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Indice 1. La vita di Giacomo Leopardi 2. Formazione culturale e filosofica di Giacomo Leopardi 3. Il pessimismo individuale 4. Lo Zibaldone 5. I piccoli idilli 6.

Parafrasi della poesia L'infinito - Il tema della poesia 7. Le operette morali - giudizio critico di Cesare Luperini sulle operette morali 8. Sintesi dell'operetta morale dialogo della natura e di un islandese 9. I grandi idilli - parafrasi della poesia a Silvia 10.Introduzione del canto il sabato del villaggio - parafrasi della poesia 11.A se stesso - parafrasi della poesia - commento e spiegazione della poesia 12.I canti struttura, sintesi e messaggi 13.Sintesi del canto la ginestra 14.Il messaggio della ginestra 15.La forma della ginestra 16.La canzone libera o leopardiana 17.L'ultima lettera di Giacomo Leopardi 18.Giudizio conclusivo su Leopardi

1. GIACOMO LEOPARDI Giacomo Leopardi nacque a Recanati in provincia di Ancona il 29 Giugno 1798 dal conte Monaldo Leopardi e dalla madre Adelaide Antici. Giacomo Leopardi fu il primo figlio di 10 figli, i suoi compagni di gioco furono: la sorella Paolina e il fratello Carlo con i quali giocava felicemente, verso i 5-6 anni di et Giacomo mostr le sue straordinarie capacit intellettive. La madre era una donna fredda e dura e prese la gestione della casa perch il padre non riusciva a gestire le finanze familiari. Nel 1809 cominci a studiare da solo (autodidatta), leggendo i moltissimi libri della biblioteca patena del palazzo di famiglia. Impar da solo il latino, il greco, l'ebraico e il francese. Questo studio dur 7 anni dal 1809 al 1816 e Leopardi lo defin matto e disperatissimo. Infatti questo studio gli indebol la vista e gli deform la schiena. Leopardi in questo modo acquis una cultura vastissima: studi gli illuministi francesi di cui Jean Jacque Rouseaux e tradusse molte opere greche, tra cui Omero ed Esiodo e molte opere dal latino, come i poeti Virgilio, Orazio e Lucrezio. Studi anche opere scientifiche e scrisse un'opera giovanile dal titolo STORIA DELL'ASTRONOMIA nel 1813 e un'altra opera dal titolo SAGGIO SOPRA GLI ERRORI POPOLARI DEGLI ANTICI nel 1815. Impar anche la filologia (studio delle parole nella loro evoluzione e trasformazione). Anzi divent nel tempo uno dei maggiori esperti europei di filologia di quegli anni. Nel 1817 Leopardi inizi uno scambio epistolare con il grande letterario piacentino Pietro Giordani (1774-1848), era uno dei maggiori intellettuali di quel tempo. Pietro Giordani cap subito le grandi potenzialit del giovane poeta, cosicch divento una preziosa guida sul piano intellettuale e umano, infatti lo incoraggi a superare i condizionamenti familiari e prendere pi chiara coscienza dei nuovi orientamenti ideologici, indirizzandolo ad accettare le idee del romanticismo e le idee di progresso, distaccandosi dagli ideali reazionali nei quali era stato educato. Nel 1817 Leopardi cominci a scrivere tutte le sue considerazioni e riflessioni su tutto ci che leggeva e che faceva. Quest'opera molto importante per capire il suo carattere e la sua filosofia sulla vita. Quest'opera fu chiamata dal poeta lo ZIBALDONE, che finir di scriverlo nel dicembre 1832. Nel 1817 Leopardi, durante la visita di sua cugina Gertrude Cass, prov un forte innamoramento verso di lei e scrisse la prima poesia con il titolo IL PRIMO AMORE. Nel 1819 cominci a scrivere 6 piccole poesie che lui chiam I PICCOLI IDILLI. Queste poesie sono: IL SOGNO, L'INFINITO, LA SERA DEL DI' DI FESTA, ALLA LUNA, LA VITA SOLITARIA, FRAMMENTO XXXVIII. Nel 1820 inizi a scrivere altre poesie, ma di contenuto civile e filosofico, queste poesie sono: - Ad Angelo Mai (1820) - Nelle nozze della sorella Paolina (1821) - Ad un vincitore nel pallone (1821) - Bruto minore (1821) - Alla primavera o delle favole antiche (1822) - Inno ai patriarchi (1822)
