You are on page 1of 111

TERAPIE FISICHE

STRUMENTALI

DOTT. G. RUSSO
SPEC. IN TRAUMATOLOGIA DELLO SPORT - POSTUROLOGO – MASSOFISIOTERAPISTA
C/O CENTRO DI MEDICINA PREVENTIVA E DELLO SPORT / PIAZZA BERNINI 12 TORINO (TO)
PREMESSA
La terapia fisica, cioè l'utilizzo di mezzi fisici (luce, calore, vibrazioni
meccaniche, etc.) a scopi terapeutici, è uno dei rimedi più antichi a cui
l'uomo è ricorso per alleviare le proprie sofferenze.
Basti pensare al "mattone caldo" o all'esposizione alla luce filtrata da teli
di stoffa colorata, che ritroviamo tra le strategie terapeutiche di
antichissime culture.
Ma ancora oggi, dopo migliaia di anni, la terapia fisica si barcamena con
difficoltà tra oggettivi successi clinici e "leggende metropolitane". Le cause di
tutto ciò possono essere molteplici, ma bisogna prendere atto che nella quasi
totalità dei casi le tecniche fisioterapiche non sono state testate secondo i
moderni criteri della EBM, la medicina basata sulla evidenza di dati
incontrovertibili, su cui ormai tutto il mondo della sanità è chiamato a
confrontarsi, ed esiste una cronica carenza di letteratura attendibile su tali
argomenti.
Nella maggior parte dei casi le indicazioni delle varie terapie fisiche si
basano su esperienze empiriche ed i meccanismi d'azione con i quali si
giustificano i risultati terapeutici, sono spesso ipotetici e non dimostrati
rigorosamente. Ciò nonostante, la pratica clinica ha certamente accreditato
l'efficacia delle tecniche fisioterapiche, se le indicazioni sono corrette.
Occorre infine tener presente che a fronte di effetti terapeutici a volte
assenti od incostanti, le tecniche fisioterapiche possono presentare effetti
collaterali anche molto gravi. Per tale motivo è indispensabile che gli
operatori del settore abbiano una conoscenza approfondita sia delle
indicazioni che delle controindicazioni.
CONSIDERAZIONI SUGLI EFFETTI TERAPEUTICI DELLE ENERGIE FISICHE
L'omeostasi biologica di un substrato rappresenta una situazione d'equilibrio
instabile, costituito da piccoli aggiustamenti alle incessanti variazioni
energetiche, per altro contenute entro limiti piuttosto ristretti. Affinché uno
stimolo energetico sia efficace è necessario che la sua intensità sia tale da
oltrepassare la soglia d'equilibrio del substrato, in modo da scatenare in esso
una serie di sequenze difensive, che possono essere sfruttate dal punto di
vista terapeutico. Lo stimolo deve essere, perciò, sovraliminale ma contenuto
entro certi limiti, oltre i quali sarebbe impedita qualsiasi risposta
dell'organismo a causa dell'immediata distruzione del substrato. In vero anche
uno stimolo subliminale può diventare efficace se protratto per un periodo
sufficientemente lungo.
Dunque è importate regolare con attenzione il rapporto tra intensità e durata
dello stimolo. Bisogna, inoltre, tenere presente che tutti i substrati biologici
hanno la caratteristica di adeguarsi, entro un certo periodo di tempo, a stimoli
che sono ripetuti con frequenza (assuefazione). Pertanto lo stimolo energetico
deve avere una curva d'impatto sul substrato abbastanza rapida ed idonea a
produrre una risposta di difesa adeguata alle intenzioni terapeutiche. E'
necessaria però l'integrità del supporto biologico. Infatti, se una situazione
patologica impedisce la percezione dello stimolo alla trasmissione della risposta,
non si avrà effetto terapeutico. E' il caso della somministrazione di calore in una
zona d'anestesia cutanea per lesione di un nervo periferico o di un danno
midollare che impedisce un'adeguata risposta neurovegetativa; ovviamente, in
queste condizioni la somministrazione d'energia, non solo non produce effetto
terapeutico, ma può trasformarsi in danno per il substrato.
E' dunque evidente come sia difficile dosare la giusta intensità - durata
di uno stimolo fisico con finalità terapeutiche, poiché esiste una
variabilità individuale di recettività e di risposte, nonché una variabilità
per i vari gradi danno patologico del substrato.
Qualunque malattia, suscettibile di cure fisioterapiche ha una propria
dinamica evolutiva dall'esordio alla conclusione.
I mezzi più utilizzati nella terapia fisica sono:
• mezzi che agiscono tramite calore (termoterapia);
• mezzi che agiscono tramite correnti elettriche (elettroterapia);
• mezzi che agiscono tramite radiazioni elettromagnetiche o campi
magnetici;
• mezzi che agiscono tramite onde meccaniche (ultrasuonoterapia, onde
d'urto).
EFFETTI BIOLOGICI DELLA SOMMINISTRAZIONE DI CALORE

Nell'uomo la temperatura corporea è mediamente 37°C, con oscillazioni da un


minimo di 36,5°C, alle ore 4, ad un massimo di 37,5°C alle 16. La maggior
parte delle persone può presentare convulsioni, quando la temperatura
supera i 41°. La temperatura massima compatibile con la vita è 43,5°C. La
maggior parte dei tessuti sopporta abbastanza bene un raffreddamento anche
assai spinto. Esiste un sofisticato meccanismo di termoregolazione che
consente di mantenere costante la temperatura corporea quando occorrono
variazioni della temperatura ambiente (ovviamente entro certi limiti).
La somministrazione dall'esterno d'energia termica comporta inizialmente la
stimolazione dei termorecettori distribuiti su tutto il mantello cutaneo, ma
particolarmente addensati sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi.
Questi recettori inviano impulsi afferenti verso i centri termoregolatori, i
quali restituiscono alla periferia una serie di efferenze di tipo
neurovegetativo, che hanno lo scopo di disperdere il calore assorbito,
tramite essenzialmente tre meccanismi: vasodilatazione cutanea, diaforesi,
iperventilazione (attraverso convenzione, conduzione, irraggiamento ed
evaporazione).
Bisogna inoltre ricordare che l'aumento del flusso ematico corrisponde ad
un aumento della temperatura non soltanto della cute, ma anche dei
tessuti sottocutanei, con un incremento del consumo cellulare e del
consumo d'ossigeno da parte dei tessuti. Più in dettaglio, quando si applica
il calore (non urente) su una superficie cutanea limitata, si verifica una
rapida vasodilatazione cutanea, con conseguente aumento della pressione
idrostatica intracapillare.
L'aumento del letto capillare espone al riscaldamento una maggiore
quantità di sangue, che allontanandosi produce un'ipertermia degli organi
profondi, anche se di proporzioni limitate.
La stimolazione termica comporta anche un'esaltazione della diaforesi, che
inizia a manifestarsi quando la temperatura ambiente supera i 29°C
(naturalmente in condizioni di riposo fisico e di metabolismo basale). La
sudorazione ha un effetto disperdente nei confronti del calore, solo se il
sudore può evaporare; per la qual cosa, è necessaria un'umidità ambientale
relativamente bassa. Se, invece, l'aria è molto umida si ha una diaforesi
profusa, che, però, è inefficace, perché il sudore non evapora.
Ecco perché un clima caldo e secco è tollerato molto meglio di un clima
caldo-umido.
L'effetto diaforetico si manifesta anche a temperature inferiori ai 29°C
in occasione d'intenso impegno muscolare, di intense emozioni e
sollecitazioni psichiche. Se l'applicazione di calore interessa una
superficie sufficientemente estesa, l'effetto vasodilatatorio comporterà
un'apprezzabile riduzione delle resistenze periferiche, con una
transitoria caduta della pressione sanguigna.
Ovviamente in questo caso l'ipertermia e la diaforesi saranno marcate.
La vasodilatazione periferica sarà compensata da un maggiore impegno
cardiaco e da una vasocostrizione nel territorio splancnico, il tutto
comporterà il passaggio da uno stato d'ipotensione ad uno
d'ipertensione più o meno evidente. E' molto importante tenere
presente questi effetti emodinamici nella prescrizione di termoterapia a
pazienti cardiopatici o ipertesi.
EFFETTI
Sull‘ APPARATO MUSCOLARE il calore determina una notevole riduzione
dello stato eccitatorio delle unità motorie, con un'azione miorilassante,
che è più accentuata se preesiste uno stato d‘ ipertono; sin dall'antichità,
infatti, il calore è stato impiegato nella cura delle contratture muscolari e
del dolore a questa conseguente.
Viceversa, una diminuzione della temperatura corporea, specialmente
un raffreddamento della cute del collo, provoca un aumento dell'attività
delle fibre gamma, con conseguente iperattività dei fusi neuromuscolari
ed un aumento del tono muscolare.
L'azione del calore sul RENE non è molto chiara: in alcuni casi sembra
determinare un aumento della diuresi, in altri casi una netta riduzione, forse
conseguente alla vasocostrizione del territorio splancnico a cui si è fatto
prima riferimento. In ogni caso è necessario osservare molta prudenza nella
prescrizione d'intensa termoterapia in pazienti nefropatici, per evitare di
trovarsi improvvisamente di fronte a sintomi uremici.
Sulla MICROCIRCOLAZIONE gli effetti del calore sono piuttosto controversi.
In teoria il calore è un agente flogogeno fisico, determina per tanto una
vasodilatazione periferica, un aumento della permeabilità capillare, un
aumento della pressione idrostatica capillare, il tutto dovrebbe favorire
l'imbibizione edematosa dei tessuti, perciò la termoterapia dovrebbe essere
controindicata negli stati edematosi. Tuttavia l'esperienza clinica di molti
fisiatri ha dimostrato invece un'azione positiva della termoterapia moderata
negli stati edematosi. La spiegazione di questo fenomeno probabilmente è
che le note modifiche dell'equilibrio di Starling si verificano quando i tessuti
sono sani (ecco perché il ghiaccio previene l'edema post-traumatico nel
tessuto, che è ancora sano), ma forse i meccanismi diventano più complessi
quando l'azione termica si verifica su tessuti già compromessi.
PER LA LEGGE DI FRANK-STARLING (ANCHE CHIAMATA LEGGE DI STARLING O
MECCANISMO DI FRANK-STARLING)
IL MUSCOLO CARDIACO REGOLA LA FORZA DELLA SUA CONTRAZIONE, LA
SISTOLE, IN RELAZIONE ALLA QUANTITÀ DI SANGUE PRESENTE NEL
VENTRICOLO ALLA FINE DELLA DIASTOLE: PIÙ SANGUE SARÀ ENTRATO PIÙ NE
SARÀ EIETTATO, GARANTENDO L'EQUILIBRIO TRA IL PRECARICO (RITORNO
VENOSO) E LA GITTATA CARDIACA.
SUL SISTEMA RESPIRATORIO
Il calore determina un'iperventilazione polmonare, che sia tramite il
riscaldamento dell'aria espirata, sia tramite l'eliminazione di vapore
acqueo, contribuisce ad un consistente controllo dell'ipertermia; ma oltre
una certa temperatura, che è variabile secondo gli individui, si verifica una
riduzione degli atti respiratori, di dubbia interpretazione (stimolazione
eccessiva dei centri respiratori? ipocapnia dovuta all'eccessiva iperpnea?).
In genere le brusche variazioni di temperatura, sia in eccesso, sia in difetto,
provocano una sospensione di qualche secondo degli atti respiratori,
dovuta ad un fenomeno riflesso, con una certa componente psichica.
Sulla mucosa delle vie respiratorie il calore determina un effetto
congestizio, un rilasciamento della muscolatura liscia, un aumento della
secrezione mucosa, mentre l'aria fredda determina un aumento del tono
dei muscoli lisci con diminuzione del lume bronchiale.

