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FREEMAG MILANOPEN a cura di Luca Molinari e Maria Vittoria Capitanucci con la collaborazione di Milanopen Lab Gianni Biondillo e Gisella Bassanini Coordinamento generale: Francesca Raffa e Milena Sacchi Hanno collaborato alla realizzazione gli studenti della Facoltà di design del Politecnico di Milano, Corso di storia del Progetto contemporaneo. Si ringraziano: Mario Flavio Benini - Check in Architecture Andrea Branzi Federico Bucci Leonardo Cascitelli Piero Colaprico John Foot Daniele Maggioni Loris Zaffra Per Flickr Milanouel!w: Barbara Annibaldi Guido Molino Luigi Moro Federica Olivieri Matteo Valle

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Urban - Progetti per l’Europa contemporanea
di Luisa Garzonio

Quando il Comune di Milano iniziava la sua attività legata al Programma Urban, certo non si immaginava lo sbocco a vasta scala urbana che avrebbe avuto l’area bersaglio, appoggiata come una piccola isola periferica a nord-ovest della città. L’entusiasmo iniziale ha informato tutte le attività e sono state effettuate varie realizzazioni a tutti i livelli dal sociale fino al restauro architettonico. All’inizio si era pensato che tutto dovesse rientrare in un ambito periferico, al massimo si ipotizzava di riuscire a far sconfinare i risultati del programma fuori dall’ambito specifico e alle sue azioni, come a un esempio di buone pratiche. L’ubicazione strategica dell’area, alla luce della vittoria dell’Expo, ha riconfigurato lo scenario, rivoluzionando i punti di vista da area periferica a punto nodale delle maggiori trasformazioni in atto sul territorio. La vicinanza agli spazi di maggior trasformazione previsti e in atto, ha rafforzato il valore di modello di governance del programma e forse ha rivelato la sua lungimiranza. Le azioni finanziate che hanno apportato migliorie alla qualità della vita del territorio di Quarto Oggiaro, lette e adeguatamente contestualizzate, riescono, con uno scatto di scala, a divenire parti di un processo diffuso, superando la pericolosa marginalizzazione degli interventi. Così, operazioni come il Restauro di Villa Scheibler e parco annesso non sono solo esempi di buona sistemazione del degrado, ma si innestano in un vasto sistema, sull’asse ordinatore di disegni vasti di P.R.G. Strategicamente, il complesso diventa punto d’eccellenza dell’area Expo, cardine di un intero percorso di parchi e aree verdi immaginate su raggi che attraversano la citta, centrando il disegno sul suo centro storico. L’intera periferia riesce così a diventare un centro, un altro centro, ribaltando, almeno concettualmente, le protratte modalità di costruzione della città. Supportato dalle nuove istanze culturali presenti nell’impostazione base del PGT, la città di Milano, quella dell’immaginazione dei tecnici, urbanisti, amministratori e della gente, potrà divenire processo e non schema geometrico, raccogliendo le suggestioni a vari livelli del suo tessuto connettivo. Due modelli quindi: il piccolo programma urbano, che si finanzia con i fondi dell’Europa, e il nuovo PGT, entrambi esperienze di modellazione della nuova città, mutuati da slanci entusiastici e da inevitabile senso della realtà.

City - Foto Luisa Garzonio

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LEGENDA AREA URBAN URBAN AREA LEGEND

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- Villa Scheibler - Centro per la promozione dello sviluppo dell’area Centre for the promotion of Urban area development - Parco Villa Scheibler Villa Scheibler Park - Riqualificazione Via Federico de Roberto Riqualification of Federico de Roberto street - Riqualificazione Villa Pizzone Riqualification of Villa Pizzone - Nuovo assetto urbanistico via Felice Orsini New urban trim of Felice Orsini street - Centro servizi a supporto dell’economia sociale Support services Centre for the renewal of the Social economy - Centro per il telelavoro e l’impiego libero professionale Centre for telemarketing work and professional self-employment - Centro per la mobilità sostenibile, sicurezza urbana e car sharing Centre of sustainable mobility, urban safety and car sharing

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- Intervento di videosorveglianza sottopasso Negrotto Video surveillance intervention in the Via Negrotto underpass - Adeguamento impianti semaforici Upgrading of traffic lights - Piste iclabili Cycleways
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Urban Milano: il programma e i risultati.
di Franco Sarbia

Nel 2000 il Comune di Milano ha partecipato alla gara Urban indetta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con un programma integrato di valorizzazione delle risorse ambientali, territoriali, sociali ed economiche delle periferie milanesi di Nord Ovest sull’asse del Sempione. L’”area bersaglio” include i quartieri di Garegnano, Roserio, Musocco, Certosa, Villapizzone, Vialba, Quarto Oggiaro, Bovisasca e Bovisa, e comprende gli spazi poi destinati all’Expo. Alla competizione hanno partecipato 89 città italiane. L’Amministrazione milanese si è classificata al primo posto della graduatoria ed è stata ammessa a finanziamento con altri 9 comuni italiani. Urban è un programma d’investimenti per 27,4 milioni di euro, cofinanziati per il 75% dall’Unione europea e dai fondi di rotazione dello Stato e per il 25% dal Comune stesso. Il contributo europeo ha svolto un ruolo di catalizzatore, consentendo la realizzazione di un programma di finanziamenti integrativi per oltre 20 milioni di euro, nell’ambito di un accordo quadro tra Comune, Regione, Provincia, AEM e Aler. A fine 2008, a conclusione del programma, saranno realizzate opere del valore di circa 50 milioni di euro: il doppio di quelle coperte dalla spesa inizialmente ammessa al finanziamento dei Fondi Europei di Sviluppo Regionale (FESR), accordati dalla DG Regio della Commissione europea. Alla fine del 2008 il programma chiude con il pieno conseguimento degli impegni di spesa. Il primo Asse, ”Riurbanizzazione plurifunzionale“, ha prodotto la riqualificazione del Parco Scheibler, ne ha migliorato l’accessibilità e lo ha fatto diventare punto di aggregazione sociale di tutti i quartieri che lo circondano, con un programma di vaVilla Scheibler Villa Scheibler Villa Scheibler - pista ciclabile Villa Scheibler

lorizzazione culturale animato da tutte le Associazioni presenti sul territorio. È stata completata la riqualificazione e l’arredo degli spazi esterni di pertinenza della Villa Scheibler. Con finanziamenti aggiuntivi di Comune Regione e Provincia di Milano è stato possibile completare il restauro e recupero funzionale della splendida villa lombarda risalente al XV secolo. La villa è destinata a funzioni di supporto all’attività di promozione sociale e di governance dello sviluppo del contesto sovracomunale dell’Esposizione universale, sull’asse del Sempione. Negli spazi restaurati, dotati di rete wireless, con sale attrezzate per mostre e riunioni, troverà sede l’attività comunale di attuazione del Piano di Governo del Territorio nell’area Urban, il servizio di pianificazione a scala metropolitana del PIM, il programma di promozione sociale della Casa delle Associazioni e un punto d’aggregazione per i giovani nel job (internet) café. Il secondo Asse, ”Imprenditorialità e patti per l’occupazione“, riguarda appunto la realizzazione di servizi di valorizzazione sostenibile dell’area, capaci di autofinanziarsi anche dopo l’esaurimento dei contributi Urban.

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L’attività è stata sviluppata con il supporto di un’Associazione Temporanea d’Imprese costituita tra: Milano Metropoli con la partecipazione di Asset, Bic La Fucina, Bocconi, Euros, Intesa San Paolo e il Politecnico. Sul territorio è insediato ”Quarto Laboratorio“, servizio a cittadini, imprese ed enti pubblici di supporto allo sviluppo sostenibile dell’area. È inoltre già operativo il centro risorse economia sociale (Cres), che gestisce un programma di aiuti minori alle imprese sociali, selezionate con gara sulla base della qualità delle proposte di autoaiuto. Il Centro ne coordina l’associazione in rete, le affianca nella realizzazione dei progetti, e metterà a loro disposizione l’incubatore dell’impresa sociale in Via Valtrompia. Questi interventi sono stati preceduti dall’insediamento del ”Centro Lavoro Milano Nord“ di Via Satta, realizzato in collaborazione tra Provincia e Comune. Il terzo Asse, ”Sistemi di trasporto intelligenti“, ha realizzato un sistema ecologico di regolazione del traffico con preferenziazione dei mezzi pubblici, che ha permesso di aumentare la velocità commerciale del 15%, diminuire del 9% la produzione stimata di CO2 e ridurre gli incidenti. Su questo progetto si è innestata la creazione di un centro per la sicurezza urbana e la mobilità sostenibile che si propone come interlocutore delle istituzioni europee sul tema. Ancora una volta i contributi europei hanno offerto l’opportunità di realizzare un progetto d’interesse strategico di valore assai superiore a quello dei soli finanziamenti Urba. Alcuni progetti di controllo degli accessi di informazione ai cittadini hanno contribuito al miglioramento dei

servizi di trasporto pubblico. È stata infine realizzata una rete di 7,5 Km di piste ciclabili che collega servizi, verde pubblico, residenze e stazioni. Il quarto Asse, che riguarda la Gestione integrata, ha assicurato l’assistenza tecnica al monitoraggio e al controllo del programma, riservando le risorse residue al piano di comunicazione, di capitalizzazione e diffusione dei risultati che prevede una conferenza conclusiva in Villa Scheibler nel novembre 2008, nell’ambito della quale saranno presentati i futuri programmi di valorizzazione sostenibile dell’area. Nell’ambito della Direzione Pianificazione Urbanistica Generale diretta dall’Architetto Giovanni Oggioni, il programma Urban è gestito dal Servizio Attuazione Programmi Comunitari con i seguenti ruoli:
Angelo Isella - Comune di Milano Coordinatore operativo e Responsabile Assistenza Tecnica del Programma Urban II Milano Luisa Garzonio - Architetto - Comune di Milano Gestione, progettazione, programmazione della comunicazione Programma Urban II Milano Romana Marenzi - Comune di Milano Segreteria amministrativa Marta Riverberi - Architetto Integrazione dei contenuti tecnici dei progetti; Assistenza tecnica Franco Sarbia Elaborazione e Sviluppo del Programma Urban II Milano

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Villa Scheibler - Una storia che ricomincia.
di Franco Sarbia

Villa Scheibler, che porta il nome della nobile famiglia degli ultimi proprietari, fu costruita nella seconda metà del ‘400 e ampliata nel ‘700 fino a raggiungere l’attuale configurazione. La villa e il suo Parco, ex vivaio comunale, perciò ricco di molteplici essenze pregiate, rappresentano già dai primi anni del ‘900 gli elementi d’incontro tra le comunità di Quarto Oggiaro e Vialba.
Di tipico impianto settecentesco, con corpo di fabbrica a “U”, cappella privata e parco retrostante, Villa Scheibler occupa una superficie di circa 3000 mq, che comprende due piani fuori terra, la chiesa, la corte interna e un rustico annesso. Indagini stratigrafiche fatte nei locali della zona occidentale hanno consentito di evidenziare come, al di sotto di alcuni strati di coloriture del ‘900, fossero presenti pregiati affreschi del XVIII secolo, oggi restaurati. Tracce di affreschi e di tinteggiatura sono stati altresì restaurati all’interno della sconsacrata Chiesa. Lateralmente all’altare barocco, in marmi colorati, sono infatti visibili modanature di diverso tipo, mentre in ampie zone lungo la navata è stata restaurata l’originaria pittura, che sulle volte assume una colorazione bluastra. Sempre nella Chiesa è stata mantenuta l’originaria pavimentazione in cotto e sono ancora presenti, anche se fortemente danneggiate, alcune statue e le colonne in granito rosa poste nel centro della navata a sostegno delle volte; sul fronte settentrionale è visibile parte dell’originario portone principale, mentre è perfettamente integro il colonnato in granito della loggia del fronte sud, sul Parco. Il rustico annesso ospita il presidio di quartiere della polizia municipale e, nel sottosuolo, l’autorimessa e i locali tecnici della villa. La villa sarà destinata a funzioni di supporto all’attività di promozione sociale e di governance dello sviluppo del contesto territoriale dell’esposizione universale, sull’asse del Sempione.

