Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo

Edizione 2011

Le foto presenti in questa pubblicazione sono state gentilmente concesse dall’agenzia ANSA.

Indice
Prefazione GIORGIA MELONI, Ministro della Gioventù ANGELINO ALFANO, Ministro della Giustizia Un patrimonio per i giovani MANFREDI BORSELLINO Introduzione alla seconda edizione STEFANO AMORE, Magistrato, Consigliere del Ministro della Gioventù Giovanni e Paolo GIOVANNI MINOLI, Direttore di Rai Educational Il mestiere di giudice, il mestiere del politico Intervista a CLAUDIO MARTELLI Il metodo Falcone ALESSANDRO PANSA, Prefetto Un boato 19 anni fa IGNAZIO DE FRANCISCI, Procuratore aggiunto di Palermo Una stagione particolare CATERINA CHINNICI, Magistrato, Assessore della Regione Sicilia Ricordo di Francesca Morvillo MARIA TERESA AMBROSINI, Avvocato generale presso la Procura della Corte di Appello di Palermo

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le loro idee camminano sulle nostre gambe MAGDA GUARNACCIA. Studente della Scuola Media Statale “F. Magistrato del Tribunale di Treviso Non li avete uccisi. Magistrato Ordinario in tirocinio Una speranza per i giovani ALESSANDRO PETRONZI. Magistrato Ordinario in tirocinio Sono morti per noi GIOELE DAVÌ. è morto!” FRANCESCO CRESCIMANNO. Risio” 51 55 63 67 71 . Avvocato del Foro di Palermo Poter fare qualcosa per gli altri ELISA FAZZINI.Una voce urlante: “è morto.

Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo .

donne. Dalla parte di Paolo Borsellino si combatte oggi. Tutti noi. per l’atto di impegno civile che stanno compiendo in questo momento. dall’ingiustizia. Non serve fare il magistrato antimafia per servire la causa di Paolo Borsellino. dalla parte di quei vili senza onore che opprimono il nostro popolo. La politica deve usare le sue stesse parole. Dalla parte di Paolo Borsellino. si ama la bellezza di una esistenza libera dalla violenza criminale che diventa prassi quotidiana. desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a riempire di ricordi. Non si potrà chiedergli di non recarsi da sua madre. anzi più di qualunque altro. Poi voglio ringraziare coloro che lo stanno leggendo. Ogni giorno della nostra vita siamo chiamati a scegliere a quale parte del campo di battaglia appartenere. in qualunque città viviamo. sono trascorsi. e tornare indietro non si può. anche se lui non c’è più. almeno quel giorno. che si chiami mafia o camorra. Il nemico è lo stesso. siamo chiamati ad una scelta di parte: o di qua. per la loro curiosità. su ogni pezzettino della nostra nazione per veder trionfare la giustizia in ogni ambito sociale. perché si tratta di un giuramento verso coloro che rappresenta.Il profumo della libertà Il profumo della libertà Prima di qualunque considerazione. mentre spiega agli studenti italiani le ragioni di una lotta che è di tutti e non di uno solo o di pochi. qualunque età abbiamo. Dalla parte di Paolo Borsellino si ama la libertà. Non si potrà fermare quella strage. a quale visione del mondo aderire. vite. come tutti i giorni. il nemico è rappresentato da coloro che antepongono il proprio interesse a quello della propria gente e per questo sono pronti a schiacciare regole. uomini. Anche chi fa politica deve fare la sua parte. da diversi anni. qualunque lavoro facciamo. Non si potrà ascoltarlo. dall’estorsione. Diceva Borsellino: “A fine mese. quando ricevo lo stipendio. ma si potrà fare qualcos’altro che renda onore alla sua vita e alla sua morte: schierarsi dalla sua parte. verso coloro che hanno donato tutto di sé stessi per il nostro destino in comune. di Giovanni Falcone. un’ultima volta ancora. dalla parte di Paolo. specialmente se ancora giovani. dei loro agenti di scorta e di tutti i martiri nella lotta alla mafia si ama l’Italia. o di là. diritti. speranze questo libro. libera dalla droga. faccio l’esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato”. libera dallo sfruttamento vigliacco di molti da parte di pochi. dalla corruzione. riflessioni. Molti anni. 9 .

Certe volte si confonde la legalità con la difesa dello stato. pochi mesi dopo quella di Giovanni Falcone. non solo in Campania o in Calabria o in Sicilia. la sua libertà di vivere senza paura. Di più. Molte volte. ma nascosti. fu la morte di Paolo Borsellino. C’è un pensiero straordinario usato da Paolo Borsellino. di un sistema che ti obbliga a pagare le tasse. Ricordo ancora la rabbia provata nel vedere quelle immagini in tv. Ma questo vale dappertutto. Non potremo far nulla per impedire quella strage infame. non ultimo il suo impegno politico giovanile presso l’università di Palermo. La corruzione non ha mai portato sviluppo.Il profumo della libertà Sono molte le ragioni per cui mi è caro Paolo Borsellino. oppure ti costringe alla disoccupazione. Per spezzare il circolo vizioso che alimenta la mafia bisogna conquistare il cuore di coloro che vivono all’interno dell’area infestata. Bisogna rappresentare i nostri nemici per quello che sono: pochi criminali senza alcuna dignità che schiacciano con la violenza il diritto di una popolazione a vivere nella libertà il proprio presente. All’ombra della legalità migliora sensibilmente la qualità della vita e cresce la fiducia nel futuro. sarà come togliere l’acqua dal mare con un cucchiaino perché ci sarà sempre qualcun altro pronto a prendere il posto del criminale appena arrestato. Se la lotta alla criminalità organizzata resta confinata al piano militare. è l’unico strumento che favorisce il progresso e garantisce il benessere. Ma in realtà la legalità è l’unico strumento che difende la gente comune. a centinaia di metri dall’esplosione. al sicuro. che ti fa la multa se vai sul motorino senza casco. a fare la raccolta differenziata dei rifiuti. ad andare a scuola. ma ricordo bene anche l’amore verso quel popolo in lacrime che piangeva i suoi eroi caduti in quel vile attentato. quale fosse stata la scintilla che a 15 anni ha acceso una passione civile nel mio cuore. a pagare il biglietto sull’autobus. in ogni ambito del quotidiano e del territorio. Quando un fenomeno criminale come la mafia o la camorra o la criminalità organizzata si radica nell’immaginario collettivo. mi è stato chiesto il motivo del mio impegno politico. serve una campagna di contrasto dal punto di vista culturale. Inermi non si poteva più stare. se non qualche volta un suo indigeribile surrogato che puzza di morte e terrore. Fu quel sacrificio. né la criminalità organizzata ha mai garantito la giustizia. soprattutto negli ultimi mesi. mentre parlava con gli studenti di una scuola. ma possiamo far crescere dentro di noi la stessa utile rabbia di allora ed annunciare a tutti che restiamo schierati dalla stessa parte di allora. relegandoti ai confini di una vita che si vorrebbe piena di fama e ricchezza. non si poteva più restare ignavi di fronte alla criminale arroganza di quegli uomini senza onore neppure capaci di affrontare Paolo e la sua scorta a viso aperto. pochi giorni prima di essere ucciso: “La lotta alla mafia dev’essere 10 . al fianco di Paolo Borsellino.

Buona lettura. Giorgia Meloni Ministro della Gioventù 11 .Il profumo della libertà innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale. dell’indifferenza. giovane italiano. della contiguità e quindi della complicità”.

ne continuano l’opera. dal 23 maggio al 19 luglio. Oggi.ha fatto per la prima volta crollare i miti dell’omertà e dell’impunità dei mafiosi. per coltivare la memoria ed il ricordo di quei giorni. In questo senso e sotto questo profilo ben possiamo dire che la mafia ha totalmente mancato i suoi obiettivi ed oggi è. con lo sterminio sistematico di troppi protagonisti di quell’epoca concluso. di quell’annus orribilis l’Italia tutta e il mondo intero assistevano attoniti a due veri e propri atti di guerra contro lo Stato da parte della più potente organizzazione criminale siciliana (“cosa nostra”) all’evidenza intenzionata. a chiudere i conti contro due simboli della lotta antimafia. ancora oggi. Da qui la risposta furente e rabbiosa. proponendo nuove forme di organizzazione dell’azione di contrasto alla criminalità organizzata che. con il massimo del clamore possibile. fuori da ogni retorica. unitamente agli uomini delle loro scorte. protagonisti di un nuovo modo. costituiscono l’asse portante di modelli operativi tuttora in vigore.Il profumo della libertà Idee che nessuno riuscirà mai ad uccidere Le terribili stragi del 1992 hanno segnato un punto di svolta nella storia dell’Italia intera in un momento politico di grandi difficoltà ed incertezze. meglio di chiunque altro . finalmente vincente ed efficace. dopo la definitiva conferma in Cassazione delle condanne inflitte nel primo maxi processo di Palermo. di condurre e portare a termine le indagini.e proprio grazie alla diretta esperienza e comprensione delle “cose” siciliane . con le stragi di Capaci e Via D’Amelio.insieme alla moglie Francesca Morvillo (valente magistrato anch’essa) – e di Paolo Borsellino. è cosa certa che quel fiume di sangue. Ed il fatto che si trattasse di due giudici siciliani rendeva ancor più clamorosa e significativa l’uccisione di Giovanni Falcone . coraggio e sempre maggiore efficacia. In quell’epoca la Sicilia ha saputo trovare al suo interno una motivata pattuglia di giudici e di valenti investigatori che. di certo. Alcuni di questi uomini delle istituzioni hanno voluto ricordare quei terribili eventi offrendo il loro contributo a questo importante volume celebrativo. non è bastato a mutare il corso delle cose. ove altissimo è stato il contributo pagato dai siciliani migliori. trasmettendo alle generazioni future anche piccoli particolari di vita quotidiana e ricordi personali che sono assai utili a sottolineare la normalità e la straor- 12 . non è valso ad impedire che le buone idee di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino continuassero a camminare sulle gambe di altri uomini che con passione. In meno di due mesi. meno baldanzosa e tracotante di allora.

Questi uomini confermano tutti i giorni che lo spirito di servizio ed il senso dello Stato. idee che hanno cambiato le procedure e l’organizzazione dello Stato. la risposta dello Stato all’aggressione della criminalità organizzata è più strutturata ed efficiente. idee che hanno cambiato. in una parola. la mafia siciliana è meno onnipotente ed ancor meno misteriosa di quanto non fosse sino alla seconda metà degli anni ’80. anche grazie alla creazione della Procura nazionale Antimafia. le recenti riforme in materia di rafforzamento del carcere duro per i mafiosi e in materia di aggressione ai grandi patrimoni accumulati dalla criminalità organizzata consentono di ottenere risultati di gran lunga più efficienti rispetto anche al più recente passato. lo scetticismo e la sensibilità del popolo siciliano. hanno cambiato in meglio il volto della Sicilia e la Storia del nostro Paese.Il profumo della libertà dinaria serenità con la quale sia Falcone che Borsellino. che animava Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. hanno affrontato il loro destino. anche grazie al metodo di lavoro in pool. idee che hanno cambiato la storia dei processi di mafia. Certo. definitivamente. Certo. delle Direzioni Distrettuali Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia. Ed è per questo che il profumo della libertà che si coglie in queste pagine è ancor più intenso che nel passato e renderà ai nostri giovani più semplice rifiutare quello che Paolo Borsellino efficacemente definì il puzzo del compromesso morale. oggi. Certo. tutte strutture figlie di quell’antesignana e rivoluzionaria esperienza. è rimasto inalterato ed è diventato esperienza e patrimonio comune nella consapevolezza che nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata – come lo stesso Falcone ha spesso ripetuto – non serve esigere da inermi cittadini gesti di inutile eroismo ma è necessario che lo Stato impieghi in questa battaglia gli uomini migliori delle istituzioni. Ma questo profumo di libertà serve anche a ricordare ai più giovani che tutto questo si è reso possibile anche grazie al sacrificio ed al patrimonio di idee e di cultura giuridica e sociale elaborato da quegli uomini: idee che hanno cambiato le tecniche investigative. inventato dal nulla presso l’allora Ufficio Istruzione di Palermo. idee che nessuno riuscirà mai ad uccidere. Angelino Alfano Ministro della Giustizia 13 . della contiguità e quindi della complicità. trasformando le consuete assoluzioni per insufficienza di prove in severe ed irrevocabili sentenze di condanna. con piena consapevolezza. Molti altri hanno offerto e continuano ad offrire il loro contributo – non meno importante – attraverso il lavoro silenzioso ed il costante impegno per far si che l’analisi profetica di Giovanni Falcone sulla naturale evoluzione e la fine di Cosa Nostra possa trovare definitiva conferma in tempi quanto più possibile brevi. oggi. oggi. dell’indifferenza. idee che.

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per la famiglia e “permeati” da quegli ideali di giustizia per i quali mio padre. fissate un obiettivo e fatelo vostro. non c’è di meglio nella vita che realizzarsi nel proprio lavoro e crescere i propri figli lasciando loro i patrimoni “morali” ereditati dai nostri padri. Manfredi Borsellino 15 . si è sacrificato. a tracciarne un ricordo per i tanti giovani a cui Lei ha voluto dedicare questo volume. il bene più prezioso che il Signore ci può donare. benché avessero pochi anni di vita in quel lontano ed infausto luglio del 1992. rendendo ogni giorno vivo il suo ricordo. hanno “idealizzato” Paolo Borsellino. cresciuti come me nella fede. ma ciò che oggi per me conta più di ogni altra cosa è l'omaggio alla memoria di mio padre che anche con questo libro gli avete voluto tributare “per non dimenticare” . consapevole che moltissimi di loro. Mio padre mi diceva: non ti lascerò patrimoni o ricchezze. nell'amore per la Patria (termine questo sempre più in disuso). A questi giovani io voglio dire: non guardatevi indietro. sono e voglio rimanere un umile “servitore dello Stato”. sembra che lo scenario in cui è maturata la decisione di assassinare mio padre possa schiarirsi da un momento all’altro grazie a nuove collaborazioni ed a particolari forse trascurati dagli investigatori in passato. giovani cui peraltro mi sento particolarmente legato. uomo dello Stato. ma una grande “eredità morale” unita ad un archivio attraverso il quale potrai raccontare e far conoscere il “nonno” ai tuoi figli.come Lei ha scritto “il significato prezioso del suo messaggio ai giovani siciliani e italiani”. Vorrei idealmente abbracciarli tutti. È un momento storico particolare. Non mi sento ancora pronto.Il profumo della libertà Un patrimonio per i giovani Caro Ministro. sia sotto il profilo umano che sotto l'aspetto della “comunanza” di valori. sebbene siano trascorsi molti anni dalla morte di mio padre. sono veramente lieto dell’iniziativa da Lei assunta di raccogliere in questo volume una serie di testimonianze e ricordi di mio padre e di Giovanni Falcone.

