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La medicina dello sport, conosciuta anche come medicina dello

sport e dell'esercizio fisico, è una branca della medicina che si


occupa dello sport, dell'esercizio fisico e delle patologie ad essi
correlate, anche a livello preventivo.
La medicina dello sport ha ormai assunto un ruolo indispensabile
nella preparazione degli atleti professionisti che hanno spesso uno
staff medico sofisticatissimo, composto oltre che dal medico dello
sport, anche dietologi, psicologi, fisioterapisti ed ortopedici.
L’intuizione che l’attività motoria fosse benefica per l’uomo, è un pensiero
remoto che ha accompagnato le Civiltà antiche più evolute.
Reperti storici riguardanti l’interesse per le attività fisiche e sportive, i giochi,
l’igiene ed i loro benefìci per la salute comprovano che già in Cina, nell’antica
Grecia e nell’Asia Minore venivano prescritte attività motorie; diffuse le palestre-
ginnasi e le scuole in cui i giovani si tenevano in esercizio.
Gli Elleni erano organizzatissimi: maestri di ginnastica, i “paidotribai”, si
preoccupavano di accrescere metodicamente la resistenza fisica dei propri
allievi, adeguando gli sforzi fisici alla struttura somatica; avevano esperienza nel
trattare i traumi; questi Maestri venivano affiancati da un’altra figura, quella
dell’Istruttore, i “gymnastai”, che collaboravano con i medici del tempo.
Tra i padri della Medicina Preventiva è doveroso ricordare
Erodico (V secolo a.C.) ed Ippocrate (460-377 a.C.), quest’ultimo
considerato il padre di tale particolare medicina:
“tutte le parti del corpo dotate di una funzione, se vengono usate
con moderazione ed adibite ai compiti cui sono avvezze, diventano
sane e ben sviluppate, invecchiando lentamente”.
Areteo di Cappadocia (I° sec. d.C.) parla di “asma da sforzo” per
intendere difficoltà respiratoria da allenamento o da “morbo”.
Platone (Atene, ca. 428 a.C., – id., ca. 348 a.C.) considera la
ginnastica e la medicina “arti sorelle”.
Asclepiade (Chio di Bitinia, 128 – 56 a.C.) e Aulo Cornelio Celso
(Roma?, 14 a.C. – ca. 37 d.C.) prescrivono esercizi ginnici,
massaggi e cure idriche;
Claudio Galeno di Pèrgamo (131 d.C. – Roma, ca. 200) tratta
dell’alimentazione, dell’accrescimento del corpo, dei benéfici effetti
dell’attività fisica e delle influenze negative della sedentarietà.
Durante il Medio Evo, purtroppo, nonostante fossero frequenti le fiere e le giostre
cavalleresche, non si hanno notizie sull’interesse medico per l’attività fisica;
probabilmente per il contesto religioso esasperato e/o per un inopportuno concetto
di igiene, eufemismo per indicare la dilagante lordura dei corpi, in contrasto con
quanto era accaduto nei secoli precedenti, secoli in cui la cura e l’igiene del corpo
era considerata fondamentale; infatti i Greci ed i Romani erano abituati a
frequentare le Terme e le palestre, e praticavano sport per cercare quel
benessere fisico e mentale ben compendiato nel
mens sana in corpore sano”.
Nel Rinascimento il precursore di un’interpretazione “scientifica” dell’arte del
movimento fu Girolamo Mercuriale, medico forlivese (1530 – 1610): il suo De
Arte Gymnastica Apud Ancientes (1601) può essere considerato il primo trattato
di medicina dello sport.
Nei primi anni del XVII secolo, l’avvocato inglese Robert Dover (Norfolk,
Lincolnshire, ca. 1575 – 1652) organizza gli Olimpick games con il benestare di
Re Giacomo I (Edimburgo, 1566 – Londra, 1625), presso la cittadina di Chipping
Campden nell’altopiano delle Cotswold, vicino ad Oxford.
Nella metà del 1600 le impostazioni e l’evoluzione della filosofia sperimentale,
nata con Galileo Galilei, appassionano alcuni studiosi tra i quali Gerard Thibault
(Antwerp, Belgio, ca. 1574 – 1627) e William Harvey (Folkestone, Kent, 1578 –
Roehampton, Londra, 1657), quest’ultimo, allievo del padovano Fabrizio
Girolamo D’Acquapendente (Acquapendente, Viterbo, 1533 – Padove, 1619), fa
ricerche sulla circolazione del sangue; Alfonso Borelli (Napoli, 1608 – Roma,
1697), medico-matematico napoletano, nell’opera De Motu Animalium, si
interessa della Fisiologia del movimento; Bernardino Ramazzini (Carpi, Modena,
1633 – Padova, 1714) attivo presso le Università di Modena e Padova, è tra i
primi ad occuparsi delle patologie degli atleti.
Nel 1790, in Italia, Gaetano Filangieri (Cercola, Napoli, 1752 – Vico Equense, Na,
1788), in un libro (verosimilmente pubblicato postumo), considera la ginnastica
fondamentale per lo sviluppo psicofisico del bambino.
L’attività sportiva, come veicolo di regole e di formazione, si inserisce
strutturalmente nelle scuole e nei Colleges inglesi.
In Italia, nel 1851, il Municipio di Torino rende obbligatoria la ginnastica nelle
scuole elementari superiori.
Nel 1910 Siegfried Weissbein a Berlino, pubblica “Hygiene
des Sports”.
Pioniere degli studi di fisiologia applicata è Angelo Mosso (
(Torino, 1846 – id. 1910) il cui pensiero, nella seconda metà
dell’800, influenza gli orientamenti didattici nel campo dell’
educazione fisica in numerosi Paesi; pubblica lavori come:
L’uomo sulle Alpi, La fatica, L’educazione fisica della gioventù,
