Attualita della critica di Federico Caffe aile politiche monetarie restrittive e alla finanza speculativa di Antonino Galloni

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Ho conosciuto Federico Caffe nell'autunno del 1979 dopo il mio periodo di ricerca all'Universita di Berkeley sotto la guida di Richard Webster ed alcune incursioni in Inghilterra per cap ire pill da vicino cosa stesse combinando Margareth Thatcher. Durante quelle esperienze di studio e di ricerca avevo redatto numerosi articoli di critica del -rinascente» monetarismo restrittivo e liberista per la rivista L'Astrolabio di Luigi Anderlini; fu un'idea di mio padre raccoglierli per formare un libretto di critica radicalissima a quanto si stava delineando di politica economica e monetaria in Italia e nel mondo sulla falsariga del liberismo dei Friedman, delle Thatcher, dei James Brown (e, da noi, di una parte maggioritaria della sinistra anche non democristiana). Quei miei scritti furono portati da Edoardo Volterra - che era state mio professore a Roma alia facolta di Giurisprudenza pochi anni prima - a Federico Caffe per favorire un incontro che egli stesso aveva definito mol to irnportante e necessario per me. Cosa che avvenne, appunto, di ll a poco e che si risolse con una generosa considerazione del Maestro nei miei confronti seguita da una proposta incredibile e, per certi aspetti, di cui dire subito, forse unica: «Mi capita di rado di trovare un giovane (allora avevo 26 anni) cosi versato nella materia, rna si vede lontano un miglio che lei e un autodidatta; Ie rideranno dietro e la prenderanno in giro se non si dara una scuola. 10 Ie voglio dare questa scuola». Incredibile. Quest'uomo, per due anni e mezzo, tre pomeriggi alia settirnana, mi dedicava quasi due ore di totale ripetizione! Credo sia stata la pill grande fortuna della mia vita. Principalmente si parlava di moneta, di finanza speculativa, di politiche per l'occupazione, di debito pubblico, di disavanzi e di inadeguatezza del sistema bancario e creditizio. Caffe mi esortava a studiare approfonditamente gli scritti di Gustavo Del Vecchio e di tutta la cosiddetta scuola italiana (dal suo maestro Bresciani Turroni al maestro di questultimo, Maffeo Pantaleoni), per collegarla al contributo

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econornisra.

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8, ALTRI INTERVEl\'T] E TESTIMOKIANZE

della «scuola svedese- e, in particolare, di Knut Wicksell e del suo «erede» A. Leijonhufvud (anche se condividevarno le «considerazioni critiche- di Bruno J ossa che servirono a distinguere, in ambito kevnesiano, il raggiungimento del cosiddetto tasso naturale di interesse dalle difficolta ad abbassare adeguatamente il tasso di sconto; secondo Kevnes dovute all'azione degli «speculatori al ribasso- che inondano il mercato, quando c'e crisi - e i tassi dovrebbero ridursi - con vecchi titoli di State ad elevate rendimento). D'altra parte, il concetto di tasso naturale di interesse, centrale nell'opera di K. \\"icksell. anticipa le fondarnentali intuizioni di Kevnes COSl come del primo Robertson e, in seguito, del pill kevnesiano di tutti. Nicholas Kaldor, estensore del famoso «rapporto Radcliffe» dove la moneta viene considerata secondo la propria natura endogena. Decenni prima delle aberrant: controrivoluzioni liberiste della Thatcher e compagni (il rap porto Radcliffe segue di non mol to la fine del secondo conflitto rnondiale), la ricerca economica seria aveva appurato che la fondamentale equazione di Gustavo Del Vecchio era esatta: la quantita di moneta era una funzione della propria domanda ovvero delle esigenze della produzione e del consume. Come minirno, quindi, non si poteya esprimere con una semplicistica equazione lineare, come fanno i cosiddetti monetaristi. Considerare Ie emissioni monetarie senza tener presente tutto cia, poteya influire sui tasso di sconto, rna non sulla quantita di moneta in senso cornplessivo, perche sarebbero, comunque, potuti crescere altri aggregati 0 strumenti monetari come il credito 0 Ie cambiali. E il livello dei tassi di interesse avrebbe potuto influire sugli investirnenti produttivi (e, quindi, indirettamente, sui consumi e la stessa domanda di moneta), rna solo su quelli con redditivita inferiore al rendimento delle obbligazioni garantite dallo State (principale riferimento, come tassi di interesse, per i risparmiatori 0 gli speculatori che trovano pili conveniente investire finanziariamente - a parita di rendimento - in titoli tranquilli invece che in attivita produttive). Questa. per Kevnes, era una ragione fondamentale della disoccupazione: se il tasso di interesse non scendeva al di sotto del rendimento delle attivita produtrive marginali, non ci sarebbero stati abbastanza investimenti per man tenere una situazione di piena occupazione. Ma siccome gli operatori finanziari cosiddetti ribassisti, quando cerano crisi e disoccupazione. intervenivano offrendo i vecchi titoli - con tassi maggiori di quelli decisi dalle autorita per rilanciare l'economia - Ie politiche monetarie pote\,ano risultare frustrate, Era dunque chiaro, anche nel pensiero di Federico Caffe e nelle nostre conversazioni (forse dovrei chiamarle «ripetizioni-) che una politica monetaria troppo restrittiva danneggiava fortemente leconornia (essendo virtualrnente neutrale per Ie imprese ad elevata produttivita e letale per quelle pili deboli): l'occupazione si riduceva e la disoccupazione (quella vera) aumentava, Ma una politica monetaria adeguata, non necessariamente favoriva automaticamente la ripresa se non si accornpagnava a idonee strategie industriali e ad una spesa pubblica rnirata allo sviluppo.

