi": gli accordi di rinegoziazione o cancellazione totale o parziale del debito estero del settore pubblico, per l’Italia originato dai crediti d’aiuto o assicurati, conclusi nell’ambito del cosiddetto Club di Parigi: organismo internazionale informale cui partecipano 19 Governi di Paesi creditori ivi compresa l'Italia; l) "accordo bilaterale di rinegoziazione": l’accordo stipulato tra il singolo Paese creditore ed il Paese debitore necessario per rendere giuridicamente vincolante le intese raggiunte in ambito multilaterale nel Club di Parigi; m) "Paesi IDA-only": i Paesi eleggibili esclusivamente ai finanziamenti agevolati dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA), sulla base delle soglie di reddito annuo pro capite fissate periodicamente dal Consiglio di Amministrazione dell’Associazione, oppure beneficiari di una specifica eccezione approvata dal Consiglio di Amministrazione dell’Associazione (cd. Small Island Economies Exception), e non eleggibili ai finanziamenti ordinari della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo; n) "Paesi HIPC": i Paesi che nel gruppo degli IDAonly sono i più poveri e più indebitati (Heavily Indebted Poor Countries), e che rientrano nei parametri indicati dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale per poter accedere all'iniziativa HIPC; o) "altri Paesi debitori in via di sviluppo": tutti gli altri Paesi debitori, comunque classificati in via di sviluppo ai sensi della disciplina vigente nell’ambito della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che non soddisfano le condizioni previste per i Paesi IDA-only non HIPC e IDA-only HIPC. http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Economia/Cooperaz_Finanziaria/Debito_Estero/Regolam ento_attuativo.htm 61 Legge 30 dicembre 2004, n.311. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005). Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31-12-2004- Suppl. Ordinario n.192) 62 Congreso de los Diputados (2006): Proposición de Ley reguladora de la gestión de la deuda externa, VIII Legislatura, 22 de junio, Boletìn Oficial de las Cortes Generales [Serie B. Núm. 33-13]. http://www.cooperazioneallosviluppo.esteri.it/pdgcs/Download/Notifica_dati_Aps.rtf

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Daniel Gomez63, economista dell’Osservatorio del debito sulla globalizzazione di Barcellona, la Legge 122/000019 non disciplinerebbe l’annullamento dei crediti contratti dalla vendita di armi spagnole a regimi dittatoriali come nel caso somalo ed angolano, il cui debito estero è considerato “odioso”. Il concetto di “Odious debt”64, opposto a quello di “prestito responsabile”, definisce la co-responsabilità65 da parte dello Stato creditore nel determinarne il volume. Grande scalpore ha destato, a questo proposito, la decisione del governo norvegese66 di azzerare il debito di Ecuador, Egitto, Giamaica, Perù e Sierra Leone perché “illegittimo”. Rimesso in modo unilaterale e incondizionato, il debito ammontava a 520 milioni di corone norvegesi, pari a 61 milioni di euro, e riguardava investimenti vincolati all’acquisto di 156 navi tra il 1976 e 1980. L’esecutivo scandinavo ha riconosciuto nell’ottobre 2007 che i prestiti avevano obbligato alla compera delle imbarcazioni, e quindi ne ha decretato la cancellazione. Il provvedimento norvegese ha, così, creato un precedente internazionale nella definizione e ricorso al concetto di “debito illegittimo”, ripreso a New York il 24 settembre 200767 dal presidente equadoregno Rafael Correa, in visita al Palazzo di vetro. Nel suo discorso Correa ha reso pubblico il decreto esecutivo 472 del 9 luglio 200768 relativo all’istituzione di una Commissione di indagine sulla natura e legittimità del debito estero69, la “Comisión de Auditoria integral del Crédito Público” (CAIC)70, le cui indagini sul debito estero dovrebbero essere, secondo il discorso del presidente boliviano
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Cfr. Fondazione Giustizia e Solidarietà (2006). Howse, Robert (2007): “The Concept of Odious Debt in Public International Law”, UNCTAD, July; “The concept of Odious Debts: some considerations”, The World Bank, September 2007. 65 “Dall’illegittimità alla responsabilità” è stato il tema della Conferenza di Eurodad svolta dal 29 al 31 ottobre 2007 a Berlino. Eurodad (European Network on debt and Development) è la rete formata da 48 Ong europee impegnate sullo studio del debito come strumento per finanziare lo sviluppo e i programmi di riduzione della povertà nei Paesi del Sud del mondo. 66 Hanlon, Joseph (2002): “Defining Illegitimate Debt and Linking its Cancellation to Economic Justice”. Commissioned by Norwegian Church Aid, (pp. 7-19). 67 Giorno precedente all’inaugurazione della 62esima riunione dell’Assemblea generale del 25 settembre 2007, quando il Segretario generale ONU, Ban Ki Moon, ha introdotto per la prima volta nei lavori dell’organizzazione la questione del “cambio climatico”. Alla giornata hanno partecipato il presidente argentino Néstor Kirchner, il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso, e il governatore della California Arnold Schwarzenegger. 68 Jubileo 2000/Latindadd (2007): “La deuda ecuatoriana, la Auditoria y el Banco del Sur” por Arias Palacios Hugo. Roma, noviembre. 69 L’iniziativa equadoregna è stata ispirata dall’esperienza dell’“auditoria” brasiliana del 1931, quando per consolidare l’indipendenza nazionale, il Brasile ha dovuto assolvere il debito inglese da parte del Portogallo, a tassi fissi al 5,6% (oggi variabili al 7.5%). 70 La diversa ragione sociale delle componenti della Commissione ne garantiscono l’integrità: 1 procuratore, 1 giudice e 2 rappresentanti della società civile. Hugo Arias è stato nominato come uno dei rappresentanti della società civile. La struttura della Commissione è articolata in sottocommissioni specializzate in: debiti bilaterali in materia di politico-giuridica; debito estero in termini economicofinanziari; debito sociale ed ecologico in tema di diritti sociali e diritto dell’ambiente.

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Evo Morales71, affiancate da quelle della Corte internazionale di Giustizia in materia di “danni ambientali”. Il presidente Morales ha riconosciuto alla Corte il potere di sanzionare il risarcimento agli Stati industrializzati degli impatti ambientali determinati dalle attività economiche e di estrazione in quelli in via di sviluppo. Il debito ecologico, simmetricamente ai cambiamenti climatici, è aggravato da: eccessiva emissione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera a seguito della combustione di petrolio e di carbone, a cui dal 1860 l’Europa e gli Stati Uniti hanno contribuito per il 70%; estrazione selvaggia di risorse non rinnovabili e occupazione delle aree naturali per discariche chimiche; erosione del suolo conseguenza della bio-pirateria e degradazione degli ecosistemi. La responsabilità dell’aggravamento del servizio dei “debiti” della regione latinoamericana, e in particolare degli Stati mesoamericani, sono – come sostenuto da Magda Lanuza72 - da attribuire alle riforme strutturali imposte dalle istituzioni di Bretton Woods e dalla Banca europea di investimento con la complicità di banche private, grandi imprese e istituzioni governative. Il debito estero e quello ecologico sono, quindi, espressione di attuali strategie di conquista territoriale e di espansione commerciale. Il neoliberalismo avrebbe rimodulato, secondo Lanuza, le manovre di occupazione coloniale del XVI secolo: deuda historica. “Un primo fenomeno contemporaneo della conquista dell’America (1492) è costituito dal nuovo atteggiamento nei confronti della natura. Mentre tutte le società tradizionali, senza escludere quelle che avevano raggiunto un grado elevato di concentrazione del potere (come l’Impero romano), avevano rispettato l’equilibrio naturale, limitandosi a far fruttare le risorse riproducibili ed a sottomettere ad una appropriazione limitata le ricchezze del sottosuolo, a partire dal XVI secolo inizia uno sfruttamento intenso e sregolato dell’ambiente naturale. Il fatto che questo sfruttamento abbia interessato anzitutto i territori coloniali ha facilitato l’alienazione di una natura apparsa come terra nullius. È tuttavia con modalità ancor più profonde
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Il presidente Morales ha criticato il sistema neoliberale mediante l’uso di metafore: la guerra e il mercato sono fratelli gemelli del capitale. “Fratello mercato” converte la vita e la terra in beni ma quando lo sfruttamento, la marginalizzazione e l’accumulazione del capitale hanno il sopravvento, allora prende vita “sorella guerra”. Morales ha criticato la decisione della BM di interrompere i finanziamenti al settore idrocarburo, tassando per contro le risorse acquifere come risoluzione del problema ambientale: <<el Planeta, la madre tierra, no puede ser una mercanzia>>. 72 Lanuza, Magda (2007): “Deuda ecológica salvadoreña , social e histórica en Centroamerérica”, Unidad Ecólogica salvadoreña – Red Sindi Techan, San Salvador, julio.

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che si capovolge il rapporto tra l’uomo e la natura. Il capovolgimento si inscrive infatti in un nuovo modello di razionalità, che è quello dello scambio mercantile. Alle ristrette relazioni commerciali che avevano conosciuto le società tradizionali si oppone ormai il sistema di scambio universale, caratterizzato dall’inclusione delle risorse naturali e delle relazioni di lavoro in un sistema universale che trasforma ogni bene e ogni attività in un equivalente monetario. L’homo oeconomicus nasce a partire dalla conquista dell’America. Ancora una volta è necessario però diffidare di analogie superficiali; tutti i conquistatori avevano depredato i popoli soggiogati, avevano talvolta ridotto i vinti ad uno stato di schiavitù: ciò che è nuovo è la razionalità che guida i modelli di sfruttamento coloniale73”.

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Tribunale Permanente dei Popoli (1992): “La conquista dell’America e il diritto internazionale”, Padova-Venezia, 5-8 ottobre. www.internazionaleleliobasso.it

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Rischi industriali e ambientali: sessioni del Tribunale Permanente dei Popoli Verdetto sulla Amazzonia Brasiliana (Parigi, 1990) La massiccia violazione dei diritti fondamentali delle popolazioni indigene (con la scala e le caratteristiche del genocidio) è la precondizione e allo stesso tempo il prodotto della distruzione e degradazione dei fiumi e delle foreste dell’Amazzonia. Esiste una tendenza generale a riconoscere la minaccia ambientale per il mondo, ma a dissociarla dal più diretto e drammatico impatto sulla vita dei popoli. Verdetto sulla impunità per crimini contro l’umanità (Bogotà, 1991) Il Tribunale ha giudicato l’evidenza di ampi e sistematici abusi dei diritti umani perpetrati da individui che agirebbero con impunità sia in base alla legge nazionale o perché le leggi esistenti non possono essere loro applicate. La coesistenza di dittatura e democrazia è resa possibile da modelli neo-liberali di sviluppo che richiedono l’impunità di individui coinvolti in pratiche repressive e “dirty wars” (guerre sporche) poiché sono anche coloro che controllano il settore finanziario e quindi partners privilegiati nelle relazioni internazionali. Questo estende, inoltre, la degradazione sociale e corrompe la vita sociale e comunitaria, con l’esclusione della maggioranza delle popolazioni dalla partecipazione politica e il rifiuto dei diritti alla nutrizione, salute ed educazione, che sono l’espressione concreta dei diritti fondamentali alla vita umana. Sessione speciale sulla conquista dell’America e il Diritto Internazionale (Padova, Venezia, 1992) Pur rappresentando un punto di importanza critica e irreversibile, l’attuale sistema di relazioni internazionali basato sulla UN Charter (Carta della Nazioni Unite) è chiaramente insufficiente a tutelare e promuovere i diritti fondamentali dei popoli. Il sistema viene apertamente distorto per divenire uno strumento di rilegittimazione della guerra. Sotto questo regime il benessere economico, sociale, culturale dell’80% dell’umanità si sta deteriorando sotto la pressione di aggiustamenti strutturali (che servono l’altro 20%), provocando ulteriori danni all’ambiente umano e fisico. La legge internazionale, nata come giustificazione e legittimazione della Conquista dell’America nel 1492, in nome del diritto al commercio per il beneficio principale di piccoli gruppi di Stati, ha agito contro i diritti dei popoli, e deve affrontare la democratizzazione delle sue istituzioni e ampliare la sua autorità ‘cogens’ alla sfera delle relazioni economiche, dove si agitano le nuove guerre e i diritti dei popoli vengono negati o violati. Audizione sui rischi industriali e ambientali (Yale, 1991; Bangkok, 1991; Bhopal, 1992) E’ stata presentata una vasta testimonianza proveniente da più di 30 Paesi di immani sofferenze umane e morte come risultato di attività pericolose. La discussione di tali fatti come “incidenti”, statisticamente inevitabili, costo naturale dello sviluppo riflette un approccio contorto e patologico al cambiamento sociale ed economico. Sebbene la schiacciante quantità di prove disponibili suggerisse il pronunciamento di un giudizio definitivo, venne deciso che la sessione finale del procedimento sarebbe stata dedicata ad una più ampia discussione di come gli standard dei diritti umani dovrebbero e potrebbero essere applicati ai pericoli industriali e ambientali. E’ evidente che risulta di poca differenza se la morte che colpisce le vittime che dormono nel mezzo della notte sia causata da una squadra della morte motivata politicamente oppure dall’emissione di gas velenoso. In entrambi i casi il diritto alla vita è stato violato in modo ingiustificabile, l’impulso morale base dell’umanità è stato brutalmente trasgredito e la comunità internazionale ha un profondo interesse nel prendere misure per ridurre gli effetti della violazione e prevenire il suo ripetersi. Sessione sulle Politiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (Madrid, 1994) Gli anni trascorsi dalla Sessione di Berlino (1988) hanno visto non soltanto un ampliarsi del divario tra i membri più ricchi e quelli più poveri dell’umanità, ma anche una maggiore istituzionalizzazione di una pratica dove le considerazioni esclusivamente finanziarie e gli interessi costituiscono la base per le decisioni prese da un pur piccolo numero di Stati, corporazioni e individui. Le politiche di aggiustamento strutturale sono direttamente collegate al peggioramento degli indicatori socio-economici nei Paesi-vittime; oltre l’asetticità delle valutazioni statistiche, l’aumento delle ineguaglianze e la loro pianificazione stanno provocando delle morti evitabili. Usando i principi generali della legge adottati da una qualsiasi corte quando valuta la responsabilità per danni o morte di un individuo, si può ritenere che le politiche del FMI e della BM siano riconducibili all’omicidio colposo.

Non c’è dubbio che gli argomenti presentati nella sessione sui Pericoli Industriali e i Diritti dell’Umanità occupino una posizione di priorità in un più ampio punto di vista.
Fonte: Tribunale Permanente dei Popoli (1994): “Rischi industriali e diritti umani” (sessione finale). Londra, 28 novembre-2 dicembre. www.internazionaleleliobasso

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1.4 Le evoluzioni delle istituzioni in Europa e in Sud America In alternativa agli accordi commerciali del Central America Free Trade Agreement (CAFTA) e l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) firmati nel 2004 con gli Stati Uniti, sono stati proposti nel 2006 i Trattati di commercio dei Popoli (TCP) e la costituzione dell’Alternativa Bolivariana74 para América Latina y el Caribe (ALBA). I TCP firmati con l’Unione europea si oppongono, secondo il presidente boliviano Evo Morales75, agli interessi delle lobby statunitensi attraverso la definizione di un sistema di “libero scambio e di sviluppo sociale equilibrato” tra il popolo boliviano e quello europeo. Parallelamente, il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, e quello di Cuba, Fidel Castro, sono stati promotori del progetto di sviluppo economico e sociale di tipo “endogeno”, l’ALBA, che punterebbe a sradicare la povertà e a correggere le disuguaglianze sociali attraverso accordi interregionali commerciali in materia di energia e finanza76. Irene León77 ha interpretato il progetto di integrazione regionale sudamericano come la massima espressione dell’ “aspirazione storica” di ex colonie di tutelare la sovranità nazionale sui “monopoli naturali”. Obiettivo che avrebbe determinato un progressivo consolidamento delle relazioni politiche e commerciali con l’Unione europea, in alternativa a quelle con il Nord America, e terminato nell’istituzione di un’Assemblea parlamentare eurolatinoamericana78. Salafranca Sánchez-Neyra79 ha, tuttavia, definito la creazione
L'aggettivo "bolivariana" si riferisce al generale Simon Bolivar, l'eroe della liberazione di diversi Paesi sudamericani dal colonialismo spagnolo. 75 Cfr. Gobierno de Bolivia (2006) 76 Gli Stati che hanno aderito all’ALBA sono: Bolivia, Cuba, Nicaragua e Venezuela. Il 29 aprile 2006 è la data di adesione della Bolivia di Evo Morales e nel dicembre dello stesso anno il neo-eletto presidente dell’Ecuador, Rafael Correa ha firmato a Caracas l’impegno di adesione. L’11 gennaio 2007, a 24 ore dall’elezione presidenziale nicaraguese, Daniel Ortega ha aderito all’accordo. In occasione del I vertice energetico della Comunità Sud americana delle nazioni, svolto dal 16 al 17 aprile 2007 sull’Isola venezuelana di Margarita, ha partecipato all’incontro anche il presidente di Haiti, René Preval, firmatario con gli Stati membri dell’ALBA di diversi accordi bilaterali. Haiti si è aggiunta così alla lista degli Stati promotori della proposta ALBA, ovvero del progetto di integrazione in opposizione all'ALCA, degli interessi del capitale transnazionale e della liberalizzazione assoluta del commercio dei beni e dei servizi. (Fonte: Dacal, Ariel (2007): “ALBA y Comercio de los Pueblos: de la esperanza a la emancipación” in Caminos, Revista cubana de pensamiento socioteológico, n.45/2007 [ISSN: 10257233] (pp. 11-16). 77 León, Irene (2006): “Principios y ética para una integración diferente”, in America Latina en movimento n. 414-415, diciembre. 78 Il 5 agosto 2006 a Cartagena, Colombia, il presidente del Parlamento andino, Luis Fernando Dunque García, il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrell Fontelles, il presidente del Parlamento centroamericano, Julio Enrique Palacios Sembrano e il presidente in carica del Parlamento latinoamericano, Jorge Pizarro hanno istituito l’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana. I primi tre articoli dello Statuto sanciscono che l’istituzione parlamentare è deputata a coadiuvare,
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dell’organo parlamentare come un “riflesso” del Vienna Consensus80, nonché una riformulazione in chiave moderna della dottrina neoliberista del Washington Consensus. La strategia commerciale europea non si differenzierebbe, quindi, da quella “neo-coloniale” statunitense. Ciò nonostante, l’Unione europea rappresenta per l’America Latina un importante partner commerciale, e questo giustificherebbe, secondo Mario Trampetti81, la creazione del Sistema di integrazione economica centroamericana (SIECA), da parte di El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua82, come presupposto di un accordo di associazione bi-regionale, poi negoziato anche dai Paesi andini Bolivia, Colombia, Ecuador e Perú83. Nel 2007 parallelamente alla creazione dell’unione doganale mesoamericana si è, al contempo, affermata la necessità di costituire un sistema valutario sud americano indipendente dai prestiti internazionali, che svincolasse i programmi di sviluppo e di integrazione regionale dall’ipoteca finanziaria degli investimenti stranieri elargiti in dollari. Nel marzo 2008 è stato creato il Banco del Sur84: il primo istituto finanziario internazionale, alternativo al sistema di Bretton Woods e alla Banca di sviluppo interamericana (BID)85, e fondato sul principio democratico “un Paese un voto” contraria a

promuovere e approfondire gli aspetti specifici dell’associazione strategica biregionale in termini di politica estera, governabilità, integrazione, pace e diritti umani; affari economici, finanziari e commerciali; affari sociali, scambi umani, ambiente, istruzione e cultura. (Fonte: Eurolat (2006): Costituent Act of the Euro-Latin American Parliamentary Assembly, Cartagena de Indias, 5 August. [DV/635730IT.doc PE 376.611v03-00] 79 European Parliament Committee on Foreign Affaires (2006): “Report on enhanced cooperation between the European Union and Latin America” by Salafranca Sánchez-Neyra, José Ignacio, Bruxelles, March. [2005/2241 (INI)] 80 Dal 1999 al 2008 si sono svolti 5 vertici dei capi di Stato e di governo Unione europea –America Latina e Caraibi: Rio de Janeiro, 28-29 giugno 1999; Madrid, 17-18 maggio 2002; Guadalajara, 28-29 maggio 2004; Vienna 12-13 maggio 2006; Lima, 13-17 maggio 2008. 81 Trampetti, Mario (2007): “Il continente diviso. I processi di integrazione in America latina”, Francoangeli S.R.L., Milano. 82 Costa Rica e Panama non hanno aderito: Costa Rica era in attesa del referendum sulla ratifica dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti (CAFTA); Panama si è comunque dichiarata favorevole all’adesione al SIECA. 83 In occasione del vertice di Tarija tenuto nella città boliviana il 4 giugno 2007. 84 Millet, Damien; Toussaint, Eric (2007) : "Banque du Sud contre Banque mondiale", Le Monde Diplomatique, Juin. (pag.4) http://www.monde-diplomatique.fr/2007/06/MILLET/14861 85 Creata nel dicembre 1959 con il proposito di contribuire allo sviluppo economico e sociale dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, la Banca Interamericana di Sviluppo (BID), con sede a Washington, rappresenta la più grande e antica istituzione di sviluppo multilaterale a carattere regionale, il cui Trattato istitutivo è in vigore dal 30 dicembre 1959. Nel decennio successivo alla firma della «Dichiarazione di Madrid» del 1974, vi hanno aderito gran parte degli Stati dell’America del Nord, dell’America centrale e dell’America del Sud. Il Belize ha firmato l’accordo nel 1992. Attualmente i Paesi membri della BID sono 47 (28 Paesi regionali — comprendenti Stati Uniti e Canada — e 18 Paesi «non-regionali»). America Latina, Caraibi Europa, Giappone e Stati Uniti, sono i principali sostenitori finanziari della BID.