Eppure non si tratta di un’opera letteraria. questa volta: Claudio Martelli. anche lei magistrato. delle nuove generazioni e ha permesso a tutti di avere un esempio luminoso di quella che è l’Italia a cui la gente comune. Brevi schizzi o ricordi di chi li ha conosciuti da vicino. risultando il volume più scaricato su IPAD nel 2010. e soprattutto i giovani. Il libro non ha circolato. ne ha voluto seguire l’esempio. Per questa ragione. l’avvocato Francesco Crescimanno. il Prefetto Alessandro Pansa. giunto ora alla sua seconda edizione e dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A raccontare Falcone. Giovanni Minoli. il Ministro della Gioventù ha deciso di far pubblicare una seconda edizione del volume che. “Il profumo della libertà”. Maria Teresa Ambrosini. solo nel tradizionale formato cartaceo. ponendosi in continuità con quella precedente. troppo spesso fraintesa e sottovalutata. e quanto sia viva la loro memoria nel nostro paese. Caterina Chinnici. all’epoca Ministro Guardasigilli.Il profumo della libertà Introduzione alla seconda edizione Vitaliano Brancati sosteneva che ciascuno ha sotto il braccio il libro che si merita. peraltro. siano entrati a far parte della loro cultura. è finito. figlia di Rocco. e il successo del libro ne è la prova. nei loro atteggiamenti quotidiani e nel loro tanto amato lavoro. rimaste immutate. attraverso le prefazioni. Questo piccolo volume. Ha forgiato. sotto il braccio di molti giovani. potesse avere però nuovi e diversi contenuti. effettivamente. il Procuratore aggiunto di Palermo. di un romanzo avvincente. Borsellino e Francesca Morvillo sono stati. ma è stato diffuso anche su internet. che il dialogo tra Borsellino. Certo è. ma soltanto di una raccolta di scritti che hanno lo scopo di raccontare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. pur non avendoli mai incontrati. E poi 16 . magari decidendo di intraprendere la difficile professione del magistrato. che hanno così dimostrato quanto questi due magistrati. attualmente Assessore della Regione Sicilia. per assecondare questo interesse e diffondere sempre di più tra i giovani il fresco profumo della libertà. Ignazio De Francisci. morale e culturale. aspirano. lavorandoci fianco a fianco. Falcone e Borsellino. evocato con tanta poetica bellezza da Paolo Borsellino. anzi. o di chi. Falcone e i giovani italiani non si è mai interrotto. l’Avvocato generale di Palermo. così. l’identità.

Stefano Amore Magistrato. che avrebbero potuto essere proprio quelli di Falcone o di Borsellino. capace di farci ribellare ad una società che non ci soddisfa più. con un tratto di penna e la passione delle idee.Il profumo della libertà tre giovani magistrati. della Scuola Media statale “Francesco Riso”. ad una società troppo corrotta e immersa nel sangue di uomini onesti”. di Isola delle Femmine. scrive alcune parole che dovrebbero farci riflettere: “Esiste solo un mezzo per combattere la mafia: la cultura. e un ancor più giovane studente. Consigliere del Ministro della Gioventù 17 . Proprio Gioele Davì. la violenza e il degrado morale possano essere spazzati via. Elisa Fazzini. pensieri. È un esempio di come la mafia. in un’età che si potrebbe immaginare ancora permeata solo di passioni sportive e confinata nel paradiso della spensieratezza e dei giochi. Gioele Davì. Alessandro Petronzi e Magda Guarnaccia. dalle nuove generazioni. Da un ragazzo di tredici anni ci vengono considerazioni.

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ma prima del lavoro certosino svolto da Falcone. Borsellino a sua volta gli si avvicina per ascoltare meglio. Il livello superiore . Ne coglie l’anima. Grazie alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta e di altri pentiti. La struttura piramidale basata sulle “decine” composte di dieci “soldati semplici” che fanno capo alle “famiglie”. La loro orrenda morte li ha uniti per sempre nella nostra memoria. non rappresenta due magistrati. tutte scrupolosamente riscontrate. che scherzano con abituale familiarità. Ma in quella foto c’è di più. Falcone si piega leggermente a sinistra per parlare al collega. la Corte d’assise di Palermo diede ragione all’accusa pronunciando verdetti di colpevolezza per oltre 300 mafiosi per un totale di 19 ergastoli e 2665 anni di carcere. Per il sorriso luminoso e travolgente di Paolo Borsellino. l’organismo composto dai capi di ciascun mandamento che guida “cosa nostra” in ogni provincia. Per lo sguardo ironico a tratti beffardo di Giovanni Falcone. C’è qualcosa che colpisce il nostro immaginario collettivo e che l’ha resa una vera e propria icona moderna. di Falcone senza Borsellino. Borsellino e gli altri magistrati del pool antimafia. ne rappresenta la forza tranquilla. l’unità indissolubile. E allora è giusto ricordarli anche per la loro vita. Il 16 dicembre 1987. Oggi possono sembrare notizie scontate. Oggi è impossibile parlare di Giovanni senza Paolo. I loro volti sono sereni e spensierati come due amici che si scambiano confidenze. Dopo diversi gradi di giudizio l’impianto accusatorio sarà poi confermato dalla Cas- 19 . E al vertice la Commissione. o cupola.Il profumo della libertà Giovanni e Paolo C’è una foto di Falcone e Borsellino che tutti conosciamo. E soprattutto perché la loro unione è stata anche uno degli elementi fondamentali della loro vita. guidate da un boss eletto. Quella è la foto di Giovanni e Paolo. I due magistrati sono seduti uno accanto all’altro al tavolo di un convegno. l’organizzazione della mafia era un vero e proprio mistero. Quell’immagine non ritrae soltanto Falcone e Borsellino. dopo quasi due anni dall’inizio del dibattimento. un successo senza precedenti. due eroi della lotta alla mafia. A cominciare dal maxiprocesso. Falcone e Borsellino hanno svelato per la prima volta l’organizzazione di “cosa nostra”. quello dei “mandamenti” formati da tre o più famiglie di territori limitrofi. Una svolta storica nella lotta alla mafia.

pochi mesi prima delle stragi di Capaci e Via D’amelio. Il metodo introduce importanti novità anche grazie all’attenzione posta da Falcone alla dimensione internazionale dei reati compiuti da “cosa nostra” da cui scaturirono numerose collaborazioni con investigatori di altri paesi. Accuse false che sono servite ai suoi detrattori per sbarrare la sua carriera ogni volta che doveva fare un balzo in avanti. Ancora oggi in Italia e nel resto del mondo che ha a che fare con la criminalità organizzata. Infine l’intuizione forse più felice sintetizzata da una frase che Falcone amava ripetere a proposito delle indagini sui traffici di stupefacenti: “La droga può anche non lasciare tracce.Il profumo della libertà sazione proprio nel gennaio del ’92. insieme a coetanei che sarebbero diventati boss e gregari di “cosa nostra”. poi al Csm. ma la realtà è stata un’altra. Innanzitutto il lavoro in pool basato su una semplice considerazione: le informazioni su ogni singola indagine possono produrre risultati migliori se messe a confronto con quelle di altre indagini. Per i valori 20 . il paese li ha celebrati come due eroi. infine alla Superprocura Antimafia. insomma. Anche per questo erano riusciti per primi a far parlare i pentiti che avevano consentito numerosi successi. Dopo il loro sacrificio. Giovanni Falcone ha subito l’ostilità di politici e magistrati. ma che allora furono una vera e propria rivoluzione. sempre verificate con assoluta pignoleria. Una vera e propria filosofia d’indagine basata sull’attenzione ai documenti finanziari agli scambi di assegni alle impronte che il denaro lasciava dietro di se e che ha caratterizzato il metodo di lavoro di Falcone. Insomma combattevano un mondo che conoscevano perfettamente. un quartiere storico del centro di Palermo. Con il clamoroso risultato del maxiprocesso. Sapevano decifrare il linguaggio mafioso. Falcone e Borsellino siglarono probabilmente la loro condanna a morte. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono due italiani che più di altri vanno ricordati. di tenere nei cassetti le indagini su personaggi politici. Un sistema d’indagine basato su poche regole che oggi sembrano di semplice buon senso. nell’anno del centocinquantesimo anniversario della nascita dell’Italia. E lo stesso Paolo Borsellino incontrò difficoltà analoghe seppure meno clamorose. Oggi. da ogni parte sono spuntati amici che loro stessi ignoravano di avere. Erano cresciuti alla Kalsa. Borsellino e degli altri magistrati del pool. decrittare allusioni e comportamenti. Prima alla guida dell’Ufficio Istruzione di Palermo . sono state uno strumento fondamentale ma non esclusivo per la lotta che Falcone e Borsellino hanno condotto contro “cosa nostra”. È stato accusato di eccessivo protagonismo. L’hanno perfino incolpato di essersi fatto da solo un finto attentato nella sua casa di villeggiatura all’Addaura. si applica il cosiddetto “metodo Falcone”. il denaro le lascia sicuramente”. Le dichiarazioni dei pentiti. Anche per questo erano nemici pericolosi per la mafia. Per i mafiosi quei due magistrati erano troppo pericolosi.

A diciannove anni di distanza dalla loro morte ci sono ancora inchieste aperte per far luce sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio. per i risultati che hanno ottenuto e per il sacrificio che hanno affrontato con coraggiosa consapevolezza. Giovanni Minoli Direttore di Rai Educational 21 .Il profumo della libertà che hanno ispirato il loro agire quotidiano. Credo che il modo migliore per celebrare Falcone e Borsellino sia portare a compimento quelle inchieste e fare piena luce sulla loro morte.

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“Cosa nostra”. delinquenti incalliti inopinatamente e. rappresentava perfettamente l’impenetrabilità di questa mafia. per grossolani errori di omonimia o per la stessa ambiguità delle dichiarazioni rese dai pentiti. se il maxiprocesso a cui stava lavorando non rischiasse di fare la fine di quello di Napoli. era rimasta profondamente siciliana nella struttura e nei meccanismi di comando. a Palermo. impressionato dalle sue parole. Continuai con le mie domande e gli chiesi.sarebbe stato un errore gravissimo. da mesi. il Capo dei Capi. Mi era stato chiesto dai socialisti siciliani di candidarmi come capolista a Palermo e io avevo accettato. si trasformò in un lungo colloquio. ma che. Appena arrivato. Sottovalutarla. in cui si erano arrestate persone totalmente estranee ai fatti. viveva blindato nel suo ufficio a lavorare per il maxiprocesso. il mestiere del politico Claudio Martelli ricorda Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. 23 .aggiunse Falcone . la prima persona che volli incontrare fu Giovanni Falcone che. ero scosso. Mentre parlava. non coglierne la pericolosità . l’inizio di un rapporto profondo che sarebbe durato nel tempo e avrebbe segnato il mio percorso politico ed umano.immediata. era divenuta una grande organizzazione economica che utilizzava gli strumenti tecnologici più avanzati per gestire il narcotraffico ed il riciclaggio. ci può raccontare come e quando ha incontrato per la prima volta Giovanni Falcone? Ci siamo incontrati per la prima volta nel maggio del 1987. non era più la mafia di una volta. mi spiegò Falcone. Totò Riina. Falcone era pallido e concentratissimo ed io. nonostante questi cambiamenti. che io stentavo a credere potesse essere. nonostante cercassi di non farlo trasparire. imprudentemente. in molti casi. Intervista di Stefano Amore Onorevole Martelli. durante la campagna elettorale. con il suo aspetto rozzo di contadino e bandito di provincia. da buon garantista e primo firmatario del referendum sulla giustizia innescato dal caso Tortora. Quello che doveva essere un breve incontro. elevati al ruolo di alleati dei giudici e della Giustizia.Il profumo della libertà Il mestiere di giudice. puntigliosa. La risposta di Falcone fu precisa.

sulla base del timore che il nuovo organismo preludesse alla se- 24 . non solo la sua grande conoscenza delle questioni di criminalità organizzata. Se ne ricordò. Si era stabilita una forte sinergia ed una reale amicizia tra me e Giovanni. ad una convenienza. Ci può parlare di quel periodo? Delle iniziative e delle idee di Falcone? Far venire Falcone a Roma. Non solo. La reazione dell’ANM a quell’idea fu veramente inaudita: venne proclamato addirittura uno sciopero. di mafia. a partire proprio dai ricorsi per il Maxiprocesso e dal caso Sofri. questo va precisato subito. mostrando la solidità del suo impianto e la grande professionalità dei magistrati che ci avevano lavorato. verificata sotto ogni profilo. Per guadagnare la fiducia di chi aveva deciso di rompere l’omertà era indispensabile rispettare la dignità del mafioso e non dare mai neppure l’impressione di voler piegare i fatti raccontati ad una tesi. Queste parole. Naturale. ma provvide ad introdurre quel criterio. infatti. a mio parere indispensabile per assicurare la massima trasparenza all’operato della Cassazione. quindi. questa prima lezione sulla mafia di Giovanni Falcone non l’avrei dimenticata. L’idea della Procura Nazionale Antimafia la trassi invece da un progetto di legge presentato qualche anno prima dal Senatore Valiani. Senza di Lui. però. il carcere duro per i mafiosi. appena nominato Ministro della Giustizia chiamando Giovanni Falcone alla Direzione Generale degli Affari penali. Brancaccio. Mi preoccupai anche di chiedere. anche dagli altri investigatori. il vaglio del giudizio di primo e secondo grado. esperienza e professionalità. non ci sarebbero state probabilmente molte delle iniziative che assunsi in quel periodo: i provvedimenti antiracket. le leggi sui collaboratori di giustizia. infatti. Falcone portò al Ministero. in effetti. uno dei miei primi atti come Ministro Guardasigilli. rischiato di screditare il lavoro di anni e di inficiare la credibilità delle indagini. Brancaccio mi ascoltò senza fare commenti.Il profumo della libertà Mi spiegò che per indagare su “cosa nostra” era necessaria una grande preparazione. Il maxiprocesso aveva superato. a guidare la Direzione Generale degli Affari Penali. nel frattempo. da quel momento ci si sarebbe potuto aspettare da loro solo inganni e bugie. il coordinamento internazionale con le polizie e le magistrature europee e con quella americana. Chiunque lo avesse fatto avrebbe perso il rispetto di questi uomini e. che cercassi di assecondare politicamente molte delle sue intuizioni. un abbaglio preso dai magistrati avrebbe. al Primo Presidente della Corte di Cassazione. di adottare un principio di rotazione nell’assegnazione dei processi di mafia e di terrorismo. fu. in quel periodo. ma anche uno spirito nuovo. la Procura Nazionale Antimafia. Un solo errore. Che il rapporto con i pentiti non doveva mai trasformarsi in una relazione intimistica e personale e che ogni notizia fornita doveva essere esaminata e controllata ripetutamente.

