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EMILIO GARRONI

KANT E IL "PRINCIPIO DI DETERMINAZIONE" DEL GIUDIZIO ESTETICO

Estratto da

PARADIGN1I
RIVISTA DI CRITICA FILOSOFICA

Anno VII, n. 19 - gennaio-aprile

1989

Gc:3

SCHENA EDITORE

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EMILIO

GARRONI

KANT E IL "PRINCIPIO DI DETERMINAZIONE" DEL GIUDIZIO ESTETICO

Ben nota, e del tutto ovvia, la funzione decisiva delle traduzioni, anche di testi "classici", ai fini della diffusione di questi in ambienti, per COS1 dire, "alloglottici". Anche nota - molto meno nota, pero la loro funzione nell'ambito degli studi specialistici. Perfino nei casi di una perfetta attrezzatura filologica, e non sempre sotto il profilo strettamente linguistico le cose stanno COS1, la traduzione continua ad essere un punto di riferimento non marginale, almeno nella forma di filtro interpretativo. Cia accade, innanzi tutto, perche un testo "alloglottico" - pet essere davvero letto, pensato, interpretato, proprio nella sua forma linguistica originale - deve in qualche modo integrarsi nella cultura, anche linguistica, dellettore, per specialista che questi sia; e le traduzioni esistenti sono giii per se stesse, e nello stesso tempo facilitano ulteriormente, tale sforzo di integrazione. Con questo possibile svantaggio: che esse tendono a presentarsi come equivalenti del testa originale. E cia va incontro talvolta - non il caso di scandalizzarsi ,__ a quella sorta di inerzia, correlata allo sforzo di integrazione e comprensione, alla quale diflicilmente ci si puo sottrarre del tutto, anche quando, si badi, si lavora direttamente sul testo originale. II fenomeno affatto universale, per intrinseche ragioni linguistiche e, direi, "filosofiche" generali, e non di maggiore 0 minore preparazione strumentale dello studioso. Per le rnedesime ragioni, non esistono - non possono esistere, e in linea di principio e in linea di fatto traduzioni non solo assolutamente equivalenti al testa di partenza, rna anche completamente prive, diciamo, di "inesattezze" e di "errori" correggibili. E allora evidente che le [ettureinterpretazioni di testi "alloglottici" sonodoppiamente esposte al rischio di possibili deformazioni: in quanto interpretazioni in genere, tali da richiedere una qualche rijormulazione, anche solo endolingui-

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stica; e per essere pili specificamente interpretazioni ancorate anche a una riformulazione interlinguistica, 0 appunto a una traduzione effettiva (gia esistente) 0 soltanto potenziale (tra esplicita e implicita nello stesso interpretare). In ogni caso - sia 1a traduzione effettiva o potenziale - si costituiscono nello stesso tempo una barriera e una mediazione linguistiche, che non possono essere abolite del tutto, anche se 10 studioso e bilingue in senso stretto. Di qui la doppia necessita di torn are continuamente sul testo originale, perfino se proprio questo abbiamo gia sott'occhio e non una sua traduzione. A queste condizioni, ogni interpretazione si configura anche come una traduzione 0 una nuova traduzione del testo, 0 come una revisione della traduzione 0 delle traduzioni pili accreditate, anche quando, ripeto, 10 studioso non abbia utilizzato traduzioni esistenti. Cio puo apparire, a prima vista, solo come un inconveniente e una fonte di malaugurate deformazioni. C'e anche, invece, un aspetto positivo. Infatti, 1'" alloglossia" intensifica precisamente l'esigenza della riformulazione, COS! essenziale in ogni interpretazione, costringendo a ritornare continuamente in altra lingua su cio che puo sembrare ovvio, talvolta troppo ovvio, allo studioso che parla e pensa nella medesima lingua del testo in questione. L'obbligo di tradurre ci induce a non prendere nulla per ovvio, neppure le espressioni pili correnti. CoS! che l"alloglossia' - se non prende senz'altro e soltanto la strada della comoda integrazione, doe della deformazione riduttiva, e vi si acqueta - e uno stimolo importante dell'interpretazione in genere. 10 vorrei occuparmi, oggi, proprio di traduzioni in senso stretto. Ebbene, per quanto riguarda la Kritik der Urteilskraft, noi disponiamo da tempo, per fortuna, di un'ottima traduzione, quella laterziana, soprattutto da quando (dal 1960) V. Verra ha rivisto la gia buona traduzione di A. Gargiulo (del 1906): buona, rna non priva di errori, anche gravi, Naturalmente, pero, neanche la traduzione attualmente disponibile e perfetta, non esistendo - e in linea di principio e in linea di fatto, come si e accennato - "traduzioni perfette ". (L' espressione e quasi un ossimoro). I1lavoro di traduzione - quello effettivo dei traduttori professionisti e quello, tra esplicito e implicito, degli interpreti "alloglotti" -..- e per definizione un lavoro infinite, come eben noto a chi sa davvero che cos'e una traduzione e che cosa signifies realmente tradurre. Mi occupero in particolare della traduzione di un termine kantiano, che ha senza dubbio un notevole rilievo interpretativo. Accade, infatti, che un'espressione che ricorre frequentemente nel

