Blimire Zolla

L'Africa nel (octile

Ignazio, il maci lento hg1io della vcdova Ccruui aveva un'jrncnsita allarmante nello sguardo dove balenavano Ie torture del suo cuore rappreso, i mille trepidi ribrczzi che 10 snervavano, Gli bastava pensare ai tcncrissimi spigol] dei suoi gomiti pel' rabbrividirc, insopportabilc era per lui senrirJi ncl palmo della rnano: gIi bastava verlerc qualcuno toccarsi le ciglia per struggcrsi nel raecapriccio, NOll era, il suo, bianchiccio e aucrrito,

uno sguardo selvat ico, come poteva dapprimasembrare, rna saggio, debole e suicida, I suoi occhi gr<lIulcg'giavano nell'oinbrn del viso di primo Ynattino, Ira le alrre ornbre della camera densa d i Icrori nou urni: appena tnmgu-

giato il caffelaucacquoso dal PClZO dinccrato raecolto a coppa (restava una sob tazza in casa e la vedova Cerutti la scrbava persi:), cgli correva Iuori, COil tin balzo supcrando gli ultirni gradini rl'ogni Tampa per ritrovarsi infinc nel cortile- Eru questo lin acciouoluto ondulante the convergeva 275

grata di tombino inverdita di murre' ai due lati s'ergcva la casa affumicara, costolata dal bozzo delle latrine sovrapposte, mcntre dinnnzi a chi erurava, isolata Era alte case, sorgeva 1U1.:1 villetta ad un piano dello stesso colore IuligginoSQ,. rna con verdi jmposte e rorsa da rampicanti grigi, Tre scalini menavano alla porticella del vilIino, coronata da una vecchia insegna rossa: Reale Socieii: A isicurazioni. Qui Ignazio sed eva, a pettando Isidore, Genesio, Apollonia che a uno a uno . cendevano dalle umide ventose mansarde. Ignazio avcva nove anni e come pi.u. anziano Ii capeggiava, ed attorno a lui si tenevano stretti a difesa dalla banda dei ragazzi che dominavano i giardini del ricne, armati di fionde e cerbottane, mn soprattuuo temibill perche portavano un fay zoletto stretto al ginocchio 0 attorno alla testa. come a significate che erano j feriti che potevano Ierire, ami dovevano, Ma pur stringendosi l'uno all'altro, i quattro del cortile non si sentivano uniti e solldali come. quegli altri, Vedi Genesio: osava talvolta uscir solo dal cortile e pin volte gli era capit.ato eli sentirsi ghermire il braccio dal capobanda: ebbene, Genesio rispondeva alla provocazione con un sorriso; seppurc gettava un grido scntendosi Ierrnare it s~ngue_ nel braccio, u~ito t~rnava a'. spiana~c u volto 10 un SOITJSO, rlimenticando. Allora I ragnzzi delhi banda lo spingevano centro In porta dcll'ufIicio del ragioniere chc dava sulla via, e indicandogli la scriua ((Si prega d'enrrare », 10 buttavano centro. L'urto spalancava la porta, Iain una 276

al centro

ceva dondolare Ia suoneria e Gene. io 11 caduio, sentendo il pericolo ineombergll dall'interno delI'ufficio voleva esserne tutto cinto, anche dalla parte della .stra.da,e grida.vilai ragazzi che rnon si.allontanassero e rentava d'ingraziarseli gridando: ._ Si prega d' enrrare] - E perfino contento, di prendcrsele - gli gridavano e il suo riso propiziante non ces ava. Invano Ignazio aveva tentato iii convinccrk che quclli erano irrlmedlabili nemici, :.i quali soprarrutto si doveva rifiutare i1 sorriso, Ma forse the egli sapeva cavarsela meglio? Una. volta ravevano 5Orprcso solo e si erano divisi, parte all" sua desrra e parte alla sua sinistra per poi huttarglisi addosso di colpo, con i gomili puntati, Cost 1a primavolta, ed cgliera rirnnsto col finto mezzo, picgato su se stesso. Vollero rifarlo In volta segucnte, ed egli spicco un salto in avanti, che cozzassero fra lora, rna uno eli loro aveva ate 0 ratto it piede facendolo strarnazzare : [i eredi ftubo? Va, pettinari piutrosto - (loro avevano i capelli spessi di brillantina, fermati a. casco da un souilc ccrchietto di metallo).Poiche egli stava, in terra fermov vergcgnoso d'alzarsi sotto j 10m sguardi, il capobanda gli 3veV3 camminato sulle
rnaru,

Ignazio tali scene riandava denrro di se, come a premunirsene, a temprarsi, e gli capitava di mettersl al 101'0 posto, e dalla ]OTO parte, cosl nveva capite che non un truce calcolo 1i muoveva, rna uno spensierato tumulto Iraterno, un'atten-

zione che Ii rapiva Iuor di

se

dipingendo Ioro
277

111

volto i tratti
Forse

dell'applicmione
allora aveva 'ragione

seria, onesta,
Gene.sio?

anonirna.

Anchc Ignazio provava a scntire il torrnento daUe due parti, del torrnentato e del tormenrntorc, 111<1 una. selvaggia pienu di rabbia 10 irnpediva, gil sorsero in mente strida e il sangue gIl corse al cuore che lo chiarnava. Cosl non scppe rccare al SlIO pi u remoto rnorivo la persecuzione : i raga.zzi della banda erano scm pre Ern loro, Era consorti uguali, sc avevano sorcllc ne oflrivano l'irnmagine ed il nome al comunc disprczzo, giuravano di osservarla svestirsi per ben disprezzarla, e cosl Faccndo parevano gen"n'e un sacrificio con ostentata incuria (e segrera pena?) alla consorteria agra e dura. Conrro chi fosse inerrne c pcrcio ramrnentassc la loro inermita dinanzi ai morbidi esscri pavcntati e dileggiau dovevauo quindi avventurar i e infuriare, 'on taggelato panico,

Fors Ignazio, Isidore c Gcncsio partecipavano
meglio, senza paura, del vellutato e morbido delltro di loro, 0 forse erano rassercnati cia Apollonia (ella s'accucciava dietro il carretto nel conile c

istignva al gioco dell'esplorazione con Hevole voceo uno eli loro stando a gunnlia e schermo: nou ranto pero che non Iosse riuscito .:11 prolessorc del piano nobile di irnpre ssionarc un rotok che li cternava come gli animali 0 i ielvaggi sorprcsi nellc radure delle selve, essi sotto I'antica nicchia con la lnrnpadina perennc). n gioco Ii incupiva ed un vclo rristissimo calava sui lOTO occhi
puerili, cosi il fruuo agro si insnporn ai prirni

Iurtivi tepori, I ragazzi della banda. ancora ottenebrati 278

dal

rigore del loro duro inverno anche per questa velo Ii avversano, perche superiori, pill adult1~ e inetti. Ignazio non sapeva penetrare fino a tal segreto delle persecnzionl, perci.o s'aggimva fra disperate domnnde, fTa rnister i: perche. rnai quelli della banda talvolta come arnmansiti I'avevano preso gentilmcntc souobraccio regalandogli un mangincchiato bastonc eli liquirizia, talaltra gli ( rjducevano I'anima ad uno straccio » 0 gli facevano « srringcre l'anima oi denti )? Di questa, dell'anirna, gli aveva parlato il prere da.lla lunga tunica nera costellata di neri botroni come di cio che Iaceva sl ch'egli Iosse un TI!.gil7.7.0 e non della carne come quclla che pendeva rossa nella. rnacelleria cd anche come qualcosa eli. imbrattabile, dunque eli originariamcnre bianco c xonaistentc, come i dolci chc, !lcioglienclosi in gola, egli vedeva : mucillagine pcrlacca e splendente, E ancora, comemailamadretruvol[aloGlccias.se· improvvisamente con uno schiaflo e talalrra 10 'ta~1. casse di carezzc sul volto terreo e sulle braccia ossute, Nulla diregclare accndeva e che I'inferno fosse appumo I'assenza di regolnrita .- oh che almeno madre e banda fosserochiaramente e .sernpre nernicil - gliel'aveva assicurato il pastore ba tista, chc predicava : « Non si sa laggiil, che OS;l e per accadcre, se il sole si levcra, se il Euoco scaldera, se la norte seguira giorno, se due e due Iaranno quattro, se la cosa pesante caddo in basso II. Tale il meraviglioso inferno, tale la madre il cui volto poteva infuriare scarlatto e Irecciante, pCI' poi di eolpo amrnorbidirsi nella moina 0

.

,

n

2.79

addirlrtura aprirsi come una rosa; i SUO! 'capelli potevann arruffarsi a serpaia 0 lambirlo come caldo vella .. Tali i ragazzi della banda, the pate", vano accoglierlo nel loro mondo di biechi erassicnranri sacri oggetti: it. giornaletto, la fionda, i panni umidi, Ie unghie arnmaccate e annerite: oppure .iarglicorrere l'anima in una mana calpcstata.

di schemccontro

Concludeva che doveva stare sotto un destine nefasto, sotto I'ombra d'un Male onnipresente mentre gli alrri si beavano nella lnce di. que} Male, suoi soldati e agenti, nonscltantc vittime. Gli altri erano tutti infatti prontialla Inria j'edentrice .• anche i due sacerdoti (la madre 191 fingeva di tutti: Ie religioni che potesse: 10 spedlva prima all'oratorio del prete cattolico dove poteva anche nicevere pane emarmellata .• poi alla scuola del pastore battista che gli clava del laue; guai r Ignazio hen l)."l.pcva,arivelare a quegliesseri meccanicamente sorridenti, lao sun doppiezza),

Ora cheaveva la Iicenza elementare In madre
minacciava di mandarin a lavorare in fabbrica: -. - .f£. tempo (he rnanrieni tua madre, perche si f.uebbero figll, se no'?' - ripe leva, t.. alvolta per lntenerirsi e soggiungcre: - Povero Ignazlo, corn~ ti ,tranerannp,e che vita. farail Magro come se.• clllssa se resisti] , Quand'cra allegra 10 portava nei cinema varieta, appenaricevuta la pensione del rnarito, per vedove cantava

dere Iavorare la sua unica canzonettista, donneua di vasteneregglanu occhiaie, che divcntava maeS105a las.sil sul palcoscenico,
280

srrofeue

gli spewuori dall'aria blanda, e 'sovente ne irrvitava uno (che pOl:tasse gU occhiali, era mc.'glio)a salire lasso .• Iarsi vedere, lui a Ira tutti il pill bello .. il prescelto, l'impaluito dall'urlo dena platea, dai mille occhi eccitari che 10 trafiggevano: quandoinfine egli s'accosrasse alla sc<~letta che menava sal pal coseeni co, timido e aizzato da tutti, quandonccetmasse a salire, giit spianando Ia bocca ad un sorriso, ella che stava piegata sulle giDocchia porgendogH la mano, eli colpo si voltava sui tacchi e. cos) piegata indugiava un memento, allontannndosl quindi fra. selve d'applausi, La Vana, sichiam..'tvll,c aveva labbra disegnate a V con scaglioso belletto, una Vche spingcva le punte quasi alle nand, un segnale. La sera sovente si Iaceva II la baldoria » in casa Cerutti: la madreinvitava Vana e la portinaia, e in tre «( Ieggevano la vita » ai vicini, Era. eapitatoche fosse Ignazio a scriverele lettere anonime sotto 10l'Q dettatura, ognuna metrendoci una frase spifferata masdcando insalatc 0 Iendute, Denunce eli spaccio. dicibi adnltcrari circonvenaloni di hicapaci, evasloni fiscnli,. amorl proibiti, alrerazioni eli stato civile. Un tribunale di d.ivinit~l. strette in scialli al chiarore della. lampada a peirollo (che sostituiva Ia Iuceeletrrica da tempo), disponeva della sorte eli chi ignaro dormiva di HI dal murq; divinita .f:ornite di un loro elenco segreto di colpe irnperdonabili, the si traevano di nccessita addosso le punizioni. Ia colpa del « credersi )',. la' HSUperbia », la ( falsit~ n, e quella indefinita.vda ac-