in cui descrive gli effetti benefici dell’attività motoria su
entrambi i sessi, puntualizzando anche la necessità di
adeguare le metodiche e l’intensità dei carichi ai singoli
soggetti.
A fine ‘800 alla Harvard University nasce il Dipartimento di
Fisiologia, mentre alla Lawrence Scientific School quello di
Fisiologia dell’Allenamento Fisico.
In conseguenza di questa evidente peculiarità formativa, lo
sport consegue una vasta diffusione in Europa così come era
già avvenuto negli Stati Uniti.
Fu per merito del pierre de Fredi de Coubertin (fonte)
divulgatore del modello sportivo britannico, Pierre de
Fredi Baron de Coubertin (Parigi, 1863- Ginevra,
1937), che ad Atene nel 1896 venne organizzata la
prima Olimpiade dell’Età Moderna.
Nei primi decenni del nuovo secolo, nel contesto di
scoperte scientifiche, soprattutto nel campo della
Medicina, l’attività sportiva viene inserita nelle scuole
come strumento educativo e diviene uno dei fenomeni
più caratteristici della società di massa nei Paesi
industrializzati.
Nascono Associazioni Culturali che incoraggiano
l’affermazione delle Scienze applicate allo Sport: nel
1922 in Svizzera viene costituita la Commissione
medico-sportiva per gli esercizi fisici dell’Unione
Confederale, in Germania la Federazione Medica
Tedesca ed in Francia la Società Francese di
Medicina dell’Educazione Fisica e degli Sport.
In Italia, nel 1923 viene istituito l’Ente Nazionale per l’Educazione
Fisica.
Nel 1928 ad Amsterdam, in occasione dei giochi olimpici, venne
organizzato il primo Congresso Internazionale di Medicina dello
Sport e durante i giochi olimpici invernali Ugo Cassinis (?, – Roma,
1962) nel 1925 viene nominato Direttore del primo Laboratorio di
Fisiologia Applicata allo Sport, ubicato presso la Scuola Militare di
Educazione Fisica della Farnesina a Roma.
Nel novembre del 1929 il Comitato Olimpico Nazionale Italiano
(CONI), su sollecitazione di Cassinis, istituisce la Federazione Italiana
dei Medici degli Sportivi (FIMS). Essa è composta “da quei medici
sportivi che si dedicano particolarmente allo studio delle questioni
tecniche e scientifiche riguardanti i rapporti tra uomo e cultura atletica”.
Nello stesso fine anno Giacinto Viola (Carignano, Torino, 1870 –
Paderno Ponchielli, Cremona, 1943) fonda L’Associazione Medica di
Cultura Fisica di cui fa parte anche Cassinis, che si adopera affinché
venga resa obbligatoria la visita medica agli atleti.
Il 15 dicembre 1929 fu inaugurato a Roma, presso la Scuola di
Educazione fisica della Farnesina, il primo Corso Formativo per
Medici e per Massaggiatori Sportivi; vi partecipano anche le
dottoresse per il loro inserimento nelle scuole di ginnastica e nelle
società sportive femminili: i docenti furono U. Cassinis e Baglioni
Il primo Istituto di Medicina dello Sport vede la luce nel 1929 presso il nuovo
stadio di Bologna.
Nel gennaio 1930 viene creato a Roma il “Rifugio sanitario per la cura degli
infortunati per cause sportive”.
In questo periodo la FIMS è molto dinamica e, tra l’altro, nomina i primi “Ispettori
Regionali e Provinciali”: in Abruzzo furono nominati i Dr. Giorgio Giammaria
(Pescara), Armando Tattoni (Teramo) ed Ugo Paoloantonio (L’Aquila).
Il 24 febbraio 1930 il CONI ratifica lo statuto ed il regolamento federale. Ugo
Cassinis, nella sua opera ”Controllo medico dello sport” (1934), tra l’altro, dice:
”Siamo incorsi fino ad oggi in un grave errore lasciando che i giovani si gettino
nello sport, senza sapere fin dove il loro organismo possa sopportare il lavoro
muscolare imposto ricevendone il bene e quando incomincia a riceverne il male.
Perciò abbiamo posto il Medico a lato dell’Istruttore dando alla Medicina della
Educazione Fisica e dello Sport il posto che le compete nel campo della Medicina
Preventiva”.
Il secondo posto dell’Italia alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932, dopo lo
squadrone americano, fu il risultato della capillare organizzazione di base.
In questo periodo, la FIMS conta quasi 1500 iscritti e nelle principali città si
tengono conferenze sull’importanza del ruolo del Medico dello Sport.
Rodolfo Margaria, (Châtillon, Aosta, 1901 – Milano 1983), fisiologo di fama
internazionale, dopo essere stato dapprima in Inghilterra, poi negli Usa quindi in
Germania, torna a Milano come Direttore della Cattedra di Fisiologia Umana; a lui
si devono importanti ricerche sul metabolismo energetico nel lavoro muscolare e
nella meccanica della locomozione e l’istituzione della prima Scuola italiana di
Specializzazione in Medicina dello Sport nel 1957.
Ciò segue di 5 anni la fondazione del primo Istituto di Educazione Fiusica (ISEF) a
Roma (1952), prendendo il posto della Reale accademia della GIL (Gioventù
Italiana del Littorio), fondata nel 1927 col nome di “Accademia fascista maschile
di educazione fisica“.
L’ISEF ottenne in seguito il riconoscimento di grado universitario grazie alla legge
n. 88 del 7 febbraio 1958.
Nel 1959 nacque una seconda sede ISEF a Torino, mentre negli anni successivi
furono fondati numerosi altri istituti “pareggiati” Isef di Napoli e Bologna (1960),
Firenze (1963), Milano Cattolica (1964), Palermo (1965), Urbino e Perugia (1967),
