Across The Universe - Will Alsop - presS/Tletter

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Across The Universe - Will Alsop

di Alessandra Orlandoni Versione italiana + English translation by Stephanie Johnson
Across the Universe é il film di Julie Taymor uscito nelle sale italiane lo scorso inverno. Caotico, psichedelico, e cromaticamente pop, esprime lo spirito di quel tempo, gli anni ’60, in cui la passione, l’entusiasmo e la convinzione di poter cambiare il mondo, filtrati dallo humor e dalla creatività tipicamente inglesi, identificheranno la capitale Britannica come “swinging’ London”. In quegli anni un giovane Will Alsop studia all’Architectural Association di Londra, scuola che più di ogni altra al mondo considera l’architettura una disciplina socio-creativa, della quale gli edifici sono soltanto la punta, o come Will stesso dice, il fondo di un iceberg. Oggi le nuove tecnologie e i nuovi materiali rendono possibile la realizzazione di architetture trent’anni anni fa impensabili e c’é una grande varietà di architetti interessanti che possono esprimere più facilmente e con maggiore immediatezza ciò che la sixty’s generation aveva anticipato, trovandosi poi sul piano reale a fare i conti col predominio delle multinazionali interessate solo a costruire brutte copie degli edifici modernisti, architetture tutte uguali, prive di anima e di individualità. Lo stile architettonico attuale di Will Alsop é piuttosto diverso da quello degli esordi e mi riferisco al Hotel du Departement des Bouches du Rhone a Marsiglia - meglio noto come Le Grand Bleu - concorso che vinse battendo Norman Foster, e al Cardiff Bay Visistors' Centre: il primo un edificio costruito per durare e il secondo una struttura temporanea poi divenuta stabile in seguito al successo di pubblico. Entrambi questi edifici pagano un tributo alle teorie degli Archigram, nell'impianto strutturale come nell'uso delle tensostrutture, e, senza negarne la validità architettonica e l'impatto propositivo rispetto al loro tempo, appaiono oggi piuttosto datati, e non esprimono la sua reale personalità. Will ha da poco compiuto 60 anni, é un personaggio poetico e romantico, dotato di acuta ironia, senso del ludico ed entusiasmo, strenuo promotore di uno individualismo che nulla ha a che vedere con la presunzione o il desiderio di supremazia, quanto piuttosto con l’incremento della libertà di espressione personale e col desiderio di sdrammatizzare una disciplina complessa come l’architettura per renderla piacevole, imprevedibile, sperimentalmente pop, quindi aperta e comprensibile a tutti. Refrattario a teorie codificate e manifesti, il punto di partenza dei suoi progetti é il “pensare a niente”- da non confondersi col “non pensare”, che é ben altra cosa - ovvero la tabula rasa che consente di far emergere i pensieri liberi da sovrastrutture, esprimerli nel gesto e conseguentemente, a volte, trasformarli in edifici. Il suo approccio al progetto é pittorico. I suoi quadri, disegni e schizzi sono “diari visivi” che costituiscono opere d’arte in sé piuttosto che rappresentazioni architettoniche prestate all’arte. Esprimono il “mood” dell’edificio piuttosto che le sue forme attraverso un mix di segni, colori, scritte e immancabili sbrodolature di liquidi di varia natura (non ultimo il vino, il suo nettare vitale). Questi “diari visivi” nei quali ispirazione, pensiero, gesto e interferenze casuali sono tutt’uno, vengono, a volte, rielaborati al computer, tridimensionalizzati, espansi e tradotti in architetture sorprendenti e spesso improbabili, che comunque esprimono la volontà di intervenire sul territorio in modo libero da riferimenti storici o regole formali precostituite. Oggetti destabilizzanti, nel senso positivo del termine, le sue architetture innescano reazioni socio-economiche nel contesto in cui si collocano e non lasciano mai indifferenti: amate o odiate, suscitano comunque forti emozioni. Non é questo, forse, lo scopo dell’Architettura? I suoi edifici esprimono un profonda e democartica eleganza, si collocano nel contesto e, senza assecondarlo ma nemmeno violentarlo, suggeriscono una nuova direzione. Non scivolano mai nel formalismo gratuito né sviliscono l’idea generatrice. Al contrario di molte architetture che esprimono una rigidità o una monumentalità tipicamente maschile, le architetture di Alsop sono gioiose, accoglienti, ludiche, sensuali ed eleganti. In altre parole, se pur progettate da una mente maschile, emanano un sottile fascino femminile.

