Cosmo Guastella

di Domenico Tubiolo
1. La vita e le opere

Cosmo Guastella è il filosofo misilmerese per antonomasia. A lui sono dedicate una piazza e la Scuola Media di Misilmeri; ne suscita memoria inoltre un mezzo busto a metà tra il primo e il secondo piano di un palazzo borghese dell’ottocento, in corso Vittorio Emanuele. Guastella fu filosofo sui generis, figlio di una visione classica ed aulica della cultura, legato ad una tradizione di rigore ove non si dà spazio a vanità stilistiche: le sue opere sono prive di introduzioni o prefazioni, senza, nel testo, una sola concessione allo stile. Rifiutò di pubblicare articoli su riviste, al contrario di quanto abbondantemente facevano Croce e Gentile, suoi contemporanei. Modestia e ambizione gli impedirono di rendere più accessibile un pensiero esposto su complessive 4862 pagine delle due opere pubblicate. Da qui una difficoltà di lettura cui è da collegare la scarsa diffusione del pensiero e quel destino di esclusione dai circuiti di circolazione culturale. Cosmo Guastella nasce a Misilmeri il 1 marzo 1854, da Vincenzo, farmacista, e da Caterina Piazza (dalla sorella di costei, di nome Marianna, secondo alcuni, morta quando il filosofo era appena in fasce). Le condizioni della famiglia erano modeste e da un certificato rilasciato dal Comune di Misilmeri, il 5 aprile 1875, su richiesta per esenzione delle tasse scolastiche, risulta che Guastella oltre alla madre aveva tre fratelli, Gaetano, Filippo e Vincenzo, cui il padre provvedeva col frutto della sua professione per un totale, al netto, di trecento lire annue. La famiglia non aveva altri proventi, possedendo beni immobili per 1 ettaro complessivi, valutati approssimativamente lire 1.700. Anche se le condizioni non possono considerarsi di indigenza, almeno al cospetto di quella che era la ricchezza media del periodo, certo non erano agiate.

Del Guastella e della sua vita privata non si conosce alcunché dopo la laurea e cioè a partire dal 1878 e fino al 1897. lo restituì. taciturno. per assecondare il padre. nel 1907 conseguì l’ordinariato. a motivo del suo esplodere quando ancora Maria Lo Cascio. con cui si era laureato. il certificato di laurea. venne ritirato il 25 gennaio 1899. esattamente ventuno anni dopo il conseguimento. incarico tolto l’anno successivo da una amministrazione avversa. allorquando gli conferirono l’incarico di Direttore Didattico della scuola elementare. incredibilmente. dopo la partenza per Pavia di Adolfo Faggi. interrotto soltanto dalle sortite a Palermo per rifornirsi di libri. dopo un breve periodo di insegnamento presso il liceo di Acireale. Oltre al ventottenne Giovanni Gentile. La pubblicazione dell’opera lo abilitava. apparve a Palermo presso l’editore Priulla. lo rendevano autorevole. ove era rimasta scoperta la cattedra di filosofia teoretica. La natura di procacciatore gli era estranea e le testimonianze di quanti lo conobbero ne danno prova. il Saggio Secondo contiene soltanto la prima parte . e gli studi furono svolti regolarmente con risultati apprezzabili. non aveva sciolto il voto. Saggi sulla teoria della conoscenza. Vincenzo Di Giovanni autore di una Storia della filosofia in Sicilia pubblicata nell’anno in cui Guastella si licenziava. Dall’isolamento nella sua Misilmeri lo tirarono fuori i suoi familiari. al concorso parteciparono Niccolò D’Ambrosio. di cinquecento lire annue. alla facoltà di Giurisprudenza pur mantenendo contatti con la facoltà di Lettere e quella di Scienza. Nel 1903 quella università bandì il concorso alla medesima cattedra ed il Guastella lo vinse contro temibili concorrenti. nel 1921-22 