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- Ultimo canto di Saffo (1822) - Alla sua donna (1823) Nel 1823 il padre diede al poeta il permesso di recarsi a Roma ospite dello zio Carlo Antici. Ma il soggiorno romano fu per il poeta una delusione. Non trov impiego, la citt stessa di Roma lo deluse, e anzi il poeta giudic meschino e corrotto l'ambiente romano. L'unica cosa che gli piacque fu la tomba del grande poeta Torquato Tasso. Ritorn a Recanati (da Roma) accentuando ancora di pi il suo pessimismo esistenziale. Nel 1824 a Recanati comincia a scrivere dei racconti, molti dei quali con personaggi fiabeschi che lui chiama OPERETTE MORALI. Sono 24 opere in prosa che il Leopardi pubblic per la prima volta nel 1827 e l'edizione definitiva nel 1832. Le pi belle operette morali sono: -Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio failiare -Cantico del Gallo Silvestre -Dialogo di un venditore di almanacchi e di un pesseggere -Dialogo di Tristano e di un amico La maggioranza di queste operette ha per titolo Dialogo perch il racconto si svolge soprattutto con il dialogo di 2 o pi personaggi. Il primo dialogo fu Dialogo della natura di un islandese (1824). L'ultima operetta fu Dialogo di un venditore di Almanacchi e di un passeggere (1832). Nel 1825 si trasfer a Milano per un breve periodo dove lavor presso l'editore Stella. Nel 1826 soggiorn a Bologna dove conobbe la Contessa Teresa Carminiani Malvezzi della quale si innamor; ma non fu ricambiato. Nel 1827 si trasfer a Firenze dove incontr Alessandro Manzoni. Nel novembre del 1827 il Leopardi per motivi di salute si trasfer a Pisa dove compose la bellissima poesia A SILVIA. Nel 1829 ritorn a Recanati e qui compose altre poesie, chiamati i GRANDI IDILLI che sono: - A Silvia - Le ricordanze - La quiete dopo la tempesta - Il sabato del villaggio - Canto notturno di un pastore errante dell'Asia Nel 1830 il gruppo dei letterati fiorentini gli diedero un assegno mensile, con il quale ritorn a Firenze. Nel 1831 pubblic tutte queste poesie con il titolo CANTI. Nel 1831 il poeta conobbe la contessa Fanny Targioni Tozzetti della quale si innamor. Conobbe anche un giovane napoletano, Antonio Ranieri, con il quale ci fu un'amicizia intima. Il giovane napoletano Ranieri inseguiva la sua fidanzata,che era un'attrice, e a volte si portava dietro Leopardi a Roma. Nel 1833 Antonio Ranieri propose a Leopardi di recarsi a Napoli per trovare un clima pi mite. Nel 1833 il Leopardi compose l'ultima poesia dedicata alla contessa Fanny Targioni Tozzetti, che lui chiam CICLO DI ASPASIA. Queste poesie sono: - Il pensiero dominante - Amore e morte
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- Consalvo - A se stesso - Aspasia Nel 1833 i due sodali arrivarono a Napoli che non piaque a Leopardi. A Napoli le sue malattie si aggravarono e il Leopardi nell'estate del 1835-36 si rec in una villa a Torre del Greco alle pendici del Vesuvio. Qui nell'estate del 1836 compose gli ultimi due canti: - Il tramonto della luna - La ginestra Scrisse altre opere, tra cui PARALIPOMERI ALLA BATRACOMIOMACHIA, che un poemetto satirico in cui il Leopardi immagina una guerra tra granchi (che simboleggiavano gli Austriaci) e topi ( che simboleggiavano i liberali italiani). Il 14 giugno 1837 alle ore 17:00 dopo una lunga agonia in partenza per recarsi a Torre del Greco fu colpito da un dolore atroce all'intestino e mor assistito dalla sorella di Antonio Ranieri all'et di soli 39 anni. 2. FORMAZIONE CULTURALE E FILOSOFICA DI G. LEOPARDI Durante la giovinezza il Leopardi studi i classici greci e latini, studi anche i filosofi francesi tra cui Diderot e D'Holmac. Nel 1824 il Leopardi, nelle operette morali espresse una concezione laica e materialistica che si svilupp in seguito verso un pessimismo sempre pi vigoroso, logico e rigido. Nel 1828 il Leopardi trasform il Pessimismo storico-sociale in Pessimismo cosmico-universale secondo il quale ogni oggetto della natura, animato o inanimato destinato al dolore, alla sofferenza ed alla morte. Infatti il Leopardi da la colpa della morte alla natura, definendola MADRE MATRIGNA. L'operetta pi chiara su questo argomento dialogo della natura e di un islandese. Dopo il 1833 attenua questo pessimismo perch considera l'amore e la fratellanza umana come due manifestazioni importanti con i quali si pu vincere la natura e la morte. 