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Prendiamo ad esempio uno dei suoi progetti. Girando l’angolo di Turner Street la prima cosa che si nota é l’assoluta differenza dal contesto. la smaterializzazione dell’involucro. Ne deriva un’architettura alla quale il colore aggiunge un “plus”: l’energia. la stessa operazione applicata a un edificio di Alsop svelerebbe la mutevolezza cromatica. In realtà le sue realizzazioni. e pilastri solo visivamente improbabili: ad una più attenta analisi si rivelano strutture accuratamente calcolate e affatto faziose. University of London. più compositiva che politica. non aggressiva né strutturalmente imponente. e la grande scritta luminosa LIBRARY lo rendono un oggetto pop a scala urbana. rafforza o smaterializza forme geometriche semplici. le vetrate acquistano trasparenza e l’interno si svela: un grande vuoto nel quale galleggiano i piani orizzontali e i quattro pods sospesi a varie altezze. che gli é valsa il RIBA Stirling Prize nel 2000. Un’ampia piazza dà respiro all’edificio la cui forma a L. Alla sobrietà formale di stampo modernista Alsop sovrappone e innesta elementi di dissonanza. Will detesta musei e gallerie d’arte. la sua evidente singolarità espressa a prima vista dal lucido monolite che riflette l’intorno. comprensibile a tutti. Se nel film di Andy Warhol “Empire State Building” lo scopo era rendere visibile ciò che dal vero é impossibile vedere. In un’area di Londra logora e priva di identità. come lui li chiama.in collaborazione con Squint/Opera . sono più “box” che “blob”. o pods. osservando un’opera d’arte e che difficilmente si può descrivere. L’intensità del colore e la brillantezza dei materiali sono soggette inevitabilmente a cambiamenti a seconda del tipo di luce che li colpisce. dominata dalla working class e da un mix di razze asiatiche ed est-europee. diversi l’uno dall’altro sia nella forma che nel colore. Parte integrante della vita di Alsop é il periodo che trascorre assieme 2 di 5 17/02/12 15:16 . eppure contiene e comunica in modo spesso inaspettato l’energia del gesto artistico. Un altro edificio significativo e sorprendente é la Pekham Library and Media Centre.che Alsop affronta in modo assolutamente innovativo progettando . Non trasgressiva o formalmente stupefacente. Ma le sue “boxes” hanno una particolarità: stravolgono l’essenzialità e il purismo del modernismo. Questo approccio ha senza dubbio trasformato l’urbanistica in una disciplina cinematografica. i pilastri sghembi. come lui stesso sostiene. ciò che rende i suoi edifici unici. l’architettura di Alsop non esprime virtuosismi strabilianti. Attraverso un visionario processo di trasformazione del territorio per addizione/sostituzione di elementi. La notte le vetrate si smaterializzano e le luci accese svelano ancor di più la leggerezza e la fluidità degli interni e fanno galleggiare nel vuoto le grandi cellule dipinte sulla facciata da Bruce McLean. quell’emozione che si percepisce. meglio riusciti: l' Institute of Cell and Molecular Science Blizard Building at Queen Mary. caratterizzato da architetture severe e respingenti. la biblioteca si offre come un magnete per l’ interculturalità. Un gesto fermo e gentile. cioé il movimento. irripetibili e non collocabili in alcuna corrente di pensiero (se non la sua). E’impossibile non pensare al Fun Palace di Cederic Price. a volte. come e a maggior ragione dell’arte. li considera le tombe dell’arte. termine che identifica le archietture “computer generated”.asp?articolo=1274 Alsop é stato spesso definito dalla stampa inglese e americana un “blob architect”. Il nuovo edificio non aggredisce ma stempera il contesto. Avvicinandosi si perde la vista d’insieme. va vista al vero. non c’é soluzione di continuità. viene generalmente interpretata come luogo blindato dal quale tenersi a debita distanza. il rapporto tra pieni e vuoti. liquefacendolo sulle sue superfici. Non ci sono separazioni fisiche. ed é fermamente determinato ad integrare l’arte nei suoi edifici così da renderla parte vitale del panorama urbano. vitale ed entusiasmante.Will Alsop . i colori. la fluida vibratilità delle superfici.il massimo grado