Sara Milia 2012

IL CALVINISMO E IL CONCILIO DI TRENTO Giovanni Calvino
Il protestantesimo si diffuse in Europa nel Cinquecento nella sua versione calvinista o riformata. A differenza di Lutero, uomo appassionato, animato da un furore profetico, che quando assaliva un avversario era facilmente violento, Calvino era un intellettuale umanistico e giuridico, le cui doti principali erano la misura e l’equilibrio. Queste gli permisero di comporre le proprie concezioni con coerenza e sistematicità di pensiero che Lutero non ebbe mai.

La teologia di Calvino
Al centro della teologia di Calvino troviamo il tema della sovranità di Dio. Sia Lutero che Calvino avevano un senso soverchiante della maestà di Dio; ma mentre Lutero metteva in evidenza il miracolo del perdono divino, Calvino sottolineava l’ineluttabilità dei piani dell’Eterno. Su questa base assunse molta importanza la dottrina della predestinazione secondo la quale Dio avrebbe diviso gli esseri umani in due categorie: gli eletti e i dannati. I primi sono destinati al paradiso, mentre gli altri formano un’immensa massa dannata destinata alla sofferenza eterna. La fede viene considerata da Calvino un dono di Dio riservato ai predestinati alla salvezza; inoltre egli pensa che debba essere ricordata la capacità di osservare i comandamenti di Dio. Le azioni moralmente giuste dimostrano a un individuo che Dio l’ha adottato come Suo figlio, cioè l’ha collocato dalla parte dei suoi santi. Secondo Calvino, dopo il peccato originale, la ragione dell’uomo si è pervertita e la sua volontà tende al male. Per lui l’uomo è servo del peccato e non conosce, non desidera, non intraprende nulla che non sia malvagio.

La capacità di espansione del calvinismo
Nel 1541 Calvino fu incaricato di procedere alla riorganizzazione religiosa di Ginevra che aveva deciso di abbandonare il cattolicesimo. La città svizzera divenne la capitale morale della Riforma e il centro di irradiazione del protestantesimo. Il calvinismo affascinava per la sua radicalità dovuta al principio di sola Scrittura con modalità più rigide di quelle del luteranesimo. Nonostante nelle regioni protestanti tedesche Lutero avesse spazzato via tutto ciò che contrastava il principio della giustificazione per sola fede, molti elementi della liturgia ecclesiastica continuavano a funzionare secondo il modello cattolico. Le chiese calviniste si segnalarono per la volontà di attuare una Riforma più completa in cui tutti gli aspetti della vita cristiana avessero come unico punto di riferimento il Nuovo Testamento e la

Chiesa degli apostoli. Vennero così rifiutati gli elementi del culto che non avessero un precedente biblico. Per questo fu spesso proibito l’uso dell’organo e della musica durante le funzioni religiose Ci fu un vero e proprio orrore per l’introduzione delle immagini devozionali negli edifici di culto dovuto ad un’interpretazione del comandamento biblico che vietava di rappresentare Dio. Quando si arrivò alla guerra aperta tra cattolici e calvinisti, questi ultimi saccheggiarono frequentemente le chiese papiste con una vera furia iconoclasta1, convinti di combattere una forma di idolatria in contrasto con un divieto divino. Le principali ragioni regioni dove si diffuse il calvinismo furono la Scozia, l’Inghilterra, la Francia e i Paesi Bassi. Questa fede venne divulgata, non attraverso i principi come accadde con il luteranesimo, ma per opera di teologi e pastori che dopo il lavoro di predicazione radunavano intorno a sé una comunità. Inizialmente il calvinismo fu una dottrina di gruppo minoritario e perseguitato dalle autorità. Il credente riformato si considerava un soldato chiamato a eseguire gli ordini del suo Signore e di obbedirgli in tutto.

