k ronstadt 41

© Massimo Ghimmy

periodico mensile Numero 41 Mercoledì 2 Luglio 2008 ISSN 1972-9669

una ronda non fa primavera
fattispazio.noblogs.org
Fattispazio è un progetto natoper il rilancio degli spazi pubblici rivendicati a diritto da abitanti e studenti in quanto habitat naturale offerto dalla città ai suoi cittadini. Nell’affermare delle necessità ignorate e la libertà di persone...

An italian history X
Citando il mio Grande Libro dei Cliché, “la violenza non è mai una risposta”, e in questi giorni potremmo dargli anche ragione. La violenza non è una risposta, è solo una spassosa punchline del reality show che è l’Italia, è il tappabuchi di Studio Aperto, noi a quello scopo abbiamo articoli di fondo letterari, scientifici e altre cosucce, loro hanno stupri e aggressioni. La violenza non è una risposta, è un prodotto che si vende bene, e la cornice è ben più luccicante dell’immagine in sé, che in fondo non è più tanto originale. Che importa se hanno 16 anni o 25, i nostri giovani son tutti uguali quando la lama è dalla parte sbagliata. Il fautore invece è tanto più interessante quanto è più semplice prendersela con lui, a torto o a ragione, e in un’ottica materialista il capro espiatorio facile aumenta la vendita di notizie. La violenza non è una risposta, è un organismo autotrofo, perché il nostro reality non riesce a stare senza, e l’audience si annoia molto facilmente: è nel nostro interesse tenerla in vita; che si chiami “strategia della tensione” o “cinica speculazione” o “come pare a voi” è solo una questione di nomenclatura, dopotutto l’effetto è sempre lo stesso. La violenza non è una risposta, è un trend che segue alla lettere le leggi del mercato, le quali ultimamente non propendono più di tanto verso la celtica e il ventennio, che ormai sono cose passate di moda e non costituiscono più una cornice brillante: non ci piacciono più, e qualora si ripresentassero è compito nostro rinnovare la linea della nuova stagione, e buttare via vecchie foto e loghi stravisti che non interessano più il consumatore. La violenza, in effetti, è una risposta. Per svariati problemi è una soluzione facile, rapida, e grazie ai Marcello Dell’Utri di tutta Italia, grandi e piccini abbiamo anche una solida garanzia di impunità, tutto da sommare alla canonica distorsione mediatica e alla nostra grande capacità di “igiene mentale”, quella vera, perché quando serve le cose brutte le rimuoviamo perfettamente. Rapido, silenzioso, e nessuno si farà male, o quasi. Marco Cabizza marco@autistici.org

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San Siro... Comi
Camminando nelle vie di Roma si vedono i resti dell’antica città romana. La caratteristica più bella in questi posti è che ci si immagina come si vivesse un tempo. Il mercato in un grande spazio aperto, il foro romano, la gente nelle strade. Non voglio qui fare una lezione di storia, è solo per farvi entrare in questo habitat. Sembra che noi non abbiamo capito niente degli insegnamenti delle vetuste civiltà (in effetti quella romana è solo un esempio, potevo citare che so anche i Greci…) Prendiamo Pavia. Oggi la cittadina non è più il fulcro del lavoro, la strada non è più il punto di ritrovo, non abbiamo più il senso di comunità. Si va a lavorare altrove, si pensa alla propria cena e al proprio riposo.

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Finora sono solamente voci, gola di ottenere la residenza ma sono bastate per scatenare senza un’assicurazione sanitaun vero polverone. ria privata, pur sapendo perIl 4 giugno scorso sul Corriere fettamente che il nostro paedella Sera è uscito un articolo se da sessant’anni riconosce a circa la proposta del Ministechiunque il diritto all’assistenro dell’Interno sulla possibiza sanitaria pubblica come un le designazione della caserma diritto fondamentale. Rossani, ex base del Genio di Da oltre un mese Milano è tevia Riviera, a Centro di Permastimone delle irruzioni delnenza Temporanea. Se questo la polizia sui trasporti pubbliprovvedimento verrà attuato, ci per identificare e prelevare i buona parte della caserma diclandestini che vi si trovano a venterà un Cie, Centro di Idenbordo. È piuttosto triste dover tificazione ed Espulsione, sedire che, durante queste aziocondo la nuova terminologia ni, oserei definire squadriste, voluta dal ministro Maroni. Il le persone che assistono alla centro arriverà a contenere fiscena generalmente applaudono a 1.000 immigrati che, ricono in massa alle forze dell’ordinosciuti come clandestini, sane. Sul perché avvenga questa ranno lì “stoccati” in attesa di reazione da parte dei cittadiessere rimandati nei loro paeni le risposte sono moltissime, si di origie al temne. po stesso La propodifficili da La criminalità in Italia dal sta non a n a l i z za 2004 al 2007 è calata di diè ancore. Probara definibilmente versi punti percentuali tiva – si i cittadini attende hanno una una risposta dal Comune – ma percezione dalla realtà non vele polemiche sono già scopra, o comunque sono vittime piate. Alcuni consiglieri codell’incredibile quantità di inmunali di Forza Italia si sono formazioni, distorte, che i meapertamente opposti a questa dia trasmettono ogni giorno. proposta, ma è noto che quanDistorte perché i dati del Mido il centro-destra è all’opposinistero dell’Interno, pubblicati zione (in consiglio comunale, lo scorso settembre, mettevanda) si oppone di principio a no chiaramente in luce il fatto tutto, anche alle proposte dei che la criminalità in Italia dal loro stessi colleghi romani. Più 2004 al 2007 è calata di diversi preoccupante è il silenzio che punti percentuali. avvolge la Giunta pavese, forOrmai però il mercato, e sose troppo intimorita sulla deprattutto la politica, richiecisione da prendere, la quale dono questo, e quindi potrebbe essere la chiave della capiterà sempre più caduta definitiva della peggiospesso, come già acre amministrazione che Pavia cade, di leggere quotiabbia mai avuto. diani nazionali in cui in Da parte sua il governo si precentro pagina ci sarà un articopara a varare il Pacchetto Siculo su un rumeno che ha tenrezza. Nel mentre, in tutta Itatato di violentare una ragazza lia le autorità locali si lanciano italiana, mentre sul bordo delin proclami e ordinanze oltrela stessa pagina troveremo un modo assurdi. Sindaci e prefettrafiletto di poche righe riguarti, anche se di fatto non sono danti una ragazza straniera ancora stati riconosciuti loro violentata da un italiano. maggiori poteri alla lotta alIl Pacchetto Sicurezza, approl’immigrazione, li stanno già vato dal Parlamento italiano, applicando, e senza che nessuè ora al vaglio del Parlamento no intervenga. Il Sindaco di Voeuropeo, che dovrà stabilire se ghera (PdL), due settimane fa è conforme o meno alle leggi ha emanato un’ordinanza che comunitarie. Sarà necessario impedisce agli immigrati in restabilire se queste norme por-

Omnia homini, dum vivit, speranda sunt.

