UNIVERSITA! DEGLI STUDI DI TRIESTE FACOLTA! DI SCIENZE POLITICHE CORSO DI LAUREA IN SCIENZE INTERNAZIONALI E DIPLOMATICHE (CLASSE N.

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TESI DI LAUREA IN DIRITTO INTERNAZIONALE

LA NASCITA DELLA REPUBBLICA DEL MONTENEGRO: FONDAMENTI GIURIDICI E NUOVO CONTESTO SOCIOPOLITICO.

Laureando: Francesco Florindi Relatore: Dott. Ezio Benedetti Correlatore: Dott. Desirée Pangerc

ANNO ACCADEMICO 2008/2009

A tutti gli amici incontrati al Campus d’Italiano in Montenegro 2004-2009

INDICE

Introduzione......pag 1 CAPITOLO PRIMO 1.Breve excursus storico del Montenegro......pag4 1.1.Evo antico......pag 5 1.2.Medioevo: la definizione territoriale del Montenegro......pag 6 1.3.Stara Crna Gora: il Vecchio Montenegro......pag 10 1.4.Dalla conquista ottomana all’era dei Petrovi!......pag 12 1.5.La salita al potere dei Petrovi!: da Danilo a Danilo......pag 15 1.6.Il riconoscimento internazionale, la stabilizzazione dello stato: Nikola I......pag 21 1.7.Dalle guerre balcaniche alla seconda guerra mondiale: la scomparsa del Montenegro.......pag 23 1.8.La seconda guerra mondiale e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia......pag 25 1.9.L’implosione della SFRJ e l’indipendenza del Montenegro......pag 27 1.10.Il litorale montenegrino.......pag 19 CAPITOLO SECONDO 2.Analisi antropologica.......pag 31 2.1.Caratteri generali......pag 32 2.1.1.La parentela e le sue dinamiche......pag 32 2.1.2.La zadruga.......pag 34 2.1.3.Il brastvo.......pag 37 2.1.4.La pleme.......pag 43 2.2.Valori......pag 46 2.3.Il ruolo della chiesa: la prevalenza dell’ortodossia sul cattolicesimo.......pag 48 2.4.La decisione politica nel Montenegro tradizionale.......pag 50 2.5.La transizione da società tribale a stato moderno.......pag 54 CAPITOLO TERZO 3.Analisi giuridica......pag 60 3.1.Introduzione.......pag 60 3.2.La dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.......pag 60 3.3.La Costituzione della Repubblica Federale di Jugoslavia e le basi dell’indipendenza.......pag 68 3.4.Dalla scissione del DPR al referendum: Belgrade Agreement.......pag 70 3.5.Dai Belgrade Agreements all’indipendenza: due teorie.......pag 73 4.Conclusioni......pag 85 4.1.La società tradizionale e l’organizzazione di governo montenegrina: il leader e la mafia come fenomeni della società.......pag 85 5.Bibliografia......94 6.Appendici 7.Ringraziamenti

INTRODUZIONE Una vecchia leggenda racconta che Dio, una volta finito di creare il cielo e la terra, si accorse che gli erano rimaste delle montagne. Allora egli le prese e le dispose tutte nello stesso luogo. Tale luogo era il Montenegro. Non potrebbe esserci descrizione più calzante: la bellezza violenta e romantica (nell’accezione più storica del termine) del Montenegro colpisce, graffia per la sua potenza emozionale, per i suoi paesaggi epici: “ Davanti a me c'è il magnifico panorama di Cattaro. Rimango a bocca aperta, anche se ho visto questo spettacolo mille volte. Stamattina, in un clima di dolcezza assoluta, mi sono affacciato fuori, ancora mezzo addormentato. Le montagne sopra Cattaro sovrastavano la mia anima, il sole, che non poteva ancora vincere l'altezza delle montagne, doveva arrendersi e lasciare la città in uno stato di dormiveglia pigrissimo, in una zona d'ombra del mondo, isolata da tonnellate di splendida roccia balcanica e da una prigione d'acqua. Potrei non annoiarmi mai di questa vista”. Nell’estate del 2004, grazie al fondamentale contributo della prof.ssa Corropolese, ebbi l’opportunità di farmi colpire, in pieno viso, dal fascino del Montenegro per la prima volta. Non potevo ancora sapere che avrei trovato una meraviglia più profonda. Mi venne chiesto infatti di partecipare ad un campo scuola estivo organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione montenegrino e dalla prestigiosa Società Dante Alighieri. L’eccezionalità di tale evento, tuttavia, non risiede affatto nell’importanza degli organizzatori, quanto nei protagonisti: le ragazze ed i ragazzi montenegrini con i quali entrai in contatto. Poco più che maggiorenne, mi ritrovai osservatore partecipante di una realtà, quella del campo scuola, assolutamente idilliaca, un universo a sé stante, fuori dal mondo.Proprio come dei guerrieri montenegrini che si barricavano tra le stesse montagne dove noi, giocando con un idioma straniero ci “prendevamo le misure”, paragonavamo i nostri mondi, ci scoprivamo “fratelli”, ma facevamo anche esperienza di vita comunitaria, ci davamo regole interne, comprendevamo insieme la funzionalità di un ordine nel caos dell’estate di un adolescente. Petar II Petrovi! Njego" afferma nella Dedica a Sima Milutinovi! prologo de Il raggio del microcosmo: “Quale sia il punto da cui tu lo guardi, / e quale il modo in cui vuoi pesarlo, / l’uomo è per l’uomo il più grande mistero.”. Per collaborare alla soluzione di tale mistero, ho deciso di impegnarmi nella stesura di questa tesi, secondo il contributo che possa risultare più utile ed interessante, date le mie esigue esperienze e conoscenze. Nella ricerca della maniera migliore per contribuire a tale scopo, non ho potuto non imbattermi dell’emozione del Montenegro e nel punto di vista privilegiato che i ragazzi incontrati in tanti anni di campo scuola hanno voluto condividere con me. Il motivo della duplicità della trattazione risiede innanzi tutto nell’assunto teorico che sia la società a creare il diritto, e non il contrario. La scelta di sincronizzare un lavoro antropologico ad uno di diritto internazionale risiede nella natura stessa del fatto oggetto di trattazione: l’indipendenza del Montenegro. Essa è comprensibile solo alla luce di

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alcuni fenomeni antropologici e storici dai quali derivano i fondamentali comportamenti giuridici degli attori montenegrini. La tesi vuole si pone l’obiettivo di sottolineare l’importanza dell’interdipendenza di fattori storici (ponendo l’accento quindi al ruolo dell’alterità in rapporto alle popolazioni montenegrine), degli elementi antropologici (che forniscono uno spaccato di come funzionano le società occupanti il territorio montenegrino) e le più recenti dinamiche giurisprudenziali (legate ad una visione occidentale, stato-centrica e ad una concezione dello stato come espressione della nazione). L’uomo dispone di deboli organi per dar voce al suo sentire; e così lanciando diversi segnali, agitando il corpo in confusi moti, porta alla luce il suo mondo interiore. Ma di fronte a quanto vogliam dire tutta la nostra debole eloquenza, tutte le nostre deboli emozioni non sono che un discorso balbettante, vacuo farneticare di un’anima sepolta. Petar II Petrovi! Njego", Dedica a Sima Milutinovi!, Il raggio del Microcosmo Metodologia Parte delle ricerche si basa su esperienza personale maturata nel corso degli anni nel paese, ergo priva di documentazione riscontrabile. Per quanto riguarda il periodo di ricerca del gennaio 2010, si è proceduto mediante interviste aperte, basate su un formulario di domande comprendenti circa venti quesiti studiati in modo tale da permettere all’intervistato si argomentare a proprio piacimento sull’argomento oggetto della domanda. Le interviste sono state quindi registrate su supporto audio digitale e quindi sbobinate, tenendo il massimo grado possibile di aderenza alle risposte, pur nella riformulazione testuale consultabile in appendice. Per ragioni di privacy, si è ritenuto opportuno non rendere noti i nomi degli intervistati. L’autore tiene tuttavia a precisare come il consenso all’intervista sia sempre stato richiesto ai soggetti intervistati, che hanno dimostrato un generale interesse per la ricerca.

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Guida alla pronuncia L’alfabeto montenegrino è di tipo fonemico: vocali e consonanti possono essere approssimativamente comparate all’italiano, con le seguenti eccezioni: • • • • • • • • h - “ch” come nel tedesco “ach!” ma leggermente più dolce; c - “ts” come nell’inglese “cats”; ! - “ch” come nell’inglese “chop”; " - “ch” come nell’inglese “which”, leggermente più dolce; # - “sc” come nell’italiano “sci”; $ - “z” come nel francese “azure” j - “y” come nell’inglese “young”; % - “j” come nell’inglese “Jim”.

Di norma, nelle parole montenegrine l’accento è sulla prima sillaba della parola.

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CAPITOLO PRIMO 1. Breve excursus storico del Montenegro. “Svi mi da se u so prometnemo, ne bi Turku rucak osolili” “Se noi tutti diventassimo sale, non basterebbe per il pranzo dei Turchi” Smrt Kneza Lazara (La morte di Re Lazar), poema epico medievale. Per comprende appieno le dinamiche sociali ed antropologiche che hanno portato il Montenegro a divenire uno stato indipendente è necessario analizzare alcuni avvenimenti storici. La necessità di tale excursus deriva dall’importanza che la storia, intesa anche come memoria collettiva, ha nella creazione e nell’identificazione delle etnie presenti sul suolo dell’attuale Montenegro. La ragione di questa importanza risiede nella specificità dell’identità montenegrina: essa rappresenta un chiaro esempio di come il senso di appartenenza etnico venga costruito attorno all’interpretazione di determinati fatti storici avvenuti o considerati avvenuti da parte della società montenegrina. Concorrono in maniera fondamentale alla creazione dell’identità, infatti, anche fatti storici fittizi, o difficilmente dimostrabili, quali ad esempio, riguardo proprio il Montenegro, il massacro di migliaia di montenegrini islamizzati nel 1707, riportato nel celeberrimo poema epico “Gorski Vijenac” di Petar II Petrovi! Njego". Ai fini di questa trattazione, tuttavia, s’è ritenuto più confacente alla ricerca scientifica attenersi all’analisi dei fatti storici riscontrabili. In tal senso, per quanto la società montenegrina fosse povera di uomini di lettere che potessero riportare i fatti del tempo, abbiamo un’abbondanza di documenti storici attendibili utilizzabili per una completa analisi della storia del Montenegro anche in riferimento ad epoche molto remote. La vicinanza, infatti, di società culturalmente più avanzata a fatto si che le questioni montenegrine venissero riportate fedelmente in documenti di viaggio, rapporti diplomatici, diari, e documenti di varia natura elaborati da greci, romani, ottomani, veneziani, austriaci che entrarono in contatto con le società montenegrine nel corso dei secoli. D’altro canto, il proposito della tesi non è quello di analizzare l’origine dell’identità montenegrina, quanto quello di comprendere come essa, insieme con le altre identità etniche comprese nel territorio montenegrino abbiamo interagito politicamente e giuridicamente alla formazione del nuovo stato. Ciò, tuttavia, non può prescindere da una breve, ma fondamentale analisi dei principali fatti storici il cui ruolo cardine è innegabile. L’approccio costruttivista alla storia e all’identità montenegrina risulta quindi il più aderente alla realtà dei fatti, quello che fornisce la visione più completa della molteplicità di avvenimenti che hanno concorso alla creazione del principale filone di quello che possiamo chiamare un “sentimento nazionale montenegrino”.

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E’ bene chiarire fin d’ora come risulti poliedrica e delicata la trattazione della storia montenegrina, specialmente nei periodi di nostro interesse. Non esiste, ad oggi, una comune interpretazione di questi avvenimenti storici, e quand’anche sia stata proposta una interpretazione collettiva, essa ha subito non poche critiche dal mondo accademico e politico. Al momento della stesura di questa ricerca si è scatenata l’ennesima polemica, il cui casus belli è stato fornito dall’uscita della nuova versione del manuale di storia per i licei montenegrini1 . E’ bene altresì specificare che questa breve trattazione sulla storia montenegrina pone l’accento su alcuni aspetti della storia del Montenegro. In particolare essi sono: • • • • l’evoluzione delle strutture di potere in Montenegro; la nascita e lo sviluppo di una struttura sociale in Montenegro; il ruolo delle potenze regionali ed europee nell’influenzare la società montenegrina; i momenti storici di indipendenza del Montenegro o di parte del suo attuale territorio. 1.1 Evo Antico. Al momento della conquista da parte romana, parte del territorio montenegrino si costituiva in regno illirico che si era distinto per le capacità marinaresche, in primis commercio e pirateria a spese proprio dei romani e dei greci. Furono proprio queste attività, in pieno contrasto con gli interessi romani, a scatenare ben due guerre contro gli illiri. Celeberrima la resistenza della regina Teuta, la quale, costretta dall’attacco romano a fuggire a Risan, nelle Bocche di Cattaro, riuscì a riorganizzare una flotta e a mantenere vivo il regno illirico fino alla definitiva sconfitta romana e la creazione della provincia imperiale della Dalmatia. La romanizzazione del territorio conquistato portò alla nascita di molte floride città e di un efficace sistema stradale che collegava Aquileia a Scutari. É un questo periodo che nascono le città di Acruvium (Kotor/Cattaro), Buthoe (Budva/Budua), Olcinium (Ulcinj/

BEGOVI!, Monténégro: l’histoire officielle au service du régime !ukanovi", in Monitor Online, tradotto da Courrier des Balkans, 08/02/10, http://balkans.courriers.info/ article14597.html
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Dulcigno), Doclea (nei pressi di Podgorica). Rhizinium (Risan/Risano) venne ampliata e resa una delle due città principali della provincia, insieme proprio a Doclea, nell’entroterra, dalla quale poi prenderà nome il primo regno slavo indipendente in territorio montenegrino. Fondamentale fu la divisione della provincia romana della Dalmatia da parte di Diocleziano: nel 297 d.C. egli istituì la provincia della Prevalitania (cui centro era Scutari) divisa dalla Dalmatia. La linea di confine passava dalla costa a sud di Budva fino al fiume Drina, lasciando gran parte dell’attuale Montenegro sotto la neonata provincia, ma assegnando Kotor, Budva e l’immediato retroterra alla Dalmatia. Questo fatto è di sostanziale importanza: al momento della divisione dell’Impero Romano in Occidentale ed Orientale, la linea di confine passò esattamente per il territorio montenegrino. La Prevalitania passò a Costantinopoli, mentre la Dalmatia rimase sotto il controllo di Roma2 . Di conseguenza, con l’avvento dell’Impero Bizantino, il controllo (almeno formale) di Bisanzio arrivava proprio fino alla linea demarcata nel III secolo d.C. da Diocleziano. Il territorio montenegrino si trovò quindi ad essere tagliato dal confine tra i due imperi. Possiamo affermare quindi che i Balcani sono una zona di transizione, il confine tra la romanità e gli imperi orientali, tra il cattolicesimo e l’ortodossia. 1.2 Medioevo: la definizione territoriale del Montenegro. Le fonti storiografiche non sono sufficienti a che si abbia una conoscenza certa di quelle che furono le invasioni slave nel territorio dell’attuale Montenegro. Ad ogni modo la maggior parte degli storiografi data l’insediamento di tribù slave sul territorio tra il 600 ed il 900 d.C., che soppiantarono i precedenti regni illiri e la dominazione romana. La diatriba si fa invece feroce sull’origine geografica di queste tribù: alcuni identificano le tribù stanziatesi in Montenegro come provenienti dalla Polonia3; altri dalla valle del fiume Pripjat’, che scorre tra le attuali Ucraina e Bielorussia; altri ancora con la valle tra il Dniepr e il Dniestr4. Ciascuna teoria è avvallata da elaborate teorie, fondamentalmente basate sull’importazione, da parte delle tribù migrate, di toponimi provenienti dai luoghi di origine. Tuttavia la varietà di teorie riguardo la zona di origine delle tribù che hanno invaso il Montenegro è dettata, quand’anche da uno scrupoloso studio5, soprattutto da

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COSTANTINO PORFIROGENETO, De Administrando Imperio, in MORAVCSIK, De Administrando Imperio, Washington, 1967.
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ROTKOVI!, Il Montenegro in Europa, Podgorica, 2008, pp. 11-12.

ANDRIJA"EVI!, Montenegro from Ancient Times to the Balkan Wars, in ANDRIJA"EVI!-RASTODER, The History of Montenegro from Ancient Times to 2003, Podgorica, 2006, p.10.
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Lampante dimostrazione di ciò è come tutte e tre le interpretazioni adducano come fondamenti bibliografici pressoché gli stessi testi, in primis le celeberrime Cronache del prete di Doclea, e il De Administrando Imperio di Costantino Porfirogeneto. Le correnti differiscono sostanzialmente solo per l#interpretazione dei testi.

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ragioni di tipo politico-ideologico. Possiamo infatti delineare tre principali correnti di pensiero circa la composizione etnica delle tribù barbariche arrivate in Montenegro: • • • le tribù arrivate in Montenegro sono autonome, costituenti cioè la base positivista6 dell’identità montenegrina; le tribù giunte in nei Balcani sono componenti di una più vasta entità etnografica identificabile con gli attuali serbi; le ondate migratorie si sono succedute nel tempo, provenienti da zone geografiche differenti, concorrendo in maniera più o meno importante all’arricchimento etnografico dei Balcani occidentali, senza che però si possa definire una chiara provenienza delle suddette tribù, e di conseguenza una precisa identità tra tribù ed odierna etnia. A queste tre correnti corrispondono i tre principali ideologie politiche emerse al tempo dell’indipendenza: pro-indipendentisti positivi, pro-unionisti positivi e costruttivisti. Di volta in volta la retorica politica montenegrina si è appoggiata alla prima o alla seconda corrente per sostenere le proprie politiche, quand’anche la terza, per ragioni che esporremo nel corso della ricerca, sembra essere l’unica dotata di un fondamento scientifico valido, riscontrabile nella realtà montenegrina odierna. E’ possibile definire in maniera più precisa il territorio che diverrà l’attuale Montenegro analizzando la formazione dei primi regni slavi medievali. Questi regni nacquero successivamente alla cristianizzazione dei Balcani. Basavano la loro legittimazione politica sull’organizzazione clanica patriarcale e feudale che passa sotto il nome di katuni. Il katuni è l’unità socio-economica creatasi al momento delle invasioni slave. Essa corrisponde grossomodo al villaggio, comprendente le campagne, cui leader è il vojvoda o knez. L’alleanza dei villaggi e dei rispettivi leader rappresenterà la nascita degli stati medievali. I katuni d’altro canto saranno fondamentali per la nascita delle moderne tribù montenegrine7 . Tra il IX e il XV secolo identifichiamo tre dinastie regnanti in Montenegro. Queste dinastie si trovano storicamente compresse tra il dominio bizantino nell’area e la crescente potenza turco-ottomana. In un primo periodo, compreso tra le prime invasioni slave e il 1040 vede la nascita dei primo stato comprendente parte dell’attuale Montenegro. Un ruolo fondamentale fu giocato dal nascente regno bulgaro, capace di egemonizzare l’area, ostacolando il mantenimento del potere reale nelle mani di Bisanzio e frammentando a “macchia di leopardo” il panorama politico balcanico. In uno dei “vuoti” di potere caratteristici di questo periodo si instaurò la prima dinastia

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Ad esempio il Rotkovi!, basandosi sulle teorie positiviste dell"antropologia fisica, diffusamente screditate. Vedi LOMBROSO, Studi per una geografia medica d’Italia, Milano, 1865.
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SBUTEGA,Storia del Montenegro dalle origini ai giorni nostri, Catanzaro, 2007, pp. 37-38. La terminologia spesso differisce da zona a zona del Montenegro, e si modifica nel corso dei secoli.

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montenegrina, quella dei Vojislavljevi!, dal nome del capostipite della famiglia d o m i n a n t e , Vo j i s l a v. I l r e g n o , identificato nei codici bizantini come Doclea (altresì nota come Duklija, dal nome della città di Doclea, principale centro di origine romana della zona, presso l’attuale Podgorica8 ), era in netto contrasto con l’impero bizantino, contro il quale guerreggiò. Uscito vincitore dalle battaglie del 1039, Vojislav ottenne il titolo di arconte (sostanzialmente feudatario dell’Impero Bizantino). Sarà poi Mihailo Vojislavjevi! a donare dignità di regno alla Doclea, opponendosi chiaramente al decadente potere bizantino sulla regione. La seconda dinastia si impose intorno al 1185: indebolito dalle continue lotte intestine per il potere, dal perenne scontro con Bisanzio, la Doclea venne invasa e conquistata dal confinante regno della Ra"ka (il regno costituitosi intorno alla città di Ra", nell’attuale Serbia). Fu Stefan Nemanja, il capostipite della nascente dinastia dei Nemanji! a sostituirsi con la forza alla decaduta dinastia dei Vojislavjevi!, assorbendo il regno di Doclea al nascente regno serbo, privandola dello status di “regno”. Anche il toponimo “Doclea” andò gradualmente in disuso, sostituito da “Zeta” (in riferimento al fiume Zeta, che scorre da nord-ovest verso sud est, confluendo nella Mora#a nei pressi di Podgorica). Questo passaggio chiave della storia dei Balcani, comune alla memoria collettiva serba e montenegrina, costituisce un momento controverso, la cui interpretazione ha spesso lasciato adito a riferimenti e giudizi più squisitamente nazionalistici che storiografici, dei quali non terremo conto in questa sede. Ciò che tuttavia è certo che la morte dello Tsar Du"an Nemanji! (1355) determinò l’inizio del declino della Ra"ka come potenza egemonica dell’area, così come il distaccamento della Zeta e la rivalsa al potere della famiglia montenegrina più forte al tempo, i Bal"i!. Le origini della famiglia son incerte: la maggior parte degli storici è concorde nell’identificare la Francia (più precisamente la Provenza) come paese di origine della famiglia Bal"i!: essi si sarebbero installati in Montenegro in quanto al seguito della regina Elena di Serbia, andata in sposa a re Uro". Una corrente minoritaria invece ritiene i Bal"i! autoctoni: è evidente come la seconda dominazione “straniera” di fila, già in epoca medievale, non sia un argomento sostenibile dalla branca più nazionalista della cultura montenegrina. Proprio in virtù del loro forte legame con il regno di Ra"ka, essi guadagnarono un crescente potere locale, che si stabilizzò con la morte di Du"an e di conseguenza la caduta di ogni velleità conquistatrice della Zeta da parte della Ra"ka. I Bal"i! si ritrovarono a
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SBUTEGA, op. cit..

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regnare in un periodo a dir poco esplosivo: l’avanzata turca sulla penisola balcanica era ormai inarrestabile, mancando di una potenza egemonica regionale che potesse concentrare su un unico solido fronte l’avanzata ottomana. Fu durante il regno dei Bal!i" che si consumò la celeberrima battaglia di Kosovo Polije, per l’appunto. Per di più la Zeta era minacciata anche da un altro fronte, quello marittimo: è in questo periodo che l’egemonia veneziana nell’Adriatico si istituzionalizza. Venezia controlla direttamente tutta la costa montenegrina, da Ulcinj a Kotor, poste direttamente sotto il controllo politico veneziano, e non imbrigliando le città costiere in accordi militari ed economici come fatto fino a quel momento. E’ il 1421: l’ultimo Bal!i" , Bal!a III muore senza lasciare figli. Il legame con la Ra!ka tuttavia è ancora forte: per ragioni dinastiche, l’erede del regno di Zeta è Stefan Lazarevi", uno dei pochi nobili sopravvissuti. E’ proprio in questo momento che assistiamo al massimo controllo veneziano sulla costa, avvantaggiato dal momentaneo vuoto di potere. Stefan tenta di intavolare trattative con Venezia, per non impegnarsi militarmente contro la Repubblica sul suolo montenegrino. Ma al fine di liberare parte della costa, la guerra si fa necessaria: alla fine del 1421 parte della costa è riconquistata, rimangono sotto l’egida veneziana Budva, Ulcinj, Scutari. Alla ritirata dell’esercito di Stefan Lazarevi", fu la famiglia dei Crnojevi" a prendere il potere. Questa dinastia controllo un Montenegro ridimensionato, mancante della parte costiera (stabilmente sotto il controllo veneziano dopo la stipula di un trattato datato 1455). Oltre ad essere ridimensionato, il paese doveva sostenere la pressione a tenaglia delle due potenze dell’epoca: la già menzionata Repubblica di Venezia e l’inarrestabile Impero Ottomano, che spingeva da sud. I desiderata della dinastia Crnojevi" di allargare i possedimenti montenegrini dovettero così infrangersi sulla dura realtà della contingenza storica del XII secolo. La linea politica della dinastia fu determinante per gli sviluppi socio-politici successivi: per mantenere il potere sulla Zeta, stipularono accordi di alleanza militare con la Repubblica di Venezia in funzione anti-ottomana, e nel contempo intrattenevano contatti con Istanbul, al fine di ingraziarsi le alte sfere ottomane in previsione di una possibile

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invasione. Venezia, essendo interessata al controllo della costa, vedeva favorevolmente la creazione di un retroterra montenegrino sicuro, che dimostrasse di non essere (per il momento) interessato alla costa9 . Un accordo diretto tra Venezia e la Sublime Porta era impensabile. I Crnojevi!, grazie alla loro politica, tuttavia riuscirono a ricavarsi uno spazio di manovra sufficiente per vedersi riconosciuto il controllo del regno compreso tra il monte Lov!en, il lago di Scutari, l’antica zupa della Zeta e Budo" (nei pressi di Nik"i!) 10 . Ivan Crnojevi! riuscì a mantenere un equilibrio tra le mire espansionistiche turche e l’influenza veneziana sposando suo figlio #ura$ ad una nobile veneziana, mentre Stani"a, il più giovane dei Crnojevi!, venne inviato presso il Sultano, si convertì all’Islam, a simboleggiare la fedeltà simbolica tra il regno dei Crnojevi! e l’Impero Ottomano. La scoperta, da parte ottomana, di una congiura ordita da #ura$ contro il sangiaccato di Scutari portò la Sublime Porta a minacciare il regno dei Crnojevi!: l’esilio di #ura$ preservò il regno dalla guerra, ma non dal dominio diretto (ma puramente formale) dell’Impero Ottomano. 1.3 “Stara Crna Gora”: il vecchio Montenegro. La conquista dei Balcani da parte dell’Impero Ottomano viene letta, in chiave storico-culturale, come il momento nel quale si congela la vita delle popolazioni assoggettate dalla Sublime Porta. L’immagine dell’imponente macchina militare e burocratica che avanza inesorabilmente da Costantinopoli fino a Belgrado, arrivando a toccare la Polonia e a minacciare la stessa Vienna, nasconde dietro di se una realtà vitale, dimenticata in secoli di isolamento dei Balcani dal resto del mondo. Dobbiamo quindi pensare al mezzo millennio di dominazione ottomana come alla lenta ma costante incubazione di società che, per quanto influenzate dal gioco turco, preserveranno i caratteri tipici

Carta delle pleme e delle nahie componenti il Vecchio Montenegro
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Ibidem. ANDRIJA!EVI", op. cit..

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precedenti alla dominazione turca. Un chiaro esempio di come ciò sia possibile è il millet11. La parola millet sta ad indicare la “comunità religiosa”, intesa come alterità rispetto alla umma, ovvero alla comunità islamica (ivi compresi, quindi, le popolazioni di recente islamizzazione). Nel millet confluiscono quindi tutti gli appartenenti a gruppi religiosi diversi dall’islamismo: nei Balcani principalmente cristiano ortodossi, cattolici, ebrei (principalmente emigrati dal Regno di Spagna, in seguito alle persecuzioni). Oltre a questo significato teologico, per la natura stessa della religione islamica, il millet si traduce in una istituzione amministrativa e politica. Esso infatti rappresenta la comunità dei non islamici, ai quali l’amministrazione ottomana conferisce dei diritti riguardanti l’amministrazione del culto, di parte del diritto civile (specialmente in materia matrimoniale e di eredità) e alcune prerogative di carattere giudiziario (legate principalmente all’osservanza dei culti). Il millet, in pratica, è un sistema che permette alle comunità religiose non islamiche di mantenere alcuni diritti (in primis quello di professare la propria fede ed altri collegati), e che riconosce l’autorità dei capi religiosi nell’amministrazione dei culti. E’ in questa maniera che le popolazioni non islamizzate si legano tra di loro attorno alla figura del pope, del parroco, del rabbino, coagulandosi e compattandosi, facendo fronte comune contro l’oppressore ottomano. E’ con il millet che si opera quella saldatura tra potere temporale e potere spirituale tipica delle chiese nazionali ortodosse slave di questo periodo. All’interno del millet quindi covano le aspirazioni indipendentiste delle popolazioni balcaniche sotto il controllo dell’Impero Ottomano. Al progressivo declino dell’Impero, le aspirazioni sublimarono, intorno all’inizio dell’800, in rivolte a carattere nazionale come ad esempio in Serbia (1804-1805 rivolte organizzate da Giorgio il Grande, tradotto Kara !or"e, capostipite della dinastia dei Kara"or"evi#). Il millet, inoltre, era una delle varie forme di controllo che la Sublime Porta imponeva sui territori conquistati. Oltre ad esso vi erano il controllo militare operato dagli ufficiali ottomani (nei Balcani fu fondamentale il ruolo della casta militare dei celeberrimi giannizzeri), il servizio di leva obbligatorio per le popolazioni assoggettate (spesso costrette a combattere contro popolazioni limitrofe), un capillare e preciso sistema di tassazione. Il territorio del regno dei Crnojevi#, mutilato dalle perdite di fine ‘400 a favore dell’Impero Ottomano e della Repubblica di Venezia, invece, visse una situazione sociale e politica completamente differente da qualsiasi altra zona dei Balcani. In un primo tempo, complice il ruolo ambiguo di Stani$a, il regno dei Crnojevi# venne annesso al Sangiaccato di Scutari.12 Questo implicò l’imposizione di tutta la struttura di controllo socio-amministrativa tipica dell’Impero Ottomano. Tuttavia, nonostante la casata dei Crnojevi# fosse ormai decaduta e il regno mancasse di una leadership forte, il territorio
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Un chiaro esempio del funzionamento di un millet è limpidamente riscontrabile in ANDRI!, Il ponte sulla Drina, Belgrado, 1945.
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ANDRIJA"EVI!, op. cit..

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rimase sostanzialmente infedele alla Sublime Porta, non pagando le tasse e rifiutando le imposizioni ottomane. Nonostante le ripetute invasioni dell’esercito ottomano, così come i tentativi politici di controllare i leader dei clan montenegrini, fu impossibile assoggettare a pieno il territorio e la popolazione. Nonostante gran parte del territorio fosse sotto il controllo del Sangiaccato di Scutari, una cospicua parte, identificabile nel triangolo Cetinje-Lov!en-Nik"i! rimase sostanzialmente libera fino al Congresso di Berlino del 1878. Questo triangolo, i cui confini in realtà erano abbastanza labili, e che vennero più volte sfondati dalle truppe ottomane (che riuscirono anche ad occupare Cetinje) sopravvisse al controllo diretto di Istanbul per due ragioni fondamentali: • la morfologia del territorio garantiva alla difesa montenegrina un vantaggio strategico pesantissimo, nonostante gli effettivi montenegrini fossero estremamente ridotti; • il sostanziale immobilismo politico della regione: mancando un vertice politico dei clan montenegrini, essi non si allearono al fine di liberare i territori limitrofi. In epoca moderna gli storiografi si riferiscono a questo territorio semi-indipendente con l’appellativo di Stara Crna Gora, “vecchio Montenegro”, in contrapposizione con il litorale (influenzato dalle vicende storiche della Repubblica di Venezia) e dal resto del paese, controllato dall’Impero Ottomano. L’accezione “vecchio” da adito ancora oggi a innumerevoli giudizi ed interpretazioni, sulle quali la retorica politica e nazionalista fonda gran parte dei suoi argomenti a favore dell’indipendenza del Montenegro 13. Attenendoci ai fatti, tuttavia, possiamo affermare che il “vecchio Montenegro”, per le sue peculiarità storiche, mantiene intatta la struttura socio-antropologica dei gruppi sociali stanziati in Montenegro fino al XIX secolo. Alla luce di ciò, assume un valore fondamentale la storia precedente la costituzione del “vecchio Montenegro” così come il funzionamento della società montenegrina durante i quasi 500 anni di semi-indipendenza. 1.4 Dalla conquista ottomana all’era dei Petrovi!. All’inizio del ‘500 il regno dei Crnojevi! era ormai totalmente assoggettato: esso era formalmente parte del Dar-al-Islam, e facente parte del sangiaccato di Scutari. Tuttavia, a causa delle frequenti rivolte della popolazione, che mal sopportava la pressione fiscale ottomana così come le mobilitazioni militari forzate, il territorio montenegrino venne costituito in una nuova identità governativa locale ottomana, autonoma (un nuovo sangiaccato, appunto), cui capo era il figlio di Ivan Crnojevi!, Stani"a. La figura di Stani"a ha lasciato adito a molte interpretazioni, spesso contrastanti14 . Il suo controllo sul territorio montenegrino si concluse nel 1530, quando il vecchio principato dei Crnojevi! venne ridiviso tra il sangiaccato di Scutari e quello di Bosnia.

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ROTKOVI!, op. cit.. Interpretazione del ripresa da alcuni partiti nazionalisti. SBUTEGA, op. cit., pp. 74-93.

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Durante tutto il ‘500, le rivolte contro l’Impero Ottomano scuotevano il territorio montenegrino. La Sublime Porta era in procinto di allargare i propri domini fino a raggiungere il suo apice, lo scontro con le potenze cristiane (in primis gli Asburgo, che si erano promossi protettori della cristianità nei Balcani), era al culmine. Da Vienna e da Roma giungevano in Montenegro moniti e legati ad incitare e supportare il potere locale a contrastare i beg turchi. Le tribù montenegrine, già estremamente attive contro l’amministrazione turca, colsero l’invito occidentale alla rivolta, organizzandosi in numerosi rivolgimenti. Tuttavia nessuno di questi riuscì a rovesciare il controllo ottomano ed anzi vi furono diverse rappresaglie intraprese dall’esercito del Sultano. Il ‘600 rappresenta il secolo dell’apogeo dell’Impero Ottomano sotto diversi punti di vista: esso raggiunge la massima estensione territoriale, si stabilizzando l’organizzazione politica, l’esercito e anche l’amministrazione dei territori conquistati divenne più efficace. E’ con il sultano Solimano il Magnifico che l’Europa, attaccata nel suo cuore dagli eserciti ottomani, trema per la propria sopravvivenza. Con la morte di Solimano (avvenuta nella prima metà del Seicento), tuttavia, si aprì un periodo di crisi per che si concluderà solo dopo la prima guerra mondiale. Per questo motivo il potere dei signori locali aumentò molto, favorendo altresì l’aumento di potere dei leader delle comunità montenegrine. Infatti, mentre nel XIV secolo il supporto straniero fu più sporadico e per così dire “ideologico”, nel XV, mutatis mutandis,gli equilibri di potere in Europa permisero una controffensiva delle potenze cristiane a scapito degli ottomani, favorendo così l’impegno dei clan montenegrini non più in semplici rivolte, ma in vere e proprie guerre. La situazione, quindi, mutò radicalmente: da un periodo di rivolte più o meno violente si passo ad un sostanziale stato di guerra perenne, che impegnò i clan per tutto il secolo a fianco (e questo fu uno dei punti di svolta del periodo) della Repubblica di Venezia, che aveva ormai stabilmente conquistato il controllo del litorale montenegrino. Le guerra intraprese da Venezia contro l’Impero Ottomano in Morea e l’offensiva turca a Creta abbassarono in parte la pressione sul Montenegro, le cui tribù, ormai stabilmente comandate dal vladika si allearono gradualmente a favore di Venezia, nel potenziamento e nell’ampliamento del già sostenuto livello di autonomia del Montenegro sotto l’egida della Porta. Si susseguono, quindi, una serie interminabile di scontri, che vedono protagonisti ora i clan montenegrini contro gli eserciti turchi, ora i corsari turchi contro le roccaforti montenegrine venete, nelle quali il livello di collaborazione tra il Doge e i capi clan era sempre maggiore.

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D’altronde, con la perdita di Creta, Venezia diresse gran parte dei suoi interessi verso la Dalmazia e quindi verso il Montenegro. Un’alleanza con le tribù montenegrine dell’entroterra risultava quindi logico, se non anche necessario a preservare i possedimenti rivieraschi. Da parte montenegrina, Venezia, seppur intesa come una potenza invaditrice, era comunque una potenza cristiana, sicuramente più affine all’ortodossia dell’Islam ottomano. Tuttavia il percorso verso una alleanza stabile e duratura venne ostacolato dagli avvenimenti della seconda metà del Seicento. La Repubblica, infatti, a fronte delle richieste delle tribù montenegrine di aiuto contro le incursioni ottomane, rispose in maniera debole, lasciando che si difendessero praticamente da sole. Tuttavia, onde evitare il completo isolazionismo, i vladika decisero di mantenere rapporti con la Repubblica. In quest’ottica comprendiamo il supporto economico e logistico fornito da Venezia ad alcune tribù che alla fine del Seicento riuscirono a sconfiggere gli ottomani, preservando l’autonomia del Montenegro. Non dobbiamo però dimenticarci che “la Repubblica non intendeva estendere il proprio territorio verso l’entroterra perché sarebbe stato complicato da difendere ed era abitato da tribù molto difficili da governare. Piuttosto, Venezia cercava di legare a sé le tribù in un’alleanza che si sarebbe dovuta mantenere tale durante un eventuale conflitto e creando una sorta di “stato cuscinetto nei periodi di pace”15. Riassumendo, il XV secolo vide il territorio montenegrino stretto fra tre fuochi: il primo è l’Impero Ottomano, arrivato al suo apogeo militare e territoriale; il secondo è la Repubblica di Venezia, che controlla la costa montenegrina e sfrutta la labile alleanza montenegrina meramente in funzione anti-turca 16; il terzo è l’Austria, direttamente intimorita dall’espansione ottomana e interessata ad espandersi nei Balcani proprio a spese dei turchi. Le tribù montenegrine, il sui potenziale economico è esiguo, cercano di compattarsi attorno alla figura del vladika, una sorta di vescovo/re eletto cui le tribù accordano obbedienza spirituale e politica. Numerosissime alleanze vennero strette, in modo particolare con i veneziani. Nel tentativo di ottenere un sostegno economico e militare duraturo, i le tribù arrivarono a giurare fedeltà alla Serenissima, senza che però da parte veneziana ci fosse un impegno determinante a favore dei montenegrini. Tuttavia anche il potere ottomano sul Montenegro era labile: le tradizionali difficoltà incontrate dalla Porta nell’amministrare il territorio e la popolazione montenegrine vennero acuite della situazione di perenne guerra con Venezia e con Vienna, aumentando il potere ed il prestigio dell’istituzione del vladika, che però mancava ancora di un riconoscimento formale da parte delle stesse tribù. Esso, in altre parole, rimaneva un potere forte, reale, ma non ancora unificante tutte le tribù, non ancora rappresentante la maggioranza dei clan montenegrini. Il vladika non aveva ancora guadagnato quel grado di indipendenza necessario ad ergersi come reale guida per le popolazioni montenegrine. A dimostrazione di ciò possiamo citare alcune fonti veneziane che descrivono come le elezioni del vladika
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SBUTEGA, op. cit., pp. 146-147. ROBERTS, The Realm of the Black Mountain, a History of Montenegro, Londra, 2007.

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potessero essere influenzate dalla Serenissima o dalla Porta. Un’ulteriore conseguenza della tumultuosa successione di guerre del Seicento fu la perdita di effettività del sangiaccato di Scutari sui territori montenegrini. A seguito delle guerre, il Sanjak-beg di Scutari non era più in grado di riscuotere le tasse regolarmente. Il Montenegro de iure rimaneva un possedimento ottomano, considerato tale anche dalle potenze occidentali (come dimostrato dalla debolezza veneta, ad esempio, che in più episodi avrebbe potuto liberare l’entroterra montenegrino approfittando degli impegni bellici ottomani contro l’Austria). In altre parole “Montenegro was [..] regarded as part of the Ottoman Empire [...] every Montenegrin saying, “I don’t live in Turkey”, would in fact be speaking the truth. But if they ascribed the acquisition of that status solely to the Montenegrins themselves, explaining it through the military weakness of the Empire, they would certainly be untruthful”17. 1.5 La salita al potere dei Petrovi!: da Danilo a Danilo Il XVI secolo, ricordato in Europa Occidentale come il “secolo dei lumi” rappresenta per il Montenegro il secolo che definì a chiare note il nuovo corso della storia montenegrina, l’inizio dell’uscita dall’orbita ottomana e i prodromi dell’organizzazione politica i cui caratteri fondamentali (il ruolo del leader, l’importanza dei clan, i rapporti con la Russia) ritroviamo anche oggi. Questo nuovo corso è legato alla nascita e allo sviluppo della dinastia dei Petrovi!, che occuparono il soglio del vladika fino alla fine del XIX secolo. Il Seicento balcanico si chiude con un importantissimo accordo, la pace di Karlowitz 1699. Esso mise fine alle guerre susseguitesi tra il 1683 ed il 1697 tra la Lega Santa18 e l’Impero Ottomano. La vittoria della Lega Sante determinò così la fine dell’egemonia ottomana sui Balcani, assegnando
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ANDRIJA!EVI", op. cit., pag. 68.

Alleanza militare promossa da papa Innocenzio XI formata nel 1684 in funziona antiottomana. Composta da Spagna, Portogallo, Polonia, Repubblica di Firenze, Repubblica di Genova, Repubblica di Venezia. Essa rappresenta la quarta versione dell#alleanza atta a preservare l#Europa cristiana dall#espansione ottomana. Si veda VITOLO, Medioevo-I caratteri originali di un'età di transizione, Milano, 2000.

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all’Austria il ruolo di seconda grande potenza balcanica (Ungheria, Slavonia, Croazia e Slovenia caddero sotto l’influenza diretta di Vienna), e rinvigorendo le posizioni della Repubblica di Venezia lungo tutta la costa dei Balcani Occidentali. In Montenegro quindi operavano ora quattro forze: la Repubblica di Venezia, ormai stremata da secoli di lotte con i Turchi, il cui obiettivo era la pacificazione del territorio e il controllo delle scorribande montenegrine; l’Austria, le cui mire espansionistiche nei Balcani si traducono in un’opera di agitazione delle tribù montenegrine in funzione anti-turca; la Russia zarista, il grande impero slavo e ortodosso, cui il vladika Danilo si avvicinerà, desiderosa di raggiungere finalmente i mari caldi; l’Impero Ottomano in declino. Favorito da questa situazione internazionale, le popolazioni montenegrine, più che in passato, rifiutarono il giogo politico ed amministrativo ottomano, affrontandone le ovvie conseguenze con la ormai rodata guerriglia della quale i montenegrini sono maestri. Ed è in questo rinnovato afflato autonomista che Danilo Petrovi! Njego" divenne Metropolita del Montenegro. Egli colse la specificità del momento storico: con Danilo le tribù montenegrine si ricompattarono, e rispolverarono un obiettivo comune, che al tempo sembrò raggiungibile: quello della liberazione definitiva dal dominio ottomano. Tale obiettivo, vigorosamente portato avanti da Danilo, era sorretto a livello politico dal un nuovo alleato delle tribù: la Russia zarista. Mentre in precedenza le tribù montenegrine preferirono avvicinarsi alle potenze cristiane, arrivando in alcuni casi a prospettare l’unione (rinnegando quindi l’ortodossia pur di uscire dal mondo ortodosso), ora, complice i rinnovati interessi russi per i Balcani, le tribù trovarono l’appoggio politico e morale di una grande potenza slava ed ortodossa, anch’essa nemica della Sublime Porta. Per quanto gli interessi dello Tsar fossero prettamente di tipo imperialista e la volontà di liberare i “fratelli slavi dei Balcani” fosse un mero paramento quasi propagandistico, Danilo, forte del suo crescente ruolo politico e del suo potere, spinse fortemente per un’alleanza con la Russia, che si concretizzò durante una sua visita a Pietrogrado e Mosca agli inizi del XVIII secolo. L’avvicinamento tra Montenegro e Russia era ormai una realtà. Merito di Danilo fu anche l’avvicinamento politico del Montenegro all’Austria. Grazie al suo operato interno, atto ad avvicinare le tribù, venne identificato dal principe Eugenio di Savoia come un interlocutore affidabile.19 Venezia, per suo conto, conscia dei legami che Danilo stava intrattenendo con due potenze comunque rivali (nella prevedibile spartizione dell’Impero Ottomano in decadimento) e oberata degli sforzi affrontati per mantenere le sue posizioni nel Mediterraneo contro i turchi, decise di fare il possibile per evitare qualunque momento di scontro tra le tribù montenegrine e la Sublime Porta. Ciò si tradusse in una mancanza di supporto militare e logistico alle tribù impegnate contro gli ottomani, ma in un’apertura politica mai registrata in precedenza con quelle che invece si dimostrassero pacifiche. E’ in quest’ottica che dobbiamo collocare la creazione di un protettorato veneziano sul
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ANDRIJA!EVI", op. cit..

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Montenegro: il potere politico ed economico veneziano veniva esercitato sulle tribù interne attraverso un governatore, che divideva il potere con l’emergente vladika Danilo, russofilo, al fine di limitare le occasioni di scontro tra montenegrini e ottomani, per scongiurare un aumento del supporto russo alle tribù e di conseguenza una erosione del controllo veneziano sul Montenegro 20. Merito di Danilo fu l’uscita del Montenegro dall’isolazionismo politico dei secoli precedenti. Mentre nel passato gli unici interlocutori delle tribù erano la Serenissima e la Porta, ora la rinnovata leadership politica (Danilo, per l’appunto) permette di intraprendere relazioni anche forti con altri paesi, Russia in primis. Danilo inoltre fu il primo in epoca moderna a restaurare l’idea di un Montenegro indipendente. Ciò si evince dal suo comportamento politico: la più grande differenza tra Danilo e gli altri vladika fu il tentativo di creare una corte attorno alla sua figura ecclesiastica, che andasse oltre i legami tra le tribù e costituisse i prodromi dello stato. Anche in passato i vladika godevano di un grande potere politico, derivato però dal loro ruolo religioso, e non direttamente istituzionalizzato in uno stato. Conseguentemente a questo ideale di Danilo, il metropolita di Cetinje non venne più eletto, ma il titolo passò di nonno in nipote secondo una linea di successione maschile all’interno della famiglia Petrovi!. Era direttamente il vecchio vladika che indicava il suo successore. L’orientamento dei vladika successivi fino a Petar I fu comunque chiaro, e legato alle scelte di Danilo: la comunanza spirituale e politica con la Russia zarista faceva della stessa il partner preferito per il perseguimento del nuovo obiettivo dichiarato delle tribù unite sotto il vladika: l’indipendenza del Montenegro passando per un protettorato russo sul paese21. Un chiaro esempio dell’influenza e dell’importanza della via battuta da Danilo è l’operato del vladika Vasilije Petrovi!, responsabile della creazione, a partire dai legami intrattenuti da Danilo, di un vero e proprio “culto della Russia” in Montenegro come liberatrice e protettrice dei popoli slavi sottomessi. I motivi della creazione di questo mito russofilo sono due: uno legato ad una scelta obbligata da parte del vladika, in quanto la Russia era al momento l’unico alleato reale che il Montenegro potesse avere per portare avanti la propria indipendenza, senza cadere nell’orbita egemonica dell’Austria o nell’immobilismo veneziano; l’altra è prettamente di politica interna: il sentimento

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ROBERTS, op. cit..

cosa che implicava evidentemente l’intervento russo nella zona, che non avvenne mai. La Russia zarista si limitò a sostenere finanziariamente le rivolte montenegrine, senza mai intraprendere una reale campagna militare. ANDRIJA!EVI", op. cit..

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religioso così come la vicinanza etnica22 erano argomenti ottimi per convincere le tribù a legarsi alla politica del vladika Vasilije e quindi aumentavano il suo potere personale. E’ con il vladika Petar I Petrovi! Njego" (investito nel 1784) che le tribù crearono delle prima istituzioni di uno stato unitario montenegrino. Esse furono la conseguenza dell’opera di politica interna di Petar I protagonista dei successi militari delle tribù montenegrine contro il pascià di Scutari e dell’ingente supporto finanziario russo. E’ proprio in seguito ad una delle vittorie contro gli ottomani (battaglia di Martinici 1796) che il nascente stato montenegrino si fornì della sua prima legge, la Stega, basata sul diritto consuetudinario tribale. Forte di questa nuova posizione, Petar I convocò i capi tribù per prendere una decisione che segnerà un punto di svolta nella storia del Montenegro: essi infatti decisero di istituire una corte giuridica centrale (composta da 15 membri) con il compito di far rispettare il Zakonik op!ti crnogorski i brdski. Petar I fu anche responsabile della creazione di un Senato, della gendarmeria montenegrina chiamata “Guardia”. Bisogna specificare che l’obiettivo di riunire le tribù sul suolo montenegrino da parte di Petar I corrisponde ad un piano portato avanti dall’élite montenegrina fin dai tempi di Danilo, e non, come negli stati dell’Europa Occidentale, all’identità tra Stato e nazione23. Sono da ritenersi quindi privi di fondamento i testi che riportano l’esistenza di una consapevolezza ti carattere nazionalistico da parte delle tribù. Tali trattazioni hanno puramente carattere propagandistico, con il preciso scopo di fornire argomenti alle fazioni politiche odierne più estreme favorevoli all’indipendenza del Montenegro. Tuttavia è realistico affermare che l’obiettivo di Petar I fosse quello di rendere le tribù montenegrine indipendenti. Il 18 ottobre 1833 Petar II Petrovi! Njego" venne ordinato metropolita di Cetinje, succedendo così a suo zio Petar I. Sebbene da un punto di vista prettamente politico

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Il ceppo etnico dei russi, così come i montenegrini e tutti gli slavi del sud traggono la loro origine dalle popolazioni barbare installatesi tra la Polonia e l!Ucraina dopo lo spostamento verso ovest dei Germani, durante il periodo delle invasioni barbariche dell!Impero Romano. SBUTEGA, op. cit.. Se analizziamogli scritti di Petar I, riscontriamo “an extreme ambiguity, a multitude of overlapping identities”, riguardo alla maniera in cui egli si riferisce alle popolazioni montenegrine. Egli infatti si riferisce alle popolazioni montenegrine in termini molto differenti, “sometimes calling them montenegrins, some other times southslavs or slavs, or slavic serbs”. Il motivo di questa apparente confusione risiede non nella mancanza di conoscenza o di consapevolezza da parte di Petar I, ma frutto di una “quite adequate reflection of objective historical ambiguity and multitude of overlapping solutions to montenegrin case, internally multitude of clans, tribes, without modern central bureaucratical state, and internationally great powers fighting to solve the so called “eastern question”, the falling Ottoman Empire”. Appendice, annesso 3.
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Njegos24 non contribuì i maniera così sostanziale come il precedente vladika, egli viene ricordato dai montenegrini come il padre della patria. In effetti la poliedricità della sua figura monopolizzò gli ambienti culturali montenegrini (per altro scarsi, ad eccezione delle coste), veicolando un messaggio fondamentale, ma pressoché univoco: l’indipendenza del Montenegro sarebbe passata per la liberazione dei Balcani dal giogo ottomano, e ciò sarebbe potuto accadere solo con il supporto degli altri popoli slavi del sud, in primis con i serbi, dei quali i montenegrini rappresentano una parte, o meglio una élite. iniziò la fase di risposta alla domanda. Nei suoi scritti sparisce quella moltitudine di termini per definire le popolazioni montenegrine e mano a mano si delinea la percezione dei montenegrini come serbi. Questa visione è supportata dai successi di Njego! in politica estera: seppur la sovranità del vladika non ha ancora ottenuto un riconoscimento formale da parte delle potenze straniere, queste intrattengono relazioni di tipo politico, economico e militare con il centro di potere montenegrino fin dall’inizio del ‘700. Forte di questa politica estera, Njego! riesce altresì a operare un giro di vite sull’anarchia tribale tradizionale montenegrina: imponendo le nuove strutture del nascente stato montenegrino, egli riesce ad imbrigliare in maniera efficace per la prima volta i capi dei clan. E’ necessario sottolineare che i frutti raccolti da Njego! sono i risultati della politica di Petar I, che ha posto le prime basi per l’implementazione del sistema statale moderno montenegrino. Petar I e Petar II operano il passaggio della leadership montenegrina da un fenomeno puramente clanico e tribale ad un fenomeno proto-statale di tipo teocratico. Dobbiamo infatti ricordarci che il vladika incarna sia il leader religioso (egli è il Metropolita di Cetinje, vescovo delle popolazioni montenegrine), sia il vertice del nascente stato, in quanto massima autorità riconosciuta dalle tribù. Proprio perché il vladika ricopre anche una carica religiosa, esso non può essere trasmesso direttamente, ma attraverso una investitura presso una sede episcopale riconosciuta (fortissima nella tradizione montenegrina è il ruolo del metropolita di San Pietroburgo) del nipote del Petrovi"

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“Njego!” è l!appellativo con cui i montenegrini usano riferirsi a Petar II Petrovi" Njego#. In realtà esso sta ad indicare il villaggio di Njegu#i, alle pendici del Monte Lov"en, luogo di origine di tutta la dinastia dei Petrovi". Il blasone di Njego# deriva dall!importanza ricoperta dalla sua produzione letteraria all!interno del panorama culturale montenegrino e jugoslavo in generale. la sua opera più celebre è Gorski Vjenac, “Il serto della montagna”, fondamento dell!identità montenegrina e serba. SBUTEGA, op. cit..

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(essendo ordinato prete, il vladika non può avere figli riconosciuti, ergo l’erede naturale è uno dei figli dei fratelli del vladika, nello specifico quello designato dal vladika stesso prima della morte o nel suo testamento). La morte di Njego! (1851), tuttavia morì anche l’istituzione secolare del vladika. Il successore designato, suo nipote Danilo Stankov, decise di accentrare su di se il potere temporale lasciando al metropolita le questioni religiose. Il tradizionale viaggio a San Pietroburgo per l’incardinamento a metropolita si trasformò in un incoronamento a principe. Così la teocrazia montenegrina si trasformò in un principato laico. Incoronazione a principe di Danilo segna quindi un ulteriore passo verso il riconoscimento del Montenegro come stato indipendente, ma soprattutto l’ancora maggior compattamento delle tribù sotto il cappello istituzionale statale.25 Massimo obiettivo di Danilo I è il riconoscimento internazionale del principato nei confini del regno dei Crnojevi". Lo scenario internazionale era tuttavia troppo convulso perché il Montenegro potesse essere riconosciuto come indipendente senza ripercussioni eccessive. Per attirare l’interesse delle grandi potenze sulla “questione montenegrina”,

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ROBERTS, op. cit..

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Danilo decise di spingere le sue mire indipendentiste anche verso l’Erzegovina, seguendo il confine non del Vecchio Montenegro, ma quello dell’espansione durante il regno di Ivan Crnojevi!26 . Ciò avrebbe potuto causare l’esplosione della situazione nei Balcani. Iniziò così un lavorio politico di influenza di Danilo I sulle popolazioni ortodosse bosniache, che spaventava l’Austria e la Russia. Gli scontri tra montenegrini e ottomani, sia sul suolo del Vecchi Montenegro che in Erzegovina si risolsero con una sostanziale supremazia montenegrina (battaglia di Grahovac). La Sublime porta, sull’orlo del precipizio, tuttavia non riconobbe la sovranità del principato, ma si limitò, durante la conferenza di Costantinopoli (1876) a definire i confini del Montenegro (ampliati rispetto all’antica demarcazione del Vecchio Montenegro con i territori erzegovesi caduto sotto l’influenza del principato) all’interno dell’Impero Ottomano. Danilo I tuttavia non sopravvisse abbastanza per vedere questo successo, assassinato nel 1860 a Kotor. Divenne quindi principe Nikola Mirkov Petrovi!, incoronato come Principe Nikola I lo stesso anno della morte di Danilo I. 1.6 Il riconoscimento internazionale, la stabilizzazione dello stato: Nikola I. I primi anni del regno di Nikola I videro lo stesso abbastanza lontano dalle leve del comando: non essendo abbastanza esperto della politica montenegrina, fu suo padre Mirko a prendere le decisioni fondamentali. Eì in questo periodo che il principato, sull’onda del grande successo della battaglia di Grahovac, il principato si imbarcò in alcune campagne militari contro gli ottomani di stanza in Erzegovina. L’intero sangiaccato di Bosnia al tempo era percorso da tumulti etnici, così come iniziavano ad ammassarsi sopra di esso le nubi minacciose degli interessi di mezza Europa. Per questo motivo il tentativo di Nikola e di Mirko di riconquistare la Ivanbegovina. Coinvolto nella guerra del 1877-78 contro l’Impero Ottomano, a fianco della Russia zarista e dei rivoltosi serbi e bulgari. il Montenegro si vede protagonista della scena balcanica fino al Congresso di Berlino (1878). La pace di Santo Stefano27 aveva sancito una volta di più lo stato di estrema decadenza in cui si trovava l’Impero Ottomano. Con esso, infatti, non solo il Montenegro si vedeva riconosciuta una indipendenza che ormai di fatto era tale almeno dai tempi di Petar I, ma perdeva irrimediabilmente Bulgaria e Serbia, mentre la Bosnia rimaneva in un limbo, in attesa che Austria e Russia decidessero il suo destino. Furono proprio gli imperi centrali

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La così detta Ivanbegovina parola composta da beg inteso come il capo politico delle province ottomane, e Ivan, inteso come Ivan Crnojevi! (sovrano dal 1465 l 1490). SBUTEGA, op cit..
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Trattato che pone fine alla guerra tra la Russia, il principato del Montenegro, i rivoltosi serbi e bulgari da una parte contro l"Impero Ottomano, svoltasi tra il 24 aprile 1877 e il 3 marzo 1878. Firmato presso la cittadina di Santo Stefano, presso Costantinopoli, il trattato stabilisce: creazione di una grande Bulgaria, dal Danubio all"Egeo al Mar Nero; indipendenza della Serbia; indipendenza del Montenegro; allargamenti territoriali per la Russia a scapito dell"Impero Ottomano. Vedi DUROSELLE, Histroire diplomatique de 1919 à nos jours, Parigi, 1974.