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quella “un dollaro un voto” del FMI. La nuova architettura finanziaria regionale - dove convogliano i risparmi dei sette Paesi promotori: Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador, Paraguay, Uruguay e Venezuela – ha in programma di ridurre le asimmetrie interne agli Stati membri, di finanziare opere di infrastruttura come la costruzione di un anello energetico o gasdotto86 continentale, e di neutralizzare l’effetto “decoupling” della crisi finanziaria nord americana. La banca del Cono sud dà corpo, secondo l’economista peruviano Oscar Ugarteche87, alla prospettiva di un’emancipazione finanziaria regionale, che si inserisce nell’ambizioso progetto dell’Unione degli Stati Sud americani88 (UNASUR) presentato alla comunità internazionale con la dichiarazione di Cuzco89 nel dicembre 2004 e rafforzato con la firma a Basilea del trattato costitutivo nel maggio 2008. Su ispirazione del processo europeo di integrazione politica ed economica, l’ideazione dell’Unione sud americana dovrebbe compiersi con la graduale creazione tra gli Stati membri del Mercato comune del Sud (MERCOSUR) e quelli della Comunità andina (CAN): di un’unione doganale; di un consiglio della difesa; di un’unione politica federale. Macro progetto ispirato ad ideali di prosperità, indipendenza e sicurezza della rivoluzione bolivariana, e che si dissocia dall’Iniziativa per l’integrazione dell’infrastruttura regionale sudamericana (IIRSA) avviato con i finanziamenti della BID. La disponibilità di una riserva bancaria congiunta di milioni di dollari rappresenta la possibilità di riscatto dalle nazioni industrializzate e dell’effettiva affermazione della
Macro progetto che include Camisea Gas Project in Perú, e il Tarija Gas Deposits in Bolivia. Tamayo Eduardo; Alai G. (2007): “El Banco del Sur en debite”. www. Attac.org 88 L’idea di un’Unione panamericana è stata lanciata per la prima volta a Washington nel 1889 in occasione della prima conferenza delle “Americhe”. Dopo mezzo secolo, nel 1948, durante la Conferenza panamericana di Bogotà, l’Unione è stata sostituita dall’Organizzazione degli Stati americani (OSA), il cui trattato istitutivo, la Carta di Bogotà, è entrato in vigore nel 1951 a seguito della ratifica dei 2/3 degli Stati firmatari. 89 L’8 dicembre 2004 in occasione del terzo vertice sud americano a Cuzco, in Perú, i presidenti dello Stato di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perú, Suriname, Uruguay e Venezuela hanno firmato la dichiarazione di intenti. Panama e Messico hanno partecipato alla cerimonia in qualità di osservatori. Il 23 maggio 2008 all’atto di firma del trattato costitutivo dell’UNASUR il presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, ha dichiarato che “la difesa della regione si fonderà su valori e principi comuni, come il rispetto della sovranità. L’America Latina diverrà protagonista della politica economica mondiale”. (Fonte: BBC News, “South America Nations found union. The leaders of 12 South American nations have formed a regional body aimed at boosting economic and political integration in the region”. http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr//2/hi/americas/7417896.stm). Dal 2004 l’UNASUR è stata presieduta dal Presidente boliviano Evo Morales, il suo successore designato in maggio 2008 il Presidente colombiano Alvaro Uribe ha rifiutato l’incarico perché contrario alla creazione del consiglio di difesa che potrebbe inclinare i buoni rapporti con gli USA. Posizione condivisa da Uruguay e Perú. L’incarico è stato così assegnato al presidente cileno Michelle Bachelet. (Fonte: International Herald Tribune “South America creates regional union, Parliament, despite divisions”. http://www.iht.com/bin/printfriendly.php?id=13178041).
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sovranità nazionale. Le riserve di Argentina, Brasile, Bolivia, Ecuador, Paraguay e Venezuela ammonterebbero infatti, come dichiarato dal ministro dell’Economia ecuadoriano Patiño90, alla somma di 164 mila milioni di dollari, depositati in banche americane ed europee. La forte fluttuazione del dollaro resta, tuttavia, particolarmente preoccupante per le implicazioni sulla stabilità finanziaria delle economie di transizione del Sud America, prototipi di malandati sistemi bancari e di insidiose economie sommerse, conseguenze di fragili economie nazionali affette da acute fasi inflazionistiche. Ciò predispone all’attrazione di investimenti europei ed all’acquisizione della forte moneta comune, l’euro, come riserva bancaria. La completa dismissione del dollaro come moneta di riferimento dovrebbe verificarsi con l’adozione di una moneta latinoamericana che il presidente boliviano, Evo Morales, ha proposto di chiamare “pacha”, da “pacha mama” (“terra madre”). La moneta unica sudamericana come quella europea avrebbe una doppia funzione: mezzo di scambio e simbolo dell’unità economica del Cono Sud. In linea con la “politica della porta aperta” comunitaria europea anche il Banco del Sud contempla la possibilità di adesione da parte degli Stati caraibici e mesoamericani. L’Unione europea rappresenta, quindi, per il Sud America un interlocutore fondamentale per due ragioni basilari: da un punto di vista commerciale rappresenta l’alternativa agli Stati Uniti, e da un punto di vista strutturale simboleggia il modello di integrazione economico-politica regionale a cui aspirare.

Fonte: http://www.eu2006.at/includes/images/EULAC/klein_eu-lac_gruppen_en.jpg
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Cfr: Tamayo Eduardo; Alai G. (2007)

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PARTE 2

Multinazionali e diritti umani: violazioni e responsabilità

2.1. Corporate social responsability e respect human rights Tra gli anni Settanta e Novanta l'accelerazione della liberalizzazione economica e la mancanza di una governance globale sulla condotta delle grandi imprese ha reso necessario, come osservato da Kavaljit Singh91, l’elaborazione da parte di organizzazioni internazionali e sociali di regolamenti procedurali per le imprese a vantaggio degli azionisti e della società nel suo complesso. La Camera Internazionale di Commercio aveva presentato le prime procedure di condotta già nel 1949, e da allora sono state formulate guidelines secondo l’approccio self-regulation delle aziende e di co-regulation tra le stesse, i rappresentanti sociali e le istituzioni. In riconoscimento del ruolo crescente delle grandi imprese92, l’Organizzazione delle Nazioni Unite93 ha costituito nel 1974 la Commissione e il Centro di informazione e di

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Singh, Kavaljit (2007): “Why investment matters. The political economy of international Investment”, Gopson Paper Ltd., Noida. 92 Nel dicembre 1974 il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) ha istituito la Commissione studi sulle imprese multinazionali alla volta di supervisionare la condotta delle stesse. I 48 Stati membri hanno concordato sulla necessità di investigare l’operato delle grandi imprese e sull’elaborazione di un comune codice di condotta. E’ stato così che nello stesso anno l’ECOSOC ha costituito il Centro delle società multinazionali, organismo autonomo interno alla Segreteria delle Nazioni Unite, che ha operato come segretariato della Commissione sulle imprese multinazionali. (Fonte: Déclaration de Berne (1978) : "L'infiltration des firmes multinationales dans les organisations des Nations Unies". Berne).

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ricerca sulle multinazionali94, con lo scopo di consolidare il dialogo tra lobby, movimenti civili e sindacati sui principi poi enunciati nella Tripartite Declaration of Principles95 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization) del 1977. Dalla fine degli anni Settanta la progressiva affermazione del potere economico e finanziario delle multinazionali sul mercato internazionale, e i relativi impatti politici e sociali, hanno fortemente motivato l’elaborazione di Direttive sulla condotta delle multinazionali96 da parte dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Organization Co-operation Economic Development)97 con lo scopo di vigilare sull’operato delle grandi imprese degli Stati membri, e anche di quelli non membri98 che ne recepiscono le raccomandazioni. Sviluppo locale, lotta alla corruzione, dialogo tra imprese e società99, rispetto delle legislazioni nazionali sono solo alcuni dei principi delle Direttive100. La rimodulazione delle relazioni internazionali politiche ed economiche, che ha contraddistinto gli anni Novanta, ha disorientato l’approccio onusiano nei riguardi della condotta delle imprese: il “monitoraggio” è stato scalzato dalla promozione di programmi di investimento di crescita e sviluppo. A questo proposito nel 1993, il Segretario generale Brutos Brutos Ghali ha accolto, su proposta dell’esecutivo statunitense, l’emendamento del Centro di ricerche in una Divisione di investimenti stranieri della Conferenza delle Nazioni
Conseil Economique et Social (2000): "La réalisation des droits économiques, sociaux et culturels: la réalisation du droit au développement", Genève, 1 August. [E/CN.4/Sub.2/2000/NGO/16]. 94 Entrambi gli organi sono stati istituiti nel dicembre 1974. La risoluzione del Consiglio Economico e Sociale 1913 (LVII) ha istituito la Commissione, composta da 48 Stati con il compito di supervisionare la condotta delle imprese e di formulare un codice di condotta mai applicato; con la risoluzione del Consiglio Economico e Sociale 1908 (LVII) è stato istituto il Centro di ricerche. 95 International Labour Organization (1977): “Tripartite Declaration of Principles Concerning Multinational Enterprises and Social Policy”, Official Bulletin, 1978, Vol.LXI, Series A, n.1; Official Bulletin 2000, Vol.LXXXIII, Series A, n.3 (as amended). 96 Cfr. Organisation for Economic Cooperation and Development (2000) 97 L’Organization for Economic Co-operation and Development – OECD è stata istituita nel secondo dopo guerra con l’obiettivo di facilitare il programma di assistenza economica statunitense all’Europa, European Recovery Program, noto come Piano Marshall. La prima convenzione per la cooperazione economica è stata firmata nell'aprile del 1948, in vigore dal 28 luglio 1948. Oggi sono 31 gli Stati membri dell’organizzazione: Australia, Austria, Belgio, Canada, Corea, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria. 98 Gli Stati non membri dell’OECD che hanno aderito alle Dichiarazioni di condotta ad oggi sono 8: Argentina, Brasile, Cile, Estonia, Lettonia, Lituania e Slovacchia. 99 Oliver, Maria Fabiana; Grunauer, Roque A.; Serrani, Esteban (2006): “Una herramienta de la Rse: lineas directrices de la OCDE”, Farn-Fundación Ses, Buenos Aires, Noviembre. (pag.16) 100 Le Direttive sono state sottoposte a revisioni cadenzate nel 1979, 1982, 1984, 1991 e 2000. L’emendamento del 1991 ha riguardato l’inclusione del capitolo sulla protezione del medio-ambiente.
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Unite sul Commercio e lo Sviluppo (United Nation Conference Trade And Development), e nel 1994 il Consiglio Economico e Sociale ha riformato (risoluzione 1994/1) la Commissione sulle imprese in Commissione del Consiglio sul Commercio e Sviluppo dell’UNCTAD. Parallelamente, nel triennio 1995-1998, gli Stati membri dell’OECD hanno intavolato le negoziazioni del Multilateral Agreement on Investments - MAI101, una carta di diritti e di libertà delle multinazionali per agevolare il trasferimento di capitali all’estero sotto forma di valuta e di immobili industriali. Gli investimenti delle grandi imprese nelle economie in deficit dovevano servire, secondo il FMI, da canale preferenziale verso la ripresa. Il MAI contemplava la rimozione delle barriere doganali da parte degli Stati ospiti, e il trattamento paritetico a quello riservato alle aziende nazionali per una completa deregolamentazione del settore degli investimenti. Tuttavia, il trattato avrebbe incluso anche alcuni correttivi improntati sul concetto di responsabilità sociale di impresa (RSI), e la sua ratifica avrebbe incentivato un quadro normativo vincolante la condotta delle imprese. Ciò avrebbe - in piccola parte - implicato secondo l’Associazione dei giuristi americani102, la mancata approvazione dell’accordo. In supporto all’adempimento da parte delle imprese dei principi103 universali relativi ai diritti umani, al lavoro e all’ambiente l’ONU ha promosso l’iniziativa Global Compact104.

Nella primavera del 2008, a seguito del fallimento delle trattative dell’accordo commerciale, Leon Brittan, già vice-presidente della Commissione europea ha promosso la creazione di una zona di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti basata sul Partenariato Economico Transatlantico (PET) e il Millennium Round dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Norme a tutela della salute e dell’ambiente sarebbero emendate se di ostacolo agli scambi. 102 American Association of Jurists (2002): “Will the UN compel Transnational Corporations to comply with International Human Rights Standards ?”, CETIM/AAJ, CETIM Editions, June. 103 Da Giugno 2004 ai nove principi è stato aggiunto un decimo, relativo alla lotta alla corruzione. 104 Business Leaders Initiative on Human Rights (BLIHR); United Nation Global Programme (UNGP); Office of the High Commissioner for Human Rights (OHCHR) (2006): “A Guide for Integrating Human Rights into Business Management”, May. http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuideHRBusinessen.pdf

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UN GLOBAL COMPACT MULTINAZIONALI EUROPEE DI NOSTRO INTERESSE Aguas de Barcelona Banco BBVA Endesa S.A. Nestlé S.A. Repsol YPF Royal Dutch Shell plc Suez Telefonica S.A Unilever Unión Fenosa

PAESE DI SETTORE APPARTENENZA Spagna Spagna Spagna Svizzera Spagna Paesi Bassi Francia Spagna Regno Unito Spagna Servizi pubblici Finanziario Elettricità – servizi pubblici Agroalimentare Petrolio Petrolio Infrastrutture Telecomunicazioni- servizi pubblici Agroalimentare Elettricità – servizi pubblici

DATA DI ADESIONE 25/10/2002 24/06/2002 24/06/2002 20/02/2001 01/11/2002 26/07/2000 26/11/2000 24/04/2002 26/07/2000 22/03/2002

Fonte: www.unglobalcompact.org

Allo scopo di rinvigorire il dialogo tra imprese, organizzazioni sindacali e società civile, nel 2000, l’OECD ha istituito il Punto nazionale di contatto105 (PNC), un meccanismo di risoluzione dei conflitti tra imprese e attori pubblici per mezzo di raccomandazioni, la cui trasgressione da parte delle imprese screditerebbe la business ethic. “Fare cattiva pubblicità all’immagine aziendale” è l’unico strumento certo attraverso il quale le organizzazioni internazionali e civili possono compromettere i profitti delle imprese dal momento che i giudizi giurisprudenziali sono arbitrari. Il Code of Labour Practices for the Apparel Industry Including Sportswear della Clean Clothes Campaign106 è stato elaborato per le imprese tessili (Nike107, abbigliamento sportivo; Home Depot, vendita al dettaglio di casalinghi) che impiegano manodopera infantile e violano il diritto sindacale e ambientale. Kimberly Ann Elliot e Richard B. Freeman108 hanno osservato come il moderno consumatore dovrebbe essere educato ad un “acquisto cosciente” dei beni, valutando cioè le condizioni lavorative ed ambientali in cui la produzione è compiuta. Parallelamente,

Serrani, Esteban (2007) : “Líneas Directices de la OCDE. Una herramienta para el seguimiento de las Empresas Multinacionales”, Fundación Ses/Latindadd , Roma, Noviembre. 106 Cfr. Tribunale Permanente dei Popoli (2000): “Società transnazionali e diritti umani”. 107 Maquila Solidarity Network (2007): “The Next Generation of CSR Reporting: will Better Reporting Result in Better Working Conditions”, December. 108 Elliot, Kimberly Ann ; Freeman, Richard B. (2003): “Can labour Standards improve under Globalization?”, Institute for International Economics. Washington D.C. (pag.28)

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Geoffrey Owen109 ha rilevato come il rispetto di guidelines da parte dei colossi industriali chimici ed energetici avvenga, spesso, dopo l’accertamento di gravi impatti sociali e ambientali, come l’adozione di responsible care code a seguito del tragico incidente a Bhopal110. L’osservanza dei codici di condotta dovrebbe dunque, conclude Owen, essere costantemente monitorata da predisposte autorità nazionali e da organismi internazionali111 in conformità ai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti, sanciti dalla Carta112 ONU.

