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GLI OBBLIGHI INFORMATIVI Lepoca in cui viviamo caratterizzata da una circolazione globale delle conoscenze.

. Grazie alla presenza sempre pi massiccia della tecnologia nella vita quotidiana si ottenuto un abbattimento delle distanze geografiche e di conseguenza una maggiore circolazione di informazioni. Quando nel nostro ordinamento si fa riferimento agli obblighi informativi, il primo pensiero si rivolge allambito delle trattative pre-contrattuali. Il principio di correttezza e buona fede, che deve regolare la condotta delle parti, abbraccia infatti regole comportamentali che contengono soprattutto doveri di informazione. Attualmente per, quando si parla di obblighi di informazione, automatico il collegamento con il Codice del Consumo, in cui linformazione al consumatore costituisce una linea direttrice che accompagna tutto lo svolgimento del rapporto di consumo: dalla fase antecedente alla stipulazione del contratto fino a quello della sua esecuzione. Ritornando alla costante presenza della tecnologia nella vita quotidiana, tale novit ha consentito, nellambito del commercio, un rapporto immediato con lutenza, stravolgendo quelle che erano le regole tradizionali del commercio internazionale. Il dato negativo di questo continuo ricorso agli strumenti informatici la creazione di un fenomeno di discriminazione nei confronti dei cosiddetti analfabeti informatici, che rischiano di rimanere emarginati perch non in possesso dei mezzi necessari ad accedere agli strumenti di conoscenza e di relazione messi a disposizione delle tecnologie. Proprio per questa ragione, novellando un codice del consumo che raccogliesse tutta la normativa vigente a tutela del consumatore, nelle disposizioni generali stato introdotto un titolo interamente dedicato allinformazione del consumatore, al fine di fornire a questultimo strumenti indispensabili e meccanismi di valutazione per poter operare una scelta consapevole in vista dellacquisto di un prodotto o di un servizio. Una tutela che possa essere definita effettiva deve infatti favorire maggiori opportunit di autodeterminazione del consumatore, anche attraverso una precisa definizione di regole corrispondenti a comportamenti previsti come puntuali. Il codice del consumo ha inteso raggiungere lobiettivo della autodeterminazione del consumatore attraverso le attivit di educazione, informazione, pubblicit e promozione. Il riferimento normativo che interessa in questa sede il titolo II della parte II del codice che inizia con lart. 5 rubricato Obblighi generali. Difatti, con la previsione di una norma che si riferisca ad obblighi generali di informazione, si voluto enucleare un principio generale che stabilisca il contenuto minimo e le modalit delle informazioni che devono accompagnare la circolazione di un

prodotto o di un servizio, mettendo in pratica il fine a cui auspica lart. 153 del Trattato Ce, ossia il diritto allinformazione al fine di promuovere la qualit della conoscenza. Procediamo allora con lanalisi dellart. 5 del codice: il primo comma di questo articolo inizia col ribadire che il consumatore colui al quale sono dirette le informazioni commerciali. Con questa espressione si intendono tutte le forme di comunicazione destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere beni o servizi, ma anche limmagine di unimpresa, di unorganizzazione o di una persona che esercita unattivit industriale o artigianale o una libera professione. Al contrario non sono considerate tali tutte quelle indicazioni che sono indispensabili per accedere allattivit come ad esempio lindirizzo di posta elettronica. Si deve subito evidenziare come questa previsione abbia allargato la nozione di consumatore, intendendo con questa qualifica non solo colui che compie un atto di consumo, ma anche e soprattutto colui al quale sono dirette le informazioni commerciali, con la conseguenza che la qualifica di consumatore possa rivestirla anche il professionista che compie atti di consumo, strumentali o connessi alla sua attivit. Il comma 2 si preoccupa invece di stabilire il contenuto essenziale degli obblighi di informazione, individuandolo nella sicurezza, nella composizione e nella qualit dei prodotti. In particolare si pone laccento sulla sicurezza dei prodotti, intendendo con questo termine non lidoneit del prodotto al fine al quale destinato, bens le condizioni che il pubblico si aspetta da quel prodotto senza che si possa verificare un pregiudizio per lintegrit fisica e dei beni del consumatore che lo utilizza, come si evince dallart. 117 del codice stesso che regola la responsabilit del produttore per i danni causati da prodotti difettosi. Si rinvia anche al contenuto dellart. 104 che, sottolineando che il consumatore deve essere messo in guardia dal rischio minimo compatibile con luso del prodotto e che deve essere informato sulluso corretto del prodotto stesso, realizza quella tutela preventiva che il legislatore si era prefissato come uno degli obiettivi primari. Le informazioni riguardanti la composizione del prodotto sono invece dirette alla corretta identificazione dello stesso, mentre quelle relative alla sua qualit sono le uniche ad essere facoltative, in quanto rientra nellinteresse dellimpresa rendere consapevole il consumatore che il prodotto possiede notevoli qualit che lo distinguono dagli altri prodotti dello stesso settore, orientando cos la sua scelta. Va per evidenziato che, una volta che limpresa decide di utilizzare queste indicazioni che non hanno carattere obbligatorio, queste ultime vengono comunque parificate al regime previsto per le altre informazioni a carattere non facoltativo. Assume sicuramente una notevole importanza il comma 3 dellarticolo in esame, il quale regola quegli obblighi generali di informazione dei consumatori che hanno lo specifico scopo di

