Dalla fine dell’ideologia alla società post-industriale Daniel Bell sociologo del potere

Michele Cento

Nel 1939 il grande sociologo inglese Thomas H. Marshall, all’epoca visiting professor alla Columbia University, chiese a un giovane studente del suo corso quale fosse la sua specializzazione. Lo studente, senza pensarci troppo, rispose: «sono uno specialista in generalizzazioni». Una risposta dettata forse dall’impertinenza dei vent’anni, ma che, a ben vedere, contiene una precisa dichiarazione di metodo. Quel giovane studente si chiamava Daniel Bell e la sua intera opera è percorsa da una serie di “generalizzazioni”, che spaziano dalla fine dell’ideologia all’avvento della societ{ post-industriale, fino all’irrompere delle contraddizioni culturali del capitalismo. Generalizzazioni che, per dirla con Jean-François Lyotard, costituiscono nel loro insieme un’unica «grande narrazione» della societ{ capitalista . Nel complesso, cioè, l’opera di Bell appare come una storia sociologica del capitalismo, che nella fine delle ideologie registra l’apogeo del fordismo e, in seguito, ne mette in luce le trasformazioni in senso post-industriale, indagando le ricadute che tali mutamenti implicano sul piano dei rapporti di potere e della legittimazione del sistema. Va dunque letta in quest’ottica la definizione di «sociologo del capitalismo» con cui l’«Economist» ha ricordato Bell nel necrologio del 3 febbraio 2011. D’altronde, non è più possibile confinare la riflessione di Bell all’interno del dibattito sulla fine dell’ideologia, avendo ormai accertato che essa «costituisce la più classica manifestazione del pensiero ideologico stesso» . Non a caso, negli ultimi anni, gli studi sul sociologo americano si sono concentrati più sulle contraddizioni culturali del capitalismo che sulla fine dell’ideologia . Un approccio che tuttavia rischia di risultare parziale. Per evitare questo rischio, occorre allora mettere a fuoco la trama logica e narrativa che attraversa e unisce la sua opera. Questo saggio punterà pertanto a tenere insieme i diversi piani della riflessione di Bell, mostrando come essi si intersechino all’interno di una «grande narrazione» della societ{ capitalista.
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J.-F. LYOTARD, La condizione post-moderna (1979), Milano 1981, p. 6. Questo articolo è la sintesi del progetto di ricerca che sto portando avanti all’interno del dottorato di ricerca «Europa e Americhe. Costituzioni, dottrine e istituzioni politiche - “Nicola Matteucci”» presso il Dipartimento di Politica, istituzioni, storia dell’universit{ di Bologna. 2 P. SCHIERA, L’ideologia come forma storica del «Politico» nell’et{ moderna, in Scritti in onore di C. Mortati. Aspetti e tendenze del diritto costituzionale, Milano 1977, vol. I, p. 862. 3 J. POOLEY, Straight by Day, Swingers by Night: Re-Reading Daniel Bell on Capitalism and Its Culture, in «The Review of Communication», 4/2007, pp. 401-410; C. REIGADAS, The Public Household and New Citizenship in Daniel Bell’s Political Thought, in «Citizenship Studies», 2/1998, pp. 291-311.

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in «The Journal of American History». Bell si muove verso la formulazione di un public interest. 1292-1299. Occorre. all’interno di uno schema capitalistico. In altre parole. Democrazia senza lavoro? Sul rapporto tra costituzione. dal momento che è intrinseca alle scienze sociali l’idea che l’ordine sovrano emani dalle relazioni societarie. RICCIARDI. l’analisi si focalizzer{ sulla fase di crisi dell’ordine politico democratico. Building a Democratic Political Order. 5 S. la configurazione post-industriale della società pone Bell di fronte a nuovi dilemmi. lavoro e moneta nel sistema mondiale integrato. Occorre infatti tenere a mente l’unit{ di questi due piani.CENTO. Daniel Bell sociologo del potere L’analisi della sociologia di Bell prender{ le mosse dall’et{ di Truman. MEZZADRA . 5 4 4 D. dunque. Un consolidamento che. costituisce il segno più evidente della natura pluralistica e armonica del sistema statunitense. The Rise and Fall of the New Deal Order. in un contesto politico. inaugurato da Roosevelt con il New Deal e crollato poi negli anni Settanta . Scienza & Politica 45/2011 82 . GERSTLE (edd). Napoli 1997. In tal senso. GERSTLE. si fonda principalmente sulle capacità inclusive e integrative del sistema americano.M. si registra un consolidamento dell’«ordine politico democratico». PARISE (ed). È in questo tentativo di «costituzionalizzazione del lavoro» che va inquadrato il progetto inclusivo e pluralistico della democrazia americana.G. quando. 4/2006. corrono lungo linee generazionali. la capacit{ di istituire relazioni industriali pacifiche. pp. 59-85. FRASER . In seguito. A partire dagli anni Sessanta. che corrisponde alla transizione dal fordismo alla società post-industriale. PLOTKE. questo saggio intende altresì essere un tentativo di messa a fuoco delle strategie teoriche tramite cui le scienze sociali statunitensi riconcettualizzano la democrazia e il capitalismo americani e ne sanciscono l’interdipendenza. economico e culturale radicalmente diverso rispetto al dopoguerra. che. i quali necessitano di un diverso armamentario concettuale per essere affrontati. cittadinanza e amministrazione nella crisi dello Stato Sociale. la costruzione di una sfera politica democratica inclusiva dipende dall’istituzione. Accanto e attraverso la ricostruzione del pensiero di Bell. punta a rilegittimare l’ordine della societ{ post-industriale. Reshaping American Liberalism in the 1930s and 1940s. rintracciare un nuovo principio di funzionamento della società. covate gi{ negli anni Cinquanta. senza le quali si genera o uno squilibrio di potere incompatibile con la visione pluralista della società o un conflitto destabilizzante per l’ordine sociale. ridefinendo la dicotomia pubblico/privato. mentre si assiste all’esplosione di nuove tensioni che. Princeton 1989. Cambridge 1996. Stato nazionale. S. basate su una distribuzione simmetrica di potere tra capitale e lavoro. in E. 1930-1980. Anche la storiografia più recente concorda sulla centralità degli anni Quaranta per comprendere i successivi sviluppi di tale ordine politico. di colore e di genere. The 1940s and Beyond. pp. G. nell’ottica di Bell. di relazioni paritarie tra capitale e lavoro. In particolare. come osserva lo storico David Plotke. The Crucial Decade. per le scienze sociali statunitensi. La fine della centralità della fabbrica mette infatti in secondo piano l’importanza di relazioni industriali istituzionalizzate e pacificate.