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(Austria in primis) che preoccupati dalla posizione di vantaggio che la Russia stava guadagnando nei Balcani a indire la celeberrima Conferenza di Berlino (luglio 1878). Il successo ottenuto dalla delegazione montenegrina a Berlino fu dettato, più che da un reale lavoro diplomatico dei delegati montenegrini, dalla volontà delle grandi potenze. La sovranità montenegrina sul territorio del principato, secondo i confini del 1721 (Vecchio Montenegro) e del 1860 (battaglia di Grahovac) era effettiva ed innegabile, anche per le grandi potenze e venne pertanto ribadita. Il Montenegro tuttavia si vide assegnati dalle stesse grandi potenze territori circostanti per un ammontare quasi doppio al territorio già sotto la sovranità del principe Nikola: “With only partial observation of the uti possidetis principle, Montenegro was ceded part of the coast from the river !eljeznica to the bay of Kru"i, that is the wider area of the town of Bar; the tribal areas of Piva, Drobnjak, Banjani, Jezera, #aranci; part of Vasojevi$i and a minor part of Ku"i and Uskoci; as well as the towns of Podgorica, Nik%i$, Spu&, !abljak Crnojevi$a, Kola%in, Plav and Gusinje with their surroundings.”28 Il successo maggiore, o per lo meno il successo che per la memoria collettiva montenegrina acquista un valore ancora maggiore dell’ampliamento territoriale è il riconoscimento della sovranità montenegrina da parte della Sublime Porta. A differenza di Serbia e Bulgaria, la cui nascita come stati coincide con il riconoscimento da parte di tutta Europa, compresa Costantinopoli, il Principato viene trattato come una realtà già avviata, un’entità esistente, la cui sovranità non è messa in discussione, se non dall’Impero Ottomano. Intorno a questa realtà storica orbitano una serie di considerazioni non giuridiche che alimentano ora gli argomenti dei nazionalisti montenegrini ora delle compagini panserbe presenti in Montenegro. E’ evidente tuttavia come l’erosione della sovranità ottomana a guadagno del potere del vladika e delle tribù sia conseguenza primariamente del declino della Porta, dovuto anche alla convulsa situazione balcanica, ma soprattutto dagli attriti con le altre grandi potenze dell’Europa dell’Est, Austria e Russia in primis. Tenendo presente questo quadro, l’indipendenza ed il riconoscimento del Montenegro non perdono valore storico, ma si caricano altresì della consapevolezza che le tribù e l’ortodossia, unite nell’operato del vladika, riescono a opporre una resistenza reale alle mire espansionistiche ottomane. A mio avviso la gloria dell’indipendenza del Montenegro risiede non nella presunta fasulla pretesa di alcuni storici di dimostrare che il Montenegro (inteso come Vecchio Montenegro) sia rimasto indipendente per 500 anni durante l’invasione ottomana dell’Europa, ma nella sopravvivenza e nella capacità di riorganizzarsi della struttura tribale, che, nonostante il gioco turco, ha dimostrato alla fine di essere più resistente delle orde turche, delle conversioni forzate, delle tasse, dei giannizzeri slavi a capo dei sangiaccati. Negli anni successivi, Nikola fu assorbito nell’opera di sublimazione di uno stato moderno. Partendo dal background storico di cui sopra, incentrato sull’importanza della tribù, Nikola aspirava a rendere il Montenegro un principato non solo riconosciuto dalle
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ANDRIJA!EVI", op. cit..

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grandi potenze, ma accettato nel concerto europeo. E’ da leggere in questi termini la politica matrimoniale riservata da Nikola alle sue figlie (Milica e Anastasia sposate a membri della famiglia Romanov, Elena a Vittorio Emanuele III, Ana ad un principe bulgaro) che gli valse l’appellativo di “suocero d’Europa”29. Cetinje, la capitale del principato, si arricchì delle missioni diplomatiche dei paesi più importanti d’Europa, si strinsero legami commerciali con le potenze confinanti, vennero costruite le prime infrastrutture moderne con il supporto delle grandi potenze (soprattutto Austria e Italia). L’ammodernamento dello stato così come il miglioramento e la stabilizzazione delle relazioni internazionali del Montenegro sono misure che il principe Nikola adotta in funzione di un più ampio piano, frutto delle sue ambizioni personali e delle contingenze storiche nelle quali Nikola si viene a trovare. Egli infatti pretende di divenire il sovrano di una più grande regno panserbo, ideologicamente basato sulla comunanza di religione e lingua tra montenegrini e serbi, politicamente sulla forte indipendenza montenegrina e supportato da una radicata mitologia che vuole i montenegrini come i migliori tra i serbi, gli unici sopravvissuti alla battaglia di Kosovo Polije, gli unici rimasti liberi nell’oceano ottomano, i primi cui l’Europa riconosce la sovranità sul territorio. La trasformazione del Montenegro da principato a regno nel 1910 va letta in un’ottica di restaurazione di alcuni miti, di alcuni valori legati ad un’interpretazione panserba del ruolo storico del Montenegro. 1.7 Dalle guerre balcaniche alla seconda guerra mondiale: la scomparsa del Montenegro. L’ultimo atto della secolare permanenza dell’Impero Ottomano in Europa andò in scena supportato anche da sostanziali interessi politici ed economici, coperti, nel caso del Montenegro, da un pesante velo ideologico. Dopo la prima guerra balcanica, il Montenegro ampliò il proprio territorio comprendendo la Metohija, parte del Sangiaccato di Novi Pazar (Pljevja, Bijelo Polje, Berane, Mojkovac, Ro!aje, Plav, Gusinje, Pe", #akovica) e nuovi territori intorno a Podgorica, senza però arrivare a Scutari, oggetto di una lunga controversia diplomatica e militare tra le grandi potenze (che cercavano di controllare gli effetti delle guerre balcaniche) e Nikola I, desideroso di controllare il lago di Scutari ed il fiume Bojana fino al mare. Il braccio di ferro si risolse con la vittoria delle grandi potenze europee, e l’antica capitale del regno della Zeta entrò a far parte del neonato stato albanese30. La prima guerra mondiale, il cui casus belli si manifesto sotto forma di un nazionalista serbo di Bosnia, investì il Montenegro della scelta operata dalla dinastia dei Petrovi". Mi riferisco alla progressiva creazione di una mitopoietica nazionale che voleva i montenegrini come i “migliori serbi”.
29 30

SBUTEGA, op. cit.. ROBERTS, , op. cit..

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La leadership montenegrina tra il ‘700 e i primi del ‘900 si trova nella scomoda posizione (storicamente parlando) di dover prendere una scelta sull’orientamento ideologico sul quale fondare lo stato montenegrino. Possiamo definire 3 momenti fondamentali dell’elaborazione di questa scelta: • Petar I Petrovi! Njego" è il primo a porsi il problema dell’identità montenegrina, ma non opera la scelta. Palesa tuttavia gli elementi fondamentali della questione e teorizza le due opzioni possibili: un Montenegro indipendente basato su uno stato-nazione o un Montenegro come parte di un grande regno panslavo del sud. • Petar II Petrovi! Njego" opera la scelta. Nei suoi scritti descrive i montenegrini come “i migliori serbi”, ovvero quella parte di serbi cui la storia ha riservato un destino differente, legato al territorio montenegrino, ma proiettato verso la liberazione e la guida di tutti i serbi. Non è un caso che Njego" sia per questo motivo considerato un padre della patria non solo in Montenegro, ma anche in Serbia. • Nikola I Petrovi! Njego" porta la scelta fatta da Njego" nella realtà. La sua aspirazione e divenire re di un grande regno panserbo lo porterà a commettere l’errore storico (inteso come una forzatura politica nei confronti della realtà etnica e culturale del regno montenegrino) che il Montenegro pagherà con la perdita della sua indipendenza e della sua identità statale proprio per mano dei serbi. 31 E’ seguendo questa scelta che Nikola I scende in guerra al fianco della Serbia contro l’Austria. L’obiettivo immediato della guerra è quello di ampliare ancora il territorio montenegrino, fino a comprendere Scutari a sud e le Bocche di Cattaro a nord. Sul campo di battaglia, tuttavia, la superiorità dell’esercito austroungarico determinò la caduta del regno e una dura occupazione. Nikola I, insieme al governo montenegrino e ad un drappello di guardie riuscì a fuggire, rifugiandosi prima in Francia e quindi a Gaeta. L’occupazione austroungarica fu durissima, esacerbata dalle critiche situazioni in cui versava la popolazione. La resistenza montenegrina veniva punita con la rappresaglia nei villaggi, con l’invio in campi di prigionia di intellettuali e quadri militari. Si dovette aspettare lo sbarco degli alleati a Salonicco e la liberazione da parte degli stessi (1918) alla quale successe una seconda occupazione, che finì una volta firmati i trattati di pace (1920). Il Montenegro esce distrutto dalla prima guerra: il 10% della popolazione morì durante la guerra, e il paese, la cui parziale modernizzazione era recentissima, ripiombò nel suo povero passato.

31

Nikola I Petrovi! Njego" ritratterà la sua posizione, durante il suo esilio, una volta che il Montenegro perse la propria indipendenza, a dimostrazione dell#errore storico compiuto. Vedi Appendice, annesso 3.

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Insieme alle armate di liberazione arrivarono anche i politici serbi, che con una campagna propagandistica premevano per l’unione di Serbia e Montenegro, utilizzando una retorica di fratellanza tra i due popoli. A parte la pressione dei politici serbi e i presunti valori ideologici alla base di una unione panslava, il Montenegro rappresentava una notevole opportunità economica e strategica per la Serbia. Approfittando dello stat di confusione nel quale versava il paese i filoserbi si organizzarono in un movimento, bjela!i (bianchi, dal colore dei loro poster), nato dopo la celebre “Assemblea di Podgorica”32, e vennero a scontrarsi con i ribelli montenegrini indipendentisti, i zelena!i (verdi). Questa guerra civile (l’unica nella storia del Montenegro), durò praticamente fino al 1924. Alcuni clan si distinsero per la loro tenacia nel combattere contro le forze occupanti e i serbi, che però ebbero la meglio. L’annessione del Montenegro al Regno dei Serbi Croati e Sloveni rimane oggi un capitolo storico aperto. Alcune fonti riferiscono di una guerra civile a bassa intensità combattuta fino alla seconda guerra mondiale, altre invece riferiscono di decisioni prese a livello internazionale utilizzando la rete massonica. In sostanza, tuttavia, il Montenegro venne annesso al regno, cancellato il suo nome e riformato il sistema di potere. I tentativi di resistenza furono molti, la maggior parte di questi legati all’Italia. Non è questa, tuttavia, la sede adatta per la trattazione di questi fatti, la cui documentazione non è sempre chiara. All’interno del Regno di Serbi Croati e Sloveni il territorio montenegrino venne inglobato in una provincia, la Zeta, comprendente anche parte dell'Erzegovina e del Sangiaccato di Novi Pazar non appartenenti precedentemente al Montenegro. Così venne cancellato il nome del Montenegro anche nell’amministrazione locale. 1.8 La seconda guerra mondiale e la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Il Regno di Jugoslavia (così nominato dopo il golpe autoritario del 1929, venne attaccato dalle truppe tedesche ed italiane nel 1941 e capitolò dopo appena 12 giorni di combattimenti. Secondo il piano stabilito dalle forze dell’Asse, il Montenegro sarebbe dovuto essere occupato dall’Italia. Così fu: penetrando da Dalmazia e Albania, le truppe italiane assoggettarono facilmente il territorio. Il Montenegro venne diviso in 3 parte: il litorale, comprendente le Bocche di Cattaro venne annesso direttamente all’Italia, Ulcinj e la parte sud del paese alla Grande Albania, mentre per il resto del paese si progettò la creazione di uno stato sotto la protezione italiana. La penetrazione italiana in territorio montenegrino venne salutata come liberatrice, anche se i piani di Ciano non fossero

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Assemblea tenutasi a Podgorica, dall!11 al 29 novembre 1918, conosciuta anche come la “Grande Assemblea Popolare”. Questa venne eletta a seguito della liberazione e dell!arrivo in Montenegro dell!esercito serbo. Le decisioni prese da questa assemblea prevedevano: la detronizzazione di Nikola I e l!unificazione del Montenegro alla Serbia. Tali atti non vennero immediatamente riconosciuti dagli alleati. ANDRIJA"EVI#, op. cit..

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assolutamente favorevoli ad una reale ripresa del Montenegro, che doveva semplicemente rimanere uno stato fantoccio. La resistenza comunista, tuttavia, riuscì ad organizzarsi e “i montenegrini furono i primi ad insorgere, così come erano stati i primi a scontrarsi contro l’Impero Ottomano nel passato”33 . I comunisti, capitanati dal Milovan !ilas, colsero di sorpresa le forze occupanti per efficacia ed organizzazione. Ciò valse a !ilas la fiducia di Tito, l’organizzatore della resistenza comunista nel resto dei Balcani Occidentali34 . Già nel 1944 Tito è in grado di negoziare con gli alleati ed il governo montenegrino in esilio sul futuro stato del paese. Era già chiara l’idea di una Jugoslavia federale nella quale sarebbe stato installato un regime di tipo comunista. Nel 1945 il Montenegro era finalmente libero dall’occupazione: la resistenza, che ha scatenato le rappresaglie italiane ma soprattutto tedesche, aveva causato un altissimo numero di vittime, cui però, a differenza del 1918, seguì la limpida speranza di vedere il Montenegro di nuovo indipendente, sotto il “cappello” istituzionale di una federazione jugoslava. Il 29 novembre 1945 il Montenegro, così come le altre 5 repubbliche dei Balcani occidentali35 entrarono ufficialmente a far parte della neonata Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (SFRJ). Il Montenegro quindi vedeva riconosciuta di nuovo la sua indipendenza, seppure all’interno di un sistema federale, che tuttavia garantiva al paese un regime altamente autonomo ed un ruolo importante nella federazione. Il nuovo regime trovò più entusiasmo e adesioni nel Montenegro che in qualsiasi altra repubblica per diverse ragioni. L’esaltazione del coraggio e dell’eroismo e le trovate propagandistiche dei comunisti, che collegavano la guerra partigiana alle secolari guerre contro i turchi attirarono le simpatie montenegrine. Propaganda a parte, la nuova costituzione federale del 1946 istituiva la Montenegro come una repubblica federale, innalzando i montenegrini a nazione costituente, garantendo altresì il diritto all’autodeterminazione e alla secessione. Inoltre il faro del comunismo era Mosca, cosa che era assai gradita ai montenegrini, che vedevano la Russia come loro secolare alleata e come punto di riferimento (quand’anche questo ruolo fosse derivasse soprattutto dall’importanza del patriarcato di San Pietroburgo, il quale versava in uno stato di semiclandestinità sotto il regime stalinista). Alcuni autori, asseriscono che il regime titoista risolse anche la questione dell’identità montenegrina: lo Sbutega afferma infatti che “la dottrina comunista sosteneva che i montenegrini certamente appartenevano all’etnia serba, ma si erano sviluppati in una nazione particolare [...]. In particolare questa teoria venne elaborata da Milovan !ilas nel suo testo “La questione nazionale montenegrina” pubblicato nel maggio 1945. [...] Il comunismo titoista sembrava aver così risolto il
33 34 35

SBUTEGA, op. cit.. COHEN, Broken Bonds, The Disintegration of Yugoslavia, Boulder, 1993.

KRULIC, Storia della Jugoslavia dal 1945 ai nostri giorni, Milano, 1999. Oltre al Montenegro ricordiamo anche Slovenia, Croazia, Serbia (con due regioni largamente autonome, la Vojvodina e il Kosovo), Bosnia ed Erzegovina, Macedonia.

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vecchio dilemma dell’identità montenegrina: essere una nazione separata o solo una parte della grande nazione serba, o dell’ancora più estesa razza slava. I montenegrini erano divenuti ora una nazione come gli altri popoli slavi meridionali, facenti parte della federazione jugoslava e dell’Impero comunista sovietico, che comprendeva pressoché tutti i paesi slavi. Il comunismo jugoslavo combinava dunque elementi sovranazionali, l’ideologia internazionalista del comunismo e la slavofilia, ed elementi nazionali, insistendo sulla “unità e fratellanza” dei popoli jugoslavi.”36. Tenendo conto di questo punto di vista, possiamo affermare con sicurezza che, quand’anche il regime comunista non abbia adempiuto in toto ad eliminare il problema dell’identità montenegrina, esso a sicuramente inciso in maniera importante sul “sentimento nazionale montenegrino”. I rilevamenti statistici del tempo ci riportano come oltre il 90% dei montenegrini già nel 1948 percepisse se stessa come etnicamente montenegrina, a fronte di un 1,8% di cittadini montenegrini serbi37 . Un confronto delle statistiche tra il 48 e il 2009 occuperà parte della trattazione nei capitoli successivi. Quello che ci interessa sottolineare è che, con l’instaurazione di un regime comunista che garantì ampie sicurezze politiche, la diatriba secolare sull’identità montenegrina venne congelata. Sarebbe erroneo considerarla risolta già nel ’48, così come in qualunque altro periodo tra la nascita e l’implosione della SRFJ avvenuta nel ’91. Tuttavia un episodio occorso appena nel 1948 ci permette di fare una riflessione. Dopo la rottura tra Tito e Stalin (dovuta principalmente alla “via nazionale” del comunismo titoista, contraria quindi alla politica stalinista espressa dal COMINFORM), vennero epurati i quadri militari e politici filo-russi. Il Montenegro, come sottolineato in molte parti di questa trattazione, guardava a Mosca come ad un modello: l’imposizione da parte di Tito di sconfessare a livello ideologico e pratico i dettami propugnati dall’URSS causò sconcerto nelle alte sfere del potere montenegrino. Relativamente al numero di abitanti, nessuna repubblica della SFRJ registrò un numero così alto di individui arrestati perché accusati di “stalinismo”. Questo fenomeno va letto in chiave nazionalista: i montenegrini non erano contrari ad una via nazionale al comunismo. Tuttavia il legame culturale e storico con la Russia rimaneva più forte anche della nuova ideologia comunista e degli ideali di panslavismo meridionale e di fratellanza e unità con le altre repubbliche. 1.9 L’implosione della SFRJ e l’indipendenza del Montenegro. La metodologia storica impone a chi volesse trattare di storia la ricerca e l’analisi di fonti primaria a che la trattazione sia il più possibile scientifica e scevra da interpretazioni equivoche. Per i fatti che ebbero luogo in Jugoslavia tra il 1989 e il 2006 non vi è una massa critica di documenti che oggettivamente possano darci un quadro della situazione esaustivo e completo.

36 37

SBUTEGA, op. cit., pp. 417. fonte: ANDRIJA!EVI", op. cit..

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Per questo motivo la trattazione di questi anni di storia si limiterà il più possibile ad una analisi di fatti riscontrabili. La morte di Tito (1980) catalizzò un problema il cui tentativo di soluzione era già oggetto di ampie discussioni da parte delle élites politiche delle repubbliche: qual era il futuro della Jugoslavia? La risposta più decisa fu quella serba, dove i nazionalisti, tra il 1980 e il 1989 lavorarono per garantire alla Serbia un ruolo egemone all’interno del panorama politico jugoslavo. Ciò si scontrava con i programmi indipendentisti di Slovenia e Croazia, spinte, più che da velleità meramente nazionaliste, da un’economia meglio organizzata e più efficace di quella delle altre repubbliche38. Il Montenegro, nonostante le riforme titoiste, rimaneva la repubblica più arretrata della federazione insieme con la Macedonia. Ciò era dovuto alla mancanza di infrastrutture di cui il paese non era riuscito a dotarsi sin dal secolo precedente, ponendolo in una posizione arretrata già al momento della creazione della federazione. Il gap, come chiaro, non venne mai recuperato. Inoltre, è evidente come risultino influenti gli argomenti e la retorica usata dai centri di potere di Belgrado per portare avanti la politica inclusiva ed egemonica serba nei Balcani Occidentali. In Montenegro più che altrove, infatti, questa retorica, basata su una comunanza etnico-storica tra serbi e montenegrini, risultò abbastanza attraente per l’elettorato montenegrino. Allo scoppio della guerra, il Montenegro spalleggiò apertamente la Serbia, pur non impegnandosi nel conflitto e rimanendo sostanzialmente neutrale. Vi fu un unico episodio nel quale le milizie montenegrine furono impegnate: l’assedio della città di Dubrovnik del 1991. Non mancarono gli oppositori a questo attacco e in alcune città (soprattutto a Cetinje) vennero organizzate manifestazioni di protesta contro l’attacco portato alla città croata. 39 Alla prima fase della guerra nel 1991 seguirono i lavori della così detta Commissione Badinter, ovvero una commissione di arbitrato istituita in seno alla Comunità Economica Europea per stabilire le modalità di smembramento della SFRJ. Per quanto riguarda il Montenegro, si decise che in base ad un referendum si sarebbe deciso sul futuro del Montenegro. Il referendum ebbe luogo il 1° marzo 199240, dichiarando la volontà dei montenegrini di rimanere parte della SRFJ. Il 27 aprile, in base alle volontà espresse dalla popolazione, venne proclamata la nuova Repubblica Federale di Jugoslavia composta da Serbia e Montenegro. Il territorio montenegrino venne utilizzato, in forza di questa nuova unione, come avamposto militare dal quale la Serbai faceva partire una cospicua parte degli attacchi alla Bosnia Erzegovina. L’ultima speranza per gli indipendentisti montenegrini e quella

38 39 40

COHEN, op. cit.. Ibidem. RASTODER, op. cit..

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parte di opinione pubblica contraria alla guerra di vedere cessare il controllo di Belgrado sul Montenegro morì al momento della firma dei trattati di Dayton, che riconobbe come interlocutore l’unione di Serbia e Montenegro sotto il nome di Repubblica Federale di Jugoslavia (RFJ), cancellando così di fatto le ultime chances che la comunità internazionale si muovesse, almeno per il momento, a favore dell’indipendenza montenegrina. 1.10 Il litorale montenegrino. Ai fini delle tematiche oggetto di trattazione in questa tesi, è sembrato opportuno affrontare la storia del litorale montenegrino separatamente. Questo è dovuto principalmente ad una caratteristica ecologica e politica del litorale montenegrino: essendo affacciato sul Mare Adriatico e separato dall’entroterra da una catena montuosa impervia, esso mantenne stretti legami più con le potenze marittime italiane dell’epoca che con le tribù formatesi nell’entroterra. L’influenza veneziana sulle cittadine costiere è evidente: esse rappresentano una unità sociale chiaramente differenziata da quella interna. Riportiamo qui un brano dello Cviji!, citato da Matvejevi! nel suo celebre “Breviario”41: “La popolazione degli Slavi del sud si è modificata sotto l’influsso del mare e del clima mediterraneo: solo alcuni gruppi di queste regioni hanno saputo adattarsi ai modi di vita mediterranei, al punto da far nascere dal loro seno rinomati marinai. Sono sempre gli stessi che, unici fra gli Slavi del sud, hanno saputo utilizzare il collegamento col mare e sono entrati in contatto con i popoli costieri e con le diverse civiltà. I gruppi che abitavano il litorale vivevano in un ambiente fortemente caratterizzato dalla civiltà romanza; si possono trovare da loro ancora ai giorni nostri certe tracce della civiltà bizantina, soprattutto dei periodo fra il VII e il X secolo, e persino alcuni resti appena visibili di civiltà orientale [...]; si tratta di un composto proveniente dalla loro esperienza vissuta e da quanto hanno acquisito; e con ogni probabilità un’acquisizione duplice, di provenienza dia orientale che Veneziana”. Sempre Matvejevi!, in un passo di poco successivo afferma: “Da questa insolita forma di insenatura (le Bocche di Cattaro, n.d.r.) sono emersi i più capaci e validi marinai slavi, divenuti ammiragli della flotta russa. Gli abitanti del Montenegro si rifugiarono sulle montagne. Di lì guardavano il mare dall’alto col desiderio di accostarglisi. [...] Circondati da nemici, gli abitanti del Montenegro vivevano un po’ come su un’isola”. Dalla mia prima visita alle Bocche di Cattaro è emerso chiaramente come le differenze culturali tra il litorale e l’entroterra siano svariate, fino a portare alcuni storici42 ad affermare che tali sono le differenze che possiamo considerare il litorale montenegrino come un topos a sé stante nella storia montenegrina. Riporterò in questa sede un unico esempio chiarificatore: le influenze veneziane sul litorale furono talmente imperanti che
41

CVIJI!, Péninsule balcanique, Parigi, 1918, in MATVEJEVI!, Mediterraneo un nuovo breviario, Zagabria, 1987, pp. 216-217.
42

SBUTEGA, op. cit..

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riuscirono a modificare addirittura una degli strumenti principali di esternazione pubblica dell’appartenenza ad un gruppo sociale: la lingua. Un fantastico contributo in tal senso ci è offerto dal lavoro di uno dei membri della Società Dante Alighieri, che, studiando le influenze venete nel dialetto parlato nelle Bocche, è arrivata a produrre un dizionario etimologico dei termini derivanti direttamente dal dialetto veneto parlato all’epoca43. Da questi elementi comprendiamo come, per semplicità ed aderenza alla trattazione, sia preferibile tenere in considerazione la società rivierasca come a sé state, per lo meno come differenziata dalla società tradizionale montenegrina dell’entroterra, che, subendo minori influenze, sia per numero che per intensità, si è preservata praticamente intatta fino al XIX secolo.

43

Vocabolario etimologico veneto - bocchese.

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CAPITOLO SECONDO 2. ANALISI ANTROPOLOGICA “If you like to do a thing, what right has another to forbid you?” Risposta di un montenegrino ad un marinaio russo durante l’invasione dei Balcani da parte delle truppe napoleoniche. Al fine di questa trattazione, si intende per presente etnografico la società montenegrina così come si presenta i vari etnografi fino alla metà del XIX secolo. Successivamente, infatti, si avranno delle sostanziali modifiche nell’assetto sociale montenegrino. Tuttavia le radici antropologiche dell’indipendenza del Montenegro nel 2006 sono da ricercarsi nella struttura tribale tradizionale. Essa infatti crea i valori fondamentali che ai quali i montenegrini si ispireranno per tutto il corso della loro storia. I montenegrini, insieme con gli albanesi cattolici del nord dell’Albania, rappresentano le sole società segmentarie rimaste tra quelle che una volta occupavano il suolo europeo. Christopher Bohen, riferendosi all’unicità della società montenegrina, afferma a ragione: “the people still live in territorial units which the themselves call “tribes”, and these collectivities still control some of the common pasture land which they regulated in historic times”44. Le ricerche empiriche da me svolte nel gennaio 2010 avvalorano questa posizione. L’obiettivo del paragrafo è quindi di definire schematicamente le strutture ed il funzionamento base delle comunità umane stanziate sul territorio dell’attuale Montenegro, al fine di comprendere come l’organizzazione sociale, la percezione della famiglia, la memoria collettiva e le abitudini di vita abbiano influenzato l’odierno processo di state building. Per maggiore chiarezza, l’evoluzione delle comunità umane montenegrine sono divise dalla pura analisi storiografica. In questa maniera le conseguenze storiche degli elementi antropologici precedenti la formazione di uno stato di tipo moderno possono essere maggiormente comprensibili, così come il valore costruttivista che il Medioevo ha ne confronti proprio delle società umane montenegrine prese in considerazione. Il paragrafo parte dall’analisi della società montenegrina tradizionale, che rimane sostanzialmente la stessa fino al XIX secolo. tra il XVIII e il XIX secolo possiamo riscontrare una prima frattura nella gestione del potere: il controllo della società passa dalle mani dei capi tribù a quello del vladika e quindi del re.. Analizzeremo poi come il regime comunista titoista abbia congelato una parte del bagaglio culturale tradizionale, che poi riemergerà alla fine del regime. Questi caratteri tradizionali della società montenegrina saranno poi fondamentali per l’evoluzione del paese in uno stato indipendente.

44

BOEHM, Montenegrin Social Organization and Values, political ethnography of a refuge area tribal adaptation, New York, 1983, p.1.

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La trattazione analizzerà i caratteri principali della società montenegrina tradizionale, soffermandosi con particolare attenzione agli aspetti della gestione del potere, della risoluzione di controversie e al rapporto con il sacro e con le atre tribù. 2.1 Caratteri generali Seguendo gli schemi proposti da diversi manuali45, possiamo procedere all’analisi della società montenegrina tradizionale descrivendo nell’ordine: • • • • la parentela e le sue dinamiche; il matrimonio; rapporti economici, la proprietà, la residenza; il controllo sociale: l’organizzazione politica, le sanzioni sociali, l’eredità, il potere. A questa suddivisione verrà aggiunta una descrizione delle tre componenti della società montenegrina: la zadruga (famiglia allargata) , il brastvo (clan), e la pleme (tribù). 2.1.1 La parentela e le sue dinamiche. Il concetto di discendenza in Montenegro è totalmente concentrato sul concetto di sangue (krv). La continuazione della famiglia e concepita principalmente come la conservazione del sangue, quindi con la preservazione della linea di discendenza, che in Montenegro è patrilineare. La conservazione del sangue è la priorità per ciascun uomo montenegrino: egli infatti agogna un figlio maschio per la trasmissione del sangue, così come è pronto a vendicare qualunque omicidio commesso contro la sua famiglia. La preservazione dell’unità di sangue è basilare; in quest’ottica è possibile comprendere come la vendetta di sangue46 ricopra ancora oggi un ruolo molto importante nei rapporti sociali. Il legame di sangue è alla base di ogni rapporto sostanziale all’interno della società montenegrina tradizionale. Questo legame può essere, come in altre società segmentarie, di tipo fittizio, ovvero il legame tra due soggetti sussiste su una base mitica, non puramente sulla discendenza. In Montenegro, ad esempio, è raro assistere ad un rapporto di amicizia molto stretto tra uomini che non hanno alcun legame di parentela, seppure fittizio. A dimostrazione di ciò, il termine prijatelj (“amico”) in realtà nasce in riferimento ad una persona connessa a Ego attraverso il matrimonio (ad esempio cognato) o il battesimo (il padrino ricopre un ruolo fondamentale nella crescita materiale e spirituale del montenegrino, anche oggi) ed è per questo coinvolto in una alleanza politica ed economica 47 con Ego e la sua famiglia. L’istituzione del “padrino” si palesa in due forme:
45

Si vedano BOCK, Antropologia culturale e moderna, Torino, 1978; LIENHARDT, Antropologia sociale, Londra, 1964.
46

BOEHM, op. cit.. La krvena osveta, impropriamente tradotta come “vendetta di sangue” è un concetto fondamentale della società montenegrina. Le sue radici sono forti quanto quelle del concetto di sangue. Per questo anche oggi è possibile riscontrare numerosi casi di vendetta di sangue.
47

BOEHM, op. cit.

32

krsteno kumstvo o padrino di battesimo; !i!ano kumstvo o padrino trasversale, ovvero entrato all’interno della relazione famigliare attraverso una cerimonia pagana successiva al battesimo 48. Il padrino (qualunque sia la sua origine) e la famiglia di Ego si impegnano in una relazione cui sono dovuti diritti e doveri reciproci: il padrino concorre in maniera fondamentale alla crescita materiale e spirituale di Ego, oltre ovviamente a legare la sua famiglia con quella di Ego in un rapporto che i montenegrini intendono al pari del legame di sangue “reale” (escludendo perciò i figli del padrino come partner potenziali di Ego e dei suoi fratelli49 e coinvolgendo la famiglia del padrino in un eventuale vendetta di sangue). Secondo Milovan !ilas, l’istituzione del padrino è stata creata per saldare nella struttura della società segmentaria i rapporti di amicizia, rinvigorendo le alleanze economiche e politiche tra le famiglie, che diventavano così parenti. Il matrimonio in Montenegro è di tipo esogamico rispetto al clan, ma endogamico rispetto alla tribù. Il motivo per cui l’istituzione del matrimonio segue queste caratteristiche è da ricercarsi nell’essenza più sociale dello stesso: esso infatti è considerato in Montenegro come un’alleanza politica tra clan. Il matrimonio era patrilocale, ovvero era la sposa a cambiare la propria residenza una volta svoltasi la cerimonia. Il partner preferenziale per Ego era di solito una ragazza, scelta in precedenza dai genitori di Ego, appartenente ad un clan diverso da quello di appartenenza di Ego, e preferibilmente residente in una parte del territorio compreso nei confini della tribù, ma il più lontano possibile. In questa maniera si aumentavano i legami tra i clan della tribù senza però rischiare di creare tensioni tra i clan data la vicinanza della casa della sposa. Infatti l’aspetto patrilocale del matrimonio montenegrino era strettamente osservato; se colleghiamo questo fattore alla totale assenza di “matrimonio per amore” nella società tradizionale, non è difficile comprendere la pericolosità di una eccessiva vicinanza tra le residenze dei due clan, qualora il matrimonio non fosse per così dire “idilliaco”. Come detto, il partner di Ego veniva scelto dalla famiglia dello stesso mediante un accordo con la famiglia della sposa. Il fidanzamento si concretizzava nel momento dell’accordo fra le due famiglie e non prevedeva l’incontro tra i due futuri sposi. Esso poteva avvenire anche in età molto giovane, o addirittura prima della nascita: la promessa in sposa di una figlia femmina in procinto di nascere non era rara, vista la difficoltà per le donne nel Montenegro tradizionale, di essere maritate: a causa delle continue guerre, dei saccheggi e delle rivolte, una parte importante della popolazione maschile moriva. La relativa penuria di uomini, quindi, porta ad una sempre più precoce scelta del partner, nell’ottica di una politica matrimoniale atta a legare sempre di più i clan in funzione antiturca, quindi difensiva. I festeggiamenti per il matrimonio duravano (e durano ancora oggi) due o tre giorni e sono accompagnati da un copioso utilizzo di armi da fuoco ed esplosivi. Questa pratica è
48 49

BOEHM, op. cit. vedi cap. 2 par. 2.1.2.

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in uso ancora oggi: durante la mia permanenza in Montenegro ho potuto assistere ad un matrimonio tra due giovani montenegrini che, all’uscita dalla chiesa, sono stati accolti dai parenti maschi più prossimi che esplodevano in aria svariati colpi di arma da fuoco (non solo pistole, ma soprattutto fucili da caccia e da guerra). Molti intervistati riportano anche notizie dell’utilizzo di candelotti di dinamite e di granate. Il divorzio era contemplato solo nel caso in cui la donna non fosse fertile. Esso poteva essere richiesto solo dallo sposo, e celebrato attraverso un rituale estraneo alla chiesa ortodossa. 2.1.2 La zadruga Alla famiglia, intesa come unità di sangue comprendente Ego, sua moglie ed i figli, si aggiunge quella della zadruga, il primo livello della società segmentaria montenegrina. La zadruga è la forma base di organizzazione sociale all’interno del Montenegro, ma possiamo ritrovare elementi del tutto confacenti la zadruga in tutte le società dei Balcani. Possiamo definire la zadruga come una famiglia patrilocale estesa50. La composizione della zadruga segue le caratteristiche fondamentali di patrilignaggio e di parentela analizzate in precedenza. Nello specifico essa è composta da Ego, i suoi figli sposati, i figli dei suoi figli etc. La misura della zadruga è variabile tra gli otto e i venti membri. Queste sono le cifre approssimative che permettevano un coeso sviluppo e sostentamento della zadruga stessa. Da un punto di vista economico, essa costituisce altresì una unità economica di tipo corporativo. I mezzi di produzione vengono posseduti in maniera comunitaria, garantendo il sostentamento di tutta la zadruga. La ripartizione del lavoro permette un equo impegno di tutti i membri. I membri della zadruga condividono una casa, un appezzamento di terra: si registrano casi di zadruge composte da più case, molto vicine le une alle atre, nel caso in cui la comunità fosse abbastanza numerosa. Il ruolo di leader spetta all’uomo più anziano, capo della zadruga nonché suo capostipite. La formazione di una nuova zadruga avviane quindi nel momento in cui uno qualsiasi dei figli di Ego decida di dividersi dalla casa paterna per fondarne una propria insieme con sua moglie. In questo caso, la proprietà della zadruga, che veniva in precedenza condivisa a pieno, viene scissa, cedendo al figlio in procinto di separarsi dalla zadruga l’ammontare di ricchezza che gli spetta, non secondo una equa divisione della proprietà proporzionale al numero dei figli, ma in base alla linea di sangue, ovvero alla vicinanza tra il figlio e Ego. Il diritto di uscire dalla casa paterna è riservato a ciascun uomo. Possiamo però osservare come la maggior di essi preferisca rimanere all’interno della zadruga e prepararsi a succedere al padre nel ruolo di leader riconosciuto ed unico della zadruga. Il principale motivo di segmentazione della comunità sembra essere l’allargamento

50

Esistono inoltre esempi di zadruge matrilocali, PANGERC, intervento presso L!adozione, agire locale e pensare globale, 29 maggio 2008, disponibile su www.venetoadozioni.it/files/0000/0585/07_desiree_pangaree.pdf.

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eccessivo della zadruga, che potrebbe portare esaurire velocemente le risorse della zadruga stessa. Dobbiamo tenere a mente che il territorio montenegrino, per grandissima parte montagnoso, non si presta a coltivazioni agricole intensive. Nonostante la costruzione di terrazzamenti e l’ampliamento progressivo del territorio montenegrino a spese dell’Impero Ottomano, la quantità di terre arabili sfruttabili era esigua. Se vi aggiungiamo le frequentissime scorribande di ottomani e di membri di altre tribù montenegrine, specialmente lungo i villaggi delle tribù di Brda51, si prospetta un quadro assai povero e poco flessibile. E’ possibile però inserire il processo di formazione e sviluppo delle zadruge in una struttura ciclica. Come detto in precedenza, per non gravare eccessivamente sul bilancio della zadruga, una delle coppie all’interno della stessa decide di uscire dal nucleo familiare e di fondarne uno nuovo. La zadruga ora è divisa. Con la parte di ricchezza della zadruga che spetta alla coppia, questa può acquistare un terreno nei vicinati della precedente abitazione (in montenegrino ku!a), o in qualunque altra zona all’interno della tribù. Spesso l’acquisto poteva avvenire attraverso la bonifica di terreni incolti (foreste). Nel giro di una generazione, alla prima coppia si saranno affiancate i figli con le rispettive mogli. L’intero gruppo è intento alla coltivazione del terreno acquistato e alla pastorizia: in questo periodo la nuova zadruga raggiunge i dieci-quindici membri circa. La terza generazione chiude il cerchio: la zadruga arriva a contare anche trenta membri: si vede necessaria una nuova segmentazione, ed il ciclo si ripete. Mosley 52 ritiene che la zadruga “did flourish in Montenegro because of the need to bring and keep stubbord land under cultivation”. Tuttavia bisogna riportare che può capitare che le funzioni della zadruga vengano a sommarsi, se non a contrastare con le funzioni del clan o della tribù. In pratica è risalire all’origine della zadruga, come del clan o della tribù partendo meramente da considerazioni di tipo funzionalista. I rilievi offerti da altri studiosi (Cviji!53 su tutti) dimostrano infatti come sia possibile che alcune pratiche (su tutte, ad esempio, il diritto di allargamento della proprietà della zadruga a territori vergini) potessero essere in precedenza inserite nella vita del clan e solo successivamente divenute competenze specifiche della zadruga. Nonostante non sia sempre chiaro a quale livello della società un determinato comportamento sia nato, è evidente come vi fosse una spiccata “permeabilità” tra i livelli: una pratica o un rito possono facilmente passare da una livello ad un altro a seconda delle esigenze. E’ plausibile ritenere che questo passaggio sia frutto della storia e delle scissioni e degli isolamenti che molte tribù montenegrine hanno sofferto nel corso dei secoli, più che ad una essenziale flessibilità

ANDRIJA!EVI" , op. cit.. Parte nord dell’attuale Montenegro, più a contatto con i turchi.
51 52

MOSLEY, The Peasant Family: the Zadruga or Commune Joint-Family in the Balkans, and its Recent Evolution, in WARE, The Cultural Approach to History, New York, 1940, p. 95.
53

CVIJ", op. cit..

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della società montenegrina. Le popolazioni, infatti, messe alla prova dalle continue guerra, dalle dominazioni e da lunghi periodi di isolazionismo culturale, hanno sviluppato, seppur in un fazzoletto di terra, caratteristiche proprie leggermente differenti le une dalle altre, rendendo il lavoro dell’antropologo più complesso ed interessante. D’altra parte, tuttavia, alcuni rituali montenegrini ci permettono di capire come la permeabilità interna segua due direttrici, e non sia univoca (solo “dal basso verso l’alto” o viceversa). “Grazie all’esistenza di una morale e di rituali comuni, infatti, i segmenti sono uniti da un principio di solidarietà”54, afferma Rivière. E’ il caso della slava: essa è la celebrazione del santo patrono protettore della famiglia, simboleggiante il ricordo ed il passaggio del legame di parentela col sangue. Il figlio di Ego, infatti, eredita non solo il sangue, ma anche il medesimo santo patrono protettore. La festa della slava diventa quindi non solo un momento di celebrazione religiosa, ma soprattutto lega insieme i principi della discendenza con le istituzioni sociali della famiglia e del clan. Le zadruge che festeggiano la slava nello stesso giorno, infatti, condividono quasi sicuramente un antenato comune55. L’esempio della slava è utile per comprendere come l’identità clanica (che verrà analizzata nel paragrafo successivo) si evolva e si costituisca parzialmente in base ai rituali propri della zadruga. Parimenti, il matrimonio esogamico lega strettamente il clan alle zadruge, influenzandone così la struttura ed il funzionamento. Da un punto di vista militare, la zadruga non ricopriva un ruolo predominante. Tutti gli uomini adulti erano in grado di combattere, ma il loro numero all’interno della zadruga era troppo esiguo per costituire una unità militare separata. Tuttavia, nel momento di azioni di guerra, era il capo famiglia (doma!in) a guidare gli altri membri maschi in battaglia. Il coinvolgimento degli uomini negli scontri innalzava vertiginosamente il tasso di mortalità, causando squilibri nella zadruga. Tali squilibri venivano però ammortizzati dalla struttura della zadruga stessa: fondata sul comunitarismo, l’unità sociale in questione permetteva la sopravvivenza dei membri. Come afferma Hasluck infatti: “a family might include the husband’s mother and even his unmarried sister or his widowed, childless sister”. Il potere all’interno della zadruga è in mano al doma!in. Nel primo ciclo di formazione della zadruga egli è il capostipite della nuova unità famigliare. Nelle generazioni future verrà scelto tra i maschi adulti della zadruga, preferibilmente il più anziano. Nominalmente, quindi, il doma!in è un’autorità eletta a consenso: nel caso, infatti, il doma!in si dimostri incompetente può essere destituito e sostituito. Il doma!in
54

RIVI!RE, Introduzione all!Antropologia, Parigi, 1995, p 127. Si veda anche LIENHARDT, op. cit..
55

La slava è una celebrazione che dura tradizionalmente tre giorni. Queste celebrazioni erano talmente ricche che spesso le famiglie erano “costrette”, vista l"importanza della festività, a saccheggiare i villaggi vicini per ottemperare ai doveri di ospitalità. La slava permette di mantenere il clan unito, quand"anche si segmentasse: “no matter how long ago a clan fissioned into two segments having different names, they would always continue to hold the same slava on the same date and for the same patron saint ”. BOEHM, op. cit., p.22.

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rappresenta la zadruga presso il consiglio degli anziani del clan. Egli esercita un potere pressoché totale all’interno della zadruga, ricoprendo un ruolo ancora più assolutistico ove la zadruga si trovi in zone soggette a frequenti guerre. Sia a livello militare che politico, quindi, il doma!in rappresenta il legame della zadruga con il brastvo, il clan. Questo aspetto è di particolare interesse: come detto la zadruga è un’istituzione comune a tutti i Balcani, ma in Montenegro il potere del doma!in si carica di una valenza militare sconosciuta alle altre comparabili unità familiari balcaniche. Ancora una volta gioca un ruolo preponderante la necessità di difendere la zadruga, il clan e la tribù dall’invasore ottomano, evento che capitalizza la maggior parte delle energie della società montenegrina fino al XIX secolo. Riassumendo, il significato della zadruga ruota intorno ad un concetto preciso: comunità: • • • comunità di parentela; comunità di vita e lavoro; proprietà comune.

A questo concetto possiamo aggiungere un altro fondamentale cardine della zadruga e della società montenegrina in generale: una leadership univoca, riconosciuta e incarnata nell’anziano, il doma!in. 2.1.3 Il brastvo Il gruppo che i montenegrini chiamano brastvo coincide con la definizione di clan patriarcale 56. Il clan quindi è composto da diverse zadruge i cui membri si sentono legati da un legame di parentela derivante dall’avere un unico antenato riconosciuto. Come la zadruga, anche il brastvo è una unità sociale patrilocale: le consorti che vengo sposate dai membri del clan si spostano nell’abitazione dello stesso, lasciando la loro casa natale. L’essenza del brastvo è una commistione di fattori di consanguineità e di residenza. Più nello specifico, il brastvo è caratterizzato da: • • • un principio di discendenza unilineare che unisce i membri più importanti (i doma!ini); una armonioso modello patrilocale di residenza, legando il brastvo al territorio; un forte senso di identità di gruppo. Il brastvo è la più solida e completa unità sociale. Esso è il cuore stesso della tribù. I membri del brastvo si considerano tutti legati da un comune antenato. Sono i doma!ini ad incarnare questo legame: la loro discendenza si ricollega a quella di tutti gli altri doma!ini del clan, legando quindi le varie zadruge in un sistema di mutua e solidale difesa. L’appartenenza al clan garantisce quindi un’alleanza a livello politico fra le famiglie, basata sul sangue. A dimostrazione di questo forte legame, i membri del brastvo portano

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“I clan e i lignaggi, che li costituiscono, sono gruppi di discendenza comprendenti individui che si rifanno ad uno stesso antenato e che spesso vivono dispersi in vasto territorio.”, LIENHARDT, op. cit.., p. 81 ss.

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spessissimo lo stesso cognome, che in Montenegro non è altro che originato dall’appellativo, dal nome o dal luogo di discendenza dell’antenato riconosciuto come capostipite del clan. Durham afferma: “each brastvo in Montenegro was known by the name of a distinguished ancestor who founded it in antiquity”57 . Non vi è quindi alcun dubbio che il brastvo in Montenegro sia un gruppo a discendenza unilineare avente un unico cognome. Tuttavia era possibile che il nome del brastvo cambiasse, senza che per questo venissero intaccati i rapporti con gli altri clan, con la tribù o che vi fosse un’interruzione della linea di discendenza comune. A conferma di ciò riporto la testimonianza di D. il cui cognome è stato cambiato da un avo a causa di una krvena osveta (vendetta di sangue): Ego, antenato di D., si è macchiato dell’omicidio di un membro di un brastvo diverso dal suo. I membri di tale clan, quindi, erano moralmente obbligati a vendicare la morte del loro congiunto versando il sangue del clan di Ego. Ego quindi, per preservare il proprio clan dalla vendetta, modificò il cognome dello stesso: in questa maniera ha reso più difficile l’identificazione del proprio lignaggio, garantendo una maggiore sicurezza a se e ai propri congiunti, senza però perdere i legami di parentela che lo accomunano agli altri clan alleati58 . Il cognome è stato modificato in base al nome del capostipite dello pseudo-segmento creatosi: in parole povere il gruppo che ha cambiato cognome, fingendo così di essere scisso dal clan di appartenenza, ha preso il cognome del responsabile della finta scissione: Z. Per questo motivo D. oggi porta un cognome formato dal nome di Z più il suffisso i!: in serbo può essere tradotto con l’italiano “di”, inteso come “discendente di”, “facente parte del clan di”. La zadruga di D. ancora oggi mantiene forti legami con il resto del clan di appartenenza, il quale conserva la memoria dell’accaduto. E’ stato analizzato come il matrimonio nella zadruga sia patrilocale: la residenza della coppia sposata è scelta vicina alla residenza del padre dello sposo, quand’anche addirittura nella stessa casa paterna dello sposo. A livello di brastvo ciò si riflette nell’omogenea distribuzione dei membri del clan intorno ad una determinata zona: essendo le moglie accolte all’interno del clan, le famiglie si espandono numericamente, ma i figli maschi rimangono legati al luogo di origine del clan, ampliando l’estensione del territorio sotto il controllo del clan, fino a comprendere i confini di un villaggio, o addirittura ancora maggiori. Il brastvo si caratterizza quindi anche come una istituzione legata alla terra, oltre che al sangue. E’ possibile quindi definire il brastvo come un clan patrilineare patrilocale. Il sangue, ovviamente, ha un peso specifico maggiore nella definizione dell’identità individuale rispetto al territorio occupato dal clan, che tuttavia

57

DURHAM, Preservation of Pedigrees and Commemoration of Ancestors in Montenegro, Manchester, 1931, pp.154-155.
58

La krvena osveta può infatti consumarsi non solo a scapito del diretto colpevole del primo omicidio, ma anche contro i suoi congiunti, specialmente se di sesso maschile. Vedi BOEHM, op. cit..

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conserva un ruolo determinante. A dimostrazione di ciò il Sicard59 riporta come, ancora in tempi contemporanei (1930), alla domanda “Da dove vieni?” la risposta predominante dei montenegrini era identificare il luogo di provenienza con il nome del clan, legando il clan ed il territorio in un’indissolubile unione. La connotazione locale del brastvo è altresì derivabile dalla funzione militare del clan. Infatti, nel momento dello scoppio di una delle innumerevoli guerre cui il Montenegro è stato protagonista, ogni brastvo organizzava in maniera autonoma una compagnia militare, composta dagli uomini adulti. All’interno della tribù, quindi, ogni brastvo rappresentava una compagnia militare a parte, che poi si andrà ad unire agli altri clan all’interno della pleme. Tale organizzazione militare è funzionale ad una più efficace risposta alle esigenze di difesa della popolazione montenegrina: date le scorribande ottomane, il clan doveva essere in grado di organizzare una difesa strutturate del territorio sotto il suo controllo, che si avvalesse di rapporti interpersonali forti che motivassero i combattenti e moltiplicassero così il loro potenziale bellico. Inoltre l’appartenenza dei guerrieri allo stesso clan permetteva una coordinazione nettamente più fluida, ma nel contempo efficace. Se uniamo queste considerazione di carattere tattico con il vantaggio strategico fornito dalle montagne montenegrine, comprendiamo come il brastvo, seppur composta da un numero esiguo di guerrieri, rappresenti una unità militare di prim’ordine. In accordo con lo Cviji!, “each pleme was divided into brasta which, the latter at least, reverted to common ancestor”60. La tribù, infatti, raccoglie al suo interno diversi clan, ciascuno dei quali si ricollega ad un antico fondatore, che da il nome al clan. Il livello di
59 60

BOEHM, op. cit.. CVIJI!, Péninsule balcanique, Parigi, 1918.

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parentela, quindi l’analisi dell’appartenenza ad un clan rispetto che ad un altro è cruciale nel determinare i limiti esogamici. Il matrimonio di un membro del clan, infatti, è di tipo esogamico: la consorte viene scelta non all’interno del clan, ma presso un altro clan. Possiamo quindi aggiungere una nuova caratteristica al brastvo, per cui esso è patrilineare, patrilocale ed esogamico a livello di clan. A livello di tribù, tuttavia, il matrimonio diventa endogamico: essendo il partner da cercarsi all’interno di altri clan componenti la tribù, egli è all’interno della pleme, per cui il matrimonio sarà endogamico. Questa caratteristica è fondamentale per comprendere l’importanza dell’identità individuale. La tribù si caratterizza sostanzialmente come un’alleanza di clan. Ma è nel brastvo che risiede la più intima e forte identità individuale. A conferma di ciò possiamo riferirci ancora alla krvena osveta: la vendetta di sangue pretende il versamento del sangue altrui, di colui il quale ha offeso l’onore di Ego e del gruppo legato al sangue di Ego. Per questa ragione non è possibile la krvena osveta all’interno del clan: sarebbe una contraddizione in termini, considerando che il sangue di Ego e quello del clan coincidono. La grandezza del brastvo può cambiare sensibilmente da zona a zona. I dati statistici ed anagrafici, per di più, non ci permettono una accurata analisi del numero di membri di brastvo e di pleme. Sappiamo che in Montenegro esistevano (ed esistono ancora oggi) circa 24 tribù, ciascuna composta da un numero variabile di brastva. Confrontando il numero di clan con il numero di abitanti stimato in Montenegro nell’epoca tradizionale61, possiamo affermare con buona approssimazione che un brastvo era composto da almeno 140 persone. Solitamente il numero di membri si aggira intorno ai 250, occupanti una ventina di case, formanti quindi un agglomerato paragonabile ad un villaggio. Sarebbe tuttavia un errore pensare che i villaggi in epoca tradizionale fossero composti unicamente dai membri di un brastvo. Sicuramente il rapporto che c’è tra clan e territorio è fortissimo, ma ciò non entra in conflitto con una possibile co-occupazione del territorio prospiciente il villaggio con altri clan. E’ inverosimile, tuttavia, pensare che i clan a stretto contatto l’uno con l’altro siano legati da alleanze forti. La politica matrimoniale montenegrina, infatti, prevede che il partner venga scelto presso un clan preferibilmente distante, sia per scongiurare il pericolo di una fuga della consorte62 , sia per stringere alleanze più solide con i clan periferici, responsabili della difesa della tribù, e spesso più esposti a incursioni ottomane. Essendo infatti il matrimonio uno strumento politico per la creazione di alleanze, esso è funzionale al compattamento politico e quindi militare della tribù. Come analizzato, Il brastvo, custode dell’identità e prima unità difensiva, ha una struttura tale che permette l’alleanza di un clan con l’altro, per la formazione di una unità sociale più complessa e funzionale ai bisogni difensivi della popolazione: la pleme. Tuttavia il clan ha un’altra fondamentale funzione nel macrosistema tribale montenegrino: esso
61 62

BOEHM, op. cit., p.45 DURHAM, Some Tribal Origins, Laws and Customs of the Balkans, Londra, 1928.

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infatti gioca un ruolo dominante nel sistema legale tradizionale montenegrino. Secondo la tradizione legale orale montenegrina, una zadruga, non può giudicare circa le trasgressioni al codice sociale operata da un suo membro. E’ il brastvo a ricoprire tale funzione: esso è indipendente da un punto di vista giuridico dalla tribù, che non può interferire negli affari giudiziari. I giudici venivano eletti nell’assemblea dei membri del brastvo 63. La loro reputazione doveva essere immacolata e le punizioni che impartivano non erano mai corporali, ma consistevano in una multa da versare a favore dei giudici. La maggior parte delle violazioni consistevano in furti. Qualora il caso fosse di difficile soluzione, l’unica autorità giudiziaria riconosciuta al di sopra del brastvo era il vladika, ovvero il metropolita ortodosso di Cetinje64 . I giudici, inoltre, erano gli unici che mantenevano legami constanti con il vladika, che aveva l’autorità di convocarli per motivi di carattere consultivo. In quest’ottica, i giudici servivano anche come principale collegamento tra quello che nel corso dei secoli si trasformerà in governo centrale e i membri del brastvo. In aggiunta all’importanza come gruppo di parentela esogamo con funzioni militari e giudiziarie, il brastvo riveste anche una basilare funziona politica, oggetto di particolare interesse in questa trattazione. Il knez 65 è l’autorità politica del brastvo. Egli è scelto a consenso dai doma!ini che lo eleggono leader civile dell’intero clan. I requisiti per la scelta del knez tuttavia sono molto particolari, e rappresentano una specificità del brastvo montenegrino. La zadruga e il brastvo, come detto, rappresentano strutture di un complesso sistema sociale di tipo segmentario comune, nei suoi elementi basilari, a gran parte delle popolazioni dei Balcani. I caratteri di self-governance del brastvo montenegrino, tuttavia, rappresentano un unicum nel panorama antropologico balcanico. Mentre nelle altre organizzazioni claniche balcaniche il capo clan è un’autorità prettamente politica, in Montenegro, il knez si carica anche (se non in via principale) del comando militare del brastvo. La dimensione militare del clan rappresenta di per se una caratteristica propria del Montenegro, la cui espressione più evidente è l’elezione ed il ruolo del knez. Egli veniva scelto in occasione di un combattimento, che d’altronde erano estremamente frequenti. I guerrieri di ogni villaggio e di ogni famiglia componente il clan, avendo formato un cerchio, propongono dei candidati per il comando. Questi candidati espongono, a turno, le battaglie nelle quali hanno combattuto, esibendo le ferite che considerano le più meritevoli. Veniva quindi
63

Lo zbor, o assemblea, è l!organo decisionale del brastvo, composto dai doma!in zadruge che compongono il brastvo.
64

In questo caso il vladika è riconosciuto come massima carica religiosa, quindi detentore del sapere religioso e massima figura culturale della società montenegrina. Come analizzato nell!introduzione storica, nel corso dei secoli il vladika, forte di questo ruolo religioso-culturale, accentrerà anche il potere politico. Il riconoscimento della sua giurisdizione nella risoluzione di diatribe complesse all!interno dei clan è uno dei caratteri intermedi della conquista del potere temporale da parte del metropolita.
65

Letteralmente tradotto “principe”, si riferisce tuttavia ad una carica che viene eletta a consensus, e non ha connotazioni di carattere aristocratico o ereditario.

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proclamato per consenso da tutti i combattenti, che giuravano fedeltà al nuovo knez. Il knez. Essendo la scelta del knez piuttosto un affare militare che civile, sorge il problema dell’amministrazione del clan in tempi di pace. Questo problema viene risolto dalla società tradizionale montenegrina con una stretta collaborazione tra l’assemblea del clan e il knez: le decisioni di quest’ultimo erano prese dopo consultazione con i glavari66 . Durham67 annota come i montenegrini siano molto orgogliosi di questa loro tradizione proto-democratica, che però viene diversamente interpretata dallo stesso Durham: “Nominally the posts (la carica di knez, n.d.r.), were elective - a fact on which the Montenegrins prided themselves. Practically the electors were the other glavari. They coopted the new member and usually chose the eldest son of the late “head””. Durham si sofferma sul ruolo predominante che una delle zadruge arriva a ricoprire una volta raggiunto un determinato grado di prestigio all’interno del clan, fino a teorizzare che in tutti i clan vi fosse una zadruga che, avvalorando la sua posizione con una mitica ed indimostrata maggior vicinanza all’antenato fondatore del brastvo, ricoprisse il ruolo di famiglia dominante per diritto , tramandando il potere di padre in figlio. Non vi sono infatti prove certe di questo fenomeno, mentre sappiamo 68 che, qualora il knez, come ogni altra autorità, non fosse in grado di governare in maniera competente, poteva essere destituito. Si procedeva quindi all’elezione di un nuovo capo, cosa che coinvolgeva tutti i maschi adulti del gruppo di riferimento. In generale il brastvo dimostra come in realtà la società segmentaria montenegrina, estremamente autonoma nei suoi componenti unitari, abbia in sé un certo grado di democraticità, tra le zadruge ed il brastvo e, come vedremo, soprattutto tra i brastvi e la pleme. In conclusione possiamo affermare che il brastvo è un clan patrilineare patrilocale (quindi localizzato o semi localizzato). E’ importante,in conclusione, sottolineare la centralità del brastvo nella società segmentaria montenegrina. A differenza della vamilija serba 69, che dall’epoca medievale ha perso la sua sostanzialità nel processo politico e militare, il brastvo montenegrino è rimasto “a constituent unit of the pleme. [...] The brastvo was very important as the significant group which contributed to these tribal decisions (intese decisioni militari e politiche, n.d.r.) , and which took over in political crises when tribal consensus could not be reached and the clans temporally went their own way”
70

. E’ evidente come

l’autonomia del brastvo sia non solo formale, ma sostanziale, addirittura caricandosi di un
66

Letteralmente “capi”. E! un sinonimo di doma!in, inteso come una più influente figura di comando. E! necessario tenere conto anche della connotazione territoriale del clan, e del potere che deriva dal controllo del territorio. Il termine doma!in, infatti, riferisce unicamente al capo-famiglia, ed è quindi scevro di ogni riferimento al controllo della terra.
67 68 69 70

DURHAM, op. cit., 1931. BOEHM, op. cit.. Nome del corrispettivo clan patrilineare tradizionale in Serbia. BOEHM, op. cit., pp. 50-51.

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valor più ampio qualora essa stessa, forte della sua capacità decisionale e militare autonoma, sia in grado di uscire momentaneamente dal sistema tribale per perseguire scopi ed obiettivi non condivisi con la tribù. Autonomia (tra entità segmentarie), libertà (personale) ed indipendenza (da potenze straniere) sono quindi valori fondamentali ed imprescindibili per il montenegrino, radicati nella tradizione sociale e nella storia. 2.1.4. La pleme. La pleme o tribù è il più largo e gruppo stabile in Montenegro. I confini della pleme seguono i confini naturali del territorio: essa quindi si estende, di solito, all’interno di altopiani circondati da montagne, fiumi o boschi. La pleme, quindi, trova tra le sue ragioni d’essere il forte legame col territorio occupato: essa infatti raggiunge le dimensioni del territorio appartenente ai vari brastvi che la compongono, e Essa, come detto nel paragrafo precedente, è composta da diversi brastvi. Possiamo contare 24 tribù sul territorio montenegrino. Esse sono sostanzialmente divise in due gruppi: • • le nahie che occupano il Vecchio Montenegro; le pleme di Brda71, le tribù del nord, comprese nelle montagne scavate dai fiumi Mora!a, Tara, Lim e Zeta. La nahia è una confederazione permanente di tribù, creatasi nel corso dei secoli in nel Vecchio Montenegro. La struttura delle nahie è tuttavia comparabile a quelle delle pleme di Brda. La formazione delle tribù segue due direttrici principali: una legata alla linea di sangue, l’altra all’agglomerazione di popolazione nel territorio della pleme. Il legame di discendenza comune che lega i brastvi della tribù si concretizza nella convinzione, da parte di tutti i membri della tribù, di avere un antenato comune, fittizio o reale. Il senso di appartenenza alla tribù è molto forte, ma non paragonabile, a livello individuale, a quello del brastvo. Parallelamente, a causa
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Letteralmente tradotto “montagna, collina”.