2.2. “European corporate power” in America Latina L’ascesa delle imprese multinazionali nel sistema economico Sud americano, avviata già dalla metà degli anni Settanta, è andata assestandosi agli inizi degli anni Novanta con il lancio del programma del Washington Consensus, quando la regione latinoamericana, parallelamente a quella dell’Europa orientale, ha intrapreso un graduale processo comunemente chiamato di “transizione”: dal monopolio politico al pluralismo; dal centralismo “democratico” a democratiche elezioni; dalla pianificazione centrale all’economia di mercato; dal dominio della proprietà e dell’impresa statale a quello della proprietà e dell’impresa privata; dall’integrazione del blocco a quello della reintegrazione nell’economia mondiale, anche attraverso il dialogo politico con l’Unione europea. La presenza dell’Europa in America Latina è andata affermandosi già durante le dittature e le guerre civili degli anni Ottanta, mediante programmi di sviluppo industriale a sostegno
Owen, Geoffrey (2004): “Companies, managers and society: the state of the debate” , Introductory paper for Conference on Corporate Social Responsibility organised by The 21st Century Fund, Cambridge, October 3-11. http://www.lse.ac.uk/collections/MES/pdf/csr.pdf 110 La fuoriuscita di gas dallo stabilimento dell’impresa chimica statunitense Unión Carbide tra il 2 e il 3 dicembre 1984 ha provocato migliaia di vittime. (Fonte: Tribunale Permanente dei Popoli (1992): “Rischi industriali e diritti umani” (I audencia). Bhopal, 19-23 ottobre. www.internazionaleleliobasso.it; Tribunale Permanente dei Popoli (1994): “Rischi industriali e diritti umani” (sessione finale). Londra, 28 novembre - 2 dicembre. www.internazionaleleliobasso.it 111 Nel 2003 la Commissione dei diritti umani dell’ONU ha presentato il rapporto Norme sulle responsabilità delle compagnie transnazionali in cui ha documentato la violazione da parte di grandi imprese dei core labour standard codes, a danno del benessere economico, dello sviluppo e del miglioramento tecnologico di popolazioni indigene. (Fonte: Organizzazione Nazioni Unite (2003): Norme sulle responsabilità delle compagnie transnazionali ed altre imprese riguardo ai diritti umani. [E/CN.4/SUB.2/2003/12/REV.2 (2003) - approvato il 13 agosto 2003 con la risoluzione 2003/16 della sotto-Commissione delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione dei diritti umani E/CN.4/SUB.2/2003/L.11A 52 (2003)]. 112 United Nations Organizations Charta (1945), S.Francisco, 26 June.
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del processo di pace e dell’affermazione della democrazia nella regione. Risale, infatti, alla fine degli anni Ottanta il programma ECIP – European Community Investment Partners113 promosso dalla Comunità europea per favorire lo sviluppo di “joint-venture” nei 60 Paesi ALAMEDSA (America Latina, bacino Mediterraneo, Asia e Sud Africa) e la sottoscrizione di accordi di licenza per il trasferimento di tecnologia. La conclusione delle dittature nei Paesi dell’America del Sud e delle guerre civili nei Paesi dell’America centrale - sancita con l’approvazione nel giugno 1991 della Dichiarazione di Santiago114 - ha dato slancio al processo di riforme strutturali basato sul rapporto interdipendente fra democrazia e sviluppo economico, dove povertà e analfabetismo ledono il consolidamento dei regimi democratici. Un decisivo aumento del tasso di crescita nella regione sud americana è stato raggiunto secondo il FMI attraverso un incremento degli investimenti stranieri e della produttività industriale, sfide vinte mediante l’intensificazione delle relazioni commerciali e finanziarie con partner esteri come l’Unione europea. L’apertura del mercato latinoamericano agli investimenti comunitari ha, infatti, facilitato il trasferimento e la creazione di consociate europee nel continente. A questo proposito, allo scopo di tutelare i propri investimenti attraverso un quadro giuridico, il 3 febbraio 1992 il Consiglio delle Comunità europee ha adottato il regolamento115 319/92,

Rinnovabile a cadenza triennale, il programma ECIP riguardava le piccole, medie e grandi imprese nazionali (PMI) escludendo quelle a capitale straniero. Attualmente è regolamentato dalla CE 213/96. 114 Nel dicembre 1992 è stato approvato il Protocollo di Washington a modifica della Carta dell’Organizzazione degli Stati americani del 1948 prevedendo la possibilità di sospendere i diritti di Stato membro agli Stati che avessero rovesciato con la forza i governi costituiti democraticamente. Il processo di democratizzazione dell’America Latina ha la sua massima espressione nella Carta Democratica Interamericana del settembre 2001, fondata sulla difesa e rafforzamento della democrazia nella regione. 115 (Art. 1,1) La Comunità attua, per un periodo sperimentale di tre anni a decorrere dal 1 gennaio 1992, nel quadro della cooperazione economica con i Paesi dell'America Latina, dell'Asia e del Mediterraneo, forme particolari di cooperazione finalizzate a promuovere gli investimenti di reciproco interesse di operatori economici della Comunità, in particolare in forma di joint-venture con operatori locali nei Paesi beneficiari interessati; (2) Considerate le loro possibilità e le rispettive esigenze, le PMI beneficeranno di una priorità nell'applicazione del regime, mentre le grandi imprese multinazionali ne saranno escluse. (Art 2) Lo strumento finanziario “EC Investment Partners” (ECIP) in seguito denominato “strumento”, offre quattro tipi di agevolazioni per garantire il finanziamento: 1) di azioni di individuazione di progetti e partner attraverso l'erogazione di sovvenzioni, a concorrenza del 50% al massimo del costo delle azioni, con un massimale fissato in ecu 100.000 (agevolazione n.1); 2) di studi di fattibilità e altre azioni di operatori economici che abbiano l'intenzione di creare joint-venture o di investire attraverso anticipazioni senza interessi, a concorrenza del 50% al massimo del costo, con un massimale fissato in ecu 250.000 (agevolazione n.2); 3) del fabbisogno di capitali di una joint-venture o di una società locale titolare di accordi di licenza per coprire i rischi di investimenti tipici dei Paesi in via di sviluppo mediante partecipazioni alla costituzione di fondi propri o mediante prestiti di partecipazione limitati al 20% al massimo del capitale della joint-venture, con un massimale fissato in ecu 1 milione (agevolazione n.3); 4) della formazione e dell'assistenza tecnica o dell'assistenza alla

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relativo all'attuazione, per un periodo sperimentale, dello strumento finanziario EC Investment Partners rivolto ai Paesi dell'America Latina, dell'Asia e del Mediterraneo. Il 25 febbraio successivo il Consiglio ha adottato un secondo regolamento 443/92116 con cui ha disciplinato anche un supporto tecnico oltre che finanziario.117 La cooperazione economica sarebbe tesa, quindi, ad instaurare un “clima di fiducia” con i Paesi che adottano politiche macro-economiche e strutturali a favore del libero scambio di merci e servizi finanziari attraverso il trasferimento di “know how”, dedicando particolare attenzione ai diritti di proprietà intellettuale. A partire dagli anni Novanta l’Unione europea ha, dunque, intensificato parallelamente alle negoziazioni di accordi commerciali, Acuerdos de Asociación, con gli Stati118 latinoamericani, anche quelli a promozione della cooperazione, dello sviluppo, della coesione sociale e del dialogo politico interregionale. I free trade agreements sono stati così spogliati della connotazione esclusivamente economica e finanziaria.119 Gli accordi di associazione sono stati, infatti, interpretati dagli Stati sud americani come un’ “alternativa multilaterale” agli accordi bilaterali nord americani, nonostante l’agenda europea fosse impiantata sui dettami del programma del Washington Consensus, come dimostra la strategia di accesso ai mercati - varata nel 1996 e lanciata a Lisbona nel marzo 2000120- la cui massima espressione è il documento Europa global: compitiendo en el mundo.121
gestione di una joint-venture esistente o in corso di costituzione o di una società locale titolare di accordi di licenza, attraverso anticipazioni senza interesse, a concorrenza del 50 % al massimo del costo, con un massimale fissato in ecu 250.000 (agevolazione n. 4). (Fonte: Gazzetta ufficiale n. L 035 del 12/02/1992 pag. 0001 – 0004 edizione speciale finlandese: capitolo 11 tomo 19 pag.0040 edizione speciale svedese/ capitolo 11 tomo 19 pag.0040). 116 Consiglio delle Comunità europee: Regolamento (CEE) n.443/92 del 25 febbraio 1992, Gazzetta ufficiale n. L 052 del 27 febbraio 1992 pag.0001-0006 117 Il regolamento sanciva che nel quinquennio 1991-1995 i PVS-ALA avrebbero beneficiato di 2750 milioni di ecu. 118 Le negoziazioni con il Messico, iniziate nel 1997, sono state concluse nel marzo 2000. Il Messico è stato il primo Stato latinoamericano a firmare un accordo di associazione con l’Unione europea. A seguire, dal 1999 al 2002 è stato negoziato il secondo accordo con il Cile e contemporaneamente, tra il 1999 e il 2004 è stato concluso un terzo con gli Stati MERCOSUR (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Ancora tra il settembre 2002 e l’aprile 2004 sono state intavolate le negoziazioni degli EPA prima con l’America Latina poi con i Paesi caraibici, che si sono conclusi nel dicembre 2007. Il principale capitolo degli accordi di associazione è quello della politica agricola (PAC). Il programma di penetrazione nel continente latinoamericano ha subito un’accelerazione nel 2006, quando l’UE ha lanciato nuove trattative con gli Stati della Comunità andina (Bolivia, Colombia, Ecuador e Perú) dell’America centrale (Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua) e con Panamá. 119 Olivet, Cecilia (2007): “La estrategia comercial y de inversiones de Europa en la América Latina y el Caribe” in Caminos, Revista cubana de pensamiento socioteológico, n.45/2007 [ISSN: 1025-7233] (pp.34-40). 120 Il Consiglio europeo ha tenuto una sessione straordinaria il 23 e 24 marzo 2000 a Lisbona per concordare un nuovo obiettivo strategico per l'Unione al fine di sostenere l'occupazione, le riforme

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Nel luglio 2006 a seguito dell’impasse nelle trattative multilaterali del Doha round, per le posizioni inconciliabili dei 6 membri (G6)122 sulla politica agricola (PAC), si è manifestato il tracollo del regime multilaterale “mondiale”, evento definito da Paolo Guerrieri123, conseguenza dell’affermazione sul mercato globale di nuovi soggetti economici e finanziari, come la Cina. Allo scopo di bilanciare queste forze centrifughe gli Stati europei hanno proposto a quelli latinoamericani preferential trade agreements, relativi alla costruzione di una Zona di libero scambio (ZLS) tra Unione europea e Comunità andina124 (entro il 2010) in opposizione all’Area di libero commercio delle Americhe

economiche e la coesione sociale nel contesto di un'economia basata sulla conoscenza. http://ue.eu.int/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/it/ec/00100-r1.i0.htm Nel 2005 la strategia di espansione commerciale europea, sviluppata parallelamente all’adozione del Trattato costituzionale, ha subito una decelerazione dopo il “no” referendario francese e olandese, aprendo un periodo di crisi economica oltre che di leadership, di identità. (Fonte: Villafranca, Antonio (2007): “Il Trattato di Lisbona: fine di una crisi?”, ISPI Policy Brief n.63. Milano, ottobre. pag.1.) La questione “costituzionale” non ha, tuttavia, oscurato del tutto gli obiettivi commerciali e finanziari comunitari, riconfermati nel luglio 2005 all’apertura del vertice G8 a Gleneagles, in Scozia, quando il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso ha annunciato lo stanziamento di un miliardo di euro all’anno per potenziare gli scambi commerciali nonché le esportazioni dei Paesi in via di sviluppo. (Fonte: Commissione delle Comunità europee (2005): “Al Vertice G8, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, annuncia aiuti agli scambi commerciali per un miliardo di euro”, Sectoral Issues Trade and development -, Gleneagles/Bruxelles, 6 luglio http://ec.europa.eu/trade/issues/global/development/pr060705_it.htm). Parallelamente, è nato il cosiddetto "Gruppo Amato" (formato da politici europei), ufficialmente chiamato "Comitato d'azione per la democrazia europea" (Action Committee for European Democracy, ACED) supportato dalla Commissione europea che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni. Il gruppo ha avuto il mandato (non ufficiale) di prospettare una riscrittura della Costituzione basata sui criteri che erano emersi durante le consultazioni della Presidenza tedesca con le cancellerie europee. Il risultato è stato presentato il 4 giugno 2007: il nuovo testo presenta in 70 articoli e 12.800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione che aveva 448 articoli e 63.000 parole, diventando un punto di riferimento per i negoziati. Il Consiglio Europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 ha raggiunto l'accordo sul nuovo Trattato di riforma. 121 Comunicación de la Comisión al Consejo y al Parlamento Europeo, de 10 de mayo de 2006, «Una agenda de los ciudadanos - Logrando resultados para Europa» [COM (2006) 211 final - no publicada en el Diario Oficial]. 122 Australia, Brasile, Giappone, India, Stati Uniti e Unione europea. 123 Senato italiano (2006): “Le prospettive del regime commerciale multilaterale dopo la sospensione del Doha round”, (a cura di Paolo Guerrieri) in Servizio studi servizio affari internazionali del Senato della Repubblica, XV Legislatura, n.60, novembre. 124 Il 12 maggio 2006 a Vienna in occasione del IV vertice Unione europea-America Latina e Caraibi è stata lanciata la negoziazione degli accordi di associazione. Il 13 giugno 2006 i presidenti dei quattro Stati andini, ovvero Evo Morales in rappresentanza della Bolivia, Alan Garcia del Perù, Alvaro de Uribe della Colombia, e Michelle Bachelet del Cile, riunitisi a Quito con il presidente della Repubblica bolivariana di Venezuela Hugo Chavez hanno accolto le proposte europee avviando i negoziati dell’accordo di associazione politica, commerciale e di sviluppo, a garanzia del consolidamento della Comunità andina nonché del processo d’integrazione regionale. Il grado di flessibilità dei negoziati UECAN è dato dalla discussione dell’accesso per prodotti non solo agricoli (NAMA) ma anche per i servizi europei sul mercato sudamericano, con conseguente eliminazione dei dazi da parte della CAN.

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(ALCA)125, e in linea con il meccanismo di trasparenza dell’OMC e in particolare dell’art.XXIV del GATT e dell’art.V dell’Accordo generale sul commercio dei servizi (GATS)126.

2.3. Casi di violazione accertata dei diritti umani e del diritto dei popoli La liberalizzazione e deregolamentazione del mercato latinoamericano ha determinato un incremento degli investimenti europei sotto forma di valuta e di immobili industriali, attraverso l’acquisto e il subappalto di imprese consociate. Un graduale passaggio dal monopolio di Stato alle lobby imprenditoriali internazionali è stato indotto, anche, dall’adozione dei pacchetti di aggiustamento strutturale, promossi dalle istituzioni di Bretton Woods. La privatizzazione dei patrimoni pubblici è stata, tuttavia, compromessa dal sistematico compimento di violazioni dei diritti civili, culturali, politici, sociali ed economici delle popolazioni sudamericane. Il rispetto della sovranità alimentare e di quella energetica, il conseguimento del bene comune sono stati sacrificati, come denunciato da Doherty Ann127, al profitto industriale e agli interessi privati. La lex mercatoria è stata posta al servizio delle multinazionali. Secondo il parere del 2005 dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite un’impresa si renderebbe complice di violazioni dei diritti umani quando: partecipa direttamente o indirettamente ad abusi reiterati da parte di attori terzi; contrae accordi con regimi repressivi; trae benefici da abusi o rimane silente e indifferente alla loro commistione128. Al

125 Tra il 1992 e il 1993, gli Stati Uniti hanno intavolato negoziazioni per un accordo commerciale con Canada e Messico, il Nord America free trade agreement (NAFTA), entrato in vigore il 1 gennaio 1994. Nel mese di dicembre dello stesso anno, in occasione del I vertice delle Americhe a Miami, gli USA hanno lanciato l’accordo dell’Área de libre commercio de las Américas (ALCA), con lo scopo di estendere il NAFTA a tutta la regione latinoamericana, creando un contrappeso economico all’Organizzazione degli Stati americani, che dal 1948, in sostituzione all’Unione panamericana, è il principale attore politico nell’area del Sud America. 126 Nell’aprile del 1994, a Marrakesh, in occasione dei negoziati noti come “Uruguay Round”, è stato firmato il primo accordo multilaterale volto alla liberalizzazione del commercio nei servizi: l’Accordo Generale sul commercio dei Servizi (GATS). A conclusione del ciclo dei negoziati è nato l’attuale Organizzazione mondiale del commercio in sostituzione del sistema degli accordi di libero commercio in essere dal 1944, GATT. 127 Doherty, Ann (2000): “Les transnationales et leurs groupes de lobbying”, in Transnational Corporation and Human Rights, AAJ, Cetim and Ficat, Genève, Julie. 128 Economic and Social Council (2005): Report of the United Nations High Commissioner on Human Rights on the responsibilities of transnational corporations and related business enterprises with regard

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contempo, con la risoluzione 2005/69129 la Commissione dei diritti umani130 ha nominato, con incarico biennale, Rapporteur speciali dei diritti umani per l’Africa sub-sahariana, l’America Latina e l’Asia con la funzione di monitorare anche la condotta delle imprese multinazionali nelle regioni. Il responsabile dell’America Latina, John Ruggie, ha evidenziato nel suo rapporto finale131 tre assiomi basilari, “protezione, rispetto ed indennizzo”, dopo avere accertato durante il suo mandato biennale l’inosservanza da parte delle grandi imprese, incluse quelle europee, dei principi sanciti dalla Universal Declaration of Human Rights
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del 1948, dei Patti di New York133 del 1966 e delle

specifiche convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Il dovere dello Stato di intervenire a tutela dei diritti e libertà dei propri cittadini dovrebbe essere esteso al monitoraggio dell’osservanza da parte delle multinazionali o dei soggetti economici di bandiera, trasferite all’estero, tanto delle normative nazionali quanto secondo il principio dell’”extraterritorialità”134 delle particolari disposizioni locali, lì dove esistano, in materia di sicurezza, edilizia e sanità. Ciò non implicherebbe, al contempo, l’autorizzazione ad ingerire nella “domestic jurisdiction”135 di uno Stato terzo ma ad un maggiore controllo da
to human rights. Report of the Sub-Commission on the Promotion and Protection of Human Rights, 15 February E/CN.4/2005/91 129 Economic and Social Council (2006): “Promotion and Protection of Human Rights- Interim report of the Special Representative of the Secretary-General on the issue of Human Rights and Transnational Corporations and other Business Enterprises”, Geneva, 22 February. [E/CN.4/2006/97]. 130 Nell’agosto 2006 la Commissione dei diritti umani è stata sostituita dal nuovo Consiglio dei diritti umani. 131 Human Rights Council (2008): “Promotion and protection of all human rights , civil, political, economic, social and cultural rights, including the right to development”, 7 April [A/HRC/8/5] 132 United Nations Organization (1948): Universal Declaration of Human Rights, adopted and proclaimed by General Assembly resolution 217 A (III) New York, 10 December. 133 United Nations Organization (1966): International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, New York. [Adopted and opened for signature, ratification and accession by General Assembly resolution 2200A (XXI) of 16 December 1966, entry into force 23 March 1976]; International Covenant on Civil and Political Rights, New York; Optional Protocol to the International Covenant on Civil and Political Rights, New York. 134 Il concetto di extraterritorialità trova la sua origine in un'antica concezione del diritto internazionale, derivante forse dal pensiero di Ugo Grozio, che invitava a considerare gli agenti diplomatici di un altro Stato come se si trovassero in una condizione di quasi extra-territorium. I casi più comuni di extraterritorialità riguardano la situazione giuridica chiamata di immunità di cui godono le sedi diplomatiche. (Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Extraterritorialit%C3%A0) 135 Il principio della non ingerenza nella “domestic jurisdiction” nasce nel XIX secolo contro le tendenze espansionistiche delle potenze europee a protezione della sovranità e della personalità internazionale degli Stati. Per “domestic jurisdiction” si intende una serie di materie che ricade nella esclusiva giurisdizione dello Stato, e definita dalla Corte Permanente di Giustizia Internazionale nel 1923 come: il dominio riservato ad uno Stato nelle materie in cui è libero da obblighi internazionali di qualsiasi genere, e per questo di carattere relativo e storico. Relativo perché dipende dal numero di obblighi internazionali che derivano dal diritto consuetudinario e pattizio, e poiché le consuetudini sono uguali per tutti gli Stati, la competenza domestica varia in funzione dei trattati stipulati dal singolo Stato. La

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parte dei soggetti politici, nel caso specifico possono essere anche internazionali, sulle attività di soggetti economici in grado di influenzare il trend produttivo, finanziario e commerciale mondiale. Attività che se da un lato garantirebbero sviluppo tecnologico e occupazione, dall’altro la complessa articolazione strutturale interna (impresa madre e consociate) e la mancata obbligatorietà delle misure internazionali a tutela dei diritti umani ne determinano la condotta “privatistica”. “While corporations may be considered “organs of society”, they are specialized economic organs, not democratic public interest institutions. As such, their responsibilities cannot and should not simply mirror the duties of States (...)Their legal rights have been expanded significantly over the past generation. This has encouraged investment and trade flows, but it has also created instances of imbalances between firms and States that may be detrimental to human rights. The more than 2,500 bilateral investment treaties currently in effect are a case in point. While providing legitimate protection to foreign investors, these treaties also permit those investors to take host States to binding international arbitration, including for alleged damages resulting from implementation of legislation to improve domestic social and environmental standards - even when the legislation applies uniformly to all businesses, foreign and domestic (...) A parent company and its subsidiaries continue to be construed as distinct legal entities. Therefore, the parent company is generally not liable for wrongs committed by a subsidiary, even where it is the sole shareholder, unless the subsidiary is under such close operational control by the parent that it can be seen as its mere agent. (...) Many corporate human rights issues arise because companies fail to consider the potential implications of their activities before they begin. Companies must take proactive steps to understand how existing and proposed activities may affect human rights. The scale of human rights impact assessments will depend on the industry and national and local context. While these assessments can be linked with other processes like risk assessments or environmental and social impact assessments, they should include explicit references to
relatività della competenza domestica si esprime nelle materie oggetto dell’attività delle Nazioni Unite: diritti umani e all’autodeterminazione dei popoli. La “domestic jurisdiction” ha anche carattere storico in relazione alla sua evoluzione connessa a quella del diritto internazionale comune e pattizio. (Fonte: B. CONFORTI B. (2000): “Le Nazioni Unite”, CEDAM, Padova.)