8 A. Scienza & Politica 45/2011 83 . BRINKLEY. Brick mette in evidenza come l’anticomunismo abbia costituito un elemento permanente della biografia di Bell. DIGGINS. le due direttrici si congiungevano nella definizione di un progetto complessivo della politica americana. LEIBOWITZ. Tale lettura si sviluppa lungo due assi. e in politica estera il containment della minaccia comunista .. Middletown 1989. Boston 1949. In tal senso. New York-Oxford 1998. 10 Sul consensus liberalim cfr.L’et{ di Truman: il Taft-Hartley Act e il pluralismo industriale L’et{ di Truman segnò la fase finale del processo di contrazione dello spazio politico americano che aveva avuto origine dalla sconfitta di Roosevelt e dell’ala progressista del partito democratico nel 1938 . che faceva leva cioè più su politiche fiscali compensatrici che su quelle sociali. In altre parole. LEKACHMAN. BRINKLEY.T. 9 Cfr. p. più che a regolarle in maniera sostantiva . G. 287. in politica interna si affermò il «keynesismo commerciale». New York 1995. Come ha di recente sottolineato David Ciepley.P. Up From Communism. Westport 1985. In primo luogo. PELLS. Se per una generazione di intel6 7 6 7 8 9 10 11 12 13 A. Il suo anticomunismo maturò già nei primi anni Trenta alla luce della lettura di un opuscolo di ispirazione anarchica sull’eccidio di Kronstadt. pp. Una deradicalizzazione di cui Howard Brick riduce la portata. 96-182.M. FRASER. BRICK. risulterebbe percorsa da ambiguità e scetticismo proprii di un «intellettuale sui generis» . 65-85. in S. Una lettura per certi versi molto simile è la monografia quasi coeva di Nathan Leibowitz. D. GERSTLE. The Rise and Fall. 109-111. The Age of Keynes. The Liberal Mind in a Conservative Age. KLOPPENBERG. la sua svolta verso il liberalismo. Brick sottolinea la continuit{ più che la discontinuit{ dell’itinerario intellettuale del sociologo americano . Un’annotazione certamente vera e che lo differenzia da intellettuali un tempo comunisti ma poi zelanti cold warriors come James Burnham e Max Eastman . N. American Intellectuals in the 1940s and 1950s. pp. la dicotomia «estraniamento/riconciliazione» segnerebbe l’intera opera del sociologo americano e. Secondo questa lettura. cit. R. pp. New York 1966. Cambridge-London 2006. The Virtues of Liberalism. London 1986. che puntava a rimarcare la propria distanza da Mosca proprio a partire dalla costruzione di uno Stato che si limitava a «tassare e spendere» e a normare la dimensione procedurale delle relazioni sociali ed economiche. Daniel Bell and the Decline of Intellectual Radicalism. Social Theory and Political Reconciliation in 1940s. Cambridge 1998.H. Cfr. 37-62. In questo processo di deradicalizzazione va collocata la transizione di Bell dal socialismo degli anni Trenta e Quaranta al consensus liberalism del dopoguerra . L’espressione «keynesismo commerciale» è di Robert Lekachman. Liberalism in the Shadow of Totalitarianism. pp. Daniel Bell and the Agony of Modern Liberalism. descrivendo Bell come una sorta di figura weberiana combattuta tra il rifiuto del mondo e la sua accettazione. The End of Reform. A. l’incontro con il totalitarismo aveva infatti profondamente influenzato le pratiche istituzionali dell’America liberale . Manifesto del consensus liberalism è senz’altro A.. 12 Colloquio con Howard Brick 17/11/2011. SCHLESINGER. risalente alla vittoria di Truman del 1948. pertanto. 11 H. New York 1975. p. J. 141115. CIEPLEY. Cfr. Nel dopoguerra l’ordine politico democratico si cristallizzò infatti lungo due direttrici: contro ogni idea di Stato regolativo. R. BRINKLEY. 193. The New Deal and the Idea of the State. 13 J. (edd). The Vital Center: The Politics of Freedom. Liberalism and Its Discontents. JR. pp.

1 del City College of New York. all’interno di un ciclo di seminari all’universit{ di Princeton su Socialism and American Life. in Daniel Bell Research Files. se nei primi anni Quaranta Bell considerava lo Stato come uno strumento di potere nelle mani del Big Business. Scienza & Politica 45/2011 84 . Daniel Bell. Brick appare più interessato a indagare le opzioni politiche di Bell che ad analizzarne la sociologia politica. Daniel Bell sociologo del potere lettuali americani i primi attriti con il comunismo sovietico erano riconducibili alle purghe di Stalin del 1936-7 e al patto Molotov-Ribbentrop del 1939. ma si metterà in luce come la sua sociologia del potere si intrecciasse a una nuova visione delle relazioni industriali e a una rivalutazione del ruolo del sindacato. intellettuali e sindacalisti che intendevano promuovere un progressismo estraneo a qualsivoglia legame con il comunismo . 534. Wagner Labor Archives. Ne risulta la narrazione di un percorso incerto. in Daniel Bell Research Files.CENTO. dove si laureò e conobbe il giovane Irving Kristol. 18 D. 40. un gruppo di politici. In secondo luogo. 14 July 1944. Washington 1962. Planning by whom or for what?. The Monopoly State: a Note on Hilferding and Theory of Statism. p. C. pp. Tamiment Library/Robert F. Cfr. ma mai segnato da rotture traumatiche. non era infatti stata in grado di agire «nel mondo». First Love and Early Sorrows. in «Partisan Review». H. Americans for Democratic Action: Its Role in National Politics. 19 18 17 16 15 14 14 15 D. 1-3. 17 D. 30-44. Questo libro costituiva la versione estesa del testo presentato all’interno del ciclo di seminari a Princeton su Socialism and American Life. per Bell le cose stavano diversamente: «My Kronstadt was Kronstadt». The Background and Development of Scientific Socialism in America. il sindacato aveva dimostrato di perseguire il quotidiano miglioramento delle condizioni di lavoro . che dal «socialismo annacquato» di Norman Thomas conduce al liberalismo di Truman. BELL. di cui aveva appreso gli effetti deleteri grazie alle analisi di Michels e Weber . che usava le strutture amministrative create dal New Deal per irreggimentare la classe lavoratrice. BELL. nota precedente. New York University. Per restituire la radicalit{ della transizione di Bell occorre invece concentrarsi sulla sua teoria del potere. Adottando quest’ottica non solo si inquadrer{ la sua svolta all’interno dell’evoluzione delle scienze sociali americane. Al di là delle sue preferenze elettorali. 19 D. in «The New Leader». Box 43. Non a caso. La tesi di Brick poggia dunque più su elementi della biografia intellettuale di Bell che su un’analisi storica della sua sociologia. fin dalla sua fondazione nel 1941. consolidò poi l’impressione che l’esperimento sovietico fosse fallito e che costituisse niente più che un dominio burocratico. Se la sinistra politica. commentò laconicamente decenni dopo . BELL. pp. cit. A partire dal 1946. Folder 1. 16 Daniel Bell: A Biographical Note. intrappolata nell’utopismo millenarista. 4/1981. dal dopoguerra in avanti egli tematizzò la distribuzione equilibrata di potere tra i diversi gruppi funzionali che costituivano la società americana . BELL. Princeton 1967. Box 50.. Marxian Socialism in the United States (1952). Folder 5. p. Il contatto con i trotzkisti dell’Alcove n. in «Socialist Review». 20 March 1943. BRICK. Bell sviluppò un’analisi della sinistra americana che lo portò a sottolineare l’alterit{ tra l’esperienza socialista e comunista e quella del sindacato americano . BROCK. egli aderì alla Union for Democratic Action.