e rappresenta una imponente rielaborazione delle concezioni espresse nei . Con Villa e Varisco. cui seguì nel 1905 la pubblicazione del saggio secondo Filosofia della Metafisica. il rigore logico. Ma nulla lo indusse a cambiare alcunché della sua asserita condotta.La richiesta di esonero fu accolta e Guastella poté continuare gli studi in franchigia presso il regio liceo Vittorio Emmanuele in Palermo. probabilmente. e ciò a maggior ragione per la carica di Preside che il Bruno. Subiva. influenti uomini politici della cittadina. gli aveva impedito di trovare. fuori dalle mura universitarie. o per condurvi ricerche. Le ragioni del fenomenismo. Guido Villa e Dino Varisco. la consapevolezza della inoppugnabilità delle deduzioni che andava svolgendo. professore di Economia politica. aveva dimostrato spiccata disposizione alla matematica. Benn sulla rivista Mind. quando cominciava ad argomentare. Intanto nel 1897 veniva pubblicato il primo Saggio sulla Teoria della Conoscenza – Sui limiti e l’oggetto della conoscenza a priori recensito con entusiasmo da W. una sistemazione che sarebbe stata alla portata. una volta laureato. che riempiva le aule di allievi entusiasti. con cui Guastella si laureò discutendo una tesi sulla legge della domanda e dell’offerta. all’insegnamento liceale: il decreto ministeriale è del 20 dicembre 1898. Le notizie sul periodo universitario sono scarse. Il ‘caso’ non durò a lungo. giovane e brillante docente di Storia della Filosofia. Guastella ebbe l’eleggibilità a voti unanimi. secondo la testimonianza di Orestano. Al corso di Giurisprudenza fu ammesso con la votazione di 26/30. secondo il meccanismo vigente. la storia d’amore di un uomo che faceva professione di ateismo. Quivi gli fu professore di filosofia mons. modesta.divisa in due tomi su La causa efficiente . Con i risultati ottenuti e le capacità dimostrate non avrebbe avuto difficoltà ad inserirsi nel modo accademico. presso le locali biblioteche. Di lui l’allievo Ferdinando Albeggiani racconta che era uomo mite.dell’originaria divisione in tre parti. che. Latino e Storia. lo chiamò alla supplenza e d’ora in avanti la vita del filosofo sarà interamente assorbita dall’insegnamento universitario. con la retribuzione. ad abbandonare l’isola per avere offeso i picciotti. incutevano profondo rispetto. il 1873. destinato all’insegnamento della Letteratura Italiana nell’ateneo palermitano. E’ un ventennio di solitudine trascorso nella sua nativa cittadina. continuava a ricoprire nel 1878. L’unica concessione alla vita. anche se i maggiori risultati nell’esame di maturità li ottenne in Italiano. quasi dimesso sui gradini delle aule universitarie. Già in questi anni. Conseguita la maturità liceale si iscrisse. la indole aliena da clamori. Nel 1900 gli veniva conferito l’incarico dell’insegnamento di filosofia presso il liceo Garibaldi di Palermo. Era preside della facoltà Giovanni Bruno. il maggiore carisma di Giovanni Gentile. Ma ben presto l’università di Palermo. con una ex suora del Collegio di Maria di Misilmeri. ed un episodio testimonia il suo spirito impulsivo e garibaldino allorché fu fra i capi di una sollevazione che costrinse il Guerzoni. Il suo spirito scarsamente incline ad altra cosa che lo studio. già ordinario di pedagogia presso il magistero. in odio alla sua famiglia. gli procurarono non pochi fastidi. il suo matrimonio. Nominato professore straordinario. Della sua prima opera. all’antica riservatezza cui mantenne fede fino alla morte. tale era il nome della donna. celebrato il matrimonio. L’altra opera di Guastella. le parti seconda e terza non furono mai scritte.