Milano Lombardia e L’Aquila (1968).
L’inserimento di individui diversamente abili in un contesto
sportivo è un fatto relativamente recente; soggetti affetti da lesioni
spinali traumatiche sono i primi disabili a praticare un’attività
sportiva. Le prime iniziative furono intraprese in Gran Bretagna,
nell’Ospedale di Stoke Mandeville (Buckinghamshire) per iniziativa
del neurochirurgo polacco Ludvwig Guttmann
(Toszek, 1899 – Aylesbury, G.B., 1980) Direttore del Centro di
Riabilitazione Motoria; il centro, inaugurato il I° febbraio del 1944
dopo la seconda Guerra Mondiale, organizza giochi a cui
partecipano militari inglesi che hanno riportato lesioni midollari in
paralimpiadi
Il 28 luglio 1948, durante le Olimpiadi di Londra, hanno luogo i
“Giochi di Stoke Mandeville” per Veterani della II Guerra
Mondiale con postumi di mielolesioni vertebrali.
Nel 1960, per interesse del medico italiano dell’INAIL Antonio
Maglio (?, 1912 – ?, 1988) , i Giochi Paraolimpici furono inseriti
nel contesto delle Olimpiadi di Roma. Nel 1988, VIII edizione dei
Giochi Paraolimpici, furono utilizzati gli stessi impianti dei
normodotati. Il termine para-olimpico è sinonimo di parallelo e
complementare allo sport per normodotati.
In Italia la tutela della salute degli sportivi con handicap (dilettanti e
professionisti) è attuata attraverso leggi specifiche: il DM Sanità del
4/03/993 stabilisce i protocolli per l’idoneità alla pratica delle
attività sportive agonistiche delle persone con handicap e
prevede alcune peculiari prove da sforzo ed accertamenti integrativi
per sport e disabilità.
Nel maggio 1934, durante i “Littoriali”, si tiene a Milano un
Convegno nel corso del quale viene riaffermata la necessità di
inserire l’insegnamento della Medicina Sportiva nelle Università. Nel
1937, su proposta di Giuseppe La Cava (?. – ?), fu predisposto il
primo regolamento sanitario della Federazione Pugilistica Italiana.
Nel 1940 la federazione, pur mantenendo gli stessi indirizzi, viene
modificata in “Servizio Medico del Coni “e sotto tale denominazione
svolge la sua attività fino al 1945.
Il 1 novembre 1945, la FIMS viene cambiata in Federazione Medico
Sportiva Italiana (FMSI); seguono numerose iniziative tecnico-
scientifiche atte a divulgare l’importanza della Medicina dello Sport.
La gestione della FMSI viene affidata a Giuseppe La Cava, eletto
Presidente per 12 anni consecutivi, fino al 1959.
Nel giugno del 1946 si riunisce a Roma la «Costituente dello
Sport Italiano» ed in tale occasione il Commissario della
Federazione Medico Sportiva Italiana, G. La Cava, auspica la
promulgazione di una legge per stabilire i punti fondamentali per
il controllo sanitario dell’educazione fisica scolastica ed in
particolare dell’attività sportiva.
A tal fine, con il parere favorevole del C.O.N.I., viene approvata,
in data 28.12.1950, la legge n. 1055 con la quale la tutela
sanitaria delle attività sportive viene affidata alla Federazione
Medico Sportiva Italiana, affiliata al C.O.N.I.
Si rende necessaria la nomina, in ogni provincia, di medici
sportivi per sottoporre a visita annuale gli atleti e rilasciare
l’attestato di idoneità fisica.
Per tale motivo viene indetta, nel 1950, una sessione speciale di
esami riservata ai medici già regolarmente affiliati alla
Federazione e nel marzo del 1951, a Roma, viene organizzato il
Primo Corso di Medicina Sportiva; vi partecipano 242 Medici
provenienti da ogni parte d’Italia.
Nello stesso anno una circolare ministeriale inserisce
l’Educazione Fisica nella Scuola coinvolgendo anche le alunne
alle attività
Lotta al doping (fonte) sportive (1951). Si organizzano corsi
teorico-pratici per coloro che intendono esercitare la professione
di massaggiatori sportivi. Vengono istituiti i Centri di Medicina
dello sport.
Nel 1971, la legge n°1099, stabilisce le norme per la tutela sanitaria delle attività
sportive e delega le Regioni a formulare direttive e regolamenti. Vengono inoltre
prescritte norme per prevenire e reprimere il doping.
L’Italia è stato tra i primi Paesi ad analizzare con ansia tale problema, fin dal 1954. A
Firenze nel 1961 si attiva il primo laboratorio di analisi dedicato e nel 1971 viene
emanata una legge che “punisce l’uso di sostanze illecite sugli atleti e condanna
anche colui che le fornisce”; nello stesso anno il C.I.O. (Comitato Olimpico
Internazionale) rende noto un elenco di sostanze, annualmente aggiornato,
considerate proibite.
Il decreto del Ministero della Salute del 5 luglio 1975 disciplina l’Accesso allle Singole
Attività Sportive e rende obbligatoria la Visita Medica stabilendo i criteri di valutazione
per età, sesso e caratteristiche dello Sport praticato.
La Legge 833/78 (Riforma Sanitaria) e il D.M. 18.02.1982 riconoscono, tra le
competenze delle Unità Sanitarie Locali, le “Norme per la tutela sanitaria dell’attività
sportiva agonistica ed i criteri per lo svolgimento della visita di idoneità sportiva
agonistica e non agonistica”.
Altre tappe importanti sono la legge relativa agli atleti professionisti, la pubblicazione
delle linee guida cardiologiche (COCIS) ed i criteri di valutazione pneumologica.
