Gli attentati contro Adolf Hitler

By Saverio Conti
Classe 5G

Indice
Gli attentati contro Hitler: Una lunga scia di fallimenti
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1938 Ad opera dello svizzero Maurice Bavaud 1939 Ad opera del tedesco Georg Elser 1938-1945 Ad opera di Wilhelm Canaris e Hans Oster 1939 Ad opera del movimento di resistenza polacco 1942 Ad opera del movimento di resistenza polacco aiutato dai servizi segreti inglesi 1939 Ad opera dei Russi

Il primo attentato
Fra gli uomini publici del suo tempo Hitler fu uno dei primi che si servì per i suoi spostamenti di vetture blindate, di aerei gelosamente sorvegliati fino al momento della partenza, e di corpi speciali composti da uomini fedeli e pronti a sacrificarsi per la sua sicurezza su tutti la Leibstandarte truppa d’elit delle SS. Hitler però preferiva le vetture scoperte e, in molte circostanze, diede prova di irresponsabile audacia. Hitler non apprezzava essere circondato da persone che lo proteggevano perché odiava sentirsi osservato e attribuiva la propria sopravvivenza alla Provvidenza. Questo soprattutto negli anni ‘30. Per un sicario determinato, dotato di intraprendenza e tenacia, esistevano quindi molte possibilità di fare centro. Anche perché fino allo scoppio del conflitto Hitler non lesinò mai le apparizioni in pubblico, i discorsi alle sue platee, le marce legate alle liturgie del regime in cui folle di simpatizzanti avrebbero offerto la confusione ideale per un attentato. Uno dei primi fu ordito da un cittadino svizzero poco più che ventenne, Maurice Bavaud, fervente cattolico ed ex seminarista che in Hitler aveva riconosciuto il principale pericolo per l'umanità, l'incarnazione di Satana in pieno XX secolo. Il complotto fu messo a punto in totale autonomia e con una buona dose di dilettantismo. Il piano prevedeva che Bavaud, mischiatosi alla folla che assisteva alle celebrazioni della Giornata degli eroi a Monaco nel novembre del 1938, sparasse alcuni colpi di pistola su Hitler. Durante la sfilata, organizzata annualmente per commemorare il fallito putsch della birreria del 1923, il dittatore si sarebbe recato a piedi, tra due ali di folla, a deporre una corona al monumento alla vittime naziste. Ma la folla assiepata e la selva di braccia tese impedì all'attentatore finanche di esplodere un colpo. In seguito mentre seguiva Hitler nei suoi spostamenti per cogliere il momento giusto fu fermato nel corso di un normale controllo della polizia, gli fu scoperta la pistola e il suoi piani sgangherati vennero alla luce. Incriminato per tentato omicidio, fu ghigliottinato nel 1941.

Il secondo attentato
Più determinato, ma altrettanto solitario nel suo agire Georg Elser, un modesto operaio del Württenberg. Abbandonato dalla moglie, disoccupato, viveva quasi ai margini della società (per la sua mancanza di coscienza di classe lo si potrebbe definire, con terminologia marxista, un lumpenproletariat). Poco ideologizzato, nutriva però un profondo odio per Hitler, soprattutto dopo la prova di forza con la Cecoslovacchia del 1938. Fu così che nel 1939 decise di mettere in opera un tentativo di assassinio. Il suo intento era di far saltare la sala della birreria di Monaco dove Hitler l'8 novembre 1939 avrebbe tenuto un discorso. Il tentativo ha del rocambolesco e del metodico al tempo stesso. Per due mesi si intrufolò di notte nei locali chiusi della birreria per scavare una nicchia nel pilastro davanti al quale sarebbe stato allestito il palco. Quando la cavità fu ampia a sufficienza vi nascose un ordigno costruito artigianalmente e collegato a un timer. Ma la sera prevista Hitler tenne sì il suo discorso, ma con mezzora d'anticipo, per non incappare nella nebbia che stava calando sulla città e non compromettere il suo ritorno a Berlino. La bomba scoppiò puntualmente, causando la morte di otto persone e il ferimento di una settantina. Il dittatore in quel momento era già in viaggio verso la capitale. Dell'attentato il regime incolpò prima i servizi segreti britannici. Poi Elser fu catturato mentre tentava di superare il confine svizzero e condannato e ucciso dalle SS. Il fallimento dell’attentato non fece che accrescere la megalomania di Hitler che confermò di essere protetto da una volontà divina che voleva il successo della sua impresa.