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testo originale ed e quindi sicuramente tecnica - venga tradotta con una serie di equivalenti, per cio stesso pili discorsivi, che ne attenuano inevitabilmente la tecnicita e, a mio parere, anche la centralita. Tale espressione e Bestimmungsgrund, che si potrebbe tradurre - in modo sostanzialmente fedele, credo, e rispetto alla lettera e rispetto al contesto - con "principio di determinazione". (Che e proprio l'espressione non mai usata, se non sbaglio, nella traduzione laterziana). Cio non solo puo non far vedere al lettore non-gia-specialista, con il rilievo che merita, un problema notevole, 0 addirittura it problema, della Critica del Giudizio, rna puo perfino spiegare in parte la permanenza di taluni luoghi comuni interpretativi anche al livello degli specialisti. Di Bestimmungsgrund, infatti, si danno via via, ad esempio, Ie seguenti traduzioni (cito dalla 6a edizione del 1967): "fondamento della determinazione" (§ 12, p. 65), "causa determinante " (§§ 13,14, 15 e 17, pp. 66, 67, 72 e 76), "motivo" (§ 41, p. 153), "fondamento" (§ 46, p. 166), "fondamento determinante " (§ 56, p. 202), "principio determinante" (§ 57, pp. 204-205), "ragionedeterminante" (§ 57, p. 205). Sia chiaro: tutte queste traduzioni (con esclusione forse di "motivo ", palesemente troppo debole) sarebbero pili 0 meno accettabili, a condizione pero che se ne scegliesse una e· ad essa si restasse sempre fedeli. Kant sta parlando, diciamo, della "stessa cosa", in modo tecnico, ed e opportuno che ilIettore abbia adeguati segnali in tal senso, come accade appunto con il testo originale. Pili precisamente: nei diversi luoghi in cui ricorre l'espressione Bestimmungsgrund -lungo tutta la Parte prima dell'opera: la Critica del Giudizio estetico - si affrontano temi che sottendono, 51, un unico problema di fondo, la cui unita 0 connessione tuttavia fa 0 pUG fare problema. E tanto pili, allora, e necessario che si conservi, anche nella traduzione, un'unioa espressione, parimenti tecnica. Si tratta, secondo le citazioni appena fatte, dei seguenti luoghi: Analitica del bello (Sezione prima, Libro primo) e, pili precisamente, il Terzo momento; § 41 (Libro secondo) gravitante intorno ai paragrafi della Deduzione; i paragrafi dello stesso Libro dedicati all'arte bella e alla nozione di genio; e, infine, la Dialettica del Giudizio estetico (Sezione seconda). Ricordo che scopo dell'Analitica del bello e appunto solo l'analisi dei requisiti del giudizio estetico, posto che esso sia possibile. (La