Al piano terra è previsto l’insediamento della Casa delle Associazioni, il posizionamento di un Book Shop, e la caffetteria, o Job Caffè, direttamente collegati, con locali e servizi comuni accessibili ai portatori di Handicap. L’ampio locale nel lato orientale del corpo centrale, al piano terra, è destinato al pubblico spettacolo, ha caratteristiche conformi al D.M. 19 agosto 1996 ed è in grado di ospitare mostre, eventi culturali, musicali, teatrali, seminari e incontri internazionali. Nel seminterrato sottostante sono stati inseriti servizi igienici per il pubblico, suddivisi tra uomini e donne, fruibili dai portatori di handicap. I locali del corpo centrale e dell’ala occidentale della villa hanno dimensioni e caratteristiche adeguate a ospitare servizi del comune di Milano, promozione, progettazione, assistenza tecnica e coordinamento degli interventi di supporto allo sviluppo sostenibile dell’area Urban. Gli ambienti della parte occidentale hanno superfici decorate a tempera, mentre i palchi di legno sono arricchiti da decorazioni pregiate, oggi completamente restaurate. Al primo piano l’ampio salone delle feste, e i locali attigui, sono destinati a manifestazioni pubbliche d’incontro ed esposizione, mentre i restanti locali sono affidati al Centro Studi per la Programmazione Intercomunale dell’area Milanese (PIM). L’integrazione organica delle nuove funzioni della villa convertirà questo spazio pubblico in catalizzatore delle grandi trasformazioni urbane della Milano europea.

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Urban, progetti per l’Europa Contemporanea.
di Franco Sarbia

Lorem ibsen PGT, un sistema a rete di spazi aperti per la città pubblica.
A partire da questa occasione di rigenerazione urbana dei quartieri di Garegnano, Roserio, Musocco, Certosa, Villapizzone, Vialba, Quarto Oggiaro, Bovisasca e Bovisa, Milano mette in scena una rinnovata attenzione allo spazio pubblico. In questo senso il Programma comunitario Urban II è divenuto un’opportunità irripetibile per operare visibili e concrete azioni di riqualificazione, per dimostrare fisicamente e visivamente le potenzialità di interventi a scala urbana nel comporre un nuovo paesaggio. Vere e proprie best practices da diffondere a tutta la città. Come Amsterdam, Anversa, Berlino, Graz e Bordeaux (solo per citare alcune città protagoniste di esperienze progettuali finanziate dalla comunità Europea), anche Milano si propone come porta verso l’Europa. Per Milano è un momento sostanzialmente magico. È una città che sta riflettendo su se stessa. La costruzione di nuove regole, avviata con l’Aggiornamento Documento di Inquadramento, proseguita con la presentazione del Piano di Governo del Territorio e in continuazione ora con la Revisione del Regolamento Edilizio, dice bene di un pensiero vivo sulla città. E oggi, ancor più di sempre, i migliori esempi di trasformazione urbana già accadute in ambito internazionale sono per noi esempio a cui guardare, un vero e proprio punto di riferimento. Un’importante opportunità di dialogo per trarre spunti e insegnamenti da tradurre in nuovi strumenti di governo del territorio, che unitamente all’arrivo dell’Esposizione Universale del 2015, rappresentano opportunità uniche per concorrere ad una medesima sfida ambiziosa: rispondere ad una realtà urbana che per sua natura è in continua trasformazione e permettere di indirizzare e sprigionare le energie vitali espresse dallo stesso territorio. Il nuovo Piano di Governo del Territorio prende così forma. Una forma che basa la sua consistenza sul progetto di città pubblica e sulla sua configurazione spaziale. Al posto dei vincoli e della fissità delle destinazioni, un Piano fondato su un continuo sistema a rete di spazi aperti: infrastrutture, ambiente e servizi. In altri termini, una dorsale di spazi collettivi intorno a cui si possa implementare un infinito palinsesto di scenari di città, dove progetto e regole convergono in una forma innovativa di pianificazione che tiene insieme forza delle idee e flessibilità nel tempo. In questa prospettiva “la città pubblica” diventa il vero strumento di regia dello sviluppo dentro e fuori dai confini amministrativi. In questa prospettiva tutte le piccole e grandi trasformazioni della città divengono i tasselli necessari per l’attuazione efficace della città pubblica. In questa prospettiva tutte le procedure dei progetti di trasformazione saranno riviste, affinché città pubblica e progetto “privato” possano nascere insieme a partire dal Piano di Governo del Territorio, per attuarlo ma anche per metterlo in discussione ed eventualmente ridefinirlo. Per questo siamo partiti dall’ascolto di chi abita e vive la città. Per una progettualità che ruoti intorno al valore della singola persona e prenda il via dai soggetti operanti sulla scena sociale. Per trasformare l’ascolto in risorsa per la definizione dei temi strategici che saranno l’oggetto degli sviluppi urbani dei prossimi anni attraverso la restituzione di nuovo apparato normativo atto a promuovere, nella forma che meglio saprà interpretare la risposta alle sollecitazioni della città, nuove occasioni di sviluppo. Vedere, ascoltare, valorizzare ciò che già c’è e liberamente si plasma come risposta dal basso ai bisogni dei singoli e della collettività è il fil rouge che guida la costruzione della nostra città. Immaginare una Milano del 2030 e iniziare a viverla costruendo una tensione di curiosa attesa per quello che avverrà generando le condizioni affinché ognuno di noi possa trovare un terreno accogliente e fertile per esprime se stesso, è la nostra ambiziosa sfida. Sfida che Milanopen, grazie a tutti voi, vuole interpretare. Carlo Masseroli Assessore allo Sviluppo del Territorio

La fase conclusiva di diffusione dei risultati di Urban riguarda l’attuazione di progetti finalizzati ad armonizzare, con la realizzazione dell’Expo, i grandi interventi di: sviluppo infrastrutturale (TAV, corridoi trans europei 5 e 24, Milano Malpensa) e trasformazione urbana (Polo ospedaliero, Politecnico, Città della scienza), capaci di fornire i finanziamenti necessari a un programma “integratore” delle grandi trasformazioni in una prospettiva condivisa di soluzione dei malfunzionamenti, del congestionamento e del degrado dell’area, come presupposto per l’estensione dell’Acquis di Urban all’intera città.
I progetti saranno attuati nell’ambito di un Programma di Rigenerazione Integrata Urbana Sostenibile, che deve intrecciarsi con l’attuazione del presente ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali. Questo programma sarà articolato in 5 sottoprogrammi o progetti integrati: 1. La Città della scienza sarà realizzata in Bovisa nell’area d’insediamento del nuovo Politecnico, del palazzo dell’innovazione, del Mario Negri. Sarà catalizzatore dell’incontro tra il sapere, le nuove fabbriche della conoscenza che hanno sostituito le industrie smobilitate e il saper fare del diffuso tessuto industriale della conurbazione policentrica. Focalizzata sui temi della riqualificazione energetica della città, sarà motore dei processi localizzativi del dopo Expo. 2. Le linee guida del progetto Città accessibile, prevedono innanzitutto la progettazione integrata delle infrastrutture di trasporto e delle infrastrutture verdi e blu, di accesso alle risorse ambientali della cintura e dei raggi verdi e di valorizzazione economica dei 35 kmq di terre coltivate nell’area del Comune di Milano e del parco dei fontanili. Il progetto promuove l’accesso alle funzioni metropolitane d’eccellenza attraverso il recupero alla mobilità metropolitana delle vecchie tratte affiancate dalla linea TAV; prevede la realizzazione di un People Mover di collegamento interperiferico tra nuova fiera, MM1, stazione TAV, Expo, nuovo polo ospedaliero e stazione di Quarto Oggiaro; propone la realizzazione un Personal Rapid Transit, autofinanziato e gestito, di accesso alle funzioni della Città della Scienza con le stazioni di Bovisa e Villapizzone, collegando il passante con il Malpensa Express. Alle criticità connesse con il trasporto merci su gomma, il progetto risponde con una proposta di delocalizzazione del parco ferroviario di Certosa e la creazione di una piattaforma logistico-produttiva periurbana in grado di alimentare, con una navetta ferroviaria, la distribuzione merci in città senza rotture di carico aggiuntive. 3. Città creativa si propone di sviluppare, in sinergia con la nuova triennale, una rete di valorizzazione economica della cultura, dell’arte e del design associata con il recupero a tali funzioni del patrimonio storico architettonico dell’area, promuovendo l’identità culturale dei margini di trasformazione della città. 4. Città vivibile prevede la diversificazione funzionale dell’edilizia sociale a residenze temporanee per studenti del nuovo Politecnico, degenti di day Hospital e parenti degli utenti del nuovo polo ospedaliero. Gli interventi daranno spunto al recupero dei sottotetti e alla riqualificazione energetica degli edifici residenziali. 5. Città solidale si propone di consolidare il ruolo di promozione sociale delle associazioni e il tessuto di economia sociale messo in rete da Urban, in modo da massimizzare le ricadute positive dell’Expo sulla qualità della vita e sull’occupazione nell’area. I progetti elaborati dall’ATI Urban per conto dell’Assessorato per lo Sviluppo del Territorio interessano l’asse metropolitano di nord ovest, baricentrato sull’area Urban, e potranno essere finanziati con il contributo dei fondi strutturali attraverso la costituzione di un Fondo di Sviluppo Urbano. La loro realizzazione connoterà la fase dimostrativa di attuazione del Piano di Governo del Territorio, nel naturale orizzonte europeo dell’area metropolitana milanese.