non è qualcosa che appartiene agli oggetti o alle cose per le quali intercede. vide luce la seconda parte de Le ragioni del fenomenismo (1922).. e la loro affinità è qualcosa che va al di là del loro essere situate storicamente. lo conduce ad una intransigente critica delle posizioni filosofiche definite metafisiche ed elaborate nel corso di più di 2000 anni. . poiché altro è un uomo concreto in carne ed ossa. Prima di passare all'analisi di uno dei più lunghi capitoli dei Saggi. Per Guastella tale conclusione è fallace (almeno per quei giudizi che egli definisce esistenziali). Il Saggio sulla teoria della conoscenza. A tale attività demolitiva noi abbiamo dato il nome di pars destruens. la somiglianza infatti non è nulla di oggettivo. Il tema privilegiato. nel rigore che contraddistingue il suo incedere. allora deve essere implicitamente riconosciuto un valore alle proposizioni universali. Le filosofie della metafisica scaturiscono da comuni luoghi logici. cioè prima di ogni esperienza. la quale ci autorizza. tale tendenza.. La nostra conoscenza dunque non sarebbe altro che l'articolazione di un sapere che non ha alcun rapporto con il mondo esterno. le nostre conoscenze ed i nostri giudizi che vertono sul rapporto fra le idee. come a prima vista potrebbe sembrare. il solo valore da riconoscere all'universale è quello che si trova nell' espressione verbale. in una tendenza irresistibile dello spirito umano a ricondurre l'ignoto alle esperienze che ci sono più familiari. se si pensa per concetti. una eccezione all'empirismo. in altri termini non vi è nulla di reale che corrisponda al concetto di umanità o a quello di cavallinità come vogliono i concettualisti. ossia il soggetto non ha alcuna conoscenza di oggetti prima di incontrarli nell'esperienza. Mach). ad estendere ad altri casi ciò che si è trovato vero nei casi già osservati. secondo G. Il rigore che dimostra nella definizione dei problemi. Avenarius. Ciò che nella prima opera era stato utilizzato per fare piazza pulita di ogni concezione metafisica (pars destruens). sono caratteristiche riconosciute anche dai suoi critici. L'errore comune ad ogni pensiero metafisico consiste. in qualche modo. La causa efficiente.) sono soltanto simboli che sostituiscono immagini concrete e particolari. conclusione quest'ultima inaccettabile. in cui la somiglianza e la distinzione può essere scorta con la semplice comparazione delle idee: tali giudizi sono a priori . il rapporto tra conoscenza e realtà. spesso inconsapevole. Ogni conoscenza comincia con l'esperienza ed ha nell'esperienza la sola pietra di paragone. L'argomento che G. altro un uomo concepito. quasi esclusivo. vorrei richiamare l'attenzione su alcune posizioni di fondo che caratterizzano la filosofia di G. poiché la realtà consiste di sensazioni (esse est percepi). La piena adesione all'empirismo classico ha due principali corollari: l'oggetto conosciuto è indipendente dal soggetto conoscente. Guastella è autore di una delle più serie produzioni della fine del XIX secolo.Saggi sulla Teoria della Conoscenza. ma se è così. Dunque si danno giudizi a priori. cavallo etc. Orsola a Palermo. della sua riflessione è il problema della conoscenza. Anzitutto il cosiddetto nominalismo in opposizione al concettualismo. non diranno mai alcunché sulle cose. La concezione nominalistica degli universali ha alcune inevitabili conseguenze sulla teoria del giudizio: se infatti giudicare vuol dire sussumere un caso particolare sotto una proposizione universale. Tutti i giudizi sulla realtà (esistenziali) sono a posteriori. l'oggetto conosciuto è indipendente dal soggetto conoscente ma non dal soggetto senziente. tra soggetto ed oggetto. è all'origine delle costruzioni filosofiche più mirabili e ne rende inconsistenti e fallaci le conclusioni. utilizza è il seguente. non si danno conoscenze a priori. Ammettiamo che i concetti esistano e vediamoli come fondamenti del conoscere. cioè necessari ed universali. Quando già le spoglie mortali del filosofo riposavano nel cimitero di S. ed alla messa in mora delle loro conclusioni. la loro natura è soltanto verbale (nominalismo). La ripresa dei temi dell'empirismo classico (Stuart Mill. anzitutto è certo che i concetti non riproducono la realtà. L’apriorità dei giudizi comparativi non costituisce. è interamente dedicato allo smascheramento dei più elaborati sistemi della filosofia della metafisica. Solo il primo dei due obiettivi fu realizzato in modo soddisfacente. l'onestà di affrontare senza recesso problemi di assai complessa soluzione. l'assenza di sia pure occasionali cedimenti alle mode. Il nominalismo è la concezione secondo cui i nomi generali ed astratti (uomo. nella seconda avrebbe dovuto servire a costruire un nuovo sapere libero da superstizioni e pregiudizi (pars costruens). Da essi si distinguono i giudizi comparativi.

