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L'osteoporosi definisce la situazione in cui lo scheletro è soggetto ad un

maggiore rischio di fratture, in seguito alla diminuzione di massa ossea e di


microarchitettura.
L'osteoporosi è un processo parafisiologico, cioè fisiologico nella sua natura, ma che
permette un maggior sviluppo di patologie. Per tal motivo, poiché viene considerata
troppo facilmente malattia, il British Medical Journal l'ha inclusa in un elenco di non-
malattie,

Osteoporosi primaria
Le cause dell'osteoporosi primaria, in gran parte non sono chiare. I fattori parziali
conosciuti che causano l'osteoporosi post-menopausale e di senescenza sono la mancanza
di ormoni sessuali e l'immobilità fisica.
Sintomatologia
L'osteoporosi inizia con una diminuzione del tono calcico della massa ossea. Al progredire
dell'osteopenia, si può manifestare crollo vertebrale o frattura del collo femorale.
L'interassamento rachideo si manifesta con classici segni come ipercifosi o sciatalgia.
Osteoporosi
Dopo una certa età, una lenta perdita di minerali dall'osso è normale, o meglio fa parte delle
numerose modificazioni che il nostro organismo subisce con l'invecchiamento. Se questa perdita è
eccessiva e la massa ossea scende al disotto di determinati livelli (o perché per qualche motivo la
perdita è più veloce della norma, o perché è continuata troppo a lungo, o perché si è partiti da un
capitale di calcio scheletrico ridotto), allora si può arrivare all'osteoporosi.
Un momento critico per le donne arriva con la menopausa, tanto più se precoce o chirurgica. In
assenza di precauzioni e di cure, spesso una donna di 70 anni - un'età che oggi non appare più tanto
avanzata - si trova ad aver perso senza accorgersene il 30% e più della sua massa ossea adulta. Se
consideriamo che le donne hanno in partenza una massa ossea minore rispetto agli uomini,
aggiungiamo gli effetti della menopausa e la maggior durata della vita, ecco la prima spiegazione del
perché l'osteoporosi colpisce soprattutto le donne: 1 donna su 4 contro 1 uomo su 10.
La malattia
L'osteoporosi si definisce come "una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da ridotta
massa minerale e deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, con conseguente aumento
della fragilità dell'osso e maggior rischio di fratture".
Si calcola che, nel mondo, circa 200 milioni di persone siano attualmente affette da osteoporosi. Solo
in Europa, USA e Giappone, l'osteoporosi colpisce più di 75 milioni di persone. La tendenza
all'allungamento della vita media e all'invecchiamento delle popolazioni, in mancanza di seri
interventi di prevenzione, determinerà nei prossimi decenni un significativo aumento dei casi.
Attualmente, ogni anno, in Europa e USA, si verificano più di 2.3 milioni di fratture da osteoporosi.
Nel 1990, nel mondo, le fratture di femore sono state stimate a 1,6 milioni; per il 2050 se ne
attendono 6,3 milioni.
Per l'Italia mancano ancora dati precisi sul numero di persone realmente affette da osteoporosi, ma
si valuta che nel 1990 l'osteoporosi abbia causato circa 100.000 fratture di polso e 60.000 fratture di
femore. Non sono quantificabili le fratture vertebrali, che in genere non passano dal "pronto
soccorso" degli ospedali e non vengono quindi rilevate a fini statistici.
I segni e i sintomi dell'osteoporosi
L'osteoporosi è una malattia difficile da riconoscere: il più
delle volte non dà nessun segno di sè. Per questo è stata
definita il "ladro silenzioso", perché ruba per anni, senza
farsene accorgere, il calcio del nostro osso. Solo in alcuni
casi, l'osteoporosi può accompagnarsi a dolore osseo, che
però spesso si confonde e si associa con i dolori determinati
da un'altra malattia molto frequente negli anziani, l'artrosi.
Il dolore legato a queste due patologie ha comunque una
certa specificità.
-il "picco di massa ossea", il nostro capitale osseo raggiunto intorno ai 25-30 anni
-la velocità con cui procede la perdita di massa ossea che inevitabilmente inizia fra i
40 e i 50 anni, e in particolare, per le donne, a partire dalla menopausa
-la durata di questa perdita, che ovviamente dipende dalla longevità dell'individuo,
e che nelle donne è tanto più lunga quanto più la menopausa è precoceUn corretto
programma di prevenzione - basato su una dieta corretta e su una regolare attività
fisica - può modificare sensibilmente i primi due fattori, e quindi ridurre
significativamente i rischi di fratture ossee da osteoporosi.
I segni e i sintomi dell'osteoporosi
L'osteoporosi è una malattia difficile da riconoscere: il più delle volte non dà