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legittimazione della sua possibilita pili precisamente compito della Deduzione, anche se, per certe ragioni, tra Analitica del bello e Deduzione dei giudizi estetici puri ci sono larghe intersezioni: per cui sara conveniente esaminare anche il § 41 del Libro secondo insieme ai paragrafi del Libro primo), Ora, l'Analitica del bello e divisa, come e noto, in quattro Momenti, in cui si esamina il giudizio di gusto, via via, secondo i titoli delle quattro parti della kantiana T avola dei giudizi; ed e costruita in modo tale da realizzare, nello svolgimento del suo compito, un avvicinamento progressivo alIa questione centrale del giudizio estetico: vale a dire, il problema dello statuto del principia che esso, se possibile, deve presupporre. Insomma: il problema del suo Bestimmungsgrund. Nel Primo memento, dedicato alla considerazione del giudizio estetico sotto il profilo della" qualita ", non si parla ancora, direttamente, di un principio, proprio per la sua diflicile espIicitazione: si mostra solo che il giudizio non puo dipendere da principi che si leghino a un "interesse". In questa senso, esso non e ne un "giudizio affermativo", ne "negativo", ma piuttosto un "giudizio infinito". In altre parole: si individua in modo infinite, per esclusione, il luogo dove possibile trovare il principia proprio del giudizio di gusto. Dire che 'qualcosa e bello' non significa attribuirgli il predicato della bellezza, come se si trattasse di una sua qualita oggettiva, e neppure semplicemente negare che da esso derivino, nel giudizio, gli altri piaceri possibili (sensibili 0 pratici) determinati da principi (fisiologici 0 razionaIi) legati a un "interesse per I'esistenza dell'oggetto". II carattere infinite del giudizio estetico puro dice semplicemente questa: che il suo proprio principio, il suo Bestimmungsgrund, deve essere un principia di altro tipo, disinteressato, al contrario dei principi che determinano il piacere sensibile 0 quello pratico puro. COS! che il bello, lungi dall'essere senz'altro cia che "non e piacevole ", va ricercato, nel suo Bestimmungsgrund, in quel piacere che "resta", dice Kant, oltre il piacere del piacevole e del buono, ede a questi complementare nell'universo Iogico dei piaceri possibili. Di qui, nel Secondo momenta - in cui il giudizio di gusto viene esaminato sotto il titolo della "quantita" - segue subito che esso, pur sempre "singolare" nella sua forma logica, deve essere "soggettivamente universale", doe esige 1'" approvazione di tutti". E il principia, che deve giustificare tale universalita, viene appena meglio determinate come, appunto, una semplice esigenza, una « voce universale », un'« idea », di cui Kant non vuolee non puo ancora ricercare

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una giustifieazione vera e propria (<< dove essa si fondi - scrive esplicitamente - aneora non viene qui indagato »). Semplieemente, dall'esigenza puramente "infinita" del Primo momento, siamo passati
a una esigenza, ma pur sempre solo un'esigenza, positiva.

II problema di tale "principio di determinazione" emerge pili nettamente, e non a easo, nel Terzo momenta, secondo la "relazione", dove e appunto in gioeo la relazione del giudizio con 10 seopo 0 il eoneetto della cosa ehe viene giudieata bella. Cio che a Kant preme soprattutto di mostrare e 10 statuto non intellettuale del principio di determinazione del giudizio estetico, anzi della [acolta di giudizio in genere. Sappiamo gia, dall'Introduzione, che il principio di tale facolta e il "principio di finalita", che ci garantisce a priori, pur non imponendo nulla agli oggetti della natura, la possibilita di una qualche esperienza e conoscenza empirica, 0 insomma l'accordo dei fenomeni particolari sotto leggi come se essi fossero stati progettati proprio in vista di un accordo del genere. Naturalmente, che Ie cose stiano cosi, nessuno puo dire, ne a priori ne a posteriori, come risulta dalla Parte seconda dell'opera: la Critica del Giudisio teleologico. Quel principio . di finalita e puramente soggettivo, e anzi il concetto stesso di "fine della natura'Le qualcosa di oscuro, non davvero esplicitabile. In questo senso il principio di finalita non e un principio intellettuale, anche se 10 usiamo neeessariamente nella conoscenza degli oggetti, ed e invece, nel suo statuto trascendentale, un principio estetico. Per cio, come si dice ben chiaramente nei tre paragrafi finali dell'Introduzione, che e l'ultima parte dell'opera scritta da Kant in ordine di tempo, e proprio nella Critica del Giudisio estetico che dovremo ricercarne l'analisi e la legittimazione critica. Ed e appunto nel Terzo momento dell'Analitica del bello, dove e in. gioco infine il rapporto della finalita con 10 scopo 0 il concetto, che si presenta un'occasione di chiarificazione particolarmente favorevole. Nell'idea di "perjezione" - tradizionale e, in particolare, baumgartiana - ha precisamente un ruolo essenziale, non puo non averlo, proprio il concetto di «'cio che la cosa deve essere ». Che qualcosa ci piaccia, perche risponde perfettamente, nella sua forma, al concetto della cosa, non eostituisce un puro giudizio di gusto, ma solo un « giudizio di gustoapplicato », che dipendera, si, anche da un principio estetico, senza che questa tuttavia possa essere considerato come il suo Bestimmungsgrund. Esso sara determinato dal punto di vista del Bestimmungsgrund da un concetto e, quindi, da un principio intellettuale; mentre invece il giudizio di gusto « si chiama estetico