28t

certare con un'istiruiva nozione del bene e del male. la bastardia, Ne era comunita che non s'industriasse di pmgredire nei mezzi e nclle conoscenze. Grande era la smania di captare Ie telefonate: grosse dita ;l~Tossa~e tormentavano iI telcfono della. portineria, poiche In Vana sostenevapotersi inrercettare le corrumicazioni con certa combinazione di numeri, ed alta ricerrn di questa tutte s'accanivano come a] loro oro potabile. Crcdcvano poi che per non fur scattare il contatore basta sse Iarc il seue prima ~hc s'rnterrornpesse 1.:1linea rlal capo oppOSlO; lede tetrngona: .e dal conteggio delle relcfonate quella risnltava rcgistrata, dipenrleva dall'avere gli altri .• bnstardi, tempestivamente attaccato 11 ricevitore. Come ogni convinzione teolo.gica, inattaccabile, Quaud'ernno pros. ime le (( baldorie », la rnadre si_ mostrnva felice e gcncrosa con Ignazio : camrninando per la strada 10 mcneva a. parte del suo gran piacerc a evitare le partizioni dei Instro11i, costringendolo a. pareggiarc it passo col suo: aspeunndo I'arrivo delle amirhe, 10 faceva sedere sulle ginocchia, a guard are it cielo dalla llnestra, ·~ostringcndolo it contare le stellc, imamoaccar.epandogli le gambe tendinose: quando egli elicesse un ceno ruunero, risaliva di colpo e gli clava un colpo secco al penc esclamando: ._ Tracl Zitto, l'hai voluto tu, hai deno venti. Eccole anorno al tavolo, sgranocchiano noccioline e irrgoinno bicchieri eli barbera, ripetono « IJnn e tUbs mange da. stuis », Raccontano le ultime del padron eli casa: non potendo piit bere
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a <:.1U5.1 dell'ulcera si fa clisteri di vino: le ultime della moglic del professore del piano nobile; e stata vista da una donna fornita eli cannocchiale che abita nella casa di fronte mentre s'intrattiene a letro con un allievo del marito. Vana interviene: non si ptlO rnandare una Iettera perche il ragazzo era seduto al laro del letto, anchc se eli una bastarda si trarta senzn ombra di dubbio .. Ma prest? o tardi si giunge all'argornento pill cocenre: In signorina :rluriilta. Ia solitaria abitatrice del viilino incassato Ira le case. 1] ragazzo del fomaio depone al rnartino l'involto con clue pani, iI lat. taio Ia bottigl in sigillata, e talvolta i1 gal'7.0ne del droghiere depone Iiquori e bisootti sulla. soglia. Neanchc allora la i vede, 1:1signorina Giuditta .• poiche Iascia i sold i In terra, e tutr'al pi ~l se ne george la mano: la pelle come teso ventaglio ugH ossi stecche dirarnanti a raggio sui perno elel metacarpo sporgente. La mano .Sl schiude a lasciar cadere i soldi, si chiude sui pacchi, scompare dietro it battente. Sono sel mcsi dncche usd di casa l'ultima volta, quando si vide, nel suo vestito svolazzanre, troplXl ampio, a grossi Iiorami, con it cappello arnpio iii paglia, con lc sca.l·l~Ltc di raso ...Bastarda? Superba? No, folle, - Flo saputo case nuove su eli lei - esordia la portinaia, e gli occhi della madre di Ignazio scintillano ingordi; _. rna gia, e proprio da una madama seria, una. moglie di ragioniere per dire. che abitava qui trent'anni fa e quella [olatona era nncora una barnbina piccnla. Ebbene, per Iar'la torta: la madre di lei l'aveva avuta oontrovoglia e sforzatn, non ricordo piu proprio i Intti
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precisi, rna quella era non voluta e allora la madre la Iaceva deperirc, ll:fama, le bestie no! Ecco ehe cosa avevano sentito gridare una. sera, trent'anni fa, n dove sta adesso- Ed era. che Ia madre ci metteva tutte le sere le sanguisughe dietro l'erecchio. Poi .• vedi come e la vita, la madre muore prima di lei. Cosi voleva il destine, c'era poco da fare I Ma lei erimasta come che la vedete. Lo vedi Ignazio che fortuna hai ad avere una mamma che ti vuol bene? - disse la vedova Cerutti, e poi volts alla portinaia: - Ma .i soldi per tirare avant], indovc II piglia? Le arrivano per posta? - Macche, una. lettera all'anno e neanche! E rho guardata eontro Ia lure, niente assegni, 0 biglietri eli banca _ - Gliene ha lasciati molti per giunta, la rnaeire? E se li tiene in casar Ignazio nel suo angolo e paralizzato dall'attenzione. La scritta Reale Societe Assicurozioni che sta sul villino .nel corti le gli fiammeggia daLa. signorina Gillditta non I'ha mai vista, rna. la mario si, 5 chelerrica , e tal vol ta nccncciato suigradini, gliera arrivata una fievole musica ed
vanti,

_ Bisogna trovarti un posto in una bella conceria. - Diede di gomito alla portinaia. Le tre facce om erano inclinate verso 19m\7.io. _. Vieni alla Iuce, tu ingiunse Ia Vana, -. vorresti stare al buio mentre noi abbiarno la
lucein faccia? Ignazio devette 'rionfo: alzarsi, avanzard.

La Vana

una voce acutissima,
rutti E quello 11 -

la portinaia

da far male. grido la Vana, irritata guidasse Ia fantasia dellavedova
dei pen ieri di Ignazio

che

Ce-

e accorgendosi

quello U~ quand'e chc 10 mandi in Iabbrlca? - Trovare dove 10 prendano. - Di'un po',hai voglia tu, eh, di andare in fabbrica]
Ignazio 2.81 mcgue.

- E allora e bene roe ttl 10 sappia e te 10 ficchi bene nella. testa. 10 in conceria c.i ho lavarato. E c'e cia goderel Da godere Tutto i1 giorno te D.C stai a rivoltare Ie pelli che PUZlfU10, puzzano come nemmeno te loimmagini; cosl imparano quelleche \'oglion~ far~ le Iini, ,E ~c ti dOVIebber~ mettere a portare 1 peSl, perche rivoltare Ie pelli e ancora un lavoro da signora. E zitto, non c'e niente da dire. U lume della lampada comincia a vacillare, it vctro si ann eri see, to stoppino divcnta ineguale: gli ultimi bicchieri eli vine col fon~lio. violetto centro 11 lume trernolante e la portLna1.a salura Ie arniche. II rendone ora scorreaulla corda tesa a ineta.· della stanza, toltene le calze e gli stracci messi ad asciugare: la Vana resta a dormice perche si ~ fatto troppo tardi, slcche a Ignazio tocca sdraiarsi sul p~gliericcio sotto I'acquaio. Di U dalla tenda gli giungernnno le parole rapide, Ie risate (aaaaah!) della madre e le parole. In quells, roche :' sibilanti Ira ,i, de~ti de~a V~na; poi le pause e di nuovo, - Di', di', senn ·qut e nuovi hisbigU c. risate.
285

Almatrino la madre prega Ia Vana di cantare, e sono le vecchie canzoni can cui rispondc ai bis: Ella I'm'laua un lnaccialeito trano nna vil,e?'(/' cl' O:YOatto'1'ciglillta cheviscida parea sotto ill maria pm'en. schizzas
f.

Iutto

il ,nw ueleno

Come lucciola s!,erduta rislll Sotto if lume del ffJnale uende i lwei nella folie citt« norl rlcorda pill mammi: La tenda scostata con Iuria, ecco la Vana, entro an nimbo d'odori (he le 'alira attorno, il sentor di profurni, di letto sfauo, eli bocca appastab dal sonno, di stoppino irnbevuto nel petrolia. ella avanza i1 paglicriccio dove Jgnazio si rincaruuccia. .-. Dai, bisogna che ti levi, perche adesso te .10 taglio. - Uri'altra canzone, ,- g-iunge anCOr;;t molle e sonnacchiosa clal Ietto la voce dena madre, - Per G nacia, allora
tJe1'

la bambina indiscreto:
eli Coty

the diJchiude
pien d'odor

cruet

nida

Come fare a passare inosscrvato? i dornandava Ignazio; come schivare Ie auenzioni dcgli altri? Poi ranche In. voce della madre 10 colpiva, invischiata ancora dul sonno, strascicata, mentre ella appariva allacciandosi la estaglia : - Va a compmre la roha, su l
28(i

-. Te 10 taglio dopo ._. gli gridav~, dietro la Vana. Sempre era allegra In Vana, anche quando traSC01TC\!:l giorni e giorni al catIe aspettando un in.gaggio, cerra scmprc d.i poter iessere lei III piu prontn e maligna (0 sfuggiva ad Ignazio quanta di spaurita inccrtezza, quanto eli perennemcnte umiliato si nnscondesse dietro quella presunzione di ovvio rrionfo), Solo una volta era. stata lei sopraflatta, un episodio da nulla, che pero acerbamente l'aveva sgo· mentata a segno che I'aveva dOVlHO 'raccontare alle amiche, rna come Fosse avvenuto aJ di fu 01' i di lei, come un'apparizione incredibile, uno scarto della. realta, Su d'una panchina dei giardini era state; a canto a lei sedeva WI vecch ietto col colletto duro, la cravatta appuntata ed un panama p0s.,to sapra 1'1 faccia attonita. Proprio ai lora piedi era venuro a raccogliere sabhia Ul1 bambino e lei aveva preso a dirgli, - E saresti un bambino. tu? Una bambiun, piuuosto - finche quello, guar lntc per un tratto assortamente le occhiaie nere della Valla, aveva pianto: Giunse Ia madre ed il bambino indice la Vana: - M'ha picchinto, Ia donna, - Oh Ia lal Bugiardo schifoso - avcva esclamnto Vana, poi it suo e 10 sguardo della madre del bambino avevano Inrerrogaco il vecchio immobile all'ombra del panoma. Vana avevaprcvcnuto l'alrra: -·1.0 dica lei, lei ha visto, neal} he l'ho toccato, 11 vecchio sorrise mitcmente, allargava sempre pill soavemente il suo sorriso, c man mano divert287

tava scmprc piu inoppllgnnbile qucl che avrcbbe dettor Tnfine, sussurro : _- E via, l'abbiamo visto: gli ha dato uno schiaffo. Partita la Vana, Ignazio doveva fare il bagno alIa madre, inzuppando in un tina d 'acqua saponata uno straccio di velluto e passandoglielo sulla schiena, lei bianchissima in mezzo alia ~anza sulla sedia impagliata. . La scarso sonno e I'abbattimento, la voglia di pJangere the segulvnno <l. mota nella madre la con_cirazione della notre, erano la cagione dello s~ffo d~e 10 raggiungeva irnprovviso se non asctugava in tempo. prima chc l'acqua, si raffreddas~e sulla pelle tremolanre e pastosa, schialfo schioccanre della mano bagnata, chc con il suo crepito le ammansiva l'inrerna inquicrudine. . N?I~res.tava ad ~gnaz.io se non parteggiare per 1 cauiu! del film, visto che tutti, la madre Vana e I'intern platen crane dalla parte dei l}'Uoni~ e del Iratello onesto che, nel racconto del line dicitore uccide il fratello dissipate e spiega £IIcommiS-~'lri~ come I'abbia Iatto, parte per svista parte per amore della mamma. Prese dunqtlc ~d ar;nare j personaggi dal volta segnato da una crcarrice, loschi e subdolamente Ienti nel parlare, in idiosi stranieri destinati a ~e prern uti da mani gimte contr~ un muro e duramente percossi: osl itsuo duolo si snodava, tali Mono i volti amici e favolosi cia invocare nel terrore, rouo, invero .. la mattins del sabaro, ETa queUo i1 giorno in cui legari insierne gli og.
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getti the nitta In settimana era andato racimolando, vecchie botdgHe (ci volevano quelle nere senza marchio) , chiavi, trappole per topi raccolte in cantina, andava al mercato di cianfrusaglie. Can pailS<>leggero e felice percorreva via San Pietro in Vincoll, tutta a sghimbescio nddossata al vecchio ospedale eli dove giungeva, dalle infernate a livello del rnarciapicdi, un tanfo di orinn e cipolle mescolato al grato odore eli pane sfornato, JlOnc11~ l'urlo continuo dei pnzzl rinchiusi (a tendcre l'orecchio irrrparava a riconoscere alcune voci, le agoniche e amorose, le divertite e spossate): dopo una svolta sotto un arco, eccolo ncl mercato: dai banchi dei venditori di dischi ginngevano valzer e mazurchc, sul brusio della Iolla che piu fitta si raggruppava dove sopra un ombrcllo aperto si fnceva il gieco delle tre carte, o dove I'uomo r iccinto, a petto nudo, posato in terra it tappeto, andava mosrrando le catcnc che avrebbe spezzato; allo sguardo di Ignazio, che TaseDtava. di ztriscio 1a terra, appariva un intersecarsi di gambe, di ruote raggiate di biciclette lentamente sospinte. Addentratosi nella calca, alzate Ie spalle al richiamo pastoso del gelataio~vend.ito.re di Irancobolli (il quale melle ai giardini sempre seguiva lui come gJi altri ragazzi, con qucl sue blando sorriso, pin terrace c caleolante delle stesse invetrive xhe lanciavano gli altni), eccolo infine dinanzi alla distesa di paralurni, mobiletti, tarue di bronze, costurni di ballerina, viti e chiodi e chiavi cannocchiali e sciabole e berretti da. ferroviere, eccolo dinanzi ai venditori accovacciati nel mezzo, COD i loro ccffi da caitiui, rasserenanti a.
28!)
1D

vedere. Alima Ignazio godeva di vendere le sue seoperte e prede: ora c'era tutto I'impianto clcttrice, il filo e gl'i nterrutrori, inutile tutto ormai c da lui lentamente smonuuo: bene sapeva fingerc (li volcrsi portal" via. tuuo alla prima o~ferl<~ troppo esigua, tornando indictro a~ brontolio di resa, ripigliando a contendere su ciascun prc--ao. sonunando un prezw all'altro fino a toccare una somma pi l1 gross.1., Avuri i soldi, agirandoli ,in tilsea, si faceva strada nella calca gustando 1adore eli benzina, 10 spolverio rlorato tlal sole cd il Iagno della fisarmouica dal fondo del vicolo, fino alla
sua meta, un banco dove s'alzava, accauto a statue di cani e di ballerine spagnole, a. eandelabri e catenacci per biciclerta, la pila dei Iibri, Libretti minimi, della Biblioteca del Popolo, con OlTANTA

aeroplane
tratto

era il cervo volnute, questo De. aveva Ignazic). Al secondo serato della pila era

genre,

giunto alia SCienL1. dei dal eodice c'era genre

storia dell industria

casearia ed alla

concimi ed infine all'arnldira, seguita dei eluellanti, Imparo da questo the (rna non era dato d'incontrare tale come dc1rcsto in genere i sernidei di cui

parlavano i. libri), prcnta a meravigliosc complicate gestn PCI' vendicarc un'offesa. E medito : nel
mondo del mercato
0

del cortilc

lc oflcse s'incro-

starnpato a grossi caratteri sulla coper· In pila intera e g.ia. era giunto a meta. ., Aveva leuo dapprima la ([ storia delle religioni 1), scoprendone assai piu di quant~Don avessero chiese nel quartiere, poi In ccstorm del vole umano » du cui aveva imparato a sorridere appena, commiserando, quando qualcuno dkcss,e 13 .p~rola « aeroplano » (oggetto eli scherno, di cUI]I Iibro diceva : II aeroplane 0 aeroplane: si Ecce piu volte il tentative di costruirc macchine chc dcr
OET>.l.ESThU

tina ..