nessun segno di sè. Per questo è stata definita il "ladro silenzioso", perché ruba per
anni, senza farsene accorgere, il calcio del nostro osso. Solo in alcuni casi,
l'osteoporosi può accompagnarsi a dolore osseo, che però spesso si confonde e si
associa con i dolori determinati da un'altra malattia molto frequente negli anziani,
l'artrosi.
Il dolore legato a queste due patologie ha comunque una certa specificità.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, l'osteoporosi non dà nessun segnale
premonitore, e si manifesta improvvisamente con una delle tipiche fratture "da
fragilità ossea" dell'anziano: fratture di polso, coste, vertebre o femore a seguito
di traumi anche molto lievi e banali.
Per evitare una brutta sorpresa di questo genere, a una certa età bisogna
valutare la propensione individuale all'osteoporosi analizzando i propri "fattori di
rischio". In particolare, è importantissimo che questa valutazione venga fatta,
meglio se con l'aiuto del medico, da tutte le donne che si avvicinano alla
menopausa, specie se non si sono mai preoccupate prima della prevenzione
dell'osteoporosi.
In presenza di fattori di rischio, o comunque verso i 65 anni, è consigliabile
sottoporsi a una misurazione della propria "densità minerale ossea" con la MOC.
Le fratture da osteoporosi
Le fratture da osteoporosi sono più frequenti in certi distretti scheletrici.
Spesso il primo allarme viene dato da una frattura del polso, la cosiddetta frattura di Colles, a
seguito di una banalissima caduta. Nell'età avanzata, sono soprattutto due i punti delicati, le
vertebre e il femore. Altre sedi di fratture da osteoporosi sono la spalla (omero) e le coste. Le
fratture vertebrali si manifestano con un dolore improvviso e violento alla schiena, che di solito,
specie se a livello lombare, rende difficili o quasi impossibili i movimenti. Le fratture vertebrali
possono avvenire non solo a seguito di una caduta, ma spesso anche facendo movimenti
scorretti, come il classico piegamento in avanti per raccogliere un oggetto, o sollevando un peso,
p.es. prendendo in braccio un nipotino. E' importante capire che si tratta di una frattura, e non di
un banale "mal di schiena" per altre cause, per cui, appena possibile, si dovrà fare un esame
radiologico della colonna vertebrale. Fino a pochi anni fa, l'unico modo di "curare" le fratture
vertebrali era il riposo - a letto nei primi giorni, poi in poltrona. Oggi esiste anche la possibilità di
intervenire chirurgicamente, con due tecniche diverse chiamate "vertebroplastica e
cifoplastica". Si tratta di interventi volti a stabilizzare la situazione, soprattutto al fine di ridurre il
dolore. Tuttavia la possibilità di intervenire va valutata caso per caso.
In assenza di intervento chirurgico, la fase acuta, quella in cui il dolore impedisce una vita
normale, dura in genere da due a quattro settimane, durante le quali il medico prescriverà degli
analgesici adatti per ridurre il dolore a livelli sopportabili.
In molti casi, purtroppo, le fratture vertebrali lasciano un corredo di dolori cronici che
in genere si manifestano quando il paziente si affatica o sta troppo a lungo in
posizione eretta. In alcuni casi, saranno utili corsetti e altri presidi ortopedici.
Purtroppo le fratture vertebrali spesso si ripetono a distanza di tempo, e possono
quindi causare una perdita anche di parecchi centimetri di altezza.
Le fratture di femore sono fortunatamente più rare, ma molto più temibili. Di solito
colpiscono persone più anziane, con un'osteoporosi avanzata e magari non
riconosciuta e non curata, a seguito di una caduta. Richiedono il ricovero in ospedale,
un intervento chirurgico, e una più o meno lunga riabilitazione. Molte persone, anche
molto anziane, riescono a superare brillantemente anche una frattura di femore e in
pochi mesi riprendono la vita di prima. Altre non sono così fortunate e non recuperano
più la piena indipendenza. Alcune, purtroppo, vanno incontro a complicazioni varie a
causa della lunga degenza a letto, e non è neppure trascurabile la mortalità. Il
recupero è in genere tanto migliore quanto più la persona, prima della frattura, faceva
una vita attiva ed era in buone condizioni fisiche e mentali. Il desiderio di guarire e la
buona volontà nell'impegnarsi nella riabilitazione sono elementi importantissimi per
una buona ripresa dopo una frattura di femore.
Osteomalacia e rachitismo
L'osteomalacia è una malattia dello scheletro caratterizzata da una
difettosa mineralizzazione, con accumulo nell'osso di matrice (osteoide)
non mineralizzata. L'osso così formato è più debole e molle del normale