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proprio perche il suo Bestimmungsgrund non e run concetto, rna il sentimento » (§ 15, p. 72). E, ancora una volta, cio non significa che la "perfezione" non abbia un ruolo nel concreto giudizio di gusto, come Kant dice inequivocamente, ma significa soltanto che il suo Bestimmungsgrund, come condizione trascendentale, non ha ache fare con la perfezione. Finalmente, di nuovo non a caso, solo e proprio nel Quarto momenta - secondo Ia "rnodalita" del giudizio di gusto, che e, S1, necessario, pur non potendo essere un giudizio apodittico di tipo logico - la questione del Bestimmungsgrund avra il suo compimento analitico nella nozione di « senso comune » 0 « sentimento comune », in quanta appunto principia. E se ne da anche, in sostanza, una legittimazione (§ 21), in anticipo sulla Deduzione vera e propria, e non come principio presupposto esclusiuamente dal giudizio di gusto come tale, che vi si richiama solo come al proprio Bestimmungsgrund, rna come principio cheviene richiesto dalla conoscenza empirica in genere, che tuttavia sta sotto altri prindpidi determinazione, logici e non estetici. Ancora una volta vienein luce, per COS! dire, la sua" specificita", quale principio di determinazione del giudizio di gusto, ingiustificabile per altro se non tiel quadro di una riflessione sulla possibilita della conoscenza empirica in genere. II giudizio di gusto, in altre parole, e il luogo dove si mostra icome "principia costitutivo" 0
"Bestimmungsgrund" un principio che deve essere supposto, come "principia regolatioo", da qualsiasi conoscenza 0 esperienza. Si tratta quindi di luoghi che, insieme al gia ricordato § 41 del Libro secondo, riguardano da un lato il famoso "disinteresse" e, dall'altro, l'altrettanto [amasa "aconcettualita" del giudizio di gusto 0

di cio che noi chiamiarno I' esperienza estetica" . Tali nozioni vengono spesso interpretatein modo materiale, come effettiva mancanza di
interessi e di contenuti intellettuali nella concreta esperienza estetica: e, cio, proprio per non aver. messo a fuoco il fatto che, If, non in alcun modo in questione il giudiziodi gusto effettivo, ma propriamente il suo Bestimmungsgrund, il principio di determinazione per

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cui possiamo pensarlo come possibile. E l'attenuazione di tale espressione tecnica, in sede di traduzione, puo forse aver favorito un'interpretazione del genere.Ristabilendola in tutta la sua forza, e in accordo con tutto il testo della Critica del Giudizia,e evidente invece che l'esperienza estetica, per Kant, e "contemplatiua" nelle sue condizioni trascendentali e costitutive, che implicano un disinteresse e una non-intellettualita al lora livello appropriate, rna non si presenta