la cittadina natale di Sciascia.Il profumo della libertà parazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e si scatenò una campagna di stampa senza precedenti contro la proposta di istituire una Procura Nazionale e di nominare Falcone Procuratore. Nonostante ciò. La Procura Nazionale aveva appunto lo scopo di superare questo atteggiamento. Il progetto di istituire una Procura Nazionale Antimafia divise. che aveva perso la sua indipendenza. sono convinto che Falcone sarebbe riuscito a diventare. che si rese conto che l’iniziativa della super procura non costituiva un escamotage per subordinare la magistratura al potere esecutivo e che dietro questo progetto c’era solo l’idea da parte mia di trovare una formula organizzativa che consentisse una più efficace lotta a “cosa nostra”. avviando iniziative saltuarie. Lo Stato. e mostrandosi incapace di dare continuità alla propria azione. Affidare questa iniziative ai singoli sostituti. Che ricordo ha di Paolo Borsellino? Ebbi modo di incontrare e discutere approfonditamente con Paolo Borsellino dell’idea della Procura Nazionale. la conversazione fu molto pacata e produttiva. nonostante questo assurdo livore nei suoi confronti. Paolo Borsellino. probabilmente anche per l’amicizia che legava Borsellino a Falcone. il progetto. Era contrario. uno dei più cari amici di Falcone. essenzialmente perché riteneva che il nuovo ufficio avrebbe generato una serie di complessi conflitti di competenza con le procure territoriali. aveva proceduto “a strappi” nei confronti della mafia. spesso isolati in piccoli uffici giudiziari. la magistratura italiana. indispensabile per il concerto e la nomina. Se non ci fosse stata Capaci. Quando il CSM votò e indicò a maggioranza come Procuratore Nazionale Antimafia Agostino Cordova invece che Falcone. indubbiamente. negai il mio assenso. ad un convegno organizzato a Racalmuto. dipingendolo come un magistrato asservito alla politica. almeno inizialmente. non condivideva. Ecco. la diffidenza verso il possibile legame che questo ufficio avrebbe potuto determinare tra potere esecutivo e potere giudiziario. quanto soprattutto le sue iniziative di contrasto. Poi c’era. Lo stesso Borsellino. Borsellino 25 . Non si può parlare in modo approfondito di Falcone senza parlare anche di Paolo Borsellino. evidentemente. In particolare. sino ad allora. Procuratore Nazionale Antimafia. era pericoloso per l’incolumità dei singoli e per le istituzioni. In questa occasione ebbi modo di apprezzare la grande onestà intellettuale di Borsellino. e in quell’occasione emersero posizioni sostanzialmente concordi sulla questione. Il problema era quello di organizzare non solo la risposta dello Stato alla mafia. questa mancanza di iniziativa e di continuità nell’iniziativa da parte dello Stato. si cercò di screditare Falcone in ogni modo. Dopo qualche tempo ci incontrammo nuovamente.

Il profumo della libertà

comprese che questi intenti erano assolutamente sinceri e mi apparse, francamente, molto rasserenato. So che Le sto per fare una domanda dolorosa. Cosa provò quando seppe delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio? Che impatto hanno avuto queste stragi, secondo Lei, sulla politica e sul paese? Il pomeriggio del 23 maggio 1992 mi trovavo nello studio di Andreotti, in quel momento Presidente del Consiglio, a discutere dei possibili scenari dell’elezione del Presidente della Repubblica. Andreotti sapeva che noi socialisti avremmo appoggiato la candidatura di Forlani e mi stava prospettando la possibilità, laddove Forlani non ce l’avesse fatta, di prendere in considerazione anche il suo nome. Mentre discutevamo, lo chiamarono al telefono. Ascoltò senza dire nulla, poi, appena terminata la chiamata, mi disse che c’era stato un attentato a Palermo contro Falcone, ma che sembrava che il giudice fosse stato ferito in modo non grave. Mi alzai subito e gli dissi che dovevo andare a Palermo per sincerarmi della situazione. Partii immediatamente con il volo di Stato da Ciampino. Falcone, in realtà, era già deceduto e quando arrivai a Palermo non riuscii neppure a vedere il suo corpo e quello della moglie. Era uno spettacolo troppo raccapricciante, mi dissero. Tornai a Roma quella sera stessa. Nei giorni successivi si scatenò una ridda di ipotesi, di illazioni sulla dinamica dell’attentato che non sono ancora cessate. Le indagini più recenti, e qui vengo alla seconda parte della domanda, tendono ad avvalorare l’idea che l’attentato a Falcone e quello successivo a Borsellino siano da inserire in una strategia di destabilizzazione dello Stato italiano, che in quel momento soffriva la crisi incombente della prima Repubblica e del sistema dei partiti, voluta da “cosa nostra” per individuare nuovi interlocutori politici. È difficile elaborare una tesi coerente su quanto è successo, e forse bisogna anche diffidare di ricostruzioni troppo coerenti, considerate le contraddizioni e le casualità della vita. Se Falcone non fosse stato alla guida della macchina, ma al suo posto, nel sedile posteriore, si sarebbe probabilmente salvato. Si è invece salvato il suo autista. Certamente, però, possiamo affermare che la prima Repubblica sia caduta anche per quanto accaduto in Sicilia. L’onta di quelle stragi, il fatto di non essere riusciti a scongiurare l’assassinio di Falcone e Borsellino, fu certamente un elemento che influì sulla dissoluzione di quel sistema politico. In realtà, la reazione dello Stato alle stragi fu immediata. Riuscii ad ottenere in tempi rapidissimi l’approvazione in Parlamento, pressoché unanime e quasi senza emendamenti, del cosiddetto decreto Falcone. E l’applicazione di quei provvedimenti (carcere duro per i mafiosi, rafforzamento della legge sui pentiti, prolungamento dei termini di indagine e custodia cautelare per gli im-

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putati di mafia, trasferimento dei boss sulle isolette, Pianosa e Asinara) fu certo determinante per rilanciare l’azione dello Stato contro “cosa nostra”. I giovani sono oggi in prima linea nel combattere la mafia e sono soprattutto i giovani a serbare la memoria e a cogliere il senso del sacrificio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Tanti giovani hanno intrapreso carriere nelle forze di polizia e in magistratura per assecondare l’esempio morale di questi due eroi del nostro tempo. Che conseguenze hanno avuto, secondo Lei, sulla nostra cultura le stragi di Capaci e di via d’Amelio? Tra i nostri giovani e la memoria di Falcone e Borsellino si è creato un rapporto profondo, commovente. Ogni volta che ho avuto modo di partecipare a riunioni, a manifestazioni di giovani in ricordo di Falcone e Borsellino ne ho tratto un sentimento di sollievo, di speranza. In realtà, le stragi hanno amplificato e diffuso enormemente il loro messaggio, le loro idee, determinando culturalmente un terremoto, in cui, finalmente, “l’antipadrino”, il servitore dello Stato, il magistrato è divenuto più popolare del padrino. Questa sconfitta culturale della mafia è recente e il sacrificio di Giovanni e di Borsellino è stato, in realtà, determinante. Un’ultima domanda. Immagino che Falcone e la sua vicenda umana e professionale siano tornati molte volte nella sua vita e nei suoi pensieri. Oggi, dentro di Lei, cosa è rimasto di quella stagione e di quel rapporto? Innanzitutto la consapevolezza che la battaglia contro l’esercito mafioso, contro quella cupola, contro Riina, Brusca e Aglieri, contro la “cosa nostra” di allora, è stata vinta dallo Stato, proprio grazie al sacrificio di Falcone e di Borsellino. Poi la lezione fondamentale di Giovanni Falcone, che il potere della mafia è la paura, una paura che nasce dalla morte. Se la mafia può fatturare miliardi, è perché fattura migliaia di morti. Oggi giovani, uomini e donne comuni, magistrati e poliziotti ricordano, in tutto il mondo, Giovanni Falcone per la sua intelligenza e il suo coraggio. Grazie a Giovanni milioni di italiani e di siciliani hanno riconquistato la loro identità morale, hanno potuto, a ragione, tornare ad avere un loro orgoglio nazionale, qualcosa in cui credere senza dubbi.

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espressione questa priva di significato proprio ma che utilizzo solo per la sua forza evocativa. in gran parte delle indagini che sono state svolte negli anni successivi. Una di queste caratteristiche. ma questa resta nella sfera personale che conservo come mio ricordo. un inquinamento progressivo non solo del tessuto economico locale. Tre erano gli attori principali che comparivano in quegli scenari. sino ad oggi. la capacità pervasiva e gli obbiettivi più reconditi di quel sistema parassitario di inquinamento del nostro Paese. In tale contesto venivano alla luce costantemente intrecci. Le inchieste del giudice Falcone. misero in luce alcune caratteristiche di questi fenomeni combinativi. Alcune volte i tre insiemi si intersecavano tra loro. In più casi era emerso che gli stessi circuiti finanziari erano stati utilizzati indifferentemente da gruppi criminali diversi e da personaggi trasversali che utilizzavano i sistemi finanziari per favorire sia la finanza illegale che i cosiddetti poteri occulti. pur avendo come campo di analisi il mondo del crimine. è il legame alla terra d’origine. con diverse forme di contiguità ed aggregazioni: personaggi della politica locale e non. che facevano capo a centrali d’intermediazione tra realtà politica o economica con quella criminale. è stato enorme. sovrapposizioni o identificazioni di interessi occulti. che continua ad impressionarmi tuttora. L’elemento primario e forse anche il più significativo è stato quello di aver potuto conoscere una realtà complessa come “cosa nostra” e comprendere le dinamiche interne. coinvolgevano direttamente anche quello della criminalità economica. specie sul piano internazionale. Appariva evidente come la presenza della criminalità organizzata in settori economici ed in ambienti politicoistituzionali determinasse. ma anche del contesto sociale e della vita pubblica. come conseguenza indotta. altre volte solo alcuni di essi operavano congiuntamente. riscontrabili. I casi concreti. oggetto delle inchieste. che sembra basato essenzialmente sulla natura fiduciaria della po- 29 . poi. esponenti del mondo economico e di quello criminale.Il profumo della libertà Il metodo Falcone L’arricchimento del mio bagaglio professionale grazie all’esperienza che mi ha visto collaborare con Giovanni Falcone in alcune inchieste di particolare rilievo. L’esperienza umana forse lo è stata anche di più.

da chiunque avesse qualche interesse sia esso lecito che illecito o del tutto criminale. quando da giudice istrut- 30 . nel rispetto totale non solo delle norme -cosa più che scontata . su quella prevalentemente intimidatoria della criminalità e sulle esigenze di mercato dell’economia. che vedeva Palermo al centro del traffico dell’eroina verso gli Stati Uniti. perché Giovanni Falcone aveva sviluppato una conoscenza e una capacità di analisi che si è estrinsecata sempre e solo nell’ambito delle sue attività professionali: attraverso atti istruttori. Tutto questo Giovanni Falcone lo aveva prima intuito. fermezza o condivisione. In altre parole. Il suo sorriso era sempre accompagnato da uno sguardo intelligente e attento che lasciava trasparire. Complessi e profondi. e per certi versi sorprendenti. l’identificazione di quei vari soggetti che operavano nei circuiti economici e soprattutto appariva arduo scoprirne i loro interessi specifici. il ruolo di quegli agenti emergeva nella duplice veste sia di supplenza alla carenza di quella professionalità di cui “cosa nostra” aveva bisogno per muoversi nei mercati internazionali. Il mio primo lavoro con Giovanni Falcone risale al 1982. partendo dalla Sicilia e diramandosi nel mondo. Lo aveva documentato in diverse occasioni con atti processuali ed alla fine il tutto era stato cristallizzato in giudicati. secondo le opportunità. La storia della criminalità di questo Paese. Sì. insieme a quella di alcune vicende del mondo dell’imprenditoria nazionale. a cui si era giunti partendo proprio dalle sue istruttorie. che veniva utilizzato. per chi aveva imparato a conoscerlo. attraverso l’attenta lettura di fascicoli processuali. rendendo la distinzione tra il legale e l’illegale sempre più difficile e sfumata. sia di riduzione dell’asimmetria informativa che grava sulla criminalità organizzata. attraverso il suo sorriso. porta alla luce una realtà che consente di individuare il collegamento tra mondi diversi nella presenza di agenti che facilitano o rendono possibile l’incontro tra le parti. e poi lo aveva dedotto dagli eventi ricostruiti nel corso delle indagini. La mancanza di una linea di demarcazione tra il mondo legale e quello criminale rendeva difficoltoso. nel contesto delle istruttorie di Giovanni Falcone.ma anche nel rispetto totale delle persone e secondo un fair play che il suo sorriso sornione ed un pò beffardo evidenziava. emersero gli intrecci che in quegli anni il crimine organizzato. Come già dalle prime inchieste degli anni 80 sul mercato della droga.Il profumo della libertà litica. era riuscito a tessere nell’ambito del sistema economico e finanziario. ci trovavamo di fronte un unico sistema ingarbugliato. Una delle caratteristiche di Giovanni Falcone era proprio quella di esprimere. contentezza o preoccupazione. il compiacimento del momento. ma sempre con un certo distacco che faceva dell’uomo un grande uomo.

dopo due giorni. Oggi si discute con facilità di indagini patrimoniali. quale ufficiale di polizia giudiziaria. intanto. Giovanni era ad una cerimonia ufficiale. Bisognava capire. non oggetto della domanda di assistenza giudiziaria internazionale. Sì. che atteggiamento avesse. era tardi. decisi di percorrerla autonomamente senza far avviare un’altra e complessa procedura diplomatica. delegato dall’autorità giudiziaria. fondamentali nella lotta alla mafia e basilari per gran parte dei successi più importanti conseguiti sino ad oggi in questo campo. sentii bussare alla porta: “che fai dormi? vieni ad assaggiare un buon burbon canadese”. insieme con i colleghi canadesi. che stimolò subito dei provvedimenti cautelari. attraverso i ricordi dei dipendenti della banca. conferendomi l’incarico di ricostruire ognuna delle operazioni.con grande sensibilità mi disse. Giovanni . Ognuna delle operazioni che veniva riscostruita. ma ad aprire la porta di uno scenario più ampio da ricostruire. dovevo spostarmi a Montreal. studiando prima di partire gli ordinamenti penali e civili di quei paesi per poter nel modo giusto chiedere informazioni. ma non solo sotto l’aspetto contabile o documentale. doveva essere anche ambientata. dati e documenti utili alle istruttorie italiane. È lì che appresi come le cosiddette indagini bancarie o finanziarie non erano una mera ricostruzione di movimenti bancari che bisognava collegare uno dopo all’altro in una successione cronologica e logica. 31 . Mi alzai. Allora da ufficiale di polizia giudiziaria. Quando rientrai ad Ottwa. accompagnato dal pubblico ministero Peppino Ayala e da me. Stetti lì un’intera giornata. che dopo la mera acquisizione degli atti era andata via. anche all’estero. In una missione in Canada.Il profumo della libertà tore. del sequestro dei beni. non era finalizzata solo a motivare quegli atti. valutata in ordine al ruolo e alla funzione dei soggetti coinvolti. Bene: credo che tutto questo insieme di strumenti. sono frutto dell’esperienza operativa di Giovanni Falcone e di coloro che hanno da lui appreso e con lui sperimentato queste vie dell’investigazione. ma solo con lo sguardo: “ce la puoi fare”. Andai a letto. Dopo qualche ora. se l’imputato fosse stato in compagnia di qualcuno.ricordo . ma per ricavarne stimoli ulteriori all’azione investigativa. se avesse lasciato qualsiasi altra traccia. senza parlare. fu eseguito l’accesso ad un istituto di credito di via Veneto a Roma per acquisire degli atti in un’inchiesta di mafia. Eravamo ad Ottawa. conoscere tutto per attribuire un valore aggiunto alla scoperta dell’operazione bancaria significativa. per non lasciarle il solo valore processuale. durante una rogatoria nacque una pista investigativa nuova. Insomma quell’acquisizione di atti. chi aveva preso parte all’operazione. Seguiva le piste dell’inchieste passo passo. delle misure antiriciclaggio. ricollegata al contesto in cui era stata effettuata.