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Molti non lo sanno, ma Milano sta cambiando.
di Luca Molinari Critico dell’architettura - Docento presso la facoltaà di Architettura di Napoli II

Basta un viaggio lungo la linea di confine della città per contare decine di gru che punteggiano altrettanti cantieri che stanno trasformando le tante aree industriali abbandonate in nuovi frammenti abitati della metropoli. Villa Scheibler, Santa Giulia, Lambrate, Bicocca, Maciacchini, Bovisa, Portello, la vecchia Fiera, Milano Fiori, Bocconi, Centrale del latte, sono solo alcuni dei luoghi di profonda trasformazione di una metropoli che da qua al 2015 cambierà radicalmente, come non è stato almeno negli ultimi trent’anni della sua storia. Dopo la crescita vertiginosa degli anni Trenta e la seconda stagione del boom economico tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Milano sta conoscendo una terza, importante stagione di profonda metamorfosi fisica e simbolica. Una stagione che vedrà nell’architettura e nei suoi nuovi spazi urbani i segni più evidenti e tangibili di questo passaggio epocale che potrebbe consegnare a Milano una nuova identità economica, sociale e culturale. Malgrado la sua lunga storia Milano è una città che ha costruito la propria matrice più riconoscibile su l’orgoglio di una modernità dinamica, aperta, curiosa del cambiamento, sperimentale. Milano è da sempre porta d’Europa sull’Italia e cuore pulsante di una modernità anomala e originale che si è anche espressa attraverso le sue architetture e gli spazi urbani. Eppure la consapevolezza di un’identità moderna e dinamica sembra essersi affievolita negli ultimi decenni. Milano ha paura del suo futuro e delle trasformazioni che la riguardano. Ogni opera, ogni nuovo cantiere, ogni progetto pubblico o privato sono visti con diffidenza e disincanto. Milano sembra essere prigioniera di luoghi comuni che hanno cristallizzato un’immagine che non corrisponde all’idea di una città pronta a profondi cambiamenti. Troppe opere sono state realizzate senza tenere da conto dei loro futuri abitanti; la città non ha saputo dare forma a un’idea civile e condivisa di spazio pubblico; la periferia a volte sembra troppo lontana dal suo centro, mentre contemporaneamente è legata a una nuova forma metropolitana che va oltre i suoi confini amministrativi; i tanti cantieri aperti sono vissuti passivamente senza che si sia mai costruita una consapevolezza di una trasformazione necessaria per una metropoli che vuole cambiare e crescere. Ma la situazione sta rapidamente cambiando: la vittoria per la sede Expo 2015 imporrà cambiamenti strutturali strategici e fondamentali per Milano; i tanti cantieri privati che stanno cambiando la città in forma di arcipelago senza legami verranno presto messi a sistema dal PGT e da una nuova, innovativa immagine di città pubblica. Si tratta di trasformazioni che hanno bisogno di essere preparate; si sente la necessità di costruire consapevolezza e orgoglio nella popolazione che vivrà, ma prima di

tutto subirà, queste trasformazioni. Informare, coinvolgere, ascoltare, dialogare potrebbe consentire un abbattimento delle diffidenze e delle resistenze a un cambiamento di cui Milano ha assolutamente bisogno. Milanopen nasce con questo obbiettivo, trasformare la città che sta cambiando in una scena aperta a tutti. Milanopen guarda a tutta la metropoli senza distinzioni tra centro e periferia come a un unico paesaggio popolato di desideri, azioni in corso, opere grandi e piccole che necessitano di essere raccontate per essere capite e accettate. Milanopen cercherà di abbattere la tradizionale differenza tra saperi tecnici alti, tra parole ostili come architettura, urbanistica, ingegneria e la gente che abita la città e il suo territorio, per fornire strumenti inediti per capire e partecipare alla trasformazione in atto. Milanopen nasce per informare e insieme ascoltare gli abitanti di una metropoli che ha bisogno di ricostruire consapevolezza e quindi orgoglio civico. Costruire consapevolezza tra la popolazione vuol dire formare cittadini maturi, pronti a essere parte di un cambiamento che, se condiviso, sarà più potente e diffuso, capace di competere con le grandi operazioni urbane in atto in tutta Europa e insieme di proporre un modello inedito, autonomo, capace di parlare di un “modello Milano” in cui pubblico e privato siano capaci di costruire una città aperta e orgogliosa della qualità diffusa dei suoi spazi. Immaginiamo Milanopen come a una grande festa diffusa, felice, unica. Immaginiamo durante un lungo, intenso fine settimana, cantieri aperti distribuiti nell’intero arco della città dai suoi limiti più esterni al suo centro profondo; cantieri in cui si racconti e si mostri ai cittadini quello

che sta accadendo e in cui, contemporaneamente, si avvicendino spettacoli, laboratori, concerti, letture, giochi, dibattiti che coinvolgano gli autori ma insieme scrittori, musicisti, artisti, personaggi dello spettacolo che trasformeranno in racconto diffuso l’immagine di una città che cambia. E insieme ai cantieri Milanopen metterà in scena le nuove opere appena completate, i tanti piccoli e grandi monumenti nascosti e rimossi della nostra storia urbana, gli studi e i luoghi pubblici e privati in cui si progettano e decidono le trasformazioni della città. Vogliamo pensare a laboratori in cui gli studenti, dalle scuole elementari alle Superiori, discutano di città, dei suoi elementi e di come la vorrebbero. Insieme immaginiamo che le fermate della Metro corrispondenti ai lavori in corso abbiano spazi dedicati al racconto elementare e visivo di una città che sta cambiando per le migliaia di cittadini che tutti i giorni si muovono in città indifferenti al cambiamento. E ancora piccole mostre sparse nei luoghi più inaspettati della città in cui raccontare del cambiamento in corso e insieme in cui portare altre esperienze nazionali e internazionali di cambiamento. Milanopen diventerà un appuntamento fisso, annuale, in cui la città si metterà in mostra e in cui, insieme, ascolterà la voce profonda del suo ventre. Milanopen mostrerà una città che non ha paura del futuro, ma che lo vuole guardare negli occhi per capire cosa ne sarà degli spazi abitati dai suoi figli. Milanopen sarà vetrina orgogliosa e internazionale dei suoi cantieri e delle sue architetture per raccontare di un modo nuovo di costruire città per tutti.

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Foto di Marco Casse - Milanouel!w

Perchè la periferia arriva prima del centro.
di Piero Colaprico Giornalista de “La Repubblica”

Foto di Davide Bongianni - Milanouel!w

Esistono frasi che si sentono solo in periferia: «Quando mi sono accorto che a spacciare erano i ragazzi difficili che venivano in Oratorio ai tempi in cui facevo l’educatore, e che li conoscevo uno per uno, è stato un bel problema», dice un trentenne barbuto e spettinato. «Potevo denunciarli? No, vero? Perciò, per restituire la piazza alla gente comune, abbiamo organizzato una festa a sorpresa, tutto qui». Nelle periferie nulla sembra facile, tanto meno la vita quotidiana di tante persone. Eppure molte cose buone e buonissime succedono perché non è poca la gente che si guarda in faccia. Se la grande città assomiglia a un labirinto, a volte la periferia funziona come una specie di filo d’Arianna: tra quei palazzoni e quelle strade a volte «sgarrupate» si apre l’anticamera delle novità, quelle che poi faranno “tendenza”. Non è in centro che si sono visti il primo cassiere di supermercato nato in Africa centrale, le donne musulmane velate, i graffiti tanto osteggiati ma che, qualche volta, esplodono di colori dove esistono solo cemento e fretta. Non è davanti alle vetrine del centro che i preti di strada offrono un’alternativa a chi sembra aver smesso di avere alternative a quindici anni. Non è nelle scuole prestigiose, ma in quelle costruite un po’ al risparmio che nascono le esperienze destinate a fare «pedagogia». La periferia viene trattata un po’ come il parente povero e sfortunato, ma Barack Obama non è nato nel centro di Chicago da una famiglia ricca. Prima o poi, anche Milano ci darà un politico nato dal basso, uno scrittore che non ha sentito l’italiano in casa ma l’ha imparato sui banchi di scuola, un musicista che riuscirà a trasformare il frastuono dei vialoni, i colori dei cappellini delle band sudamericane, il bianco degli abiti dell’iman, il nero del parroco, il reggiseno a vista della biondina e chissà che altro in un nuovo sound, il sound dell’“onnipoli”, la città dove c’è tutto, come è Milano. E’ però molto, molto tempo che Milano non ha un sogno. Che cosa ci resta davvero? Sì, gli stilisti, il commercio, l’apertura mentale, l’investitore serio, l’impresa di successo, la possibilità di trovare ancora non «un» lavoro, ma «il» lavoro, quello che vogliamo, senza la necessità di implorare una raccomandazione. Sì, Milano è ancora la città che è sempre stata, ci sono l’Inter e il Milan, la Borsa e la Scala, ci sono le università e i suoi celebri istituti clinici e di ricerca. Ma quando la guardiamo, la guardiamo come attraverso un vetro appannato. L’intero mondo arranca, Milano non può essere diversa, certo. Eppure, se uno perde i pregiudizi e gira nella nostra periferia, trova che qualche lembo di sogno positivo esista e resista. Lontano dal centro della città, dalla Galleria, dal denaro più facile. Vai al Paolo Pini, l’ex ospedale psichiatrico, e ci trovi spettacoli contemporanei affollati di gente venuta da chissà dove. Vai all’università della Bovisa e vedi le sale ricavate dalla vecchia fabbrica di funivie e ti viene da sorridere, perché in concreto ecco la vieta metafora della scuola che serve per scalare le vette. Vai nel parchetto che confina con lo stradone trafficato e ci trovi due squadre di calcio, una del Senegal e l’altra di chissà dove, che si affrontano con tanto d’arbitro, anche se le porte non ci sono, anche se sull’erba pallida a segnare i pali ci sono i maglioni, però nei cuori c’è la voglia leale di dire goal quando è goal. La sfida è permettere alla periferia e ai suoi abitanti di segnare il goal, a tutti noi che italiani e stranieri, non molliamo, resistiamo, ci diamo da fare, tra associazioni e parrocchie, doposcuola e piazze. Non sarà facile, ma l’importante è crederci. Come ci credono i piccoli bambini cinesi, marocchini, filippini che, al mattino, vedi correre sui marciapiedi un tempo più deserti. Come quelle mamme straniere che, nonostante i tanti momenti duri, hanno un regalo da farci: il sorriso di tutti quelli che non hanno perso la voglia di credere che se non saremo noi, riusciranno i nostri figli a «mettere sotto» una vita forse agra, ma che non ci fa paura, vista dall’angolo di questi cortili dove, ancora oggi, ci si conosce e ci si saluta. Molto più qui che in centro.