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internationally recognized human rights. Based on the information uncovered, companies should refine their plans to address and avoid potential negative human rights impacts on an ongoing basis”. Si afferma così la necessità di rivalutare il ruolo della politica sull’economia. Le multinazionali dovrebbero rispettare, ovunque esse operino, le legislazioni nazionali, le normative locali e il diritto all’autodeterminazione dei popoli, e qualora queste non dimostrassero la necessaria “due diligence” deve essere riconosciuto un effettivo meccanismo di indennizzo. A fronte dell’assenza di provvedimenti internazionalmente accettati, spetterebbe ad ogni Stato decidere sull’accusa e sulle penalità relative ai rischi industriali, e qualora non siano perseguibili i responsabili, ovvero le persone fisiche rappresentanti dell’impresa, lo Stato dovrebbe accogliere le richieste di estradizione da parte di Stati terzi al fine di osservare il diritto al risarcimento delle vittime da parte dell’attore economico cui sia attribuito il danno136. L’indennizzo dovrebbe, inoltre, poter essere richiesto sia dallo Stato ospite (lex loci delicti commissi) sia dallo Stato sede della società madre. In linea con questo principio, nel 1989 a Bhopal137, a seguito del ripetuto rifiuto da parte dei tribunali statunitensi della richiesta di risarcimento contro l’impresa chimica americana Unión Carbide, la Corte Suprema indiana è intervenuta per negoziare un accordo di indennizzo a favore delle vittime del valore di milioni di dollari, ma nonostante ciò le responsabilità penali dell’impresa rimangono tuttora non accertate. A questo proposito, la dottrina giurisprudenziale non concorda su quale codice di diritto (pubblico o privato) dovrebbe sancire la responsabilità civile o penale per danni industriali. L’assenza di norme scritte che demandino a un organismo sopranazionale il potere di riconoscere personalità internazionale a un soggetto di diritto privato, ovvero alle multinazionali, secondo Teitelbaum138 rappresenta il principale impedimento al giudizio. A fronte di questo grave “difetto” normativo sono stati costituiti tribunali internazionali di opinione, quale il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), con lo scopo di accogliere le denunce di violazioni
136

United States federal legislation (1789): Alien Tort Claims Act. “[t]he district courts shall have original jurisdiction of any civil action by an alien for a tort only, committed in violation of the law of nations or a treaty of the United States”. Per ulteriori approfondimenti sul principio di “extraterritorialità” confrontare: De Schutter, O. (2006): “Extraterritorial Jurisdiction as a tool for improving the Human Rights Accountability of Transnational Corporations”, Faculté de Droit de l'Université Catholique de Louvain. 137 Cfr. Tribunale Permanente dei Popoli (1992-1994): “Rischi industriali e diritti umani” . 138 Cfr. Teitelbaum, Alejandro (2007) (pag. 29)

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dei diritti umani, altrimenti inascoltate. La violazione del diritto dei popoli e dell’ambiente è stata l’imputazione presentata alla sessione del TPP139, “Politiche neoliberali e multinazionali europee in America Latina” 2006-2008, da parte dell’ONG Transnational Institute e dagli attivisti del movimento sociale biregionale Europa - America Latina, Enlanzando Alternativas, nei confronti delle consociate europee del settore agroalimentare (l’inglese Unilever in Cile e la norvegese Camposol in Perú); agrochimico (la tedesca Bayer in Perú); minerario e petrolifero (la spagnola Repsol-YPF in Argentina, Bolivia ed Ecuador; l’anglo-olandese Shell in Argentina e Brasile); transgenico (la svizzera Syngenta in Brasile); delle telecomunicazioni (l’italiana Telecom in Bolivia); della finanza (le spagnole BBVA e HSBC in Perú e in Brasile); dei servizi pubblici, quali elettricità (la spagnola Unión Fenosa in Colombia, Nicaragua e Guatemala; la francese Suez in Brasile) e di beni comuni come l’acqua (la spagnola Proactiva in Colombia). Sulla base delle documentazioni probatorie presentate sono stati identificati elementi comuni di condotta da parte delle grandi imprese in violazione del: diritto di accesso ai servizi essenziali; diritto alla terra; diritto alla sovranità alimentare, alla sicurezza e alla tutela della salute pubblica; diritto sindacale e del lavoro; diritti dei popoli indigeni; diritto dell’ambiente; diritti civili, politici, sociali, culturali ed economici del popolo latinoamericano.

139

La giuria - presieduta da François Houtart (Belgio), direttore del CETRI (Centre Tricontinental) - è stata composta da giudici scelti da una lista permanente e da membri di specifiche competenze e riconosciuta integrità morale: Blanca Chancoso (Ecuador), leader indigena; Miren Etxezarreta (Spagna), economista e professore emerito di Economia applicata presso l’Università autonoma di Barcellona; Franco Ippolito (Italia), consigliere della Corte di Cassazione ed ex presidente di Magistratura democratica; Edgardo Lander (Venezuela), professore di Scienze sociali all’Università Centrale di Venezuela; Francesco Martone (Italia), ex Senatore della Repubblica italiana e membro del Comitato degli affari Esteri e segretario del Comitato dei diritti umani del Senato italiano; Lorenzo Muelas (Colombia), leader del movimento indigeno colombiano; Vilma Nuñez de Escorcia (Nicaragua), avvocato e presidente del CENIDH (Centro nicaraguese dei diritti umani); Patricio Pazmiño (Ecuador), Presidente del Centro dei diritti economici e sociali; Roberto Schiattarella (Italia), economista e professore ordinario all’Università di Camerino; Giulia Tamayo (Perú), avvocato e attivista dei diritti delle donne; Alirio Uribe (Colombia), avvocato e attivista dei diritti umani; Gianni Tognoni (Italia), Segretario generale del TPP, medico e direttore dell’Istituto Mario Negri Sud.

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2.3.1 Dettagli particolari di alcune imprese e istituti finanziari: Unión Fenosa, Unilever, Repsol YPF, Skanska, Roche, Royal Dutch Shell, Suez, Syngenta, Bayer, Banco BBVA, Telecom Italia Unión Fenosa Sin dall’epoca coloniale l’America Latina rappresenta una priorità nel progetto di crescita di alcuni Paesi europei, come la Spagna, attraverso investimenti, cooperazione e presenza politica nella regione. José Miguel Insulza140, Segretario generale dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) ha sostenuto che il risultato di questa strategia è stata la creazione di una Comunità Iberoamericana, la cui massima espressione è il vertice, che ogni anno riunisce i leader di tutti i Paesi141 delle due sponde dell’Atlantico. La presenza spagnola in America Latina si è imposta attraverso il trasferimento nella regione della sua più grande impresa del settore elettrico, l’Unión Fenosa. Nata nel 1982 a seguito della fusione tra la compagnia privata Unión Eléctrica Madrileña e Fuerzas Eléctricas del Nordeste, S.A. (Fenosa), l’impresa ha adottato programmi di espansione geografica e di diversificazione settoriale fino ad affermarsi nel 2000 tra le principali imprese dell’elettricità in America centrale e in particolare in Colombia. La sua prima incursione sul mercato latinoamericano risale al 1986 quando la Spagna ha firmato un accordo di concessione con l’Uruguay sulla fornitura del servizio pubblico con l’acquisizione nel 1988 dell’impresa uruguayana Ibersis. A partire dagli anni Novanta, l’Unión Fenosa si è imposta come la prima impresa sul mercato elettrico dell’America del Sud, investendo in Argentina e Bolivia nel 1995, e acquistando le compagnie pubbliche del settore in Messico, Guatemala, Colombia, Nicaragua, Panama e Repubblica Domenicana tra il 1998 e il 2000. Anno in cui ha esteso la sua area di intervento nel settore energetico del gas, firmando accordi con l’impresa egiziana Egyptian General Petroleum Corporation, e nell’ingegneria creando la consociata Soluziona. Attualmente, l’impresa fa parte dei due importanti gruppi finanziari spagnoli dominanti il mercato del petrolio, del gas e dell’elettricità dell’Europa orientale: BSCH-Unión Fenosa-Riyal-CEPSA; BBVAENDESA-Iberdrola-REPSOL. I principali settori di intervento dell’Unión Fenosa sono: energia rinnovabile (eolica, fotovoltaica, biomassa), gas (produzione, trasporto,

140 141

Cfr. IILA, CEPAL (2008) (pag. 17). Dal 2007 l’Italia gode dello status di osservatore permanente presso l’OSA.

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distribuzione e vendita) e multiservizi (produzione e distribuzione di energia e gas; distribuzione di acqua e gestione dei servizi aeroportuali).

Fonte: Informe Anual 2006 de Unión Fenosa. www.unionfenosa.es

Le

sue

principali

consociate

sono:

Soluziona

(ingegneria,

consulenza,

telecomunicazioni, e medio ambiente); CEPSA (produzione, raffinazione, trasporto e vendita di greggio e derivati chimici, di cui l’Unión Fenosa possiede una quota del 4,99% del capitale sociale); Lignitos de Meirama –LIMEISA (sfruttamento dei giacimenti carboniferi di Meirama); General de Edificios y Solares –GESS (patrimonio immobiliare).

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Fonte: Informe de Gestión 2007 . www.unionfenosa.es

L’Unión Fenosa è presente in oltre 40 Paesi, e in 15 di questi concentrati in America Latina centrale e meridionale è intervenuta con investimenti diretti. Gli effetti del suo operato esemplificano come gli interessi delle multinazionali condizionino il rispetto dei

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diritti costituzionalmente riconosciuti ai cittadini, al momento che gli Stati demandino le responsabilità di sviluppo sociale e tecnologico a soggetti privati.

-

Caso Paese Nicaragua: riforma servizio elettrico In Nicaragua, in linea con le direttive del Consensus di Washington, sono state adottate riforme strutturali per diminuire il debito pubblico. Nel 1992 l’amministrazione Chamorro ha approvato il processo di privatizzazione delle imprese nazionali emendando la Legge Orgánica del Instituto Nicaragüense de Energía (INE) con il Decreto esecutivo 25/92 approvato nel mese di aprile. Nel novembre del 1994 l’apertura del mercato energetico nazionale alle imprese straniere è stata attivata con la ristrutturazione interna dell’INE a cui veniva demandata la funzione autonoma di pianificazione e regolazione del settore elettrico. Nel 1998 è stato istituito l’organo interministeriale della Comisión de Energía Eléctrica (CNE), incaricato di proporre all’Esecutivo strategie di sviluppo settoriali, incluso la promozione dell’elettrificazione rurale. Parallelamente, nello stesso anno a seguito di uno studio della multinazionale Price Waterhouse & Coopers, l’amministrazione Alemán ha approvato la Legge 272 e dell’Industria Elettrica (LIE) che hanno indicato l’INE come ente regolatore di tutte le attività relative al settore elettrico, e disciplinato lo smembrato l’Empresa Nicaragüense de Electricidad (ENEL)142, della cui privatizzazione è stata delegata l’Unidad de Reestructuración de ENEL, creata dalla Banca interamericana di sviluppo (BID). Nel 2000 il presidente del consiglio di amministrazione dell’ENEL, Enrique Bolaños143, ha venduto per la somma di 115 milioni di dollari due delle sette filiali dell’ENEL all’Unión Fenosa, Distribuidora de Electricidad del Norte (Disnorte) y Distribuidora de Electricidad del Sur (Dissur). Le imprese nazionali sono state vendute alla spagnola al di sotto del 50% del loro valore reale nominale, garantendo all’impresa straniera vantaggi in termini di basso costo e di controllo totale del mercato dell’elettricità.

Acevedo Vogl, Adolfo José (2006): “Notas sobre el Sector Eléctrico en Nicaragua y la condicionalidad de los organismos financieros internacionales”. http://www.unionpenosa.org/index.php?option=com_content&task=view&id=78&Itemid=36 143 Enrique Bolaños è stato eletto presidente nel 2001.

142

51

Violazione del diritto all’ambiente e alla salute pubblica Nel triennio 2001-2004 il guadagno dell’Unión Fenosa è stato stimato dalla CEPAL144 a 756,8 milioni di dollari, determinato da un incremento costante tariffario inversamente proporzionale al miglioramento della gestione delle infrastrutture tanto nelle aree residenziali quanto rurali, con un aumento complessivo dei reclami per danni alla salute pubblica da parte dei consumatori da 100 a 706 nel 2001, fino a 10.048 nel 2004. L’impresa spagnola non avrebbe, in effetti, osservato le normative nicaraguesi in materia di diritto dell’ambiente e della salute pubblica, e in particolare nel compimento delle attività commerciali non avrebbe incluso registri di valutazione e gestione del medio-ambiente, né sistemi di informazione e promozione del suo sviluppo. Condotta negligente ed inadempiente agli impegni presi nei confronti dello Stato nicaraguese di promozione, distribuzione e regolazione della prestazione del servizio pubblico. Mancato rispetto del codice ambientale attraverso l’installazione sregolata e incorretta di torri di trasmissione ad alta tensione con gravi dispersioni di onde elettriche.

Responsabilità pubblica e privata nella violazione dei diritti dei consumatori Dal 2000 al 2004 l’impresa ha aumentato di circa il 13% le tariffe ai consumatori residenziali con la causale dell’incremento dei prezzi dei combustibili, e nel 2005 ha approvato un nuovo piano regolatore tariffario per “ammortizzare” gli impatti dell’oscillazione del costo d’acquisto del greggio: è stata stabilita in proporzione all’aumento del prezzo dei combustibili una tariffa superiore del 5,98%, soggetta ad un incremento mensile dell’1,5%. Secondo la Lega di Difesa dei Consumatori del Nicaragua nel solo mese di ottobre 2005 l’impresa avrebbe aumentato il valore tariffario a +9,73%, malgrado la concessione di un sussidio di 30 milioni di córdobas da parte dello Stato allo scopo di incoraggiare e sostenere un servizio efficiente, controllato ed accessibile a tutti i cittadini. Il limitato accesso al servizio elettrico è, difatti, una delle più gravi difficoltà che la popolazione nicaraguese deve fronteggiare quotidianamente. Gli scarsi finanziamenti disposti dall’impresa europea nella fornitura delle infrastrutture hanno determinato una mancata copertura totale del servizio. A questo proposito, tra il 2000 e il 2004 è stato
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CEPAL (2004): “Istmo centroamericano: estadisticas subsector eléctrico, 2004”.

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registrato un miglioramento nella fornitura appena del 5,9%, e nel 2004 solo il 52,1% della popolazione ha avuto accesso al servizio. La concessione di gestione del servizio elettrico pubblico a soggetti privati ha, dunque, dato risultati deludenti rispetto a quelli attesi di: copertura estesa anche alle zone rurali, accesso indifferenziato, tariffe competitive, manutenzione regolare e assistenza ai consumatori. L’impresa ha, in effetti, mostrato un disinteresse ad investire in aree industrialmente poco sviluppate, quali quelle contadine, dove non potevano essere corrisposti gli alti costi variabili del servizio. L’impresa ha, per questo motivo, assicurato la copertura della distribuzione dell’energia elettrica al 92% del territorio nazionale, identificato da aree residenziali, mentre allo Stato è spettato provvedere al restante 8% del territorio, rappresentato da zone rurali e da municipi autonomi. Il difetto di accesso al servizio elettrico e la scarsa qualità della prestazione distribuita sono così da considerarsi di responsabilità dell’impresa spagnola – gestore dell’erogazione del servizio ma anche dello Stato - proprietario della rete di distribuzione -. La condivisione delle responsabilità è, dunque, attribuita ad entrambi i soggetti perché se da un lato l’Unión Fenosa avrebbe dovuto adempiere alle finalità degli accordi di concessione stipulati con lo Stato; dall’altro il governo avrebbe dovuto agevolare il processo di transizione dalla gestione del servizio da pubblica a privata attraverso un maggiore stanziamento di fondi, affinché i costi di realizzazione e la volatilità dei prezzi del petrolio non ricadessero sui consumatori. Inoltre, poiché lo Stato ha beneficiato dei sostegni finanziari garantiti dalla BM e dalla BID, la responsabilità della violazione dei diritti dei consumatori potrebbe essere estesa anche agli istituti internazionali promotori del processo di privatizzazione.

-

Caso Paese Colombia: violazione della sovranità nazionale A partire dal 2000 l’impresa spagnola Unión Fenosa si è imposta sul mercato elettrico

colombiano attraverso l’acquisto di tre compagnie, Electrocosta, Electricaribe ed Energia del Pacifico (EPSA), possedute in maggioranza dal consorzio della multinazionale venezuelana Electricidad de Caracas e dell’impresa statunitense Reliant Energy e solo per il 30% dallo Stato colombiano. La privatizzazione della gestione della rete elettrica ha riqualificato il servizio pubblico come attività di libero mercato e dunque non più elargita gratuitamente a tutta la società ma venduta a particolari utenti, determinando 53

discriminazioni di classe, in violazione della Costituzione del 1991145 e in particolare dell’articolo 334 e dall’articolo 365 al 370. Disposizioni che sanciscono il servizio pubblico come “finalità sociale” dello Stato, e la cui erogazione sia garantita in eguale intensità su tutto il territorio nazionale. Si specifica che lo Stato possa delegare ad un soggetto terzo la prestazione del servizio, purché si impegni ad esercitare la sovranità nazionale con procedure di monitoraggio e regolazione, e garantisca sussidi alla fascia meno abbiente della popolazione per l’assolvimento del pagamento del servizio medesimo. Nel 1994 la

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Constitución Política de Colombia de 1991, JACOBO PÉREZ ESCOBAR, Secretario General, Asamblea Nacional ConstituyenteBogotá, D.E., julio 6 de 1991.J (1991). Título XII - Del régimen económico y de la hacienda pública - Capítulo I “De las disposiciones generales”: Artículo 334. La dirección general de la economía estará a cargo del Estado. Este intervendrá, por mandato de la ley, en la explotación de los recursos naturales, en el uso del suelo, en la producción, distribución, utilización y consumo de los bienes, y en los servicios públicos y privados, para racionalizar la economía con el fin de conseguir el mejoramiento de la calidad de vida de los habitantes, la distribución equitativa de las oportunidades y los beneficios del desarrollo y la preservación de un ambiente sano. El Estado, de manera especial, intervendrá para dar pleno empleo a los recursos humanos y asegurar que todas las personas, en particular las de menores ingresos, tengan acceso efectivo a los bienes y servicios básicos. También para promover la productividad y la competitividad y el desarrollo armónico de las regiones; Capítulo V “De la finalidad social del estado y de los servicios públicos”: Artículo 365. Los servicios públicos son inherentes a la finalidad social del Estado. Es deber del Estado asegurar su prestación eficiente a todos los habitantes del territorio nacional. Los servicios públicos estarán sometidos al régimen jurídico que fije la ley, podrán ser prestados por el Estado, directa o indirectamente, por comunidades organizadas, o por particulares. En todo caso, el Estado mantendrá la regulación, el control y la vigilancia de dichos servicios. Si por razones de soberanía o de interés social, el Estado, mediante ley aprobada por la mayoría de los miembros de una y otra cámara, por iniciativa del Gobierno decide reservarse determinadas actividades estratégicas o servicios públicos, deberá indemnizar previa y plenamente a las personas que en virtud de dicha ley, queden privadas del ejercicio de una actividad lícita; Artículo 366. El bienestar general y el mejoramiento de la calidad de vida de la población son finalidades sociales del Estado. Será objetivo fundamental de su actividad la solución de las necesidades insatisfechas de salud, de educación, de saneamiento ambiental y de agua potable. Para tales efectos, en los planes y presupuestos de la Nación y de las entidades territoriales, el gasto público social tendrá prioridad sobre cualquier otra asignación; Artículo 367. La ley fijará las competencias y responsabilidades relativas a la prestación de los servicios públicos domiciliarios, su cobertura, calidad y financiación, y el régimen tarifario que tendrá en cuenta además de los criterios de costos, los de solidaridad y redistribución de ingresos. Los servicios públicos domiciliarios se prestarán directamente por cada municipio cuando las características técnicas y económicas del servicio y las conveniencias generales lo permitan y aconsejen, y los departamentos cumplirán funciones de apoyo y coordinación. La ley determinará las entidades competentes para fijar las tarifas; Artículo 368. La Nación, los departamentos, los distritos, los municipios y las entidades descentralizadas podrán conceder subsidios, en sus respectivos presupuestos, para que las personas de menores ingresos puedan pagar las tarifas de los servicios públicos domiciliarios que cubran sus necesidades básicas; Artículo 369. La ley determinará los deberes y derechos de los usuarios, el régimen de su protección y sus formas de participación en la gestión y fiscalización de las empresas estatales que presten el servicio. Igualmente definirá la participación de los municipios o de sus representantes, en las entidades y empresas que les presten servicios públicos domiciliarios; Artículo 370. Corresponde al Presidente de la República señalar, con sujeción a la ley, las políticas generales de administración y control de eficiencia de los servicios públicos domiciliarios y ejercer por medio de la Superintendencia de Servicios Públicos Domiciliarios, el control, la inspección y vigilancia de las entidades que los presten. http://es.wikisource.org/wiki/Constituci%C3%B3n_de_Colombia_de_1991

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legislazione in materia di privatizzazione del servizio pubblico è stata perfezionata dalla Legge 142 (Legge del servizio pubblico domiciliare) e della Legge 143 (Legge sull’elettricità), che hanno sancito la delega ad imprese private da parte dello Stato della fornitura del servizio elettrico, ma non la sua cessione totale che ne avrebbe svalutato il valore intrinseco di bene collettivo. Nel 2003 per ovviare alle accese proteste sociali di inefficiente distribuzione di energia elettrica, l’Unión Fenosa ha introdotto la consociata Energía Social de la Costa per l’erogazione del servizio alla maggioranza della popolazione colombiana (296.000 famiglie) sulla Costa Atlántica, rimasta isolata a causa degli alti costi di fornitura, e per questo soprannominata “barrio subnormale eléctricamente”. Il riconoscimento legale dell’impresa straniera da parte delle istituzioni colombiane è avvenuto sotto forti pressioni esercitate dalla lobby aziendale, con la traduzione della risoluzione 120/2001 della Comisión Reguladora de Energia y Gas (CREG), relativa alla completa privatizzazione del servizio pubblico, nella legge 812 e 3735 del 2003.