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5 agosto 1938 – Anno XVI E.F.
teranno effettivamente un miglioramento della sicurezza nel nostro paese, oppure se non faranno altro che aggravare il problema dell’immigrazione clandestina: quasi sicuramente aumenteranno le procedure necessarie per ottenere il permesso di soggiorno, peggiorando così il problema stesso della sicurezza. Dal canto suo la Lega e Bossi sono pronti ad intervenire. I 300 mila fucili lombardi, con annesse baionette, sono pronti a cacciare via gli immigrati. Peccato però che la Lega non dica come buona parte del lavoro nel “grande nord” del paese, specialmente nel settore edilizio, industriale e agricolo sopravviva grazie alla manodopera straniera. Questo fatto porta a pensare che in realtà la Lega non voglia cacciare via gli immigrati, ma voglia lasciarli in una situazione di ospiti indesiderati da poter sfruttare e far lavorare nella bassa manovalanza, pagandoli meno di un lavoratore italiano. Maroni, Calderoli e Borghezio vogliono solamente degli schiavi. Intanto, mentre il Pacchetto Sicurezza è in corso di analisi al Parlamento europeo, sotto pesanti critiche di diversi deputati, buona parte dei citta d i n i ita-

Caldi consigli
In tutto il trambusto che investe l’amministrazione comunale (il caso Francesca, il caso Giurato, le crisi di giunta ormai sempre più frequenti, i litigi tra il Sindaco e il vicesindaco) una cosa più di tutte preoccupa il consiglio comunale. E ci credo. Si ha tempo fino ad Aprile 2009 per approvare il Pgt (piano di gestione territoriale) e il tempo corre, si sa. E non è mica facile riuscire a capire come violentare ancora una volta il territorio pavese e come soddisfare alti/altri interessi. C’è chi come i consiglieri Campari e Veltri parla di Pavia città della logistica, della grande distribuzione, della poca attenzione che l’amministrazione rivolge alla res amministrata, e chi come Duse o Danesino dice che non c’è nessun tipo di problema. Beh, per capirci qualcosa ci potremmo fidare della parole più sensate e giustificate di chi ci disegna un quadro logisticamente logico, ma avendo in mano il Pgt si possono fare tante considerazioni anche da soli. Molt e aree cittadine dove ora sorge il verde, molte zone periferiche, molte aree dismesse avranno come destinazione d’uso aree residenziali, commerciali, parcheggi e quant’altro. La sfiducia ci fa pensare che ci sarà ben poco destinato agli usi sociali, ma che si continuerà con il modo di fare che ha caratterizzato l’apertura del Carrefour. Quale? Speculazione. Pochi giorni dopo queste discussioni, il Sindaco ti caccia dalla giunta l’assessore

liani applaudono felici alle nuove leggi sull’immigrazione. Il 5 agosto 1938, anno 16° dell’era fascista, sulla rivista “La difesa della razza” viene pubblicato il Manifesto della razza, o meglio il Manifesto degli scienziati razzisti. Anche allora buona parte dei cittadini italiani applaudirono felici alle nuove leggi sulla razza ariana. Riccardo Scanarotti

Bengiovanni (segretario cittadino di Sinistra Democratica), per tutti il Bengio, assessore all’istruzione per cinque anni addirittura dalla giunta Albergati. Forse la Sindaca, in previsione di altre magagne, preferisce allontanare i più sensibili al senso di onestà e vedere quanti sono quelli di Sinistra Democratica che la seguiranno e aderiranno al Pd. Io scommetto due. Ho in mente le facce ma mi sfuggono i nomi, di sicuro sono persone che siedono puta caso nei vari consigli di amministrazione. Beh fortuna che arriva l’estate e il caldo ci rinfresca le idee. Speriamo che il bollente clima politico pavese prenda una bella gelata. Ci rivediamo a Settembre, chissà con quale Sindaco.... P.D’Occhio

http://fattispazio.noblogs.org
Fattispazio è un progetto nato dal bisogno di ricreare una dimensione per la socialità a Pavia. Per il rilancio degli spazi pubblici rivendicati a diritto da abitanti e studenti in quanto habitat naturale offerto dalla città ai suoi cittadini. Nell’affermare delle necessità ignorate e la libertà di persone, non di rifiuti o portafogli ambulanti. Le iniziative vogliono rendere possibile l’espressione di un disagio che ha il solo pregio di essere comune a tutti. Per questo, il consenso e la partecipazione cospicua sono fondamentali a far si che il parere dei più pesi davvero. È giusto riscoprire cosa si può fare in città e reagire all’evidente degrado senza abbandonarsi alla delusione che porta spesso a subire e inghiottire la fantasia e le idee. Alcune campagne già nate dal dissenso spontaneo, sono aperte come quelle future ai pareri di ognuno. Promuovere il progetto è permettere di documentarsi sulla realtà e come si vorrebbe cambiarla, che sia fruibe a chiunque l’informazione in modo semplice e chiaro. Le bandiere arancioni con il logo di fattispazio renderanno visibile chi spera che questa città possa diventare un posto migliore. Per avere informazioni sulle nostre iniziative, visita http://fattispazio.noblogs.org

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mi raccomando, spazi, spazi, ma dal 3 al 5 tutti ai malaspina!!!

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sposterà, questo appare ovvio anche all’occhio di un inesperto. Ma c’è comunque da riflettere su questa situazione. Non voglio qui parlare delle scelte dell’amministrazione o di que-

10 anni per una città diversa
Dieci anni fa Pavia non doveva essere una città meno sonnecchiosa di oggi... anche se di certo c’erano delle differenze: un’istituzione come “il Mario” era ancora aperta e c’era soprattutto l’abitudine di ritrovarsi nelle piazze. Per molti la piazza era “il foro” e si passava il tempo giocando a calcio con le lattine, “a barattolo” appunto! Poi un po’ alla volta è nata l’esigenza di qualcosa di nuovo, di uno spazio che non fosse solo un luogo di incontro, ma un luogo dove fosse possibile approfondire determinate tematiche, organizzare dibattiti e eventi. Fin dall’inizio il Comune, che aveva ristrutturato lo spazio con fondi europei per poi lasciarlo inutilizzato, ha posto diversi ostacoli, impedendo ai ragazzi di svolgere iniziative, perché dichiarate illegali o inadatte alla struttura. Alle attività ludiche si sono affiancati subito importanti progetti, come “Il Quartiere Sociale”, uno studio sulle aree dismesse della città e un possibile recupero partecipato e collettivo di questi spazi, argomento ancor oggi fondamentale. Il periodo precedente il G8 di Genova è stato forse quello più creativo e prolifico, con la nascita del Pavia Social Forum assieme a numerosissimi altri gruppi e associazioni: una rete di realtà autorganizzate e singoli che si inseriva nel discorso politico dei movimenti no global, per dare voce e difendere la rivendicazione dei diritti e della libertà di tutti i popoli del mondo, contro i soprusi delle multinazionali e le privatizzazioni delle risorse della terra! E poi il periodo subito successivo, con il lavoro di supporto materiale e legale a tutte le vittime della repressione e della violenza di Stato di quel luglio 2001. Da allora altri avvenimenti hanno segnato la storia e l’attività dei movimenti fino a farsi sentire qui a Pavia: ne sono un esempio lo scoppio delle due guerre, Afghanistan 2001 e Iraq 2004, seguito in entrambi i casi da grandi manifestazioni di piazza e da una forte partecipazione, in primo luogo dei gruppi di studenti medi. Oggi come allora le politiche riguardanti i territori, le loro risorse e le persone che vi vivono rimangono importantissimi. Ancora di più si può vedere come i grandi discorsi si riflettano sulla realtà che ci circonda e come possano essere affrontati anche in maniera partecipata e condivisa, a partire da una città che non sa riprogettare i suoi spazi oltre la logica del centro commerciale e che vive sulla presenza di migliaia di studenti senza tenerne conto nelle proprie politiche. Il Barattolo continua ad essere uno spazio libero, aperto alle iniziative autorganizzate che immaginano e promuovono un modello diverso, che ripensi il riutilizzo delle aree dismesse con una gestione sensata delle risorse compatibile con l’ambiente e la vivibilità, che coinvolga chi abita il territorio, dando voce alle esigenze di mobilità, di accesso alla cultura e ai saperi e di socialità. Esempi chiari sono la lotta contro la costruzione della Broni-Mortara e degli impianti di bioetanolo di Zinasco e Rivalta Scrivia. È da poco iniziato uno Sportello Migranti con l’associazione “Ci siamo anche noi”, che si tiene tutti i lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 14. E tante altre iniziative sono in cantiere... csabarattolo.org collettivo Co.R.S.A.Ri.