delle discipline architettoniche . e il solo fatto che quel concetto sia applicato ad una struttura nella quale sono presenti laboratori scientifici di classe 2 e 3 conferisce all’edificio un’anima strordinaria.Across The Universe . a mio avviso. come lui stesso dice.presS/Tletter http://www. forme morbide. Negli ultimi anni il suo lavoro si é esteso all’urbanistica .presstletter.sofisticati filmati 3D in “stile Pixar” che illustrano le graduali mutazioni fino al totale cambiamento del landscape urbano. Oltre all’apparente casualità compositiva che li fa sembrare il risultato di un gioco di costruzioni di un bambino guidato dall'intuito piuttosto che architetture profondamente pensate ed elaborate. l’osservatore é reso partecipe del processo di mutazione attraverso un linguaggio semplice e comprensibile a tutti quale é quello dei cartoon. é l’uso del colore e la forza con cui questo trasforma. sporcandone le forme attraverso la contaminazione col fare artistico. L’architettura. tra opaco e traslucido.com/articolo. e nel caso di Alsop ancor più che in altri casi in quanto le sue architetture vibrano sotto la luce. propositivo e incoraggiante applicato ad una tipologia che.

. enthusiasm and confidence about changing the world – filtered by typical British humour and creativity – that turned England’s capital into “swinging London”.B. i parassiti copiano" Alessandra Orlandoni 28 / 05 /2008 ©AlessandraOrlandoni info@aoarchitecture. experimentally pop. Tecnologico e pittorico. a school that more than any other saw architecture as a socio-creative discipline where buildings were just the tip – or as Will would say – the bottom of the iceberg. and a wide range of interesting architects are now able to express with greater ease and immediacy what the Sixties’ generation had anticipated but was prevented from realising by the ubiquitous multinationals. "Nei sogni cominciano le responsabilità". repetitive architectures that lack any soul or individuality.Across The Universe . romantic figure. The Marseilles office building was made to last whereas the Cardiff Centre. and the Cardiff Bay Visitors’ Centre. Chaotic.Yetas.presstletter.asp?articolo=1274 all'amico Bruce McLean a Minorca. playfulness and infectious enthusiasm. however.presS/Tletter http://www. Il dedicarsi all'attività artistica "pensando a niente". While their frame and tensile structures pay tribute to Archigram theories and they remain valid architectural proposals in advance of their times. é un'attività fondamentale che consente di indagare le cose senza predeterminazione e razionalizzare. it captures the mood of the Sixties. direzione dell’architettura. dove passa il tempo dipingendo e bevendo gin tonic. Will Alsop’s current architectural style is very different from his early designs. understandable for all. Will is a poetic. initially intended as a temporary structure. concerned only with building ugly copies of modernist buildings. not architectural representations turned into another art form. which is something entirely different.eu English Translation The film “Across The Universe” by Julie Taymor was released in Italian theatres last winter. Alsop dislikes codified theories and manifestos. unpredictable. Will Alsop é senza dubbio il punto di riferimento di una nuova. camaleontico e fedele a sé stesso. Il tempo che gli architetti dovrebbero concedersi per sognare é un tempo che Alsop considera prezioso perché. eventualmente.. Today. poetico e concreto. His paintings. drawings and sketches are all “visual diaries”. He is a strenuous champion of an individualism devoid of presumption or one-upmanship. just turned 60. notes. better known as Le Grand Bleu. became permanent following its huge public success. His first works include the Hotel du Departement des Bouches du Rhône in Marseilles. They express the mood of a building rather than its outward shape through a mix of signs. At the time Will Alsop was a student at London’s Architectural Association. Will’s favourite nectar. solo in un secondo tempo quanto e cosa di questo processo può essere trasposto nell'architettura. come lui stesso spesso sostiene citando il suo amato