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dei numerosi spostamenti di popolazione da un territorio all’altro del Montenegro (rifugiati dalle guerre contro gli ottomani, in gran parte). assistiamo al fenomeno dell’agglomerazione di popolazioni slegate da rapporti di parentela, che però si ritrovano ad occupare la medesima terra, controllata da una pleme. La pleme, allora, assorbe immediatamente i brastvo esterni, inserendoli nel tessuto della tribù. Così come per il brastvo notiamo come le strutture della società montenegrina hanno una forte connotazione territoriale, secondaria rispetto alla linea di sangue, ma comunque fondamentale per determinare l’appartenenza e l’identità dell’individuo montenegrino. Le misure della tribù sono abbastanza variabili: Possiamo tuttavia stimare che, con buona approssimazione, una pleme conta una media di 5000 membri. Bisogna però tenere conto dell’estrema specificità tra pleme e pleme, primariamente rispetto alle dimensioni, quindi in considerazione dei legami parentali istituiti e quindi in riferimento a valori puramente economici (vastità di territori arabili, presenza di centri di commercio ottomani o veneziani, vie di comunicazione...). Le tribù di Brda, più vaste territorialmente e più floride (per la presenza di maggiori spazi arabili), contengono un numero di me,membri doppio o triplo rispetto alle pleme del Vecchio Montenegro. Come affermato nel paragrafo riguardante il matrimonio nel brastvo, al livello di pleme il matrimonio è di tipo endogamico: il partner viene scelto all’interno della tribù, in uno dei brastvo componenti la pleme diverso da quello di appartenenza di Ego. In tale maniera, per la natura stessa del matrimonio, si rinsaldano i legami politici e le alleanze militari tra brastvi, rendendo la pleme una unità sociale di tipo solidale. Interessante notare come sia residuale l’importanza del matrimonio nel caso in cui uno dei due clan i cui membri stanno per sposarsi sia particolarmente glorioso: il blasone del brastvo riesce a superare per importanza l’appartenenza del suddetto brastvo alla stessa religione. Non sono infrequenti, infatti, casi di matrimoni tra membri di clan montenegrini ortodossi e montenegrini cattolici, o albanesi cattolici. E’ importante ricordare che ai fini della guerra e della krvena osveta è necessario che i protagonisti di tali atti siano appartenenti a due tribù differenti, quindi a due linee di sangue separate. L’organo decisionale principale della pleme era lo zbor(dibattito) o indifferentemente skup!tina (ritrovo) 72. Lo zbor era composto dai doma"ini di ogni zadruga, dai knez di ogni brastvo, più da 12 saggi anziani. Esso decideva circa alleanze militari e politiche, giudicava nei casi nei quali era prevista la pena di morte, si occupava dell’organizzazione di rivolte e guerre. Le decisioni della skup!tina erano prese a consenso; essendo tuttavia la sovranità ed il potere in mano ai clan (e non alla pleme), i clan potevano distaccarsi dalle decisioni prese dall’assemblea. Tuttavia ciò sembra essere abbastanza raro, per quanto possibile.

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Il termine skup!tina può essere tradotto oggi anche con “parlamento”, intendendo l!organo legislativo della Repubblica del Montenegro. Ai fini della trattazione, tuttavia, sembra più appropriato riferirsi al termine nel suo significato storico, ovvero slegato dalle moderne strutture di governo repubblicane, sconosciute alla società tradizionale montenegrina.

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Il capo della pleme è il vojvoda, o serdar. Egli viene scelto per i suoi meriti militari, per il suo eroismo e coraggio, attraverso una elezione all’interno dello zbor o per tacito consenso 73. Una volta ottenuta, la carica diveniva ereditaria. Nell’evenienza in cui il discendente non si dimostrasse all’altezza del suo avo, veniva destituito e si procedeva alla rielezione di un nuovo vojvoda. La selezione del leader nella società montenegrina è estremamente caratterizzante: la genesi del potere è di tipo “democratico”, “consensuale”, viene altresì lasciato allo zbor il potere di destituire il vojvoda, nonostante la carica divenisse poi ereditaria. In realtà l’influenza del clan più forte, quello dal quale sovente proveniva il vojvoda, era molto più prepotente ed imperante rispetto alla reale possibilità dello zbor di destituirlo. Questo non è dovuto ad un cospicuo accumulo di potere da parte del serdar, ma al contrario dal fatto che i montenegrini dimostrassero una scarsa considerazione per il serdar. Riportiamo alcune considerazioni raccolte da Durham, riferibili ad un inviato austriaco in Montenegro nel 1782: “A kind of equality rules among them (i montenegrini, n.d.r. ) None in his heart thinks himself less then his chief or headman. These have only a certain authority for the common business and for settling blood-feuds. But for the first the consent of the people is necessary, and for the second the consent of the two parties concerned.”. E’ più chiaro ora perché la leadership della pleme è legata più al blasone del singolo e del suo clan che ad una reale capacità di governo: non era necessaria tale competenza per la sopravvivenza del gruppo, così come per il suo sviluppo. L’autonomia dei brastvi era conservata gelosamente, senza per altro tentativi estremi di conquista del potere da parte dei serdar, almeno fino al XIX secolo. L’importanza della pleme, intesa in termini moderni come la sua giurisdizione, si riferiva solo ai rapporti tra la pleme stessa e l’esterno, o alla regolamentazione di dispute tra clan, mai al controllo della vita del brastvo. In conclusione, la pleme montenegrina mostra tutta l’aderenza delle tribù montenegrine al modello sociopolitico della società segmentaria. I montenegrini, infatti, sono considerabili come come un gruppo anomalo rispetto agli altri gruppi europei predominanti, dove le autonomie locali segmentarie esistevano solo in epoche remote, per poi essere soppiantate, filtrate dal governo greco o romano, dal senso di appartenenza alla nazione, intesa come base degli stati-nazione moderni. La pleme, invece, era un gruppo di tipo corporativo, basato su una unità territoriale e su matrimoni endogamici costituenti una rete di alleanze, supportato da un solido sistema di parentela reale o fittizia. Essa era inoltre il principale fattore nella determinazione dello status sociale di un individuo, sebbene occupi una posizione secondaria (rispetto al brastvo) nella autorappresentazione individuale. La pleme ,come detto, ha una struttura politica segmentaria, con funzioni prettamente legali. Essa costituisce principalmente una area di sicurezza contro le scorribande ottomane e le lotte tra tribù. Le decisioni dello zbor sono prese a consenso, e riguardano (in via esclusiva rispetto agli altri centri di potere montenegrini) la creazione di larghe alleanze militari (principalmente contro i turchi, ma anche in funzione anti73

CVIJ!, op. cit..

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tribale) Il consiglio “confederativo” di tutte le tribù montenegrine, chiamato op!ti zbor74 è paragonabile and un consiglio centrale di tutti i capi tribù, aveva la funzione di coordinare le pleme a livello macroregionale,, manipolando gli equilibri di politica estera, che, come abbiamo visto nell’introduzione storica, sono molto fragili. Esso operava per il bene di tutta la confederazione, ma una mancanza di consenso nell’op!ti zbor significava irrimediabilmente stallo e inazione. Al vertice dell’op!ti zbor è posto il vladika, ovvero il metropolita ortodosso di Cetinje, riconosciuto da tutti i montenegrini come eminente autorità culturale e religiosa. Le riunioni dell’op!ti zbor rappresentavano sostanzialmente l’unico momento in cui le élites tribali montenegrine si riunivano, fungendo così da forte catalizzatore dei rapporti inter-tribali. Queste riunioni inoltre si tenevano a Cetinje, centro del Vecchio Montenegro, e futura capitale del regno. 2.2 Valori Per procedere con l’analisi della società montenegrina, dobbiamo affrontare il sistema di valori che regge la società tradizionale. Per valore intendiamo “a conception, explicit or implicit, distinctive of an individual or characteristic of a group, of the desirable which influences the selection from available modes, means and ends of action”75. I valori sono importanti cause, quindi, di attività sociali. Definiremo in questa sede i principali valori della società montenegrina tradizionale, soffermandoci su quelli influenzanti in maniera preponderante la vita politica del Montenegro e che possono essere collegati alle ragioni dell’indipendenza dello stesso nel 2006. 1. Il sangue. Le connessioni genealogiche, strutturate secondo un sistema parentale patrilineare e sul fondamentale obiettivo della perpetuazione del “sangue” sono tutti segnali del primo basilare valore della società montenegrina: il sangue. Il sangue è indispensabile per determinare i principali gruppi di appartenenza dell’individuo: la zadruga ed il brastvo, responsabili della formazione della sua identità. Per questi motivi i montenegrini pongono una estrema importanza sul concepimento di un figlio maschio, che possa perpetuare il nome, fungere da nuovo guerriero per la protezione della famiglia, garantire la sopravvivenza materiale della zadruga e del brastvo. La preoccupazione di avere un figlio maschio supera, per importanza, l’amore per i propri figli o il terrore della morte: la morte della propria linea di sangue di una famiglia rappresenta infatti la peggiore disgrazia per un montenegrino. 2.L’onore. La conquista dell’onore è un obiettivo primario per ogni montenegrino. Esso si acquista attraverso imprese militari, nelle quali il montenegrino deve dimostrare coraggio ed
74

Letteralmente tradotto “assemblea generale”. E! l!assemblea dei serdar di tutte le pleme.
75

KLUCKHOHN, Values and Value-Orientations in the Theory of Action: An Exploration in Definition and Classification, in PARSONS-SHILS, Toward a General Theory of Action, Cambridge, 1951.

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efficacia. L’uomo onorevole quindi si incarna nell’eroe di guerra, epicamente descritto. Egli deve inoltre sempre perpetuare la krvena osveta quando la prassi tribale lo prevede: un uomo che non vendica se stesso o un suo congiunto è privo di qualunque onore. L’onore conquistato dell’uomo non è un valore puramente individualista, ma comunitario: tutta la famiglia si gloria dell’onore conquistato, e questo onore si trasmette attraverso il legame di sangue a tutto il clan. Anche per la donna l’onore è un valore primario: essa dimostra di essere onorevole innanzi tutto attraverso la sua produttività come lavoratrice, quindi attraverso la sua fecondità e la sua condotta sessuale (ad esempio mantenendosi vergine fino al matrimonio). L’onore è il cardine della moralità: esso si manifesta con la stima della tribù, che porta l’individuo a ricoprire, in forza di questo onore, cariche importanti all’interno della pleme, dal capo al pope. Attorno all’onore, quindi, si struttura l’intero sistema morale montenegrino: le sanzioni per chi va contro la morale predominante sono inferte dall’intera società: ostracismo, ridicolizzazione, critica diretta, offese, esilio e morte. 3.L’autonomia. L’autonomia individuale è fortemente enfatizzata dalla società montenegrina. In essa infatti il concetto egualitario di ogni individuo,per quanto potente possa essere, è richiamato da tutte le strutture di potere. Superiore al valore di autonomia individuale v’è solo il valore dell’autonomia del clan. Essa ha un controllo potentissimo sulla vita del singolo. Tuttavia l’accettazione di questo controllo è basato sul principio del consensus: è necessario il parere favorevole dei maschi adulti perché l’autorità clanica adotti determinate misure. Anche a livello di tribù, relativamente alle forze politiche esterne alla stessa, il valore dell’autonomia è preponderante. A ciò dobbiamo la resistenza con la quale i montenegrini hanno irriducibilmente resistito contro la Sublime Porta. 4.Il benessere. Per i montenegrini, un valore primario era anche raggiungere il più alto livello di benessere possibile. I montenegrini misurano il benessere attraverso la qualità della vita quotidiana: la casa, il cibo, il vestiario, alcuni “sfizi” (caffè e rakija76 in primis). Per questo motivo tutte le tribù montenegrine si impegnarono, in passato, in capillari e frequenti saccheggi delle tribù nemiche vicine, così come delle città ottomane e di quelle venete, quand’anche il saccheggio non fosse necessario alla sopravvivenza. 5.La sopravvivenza. Nonostante a livello individuale essi rischiassero moltissime volte di perdere la vita (tra saccheggi, rivolte e guerre), i montenegrini considerano la loro conservazione biologica un valore fondamentale. Ciò è da intendersi specialmente in riferimento alle barbarie commesse dall’Impero Ottomano contro gli slavi occupanti il territorio sotto il loro controllo: quella che oggi considereremmo genocidio non era altro che una pratica estremamente comune, specialmente perpetrato nei confronti delle popolazioni più tumultuose, come i montenegrini appunto. Dato l’esiguo numero di individui componenti
76

Distillato di frutta fermentata. Vedi ANDRI!, Le Cronache di Travnik, Belgrado, 1945.

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la confederazione tribale montenegrina, non era perciò improbabile, a seguito di una pesante sconfitta militare, la possibilità che sparissero fisicamente i membri di tale comunità. 6.L’armonia sociale L’armonia sociale tra le tribù è un valore legato più che alla sopravvivenza biologica, a quella politica della tribù stessa: essa era capace di difendersi al massimo delle possibilità solo quando inserita in sistemi di alleanze con altre tribù. L’armonia sociale è da intendersi, quindi, unicamente come valore “politico”: l’alto grado di violenza nella vita quotidiana montenegrina non ha nulla a che vedere con la risoluzione di controversie tra tribù. 2.3 Il ruolo della chiesa: la prevalenza dell’ortodossia sul cattolicesimo. Nel momento in cui il Grande Scisma spacco in due la chiesa cristiana, il confine ideale che divideva i due imperi religiosi passava esattamente attraverso il Montenegro. Rimandando all’introduzione storica, il confine tra Impero Romano d’Occidente e d’Oriente venne tracciato assegnando la Dalmazia a Roma e la Prevalitania a Costantinopoli. Tale confine passava poco a sud di Budva, dividendo il Montenegro in due zone di influenza. Sulla base di questa divisione venne poi a basarsi il confine tra il cattolicesimo e l’ortodossia. Nel corso dei secoli, successivamente alle invasioni barbariche e all’evangelizzazione dei Balcani, il territorio del Montenegro vide sul suo suolo prolificarsi monasteri e chiese di ambo le confessioni religiose. L’ortodossia ebbe la meglio. Soffermandoci sulle cause prettamente socio-antropologiche che determinarono il prevalere dell’ortodossia sul cattolicesimo, possiamo affermare senza dubbi che la chiesa ortodossa assorbì meglio e più velocemente alcuni caratteri tipici delle popolazioni convertite. Essa infatti permetteva alle varie etnie di costituirsi in chiese nazionali, attraverso la creazione di patriarcati. Inoltre i riti potevano essere amministrati utilizzando la vulgata dell’etnia, e non una lingua “straniera”, come sarebbe stato il latino per le popolazioni balcaniche. Inoltre la chiesa ortodossa si dimostrò anche piuttosto flessibile nell’integrare rituali e costumi tradizionali all’interno del culto canonico (esempio: pobratimstvo o fratellanza di sangue). Tuttavia il Montenegro era lontano dai centri propulsori dell’ortodossia: i pope77 erano spesso analfabeti, ed univano culti pagani o riti tradizionali alla dottrina cristiana. Ne scaturiva un sincretismo particolare, legato specialmente alla guerra e al combattimento. La stregoneria e il vampirismo erano altresì credenze soprannaturali. In generale la visione di Dio (Bog in montenegrino) era legata alla paura: egli è onnisciente e onnipresente, ma anche capriccioso. Grazie a queste credenze, il vladika riusciva nella sua funzione mediatrice, minacciando di scomunica. Questa però poteva essere efficace ed autorevole solo se il vladika avesse già dimostrato il suo valore in battaglia: il sistema di onore e rispetto valido per ogni uomo montenegrino non risparmiava nemmeno i pope
77

Amministratori del culto ortodosso.

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e lo stesso vladika. Essi dovevano quindi dimostrare sul campo di battaglia le loro capacità, per poi essere accettati come autorità spirituale. Tuttavia, come intuibile, la morale cristiana propugnata dai pope montenegrini affliggeva la società ad un livello abbastanza basso. La morale predominante, infatti, era quella che emergeva dal sistema di valori montenegrino. E’ quindi una morale sociale, legata alle sanzioni che la società stessa impone sul membro che ha mancato. L’onore (obraz in montenegrino) è il cardine della moralità.

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2.4 La decisione politica nel Montenegro tradizionale. “Come on, by God, and ease off, that you don’t create a division; for you see this is the better way. To no avail you oppose it, when all the rest want it this way” Risposta tipo di un montenegrino agli oppositori di una decisione tribale, riportata da Valtazar Bogi!i" Nel corso della trattazione abbiamo delineato in breve i caratteri della decisione, intesa come presa di posizione politica all’interno della tribù. Riassumendo i caratteri principali emersi finora possiamo dire che: • • • • • sono ammessi al processo decisionale solo i maschi adulti; ogni maschio adulto si percepisce in maniera egualitaria rispetto agli altri; le decisioni sono collettive e prese in assemblee locali; non vi sono elezioni o votazioni dirette, ma la semplice espressione del consenso; i membri più onorevoli all’interno dell’assemblea hanno una fortissima influenza sull’assemblea stessa. E’ bene ora analizzare nel dettaglio le caratteristiche della decisione politica tribale, al fine di comprendere i legami dell’attuale sistema politico montenegrino con la tradizione politica tribale. 1.Il consenso. Bogi!i" 78, espone in maniera esaustiva il concetto di consenso inteso nella società segmentaria montenegrina79: esso si struttura non come una modello di democrazia, dove la maggioranza prevale, ma attraverso un comune sentimento di solidarietà di gruppo. Il fortissimo ethos egualitario montenegrino faceva delle assemblee un momento fondamentale della vita politica montenegrina. Esse decidevano (in maniera più o meno determinante, come vedremo) circa la nomina dei capi, le norme fondamentali, l’amministrazione della giustizia, la guerra. Nelle assemblee gli uomini si confrontavano esponendo le loro opinioni, al fine di trovare la soluzione migliore al problema in questione. Il dibattito era necessario per unire esperienza ed informazione: il suo scopo principale era quello di condividere istanze insiemi di istanze personali o estremamente localizzate in una “camera di riflessione” comune e più vasta. La decisione che ne scaturisce, filtrata da tutte le istanze locali, beneficia la collettività ed il singolo (inteso anche come singola unità sociale).

78

Valtazar Bogi!i": storico, antropologo, giurista serbo. Responsabile della stesura del codice civile montenegrino sotto Nikola I.
79

BOGI#I$, Data in the Form of Responses from Various South Slavic Region Zagreb, 1874.

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2.La leadership. Le qualità richieste al vojvoda erano molte: “that he be from a good house with many warriors in it, that he dispose well of his property, that he be a good orator, and then the olds he was, the better. In addition he needed to be capable and aggressive, and of good moral character”80. Egli veniva scelto dallo zbor, e durava in carica circa un anno. Il capo ha effettivamente un grande potere. Il fortissimo ethos egualitario tribale montenegrino, tuttavia, rendeva il leader “responsabile” delle azioni che egli compiva nell’adempimento delle sue funzioni. In altre parole il potere reale era nelle mani dei vojvoda, dei serdar, dei knez, ma essi subivano un forte controllo morale e sociale da parte delle assemblee. Nel corso dei secoli, quindi, si è andata strutturando una concezione della politica che vede la presenza di un forte leader, che può permettersi di prendere posizioni anche molto difficili e discutibili, ma che, in base alle sue conclamate qualità, può vedersi supportare dalla comunità, fintanto che la comunità stessa non metta in dubbio le suddette qualità. Una delle modalità attraverso le quali l’assemblea può dimostrare il suo ruolo di controllo sul potere è la successione della leadership. Attraverso il processo annuale di rinnovo del capo, i montenegrini, a livello tribale, combinano un alto livello di continuità della leadership con il solito ethos egualitario e uno schema di decisive restrizioni sull’eccessivo sviluppo dell’autorità. Le famiglie più influenti e blasonate, che godono ciò di maggiore rispetto e onore all’interno della comunità tenderanno ad dominare politicamente gli affari della tribù. La leadership, quindi, viene reinvestita all’interno dello stesso clan. Non dobbiamo dimenticare, d’altronde, dell’alta considerazione che i montenegrini hanno per l’onore, e la sua “trasferibilità” da padre in figlio. Tuttavia sarebbe erroneo parlare di dinastie intese come apparati del potere di tipo aristocratico. La selezione del capo rimane legata alle capacità individuali. Inoltre, come riportato in precedenza, qualunque brastvo, trovandosi in disaccordo può autonomamente uscire dall’assemblea, abbassando quindi il livello di consenso al leader e intaccando il suo potere reale (che come detto più volte risiede, nella sua essenza più materiale, proprio nel brastvo). Anche a livello di confederazione tribale, sarebbe erroneo parlare, in termini propri, di dinastia dei vladika. E’ evidente una successione da zio a nipote del potere durante il periodo di controllo della famiglia Petrovi!, ma è altresì evidente come, nei momenti di difficoltà nei quali il vladika abbia dimostrato scarse competenze ed abilità esso potesse essere esonerato dal potere reale o sostituito. E’ il caso, ad esempio, di Sava Petrovi!. Il valore del leader nella società montenegrina è quindi di capitale importanza: egli viene selezionato con cura, secondo criteri precisi e in rispetto di valori comuni a tutte le tribù. Il suo potere può essere estremamente ampio, sempre nel rispetto degli interessi particolari di ogni unità sociale. Nonostante le differenze intercorrenti tra l’organizzazione di governo nel Vecchio Montenegro e tra le tribù di Brda, possiamo affermare che, se compariamo la nahia
80

BOGI!I", op. cit..

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(espressione del governo tipico del Vecchio Montenegro) alla pleme classica, troveremo che esse non differiscono in maniera sostanziale le une dalle altre, se non per dimensioni81. Nonostante, infatti, le tribù di Brda vennero a sommarsi alla confederazione del Vecchio Montenegro solo in epoca medievale82 essi già presentavano tutti i caratteri tipici della società segmentaria montenegrina, e vennero perciò assorbiti nella confederazione tribale senza difficoltà. Per di più, se ci soffermiamo sulle modalità di scelta del leader, noteremo come sia nella Brda che nel Vecchio Montenegro essa segua gli stessi criteri di selezione. Come suggerisce il Barth83 la società segmentaria permette la conservazione dell’identità etnica anche qualora i confini ecologici di una tribù non permettano sufficienti comunicazioni. Elaborando il pensiero di Barth possiamo aggiungere che non solo i confini ecologici sono un efficace barriere “etnica”, ma, riguardo al caso specifico montenegrino, anche quelli “politici” e storici, rappresentanti in un unico, immenso fattore: l’Impero Ottomano. Prima della riconquista della Brda, infatti, il Vecchio Montenegro e le tribù del nord soggiacevano in due sistemi politici differenti, per quanto anche la Brda godesse di larga autonomia. Ciò nonostante, grazie alla forza conservatrice della società segmentaria, le due entità sociali hanno mantenuto una comunità di valori basata sulla medesima cultura tribale. Un altro esempio a dimostrazione di questa tesi è l’assimilazione dei gruppi sociali in fuga dalle zone occupate dall’Impero Ottomano 84. Dalla battaglia di Kosovo Polije in poi, flussi di rifugiati si sono stanziati in Montenegro, inserendo dei caratteri di leggera diversità nel sistema tribale montenegrino, ma che tuttavia soddisfacevano i criteri fondamentali del sistema di valori montenegrino, e vennero perciò assimilati senza problemi. Ciò fu possibile grazie, soprattutto, alla vicinanza dei due sistemi politici85. Tali gruppi migranti erano piuttosto eterogenei, in quanto non vi era ancora una chiara definizione delle etnie paragonabile alla moderna divisione nazionale. Sarebbe pertanto errato considerarli appartenenti all’etnia serba: essa, come per altro l’etnia montenegrina, era in corso di definizione e, come già affermato in precedenza, esse mostrano svariati punti di contatto. Il fenomeno dell’assimilazione di questi rifugiati va pertanto letto coma una dimostrazione della mancanza di una origine biologicamente a se stante delle due etnie, avvalorando invece la tesi secondo la quale i gruppi sociali slavi nei Balcani condividessero alcuni caratteri fondamentali che, piallati e costruiti dalla storia, hanno creato le odierne etnie.

81 82 83

BOEHM, op. cit.. ANDRIJA!EVI", op. cit..

BARTH, Ethnic Groups and Boundaries, the Social Organization of Culture Difference, Long Grove, 1969.
84 85

BOEHM, op. cit.. Si veda BOEHM, op. cit., e BARTH, op. cit..

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Quest’ultima caratteristica della società montenegrina ci porta a fare un’ulteriore riflessione, parzialmente dimostrata dalla storia: la società segmentaria esclude l’alterità dalla decisione politica86. Il sistema di consigli tribali e clanici infatti non ammette la presenza di stranieri o di membri esterni all’unità sociale di riferimento. A ciò dobbiamo l’ostilità montenegrina nel contrarre alleanza (sia ottomani, che veneziani ed austriaci, se non in epoca relativamente recente). Tali alleanza, infatti, poggiavano su una inferenza del partner straniero in decisioni che sono percepite dall’élite politica montenegrina come prettamente interne, ergo di dominio esclusivo dello zbor e dell’op!ti zbor. Soltanto nell’800 vediamo come il rapporto tra i leader locali e le potenze internazionali si fa più strutturato ed impegnativo 87: è il momento dell’ascesa del vladika a leader della società tribale montenegrina, simbolo del cambiamento avvenuto nella stessa società, che si prepara a divenire principato e poi regno. Al singolo individuo non è lasciato sostanziale libertà per una decisione politica effettiva. Ogni decisione reale è frutto di consultazioni a vari livelli. Come analizzato in precedenza, la grande partecipazione dei membri alle assemblee garantisce un elevato grado di rappresentatività, al quale però corrisponde una fortissima mediazione tra le varie istanze. Questa caratteristica della società segmentaria rende possibile un’alta integrazione sociale interna. La razionalità delle scelte politiche montenegrina quindi è da legarsi a tale sistema, collettivo e comunitario, che, per quanto non permetta la permeazione di idee ed accordi esterni, garantisce libertà di azione e capacità organizzative ad ogni unità della società. E’ per questo motivo che gli ottomani non riusciranno mai a conquistare in toto il territorio occupato dai montenegrini: “It was due to this lower level segmentary response that the ottomans were never able to occupy Montenegro for long enough to hunt down all tribesmen, even though they did defeat the confederation as a whole on a number of occasions.”. Questo permise la deresponsabilizzazione politica del singolo88, che, come vedremo renderà il cittadino montenegrino inabile di essere parte di una società civile comparabile a quella occidentale. La divisione del potere temporale e del potere spirituale operata da Danilo I nel 1851 89 simboleggio il passaggio da un sistema politico puramente tribale ad una nuova forma di stato: la monarchia. Il passaggio fu graduale e determinato dalla sempre maggiore influenza del vladika nelle questioni politiche. Tuttavia esso è principalmente simbolo di una profonda modificazione della società. Secondo Barth, infatti “ changes in political

86 87 88

BARTH, op. cit.. Si vedano ANDRIJA!EVI", op. cit.; ROTKOVI", op. cit..

BARTH, Segmentary Opposition and the Theory of Games: a Study of Pathan Organization, in BOEHM, op. cit., p.93.
89

ANDRIJA!EVI", op. cit..

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membership are associated with changes in ethnic identity90”. L’importanza di tale asserzione è capitale: la differenza tra una struttura politica monarchica ed una segmentaria risiede, a livello antropologico, nella differente capacità di assimilare l’alterità. La monarchia per sua natura “assoggetta” il diverso, mentre la società segmentaria, come abbiamo analizzato, integra le necessità di ogni suo membro della decisione politica. L’assimilazione del diverso quindi sarebbe una contraddizione in termini, rendendo impossibile la decisione politica tra membri che non condividono lo stesso sistema di valori. Il passaggio in Montenegro da una società segmentaria ai prodromi di una monarchia (che si realizzerà di fatto sotto Nikola I nel 186091) è la spia di una più vasta modifica del sistema di valori montenegrino. Tuttavia l’evoluzione di un sistema sociale complesso è frutto di secoli di storia. Dobbiamo quindi dedurre che tale cambiamento nella forma di stato è dovuto ad un “catalizzatore”, identificabile nel vladika. Esso opera quella cesura tra decisione politica collettiva e assolutismo che, insieme come le contingenze storiche nelle quali il Montenegro si viene a trovare all’inizio del XX secolo, determineranno il passaggio da una società puramente segmentaria ad una invece moderna. Tale passaggio, tuttavia, non è affatto concluso, ed influenza ancora oggi in maniera determinante la società e la politica montenegrina. Nel capitolo conclusivo verrà dedicato ampio spazio alle ricerche sul campo effettuate in base a queste considerazioni, tenendo presente che l’oggetto di studio non è tanto l’evoluzione dell’identità montenegrina, quanto le conseguenze dell’evoluzione da società segmentaria a società moderna. 2.5 La transizione da società tribale a stato moderno: il ruolo del leader A livello politico, dobbiamo sottolineare come gli equilibri di potere nella società montenegrina cambino intorno alla metà del XIX. La forza politica delle tribù si esaurisce, nella sua forma più diretta e coerente con l’analisi appena esposta, a causa dell’emergenza della figura del vladika come vertice della politica montenegrina. Da Petar I in poi, infatti, possiamo trovare i prodromi di quello che possiamo definire uno stato moderno, almeno nelle sue funzioni principali92. La nascita dello stato moderno, per definizione, pone termine all’organizzazione del potere tradizionalmente intesa: esso centralizza le decisioni, la sovranità sul territorio passa dal brastvo allo stato, il vladika ricopre funzioni di politica estera, dimostrando così l’unità del paese di fronte a questioni politiche che coinvolgono il Montenegro nella sua totalità. Secondo Fried93 l’organizzazione tribale della politica era funzionale allo scontro che il Montenegro continuamente sosteneva contro culture politiche centralizzate (Impero Ottomano e

90 91 92 93

BARTH, op. cit.. ANDRIJA!EVI", op. cit.. WILKINSON, Dalmatia and Montenegro, vol.I, Londra, 1848, in BOHEM, op. cit., p 111. FRIED, The Notion of Tribe, Menlo Park, 1975, in BOEHM, op. cit., p.61.

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Repubblica di Venezia). Tuttavia è importante capire come una società tribale acefala, nella quale la leadership centrale è minima ed effimera, si sia trasformata in una teocrazia centralizzata. Prima Petar I, quindi Petar II tentano, sfruttando la loro leadership carismatica ed il loro riconoscimento presso le tribù, di centralizzare il potere, strappandolo dalle mani delle tribù. Ma sarà Danilo I, scindendo potere temporale da quello spirituale, ad operare la definitiva evoluzione. Non dobbiamo dimenticarci che il vladika, ovvero il metropolita di Cetinje, era scelto tra i membri della tribù Njegu!i, vertice di una organizzazione di potere centralizzata che all’epoca esisteva già. Vialla94 si sofferma, nella sua analisi del Montenegro, sul sistema di rappresentanza e di consigli presente già all’epoca, oggetto anche di questa trattazione. Tuttavia il vertice di questa organizzazione di potere era sostanzialmente privo di ogni mezzo coercitivo atto a imporre sulla popolazione qualunque misura politica 95. Questa organizzazione di governo, tuttavia, funzionava in stretto connessione con la skup!tina e l’op!ti zbor. Vi erano quindi gli elementi per un tentativo di centralizzazione del potere, che avvenne di fatto per la prima volta con la promulgazione del codice di Petar I del 1796 96. Tale codice, come tutti i codici successivi fino al codice curato da Valtazar Bogi!i" alla fine del XIX secolo, tende a trascrivere il diritto orale tribale, apportando alcune modifiche di carattere moderno, che però potevano essere ignorate dalle tribù qualora contraddicessero la prassi delle pleme stesse. Il primo tentativo di centralizzare il governo del Montenegro, quindi, si materializzò come la promulgazione di un codice di leggi da parte dell’unica autorità culturale riconosciuta da tutte le tribù, il cui potere reale era scarso, mentre l’importanza spirituale indiscussa. La promulgazione stessa fu frutto di un successo personale di Petar I, il quale dovette dimostrare sul campo di battaglie le proprie doti di condottiero prima che gli anziani accettassero tale codice, che tuttavia ignorarono nella pratica. Dobbiamo considerare quindi la promulgazione di tale codice non come il primo successo della modernità sulla cultura tribale, ma come un tentativo del vladika in quanto personaggio politico di ritagliarsi una cospicua fetta di potere derivante dal suo comportamento e dalla sua posizione. Essendo egli al vertice delle organizzazioni inter-tribali di difesa del Montenegro, ricopriva il ruolo di principale mediatore (anche militare) tra le pleme, al fine di organizzare una efficace difesa del suolo montenegrino 97. Petar I, forte delle sue doti personali, riuscì a sfruttare al meglio la sua posizione, garantendosi un certo rispetto da parte dei serdar, il che gli permise di implementare, a livello legale come a livello reale, misure di tipo accentratore. Il Montenegro si trasformava così in una debole teocrazia, dove al potere spirituale del vladika bisogna necessariamente affiancare capacità personali di mediazione e strategiche

94 95 96 97

VIALLA, Voyage Historique et Politique au Monténégro, Parigi, 1820. !ILAS, Njego!: Poet, Prince, Bishop, New York, 1966. Se escludiamo l"episodio di “Stefano il Piccolo”. SBUTEGA, op. cit.. BOEHM, op. cit..

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atte a guadagnarsi il rispetto ed il supporto delle pleme. Ad ulteriore dimostrazione della debolezza della teocrazia del vladika possiamo riferirci all’esenzione delle tasse, inesistente ed impossibile da mettere in piedi fino a fine ‘800. Un’altra spia della precarietà del governo dei vladika è la contraddizione insita nel rapporto tra neo stato moderno e società tribale: la “tradizione” moderna dell’800 vuole uno stato moderno fondato sul concetto di nazione98, o comunque basata su una omogeneità culturale e politica dei cittadini, che possono essere intesi come un unicum. Questo non era possibile nel Montenegro del tempo: la pleme, ma ancor di più il brastvo non erano affatto intenzionati a cedere la loro sovranità reale e a prestare fedeltà ad un governo centralizzato. Accanto a questa ragione di “alta politica”, v’è una questione più ampia e più importante, a tutt’oggi irrisolta: le relazioni (economiche, di parentela, politiche...) che normalmente identificano l’individuo all’interno di una nazione vengono fornite completamente dalla pleme. Era la pleme, non lo stato, che difendeva i pascoli da cui dipendevano i montenegrini, era la tribù che interveniva sulle vendette di sangue, era la tribù che giudicava i propri membri con propri giudici indipendenti99 . Gli aspetti fondamentali della percezione identitaria erano quindi materia di esclusiva competenza della pleme: lo stato moderno non avrebbe potuto sradicare un sistema morale, di valori e politico che affonda le radici in più di un millennio di storia. Inoltre, come analizzato in questo paragrafo, la società tradizionale montenegrina ha come sua caratteristica principale la conservazione: della vita dei propri membri, dell’autonomia della pleme, della cultura tribale contro la controcultura islamica proposta dalla Sublime Porta. L’indipendenza era gelosamente custodita dai capi tribù. Da questa difficoltà ne scaturiscono altre, secondarie, ma in tutti i casi efficaci a che non si crei un reale senso nazionale montenegrino: la vendetta di sangue o krvena osveta potendosi consumare unicamente tra brastvi della stessa pleme o (più frequentemente) tra plemi, creava un network negativo di vendette in corso, che stroncava sul nascere ogni tentativo del vladika di unire le popolazioni montenegrine sotto un unico sentimenti nazionale. I risultati di questi fattori possono compresi analizzando le testimonianze degli stranieri in visita in Montenegro nell’epoca tradizionale. L’impressione generale che essi deducono può essere compresa attraverso le chiare parole del Boehm:”European visitors coming to Montenegro in the traditional period regularly over-perceived the lack of centralized political control as something akin to anarchy, and tended to view all Montenegrins save for their cultured vladikas as headstrong warriors whose bravery often became foolhardy. the vladikas, for their part, tried very hard to give the appearance of a national state most of their time in Cetinje. In actuality the locus of political power (and individual identity) was in the individual tribe, perhaps almost equally in the brastvo or multi-brasto local community. What we had then, in the 18th century, was a tribal segmentary society on the verge of being bludgeoned slowly into becoming a national state, and bearing already
98 99

PIRIJEVEC, Le Guerre Jugoslave, Torino, 2001. BOEHM, op. cit..

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many earmarks of tribal chiefdom.“ 100. L’analisi del Boehm risulta senza dubbio esatta. Il duello tra capi tribù e vladika è una costante della politica montenegrina. L’obiettivo fondamentale dei serdar sarà sempre quello di mantenere autonomia rispetto alle istituzioni centrali. Tuttavia il colpo inferto alla società tradizionale da Petar I intaccò in maniera significativa le autonomia locali. In breve, la struttura della società segmentaria montenegrina, con il suo proprio sistema di valori e la sua organizzazione politica, rallentava la creazione di uno stato unitario moderno e nazionale, sul modello italiano e tedesco. A livello istituzionale e giuridico assistiamo ad un lento, ma costante progresso dell’implementazione di forme di stato sempre più occidentali, fino alla creazione del Regno del Montenegro all’inizio del XX secolo 101. La società tradizionale mal recepiva questi cambiamenti politici, a causa dell’importanza e del livello di radicamento dei valori tradizionali, che rendono le popolazioni montenegrine un unicum separato e differente da tutte le altre popolazioni balcaniche, con le quali condividono molti aspetti (da un punto di vista antropologico), ma che presentano altresì specificità derivate dalla storia propria del Montenegro, il cui isolazionismo forzato e la cui resistenza parziale all’Impero Ottomano furono i principali fattori caratterizzanti. Il ruolo del processo storico nella costruzione della società montenegrina risulta così indubbio e preponderante. Le teorie basate sulla ”essenza” della “nazione” montenegrina 102, che vogliono il montenegrino come un topos diverso, unico e separato da ogni altra etnia risultano, quand’anche prive di fondamenti scientifici validi, soprattutto superate e comunque marginali rispetto ai 1400 anni di storia che, dalle invasioni slave al giorni d’oggi, hanno creato la società montenegrina come la conosciamo. La costruzione segmentaria risponde ad un preciso bisogno delle popolazioni montenegrine: quello della conservazione dell’autonomia, dei valori fondanti la società, della conservazione della vita stessa dei suoi membri. Per questo motivo l’importanza della famiglia e del legame di sangue assume un valore sacro per il montenegrino. Il protrarsi fino al XX di tale sistema valoriale, tuttavia, influenza ancora oggi le scelte ed il comportamento dei cittadini montenegrini. L’abilità del vladika Petar I risiede nella comprensione che la società segmentaria montenegrina così strutturata presenta i prodromi di una organizzazione statuale centralizzata. Il sistema di consigli e di rappresentanti, infatti, fornisce al vladika tutti gli strumenti necessari a preparare la stretta autoritaria di cui poi sarà responsabile Danilo I. Nel momento in cui il vladika, da mediatore delle istanze di ogni tribù si trasforma in principale ideatore di soluzioni politiche e militari alternative alle controversie tra le varie pleme e tra le pleme e l’Impero Ottomano, egli si impadronisce di fatto di una parte importante dell’autorità a prendere decisioni in seno alla comunità montenegrina. Mentre

100 101 102

BOEHM, op. cit., p.64 ANDRIJA!EVI", op. cit.. Si veda ROTKOVI", op. cit..

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infatti sarà tradizionalmente complesso, se non impossibile, effettuale misure coercitive nei confronti delle pleme, parallelamente il vladika riuscirà a controllare con sempre maggior successo la politica delle pleme verso l’esterno. Ciò è da interpretarsi non come una concessione da parte delle tribù nei confronti del vladika, ma come una conquista del vladika stesso, in grado di trasformare il suo ruolo da quello di mediatore a quello di decision maker. Tuttavia questo non sarebbe stato possibile se la società tradizionale montenegrina non presentasse alcune caratteristiche atte a permettere questo cambio di ruolo. Su tutte spicca la gerarchia montenegrina: il sistema di rappresentanze e di consigli (vedi fig sopra), si presta ad essere manipolato: • • • l’obiettivo principale di ogni unità sociale è quella del mantenimento dell’autonomia e della conservazione e del miglioramento del proprio status; ogni assemblea di ciascuna unità sociale sceglie, secondo criteri stabiliti un rappresentante presso l’assemblea superiore; per natura della società segmentaria stessa, in caso di crisi proveniente dall’esterno, si attiva un sistema di solidarietà militare che rispecchia, nella sua organizzazione puramente strategico/militare, la composizione della società segmentaria: il vladika può porsi a capo delle spedizioni militari montenegrine. Dati queste considerazioni ed il perenne stato di guerra nel quale versava il Montenegro, mancava un ultimo ingrediente alla ricetta per la conquista del potere da parte del vladika: una forte leadership personale basata sui valori della società montenegrina. Ciò si realizza con la salita al soglio metropolita di Petar I, seguito da una figura altrettanto carismatica, ma meno competente da un punto di vista militare e politico, Petar II. Quello che quindi appare chiaro è come l’aumento di potere da parte del leader abbia portato dei fortissimi squilibri all’interno della società segmentaria montenegrina, accelerando e forzando il passaggio ad una forma di stato differente. Come ci suggerisce Barth 103 infatti, questo può avvenire solo contemporaneamente ad una reale e sostanziale modifica dell’identità etnica. Tuttavia è chiaro come, fino al tempo in cui Boehm opera le sue ricerche (1960) vi sia una sostanziale sovrapposizione dei due sistemi di valori, e conseguentemente delle due forme di stato. Mentre infatti il Montenegro si strutturava come una delle sei repubbliche componenti la SFRJ, in realtà la sua società, specialmente quella dell’entroterra, era ancora considerabile come una società segmentaria 104. Non possiamo parlare tuttavia di una totale sovrapposizione delle sue società, ma piuttosto di una influenza biunivoca della società tradizionale su quella moderna e viceversa. Barth spiega come ciò sia possibile: “Under changing conditions at present, with urbanization and new forms of administration, the total situatio has changed so that one can expect a

103 104

BARTH, op. cit.. BOEHM, op. cit..

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radical change both of Pathatn culture and of the organizational relevance it is given”105. La società Pathan analizzata da Barth può essere comparata a quella montenegrina: il fattore scatenante tali cambiamenti, in definitiva, fu il mutato ruolo del leader nel panorama politico tradizionale montenegrino. Con l’aumento del potere reale da parte di un singolo attore individuale, venivano a mancare la possibilità per svariati attori collettivi della politica tradizionale (pleme, brastvo) le condizioni morali per cui la loro identità montenegrina potesse svilupparsi in maniera coerente. Mancando infatti la piena autonomia da un regime altro, la pleme vedeva perdersi nella storia uno dei suoi valori fondamentali. Il cambiamento della scala di valori implicò altresì il cambiamento della situazione politica, che, come teorizzato dal Barth, è possibile solo in concomitanza con una modifica dell’identità etnica della società che stiamo considerando. La scintilla che fece iniziare questo processo, come detto, fu il l’aumento di potere del vladika. A ciò si sommarono successivamente fatti storici che travolsero la società tradizionale montenegrina: la creazione del Regno del Montenegro, l’assorbimento praticamente tacito del Montenegro nel Regno di Serbi Croati e Sloveni e la successiva confluizione del Montenegro nella SRFJ. Dati alla mano106 la percentuale di cittadini montenegrini che si considera montenegrina è andata modificandosi in maniera estremamente flessibile e repentina dal 1920 ad oggi. Dimostrata la veridicità delle teorie di Barth per il caso montenegrino, l’oscillazione di questi dati è comprensibile solo alla luce di una attenta analisi del sistema politico, con particolare rilievo ai due fattori che si sono dimostrati i più determinanti ai fini della modifica dell’identità: l’autonomia e la leadership.

ANNO 1921 1948 1981 2003 2008

% CG 0% 90,67% 68,54% 40,46% 45,40%

% SRB 91,35% 1,78% 3,32% 30,01% 34,30%

Percentuale di montenegrini e serbi in Montenegro dal 1921 al 2008. Le fluttuazioni sono dovute a cambiamenti politici e storici. Fonte: Rastoder e CEDEM

105 106

BARTH, op. cit..

CENTER FOR DEMOCRACY AND HUMAN RIGHTS (CEDEM), Public opinion in Montenegro annual report 4, Podgorica 2008.

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CAPITOLO SECONDO 3. ANALISI GIURIDICA Ubi homo, ibi societas. Ubi societas, ibi ius. Ubi homo, ibi ius. Aristotele 3.1 Introduzione. Il processo di dissoluzione della ex Jugoslavia, iniziato violentemente nel 1990, si è dimostrato, nel corso degli ultimi venti anni, una delle sfide internazionali più ardue, sia per la politica internazionale, ma soprattutto per il diritto, messo alla prova in più occasioni dagli avvenimenti (spesso tragici) occorsi nei Balcani occidentali. Il decano della Facoltà di Scienze Politiche di Podgorica, S!an Darmanovi" afferma in un suo autorevole articolo che il Montenegro rappresenta “a miracle in the Balkans”107, dal momento in cui la neonata Repubblica del Montenegro si è separata dalla Serbia in maniera totalmente pacifica. La domanda alla quale questo capitolo tenta di rispondere è la seguente: data la società montenegrina nella sua accezione storico/antropologica, in che maniera il Montenegro è tornato ad essere uno stato indipendente e sovrano? La risposta a tale quesito sarà di capitale importanza per comprendere, successivamente cause e conseguenze del processo d’indipendenza. L’obiettivo di questo capitolo è quindi comprendere gli avvenimenti che hanno portato all’indipendenza del Montenegro, analizzando la natura giuridica dei fenomeni catalizzanti e delle fattispecie giuridiche interessata da tale processo (sovranità esterna ed interna, successione nei trattati...), e le conseguenze rispetto ad alcune problematiche tipiche della società montenegrina (il rapporto tra le varie minoranze in Montenegro e il problema della mafia). É bene definire brevemente l’iter giuridico che ha portato alla creazione dell’ente sovrano dal quale il Montenegro si è separato nel 2006, partendo proprio dai prodromi della dissoluzione della ex Jugoslavia, passando per la formazione dell’unione serbomontenegrina fino ad arrivare alle ultime modifiche costituzionali del 2003. Verrà quindi analizzato nel dettaglio il processo per il quale il Montenegro si è separato dalla Serbia, conclusosi nel giugno 2006 con il referendum, che ha sancito la volontà della popolazione montenegrina di tornare ad essere uno stato indipendente. 3.2 La dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. La Jugoslavia socialista rappresenta il secondo tentativo da parte degli Slavi del sud di unirsi in una entità statale unica. Il Regno di Serbi, Croati e Sloveni (costituitosi nel 1918), infatti, crollò sotto i colpi del nazifascismo. Dal 1945, il ruolo cardine nella

107

DARMANOVI!, Montenegro, a miracle in the Balkans?, in CEDEM Newsletter (Centre for Democracy and Human Rights), n° 20, marzo - giugno 2007, p.3.

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politica jugoslava fu giocato dal Partito Comunista, responsabile della liberazione partigiana della Jugoslavia e comandato dal carismatico Tito, catalizzatore del processo politico di unificazione. Nella nuova Jugoslavia unificata venne instaurato un sistema statale di tipo federale108, atto a preservare l’autonomia che ciascuna nazionalità rivendicava a sé, pur concentrando in Belgrado (la capitale) un centro di potere autoritario, più che secondo i dettami della nuova Costituzione del 29 novembre 1845, per l’autoritarismo di Tito nel gestire gli affari interni e di politica estera. Alla morte del leader, il sistema jugoslavo crollò: “le ragioni tecnico-giuridiche della crisi [...] risalgono, innanzitutto, al tipo di federalismo utilizzato come soluzione costituzionale per affrontare il problema delle nazionalità in cui si articola la Jugoslavia [...] caratterizzandosi, piuttosto, come un federalismo “snaturato”, “ibrido”, nella realtà, un quasi-confederalismo.”109 . Le sei repubbliche componenti la federazione, infatti, (Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia) godevano di ampi diritti, addirittura in capo alla loro sovranità110: l federalismo della RSFJ infatti

108

Lo Stato federale “nasce storicamente per associazione o integrazione di Stati indipendenti, spesso derivando da precedenti Confederazioni di Stati, come si verifica per fli Stati federali più antichi[...]. I caratteri giuridici comuni che mediamente contrassegnano lo Stato federale sono i seguenti: l!esistenza di un ordinamento statale federale, fondato su una costituzione scritta e superiore, che riconosce l!autonomia di enti politici territoriali collocati fra lo Stato e gli enti locali e variamente denominati [...], i quali hanno proprie costituzioni subordinate a quella federale; la previsione nella costituzione federale della ripartizione delle competenze fra Stato centrale e Stati membri, che di solito riguardano i tre poteri fondamentali dello Stato [...] ; l!assetto bicamerale del Parlamento, costituito da una camera espressione dell!intero corpo elettorale nazionale e da una seconda camera rappresentativa degli Stati membri [...]; una composizione del Governo rappresentativa nella natura composita dello Stato [...] ; la partecipazione degli “Stati membri al procedimento di revisione costituzionale [...] ; l!istituzione di un organo federale di tipo giurisdizionale, al quale è attribuito il potere di risolvere i conflitti fra Stato federale e Stati membri” VOLPI, La classificazione delle forme di Stato, in MORBIDELLIPEGORARO-REPOSO-VOLPI, Diritto Pubblico Comparato, Torino, 2007, pp. 235-237. Sulla nozione di Stato federale riportiamo anche CARETTI-DE SIERVO: ”La vera distinzione tra Stato federale e Stato regionale attiene più al processo storico di cui essi sono la risultante [...] che al contenuto degli istituti che [...] disciplinano i rapporti tra organi centrali e organi locali [...]. lo Stato federale è basato, almeno in genere, sulla regola per cui i membri della federazione hanno una competenza generale, dalla quale sono escluse le materie che vengono espressamente riservate dalle norme costituzionali agli organi federali”, mentre “nello Stato regionale sono gli organi centrali dello Stato ad avere una competenza generale, fatte salve le specifiche competenze affidate alle regioni [...] É evidente che, almeno in linea di principio, l!autonomia delle autorità locali sarà più ampia nel primo caso (la federazione, n.d.r.), mentre nel secondo essa incontrerà limiti maggiori. [...] gli Stati membri di uno Stato federale mantengono spesso alcune tipiche caratteristiche degli Stati sovrani: [...] in alcuni Stati federali gli Stati membri della federazione hanno una sia pur limitata capacità di agire sul piano internazionale, dispongono di propri apparati giurisdizionali, nonché di propri corpi armati.” CARETTI-DE SIERVO, Istituzioni di Diritto Pubblico, Torino, 2006, pp. 34-35.
109 110

NIKOLI!, I sistemi costituzionali dei nuovi Stati dell!ex Jugoslavia, Torino, 2002, p.2.

La dottrina in materia è varia. e come afferma il MONACO: “Tale problema (la definizione della soggettività internazionale, n.d.r.) è forse il più arduo di tutto il diritto internazionale”, MONACO “Manuale di diritto internazionale pubblico”, Torino, 1971, p. 238.

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presentava dei caratteri propri che esulavano dalla concezione classica dello Stato federale, prima su tutte (ai fini di questa trattazione), la possibilità per le Repubbliche componenti la federazione di separarsi, ovvero operando una secessione dalla RSFJ. Questo diritto era sancito dalla carta costituzionale del 1945, benché non fosse chiaro come tale processo sarebbe potuto realizzarsi. Questo carattere tipico del federalismo jugoslavo poneva dei seri dubbi su quale organo dello Stato fosse titolare della sovranità111 . La leadership titina tuttavia, risolvendo il problema politico in maniera autoritaria, forniva una soluzione anche alla questione giuridica sulla sovranità, imponendo alle Repubbliche le decisioni di Belgrado, egli fu capace di tenere insieme le varie nazionalità, senza mettere in crisi l’unità e la soggettività internazionale della Jugoslavia 112.

111

Possiamo affermare che “un soggetto di diritto internazionale è quell!ente cui fanno capo i diritti e gli obblighi discendenti dalle regole dell!ordinamento che si considera”, in GIULIANO-SCOVAZZI-TREVES, in Diritto internazionale. Parte generale, tomo I, Milano, 1991, p. 79. In maniera più specifica, il QUADRI esplicita la problematica intorno alla soggettività: “La “capacità giuridica” (o “personalità”, o “subbiettività” di diritto) indicherebbe per numerosi scrittori, il complesso dei requisiti necessari affinché un ente possa essere “destinatario di norme giuridiche”; essa sarebbe il prodotto di una norma ad hoc (attributiva della qualità, cioè della personalità) e sarebbe il presupposto per il funzionamento delle singole norme “materiali” Altri autori negano l!esistenza di tale norma ad hoc [...] e preferiscono definire la capacità giuridica internazionale come la qualità di destinatario di norme giuridiche internazionali ovvero di portatore di diritti e doveri. La capacità giuridica, in altri termini, anziché essere il presupposto , sarebbe l!effetto del funzionamento delle norme materiali [...] è [...] poiché in questo caso si viene ad avere riguardo ad una situazione giuridica concreta (effettiva titolarità di diritti ecc.) che presuppone anche altri requisiti oltre a quelli di capacità. Con il concetto di capacità giuridica non si vuole cogliere, in altri termini, l!effettivo possesso dei diritti, l!effettiva concreta destinazione della norma; si vogliono soltanto cogliere i requisiti subbiettivi generali permanenti che l!ente considerato deve presentare affinché, ricorrendo agli altri presupposti, questo sia destinatario (effettivo) di norme”, QUADRI, “Diritto internazionale pubblico”, Napoli, 1968, p.390, cit. in SINAGRA-BARGIACCHI, “Lesioni di diritto internazionale pubblico”, Milano, 2009, pp. 26-27. Tralasciando il problema della soggettività internazionale del singolo, ma riferendoci alla questione più classica della soggettività di stati ed organizzazioni internazionali, sono un contributo imprescindibile le considerazioni di ARANGIO-RUIZ “il quale individua il soggetto di diritto internazionale “quando un gruppo si è effettivamente costituito in unità idonea a volere ed agire nei rapporti internazionali” quando cioè il gruppo è “in grado di tenere comportamenti rilevanti” per il diritto internazionale e, così, manifesta quelle “condizioni di coesione e unità indispensabili per operare verso il mondo esterno in modo rilevante per il diritto internazionale” “, ARANGIO-RUIZ: “Sulla dinamica della base sociale nel diritto internazionale” in Annali della Facoltà giuridica dell!Università degli Studi di Camerino, Milano, 1954, pp. 36-37, cit. in SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p. 27. Quest!ultima definizione di Arangio Ruiz pare la più completa ed efficace, in maniera particolare riguardo alla comprensione della base sociale del fenomeno della soggettività e in relazione alla sua componente prettamente politica e pre-giuridica.
112

Interessanti a questo proposito le considerazioni di SINAGRA-BARGIACCHI sulla soggettività internazionale del singolo:”la dottrina [...] muovendo alla nozione di soggetto potenza (è soggetto del diritto internazionale l!ente o l!individuo indipendente che partecipi alle relazioni internazionali, vedi SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., cap. 2 par. 2) ritiene che, in casi eccezionali (Napoleone Bonaparte, Hailé Sellassié, ecc.), anche l!individuo, in quanto potenza delle relazioni internazionali, diventa soggetto internazionale”, SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p.94.

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Alla sua morte, tuttavia, il sistema crollò in maniera violenta, portando allo smembramento della RSFJ ed alla creazione di cinque nuove repubbliche. Come detto in precedenza, il diritto alla secessione era garantito dal dettame costituzionale del 1945 e ribadito dalla nuova Costituzione promulgata nel 1974. Essa rafforzava il potere del leader, accentrando le funzioni economiche fondamentali, erodendo così il potere delle Repubbliche. Come la precedente Costituzione, anche quella del 1974 prevedeva la possibilità di secedere da parte di una delle Repubbliche, atto che però doveva necessariamente seguire un iter interno il cui cardine era il carattere consensuale della decisione La crisi del sistema socialista mondiale dovuto al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 accelerò un processo che in Jugoslava si era ormai inesorabilmente avviato dalla morte di Tito. Dobbiamo infatti ricordare come, una volta sparita la guida centrale dello Stato, le velleità nazionalistiche ripresero il sopravvento nella retorica politica jugoslava, con rinnovato ardore e una effettività mai registrate prima. Su tutti citiamo uno degli episodi più duri e significati dell’epoca: il discorso di Slobodan Milo!evi" il 28 giugno 1989, giorno di San Vito, anniversario della battaglia di Kosovo Polije, oltre ad avere una evidente, fortissima carica simbolica, rappresentò un vero e proprio attacco all’unione jugoslava, ormai traballante 113. Dobbiamo sottolineare come il distaccamento di Repubbliche o parti di Repubbliche dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia non sia una evenienza non costituzionalmente prevista, ma piuttosto come tale fatto giuridico sia occorso, negli avvenimenti storici tra il 1990 e il 1992, in maniera incostituzionale, cioè contraria al dettame costituzionale del 1974. Ai fini del diritto internazionale ciò non pone particolari questioni114 , se non fosse per la violenza con la

113 114

Vedi PIRIJEVEC, op. cit..

Per la dottrina, infatti, le repubbliche componenti la federazione sono meri organi dello Stato. Per organo si intende qualsiasi forma singolo o gruppo che eserciti funzioni legislative, esecutive, giudiziarie o altre, qualunque sia la sua posizione nell!organizzazione dello Stato e quale che sia il suo carattere di organo del governo centrale o di un ente territoriale dello Stato. Si veda UNITED NATIONS GENERAL ASSEMBLY, International Law Commission, Fifty-third session, Draft Articles on Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts, UN DOC. A/CN.4/L.602/Rev.1, 26 luglio 2001. Il diritto internazionale, quindi, non fa differenza fra l!organo e lo Stato nella responsabilità internazionale. Si veda anche SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p. 45: “Se lo Stato è (come è) un!unità fattuale e pre-giuridica, il rapporto con il suo organo è di totale immedesimazione”. Ne scaturisce che, a livello del diritto internazionale, è irrilevante l!aderenza dell!atto dell!organo dello Stato alla legge dello Stato stesso, quand!anche tale atto violi una norma costituzionale, meramente interna all!ordinamento giuridico statale di riferimento. Secondo questa accezione, quindi, l!incostituzionalità della dichiarazione unilaterale di indipendenza della Slovenia, così come della Croazia e della Bosnia Erzegovina, rappresenterebbero illeciti meramente interni alla giurisprudenza della RSFJ.