Negli anni successivi vengono emanate altre circolari esplicative da parte del
Ministero della Sanità nonché decreti a favore della tutela sanitaria di alcune
categorie di sportivi (pugili professionisti).
Alle leggi e ai decreti dello Stato si affiancano molte leggi regionali,
attraverso le quali vengono applicati a livello locale “i principi generali
inerenti la tutela sanitaria della attività sportive, aventi il fine di:
perseguire obiettivi di promozione della salute attraverso l’attività
fisica; accertare l’idoneità psico-fisica alla pratica delle attività
sportive e favorire lo sviluppo della educazione sanitaria”.
Va ricordato il Prof. Antonio Venerando (Roma, 1923 – id. 1990), che
con i suoi studi, le sue ricerche, le sue iniziative, fa diventare la
Medicina dello Sport una disciplina scientifico-clinica di avanguardia a
carattere multidisciplinare.
Il Consiglio d’Europa (Risoluzione n. 27/1973 del Comitato dei Ministri)
individua le funzioni fondamentali della Medicina dello Sport:
preventiva, di assistenza e terapia, di formazione ed educazione
sanitaria, di ricerca scientifica e di valutazione
Oggi il medico specialista in Medicina dello Sport si avvale delle
conoscenze conseguite con la ricerca scientifica per promuovere un’attività
motoria, opportunamente dosata e controllata, non solo per ottenere uno
stato di “welness” ma, in primis, per contrastare e/o attenuare malattie
dismetaboliche un tempo considerate controindicazione assoluta all’attività
fisica: cardiopatie, bronchite cronica ostruttiva, arteriopatie, affezioni nelle
quali il movimento deve essere adottato come un importante strumento
terapeutico, incentivando così la lotta alla sedentarietà.
La valutazione funzionale consente di avere una dettagliata “fotografia”
delle condizioni fisiche del soggetto e pertanto programmare, in modo
rigoroso, l’allenamento, personalizzandolo per la pianificazione del “fitness”.
Il Medico dello Sport viene considerato, quindi, lo specialista in grado di
prescrivere l’attività motoria al pari di una medicina, con indicazioni della
Posologia, della Dose e delle Modalità di somministrazione.
In Abruzzo, solo nel dopoguerra, cominciano a formarsi i primi nuclei di Medici
sportivi; sono colleghi appassionati di sport che, nel tempo libero da impegni
professionali istituzionali, si dedicano ai problemi degli atleti.
Nel luglio del 1965, organizzato dal Prof. Amati (?, – ?), sotto l’egida dell’Università
di Bari, si svolge a Pescara un “Corso di Formazione” per Medici interessati alla
salute degli atleti. Vi partecipano parecchi Colleghi, molti già impegnati nel seguire
gli sportivi (soprattutto atletica leggera e calcio); sono, infatti, medici di base ed
ospedalieri, desiderosi di aggiornarsi sulle conoscenze e sui risultati delle più recenti
ricerche nel campo della Fisiolopatologia dello Sport.
I partecipanti a quel corso, dopo aver superato una prova scritta sugli argomenti
svolti dai Docenti, acquisiscono il diritto ad iscriversi alla FMSI con la qualifica di
socio “effettivo”; un limitato numero di specialisti era già iscritto con la qualifica di
“ordinario”.
La gestione delle Associazioni provinciali, espressione periferica della F.M.S.I., è
affidata a Medici scelti tra i più esperti nella zona e tra questi è doveroso citare il
Prof. Amati ed il Dr. Cicconetti di Pescara, i Dottori: Splendiani ed Azzarone
dell’Aquila, Bonolis, Campanella, Tonelli, Di Giovanni di Teramo e Valentini di Chieti.
Fondamentale fu, comunque, la promulgazione della prima Legge Regionale sulla
Medicina dello Sport, Legge regionale n° 52 del 24 novembre 1981 “Promozione
della educazione sanitaria e sportiva e tutela sanitaria delle attività sportive”,
caparbiamente voluta dal Presidente regionale Dott. Quintino Racciatti (?, – ?).
I primi “ambulatori” di Medicina dello Sport avevano caratteristiche
ben diverse dalle attuali
Leonardo Vecchiet
strutture (Centri); essi infatti, sono presìdi della FMSI in ambito
periferico, ubicate presso i locali del CONI Provinciale. Tra questi va
segnalato quello di Chieti diretto dal Dott. Valentini; questo
ambulatorio, nel 1980, verrà trasformato in “Centro di Medicina dello
Sport”, prima struttura in Abruzzo ad avvalersi di questo titolo,
convenzionato con la F.M.S.I., e trasferito presso lo stadio di
Francavilla al Mare; il Direttore è il Prof. Leonardo Vecchiet (Trieste,
2 maggio 1933 – Chieti, 9 febbraio 2007) che, dopo quattro anni,
lascerà l’incarico al dott. Colozzi.
Operano sul territorio specialisti entusiasti e molto attivi e tra essi
vanno segnalati: Sodano, Bonolis e Di Giovanni (Teramo),
Marchesani, D’Amico, Giuliani, Marino (Pescara), Evangelisti, Colozzi,
il sottoscritto Antonio Falconio (Chieti), Madrigale (L’Aquila).
Agli inizi degli anni ’70, l’istituzione a Chieti della Scuola di
Specializzazione in Medicina dello Sport, per merito del Prof.
Vecchiet, dà nuova vitalità alla Federazione regionale.
Linee guida per la visita e la certificazione di idoneità alla pratica sportiva
agonistica per coloro che praticano o intendono accedere ad un' attività
sportiva.