e subisce deformazioni con il carico (p.es. gambe incurvate). Il termine
osteomalacia si riferisce alla malattia dell'adulto, che si sviluppa dopo la
fine della crescita. Il termine rachitismo è usato invece per lo scheletro
ancora in crescita, in cui il difetto di mineralizzazione riguarda sia l'osso
sia la cartilagine epifisaria.
La forma più frequente di osteomalacia è dovuta ad una carenza di
vitamina D, che può essere determinata da ridotta produzione
nell'organismo, malassorbimento, malattie epatiche, terapie
anticonvulsivanti croniche. Meno frequenti sono le osteomalacie dovute
a alterato metabolismo della vitamina D, resistenza all'azione della
vitamina D, ipofosforemia e ipofosfatasia.
Si parla di massa minerale ossea o contenuto minerale osseo per riferirci alla quantità di
minerali contenuti nel nostro scheletro. Più la massa ossea è alta, più l'osso è robusto.
Viceversa, più la massa ossea è bassa, più è alto il rischio di fratture. Si calcola che in una
donna di 50 anni con massa ossea normale e con normali prospettive di vita, il rischio di avere
in futuro una frattura da osteoporosi è del 13%. Se la sua massa ossea è bassa il rischio si
raddoppia, e se ha una franca osteoporosi quasi si quadruplica, arrivando al 50%. La massa
ossea è ciò che viene misurato con la mineralometria ossea computerizzata MOC. Valutare in
termini quantitativi la componente minerale dell'osso (e la sua variazione nel tempo)
permette di diagnosticare la presenza o meno di osteoporosi, e il rischio di svilupparla in
futuro.
La crescita e il picco di massa ossea Il periodo di massima acquisizione di massa ossea va dagli
11 ai 18 anni: durante questo periodo di rapida crescita un ragazzo o una ragazza accumulano
circa il 50% della loro massa ossea adulta. La massa ossea che si raggiunge a 20 anni è
all'incirca il 90% del valore massimo che si raggiungerà in seguito. Il restante 10% si aggiunge
fra i 20 e i 30 anni, in cui ovviamente il ritmo di accumulo minerali è assai meno intenso.
Abbiamo già detto che il valore massimo di massa ossea che abbiamo raggiunto intorno ai 25-
30 anni è chiamato picco di massa ossea. Esso è un valore cruciale per determinare il rischio
individuale di osteoporosi, dato che in seguito la massa ossea più o meno lentamente è
destinata a diminuire.
Fattori che determinano il "picco" di massa ossea effettivamente raggiunto
fattori genetici (sesso, razza,.)
attività fisica
dieta corretta (apporto di calcio
normale metabolismo vitamina D
Contrariamente alle apparenze, anche il nostro scheletro, con le sue 203 ossa
fra grandi e piccole, è una parte "viva" del nostro corpo. Basta osservare i
cambiamenti che esso subisce nel corso della vita.
Dalla nascita fino ai vent'anni circa lo scheletro cresce e si sviluppa. Le ossa
aumentano di peso e di volume mentre assumono la loro forma adulta
definitiva. La massa ossea aumenta.
Alla fase di crescita segue una fase di consolidamento, che può arrivare fino ai
25-30 anni di età. Lo scheletro, senza più crescere, si irrobustisce ulteriormente
raggiungendo il cosiddetto picco di massa ossea, cioé il livello massimo di
contenuto di minerali.
Più avanti, anche l'osso perderà lo smalto della giovinezza, e inizierà una lenta
perdita di minerali scheletrici.
Se il punto di partenza era un picco di massa ossea elevato, e se si prendono
le corrette misure di prevenzione, si potrà arrivare a tarda età mantenendo una
massa ossea nei limiti della norma. Se invece si scende al di sotto di questi
limiti, si ha la cosiddetta osteopenia (carenza ossea). E se si scende ancora
più in basso si può arrivare al livello dell' osteoporosi (porosità ossea), che
implica un aumentato rischio di fratture.
Le donne, ad ogni età, hanno un valore di massa ossea inferiore a quello degli
uomini. E questo è uno dei motivi per cui esse sono più degli uomini a rischio di
osteoporosi.
Più alto il picco raggiunto, più difficile sarà scendere fino al livello
dell'osteoporosi.
Un conto è perdere calcio partendo da una quota iniziale, poniamo, pari a 100;
un altro conto è cominciare a perdere calcio partendo da quota 50. Se la soglia
di rischio per le fratture (osteoporosi) è 20, è chiaro che chi parte da un valore
basso ci arriverà molto prima, mentre chi parte da un livello molto alto potrebbe
anche non arrivarci mai.
Ed è anche chiaro perché l'allungamento della vita ha portato a un così grande
aumento dei casi di osteoporosi: perché ci sono a disposizione molti più anni per
perdere calcio dall'osso
L’APPORTO DI CALCIO
PIRAMIDE ALIMENTARE
APPORTO GIORNALIERO DI CALCIO RACCOMANDATO mg/die