3. IL PESSIMISMO INDIVIDUALE Nella sua prima parte di vita il Leopardi pensava che vi uno scontro tra la natura e la ragione: la natura ha creato gli uomini felici mentre la storia e la civilt li rende infelici. Ma l'uomo man mano che diventa adulto si distacca dalla felicit, e procede inevitabilmente verso una condizione di cosciente dolore. Questa prima fase di pensiero il poeta la chiama PESSIMISMO STORICO perch determinato dal confronto tra la decadenza del presente e la vitalit dei tempi antichi. Dopo il viaggio a Roma il Leopardi cambia parere e procede verso il pessimismo cosmico, cio riguardante tutto l'universo. Adesso il Leopardi dice che la natura persecutrice e nemica di ogni uomo; la natura inganna l'uomo promettendogli la felicit che non concede mai, allettandolo con le illusioni, mentre la sola certezza la morte. La
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natura, da madre benevola diventa matrigna, il pessimismo diventa cosmico perch anche un sasso destinato alla morte. Nell'ultima sua opera la Ginestra il Leopardi se la prende con la scienza, perch accusa il processo scientifico gli uomini con le loro scoperte; ma il Leopardi all'ottimismo positivista, al mito del progresso scientifico oppone la convinzione secondo la quale non pu essere il progresso scientifico a garantire la felicit, ne a migliorare la vita dell'uomo, ma pu soltanto sostenere un progresso civile fondato sui valori della solidariet e della fratellanza. Sempre nella Ginestra il poeta esorta gli uomini ad avere il coraggio di guardare in faccia la loro reale condizione, e ad unirsi in una socialcatena per combattere il loro vero nemico, il dolore insito nella natura delle cose. Se tutta l'umanit si affratellasse potr vincere il dolore e la morte, cos come i Titani combatterono insieme contro Zeus (il loro padre) e diedero il foco e la vita agli uomini (titanismo) quindi anche il Leopardi cade nell'utopismo perch l'umanit tutta intera non riuscir mai a diventare una fratellanza universale basata sulla solidariet perch ogni uomo vede in un'altro uomo un concorrente, nemico e avversario. 4. LO ZIBALDONE Lo Zibaldone composto da una serie di quaderni nei quali il Leopardi scriveva le sue riflessioni personali e filosofiche. Il pensiero di Leopardi si sviluppa di giorno in giorno e sviluppa cos le sue idee sulla vita e sulla filosofia. Il Leopardi inizi a scrivere lo Zibaldone nel 1817. Le prime riflessioni riguardano la sua condizione di giovane poeta infelice, tanto che una volta pens perfino di suicidarsi e da questo momento inizi anche il suo pessimismo sulla nullit del mondo. Nel 1819 scrisse:Tutto nulla al mondo, anche la mia disperazione. Nel 1821 scrisse che anche Dio non esisteva e dimostrava ci con questo ragionamento:Insomma Dio stesso nullo giacch nessuna cosa necessaria. Nel '25 scriveva che sia il tempo che lo spazio sono solo illusioni. Nel '27 scrisse che il mondo lo ammirava per la sua deformit e nel '28 scrive: tutto male ci che esiste male. La fine dell'universo male e ogni cosa fu e sar sempre infelice, e non solo il genere umano, ma tutti gli esseri del mondo perch sono destinati alla morte. Nell'ultima pagina dello Zibaldone scrive: gli uomini non accetteranno mai di non sapere nulla, di non essere nulla, e dopo la morte non vi sar nulla perch non c' pi nulla da sperare dopo la morte. 5. I PICCOLI IDILLI La parola Idillio deriva dalla parola greca EIDYLLION che significa paesaggio di campagna. I piccoli idilli di Leopardi sono: Alla luna; L'infinito; La sera del d di festa; La vita solitaria; Il sogno.