Voleva comprare

ciavano rapide c atroci, senza che akul'1o veramente s'adontasse, and era. per 10 piu can un'ofIcsa che si csprirneva I'affeuo, 0 almena quell'intrusione prepotente C irritallte nell'ultrui vita che cost chiarnavano (gii\ ai bambini le donne dnvano nome eli brigantc, mcntrc Ull grosso amante chiamavano pargolo), AItTe osservazioni vcniva faccndo poi Ignazio sul Iitro e triste (~i.'iOrdined~lla Vil~ che mcnava: dalle parole qlUelc e ordinate di quci Iibri esulavano quellc alrre (he gli ruggivano
bocche spavalde, parole che dovevano contenere una minaccla eli patimenti ancor pill gravi delle percossc, le parole che i semidei denomint vano I( o. ccne .1). Passe ancora dn 1 contnlppltnto alia

vrebbero

sollcvarsi

da terra.

PCI' 10 stesso

prin-

cipio della resistenza dell'aria
loro di appoggio,

che ~Iovr~bbc scrvir

come forz~ motrrce 51 prov.o un po' di tuuo, perfino le scariche col mEZZO di .car~ niece chc producono un rinculo. ver~ aeroplano pratico ancora il cervo volante »; II iJ(!TO

e

n

vita. di Budda, e fu essa .1 consumarlo per giorni irueri. Tento, sollevata 1;.'1esta dal libro, eli spiet gare a Genesio cd ApoLlonia e Isidore, che silenziosamente 10 guarrl.avano leggere per intere giornate, rente €Ii. spiegare la .'ILOna lel principe che fugge dal palazzo perchc vede le donne dorrnire scarmigliate, e scopre la ruota del dolore, e fa Ie penitenze PCI" liberarsi del (C bruno H. Ma quando giunsc a qucll'impiastricciarsi di stereo del
291.

290

Budda devette interrornpere perehe tuulridcvano divertiti, come, per I'appunto, liberati, Allorn dimise la vita di Budda e inizio un altro libra: il materialismo, che insegnava a dcridere semidei spregcvoli, dctti spiri tualisti, e gl'insegnb a dire, fra se, a rassicurarsi ill ogni occasione : ( tuna materia ed energiu ». Racirnolati vecch i col telli huon i da rifilare diminul ancor pili la pila e imparo la storia della letteratura rurca, i canti popolari armeni, lara(lietelegrafia, gll stili dei mobili. In classificazione dei pesci, la musica greca e il socialisrno. fora i vnri istemi socialist! andava I.entando di trovare quello che rncglio gli si nccomodasse; rna tutti iufliggevano ai raga7.7.i aspre prove, come gli pareva: che cosa rnai sarebbe stata lao sua vita ncl falansterio eli Fourier aggregate ad una (I piccoln orda » di sozzi fanciulli, dove ncmmeno per un istante sarebbe scarnpnto agli occh i. al trui, per non dire delle csercimzioni belliche infliue cia Licurgo? E soltanto schivando quclle promesse di tracotanza che gli occhi cJeg1i altri sernbravano tenere in serbo LTOV<lVala solitudine, dove alrncno erano lievi a sopportarsi sfinirnenti di cuorc e desclazioni .. Stava un giorno accovacciuto sui gradinl del villino del cortile, qua ndo la porta fu palancata alle sue spalle. -. All! Qui a spiare? _ urlo una. voce greve. - No, Ieggevo. _. Furbo, eh? Come Sl dice, hai i1 tuo pretesto. E che cosa I.cggevi? - L'uorno gli srrappo di. mana il libretto.

e

-. La preparazione dei Iauicinil E non spiavi? Puahl Come sci magro, - butrato in aria iI libro l'uomo gli diede uno spintone e passe oltre di corsa, I'ornbra sua. gigantcggib per nn attirno sul verro opaco della portadell 'androne, Ignazio non era riuscito a vedere altro chc Ie scarpe enormi, marroni, istoriate d'un traforo. Raccauo il libra, rna non riuscl a le rgere innanzi : era la prima volta che qualcuno usciva dal villino. . La sera le arnicheerano :in allarrne: il mese scorso era stata vista uscire la signorina Giuditta, ed era. dopa due giorni d'assenza, ritornata in compagnia d'un uorno che ora riappariva quotidiatamente: atticciato nella giacca Iisa dalle ta.sdie gcnfie, irto di barbs sulla Iaccia tozza. Ignazio devette ri pClere la storia del tremcndo incontro, Ie donne nate desiderose di stupire, di indignarsi, lo pregavano di ricominciare, . Nei glomi seguenti 1'1lODlo tomb, ed esse rruIIirono quei passi pesanti, caleati con furia, 10 scorsero aprire la porta con la chiavc, - Ah, ma b.isogna sape.re chi el :E mio dovere sapere chi [TCquenta Ia casa, potrebbe essere chissa chi! -.esclarno la portinaia,

Eppure tutto Testa impenerrabile. di quei giorni, un universonuovo ad Ignazio,

Finche, lWO si dischiuse

La portinaia, spiando In villetta, 'era accorta che il gatto bianco della signorina Ciudiua, puntate Ie 2..:1:mpeu un davanzale, stava per spiccare s un balzo e calarsi ncl cortilc, c fu illnminata: bastuva irnpadronirsene, tenerlo ostaggio, obbligare
29!)

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la misteriosa padrona a svelarsi, infine: almeno venisse a patti, concedcsse almena che Ie si parlnsse.. Attest! al varco, e ratta siehino agguamando ilgatto alb collouola merure con-eva a coda rirtn pc:r l'androne. Per tenerlo fermo .10 lego al L:1vo10 della sua. cucina, rna 'luella si clirueno j nfuriamlo e la corda 10 srrozzo. Ignazio era state ad osservare dalla porta: ve. <tendo immobile come un mucchio cI i. plume ln schiumosa peluria che prima aveva covatn In voce srridnln, rasch iurue per l'ira, ebbe una tetra c consolante rivelazione: I'anima del gaLto, 1.. sua energia era om r:aggrinzh.a, non era piu la mucillagginc pcrlacea e balenante di prima rna opale campa no, rnitcmenrc raggiallLe grazic .;11 ricordo che cgl] serbnva rlello strillo Icroce, L'anirna del gatto gH fu C05.1. nitirla e certa, come era I( certa ) nelle palle di sl.oUa usate eli carnevale dni rngazz.i del rjone, dentro armare rlell'anirna appunm, d'acciaio, insidiosa. Ed ecro qualcosa da accarezzare, arnara : quel residua di calore, inoffensive, qnella Jene luce che pareva ancora irradiate dnl
cadavcre.

10, prcse in braccio it melle peso, rncnire la portinaiacon una mnno sul seno mormorava, alznndo le spalle e dondclando il «IPO: - Un gatto piu o un galla meno, rlopOLUI.I.O. Bastala, Dove Ira idoLtoli del cortile era terra nuda egli-gratto fino a .cavare un buco, e B infilo il gatto ricoprendolo poi. cosl nascondendosi lls."mgue chc umeuava ln piega della bocca C s'irnpnstava Ira i peli. Un sacrificio : inutile espinzione e pre·
2!H

Ignaziocutro

e curvatosi 8mb In corda {Ial col-

moruzrone di altri sacrifici: egli nveva vista imrnolare Ia vittima e ora interranclola sentiva di spartire Ia propria sane con quella d'un alrro ,eli-' sere, e ne era alleviaro. Tanto che per glomi restb stupelauo .. internato in se stesso, eli .1,:\ della calda rabbia 0 della umida paura •. freddo con tenere sguardo, e gli nccadde the, salendo le scale di pietr.1, nell'azzurra tcnebra dell'imbuto che mcnava all'allcggio, ccrio che ncssuno potesse vedere, baciasse it palrno della sua mano, e poi il dorsa e questo gli si tramuto souo le lahbra in una erespain Ioglia, Era cosl nnco ra rrasognato quandn III :! sera, the crane rudunate nella camera le tre donnee parlavano del gatto e elella sua padrona e oncertavano Ii dichiarare, sernmni Iossero incolpate di quella morte, che mai il gatto era state legato altavolo della portinala, rna era stnto visto risa] ire dalla cantina, dove forse aveva rnangiaio un eopo avvelenato, poi.che soltanto .lgl1ilZio aveva assistito alia. morte, invontariamente per giuntn .• qualcuno picchio all'uscio, . S'alzo ad nprire III Vana.: nell'ombra del pianerouolo.Ta signorina Giudiua .. Un lunge vest ito a grossi fiori tropical i era illuminate dalla lampadav rncntre nulla si acorgeva dal volro donele uscl In voce :1rgerni mi. c inlan tile, come Imulata: Non 10 fare pill. La Varia giroil capo verso III porrinnia sorridendo •. poi, asscstando una mano sui lianco sp.arse ll Inbbro, spalanco gli occhi. Era prorua, disse: Ma che bello che d vcnga a fare visita, per carita non stia n nella concnte,entri. dell an. Si fece tla parte, ceri moniosa, La. signorina
2!15

Giudltta mosse un piede e si arresto, 01-::1 la luce la colpiva in pieno viso. Bellissimo poteva apparire, capace com'cra la sua Caccia schelerrita di pigliare una grazia puerile e imbronciata: avcva labbra gonfie sotto gli occhi attoniti, e tempie scavate, corse da venc violetre visibili: la tenera ganascia si senriva che avrebbe, ad accosrarvi i polpastrelli, svelato ghiandole enfiatc, mobili e viscose; le narici poi I'allargavano nereggiando: tuuo ill lei era armoniosamente disposto a create una maschcra di patita eel acre innocenza. Pare va d'uno srnorto color di cenere 1a sua pelle quando stava nella. preferita penombra, mcntre s'accendeva d'UD ocra pallido alla luce, rna anche allora era come scrutando le guance dei bambini diVan Dyck che Tlludono con la loro tinta carnicinn quando sono, a scmtarle, un intrico fittissirno di Iilamenti azzurrini e verdastri, freddi, vegctali. Ciondolava ella Ia testa, come love sse d'un tratto il son no fargliela cascare sul petto, e le spiovevano attorno i lunghi incolti capclli: poi, alzand 0 in un sospiro gil sbuff cheil vestito le facevaagli orneri, emisc ancora quel gemito ;1rgcmino;
NOll 10 {ate

pin.

pit!?

-

Che cos'e (he desidera

the non faccia.rno

- Quello che avete FaLlO -la signorina Giudina, malferma, ondeggio, - Ma sl, ci faccia il sacrosanto piacere, ci dica

me

COS<l.

Qualcosa di brutto.

- Di brutto? E che cosn vuclc che Iacciamo noi di brutto? Come punta dn una paura. Ia signorina Giuditta si volto di scatto, si rnossero i piedi come topi souo I'orlo della veste a Jiorami. - Ah, no, cara lei - invel Ia Vana, _ adesso ci bra il piacere di dire che casal Brava merla, che rrede eli scappare COSt a huon mercato. La, signorina Giuditta volto In. faccia sulla spalla, mormorando: ~ Lo apete meglio eli me, sc I'avetc fatto. Se non avete Iatto niente, continuate cos1. - Mil. parla chiaro, che cos'e che ti ruga? urle Ia Vana, - Non sono tenuta a dirlo - disse In signodna Giudinaetringendo Ie labbra, Si abo allora In portinaia, scanso Vana orrnai congestionnta dal furore, e riprese, con un sorriso fresco e mansueto: - M i scusi, neh? 10 la stimo troppo come persona come si deve pcr credere che, putacaso lei era dietro it rnnngiare 0 a sdrare. 0 anche con rispetto parlando rla qualchc alira pane, perche 10 non possa mica sapere quello che mi Ja lei in casa SlL1., e un bel memento. tutto all'Irnprovviso, le salta in testa: vado ,su a trovare le signore delI'ultimo piano e dico di piantarla 11 Gi sara sta.... to, dieo io, un motive, io la sumo troppo per non credere che ci sin UD bravo motive. Scm pre con la testa voltara di sbieco sopra la spallav la signorina Giuditta morrnoro: _ Se mi stirna non chicdn altro. Db basta I ._. grido piccata Ia portinaia. 297

Z!l{i

.;1

Ma devo vcnirlo a dire io quel 10' che da. Iastidio lei? Scnte dci rumori? SOllO i bambini che Ianno
a casa sua?