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quale lo scontro politico si trasformò in guerra 115, creando una crisi internazionale che perdura fino al giorno d’oggi116. La cronologia dei fatti del periodo è incalzante: il 25 giugno 1991 Slovenia e Croazia dichiarano la loro indipendenza, il 15 ottobre 1991 è la Bosnia Erzegovina a dichiararsi indipendente dopo una consultazione referendaria. Il 21 novembre è la volta della Macedonia. La guerra che ne scaturì fu sanguinosa e si risolse solo con l’intervento internazionale. Il Montenegro, in questa fase convulsa della storia dei Balcani occidentali, si allinea totalmente alla politica di Belgrado, entrando a far parte della Repubblica Federale di Jugoslavia, regolata dalla Costituzione promulgata il 27 aprile 1992117, in risposta alle dichiarazioni di indipendenza delle altre Repubbliche. Il dilemma internazionale è se sia possibile fa rientrare la costituzione della RFJ all’interno della fattispecie giuridica della secessione o dello smembramento. In altri termini, al fine di comprendere la natura giuridica della RFJ è necessario comprendere se la dissoluzione della RSFJ sia frutto di un processo di smembramento oppure di secessione. Secessione e smembramento asseriscono entrambi alla medesima problematica del diritto internazionale, ovvero la definizioni della soggettività internazionale118 . Come definito dal Sinagra e dal Bargiacchi, “Lungi dall’essere una conseguenza quasi dovuta dell’essere destinatario di norme, la soggettività è, invece, l’effetto, il riflesso (giuridico) di caratteristiche intrinseche, costitutive, pre-giuridiche possedute dall’ente che in tutti si distinguono, per sostanza ed importanza, dalla sola caratteristica (normativa) di esser destinatario quell’ente di una o più norme internazionali”119. La soggettività, quindi, non è da intendersi come la mera estroflessione di un concetto che nasce all’interno del ordinamento internazionale, ma come una qualità posseduta dall’ente anche in mancanza di un sistema normativo che lo contenga. Il carattere pre-giuridico al quale Sinagra e Bargiacchi si riferiscono, è da intendersi come quell’insieme di caratteristiche proprie del

115

La nota si riferisce alle misure internazionali prese in riferimento alle presunte gross violation dei diritti dell!uomo, in corso di accertamento da parte dell!International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY) istituito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per mezzo della risoluzione n° 827 del 25 maggio 1993, in ottemperanza dell!art. VII della Carta ONU. UNITED NATIONS SECURITY COUNCIL, Resolution 827 (1993), UN DOC. S/RES/827, 25 maggio 1993.
116

L!entrata in forza degli Accordi di Dayton di fatto prolungano gli effetti diretti degli scontri avvenuti tra il 1991 e il 1995 fino ai giorni nostri.
117 118 119

Vedi Appendice, allegato 5. vedi nota n°100. SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p.26.

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“gruppo 120” atte a renderlo un soggetto di diritto internazionale, classicamente un popolo, un territorio ed un governo 121. In altre parole sarebbe errato credere che l’ordinamento giuridico internazionale definisca aprioristicamente i propri soggetti, Ciò non è possibile per la definizione stessa di ordinamento giuridico: “La Comunità internazionale è quella che si individua per trovare la sua ragione d’essere e per ritrarre il suo modo di essere dal fatto dell’esistenza di enti indipendenti o sovrani”122. Il fatto dell’esistenza dei soggetti del diritto internazionale è quindi precedente alla formazione dello stesso, espressione della volontà di regolamentare i rapporti che intercorrono proprio tra i soggetti, posti su un piano di parità e di indipendenza123. In funzione di tale considerazione, è possibile altresì cogliere il meccanismo sociale dal quale scaturisce l’impulso alla creazione dell’ordinamento giuridico internazionale: “La funzione del diritto è una specifica funzione sociale: ora è da escludere che si possa veramente indagare sulla funzione sociale del diritto trascurandone l’origine sociale. La scienza giuridica deve conformarsi all’intera legge del moto vitale del diritto. Questa legge è esprimibile nei semplici termini che il diritto proviene dalla società ed alla società si dirige”124. Detto questo possiamo definire lo Stato come il principale soggetto del diritto internazionale,in forza del fatto che esso è “l’organizzazione sovrana di una comunità territoriale”125 : lo Stato è composto infatti di questi tre elementi pre-giuridici senza il quali non potremmo, classicamente, parlare né di
120

ARANGO RUIZ, op cit., Sulla soggettività internazionale dell!individuo la dottrina si dimostra ancora una volta divisa.
121

“La triade popolo-governo-territorio definisce la sovranità interna ed è complementare, nella descrizione dello Stato, alla c.d. sovranità esterna, cioè all!indipendenza da qualsiasi altro Stato.” SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p.39.
122 123

QUADRI, op. cit., p. 19.

“Non è possibile accertare la personalità internazionale di una dato ente con un atto apposito, come il riconoscimento [...] Tutto induce perciò a negare che sia possibile nell!ordinamento internazionale una determinazione generale della personalità e pertanto bisogna far capo ad altri criteri. [...] Analizzando la casistica in materia si riesce a costruire uno schema concettuale generale, nel quale rientrano pressoché tutti i soggetti. Tale concetto generale è dato da quello i una collettività umana in fatto organizzata e, sempre in fatto, autonoma rispetto ad ogni altra comunità del genere. Per aversi cioè una persona giuridica internazionale si richiedono due presupposti minimi: una concreta organizzazione sociale la quale sia anche autonoma.” MONACO, op. cit., pp. 248-250.
124

SPERDUTI, Osservazioni sulle basi sociali dell!ordinamento internazionale, in RDI, 1962, p.1.
125

QUADRI, op. cit., p.425. La precedente definizione di Monaco e Sinagra non esplicitano il carattere di territorialità come costituente la soggettività internazionale:”il territorio -infatti - è solamente un elemento necessario all!esercizio della sovranità ma non anche intrinsecamente costitutivo della stessa” SINAGRA - ZANGHÌ, La Questione Cipriota, La Storia del Diritto, Milano, 1999 pp.83-97, in SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p.38. Il territorio quindi è puramente funzionale all!esercizio della sovranità, delimitando i confini politici e giuridici della persona giuridica stautale. Ai fini della trattazione è funzionale sottolineare il rapporto indissolubile tra sovranità e territorio, quand!anche esso fosse elemento costitutivo della stessa, e quindi compreso nello stesso concetto di sovranità.

65

soggettività internazionale né tanto meno di ordinamento giuridico internazionale (popolo, territorio, potestà d’imperio 126). Alla fine degli scontri tra il 1991 ed il 1995 è indubbia la soggettività giuridica della RFJ: essa si struttura come uno Stato indipendente, i cui confini sono definiti dalla nuova costituzione adottata nel 1992 127 e modificatisi durante i conflitti successivi. Dobbiamo comprendere se vi è continuità, come preteso dall’allora governo della RFJ, tra la nuova Repubblica e la RSFJ. Può accadere, infatti, che uno Stato subisca delle modificazioni tali da metterne in crisi la sovranità, e quindi la sua stessa soggettività internazionale. Quand’anche tale incrinatura nello Stato sia una questione meramente interna, essa può produrre effetti tali da influenzare anche l’ordinamento internazionale, a livello di determinazione della soggettività degli enti che compongo tale ordinamento. Questa evenienza si manifesta chiaramente nel caso della successione degli Stati nei trattati. In quanto sovrano e quindi titolare di diritti e obblighi internazionali, lo Stato ha la capacità di sottoscrivere accordi128 con uno o più soggetti dell’ordinamento internazionale, al fine di regolare i rapporti intercorrenti tra queste entità129. Nel momento in cui, tuttavia, la sovranità dello Stato sia messa in dubbio130 si apre il dilemma su quale entità ricadano i diritti e gli obblighi contratti dall’entità statale cui sovranità è messa in crisi. La disciplina internazionale, per quanto non trovi una univoca prassi, palesa chiaramente il fenomeno della successione come principale “spia” delle modificazioni della sovranità e dell’evoluzione delle entità statali. Riguardo alla natura federale della RSFJ131 e alla disciplina interna riguardo la secessione consensuale delle Repubbliche che la componevano, non si prospettano problematiche di rilievo. Come analizzato in precedenza, infatti, la sovranità internazionale attiene alla
126

Per il QUADRI, i tre elementi sopraindicati sono “dati esteriori rispetto alla persona dello Stato, oggetti della sua attività [..] ne sono presupposti essenziali , nel senso che un ente di qualifica Stato in quando costituisce la suprema istanza rispetto ad una comunità territoriale”, op. cit., p. 425. In tale maniera viene considerato detentore della soggettività internazionale lo Stato-apparato, ovvero l!insieme degli individui costituenti l!organizzazione di potere che gestisce lo Stato, “l!autorità o il complesso delle autorità che detengono la summa potestas (sovranità) nel seno di ciascuna comunità, il gruppo di uomini che ivi esercita il potere politico” SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., p. 36.
127 128

Vedi Appendice, allegato 5.

“l'espressione "trattato" significa un accordo internazionale concluso in forma scritta fra Stati e disciplinato dal diritto internazionale, contenuto sia in un unico strumento sia in due o più strumenti connessi, e quale che sia la sua particolare denominazione” UNITED NATIONS, Convenzione sul Diritto dei Trattati (Vienna 1969), UN Treaty Series n° 1155, 22 maggio 1969, art. 2, par. 1, lettera “a”.
129

La dottrina afferma che i trattati producono effetti solamente tra le parti contraenti, salvo per le fattispecie determinate dalla prassi e codificate dalla Convenzione di Vienna 1969: “A treaty does not create either obligations or rights for a third State without its consent.” UNITED NATIONS, op. cit..
130

Per evenienze di carattere politico, quindi implicitamente giuridico, come il cambio della forma di Stato o di governo in seguito a rivoluzioni, guerre, etc. .
131

Vedi nota n°97.

66

sfera esclusiva dello Stato federale, e non dei singoli Stati federati, anche qualora le concessioni che il Governo centrale, in forza della prassi o di norme costituzionali interne 132, siano molto ampie. La prassi internazionale in maniera è assai strutturata e non presenta quindi particolari dubbi in materia. Possiamo quindi incanalare il processo di dissoluzione della RSFJ in una delle due fattispecie giuridiche precedentemente identificate: la secessione e lo smembramento. La Vienna Convention on Succession of States in Respect of Treaties133 del 1978 definisce “successione fra Stati” la sostituzione di uno Stato ad un altro nella responsabilità per le relazioni internazionali di un territorio 134 . Seguendo la dottrina delle Nazioni Unite in materia, possiamo definire quattro modalità secondo le quali una nuova entità statale possa venire a crearsi: • • • • Stato di nuova indipendenza, nato dal processo di decolonizzazione135; unione di due o più Stati in un unico, nuovo Stato; secessione: una parte del territorio dello Stato si separa, creando una nuova entità statale indipendente dalla prima, che tuttavia continua a vivere; smembramento: una o più parti del territorio dello Stato si separano, creando nuove entità statali e causando l’estinzione del precedente Stato. Ai fini della trattazione risultano di più immediato interesse i due ultimi casi. E’ infatti lecito porsi la domanda se l’indipendenza della Repubblica Federale di Serbia e Montenegro (precedentemente Repubblica Federale di Jugoslavia, rinominata in seguito alla modifica costituzionale del 2003) rientri nella fattispecie della secessione o dello smembramento. Come affermato dal Benedetti136 la dissoluzione della SRFJ si struttura come uno smembramento: da uno stato unitario (federale o meno non è una questione che, come abbiamo visto, attiene alla sfera del diritto internazionale), si sono separate più entità statali nuove, nessuna delle quali ha mantenuto continuità giuridica con il precedente, tale da poterci permettere di affermare la “morte” della RSFJ e la nascita

132

“anche quando in base alla Costituzione, l!unità territoriale gode di ampia autonomia (al punto che, ad esempio, partecipa direttamente - nei limi, ovviamente, segnati dalla Costituzione dello Stato - alle relazioni internazionali), i suoi atti sono, sempre e comunque, atti non propri ma dello Stato (cioè dell!unico soggetto internazionale) sotto ogni profilo, compreso quello della responsabilità internazionale.” SINAGRABARGIACCHI, op. cit., p.41.
133

UNITED NATIONS, Vienna Convention on Succession of States in respect of Treaties, in Trieates Series,, vol. 1946, 1996, p.3.
134

United Nations, Vienna Convention on Succession of States in Respect of Treaties, in Treaty Series, vol. 1946, Vienna, 1978.
135 136

In base all!art. XI della Carta di San Francisco.

BENEDETTI, Successione tra Stati ed appartenenza alle Nazioni Unite: il caso dell’ex Jugoslavia, in Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale, anno V, n°16, gennaio-aprile 2004, pp.80-90.

67

simultanea di cinque altre entità statali137 . Nonostante la RFJ avesse “rivendicato la continuità con l’ex Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia”138 , e non essendoci una prassi affermata in materia, fa fede il comportamento della comunità internazionale. Sebbene il riconoscimento non sia presupposto qualificante il soggetto internazionale, il non riconoscimento da parte delle Nazioni Unite alla successione della RFJ alla Carta di S. Francisco denota come non vi sia continuità tra la SRFJ e la RFJ, stante la piena e totale sovranità della nuova entità statuale139. Parimenti possiamo affermare per tutte gli Stati nati dalla dissoluzione della RSFJ: siamo di fronte ad un caso di smembramento, tanto più che nessuna delle altre Repubbliche si dichiarerà succedente la RSFJ per i trattati da essa sottoscritti. 3.3 La Costituzione della Repubblica Federale di Jugoslavia e le basi dell’indipendenza. Come sottolineato in precedenza, il Montenegro, che grazie alla RSFJ si trovava ad essere di nuovo un’entità politica unitaria e riconosciuta, per quanto all’interno di uno Stato federale, scelse nel 1992 di seguire la Serbia nella creazione della “terza Jugoslavia”: la Repubblica Federale di Jugoslavia (RFJ). In base a tale continuità politica la RFJ chiederà di succedere ai trattati stipulati dalla RSFJ (primo fra tutti la Carta ONU), vedendosi tuttavia negare tale diritto. La nascita della RFJ infatti prescinde dalla promulgazione di una nuova Costituzione, il 27 aprile 1992. É bene analizzare tale costituzione, al fine di comprendere il fondamento giuridico dell’indipendenza pacifica del Montenegro. La Repubblica Federale di Jugoslavia si struttura come un sistema ibrido tra federazione e confederazione. Essa è composta da due Stati membri: la Repubblica di Serbia e la Repubblica di Montenegro. Ciascuna Repubblica è qualificata come “sovrana” “per tutte le questioni che la Costituzione federale non assegna alla competenza della Repubblica Federale140”. In tal modo il legislatore federale scinde la sovranità ripartendola tra le due Repubbliche e la Federazione, palesando un avvicinamento alle teorie della “sovranità divisa”, che secondo gran parte della dottrina e in particolare del Nikoli!, il quale arriva addirittura ad affermare che essa è “dal punto di vista scientifico, inaccettabile141”. Grazie a questa concezione della sovranità, ogni Repubblica, attraverso la promulgazione di una propria Costituzione, era in grado di stabilire autonomamente la propria organizzazione di governo: le Repubbliche potevano altresì intrattenere relazioni internazionali in maniera

Tali nuovi Stati sono la Croazia, la Slovenia, la Bosnia Erzegovina, [...] nonché la Macedonia (FYROM - Former Yugoslav Republic of Macedonia [...] e la Repubblica Federale di Jugoslavia.
137 138 139 140 141

BENEDETTI, op. cit., p.3. Ibidem, pp. 9-19. NIKOLI!, op. cit., p.49. Ibidem, op. cit., p.49

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autonoma, costituire uffici di rappresentanza all’estero, diventare membri di organizzazioni internazionali, persino di porre il veto su alcune modifiche costituzionali. Il sistema elettorale federale prevedeva due Camere: • il Consiglio dei cittadini: eletto su base nazionale, almeno 30 deputati per ogni Repubblica, si utilizza il sistema del quoziente massimo (c.d. sistema d’Hondt 142), i deputati rimangono in carica quattro anni; • il Consiglio delle Repubbliche, composto da venti deputati per ogni Repubblica, i deputati selezionati in base alle elezioni per i Parlamenti delle rispettive Repubbliche, rimangono in carica quattro anni. In base a tale sistema (che impone vincoli numerici rispetto ai deputati di ciascuna Repubblica), i cittadini Montenegro, cui livello demografico è molto più basso rispetto alla Serbia, sono sovrarappresentati. Il Parlamento Federale elegge il Presidente della Repubblica Federale (ogni due anni) e il Primo Ministro. Ad una prima interpretazione della Costituzione notiamo come il Presidente della Repubblica abbia poteri estremamente limitati, paragonabili a quelli del nostro Capo di Stato. Il vertice politico della Federazione è invece il Primo Ministro. Tale organizzazione di governo rispecchia in parte l’ultima costituzione adottata dalla RSFJ: i centri di potere (formalmente prima della morte di Tito, ma realmente dal 1980 in poi) sono le Repubbliche federate, e non la Federazione. Il chiaro obiettivo elle élites politiche delle sei repubbliche era infatti quello di mantenere decentrato il potere, detenuto nelle mani dei partiti di governo, responsabili del processo di dissoluzione della RSFJ e dello scoppio delle guerre tra il 1991 ed il 1995. Tale flessibilità, tuttavia, lasciava ampio spazio ad una dialettica politica interna alle stesse repubbliche che, nel marasma generale dei Balcani occidentali del periodo, avrebbe potuto condurre verso uno scontro tra la Serbia ed il Montenegro che, in forza proprio della sopra citata flessibilità e del principio della “sovranità divisa”, avrebbero potuto trasformare la dialettica interna alla RFJ in conflitto. Sempre Nikoli!, in tempi non ancora sospetti, prevede tale scontro143, che avverrà di fatto dal 1997 in poi, anno della scissione del partito di governo

142

Metodo matematico per l!attribuzione dei seggi nei sistemi elettorali che utilizzano il metodo proporzionale. Vedi CARETTI-DE SIERVO, op. cit., cap.V.
143

NIKOLI", op. cit., p.50-52

69

montenegrino, Demokratska Partija Socijalista Crne Gore (DPS) 144 ad opera del suo leader Milo !ukanovi". La Costituzione del 1992 non prevedeva, tuttavia, la possibilità, per una delle due Repubbliche, di secedere unilateralmente, né attraverso il raggiungimento di un consenso politico, né tanto meno per mezzo di una consultazione popolare. Questa prerogativa, che caratterizzava la RSFJ non è invece contemplata nella “terza Jugoslavia”. Secondo l’impianto costituzionale del 1992 l’eventuale secessione del Montenegro dalla Federazione sarebbe del tutto incostituzionale. Come affermato in precedenza, questo non avrebbe rilevanza all’atto di una unilaterale dichiarazione di indipendenza montenegrina, qualora il governo del Montenegro dimostrasse di essere sovrano ed efficace. Tuttavia, per rimanere all’interno dei canoni costituzionali e per conservare quello che potremmo chiamare un principio del “costituzionalismo exjugoslavo”145 , l’indipendenza potrebbe avvenire solo tramite la modifica delle Costituzioni federale e montenegrina. Questa, infatti, fu la linea seguita dalle élites politiche serba e montenegrina. 3.4 Dalla scissione del DPS al referendum: Belgrade Agreements. Nel 1997 il DPS, al governo in Montenegro, subisce una dura spaccatura. L’esplicitazione, da parte del leader del partito Milo !ukanovi", della volontà di supportare la secessione del Montenegro dalla Serbia scatena una diatriba interna al partito stesso, che porterà alla scissione del DPS in due: da una parte i sostenitori della nuova politica indipendentista di !ukanovi", dall’altra i filoserbi filounionisti capeggiati da Predrag e Momir Bulatovi", che si distaccando dal DPS per creare un nuovo partito di opposizione: Socijalisti!ka Narodna Partija Crne Gore (SNP) 146. Siamo di fronte al primo caso in cui un politico montenegrino espone formalmente la possibilità di una secessione del Montenegro dalla federazione. Dobbiamo tenere in considerazione altresì il mutato panorama politico internazionale: la politica estera ed interna di Slobodan

144

“Democratic Party of Socialists succeeded Alliance of Communists of Montenegro. After “anti bureaucracy revolutions during first post-socialist elections it ran under the name Alliance of Communist and changed it in 1991 to Democratic Party of Socialists. [...] During the first Montenegrin transition 1990-1997 that party acted in coalition with Milo!evi"#s regime in Serbia. In 1997 just after successful Parliamentary elections internal disputes culminated and caused party to split into two almost equal parts. One which remained supported by Milo!evi" and advocated for stronger connections with serbia was represented by Momir Bulatovi". The other which lost Milo!evi"#s support and took a different “pro-independence” course was represented by Milo $ukanovi". [...] Momir Bulatovi" launched the breakaway Socialist People#s Party of Montenegro (SNP).” KOMAR, Political parties in Montenegro, in SAGAR, Political parties of the World, Londra, 2009, p.5.
145 146

NIKOLI!, op. cit., p.8.

“The pro-federation SNP (Socialist People#s Party of Montenegro), was launched in early 1998 by a breakaway faction of the Democratic Party of Socialists of Montenegro (DPS) led by Momir Bulatovi" [...]. The SNP drew on substantial pro-federation opinion to take second place in may 1998 Montenegrin Assembly elections [...]. The SNP maintained its pro-federation stance in the September 2000.” KOMAR, op. cit., p.11.

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Milo!evi" è sul punto di crollare. La stretta autoritaria ed il conflitto a bassa intensità con i musulmani albanesi in Kosovo minano le mire di Milo!evi", fortemente criticato sia dall’opposizione (in primis dal futuro premier Zoran #in$i") . La guerra contro la NATO del 1999 147 distrusse definitivamente la popolarità ed il potere personalistico di Milo!evi", che, in seguito alle rivolte del 5 ottobre 2000, venne allontanato da governo148. In seguito alla guerra del 91-95, infatti, la Federazione versava in una situazione economico-commerciale durissima, pesantemente influenzata dall’embargo 149 imposto alla RFJ dal Consiglio di Sicurezza, in applicazione del Capitolo VII della Carta ONU. Successivamente alla guerra contro la NATO, l’embargo venne addirittura implementato 150, mettendo in ginocchio l’economia serba. É in questo ambiente che si sviluppano le istanze separatiste montenegrine, evidentemente supportate da un crescente fardello politico internazionale dovuto all’unione con il regime di Belgrado. Il nuovo conflitto si sviluppò nel 1997, quando, come detto, l’élite politica montenegrina si spaccò in due tronconi ben distinti. “At this event the relationship between official Podgorica and Belgrade significantly changed for the worse.” afferma Olivera Komar151, arrivando a spiegare come Milo!evi" teorizzò una soluzione violenta della “questione montenegrina” (ovvero delle velleità indipendentiste del Montenegro), approfittando

147

Per un!accurata review politica e diplomatica sulla questione si veda LEKI", La mia guerra alla guerra, Milano, 2006.
148

É possibile consultare la cronologia dei fatti occorsi durante le rivolte dell!ottobre 2000 nel completo lavoro di BUJO#EVI"-RADOVANOVI", October 5, a 24-Hour Coup, Belgrado, 2001.
149

L!embargo, derivante dallo spagnolo embargare (sequestrare), consiste nel blocco unilaterale di scambi economici tra soggetti o gruppi di soggetti del diritto internazionale. Esso ricade nella fattispecie giuridica della ritorsione, ergo come misura di autotutela: “la ritorsione [...] si distingue dalla rappresaglia o contromisura in quanto non consiste in una violazione di norme internazionali ma in un comportamento soltanto inamichevole, come l!attenuazione o la rottura dei rapporti diplomatici [...], oppure l!attenuazione o la rottura della collaborazione economica e commerciale”. CONFORTI, op cit., pp.382-383. Nella prassi, sempre più spesso di ricorre all!embargo per far cessare violazioni di norme intenzionali. L'embargo posto in essere contro la Serbia, tuttavia, rientra nella più ristretta casistica delle misure indicate dall!art.41 della Carta ONU, ovvero rientra nel sistema di sicurezza collettiva delle Nazioni Unite: “The Security Council may decide what measures not involving the use of armed force are to be employed to give effect to its decisions, and it may call upon the Members of the United Nations to apply such measures. These may include complete or partial interruption of economic relations and of rail, sea, air, postal, telegraphic, radio, and other means of communication, and the severance of diplomatic relations.” UNITED NATIONS, op. cit., 1945, art.41. Sotto questa fattispecie sono da considerare gli embarghi riguardanti il Montenegro in quanto parte della RSFJ (UNSC, Resolution 713/1999, 25 settembre 1991), ed in quanto membro della RFJ (UNSC, Resolution 1169/1998, 31 marzo 1999) . Sulla materia vedi: MARCHISIO,La capacità globale dell!ONU per la pace, in Comunità Internazionale, Roma, 2005,pp.3-17; FORLATI PICCHIO-SICILIANOS, Les sanctions économiques en droit international, Leiden-Boston, 2004.
150

UNITED NATIONS SECURITY COUNCIL, Resolution 1244 (1999), in UN Docs, S/ RES/1244, 1999.
151

KOMAR, op. cit., p.2.

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della guerra in corso tra Serbia e Kosovo e quindi della generale mobilitazione militare del paese. Questo scontro non esplose mai, pur manifestandosi in conflitti a bassa intensità tra l’esercito federale (fedele a Milo!evi" e la polizia montenegrina sotto il controllo di #ukanovi"). La differente politica montenegrina (che si dimostrò abbastanza autonoma da Belgrado nella risoluzione violenta della questione kosovara), “Montenegro avoided most of the rigorous bombing conducted by NATO forces152 ”. La caduta di Milo!evi" fu quindi supportata dal Montenegro. Tuttavia i rapporti tra le due repubbliche costituenti la federazione erano ormai critici. Sotto la direzione dell’Unione Europea attraverso il suo alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza Javier Solana, si tennero negoziazioni tre le due entità, atte a garantire la continuazione del funzionamento della federazione. Il risultato di queste negoziazioni furono i “Proceding Points for the Restructuring of Relations Between Serbia and Montenegro” passati alla storia come “Belgrade Agreements”, siglati il 14 marzo 2002 153. La natura del documento è chiaramente interna all’ordinamento giuridico della RFJ: il paragrafo 1 richiama direttamente i soggetti interessati dall’accordo, tutti organi facenti parte dell’organizzazione di governo federale della RFJ. Il ruolo dell’alto rappresentante è da considerarsi quello di mediatore 154, ergo non vi sono diritti ad esso imputabili secondo il trattato. Il trattato impegna le parti contraenti a discutere in sede parlamentare circa un nuovo progetto di impianto costituzionale, atto a ristabilire i normali rapporti tra le due entità. Il contenuto di tale progetto costituzionale deve tenere conto degli “the elements of Serbian and Montenegrin statehood, stemming from the present-day factual situation and the historic rights of the two member states.155”. Inoltre il progetto deve garantire l’inserimento nella nuova costituzione di un procedimento costituzionalmente garantito per permettere la secessione di una delle due entità156. L’accordo inoltre fissa un limite temporale all’usufruizione di tale diritto, ovvero imponendo che tale procedimento non possa essere messo in atto prima di tre anni dalla promulgazione della costituzione basata sui Belgrade Agreements. La suddetta separazione, oltre a seguire il procedimento definito dall’accordo, si struttura altresì come una secessione157 : nel caso in cui sia il

152 153

KOMAR, op. cit., p.2.

Proceeding Points for the Restructuring of Relations Between Serbia and Montenegro, Belgrado, 14 marzo 2002. Vedi Appendice, annesso 6.
154

Nello specifico, il ruolo dell!alto rappresentante rientrerebbe nella fattispecie del buon ufficio, compreso dalla dottrina tra i mezzi pacifici diplomatici di risoluzione di controversie internazionali: “Nei buoni uffici un terzo (uno Stato, un autorevole cittadino di uno Stato terzo o un alto funzionario di un!Organizzazione internazionale) mette in contatto le parti controvertenti [...] allo scopo di facilitare l!inizio o la ripresa dei negoziati.”, SINAGRABARGIACCHI, op. cit., p.279. Proceeding Points for the Restructuring of Relations Between Serbia and Montenegro, Belgrado, 14 marzo 2002, par.2.
155 156 157

Ibidem, par.3. Ibidem, par.3.

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Montenegro a chieder per primo l’esercizio del diritto a separarsi, la Serbia sarà considerata succedente tutti i trattati in capo alla RFJ, ponendo il Montenegro in un regime di tabula rasa, in pieno accordo con la dottrina in materia di secessione Gli accordi proseguono con una accurata descrizione dell’ordinamento che il nuovo Stato di Serbia e Montenegro deve possedere. In breve, il Belgrade Agreements statuiscono la creazione dell’Unione di Serbia e Montenegro, che si realizzerà con nel 2003 con la promulgazione di una nuova costituzione. Tali accordi, di natura prettamente interna, mirano a regolare i rapporti incrinati tra gli organi dello Stato, sotto la mediazione della comunità internazionale. 3.5 Dai Belgrade Agreements all’indipendenza: due teorie. Nella nuova carta costituzionale promulgata nel 2003, il diritto a secedere l’Unione di Serbia e Montenegro è di nuovo riaffermato 158. La Costituzione del 2003 afferma che il Montenegro può secedere dall’Unione attraverso un procedimento cui inizio non può essere fissato prima del terzo anno dalla promulgazione della Costituzione. Il procedimento deve passare, inoltre, attraverso una consultazione popolare (referendum). Possiamo interpretare (insieme con il Wilde159 ) la Costituzione come regolante le modalità secondo le quali la secessione di uno dei due Stati avrebbe determinato i rapporti tra lo Stato secedente e l’altro. All’atto della separazione, infatti: • • • la legge sul referendum promulgata dallo stato secessore doveva tenere conto degli standard internazionali di democraticità 160; lo stato secessionista si impegnava a non dichiararsi legalmente successore dell’Unione 161; sia che l’indipendenza avvenga con una semplice dichiarazione, sia attraverso la consultazione referendaria, tutte le questioni imponibili saranno regolate secondo la prassi formatasi con lo smembramento della RSFJ162. Come già analizzato, la genesi politica della carta costituzionale del 2003, ed in particolare dell’art.60 della stessa, è rappresentata dalla sottoscrizione del Belgrade Agreements da parte delle parti in causa, ovvero la Repubblica di Montenegro e la Repubblica di Serbia. Data la natura della carta, tuttavia, si solleva un interessante questione riguardo, ancora una volta, la sovranità delle due Repubbliche opposta a quella
158

Constitutional Charter of the State Union of Serbia and Montenegro, 4 febbraio 2003, art.60. Vedi Appendice, annesso 7.
159

VU!INI", Lega l Aspects of the Exercise of the Right of People to Self-Determination in the Case of Montenegro, in AA. VV, Legal Aspects for Referendum in Montenegro in the Context of International Law and Practice, Podgorica, 2005
160 161 162

Ibidem, art. 60, par. 3. Ibidem, art. 60, par. 5. Ibidem, art. 60, par. 6.

73

dell’Unione. L’art.60, impone per via costituzionale obblighi e diritti che tuttavia sembrano, per la loro natura e per la presupposta sovranità sulla quale si basano, attribuibili unicamente ad un soggetto di diritto internazionale, non ad uno Stato federale ovvero ad un organo di uno Stato sovrano. Alcuni autori163 affermano che la natura giuridica degli accordi di Belgrado così come degli articoli della Costituzione riguardanti lo smembramento dell’Unione si basino sul diritto di autodeterminazione164 del popolo montenegrino, richiamandosi sia alla Carta ONU165, sia all’Atto finale di Helsinki del 1975 166. Secondo Vu!ini" il popolo montenegrino (inteso come entità sociale

163 164

VU!INI", op cit..

Il diritto all#autodeterminazione nasce da istanze prettamente politiche sorte intorno all#inizio del XX secolo e rappresentabili con l#enunciazione dei celeberrimi quattordici punti di WILSON, Joint session of the United States Congress, Washington, 8 gennaio 1 9 1 8 , ( t e s t o d i s p o n i b i l e p r e s s o h t t p : / / w w w. o u r d o c u m e n t s . g o v / d o c . p h p ? flash=true&doc=62). Successivamente tali concetti politici trovarono fondamento giuridico, esplicitamente come “il diritto di scegliere liberamente il proprio (del popolo, n.d.r.) status politico e di perseguire, altrettanto liberamente, il proprio modello di sviluppo economico, sociale e culturale”, SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit.. La Carta ONU richiama il diritto all’autodeterminazione nell’art.1 par.2: “The Purposes of the United Nations are: [...] the develop friendly relations among nations based on respect for the principle of equal rights and self-determination of peoples”. Nella struttura originale della Carta, il diritto all’autodeterminazione era riservato ai non self-governing territories e ai trust territories, intendendo i primi come le dominazioni coloniali ancora esistenti dopo la seconda guerra mondiale, e con i secondi i territori sotto amministrazione fiduciaria. tale impianto era funzionale al principio secondo il quale sarebbero dovuti cessare tutti i domini di stampo coloniale, cosa che effettivamente avvenne nel corso degli anni ’60. Tale principio dell’autodeterminazione, così come descritta sulla Carta, “venne stravolto dalla poderosa attività politica e normativa dell’AG che, a partire dagli anni cinquanta e allo scopo di attuare effettivamente (ed estensivamente) il principio di autodeterminazione, cominciò a riconoscere il diritto a tutti i popoli (senza riguardo, cioè, al regime giuridico applicato al territorio, non autonomo o di amministrazione fiduciaria) e con l’obiettivo di garantire a tutti l’indipendenza” SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit., pp. 97-98. In tal guisa, il diritto all’autodeterminazione, che trova fondamento ed esplicitazione in norme che lo legano indissolubilmente al concetto di territorio e dell’amministrazione politica dello stesso e delle popolazioni instauratevi, si trasforma in un diritto del popolo. Per approfondimenti vedi CONFORTI, Le Nazioni Unite, Padova, 2005; GUARINO, op. cit.. Riguardo al Final Act di Helsinki del 1975, esso contiene una accurata definizione del diritto autodeterminazione, così come inteso dai contraenti: “The participating States will respect the equal rights of peoples and their right to self-determination, acting at all times in conformity with the purposes and principles of the Charter of the United Nations and with the relevant norms of international law, including those relating to territorial integrity of States. By virtue of the principle of equal rights and self- determination of peoples, all peoples always have the right, in full freedom, to determine, when and as they wish, their internal and external political status, without external interference, and to pursue as they wish their political, economic, social and cultural development.”, CONFERENCE ON SECURITY AND CO-OPERATION IN EUROPE, Final Act, Helsinki, 1975, principle VIII, par.1 e 2.
165 166

UNITED NATIONS, Charter of the United Nations, 1945, da art. 11 ad art. 55.

CONFERENCE ON SECURITY AND CO-OPERATION IN EUROPE, Final Act, Helsinki, 1975, consultabile presso http://www.osce.org/documents/mcs/ 1975/08/4044_en.pdf. Esso si struttura come un accordo politico riguardante l’equilibrio delle forze in gioco nel periodo della “guerra fredda”.

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pluriculturale) 167 potrebbe, in forza del proprio costituirsi in una “collective political entity 168”, fondare la propria indipendenza dall’Unione in ottemperanza al diritto di autodeterminazione: “The right holder, i.e. people consists of the citizens of Montenegro regardless of their national or ethnic origin, religious or linguistic community, cultural tradition, i.e. all the individuals permanently residing at the territory of Montenegro, who enjoy the suffrage in line with Montenegrin legislation, whose existence is fore and utmost permanently linked to the territory of Montenegro and who thus have the exclusive right to decide on the political status and the destiny of own state.169”. In base a tale asserzione, chiamando in causa le carte internazionali sopra citate, Vu!ini" afferma altresì: “As international documents and practice undoubtedly confirm, selfdetermination is essentially and dominantly a territorial right, i.e. the decision on the status of certain territory is made by those who reside there - whether they want at own territory the sovereign authority (government), the authority they constitute themselves with own sovereign, free will or the authority established and exercised by somebody else.170”.

167

Per la definizione di popolo nel diritto internazionale si veda GIULIANO-SCOVAZZITREVES: “Il concetto di popolo, per quanto riconducibile ad una comunanza di razza, lingua, religione o tradizioni (fattori che necessariamente devono tutti concorrere) presso una collettività di individui, spesso risulta di ben difficile accertamento nei casi concreti Per di più il popolo può non coincidere con l!insieme degli abitanti dell!ente sociale denominato Stato, che è il soggetto tipico del diritto internazionale, Esistono, come la comune esperienza dimostra, Stati costituiti da più popoli (c.d Stati plurinazionali) e popoli che non hanno potuto, per i più vari motivi, costituirsi in uno Stato”, op. cit.. La dottrina in materia è univoca: il popolo, definito come sopra, rappresenta l!oggetto del diritto internazionale e non può quindi costituirsi come soggetto dello stesso. Si veda ARANGIO-RUIZ: “Destinatari dell!obbligo di rispetto dell!autodeterminazione sono i singoli membri delle Nazioni Unite (in base alla Carta ONU, per gli articoli circa l!autodeterminazione, n.d.r.) . Quando al diritto correlativo, non si tratta di un diritto spettante, sul piano internazionale, ai popoli indicati come titolari del diritto-libertà di “determinarsi”. Ciò potrebbe dirsi soltanto nell!ipotesi che i popoli fossero elevati a soggetti di diritto internazionale. Tale ipotesi non essendo situabile nell!ambito del diritto internazionale vigente (il quale continua ad esistere solo come regola di relazioni internazionali in senso stretto), i popoli possono essere considerati soltanto come i beneficiari (di fatto) delle disposizioni internazionali concernenti l!autodecisione. I popoli restano, in altri termini, sul piano internazionale, oggetto di situazioni di obbligo degli Stati. Titolari, sul piano internazionale, del diritto correlativo di tale obbligo sono gli altri Stati membri delle Nazioni Unite”, Autodeterminazione (diritto alla), in EGT, IV, Milano, 1988, p.1 ss.. Per ulteriori approfondimenti si veda altresì GUARINO, Palestina e Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in PICONE (a cura di), Interventi delle Nazioni Unite e diritto internazionale, Padova, 1995; PALMISANO, Nazioni Unite e autodeterminazione interna, Milano, 1997; BERNARDINI, Autodeterminazione e sovranità: un ragionamento critico, Teramo, 2000; VILLANI, Autodeterminazione dei popoli e tutela delle minoranze nel sistema delle Nazioni Unite, in COPPOLA-TROCCOLI (a cura di), Minoranze, laicità e fattore religioso, Bari, 1999.
168 169 170

VU"INI#, op. cit, p.16. Ibidem., p.17. Ibidem, op. cit., p.17.

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Si vede necessario quindi un confronto tra questa visione del diritto di autodeterminazione e la dottrina generale. Possiamo distinguere due tipi di autodeterminazione: • autodeterminazione esterna: intesa come il processo giuridico internazionale volto, dalla sottoscrizione della Carta delle Nazioni Unite in poi, a supportare la decolonizzazione171; • autodeterminazione interna: possibilità effettiva di avere un “accesso effettivo alle autorità pubbliche rivolto ad ottenere il suo (del popolo, n.d.r.) sviluppo politico, economico, sociale e culturale 172”. Nel caso del Montenegro, è da determinare se, stanti le disposizioni costituzionali e la reale organizzazione di potere della società montenegrina, all’espletamento dell’autodeterminazione interna debba necessariamente seguire l’indipendenza del Montenegro dall’Unione. In altre parole dobbiamo comprendere se il popolo montenegrino è realmente in grado di autodeterminarsi in via interna. Se infatti il Montenegro fosse rimasto all’interno dell’Unione, “the state of Serbia and Montenegro would also be obliged to ensure the realization of internal self-determination on the part of sub-Federal groups, such as minorities in Montenegro, and any inability on the part of the federal authorities to ensure this on the part of the Montenegrin authorities would be irrelevant in terms of the state’s duty to fulfill this obligation.173” In altre parole la Federazione, titolare della soggettività internazionale, è quindi obbligata, per le norme sopra citate, ad assicurare la piena determinazione di tutte le minoranze174 presenti, che siano esse sul suolo montenegrino o stanziate su qualunque altro territorio facente parte la
171

Tale diritto è basato sul poderoso lavoro dell!Assemblea Generale. Si vedano: UNITED NATIONS GENERAL ASSEMBLY, Resolution n°1514(1960), consultabile presso http://daccess-dds-ny.un.org/doc/RESOLUTION/GEN/NR0/152/88/IMG/NR015288.pdf? OpenElement; UNGA, Resolution n°2625, 1970, consultabile presso http://www.un.org/ documents/ga/res/25/ares25.htm e UNGA, Resolution n°3314, 1975, consultabile presso http://www.un.org/documents/ga/res/29/ares29.htm. Si veda altresì INTERNATIONAL COURT OF JUSTICE, Legal Consequences for Stats of the Continued Presence of South Africa in Namibia (South West Africa) notwithstanding Security Council Resolution 276(1970), in ICJ Reports, 1971 e anche INTERNATIONAL COURT OF JUSTICE,
172

SUPREME COURT OF CANADA, Reference re Secession of Quebec, in 2 S.C.R. 217, 1998 par.168.
173

WILDE, Self-determination in International Law and the Position of Montenegro, in in AA. VV, Legal Aspects for Referendum in Montenegro in the Context of International Law and Practice, Podgorica, 2005, pp.26-27.
174

La minoranza è “un gruppo numericamente inrefiore al resto della popolazione di uno Stato, in posizione non dominante, i cui membri, che hanno la cittadinanza dello Stato stesso, posseggano, del punto di vista etnico, ovvero religioso, ovvero linguistico, delle caratteristiche diverse dal resto della popolazione e manifestano - anche in modo implicito - un sentimento di solidarietà tendente a preservare la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria religione o la propria lingua” CAPOTORTI, Il regime delle minoranze nel sistema delle Nazioni Unite e secondo l!art.27 del Patto sui diritti civili e politici, in Rivista Internazionale dei Diritti dell!Uomo, 1992, p.23 ss. Vedi anche ZANGHÍ, Le minoranze. Storia semantica di una idea, in Rivista Internazionale dei Diritti dell!Uomo, 1992.

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Federazione. Tale asserzione implica altresì la responsabilità della Federazione, e non del Montenegro, qualora tali misure a favore dell’autodeterminazione non fossero implementate nella società. Nel caso in cui tale diritto risultasse non applicato, rimane tuttavia dubbia la modalità secondo la quale il Montenegro avrebbe potuto operare la secessione dalla Serbia. L’autodeterminazione dei popoli, infatti, implica la possibilità per il popolo di poter partecipare liberamente alla vita politica, concorrendo in maniera determinante al governo sul territorio ove il popolo sia stanziato. Tale diritto non implica necessariamente lo smembramento, ovvero la creazione di una nuova entità statale indipendente. Per quanto la “prassi” internazionale ci dimostri che nella maggior parte dei casi, nel momento in cui un popolo si appella al diritto di autodeterminazione, esso finirà per costituirsi in un nuovo soggetto del diritto internazionale, questo comportamento non rappresenta assolutamente la prassi, intesa come diritto consuetudinario. Sembrerebbe quindi errato interpretare la secessione del Montenegro come un caso di autodeterminazione interna, in quanto lo Stato federale montenegrino (per quanto le testimonianze raccolte sul campo affermino il contrario) soddisfa il diritto all’autodeterminazione interna del popolo. Nonostante le gravi crisi politiche susseguitesi dal 1997 in poi, nelle quali sostanzialmente il governo montenegrino ha preso sempre più le distanze da Belgrado, le disposizioni costituzionali assicurano al Montenegro un altissimo grado di autonomia, tale addirittura, come detto in precedenza, da mettere in dubbio la stessa soggettività internazionale dell’Unione175. É indubbio quindi il carattere estremamente autonomo della federazione che garantisce al popolo montenegrino, costituito in una unità territoriale ed amministrativa ben definita, tutti gli strumenti per lo sviluppo politico ed economico della società montenegrina. Addirittura, come affermato in precedenza, i sistemi elettorali e di rappresentanza delle repubbliche negli organi federali centrali favoriscono i cittadini del Montenegro, che si vedono così sovrarappresentati. Le gravi crisi politiche così come il gap economico creatosi tra Podgorica e Belgrado, così come lo scontro aperto tra i due leader Milo!evi" e #ukanovi" non rileva ai fini del diritto internazionale. É necessario, quindi, comprendere se il caso montenegrino può essere inserito nel contesto della fattispecie della autodeterminazione esterna. Come detto in precedenza, essa ha storicamente delle accezioni estremamente precise, legate dalla Carta ONU, al processo di decolonizzazione. Alcuni autori considerano però il diritto all’autodeterminazione in maniera più ampia, fino a definirlo come “the right of “external” as opposed to “internal” self-determination entitles a population grouping to

175

É il caso delle disposizioni costituzionali determinate dagli art.14, 15 e 17 (vedi Appendice, annesso 7). Buona parte dell’opinione pubblica montenegrina, così come alcuni dei soggetti intervistati afferma che la permanenza del Montenegro nell’Unione non avrebbe potuto permettere al popolo montenegrino la libera realizzazione politica ed economica, in forza del fatto che la Serbia, causa le passate tribolate relazioni internazionali, rappresentava un “peso” cui la fragile economia montenegrina e l’esiguo potere politico della repubblica non avrebbero potuto sopportare ancora per molto. Vedi Appendice, annessi 2, 3, 4.

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choose the external (i.e. international) status of their territory, whether forming part of, or enjoying some kind of free association with, another state (whether the state in which they are currently located, or another state), becoming an independent state, or some other political status176 ”. Tenendo conto di questa definizione, il Montenegro, godendo già di un particolare political status all’interno dell’Unione, ovvero essendo un organo della stessa Unione, atto a garantire al popolo montenegrino autonomia ed un certo grado di coinvolgimento nella vita internazionale 177, la Repubblica non sarebbe inseribile nella lista delle entità che potrebbero richiedere l’applicazione di tale diritto 178. La soluzione della questione risiede nell’interpretazione dello status internazionale della Serbia e del Montenegro all’atto della sottoscrizione dei Belgrade Agreements. La dissoluzione di uno stato federale, secondo Wilde, è assimilabile ad una delle categorie179 di autodeterminazione esterna derivate dall’interpretazione strictu sensu dello stesso diritto, in base alla Carta ONU: “The first possible post-colonial category of selfdetermination unit covers the constituent entities of a federal state when that state dissolves. Like the inclusion of internal self determination as a factor in international recognition policy, this category of external self-determination unit became prominent when it was adopted by the EC states in the context of the break-up of the SFRY180”. Per di più, lo stesso Wilde definisce il caso della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia come un esempio dell’applicazione di tale diritto. Nel 1991, riguardo della dissoluzione della Jugoslavia, i paesi dell’Unione Europea si allinearono all’opinione fornita dalla “Commissione Badinter” 181. Secondo questa interpretazione, le guerre del 1991-1995 determinarono lo smembramento della RSFJ, ergo la non continuità tra RSFJ e la neonata

176 177

WILDE, op. cit., p.27.

Basti pensare alla possibilità per entrambe le Repubbliche di stabilire relazioni internazionali basate sulla presunta “personality in international law” posseduta da ogni singola repubblica. Si vedano art. 14, 15 e 17 della Costituzione del 2003. Sull!argomento vedi altresì CONFORTI, op. cit.; SINAGRA-BARGIACCHI, op. cit.; MONACO, op. cit..
178

Si veda SUPREME COURT OF CANADA, Reference re Secession of Quebec, 2 SCR 217, 1998, che asserisce, dopo aver riconosciuto il gruppo francofono come popolo: “The Quebec people is not the victim of attacks on its physical existence or integrity, or a massive violation of its fundamental rights. The Quebec people is manifestly not [...] an oppressed people”. Analogamente può essere considerato il Montenegro. Vi è una seconda categoria ove l’autodeterminazione esterna potrebbe essere ammessa. É il caso di flagranti violazioni dell’autodeterminazione interna, ovvero nell’evenienza in cui il diritto all’autodeterminazione interna sia negato attraverso gross violations dei diritti umani. Tuttavia tale categoria non riceve un supporto sostanziale dalla dottrina. Vedi WILDE, op. cit., p.31. Il caso più celebre ove tale interpretazione venne sollevata fu quello del Quebec, respinto dalla Corte Suprema Canadese. Vedi SUPREME COURT OF CANADA, Reference re Secession of Quebec, 2 SCR 217, 1998.
179 180 181

WILDE, op. cit., p.30.

European Community Guidelines on the Recognition of New States in Eastern Europe and in the Soviet Union, 16 dicembre 1991, in EJIL, n° 72, 1991. Vedi anche PELLET, The Opinions of the Badinter Arbitration Committee. A Second Breath for the SelfDetermination of Peoples, in European Journal of International Law, 1992, pp 178 ss.

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RFJ, implicante il non riconoscimento della stessa da parte dell’Unione Europea, così come delle Nazioni Unite come succedente la Repubblica Socialista nei trattati da essa sottoscritti. Nello stesso caso, proprio in forza dell’affermato smembramento e seguendo l’opinione della Commissione, gli altri Stati creatisi da tale smembramento erano da riconoscersi tali, in applicazione del proprio diritto di autodeterminazione esterna dovuto alla dissoluzione della RSFJ, ovvero dell’ordinamento giuridico titolare della sovranità (evidentemente persa durante la guerra) che prima li conteneva. Secondo questa prassi, quindi, il Montenegro, così come le altre Repubbliche componenti la RSFJ, ebbe l’opportunità di godere del diritto di autodeterminazione nel 1991, all’atto della dissoluzione della Repubblica. Wilde asserisce che tale diritto non venne pienamente esercitato, essendo il Montenegro parte della RFJ, rivendicante diritti successori nei confronti della RFSJ. Per trovare soluzione alla domanda posta in precedenza è necessario precisare un ulteriore aspetto circa l’autodeterminazione esterna. Il diritto all’autodeterminazione si struttura come un diritto esigibile una sola volta da parte di un popolo, la cui entità legale che li contiene (ovvero il governo di tale territorio) debba essere distinto e distinguibile da altre entità. In altre parole se la popolazione locale interessata gode del diritto di modificare il proprio status esterno, deve necessariamente essere in possesso di una forma di personalità legale distinta, regolata dal diritto interno: “even when self-determination has not been realized in practical terms, the self-determination unit must already have some juridical significance because of the prospective effect it will have on the legitimacy of a state (if this status is chosen by the people in the unit)182” Questo determina altresì che i popoli che hanno il diritto di godere dell’autodeterminazione esterna godrebbero di soggettività internazionale, ovvero di un particolare caso in cui i popoli, inseriti in una entità territoriale definita, godrebbero della capacità ad agire in maniera efficace per il diritto internazionale, in forza di una limitazione alla sovranità dello Stato che li contiene. Secondo Crawford, infatti: “whereas self-determination status does not deprive the administering state of sovereignty, it does “substantially limit” this sovereignty183”. Possiamo ora proporre una risposta alla domanda se il caso montenegrino è assimilabile alla fattispecie giuridica dell’autodeterminazione esterna, e se l’indipendenza, ovvero la secessione dalla RFJ, fosse la soluzione più aderente all’espletamento di tale diritto. La popolazione del Montenegro votò per l’unione con la Serbia nel 1992. A prescindere dagli standard con cui tale referendum si è svolto, ovvero se sono stati seguiti i principi di

WILDE, op. cit., p.32. A prescindere dall’interpretazione di Crawford (nota 174), è evidente come per la dottrina generale sia necessario che l’entità che richieda l’autodeterminazione esterna debba appunto essere una unità legale distinta e distinguibile, al fine di localizzare tale diritto che, come analizzato in precedenza, viene inteso legato al territorio, ovvero all’amministrazione da parte dello Stato colonizzante (tali sono appunto le colonie così come definite dalla Carta ONU). Vedi note 114, 115.
182 183

CRAWFORD, Creation of States in International Law, Oxford, 1979, pp.363-364.

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libertà e democrazia nello svolgimento del referendum, esso è stato condotto per determinare se i cittadini della Serbia e del Montenegro volessero continuare a costituire uno stato federale (la RFJ) dichiaratamente successore della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. L’oggetto referendario, secondo Wilde, errato, ovvero illegale in quanto contrario all’interpretazione del diritto internazionale che vuole la dissoluzione della RSFJ come uno smembramento, e quindi come la “morte” giuridica di tale soggetto della comunità internazionale e la creazione di nuovi soggetti dalle sue spoglie. In altre parole il referendum “was conducted in the broader context of Serbia and Montenegro constituting the continuance of the old (albeit renamed) SRFY, something at odds with the position in international law. The results was, this, a vote in favor of something remaining part of an existing state - legally impossible.184” Per questo motivo Wilde afferma che il diritto all’autodeterminazione del popolo montenegrino non si è consumato, essendo il referendum illegale. Ciò comporta un “congelamento” di tale diritto, espressosi successivamente, nello specifico durante il referendum del 2006. Il diritto all’autodeterminazione del popolo montenegrino quindi sarebbe alla base legale dell’indipendenza. Sempre Wilde: “Equally, a vote conducted on the basis of the continuance of the SFRY presupposed that Montenegro did not have a right to external self-determination based on the dissolution of the SFRY185” In altre parole l’unica opzione referendaria che avrebbe permesso eventualmente la “spesa” del diritto di autodeterminazione nel 1992 sarebbe stata la scelta per l’indipendenza. Quand’anche questa opzione referendaria fosse risultata maggioritaria, sarebbe sorto il problema della sostanza dell’oggetto referendario, per l’appunto non di competenza della base elettorale serbo-montenegrina. In forza di ciò, Wilde afferma che “it can be argued that Montenegro remains a self-determination unit on the grounds of the 1991 dissolution of the SFRY, its population not having yet validly expressed their view as to exercise of their particular right to external self-determination on this basis186”. La base giuridica sulla quale quindi si fonderebbe il diritto del Montenegro ad autodeterminarsi sarebbe quindi la medesima riguardante la dissoluzione del 1991. Essendo il referendum, per i motivi or ora analizzati, legalmente impossibile, esso non rappresenta una valida esplicitazione della volontà del popolo montenegrino riguardo la propria determinazione esterna. I Belgrade Agreements, ovvero gli accordi politici sui quali si basano le modifiche costituzionali del 2003, sarebbero da considerarsi “as not merely an internal document between two constituent entities within a state; it can also be seen as an international agreement between two self-determination units [...]. Equally, its (dei Belgrade Agreements, n.d.r.) allowing for a self-determination referendum can be understood as a

184 185 186

WILDE, op. cit., p.35. Ibidem, op. cit., p.35. Ibidem, p.35.

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means through which the population of Montenegro can validly exercise their right in this regard.187”. In sostanza, secondo l’interpretazione di Wilde, l’indipendenza del Montenegro sarebbe il risultato dell’autodeterminazione esterna del popolo montenegrino, cui ha diritti in forza del fatto che la comunità internazionale ha chiaramente interpretato la dissoluzione dell’ex Jugoslavia come uno smembramento. Di conseguenza, all’atto di dover autodeterminarsi, il Montenegro ha scelto di far parte di un’unione federale comprendente anche la Serbia, attuata attraverso riforme costituzionali atte ad affermarne la continuità con la RSFJ. Nonostante tali misure di giurisprudenza interna, sembra chiaro che il caso della RSFJ è assimilabile alla fattispecie dello smembramento. Pertanto, lo status internazionale della Serbia e del Montenegro (intese come entità politiche separate all’interno della federazione, ovvero come unità di autodeterminazione), per quanto la loro sovranità non sia oggetto di discussione seppure mancasse il riconoscimento dello Stato da parte di molti membri della comunità internazionale, non palesavano un chiaro status internazionale, a causa della continua pretesa di essere successori della RSFJ. Con la caduta di Milo!evi" le velleità successorie caddero, chiarificando lo status della federazione. Tuttavia il diritto all’autodeterminazione esterna non sarebbe ancora stato consumato: il referendum del 1991, riferendosi ad una fattispecie giuridica impropria per l’autodeterminazione esterna, risulterebbe legalmente impossibile. Tale diritto, riconosciuto al Montenegro nel 2002 con i Belgrade Agreements e rafforzato dalla modifica costituzionale del 2003, sarebbe effettivamente esercitato nel 2006, ancora sulla base dello smembramento della Repubblica Socialiste Federale di Jugoslavia. Tale teoria, per quanto interessante, è tuttavia da scartare. Il diritto all’autodeterminazione non è da utilizzarsi ai fini della comprensione del caso di indipendenza montenegrino. Secondo la dottrina, infatti, sembra più consono, interpretare il diritto all’autodeterminazione in maniera restrittiva, ovvero aderente ai casi esplicitati dalla Carta ONU e dai documenti ivi citati. In tale maniera, il diritto all’autodeterminazione del popolo montenegrino sarebbe stato esercitato nel momento stesso in cui il popolo, attraverso la consultazione referendaria del 1992, ha dichiarato la propria volontà di entrare a far parte di uno Stato federale con la Serbia. Non rileva la natura del referendum, così come la maniera in cui il quesito referendario sia stato posto188. Il momentum giuridico nel quale il diritto all’autodeterminazione del popolo montenegrino venne esercitato è rappresentato dal referendum del 1992. Non è altresì plausibile asserire che il popolo montenegrino vertesse in una situazione subordinata tale da giustificare

187 188

Ibidem, p.36.

Analogamente, non rileva per il diritto internazionale, ma maniera in cui il popolo si è autodeterminato, per via referendaria o altre. Si veda: PICONE, La guerra contro l!Iraq e le degenerazioni dell!unilaterlalismo, in Rivista di Diritto Internazionale, 2003; CONFORTI, Le Nazioni Unite,

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l’autodeterminazione interna189. Nonostante le evidenti differenze in termini di benessere e di peso politico delle due Repubbliche, dovute essenzialmente alla discrepanza demografica, economica e politica preesistente, il sistema costituzionale della RFJ risulta tuttavia in grado di preservare i diritti del popolo montenegrino ad amministrarsi nei confini della Repubblica del Montenegro190. Come analizzato in precedenza, possiamo affermare che l’indipendenza del Montenegro si strutturi come un chiaro caso di secessione. É possibile affermare ciò in forza dell’accordo fra le due entità federali che passa sotto il nome di Belgrade Agreements. Tale atto, ampiamente analizzato in precedenza, fornisce la chiara soluzione della questione. Al par.3 Provision on Reconsideration, i contraenti si impegnano a che “if Montenegro withdraws from the state union, international documents related to the FRY, the UN Security Council Resolution 1244 in particular, shall relate and fully apply on Serbia as its successor”. 191”. Secondo tale accordo, quindi, il successore legale della RFJ, qualora fosse il Montenegro a separarsi (in forza dello stesso atto), rimane la Repubblica di Serbia. Questo caso rientra perfettamente nella fattispecie giuridica della secessione. Bisogna quindi riconsiderare la natura dei Belgrade Agreement alla luce della nuova interpretazione, rispetto a quella fornitaci da Wilde. Essi sono un atto interno della RFJ, secondo il quale due entità federali si accordano politicamente circa una serie di modifiche costituzionali da implementare nell’ordinamento di ciascuna repubblica. Tale atto, tuttavia, risulta avere un estremo valore non solo per il diritto interno montenegrino, ma anche per l’ordinamento internazionale, essendo, di fatto, l’unica fonte sulla base della quale la secessione del Montenegro si fondi su un principio giuridicamente accettabile. La natura dell’accordo è molto simile, per i contenuti dello stesso, ad un accordo di tipo confederativo192: le parti contraenti, ovvero la Repubblica di Montenegro e la Repubblica di Serbia si comportano come Stati sovrani, nel determinare la futura organizzazione della nascente Unione di Serbia e Montenegro. Tuttavia, come ampiamente trattato in questa tesi, è da scartare l’ipotesi della natura internazionalista dell’accordo: la capacità di contrarre obblighi e di esercitare diritti all’interno dell’ordinamento internazionale non è presupposto sufficiente a che si possa identificare

189 190

Vedi note 162, 169, 170.

Vedi Constitutional Charter of the State Union of Serbia and Montenegro, art. 14, 15, 17. Vedi Appendice
191 192

Belgrade Agreement

Si veda MONACO: “a differenza dello Stato federale, che è un!unione di diritto interno, (la confederazione, n.d.r.) è un!unione di diritto internazionale, costituita cioè in base a norme di diritto internazionale, poste da un trattato o patto federale, il quale costituisce il fondamento dell!unione. [...] il patto federale crea un complesso di organi comuni, la cui attività deve essere riferita alla confederazione come persone distinta dagli Stati membri”, MONACO, op. cit, p.295. Si veda anche, p.344 ss.

