ARICCIA

Tra ieri e oggi. Il volto perduto della Signora dei Castelli Romani

A cura di Antonio Dal Muto

Antonio Dal Muto è Critico d Arte, pittore e disegnatore, nonché autore di Storie di città a fumetti. Nato a Roma ha vissuto ad Ariccia fino all'età di 22 anni per poi trasferirsi, per ragioni di lavoro, a Cesena, nord Italia. Per Ariccia ha disegnato nel 2007 la "Storia a Fumetti di AriciAntica" i cui testi sono stati opera della ricerca di due ariccini, A.Silvestri e MC Vincenti, ricercatori e archeologi, nonché amici. L'autore, con quest'opera, intende concludere l omaggio fatto alla sua città e spera risulti gradito il risultato di questa organica ri-organizzazione del materiale in suo possesso, per restituire quel volto sparito di Ariccia e consegnato da tempo alla memoria storica. I lavori di artisti e le foto del Conte Primoli, appassionato fotografo costituiscono il medium ideale per ricostruire ciò che non è più. Un augurio che questa opera possa rappresentare uno input a quella riflessione sociale e politica a cui è affidato il futuro di questa città. Questa opera la dedico a mio padre Luigi, ariccino .

TESTI CONSULTATI Vedute dei Colli Albani e di RomaDall Album di Viaggio di Charles Josepf Lecointe ( 1824 1886) De Luca Editore d Arte Francesco Petrucci La Locanda Martorelli e il Grand Tour d Italiè sui Colli Albani Comune di Ariccia 1996 Renato Lefevre Storia e Storie dell Antichissima Ariccia Comune di Ariccia 1996 A. Dal Muto, A.Silvestri, C. Vincenti Storia di AriciAntica a Fumetti Comune di Ariccia, Provincia di Roma, Archeoclub di Ariccia 2007 Foto dell archivio Primoli della omonima Fondazione - Roma

Questo particolare di Ariccia, estrapolato dalla foto di copertina, foto che risale agli anni 30 del 900, mostra ancora alcune strutture abitative rimaste immutate sino a quegli anni

quando lo Juvarra disegnò la chiesa, nel 700: le due abitazioni con tetto spiovente che nella foto ancora sono integralmente visibili come allora. Anche se disegnò ignorando certe realtà abitative. Così era nell 800.

Una interpretazione di Antonio Dal Muto dello stesso paesaggio ispirato dalla realtà attuale, ma rivestita di 800.

Ariccia vista dall Appia antica. Rispetto al disegno di J. Lacointe il borgo antico è sicuramente più lungo rispetto a quello disegnato nel 1853.

E probabile che l artista abbia accorciato il paese per comodità di immagine, nonostante rimanga l esecutore più fedele rispetto ad altri colleghi pittori.

Il disegno di Lacointe, datato 1853, quando fu realizzato, l autore ha, di fatto, ignorato il ponte in costruzione, poi inaugurato il 3 luglio 1854 da Pio IX. Ad una attenta osservazione, il disegno presenta alcune anomalie, come quella di rendere visibile il Santuario di Galloro che, da questo punto di vista l Appia antica presso la salita della Stella non può essere visibile.
Nel disegno è distinguibile, inoltre, la Via Strada Nuova, nella sua esatta posizione, costruita dal Bernini sopra il tracciato, a partire da sotto il borgo, del vallum antico che correva sotto le mura arcaiche( da cui il toponimo Vallone ) E Visibile la casa dove è posta la croce, visibile in un altro disegno.

Nell immagine del pittore francese Joseph-Auguste Knip ( 1809 1877 ) lo scorcio che ci regala appare addirittura fantasioso.

Non dobbiamo meravigliarci più di tanto, poiché è tipico dei pittori del periodo Romantico, deformare la realtà per favorire immagini di suggestione. Ariccia appare su un sperone, più alto della realtà, signora incontrastata della natura selvaggia. Ed è questo che il pittore voleva comunicare.

Il ponte monumentale ha radicalmente compromesso, esteticamente, questo scorcio di Ariccia.

Grazie a Camille Corot, pittore francese paesaggista e appartenente alla scuola di Barbizon, abbiamo il ricordo ottocentesco di questo angolo. Visto gli altri disegni, forse, il verde degli alberi è troppo rigoglioso da questo punto di vista.

William Turner ci restituisce l immagine di un Ariccia come fosse una Roma decaduta, visto la presenza in primo piano di trabeazioni di epoca romana appartenenti ad un ipotetico tempio. Ma è suggestiva la via, che ora coincide con la Via Pometo, a cui non corrisponde la scoscesità di una improbabile collina sul lato destro.

Il punto di osservazione del pittore francese C. Natoire è senza dubbio il luogo di San Rocco. Ma la natura del luogo appare fortemente caratterizzata da dislivelli forse un po esagerati...

