venerdì 5 dicembre 2008

Salve a tutti! è un pò che non mi facevo vivo, vi chiedo scusa! e cercherò di farmi perdonare intrattenendovi con un argomento che io trovo particolarmente interessante. Oggi parliamo di ipertesto!. Molti di voi conosceranno sicuramente il significato di questa parola, soprattutto in ambito informatico, ma infomorfosi affronterà come sempre il tema da una prospettiva nuova, prendendo come punto di riferimento un libro intitolato Lo spazio dello scrivere di Jay David Bolter, che io stesso ho avuto modo di studiare e approfondire recentemente durante il mio percorso di studi, in particolare per l'esame di logica ipertestuale, del corso di laurea triennale in culture digitali e della comunicazione. Prima di iniziare a parlare dei contenuti del libro e delle riflessioni che l'autore pone, credo sia particolarmente utile chiarire il concetto di logica ipertestuale, capito questo!, ci sarà più facile comprendere le riflessioni e i concetti espressi da Bolter nel suo libro lo spazio dello scrivere. Che cos'è la logica ipertestuale? Dare una definizione di logica ipertestuale non è semplice, per fare ciò bisognerebbe chiarire prima il concetto di logica e successivamente quello di ipertesto. A livello generico possiamo definire la logica come la scienza del pensare a prescindere dai contenuti. Oppure, facendo riferimento ad Aristotele possiamo definirla come la struttura, la forma, il percorso che ogni processo o procedimento di pensiero deve avere, per essere valido. Esempio di logica Aristotelica. (fai clic sull'immagine per ingrandire) Volendo dunque azzardare una definizione vera e propria di logica ipertestuale possiamo dire che essa fa riferimento allo studio della struttura dei processi cognitivi che stanno alle spalle e alla base di un organizzazione di contenuti, di concetti, o come nel nostro caso di ipertesti. Da questa definizione deduciamo come emerga nell'ipertesto una logica di tipo associativo (simile a quella umana) e in parte paragonabile alla cultura orale ( dopo Bolter ci spiega perchè!). L'ipertesto infatti altro non è che un testo che và oltre il testo dotato di significati che a loro volta rimandano per associazione a un altro significato più ampio. Una delle espressioni più singolari che l'autore usa nel suo libro è " tarda maturità della stampa", espressione che egli usa per descrivere l'era moderna dei media elettronici e digitali. Ma perchè nominare, nell'era dell'ipertesto, una tecnologia precedente , che diventa sempre più obsoleta con lo sviluppo dei media elettronici? lo scopriremo piano piano leggendo i post seguenti. Riconfigurare la voce del testo e lo spazio dello scrivere: Bolter è convinto che l'ipertesto sia in gradi di riconfigurare la voce del testo, che cos'è la voce del testo vi starete chiedendo: nella tradizione classica e occidentale si immagina che un testo abbia una voce e parli al lettore. Un testo elettronico può frammentare la voce unica del testo e rivolgersi in diversi registri a diversi lettori. Un testo elettronico può soddisfare le esigenze di ogni utente come

se fosse su misura, grazie alle scelte che l'utente compie nel leggerlo. Ma Bolter tiene a sottolineare che la parola frammentazione non è sinonimo di disordine o di caos, ma piuttosto si trovano in uno stato di continua riorganizzazione. Anche lo stesso spazio di scrittura è per Bolter in continua riorganizzazione e riconfigurazione. Uno spazio di scrittura è prodotto dall'interazione tra fattori materiali, scelte e prassi culturali. Inoltre, ogni spazio di questo tipo dipende per il proprio significato dagli spazi che l'hanno preceduto e da quelli coevi con cui compete. Ad esempio, lo spazio del rotolo di papiro venne definito in relazione a precedenti forme di comunicazione orale e di scrittura su pietra o legno. Così come nel xv secolo il libro stampato si definì in relazione al codice manoscritto che mirava a sostituire. Lo spazio della scrittura elettronica consiste sia nello schermo del computer, sul quale è visualizzato, sia nelle sue memorie, nelle quali è immagazzinato. La nostra cultura ha scelto di tradurre queste tecnologie in uno spazio dello scrivere fluido, visivamente complesso e manipolabile da parte sia di chi scrive sia di chi legge. Comunque si scriva, su pietra o su argilla, su papiro o su carta, o su monitor è facile per lo scrivente finire col considerare la propria mente uno spazio di scrittura. L'evoluzione della scrittura come emancipazione progressiva: Con l'avvento dell'ipertesto si è avuto:

Emancipazione della parola dal contenuto - la parola tende ad avere una sua autonomia. "Ted Nelson", aggiungerà poi un nuovo potere a questa parola, facendola diventare attiva e chiamandola link. Emancipazione del contenuto dalla forma Liberazione del testo, dalla dimensione del tempo - spariscono tutti quei connettori tipo: poi; dunque, bensì, o meglio tutte quelle parole che danno un senso di continuità. L'isolamento del testo dallo spazio - acquista un importanza primaria il presente. In relazione a questo non è un caso che i primi supporti che sono stati pensati come ipertesto, sono stati le enciclopedie, dove non esisteva un filo narrativo. L'emancipazione della forma grafica dal significato: le parole possono essere parole chiave o concetti - se viene vista come concetto, fa riferimento a un significato preciso. Se invece viene vista come parola chiave, è semplicemente una chiave di classificazione che serve ai motori di ricerca, quindi non fa riferimento al concetto, ma all'insieme grafico dei caratteri.

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La scrittura nella tarda maturità della stampa

La rivisitazione dell'oralità: Bolter sostiene che oggi ci troviamo in una fase che lui chiama tarda maturità della stampa, poiché, sostiene l'autore, anche oggi, nonostante l'avvento della scrittura elettronica, non abbiamo ancora superato la fase del testo fisso inteso come codice, affermando che ogni nuova tecnologia è un'evoluzione di quelle precedenti (passato e futuro sono legati) come una sorta di continuo remix, o come la chiama Bolter, RI-Mediazione, la scrittura elettronica non sarebbe altro che una rimediazione della tecnologia precedente ossia la stampa a caratteri mobili. (approfondiremo il concetto di ri-mediazione in un secondo momento). L'autore, nel suo libro lo "spazio dello scrivere" , nell'esaminare i vantaggi , svantaggi e caratteristiche dell'ipertesto, propone una rivisitazione della cultura orale, e in particolare della forma dialogica, trovando dei punti in comune, tra cultura scritta e cultura orale, nonostante oggi si tende a contrapporle. Se riflettiamo bene infatti la cultura orale conserva le sue caratteristiche più importanti proprio nell'ipertesto e cioè:
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Dinamicità Flessibilità Riconfigurabilità Evoluzione del testo

Ma l'anello mancante, che congiunge oralità e scrittura è senza dubbio la logica associativa. In questa rivisitazione dell'oralità, Bolter, esamina, per poi porre come esempio i cosiddetti dialoghi platonici: I dialogo Platonico tende a conciliare la permanenza dello scritto con la duttilità della conversazione. Ogni dialogo è la ricostruzione di una discussione filosofica. Per Platone tale discussione doveva essere viva, capace di volgersi in ogni direzione per affrontare un problema; e il dialogo sembrava possedere queste caratteristiche. In questo senso Platone, adotta un approccio ipertestuale perché rinuncia, in parte, al controllo del testo, limitandosi a riferire le conversazioni tra Socrate e i suoi discepoli, nella speranza che questa rinuncia gli avrebbe permesso un controllo più sofisticato dell'esperienza del lettore. Quindi maggiore interazione, rinunciando sebbene in minima parte alla linearità del testo. Nonostante questa visione interessante che Bolter ci propone, nello stesso tempo ci fa notare alcune differenze importanti tra chi ascolta e chi legge , o meglio tra lettore e ascoltatore:

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L'ascoltatore si limita a lasciare che le parole lo raggiungano mentre il lettore deve far scorrere le parole. Poiché leggere vuol dire attivare elementi verbali nel tempo. è più difficile ingannare il lettore che l'ascoltatore, perché il lettore può interrompersi in ogni momento, riflettere e verificare il contenuto di parti precedenti del testo. Il concetto di ri-mediazione:

Abbiamo detto che Bolter, nel suo libro "Lo spazio dello scrivere" afferma che ogni tecnologia è un evoluzione di quella precedente, un concetto che egli chiama principio di Ri-mediazione. Ma che cos'è la Ri-mediazione? In Europa occidentale il passaggio dal codice al libro a stampa fu un ulteriore riconfigurazione, alla quale ultima in ordine di tempo - si aggiunge ora quella legata alla scrittura elettronica. Ciascuna di questa transizioni può essere chiamata Ri-mediazione. Nel senso che un medium nuovo prende il posto del medium in uso, ereditando e insieme riorganizzando le caratteristiche di scrittura del vecchio medium e riformando il suo spazio culturale. La ri-nediazione è una fase di competizione culturale tra due o più tecnologie della comunicazione. In questo senso possiamo dire che ogni tecnologia è nello stesso tempo un omaggio ma anche un oltraggio a quella precedente. Ad esempio il world wide web, è il frutto dell'assimilazione e Rimediazione di quasi tutti i precedenti media visivi e testuali, (tv, radio , cinema, stampa). Novità e tradizione nell'ipertesto: La scrittura elettronica e l'ipertesto possono essere sia tradizionali che rivoluzionari, perchè il processo di RI-mediazione deve tenere conto sia della loro relazione con la stampa sia della loro autonomia da questa. L'ipertesto infatti, usa il linguaggio stampato come oggetto di Ri-mediazione. Valutiamo l'ipertesto in base a centinaia di anni di familiarità con la stampa. In questa tarda maturità della stampa le due tecnologie continueranno ad avere bisogno l'una dell'altra. La prima rappresenta la tradizione dalla quale la seconda ancora dipende, mentre la scrittura elettronica costituisce il superamento della stampa. Ri-mediazione a ritroso: Sebbene anche un libro possa contenere immagini, esso ha quasi sempre regalato in posizione marginale e sussidiaria il materiale iconografico. Al contrario, nel www le immagini hanno spesso il predominio. Da questo punto di vista possiamo affermare che il web è una ri-mediazione delle altre tecnologie visive precedenti (fotografia, tv e cinema). La tarda maturità della stampa è una fase più visiva che linguistica. Ma cosa sta accadendo in tale contesto, alla tecnologia della stampa e al testo scritto? Sta accadendo che si sta assistendo a un processo di "ri-mediazione simmetrica" cioè le tecnologie meno recenti ri-mediano a loro volta quelle più recenti. Nel xx secolo infatti, la tecnologia digitale ha riconfigurato la prassi della stampa: la stampa digitale sembra propizia al pluralismo delle forme e dei contenuti. Il computer colloca i procedimenti della stampa alla portata anche di piccoli gruppi, e perfino dei singoli. La ri-mediazione si esprime in due modi: libri stampati, riviste e giornali stanno cambiando visivamente e tipograficamente e si stanno dotando di una grafica pià elaborata; lo stesso testo scritto si sta trasformando, dovendo rispecchiare la potenza culturale dell'immagine e cercare di tenerle testa. Quindi i media vecchi e quelli nuovi non fanno altro che ri-mediarsi a vicenda. Ipermediatezza e trasparenza: A partire dal rinascimento, la nostra cultura ha coltivato due attese opposte nei confronti dei media visivi: da un lato la trasparenza del'oggetto che vede il medium come una finestra (es. pittura prospettica). In occidente artisti e fruitori di media visivi hanno generalmente guardato alla pittura prospettica, alla fotografia, alla realtà virtuale, al cinema, come media trasparenti. D'altra parte non sempre artisti e fruitori desiderano che il medium si renda invisibile. A volte