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alfatto in concreto come una pura "contemplazione", "Contemplativo" o "disinteressato" sono in de£lnitiva equivalenti di "distinto dai prindpi del piacere sensibile 0 pratico": proprio tale "distinzione" e, nell'ordine dei principi, l'oggetto appropriatodi una riflessione trascendentale, il cui compito e, per quanto e possibile, di risalire alle condizioni per cui qualcosa 'e possibile e non di descrioere empiricamente qualcosa, giudizi di gusto 0 altro. Quando si pensa all'estetica di Kant, poniamo, come a un'" estetica dell'arabesco", si fraintende in primo luogo la questione della "perfezione" e della distinzione "bellezza pura" /" bellezza aderente", ridotta a una classificazione empiric a di cose puramente belle (il "Iiore " 0 l"'arabesco", appunto) e cose belle solo in rapporto al loro concetto (il "cavallo" 0 la "chiesa"). Ma soprattutto si perde di vista il problema di fondo della Critica del Giudizio estetico: doe, non del concreto giudizio di gusto, ma della sua possibilita, del suo principio di determinazione 0 Bestimmungsgrund. Dal pun to di vista del concreto, effettivo giudizio di gusto, le cose stanno altrimenti, come Kant dice pili volte esplicitamente. Ogni giudizio estetico caratterizzato, non puo non essere caratterizzato, anche da interessi sensibili e pratici (per esempio dal piacere delle "attrattive" e delle "emozioni"), e da interne e ricche determinazioni intellettuali. « Un giudizio di gusto dunque - scrive Kant al § 13 e puro solo in quanto nessun piacere semplicemente empirico e mescolato al suo Bestimmungsgrund ». E aggiunge una frase, forse interpretabile proprio nel nostro senso: «Ma cio accade ogni volta che attrattiva ed emozione hanno un ruolo nel giudizio mediante cui qualcosa deve essere dichiarato bello ». E con cio, forse, sta dicendo che esse possono far parte dei giudizi di gusto, a patto che non siano il suo Bestimmungsgrund, Sta il fatto, in ogni modo, che poche righe sotto scrive che alcuni vogliono far passare «l'attrattiva non solo come necessario ingrediente della bellezza, ma addirittura come per se stessa sufficiente ad essere chiamata bella ». Ingrediente S1, dunque, e non principio di determinazione. Nel § 41 del Libra secondo si ribadisce la cosa: «E stato gia sufficientemente mostrato che il giudizio di gusto [ ... ] non deve avere un interesse come proprio principio di determinazione ». (Bestimmungsgrund, tradotto qui, nella versione italian a, come semplice "motivo"). E continua (cito da tale versione): «Ma da do non segue che, pronunziato questa giudizio come un giudizio estetico puro, nessun interesse vi si possa congiungere ». Che e traduzione corretta,

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senza dubbio. Essa pero accentua troppo la relazione temporale (" una volta pronunciato questo concreto giudizio estetico puro, vi si puo congiungere poi un interesse"), richiamando di nuovo l'attenzione del lettore sul concreto giudizio e non sulla sua possibilita, sul suo Bestimmungsgrund. Proporrei una traduzione leggermente diversa, altrettanto e forse pili fedele: «Ma da cio non segue che, essendo stato dato come un puro giudizio estetico, non possa essere ad esso connesso un interesse ». In altre parole: il giudizio estetico puro possibile 0 pensabile come tale, in quanta il suo Bestimmungsgrund non l'interesse,che darebbe luogo a un altro tipo di piacere, rna il principio estetico come "sentimento ", pur realizzandosi in concreto come contenente anche un interesse. Per cio che riguarda il contenuto intellettuale del giudizio estetico, basterebbe pensare alla questione delle "idee estetiche", che « danno occasione di pensare molto» (§ 49), non introdotta affatto solo per dar conto del difficile statuto del bello artistico, in quanto questo, a differenza del bello naturale, il prodotto di un'attivita intenzionale ed quindi pensabile solo in rapporto a un concetto 0 scopo, a quella "perfezione" «che non affatto in questione nel giudicare una bellezza naturale (come tale)>> (§ 48). Tutto do riguarda il prodotto dell'arte bella in quanto prodotto deIl'arte in genere. Ma la "perfezione" e, poi, le "idee estetiche" non costituiscono una trattazione ad hoc di un problema spinoso e quasi contraddittorio (Ia possibilita di un giudizio estetico puro, materialmente aconcettuale, su oggetti artistici belli che richiedono invece la considerazione della loro possibilita anche concettuale). Ne, qui, si parIa esclusivamente del bello artistico, mentre nell'Analitica del bello si parlerebbe esclusivamente del bello naturale. Anche quest'idea la conseguenza di una netta sottovalutazione del problema centrale del Bestimmungsgrund. Ed vero invece che le "idee estetiche", e quindi il "pensare molto", vengono riferite da Kant e al bello artistico e al bello naturale (§ 51). Una qualche perjezione, dunque, deve essere presenteanche nella considerazione della bellezza naturale (non possiamo non sapere in qualche modo, a torto 0 a ragione, oscuramente 0 distintamente, che cosa "deve essere" l'oggetto naturale che giudichiarno bello, anche nel caso del "fiore"), e da tale considerazione traiamo, sotto il profilo di un giudizio estetico puro, un "pensare molto"; rna esse, al pari della bellezza artistica, bella in quanto non giudicata sullabase della perjezione 0 del concetto, che non appunto i1 suo Bestimmungsgrund. Di conseguenza, non credo che, con i paragrafi dedicati all'arte

