42 Spettacoli

TEA TRO/1. Debuttoa Carrèdi un viaggiorecitatonegli autorinostrani

IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 2 Luglio 2012

NelVenetoridens laletteratura risultauno spasso
Alessandra Agosti
CARRÈ

LIRICA/1. Èvicentino

Ilbaritono AndreaZaupa vinceal TotiDal Monte

Azzeccatiscelta e tempidel readingcomicodi Pino CostalungaeVasco Mirandola,supportatidai musicistiMarchesini eGobbo. Proprio davedere
Scrittori veneti un po' piagnoni, pessimisti, più propensi a intingere la penna nelle lacrime che nelle risate? Forse è vero. O se non altro lo è stato, salvo significative parentesi come la Commedia dell'arte, Carlo Goldoni o Giorgio Baffo, giusto per fare qualche esempio. Qualcosa di quel guizzo felice, però, nel Dna veneto ci deve pur essere, visto che almeno dalla seconda del Novecento ai giorni nostri quella risata silente è tornata a farsi sentire. È da questa constatazione che sono partiti Pino Costalunga e Vasco Mirandola, con la complicità dei musicisti Sergio Marchesini e Giorgio Gobbo della Piccola Bottega Baltazar, nel dar vita al loro spettacolo “Il Veneto che ride, Veneto ridens”, che ha debuttato con pieno successo l'altra sera all' auditorium delle scuole elementari di Carrè, inserito nel cartellone di Teatro Incontri e a chiusura della rassegna “Benvenuti a Teatro”, organizzata dal Comune. Il primo merito di questo spettacolo è all'origine, nell'attenta e appassionata ricerca compiuta di Nostri tra le pagine di autori di oggi o di un recente passato. Ecco allora pagine tratte da grandi come Luigi Meneghello (spassosa la tirata lessicale in rima da “Pomo Pero”), Virgilio Scapin (sempre delizioso il racconto dell'amplesso acrobatico tra i rami di un ciliegio da “I magnasoete”) e Pino Sbalchiero (da gustare la voce “Erbusso” dal suo “C' era una volta un'Isola”). Ma ecco anche le poesie di Ernesto Calzavara, Giacomo Noventa, Giorgio Lanza (pantagruelica la sua “El magnare e la boca”) e Stefano Guglielmin, presente alla “prima” come Valeria Mancini, autrice del racconto “Tumuli, Cina 2001”, bella tirata d'orecchi al nostro essere pieni di pregiudizi nei confronti del diverso. Gustosissimi anche il pezzo “Bruno da Cittadella, dottore in malta” di Gigi Copiello, sguardo acuto sulla realtà un po' sgangherata del nostro Nordest, gli assaggi da “Westwood Dee-Jay” di Marco Franzoso e “Il saltafossi”, racconto dalla comicità surreale di Vitaliano Trevisan. Il tutto condito dalla piacevolissima versione in dialetto veneto del “Pinocchio” di Collodi firmata da Silvano Belloni, dall'ironico adattamento anch'esso alla veneta de “Lo studio dell'uomo” dell'antropologo americano Ralph Linton e da alcune pagine sul trattamento del baccalà dello scrittore-gastronomo trevigiano Giuseppe “Bepo” Maffioli, che nello spettacolo assumono esilaranti toni lascivi, con tanto di “Je t'aime, moi non plus” di