desiderano essere consapevoli anche del medium,e perfino percepire il medium più ancora del contenuto che trasmette, in questo caso diremo, che essi mirano all'ipermediatezza. tra i nuovi media digitali. il www è quello più spesso caratterizzato dall'ipermediatezza. Il lavoro di ri-mediazione in qualunque medium si fonda dunque, su due strategie apparentemente contrapposte (immediatezza e trasparenza): A volte l'artista cerca di cancellare nel proprio lavoro le tracce del medium precedente e di convincerci che l'opera realizzata nel nuovo medium offre una rappresentazione molto più diretta del mondo. Altre volte, il medium precedente è rievocato e perfino posto in primo piano. La prima strategia è quella dell'immediatezza trasparente, la seconda dell'ipermediatezza. Con ipertesti e ipermedia, le oscillazioni tra guardare e guardare attraverso, tra trasparenza e ipermediatezza appunto, diventano una caratteristica importante e decisiva del moderno spazio dello scrivere. Scrivere il sè e scrivere come analisi: Se la tecnologia dello scrivere ha sempre avuto una qualità riflessiva, permettendo agli scrittori di vedere se stessi in ciò che scrivevano. I popoli alfabetizzati giunsero a guardare alle loro tecnologie di scrittura come una metafora del pensiero, ma anche come alla sua principale concretizzazione. La mente diventa una superficie di scrittura e il pensiero l'attività di scrivere su tale superficie. Le tecnologie dello scrivere partecipano alla nostra continua ridefinizione culturale del sè, della conoscenza e dell'esperienza. I nuovi media dipendono da precedenti definizioni del sè incorporate in precedenti media. Scrivere quindi è anche un processo di analisi. Lo studioso Walter Ong ha sostenuto che lo scrivere sia una rappresentazione e un estensione del naturale processo di pensiero. Elenca una serie di caratteristiche che differenziano la mente orale da quella alfabetizzata. Quest'ultima sarebbe analitica, l'altra aggregativa. La mente alfabetizzata sarebbe obiettiva, mentre quella orale non potrebbe staccarsi dal proprio contesto. La scrittura ha quindi facilitato, la scoperta delle relazioni logiche e la subordinazione di un'idea a un'altra. Inoltre le forme di rimediazione elettronica ci danno la possibilità di ridefinire gli ideali culturali ereditati dalla comunicazione stampata. Una di queste è il venir meno alla distinzione tra letteratura d'elite e popolare. In più, la scrittura elettronica è più varia e democratica, perchè diversamente dalla stampa permette la diffusione dei testi senza l'intervento dell'autorità. Ogni particolare tecnologia dello scrivere,a partire dal rotolo di papiro, fino ad arrivare alla video scrittura è stata usata per definire una relazione di volta in volta diversa tra la parola scritta e l'identità dello scrittore. I nuovi media dipendono da precedenti definizioni del sè incorporate nella stampa e in precedenti media visivi; il sè elettronico è una versione ri-mediata del sè stampato, cinematografico e televisivo. Per molte persone, la scrittura elettronica è avviata a diventare uno spazio più autentico e appropriato della stampa per l'iscrizione del sè. Nei decenni passati, la metafora della scrittura elettronica è stata pplicata a due visioni molto diverse della mente e del sè. La prima versione della metafora trattava l'ipertesto come iscrizione del pensiero razionale, addirittura cartesiano. La tesi implicita era che l'ipertesto potesse meglio rappresentare la mente razionale o facilitare i suoi processi associativi. Mentre la stampa mascherava queste qualità naturali del pensiero, l'ipertesto le rendeva trasparenti. La seconda versione, ora prevalente, non è interessata alla scrittura elettronica in quanto strumento di pensiero razionale, ma come riflesso dell'identità post-moderna, che appare frammentata e in perpetuo cambiamento. Il carattere riflessivo della scrittura è così sottolineato: scriviamo sia per esprimere, sia per scoprire e condividere ciò che siamo, e nell'età post-moderna la nostra identità scritta è come l'ipertesto, dinamica, flessibile e contingente. L'èkphrasis: Nella retorica antica, la capacità del testo scritto di riprodurre esperienze sensoriali era chiamato èkphrasis: esso vuole dimostrare che si possono descrivere scene vivide con le parole. Con i media digitali è possibile un èkphrasis alla rovescia, dove le immagini e le animazioni tendono a surrogare le parole. Questi due procedimenti sono manifestazioni di quello che Krieger chiama desiderio del segno naturale. Ed è proprio questo ingenuo desiderio a indurci a preferire

l'immediatezza dell'immagine alla mediazione del codice, mentre cerchiamo un referente reale, che renderebbe trasparente il segno. Da questo punto di vista ci accorgiamo che ancora una volta i media elettronici ri-mediano delle tecnologie precedenti come la pittografia - caratterizzata proprio dall'immediatezza. Oggi infatti si parla di pittografia elettronica - un testo elettronico può prsentarsi come un insieme di segni alfabetici misti a elementi grafici, che hanno l'aspetto di un ufficio ben organizzato, dove i file da eliminare vanno in un metaforico cestino. Pubblicato da Tommy a 8.02 Etichette: Logica ipertestuale 0 commenti Link a questo post