. p. 52-101. Prisoners of the American Dream.. Tale combinazione di luci e ombre era il portato della strategia sindacale di operare in maniera collaborativa all’interno delle istituzioni democratiche e capitalistiche americane.R. il GAW era «come il Sacro Romano Impero – non era né garantito. In tal senso. Bell riconosceva che i sindacati si erano trasformati in gruppi di interesse. e che si erano integrati nel tessuto sociale americano. Questi successi erano tuttavia più apparenti che reali. COMMONS ET AL. 139. Labor’s War at Home: the CIO in World War II. 262. M. 25 24 23 22 21 20 20 D. 7/1950. Nell’ottica di Bell. La fine dell’ideologia (1960). BELL. ma solo se cerca una “partecipazione” al potere anziché la trasformazione radicale della società» . 7/1955. pp. 24 D. DAVIS. 53. Il “Trattato di Detroit” implicava che i sindacati rinunciassero di fatto sia all’arma dello sciopero che a mettere in questione la direzione dell’impresa da parte del management. Ricostruendo la storia del movimento dei lavoratori statunitensi. BELL. né annuale e né tantomeno era un salario» . LICHTENSTEIN. BELL. 10/1948. 25 D. London 1986. e la concessione di un Guaranteed Annual Wage (GAW) che aveva consentito all’operaio di indossare il “colletto bianco” . Bell condannava quelle posizioni sindacali – espresse. Scienza & Politica 45/2011 85 .S.. come quelle sull’indicizzazione dei salari al costo della vita previsto dal cosiddetto “Trattato di Detroit”. 271-98. New York 1918-1935. Working Class. Egli ammetteva che il sindacalismo era diventato il «capitalismo del proletariato» e asseriva che esso «può effettivamente diventare una forza che promuove il cambiamento sociale. History of Labor in the United States. Cambridge 1982. 10/1951. Milano 1991. 23 N.Il modello sindacale che Bell aveva in mente non era tuttavia un movimento sociale che metteva sotto accusa l’ordine costituito. per giunta molto potenti. dagli Wobblies o da alcune esplosioni di radicalismo all’interno del CIO – che sfidavano le gerarchie di potere poste dal capitalismo. in «Fortune». ID. La fine dell’ideologia (1960). Politics and Economy in the History of U. 21 D. The Treaty of Detroit. 137145. p. in «Fortune». Esso incarnava piuttosto il modello tradeunionistico seguito dall’AFL di Samuel Gompers e che aveva trovato il suo referente intellettuale nella scuola del Wisconsin di John Commons e di Selig Perlman. come osserva Nelson Lichtenstein. 262. Labor’s Coming of Middle Age. The Most Dangerous Man in Detroit: Walter Reuther and the Fate of American Labor. p. Urbana 1995. mentre. Beyond the Annual Wage. LICHTENSTEIN. tanto da diventarne un pilastro . stipulato nel 1950 da United Auto Workers e General Motors. questa linea moderata e bread-and-butter aveva permesso al sindacato di ottenere conquiste importanti. 150. 22 N. Una strategia che si era affermata durante la guerra con la firma del nostrike pledge e la parallela accettazione della politica di contenimento salariale regolata dalla “Little Steel Formula” . Labor. p. ID. Milano 1988. pp. per esempio. J. Commons e Perlman individuavano nella limitata e costante aspettativa di avanzamento sociale l’unica e autentica ideologia del sindacato americano . 114-115. in «Fortune». pp. Cfr. Avendo abbandonato finalità più propriamente politiche. p. 92. BELL.

GERSTLE . COX. come scrisse Mario Tronti. VAN WEZEL STONE. elaborata negli anni Quaranta da un gruppo di sociologi tra cui spiccavano i nomi di Clark Kerr. I meccanismi della contrattazione collettiva venivano infatti equiparati alle procedure parlamentari. in «The Yale Law Journal». BELL. L’approvazione del Taft-Hartley Act costituisce d’altronde un tassello decisivo per comprendere la misura della contrazione dello spazio politico americano nell’Et{ di Truman. cit. Daniel Bell sociologo del potere Questa visione del sindacato si inscriveva nella teoria del pluralismo industriale. Archibald Cox e John T. 29 K.CENTO. 3/1950. era così la rule of law a disciplinare il mondo della fabbrica . Milano 1976.. giacché le strategie di mediazione tra le parti producevano un accordo chiamato «costituzione». p. The Post-War Paradigm in American Labor Law. un arbitratore si sarebbe incaricato di risolvere la controversia: il pluralismo industriale aveva infatti come obiettivo primario il mantenimento della pace sociale. Dunlop. in «Dissent». pp. In caso di dispute. in N. in «Harvard Law Review».W. 30 N. La democrazia industriale vagheggiata negli anni Trenta era dunque stata trasfigurata nella realtà delle relazioni di lavoro del dopoguerra . 61.S. From Corporatism to Collective Bargaining. From Commons to Dunlop: Rethinking the Field and Theory of Industrial Relations. pp. in G. LICHTENSTEIN . Cfr. proprio perché metteva fine a quella «lotta operaia» che. Secondo questa corrente sociologica. che istituzionalizzava la distribuzione simmetrica di potere tra le parti. COX -J. 245. 87-112. Analogamente. Scienza & Politica 45/2011 86 . Una rappresentazione che rendeva superflua l’opera di regolamentazione statale svolta dal National Labor Relations Board istituito dal Wagner Act. L’industrialismo e l’uomo dell’industria: i problemi del lavoro e della direzione aziendale nello sviluppo economico (1960). pp. FRASER (edd). HARRIS (edd). Se il Wagner Act del 1935 stabiliva una serie di diritti per i lavoratori e di doveri per il management al fine di «creare un’uguaglianza di potere contrattuale tra datori di lavoro e prestatori d’opera».J. anche A. 1511-1580. 1/1947. LICHTENSTEIN. 7/1981. in «Harvard Law Review». Meaning in Work – A New Direction. KERR. Bell vedeva nel collective bargaining lo strumento attraverso cui il potere di contrattazione dei lavoratori veniva efficacemente garantito: al dominio incontrollato sul lavoratore subentrava così un rapporto di lavoro basato sul criterio dell’equit{ . Cambridge 1993. l’istituto della contrattazione collettiva tra datore di lavoro e sindacato costituiva lo strumento per la realizzazione di una «mini-democrazia» sul luogo di lavoro. Industrial Democracy in America: The Ambiguous Promise. p. Regulation of Collective Bargaining by the National Labor Relations Board. il Taft-Hartley Act del 1947 esprimeva invece un approccio legalistico in cui tale uguaglianza era presupposta più che effettivamente ricercata . sicché il Taft-Hartley Act si inseriva in un progetto di “privatizzazione” delle relazioni di lavoro . 27 A. SCHATZ. p.H. considerata la chiave per un aumento di produttività. deputata a governare le relazioni industriali. 389-432. Dal dopoguerra in avanti il pluralismo industriale costituì il paradigma di riferimento per il diritto del lavoro statunitense. Some Aspects of the Labor Management Relations Act.T. DUNLOP. 1947. «ha raggiunto il livello più alto del suo sviluppo negli anni tra il 1933 e il 30 29 28 27 26 26 R. 28 D. 140-144. The Rise and Fall. 2/1959. In luogo di un potere arbitrario. C.

38 Cfr. Tale legge era stata infatti approvata sotto la pressione di un capitale desideroso di riaffermare il proprio «right to manage». 37 Cfr. 33 N. in «Commentary». Torino 2001. La democrazia vissuta: individualismo e pluralismo nel pensiero di Mary Parker Follett. State of the Union. Non esisteva cioè una ruling class. The Right to Manage: Industrial Relations Policies of American Business in the 1940s. mentre nel 1947 Paul Romano metteva in luce la subordinazione de L’operaio americano. 35 D. che costituivano la base del pluralismo politico. 32 Scienza & Politica 45/2011 87 . Key e nel dopoguerra si 31 31 32 33 34 35 36 37 38 M. la sociologia industriale e la dottrina giuslavorista negavano che esistessero disparità di potere nel rapporto tra capitale e lavoro . 36 D. MONTALDI (ed). Five Years Later. Torino 1977. 114-122. nel quale lo scienziato politico americano evidenziava come il centro della sovranità politica non risiedesse tanto negli apparati che governavano lo Stato. Bell riteneva che essa non avesse sconvolto l’istituzionalizzazione delle relazioni di lavoro contenuta nel Wagner Act. Paderno Dugnano 1994. se non sopravanzate da varianti democratiche del pluralismo elaborate da Harold J. ma un conflitto istituzionalizzato tra una pluralità di interessi . BELL. Princeton 2002. consentendone altresì un’articolazione pacifica. HARRIS. p. 501-557. il pluralismo riemerse all’inizio degli anni Quaranta con il lavoro di Valdimer O. ma nella libera ed equilibrata dialettica tra i gruppi di interesse che avveniva nella società . infine. pp. L’idea secondo cui il Big Business manovrava – direttamente o meno – le leve del potere era perciò frutto di una concezione «animistica» della politica. Operai e Capitale (1966). 34 P. 282. la sezione 14b che permetteva agli Stati di proibire gli union shop. Bentley in The Process of Government. l’espulsione dei quadri comunisti e. In altri termini. pp. Benché tali formulazioni furono per lungo tempo accantonate. negli Stati Uniti» . auspicava un’ulteriore attenuazione dell’intervento statale al fine di garantire il libero sviluppo della contrattazione collettiva .J. The Process of Government. BELL. A. L’operaio americano (1947). in D. in «Fortune». Madison 1982. Accreditando come equilibrati i rapporti di produzione. Riflettendo sulla legge Taft-Hartley. p. 7/1949. Bisogna sognare: 1952-1975.F. H. LICHTENSTEIN. 69-70. Has America a Ruling Class?. TRONTI. incrinato dal Wagner Act. pp. ROMANO. Anzi. Bell e la sociologia industriale avvaloravano così la tesi di una distribuzione diffusa del potere nella società americana. Laski e Mary Parker Follett . i limiti posti alla sindacalizzazione dei capireparto (foreman) depotenziavano quello che fino ad allora era apparso come l’unico veicolo concreto delle istanze radicali nell’arena politica americana . Chicago 1908. queste ultime. 7/1952. Taft-Hartley. 606. R. consenso e fine dell’ideologia La teoria del pluralismo politico risaliva agli studi di inizio Novecento condotti da Arthur F. BENTLEY. L’ordine della societ{ americana: pluralismo politico. BARITONO. per colpire le organizzazioni sindacali e annullare la conflittualità operaia : il divieto di effettuare secondary boycott.1947. Tesi.