La legislazione italiana (D.M. 18/2/82, 28/2/83, Circolare


18/3/96) impone a chiunque si appresti ad iniziare o che già pratichi
un'attività sportiva denominata agonistica dalle Federazioni Sportive
Nazionali affiliate al CONI, dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti
e dai partecipanti alle fasi nazionali dei Giochi della Gioventù di
sottoporsi, con periodicità annuale o biennale (a secondo dello sport),
ad una visita d'idoneità effettuata da un medico specialista,
distinguendo tra quella prevista per l'attività agonistica e quella per
l'attività non agonistica ed ancora ludico-motoria.( 3 diversi tipi di
certificato medico)
In particolare la visita medica preventiva d'idoneità agonistica è:
OBBLIGATORIA PER LEGGE (D.M. 18.2.82 e successive integrazioni) ed
A TITOLO GRATUITO:
1) per gli atleti dall'età minima agonistica per lo sport praticato fino al compimento
del 18° anno (in base al DM 18/2/1982) appartenenti a Società Sportive affiliate
ad una Federazione del CONI.
2) per gli sportivi disabili di qualsiasi età (in base al DPCM del 28/11/2003) le cui
attività sportive agonistiche sono distinte ad impegno lieve-moderato e ad impegno
elevato. Gli esami sono simili a quelli previsti per gli sport agonistici ma adattati
alla disabilità (per esempio il test da sforzo si esegue con l'ergometro a manovella).

CHI STABILISCE L'ETA' UTILE PER L'ATTIVITA' AGONISTICA SPECIFICA?


Le Federazioni Sportive Nazionali del CONI o gli Enti di promozione
sportiva riconosciuti dal CONI stabiliscono le modalità e l'età d'inizio per
effettuare la visita di idoneità sportiva agonistica specifica.
ETA' D'INGRESSO.