G. secondo G. aventi in comune la tendenza ad identificare l'ordine ontologico con l'ordine logico. a sconfiggere i pregiudizi che sono insiti nelle spiegazioni che a noi sono più familiari. il rapporto di causa ed effetto identico a quello di principio e conseguenza. Due sono i concetti di causa fissati in forma canonica da David Hume. ma principalmente di natura psicologica. La natura di tale connessione è estrinseca. La causalità allora non può essere concepita come semplice successione temporale di fatti. nasce dall'esigenza di trovare nel rapporto di causa ed effetto qualcosa che vada oltre la semplice successione dei fenomeni. Una grande quantità di sistemi filosofici sono raggruppati dal G. che ritiene debole la connessione temporale postulata dal concetto di causalità nella sua versione empirica. la successione degli avvenimenti come successione logica.2. La causa efficiente Ne La filosofia della Metafisica. Gassendi) sono caratterizzate da tale fallace inconsapevole assunzione. più forte. Platone. A questo concetto di causa si contrappone la seconda concezione della causalità. Nessuna spiegazione è vera se non viene prospettata la intrinsecità del rapporto di causa ed effetto. né l'empirismo avevano dimostrato di possedere. B segue necessariamente da A. aprioriste (Cartesio. Ed invero. che l'unico rapporto concepibile fra le idee e le cose sensibili è quello di immanenza. In buona sostanza egli confuta l'interpretazione trascendente (le idee sono fuori dalle cose) delle idee platoniche e dimostra. il suo concetto dovrà essere riformulato in questi termini: dato un fatto A che chiamiamo causa e un fatto B che chiamiamo effetto.. ossia del movimento come effetto del suo spirito. Abbiamo già visto che la ricerca della causa efficiente da parte delle cosiddette filosofie metafisiche. E'. di porre come assolute le nostre esperienze limitate. il non familiare al familiare. in altri termini. onde fondare una filosofia della natura che si contrapponga a quella metafisica. allora non può non verificarsi B all'accadere di A. segno di debolezza dello spirito. riserva un trattamento particolare poiché la sua lettura del filosofo greco è in netta contrapposizione alla interpretazione tradizionale. in tale prospettiva. Il loro interesse quali sistemi di pensiero è. Tali sono i sistemi di Hegel. attraverso una lunga e serrata analisi. G. definisce illusorio ogni sforzo che si orienti secondo tale direzione. La connessione di due fatti è dunque di natura temporale: ogni volta che si verifica il primo ad esso segue il secondo. fondandosi su sofismi quasi incoscienti e prodotti dall'abitudine di assimilare l'ignoto al noto. anche quando si è in presenza di un singolo fatto e se ne può dimostrare la sua appartenenza ad una successione di carattere più generale. Spinoza. Tutte le filosofie definite da G. Il primo è quello per cui la causa si risolve in una successione invariabile di fatti. la stessa connessione rigorosa e necessaria . essi infatti dimostrano quanto ben congegnate possano risultare e quanto lontano portino le costruzioni filosofiche che non sono riuscite ad emendarsi dalla innata tendenza ad assimilare l'ignoto al noto. Taine. incapacità di ricercare le vere cause dell'esperienza. secondariamente di natura filosofica. accontentarsi di tale spiegazione della causalità. passa ad esaminare nel dettaglio le filosofie sorte dalla tendenza a sostituire la causa secondo la sua interpretazione empiristica con la causa efficiente. Stabilito che cosa si debba intendere per causa efficiente. A tale secondo concetto di causalità deve essere ricondotta la causa efficiente. A Platone G. se lo scopo di Platone era quello di trovare una connessione necessaria tra i fenomeni che né la filosofia di Anassagora. se. opera in due grossi volumi pubblicata nel 1905 e costituente la seconda parte dei Saggi sulla teoria della conoscenza. Guastella definisce la filosofia metafisica quale frutto dei tentativi dello spirito umano di superare la realtà sensibile e di postularne una assoluta. L'esame che ne fa il Guastella mira a smascherarne la natura fallace e illusoria. e dalla irresistibile tendenza a trovare dappertutto l'evidenza intrinseca e la necessita che si trova nei fenomeni più familiari. per la verità con criteri che al limite sono da ritenere opinabili. Uno dei concetti su cui si fonda la metafisica è quello di causa efficiente. sotto il tipo del realismo dialettico. Il bisogno è generato dalla abitudine di ricondurre la spiegazione dei fenomeni ad uno schema che ci è estremamente familiare: e per l'uomo non c'è fenomeno più familiare della sua stessa azione. non viene posta in evidenza la natura necessaria di tale rapporto..