casino clavanti

_. Se qualcuno ha fauo qualcosa, rnagari per .mggerimcnto d'altrl, non 10 faccia piu, _. Ma sa che vengo io n dido a lei? _ Non rni ollendero. Ora Ia Vana aveva ripreso la calma, scanso Ia portinain avvilita e irosu, si Ieee di IIUOVO avant} lei, girnndo auorno all" figura sul pianerottolo, ficcandole 1:.1 Iaccia a ridosso: rna non riuscl a gettarglieln negli occhi, perche 1", 'ignmina Giu~itLa ora fissava un pumo della volta. - Adesso, mi £11 il piacere di dirrni (he COS:l' le abbiarno fauo _ sillabo. _ 1 ero a. casa rnia. Non ero da loro il vedere; se hanno Iauo qualcosa, 10 sanno low meglio

quanto alla scema, bisogna darleuna lezione che seIa ricordi bene, che la bruci, ' _ Ma il gauo ._ insistette Ignazio, _ avete ucciso H gauo. - Guarda va fUOI'i, fila scio, pollasrro, che adesso ti [nccin cappone. Vava. a rnettcrti In gabbia con quella 11. Basta, bisognerebbe rirlerci sopm e invece eccoci qui on 1~lccecia Iunerale come Sf fnsse succcsso c:hiss;\ (he cosa. Ma i: 111 I. che fa venire tristczza, c allora fila vial va, scnza SLOTic. Senrito? Ignazio ando verso la porta c Vana gli gr:idb dietro - Ancora Il? Ignazio, chiusu diciro di se 1,1 porta, 5i trovb
riel buio del piancrouolo, si sparse dalla balaustra c gli giun: e l'cco delle scalpiccio Ircnetico della . ignor:ina Gi.mLil.ta, (he Iaceva di COrs.1 una rampa e poi s arre tava ansimando: 10 invasc una srrana ,gioia. d'averb:mcora non Ionrana, e Iii

di me, -

di colpo si volto verso lit ringhiera

e cor e giu per Ie scale. _ Bastarda d'una bastard" _ di .. c Vana. - Ma il garro, - disse Ignazio, rirnasto <lecanto nlla madre a contemplate 1:1 signOl-ina Oiuditta.
Valla rieruro sbattendo

eli lui 10 sguardo urlando : - Ma chc gauo? - II gntto della 'ignori nil. _ Ma un gatto sci tu _. dissc la madre con
dal vino, poi - b lla iutervennc _ non avere notato che ri: pondeva dono glispiriLi alle seduce? Dh ballel _ SlISSllITO Vana. voce arrochira matta, pero.

in porta,

volro ver:

0

-

~!fa tlile 11n po' -

la portinaia, come risponAtterua i peli. E

che :glj spiriti non Li vengano a tirare
208

lancio per lc scale .. La raggiunse nel cortile chinso Ira le case e la liscia lastra nera del ci elo, Sali . 'lento i tre gradini e Ie f11 alfinnco, che si rorceva tutta per prcrnere ulla g-rossa antica chiave. Cerra il braun? _. dornandn lgnaaio, additando il luogo clove I'avcva Interrato, 1)cr darsi animo COIl gcsto . ignificativo. La signorinn Giuditta si volto tli scatto Ianciando un grido di strozzato tenore. uno squittio, rna tosto calrnandosi rrese a guardarto con le labbra cos e cia un frcmito, passandosi una mano sulla Ironte udata. ,_ Apro io _ rlisse Ignazio; giro la chiave: e rnentrc la pOrLa suidcva sui canlini, glieln riporse
299

con gesto maestoso. La signorina Giuditta allorn gli afferro la mario, mormorando: - Gattino. - Cerca il gatro? . - Vuoi entrare a giocare can IDe? - dornandb c~n volt~ serio ed auenro, avendo ormai plucato 11 Irernito delle labbra. .N~aca~ra e gentile 10 trasse in. casa.. T suoi piedi nnnun balzarono sotto l'orlo delle strascicante VCSUlO ~ttravers3.ndo il corridoio dalle parerl paYCS<"llC' (I. ragnatele, addensate 13. dove la carta da parati pendeva a lembi incrostati ({'intonaco. DalIa cucina baluginarono, al loro passaggio, rossicce pentole di rame: poi Iurono nella grande camera. L'occhio ~L'Ig~'la7.ioorse rapido attorno, dal letto c coperto di cretonne, alle due sedie impagliate, al gramm.oEon? d~l'i~buto di rnadreperla: poi corsc al vesuto di Giuditta, e nato the era della stessa st~ITa che copriva ilIetro, poi al tavolo, e Ii induglO fesrosarnente nurnerando e meravigliando: boccette col solIietto,vasetti con crema indurita agli or 11 una scatola per cipra colma eli farfalle , crepuscolari segnate del low funcbre emblerna, e .maggiolini come Lisee gemmc rossicce tempestate dai punti d'onice, e anche un grosse peloso moscone color polvere rna col ventre brillante d'un ;erde smaltato. Minute sorgenti di colore. bene intendeva Ignazio, da contemplate assortamente. Ma 10 distolse la voce eli. Giuditta sibilante davanti ad uno specchio che s'ergeva alto da terra, addossaro alia parete : - Liilh, guarda -; sullo specchio era dipinta, in basso, 11Ila rosa, ed elln SUS511r:riwa - guarda gauino, ho una rosa grossa ai piedi -. Poi, cnrvando il Tungo cello,
301)

Inarcandolo 'veT'SO di lui: - Ho dei dolci, e ho dei dischi per fare musics. vuoi? Ignnzio, .abissato in amore, taceva, {ermo in meszo alla stanza, rnusando come un animale; Giudiua iaceva con occh i spalancati, sbattu t.i; entrarnbi stesi di .m da lie stessi.. Igna~io rente di orridere, rna non s'increspo la faccia eli. Giuditta,cd it sorriso anche a lui dovette pegnersi. Finche Giudiua indino sull'omeTO il capo, Iacendc di rimunrlo ondeggiare icap~lIi, giro su un tacco e feee volare ampia frusciantc la gOllll:l a ruota, 'Ti piace? Si trovarono abbrncciati, poiche Giudiua aveva lanciato in alto le scarpe, adeguata quindi alla statura d'Ignazlo l'aveva accolto e auirato insieroe. Piegarono le ginocchia tencndosi allacciati, Iasciandosi cadere . ul tappeto grigio, dove si coricarono allaro, tencndosi per ruano, guardnndo Ia volta bassa dalle grosse travi di legno rilcvate, - Dorrni can me? - Sl. M:I C presto, prima mettiamo della musiC" .- .. Sulle ginocchia Ciudirta raggiunsc i.l grammofcno, giro a Fatica la manovella, irnpresse lnfine il movimenro e sui disco rigato poso il braccio: sortirono le note gracidanti di una musica, a sprazzi un ruggito d'orchestra poi uno strisciare solcato da violini gernebondi: Ciuditta l'accompagnava ' con un suono di gola, che Ignazio intento e ammirante seguiva, cclestiale cigolio. Il disco s'arresto mentre Giudittastava a te301

-

Tanto.

sta ,,It;1, -offrcndo la gala. carrilaginosa a110 sguardo eseatico d'Jgnazio. , Chitto la testa di scatto e sempre a ginocchioru orne per una aUegria (he fingesse, tanto era Iortc, Ie mosse della penitenza, ria nn cassette del tavolo trasse una tavoleun di cioccolato, Can i gatri si mangia insierne il polmone, ru la una parte, lui che te 10 strappa dall'altra, Facci.uno cosi col cioccolnto? .. Io non mi siedo mai sulle sedie, e ttl?

setti the lacerino la tunica. della crisalide nella loro stagione; e l'orrore dov'erano fino. a quclI'istanre ravvolti era. dunquc stato nido propizio, come il Iiquore dei xadnv ri C nutrimcnto alle uova donde si scioglieranno ill voloJ giovan.i mosche torbide e sbalord ite. Il ,braccio dorato d efelidi c eli bionda peluria, SC<ITllQ si tende, Ciuditta la scauare VimclTuttoTC. Ora i.nqucl buio die divide daI restaute cando dn una pianta un j-arnoscellu vivo netto c gentile. Ignnzio sente che il suo dito s'inolrra: e non ha gi;\ nei sognichiamnto e nnticipatoil viaggio. a lungo cammiuato leggero in silenzio peT
poggi-selvosi, per vall] arnene, per str ..de ovattate eli borghi, tali disrcse sorvolato? Ora di b! della ruvida lanugine, Ia conchiglia - gu:qc:io di chioccioln, ccdevole, di tcnera co mpattczz ..a , gil va rio , volgcndo il suo nicchio gonfio e lustrato (poi. come ad una svolra) tosro grondante i suoi olii tenaci, Cosl la calamita aurae in forma di rasa i petali di ferro com'egli suscita un alone di tubuio lc coltri. ella al polso l'impugna, come spic-

per terra. Iguazio fisso i denti puntuu e anncri ti diG i 11. ditta, (~Cnlilli eli rosicante, C domnndo : - Mangi crurlo 11.pol mane? Sl, anche ttl? - Non an cora.
11[0

-

No,

sulle orccchlc,
Senti.

. Oiuditta balzo in piedi, vorricosi I suoi passi la portarono Iuori della camera. Torno con due cuflie d~ malachite ed un lungo filo altorcigJiato: - Ved .• ho anche In radio. Ho tuuo, Adcsso rc , la faceio sentire -, disse, aggiusiandogli In cunia Je stazioni esrere>

dormire, se no viene troppo tardi. Dal leuo scosto Ia coperta a fiorami, SCOrr! le lenzuola cenerognole, si SflJO ilvestito, mentre lgnazio I'imitava spogliandosi In i pure; come in302

Ieee una srnorfia di disappurno, poi disse lcntamente, cantilenando: - 1':: come nelle conchigl i~. J suoni sono rimasti, rna bisogna fare un'attenzionel Urr'atrenzionel -. Poi gli mise una mana sul.la spalla e disse ; - Sil andiamo •

No.. .. Giuditta

multuosa concordia, una Iesta d'urnori e di vi, 5U cui si CUIVil non remote, non infuriante, perduto epietoso e grato. Oh quanto felice sc ignaro della colpevole pelL', del pavido disprezzo, avcndo udito rna ascoltato gli attcrriti sermoni 0 golosi dileggi
binanti

nero

rna

ClI-

non tur-

sfolgora balenando, pudico perche nascosto, trepido perche sorridente s il volto della vita, Rantola il costate eli Giuditra, e tossendo 'el~a gli dice con Voce Ierma e pasLOsa: - Bello non

gli

attorno

a lui,

nel soffice

buio

tastando;

!lO3

essere pin sola -, e riaccendendo le luci, si sporge daJ let to, afferra una bocceua cU profumo e bacia Ignazio mentrc gli spande il liquido frizzante sullu pellc rendinosa, rabbrividcnte, Ora Ignazio ba tutta animata la peUe dov'c state baciato, e fresca e pungente di profumo: 'accogJie nella mana il bicchiere che Giuditta ha riempito di vine rosso e 10 lngoia a meta, I'altra meta beve Giuditta, Rimcssa sotto il Tetto la botriglia impagliata ed it bicchiere ornata tutt'attorno eli irnpronte, Giudjtt<l torna a spegnere la luce: ora grevi .sono i Ioro occhi, placido U respire, offuscata hi.mente formicolante ai Iurni del vino, mentre scivolano nel sonno ospltale. II. sole a meta. della sua. carricra batteva a picco quando si destarono, Giuditta rimase ancora a lunga sdraiata, marrnorando una canzone confusa con quel suo gemito guuurale, rnentre Ignazio gift vestito si aggiravn gun rdand 0 con nuovi occhi la camera ed i suoi mobili sfasciati, provando it rnuoversi rutto nuevo nell'alonc di trepido affetto che gli sprigionava di dcntro, dilfondendo i tiepido per le viscere, per i. lunghi esili muscoli del ventre e delle gambe, tutt'uno con il ronzio della mente, con it rnalessere gradevole che sentiva a. percepire nil-ide ad una ad una Ie radici dei capelli. Leva rasi , Giuditta corse a prendcre gl'involti alia porta, l:i dispose sul tappeto; la bottiglia del laue, il pane. Accovacciati in terra come anirnali mangiavano, ella ridendo a. vedergli rnuovere i1 colla deglutendo il Tarte, quando Ignazio fu ln301

vaso cia una [(lIla di pensieri c pre.~e a domandare;Per .hc sei venuta lnssu, a casa min? - La chiarniarno la Sporca quella donna che era seduta vicino ale? - 51, la chiamiarno COSI, lc sta bene. E perche sei andata a trovarc Ia Sporca? NOll 10 so. Le vedcvo salire quellc donne, cia dietro le persiane vedo scnza the mi veduno, io, Mi sono della ... vanno Iorse a farmi dnnno. E 011lora SODO andata a dirgliclo. Era. per 11 gatlo? - Sci I.U il gatto, gattino. 11 gatto. II tuo gattache la portinaia aveva catturato. - Catturato, Catturato. Cattu-rato - e rise, Ignazio corrugo la Irorue. - Non cosl - esclarno ~.illdilta lisciandogli i solchi lella fronte con In punta delle dita unghiate, dai polpastrel}i a cono, rnolli e urnidi. D'irnprovviso suonarono ncl corridoio del passi pesanti. cntro l'uomo, apparvc sulla soglin della

camera. enorme nella sua giacca lim, con i capelli bionrli (he gli cadevano come una crinicrn attarno alla faccia. Stene ll per un pe1.Za a gambe targhe, girando un dito nel colletto della camicia di panno ruvido a srrisce. aguzzando gli occhi verso Iguazio.
COLl

Non dcve piu venire,

'lei .-

dissc Giuditta

Ia voce argentina della sera prima, inquieta sotto 10 sguardo dcll'uomo. Quello non rispose, rna sedeue in terra e prese un pane, addentandolo a testa piegata, come ad aggrcdirlo di fianco,
305

Finalmente, a bocca piena, disse, senza toglicre gli occhi da Giuditta, che ne era. trafitta c immobilizzata: - Non so chie -. additando Ignuzio .- un fratello? ~ No, c il gattino - rispose Giuditta. ~ Sci ttl quello che scdeva sui gradini l'altra volta? Quello che legge? - SL - Che cosa sei vcnuto a fare, qua dentro? - e agito it pugno. Allora, sciogliendosi dalla sua fissita Giuditta levu un grido : _. No, non come ieri! L'uorno si volse di scauo verso eli lei: - Ieri
nonsono venuto!