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Il Leopardi aggiunge al quadretto campestre i suoi sentimenti, e quindi si avvicina alla poetica del Romanticismo per ricavarne una riflessione esistenziale. 6. PARAFRASI DELLA POESIA L'INFINITO Questo solitario colle mi stato sempre caro e anche questo cespuglio che mi sta davanti e che mi toglie la visuale dell'estremo orizzonte mi stato tanto caro; ma stando seduto e guardando mi immagino nella mente sterminati spazi che stanno al di la della siepe e immagini sovrumani silenzi e mi raffiguro una profondissima quiete, tanto profonda che il cuore ne ha quasi paura. E mentre sento frusciare il vento tra questi alberi io confronto l'infinito silenzio al rumore di questa vita; e mi ricordo l'eternit e le stagioni che passano, e il tempo presente con i suoni di questo momento. Cos immagino il mio pensiero che sprofonda in questa grande immensit, e questo mio contemplare mi dolce in questo infinito. IL TEMA DELLA POESIA Questa poesia composta nel 1819 mostra tutto il genio poetico del giovane Leopardi. Il tema della poesia la contrapposizione tra il finito e l'infinito, tra il temporale e la temporale, tra il materiale e l'immateriale, tra il presente e il passato. L'idillio una scintillante poesia di creativit poetica; la poesia la sintesi universale e sublime di tante riflessioni personali del poeta. La poesia bellissima perch tutta pervasa dal sentimento attivo e positivo verso la vita e l'universo. 7.LE OPERETTE MORALI Sono tutti brevi racconti quasi tutti in forma di dialoghi. La prima edizione fu pubblicata a Milano nel 1827. Nel 1834 usc la seconda edizione con l'aggiunta di due operette: Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero Dialogo di Tristano e di un amico Nel 1835 la censura borbonica imped l'uscita del libro che poi fu ripubblicato nel 1845 a cura del suo amico Antonio Ranieri. Le operette morali hanno per argomento riflessioni filosofiche e religiose sulla vita, sulla morte e sugli uomini. Molti personaggi sono derivati da favole e miti come Atlante ed Ercole, altri personaggi sono ripresi dal mondo storico e dalla letteratura come: Cristoforo Colombo, Plotino, Copernico, Tasso e Parini. La tesi fondamentale delle operette morali :la compiuta espressione del pessimismo cosmico (perch supera il singolo individuo e accomuna tutti gli uomini nel dolore). L'intera opera si presenta come una lucida ed implacabile indagine sulla estraneit della natura al destino dell'uomo e sull'infelicit che ne deriva, e assume toni polemici contro i pregiudizi e il falso ottimismo della societ moderna e contro la stoltezza (stupidit) degli uomini che si ritengono al centro dell'universo, mentre non sono che vittime del cieco meccanismo naturale che lo governa.
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Tutte le operette sono 24. GIUDIZIO CRITICO DI ROMANO LUPERINI Le operette morali assolvono tre funzioni fondamentali: 1. Smascherare le illusioni consolatorie, esaltate dai liberali moderati; 2. Additare un modello di reazione all'infelicit; 3. Affrontare la realt per quello che con la sola forza della ragione; 8.SINTESI DELL'OPERETTA MORALE DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE L'operetta si divide in tre parti: Nella prima parte il Leopardi ci presenta i due personaggi principali dell'operetta, che sono l'islandese e la natura. L'islandese un viaggiatore instancabile che ha visto buona parte della Terra; la natura invece si presenta come una donna di smisurata forma, seduta ed appoggiata con il gomito ad una montagna. Lo scopo dell'islandese quello di fuggire dalla natura; mentre lo scopo della natura quello di sviluppare la sua potenza sulla Terra. L'islandese vuole sfuggire al dolore della Terra, ma la natura indifferente al dolore degli uomini, ed infatti afferma:Se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei. In questo punto il pessimismo leopardiano raggiunge il suo massimo cosmico perch l'uomo soggiace a una legge ineluttabile che questa:Esso (l'uomo sottomesso a un perpetuo circuito di produzione di distruzione. Esistere vuol dire quindi soffrire e morire. L'operetta si conclude con un'amara riflessione: il povero islandese, sfuggito a tanti mali, finisce sbranato da leoni o sommerso da una tempesta di