poeta W. colours. blessed with a fine sense of irony. the high spirits. : " Chi crea pensa. Today. Concludo con una citazione ma lascio ai lettori il piacere di scoprire da dove é tratta. a competition he was adjudicated ahead of Norman Foster.com/articolo. He begins a project “thinking of nothing” – not to be mistaken for “not thinking”. aimed rather at increasing freedom of personal expression and de-dramatising the complex discipline of architecture to make it pleasurable. and splotches of several fluids – often wine. visionario e determinato a realizzare i suoi sogni. in short. new technologies and materials make possible what was unthinkable 30 years ago. Thinking of nothing means creating a tabula rasa in one’s head to allow unencumbered thoughts that can then be captured in sketches and sometimes be turned into buildings.Will Alsop . caleidoscopica. works of art in their own right. the buildings now appear somewhat dated. not true expressions of Alsop’s real personality. psychedelic and chromatically pop. 3 di 5 17/02/12 15:16 . sognando ad occhi aperti. For Will’s approach to the architectural project is pictorial.

Alsop detests museums and art galleries. given 3-D form. Unlike most architecture. it would reveal continual chromatic fluctuations. a vitality of emotion you sometimes glimpse in a work of art and which is so difficult to describe. considering them art’s graveyard. Even more than art. Another surprising and significant building is the Pekham Library and Media Centre that won Alsop the RIBA Stirling Prize in 2000. His boxes have a distinctive feature: they overturn the spare essentiality and purism that is modernism. pre-constituted rules.Will Alsop . blown up and translated into surprising. in the sense that his architecture smacks of computer generation. The building does not so much assault as dilute its context. which embodies a rigidity or monumentality that is typically male. Although conceived by a male mind they exude a subtle female fascination.Across The Universe . This is especially the case for Alsop’s work that vibrates in the light. Set in a drab. what makes Alsop’s creations unique. i. An example is what to my mind is one of his most successful achievements: the Queen Mary University College Institute of Cell and Molecular Science. Alsop has applied his firm yet gentle touch. Yet in reflecting the severe. elegant and fun. optimism and positive thinking to a facility that. out of bounds to the general public. thought. the library stands as a beacon of interculturality. deeply democratic. In his film “Empire State Building”. As Alsop himself claims though. Alsop has often been defined by the British and American press as a “blob architect”. Just the fact of applying such a concept to a building housing Class 2 and 3 scientific laboratories is enough to make it very special. resembling the construction of an imaginative child rather than well thought out architectural design. As well as their haphazard appearance. gesture and chance references. architecture should be seen in real life. They deliberately trigger socio-economic reactions. Turning the corner of Turner Street.presstletter. Alsop’s architectures are joyful. Never transgressive or in-your-face. dematerialising envelopes and vivid contrasts of solids and voids. Cederic Price’s Fun Palace springs to mind. they are always the focus of strong emotions. neither aggressive or structurally imposing. By the same token. often improbable architectural forms. is usually considered a no-go area. On closer examination. rather suggest another direction.presS/Tletter http://www.com/articolo. For Alsop’s architectures destabilise. never indifference. while the huge cells painted by Bruce McLean on the façade seem to float in the air.the energy of the artistic gesture. they do not overwhelm it. At night the glazed walls de-materialise and the artificial light makes the interiors seem even more lightweight and fluid. everything is open. disapproving buildings all around. different size and colour pods hovering at various heights. nor do they overwork the underlying idea. anonymous working class district of