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Foto di Susanna Cernotti - Associazione Vill@perta

Quarto Open
di Gianni Biondillo Scrittore e Architetto

Non c’è volta che appena succede qualcosa di brutto, di criminale, a Quarto Oggiaro, non riceva una telefonata dal solito giornalista di nera. Nella loro deformazione professionale è l’albero che cade la notizia, non la foresta che cresce. Solo che citare sui quotidiani il mio quartiere unicamente quando accade qualcosa di disdicevole paralizza Quarto Oggiaro, nell’immaginario meneghino, in una idea falsa e sfocata, in una realtà deformata che non tiene conto di tutto il contesto, fatto sopratutto di persone oneste. Quando, chiacchierando con un estraneo, racconto da dove vengo, il mio interlocutore mette subito mano al portafogli, controllando se non glie l’ho già portato via. Non ultimo non dimentichiamo quanto oggi “paghi” la politica della paura. Parlare sempre e solo di sicurezza forse raccoglie voti ma ci fa sentire tutti più insicuri. Nessuno ha voglia di uscire di casa, meno che mai nessuno ha voglia di andare in posti pericolosi. Come Quarto Oggiaro, appunto. Che, però, pericoloso non è affatto. Dico sempre, scherzando, che ci ho vissuto tutta la vita e mai nessuno mi ha scippato la catenina. Girare per quel quartiere - il quartiere della mia infanzia, dei miei primi amori, delle amicizie eterne è pericoloso tanto quanto girare per Piazza del Duomo. Cosa facciamo, insomma, ci barrichiamo nei nostri accoglienti appartamenti? Che errore clamoroso sarebbe smettere di vivere la città come fosse la naturale estensione della nostra casa! Insomma, ogni volta che mi telefona il solito giornalista mi arrabbio. Mi indigno, anzi. Quando ero ragazzino io quasi ci si vergognava di essere quartoggiaresi. Un mio caro amico, approdato in un liceo del centro, dalla vergogna raccontava di abitare in un altro quartiere. Oggi non è più così. Oggi i ragazzi sono orgogliosi di vivere in questo quartiere, che, certo, i suoi problemi li ha. Ma, dato che il resto della città (pieno di preconcetti) lo snobba, cerca di risolverseli dal basso. Non avete idea di che straordinaria rete di solidarietà, di associazionismo, di attività culturali o sportive, o di intrattenimento, si svolgano a Quarto Oggiaro, scaturite dai suoi stessi abitanti. Quando ero un moccioso non c’erano le sfilate dei carri a carnevale, né la festa della primavera, né un centro per anziani, e tanto altro ancora. Oggi ci sono. Oggi, insomma, bisognerebbe fare luce sulla foresta che cresce. Questa è anche la ragione che mi ha fatto abbracciare il progetto di Milanopen. Una volta tanto sarebbe bello che non fossero i quartoggiaresi ad andare in centro o negli altri quartieri meglio serviti della città. Sarebbe bello che la città, che tutta Milano, si riversasse qui, scoprisse le piccole meraviglie di un quartiere difficile. Architettoniche, artistiche, culturali. Ma soprattutto scoprisse i suoi abitanti. Un autentico patrimonio di cultura popolare che chiede ad alta voce che gli venga scrollato di dosso un assurdo pregiudizio. Chiede cittadinanza. Allora che la cittadinanza tutta, una volta tanto, venga a fargli visita, come si fa ad un parente; verrà sicuramente accolto nel migliore e più affettuoso dei modi. Per questo fine settimana mettete al centro una periferia. Capace che poi ci tornate.

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Foto di Foto.rob - Milanouel!w

Fare città. Comunità, reti, luoghi, eventi.
di Gisella Bassanini Architetto. Docente al Politecnico di Milano, sede di Piacenza Capita sempre più frequentemente di leggere sui quotidiani, così come nei libri scritti dagli esperti che a vario titolo si occupano di città, intere pagine in cui si lamenta un progressivo indebolimento se non addirittura un’assenza di passione e di impegno che caratterizza in generale l’odierna società italiana. Una sorta di diffusa apatia, un generale sentimento di disinteresse nei confronti delle questioni civili ed etiche, della qualità dei luoghi urbani, dello stato in cui versano i “beni comuni” e in primis lo spazio pubblico. Accanto a ciò – annotano gli esperti – assistiamo ad un lento e inesorabile processo di scollamento tra sfera pubblica e sfera privata, tra chi governa e chi è governato, tra chi progetta e chi abita. Tra saperi esperti e saperi comuni. Tra le politiche, i progetti urbani e le pratiche e le esperienze di cui quotidianamente si fanno portatrici le comunità locali e le diverse realtà che operano sul territorio. Si scrive di “città senza cittadini” e di “cittadini senza città”, di “relazioni prive di empatia”, di territori urbani simili a infiniti non-luoghi nei quali la storia, le culture, le soggettività singole e collettive, le vite vissute sembrano un ricordo del passato e non qualcosa con cui facciamo i conti ogni giorno. D’altra parte, assistiamo a cittadini e cittadine che con una presenza sempre più evidente, singolarmente o in forma associata, chiedono di essere informati e aggiornati sulle vicende che riguardano le loro città, i loro quartieri; domandano di poter partecipare più attivamente alla vita urbana, ai processi di cambiamento che la coinvolgono e ai progetti che ne stanno mutando forma e destino. Producono città e beni pubblici e non ne sono solo passivi e distaccati utilizzatori. Le città sono probabilmente sia una cosa che l’altra. È come noi le osserviamo e da che punto lo facciamo, cosa vogliamo cercare e valorizzare a fare la differenza. L’evento Milanopen è stato da subito pensato come un momento di partecipazione attiva delle diverse realtà che operano nella città, in questo primo appuntamento con riferimento al territorio di Urban II (Bovisa, Quarto Oggiaro). Non è stato difficile entrare in contatto e collaborare con il ricco e articolato tessuto associativo, gruppi formali e informali, istituzioni pubbliche e private, luoghi che quotidianamente producono e mettono a disposizione del quartiere e dell’intera città socialità, cultura, e anche passioni, desideri, tempi e spazi secondo quello spirito vitale, collaborativo, empatico e creativo che da sempre anima il tessuto sociale milanese, anche se non sempre ne siamo consapevoli. Penso a Milanopen come ad un’occasione che amplifica e connette ciò che già esiste annunciando ciò che potrebbe esistere. Nel suo essere amplificatore e connettore di mondi, di comunità, di soggetti, istituzioni e di pratiche, questo evento infatti non si ferma al racconto del solo presente, del già dato (per quanto significativo), ma ci indica un modo di ragionare insieme sulla città e le sue trasformazioni che è annuncio e rappresentazione di un futuro possibile, di un modo di stare e fare insieme con impegno, passione e un sorriso sulle labbra.

Cantiere Bovisa

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Foto di Davide Bongianni - Milanuel!w

Milano e la sua memoria. Gli ultimi lamponi di Bovisa

di John Foot Storico. Professore presso l’università di Oxford e l’University College di Londra Settant’anni fa alla Bovisa, vicino a piazzale Lugano, c’erano grandi campi dove si coltivavano i lamponi e in quei campi lavoravano donne che portavano appesi al collo dei cestini in cui mettevano i lamponi che raccoglievano. Alla fine della giornata passavano due o tre carri per trasportare i frutti a Sesto San Giovanni. I lamponi venivano usati dalla Campari per produrre il famoso Bitter rosso, bevuto in tutto il mondo. Poi, nel 1935, accadde l’inaspettato. Negli stati Uniti si scoprì che un insetto – una specie di coccinella – produceva lo stesso tipo di rosso ad un costo assai più contenuto. I lamponi della Bovisa non servivano più. La loro produzione crollò. Presto, la terra fu venduta a industriali e speculatori edilizi. La storia degli ultimi lamponi della Bovisa è una storia di globalizzazione prima che la parola globalizzazione fosse inventata. Oggi non rimane traccia di quella produzione, tranne che nella memoria di qualche anziano residente della zona. L’area dove campi fertili producevano lamponi è ora un misto di fabbriche abbandonate, rifiuti tossici, spazzatura, strade e condominii anonimi. È quasi incredibile, e non meno surreale, immaginare la produzione di lamponi qui; eppure i campi di lamponi alla Bovisa non sono cosa di duecento anni fa, ma parte del passato recente di Milano, un passato rurale che non solo è stato dimenticato, ma più o meno cancellato dal paesaggio di questa città. Settant’anni fa in Bovisa c’erano i contadini, venivano coltivati i frutti e molta gente viveva nelle cascine. Per anni l’attività agricola sopravvisse accanto alle enormi fabbriche chimiche, metallurgiche ed elettriche della zona, che era conosciuta come la “piccola Manchester”. Oggi, nel 2004, entrambi questi passati sono stati spazzati via. Milano, come ha sempre fatto, è andata avanti, senza pietà, senza fermarsi a guardare indietro o solo a fare l’inventario di quel che c’era. Presto saranno molto poche le persone che ricorderanno questo passato rurale-industriale e allora la storia di Milano, come storia d’oblio di sé, avrà fatto un altro passo avanti. Ma il passato è ovunque, se sappiamo dove cercarlo, e anche in Bovisa rimangono tracce della campagna e della “piccola Manchester”, nelle storie della gente ma soprattutto nella struttura degli edifici: cascine che sono diventati appartamenti, case di ringhiera che sono diventate qualcos’altro, attraverso piccoli e grandi interventi succedutisi nel tempo. Milano è una ricca, spaventosa e straordinaria serie di strati, nessuno dei quali è mai stato, in realtà, spazzato via del tutto. È un palinsesto complicato. Sta a noi – tutti noi – storici, architetti, cittadini, giovani e anziani, scoprire, documentare e capire questa serie di passati, e lo possiamo fare non solo guardando cosa c’è ora, ma anche guardando a cosa è andato perduto. I lamponi perduti della Bovisa possono essere un buon punto di partenza. L’Antico codice manoscritto sul quale, raschiata la prima scrittura, è stato scritto un nuovo testo. (L’articolo è stato pubblicato su Chiamamilano nel giugno 2004)

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Quarto Oggiaro - Edificio in via Satta

Aler si racconta
di Loris Zaffra Presidente Aler Milano Aler compie il giro di boa dei suoi primi cento anni di attività. Un secolo di domande alle quali si sono succedute puntualmente altrettante risposte alle esigenze che, in base al periodo storico e al contesto sociale, presentavano i cittadini di Milano e provincia. Un impegno che Aler ha sempre rispettato. Anche oggi l’emergenza abitativa coinvolge categorie sempre nuove, penso soprattutto ai giovani, che non possono sostenere le rate del mutuo, e che tante volte non hanno nemmeno i presupposti per stipularlo, agli studenti, ai coniugi separati che si trovano senza tetto, ai lavoratori precari e agli stranieri. E Aler risponde con progetti giusti per contenuti e metodi. Quelli che rispondono a un bisogno primario, la casa, che però non è l’unico. E Aler lo sa. Dettaglio non da poco poiché la qualità della vita dei cittadini dipende da un sistema di relazioni e di servizi che il contesto deve offrire. Vuol dire housing sociale e una progettazione edilizia e urbanistica non speculativa, rispettosa degli standard di qualità, realmente integrata, pensata per ricomporre le fratture, riarmonizzare le discontinuità delle periferie e risolvere i problemi del degrado e dell’abusivismo. La logica è sempre di più quella di creare un mix sociale all’interno dei quartieri, per evitare le ghettizzazioni, e creare dei veri e propri centri vitali, dove alle fasce disagiate si uniscano famiglie del ceto medio e che con gli anziani delle case popolari e delle Rsa create da Aler si mescolino giovani studenti universitari. E se questo è il vero obbiettivo finale, verso il quale volgere lo sguardo, l’occhio attento dell’azienda di Viale Romagna non si discosta troppo dalla vicina realtà, dando sempre la priorità al problema della sicurezza e dell’assistenza, in un dialogo alla pari con i cittadini. I tutor di Aler girano nei quartieri come sentinelle, pronti ad intervenire sui casi di occupazione abusiva per evitare che si leda il diritto alla casa a chi spetta veramente e a registrare problemi e disagi degli inquilini. Nei quartieri sono sempre presenti altre figure, incaricate da Aler: i custodi sociali, che seguono gli anziani, i minori e gli adulti in difficoltà, fanno la spesa, pagano le bollette e fanno compagnia a chi ha bisogno di una presenza più vicina dell’Azienda. Insomma, per Aler è ogni giorno portare avanti l’impegno di una mission che l’Azienda sintetizza nella realizzazione di quartieri in cui vivere serenamente e dignitosamente. Come dire: si scrive housing sociale, si legge dare una casa in un pezzo di città e non in un deserto di periferia. Sfida che il nuovo corso dell’Aler traduce in progetti - Rsa, programma regionale per l’emergenza abitativa, costruzioni a canone concordato, recupero dei sottotetti, locazioni temporanee, residenze universitarie - per offrire una risposta mirata alle esigenze della domanda, e che a loro volta diventano numeri: 127 alloggi per locazione a termine con futura vendita, 67 alloggi di autocostruzione in affitto, 251 alloggi a canone moderato, 431 alloggi grazie al recupero dei sottotetti e, ancora, tre residenze sanitarie (via Quarenghi, via Baroni e quartiere Stadera) per complessivi 385 posti letto. Ci sono poi cinque nuove residenze universitarie (Gratosoglio, Campus Martinitt, quartiere Mazzini, quartiere Stadera e quartiere Attendolo Sforza) che rendono disponibili qualcosa come 926 posti letto e 426 alloggi. Insomma Aler, attraverso la comprensione dei bisogni reali dei cittadini, inventa e produce un ventaglio di idee e proposte nuove che risponderanno sempre più a vecchie e nuove necessità.