sabbia, ma morto in un modo o nell'altro, la natura rimane indifferente, impassibile. In sintesi, il dialogo della natura e di un islandese approfondisce il rapporto tra la natura e l'infelicit umana. L'islandese sfuggito tutta la vita dalla natura, convinta che essa perseguiti gli uomini rendendoli infelici, ma bench l'abbia sfuggita si proprio imbattuta in essa, raffigurata come una inquietante e gigantesca figura di donna. Nel dialogo tra i due personaggi emerge la completa indifferenza, passivit ed impotenza della natura che non si preoccupa del bene o della felicit degli uomini. Ed la natura stessa ad affermare le leggi di un rigoroso e spietato materialismo: la scomparsa di un individuo, non tocca l'interesse della natura, volta solo a perseguire la durata dell'esistenza attraverso il perpetuo circuito di produzione e distruzione. Il dialogo stroncato sulla disperata richiesta di significato della vita, rivolto dall'islandese alla natura, ma essa non da nessuna risposta. Il corpo mummificato dell'islandese poi stato trasportato in un museo di una citt europea. 9. I GRANDI IDILLI Tra il 1828 e il 1830, Leopardi torna a Recanati dove scrive altri canti definiti
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grandi idilli. Il primo grande idillio fu A Silvia scritto a Pisa nel 1828. Il Leopardi compose A Silvia tra il 29-30 aprile 1828. Ricorda una giovane conoscente, Teresa Fattorini, figlia del cocchiere della famiglia Leopardi, morta all'et di 21 anni nel 1818. Leopardi cambia il nome della giovane da Teresa a Silvia, perch Silvia un nome pi nobile e lo riprende dalla protagonista dell'Aminta del Tasso. Ugo Dotti scrive: Teresa Fattorini, trasfigurata in Silvia, divenuto il simbolo della fanciulla che nel suo pieno sviluppo della vita viene stroncata dalla morte. Dunque il Leopardi in questo aprile di Pisa, preso dal fervore creativo e dalla nuova linfa poetica, nella sua mente si rivolge a lei chiamandola per nome e subito la riporta nel mese di maggio, che il mese della speranza, quando loro, sia il poeta che lei, godevano delle speranze del futuro perch entrambi giovani. PARAFRASI DELLA POESIA "A SILVIA" Silvia ricordi ancora quel tempo della tua vita mortale, quando la bellezza risplendeva nei tuoi occhi luminosi e fuggitivi e tu, contenta e pensierosa, varcavi la soglia della giovinezza? Le silenziose stanze e le vie circostanti risuonavano al tuo continuo canto, quando, mentre eri intenta ai lavori femminili, sedevi ed eri contenta del tuo vago futuro, che avevi in testa. Era il profumato mese di maggio e tu eri solita cos trascorrere la tua giornata. Io, talora, abbandonando gli studi letterati e i miei quaderni scritti sui quali si consumava la mia vita, dal balcone della casa paterna ascoltavo il tuo canto e il rumore della tua mano veloce che scorreva sul telaio. Guardavo il cielo sereno, le strade indorate dal sole e vedevo di qua il sole e di la le montagne.
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Nessuna parola potrebbe dire quello che io ho provato dentro di me. Che pensieri piacevoli, che speranze, che sentimenti, o Silvia mia? Come ci sembravano allora, la nostra vita il nostro destino. Quando mi ricordo di quella speranza cos grade, un sentimento duro e inconsolabile mi opprime e a me ritorna il desiderio a dolermi della mia infelicit. O natura, o natura perch non dai quello che hai promesso prima? Perch di tanto inganni i figli tuoi? Tu, o Silvia, prima che l'inverno inaridisse l'erba, indebolita e vinta da un male nascosto, morivi, o fragile creatura, e, mentre le lodi per i tuoi neri capelli o ai tuoi sguardi innamorati e verecondi non ti rallegravano il cuore; ne le tue amiche nei giorni festivi, conversavano d'amore con te tu non vedevi il fiorire dei tuoi anni. (come tu sei morta) Cos poco dopo anche la mia dolce speranza moriva: il destino ha negato i miei anni anche la giovinezza hai come sei fuggita in fretta cara compagna della mia giovane et, mia speranza tanto rimpianta. Questo il mondo tanto sognato? Questi sono i diletti, l'amore, le opere e gli eventi di cui cos a lungo ragionammo insieme? Questo il destino degli uomini? Quando apparsa la vera e cruda realt tu misera, sei scomparsa; e con la mano mi indicavi da lontano la fredda morte e una muta tomba.