Scrittura elettronica: sostenitori e scettici
Gli entusiasti della tecnologia elettronica non sono ambivalenti e talvolta predicano la fine del libro, come ha fatto "Raymond Kurzweil". Egli sostiene che i libri elettronici, grazie alle immagini in movimento, in grado di interagire con l'utente, la possibilità di accedere a quantità sempre più vaste di materiale ecc.. renderà obsoleto il libro. Qualche volta gli entusiasti giungono a ignorare del tutto la stampa, immaginando un' epoca di comunicazione elettronica pura e trasparente, caratterizzata dall'audio, video, interattività e perfino da reti di comunicazione al livello della realtà virtuale. Altri fantasticano di classi in cui i libri di testo sono sostituiti da ambienti virtuali per l'apprendimento, in cui gli studenti in quanto telepresenze, possono vedere, ascoltare, toccare, e forse un giorno perfino odorare e gustare. D'altra parte invece una scrittrice di nome E. Annie Proulx esclude che si possa leggere un romanzo su un fastidioso videoterminale. Dà per scontato che il genere romanzo, nato e cresciuto nell'epoca della stampa, continuerà a esistere in forma lineare, onde concludere che un monitor è inadatto alla fruizione di questa forma. In altre parole ella non prende sulserio la sfida che i nuovi media elettronici potrebbero rappresentare anche sul piano della struttura dei testi, narrativi e non. Tra le questioni che appassionano sia i fautori sia i detrattori della scrittura elettronica, figurano le seguenti:
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Qual'è la natura della sfida dei media digitali alla stampa? I media digitali sostituiranno la stampa? L'avvento del computer annuncia una rivoluzione della scrittura o si tratta di un cambiamento di portata limitata?

Dobbiamo chiederci se i testi alfabetici possono davvero competere con le esperienze sensoriali visive e uditive dei media digitali, e se la scrittura stessa dovrà rinegoziare il suo status culturale. Sè verrà meno il predominio della scrittura in campo culturale, cosa ne sarà del prestigio dei libri, che vivono di scrittura? forse il lubro tradizionale sopravviverà come spazio testuale esclusivamente verbale e sarà proprio per questo, culturalmente emarginato. Coloro che dichiarano che il libro non sarà mai sostituito da computer sottolineano i suoi pregi concreti:
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IL libro è trasportabile Economico Facile da leggere Non ingombrante Non dipendente da una fonte di elettricità

In effetti come superficie di lettura lo schermo del computer è meno confortevole di una pagina stampata, cosìcchè leggere a lungo comporta stress oculare. Stando a queste affermazioni il punto di forza del libro sarebbe la fruibilità anche se non è difficile immaginare dispositivi elettronici con le medesime caratteristiche.

I fan dell'ipertesto sostengono che siccome pensiamo in modo associativo, l'ipertesto ci permette di scrivere nello stesso modo in cui pensiemo. Mentre i sostenitori della stampa sostengono che la linearità rispecchia la vera natura del pensiero, quindi il libro tradizionale è più vicino alla natura, perchè può essere usato all'aperto e in luoghi dove l'uso del computer è difficile. Inoltre mettono in discussione l'interattività: permettere al lettore di scegliere dei collegamenti dà solo l'illusione di un controllo, che in realtà egli è lontano dal possedere. Imponendo dei collegamenti predeterminati , l'autore toglie al lettore la possibilità di seguire la propria associazione di idee. Tuttavia stando al principio di ri-mediazione, l'ipertesto ammette il proprio debito verso le forme rivali. Ma ciò che i sostenitori della scrittura elettronica tendono a sottolineare è che l'ipertesto non è solo un prodotto ma un vero e proprio processo mentale.