quando sia percepito da diversi soggetti. centinaia di filosofi sottoposti al vaglio e chiamati in causa mediante citazione diretta delle opere. Percepire un oggetto e averne coscienza significa averne una percezione unica - . Analoghe obiezioni sono mosse nei riguardi della terza forma di realismo. La critica del realismo conduce al fenomenismo come unica concezione logica dell’universo. soggetti diversi provino sensazioni differenti: sentano sapori diversi. A questa conclusione si può obiettare che se la realtà in sé non esiste e si risolve in stati psichici. come è possibile che di fronte allo stesso oggetto. notomizza secondo l’inconfondibile stile: il realismo naturale. da sola. ed a considerare invece di ben altra valenza altre fonti della conoscenza quali idee innate. colori etc. Il realismo si presenta in tre declinazioni che G. La scoperta di un meccanismo psicologico da cui ha origine la metafisica ha offerto al filosofo misilmerese il rasoio con il quale ha egli ritenuto di far piazza pulita. La seconda forma di realismo. Critica al realismo Il secondo e il terzo volume delle Ragioni del Fenomenismo sono dedicate alla critica del realismo. allora esse devono essere immanenti alle cose sensibili: altrimenti non potrebbero esercitare alcuna vera funzione di causa. nelle duemilaottocento pagine che costituiscono i Saggi. L’essere o no percepita di una montagna è un aspetto accidentale del suo essere reale. tra sogni e realtà? La risposta di G. La critica che G. di oltre duemila anni di speculazione filosofica. vedano colori diversi. dimostra ancora una volta l’errore che si cela dietro al ragionamento e conclude che tutta la materia ed il mondo dei corpi si risolve in nostri stati di coscienza. è proprio vero che i sensi ci mostrano gli stessi odori. quello metafisico. La conclusione cui conduce il percorso di critica al realismo è il riconoscimento del solo punto di vista filosofico intorno alla realtà: il fenomenismo. per cui uomini diversi dicono di percepire lo stesso sole.? Se tali qualità appartenessero all’oggetto. è che l’unico criterio per distinguere apparenza e realtà consiste nella coerenza delle sensazioni reali rispetto alla incoerenza e sregolatezza delle sensazioni apparenti. 3. Anzitutto egli si chiede. Coscienza è un complesso di fenomeni psichici accomunati da una relazione sui generis. La formula filosofica che meglio rappresenta il fenomenismo è esse est percepi. il realismo dei fisici. molto diffusa. Ancora una volta la critica guastelliana mette in evidenza la tendenza delle concezioni metafisiche a ritenere secondaria la esperienza quale fonte della conoscenza. afferma che l’estensione è qualcosa che appartiene ai corpi stessi e non può essere ridotta ad alcuna sensazione. il realismo dei fisici ed il realismo dei metafisici. quando ad esempio ci troviamo troppo vicini ad un oggetto è l’immagine psichica che soccorre ed integra la percezione che. come è possibile distinguere tra apparenza e realtà. come è possibile che un microscopio ci riveli aspetti estremamente diversi dell’oggetto che vediamo ad occhio nudo? Tali critiche conducono alla conclusione che nell’atto della percezione la coscienza avverta propri stati e non cose in sé. che possiamo definire relazione di unità. sapori. così come vuole il realismo. intuizioni intellettuali e via dicendo. ossia la realtà si risolve nella percezione e nella coscienza che abbiamo di essa. muove a tale credenza è molto articolata ma noi cercheremo di sintetizzare. Guastella è consapevole delle difficoltà insite nella concezione fenomenista della realtà. Il presente paragrafo può solo dare una pallida idea della mole di studio e del numero dei filosofi trattati. Conseguenza di tale credenza è l’assunto della identità di uno stesso oggetto. ma si prova ad affrontare tutte le obiezioni. reminiscenze. non sarebbe sufficiente a darci una rappresentazione dell’oggetto. Anzitutto è importante chiarire che cosa debba intendersi per coscienza. come quelle ad esempio che vengono fuori dai sogni. che attribuisce realtà agli oggetti esterni a prescindere dal loro essere percepiti dall’intelletto. Il realismo naturale può definirsi come quella concezione. ossia la concezione secondo cui la realtà si risolve in stati di coscienza. abbiano sensazioni di calore diverse? E poi ancora.che troviamo nelle idee. G. Gli oggetti reali hanno una natura psichica e ciò è dimostrato dal fatto che non esiste un limite netto tra un oggetto immaginato ed uno reale. poiché la coscienza è la base di ogni fenomenismo. pur concedendo che ogni altra qualità dei corpi si risolva in sensazione.

