You are on page 1of 18

INTRODUZIONE

 La liturgia infatti, mediante la quale,


specialmente nel divino sacrificio dell'eucaristia,
« si attua l'opera della nostra redenzione»,
contribuisce in sommo grado a che i fedeli
esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il
mistero di Cristo e la genuina natura della vera
Chiesa.
3

 Questa ha infatti la caratteristica di essere nello


stesso tempo
 umana e divina,
 visibile ma dotata di realtà invisibili,
 fervente nell'azione e dedita alla
contemplazione,
 presente nel mondo e tuttavia pellegrina;
4

 tutto questo in modo tale, però, che


 ciò che in essa è umano sia ordinato e
subordinato al divino,
 il visibile all'invisibile,
 l'azione alla contemplazione,
 la realtà presente alla città futura, verso la quale
siamo incamminati.
5

 In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli


che sono nella Chiesa per farne un tempio santo nel
Signore, un'abitazione di Dio nello Spirito, fino a
raggiungere la misura della pienezza di Cristo , nello
stesso tempo e in modo mirabile fortifica le loro energie
perché possano predicare il Cristo.
 Così a coloro che sono fuori essa mostra la Chiesa,
come vessillo innalzato di fronte alle nazioni, sotto il
quale i figli di Dio dispersi possano raccogliersi , finché
ci sia un solo ovile e un solo pastore.
«J’ai vu l’Église!» 6

Della relazione tra liturgia ed ecclesiologia


 Ad un congresso svoltosi a Friburgo il 17 ottobre
per celebrare il cinquantesimo anniversario
della Sacrosanctum concilium e della
fondazione dell’Istituto liturgico della Svizzera, il
Cardinal Kasper, stando a quanto riferisce
l’Osservatore Romano, avrebbe espresso il
seguente pensiero:
 la costituzione sulla sacra liturgia non fu solo il
primo documento a essere promulgato dal
Vaticano II (al termine della seconda sessione)
ma espresse anche la volontà dei Padri
conciliari di una riforma della Chiesa nel suo
insieme.
Questo brevissimo passaggio mostra la chiara consapevolezza della stretta ed 7
innegabile relazione tra liturgia ed ecclesiologia.
Tale relazione, già chiaramente nota ai riformatori dei secoli passati, esplicita
l’efficacia pastorale e missionaria della forma liturgica. Se una Messa orizzontale e
circolare favorisce un’ecclesiologia ispirata alla collegialità e all’ecumenismo, una
Messa verticale e del tutto protesa alla trascendenza favorisce una visione della
Chiesa quale ordine gerarchico-soprannaturale.
È forse per questo che i progressisti più radicali non tollerano in alcun modo la
Messa di sempre, fino a rifiutarle la cosiddetta libertà liturgica. La Messa di sempre
rappresenta in se stessa la negazione delle loro tesi ecclesiologiche e, in ultimo, delle
loro eresie. Non possono tollerarla, neppure se non li interessa direttamente. L’odio
che taluni manifestano per la liturgia tradizionale tradisce invero la loro paura: la
paura di un culto pubblico in cui la Chiesa proclama solennemente la condanna dei
loro errori.
La relazione tra liturgia ed ecclesiologia e la conseguente efficacia pratica, pastorale
e missionaria, della Messa di sempre sono state perfettamente colte da una grande
anima liturgica come dom Gératd Calvet OSB.
 Dom Gératd Calvet OSB afferma: 8
«L’instabilità dell’uomo moderno deriva in
gran parte dal fatto che ha perso il senso
della vita comune; l’individuo
destabilizzato, perché concentrato su sé
stesso, ha bisogno, per restare davvero sé
stesso, di appartenere a una comunità
visibile, o invisibile.
 Non faremo un processo alla società civile,
nella quale il collettivismo anticomunitario
individualizza gli esseri abbandonandoli ai
flutti incolori di una massa senza
struttura; ma come non riconoscere,
purtroppo, lo stesso fenomeno nell’ordine
ecclesiale?
9
 Ora la Chiesa, Sposa e Corpo mistico di Cristo, è la società più
diversificata, strutturata, gerarchizzata che esista: dal vertice fino
alla base, tutto porta l’impronta di una gerarchia sacra che emana
dal suo centro vivificante.
 Questa Chiesa celeste composta da angeli ed eletti, che i nostri
pittori primitivi hanno rappresentato con occhi spalancati, mani
giunte e disposti in ranghi attorno all’Agnello, dai più importanti
Serafini fino alle anime del Purgatorio che salgono per prendere
posto tra i numerosi cori, è la nostra vera patria ed è riconoscendola
che ne avvertiamo l’eternità.
 Quale manuale, quale spiegazione didattica ci aprirà la mente
al Mysterium Ecclesiae? Nessuno, se non la parabola vivente della
cerimonia liturgica che si svolge davanti ai nostri occhi».
10
 Dom Ildefons Herwegen, già
abate di Maria Laach,
aggiunge:
 «È nella liturgia, specialmente
nel messale e nel breviario che
la Scrittura acquisisce la
pienezza della sua luce e della
sua vera eloquenza; in effetti la
liturgia è l’espressione sintetica
e lirica delle due forme più
soprannaturali: la sacra
Scrittura e la santa Chiesa».
11