La resistenza tedesca
Ma i piani per l'eliminazione del dittatore non furono solo appannaggio di individui isolati e solitari, provenienti dalle file del popolo. Anche nomi eccellenti delle istituzioni valutarono in più occasioni l'opportunità di giungere a soluzioni estreme per liberare il Paese dalla deriva nazionalsocialista. Fu il caso di Wilhelm Canaris, responsabile del servizio informazioni militari del ministero della Difesa. Dopo un'iniziale appoggio alla politica anticomunista di Hitler e ai suoi piani di espansione, Canaris abbracciò la causa antinazista, denunciando, in ristrette e selezionate cerchie di conoscenti, l'immoralità delle SS e la totale subordinazione dell'esercito al partito. Assieme ad Hans Oster, anch'egli funzionario del servizio informazioni tedesco, ma tenendosi sempre un passo indietro, animò un movimento di resistenza antinazista che nel 1937 iniziò a studiare l'ipotesi di uccidere il dittatore. Il piano sarebbe dovuto scattare nel 1938, non appena il Fürher avesse ordinato la mobilitazione contro la Cecoslovacchia. I congiurati avevano progettato anche un colpo di Stato che avrebbe portato all'occupazione di tutti i ministeri chiave. A causa però prima dei successi in campo diplomatico e poi, con lo scoppio della guerra, della rapidità dei successi in Polonia la resistenza tedesca si ritrovò ostacolata ad agire e realizzare un colpo di stato poiché le truppe e il popolo tedesco non si sarebbe mai opposto al loro capo nel momento del massimo successo.

La resistenza polacca
La Polonia era stato il primo Paese a cadere, manu militari, sotto il giogo nazista. Ma, nonostante la feroce repressione praticata da tedeschi e russi nelle rispettiva aree di influenza, un movimento di resistenza era riuscito a coagularsi attorno ad alcuni esponenti del disciolto esercito. Moorhouse dà conto di un tentativo per uccidere Hitler negli ultimi giorni del settembre 1939, durante una breve visita nella capitale appena conquistata. Cinquecento chili di tritolo furono sistemati sotto la massicciata stradale, in un incrocio dove la Mercedes scoperta del dittatore sarebbe dovuta transitare. La parata, però, si svolse ancora una volta senza intoppi. Non è chiaro cosa non abbia funzionato: probabilmente si trattò di un difetto nell'innesco. Fatto sta che Hitler riuscì a salvarsi per l'ennesima volta. Per nulla sconfortato, il movimento di resistenza polacco, questa volta sostenuto dai servizi segreti inglesi, decise di cambiare strategia e di rivolgere le sue attenzioni al treno personale del dittatore, l'Amerika, a bordo del quale era solito spostarsi dal quartier generale di Rastenburg verso Berlino. La sera dell'8 giugno 1942 il convoglio doveva portare il suo illustre passeggero nella capitale per partecipare ai funerali di Reinhard Heydrich, il gauleiter di Boemia e Moravia ucciso pochi giorni prima dalla resistenza ceca. Il treno doveva esser fatto deragliare e un commando appostato lungo la massicciata avrebbe fatto fuoco sui sopravvissuti. Ma gli organizzatori del piano non valutarono la presenza di un treno civetta che precedeva il convoglio principale e la missione si infranse sull'obiettivo sbagliato.

I servizi segreti russi NKVD
Occorre poi aggiungere anche l'NKVD, la polizia segreta di Stalin. Anche il satrapo sovietico si lasciò lusingare per un certo periodo dall'idea di eliminare il suo emulo tedesco. Sembra che tra il 1938 e il 1939 un agente dell'NKVD avesse messo a punto un piano che prevedeva un attentato, ancora una volta a Monaco, all'interno di un'osteria dove Hitler (che evidentemente si muoveva in totale spregio di qualsiasi regola di sicurezza) era solito pranzare con i suoi seguaci. Il piano fu però presentato nella sua fase operativa proprio nell'estate del 1939, quando Stalin stava muovendosi in direzione dell'alleanza con la Germania. E fu lasciato cadere. Non migliore fortuna ebbe un l'idea di creare un commando che avrebbe dovuto attaccare il quartier generale del Fürher allestito nei primi mesi dell'operazione "Barbarossa" nella cittadina di Vinnitsa, nell'Ucraina occidentale. In questo caso le imponenti misure di sicurezza impedirono agli agenti sovietici infiltratisi dietro le linee di portare a termine la missione. Lo stop finale a qualsiasi impresa fu poi dato dallo stesso Stalin nell'estate del 1943. Con la sconfitta di Stalingrado e la progressiva ritirata tedesca, la vittoria dell'Armata Rossa era solo questione di tempo. Per Stalin «un assassinio in questa circostanza - spiega Moorhouse - poteva rivelarsi addirittura controproducente, portando a una reviviscenza militare della Germania e, eventualmente, a una pace separata con gli Alleati occidentali, che avrebbe lasciato l'Urss a combattere da sola». Paradossalmente, da quel momento Stalin si accorse che il fanatismo di Hitler e la sua volontà di resistenza ad oltranza giocavano a favore dell'Unione Sovietica perché impedivano un accordo a occidente con americani e inglesi.