40 D. A partire dal Fair Deal di Truman. Tale configurazione sociale conferiva una struttura amorfa alla distribuzione del potere .. DAHL. pp.. 42 J. Cfr. Friedrich e Parsons . Se questa versione del pluralismo limitava fortemente la sovranità dello Stato. pp. 215. La folla solitaria (1950). Un consenso indirizzato al complesso di valori inscritti nella tradizione liberale. pp. Scienza & Politica 45/2011 88 . 43 D.J. KLOPPENBERG. 71-81. Sistema politico. RIESMAN. C. Infatti. Parties and Pressure Groups (1942). cit. quale era stata tratteggiata da Daniel J. F.. Politics. l’eterogeneit{ degli interessi e la distribuzione diffusa del potere non produceva spaccature sociali che avrebbero pregiudicato la stabilità del sistema. cit. Prefazione alla teoria democratica (1956). Cambridge 1958. Milano 1975. che. La distribuzione del potere nella società americana (1957). 291-309. p. Negli anni Cinquanta sarebbe però diventato la fede dei liberali americani.. sotto questo aspetto le teorizzazioni precedenti mostravano un orientamento più problematico. all’interno della quale dei veto groups si confrontavano senza mai cristallizzarsi in classe dominante. KEY. sotto la guida di Talcott Parsons. il pluralismo era radicato nella tradizione liberale americana fin dai tempi di Madison ed era stato rinvigorito dalla coeva riscoperta di Tocqueville . pp. Nel periodo di permanenza a Chicago. XII. New York 1958. The Virtues of Liberalism. p. pp. America’s Unmarxist Revolution. PARSONS. Bell enfatizzava infatti il ruolo del consenso 45 44 43 42 41 40 39 nella costruzione di un ordine che le scienze sociali americane. 474-476. che ne La folla solitaria avrebbe tratteggiato un quadro pluralista della societ{ americana. 45 M. cit.O. BELL. PARSONS. come tale. The Governmental Process: Political Interest and Public Opinion (1951). R. 603-607. Bologna 1999. Dahl. 44 D. Nell’ottica pluralista. in ID. sviluppata e riformulata negli anni dagli studi di Truman. con toni meno celebrativi. Boorstin in The Genius of American Politics (1953) e. pp. 1934. TRUMAN. 170-173. Da tale sottosistema emerge infatti quel codice normativo che trasforma il potere in autorità legittima. frammentando il potere all’interno della compagine societaria . per usare una terminologia parsonsiana. FRIEDRICH (ed). in Id. il sottosistema culturale – disciplinava e ordinava la società americana. COKER. Vol. La società come ordine. si erano incaricate di riscoprire come intrinseco alla società stessa .CENTO.. New York 1955. tale distribuzione del potere rifletteva l’ordine autonormativo esistente nella società americana. Sistema politico e struttura sociale. Milano 1994. Storia e teoria politica dei concetti sociali. Pluralism.T. cit..A. Questo complesso di valori – ovvero. Bell conobbe David Riesman. D’altro canto. V. 241-262. da Louis Hartz in The Liberal Tradition in America (1955). RICCIARDI. assicura l’ubbidienza e al tempo stesso il sostegno e l’adesione al progetto americano . Has America a Ruling Class?. 41 D. Bell riteneva che l’articolazione della societ{ in gruppi di interesse impedisse la costruzione di una rigida gerarchia sociale. in Encyclopaedia of the Social Sciences.W. Daniel Bell sociologo del potere impose come paradigma dominante nelle scienze sociali . che attivava meccanismi di inclusione e istituzionalizzazione dei diversi interessi operanti nella sfera sociale. 171221. Una tradizione che si fondava sulla mediazione e il compromesso e che rifiutava di «trasformare le questioni concrete in problemi ideologici». 46 39 Cfr. Authority. Al pari di Riesman. 46 T. T. Sul concetto di potere politico. BELL. Macerata 2010.

giacché. Bell commentava: «il 47 49 50 51 52 53 D. Reason. BELL. 48 49 Scienza & Politica 45/2011 89 . p. In altri termini. WRIGHT MILLS. cit. la propria volontà» 48 47 – non trova posto nella trat- tazione sociologica e politologica del periodo. Tuttavia. pp. p. cit. 52 T. Una normatività che attenuava il carattere coercitivo e unilaterale delle relazioni di potere anche nel sistema economico. In linea di continuità con Weber. il “potere violento” diventava una contraddizione in termini. non si trattava di una passiva ricezione del termine. 29. cit. C’è infatti una tendenza nelle scienze sociali americane a ignorare non solo la dimensione conflittuale della politica ma anche la natura violenta del potere. come scriveva Parsons. 51. 53 C. 165. ne L’élite del potere Mills sosteneva che «la politica è sempre lotta per il potere. non solo aveva svelato la struttura elitistica del potere americano. Milano 1966. M. cit. Authority. 32. C. FRIEDRICH.J. proprio dell’area semantica dell’economia e delle relazioni industriali. Tale istituzionalizzazione del potere permetteva di normare e di legittimare la differenziazione di ruoli e di responsabilit{ all’interno del sistema politico. Authority. consente ancora una volta di riaffermare la similitudine tra il funzionamento della sfera economica e quello della sfera politica.. L’élite del potere (1956). 488. FRIEDRICH. ma ne aveva messo in luce la natura violenta. non può essere definita propriamente come uso di potere» . È piuttosto la Legitime Herrschaft a costituire da modello per la costruzione del concetto di autorità come «rightful power» . Appropriandosi di questa visione del potere come autorità. I. senza legittimazione o giustificazione. ID. Authority. La fine dell’ideologia. «la politica democratica comporta una trattativa (bargaining) tra gruppi legittimi e la ricerca del consenso» . anziché una serie di guerre-amorte». p. così come la comune natura pacifica e istituzionalizzata di tali «trattative».In questa concettualizzazione del potere va collocata l’immagine che Bell costruiva della politica americana: «ha costituito un motivo di vanto per gli Stati Uniti il fatto che la politica sia un pragmatico dare per avere. 50 Ivi. Sul concetto di potere. Bell polemizzò con Mills.. l’ultima istanza del potere è la violenza» . PARSONS.. Analogamente a Friedrich. proseguiva Bell. 166. Milano. in ID (ed. cit. per Parsons l’autorit{ era un institutional pattern che regolava il funzionamento del potere politico in quanto mezzo diretto a centrare obiettivi collettivi.). L’utilizzo del termine bargaining. p. vol.. Authority. «la minaccia di misure coercitive o della costrizione. Di conseguenza. 474-476. p. mentre in Weber il potere non si presentava mai disgiunto dal carattere personale e carismatico del dominio . La Macht weberiana – ovvero «la possibilità di far valere entro una relazione sociale.. PARSONS. p. perché Carl J. Sul concetto di potere.. in cui Parsons sottolineava come la funzione regolativa dell’autorità fosse svolta da altri due institutional pattern. WEBER. Recensendo il volume di Mills. Friedrich enfatizzava la dimensione razionale e procedurale dell’autorit{. in C. 197-221. segnatamente il contratto e la proprietà .J. Legitimation and Political Action. and Discretion. il quale. pp. 51 T. Economia e società. anche di fronte a un’opposizione.