DasinistraPino Costalungae Vasco Mirandola inscena con imusicisti Marchesini e Gobbo. FOTO A.AGOSTI
Jane Birkin e Serge Gainsbourg accennata alla chitarra a fare da ammiccante sottofondo. Secondo merito, il superare i confini consueti del reading musicale o del recital puri e semplici: qui si va oltre, offrendo uno spettacolo nel quale la lettura si carica di tutti i colori di una recitazione ricca e matura e la musica non è semplice accompagnamento ma a pieno titolo spettacolo nello spettacolo. D'altra parte, in scena c'è un poker d'assi: un vulcano in eruzione come Pino Costalunga, con la sua gamma infinita di intonazioni e sfumature, nella parola come nel gesto; Vasco Mirandola, voce baritonale e graffiante, essenziale nel movimento, salvo esplodere all'improvviso, in perfetta combinazione con il suo compagno di palcoscenico; Sergio Marchesini, silenzioso e concentrato, che affida alla sua fisarmonica il compito di parlare per lui, fra ricami preziosi e fuochi d'artificio; e infine Giorgio Gobbo, chitarra sicura e voce di velluto, che regala al pubblico quei gioielli di poeticità e ironia che sono le canzoni della Baltazar, dalla divertente “La Marieta” alla crepuscolare “A foghi spenti” a tante altre. Un crescendo di emozioni parlate e suonate, fino ai bis: irresistibile la pseudo traduzione simultanea dall' inglese al veneto di alcune poesie (“I can” diventa “A gò un can” e via delirando); fulminanti gli aforismi di Mirandola (un assaggio? “Dai al tuo prossimo, prima che sia lui a dartele”). Spettacolo fluido, pieno e gustoso, tra parole e musica: schiettamente folk, ombrosamente blues, graffiante come il rock, perfino estremo come il punk. Perfetta l'intesa, azzeccato l'equilibrio. Da vedere. •

Ilbaritono AndreaZaupa
TREVISO

DAL VIVO. Domani

AThiene lachitarra diVivian
THIENE

DaMeneghelloa Calzavara, passandoper Trevisan,Noventa Lanza,Guglielmin Franzoso,Scapin

Dopo la serata di Quinto Vicentino, il chitarrista vicentino Samuele Vivian – che da anni insegna a Kingston, in Giamaica – sarà domani alle 21 in concerto a Villa Fabris - Centro europeo mestieri per il patrimonio, che si trova a Thiene in via Trieste. Il concerto – ingresso gratuito – fa parte del tour europeo dell'artista, che in Italia prende il nome di “One Love - dal Mediterraneo alla Giamaica - Solo guitar Soulful World Music”. • S.R.

L’altra sera a Treviso il baritono vicentino Andrea Zaupa è risultato uno dei vincitori del 42˚ concorso internazionale Toti Dal Monte. L’opera da interpretare era “Il matrimonio segreto” di Domenico Cimarosa ed i selezionati parteciperanno all’esecuzione nei teatri di Treviso, Ferrara e Rovigo. Andrea Zaupa ha studiato col soprano Rosanna Lippi e si è diplomato al Conservatorio di Padova. Si è perfezionato col basso-baritono Sherman Lowe e diplomato alla Scuola dell'Opera di Bologna, ha vinto i concorsi Titta Ruffo di Pisa nel ruolo di Dandini da “La Cenerentola” e Pagliucca per il ruolo di Slook ne “La Cambiale di Matrimonio”. Il suo debutto è avvenuto sei anni fa con “L' Italiana in Algeri” di Rossini al Teatro Olimpico. •

TEA TRO/2. Al Bixioin versione estivaun gradevole testodiEnrico Grandessoispiratoall’opera delpoetaCalzavara

Improvvisericchezzee vuoti dellavita Riflessioniad alta voce insalad’attesa
L’imprenditore,il contadino, iltecnocrate inun nuovoVeneto
Lino Zonin
VICENZA

LIRICA/2. Ilsoprano

Sen’èandata Romana Righetti

Flash
DA SANREMO
SABA AV TO ALDAGNO UNAVOCE FEMMINILE

Allo Spazio Bixio anche d’estate, per fuggire dall’afa opprimente dei luoghi chiusi, senza perdere la buona abitudine di una sera a teatro. Il cortile della scuola materna sul retro di via Mameli si presta come platea. Un palco, due riflettori e un set di microfoni fanno il resto. Piergiorgio Piccoli, a nome di Theama Teatro, presenta la nuova arena estiva, saluta il folto pubblico e introduce lo spettacolo che apre la mini rassegna intitolata “Via Bixio 4 – Teatro anche d’estate”. L’onore tocca a un testo che Enrico Grandesso ha scritto ispirandosi all’opera del poeta Ernesto Calzavara, nato a Treviso nel 1907 e morto a Strà nel 2000. Il lavoro è già andato in onda come radiodramma e ora debutta sulla scena (questa, al Bixio, è la prima nazionale) con un allestimento prodotto da Nautilus Cantiere Teatrale e diretto da Giovanni Florio. Il titolo - “Schei, tera e memoria” - annuncia senza possibilità di equivoco l’argomento di cui si parla: il Veneto e i veneti, la storia recente di una terra e