rimase in me e soprattutto nei miei collaboratori uno spirito vincente ed una tenacia operativa che ci consentiva di affrontare quegli scenari criminali che stavano cambiando e che facevano riferimento a regole comportamentali nuove e mai prima individuate. aprendosi ad orizzonti nuovi in varie parti del mondo ed a livelli impensati. dando il nostro contributo anche nella individuazione e messa in campo di modelli operativi nuovi. Le nostre qualità operative. con gli stessi sentimenti di giustizia e legalità.Il profumo della libertà Quando me ne tornai a letto. L’insegnamento che è venuto dal lavoro svolto da Giovanni Falcone e l’esperienza maturata nell’averlo affiancato in diverse inchieste hanno fatto nascere una professionalità unica nella struttura investigativa che dirigevo e che si occupava prevalentemente degli aspetti economici della criminalità organizzata. si dissolsero. nel loro evolversi. con obbiettivi comuni e condivisi. Si lavorava in squadra. che. eravamo stati al fianco del giudice Falcone in momenti cruciali. assieme alla forza dell’azione del giudice Falcone. l’innovazione era stata caratterizzata molto dalle tecnologie. era già un punto di forza delle nostre metodologie di lavoro. aveva compreso che preferivo riferire l’esito dell’attività e trasmettere la copiosa documentazione trovata dopo avere redatto gli atti secondo le forme e le modalità previste. con spirito di collaborazione e corresponsabilità. insieme all’esigenza di preservare l’attitudine a comprendere le dinamiche criminali ed a seguirle. ha fatto nascere una relazione stretta tra Giovanni Falcone e l’ufficio investigativo in cui lavoravo. Grazie alla conoscenza profonda della realtà nazionale. in tempi rapidi. I confini tradizionali delle indagini sulla criminalità. Da un 32 . non mi aveva chiesto alcunché sull’esito del viaggio. corretto e rispettoso. prima. Nel lavoro d’indagine di Giovanni Falcone. poi in Italia mi mandi un bel rapporto”. ma riconoscendo ad ognuno il proprio ruolo e le proprie prerogative. nonostante fossimo agli albori dell’informatica applicata alle indagini. ha portato a sviluppare competenze che sono divenute parte integrante delle metodologie investigative più moderne. In tali circostanze. anche per tempi lunghi. mi aveva sorriso e detto: “ho capito che hai fatto centro. senza che mai venissero meno fiducia e rispetto. Anche quando il rapporto diretto di lavoro cessò. sono state la chiave di volta in molte inchieste coronate da successo. Come sempre. e la procura della Repubblica di Palermo. poi. abbinata all’esperienza internazionale. C’era un clima stimolante. l’esigenza di confrontarsi di continuo con una realtà multiforme e sommersa. che consentiva di indirizzare il potenziale delle nostre risorse investigative verso livelli di eccellenza. Il rapporto di lavoro con l’ufficio istruzione.

che produce fiducia in alternativa a quella legale che assicura il sistema attraverso gli strumenti democratici. Con grande agilità e pervasività. infatti. a seguito della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quando negli anni successivi alle stragi di Capaci e Via d’Amelio. Avevamo seguito e qualche volta arrancato dietro le dinamiche del crimine organizzato. reale e finanziaria.Il profumo della libertà lato. Il nostro approccio era stato quello di accettare le sfide più difficili senza timore 33 . reali e finanziari. ho sviluppato filoni investigativi complessi. quando ormai non mi occupo più di attività investigativa. Dall’altro le organizzazioni criminali di altri paesi ampliavano il loro raggio d’azione e soprattutto intrecciavano i loro interessi con quelli delle cosche dell’Italia meridionale. ma non coloro che si erano forgiati collaborando con Giovanni Falcone e che poi ne avevano sviluppato le metodologie di lavoro. produceva. una serie di risultati che ci aiutavano a comprendere la natura e la meccanica delle relazioni pericolose che possono instaurarsi tra crimine organizzato. I fenomeni emergenti potevano spiazzare l’investigatore tradizionale. e dinamica della produzione e degli scambi. Forse una riflessione tardiva. stringendo alleanze nuove e cimentandosi in ambiti operativi di norma non di loro interesse. e forse con danni ancora più gravi. non potevo fare a meno di pensare: “quest’indagine sarebbe piaciuta molto a Giovanni”. con gli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Il mafioso non si accontentava di infrangere la legge. sulla scorta dell’esperienza di Giovanni Falcone. i membri delle organizzazioni criminali si muovevano nell’ambito dell’economia legale. la criminalità italiana estendeva i propri tradizionali confini di attività utilizzando strategie eterogenee. scoprimmo che il crimine organizzato non inquina solo il versante bancario e finanziario. da un lato. misurabili non solo in termini quantitativi ma anche qualitativi: impoverimento e imbarbarimento del sistema. adottata dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. applicando metodologie operative del tutto innovative. proponendosi non solo per la loro capacità di violare l’ordine costituito. ma provava sempre a proporsi come soggetto regolatore. ma come fonte autonoma di norme e regole alternative a quelle democratiche. è divenuto un vero e proprio cambiamento epocale. dall’altro lato. che non va confuso con la mera indagine di tipo finanziario. mi consente meglio che in passato di comprendere quanto quel periodo di collaborazione sia stato fecondo. Si è trattato di un periodo di grandi cambiamenti nell’approccio alle inchieste contro le associazioni mafiose che. ma anche il versante reale del sistema economico. Grazie a questo metodo. L’analisi economica del crimine.

all’interno di una strategia criminale eterogenea e composita. Non sono certo scomparse le collusioni e i favoreggiamenti. La strage di Capaci del 23 maggio 1992. nello stesso tempo. di assicurarsi l’impunità di fronte all’azione di contrasto globale delle istituzioni. furono l’inutile tentativo da parte di “cosa nostra” e. che ha delineato di netto la demarcazione tra la legalità e il crimine. Da lì è partita una stagione nuova di lotta al crimine organizzato. Paolo Borsellino costituiva. la moglie Francesca Morvillo e tre poliziotti della sua scorta Rocco Di Cillo. Vincenzo Li Muli. il più temibile nemico di 34 . Oggi tutti siamo consapevoli che i margini della legalità sono chiari e che le zone grigie non esistono più: tutt’al più è grigio lo sguardo di coloro che non vogliono vedere questa linea di demarcazione e pensano “…ma tutto sommato. Eddie Walter Cosina. adattandole alle realtà criminali che si trasformavano rapidamente. in cui persero la vita Giovanni Falcone. e la strage di Via D’Amelio del 19 luglio 1992. lo dobbiamo all’insegnamento che uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci hanno lasciato con il loro lavoro. di “non immaginare”. probabilmente dei suoi alleati. Se oggi c’è la consapevolezza e la voglia non solo di combattere. uno spirito di solidarietà e legalità in qualche modo inaspettato. invece. lo dobbiamo al loro ricordo. di “non aver compreso”. Oggi. L’interruzione tragica del viaggio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino ha rattristato l’animo di tutti coloro che percepivano con sensibilità umana il concetto di legalità e. Antonio Montinaro e Vito Schifaci. in cui persero la vita Paolo Borsellino e i componenti della sua scorta. Se oggi siamo in grado di poter a tutti i livelli alzar la voce contro l’illegalità. Il nostro vantaggio era quello di far parte di una rete di competenze. Quando vi è un calo di tensione da parte o un momento di distrazione oppure un ritardo nella reazione. i poliziotti Agostino Catalano. insieme a Giovanni Falcone. ma di battere il crimine. più nessuno può sostenere in maniera credibile di “non sapere”. Emanuela Loi e Claudio Troina. che potevano offrire soluzioni già sperimentate altrove con successo e implementare le metodologie delineate da Giovanni Falcone. però. ha sconvolto i piani di coloro che. pensavano di ricavarne vantaggi concreti e che.Il profumo della libertà alcuno e di cercare con modestia e perseveranza le soluzioni più adatte per poterle vincere. rappresentate da alcuni magistrati ed alcuni investigatori in varie parti d’Italia..”. è il ricordo di quell’insegnamento che ci fa riportare la barra a dritta perché la direzione verso cui andare la conosciamo: loro ce l’hanno insegnata. negli Stati Uniti e in Svizzera. hanno fatto venire fuori. specie tra i giovani..

sono così forti e grandi che avrebbero avuto altrettanto seguito. che oggi “camminano sulle nostre gambe”. il loro valore e le loro qualità sarebbero state conosciute e riconosciute lo stesso. Alessandro Pansa Prefetto. Capo del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno 35 . perché le loro idee. come dicono tanti giovani del Meridione d’Italia. Mi piace pensare che se non fossero stati uccisi. rappresentando al contempo una spina nel fianco dell’organizzazione ed un punto di riferimento per chiunque avesse a cuore la legalità e la giustizia.Il profumo della libertà “cosa nostra”.

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I. Sapeva guardare lontano e sapeva contare i voti. del suo essere uomo e magistrato. Paolo vi ritrovava gli ardori giovanili spesi nelle organizzazioni universitarie. forse non la più importante. Abile. Mi fa piacere ricordare Paolo e il suo impegno in M. lanciando qua e là commenti e battute. e trascinare noi giovani.d.I.Il profumo della libertà Un boato 19 anni fa In più occasioni ho ricordato Paolo Borsellino. perché questo impegno era una parte. raccontandomi la vivace dialettica che le contraddistingueva. Basti pensare alla dolorosa vicenda della mancata nomina di Giovanni Falcone al posto di Consigliere Istruttore del Tribunale di Palermo e alle polemiche che ne seguirono. essendo stato suo allievo. anche in quei momenti. c’era infatti una antica amicizia tra mio suocero e il suocero di Paolo. nel novembre 1985. “Pool antimafia” costituito all’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo. mi fu naturale continuare a Palermo e trovai in Paolo un affascinante Maestro anche di vita associativa. partecipava personalmente allo spoglio delle schede. Non credo di esagerare se dico che l’attuale zoccolo duro di M. Frequentare Paolo e frequentare Magistratura Indipendente fu un tutt’uno. Osservare Paolo nella riunioni associative era istruttivo e anche divertente. subito dopo il deposito della prima ordinanza sentenza del maxi processo. Conobbi Paolo nel 1977 quando ripresi a frequentare Palermo. Paolo in tutta la sua vita è stato sempre fedele alle sue idee ed è stato fedele a M. Cominciai a lavorare con lui. allora ancora fidanzata. armato di biro e blocco di carta. poco prima del tirocinio in magistratura che iniziai a giugno di quell’anno. Fu mia moglie. nei quali M. Ricordo che me ne parlava con entusiasmo. Angelo Piraino Leto. sapeva trattare con gli anziani. da giovane collega. e non sono stati né pochi né di poco conto. e con Giovanni Falcone. Con altri colleghi collaborai ai due maxi processi successivi al primo (i cosidetti bis e ter) e rimasi a lavorare in quell’Ufficio fino all’avvento del codice del 1989 che soppresse l’Ufficio Istruzione e con esso una parte non piccola della nostra vita professionale.I.I.I. Avevo cominciato a Roma con M.. indimenticabile magistrato dalla sterminata cultura giuridica che concluse la lunga carriera come Presidente della Corte di Appello di Palermo. ma certamente significativa. proprio quelle spazzate via dal 68. a presentarmelo. dopo una parentesi romana durata circa sette anni. a Palermo. astuto. non è andata nella direzione alla quale tendeva Paolo. (che è di questa corrente uno dei pilastri a 37 . all’interno del c.

fumando. anche in questa occasione. Nel 1986 Paolo riesce ad andare a Marsala come Procuratore della Repubblica. che senza di essa non è completo. caso “Meli-Falcone” che di fatto rallentò non di poco l’azione antimafia. con la quale a volte mi dava un passaggio verso casa. Anche in questo delicatissimo campo dava l’esempio con pochi cenni. Parlava spesso dei figli. di scovare talenti o comunque di valorizzare tutti. Ben presto (inizi 1988) fummo travolti dal c. guidava l’auto da solo. si chiarirono e si capirono. sui colleghi che il sabato non andavano in ufficio. fare esercizio di memoria in questo Paese che non ha memoria. Paolo aveva la dote di saper attrarre i giovani colleghi. amaranto. era senza scorta e ricordo l’Alfetta nuova. serio. della quale andava orgoglioso. dotato di una carica di umanità davvero particolare. convinta. nel senso pieno del termine. di fare scuola.Il profumo della libertà livello nazionale) è stato formato con l’apporto fondamentale di Paolo.d. Ma. rimasto in un ufficio (dove ero arrivato qualche settimana prima della partenza di Falcone) che lo aveva di fatto “espulso”. all’inizio del 1992 torna a Palermo come Aggiunto applicato alla Procura della Repubblica. quello fu il periodo nel quale mi sentii veramente solo. instancabile. non facile da trovare nella nostra corporazione e anzi. è anche ricordarLo come magistrato rigoroso. ricordare Paolo sarebbe riduttivo senza fare riferimento alla sua fede cattolica. rare parole. non udii da Paolo alcunché di offensivo nei confronti del famoso scrittore racalmutese. infine. Paolo diceva che gran parte di quello che sapeva sulla mafia l’aveva imparato dai libri di Sciascia. era quasi sempre a Marsala. che avessero il contratto dei bancari. per fortuna. ma salda perché costruita sulla roccia. oggi ancor più rara. È rimasta famosa la sua battuta (che forse era più uno sfogo che una battuta). In quegli anni (1986-1992) frequentai poco Paolo. soprattutto con l’esempio. Da questa vicenda prese spunto qualche mese dopo Leonardo Sciascia nello scrivere il suo famoso articolo che tanto scalpore provocò e che addolorò profondamente sia Paolo che Giovanni Falcone. era giovane. 38 . qualche aneddoto. Come è noto i due si incontrarono. Ma ricordare Paolo. Ci insegnava a essere padri di famiglia. senza punti di riferimento. Conosceva le Scritture. quasi. trasformando così l’auto in una camera a gas. anzi giovanissimo. ogni tanto veniva a trovarci in ufficio. Superò un paio di colleghi. E. appena 46 anni. ma ogni tanto “infilava” qualche riferimento azzeccato. Era un esempio di attaccamento al lavoro. L’unica speranza era Paolo che. non ne faceva sfoggio. diceva. quotidiano. mi sembra. solo stupore e voglia di capire. assolutamente perbene ma con diverse e meno pregnanti esperienze lavorative. della famiglia intesa come parte di ognuno di noi. semplice. All’inizio del 1991 il ministro Martelli chiama Giovanni Falcone a Roma. noi a Palermo senza di lui eravamo un po’orfani.