Ed è proprio questo riferimento all’ordine che ci rimanda alla componente prescrittiva della fine dell’ideologia. Daniel Bell sociologo del potere potere non è quella forza inesorabile. In tal senso.. ARON. La fine dell’ideologia. siamo nel regno delle norme. R. che non necessitava della violenza perché operava su un’estesa base di consenso attorno ai valori della tradizione liberale americana e alle sue concrete istituzioni politiche e giuridiche. Scienza & Politica 45/2011 90 . p. della leadership e dell’identificazione – tutti metodi e meccanismi di comando e di autorità che sono accettati o rifiutati […] senza violenza» . Ma questo non avrebbe salvato le ideologie dal loro destino. asseriva Bell.CENTO. ovvero è circoscrivibile a determinate occasioni di contrattazione tra gruppi di veto portatori di interessi differenti. 57 Ivi. p. 454. dove la violenza non è la regola. che assegnava al consenso il compito di erodere la «tinta ideologica che polarizza i vari gruppi e divide la società» . e all’interno delle associazioni. il potere non ha natura sostantiva ma relazionale. le cui lamentele erano un tempo l’energia che spingeva al cambiamento sociale. «Nelle società – precisava Bell – e specialmente nei regimi costituzionali. in quanto cultura politica rivoluzionaria. 166. Pertanto. l’arma che gli intellettuali e i movimenti sociali hanno brandito per rovesciare l’ordine sociale. era caduto il «mito del proletariato» come classe rivoluzionaria. Nell’ottica di Bell. tuttavia. cit. del consenso. sono più soddisfatti degli intellettuali di questa società» . 58 Ivi. L’oppio degli intellettuali (1955). In questo spazio ordinato e armonico faceva la sua comparsa la tesi sulla fine dell’ideologia. delle tradizioni. era stata sconfitta dall’istituzionalizzazione del conflitto sociale. BELL. L’ideologia. 93. 464. p. In altri termini. l’intellettuale è per l’ideologia» . Il corsivo è dell’autore. dal momento che «gli operai. che. Torino 2008. Il conflitto è sempre situazionale. pp. È il potere autorizzato e legittimato che Bell vedeva concretamente all’opera nella societ{ americana. «è la conversione delle idee in leve sociali». come di Raymond Aron. Perché la fine 54 55 54 55 56 57 58 D. implacabile. p. 92. l’errore che Bell imputava a Mills è di aver ignorato la dimensione istituzionale del potere e di essersi concentrato su un potere nudo e privo di legittimità. Bell applicava la categoria di ideologia principalmente al marxismo. Essa è. Bell non negava che tra gli intellettuali vi fosse ancora la rabbiosa ricerca di una causa. dal momento che il loro obiettivo non aveva più presa su una società che puntava invece all’integrazione e al consolidamento dell’ordine. Ivi. in altri termini. della legittimità. che segnava l’apice logico di un clima intellettuale che celebrava l’ordine plurale e consensuale della societ{ americana. dal momento che «ciò che il prete è per la religione. p. 56 Ivi. 101-135. dei valori. granitica che Mills e altri vogliono che sia […] Ed è vero dire che tutta la politica è una lotta per il potere? Gli ideali e uno scopo non contano? E se gli ideali sono realizzabili attraverso il potere – anche se non sempre – non attenuano essi la violenza della politica?» .

The Virtue of Civilty. i costi dell’impresa» . O. ma piegava a propri fini la categoria di «ideologia totale» descritta da Karl Mannheim in Ideologia e utopia. 59 Ciò risulta chiaro dall’utilizzo che Bell fa del concetto di ideologia. evidenziando una componente rivoluzionaria che egli vedeva all’opera nel chiliasmo degli anabattisti . BELL. per cui l’utopia assumeva le fattezze di un progressismo blando. si assisteva a una curiosa inversione concettuale di ideologia e utopia. Ideologia e utopia. Indianapolis 1997. sociale. in ID. cit. 189. come era stato esplicitato da Edward Shils: l’ideologia punta a «inibire o spezzare in politica il consenso flessibile necessario per un ordine libero e spontaneo» ... L’epoca delle ideologie: inizio e fine. l’elemento oppositivo e rivoluzionario si dissolveva. 61 K. MANNHEIM. 221. Ideologia è in primo luogo quella teoria. L’ideologia […] è una religione secolare» . Per il sociologo tedesco. SHILS. che non giova al politico in azione.. pp. 207-215. 465. La fine dell’ideologia. la concettualizzazione della fine dell’ideologia si innestava in quella tendenza. 64 D. 62 D. La fine dell’ideologia. p. Ideology and Civilty (1958). utopica era la mentalit{ «in contraddizione con la realtà presente». Nella declinazione di Bell. ideologo è chiunque non sia pronto a sacrificare le sue con60 cezioni teoriche all’opportunit{ dettata dalla situazione politica del momento» . cit. e in particolare una teoria incidente nella sfera del governo e dell’azione. p. in grado di eccitare la resistenza nei confronti del politico impegnato nella sua azione. Per quest’ultimo. 63 K. in Id. Milano 1970. Nella riflessione di Bell. cit. In tal senso. 69. p. come ci si arriva. in campo politico. essa diventava invece «un sistema globale di esauriente realtà [che] cerca di trasformare l’intero modo di vivere. BRUNNER. Oltre a sottolineare come la definizione di ideologia corrispondesse al giudizio che nel dopoguerra egli aveva maturato sulla sinistra americana. che. l’ideologia totale era legata alla sua concezione relazionale della conoscenza ed era considerata il «prodotto della situazione sociale generalmente prevalente» . 60 Scienza & Politica 45/2011 91 .dell’ideologia è il rifiuto di quei movimenti che progettano di rovesciare l’ordine consensuale americano. MANNHEIM. Non solo ne rovesciava il significato marxiano di sovrastruttura di cui la classe dominante si serve per puntellare lo status quo. individuata da Otto Brunner. p.. 465. Per una nuova storia costituzionale e sociale (1956). ma una scala empirica: un’utopia deve specificare dove si vuole andare. Analogamente illuminante è il confronto tra i concetti di utopia nelle diverse declinazioni elaborate da Bell e Mannheim. 25-62. che da Napoleone in avanti presentava l’ideologia come: «qualsiasi teoria politica. come nelle riflessioni coeve degli alfieri della fine dell’ideologia. Bologna 1999. Ideologia e utopia (1929). p. è opportuno mettere a fuoco come nelle riflessioni di Bell si verificasse uno slittamento semantico per cui l’ideologia si liberava dei legami – rinvenuti dal marxismo – con le divisioni economiche della società e si tramutava nel programma politico di chi non si riconosce – o non è riconosciuto – nell’ordine esistente. BELL. Nella teoria di Bell. non privo di elementi tecnocratici: «la scala verso la Città celeste – scriveva Bell a proposito del «bisogno di utopia» – non può più essere una scala della fede. alla luce di innegabili trasformazioni so59 61 62 63 64 E. economico.