SUL METABOLISMO CELLULARE


Infine, il calore produce un incremento, con un'accelerazione dei processi
enzimatici, biologici e cellulari, che accrescono le possibilità di difesa ed i
meccanismi riparativi dell'organismo.
EFFETTI TERAPEUTICI DEL CALORE
La giustificazione primaria all'impiego del calore in Medicina Fisica risiede
nella necessità d'incrementare l'afflusso ematico in un tessuto.
L'innalzamento della temperatura in un segmento corporeo ed il
conseguente aumento del flusso ematico stimola, infatti, i processi di
riparazione tissutale favorendo l'apporto di substrati organici e
l'eliminazione di cataboliti dall'area di lesione.
Altre risposte fisiologiche all'applicazione del calore sono: incremento della
pressione capillare, l'aumento della permeabilità delle membrane cellulari,
l'aumento delle reazioni metaboliche locali, la modificazione nella
conduzione nervosa sensitiva, l'aumento dell'estensibilità del tessuto
tendineo e capsulo-legamentoso, delle capsule articolari.
Quindi l'uso della termoterapia è consigliato tutte le volte che in cui è
necessario stimolare il flusso ematico, aumentare il metabolismo
tessutale, stimolare i sistemi di difesa organici, sempre che le condizioni
cardiocircolatorie siano buone ed i tessuti siano in grado d'aumentare il
loro metabolismo e non siano molto danneggiati. Inoltre è nozione
comune che sia il caldo che il freddo, secondo i casi, possono svolgere
un'azione algosedativa, dovuta forse al fatto che:
i nocicettori presentano una variazione della loro soglia di stimolazione
col variare la temperatura.
Come criterio generale si deve usare:
con cautela la termoterapia negli stati infiammatori acuti, per evitare un
ulteriore sovraccarico metabolico e circolatorio e quindi di necrobiosi dei
tessuti.
Mentre si può usare una termoterapia blanda negli stati dolorosi non
infiammatori
ed una termoterapia energica negli stati distrofici, dove occorre stimolare al
massimo il metabolismo tessutale e l'apporto di sostanze energetiche.
I fattori che devono ritenersi fondamentali per la qualità delle risposte
biologiche all'applicazione del calore sono: la soglia di temperatura
terapeutica compresa fra 41,5°C e 45°C, la durata della soglia di
temperatura terapeutica da un minimo di 3' ad un massimo di 30', la
velocità dell'innalzamento della temperatura (più avviene rapidamente,
migliore è l'effetto) ed un riscaldamento omogeneo del volume
bersaglio.
In genere, al di sotto dei 45°C e per trattamenti di durata non superiore
ai 30' si osserva un danno cellulare reversibile, mentre oltre i 45°C è
prevalente la necrosi.
TERMOTERAPIA

Si distingue una termoterapia ESOGENA che sfrutta l'applicazione di calore


dall'esterno,
da una termoterapia ENDOGENA, che si realizza con la trasformazione in
calore di un'altra energia giunta in profondità nei tessuti (marconiterapia,
radarterapia, US, ecc).
La termoterapia ESOGENA si può distinguere in naturale ed artificiale.
La termoterapia esogena NATURALE comprende applicazioni:
• umide (bagni termali, fanghi…)
• a vapore (grotte naturali)
• secche (elioterapia, psammoterapia).

La termoterapia ESOGENA ARTIFICIALE comprende applicazioni:


• umide (paraffinoterapia)
• a vapore (bagni turchi, suffumigi o fomentazioni)
• secche (forni alla Bier).
LA TERMOTERAPIA ENDOGENA
o diatermia utilizza apparecchiature che, per lo più grazie all'effetto Joule,
producono un aumento della temperatura all'interno dei tessuti trattati
(l'energia elettromagnetica, attraversando un corpo genera energia termica).
D'Arsonval osservò che le correnti alternate con frequenza superiore a 10 kHz
non determinano reazioni sensitive o motorie, ma generano un intenso
effetto calorico. In fisioterapia sono impiegati apparecchi generatori di onde
corte (marconiterapia) e di microonde (radarterapia e ipertermia).
ULTRASUONOTERAPIA
Gli ultrasuoni sono onde sonore con frequenza superiore a 20 KHz, per
tanto non udibili dall'orecchio umano, che è in grado di captare dai 16 ai
16000 Hz. L'impiego delle vibrazioni meccaniche in terapia fisica può
essere fatto risalire al 1938, allorquando furono utilizzati gli ultrasuoni su
una donna affetta da sciatalgia. Gli US a scopo terapeutico furono
introdotti e studiati in modo sistematico nel periodo successivo alla
Seconda Guerra Mondiale.
Gli US si diffondono sotto forma di onde di compressione-decompressione
con movimento di va e vieni delle particelle del mezzo di trasmissione,
parallelo alla direzione delle onde di propagazione.
Sono prodotti artificialmente tramite l'effetto piezoelettrico sfruttando
un quarzo o un disco di materiale ceramico. Applicando delle cariche
elettriche sulle facce di una lamina di quarzo si ha la compressione del
cristallo, invertendone il senso se ne ottiene l'espansione.
Sottoponendo il quarzo ad un campo elettrico alternato si ottiene,
pertanto, un alternarsi di compressioni e di espansioni del cristallo con la
produzione di una serie di vibrazioni usate in terapia.
Gli US utilizzati in terapia si propagano in modo longitudinale; quando
incontrano un mezzo diverso da quello in cui stanno viaggiando, possono
essere assorbiti, trasmessi o riflessi. Quando sono assorbiti, generano effetti
biologici più intensi sull'interfaccia dei tessuti. Quando le onde ultrasonore
viaggiano attraverso il tessuto, perdono una certa porzione della loro energia:
è questo un processo conosciuto con il nome di attenuazione. L'attenuazione
nel tessuto è prodotta da moti meccanismi: l'assorbimento, la divergenza del
raggio e la deflezione.
L'assorbimento è la causa principale dell'attenuazione degli ultrasuoni.
L'energia ultrasonora è assorbita dal tessuto ed è alla fine convertita in calore.
Per la maggior parte dei tessuti, l'attenuazione aumenta all'aumentare
della frequenza, così un segnale di 1 MHz penetra più profondamente di
un segnale di 3 MHz, a causa della attenuazione più bassa nel tessuto.
La divergenza del raggio è il grado in cui il raggio si disperde dal
trasduttore. La divergenza del raggio diminuisce all'aumentare della
frequenza e quindi un segnale a frequenza più alta ha un raggio più
focalizzato.
La deflezione include il processo di riflessione, rifrazione e dispersione.
L'effetto piezoelettrico consiste nella proprietà di alcuni cristalli minerali di
dilatarsi e comprimersi, e quindi di emettere vibrazioni, quando sono
sottoposti all'azione di un campo elettrico di corrente alternata. L'effetto
piezoelettrico è reversibile (se il cristallo è compresso si genera una corrente
elettrica). La frequenza delle onde sonore emesse dal cristallo dipende dal
suo spessore e dalla frequenza della corrente applicata. Sono dotate di
potere piezoelettrico il topazio,
la tormalina e la blenda; ma il cristallo più usato fino a pochi anni or sono è
la lamina di quarzo.
Attualmente sono impiegate, al posto del quarzo, delle ceramiche
policristalline come il "Titaniato di bario" o il "Titaniato di piombo-zinconio",
le quali consentono di ridurre l'ingombro ed il peso della testa emittente.
EFFETTO DELLO STRATO LIMITE
Gli US generano effetti biologici più intensi sull'interfaccia dei tessuti a causa della
rifrazione e della riflessione delle onde ultrasoniche. Quando gli US incontrano
un'interfaccia, una parte di essi viene convertita da onde longitudinali in onde trasversali.
Le onde trasversali hanno nei tessuti biologici un coefficiente di assorbimento più alto di
quello delle onde longitudinali; di conseguenza nell'immediata vicinanza dell'interfaccia è
maggiore l'azione degli US. Inoltre il fascio ultrasonico, quando incontra un mezzo
differente da quello in cui sta viaggiando, in parte è riflesso. A causa della riflessione, il
raggio incidente e quello riflesso si trovano assai vicini nel primo mezzo e sommandosi
determinano maggiori effetti biologici locali. Per tali motivi, gli effetti biologici degli US si
verificano con particolare intensità a livello dello strato limite muscolo-osseo. Ogni
tessuto ha un diverso potere di assorbimento. Gli US con frequenza di 1 MHz
raggiungono profondità di 7 mm nel tessuto osseo, di 30 mm nel tessuto muscolare e di
37 mm nella cute e nel tessuto sottocutaneo.
Un apparecchio per ultrasuonoterapia è costituito principalmente da un
generatore di corrente alternata (tipicamente 1 MHz e/o 3 MHz) che
alimenta, tramite cavo, una testa di emittente in cui è inserito un trasduttore
(disco piezoelettrico o lamina al quarzo) che converte l'energia elettrica in
energia meccanica (vibrazioni acustiche) che vengono trasmesse ai tessuti.
MECCANISMO D'AZIONE
L'interazione degli US con i tessuti biologici produce effetti meccanici,
termici, chimici e di cavitazione.

1) EFFETTI MECCANICI. Il passaggio dell'onda sonora in un tessuto


determina l'oscillazione delle particelle, che lo compongono; le
oscillazioni hanno la stessa accelerazione e velocità del fascio ultrasonico.
Sebbene lo spostamento subito dalle singole particelle sia piccolo, le
variazioni di pressione che esso produce sono considerevoli e tali da
generare importanti effetti meccanici nei tessuti.
Le modificazioni meccaniche indotte dagli US determinano:

• AUMENTO DELLA PERMEABILITÀ di membrana con accelerazione dei


processi di diffusione attraverso le membrane cellulari,
• SCISSIONE DI MOLECOLE COMPLESSE (proteine, polisaccaridi, ecc),
movimento dei liquidi in presenza di disomogeneità (microcorrenti),
• e la SCOMPAGINAZIONE DEI TESSUTI per separazione delle fibre
collagene.
2) EFFETTI TERMICI. Gli US producono calore attraverso le vibrazioni, l'urto e la
frizione delle strutture cellulari ed intercellulari che compongono i tessuti,
attraversati dalle onde sonore. Il riscaldamento interessa le strutture profonde
e s'instaura rapidamente; tuttavia si stabilisce presto un equilibrio termico a
causa della veloce dispersione del calore, dovuta al flusso sanguigno. L'effetto
termico è più evidente a livello dell'interfaccia dei tessuti ed in particolare a
livello del periostio e della zona di passaggio tra grasso e muscolo. Il periostio,
per la sua struttura anatomica e per la continuità con l'osso, assorbe una
grande quantità di energia ed è, pertanto, sede di elevato riscaldamento.
L'elevazione termica genera, come effetti secondari, aumento del metabolismo
cellulare e vasodilatazione.
3) EFFETTI CHIMICI. L'azione chimica con modificazione del pH locale e della
permeabilità delle membrane cellulari e con cambiamenti molecolari è
provocata dalle notevoli forze di accelerazione alle quali le particelle dei
tessuti sono sottoposte al passaggio dell'onda ultrasonica.
4) EFFETTI DI CAVITAZIONE. La cavitazione è la capacità degli US di generare
la formazione di bollicine gassose nei liquidi attraversati dalle onde
ultrasoniche. Questo fenomeno si manifesta soltanto nei liquidi che
contengono aria o gas: gli US, attraversando tali mezzi, determinano la
liberazione dei gas in essi disciolti e la formazione di bollicine gassose con
successivo aumento di dimensione e possibile esplosione delle bolle. Quando
raggiungono grosse dimensioni, le bolle gassose, generando alte pressioni,
possono provocare danni dei tessuti. Da un punto di vista istologico il risultato
è una distruzione cellulare irregolare con emorragia di tipo petecchiale.
MODALITÀ GENERALI D'APPLICAZIONE
La terapia con US può essere somministrata con due modalità diverse:
a contatto diretto, con testina mobile o fissa, e ad immersione.