Se la strada fuori Porta Napoletana va in discesa per andare verso Galloro non può essere accettata in così forte discesa anche quella che corre attorno al parco. Comunque appare molto verosimile. Notare il palazzo che verrà demolito per dare sbocco al ponte futuro. Le immagini di spensierati ariccini sottolineano il modello arcadico del paesaggio nel Romanticismo.

Lecointe, per disegnare la veduta qui sotto s è sicuramente messo nella zona della Cerquetta ed è probabile che la quercia, che ha dato il toponimo alla zona fosse già presente da qualche anno.

Il Vanvitelli, architetto italiano, 1700 1773 andò su Colle Pardo per disegnare la veduta, ma deformò il paesaggio inventandosi una collina, sullo sfondo, che non esiste e facendo piazza pulita del territorio di Albano. Il paese era più corto nel 700. Gli ariccini in primo piano sono pura invenzione , conoscendo il territorio scosceso.

Ecco, con l aiuto della Grafica computerizzata è stato possibile ipotizzare come fosse la Riccia fino alla metà dell 800, prima che venissero costruiti i ponti, ristabilendo il giusto equilibrio tra intervento dell uomo e natura. Vanvitelli in verità aveva sminuito, un poco, il paesaggio

Antonio Dal Muto

Lopera di J. Seit, presente in palazzo Chigi, permette di riconoscere il lato sud del borgo di Ariccia. Eseguita prima della costruzione del ponte di San Rocco

l artista mette in primo piano il palazzo dello Stallone , le scuderie dei Chigi, rappresentando, via via, gli edifici di Via Flora, costruiti sulle mura arcaiche dell antica Aricia.

C era una volta quando dall attuale altura del cimitero si poteva godere della visione di Palazzo Chigi così come la rappresentò il Lacointe. Ora si può solo intravedere

Stando alla posizione di Palazzo Chigi, nel dipinto di Jacob-Philippe Hackert 1737 1807, il pittore tedesco dovette posizionarsi al interno del parco Chigi nel punto di incontro ideale delle due linee rosse. Ma

forte è il sospetto che anche qui prevalse la necessità di rendere la scenografia più suggestiva con alberi posti a far da quinte allo sfondo ariccino. Per provare come fosse comune usare artifizi, che nulla tolgono al valore storico-ambientale alle immagini, guardiamo il disegno che segue eseguito in Albano

Si tratta di un disegno di Lacointe che, secondo la descrizione, raffigura Castel Gandolfo e la Tomba o Sepolcro di Pompeo visti da Villa Doria. Questa rappresentazione appare costruita artificialmente, poiché se la Tomba di Pompeo, situata lungo l Appia venti metri prima di entrare ad Albano, è alla destra e in basso rispetto all artista, vuol dire che davanti all artista poteva avere solo Villa Doria ma mai Castel Gandolfo. Per vedere Castel Gandolfo Lacointe doveva scendere lungo l Appia, avere alla destra la Tomba, che in questo caso non era ad un livello più basso, ma più alto, e sperare di vedere Castello. Sicuramente non era più dentro Villa Doria. Dove poteva mettersi dunque?

questa è la Tomba di Pompeo: dentro villa Doria ci sono i resti della Villa di Pompeo. Come potete vedere la tomba appare su un livello superiore alla vista grafica di Lacointe. Scendiamo verso Roma per trovare il punto dove è visibile Castel Gandolfo e

troviamo il punto di osservazione a ben 1,18 Km dalla Tomba di Pompeo!! Quindi, teniamo conto di questi artifizi prima di pensare come le differenze paesaggistiche rappresentate pittoricamente siano effettivamente reali.

Case di Ariccia disegnate da Praetorius appaiono di difficile identificazione. Ma è ovvio, se teniamo conto dei numerosi rimaneggiamenti che le stesse hanno avuto in quasi 200 anni

ma il dubbio che esse siano quelle poste all inizio di Via Flora rimane, a parer mio, concreto. Dovremmo però dedurre che la Via Silvia fosse chiusa. E forte però l impressione che la discesa sia quella di Via Flora, poiché il piano rialzato, dove c è la parete di fondo con ingresso di una stalla, combacia proprio con quello nella foto. A meno che non sia una Via del Parco in un punto ormai irriconoscibile.

Questa case di Ariccia disegnate dal Praetorius dove potevano essere? Difficile dirlo: la strada larga può far pensare alla zona di Via Laziale e Via Marcellina, davanti all asilo che

all epoca non c era. Un altra soluzione può far pensare alla piazzetta . Si può solo giocare di fantasia visto come sono cambiate le facciate di molte abitazioni

LAppia antica - sotto questo tratto, probabilmente c è una piccola sostruzione del tipo di quella sotto Colle Pardo - verso la Stella il cui complesso religioso è sulla sinistra. L ingresso alle catacombe non è visibile nel disegno del Lacointe.