attivava in realtà dinamiche esclusive non solo verso quei gruppi che definiva illegittimi. il consenso è infatti un concetto elusivo. che. in «Political Science Quarterly». ma oscurava il problema dell’integrazione di gruppi sociali inquieti nell’apparente calma piatta della societ{ del boom . Private Man and Society. consenso. L’utilizzo del concetto di consenso si rivelava dunque problematico perché non inglobava nella sua sfera coloro i quali non si riconoscevano nella tradizione liberale americana (i comunisti e la destra radicale) o da essa non venivano riconosciuti (le donne. Ma proprio questo mostrava i limiti dell’ordine consensualista. che non è in grado di connettere i destini del singolo a quelli della società nel suo complesso . 66 Scienza & Politica 45/2011 92 . il concetto di consenso si prestava a un uso autoritario perché legittimava un ordine politico costituitosi indipendentemente o contro la volontà di determinati soggetti. diventa “cittadino”: un tipo di relazione fragile. la legittimit{ dell’ordine politico democratico statuita da Bell è altrettanto problematica poiché si fonda su una base di consenso monca e parziale. sancita nel 1959 a Bad Godesberg). Politica. Daniel Bell sociologo del potere ciali e dell’indebolimento del socialismo tradizionale (si pensi alla transizione riformista della Spd. L’apparente stabilit{ dell’ordinamento sociale poggiava infatti sul disinteresse che i private men nutrivano verso la collettività. le intuizioni di Kirchheimer risultano fondamentali. Dietro la fictio del consenso attorno alle strutture fondanti dell’America. Al tempo stesso. era funzionale all’affermazione normativa dell’ordine sociale esistente. cioè. Cfr. ma perché il lavoro era visto come il prerequisito essenziale per accedere al consumo. pp. i soggetti astratti che popolavano la comunità consensuale avevano in realtà una precisa fisionomia sociale: erano maschi bianchi appartenenti alla classe medio-alta . occorre problematizzare il consenso che Bell vedeva all’interno della fabbrica americana. instabile e “privata”. KIRCHHEIMER. 1/1966. In tal senso.CENTO. in quanto cela sotto un velo ideologico il senso di estraniamento dell’individuo dalla societ{. Bell mascherava i processi di esclusione che avevano attraversato la storia americana fin dalla Dichiarazione di Indipendenza. politica e public interest 67 66 65 65 Ivi. sul punto e in particolare sulla questione di genere R. Roma 2002. 67 O. 170-174. pp. BARITONO. sfera pubblica e sfera politica negli Stati Uniti nell’Ottocento e nel Novecento. in R. 1-24. Ed è tramite il consumo che l’individuo si relaziona con la società – che il lavoratore. GHERARDI (ed). In tal senso. gli afro-americani e le altre minoranze etniche). legittimazione. 167. Infrangere le barriere: donne. Nell’ottica del sociologo tedesco emigrato in America. che riproduce le asimmetrie intrinseche alla storia stessa degli Stati Uniti. p. Considerata da quest’ottica. L’ordine controverso della società post-industriale: scienza. pretendendo di includere tutti. Una condizione tanto più visibile sul luogo di lavoro. A onta del supposto universalismo ugualitario contenuto nella teoria liberale. dove la struttura gerarchica veniva accettata non in virtù del consenso.

La società post-industriale si caratterizzava infatti per una diversa composizione della struttura occupazionale. 70 D. The National Style and the American Right. ID. Technology and Social Change. prefigurando una divaricazione tra le sfere sociali che avrebbe determinato una revisione della sociologia parsonsiana. in «Commentary». nella convinzione che la vecchia società fordista stesse per essere sopravanzata dalla società post-industriale. New York 1976.. New York 1964. Classe e conflitto di classe nella società industriale (1957). le domande di uguaglianza degli afroamericani che nel tempo assumevano tonalità più radicali.Per un’ironia della storia. Milano 1971. il desiderio di autenticità espresso dai giovani delle università e dalla New Left. secondo cui l’asse del conflitto si era trasferito dalla sfera economica alla sfera politica. Oxford-New York 1996. Beyond the Melting Pot. la messa in discussione del sistema patriarcale da parte delle donne erano il portato di quelle grand expectations che James Patterson utilizza come chiave di lettura per comprendere l’ascesa e la caduta dell’ordine democratico . Era in corso cioè una reideologizzazione dello spazio politico americano che ne destrutturava lo schema consensuale. gli Stati Uniti assunsero la guida della transizione alla post-industrialità. D. pp. BELL. p. 74-6. The Post-Industrial Society. 442-457. posto dalla scienza sociale come garanzia di un corretto funzionamento del sistema. 37. in «Partisan Review». Occorreva dunque focalizzare lo sguardo sulla componente politica della società. 2/1962. 71 R. Riflettendo sull’emergere di questi gruppi. 69 Scienza & Politica 45/2011 93 . l’affermazione della fine dell’ideologia coincise con il riemergere di forze polarizzanti nell’ordine sociale americano. A partire dal 1956. che sembrava acquisire uno statuto autonomo rispetto alle teorie integrazioniste. 51-55. Negli anni Sessanta. Sull’influenza di Dahrendorf sulla teoria della societ{ post-industriale cfr. The Coming of PostIndustrial Society (1973). quando nelle statistiche ufficiali il numero dei colletti bianchi superò quello delle tute blu. 417-424. La messa a fuoco di fenomeni che esulavano il terreno delle relazioni industriali rifletteva infatti il progressivo disinteresse di Bell verso il mondo della fabbrica. pp. D. tra le quali si osservava una «separazione istituzionale» . tradizionalmente molto presente nella grande industria . insofferenti verso un sistema autoritario e burocratico che impediva la partecipazione. L’osservazione di questi processi si innestava nell’idea di societ{ post-capitalista espressa da Ralf Dahrendorf. BELL. in E. ma ci permettono altresì di cogliere una svolta nel pensiero di Bell. 1/1964. 522. pp. GINZBURG. che ne destabilizzavano la cogenza normativa. BELL. 71 70 69 68 68 J. in cui la percentuale di lavoratori impiegati nel terziario superava quella nell’industria. Grand Expectations. Tale cambiamento nella struttura occupazionale determinava una perdita di peso politico della classe operaia. PATTERSON. Queste considerazioni non ci restituiscono solo l’instabilit{ della societ{ americana che si affacciava agli anni Sessanta. pp. p. a cui si collegava un parallelo declino del sindacato. DAHRENDORF. Bell riteneva che tale reideologizzazione stesse trasformando il consenso in un «velo fragile» .

Government by Commission. Notes on a Post-Industrial Society (II). in «The Public Interest». BELL. 3/1966. Tuttavia. in maniera del tutto analoga a quanto 75 74 73 72 72 73 D. che aveva attuato programmi per estendere l’assistenza sanitaria alle classi disagiate e agli anziani (MedicAid e Medicare). in «The Public Interest». Se questi interventi erano diretti ad attenuare le tensioni polarizzanti che destabilizzavano la società americana e a fare della cittadinanza sociale un veicolo per rivitalizzare la democrazia americana. 102-118. p. era localizzato nell’amministrazione di Washington e delle sue articolazioni statali . (ed). a partire dal 1967 Bell sottolineava come l’attivismo governativo avesse indotto nuovi soggetti collettivi ad avanzare un numero sempre crescente di richieste sull’amministrazione. Cosa che finiva per alimentare la conflittualità sociale e rendere facilmente identificabile il bersaglio della protesta. In altri termini. egli si proponeva appunto di analizzare questo tipo di politiche pubbliche tramite un taglio scientifico. 75 . Milano 1969. se per Bell negli anni Cinquanta la politica si limitava a registrare le decisioni emerse nella dialettica tra gruppi. 1/1965. 74 D. Un mutamento che metteva in discussione gli assunti della teoria pluralista: in una communal society lo Stato non è più il broker tra gli interessi in gioco. determinando l’emergere di quella che definiva la «communal society». 20. in «The Public Interest». in vista della definizione di un «interesse pubblico» che ricomponesse le fratture della società americana . mentre nei primissimi anni di vita la rivista sembrava avallare i progetti di riforma sociale avanzati da Johnson . 7/1967. pp. BELL. d’altronde. Erano d’altronde questi gli anni della Great Society di Johnson. pp. sulla base di un budget federale che era cresciuto esponenzialmente a partire dal New Deal. BELL. 1-3. come lo Stato avesse acquisito un ruolo decisivo nel governo degli affari sociali. Con questa espressione Bell intendeva definire il processo che sempre più portava gli enti pubblici. la quale però rivelava la sua impotenza di fronte a un overload di istanze. nella communal society è lo Stato stesso che si fa promotore di politiche di intervento nello spazio sociale. Daniel Bell sociologo del potere Durante le amministrazioni democratiche Bell constatava. dal momento che il centro della responsabilità decisionale. ma esso stesso partecipa in prima persona alla trattativa che avviene della società. D. insieme a Irving Kristol. What is the Public Interest?. un tempo dispersa nelle logiche impersonali del mercato. occorreva tuttavia interrogarsi sulla loro reale efficacia.CENTO. Bell criticava le politiche sociali enfatizzandone le conseguenze non intenzionali. pp. Scienza & Politica 45/2011 94 . dal livello federale a quello locale. alieno da costruzioni ideologiche. Quando. BELL. nel 1965 Daniel Bell fondò «The Public Interest». a occuparsi dei beni e servizi necessari per il mantenimento delle citt{ e dell’ambiente e per assicurare un’istruzione e un servizio sanitario di qualità . piani di edilizia pubblica e affirmative action per promuovere l’avanzamento sociale delle minoranze e delle donne. In altri termini. Prospettive del 21° secolo (1967). 3-9.