1-5 anni 800

6-10 anni 800-1200

11-24 anni 1200-1500

25-50 anni 1000

In gravidanza o allattamento 1200-1500


Donne in postmenopausa in trattamento estrogenico
1000
Uomini di 50-65 anni
Donne in postmenopausa senza trattamento estrogenico e
1500
Uomini di età superiore ai 65 anni
L’apporto quotidiano di Calcio e Vitamina D è
generalmente modesto
Si deve valutare la necessità di un supporto alimentare di Calcio, che
per le donne in postmenopausa e gli uomini anziani è di 1500mg die.

L’introduzione alimentare di calcio si può


stimare dall’anamnesi alimentare:

 Latte e yogurt contengono 120mg di calcio per 100 ml


 I formaggi stagionati contengono circa 1000mg di calcio per 100g
 I formaggi freschi contengono circa 500mg di calcio per 100g
 La quota di calcio contenuta negli altri alimenti è circa di 250 mg
 L’eventuale consumo di un’acqua minerale ad alto tenore calcico, va
conteggiato a parte (le acque più ricche di calcio arrivano circa 350mg/l)
ESEMPIO DI DIETA

1 Tazza di latte scremato: 200ml 240 mg

1 Vasetto di Yogurt scremato: 125ml 150 mg

1 fetta di formaggio fresco: 50g 250 mg

Altri alimenti: 250 mg

Acqua ad alto tenore calcico: 1,5 l 525 mg

Calcio introdotto 1415 mg


Osteodensitometria [modifica]
stadio 0, osteopenia: minerali ossei diminuiti; T-Score -1.0 ... -2.5 deviazione standard
stadio 1, osteoporosi clinica: minerali ossei diminuiti; T-Score > -2.5 deviazione
standard, senza fratture
stadio 2, osteoporosi manifesta: minerali ossei diminuiti; 1 ... 3 fratture vertebrali senza
trauma rilevante.
stadio 3, osteoporosi progredita: minerali ossei diminuiti; fratture vertebrali multiple
senza trauma rilevante, spesso anche fratture extraspinali
Diagnostica di laboratorio [modifica]
Calcio, fosforo, fosfatasi alcalina nella norma statistica
Fattori rischio per l'osteoporosi
(incidenza: donne di razza bianca > 65 anni ca. 15%)

Proprietà individuali Disturbi biologici


* Malnutrizione (proteica, minerale)
* Razza bianca e asiatica * Inattività fisica
* Tabagismo (antagonismo
* Genetica: da anamnesi familiare
estrogenico)
* Anoressia nervosa, ortoressia, diete
* Alcolismo
dimagranti
* Donne post-menopausali * Ipercalciuria (pH urina basso, acido)