Sul lato destro, dove adesso c è un muro di contenimento, c era il Romitorio della Stella con affianco i ruderi del tempio di Esculapio, il dio della medicina. La presenza del tempio in questo posto, potrebbe far pensare che, in antichità, il luogo, era considerato sacro, un luogo deputato alle guarigioni. Come l Isola Tiberina a Roma. La chiesa della Stella, forse, se è qui non è solo un caso

Il Romitorio della Stella e i resti del Tempio di Esculapio. Disegno del Lacointe

L unico punto dove poteva essere situata la fontana, raffigurata a sinistra dal Richter e a destra da Praetorius - Appia Antica tra Albano e Ariccia - era nel punto in cui, sotto la Stella, dall Appia si stacca il diverticolo che portava e porta tutt ora a monte del cosiddetto parchetto , sotto il ponte. Infatti sul fondo si vede la stessa porzione della costa della Valle di Ariccia

La fontana illustrata dal Lacointe, era situata sulla strada corriera per Galloro, in pratica la via che passa per Borgo San Rocco e vedendo, nel disegno, come la strada in basso percorsa da un cavallo e il suo padrone, sembra dirigersi verso destra per la presenza di una curva, si può ipotizzare che la fontana fosse laddove fino a qualche anno fa c era una fontana. Proprio dove curva la strada.

E, a proposito di Borgo San Rocco, ecco un raffronto con una foto degli anni 30 del 900 e la situazione attuale. Da Questo Borgo si andava giù all acqua leggera, luogo che potrebbe essere identificato con un luogo sacro alla ninfa Egeria, cantato da Ovidio

Il Santuario di Galloro, fabbrica del Bernini, fu ripreso dal Lacointe posizionato in mezzo alla strada che portava a Galloro e la strada lì terminava, davanti al Santuario. Non c era il pericolo di venire investiti da auto

La stampa settecentesca mostra il Complesso del Santuario di Galloro quasi identico alla struttura attuale: manca solo la lanterna posta sulla cupola, mentre il muro che una volta separava il giardino interno dalla strada è diventato la facciata di spazi abitabili.

A parte le condizioni di luce della foto, la visuale del disegno è quella che vede l artista posizionarsi in fondo allo stradone , ma in un contorno paesaggistico di tutta fantasia. Forse al pittore, ignoto, che dopo il 1853 fece il suo quadro, il paesaggio piatto di Vallericcia non garbava; preferì aggiungerci del suo. E anche il profilo montuoso del fondo lascia un po a desiderare. Spesso i pittori facevano degli schizzi dal vero, ma l opera veniva terminata nello studio, senza più l apporto del paesaggio vero. E la talcosa era poco importante.

Grazie alla riconversione in abitazione, di vecchissima data, probabilmente sin dall alto medioevo, il Tempio di Diana come riporta Renato Lefevre nel suo libro Storia e Storie dell antichissima Ariccia pag 225 - che svettava nel Foro dell Aricia Romana, è arrivato, praticamente integro fino a noi. Sotto terra ancora il basamento e l eventuale scalinata che portava all ingresso. Nel disegno, anno 1819, dell archeologo romano Nibby si vedono anche alcune rovine di edifici pubblici ( terme?) che erano nei pressi del tempio e che ancora oggi, sebbene smozzicate, sono visibili.

Porta Romana è cambiata assai poco. Peccato che la Vasca per abbeverare gli animali non ci sia più. La strada, quando Fries disegnò la porta, era sconnessa talmente che affiorava la roccia. L albero sulla destra è possibile che sia veramente esistito, nato a ridosso delle rovine del basamento del Tempio dell Ariccia antica e su cui c era la chiesa di San Nicola.

Non occorrono parole perché questa è una situazione che si conosce benissimo. Rimane solo la nostalgia legata al ricordo che fino agli anni 60 del 900 appena iniziava la discesa per Galloro, fuori Porta Napoletana c erano ancora alberi centenari; tagliati prima per fare dei gabinetti pubblici, poi per fare un parcheggio e infine per fare la rampa collegata al ponte e che ha scalzato i gabinetti. Come si vede nella prossima immagine

che è raffrontata con un disegno di Antonio Dal Muto

Ariccia attraverso le foto del Conte Primoli 1880-1895 circa Fondo Primoli - Roma

GENTE DI ARICCIA

Ariccine che lavano i panni al lavatoio di Porta Romana

Piazza di corte non aveva i sanpietrini se non attorno alle scalinate della chiesa e nell area antistante Palazzo Chigi

Venditrici di Pan Giallo fuori la chiesa di Galloro in occasione della festa della signorina l 8 dicembre

Processione della Signorina. Le Torciere. La chiesa che si vede probabilmente era nel Borgo San Rocco e tuttto lascia pensare che fosse dove è la cerquetta.

Processione sul ponte di San Rocco. Sullo sfondo la Villetta Chigi

Sembra che la via che la processione sta percorrendo sia l attuale Via del Trionfo

Il Paesaggio

FINE

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