il 29 giugno. Ricominciava anche a Palermo a fare proseliti. Ignazio De Francisci Procuratore aggiunto di Palermo 39 . Principi etici oggi largamente scomparsi. tornai come faccio anche adesso salendo le scale. che spalancò il balcone della mia camera da letto . La strage di Capaci lo schiantò dentro. Mi chiese subito di lavorare con lui nelle indagini sulla mafia di Trapani e Marsala. era arrivato anche Antonio Ingroia che Paolo aveva scovato a Marsala. un film sfocato. Cominciammo così a lavorare insieme. Pensava sempre agli altri. però si prodigava per accelerare le procedure di risarcimento per i familiari delle vittime. lo ricordo oppresso dall’angoscia. si preoccupava delle nostre scorte. Lo trovai alla fine della rampa. era questa la sua delega che in un primo tempo escludeva Palermo per una ben precisa scelta del Procuratore Capo dell’epoca. avevo di nuovo la sua stanza come punto di riferimento. Un giorno andai al bar del palazzo di Giustizia da solo a prendere un caffè. Di certo lui lavorava in Italia e all’Estero.Il profumo della libertà Ricominciò così la frequentazione lavorativa. Non dimentico però che quando il ministro Scotti lo propose in una intervista come Procuratore Nazionale Antimafia egli mi disse: “Non voglio alcun vantaggio dalla morte di Giovanni Falcone”. Ricordo la telefonata che gli feci sul cellulare per San Paolo. Poi il boato. trovavo sempre in lui consiglio e conforto. con la foglia di alloro a sinistra. mi chiese subito perché fossi da solo e dove fosse la scorta. con foga e ostinazione. e le ultime interviste televisive. e le sue “polo”. Di quei giorni tra le due stragi ho ricordi confusi.

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41 . prima per mio padre e successivamente per Paolo. “volgare delinquenza”. Rocco Chinnici. È. sempre con profonda emozione. erano dotati di profonda umanità. Entrambi nati il 19 gennaio. la sua acuta capacità di analisi del fenomeno mafioso. che avendo intuito la profonda essenza e la pericolosità della criminalità mafiosa. consolidatosi in un rapporto di intensa collaborazione e sostenuto da una profonda amicizia. sulla prefazione. spesso definita. Per questo mi piace ricordare Paolo con le sue stesse parole ed in particolare rileggo spesso il volumetto “L’illegalità protetta” che raccoglie i pochi interventi pubblici di mio padre dei quali è rimasta traccia scritta. E mi soffermo ogni volta. lo stesso sorriso aperto che.Il profumo della libertà Una stagione particolare La figura di Paolo Borsellino è per me legata inscindibilmente alla figura di mio padre. e la testimonianza dell’attività di pochi uomini. che hanno aperto la strada alla conoscenza effettiva del fenomeno mafioso. “Chinnici in prima linea”. proprio Paolo Borsellino che descrive la personalità di mio padre. Ed è ancora Paolo Borsellino che ricorda come Rocco Chinnici credesse fermamente nella necessità del lavoro di gruppo e “ne tentò i primi difficili esperimenti. si era velato nel tempo di tristezza. ancor prima che queste verità trovassero conferma nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. politica e mondo degli affari in un’epoca in cui era già difficile accettare il concetto dell’esistenza stessa della mafia. intuendo i segreti e gli intrecci perversi fra mafia. fin da allora richiesti e sollecitati e che solo in seguito avrebbero consentito di combattere efficacemente le organizzazioni criminali mafiose. che ha cambiato la storia della nostra terra pur in mancanza di strumenti legislativi adeguati. sempre comunque curando che si instaurasse un clima di piena e reciproca collaborazione e di circolazione di informazioni fra i suoi giudici”. del quale divenne profondo conoscitore. con le loro indagini hanno avviato un’attività giudiziaria coraggiosa ed incisiva. avevano lo stesso aspetto apparentemente severo. la storia giudiziaria della Sicilia tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. infatti. ed anche in sede autorevole. ed il suo ricordo porta alla mia memoria inevitabilmente il ricordo di mio padre: entrambi uomini e magistrati con un tratto umano ed una personalità molto simili. entrambi condividevano la passione per il proprio lavoro. scritta nel dicembre del 1989 da Paolo che ricorda l’impegno di magistrato e di uomo di mio padre.

con i suoi giudici Paolo e Giovanni. partecipando a tavole rotonde. nella consapevolezza delle difficoltà e del rischio personale. Erano i figli. che costituì l’embrione iniziale del primo maxi-processo alle cosche mafiose”. alcuni personali. anche le nostre famiglie”. rispondendo a tutte le domande che gli venivano rivolte”. l’unica preoccupazione di due uomini accomunati da quella che mio padre aveva definito “la religione del lavoro”. “impensabile nelle precedenti generazioni”. con carica non meno insidiosa dell’arrogante tracotanza di oggi. ha continuato a lavorare. dopo la sua morte. come ebbe a dire mio padre. altri legati al periodo del mio tirocinio all’Ufficio Istruzione. come magistrato affidatario durante il periodo di tirocinio presso quell’Ufficio. ad impaurirli. incontrando professori e studenti. Ed è sempre Paolo Borsellino che ricorda come mio padre avesse avvertito per primo la necessità di affiancare al suo compito istituzionale di giudice un impegno civile di più ampio respiro volto a debellare le radici socio-economiche e culturali della mafia. evidentemente “riconoscendosi” in quel giudice che è stato il suo primo e più diretto collaboratore e che.scrive Paolo Borsellino. “presiedendo dibattiti. durante il quale vedevo spesso mio padre parlare “fitto-fitto”. nella “semplice” convinzione di compiere “il proprio dovere” di magistrato “forse così dimenticando tutto e tutti. ogni giorno più elevato. ci assistette e ci spronò a superare diffidenze e condizionamenti: ché allora. a fermarli. Sono tanti i ricordi che ho di Paolo Borsellino. quotidianamente confermata dalla scelta di portare avanti senza riserve le indagini nei confronti della criminalità organizzata mafiosa. per stimolare la formazione nei giovani di una nuova coscienza. così si manifestavano gli ostacoli frapposti dalla palude al nostro lavoro”. nel frattempo diventato Capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo. che tuttavia non è mai riuscito a demotivarli. Mio padre e Paolo amavano entrambi le proprie famiglie ed i propri figli. ed il pensiero di non riuscire “a vederli sistemati”. Ci prospettò lucidamente le difficoltà ed i pericoli del lavoro che intendeva affidarci. delle indagini che approfondivano sempre di più le 42 . in una sorta di complicità che forse allora non comprendevo fino in fondo. scelse per me.Il profumo della libertà “Uno per uno ci scelse: noi magistrati che solo dopo la sua morte avremmo costituito il così detto pool antimafia . andando nelle scuole. all’istruzione di quel procedimento “allora detto ‘dei 162’. che rifiutasse la mafia e la tentazione di convivere con essa. avvenuta nella prima strage di mafia del 29 luglio 1983. giovane uditore giudiziario. Ed è proprio Paolo Borsellino che mio padre. ai quali hanno sempre fatto sentire la propria “presenza” e il proprio affetto. come le gite in campagna con le nostre famiglie (delle quali ogni tanto parliamo con il figlio Manfredi) nel periodo in cui la tensione a Palermo non era ancora così elevata. insieme a Giovanni Falcone.

mi accompagna ogni giorno. la loro eredità durerà nei secoli”. Ad essi si riferisce il Cardinale Pappalardo nella sua omelia funebre del 30 luglio 1983: Conosce il Signore la via dei buoni. con coerenza verso i propri ideali. Ritrovavo in Paolo lo stesso modo di essere di mio padre: lo stesso impegno contro la mafia avvertito come una scelta di vita. come conclude Paolo Borsellino nella prefazione a “L’illegalità protetta”. le richieste istruttorie e conclusive dei processi a lui assegnati e lo affiancavo nell’attività istruttoria che quotidianamente svolgeva. proseguendo nell’istruzione dei procedimenti già avviati ed anche in quell’opera di diffusione della cultura della legalità fra le giovani generazioni. Paolo Borsellino è stato per me un maestro. l’avvio di quella “mobilitazione delle coscienze” nella quale mio padre confidava perché ciascuno potesse vivere finalmente “da cittadino libero in una società migliore”. rappresenta una grande eredità morale rivolta ai giovani che. di Paolo Borsellino. con fermezza. questa.Il profumo della libertà conoscenze sui collegamenti politici ed economico-finanziari delle cosche e che toccavano alle radici gli interessi più consistenti della mafia. cercando di fare tesoro di ogni sua parola. dedicando tempo ed energie agli incontri con giovani studenti palermitani ai quali portava la testimonianza del suo impegno per l’affermazione dei valori di verità e giustizia. Il loro impegno. sul sentimento. di Giovanni Falcone. che mi “assegnava” i fascicoli da studiare: leggevo i suoi provvedimenti. attività. La scelta consapevole della legalità. che ha prodotto dopo le stragi del ’92 uno straordinario movimento. Il ricordo di mio padre. portato fino all’estremo sacrificio. “Sono i possessori di un lascito duraturo. un impegno civile basato sulla cultura. Caterina Chinnici Magistrato. di ogni suo insegnamento. Scelta operata con profonda spiritualità. di tutti gli uomini (molti dei quali ho conosciuto personalmente) che sono caduti nell’esercizio del proprio dovere contro la illegalità e la criminalità. con serenità. delle istituzioni. sull’idea dello Stato. un esempio da seguire per la sua esperienza giudiziaria e per la sua saggezza umana. un modello di magistrato. Impegno che Paolo Borsellino ha portato avanti dopo la morte di mio padre. Assessore della Regione Sicilia 43 . della democrazia. Allora. trascorrevo le mie giornate insieme a Paolo.

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negli stessi giorni. Il trascorrere del tempo ha fatto sì che allo strazio profondo. Di quella interminabile nottata in cui ho assistito.Il profumo della libertà Ricordo di Francesca Morvillo Sono trascorsi diciannove anni da quel tragico pomeriggio del 23 maggio in cui con inaudita. un rigore morale e una grande dignità. sua figlia. Desiderava che le parlassi dell’esperienza del mio ingresso in questa professione appena aperta alle donne perché auspicava che Francesca abbracciasse la sua stessa attività. partecipò nel marzo del 1968. Francesca non lo deluse: laureatasi l’anno successivo. intanto prematuramente scomparso. mostrava di avere le sue stesse doti racchiuse in un’esteriorità bella e austera: un impegno estremamente serio e severo verso lo studio. Questa figlia. La incontrai nuovamente nel febbraio del 1972 allorquando. mi ero immessa quale giudice. alla bruciante sofferenza sia subentrato un dolore sopito che ogni ricordo stimolato da una data. alla fine di un’amica dolce. Fu questa la professione che lei scelse a preferenza di altre verso le quali si era pure attivata (sostenne infatti gli esami di abilitazione all’insegnamento e quello di procuratore legale). studentessa universitaria al penultimo anno di giurisprudenza. appena ventiduenne (era nata il 14 dicembre 1945). e continuare così il cammino per una strada che la appassionava e per percorrere la quale mostrava di avere tutte le necessarie qualità. un accadimento fa riemergere (riaffiorare) con un’intensità acuta. per la quale trapelava apertamente il suo orgoglio. con un’angoscia di intensità pari alla rabbia. riservata e discreta quale era Francesca Morvillo. Era sempre giovane e 45 . al concorso per uditore giudiziario che superò brillantemente. un luogo. L’avevo conosciuta nell’estate del 1996: allora ero uditore alla Procura presso il Tribunale di Palermo. della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. sostituto presso quella Procura. e fu nominata con decreto del gennaio 1970. dopo un anno circa di permanenza presso la Sezione penale del Tribunale di Agrigento. a seguito della istituzione di autonoma pianta organica di quegli uffici giudiziari. vile ferocia venne dalla mafia compiuto il sacrificio di Giovanni Falcone. volle che incontrassi Francesca. venne trasferita alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo. in quello stesso Tribunale ove anch’io. una persona. certo anche per rispettare il desiderio del padre. penetrante che riporta immediatamente alla memoria le immagini strazianti di quella tremenda giornata. e Guido Morvillo.