guidare questi ultimi nella scelta dei prodotti, spesso standardizzati, distogliendoli dal bombardamento di messaggi pubblicitari. A riguardo, degna di nota la l. 30 luglio 1998 n. 281 che riconosce quale diritto fondamentale dei consumatori quello di avere unadeguata informazione ed una corretta pubblicit. La normativa in questione infatti specifica che linformazione deve essere adeguata, cio non deve solo essere in grado di permettere al consumatore di operare una scelta, ma deve essere soprattutto completa, comprensibile e non fuorviante. Tutto ci vuol dire che il consumatore, attraverso il messaggio pubblicitario, deve essere in grado di riconoscere le caratteristiche essenziali del prodotto o servizio offerto ed il suo prezzo, deve operare una scelta consapevole tra prodotti concorrenti, deve essere in grado di utilizzare quanto acquistato con sicurezza ed in modo soddisfacente e deve poter ricevere tutela dei propri diritti in caso di danno derivante dallacquisto del prodotto o del servizio. La pubblicit deve essere corretta anche quale mezzo di comunicazione, quindi non solo non pu essere ingannevole o fuorviante, ma deve essere corretta anche la modalit di diffusione del messaggio. Occorre ricordare in questa sede anche il D. Lgs. 25 gennaio 1992 n. 74, modificato dal D. Lgs. 25 febbraio 2000 n. 67 (attuativo della direttiva n. 97/55/CE), il quale, occupandosi della pubblicit ingannevole, si preoccupato in particolare di stabilire le condizioni di liceit della pubblicit comparativa con il preciso scopo di tutelare linteresse del consumatore. Infatti la normativa in esame si prefigge di impedire lacquisto dei beni e servizi sulla base di informazioni che producono una scorretta rappresentazione della realt. In dottrina c anche chi afferma che, in conseguenza di tale disciplina, i consumatori sarebbero titolari di un vero e proprio diritto soggettivo nei confronti degli imprenditori, a carico dei quali viene posto lonere di fornire unesatta informazione sulla qualit e sulle caratteristiche dei prodotti messi sul mercato. Il decreto legislativo in questione si occupa di disciplinare anche la pubblicit di prodotti pericolosi. Assume rilevanza per i consumatori lart. 5 di tale normativa, in quanto questultimo considera ingannevole il messaggio pubblicitario che, riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, ometta di darne notizia in modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza. Dal tenore letterale di tale disposizione si evince che la norma applicabile non solo quando la pubblicit sia reticente in merito alla pericolosit del prodotto, ma occorre anche la sussistenza del nesso causale tra lomessa informazione e linduzione a trascurare le regole di prudenza e vigilanza che siano normalmente riferibili al consumatore mediamente diligente. Lart. 6 della stessa normativa tutela invece i minori, stabilendo che parimenti considerata pubblicit ingannevole quella che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini ed adolescenti,