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bella e al genio, ci sia in Kant una sorta di risoluzione della bellezza libera in bellezza aderente. La distinzione tra l'un modo di giudicare e l'altro, dal punto di vista dell'atteggiamento del giudicante, resta ferma: un conto,per esempio,e dire che una chiesa e bella proprio in quanta chiesa, secondo il concetto di cia che una chiesa deve essere, e un contoe dire che e bella senz'altro, pur sapendo che e una chiesa e che esistono modelli per la progettazione di chiese che intervengono necessariamente nel suo essere COS1 e COS1, conformemente 0 no a tali modelli. Ancora una volta e in gioco il Bestimmungsgrund del giudizio, non i contenuti del giudizio stesso realizzato in concreto. Se e vero che ogni arte (bella 0 no) « presuppone delle regole, sul fondamento delle quali un prodotto, se deve essere chiamato artistico,e innanzi tutto rappresentato come possibile », e anche vero, nel caso della cosiddetta "arte bella", che il suo concetto « non permette che il giudizio sulla bellezza del suo prodotto sia derivato da qualche regola che abbia un concetto come principio di determinazione [Bestimmungsgrand, appunto: espressione che in questo passe della traduzione italiana salta completamente], e quindi abbia a fondamento un concetto del modo in cui quel prodotto [in quanto prodotto bello] e possibile» (§ 46). Ma non si tratta di una contraddizione (tra la nozione di "arte" e il suo predicato della "bellezza"). II Bestimmungsgrund del giudizio sull'opera d'arte bella e pur sempre un principio estetico, non intellettuale, sotto il profilo della possibilita, anche se il giudizio concreto conterra, come sempre, altre cose, in particolare la considerazione (indispensabile, secondo Kant) che si tratta proprio di un prodotto dell'arte e non di un oggetto semplicemente naturale. C'e di [atto - ma e un "fatto" che attiene al carattere interno della filosofia trascendentale come risalimento dal condizionato alIa condizione - in ogni effettivo giudizio estetico puro, in quanto determinato da un puro principio estetico, anche un sapere, vero 0 falso che sia, ci sono interessi, attrattive (anche "repulsioni", come nel "sublime") ed emozioni, e c'e anche (per ragioni teoriche ancora pili interne, su cui sarebbe necessario un pili lungodiscorso) un'intensificazione dell'attivita intellettuale, un'attivazione di esigenze razionali ed etiche. (E che altro potrebbe non esserci, in una concreta esperienza estetica?). La purezza del giudizio estetico non la sua separatezza dal resto dell'esperienza, ma consiste esclusivamente nell'organizzare le esperienze, in tutta la loro varieta, sotto un Bestimmungsgrund, quale condizione della possibilita 0 pensabilita di quello stesso giudizio. Quindi: nessuna colpevole 'diiierenziazione estetica', in Kant.