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un soggetto di diritto internazionale193. Nessuna delle due Repubbliche ivi considerate presenta i requisiti pre-giuridici tali da poter riconoscere la soggettività internazionale dei contraenti. Tuttavia è chiaro come la crisi politica in atto nel paese tra il 1997 ed il 2003 abbia determinato una spaccatura tra le due repubbliche, con, di conseguenza, un aumento piuttosto elevato del grado di effettività dei governi federali a discapito del governo centrale serbo-montenegrino. Nonostante tale crisi sia stata piuttosto violenta e sicuramente causa della modifica costituzionale del 2003, essa non rileva ai fini del diritto internazionale, per il quale la soggettività rimane in capo alla Federazione. Le Repubbliche rimangono organi dello Stato, che tuttavia, per la loro stessa natura, possono essere base per la determinazione di un popolo194. Il nuovo assetto costituzionale derivato dall’accordo politico tra i due organi della RFJ modifica profondamente il significato politico della stessa. Nonostante tale modificazione la soggettività internazionale è indubbiamente, saldamente in capo all’organo di governo centrale posto a Belgrado. La rilevanza internazionale dell’accordo risiede nel contenuto dello stesso, non nella presunta soggettività internazionale dei contraenti. I Belgrade Agreements, infatti, rappresentano l’unica fonte di diritto per la quale l’indipendenza del Montenegro possa essere riconosciuta dal diritto internazionale come legittima. É l’atto interno all’ordinamento federale che giustifica la possibilità del Montenegro di costituirsi come Stato autonomo, e non l’autodeterminazione esterna del popolo montenegrino. Come afferma il Monaco: “mentre gli Stati e gli enti simili ad essi assumono la qualifica di persone giuridiche internazionali per dati caratteri della loro struttura sociale, le unioni possono diventare persone soltanto in virtù dei caratteri formali del loro ordinamento. Bisogna quindi far capo all’atto istitutivo dell’unione, cioè all’accordo mediante il quale gli Stati hanno dato vita alla cooperazione che nell’unione stessa si realizza. E nell’atto istitutivo si potrà rinvenire una norma espressa che attribuisca all’unione diritti, poteri od obblighi nell’ordinamento internazionale, oppure, quando l’atto istitutivo non disponga, si dovrà vedere se in concreto l’ente possiede capacità internazionale, essendo destinatario diretto di norme giuridiche internazionali”. Per analogia con l’interpretazione del Monaco, possiamo affermare che, all’atto della sottoscrizione dei Belgrade Agreements, lo status giuridico della RFJ non è più quello proprio della federazione, ma neppure è da considerarsi proprio della confederazione. In altre parole possiamo parlare di una “federazione allargata” se consideriamo il grado di autonomia necessario a che l’atto interno degli Accordi di Belgrado sia effettivo. Per converso, in forza della crescente effettività dei due governi locali, possiamo parlare altresì di una “confederazione restrittiva” basandoci, appunto, sulla volontà delle Repubbliche detentrici dell’effettività, di rientrare nei ranghi federali in maniera volontaria, ovvero devolvendo volontariamente parte della loro sovranità. Tale status

193 194

Vedi nota 100. Vedi note 154, 157, 161.

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giuridico, tuttavia, persiste solamente all’atto della sottoscrizione degli accordi. Dal momento della loro entrata in vigore, infatti, per il contenuto stesso degli accordi, tale “dualità” si risolve.

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CONCLUSIONI “Sei coraggioso se riesci a difenderti dagli altri; sei un uomo se riesci a difendere gli altri da te stesso.” Marko Milijanov Popovi! (1833 - 1901) duca, senatore, guerriero, poeta, filosofo, pastore, fuorilegge montenegrino. Introduzione. Come affermato nell’introduzione, questa trattazione è composta da due parti, una compilativa, cui scopo è l’analisi del sistema sociale e giuridico vigente in Montenegro. La seconda parte rappresenta una ricerca frutto di osservazioni effettuate in Montenegro tra il 2004 ed il 2009, ma in maniera più metodica nel gennaio 2010. Gli obiettivi della suddetta inchiesta sono: • comprendere a quale livello la struttura della società tradizionale montenegrina fosse ancora oggi riscontrabile, in maniera particolare negli atteggiamenti politici; • • • determinare qual è il peso della struttura segmentaria nel processo di indipendenza montenegrino; identificare quali fenomeni (specialmente di carattere giuridico) sono scaturiti dall’influenza della società tradizionale; determinare qual è il luogo sociale della detenzione del potere nella società montenegrina odierna. Scrive Lienhardt: ”Gli antropologi sociali [...] sono i primi ad ammettere che non è facile eliminare tutte le idiosincrasie, personali e sociali, quando un essere umano scrive di altri esseri umani.195” L’intelligenza e la caparbietà di tale asserzione la rende comune a tutti gli ambiti ove si voglia parlare di “uomo”, non solo l’antropologia, ma anche il diritto. Come spesso avviene, le tesi elaborate a tavolino, scontrandosi con la realtà dei fenomeni catartica. Analizzeremo, quindi, punto per punto risultati di tali ricerche, collegandoli in maniera tale da seguire il più possibile l’impianto primordiale della ricerca, che quindi ci servirà unicamente da fil rouge attraverso il materiale raccolto sul campo. La società tradizionale e l’organizzazione di governo montenegrina: il leader e la mafia come fenomeni della società. Ad un primo impatto con la società montenegrina odierna, risulta estremamente complesso ritrovare gli elementi dei quali è oggetto il primo capito della trattazione. Il che si vanno ad analizzare (i.e. con l’ ”uomo”), subiscono una pesante modificazione. A questa ricerca non è stato risparmiato, ovviamente, tale esperienza

195

LIENHARDT, Antropologia sociale, Londra, 1964, p.172.

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recente sviluppo economico, dettato dall’apertura del Montenegro ai mercati stranieri196 e allo spregiudicato fenomeno degli investimenti stranieri (in primis italiani, russi e britannici197) ha determinato un veloce quanto superficiale sviluppo economico. Ciò è dovuto sostanzialmente a due cause fondamentali: il ruolo di forte modificatore della società che ha giocato la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia da una parte e il conseguente cambiamento del sistema valoriale montenegrino. Boehm riesce, ancora nel 1960, ad operare una ricerca sulla società tradizionale montenegrina piuttosto genuina, in forza del fatto che il territorio osservato fosse abbastanza lontano dai centri di potere reale del tempo198. Tuttavia la società socialista si sostituisce al sistema di gestione del potere tradizionale. Be!i" ci spiega come la “Realsocialist society represented a politically monolithic creation based on a rigid ideological pattern, which relied for its contents on social demagogy about the social supremacy of the working class - with and egalitarian idea in its essence199 ”. Nonostante tale costruzione sociale fosse creata demagogicamente dal governo comunista (ovvero costruita), essa venne accettata per due ragioni fondamentali: • • i caratteri del socialismo reale jugoslavo si adattano perfettamente al carattere comunitario ed egualitario della società montenegrina tradizionale; il ruolo autoritario e carismatico di Tito, ovvero del leader. La società tradizionale montenegrina si caratterizza, oltre che per il senso comunitario e solidale tipico delle società segmentarie, anche per un proprio, altissimo sentimento egualitario, atto a porre tutti gli uomini, in particolare i maschi adulti, su un piano di uguaglianza basato sulla comune funzione difensiva che gli stessi avevano nei confronti della comunità (sia clanica che familiare). Le fortissime mitologie riguardanti la famiglia, le origini e l’appartenenza al clan sono sopravvissute fino ad oggi, trasportando con loro parte del background culturale tradizionale. Nell’intervista n°3, l’intervistato dimostra di conoscere a pieno la sua appartenenza clanica e tribale, così come è pienamente consapevole dei suoi doveri all’interno della stessa (nello specifico la contribuzione lavorativa o monetaria alla costruzione di opere pubbliche per il bene comune del clan). Questo atteggiamento non può prescinde da una consapevolezza della propria appartenenza clanica, il che porta alla trasmissione tra le generazioni anche di altri caratteri tipici della società tradizionale, su tutti l’egualitarismo. La retorica socialista ben si confà a contenere l’egualitarismo montenegrino, inserendolo nella sua nuova struttura
196

Come teorizzato dallo stesso premier montenegrino !ukanovi" già nel 1998. Si veda a tal proposito !UKANOVI#, Strategic initiatives of the Federal Republic od Yugoslavia, Fundamental for a New Beginning, Podgorica, aprile 1998.
197

Sull$argomento si veda BalkanInsight, www.balkaninsight.com nella sezione BusinessInsight.
198 199

BOEHM, op. cit., The Preface, p. I.

BE%I#, Nationalism versus Civic Option in Montenegro, in VUJADINOVI!, VELJAK, GOATI, PAVI!EVI!, Between Authotitarianism and Democracy, Serbia, Montenegro, Croatia, Vol II Civil Society and Political Culture, Belgrado, 2005, pp. 217 ss.

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sociale e utilizzandolo come perno per scardinare gli altri caratteri della società montenegrina tradizionale che invece collidano con il socialismo. Sempre nella società tradizionale possiamo vedere come, soprattutto tra il XVIII ed il XIX secolo, il ruolo del leader, inteso come il vertice politico della società tradizionale, vada pian piano aumentando il suo potere, in base sia a contingenze storiche, sia alla capacità di alcuni particolare vladika. Viene così a cristallizzarsi un altro topos della società montenegrina tradizionale, ovvero il fondamentale ruolo del leader. Sia Nikola I, ma soprattutto Josip Broz Tito godranno di una legittimazione ed un’autorità senza paragoni nel resto dei Balcani. In forza di questa caratteristica della società montenegrina, il regime socialista e la personalità di Tito saranno osannate dal popolo montenegrino, il quale stabilirà un rapporto fatuo di amore reciproco con il leader 200. Sempre nell’intervista n°3, l’intervistato afferma che tale “culto della personalità” si manifestava nel più ampio consenso al regime socialista di tutta la ex-Jugoslavia. “Our nationality is communist-internationalist201” affermava la leadership politica montenegrina del tempo, palesando la mancanza di un sentimento nazionale forte, a differenza della altre repubbliche, ed una più complessa compenetrazione del socialismo nel tessuto della società. Possiamo accettare tali affermazioni come vere solo in considerazione di alcuni altre caratteristiche della società tradizionale permeate attraverso il “filtro” socialista. Prima fra tutte l’identità individuale è ancora frutto dell’appartenenza ad un determinato brastvo: ciò ci permette di comprendere come l’appoggio al regime socialista sia puramente formale e funzionale allo sviluppo economico del paese, e non una vera e propria aderenza ideologica della maggior parte del popolo montenegrino. Essendo l’identità individuale ancora appannaggio dell’unità segmentaria del brastvo, sorge spontanea la domanda circa l’andamento parallelo dell’identità individuale con l’identità politica, ovvero tra la consapevolezza di essere parte di un gruppo sociale strutturato e l’espressione della volontà politica del singolo (i.e. il voto). In parole povere è lecito chiedersi fino a che punto l’appartenenza ad un clan influenzi l’agire politico degli individui e se è possibile determinare degli schemi. La risposta viene ancora una volta analizzando l’intervista n°3: durante il referendum sull’indipendenza, la campagna elettorale dei due blocchi seguì dinamiche prettamente “montenegrine”, ovvero dal centro politico si diramavano capillarmente i membri dei partiti, che portavano il messaggio politico direttamente presso le pleme e i brastvo di appartenenza. Il successo di questo metodo in realtà è legato al principio, tuttora piuttosto forte, secondo il quale la zadruga tutta si allinea al voto del capofamiglia, il quale è influenzato dal voto degli altri doma!in del brastvo, in un’ottica di conservazione del benessere e di solidarietà retaggio tipico della società segmentaria. Tuttavia, come afferma lo stesso intervistato n°3, tale sistema si
200 201

Appendice, annesso 3.

Motto del Partito Comunista Montenegrino, insieme con “class above nations”. RASTODER, op. cit., p.259.

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sta perdendo, a favore del principio individualista moderno nella scelta politica, dovuto sostanzialmente alla democratizzazione dell’ordinamento giuridico montenegrino e dell’europeizzazione dei partiti montenegrini202. Il processo di europeizzazione dei partiti è piuttosto lento e ancora marginale. Non di meno esso sta ricevendo forti spinte a che sia implementato un sistema partitico più europeo, ovvero legato ad ideologie e programmi di partito precisi203, piuttosto che a retoriche politiche retrograde, come ad esempio il nazionalismo (sia serbo che montenegrino). Komar e Vujovi! spiegano questo processo in maniera molto analitica e completa204 . I partiti montenegrini, nella produzione dei loro programmi, seguono dinamiche sociali prettamente interne, legate a retoriche politiche fondate sui nazionalismi, sulla protezione di interessi sociali forti (chiesa ortodossa su tutti), ma soprattutto sulla percezione identitaria etnica degli individui. Avremo quindi il partito filo-montenegrino (DPS), il partito filo-serbo (SNP, SPS), il partito filo-albanese (Albanska alternativa) e così via205. Le pressioni della comunità internazionale, in primis dell’Unione Europea alla democratizzazione della società montenegrina sono rivolti in prima istanza verso i partiti. L’accessione all’Unione Europea è divenuto ormai un principio ed un obiettivo comune alla maggior parte dei partiti montenegrini, che vedono nell’entrata nell’Unione una enorme opportunità economica. Come sappiamo, dalla firma del Trattato di Nizza in poi, la cooperazione europea sta tentando di implementare anche la cooperazione politica, alla quale, evidentemente, il Montenegro non è pronto. Komar e Vujovi! affermano a questo proposito: “Although the process of integration is at the very beginning, bearing in mind the period of time the has passed since the referendum (all other issues except the status of Montenegro as a state remained in the background until this issue was resolved), changes are happening rapidly, and one could argue that process of Europeanization of the party system might be faster in new EU accession countries.206”. Il topos partitico montenegrino potrebbe essere quindi delineato così: forte unità interna determinata da comuni sentimenti di appartenenza evidentemente più coesivi rispetto all’ideologia (i.e. appartenenza clanica, sentimento nazionale...), cui a capo vi è un leader, master of puppets della politica di partito. Possiamo ora argomentare circa il peso della società tradizionale nel processo di indipendenza.
202 203

KOMAR-VUJOVI!, op.cit..

L"unico partito montenegrino membro di partiti internazionali è il Socijaldemokratska Partija Crne Gore - SDP, membro dell"Internazionale Socialista e applicante presso il Partito Socialista Europeo. KOMAR, op. cit..
204 205

Ibidem.

Per una completa analisi dei partiti montenegrini si veda KOMAR, Political Parties in Montenegro, in SAGAR, Political parties of the world, Londra, 2009.
206

KOMAR-VUJOVI!, op. cit., 2007, p.51.

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Data la struttura di partito come sopra, sembra evidente come l’obiettivo dell’indipendenza possa derivare, più che da un reale sentimento nazionale207 dal vertice politico. In altre parole sembra logico, in forza del debole sentimento nazionale e della mancanza di coesione interna rispetto a problematiche politiche nazionali, che la spinta indipendentista sia frutto di un progetto politico più che di un reale bisogno della società montenegrina. Tale è in fatti la genesi del processo politico di indipendenza del Montenegro: nel 1997 una spaccatura interna al partito di governo 208, impone alla società due linee programmatiche, una pro-indipendenza, l’altra filoserba209. Sarebbe interessante comprendere le motivazione per le quali v’è stato un deciso strattone politico ed un così deciso cambiamento del comportamento del leader politico del tempo, !ukanovi", fino a quel momento convito assertore della politica di Milo#evi" e uno dei suoi più fidati alleati. In attesa di una indagine storiografica soddisfacente, possiamo tuttavia trarre alcune conclusioni dai fatti oggetto di trattazione di questa tesi. L’organizzazione del potere nella società montenegrina tradizionale accentra l’effettività nelle mani del leader (il vladika), che, sfruttando le congiunture storiche, riesce ad istituzionalizzare il suo potere in una forma di governo di tipo monarchico (tale è l’esempio di Danilo I). L’inserimento nel sistema monarchico di elementi amministrativi di tipo occidentale atti a rimodernare l’impianto statale (durante il regno di Nikola I), non modifica sostanzialmente la base sociale dello Stato, ancora saldamente segmentaria fino a tutta la prima guerra mondiale. Su tale base si sovrappose poi il Regno di Serbi, Croati e Sloveni, che incorpora lo Stato montenegrino, ma non la sua società. É con la venuta del regime socialista che i caratteri sociali montenegrini cambiano nella maniera più brusca. Come abbiamo potuto notare, tuttavia, molti aspetti permangono tutt’oggi come costituenti l’identità individuale dei cittadini montenegrini. Possiamo affermare che l’identità nazionale montenegrina non rispecchia la base etnografica dello Stato, ma piuttosto si conforma come una entità meta-etnica, ovvero una costruzione storica, dovuta
207

Sul sentimento nazionale montenegrino è possibile oggi trovare una profusione di testi asserenti la reale consapevolezza della popolazione montenegrina di appartenere ad una nazione fondata sul modello storico dei nazionalismi piemontese e tedesco del XIX secolo. Tuttavia ho avuto modo di notare come tale letteratura manieristica trovasse scarsa aderenza alla realtà, ove il sentimento di appartenenza rimane prerogativa locale, ovvero legata all!appartenenza di un singolo ad una determinata pleme, ad un determinato brastvo e che, a livello di unità segmentaria, vi sia una successiva identificazione nazionalistica. In altre parole il sentimento nazionale sarebbe una componente dell!appartenenza ad un clan, il quale si rispecchia nella nazionalità montenegrina, piuttosto che in quella serba.
208

L!unica rivoluzione politica nella storia del Montenegro, se escludiamo quelle derivabili da contingenze internazionali o interne alla ex-Jugoslavia. Inoltre, tale rivoluzione è partita dall!alto, ovvero dagli stessi vertici politici coinvolti nella crisi e non dall!elettorato.
209

La prima esplicitazione di un sentimento indipendentista deriva dal movimento del 1989 denominato Democratic Alternative. Da esso nacque il partito liberale montenegrino LSCG nel 1990, “the first political party to anchor the European principles of liberalism and pronounces demand for the maintenance of Montenegro!s cultural and historical tradition that was soon to turn into the advocacy of Montenegro!s state sovereignity”, RASTODER, op. cit., p.262.

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ai processi e agli avvenimenti cui le popolazioni installate in Montenegro sono state protagoniste. In quest’ottica, riusciamo a comprendere i tentativi ti Milo!evi" di costruire uno zoccolo duro nazionalistico serbo in Montenegro prima e durante le guerre del 91-95 210. Ad ulteriore dimostrazione di questo valore meta-etnico della nazionalità possiamo riportare la repentina modificazione delle percentuali di montenegrini e serbi nella Repubblica211 . Il motivo fondamentale di tali modificazioni, infatti, risiede nelle mutate situazioni politiche, nella propaganda, nel pericolo reale dello scoppio di una guerra tra Montenegro e Serbia sul modello di quella serbo-croata e serbo-bosniaca, evidenziando il carattere “flessibile” del sentimento nazionale, opposto alla rocciosa identità collettiva montenegrina. In questo scenario, paragonabile a quello del Vecchio Montenegro dei vladika sotto i colpi dell’Impero Ottomano, i cittadini del Montenegro, sottoposti al pesante “filtro etnico” del “socialismo reale jugoslavo”, hanno riscoperto i caratteri propri della società tradizionale, mai sopiti del tutto. Essi non si palesano nel neo-nazionalismo montenegrino, piuttosto nel comportamento reale dei membri della società montenegrina, ovvero delle zadruge, dei brastvo, delle pleme. Tra gli elementi segmentari della società montenegrina riemersi 212 , uno su tutti si impone a livello politico: il ruolo del leader. L’impianto costituzionale democratico su stampo occidentale che il Montenegro si da per la prima volta dopo il quarantennio socialista, rappresenta la prima esperienza democratica del Montenegro. Non vi sono altri esempi nella storia del Montenegro ove l’individuo, inteso come il propugnatore di interessi personali e personalistici, abbia il potere di manifestare la propria volontà e di influire nel processo decisionale politico (attraverso il voto). L’organizzazione comunitaria montenegrina tradizionale era caratterizzata, come abbiamo visto, da un egualitarismo ed una “democraticità” intrinseche che tuttavia non inficiavano la funzione solidale della società segmentaria. L’imposizione, o per meglio dire lo sviluppo di un impianto costituzionale, ovvero di una legge regolante il funzionamento degli organi di governo dello Stato, di tipo democratico rappresenta un balzo per la società montenegrina al quale non corrisponde, secondo l’autore di questo elaborato, una società civile adatta a fornire la base culturale e politica per il corretto funzionamento di uno Stato democratico. Per meglio dire, non avendo il Montenegro conosciuto alcuna esperienza democratica nella sua storia, l’instaurazione di un regime costituzionale basato sulla rappresentatività popolare non rispecchia i bisogni, le necessità e la cultura della società montenegrina. Il risultato evidente di tale processo (dell’impianto di una costituzione democratica), è la nascita di un para-Stato, sincretismo tra i dettami costituzionali e la società segmentaria montenegrina. Ciò favorisce la nascita
210 211 212

Appendice, annesso 3 Vedi tab. p.47.

Piuttosto potremmo parlare di rinvigorimento, in considerazione del fatto che, come citato, Boehm può effettuare ancora nel 1960, prolifiche ricerche sul campo circa la società segmentaria.

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di sistemi di potere paralleli a quello statale, la cui effettività tuttavia risulta competitiva con quella della Repubblica, se non addirittura superiore. Il sistema di alleanze personali e di risoluzione dei problemi sociali proposto da Boissevain 213 si confà perfettamente al Montenegro. La catena di potere parallelo, che segue dinamiche politiche proprie più aderenti alla società segmentaria (krvena osveta, importanza dei rapporti parentali, radicazione nel territorio) arriva in Montenegro ad allacciarsi con la struttura statale, non per indolenza o ignoranza della popolazione, bensì esattamente come propri del sistema culturale montenegrino, ovvero delle costruzioni sociali all’interno delle quali il montenegrino si riconosce. Se questo punto di vista risultasse valido, alla luce di una adeguata indagine storiografica, sarebbe implicita e assolutamente innegabile la collusione funzionale tra i vertici dello Stato ed organizzazioni di tipo mafioso, intese come organizzazioni di tipo criminale radicate nel territorio e fornite di una organizzazione interna. Tuttavia, tale definizione di mafia è molto simile a quella del brastvo montenegrino: dobbiamo quindi considerare l’eventualità che, nella certezza del diritto e quindi della colpa e di conseguenza dell’illegalità degli atti di tali organizzazioni, esse possano rispecchiare in parte la struttura sociale montenegrina e, per alcuni versi, interessi e valori che i montenegrini possono considerare leciti. La collusione tra vertici statali ed organizzazioni mafiose considerate in siffatta maniera, tuttavia, non deve essere fuorviante rispetto all’interpretazione che l’autore da dell’organizzazione di governo montenegrina. Le asserzioni qui riportate non rappresentano affatto un apologia della mancanza di rule of law in Montenegro, piuttosto una giustificazione antropologica alla perpetuazione di atti criminali internazionali. La trattazione vuole fornire una spiegazione al fenomeno, inquadrandolo nelle sue dinamiche storiche, giuridiche e antropologiche. Date queste considerazioni, dobbiamo domandarci quali possano essere i rapporti tra il Montenegro e la comunità internazionale. Essendo, infatti, l’effettività di potere divisa tra Repubblica e organizzazioni parallele, sussisterebbe infatti la questione dello status giuridico di tali organizzazioni, ovvero se anch’esse dovessero godere di sovranità internazionale. Dati per assunti la loro radicazione all’interno di un territorio, la legittimazione a tale potere da parte di una popolazione, tali organizzazioni di stampo mafioso dimostrerebbero di avere i requisiti pre-giuridici per costituirsi soggetti agli occhi del diritto internazionale. Sull’effettivo potere di tali organi, infatti, pur non essendo esplicitato il loro ruolo nelle dinamiche politiche montenegrine, vi sono pochi dubbi. Una siffatta analisi porterebbe il giurista a classificare il Montenegro tra i “failed States214 ” ovvero Stati che presentano: • “loss of physical control of its territory, or of the monopoly on the legitimate use of physical force therein”;
213 214

BOISSEVAIN, Friends of Friends, Oxford, 1974.

THÜRER, The “failed State” and international law, in International Review of the Red Cross, n°836, pp.731-761, 31 dicembre 1999.

91

• • •

“erosion of legitimate authority to make collective decisions”; “an inability to provide reasonable public services”; “an inability to interact with other states as a full member of the international community 215”.

così come definiti da Thürer. Sarebbe errato, tuttavia, far ricadere il Montenegro nella fattispecie giuridica del failed State. La specificità del caso montenegrino risiede nel fatto che l’organizzazione mafiosa in questione si appoggia non su strati particolari della popolazione, ma sfrutta un sistema valoriale e quindi sociale comune alla quasi totalità della popolazione montenegrina. L’organizzazione mafiosa quindi si strutturerebbe non come una semplice organizzazione che esautori lo Stato della sua effettività, né tanto meno come un generalizzato fenomeno di “malcostume” elevato al livello statale e inficiante la capacità del Montenegro di essere soggetto del diritto internazionale Essa sarebbe una manifestazione funzionale della società montenegrina, al pari dello Stato, non ad esso concorrente, ma piuttosto ad esso legato. Rimandiamo alle retoriche politiche nazionaliste circa le presunte ragioni etnografiche (o meglio fisiogniomiche...) circa la necessità di uno stato montenegrino indipendente. A prescindere dalla soggettività internazionale delle mafie montenegrine 216, questa trattazione vuole interrogarsi sul ruolo dei sopra citati valori nel processo di indipendenza. Secondo l’autore, non possiamo più parlare di società segmentaria in Montenegro. Data l’esperienza sul campo, il processo di modernizzazione è stato abbastanza repentino nel corso degli ultimi 40 anni da rendere teoricamente impossibile un’analisi antropologica basata unicamente su un’ipotesi teorica di tipo segmentario. Tuttavia la società montenegrina è ancora in una fase di transizione, sia temporale che sociale. I flussi interni217 di popolazione favoriscono la creazione di sacche ove i rapporti tra la società moderna e quella segmentaria sono più evidenti. Attraverso l’analisi di queste sacche è possibile derivare schemi comportamentali applicabili alla scena politica. Ergo il ruolo della società tradizionale nell’amministrazione di governo si traduce in una influenza diretta sull’organizzazione di governo, ovvero in una diretta derivabilità del comportamento politico dei vertici montenegrini dal sincretismo di interessi moderni e valori tradizionali. In altre parole il sistema politico, influenzato dai centri di potere (in primis economici) amministra lo Stato operando la fusione di valori moderni (come possono essere quelli di democraticità, di rispetto della rule of law, etc.) con l’unica esperienza di gestione del potere che il Montenegro conosce: quella di stampo segmentario. Da questo sincretismo, tuttavia, emergono situazioni che, per il diritto

215

L!elenco proposto è una semplificazione operata dall!NGO Fund for Peace, sulla base del lavoro di Thürer. Disponibile su http://www.fundforpeace.org
216

A tal proposito di veda ARANGIO-RUIZ, op. cit.; ZIEGLER, I Signori del Crimine, Le nuove mafie europee contro la democrazia, Milano, 2000.
217

Per ragioni prettamente economiche, la popolazione montenegrina tende a spostarsi dal nord verso sud, soprattutto in direzione di Podgorica e del ricco litorale montenegrino.

92

internazionale, sfociano in comportamenti violanti l’ordinamento giuridico internazionale. Sono da interpretare in questa maniera i traffici di sigarette tra Montenegro e Italia durante gli anni 90’. Agli interessi particolari delle élite politiche corrisponde una necessità effettiva della popolazione: i traffici muovevano denaro tale da garantire l’approvvigionamento finanziario sufficiente a gran parte della popolazione montenegrina che supportava indirettamente tale élite, fino ad acclamarla, qualche anno dopo quale eroe dell’indipendenza. Se le argomentazioni precedenti trovassero infatti adeguata dimostrazione, la colpevolezza di !ukanovi"218 e di gran parte dell’attuale scena politica montenegrina sarebbe non solo perfettamente dimostrabile, ma addirittura inseribile quale un ovvio fenomeno della società montenegrina nel suo unicum. L’indipendenza del Montenegro, parimenti, potrebbe essere intesa come un ulteriore fenomeno della società montenegrina intesa nella sua accezione storica/antropologica. Essa sarebbe il frutto degli interessi particolari di gruppi di potere, organizzati secondo un sistema di tipo mafioso, colluso con i vertici di potere, influenzato dalla tradizione montenegrina in materia di gestione del potere. In quest’ottica la volontà del leader, espressa chiaramente nel 1997 e sfociata nei Belgrade Agreements, potrebbe essere interpretata come una chiara compenetrazione dei valori politici tradizionali con il sistema valoriale moderno. La società montenegrina, stretta nella sua modificazione valoriale tra la tradizione e la modernità, crea, come suoi fenomeni, organizzazioni di stampo mafioso con una chiara struttura assimilabile alle società segmentaria da un lato, ed un governo democratico, espressione delle influenze internazionali. L’indipendenza è quindi il frutto della volontà sincretica dei due “fenomeni della società”, scaturite dal processo di costruzione storica del Montenegro, intesa come l’opera plasmante degli avvenimenti storici sulla volontà, sui valori della società montenegrina. Quali figli della storia, gli stessi “fenomeni della società” operano a loro volta per plasmare il presente della società montenegrina, nella quale si vengono a trovare. Tale è l’indipendenza del Montenegro, inseribile nel processo storico della base societaria della Repubblica e nella nascita e sviluppo dei fenomeni che ne hanno guidato l’agire politico.

Il premier Milo !ukanovi" risulta indagato presso la Procura della Repubblica di Bari e di Napoli per i fatti occorsi negli anni ’90 circa il traffico di sigarette dal Montenegro verso l’Italia, di cui !ukanovi" sarebbe uno dei responsabili
218

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APPENDICE

Indice annessi 1- Intervista n°1 2- Intervista n°2 3- Intervista n°3 4- Intervista n°4 5- Costituzione della Repubblica Federale di Jugoslavia, 1992 6- Belgrade Agreements 7- Constitutional Charter of State Union of Serbia and Montenegro 8- Costituzione della Repubblica del Montenegro

Annesso 1 Intervista n°1 Domanda - So, the first question, my questions are more like guidelines, so like open questions; I'm really open to listen your opinion about that and free. We will go through this interview step by step. The first question is regarding the independence and the results of the independence. What do you think influenced the most Montenegrin society to decide for the independence, i mean the gap between the pro independence and against independence were low, so what factors influenced the most. Risposta - many things, many key factors. We should not say that montenegro independence drive was based ethnically because in the country there are many nationalities including an important part of serbs or pro serbs so we should search for the reasons in several areas. Maybe let us start from the most distant or most most spiritual, it's our history and the past, the fact that we used to be a independent country in the past with our own hereditary dynasty and not only for some short period of time,but for several centuries, including the fact that montenegro has never been conquered by the ottomans probably played some role. Maybe not a decisive one but in a way the fact that once it was not only a country but a internationally recognized country definitely plays some role in the collective memory, or in the collective consciousness. Somehow other Jugoslavian republics that have never been states, countries became independent and Montenegro at that moment still was part of the common country with Serbia. so I would not count history as a number one reason but definitely something that mattered. Then it was the bad experience living with serbia in Milo!evi" time. D - So you think that this political factor, politically and historically was the most important one in defining Montenegrin independence? R - Montenegro suffered a lot under milo regime, especially after Montenegrin government started to resist him and it is not only Milo!evi" but the fact that serbian nationalism stayed alive in a way even after Milo!evi". It was not the prime minister #in$i" government, he was a kind of a partner but still the nationalism was alive through the ideology of serbian authority of the church, through the ideology of many political parties. And there was also a kind of reasons that probably in the collective consciousness of Montenegrin voters there was some feeling that in the long ground it is not possible to be equal with the serbian in some common state. i think instinctively voters felt something that is theoretically confirmed, that two members federations are simply in-stable especially if members are not equal. So, to have a function in constitution with 18 times bigger serbia was very very difficult. D - So, next question is this: Montenegro had a chance in 1991 to...? R - No, it was definitely difficult, different situation. In 1991 montenegro was overfolded by Milo!evi" serbian nationalism. At that moment ok you actually asked me what was the difference between 15 years. D - Yes, also because i've looked to some statistics, regarding of course we're talking about the social part so the social part i mean the population sometimes, sorry in the past in XIV, XVII seems to be, to feel this Montenegrin identity, a little bit, from the pools 60% more or less of people living in the republic of montenegro felt Montenegrin after the war this percentage decreases deeply to 40% or something like that. So i would like to understand what is the change and why in 1991 never happened if the feeling was so strong (60%)? R - Because the feeling of preserving Jugoslavia was exceptionally strong montenegro has never had alternative national program to jugoslavia. In montenegro it has never existed any independence like in croatia, in slovenia. montenegro was quite happy with jugoslavia and simply majority of the citizens didn't have any platform to think about on independence and they simply opted for this INDEAR main safer option, Jugoslavia at least with serbia, and also Milo!evi" was pretty popular in montenegro in the beginning of the nineties. Serbia including montenegro is not just an incident of this time it is an ingredient of history. Serbian culture and serbian consciousness or pro serbian some values in common, religion in common, always mattered. And language is the same in Croatia and

in Bosnia too. so it was simply montenegro was one of the equal six in Tito's federation but the smallest one and it was quite happy with the jugoslavian identity. It was completely unprepared suddenly to think about something else. But experience and completely failed Milo!evi" politics, clash with the international community, NATO bombing, war, economic crises simply changed the situation and normally changes of the politics of the ruling parties and the government in montenegro. So the electorate in a way was driven by the political class, but also changed in the course. D - So my next question is: people changed their point of view and their political point of view but you said and i see that there was not a political base in 1991 to make any change so we can say that the civic society in montenegro wasn't ready to make any change in 1991? R - Civic society hasn't existed in montenegro in 1991. there was no NGOs, there was only state media, just some media just had started to exist. There was stronger political resistance to the war than let's say some other countries. Around a quarter of the electorate voted for the entire war parties, the liberal ones, reform party, social democratic party – i belonged that time to the social democratic party, I was the MP in the federal parliament – but it was not enough. Then, at that time Montenegrin population was subsidized, two thirds of them were subsidized by the state's budget. They simply followed the state's politics. Then, don't forget that in 1991 Milo!evi" was just on the start of his campaign, he was a rising star. And in 1999 he was a falling star. In the clash of the international community inducted war criminals serbia was drifted in all fronts. Almost in 2000 rectorate maybe was not ready for independence but at least situation was 50 50. D - From a political point of view how the clash of the rule political party lead to the decision to take a referendum. If it is really inside the legal framework of the republic? R - From the decisive clash in 1997 to the referendum 9 y passed. So it was not one jump. Montenegrin government (11:42) hadn't decided at all to go to the referendum as long as M was in power. Also in 1999 after the war in Kosovo and after Serbia was born it was still very risky for the presence of the yugoslavian troops. After Milo!evi" was not in power, the new obstacle for the referendum was not Serbia but EU. Next 4-5 years were spent in searching an agreement, slow maneuvering and negotiating between Serbia and EU in order to have the legal basis for the referendum. The legal basis was formed with Belgrade Agreement. When Montenegrin concession to remain in the union with serbia had to be paid by Serbia to give a referendum after 3 years. It was a sort of leave gain. It was not predetermining gain, it was an open gain to obtain with negotiation. It was not a predetermined game. It was an open game. It was not clear immediately after who had gain and who had lost. It was quite clear for EU that Montenegrin do not want the FRY. It is also clear for Montenegrin government that Europeans and Serbs cannot be persuaded at once to accept the idea of the Referendum. So S&M (or Solania) confederation was a kind of technical compromise. Nobody was satisfied. It was dysfunctional state, much more as the union of two semi-independent states. but everybody got something. EU got stability for three years, in order to manage Kosovo and Serbia situation; Serbia got not one more loss under the democratic government; Montenegro got the right to secede legally. The open act was the fact that Milo!evi" is not in power and so there was no threat for the security of Montenegro. In EU somebody takes the fact that EU actually prepared independence by preparing Solania. But I think even for them it was an open game. Europeans are very open minded when they negotiate about something. They simply put the things like this: “maybe the state will work, so we all will be happy; if the state doesn't work, at least we have three more years to wait”. They simply were not prepared for referendum in Montenegrin in 2002, but they had been prepared for 2006. in the meantime also the political class in Montenegro got the time to be better prepared. All parts in the society accepted the idea of independence. In the same time it was clear that if a referendum occurred after Belgrade agreement, then the EU would have played the main intermediate. So it was thought to accept in 2002, but maybe #ukanovi" government did the best thing to do. D - After the split of the ruling party and the Belgrade Agreements, the only way to go on it was the independence? R - Yes, it is.

D - What are the main arguments used by the parties in propaganda in favor or against the independence? R - First of all the most of the electorate, at that time had an opinion. Proindependence camp was consisted by pro-montenegrins voters and what is more important by all minorities: Albanians, Croats, Bosnjak, Muslims. It’s pretty interesting the situation where the minorities supports the independence of the country. On the other side you have mostly Serbian voters and some Montenegrin voters from the very beginning supported Milo!evi". The campaign was pretty effective, I would say that both sides had a good campaign. D - How the parties made pression on the social structure of Montenegro. I mean directly on families, clanic organizations, tribes... R - Not only for referendum, but also for the elections. This country is too small, and two best organized parties like DPS and SNP can even physically reach most of their voters, by name, they have vote register. So the parties machinery are very effective in reaching the electorate. They combine modern and traditional techniques. The combine typical clientelism with techniques like american doot-to-door campaign and so. So in a small country like our, campaign is not only problematic, it is also kind of clientelistic group of the ruling parties. But the issue was quite clear. D - I would like to evaluate this state system. In facts, how does it works. I mean institutions. R - I think Montenegro is a typical party successful transitional country. Nothing more, nothing less. We have some achievements and some serious problems. If I can define, I would use one phrase from one Polish author, writing about post communist countries: “We’re a kind of normal competitive electoral democracy with a very weak rule of law”. So we have competitive elections, we have contested elections, with no chance of some authoritarian backlash. it is unthinkable that those who lose elections will not give up the power, or try to manipulate results on counting. Well, incumbents have some advantages, but not to so extent to undermine electoral democratic process. But on the other side there are serious problems with the independence of the judiciary, transparency of the economy, fight with corruption and organized crime. We don’t have mafia here, we have State sponsoring illegal business, but not mafia, Mafia is a syndicate, we don’t have syndicate here, anything that can remind Cosa Nostra, or Camorra, or Mafia Siciliana, Sacra Corona Unita (tutti i nomi in italiano), Yakuza... D - You’re affirming that is not a counter-state, parallel organization, but inside institutions? R - Not really inside. It is simply a group of people, like tycoons, who try to influence the State not to make too much obstacles. So it’s not any spectacular criminal organization. But it very well demonstrates our problems with rule of law. But in the political sphere democracy functions as in many post communist country, much better then Central Asia. Even in the area of corruption, I firmly believe that we are better than Romania, or Bulgaria, or Kosovo, Bosnia, Serbia... We have a multi -partitism with a dominant party, DPS, but it doesn’t prove anything. It use to have an authoritarian system like Mexico was, but you have a perfect democracy with a dominant party. Sweden, Japan, Italy under Democrazia Cristiana (in italiano). I think it is not because of undemocratic nature, but because opposition was divided, weak. Montenegrin opposition is not opposition in the State, but opposition to the State. It is very very difficult to win elections when you were saying “support Serbia against Montenegro”, when you deny anthem, flags, Montenegrin identity, history.... It’s almost a mission impossible to win elections. In any country. D - Taking in consideration all the factors that we talked about, you’re satisfied with nowadays constitutional building? R - Not quite. We opted for the typical parliamentary system, so we note many clash within Presidency and the Government, We have very modern electoral system, proportional, with special representation of minorities, strong government, and a weaker parliament but this is by the Constitution. But on the other side, all these transitional analysis are of the nature to be worried. So the judiciary branch of power is very important.

D - How would you solve these problems? R - First step was undertake, under strong pressure of the Venice Commission. Parliament have to give up election of the judges, and create a Supreme Judiciary organ like in Italy. Italian member in the Commission are particularly active in this transitions, but also others. We still have important part of the judges belonging to the old generation. Next step, that is not unimportant is raising salaries for the judiciary, that is a moderate step to undermine corruption. There are a lot of trading from abroad, but you know, I assume things like this: our political class will push some reforms by their own. The rest will be pushed by Brussels, and, as we want to join the club, we will have to go on, maybe not always fast. We will have to fulfill standards, probably not ideally but it is unimaginable for me to the NATO and EU candidate and simply do nothing. D - You’re talking like Montenegrin future membership in these international organization is undebatable, is part of your destiny. R - It’s clear orientation of the Government This Government, or any Government of Montenegro. Especially EU membership. Because what can we do otherwise? Probably we could think about if we suddenly find huge of oil in the Adriatic Sea. Then, when you can negotiate with oil as exporting country it a different thing. But otherwise what one very small country of former region that was a warfare the most harsh after World War two, the country that substantially has to be assisted by the EU or the West about the security arrangements and economy... What is the alternative? To play the role of Cyprus before the EU membership? To go for the illegal offshore banks? I don’t see any reasonable alternative for us. It is tough to be an EU member, it is demanding, in many aspects, but I don’t see any other different future. And don’t forget that Montenegrin coast is only that lacks and feel the gap of NATO presence from Europe to Turkey. That gap will be filled sooner or later. D - Bombing affected also Montenegro... R - Very little. And Montenegro was acted much more as a de facto ally of the Western Countries. Actually we tried to avoid any war involvement and it was achieved in most part. Few air raids to hit the airport in Podgorica and Tivat, tragic event in north, where few children were killed, it is almost all what Montenegro suffered. D - And the port of Bar. R - But it wasn’t strategic, the port of Bar wasn’t destroyed. So it was much more tension inside the army and Montenegrin police, but also that clash was avoided. NATO bombing can effect our drive to NATO membership, it can be slower or support can be substantially less than for the EU. D - Regarding the political elite that ruled Montenegro trough independence, I would like you to underline a short biography of the prime minister and the changes of his politics. R - Ruling party changed a lot. But it was too huge then even after the split. You know most, some of the parties don’t exist anymore, most of the parties matured, but DPS transformed itself from the party that was Milo!evi" ally from the party that is much more oriented to the modern, but some habits and some persons definitely stayed. There is kind of continuity and change. What they succeed to build unlike other parties, they succeed to build enormously efficient electoral machinery in the party. When election comes they are highly more efficient then the other parties. Ok, that’s partly due to the fact that they have the power, but not only. unlike of the parties in the ’90 they have much more young and middle aged persons, and educated persons, because they can offer careers, like any ruling party. #ukanovi" himself changed a lot, because you know these long political careers are always controversial, his is not an exception. He stated as a strong Milo!evi" supporter to position to his principal enemy. He started as youth believer in Jugoslav State to the creator of Montenegro independent State. But it is not untypical in the post communist States. there are many careers like that. Boris Eltsin was an old communist bear and then leader of the reforms in Russia, Bulgarian Head of State, Parmanov, was communist. Also in Hungary.. This is in many case unavoidable of old communist systems. There are a lot of changes. The parliament change is not only visually, but also in the debates. And you know regarding DPS, from the very beginning of time when it ruled alone from 1997 it adapted itself always to rule in a coalitions, ok in coalitions of unequal, where it was a leading player, but still they adapted themselves to pay the price to SDP to Croats, to Bosnjaks, whoever. If you look at SNP from the old very old fashioned Milo!evi"’s party which still makes problems with the

party infrastructure, they are now moving to the center. Even tough Serbian nationalist such as Nova are not an unloyalw opposition, I mean an anti-systemic opposition, but they try to play by the rules. D - As a matter of fact, DPS is the only ruling party in last 20 years. R - Yes. As I told you we have a dominant party, definitely. But not the only one. SDPI was in power for 12 years. They started in 1998, as a minor partner. Simply you have some systems where some party, for some reasons, take the course and rule pretty long time. As I told you it was Italian case under Democrazia Cristiana (in italiano). D - But this case was ruled by the cold war. R - Yes, but it was a sort of pacta excludenda the communists in Italy at the time, it was a clear pactus of the parties of the non communist block that communists can even preside the Senate, think Nilde Iotti was, but not to be part of the executive power as long as the Soviet Union exist. No matter that Berlinguer was in Foreign Minister. How to explain Sweden? It’s a perfect democracy, but social democracy was more then 50 years in power with one break, probably for the reason that Scandinavians simply like the idea of the welfare State, and social subsidies that social democracy provides. Or Japan. LDP was 55 years in power, in a democratic country, for the reasons of many politics of corporative democracy. India too: Congress Party was 30 years in power. Ok, it is partly understandable because the got the independence of the country. Like DPS. There are several other cases, Argentina for example. There was that huge peronist party and a divided opposition so... I don’t think it is simply a failure. It is just like that. I have no doubt that if DPS will be defeated, it will give up power. Or, I think it is even more important, DPS will be ready to enter new players in the Government. You cannot just decide by decree that one party is enough in power. D - How do you see Montenegro in next ten years? R - Definitely as a member of NATO and the EU. Country mainly oriented on tourism and everything to earn money, we cannot play any big role in the international politics. For small countries like this one you have basically 3 roles to be done in the good faith: to have good relations with your neighbors, in our case these are not only neighbors but also former compatriots; to be faithfully committed to international organizations; and if possible to take some initiative in some small thing like environment where you can add something. We don’t have nuclear missiles, we can’t be a global player. And finally to have good relations with great powers. So I think politics will be oriented mostly to economy. I don’t think we will have any boom, but I believe in some steady progress. I would prefer, but it’s not to me to decide, more power sharing changes then sudden changing in the political sphere. I think that current opposition is too divided and has too speculative ideas on politics for the sudden change, but I think that some larger coalitions can be formed in the future. SNP maybe can go in. Maybe after #ukanovi" DPS will be not anymore capable to obtain so high percentages of the votes. So I would rather prefer changes trough stability then revolutions. I don’t believe in revolutions at all. After revolutions things just very soon start to be all the same, but with many turbulences in the meantime. And I think that the revolutionary poetry is part of our heritage. It was maybe good for some old time but now it’s different. D - And what about civic society in ten years? R - Civic society is very active already. I think many organizations may become more and more professionalized. Society is already a custom to ear everyday some initiatives, some investigations of different civic organizations. But what I would like to see is much better record of our journalism . I think journalism is altought pretty alive on the pretty low level of professionalism and professional standards. And I would like to see lively pluralism, but with much less of tabloid journalism, and much more of serious journalism. D - Some reports refers to Montenegro’s media like deeply influenced by the Government, the parties. R - Government can influence Povida, that is very old, boring daily, who has a circulation that is below Vijesti and Dan. They can influence Povida, but it doesn’t matter. They can influence public TV, but I would like you to be here more, to see if it substantial or

not. They can influence maybe some private media in the campaign, but paying. On the other side you have Vijesti and Dan, that are in many aspects not newspapers, but kind of organs for their political agenda. So in all sides media, for my tastes, are too much politicized. What I witnessed in Ukraine: is incomparable. Media are simply in the hands of Oligarchs, It’s not here the case.

Annesso 2 Intervista n°2 Domanda - Quali sono i fattori che hanno influenzato di più l’opinione pubblica del Montenegro nella divisione dalla Serbia? Che cosa ha influenzato gli elettori? Risposta - L’opinione del Primo Ministro #ukanovi" è stata molto importante. Se lui avesse detto “saremo parte della Libia”, gran parte della popolazioni avrebbe votato a favore. Forse non il 55% dei Montenegrini, ma sicuramente una parte importante della popolazione lo considera un punto di riferimento imprescindibile. Senza di lui il Montenegro non sarebbe mai stato un paese indipendente. Mai. D - L’importanza del leader. R - L’importanza del leader e del suo partito, DPS. D - Ed il fattore religioso? Qual è stato il suo peso? R - I movimenti politici politici sono stati più importanti della religione. La religione rappresenta la punta dell’iceberg del problema. Molto più influente è stato il ruolo dei leader dei partiti. Ci sono stati tuttavia altri fattori. Ad esempio anche io ho votato per l’indipendenza, in quanto ritenevo che senza un Montenegro indipendente, non sarebbe stato possibile pensare il Montenegro come uno stato civile, uno stato sicuro per tutte le minoranze al suo interno. Se avessimo prolungato il periodo di unione con la Serbia, le minoranze presenti in Montenegro (montenegrini, albanesi, musulmani, croati ed altri) non avrebbero potuto vivere godendo degli stessi diritti dei serbi. L’indipendenza è stata una chiara opportunità per il Montenegro. D - Questo è avvalorato dai report sui diritti umani: prima dell’indipendenza i dati delineano una situazione molto peggiore rispetto a quella attuale. Possiamo quindi affermare che c’è un rispetto delle minoranze in Montenegro? Qual è stato il ruolo, ad esempio, della minoranza albanese durante l’indipendenza? R - Loro sono molto importanti. La quasi totalità degli albanesi ha votato a favore dell’indipendenza. Bisogna tenere in considerazione che il referendum si è tenuto dopo la guerra del Kosovo, nel 2006. Sapevano che non vi sarebbe stato futuro per loro in Serbia. Perciò ciascun minoranza ha giocato un ruolo fondamentale. Noi sapevamo che le minoranza croate, albanesi e musulmane avrebbero sicuramente votato per l’indipendenza. Ma la questione più grande è stata la maniera in cui avrebbero votato gli ortodossi. Montenegrini e serbi sono un’unica nazione, ma qui una parte di essi si percepisce montenegrina, l’altra serba. D - Torniamo alla questione di Milo. Mi colpito molto il ruolo del quale viene investito il leader in Montenegro. Secondo lei questo è legato alla storia del Montenegro, alla tradizione politica o semplicemente è un nuovo trend? R - No, non è un nuovo trend. I montenegrini, tradizionalmente, amavano i loro leader. Tuttavia, alla caduta del leader, l’amore, il consenso a suo favore, crollava. Pensiamo a re Nikola: i montenegrini lo hanno “dimenticato”, sostituendolo con il nuovo leader, Aleksandar Kara$or$evi", lo amavano. Così come poi hanno amato Tito... Questo è nella mentalità montenegrina, il leader è fondamentale, perché nella storia, il Montenegro non è stato mai un paese democratico. E’ stato principato, regno, ed è passato anche per il regime di Tito. Tito era una persona autoritaria, ma era amato dal popolo montenegrino. Anche oggi quasi tutti sono vittime della “jugonostalgija”. Perciò, come puoi capire, il ruolo chiave del leader non è un aspetto nuovo alla politica montenegrina, ma ha profonde radici storiche. Possiamo dire che questo aspetto della politica è parte integrante della cultura montenegrina. Anche l’integrazione europea è stata una delle ragioni principali. La Serbia, con il problema della cattura di Kara$i", Mladi" e di altri criminali di guerra latitanti, rallenta il processo di integrazione europea del Montenegro. Come paese indipendente, queste questioni non sono più un nostro problema.

D - Personalmente sento delle opinioni discordanti riguardo all’Unione Europea. La gente comune non mi sembra uniformemente a favore dell’ingresso nell’Unione, per quanto le statistiche*e i report presentino risultati chiaramente a favore dell’entrata nell’Unione. R - Molti montenegrini non sanno che cosa sia in realtà l’Unione Europea. Loro non sanno quali standard dobbiamo raggiungere per entrare nell’Unione. Tuttavia possiamo dire che la maggioranza dei montenegrini vuole entrare nell’Unione Europea, questa è la verità. Probabilmente non il 90%, ma la maggioranza si. Tutti gli altri paesi che sono stati parte della Jugoslavia consideravano gli altri paesi socialisti, ad esempio Polonia, Romania, come “terzo mondo”. Potevamo considerarci, in quanto cittadini della Jugoslavia, la “Svizzera” del mondo socialista. Negli anni ’80 si potevano trovare sulle strade poveri ungheresi, rumeni che cercavano di sbarcare il lunario, vendendo i loro modesti prodotti. Erano paesi poveri, mentre noi siamo un paese che è stato parte dell’Europa. Ma dopo gli anni ’90 questi paesi sono entrati a far parte dell’Unione Europea. D - Facciamo un passo indietro. Il Montenegro non conosce nella sua storia la democrazia, e l’entrata del Montenegro è ostacolata dagli standard europei anche dall’alto livelo di democraticità del sistema politico richiesto da Brussell. Possiamo dire che il Montenegro sia basato sulla “rule of law”? R - Le cose vanno meglio dopo l’indipendenza. Questo stato oggi non è perfetto, ma è migliore degli anni ’90. Ci sono posizioni differenti: i membri del DPS annunciano che il Montenegro è uno stato democratico. Le minoranze, d’altro canto non sono soddisfatte della situazione attuale, ma è migliore del 2006 e decisamente migliore degli anni ’90. Ci sono i problemi. La legge elettorale ad esempio: dovremmo avere già una leggere elettorale, dopo la promulgazione della nuova Costituzione nel 2007, ma al giorno d’oggi manca. Questa questione è fondamentale: abbiamo le elezioni locali quest’anno. Anche la corruzione intacca il livello di perseguimento della rule of law nel paese. I nostri tribunali e la nostra amministrazione pubblica verdano in situazioni problematiche. Ciò è noto a tutti. Tuttavia se non fossimo un paese indipendente la situazione sarebbe peggiore. Questo è un fatto. Specialmente per le minoranze, in una unione con la Serbia, la situazione sarebbe molto peggiore. D - C’è da tenere in considerazione anche la situazione economica. Il Montenegro può avere una importanza economica fondamentale nei Balcani, ma oggi l’economia non supporta al massimo il processo di democratizzazione. R - Certo, ma non si può dire che la popolazione, in particolare qui a Podgorica, non viva meglio. Puoi vederlo: le automobili, il benessere crescente. Il problema fondamentale è che abbiamo lo stesso governo da 20 anni. Le strutture, non solo politiche, ma anche economiche e di altre sfere della società montenegrina, che sono sempre le stesse. perciò non vi è la minima concorrenza tra loro, perché “io so che domani e dopodomani rimarrò in questo posto”, perciò non v’è concorrenza reale, ma imperversano solamente i tycoon. Questi sono i problemi fondamentali dell’economia montenegrirna. Ci sono dei personaggi, vicini al Primo Ministro e ad altri che noi sappiamo che negli anni ’80 non erano ricchi ma che negli anni ’90 si sono affacciati alla politica montenegrina come business men. Il Montenegro è un paese piccolo, è c’è il problema dell’infiltrazione del capitale straniero, specialmente russo. Il governo a venduto un grandissimo numero di infrastrutture economiche, ed oggi sappiamo che la maggior parte di queste vendite, ad esempio quella della KAP, sono state scelte sbagliate. Come a Nik!i". Le opinioni tuttavia son differenti. Alcuni accademici ed esperti affermano che le condizioni economiche sono indubbiamente migliori. Tutti dobbiamo dire che le condizioni economiche e legali sono migliorate. Ma quando guardo la Croazia e le loro elezioni, proprio in questi giorni, vedo moltissime differenze con il Montenegro: i loro partiti sono differenti, tutti possono obiettivamente concorrere alla formazione del governo, le televisioni sono libere, puoi dire cose bruttissime dei personaggi politici anche al governo. Da noi questo non è mai successo.

D - Perché? Quali sono i motivi per cui non c’è una società civile sviluppata in Montenegro? R - A parte le ragioni storiche e sociali, a parte la mentalità dei Montenegrini, penso che manchi la voglia dell’establishment ad avere realmente una società civile, uno stato basata sulla rule of law. Perché per anni e anni la società civile non aveva il controllo, i componenti di questo establishment hanno potuto curare i loro interessi, perseguendo in parte anche gli interessi del paese,ma solo quando questi coincidevano con i loro. Noi no avevamo un leader che fosse un leader proiettato verso la società. #ukanovi" supportava l’unione con la Serbia negli anni ’90. Oggi invece afferma che egli è sempre stato a favore dell’indipendenza del Montenegro, ma che al tempo non poteva esporsi, a causa delle contingenze storiche. Non abbiamo mai avuto un leader simile a quelli dell’Europa orientale, dello stampo di Walesa, di Havel. Forse più simile a Iliesku... Ma sai, ci sono delle differenze... Tuttavia la Repubblica ceca aveva una tradizione democratica dopo la prima guerra mondiale. Non non l’abbiamo mai avuta. Inoltre, nella Jugoslavia, il Montenegro non è mai stato sviluppato a livello economico, educativo come Croazia, Serbia o Slovenia. Oggi paghiamo ancora lo scotto di questa mancanza di sviluppo: molti non hanno coscienza di cosa sia fondamentale, di cosa sia l’Europa, la società civile, la democrazia. Un grandissimo problema per questo paese è che non possiede una vera opposizione, democratica. Questo è una situazione favorevolissima per il governo, perché ad ogni elezione “cosa potrebbe accadere se i nazionalisti andassero al governo? Non votate per loro, votate per noi”. E qui si consuma la tragedia politica del Montenegro. Negli anni ’90 avevamo “Alleanza liberale”, ma dopo il crollo nelle elezioni del 2002 loro non esistono più e noi non abbiamo, in questo momento, un movimento democratico. Per questo motivo, l’attuale governo, paradossalmente, è il più democratico di tutti i possibili, al momento. Tutti gli altri sono come Mandi", come Nuova Democrazia Serba* ed altri... Non hanno possibilità di essere parte del governo del Montenegro indipendente. La nostra società civile può essere comparata, possiamo essere migliori di Bulgaria, Ucraina, Romania ed altri. Ma se comparati alla Croazia, per esempio, o Ungheria, Repubblica Ceca o Slovacchia non è la stessa cosa. Ci sono problemi di corruzione in tutti i Balcani, anche in Grecia. Ma il Montenegro non è comparabile con questi. D - Proposizioni per il futuro. Che cosa dovrebbe fare il Montenegro per creare questa società civile? R - Dobbiamo effettuare altre riforme, non solo del processo legale, la legge elettorale... In realtà abbiamo già fatto tante riforme, rimaste però sulla carta. Dobbiamo munirci di molti strumenti, durante questo nostro viaggio verso l’Unione Europea. Brussell sarà al di sopra nel nostro governo, perciò penso che nel futuro, in 5 o 10 anni la situazione sarà migliore non solamente per queste ragioni, intendo la candidatura, ma ci saranno anche differenze nella politica montenegrina. Possiamo vederlo già oggi: ci sono movimenti differenti nell’opposizione, SNP per esempio sta cambiando la sua linea. In 5/10 anni è possibile che divenga un concorrente reale al governo, che abbandoni totalmente l’idea di unione con la Serbia e che stimoli la società civile. Un altro segnale incoraggiante è la dichiarazione del primo ministro secondo la quale abbandonerà la politica nel 2011 per ritirarsia vitya privata. E’ importante per il Montenegro avere un leader che lavora, non solo un demagogo, un personaggio ricco di carisma. Ad esempio un leader può essere un buon primo ministro, per le sue conoscenze tecniche, senza essere carismatico, come potrebbe esserlo Igor Luk!i" 1. (risata di una ragazza presente) Devo dire che questa è la mentalità montenegrina: amare il leader: il leader ama i montenegrini, i montenegrini amano il leader e tutti sono felici. Ma quando non abbiamo un forte leader carismatico, come Milo, sarà possibile costruire un sistema più importante delle persone che lo compongono. Questo è fondamentale: quando hai un sistema che da al primo ministro è la persona più importante del paese, com’è di fatto in Montenegro, Ma nel futuro, senza un leader fortissimo, senza il peso del controllo della comunità internazionale sui nostri leader (si riferisce chiaramente al coinvolgimento di #ukanovi" nei traffici di sigarette oggetto d’indagine della Procura della Repubblica di Bari), ci sarà la possibilità per l’opposizione di contare in maniera più effettiva sulla politica.