Bell asseriva che «la politica precede sempre la razionalità e spesso ne è il rovesciamento» . asseriva che non esisteva una rational choice in grado di soddisfare tutti gli attori sociali . pp. in «The Public Interest». 79 Ivi. il pensiero tecnocratico non poteva risolvere i conflitti di valore tipici di una communal society. Housing Problems and Housing Policies. Il metodo delle scienze storico-sociali. tentavano di stabilire i propri diritti sociali e i propri orientamenti valoriali attraverso la sfera pubblica. ma soprattutto l’ascesa della conoscenza teorica a «principio assiale» della societ{. The Coming of Post-Industrial. Ciò che invece concerne la scelta dello scopo è una scelta di valore che. la nostalgia di Bell per il consenso tributato al sottosistema culturale che. 307-308. Comte. lo Stato avrebbe dovuto effettuare delle scelte politiche senza l’ausilio della scienza. Tuttavia. WEBER. Questo fenomeno andava inquadrato in una teoria sociologica dell’et{ post-industriale che 76 76 77 78 79 80 81 N. 365. cit. in quanto tale. pp. 337. p. alimentata dall’impulso tecnocratico che animava la societ{ postindustriale. BELL. GLAZER. non spetta allo scienziato ma al politico. BELL. alternative rispetto a quelle del mero interesse economico che era a fondamento della teoria pluralista. in «The Public Interest». con gradi diversi.. D. 10. Scienza & Politica 45/2011 95 . si avvantaggiavano per occupare posizioni di comando nell’amministrazione . Su Bell pesava la sfiducia weberiana verso le soluzioni tecnocratiche. l’istruzione scientifica diventava un mezzo di accesso al potere. si era dissolto. Pertanto. dove gruppi divisi lungo molteplici linee. Cambridge-London 2010. Nell’ottica di Bell. La polarizzazione della società aveva infatti dimostrato a Bell che lo «stile nazionale americano». attribuiva a Saint-Simon. 77 D. A Crisis of Confidence. p. Bollando come utopistici i disegni tecnocratici che. Moynihan con la War on Poverty . MOYNIHAN.Nathan Glazer faceva con i programmi di edilizia sociale e Daniel P. basandosi piuttosto sui valori che esso intendeva veicolare. «solo quando gli uomini stabiliscono ciò che realmente vogliono. in realtà.. 7/1967. Marx. queste politiche erano frutto di una fede ingenua nella pianificazione. osservava Bell. L’oggettivit{ della scienza sociale e della politica sociale (1904). Con il suo accento sulla Zweckrationalitat. cit. p. aveva caratterizzato l’America del dopoguerra. pp. p.P. secondo la sociologia sistemica. Lenin e Veblen. di cui i tecnici. The Neoconservatism. VAISSE. 21-52. dal momento che «alla considerazione scientifica è accessibile la questione dell’appropriatezza dei mezzi in vista di uno scopo» .. 7/1967. basato su un accordo complessivo sui valori. 80 M. The Coming of Post-Industrial. 361-36. 81 D. perché. 78 Ivi. in quanto depositari di tale conoscenza. Torino 2003. J. Pertanto. 3-10. allora ci si può porre il problema di come realizzarlo» . Taylor. in Id. L’enfasi sui conflitti di valore che sorgevano nella societ{ post-industriale tradiva. La transizione verso l’et{ post-industriale implicava infatti non solo la terziarizzazione dell’economia. Servendosi del «teorema dell’impossibilit{» di Kenneth Arrow. pp. proprio i fallimenti della Great Society inducevano Bell a diffidare dell’incontro tra scienza e politica. 53-54.

pp. Milano 1965. dal momento che tra le tre sfere della società post-industriale non si instauravano rapporti monodirezionali. The Cultural Contradictions of Capitalism. Una nuova sensibilità profondamente anti-istituzionale che aveva messo «ogni cosa sotto attacco: l’autorit{. Scienza & Politica 45/2011 96 . 84 L.CENTO. p. la sfera culturale. T. New York 1965. Daniel Bell sociologo del potere Bell sviluppava proprio a partire da una revisione critica delle teorie integrazioniste di matrice parsonsiana. il passato. Beyond Culture. p. attaccava la validità epistemologica dell’impianto teorico parsonsiano. Il sistema sociale (1951). Riflettendo nel 1970 sulla crisi di autorità nelle università. in ultima istanza. Rovesciando l’impostazione marxista. la sfera politica. TRILLING. e. La società post-industriale risultava infatti composta da tre sfere separate e strutturante secondo principi funzionali contraddittori: la sfera tecno-economica. Quo Warranto? – Notes on the Governance of the Universities in the 1970s. ma nel campo dei consumi si fosse disfatto dell’etica puritana. perché l’apprendimento non ci dice nulla. Perché. diffondendo tra le masse un privatismo 86 85 84 83 82 82 83 Ivi. PARSONS. 85 D. Al contempo. impedendone il corretto funzionamento. fondata sull’emancipazione dalla tradizione. Bell scriveva: «la più diffusa. 19/1970. perché nessun uomo è meglio di un altro. 12-13. BELL. infine. sul culto dell’esperienza e sul libero dispiegamento degli impulsi individuali . che regolava la distribuzione delle risorse e la giustizia sociale. avallando una tendenza all’estensione dell’uguaglianza e della partecipazione. Bell riteneva che tali trasformazioni dovessero essere imputate alle contraddizioni culturali del capitalismo. Bell negava l’esistenza di una struttura che determinava le altre sovrastrutture. in «The Public Interest». la disciplina e la specializzazione. dove l’emergere di quella che Lionel Trilling aveva definito l’adversary culture insegnava ai giovani americani che «niente è vietato. ma nel lungo termine la più disintegrante forza nella societ{ è la “nuova sensibilit{” nella cultura americana» . perché penalizzano l’esperienza» . 59. BELL. poiché. XII-XIII. generando forze edonistiche e individualistiche che avevano corroso l’assetto valoriale tradizionale. se nell’epoca delle avanguardie l’eterodossia etica era appannaggio di una ristretta elite. L’erosione di tali nessi era. Bell riteneva che il capitalismo avesse preservato lo spirito razionalista nel campo della produzione. 60. da cui in ultima istanza dipendeva la legittimità del sistema medesimo . e tutto deve essere sperimentato» . con l’avvento della societ{ di massa essa diventava l’ortodossia delle nuove generazioni. ma semmai esse si influenzavano reciprocamente. Cfr. Rielaborando le riflessioni weberiane su L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. il cui «principio assiale» era la razionalità funzionale e quindi la massimizzazione dei profitti. New York 1976. pp. nell’ottica di Bell. 86 D. erano venuti a mancare i nessi istituzionali che connettevano le diverse parti del sistema sociale. Viking. dovuta alle tensioni anomiche provenienti dalla sfera culturale.