CSA Barattolo

San Siro... Comi
Lettera pervenuta in redazione da anonimo... pubblichiamo per intero per dovere di cronaca. Kronstadt comunque è proprio d’accordo con il contenuto, anzi vorrebbe conoscere meglio il redattore… Camminando nelle vie di Roma si vedono i resti dell’antica città romana. La caratteristica più bella in questi posti è che ci si immagina come si vivesse un tempo. Il mercato in un grande spazio aperto, il foro romano, la gente nelle strade. Non voglio qui fare una lezione di storia, è solo per farvi entrare in questo habitat. Sembra che noi non abbiamo capito niente degli insegnamenti delle vetuste civiltà (in parte fuori sede (ho detto fuori sede, potrebbe non fregargliene nulla di questo territorio e delle strutture ricettive e aggregative!), è un circolo chiaramente no profit, dove tutti so-

no volontari. Si lavora per fare musica dal vivo, cineforum, mostre fotografiche, concorsi di poesia o di video autoprodotti, si fa la mu-

effetti quella romana è solo un esempio, potevo citare che so anche i Greci…) Prendiamo Pavia. Oggi la cittadina non è più il fulcro del lavoro, la strada non è più il punto di ritrovo, non abbiamo più il senso di comunità. Si va a lavorare altrove, si pensa alla propria cena e al proprio riposo. Giustissimo. Ma c’è anche tutta un’altra parte di città. Che vive diversamente, pur “producendo” qualcosa. Ci sono, sempre a titolo di esempio, gli studenti, universitari e non, i giovani lavoratori e le persone inte-

tua studentesca al suo interno, con un servizio di cercacasa o cercalavoro per studenti e non, aveva un internet point gratuito, avrà una biblioteca sociale...

stioni politiche, mi vorrei perdere nella scienza della logica, invece. Non è che se si fa chiudere un posto la gente scompare. Naturalmente la gente si sposta e basta. Fa “casino” (ma vi assicuro che non è solo casino, è anche aggregazione ed entusiasmo) altrove. Altrove i vicini si lamenteranno. E la gente andrà più in là. Più in là i vicini si lamenteranno. E ci si sposta ancora. Ancora i vicini si lamenteranno. E così via. L’unica cosa da fare è estirpare questi giovani fastidiosissimi che si permettono di non starsene rinchiusi negli appartamenti concessi in locazione dai magnanimi cittadini (loro,

ressate a qualcosa di più che a loro stessi. I ragazzi del centro sociale Barattolo, le diverse associazioni giovanili (ma non solo) che fanno eventi diffondendo cultura, interesse e raggruppando centinaia di giovani, le rappresentanze sindacali all’interno dell’Università, il circolo Arci Radio Aut con i suoi 402 soci. Già, proprio qui volevo arrivare. Il circolo, gestito autonomamente da un gruppo di studenti universitari per la maggior-

insomma un po’ di cose che a Pavia non fanno alcun male. Una diffusione di saperi, termine che piace molto a questa città (c’è pure un festival), un esempio di come ci si possa organizzare solo con la volontà. Come tutti i posti, anche il Radio Aut ha i suoi problemi. A volte ci sono persone rumorose e fastidiose. A volte i soci si ritrovano a fare servizio di sorveglianza invece di poter occuparsi della crescita del luogo. Tutto questo senza nessun interesse da parte delle forze dell’ordine, che faticano a passare volontariamente ma che non rispondono neanche agli sos lanciati dal circolo stesso. Il risultato è che per i rumori antropici provocati all’esterno del locale (e pare anche all’interno), dopo problemi legali già affrontati, dopo aver perso un ricorso per un’ordinanza di chiusura avvenuta lo scorso anno, oggi Radio Aut si ritrova nella stessa condizione e chiude alle 22.00. In quella via c’è anche l’Osteria Letteraria Il Sottovento, che chiude alle 23.00 per gli stessi problemi. Toh, guarda caso. Probabilmente il Radio Aut si

sì, di diritto) pavesi. Quei pavesi che vedono uno studente solo come un portafogli che cammina. Tutto questo mi fa ridere e non mi sembra ragionevole. Tra l’altro avviene in sempre più città. E mi viene da pensare che forse noi giovani siamo davvero brutti, scomodi e fastidiosi. O forse è un cliché che ci portiamo dietro perché ultimamente i mass media ci descrivono solo come dei bamboccioni, degli alcolizzati quando si superano i limiti alla guida, dei violenti e via dicendo. “Non so cosa fare, mi unisco al gruppo di picchiatori perché mi sento forte, o sono presomaledallavita e mi autolesiono”. Anche a questo porta la mancanza di spazi. In cui coltivare i propri progetti e investire le energie per offrire alla città qualche risorsa in più, e nel frattempo crescere imparando a condividere e a rispettare il prossimo. Mi sembra veramente geniale continuare a isolare, a negare (come accade per i famosi concerti University Music Festival, ai più UMF) o a chiudere i già pochi spazi che la città offre. Ottima mossa. Strategica.