 Da: Vigiliae Alexandrinae

Dom Gérard Calvet O.S.B. (1927-2008), Le sens de l’Église,


in Benedictus. Ecrits Spirituels. Tome I, Editions Sainte-Madeleine, Le
Barroux 2009, pp. 244-246, trad. it. delle monache benedettine del
Monastero San Benedetto di Bergamo.
12

 E’ difficile esprimere in poche parole ciò che, nella disputa tra i


liturgisti, è veramente essenziale e ciò che non lo è. Forse
l’indicazione seguente potrò essere utile.
 J.A. Jungmann, uno dei veri grandi liturgisti del nostro secolo, aveva
definito a suo tempo la liturgia, tale quale la si ascoltava in
Occidente rappresentandola soprattutto attraverso la ricerca
storica, come una “liturgia frutto di uno sviluppo”; probabilmente
anche per contrasto con la nozione orientale che non vede nella
liturgia il divenire e la crescita storici, ma solamente il riflesso della
liturgia eterna, la cui luce, attraverso lo svolgimento sacro, illumina il
nostro tempo mutevole con la propria bellezza e grandezza
immutabili. Le due concezioni sono legittime e in definitiva non sono
inconciliabili.
13
 Ciò che è avvenuto dopo il Concilio significa tutt’altro: al posto di una
liturgia frutto di uno sviluppo continuo, è stata messa una liturgia
fabbricata. Si è usciti dal processo vivente di crescita e di divenire per
entrare nella fabbricazione. Non si è più voluto proseguire il divenire e la
maturazione organici del vivente attraverso i secoli, e li si è rimpiazzati –
come fosse una produzione tecnica – con una fabbricazione, prodotto
banale del momento.
 Gamber, con la vigilanza di un autentico profeta e con il coraggio di
un autentico testimone, si è opposto a questa falsificazione e ci ha
insegnato instancabilmente la viva pienezza di una liturgia autentica,
grazie alla sua conoscenza incredibilmente ricca delle fonti. Un uomo
che conosceva e amava la storia, ci ha mostrato le molteplici forme
del divenire e del cammino della liturgia; un uomo che vedeva la storia
dall’interno, ha visto in questo sviluppo il frutto dello sviluppo stesso e il
riflesso intangibile della liturgia eterna, la quale non è oggetto del
nostro fare ma che può continuare meravigliosamente a maturare e
fiorire, se ci uniamo intimamente al suo mistero. La morte di questo
uomo e sacerdote eminente dovrebbe stimolarci; la sua opera
potrebbe aiutarci a prendere nuovo slancio.
14
 da Salvatore Marsili, Presentazione, in B. Neunheuser, S. Marsili, M.
Augé, R. Civil, Anàmnesis 1. La liturgia, momento della storia della
salvezza, Marietti, Casale Monferrato, 1974, pp. 5-6