L'età varia da sport a sport (alcuni esempi):


a 7 anni: tennis tavolo, pattinaggio artistico, moto minicross,.......
a 8 anni: nuoto, ginnastica, bocce, Karting, pattinaggio su ghiaccio......
a 9 anni: sci (alpino e nordico), vela, tiro con l'arco, canottaggio.......
a 10 anni: tennis, taekwondo, hockey su prato......
a 12 anni: calcio, pallacanestro, pallavolo, atletica leggera, rugby,
arti marziali, judo.......
a 14 anni: tiro a volo, moto enduro, cross, trial, velocità, pugilato.......
CHI RICHIEDE LA VISITA MEDICO SPORTIVA?

Salvo precise norme delle Federazioni Sportive di appartenenza, la richiesta di visita medico
sportiva, per il rilascio dell'idoneità alla pratica sportiva agonistica, deve essere richiesta dal
Presidente della Società di appartenenza dell'atleta, secondo il fac-simile di cui all'allegato 2 della
Circolare del Ministero della Sanità n. 7 del 31/1/83 di applicazione del D.M. 18/2/82.

DA CHI VIENE EFFETTUATA LA VISITA MEDICO-SPORTIVA?


La visita medico sportiva viene effettuata seguendo precise norme di legge sia
Nazionali(D.M.del 18.2.1982; D.M. del 28. 2.1983; D.M. del 28/11/2003; D.P.R. del
22/7/1996) che Regionali.
La visita clinica e la valutazione globale degli accertamenti nonchè l'atto certificatorio devono
essere effettuati nelle sedi autorizzate esclusivamente e personalmente dallo specialista in
medicina dello sport (operante all'interno di strutture mediche autorizzate (ambulatori, centri,
istituti, servizi pubblici o privati in possesso di precisi requisiti di organizzazione, strutture ed
attrezzatura in rapporto alla tipologia delle visite che s'intende effettuare in base ai protocolli
previsti dai D.M. 18/2/82 e 4/3/93). In base alle suddette leggi al medico dello sport si richiede
"specifiche competenze nel campo della fisiologia dell'esercizio, della cardiologia, della
pneumologia, dell'endocrinologia, della neurologia e delle malattie osteoarticolari". Sul piano
legislativo tale attività, avendo quale suo adempimento conclusivo la redazione di una certificazione
con valore medico legale, comporta la riconduzione in capo al professionista delle eventuali
conseguenze giuridiche derivanti dalla redazione del certificato. Si ribadisce che la visita medico
sportiva non può essere effettuata al di fuori delle strutture autorizzate, quindi non è ammissibile
uno studio di medicina dello sport all'interno di una struttura sportiva, di una palestra, di una
piscina o di un camper, a meno che non rispetti tutte la norme prescritte dal DPR del 22/7/96.
Come si svolge la visita per lo sport agonistico ?
Durante la visita il medico specialista interroga lo sportivo riguardo alla sua storia clinica
(anamnesi) con particolare attenzione a possibili sintomi o malesseri insorti a riposo o
durante sforzo e alle patologie famigliari (decessi improvvisi per patologia ecc.) , Quindi
effettua una visita clinica accurata con la determinazione del visus, del peso e
dell’altezza e la misurazione della pressione arteriosa . Esegue un elettrocardiogramma
a riposo e subito dopo sforzo che, in chi non ha ancora compito i 35-40 anni di età,
consiste nello STEP test (salire e scendere per 3 minuti un gradino alto 50 cm). Chi
avesse superato i 35-40 anni di età sarà invece sottoposto a una prova da sforzo
mediante cicloergometro o tapis roulant con monitoraggio continuo
dell’elettrocardiogramma e della pressione arteriosa . Esegue anche una spirografia . E’
richiesto l’esame dell’urina . Il medico redige una scheda clinica con tutti i dati raccolti e
vi acclude i referti degli esami effettuati e quelli ulteriori necessari secondo la tipologia
di sport agonistico . L’anamnesi sarà sottoscritta dal paziente. Rilascia infine, se idoneo,
il relativo certificato per lo sport . Se non vi fossero i requisiti di idoneità sarà invece
rilasciato un certificato di non idoneità per lo sport richiesto.
La cartella sarà archiviata e conservata per 5 anni.
Il medico può richiedere ulteriori esami clinici o visite specialistiche ?
Su motivato sospetto clinico il medico specialista può richiedere ulteriori accertamenti
diagnostici o consulenze specialistiche . Con maggiore frequenza sono richiesti gli
approfondimenti cardiologici tipo l’ecocardiografia , l’Holter ecg delle 24 ore , la prova
da sforzo monitorata (qualora non già effettuata nel corso della visità di idoneità) gli
esami del sangue e l’Holter della pressione arteriosa delle 24 ore.
Cosa è necessario portare con se alla visita di idoneità?
Un documento di identità in corso di validità , gli eventuali esami diagnostici effettuati
in precedenza e tutti i referti specialistici se ritenuti utili per la valutazione di idoneità. Il
referto dell’esame dell’urina se di data non anteriore ad un mese . I minorenni
dovranno essere accompagnati da un famigliare maggiorenne o persona da questo
delegato che possa firmare la scheda dell’anamnesi.
Ogni quanto tempo è necessario ripetere la visita di idoneità?
Di norma la visita va ripetuta annualmente entro la scadenza riportata sul certificato.
Per alcuni sport (golf, bocce, ecc.)la durata è biennale. Il medico può tuttavia ritenere di
dover anticipare la visita su motivazione clinica e quindi la durata del certificato può
essere solo di alcuni mesi a discrezione del medico.
Se non si è idonei a un determinato sport cosa si può fare?
Si può essere inidonei allo sport per il quale si è richiesta la visita ma idonei ad altri tipi
di sport. Avverso il giudizio di non idoneità rilasciato dal medico si può ricorrere entro
trenta giorni inviando una raccomandata alla apposita commissione per la revisione
degli accertamenti sanitari della regione .
Sport non agonistico
E’ regolamentato dal recente DL 8/8/2014
Quale medico può effettuare la vista di idoneità non agonistica e rilasciare il certificato ?
I medici di Medicina Generale e i pediatri di libera scelta solo relativamente ai propri
assisti.
Oppure i medici specialisti in medicina dello sport o della Federazione medico sportiva
italiana del CONI.
Sono quindi esclusi altri medici anche se specialisti ( in diverse discipline) .