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“Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa” Republica 28/9/2003. Cosi scriveva Licio Gelli (Gran Maestro della loggia massonica P2) parlando del suo Piano di rinascita democratica, il programma della loggia che sostanzialmente puntava al controllo degli apparati democratici per creare un forte stato autoritario tramite il controllo dell’opinione pubblica, in particolare il piano prevedeva che si costituisse con urgenza un organo che controllasse giornali e televisioni i quali sarebbero dovuti essere gradualmente acquisiti. Inoltre nel piano era scritto: «stampa[...] che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Il Giorno, Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Il Tempo, Roma, Il Mattino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: L’Europeo, L’Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV non va dimenticata». Il 17/3/1981, nell’ambito di un’indagine sul presunto rapimento di Sindona, durante una perquisizione della villa di Gelli e della fabbrica di sua proprietà, fu scoperta una lista degli appartenenti alla loggia, tra i quali spiccano le figure di Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Fabrizio Cicchitto. Il 22/9/2007 un articolo di Repubblica cita delle intercettazioni fatte nella primavera del 2005 dalle quali emerge che i palinsesti Rai e Mediaset venivano abitualmente concordati. Alla luce di queste nozioni di storia, incredibilmente sconosciute ad alcuni, non risulta strano che Freedom House abbia definito l’informazione italiana parzialmente libera. Pare evidente che lo strumento più efficace oggi usato per direzionare l’opinione pubblica sia quello di porre l’accento su un tema utile, che spicchi, ben sapen-

“Welcome to the Ku Klux Klan! Bringing a Message of Hope and Deliverance to White Christian America! A Message of Love NOT Hate!” www.kkk.com

contemporaneità

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Sintomi di malinformazione
“ROMA - Una giovane romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano”,”MILANO. Ragazzina marocchina violentata e messa incinta a 13 anni da un uomo di 30, milanese” passano in secondo piano, si parla del problema dell’immigrazione, ma non del fatto che una delle cause principali dell’aumento dei prezzi del cibo è il crescere della produzione dei biocarburanti, i cui maggiori responsabili sono Usa il programma della loggia e Ue. che sostanzialmente puntaIl 7/6/2008 Berlusconi va al controllo degli appaè intervenuto al convegno dei giovani imrati democratici per creaprenditori nel quale ha re un forte stato autoritario detto di voler dare una stretta alle intercettatramite il controllo dell’opizioni, punendo con penione pubblica ne fino a 5 anni di carcere chi le pubblicherà e i giudici che le useranno (escluse quelse condonate alle star. Prima le per mafia e terrorismo). Si di istituire leggi razziali col può stare certi che se una legdecreto criminalità si parla di ge in tal senso passerà non sarumeni stupratori. Notizie corà di certo a tutela del cittame (da Ansa, tra 15/5 e 5/6) dino ma più probabilmente di “NAPOLI. A Ponticelli arrecriminali e giornalisti acconstato un uomo e 4 minori per discendenti. tentato furto in campo Rom”, JCO do dell’impossibilità di censurare tutte le informazioni e le opinioni all’interno di un’ ”architettura democratica”. Così, prima delle elezioni si parla di voto utile e soglie di sbarramento. Si pone l’accento sugli statali spreconi prima di proporre leggi atte a licenziare chi rifiuta il trasferimento, ma non dei milioni di tas-

Punto della situazione: Roma Città Morta.
Il Magnifico Rettore dell’Unizio occulto dietro la vicenda versità romana La Sapienmenzionata, la realtà attuale, za invita la massima autorità quella tangibile e concreta, cattolica, quel Papa Benedetto racconta altro. Racconta, per XVI per indole poco incline al esempio, che promotore deldialogo teologico e sociale, a l’aggressione altro non è che tenere un discorso per l’inauun comune “povero cittadigurazione dell’anno accadeno”, sinistro nello spirito, che mico. La polemica scatta defa del malcapitato Che Guevabita, puntuale e costruttiva da ra il suo baluardo, con tanto parte dei dodi tatuaggio centi. Meno sul braccio. giustificata Come se La comunità è in nei modi, e non bastassicuramense, nemmegran parte unanime te controno il grupe coesa nel percepire producente, petto di quella deloschi ma“un problema” gli studenti scherati fidell’ateneo guri al suo romano. Il seguito, parisultato è così a vantaggio re avesse qualcosa da spartire dell’ecclesia, che rinunciancon gruppi organizzati: “gendo, in barba all’inquisizione, te cresciuta al Pigneto, che si ne esce entità discriminata. fa il culo tutti i giorni”, racSolo tre mesi dopo viene procontano i direttamente inforclamato sindaco della Capitamati sui fatti: gli inquilini del le Gianni Alemanno, già picquartiere approvano e difenchiatore fascista negli anni dono gli aggressori. ‘70, tutt’ora adorno di croce Credo sia questa la chiave di celtica al collo. lettura fondamentale, il gioNelle settimane seguenti go meccanico del paradosscoppia uno scontro, corporaso, laddove la comunità è in le come il bisogno, tra i rapgran parte unanime e coesa presentanti dei Collettivi Aunel percepire “un problema” tonomi Universitari e i - di sicurezza, integrazione o militanti di Azione Gioconvivenza che dir si voglia. vani. Argomento della In sede spirituale, in cabina disputa è il permesso, elettorale, nella lotta di straconcesso e poi negato, da. di organizzare una conLe cause vanno presumibilferenza sulle Foibe, quemente ricercate nei fattori stione su cui nessuno più diversi: la mancanza di ormai polemizza più né un’attitudine, multietnica e necessità di chiarificacosmopolita, più che di una zioni, alla stregua di un cultura, da un lato; dall’altro, appuntamento annuale il fallimento delle politiche di sulle Fosse Ardeatine. sussistenza, e non tanto di inOspite d’onore: Roberserimento, a favore delle coto Fiore, già condannamunità storicamente presento per associazione sovti sul nostro territorio, quella versiva e banda armata, nomade così come quelle rea piede libero per fascicentemente sopraggiunte. stissima grazia ricevuta, La sinistra è qui colpevole e non certo per senso di di aver perpetuato campaitalica giustizia. gne buoniste, anche al limiIn questo chiaro clima te del realismo, senza paralledi deriva conservatrice lamente aver saputo arginare e destrorsa, complice il l’ondata di odio e intransigenrinnovarsi del governo, za che cominciava a pervadecon stato ed istituzioni re l’Italia da forse un decenpreposti al reintegro di nio (vedi i risultati della Lega un certo clima - retaggio oggi, eguali al 1994). Quindi, di un epoca che fu - non inutilmente in buona fede. avrebbe fatto scandalo La conclusione è drammatica: scoprire con chiarezza esistono i presupposti, sinceche la matrice dell’attacri o costruiti e poco importa, co al quartiere romano di una ventata di xenofobica Pigneto, con il pestagpaura, certamente necessari gio di un commerciante in un contesto pseudodemoindiano e di alcuni bencratico. galesi, trovava le sue raPerché in fondo, al Pigneto dici nell’estremismo necome in simili realtà, girare a ro, presumibilmente sera inoltrata diventa pericopiù tranquillo e psicololoso. Nei pressi di un campo gicamente libero di agiRom furti e raggiri aumentare che in tempi recenti. no, e ove pullulano magrebiPeggio invece. Perché, ni prolifera lo spaccio. benché tra una decina Una soluzione era evitarlo. d’anni potremo sempre Una non soluzione è, adesso, scoprire lo zampino di sforzarsi di negarlo. qualche deviante serviMatteo Bertani

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“Ku Klux Klan DOES NOT Endorse Barack Obama for President.” www.kkk.bz