Abbiamo affrontato insieme. gli strumenti normativi e operativi a disposizione degli operatori del settore. la nuova legge sull’adozione e gli affidamenti) che segnarono l’avvio di un impegnativo processo innovativo non solo nel campo del diritto ma. di inquietudine. che in quei lunghi anni Francesca Morvillo esercitò. e quindi tra i genitori. Francesca amava il contatto coi i giovani: l’aveva già spe- 46 . Furono anni attraversati da grandi. infatti. epocali riforme (quali il nuovo assetto del diritto di famiglia. Ella interpretò le funzioni affidateLe guidata dal Suo innato trasporto verso i giovani. ma di impegno civile e sollecito per la delicatezza delle situazioni coinvolgenti soggetti fragili dalla personalità ancora in formazione. meno intensa e penetrante la possibilità di intervento sulla potestà dei genitori. ebbe una sua forte evoluzione: la competenza. e già dagli inizi con quella grande professionalità che dava il dovuto risalto alla sua solida preparazione scientifica. si estese con crescente intensità ed incisività (pur se non con la pregnanza di quello oggi conferitogli dalla peculiare normativa) anche all’attività a favore dei minori vittime di maltrattamenti. nella coscienza sociale. Furono anni quelli in cui la qualità e l’intensità dell’azione della Magistratura minorile erano affatto diverse da quelle attuali. l’esperienza minorile che ci gravava di ansie. che una volta concerneva quasi esclusivamente la conduzione dell’istruzione dei processi relativi a tutti i reati commessi dai minori. le manifestazioni della devianza giovanile. vennero identificati prima solo come soggetti da tutelare perché ancora non completamente formati sul piano intellettivo e cognitivo. ancora. per lunghi anni. ancora Le fece avvertire forte l’esigenza di restituire a ciascun minore la dignità che è propria di ogni essere umano. In tale scenario anche il ruolo del pubblico ministero minorile. diversi. Questo sentimento Le consentì una comprensione più profonda della loro personalità. poi come titolari di pari dignità e pari diritti accordati agli adulti. solo più matura e più seria. di violenze e che comunque necessitavano di un intervento di sostegno e di prevenzione. il numero e la portata dei reati commessi dai minori. Si iniziò un percorso di crescita verso il riconoscimento del principio di eguaglianza non solo tra i differenti sessi. responsabilmente già immessa nel ruolo di magistrato che viveva con estrema consapevolezza. ma tra adulti e minori: questi. Nel rapporto con i minori essa sapeva trovare il giusto equilibrio tra severità e umanità. delle problematiche che li investivano e quindi della ricerca delle modalità più idonee per aiutarli a superare i periodi di crisi e delle risposte più adeguate alle azioni antisociali eventualmente poste in essere. le forti novità dell’ordinamento penitenziario.Il profumo della libertà bella come allora. e soprattutto. perché diverse erano le condotte. senza mai trascendere a facili paternalismi e senza mai perdere la dimensione del suo ruolo e la serenità del giudizio.

ho continuato a lavorare accanto a lei. trasferita al Palazzo di Giustizia. Tale esperienza. dal più umile al più autorevole. verso i quali aveva il debito rispetto per la funzione e per il ruolo. e per il garbo e lo stile che in modo particolare la contraddistinguevano. pur consapevole di lasciare un’attività che avrebbe rimpianto. serenità. per un anno dopo la laurea. e in primo luogo con il Procuratore della Repubblica – che subito l’apprezzò e si fidò del suo modo di affrontare l’istruttoria dei processi. per la dignità che vedeva in ogni essere umano con cui entrava in contatto. senza riserve e con dedizione. Essendo stata anch’io. senza ombra di retorica. Per le sue qualità di equilibrio. ove nel luglio 1988 prese possesso delle funzioni di Consigliere presso la terza sezione penale. con una dote. la portò a scegliere le funzioni di giudice minorile. infine. sincero sentimento di riservatezza e di compostezza. ma altresì con gli avvocati. ha sempre messo al servizio della sua funzione nella quale credeva. quasi contemporaneamente. in un mondo in cui predomina il desiderio di protagonismo. connotati da frequenti momenti di confronto e di collaborazione. e che svolgeva senza incertezze e con determinazione. con la disponibilità al confronto con colleghi ed operatori. L’intitolazione al suo nome del Centro di prima accoglienza per i minorenni stabilita dal Ministero di Grazia e Giustizia con decreto del 23 giugno 1992 non è. anche i più delicati – con il personale e con tutti gli operatori minorili. La rendevano una Donna speciale. Tutte queste qualità. attività che le era estremamente congeniale e che aveva svolto prima. chiese e ottenne di essere trasferita alla Corte di Appello della nostra città. dal più misero al più degno di considerazione. provati dalla detenzione del padre. con una professionalità sempre più forte e adeguata ai cambiamenti che si svolgevano nella società e nel diritto. purtroppo molto poco diffusa: un profondo rispetto per i diritti degli altri. con quella umiltà che dovrebbe essere dote essenziale in un magistrato e. avendo così modo di constatare direttamente quali 47 . unitamente all’innato. Questo impegno Ella svolse con serenità ed equilibrio. Francesca Morvillo lavorò sempre in buona armonia non soltanto con i colleghi. aiutandola nell’approccio con i ragazzi e nella comprensione della loro personalità. profondità non comuni. farsi conoscere e notare. per il peculiare legame che si era creato tra tutti coloro che erano coinvolti nei procedimenti minorili. che il dovuto riconoscimento di queste sue doti e qualità che Francesca Morvillo. con una preparazione giuridica approfondita e costantemente aggiornata. quale docente di diritto in un Istituto tecnico statale. Dopo oltre sedici anni. nelle scuole elementari di un istituto per i figli dei detenuti e poi. durante gli anni dell’Università.Il profumo della libertà rimentato nella sua attività di insegnamento. e in particolare quella vissuta con i piccoli svantaggiati. di apparire.

di poter conoscere appieno tutti gli aspetti della sua personalità. specie nei processi impegnativi e delicati. Come amica era affettuosa. di orgoglio. accettato con entusiasmo l’incarico di professore a contratto per la materia “Legislazione del minore” nella Scuola di specializzazione in pediatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Palermo. piena di premure. con cui svolse per alcuni anni tale compito. invece. partecipe della tua vita con discrezione e con generosità: rendeva orgogliosa di esserle vicino. le sue preoccupazioni: bisognava soffermarsi nella profondità dei suoi occhi. Sono stata accanto a lei in quei momenti di tormento e di ansia che le venivano dal condividere la vita di Giovanni Falcone. accanto alle gioie e all’appagamento derivanti dall’intensità di tale unione. congiunto alla sua consueta diligenza e umanità. Infatti. sostanziale e processuale. mai faceva trasparire le sue angosce. anche in questo ambiente ha lasciato di sé un vivo ricordo e un vivo rimpianto. per il trasporto e per l’interesse che l’avevano animata nel rapporto con i giovani specializzandi. solo nell’intimità del rapporto di amicizia lei si lasciava andare alla confidenza. si impegnava a non trasferire neanche momentaneamente le emozioni della sua vita privata. ove ben presto venne ritenuta uno dei magistrati con maggiore competenza nella materia penale. dei quali fu relatore inappuntabile ed estensore ineccepibile delle sentenze. sempre aggiornata con dottrina e giurisprudenza. Francesca Morvillo aveva sempre rifiutato di partecipare con interventi o relazioni a convegni e incontri di studio: e non tanto per timidezza quanto per il suo profondo senso di riserbo che la faceva rifuggire da ogni forma di pubblicità. All’assenza in lei di qualsiasi manifestazione di invidia. Aveva.Il profumo della libertà spazi sempre più vasti di stima e di considerazione essa si andava creando nel nuovo ambiente di lavoro. Per il puntuale impegno. Come moglie e compagna di un uomo dalla personalità di Giovanni Falcone. osservare attraverso il suo sguardo per superare il controllo delle sue emozioni. per la riservatezza che la distingueva. e così leggere nel suo animo. sino all’estremo sacrificio e accettati quale inevitabile conseguenza del profondo impegno civile e morale con il quale Giovanni Falcone svolgeva il proprio ruolo. momenti di turbamento e di ansia vissuti con coraggio. e di trovare conferma del suo stile di lavoro anche nello svolgimento delle funzioni giudicanti. Francesca Morvillo ha certo avuto. Nonostante la comprovata solidità della sua preparazione nel capo del diritto penale. Ma. di presunzione. di cui mai si fece vanto. Al suo posto di lavoro. si 48 . con compostezza. e la compiutezza della sua esperienza giudiziaria nel settore. Era una donna veramente particolare: raramente la bellezza esteriore è stata così pienamente espressione di una completezza di qualità interiori come nel suo caso. e pur sempre con discrezione.

accompagnata dalle preghiere dei tuoi familiari e di quanti hanno conforto nella fede .Il profumo della libertà accostava un’estrema modestia e una grande dignità. indimenticabile compagna e amica. insostituibile collega e magistrato esemplare. Maria Teresa Ambrosini Avvocato generale presso la Procura della Corte di Appello di Palermo 49 . la sua voglia di scherzare. di stare in compagnia. ma ci valga da monito e da impegno a rendere a te e a Giovanni quella giustizia terrena per la quale avete immolato la vostra esistenza. Dolce Francesca. strappata così crudelmente ai tuoi cari e a questa vita. che tuttavia non le impedivano di manifestare la sua gioia di vivere. che il tuo supremo sacrificio . la sua allegria. che rende perenne il ricordo di te e ti ha aperto le porte per una vita migliore.culmine delle tue qualità morali. eterna.non venga vanificato dall’indifferente svolgere delle vicende quotidiane. di godere d’ogni spettacolo che venisse a distoglierla dai pensieri e dalle preoccupazioni giornaliere.

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in modo preciso. Il fatto è che i primi rapporti tra me e Paolo risalgono all’adolescenza e sono legati alla frequentazione tra mia sorella e una delle sue sorelle. All’epoca Borsellino era ancora pretore di Monreale. Agnese. pensieroso. in cui diveniva cupo. A quell’epoca le difese di parte civile nei processi di mafia erano non frequenti e comportavano. Paolo si sentiva responsabile di quell’omicidio. che erano compagne di scuola e amiche. quando ho iniziato ad esercitare l’avvocatura. evidentemente. Il primo incontro. superficiale. Alternava momenti di tristezza. la prima conoscenza.Il profumo della libertà Una voce urlante: “è morto. infatti. La moglie di Paolo. Il mio nome era stato fatto in ambiente giudiziario. La conoscenza vera è arrivata dopo. risale quindi agli anni giovanili. Paolo Borsellino? Non lo ricordo esattamente. era amica di mia moglie. per continuare a seguirlo personalmente. 51 . accollandosene spesso tutto il peso e la responsabilità. è morto!” Quando ho incontrato. per la prima volta. però. l’allora Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo. il temperamento di Paolo. alcuni dei nostri figli andavano a scuola insieme. forse dallo stesso Paolo. Era un uomo che si faceva pienamente carico dei problemi degli altri. delegatigli proprio da lui. il colonnello Subranni. perché dalle indagini svolte era emerso che il capitano Basile era stato assassinato per avere svolto degli accertamenti. Peraltro. È difficile descrivere. mi chiamò per verificare la mia disponibilità ad accettare la difesa di parte civile della famiglia Basile. decisi di accettare l’incarico. Giudice istruttore di quel processo era appunto Borsellino che. Ma dopo poco tempo sarebbe approdato all’ufficio istruzione di Palermo e i nostri rapporti sarebbero così divenuti più frequenti. a fasi di allegria e giocosità. Qualche mese dopo quell’omicidio. aveva revocato la propria richiesta di trasferimento alla Sezione civile del Tribunale. certamente da Pietro Sirena. Dopo averci riflettuto. però. su un parente di Totò Riina. un rapporto più intenso e a farci lavorare fianco a fianco. figlia del Presidente Piraino Leto. Fu l’omicidio del Capitano Basile a farci stringere. un grande impegno e anche qualche rischio. al rapporto professionale si aggiungeva una fitta rete di amicizie comuni.

Mi vengono in mente. Non ci saremmo. insieme anche a Giuseppe Ayala. evidentemente. è morto !” Allora esco immediatamente da studio. Ricordo che ogni tanto tirava fuori un foglio di carta a quadretti con cui. a pranzo insieme con Giovanni. giovedì 21 maggio. nonostante la grande diversità di temperamento. su quella condizione di continuo pericolo in cui vivevano. composto. A rispondermi è una voce urlante: “è morto. anche una certa capacità di ironizzare sul loro ruolo e sui pericoli del loro lavoro. riferendomi di aver saputo dal figlio. senza solu- 52 . Si divertivano a farsi reciprocamente il necrologio. è già cadavere. Rimango senza parole. Poi mi ricordo che Gioacchino Natoli. Il giorno dopo. avevamo deciso di vederci. andiamo a mangiare al ristorante la Carbonara. di nuovo. fuori della grazia di Dio. scherzavano spesso. Quello di Francesca Morvillo. insieme. all’improvviso mi chiama al telefono un collega. Sapeva dirti. invece. Giovanni mi chiama al telefono per sapere se il viaggio era andato bene. Lo chiamo subito su quel numero. mi metto in macchina e mi dirigo a tutta velocità verso l’Ospedale Civico di Palermo. amico anche di Giovanni. Con Falcone. appena tornato dal mare. a Piazza Campo dei Fiori. Due giorni dopo infatti. Il corpo di Giovanni è appoggiato su una barella. a che punto e in quale ufficio fosse e a chi fosse stato assegnato. infatti.Il profumo della libertà Si potrebbero raccontare tanti aneddoti piacevoli su di lui. il mercoledì successivo. E i suoi fascicoli non erano certo pochi. Paolo Borsellino è già lì: furioso. È difficile dire di più di quei momenti. approfittando del fatto che ero a Roma per un’udienza in Cassazione che avrei dovuto seguire il giorno dopo. grazie a degli schemi e delle sigle. in qualunque momento. incapace di calmarsi e di sentire ragioni. il pomeriggio di sabato 23 maggio del 1992. per parlare di questi processi. era in grado di ricostruire con esattezza lo stato di ogni processo passato dalle sue mani. è orrendamente mutilato. non si notano ferite. un’ultima volta Giovanni e Francesca. Riesco a vedere. di un attentato a Punta Raisi contro Falcone. sconvolto. Lo ringrazio della sua gentilezza e del tempo trascorso insieme e rimaniamo d’accordo di incontrarci a Palermo non appena fosse rientrato da Roma. ha un telefono portatile. si era creata una grande amicizia ed un affiatamento fuori del comune. Rappresentavo Giovanni Falcone in due procedimenti per calunnia e per questa ragione. incomprensibili per chiunque altro. non ancora deceduta. Ricordo perfettamente i giorni precedenti la strage di Capaci. mi incontro con Giovanni e Francesca e. Li univa. Così domenica 17 maggio. quando ero già tornato a Palermo. più visti. per un attimo non so cosa fare. un magistrato della Procura di Palermo. mentre sono a studio con una cliente. Siamo poi.

da cui non emergeva mai. profetica di quanto sarebbe accaduto l’indomani. Uno dei primi magistrati che intuirono il ruolo che poteva giocare la cultura nella lotta alla mafia. l’ultima volta. È veramente difficile poter far comprendere quanto fosse commosso per quel dono. È veramente difficile riuscire a non farsi sopraffare dall’emozione quando si ricordano uomini. parlava ai giovani. della vittoria della Gente e dei Giovani. tutta la loro umanità ed intelligenza. perché Paolo Borsellino. Parole su Giovanni Falcone. proprio il sabato prima della sua morte. mi venne di chiedergli. quasi per passare il testimone alle nuove generazioni. ucciso anche lui barbaramente nel 1983. sulla mafia. Francesco Crescimanno Avvocato del Foro di Palermo 53 . credo che nessuno di quei ragazzi abbia potuto dimenticare le Sue parole. sulla sua morte. L’avevo incontrato subito dopo la Messa per il trigesimo della morte di Falcone e mi aveva mostrato una penna stilografica: era appartenuta a Giovanni e gliela avevano regalata le sorelle Anna e Rita. al Liceo Umberto di Palermo. Nonostante questo. Chinnici si recava spesso nelle scuole. senza tregua. con una frase che non sono più riuscito a dimenticare. del suo corpo scaraventato lontano e martoriato. cercava di far comprendere loro che male terribile fosse la mafia. Mi viene però in mente una cosa che ha a che fare con i giovani e che voglio raccontare perché credo che questi miei ricordi si debbano concludere con una parola di speranza. tesissimo. del valore di certi insegnamenti. Lo ricordo in una di queste occasioni. Subito dopo la morte di Falcone. magistrati come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. ma anche parole di speranza. nel corridoio della Procura. nervoso. fu il Consigliere Rocco Chinnici.Il profumo della libertà zione di continuità. anche Paolo Borsellino si impegnò in questo sforzo di comunicazione. ricordando singoli episodi. “Sono venuto a salutare i colleghi” mi rispose. Paolo non si era dato pace dopo l’attentato di Capaci e la morte di Giovanni e di Francesca. le immagini del successivo attentato a Paolo. era certo della vittoria finale dello Stato. come Giovanni Falcone. dello scenario infernale che vidi il 19 luglio a Via d’Amelio. Lo incontrai di nuovo. Si era gettato in un lavoro disperatissimo. con quanto i giovani hanno saputo insegnare a tutti noi dopo la morte di Falcone e di Borsellino. costretto all’improvviso ad interrompere il suo discorso da una telefonata che lo fece scappare in ufficio. “Che fai qui a quest’ora di sabato?”. Ed è difficile poter rendere.