La modalità a CONTATTO DIRETTO, che è più frequentemente utilizzata,


consiste nell'applicazione della testina emittente a diretto contatto della cute.
E' necessario assicurare una perfetta aderenza tra superficie cutanea e testina
emittente, perché la presenza di falde d'aria limita la penetrazione degli US.
Per tale motivo s'interpone tra la testina e la cute una sostanza (di solito un
apposito gel conduttivo), che da un lato favorisce la trasmissione tra testina e
cute e dall'altro migliora l'aderenza, lo scivolamento e l'eliminazione di
possibile aria frapposta fra cute e trasduttore che potrebbe ostacolare, per la
sua capacità riflettente, la trasmissione dell'onda ultrasonica. Si parla di
"fonoforesi" quando si utilizza una crema antinfiammatoria.
Nella tecnica a testina mobile, il trasduttore, applicato con leggera pressione, è
fatto scorrere con movimenti brevi di 3-4 cm, perpendicolari gli uni agli altri, o
con movimenti circolari, aventi campi d'azione di 30-50 cm al massimo.
Nelle articolazioni particolarmente voluminose come l'anca e la spalla i campi
di trattamento dovrebbero essere tre: anteriore, laterale e posteriore, perché
per l'interposizione dell'osso non è possibile un solo trattamento efficace su
tutta la struttura.
Nella tecnica a testina fissa, quest'ultima è posta sulla zona da trattare con uno
stativo che la sostiene e la tiene a contatto con la pelle per l'intera durata della
terapia con l'interposizione di un gel elettroconduttivo. Con questa tecnica si
ottengono rapidi aumenti della temperatura in una zona molto circoscritta,
mentre il rimanente campo non è riscaldato; è richiesta pertanto una minore
potenza d'erogazione od un'emissione pulsata (la corrente deve essere modulata,
ovvero ritmata per produrre un minor riscaldamento (anche dell'80%), si
minimizzano gli effetti termici, perché il calore è dissipato nell'intervallo tra un
impulso e l'altro, mentre si mantengono quelli meccanici).
Recentemente sono stati introdotti sul mercato dispositivi elettromedicali per
ultrasuonoterapia dotati di innovative testine, opportunamente pilotate con
moderni stadi di potenza in classe E, che, tramite l'utilizzo di sensori termici,
consentono di ridurre l'eccessivo aumento di temperatura, garantendo dunque
un'erogazione omogenea della potenza sulla regione trattata.
La metodica ad IMMERSIONE è utile quando le superfici da curare sono
troppo piccole od irregolari o quando la zona è così dolente da impedire il
contatto diretto. La parte da trattare è immersa in un recipiente contenente
acqua insieme alla testina emittente, posta ad una distanza massima di 2-3
cm dalla superficie corporea, per evitare un'eccessiva dispersione del fascio
ultrasonico con diminuzione dell'efficacia terapeutica. Sarebbe meglio usare
un recipiente di metallo in quanto maggiormente riflettente. La temperatura
dell'acqua deve essere di 37°C circa in quanto la temperatura della
superficie corporea è modificata sia da quella del mezzo d'accoppiamento
sia da quella della testina emittente. Più bassa è la temperatura dell'acqua
maggiore è la perdita di calore a livello cutaneo e minore l'effetto
terapeutico.
EFFETTI TERAPEUTICI
Gli effetti terapeutici degli US in parte sono dovuti all'azione termica. Sono
rappresentati dall'analgesia, dal rilasciamento muscolare e dall'effetto
fibrolitico e trofico.
1) ANALGESIA. E' dovuta all'azione del calore e probabilmente anche ad
un'azione diretta degli ultrasuoni sulle terminazioni nervose sensitive.
2) RILASCIAMENTO DEI MUSCOLI CONTRATTI. E' legato all'effetto termico ed
all'azione di micromassaggio tissutale indotto dagli US.
3) AZIONE FIBROLITICA. Le oscillazioni delle particelle dei tessuti, prodotte
dagli US, determinano lo scompaginamento delle fibre collagene dei tessuti
fibrosi.
4) EFFETTO TROFICO. La vasodilatazione, che fa seguito all'elevazione termica,
facilita la rimozione dei cataboliti e fa pervenire nei tessuti sostanze nutritizie
ed ossigeno; in tal modo gli US migliorano il trofismo dei tessuti, agevolano la
riparazione dei danni tissutali ed accelerano la risoluzione dei processi
infiammatori.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE
Tutte le patologie dell'apparato locomotore in cui si desidera un effetto
antalgico. Gli US sono utilizzati soprattutto per il trattamento di patologia delle
strutture periostali, tendinee e capsulari e nelle sciatalgie e nevriti in genere
(intensità ridotta ed irradiazione lungo la proiezione cutanea del tronco
nervoso da trattare).
Nella periartrite scapolo-omerale (Morbo di Duplay) la terapia con US è in
grado di disgregare le calcificazioni (?) e di favorire il riassorbimento delle
deposizioni di sali di calcio.
Si possono usare in epicondilite, tendiniti, capsuliti, borsiti, coccigodinie,
contratture muscolari antalgiche, artrosi, nel morbo di Dupuytren (in questa
patologia, caratterizzata da ispessimento fibroso della fascia palmare, è
sfruttato a scopo terapeutico l'effetto fibrolitico degli US).
L'azione disgregante, di separazione delle fibre collagene e di rammollimento
della sostanza cementante è utilizzata per favorire il riassorbimento degli
ematomi organizzati e per ammorbidire i tessuti cicatriziali.
Gli US sono utili per migliorare l'efficacia delle sedute di chinesiterapia.
CONTROINDICAZIONI
Gli US non vanno utilizzati sui tessuti specializzati (metafisi fertili, testicolo,
ovaio), che possono essere danneggiati. Particolari precauzioni vanno
adottate allorquando si effettuano applicazioni sul rachide di pazienti con
esiti di laminectomia, per possibili danni al midollo spinale.
Gli US hanno le stesse controindicazioni dei mezzi fisici che agiscono con la
produzione endogena di calore (osteoporosi ad alto turnover, presenza di
frammenti metallici, vene varicose, tromboflebiti, arteriopatie obliteranti,
emorragie, mestruazioni, neoplasie, tubercolosi e gravidanza, alterazioni
della sensibilità).
Si sconsiglia l'uso in presenza di mezzi di sintesi metallica e di protesi
articolari, per il loro maggior assorbimento rispetto ai tessuti circostanti e
quindi per il loro possibile deterioramento o danno per i tessuti vicini. Inoltre
il trattamento localizzato sulla sede dell'impianto può portare a
surriscaldamento o ad uno scollamento per effetto della vibrazione.
Per quanto riguarda l'osteoporosi, recentemente appare caduta la
controindicazione assoluta in presenza di osteoporosi in quanto l'effetto
piezoelettrico potrebbe avere addirittura un'azione positiva sulla osteogenesi.
Vanno evitati in corrispondenza dei globi oculari e dell'utero gravidico per la
possibilità che anche a dosaggi terapeutici si verifichi l'effetto della
cavitazione.
La terapia va evitata in corrispondenza dell'aia cardiaca per la possibilità
d'interferenza sulla conduzione e contrazione cardiaca; è da evitare
l'esposizione diretta dei pace-maker o di altre apparecchiature
elettromeccaniche impiantate per i possibili danni permanenti che ne
possono derivare.
Sono inoltre descritte: lesioni eritrocitarie, scollamento del periostio (non si
usano in sedi recenti di fratture), alterazione delle cartilagini di coniugazione,
male da ultrasuoni ed ebbrezza da ultrasuoni (usare i guanti di filo o piombo
per gli operatori).
LASERTERAPIA
Le basi concettuali della luce come modalità terapeutica sono conosciute da
circa un secolo, ma la terapia con la luce è stata utilizzata da molte antiche
civiltà.
Gli antichi Egizi avevano apposite stanze dove effettuavano i "bagni di luce".
Ippocrate utilizzava allo stesso scopo apposite gallerie senza il tetto. Il medico
di corte di un imperatore cinese ne avvolgeva il figlio in teli di colore rosso per
curare le cicatrici del vaiolo.

Per avere il principio teorico del funzionamento del laser bisogna però
attendere il 1917, anno in cui Einstein formulò la teoria "dei fotoni e
l'emissione stimolata".
L.A.S.E.R. è l'acronimo inglese di LIGHT AMPLIFICATION BY
STIMULATED EMISSION OF RADIATION , cioè amplificazione della luce
per mezzo di un'emissione stimolata di radiazioni.
EMISSIONE FOTONICA NATURALE
In condizioni normali, questi elettroni decadono nell'orbita più bassa in
istanti successivi del tutto casuali e quindi imprevedibili, restituendo
l'energia ricevuta, sotto forma di fotoni tutti con la stessa energia
luminosa e quindi dello stesso colore, ma diretti però, in ogni direzione.
Questo è un tipo di emissione fotonica naturale.

Nell'emissione spontanea, un atomo eccitato termicamente od


elettricamente restituisce l'energia assorbita sotto forma di onde
elettromagnetiche di una determinata frequenza, caratteristica dello stato
di eccitazione, ma in una direzione qualsiasi dello spazio,
indipendentemente dagli altri atomi.
EMISSIONE STIMOLATA
un atomo eccitato, invece, è forzato ad emettere una radiazione
quando è investito da un'onda luminosa; a differenza di quanto
avviene nell'emissione spontanea, la direzione d'emissione sarà la
stessa di quella del fascio incidente.
Se la frazione di atomi eccitati è sufficientemente alta si può realizzare
un'emissione stimolata di luce a catena.
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO
Il LASER, invece, è in grado di produrre un'emissione stimolata a seguito
della sua struttura di specchi paralleli, di cui uno perfettamente riflettente,
ed uno semiriflettente, che detta di tipo FABRY – PEROT dal nome degli
scienziati che li hanno inventato.
In pratica si confina in un tubo il materiale attivo, ovvero il contingente di
atomi che deve essere eccitato da una fonte energetica (energia di
pompaggio); alle estremità del tubo sono posti due specchi paralleli (specchi
risonatori); un fascio di luce che procede nella direzione del tubo può
rimbalzare infinite volte e quindi continuare ad autoalimentarsi; uno specchio
presenta una zona trasparente, che consente l'uscita di un piccolo fascio, che
è appunto l'emissione laser.
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO
I fotoni, passando vicino agli atomi eccitati, producono il decadimento degli
elettroni dall'orbita instabile a maggiore energia, a quella stabile a energia
inferiore con conseguente emissione di altri fotoni, tutti rigorosamente della
stessa frequenza e della stessa fase, che vengono anche loro costretti a
oscillare in avanti e indietro fra i due specchi.