Come si svolge la visita di idoneità non agonistica ?


La visita comprende: anamnesi, visita clinica ed ECG oltre alla misurazione dei dati
antropometrici e della pressione arteriosa e la compilazione della scheda clinica con
conservazione dei dati e dei referti degli esami a cura del medico esaminatore.
Può essere effettuato un elettrocardiogramma da sforzo massimale al ciclo ergometro o
al tapis roulant sulla base delle evidenze cliniche e/o diagnostiche rilevate. Inoltre
possono essere richieste consulenze specialistiche al medico specialista in medicina
dello sport o di altre discipline . Viene rilasciato un certificato per l’attività sportiva non
agonistica.

Quale durata ha il certificato non agonistico ?


Solitamente ha durata annuale dal momento della visita.
Di cosa si occupa il medico dello sport?
Il medico dello sport si occupa di certificare l'idoneità alla pratica
sportiva agonistica e non agonistica e può effettuare test e valutazioni
per identificare eventuali problematiche legate allo sport o che possono
sconsigliarne la pratica, ad esempio disturbi cardiaci. Inoltre può fornire
consulenze sull'alimentazione più adatta a uno sportivo, assiste l'atleta
durante la pratica sportiva, gestisce i traumi sportivi e si occupa della
gestione delle malattie croniche attraverso la prescrizione dell'esercizio
fisico come terapia. Infine, può rivestire il ruolo di medico di gara e
occuparsi di antidoping.
Quali sono le procedure più utilizzate dal medico dello sport?
Il medico dello sport valuta lo stato di salute psicofisica di chi pratica uno
sport, lo soccorre in caso di traumi e utilizza lo sport come terapia per
prevenire e gestire le malattie croniche associate a stili di vita scorretti. Fra
i test e i trattamenti che utilizza più spesso sono inclusi:
il test da sforzo massimale
il protocollo RICE: riposo, ghiaccio, compressione e sollevamento (Rest, Ice,
Compression, Elevation)
le iniezioni di corticosteroidi
il ricorso a sport alternativi a quello che causa eventuali criticità (ad
esempio dolore)
le ortesi
La Federazione Medico Sportiva Italiana è una Federazione sportiva riconosciuta dal CONI. Secondo lo statuto
ha la funzione "di assicurare la tutela della salute degli atleti anche per garantire il regolare e corretto svolgimento
delle gare, delle competizioni e dei campionati di ogni ordine e grado".
Nata come Federazione nel 1929, con presidente Augusto Turati[3], e nel 1940 la Federazione fu trasformata in
Servizio medico del Coni. Nel 1945, ai sensi della legge istitutiva dell'ente, veniva costituita la Federazione
Medico Sportiva Italiana, e confermata Federazione del C.O.N.I. nel 1986 e nel 2000. Dipende dalla federazione il
Laboratorio Antidoping dell'Acqua Acetosa a Roma. I "Centri di medicina sportiva" territoriali affiliati con la FMSI
possono rilasciare l'idoneità all'attività sportiva agonistica.