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10. INTRODUZIONE AL CANTO: IL SABATO DEL VILLAGGIO Questo canto fu scritto da Leopardi nell'agosto 1829. Il canto, dopo una descrizione naturalistica dell'ambiente sociale e del sabato come un giorno di vacanza e di riposo passa subito a una conclusione filosofica nella quale da un ammonimento a non farsi illusione sulla natura. Il finale del sabato dolce e gradevole, un invito a godere i possibili piaceri della fanciullezza, prima che arrivi la giovinezza che dar dolori a cui seguir la terribile vecchiaia. PARAFRASI DELLA POESIA IL SABATO DEL VILLAGGIO La fanciulla viene dalla campagna mentre il sole sta tramontando con un fascio d'erba; e reca nella mano un mazzolino di rose e di viole con il quale, come solita fare si prepara ad ornare domani, nel giorno di festa, il petto e i capelli. La vecchietta siede con le vicine presso la scala esterna della casa e rivolta verso il giorno che svanisce racconta fatti della sua giovinezza. Quando si faceva bella nel giorno della festa e ancora agile e in buona salute era solita danzare la sera insieme a coloro che erano i suoi compagni di giovinezza. L'aria intanto si fa scura. Il cielo torna a colorarsi di un azzurro intenso, le ombre tornano gi dai colli e dai tetti, mentre la luna appena spuntata rende bianca la luce della sera. Ora la campagna da inizio Alla festa che incomincia, e si direbbe che a quel suono il cuore si riconforta. I fanciulli fanno un rumore allegro Gridando in gruppo sulla piazzetta, e qua e l saltando. Intanto il contadino torna fischiettando Alla sua povera mensa e pensa fra se e se al giorno di riposo.
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Poi, quando, intorno ogni lume spento Ogni cosa tace Si sente il martello battere, si sente la sega Del falegname che ancora sveglio Nella sua bottega chiusa E si affretta e si sbriga per finire il lavoro prima del chiarore dell'alba Il sabato il pi piacevole di tutti i giorni, pieno di gioie e di speranze, domani le ore porteranno tristezza e noia. Ognuno penser al lavoro abituale. O fanciullo scherzoso Questa et tua felice E' come un giorno pieno di allegria, un giorno chiaro e luminoso, essa precede la giovinezza. Godi o fanciullo mio la tua una condizione felice Un et piena di gioia Non voglio dirti altro; ma non ti dispiaccia che la tua festa tardi ancora a venire. 11. A SE STESSO Or poserai per sempre, stanco mio cor. Per l'inganno estremo ch'eterno io mi credei. Per. Ben sento, in noi di cari inganni non che la speme, il desiderio spento. Posa per sempre. Assai Palpitasti. Non val cosa nessuna I moti tuoi, ne di sospiri degna La terra. Amaro e noia La vita, altro mai nulla, e fango il mondo. T'acqueta omai. Dispera L'ultima volta. Al gener nostro il fato Non don che il morire. Ormai disprezza Te, la natural, il brutto Poter che, ascoso, a comun danno impera, e l'infinita vanit del tutto.