 Il Vaticano II ha riportato in modo veramente nuovo la Liturgia alla


coscienza della Chiesa, riscoprendola come “il termine più alto
(culmen) cui tende tutta l’azione della Chiesa e insieme come la
sorgente (fons) donde a questa derivano tutte le sue energie” (SC
10).
 Con questa affermazione, che supera d’un colpo ogni visione tanto
di ordine puramente esterno-rubricale, quanto di valore
prevalentemente giuridico-giurisdizionale, la Liturgia viene situata,
insieme con Cristo e – com’è chiaro – dipendentemente da lui (Ap
1,8; 22,13), come “l’alfa e l’omega, il principio e la fine” di tutta la
vita della Chiesa. Siamo infatti di fronte a un’elevazione della
Liturgia al rango di componente essenziale dell’opera di salvezza, e
precisamente sulla linea “cristologica”.
15

 Questo significa che una conoscenza vera della Liturgia non si può
avere arrestandosi alla pura ricerca scientifica sul piano storico
delle origini, delle fonti, dell’evoluzione o dell’involuzione delle
formule e dei riti, ma che al contrario è necessario, al fine di una
comprensione autentica della Liturgia in se stessa e in riferimento
alla sua funzione nella Chiesa, inquadrarla e approfondirla nella sua
dimensione “teologica-economica” e cioè nella “teologia del
mistero di Cristo”.
 La Liturgia infatti dovrà rivelarsi come il momento attuatore della
storia della salvezza, creando così il “tempo della Chiesa” ossia
l’estensione della salvezza nell’ambito della comunità umana,
come l’Incarnazione era stata il momento attuatore della stessa
storia di salvezza in Cristo.
16

 Questa unità teologica è stata espressa nel titolo stesso


dell’opera: “Anàmnesis”, che in greco sta per il nostro
“memoria” e “memoriale”.
 Anche se questo termine è conosciuto come
particolarmente espressivo dell’Eucaristia (Lc 22,19; 1 Cor
11,24-25), non è esclusivo appannaggio di essa, perché
in realtà tutta la Liturgia, tanto nel suo aspetto globale,
quanto nei suoi momenti particolari di “sacramenti” di
“lode”, altro non è che presenza del mistero di
Cristo realizzato attraverso la “memoria” di esso
oggettiva e concreta.
17
 In verità, considerando che la Liturgia non è opera che
parte dall’uomo, ma è il mistero stesso di Cristo posto in
azione tra gli uomini per mezzo di segni cultuali, per inverare
in essi la realtà salvifica, non sarebbe stato né fuori luogo né
difficile far comparire nel titolo la parola “Mistero”, che
avrebbe dichiarato in maniera più immediata la linea
teologica dell’opera.
 Ma gli autori hanno preferito perdere questo vantaggio,
non per rinnegare - è chiaro – il collegamento intimo
esistente tra “Mistero” e “Liturgia”, ma perché intendevano,
ponendo in primo piano l’Anàmnesis, accentuare subito il
fatto importantissimo che la Liturgia è presenza reale del
mistero di Cristo, prima di tutto perché ne è il “memoriale”.
18

 Si otteneva così un duplice scopo:


 Non s’intaccava la linea teologica che scopre nella
Liturgia la continuazione della storia della salvezza
realizzata in Cristo, e, nello stesso tempo, la si
completava, sia perché si annunciava il “modo” in cui il
mistero continua, sia perché si insinuava il “soggetto”
agente della celebrazione liturgica, e cioè la Chiesa.
 A essa infatti è stata fatta la “tradizione del mistero del
NT”, affinché lo “annunzi in se stessa facendone la
memoria” (1 Cor 11,24-26).