Violazione del diritto di accesso ai servizi essenziali Energía Social ha assicurato solo l’installazione di cavi elettrici nell’area della Costa Atlántica senza fornire le appropriate infrastrutture di collegamento alle abitazioni, per ovviare i costi di gestione superiori ai profitti ricavati dall’attività. L’acquisto delle imprese Electrocosta e Electricaribe non ha, infatti, contemplato la ristrutturazione e l’ampliamento della rete elettrica. Incidenti di elettro-combustione (19 marzo 2007 esplosione di un trasformatore nel quartiere Nelson Mandela di Cartagena ha causato la morte di 4 persone); smantellamento dell’organizzazione sociale (il decreto presidenziale 3735 del 19 dicembre 2003 ha introdotto la figura di Suscriptor de Servicio de barrios subnormales, e di recaudadores de Mipymes - micro, pequeñas y medianas empresas - leader comunitari assunti da Energía Social con il compito di riscuotere le sottoscrizioni con una percentuale del 14% come guadagno personale, e quindi espressione degli interessi particolari dell’impresa in opposizione a quelli collettivi del popolo); aumento delle tariffe (se a Madrid – Spagna - l’Unión Fenosa fattura 0,087 euro per chilowattora, a Villa Paz de Montería – Córdoba - il consumo orario è di 0,092 euro); fatturazione errata (l’assenza di contatori e di letture aggiornate del consumo effettivo determinano l’emissione di fatture 55

falsate e maggiorate); erogazione prepagata (meccanismo di erogazione identico a quello delle ricariche telefoniche per cellulari); interruzione dell’erogazione del servizio elettrico (le zone rurali come Pueblo Nuevo -Córdoba- non sono fornite del servizio commerciale per l’assenza di adeguate infrastrutture, compromettendo normali attività sociali con ripercussioni sul diritto all’istruzione) sono solo alcuni degli impatti sociali determinati dalla condotta dell’Unión Fenosa.

Azioni coercitive: violazioni dei diritti sindacali e delle comunità indigene Le politiche e le pratiche commerciali adottate dalla multinazionale spagnola sono state tradotte, con particolare concentrazione nella Región Caribe, in azioni coercitive attraverso l’ingaggio coatto di forze paramilitari146, che hanno determinato un inasprimento delle relazioni sociali e politiche interne al Paese. A fronte delle frequenti maestranze per il riconoscimento dei diritti sindacali dei lavoratori e dei diritti culturali delle comunità indigene, diversi gruppi armati composti da membri dell’esercito nazionale e da mercenari sono stati impiegati a difesa degli stabilimenti, quali espressione degli interessi imprenditoriali. Spedizioni repressive sono state eseguite in modo sistematico e concluse con l’assassinio di leader sindacali come Libardo Hernández del “barrio” Nelson Mandela di Cartagena, e Miguel Espinosa di Las Malvinas de Barranquilla. Gli interessi economici e finanziari della lobby europea hanno, quindi, qualificato una dimensione “parapolitica” strutturata da un “braccio armato” rivolto all’affermazione della superiorità degli interessi particolari su quelli collettivi, anche mediante la corruzione di funzionari pubblici civili e militari, come denunciato dal sindacato Sintraelecol. Manifestazione di questa strategia è stata la costruzione della diga Salvajina relativa al progetto idroelettrico DROES (Proyecto de Desvío del Río Ovejas) compiuta eseguendo il “desplazamiento” delle popolazioni indigene ed afro-discendenti di Yolombó, Gélima, Dos Aguas e Suárez del dipartimento del
Il 15 luglio 2003 il Presidente Alvaro Uribe Velez, in carica dal 26 maggio 2002, ha firmato un accordo di “pacificazione” con il gruppo paramilitare dell’AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), relativo alla “smobilitazione” delle forze armate offrendo l’opportunità, come denunciato da Amnesty International, di un riadattamento delle componenti in società private di sicurezza, nella rete di informatori civili e nell’esercito di “contadini soldati”. Processo facilitato dalle misure di amnistia previste dal Decreto 128 del gennaio 2003 che ha concesso la grazia ai membri dei gruppi armati illegali che si arrendono alle autorità se non sono implicati in indagini criminali per violazione dei diritti umani o non sono in detenzione per tali crimini. (Fonte: Amnesty International (2005): “2005 UN Commission on Human Rights: Agenda item 3: situation of Human Rights in Colombia”. Amnesty International Press Release, AI Index: IOR 41/042/2005(Public) News Service n.100, 20 April 2005).
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Cauca e della Valle del Cauca (Colombia sud occidentale). Lo sfollamento forzato e l’inosservanza dei diritti culturali delle comunità sono stati attuati in violazione dell’articolo 44 della Legge 70 del 1993, che riconoscerebbe alle popolazioni afrodiscendenti l’autorità di appellarsi ai diritti culturali, alla sovranità alimentare ed energetica mediante “previa consulta” sugli impatti ambientali dei progetti interni alle riserve. Il confronto contemplato è rimasto incompiuto per responsabilità dell’impresa EPSA e del governatore del dipartimento del Cauca, determinando l’inosservanza anche della Convenzione 169 dell’ILO, ratificata e recepita in Colombia con la Legge 21 del 1991147, e degli articoli costituzionali 2 (responsabilità delle autorità nazionali per la salvaguardia della vita, dell’onore, della proprietà, delle libertà e del credo dei cittadini), art.5 (riconoscimento dello Stato dei diritti primari ed inalienabili di ogni individuo) e art.86 (meccanismo del Tutela action dei diritti umani148). Il caso dell’Unión Fenosa in Colombia è espressione della sistematica violazione dei diritti del popolo da parte di tante altre grandi imprese europee e nordamericane. I pesanti impatti sociali ed ambientali sono aggravati dall’influenza esercitata dalle lobby sul potere legislativo e giudiziario, violando i diritti fondamentali ed inalienabili riconosciuti dal diritto internazionale e recepiti nell’ordinamento interno.

L’Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia ONIC, e molte associazioni di solidarietà, hanno promosso l’esercizio del “Defensoria regional”, ossia ombudsman, a tutela dei diritti dei popoli indigeni a fronte dei programmi industriali, nel rispetto dei principi sanciti dall’articolo 330 della Costituzione colombiana e l’articolo 15 della legge n.21/91. (Fonte: De Zulueta, Tana (2005): “Le uccisioni nella Comunità di Pace di san Jose’ de Apartado”, La Pace.) 148 Il propulsore dei diritti umani in Colombia è stato Antonio Narino, che ha tradotto per la prima volta la dichiarazione francese del 1789 in spagnolo. La Colombia è considerata l’icona della tutela legale dei diritti umani nel “nuovo mondo ispanico”. Tutela annoverata nei principi cardini della prima Costituzione colombiana del 1886, poi ripresa nelle seguenti versioni emendate nel 1910, 1936, 1945, 1957, 1968 e nel 1991. La vigente Costituzione adottata il 4 luglio 1991 è, difatti, intrisa di principi liberali in difesa dei diritti umani enfatizzati sin nei primi articoli. “Pursuant to its Political Constitution, Colombia is a unitary, decentralized Republic, democratic, participatory and pluralist in nature, founded on the respect for human dignity. Colombian sovereignty belongs to the people, and public power emanates from the people. The people exercise their sovereignty directly or though their representatives”. La seconda sezione della Costituzione si articola in un minuzioso elenco di diritti umani, e nel primo capitolo, “ Regarding Fundamental Rights”, si enfatizza il diritto alla vita e alla libertà di movimento e coscienza, di espressione e credo, di associazione e riunione, in condanna del ricorso alla tortura a maltrattamenti, forme di schiavitù o “disappearences” forzate.

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Unilever L’Unilever è stata costituita nel 1929 a seguito della fusione dell’imprese inglese Lever Brothers (fondata nel 1885 da William Hesketh Lever) produttrice di salumi, con l’olandese Margarine Unie (fondata nel 1920) produttrice di margarina. Le sue sedi legali sono Unilever NV (Olanda) di Rotterdam e Unilever PLC (Regno Unito) di Londra. Leader mondiale della produzione, distribuzione e vendita di prodotti alimentari e di bellezza (Food e Home and personal care- HPC) si compone di 300 imprese consociate, operative in 150 diversi Stati, dei quali 19 latinoamericani e quattro caraibici (Cuba, Repubblica Domenicana, Trinidad Tobago e Jamaica). Il processo di riforme strutturali avviato nel 1997 in America Latina ha favorito l’inserimento dell’impresa sui mercati locali imponendo una ristrutturazione del ciclo produttivo dei beni alimentari di suo interesse attraverso “l’esternalizzazione e la delocalizzazione” delle attività in Paesi dove il costo della manodopera149 era più basso, come in Argentina, Brasile e Messico.

- Caso Paese Brasile: violazione dei diritti sindacali e dei consumatori Dal 2000 è stato avviato un processo di ristrutturazione interna all’impresa culminato con l’acquisto dell’impresa nordamericana Bestfoods, ed il lancio del programma quadriennale “Path to Growth” (2000-2004), poi sostituito da quello quinquennale “Vitalidade” (2005-2010) incentrati sull’eliminazione di oltre 1000 “brand”. Elementi comuni a questi programmi di sviluppo sono: il licenziamento in massa dei lavoratori, la concentrazione dell’attività produttiva e l’automatizzazione del processo produttivo. Effetti avvertiti con singolare intensità in America Latina, dove sono state concentrate le produzioni di cosmetici (Belo Horizonte, Brasile), fonte del 50% del suo fatturato totale nella regione latinoamericana. I ricavi sono stati garantiti anche attraverso l’adozione di

Nella Section 172 dell’UK Companies Act 2006 si sancisce che i direttori di stabilimento 'have regard to' dei bisogni degli impiegati e di controllare l’eventuale “impact of a company's operation on the community and environment'. In the People's Department Stores Inc. v. Wise (2004) 244 DLR (4th) 564;). Alcuni casi di disputa sulla responsabilità di violazioni dei diritti sindacali e del diritto dell’ambiente contro le consociate britanniche in Stati terzi: Connely v. RTZ [1998] AC 854, Lubbe v. Cape plc. [2000] 1 WLR 1545, Ngcobo v. Thor Chemical Holdings Ltd [1995], Sithole v. Thor Chemical Holdings [1999]. Other Foreign Direct Liability cases have been litigated in Australia and USA.According to Zerk, none of these cases reached judicial decision on their merits. Most of them were stayed or settled out of court. (Zerk, J. (2006): Multinationals and Corporate Social Responsibility: Limitations and Opportunities in International Law, Cambridge University Press.)

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manovre imprenditoriali lesive i diritti dei lavoratori, quali inique remunerazioni e mancato riconoscimento del diritto alla negoziazione da parte della rappresentanza sindacale. Il 22 maggio 2003 il Gruppo Unilever Brasile ha comunicato ai sindacati attraverso nota informativa - la chiusura delle unità “Higiene e Beleza (HPC)” dello stabilimento Vespasiano-MG entro il 2004, il trasferimento delle attività a quello di Indaiatuba-SP e il licenziamento immediato di 380 impiegati. Il 3 ottobre 2003 con ugual procedura è stato annunciato il trasferimento dell’unità di produzione di Vinhedo –SP a Ipojuca –PE con il licenziamento di 150 lavoratori. Provvedimenti reiterati in altri stabilimenti in Cile e Colombia, in violazione delle Linee di condotta OECD sulle multinazionali, e in particolari delle disposizioni del capitolo III “Disclosure” e capitolo IV “Employment and Industrial Relations” che propongono la creazione di un canale permanente di comunicazione tra impresa e sindacati, promovendo negoziazioni in “bona fide” in caso di cessazione o trasferimento delle attività, come sancito dalle Convenzioni ILO 87150 sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (art.3) e 154151 sulla negoziazione collettiva (art.2). La chiusura di unità di produzione e il loro trasferimento ha comportato per alcuni beni un aumento di prezzo - da un lato proporzionale ai costi di produzione e di importazione, dall’altro inversamente proporzionale alle caratteristiche qualitative e quantitative, soggette ad alterazioni per le modalità di trasporto - a danno degli interessi dei consumatori riconosciuti nella sezione VII, “Rights of the Consumers”, delle direttive OECD.

Repsol YPF Repsol YPF è una delle più grandi società spagnole attive nei settori del petrolio e del gas naturale con interessi in 29 Paesi. A seguito dell’avvio del processo di deregolamentazione
ILO: “C87 Freedom of Association and Protection of the Right to Organise Convention”, 1948 (Article 3 -1. Workers' and employers' organisations shall have the right to draw up their constitutions and rules, to elect their representatives in full freedom, to organise their administration and activities and to formulate their programmes; 2. The public authorities shall refrain from any interference which would restrict this right or impede the lawful exercise thereof). 151 International Labour Organization (1981): “C154 Collective Bargaining Convention”. http://www.ilo.org/ilolex/cgi-lex/convde.pl?C154 (Article 2 For the purpose of this Convention the term collective bargaining extends to all negotiations which take place between an employer, a group of employers or one or more employers' organisations, on the one hand, and one or more workers' organisations, on the other, for (a) determining working conditions and terms of employment; and/or (b) regulating relations between employers and workers; and/or (c) regulating relations between employers or their organisations and a workers' organisation or workers' organisations.)
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del mercato argentino nel 1989152, l’amministrazione del presidente Carlos Menem ha decretato lo smembramento dell’impresa di Stato petrolifera Yacimientos Petroliferos Fiscales (YPF), concedendo all’impresa spagnola Repsol (nata negli anni Ottanta) e alla francese Total i tre principali giacimenti nazionali (Vizcacheras, Huemul e Area Austral I). Dal 1999 il capitale europeo domina completamente il settore petrolifero argentino, da quando cioè la Repsol, dopo aver acquistato le sussidiarie estrattive Astra e Pluspetrol e di quella di distribuzione EG3, ha comprato per la somma di 15.000 milioni di dollari l’intero pacchetto azionario dell’impresa di Stato. Il sistema di integrazione verticale della Repsol YPF ha favorito la specializzazione delle consociate in attività di: estrazione e raffinazione di petrolio e gas (81 aziende); distribuzione di gas e di energia (160 aziende); promozione finanziaria (62 aziende); telecomunicazioni e immobiliari (81 aziende). Nel 2005 in Argentina Repsol YPF e Gas Natural hanno, inoltre, costituito un consorzio, per mezzo del quale la Repsol YPF si è affermata come la prima impresa fornitrice di gas naturale liquido (GNL) e la multinazionale spagnola con i più alti profitti, valutati 53.865 milioni di euro nel 2007. Nel dettaglio, il 67% dei profitti153 è ricavato dalle imprese di raffinazione spagnole e il 15% da quelle argentine. Le riserve della Repsol YPF sono, inoltre, calcolate pari a 2.612 milioni di bep (barili equivalenti di petrolio) di cui 59% di gas e 41% di petrolio. Il 95,8% delle riserve è in America Latina: 48% in Argentina; 26,6% in Bolivia; 14,3% in Trinidad e Tobago. Paesi dove l’impresa petrolchimica spagnola è stata accusata di avere violato i diritti sociali e culturali delle popolazioni indigene riconosciuti dalla Convenzione 169 dell’ILO154 e di aver provocato gravi impatti ambientali attraverso l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere determinando casi di disboscamento e di alterazioni della biodiversità, in violazione della Dichiarazione sulla diversità biologica dell’ONU155.
Mandilla, D. (2007): “Hidrocarburos y politica Economica Energética. De la importancia estratégica al valor económico: desregulación y privatización de los hidrocarburos en Argentina”. Ediciones del CCC. 153 REPSOL YPF, Área de Negozio 2006-2007. 154 ILO: Convenzione 169 della Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) relativa alle popolazioni indigene e tribali nelle nazioni indipendenti, (piena garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza discriminazioni (artt. 2, 3); il diritto all'identità culturale e il diritto alle strutture ed alle tradizioni comunitarie (art. 4); il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano(art. 6); il diritto alla definizione del proprio futuro (artt. 6, 7); l'uguaglianza di fronte all'amministrazione ed alla giustizia (artt. 2, 8, 9); il diritto alla terra ed alle risorse (artt. 13-19); il diritto all'occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate (art. 20); il diritto alla formazione ed all'accesso ai mezzi di comunicazione (art. 21)). Ginevra, 1989. 155 Organizzazione Nazioni Unite (1992): Convenzione sulla diversità biologica, Rio de Janeiro,
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- Caso Paese Argentina: violazione dei diritti sociali e culturali delle comunità indigene e del diritto dell’ambiente L’esperienza argentina della Repsol è espressione di una smoderata liberalizzazione del mercato nazionale, avviata nel 1989 con la riforma della Legge sugli idrocarburi n.17.319 del 1967156 attraverso i tre decreti presidenziali di Carlos Menem, che hanno ridotto la principale risorsa energetica nazionale, il petrolio, ad una commodity esportabile e negoziabile. Il processo di privatizzazione dell’impresa petrolifera, Yacimientos Petroliferos Fiscales (YPF) a favore di quella spagnola ha comportato la progressiva violazione della sovranità alimentare delle comunità Mapuche, Paynemil e Kaxipayiñ residenti nella riserva di Loma de la Lata. Nel 2000 l’art.35 della Legge n.17.319/67, relativo alla proroga della concessione di usufrutto solo a destinatari che avessero adottato misure di sicurezza e a tutela dell’ambiente, è stato violato a seguito della firma del rinnovo del contratto tra il governatore della riserva di Loma de la Plata, Neuquén Sobich, e il presidente della Repsol YPF, De la Rúa. Disboscamento e inquinamento delle acque del Rio Negro e del Rio Senguerr sono stati tra i più evidenti impatti ambientali dovuti alla trivellazione di oltre 3000 pozzi petroliferi tra il 1990 e il 2000. L’acqua destinata all’irrigazione dei campi è stata sottratta per attuare meccanismi di perforazione del suolo, non solo ma gran parte dei pozzi scavati sono rimasti senza adeguata copertura comportando esalazioni di gas nocive alla salute delle comunità circostanti, e causa di esplosioni improvvise, come ha testimoniato il caso del quartiere Stella Maris nell’area del Comodoro Rivadavia. La privatizzazione dell’impresa di Stato YPF, con sede a Buenos Aires, ha inoltre comportato la chiusura della gran parte delle affiliate sub-andine nella provincia di Salta, abitata dalla comunità della Piantagione Mosconi. Un popolo di 8000 persone delle quali 5000 rimaste disoccupate, e per questo organizzate dal 2001 nell’Unión de Trabajaradores Desocupados (UTD) per denunciare una condizione sociale di estrema povertà che determina la violazione del diritto all’istruzione e alla tutela della salute.