La verità funzionalista è probabilmente frutto dell’influenza del pragmatismo americano e di alcune concezioni precorritrici del neopositivismo. che anch’essi siano legati a rapporti di sequenza ed antecedenza simili a quelli la cui catena costituisce il mio spirito. a partire dalla coscienza. attraverso tutte le impressioni. la temperatura. Vi sono alcune sensazioni esterne particolari che appartengono al mio corpo. 1927). Nulla esiste se non vi è coscienza. per induzione. come è noto. Dall’io è possibile passare al mondo oggettivo. Definito il fenomenismo. che costituiscono una percezione unica.) ma con qualcosa in più rispetto alle altre mie sensazioni esterne. sorge proprio dalla presenza della unità sintetica della percezione e dalla memoria. Altro carattere della coscienza (consapevolezza psichica) è la memoria. ad esempio il movimento del corpo di altre persone. poiché è assurdo che degli esseri senzienti possano avere avuto sensazioni prima ancora che sorga la coscienza.poiché secondo Guastella la coscienza ha avuto origine nel tempo . Albeggiani. La realtà è dunque costituita da una molteplicità di spiriti e da una molteplicità di stati di coscienza. esistenti e possibili. la domanda circa ciò che esiste prima del formarsi della coscienza . La percezione del mio corpo è pertanto preceduta e seguita da certi stati di coscienza appartenenti alla serie che io chiamo il mio spirito. è sottolineare una evoluzione sostanziale del concetto di verità tra il primo e il secondo Guastella: mentre per i Saggi sulla teoria della conoscenza la realtà di una rappresentazione consiste nella esistenza di una realtà oggettiva. lo odoro etc. . Il sistema Filosofico di C. sembra ammettere la tesi opposta e cioè che le sensazioni siano prodotte dallo spirito. Attenzione però a non cadere nell’errore di considerare il fenomenismo come una sorta di idealismo ossia la concezione secondo cui la realtà è il prodotto di una sistema di idee. lo tocco. Guastella dedica il terzo volume de Le Ragioni del Fenomenismo al problema delle antinomie. Ciò che pare degno di menzione. essa si muove. La trattazione delle antinomie non si discosta da quella condotta da Kant nella Dialettica Trascendentale (Critica della ragion pura) e tende a dimostrare il valore del fenomenismo nel risolvere i paradossi generati dalle antinomie.nel percepire un oggetto abbiamo diverse sensazioni. la opportunità di mettere a fuoco una teoria dell’infinito che tende a contrapporsi alle concezione esposte da Cantor e da Enriques nelle loro tesi sugli insiemi transfiniti. vero equivale a scientificamente vero. sia esso soggettivo o oggettivo. unità sintetica della percezione e memoria costituiscono i fattori dell’identità personale. Il mio io. la durezza. Guastella. tutte le cose si risolvono in sensazioni. qui si limita ad una semplice negazione della inevitabile caduta nell’idealismo. Il mio corpo mi dà le stesse sensazioni di qualsiasi altra cosa (lo vedo. la verità di una rappresentazione è tutta identificata con la sua capacità (funzionalità) di rendere possibile la previsione di fenomeni. costruire il mondo esterno come insieme di sensazioni fra cui si può scorgere un incatenamento naturale. La dimostrazione della esistenza delle altre coscienze è condotta da G. coppie di proposizioni contrarie di cui sembra si debba ammettere necessariamente o l’una o l’altra. Ciò spiega come si forma il mondo oggettivo per il soggetto.è una falsa domanda. si trova a dovere affrontare il problema dell’origine e della legittimità della credenza nella esistenza di altre coscienze. Firenze Le Monnier. essa dà inoltre a G. In altri termini il mondo esterno non sarebbe altro che l’insieme di tutte le sensazioni. attraverso il metodo dell’induzione. se ordino alla mia gamba di muoversi. al mondo esterno. il colore. mentre non si può ammettere né l’una né l’altra (F. le quali sono. le percezioni tattili. ho motivo di pensare. verificabile. su cui si fonda l’analisi matematica di fine ottocento e della prima metà del secolo scorso.che hanno una certa regolarità e si svolgono secondo una certa coerenza. per Le Ragioni del Fenomenismo. Ho in altri termini motivo di pensare che esistano altre coscienze oltre alla mia. ossia nella paradossale conclusione che solo io esisto e che tutto ciò che mi circonda altro non è che prodotto ed elaborazione della mia coscienza. Ma come è possibile spiegare. che lo stesso oggetto mantenga la stessa identità per soggetti diversi? Per rispondere al punto di domanda G. dal punto di vista storiografico. infatti la negazione fenomenista delle sensazioni quali effetti di cose in sé materiali. G. prima di concludere. Il fenomenismo altrimenti rischierebbe di cadere nella rete del solipsismo. il me identico e con una sua storia. e liquida la questione affermando che le sensazioni sono dati ultimi che bisogna ammettere senza ulteriori spiegazioni. Se osservo altri fenomeni fisici simili.