Jeri, ier I'alrro, il giotno prima.
]0 SO.

e

venuto,

Ah, a11 -. rise l'uomo, batrendosi una mao r no sulla coscia, - ho capiro, sta tranquilla, ho capiro tutto. Hai vista che ho fatro il pugno, eh? .51 - mormon) Giudiua, - Ecco, vedi corne capisco tutto, senza bisogno eli tante parole, io. L'altra volta, quando hai aV\1LOpaura, avevo [atto il pugno. Eal1ora,. se hai tanta ranra, perche non li decidi? Tanto, posso venire anche domani a stare qui, e dovrai deciderti comunque. E allora, come 51 dice, perche non decidersi subito, senza fare storie? Senza di me dove saresti, eh? Dillo, Sf sci capacel E nernmeno Ia prova della riconoscenza, vuoi dare. Perche non devo stare qui ad esernpio questa notte? Perchet -. Poi pa.rve sccnvolto da un ncmbo di pensieri, e urlo:
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- Che cosa sarebbe questa bambino dalla Iaccia magra? Eh? Un testimonio> Per questo che l'hai chiammo? '1 e. te, ta auenio, non rni piace come mi. guardi, e sc voglio, 8::1i che cosa Iaccio? Ti mertosdraiato in terra e rni siedu sulla tua faccia,finchc smcui dl respirarcl Ti giro il braccio tre volte atrorno al collol - .. La signorina Giuditta ridacchio divertita C Ignazio si volto a guardarla, mischiandosi in lui la paUI';l dell'uomo e I'oltraggio che ella gli recava. - Dice soltanto cost mica 10fa -10 rassi uro Giudiu .• a, - .Beh - disse l'uomo, contento dell'clletto, spianandosi in un sorriso indulgcnte, - darnrni d... here .. Sil dammelotu, bambino. Ignazio presc Ia bouiglia disotlo it letto c gl icnc verso. - Tu, bambino - prese a dire, - non sai the COS.1 vuol dire essere un uorno come mC un elefante. Vuol dire E poi non sapcte in quali pacsi sono state io quando ero in guerra. Ho conos iuto uomini di fronte ai quali ero io una puke elora gli elcfanti. Ho conosciuto ad esempia uno ... beh, lui era di un paese che voi non conOSCClC nemmeno, dove Ie donne hannn capezzoli grossi come le vostre teste, viola Ii hanna. Farino paural Tu, tu, anche se non avessi vi sto.• capirci subito che hai una Ienditura cia far rid ere, neanche buena da dare i1 laue ... in quel paese. cantano ca.nzoni dove si dice che lc donne daranno il lorn latte da here al guerriero ... Ho viaggiato io ... Laggiu non ci sono donne come te .•che strillanoe sbattono i denti, 11 dopo I'aratura, nella terra, dentro il solco, capisei? Ne 8apevQ delle loro
I

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storie sui cinghial] ... e sui lupi, lor~ imparano ,a cornbattere osscrvando i lupi ... _. gh palpitava ,II cello. 1'iride glii rlilatava .. Rovescio il fiasco 111 gola, poi riprese : _ QueUa gente che ha scmpre pallfa ... bisogna avere p:IlI~, tanta paura. Percite quando un uomo C forte e forte e basta., .I ~agazzi devono capirlo, c stare. a quello chc g~l. dice lui -, Ignaz..io scl1l.ivache l~ sgllar~lo dell uorno

e

derlo ri Ilesso nello specchio; sopra la rosa lpJflt.'l quclla tozza faccia qu~drata 10 Iissava COH. una smorfia attonita e mcditabonda. . Igrmzio capiva.T'uorno 1l0Ds;lpe\;t di trovnrsi davanti ad. uno spccchio altravc:-so 1.1 qu.ale tentava invano eli passarc per raggmngere il luogo dove vivevano lui e Giudilta,. I'uomo nOl1<lvev~ potuto amare Gimlitta,.clgn~io s'inorgo~lit .~11 volto r isolnto la testa c 1alfronto con allegro VISO: L'uorno si riscosse, stupi, gricl6: -. Ttl non ,I~al rispetto, ecco, ho scopcrtol -. Ign."7.10 cerco G Iuditta,la vide sdraiata, che aveva nprcso so~no, .l~

)0

avvolzeva
• 0 ,

distolse gli

OCelli
.

da lUI per sorprcnd"

ciondolando la testa, senzasaperc chc dire, pronta a tutto, a perdonare come a percllotcre purche le venisse un suggerirnento cia. qualcuno a da qunlcosa, cosl i bambini inciarnpando si voltano a guardare, c pronti strillano 'e colgono sgomento sulvolto degli adulti, oppure ridono e rifanno il gesto dinciamparc se I'oracolo allarga la bocca, in fossa le guance e alza le sopracciglia: segnal i, come la bacchetta agitata dal podio pCI' le inflessioni del eucre degli orchestrali, Mndarna Cerutti deve cercarl ~ in se, I'oracolo, mernr se rie sta accarezzandosi la panda e tentennando verso Ignazio, in modo che pLIO essere com pl ice 0 anche accusatore ... Ma la porrinaia sterna ogni pensiero gridando all'irnprovviso: La marta, la marta laggiit ebbe, ~ da lei che e state lui, Ina questo

niente, e rientrato dentro da lei quel tipo losco ... porea troia, viene ancora a prore tare per il gatto e la vede! - Ma se non ha ncanche parlato del gattol
disse Ignazio,

e

in terra .. L'uomo
subito -,

urlo:

con calma lita, IgI1<lzi.o corse via. . _ lvIadama Cerutti, madamn Cerutti, eccolo, eccolo quella carogna! - 1I1'1b la port_inaia COD le mani a schcrrno della voce, Ierma jn mezzo al cortile zliele dia, glide lia, povem madama, o . . che stata tanto in penslero. 19nazio sall lcnto le s(;al~, e presto la, senti anfanargli dietro ; - Dove SCI state? Dent! la casa

- E adcsso tu esc I, esc: innnturnle. con ira sobbol-

_

Ziuo, dopo quello che e finalmente prese pensi allora, che mi attira in no ... 't lO uedd«, 'I e mac 'n
In madre.

-

bai Iauol _
partito: -

disse
Pensi,

e

casa it mio bambifJoil, the cosa pub fare una povera madre? Oh, una povcra madre! -e gift. sentiva COD gusto le lacrime che un niente ormai bastava a disserrare, bastava insisterc Iita-

°

della malta? Non le risposc,
301'1

111 casa la madre

..

1,0 guard6

niando, -. Oh povera madama Cerutti] Solo adesso che ci PCl11iO mi rendo conro, rna e terribile solo a pensarci ... Ma magari, insomrna, un pensiero

e

RO!1

che sl pub fare. Domandi a lu.i - djsse Ia pOl" tinaia, - Che cosa ti ha Iauo, eh, povra masnfz? Dlllo alb. tua mamma che e stata in pensicro, mica ne trovi tante che starmo in pensiern come sono staraio, che COS:1 ti ha fatto lassotto? ~ Nicnre mi ha fatto, - Ma, dico io, dove sci stato tutto questa tempo? - Ingiro, J ntervenne la portinaia : !VIa. qucllo che embra uno della lotta libera che va dalla rnatta, vuol dire he non l'ha] visto la dcntro? Che cosa ci fa? Dl, died chi c. - Non 10 50. La madre, come i cani che WSlO smerrono eli fissare una mosca. per puntare il UlUSO verso un odore 0 tendere I'orecchio verso un passo. esclamo: - Guarda che ti va a rrovare, uno cosi, quelIn ncciuga ... Ma gia che io, can un figlio, per Iorza, si tirana indietro, gli uomini, cosi anche se in fonda qui c'e da toccare almcno, al confronto, a parte rutto - e si dava colpi sulle natiche. La portinaia disse : .- So. che. cosa dira 1. Vana, Mica e paul"Osa come noialtre nei suoi so' spetti, quella pensa c dice e fa, senza tante sto~ic in mezzo . .E anche a me sembrercbbe che se 51 C ten uta. 19nn7.i.o tutta Ia notre e 10 lascia tornare, 1){wr sclt .• soltanto adesso ... eh? Minorenne, come si dice. Ignazio, corsc via, si burro per le scale, invano 10 chiamarono, Si rirrovo Iinalmente nel corti le, e sentiva una

sorta di puntura allo storuaco, come una lacerazione dcr~tro, rna lo~tano. ncl fonda piu remote e Fosco di .quella regtone del corpo: gli giungeva non proprio ]0 strappo, ma la sua ceo. Infa tti in que'. iJlon~cntosi era rinfocolaro il gelose sgorncn~o dinanzi all'uomo ... perche Giudirta ammetteva rn C<1&'\. l'uomo? Slorzata? Com r'ientrnre nella villa? Gene, uno sguardo appassionato e dolentc alla targa della Reale Socleta Assicurnzioni con il TOSSO stemrna, e Ia croce in es a. E avanzo, mono i1 campanello. Non gli fu aperro. . . Sedeva .sugli scalini con il memo appoggiato at pugno, intenebrato, quando giunscro Gcnesio e Isidoro, che egli ascol to scnza guardare, Andavauo in un posto sul Iiume dove si facevano i bagni, e, come all'improvvi.so cornprcndcndo che allontanandosi dal cortile poteva forse attutire que] rovinio di 5Clls:J<'.loni e rovinose novita, Iznazio decise di accompagnars] a Ioro, Si mise in ~ez,. zo a 1 corrile, Ieee scherrno nlla bocca {on It: ruani c gddo alia. madre, 1;)S51~1: - Vado al flume. non m'aspenare -, quindi, incurante delle domandc che fioche gli giungevano dallalto, da dictro il cornicione che sbarrava all a mansards -Ia vista. di quelln parte del corti le, partl con Isidoro e ton Gencsio. Dal capolinea del tram si pigliavtl per una strada asfaltata che costeggiavn la prod a de] fiurne, per COStar rene poi. voltando verso la citta e LasciaJ~do fra se ~ la spondn un brullo campo cosparso di gobbe di ferramcnta elena, di cumuli di r~ fiuti scaric.al.i dagli all tocarri delle. piccole offi.. erne: 1m gngrore eli fitti cespugli c d! erbe alte,
311

chc appen:l appena
tre ragazzi scalarono lanciante

mostravano

it 101'0 verde, 1
di rottami e

annu volarsi

eli polvere,

In bam bina

corrergli

in-

una montagnolu

videro il flume aprirsi al loro sguardo, giallo, riIrecce souil i di luce ncll'aria,

contro, Aveva addosso soltanto un paio di calzoni di lana nera, ruvida ill pelle, arcuava i picdi prensili sui massi, bilanciandosi come una capra. nella

Con T'ancia p"cua del fiurue c In. distesa di terra slcrposa su cui rnisurare l'arn] iezza del suo respire, Iguazio ritrovo la sercnita, srnarrita nei covi tli tal pc imid iosi che sburavnno nel pOZlO del cortile, e non a struppi e sbadigli rna naturalmente spundeva il pcuo nel respire, 110n pill ratrrnuo e guardingo. 1'\'I;L Isidore getto I'allarrnc: 13 dove 'i doveva sccndere verso il fiume era sorta nna buracca: suI ciglio della scarpata che 11 non prccipi ta va rna calava dolcemcnte, una COS[fUzione di mattoni e Iamiere, c g-ia animata ne appariva la vita; davanti alla porta era deposto un mucchietto eli rottatui racimolari dai depositi d'attal-no, c dei panni erano stesi ad asciugare su una cerda che partiva da dierro l'uscio e andi~\I" a finirc aLtUfUI ad un palo infitto nel suolo. Isidore e Gcnesio dichiararono di aver paura. e vollero tornarc indierro, Ignazio aha lc spalle e, Ie manl cacciate in tasca, and a risoluto, avanti, convinto che l'avrebbero scguito .. Passo davanti alla baracca, prese a scendere verso il fiume, Era a meta del declivio, aiutatosi con le mani allerrate ai cespugli c facendo

corsu, Quando

gli fu a petto,

eomincio a clargli

spin toni can Ia mana sporca di terriccio, ridendo agli sbuffi eli pol vere che provo cava, parlandogli una sua lingua a parole smozzicate, da cui pareva. sort ire un « via di QlI..'1 H r ipetuto. Irnprov visa-

mente con uno strattone, 10 rovescio sulla ghiaia e gli punto il piedino caJloso sullo stomacotpresera a lotrare, ma, nato Ignazio con stu pore, dolcemenre; ella gli mcnava colpi secchi con Ia mana, rna ritmati, senza infierire, anzi, sgrananrlo i derui, 110n a ghignare ma a riderc spietatamcrue, allegra, con occhi rapidi, gioiosameutc irosi nell'urnido biancorc dci dcnti. Cosi Ignazio Imparo a. lottare con (0] pi m isurati, forti rna soavi, bevendo nell'affanno l'uno il respire dell'altro. Quando sopraffatro cgli giacque In terra senza rialzarsi, la barnbina ernise un mugolio, 10 abbandono e si mise a strappare ciulli nandosi can lasaliva verdastra. Cos) dipinta torno sopra di lui e sporsc la lingua, e Ignazio le Iu grato per quello spettncolo di Iantastico lenore, tanto chc le sorrise ingraziante, Di cia ella pilTve irritarsi, come d'una srnanccria, perche gli diede un calcic al fiance c glivolto Ie spalle, incamminandosi verso I'acqua, (Verba secca, maciullandoli coi denti e poi strofi-

una faccia di barnbina, secca e olivastra, i capelli corti e irti, Gli grido qualcosa,
1u stretta spiaggia ghiaiosa, concava e lunata 5OltO il costone, Appena Iu giunto accanto <J ll'acqua, C lie annuso l'umido odorevccco in lin rovinar di sassi e
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spunto dall'alio
rna orrnai

prcsa sullc pierre

incassate,

quando

egli prccipitava

vena

Ignazio alzo 11 busto, srando appoggiato sui gomiti tirati dictro lc spalle c la guurdo che entrava nel Iiume, [endendo fa corrente B 'hlumosa
31!!