L’ordine dei gesuiti
Ignazio di Loyola fu il primo a rendersi conto che la diffusione del protestantesimo poteva essere di intralcio al cattolicesimo, e nel 1539 diede vita ad una nuova organizzazione religiosa: quella dei gesuiti. Questi davano molta importanza alla virtù dell’obbedienza, all’esecuzione degli ordini dei superiori e del papa. Mentre i calvinisti misero in campo un esercito di santi, i gesuiti scelsero delle truppe scelte per il conflitto contro i primi. Ignazio di Loyola aveva pensato di istruire i gesuiti sotto il popolo teologico e culturale e fece costruire numerose scuole e collegi che avevano l’obbiettivo di educarli nella più fedele ortodossia l’aristocrazia e l’élite dirigente dei paesi cattolici. I gesuiti cercavano inoltre di assumere il ruolo di confessori dei principi in modo da dirigere le loro coscienze e tenerli ancorati alla Chiesa di Roma. Essi promuovevano lo stile barocco in grado di far arrivare ai cuori e alle menti dei fedeli le verità fondamentali del messaggio cattolico. I protestanti assegnavano il posto centrale all’udito, cioè all’ascolto della parola divina, mentre il cattolicesimo privilegiava il senso della vista, ponendo agli occhi dei fedeli luoghi di culto dove venivano offerte le immagini della Vergine e dei santi.

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Alla lettera significa “distruttori delle immagini sacre”. La Chiesa latina accetta il principio secondo cui dipingendo l’immagine di Dio non si commette un peccato.

Il Concilio di Trento

Nel novembre del 1542 fu convocato da Paolo III un concilio, ben venticinque anni dopo la pubblicazioni delle tesi di Lutero. Questo ritardo fu dovuto a vari motivi. L’imperatore Carolo V era preoccupato della pace religiosa in Germania e voleva trovare al più presto un compromesso per chiudere il caso Lutero. Il papa invece decise di agire soltanto quando fu certo che i protestanti potessero essere trattati come eretici degni di sola condanna. Il Concilio di Trento durò dal 1542 al 1563 e, soprattutto nei primi anni, si sforzò di elaborare una dottrina che potesse opporsi al modello protestante. Si cercò innanzi tutto di contrastare Lutero nei suoi concetti di sola fede e sola Scrittura. Il concetto di giustificazione mediante la sola fede prevedeva che l’uomo fosse corrotto dal peccato originale e che non poteva contribuire alla propria salvezza. Per i cattolici invece la salvezza è offerta da Dio mediante il sacrificio di Cristo sulla croce; però anche se con il battesimo il peccato originale è completamente cancellato, l’uomo deve fare del bene nel corso della sua vita per meritare la vita Eterna.

I sacramenti, la Scrittura e la tradizione
La forza dello Spirito Santo permette ai cattolici di resistere alle tentazioni del demonio. Poiché solo il clero può amministrare legittimamente i sacramenti, questo significava ribadire la necessità dell’esistenza del sacerdozio. Si proclamò che la traduzione latina di san Girolamo detta Vulgata, poteva essere ritenuta autentica. Inoltre il Concilio fece divieto a chiunque di interpretare la Bibbia, a differenza del protestantesimo che prevedeva che la Bibbia andasse tradotta e posta nelle mani dei credenti, affinché ogni cristiano potesse mettersi in diretto rapporto con Dio. Perciò con il Concilio ci fu per i cattolici un distacco dal testo biblico, ma anche l’accettazione di credenze e riti non presenti nel Nuovo Testamento, non previsti invece nel protestantesimo. Ad un protestantesimo tendenzialmente individualista (rapporto diretto e personale dell’uomo con Dio), fu contrapposta la Chiesa come elemento centrale dell’esperienza religiosa e onnipresente mediatrice del rapporto con il divino.