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PARAFRASI Tu, stanco cuor mio ora riposerai, l'ultima illusione che io credevo eterna, morta, Sento fortemente che non solo la speranza spenta, ma anche il desiderio delle care illusioni spento. E riposa per sempre. Assai Palpitasti. Nessuna cosa terrena Vale i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, ne la terra degna dei tuoi sospiri. La vita amara e noiosa non altro Che nulla, il mondo fango. Ormai fermati. Non sperare pi Il fato ha donato Agli uomini soltanto il morire. Ormai tu odia te stesso, la natura, il brutto potere il quale, invisibilmente governa il male a danno degli uomini. E odia l'infinita vanit del tutto. COMMENTO A se stesso la quarta poesia del ciclo di Aspasia. E` certamente la poesia pi drammatica e dolorosa di tutto il ciclo. Il Leopardi vi esprime tutto il suo intenso dolore per la bella Fannj Targioni Tozzetti. E` la poesia del non ritorno all'amore vissuta in prima persona. Di li a poco partir per Napoli, dove scriver l'ultima poesia del ciclo per la bella Fannj, dal titolo ASPASIA. Il poeta, in balia della sua disperazione coinvolge tutto il mondo e si rivolge al dio del male, il quale di nascosto domina il male sulla Terra. 12.CANTI STRUTTURA, SINTESI E MESSAGGI I canti il titolo dell'opera poetica di Giacomo Leopardi. La raccolta composta da 34 canti pi altri piccoli frammenti poetici. I l Leopardi cominci a scrivere i canti nel 1816 e fin di scriverli nel 1837. Il primo canto All'Italia, seguendo i piccoli idilli, i grandi idilli, le 5 poesie del ciclo di ASPASIA e finiscono con i 2 grandi idilli finali che sono: Il tramonto della luna (1837) e La Ginestra (1836). La grandezza del Leopardi sta nel saper esprimere il suo lamento, il suo dolore che rappresenta il canto di tutti gli sfortunati del mondo.
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Egli ha saputo cantare e dare voce alle proteste delle persone sfortunate e infelici che non hanno avuto niente dalla vita (pessimismo cosmico). 13. SINTESI DEL CANTO LA GINESTRA 1:Nella prima strofa (versi 1-51) il Leopardi parla della presenza della Ginestra nelle terre desolate del Vesuvio. Essa rallegra con il suo colore e con il suo odore quelle terre e quei luoghi desolati. La ginestra quel fiore che accompagna il trascorrere del tempo, ed amica degli spazi desolati e tristi. Essa testimonia la grandezza dell'impero romano. La ginestra emana un profumo al cielo cosicch consola questi luoghi. Chi vuol vedere la vera condizione misera degli uomini, venga in queste terre e vedr quanto la natura si preoccupa del genere umano. Essa dura e matrigna, e pu annientare con improvvisi terremoti qualsiasi posto della Terra, e potr vedere le magnifiche sorti e progressive. 2:Nella seconda strofa (versi 52-86), il Leopardi si scaglia direttamente contro la filosofia dei filosofi cattolici liberali fiduciosi del progresso umano. Il Leopardi a questo punto proclama la sua estraneit al pensiero cattolico e afferma che non morr con questa vergogna e sa che sar dimenticato nei tempi futuri. 3:Nella terza strofa (versi 158-201) il Leopardi traccia la grande distinzione tra l'uomo con coscienza di se stesso e l'uomo che ha una falsa coscienza di se stesso. Il primo quello che accetta la sua condizione misera e malata, senza false illusioni sul suo destino ultraterreno, e conclude dicendo che bisogna partire da questa condizione per unirsi agli altri uomini per vincere la natura. Il Leopardi conclude dicendo che solo una fratellanza universale pu creare una nuova societ, basata sulla giustizia e sulla solidariet umana. Tutte le altre cose sono soltanto illusioni e menzogne. 4:Nella quarta strofa (versi 158-201) il Leopardi si scaglia contro l'utopia e le illusioni. Egli si siede in alto sulle falde del Vesuvio a contemplare il cielo stellato, e vede le innumerevoli galassie rispetto alle quali la Terra soltanto un puntino, cos come una stella appare alla Terra (e cio come un puntino). 5:Nella quinta strofa (versi 202-236) il poeta svolge una lunga similitudine per dimostrare come la natura indifferente, imparziale e distaccata nei confronti degli uomini. Come una mela che cade da un albero ed uccide un popolo di formiche, cos la cenere e i lapilli schiacciarono le ricche citt poste vicino al mare (PompeiErcolano). Ora su queste terre non nasce nient'altro 6:Nella sesta strofa (versi 237-246) il poeta se la prende con il trascorrere del tempo che passa talmente veloce. Il povero contadino guarda la vetta del Vesuvio perch ha ancora paura che si possa verificare un'altra eruzione distruttiva. Anche il forestiero