III, Ir-,TERVEl\:TI.

TESTIMONIA

.. 1\;ZE E RIFLESSIOl\:I

Caffe sosteneva, infatti, che tassi di interesse non elevati (vicini al -tasso naturale» di Wicksell che avrebbe consentito, aile condizioni peculiari della produrtivita di ciascun Paese, di valorizzare tutte Ie risorse umane ivi disponibili), unadeguata offerta di moneta e spesa pubblica anche in disavanzo per assumere i disoccupati. non dovevano significare di -assicurare una sinecura ad ogni nullafacente-. Si tratta di concetti che Caffe sviluppera e definira nelle sue opere pill tarde come In difesa del IVfljare State e La solitudine del rijormista, rna Ie cui ragioni scientifiche si possono trovare nei suoi primissimi scritti e, anche, suecessivamente, nella voce Moneta dell'Enciclopedia del Novecento. La divaricazione tra irnprese ad elevata redditivita e imprese marginali si dilata allaumentare dei tassi di interesse; tale divaricazione, nel nostro sistema, corrisponde abbastanza bene a quella tra oligopoli, imprese finanziariamente forti e grandi da una parte e piccole imprese allo sbaraglio dall'altro ed e stata stor icamente confusa - dalle ciassi dirigenti del nostro Paese - con quella tra imprese meritevoli e non, Caffe intui, negli ultirni anni prima della sua scornparsa, che la confusione tra «forti » dal punto di vista finanziario e «forti » da un punto di vista produttivo avrebbe arrecato danni ingentissimi non solo al livello e aile prospettive del nostro sviluppo economico, rna anche aile condizioni della competitivita delle imprese. Cio spiega l'avversione di Federico Caffe ai cambiamenti dell'inizio degli anni '80 che avevano il dichiarato obiettivo di privare il Paese della sua sovranita monetaria, eliminando i vincoli di portafoglio per Ie banche e costringendo il Tesoro ad approvvigionarsi di moneta ricorrendo direttamente al mercato con esiti erratici in termini di innalzamento dei tassi di interesse, Questo «errore», che Caffe diceva doversi «sottolineare due volte con la matita rossa- avrebbe determinato, appunto nel corso degli anni '80, la spaventosa dilatazione del debito pubblico, dopo la quale si sarebbero dovuti emettere sempre pill titoli per pagare gli esorbitanti interessi; cio avrebbe vincolato moltissimo tutte Ie successive decisioni di politica economica. Quel gravissimo errore avrebbe spiazzato un'intera generazione di giovani, dilatando le spese assistenziali, che erano viste da Federico Caffe come un male (un «male rninore-, rna non certo un bene .. ,), Si puo, pertanto, dire che Caffe prendesse seriamente Ie distanze da due tipi di ciarlatani: gli -espansionistiche credevano di confondere un sana sviluppo economico e una liberta senza freni nell'ernissione di moneta; i -restrizionistiche volevano contrabbandare la possibilita di un sana sviluppo economico come conseguenza di una ossessiva ricerca di contenimento dell'offerta di moneta e/o di riduzione della spesa pubblica. Oggi, riprendendo Ie fila di tutto il ragionamento sulla moneta e sulla finanza, pure a distanza di esattamente venti anni dalla sua scomparsa, si potrebbe dire che Caffe puntualizzerebbe il collegamento tra il restringimento della spesa pubblica produttiva ed il crescente indebitamento delle farniglie con le banche ed i cosiddetti intermediari finanziari. Invece del contenimento dei consumi nell'arnbito di redditi insufficienti (a causa delle malsane condizioni dell'econo-