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per cercare di cambiare lo stato delle cose. senza che neppure quasi me ne rendessi conto. compresi con chiarezza e con un po’ di sgomento che la mafia non era in un altro mondo. nel mio piccolo. non sapevo nemmeno bene chi fosse. di piccoli problemi che iniziavano e finivano nello spazio di pochi chilometri intorno alla mia realtà di ginnasiale fiorentina. avrei potuto fare qualcosa. né mai mi ero mai preoccupata di sapere chi fossero gli uomini che la combattevano. Sapevo che in Sicilia giudici e forze dell’ordine erano impegnati nella lotta alla mafia e spesso nei telegiornali si parlava dell’uccisione di uomini dello Stato. due fondamentali punti di riferimento. 55 . ma avrebbero protetto lui e i suoi uomini.Il profumo della libertà Poter fare qualcosa per gli altri Negli anni della mia formazione le figure di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino hanno rappresentato. Ricordo benissimo dove ero e che cosa stavo facendo quel 23 maggio 1992 anche se. e presi a considerarlo non come un “giudice” lontano da me. consapevoli del gravissimo pericolo in cui si trovava. non lo avrebbero permesso. Sinceramente all’inizio non diedi alcun peso a tale frase. E l’anno successivo. di scuola. ma come qualcuno di familiare. “conobbi” anche Borsellino . anche se la mia Firenze era ancora tanto lontana dalla Sicilia. cominciai da quell’episodio a sviluppare una coscienza civile che prima non avevo. Proprio nei giorni della sua morte. con le devastazioni di via dei Georgofili. Ricordo ancora il commento dei miei genitori: “Speriamo che ora non uccidano anche lui!”. il 27 maggio 1993. Da quel giorno in realtà cambiò tutto. il suo sorriso ironico iniziò ad entrarmi dentro. Nei giorni che seguirono alla sua morte. Non mi vergogno ad ammettere che percepivo quel mondo come troppo lontano dal mio. tuttavia la mafia non era un problema che mi coinvolgesse più di tanto. Egli cominciò a diventare parte del mio mondo. soprattutto. divenuto per tutti il nuovo punto di riferimento nella lotta alla mafia. ma poteva essere intorno a me e che. iniziai a conoscere Falcone attraverso i filmati e i servizi in televisione. confesso che. Mi sembrava impossibile che potesse succedere una cosa del genere: ero convinta che gli uomini dello Stato. quando appresi della tragica morte di Falcone. Frequentavo il ginnasio nel 1992. Mi si aprì un mondo che non conoscevo e. fatto di quotidianità.

di un magistrato che ha scelto di combattere la mafia. si è così andata gradualmente radicando in me l’idea di iscrivermi a legge per fare il magistrato “per potere fare qualcosa per gli altri”. dei mille ostacoli che ha dovuto affrontare per poter lavorare. dei misteri di un attentato ancora tutto da chiarire. un impegno che aveva preso davanti alle bare di Giovanni e Paolo. cosa non sempre facile per un magistrato abituato a lavorare nella solitudine delle sue carte. Falcone e Borsellino: due personalità diverse. perché dal loro sacrificio potesse nascere una nuova mentalità. in una situazione del tutto diversa da quella della Palermo degli anni Ottanta e Novanta. quanta emozione conoscere qualche tempo dopo. che sono un magistrato che svolge la sua attività lavorativa in una città del nord est. E anche adesso. senza che me ne rendessi pienamente conto. sento l’orgoglio di un legame di “colleganza” che mi stimola ad essere perlomeno degna di questi grandi modelli. Antonino Caponnetto. un uomo che ha saputo sfruttare la sua intelligenza e la sua memoria. delle difficoltà che gli sono state opposte anche all’interno della magistratura. consapevole del fatto che questo lavoro ti dà il privilegio di mettere a disposizione il proprio sapere per contribuire a costruire nella legalità una società più giusta. ormai sapevo benissimo chi fosse e quanto importante fosse stato il suo ruolo. Quella di Giovanni Falcone non è soltanto la storia di un eroe del quotidiano.Il profumo della libertà Quando quel 19 luglio 1992 appresi dalla radio la notizia della morte di Borsellino. in modo semplice e senza alcuna retorica. ma in certo modo complementari. Con lucidità e pacatezza. in un incontro organizzato dalla scuola. Ero sconvolta e non riuscivo a capacitarmi che lo Stato non fosse riuscito ad evitare la sua morte annunciata. Un uomo che ha sempre ritenuto che “ogni azione debba essere portata a termine”. un uomo che non si è mai chiesto se doveva “affrontare o no un certo problema ma solo come affrontarlo”. grazie anche alla sua naturale leadership. Una indimenticabile lezione di vita e di legalità. dei mille attacchi che ha dovuto subire. È anche. Da quel momento. che hanno profondamente inciso nella mia formazione. i suoi successi e le sconfitte. l’esempio di Falcone e Borsellino ha profondamente influenzato ogni mia importante decisione. Da Rocco Chinnici aveva appreso l’importanza del lavoro di squadra. testimoniò l’attività del pool di Palermo. Ci disse che sentiva essere suo preciso dovere informare le giovani generazioni sul fenomeno mafioso e sui suoi collegamenti. assumendo nel pool un fondamentale ruolo di coordinamento. e soprattutto. negli anni che seguirono. 56 . ben consapevole del rischio che correva. E poi. la storia di un uomo solo.

Un uomo che nutriva un profondo senso dell’amicizia che lo portò a schierarsi in difesa di Borsellino. Ritenendo di compiere un servizio utile alla società. 40.. E con me faranno lo stesso. 43.. Come risposta è stata innescata una indegna manovra Vedi Giovanni Falcone. Dopo questo interrogatorio lei diventerà una celebrità... Un uomo che aveva scelto l’ironia per contrastare scelte istituzionali spesso non condivise. 3 Vedi G. “Ho sempre saputo che per dare battaglia bisogna lavorare a più non posso e non mi erano necessarie particolari illuminazioni per capire che la mafia era una organizzazione criminale”2. Falcone. 2 Vedi G. Non dimentichi che il conto che ha aperto con “cosa nostra” non si chiuderà mai. come riferito da Fernanda Contri componente del CSM negli anni 1986-90). 2010. pur consapevole dei rischi. È sempre del parere di interrogarmi?”3. “Ma voi lo avete capito che il CSM mi ha consegnato alla Mafia? Quella sentenza di morte che nei miei confronti hanno emesso tempo fa adesso sanno che la possono eseguire perché i miei (cioè i magistrati) non mi vogliono”. non faceva del protagonismo ed evitava di protestare pubblicamente. Ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Cose di Cosa Nostra. a seguito del mancato riconoscimento da parte del CSM del valore della sua opera. in collaborazione con Marcelle Padovani. 44. pag. Un uomo che ha saputo fare della sua capacità al lavoro la sua forza. spesso. Un uomo che sapeva ascoltare perché voleva “capire”. in op. Un uomo che ha posto il massimo impegno nel servire lo Stato. BUR Saggi. pur essendo consapevole che questo.Il profumo della libertà istruendo solo processi che si potessero vincere e non per fare mera propaganda politica. autorevole coi pentiti. dimostrando di non avere paura nemmeno davanti all’avvertimento che gli diede Buscetta prima di iniziare la sua collaborazione: “L’avverto signor Giudice. cit. ma non arrogante. “Occorre procedere con la massima cautela e bisogna verificare a ogni passo il confine tra noto ed ignoto e non sperare mai che altri possano colmare le nostre lacune”1. ero pago del dovere compiuto e consapevole che si trattasse di uno dei tanti inconvenienti inerenti alle funzioni affidatemi… Paolo Borsellino della cui amicizia mi onoro ha dimostrato ancora una volta il suo senso dello Stato e il suo coraggio denunciando pubblicamente omissioni e inerzie nella repressione del fenomeno mafioso che sono sotto gli occhi di tutti. 1 57 . non era in grado di fronteggiare un fenomeno di tale ampiezza qual era la mafia. pag. per trarre dalle collaborazioni il massimo dei vantaggi per la giustizia. che. Che. quando questo denunciò nel 1988 il dissolvimento del pool antimafia. si limitò ad affermare. Falcone. cit. “Ho tollerato in silenzio in questi ultimi anni in cui mi sono occupato di istruttoria sulla criminalità mafiosa le inevitabili accuse di protagonismo e di scorrettezza nel mio lavoro. in op.

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altrettanto straordinaria. Un uomo coraggioso che ha saputo affrontare i rischi con ironia ed un certo fatalistico distacco. ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle. calcolato. lavorando per costruire gli strumenti mancanti a livello legislativo alla lotta contro la mafia attraverso provvedimenti idonei a coordinare le forze dello Stato.. È stata per me una straordinaria esperienza e una forte emozione quando.dal 23 maggio al 19 luglio in mio padre avvertivo un graduale distacco. che dopo la morte di Falcone temeva per la sua vita. anche se ciò comportava il sacrificio della propria famiglia: “. riuscendo a mantenere la sua ironia dissacrante anche nei giorni dell’attentato dell’Addaura. Solo dopo la sua morte seppi da Padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto. in occasione del 71esimo compleanno del padre. 59 . Un uomo che ha sempre manifestato un forte senso dello Stato in ogni ruolo fosse chiamato a svolgere il suo lavoro. la magistratura e le forze di polizia per contrastare il crimine organizzato. Poco tempo fa mi è capitato di leggere la lettera che il figlio Manfredi ha scritto il 19 gennaio 2011. un uomo che ha dato uno straordinario contributo come Direttore degli affari penali.Il profumo della libertà per tentare di stravolgere il profondo valore morale del suo gesto riducendo tutto a una bega fra cordate di magistrati”4. quando fu addirittura accusato di avere progettato lui stesso l’attentato per ottenere un posto di procuratore aggiunto a Palermo: “questo è il paese felice che se ti si pone una bomba sotto casa e la bomba per fortuna non esplode la colpa e tua perché non la hai fatta esplodere”. Ne emerge la personalità di un uomo che era solito mettere il dovere prima di se stesso.. perché gradualmente e quindi senza particolari traumi noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo preparati qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni”. sono stata a Marsala. Al pentito Calcara. Vedere la sede del Tribunale in cui Borsellino era stato procuratore capo mi ha profondamente commosso ed inorgoglito. Un uomo che ha sempre svolto in silenzio il suo lavoro. ma che è stato pronto a superare la sua riservatezza e ad esporsi pubblicamente quando è stato messo in pericolo il 4 Intervento al CSM del 29 luglio 1988. È impossibile parlare di Giovanni Falcone senza affiancarlo alla figura. Borsellino disse: “Chi ha paura muore ogni giorno. Un uomo che ha affrontato tutto con il sorriso. pur consapevole della mia inadeguatezza nello svolgere il suo stesso lavoro. di Paolo Borsellino. chi non paura muore una sola volta”. nel tour giudiziario che precede ogni scelta della sede.

Un uomo dotato di uno straordinario senso dell’ amicizia. Giovanni Falcone era anche il mio scudo e con la sua morte ho perso il mio scudo”. più solo. Un uomo dotato di una straordinaria umanità. senza mettere in discussione la bravura. della nostra vita7”. Al posto di Meli si sarebbe dovuto nominare Falcone per garantire la continuità all’ufficio. più indifeso. Un uomo che ha sempre combattuto fino all’ultimo. pur consapevole delle conseguenze che ne sarebbero potute derivare “io rischiai conseguenze professionali gravissime e forse l’avevo messo in conto. mi sento più nudo. dopo un tira e molla di qualche mese. adesso il consigliere Meli. tanto da fare sua ogni lotta combattuta dal suo collega amico.. l’onestà e la competenza di Antonino Meli che il nuovo consigliere possa aver acquisito in un paio di mesi una tale conoscenza del fenomeno mafioso. 60 . si è riorganizzata come prima più di prima”5. tanto da ammettere. dimostrando un impegno ed una energia straordinari nel cercare gli assassini di Falcone. a seguito della morte di Falcone.. capace di mostrare le sue debolezze come solo un grande uomo può permettersi di fare. Dubito. 5 6 Intervista Repubblica e Unità 20 luglio 1988 Discorso alla Biblioteca Comunale di Palermo del 25 giugno 1992. intanto. qualche giuda si impegnò subito a prenderlo in giro e nel giorno del mio compleanno il CSM ci fece questo regalo e preferì Antonino Meli”6. un tempo suo sostituto a Marsala: “mi sento invecchiato in pochi giorni di dieci anni perché ho perso un grande amico e il mio scudo. è diventato titolare dello stralcio del maxiprocesso. Un uomo che non ha mai avuto paura di esprimere con forza le sue idee. Ma almeno l’opinione pubblica lo deve sapere e lo deve conoscere: il pool antimafia deve morire davanti a tutti non deve morire in silenzio”. 7 Discorso alla Biblioteca Comunale di Palermo del 25 giugno 1992. Ormai le indagini si disperdono in mille canali e “cosa nostra”. È impossibile non ricordare quanto disse a proposito della mancata nomina di Falcone: “fino a qualche mese fa tutto quello che riguardava “cosa nostra” passava sulla scrivania di Falcone e su quella di altri tre giudici istruttori. pur essendo consapevole del rischio che correva: “Queste cose che io so possono essere utili alla ricostruzione dell’evento che ha posto fine alla vita di Giovanni Falcone e che soprattutto nell’immediatezza di questa tragedia ha fatto pensare a me e non soltanto a me che era finita anche una parte della mia. come riferito da Antonio Ingroia. così come ha lui stesso ricordato ad un mese dalla morte di Falcone “quando Falcone solo per continuare il suo lavoro propose la sua aspirazione a succedere ad Antonino Caponnetto.Il profumo della libertà lavoro del pool.

devo confessare che per me è un onore poter contribuire a ricordare con questo mio piccolo intervento. ma nello Stato così com’è. dell’indifferenza. ma punti di riferimento a cui deve tendere ogni nostra azione. con i suoi limiti ed i suoi difetti. quale giovane magistrato. della contiguità e quindi della complicità”. Senza alcuna retorica. consapevoli del fatto che. si è impegnato a diffondere la cultura della legalità. convinto della necessità di coinvolgere i giovani. due straordinari personaggi come loro. combattendo quella sottocultura mafiosa ancora così diffusa presso le giovani generazioni “la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale. sono stati e rimangono uomini che ci hanno dimostrato quanto grande possa essere la natura umana. Pur nutrendo nei loro confronti una profonda stima. Elisa Fazzini Magistrato del Tribunale di Treviso 61 .Il profumo della libertà Un uomo che. strettamente connessa ad un altrettanto profondo senso di inadeguatezza nello svolgere il medesimo lavoro. sebbene siano stati persone con particolari capacità morali e professionali. Due uomini che hanno svolto il proprio lavoro credendo profondamente non in un ideale astratto. ritengo che il loro esempio non debba portarci a considerarli dei meri eroi. contribuendo a creare un movimento di opinione che ha espresso rinnovato coraggio ed una ritrovata dignità di popolo.