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Non dimentichiamo Nicola
È giugno, e come ogni mattina o quel giorno ancora ci raccongruppi di studenti scendono teremo, con il sindaco Tosi, dalla fermata dell’autobus per che sono solo casi isolati? andare a studiare nella biblioE ancora la nostra mente sateca civica di Verona. I turisti, prà ricordare, come qualcosa dalla stessa fermata, iniziano il che riaffiora con fastidio, che loro tour per la casa di GiulietGianfranco Fini dopo la morte ta. In quel tratto di strada c’è di Nicola ha avuto il coraggio Porta Leoni, e lì ancora qualcudi comparare l’uccisione alla no si ferma a guardare. Ci socontestazione di Israele duranno molte scritte, fiori, immagite la Fiera di Torino, definenni che ricordano il luogo dove do più grave il secondo fatto riNicola Tommasoli è stato uccispetto al primo? so da un A distangruppo za di podi ragazco più di Avremo il coraggio di rizi dopo un mecordarci che a Verona gli aver nese queepisodi di violenza sono gato una sti non ci sigaretsembraall’ordine del giorno? ta. Tra i no più tanti biepisodi glietti reali: fatiappesi ce n’è uno che con amachiamo a sdegnarci e tutto, anrezza ci ricorda la storia di Porche il peggio, se non ci riguarta Leoni, nelle cui vicinanze si da direttamente viene presto trovava un antico sarcofago in dimenticato. pietra custodito da due leoni. Ma chi decide cosa ci riguarda E invece, sopra questi scavi roe cosa no? Dov’è la linea che mani, cosa riusciremo a ricordivide la nostra individualità dare del nostro tempo? con la società civile? Cosa cuAvremo il coraggio, un giorno, stodiranno un giorno quei due di ricordarci che un gruppo di leoni romani dipende da quenaziskin agiva indisturbato per sta scelta: la memoria collettiVerona, oppure diremo, con il va che condanna e non dimensindaco Tosi, che erano solo tica, o la paura che ci pone dei balordi? lontani dalla storia, lontani da Avremo il coraggio di ricordarNicola e lontani anche da noi ci che a Verona gli episodi di stessi. violenza sono frequentissimi, Alessandra Ceto

Alla fiera di Kronstadt...
All’avventura della Fiera Internazionale del libro di Torino avevamo i beneamati beniamini di Kronstadt e gli scrittori delle Edizioni OMP. Là dove ci sono libri di ogni genere, dalle Edizioni Paoline allo stand di Eureka “corsi per la memoria e l’apprendimento”, dai libri più piccoli del mondo allo stand di Israele e ai fumetti. Là dove la gamma delle possibilità è talmente vasta che non stupisce che lo stesso sia per l’utenza. Ce n’è davvero per tutti i gusti, dal Presidente della Repubblica a Borghezio, Dario Fo, Travaglio... Sarà che tra i libri e i vari materiali cartacei ci stava bene anche una manciata di figurine. Eccone a voi una per l’occasione, pronta per essere ritagliata e incollata sui vostri album. Questa con una bellezza particolare, perché oltre al rilevante valore artistico della raffigurazione, e al soggetto di una certa levatura morale, è anche in tiratura limitata. Da collezionare. Chi avesse creduto di poterlo incontrare come noi in macelleria con tanto di mannaia, sarà confortato nel vederlo in giacca e cravatta ironizzare quantomeno su se stesso! Giada La Gala

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Premesso che non affiderei a Claudio Scajola nemmeno il mio gatto (soprattutto il mio gatto), questa volta gliela si fa passare per metà, anche se chi ama contestare a priori non si troverà d’accordo con me: che ci piaccia o no il ritorno alla fissione nucleare è un obbligo, per un futuro prossimo. - Perché?

“... la possibilità di creare dalla scomposizione delle CELLULE energia NUCLEARE” bravo Silvio... bravo...

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La favoletta del nucleare (che) risolve tutti i problemi
- Gli altri cosa dicono? Per quanto riguarda il “piano di rinascita nazionale” se ne son dette tante. Una molto elegante è stata cavata fuori da Legambiente, che ringrazio per avermi suggerito il titolo dell’articolo: in Europa dopo Chernobyl non è più stato costruito nessun reattore nucleare, anzi, uno, in Finlandia, e funzionava anche male. L’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) sembra essere di tutt’altro avviso, visto che dal 1986 ad oggi son stati costruiti ben più di cento reattori, e di sicuro non tutti in Corea e Singapore; la conta dei reattori va dall’unico armeno ai 59 francesi che costituiscono il 79% del fabbisogno energetico nazionale (terzo grafico). Per il resto, nonostante il valore assoluto sia grande in vari Paesi (Giappone e USA), le percentuali dei “grossi” fluttuano dal 15% canadese al 46% svedese. Lo sapevamo già, ma è bene ribadire che la fissione nucleare non è che sia poi così “scarsamente utilizzata” come sembra costume dichiarare, e la frase strasentita “abbiamo un sacco di reattori al confine” non è quindi un luogo comune. - Ho ancora dei dubbi... I problemi sollevati, in genere, sono tre. Il primo è quello delle scorie, problema che i francesi (che sul “fare chiarezza” hanno tanto da insegnarci) risolvono egregiamente da tempo con dei depositi in-

Beh, è in parte giustificato dai due grafici (complementari) che mostrano il rapporto percentuale di risorse per l’energia elettrica importate e prodotte, sul totale. Sul primo l’Italia è molto bassa, sul secondo invece è molto alta, e in I combustibili fossili sono entrambi i casi è male, una cosa che dovremmo perché quel 15% scarso ci mostra che comabbandonare prima che priamo l’85% delle riessi abbandonino noi sorse, e se calcoliamo che in questo 15% sono compresi idroelettrico e rinnovabili è lecito mettersi le mani in testa. Dando un’occhiata ai nostri vicini dell’Europa Occidentale si va dalla perfezione britannica (uno schiacciante 87%) all’equilibrio francese (50%), verso la Germania (39%) e poi la Spagna (21%), uscita dal baratro franchista un paio di minuti fa, ma abbastanza integrata col nucleare da rubarci qualche punto percentuale in più. Dati interessanti riguardano Australia e Russia, che sono esclusivamente esportatori e, fuori dal grafico, oltre a Canada e pochi altri, persino Algeria, Egitto, Congo e altri Paesi africani: che sorpresa!

