I concetti di coscienza alle origini della fenomenologia

Dan Zahavi

Ambito della ricostruzione e scopo dell’indagine • Zahavi Analizza il concetto di coscienza per come è descritto da Husserl nel primo capitolo della quinta ricerca logica (1900-1901) • Suo scopo è verificare se le concezioni originarie di Husserl sull’argomento rimangono invariate nell’arco del suo pensiero. se cioè il concetto di coscienza che delinea rimane teoreticamente soddisfacente in tutta la sua produzione teorica .

I tre sensi di coscienza Husserl parla della coscienza come concetto equivoco e ne distingue tre sensi distinti: 1) Coscienza come ego fenomenologico 2) Coscienza come consapevolezza delle proprie esperienze psichiche ( autocoscienza) 3) Coscienza come termine che designa qualunque tipo di esperienze intenzionali .

per comprendere la sua unità non dobbiamo guardare ad altro che al flusso in sè. ma semplicemente eventi mentali che accadono. • Il flusso di coscienza è autounificantesi. • Si tratta di una difesa della prospettiva non-egologica per la quale non esiste a rigore un “Polo ego”condiviso da tutte le esperienze psichiche. • “Ego” significa dunque o la persona empirica vista da una prospettiva di terza persona o il flusso di coscienza.1) l’ego fenomenologico • A differenza di quanto potrebbe far pensare il termine “ego”. ma le esperienze nella loro totalità. e in quanto tale non costituisce un principio di identità formale:non è il possessore delle esperienze. . • Interessante notare come in quest’ultimo senso la relazione tra ego e singola esperienza corrisponde a una relazione intero/parti. • Ciò significa che le esperienze non sono stati di nessuno. con questa definizione Husserl intende la coscienza come flusso di coscienza. come la totalità complessiva delle esperienze psichiche dell’individuo.

della purezza delle esperienze e non di come queste siano empiricamente percepite • La descrizione essenziale delle esperienze esclude di principio ogni riferimento ai loro sostrati empirici • Questa concezione husserliana ebbe vaste influenze. La trascendance de l’ego) • Husserl specifica tuttavia che vi sono due modi di percepire l’ego: 1) L’ego come persona empirica è percepito quotidianamente e Husserl non trova difficoltà in questa possibilità quotidiana di percepirsi come essere in carne e ossa. riflettendo su una esperienza.E’ dunque il risultato di una operazione riflessiva. non vivendola cioè più. la trascendiamo e dunque situiamo l’esperienza in un contesto egologico. .L’ego: approfondimento • L’avversione husserliana per ogni metafisica dell’ego deriva dall’idea che la fenomenologia debba occuparsi della essenzialità. in particolare su Sartre ( cfr. 2) L’ego come flusso di coscienza può essere percepito quando.

vi accediamo costitutivamente. • Per questo la discussione sull’autocoscienza è metodologicamente preminente rispetto alla questione del flusso di coscienza .Dall’ego all’autocoscienza • Alla fine della sua analisi del flusso di coscienza Husserl si pone la fondamentale domanda:Come sappiamo che c’è un flusso di coscienza. o una semplice esperienza? • La risposta porta direttamente dalla prima alla seconda concezione della coscienza: è legittimo parlare di flusso di coscienza precisamente perchè le nostre esperienze ci sono date.

come un tipo di percezione interna che accompagna le nostre esperienze presenti configurandole come suoi oggetti. Coscienza interna e autocoscienza:l’interpretazione tradizionale .• Husserl definisce la coscienza interna -ovvero la consapevolezza (awareness) della nostra vita mentale . • Il termine coscienza interna (inneres bewusstsein) contiene un riferimento diretto a Brentano.

La concezione brentaniana nasconde un paradosso problematico: se tutte le esperienze sono caratterizzate dall’essere coscienti di qualcosa. La nuova soluzione brentaniana consiste nell’affermare che uno stato mentale è cosciente non in quanto preso come oggetto da un ulteriore stato mentale ma in quanto prende sè stesso come oggetto: ad esempio. Ma in Psychologie vom empirischen Standpunkt Brentano rifiuta la soluzione sostenendo che delinei l’assurda tesi per cui la coscienza andrebbe spiegata nei termini dell’inconscio.La concezione brentaniana della coscienza • Il termine “cosciente” può essere interpretato in due modi: 1) Si può dire di un’esperienza che è cosciente di un oggetto 2) Si può dire di un oggetto che è cosciente fino a quando è l’oggetto di cui qualcuno è cosciente. Unico modo per risolvere il paradosso è ammettere l’esistenza di stati inconsci. . e così via all’infinito. la percezione di un suono è unita così intrinsecamente con la coscienza di tale percezione che ambedue costituiscono un unico fenomeno fisico. . allora possiamo dire che sono anche coscienti di sè stesse.

abbia interpretato anche l’autocoscienza nei termini di una modalità intenzionale della coscenza. • Discende da questa interpretazione la critica tradizionale per cui Husserl. ma solo quando puntiamo il nostro sguardo intenzionale sulle nostre esperienze in quanto tali. ossia quando riflettiamo. Husserl però ritiene che questa percezione non sia sempre presente. di un rapporto tra un soggetto e un oggetto. convinto della centralità dell’intenzionalità della coscienza. o riflessione. e dunque rifiuta la teoria brentaniana. . astraendoci dal mondo degli oggetti. • Sembrerebbe che il primo Husserl delinei dunque una teoria riflessiva dell’autocoscienza. • Per Husserl le nostre esperienze sono coscienti per noi nel momento in cui sono oggetivate da una percezione interna.Husserl e Brentano • Husserl nega vi sia evidenza di una continua percezione interna. • A differenza di Brentano.

chiarisce che prima della riflessione si percepisce l’oggetto della percezione. ma si esperisce ( live through) l’atto intenzionale: sebbene non sia intenzionalmente diretto verso l’atto. . distinguendo tra percepire ( Wahrnehmen) ed esperire ( Erleben).Come Husserl scrive esplicitamente nella Sesta Ricerca: l’essere esperienziale non è l’essere oggetto (Erlebtsein ist nicht Gegenstandlichsein).Critiche di Zahavi alla interpretazione tradizionale • Vi sono tuttavia riferimenti testuali sparsi in tutte le Ricerche Logiche che sembrano contraddire l’interpretazione tradizionale. dato pre-riflessivamente. • Husserl. questo rimane conscio. e questa datità non è il risultato di un oggettificazione da parte di una percezione interna. • Husserl dunque nega che le sensazioni siano un “nulla fenomenologico”: esse sono coscienti. • Zahavi propone quindi un’interpretazione per cui l’autocoscienza delle nostre esperienze non è identificabile con una coscienza rivolta verso un oggetto.

una riflessiva e una preriflessiva. ma questo non toglie che le stesse esperienze siano coscienti in una forma preriflessiva .Husserl si contraddice? • Bisogna a questo punto supporre che le teorie della quinta ricerca logica semplicemente contraddicano le altre concezioni espresse da Husserl? • Zahavi ritiene di no sulla base dell’interpretazione per cui Husserl distingue due tipi di autocoscienza esperienziale.Husserl dunque nella quinta ricerca nega che siamo sempre coscienti delle nostre esperienze in quanto oggetti ( autocoscienza riflessiva) .

Le Ricerche Logiche e la produzione husserliana successiva • Per concludere. . Zahavi risponde con un secco no alla domanda iniziale in cui si chiedeva se le analisi del flusso di coscienza e dell’autocoscienza delle Ricerche Logiche siano ultimative e teoreticamente più soddisfacenti delle teorie husserliane successive.