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che giunge dalla piazza di Pompei vede gi il bagliore della lava. Anche i popoli muoiono, e con essi la lingua, ma la natura resta indifferente e si proclama eterna. 7:Nella settima strofa (versi 247-317) il poeta dopo aver dimostrato la stoltezza e la superbia dell'umanit perch si crede immortale, si rivolge alla Ginestra e le dice che di fronte alla distrazione della natura china il capo con dignit e fierezza. 14.IL MESSAGGIO DELLA GINESTRA Il messaggio nuovo della Ginestra senza dubbio l'appello alla solidariet e alla fratellanza che il poeta lancia per vivere l'empia natura. Il Leopardi si fa portavoce di tutti gli infelici e innalza una vigorosa protesta contro il fato, gli dei e la natura. La tesi della Ginestra sintetizzata nell'ultima strofa:Gli uomini devono comportarsi come l'umile ginestra e cio affrontare la morte senza codardia, ne con orgoglio cos l'umanit dovr affrontare la propria distruzione, senza vilt n senza folle orgoglio. 15. LA FORMA DELLA GINESTRA La Ginestra una poesia allegorica. Il canto composto da 317 versi endecasillabi e settenari (183 endecasillabi e 134 settenari). Le strofe sono di diversa lunghezza e la rima libera. Le figure retoriche utilizzate sono: ALLEGORIA, ALLITTERAZIONE, METAFORA. La lexis della poesia stata definita dura (anti-idilliaca) cio che segue un ragionamento rigido e logico. La lexis della poesia ha un fascino particolare dovuto all'asciuttezza del linguaggio poetico ed anche alla profondit del pensiero filosofico che vi espresso. La bellezza della poesia deriva: 1: Dal suo linguaggio asciutto e vibrante; 2: Dal suo pensiero filosofico accusatorio e persecutorio contro l'empia natura; 3: Dalla fusione di classicismo latino e greco con il romanticismo europeo allora molto sentito e diffuso in Europa; Il canto pieno di una bellezza maestosa ed unica come quella della 5 sinfonia di Beethoven. 16. LA CANZONE LIBERA DEL LEOPARDI La canzone aveva le sue regole metriche nella letteratura italiana. Il poeta pi famoso fu Francesco Petrarca. Leopardi scrive in modo pi libero, con una rima pi libera e sciolta, e da maggiore musicalit del verso. Si pu dire ce la canzone libera del Leopardi ha dato inizio alla poesia moderna italiana del XIX secolo.

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17. L'ULTIMA LETTERA DI GIACOMO LEOPARDI Il 27 maggio 1837 pochi giorni prima di morire, il Leopardi scrisse una lettera al conte Monaldo (suo padre) nella quale lo ringrazia per tutto ci che aveva fatto per lui, e poi fa questo ultimo riferimento a Dio: Se scamper dal colera e subito che la mia salute lo permetter, io far ogni possibile per rivederla in qualunque stagione, perch ancora io mi do fretta persuaso oramai dai fatti di quello che ho sempre previsto: che il termine prescritto da Dio alla mia vita non sia molto lontano. I miei patimenti fisici ed incurabili giornalieri sono arrivati con l'et ad un grado tale che non possono pi crescere: spero che, superata finalmente la piccola resistenza che oppone loro il moribondo mio corpo, mi condurranno all'eterno riposo che invoco caldamente ogni giorno non per egoismo ma per il rigore delle pene che provo. Ringrazio teneramente la mamma del dono dei 10 scudi, bacio le mani ad ambedue loro, abbraccio i fratelli e prego loro tutti di raccomandarmi a Dio, a ci che dopo che io li avr riveduti una buona e pronta morte ponga fine ai miei mali fisici che non possono guarire altrimenti. Il tuo amorosissimo figlio Giacomo Da questa lettera si deduce che il Leopardi negli ultimi suoi giorni di vita ha avuto un improvviso dubbio sulla possibilit dell'esistenza di Dio, il quale pu davvero e presto salvarci dalla morte eterna. 18. GIUDIZIO COMPLESSIVO SU LEOPARDI Secondo Cesare Luperini, Leopardi un poeta moderno e ancora attuale. I temi toccati da Leopardi sono ancora attuali: 1: Il rapporto con la natura; 2: Il bisogno di valori e di significati; 3: La ricerca di nuovi rapporti fra tutti gli uomini; 4: La ricerca di fratellanza fra tutti gli uomini; 5: Il non credere alle illusioni del dopo-vita ma accettare la natura per quella che .

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