di un popolo colpiti da improvvisa ricchezza dopo secoli di stenti e che adesso si trovano di fronte a un tipo di difficoltà diversa, stavolta non legata al bisogno ma più umana, intima, quasi sentimentale. Nella sala d’attesa di un ospedale incontrano quattro tipici rappresentanti di questa fauna, i cui nomi descrivono emblematicamente i diversi caratteri: Schei Ziocan è un piccolo imprenditore arricchito in fretta che percepisce in modo subliminale il vuoto della sua vita e che reagisce aggredendo il prossimo con stupida arroganza; Bepi Memoria è un vecchio contadino non completamente inurbato che per tirare avanti si aggrappa ai ricordi; Franco Del Cuore è un lavoratore che si era illuso di aver trovato nel deserto della vita un’oasi di pace e che un lutto improvviso ha gettato nella disperazione. Infine Distinto Professionale è un giovane tecnocrate iper efficiente che parla come un robot e, come un robot, dentro la testa ha solo numeri e frasi fatte. Nessuno di loro sta bene e gli annunci che arrivano dall’altoparlante dell’ambulatorio suonano come i rintocchi di una campana a morto. Fuori cam-

RomanaRighetti
VICENZA

La rassegna di spettacoli “Valdagno Estate E20” si colora di rosa sabato con “Femminile Singolare” che in , questo primo appuntamento propone il concerto di Erica Mou al Parco La Favorita, rivelazione del festival di Sanremo 2012. Alle 21.

TRIBUTO
VENERDÌAD ASIAGO DATHE COMMITMENTS
Le musiche tratte dal film di Alan Parker faranno da colonna sonora alla Taverna del Caffè Roma, dove si esibiranno gli Omogenei, formazione composta da sette elementi. Alle 22.

Tre protagonisti dellavoro “Schei,terae memoria” in scenaal Bixioin versione estiva. COLORFOTO
po, si sente un’altra voce – questa è dolce e suadente - che declama le strofe con cui Calzavara descriveva i suoi conterranei (“I roba la roba, i la mura inte i muri”). Sono versi che lanciano uno sguardo tenero ma severo su un popolo inquieto, mai contento, sempre in fuga da qualcosa e in cerca di qualcos’altro. Tutto questo agitarsi dovrà pur finire, ammonisce il poeta. C’è un treno, là in fondo, sul quale dovremo salire. Conviene fermarsi un po’ a riflettere, capire cosa conta davvero e scegliere. Il tono moralistico della recita è stemperato dall’uso di un dialetto molto stretto e diretto, uno slang tra il trevigiano e il vicentino che offre qualche spunto di comicità. La regia di Florio è di stampo classico, tutta imperniata sul lavoro degli attori (Daniele Berardi, Matteo Zandonà, Christian Nicoluzzi, Luca Iseppi, Renato Poli) i quali rispondono alla chiamata con il dovuto impegno e si meritano alla fine gli applausi del pubblico, da dividere con l’autore Enrico Grandesso, presente alla recita. •
© RIPRODUZIONERISERVATA

Unmomento dellospettacolo

È scomparso a San Giovanni in Monte dopo lunga malattia il soprano Romana Righetti, attrice, cantante lirica e per anni docente nei conservatori di Verona e Vicenza, dove ha coltivato numerosi allievi diventati famosi. Ha insegnato canto ,poi, privatamente, fino a dieci anni fa. Era nata nel 1928 a Milano, figlia d’arte del basso Antonio Righetti e della pittrice Lidya Pearson e dagli anni ’70 aveva scelto di vivere a Vicenza. Aveva iniziato nel teatro con Giorgio Strehler (è stata Polly nell’Opera da tre soldi nel 1955), poi aveva lavorato nell’operetta con una ricca discografia e quindi nella lirica, con celebri interpretazioni in opere di Verdi e Mozart. •

COVER
SERA LIVEA 360˚ TA SAGRA DI QUARGNENTA
Appuntamento con la musica dei Tre-Di venerdì alla festa della frazione di Brogliano. In scaletta dal R'n'R anni '50 al revival anni '60, dalla disco '70/'80 fino ai giorni nostri. Inizio alle 22.

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