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8. ALTRI INTERVENTI

E TESTIMONiANZE

mia e del mercato del lavoro), una politica economica e industriale diversa, avrebbe reso meno preoccupante l'esposizione debitoria delle famiglie. Una politica economica e monetaria miope - che ha pensato unicamente a contenere la spesa pubblica (riuscendovi solo per la cornponente utile e necessaria al benessere generale) - ha favorito un crescente e vessatorio travaso di risorse dalle famiglie aIle banche; questo travaso di risorse sta consentendo - in Italia come negli altri Paesi industrializzati - il mantenirnento di elevati consumi e investimenti casalinghi a fronte di salari e stipendi inadeguati. Un altro aspetto che avrebbe meritato la critica del Maestro sarebbe stato quello della cosiddetta speculazione sui «derivati finanziari»; una speculazione, questa volta, al rialzo e ancor piu pericolosa, come l'esperienza argentina e Ie vicende di Parmalat, Enron, Worldcorn - tanto per fare alcuni dei gia noti esempi - stanno a dimostrare. Risparmiatori e famiglie rovinati dall'insipienza delle stesse «agenzie di rating» che condannano interi Stati sovrani (e Ie loro popolazioni) al disagio macroeconomico ingerendosi assurdamente nelle politiche monetarie e di bilancio interne senza preoccuparsi della pericolosita sociale di duplicazioni, decuplicazioni e centuplicazioni di valori cartacei che, pero, trascinano - qui sta il punto - esseri umani e aziende produttive al disastro, prescindendo dalle condizioni reali degli stessi, Basti pensare che, oggi, nel mondo si calcola che il valore degli aggregati finanziari superi di oltre sessanta volte l'insieme del valore di tutta la produzione del pianeta' E qui, certarnente, le equazioni differenziali con derivate parziali di Gustavo del Vecchio - tuttora capaci di definire la quantita di moneta (necessaria in una data situazione economica e, forse, capace di compatibilizzarsi col «tasso naturale di interesse») - non ci sarebbero di grande aiuto ... e i Coverni stanno a guardare. Cosa ci riservi il futuro, pertanto, non appare mol to difficile da prevedere; rna la scuola italiana, la scuola svedese, Federico Caffe, i seguaci di Kevnes e, soprattutto. la loro attualita, ci possono fornire strumenti di analisi e di intervento adeguati all'esigenza di fronteggiare i piu che decennali guasti della follia liberista. Le radici di quest' ultima sembrano risiedere in una paranoica semplificazione di concetti e situazioni che sono quanta di piu distante da una sana ricerca economica si riesca ad immaginare: investimenti che si possono effettuare solo se vi stata una precedente azione di risparmio (ed, invece, vera esattamente il contrario, vale a dire buoni investirnenti, anche finanziati con debito, generano redditi concreti e, quindi, risparmio); il taglio delle spese pubbliche determina equilibrio nei conti dello State (e, invece, i: vero esattamente il contrario perche l'economia produttiva soffre ed il sistema delle imprese non genera tutte Ie risorse di cui i: capace); riducendo la quantita di moneta si contiene l'inflazione (e, invece, e vero esattamente il contrario perche - se la base monetaria non e adeguata - crescono troppo strumenti creditizi e carnbiari particolarmente costosi che hanno un impatto direttamente proporzionale suI tasso di inflazione, se la domanda, soprattutto per consumi, manifesta - eccome se la manifesta! - una certa rigidita verso il basso).

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III. Il\TER\'EI'\TI.

TESTIMO]\;L\.l\;ZE E RIFLESSIO:\I

Sono solo tre esempi di come la scuola italiana, di cui Federico Cafre e stato il piu recente rappresentante (dopo economisti del calibro di Maffeo Pantaleoni, Gustavo del Vecchio e Bresciani Turroni) si differenzi da altre scuole; mi raccontava nella penombra della Facolta di Via del Castro Laurenziano Sergio Steve (un altro grande): "en giorno Bresciani Turroni stava tentando di spiegare una sua teoria fiscale al maestro Pantaleoni lamentando che quest' ultimo non gli prestasse la dovuta attenzione ... anzi continuasse a battere insistenternente col suo bastoncino da passeggio sulla pavimentazione stradale; e, allora, Pantaleoni rispose all'allievo: 'Vedi, di teorie valide ce ne sono quante i sampietrini di Roma, rna cap ire l'economia, quello che verarnente succede, II sta il difficile'». In questa piccolo aneddoto si rinchiude tanta saggezza ed il segreto di cia che il Maestro definiva -ragionevole» quando ci si inoltrava nella teoria e nell'astrazione. Federico Caffe ha dimostrato al mondo intero che si possono ribaltare assiomi e teoremi con un bagaglio di strumenti analitici e teoretici estremamente semplice e limitato e che, se non c'e il cuore, la nostra materia si puo rivelare non solo triste, rna soprattutto inutile.