I Servizi segreti inglesi
La storia del coinvolgimento dei servizi segreti di sua maestà (l'M16) in progetti di attentato contro Hitler si scontrò inizialmente con il pittoresco ideale ottocentesco della "spia gentiluomo", cioè dell'agente che doveva carpire segreti ma mai sporcarsi le mani di sangue. Fu proprio per questo motivo che le reiterate proposte dell'addetto militare britannico a Berlino, Noel Mason-MacFarlane, di imbracciare un fucile di precisione e piazzare uno o più colpi all'indirizzo del dittatore durante una delle numerose parate che si svolgevano proprio sotto la sua abitazione, non trovarono mai sostegno a Londra. Il segretario agli Esteri lord Halifax reagì severamente, ricordando che «non siamo arrivati al punto di dover usare l'assassinio come sostituto della diplomazia». E il volenteroso quanto irruento Mason-MacFarlane fu garbatamente informato che un atto del genere sarebbe stato decisamente "poco sportivo"! Un più articolato studio di fattibilità per assassinare Hitler (operazione Foxley) fu redatto, sempre dai servizi segreti britannici, attorno al 1944. Tra le ipotesi messe sul tavolo, ancora una volta il deragliamento del treno personale, l'avvelenamento, o il colpo di un tiratore scelto infiltrato nell'area del Berghof, la casa di vacanza nelle Alpi Bavaresi. Quest'ultima opzione rimase in piedi a lungo, perché si pensava di sfruttare la passione del dittatore per le passeggiate pomeridiane, che avvenivano solitamente senza un eccessivo dispiego di misure di sicurezza. Ma, come nel caso di Stalin, i successi alleati sul campo di battaglia resero meno urgente l'operazione. Tanto più che da alcuni ambienti si osservò come l'assassinio avrebbe trasformato Hitler in un mito. E forse dato vita a un'ulteriore leggenda: una Germania che avrebbe potuto vincere se lui fosse rimasto in vita. In breve, anche l'operazione Foxley fu consegnata agli archivi.

Claus Stauffenberg

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Il 20 luglio del 1944 fu organizzato uno dei più famosi attentati ad opera della resistenza tedesca. Al complotto parteciparono con lui anche altri alti militari come il generale Ludwig Beck, già capo di stato maggiore della Wehrmacht, e il generale Henning von Tresckow, esperto in strategia. Fu così che fu ordita la congiura degli ufficiali tedeschi contro il Führer; l'attentato fu fissato nel cuore del quartier generale di Hitler, la cosiddetta tana del lupo, a Rastenburg (oggi Ketrzyn in Polonia) e venne denominato "Operazione Walkiria": la bomba, contenuta all'interno di una valigetta, fu posizionata vicino a Hitler dallo stesso von Stauffenberg, ma venne spostata da qualcuno alcuni metri più lontano; questo fatto, insieme ad altre fortuite circostanze (per il forte caldo, la riunione si svolse in un edificio con le finestre aperte e non nel bunker, dove l'esplosione non potendosi sfogarsi all'esterno sarebbe stata enormemente più devastante; Stauffenberg aveva predisposto originariamente due bombe, ma a causa della sua menomazione nella fretta riuscì ad armarne solo una; il tavolo della riunione, costruito in solido legno di quercia, attutì ulteriormente la forza d'urto dell'esplosione), fece fallire l'attentato.

Lo scoppio..
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Successivamente allo scoppio Stauffenberg, come progettato, volò immediatamente a Berlino per assumere il controllo della sede dell’alto comando militare in Bendlerstrasse, per guidare da quella sede il colpo di stato. Tuttavia, Hitler sopravvisse quasi incolume all’esplosione e Stauffenberg, Beck, Olbricht, von Tresckow, il capo di stato maggiore colonnello Albrecht e altri congiurati vennero fatti arrestare dalle SS e dalla Gestapo, così come tutti coloro che in qualche modo erano venuti a contatto con loro. Gli arrestati furono torturati per ottenere rivelazioni, poi vennero trucidati, spesso senza nemmeno un processo. Anche von Stauffenberg dunque fu arrestato e fatto fucilare assieme agli altri congiurati nella stessa notte del 20 luglio 1944 nel cortile del Bendlerblock, sede del Comando Supremo dell'Esercito a Berlino.