Quarto Oggiaro - Complesso residenziale di via Concilio Vaticano II

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Franco Albini, Ignazio Gardella, Edificio nel quartiere “Mangiagalli” Iacp, Milano,1950-52 - © Fondazione Franco Albini, Milano

Milano. C’era una volta il quartiere.

Di Federico Bucci Storico e critico dell’architettura. Docente alla facoltà di Architettura civile del Politecnico di Milano “La periferia, co’ suoi pargoli, co’ suoi pellirosse, ha raggiunto i fiori e i campi. Otteneva, un tempo, le cure, e suscitava l’interesse, degli ‘investori’ tipo 1890-1920, anche 1920-30: case popolari: gremite di popolo retribuente al cinque sei per cento il capitale investito. Scala A, scala B, scala C, scala D (...). Altro genere periferico è invece il quartiere (il centro residenziale), venuto per così dire di moda in quest’ultimo decennio. Il residenziale serve piuttosto il cetomedio, o addirittura ricco: dacché i signorucci, i riccucci, aiutati per lo più da mutui bancari, possono pagare il premio al capitale investito. Nell’articolo da cui è tratta la citazione, pubblicato nel 1955 sulla rivista “Civiltà delle macchine” col titolo Quartieri suburbani, Carlo Emilio Gadda, ingegnere-scrittore milanese, è capace di penetrare con sapiente ironia le dinamiche di sviluppo del territorio nazionale, condizionate dai fallimenti della pianificazione pubblica e dalla bulimia della speculazione privata. Ragionando in termini di potenzialità del patrimonio architettonico esistente e dei progetti di crescita della città, emerge abbastanza chiaramente una “linea lombarda” declinata collettivamente nella precisa coscienza territoriale dell’espansione urbana. Ed ecco che, in un possibile itinerario storico, il tema del “quartiere popolare” (prodotto della stagione eroica dell’avanguardia architettonica moderna, significativamente maturato nel dopoguerra) è il primo a farsi incontro. Cercando tra i “quartieri organici” che l’iniziativa pubblica ha costruito nella periferia di Milano, a partire dagli anni tra le due guerre fino ai grandi piani della ricostruzione postbellica, non è difficile incontrare esempi in cui l’orizzonte della modernità funzionalista e dell’edilizia di massa, si colora di inedite policromie espressive tradotte in soluzioni compositive rigorose e nel contempo mai prive di estro immaginativo: dal Quartiere Fabio Filzi di Franco Albini, Renato Camus e Giancarlo Palanti (1935-38) al QT8 coordinato da Piero Bottoni (1946-53), fino allo straordinario Quartiere Feltre (1957-60). Se a queste realizzazioni aggiungiamo le elaborazioni che quegli stessi protagonisti hanno condotto in campo teorico, ad esempio il progetto di Milano Verde (1938) o il piano AR (1944-45), si tratteggiano i contorni del “modello di sviluppo della città” che animava quelle sperimentazioni architettoniche, segnate dal caratteristico passo della cultura lombarda, cioè intrise di romantica utopia trasformativa e fiduciose in una salda razionalità scientifica. Ciò che oggi ha infatti maggior valore, nelle migliori esperienze dell’architettura milanese a contatto con la progettazione dei nuovi quartieri, è una precisa idea di sviluppo della metropoli in grado di relazionare il costruito con il verde e la campagna. Questi “quartieri suburbani”, che soprattutto nella Milano del dopoguerra hanno svolto il difficile compito di costruire le nuove centralità della città moderna e che oggi sono quasi dimenticati in nome di una “vetrinizzazione” del territorio che conferma il primato dei “luoghi di consumo”, meritano di essere valorizzati sia per le indubbie potenzialità progettuali che potrebbero esprimere in termini sociali (in quanto luoghi dell’incontro-scontro con le nuove immigrazioni), sia per tornare a riflettere sul un tema dell’abitare collettivo (in una società dispersa nei labirinti dell’individualismo). Nel magmatico paesaggio della periferia milanese, molti di quei quartieri potrebbero ridiventare oggetto di studio ed essere restituiti alla vita sociale. Anche quando la loro collocazione storica e ideologica ha perduto il senso originario, essi sono testimonianze di una cultura che ha rifiutato la massificazione di parole e cose, che ha fondato “luoghi delle relazioni” per contrastare le individualistiche chiusure di Suburbia, il gran teatro della morte della civiltà.

Franco Albini, Renato Camus, Giancarlo Palanti, Quartiere “Fabio Filzi”, Ifacp, Milano, 1936-38 - © Fondazione Franco Albini, Milano

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Foto Marco Casse - Milanouel!w

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Modernità debole e diffusa
Di Andrea Branzi Docente Facoltà di Design, Politecnico di Milano

Un aspetto costante dell’attività di Andrea Branzi è costituito dalla riflessione teorica sulle mutazioni interne alla cultura del progetto, e sulle relazioni tra questa e il contesto socio-tecnologico. E’ autore di numerosi libri sulla teoria del progetto contemporaneo e sulla storia del design italiano. Nell’ambito dei corsi di Teorie del Progetto e di Design di Interni presso la facoltà di Design del Politecnico di Milano da tempo Branzi conduce degli approfondimenti di ricerca sull’area di Bovisa e le sue potenzialità di nuovo Parco dell’innovazione, anche con un nuovo gruppo di ricerca dal nome Lab.I.R.Int Di seguito riportiamo alcune immagini dei progetti di tesi di laurea che verranno presentati da Andrea Branzi sabato 22 novembre alle ore 10 presso lo Spazio Blitz.

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Foto di Federica Olivieri - Milanouel!w

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Foto di Susanna Venisti - Milanouel!w

Le ragioni di Bovisa
Note di un racconto sulla goccia di Milano
Di Leonardo Cascitelli Urbanista e Direttore area tecnica e marketing territoriale Aler L’amico pittore Jonathan Guaitamacchi nei suoi quadri in bianco e nero rappresenta Bovisa veloce come i suoi cambiamenti e immutabile come la sua foggia. Jonathan mi ha insegnato a guardare il gigante Bovisa attraverso l’atmosfera in chiaroscuro e a intuire che quel gigante del territorio urbano è il vulcano di Milano, a volte quieto, a volte esplosivo, in fermento o in attesa, ma mai spento. Bovisa è il territorio soggiogato alla produzione che si innesta, si perde e si confonde nell’esperienza umana dei suoi abitanti. Bovisa dipende da come ci arrivi: dallo stretto, basso e lastricato fornice ferroviario a nord o dalla maglia fitta del vecchio quartiere operaio e di Dergano a est o dalle larghe viscere ferroviarie e metropolitane che, con l’esattezza degli arrivi e partenze, ingurgitano e vomitano i “battaglioni” di studenti, oppure ancora dalla nuova frontiera che da ovest annuncia gli scheletri dei gasometri come bocche a presidio del brulicante sottobosco. Molto dipende anche da perché ci arrivi, come fai ad arrivarci o come fai a uscirci da Bovisa. Ho visto persone perse nel suo labirintico intreccio di aste di ferro, che alla fine dell’800 completano la cesura ferroviaria, dannazione e forza di questo territorio; ho visto persone perse dalla disperazione di droga e desolazione che le fabbriche ormai spente degli anni ottanta hanno iniettato in ogni interstizio, di vite residenti e di speranze africane, di quei primi flussi immigratori di extracomunitari a Milano. Ho saputo di persone che da qui hanno fatto grande Milano e il mondo al ritmo delle sirene, in una produzione continua di acciaio e creatività che nel secolo scorso raggiungeva anche l’altra parte del globo. Il Pian del Sole e il Canada ringraziano ancora per le teleferiche e i nastri trasportatori della Ceretti e Tanfani, che nel 1920 ebbe la lungimiranza di spostarsi da viale Monte Nero in Via Durando, dove oggi c’è la sede delle Facoltà di Design e di Architettura Civile, luogo di creatività che accoglie ed esporta studenti di moda, di interni, di comunicazione, di architettura, mentre dall’altra parte della stazione i componenti brevettati alla Facoltà di Ingegneria Aerospaziale raggiungono oltre la luna i confini inesplorati tra la Bovisa e l’universo. Quei confini inesplorabili delle storie personali che si incrociano ai destini dei luoghi: come la storia “Della macelleria e del padrone”. Correva il 1972 e le proteste operaie accecate d’odio antico finivano a volte in atti di violenza. Tra fumo e lacrimogeni alcuni inseguono il padrone che trova rifugio e protezione nella bottega del macellaio, operaio tra operai. La motivazione del gesto di salvataggio del macellaio? Non per umana pietà, né tanto meno perché il nome Bovisa rimanda ai bovini che prima dei Gasometri calpestavano l’erba e dove i suoi genitori aprirono bottega, ma solo perché quel padrone nella mensa della fabbrica “el dà da mangià la stesa carne a lu perari che la mangia lù e la su familia”, e il macellaio lo sa. A Bovisa un declino diventa una nuova alba. I giovani, insieme alla produzione, alla ricerca e all’innovazione sono una costante. Nel magma creativo di lapilli e cenere mai sopita l’Armenia Film o i laboratori del Teatro alla Scala lasciano spazio alla TBVS - Triennale Bovisa, all’Istituto di ricerca Mario Negri, alla produzione televisiva di Telelombardia-Antenna 3, ma anche a studi e case per artisti, designer, associazioni, creativi che hanno preso il posto delle botteghe, dei magazzini e delle officine che punteggiavano le strade e le piazze, oggi come allora, senza soluzione di continuità tra mattoni, materia e relazione. Leonardo Cascitelli
Bodio Center Istituto Mario Negri