Risorse energetiche importate/totale utilizzato

Energia elettrica da fissione nucleare/produzione totale
terrati in zone sismoquiete – un po’ come gran parte dell’Italia – costantemente tenuti sotto controllo e spesso anche visitati da “vicini di casa” e curiosi, cosa di cui non ci si preoccupa nel caso del carbone, visto l’imbarazzante quantitativo di polveri che respiriamo allegri e sorridenti. Il secondo problema è quello delle disponibilità dell’uranio, ma il rapporto AIEA parla di “secoli” e di vari modi per estrarlo (persino dall’acqua del mare), senza calcolare l’eventuale sviluppo dei reattori autofertilizzanti, che l’uranio se lo arricchiscono da soli, i quali gonfierebbero pesantemente il rendimento, diminuendo quindi la necessità di materia prima. Altro problema è la “sicurezza”, e la Slovenia ci ha dimostrato pochi giorni fa che i malfunzionamenti sono perfettamente riparabili, nonostante l’imbarazzante “Al lupo! Al lupo!” del Corrierino della Sera. - In conclusione? I combustibili fossili sono una cosa che dovremmo abbandonare prima che essi abbandonino noi, e il nucleare è l’unica soluzione disponibile per tamponare; considerando che l’Italia produce l’80% dell’energia da gas e petrolio (importati in gran parte), è difficile pensare ad un qualsiasi modo per non ritrovarsi col culo per terra lasciando da parte il nucleare. Tuttavia è importante ribadire l’impegno dell’UE di arrivare al 20% di energia prodotta da rinnovabili entro il 2020 e che anche l’Italia ha sottoscritto. Non mi pare che se ne sia parlato in questi giorni, e di certo non è una cosa buona, assieme al piccolo dettaglio “dove prenderemo i soldi?”. Il futuro è integrare decentemente energie rinnovabili, combustibili fossili (finché durano) ed energia nucleare: insomma, la favoletta del nucleare non deve risolvere tutti i problemi, è sufficiente che ne risolva uno, perché quel 15% ci guarda proprio male e ci ricorda costantemente che il piatto piange. Marco Cabizza marco@autistici.org Riferimenti 1. Agenzia Internazionale dell’Energia Nucleare, dati 2008 (http://www.iaea.org) 2. Agenzia Internazionale dell’Energia, dati 2007 (http:// www.iea.org) 3. Corriere della Sera, 22 maggio 2008

Risorse energetiche prodotte/totale utilizzato

Concorso Urban Design Fest
TEMA DEL CONCORSO - LABORATORIO Dare concretezza e formulare i propri bisogni e desideri: un laboratorio che si articola in incontri curati da esperti della comunicazione. PARTECIPANTI Giovani dai 14 ai 3O anni

(Scadenza 15/O9/2OO8) I creativi saranno fonti di ispirazione per i Designer che tradurranno i loro desideri in nuovi strumenti per comunicare in città. Possono inserire da subito i loro contributi (testi, immagini, animazioni e filmati, musica...) sul sito internet. In premio visibilità ai migliori creativi durante la mostra conclusiva (spazio espositivo, materiale di promozione audio e video)

CATEGORIA A “CREATIVI“

(Scadenza 31/1O/2OO8) Progettisti, professionisti e non, che inventino nuovi arredi urbani. Primo premio: 2.OOO,OO euro Secondo premio: 1.OOO,OO euro Segnalazione per il progetto piu’ originale ed innovativo: 5OO,OO euro Segreteria organizzativa: Comune di Pavia, Tiziana Provera – tprovera@comune.pv.it; Led.up di Antonietta Mealli - segreteria@ledup.it Info: www.urbandesignfest.net www.comune.pv.it

CATEGORIA B ”DESIGNER”

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periodico mensile Numero 41 Mercoledì 2 Luglio 2008

“Ci sono più vecchi ubriaconi che vecchi dottori.” Benjamin Franklin

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e Rochepin. L’anarchia poetica e delicata di “Quando si va dove” (C’est quand qu’on va où) di Rénaud, e l’impetuosità di “Né dio né stato” (Ni dieu ni maître) di Ferré. “Zollette” (2007), è l’album che segue, registrato dal vivo per il mercato equo-solidale, con un omaggio alla memoria del giornalista Enzo Baldoni, ucciso in Iraq. Nel 2008 esce l’EP “E ti chiamaron” matta di Gianni Nebbiosi, reincisione integrale di un piccolo capolavoro degli anni ‘70 sul disagio mentale. In uscita per Stampalternativa anche un libro/CD che raccoglie altre versioni di cantautori francofoni, ispanici e slavi. Per sentirlo cantare, tenete d’occhio il suo aggiornatissimo blog: http://venditordisassi.splinder.com/ Elisabetta Verri

Libera Morte
(parte sesta)
La violenta denuncia alle ingiustizie e al potere istituzionale è il principale messaggio che lancia al lettore Fontamara, capolavoro di Ignazio Silone e indubbio manifesto internazionale del riscatto sociale. La vicenda di Berardo Viola, il cafone che muore sacrificandosi in nome di una causa collettiva, e che accenderà così tra i Fontamaresi la scintilla della ribellione, è emblematica per lo sforzo velleitario che dimostra, e per la rinascita epurativa da uno stato d’animo collettivo apatico e rassegnato, rispetto a soprusi e miserie; ma nella storia di Berardo c’è di più: la sua morte, causata dalle torture inflittegli dalle milizie fasciste, è una strada già percorsa e prevista, augurata e scongiurata allo stesso tempo a Berardo dalle sue stesse azioni, dalle sue parole, dalla gente del paese, nonché dalla sua stessa madre. La sua è un’autocondanna a morte, in cui giocano ruoli paralleli sia la ragione politica e sociale che spinge Berardo al martirio, sia la sua stessa convinzione che, analogamente al padre e al nonno prima di lui, avrebbe avuto una fine estranea alla normalità: infamante, forse, ma di certo speciale e adatta alla sua indole. La morte, anche se liberamente scelta, è accolta a volte con turbamenti ed inquietudini comprensibili, ma si rivelerà poi, nella mente del protagonista, come l’unica arma a disposizione per dare corpo alla volontà impulsiva di essere il primo cafone a morire - per gli altri e per una ragione comune - ma nondimeno anche all’autopersuasione, divenuta talmente forte da compiersi e così donargli pace e serenità. Qui si chiude il nostro viaggio attraverso alcune opere della letteratura, alla ricerca di diversi e multifocali spunti per poter parlare della pena capitale, ancora oggi piaga e male assoluto della società. Grazie alle opere di vari autori abbiamo potuto scoprire gli aspetti, dai più evidenti ai più nascosti, che di volta in volta costituivano e accompagnavano questa tematica: siamo così passati dalle sensazioni e dai pensieri che accompagnarono Dostoevskij al patibolo, alla condanna-martirio; dall’ esame della figura del tiranno alla pratica deleteria della tortura e al rito poliedrico d’immolazione del capro espiatorio, fino ad arrivare a questo sconcertante e nuovo aspetto che può assumere la condanna descritta da Silone. La scelta di morire consapevolmente per una causa politica e sociale altro non è che atto estremo, anche se inusuale, di conformismo: la vittima sale al patibolo perché spinta da una sorta di “mente collettiva” , dalla suggestione e dal contagio psicologico. Il desiderio di conformità alle aspettative degli abitanti di Fontamara arriva, con la morte di Berardo, a raggiungere la cima più alta e impressionante dell’influenza sociale. Emanuela Iannotta