London. He is determined to integrate art into his architecture and make it an integral vital part of the urban scene. the first thing that strikes you is the building’s total contrast with its context. he is rather a “box” architect. they reveal a determination to intervene on the environment in a way that is unshackled by historical references or formal. If the same operation were applied to an Alsop building. Alsop’s architecture does not amaze for its technical prowess. sensual. elegance. On coming closer. the fluid vibration of surfaces. the apparent add-ons turn out to be carefully calculated structures that are not in the least redundant. No barriers create physical separation. in the positive sense of the word. While they might not replicate their surrounding context. enhance or de-materialise simple geometrical forms. otherwise known as the Blizard Building. The intensity of colour and brilliance of the materials inevitably change with the type of light and time of day. The glazed lights become transparent to reveal a huge interior of floating floors and four. blurring forms with artistic inputs.asp?articolo=1274 A medley of inspiration. movement. unrepeatable and outside any school of thought (except his own) is the use of colour to transform. Andy Warhol aimed to make visible what cannot be seen.often completely unexpectedly . these visual diaries are sometimes reprocessed on the computer. as he himself points out. Loved or hated. Colour adds an essential “plus” to Alsop’s architecture: energy. The large court formed by 4 di 5 17/02/12 15:16 . The formal sobriety of modernism is overlaid with elements of dissonance: soft forms (“pods” in his terminology) and highly improbable looking struts and pillars. opaque and translucent. you lose a sense of the whole. His buildings are never gratuitously formal. welcoming. Whatever the end result. Inevitably.e. Yet isn’t this the very purpose of Architecture? Alsop’s buildings exude a profound. Yet it contains and communicates . this huge shining monolith seems to liquefy its surrounds. home to a mix of Asian and Eastern European inhabitants.

Across The Universe . simple language of cartoons. visionary yet determined to realise his dream. For Alsop. Dedicating oneself to art “thinking of nothing” or daydreaming is fundamental: it allows enquiry into things without pre-conceptions. In recent years. Will Alsop is without doubt the focus of a new. Viewers follow a visionary process of urban transformation through addition and subtraction in the clear. Together with Squint/Opera.presstletter. Rationalisation will come later if what comes out of the process is transposable into architecture. exciting topic understandable to everyone.asp?articolo=1274 this L-shaped building makes it stand out from its surrounds. poetic yet concrete.presS/Tletter http://www. the pinnacle of the architectural disciplines.B. “In dreams begins responsibility”. I conclude with a quote whose source I leave readers the pleasure of discovering: “The creator originates. The colours. Yates. he says. The parasite borrows. Technologically astute yet an artist. chameleonic yet loyal to himself. kaleidoscopic direction in architecture.” Alessandra Orlandoni 28/05/2008 (Translated by Stephanie Johnson) 5 di 5 17/02/12 15:16 . the time architects leave for dreaming is precious. pillars set askew and huge neon LIBRARY sign make it a piece of urban scale pop art. quoting his beloved W.com/articolo. The approach has doubtless transformed town planning into a cinematographic discipline. Another key aspect of Alsop’s life is the period he spends with artist friend Bruce McLean in Minorca where they pass the time painting and drinking gin and tonics. His approach is again completely innovative. Will Alsop’s work has extended to include urban planning.Will Alsop . Alsop has designed sophisticated 3D “Pixar style” animated films showing how gradual changes to the urban context end up producing a totally different urban landscape. showing how urban development is more a question of composition than policy decisions and a vital.

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