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La Cristalleria Livellara

Bovisa e la sua storia
Di Maria Vittoria Capitanucci Storico e critico dell’architettura. Docente al Politecnico di Milano L’unicità della Bovisa è forse quella di aver mantenuto la caratteristica di un borgo a sé stante nonostante la sua vocazione precoce e antica ad accogliere nel proprio territorio numerose attività produttive. Più vicina, dunque, all’idea di un piccolo paese che a quella di un quartiere della periferia storica a Nord di Milano, la Bovisa deve forse il suo nomead una carattereistica agraria interessante: quello di essere zona fertile per il pascolo dei buoi (bovis). Un tempo costellata di cascine, dal 1932 viene assorbita dal Comune di Milano. La sua trasformazione da territorio ‘agricolo’ a periferia industriale, o meglio a limite industriale cittadino, ha il proprio esordio intorno alla fine dell’Ottocento quando tra la Bovisasca e Villapizzone, a Dergano, lungo la ferrovia, nasce la fabbrica chimica fondata da Giuseppe Candiani. Con il tempo, seguono nuovi capannoni industriali: la La Vogel, la Montecatini, la Fabbrica saponi Calamari (poi Sirio), la Edoardo Piatti (poi Ivi, poi Ppg) e ai primi del 1900, La Sessa-Cantù, la Brill, la Fernet Branca, fino alla Carlo Erba nella vicina Via Imbonati,. Sopraggiungono, poi, la Ceretti & Tanfani, impianti di sollevamento e trasporto, attualmente trasformata nella sede del Politecnico con le Facoltà di Architettura civile e Design, la Bologna (meccanica e bulloneria), Origoni (lamiere e tubi), Paccagnini (minuterie), Smeriglio (mole abrasive), Broggi (officine metallurgiche), Fbm (costruzioni meccaniche). La ferrovia FS, del 1910 circa, definisce il perimetro nord del quartiere ma, al tempo stesso, crea la connessione con la città e contribuisce all’accessibilità del quartiere. In questa realtà produttiva non manca anche un aspetto innovativo della cultura del XX secolo: qui infatti tra i capannoni industriali sorsero anche i primi teatri di posa milanesi con Milano Film e l’Armenia Film e, di quest’ultima, notevole cittadella cinematografia, rimane oggi solo una suggestiva cancellata, sacrificata alla logica della trasformazione dell’area con un insediamento residenziale. A poca distanza esisteva, fino a poco tempo fa, la Fabbrica della Scala con i laboratori e i magazzini del Teatro alla Scala. Un luogo speciale, scelto persino da Luca Ronconi come location per un suo spettacolo teatrale, oggi però demolito per far spazio a una delle tre fasi in cui è articolato il grande “Progetto Bovisa” legato al Politecnico di Milano. Risale invece al 1905 l’impianto delle Officine del Gas con le sue torri dei gasometri, una presenza ancor oggi significativa nel disegno del territorio, sia nella definizione dell’area detta ‘la goccia’, sia più in generale sullo skyline cittadino. L’edilizia residenziale non è in primo piano in questo quartiere dalla tradizione più che popolare, piccolo borghese: pochi interventi di tipo sovvenzionato, nessuna firma di prima grandezza, un’architettura severa tra anni Trenta e Cinquanta costeggia Via Imbonati, con grandi corpi in laterizio di muziana memoria intervallati a qualche palazzo novecentista, poi d’improvviso una rara villa unifamiliare razionalista, per poi riprendere con un’edilizia compatta ma senza picchi. Cuore del quartiere è piazzale Bausan, frutto del disegno voluto, nel 1912, dal prg Pavia Masera. A poca distanza, in Via Maffucci, negli anni Sessanta i due grandi maestri del razionalismo italiano Figini e Pollini hanno realizzato la chiesa di Ss. Giovanni e Paolo: un complesso parrocchiale in mattone, articolato in corpi chiusi mossi da rientranze e sporgenze, quasi un fortino calato nel

Chiesa di Ss. Giovanni e Paolo Architetti L. Figini, G. Pollini - 1964

La fabbrica Candiani 1890 Archivio Fondazione Perini

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quartiere, pronto a prendere luce dall’alto, dai tagli sulla copertura. Tutto intorno la nuova Bovisa, quella che, dopo la dismissione di gran parte delle attività produttive e dopo aver perso parte della propria identità, ha riacquistato una propria specificità, quella di Polo Scientifico per la città e ora è coinvolta con ben 11 aree in occasione dell’Expo 2015. Inutile sottolineare che la Bovisa ha subito in questi ultimi tempi un’urbanizzazione densa corredata da un potenziamento dei servizi pubblici e dall’aumento del valore degli immobili . Il sistema dei trasporti qui è ben articolato, la zona è infatti servita dalle Ferrovie Nord e dal Passante Ferroviario, da tram, filobus e autobus, ed è in progetto anche una fermata della Metropolitana Gialla (MM3). Nel 2006 è nata la Triennale BoViSa, lo spazio legato alla storica Istituzione milanese che qui dedicata la propria attenzione all’Arte Moderna e Contemporanea (aperto ogni giorno dalle 11 alle 23), dove in questi giorni è in corso la mostra Guido Crepax - Valentina la forma del tempo. Nel corso del 2008 si sono conclusi, inoltre, numerosi interventi di ampio respiro come la nuova sede dell’Istituto Mario Negri e quella di Telelombardia, mentre gli interventi del Politecnico sono ancora in corso, così come quelli su iniziativa dell’impresa Ceccarelli affidati all’Atelier Mendini, con ben tre progetti per questa area: l’edificio Ronchi in via Guicciardi-Carnevali, uno nella ex-Campari in Via Schiaffino e il Tara Rossa tra Via Cosenza e Via Durando. Purtroppo in tempi recenti si è aperto il duro dibattito sulla presenza e il possibile allontanamento, in parte attuato, dei campi nomadi da questa zona (Bovisasca, in particolare), un tema ampiamente dibattuto anche grazie all’intervento di alcune delle associazioni del quartiere, come Il Centro Culturale Multietnico “La Tenda”, l’ Associazione “Luca Rossi” e “Bovisa verde”. Caratterizza infatti la Bovisa una presenza notevole di associazioni e centri cultural-ricreativi destinati all’assoluta eterogeneità generazionale, etnica e culturale degli abitanti di Bovisa, un quartiere che parla di democratica e contemporanea convivenza.

Villa Pogliani - Architetto G. Di Lenna 1938

Spazio Blitz - Ex fabbrica trattori Massey- Ferguson

Foto di Guido Molino - Milanouel!w

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Zona ex industriale, via Stephenson

Quarto Oggiaro, una storia recente
Di Maria Vittoria Capitanucci Storico e critico dell’architettura. Docente al Politecnico di Milano E’ recente la storia di Quarto Oggiaro, quel quartiere definitosi dopo la seconda guerra mondiale e concretizzatosi davvero ancor più tardi nell’area in cui, tra Cinquecento e Seicento, sorgevano già e solo aristocratiche ville e cascine, in assoluta assenza di urbanità. Quarto Oggiaro, duro e generoso, noto ai più per la cronaca nera ma da sempre pronto ad accogliere le ondate immigratorie italiane, soprattutto quelle dal sud. Un quartiere dove, a una prima occhiata, sembra difficile rintracciare architetture significative da raccontare. Un tessuto denso che all’improvviso si interrompe, case alte (le torri di via Lessona) e quartieri chiusi (quelli di via de Pisis ricordano gli Höfe viennesi) , poche presenze storiche ma notevolissime come Villa Scheibler (al centro di uno degli interventi Urban con il suo grande parco), a cui si affiancano la Villa Caimi e, a poca distanza, Villa Radice Fossati, già su territorio di Villapizzone. Casi esclusivi che sembrano calati da un universo altro, qui infatti tutto sembra pensato nella assoluta ‘normalità’, almeno per quanto concerne il tema residenziale, l’eccezione invece sta negli edifici religiosi a partire dalla storica chiesa di Ss. Nazaro e Celso (cappella votiva del 1285, poi chiesa nel 1621, ampliata nel 1880) fino alla serie di templi contemporanei come la Pentecoste, la Resurrezione, Santa Agnese e Santa Lucia, spinti esercizi di stile sui temi del moderno. L’inizio di Viale Eritrea sembra l’esordio o l’epigono di una città di provincia degli anni settanta, con palazzine che abbiamo imparato a non riconoscere e che invece hanno una loro qualità, affiancate a interessanti interventi di edilizia sovvenzionata dei primi anni Cinquanta. Percorsi diretti al quasi nulla che, all’improvviso, si aprono in un disegno urbano avvolgente come quello di Via Concilio Vaticano disegnato attraverso il vedere e il sistema residenziale per lo IACP (ora Aler) dall’ing. Camillo Rossotti o ancora Quartieri come l’Aldini II che si interrompe per fare spazio alla bella sagoma delle piscine coperte Cantù, per poi riprendere nell’Aldini I (1965), intervento che giunge a lambire le residenze di Via Drago pensate nei più recenti anni Novanta da Aldo Rossi. Più in là la storia della Gescal si fa ancora più intensa con Vialba I e II (1965-59, arch. E. Cerrutti) e ancora più verso il centro cittadino con i quartieri Ina Casa Mangiagalli I e II, dove ebbero modo di sperimentare anche Albini e Gardella. Anche a Quarto, come in Bovisa, le attività produttive hanno avuto il proprio esordio a fine ‘800 con la Smalteria Moneta (dimessa nel 1970), le Officine Meccaniche Girala, per poi proseguire negli anni Venti con la Valente SIM e le raffinerie FINA, quest’ultime abbattute e oggi destinate ad un sistema di parco e residenza su iniziativa di Euromilano (‘Milano Certosa’). Risale invece agli anni Trenta la realizzazione dell’ospedale Sacco (ampliato nel 1970), mentre sorgeva a Quarto la sede della Fondazione Mario Negri (1960), trasferitasi da quest’anno nel nuovo edificio in Bovisa. Insomma un luogo da scoprire, un quartiere che racconta la storia complessa di gente che lì vive e ha vissuto dagli anni Cinquanta e di nuove generazioni che parlano di cambiamento.