Ero molto più ubriaco di voi
Sogni e visioni - IV
ramente scaricabile – libretto compreso – dal sito del cantautore: http://www.alessiolega.it/. Alessio si paga il “lusso” di cantare dove gli piace, piuttosto che dove “si deve”, vestendo durante il giorno i panni di impiegatuccio kafkiano. Si definisce “un fumettaro pentito… e un cantautore impenitente che si esibisce... dovunque ce lo vogliano”. Il secondo disco, “Sotto il pavé la spiaggia”, esce nel 2006. Contiene canzoni francofone di alcuni tra i suoi maestri dichiarati, quali Brel, Brassens e Ferré, nella versione italiana del nostro. Le sue belle traduzioni ci restituiscono tutta l’ostentata e fradicia enfasi de “La birra” (La Bière) di Brel. “Il vetriolo di Filistei” (Philistins) di Brassens …e in una Genova liberata, senza chiusura, senza sgomento senza sott’occhio la via di fuga, senza furore, senza spavento avrà senso cadere in ginocchio, alzare e prendersi le mani piangere in piazza Alimonda... Pardon: in Piazza Carlo Giuliani. Sono i versi con cui si conclude il brano “Dall’ultima galleria (Genova)” di Alessio Lega, cantautore leccese trapiantato a Milano. È penultimo sul CD intitolato “Resistenza e Amore”, che gli vale la Targa Tenco 2004 per la miglior opera prima. Questa canzone è un pugno ben assestato tra il cuore e il diaframma, un nodo che non si scioglie dentro la gola, che all’improvviso senti le lacrime che colano. Nessuna canzone andrebbe privata della sua tessitura musicale − ma ogni strofa di questa ha già in sé la cantilena propria dei mantra. La musica che sul disco la accompagna è essenziale, greve di suoni elettrici, autistici e metallici come l’aria grigia di fumogeni dove vibravano i colpi come gli anfibi che muovevano passi regolari, e sferravano calci. Alessio la commenta così: «… è un inno alla vita e un urlo contro chi ce la vuole negare. Questa canzone parla di me, del mio amore per Genova, del caffé che prendo ogni volta che arrivo al chiosco fuori dalla stazione di Piazza Principe, della lunghissima galleria che il treno attraversa prima di sbarcarci. Questa è la mia canzone, e io alle 17 e 30 del 20 luglio 2001 ero a nemmeno – l’ho scoperto alcuni mesi dopo tornandoci - trecento metri da Piazza Alimonda. “Tutto questo è vivo, non me lo hanno ucciso né con la distanza né con i vili soldati”». “Straniero” è un altro intenso brano, che apre lo stesso disco, dove si trova anche la canzone “I funerali del pirata” dedicata a Fabrizio de André “Resistenza e Amore” contiene in tutto 15 brani ed è inte-

Dai fiori nascono i fiori
Sateliti
Se fossero una band britannica sarebbero già su riviste e fanzine affermate, ed è proprio per la provenienza esotica che non sembrano attrarre l’attenzione di grossi produttori discografici. I bosniaci Sateliti sono un gruppo che mischia folk, tastiere anni ‘80, melodie orientali e canti polifonici. Come definire un gruppo che mette insieme così tante cose? Electro Root? New Romantic Folk? Electropopfolk? New Balcan Root? È un mistero. Da quando hanno cominciato, nel lontano 1989, i Sateliti sono passati attraverso tantissimi avvenimenti, compresa la morte di una delle voci, Carka, durante la guerra in Bosnia. Nella loro quasi ventennale carriera hanno pubblicato otto album, densi di brani storici e ballati da generazioni, tra i quali ricordiamo le hit “Policjio oprosti mi” e “Ratme pjesme”. Tuttavia è nei videoclip che i nostri impavidi della band danno il meglio di loro stessi. Inquadrature particolari li ritraggono suonare in casolari abbandonati nel mezzo delle campagne e in compagnia di bambini e caprette, ostentando abitini accattivanti mentre intonano i loro inni e, qualche volta, a sorpresa, li recitano e danzano. Idee simili non si vedevano dai primi video dei Queen girati nel retro del giardino di John Deacon. È decisamente il trionfo del “do it yourself”, per intenderci. Dal lato prettamente musicale i Sateliti sono assolutamente incatalogabili. Ritmiche sintetiche e moderne, voci che si rincorrono, ricercati accordi di sintetizzatore, collaborazioni con voci femminili suggestive in uno stile fra Björk e Lali Puna, il tutto mischiato sapientemente con l’aggiunta di un pizzico di spontanea originalità dal sapore balcanico. Già dal primo ascolto vi ritroverete a canticchiare il ritornello di “Drmaj Gara”, poi comincerete a immaginarvi in viaggio verso Est. Di sicuro hanno ancora da lavorare e probabilmente non diventeranno il vostro gruppo preferito, ma la loro discografia campeggerà per mesi nel vostro iPod, perchè i Sateliti sono un gruppo per tutti i palati. Per chi ha sempre desiderato una canzone popolare contaminata dai ciuffi di Spandau Ballet e Duran Duran è giunto il momento di uscire allo scoperto. Elia Mariani

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Reg. Trib. PV n°594 - ISSN 1972-9669 - Stampa: Industria Grafica Pavese sas, Pavia - Chiuso in Redazione 30-06-2008 - Tiratura 2000 copie - 2008, Alcuni diritti riservati (Rilasciato sotto licenza Creative Commons 2.5 by-nc-sa) Come funziona la critica letteraria? È davvero un piccola cerchia di amici che si aiutano a vicenda? Due importanti critici letterari italiani vengono intervistati riguardo la loro attività. L’intervista originale è reperibile su www.booksweb.tv , nella sezione BooksTorino, sottosezione I mestieri del Libro - critici letterari. Simone Battig, scrittore italiano, commenta sconcertato tale intervista. Punto per punto. [...] Pent e Lupo certificano quello che vado sottolineando da anni e quello che tutti sanno ma vogliono continuare a ritenere normale se non persino giusto: la critica letteraria così condotta non solo è inutile ma è nociva per lo sviluppo di nuove e interessanti generazioni di lettori e scrittori. Lo è, secondo le loro stesse parole, perché condotta in maniera assolutamente parziale (nei molteplici significati di questa parola) e lo è perché, asservita ad una logica che si concentra non sui libri ma sulle varie personalità coinvolte nell’intento di far leggere un libro ai lettori, tradisce la sua stessa natura e i suoi scopi. Pent e Lupo, come critici, sostengono, in ordine sparso, cose come queste: 1. Prima di tutto, si leggono i libri degli amici (Lupo) 2. Se il libro di un amico non è bello io critico non ne parlo, o se sono costretto a parlarne ne parlo solo bene cercando di evidenziarne i pregi facendo una recensione diplomatica (?) 3. Dopo gli amici vengono le “segnalazioni”. Di chi non lo dicono, s i può ben immaginare sempre d i