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5 giugno. Cfr. Mansilla, D. (2007).

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- Caso Paese Bolivia: violazione dei diritti economici, sociali e politici In Bolivia, come in Argentina, l’attività della Repsol YPF ha leso la sovranità nazionale sulle risorse naturali, eludendo la Risoluzione ONU n.1803157 e 3281 del 1962 che sanciscono l’esercizio permanente della sovranità popolare sulle ricchezze naturali in funzione di uno sviluppo equilibrato. Nel 1995 con la Legge 1689 e il decreto 24806, il presidente Gonzalo Sánchez de Lozada ha concesso in usufrutto le riserve energetiche all’impresa spagnola, in violazione degli articoli 136, 137 e 138 della Costituzione158: “gli idrocarburi boliviani appartengono allo Stato e per nessun motivo o concetto, possono essere totalmente o parzialmente ceduti a privati”. Privatizzazione consolidata nel 2001 quando la Repsol YPF con le imprese petrolifere British Gas (BG) e British Petroleum (BP) e Sempra Energy ha costituito il consorzio Pacific LNG per l’estrazione ed esportazione del gas boliviano dai campi di Margarita e San Alberto. Nel 2002 il Regno spagnolo e la Repubblica boliviana hanno firmato l’accordo di promozione e protezione reciproca degli investimenti che contempla come condizione imprescindibile all’erogazione degli investimenti europei in Bolivia la “sicurezza giuridica” per le imprese spagnole, con cui si legittima loro l’impunità. Le evidenti strategie di espropriazione delle risorse energetiche e la violazione della sovranità nazionale hanno indotto a manifestazioni di protesta a seguito delle quali il presidente Sánchez de Lozada si è dimesso. Il suo successore Carlos Mesa ha tentato il recupero e la nazionalizzazione del settore petrolifero con il varo della Legge sugli idrocarburi 3058, la cui reazione da parte del rappresentante del Ministero
General Assembly (1962): Resolution 1803 (XVII) "Permanent Sovereignty over Natural Resources". Adopted by General Assembly resolution 1803 (XVII) of 14 December 1962. 158 Constitución Politica de Bolivia de 1967 con reformas introducidas por la Ley Nº 1585 del 12 de agosto de 1994, texto concordado de 1995 sancionado por Ley Nº1615 del 6 de febrero de 1995, reformas introducidas por Ley Nº2410 del 8 de agosto de 2002, reformas introducidas por Ley Nº2631 del 20 de febrero de 2004, y reformas introducidas por Ley Nº3089 del 6 de julio de 2005. (CAPÍTULO II BIENES NACIONALES - Artículo 136: I. Son de dominio originario del Estado, además de los bienes a los que la Ley les da esa calidad, el suelo y el subsuelo con todas sus riquezas naturales, las aguas lacustres, fluviales y medicinales, así como los elementos y fuerzas físicas susceptibles de aprovechamiento; II. La Ley establecerá las condiciones de este dominio, así como las de su concesión y adjudicación a los particulares. Artículo 137: Los bienes del patrimonio de la Nación constituyen propiedad pública, inviolable, siendo deber de todo habitante del territorio nacional respetarla y protegerla; Artículo 138: Pertenecen al patrimonio de la Nación los grupos mineros nacionalizados como una de las bases para el desarrollo y diversificación de la economía del país, no pudiendo aquellos ser transferidos o adjudicados en propiedad a empresas privadas por ningún título. La dirección y administración superiores de la industria minera estatal estarán a cargo de una entidad autárquica con las atribuciones que determina la Ley. http://www.presidencia.gob.bo/leyes_decretos/constitucion_estado.asp
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dell’economia spagnolo, Emilio Guevara, è stata la minaccia di sospensione per tre anni degli investimenti. Da allora la Repsol YPFB opera impunemente anche in regioni considerate riserve naturali quali Yungas- Cochabamba, Gran Chaco-Santa Cruz, Bosque Tucumano-Boliviano e Chaco Serrano.

Skanska Fondata nel XIX secolo in Svizzera con il nome di Skanska Cementjuteriet la multinazionale si è specializzata nella lavorazione del cemento. E’ nel 1999 l’ingresso sul mercato latinoamericano, e in particolare in quello argentino dove ha acquistato la compagnia di Stato, Sociedad Argentina de Electrificación (SADE), dal Grupo Pérez Company ad un prezzo di 60 milioni di dollari. Skanska è oggi impegnata in attività di lavorazione di risorse energetiche (gas e petrolio), parallelamente agli interventi nel settore della fornitura di servizi pubblici (opere civili). Da Skanska Argentina dipendono le consociate operative in Bolivia, Brasile, Cile, Ecuador, Messico, Perú, Uruguay e Venezuela. Nel 2007 Skanska ha fatturato in America Latina 730 milioni di dollari159.

- Caso Paese Perú ed Ecuador: corruzione e violazione dei diritti collettivi delle popolazioni indigene e del medio ambiente L’intervento dell’impresa svizzera in Perú si è tradotto nel grave coinvolgimento in atti di corruzione per il riconoscimento di costi fortemente sovrastimati del piano di ampliamento del gasdotto di Camisea. Piano valutato 90 milioni di dollari fino alla conclusione dei lavori nel 2004. Agli alti costi di costruzione non è, tuttavia, corrisposta la qualità della struttura realizzata, dalla quale si sono verificate continue esalazioni nocive. L’esperienza andina si è ripetuta tra il 2005 e il 2006 in Ecuador, dove l’impresa costruttrice svizzera è stata nuovamente imputata di danni ambientali nel campo di Bermejo, dove ha operato su commissione della Tecpec-Ecuador nella costruzione di un oleodotto. Skanska è stata responsabile della contaminazione di un’area di 2700 m2 nel Dipartimento de Medio Ambiente del Gobierno Municipal de Orellana, della città di Coca, e della violazione dei diritti collettivi della comunità indigena Chiru Isla, sulle sponde del
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Skanska Annual Report 2007

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Rio Napo - come accertato dai controlli effettuati da José Proaño, de Acción Ecológica160 e delle comunità Tagaeri e Taromanene, sul territorio Huaorani, all’interno del più grande parco nazionale ecuadoriano, il Parque Nacional Yasuní.

La Roche Il primo ottobre 1896 a Basilea l’imprenditore Fritz Hoffmann-La Roche161 ha fondato la F. Hoffmann-La Roche & Co una delle più importanti aziende del settore farmaceutico d’Europa. Roche è oggi presente in oltre 150 Paesi in tutto il mondo, con circa 79.000 dipendenti, le sue consociate sono in: Germania, Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Nel 2007 il suo fatturato è stato di oltre 46.1 milioni di franchi svizzeri, circa 28.1 milioni di euro.

- Caso Paese Brasile: violazione del diritto alla salute pubblica e del diritto dell’ambiente Nel 1994 la firma da parte degli Stati membri dell’OMC degli accordi TRIPS (Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) li ha vincolati al riconoscimento dei brevetti industriali (inclusi quelli delle imprese farmaceutiche) e delle proprietà intellettuali, limitando l’autonomia degli Stati a legiferare nelle specifiche materie. La Legge n.9.279/96, con cui è stato recepito l’accordo nell’ordinamento brasiliano, ha riconosciuto a tutte le tipologie di impresa i diritti di proprietà intellettuale sui brevetti. La Roche ha potuto in questo modo monopolizzare la definizione dei prezzi dei medicinali generici, inclusi quelli destinati alla cura dell’HIV, non più accessibili gratuitamente a tutte le fasce di reddito sociale come sancito dalla Legge n.9.313/96. I dispositivi costituzionali relativi al diritto fondamentale della salute sono stati così modificati e la Legge n.8.080/90 (nota come la Legge organica sulla salute- LOS) è stata emendata dalla succitata Legge n.9.279/96. La condotta della Roche è, dunque, eticamente discutibile in quanto elude i trattati internazionali che riconoscono la salute pubblica come diritto fondamentale ed inalienabile come sancito dalla Dichiarazione universale del 1948 (art.10); dal Patto sui diritti
Informe de José Proaño, Acción Ecológica, Abril 2005: www.justicaambiental.org.br/projetos/clientes/noar/noar/UserFiles/17/File/INFORME%20CHIRU%20 ISLA1.doc 161 http://www.roche.it/portal/eipf/Italy/portal/roche.it/nelmondo
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economici, sociali e culturali del 1966 (artt. 12, 15); dalla Dichiarazione dell’Associazione medica internazionale del 2000; dalla Dichiarazione di bioetica di Gijón del Comitato scientifico della Società internazionale di bioetica del 2000; dalle direttive etiche internazionali per le indagini biomediche del Consiglio delle Organizzazioni internazionali di scienze mediche -CIOMS del 2002 e dalla Dichiarazione universale sulla Bioetica e diritti umani dell’United Nation Education Science Culture Organization -UNESCO del 2005. Il negativo bilancio dell’esperienza dell’impresa farmaceutica Roche in Brasile è, dunque, espressione del superficiale approccio da parte dell’impresa in materia di sicurezza e tutela dell’ambiente.

Royal Duch Shell Il gruppo Royal Dutch/Shell è nato nel 1907 a seguito della fusione della Royal Dutch Petroleum Company (fondata nel 1890 da Jean Kesler, Henri Deterding e Hugo Loudon) e della Compagnia Shell Transport and Trading Company Ltd. (fondata nel 1897 in Inghilterra da Marcos Samuel e da suo figlio Samuel Samuel) con il colosso statunitense 65

Standard Oil. Nel corso di tutto il Novecento l’impresa si è affermata tra le prime industrie petrolchimiche al mondo. Nel novembre 2004 il Grupo Shell ha cambiato nome in Royal Dutch Shell plc. quotando il proprio pacchetto azionario nelle borse di Londra ed Amsterdam.

- Caso Paese Argentina: distruzione della biodiversità Dal 2004 la Shell CAPSA, specializzata nel settore petrol-chimico, è parte del gruppo Royal Dutch Shell Plc. Nel Cono del Sud America sono operative sue consociate in Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Paraguay e Uruguay. In Argentina, la Shell CAPSA opera dal 1907 e il Porto di Buenos Aires è sempre stato il principale canale di transito della navigazione commerciale dell’impresa. Adiacente all’insenatura del golfo si estende la riserva naturale della Magdalena162, riconosciuta come patrimonio dell’umanità nel 1985 dall’UNESCO per la diversità biologica presente, che nel 1999 ha subito una grave trasformazione. Un incidente navale ha, infatti, coinvolto l’imbarcazione Estrella Pampeana della Shell causando la dispersione di 4600 metri cubici di greggio di tipo “Hydra”, poi riversati sulla costa. L’immediata adozione di un piano di intervento promosso in concerto dalla municipalità della Magdalena, dalla guardia costiera argentina, dalla protezione ambientale di Buenos Aires e dalla stessa Shell CAPSA non è riuscito ad arginare il catastrofico bilancio ambientale (completa distruzione della biodiversità; progressivo inquinamento del Rio de la Plata; degrado del territorio della comunità Dock Sud, nota come “inflamable town”) con gravi ripercussioni sulla salute pubblica (diffusione di affezioni cardio-vascolari, respiratorie e carcinomi). La Shell CAPSA è stata condannata il 21 novembre 2002 dalla Corte di giustizia federale di La Plata Julio César Miralles al pagamento di un indennizzo pari a 35 milioni di dollari da investire in opere di risanamento. L’impresa si è dichiarata estranea alla responsabilità della collisione procedendo con ricorsi in appello, fino alla condanna definitiva con esecuzione immediata, del 20 maggio 2007, emessa dai giudici Claudio Kiper e Jorge Mayo.

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Acerbi, M.; Barrenechea, J. (1999) : “Análisis de las estrategias frente al derrame de petróleo en Magdalena (Provincia de Buenos Aires, Argentina). V° Congreso Internacional sobre desaster. La Habana, 7-10 septiembre.

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Il caso della costa della Magdalena si è svolto parallelamente a quello dell’aeroporto Ministro Pistarini163, anche noto come aeroporto internazionale di Ezeira164. Il 12 maggio 2002 nel sottosuolo del Terminal A si è verificata la rottura di una conduttura di carburante operata dall’impresa Shell. La perdita del combustibile JP1 ha contaminato il suolo e la falda acquifera sotterranea mentre l’esalazione dei gas ha esposto, e continua a farlo, a rischi di esplosione l’aerostazione. Il 15 marzo 2005 il governo argentino ha imposto all’impresa una multa di 500 mila pesos.

Suez La multinazionale General Dutch Company165 for the favouring of industry fondata nel 1822 da re William I dei Paesi Bassi è stata nominata Compagnie universelle du canal maritime de Suez durante l’intervento di costruzione del canale di Suez nella metà del XIX secolo. Suez è, invece, il nome della compagnia che si è originata nel 1997 dalla fusione della belga Compagnie de Suez e della francese Lyonnaise des Eaux. Suez S.A. è oggi tra le principali multinazionali nella distribuzione di acqua, elettricità e gas naturale. Dal 2000 si sta specializzando anche nel settore dei media e delle comunicazioni. Il 25 febbraio 2006 Dominique de Villepin ha annunciato una fusione di SUEZ con Gaz de France creando la prima società al mondo nella gestione del gas naturale liquefatto166. Consociate della Suez sono situate in Nord America, dove opera negli Stati Uniti, Canada e Messico, e in America centro-meridionale è presente in Argentina, Brasile, Cile, Panamá e Perú.

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L’aeroporto di Ezeira è il principale aeroporto internazionale della Repubblica argentina. Esso dista 35 km a sud da Buenos Aires ed è composto di 3 Terminal : A – voli internazionali; B- nazionali; C – cargo. La sua costruzione ha necessitato di 4 anni di lavoro, dal 22 dicembre 1945 al 30 aprile 1949, quando è stato inaugurato dal presidente Juan Domingo Perón. 164 Clarín, Dario (2005): “Multan a Shell con 500.000 pesos por un derrame de combustibile en Ezeira”, El Pais, 16 marzo pag.06. 165 Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/SUEZ#cite_note-0 166 Dominique de Villepin a annoncé un projet de fusion entre Gaz de France et Suez, Le Monde, 25 Février 2006. http://www.lemonde.fr/cgibin/ACHATS/acheter.cgi?offre=ARCHIVES&type_item=ART_ARCH_30J&objet_id=935728&clef= ARC-TRK-D_01

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- Caso Paese Brasile: privatizzazione, violazione dei diritti sindacali e del diritto di accesso ai servizi essenziali Nel complesso il gruppo Suez in Brasile ha una capacità di generare 5.918 megawattora pari all’8% del totale dell’energia consumata nel Paese. Le azioni di Tractebel Energía sono quotate nella Borsa di San Paolo, sotto il titolo TBLE3 con il seguente portafoglio:

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Fonte: Cfr. Doc. CASO SUEZ ENERGY/TRACTEBEL – BRASIL (Usina de Estreito-Estados de Tocantins y Maranhão; Usina de Cana Brava-Estado de Goiás) presentato dal Movimento dos Atingidos por Barragens y Grupo de Trabajo de Servicios de la REBRIP – Red Brasilera por la Integración de los Pueblos al TPP nella sessione di Lima nel maggio 2008.

Il 15 settembre 1998 Suez ha acquistato l’impresa statale brasiliana Electrosul mediante la sua consociata Gerasul (Tractebel). Tractebel Energía rappresenta oggi la principale impresa nel settore energetico in Brasile, con sede a Florianópolis – Santa Catarina, con consociate nello Stato di Goiás, Mato Grosso do Sul, Paraná, Rio Grande do Sul e Santa Catarina. Suez Energy Latin America Participações Ltda (SELA) controlla oltre a Tractebel Energía - di cui possiede il 68,71% del capitale - anche CESTE (Consorcio Energético Estreito) con il controllo del 40% del capitale. Dal 12 luglio 2002 è quotato nella Borsa di Río de Janeiro il titolo del consorcio Estreito de Energía – CESTE, nato dalla fusione delle imprese Suez Energy South America Participações Ltda. (40,07%), Compañía Vale do Rio Doce (30%), Alcoa Aluminio S.A. (25,49%) e Camargo Correa Energía S.A. (4,44%) quando Agencia Nacional de Energía Eléctrica – ANEEL ha concesso l’acquisizione della Usina Hidroelectrica Estreito – UHE Estreito.

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Fonte: Cfr. Doc. CASO SUEZ ENERGY/TRACTEBEL – BRASIL (Usina de Estreito-Estados de Tocantins y Maranhão; Usina de Cana Brava-Estado de Goiás) presentato dal Movimento dos Atingidos por Barragens y Grupo de Trabajo de Servicios de la REBRIP – Red Brasilera por la Integración de los Pueblos al TPP nella sessione di Lima nel maggio 2008.

Nel biennio 1998-2000 alla privatizzazione dell’impresa brasiliana Electrosul sono seguite fasi di ristrutturazione organica attraverso il licenziamento di molti lavoratori e di tagli ai salari, senza previo confronto con il Sindicato de Electricistas de Florianópolis y Región – Sinergia, ai cui membri è stato anche vietato l’accesso allo stabilimento. Parallelamente, si è programmata la costruzione di una diga idroelettrica sul territorio di Cana Brava, per la cui realizzazione sono state sfollate il 75% (circa 1000) nuclei familiari situati nei pressi del Río Tocantins, tra le municipalità di Cavalcante e Minaçu nello Stado de Goiás. Famiglie che oltre alle proprie dimore, hanno perso anche il lavoro essendo in maggioranza agricoltori e minatori. La costruzione dell’opera, conclusa nel 2001, è stata finanziata dalla BID (164 milioni di dollari) e dal BNDES. Nel 2002 il Ministerio Público Federal ha sanzionato l’impresa Tractabel e la BID dello sfollamento e dell’inondazione delle terre indigene di Ava-Canoerios, senza “previa consulta” con le comunità locali. L’indennizzo è stato, tuttavia, corrisposto solo a 260 famiglie su 1000, mentre l’impresa ha reiterato una condotta negligente progettando la costruzione di una seconda diga a Estreito. Anche in questo caso, Suez ha disconosciuto ogni responsabilità da parte dell’impresa di violare la 70

sovranità territoriale delle popolazioni indigene di etnia Apinajé e Krahô abitanti la conca del río Tocantins (Avá Canoeiro, Kraolândia, Funil, Xerente, Apinayé, Krikati e Mãe Maria), malgrado la denuncia presentata al Consejo Misionario Indigenista nel 2006. L’impresa non ha riconosciuto la “Cláusula de Acuerdo Social” relativa ai diritti della popolazione indigena, negando ogni forma di negoziazione con i rappresentanti delle comunità indigene e del Movimiento “Atingidos por Barragens”. Le manifestazioni civili, dirette alla reintegrazione nelle terre sottratte, sono state ostacolate attraverso il ricorso alla forza e alla criminalizzazione dei movimenti sociali, come l’assassinio di leader sindacali come Rosivelti Martins e Cirineu da Rocha nel corso della protesta del 13 marzo 2008.