Raggiunta una certa intensità, i fotoni riescono ad uscire dallo specchio


semitrasparente (1%) in un unico raggio perfettamente monocromatico e in
fase, perché generato dall'emissione stimolata di atomi tutti assolutamente
eguali, e perfettamente rettilineo, perché prodotto dopo un innumerevole
numero di oscillazioni in linea retta che ne garantiscono la direzione
rettilinea.
La luce laser si distingue dalla luce solare o da quella di una lampadina per alcune
caratteristiche:
1) DIREZIONALITÀ con minima divergenza (pochi gradi, dovuta a fenomeni di
diffrazione). La radiazione esce dal laser in una direzione certa e si diffonde con un
angolo di divergenza noto e ben preciso, peculiarmente assai piccolo.
2) MONOCROMATICITÀ: ha un'unica λ (un solo colore) con uno spettro assai ristretto e
grande intensità. La monocromaticità è 1.000 o addirittura 1.000.000 di volte maggiore
di una luce monocromatica convenzionale.
3) COERENZA SPAZIALE E TEMPORALE. Tutti i fotoni vibrano in concordanza di fase tra
loro.
4) BRILLANZA elevata, da 1000 ad 1000000 di volte superiore alle migliori sorgenti
tradizionali.
La brillanza rappresenta la potenza emessa per unità di superficie; con nessun'altra
apparecchiatura si possono ottenere così elevate intensità di energia concentrata in uno
spazio ristretto anche di pochi micron.
Il materiale attivo può essere solido (rubino o neodimio o semiconduttore),
liquido o gassoso (elio, neon, argon o CO2). Il pompaggio può essere elettrico
o ottico (altro laser). A seconda del materiale si possono realizzare laser con
emissione su qualsiasi λ; se questa si trova nel campo del visibile, si può
trasmettere anche con lenti e fibre ottiche.

La cosiddetta "finestra terapeutica" è quella che comprende λ tra 600 e 1200


nm, così definita perchè i laser che emettono in questo range riescono a
penetrare maggiormente nei tessuti senza sensibili attenuazioni da parte dei
cromofori, esplicando la loro azione di stimolo di determinati processi
biologici proprio lì dove è richiesta.
EFFETTI BIOLOGICI

• Vasodilatazione capillare e precapillare.

• Aumento del drenaggio del liquido interstiziale.

• Innalzamento della soglia di percezione del dolore a causa di una

trasformazione dell'energia ceduta in energia chimica, con produzione di

ATP e con conseguente modifica dei potenziali energetici e polarizzazione

delle membrane cellulari. Ne deriva un'azione antalgica notevole.

• Stimolazione dei processi di rigenerazione tissutale (cicatrizzazione, ecc.).


• Azione antiflogistica, antiedematosa.
• Stimolazione dei processi metabolici.
• Attivazione dei leucociti e relativa loro fagocitosi
• Stimolazione del sistema immunitario (gli anticorpi aumentano, subentra
un'azione antibatterica).
• Nell'azione biologica provocata dal LASER si verifica una cessione di energia
nei tessuti trattati in rapporto alla capacità di assorbimento di questi ultimi,
vale a dire rispetto alla loro composizione biochimica.
INDICAZIONI
Da ciò si evince che le strutture principalmente interessate dall’utilizzo del
laser sono:
• VASI LINFATICI E SANGUIGNI: modifica la pressione idrostatica
intracapillare nonché, agendo sui mediatori chimici responsabili della
vasodilatazione (istamina, bradichinina etc.), favorisce il riassorbimento dei
liquidi: azione antiedemigena.
• MEMBRANE SINOVIALI, BORSE, CAPSULE ARTICOLARI: favorisce il
riassorbimento del liquido sinoviale.
• NOCICETTORI E TERMINAZIONI NERVOSE PERIFERICHE: diminuzione della
permeabilità di membrana con iperpolarizzazione delle stesse e blocco di
conduzione: azione antalgica.
• FIBRE MUSCOLARI: normalizzazione del potenziale di membrana: azione
decontratturante.
• TENDINI E LEGAMENTI: si giovano degli effetti antinfiammatori su descritti.
• FERITE E LESIONI SUPERFICIALI: stimolazione della proliferazione dei
fibroblasti e della sintesi di collagene: azione riparatoria.
CONTROINDICAZIONI
Quelle dettate dalla logica e dal buon senso perché non si conoscono reali
effetti collaterali.
Di certo è opportuno astenersi dal trattare donne in gravidanza e persone
affette da neoplasie. Evitare inoltre di irradiare la tiroide e le ghiandole
endocrine in generale. Proteggere sempre l'occhio con appositi occhiali
dall'esposizione diretta (importante agire in ambienti molto illuminati e privi
di superfici riflettenti) alla radiazione luminosa, che potrebbe
effettivamente danneggiarne la retina.
MAGNETOTERAPIA
La magnetoterapia è un particolare tipo di terapia fisica strumentale che
utilizza apparecchiature generanti campi magnetici a bassa intensità e
frequenza variabile. Tali apparecchiature sono numerose e si differenziano
tra loro, oltre che per il diverso modo di erogazione del campo, anche per la
frequenza e la forma delle onde, per l'intensità del campo magnetico
generato, per la presenza o meno di una preprogrammazione dei tempi di
esposizione.
BIOFISICA DEL MAGNETISMO
L'effetto dei campi magnetici sugli organismi può essere articolato in
breve secondo i seguenti punti:
1) APPORTO DI CARICHE NEGATIVE ALL'INTERNO DEI TESSUTI per effetto
piezoelettrico sulle proteine che si comportano come cristalli liquidi;
2) EFFETTO INFORMAZIONALE legato all'influenza sulle variazioni del
potenziale elettrico di membrana, facilitante gli scambi ionici di
membrana;
3) ATTIVAZIONE DELLE REAZIONI ENZIMATICHE E AUTO-IMMUNI;
4) RIDUZIONE NOTEVOLE DEI TEMPI DI CONSOLIDAZIONE dei focolai di
frattura e di osteotomia;
5) ACCELERAZIONE DEI PROCESSI DI RIPARAZIONE DEI TESSUTI (lesioni
esposte della cute, piaghe, ulcere, ecc.);
6) VARIAZIONI DELL'ECCITABILITÀ della placca neuromuscolare e dell'assone;

7) PREVENZIONE DELL'EDEMA CEREBRALE;

8) AZIONE ANTINFIAMMATORIA E ANTIEDEMIGENA;

9) ATTIVAZIONE DEL METABOLISMO E DELLA RESPIRAZIONE CELLULARE;

10) AUMENTO DISTRETTUALE DELLA VASCOLARIZZAZIONE E DEL FLUSSO

SANGUIGNO.
BASSA FREQUENZA
•Effetto stimolante
•Frequenza: 55-60 Hz
•Intensità: 100-120 G
•Durata applicazione 30’–1 h
•Numero applicazioni: 10-20