D - Le relazioni con la Serbia non saranno altresì un problema nel futuro: con il referendum si è chiaramente posta la parola fine alla questione. R - Tanta energia è stata persa su queste questioni, che rappresentano il passato. I problemi di cui la politica montenegrina deve occuparsi oggi sono altri, e perciò il Montenegro può occuparsi di nuovi problemi, di nuove sfide. L’identità nazionale, la lingua, la chiesa sono ormai argomenti obsoleti. I politici hanno strumentalizzato questi argomenti. Ma ora è divenuto davvero stupido parlare di questi argomenti. C’è la possibilità per il Montenegro di concentrarsi su altri problemi. Stanno emergendo altresì personalità politiche nuove, diverse da quelle degli anni ’90. Dopo Milo, dopo la sua dipartita nel 2011, il Montenegro avrà una nuova scena politica. Anche i leader dell’opposizione stanno cambiando. Non c’è più Momir Bulatovi", Predrag Bulatovi" ed altri. Al centro del nostro governo ci sarà probabilmente una persona giovane, e potremo finalmente parlare degli anni 2000, e non più degli anni ’90. Il primo ministro porta con sé la storia degli anni ’90, il cui peso si sente ancora, ad esempio nelle relazioni con la Croazia, la Bosnia. Esistono fotografie di lui con gli altri (suppongo i leader politici responsabili dello smembramento violente della SFRY). L’Italia più di altri paesi sente il peso di questa pesante eredità storica di #ukanovi". Con l’avvento di una nuova personalità politica giovane a capo del governo, cambierà anche la faccia del Montenegro agli occhi della comunità internazionale. Sarebbe una persona nuova: quando il popolo italiano vede Milo, immediatamente pensano alla procura di bari. Questo cambierà. D - Quando Milo lascerà la scena politica, non v’è il rischio che divenga il “Putin del Montenegro”? R - Lui ha detto che lui non sarà nemmeno presidente del partito. Milo fu presidente del DPS per la prima volta con %turanovi" primo ministro*, ma #ukanovi" ha dichiarato che dal 2011 uscirà totalmente dalla scena politica. E’ differente. In qualità di presidente del partito, ha nelle sue mani un potere immenso, può controllare il paese. Ma rimanendo fuori dal partito non potrebbe facilmente avere il controllo del Montenegro, anche in una società come il Montenegro. Anche Putin ha necessità di ricoprire una qualche carica politica: se fosse rimasto nel suo appartamento, se fosse rimasto lontano, fisicamente, dai centri di potere, non avrebbe potuto controllare il potere nei corridoi dei palazzi governativi. Tuttavia c’è la possibilità che Milo diventi il Putin del Montenegro. Non sappiamo quali siano le sue reali intenzioni, potrebbe abbandonare la politica nel 2015 o chissà quando. L’unica cosa importante è questa: il tempo va e gli anni ’90 stanno finalmente passando. D - La società Montenegrina rimane però abbastanza permeabile, per così dire. Non è difficile avere realmente il potere anche senza una reale posizione di governo, per cui … R - Io non so. Il popolo dice che non è possibile avere un ruolo di potere senza incarichi di governo. Ma per esempio io stesso posso lavorare e dire quello che voglio, potrò lavorare in futuro secondo le mie opinioni e continuerò a lavorare in una facoltà pagata dallo stato. Comunque ci sono giornali contro il governo. La società è permeabile e questo è il problema perché i Montenegrina non hanno avuto una reale società democratica nella storia possono pensare che questo sistema di potere “diffuso” e “permeabile” resti in un certo senso il migliore, ci sono tanti che non sanno le cose, non hanno viaggiato, non hanno letto. Hanno una mentalità ristretta e comunque si trovano in una situazione migliore rispetto agli anni novanta. Ma persistono problemi che una persona ordinaria non può vedere. Per me non è stato il meglio. Se nel '91 avessimo avuto subito l'indipendenza potremmo essere direttamente in Unione Europea. Ma i tempi non erano maturi. D - Però abbiamo fiducia nel futuro. Abbiamo parlato di UE e di impressione che l'Europa ha del Montenegro. Qual è stato il ruolo della comunità internazionale durante l'indipendenza. R - Non è stato un ruolo buono, specialmente nel referendum. Negli anni novanta non hanno fatto tutte le cose che avrebbero dovuto fare. Qui c'era la guerra e loro hanno visto

quello che stava accadendo e non hanno fatto niente. Avrebbero dovuto fare qualcosa. Hanno cooperato con il presidente Milo!evi". Non potevano comprendere le relazioni all'interno dei paesi balcanici. E questo è stato il problema anche nel 2000. loro volevano avere il Montenegro con la Serbia perché non potevano capire le relazioni tra Serbi e Montenegrini (Solana). Questo è stato un problema, ma dopo il referendum essi hanno riconosciuto l'indipendenza del Montenegro e l'esistenza di una situazione differente dopo il 2006. in quel momento i problemi non erano più “metafisici”, “etnici”, ma economici e legali. Negli anni successivi (2006/09) il ruolo dell'Europa è stato sicuramente migliore perché ciò permetterà di trascinare il Montenegro in Europa, verso “la via atlantica”. Ma la società internazionale, all'inizio, non riusciva a capire che l'unica opportunità per il Montenegro era l'indipendenza e la creazione di una società civile e della rule of law. E' impossibile pensare di creare una società civile in Unione con un paese venti volte più grande (la Serbia, evidentemente). La comunità internazionale non è mai riuscita a capire le dinamiche alla base dei rapporti serbomontenegrini. D - Come il Montenegro vede l'Europa? Come vede la Nato? L'ONU? R - Il Montenegro oggi vede l'UE come un'idea popolare. Non è molto popolare dire cose brutte sull'UE. Ci sono degli intellettuali che dicono che L'UE non funziona, ma tanti non sanno bene che cos'è. Pensano all'UE come a un'idea dell'Europa unita. Quindi si pensa al Montenegro come un paese povero che può riceverne degli aiuti. Per la maggior parte degli attori e degli intellettuali quindi l'UE rappresenta una grande opportunità per la nostra nazione. Con la nato il discorso è diverso. Da una parte ci sono i serbi che sono chiaramente contro la nato. Dall'altra parte ci sono quelli che sono contro la nato perché vedono il Montenegro come uno stato neutrale e disarmato. Si oppongono all'invio dei soldati in Afghanistan, non vogliono avere guerre con i paesi musulmani anche perché il 20% del popolo è musulmano. Questo fronte contro la nato rappresenta la maggioranza dell'opinione pubblica. Molti però non sanno cos'è la nato. Pensano che sia solamente un'organizzazione militare. Inoltre, se guardiamo ai paesi dell'Europa orientale essi sono entrati prima nella NATO e poi nell'UE. E' una sorta di passo obbligato non scritto. Per me, personalmente non mi piace la nato. So che però dobbiamo essere membri della NATO se vogliamo essere membri dell'EU. E non possiamo permetterci di non essere membri dell'UE. Tutti i paesi che ci circondano hanno a che fare con la nato, dalla Bosnia all’Albania. Inoltre, se non entriamo nella NATO il Montenegro potrebbe rientrare nella sfera di influenza russa. Il che, a mio avviso, non è positivo. Montenegro e Russia hanno sempre avuto relazioni molto strette, ma la Russia pensava sempre e solo al proprio interesse. Noi, oggi, dobbiamo guardare all'Europa. Noi possiamo essere un paese veramente democratico. Per entrare in Eu dobbiamo essere nella nato. Come hai visto, del resto, ci sono anche quelli che sostengono la possibilità di entrare nell'Europa e non nella nato, e chiedono un referendum. Il referendum è differente perché in campagna elettorale pre referendum il nostro governo potrebbe pressare, dicendo che la NATO è una cosa buona. Quindi il fronte pro-NATO potrebbe crescere inaspettatamente. Ciò non dovrà essere, tuttavia, anti democratico. L'uso della propaganda e della campagna referendaria non deve sfociare nel rifiuto della democrazia. Quando ci sono stati i bombardamenti in Serbia, il Montenegro ne è rimasto fuori (a parte cinque vittime). Anche questo potrebbe aiutare una svolta pro-NATO, mentre in Serbia ci sono state un sacco di vittime e la situazione, chiaramente, è molto più pesante. Il fatto che il Montenegro entri nella NATO. I rapporti con la Serbia sono chiusi. Ma questo potrebbe chiaramente creare dei problemi, anche a livello politico più puro. La Serbia vede la NATO come un nemico. D - Forse negli anni novanta, ma non oggi. Oggi la Serbia non vede la NATO come un nemico. R - Oggi sono convinto che nel governo serbo ci sono molti sostenitori della NATO, solo che oggi non possono ancora far valere la propria opinione. In futuro la Serbia sarà nella NATO. Ci sono, poi, molti paesi che hanno una grande amicizia con la Serbia anche se sono membri della nato (pensa alla Grecia, soprattutto sul tema del Kosovo). A quel punto, tutti i paesi vicini della Serbia saranno nella nato e la Serbia dovrà avere dei rapporti con loro.

D - “Il Montenegro deve dimenticarsi del passato”, ha detto l'ammiraglio Di Paola l'altro giorno. Io credo che la storia sia fondamentale. Non sono esattamente contento di sentire quelle parole, vi vedo un'eccessiva politicizzazione. Vorrei capire la sua opinione. R - Per I montenegrini la storia è più importante che negli altri paesi. Perciò, non dobbiamo dimenticare tutta la storia ma dobbiamo vivere nel ventunesimo secolo. Molti montenegrini ancora vivono come nell'ottocento. I problemi dell'ottocento – la storia è importante, sarà importante, se non sappiamo la storia come può esserci un futuro, ma non dobbiamo solo ricordare la storia ma anche capire e questo è il problema con i montenegrini, tanto non capiscono le cose. Non capiscono che la storia ha le sue leggi e le sue realtà. Vivere nel passato, parlare nel passato, come se si fosse fermi a duecento anni fa, non sono buone per un paese che vuole essere democratico e multiculturale. Parlare oggi dei turchi non ha senso. Avrei voluto un Montenegro come un paese europeo sotto i grandi imperi, con una propria cultura e una propria arte. Noi non abbiamo avuto ciò, abbiamo avuto un popolo illetterato, solo Njegos è stato poeta ma gli altri sono stati come animali, e vivere in questo modo oggi non è per niente buono per il Montenegro. Non dobbiamo dimenticare la storia ma la storia va ricordata, dobbiamo iniziare a vivere nel ventunesimo secolo. Il Montenegro è fatto da più culture, e queste culture hanno differenti posizioni nella storia. C'è chi è stato sotto Venezia, chi è stato sotto i turchi, e questo è un problema. C'è un problema di identità perché da una parte ci sono i fautori di un Montenegrina ortodosso antiturco antimusulmano, il Montenegro ortodosso di Njegos. Però nel nord non è così, tanto per dire. Ci sono delle vecchie moschee, c'è anche una vecchia chiesa ortodossa. Tutta questa è la nostra tradizione multiculturale nei secoli dei secoli, e questa sarebbe un'ottima eredità da portare anche nel futuro. Non bisognerebbe affezionarsi alle faziosità (pro-ortodosse, soprattutto). Il governo non ha fatto abbastanza contro questi miti. Dopo il 2006 vi è il mito dei Montenegrini contro i Serbi e contro i Turchi. Questo è stato importante, ma ci sono anche altre cose. Noi dobbiamo comparare con altri paesi (Repubblica Ceca, Belgio), non in base ai nostri eroi ma in base ai nostri prodotti culturali. Ogni anno c'è solo un film nuovo prodotto in Montenegro. E questo è il vero problema, non i Turchi. D - Il fatto è che a livello globale questi miti sono molto forti. Ma del resto i miti occidentali del progresso e della democrazia possono distruggere questi miti sostituendoli in toto, senza lasciarne nulla, ed è un grosso pericolo. R - Ma se queste sono opportunità, dobbiamo coglierle. Come Ataturk in Turchia. Oggi le cose sono differenti. Milo doveva fare qualcosa come Ataturk. Non è tanto complicato per questa generazione per gli adulti, ma per i giovani dobbiamo avere diversi programmi nelle scuole, nella tv, ma anche nell'establishment. Io amo molto Ataturk perché lunghi processi possono essere complicati. Questi miti sono ancora vivi e per me sono anche un grosso problema della nostra riforma e rappresentano un ostacolo. E' bello sapere le cose, ma nel modo giusto. D - Non la penso in questo modo perché sono molto legato alla storia, all'Italia. R - Ma voi avete il Risorgimento. D - Sì, ma è difficile parlare di una storia comune. La mia regione potrebbe essere paragonata al Montenegro. R - Da noi ci sono tradizioni differenti. Voi avete anche un Dante, un Leopardi, un Verdi. Che abbiamo noi? Tutta la nostra storia sono battaglie, e questo è un problema. Tutti hanno avuto le battaglie, ma anche una cultura. Noi siamo un popolo di asini e di capre.

Annesso 3 Intervista n°3 D - The raise of independence. R - Theoretically speaking, I’m much closer to the so called “constructivists” theoreticians, then to essentialist theory. I reject essentialist interpretation, because I don’t believe that identity is some essence which is coming from the very beginning or something like that. On the contrary, identity is an historical construction. But I also disagree with some extreme constructivists, who forget that this historical construct is “historical”, meaning that the construct is not a pure manipulation of current politics and policies, but a long lasting sedimentation and constructing in that sense. So in my view Montenegrin case in last several centuries, and especially in last two centuries has proved this thesis about identity as an historical construct. In that sense, in that framework I distinguish between 3-4 phases, how to say the first one would be the time of Peter I Petrovi" Njego!, the founder of modern nation State, Montenegro as a modern nation State. He was uncle of our famous poet Peter II Petrovi", from the same dynasty, but he’s historically and politically more important then Petar II. Although Peter II is more famous for his great poetry, especially Gorski Vijenac, Lu&a Mikrokozma etc. If you carefully read writings of Peter I Petrovi", you will find extreme ambiguity and multitude of overlapping identities in that time, because he’s writing about his populations, about Montenegrin population in very different terms, sometimes calling them “Montenegrins”, sometimes “south Slavs”, or “Slavs”, some times “Slavic Serbs”. MY interpretation is an historical one: I understand this ambiguity, multitude and overlapping set of identities not as a pure confusion in the head of this man, because this man was one of the most intelligent, most literate and most lucid in Montenegrin history, he’s our saint, by the way. Curiosity is that the population called him “Saint Peter” even during his lifetime, of course without some Vatican proclamation, we have people’s church, so in Montenegro is a matter of Zbor, assembly of people. So it is not matter of his mental confusion, on the contrary, it is quite adequate reflection of the objective historical ambiguity and multitude of overlapping solutions for Montenegrin case, internally multitude of clans, tribes, without a modern, central bureaucratic State; and internationally great powers fighting to solve the so called “Eastern Question”, the falling Ottoman Empire. So the Montenegrin case was not ripe for solution in that time, and for that reason you have this multitude, this overlapping confusion etc... With Peter II Petrovi", our famous poet Njego!, we have entered into the phase of finding the solution, not finally. In his writings, unlike the writings of his uncle, you can notice disappearance of this multitude and kind of confusion and more and more, through the writings of Peter II Petrovi" Njego!, Montenegrin perceived themselves as Serbs, especially as the best Serbs. That is a mythology, based on Kosovo myth and Kosovo reality, we have a mixture of myth and reality here, that Montenegrins are kind of the best Serbs, who saved themselves after Kosovo defeat, running into high mountains. Njego! has one sentence in his Gorski Vijenac saying [recita il verso in serbo], meaning “those who were not killed or enslaved in Kosovo, they ran away in this high mountains”. So it’s a mixture of historical event and mythology, more mythology, and in that identity self-perception Montenegrins are the best Serbs. The other turning point is 1878, Berlin Congress.

International decision about Montenegro namely recognition. So we in Montenegro we are very proud that we belong to 24-25, I don’t remember quite exactly first international recognized European and World States. Ok, I’m not romanticist so I will not make great big deal... You know, sometimes I ironically, as a kind of humor, say that in my understanding Montenegrins deserves respect for this recognition, several centuries of permanent warfare etc etc, but in my understanding even more credit for this international recognitions deserves Montenegrin mountains, because mountain is a natural stronghold. Anyway, probably it is a mixture of geographical and social factors so high mountains and Montenegrin love for freedom and fight for freedom. So I’m, you know, pro-indipendentist, from the very beginning of the old Socialist Federal Republic of Jugoslavia, from 1991, but I disagree with many of Montenegrin pro-independence, in one important point: because many of them are essentialist, and they wrongly believe that Montenegrin right to self-determination will be somehow diminished if they recognize that in the second half of XIX century till 1918, the end of first world war, Montenegrins,the most of them, the ruling elite, have self-perceived themselves as Serbs. I believe it is wrong denial, because is simply historical fact, which I can explain: because in that time, for most of Montenegrins it was internationally and internally the most realistic adequate way for recognition ad a State etc etc. The next turning point is the end of the first world war, when King Nikola and all dynasty and all elite faced total catastrophe and at the end of the first world war new international and internal setting have brought total destruction and disappearance of Montenegrin dynasty, church and even name, Montenegro Crna Gora. Montenegro has been absorbed after the first world war into the greater Serbian construction based on mythology and official ideology of Serbian identity of Montenegro and Montenegrins. There is a curiosity: King Nikola was without reservation great Serbian nationalist, he was pretending to be the King of all Serbs, when after the first world war and as a matter of fact during the first world war and at the end of the war he bitterly conceived that he’s betrayed. You know, new Serbian King Aleksandar Kara$or$evi" was in fact his grandson, so we have even blood connections within the dynasties. When he bitterly understood the even his grandson and greater Serbian elite from Belgrade has betrayed him, in the final year of his exile in France he proposed a confederation as a solution for Montenegro and begin to be more pro-Montenegrin etc etc. But it was late. My understanding is going now further. There is a dialectic of identity, in the sense that negation and antagonization towards some identity dialectically contribute to its rise, because when you’re jeopardized you’re fighting for survival ad extreme negative attitude toward Montenegrin State, church and identity was between the first and second world war, within monarchical kingship based on greater Serbian ideology in compromise with Croatian and Slovenian nationalism and States. In that period Montenegrin identity in fact began its first historical construction in the sense... You know the previous one was the Serbians self-perception of Montenegrins, but between the first and the second world war because of great Serbian nationalism try to destruct Montenegrin identity, it has dialectically rose in that period. One could say that is the first construction, the first historical construction. Ok, we can speak about Serbian phase of Montenegrin identity as also a kind of historical construction, but this would be historical premier of pure Montenegrin identity, which rose in fight against attempt of Serbian nationalist to destroy Montenegrin identity. I can tell you one interesting opinion of some Montenegrin historian, for which I think is

interesting and probably true. They are saying that even enormous great rise of Montenegrin communist movement between the two world war is at least 50% due to the Montenegrin self defense, Montenegrin nationalism. So for example, as a curiosity, in 1941 Montenegrin anti-fascist appraisal was the most massive in Europe, one of the most massive if not the most massive. I remember Zivak, the Hungarian novelist, in some of his novels, is full of admiration for this event. There are historians in Montenegro pro-communist and pro-leftist who are interpreting that at least 50% of this anti-fascist appraisal is due to Montenegrin nationalism, in the sense that it was not a pure social communist evolution, but at least half of that was nationalist revival and defense. It is interesting interpretation, because I’m not sure of the 50% percent, but certainly an important part is. The next phase is the communist quasi-federation, 1945-1989. “Quasi” because federation is pluralist construction, but in one party communism any pluralism is artificial and this federalist pluralism was also artificial, because one party and one leader, comrade Tito, use to be the only power. Anyway, from the perspective of the ’90, I think that some theoreticians are right when they warning that in the communist quasifederation there was a kind of positive and good relationship between nations and republics. So that we should not neglect in general that period. As far as Montenegro is concerned, Montenegro has regained its name and its state. However limited in communist construction, it had some symbolical meaning. Now we’re reaching 1989-1991, violent collapse of SRFY. Given the fact that the second half of communist period in Montenegro and Jugoslavia was a kind of refrigerator. So called national question was in fact frozen during communist period. That is right, essentially: communism was a violent repression of many realities, including interethnic tensions and problems. in the 1989 we had the acceleration of history. First of all the refrigerator collapsed, and secondly all interethnic problems, questions etc, simply exploded, we know in what way. Unlike Slovenian, Croatian and Serbian nationalist during the communist period, who have preserved their national interests, institutions and crypto strategies, Montenegrin nationalism was much more defensive and almost non existence. Most of the Montenegrins have found minimum protection of Montenegrin name and identity under communist umbrella and new Jugoslav quasi-federal identity. In time of collapse, unlike Slovenian and Croatians and Serbian, who were in full strength and confrontation, Montenegrin nationalism was surprised and in total defense. That is the explanation why only after 7-8 years the rising of Montenegrins nationalism, self-determination and pro independence struggle gave first results: disintegration od DPS in two parts, one pro-Montenegrin, one pro-serbian, and in 2006 the disintegration together with external social dynamics have produced referendum. Anyway, together with this more detailed analysis of the two censuses 1991 and 2003, plus the results of proSerbian/pro-Montenegrin independence votes on the election you can follow this dramatic rise and conflict within Montenegrin society and you can distinguish the 3 sub-groups of Montenegrins, meaning the orthodox population. The main conflict in Montenegro was within the orthodox population and not against the other minorities. You can distinguish at least 3 sub groups, all calling themselves Montenegrins but in a very different way. One are “clear Montenegrins” or “100% Montenegrins”, because the second group, calling themselves simultaneously Montenegrins and Serbs, Montenegrins as a kind of Serbs, best Serbs, it is a continuation of Petrovi"i. They are historically right, but they are not currently right, there were centuries of

history and changes and identity changed as well. The second group was represented by Momir Bulatovi" who was defeated in 1997. Once he used the sentence saying: “My name is Montenegro, my surname is Serbia”. Liberal party leader, pioneer party of pro-independence struggle in 1991, I can’t remember if it was Perovi" or some other, they replicated to this sentence saying: “We are 100% Montenegrin.” I don’t like this sentence, because it doesn't care about history. Usual meaning of 100% is racist. The third group are those who feel themselves as Serbs. They use to say “Yes for sure, we are Montenegrins, but it’s our local peculiarity. We are Serbs.” , the so called clear Serbs. The second group, dual identity, is not scandalous phenomena. My professor who was initially and anthropologist has some fighting and comments in which he’s noticing that in the so called primitive societies before modern nation states, dual identity was a regular phenomenon. In fact 100% pure identity, and terrible genocidal wars around this aim of 100% pure identity are invention of modern criminal history. Dual identity wouldn’t be a shame, wouldn’t be anything bad. But in this realities of exclusive national states, it usually become a problem. Let me give to you last information. I’m not going now into full details of this change. Generally speaking change was from pro-union with Serbia to proindependence. The rise was slow and difficult but it was obvious through this facts. Censuses: in 1991 9% Serbs, 62% Montenegrins. In 2003 e have 31%Serbs and 42% Montenegrins. If you take them together, you will see that sums are always the same, but internal distribution very different. Trough the analysis of the election, which are much more frequent then in other countries, because we have elections every 2 or 3 years. Trough this analysis you can see my estimation is 1/3 of this percent are pure Montenegrins, 1/3 dual identities, 1/3 pure Serbian. My guess, after 2006 independence, we will witness probably some rise of Montenegrins at the expense of Serbs. My hypothesis is that at least 5 to 10% of Serbs are unstable identity, which can change position in the direction of politics. Because yes, state is used, sometimes abused for personal aim etc. That is a problem. I’m pro-independence but in principal I’m always ready to defend right of the people to express their feeling freely, whatever they are. It is open question, we will see where we will go. Although some proportion of this 31% of Serbs are result of wars and pressures in the ’90. So it will be real test for Montenegrin young and unstable democracy to demonstrate democracy, tolerance etc but especially on Serbs, because is a highly sensitive question. My general principle opinion about that is that everybody should be free to express its feeling and self perception freely, and history in the next years, we will show what it will get to us. I don’t know, maybe we will be all Montenegrin, or all Serbs, or maybe Europeans, who knows! Very often these new identity in such schismatic situation serves ad a kind of solution. For example for germans after the second world war, because of a terrible experience with Nazi Germany, European identity, institutions and integrations have served an excellent job, especially solving this identity crisis between fathers and sons. For sons and daughters it was a terrible to know that they’re coming from the fathers and mother who were in the Nazi Germany etc etc. And for them the European umbrella was good to have, to use it for self perception. In this vulnerable, unstable schismatic identities and entities European integrations and institutions have greater importance then in some other states and nations.

D - What about nowadays civic society? How do you believe that the ruling elite used this unstable identity?. R - We had two process in our political system: the crisis of the legitimacy of the old system, the old communist one party system, real socialism; and the relegitimation, rise of new nationalistic legitimation of power elites. These are closely connected and it is most obviously seen in the case of Slobodan Milo!evi", who’s puppet was Milo #ukanovi" at that time. You know, his apologetic, academicians consigliere (in italiano) like Darmanovi" and others, they use to say, some of them more intelligently, some od them more carefully, some of them quite... I mean... grotesquely that in fact it is apologetical, of course, remaking of history, that #ukanovi" was in fact always for Montenegrin independence, he was from the beginning from independence of Montenegro, but he was intelligent and he didn’t discover his genial idea, he only machiavellistically collaborate with Milo!evi" and in the first moment and chance when he was able to solve Montenegrin question he did it. No. It is pure fabrication, manipulation. #ukanovi", in my understanding is Milo!evi"’s pupil, the same kind of politician. From the beginning of humanity, there is only one ideology. I use the term from late roman history: they are Neros of our day. I would use the label Nerone for them. There is a kind of political madness based on demonic capacity of power, upon which Max Weber is writing. There is only one religion and idea in that orientation, and that is the power as itself. Everything which can serve that purpose is welcome. I have never bought the idea that Milo!evi" is a nationalist. No. Milo!evi" was neither nationalist nor communist. He had no any consistent ideology etc etc. The same case is #ukanovi". It wasn’t a secret why #ukanovi" survived so long: you know. #ukanovi" was for Jugoslavia, then he was for greater Serbia, because Montenegro and Serbia together can be only greater Serbia, from the beginning. It was not possible a federation, it was a dream, a false idea. After that he was for independence, now he’s fro European Union... For everything! Everything which is serving the purpose of the quasi-feudal clanic power is welcome and it’s the only essence of that kind of political orientation. D - That’s the point, the quasi-feudal clanic power. R - Yes. And there is connection between pre-modernity and modernity. When you say Balkan, you have in mind something which is pre-modern. But premodernity can be material for post-modernity. So post-modernity is a cynical manipulation with pre-modernity. History is always recycling processes, in which remanences from the past tradition, patriarchy etc it’s now being used for new objectives and quite new structures and systems. Those who are fascinated with the past usually miss the point that the past is used and abused from the present. And that is the essence. And vice versa, those who are fascinated with the change usually miss the fact that changes very often uses and abuses the past for that change The reality is complex, consistent of past, present and future in handless manipulation and fabrication. And so I can describe you in few sentences the process which was critical for the all these problem we’re talking about. The process of crisis of legitimacy of old socialist system and the rise of new legitimization of the elite. We didn’t have any kind of revolution in Serbia and Montenegro. In these countries in general we have a most equal situation, Croatia, Bosnia. We have a process of redressing in which falling elites of old communist power simply felt the process of loosing legitimacy of old time. It was the legitimacy the best description of this old

type of legitimacy, given by this Croatian sociologist Zupano. it was a kind of social and political coalition between bureaucracy and working class, in which working class offered loyalty but got social security system, minimal economic standard etc. On the other hand bureaucracy provided these services but got full support and kind of legitimacy. Economic crisis in the ’70 and ’80 undermined that legitimacy and in the same time there was the weakening of all nationalist forces and in the crisis which was severe, with international collapse, with the collapse of Berlin wall and of communism, of old cold war bipolar system... Jugoslavia, from inside, from my understanding it was hold by some kind of compromise, but at least 50% of the stability of socialist Jugoslavia was coming from international system, especially from the West, who was supporting Tito as a kind of tampon zone between East and West. In the moment when the international system of that kind collapsed, there was not any longer external pressure on the border, and so at least of 50% of causes of collapse of Jugoslavia comes from the lack of this external pressure from the West. Anyway, in connection to this internal and external collapses, you can imagine, I remember... I worked in Belgrade at the time, I remember in 1987 beginning of the rise of Milo!evi". Today we’re speaking about the happening of the people, semipoet phrase, saying that people appraisal has happened, as a natural event etc. Nothing of that. it was a pure bureaucratic fabrication. I remember, every entrance of building, not only public building, but private buildings were full of papers calling for party meetings, and n°1 on agenda was the so called “actual political happenings”. So Milo!evi" rise to power, great populist meeting, Kosovo meeting, with two millions people... These are excellently bureaucratically organized meeting. There was not spontaneity. Milo!evi" and other guys from other communist party in Croatia, Slovenia etc. They simply felt they have no room for renewal, internally as externally. I don’t believe Milo!evi" was too intelligent and educated. No, he was not. He was partly apparat. But he had good instincts, the same is with #ukanovi". This kind of people, they cannot educate themselves, they cannot read... They have very poor education, etc. But in this kind of turbulent political processes, education and intelligence that I have and the guys similar to me, is not the best pre-requisite... So it was not handicap for him. On the contrary. They had and has excellent instincts, not intelligence, strategy, ideas... But Instinct, based of some kind of experience and routine, of course. I remember that Milo!evi", #ukanovi" and other they simply felt they have no room for renewal any longer internally and externally, but they have demonic passion fro power, as Weber described and they did everything they could to preserve their power. In critical moment, what was needed to preserve power was even war. The genocidal war, offense of Bible, no distinction between good and bad. And they where ready... That is the secret of #ukanovi" long lasting power... #ukanovi" he’s a puppet. He’s still a puppet. I don’t think he was... Milo!evi" was original demon. he i a puppet. I remember Milo!evi" in his famous speech in Gazimestan, religious sacred place in Kosovo, it is even today, defend by I think Italian troops... In Gazimestan, on the 600th year of Kosovo battle, in his famous speech, marking the beginning of the rise of greater Serbian nationalism, he told a famous sentence, saying something like this: “If it shows necessary, Serbia will fight even real wars to defend Kosovo and its territorial identity”. It was the only place in his political rhetoric, one of very rare place, maybe twice or three times in all his political career he used open war rhetoric. He was very careful. He was educated lawyer, he knew he can be accused for, so only few times he discovered himself

explicitly, and one of that times was Gazimestan, june 28, 1989. In my understanding it was a definitive turning point in his policy. #ukanovi" is the pupil of the same school, he saved himself in the first phase, waiting. It was not his great intelligence, but again, instinct. He simply felt that Milo!evi" is gone, that Western powers decide to say Milo!evi" is the past, because he was not loyal and cooperative, and in that point we can see the only difference between #ukanovi" and Bulatovi". Momir Bulatovi" also is not ideological nationalist... He’s in the same way like #ukanovi". the only difference was the difference in the evaluation of the situation: #ukanovi" thought that Milo!evi" was gone, Bulatovi" thought that Milo!evi" was not gone and the first was right in his evaluation and the second was wrong. The second is now past, the first is still in power. In this story, don’t forget that, legacy of patriarchal society which is, you probably know, I know the phrase saying that there are the 3 strongest patriarchal oasis in Europe, Sicilian families, Montenegrin tribes and Scottish clans. So Montenegro is unique in the sense that remittances of old patriarchal clanic organization and customs of society are the strongest in contemporary Europe. That is right. I’m from Ku&i tribe, and I know perfectly well how it operates. But it’s not clan in the usual sense of the word. 90% of economy, society, politics etc is operating in a modern way. Only 10% are remanences of old clanic life. For example, when in my Ku&i tribe population want to build a new road, then usually municipality of Podgorica pays 50% and the rest 50% should collected among the member of Ku&i. I participated several times, of course, that is a sacred custom. Even if you will never use that road, you simply feel obligation to pay, because you’re member of some wider community and ok... That is sensible. Or if in the village some new building is rise, there is old custom “moba”, common work. All member participated by work to the building. Usually persons like me and similar, I don’t know to work... Then I usually pay. It is not a serious economic or political factor today. But what is serious was use and abuse of this remenascens from the past for the purposes of modern and post-modern demonic political fabrications. Like Milo!evi" has abused councils of peoples, assemblies, based on historical clanic institutions. Initial name was consisting of the name of the tribes, clans. Somebody said that is too archaic, then they translated into a more parliamentary fashion. But it was based on clanic power. Because I know my tribe, Ku&i, very often I was in communication with some of them, they perceived me as an enemy, because I was anti-Milo!evi", from the very beginning. I told, when he came to power that this man would have destroyed Serbs and Serbia. He was mad, everybody who has a clear mind would say that he’s mad. So Lorence Singerberger is a lier. No. It was a bad political pragmatism. You know that Milo!evi" was Montenegrin? D - Yes, of course! R - Like Kara$i"... That is the ambiguity and complexity of Montenegrin identity. Some of the greater Serbian nationalists, Jovica Stani!i" too, are Montenegrins, from Brskut. It’s a toponymic name, consisting of two tribes. Darmanovi" is from Brskut, the same toponym. Ku&i is mixed in the territory of Brskut. D - Milo!evi" and Kara$i"? R - Milo!evi" and his father are from Vasolijevi"i, pro-Serbian traditionally on the north. My mother belongs to this tribe, so I know very well it. Milo!evi" is

from Ljeva Rijeka, left river, 15 km from Podgorica, in Vasolijevi"i mountains. Kara$i" is from Petnica, in a village in north-west part of Montenegro, close to Bosnian border. There were some doubts even today that Kara$i" was hidden in that part of Montenegro, in a Serbian orthodox monastery. He’s a native Piva tribe. Bukovski relation between Austria-Germany in the second world war and Montenegro-Serbia after Balkan war are interesting. There are many similarities. Montenegrin nationalist or pro-independence label are now in fact masked, they’re hiding their real past: the were great Serbian nationalists, and cooperative with Milo!evi". Today who ever even mention that part of history, they have no problem with that, we have... You can read in newspapers, we have problem everyday. My colleague historian, Rastoder, who is by the way the most influential and accredited for the discovery of hidden side of Montenegrin history. There is a label: low insensitive civil war. Between 1980 and 1987 there was a low intensity civil war in Montenegro. Rastoder discovered it in his books. He wrote a book for 4th class od grammar school, and now official institution has but under question mark it. The only reason, I will tell you, because the official spokesman will not tell that, is that the book is one of the rare honest historical textbook, in which it was written that #ukanovi" was together with Milo!evi" in 1991 wars and that Montenegrins government, authorities participated in attack on Dubrovnik etc. And now Rastoder has problems...

Annesso 4 Intervista n°4 Domanda - What are the main causes of Montenegrin independence, stressing the importance of social process... Risposta - First of all there was a dissolution process of Jugoslavia. Montenegro was an old State, so it has this significant majority of people feeling that it should be a State. Then the federation with Serbia was not so functional, in the sense that you had two partners, one was really small and one was really big, and the small one wanted to have the same rights, which was impossible, due to the number of people, to the size of the country and so you have this tension between these two parts of the country. Then there was Milo!evi" era. In the first stages, government of Montenegro was quite pro-Milo!evi", I’m talking about 1994 and before. But then they changed their course, and changing their course changed the course also of the pubblic opinion in Montenegro and there was this tension between Montenegro and Serbia between many problems. Montenegro was kind of opposite to official policy of Serbia. D - I read the Constitution. It looks like a federation, but States are mostly independent. Where is the sovereignty? In Belgrade or Podgorica? R - Few month after the independence many people come to Montenegro and asked if we feel the difference and we told them no. We had everything before, we had completly structured state, administration... Everything was set already, there was no turbolence, there was no factual change. But I think that two reasons made it happened. First one was the will of the political elite: withouth that you wouldn’t have it. It’s in the first place. Before 1997 it was not possible; you had political elite drivign country towards other way. In 1997 there was a crash within the elite, they separated and it was the course that let people towards one go. The second one was the fact that one: the true pro-independent group was multicultural, so it included minorities, which is not insignificant number of people, I think 15% or something. They were a deciding part of the community. And I thnk that one of the reasons they did so was the fear of the Serbian politics and history of Serbian politics toward people outside Serbia. Any Montenegrin would not have any significant problem. I’m not saying that we’re not going to have them, but in our history we have quite close cooperation with all the groups of people living in Montenegro. In fact, for example Catholic Albanians are closer to Montenegrins then to Muslim Albanians. We have mixed marriages, godfatherhood. D - I assume that you don’t believe in a pure Montenegrin ethnical identity. R - (silenzio) Well... I can’t tell you when it’s the point when one nation is born. Montenegrins have very clear and special and separate history, and have their own customs, and their own identity. I believe that there is Montenegrin identity in Montenegro.But I don’t think it is so firm. It’s flexible, it’s close to ortodox Serbs and is interchangable, but it doesn’t mean that it doesn’t exists. D - This would explain some pools and census that I found... R - Somebody analyzed ethincal changes in the ’90. If you ask me wether I believe in Montenegrin identity I do. But it’s not something that is exclusive. D - What was the importance of the structure of these social entities. Zadruge, clans, pleme, relationship among them... Does they influence the independence or it was influenced by the elite to get independence? R - I can’t be conclusive about that. Family and origin, the clans and so on are quite important in Montenegro and you have this rule... In many of those you can see that all the members of one clan are pro-Serbs, or pro-Montenegrin. But it doesn’t work always. You have families which are divided: one brother feels Serb, one brother Montenegrin. It’s not conclusive. My personal opinion is that: this independence, although you have a very strong group, like 10% maybe, which really felt strong about independence and about Montenegrin identity. Determining factor was the shift, the changing of the course of the ruling elite. So i think that the fact that they changed their course in 1997, toward independence, which was a political decision, not ideological... It was the need to make some sort of diffierence from the other part of the party and they had to split in 1997. There was a ruler who had quite a

strong... Simpaties with larger group of people that went after him, was the determining factor. I would say something else. I was studying political culture in Montenegro and we have quite a clienteristic socity, in the sense that many people just find this government quite natural and they believe they can deliver something to them, personally, not for a group of people. I think that this connection between government in Montenegro and people in Montenegro is quite strong. So when the elite say “left” they turn left. D - You country is very small. I understand this clienteristic attitude: people actually have a chance to please someone important... History teached Montenegrins that it is possible... R - Yes it is true. D - It’s part of your political culture. R - It is, and this explains quite a lot. People here really love our government. I mean they don’t, but they would like anything else. For example, we had elections and something like 40-50% of people supported the ruling party, 20 year afetwords. 20 years. Somebody says that there ws some pressuring on voting and bla bla bla. Then there was a public opinion pool, two months afterwords and there was 53-54% of support. You can see that this support is not forced, but it’s genuine. The only way in which I can explain it, you know people is aware of the fact that this government is quite corrupted, many thing are happening... This believe of people that only strong government can deliver goods for them. They don’t believe in opposition. Maybe they would like to change, but they prefere stability and they prefere this. They know someone that would be able to help them, to employ a son... To do anything. I think this was really important for the independence, people believed in it. D - On one side there is the individual expectations, on the other social values, going in parallel. R - Yes, but these things are going together! Community is going to do somethings for me and deliver things for me because I’m part of the community. But in the middle would be principle, in the sense of the best one wins. And that’s something that we don’t like. No best one wins, but one has the connections should win. And everybody has some sort of connections, because it’s the safer way. I think that one of the major problems in Montenegro at the moment is not the corruption. The real problem in Montenegro is the lack of responsibility. No one is responsible for anything. Because no one gets fired, no one gets called for what he or she didn’t do. Why? Because if someone calls me I have three cousins that will call and say “ok, just let her go”... And I enjoy being in this network, I like it. It’s my natural habit, I like it... Nothing personal... This is how people function in Montenegro. This small community is like a warm place safe and we don’t like instability. Maybe this is the reason why we don’t have some clashes. We don’t like it. And we don’t care about equality of chances and so on. Because we know that you have chances as long as you have friend or an uncle... I shouldn’t say... But... What the hell... there is a theory that in Montenegro you cannot find two people that are not related in some point. I didn’t tested it, but I think that if I wanted to, I think I can find connections to any one. I really believe that it’s time to changing the government. 20 years is not healthy. You can see them spent. you can see them not having people anymore, you can see them tired. But the one reason why it’s not going to happen in near future is that opposition is quite aggressive. And people don’t like it. D - To change government it needs a strong civil society. And I feel you don’t have such a developped one. R - No. You have quite developed civil society in Montenegro. We have NGO’s which are making quite an immense job, especially in some parts where the government doesn’t deliver enough. And then you have some strong watchdongs, and then you have some other NGO’s... They have one problem: one part of those which have political ambitions, you had it when the Group for Changes became the Movment for Changes, that was one of the mst importan NGO and at one point they just changed to political party. People look at those people and don’t believe them, because they are quite aggressive, they know many of those personally, so I know you, I know who you are, I know how you get things that you have, and don’t trust you because I know. and I knoe that you’re not better than one other. Probably in Montenegro there’s not a public opinion because there’s no

public. Everything is in the personal sphere. The fact is that they are better then others, but not that significantly that people would risk. There are some scandals, that shuttered everything that NGOs do. For example there was, few days before, one of the political analyst from Serbia was writing an article for Montenegrin newspaper and then he was telling the story of a phonecall that he had with one of the NGO leaders. I don’t know wether it’s true, but people read it.s It was written. It went like this: “hello, how are you, la la... I have to go to this show and then to say why I think that Montenegro shouldn’t enter the NATO.” And the person on the other side of the wire said “Ok” and that person is one of the leading organizations that support entrance to NATO “Ok, but be very harsh” and the other one “Why you want me to be harsh, I though that you are pro-NATO, I thought that you want me to advertise it, I thought that it was your mission.” the the other one “Nonono, you got it completly wrong. My job is to advertise for NATO, but when the public changes, I won’t have a job, and I won’t have anythting to do, and you know, when there is no job, there’s no money”. This is really and incident. But we have stories like that all the time. And then people don’t believe them too much. The should believe at least at the principles, that some of the organizations are trying to advocate. But they don’t want to. For example I have a very good job, I can do whatever I want and I can say whatever I want. You will see a very free public arena in Montenegro. Whatever people tell you there are no consequences. I can go on the square and say whatever I want and nothing would happen to me. But the fact is that you have worker, in small town, and he won’t risk his job. Maybe nobody will take his job, maybe somebody will, but he doesn’t now it and he won’t risk it. D - You talked about changes. Do you believe that #ukanovi" plan leave politics is just an attempt not to let this “changement” happens? R - I first want to see him go. He went once and then returned. I don’t think that too many people are taking this seriously. Although he is preparing his successor this time. I don’t know. Maybe this is the way that the things will change in Montenegro. I think that changes in Montenegro quite depend on dynamic within this party. It is the same as with the referendum: if there’s not a will of the party, which was not idelogical, but it was a political one they found it politically more advantagious, we probably sill be still in the joint country with Serbia. If he goes away really, and leave his position completely, it will decrease the support of the DPS and we will se what happens from there. Maybe they will divide within maybe... But this dynamic will influence a change. I believe that these dynamic are more powerful source of change then anything else. D - So there is a chance that civic society desires to make the change by itself? If yes, in which way? R - Imagine that you are a person that is originally believing that has a Montenegrin identity and there are elections, and you don’t want to vote for DPS anymore. So you have this spectre of possibilities: first of all you will not vote for any of the Serbian parties. You have SNP that was one of the leading Serbian parties, but now is shifting towards this labour identity. Thou you see those people and they are talking, and they have this labour rethorics, but they are the same people. So I don’t believe that they changed so much, so they won’t get many of the Montenegrins. votes. The you have SDP which in the past tryed really to blackmail DPS in the sense of withdrawing support for some actions that they felt that were not good for the people. You have PSP which, for example, people remember that, during the referendum were neutral, so they don’t like it. Which have this personal structure of people who they also don’t like so much, and which are really aggressive. Ok, I can risk and give my vote to them, then we will have some sort of instability, maybe the Serbian party will have the majority and then you say,: DPS fine. No change. And you see that DPS is the party that now is quite succesfully driving country towards the European Union There are not so many problems that I as a person feel about their rule. Ok, they are very corrupted, but I don’t feel it. Maybe I’ll use those channels of corruption... D - Yes, European Union... It seems to me that the desire of the parties to enter the EU is bigger than the awareness of people. Beside that pools are quite confused on the matter... I noticed a gap of a quarter of population between pools use by you and others. R - The closer we are, the polls will change in the sense of the support will be less and less. It doesn’t explain the gap of a quarter, but the support will decrese. Especially at the moment when we have to comply with some request from the EU which we wouldn’t like.

Anyway there are pools and pools in Montenegro. Personally I believe in pool conducted by professors... D - Thet were CEMI or CEDEM pools. Maybe CEMI. R - I don’t know about CEMI, about CEDEM... Those are the same pools, so I would have to see that. D - But there is a difference between the people voting for the ruling party supporting the EU, and the pool particulary asking to the people about EU. R - I think it’s a good thing that drives Montenegro further on, because there would be no enought incentives for the governement to introduce changes if there was not this urge to comply with EU standards. And I think people feel that and like that. Thou is now that we don’t need visas, it is possible that the support will now decrese. For example I personally don’t like EU and I wouldn’t like Montenegro to enter the EU, I like to travel only with my passport, so now this is accomplished as far as I’m concerned, we don’t have to go further. D - What is the next generation doing in the sense of replacing the old political generation? R - You can’t see so many people from the new generation, you have some young ministers, some new faces. The Minister of Finance is supposed to be the successor of #ukanovi"a and he is really young, I think 30-32. Then you have a lot of young people in the second level of making decisions, like advisors. You can see changing, but this is a very slow process For example of what I said is the problem they have with replacing the minister of education. Minister of education resigned on month ago, we still don’t have a new one, there are not so many options. They will have problem, they are trying to inforce some not so popular mesures, so nobody wants the be the one that did it. One really big party can’t find a solution in one month, is telling something. D - How would you describe relations with Serbian? R - It’s not my field of interest. it should be better. Now we have some confrontend interests with Serbia, special regarding Kosovo questions, since we have stong incentives to fully recognize Kosovo as a State, People from Serbia don’t like it.I don’t think there is a real possibility for new conflicts, apart from this Kosovo issue. It could be better, It should be better. We have many families connected with the Serbs. D -A part of voters perceive themselves as Serbs, and they are ut of the government in last 20 years. Don’t you think that this kind of pression on this part of population can lead Montenegro to some problems in the future? R - Yes, you said it right. It's not Milosevic time any more. We have 30% of people, there were expectations that this number is going to decrease. As I told you, the decision whether you are serbian or Montenegrian it's not ethnical completly. It's partly political, but that in part. So I think that there is a steady 30% of people that feel themself Serbs in Montenegro. Well, I think that this highly depends on the rethoric of the political parties that represent serbs employ, but, except for one of them they are changing their course. For example, one of the strongest is now Labour, not Serbian. That many Serbs vote for this party. So we have slighest number of people that feel themselves Serbs voting for this party which are more extreme and which don't obey to the size of Montenegro and symbols and would like to go back and so and so... So 10% of people in Montenegro feel themselves as Serbs and would prefer to go back, would have the strong feeling to go back. D - 10% is a lot … R - But they are not so extreme. It depends on the strenght of of, it depends on how persistent you are. And how strong you are and what you are. D - I introduce another argument. Maybe it depends also on the leader. We see, and I clearly see the historical trend of Montenegro: that the leader not for any reason I say anthropological, I say social, I say historical has a great power on the public and we see clearly that part of the leadership nowadays as in the past Njegos, Nicola I, and even Karadjorgevic during the period as well as Tito, lead, manage the people to follow him. And 10%, you say, it's not too much, it's not so much if you believe they are not so extremists, but I don't know, it is a dangerous situation. It can be, if they found a leader.

R - Well, you have to think that just two years ago there was referenda, and they lost. So I don't imagine 10% of montenegrians, Serbs of Montenegro, trying to make riots or something like that. It is not in our nature, and we don't do it (ah già, scusate tanto, non siete slavi, siete svizzeri). They won't do it. And they think that anyway seriously they won't call upon such a thing. So even when they say “the rights of serbs are in danger in Montenegro”, I don't think they'll do that. How many questions do we have? D - Maybe just another few about the institutions, if you are satisfied with nowadays institutional assets of Montenegro. R - What do you mean with institutions? D - The way in which the government has been built, after the revolution. You said that nothing pretty changed from the past … R - There was no cuts, nothing dramatically changed. You had all the institutions, many of them, set before the independence; now they have developed more for their own. I think they are developing. They are trying to comply with the things that they have to comply with, due to some international and Eu requests. They are not so honest, in it, so you have a lot of things that are just made up. It's going that way. So they are trying to be as according to the standards as they have to be. But we have many problems with corruption, with the rule of law, with the implementation of the legislation, and so on and so on, so they pass low but it's never implemented. It cannot be implemented because it's not in accompliance with other laws or structures or things like that. D - How would you solve it? R - How would I solve it? I told you the only way I see the increasing … D - Especially the rule of law problem. R - Well, this is a complex question. I don't have an answer to that but the way to do it for the first time is to call someone upon his or her responsibility of what he or she has done and didn't happen so far. But it might start happening. years? D - Last one, maybe hardest one: how would you see Montenegro in the next ten

R - In the next ten years? I don't think that anything is going to dramaticaly change. There will be some changes, I think the government in the sense that the parties are going to split towards or some other people went to ruling coalition or something like that. No major changings. Even if there is a changing, the government will be taken by parties which will resemble the work of DPS, in the sense that they are going to be quite neutral, not aggressive, and so on ... D - Maybe a euroregion, twining all the economies of the Balkans like it was in the past or something like in the past (imagine for example the oldest euroregion between France and Germany, now it works and you know the clash that France and Germany had) economically can solve the problems of the Balkans. R - I don't thing that the economy works that way any more. We have bigger investors and we have countries that comply with their requests and so I don't think that any of the economy of the region is so strong to be the main players. D - But together maybe they can be one player... R - I don't think that one player can solve the problem, one player can generate problems...

Annesso 5 CONSTITUTION OF THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA April 1992 Mindful of the freedom-loving, democratic and nation-building traditions, historical ties and shared interests of the state of Serbia and the state of Montenegro. Arising from the unbroken continuity of Yugoslavia and voluntary association between Serbia and Montenegro. The Federal Chamber of the Assembly of the Socialist Federal Republic of Yugoslavia, following upon the proposals and consent of the National Assembly of the Republic of Serbia and the Assembly of the Republic of Montenegro. Hereby adopts and promulgates: THE CONSTITUTION OF THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA SECTION I BASIC PROVISIONS Article 1 The Federal Republic of Yugoslavia shall be a sovereign federal state, founded on the equality of citizens and the equality of its member republics. Article 2 The Federal Republic of Yugoslavia shall be composed of the Republic of Serbia and the Republic of Montenegro. The Federal Republic of Yugoslavia may be joined by other member republics, in accordance with the present Constitution. Article 3 The territory of the Federal Republic of Yugoslavia shall be a single entity comprising the territories of the member republics. The frontiers of the Federal Republic of Yugoslavia shall be inviolable. The boundaries between member republics may be changed only subject to their agreement, in accordance with the constitutions of the member republics. Article 4 The Federal Republic of Yugoslavia shall have a flag, a national anthem, and a coat-of-arms. The flag of the Federal Republic of Yugoslavia shall consist of three horizontal stripes, blue, white and red in that order, from top to bottom. The national anthem of the Federal Republic of Yugoslavia shall be "Hej Sloveni". The coat-of-arms of the Federal Republic of Yugoslavia is to be established by federal statute. Article 5 The capital city of the Federal Republic of Yugoslavia shall be Belgrade. Article 6 A member republic shall be a state in which power is vested in its citizens. A member republic shall be sovereign in matters which under the present Constitution are not reserved to the jurisdiction of the Federal Republic of Yugoslavia. A member republic shall autonomously organize its government under its own constitution. The right of local self-government shall be guaranteed, in accordance with the constitution of each member republic. Article 7 Within its competencies, a member republic may maintain relations with foreign states, establish its own missions in other states, and join international organizations.

Within its competencies, a member republic may conclude international agreements, but not to the detriment of the Federal Republic of Yugoslavia or any of its other member republics. Article 8 In the Federal Republic of Yugoslavia, power shall be vested in the citizens. Citizens shall exercise power directly and through freely elected representatives. Article 9 The Federal Republic of Yugoslavia shall be founded on the rule of law. Laws must be in conformity with the Constitution. Executive and judicial powers shall be subject to law. The rights and freedoms of man and the citizen shall be restricted only by the equal rights and freedoms of others and in instances provided for in the present Constitution. Article 10 The Federal Republic of Yugoslavia shall recognize and guarantee the rights an freedoms of man and the citizen recognized under international law. Article 11 The Federal Republic of Yugoslavia shall recognize and guarantee the rights of national minorities to preserve, foster and express their ethnic, cultural, linguistic and other peculiarities, as well as to use their national symbols, in accordance with international law. Article 12 Authority in the Federal Republic of Yugoslavia shall be organized on the principle of the separation of powers between the legislature, executive, and judiciary. Article 13 The Federal Republic of Yugoslavia shall constitute a single economic area having a single market. In the Federal Republic of Yugoslavia, economic activities shall be pursued according to the principles of a market economy. Article 14 Political pluralism shall be the prerequisite and guarantee for the democratic political order in the Federal Republic of Yugoslavia. Article 15 In the Federal Republic of Yugoslavia, the Serbian language in its ekavian and ijekavian dialects and the Cyrillic script shall be official, while the Latin script shall be in official use as provided for by the Constitution and law. In regions of the Federal Republic of Yugoslavia inhabited by national minorities, the languages and scripts of these minorities shall also be in official use in the manner prescribed by law. Article 16 The Federal Republic of Yugoslavia shall fulfill in good faith the obligations contained in international treaties to which it is a contracting party. International treaties which have been ratified and promulgated in conformity with the present Constitution and generally accepted rules of international law shall be a constituent part of the internal legal order. Article 17 The Federal Republic of Yugoslavia shall confer Yugoslav citizenship on its inhabitants. A Yugoslav citizen shall be simultaneously a citizen of one of its member republics. A Yugoslav citizen may not be deprived of his citizenship, deported from the country, or extradited to another state. A Yugoslav citizen abroad shall enjoy the protection of the Federal Republic of Yugoslavia. Yugoslav citizenship shall be regulated by federal law.

Article 18 Church and state shall be separate. Churches shall be free and equal in conducting religious affairs and in the performance of religious rites. SECTION II FREEDOMS, RIGHTS AND DUTIES OF MAN AND THE CITIZEN Article 19 The freedoms, rights and duties of man and the citizen which ensure the equality of people and citizens in the Republic of Yugoslavia shall be laid down by the present Constitution. Article 20 Citizens shall be equal irrespective of their nationality, race, sex, language, faith, political or other beliefs, education, social origin, property, or other personal status. Everyone shall be equal before the law. Each person shall be duty bound to respect the rights and freedoms of others and shall be held responsible for it. Article 21 Human life shall be inviolable. Criminal offenses prescribed by federal legislation may not carry the death penalty. Article 22 The inviolability of the physical and psychological integrity of the individual, his privacy and personal rights shall be guaranteed. The personal dignity and security of individuals shall be guaranteed. Article 23 Every individual shall have the right of personal freedom. No one may be deprived of his liberty except in cases and according to the procedure laid down by federal law. Every person taken into custody must be informed immediately in his mother tongue or in a language which he understands of the reasons for his arrest, and he shall be entitled to demand that the authorities inform his next of kin of his detention. The detained person must promptly be informed of his right to remain silent. The detained person shall be entitled to choose his own defense counsel. Illegal arrests shall be a punishable offense. Article 24 A person suspected of having committed a criminal offense may be taken into custody and detained by order of a competent court only when it is necessary for the conduct of criminal proceedings. The detained person must be given an explanation for his arrest of arrest. The suspect shall have the right of appeal, which must be decided on by the court within 48 hours. The length of detention must be of the shortest possible duration. The detention ordered by a first instance court may not exceed three months from the day of arrest. This time limit may be extended for a further three months by order of a higher court. If by the end of this period charges have not been brought, the suspect shall be released. Article 25 Respect for the human personality and dignity in criminal and all other proceeding in the event of detention or restriction of freedom, as well as during the serving of a prison sentence, shall be guaranteed. The use of force against a suspect who has been detained or whose freedom has been restricted, as well as any forcible extraction of confessions or statements, shall be prohibited and punishable. No one may be subjected to torture, or to degrading treatment or punishment. Medical and other scientific experimentation may not be carried out on an individual without his consent.

Article 26 Every person shall be entitled to equal protection of his rights in a legally prescribed procedure. Everyone shall be guaranteed the right of appeal or resort to other legal remedies against a decision which infringes a right or legally founded interest. Article 27 No one may be punished for an act which did not constitute a penal offense under law or bylaw at the time it was committed, nor may punishment be inflicted which was not envisaged for the offense in question. Criminal offenses and criminal sanctions shall be determined by statute. Everyone charged with a criminal offense shall have the right to be presumed innocent until proved guilty under a valid decision of the court. A wrongfully convicted or wrongfully detained person shall be entitled to rehabilitation and to compensation for damages from the state, and to other rights as envisaged by federal law. Article 28 No one may be tried or punished a second time for an offense for which the proceedings against him had been legally suspended or the charges rejected or for which he had been convicted or acquitted by a court decision. Article 29 Every person shall be guaranteed the right to defend himself and the right to engage a defense counsel before the court of other body authorized to conduct proceedings. No one being tried before a court or other body authorized to conduct proceedings may be punished without being granted a hearing and allowed to defend himself, in accordance with federal statute. Every person shall be entitled to have a defense counsel of his choice present at his hearing. The cases when a suspect must be given legal assistance shall be spelled out by federal law. Article 30 Citizen shall be guaranteed freedom of movement and residence and the right to leave and return to the Federal Republic of Yugoslavia. The freedom of movement and residence and the right to leave the Federal Republic of Yugoslavia may be restricted by federal statute, if so required for criminal proceedings, to prevent the spread of contagious diseases, or for the defense of the Federal Republic of Yugoslavia. Article 31 The home shall be inviolable. Federal statute may prescribe that a person acting in an official capacity. and possessed of a court warrant, may enter a dwelling or other premises against the will of their tenants and carry out a search. The search must be held in the presence of two witnesses. In the manner laid down by federal law, an authorized official may enter a dwelling or other premises without a court warrant and carry out a search without the presence of witnesses if so required to apprehend the perpetrator of a criminal offense or to save human lives and property. Article 32 Privacy of the mail and of other means of communication shall be inviolable. Federal statute may prescribe that, under a court decision, the principle of inviolability of privacy of the mail and other means of communication may be put in abeyance if so required for the purposes of criminal proceedings, or for the defense of the Federal Republic of Yugoslavia. Article 33 Protection of the secrecy of personal data shall be guaranteed.