i suoi punti di debolezza. un caso particolare del più generale postulato i). Non possono dunque vivere sotto lo stesso tetto una visione nominalistica e la concezione del giudizio quale strumento rigorosamente oggettivo. Palermo. nella stampa. Oltre alle sensazioni determinate. Semplificando. conviene che il principio i) ‘il futuro si conformerà al passato’ non può mai essere provato dall’esperienza. nei fenomeni. percepisco nel mio campo visivo una immagine che pressappoco ha le mie stesse caratteristiche fisiche. La prima critica che muoviamo al pensiero di Guastella verte sul nominalismo. di coesistenza. Il fenomeno infatti. 1999). nessuna cosa del fenomeno che percepisco mi può attestare l’esistenza di uno stato di coscienza dietro alla azione che sto vedendo. Il giudizio quale affermazione di un rapporto oggettivo. Ma il principio di causa è. e rappresenta. ad esempio. io. di rapporti di somiglianza. una penna. la realtà per il fenomenismo si risolve in stati di coscienza che costituiscono i mattoni con i quali è costruito l’edificio della conoscenza ed il mondo stesso. e pertanto anche il principio di causa sarà inderivabile dall’esperienza e ne è a fondamento. La temperie positivista è radicata nelle università. Altro versante sul quale il nominalismo sembra vacillare è quello dei cosiddetti postulati della validità del pensiero. non riesce a superare i limiti della soggettività (coscienza) postulando di volta in volta o un insuperabile solipsismo o forme di idealismo soggettivo.: come è possibile. Le altre coscienze. Per riconoscere gli altri uomini ed attribuire ad essi una coscienza ho bisogno di una induzione. Critiche alla filosofia di Cosmo Guastella Guastella si forma ed opera in un clima filosofico dominato dal positivismo e da uno dei suoi più autorevoli esponenti. noi chiediamo al G. Vi sono alcune altre aporie in relazione alle quali il fenomenismo. Il nominalismo è la tesi secondo cui le idee delle cose consistono in rappresentazioni. si rivela incapace di proporre una coerente concezione della realtà (cfr. la valenza dei concetti generali è solo nominale e ragionare è passare dal particolare al particolare. condiziona fortemente la formazione di G. Il mondo esterno altro non è se non le nostre sensazioni.Nel prossimo paragrafo tratteremo le critiche al fenomenismo. G. Le analogie tra il fenomenismo di Guastella e il positivismo tuttavia si fermano a tale livello di questioni. anche nelle forme che ha assunto in pensatori successivi a G. per il semplice fatto che sia la coscienza che le sensazioni di . nonostante gli innumerevoli sforzi. A meno di far risorgere l’universale – e dunque abbandonare il nominalismo -. anzitutto. tutte le sensazioni che vengono dal mondo esterno. ed ha la stessa postura di quando io scrivo qualcosa su un foglio di carta. le proposizioni universali. generali. Ciò che io infatti percepisco come stato di coscienza e cioè il rapporto tra le sensazioni ed il mio stato psichico. nelle più disparate istituzioni culturali. è qualcosa al di fuori di essi e che non deriva da essi. Gli stati di coscienza costituiscono il polo empirico che dà certezza inconfutabile ad ogni nostra conoscenza. L’essere si risolve nel fenomeno. dentro una visione nominalistica. Caratteristica principale del positivismo è l’affermazione del reale. Ora. La meticolosità dell’esame guastelliano dell’esperienza nei suoi aspetti soggettivi.. del particolare (positivo) quale fondamento e prius di ogni conoscenza: l’esperienza immediata è fonte e radice di ogni conoscenza. è palesemente illegittimo quello da A’ a B’. l’orizzonte entro cui si muoverà la sua speculazione. è estranea al positivismo. non potrò mai percepirlo nel rapporto tra gli stati di coscienza e le sensazioni di un altro soggetto. in buona sostanza. di differenza. cioè gli altri soggetti. e dati alcuni gruppi sensazioni A’ inferisco che esistono altre coscienze B’. nella concezione guastelliana. la cui confutazione tanto sforzo è costata al Guastella. i problemi lasciati irrisolti. costruiamo la realtà mettendo insieme. 