pp. The Cultural Contradictions. Tali politiche sociali.. cit. p. Bell utilizzava il concetto di public interest per fornire 91 90 89 88 87 87 Ivi. 91 Ivi. che tuttavia non aveva messo in conto la decisione del 1973 con cui l’Opec aumentava il prezzo del petrolio del 387% . The Fiscal Crisis of the State. che erano state la chiave del boom americano del dopoguerra. In altri termini. svaniva insieme alle grandi aspettative che avevano animato la società americana. sicché i destinatari del servizio potessero comprare la propria casa e pagare il servizio sanitario» . non dovevano però poggiare tanto sulla diretta erogazione di servizi sociali da parte dello Stato. Cfr. J.che le induceva a pensare lo spazio pubblico come lo spazio del consumo individuale . il ruolo primario del governo doveva essere quello di «fissare degli standard e mettere a disposizione risorse. PATTERSON.T. Nell’ottica di Bell. Tuttavia. In altri termini. che sembrava paralizzare l’economia americana. metteva in crisi la capacità fiscale dello Stato.p. questo non annullava la necessità di fornire un «social minimum che garantisse a tutti gli individui beni sufficienti a vivere una vita dignitosa» . per quanto limitate. O’CONNOR. pp. Grand Expectations. Inflazione a doppia cifra e stagnazione economica producevano un fenomeno nuovo definito come stagflation. regolare l’allocazione di risorse ai vari gruppi secondo un criterio di equità tale da «trattare tutti gli individui in maniera uguale». in quanto norma condivisa che avrebbe dovuto. già indebolita dal declino di produttività e redditività della grande industria americana. cit. Ivi. che Bell identificava come Revolution of Rising Entitlements. 74-84. D. 276. New York 1973. Alla luce dello scetticismo maturato negli anni Sessanta sulle capacità della scienza di regolare la politica. che il pensiero liberal contemporaneo aveva snaturato appoggiando un’eccessiva regolamentazione statale dell’economia. contenere le pressioni sociali sul bilancio pubblico e. Alla crescente rivendicazione di entitlements le amministrazioni di Johnson e di Nixon avevano risposto con una politica monetaria inflazionistica. 88 Scienza & Politica 45/2011 97 . La crisi della modernità (1990). HARVEY. BELL. solo il mercato era sufficientemente flessibile da rispondere all’eterogeneit{ dei desideri e delle scelte che emergevano nella società. Le contraddizioni generate dalla sovrapposizione tra Revolution of Rising Entilements e stagflazione sollecitavano una nuova riflessione di Bell sul concetto di public interest. Negli anni Settanta. tale tendenza. 90 D. 89 J. che iniziava ad avvertire le sfide poste dall’accresciuta competitivit{ dell’economia europea e nipponica . il public interest ridefiniva l’articolazione del rapporto pubblico/privato. Milano 2002. 232-236.. 177-182. dall’altra. La disponibilità di energia e materie prime a buon mercato. 784. Bisognava perciò rielaborare la lezione del liberalismo classico. che aveva fissato dei limiti ben precisi all’ingerenza dello Stato nella sfera privata. quanto piuttosto «sul finanziamento pubblico» del servizio stesso. da una parte. p.

che si discostavano dall’impostazione fissata dal giurista Charles Reich. pp. I limiti dell’ordine democratico rimanevano dunque intatti.T.. non ancora in grado di integrare “l’altra America”. 264-265. MAYER. stabilendo una «rozza uguaglianza dei risultati». Social Provision. Il FAP infatti erogava reddito alle famiglie considerate povere. Crafting a New Conservative Consensus on Welfare Reform: Redefining Citizenship. che avrebbero dovuto coprire quei servizi necessari a preservare una vita dignitosa e la coesione sociale. che. and the Public/Private Divide. p. In secondo luogo. pertanto. da un lato. in «Social Politics». negare un’idea di cittadinanza sociale tanto estesa da ricomprendere quelli che Bell definiva «desideri privati» (private wants) . rimandandone la definizione alla concreta pratica politica. eliminando cioè le distorsioni che danneggiavano il libero dispiegamento dell’ordine sociale. 2/2008. Cambridge-London 2000. 95 D. 221. se. ma. PATTERSON. concentrate per lo più nelle comunità afroamericane. non si discostava dal concetto di consenso affermato negli anni Cinquanta. Scienza & Politica 45/2011 98 . è possibile tuttavia avanzare alcune osservazioni provvisorie. Anzitutto. lo schema delle politiche sociali delineato da Bell sembrava ricalcare quello contenuto nel Family Assistance Plan (FAP) che Moynihan propose nel 1969. p. Per quanto il concetto di public interest non statuisse una chiara linea di distinzione tra ciò che concerneva l’intervento pubblico e ciò che doveva invece rimanere confinato alla sfera privata. 161. cit. In altri termini. del colore e del genere e. BELL. in qualità di advisor di Nixon. Resta da chiarire che cosa fossero per Bell i «private wants». Tra queste Bell annoverava le affirmative action. per ridurre la loro dipendenza dai servizi di Welfare e frenarne il malcontento . fissava un principio normativo per riaffermare 95 94 93 92 92 93 Ivi. Dalle applicazioni pratiche del public interest venivano a galla le contraddizioni nella dicotomia pubblico/privato che esso veicolava. dall’altro. Bell sembrava infatti condannare l’estensione degli entitlement sociali in quanto “desideri privati” che pretendevano di essere ricompresi nella sfera pubblica. contravvenivano ai principi liberali del trattamento paritario di tutti gli individui . 186-188. l’enfasi sul public interest tradiva la nostalgia per il sistema sociale parsonsiano. 94 V. America’s Struggle Against Poverty in the 20th Century. pp. il quale appoggiava la statuizione di entitlement sociali come mezzi per preservare l’autonomia individuale e rinvigorire lo spirito democratico e pluralista della società americana . Daniel Bell sociologo del potere un sostrato normativo ai programmi di spesa pubblica.CENTO. J. perché il concetto di public interest attivava processi di esclusione lungo le tradizionali linee della classe. The Cultural Contradictions. dovute a misure stataliste e anti-meritocratiche. Benché il piano fosse stato affondato dal Congresso. il FAP si proponeva di ridefinire lo Stato sociale americano secondo linee regolative e disciplinanti. Egli assumeva così un’ottica universalista che trascurava le dinamiche discriminatorie presenti nella società americana. il public interest imponeva che l’allocazione del denaro pubblico dovesse rispettare il principio delle «differenze rilevanti». al tempo stesso.

che affondava le sue radici nella tradizione classica. così una vecchia espressione.rapporti di autorità in una società che doveva affrontare scenari inediti: crisi economica dovuta a scarsità di risorse e fine di una crescita che sembrava indefinita. pp. ritrovandosi tuttavia privo di una struttura valoriale condivisa . La società post-industriale si inseriva così nel solco della storia del capitalismo tracciata da Weber. p. l’«interesse pubblico». intesa non solo come mezzo di disciplinamento sociale ma soprattutto come “veicolo di significato” in un mondo disincantato . L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904). che avevano prima diffuso il mito del consumo e poi l’avevano trasformato in diritto sociale. 71-84. Si era così eclissata l’etica puritana del lavoro. Milano 1997. crisi politica caratterizzata da alta e diffusa conflittualità sociale e tensione antiistituzionale che caratterizzava la sfera culturale. 240. Il public interest era pertanto l’antidoto alle contraddizioni culturali del capitalismo. M. Scienza & Politica 45/2011 99 . veniva usata da Bell per individuare un nuovo piano di legittimazione per la transizione all’ordine controverso della società post-industriale. Parafrasando Weber. 97 96 96 97 Ivi. Ma con il preciso obiettivo di riappropriarsi di quei valori che avevano storicamente assicurato la capacit{ del capitalismo di organizzare l’ordine sociale. WEBER. Come le scienze sociali avevano adottato il consenso come base legittimante dell’articolazione pluralistica della societ{ fordista del dopoguerra. si potrebbe dire che per Bell il capitalismo si era talmente attaccato al «leggero mantello» di Baxter da non riuscire più a deporlo.

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