Complesso residenziale di Via Zoagli e Via Cittadini Architetto Aldo Rossi

Chiesa di Santa Lucia - Architetto B. Villa

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MilanOpen Programma
Venerdì 21 Novembre 2008 - Villa Scheibler – Quarto Oggiaro - Milano 9.30-10.30 “OPEN CITY. WHICH URBAN DESIGN FOR THE PUBLIC CITY?” Carlo Masseroli, Assessore allo sviluppo del territorio del Comune di Milano Franco Sarbia, Assistenza tecnica all’elaborazione e allo sviluppo del Programma Urban II Milano Giovanni Oggioni, Direttore settore pianificazione urbanistica generale Comune di Milano 11.00 – 13.00 LA CITTA’ DEL FUTURO TRA NUOVE REGOLE E PROGETTO URBANO – MODELLI DI SVILUPPO URBANO IN EUROPA E NEGLI U.S.A Paolo Simonetti, Direttore centrale direzione sviluppo del territorio del Comune di Milano Olympia Kazi , Urban Design New York Jeroen Ruitenbeek , Urban Design Rotterdam 14.00 – 16.00 URBAN FUTURO- TAVOLO TECNICO: MODELLI DI ATTUAZIONE DEL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO: I FONDI DI SVILUPPO URBANO ( URBAN, UE, MINISTERO, CDB, BEI) Franco Sarbia, Assistenza tecnica all’elaborazione e allo sviluppo del Programma Urban II Milano Ivano Ilardo, Direttore Generale Fondo Montepulce di Perugia Alberto Mutti, Capo Servizio Progettazione del Comune di Ravenna Gianni Carbonaro, European Investment Bank –BEI Loredana Campagna, Ministero delle Infrastrutture Sebastiano Zilli, Commissione Europea, DG Regio 16.00 - 18.00 PENSARE GLI SPAZI PUBBLICI DEL FUTURO: L’EUROPA. Luca Molinari Studio/Milano Metrogramma/Milano A12 Associati/ Milano Ecosistema Urbano / Madrid Beckmann-N’Thepe/ Parigi 18:30 Inaugurazione “ MilanOpen chiama milanouel!w” Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flicker Milanouel!W Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quartoggiaro, Villa Pizzone e Villa ScheiberE Inaugurazione “ Check in.Europe” a cura di........ Sabato 22 Novembre 2008 Quarto Oggiaro: Villa Scheibler – open dalle 9:30 alle 18:30 Visite guidate in villa a cura degli studenti...MV completi tu per favore? “ Check in.Europe” a cura di........ “ MilanOpen chiama milanouel!w” Dalle 16:30 alle 18:30 Acli Lombardia - funzionamento e la filosofia di un GAS (gruppo di acquisto solidale) Quarto Oggiaro 14:30 Chiesa S.Lucia – Via Federico De Roberto, 20 “Le Vetrate di Santa Lucia” Narrazione di Elvis Pinna sulle vetrate della chiesa, realizzate da lui stesso agli inizi degli anni ‘80. Seguirà l’itinerario presso le chiese del quartiere. . Chiesa della Pentecoste, Via Graf 29 . Chiesa dei SS. MM .Nazaro e Celso, Via Aldini, 33 . Chiesa di Sant’Agnese, Via Arsia, 3 . Ex Chiesa dei SS Agricola e Vitale, via Orsini . Chiesa della Resurrezione, Via Longarone, 5 15:00 -18:00 Istituto Comprensivo Trilussa-Via Trilussa, 10-Via Graf, 70-Via Graf, 74 “Open Day” In contemporanea all’evento di “Open Day Trilussa” all’interno di ciascun plesso scolastico verrà allestito un laboratorio creativo-interattivo sul tema “I bambini/ragazzi e la città” 16:30 -18:00 Oratorio della Parrocchia SS. MM. Nazaro e Celso in Quarto Uglerio Via Aldini, 33 48 “Figli delle stelle. Per coperta il cielo”(2007).

Proiezione del film di G. Patricola : Sarà presente il regista. 20:45 – 22:15 Fondazione C.Perini – Via Aldini 72 Rassegna di filmati cine video corti dedicata agli autori di opere Cine-Video amatoriali che hanno partecipato al Concorso Nazionale Perini 2008. ( nota : la manifestazione si terrà anche nei giorni 18-19-20 Novembre,con lo stesso orario?) 21:00 Chiesa di SS. MM. Nazaro e Celso in Quarto Uglerio - Via Aldini, 33 “Un gioiello a Quarto Oggiaro. L’organo V. Mascioni, 1904” Incontro con brani organistici eseguiti da padre Gianmario Monza, introduce Fausto Moretti, agronomo ed esperto di storia del territorio locale. 21:00 – 23:00 CAM - Centro Aggregativo Multifunzionale - Via Lessona 20 Proiezione di cortometraggi realizzati dagli allievi della Scuola del Cinema.... Il nome della scuola...abbiamo un titolo/ tema proiezione? Milena Bovisa 10:00 Blitz - Via Enrico Cosenz, 44/4 Incontro con Andrea Branzi “Un lavoro di ricerca nell’ambito dell’università” 12:00 Blitz - Via Enrico Cosenz, 44/4 Incontro con Francesco e Alessandro Mendini. In caso di bel tempo: a spasso con Francesco e Alessandro Mendini attraverso i luoghi dei cantieri dell’atelier Mendini - Tara gialla (ex campari), via Schiaffino - Tara rossa (ex I.C.I.), via Cosenz, via Durando - Senio (ex Ronchi), via Guicciardi, via Carnevali - Progetti del gruppo Ceccarelli: - Davanzati 49, via Davanzati 49 - Residenza l’oasi, via Candiani 19, 21, 23 - Fabriche Leva, via Carnevale 48 - Residenza Tara verde, via Carnevale 29/31 Domenica 22 Novembre 2008 Quarto Oggiaro: Villa Scheibler – open dalle 9:30 alle 18:30 Visite guidate in villa a cura degli studenti...MV completi tu per favore? “ Check in.Europe” a cura di........ “ MilanOpen chiama milanouel!w” ....-...... Corale Graf.... Gise hai titolo o ora??? Possiamo chiamarli?? Quarto Oggiaro 9:30 Spazio Aler Itinerario attraverso i quartieri Mangiagalli I e II, realizzati a cavallo degli anni ‘50 (1946-1952) da Franco Albini e Ignazio Gardella. L’itinerario sarà curato da Federico Bucci, storico dell’architettura e docente del Politecnico di Milano. 15:00 – 17:30 Salone Teatro Santa Lucia, Parrocchia Santa Lucia via Federico De Roberto, 20 Proiezione dei film di F. Martina “A due calci dal paradiso” (2006) e “Ascolto il tuo cuore,Milano” (2007). Sarà presente il regista Fabio Martina. Seguirà un dibattito con la partecipazione dello scrittore e architetto Gianni Biondillo 21:00 -23:00 CAM - Centro Aggregativo Multifunzionale - Via Lessona 20 Proiezione del film “I luoghi di Christian” di E. Annese e R. Monteleone, progetto coordinato da Ermanno Olmi “Bovisa ‘89. Postazione della Memoria”, sarà presente il regista Elvio Annese. Seguirà un’intervento dal titolo “Le ragioni di Bovisa. Note di un racconto sulla goccia di Milano” di Leonardo Cascitelli, architetto e direttore Area tecnica Aler, Milano. Bovisa 11:00 Piazza Bausan Francesco Radino: la Bovisa raccontata attraverso la visione di un fotografo. Francesco Radino trasformerà l’itinerario in un work in progress realizzando un reportage fotografico durante il percorso. 14:00 Chiesa Santi Giovanni e Paolo.... Percorso con Maria Vittoria Capitanucci - “ Un fortino tra le architetture industriali Lunedì 24 Novembre 2008 Quarto Oggiaro: Villa Scheibler – open dalle 9:30 alle 18:30 Percorsi guidati nei cantieri Urban 14:00 – 18:00 Comitato di sorveglianza

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Ingresso principale della ex cittadella cinematografica Armenia film - 1909

La scuola di cinema
Di Daniele Maggioni Direttore della Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media Narrare con le immagini il presente. Spingersi fino alle radici dei fatti e scavare oltre l’apparente. Porre uno sguardo profondo sul reale per mostrare il vero e il giusto: queste sono le intenzioni culturali che animano la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media che fa parte della Fondazione Scuole Civiche di Milano. La Scuola ha organizzato la didattica cercando di portare nel suo progetto formativo molti dei principi in base ai quali è strutturata l’attività lavorativa del settore cine-televisivo.All’interno dei vari corsi viene infatti proposta un’alternanza tra i momenti tipici della formazione d’aula con quelli più specificatamente destinati alle esercitazioni e alle produzioni. Gli studenti sono chiamati a svolgere concretamente e in modo professionale i ruoli che sono previsti nel mondo del lavoro. Per adempire al meglio a questa parte formativa la Scuola si è strutturata come una casa di produzione, all’interno della quale gli studenti prestano la loro attività professionale simulando le condizioni della realtà lavorativa. Il programma di filmati realizzati dalla Scuola e presentati a Milanopen In oltre quarant’anni di attività la Scuola ha realizzato numerosi filmati in cui la nostra città è protagonista assoluta o fa da luogo in cui si svolgono storie e vicende. Per questa iniziativa, i filmati proposti sono: Milano Città Fantasma Un’esile incrinatura Il CT delle onde Organica Urbe Milano in jazz Milano Settanta Fatmir La superficie delle cose Diario di un pendolare Viaggio intorno a Miracolo a Milano Ambiente Cucina Isola Anita di Francesca Fuso di Tomas Tezzon di Daniela Paternostro di Valeria Palermo di Salvatore D’Alia di Davide Fois di Ermir Keta di Dario Antonioli di Davide Fois di Sanela Baijric di Giuliano Ricci di Claudia Bellante

Bovisa: muro perimetrale dell’Armenia film e l’intervento residenziale Casa ecologica

Quarto Oggiaro: Torri residenziali di via Lessona

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Foto di Davide Bongianni - Milanouel!w

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Foto di Marco Casse - Milanouel!w

Milanouel!w guarda Milano
La macchina organizzativa di MW – Milanouel!W inizia a muovere i primi passi grazie all’incontro tra Luca Molinari e gli admins di MW. Nasce la voglia di partecipare al progetto che ha l’obiettivo di aprire la città di Milano agli stessi milanesi. L’idea è dimostrare che Milano non è solo il duomo ma c’è molto di più. Gli utenti di MW raccolgono l’invito ed escono a fotografare la città di cui ci si vuole riappropriare e che ha voglia di mostrarsi ai concittadini. L’entusiasmo è alto e gli scatti sono tanti, la selezione avviene attraverso la votazione diretta da parte degli utenti di MW. Come sempre accade, anche in questo caso, i membri del gruppo si ‘autoproducono’ accollandosi la spesa della stampa – non proprio irrisoria – pur di aderire ad un progetto interessante ed importante quale è Milanopen. Gli scatti selezionati raccontano il rinnovamento delle aree interessate dal progetto, perciò anche nell’allestimento si decide di sottolineare la contrapposizione tra l’abbandono – ormai in via di superamento – e la rinascita di questi luoghi.