51 geuava a nuotare, scompariva sott'acqua per riaffiorare semprc piu lantana. 11 sale batteva quasi torrido sul fiurne motoso: sul ponte lontnno c bianrheggiarrte transitavano i punti ned dei passanti .. Quando In bambina torn!') at riva renevn un pesce nero e Iucido ITa i denti, e stringendolo tutto guizzante con la boccn da coniglio, gl i arrivovlcino, il carpo rabbrividentc, brillante di goccc, Ora the era in equilibrio, s'aiuto con le rnani e morse il pesce. La mnngiucchiava, roue per bravata, pe.r:ch.c poi lancio la pohiglia (he ne restava verso it flume, e sedetre, In ieme rimasero dondolando i piedi nell'acqua lino all'hnbrunire, la bambina porgendogli In mana ad. aiutarlo, quasi domestica. Salendo, Ignazio avnnzo verso Ie cosce della bambina una rnano, Ie send calde. Ritrasse Ia rnano, anche lei era. calda .. ami bru ci ante, come tutti, dunque solo Giurlitta aveva la pelle Iredda, In cimn la baracca 05i 5tagli<lva.nera nel sereno; due uornini ed una donna stavnno accucciati davanti ad una fiarnrna eli sterpi su cui vaporava grigin una pentola sospesa a dei rami intreccinti.. La barnbina ando verso di loro ed Ignazio Ie Iando un salute, con voce di richiamo e ingraziante. Quasi irrItala.a quella mollezza, ella si giro di scatro, eel-co uri sasso in terra, 1Q colpl alla fronte, Un altro sasso fnl110 rascru .. ndogli I'orecrhio mena tre fuggiva verso 1:1 ci Lt~\.verso le grandi fabbriche che gettavano un vela arnncione sul cielo, e udl altri sassi volare ed una r isata dana genre della baracca chealzzava la bambina. C pol

Fu Infine per Ie strade note con le lucigialle ed i negozi •.Infinc nella citta vecchia dalle strade serpeggianti, e passando accanto ad UD. barile di olive Iuor d'una salumeria senti la mana corrcrgli ratta a prendcrne, e pill volte, 61 da riernpirsene Ie tasche, con favelosa disinvolta velocita, felice a1ata. Mn quando entre nel portone la felicit~'l Iermo Ie sue placide onde sommesse, it respire tornb a farsi rotto, trattenuto e poi ansimante in sospiri e sbadigli. Si sentl smarrito, pniche era imprepnrato a riaffrontare quella sensazione neJ petto, a sentirsi rodere e Ierire scorza ;;I. scorza souo le carni, quasj un animale to rosicchiasse tenace, Si aggiro per Eosco cortile, nccarczz.. ndo con Iu u suola i ciouoli, rnordicchiandosi il labbro, lasciando che si facesse srrada In presenza seria ed ansiosa che 10 doveva xrrrnai signoreggiare. Ecco, in line, chiara, decisa eIa rivelazione: egli e in colpa, in colpa per Il confrontoche ha facto tra 13 bambina . del flume e Giuditta, la cui pclle inai e stata ..indo rata e brunitn dal sole, rna. tutta .indifesa si offre, bianchiccio rcticolo di squame, che s'in contrano in punti neri come minureenpocchie di spil10, sottilissirna e gelid a. pelle pronta a incresparsi, E con lac pl'opl'ia colpa avanzo il. sospeno d.i una maggior colpa eli lei: chi era dunque I'uomo rue I'aveva cacciato dalla villa? Verso di questa avan1.0, san i. gradini .. suono, :'iempre phl rabbiosamente. Non gli fu aperto. Butto due alive contro la finestra della camera grande. Non gli fu aperto, Doveva dunque tornare da sua madre.

n

31'1

315

C'ernno, uut'e tre, Mangiavauo nrachidi e bevevano vino. Fu 11 Vana a parlure per prima: M eno male che ti degni di Iarti vedcre, SUr SU, avanti, fatti avanti, Qui 0 ri spieghi 0 finisce male. lmanto.ichi e l'uomo che va dalla marta in conile? - Chi 10 ~1.1 La madre intervennc: - Vuoi che non 10 sappia 1:'1run rnammina che sci I'amicheuo della signorina Giuditta? Perche non ci did chi e l'uorna chc la va a trovare? Non sono amichetto a nessuno, - A spussaua {ina 'd chtla 'I merlo - rnugolo Ia portinaia sogguardandolo con ferocia. Valla finse di nOD badargli, parlb alle arniche :

Ne studia, quella madama Ginestra, _ diceva la porti naia, - fa mcttere in un piatto acqUi! bene Ieun, olio puro, sale, rosmarino, aglio ed un fiocco fOSSO. Cl ficca un Iumino e . c si spegne o trernola vnol dire che li va male .. Se poi va

n

bene e perche avevi portato dcll'olio pUTO. Quell' immagini eli sanr'Antonio chc bisogna vedere sc sbiadiscono ncll'acqua se Ie fa. Iare in una tipogralia appost~l. - El sana [ucllc coi oolori chc biadiscono e quelle che no - aggiunse la madre, - poi ti fa mettcrc anche bianco d'uovo in u n bicchier d'acqua e se ill mattino ha preso ccrte forme C una risposta e sc altre un'altra. Senza dire che con hi
sua barnbina fa fino gli spi'riti .. - Vieni xhe ti faccinmo dire b. fortuna cia rnadama Ginestra -_ disse la Varia ad Ignnzio, -, - rnetti Ia mantcllina e marsc. Le strade ern no gia deserte, rvoltnrono all'an-

-

Qui C ora di far
-

do di Vana, mando

qualcosa, capiro? Oualcosa e successo, rna da lui non c'e mo-' S31;e.r nicntc - decise la madre. La fa anchc da noma, adesso? disse ~ Ina zitta (he ho un'idea, andiarno da
Ginestra.

madama

'Te ]0 fai dire con Ie carte, adesso? la madre.

<10-

- Non ci pcnscuc, - disse Ia Vana, _ piglia .'ill e nndinrno, Le donne si prepararono ad 1.1 scire, svolazzarono g1i scialli nell'aria gialliccia della stanza •. - Preparati _ disse la madre ad Ignazio. - Sono lHanco, - 'Tanto mcglio·- gli replica Vana: poi, COD
dolcezza sirnulata, andiarno e torniamo e poi ti rncui nel tuo bel lcuino C dormi, T~UlLO la cella la sail i comunque, allora, se esci ti distrai, !SH;

golo dell'osteria, dove picchiarono 'li vetri e salutarono, irringendo ad artiglio le dita, le vecchic arniche sedure a bere, Lestc poi, infilarono la via cieca .•ad ansa, dove abitava madama Ginestra, a rirlosso della vccchia sede rlci domenicani, --- Ma insomma, che cosa vuoi (arc da madarna Ginesrrai - sussurro la madre. E merure Vana spiegava, Ia portinaia si urvo tutu per meglio udirc, rna volgendo dall'altra parte 1a Iaccia, con esprcs iune indifferente, - .E una confidente -_ disse In Valla. Per un pezzo le altrc due si guardarono senza
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osare far domande .. La '{ana, fiera,aggiunse: Sa mettere pena, e fa parlare, c itsuo mestiere, Erano entrati in unportone, dove una colonnina rcggeva la voha bassa, schiacciata che si apriva nIl'aria d'un cortile nereggiante, ill fonda al quale una port..'t ovoidalc menava ad una strcua ran'lpa di scale; prcsero a salire aI1sand~. . Al quinto piano girarono in un cony:lolO sono i teu.i, giunsero alb porta, rlov'cra sO'lUO « P7'oJ. Ginestra, sonnambuln auiorizuua ». - Avete I'appuntamentoi' domando una voce infantile da dietro I'uscio. - Apri, piscialetto, sono io -. !ITido V~n;l, gunrdata con ammirazione €.laUe ami~le, c aggllm~ se, _- dov'e che tieni sempre le maru, che non sat _ piu aprire, bastards? . . Una ragazzetta col Iiocco TOSSO m testa apr] J~ porta e Vana entre spavalda gridando - Avnrui c'e posto. .... . Una vccchia con la chiorna gngl:l SCIOIL'l sulle spalle, in una camicia da not~c ricamata, si stava lavando i piedi dentro un cauno nel mezzo della camera. - Pili che te se si serite far casino. Sei un'ordlnaria se ce nte una. Eeeo Il male di abituarsi a trattare can delle signore, quando vicni ttl si sente In differenza - esclamo Ia vecchia con un filo di voce, mcucndosi in piedi con sforzo; avev a lapelle del pelto rossa e crepata. . .. - Datti le arie con il sedere _. replico la Varia, poi Ieee cenno alle due amiche e ad Iguazio di entrare, - Toh, anche un bambino? E che cosa har
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1 vermi? -' morrnoro la vecchia, Ignazio scorse, ernergere dall'ornbra .• nella scarsa luce che filtrava per le frappe verdi di un coprilampada, una tenda che nascondeva un letto, una credenza con sopra tappi diclwmpagllt: e corni e fiocchi rossi controiJ malocchio, I a barnbina intanto em giunta a tiro della vccchia, che, irritata dall'inrrusione, nc approli to per dade uno schiaffo, . .. . _. Cosi ne avanzi per quel the Iarai, - disse, _ _. intanto asciugami i piedi e infilarni Je scnrpe, In fretta, perche devi anche rncuere lcgna nella stub. Poi si volto verso le arniche e dissc: - .. NOll ho neanchc pin voce. Lavoro, lavoro, Mica che guadagni, perol Beh, eallora? - Forse qui salta Iuori che Iai anche l1tl scrvizio ai tuoi padroni della questura - disse V31_1n. Prima che madarna Ginestra potesseprote tao re, Vana le era gi:) accanio con In bucca sopra I'orecchio e le ccnfidava qualcosa, La vccchia man mano s'accendeva di uriosita nello sguardo e blandamcnte sorrideva it Ignazio. Quando Vema ebbc finito, rnadama Ginestra comincio a dondolare la testa mormorando, - mah, mah, ._. annuso un pizzico di tabacco e infine si abb. Dis e: -.-. Bon: Adesso Ie belle signore vanno di lil e la mill bambina fara le carte pcrche si 1ivertano a .lfapere che ci sono ancora lam; bei bruni coi r iccioli che si eonsumano comeccrini per lora. Si volto vcrso Ignazio, - Tu, il bel bambino, rcsti con la povera madama Ginestra, the cosl Don s'annoia.
:119

Furono soli,c In vecchia ando ansimando a prendere lIIJa. smfa che pose ai piedi di Ignazio, - Faccinmo it caldino calduccio per it masclrietto? -, Gia. H caldo era Intenso, e tutte Ie finesrre serrate, pur nella piena prirnavera, rna 1:1 vecchia, che pareva trcmare dal Ireddo, accese 1.<1tu fa ehe s sprigiono una fmmmclla azzurrina, di£fonde,ndo i~ suo odore pungcntc, -.- Sai che ho anche del dolci per tc? Perfino un liqnorino? -. Sempre ansirnando, ando a prendere delle cararnelle e una bottiglia di cherry br(mtly. - Ecce, ceca, tutto per lui,che non diet che si annoia perche c con 1a povera rnadama Cinestra, neh, Gli sedcue vicino, guardandolu rnangiare e bere, e ritirandogli Il bicchiere disse - BO!'L .• che piacere sapcre che tipiace 13 mba buena, Scornmetto chc 1.1viene il sonno, sl 51. tanto sonno, neh? -, 11 calore sempre piu fortee seem, .. il dolciasun ianfo della stuln avcvano intormcntito Ignazio.ied cgli non rcsistette ana rnano della veechja chc gli attirava Ia testa In grcmbo. - Bon, bon. bid biri, bon bon, tanto sonno chc hai, La veceh in:1vcv";l presQ un perrine e con le punte gli sfiorava In. testa, vihruudo esse ]0 molcevano e la vecchia non diccva se non - Mmrnmmmmmh _., menrre il calore cresceva. Poi disse, la vecchia : - Sapcssi come 601]0 arnicn della signorina Giuditta io, Le voglio tanto bene, cam Ia signorina Giuditra. Su, puoi dormirc, rna devi anchc rispoudercquando ti parla la povera vecchia madama Ginesrra .-. Cosl salmotliava, rna quando giunse alle domande precise: (he cosa aveva fatto con la Giuditta? Come aveva passato tune quelle
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me con: Giuditta} 19n;tzio tacque. Solo quando gll parlo dell'uemo egli disse, Iaconicamente: - La. .slruua, le mostra il pugno •. vnole andare ad abitare con lei, con la Iorza, volevaanche pioclriarmi .-. AlI01'a Ia vecchia 'penso fosse il momento di tornare aile prime domande, rna di nuovo Ignazio, .sfogata Ia sua gelosia, tacque, La vecehia lnsistette, scuotendolo perche non s'addormentasse del uuro, insisterte ancora, rna semprc Ignazio mceva,6nchc, d.ivalnpa.lldo subi[a"nea, la vecchia urlo _ Bestia grama! _. e si a1z0 calla sedia di botto, lasciandolo cadere in terra. _ .- Dentroqui cia me, aprire lefinestre,che si crepal _. udo. ora tutta trasfcrrnandosi, perentoria e irritata, . Aflcrro per il braccio Vana e le sussurro -. Nienre, 0 come niente, e Iurbo, bisogna che 10 Iacclare parlare voi con le brusche, L~ mattina seguente Ignazio sisvegIi6 e udi le voci sommesse della madre e della Vana di 13. della renda. Ricordo le minacce oscure dena scrata e, Iesratnente vescitosl, corse Iuori di casa, tornc a suonare alla port.a di Giudirta, Non gli fu aperto, e Don osando tornare di sopra, sedctte sui gradini, nella luce lattiginosa dell 'alba, rinfrustando In sf:!fraIe emozioni <lei giorni passati.,ccrcan.done una me 10 sorreggesse: rna tutto era inutile dinanzi a quella porta sbarrata: il ricordo della barnbina, con quel suo distacco inflessibileinltern e senza ferocia gli valse, poicheera I'immaginecostante eli Giuditta a ripresentarsi: perche mal ella. lasciava entrsre I'uomoi Corninciava intanto a destarsi L1.. casa, le donne apparivano at balconi, i

ne

rumori della ciua cancellarono gli stridii delle rondini che prima rigavano niridi il silcnzio. Ignazio doveue (ars] da pane perche il garzone del fornaio deponesse it suo .pacco alla soglia, e poi il .launio la bottiglia; guardo rapito quei pegni della futura venuta della signorina Giuditta. Infine il rumore della serratura 10 Ieee balzare in piedi, La mana di Giuditta annaspo teruando di pigliare l'involto del pane, rna Ignazio via via 10 scostava, il volta con rratto come in un'Imprecazione.