La Riforma morale del clero
Il Concilio di Trento prese atto del fatto che il clero non era all’altezza del loro compito. Per questo motivo si decise di trattare, oltre alla Controriforma, anche una Riforma cattolica. Fu così che venne fissato per i vescovi e i preti l’obbligo di residenza nella diocesi e nella parrocchia in modo da essere sempre presenti per la loro comunità. Si vide inoltre la volontà di impedire il cumulo di benefici (possibilità di essere titolari di più diocesi o di più parrocchie). Furono istituiti i seminari, scuole dove venivano istruite le persone che aspiravano al sacerdozio che avevano il fine di renderli idonei alle funzioni che avrebbero dovuto svolgere. Inoltre il prete cattolico non poteva sposarsi e ai vescovi fu imposto di compiere periodicamente visite pastorali in tutte le parrocchie della loro diocesi per controllare la qualità della predicazione e moralità della vita dei preti. I vescovi più zelanti, tra cui Carlo Borromeo. Intervennero senza mezze misure obbligando il proprio clero ad uno stile di vita più consono alla nuova missione che il Concilio assegnava al sacerdozio.

Il tribunale dell’Inquisizione
Per far sì che gli uomini che avevano il compito di predicare la fede cattolica fossero sufficientemente preparati, venne promulgato un documento ufficiale, il Catechismo romano, per l’insegnamento della religione ai laici. Inoltre fu istituito un Indice dei libri proibiti, un lungo elenco di testi dannati dalla Chiesa. Chiunque leggesse o possedesse uno di questi libri poteva essere accusato o condannato per eresia. In Italia questo compito fu affidato al Tribunale dell’Inquisizione. L’eretico era considerato come un ribelle che metteva in pericolo la stabilità dello Stato. Il nuovo Tribunale dell’Inquisizione venne istituito proprio per punire questi eretici nel 1542 e a differenza di quello del passato le decisioni importanti non venivano più prese da un vescovo, ma da Roma.

La repressione dell’eresia
Se una persona era sospettata di eresia, veniva convocata dal tribunale e sottoposta ad un interrogatorio che aveva lo scopo di far confessare il peccato, Per far sì che questo avvenisse si poteva ricorrere alla tortura. Se non si avevano prove sufficienti per condannare il sospettato, l’individuo doveva sostenere la cosiddetta abiura, umiliante cerimonia pubblica nella quale si doveva proclamare la propria fede e rinnegare tutti gli errori dottrinali di cui si era sospettato. L’eretico che cadeva per una seconda volta nello stesso peccato veniva allora condannato. La pena del condannato era più o meno grave a seconda del peccato commesso. Gli eretici veri e propri invece venivano consegnati al braccio secolare 2perché venissero uccisi. La pena per coloro che avevano abbandonato la fede cattolica e diffuso i propri errori tra il popolo cristiano, era solitamente il rogo in pubblico. Molti eretici si rifugiavano a Ginevra dove però si trovavano a loro agio solo se accettavano le posizioni teologiche di Calvino. Neppure a Ginevra infatti era ammesso un libero dibattito su argomenti di tipo religioso, e il dissidente era considerato pericoloso e quindi non era tollerato. L’eretico spagnolo Michele Serveto infatti fu arrestato in una città svizzera, processato e bruciato al rogo. Questo fatto suscitò vari dibattiti sulla tolleranza, alcuni dei quali fu protagonista Sébastian Castellion che affermava che le autorità devono assolutamente astenersi dal punire gli eretici, in quanto nelle questioni dottrinali all’uomo è impossibile raggiungere la Verità. Solo dopo un secolo di spietate guerre di religione la sua proposta riuscì a trovare accoglienza sia presso le élite intellettuali sia presso le autorità dei vari Stati europei, cattolici e riformati. Nel Cinquecento però solo la Polonia praticava un regime di tolleranza. Questo fu possibile grazie al fatto che in questa remota terra il potere centrale era debolissimo e la popolazione esigua e i nobili delle varie regioni accettarono l’arrivo di chiunque fosse disponibile a stabilirsi del Paese e a contribuire alla sua prosperità.

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Autorità dello Stato.