- Caso Paese Perú e Bolivia: violazione al diritto di accesso ai servizi essenziali, l’acqua Tra il 1998 e il 1999 Suez ha aumentato il prezzo dell’acqua nelle regioni di Cochabamba e Arequipe, incidendo negativamente sulla soddisfazione del fabbisogno delle popolazioni indigene andine. Non potendo assolvere il pagamento della fornitura, molte famiglie non hanno avuto accesso al servizio idrico fino al 2000 quando a seguito di accese manifestazioni il governo boliviano ha revocato il contratto di concessione della gestione della rete idrica alla Suez.

Syngenta La multinazionale svizzera Syngenta, specializzata nella biotecnologia, è nata alla fine degli anni Ottanta dalla fusione delle imprese svizzere Sandoz e Ciba-Geigy. Nel 1994 è stata rinominata Novartis e nel 2000, a seguito della fusione con l’impresa inglese AstraZeneca, le è stato attribuito il nome attuale. In Brasile Syngenta ha due consociate: Syngenta Seeds Ltda. e Syngenta Protección de Cultivos Ltda, entrambe specializzate nella ricerca, produzione e distribuzione di grano167. Dal mercato brasiliano l’impresa ricava ogni anno circa il 9% del fatturato totale (738 milioni di dollari)168. A questo proposito, nel 2006 il fatturato complessivo è stato di 8,403 milioni di dollari, il cui 14% - pari a 1,141 milioni di dollari169- è stato ricavato dalle attività in America Latina.

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Cfr: www.syngenta.com.br Syngenta – Financial release – Half Year Results 2007 169 Syngenta - Financial Report 2006.

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Struttura di Syngenta Seeds in Brasile

Fonte: www.syngenta.com.br

L’impresa Syngenta occupa il terzo posto nella classifica mondiale delle principali imprese agroalimentari dopo la Monsanto e Dupont170. Nel 2004 in Malesia durante il Convegno internazionale sulla diversità biologica, Syngenta ha accolto la proposta della FAO (Food and Agricolture Organization) di creare un Fondo para la Diversidad Agrícola Global, garantendo il suo appoggio politico e finanziario. La dichiarazione è stata interpretata dalle organizzazioni ambientaliste e contadine brasiliane come una strategia per accedere e controllare le banche del germoplasma per interessi privati. Nel 2005 è stata, a questo proposito, denunciato il tentativo da parte dell’impresa svizzera di registrare la patente (Nº WO03000904A2/3) sul genoma di circa 40 piante in 115 Paesi.

- Caso Paese Brasile: violazione del diritto alla salute pubblica e distruzione della biodiversità L’erbicida Gramoxone 200 (Paraquat) è uno dei principali prodotti dell’impresa Syngenta, di cui è leader mondiale nella vendita. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha proibito l’uso dell’erbicida in gran parte dei Paesi europei (Austria, Germania, Danimarca, Finlandia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Norvegia, Ungheria) e in Malesia a
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ETC Group (2006) - The World’s Top 10 Seed Companies – 2006, www.etcgroup.org

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causa delle gravi conseguenze del suo impiego riportate sulla salute pubblica. Ciò nonostante, il Paraquat continua ad essere utilizzato in molti Paesi latinaoamericani (Brasile, Colombia e Messico) e in Asia, dove si calcola il 77% della sua vendita totale, e il suo impiego nelle piantaggioni di platano, banano, caffè, cacao, soja, canna da zucchero e di palma africana. Nel gennaio 2002, in Brasile l’ANVISA (Agéncia Nacional de Vigiláncia Sanitária) ha classificato il Gramoxone 200 (registro n.1518498), nella categoria “IExtremádamente Tóxico”. Già nel 1985 il Ministero della salute, con la risoluzione n.329 del 2 settembre, aveva sancito l’uso del Paraquat solo a personale specializzato riconosciuto dal Ministrero dell’Agricoltura, ma malgrado il provvedimento disciplinare la vendita e la manipolazione del veleno è stato ampiamente liberalizzato. Un esempio di commercializzazione incosciente è quello della città di Santa Teresa do Oeste, nello Stato del Paraná e a 6 km dal Parco nazionale do Iguaçu, dove dal 1998 si sperimentano organismi geneticamente modificati di soya e maiz. Il Parco Nazionale do Iguaçu è una delle più importanti riserve naturali al mondo, considerato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Per la sua tutela è stata organizzata la campagna “Plan de Manejo del Parque” ispirata alla legge n.10.814/2003, che disciplina la coltivazione e vendita della soja transgenica brasiliana, proibendone espressamente la semina nelle aree di conservazione naturale. Il concetto di “Zona de Resguardo” è stato introdotto nella risoluzione n.13/1990 dal Consejo Nacional de Meio Ambiente - CONAMA, che vieta l’utilizzo di agenti chimici tossici e la coltivazione di organismi geneticamente modificati nell’area di 10 km dalle riserve naturali, in quanto nocive alla biodiversità. Alla luce di questa disposizione la coltivazione di soja transgenica da parte dell’impresa Syngenta nella città di Santa Teresa, distante solo 6 km dal Parco, è illecita. Nel marzo 2006 l’Instituto Brasiliano de Medio Ambiente y de Recursos Naturales Renovables – IBAMA ha effettuato un’ispezione in 18 ettari circostanti il Parco, e in 12 di questi ha rilevato la coltivazione di soja transgenica da parte della multinazionale Syngenta Seeds, sprovvista di licenza, e ad una distanza dal Parco Nacional de Iguaçú di soli 4 km. Ne è conseguita l’applicazione di una multa del valore complessivo di 1.000.000 (un milione di reales) in rinvio ai principi di precauzione, prevenzione e di in dúbio pro natura.171 Provvedimento la cui legittimità è stata confermata il 30 novembre 2007, dalla
Sentenza emessa dalla Corte di Giustizia federale di Cascavel nel Proceso n.2007.70.05.0020398/PR. Disponible su http://www.trf4.gov.br.
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Corte federale di Stato del Paraná ma a cui ha fatto immeditamente appello la stessa Syngenta, ottenendo la revisione del giudizio.

Violazione del diritto di associazione e paramilitarismo Il 14 marzo 2006 famiglie contadine membri dell’associazione Vía Campesina hanno manifestato contro Syngenta occupando lo stabilimento di Santa Tereza do Oeste. Occupazione compiuta parallelamente al convegno internazionale sul Protocolo de Bioseguridad de Cartagena en Brasil (MOP 3) al quale sono pervenute rappresentanze ambientaliste da 15 Stati.

Foto: MST/PR

Delegación internacional apoya la ocupación de Syngenta durante la COP/MOP, 2006

L’occupazione si è protratta fino al mese di novembre quando l’area è stata trasformata in un Centro agroecologico. Syntenta è ricorsa nuovamente in appello ottenendo l’annullamento del provvedimento, mentre le famiglie sono state trasferite nell’insediamento rurale di Olga Benário sempre nella città di Santa Tereza do Oeste. Nonostante le reiterate maestranze, Syngenta non ha interrotto gli esperimenti transgenici né pagato la multa imposta dall’IBAMA. Il 21 ottobre 2007, circa 200 lavoratori rappresentanti l’associazione Vía Campesina hanno rioccupato lo stabilimento sperimentale in richiesta dell’assolvimento dell’indennizzo e della cessazione delle coltivazioni sperimentali. La risposta dell’impresa è stata l’ingaggio di un’impresa privata di sicurezza, NF Seguranças, impiegata sul territorio da Syngenta in accordo con la Sociedad Rural del Oeste (SRO) e il Movimiento de Productores Rurales (MPR)172. Obiettivi dell’incursione
La Sociedad Rural del Oeste (SRO) si compone dai latifondisti che si oppongono alla riforma agraria attraverso manovre coercitive contro le maestranze rurali. Nel 2007 ha, infatti, costiutito il Movimiento de Productores Rurales (MPR), allo scopo di reclutare fondi da investire nell’ingaggio di milizie.
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armata erano i tre dirigenti di Vía Campesina - Célia Aparecida Lourenço, Celso Barbosa e Valmir Mota. Il Pubblico ministero di Cascavel nel corso del processo (Proceso n.2007.3982-4, 1ª Instancia Criminal de Cascavel) ha accusato le forze di sicurezza NF di avere violato il diritto di manifestare da parte delle maestranze rurali173 e di avere violato i diritti sindacali ricorrendo all’uso della forza, mentre la Corte di giustizia ha giudicato responsabili dell’accaduto non la milizia ma gli esponenti del movimento sociale, ordinandone il fermo. La criminalizzazione dei movimenti sociali rappresenta così lo strumento attraverso il quale il potere giudiziario ha tutelato gli interessi della multinazionale e dei latifondisti locali a danno dei diritti umani e in particolare dei lavoratori. In un regime di totale impunità, Syngenta ha continuato sperimentazioni nei pressi del Parco nazionale Iguaçu, violando la legge n.10.814/2003 (art.11)174, che disciplina la coltivazione e distribuzione sul territorio brasiliano della soja geneticamente modificata, e la legge sulla biosicurezza n.11.105/05 (art.21)175. Al contempo, l’ingaggio di milizie da parte di Syngenta l’ha resa colpevole anche di avere disatteso l’art.5 XVII della Costituzione brasiliana “es plena la libertad de asociación para fines lícitos, y vedada la de carácter paramilitar”.

Bayer La Bayer AG176 è stata fondata in Germania nel 1863, da Friedrich Bayer e dal suo socio Johann Friedrich Weskott. Il primo importante prodotto della Bayer è stato l'acido acetilsalicilico, una modificazione dell'acido salicilico (o salicina) e rimedio popolare estratto dalla corteccia del salice. Nel 1899 la Bayer ha registrato il marchio Aspirina in tutto il mondo. Dopo la Prima guerra mondiale la Bayer AG è stata penalizzata perché negli Stati Uniti, in Canada e in diverse altre nazioni, le sono stati sottratti i diritti sul proprio
Nel settembre 2007, a conclusione dell’indagine della polizia federale di Cascavel sulle forze NF si è concluso che:“fue identificado que la empresa NF reclutaría los guardias particulares que actúan en las desocupaciones (...) la mayoría de las personas contratadas por la empresa ni siquiera tienen capacitación/autorización para actuar como guardias particulares, actuando en la ilegalidad”. 174 Ley n. 10.814/2003: Art. 11. Queda prohibido el cultivo de semillas de soja genéticamente modificada en las áreas de las unidades de conservación y sus respectivas zonas de resguardo, en las tierras indígenas, en las áreas de protección de manantiales de agua efectiva o potencialmente utilizables para el abastecimiento público y en las áreas declaradas como prioritárias para la conservación de la biodiversidad. 175 Ley de Bioseguridad (11.105/05): Art. 21. Se considera como infracción administrativa toda acción u omisión que viole las normas previstas en esta Ley y demás disposiciones legales pertinentes (..). 176 Fonte: http://it.wikipedia.org/Bayer/
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nome e sui propri marchi registrati. In Stati Uniti e Canada le proprietà della Bayer sono state, infatti, acquisite dalla Sterling Drugs, predecessore della Sterling Winthrop Inc., mentre l'Aspirina è stata prodotta dalla Miles Laboratories. Negli anni Quaranta, la Bayer è diventata parte della IG Farben, un conglomerato di industrie chimiche tedesche, emerso durante la Prima guerra mondiale. Per il suo coinvolgimento in diversi crimini di guerra nazisti (in particolare la produzione dello Zyklon B e gli esperimenti chimici su cavie umane), e per la compartecipazione che l'impero dei Rockfeller aveva in essa, la Bayer è riapparsa dopo la Seconda guerra mondiale come azienda a sé stante. Nel 1978, la Bayer AG ha acquistato anche la Miles Laboratories e le sue consociate Miles Canada e Cutter Laboratories (assieme alle loro linee di prodotto, tra cui l'Alka-Seltzer) allo scopo di riacquisire i diritti sul marchio dell'Aspirina. E nel 1994, l’acquisto della Sterling Winthrop è stato motivato dalla volontà di riacquisire i restanti diritti di marchio. Oggi, l’impresa si presenta come un gruppo internazionale con competenze chiave nei settori della salute, della nutrizione e dei prodotti innovativi. Il Gruppo Bayer è costituito da 321 società operanti in più di 150 Paesi nei 5 continenti e da oltre 106.000 collaboratori. Le attività sono concentrate in Europa, Nord America e in Estremo Oriente. La sede centrale del Gruppo è in Germania, a Leverkusen, mentre le attività sono svolte da tre consociate rappresentanti i principali settori di business - Bayer HealthCare (salute), Bayer CropScience (nutrizione) e Bayer MaterialScience (materiali innovativi) - e tre società di servizi: Bayer Business Services (centro di competenza per servizi finanziari e amministrativi), Currenta (servizi per poli produttivi in Germania) e Bayer Technology Services (servizi tecnologici). Nel 2007 il Gruppo Bayer ha fatturato 32,4 miliardi di Euro.

- Caso Paese Perú: violazione dei diritti dei popoli indigeni e del diritto alla salute Il caso dell’impresa agrochimica tedesca Bayer in Perú conferma come la strategia di profitto da parte delle imprese prescinda dall’interesse o dal bene collettivo. Nell’ottobre 1999, 44 bambini di un asilo nido della comunità di Tauccamarca a Cuzco sono morti dopo avere mangiato dei cereali distribuiti a colazione. Il frumento era stato contaminato da una sostanza altamente tossica, il pesticida Parathion, anche noto come Folidol, proibito dal 1998 dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Direzione generale di salute

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ambientale peruviana – DIGESA/MINSA, e la cui diffusione necessita di una “ricetta tecnica”. La commercializzazione del Folidol da parte della Bayer è, ciò nonostante, stata permessa nelle aree andine, come a Cuzco, malgrado la maggioranza della popolazione sia analfabeta e, quindi, incapace di leggere l’etichetta del prodotto tossico, che nel caso specifico era anche sprovvista dei necessari disegni illustrativi. Il Servizio nazionale di sanità agraria (SENASA) ha, dunque, acconsentito alla vendita del prodotto non osservando l’articolo 82 del Capitolo XV177, del regolamento sull’educazione e divulgazione dei pesticida in ambito agricolo. La distanza dall’ospedale e l’elevato costo (20 dollari statunitensi) per una dose di antidoto, l’atropina, hanno segnato la triste sorte dei bambini. Il caso della Bayer è una chiara manifestazione della violazione del diritto alla tutela della salute pubblica pregiudicata anche dall’atteggiamento omissivo delle autorità nazionali sia a difesa dell’integrità fisica e morale dei propri cittadini come sancito dalle principali convenzioni internazionali in materia di diritti umani, sia del diritto all’esercizio effettivo della protezione giudiziaria da parte delle vittime come previsto all’art.25 della Convenzione americana dei diritti umani del 1969178.

Banco BBVA Nel 1857 la Camera di Commercio di Bilbao ha promosso la creazione del Banco de Bilbao179 come emittente di moneta e banca di sconto, operativa anche nel settore delle infrastrutture, di progetti di sviluppo dell'industria dell'acciaio. Nel 1902 il Banco de Vizcaya, del 1901, è stato fuso con il Banco del Comercio, che nel 1920 è diventato parte del Banco de Crédito Industrial (BCI), costituito da un consorzio di banchieri e imprenditori con lo scopo di incentivare la nascita e il consolidamento di industrie tramite prestiti a lungo termine. A seguito della crisi finanziaria degli anni Ottanta, il Banco de Vizcaya ha finanziato ed assorbito gli istituti di credito colpiti dalla recessione economica, come la Banca Catalana acquisita nel 1984. Nel 1999 il Banco Bilbao Vizcaya si è fuso con Argentaria, creando la seconda grande banca spagnola dietro il Banco Santander Central
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Decreto Supremo n. 016-2000 AG. Organization of American Staes (1969): “AMERICAN CONVENTION ON HUMAN RIGHTS "PACT OF SAN JOSE, COSTA RICA", 22 November, OAS, TREATY SERIES, n.36 UN REGISTRATION: 08/27/79 n.17955 179 Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Banco_Bilbao_Vizcaya_Argentaria

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Hispano, e la decima banca europea con 64,6 miliardi di capitalizzazione. Nel 2000 l’integrazione delle attività al dettaglio in Spagna (BBV, Argentaria, Banca Catalana, Banco del Comercio e Banco de Alicante) ha portato alla creazione di una rilevante rete di filiali col marchio BBVA. L'efficienza del processo è stata riconosciuta dalle maggiori pubblicazioni finanziarie ed ha portato ai riconoscimenti di: migliore banca mondiale nel 2000 (Forbes); migliore banca spagnola nel 2000 (The Banker); migliore banca in America Latina nel 2001 (Forbes); migliore banca europea nel 2001 (Lafferty). BBVA opera oggi in 40 Paesi, dall’America Latina al Mediterraneo.

- Caso Paese Perú: corruzione In Perú il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) è stato accusato di avere finanziato le campagne elettorali di dittatori - come Fujimori - e di avere facilitato il riciclaggio di denaro del narcotraffico colombiano e messicano. La Banca avrebbe, in particolare, anche sostenuto la realizzazione di progetti petrolchimici e minerari che puntavano allo sfruttamento intensivo delle risorse energetiche, mancando delle misure di sicurezza necessarie. Nel 2006 il BBVA Banco Continental ha, infatti, finanziato la somma di 35 milioni di dollari alla Tecpetrol, impresa mineraria impegnata nella realizzazione del progetto gasifero Camisea nella riserva indigena di Nahua Kugapakori, subappaltando i lavori alla consociata Techint. Con lo scopo di ridurre i costi di costruzione del gasdotto, e di ripartire il finanziamento, la Technit ha impiegato manodopera non qualificata e materiale inappropriato, fabbricando una struttura instabile ed insicura. Le esalazioni di gas e la fuoriuscita di sostanze liquide tossiche hanno provocato un pesante impatto ambientale con ripercussioni sulle condizioni di salute ed economiche delle comunità indigene di Nahua, Nanti e Kirineri. I danni industriali provocati sono considerati di responsabilità privata e pubblica: se da un lato il BBVA non ha monitorato le modalità di impiego delle sovvenzioni finanziarie come stabilito dai principi dell’United Nation World Pact del 2002 a protezione dei diritti umani, dell’ambiente e della lotta alla corruzione; dall’altro lo Stato peruviano ha eluso il principio di “previa consulta” riconosciuto dalla Convenzione 169 dell’ILO a tutela dei diritti dei popoli indigeni.

