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Piazza Maggiore non piazzagrande

Bologna morir provinciale. E piccoloborghese, e anche un po furbina, tanto da voler monetizzare subito in termini di marketing il Kolossal della Memoria dei funerali di Lucio Dalla. Lultima trovata la targa che ribattezza Piazza Maggiore in Piazza Grande. La vuole il sindaco, la vogliono i fans, la vuole il popolo. Politici e potenti fanno capire che anche se non lo ha detto esplicitamente pure Dio lo vuole Lucio e i bolognesi hanno gi deciso qual il luogo , arringa il sindaco con fervore avanguardista: E Piazza Maggiore (Angolo via DAzeglio). E pazienza se di panchine in piazza Maggiore non ce n, pazienza se la Piazza Grande del 71 descritta nel testo omonimo della canzone di Dalla non ha nulla a che fare con Piazza Maggiore. Pazienza se il paroliere Gianfranco Baldazzi, che quella canzone lha scritta, solo pochi mesi fa ricordava a Minoli in uno speciale de La storia siamo noi dedicato a Lucio Dalla che che la Piazza Grande cantata era in realt Piazza Cavour, dove peraltro il musicista ha vissuto da giovane e dove da bambini litigavano tra loro. E infatti in trentanni solo qualche gonzo di fuori Bologna poteva definire Piazza Maggiore come Piazza Grande. Si racconta poi che in una fuggevole intervista concessa da Dalla per uno speciale andato in onda sempre sulla RAI , al petulante cronista che chiedeva ossessivamente se piazza grande fosse Piazza Maggiore, Dalla rispose: si, si.Come dire: va bene dai, se ti fa piacere Piazza Maggiore un'altra cosa. E quella con i lastroni del crescentone sbrecciati dai carri armati alleati, dove nellaprile del 45 sfilavano i partigiani della Liberazione. E la piazza dei silenti e furenti funerali dellItalicus, dove fu costruita una passerella dal palazzo del Comune al palco per tutelare i ministri del Governo DC che dovevano spiegare alla piazza quei morti. E la piazza di miriadi di manifestazioni, dei freaks sugli scaloni di San Petronio, degli indiani metropolitani e dei lacrimogeni del 77. Dei Clash gratis in Piazza Maggiore. E poi di tante altre cose: dalle feste per le vittorie elettorali di Prodi, alla maschera del Cofferati balinese, alle donne di Se non ora quando. E diventata canzone nella lepre pazza di Lolli, teatro popolare prediletto dellinossidabile Beppe Maniglia. E un luogo circoscritto ma impreciso: non finisce in un banale quadrato ma si sbraccia in Piazza del Nettuno e si perde sotto il Pavaglione, tanto che nessuno sa bene quanta gente ci sta dentro a Piazza Maggiore quando piena. La piazza raccoglie dunque tutto, il dramma e la farsa, il tragico ricordo della Strage del due agosto e le esibizioni clownesche. Ma le menzogne del marketing low cost no. Di quelle fa volentieri a meno.

Paolo Soglia