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II ritorno della questione del Bestimmungsgrund in sede di Dialettica pone problemi ancora pili radicali, cui, per finire, accenneremo soltanto. E ben nota la conc1usionedell'esame dell'antinomia del principio del gusto: che il suo giudizio si fonda, S1, su concetti, rna indeterminati e indeterminabili (concetti 0 idee della ragione), rna non su concetti determinabili e determinati (concetti dell'intelletto). II ritorno del « concetto razionale del soprasensibile» puo parere sorprendente, almeno a chi condivida questa linea interpretativa, all'interno della Critica dedicata alIa facolta del giudizio. Tanto pili che Kant aggiunge, a proposito della "validita per ognuno" del giudizio di gusto, che « forse il suo Bestimmungsgrund sta nel concetto di do che puo essere considerato il sostrato soprasensibile dell'umanita » (§ 57). E forse un capovolgimento, e quasi una sconfessione, di cio che Kant ha finora esposto in termini di principio estetico della facolta di giudizio? Senza dubbio, lunge tutto l'itinerario critico kantiano, la questione di un qualche principio di finalita e stata posta e riproposta in modi diversi, per la difiicolta di comprendere un concetto che non ba propriamente (vale a dire: in una esibizione "scbematica") "realta" (§ 59) - ne a priori, ne a posteriori - al di fuori « dell' arte umana o [ ...] della morale» tLntroduzione, § IV). E, per questo suo carattere insieme necessario e sfuggente, al limite dell'ininteIligibile, Ia finalita viene vista da Kant - prima della terza Critica - come un tipico concetto 0 principio della ragione, solo regolatiuo e in nessun modo costitutivo, cui anzi non corrisponde nulla in un'esperienza possibile. Pili precisamente: dapprima come un concetto della ragione pura teoretica (Critica della ragione pura) e poi, quasi a ridosso della terza Critica (1790), come un concetto da riportare alIa ragione pura pratica (Sull'uso di principi teleologici nella fdosofia, 1788). Ma, con la Critica del Giudizio, la facoltadi giudicare viene stabilita nel suo statuto di vera e propria facolta, in quanta richiedente necessariamente un principio trascendentale, quello appunto della finalita. Come mai, allora, il ritorno al "concetto razionaie del soprasensibile", quale Bestimmungsgrund ("forse") del giudizio di gusto, dove anzi la finalita e costitutiva? Si tratta solo di un "ritorno", di una diflicolta insuperata, di un'oscillazione irrisolta? Qualcosa del genere forse c'e, qua e la, per esempio nelle considerazioni problematiche finali della stessa Analitica del bello. Ma non e pensabile che Kant scriva una Critica per arrivare a conclusioni COSl speculative, metafisicbe, solo ipotetiche e

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dubitative, delegittimando proprio la facolta che 'e oggetto dell 'opera. Quel "forse" deve essere inteso, quindi, in modo forte, come un "forse" che stabilisce, S1, un qualche nesso tra Giudizio e ragione, tra esperienza e soprasensibile, senza tuttavia sconfessare il ruolo della stessa facolta di giudicare e del suo principio, gia legittimato senza "[orse", E un "forse "che ha valore, a mio avviso, di "come se". (E anche il "come se" kantiano non' e un'ipotesi possibile, ma malau'guratamente indimostrabile, che stia alla base di una dimostrazione certa: semmai un esito problematico, un'estensione per analogia di una dimostrazione certa). Per quanto possa apparire paradossale questa interpretazione, Kant vuol dire in sostanza che il principio di determinazione, il Bestimmungsgrund, del giudizio di gusto non it "concetto razionale del soprasensibile", Lo sarebbe, se noi potessimo maneggiarlo come un principio costitutivo. Ma non cosi. Ed esso non che quella "voce universale", quell' idea" del Secondo momento che verra specificata, nel Quarto, nel principio vero e proprio del "sense comune" 'e che anzi, proprio attraverso questo, puo essere in qualche modo afferrata come voce universale 0 idea. Kant del tutto esplicito su questo punto: it giudizio di gusto nan pUG essere trasjormato in un « occulto giudizio della ragione». Esso si trasformerebbe illegittimamente, rispetto aIle esigenze critiche, da giudizio estetico sulla bellezza, effettivamente esperibile a suo modo, in giudizio teleologico « sulla perfezione scoperta in una cosa e nel rapporto, in questa, del molteplice a uno scopo » (§ 57, Nata secondai. Chee precisamente cia che non possiarno fare, cia che sta al di la dei limiti di ogni esperienza possibile e di cui, a rigore, non sappiamo nulla. Con cia, dice, non si risolverebbe l'antinomia dialettica; semplicemente non la si porrebbe neppure, pur avendo essa una sua peculiare necessita, Avremmo dato in anticipo, insomma, una soluzione dogmatica inaccettabile al problema. (L'altro modo di non porla sarebbe di negare puramente e semplicemente la possibilita del giudizio di gusto, tale cia esigere l'approvazione di ognuno: e anche questo e in contrasto con i risultati, ritenuti certi, della terza Critica). D'altra parte, neIl'Introduziane - cioe, ripeto, nella parte temporalmente conclusiva dell'opera, dove Kant da chiarimenti essenziali rispetto al testo gia scritto - si afferma, a propos ito di "Iinalita della natura", che questa « un particolareconcetto a priori» ('particolare' in molti sensi diversi, perche non un concetto ne dell'intelletto, ne della ragione, e non infine neppure un vero e proprio concetto, essendo piuttosto fondato su un sentimento), « che ha origine unica-