4. Date alcune sensazioni esterne A e alcuni stati psichici B che chiamo il mio spirito. l’atto del giudicare non può essere nelle cose che percepiamo. Stuart Mill) sul fenomenismo. concepire l’oggettività del giudizio? L’affermazione dell’esistenza di rapporti di somiglianza o successione fra dati sensibili è possibile in quanto si giudichi. La specificità del pensiero consiste nella affermazione di rapporti fra immagini (le immagini particolari delle cose che ci vengono fornite dai sensi). La realtà è fenomeno. Esso. in un contesto unitario costituito dal nostro io. non esiste altra realtà. io non percepisco le altre coscienze. da un punto di vista generale. Roberto Ardigò (1828-1920). Domenico Tubiolo La Scienza allo specchio. Dell’opera che Stuart Mill svolge per ridurre tutta la nostra conoscenza all’esperienza. il fatto particolare. Essa testimonia la notevole influenza esercitata dall’empirismo inglese (J. Ma mentre è legittimo il passaggio da A a B. hanno solo un valore nominale. sono la fonte prima di ogni conoscenza e costituiscono il momento ultimo di quel rimando che legittima ogni nostro sapere. particolari. per me non esistono. suppone una nozione universale di qualcosa – che possiamo definire “essere” – entro cui ha valenza il giudizio. Guastella è il più autentico e rigoroso continuatore. I miei stati di coscienza appartengono alla mia coscienza. che tiene con le mani qualcosa.

Conclusioni Dobbiamo considerare. Credo altresì vi sia nelle contraddizioni della filosofia di G. L’impresa scientifica è caratterizzata dalla rivedibilità delle teorie. una teoria scientifica.un altro soggetto sono per me fenomeni che non hanno nulla di simile alla mia esperienza di ‘avere coscienza di percepire qualcosa’: se pertanto nulla di simile vi è dal punto di vista del mio stato di coscienza.. offre. Egli si è tanto adoperato per affermare la verità delle asserzioni scientifiche e la illusorietà delle cosiddette verità metafisiche. Il punto è che una rigorosa prospettiva fenomenista non trova alcun punto d’appoggio per saltare al di fuori della coscienza. in relazione a ciò. rimane la verve critica. una volta falsificata. La filosofia di G. e questo è ciò che intendevo quando parlavo di significato che va oltre i termini stessi. il metodo impietoso che smaschera la fallacia di molte asserzioni metafisiche contenute nelle opere passate al setaccio. Se non perché io già lo presuppongo. anche l’esistenza degli altri soggetti è una assunzione metafisica proprio perché non è riconducibile a connessioni oggettive del reale (esperienze) che la legittimino. inutili le sue lunghe e laboriose meditazioni? Penso proprio di no. dalla falsificabilità.. Forse perché nelle filosofie della metafisica non sono dati punti di portata cruciale. Stando così le cose. ha. Del lavoro di G. fallimentare l’opera di G. il cui rigore evoca il rigore della ricerca scientifica. e ciò perché. mai risultano decisive al punto da decretarne la inappellabile condanna. tali cioè che la loro confutazione ha il peso di cassare il sistema filosofico tout court. viene abbandonata dalla comunità scientifica e ad essa subentra un nuovo paradigma che a sua volta sarà sottoposto a nuovi tentativi di falsificazione.. contraddizioni che ne decretano la confutabilità. assunzioni fondamentali falsificabili. non si capisce come possa inferire l’esistenza di un altro soggetto. 5. non equivocamente. qualcosa che vada oltre il significato dei termini stessi. penso sia il più grande riconoscimento che gli si possa tributare. in qualche modo. l’esistenza di altri soggetti è indimostrabile. qualcosa in comune con le teorie scientifiche. . essa è una filosofia che una volta confutata non cerca appelli. per quanti sforzi essa sia costata. da questo punto di vista. Ed il fatto che oggi stiamo a discutere della confutabilità di alcune assunzioni fondamentali del pensiero di G. L’esatto contrario succede con le filosofie della metafisica: per quante falsificazioni possano prodursi di asserzioni metafisiche.

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