ALTA FREQUENZA
•Effetto antalgico
•Frequenza: 750 Hz
•Intensità200 G
•Durata applicazione 20’-30’
•Numero applicazioni 10-20
IPERTERMIA
Negli ultimi anni, è stata individuata e verificata l’efficacia dell’ipertermia come
terapia principale nel campo della terapia fisica verso numerose patologie
dell’apparato muscolo-scheletrico sia di origine traumatica sia degenerativa, in
tutte le forme flogistiche post-acute e croniche.
PRINCIPALI EFFETTI
1. la VASODILATAZIONE, col conseguente aumento di perfusione e drenaggio
linfatico, che facilitano la rimozione degli agenti infiammatori e l’apporto degli
agenti riparativi, mentre viene favorito il metabolismo locale;
2. un probabile effetto di “CELL KILLING”, ovviamente molto moderato, che
stimola la ricostruzione di nuovi tessuti;
3. l’ AUMENTO DELLA VELOCITÀ DELLE REAZIONI METABOLICHE, dovuto
all’incremento di temperatura;
4. Serie di RISPOSTE SPECIFICHE DELL’APPARATO MUSCOLO-SCHELETRICO
all’aumento di temperatura, quali l’aumento di estensibilità delle fibre
collagene e il rilasciamento muscolare (induzione dello spasmo) per la
modificata attività dell’organo tendineo di Golgi e dei fusi neuro-muscolari.
L’Ipertermia a cui ci riferiamo in questa sede è una terapia fisica, una particolare
terapia col calore che si inserisce con grande efficacia nel percorso di cura e
riabilitazione di numerosi tipi di danno a carico dell’apparato muscoloscheletrico
(muscoli, tendini, legamenti, ossa, altri tessuti ad essi correlati e strutture
composte come le articolazioni) non gravissimi ma più o meno dolorosi e spesso
invalidanti.
Il campo di applicazione dell'Ipertermia va dalla traumatologia sportiva alle
degenerazioni da invecchiamento, come dire: contratture, lesioni muscolari,
tendiniti, ematomi, danni da sovraccarico, dolori post-traumatici, artrosi, solo per
fare qualche esempio.
ONDE D'URTO E.S.W.T. (Extracorporeal - shockwave - therapy)

Trattasi di onde acustiche, ovvero di impulsi sonori, caratterizzati da una


particolare forma d’onda (rapido picco di pressione positiva, seguito da una
rapida, ma minore, fase di pressione negativa), in grado di produrre una
stimolazione meccanica diretta. Generate in un mezzo acquoso e convogliate su
un punto definito, detto "fuoco" (o bersaglio), esse trasmettono una quantità di
energia dosabile, in grado di sortire precisi effetti terapeutici
L'utilizzo delle onde d'urto in medicina (LITOTRISSIA) nacque originariamente
per applicazioni in Urologia, dove questa metodica, non invasiva ma con effetti
paragonabili a quelli di un intervento chirurgico, viene impiegata tuttora per la
frantumazione dei calcoli renali.
Da più di un decennio inoltre, l'impiego delle onde d'urto nella pratica clinica
quotidiana si è ampiamente diffusa anche in ambito ortopedico-fisiatrico,
seppur con azione ed effetti terapeutici completamente diversi da quelli sui
calcoli renali.
CAUTELE
La terapia ad onde d’urto ha delle nette controindicazioni nel caso di
infezioni ossee, sulle cartilagini di accrescimento e nei disordini della
coagulazione.
Inoltre vi sono delle controindicazioni relative come nel caso di tumori
ossei, in caso di gravidanza e nei portatori di pace-maker. Altra
controindicazione relativa è rappresentata da infiltrazioni cortisoniche
recenti, poiché queste possono alterare la risposta dei tessuti e ridurre
significativamente l’effetto biologico cellulare conseguente alla terapia.
Particolare attenzione deve essere posta ai possibili effetti indesiderati sui
tessuti nervosi e vascolari, che possono venire danneggiati dal trattamento
stesso. La terapia ad onde d’urto non deve essere quindi utilizzata a livello
del cranio e del torace.
DOLOROSITÀ
Va tenuta presente la possibilità che la terapia possa risultare dolorosa e quindi
spiacevole per il paziente; infatti quando l’onda d’urto va a colpire la zona da
trattare può giungere a impattare la porzione superficiale dell’osso. Questa
porzione “corticale” dell’osso è particolarmente ricca di recettori e sensibile alla
stimolazione pressoria. E’ inevitabile la sua sollecitazione quando si va a trattare
una sofferenza tendinea molto prossima ai capi ossei o quando si vuole trattare
una sofferenza al suo passaggio osteo-tendineo. Il dolore suscitato per ogni onda
d’urto è legato al numero di recettori stimolati e quindi all’ampiezza della zona
trattata ma soprattutto alla quantità di energia somministrata, più che alla
semplice densità di flusso di energia somministrata; la conseguenza di ciò è che
alcune apparecchiature risultano più dolorose altre meno. Nella maggior parte dei
casi anche questa sensazione dolorosa, seppur fastidiosa, è ben tollerata. Solo
raramente si ricorre ad un’anestesia locale.
LE INDICAZIONI PIÙ COMUNI COMPRENDONO:
• SPALLA DOLOROSA
• EPICONDILITE
• MAL DI SCHIENA
• TENDINITE ROTULEA
• TRATTAMENTO DI PUNTI TRIGGER
Le applicazioni ortopediche delle onde d’urto invece si concentrano sul
trattamento delle calcificazioni, di esostosi dolorose, tendiniti varie e problemi di
guarigione delle fratture. Le onde d’urto in molti casi possono essere una valida
alternativa quando la soluzione chirurgica sembra essere inevitabile.
LE PRINCIPALI INDICAZIONI SONO:
• SPALLA CONGELATA
• PERIARTRITE DELLA SPALLA
• SPERONE CALCANEARE
• ARTROSI
• TENDINITE AL TENDINE D’ACHILLE
• EPICONDILITE ED EPITROCLEITE

L’onda d’urto molto spesso è applicata in medicina dello sport per il suo effetto
di guarigione e rigenerazione dei tessuti molli. In questo modo il tempo di
recupero dopo lesione può essere ridotto al massimo. Le indicazioni più
comuni sono:
• STIRAMENTO MUSCOLARE
• DISTORSIONE CRONICA
• PUBALGIA
• DOLORE ALL’ANCA
• TENDINOSI DEL TENDINE D’ACHILLE
• RIGENERAZIONE MUSCOLARE
• CONTRATTURE MUSCOLARI ACUTE
• TENDINITE QUADRICIPITALE E ROTULEA
• GOMITO DEL TENNISTA
• TENDINITE DELLA SPALLA
• DOLORE ALL’INGUINE
• DOLORE AL TENDINE D’ACHILLE
Nello sport quindi l’onda d’urto può essere utilizzata per
curare affezioni croniche e acute dei tessuti molli. I risultati
più recenti dimostrano che le onde d’urto sono efficaci nella
guarigione degli infortuni muscolari, riducendo drasticamente
i tempi di guarigione.
TECARTERAPIA
T.E.CA.R = Trasferimento energetico capacitivo/resistivo
Tecnica di medicina fisica che applica al campo biologico il principio
fisico dei condensatori. Si basa sull’applicazione di una differenza di
potenziale a un condensatore che ha come mezzo interposto il tessuto
biologico leso. Utilizza un’onda elettromagnetica a bassa frequenza
(0,48mHz). Nata nel 1997 in Spagna, la Tecar Terapia® sta occupando un
ruolo sempre più importante nella fisioterapia strumentale.
Rispetto agli altri apparecchi elettromedicali si differenzia soprattutto per:

•L’EFFETTO DI TIPO ENDOGENO (cioè l’energia utilizzata è prodotta dall’interno);


•L’ALTA PENETRAZIONE NEL CORPO;
•per la possibilità di TRATTARE ANCHE LE PATOLOGIE IN FASE ACUTA;
•per il fatto di avere DUE TIPI DI ELETTRODI: il Capacitivo e il Resistivo

Quando si utilizza L’ELETTRODO RESISTIVO si produce un effetto maggiore nei


tessuti con una minor concentrazione di acqua: ossa, tendini, tessuto adiposo e
guaina del muscolo.
L’elettrodo CAPACITIVO agisce sui tessuti molli ad alto contenuto di acqua:
muscoli e vasi sanguigni.
DUE ELETTRODI:
uno RESISTIVO, completamente in metallo, più attivo sui tessuti a maggiore
resistenza (ossa, cartilagini, aponeurosi)
e l’altro CAPACITIVO, rivestito in vetroceramica, più adatto ai tessuti ad alta
conducibilità(muscoli).
La successione d’uso dei due elettrodi varia in base all’area e alla patologia da
trattare. Una seduta dura in media 30 minuti ed è operatore dipendente.
FUNZIONAMENTO