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mente nel Giudizio riflettente », ed e quindi « del tutto distinto dalla finalita pratica (dell'arte umana 0 anche della morale), sebbene sia pensato in analogia con questa» (§ IV). L' espressione (« ha origine unicamente ... ») molto forte e non lascia spazio a dubbi su impossibili slittamenti della [acolta di giudicare sulla ragione stessa e sul soprasensibile. E piuttosto in gioco un'''analogia'' (con l'arte umana e la morale), che permette di dare aspetto concettuale a cio che e propriamente un sentimento. Ma questa stessa analogia non sarebbe possibile, se non come prodotto dell'attivita simbolizzatrice dell'immaginazione che "schematizza liberamente" sotto il principio estetico dell'unita del molteplice. II "concetto razionale del soprasensibile" e condizionato da quel principio,e un suo esito analogico possibile (in questa senso e "forse" il Bestimmungsgrund del giudizio di gusto). Ma quel principio, sappiamo, non propriamente esponibile, non e Infatti un principio intellettuale; essoe solo esibibile esemplarmente nel giudizio di gusto, questa volta, si, proprio questo giudizio di gusto effettivo, dove, soltanto, possiamo cogliere quel principio come "senso comune" "libero gioco di immaginazione e intelletto" 0 "comunicabilita universale". Ecco, allora, che attraverso il giudizio di gusto, e l'attiuita simbolizzatrice che sta a base e -del giudizio e dell' arte bella, aperta la possibilita di parlare di cia di cui, a rigore (scientificamente), non si puo parlare, e quindi anche del soprasensibile. Forse, al di la di Kant, bisognerebbe esprimersi piuttosto in questo modo, quasi-equivalente: che la possibilita di parlare e di significare, che si instaura a partire dal "senso comune ", precede 10 stesso parlare scientifico, nel senso che noi non conosceremmo, se innanzi tutto non significassimo, anzi, se non fossimo gia nel senso. Ma che il principio del giudizio estetico sia una condizione instauratrice di senso, e condizione di significati, vuol dire appunto che esso, pur costitutivo di quel modo di giudicare, e il fondamento della facolta di giudicare in genere, come Kant dice espressamente nel § VII dell'Introduzione e altrove. Anzi esso, lungi dall'essere un principio specifico, permette di comprendere qualcosa che dobbiamo comprendere, percbe sia pensabile un'esperienza empirica quale che sia, e che tuttavia non a sua volta esperibile: cio che Kant chiama ad esempio "conoscenza (di oggetti dati) in genere" (§ 21), vale a dire: l'orizzonte non esperibile dell' esperienza, per cui un' esperienza effettiva e determinata tale. Allora, il "concetto razionale del soprasensibile" - che e "forse", in quanta analogico, il principio di determinazione del giudizio di gusto - non necessariamente il soprasensibile della

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metafisica tradizionale, della teologia (soprattutto della "fisico-teoiogia"), della religione 0 dello pseudosapere mitologico. (Di tutto cio possibile la significazione simbolica, che propria dellinguaggio stesso: il poeta, e non solo il poeta, "osa" - dice Kant - e anzi PUQ osare di rendere intuibile il mondo dell'al di Ia), E invece, innanzi tutto, 10 stesso orizzonte dell'esperienza. E questa - secondo la linea interpretativa che ho tentato di tracciare, a partire da una limitata questione terrninologica - il significato fondamentale del pensiero estetico kantiano: questo "stare-gia originariamente nel senso", questo potenziale "avere-esperienza" non gia-concettuale e tuttavia aperto ai concetti e ana conoscenza, questo orizzonte comune d'esperienza, infine, di cui non abbiamo esperienza diretta e che nell'esperienza estetica noi cogliamo solo esemplarmente.

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