possa, anche indirettamente, minacciare la loro sicurezza o che abusi della loro naturale credulit o mancanza di esperienza o che, impiegando bambini ed adolescenti in messaggi pubblicitari, abusi dei naturali sentimenti degli adulti per i pi giovani. In particolare si effettua quindi una distinzione tra la pubblicit che danneggia i minori in maniera diretta, come quella che utilizza immagini raccapriccianti, essendo quindi potenzialmente in grado di attentare allequilibrio mentale o comunque alla salute dei minori, e quella che danneggia in maniera indiretta mediante ad esempio la rappresentazione di modelli comportamentali pericolosi che possono stimolare nei giovani uno spirito di emulazione. Nella norma in esame vi anche un riferimento allabuso dellaltrui credulit o inesperienza, intendendo con tale espressione una semplice pressione morale, che non deve necessariamente consistere in un artificio o raggiro, che sia diretta a determinare nel destinatario desideri esagerati di consumo, stimolando il desiderio di possesso, anche mediante il favorire sentimenti quali inferiorit o invidia nei confronti di chi possiede il prodotto. E dobbligo mettere in luce che attualmente linformazione e leducazione si sono gradualmente rese autonome rispetto alla pubblicit; pertanto linformazione, anche se deve trovare nella pubblicit uno strumento corretto al fine di diffondere notizie utili in modo tale che il consumatore eserciti il suo diritto ad orientarsi correttamente nel mercato, oggi si configurata come un diritto autonomo. Ne consegue che anche la pubblicit, o comunque qualsiasi tipo di comunicazione o pratica commerciale, necessiti di disposizioni specifiche ed autonome rispetto allinformazione, di conseguenza stato dedicato a tale ambito un intero titolo (ossia il titolo III della parte II del codice del consumo). Nonostante il Codice del Consumo sia stato emanato da poco, ha gi diviso la dottrina in riferimento al titolo relativo agli obblighi informativi: vi infatti chi d un giudizio positivo sulla tutela preventiva che il codice riesce ad assicurare e chi invece la critica, rilevando che il titolo in oggetto non riesce ad essere una normativa generale e completa sullinformazione del consumatore, in quanto non la regola in maniera sufficientemente dettagliata a seconda delle specifiche modalit contrattuali. Sicuramente, trattandosi di un principio generale, vengono trattati solo gli aspetti appunto generali dellinformazione che ha luogo nellattivit commerciale e che rappresenta la fase iniziale del processo di acquisto da parte del consumatore, fase che quindi precede linstaurazione di un rapporto contrattuale. Gli aspetti particolari sono poi lasciati ai successivi articoli, i quali differenziano la disciplina a seconda della modalit contrattuale utilizzata (ad esempio le informazioni sul recesso nei contratti negoziati al di fuori dai locali commerciali sono diversi da quelle contenuti nella disciplina relativa ai contratti a distanza o da quelle previste per la vendita dei pacchetti turistici).

Nel capo successivo a quello generale il legislatore ha comunque affinato la tecnica di informazione, indicando pi in dettaglio quello che deve essere il contenuto minimo delle informazioni. Lart. 6 infatti riporta unanalisi dettagliata delle indicazioni che devono comparire sulle confezioni o sulle etichette dei prodotti messi in commercio in Italia, estendendo la disciplina vigente per letichettatura dei prodotti alimentari (direttiva 79/112/CEE attuata con D.P.R. 18 maggio 1982 n. 322 e successive modifiche) a tutti quei prodotti che possano costituire un pericolo per il consumatore, con particolare riguardo ai prodotti provenienti dallestero. In particolare stato indicato con precisione il momento in cui scatta tale obbligo, ossia quello in cui i prodotti sono stati posti in vendita al consumatore. Da questo stesso momento scatta infatti la sanzione preventiva del divieto di commercializzazione (ex artt. 11 e 12 del codice stesso) ove manchino le informazioni obbligatorie. Il controllo della presenza di tali informazioni quindi affidato al venditore al dettaglio, che altrimenti risponde delle omesse informazioni. Il successivo art. 7 specifica invece le modalit con le quali devono essere rese le informazioni indicate nellarticolo precedente, mentre lart. 8 si preoccupa di evitare conflitti tra la disciplina in esame e le disposizioni contenute nelle direttive europee, specificando la natura residuale della normativa in oggetto rispetto alle prescrizioni europee. Dopo questa breve analisi si pu sicuramente affermare che grazie agli strumenti informatici ed ai conseguenti sforzi legislativi il livello di informazione enormemente migliorato, ma la strada da percorrere ancora lunga prima di poter dichiarare a gran voce la possibilit di garantire una tutela preventiva al consumatore, che invece continua a rimanere la parte debole ed insoddisfatta del rapporto di consumo. BIBLIOGRAFIA AA. VV., Codice del Consumo, Commenti coordinati da Vittorio Italia Le nuove leggi amministrative, Giuffr, 2006 G. Alpa, L. Rossi Carleo (a cura di), Codice del Consumo, Commentario, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2005 V. Cuffaro (a cura di), Codice del Consumo, Le fonti del diritto italiano, Giuffr, 2008 G. Pizzolante, Contrattazione a distanza e tutela del consumatore in diritto comunitario, in Diritto del commercio internazionale, 2000, p. 389 ss.