The use of personal data for purposes other than those for which they were compiled shall be prohibited. Everyone shall have the right of access to personal data concerning himself as well as the right of court protection in the event of their abuse. The collection, processing, utilization and protection of personal data shall be regulated by federal statute. Article 34 A Yugoslav citizen who has reached the age of 18 shall be entitled to vote and to be elected to public office. Article 35 Freedom of confession, conscience, thought and public expression of opinion shall be guaranteed. Article 36 Freedom of the press and other forms of public information shall be guaranteed. Citizens shall have the right to express and publish their opinions in the mass media. The publication of newspapers and public dissemination of information by other media shall be accessible to all, without prior approval, after registration with the competent authorities. Radio and television stations shall be set up in accordance with the law. Article 37 The right to have published false information which violates someone's rights or interests corrected shall be guaranteed. Entitlement to compensation for damages arising therefrom, shall be guaranteed. The right of reply in the public media shall be guaranteed. Article 38 Censorship of the press and of other forms of public information shall be prohibited. No one may prevent the distribution of the press or dissemination of other publications, unless it has been determined by a court decision that they call for the violent overthrow of the constitutional order or violation of the territorial integrity of the Federal Republic of Yugoslavia, violate the guaranteed rights and liberties of man and the citizen, or foment national, racial or religious intolerance and hatred. Article 39 Freedom of speech and public appearance shall be guaranteed. Article 40 Citizens shall be guaranteed the freedom of assembly and other peaceful gathering, without the requirement of a permit, subject to prior notification of the authorities. Freedom of assembly and other peaceful gathering of citizen may be provisionally restricted by a decision of the competent authorities, in order to obviate a threat to public health or morals or for the protection of the safety of human lives and property. Article 41 The freedom of political, trade-union and other association and activities shall be guaranteed, without the requirement of a permit, subject to registration with the competent authorities. Sources of revenue of political parties shall be open to public scrutiny. Trade unions shall be set up to protect the rights and promote the professional and economic interests of their members. Article 42 Activities of political, trade-union, and other organizations aimed at the violent overthrow of the constitutional order, violation of the territorial integrity of the Federal Republic of Yugoslavia, violation of the guaranteed rights and liberties of man and the citizen, or the incitement of national, racial, religious or other intolerance and hatred shall be prohibited. The founding of secret societies and paramilitary groups shall be prohibited.

Professional members of the armed forces and police force of the Federal Republic of Yugoslavia may not organize in trade unions. Justices of the Federal Constitutional Court and the Federal Court, the Federal Public Prosecutor, professional members of the armed forces and police force of the Federal Republic of Yugoslavia may not belong to political parties. Article 43 Freedom of religion, public or private profession of religion, and performance of religious rites shall be guaranteed. No one shall be obliged to reveal his religious beliefs. Article 44 Citizens shall have the right publicly to criticize the work of government and other agencies and organizations and officials, to submit representations, petitions and proposals and to receive an answer if so requested. Citizens may not be called to account or bear any other consequences for opinions expressed in the course of public criticism or in a submitted representation, petition or proposal, unless they have thereby committed a criminal offense. Article 45 Freedom of the expression of national sentiments and culture and the use of one's mother tongue and script shall be guaranteed. No one shall be obliged to declare his nationality. Article 46 Members of national minorities shall have the right to education in their own language, in conformity with the law. Members of national minorities shall have the right to information media in their own language. Article 47 Member of national minorities shall have the right to establish educational and cultural organizations or associations, in conformity with the law, which are financed on the principle of voluntary contributions, and may also receive assistance from the state. Article 48 Members of national minorities shall be guaranteed the right to establish and foster unhindered relations with co-nationals within the Republic of Yugoslavia and outside its borders with co-nationals in other states, and to take part in international non-governmental organizations, provided these relations are not detrimental to the Federal Republic of Yugoslavia or to a member republic. Article 49 Everyone shall be guaranteed the right to use his own language in proceedings before a tribunal or other authority or organization which in the performance of their public powers decide on his rights and duties and in the course of these proceedings to be informed of the facts in hi own language. Article 50 Any incitement or encouragement of national, racial, religious or other inequality as well as the incitement and fomenting of national, racial, religious or other hatred and intolerance shall be unconstitutional and punishable. Article 51 The right to own property and the right of inheritance shall be guaranteed, in conformity with the Constitution and law. Article 52 Man shall be entitled to a healthy environment and timely information about its condition.

It is everyone's duty to protect the human environment and make use of it in a rational manner. The state shall be charged with maintaining a healthy human environment and to this end shall prescribe the conditions and manner of the performance of economic and other activities. Article 53 Freedom of creativity and publication of scholarly and artistic works, scientific discoveries and technical inventions shall be guaranteed, and their authors shall be guaranteed the intellectual property and material rights arising therefrom. The manner of exercising and protecting intellectual property rights and the rights of the organizations under whose sponsorship these works were produced shall be regulated by federal statute. Article 54 Free choice of occupation and employment shall be guaranteed. Employed persons may have their labor contracts terminated against their will, under conditions and in the manner stipulated by law and collective agreements. Forced labor shall be prohibited. Article 55 Employed persons shall be entitled to commensurate remuneration. The right to unemployment insurance benefits during temporary unemployment shall be guaranteed, in conformity with federal law. Article 56 Employed persons shall be entitled to limited working hours, to a daily and weekly rest period, and to paid holidays and leave of absence, in conformity with the law and/or collective agreement. Employees shall have the right to job safety protection, in accordance with the law. Young persons, women, and disabled persons shall have special protection on the job, in accordance with the law. Article 57 Employed persons shall have the right to strike in order to protect their professional and economic interests, in conformity with federal law. The right of industrial action may be restricted by federal statute if so required by the nature of the activity concerned or the public interest. Civil servants and professional members of the armed forces and police force shall not have the right to strike. Article 58 Under a compulsory insurance scheme, employed persons and their family members shall benefit from all types of social security in conformity with the law. The state shall provide social welfare for citizens unable to work and without a livelihood, as well as for citizens without the means of subsistence, in conformity with the law. Article 59 Disabled persons shall be guaranteed special protection, in conformity with the law. Article 60 Everyone shall be entitled to health care, in accordance with the law. Children, expectant mothers and the elderly shall be entitled to publicly financed health care, if they are not covered by another insurance program, while other persons shall receive such care under the conditions stipulated by law. Article 61 The family, mothers and children shall enjoy special protection. Children born out of wedlock shall have the same rights and duties as children born in wedlock.

Article 62 Education shall be accessible to all, under equal conditions. Primary education shall be free and compulsory, in conformity with the law. Article 63 Defense of the Federal Republic of Yugoslavia shall be the right and duty of every citizen. Article 64 Everyone shall be obliged to pay taxes and other levies as established by law. Article 65 Everyone shall be obliged to observe the Constitution and law and other regulations and general enactments. Everyone shall be obliged to perform public office in an honorable and responsible manner. Article 66 Aliens in the Federal Republic of Yugoslavia shall enjoy the freedoms and the rights and duties laid down in the Constitution, federal law, and international treaties. An alien may be extradited to another state only in cases provided for under international treaties which are binding on the Federal Republic of Yugoslavia. The right of asylum shall be guaranteed to foreign citizens and stateless persons who are being persecuted for their advocacy of democratic views of for participation in movements for social or national liberation, for the freedom and rights of the human personality, or for scientific or artistic freedom. Article 67 The rights and freedoms of man and the citizen shall be exercised and duties fulfilled in conformity with the Constitution. The manner in which various rights and freedoms of man and the citizen are to be exercised may be prescribed by law when so provided for by the Constitution or when necessary for their implementation. Abuse of the rights and freedoms of man and the citizen shall be unconstitutional and punishable. The rights and freedoms recognized and guaranteed by the present Constitution shall enjoy the protection of the courts. Article 68 Citizens and artificial persons shall be provided with legal assistance by attorneys at law as an autonomous and independent activity, in conformity with the law. SECTION III ECONOMIC ORDER Article 69 The freedom to work and engage in economic activities shall be guaranteed. Property shall be inviolable. No one may be deprived of his property, nor may it be restricted, except when so required by the public interest, as determined by law, subject to fair compensation which may not be below its market value. Article 70 An alien may acquire property rights and the right to engage in business on terms of reciprocity, in accordance with federal statute. An alien or stateless person may not acquire ownership of immovable property of cultural significance. A stateless person may not acquire property rights to land, and an alien may acquire property rights to land on terms of reciprocity, in conformity with the law. Article 71

An enterprise and other artificial person may engage in activities and invest capital abroad under the conditions laid down by federal statute. Article 72 Ownership of real estate shall be enjoyed depending on the nature and purpose of the real estate in question, in accordance with federal statute. Article 73 Natural resources shall be owned by the state. Agricultural land may be privately owned or subject to other types of property rights. Forests and timberland may be privately owned or subject to other types of property rights, within the limits prescribed by law. Some property in the public domain and municipal building sites may be in private and other forms of ownership, in accordance with the law. Real estate and other property utilized by federal organs and organizations, the organs and organizations of member republics and local authorities and organizations performing public services shall be state owned, and the status and rights of these organs and organizations as regards the disposition of these assets and their utilization shall be regulated by statute. Article 74 Enterprises and other manufacturing and service organizations shall be founded, organized and merged freely and autonomously, in conformity with federal statute. Economic agents shall be independent and equal, and the terms of business shall be the same for all. Any act or activity creating or encouraging a monopoly or restricting, free trade in any other way shall be unconstitutional. Article 75 In time of war, an imminent threat of war, or any other emergency, the law may introduce restrictions on the disposition of a portion of the assets owned by artificial and natural persons, for the duration of the state of emergency, or it may impose a special regime for their utilization. Article 76 Funds for the financing of the activities falling within the jurisdiction of the Federal Republic of Yugoslavia shall be apportioned from the federal budget. Revenues for the federal budget shall be raised from customs duties, a portion of sales tax revenues, and other sources, in accordance with federal statute. SECTION IV JURISDICTION OF THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA Article 77 Through its organs, the Federal Republic of Yugoslavia shall formulate policy, enact and enforce federal legislation, other laws and general enactments, and ensure judicial protection in matters concerning: 1) the freedoms, rights and duties of man and the citizen, enshrined in the present Constitution; due process of law before courts and other state authorities; responsibility and sanctions for violation of the freedoms, rights and duties of man and the citizen as laid down by the present Constitution, and for violation of federal statutes, other laws and general enactments; amnesty and pardom for federal statutory criminal offenses; 2) the single market; the legal status of enterprises and other economic agents; the monetary, banking, foreign exchange, foreign trade and customs regimes; the system of credit relationships with foreign countries, the basic principles of the fiscal system; 3) the development of the Federal Republic of Yugoslavia, scientific and technological advances, regional development and efforts to close the developmental gap between different regions; 4) technical and technological systems and communications; the principles of environmental protection; the regime of the atmosphere and watercourses of national interest and international waters; the regime of territorial waters, with reference to the international

relations of the Federal Republic of Yugoslavia; navigation on waters under an international or intergovernmental regime of navigation; 5) safety in all types of transportation, contractual relations and the principles of the system of property relations, the principles of social security and labor relations; 6) international relations; border crossing and control of the circulation of goods, services and passengers across the border; the status of aliens and foreign artificial persons; 7) the defense and security of the Federal Republic of Yugoslavia; 8) protection of human life and health against contagious diseases which threaten the country as a whole; manufacture and sale of medicaments; protection of animals against contagious diseases and protection of plants against diseases and pests which threaten the country as a whole; sales of plant and animal protection chemicals, and control of animals and plants crossing state frontiers; genetic material in agriculture and forestry; protection against ionizing radiation; production, sales and transport of weapons and of toxic, inflammable, explosive, radioactive and other dangerous substances; 9) the financing of the competencies of the Federal Republic of Yugoslavia as laid down by the present Constitution; 10) the organization and work of the organs of the Federal Republic of Yugoslavia; 11) national holidays and decorations bestowed by the Federal Republic of Yugoslavia; 12) other spheres as laid down by the present Constitution. SECTION V ORGANS OF THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA 1. Federal Assembly Article 78 The Federal Assembly shall: 1) decide on the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia; 2) decide on admission of other states as member republics into the Federal Republic of Yugoslavia; decide on association with other states and on membership in international organizations; 3) decide on alterations to the frontiers of the Federal Republic of Yugoslavia; decide on war and peace; declare a state of war, a state of imminent threat of war, and state of emergency; 4) adopt federal statutes, other laws and general enactment's; approve the federal budget and final balance sheet; ratify international treaties falling within the jurisdiction of the Federal Republic of Yugoslavia; 5) oversee the work of the federal government and other federal organs and the officials answerable to the Federal Assembly, in conformity with the present Constitution and federal law; 6) grant amnesty for federal statutory criminal offense; 7) appoint and dismiss: the President of the Republic; the federal prime minister; justices of the Federal Constitutional Court: justices of the Federal Court; the governor of the National Bank of Yugoslavia, and other federal officials stipulated by federal statute, 8) perform other duties as established by the present Constitution. Article 79 The Federal Assembly may regulate other matters by federal law which do not fall within the jurisdiction of the Federal Republic of Yugoslavia, at the joint proposal of the member republics. Article 80 The Federal Assembly shall be composed of the Chamber of Citizens and the Chamber of Republics. The Chamber of Citizens shall be made up of federal deputies elected in the member republics in direct elections by secret ballot, one federal deputy being elected for every 65,000 voters, each member republic to have no fewer than 30 federal deputies. The Chamber or Republics shall be made up of 20 federal deputies form each member republic. Article 81

Federal deputies shall be elected for four-year terms. The election and termination of the mandates of federal deputies in the Chamber of Citizens of the Federal Assembly shall be regulated by federal law, while the election and termination of the mandates of federal deputies in the Chamber of Republics of the Federal Assembly shall be regulated by the laws of each member republic. Article 82 The mandates of deputies in the Federal Assembly shall be terminated if within three months of the beginning of the procedure a federal government is not elected or if within this time limit the federal budget is not approved, as well as in other cases specified in the present Constitution. The termination of the mandate of the Federal Assembly shall come into effect following the decree of the President of the Republic. Article 83 The Federal Assembly shall be dissolved at the request of the federal government. The federal government may not dissolve the Federal Assembly if the procedure for a vote of confidence in the federal government has been initiated. Dissolution of the Federal Assembly shall come into effect following the decree of the President of the Republic. Article 84 In the event of the termination of its mandate or dissolution, elections for the Federal Assembly shall be held within 60 days of the day of termination of the mandate of the Federal Assembly or its dissolution. The mandate of the federal government shall also be terminated with the termination of the mandate or dissolution of the Federal Assembly. Article 85 The Federal Assembly may not be dissolved in the first or last six months office term, during a state of war, imminent threat of war, or state of emergency. In the event of a state of war, imminent threat of war, or state emergency, the Federal Assembly may decide to prolong the terms of the federal deputies, so long as such a state of emergency lasts, or until conditions are created for the election of federal deputies. Election of new federal deputies shall be undertaken as soon as the situation because of which the term of federal deputies was prolonged is over. Article 86 Federal deputies to the Chamber of Citizens of the Federal Assembly shall represent the citizens of the Federal Republic of Yugoslavia, while federal deputies to the Camber of Republics of the Federal Assembly shall represent the member republic form which they were elected. A federal deputy to the Chamber of Citizens shall take positions and vote according to his conscience. A federal deputy to the Chamber of Citizens may not be recalled. Article 87 A federal deputy shall enjoy immunity. A federal deputy may not be convicted, incarcerated or punished for expressing an opinion or for his voting in the Federal Assembly. A federal deputy may not be detained without the consent of the Federal Assembly chamber of which he is a member, unless caught in the act of committing a criminal offense carrying a prison sentence of more than five years. Criminal or other proceedings for an offense carrying a sentence of imprisonment may not be brought against a federal deputy who claims immunity, without the consent of the Federal Assembly chamber of which he is a member. The Federal Assembly chamber whose federal deputy has not claimed immunity may decide, when it deems necessary, that he should avail himself of this immunity. Article 88

The Chamber of Citizens and Chamber of Republics of the Federal Assembly shall elect their president and vice-president form the ranks of the deputies. The president of a chamber shall represent the camber, direct the work of the chamber and perform other duties as laid down by federal statute and the chambers rules of procedure. Both chambers shall adopt rules of procedure regulating their work and organization. Article 89 The Federal Assembly shall sit in regular and extraordinary sessions of the chambers. Regular sessions shall be held without convocation twice a year, in accordance with the chambers rules of procedure. The first regular session shall begin on the first weekday in February, and the second on the first weekday in September. Extraordinary sessions shall be held at the request of not less than one third of the number of federal deputies of a chamber or at the request of the federal government, with a previously fixed agenda. Article 90 Both chambers shall decide concurrently on questions within the jurisdiction of the Federal Assembly, by a majority of voters of the federal deputies in each of the two chambers, unless other provision in made by the present Constitution. Federal statutes regulating: the flag, coat-of-arms or national anthem; election of federal deputies for the Chamber of Citizens; election of the President of the Republic; the Federal Court; the Federal Public Prosecutor; organization of the Federal Constitutional Court, the proceedings before this court and the legal effect of its decisions shall be adopted in the Federal Assembly by a two-third majority of votes of all the federal deputies in each of the two cambers. At the request of the assembly of a member republic, the Federal Assembly shall vote on questions enumerated in Article 77, items 2, 3, and 4, of the present Constitution by a twothirds majority of votes of all the federal deputies in the Chamber of Republics and by a majority vote of all the federal deputies in the Chamber of Citizens. Article 91 When a bill for a federal statute, other law or general enactment has not been passed in both chambers in its identical text, the chambers shall set up a commission of five federal deputies from each chamber to harmonize the text. Both chambers shall vote on the commissions draft, in conformity with the present Constitution. Article 92 If the commission fails to harmonize the text of the bill within one month, or if the chambers do not accept the harmonized text of the bill, the text approved in the Chamber of Citizens shall be temporarily adopted, and if it is a federal law regulating the areas enumerated in items 2, 3, and 4 of Article 77 of the present Constitution, the text adopted in the Chamber or Republics shall be provisionally enforced. The provisionally enforced federal statute shall remain in force until its final adoption in both chambers, but no longer than one year from the beginning of its application. Article 93 If during its temporary enforcement the federal statute is not adopted in both chambers, in accordance with the present Constitution, the mandate of the Federal Assembly shall be terminated. Article 94 If the federal budget is not approved by the beginning of the fiscal year, the functions of the Federal Republic of Yugoslavia shall be provisionally financed under the federal budget of the pervious year, until such time as the new federal budget is approved. Article 95

A bill for a federal statute, other law or general enactment may be introduced by the federal government, a federal deputy in each Federal Assembly chamber, or not less than 30,000 voters. The National Bank of Yugoslavia also has the right to introduce a bill for a federal statute, other law or general enactment concerning the monetary, foreign exchange and credit systems. 2. PRESIDENT OF THE REPUBLIC Article 96 The President of the Republic shall: 1) represent the Federal Republic of Yugoslavia at home and abroad; 2) promulgate federal laws by decree; issue instruments of rectification of international treaties; 3) nominate a candidate for prime minister of the federal government, after having heard the opinions of spokesmen for the parliamentary groups in the Federal Assembly; 4) recommend to the Federal Assembly candidates for appointment as justices of the Federal Constitutional Court, justices of the National Bank of Yugoslavia, after having obtained the opinion of the presidents of the member republics; 5) call elections for the Federal Assembly; 6) appoint and recall b decree ambassadors of the Federal Republic of Yugoslavia, pursuant to the recommendations of the federal government; receive the letters of credence of foreign diplomatic envoys; 7) confer decorations and hones of the Federal Republic of Yugoslavia, as provided for by federal statute; 8) grant pardons for federal statutory criminal offenses; 9) perform other functions as envisaged by the present Constitution. Article 97 The President of the Republic shall be elected by the Federal Assembly for a four-year term of office, by secret ballot. The same individual may not be reelected President of the Republic for a second term. As a rule, the President of the Republic and the federal prime minister may not be form the same member republic. The President of the Republic may not hold other public office or engage in professional activities. The President of the Republic shall enjoy the same immunity as a federal deputy. The Federal Assembly shall determine the immunity of the President of the Republic. The President of the Republic may only be dismissed it the Federal Assembly ascertains that he has violated the Constitution. Article 98 The President of the Republic may resign from his office. The mandate of the President of the Republic shall be terminated on the day he submits his resignation or is dismissed. It the event of termination of the mandate of the President of the Republic, until the election of a new President of the Republic, or in the event of temporary inability of the President of the Republic to carry out his duties, these duties shall be performed by the president of the Chamber of Republics of the Federal Assembly. The procedure for the election and dismissal of the President of the Republic shall be determined by federal law. 3. FEDERAL GOVERNMENT Article 99 The federal government shall: 1) formulate and conduct domestic and foreign policy and enforce federal statutes, other laws and general enactment's; 2) foster relations between the Federal Republic of Yugoslavia and other states and international organizations;

3) introduce bills for federal statutes, other laws and general enactment's; 4) adopt decrees, resolutions, and other legislation for the enforcement of federal statutes and other laws and general enactment's of the Federal Assembly; 5) gives its opinion on bills for federal statutes, other laws and general enactment's introduced by another authorized sponsor in the Federal Assembly; 6) create and abolish federal ministries and other federal agencies and organizations and determine their organization and competencies; 7) direct and coordinate the work of federal ministries and other federal agencies and organizations and annual or abrogate their enactment's; 8) elect and dismiss officials in the federal ministries and other federal agencies and organizations; 9) call for a general mobilization and organize defense preparations; 10) proclaim an imminent threat of war, state of war, or emergency when the Federal Assembly is not able to convene, subject to the opinion of the President of the Republic and presidents of the Federal Assembly chambers; 11) adopt measures regulating matters within the jurisdiction of the Federal Assembly when the Assembly is not able to meet, during a state of war, imminent threat of war, or state of emergency, after having sought the opinion of the presidents of the Federal Assembly cambers. Enactments adopted during a state of war may throughout the duration of the state of war restrict various rights and freedoms of man and the citizen, except those listed in Articles 20, 22, 25, 26, 27, 28, 29, 35 and 43 of the present Constitution. The federal government shall be obliged to seek the approval of the Federal Assembly for these measures as soon as it is able to convene; 12) regulate its own organization, methods of work and decision-making; 13) perform other duties as laid down by the present Constitution. Article 100 The federal government shall be made up of a prime minister, deputy prime minister, and federal ministers. The federal government shall be formed for a four-year term. A member of the federal government may not hold any other public office or engage in any professional activities. A member of the federal government shall enjoy the same immunity as a federal deputy. The federal government shall determine the immunity of members of the federal government. Article 101 The federal government shall be formed after the election of the Federal Assembly. The nominee for prime minister of the federal government shall appear before the Federal Assembly to present his program and announce the composition of the federal government. The federal government shall be considered formed when the Federal Assembly elects the prime minister of the federal government by majority vote of all the federal deputies in each of the two cambers, by secret ballot. Article 102 The federal Prime Minister shall direct the work of the federal government. The federal Prime Minister schallinform the Federal Assembly about changes in the composition of his government. Article 103 The federal prime Minister shall be responsible to the Federal Assembly for his work and for the work of the federal government. The federal government shall be responsible for the work of its organs and federal ministers. The federal Prime Minister may put his government to a vote of confidence in the Federal Assembly. Failure to win the vote of confidence shall terminate the mandate of the federal government. Article 104 The Federal Assembly may vote no confidence in the federal government.

The initiative for a vote of confidence may be submitted by no fewer than 20 federal deputies of one camber of the Federal Assembly. A vote of confidence may be held no sooner than three days after the proposal for such a vote was submitted. A majority of votes of the total number of federal deputies in each of the two chambers shall be required for a vote of no confidence in the federal government. A vote of no confidence shall terminate the mandate of the federal government. Article 105 The federal Prime Minister may submit his resignation to the Federal Assembly. Resignation of the federal Prime Minister shall automatically terminate the mandate of the entire federal government. Article 106 A federal government whose mandate has been terminated shall continue performing its duties until the formation of a new federal government. Article 107 The federal ministries shall enforce federal statutes, other laws and general enactments passed by the Federal Assembly and federal government; shall adjudicate in administrative matters, carry out administrative supervision, and perform other administrative affairs as prescribed by federal law. The federal minister at the head of a federal ministry shall be responsible for the work of his ministry. 4. FEDERAL COURT Article 108 The Federal Court shall: 1) act as a court of the highest instance, as stipulated under federal law; decide on appeals against rulings by courts of the member republics in cases concerning enforcement of federal statutes; 2) decide on property suits between member republic, as well as between the Republic of Yugoslavia and member republics; 3) determine the legality of administrative regulations adopted by federal authorities; 4) decide on conflicts of jurisdiction between courts of two member republics as well as between military tribunals and other courts; 5) lay down the principles governing the uniform enforcement of federal statutes, other federal laws and general enactments by the courts; 6) perform other duties for which it has been empowered by the present Constitution and federal law. Article 109 The justices of the Federal Court shall be appointed and dismissed by the Federal Assembly. Justices of Federal Court shall be appointed for nine year terms. The justices of the Federal Court shall select one of their members to act as president of the Federal Court. A justice of the Federal Court shall enjoy the same immunity as a federal deputy. The Federal Court shall determine the immunity of one of its justices. A justice of the Federal Court may not hold any other public office or engage in any other professional activity. A federal statute shall be adopted regulating the Federal Court. Article 110 The judicial powers of a justice of the Federal Court may cease before the end of his term of office; if he requests to be relieved of his duties, if he meets the requirements for retirement as established by federal law, or if he receives a prison sentence. A justice of the Federal Court may be dismissed before the expire of his mandate: if he is convicted of a penal offense which renders him unfit to carry out judicial functions; if he has

performed his judicial duties in an incompetent or unconscientious manner, or if he becomes permanently incapacitated for the performance of his judicial duties. In conformity with federal law, the Federal Court shall determine the existence of cause for terminating the mandate of a justice of the Federal Court, or for dismissing a justice, and shall inform the Federal Assembly accordingly. 5. FEDERAL PUBLIC PROSECUTOR Article 111 The Federal Public Prosecutor shall apply legal remedies for which he is empowered by federal statute in maters within the jurisdiction of the Federal Court and shall perform other duties as provided for by federal law. The Federal Public Prosecutor shall give mandatory instructions to public prosecutors in the member republics and may take over cases of criminal prosecution in matters in which the criminal offenses and other penal offenses are established by federal statute. Article 112 The Federal Public prosecutor shall be appointed and dismissed by the Federal Assembly and shall serve a four-year term of office. The Federal Public Prosecutor shall enjoy the same immunity as a federal deputy. The Federal Assembly shall determine the immunity of the Federal Public Prosecutor. The Federal Public Prosecutor may not hold any other public office or engage in other professional activities. Article 113 The functions of the Federal Public Prosecutor shall cease before the expire of his mandate: if he requests to be relieved of his duties, if he meets the requirements for retirement as established by federal law, or if he receives a prison sentence. The Federal Public Prosecutor may be dismissed before the expire of his mandate; if he has been convicted of a penal offense which renders him unfit to perform his functions; if he has performed his duties in an incompetent or unconscientious manner, or if he becomes permanently incapacitated for the performance of his functions. The Federal Assembly, in accordance with federal law, shall determine the existence of cause for terminating the mandate of the Federal Public Prosecutor, or for his dismissal. 6. NATIONAL BANK OF YUGOSLAVIA Article 114 The National Bank of Yugoslavia shall be an independent institution of the monetary system of the Federal Republic of Yugoslavia and sole bank of primary issue, responsible for monetary policy, the stability, of the currency and financial discipline, and the performance of other functions as laid down by federal law. The National Bank of Yugoslavia shall be directed by a governor, who shall be responsible for its work. The governor of the National Bank of Yugoslavia shall be appointed for a four-year term and may be reelected. SECTION VI CONSTITUTIONALITY AND LEGALITY Article 115 The constitutions of the member republics, federal statutes, the legislation of member republics and all other laws and general enactments must be in conformity with the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia. Statutes, other laws and general enactments in a member republic must be in conformity with federal law. Regulations and other general enactments adopted by federal agencies must be in conformity with federal law. Article 116

Statutes, other laws and general enactments shall come into force on the eighth day from the day of publication, except when for justified reasons, specified during their adoption, provision is made for them to come into effect earlier. Article 117 Statutes, other laws and general enactment's may not have a retroactive effect. Only certain provisions of statutes, if so required by the public interest, as established when they are adopted, may have retroactive effect. Article 118 Certain public powers may be legally delegated to an enterprise or other organization. State agencies and organizations which perform public functions may decide on the rights and obligations of natural and artificial persons or, pursuant to the law, apply coercive or restrictive measures only in a legally prescribed procedure. Article 119 An appeal may be made to the competent authority against decisions and other rulings by judicial, administrative and other state authorities, as well as against similar first instance decisions by agencies and organizations performing public powers. In special cases and by way of exception, the law may deny the right of appeal, if due process of law has been secured in some other manner. Article 120 The authorized court shall determine the legality of administrative rulings in an administrative suit, unless some other legal remedy has been provided for by the law. By way of exception, in certain types of administrative cases, an administrative suit may be prohibited by law. Article 121 Decisions, documents and other rulings issued by state agencies and authorized organizations in a member republic shall have the same validity throughout the entire territory of the Federal Republic of Yugoslavia. Article 122 The work of federal agencies shall be open to the public. Public insight into the work of federal agencies may be restricted or denied only in the cases specified by federal law. Article 123 Everyone shall be entitled to compensation for damages sustained as a result of unlawful or improper actions of an official or state agency or organization which exercises public power, in conformity with the law. The state shall be obliged to pay compensation for damages. The injured party shall have the right, in accordance with law, to demand compensation directly form the individual responsible for the damage. SECTION VII FEDERAL CONSTITUTIONAL COURT Article 124 The Federal Constitutional Court shall rule on: 1) the conformity of the constitutions of member republics with the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia; 2) conformity of statutes, other laws and general enactment's with the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia and with ratified and promulgated international treaties; 3) conformity of statutes and other laws and general enactment's of the member republics with federal law; 4) conformity of other regulations and general enactment's of federal agencies with federal law;

5) conformity of general enactment's of political parties and associations of citizens with the present Constitution and federal law; 6) complaints about a ruling or action violating the rights and freedoms of man and the citizen enshrined in the present Constitution; 7) a conflict of jurisdiction between federal and republican authorities as well as between the authorities of member republics; 8) prohibition of activities of political parties and other associations of citizens; 9) violation of rights in the course of the election of federal officials. The Federal Constitutional Court may decide on the constitutionality and legality of acts which are no longer in force, provided the time between the cessation of their validity and initiation of proceedings does not exceed one year. Article 125 The Federal Constitutional Court shall be composed of seven justices. A justice of the Federal Constitutional Court shall be appointed for a nine-year term. The president of the Federal Constitutional Court shall be elected by the justices form among their own ranks, by secret ballot, for a term of three years. A justice of the Federal Constitutional Court may not hold any other public office or engage in any professional activity. A justice of the Federal Constitutional Court shall enjoy the same immunity as a federal deputy. The immunity of a Federal Constitutional Court justice shall be decided on by the Federal Constitutional Court. Article 126 The functions of a justice of the Federal Constitutional Court may cease before the end of the term for which he was appointed if he requests to step down, if he fulfills the requirements for retirement as laid down by federal law, or if he receives a prison sentence. A justice of the Federal Constitutional Court shall be dismissed if is found quietly of a penal offense which renders him unfit to perform his duties of if he is permanently incapacitated for the performance of the duties of justice of the Federal Constitutional Court. The Federal Constitutional Court shall inform the Federal Assembly and the President of the Republic of the causes for the termination of office or dismissal of a justice form the Federal Constitutional Court. The Federal Constitutional Court may decide that a justice of the Court against whom there are criminal proceedings should not carry out his duties for the duration of the proceedings. Article 127 Anyone may sponsor an initiative for proceedings to establish constitutionality and legality. Proceedings before the Federal Constitutional Court may be initiated by government authorities or artificial persons if they believe that a right or interest has been violated by an act whose constitutionality and legality are in question. The Federal Constitutional Court may itself initiate proceedings to assess constitutionality and legality. Article 128 The Federal Constitutional Court shall decide on a complaint when other legal remedies are not available. Article 129 The Federal Constitutional Court shall adopt decision by a majority of votes of the justices. A ruling by the Federal Constitutional Court shall be universally binding and effective. In the case of need, execution of a ruling by the Federal Constitutional Court shall be carried out by the federal government. Article 130 When the Federal Constitutional Court determines that there is a discrepancy between given provisions of the constitution of a member republic and the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia, the said provisions of the constitution of the member republic shall

cease to be valid at the end of six months from the day the discrepancy was found, if the discrepancy has not been rectified within this time. When the Federal Constitutional Court determines that there is a conflict between given provisions of statutes, other laws or general enactments and the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia or federal law, the said provisions of the statutes, laws or general enactments shall cease to be in effect from the day of publication of the ruling of the Federal Constitutional Court. Article 131 The organization, procedures and legal effect of rulings of the Federal Constitutional Court shall be regulated by federal statute. Article 132 In the course of proceedings up until a final decision is handed down, the Federal Constitutional Court may halt the execution of a given act or measure taken on the strength of the law, and other regulation or general enactment if irreparable harm is liable to occur if it were to be carried into effect. SECTION VIII ARMY OF THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA Article 133 The Federal Republic of Yugoslavia shall have an Army to defend its sovereignty, territory, independence and constitutional order. The Army of Yugoslavia may be in the service of an international organization, subject to the consent of the federal government. Article 134 The Army of Yugoslavia shall be composed of Yugoslav citizens. The Army of Yugoslavia shall be made up of a standing army and reserve units. The standing army shall be composed of professional soldiers and conscripts. A federal law shall be adopted regulating the Army of Yugoslavia. Article 135 In wartime and peacetime, the Army of Yugoslavia shall be under the command of the President of the Republic, pursuant to decisions by the Supreme Defense Council. The Supreme Defense Council shall be made up of the President of the Republic and presidents of the member republics. The President of the Republic shall preside over the Supreme Defense Council. Article 136 The President of the Republic shall appoint, promote and dismiss from service officers of the Army of Yugoslavia stipulated by federal law; shall appoint and dismiss the president, judges and judge assessors of military tribunals and military prosecutors. Article 137 Compulsory military service shall be universal and perfumed in the manner established by federal statute. A citizen who is a conscientious objector for religious or other reasons and does not wish to fulfill his military obligation under arms shall be permitted to serve in the Army of Yugoslavia without bearing arms or in civilian service, in accordance with federal law. Article 138 Military tribunals and military prosecutors shall be established under federal statute. Military tribunals shall be independent and shall adjudicate on the basis of federal legislation. SECTION IX AMENDMENTS TO THE CONSTITUTION OF THE FEDERAL REPUBLIC OF YUGOSLAVIA

Article 139 Proposals form amendment of the Federal Republic of Yugoslavia, with the exception of Articles 1, 2, 3, 6, 7, 77, 140 and 141 may be submitted by a minimum number of 100,000 voters, at least 30 federal deputies from the Chamber of Citizens, at least 20 federal deputies from the Chamber of Republics, and by the federal government. Proposals to amend the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia shall be decided upon by the chambers of the Federal Assembly by a two-thirds majority of the federal deputies in each of the two chambers. Tea act of amending the constitution of the Federal Republic of Yugoslavia shall be adopted in both chambers of the Federal Assembly by a two-thirds majority of the federal deputies in each of the two chambers. If the act of amending the Constitution of Federal Republic of Yugoslavia is not adopted, the same proposal may not be resubmitted for one year from the day it failed to be passed. Article 140 Proposals to amend Article 1, 2, 3, 6, 7, 77, 140 and 141 of the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia may be submitted by no fewer than 100,000 voters, or no fewer than 30 federal deputies of the Chamber of Citizens, or by the federal government or assembly of a member republic. A proposal to amend the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia shall be decided on by the Chamber of Citizens of the Federal Assembly by a two-thirds majority. The Chamber of Citizens may decide to amend the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia after the assemblies of the member republics have approved the proposal for amendment. If the proposal to amend the Constitution is not passed, the same proposal may not be resubmitted within one year from the day the proposal was rejected. Article 141 The draft act to amend Articles 1, 2, 3, 6, 77, 140 and 141 of the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia shall be decided on in the Chamber of Citizens of the Federal Assembly by a two-thirds majority,. The amendment of the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia shall be deemed to be accepted when the assemblies of the member republics have approved the text adopted by the Chamber of Citizens of the Federal Assembly. If the assembly of a member republic should fail to approve the wording of the amendment of the Constitution as adopted by the Chamber of Citizens, the rejected draft constitutional amendment may not be placed on the Federal Assemblys agenda within one year from the day the Chamber of Citizens establishes the lack of consensus. Article 142 Amendments to the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia shall be promulgated by the Federal Assembly. SECTION X FINAL PROVISIONS Article 143 A Constitutional Law shall be adopted for the implementation of the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia. The Constitutional Law shall be promulgated and come into effect concurrently with the Constitution of the Federal Republic of Yugoslavia. Article 144 The present Constitution shall into force on the day of its promulgation.

Annesso 6 Proceeding Points for the Restructuring of Relations Between Serbia and Montenegro (disponibile su: http://www.venice.coe.int/site/main/Texts/Serbia_and_Montenegro.htm) Agreement on Principles. The Agreement on Principles of relations between Serbia and Montenegro within the state union shall be signed by participants in the talks: the President of the Federal Republic of Yugoslavia, the Deputy Federal Prime Minister, the President of the Republic of Montenegro, the Serbian and Montenegrin Premiers and, as a witness, the EU High Representative for Common Foreign and Security Policy. The document shall be submitted for debate to the Parliaments of member states and the Federal Parliament. Constitutional Charter. On the basis of opinions put forward in parliamentary debates, that is, parliamentary conclusions, a constitutional commission, whose members shall be delegated by the Parliaments of the Federal Republic of Yugoslavia (FRY), Serbia and Montenegro, shall draft the Constitutional Charter, the highest legal act of the state union of Serbia and Montenegro. The text of this act shall be adopted by the republican parliaments first, and than submitted to the Federal Parliament. Such procedure would reaffirm the elements of Serbian and Montenegrin statehood, stemming from the present-day factual situation and the historic rights of the two member states. Provision on Reconsideration. Upon the expiration of a three-year period, the member states shall be entitled to instituting proceedings for a change of the state status, that is, withdrawal from the state union. If Montenegro withdraws from the state union, international documents related to the FRY, the U.N. Security Council Resolution 1244 in particular, shall relate to and fully apply on Serbia as its successor. A member state that uses this right, shall not inherit the right to international and legal status, and all debatable issues shall be regulated specifically between the state successor and the newly established state. If in a referendum process both member states declare themselves in favour of a change of the state status (independence), all debatable issues shall be resolved in succession proceedings, as was done in the case of former Yugoslavia. The Laws on Referendum shall be adopted by the member states, taking full account of internationally recognised democratic standards. The name of the state: Serbia and Montenegro. Institutions of Serbia and Montenegro: the Parliament, the President, the Council of Ministers and the Court. Parliament: A unicameral parliament providing certain positive discrimination for Montenegrin representatives. The Laws on the Election of Representatives to the Parliament of Serbia and Montenegro shall be adopted by the member states, in compliance with the principles defined by the Constitutional Charter. Mechanisms to protect against outvoting of member states shall be provided for. President of Serbia and Montenegro: The President, elected by the Parliament of Serbia and Montenegro, shall propose the composition of the Council of Ministers and direct its work. Council of Ministers: The Council of Ministers shall be composed of five departments: foreign affairs, defence, international economic relations, internal economic relations and protection of human and minority rights. The competences of the ministries shall be defined in detail subsequently. The Court of Serbia and Montenegro: The Court shall have constitutional-court and administrative court functions, and shall deal with harmonisation of court practice. The administrative court function shall be exercised in relation with administrative acts of the ministries of the Council of Ministers. The Court shall take legal views and give opinions

related to the harmonisation of court practice. The Court is not an appellate court and has an equal number of judges from the member states. The Army: The Army of Serbia and Montenegro shall be under the command of the Supreme Defence Council, composed of three presidents. The Supreme Defence Council shall make decisions by consensus. Conscripts shall serve the army on the territory of their respective member states, with the possibility of serving on the territory of the other member state, if they wish so. Elections and Appointments: Upon the promulgation of the Constitutional Charter under the specified procedure, elections shall take place, the Parliament of Serbia and Montenegro shall be constituted, the President of Serbia and Montenegro shall be elected, as well as members of the Council of Ministers and judges of the Court of Serbia and Montenegro. It shall also be possible to provide for rotating during a term in office. (In the Ministry of Foreign Affairs and the Ministry of Defence, the minister and his/her deputy from different member states shall take turns when one half of the term in office expires). In representing the member states in international organisations (UN, OSCE, EU and the Council of Europe), parity shall be provided for through rotation, whereas special models for representation shall be defined for international financial organisations. In diplomatic and consular representative offices of Serbia and Montenegro abroad, a special agreement shall be made on proportionate representation of the member states. The Constitutional Charter shall be submitted to the Parliaments for deliberation by the end of June 2002 at the latest. Dislocation of federal institutions. Some federal institutions can be headquartered in Podgorica. Constitutional reconstruction of the member states. Within the activities aimed at the promulgation of the Constitutional Charter of Serbia and Montenegro, the member states shall amend their respective constitutions in compliance with the Constitutional Charter of Serbia and Montenegro or promulgate new constitutions by the end of 2002 at the latest. Economic sphere. The level of economic reforms reached in Serbia and Montenegro shall be a proceeding point for regulating mutual economic relations. The member states shall be responsible for unhindered operation of a common market, including the free flow of people, goods, services and capital. Harmonisation of the economic systems of the member states with the EU economic system shall overcome the existing differences, primarily in the spheres of trade and customs policies. In both regards, economic reforms that have already been carried out in the member states shall be taken into full account, while solutions that would provide for the quickest integration into the European Union shall be accepted. Transitional solutions in harmonising trade and customs policies should take into account the interests of the member states. The European Union shall assist in the accomplishment of these objectives and monitor the process on a regular basis. The modalities for the achievement of these objectives shall be elaborated in parallel with the Constitutional Charter. If one of the member states believes that the other does not live up with commitments under this agreement concerning the operation of a common market and the harmonisation of trade and customs policies, it shall reserve the right to raise the matter with the EU in the context of the Stabilisation and Association Process with the view to the adoption of appropriate measures.

The EU shall guarantee that, if other conditions and criteria for the Stabilisation and Association Process are fulfilled, the agreed principles of constitutional organisation shall not be an obstacle to a rapid conclusion of the Agreement on Association and Stabilisation. President of the Federal Republic Yugoslavia Vojislav Kostunica Deputy Federal Prime Minister Miroljub Labus President of the Republic of Montenegro Milo Djukanovic Premier of the Republic of Serbia Zoran Djindjic Premier of the Republic of Montenegro Filip Vujanovic Witnessed by EU High Representative for Foreign and Security Policy Javier Solana

Belgrade, March 14, 2002

Constitutional Charter of the State Union of Serbia and Montenegro
Proceeding from the equality of the two member states, the state of Montenegro and the state of Serbia which includes the Autonomous Province of Vojvodina and the Autonomous Province of Kosovo and Metohija, the latter currently under international administration in accordance with UN SC resolution 1244, and on the basis of the Proceeding Points for the Restructuring of Relations between Serbia and Montenegro of 14 March 2002, The National Assembly of the Republic of Serbia, the Assembly of the Republic of Montenegro and the Federal Assembly have adopted the following:

CONSTITUTIONAL CHARTER OF THE STATE UNION OF SERBIA AND MONTENEGRO

I
Name !!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 1 The name of the state union shall be Serbia and Montenegro. Principle of Equality !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 2 Serbia and Montenegro shall be based on the equality of the two member states, the state of Serbia and the state of Montenegro. Aims!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 3 The aims of Serbia and Montenegro shall be: ! respect for human rights of all persons under its jurisdiction; ! to preserve and promote human dignity, equality and the rule of law; ! to join European structures, particularly the European Union; ! to harmonize regulations and practices with European and international standards; ! to create a market economy based on free enterprise, competition and social justice; and ! to establish and ensure the smooth operation of the common market on its territory, through coordination and harmonization of the economic systems of the member states in line with the principles and standards of the European Union.

1

CONSTITUTIONAL CHARTER

Symbols !!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 4 Serbia and Montenegro shall have its flag, anthem and coat-of-arms that shall be regulated by the law of Serbia and Montenegro. Territory !!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 5 The territory of Serbia and Montenegro shall be made up of the territories of the member states of Serbia and Montenegro. The border of Serbia and Montenegro shall be inviolable. The border between the member states shall be unchangeable, except by mutual consent. Seat of the Institutions !!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 6 Belgrade shall be the administrative center of Serbia and Montenegro. The seat of the Assembly of Serbia and Montenegro and the Council of Ministers shall be in Belgrade and the seat of the Court of Serbia and Montenegro in Podgorica. Citizenship!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 7 A citizen of a member state shall also be a citizen of Serbia and Montenegro. A citizen of a member state shall have equal rights and duties in the other member state as its own citizen, except for the right to vote and be elected.

II
The Charter on Human !!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 8 The Charter on Human and Minority Rights and Civil Freedoms, that and Minority Rights and shall form an integral part of the Constitutional Charter, shall be adopted Civil Freedoms under the procedure and in the manner stipulated for the adoption of the Constitutional Charter. Exercise of Human !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 9 The member states shall regulate, ensure and protect human and minorand Minority Rights ity rights and civil freedoms in their respective territory. and Civil Freedoms The attained level of human and minority rights, individual and collective and civil freedoms may not be lowered. Serbia and Montenegro shall monitor the exercise of human and minority rights and civil freedoms and ensure their protection in the case when such protection has not been provided in the member states. Direct Implementation of !!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 10 The provisions of international treaties on human and minority rights International Agreements and civil freedoms applying to the territory of Serbia and Montenegro shall be directly enforced.

III
Principles !!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 11 Economic relations in Serbia and Montenegro shall be based on the of Market Economy market economy underpinned by free enterprise, competition, a liberal foreign trade policy and the protection of property. Serbia and Montenegro shall coordinate the economic systems and harmonize them with the member states. Common Market !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 12 Serbia and Montenegro shall have a common market. The smooth operation of the common market shall be the responsibility of the member states.

2

CONSTITUTIONAL CHARTER

Freedom of Movement !!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 13 Movement of people, goods, services and capital in Serbia and Montenegro shall be free. Setting obstacles to the free flow of people, goods, services and capital between the state of Serbia and the state of Montenegro shall be prohibited.

IV
International Entity !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 14 Serbia and Montenegro shall be a single personality in international law and member of international global and regional organizations that set international personality as a requirement for membership. The member states may be members of international global and regional organizations which do not set international personality as a requirement for membership. Establishing !!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 15 Serbia and Montenegro shall establish international relations with other and Maintenance states and international organizations and shall conclude international International Relations treaties and agreements. The member states may maintain international relations, conclude international agreements and establish their representative offices in other states if that is not in conflict with the competences of Serbia and Montenegro and the interests of the other member state. Precedence of the !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 16 The ratified international treaties and generally accepted rules of interInternational Law national law shall have precedence over the law of Serbia and Montenegro and the laws of the member states.

V
Establishing Competences !! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 17 Serbia and Montenegro shall have the competences entrusted to it by the of the State Union of Serbia present Constitutional Charter. and Montenegro The member states may jointly entrust to Serbia and Montenegro the performance of additional duties falling within their respective competence. Financing of Competences !!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 18 The member states shall secure the financial means for the performance of of the State Union of Serbia the entrusted competences and the additional duties of Serbia and Montenegro. and Montenegro 1. ASSEMBLY OF SERBIA AND MONTENEGRO Competence !!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 19 The Assembly of Serbia and Montenegro shall decide on the Constitutional Charter as the highest legal instrument of Serbia and Montenegro in the way laid down by the present Constitutional Charter and shall enact laws and other instruments governing: ! the institutions established in line with the Constitutional Charter and their operation; ! the enforcement of international law and the conventions laying down the obligations of Serbia and Montenegro to cooperate with international courts; ! the declaration and abolition of the state of war subject to the preliminary approval of the Assemblies of the member states; ! military issues and defense;

VI

3

CONSTITUTIONAL CHARTER

! membership of Serbia and Montenegro as a personality of international law in international organizations and the rights and duties arising from that membership subject to preliminary approval of the competent bodies of the member states; ! the delimitation of the borders of Serbia and Montenegro subject to the preliminary approval of the Assembly of the member state in whose territory the border in question is located; ! issues pertaining to standardization, intellectual property, measurements and precious metals and statistics; ! policy of immigration, granting of asylum, the visa regime and integrated ! border management in line with the standards of the European Union; ! ratification of international treaties and agreements of Serbia and Montenegro; ! the annual revenues and expenditures required for financing the competences entrusted to Serbia and Montenegro at the proposal of the competent bodies of the member states and the Council of Ministers; ! the prevention and removal of obstacles to the free movement of persons, goods, services and capital within Serbia and Montenegro; ! the election of the President of Serbia and Montenegro and the Council of Ministers; ! the flag, anthem and coat-of-arms of Serbia and Montenegro; The Assembly of Serbia and Montenegro shall also perform other duties within the competence of Serbia and Montenegro laid down by the present Constitutional Charter. The Assembly of Serbia and Montenegro shall adopt its Rules of Procedure. Composition and Election !!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 20 The Assembly of Serbia and Montenegro shall be unicameral and made up of 126 deputies of which 91 shall be from Serbia and 35 from Montenegro. The deputies of the Assembly of Serbia and Montenegro shall be elected from every member state in line with European and democratic standards on the basis of the laws of the member states. During the first 2 years upon the adoption of the Constitutional Charter the deputies shall be elected indirectly, in proportion to the representation in the National Assembly of the Republic of Serbia and the Assembly of the Republic of Montenegro. At the first elections the deputies shall be elected from the membership of the National Assembly of Serbia, the Assembly of Montenegro and the Federal Assembly. If a member state holds parliamentary elections in that period, the membership of its delegation in the Assembly of Serbia and Montenegro shall be modified to reflect the outcome of the election. After this initial period, the deputies of the Assembly of Serbia and Montenegro shall be elected by direct ballot. The deputies shall have a 4-year term of office. President and Vice-President !! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 21 The Assembly shall elect from among its deputies its President and Viceof the Assembly of Serbia President who may not be from the same member state. and Montenegro Incompatibility !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 22 The President of the Assembly of Serbia and Montenegro and the Presiof Functions dent of Serbia and Montenegro may not be from the same member state. Manner of !!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 23 The Assembly of Serbia and Montenegro shall take decisions by a majority Decision-Making vote of the total number of deputies. For a decision to be taken, the majority of the total number of deputies from each member state shall also have to vote for it.

4

CONSTITUTIONAL CHARTER

Freedom of Expression !!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 24 The deputy shall enjoy the freedom of expression at the Assembly of and Immunity Serbia and Montenegro and shall have immunity for the words uttered and for other acts he performs in his capacity as deputy. The deputy may not be called to answer, detained or punished without the approval of the Assembly of Serbia and Montenegro except if found committing a criminal offence punishable by over 5 years in prison. Apart from deputies, the President of Serbia and Montenegro, the members of the Council of Ministers and the judges of the Court of Serbia and Montenegro shall have immunity as well. The Right to Submit !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 25 The Council of Ministers, a deputy and the Assembly of the member state a Draft Law may submit a draft law to the Assembly of Serbia and Montenegro. 2. PRESIDENT OF SERBIA AND MONTENEGRO Competence !!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 26 The President of Serbia and Montenegro shall: ! represent Serbia and Montenegro at home and abroad; ! chair the Council of Ministers and administer its work; ! propose to the Assembly of Serbia and Montenegro the members of the Council of Ministers and relief of duty of its members; ! be a member of the Supreme Command Council; ! pass decrees on the appointment and relief of duty of chiefs of diplomatic consular missions of Serbia and Montenegro and receives letters of credence and recall from foreign diplomatic representatives; ! confer awards and other decorations; ! proclaim laws passed by the Assembly of Serbia and Montenegro and the regulations passed by the Council of Ministers; ! call elections for the Assembly of Serbia and Montenegro and ! also perform other duties laid down by the Constitutional Charter. Election !!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 27 The President and the Vice-President of the Assembly of Serbia and Montenegro shall propose to the Assembly a candidate for the President of Serbia and Montenegro. If the proposed candidate fails to win the requisite number of votes, the President and the Vice-President of the Assembly shall, within 10 days, propose a new candidate. If that candidate, too, fails to poll the requisite number of votes, the Assembly shall be dissolved and elections shall be called. If the elected President of Serbia and Montenegro is from the same member state as the President of the Assembly of Serbia and Montenegro, the President and the Vice-President of the Assembly of Serbia and Montenegro shall switch their posts. The President of Serbia and Montenegro may not be from the same member state for two consecutive terms. The procedure for the election and relief o duty of the President of Serbia and Montenegro shall be determined by law. Accountability !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 28 The President of Serbia and Montenegro shall answer to the Assembly of Serbia and Montenegro.

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CONSTITUTIONAL CHARTER

The term of Office !!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 29 The term of office of the President of Serbia and Montenegro shall last four years. Termination of Office!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 30 The Serbia and Montenegro President’s term of office may cease prematurely by his resignation, relief of duty and the dissolution of the Assembly of Serbia and Montenegro. The Serbia and Montenegro President’s term of office shall cease by his resignation when the Assembly takes note of it. Relief of Duty !!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 31 The Assembly may relieve the President of Serbia and Montenegro of his duty if it is established that he has infringed upon the Constitutional Charter. The infringement of the Constitutional Charter shall be established by the Court of Serbia and Montenegro. The procedure to establish the infringement of the Constitutional Charter shall be initiated by the Assembly of Serbia and Montenegro. Performing Duties !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 32 The President of Serbia and Montenegro whose term of office has ceased Following the Termination due to the dissolution of the Assembly of Serbia and Montenegro shall conof Office tinue to carry out his duty pending the election of a new President. If the President of Serbia and Montenegro tenders his resignation or is relieved of his duty, his office shall, pending the election of a new President of Serbia and Montenegro, be assumed on a provisional basis by the VicePresident of the Assembly. 3. THE COUNCIL OF MINISTERS Competence !!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 33 The Council of Ministers shall: ! chart and pursue the policy of Serbia and Montenegro in tune with the jointly agreed policy and interests of the member states; ! coordinate the work of the Ministries; ! propose to the Assembly of Serbia and Montenegro the laws and other acts falling within the purview of the Ministries; ! appoint and relieve of duty the heads of diplomatic-consular missions of Serbia and Montenegro and other officials in line with the law; ! pass by-laws, decisions and other general enactments for enforcement of the laws of Serbia and Montenegro and ! perform other executive duties in accordance with the present Constitutional Charter. The Manner of !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 34 The member states shall be represented on a parity basis and on a rotaRepresentation of Serbia tion principle in the representative offices of Serbia and Montenegro to inand Montenegro ternational organizations, the United Nations, the Organization for Security and Cooperation in Europe, the European Union and the Council of Europe. The manner of representation of the member states in international financial organizations shall be determined by the Council of Ministers subject to the approval of the competent institutions of the member states. The representation of the member states in diplomatic-consular missions of Serbia and Montenegro shall be determined by the Council of Ministers subject to the approval of the competent institutions of the member states.

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CONSTITUTIONAL CHARTER

Election !!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 35 The President of Serbia and Montenegro shall propose to the Assembly of Serbia and Montenegro candidates for Ministers of the Council of Ministers and candidates for the Deputy Minister of Foreign Affairs and Deputy Minister of Defense. Two candidates for Minister shall be from the same member state as the President of Serbia and Montenegro and three shall be from the other member state. The candidates for the Minister of Foreign Affairs and the Minister of Defense shall be from different member states and the same shall apply to their Deputies as well. The Assembly shall vote for the list of candidates for the Council of Ministers. If the list does not obtain the requisite number of votes, the President may propose two more lists of candidates. If a list of candidates does not obtain the requisite number of votes within 60 days as of the date of the proposal of the first list of candidates, the Assembly of Serbia and Montenegro shall be dissolved and elections shall be called. The procedure for the election and the termination of the term of office of the Council of Ministers shall be determined by law. Manner of !!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 36 The Council of Ministers shall pass decisions by a majority vote. Decision-Making If both proposals win the same number of votes, the vote of the President shall be decisive if at least one Minister from the other member state has voted in favor of the decision. Accountability !!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 37 The Council of Ministers shall answer to the Assembly of Serbia and Montenegro. Term of Office !!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 38 The Ministers shall have a 4-year term of office. The Termination !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 39 The term of office of the Ministers and their Deputies may cease premaof the Term of Office turely by their resignation, by the vote of no confidence or by the dissolution of the Assembly of Serbia and Montenegro. The Ministers and Deputy Ministers whose term of office has been terminated shall discharge their functions pending the election of new ones. Ministers!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 40 The Minister of Foreign Affairs shall pursue and shall be responsible for the pursuit of the foreign policy of Serbia and Montenegro, shall negotiate international agreements and propose to the Council of Ministers candidates for heads of diplomatic-consular missions of Serbia and Montenegro. The Minister of Foreign Affairs shall coordinate the charting of foreign policy with the competent bodies of the member states. Article 41 The Minister of Defense shall coordinate and implement the charted defense policy and command the military in accordance with the law and the powers of the Supreme Command Council. The Minister of Defense shall propose to the Supreme Command Council candidates for posts and shall appoint, promote and relieve of duty military officers in line with the law. The Minister of Defense shall be a civilian.

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Article 42 After a period of 2 years, the Ministers of Foreign Affairs and of Defense shall switch posts with their Deputies. Article 43 The Minister of Foreign Economic Relations shall be responsible for negotiations and coordination of the implementation of international agreements including treaty relations with the European Union and coordination of relations with international economic and financial institutions following the consultation with the competent Ministers of the member states. Article 44 The Minister for Internal Economic Relations shall be responsible for the coordination and harmonization of the member states’ economic systems in order to establish and ensure the smooth operation of the common market including the free movement of people, goods, services and capital. Article 45 The Minister of Human and Minority Rights shall monitor the exercise of human and minority rights and, together with the competent bodies of the member states, shall coordinate activities for the implementation and compliance with international conventions for the protection of human and minority rights. 4. COURT OF SERBIA AND MONTENEGRO Jurisdiction !!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 46 The Court shall be competent to adjudicate: ! cases between the institutions of Serbia and Montenegro concerning the issues falling within their competence under the Constitutional Charter; ! cases between Serbia and Montenegro and one or both member states or between the two member states concerning issues falling within their purview; ! appeals filed by citizens if no other legal remedies have been stipulated, in the case that an institution of Serbia and Montenegro has interfered with the rights and freedoms that are guaranteed to them by the Constitutional Charter; ! compatibility of the Constitutions of the member states with the Constitutional Charter; ! compatibility of the laws of Serbia and Montenegro with the Constitutional Charter; ! compatibility of the laws of the member states with the law of the Serbia and Montenegro; ! legality of final administrative acts of the institutions of Serbia and Montenegro. The Court shall take legal positions and give legal opinions on the activities to bring jurisprudence more closely into line. Members and Election !!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 47 The Court of Serbia and Montenegro shall include an equal number of judges from both member states. The judges of the Court of Serbia and Montenegro shall be elected by the Assembly of Serbia and Montenegro upon the proposal of the Council of Ministers for a period of 6 years. The judges shall be graduate jurists with at least 15 years of practical experience in that line of activity. The judges may be elected only once.

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The judges shall be independent in their work and may not be relieved of duty prior to the expiry of the period for which they have been elected, except in cases stipulated by law. Decisions of the Court !!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 48 The decisions of the Court of Serbia and Montenegro shall be binding and without the right of appeal. The Court shall be authorized to put in abeyance the laws, other regulations and acts of the institutions of Serbia and Montenegro that are in conflict with the Constitutional Charter and with the laws of Serbia and Montenegro. Operation of the Court !!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 49 When assessing whether the laws or competences of the member states are in line with the laws and responsibilities of Serbia and Montenegro or whether this is the case between the member states, the deliberations at the meeting of the Court of Serbia and Montenegro shall also be attended by the judges of the Constitutional Courts of the member states who shall take part in decision-making. When assessing whether the Constitution, laws or competences of a member state is in line with the Constitutional Charter, the laws and competences of Serbia and Montenegro, the deliberations at the meeting of the Court of Serbia and Montenegro shall also be attended by the judges of the Constitutional Court of that particular member state who shall take part in decision-making. Organization, Functioning !!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 50 The organization, functioning and the manner of decision-making of the and the Manner Court of Serbia and Montenegro shall be regulated by law. of Decision-Making Harmonization of the!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 51 The Constitutional Charter, the laws and the competences of Serbia and Legal Instruments Montenegro and the Constitutions, laws and competences of the member states must be harmonized. Entry into force !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 52 The laws and other acts of the bodies of Serbia and Montenegro shall come into force not sooner than on the 8th day following their publication. By way of exception, when reasons exist for this as determined under the procedure of the enactment of a particular law or act, it may be stipulated that the laws and other acts of the bodies of Serbia and Montenegro shall come into force not sooner than on the date of their publication. Retroactive Effect !!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 53 The laws and other acts of the bodies of Serbia and Montenegro may not have retroactive effect. By way of exception, particular provisions of the law, if that is mandated by the public interest as determined under the procedure of its enactment, may have retroactive effect. Army of Serbia!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 54 Serbia and Montenegro shall have an Army that shall be under demoand Montenegro cratic and civilian control. Duty of the Army of !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 55 The duty of the Army shall be to defend Serbia and Montenegro in line Serbia and Montenegro with the present Constitutional Charter and the principles of international law that regulate the use of force.