A livello microscopico la cellula è come una pila elettrica, all’interno della


membrana ha una carica negativa, mentre all’esterno ha una carica positiva.
La differenza di potenziale energetico deve avere un valore fisso in base al tipo di
tessuto, ad esempio nel muscolo è di – 90 mV. A causa di un evento
infiammatorio o traumatico, questa differenza può diminuire fino a – 20/30 mV,
provocando un cattivo funzionamento della cellula e ostacolando la guarigione.
La Tecar Terapia accelera i processi riparativi delle cellule, contribuendo così a
una notevole riduzione dei tempi di recupero.
La temperatura più alta all’interno della cellula comporta un aumento del
metabolismo, cioè: un maggior afflusso di sostanze nutritizie e ossigeno
all’interno e un uscita di cataboliti (sostanze di scarto) all’esterno.
Il calore generato è di provenienza endogena; è la conseguenza della resistenza
del tessuto allo spostamento di ioni (atomi con carica positiva o negativa) nella
cellula, causato dall’effetto condensatore della Tecar®.
L’alta frequenza della corrente erogata permette al tessuto corporeo di scaldarsi
in profondità, anche senza contrarre i muscoli, come avviene invece con
l’elettroterapia (Tens, Correnti di Kotz).
A livello vascolare agisce riequilibrando la permeabilità dei capillari e delle
membrane cellulari, inoltre stimola la liberazione delle stazioni linfonodali
sovraccaricate per le scorie.
La macchina esercita un azione stimolante sul potenziale di membrana cellulare.
Il funzionamento della macchina si basa sulla generazione di un campo
magnetico ad elevata frequenza; in commercio si trovano macchinari con
frequenza compresa tra 0,45 mhz e 1,2 mhz.
La Tecar® sfrutta l’effetto del condensatore sul corpo umano, induce nel tessuto
delle correnti di “spostamento” prodotte da un movimento alternato di cariche
elettriche tramite ioni (molecole con una carica positiva o negativa).
MOVIMENTO ELETTROLITICO A LIVELLI ENERGETICI DIVERSI
(VALIDI SIA PER RESISTIVO CHE PER CAPACITIVO)
LIVELLO ENERGETICO DIFFERENZA DI POTENZIALE
BASSO
ATERMIA (<4) - Biostimolazione del microcircolo.
Azione drenante e antalgica.
MEDIO
OMEOTERMIA ( 5-6) - Vasodilatazione – Vascolarizzante.
ALTO
IPERTERMIA (8-9) - Forte azione sedativa rilassante - iperflusso ematico in
profondità.
La durata del trattamento dipende dalla patologia, mediamente si aggira
intorno ai 30 minuti, ma può raggiungere anche un’ ora se si agisce su un
evento acuto.
Generalmente, il paziente non sente niente durante la seduta, ma in certi casi è
necessario alzare il livello di potenza per creare un effetto termico.
Se il fisioterapista lo ritiene opportuno, si possono eseguire alcuni esercizi
durante il trattamento con la Tecar, oppure si può massaggiare l’area interessata
impugnando l’elettrodo con il palmo della mano.
COME SI UTILIZZA LA TECARTERAPIA?
Ci sono tanti modelli di Tecar che variano in base alla frequenza, alla potenza,
al tipo di materiali utilizzati ecc.
Nella pratica si appoggia un elettrodo passivo, “piastra”, a contatto con il corpo
del paziente, poi si lavora con un secondo elettrodo sulla zona da trattare.
Quello “attivo” può essere guidato manualmente dal fisioterapista oppure
fissato al tessuto patologico del paziente.
Applicando una differenza di potenziale elettrico a due punti, si forma una
corrente, per questo è necessaria la piastra passiva.
Se il secondo elettrodo è spostato manualmente, bisogna spalmare un po’ di
crema veicolante sulla zona da trattare per facilitare lo scorrimento. In base
alla patologia, il terapista deciderà se utilizzare il circuito Resistivo o quello
capacitivo oppure entrambi.
INDICAZIONI
•Infiammazioni Acute E Croniche •Strappi Muscolari •Edemi •Cicatrici
•Distorsioni •Lesioni Tendinee •Borsiti •Traumi Ossei e Articolari

CONTROINDICAZIONI
•Portatore Di Peacemaker •Donna In Gravidanza •Persone Con Alterata
Percezione Sensoriale
ELETTROTERAPIA
L'elettroterapia consiste nell'applicazione locale di impulsi elettrici alternati
(elettrostimolazione) o continui (ionoforesi) al fine di ottenere rispettivamente
un effetto terapeutico.

Utilizza un dispositivo in grado di generare molteplici correnti elettriche


selezionabili singolarmente al fine di sfruttarne, a scopo terapeutico, gli effetti
biologici indotti a quei segmenti del corpo umano che vengono interessati
dall'attraversamento della forma di corrente selezionata dosata in intensità ed
applicata per mezzo di elettrodi conduttivi di tipo non invasivo. La terapia con
correnti elettriche viene praticata facendo passare attraverso le parti del corpo
umano correnti elettriche con determinate caratteristiche, scelte in base agli
scopi da raggiungere:
STIMOLAZIONE
•Muscoli normalmente innervati:
-Correnti rettangolari
-Correnti triangolari
-Corrente faradica
•Muscoli ipotrofici:
-Correnti Kotz
ANTALGICA
•Tens
•Diadinamiche
•Interferenziali
•Continue o galvaniche
VEICOLANTE FARMACI
•ionoforesi
CORRENTI DIADINAMICHE
Sono correnti unidirezionali ed emisinusoidali a bassa frequenza
principalmente impiegate per: postumi dolorosi di traumi articolari, artropatie
acute e croniche, algie muscolari, tendiniti.
RETTANGOLARE
Corrente unidirezionale ad impulso di tipo rettangolare con durata max 99
millisecondi (mS) e regolazione della pausa fino a max 9 secondi.

ESPONENZIALE
Corrente unidirezionale ad impulso di tipo esponenziale con durata max 99
millisecondi (mS) e regolazione della pausa fino a max 9 secondi. Entrambe sono
correnti ad impulsi regolabili in intensità, durata e pausa capaci di determinare
la risposta contrattile del muscolo denervato, parzialmente denervato e
innervato.
Muscoli parzialmente denervati:
L'elettrostimolazione dei muscoli parzialmente denervati viene attuata con
impulsi esponenziali. Questi impulsi determinano la risposta contrattile delle
fibre muscolari denervate senza stimolare le fibre già reinnervate, le quali si
accomodano alla lenta crescita dello stimolo. Inoltre gli impulsi esponenziali
non arrecano fastidio al paziente, in quanto determinano l'accomodazione
anche delle fibre nervose sensitive.

Muscoli totalmente denervati:


Per l'elettrostimolazione del muscolo totalmente denervato si possono utilizzare
impulsi rettangolari o esponenziali.
Muscoli innervati:
La stimolazione di muscoli innervati viene effettuata con impulsi rettangolari.
L'impiego di impulsi esponenziali richiederebbe, a causa del fenomeno
dell'accomodazione, intensità elevate e di conseguenza meno tollerate. Nel
trattamento di queste patologie occorre prestare particolare attenzione alla
disposizione degli elettrodi e nella scelta dell'elettrodo attivo. Gli elettrodi vanno
posizionati secondo la tecnica monopolare per stimolare i piccoli muscoli e
secondo la tecnica bipolare per attivare i muscoli di maggiori dimensioni. Nella
tecnica monopolare l'elettrodo stimolante è di piccole dimensioni e può avere
forma di penna. Dato che le fibre muscolari hanno perduto la loro integrità
funzionale mediata dal collegamento nervoso, lo stimolo elettrico deve
interessare direttamente le singole fibre. L'elettrodo attivo è generalmente
quello negativo.
FARADICA
Corrente unidirezionale a bassa frequenza, treni di impulsi di forma triangolare
con durata 1 millisecondo (mS) e pausa regolabile fino a max 9 secondi.
La corrente faradica è stata ideata da Faraday. E' una corrente a bassa frequenza,
che viene utilizzata per l'elettrostimolazione del muscolo normalmente
innervato, dal momento che per le sue caratteristiche è quella che, tra tutte le
contrazioni prodotte dalle correnti eccitomotorie, più assomiglia alla contrazione
muscolare volontaria.
Gli effetti biologici della corrente faradica sono rappresentati dalla:
Azione eccitomotoria
Vasodilatazione
LE PRINCIPALI INDICAZIONI DELLA CORRENTE FARADICA SONO:

IPOTROFIA MUSCOLARE DA NON USO


L'indicazione elettiva della corrente faradica è l'ipotrofia muscolare da non uso.
Il suo impiego è particolarmente indicato qualora il paziente non sia in grado di
attivare volontariamente i muscoli a causa di deficit di collaborazione o per
soppressione funzionale dell'immagine motoria.
PARALISI FLACCIDE DI ORIGINE CENTRALE
La stimolazione faradica può essere utilizzata per provocare la contrazione di
quei muscoli che nell'emiplegico permangono flaccidi a distanza di parecchie
settimane dall'ictus cerebrale.
PARALISI FUNZIONALE
In presenza di paralisi funzionali, di tipo isterico, vanno impiegati valori di
intensità piuttosto alti, in modo da determinare una reazione di difesa.