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in rigoroso ordine alfabetico. Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza. Mi risiedo. marmo bianco e ottone luccicante: “la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo ringrazia i propri studenti caduti per mano della mafia” e giù una sfilza di nomi. circondata da amici e parenti che gioiscono con me per il traguardo raggiunto. l’ho spuntata. io vorrei essere le loro gambe: bisogna ricominciare a lottare con il manuale. Sulla parete un lenzuolo appeso con due chiodini. cerco di mettere a fuoco uno sguardo intenso. Pare che io ce l’abbia fatta. le loro idee camminano sulle nostre gambe”. non ho aspirazioni eroiche e non vorrei il 63 . alla fine delle scale imponenti ed eleganti lancio un ultimo sguardo alla lapide. Tra i primi spicca quello di Paolo Borsellino. È stata istallata qualche anno fa. le loro idee camminano sulle nostre gambe 19 Anni. Le mie idee sono sempre più confuse. sono qui. Nella mia stanzetta palermitana di studentessa fuori sede. l’immagine colorata di due uomini che sorridono. dopo molte altre storie di sguardi tra me e i manuali. avendo compassione di me. in basso c’è scritto: “non li avete uccisi. a seguire Giovanni Falcone e poi la compagna e poi ancora tutti gli altri. la sedia rovente. in qualche modo. non senza qualche ritrosia di noi studenti. mi alzo: forse è il caso di mollare tutto. 23 anni. mi consenta di carpire qualcuno dei suoi oscuri misteri. ma qualcosa mi dice che. Dopo la proclamazione ci avviamo tutti verso l’uscita e i meritati festeggiamenti. sono davvero molto confusa. La speranza è che lui (il manuale). L’aria è afosa come nella migliore tradizione di luglio. con l’intento di guadagnare la maggiore comprensione possibile. io e questo libro proprio non ci prendiamo. direzionato verso l’enorme manuale di diritto privato.Il profumo della libertà Non li avete uccisi.

Varco per la prima volta l’ingresso del Tribunale di Palermo.i sogni possono diventare realtà!! Ho studiato tra un’udienza e l’altra. Per un attimo i nostri sorrisi si velano e restiamo in silenzio. sono diventata grande e ho fatto un po’ di strada. Con amici e colleghi non mancano le occasioni per stare insieme e divertirsi.. Sono ancora a Palermo.. ho fatto un ultimo tentativo: ho vinto il con- 64 . il cameriere con il codino che pare uscito da una sit-com della televisione e dei piatti di insalata con dentro tutto l’immaginabile e calorie per una settimana. entusiasta ed elettrizzata.. sulle quali fare camminare quelle idee. 30 anni.Il profumo della libertà mio nome su quella lapide. ho intrapreso la necessaria gavetta e provo a sbarcare il lunario. Ormai da qualche anno sono un avvocato. Questa volta ho beccato un pesce grosso: un cliente palermitano vuole che patrocinii la sua causa. la mia mente ritorna nuovamente al lenzuolo appeso al muro e a quei visi sorridenti: in che modo. ho deciso di frequentare la scuola di magistratura. Francesca Morvillo e tutti quegli altri che hanno vissuto giornalmente questo luogo. Sono tornata a vivere nella mia città d’origine. Torniamo alla macchina. attraversato questa piazza e pagato con la loro vita la coerenza del loro lavoro. posso fare camminare le loro idee sulle mie gambe? E soprattutto: ne avrei davvero la forza? 32 anni. gente che chiacchiera ad alta voce e gesticola con animosità. con il mio lavoro. Giovanni Falcone. senza bisogno di dire nulla: abbiamo parcheggiato in via D’Amelio. ma c’è bisogno di gambe. Aveva ragione Cenerentola.. 26 anni. mentre attraverso la piazza centrale del Tribunale mi rendo conto che ogni scalino di fronte a me reca sull’alzata il nome di ognuno di loro: di nuovo Paolo Borsellino. Alcuni locali trasmettono un’allegria tutta siciliana: tavolini all’aperto.

Il profumo della libertà corso in Magistratura!! Oggi sono qui. attraversato le vie della stessa città. Magda Guarnaccia Magistrato Ordinario in tirocinio 65 . ma un desiderio mi accompagna costante: ho davvero voglia di provare a dare le gambe a quelle idee che hanno reso il mio Paese un posto migliore. E adesso? Cosa mi aspetta? Quali esperienze affronterò? Ne sarò all’altezza? Ancora oggi non tutto mi è assolutamente chiaro. a ricostruire il mio breve percorso professionale cercando i punti di contatto tra la mia storia “normale” e la storia “speciale” di due uomini che hanno studiato nella mia stessa facoltà. respirato la stessa aria.

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venne radiocomandata a distanza. pur sapendo bene di essere nel mirino di una terribile e perversa organizzazione criminale. questi uomini veri. pieni di coraggio e coscienza delle Istituzioni. investe le auto. ancora. quasi tutte futili e materiali. una marrone. la scorta. Casa della madre di Paolo Borsellino. ma dentro i tre agenti sono feriti ma vivi. uccideva spietatamente. una Fiat 126 contenente esplosivo. e là dove aveva trovato forte resistenza. vi erano già stati allarmi con gli omicidi di Scopelliti (magistrato) e Salvo Lima (ex Sindaco di Palermo) e di tanti altri coraggiosi uomini. sei agenti uomini ed una giovanissima donna (la prima a fare parte di una scorta ed a cadere in servizio). feriti come altre venti persone che con le proprie auto passavano in quel momento fra lo svincolo Capaci-Isola delle Femmine. si salverà un solo uomo. poiché nel 1991. la mia frequentazione della 2^ media non mi permetteva di 67 . non gravi e ideali. Le stragi del 1992. l’auto bianca sarà seriamente danneggiata. continuarono. L’esplosione è forte. Il Giudice si recava periodicamente a far visita alla propria madre e quella Domenica era lì con la sua scorta. gli autisti. l’auto azzurra sarà ridotta ad un ammasso di ferri vecchi. quella marrone si disintegra completamente. La bomba. fu una guerra già annunciata. come “cosa nostra”. la moglie Francesca Morvillo. Eppure.58 Via Mariano d’Amelio. a scegliere la Giustizia. anche lei Magistrato. una azzurra trasportano il Giudice Falcone.59 Autostrada Trapani-Palermo Tre Auto. che “osarono” azioni legittime contro la mafia.Il profumo della libertà Una speranza per i giovani 23 maggio 1992 ore 17. e per essa perirono. una bianca. 19 luglio 1992 ore 16. riteneva di tenere in pugno tutto il sistema. Sopravvisse un solo agente. Capaci e via D’Amelio furono azioni di guerra dichiarata da chi. Ero bambino dodicenne nel 1992 e credevo in poche cose allora.

dopo la loro ingiusta e crudele uccisione. non aveva compreso che da tutto questo sarebbe nata una forte ribellione nelle coscienze di chi crede nella Giustizia. Grazie Paolo. desistere. ma troppo spesso accettato con rassegnazione. “Falcone e Borsellino” come si possono separare questi due nomi? Sembrano essere una unica entità. scuotendo la mia coscienza.Il profumo della libertà vedere e capire chiaramente. che non bisogna mai arrendersi. Grazie a voi so di poter fare quello che ci sarà richiesto di fare. legati da un “mestiere” che per loro era missione: liberare la società civile dalla mafia. si è tradotta in realtà per avere superato un concorso in magistratura. rassegnarsi. ma le stragi rimasero indelebilmente impresse nella mia mente. con stragi che costarono la vita anche ad altri uomini e donne giusti. Alessandro Petronzi Magistrato Ordinario in tirocinio 68 . che avevano fatto della loro professione una vera missione. ma so che presto mi sarà affidato il mio primo incarico. sono ancora agli inizi della mia strada. Non vi dimenticheremo mai perchè voi siete La Speranza. impegno e dedizione. che svolgerò con coraggio. un binomio inscindibile. sto svolgendo il tirocinio nei vari settori del diritto e nei vari uffici del Tribunale di Roma. Siamo nel 2011. impotenza. non l’anima”. sto imparando da chi insegna con la propria sapienza ed esperienza. Sono ancora nella mia città. con la giustizia. Dott. ed oggi. Allora pensai “si può uccidere il corpo. come percorso professionale. La mafia. che la scelta della via della Giustizia. paura. A questi Eroi e martiri dei nostri tempi va tributato il riconoscimento di avere indicato a noi tutti. grazie Giovanni. ovunque sarò inviato. grandi nel loro impegno di cambiare ciò che era così perverso e criminale. con la loro esemplare condotta. lo penso ancora. proprio come gli immortali Falcone e Borsellino. il coraggio e l’abnegazione che con il vostro sacrificio ci avete trasmesso.

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È a loro che dobbiamo dire grazie per il mondo migliore che. Erano disposti a dare la vita per la costruzione di una società migliore nella quale vivere e. Come disse Paolo Borsellino. non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione. un futuro senza la criminilità organizzata. la colpa è anche nostra. sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. dalla consapevolezza di essere “dei morti che camminano”. col nostro silenzio. della indifferenza. senza per questo avere il minimo ripensamento sulla scelta che avevano fatto. vennero indagate. È una lotta difficile. La vita di questi grandi eroi è stata segnata dai pericoli. e 360 di esse vennero condannate. non dobbiamo credere che abbiano fallito nel loro intento. se sono morti. come quello di tanti altri uomini coraggiosi come loro. che li ha spinti a non cedere di un passo dinanzi alla mafia. non c’è 71 . noi siamo la mafia. Durante questi ultimi decenni. ha fatto una breccia che ha portato luce nella cappa oscura che la mafia ci ha imposto. per il loro coraggio. nel quale circa 400 persone. dalla costante minaccia di morte. ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni. eppure sembra che nulla sia cambiato. legate alla criminalità organizzata. come Giovanni e Paolo. ed eroi. molte persone. Non basta più dare la colpa alla criminalità organizzata o allo Stato. Noi siamo lo Stato. hanno cercato di creare. il 23 maggio e il 19 luglio. che possiamo farlo. la mafia non è invincibile e siamo noi giovani. la nostra omertà e indifferenza. appena un mese prima della sua morte: “La lotta alla mafia. hanno dato la vita perché il sogno di un mondo migliore diventasse realtà. indignazione passeggera e che non porta alcun frutto. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati gli artefici del famoso “Maxi Processo”. Non basta più l’ondata di indignazione che viene manifestata alla morte di qualche eroe ucciso dalla mafia. Benché siano morti. noi italiani ricordiamo due grandi uomini che sono morti nella speranza di donarci un futuro migliore. le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale. il primo problema da risolvere. della continuità e quindi della complicità”. col loro sacrificio. senza la mafia. nella nostra terra bellissima e disgraziata. soprattutto noi giovani. I nomi di questi giudici.Il profumo della libertà Sono morti per noi Ogni anno. La mafia potrà mai essere sconfitta? Sì. poiché il loro operato. ebbene.

Grazie a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. in prima persona. È giunto il tempo di ribellarci. le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Solo in questo modo la morte di Giovanni e Paolo e di tanti altri uomini e donne non sarà stata vana.Il profumo della libertà dubbio. ad una società troppo corrotta e immersa nel sangue di uomini onesti. le raccomandazioni. ma deve starci sempre nella mente.25 giugno 1992. Il loro esempio non deve essere ricordato solo una o due volte all’anno. Questo debito dobbiamo pagarlo gioiosamente. i posti di lavoro. affinché la voce della giustizia squarci una volta per tutte il silenzio dell’omertà. di fare qualcosa noi. Esiste un solo mezzo per combatterla: la cultura. Riso” di Isola delle Femmine 72 . per ciò che avete fatto per noi e grazie a tutti coloro che sono morti per sconfiggere la mafia. (Paolo Borsellino . capace di farci ribellare ad una società che non ci soddisfa più. Era questo ciò che Giovanni Falcone sperava. “Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro. continuando la loro opera. Gioele Davì Studente della Scuola Media Statale “F. Palermo). anche gli aiuti. rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne. facendo il nostro dovere”. Con queste parole ho voluto rendere omaggio a due eroi che sono morti per regalare a me e a tutti coloro che mi stanno attorno una vita migliore. quando disse che “gli uomini passano. quando ci troveremo dinanzi ad atti d’ingiustizia. Lo dobbiamo a tutti coloro che hanno lottato per noi.

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Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo .

Vincitrice del concorso in Magistratura Paolo Borsellino: un uomo buono. Ministro della Giustizia Un patrimonio per i giovani MANFREDI BORSELLINO Introduzione PIERO GRASSO. Procuratore di Caltagirone Un esempio per le generazioni del futuro ANTONIO LAUDATI. GIULIANI Una domenica particolare ROBERTO ALFONSO.Indice dell’edizione 2010 Prefazione GIORGIA MELONI. Procuratore Nazionale Antimafia You increase your luck with cooperation Intervista a RUDOLPH W. Borsellino e i loro imitatori MARCELLO MADDALENA. Procuratore di Bari Falcone. Consigliere del Ministro della Gioventù L’onore di Borsellino MARIO CICALA. Vincitrice del concorso in Magistratura Falcone e Borsellino: il coraggio di un’idea SANDRA MOSELLI. Consigliere della Suprema Corte di Cassazione Il fresco profumo della libertà FRANCESCO PAOLO GIORDANO. Ministro della Gioventù ANGELINO ALFANO. TOMMASO VIRGA. Presidente di Sezione del Tribunale di Palermo . Procuratore Generale di Torino Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: una speranza per i giovani LAURA MORSELLI. Procuratore di Bologna L’etica della convinzione STEFANO AMORE. Magistrato.

Roma .Finito di stampare nel mese di Luglio 2011 presso Stamperia Lampo .

it .“Il profumo della libertà” edizione 2010 ed edizione 2011 sono disponibili in formato elettronico sul sito www.ilprofumodellaliberta.it Puoi contribuire anche tu a ricordare Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Invia le tue riflessioni a gioventu@ilprofumodellaliberta.

su iniziativa del Ministro della Gioventù. . realizzato nel 2011 come ideale seguito della pubblicazione del 2010. Per mantenerne sempre vivo il ricordo e l’esempio. sono stati raccolti alcuni contributi sull’opera e la figura di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.In questo volume.

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