Federazione Medico Sportiva Italiana


Disciplina Medicina dello Sport
Fondazione 1929
Nazione Italia
FIMS
Confederazione
CONI
Sede Roma
Presidente Maurizio Casasco
Sito ufficiale www.fmsi.it
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Premesse storiche
Già l'origine stessa della parola doping risulta poco chiara e
ambigua: "doop" dal fiammingo per mistura, poltiglia, miscela o "dope"
per sostanza densa, liquida propriamente usata per definire uno
stupefacente. Certo che all'inizio del ‘900 si voleva stimolare
illecitamente i cavalli negli ippodromi per truccare le gare, mantenendo
poi nell'abuso di sostanze per aumentare la prestazione sportiva degli
umani ancora una volta dosi eccessive, per definizione "da cavalli".
Il fenomeno non è comunque di recente insorgenza, se fin dal tempo
dei greci e dei romani si usavano misture, pozioni, estratti vegetali con lo
scopo di vincere nelle competizioni e il primo caso di morte per doping
documentato risale alla corsa ciclistica Bordeaux-Parigi del 1886.
Negli ultimi 50 anni si sono "affermati" stimolanti, steroidi
anabolizzanti, metodi vietati come l'autoemotrasfusione e ancora
ormone della crescita ed altri peptici per arrivare oggi al doping
genetico. Dalle Olimpiadi di Roma 1960 sono iniziati anche i controlli
antidoping, in un continuo inseguimento per scoprire le sempre nuove
sostanze e metodi vietati. Condizionamenti sociali ed economici
Il fenomeno doping si trova al centro di una serie di condizionamenti e interessi che
vanno dall'attesa dei risultati sportivi agli aspetti economici ad essi collegati,
dall'altalenante comportamento dell'opinione pubblica e dei mass media all'aspetto
deterrente dei controlli antidoping per finire alla indispensabile azione preventiva dell'
informazione-educazione. Interesse economico dell'atleta, per cui minime differenze
sui risultati comportano enormi differenze in termini di guadagno e di affermazione
personale. L'enfasi con cui diffusamente si parla di certe prestazioni
sportive associata alla ammirazione ed alla emulazione che suscitano i
modelli corporei muscolarmente superdotati fa si che, soprattutto da
parte degli utilizzatori di sostanze dopanti, vengano trascurati o
completamente dimenticati i gravissimi danni che tale utilizzo può
comportare
La classificazione delle sostanze e dei metodi vietati
La WADA (World Anti Doping Agency) rivede periodicamente la
lista delle sostanze e metodi vietati, distinguendo tra sostanze vietate
"Fuori e in competizione", "In competizione" e "In particolari sport".
Nel primo gruppo, vietati sempre, rientrano agenti antiestrogenici,
anabolizzanti, ormoni e sostanze correlate, diuretici e agenti masche-
ranti, nonché i metodi vietati (doping ematico, uso di prodotti che
aumentano l'assorbimento, il trasporto o il rilascio dell'ossigeno, doping
genetico ... ).
Nel secondo gruppo rientrano quelli vietati durante la competizione per gli effetti che
determinano su di essa: stimolanti, glucocorti-costeroidi, narcotici e cannabinoidi.
Nel terzo gruppo vengono registrati farmaci che interferiscono nei
risultati sportivi solo se assunti per determinati sport e in determinate
quantità, come alcool e betabloccanti
La situazione attuale
Il fenomeno del doping è purtroppo pericolosamente diffuso. Esistono i controlli (talvolta molto difficili, specie in
ambito amatoriale), una disciplina e sanzioni in ambito agonistico, ma è altrettanto importante che tutti i
giovani, gli sportivi occasionali e gli amatori conoscano i gravi rischi per la salute che la pratica del doping
comporta.

Oggi i fattori che favoriscono la diffusione del doping sono: la spinta insana a ottenere sempre e comunque
risultati, i benefici economici e la notorietà; ma anche gli sponsor che pagano molto bene i campioni dello sport
(ma solo finché il campione vince) o l'aumento dei carichi di allenamento altrimenti insostenibili.
Particolarmente inquietante è il fatto che il mondo della criminalità organizzata si è ormai impossessato del
traffico delle sostanze dopanti, che seguono gli stessi canali degli stupefacenti.

Doping e sport amatoriale


L'uso di sostanze dopanti non è una prerogativa dell'atleta professionista, anzi è spesso ben più frequente tra
atleti che non praticano attività sportiva per professione.

Talvolta la ricerca di una sostanza che migliori la prestazione è frutto dell'ignoranza sui rischi per la propria
salute e sulla scarsa capacità di riconoscere i propri limiti. Voler apparire un campione a tutti i costi senza la
voglia o il tempo di allenarsi in modo adeguato spinge stoltamente qualcuno a cercare aiuto nel doping.

La prevenzione e la conoscenza di tale fenomeno, soprattutto tra i giovani, deve essere promossa a più livelli,
oltre che in ambito familiare, nel contesto scolastico, nelle società sportive di appartenenza e da parte degli
esperti del Servizio sanitario nazionale.
INDICE DI RECUPERO (IRI)
Consiste nel salire e scendere uno scalino alto 30-40-50
cm., per 3 minuti alla frequenza di 30 cicli al minuto (90
salite).
Terminata la prova, dopo 1 minuto e per 30 secondi di
seguito, si controlla la frequenza cardiaca (n° di pulsazioni
in 30 secondi).
Il valore misurato permette il calcolo dell’IRI:
Da 25 a 32 = OTTIMO
Da 33 a 40 = BUONO
Da 41 a 54 = DISCRETO
Da 55 a 65 = SUFFICIENTE
Oltre 65 = INSUFFICIENTE