TRAPIANTO MUSCOLARE
Nel caso di trasferimento chirurgico delle inserzioni di un muscolo per la com-
pensazione di deficit funzionali consolidati l'elettrostimolazione del muscolo
trapiantato favorisce l'apprendimento del nuovo schema motorio.
KOTZ
La corrente di Kotz viene impiegata per il potenziamento dei muscoli
normalmente innervati e permette il massimo reclutamento muscolare con
la minore sensazione dolorosa.
L'effetto eccitomotorio di questa corrente si realizza nei muscoli profondi,
infatti è stato dimostrato che la cute diminuisce la sua impedenza elettrica
con l'aumento della frequenza, inoltre questo aumento crea una
dissociazione tra la soglia di contrazione muscolare e quella della
sensazione dolorosa. A queste frequenze, gli impulsi elettrici stimolano le
fibre nervose motorie e non quelle della sensibilità dolorifica e, pertanto,
provocano delle contrazioni muscolari praticamente indolori.
Nell'utilizzo di questa tecnica occorre però adoperarsi affinché gli elettrodi siano
posizionati, in modo mirato, alle estremità del ventre muscolare secondo la
tecnica bipolare e si imposti l'apparecchiatura in modo da effettuare 10 secondi di
stimolazione e 50 di pausa. E' stato dimostrato infatti che la forza di contrazione
massima si riduce dopo 12,5 secondi di stimolazione e dopo pause brevi, inferiori
a 20 secondi, a causa del fenomeno dell'accomodazione.
Il dosaggio della corrente va effettuato lentamente sino a provocare una valida
contrazione muscolare.
LE PRINCIPALI INDICAZIONI DI QUESTA CORRENTE SONO:

POTENZIAMENTO MUSCOLARE DEGLI ATLETI


L'impiego di questa corrente in campo sportivo è iniziato con le Olimpiadi di
Montreal del 1976, allorquando fu utilizzata dagli atleti sovietici per potenziare
la muscolatura e migliorare le proprie prestazioni.
SCOLIOSI IDIOPATICA
La tecnica di trattamento delle scoliosi con corrente di Kotz è chiamata SPES
(Stimolazione Paravertebrale Elettrica Superficiale) ed è stata messa apunto
dalla scuola di Milano. Consiste in cicli di elettrostimolazione ambulatoriale;
ogni ciclo è costituito da 15 sedute della durata di 20 minuti e viene ripetuto
ogni 3 mesi. Gli elettrodi vanno posizionati in sede paravertebrale, sul lato ove è
stata trovata alla valutazione elettromiografica una minore attività elettrica.
La corrente viene erogata per 10 secondi, seguita da50 secondi di pausa.
IPOTROFIA MUSCOLARE DA NON USO
IONOFORESI
E’ una tecnica elettroterapica che sfrutta la corrente continua per introdurre
medicamenti nella zona di dolore o di contrattura. Il farmaco utilizzato può
avere polarità negativa o positiva ed in base a questo viene posto sul catodo o
sull’anodo dell’elettromedicale ( l’elettrodo non viene posto a diretto contatto
con la cute ma con l’interposizione di una spugnetta ).
Mediante la corrente erogata il medicamento viene veicolato da un polo
all’altro attraversando così la sede interessata dalla patologia e rilasciando lo
specifico principio attivo che vi agirà con sue caratteristiche fisico-chimiche
mediante la corrente erogata il medicamento viene veicolato da un polo
all’altro attraversando così la sede interessata dalla patologia e rilasciando lo
specifico principio attivo che vi agirà con sue caratteristiche fisico-chimiche.
Corrente continua a frequenza zero. Intensità max 6 mA.
La ionoforesi, o dielettrolisi medicamentosa, è una metodica che utilizza
corrente continua per veicolare all'interno dei tessuti biologici gli ioni attivi di
un farmaco disciolti in soluzione acquosa. Il suo impiego è iniziato dopo gli
studi di Leduc, il quale nel 1900 dimostrò che, sotto l'azione della corrente
continua , gli ioni medicamentosi potevano attraversare la barriera cutanea e
produrre effetti terapeutici confrontabili con quelli ottenibili con la
somministrazione parentelare. Trattare la ionoforesi nell'ambito della
fisioterapia è legittimo ove si voglia mettere in risalto la componente
strumentale.La ionoforesi è indicata nel trattamento di patologie che
interessano strutture non profonde e prive di abbondante rivestimento di
tessuto muscolare e adiposo.
La ionoforesi è indicata nel trattamento di patologie che interessano strutture
non profonde e prive di abbondante rivestimento di tessuto muscolare e
adiposo. E' particolarmente efficace nelle patologie del gomito, polso, mano,
ginocchio e tibio-tarsica.
Numerose risultano essere le affezioni trattabili con la ionoforesi perchè, a
seconda del farmaco utilizzato, questa tecnica può svolgere un'azione
antalgica, antinfiammatoria, antiedemigena, miorilassante, ricalcificante e
sclerotica.
T.E.N.S.
Corrente a treni di impulso "tens" con durata di 0,3 millisecondi (mS) e con
regolazione della frequenza.
La parola T.E.N.S. deriva dalla sigla inglese "Transcutaneous electrical nerve
stimulator", ossia "Elettrostimolazione nervosa transcutanea".
Questa corrente è stata introdotta in elettroanalgesia sulla spinta della teoria
del cancello di Melzack e Wall e ha conquistato rapidamente un ruolo primario
nella terapia del dolore, grazie alla sua efficacia.
L'apparecchiatura T.E.N.S. eroga impulsi rettangolari di breve durata seguiti da
una piccola onda negativa.
La presenza della semionda negativa impedisce l'accomodazione delle fibre
nervose e non produce danni delle membrane; per questi motivi, il
trattamento con impulsi difasici può essere effettuato anche per diverse
ore. La corrente T.E.N.S. svolge esclusivamente un'azione antalgica ad
insorgenza rapida.
Le principali indicazioni della corrente TENS sono:
Dolori radicolari
Nevralgie post-erpetiche
Artrite reumatoide
Artralgie e mialgie localizzate
Dolore del moncone di amputazione
DISPOSIZIONE ELETTRODI:
modalità più comune sistemare gli elettrodi in modo da comprendere tra essi
l’area dolorosa (tecnica trasversale), oppure l’elettrodo negativo sarà posto sui
punti dolorosi o posto lungo il decorso dei principali tronchi nervosi in
corrispondenza della zona metamerica dolente e l’elettrodo positivo sulla zona
di irradiazione del dolore. Se l’area dolorosa è delimitata e poco estesa
“metodo criss-cross””: i due elettrodi di due separati canali di uscita dello :
stimolatore sono posizionati in modo che le correnti indotte si intersechino.
LE CONTROINDICAZIONI ALL'USO DI CORRENTI ELETTRICHE SONO:
Pace-maker
E' assoluto il divieto all'uso di correnti su soggetti portatori di pace-maker
poichè è reale il rischio di interferenza della corrente con l'attività del pace-
maker.
Protesi articolari ed osteosintesi metalliche
La corrente (in particolare le diadinamiche e la corrente continua) può
provocare l'elettrolisi del metallo e lesioni caustiche nei tessuti circostanti i
mezzi di sintesi.
Epilessia
Il trattamento elettroterapico può favorire l'insorgenza di crisi convulsive in
soggetti epilettici.
Lesioni della cute
Le lesioni cutanee, in prossimità della zona di applicazione degli elettrodi,
possono favorire la comparsa di ustioni chimiche.
Ipoestesia cutanea
L'ipoestesia cutanea può impedire al paziente di avvertire il dolore in caso di
ustione chimica.
Donne in stato di gravidanza
Non è del tutto ancora accertata l'innocuità delle correnti sul feto, se ne
sconsiglia quindi l'uso in loro presenza.
Pazienti che sono palesemente incapaci di comunicare chiaramente al terapista
qualsiasi sensazione dolorosa
Dott. G. Russo
Spec. in Traumatologia dello Sport – Chinesiologo – Massofisioterapista – Posturologo
Resp. Fisioterapia c/o Centro della Medicina Preventiva e dello Sport
piazza Bernini 12 Torino (To)
Email: mfkt.g.russo@gmail.com