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Telecom Italia Il 9 agosto 1921180 è stata costituita la Compagnia Italiana Cavi Telegrafici Sottomarini poi Italcable, nata per l’esercizio delle comunicazioni telegrafiche transoceaniche. Due anni dopo, nel 1923 il primo governo Mussolini ha affidato a più concessionarie private la gestione della telefonia italiana, suddividendo il territorio nazionale in cinque zone: STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda), TELVE (Società Telefonica delle Tre Venezie, Friuli e Zara), TIMO (Telefoni Italia Medio-Orientale Abruzzo, Emilia, Marche, Molise, Umbria), TETI (Società Telefonica Tirrenia - Lazio, Liguria, Toscana, Sardegna) e SET (Società Esercizi Telefonici - Italia meridionale e Sicilia). Per la cosiddetta sesta zona, la rete telefonica interurbana e internazionale, si è deciso la costituzione dell’Azienda di Stato per i Servizi Telefonici (ASST), dipendente dal Ministero delle Comunicazioni. Nel giugno del 1924 è stata costituita a Torino la società SIP economici (Società Idroelettrica del Piemontese), Paese. che Nel nel 1928 1964, ha acquisito anche il controllo di TIMO e TELVE, diventando uno dei più rilevanti gruppi in occasione della nazionalizzazione del settore elettrico (Legge n.1643 del 6 dicembre 1962), le cinque società concessionarie sono state fuse e incorporate nella SIP, la quale ha mutato la propria denominazione in Sip-Società italiana per l’esercizio telefonico. Nel 1992 con l’approvazione della Legge n.58 (28 gennaio 1992) ha preso avvio il processo di riassetto del settore delle telecomunicazioni con la nascita di nuove società che hanno assunto la denominazione sociale di Telecom Italia e di Telecom Italia Mobile S.p.A. Quest’ultima coinvolta nel progetto di integrazione Tin.it - Seat Pagine Gialle, e in quello di intesa con Endesa e Unión Fenosa da cui è nata la holding Auna per la gestione delle partecipazioni in Spagna. TIM ha lanciato il servizio GSM in Perù e in Brasile, nelle regioni II (Brasilia) e III (San Paolo), dando inizio al progetto per la realizzazione della prima rete GSM pan-sudamericana. La presenza internazionale del Gruppo si è così focalizzata in Europa e in America Latina. In Brasile, in particolare, TIM Brasil, ha raggiunto 33,8 milioni di linee, una quota di mercato mobile pari a circa il 26% , puntando a posizionarsi come operatore di servizi integrati. Attualmente, Telecom gestisce 36 milioni
Fonte: http://www.telecomitalia.it/cgibin/tiportale/TIPortale/ep/contentView.do?tabId=1&pageTypeId=-8661&LANG=IT&channelId=9751&programId=9434&programPage=/ep/TIgruppo/editorial_cronologia.jsp&contentId=9866&conte ntType=EDITORIAL
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di linee mobili in Italia e 33,8 milioni in Brasile, circa 21 milioni di linee fisse, 7,8 milioni di clienti broadband in Italia e oltre 2,5 milioni in Germania e Olanda. Il Gruppo ha chiuso il primo semestre 2008 con 14.838 milioni di euro (31.290 milioni di euro al 31 dicembre 2007), Ebitda pari a 5.535 milioni di euro (11.617 milioni di euro al 31 dicembre 2007), e investimenti industriali pari a 2.956 milioni di euro (5.520 milioni di euro al 31 dicembre 2007).

- Caso Paese Bolivia: privatizzazione della giurisprudenza Se la maggioranza dei governi latinoamericani continuano a percorrere la strada della liberalizzazione, con relativi gravi impatti sociali ed ambientali, in Bolivia si prospetta un’inversione di rotta: dalla privatizzazione alla nazionalizzazione. Il processo di capitalizzazione dei poli produttivi nazionali181 è stato avviato il 21 marzo 1994 dal presidente Gonzalo Sánchez de Lozada con il varo della Legge n.1544 relativa alla concessione a uso esclusivo dei patrimoni statali a soggetti privati stranieri, in contrasto con l’articolo 134 della Costituzione del 1967, poi emendata nel 1994, che proibisce i monopoli privati in quanto lesivi alla sovranità del popolo boliviano. Nel 1996 l’impresa italiana Telecom tramite la sussidiaria Euro Telecom International SV - ETI182 (registrata nei Paesi Bassi) ha pagato la somma di 610 milioni di dollari per poco più del 50% del pacchetto azionario dell’ENTEL, realizzando investimenti per 720 milioni di dollari in progetti di infrastrutture. Il 1 maggio 2006 il presidente boliviano, Evo Morales, ha annunciato il “Piano di La Paz” relativo alla nazionalizzazione delle risorse energetiche e dell’impresa nazionale della telefonia – ENTEL, senza però trovare un accordo sulla cifra di indennizzo. Il 12 ottobre 2007 Telecom Italia ha presentato ricorso al Centro internazionale per la soluzione delle controversie sugli investimenti (International Centre for Settlement of Investment Disputes), organismo interno alla Banca mondiale, la cui giurisdizione è stata disconosciuta dalla Bolivia dal maggio 2007, e per cui decorsi i sei mesi necessari all’entrata in vigore del provvedimento, l’arbitraggio dell’ICSID non risulterebbe valido.

Yacimiento Petroliferos Fiscales Bolivanos (YPFB), Empresa Nacional de Electricidad (ENDE), Empresa Nacional de Ferrocarriles (ENFE), Empresa Metalúrgica Vinto, Empresa Nacional de Telecomunicaciones (ENTEL). 182 Da Rin, Roberto (2008): “In Bolivia nazionalizzata la compagnia di Telecom”, Il Sole 24 ore, 3 maggio http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/05/boliviatelecom.shtml?uuid=1c913f46-18e4-11dd-ac3c-00000e25108c&DocRulesView=Libero

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Il caso Telecom rileva il rapporto contraddittorio tra protezione degli interessi degli investitori contro l’interesse pubblico e delle comunità locali. Rappresenta un precedente nella storia dell’arbitraggio dell’ICSID, dove la sovranità popolare non è dimessa di fronte agli interessi privati, al contrario pretesa. L’ICSID è espressione del processo di privatizzazione della giurisprudenza che ha accompagnato parallelamente quello del mercato. La sfera economica e gli interessi ad essa connessi si sovrappongono al bene comune e all’interesse pubblico: il primato dell’economia sulla politica.

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Conclusioni
La decade 1990-2000183 è stata segnata da riforme strutturali promosse dal FMI e dalla BM, tutte all’interno della logica del Washington Consensus. In America Latina, ad esempio, la privatizzazione dei “monopoli naturali” di Stato, a favore di soggetti privati economici e finanziari stranieri, ha favorito l’affermazione dell’European corporate power: monopolio pubblico vs. oligarchia privata. Dipendenza che motiverebbe, secondo Singh184, la determinazione da parte dei governi di Argentina, Bolivia, Ecuador e Venezuela di svincolarsi dalla morsa degli investimenti esteri, attraverso il rilancio del ruolo regolatore dello Stato sul mercato con provvedimenti di nazionalizzazione delle risorse energetiche con lo scopo di ri-assestare un sistema economico affetto da gravi scompensi nella distribuzione del reddito sociale, anche a causa del trasferimento massiccio di imprese straniere. Il programma di nazionalizzazione del gas promosso nel maggio 2006 dal presidente boliviano Evo Morales, e l’approvazione in marzo dell’amministrazione di Rafael Correa in Ecuador di un’imposta del 60% sui profitti ricavati dalle imprese petrolifere straniere (dall’aumento del prezzo del greggio) rivelano la determinazione dei due Stati di riaffermare la sovranità nazionale con un riadattamento della teoria keynesiana. Decisione espressa anche attraverso il voto elettorale. Se in Europa, le recenti elezioni sono state, infatti, vinte dalla destra liberale, in gran parte dell’America Latina l’elettorato ha espresso posizioni contrarie al neoliberismo determinando la vittoria della sinistra socialista. Il risveglio del fervore “populista” si è, dunque, manifestato attraverso la rinazionalizzazione dei servizi pubblici e delle risorse energetiche – come nel caso della Bolivia di Evo Morales e del Venezuela di Hugo Chavez – che punterebbe ad un’equa redistribuzione della ricchezza tra le componenti sociali. La soddisfazione del benessere collettivo e la fruibilità dei beni comuni dovrebbero potere essere salvaguardati in eguale misura della proprietà privata, affinché il processo di “colonizzazione economica” in atto dai partner stranieri (EU, USA) sia contrastato da parte di sovranità nazionali legittime ed effettive. Tuttavia, in America Latina esistono, anche, esempi di “democrazia incompiuta” come il Perú di Alan Garcia e la Colombia di Alvaro Uribe, dove sono adottate misure coercitive (criminalizzazione dei movimenti sociali e sindacali) contro le proprie società civili, e si tace sulle gravi violazioni da

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Cfr. IILA, CEPAL (2008) (pag. 36). Cfr. Singh Kavaljit (2007).

queste subite, per non perdere il riconoscimento politico e i proventi derivati dagli investimenti delle grandi imprese straniere. Il silenzio delle autorità pubbliche sull’ingaggio di milizie da parte delle grandi imprese straniere - a difesa degli assetti industriali da maestranze o per occupare siti dotati di risorse naturali e minerarie attraverso pratiche di sfollamento forzato - ha reso gli Stati complici nella commistione di gravi crimini di lesa umanità185. L’esasperata tutela degli interessi finanziari stranieri nel continente latinoamericano non corrisponde, dunque, ad un’eguale difesa dei diritti umani e del diritto dei popoli, come rilevato dalle testimonianze presentate alla sessione “Politiche neoliberali e multinazionali europee in America Latina” del Tribunale Permanente dei Popoli nelle sessioni primaverili di Vienna (2006) e Lima (2008). L’esperienza delle imprese europee Botnia, Shell, Skanska, Syngenta, Suez, Unilever e Unión Fenosa testimonia come alcuni Stati latinoamericani, in linea con i principi del sistema mercato, si siano dimessi dalla funzione di assistenza sociale ed erogazione dei servizi pubblici concedendo progressivamente il monopolio delle attività produttive ad attori economici e finanziari internazionali privati. Imprese transnazionali accomunate dal modus operandi, che ha prodotto impressionanti effetti negativi in termini di violazione dei diritti civili, politici, sociali, culturali ed economici delle popolazioni indigene e locali. Se negli anni Settanta la violazione di questi diritti avveniva sotto regimi dispotici e sanguinari, nel 2008 rappresentano la triste espressione di democrazie parlamentari spesso subordinate al capitale straniero. La censura, la repressione, l’omissione nel procedimento di indagine e gli interessi finanziari privati sono gli elementi di comunanza tra le due fasi storiche, ma oggi più che in passato la connivenza di alcuni Stati, quale Colombia e Nicaragua, con paramilitari e lobby straniere è potenziata dalla volontà di preservare l’ordine interno, strumentalizzando gli atti normativi internazionali varati contro il terrorismo. Corruzione dei funzionari pubblici civili e militari, interferenza nei processi di policy decision-maker, ingaggio di forze mercenarie sono alcune delle pratiche più diffuse ed adottate dalle grandi imprese

ONU: Statute of the International Criminal Court, Rome,17 July 1998 (Art.7. Crimes against humanity (1) For the purpose of this Statute, "crime against humanity" means any of the following acts when committed as part of a widespread or systematic attack directed against any civilian population, with knowledge of the attack: (a) Murder; (b) Extermination; (c) Enslavement; (d) Deportation or forcible transfer of population; (e) Imprisonment or other severe deprivation of physical liberty in violation of fundamental rules of international law; (f) Torture; (g) Rape, sexual slavery, enforced prostitution, forced pregnancy, enforced sterilization, or any other form of sexual violence of comparable gravity; (h) Persecution against any identifiable group or collectivity on political, racial, national, ethnic, cultural, religious, gender; (i) Enforced disappearance of persons; (j) The crime of apartheid; (k) Other inhumane acts of a similar character intentionally causing great suffering, or serious injury to body or to mental or physical health).

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per equilibrare o squilibrare - a seconda del caso Paese specifico – un “sistema” a favore dei propri interessi. Questo “malsano” rapporto di dipendenza di alcune amministrazioni sudamericane dalle lobby imprenditoriali europee determina tra le sue gravi manifestazioni anche il peggioramento del debito estero ed ecologico. L’aggressività dell’Unione europea nello spingere la propria agenda commerciale, dissimulata da obiettivi di “good governance” e “sviluppo sostenibile”, rappresenta un impedimento alla piena realizzazione di “alternative” attraverso le quali il Sud America, seppure con vari distinguo, tenta di passare da una fase di “accettazione passiva” di un modello esterofilo, e dalla conseguente reazione e resistenza, ad una fase nella quale essa stessa pone condizioni e termini. La strategia neoliberale europea diretta alla conquista di nuovi mercati e all’incremento dei profitti industriali è stata, particolarmente, criticata dal gruppo di economisti europei alternativi186, noti come Euromemorandum group. Secondo lo studio riportato nel dossier 2007187 il programma europeo Global Europe punterebbe, infatti, ad accordi bilaterali di libero scambio basati su rapporti di non-reciprocità tra le parti e di concorrenza squilibrata, a vantaggio dei produttori europei interessati all’allargamento dei negoziati ai servizi, agli investimenti e agli appalti pubblici secondo la logica del “OMC-plus”. Gli investimenti diretti nei Paesi meno avanzati sarebbero, dunque, orientati alla privatizzazione dei servizi pubblici seguendo una logica puramente commerciale, causa dell’aumento dei prezzi e di conseguenza dell’iniqua redistribuzione delle ricchezze. l’Unione europea tanto quanto gli Stati Uniti punterebbe così al consolidamento di un sistema economico mondiale di tipo uni-polare piuttosto che multi-polare, anche ad ostacolo dell’affermazione dell’economie emergenti regionali (Cina, India e Brasile) nel sistema economico internazionale. Ciò perché il processo di modernizzazione liberale avviato in Brasile, Cina, India e Russia a partire dai primi anni Novanta, e consolidato nel maggio 2008 con la definizione di un’alleanza politica, avrebbe lo scopo di destabilizzare
Nel settembre 1995 a Strasburgo, 23 economisti provenienti da 10 Stati europei si riunirono attorno ad una tavola rotonda per analizzare la politica economica europea e i suoi difetti: deregolamentazione del mercato del lavoro; tagli al “welfare system”; distruzione della biodiversità; disoccupazione e povertà. L’anno seguente si riunirono nuovamente a Brussels formulando una dichiarazione e un memorandum: "Full Employment, Social Cohesion and Equity for Europe - Alternatives to Competitive Austerity", applaudito da oltre 250 economisti europei di 15 Stati europei. I due documenti furono pubblicati nel maggio 1997 immediatamente prima il summit europeo di Amsterdam. Da allora ogni anno è stato pubblicato un rapporto di studio sulla politica economica e finanziaria dell’Unione europea e i suoi effetti. 187 EuroMemorandum Group (2007): “Full Employment with Good Work, Strong Pubblic Services, and International Cooperation. Democratic alternatives to poverty and precariousness in Europe”, December. (This Memorandum was formulated on the basis of discussions at the 13th workshop of the working group “European Economists for an Alternative Economic Policy” (EuroMemorandum Group) on September 21 – 23, 2007 in Brussels).
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l’ordine economico internazionale stabilito nel secondo dopoguerra, riformando la categoria delle “forze economico-finanziarie” mondiali. Le potenze emergenti rappresentano, difatti, insieme il 40% della popolazione mondiale e il 10% del Prodotto interno lordo totale188. La Cina in particolare - pur non essendo uno Stato ad economia dollarizzata come gli altri 3 – ha acquistato la maggiore quota del debito statunitense, incidendo prepotentemente sugli equilibri finanziari internazionali regolati fino all’attuale crisi recessiva dagli USA. La visione incerta sul futuro dei due poli politicoeconomici (UE, USA) proiettata verso una nuova fase di protezionismo, è affiancata da quella fiduciosa neoliberale della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL)189 espressa in “Balance preliminar de las economías de America Latina y el Caribe 2007”, dove si rileva come malgrado un peggioramento del contesto finanziario estero, e in particolare di quello degli USA, nel secondo semestre 2007 il Prodotto interno lordo (PIL) latinoamericano sia cresciuto del 5,6%. Nel rapporto è, in particolare, pronosticata per il 2008 una crescita190 media regionale del 4,9%, salvo ulteriori decelerazioni dell’economia americana. Si prospetta, dunque, un’inarrestabile corsa all’accumulazione di capitale che, secondo Immanuel Wallerstein191, è all’origine degli attriti interni al sistema capitalistico. L’affermazione del sistema mercato a livello mondiale avrebbe, difatti secondo Wallerstein, determinato regimi di produzione altamente concorrenziali con una diminuzione complessiva dei profitti, incentivando il trasferimento della produzione verso la “periferia” dove il relativo monopolio esercitato da imprese leader è stato incoraggiato dal basso costo della manodopera e da maggiore disponibilità di risorse naturali. A questo proposito, alla progressiva erogazione di investimenti europei nelle economie dollarizzate192 sudamericane,
Adam Wolfe ha evidenziato la lungimiranza di Jim O’Neil, direttore della Banca americana Goldman Sachs, quando nel 2001 ha presentato il rapporto “Building better global economic BRIC”, introducendo l’anacronismo dei quattro Stati, dal Sud America, Asia ed Europa orientale, indicati come i futuri protagonisti dell’economia mondiale proiettata al 2050, in sostituzione degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale (Fonte: Wolfe, Adam (2008): “The Building BRICs of a New International System?”, World Politics Review Exclusive, 21 May). 189 CEPAL: Notas n.56, Enero 2008. 190 La percentuale del saggio di sviluppo più alta è quella prevista per Panama con l’8,5% seguita da Argentina, Perú ed Uruguay con il 6,5%. La prospettiva è in linea con le analisi che avevano previsto per il periodo 2002-2008 che la regione avrebbe fatto registrare una crescita ininterrotta del Pil pro capite del 24% pari al 3,4% annuo. 191 Cfr. Wallerstein, Immanuel (1978) 192 Per dollarizzazione s’intende l’adozione da parte di residenti di valute estere, non solo dollari americani, in luogo di quelle domestiche. E’ possibile distinguere tre tipologie di dollarizzazione: dollarizzazione ufficiale, semi-ufficiale ed ufficiosa. La dollarizzazione ufficiale o “piena dollarizzazione” si verifica quando la valuta straniera, avente corso legale, è adottata come strumento di scambio tra parti private e dal Governo per assolvere pagamenti nei confronti di soggetti internazionali e attori nazionali. Esempi di dollarizzazione ufficiosa con adozione del dollaro statunitense sono gli Stati dell’America centrale e meridionale, e in particolare: Argentina,
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sottoforma di immobili industriali e valuta, potrebbe seguire l’adozione della moneta unica europea come riserva bancaria parallela, determinando un avvicinamento all’“euro zone”. Processo che potrebbe essere accelerato dalla creazione nel marzo 2008 del Banco del Sur193, che predisporrebbe ad una maggiore attrazione di investimenti europei e all’acquisizione della forte moneta comune, l’euro, parallelamente alla futura moneta comune sudamericana, la pacha. L’Unione europea è, dunque, per il Sud America un interlocutore fondamentale per due ragioni basilari: da un punto di vista commerciale rappresenta l’alternativa agli Stati Uniti, e da un punto di vista strutturale simboleggia il modello di integrazione economico-politica regionale a cui aspirare. D’altro canto, affinché le imprese europee rappresentino anche corretti canali di sviluppo economico, di creazione di occupazione e di benessere sociale dovrebbero adottare ed osservare le norme di diritto del lavoro e di finanza anche in Stati terzi194, e la sicurezza giuridica garantita agli investitori dal diritto privato internazionale dovrebbe essere applicata nel pieno rispetto del principio di sovranità nazionale195. Il concetto di “responsabilità sociale” dovrebbe essere assunto come sinonimo di “sviluppo sostenibile”, e cioè di un progresso industriale ed economico compiuto nella profonda consapevolezza delle proprie azioni da parte delle lobby industriali nel pieno rispetto delle future generazioni. I singoli ordinamenti nazionali europei e latinoamericani dovrebbero riconoscere necessaria, come rilevato anche dal Consiglio d’Europa e dall’Assemblea generale, l’istituzione di un difensore civico, defensor civitatis o ombudsman, non solo garante dei diritti del cittadino e del consumatore da abusi della pubblica amministrazione, ma quale figura permanente di monitoraggio della tutela di tutti i diritti umani da parte delle aziende private, incentivandone il rispetto delle linee di condotta internazionali, affinché sia “universalmente” preservato lo stato di diritto e favorite forme di democrazia partecipativa.

Bolivia, Colombia, Messico e Perú. Il sistema della dollarizzazione semi- ufficiale, noto anche come sistema bimonetario, è caratterizzato dall’adozione di una valuta estera, avente corso legale, come principale riserva di valore nei depositi bancari, e della divisa domestica come strumento di pagamento di sussidi, salari ed imposte fiscali. Infine, la dollarizzazione ufficiosa si verifica quando individui convertono la più parte dei propri averi in riserve di valute estere, benché queste non siano legalmente riconosciute dalla autorità governativa come strumento di pagamento di debiti. 193 Cfr. Millet, Damien; Toussaint, Eric (2007) 194 European Coalition for Corporate Justice (2008): “With Power Comes Responsibility: Legislative opportunities to improve corporate accountability within the European Union”. www.corporatejustice.org 195 Manchego Gardois, Carlos Alberto (2007): “Transnational Corporations and Globalization: The necessity of International action. Política International”, in Revista de la Academia Diplomática del Perú. Abril/Junio. (pp. 40-57)

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