Mostra fotografica - Risultati del concorso indetto da Flickr con gruppo MW Villa Scheibler, venerdì 21 – lunedì 24 novembre

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Cos’è Check-in Architecture
Check-in Architecture è un progetto partecipativo di ricerca che vede protagonisti studenti di architettura, arte, design e sociologia provenienti da 24 università europee per raccontare le nostre città attraverso realizzazioni audio-video della lunghezza di 3 minuti. Il progetto è una sfida a una generazione che sta cambiando il modo di viaggiare in Europa e interagire con i nuovi media, una generazione che vive low-cost. Check-in Architecture verifica, analizza e visualizza la presenza dei giovani e il loro modo di cambiare la geografia dei nostri immaginari. Attraverso un’iscrizione online, gli studenti che hanno portato a termine le missioni individuate e proposte dai curatori - Andrea Lissoni, Luca Molinari e Luca Martinazzoli – coordinati da Mario Flavio Benini, hanno così viaggiato attraverso luoghi d’Europa che offrono nodi di rilevanza culturale. Una redazione composta da Fabio Falzone, Nicola Bozzi e Andrew Berardini ha attivato ricerche e redatto i testi informativi di ogni singola missione proposta agli studenti. Check-in Architecture è una piattaforma crossmediale nata su Internet. Il progetto ha interagito con i suoi partecipanti attraverso un sito che è anche collettore di tutti i documentari archiviati su YouTube e Google Maps e attraverso un blog, per depositare riflessioni sulle missioni già avvenute o proporne di nuove. Check-in Architecture è stata anche una pubblicazione free press, parte della programmazione di Urban Screen e due volte in mostra: il XXIII Congresso Internazionale degli Architetti a Torino e XI Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Villa Scheibler, venerdì 21 – lunedì 24 novembre checkinarchitecture.com youtube.com/checkinarchitecture checkinarchitecture.blogspot.com http://picasaweb.google.com/checkinarchitecture

Foto di Marco Casse - Milanouel!w

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Foto di Marta Dore - Flickr

B OV ISA Q UA RTO

ITINERARI
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ASSOCIAZIONI LABORATORI ATTIVITA’ CULTURALI

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1_Cantiere Bovisa s.r.l. via A. Carnevali 26 2_The Bag Art Factory via D. Guicciardi 10 3_Material Connexion Milano via B.Davanzati 33 4_A4A design via B. Davanzati 33 5_Associazione Zona Bovisa c/o Base B Metriquadricreativi via Lambruschini 36 6_Biblioteca Dergano-Bovisa via F. Baldinucci 76 7_School for Children via Cosenz 35 8_Circolo Arci La Scighera via G. Candiani 131

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POLITECNICO DI MILANO

POLITECNICO DI MILANO

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POLITECNICO DI MILANO

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POLITECNICO DI MILANO

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1_Gabriele basilico_LA RIFLESSIONE DI UN FOTOGRAFO CHE CI CONDUCE IN DUE AREE EX INDUSTRIALI 2_Andrea Branzi_UN LAVORO DI RICERCA NELL'AMBITO DELL'UNIVERSITA' sabato 22 novembre ore 10 c/o Triennale Bovisa 3_Francesco Radino_LA BOVISA RACCONTATA ATTRAVERSO LA VISIONE DI UN FOTOGRAFO domenica 23 novembre ore 11 c/o piazza Bausan 4_Francesco e Alessandro Mendini accompagnano attraverso i luoghi dei cantieri dell’Atelier Mendini

ITINERARI
1a_Industria Livellara Via Bovisasca 57-59 1b_ Blitz (ex Massey Ferguson trattori) Via Cosenz 44/4 2a_ Triennale Bovisa Via Raffaele Lambruschini 31 3a_piazza Bausan 4a_Tara Gialla (ex Campari) Via schiaffino 4b_Tara Rossa (ex I.C.I.) Via Cosenz,-via Durando 4c_Senio (ex Ronchi) Via Guicciardi-via Carnevali 4d_Davanzati 49 Via Davanzati 49 4e_Residenza L’Oasi Via Candiani 19-21-23 4f_Fabbriche Leva Via Carnevali 48 4g_Residenza Tara Verde Via Carnevali 29-31

progetti gruppo Ceccarelli

EDIFICI DI PARTICOLARE VALORE
1_Livellara (ex Balestrini) via Bovisasca 57-59

2 1

2_Blitz (ex MasseyFerguson) via Cosenz 44/4 3_Politecnico di Milano campus Bovisa (ex Ceretti e Tanfani) via Durando 10 4_Armenia Film via Baldinucci 5_Villa Pogliani via Prestinari 16 6_Chiesa SS. Giovanni e Paolo via Catone 10 7_Bodio Center (ex Tenax) viale L. Bodio 37

POLITECNICO DI MILANO 3

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POLITECNICO DI MILANO 10

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8_sede Telelombardia (ex alcatel) via Colico 36 8_Istituto Mario Negri (ex IVI PPG) via Mario Negri 1

B OV ISA
L’analisi e la mappatura del Quartiere Bovisa è a cura degli studenti del Politecnico di Milano facoltà di Design: Cristina De Martino Paola Fino Corrado Luca Gadaleta Chiara Greppi Iris Keci Francesco La Melia
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9_Politecnico di Milano campus La Masa (ex FBM) via La Masa

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QU RTO A IARO OGG

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A_EDILIZIA Edilizia privatA
a1_Via Amoretti_1963 a2_Via De Roberto, angolo Via Traversi (foto a2.1 - a2.2) a3_Via Gazzoletti, 3 a4_Torri di Via Lessona, 6 realizzate tra il 1975 e il 1980 dalla Società immobiliare Lessona Bertani e Baselli; il progetto originario prevedeva la costruzioni di 10 edifici, per le proteste dei cittadini ne vengono realizzate 7; nel progetto viene incluso il CAM di via Lessona 20 a5_Via Lessona, 46 a6_Via di Lorenzo, 5 a7_Via Melato, 1 a8_Via F. Orsini, 60 a9_Via Satta, 20 il progetto prevede la presenza di spazi commerciali e di servizi al cittadino al piano terra degli edifici a10_Via Traversi, angolo Via Satta a11_Via Trilussa, 12, angolo Via Traversi a12_Via Trilussa, 23 a13_Via Trilussa, 24 a14_Via Vittani, 1

C-Istruzione e cultura
Biblioteca (ex docce pubbliche) c1_via Otranto (ang. Via Carbonia) Asili nido comunali c2_via Aldini, 68 c3_via Cogne, 24 c4_via Lopez, 10 Scuole dell’infazia pubbliche c5_via Arsia, 2 c6_via Capuana, 8 c7_via Graf, 72 c8_via Satta, 19 c9_via Val Lagarina, 26/A Scuole dell’infazia private c10_Adele Bassani_via Lessona,70 c11_Maria Ausiliatrice_via Aldini, 52 Scuole primarie pubbliche c12_Gherardini, via Cittadini, 9 c13_Graf, via Graf, 70 c14_Trilussa, via Trilussa, 10 c15_Val Lagarina, via Val Lagarina, 44 Scuole secondarie di primo grado pubbliche c16_Graf, via Graf, 74 c17_G.B.Vico, via Orsini,25 Scuole secondarie di primo grado private c18_Pastor Angelicus, via Cittadini Scuole secondarie di secondo grado pubbliche c19_IIPSC Frisi, via Otranto (ang. Cittadini), 1 c20_IPSIA Mainardi, via Aldini, 74 c21_IPSSP Dudovich, via Amoretti, 61/63 Centri di formazione professionale c22_via Amoretti,30 c23_A.Greppi, via Satta, 23

E-Aree dismesse
e1_Casa internazionale G.W. Pfeiffer e2_Zona industriale, Via Stephenson e3_Villa Caimi, Via Aldini 42

F-Cantieri aperti
f1_Progetto EuroMilano_vie Palizzi, Eritrea, De Pisis a_area residenziale b_area verde f2_Progetto Eritrea-Bovisasca f3_Centro per la sicurezza urbana e per la mobilità sostenibile, Via Drago f4_Edifici residenziali, Via Stephenson 81 f5_Struttura alberghiera e uffici, Via Stephenson

G-Verde pubblico
g1_Parco di Villa Scheibler, via Lessona g2_Parco Simoni, Vie Simoni-Lopez_ex cava Cabassi g3_vie Graf-Traversi g4_via Lessona, 20 g5_Via De Roberto, fontana

Edilizia pubblica
a15_Largo Boccioni, 10 a16_Via Cogne, 4 a17_Via Cogne, 9 - 11 a18_Via Concilio Vaticano II, complesso Aldini 2 nasce tra il 1967 e il 1968 a19_vie De Pisis Graf, complesso Aldini 1 nasce tra il 1964 e il 1965 come quartiere monoclasse. dormitorio su realizzazione dell’ACPM, istituto case popolari a20_Via Satta, angolo Via Lessona a21_Via Satta a22_Via Satta, angolo Via Traversi a23_Via Traversi, 24 a24_Via Traversi, angolo Via Melato a25_Vie Zoagli e Cittadini_progettista Aldo Rossi

I-Impianti industriali
i1_Bohler Acciai Italia, via Palizzi, 90 i2_Henkel, via Barrella, 6 i3_Ex Officine meccaniche Girola Caldaie, via Palizzi, 119 i4_Ex Smalterie Moneta, via Mambretti, 9 Dismessa dal 1970, l’insediamento è stato oggetto di ristrutturazioni nel 1992 e oggi parte degli edifici sono occupati da Rete 4 e da Profit i5_Ex Valente SIM, via palizzi, 71 Demolite le strutture nel 1998, oggi vi sorge l’Esselunga di Certosa i6_Autoparco Fiorenza, Via Stephenson 66 i7_Edificio industriale Profital SpA, Via Stephenson 74

B-Chiese
b1_Chiesa della Pentecoste, Via Graf, 29 nasce nel 1980 in un ex scuola materna; nel 1992 vengono aperti l’oratorio e il consiglio pastorale b2_Chiesa della Resurrezione, Via Longarone, 5 costruita tra il 1961 e il 1962; le vetrate vengono realizzate tra il 1982 e il 1985 da Elvis Pinna b3_Chiesa di Sant’Agnese Vergine e Martire, Via Arsia, 3 la parrochhia nasce nel 1939; su progetto dell’arch. Amos Edallo del 1953 e successivamente dell’arch. Antonello Vicenti del 1955 viene costruita la chiesa; l’affresco di facciata è opera di Nicola Neonata, i dipinti interni diAlberto Bogani b4_ Chiesa di Santa Lucia, Via De Roberto, 20 dal 1961 al 1964 l’impresa Borlo Mangiarotti si occupa della costruzione; vengono effettuati interventi artistici e architettonici per opera dell’arch. B. Villa; la chiesa viene consacrata nel 1981 b5_Chiesa Matrice dei Santi Nazaro e Celso, Via Aldini, 33 ex cappella votiva medievale trasformata in chiesa nel 1400, facciata ottocentesca b6_Ex Chiesetta dei Santi Agricola e Vitale, via Orsini

D-Strutture e servizi
d1_via Aldini, 72 -C.D.D. (Centro socio-educativo per disabili) -C.P.S. (Centro psico-sociale) -C.P.B.A. (Servizi per l’infanzia) -Centro anziani -Circolo Culturale “Carlo Perini” -Consultorio familiare d2_via Eritrea, 62_Ex Istituto Mario Negri d3_via Graf, 3_Centro balneare Cantù d4_via Lessona, 13_Associazione Quarto Oggiaro Vivibile d5_via Lessona, 20-Centro C.A.M. (Centro aggregativo multifunzionale)-Centro Donne d6_via Lessona, 55_Centro C.M.A.(Centro per anziani) d7_via Pascarella, 20_Centro anziani d8_via Traversi, 19_Mercato comunale coperto d9_via Val Trompia, 45/A (ex biblioteca comunale) -C.A.M. (Centro aggregativo multifunzionale) -quartolaboratorio

QU TO AR RO GIA OG

L’analisi e la mappatura del Quartiere Quarto Oggiaro è a cura degli studenti del Politecnico di Milano facoltà di Design: Patrizia Frazza Francesca Garegnani Veronica Gariboldi Ivan Puzzovio
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Foto di Susanna Venisti - Milanouel!w

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