Giudiua si sporsc, gli occhi accecati dalla luce, 10 riconobbe come a fatica e mormon); -. Ganino, gattino, entra da me. Gli tremo allora la mascella, invano tentava di trattenerla nella posizione dell'indifferente disprezzo, il cuore gli balzo picch ia ndogli contro il peno; si lancio dentro. Andarono a sdruiarsi in terra nella camera, e Ignazio la guardo mangiare in silenzio e rid ere intanto con uno squittlo felice: lui non potCViI inghiortire nulla, come se gli 51 fosse serrata Ia gola e tutto dovesse protendcrsi a guardare avidamente lei, che volcva imboccarlo .. Infme proruppero Ie lacrime, e Giuditta, stata un poco a oSSCtvarlo, stupefatta, pianse con lui. Rinfrancato, lnfine, Ignazio si senti sgombro del furore e della. tcnerezza insidiosa di prima, riafferro II ricordo della forz<l apprcsa dalla bambina -del fiume, prese Giuditta pel' le mani e : Racconta dell'uorno che ti viene a trovare -, comando,

vinta, si raccclsecon pena. Disse: - L'uomo ha paura e vuole Ear pamll. Se tu credi a quello che ti dice pub credere anche lui che 1100 e vero turto quello che ricorda, Puo essersi sbagliato, ingannato.se ~ vera che lui t'inganna .. ~ perche lui aveva detto di voler tornarc che non ho aperto la porta, da allora. - Ma come hacominciato a venire da tc? Perche sei obbligata a fa.rlo cntrare? E la chiave, pcrche gli hai dato la chiavei" Giuditta narro 1.1perche della sua soggezion all'uomo: rotto racconto, a pause esauste e piccoli gridi che condensavano un orrore, a si lenzi che significavano un lento volgcre di ore 0 di armi •. dopa i. qunliripigliava a giral'c I.. giostra del giorni, Ma Ignazio intese che da un passato confuse tornava a Giuditta un tempo in cui il villino era solranto In dirnora di citra. quando in campagna era vissuta ..in un grande podcre, rapide slrecciando nel suo ricordo le Ieste con scintillii di luci e tinnire di bicchieri, tempi in cui non eli Iaua, non
prostrata., rna alacre e viva, era Iorse, per un'inten-

no,

Giuditta 10 guanlo scuotendo il capo. poisi chi322

sila inn udita , oggctto di impaurito ludibrio agli alrri, rispondendo ella ad uno svariar eli luci, ad un profurno lilagaruc da prati, alla bellezza che passando accanto vibra la sua percosS3, con trasalimcnti e incanti continui e logoranti. L'odio della madre era I'unico Iramrnento c.he aneora restava nella parte sepolta, dovuta souerrare, eli q~u~i tempi, delle molte offese che dovevano averla COSt tetramente irnpaurita negli anni distrutti, dei quali si salvavano radi squarci di una reclusione,
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can svolazzi di cuffie monacall e un cortile d:i manicomio. Da unni ormai, dopo la morte della madre. si era confinata nel villino, senza mai ll5CITnC, perche di Iuori era il rischio di rlcadere Del buio e nella norte angosciante, dove si era perduta, iI rio schio che le ridenti ·immagini del giorno la trascinassero nella sua lugubre norte. Di fuori erano le facce, gli occhi, sicpi d'occhi, e rremendo era state dover scivolare radendo i muri, can le palme attaccate ai muri, verso i negozi di dove lc gillngeva il abo, lc rade volte che aveva dovuto. Due settirnane fa le era giunta Ia letters dal notaio: doveva andare cia lui, a Mihmo (Ie sue terre erano in Lombardia), se volcva continuarc a ricevere il denaro, doveva firmare delle carte. Per la prima volta dopo anni doveva uscire, Ed era uscita, la volta che tutti l'avevano vista, nelsuo lunge svolazzante vestito a fiori tropicali, Dapprima, pCI' Ie srrade, era state quasi bello; scopriva, tutta stordira, ill pater camminare, riusciva bravamentc a opporsi alle minacce me lc recavano gli uomini e le donne (eppure, quale tentazione guardare se erano belli, quale sofferenza dover distogliere 10 sguardo dalle nuvole in cielo 0 dagli alberi che vivi e gentili Iiorivano Ira Ie CtlSC). Giunse alla stazione, riuscl a comprare il biglietto, rna sulla banchina comincio a ndire il rom.bo, Pin "asci si allungavann gli uomini e le donne the la sfioravano ed ella aveva cominciato a dondolare il capo biascicando parole sconnesse; come le vecchie che cantilenano in chiesa miste-

riose parole latinc, ella trovava tante parole gloriose e insensate da mettere in fila. in processione, ed nne quali credere. . Era. riuscita a sedere, poi a trovare con sforzo sfibrante il biglieuo, a porgerlo con un sorriso al controllore. Ma ora, oltre al rombo un'altra minaccia insorgevn ! che qualcuno non laghermisse at braccio e non In. portasse in ospedalc, Non doveva cedere, doveva fingere eli stare benissimo, ed aveva ccntratto il volto :in un'espressione volenterosa, in un ansioso sorriso Ingraziante, Un uomo Ic sedeva di frontc,osscrvandola; infine le parlo. Devette guardarlo, e Ie appanlc una camicia di un bianco smagliante, doveue ascoltare: le diceva che Iaceva abbastanza caldo, che doveva rcusarlo se S1 era tolta In. giubba, rna che non era per .mancanza di rispetto, che era Slaw soltanto in Libia, che si chiarnava Attilio. _. Perrnetta, piacere della conosccnza - disse, dandole la rnano, 0 meglio •. I'indice ed il medio accavallati, '(he a quclla sudata eli Giuditta, meccanicamcnte SCJTi1taattorno. irasmisero con la lam elastica durezza uno spavcnto che le sperue il sorriso, 10 deformo in. smorfia stralunata, sicche l'uomo, sorpreso a mC120in lin suo ammicco d'intesa, raccolse un giorna1c c dietro Ia pagina spiegam nascose la faccia. Oh quanro gi.a crane remoti dalla boccheggiante Giuditta glI oggeui, le sue stesse manil Dal irene crollo e s'aggjro per Ia pensilina, a Milano, trafitta dai Iischi, dalle urla di uomini in camicioni blu che le giungevano a] banco ritti sopra rapidi quadrat] eli ferro; poi doveva fer-

marsi, atterrita dal' Iumo bianco che guizsava di sotto le locomotive per arricciarsl e serpcggtar via per l'aria, e poi d.. all'urto delle valigie che volavano dietro i pugnl duramente contratti, dnl rintronare nella volta. tutto si fondeva in IIn trapestio che dietro l'occipite, parcva, le veniva it rinfrangcrsi in un. rombo sordo. Sudava, semprc pHI Ie si velavano gli occhi, una nebbia cingendoli bianca COme gli' sbuffi di sotto aile locomotive. quando prcsc a sccndere
Ienta Ia scalinatu di marmo scivolosc,

Enrro nel bar, ferrnanrlosi clavanri allc Icve nichelate clella macchina degli espressi, eli dove spunto la faccia del barista, ocohi vivi e baffi. neri. La voce della donna dalla cassa : - Dove hai messo i miei Fumc1.l.ir - I suoi furnetti, i suoi Iumetti - ripeterono. "alTascinfite dalla voce a llc spalle, le labhra di Giuditta. -... Guai .~e lorna n prendcrrnclil - la vocc Iernminile urlo al baristn, poi, palescrncntc diretta a lei (se la sentiva nlln nuca): .- Che cosa vuole, lei?Pagare alla GIS!t'l, prego -. E ancora: - Dim a lei!
-

razza lattel .- vole Ia voce della donna. -n Iatte - volo di rimandola voce del barista, disoricntandola, rnenrre altre rnani tendcvano denaro alla cassiera. Senti uno spintone, voci che Ie dicevano « Prego! )), « Pregol 1I C Iu eli nuovo al banco. Pense: (I Gem gia prima ». ., - ~attc qunntQ St. vuole, qui c'e la vacca diceva 11 harista ad lin avventore, Incendo lUI cenno alia cassiera. Giucliua do vette far form su se stessa pcrche le Iabbra nvevano pre so ad agitarsi, ripetendo: - Qui C'I; la vacca, qui .c'e In
vaCCtl •.

Ia nebbia si dirado, per lasciar entrarc una bocca a ventosa, Riusd a posare suI rettangulo vcnlolino t.U gamma cento lire. Facendo sl con 1;') testa, mormore: Una tazzina di latte,

Dice a lei. Dico a leil Giudiua si risco sse, si gir()' vide In donna;

. Sor cggiando il latte, gunrdo l' orologio: le rrc e mezzo. Doveva prendere subito il tram,il tram jtumero sei, I'aveva trascritto, ruuo aveva trascritto sul foglio di carta che teneva nella borsetta, suo las .inpassare, sua s,1.J vezza. Ed era ancora nel calle ora xhe eli scatto Ia mano dcll'orologio clettrico seznavn le quattro mcno un quarto. Si volto, si trove davanti una porta. eli vcrro con la maniglia eli plastica. Dierro il banco la voce del camericre hi colpiva : - II laue, il lattel Due uornini alii. con tazzina e sottotazza in mano, tazzine orlute di caffe rappreso, Giuditta sapeva eli aver lasciato il laue ancora da bcre 10 sentiva come una colpa, doveva scappare ill la. Sbircio la cassiera che In additava e 'rideva mosrrando due denti d acciaio, Send In risata che la investi va, frustante, vcdeva tremare 327

acasa a Torino,

della cassiera, tTemeudoschemo .. Corse via, riperendo Ira s.c, ((vogliono Iarmi bere il laue», sapendo che non era vero, Prendere il tram numero sei,sta. scritto sul Ioglietto. Ma c'~ anche una caligine da Iorare a furia di aguzzar gli ocelli curvando la nuca. Non riusciva a vedere dove fossero i tabelloni dei tram, issati sui pali verniciari, Scomparsif Decise di domandarlo ad una donna chele veniva incontro, ma quando se la vide davanti, i capelli d'un biondosrinto, gelatinosa e stretta ncl busto, inerpicata sugli al ti tacch i.,si semi risucchiata e devette serrare srreni g)j occhi, Li riaprl e rivide la donna, che aveva inteso il suo prime rnovimento (Giuditta ricordava bene eli aver avato due movimemi contrari verso la donna) e le sorrideva, Allora Giudit[a I:uggl dalla donna e si trovo in mezzo ad una piazza, Ira genteche le Iaceva cenno eli scostarsi, Raggiunse vorticosamente scalpicciando, I'altro marciapiedi e vide che un'aurornobile n Ierrna aveva i bordi verdi: un tassl, Fu rasserenata, e tanto si Iascio portarc su quell'onda eli felicita che all'autista sussurro trasognata: - Debbo andare dal mio nntaio, in. via San Vincenw. Ed e cosl tardi, debbo fare in Irctta..e presto presto esserc eli nuevo

il mus(:olosotf;O

I'occhio sinistro

L'autista Ieee una smorfia, le chiese di ripetere, e poi disse : - Deve vcdere il suo notaio, brava, proprio brava, -.-.' avvicino In bocea e Ie50[10 in faccia. 'Tratta dal limbo, Giuditta lento' eli pensare ordinatamerue a cia che ern necessario
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fare: doveva aprire 10 sportello, rna la mane ehe posava sulla maniglia non riusciva a prcmere. L'autista le fissava la mano.Mieacosl, rna che cosacrede che sia, ~ una maniglia, si fa Eo17.a. !iU, CIa brava, Giuditta biascicava: - E una maniglia, e una maniglia, una maniglia, . Dentro ] 'automobile si abbandono, vide tre volte passare In sressa fontana e rivedendola rideva. L'autista Intanto 1111. sogguardava, rilanciatagli com'era dallo specchieuo e, quando ebbe girato per la terza volta attorno nlla Ionrana senz'altra reazione che quelxiso somrnesso, giro 10 sterzo baldamente, e seguendo un lungo corso presto gitIDSC in periferia, Ira costruzioni nuove e strade ancora non asfaltate: per una di queste giro, sobbalzando sulle pierre, sollevando una densa polvere, nella quale .entrava fOSSO it sole, trasformandola in globo ill .£110(0 .• Allora, vedendo che cntrnvano in quella avvampata nube strisciante sui vetri, Giuditta s'allarmo, - Scendi giu,. hop! - grillo l'autista e, vedendolaniglda e trernante, spalanco 10 sportello, Ia gherml a1 braccio, rrascinandola fuori. Quasi. fu grata di riccvere un online. e per le r ipide scale saliva trascinata dall'autista e lasciandosi dondolare, quando auravcrso loro ilpasse> I'uorno, quello stesso che Ignazio aveva visto: Srrinsc a Iessura gJi occhi, poi urlb, invaso da UD impcto, con voce ealda e redolente d:i "inc>, -.' Dove vai .. tu? Chie 'sta donna? L'autista Ieee cenno all'uorno eli scansarsl, gridando. ._ AlIa.d miei, - mentre Giuditta don-