* Vita prevalentemente sedentaria * Ipertiroidismo. Iperparatiroidismo


* Corticosteroidismo (patologico e
* Pochi sforzi fisici duraturi
iatrogeno)
* Ipogonadismo
La MOC La Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) con tecnica DXA (Dual X-ray
Absorptiometry) è l'esame che misura la massa ossea (o densità minerale ossea), cioè la
quantità di minerali (espressa in grammi) contenuti nel nostro scheletro.
L'esame mineralometrico può essere eseguito a livello dell'avambraccio, della colonna
lombare, del femore o dell'intero scheletro. La MOC-DXA utilizza i raggi X, ma la dose di
radiazione utilizzata per l'esame è bassissima, molto minore di quella di una normale
radiografia, e infinitamente minore di quella di una TAC. Pertanto, non ci sono
assolutamente problemi a ripetere la MOC nel tempo.
Solo questo esame permette di fare con precisione la diagnosi di osteopenia (una modesta
demineralizzazione ossea, che costituisce un po' un campanello di allarme) o osteoporosi
(una demineralizzazione ossea più consistente, che comporta il rischio più o meno grave di
fratture). In una persona adulta, la diagnosi si fa esaminando il T-score, cioè valutando di
quanto il valore in esame si differenzia da quello del campione di riferimento (soggetti sani
dello stesso sesso e di età pari a 25-30 anni, ossia esaminati nel momento in cui si
raggiunge il picco di massa ossea). Secondo i criteri dell'Organizzazione Mondiale della
Sanità (riferiti alle donne in menopausa), si parla di osteopenia quando il valore del T-score
è inferiore a -1, e di osteoporosi quando il T-score è inferiore a -2.5.
Il valore misurato della massa ossea, in termini assoluti, è solo un'indicazione di
massima. E' chiaro che al disopra di certi limiti si può star tranquilli, mentre al disotto di
certi altri bisogna subito prendere provvedimenti. Ma quello che è più importante è
seguire la sua variazione nel tempo. In certi casi (per esempio in una donna in
menopausa che segue una terapia sostitutiva ormonale e che ha in partenza una buona
massa ossea) un secondo controllo si potrà fare anche a qualche anno di distanza dal
primo. In altri casi, invece, i controlli dovranno essere più ravvicinati, anche se in genere
non ha senso rifare un controllo MOC prima di un anno dal precedente.
Fra una MOC e l'altra potrà invece esser utile effettuare altri tipi di esami di controllo sul
sangue e sulle urine (tra cui esami specifici - i cosiddetti markers di turnover osseo - che
possono aiutare a valutare l'efficacia dei trattamenti in atto per limitare la perdita di
massa ossea).
Altre tecniche di misurazione della massa ossea
Oggi si stanno sviluppando nuove metodiche di valutazione
della mineralizzazione ossea per mezzo di apparecchi a
ultrasuoni (ultrasonografia quantitativa o QUS). Si tratta di
metodiche molto interessanti in quanto di rapida e facile
esecuzione. Esse sono considerate utili per l'individuazione
in prima battuta dei pazienti "a rischio di osteoporosi", ma
non sono ancora in grado di fornire una misurazione
precisa della massa ossea, e pertanto i pazienti riconosciuti
come "a rischio" dovrebbero sottoporsi a ulteriori
accertamenti (esame MOC DXA).
La TAC quantitativa ossea (qCT), dato il costo e l'alta dose di
radiazioni, va riservata a casi particolari
Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) Spirale
M.O.C.La Mineralometria Ossea
Computerizzata (MOC) è una tecnica
diagnostica che permette l'accertamento
del grado di mineralizzazione delle
ossae, quindi, costituisce la
metodicaprincipale per la diagnosi di
osteoporosi
LE INDICAZIONI PER LA MOC
B.U.R. Piemonte. – numero 37 – 13 Settembre 2007
Rischio relativo...?
Ma quanto rischio...??

Stima del rischio assoluto di


frattura
In un arco di tempo realistico

“... Nei prossimi 10 anni, lei ha un


rischio del 20% di fratturarsi”
LA DIAGNOSTICA
DIFFERENZIALE
ESAMI DEL SANGUE ED URINE DA
FARE SEMPRE PRIMA DI INIZARE
UNA CURA PER L’OSTEOPOROSI

VES, Emocromo, QPE, Albumina,


ALP totale, Calcemia e Fosforemia,
Creatininemia, Calciuria 24 ore
IL COUNSELLING E STILE DI VITA
OSTEOPOROSI: MALTTIA DI OGGI?
QUALI INTERVENTI PER LA PREVENZIONE?

IDENTIFICARE I SOGGETTI A RISCHIO


QUALI INTERVENTI PER LA PREVENZIONE?

1. L’attività fisica previene l’1% di perdita minerale ossea


annuale

2. L’astensione dal fumo

3. Buona parte delle fratture da fragilità ha come


concausa un evento traumatico non efficiente
quale la caduta, il cui rischio può essere
modificato