editiorially correct
“amici” o di “superiori”. 4. Con le segnalazioni o dopo di esse arrivano i libri “di cui sono costretto ad occuparmi”. Costretto da chi? L’ipotesi è che le forze in campo siano talmente varie che non lo sanno neanche loro, comunque possiamo ipotizzare sintetizzando: mersi….testuale), pre-selezionati e gratis. Ma vogliono assolutamente continuare a spiegare ai lettori cosa dovrebbero cercare in libreria, leggere e addirittura comprare, nonostante appaia evidente che loro stessi non hanno la più pallida idea di perché scelgano un libro piuttosto che un altro e non si sognino nemmeno lontanamente di acquistarli. 6. I libri sono talmente tanti che a volte cose buone passano sotto silenzio (peccato poi che sostengano anche che le cose brutte non le recensiscono per non stroncarle, ovviamente tranne gli amici che vanno sempre avanti bene lo stesso. E allora uno si chiede: come può il lettore capire dai loro silenzi se quel libro non è piaciuto loro o non hanno avuto il tempo materiale per recensirlo seppure era un bel libro? Qual è la discriminante?) 7. Il sunto è: siamo impiegati al servizio del libro (leggi: degli editori, e io che pensavo che fossero al servizio dei lettori…), dobbiamo fare cose che dobbiamo fare senza mettere in funzione la nostra capacità critica a monte, nelle scelte primarie dei libri (ripetono il verbo “dovere” almeno una dozzina di volte in vari contesti senza motivare questo loro dovere). [...] Ricordo che stiamo parlando di critici affermati di grandi giornali nazionali, figuratevi le costrizioni cui vengono sottoposti gli altri e il grado di obbedienza e dedizione che devono dimostrare per poter continuare a fare i critici! [...] Prego ognuno di voi di ascoltare attentamente quello che Pent e Lupo dicono, e come lo dicono. La mia non è un’accusa a loro in particolare, dato che per la mia più che decennale e personale esperienza essi rappresentano il pensiero del 95% dei critici letterari e “operatori culturali” vari. Questa è la solita notifica che faccio anche a me stesso per dire che tutti noi abbiamo il dovere di cambiare questo stato di cose. [...] Colgo l’occasione per ribadire che, dopo quindici anni dall’esplosione del fenomeno incontri con l’Autore, fiere, reading, per non parlare dei c o r si di scrittura

“La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a pranzo. La libertà un agnello bene armato che contesta il voto.” Benjamin Franklin

periodico mensile Numero 41 Mercoledì 2 Luglio 2008

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Ad un punto critico per i critici (e per tutti...)
tore, prima di tutto. Un lettore molto stanco, a cui stanno rubando una delle sue più grandi passioni. Avendo il privilegio di poter osservare la situazione da due punti di vista sento anche il dovere di dire quello che penso a più persone possibili, comportandomi di conseguenza. Ma sono anche piuttosto stufo di sentire la mia voce e non ho la vocazione al martirio. Spero che prima o poi persone più autorevoli di me intervengano per dire: adesso basta, i libri vanno resi liberi da questo sistema soffocante, anche solo per il fatto che è un sistema ingiusto e vergognoso per tramandare ai nostri figli la conoscenza. La crisi della nostra società ha le stesse motivazioni psicologiche a tutti i livelli, ma che la cultura non trovi il coraggio di reagire è il sintomo peggiore di tutti. Non basta più dire “è così, lo sanno tutti”, nessuno rimpiange tempi andati, qui è il momento di mettere in gioco quello che siamo e quello che vogliamo diventare, perché siamo un popolo culturalmente travolto. Ogni giorno di più. Se siamo già morti ora o se possiamo ancora pensare liberi con le nostre teste e non con le nostre paure, questa è la scelta. Ho deciso di scrivere questo articolo proprio perché sono d’accordo con Pent quando dice: “Se non si dialoga, in positivo o in negativo, allora la critica non ha senso”. E dato che viviamo tempi di pensiero unico dominante continuo a pensare che sia giusto opporre le mie idee a quelle di Pent e Lupo. La speranza mia è di non sentire più interviste culturalmente agghiaccianti come questa di Pent e Lupo, critici-scrittori, due a caso fra tutti, e magari mi auguro che anche loro, rivedendosi, si rendano meglio conto di quello che vanno dicendo. Simone Battig http://www.myspace.com/simonebattig (dove trovate anche l’articolo completo)

Siamo un popolo culturalmente travolto, ogni giorno di più
costretto per convenienza personale e/o lavorativa ad occuparmene. Rimane il fatto che, in generale, una critica “costretta” sarà sempre una critica ristretta e scarsamente interessante e proficua. 5. Dopo tutte queste priorità almeno Lupo arriva a dire che si (sia ringraziato il cielo!), “Ho uno spazio di libertà per scegliere i libri”. Malauguratamente quei libri però sono già sul tavolo di casa sua. Pent e Lupo, non nominandolo mai, sono completamente estranei al concetto di andare in libreria e scegliere un libro per leggerlo(del resto con tutti questi “aiuti” con cui amorevolmente vengono assistiti come se fossero incapaci di intendere e volere dubito che sarebbero capaci di orientarsi nelle odierne librerie…). Non fa parte del loro metodo andare in libreria a scegliersi i libri, loro ce li hanno già a casa i libri (ne vengono som-

creativa, è evidente e certificato dalle statistiche ufficiali che questi “giochini narcisistici” non servono a promuovere i libri. In Italia ci sono sempre meno lettori e sempre più scrittori, grazie a questo tipo di promozione del libro. Provate a seguire la logica coatta di Pent e Lupo, e vi apparirà chiaro il perché. In questi eventi non si cercano i libri ma gli autori, una sostanziale differenza che tutti quelli coinvolti nel mondo dell’editoria hanno fomentato senza rendersi conto che così facendo non aprivano nuovi spazi commerciali ai libri, ma li chiudevano. Un vero suicidio anche per gli adoratori del marketing. Non voglio rubare tempo spiegando perché sia così, ci può arrivare facilmente chiunque usando la testa per ragionare. Se poi non si vuole usarla, allora buttiamola, questa testa, che è inutile. Ultima cosa. Qui parlo da let-

La foto di prima pagina è di qualcuno del 1930... le fotografie sono di repertorio, o scaricate da internet... i grafi li ha fatti er director, il logo di fattispazio lo hanno fatto loro, la locandina del creative deriva da una geniale CC...ata del Dottor V, E udite udite... è tornato il Dottor Gonzi immortalato dal nostro vignettista Matteo Amighetti! il mio PC è morto. questa volta davvero. non c’è da aggiungere altro. sto usando il pc di Genova (pc, non PC, tra l’altro, sì...) lasciatemi nel mio dolore. KRONSTADT: iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla Commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la per la promozione delle attività culturali ricreative degli studenti. Altre entrate sono rappresentate da eventi culturali, feste, concerti, il sangue di chi collabora, libagioni e gozzoviglie varie

Contatti Utili: - Marco Cabizza, direttore, marco@autistici.org; - Riccardo Scanarotti, fotografie, scanarovich@libero.it; - Luca Schiavi, impaginazione e grafica, schiavi.luca@gmail.com; ronstadt periodico mensile Numero 41 La redazione di Kronstadt è aperta a ogni tipo di collaborazione. Potete contattarci a: www.kronstadt.it info@kronstadt.it

http://creativecommons. org/licenses/by-nc-sa/ 2.5/it/legalcode/

http://kronstadt.splinder.com

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