dolava, afferrara al braccio dulla mana pelos:l dell'autista. . L'uomo affronto I'autista .. _ T'll non hai affnri LUO!. Capito? Questa l'hai Iatta bere, 10 vedo: Ricordati che tu sci niente, che con me non devi parlare cosl, capito? - tuna che poru da me, basta - disse, ma piu timidamcntc, l'autista. - Da me allora, perche da tc? - incalzo, vcdendolo cadere, l'alrrc ..- Se non capisce, uno o I 'al tro c ugualc. .Fu mon sai che 50110 capae~ di arrarnpicarmi sugli alberi, io, oggi. Dove I'hai trovatn? _. Fratranto Giuditta Iissava le pareti gr:ll[iatc di spirali, di donne dai seni a puma. eli ({ viva I'Inter H. Una porta si aprl, una vccchia dalla .faccia rugosa e segnata dn un'ustione sulla glHmclOl dove la pclle siappoltigliava aHomo ad un solco, disse : _ Bravi, fare bordello I E i rnalati? I rnaInti possono crt pare, - poi domando a Giudiu.a.: _. Ti manda Lucio? Sei di luelle di Lucio? Giudiua guardo, cessando eli dondolarsi, dentro In camera della vecchia c vide un Icuo di ferro, da cnmpagnu, e dentro un vccchio con il cappcllo .i 11 testa, La vecchia le ripe Lt:. _. Sci eli quelle eli Lucio? . . L'uomo non bado all'intrusa c, premendosi tuuo addosso all'autista, che devette luseiare il brnccio di Giuditta, disse : _ Dove 1'hai presa, su, fuori, 101 parola giusea; - Sto male - disse Giuditta, abbandonata da quella sa-etta che Ia tcnc.vOt in piedi: _~ -··Portala. a casa sua, capiro? Sei crcuno. C:re~
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tina da fucilare, Capisci? E adesso mi di i dove I'hai trovata 0, ti piego in due Iaspinn rlorsale come si fa col ami prima eli buttarli nel fiume, - Oh la la - disse In vecchia, corrcndo a
thiudersi in casa,

Ma altra geme era uscira sulle scale, lc Iacce spuntnvnno di 13. delle balau "LI'C, ln uno 'guardo circolnrc verso I'alto Giudiua ne abbraccio 10 stuolo, c. restata troppo a lunge in piedi, venne, L'uomo l'aveva raccolta, pOrLata dal notaio, salvata. Salvata dall'autista, eli certo, c salvata dall'ospedale, e aveva anche indovinato che per rianimarla basrava darle del vino, non soltaruo, rna anche, benche lei fosse ill uno stato 0 d'incoscienza 0 di vancbrgi:mte ebbrezza, l'avcva accompagnaia a Torim), renendo per se soltanto una parte l I denaro e perfino aveva rinunciato a insistere perche si, spogliasse e £acesse 1'amorc con lui quando ella aveva presQ a trernareeri a sbattere i derui con lin rurnorc ecco e ritrnato. L'uomo si era acconciato a tutto rnarrsuetamcnte, C si Iirnitnva a esigerc del dCI13m d1 volta til volta; quel che gli bastava per la O''lOmatll, soggiungendn con Iaccia seccata, quando 10 prendeva: - y[i d i piace di dovertcnc chiedere, verurnente. Ma jo devo avere una donna, almeno ogni due giorni - ed aveva mostrato due dita, - senno, per me andrebbe benissirno melle con LC. Sono state nei paesi pill strani, in guerra, io. . Ma l'ultima volta, dopo the era andato via.' Ignazio, l'uomo avcva dichiarato che era stufo di vivere in albcrgo, e che sarebbe venuto ad
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abitare con lei, e che si sarebbero dovuti sposare, ( legalee gil;lS[Q H, come diceva, e a ncora , - Voglio proprio mettermi a vivere come UI] signore, e tuna dev'essere come si deve, Giuditta da allora, non aveva pi":l apena udendo suonare, e aveva tenuto sprangato, perche Iui non potesse usare la sua chiave. Gil.lditta era al terrnine del suo racconto, ed ormai tutto era chia1'0 ad Ignazio, ed una soave riconoscenza per la luce che sccndcva in lui illuminandogli ogni dubbio e Iugando ogni SOSPClto 10 pCTvasc. Ma volle
cosl sarebbe stato tutto ancora sussurrarle :

-

Ma il gatto, avevi un gauo, Un gatto - rise Giudilt<l accarezzandogli

- Sei venuta su dalla Sporca pCI' sapere se eravamo stati noi a", - No, ti prcgo - bisbiglio Giudiua, pOT Lando la mana di Ignazio al seno, ti prego, non Eanni parlare, tutti fanno cosl, ed io ho giil f'alta tanta Fatica per tc, per spiegarti. Non d. resisto, non so, non possono fare cio chc vuoi da me, non posso cssere prccisn. .. 10 so, vogliono tutti che 10 sia precisa ... non esserlo, e non serve a niente esserlo, fa solo male voler essere precisi e ordinati. Come tenere pulita In casa, Vuoi nOD dornandarrni piu niente? Sai pcrche sono venuta su quel giomo? Per incontrare tc, ecco. Non vcro forse? Ti avrei incontrato lie non fOSSL V~

] capelli,

rosso

e

nuta?

Nel porneriggio ci fu uno scampanellare firto, e varie voci che gridavano di fuori, In voce del-

l'uomo e quella della madre di Ignazio, e l'uomo gridnva! - Sono il fidanzarol, - C la madre di Ignazio s'udl strillarc: - Srrega schifosa, dammi 11rnio bambino a chiamo le guardie. - Giuditta pareva non udire. e Ignazio non Ieee (;:1 SO , imrnerso corn'era in nuovi pcnsieri : era certo che fosse state ucciso an gauo? Em cerro di averlo seppellito? Lcntarnenre si Ieee strada in lui una scoperta, assai pili vivace e sicura delle certezze che aveva nppreso nei Iibri, (he il vero aeroplane il cervo volante, che Budda aveva trovato la mota del dolore, we i bambini rarebbero stati disposti in orde di spazzini nel falanaterio eli. Fourier; la scoperta era: non tentare eli far online nella mente, Forse peravcr volute far ordirre, una volta, per questo lragico errore. Gi uditta . era raduta nel suo enos, c nel suo marasma. l'uomo che 1;\ fuori soverchiava della sua la voce della madre nonche quclla della portinaia, E la madre, Varia e In. portina.ia non tentavano nernmeno esse di sa.pere con ordine db che mai accadesse, rna invcntavano 0 sopprirnevano testirnonianze per giungere ai 10m fini, Infine, se avesse accettato Ia scoria del gatto come un'allucinazione, si SRrebbe vieppiu accostaro al mondo eli Giuditta, avrebhe potuto Iorse anche lui volteggiare in quel limbo di odori c sapori e vihrazioni di nervi che aveva SCOPCIto in Giuditta nei momenti pio acri c pili vivi. Mondo staccato, da uiuo e da tutti, rninncciato Sl dallo sguardo alrrui che si figgesse su di esso, rna salvo finche isolate, 11 nel villino. S'nlzo, e nnde in cucina a rnangiare, gli era

.e

tornraa

]<1

fume,

lasciando

G iuditta

accasciara

lc unghie. Le voci Iuor del villino ernno dictate, gi~ IOTnava la sera; sarebbero davvero andati a chiamare le guardie?
Ando alla fincstra e vide che il corti Ie era vuoto, anchc In. pcrtineria era vuota. Ora the aveva fauo la scoperta della Sua provvisoria ver~ta,! non gli d ispiaccva star solo nella cuci 113, C rrrnase ancora qualche tempo pigrnmente serluto. Quando rorno nella camera, vide Giuditu, immobi le in mezzo alla camera, tntta stretta in uri VCStllO a Iorma di tu bo, a striscc vcrdoline. EgJi avanzo, aUungo la mann e vide che era carta da parati cucita insicme, (he le prendcva dcntro an. che le braccia, ed ella non si poteva orrnai pi muovere, Come si Fosse cosl ingcgnalJ. aJ suo male a segno eli infilarsi dcntro al tubo di carta che pure era Sll"CtLO, non sapcva, ne osa va dornandare, tanto elb pareva assorta e com punta e im-

ora centro il muro, a mordersi

Ed i dotrori SODO peggio dcll'uomo, farrni le stcsse cose (he vuole lui.

vogliono

-

Non voglio rornare dalla Sporca, non vo-

dissc incredulo Ignazio, rna soggiagato dagli ocehi Iestanti d.i Giudiuu. - Te 10 mostrero _. ella dim: c Ieee Iorza coi gomiti: la carta da parati cackle, strappata. Stava

gJio andare a lavorure per mantenerla. 'Tu cc l'h .. i. i soldi? Cc I'hal, vera? - Vuoi che viaggiamor _ dornaudo la signa. rina GiucliLla, animandosi, - e sai che si puo parti re scnza nernmcno andar via da questa umza, 10 sapevi? .

_. No. Come si fa? -

u

mobile, Infinc disse: - Porche ti sci messa prigionicra? - ~cr pll.nire le braccia, sono troppo lunghe. NOll h;11 scniuo quello che diccvano lit Iuori? _.

Parlando si era mossa c Ia carta aveva corninciato a lacerarsi dove la bucavano i gomiti. . _ Perche non scappiarno> - domando Igna •.
7.10.

_ Sono COSI stanca di stare in picdi, cppure devo, per pnnirmi, . - Perche lion scappiamo> Prendiamo i sol<:H.' e andiamo via insistcue - Via ci sono le snore Ignazio, che fanno

nuda, le clclidi erano 5JXUSC su ruuo il carpo salvo SlJ 1 ventre III inuto e tondo .. violette le vene dirarnavano sui scni che pcndevano aglll-Zi sul mazro costa to. Lo abhraccio, poi disse : o .. . Un momenta e torno: - corse vm HI punta di piedi, danzando. Forno, la pelle irta di brividi e gli SI strinse quasi soffocandolo, traendolo giu sul Lappcto. Sdraiata su di lui dissc: - Adcsso ti irnprigiono. Se anche iu mi ahbrace] Iortemcnte, possiamo volnrc via, ccco, cosl, vvvvvhl 1-10 bCVULO tuno il profunio, semi disse alitanclogl i in Faccia. _ Adcsso srringo in mana un Ioglicuo dove si dice come si fit il<l arrivare lontano .. in Africa. Dove I'hai? Qui nella mana. Picgato in qunuro. _ Che cosa <1 icc?

i dispetri.

- Si chiudc a hinvc Ia port~ di casu. Tu mi tieni per mana e andiarno alb stazione. Attcnti

dobbiamo stare, anche se c'e pom gente in giro la notre, i:: buio e dobbianx tenerci streui pe mano, se rni stringi forte vedrai, non camminiarno piu: voliarno. Oh attento, adesso che '10'0) iamo, allacurva eli via Cernaia e via Arsenale, crsono, tutti quei fill del tram, artenzione a non restarci irn pigliati. - Adesso dove siamo? -.- Vvvh, giriarno in corso Vittorio. dobbiamo volare souo i portici, attCnto al pi pistrello, stringi piu forte se non vuoi he cadiarno, - Siamo ;;1 Porta N uova? - Sl, falli tu i biglietri, Adesso voliamo sopra I'uomo chc li fora, f meglio chenon ci veda,, Ecco, adesso, fingiamo dicarurninarc come tutti gli al tri , .anche se i nostri picdi non toceano terra, - Siarno gia nel treno? - SI. ma continua a tcnermi stretta stretta, perche c'c gente seduta davanti a noi, occhi nel buio. - 11 treno ci fa dondolare, cosi. Intanto senti come corre nella notre, e nella carnpagna si vede qnalche luce alle finesrre delle cascine. Mil Don dobbiamo ancora addormentarci, Non si sa che cosa puo accaderci mentre dormiamo. Intnnto Ia giomo, e tutto biondo h\ fuori, Li elai tu al controllore, i. nostri biglietti? Non av~r paura del tunnel nero. Dopo c~ Giuditta tossl un'ondata di profumo, aveva mani mad ide e £red~ de, I'una aggrappata alla nuca e I'altra alle reni di Ignazio, i1 respire le rantolava SU e gin nel

petto. Jgnazio gill si sentiva invadere dal sonno, m~rirrc In vo e eli Ciudiua riprcndeva pill fioca a .lnvo~Tc: -. ~cco I'Africa, il sole l! una palla di fuoco enol CI muovtamo denrro, tuuo attorno sono pinntc crul1OS~ ,~aHc giganL~. idrcos grossi •. come un uomo, SOIIrCi come Iclrri, C ronzano Ie vcspe e Ie carnole .•c maggiolini grossi come arance, e tarme che spruzzano polvere uuoruo, senti the ronzio fanno, e vcdi quanti colori, eli fiori e di insetti, Siamo nel Congo. Le labbra di Ciudlua si erano in:1ZZUITate e g1i oechi ernno voltau verso I'alro, rnosrrando soltanto la cornea; di pauroso ilspetto , mil (on tanta le~izia quanro a sc, da comrnuovcrc. Ignazio recline la tesra aMopito.Erano Iuori del cortile, fm insetti tumefatti. Nel xortile I'uomo di Ginditta, lao madre eli Ignazio, la Vana, ln portinaia c Genesio, Apollonia, Isidore ccrninciavano a sen. tire anche loro un adore di gas nell 'aria, e vociavano, gridando che Iii aprisse con In forza la porta, che si chiamasse un Iabbro.

-

SL

It mare, ecco siamo nell'Africa, -

.

-

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