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The defense strategy shall be adopted by the Assembly of Serbia and Montenegro in accordance with the law. The Supreme!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 56 The Supreme Commander of the Army shall be the Supreme Command Command Council Council that shall decide on the use of the Army of Serbia and Montenegro. The Supreme Command Council shall include the President of Serbia and Montenegro and the Presidents of the member states. The Supreme Command Council shall take decisions by consensus. Doing the Military Service !!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 57 Conscripts shall do their military service in the territory of the member state whose citizenship they hold. It shall be possible for them also to do this service in the territory of the other member state if they so freely decide. Conscientious Objection !!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 58 A conscript shall be guaranteed the right to conscientious objection.

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Property of Serbia !!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 59 The property of the Federal Republic of Yugoslavia required for the and Montenegro operation of the institutions of Serbia and Montenegro shall be the property of Serbia and Montenegro. The property of the Federal Republic of Yugoslavia abroad shall be the property of Serbia and Montenegro. The property of the Federal Republic of Yugoslavia located in the territory of the member states shall be the property of the member states on the territorial principle. Breaking Away from the !!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 60 Upon the expiry of a 3-year period, member states shall have the right to State Union of Serbia initiate the proceedings for the change in its state status or for breaking and Montenegro away from the state union of Serbia and Montenegro. The decision on breaking away from the state union of Serbia and Montenegro shall be taken following a referendum. The law on referendum shall be passed by a member state bearing in mind the internationally recognized democratic standards. Should Montenegro break away from the state union of Serbia and Montenegro, the international instruments pertaining to the Federal Republic of Yugoslavia, particularly UN SC Resolution 1244, would concern and apply in their entirety to Serbia as the successor. A member state that implements this right shall not inherit the right to international personality and all disputable issues shall be separately regulated between the successor state and the newly independent state. Should both member states vote for a change in their respective state status or for independence in a referendum procedure, all disputable issues shall be regulated in a succession procedure just as was the case with the former Socialist Federal Republic of Yugoslavia.

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Adoption of the !!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 61 The Constitutional Charter shall be adopted by the National Assembly Constitutional Charter of the Republic of Serbia and the Republic of Montenegro in an identical text and shall take effect when that text is adopted and promulgated by the Federal Assembly.

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Change of the !!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 62 The Constitutional Charter shall be changed under the procedure and Constitutional Charter in the manner in which the Constitutional Charter has been adopted.

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Transfer of Rights !!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 63 Upon the entry into force of the Constitutional Charter, all the rights and Obligations and duties of the Federal Republic of Yugoslavia shall be transferred to Serbia and Montenegro in line with the Constitutional Charter. Enforcement of laws !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 64 The laws of the Federal Republic of Yugoslavia governing the affairs of Serof the Federal Republic bia and Montenegro shall be enforced as the laws of Serbia and Montenegro. of Yugoslavia The laws of the Federal Republic of Yugoslavia governing the affairs other than those of Serbia and Montenegro shall be enforced as the laws of the member states pending the adoption of the new regulations by the member states except for the laws which the Assembly of the member state concerned decides not to enforce. Harmonization with !!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 65 The member states shall amend their Constitutions or adopt new Constithe Constitutional Charter tutions in order to harmonize them with the present Constitutional Charter within 6 months as of the date of the adoption of the Constitutional Charter. Transfer of Competences!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 66 The competence of military courts, Military Prosecutor’s Offices and Military Attornies’ Offices shall be transferred to the authorities of the member states, in accordance with the law.

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Law on the !!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Article 67 The Law on the Implementation of the Constitutional Charter shall be adImplementation of the opted in the same manner and concurrently with the Constitutional Charter. Constitutional Charter

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Annesso 8 Stemming from: The decision of the citizens of Montenegro to live in an independent and sovereign state of Montenegro, made in the referendum held on May 21, 2006; The commitment of the citizens of Montenegro to live in a state in which the basic values are freedom, peace, tolerance, respect for human rights and liberties, multiculturalism, democracy and the rule of law; The determination that, as free and equal citizens, persons belonging to nations and national minorities living in Montenegro: Montenegrins, Serbs, Bosnians, Albanians, Muslims, Croats and others, we are loyal to the democratic and civil state of Montenegro; The conviction that the state is responsible for the preservation of nature, sound environment, sustainable development, balanced development of all its regions and the establishment of social justice; The dedication to cooperation on equal footing with other nations and states and to the European and Euro-Atlantic integrations, The Constitutional Assembly of the Republic of Montenegro, at its third meeting within the second regular session in 2007, held on October 19, 2007, adopts

THE CONSTITUTION OF MONTENEGRO

PART ONE BASIC PROVISIONS The State Article 1 Montenegro is an independent and sovereign state, with the republican form of government. Montenegro is a civil, democratic, ecological and the state of social justice, based on the rule of law. Sovereignty Article 2 Bearer of sovereignty is the citizen with Montenegrin citizenship. The citizen shall exercise power directly and through the freely elected representatives. The power that is not stemming from the freely expressed will of the citizens in the democratic elections, in accordance with the law, shall not be established nor recognized. State territory Article 3 The territory of Montenegro is unified and inalienable.

State symbols Article 4 Montenegro shall have a coat of arms, a flag and a national anthem. The coat of arms of Montenegro shall be the golden double-headed eagle with lion on its chest. The flag of Montenegro shall be red in color, with the coat of arms in the center and the golden brim. The national anthem of Montenegro shall be “Oj svijetla majska zoro”. Capital and Old Royal Capital Article 5 The capital of Montenegro shall be Podgorica, The Old Royal Capital of Montenegro shall be Cetinje. Human rights and liberties Article 6 Montenegro shall guarantee and protect rights and liberties. The rights and liberties shall be inviolable. Everyone shall be obliged to respect the rights and liberties of others. Prohibition of infliction of hatred Article 7 Infliction or encouragement of hatred or intolerance on any grounds shall be prohibited. Prohibition of discrimination Article 8 Direct or indirect discrimination on any grounds shall be prohibited. Regulations and introduction of special measures aimed at creating the conditions for the exercise of national, gender and overall equality and protection of persons who are in an unequal position on any grounds shall not be considered discrimination. Special measures may only be applied until the achievement of the aims for which they were undertaken. Legal order Article 9 The ratified and published international agreements and generally accepted rules of international law shall make an integral part of the internal legal order, shall have the supremacy over the national legislation and shall apply directly when they regulate relations differently than the national legislation. Limits of liberties Article 10 In Montenegro, anything not prohibited by the Constitution and the law shall be free. Every person shall abide by the Constitution and the law. Division of powers Article 11 The power shall be regulated following the principle of the division of powers into the legislative, executive and judicial. The legislative power shall be exercised by the Parliament, the executive power

by the Government and the judicial by the courts. The power shall be limited by the Constitution and the law. The relationship between powers shall be based on balance and mutual control. Montenegro shall be represented by the President of Montenegro. Constitutionality and legality shall be protected by the Constitutional Court. The army and the security services shall be subject to democratic and civil control. Montenegrin citizenship Article 12 Montenegrin citizenship shall exist in Montenegro. Montenegro shall protect the rights and interests of the Montenegrin citizens. Montenegrin citizen shall not be expelled or extradited to other state, except in accordance with the international obligations of Montenegro. Language and alphabet Article 13 In Montenegro Montenegrin shall be the language in official use. Cyrillic and Latin alphabet shall be equal. Serbian, Bosnian, Albanian and Croatian languages shall also be in official use. Separation of the religious communities from the State Article 14 Religious communities shall be separated from the state. Religious communities shall be equal and free in the exercise of religious rites and religious affairs. Relations with other states and international organizations Article 15 Montenegro shall cooperate and develop friendly relations with other states, regional and international organizations, based on the principles and rules of international law. Montenegro may accede to international organizations. The Parliament shall decide on the manner of accession to the European Union. Montenegro shall not enter into a union with another state by which it loses its independence and full international personality. Legislation Article 16 In accordance with the Constitution, the law shall regulate: 1) the manner of exercise of human rights and liberties, when this is necessary for their exercise; 2) the manner of exercise of the special minority rights; 4 3) the manner of establishment, organization and competences of the authorities and the procedure before those authorities, if so required for their operation; 4) the system of local self-government; 5) other matters of interest for Montenegro. PART TWO HUMAN RIGHTS AND LIBERTIES 1. COMMON PROVISIONS

Grounds and equality Article 17 Rights and liberties shall be exercised on the basis of the Constitution and the confirmed international agreements. All persons shall be deemed equal before the law, regardless of any particularity or personal feature. Gender equality Article 18 The state shall guarantee the equality of women and men and shall develop the policy of equal opportunities. Protection Article 19 Everyone shall have the right to equal protection of the rights and liberties thereof. Legal remedy Article 20 Everyone shall have the right to legal remedy against the decision ruling on the right or legally based interest thereof. Legal aid Article 21 Everyone shall have the right to legal aid. Legal aid shall be provided by the bar, as an independent and autonomous profession, and by other services. Legal aid may be provided free of charge, in accordance with the law. Right to local self-government Article 22 The right to local self-government shall be guaranteed. Environment Article 23 Everyone shall have the right to a sound environment. Everyone shall have the right to receive timely and full information about the status of the environment, to influence the decision-making regarding the issues of importance for the environment, and to legal protection of these rights. Everyone, the state in particular, shall be bound to preserve and improve the environment. Limitation of human rights and liberties Article 24 Guaranteed human rights and freedoms may be limited only by the law, within the scope permitted by the Constitution, to the extent necessary in an open and democratic society in order to satisfy the purpose for which the limitation has been permitted. Limitations shall not be introduced for purposes other than the ones for which they were prescribed.

Temporary limitation of rights and liberties Article 25 During the proclaimed state of war or emergency, the exercise of certain human rights and liberties may be limited, to the necessary extent. The limitations shall not be introduced on the grounds of sex, nationality, race, religion, language, ethnic or social origin, political or other beliefs, financial standing or any other personal feature. There shall be no limitations imposed on the rights to: life, legal remedy and legal aid; dignity of and respect for a person; fair and public trail and the principle of legality; presumption of innocence; defense; compensation of damage for illegal or ungrounded deprivation of liberty and ungrounded conviction; freedom of thought, conscience and religion; entry into marriage. There shall be no abolishment of the prohibition of: inflicting or encouraging hatred or intolerance; discrimination; trial and conviction twice for one and the same criminal offence (ne bis in idem); forced assimilation. Measures of limitation may be in effect at the most for the period of duration of the state of war or emergency. 2. PERSONAL RIGHTS AND LIBERTIES Prohibition of death penalty Article 26 There shall be no death penalty in Montenegro. Biomedicine Article 27 The right of a person and the dignity of the human being shall be guaranteed with regard to the use of biology and medicine. Any intervention aimed at creating a human being that is genetically identical to another human being, living or dead shall be prohibited. It is prohibited to perform medical and other experiments on human beings, against their will. Dignity and inviolability of persona Article 28 The dignity and security of a man shall be guaranteed. The inviolability of the physical and mental integrity of a man, and privacy and individual rights thereof shall be guaranteed. No person shall be subject to torture or inhumane or degrading treatment. No person shall be held as a slave or in a position of slavery. Deprivation of liberty Article 29 Everyone shall have the right to personal liberty. Deprivation of liberty shall be permitted only for the reasons and in the procedure prescribed by the law. Person deprived of liberty shall be notified immediately of the reasons for the arrest thereof, in own language or in the language he/she understands. Concurrently, person deprived of liberty shall be informed that he/she is not obliged to give any statement. At the request of the person deprived of his/her liberty, the authority shall immediately inform about the deprivation of liberty the person of own choosing of the person deprived of his/her liberty. The person deprived of his/her liberty shall have the right to the defense counsel

of his/her own choosing present at his interrogation. Unlawful deprivation of liberty shall be punishable. Detention Article 30 Person suspected with reasonable doubt to have committed a crime may, on the basis of the decision of the competent court, be detained and kept in confinement only if this is necessary for the pre-trial procedure. Detainee shall be given the justified decision of detention at the time of being placed in detention or no later than within 24 hours from being put in detention. Detainee shall have the right of appeal against the decision of detention, upon which the court shall decide within 48 hours. The duration of detention shall be reduced to the shortest possible period of time. Detention by the decision of first-instance court may last up to three months from the day of detention, and by the decision of a higher court, the detention may be extended for additional three months. If no indictment is raised by time of expiry of those deadlines, the detainee shall be released. Detention of minors shall not exceed 60 days. Respect for person Article 31 The respect of human personality and dignity in the criminal or other procedure, in case of deprivation or limitation of liberty and during the execution of imprisonment sentence shall be guaranteed. Any form of violence, inhuman or degrading behavior against a person deprived of liberty or whose liberty has been limited, and any extortion of confession and statement shall be prohibited and punishable. Fair and public trial Article 32 Everyone shall have the right to fair and public trial within reasonable time before an independent, impartial court established by the law. Principle of legality Article 33 No one shall be punished for an act that, prior to being committed, was not stipulated by the law as punishable, nor may be pronounced a punishment which was not envisaged for that act. More lenient law Article 34 Criminal and other punishable acts shall be stipulated and the punishments for them shall be pronounced in accordance with the law in force at the time when the act was committed, unless the new law is more lenient for the perpetrator. Presumption of innocence Article 35 Every one shall be deemed innocent until the guilt thereof has been established by an enforceable court decision. The accused shall not be obliged to prove the innocence thereof. The court shall interpret the doubt regarding the guilt to the benefit of the

accused. Ne bis in idem Article 36 No one may be trialed or convicted twice for one and the same punishable act. Right to defense Article 37 Every one shall be guaranteed the right to defense, and especially: to be informed in the language he/she understands about the charges against thereof; to have sufficient time to prepare defense and to be defended personally or through a defense attorney of his/her own choosing. Compensation of damage for illegal action Article 38 Person deprived of liberty in an illegal or ungrounded manner or convicted without grounds shall have the right to the compensation of damage from the state. Movement and residence Article 39 Freedom of movement and residence shall be guaranteed, as well as the right to depart from Montenegro. Freedom of movement, residence and departure from Montenegro may be restricted if required so for conducting the criminal procedure, prevention of contagious diseases spreading or for the security of Montenegro. Movement and residence of foreigner citizens shall be regulated by the law. Right to privacy Article 40 Every person shall have the right to respect for private and family life. Inviolability of home Article 41 Home shall be inviolable. No one shall enter the dwelling place or other premises against the will of the possessor thereof and search them without a court warrant. The search of premises shall be conducted in the presence of two witnesses. A person in official capacity may enter other people’s dwelling place or other premises without the court warrant and conduct the search without the presence of witnesses if so necessary for the prevention of execution of a criminal offence, immediate apprehension of a perpetrator or in order to save people and property. Confidentiality of correspondence Article 42 Confidentiality of letters, telephone conversations and other means of communication shall be inviolable. The principle of inviolability of confidentiality of letters, telephone calls and other means of communication shall be deviated from only on the basis of a court decision, if so required for the purposes of conducting criminal proceedings or for the security of Montenegro. Personal data

Article 43 The protection of personal data shall be guaranteed. It is prohibited to use personal data for purposes other than those for which they were collected. Everyone shall have the right to be informed about the personal data collected about him or her and the right to court protection in case of abuse. Right to asylum Article 44 A foreign national reasonably fearing from persecution on the grounds of his/her race, language, religion or association with a nation or a group or due to own political beliefs may request asylum in Montenegro. A foreign national shall not be expelled from Montenegro to where due to his race, religion, language or association with a nation he/she is threatened with death sentence, torture, inhuman degradation, persecution or serious violation of rights guaranteed by this Constitution. A foreign national may be expelled from Montenegro solely on the basis of the decision of the responsible authority and following the legally prescribed procedure. 3. POLITICAL RIGHTS AND LIBERTIES Electoral right Article 45 The right to elect and stand for elections shall be granted to the citizen of Montenegro who is 18 years of age or above and who has minimum two years of residence in Montenegro. The electoral right shall be exercised in elections. The electoral right shall be general and equal. Elections shall be free and direct, by secret ballot. Freedom of thought, conscience and religion Article 46 Everyone shall be guaranteed the right to freedom of thought, conscience and religion, as well as the right to change the religion or belief and the freedom to, individually or collectively with others, publicly or privately, express the religion or belief by prayer, preaches, customs or rites. No one shall be obliged to declare own religious and other beliefs. Freedom to express religious beliefs may be restricted only if so required in order to protect life and health of the people, public peace and order, as well as other rights guaranteed by the Constitution. Freedom of expression Article 47 Everyone shall have the right to freedom of expression by speech, writing, picture or in some other manner. The right to freedom of expression may be limited only by the right of others to dignity, reputation and honor and if it threatens public morality or the security of Montenegro. Objection of conscience Article 48 Everyone shall have the right to objection of conscience. No one shall be obliged, contrary to own religion or conviction, to fulfill a military or other duty involving the use of arms.

Freedom of press Article 49 Freedom of press and other forms of public information shall be guaranteed. The right to establish newspapers and other public information media, without approval, by registration with the competent authority, shall be guaranteed. The right to a response and the right to a correction of any untrue, incomplete or incorrectly conveyed information that violates a person’s right or interest and the right to compensation of damage caused by the publication of untruthful data or information shall be guaranteed. Prohibition of censorship Article 50 There shall be no censorship in Montenegro. The competent court may prevent dissemination of information and ideas via the public media only if so required in order to prevent invitation to forcible destruction of the order defined by the Constitution; preservation of territorial integrity of Montenegro; prevention of propagating war or incitement to violence or performance of criminal offences; prevention of propagating racial, national and religious hatred or discrimination. Access to information Article 51 Everyone shall have the right to obtain information held by the state authorities and organizations exercising public authority. The right to accessibility of information may be limited if this is in the interest of: the protection of life; public health; morality and privacy; carrying of criminal proceedings; security and defense of Montenegro; foreign, monetary and economic policy. Freedom of assembly Article 52 The freedom of peaceful assembly, without approval, with prior notification of the competent authority shall be guaranteed. The freedom of assembly may be temporarily restricted by the decision of the competent authority in order to prevent disorder or execution of a criminal offence, threat to health, morality or security of people and property, in accordance with the law. Freedom of association Article 53 The freedom of political, trade union and other association and action, without approval, by the registration with the competent authority, shall be guaranteed. No one shall be forced to become a member of an association. The state supports political and other associations, when there is a public interest to do so. Prohibition of organizing Article 54 Political organizing in state authorities shall be prohibited. A judge of the Constitutional Court, a judge, a state prosecutor and his/her deputy, an Ombudsman, a member of the Council of the Central Bank, a member of the Senate of the State Audit Institution, a professional member of the Army, Police and other security services shall not be a member of any political organization.

Political organizing and actions of foreign nationals and political organizations with the seat outside of Montenegro shall be prohibited. Prohibition of operation and establishment Article 55 The operation of political and other organizations directed towards forceful destruction of the constitutional order, infringement of the territorial integrity of Montenegro, violation of guaranteed freedoms and rights or instigating national, racial, religious and other hatred and intolerance shall be prohibited. The establishment of secret subversive organizations and irregular armies shall be prohibited. Right of recourse to international organizations Article 56 Everyone shall have the right of recourse to international organizations for the protection of own rights and freedoms guaranteed by the Constitution. Right of recourse Article 57 Everyone shall have the right of recourse, individually or collectively with others, to the state authority or the organization exercising public powers and to receive a response. No one shall be held responsible, or suffer other harmful consequences due to the views expressed in the recourse, unless having committed a crime in doing so. 4. ECONOMIC, SOCIAL AND CULTURAL RIGHTS AND LIBERTIES Property Article 58 Property rights shall be guaranteed. No one shall be deprived of or restricted in property rights, unless when so required by the public interest, with rightful compensation. Natural wealth and goods in general use shall be owned by the state. Entrepreneurship Article 59 Freedom of entrepreneurship shall be guaranteed. Freedom of entrepreneurship may be limited only if so necessary in order to protect the health of the people, environment, natural resources, cultural heritage or security and defense of Montenegro. Right to succession Article 60 The right to succession shall be guaranteed. Rights of foreign nationals Article 61 A foreign national may be the holder of property rights (subjekat prava svojine) in accordance with the law. Right to work Article 62

Everyone shall have the right to work, to free choice of occupation and employment, to fair and human working conditions and to protection during unemployment. Prohibition of forced labor Article 63 Forced labor shall be prohibited. The following shall not be considered forced labor: labor customary during the serving of sentence, deprivation of liberty; performance of duties of military nature or duties required instead of military service; work demanded in case of crisis or accident that threatens human lives or property. Rights of the employed Article 64 The employed shall have the right to adequate salary. The employed shall have the right to limited working hours and paid vacation. The employed shall have the right to occupational health and safety (protection at work). Youth, women and the disabled shall enjoy special protection at work. Social council Article 65 Social position of the employed shall be adjusted in the Social council. Social council shall consist of the representatives of the trade union, the employers and the Government. Strike Article 66 The employed shall have the right to strike. The right to strike may be restricted to the persons employed in the Army, the Police, state authorities and public service, in order to protect the public interest, in accordance with the law. Social insurance Article 67 Social insurance of the employed shall be mandatory. The state shall provide material security to the person that is unable to work and has no funds for life. Protection of the persons with disability Article 68 Special protection of the persons with disability shall be guaranteed. Health protection Article 69 Everyone shall have the right to health protection. A child, a pregnant woman, an elderly person and a person with disability shall have the right to health protection from public revenues, if they do not exercise this right on some other grounds. Consumer protection Article 70

The state shall protect the consumer. Actions that harm the health, security and privacy of consumers shall be prohibited. Marriage Article 71 Marriage may be entered into only on the basis of a free consent of a woman and a man. Marriage shall be based on equality of spouses. Family Article 72 Family shall enjoy special protection. Parents shall be obliged to take care of their children, to bring them up and educate them. Children shall take care of their own parents in need of assistance. Children born out of wedlock shall have the same rights and responsibilities as children born in marriage. Protection of mother and child Article 73 Mother and child shall enjoy special protection. The state shall create the conditions that encourage childbirth. Rights of a child Article 74 A child shall enjoy rights and freedoms appropriate to his age and maturity. A child shall be guaranteed special protection from psychological, physical, economic and any other exploitation or abuse. Education Article 75 The right to education under same conditions shall be guaranteed. Elementary education shall be obligatory and free of charge. The autonomy of universities, high education and scientific institutions shall be guaranteed. Freedom of creation Article 76 The freedom of scientific, cultural and artistic creation shall be guaranteed. The freedom to publish works of science and arts, scientific discoveries and technical inventions shall be guaranteed, and their authors shall be guaranteed the moral and property rights. Science, culture and arts Article 77 The state shall encourage and support the development of education, science, culture, arts, sport, physical and technical culture. The state shall protect the scientific, cultural, artistic and historic values.

Protection of natural and cultural heritage Article 78 Everyone shall be obliged to preserve natural and cultural heritage of general interest. The state shall protect the natural and cultural heritage. 5. SPECIAL – MINORITY RIGHTS Protection of identity Article 79 Persons belonging to minority nations and other minority national communities shall be guaranteed the rights and liberties, which they can exercise individually or collectively with others, as follows: 1) the right to exercise, protect, develop and publicly express national, ethnic, cultural and religious particularities; 2) the right to choose, use and publicly post national symbols and to celebrate national holidays; 3) the right to use their own language and alphabet in private, public and official use; 4) the right to education in their own language and alphabet in public institutions and the right to have included in the curricula the history and culture of the persons belonging to minority nations and other minority national communities; 5) the right, in the areas with significant share in the total population, to have the local self-government authorities, state and court authorities carry out the proceedings also in the language of minority nations and other minority national communities; 6) the right to establish educational, cultural and religious associations, with the material support of the state; 7) the right to write and use their own name and surname in their own language and alphabet in the official documents; 8) the right, in the areas with significant share in total population, to have traditional local terms, names of streets and settlements, as well as topographic signs written also in the language of minority nations and other minority national communities; 9) the right to authentic representation in the Parliament of the Republic of Montenegro and in the assemblies of the local self-government units 17 in which they represent a significant share in the population, according to the principle of affirmative action; 10) the right to proportionate representation in public services, state authorities and local self-government bodies; 11) the right to information in their own language; 12) the right to establish and maintain contacts with the citizens and associations outside of Montenegro, with whom they have common national and ethnic background, cultural and historic heritage, as well as religious beliefs; 13) the right to establish councils for the protection and improvement of special rights. Prohibition of assimilation Article 80 Forceful assimilation of the persons belonging to minority nations and other minority national communities shall be prohibited. The state shall protect the persons belonging to minority nations and other minority national communities from all forms of forceful assimilation.

6. PROTECTOR OF HUMAN RIGHTS AND LIBERTIES Article 81 The protector of human rights and liberties of Montenegro shall be independent and autonomous authority that takes measures to protect human rights and liberties. The protector of human rights and liberties shall exercise duties on the basis of the Constitution, the law and the confirmed international agreements, observing also the principles of justice and fairness. The protector of human rights and liberties shall be appointed for the period of six years and can be released from duty in cases prescribed by the law. PART THREE ORGANIZATION OF POWERS 1. PARLIAMENT OF MONTENEGRO Responsibility Article 82 The Parliament shall: 1) Adopt the Constitution; 2) Adopt laws; 3) Adopt other regulations and general acts (decisions, conclusions, resolutions, declarations and recommendations); 4) Proclaim the state of war and the state of emergency; 5) Adopt the budget and the final statement of the budget; 6) Adopt the National security strategy and Defense strategy; 7) Adopt the Development plan and Spatial plan of Montenegro; 8) Decide on the use of units of the Army of Montenegro in the international forces; 9) Regulate the state administration system; 10) Perform supervision of the army and security services; 11) Call for the national referendum; 12) Elect and dismiss from duty: the Prime Minister and members of the Government; 13) Elect and dismiss from duty the President of the Supreme Court, the President and the judges of the Constitutional Court; 14) Appoint and dismiss from duty: the Supreme State Prosecutor and State Prosecutors, the Protector of human rights and liberties (Ombudsman), the Governor of the Central Bank and members of the Council of the Central Bank of Montenegro, the President and members of the Senate of the State Audit Institution, and other officials stipulated by the law; 15) Decide on immunity rights; 16) Grant amnesty; 17) Confirm international agreements; 18) Announce public loans and decide on borrowing of Montenegro; 19) Decide on the use of state property above the value stipulated by the law; 20) Perform other duties stipulated by the Constitution or the law. Composition of the Parliament Article 83 The Parliament shall consist of the Members of the Parliament elected directly on the basis of the general and equal electoral right and by secret ballot. The Parliament shall have 81 Members. Mandate of the Parliament

Article 84 The mandate of the Parliament shall last for four years. The mandate of the parliament may cease prior to the expiry of the period for which it was elected by dissolving it or reducing the mandate of the Parliament. If the mandate of the Parliament expires during the state of war or the state of emergency, the mandate shall be extended for the period of up to 90 days upon termination of the circumstances that have caused such state. At the proposal of the President of Montenegro, the Government or minimum 25 MP’s, the Parliament may reduce the duration of its mandate. Rights and responsibilities of the Members of the Parliament Article 85 Member of the Parliament shall decide and vote according to his/her own conviction. Member of the Parliament shall have the right to perform the duty of an MP as an occupation. Immunity Article 86 Member of the Parliament shall enjoy immunity. Member of the Parliament shall not be called to criminal or other account or detained because of the expressed opinion or vote in the performance of his/her duty as a Member of the Parliament. No penal action shall be taken against and no detention shall be assigned to a Member of the Parliament, without the consent of the Parliament, unless the Member has been caught performing a criminal offense for which there is a prescribed sentence of over five years of imprisonment. The President of Montenegro, the Prime Minister and members of the Government, the President of the Supreme Court, the President and the judges of the Constitutional Court, and the Supreme State Prosecutor shall enjoy the same immunity as the Member of the Parliament. Cessation of mandate of the Member of the Parliament Article 87 Mandate of a Member of the Parliament shall cease prior to the expiry of the period for which he/she was elected: 1) By resignation; 2) If he/she was convicted by an enforceable decision of the court to an unconditional imprisonment sentence of minimum six months; 3) If he/she was deprived of the ability to work by an enforceable decision; 4) Due to cessation of Montenegrin citizenship. Constitution of the Parliament Article 88 The first session of the newly elected composition of the Parliament shall be called for by the Speaker of the previous composition of the Parliament and it shall be held within 15 days from the date of publication of the final results of the elections. Speaker and Deputy Speaker of the Parliament Article 89 The Parliament shall have a Speaker and one or more Deputy Speakers, elected from its own composition for the period of four years.

Speaker of the Parliament shall represent the Parliament, call for the sessions of the Parliament and chair them, take care of the enforcement of the Rules of Procedure of the Parliament, call for elections for the President of Montenegro and perform other affairs stipulated by the Constitution, the law and the Rules of Procedure of the Parliament. The Deputy Speaker shall substitute the Speaker of the Parliament in the performance of affairs when the Speaker is prevented to do so or when the Speaker entrusts the Deputy Speaker the duty to substitute him. Sessions of the Parliament Article 90 The Parliament shall work in regular and extraordinary sessions. Regular sessions shall be held twice a year. The first regular session shall start on the first working day in March and shall last until the end of July, and the second one shall start on the first working day in October and shall last until the end of December. Extraordinary session shall be called for at the request of the President of Montenegro, the Government or minimum one third of the total number of Members of the Parliament. Decision-making Article 91 The Parliament shall decide by majority vote of the present Members of the Parliament in the session attended by over one half of the total number of Members, unless otherwise regulated by the Constitution. With the majority vote of the total number of Members the Parliament shall adopt the laws that regulate: manner of exercise of liberties and rights of the citizens, Montenegrin citizenship, referendum, material responsibilities of the citizens, state symbols and use of state symbols, defense and security, the army, establishment, merger and abolition of municipalities; proclaims the state of war and state of emergency; adopts the spatial plan; adopts the Rules of Procedure of the Parliament; decides on calling for the referendum; decide on the use of units of the Army of Montenegro in the international forces; decides on the reduction of the mandate; decides on the removal of the President of the Republic from office; elects and dismisses the Prime Minister and members of the Government and decides on the trust in the Government; elects and dismisses the President of the Supreme court, presidents and judges of the Constitutional court; appoints and dismisses the Protector of human rights and liberties. The Parliament shall decide with 2/3 majority of votes of all Members on the laws that regulate the electoral system and property rights of foreign citizens. In the first round with 2/3 majority, and in the second round, which can take place no earlier than after three months, with the majority of all MP’s, the Parliament shall decide on the laws that regulate the manner of exercise of acquired minority rights and the use of Army units in the international forces. Dissolution of Parliament Article 92 The Parliament shall be dissolved if it fails to elect the Government within 90 days from the date when the President of Montenegro proposed for the first time the candidate for the position of the Prime Minister. Upon hearing the opinion of the Speaker of the Parliament and the presidents of the caucuses in the Parliament, the Government may dissolve the Parliament if the Parliament fails to perform the responsibilities stipulated by the Constitution for a longer period of time. The Parliament shall be dissolved by the Ordinance of the President of Montenegro. The Parliament shall not be dissolved during the state of war or state of emergency, if the ballot procedure of no confidence in the Government has been initiated,

and in the first three months from its constitution and the three months prior to the expiry of its mandate. The President of Montenegro shall call for the elections the first day after the dissolution of the Parliament. Proposing laws and other acts Article 93 The right to propose laws and other acts shall be granted to the Government and the Member of the Parliament. The right to propose laws shall also be granted to six thousand voters, through the Member of the Parliament they authorized. The proposal to call for the national referendum may be submitted by: 25 Members of the Parliament, the President of Montenegro, the Government or minimum 10% of the citizens with the right to vote. Proclamation of laws Article 94 The President of Montenegro shall proclaim the law within seven days from the day of adoption of the law, that is, within three days if the law has been adopted under a speedy procedure or send the law back to the Parliament for new decision-making process. The President of Montenegro shall proclaim the re-adopted law. 2. PRESIDENT OF MONTENEGRO Responsibility Article 95 The President of Montenegro: 1) Represents Montenegro in the country and abroad; 2) Commands over the Army on the basis of the decisions of the Defense and Security Council; 3) Proclaims laws by Ordinance; 4) Calls for the elections for the Parliament 5) Proposes to the Parliament: candidate for the Prime Minister, after consultations with the representatives of the political parties represented in the Parliament; President and judges of the Constitutional Court; and the Protector of human rights and liberties; 6) Appoints and revokes ambassadors and heads of other diplomatic missions of Montenegro abroad, at the proposal of the Government and after obtaining the opinion of the Parliamentary Committee responsible for international relations; 7) Accepts letters of accreditation and revocation of the foreign diplomats; 8) Awards medals and honors of Montenegro; 9) Grants amnesty; 10) Performs other tasks stipulated by the Constitution or the law. Election Article 96 The President of Montenegro shall be elected on the basis of a general and equal electoral right, through direct and secret ballot. A Montenegrin citizen residing in Montenegro for minimum 10 years in the past 15 years may be elected for the President of Montenegro. The Speaker of the Parliament shall call for the elections for the President of Montenegro. Mandate Article 97

The President of Montenegro shall be elected for the period of five years. The same person may be elected the President of Montenegro maximum two times. The President of Montenegro shall assume the duty on the date of taking an oath before the Members of the Parliament. If the mandate of the President expires during the state of war or the state of emergency, the mandate shall be extended for maximum 90 days after the end of circumstances that have caused that state. The President of Montenegro shall not perform any other public duty. Cessation of mandate Article 98 The mandate of the President of Montenegro shall end with the expiry of time for which he/she was elected, by resignation, if he/she is permanently unable to perform the duty of the President and by impeachment. The President shall be held responsible for the violation of the Constitution. The procedure to determine whether the President of Montenegro has violated the Constitution shall be initiated by the Parliament, at the proposal of minimum 25 Members of the Parliament. The Parliament shall submit the proposal to initiate the procedure to the President of Montenegro for plead. The Constitutional Court shall decide on existence or non-existence of violation of the Constitution and shall publish the decision and submit it to the Parliament and the President of Montenegro without delay. The Parliament may impeach the President of Montenegro when the Constitutional Court finds that he/she has violated the Constitution. Discharge of duties in case of impediment or cessation of mandate Article 99 In case of cessation of mandate of the President of Montenegro, until the election of the new President, as well as in the case of temporary impediment of the President to discharge his/her duties, the Speaker of the Parliament shall discharge this duty. 3. GOVERNMENT OF MONTENEGRO Responsibility Article 100 The Government shall: 1) Manage internal and foreign policy of Montenegro; 2) Enforce laws, other regulations and general acts; 3) Adopt decrees, decisions and other acts for the enforcement of laws; 4) Sign international agreements; 5) Propose the Development plan and Spatial plan of Montenegro; 6) Propose the Budget and the Final Statement of the Budget; 7) Propose the National Security Strategy and Defense Strategy; 8) Decide on the recognition of states and establishment of diplomatic and consular relations with other states; 9) Nominate ambassadors and heads of diplomatic missions of Montenegro abroad; 10) Perform other tasks stipulated by the Constitution or the law. Decrees with legal power Article 101

During the state of war or the state of emergency, the Government may adopt decrees with legal power, if the Parliament is not able to meet. The Government shall submit the decrees with legal power to the Parliament for confirmation as soon as the Parliament is able to meet. Composition of the Government Article 102 The Government shall consist of the Prime Minister, one or more Deputy Prime Ministers and the ministers. The Prime Minister represents the Government and manages its work. Election Article 103 The President of Montenegro proposes the mandator within 30 days from the day of constitution of the Parliament. The candidate for the position of the Prime Minister presents to the Parliament his/her program and proposes composition of the Government. The Parliament shall decide simultaneously on the program of the mandator and the proposal for the composition of the Government. Incompatibility of duties Article 104 The Prime Minister and the member of the Government shall not discharge duties of a Member of the Parliament or other public duties or professionally perform some other activity. Resignation and impeachment Article 105 The Government and the member of the Government may resign from duty. Resignation of the Prime Minister shall be considered the resignation of the Government. The Prime Minister may propose to the Parliament to impeach a member of the Government. Issue of confidence Article 106 The Government may raise the issue of confidence in it before the Parliament. Issue of no confidence Article 107 The Parliament may vote no confidence in the Government. The proposal for no confidence ballot regarding the Government may be submitted by minimum 27 Members of the Parliament. If the Government gained confidence, the signatories of the proposal shall not submit a new proposal for no confidence ballot prior to the expiry of the 90 days deadline. Interpellation Article 108 The interpellation to examine certain issues regarding the work of the Government may be submitted by minimum 27 Members of the Parliament. The interpellation shall be submitted in written form and shall be justified.

The Government shall submit an answer within thirty days from the date of receipt of interpellation. Parliamentary investigation Article 109 The Parliament may, at the proposal of minimum 27 Members of the Parliament, establish a Fact-finding Commission in order to collect information and facts about the events related to the work of the state authorities. Cessation of mandate Article 110 The Government mandate shall cease: with the expiry of the Parliament mandate, by resignation, when it loses confidence and if it fails to propose the Budget by March 31 of the budgetary year. The Government whose mandate has ceased shall continue with its work until the election of the new composition of the Government. The Government whose mandate has ceased shall not dissolve the Parliament. Civil service Article 111 The duties of the civil service shall be discharged by the ministries and other administrative authorities. Delegation and entrusting of duties Article 112 Individual duties of the civil service may be delegated to the local selfgovernment or some other legal entity by the law. Individual duties of the civil service may be entrusted to the local self-government or some other legal entity by the regulation of the Government. 4. LOCAL SELF-GOVERNMENT Manner of decision-making Article 113 In the local self-government the decisions shall be made directly and through the freely elected representatives. The right to local self-government shall incorporate the right of the citizens and local self-government authorities to regulate and manage specific public and other affairs on the basis of their own responsibility and in the interest of the local population. Form of local self-government Article 114 The basic form of the local self-government shall be the municipality. It shall also be possible to establish other forms of local self-government. Municipality Article 115 The municipality shall have the status of a legal entity. Municipality shall adopt the Statute and General Acts. Authorities of the municipality shall be the Assembly and the President. Property-related powers and financing

Article 116 The Municipality shall exercise certain property related powers over the state owned assets in accordance with the law. The Municipality shall have its own property. The Municipality shall be financed from its own resources and the assets of the state. The Municipality shall have a budget. Autonomy Article 117 The Municipality shall be autonomous in the performance of its duties. The Government may dismiss the municipal Assembly, that is, discharge the President of the municipality from duty, only if the municipal assembly, that is, the President of the municipality, fails to perform the duties thereof for a period longer than six months. 5. THE COURT Principles of the judiciary Article 118 The court is autonomous and independent. The court shall rule on the basis of the Constitution, laws and confirmed and published international agreements. Establishment of court marshal and extraordinary courts shall be prohibited. Panel of judges Article 119 The court shall rule in panel, except when the law stipulates that an individual judge shall rule. Lay-judges shall also participate in the trial in cases stipulated by the law. Publicity of trial Article 120 The hearing before the court shall be public and the ruling shall be pronounced publicly. Exceptionally, the court may exclude the public from the hearing or one part of the hearing for the reasons necessary in a democratic society, only to the extent necessary: in the interest of morality; public order; when minors are trialed; in order to protect private life of the parties; in marital disputes; in the proceedings related to guardianship or adoption; in order to protect military, business or official secret; and for the protection of security and defense of Montenegro. Standing duty Article 121 The judicial duty shall be permanent. The duty of a judge shall cease at his/her own request, when he/she fulfills the requirements for age pension and if the judge has been sentenced to an unconditional imprisonment sentence. The judge shall be released from duty if he/she has been convicted of an act that makes him/her unworthy of the judicial duty, if he/she performs the judicial duty in an unprofessional or negligent manner or loses permanently the ability to perform the judicial duty. The judge shall not be transferred or sent to another court against his/her will, except by the decision of the Judicial Council in case of reorganization of courts.

Functional immunity1 Article 122 The judge and the lay judge shall enjoy functional immunity. The judge and the lay judge shall not be held responsible for the expressed opinion or vote at the time of adoption of the decision of the court, unless this represents a criminal offense. In the proceedings initiated because of the criminal offense made in the performance of judicial duty, the judge shall not be detained without the approval of the Judicial Council. Incompatibility of duties Article 123 The judge shall not discharge duties of a Member of the Parliament or other public duties or professionally2 perform some other activity. Supreme Court Article 124 The Supreme Court shall be the highest court in Montenegro. The Supreme Court shall secure unified enforcement of laws by the courts. The President of the Supreme Court shall be elected and dismissed from duty by the Parliament at the joint proposal of the President of Montenegro, the Speaker of the Parliament and the Prime Minister. If the proposal for the election of the President of the Supreme Court fails to be submitted within 30 days, the President of the Supreme Court shall be elected at the proposal of the responsible working body of the Parliament. Election of judges Article 125 A Judge and a president of the court shall be elected and dismissed from duty by the Judicial Council. The President of the court shall be elected for the period of five years. The President of the court shall not be a member of the Judicial Council. 1 Functional immunity is the immunity based on the performance of duty (note by interpreter) 2 Professionally means in this case as a paid job Judicial Council Article 126 The Judicial Council shall be autonomous and independent authority that secures autonomy and independence of the courts and the judges. Composition of the Judicial Council Article 127 The Judicial Council shall have the president and nine members. The President of the Judicial Council shall be the President of the Supreme Court. Members of the Judicial Council shall be as follows: 1) four judges elected and dismissed from duty by the Conference of Judges; 2) two Members of the Parliament elected and dismissed from duty by the Parliament from amongst the parliamentary majority and the opposition; 3) two renowned lawyers elected and dismissed from duty by the President of

Montenegro; 4) the Minister of Justice. The President of Montenegro shall proclaim the composition of the Judicial Council. The mandate of the Judicial Council shall be four years. Responsibility of the Judicial Council Article 128 The Judicial Council shall: 1) elect and dismiss from duty a judge, a president of a court and a lay judge; 2) establish the cessation of the judicial duty; 3) determine number of judges and lay judges in a court; 4) deliberate on the activity report of the court, applications and complaints regarding the work of court and take a standpoint with regard to them; 5) decide on the immunity of a judge; 6) propose to the Government the amount of funds for the work of courts; 7) perform other duties stipulated by the law. The Judicial Council shall decide by majority vote of all its members. In the procedures related to disciplinary responsibility of the judges, the Minister of Justice shall not vote. 6. ARMY OF MONTENEGRO Principles Article 129 The Army shall defend independence, sovereignty and state territory of Montenegro, in accordance with the principles of international law regarding the use of force. The Army shall be subject to democratic and civil control. The members of the Army may be part of the international forces. 7. DEFENSE AND SECURITY COUNCIL Responsibility Article 130 The Defense and Security Council shall: 1) Adopt the decisions regarding the command over the Army; 2) Analyze and assess the security situation in Montenegro and decide to take adequate measures; 3) Appoint, promote and discharge from duty the Army officers; 4) Propose to the Parliament proclamation of the state of war and state of emergency; 5) Propose the use of Army in international forces; 6) Perform other duties stipulated by the Constitution and the law. Composition Article 131 The Defense and Security Council of Montenegro shall consist of the President of Montenegro, the Speaker of the Parliament and the Prime Minister. The President of Montenegro shall act as the President of the Defense ad Security Council. Proclamation of the state of war Article 132

The state of war shall be proclaimed when there is direct danger of war for Montenegro, when Montenegro is attacked or war is declared against it. If the Parliament is not able to meet, the Defense and Security Council shall adopt the decision to proclaim the state of war and submit it to the Parliament for confirmation as soon as the Parliament is able to meet. Proclamation of the state of emergency Article 133 The state of emergency may be proclaimed in the territory or part of the territory of Montenegro in case of the following: 1) Big natural disasters; 2) Technical-technological and environmental accidents and epidemics; 3) Greater disruption of public peace and order; 4) Violation or attempt to abolish the constitutional order. If the Parliament is not able to meet, the Defense and Security Council shall adopt the decision to proclaim the state of emergency and submit it to the Parliament for confirmation as soon as it is able to meet. The state of emergency shall last until the circumstances that have caused it have ceased to exist. 8. STATE PROSECUTION Status and responsibility Article 134 The State Prosecution shall be a unique and independent state authority that performs the affairs of prosecution of the perpetrators of criminal offenses and other punishable acts who are prosecuted ex officio. Appointment and mandate Article 135 The affairs of the State Prosecution shall be preformed by the State Prosecutor. The State Prosecutor shall have one or more deputies. The Supreme State Prosecutor and state prosecutors shall be appointed and dismissed from duty by the Parliament. The Supreme State Prosecutor and state prosecutors shall be appointed for the period of five years. Council of Prosecutors Article 136 The Council of Prosecutors shall secure the independence of the state prosecution and the state prosecutors. The Council of Prosecutors shall be elected and dismissed from duty by the Parliament. The election, mandate, responsibilities, organization and manner of work of the Council of Prosecutors shall be regulated by the law. Functional immunity3 Article 137 State Prosecutor and Deputy State Prosecutor shall enjoy functional immunity and shall not be held responsible for the expressed opinion or decision made in the performance of the duties thereof, unless this represents a criminal offense. 3

Functional immunity means immunity on the basis of the position/duty. Incompatibility of duties Article 138 State Prosecutor and Deputy State Prosecutor shall not discharge duties of a Member of the Parliament or other public duties or professionally4 perform some other activity. PART FOUR ECONOMIC SYSTEM Principles Article 139 Economic system shall be based on a free and open market, freedom of entrepreneurship and competition, independence of the economic entities and their responsibility for the obligations accepted in the legal undertakings, protection and equality of all forms of property. Economic area and equality Article 140 The territory of Montenegro shall represent a unique (unified) economic area. The state shall encourage balanced economic development of all of its areas. It shall be prohibited to obstruct and limit free competition and to encourage unequal, monopolistic or dominant position in the market. State property Article 141 Assets in state property shall belong to the state of Montenegro. Tax obligation Article 142 The state shall be financed from taxes, duties and other revenues. Every one shall pay taxes and other duties. Taxes and other duties shall be introduced exclusively by the law. 4 Professionally means in this case as a paid job Central Bank of Montenegro Article 143 The Central Bank of Montenegro shall be an independent organization, responsible for monetary and financial stability and banking system operations. The Central Bank Council shall govern the Central Bank of Montenegro. The Central Bank Governor shall manage the Central Bank of Montenegro. National Audit Institution Article 144 The National Audit Institution of Montenegro shall be an independent and supreme authority of the national audit. The National Audit Institution shall audit the legality of and success in the management of state assets and liabilities, budgets and all the financial affairs of the

entities whose sources of finance are public or created through the use of state property. The National Audit Institution shall submit an annual report to the Parliament. The Senate shall mange the National Audit Institution. PART FIVE CONSTITUTIONALITY AND LEGALITY Conformity of legal regulations Article 145 The law shall be in conformity with the Constitution and confirmed international agreements, and other regulations shall be in conformity with the Constitution and the law. Publication and coming into effect of the regulations Article 146 The law and other regulation shall be published prior to coming into effect, and shall come into effect no sooner than the eighth day from the day of publication thereof. Exceptionally, when the reasons for such action exist and have been established in the adoption procedure, law and other regulation may come into effect no sooner than the date of publication thereof. Prohibition of ex posto facto effect (retroactive effect) Article 147 Law and other regulation shall not have retroactive effect. Exceptionally, if required so by the public interest established in the process of law adoption, individual provisions of the law may have retroactive effect. Provision of the Criminal code may have retroactive effect only if it is more lenient for the perpetrator of a criminal offense. Legality of individual acts Article 148 Individual legal act shall be in conformity with the law. Final individual legal act shall enjoy court protection. PART SIX CONSTITUTIONAL COURT OF MONTENEGRO Responsibility Article 149 The Constitutional Court shall decide on the following: 1) Conformity of laws with the Constitution and confirmed and published international agreements; 2) Conformity of other regulations and general acts with the Constitution and the law; 3) Constitutional appeal due to the violation of human rights and liberties granted by the Constitution, after all the effective legal remedies have been exhausted; 4) Whether the President of Montenegro has violated the Constitution, 5) The conflict of responsibilities between courts and other state authorities, between state authorities and local self-government authorities, and between the authorities of the local self-government units;

6) Prohibition of work of a political party or a non-governmental organization; 7) Electoral disputes and disputes related to the referendum, which are not the responsibility of other courts; 8) Conformity with the Constitution of the measures and actions of state authorities taken during the state of war or the state of emergency; 9) Performs other tasks stipulated by the Constitution. If the regulation ceased to be valid during the procedure for the assessment of constitutionality and legality, and the consequences of its enforcement have not been recovered, the Constitutional Court shall establish whether that regulation was in conformity with the Constitution, that is, with the law during its period of validity. The Constitutional Court shall monitor the enforcement of constitutionality and legality and shall inform the Parliament about the noted cases of unconstitutionality and illegality. Initiation of the procedure to assess constitutionality and legality Article 150 Any person may file an initiative to start the procedure for the assessment of constitutionality and legality. The procedure before the Constitutional Court for the assessment of constitutionality and legality may be initiated by the court, other state authority, local self-government authority and five Members of the Parliament. The Constitutional Court itself may also initiate the procedure for the assessment of constitutionality and legality. During the procedure, the Constitutional Court may order to stop the enforcement of an individual act or actions that have been taken on the basis of the law, other regulation or general act, the constitutionality, i.e. legality of which is being assessed, if the enforcement thereof could cause irreparable damage. Decision of the Constitutional Court Article 151 The Constitutional Court shall decide by majority vote of all judges. The decision of the Constitutional Court shall be published. The decision of the Constitutional Court shall be generally binding and enforceable. When necessary, the Government shall secure the enforcement of the decision of the Constitutional Court. Cessation of validity of a regulation Article 152 When the Constitutional Court establishes that the law is not in conformity with the Constitution and confirmed and published international agreements, that is, that other regulation is not in conformity with the Constitution and the law, that law and other regulation shall cease to be valid on the date of publication of the decision of the Constitutional Court. The law or other regulation, i.e. their individual provisions that were found inconsistent with the Constitution or the law by the decision of the Constitutional Court, shall not be applied to the relations that have occurred prior to the publication of the Constitutional Court decision, if they have not been solved by an absolute ruling by that date. Composition and election Article 153 The Constitutional Court shall have seven judges. The Constitutional Court judge shall be elected for the period of nine years. The President of the Constitutional Court shall be elected from amongst the

judges for the period of three years. The person enjoying reputation of a renowned legal exert, with minimum 15 years of experience in this profession may be elected to the position of the Constitutional Court judge. The President and the judge of the Constitutional Court shall not discharge duties of a Member of the Parliament or other public duties or professionally perform some other activity. Cessation of duty Article 154 The duty of the President and the judge of the Constitutional Court shall cease prior to the expiry of the period for which he/she was elected, at his/her own request, when he/she fulfills the requirements for age pension or if he/she was sentenced to an unconditional imprisonment sentence. The President and the judge of the Constitutional Court shall be released from duty if he/she has been found guilty of an offense that makes him/her unworthy of the duty, if he/she permanently loses the ability to perform the duty or if he/she expresses publicly his/her political convictions. The Constitutional Court shall establish the emergence of reasons for cessation of duty or release from duty, in its session and shall inform the Parliament of that case. The Constitutional Court may decide that the President or the judge of the Constitutional Court that penal action has been initiated against shall not perform the duty for the period of duration of that action. PART SEVEN CHANGE OF THE CONSTITUTION Proposal for the change of the constitution Article 155 The proposal to change the Constitution may be submitted by the President of Montenegro, the Government or minimum 25 Members of the Parliament. With the Proposal to change the Constitution it may be proposed to change or amend individual provisions of the Constitution or to adopt the new Constitution. The Proposal to change individual provisions of the Constitution shall contain the indication of the provisions for which change is demanded and the justification. The Proposal to change the Constitution shall be adopted in the Parliament if two thirds of the total number of Members of the Parliament vote in favor of it. If the proposal to change the Constitution has not been adopted, the same proposal shall not be repeated prior to the expiry of one year from the day when the proposal was rejected. Act on the change of the Constitution Article 156 Change of the individual provisions of the Constitution shall be made through amendments. Draft act on the change of the Constitution shall be prepared by the responsible working body of the Parliament. Draft act on the change of the Constitution shall be adopted in the Parliament if two thirds of all the Members of the Parliaments vote in favor of it. The Parliament shall submit the adopted Draft act on the change of the Constitution for public hearing, which shall not last less than one month. After the end of the public hearing, the responsible working body of the Parliament shall define the Proposal of the act on the change of the Constitution.

The act on the change of the Constitution shall be adopted in the Parliament if two thirds of all the Members of the Parliament vote in favor of it. Change of the Constitution shall not take place during the state of war and the state of emergency. Confirmation in the referendum Article 157 Change of Articles 1, 2, 3, 4, 12, 13, 15, 45 and 157 shall be final if minimum three fifths of the total number of voters support the change in the national referendum. PART EIGHT TRANSITIONAL AND FINAL PROVISION Constitutional law for the enforcement of the Constitution Article 158 The Constitutional Law shall be adopted for the enforcement of the Constitution. The Constitutional Law for the enforcement of the Constitution shall be adopted by the Parliament with a majority vote of all the Members of the Parliament. The Constitutional Law shall be proclaimed and shall come into effect concurrently with the Constitution. SU-SK Ref. no. 01-514/12 In Podgorica, October 19, 2007. CONSTITUTIONAL PARLIAMENT OF THE REPUBLIC OF MONTENEGRO SPEAKER, Ranko Krivokapic

RINGRAZIAMENTI Al primo anno, quando vedi uno che si laurea, pensi“chissà quale popò di ringraziamenti avrà scritto per finire infarinato davanti all!università con una bandiera della pace al posto dei pantaloni”. Poi, molto poi, tipo 5 minuti prima di chiudere la tesi e consegnarla ai posteri, credi che i ringraziamenti siano la cosa più importante del mondo, l!impronta che darai alla tua folgorante carriera universitaria, il “chi c!è c!è, chi non c!è è perché non se l!è meritato”, il tuo giudizio universale sul microcosmo ammorbato di vino che chiamano SID. Saggiamente il mio coinquilino disse, all!atto di scrivere la sua di tesi, che “i ringraziamenti sono la parte più difficile”. Alla luce dell!esperienza, non posso che essere d!accordo. E allora nel mio impeto analitico quasi-positivista di chi non ha fatto altro che scrivere una tesi nelle ultime settimane, mi ritrovo anche io a stabilire categorie tra quelli che hanno contribuito a che riuscissi a scrivere questa trattazione, a ordinarli, secondo la loro “importanza”... Pazzesco. Qualcuno, che non citerò ovviamente in questi ringraziamenti, direbbe pacchianamente che sono cambiato un sacco... Ha ragione. Faccio nomi e cognomi. Ma i 5 minuti sono passati, per fortuna. Vorrei scrivere “lasciamo che sia il papiro a dire la verità”, ma sarebbe arrogante. E allora mi accontento di “vuotare il sacco” per smorzare la solennità dei ringraziamenti e rivestirli dell!unica aura che vorrei avessero. Un!aura di sincerità e affetto. E un rosso, grazie. Un sentitissimo ringraziamento a Desirée Pangerc ed Ezio Benedetti, per la loro pazienza e il loro supporto nel raggiungimento di questo piccolo, ma importante obiettivo. Un grazie all!irrefrenabile prof.ssa Pasqualina Corropolese, che mi ha iniziato ai misteri del Montenegro e la cui carica mi ha trasmesso sempre grande energia, voglia di fare e di mettermi in gioco. Un grazie a Dante Pistilli, indimenticato professore, preside ed amico, senza il quale non avrei mai raccolto la sfida della prof.ssa Corropolese. Hvala puno a Olivera Komar, Milan Popovi", Mehmet #e"evi", Boris e Marina Vuki"evi", Sr$an Darmanovi", Aleksandra (miss you coffee!) e tutti gli amici della Facoltà di Scienze Politiche di Podgorica, i giornalisti del Vijesti e di Dan, per il fondamentale supporto offertomi durante le mie ricerche in Montenegro nel gennaio 2010. Una zuppa di pesce a Totò Del Fiacco per le mille chiaccherate tra latinismi e dialetto, perché solo un abruzzese capatosta1 può mettere il diritto internazionale in testa ad un altro abruzzese capatosta. Una bottiglia di rakija ghiacciata in una giornata primaverile a Vlado Jovi"evi", che mi ha insegnato la metà delle cose che so sul Montenegro. Onori i tuoi avi con la tua arte, brate!

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FANTE, La confraternita del vino, a.k.a. “Quelli che... il vino solo da Angelo Musso...oh yeah...”

Un ringraziamento a Livia, Davide e a tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione del Campus in questi anni. Un ringraziamento particolare ad Antonio. Ci manchi tanto. Un fraterno scoppino a Fabio. Lo scoppino è eloquente, più delle mere parole. Quel poco di addominali che ho ben nascosti sotto la ciccia sono frutto unicamente delle nostre risate in Montenegro. Arpartome? Un megafono alle 7 di mattina e un assurdo gioco di squadra a Bojana, Martina, Ma%a, Vladana, Filip, in rappresentanza di tutti i “cicci”, di tutti gli “zifolotti” e di tutto il “popolo” sparso per il Montenegro. Non riuscirete (forse) a strapparmi la promessa, ma questa tesi è soprattutto per voi. Tutti voi. Un abbraccio a Martina, Milica e Dragana. Una menzione d!onore a quelli della Mitica. Sempre. Una cassa di birra ad Anna per i Kinder; alla macedone per averci dato buca; a Rodo per l!onore di essere il suo fonico; a Marghe per essere tornata viva dal Montenegro; a Laura perché “Ah! La morte! Facciamo un altro giro!”, “Frau!”, “SDRA!” e perché sa quando tirare fuori gli attributi; a Bonez e al bocchettone della 500; a Jean perché i geni contano; a Dario perché è un carattere 9; alle spalle di Jacques e alla sua salsina; a tutti per essere ancora qua a sparar cazzate insieme al sottoscritto, nonostante il sottoscritto. Un vaffa a Cromwell, a tutti i morti, non morti, dead men walking, ciccipasticci e mediocrità varie che ci siamo lasciati per strada. Un grazie lungo 4 anni a Marta. Un grazie che continua, che non finisce mai. Un milione di grazie a Hosana Vujadinovi". L!averti incontrata nel mio cammino è stata una delle fortune e degli onori più grandi della mia esistenza. Un “ci vediamo presto” all!alba di Cattaro, al rumore dei passi della Stari Grad, alle notti di Ivanova Korita, alla neve di Cetinje, alle punjene paprike, alla ponta di Ljuta, a Sveti Frano e a tutte le emozioni montenegrine che non ho ancora vissuto. Grazie alla mia zadruga montenegrina: Nemanja, Anka, Momo, Tina, Baba e tutti gli altri. Mi mancate un sacco. Tutto questo è accaduto solo grazie a voi. La dimostrazione che l!essere umano è uno, e che “fratelli” e “casa” puoi trovarli sparsi in tutto il mondo. Grazie alla mia Famiglia, che ha assecondato le follie del sottoscritto fino a questo punto. Checché se ne dica, ve ne sarò sempre grato.

Il ciclo, comunque, è chiuso.